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Vengono qui presentati gli atti di una giornata di CONOSCENZE MEDICHE

CONOSCENZE MEDICHE SUL CORPO COME TRAMITE DI CULTURA TRA ORIENTE E OCCIDENTE
studi, dedicata alla medicina e alla sua storia:
dallantichit greco-romana al mondo medievale SUL CORPO COME TRAMITE
e bizantino, dalle culture asiatiche della Mesopo- DI CULTURA TRA ORIENTE
tamia, della Persia e dellIndia alla scienza araba, E OCCIDENTE
in un fecondo incontro di saperi e di pratiche tra A CURA DI ANDREA PIRAS E PAOLO DELAINI
lOriente e lOccidente.

Andrea Piras professore di Filologia e storia religiosa dellIran alla Fa-


colt di Conservazione dei Beni Culturali (Universit di Bologna sede di
Ravenna). Paolo Delaini, Alessandra Foscati e Francesca Marchetti
sono dottorandi presso il Dottorato Bisanzio ed Eurasia del Dipartimento
di Storie e Metodi per la Conservazione dei Beni Culturali (Universit di
Bologna, sede di Ravenna). Elisabetta Cilli assegnista di Genetica del
le popolazioni al Dipartimento di Storie e Metodi per la Conservazione dei
Beni Culturali (Universit di Bologna, sede di Ravenna).

ISBN 978-88-5750-211-3

Istituto Italiano Societas Medica


MIMESIS

per lAfrica e lOriente Chirurgica Bononiensis


sez. Emilia Romagna

14,00 euro 9 788857 502113


CONOSCENZE MEDICHE SUL CORPO
COME TRAMITE DI CULTURA
TRA ORIENTE E OCCIDENTE

Atti della giornata di studi


Palazzo dellArchiginnasio, Societas Medica Chirurgica Bononiensis
Bologna 20 aprile 2009

a cura di Andrea Piras e Paolo Delaini

MIMESIS
Ringraziamo i professori Luigi Bolondi e Stefano Arieti, Presidente e Segretario della
Societas Medica Chirurgica Bononiensis, per aver ospitato nel palazzo dellArchiginnasio
la giornata di studi organizzata insieme allIstituto Italiano per lAfrica e lOriente sez.
Emilia Romagna.

Istituto Italiano Societas Medica


per lAfrica e lOriente Chirurgica Bononiensis
sez. Emilia Romagna

2010 MIMESIS EDIZIONI (Milano Udine)


www.mimesisedizioni.it / www.mimesisbookshop.com
Via Risorgimento, 33 20099 Sesto San Giovanni (MI)
Telefono e fax: +39 02 89403935
E-mail: mimesised@tiscali.it
Via Chiamparis, 94 33013 Gemona del Friuli (UD)
E-mail: info.mim@mim-c.net
Indice

CONSIDERAZIONI PRELIMINARI IN TRE PUNTI


DI SUTURA: SCIENZA, ANATOMIA E DISCORSO
di Andrea Piras p. 7

INTRODUZIONE ALLA MEDICINA AVESTICA


di Paolo Delaini p. 25

IL MAL DEGLI ARDENTI.


PER UNA STORIA CULTURALE DELLE MALATTIE NEL MEDIOEVO
di Alessandra Foscati p. 49

UT ETIAM IMPERITE OBSTETRICES FACILE INTELLIGERE POSSIT.


LA FORTUNA DELLA VERSIONE LATINA ILLUSTRATA
DEL TRATTATO DI GINECOLOGIA DI SORANO DI EFESO
di Francesca Marchetti p. 83

LA STORIA DELLUOMO SCRITTA NEL SUO DNA


di Elisabetta Cilli p. 115

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Andrea Piras

Considerazioni preliminari in tre punti di sutura:


scienza, anatomia e discorso
In memoriam Piero Camporesi

1. Salutiamo con gratitudine i nostri ospiti che generosamente


ci hanno messo a disposizione questa prestigiosa sala della Societas
Medica Chirurgica Bononiensis, cos tanto riccamente decorata e
onusta di stemmi ed emblemi che hanno adornato le carriere acca-
demiche e scientiche dei suoi Presidenti, avvicendatisi alla guida di
questo famoso sodalizio di cultura medica e di alta professionalit.
Da parte nostra, condiamo di onorare al meglio tanta profusa cor-
tesia ed accoglienza con le quattro lezioni odierne che ho il gradito
compito di presentare, con queste note di ouverture e di prologo a
un pi ampio discorso che i nostri relatori e specialisti della mate-
ria (dottorandi e dottori di ricerca) vorranno qui esporci, in parole
e illustrazioni; non senza il controcanto (di Margherita Sciarretta)
per vivacizzare con letture fuori campo gli interventi, in una pi
gradevole e intercalata dimensione di ascolto che sia in grado di
trasformare un seminario in un evento, e con ci di marcare una pi
diversicata tonalit di comunicazione, nellalternarsi delle voci e
delle immagini proiettate sullo schermo.
Il tema che ci vede qui riuniti, dal titolo forse audace, nella im-
possibilit di esaurirlo, non certo dei pi nuovi in un panorama di
informazione globale ormai avvezzo a far risuonare insistentemente
parole come oriente e occidente. Magari per opporle, come spesso
accade nelle banalizzazioni mediatiche, aggravate da scenari catastro-
ci di paventati scontri di civilt che fomentano soltanto divisioni e
incomunicabilit; veicolate troppo di frequente da interessi belligeranti
e lucrativi, da pretesti mendaci e fondamentalisti di esportazioni della
democrazia, i cui esiti nefasti, e le cui gambe corte della menzogna, si
scoprono ben presto. Non senza un rovinoso strascico di morte: ma si
sa, il dopoguerra e la ricostruzione sono sempre un buon aare.
Ben poco salvaguardano le inascoltate fanfare dellintelligen-
za e del dialogo che gli studi umanistici, per loro vocazione, pro-
pongono e diondono, con impegno, richiamandosi ai valori pi

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Considerazioni preliminari in tre punti di sutura: scienza, anatomia e discorso

alti dellhumanitas, nel millenario transito di conoscenza, saperi,


tecniche, mestieri - quindi di scienza, saggezza e cultura - che in
un usso ininterrotto di reciprocit, incontri e commistioni, hanno
percorso e abbattuto i conni dellEuropa e dellAsia, dellOcciden-
te e dellOriente. Margini interconnessi di quel grande continente
afroeurasiatico che lIstituto Italiano per lAfrica e lOriente (IsIAO)
rappresenta nella sua sigla, e che da molti decenni sotteso - nella
sua declinazione euroasiatica - al titolo di una delle riviste pi pre-
stigiose di questa istituzione, East and West.
Tra le molte attivit dellIstituto - scavi archeologici, editoria,
mostre, didattica delle lingue e delle culture africane e asiatiche - e
le pi variegate direzioni di ricerca e di competenza (storia dellarte,
archeologia, restauro; lessicograa, lologia, linguistica, religione,
storia, letteratura), di certo un non minore rilievo stato tributato
alla storia della scienza1: in quanto fenomeno che coniuga sapienza
e praticit, dominio delle tecniche e di materiali, sintesi di esperien-
za, osservazione, procedimenti cognitivi e manualit, sia nellambito
delle scienze esatte (astronomia, chimica, matematica, meteorolo-
gia, geograa) e dei loro paradigmi epistemologici di vericabilit
e sperimentazione, sia in quello delle cosiddette pseudo-scienze.
Ma forse sarebbe meglio dire scienze simboliche, inserendo sotto
tale denominazione discipline quali lastrologia e lalchimia che non
furono meno dotate di legittimit scientica (il calcolo matemati-
co interviene sia nellastronomia che nella astrologia) e che di cer-
to per la loro connotazione simbolica ebbero sorte diversa ma che
nondimeno perpetu nei secoli metodi, pratiche e risultati che sono
oggigiorno materia di studio e di attenzioni, da parte di una scienza
aperta, interlocutoria, sensibile al prolarsi di nuovi paradigmi e di
criteri rinnovati di una epistemologia non preconcetta e dogmatica.
Questo vero anche per la scienza medica, al centro di un di-
battito e di un confronto con visioni antagoniste della medicina, so-
vente frettolosamente liquidate come alternative ma la cui diu-
sione e consenso necessitano di una attenta e consapevole inchiesta:

1 Cf. dal catalogo IsIAO: LANCIOTTI-MELASECCHI (1996), DE MEIS (1998) e DE MEIS-


HUNGER (2002).

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Andrea Piras

che oltre agli specialisti medici chiami in causa antropologi, storici


della scienza e delle religioni, psicologi, psichiatri ed etnopsichiatri,
nonch sociologi, per fornire una ampia e circostanziata analisi su
comportamenti individuali e collettivi, su fenomeni di costume e su
esigenze, bisogni e attese dellindole umana che non possono venir
liquidate sommariamente come irrazionali o superstiziose. Anche se
quasi tre decenni di New Age, e di consumismo spiritualista, devono
prudentemente suggerire una cautela nel distinguere approcci con-
creti e fondati da sensazionalismi di mode e tendenze che pur non
condannabili vanno arginati nel giudizio critico e nel discernimento.
Il quadro che emerge dalla situazione contemporanea e post-
moderna del disagio della societ complessa infatti quello di un
evidente pluralismo culturale nelle scelte e nei comportamenti; que-
sto lampante non solo nellambito confessionale ma anche in quello
medico, dove sempre pi marcato un orientamento di scelta molte-
plice nei rimedi e nelle terapie (toterapie, agopuntura, omeopatia,
medicina ayurvedica). Non mancano ricercatori sinologi italiani che
frequentano le accademie cinesi, imparando saperi e tecniche di una
millenaria arte medica del corpo, celebrata di recente - come danza
di guerra e di ostentata potenza ginnica - nellevento sportivo di un
corpo sociale pienamente trionfante nelle Olimpiadi di Pechino del
20082. Parimenti si dionde tra noi una attitudine che potremmo
denire umanistica, nei medici che abbinano ai progressi della
scienza un anamento delle loro attitudini diagnostiche e di ascolto:
come nella medicina narrativa che mira a denire meglio lanalisi
di quanto il malato dice, il suo racconto che quindi gura del
suo mythos personale, anamnesi di sintomi e simboli, specialmen-
te quando trapela la sua vita notturna e onirica fatta di immagini
e fantasmi, la cui lettura e decodicazione pu aiutare il medico
(e lo psicologo) a decrittare indizi nascosti e avanzare congetture
di rimedi - oltre a stabilire una maggiore ducia e condenza. Da
unaltra parte si registra un crescente interessamento del pubblico (e
dei pazienti) in una attiva conoscenza che soddis lesigenza di in-
formazione su terapie e metodi. Nel campo dellinformazione e della

2 ANGELINI - MAMONE 2008.

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Considerazioni preliminari in tre punti di sutura: scienza, anatomia e discorso

pubblicistica specializzata - eccezion fatta per fenomeni di costume


e di mode salutistiche che in ogni caso sono indicatori di tenden-
ze non sottovalutabili, non solo per il mercato - non mancano libri
di divulgazione o riviste scientiche che sono nate, provvidamente,
dallaver saputo cogliere lo spirito del tempo, come A.M., periodi-
co della Societ Italiana di Antropologia Medica, fondata da Tullio
Seppilli; da ricordare anche alcuni fascicoli della rivista diretta da
Glauco Sanga, La ricerca folklorica, dedicati alla antropologia della
salute (n. 50/2004), alletnopsichiatria (n. 17/1988) e alla medicina
popolare (n. 8/1983).
Al di l di una dilagante moda delletnico, che per ha attenuato
una ormai superata e angusta visione eurocentrica, si ormai diusa
nella quotidianit della pubblicistica una prospettiva etnica anche
nello studio delle scienze, in accordo e sintonia con metodologie pi
articolate e interdisciplinari che da qualche decennio vivicano gli
studi accademici (e quindi le politiche editoriali) con un approccio
etnoscientico, per usare una terminologia invalsa da tempo che
designa (mediante il presso etno-3) tutti quei saperi particolareg-
giati ed etnicamente caratterizzati nel loro sviluppo locale, come
espressioni di conoscenze e di pratiche che pur nella loro dimensio-
ne micro-culturale e di isolamento geograco (si pensi alle cogni-
zioni astronomiche dei Dogon africani4) hanno segnato un prestigio
dellumanit in acquisizioni intellettuali sorprendenti. Da tempo non
si parla pi di primitivi o di un pensiero selvaggio o pre-logico
che anzi ricco di facolt selettive e di astrazione, tassonomiche e
analitiche, e in grado di leggere e interpretare lambiente per domi-
narlo (anche linguisticamente, con denominazioni e classicazioni)
o per trovarvi quelle risposte e quei rimedi (botanici, minerali, ani-
mali) che concorrano a formare un corpus di dottrine mediche, utili
a preservare una comunit dalle malattie e da incidenti sici (ferite,
tagli, slogature, ustioni, ulcere) e psico-patologici (follia, delirio, de-

3 La lista lunga: prima di etnoscienza, coniato nel 1957, vi un antico precedente in


ethnoconchology (1889) e a seguire, etnobiologia, etnomicologia, etnogeograa, etnoit-
tiologia, etnoornitologia, etnolinguistica, etc. (CARDONA 1985a: 15).

4 Il riferimento al celebre libro di GRIAULE (1978, p. 237 sg.)).

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Andrea Piras

pressione). Talvolta questo etnico non necessariamente esotico e


remoto, nelle lontananze olograche da cartolina, tra spiagge, palme
o foreste di tristi tropici: basta pi semplicemente girare langolo del
proprio cortile per ritrovarlo nelle pieghe dellItalia pi nascosta e
ancestrale, recuperata dallanonimato pre-industriale e subalterno;
per fare un esempio, nel Salento del tarantismo - con i morsi vele-
nosi dei ragni, le sue ritualit catartiche coreutico-musicali, i cromo-
simbolismi sedativi - che una celebre opera5 port alla ribalta cin-
quantanni fa e che grazie alle mode dei festival musicali salentini
della pizzica e della taranta ha riscosso, in questi ultimi quindici
anni, un inatteso successo editoriale di continue ristampe.
Al pubblico colto e interessato a una lettura di eccellenza si of-
frono non pochi strumenti di apprendimento nel panorama odierno
e italiano: uno per tutti, per parlare di cose recenti, la monumentale
Storia della Scienza dellIstituto dellEnciclopedia Italiana, fondata
da Giovanni Treccani, che ha inaugurato il nuovo millennio (a par-
tire dal 2001 e a seguire) con una teoria imponente di volumi (10)
dedicati alla globalit di un sapere non limitato alle scoperte del
mondo classico, del Medioevo e del Rinascimento, no a giungere
al Seicento e al mondo contemporaneo, ma innervato in contesti
che spaziano dalle Americhe allIndia, dalla Cina allAntico Oriente
e alla scienza araba, siriaca ed ebraica, con non minore rilevanza
e dignit culturale e scientica. Prima ancora, agli scenari preisto-
rici di paleoscienze che gi attestano processi di elaborazione e
organizzazione dellesperienza in attivit cognitive e in trasforma-
zioni di materiali, sostanze e oggetti in una manualit e gestualit
di sperimentazioni e tecniche. Reperti umani e animali come ossa e
scheletri rivelano la percezione di potenza del dato materiale, intriso
di residui vitali (sangue, midollo) e carico di latenze, utilizzato in
applicazioni terapeutiche o magico-simboliche: lo sfondo di pittu-
re, disegni e gure tracciate su grotte e pareti ci illustrano schemi
di mentalit ancestrali use ad evocazioni di presenze naturali e so-
prannaturali; ma in questi albori dellumanit la percezione dellin-

5 DE MARTINO (2009) inchiesta medico-antropologica, psichiatrica e sociologica dellesta-


te 1959, pubblicata nel 1961.

