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Originalverffentlichung in: Aquinas, Citta del Vaticano, 1981, S.

390-405

390 HANS FRIEDRICH FULDA

S U L L ' O R I G I N E DELLA D I A L E T T I C A HEGELIANA

Non mancano indag ini sull'orig ine della dialettica Heg eliana. Ma salta subito
ag li occhi che ci sono lacune in queste indag ini. O tali indag ini ci offrono una
immag ine fin troppo dettag liata dell'intero sviluppo intellettuale, che Heg el ha
percorso fino alla pubblicazione dei suoi primi scritti sistematico-filosofici; e allora
in questo panorama sovrappieno di particolarit il tema dialettica sc ompare o
si c onfonde. O p p u r e esse si c onc entrano sulla formazione dell'idea hegeliana di
una logic a spec ulativa, c he ad un tempo metafisici!; e allora sotto questo spe
c iale aspetto il tema dialettica , nel migliore dei c asi, diviene c omprensibile
a met.
Il fatto c he c i si c omporti c osi nelle indagini esistenti sulla genesi della
dialettic a hegeliana, non un c aso, bens ha le sue ragioni. Una di queste
densa di c onseguenze per lo svolgimento filosofic o di Hegel. Penso c he la si
dovrebbe assumere c ome punto di partenza, qualora si volesse fornire una infor
mazione sull'origine della c onc ezione hegeliana della dialettic a. Essa pu essere
espressa in una affermazione paradossale: senza dubbio la c onc ezione hegeliana
della dialettic a non sarebbe sorta, se il suo autore non avesse fatto i c onti in
maniera penetrante c on la dialettic a trasc endentale di Kant. Ma ogni sguardo agli
sc ritti giovanili di Hegel c i informa sul fatto c he gli originari interessi formativi
di Hegel non erano rivolti alla c ritic a della metafisic a di Kant e ai suoi fonda
menti. Sc helling spinto da spirito di opposizione c ontro i suoi maestri di
teologia al seminario di Tubinga , gi verso il 1795 era arrivato a compiere
la filosofia kantiana; e c i aveva per lui il signific ato di una assic urazione della
filosofia kantiana, mediante la c hiarific azione delle sue premesse , c ontro l'abuso.
Hegel, al c ontrario, in questo periodo si interrogava sul proc esso rivoluzionario
della Franc ia: c ome deve essere c ostituita la religione di un popolo libero, se il
suo c ompito pi importante c onsiste nel c ontribuire alla motivazione dell'agire
etic o? Nella luc e di questo interrogativo l'interesse non c adeva sulle premesse della
filosofia kantiana, bens sui suoi risultati; e non erano tanto i risultati della
Critic a della Ragione pura , quanto quelli della Critica della Ragione prati c a ,
c he importavano. La posizione della domanda, da c ui Hegel prese le mosse, era
in riferimento ad un problema spec iale di c i c he Kant aveva c hiamato Do/Irina
del metodo della ragione pratica. La formazione a interessi intellettuali pi diffe
renziati e la nasc ita di c onvinzioni autonome non spinsero quindi Hegel prima
riamente in un c onflitto rilevabile c on la filosofia di Kant; bens produssero una
opposizione alla filosofia pratic a di Kant e in partic olare, all'interno di questa oppo
sizione, produssero un c onflitto c on i risultati, a c ui Kant era giunto nella sua
ric erc a sulla dialettic a della ragione pratic a. Solo marginalmente i tentativi jenesi
di mettere da parte i residui metafisic i della filosofia teoretic a di Kant, di sc oprire
i suoi fondamenti e di assic urarli per esempio alla maniera della dottrina
della sc ienza di Fic hte , impressionarono Hegel. Queste tendenze ebbero il loro
effetto su Hegel princ ipalmente tramite il riflesso c he esse avevano provoc ato
su Sc helling da una parte, e su Hlderlin e i suoi amic i di Franc oforte dall'altra.
Pi importanti della Critica della Ragione pura di Kant e del Contrt
soc ial di Rousseau, c on il suo c apitolo sulla religione c ivile, per Hegel furono
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soprattutto lo scritto sulla religione di Kant, IV E d u c a z i o n e dell'umanit di


Lessing, il l i b r e t t o su Spinoza di J ac o b i e le Lettere sull'educ azione estetic a
di Sc hiller. In questo ambiente intellettuale, c h e Carmelo L ac o r t e ha d ecs r i t t o
dettagliatamente, Hegel p e r v e n u t o ai suoi c o n v i nc i m e n t i filosofi
c i fondamentali,
c o n i quali in seguito, a f i a n c o di Sc helling, ha iniziato la sua c arriera ac c ademic a.
1 temi, c h e allora oc c u p a r o n o il primo posto, riguardavano l'opposizione tra
positivit e a u t o n o m i a , c o m e p u r e la c onnessione f r a moralit, a m o r e e religione.
C h e c os'ha a c he fare tutto questo c on l'origine della c onc ezione hegeliana della
dialettic a e c o n lo stile di u n a dialettic a pratic ata, stile c he era gi pec uliare dei
primi sc ritti sistematic i di Hegel? In c he misura c ontiene presupposti essenziali
p e r il c o n c e t t o dialettic a d i H e g e l o a d d i r i t t u r a per gli inizi di q u e s t o c o nc e t t o ?
Rispondere a questa d o m a n d a c ostituisc e la diffic olt, c h e ha fatto finire finora
nell'imbarazzo quasi tutte le indagini tese a darc i un'immagine dell'origine della
dialettic a hegeliana. Ossia, forse solo u n a n n o d o p o l'inizio della sua attivit d'inse
gnamento a Jena Hegel ha avuto a disposizione gi manifestamente un primo
c o nc e t t o d i dialettic a.
Forse si v o r r e b b e p e n s a r e c h e gli sc ritti c ritic i di filosofia d e l p e r i o d o jenese,
n e i quali H e g e l ha f a t t o i c onti c on la filosofia sistematic a di F ic h t e e poi a nc h e
c on la filosofia della soggettivit di K a n t e di Jac obi, o f f r a n o il c h i a r i m e n t o sup
plementare desiderato. Ma in questi cs ritti Hegel si e s p r i m e c on c o n v i nc i m e n t i
fondamentali, c he s o n o c o m u n i c on quelli di Sc helling e c h e c ome tali lasc iano
appena trasparire u n c o nc e t t o d i dialettic a; in essi c o n la sua c ritic a, ha a nc h e
t r o p p o e sc l u s i v a m e n t e di mira una malattia del suo t e m p o i n t e l l e t t u a l e e la sua
genesi, pi di quanto si possa vedere c ome, nell'opposizione tra fede e sapere,
c he H e g e l identific a c o m e la radic e d i questa malattia, e nel p r o g r a m m a di un
s u p e r a m e n t o di q u e s t a o p p o s i z i o n e , si delinei u n c o nc e t t o di dialettic a. Q u e s t o fa
c apire p e rc h quelli c he hanno tentato di sc oprire, partendo dagli sc ritti c ritic i
d i H e g e l a J e n a , c o m e il loro a u t o r e sia g i u n t o alla sua c on c ezione della dialettic a,
n o n s e p p e r o dire al r i g u a r d o nulla di m o l t o c o n v i n c e n t e e c hiaro.
Come si d e v e p r oc e d e r e , se si v u o l e f a r e qualc osa di meglio? R i t e n g o c he
p r i m a di t u t t o si d e b b a t e n t a r e di r i s p o n d e r e a c i n q u e domande:
1. Q u a l e era l'elemento spec ific o nella via l u n g o la q u a l e H e g e l intorno
al 1800 g i u n s e alla sua posizione filosofi
c a?
2. C o m e si artic ol per Hegel il p r o g r a m m a filosofi
c o in c ui sapeva di
essere t u t t ' u n o c on Sc helling: il p u n t o d i vista dell'idealismo spec ulativo?
3. Q u a l i partic olari c o m p i t i , c h e lo stac c arono da Sc helling, si propose
H e g e l nella esec uzione di q u e s t o programma?
4. C o m e si p r e s e n t in questo la dialettic a t r a sc e n d e n t a l e di K a n t ? Che
c osa a p p a r i v a i n essa da respingere, da a s s u m e r e p o s i t i v a m e n t e , da modific are?
E finalmente:
5. C o m e l'insieme delle pec uliarit hegeliane p o r t ad una trasformazione
della dialettic a t r a sc e n d e n t a l e della ragione teoretic a pura in una dialettic a spe
c ulativa?

Ciasc una di queste domande s u f f ic i e n t e m e n t e c omplessa per ric hiedere pro


p r i a m e n t e , c iasc una per s, una risposta dell'estensione di un artic olo. Dovrei
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dunque, volendo far le cose per bene, esporre in u n o cinque art icoli. Per t irarmi
fuori da quest a sit uazione scabrosa, accenner soltanto la risposta alle prime d ue
e all'ultima, mentre mi soffermer un po' pi a lungo sulla terza e sulla quarta.

AD 1.:

Negli anni 1790 Hegel si concentrato con pi penetrazione che altri nel
chiarificare a se stesso come si d ebba pensare che sia strutturata una coscienza
morale, se in essa la ragione pratica autonoma sia pad rona d i se stessa, e quali
assunzioni d ell'esistenza siano costitutive per una tale coscienza. Kant e, fra i
suoi successori, Fichte avevano presentato le loro consid erazioni su queste assun
zioni d ell'esistenza come d ottrina d ei postulati d ella ragione pura pratica. Hegel
ha scorto in questa d ottrina una occasione ricorrente per una critica sempre pi
profond a e che attinga ai suoi fond amenti. Alla fine non solo l'assunzione d el
l'esistenza d i un essere d ivino trascend ente il mond o gli era d ivenuta sospetta;
n o n solo, inoltre, gli era d ivenuta sospatta l'assuniozne d i un' anima che si tro
vava in un processo infinito d i perfezionamento morale e che perci era immortale,
e neppure solo l'assunzione d ell'esistenza d i un d ominio d ella ragione pratica sul
m o nd o d ei fenomeni (una assunzione, che d oveva tenere conto d ella nostra certezza
pratica second o cui lo scopo d ella ragione si impone sul m o n d o d ei fenomeni); in
ultimo gli apparve insostenibile anche il concetto d i una soggettivit morale, che
totalmente affi d ata a s e forma gi per s una unit suprema. La quintessenza d i
questa critica Hegel l'ha alla fine cond ensata nella sua ottava tesi d i abilitazione:
la materia d el postulato d ella ragione, presentata d alla filosofia critica, d istrugge que
sta stessa filosofia ed il principio d ello spinozismo ( Materia postulati rationis,
quod philosophica critica exhibet, eam ipsam philosophiam d estruit, et principium
est Spinozismi ). Che d o p o Kant si d ebba ormai fare filosofia a partire d a questo
principio d ello spinozismo, era il convincimento d i f o n d o su cui H e g e l nel seguito
non ebbe pi d ubbi. Per lui ora la filosofia era stabilita come programma d i essere
teoria d el tuttouno, teoria d i un unico comprensivo, d i cui noi siamo intimamente
e imme d iatamente d ipend enti, che si d ifferenzia in s e la cui unit, come pure la
sua d ifferenziazione, si e s p o n g o n o nel pensiero filosofico.
A l m e n o una cosa d i ci che, c o m e d ifferente, d a pensare risultato d al prin
cipio d i una filosofia d el tuttounit e che si d eve anche consid erare come ritornante
nella unit d el comprensivamente uno, Hegel se la figur gi subito c o m e struttu
rata in s antinomicamente. In particolare Hegel pens che i d iversi grad i d i rea
lizzazione d ella ragione pratica, come ad esempio la moralit, l'intenzione e l'amore,
contengono in s qualcosa che si o p p o n e reciprocamente in m o d o antinomico: essi
sono con tutto ci che implicano d i d ifferente ricond otti e unificati nella loro
origine con la fed e. Ma cos pensa Hegel nel frammento su Fed e ed essere
(circa 1798 : Per unificarli, i membri d ell'antinomia d e b b o n o essere sentiti o
conosciuti come opponentisi, il loro rapporto reciproco c o m e a n t i n o m i a (N. 3821.
Se si vuole, si pu ved ere in questa concezione la cellula germinale d el concetto d i
d ialettica d i Hegel. Ma come ne venuta fuori quella concezione d ella d ialettica,
che Hegel possed ette pi tard i e che espresse in una formulazione come quella d ella
filosofia d el d iritto: I o chiamo d ialettica il principio movente d el concetto, quello
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che non solo dissolve le particokrizzazioni dell'universale, bens anche le produce ?


( 31 A). Lunga ancora la strada per avere luce su questo. Quali sono le stazi oni
pi i mportanti lungo questa vi a?

1
AD 2.:

i Pon amoc brevemente e chi aramente davanti agli occhi 1 oggetto della mi a se
conda domanda: i l programma fi losofi co, i n cui Hegel si sapeva tutt'uno con Schel
li ng. L'espressi one pi breve per questo programma i l ti tolo della posi zi one idea
lismo specula/ivo . Che cosa s'i ntende con ci ? E' chi aro che un idealismo, che ad
un tempo teori a fi losofi ca del tuttouno, non pu essere defi ni to medi ante la tesi
che tutto ci che si a solo qualcosa di posto da un Io ovvero addi ri ttura da un
soggettocosci enza i solato. Se un tale i deali smo deve essere caratteri zzato dal fatto
che nega la concezi one realistica per cui si darebbe qualcosa di effetti vamente
reale che in s , i ndi pendentemente da un pensi ero e dal suo soggetto, allora
con la negazi one di questa concezi one i l di scorso sul pensiero e sul suo soggetto
deve avere un si gni fi cato i nusi tato: deve trattarsi di un pensi ero, che indifferente
all'alternat
i va di essere esempli fi cato o nelle prestazi oni soggetti ve di un Io (o
perfi no di un soggetto i ndi vi duale, fi ni to) oppure i n un accadi mento oggetti vo come
quello del nous di Anassagora. Pi caratteri sti ca dell'opposi zi one al reali smo qui ndi
per tale i deali smo la tesi che ogni fi ni to non qualcosa che veramente , bens
ideale; qualcosa di tolto nell'uno, i n ci che veramente ; e quest'uno Idea, ci o
ci i n cui ogni fi ni to i deale e i n cui i n parti colare ogni soggetti vo e ogni oggetti vo
sono tolti i n quanto qualcosa di reci procamente fi ni to. Il compito fi losofi co relati va
mente a questo Uno consi ste allora i n questo: i moltepli ci modi i n cui i l fi ni to com
pare a una cosci enza comune, o le moltepli ci forme i n cui la fi losofi a, all'i nterno della
sua tradi zi one nonspi nozi sti ca. ha pensato i l fi ni to, debbono veni r condotte ad una
connessi one, nella quale questi modi e queste forme si lasci no trattare i n una ma
ni era che la loro trattazi one si a simultaneamente espos iiz one dell'Uno, dell'Assoluto
stesso.
Quanto alle caratteri sti che, fi n qui addotte, di un programma i deali sti co, Hegel
non si di fferenzi a da Schelli ng. Si gi unge al contrar i o ad una di fferenza fra i due,
se non nella cosa, certamente nella termi nologi a ori gi nari a, quando si desi gna un
i deali smo dell'Assoluto come speculativo. Con ci entro nell'ambi to di una ir spo
sta alla terza delle mi e ci nque domande poste sopra.