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Considerazioni preliminari in tre punti di sutura: scienza, anatomia e discorso

visibile non fu pi marcata di una intelligenza e manipolazione del


visibile, per alleviare in una medicina empirica la soerenza (trapa-
nazioni del cranio: forse per decongestionare gli eetti di pressione
endocranica, conseguenti a traumi, o per guarire cefalee e epilessia)
e procurare guarigioni terapeutico-lenitive con sostanze fatte pene-
trare nellorganismo mediante tatuaggi e incisioni.
Viste queste premesse cognitive di ere remote come il Pleisto-
cene (10000 a.C.) e il Neolitico (5000 a.C.), non sorprender a for-
tiori lelevato grado di sapienza medica raggiunto in Egitto e nella
Mesopotamia: arte medica e pratica funeraria si contemperano nel
primo caso, in una scienza di anatomia e imbalsamazioni con svilup-
pi apparentemente frivoli e mondani quali la cosmetica, nella prepa-
razione e utilizzo di essenze, composti, sintesi del mondo vegetale,
minerale e animale di pregiata virt conservativa e di incorruttibilit
(per la pelle quanto per le salme). N mancano creazioni intellet-
tuali di scrittura di trattati per le pi varie casistiche (farmacologia,
chirurgia, oftalmologia, ginecologia, gastroenterologia) e necessit
quotidiane (emicrania, lesioni articolari, tumefazioni, febbri, avvele-
namenti) che testimoniano, inoltre, il ranato livello di perfezione,
acquisito nelle istituzioni professionali quali la Casa della Vita, di
un pensiero e di un linguaggio sosticati, nelle fasi mentali e conse-
quenziali di esame, diagnosi, prognosi, verdetto e terapia.
Oltre lEgitto e il Nilo, nella Mesopotamia incorniciata dai
due umi che prospera e si irradia una millenaria conoscenza di tec-
niche, mestieri e saggezza di Babilonia: e quella scienza dei segni,
una semiologia ante litteram ma di fondata veridicit epistemologi-
ca, sovente oggetto della ricerca semiotica contemporanea (MANETTI
1987, pp. 27, 58-63) per la sua elaborata tessitura di segni, sintomi e
presagi sottoposti a letture, codicazioni e intrecci di manipolazioni,
ssati nel tratto della scrittura che cristallizza, incide e trasmette
lesito dellosservazione sulla tavoletta dargilla. Dal segno ambien-
tale (celeste, astronomico, atmosferico) a quello divinatorio o me-
dico, trasposti inne nel segno di scrittura: quindi ancora una volta
nel linguaggio che registra, descrive e interpreta, nella grammatica
e nella sintassi di proposizioni e di enunciati ipotetici, caratteristici
di un meccanismo divinatorio: mediante cui si concatenano protasi e

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Andrea Piras

apodosi (se allora) nel dispositivo logico dellimplicazione (se


p, allora q) che denisce il segno - cio la malattia, oggetto della
divinazione - e la sua diagnosi. Luno e laltro indagati minuziosa-
mente a Babilonia, grazie a una trattatistica e una manualistica utile
sia per il medico (as) che per lesorcista (ipu), per intervenire sia
con bisturi, cataplasmi, pozioni, unguenti e bende, sia con incantesi-
mi e formule magiche.
Una duplicit di intervento sia chirurgico sia magico che ritro-
viamo anche nella Persia zoroastriana e nella medicina avestica6, co-
dicata in precetti, saperi e pratiche che congurano una gradualit
di ecacia, secondo livelli crescenti di invasivit del rimedio: dalle
formule magico-incantatorie, alle applicazioni di sostanze totera-
piche sino alla extrema ratio del bisturi, pratica rischiosa che poteva
nuocere al paziente e per tale motivo si consigliava di esercitarsi su
prigionieri o empi adoratori di divinit straniere. Ma va detto che
stranieri erano spesso i medici, egiziani o greci come quel Democe-
de di Crotone che sotto la minaccia di una frusta chiodata - risan
la moglie del Gran re Dario da una dolorosa mastite; o quel Ctesia di
Cnido che dimor per molti anni alla corte di Artaserse II, lasciando
una testimonianza di scritti sulla Persia (Persik).
La Grecia, ad onta di qualsiasi preconcetto eurocentrico (ma
quanto poco eurocentrica fu la Grecia, aacciata sulle steppe sciti-
che e sullAsia Minore) non rifugg da una simile ambivalenza cen-
taurica di una mente diurna e notturna e da inquiete convivenze tra
arti mediche e mantico-divinatorie, conuite in specialisti quali gli
iatromanti, guaritori-indovini7: lorigine e il bacino di incubazione
della nostra tradizione scientica, furono segnati n dai primordi
nella dialettica (talora nello scontro) tra il metodo innovativo di Ip-
pocrate e quello di itineranti puricatori estatici e terapeuti, scontti
da un progressivo e vincente razionalismo greco; ma solo in appa-
renza e momentaneamente, visto il uire carsico di dottrine e tec-
niche magico-teurgiche che riemersero in epoca alessandrina e poi

6 Oltre a libri noti (HAMPEL 1982, SOHN 1996) ricordo la tesi di laurea di DELAINI discussa
allAteneo bolognese.

7 Sugli iatromanti vedi il libro di COULIANO (1986, p. 19 ssg.).

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Considerazioni preliminari in tre punti di sutura: scienza, anatomia e discorso

tardo-antica, nelle ansie e nei timori per limmortalit e per agogna-


te salvezze dellanima che si traducevano in misteriosoe e perlu-
strazioni esoteriche di mondi intermedi. Conoscenza e divinazione
sono intrecciate, come in un sigillo, nel mntis, lindovino; mentre
il segno (smeon) da divinare (del volo degli uccelli, dei fenomeni
atmosferici, degli eventi insoliti o mostruosi) emerge anche dallap-
proccio nosograco e nellevoluzione del pensiero greco del V e IV
secolo diverr oggetto di un sapere semiotico con una solida strut-
tura formale basata sul ragionamento inferenziale (logisms). Il me-
dico elabora il suo ragionamento in funzione della prognosi che non
solo previsione ma coinvolge aspetti presenti e passati che vanno
indagati e letti come sintomi che il malato potrebbe dimenticare o
tralasciare come insignicanti (in apparenza), ma che per il sapiente
medico tralucono di bagliori insospettabili e rivelatori. Se dio nel
particolare, il rimedio nel dettaglio, insomma, per parafrasare di
nuovo Aby Warburg.
Ma il sapere acquisito poteva comunque eondere in Grecia un
alone di prestigio e di carisma, per cui il medico dispiega un talento
persuasivo per convincere il malato ad adarsi a lui, con un ecace
discorso suasivo e una retorica incantatoria che venne denunciata
come proclive alla sostica di Gorgia, psicagogica e straniante, fa-
cente leva su emozioni e bisogni: laccusa della dialettica e della
coscienza razionale contro tali manipolazioni dellanimo fu recisa e
severa ma non del tutto vincente. Si pu forse negare che anche oggi
il medico non abbia questa tentazione e il paziente non corra un me-
desimo pericolo, specie se debole e prostrato per malattie e speranze
disilluse? Anche oggi si utilizzano eetti speciali che appartengo-
no pi alla magia che alla ragione (propaganda, consenso mediatico,
persuasione); e solleticare lindole umana con fascinazioni, male e
stratagemmi di convincimento (e talvolta di plagio) da sempre una
possibilit e un rischio, nella medicina e in ogni gestione del potere
intellettuale e scientico (non certo scongiurato nella contempora-
nea civilt dellimmagine e dei persuasori di massa)8.

8 Vedi COULIANO (1987, p. 163) per una denizione della tecnologia come odierna forma
di magia democratica e suoi eetti di moderna manipolazione della conoscenza che
ruotano attorno a personalit quali il medico, il mago (persuasore occulto) e il profeta.

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Andrea Piras

2. Del resto, logica e magia, razionalit e divinazione, sono av-


viluppate in una vicenda secolare di conitti ideologici e di metodo:
e un approccio oracolare e divinatorio rimase comunque sempre in-
nervato in pratiche e metodi di unarte terapeutica che ben presto si
sarebbe per emancipata, rivendicando il suo nuovo statuto episte-
mico: negando con Ippocrate le valenze divine del morbo numinoso
(epilessia) e la nozione di un sacro (hiers) a cui venne contrapposta
losservazione della natura (phsis), nella sua regolarit di fenomeni
e di cause ed eetti, spiegabili razionalmente con un indizio-prova
(tekmrion) logico e privo di ambivalenze e oscurit divinatorie.
Ciononostante rimasero tracce di commistioni profonde e le con-
vivenze sono lampanti: igiene e dieta sono regimi di depurazione
che propiziano la attivit mantica quanto la salubrit del corpo; e
la ktharsis puricatoria degli iatromanti e dei guaritori apollinei
non poteva certo sgurare nelle prescrizoni sanitarie del Corpus
Hippocraticum; stessa cosa dicasi del phrmakon che non solo il
medicamento ma un procedimento di espiazione puricatrice. Di
della puricazione come Apollo intervengono, evocati, in cerimonie
apotropaiche e di lustrazione, come antidoti divini a miasmi e conta-
minazioni. Apollo, dio dellarco, della medicina e della divinazione:
una costellazione prismatica di aspetti fortemente contigui, poich
la freccia arnese di istantanea, mirata e acuta penetrazione, arma
e simbolo che rinvia a facolt taglienti, dissettorie e disgiuntive, che
possono venire indierentemente applicate sia alla manualit chi-
rurgica sia oracolare. Il dio sovrintende a una variet di pratiche e
gestualit solo in apparente contraddizione, che si equilibrano nel
simbolismo: e se vero che nel linguaggio pi arcaico e sibillino
dellenigma la natura ama nascondersi - come recita laforisma
eracliteo9 - ora, nei nuovi orizzonti del pensiero losoco-scienti-
co, nella Grecia del V secolo, e da l in poi, come ha dimostrato MA-
RIO VEGETTI10 in un libro avvincente (Il coltello e lo stilo), quando la
natura non si disvela spontanamente la medicina a trovare i mezzi

9 Su cui cf. COLLI (1980, pp. 90-91, numero 14 A 92) per traduzione e commento, e cf.
anche COLLI 1975, p. 67.

10 VEGETTI (1996, p. 37; e cf. anche 23-29, 56, 76-78).

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Considerazioni preliminari in tre punti di sutura: scienza, anatomia e discorso

coercitivi e gli stratagemmi per costringerla a dischiudere i suoi se-


greti. Grazie ai saperi concreti di tecniche e utensili, di arti e astuzie
di quella intelligenza obliqua, trasversale e versatile chiamata metis,
comune al medico-dietologo, al cuoco, al macellaio, al pescatore e
allallevatore che uccidono e smembrano lanimale per farne merce,
cibo e banchetto, regime alimentare e salutare.
Lanimale un ricettacolo di segni utile ai physiologoi che lo
sezionano per inferire indicazioni relative al corpo umano; ma il me-
dico ippocratico osservava luomo vivente, scrutava i segni leggibili
sul suo viso, negli escrementi e nei sogni. In seguito i biologi ales-
sandrini esamineranno il paziente come un cadavere e laermar-
si della scienza anatomica, siologica e patologica avr la meglio
sulla semiologia medica. Aristotele perfezioner intellettualmente
questo portato sapienziale nella razionalit del metodo, in una di-
stanza e in una oggettivit che spinge a realizzare un pieno dominio
conoscitivo: la dissezione procedura e gura del discernimento,
di separazione e distinzione, di disarticolazione che prelude alla ri-
composizione della tassonomia classicatoria. Con Galeno lanato-
mia diviene oltre che pratica meccanismo conoscitivo estensibile a
vari saperi: cadavere e trattato, dissezione e scrittura convergono in
un medesimo utensile, il coltello che anche stilo (grapheion) che
si ingge sul corpo dellanimale come sulla pagina, per spiegare e
commentare le ragurazioni anatomiche discusse nella scuola e in
momenti pubblici di dibattito scientico.
Nei secoli posteriori della tarda antichit e del Medioevo11,
questa impostazione venne di nuovo a ribaltarsi nella Patristica e
nella giusticazione teologica e gnoseologica del riuto verso le
pratiche autoptiche e dissettorie, accampando la motivazione della
invalicabilit dei conni di quanto Dio volle nascondere agli uomini
(non pi la natura che ama nascondersi ma il Creatore che la vela).
Il chirurgo anatomista personaggio sordido e ferino, come il boia e
il macellaio, lordo di impurit (foeditas) e di crudelitas: nonch indi-
viduo aetto da supervacuitas di gesti scienticamente inutili, vani e

11 Per quanto segue rimando alla trattazione del primo capitolo del libro di CANETTI
(2002, pp. 27-31, 48, in particolare).

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Andrea Piras

presuntuosi nel sondare i limiti biologici (e teologicamente marcati)


della natura. Solo a partire dal Cinquecento verr riabilitato leser-
cizio della anatomia e nellEt Moderna si estinguer la condanna
epistemologica dello iatrocentrismo anatomico, considerato no
a quel momento atto disgiuntivo (e diabolico poich divisorio <
diabllein), intrinsecamente empio in quanto inversione parodistica
e criminosa del gesto divino, e quindi spregiatore e violatore del
mistero della integra bellezza creata.
Se riettiamo sul nostro linguaggio quotidiano, e su termini
come incidere e decidere, la pregnanza simbolica che accomuna
manualit e processi volitivo-cognitivi risulter in tutta la sua imme-
diata, semplice e concreta intelligibilit. Cos pure i riessi di tale
vocabolario nellimmaginario religioso a noi pi noto, come in quella
ranata e suggestiva metafora paolina, vivida e carnale, anatomica
e soterica al contempo, della Lettera agli Ebrei (4. 11-12), dove la
parola di Dio detta: pi tagliente di ogni spada a doppio taglio;
essa penetra no al punto di divisione dellanima e dello spirito, delle
giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore.
Sono innumerevoli gli scenari culturali sottesi a queste tipo-
logie di espressioni che potrebbero aprirsi a ventaglio, ben oltre la
scienza medica e n dentro la nostra storia pi remota e ancestrale:
in miti, credenze e rituali intessuti su uno sfondo di mentalit che si
richiamano alla fenomenologia dello sciamanesimo, dei suoi medi-
cine-men, di fumigazioni puricatorie; e delle sue cruente metafore
di smembramenti e dissezioni del corpo e dellanima, in parossismi
di visioni febbrili, sogni ed estasi in cui il rimedio e la guarigione
altro non sono che ricomposizioni dopo squartamenti, ricucitura di
membra siche e psichiche in un corpo e una coscienza temprati,
sanati da morbi sici e metasici. La storia delle religioni ha estesa-
mente spiegato come tale linguaggio sia frequente nella vitalit della
psiche e dei recessi pi intimi e spontanei della coscienza; mentre la
casistica psicologica e psichiatrica, le neuroscienze e la neuroesteti-
ca hanno da parte loro certicato lattualit clinica di tali immagini
di dissolvimento e reintegrazione, nel processo iniziatico di guari-
gione del paziente, inteso come morte simbolica e rinascita in nuovi
aggregati (corpi) psico-somatici.

17
Considerazioni preliminari in tre punti di sutura: scienza, anatomia e discorso

E qui si prola un altro versante dellantropologia religiosa e


un percorso ermeneutico ai margini di un gioco di coppie fonda-
mentali nellesistenza: quello tra Male e malattia, tra Salvezza e sa-
lute, il che implica la dolorosa constatazione di agelli sia materiali
che spirituali per i quali lumanit ha elaborato risposte culturali,
nonch cercato e pregato, in trepida attesa, quelle personalit di sal-
vatori e rinnovatori - talvolta gure di restauratori politici come il
Sotr ellenistico, oppure profeti messianici giunti per sradicare la
soerenza del male e della malattia nel mondo. In essi il ruolo del
medico che incarnano rinvia a una sicura promessa, a una concre-
ta e istantanea ecacia di cura, di maestria terapeutica, di esperta
arte e sapienza che allevia, consola e risana, nel corpo e nellanima,
nel prodigio taumaturgico e nel miracolo. Il salvatore/taumaturgo,
luomo divino (theios aner) si presenta e si annuncia come medico:
questo vero per eccelse gure della salvezza quali Ges, Buddha,
Mani, intermediari dellinvisibile e delle sue energie di vivicazio-
ne che accolgono le implorazioni di salvezza dei fedeli per donare
una risposta concreta. Ad esempio, in quanto Christus medicus che
nella spiritualit siriaca detiene lepiteto di guaritore (sy) insieme
con gli Apostoli; oppure come Mani che quando viene interrogato
si proclama medico (iatrs nel Codice manicheo di Colonia), a di-
mostrazione di una opera di proselitismo e di salvezza eettuata con
i mezzi dellarte chirurgica: i libri stessi di Mani sono farmaci o
attrezzi come bacili, spatole e coltelli adoperati per estirpare il male
e la soerenza del corpo e dellanima nel mondo. Stessa cosa dicasi
per il Buddha e per la sua legge (dharma) di salvezza, medicamento
eccelso, parola e antidoto che risana dai veleni che infestano lanimo
(ignoranza, collera, cupidigia) e condannano lindividuo a una conti-
nua trasmigrazione12.