AD 3.:

Hegel ha dato fi n da pri nci pi o all'espressi one speculazione i l suo si gni fi cato
speci fi co pei ' l'i deali smo dell'Assoluto. Le consi derazi oni , nel cui contesto egli per
venne a questo, possono forse avere assunto questa forma: poi ch l'Assoluto non
qualcosa di uni co i ndi fferenzi ato, bens qualcosa di uno che ha in s contrapposi
zi oni e poi ch i contrapposti i n si ffatte contrapposi zi oni sono defi ni ti , esi ste una
possi bi li t di esporre l'Uno i n affermazi oni fi losofi che. Se la possi bi li t deve reali z
zarsi , le determi nazi oni concettuali , nelle quali i l fi ni to vi ene pensato o l'Assoluto
vi ene pensato i n mani era fi ni ta nel pensi ero, si debbono poter adoperare i n questa
esposi zi one. Il loro uso opportuno i nnanzi tutto quello che esse hanno nella rifles
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sione; infatti l'attivit spec ific a della riflessione c onsiste rispettivamente nel c ontrap
porre una determinazione a un'altra, poi nel c onsiderare l'identit e la differenza
tra le due e nel rilevare l'opposto nel differenziato. L'unit, c he abbrac c ia i due dif
ferenziati e in c ui essi sono tolti come finiti, in questa attivit non c erto anc ora
realizzata.
Quel c he vi manc a lo si pu intuire, se si fa attenzione al proc esso ottico della
riflessione, dalla c ui denominazione (mediante un uso metaforic o) si formato il
termine filosofic o riflessione . Ha luogo la riflessione di un raggio di luc e, quando
un raggio di luc e parte da un oggetto finito e in un oggetto ad esso c ontrapposto
viene deviato in un'altra o in una opposta direzione. Anc he qui ['unit dell'intero
ac xadimento non situata gi nel proc esso della riflessione stessa; e l'unit non
viene c olta, se c i si attiene solo al proc esso della riflessione. Il modo pi semplic e
per c ogliere l'unit quello di averla davanti a s intuitivamente. Di c onseguenza
Hegel e Sc helling parlano di una intuizione intellettuale tanto per il c aso analogo
dell'unit, c he l'Assoluto, quanto per il suo essere c onosc iuto. (Naturalmente sia
questa intuizione sia il pensiero sopra menzionato debbono essere assunti c ome in
differenti rispetto alla differenza tra soggettivo e oggettivo). Ma c ome si giunge a
questo intero unitario, c he l'intuizione intellettuale e c he ad un tempo in essa
c onosc iuto? Con questa domanda prendono avvio le c onsiderazioni c he hanno c on
dotto Hegel al di l di Sc helling e c he gli hanno permesso di pervenire subito a una
prima c onc ezione propria della dialettic a.
Ma innanzitutto esse mettono in c hiaro c ome Hegel giunto alla sua c onc e
zione di c i c he speculativo. Se riprendiamo l'analogia ottic a, possiamo fa c ilmente
formulare due c ondizioni minimali, alle quali sottostanno tanto l'unit quanto il suo
essere c onosc iuta; e poi possiamo c onsiderare c ome queste c ondizioni si sono adem
piute: 1) La luc e (intesa c ome c i c he l'essenziale per l'intero proc esso unitario)
deve essere qualc osa c he manifesta se stessa e anc ora qualc osa d'altro c io i di
versi oggetti finiti.. La c ondizione adempiuta nel fatto c he la luc e rende visi
bile qualc osa ed essa stessa visibile; 2) La luc e non solo deve in generale mani
festare, bens anc he manifestarsi come qualc osa c he subisc e una riflessione. Questa
c ondizione adempiuta paradigmatic amente nel proc esso evidente del riflesso di
una fonte di luc e. Hegel pensa all'adempimento delle c ondizioni alle quali sotto
stanno l'unit dell'Assoluto ed il suo essere c onosc iuta, analogamente a quelle due
c ondizioni e al loro adempimento. Le c ondizioni sono: 1) Ci deve essere qualc osa,
senza di c he l'intuizione intellettuale non sarebbe attiva, dunque, per dir c osi, non
vedente; 2) Il qualc osa in questione deve manifestare se stesso e tutto il resto c os
c he a) esperimenta la riflessione nelle determinazioni finite c he vengono pensate;
b) permette c he in esse c ome in un riflesso ac c ada la riflessione; c) c on c i
si manifesta come c i c he subisc e la riflessione; e d) rende visibile la sua origine.
Hegel pensa senz'altro adempiuta la prima c ondizione mediante l'Io. E lo d a c o
nosc ere, in quanto, gioc ando su un'espressione di Spinoza, paragona l'Io c on la luc e,
c he manifesta se stessa e anc he qualc osa d'altro ( V i l i 413). La ric erc a dell'adem
pimento della sec onda c omplessa c ondizione viene c ompiuta da Hegel partendo dalla
parola latina per lo spec c hio: speculum . Questo termine c io designa non pi
semplic emente c ome in Boezio e fino a Kant una contemplalo del soprasen
sibile, bens pressappoc o qualc osa c ome: nel riflesso delle determinazioni c onc et
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tuali del finito (o delle determinazioni finitizzate dell'infinito) far vedere l'Uno e
cos ind urre alla sua intuizione intellettuale. Senza potersi appoggiare sulla etimo
logia d el latino, Hegel d unque d eriva d a speculum , specchio , attraverso un
verbo, che non esiste, per ind icare ci che si fa tipicamente con uno specchio, il
sostantivo per !a d esignazione d i questa attivit : speculatio. Presumibilmente in
questo gioca per lui un ruolo anche la parola d i Paolo nella prima lettera ai Corinti:
vid emus nunc per speculum. Speculazione facere vid ere... per speculum. Essa ha
luogo in quanto la ragione fa esercitare alla riflessione la sua attivit, cos che d i
viene possibile ed inevitabile sintetizzarla con l'intuizione assoluta (WG I 50). Con
ci si d elinea il mod o in cui Hegel pu aver pensato all'inizio l'ad empimento d ella
second a cond izione: nel filosofare l'Io manifesta se stesso e tutto il resto nel mod o
richiesto; giacch nel filosofare d alla riflessione pensante d elie d eterminazioni finite
si perviene alla intuizione d ell'unit assoluta per il fatto che l'Io d i una coscienza
filosofante non si mette in azione in un qualsivoglia mod o d i riflessione, bens in
un mod o per cui all'Io, in rapporto alle d eterminazioni finite, che a d ue a d ue sono
contrapposte l'una all'altra, vien fatta accadere di rimando la riflessione, e precisa
mente cos che queste d eterminazioni per questo tramite vengono chiarificate in
un mod o nuovo un mod o, che le rend e conciliabili e le fa d eterminazioni d el
l'Uno. Naturalmente quest'ultima attivit: rend ere conciliabili e rend ere d etermina
zioni d ell'Uno le d eterminazioni finite, ci che nel caso d el filosofare l'elemento
d ecisivo. In qualche mod o ci avviene per il fatto che la ragione prend e la supre
mazia sull'essenza d ella riflessione e la sottomette a s. Se si vuole d are una carat
terizzazione pi precisa, non si pu fare a meno d i tener conto d ella rielaborazione,
che Hegel compie, d ella d ialettica trascend entale d i Kant e d el primo concetto he
geliano d ella d ialettica. Prima d i ad d entrarmi in questa consid erazione e cos en
trare nella quarta d elle d omand e sopra esposte , d ovrei tuttavia ricord are che
Hegel, nella rielaborazione d ella d ialettica trascend entale d i Kant, non fu ancora
sollecitato d a un processo d iverso, con il quale egli si sia d ifferenziato comunque
d a Schelling nella esecuzione d el programma id ealisticospeculativo.
Il programma poneva colui che lo assumeva d i fronte ancora ad un altro com
pito: il sano intelletto d ell'uomo si trova sulla via d ella speculazione con molte opi
nioni; in particolare per con il convincimento che ci sono numerosi oggetti che
sono conoscibili isolatamente l'uno d all'altro. La pretesa d i verit d ella speculazione
filosofica giustificata solo se queste opinioni si lasciano scuotere d al pensiero filo
sofico, e se si pu convincere qualcuno, che segue il suo sano intelletto umano,
d ella verit d ella conoscenza speculativa. Chi d ifend e l'id ealismo speculativo, si trova
d unque d inanzi alla esigenza d i rend ere evid ente il proprio punto d i vista a chi
pensa d iversamente. Hegel si ripromise la sod d isfazione d i questa esigenza innanzi
tutto d alla ind agine critica completa d elle forme concettuali, nelle quali si muove
la coscienza d egli oggetti finiti d unque d i d eterminazioni, quali ad esempio: qual
cosa, altro, finito, infinito, uno, molti, sostanza, accid ente; ma anche d elle forme
soggettive d el pensiero quali ad esempio: concetto, giud izio, sillogismo e le loro
d iverse specie. Poich l'ind agine trattava d elle forme d el pensiero, come la logica
trascend entale d i Kant, Hegel la chiam Logica . In una lezione d el 18011802,
d ella quale ci sono ancora conservati passaggi programmatici d ell'inizio, egli ha com
piuto questa ind agine. Presumibilmente l egli chiam la sua terza parte d ecisiva
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(o una parte di questa parte) di aletti ca ( W G I 481).


Lo scopo, che persegui va questa i ndagi ne e che doveva ottenere nella sua terza
parte, stato enunciato da H e g e l in m o d o suf f icientemente chiaro. L'indagine do
veva condurre alla conoscenza dell'assoluta identit di tutto ci che la ragione riu
nisce nella conoscenza di se stessa oppure, come H e g e l stesso dice: tutto ci che
nella conoscenza razionale posto come l'uno uguale all'altro (12). E in questo c'era
u n d o p p i o elemento: in rif erimento alla conoscenza speculativa da istituire se ne
d o v e v a n o f ornire i f ondamenti le leggi vere e proprie della ragione, in quanto
appartengono alla logica; H e g e l chiama queste leggi il negativo della speculazio
n e (15). In rif erimento alla riflessione, dalle cui f orme e abitudini partiva l'inda
gine, c'era da p o n e al sicuro che essa non opponesse pi impedimenti sulla strada
della speculazione. L'attivit della rif lessione come strumento del f ilosof are consisteva,
per cos dire, nellintonarsi con la speculazione; e q u e s t o di n u o v o comportava due
cose: 1) f ar retrocedere l'astrazione dall'identit assoluta, mediante la quale la ri
f lessione e il conoscere f inito pienissimamente vengono all'esistenza; e 2) accertare
quale valore e quale signif icato hanno le f orme f inite della conoscenza per la ra
gione. Il risultato di questo accertamento, nella misura in cui H e g e l lo anticipa,
paradossale: da una parte d e v e risultare che le f orme f inite vengono tolte ad opera
della ragione. Mentre la semplice f
ri lessione conosce queste f orme soltanto
nella contrapposizione e le possiede soltanto nella f orma della loro f ini
tezza, la speculazione le ri
f erisce luna all'altra e toglie la loro contrap
posizione; e poich ci che esse sono, cio finite, lo sono meramente in
forza della contrapposizione, con ci ad un tempo tolta anche la loro f initezza,
anzi perf ino annullata, come H e g e l dice una volta (12s). C o n ci concorda il f atto
che H e g e l nella risposta alla domanda, quale valore e quale signif icato abbiano le
f orme f inite per la ragione, vorrebbe riportare la ragione ad essere soltanto un co
noscere negativo di se stessa (13). Cos la ragione conosce ci che essa non . Dal
l'altra parte per il toglimento, anzi l'annullamento della f initezza di quelle f orme,
d e v e comunque avvenire in modo che, in rif erimento alla f iloso
f ia preparata me
diante la logica e al suo conoscere razionale, si possa dire che la materia del cono
scere f inito vi contenuta, anzi perf ino che le f orme del conoscere f inito vi sono
poste come f orme f inite (12).
Tale lo scopo, che Hegel persegue con il suo programma di una logica intro
duttiva e d i una dialettica ivi contenuta. Ma quali dovrebbero essere i passi pi
importanti sulla strada che porta a q u e s t o scopo? Quali dovrebbero essere le leggi
vere e proprie della ragione , in quanto appartengono alla logica ? U n conoscere
meramente negativo della ragione come dovrebbe immediatamente aiutare a porre
nel conoscere razionale le f orme del conoscere f inito c o m e f orme f inite? E quale
il senso esatto in cui H e g e l ora per la prima volta adopera l'espressione dialet
tica per la caratterizzazione di un proprio progetto? Ma soprattutto: come, se
mai, Hegel p u accettare di assumere nel suo programma di una dialettica il pro
gramma della dialettica trascendentale di Kant e di trasf ormarla conf ormemente ai
propri convincimenti? Q u a n d o si cerca di f ormarsi un'idea sull'origine della conce
zione hegeliana della dialettica, si vorrebbe volentieri constatare qualcosa su questi
punti. Con ci vengo alla quarta delle mie domande iniziali.
C o m e con un telescopio rovesciato getto ora uno sguardo alla dialettica trascen
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dentale di Kant e mi domando che cosa in essa, dal punto di vista dell'idealismo
speculativo, c'era da respingere come inammissibile, inutilizzabile o falso: in che
cosa, d'altra parte, poteva essere sviluppata e quali modificazioni, di ci che posi
tivamente c'era da assumere, erano opportune.

AD 4.:

E' chiaro che, dai convincimenti ai qual i Hegel era giunto, mol to del l a dial et
tica trascendental e doveva apparire inaccettabil e e precisamente tanto del suo
programma quanto del l a sua esecuzione e dei suoi risul tati . Quanto al programma,
doveva essere respinto ci che, sul l a base del risul tato (dual istico e ideal isticofor
mal e) del l 'anal itica trascendental e, gl i apparteneva cos in particol are si doveva
provare l 'assunto, se il principio del l a ragione pura, da cui parte l a dial ettica tra
scendental e di Kant, abbia o no l a sua oggettiva esattezza, e qual i conseguenze de
rivino per l 'uso emprico del l 'intel l etto dal risul tato di questa prova (B 365) . Al
posto di questo assunto fatto interamente su misura per l 'ideal ismo trascendental e,
a Hegel premeva l 'intento di fissare i fondamenti di un conoscere fil osofico che
scientifico (cfr. 15). L'esecuzione kantiana del programma apparve da una parte
non convincente in tutti quei punti che l asciano emergere un orientamento che si
attiene a contenuti dottrinal i del l a l ogica formal e general e cos in particol are li
tentativo di Kant di scoprire l a struttura del l 'uso puro del l 'inteUetto sul l a base del
ragionamento sil l ogistico e di util izzare una ripartizione dei ragionamenti sill ogistici
come fil o conduttore per li rinvenimento di tutti i concetti puri del l a ragione. AI
posto di questo procedimento, che prometteva di portare poca soddisfazione all e
esigenze di una conoscenza razional e dei contenuti dell a ragione, urgeva stabil ire
li significato specul ativo dei ragionamenti sil l ogistici (15) e, a partire da qui, cercare
uno strumento per il rinvenimento dei concetti del l a ragione. Dall'altra parte, nel
l 'esecuzione del programma kantiano dell a dial ettica non era accettabil e tutto ci
che si rifa ad un fondamental e dual ismo, o l o consol ida per esempio un dual i
smo fra l a ragione come facol t soggettiva e gl i oggetti, oppure fra fenomeni e cose
in s . Al primo punto corrispondeva l a tesi che causa del l 'inevitabil e apparenza
trascendental e, che l a dial ettica trascendental e ha li compito di scoprire e di spie
gare, il fatto che nel l a ragione come facol t soggettiva sono contenute del l e regol e
fondamental i del suo uso, l e qual i hanno l a conoscenza di proposizioni fondamen
tal i oggettive, ma queste poi posseggono sol o una necessit soggettiva a favore del
nostro intel l etto (B 353). All 'al tro punto corrispondeva soprattutto l a presupposi
zione dual istica, con l 'aiuto del l a qual e Kant tent di risol vere l e antinomie in cui
l a ragione cadeva con l a sua idea di una total it del mondo (B 525ss.). Al posto
di questa concezione in Hegel entrano in gioco concetti monistici. E' simil e l a si
tuazione con il risultato dell a dial ettica trascendental e di Kant. Inaccettabil e in essa
prima di tutto l a tesi che gl i oggetti del l a ragione sono inconoscibil i in l inea di
principio, che l a ragione un vuoto per l a conoscenza, che i suoi contenuti sono
sol o oggetti di una fede fondata nel l a coscienza moral e. Inaccettabil e inol tre l a
del imitazione dell 'uso teoretico del l e idee del l a ragione ad una funzione sempl ice
mente regol ativa in rapporto al l a conoscenza del l 'esperienza e al l 'interno di que
sta del imitazione, soprattutto l 'affermazione che l a ragione deve supporre un ente
398 HANS FRIEDRICH FULDA