3. Da quanto esaminato pi sopra ne conseguono alcune im-


plicazioni che riguardano i nostri moti del pensiero e della parola.
Il linguaggio scelta, composizione e disposizione, atto linguisti-
co modellato su atti concreti, mestieri di taglio e di manipolazioni

12 KLIMKEIT 1996, pp. 589-595.

18
Andrea Piras

(mediche, culinarie): si intavola un discorso, si mette in guardia


da una lingua che taglia e cuce; e si sviscera un argomento, ri-
plasmando in una modalit gurata e non violenta il gesto dellaru-
spice divinatore, che smembra e scruta gli indizi riposti nel ventre
dellanimale sacricato per lepatomanzia. La corporeit viene co-
stantemente evocata nel nostro parlare, e in specie il corpo umano
come modello, prius biologico e individualizzato di un soggetto che
genera e orienta lo spazio: in una intersezione di assi e di coordinate
che si tracciano con lo sguardo, in posizione eretta, le braccia distese
a croce, delineando il sopra/sotto, lavanti/indietro, la destra/sinistra.
Corpo anatomico e corpo culturale si fondono nellegie delluomo
(di Leonardo e non solo) come misura di tutte le cose e schema pro-
iettivo esteso allambiente circostante e ai manufatti13 che conosce e
denomina quali sue parti estroesse (collo della bottiglia, piedi del
monte, gamba del tavolo).
Quindi, corpo come metafora, e ancor pi se si riverbera nel
linguaggio per spiegarlo, metalinguisticamente: per cui il discorso
(logos) costituito come un essere vivente, come un corpo do-
tato di testa e di piedi, con parti interne e parti esterne, disposte
(scritte): in questo gioco metaforico che il discorso pu essere
sconnesso e senza capo n coda (di nuovo un richiamo allani-
male dissezionato) o non stare in piedi e ancora - in un trionfo
del vocabolario greco arrivato no a noi - essere articolato o
provvisto di articolo; con un verso esametro acefalo se manca
la testa (kephal), composto di piedi (pdes), di stomaco (koila).
Mentre il vocabolario dissettorio del sacricio/macellazione sta-
to intellettualizzato e riformulato nella metrica e nei suoi tagli
del verso, nelle divisioni e spartizioni (dieresi, comma, cesura)
e nelle dita (verso dattilo). La metrica e quindi la poetica sono
modalit e riessi di un linguaggio esemplato sul sacricio e sul-
la macellazione, elaborato nei circoli della sostica, come stato
acutamente sottolineato14 rimarcando ancora la centralit di Apol-

13 Rimando alla trattazione di CARDONA (1985 pp. 62-63), e in genere a tutto il capitolo
sul modello corporeo.

14 Cf. estesamente lanalisi di SVENBRO (1984) e in specie le pp. 935-936.

19
Considerazioni preliminari in tre punti di sutura: scienza, anatomia e discorso

lo in tale ambito: e in particolare di Apollo Mageirios, nume di


macellai e sacricatori. La poesia sostituisce la vittima n nei suoi
stessi generi (peana per la pecora; ditirambo per il toro; tragedia
per il tragos/capro) e strumento del metricista il coltello che ope-
ra separazioni (diairesis/dieresi) e membro per membro (frase per
frase, parola per parola, sillaba per sillaba) scortica e disgiunge il
logos per orire agli di un banchetto di parole (logodeipnon).
La stessa arte di manifattura e composizione tipograca
delloggetto-libro non sfugge alla forza espressiva di questo oriz-
zonte di saperi e pratiche corporee: un insieme di opere possono
formare un corpus, i diversi tomi altro non sono che segmentazioni,
tagli di questo corpus, con una testa (capitolo), con un pi di
pagina per le note; anche la rma che viene messa alla ne di un
documento, in calce (calx calcagno) un indizio di stratigrae
di concetti ed espressioni che nei secoli hanno proiettato il modello
corporeo nelle cose e nella natura, in quel prodotto di scrittura e di
conoscenza trasmessa che il libro, compendio e silloge del creato
ora intelligibile alla scienza, come il grandissimo libro delluniver-
so di Galileo, scritto nella lingua dei segni matematici.
Un contrasto di epistemologie, di arti e di pratiche mediche ha
quindi segnato una stagione di pensiero le cui conseguenze fanno
parte delle origini della scienza europea. Non solo, anche dei nostri
procedimenti mentali e cognitivi, della nostra manualit e tattilit
nellorganizzare quanto percepiamo, analizziamo e disponiamo;
ma con residui di ancestrali e feconde ambiguit centauriche sopra
menzionate. Questo esperibile nel nostro linguaggio, nel discorso
e in una coesistenza di paradigmi cognitivi, come quello indiziario
delineato da Ginzburg15, fondato sulla conoscenza per mezzo della
congettura, per acquisire informazioni e risultati non solo nellam-
bito medico-semiotico, ma anche in quello lologico, storiograco
e giudiziario-investigativo, tutte forme di conoscenza indiretta. Me-
dico era Freud, al pari di Conan Doyle, autore di Sherlock Holmes:
indagatore di sintomi luno, investigatore che compone indizi laltro.
Epigoni di quellattitudine alla congettura e alla semeiotica medica

15 GINZBURG 1986, pp. 165-166, 171.

20
Andrea Piras

che diagnostica, scruta, procede da tracce innitesimali per cogliere


una realt obliqua e altrimenti inattingibile.
Anche la nostra attivit pi asettica - come quella dello scri-
vente e dei suoi colleghi, storici e lologi, qui seduti - quindi con-
sona e ane al vostro lavoro, miei cari ospiti della Societas Medica
Chirurgica: rinnoviamo quindi propositi e intenzioni di occasioni
future, per continuare questi momenti di anatomie incruente su pa-
role e discorsi, nel segno di una comune vocazione e passione di ri-
cerca, per una migliore condivisione e qualit del vivere, perseguite
nel dibattito culturale, sociale e civile.
Per concludere, e per spiegare le ragioni di una dedica, mi pia-
ce ricordare e celebrare in questa sede un illustre collega del nostro
Ateneo, di cui appena trascorso il decennale della morte (1998):
Piero Camporesi, che inizi con studi di medicina prima di passare
a Lettere. E questo gi ci dice molto per comprendere la sua cifra
intellettuale dalle molte sfaccettature: critico e lologo della lettera-
tura? Antropologo del gusto e della cucina? Etnografo e sociologo
del Cinque-Seicento? Folklorista e micro-storico che ha dato voce
a marginali, vagabondi e mendicanti? Ma anche storico della medi-
cina, scopritore di ricette, di arti speziarie, di erbari e unguentari,
di ltri e tisane, di farmacopee, di regimi curativi. Tutto questo e
ben di pi riassunto nella sua poliedrica e poligrafa attivit - su
cui bene citare un recente fascicolo commemorativo del periodico
Riga (numero 26, 2008), curato da Marco Belpoliti, e interamente
dedicato a Camporesi: anatomista di corporeit indagate con minu-
ziosa arte dissettoria, di ocine dei sensi restituite alla loro dignit
di ricettori di stimoli simbolici, di quellimmaginario pantagruelico
e carnevalesco del Paese di Cuccagna - miraggio dellinedia atavica
di un paese della fame. Elenchiamo in parafrasi alcun titoli come le
vie del latte e degli aromi, pani selvaggi, brodi indiani, balsami di
Venere, sughi della vita, carni impassibili: tutto un mondo trascurato
e oeso, nel moralismo cicisbeo, asettico e puritano della cultura
alta, che il suo ne sguardo autoptico e la sua penna-bisturi ci ha
fatto conoscere ed apprezzare nelle sue molte opere, grazie a un sen-
so analogico impressionistico e suggestivo, e alla sua prosa erudita e
vivace, vergata in una sapida e mirabolante scrittura barocca.

21
Considerazioni preliminari in tre punti di sutura: scienza, anatomia e discorso

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Andrea Piras

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23
Paolo Delaini

Introduzione alla medicina avestica

Il primo incontro con la medicina antico-iranica pu destare


sorpresa nel lettore abituato ad un approccio losoco alle antiche
dottrine mediche di provenienza orientale. Lo stesso stupore suscit,
alla ne del Settecento, la prima pubblicazione, in Europa, del
corpus dei testi zoroastriani, lo Zend Avesta,1 come venne chiamato
confondendo lo Zand, il Commentario pahlavi che accompagnava i
manoscritti, con la denominazione della lingua e della cultura oggi
convenzionalmente chiamata avestico.
La ragione del fascino che questa materia ha suscitato va forse
cercata nellalone di mistero che, nei secoli, ha circondato la gura
del profeta Zarautra. Il profeta di una delle religioni pi antiche
tra quelle ancor oggi praticate, divent il simbolo misterioso e
aascinante dellincontro tra Oriente e Occidente.
Racconti leggendari ispirati alla vita di Zoroastro vennero
riportati nelle opere di Erodoto, Plutarco, Plinio ed inuenzarono
le suggestioni letterarie di autori come Marsilio Ficino e Ludovico
Ariosto. Queste leggende contribuirono a rinforzare il mito di
Zoroastro quale depositario dei segreti dellalchimia, della magia
e delle propriet delle piante medicamentose. Accanto alle fonti
letterarie e alle cronache degli storici antichi che cercavano i
riferimenti alla dimensione fantastica e misterica della vita del
profeta, le informazioni sullo zoroastrismo sono giunte no a noi
attraverso lo studio dei testi sacri, che riportano con dovizia di
particolari il signicato e le pratiche della religione di Zarautra.
Le pi antiche testimonianze di questa tradizione, in India e
nellantico Iran, sono state tramandate attraverso la recitazione
a carattere rituale di testi sacri, racconti mitologici, preghiere e
scongiuri, declamati a scopo di puricazione e salmi per la buona

1 La prima edizione del corpus dei testi zoroastriani si deve ad ANQUETIL-DUPERRON nel
1771. La pubblicazione del testo venne salutata da vivaci polemiche che scossero il
mondo intellettuale europeo. A deludere le aspettative degli studiosi fu proprio laspetto
essenziale di testo custode di una religiosit arcaica, ancora incentrata sugli esiti del sa-
cricio come tramite di relazione con la divinit.

25
Introduzione alla medicina avestica

riuscita del sacricio. Lorigine di queste opere sfugge ad una


datazione precisa portando con s tradizioni che risalgono a prima
del momento in cui le popolazioni di lingua indoeuropea giunsero
ad abitare il bacino dellIndo e del Gange, da una parte, e lattuale
Iran con lAfghanistan e parte dellAsia Centrale, dallaltra. Questi
popoli riuscirono nel corso del tempo a trasmettere, conservare
e custodire un corpus di testi a cui essi conferivano valore di
sacralit, il Veda in India, lAvesta in Iran. LAvesta, il testo sacro
degli Zoroastriani, dopo secoli di recitazione mnemonica e rituale,
venne denitivamente sottoposto al complesso iter di ssazione e
redazione di un Canone avestico, in una fase riconducibile alla met
del primo millennio d.C.2
Proprio attraverso un libro dellAvesta ci sono giunte preziose
informazioni sulla medicina dellIran antico. Si tratta di un testo
composto per essere utilizzato come manuale destinato a spiegare
in modo attento le complesse regole di puricazione o di espiazione
che accompagnavano la vita dei fedeli appartenenti alla comunit
mazdaica. Questo libro ha un nome suggestivo: Widwdd, che
signica Legge contro i demoni. 3 Il titolo del libro presto
spiegato: il fedele zoroastriano devoto di una religione la
pi antica tra quelle oggi ancora viventi e legate alla gura di un
profeta che manifesta lo sforzo di preservare il sacricio dalle
inuenze nefaste di presenze negative. Ogni fedele pu incorrere
in una serie di contaminazioni, volontarie o meno, cui si deve porre
rimedio attraverso procedure cos complesse da richiedere lopera
di un sacerdote. Questi, attraverso la recita di preghiere appropriate
e procedure come il lavaggio rituale, riconduce alla norma ci che

2 Sulle ipotesi della complessit di redazione del primo Canone avestico, che non giunto
no a noi, si veda PANAINO 2007, pp. 31-32. Il Canone avestico, del periodo sasanide, era
il frutto del lavoro di un gruppo di sacerdoti provenienti da tutte le parti dellIran e quindi
portatori di diverse tradizioni, interpretazioni, pratiche rituali. Le parti che si sono conser-
vate meglio, di questa redazione originale, sono quelle legate alla celebrazione del rito.

3 Il Widwdd un libro dellAvesta. Il termine che, signica legge di abiura dei demoni
o semplicemente legge contro i demoni, viene spesso indicato come Vendidad a causa
di unerronea trascrizione del vocabolo pahlavi wi-dw dd (in avestico sarebbe vi-dava
dta) con cui il libro intitolato.

26
Paolo Delaini

uscito dallo stato di purezza e quindi rende il fedele adatto ad


essere riaccolto nella comunit. Il testo che accompagna lopera
di puricazione il Widwdd che si presenta come una sorta di
Levitico, cio un manuale non destinato alla celebrazione liturgica
ma un semplice elenco di norme volto ad orientare il fedele sulle
cause di impurit e ad insegnargli ad evitare di incorrere nei numerosi
divieti che scandiscono la vita della comunit.
Il Widwdd non quindi un trattato di natura medica, ma
ci fornisce indirettamente informazioni preziose sulla medicina
attraverso lelenco di una casistica che, seppure redatta a scopo rituale,
contempla malattie e descrive lattivit dei medici. Trattandosi di un
manuale tramandato a scopo operativo, i casi esaminati forniscono
un quadro delle patologie e dellapproccio terapeutico estremamente
dettagliato e descritto con meticolosa precisione.4
Nella medicina avestica ritroviamo la caratteristica pi
evidente cui si conforma il pensiero iranico. Si avverte lesistenza di
un principio regolatore delluniverso chiamato aa che regola nello
stesso tempo larmonioso ordine astrale, la rettitudine morale e il
buon procedere della struttura sociale. Allordine rappresentato da
aa, che regge larmonia delle cose come unimpalcatura regge il
tessuto di una tenda, si contrappone il disordine druj menzogna,
inganno.
La malattia uno strappo nel tessuto di aa, unanomalia viene
associata con un altro tipo di disordine, il peccato. Questultimo
rappresenta una trasgressione che, anche quando viene commessa
involontariamente, porta con s conseguenze funeste come se si fosse
trattato di unazione premeditata. Come si pu intuire gi da questi
pochi accenni il dualismo, etico e metasico, un tratto permeante
del pensiero iranico. Secondo lantica religione zoroastriana, il bene

4 Ecco un esempio dei contenuti del testo del Widwdd suddiviso in 22 Fargard o capitoli:
vi si trovano lunghe descrizioni di come puricarsi prima dei sacrici o dopo il contatto
con agenti impuri come i corpi dei defunti (V Fargard) o sulle norme per il seppellimen-
to dei cadaveri (VI Fargard), sugli animali sacri ed impuri (XIII Fargard), sullimpurit
derivante dal periodo mestruale (XV Fargard); importanti i riferimenti allarte medica:
quali siano le medicine praticate a quel tempo e gli onorari dei medici (Fargard VII), le
invocazioni per guarire le 99.999 malattie portate da Angra Mainyu (Fargard XII), e le
origini mitiche della medicina (Fargard XX), ecc.

27
Introduzione alla medicina avestica

e il male sono principi coevi e coeterni che si contendono, dallinizio


dei tempi, le sorti del mondo. Anche la malattia recepita secondo
questi parametri. Questa sentita come frutto dellopera di unentit
maligna la cui esistenza accompagna e insidia quella delle divinit
beneche n dallinizio dei tempi. In questa religione arcaica, il
male esiste da sempre e la sua genesi non viene fatta scaturire come
deviazione del bene, come accade in altre religioni monoteistiche.
I due princip, del bene e del male, operano sul piano metasico,
chiamato mentale o del pensiero, ma la loro azione si ripercuote
sul mondo ossoso dellesistenza.5
Un fedele mazdeo doveva fare attenzione allo stretto rapporto
di causa eetto che univa i pensieri con le azioni. Unanomalia nel
comportamento o nelle proprie azioni avrebbe trascinato con s
unanaloga anomalia dellorganismo. Il corpo linvolucro che riveste
la dimensione materiale (ahu-astuuat-, esistenza concreta, provvista
di ossa) delluomo ed legato allessere spirituale (ahu-manaiia-,
esistenza del pensiero); se luomo buono e si esprime attraverso il
buon pensiero, la buona parola e le buone azioni, allora linvolucro
corporeo bello e sano, se invece luomo che sempre libero di
scegliere sceglie il male, allora linvolucro diventa lemblema della
cattiveria: il brutto aspetto e la malattia. La buona condotta una riserva
nella salute da cui originano benessere sico e salvezza dellanima.
La medicina ci fornisce loccasione di addentrarci nel
patrimonio letterario della mitologia iranica, che lespressione
della cultura indoeuropea pi antica. In questo ricchissimo universo
di tradizioni si trova, ad esempio, il riferimento ad una felice et
primordiale dove la malattia non esisteva aatto, come nel regno di
Yima, un semidio di origine pre-zoroastriana, glio di Vvahvant
(il primo uomo ad aver oerto il sacricio dellhaoma-, la bevanda
sacra dellimmortalit) che regna per 1000 anni in cui non ci sar
vento freddo n caldo n malattia n morte (Vd II, 5). Yima il primo
mortale a cui viene insegnata la religione mazdaica. Egli si dichiara

5 Si noti che nellAvesta non si trova alcun riferimento alla condizione materiale della vita
terrena come identicabile col peccato e a quella spirituale come sacra e vicina alla gura
della divinit. Lantinomia dei due piani dellessere una concezione arrivata nel mondo
iranico al seguito delle religioni manichea e mazdakita, intorno al periodo sasanide.

28
Paolo Delaini

impreparato a custodire la sacra legge, ma pronto ad utilizzare le sue


arti magiche per proteggere gli uomini dalle malattie e dalla morte.
La malattia fa dunque la sua comparsa ad aiggere lumanit in un
momento ben denito e collocato al termine del regno di Yima, un
eroe civilizzatore, ma anche una gura dotata di poteri magici, cio
capace di attivit creativa come si rende evidente nellepisodio della
costruzione di un vara-, una sorta di luogo recintato o di caverna,
dove proteggere uomini e animali allarrivo dei demoni. 6
Le origini della medicina sono soprannaturali. rita, primo
medico, ottenne da Xara Vairiia il primo rimedio alle malattie.
Xara Vairiia, come anche aa, uno degli Ama Spnta, cio una
delle entit che circondano il dio Ahura Mazd, e che rappresentano
dei modelli cui il fedele pu tendere per avvicinarsi alla gura di dio.
Se consideriamo che Xara rappresenta il potere e che nel
corso della tradizione la sua gura stata simboleggiata col metallo
(Vd XX, 1), possiamo arguire che il primo rimedio donato dalla
divinit alluomo sia stato un coltello.
rita signica il terzo (cio il terzo dei quattro mortali che
estrassero lhaoma-) ed una gura che risale alla mitologia del
periodo indoiranico. Come per altri personaggi mitologici comuni
alle due tradizioni, liranica e lindiana, in rita ritroviamo una
caratteristica singolare: quella dellambiguit di ruolo a seconda delle
tradizioni che narrano le sue imprese. La cosa pu forse sorprendere
noi lettori abituati allincontro con personaggi mitologici ben
caratterizzati e dalla connotazione ben denita. Perch invece questo
accade frequentemente nella mitologia del mondo indoiranico?
Trattandosi di gure mitologiche che appartengono ad un passato
indoiranico comune, cio risalenti a prima dellassestamento e
della sistematizzazione delle tradizioni religiose e del patrimonio
orale in due diversi sistemi religiosi e losoci, alcuni personaggi
mitologici si presentano con opposte funzioni in India e nel mondo
iranico. Cos lalter ego indiano di rita, lomonimo Trita,
anche lui un intermediario tra gli dei e gli uomini, anchegli un
preparatore del sma-, ma, in modo del tutto opposto, il primo

6 Sulla gura di Yima come intermediario dai poteri magici, cf. Kellens 1984.

29
Introduzione alla medicina avestica

apportatore di malattia.7 Lambiguit presto spiegata. Il carattere


equivoco di una divinit o di un personaggio vicino agli dei un
elemento assolutamente normale di un sistema religioso come
quello vedico che contempla un pantheon di divinit. Si tratta di
un sistema religioso dove gli dei sono portatori di unambivalenza
simile a quella degli uomini che vivono, nella vita quotidiana,
unalternarsi di slanci verso il bene o di pulsioni negative. Questa
visione religiosa si comprende molto bene pensando alla mitologia
greca, ad esempio, dove le divinit hanno difetti e debolezze simili
a quelle umane. Lumanit degli dei greci, come quella vedica, un
carattere tipico delle due civilt. Diversamente nel sistema iranico
una rigida divisione dualistica ha costretto un complesso sistema
di divinit ed entit soprannaturali a schierarsi dalla parte del bene
oppure del male. Per capire quanto questo cambiamento avrebbe
assunto il signicato di una riforma della religione basti pensare a
come, ad esempio, la tradizione cristiana abbia abituato i suoi fedeli
a classicare esseri, nozioni e comportamenti in buoni o cattivi. Cos
nella tradizione iranica, tutto questo lavoro di sistematizzazione
dualistica, avvenuto circa tremila anni fa, ha lasciato tracce evidenti.
Ne un esempio il paradosso che circonda gure di semi-dei come
rita che sono assolutamente buoni nella tradizione iranica ma nella
cultura indiana ritrovano la loro vera natura, quella ambigua.
Un medico che riceve larte della guarigione dalla divinit
incarna il ruolo di intermediario. Se questi pu ritornare, nel corso
di cerimonie o assumendo particolari sostanze, a parlare con gli dei,
il suo compito si arricchisce di funzioni sciamaniche, cio queste
pratiche lo connotano come una persona speciale che possiede la
chiave daccesso per mettere in comunicazione due mondi altrimenti

7 Una riessione sullambiguit di alcune gure mitologiche appartenenti al patrimonio


indoiranico si trova in FILLIOZAT 1949, pp. 35-40. FILLIOZAT sottolinea come le gure am-
bigue si rincorrano, nelle due tradizioni iranica e vedica, sul lo della similitudine e nello
stesso tempo del contrasto. La nota dissonante tra loro sempre meno forte di quella che
li porta ad assomigliarsi. I ruoli di questi personaggi, laddove sono ambigui, non sono mai
del tutto beneci o maleci, ma prevale un carattere comune che permette di identicarli
chiaramente e li inserisce nel solco di una tradizione comune.

30
Paolo Delaini

separati.8 Un intermediario a sua volta una terza persona che si fa


tramite di conoscenze ricevendo un dono o un segreto che rivolger
agli uomini. Le societ indoeuropee antiche ritenevano il dono un
momento fondamentale nel tessuto di relazioni della comunit
tanto da costruirvi intorno una ricchissima rete di signicati. Anche
la guarigione rappresenta un dono, un gesto sacro che deve essere
ricambiato. Allo stesso modo le piante curative sono un dono della
divinit. Le piante medicinali vengono create da Ahura Mazd e
disposte intorno allalbero gaokrna-, che cresce nelle acque del
lago Vourukaa e che produce lhaoma- bianco delleternit (Vd
XX, 4). Sono elementi che ritroviamo nella tradizione vedica: nelle
acque il liquido dimmortalit, nelle acque il rimedio (RV I, 23,
19). Come lhaoma- iranico ha il suo corrispondente nel sma, re
delle piante e rimedio sovrano, allo stesso modo laggettivo che
denisce il rimedio, incantesimo o droga, detto baaza- in
avestico e bheaj- in vedico.
Se guardiamo alla storia semantica del termine che indica latto
di curare, possiamo ritrovare, nelle lingue indoeuropee, una linea
di continuit nel designare latto della terapia. Tra il mondo iranico
e vedico, in particolare, ricorrono somiglianze che parlano di una
storia comune. Ad esempio il verbo avestico che signica guarire
biaz-. Questo si ritrova in vedico in modo del tutto simile come
bhij-. Entrambi sono basati sulla radice indoiranica *bhi- che
si ritrova anche in avestico come bi-, ma compare solo in parole
composte. Abbiamo cos aggettivi come vsp.bi avente tutti i

8 Il termine sciamano stato per molti anni usato con estrema prudenza dallecumene
degli studiosi. Sugli articoli che, dallinizio degli anni Sessanta, hanno svolto unazione di
monito nel dissuadere indologi e iranisti dal trovare contatti che testimoniassero possibili
inuenze culturali tra il mondo greco e quello iranico, come tra la tradizione siberiana e
quella dellAsia Centrale, si veda KINGSLEY 1994. Le ragioni di questa presa di distanza
dallo sciamanismo sono state riviste di recente da GIGNOUX 2001, pp. 65-94. Pi com-
plesso appare il dibattito sui signicati dello sciamanismo come viaggio tra i due mondi,
dei vivi e dei morti, e sulle numerose attestazioni di questo migrare dellanima in ambito
iranico. Di certo la religione zoroastriana non considerava laldil inaccessibile ai vivi e
persone meritevoli potevano vedere nellaldil e riferire agli altri fedeli. Questo viaggio
escatologico, nella forma di visita guidata agli inferi, godette di interesse crescente no
ad assumere, nellapologetica mazdaica, i caratteri di un racconto che ebbe un ruolo signi-
cativo nel costituire il tema letterario ripreso da Dante nella Commedia.

31
Introduzione alla medicina avestica

rimedi, un termine riferito allalbero che cresce nel mare sacro (Yat
XII, 17). Questalbero protagonista di un mito indoiranico molto
antico che ricorre anche nella letteratura vedica tanto che laggettivo
che lo accompagna ha un equivalente identico nel termine vedico
viv-bheaja-.
LAvesta potrebbe conservare tracce della radice indoeuropea
*med- (da cui il latino medeor curare, medicus, ma anche meddiss
giudice a testimoniare limportanza dellautorit della gura
del medico). Preziose vestigia di unarte antica come la medicina
potrebbero trovarsi infatti nel nome avestico vmad- medico e nel
verbo vmdaiia- trattare come paziente (Vd VII, 38; VII, 40).
Lidea suggestiva ma lanalogia tra i due termini, latino e avestico,
stata accolta con prudenza da chi si occupa di linguistica iranica.9
Quello che pi probabile che la medicina rappresentasse lesercizio
di una forma di autorit, come testimoniano le radici comuni dei verbi
che indicano latto di curare e la loro vicinanza a quelli che indicano
latto di far rispettare la legge.10 Il rispetto che il medico sapeva
infondere era un tratto essenziale del suo ruolo: esattamente come un
giudice, adottava misure per dirimere una contesa che aveva diviso
la comunit. La malattia rappresentava un esempio di cambiamento
di stato che andava ricondotto al giusto posto. Questo atteggiamento
di un medico che capace di mettere in regola si ritrova, in ambito
greco, nel verbo , , regolo, governo oppure, con
una sfumatura diversa, nel verbo , prendersi cura, che
sembrerebbe tradurre lesercizio della medicina come il gesto di
avere attenzione per qualcuno. La gura del medico nella tradizione
indoeuropea sembra incarnare un ruolo ben denito nella societ,

9 Lidea di BENVENISTE quella di indagare il senso tecnico del ruolo di medico come
elemento comune ai popoli indoeuropei. Lo studioso individua una matrice comune
nellatto di prendere misure meditate per riportare ordine, che troverebbe riscontro in
tutte le lingue indoeuropee. Riguardo alla somiglianza tra i termini tecnici latini, greci e
avestici, si veda la riessione di EMMERICK 1993, pp. 71-74. Secondo EMMERICK, la corri-
spondenza tra i due termini, medeor e v-mad-, non esatta. Il termine mad- inscindibile
dal preverbio vi-. Si tratta di una sopravvivenza isolata che forse indicava latto di pren-
dere un paziente sotto le proprie cure e non aveva lo stesso signicato di biaz- curare.

10 BENVENISTE 1945, pp. 5-7.

32
Paolo Delaini

quello di una gura autoritaria che si prende cura della sua comunit.
Possiamo ricostruire loperato del medico attraverso il ricco repertorio
di termini tecnici che scandivano lesercizio delle sue funzioni e che
sono attestati nel lessico antico. Il campo dazione del medico, cos
come testimoniato nellAvesta, sembra estendersi su tre piani diversi
cos come la sua gura potrebbe essere appartenuta a tre diversi ambiti
sociali ed essersi specializzata nelle tre diverse espressioni di questi.

Tre medicine
LAvesta distingue tre specie di medicina secondo il metodo
impiegato per ottenere la guarigione: karta- con il coltello, uruuar-
con le erbe, mra- con la parola sacra. Lultima la migliore: colui
che guarisce con il mra- santo il medico tra i medici (Vd VII,
44). Sulla importanza taumaturgica della parola sacra si pronuncia
unaltra sezione dellAvesta: si pu guarire con la santit, si pu
guarire con la legge, si pu guarire con il coltello, si pu guarire con
le erbe, si pu guarire con la parola sacra: tra tutti i rimedi il vero
guaritore quello che guarisce con la parola sacra (Yat III, 6).
Questa tripartizione della medicina stata messa in relazione con
quella proposta da DUMZIL sulla organizzazione sociale indoeuropea
in tre distinte classi (sacerdoti, guerrieri, agricoltori) e trova riscontro in
un inno del Rigveda sui poteri medici degli dei Nsatya-Avin, guaritori
di chi cieco (male magico), di chi dimagrito (male alimentare), di
chi ha una frattura (male traumatico) (RV X, 39).11
Analoga scansione si trova nella terza Pitica di Pindaro (91-
95), dove il centauro Chirone insegna ad Asclepio incantesimi
(), pozioni o droghe (), incisioni (). La
presenza, nei testi antichi, del ricorrere di una divisione ternaria
nella rappresentazione dellapproccio terapeutico sembrerebbe
testimoniare come la relazione tra malattia e tipo di cura prescelta,

11 BENVENISTE 1945, pp. 10-11, riporta lanalogia tra il testo avestico e quello del Rigve-
da. La comparazione con la terza Pitica di Pindaro era gi stata proposta da CASARTELLI
1886, p. 301, che riprendeva alcune considerazioni fatte da DARMESTETER in calce alla sua
edizione dellAvesta.