su premo in m o d o semplicemente relativo, in vista dell'u nit sistematic a del m o n d o


sensibile (B 707). D i fronte a questi risultati Hegel deve sostenere l'esigenza di
una c onosc enza razionale dell'ente supremo.
Questa esigenza potrebbe sembrare oggi non ultimamente grazie all'influsso
di Kant ingenua e ac ritic a ai pi. Ma si d e v e notare c he in riferimento ad un
altro p u n t o del risultato della dialettic a trasc endentale proprio Hegel c he p u rite
nere Kant c ome un ingenuo ed un ac ritic o. A l risultato della dialettic a trasc enden
tale c io appartiene anc he l'affermazione kantiana c he non vi il minimo osta
c olo... c he c i impedisc a di ammettere le idee della ragione altres c ome oggettive
e ipostatic he ad ec c ezione dell'idea c osmologic a della totalit del mondo, ri
guardo alla quale la ragione s'imbattt in una antinomia, quando essa si vuol for
mare questa idea (B 701, 2); c he d u n q u e mediante la ragione si del tutto legit
timati a pensare D i o c ome omnitudo realitatis, c ns originarium, s u m m u m ens e
c reatore del m o n d o (B 603ss.; 713s.); e c he ognuno di noi giustifi c ato a pensare
se stesso c ome sostanza semplic e, c he in se stessa immutabile, c he per si
trova in c omunanza c on altre c ose effettive (B 710,2). A questa affermazione si c on
trappone in H e g e l la c on c ezione per c ui l'idea di una o m n i t u d o realitatis priva di
ogni negazione (l'idea di un ens realissimum) e un nonc onc etto, poic h c on Spinoza
si deve dire: omnis determinatio est negatio; ma dall'altra parte la c omprensione
di D i o c o m e di un ens nec essarium, c ome Kant stesso ha mostrato, appartiene al
l'ambito dell'antinomia, dunque ne c ondivide il destino; e in riferimento al sec ondo
c ontrasto delle antinomie c osmologic he anc he la c on c ezione sec ondo c ui l'io una
sostanza semplic e, si deve giudic are sc ettic amente. Se si intende giustamente dun
que, sec ondo il c onvinc imento di Hegel, il risultato della dialettic a trasc endentale
di Kant dovrebbe riusc ire pi sc ettic o e pi negativo di quanto osasse pensare Kant.
H e g e l per tutta la vita ritornato a parlare del proc esso di pensiero, in c ui
Kant sviluppa la sua dialettic a trasc endentale, solo in abbozzi grezzi; e si impe
gnato poc o c on gli argomenti di Kant, c he sorreggono questo proc esso di pensiero.
Ci mostra c he la sua opposizione alla dialettic a trasc endentale, c os c ome l'ho ab
bozzata, poggia su una predec isione esterna, ma non si rif ad un tentativo di su
perare la dialettic a trasc endentale di Kant a partire dalle sue proprie presupposi
zioni. In c i si potrebbe vedere una ragione c ontro l'affermazione c he H e g e l de
bitore del suo proprio c onc etto di dialettic a ad una disc ussione c on la dialettic a
trasc endentale di Kant. Tuttavia questa ragione fallisc e, non appena c i si c hiarisc a
c he gli elementi dell'impresa kantiana, presi in c onsiderazione nell'opposizione ab
bozzata, non c ontribuis c ono affatto a rendere ric onosc ibile questa impresa c ome dia
lettic a, mentre l'inverso c on quelle c aratteristic he della dialettic a trasc endentale
c he Hegel ha assunto nel suo proprio progetto: in gran parte esse sono c ostitutive
del fatto c he l'indagine kantiana delle possibilit e dei limiti dell'uso puro della
ragione possa essere denominata c on senso dialettic a . Hegel dunque poteva avere
la c osc ienza di liberare la dialettic a kantiana solo da una metafisic a dell'esperienza
falsa ed inessenziale per essa in quanto dialettic a, qualora l'avesse trasformata nel
suo proprio c on c etto. Enumero alc une delle pi importanti c aratteristic he della dia
lettic a trasc endentale, in riferimento alle quali questo poteva aver valore per Hegel:

ti La dialettic a trasc endentale non dialettic a e u r i s t ic a nel senso di


un'arte di produrre apparenze logic he e di approfittare per falsi sillogismi sofistic i;
UBER DEN URSPRUNG DER HEGELSCHEN DIALEKTIK 399

bens l'impresa mediante la quale la ragione deve disc iplinarsi nel tentativo della
c onosc enza di se stessa. Dialettic a trasc endentale una logic a dello smasc heramento
dell'apparenza e dello sc ansamento delle illusioni, c he un'apparenza non smasc herata
pu produrre; ed essa non si oc c upa di apparenze sorte c asualmente, bens di ap
parenze c he l'intelletto e la ragione, da esso dominata, produc ono nec essariamente,
e di illusioni c he essi subisc ono inevitabilmente.

2. O c c orre una disc iplina della ragione ad opera della dialettic a. Ed oc c orre
per un pensiero c he, in quanto filosofic o, voglia esaurire le possibilit di una c ono
sc enza sc ientific a attingendo nell'ambito della metafisic a; ed inoltre oc c orre per sc opi
c he sono essenziali alla ragione, anzi appartengono ai suoi fini supremi: quello c io
di fare la c onosc enza di se stessa, di giungere all'ac c ordo c on s e di pervenire in
maniera legittima al ric onosc imento dei suoi c ontenuti.
3. La disc iplina della ragione ad opera della dialettic a perc orre una strada
c he simile a quella battuta da Platone c on la dialettic a. Essa c onduc e:
1) dalle illusioni naturali e dai presupposti illusori, da un sapere apparente,
a c ui soggetto il pensiero riflettente , a un sapere vero;
2) dall'inc ertezza della ragione c irc a le proprie interne presupposizioni del
sapere, a un'autoc onosc enza della ragione;
3) e dal c onflitto fra c onc ezioni c ontrapposte alla fine di questo c onflitto
c io del c ontrasto tra l'assenza di pensiero del sano intelletto umano (c ome pure
la testarda fissazione della ragione sull'empiric o e sul sensibile) da una parte e dal
l'altra la difesa ac ritic a dei diritti del pensiero o delle possibilit di c onosc ere c on
tenuti sovrasensibili, c ome ad esempio la libert e c i c he tiene unito insieme nel
pi intimo il mondo. La fine del c onflitto qui da aspettarsi solo da una inda
gine dialettic a; ed essa ha suc c esso nella difesa dell'interesse c he la ragione ha per
c ontenuti c he solo essa pu mettere in gioc o. La strada c he la dialettic a perc orre,
dunque, c ome in Platone, una strada sulla quale per c olui c he la batte si c ongiun
gono insieme c onosc enza ed educ azione.