33
Introduzione alla medicina avestica

indicasse lappartenenza ad un ambito sociale. Di pi, tutte e tre


queste tipologie terapeutiche sembrano avere carattere ambivalente:
gli scongiuri possono cacciare o provocare il malocchio, il coltello
pu sanare o ferire, le piante possono guarire o avvelenare.12 Di
particolare interesse la scansione ternaria proposta nella Odissea
(X, 316) dove Ulisse per combattere Circe utilizza tre diverse
strategie per neutralizzare gli eetti di una pozione fatta di estratti di
piante, per fermare lattacco di una spada, per rendere inoensiva la
maga e persuaderla a giurare di non usare le sue arti contro di lui.
La recitazione del mra- sortisce leetto della formula di
scongiuro che giocava un ruolo fondamentale nella medicina degli
antichi e che citata ad esempio da Omero tra i trattamenti chirurgici:
la piaga del glorioso Odisseo divino fasciarono sapientemente, col canto
magico () il sangue nero fermarono (Odissea XIX, 455). Il
mra- tessuto su di un rapporto strettissimo tra parola e signicato:
evidente che la ripetizione dei suoni era un modo per ribadire
i medesimi concetti ed intrecciare tra loro frasi e suoni accresceva
lecacia dello scongiuro: io ti scongiuro o malattia, ti scongiuro o
morte, ti scongiuro o dolore, ti scongiuro o febbre (Vd XX, 7). Tale
limportanza di questo concetto che viene personicato da un essere
divino, Mra Spnta, invocato contro le malattie dallo stesso Ahura
Mazd che gli ore in cambio cavalli, buoi, pecore e cammelli.
In ambito greco lidea del potere magico della parola era cos
radicata da essersi personicata nella gura mitologica delle Sirene.
Nel corso del tempo si accese la polemica tra i detrattori della
medicina con gli scongiuri, come Aristotele (Hist. Anim. 605), e i
sostenitori dellecacia di questi trattamenti. La polemica era viva

12 Le intuizioni di BENVENISTE e DUMZIL sono state oggetto di numerose riessioni e


reinterpretazioni. Si veda a questo riguardo il diverso approccio di PUHVEL alla medicina
tripartita degli Indoeuropei. Lo studioso propone lesistenza di un terzo livello di medicina
popolare basata sulluso di erbe, estratti uidi e canti magici. A sua volta ZYSK 1992,
muovendo dai risultati dei precedenti lavori, propone un nuovo metodo nellanalisi dei
tre diversi approcci terapeutici, distinguendo tra locus operandi (classe, livello o contesto
dove il medico operava) e modus operandi (uso dei rimedi o di associazioni di strategie te-
rapeutiche). ZYSK ritiene che, da un punto di vista operativo, lutilizzo della tecnica di cura
verbale venisse sempre associato alle diverse tecniche terapeutiche e non debba conside-
rarsi rigidamente come un metodo alternativo di approccio di cura rispetto agli altri due.

34
Paolo Delaini

ancora nel V secolo se guardiamo ad un passo dellAiace di Sofocle:


Non un rimedio intonare nenie sopra un male che ha bisogno di un
taglio.
Linsistenza di testi avestici nel ribadire la superiorit della
medicina mantrica rispetto alluso delle piante e del coltello una
chiara indicazione: vi era un crescente interesse a sperimentare
nuove forme di trattamenti che rivelavano una sducia diusa
nellecacia delle formule.13

Il medico
Gli Zoroastriani che volevano dedicarsi allarte della
guarigione dovevano esercitarsi sugli adoratori di altre fedi, ma
al terzo insuccesso, cio alla terza operazione conclusasi con
la morte di un adoratore dei dauua- (demoni), il candidato era
riconosciuto incapace per sempre e didato dal curare un mazdeo.
Se lo avesse fatto, e avesse ferito un fedele, avrebbe ricevuto una
punizione corporale equivalente al danno compiuto, lo stesso
castigo dellomicidio volontario, per aver commesso il bao-
varta (n.), cio provocato una ferita intenzionale (Vd 7, 38).14 Al
terzo successo, conseguito sui pazienti sperimentali, laspirante
medico otteneva il diritto a curare i Mazdei come avesse creduto
opportuno. I testi riportano lentit dellonorario richiesto al paziente
a seconda del suo rango: il sacerdote guarito per una benedizione,
il capo di una casa per il prezzo di un capo di bestiame di piccola
taglia, il capo villaggio per uno di media taglia, il capo trib per
uno grande, un capo distretto per un carro a quattro attacchi. Viene

13 Si veda a questo proposito EMMERICK 1993, p. 92. Non si deve dimenticare che le in-
formazioni mediche contemplate dai testi sacri, come lAvesta, rappresentano il punto di
vista sacerdotale sullamministrazione della salute della comunit di fedeli e sul mistero
della morte. Non stupisce, pertanto, trovare nel testo frequenti tentativi di difendere la
supremazia della medicina mantrica dalla ingerenza di altre medicine che, esulando dal
controllo della chiesa, rappresentavano una perdita di autorit sul corpo umano. Il corpo
diventava oggetto di una disputa dai toni accesi che si protrae no ai nostri giorni.

14 BARTHOLOMAE 1904, col. 920.

35
Introduzione alla medicina avestica

stabilita anche la ricompensa per la guarigione delle mogli di tali


maggiorenti, quanticata rispettivamente in unasina, una vacca, una
giumenta e una cammella; non si accenna alla moglie del sacerdote
sottintendendo la gratuit delloperazione. Inne si contempla la
guarigione del glio di un signore di villaggio ricompensato con
un animale di prima scelta. Il medico avestico doveva essere anche
veterinario, visto che il brano del Widwdd passa poi in rassegna le
guarigioni dei capi di bestiame. In tal caso la ricompensa consisteva
in un altro capo di bestiame, secondo una gerarchia di valore, come
avveniva per gli uomini (Vd VII, 36-43). La regola raccomanda
sempre al medico la tempestivit nella visita ai malati: se la malattia
giunge nel pomeriggio si guarir alla sera, se giunge la sera si guarir
nella notte, se giunge nella notte lo si far allaurora (Vd XXI, 3).

Le malattie
Le malattie sono attribuite allinuenza maleca di demoni
penetrati nei corpi, cui ci si rivolge per invitarli ad andarsene. Il
medico si limita a combattere quello che della malattia vede, cio pi
che le cause esorcizza i sintomi. Ecco perch molti nomi di malattie
sono legati al nome del sintomo attraverso cui si manifestano.
Lavestico yaska- (m.) il termine generico per malattia ed simile
al vedico ykma- (da yak- apparire) che indica il manifestarsi
del deperimento sico. Appare dicile invece una connessione tra il
tecnoletto medico sanscrito, gada- malattia, e lespressione avestica
gadahe apa.gadahe apanatahe (Vd XXI, 2) che ha fatto ritenere
possibile lesistenza di un termine analogo in avestico.15 LAvesta
conserva molti nomi per particolari malattie, ma letimologia
di questi termini oscuri, spesso attinti dal repertorio magico o
demoniaco, risulta chiara solo quando sia possibile confrontarla con
quella di termini provenienti da altre lingue indoeuropee. Un ruolo
importante hanno le malattie della pelle come pman- la lebbra

15 BARTHOLOMAE 1904, col. 488, proponeva il signicato di rovina per gada-. EMMERICK
1993, pp. 86-87, sottolinea la dicile etimologia del termine, esaminando tutti i rimandi
etimologici possibili.

36
Paolo Delaini

(Yat XIV,48), termine che si ritrova anche in vedico a volte come


aezione pruriginosa (Chandogya-upaniad IV, 1, 8 dove Raikva
si gratta un pmn-) quindi pi simile allavestico garnav- (Vd
VII,57) cio scabbia. questa la malattia che per Erodoto distingue
i Persiani, perch li costringe allemarginazione del malato (Storie I,
138). Lo stesso termine si ritrova come pma- seguito dal nome di
unaltra malattia, kapasti-, che ricorda il latino pestis (Yat VIII,
56). In un solo caso la lebbra pasa- (Vd II, 29) ma il pahlavi
pes- e il persiano pes, entrambi per lebbra, lasciano pochi dubbi sul
signicato. La stessa cosa potrebbe indicare il termine kasuu- (Vd
II, 29), ma la somiglianza col sanscrito kacch-, termine per lebbra
di probabile origine non indoeuropea, non suciente a connettere
i due termini.16 La stessa somiglianza si ritrova nel cotanese kswo e
nel sanscrito kuha, indicanti anchessi le dermatosi nella lebbra.17
Il mal di testa indicato col termine srana- (Vd XX, 3) da sara-
testa, mentre un termine apparentemente simile come srast-
(Vd XX, 3) viene tradotto con febbre fredda da sarta- freddo
(pahlavi sart, persiano sard, etc.). Altre malattie febbrili si presentano
sotto il nome di dau- (Vd XX,3) febbre di fuoco secondo la radice
daz- (sanscrito dah-) bruciare, accompagnato dal termine tafnu-
(sanscrito takmn-) che potrebbero avere un signicato vicino a
quello di dau- poich sono citati in coppia, dn, taftan, anche nel
Dnkard (Dk III, 157, 14), testo in pahlavi del nono secolo che si
occupa anche di medicina e che proprio in questo capitolo denisce
taftan una malattia non contagiosa. Come contagiose sono invece
citate nel Dnkard le malattie veneree vavarn, termine che si ritrova
anche in avestico come vavar- (Yat XIII, 131).
Il termine agostai- (Vd VII, 57) indica un essere sti-,
cattivo aga-, quindi il deperimento di tutta la persona. Tra le gure
demoniache, quella di Ai il serpente si ritrova in molti termini
come ahana-, aaiuuaka-, aauua- (Vd XX, 3) ed indicato
come creatore di molte malattie (Yat XIII, 131). Ai ucciso
da Thraetaona, primo preparatore di haoma-, che viene invocato

16 KELLENS 1974, pp. 367-368; EMMERICK 1993, p. 90.

17 FILLIOZAT 1948, p. 114.

37
Introduzione alla medicina avestica

contro di lui come una sorta di antidoto e gioca lo stesso ruolo del
serpente nel culto di Asclepio (Yasna XIX, 7-8). Yatu esorcizzato
pi volte nel Widwdd come demone-stregone, mentre negli Yat
(II, 11; VIII, 44) come uomo-stregone, si trova anche nel Rigveda
dove ytudhna- colui che porta la stregoneria e luomo stesso
pu essere denito tale se un canto del Rigveda (RV VII, 104) lancia
delle imprecazioni contro chi cura da stregone (ytudhna-). Ma il
demone che pi spaventa la comunit zoroastriana la druj- Nasu,
dove druj- sta per menzogna, disordine, e corrisponde al sanscrito
druh-, mentre Nasu termine simile al greco cadavere,
che dionde le malattie provenienti dai corpi in decomposizione.
rappresentata in forma di insetto che attacca il copro subito dopo
la morte: la druj- Nasu arriva addosso dalle regioni del nord, sotto
forma di mosca terribile con le ginocchia in avanti e il sedere in
alto, tutta coperta di macchie (Vd VII, 2). Questo il motivo per
cui i luoghi dove i morti vengono esposti sono severamente vietati:
i dauua- mangiano in questi cimiteri e vomitano il cibo come voi
vi nutrite di carne cotta, questo cimitero il rifugio dei dauua-
nch dura questo cattivo odore. Su questi cimiteri nascono le
malattie (Vd VII, 55-57).
Si raccomanda una accurata disinfezione, secondo precise
indicazioni igieniche prescritte a chi stato contaminato dal contatto
con un cadavere (quindi anche ai necrofori), che si svolger in un
luogo dove non vi siano acqua, piante o materiali inquinabili. Il
sacerdote si laver le mani con urina di vacca e poi con la stessa
bagner tutto il corpo del paziente che per nove giorni rester isolato
dalla comunit (Vd IX, 1). Si descrive, insomma, una primitiva forma
di disinfezione con il gaomaza- (gv- vacca, maz- urinare),
densa di valore simbolico, indicando la vacca il benessere, larmonia
e la purezza.
Lo stesso trattamento prescritto alla donna che d alla luce
un bambino morto: urina di vacca mescolata con cenere, tre sorsi
oppure sei oppure nove, sia cosparso questo daxma- (cio cimitero,
perch lutero materno tale se vi morto il feto) allinterno delle
viscere materne (Vd V, 51). Se durante la puricazione la donna
colta da febbre e dalle due peggiori malattie quali ua- fame e

38
Paolo Delaini

tarna- sete, pu eccezionalmente bere acqua per salvarsi la vita


(ma merita allora una punizione) (Vd VII, 70 -72).
Se laborto invece procurato, le pene prescritte sono
severissime, e non solo per la donna e luomo che lha messa incinta,
ma anche per chi ha fornito le piante abortive (baha- oppure ata-)
(Vd XV, 14).
Il Widwdd d spazio alle malattie del cane, animale sacro,
che, se denutrito va sfamato con latte e grasso di carne. Se malato
viene s immobilizzato perch pu essere pericoloso, ma riceve le
medesime cure riservate alluomo pio, ancora, ne viene protetta
la gravidanza. Se invece impazzisce bisogna badare bene che non
si ferisca. I lupi, portatori di rabbia, e i cani nati da lupi vanno
sterminati (Vd XIII, 29-41).

Haoma
Lhaoma- dei testi avestici, il sma- dei pi antichi inni vedici,
la sostanza inebriante usata dai sacerdoti per avere esperienze
estatiche. Il termine che la designa deriva dalla radice indoiranica
*sau schiacciare in un mortaio, con il susso -ma.
Oggi le comunit degli Zoroastriani in India, i Parsi, e gli
Zoroastriani delle citt iraniche di Kerman e Yazd usano, nella
cerimonia dello Yasna, una miscela di efedra, melograno e Ruta
graveolens, del tutto innocua. Lestratto inebriante stato cio
cambiato con una mistura chiamata con lo stesso nome, ma dal valore
solo simbolico, che non ha pi nulla di quella che doveva essere
eredit degli antichi rituali sciamanici. Resta da chiarire quando sia
avvenuta la sostituzione, e qualcosa in proposito ci dicono le evidenti
discordanze che possiamo rilevare in merito, tra Avesta e Rigveda.
Nel Rigveda il sma- soprattutto bevanda oerta agli dei (specie a
Indra) perch dia forza in battaglia e il poeta che parla degli eetti
allucinogeni del sma- ricalca evidentemente un topos letterario
perch non mostra timore per le conseguenze dellassunzione n
prega perch essa giunga a buon ne. Forse la pianta originale fu
abbandonata perch irreperibile e questo allora avvenne prima

39
Introduzione alla medicina avestica

che i Proto-Indoiranici si separassero, quindi prima che venissero


scritte le pi antiche parti del Rigveda. Ecco perch i testi iranici, pi
conservatori, riettono una realt pi arcaica dei testi vedici, meno
elaborata poeticamente, fornendoci informazioni preziose sulla
natura e sugli eetti farmacologici di questa sacra pianta.
Nel corso dei secoli si smarrisce quasi anche la memoria del
senso proprio di quel rito di assunzione della bevanda. NellAvesta
lhaoma- chiaramente detto maa- cio inebriante (Yasna IX,
17; X, 8; X, 14; X, 19; XI, 10) ma nelle traduzioni in pahlavi questo
termine viene omesso o tradotto erroneamente, perch agli occhi
dei traduttori lhm medio persiano non poteva essere inebriante.
Nei testi in pahlavi esiste per il mang, la pianta intossicante
usata per le cerimonie e somministrata ad un uomo giusto di
nome Wrz per cadere in trance, vedere il mondo ultraterreno, e
riferire ai Mazdei le terricanti immagini dellaldil, monito per la
comunit (Ard Wrz Nmag, II). Probabilmente il termine mang
(il persiano bang e larabo banj designano le piante intossicanti, in
particolare lhashish ma anche il giusquiamo; baha- detta anche
la pianta abortiva in Vd XV, 14) bevuto da Wrz in tre coppe,
come tre sono i sorsi di haoma- nelle cerimonie, stato trascritto
cos dai copisti medio-persiani solo per distinguerlo dallhm- che
credevano non avesse mai avuto eetti allucinanti. Il mang di cui
si parla nel racconto intitolato Ard Wrz Nmag il libro del
giusto Wrz, una droga usata solo in particolari occasioni e
dagli eetti pericolosi, forse una prova a cui i sacerdoti, itineranti
per sovrintendere ai sacrici, si sottoponevano periodicamente per
avere il consenso della comunit, quasi una pubblica dimostrazione
di fedelt. Non mancavano i rischi ma servivano ad escludere gli
impostori, connotando questo genere di cerimonie di una funzione
ordalica. Analoghi viaggi nellaldil compiono, come attestato nei
testi e nelle iscrizioni medio-persiani, Kavi Vitaspa (Dk VII, 4. 84-
86), grazie ancora al mang e allhm, e Kirdr.
Anche nellAvesta si parla degli eetti allucinogeni di tali
sostanze, descrivendo esperienze ultraterrene, anzi paradisiache
(uruusman-), visioni di fuoco (tar-), di luci (raocah-) e di voli
nel cielo (vazista) (Yasna 36). Si accenna inoltre alluso, a scopo

40
Paolo Delaini

apotropaico, di bruciare la pianta, che in questo caso viene chiamata


non haoma- ma draoa- (il cui signicato potrebbe essere: che
porta lontano dra- i mali *aua-), probabilmente per rispettare
il divieto di mescolare un estratto uido con il fuoco.
Questi riti che si possono dire estatici, legati allhaoma-, hanno
radici antichissime e ricordano quelli dei popoli caucasici e degli
Sciti. La pianta era oggetto di un rispetto tradizionale che Zarautra
avrebbe cercato di ridimensionare.
Nellhaoma-/sma- si dapprima riconosciuto il fungo
allucinogeno Amanita muscaria che ben rispondeva alle descrizioni
dei testi vedici, che non accennano mai a radici, rami, ori o semi, e
parlano di una pianta che cresce in alta montagna.
Ci si fondava in particolare su di un passo dellAvesta dove
Zarautra combatte coloro che ingannano il popolo con lurina
(mrm) dellubriachezza (maaii).
Vi si trovava infatti riscontro nelluso sciamanico di bere le
urine di una persona intossicata dallAmanita muscaria. Ma questo
passo di tradizione incerta e forse nasconde un errore dello scriba.
La lettura corretta allora potrebbe essere coloro che ingannano il
popolo in cambio di doni (mdm magahii).18 Ben conosciuto, e n
dallantichit, invece il Peganum harmala, comune pianta dellAsia
Centrale, che produce un alcaloide, larmalina, in grado di abbassare
la temperatura corporea, la pressione del sangue e di provocare
sonno con visioni. Nei nomi popolari di questa pianta ricorre il
nome spand (isfand, sepand, etc.) che ricorda lavestico spta- che
incrementa (i poteri spirituali). Il suo nome siriaco, come ci informa
la pi antica traduzione araba di Dioscoride, basasa; lanatolico
muly. Muly parola che ricorda quella che indica la pianta data
da Hermes ad Ulisse come antidoto alla pozione di Circe:
(Odissea X, 304-306). Il termine haoma- somiglia inoltre ad ,
lerba che, secondo Plutarco, i Persiani schiacciavano in un mortaio
mista a sangue di lupo (De Iside et Osiride 46).19

18 La teoria di WASSON 1968, ha convinto per anni gli studiosi dellidentit del soma- con
lAmanita muscaria.

19 Sulla proposta di identicare lhaoma- con la pianta del Peganum harmala si veda

41
Introduzione alla medicina avestica

Resa dubbia lidenticazione con lAmanita e non


soddisfacendo il Peganum harmala tutti i requisiti ricercati, si sono
studiate le qualit delle piante del genere Ephedra, usate per anni
e no ai nostri giorni come haoma-/sma- nelle cerimonie. I nomi
popolari di queste piante nellarea indoiranica (hm, uma, om etc.)
attestano che gi in tempi molto antichi erano chiamate con questo
nome sacro. In Nepal oggi lefedra chiamata somalat (soma
rampicante), cio con il nome che le dettero gli Hindu rifugiatisi
qui durante le invasioni islamiche. Ma mancano i requisiti
farmacologici per poter riconoscere proprio nellefedra lhaoma-.
Lalcaloide che da questa si ricava, lefedrina, simile nellazione
chimica alladrenalina, non ha capacit stimolanti di intensit tale
da poter essere identicato con la bevanda dei testi iranici. Le sue
qualit medicinali fanno piuttosto pensare che fosse un additivo
aggiunto alla pozione, forse usato per combattere i pericolosi
eetti delle sostanze ipnotiche ed allucinanti di cui rappresenta un
valido antagonista. 20
Di qualunque sostanza si fosse trattato, chiaro che essa
induceva uno stato di trance a cui la matrice religiosa dava poi forma
e contenuti che solo chi, sacerdote o sciamano, era in grado di avere
esperienze soprannaturali poteva interpretare.

Linflusso dei medici stranieri sulla medicina iranica


La Persia antica conobbe i medici stranieri. Erodoto racconta la
fama dei medici egiziani, noti per praticare la specializzazione nelle
varie branche della medicina (Storie II, 84). La loro fama arrivava
anche alla corte degli Achemenidi se vero che Ciro mand un
messo in Egitto chiedendo il migliore oculista (Storie III, 1), e che
Dario feritosi durante la caccia ricorse dapprima a medici egiziani
restandone insoddisfatto; poi si fece curare da Democede di Crotone

FLATTERY e SCHWARTZ 1989.

20 La teoria dellefedra quale pianta del soma- ha trovato, nel corso del tempo, numerosi
sostenitori. Il lavoro che riassume le ragioni di questa proposta quello di FALK 1989.

42
Paolo Delaini

descritto da Erodoto come uno dei pi illustri medici del VI sec. a.C.
(Storie III, 129).
La tradizione trova riscontri nella storia: a Crotone vi era infatti
una famosa scuola, guidata da Alcmeone, medico di ispirazione
pitagorica. Democede avrebbe curato Dario con rimedi blandi
contrapposti a quelli violenti degli egiziani, ottenendo ricchezze e
un successo confermato poi dalla guarigione della moglie di Dario,
Atossa, colpita da un ascesso al seno.21
Durante il regno di Artaserse II, un altro medico greco, Ctesia,
caduto prigioniero in battaglia presta i suoi servizi a corte. Inoltre,
in quanto bilingue, viene inviato da Artaserse a negoziare con i
comandanti greci dopo la battaglia di Cunaxa.
Oltre a scambiare conoscenze con i paesi limitro, la medicina
antico-persiana raccoglieva leredit della medicina e della scienza
mesopotamica, nella quale si ritrovano preghiere e incantesimi
contro i demoni delle malattie. Sono facili i riscontri: il codice
di Hammurabi ssa gli onorari dei medici e le punizioni per i
fallimenti degli interventi chirurgici. Anche qui lentit dellonorario
diversa in relazione allo stato sociale del cittadino, mentre lerrore
che provoca la morte di un uomo libero comporta per il medico
pene severissime; probabile tuttavia che qui come nella medicina
avestica fossero in uso onorari e risarcimenti meno rigidi di quelli
imposti dalle norme che ci vengono tramandate.
contemplata inoltre la medicina veterinaria, con le ricompense
e gli indennizzi a cui tenuto il medico in caso di morte dellanimale.
La medicina mesopotamica aronta il problema della salute pubblica
e delle puricazioni (come nel caso della donna resa impura dal
parto). Inne le formule di scongiuro avestiche ricordano nella loro
semplicit le formule magiche sumeriche.22
LAvesta non porta dunque con s solo il patrimonio delle
tradizioni indoeuropee ma testimone della circolazione delle idee

21 La vicenda di Dario e del medico Democede stata analizzata da HUYSE 1990. Lidea
dellautore che la vicenda narrata da Erodoto possa ricalcare un topos letterario. Numerose
sono infatti le analogie che legano le vicende narrate con elementi favolistici tradizionali.

22 CASARTELLI 1886, p. 302.

43
Introduzione alla medicina avestica

medico-scientiche nellantichit e conserva le tracce di credenze


di un ceppo di popolazioni anteriori allarrivo degli Arii e in parte
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47
Alessandra Foscati

Il mal degli ardenti.


Per una storia culturale delle malattie nel Medioevo

Quando Mirko Grmek alla ne degli anni Sessanta coni il


fortunato termine patocenosi non manc di mettere in guardia sui
rischi a cui si poteva andare incontro nel tracciare una storia delle
malattie, dal momento che il se produit un changement perptuel,
non seulement des maladies elles-mmes et de leur frquence, mais
aussi des ides que les mdecins sen font. Les bases conceptuelles
du diagnostic mdical sont loin dtre immuables1. Tale corretta va-
lutazione di Grmek era basata su una lettura delle trasformazioni nel
tempo del concetto di malattia (e delle relative mutazioni semanti-
che) deducibile dalle fonti testuali di carattere strettamente medico2.
Jole Agrimi e Chiara Crisciani hanno brillantemente dimostrato
come il concetto di malattia e di malato nel medioevo deve fare
i conti con il pensiero teologico e in genere con gli aspetti antropo-
logici connessi alla religione cristiana la quale, dando una decisiva
importanza al corpo parte integrante dellindividuo creato a imma-
gine e somiglianza di Dio e che resusciter nella carne alla ne dei
tempi cos come resuscitato Cristo inserisce il problema della
salute in una polarit che vede come termine opposto ma anche
complementare la salvezza dellanima3. Lhomo viator in seguito
alla Caduta vede nella malattia una condizione normale (considerato
il tipo di societ, soprattutto nellalto medioevo, ci doveva corri-
spondere alla realt), non pi solo uno stato transitorio, perch essa
il segno del Peccato dellumanit ma anche il segno dei peccati in-
dividuali. Una storia della medicina (e quindi della percezione della

1 GRMEK 1969, p. 1482. Per patocenosi lo studioso intendeva les tats pathologiques au
sein dune population dtermine, dans le temps et dans lespace (ibid., p. 1476).

2 Sulle dicolt che lo storico incontra nel realizzare una storia delle malattie, vedi
anche HORDEN 2000.

3 AGRIMI, CRISCIANI 1978; AGRIMI, CRISCIANI 1980.

49
Il mal degli ardenti. Per una storia culturale delle malattie nel Medioevo

malattia) elaborata unicamente attraverso lo studio dei testi medici


prodotti nellOccidente medievale, e delle relative autorit di rife-
rimento pi antiche, non pu dirsi soddisfacente se non praticata
anche attraverso una valutazione delle fonti testuali di altro tipo che
inevitabilmente vanno relazionate con i testi di medicina stessi, per
avere unadeguata comprensione della percezione della malattia in
un certo arco temporale e delle trasformazioni semantiche dei ter-
mini nosograci.
Come ha ben spiegato Danielle Jacquart, se nel medioevo cen-
trale la lebbra viene posta in stretta relazione, allinterno degli stessi
testi di medicina, con il concepimento del feto durante il mestruo,
una tale relazione non compare mai nei trattati medici altomedievali
e nelle successive traduzioni dallarabo, ma risulta essere il portato
di unelaborazione mutuata da trattati di tipo etico4. Si attua quindi
quella che la studiosa denisce una convergenza tra morale cristia-
na e medicina5, dove la prima inuenza e ridenisce la seconda (il
termine stesso lebbra sostituendo grossolanamente nel suo signi-
cato nosograco lespressione greca elefantiasi, deve la sua tra-
sformazione semantica alla comparsa del termine nella Vulgata di
Gerolamo e allesegesi della relativa malattia biblica)6.
Se nei testi medici tardoantichi e altomedievali il morbo regio
corrisponde sempre allittero7, in quelli successivi esso da mettere
in relazione con una malattia completamente diversa, quella stessa
la malattia scrofolosa che si credeva fosse guarita, almeno a par-
tire dal XII secolo come ha dimostrato Marc Bloch, per mezzo del

4 JACQUART 2006, p. 336. Vedi inoltre JACQUART, THOMASSET 1985, pp. 242-264.

5 JACQUART 2006, p. 346.

6 Sulle trasformazioni semantiche del termine lebbra dallantichit al tardoantico, vedi


M. D. GRMEK, La lenta espansione di un male endemico: la lebbra, in GRMEK 1985, pp.
265-304.

7 Una sintesi delluso del termine medico la troviamo allinizio del VII secolo nelle Et-
ymologiae di ISIDORO DI SIVIGLIA, IV, VIII (ed. a cura di A. VALASTRO CANALE 2006, I, p.
372): Hicteris Greci appellant Hunc morbum Latini arcuatum dicunt Auriginem vero
Varro appellari ait a colore auri. Regium autem morbum inde aestimant dictum, quod vino
bono et regalibus cibis facilius curetur.

50
Alessandra Foscati

tocco dei re francesi (taumaturgia che in seguito venne reclamata


anche dai sovrani inglesi): la taumaturgia reale serv a risemantizza-
re il prolo nosograco8.
Lindeterminatezza semantica comunque un dato sempre da
considerare in un eventuale studio delle malattie medievali; se ne
deduce che largomento non pu essere praticato partendo da pre-
concetti basati su moderne evidenze nosograche come si fatto,
no a questo momento, nei numerosi studi riguardanti lignis sacer o
fuoco di santAntonio (la sinonimia delle due espressioni deve essere
ridiscussa) e classicato oggi come ergotismo9. Scrive Mischlew-
ski che la relazione di causa ed eetto tra lergot e la gangrena fu
scoperta e resa pubblica nel XVII secolo, ma dal momento che tale
legame era sconosciuto, aussi bien les profanes que les spciali-
stes continurent dappeler feu de Saint-Antoine, non seulement
lergotismus gangraenosus, mais toute forme de gangrne, de celles
des vieillards la trs rpandue gangrne des plaies10. In pratica
lo studioso ammette la possibilit che il fuoco di santAntonio possa
esprimere anche una semplice gangrena e non solo lergotismo, ma
ci sarebbe dovuto ad un errore di interpretazione degli autori ante-
riori al XVII secolo, che non potevano beneciare di una conoscen-
za acquisita pi tardi. Ma il compito dello storico non dovrebbe es-
sere quello di analizzare il signicato preciso dei termini delle fonti

8 BLOCH 1989.

9 Per ergotismo si intende unintossicazione alimentare da ergot (sostanza presente nel


fungo Claviceps purpurea parassitante i cereali, in particolare la segale di cui si faceva
abbondante uso per la panicazione nel medioevo) causa di gravi danni alla persona
colpita, come una diusa gangrena agli arti spesso collegata ad uno stato allucinatorio.
In passato si ebbero, con molta probabilit, importanti forme epidemiche. Per una descri-
zione medico-farmacologica si rinvia a DELAIGUE 2002, pp. 159-195. Lergotismo non va
confuso con la malattia di ben altro genere che viene designata oggi volgarmente fuoco
di santAntonio e che corrisponde ad una non grave virosi causata dall Herpes Zoster.
Sullergotismo opportuno citare il lavoro pionieristico, ma ancora ricco di spunti, di
CHAUMARTIN 1946.

10 MISCHLEWSKI 1995, p. 134. Lautore aveva espresso lo stesso concetto in MISCHLEWSKI


1986, pp. 255-256. Tra gli specialisti che confondono il fuoco di santAntonio con la
gangrena lautore porta lesempio del chirurgo di area tedesca HANS VON GERSDORFF che
scrive un trattato chirurgico, il Feldbuch der Wundtartzney, nel 1517.