4. La dialettic a un c ontributo indispensabile all'adempimento del supremo


c ompito c he la ragione pone al filosofare: produrre un sistema e c os c ontribuire
alla formazione di una totalit del sapere (B 708ss.). Essa fornisc e questo c ontri
buto in quanto c i c he la ragione dec ide in modo del tutto pec uliare c irc a le c o
nosc enze dell'intelletto e porta a c ompimento, l'elemento sistematic o della c ono
sc enza (B 673).
Almeno le prime tre c aratteristic he nominate valgono c onc ordemente tanto per
Kant c he per Hegel, se per dialettic a s'intende una disc iplina logic a, c ome Kant ha
fatto per tutta la vita ed Hegel almeno nella fase iniziale del suo c onc etto di dialet
tic a. Non del tutto c hiaro se anc he la quarta c aratteristic a della c onc ezione kan
tiana della dialettic a si pu gi attribuire a questa fase iniziale; in ogni c aso per
c aratterizza la c omprensione tardiva della dialettic a di Hegel, sec ondo c ui la dialet
tic a non solo una disciplina logic a, bens un momento dello svolgimento di c i
c he finalmente Hegel c hiamer il c onc etto.
Le c aratteristic he fin qui ric ordate c aratterizzano la c omprensione kantiana della
dialettic a trasc endentale in una maniera anc ora troppo generale. Tuttavia si possono
tratteggiare anc he c aratteristic he pi speciali della dialettic a trasc endentale in vista
400 HANS FRIEDRICH FULDA

della caratterizzazione della concezione hegeliana della dialettica; c in particolare si


potr fare questo, con guadagno di chiarezza, allorquando, al riguardo, si conside
rano le modificazioni, che Hegel deve intraprendere in rapporto a tali caratteristi
che, sulla b ase dei fondamenti del suo convincimento e della sua diversa posizione
degli scopi. Per queste modificazioni caratteristico che Hegel con esse radicalizza
Kant e che esse fanno apparire Hegel, in paragone con Kant, come meno ingenuo
e pi critico. Vediamo alcune di queste caratteristiche:

1) La ragione che, secondo la concezione di Kant, deve indagare se stessa


nella dialettica trascendentale, origine di principi. Conoscenza per principi c per,
secondo Kant, una conoscenza, in cui io conosco il particolare nell'universale me
diante concetti (B 356s.). Nulla di diverso in Hegel, solo che per lui la ragione
non si riduce a una facolt soggettiva.

2) Per Kant le idee sono prodotti della ragione, e le idee trascendentali


sono concetti di un incondizionato, di un infinito. Anche per Hegel le idee sono
questo, solo che Hegel deve dire, precisando, che esse sono piuttosto il razionale
posto come prodotto da parte dell'intelletto (I, 69) e che sono sintesi dell'infinito
con il finito (6 tesi dell'ab ilitazione).

3) In riferimento all'apparenza trascendentale, o all'illusione, che da quella


proviene, vale per Hegel come per Kant una risposta del tutto simile alla domanda:
in che cosa consiste l'illusione. Per entramb i essa consiste nel fatto che il pensiero
filosofico, non illuminato dalla dialettica, crede di poter trattare i contenuti della
ragione come concetti di oggetti di una conoscenza che ha l'intelletto. Hegel radi
calizza soltanto questa concezione in una ancora pi fondamentale, secondo cui l'il
lusione consiste gi nel pensare che il razionale deb b a farsi conoscere, se mai, in
proposizioni, nelle quali un soggetto conoscente, che ha intelletto, appone ad un
soggetto logico singole determinazioni concettuali come predicati. Anche nella
risposta alla domanda, donde scaturisce l'apparenza dialettica e con essa l'illusione,
Hegel d'accordo con Kant, nonostante una radicale modificazione: l'apparenza dia
lettica sgorga dal fatto che la ragione non pu pensare l'unit sistematica se non
in quanto essa d al tempo stesso alla sua idea un oggetto , di cui tuttavia l'espe
rienza non pu fornire mai alcun esempio (B 709, 1 ). In ultima analisi l'apparenza
dovuta al fatto che la ragione tende ad estendere la sua conoscenza all'incondi
zionato. Ma, e questa la radicalizzazione che Hegel fa della concezione kantiana,
in questo non produttrice di apparenza solo la tendenza oggettivante della ra
gione, b ens anche il suo affidamento a determinazioni che sono finite l'una rispetto
all'altra. Accordo tra Kant e Hegel, nonostante una radicale modificazione, sussiste
anche finalmente nella domanda su che cosa indica l'esistenza dell'apparenza: per
amb edue , da una parte, la comparsa di una tendenza allo scamb io di soggetti lo
gici e, dall'altra, la comparsa di una tendenza ad affermazioni contraddittorie. Ma
tale la radicalizzazione hegeliana non ci si pu difendere ragionevolmente
da questa tendenza, anzi non c' neppure la necessit di farlo. E le cose non stanno
affatto cos che la tendenza allo scamb io consista solo in un paralogismo di affer
mazioni, che si vorreb b e fare su se stessi come pensanti; e che la tendenza alle
contraddizioni si trovi solo in affermazioni sull'oggetto dell'idea cosmologica.
L'BER DEN URSPRUNU DER HEGELSCHEN DIALEKTIK 401