51
Il mal degli ardenti. Per una storia culturale delle malattie nel Medioevo

testuali in relazione alla cultura che esse esprimono? Tra laltro, in


epoca medievale, non era concepibile unanalisi dierenziale tra una
gangrena da ergotismo e una da cause esterne; al massimo potevano
essere rilevate grossolane dierenze eziologiche (gangrena causata
da una ferita in suppurazione, da congelamento, da ischemia per un
cattivo bendaggio ecc.).
Fu il Fuchs che per primo nel 1843 oper una schedatura delle
emergenze epidemiche che a suo parere erano leggibili come ergo-
tismo gangrenoso, utilizzando diverse fonti medievali (soprattutto
cronache) estrapolandone i passi signicativi11. Gli autori successivi
hanno proseguito con lo stesso metodo aggiungendo eventualmente
altri passi tratti da vari contesti o mettendo in discussione quelli
precedentemente citati12. Un atteggiamento storiograco di questo
tipo, basato ancora una volta su moderne evidenze nosograche, e
che si limiti a considerare le fonti testuali come portatrici di precise
realt fattuali in base alle quali la malattia viene ridotta a puro dato
evenemenziale, non esente da rischi. La malattia nel medioevo
non mai un dato antropologico e culturale neutro poich appare
sempre investita di signicati religiosi che fanno di essa un parame-
tro di valutazione sociologica della contabilit morale dei cristiani13;
inoltre, la precisione cronologica e lattenzione al dato puramente
evenemenziale sono aspetti spesso marginali nelle fonti medievali.
Gregorio di Tours racconta che nellanno 590, a causa di
uninondazione del Tevere, scesero lungo lalveo del ume molti
serpenti e un drago; questi, morendo, furono la causa di una pesti-
lenza (subsecuta est de vestigio cladis, quam inguinariam vocant)
che venne allontanata grazie alle invocazioni di Gregorio Magno14.
Biraben e Le Go hanno riconosciuto in questo caso unemergenza
reale di peste, a dispetto delluso indiscriminato che viene fatto du-

11 FUCHS 1834

12 CHAUMARTIN 1946, pp. 121-140; DELAIGUE 2002, pp. 21-30; FENELLI 2006, pp. 33-38.

13 Se la malattia del singolo il frutto del peccato individuale o parentale, lepidemia


sempre considerata come un peccato dellintera collettivit

14 GREGORIO DI TOURS, Libri Historiarum, X, 1, ed. a cura di M. OLDONI, 1981, II, pp. 478-487.

52
Alessandra Foscati

rante tutto il medioevo del termine peste15. In generale diverse fonti


che ci hanno tramandato il ricordo delle pestilenze convergono sugli
aggettivi inguinaria o glandularia da attribuire alla malattia.
Marc Bloch nella sua opera I re taumaturghi espresse il suo
stupore per laermazione fatta da Pietro di Blois che, scrivendo
attorno al 1180, sosteneva che Enrico II dInghilterra oltre ad esser-
si reso protagonista del famoso tocco delle scrofole, aveva ope-
rato guarigioni di peste inguinaria16. La perplessit nasceva dal
fatto che, prima della grande epidemia del 1348, non si registrano
in Occidente emergenze di peste, e Bloch pens che lautore avesse
confuso le due diverse forme di bubboni, quelli pestilenziali e quelli
scrofolosi. Le Go, nella sua prefazione alledizione italiana del li-
bro di Bloch espresse il parere che Pietro di Blois in realt altro non
fece che richiamarsi ad una tradizione letteraria quella legata alla
leggenda di Gregorio Magno che si manteneva ben viva ancora ai
suoi tempi (e continuer anche in seguito) soprattutto attraverso la
pratica liturgica della litania maior attribuita a Gregorio Magno al
tempo della pestilenza romana e da allora celebrata in tutta la cristia-
nit il 25 aprile17.
Attorno allanno (1128) in cui Ugo Farsitus descrive una ter-
ribile epidemia urente nella citt di Soissons (oggi catalogata come
emergenza di ergotismo sulla base della drammatica descrizione del

15 BIRABEN, LE GOFF 1969, pp. 1491- 1498.

16 BLOCH 1989, p. 28. Scrive PIETRO DI BLOIS: nec in vacuum accepit unctionis regiae
sacramentum, cuius ecacia, si nescitur, aut in dubium venit, dem ejus plenissimam fa-
cies defectus inguinariae pestis, et curatio scropholarum (Epistolae, CL, in PL, CCVII,
440D).

17 BLOCH 1989, pp. XXIV-XXVI. Sulla maior litania, di cui viene data notizia nel VII
secolo da BEDA (Homiliae, XCVII, in PL, XCIV, 499A-D), vedi BELETH 1976, II, 232-
234. Anche il monaco Adalgiso identicher unepidemia del XII secolo, estinta grazie
ad un miracolo del monaco Teoderico, come non dissimilem inguinariae Romanae (De s.
Theoderici presbyt., in AA.SS. julii, I, p. 80). Il chirurgo del Trecento Guy de Chauliac di
fronte alla vera pestilenza del 1348 si ricorder, nel suo trattato, della peste romana di
san Gregorio: illam in civitate Romana tempore Gregorio (Inventarium sive Chirurgia
magna, II, II, V, ed. a cura di M. R. MCVAUGH 1997, I, p. 118).

53
Il mal degli ardenti. Per una storia culturale delle malattie nel Medioevo

Farsitus)18, lautore anonimo dei miracula dei santi Gregorio e Seba-


stiano, le cui spoglie erano conservate nella stessa citt nel monaste-
ro di san Medardo, non manca di registrare la presenza di una grave
epidemia, sempre a Soissons, per la quale morivano dalle venti alle
trenta persone al giorno, identicandola per, diversamente dal Far-
situs, come lues inguinaria. Come non manc di rimarcare Sigal19,
lanonimo agiografo, interessato unicamente ad esaltare la capacit
taumaturgica delle spoglie di Gregorio, non pot fare a meno di sot-
tolineare che lepidemia, comparsa in concomitanza della celebra-
zione della litania maior, era proprio la stessa che aveva colpito a
suo tempo il popolo romano20: alla ne cos come Gregorio Magno
in vita aveva saputo liberare dalla peste la citt di Roma, nello stesso
modo le sue spoglie si erano rese protagoniste della liberazione da
unidentica malattia della citt di Soissons21. Lautore medievale,
sciolto dai vincoli della narrazione di avvenimenti accertabili, per
mezzo di una rilettura gurale degli eventi storici ha inteso tessere
uno stretto collegamento tra due eventi distanti nel tempo e nello
spazio per poter meglio evidenziare le doti taumaturgiche delle spo-
glie del suo protagonista.
Certamente nessuno storico considererebbe come semplici re-
alt fattuali le descrizioni delleresia dei canonici dOrleans dellXI
secolo trasmesse rispettivamente da Rodolfo il Glabro e da Ademaro
di Chabannes, per quanto autori coevi allevento: per il primo lere-
sia era dovuta alla seduzione di una donna demoniaca, per il secon-
do ad un rustico perigordino che, attraverso la somministrazione

18 HUGO FARSITUS, Libellus, in PL, CLXXIX, 1777-1779.

19 SIGAL 1985, pp. 157-158.

20 lues ipsa mense aprili instabat, quo mense letania major agitur, quo die beatus Gre-
gorius populum Romanum ab ipsa peste precibus liberaverat (Miracula ss. Gregorii et Se-
bastiani Suessione, in Cat. Cod. Hag Lat. B. R. B., p. 247)

21 Sic deiceps usque nunc meritis beati Gregorii pestis illa in urbe Suessonica quievit, et
eodem die, quo a popolo Romano vivens in corpore orando pestem inguinariam expulit,
ipso die a popolo suessonico eamdem pestem, defunctus corpore, vivens meritis, propulsa-
vit (ibid., p. 247). Esiste una versione lievemente diversa del miracolo (AA. SS. martii, II,
pp. 749-751) che per non manca, anchessa, di accomunare le due pestilenze.

54
Alessandra Foscati

di una pozione ottenuta con le ossa dei morti, condannava alloblio


dei precetti della Chiesa chiunque incontrasse22. Rodolfo e Ademaro
sono due degli autori pi citati per aver trasmesso il ricordo di alcu-
ne emergenze epidemiche classicate come ergotismo23.
Guglielmo Cavallo scrive nellIntroduzione alledizione delle Storie
dellanno Mille: In ultima analisi, gli storici che hanno voluto (o
volessero) utilizzare lopera di Rodolfo per una ricostruzione del
passato in termini di fatti, circostanze, nomi, luoghi e tempi precisi
sono restati (o potrebbero restare) profondamente delusi24. Se ci
che ha scritto Cavallo giustamente da ritenere valido per molti de-
gli eventi tramandati da Rodolfo, che devono essere riletti tenendo
conto della reinterpretazione dellautore e della deriva simbolica,
come non usare la stessa precauzione in relazione ai racconti di epi-
demie che per Rodolfo non sono mai casuali ma hanno sempre una
causa da leggersi nel piano provvidenziale che informa la storia in-
tera, momenti in cui Dio punisce luomo con uno scopo educativo?
Sappiamo come Ademaro sia stato considerato, secondo i pa-
rametri di unepistemologia positivistica, un autentico falsario, tal-
mente ossessionato da san Marziale dal volerne dimostrare unim-
probabile apostolicit al punto di giungere a scrivere falsi documenti
o ad interpolarne altri ad arte. Ancora oggi gli storici sono discordi
nel valutare quanto possa essere storicamente attendibile il racconto
del concilio di pace tenutosi a Limoges nel 1031 di cui Ademaro
lunico a tramandare il ricordo25.

22 RODOLFO IL GLABRO, Historiarum, III, VIII, 26, ed. a cura di G. CAVALLO, G. ORLANDI
2005 p. 159. ADEMARO DI CHABANNES, Chronicon, III, 59, in CCh. CM., CXXIX, p. 180.
La stessa impressionante accusa al perigordino viene ripetuta da Ademaro in uno dei
suoi sermoni edito in DELISLE 1896, p. 286. Per un commento sullepisodio vedi VAUCHEZ
1989; FRASSETTO 1997. Risulta ampia la bibliograa sulle eresie dellXI secolo. Ci limitia-
mo a citare: CRACCO 1971; CRACCO 1980; CRACCO 1983; BAUTIER 1975.

23 Rodolfo descrive unepidemia occorsa nel 994 (Historiarum, II, VII, 14, ed. cit, p. 88)
ed unaltra nel 1041 (Historiarum, V, I, 16, ed. cit., p. 272). Ademaro descrive unepide-
mia nel limosino nel 994 (Chronicon, III, 35, ed. cit., p. 157).

24 RODOLFO IL GLABRO, Historiarum, ed. cit., p. XXXII.

25 Il concilio di pace (Concilium Lemonicense II) trascritto in Mansi, XIX, 507-548.


Sullopera di Ademaro in relazione agli eventi citati si rimanda a LANDES 1992; LAN-

55
Il mal degli ardenti. Per una storia culturale delle malattie nel Medioevo

Possiamo valutare il suo racconto della pestilentia ignis che colp


la regione limosina nel 994, e fu fermata grazie alla taumaturgia del-
le reliquie di san Marziale, come semplice evento storico senza sof-
fermarci sullinterpretazione che ne d lautore? In genere gli storici
che si sono occupati dellargomento si sono limitati a citare la scarna
descrizione dellevento contenuta nella Cronaca26, mentre sono al-
cuni sermoni di Ademaro sermoni sui quali peserebbe una precisa
progettualit atta a dimostrare, in pi tappe, lapostolicit di Marziale
attraverso la ripresa dei temi principali della sua Vita e dei suoi mi-
racoli in vita e post mortem27 a dare le pi ampie e dettagliate infor-
mazioni sulla pestilenza in una reiterata e drammatizzata descrizione
della malattia28. Il miracolo del 994 acquista unimportanza fonda-
mentale realizzando la massima espressione della potenza del santo,
al punto di diventare il movente per un importante concilio di pace29.
In un lungo sermone Ademaro racconta di un altro terribile
agello pestilenziale che colp la popolazione di alcune comunit
in seguito al mancato rispetto della scomunica vescovile30. Si trat-
ta, quasi certamente, dello stesso periodo di carestia ed emergenza
epidemica raccontato in alcune famose pagine di Rodolfo il Glabro,
il quale lo aveva fatto coincidere simbolicamente con il millenario
della passione di Cristo31. Entrambi gli autori non mancano di se-

DES 1995; CALLAHAN 1976; CALLAHAN 1977; CALLAHAN 1991; CALLAHAN 1992; FRASSETTO
1995; BECQUET 2000; BARTHLEMY 1999, pp. 363-378.

26 His temporibus pestilentia ignis super Lemovicinos exarsit. Corpora enim virorum et
mulierum supra numerum invisibili igne depescebantur, et ubique planctus terram replebat
(Chronicon, III, 35, ed. cit., p. 157).

27 FRASSETTO 1995.

28 Sono diversi i sermoni in cui Ademaro ricorda il miracolo della malattia urente, alcuni
dei quali ancora inediti o parzialmente editi (per un elenco vedi CALLAHAN 1977, n. 38 p.
28). Il pi interessante, tra quelli editi, si legge in PL, CXLI, 115-118.

29 Risulta ampia la biblograa sui concili di pace. Si rinvia a Barthlemy 1999, in cui
viene citata e discussa anche la bibliograa precedente, e alla sintesi di Flori 2001.

30 Edito in DELISLE 1896, pp. 293-296.

31 RODOLFO IL GLABRO, Historiarum, IV, IV, 9-14, ed. cit., pp. 212-223.

56
Alessandra Foscati

gnalare episodi di antropofagia32 eventi che intensicano ulterior-


mente la drammaticit del racconto ma per Ademaro, a dierenza
del Glabro, lepidemia presenta ancora una volta le note caratteri-
stiche urenti come se, per lui, un tal genere di malattia potesse pi
verosimilmente esprimere lidea della punizione divina, quasi un to-
pos letterario, tanto pi che Ademaro non manca di citare, nei vari
sermoni, gli adeguati passi veterotestamentari in cui Dio promette
punizioni simili33. Lo stesso Gregorio di Tours aveva gi inteso una
malattia di questo tipo come esempio di giusta punizione per un
diacono che, abbandonata la Chiesa e messosi ad agire in maniera
criminosa per conto del sco regio, si impadron con violenza delle
greggi che appartenevano al monastero di san Giuliano facendosi
bee dello stesso santo che lo condann a morte in seguito alla com-
bustione e alla putrefazione degli arti34. Una malattia dalle simili ca-
ratteristiche, percepita come causata da una sorta di fuoco infernale
che, nascosto allinterno delle membra, le rende annerite, cadenti e
putrescenti, e produce una cadaverizzazione del corpo prima della
vera morte, non poteva che essere interpretata come unorribile pu-
nizione, unanticipazione sulla terra delle pene infernali e come tale
enfatizzata e magari utilizzata dagli autori di fonti testuali al di l
dei dati puramente evenemenziali35. Non a caso Gregorio conclude
il racconto scrivendo: de quo haud dubium est, qualem illuc teneat
locum, qui hinc cum tali discessit iudicio36.

32 Sugli episodi di antropofagia nel medioevo, vedi BONNASSIE 1989.

33 Ad esempio: Ps. XVII, 9; Ps. LXXXII, 15-16 (in DELISLE 1896, p. 290).

34 Libri miraculorum, II, XVII (PL, LXXI, 811C-812C): mox a febre corripitur () In-
terea miseri artus ceu conbusti in nigridine convertuntur, unde tantum procedebat fetor, ut
vix de astantibus aliqui tolerare.

35 Lepidemia urente non manca di essere denita come un fuoco infernale. In una rac-
colta dellXI secolo dei miracula di S. Hilario (Miracula S. Hilarii saec. XI, in Cat. Cod.
Hag. Lat. B. N. P., II, p. 109) viene detto che la malattia data da un fuoco infernale che
viene dal cielo, diverso dal fuoco sico conosciuto: non si vede, non illumina ma arde i
corpi: ignis ex caelo, quin ex inferno venitardebat namque nec lucebat, sentiebatur et non
videbatur, nec in amma carnem extra lambebat, sed leviter intus et invisibiliter cum fetore
cremabat, ut facile adverti posset quia [non] hic noster ignis, sed gehennae esset.

36 Libri miraculorum, II, XVII, ed. cit., 812.

57
Il mal degli ardenti. Per una storia culturale delle malattie nel Medioevo

Occorre segnalare inoltre che spesso unidentica citazione


di un evento epidemico passa da una fonte allaltra attraverso una
formula stereotipata inserita, qualche volta, in un contesto in cui il
meraviglioso gioca un ruolo considerevole (fuochi che cadono dal
cielo, meraviglie teratologiche)37; oppure il medesimo miracolo di
guarigione passa da una raccolta di miracula allaltra in riferimento
a santuari e a momenti cronologici diversi38: tutto ci non pu che
portare ad un disorientamento dello storico che intenda classicare
tali episodi come eventi reali.
Anche Flodoardo nei suoi Annales ha tramandato per lanno
945 il ricordo di unepidemia urente a Parigi, per la quale la popola-
zione trov scampo grazie ad un miracolo della Vergine.
A Parigi e nei villaggi vicini gli uomini sono colpiti da una
piaga urente che a poco a poco brucia le membra del corpo e solo la
morte pone ne al supplizio39.
Ci aspetteremmo di trovare, a conferma dellevento, una dettagliata
descrizione dellepidemia anche nelle Storie di Richerio di Reims40,

37 Gli esempi sarebbero tanti. Mi piace ricordare Roberto de Monte il quale, per lepide-
mia del 1109, scrive: hoc anno sacro igne multi accenduntur, membris instar carbonum
nigrescentibus (Chronica, in PL, CLX, 430) citando quasi alla lettera la descrizione di
Sigeberto di Gembloux dellepidemia del 1089 (Chronica, in PL, CLX, 224B) dopo aver
riportato una serie di eventi teratologici: in parrocchia Legiensi porca enixa est porcel-
lum habentem facies hominus. Natus est etiam pullus galline quadrupes.