4) Non solo in riferimento alla diagnosi dell'apparenza dialettica, ma anche


nell'opinione circa le molte conseguenze, che si debbono tirare dalla diagnosi, Kant
e Hegel sono ampiamente d'accordo. Per esempio, ambedue sono uniti nel fatto che
la ragione non conosce entit diverse da s ed esistenti in s; ma Hegel aggiunge
ch e tali entit non ci sono e ch e l'unica cosa, ch e esiste in s e ch e la ragione co
nosce, se stessa. Entrambi giungono al convincimento ch e non si pu presupporre
ch e i concetti, ch e la metafisica h a formato, siano, cos come sono, idonei per la
conoscenza razionale; ch e piuttosto si deve rivolgere la propria attenzione al con
tenuto di queste determinazioni e in questo si deve far caso alla differenza fra con
cetti dell'intelletto e concetti della ragione; c ch e in particolare si deve stabilire la
norma per la retta interpretazione dei concetti della ragione, mentre si deve distrug
gere la sua falsa interpretazione. Ma di nuovo Hegel radicalizza qui la conseguenza
kantiana, in quanto eleva queste esigenze non solo riguardo ai concetti della ragione,
bens anch e riguardo ai concetti dell'intelletto, nella misura in cui questi servono
all'impianto e alla realizzazione dei concetti della ragione.
Per esempio Kant pensava ch e l'uomo non solo autorizzato, ma anch e neces
sitato a realizzare l'idea di un ente inconcepibile, ch e la totalit del mondo,
ossia a dare ad essa un oggetto effettivo; beninteso, solo come un qualcosa in ge
nerale, ch e io non conosco affatto in se stesso. Ma, a prescindere dall'indetermina
tezza, ch e questo oggetto h a per s, la realizzazione della sua idea dovrebbe inclu
dere ch e io appongo al qualcosa propriet, ch e sono analogh e ai concetti dell'intel
letto nell'uso empirico; ch e dunque io immagino un ente, ch e possiede propriet
quali, ad esempio, sostanzialit, causalit, necessit, e precisamente ognuna di esse
nella massima perfezione. Io immagino l'ente supremo mediante concetti pregni,
ch e propriamente h anno applicazione solo nel mondo sensibile (B 705s.). Ch e io
immagini ch e tale ente possiede le propriet, per le quali stanno questi concetti,
nella massima perfezione , deve innanzitutto significare soltanto ch e io depongo
le condizioni limitanti, sotto le quali questi concetti h anno applicazione agli oggetti
dell'esperienza. Ma appena considero la proposizione di Spinoza: omnis determi
natio est negatio , io debbo temere ch e, mediante la deposizione di ogni condi
zione limitante, non tolga ai miei concetti ogni determinatezza. Ma, anch e se ci
ch e si teme non accade, perc h il toglimento di tutte le limitazioni non porta alla
scomparsa di opni negazione, non mi trovo in una situazione migliore. Infatti in
questo caso il concetto essenziale di tutte le realt si qualcosa di determinato;
ma appunto perci esso anch e concetto essenziale di tutte le negazioni. Ad ogni
realitas A, ch e cade in questo concetto, sta di fronte il suo negativo , per mezzo
del quale essa assolutamente una determinata realt; e questo negativo A con
viene all'oggetto del mio concetto essenziale nella stessa misura, anzi sotto il mede
simo rispetto di A. Nel caso di ogni realt A dunque, in rapporto a questo oggetto
del mio concetto essenziale, A viola la proposizione della contraddizione, in quanto
questa proposizione (per Kant) esprime il suo significato metafisico cos: a nessuna
cosa conviene un predicato ch e la contraddica. Il conceno essenziale di tutte le
realt insieme il concetto essenziale di tutte le contraddizioni. Ma queste contrad
dizioni in Kant (secondo la veduta h egeliana) restano senza conseguenze: giacch
Kant tralascia di giustificare, abolendo il limite della condizione delle determina
zioni finite, la loro determinatezza, ch e esse h anno nell'uso dell'esperienza. Il pr
402 HANS FRIEDRICH FULDA

cedimento di Kant, nell'applicazione di concetti dell'intelletto nel contesto della rea


lizzazione d i concetti d ella ragione, merita d unque a malapena d i essere chiamato
un proced imento. In quanto non contribuisce ad una chiarificazione legittimante d ei
concetti d ell'intelletto, acritico e non fornisce neppure per l'uso regolativo d ella
ragione ci che d a esso ci si d ovrebbe attend ere. In quanto, in ultima analisi, d eve
rend ere applicabili in una maniera sed icente analogica i concetti d ell'intelletto, al
pari d ell'oggetto d elle id ee, sebbene questi concetti d ebbano inoltre servire a d are
alle id ee un contenuto, non permette per niente d i pensare le id ee in un senso
pieno; e in quanto Kant non riconosce questo fatto, si ritrae solo d avanti alla con
seguenza scettica, che qui d ovrebbe essere tratta d alle sue proprie supposizioni.
Philosophia critica caret id eis et imperfecta est Scepticismi forma recita la 7" tesi
d ell'abilitazione d i Hegel. Come autentico scetticismo una d ialettica avrebbe innan
zitutto d a annullare la pretesa d ell'intelletto, quella cio d i pensare il razionale nei
suoi concetti, e med iante un proced imento, che giustificasse il concetto, curare che
i concetti d ell'intelletto d ivengano applicabili alla conoscenza positiva d el razionale.
Quanto fin qui abbiamo d etto pu bastare a far apparire plausibile che Hegel
ha elaborato il suo proprio concetto d i d ialettica, d iscutend o la d ialettica trascen
d entale d i Kant. E permette d i conoscere, o almeno d i intravved ere, i punti ne
vralgici, che erano sul tappeto. Ma Hegel come ha potuto sperare, con l'esito d i
questa d iscussione, d i raggiungere lo scopo, che era pertinente per la sua d ialettica
preliminare? Quali d ovevano essere, in ragione d ell'esito d ella d iscussione, le leggi
d el conoscere razionale? E l'esito d ella d iscussione come ha portato a un proced i
mento, che giustificasse il concetto e la cui mancanza d oveva far apparire a Hegel
la d ialettica trascend entale d i Kant particolarmente insufficiente? Per rispond ere an
che solo per accenni a queste d omand e, tempo oramai d i affrontare un elemento
d ottrinale centrale d ella d ialettica trascend entale d i Kant, che finora ha solo toc
cato: intend o la d ottrina kantiana d elle antinomie, ossia d el quad ruplice contrasto,
nel quale si trova la ragione, quand o si forma una id ea d ella totalit d el mond o.
Hegel con Kant cond ivid e la concezione che un tale contrasto d ella ragione con s
inevitabile. Ed ha ritenuto come uno d ei meriti pi importanti d i Kant l'averlo
scoperto (per esempio: L I 183, Enc. I 139). Ma ha interpretato le coppie d i pro
posizioni reciprocamente contrastanti, che Kant aveva proposto le cosid d ette an
tinomie in un mod o cos personale che ci si d eve trasportare espressamente nel
suo punto d i vista. Diversamente non si capisce n la sua interpretazione d elle an
tinomie d ella ragione, n la critica e la mod ifica d ella d ottrina kantiana che vi sono
legate, e neppure il significato che questa mod ifica ebbe per una d ialettica che d o
veva introd urre alla conoscenza razionalespeculativa.
Di un primo punto d i appoggio, d al quale Hegel ved e le antinomie scoperte
d a Kant, ci siamo gi occupati: abbiamo visto che per Hegel importa stabilire
come si pu pensare un essere supremo in d eterminazioni che hanno il carattere d i
concetti d ell'intelletto; e che si d eve ammettere che il concetto d i un tale ente non
resta risparmiato come nella d ottrina kantiana d ell'id eale trascend entale d alle
antinomie; bens vi incorre come quello d ell'ens necessarium; e d 'altra parte in
corre nell'antinomia anche l'id ea d i me stesso come sostanza semplice. Diversamente
d a quanto pensava Kant, l'antinomia, relativamente alla estensione d elle id ee d ella
ragione, d unque universale. Ma non solo questo. Le nominate ragioni per cui
iBER DEN URSPRUNU DER HEGELSCHEN DIALEKT1K 403

l'antinomia diviene universale, rendono problematico se l'antinomia consista solo


in affermazioni, in c o n t r a s t o reciproco e tuttavia giustificabili, sull'oggetto dell'idea
cosmologica, d u n q u e sulla totalit del mondo.
Si d e v e indagare se non ci siano ragioni pi profonde e pi comprensive
per le antinomie, di quanto la d o t t r i n a kantiana delle antinomie della ragione
lasci conoscere. L'indagine, ch e Hegel compie al riguardo, prende all'incirca il
procedimento seguente: Kant scopre le a n t i n o m i e , in quanto mostra ch e di uno
stesso e m e d e s i m o o g g e t t o i n c o n d i z i o n a t o v e n g o n o a f f e r m a t i , p e r ragioni contingenti,
due predicati reciprocamente incompatibili, i quali si rapportano l'uno all'altro
come il predicato finito e il predicato infinito . Se si assumono queste
affermazioni non solo come giudizi, ma anch e come prodotti della ragione, la
quale per un dato condizionato esige l'intera serie delle sue condizioni fino
all'incondizionato, allora tale affermare, nel caso dell'una affermazione, viene
a fissare un membro finito o un momento della determinazione in una serie
come qualcosa di qualificato in q u a l ch e m o d o dalla incondizionatezza, p e r esempio
l'inizio nel tempo; nel caso dell'altra affermazione viene a porre l'esigenza
di oltrepassare ognuno dei membri (finiti) o dei momenti della determinazione
nella serie, e a f a r valere c h e la serie infinita e n o n possiede alcun m e m b r o o
momento della determinazione in q u a l ch e modo qualificato dall'incondizionatezza.
Nella f o n d a z i o n e delle a f f e r m a z i o n i si a r g o m e n t a a volta a volta in senso inverso:
nel caso ch e si parta da un elemento fissato e in q u a l ch e modo qualificato
dall'incondizionatezza, q u e s t o lo si p u avere solo in q u a n t o si p r e s u p p o n e ad esso
un altro, e cos fino all'infinito, cosicch allora la qualificazione di ci, da cui
si partiti, va perduta; nel caso ch e si parta da un progresso all'infinito
nella serie, n o n si p u p e r v e n i r e in essa a nessun elemento fissato e in q u a l ch e
modo qualificato dall'incondizionatezza, il ch e contro l'assunzione ch e si dia
un condizionato esteso fino alla totalit delle sue condizioni.

Questa la struttura dell'antinomia della ragione, scoperta da Kant, come


pu figurarsela Hegel. Lo stesso Kant s'immagina il progresso nella serie come
un retrocedere dal c o n d i z i o n a t o alla sua condizione entro ci ch e si trova nello
spazio e nel t e m p o . C o n ci egli mescola, nella scoperta d e l l ' a m i n o m i , , ! l'empirico
e il razionale. Ma: in u n a dialettica, in cui la ragione deve indagare se stessa
e non solo il s u o specifico c o n t r i b u t o alla conoscenza empirica, si d e v e pensare
l'antinomia in maniera pura, senza mistione di elementi essenziali solo per
la conoscenza empirica. Se si t e n t a di tener c o n t o di questa esigenza, si arriva
al risultato ch e l'antinomia non sussiste solo in quanto una totalit del mondo
v i e n e p e n s a t a nello spazio e nel t e m p o . Essa si trova in ogni oggetto, in quanto
infinito e in quanto viene pensato conformemente alle esigenze della ragione.
In rapporto a tali oggetti essa universale e compare sempre, q u a n d o si tenta
di pensare questi oggetti mediante determinazioni dell'intelletto nel modo ch e
conviene alla ragione, determinazioni ch e h a n n o un riscontro limitativo e ch e
dunque si rapportano l'una l'altra come finito e infinito . P o i ch le idee
sono definite come sintesi dell'infinito e del finito, ci si verifica ogni volta
ch e si tenta di p e n s a r e idee. Alla conoscenza della ragione, in q u a n t o appartiene
alla l o g i c a (13), a p p a r t i e n e d u n q u e l ' a n t i n o m i a . Essa u n a delle leggi proprie
della ragione e di p e r t i n e n z a della logica introduttoria.
404 HANS FRIEDRICH FULDA

Con questo risultato si risposto almeno a una parte della domanda: quale
vantaggio poteva ripromettersi Hegel, per lo scopo della sua dialettica intro
duttoria, dalla discussione con la dialettica trascendentale di Kant. Per rispon
dere all'altra parte di questa domanda dovrei ora indagare da vicino la struttura
dell'antinomia cos come la concepisce Hegel, e mostrare come Hegel si diffe
renzia da Kant riguardo alla risoluzione dell'antinomia. Tralascio questo punto
importante e indico ancora, solo in poche parole, come mi figuro la risposta alla
quinta delle mie domande iniziali.

AD 5.:

Il concetto hegeliano di una logica introduttoria, che dovreb b e finire in una


dialettica e aprire la strada alla conoscenza speculativa positiva dell'Assoluto, cor
rispondeva a una ripartizione del lavoro, all'interno della quale alla dilettica spet
tava solo la conoscenza negativa della ragione. Dovette essere sub ito chiaro per
Hegel, se non sempre lo era stato, che questa ripartizione era importante solo
dal punto di vista propedeutico e della critica delle opinioni, ma per il resto
non era n molto razionale n molto efficace. Non era molto razionale, in quanto
richiedeva di trattare le forme del conoscere finito due volte: tanto nella logica
e nella dialettica (con il risultato della loro nullit) quanto nella conoscenza
speculativa della ragione (con il risultato della dimostrazione del come esse in
quanto finite non solo sono tolte nell'Assoluto, ma anche poste). N era molto
efficace per lo schiarimento e la realizzazione della conoscenza speculativa. Infatti
in questa ripartizione la logica e la dialettica, prese insieme, potevano solo
mostrare come il pensiero di una pluralit di forme finite di pensiero (oppure
il pensiero in una pluralit di tali forme) retrocede, al di l di dualit e di
opposizioni tra il finito, a un'unica unit, che la ragione per se stessa. Queste
discipline per non potevano mostrare che cosa questa stessa unit. Il loro
risultato a differenza della dialettica trascendentale di Kant non era pi
uno scetticismo imperfetto, b ens uno scetticismo perfetto, che giunge al suo
compimento e che decretava una volta per tutte che ogni rapporto di qualsivoglia
determinazione nulla in s (I 481, 1). Ma questo risultato rimaneva tuttavia
solo un risultato scettico e con ci rimaneva qualcosa di simile all'assoluta indif
ferenza, con cui Schelling voleva cominciare la filosofia dell'identit. Come postu
latile completamento a questo risultato negativo doveva servire l' intuizione che
compie e mantiene l'elemento antinomico (I 69). Ma donde veniva e che cosa
giustificava l'appello ad essa? Che cosa giustificava in essa la trasformazione
dell'esseretolto delle forme finite del conoscere nel loro essereposte come finite?
Che cosa rendeva concepib ile il passaggio dall'infinito al finito, che cosa dunque
faceva apparire capace di risposta la domanda, che Jacob i aveva proposto ai
suoi contemporanei spinoziani? Per poter rispondere a queste domande, o rifiutarle
in modo legittimo, Hegel dovette concepire la ragione, che nella dialettica originaria
era dapprima posta assolutamente come dialettica negativa e che Hegel aveva
anche designato come il concetto vuoto (I 295, 2), come una ragione che parimenti
determinava se stessa come concetto nel senso della tardiva logica specu
lativa, che ad un tempo era metafisica; e allo scopo dovette mostrare che co
UBER DEN URSPRUNG DER HEGELSCI1EN DIALEKTIK 405

munque stiano le co se co n l'intuizio ne intellettuale l'elemento dialettico nelle


determinazio ni co ncettuali co nsiste no n so lo nel to glimento di ci che diffe
rent e, ma anche nel suo esserepost o; e che l'element o negat ivo, che proviene
da una dialet t ica che t oglie il fini
t o, anche un element o posit ivo (o ha per
risult at o un element o posit ivo). La convinzione di Kant , che le opposizioni dia
lett iche provengono dalla ragione, pot erono essergli di impulso e fornirgli una
prima ist anza di plausibilit . Ma in una dialet t ica, che era concepit a solo come
disciplina parziale di una logica in
t rodu
tt oria, t t
ut o quest o non po
t eva pi
t rovare post o. Era opport uno quindi rit irare l'espressione dialet t ica come t ti olo
di una disciplina; e poich s'imponeva di designare il duplice m o v i m e nt o concet
t uale dell'esserepost o ed esseret olt o dell'element o different e nel concet t o come
un m o v i m e nt o dialett ico, allora era opport uno anche fare dell'espressione dia
let t ica , divenut a libera da obiezioni, il t it olo dell'origine del moviment o concet
t uale. Solo cos a part ire dalla dialett ica il principio mo
t ore del concett o
diveniva ci che non solo risolve, ma anche produce le part icolarizzazioni del
l'universale .