38 Il Farsitus, nel suo Libellus (ed. cit., 1781A-1782B), narra di un miracolo di guarigione
operato dalla Vergine nel 1128 a Soissons su una donna orrendamente mutilata nel volto
a causa della malattia urente. Un miracolo molto simile viene citato anche da Gualtiero
Cluniacense, ma in relazione ad un altro santuario mariano, nella cittadina di Dormans, e
nellanno 1133 (De miraculis Beatae Virginis Mariae, in PL, CLXXIII, 1380-1382). Tale
miracolo godette comunque di unenorme fortuna in gran parte della letteratura mariana
medievale. Venne ripreso, solo per citare qualche esempio dalle versioni in lingua vol-
gare, da GAUTIER DE COINCI (Les miracles de Nostre Dame, mir. II, 24, ed. a cura di V. F.
KOENING, IV, pp. 216-243), JEAN LE MARCHANT (Miracles de Notre-Dame de Chartres, mir.
I, ed. a cura di P. KUNSTMANN, 1973, pp. 53-60), ALFONSO X EL SABIO (Cantigas de Santa
Maria, mir. 81, ed. a cura di W. METTMANN, I, pp. 236-237).

39 In pago Parisiensis, necnon etiam per diversos circumquaque pagos hominum diversa
membra ignis plaga pervaduntur; qua eque sensim exusta consumebantur, mors tandem
niret supplica (FLODOARDO, Annales, in MGH, Scriptores, III, p. 393).

40 Historiarum libri, ed. a cura di R. LATOUCHE, 1964-1967.

58
Alessandra Foscati

il quale, oltre ad utilizzare abbondantemente il testo di Flodoardo


per la redazione della sua opera, era fortemente imbevuto di cono-
scenze mediche al punto da profondersi in minuziose descrizioni,
senza omissioni di dati tecnici, delle malattie che avevano colpito i
singoli personaggi che compaiono nella narrazione (aggiungendo,
ovviamente, dettagli del tutto inventati)41. In realt non ve ne
traccia: essendo Richerio, a dierenza di Flodoardo, poco o nulla
interessato agli eventi miracolistici, probabilmente non ritiene op-
portuno prendere in considerazione lepidemia in questione42.
Alla luce delle problematiche storiograche considerate, non si
vuole certo negare, si badi, il succedersi di epidemie ergotiche nel
corso del medioevo; ma certamente se uno studio delle patocenosi
condotto sui testi medici comporta i problemi messi in luce da Grmek,
una storiograa medicale che basi il riconoscimento e la classicazio-
ne delle patologie in gran parte dalla lettura di brani estrapolati e
non adeguatamente interpretati allinterno del loro contesto dalle
fonti testuali non medicali risulta ancor pi ingannevole.
Come ingannevole appare il dato lessicale. N Rodolfo, n
Ademaro utilizzano mai lespressione ignis sacer per descrivere le
pestilenze urenti che vengono denite in questo modo solo a par-
tire dallXI secolo: Andrea di Fleury scrivendo attorno al 1041 ri-
corda nel suo libro dedicato ai miracula di san Benedetto gli eventi
e il concilio di pace del 994 denendo la pestilenza come terribilis
et irrimediabilis lues que vulgo dicitur Ignis sacer43.
In realt lespressione ignis sacer era stata gi utilizzata nella
libera traduzione fatta da Runo della Historia Ecclesiastica di Eu-

41 Sullopera di Richerio vedi SOT 1994; BARTHLEMY 2004, pp. 25-44. Sugli interessi
medicali dellautore e le sue invenzioni diagnostiche vedi MAC KINNEY 1934; MACKINNEY
1955; JACQUART 1997, pp. 227-230.

42 Richer gomme aussi les famines et les pidmies, tout en sinteressant de prs dia-
gnostiquer le maladies des personnes de qualit, princes et prlats. (BARTHLEMY 2004,
n. 61 p. 29).

43 Miracula sancti Benedicti, IV, ed. a cura di E. DE CERTAIN 1858, p. 175. Le proble-
matiche lessicali relativamente allespressione ignis sacer vennero messe in evidenza,
in passato, in un sintetico ma importante articolo di WICKERSHEIMER (1960). Vedi anche
WICKERSHEIMER 1956.

59
Il mal degli ardenti. Per una storia culturale delle malattie nel Medioevo

sebio di Cesarea: ai tempi di Massimino si abbatt sulla popolazione


una pestilenza ut humana corpora ulceribus pessimis, quae ignis sa-
cer appellantur, nec non et his, qui dicuntur carbunculi, replerentur44.
Lignis sacer unarbitraria aggiunta di Runo e il carbunculum
la traduzione latina del termine antras usato da Eusebio45. Siamo
di fronte, in questo caso, ad una malattia della pelle, ad unulcera-
zione; ignis sacer dicitur hulcus horribile scriver qualche secolo
dopo Isidoro di Siviglia nel De proprietate sermorum46, mentre nelle
Etymologiae dar una denizione pi completa relazionando lignis
sacer allerisipela: lerisipela una malattia che i Latini chiamano
sacrum ignem, ossia, per antifrasi, esecrando. La cute, infatti, assu-
me in supercie un colore rosso amma ed il rossore si trasmette
alle zone vicine, quasi fossero invase da un fuoco, facendo divam-
pare la febbre (Erisipela est quem Latini sacrum ignem appellant,
id est execrandum per antiphrasim. Siquidem in supercie rubore
ammeo cutes rebescunt) 47. Isidoro non faceva altro che riprende-
re letteralmente la denizione di Cassius Felix, medico africano del
V secolo che nel capitolo dedicato allignis sacer scriveva appunto:
Ignis sacer ab invadendo a Graecis erysipelas appellatur []. Et est
rubor ammeus in supercie cutis cum dolore et tumore48. Cassius
era interessato, non solo ad ampliare il lessico della lingua medica-
le latina, ma anche ad inserire molte denizioni che, prelevate dal
greco, lingua percepita come pi precisa ed adabile per lo meno in
campo medico, doveva permettere al lettore di orientarsi meglio e
di riconoscere le realt patologiche, anatomiche o botaniche descrit-

44 RUFINO, Historia Ecclesiastica, IX, VIII,1, in GCS, IX, II, p. 821. Sullopera di Runo e
sul suo atteggiamento come traduttore vedi VILLAIN 1946.

45 EUSEBIO DI CESAREA, Historia Ecclesiatica, IX, VIII, 1, in SCh, XXXI, III, p. 57. Sul
signicato di carbunculum e di antras andrebbe aperta unampia parentesi. Si rinvia a
GOUREVITCH 1982; RIPPINGER 1987, pp. 212-217; GRMEK 1991, p. 209. Va detto comunque
che lignis sacer e il carbunculum, nei testi medici tardoantichi, se pur come malattie
autonome, erano sempre in stretta relazione.

46 Dierentiarum sive de proprietate sermonum, I, in PL, LXXXIII, 60A.

47 Etym., IV, VIII, ed. cit., I, pp. 370-371.

48 De medicina, XXIV, ed. a cura di A. FRAISSE 2002 p. 48.

60
Alessandra Foscati

te49. Infatti mentre lerisipela risultava essere una malattia rintrac-


ciabile in molti passi delle autorit mediche greche di riferimento50,
lignis sacer derivava da un contesto linguistico unicamente latino
la cui prima attestazione la possiamo ricavare in ambito letterario e
nellopera di Lucrezio51.
In generale i testi medici latini dellantichit, del tardo antico e
dellaltomedioevo ricordiamo che nellaltomedioevo occidentale
non compare una produzione originale razionalmente orientata di
opere mediche latine; vengono operati principalmente degli adat-
tamenti, delle compilazioni a partire da rare fonti antiche o da mo-
delli bizantini, orientati verso una pratica immediata senza che sia
percepibile alcun substrato teorico52 concordano nel considerare
lignis sacer come una malattia di gravit variabile ma relativa alla
supercie cutanea, non paragonabile alla patologia urente e mortife-
ra (gangrenosa) delle fonti successive. Le fonti testuali non mediche
registrano, ad un certo punto, uno slittamento semantico, come ben
dimostra il monaco Adalgiso che, nel XII secolo, descrivendo uno
dei miracoli di san Teoderico di Reims, riprende alla lettera la de-
nizione delle Etymologiae ma la riadatta per descrivere la pestilenza
urente che opprime e prostra le Fiandre: sacer ignis, quem Greci
herisipelam dicunt, divina animadversionis index, Flandriae incu-
buerat partibus53. I sintomi della malattia sono identicabili in quelli
che colpiscono il monaco Egardo il quale si trova con la gamba de-

49 Sul lessico medico di Cassius vedi SABBAH 1994; SABBAH 1998.

50 Una denizione di erisipela leggibile, ad esempio, in uno degli aforismi di Ippocrate


(IV, 25 in L, IV, p. 568). Il termine pi volte citato anche da Galeno, ad es. in K, XIX, p.
441; K, X, p. 890; K, XI, p. 116. Dicile orientarsi comunque sullesatto signicato del ter-
mine nella medicina antica; come spesso accade esso denisce un bacino semantico in cui
riconoscere diverse patologie, in questo caso caratterizzate da manifestazioni cutanee.

51 De rerum natura, VI, v. 660; VI, v. 1167, ed. a cura di A. FELLIN 2005, p. 452; p. 481.

52 Per una visione dinsieme della medicina altomedievale vedi SIGERIST 1958. Sullin-
uenza in Occidente dei trattati bizantini vedi BAADER 1984. Di fondamentale importanza
rimangono i due repertori di manoscritti altomedievali a cura di BECCARIA (1956) e WI-
CKERSHEIMER (1966).

53 De s. Theoderici presbyt., ed. cit., p. 79B.

61
Il mal degli ardenti. Per una storia culturale delle malattie nel Medioevo

stra irrimediabilmente attaccata dalla gangrena: a sura sub genu in


pile modum conglobati nervi, talum destri pedis femori connecteront,
et a sura usque ad bases ejusdem pedis, os nudum et candens, ab igne
sacro exesa carne, appareret, nec jam sentiretur ipse pes emortuus,
quippe qui nullum ocium jam exhiberet54.
Se la gangrena di Egardo potrebbe essere valutata come avente
uneziologia ergotica, diversamente appare quella del nobile Gu-
glielmo, conte delle Fiandre, le cui prodezze sono narrate da Orde-
rico Vitale nella sua Historia Ecclesiastica. Questi viene ferito da
una lancia allavambraccio destro e la ferita si complica a tal punto
che ignis enim, quem sacrum vocant plagae immistus est, totumque
brachium usque ad cubitum instar carbonis denigratum est55: non
occorre specicare che lignis sacer in questo caso, altro non che
una normale gangrena: essa port Guglielmo alla morte56.
Gli autori di testi agiograci e di cronache, almeno no al XII se-
colo, indipendentemente dal signicato di ignis sacer accreditato
dalle fonti mediche ( molto probabile che essi avessero a dispo-
sizione quasi esclusivamente la denizione di Isidoro), reinterpre-
tano lespressione arbitrariamente partendo da un contesto in cui
qualsiasi fuoco, inteso come misterioso, oscuro, apparentemente
non terreno, quindi dicilmente spiegabile (come quello che ardeva
i corpi, appunto), doveva essere percepito come appartenente alla
dimensione del sacro dove sacro non coincide necessariamente
con santo nellaccezione cristiana, ma con una percezione oscura e
misteriosa del divino57.

54 Ibid.

55 ORDERICO VITALE, Ecclesiasticae Historiae, XII, 45, ed. a cura di M. CHIBNALL 2001-
2003, VI, p. 376.

56 Orderico utilizza la stessa espressione nel citare unemergenza epidemica di cui non
d per alcuna descrizione: in Gallia fames facta est et igne sacro cruciante multitudo
populi debilitata est (I, 24, ed. cit., I, p. 160).

57 Mutuo lespressione da M. MODICA, Il miracolo come oggetto di indagine storica, in


BOESCH GAJANO, MODICA (a cura di) 2000, p. 17. Consideriamo che se per Anselmo di
Gembloux lignis sacer il fuoco che, dovuto alla punizione divina, brucia il raccolto:
Deo peccatis hominum oeso, multo eveniunt hoc anno [1112] [] Mense Maio siligines
et arboreo sacro igne adustae, fructus sui spem sunt mentitae (PL, CLX, 224B), per un

62
Alessandra Foscati

Lintegrazione semantica doveva essere comunque presente


nellambito della pratica medicale, come attestato dallanonimo au-
tore dei miracula della beata Genovea di Parigi, il quale, descri-
vendo lepidemia di morbo igneo dellanno 1129/30, specica che i
medici (physici) sacrum igneum appellant58.
Lorientamento dei testi medici cambier radicalmente quando
la medicina occidentale andr a porsi nella tradizione del galenismo
della scuola alessandrina attraverso le traduzioni delle opere arabe,
a partire da quelle di Costantino lAfricano, alla ne dellXI secolo59.
Ci comporter un cambiamento lessicale ed una rielaborazione degli
schemi classicatori di molte malattie: lespressione ignis sacer verr
inserita allinterno della categoria delle malattie denite come apo-
stema. Oggi con questo termine si intende semplicemente una raccol-
ta di materiale purulento, un ascesso anche la medicina tardoantica
dava un tale signicato allespressione60 ma nel medioevo, dopo le
traduzioni dei testi chirurgici arabi, e in particolare dopo la traduzio-
ne del Canone di Avicenna, esso si arricch in maniera complicata
venendo a signicare, come ben ha sottolineato Michael McVaugh in
un suo bellarticolo, any swelling or lump on a portion of the body
a puy bruise, a hematoma, an aneurysm, a boil, a cist, a tumor61.

altro cronista, continuatore della Chronica di Sigeberto, esso indica quel fuoco celeste
che il sabato santo accende le lampade della chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme:
[anno 1178] Philippus comes [] circa diem paschalem, ob visionem sacri ignis Ihero-
solimis remeavit (Chronica Sigeberti. Continuatio Aquicinctina, PL CLX, 313). Sul mira-
colo dellaccensione delle lampade, vedi ORLANDI 1983, pp. 557-558 e CANARD 1965. Per
unanalisi del concetto di sacro/santo nellambito della religione cristiana, si rimanda a L.
CANETTI, Le ragioni dellinvisibile tra il sacro e la religione, in CANETTI 2007, pp. 10-24
e allampia bibliograa citata.

58 De S. Genovefa Virgine parisiis in Gallia, in AA.SS. Ianuarii, I, p. 151.

59 Vedi JACQUART 1990. Sulle opere mediche arabe tradotte in latino, ancora di fondamen-
tale importanza risulta lo studio di JACQUART, MICHEAU 1990. Sullopera di Constantino
come traduttore vedi BURNETT, JACQUART (a cura di) 1994.

60 Es. CASSIUS FELIX, De medicina, XVIII: Collectiones Graeci apostemata vocant (ed. cit.,
p. 32). Citazione ripresa da Isidoro, se pur in maniera inesatta: Etym., IV, VII: Apostoma
a collectione nomen accepit. Nam collectiones Graeci apostomas vocant (ed. cit., p. 366).

61 MCVAUGH 2000, p. 13.

63
Il mal degli ardenti. Per una storia culturale delle malattie nel Medioevo

I trattati di medicina e chirurgia redatti in Occidente a partire


dalla ne del XII secolo il trattamento dellapostema risultava es-
sere di competenza quasi esclusivamente chirurgica dedicheran-
no ampio spazio a questo genere di aezione utilizzando per essa
unabbondante variet lessicale spesso non omogenea tra un trattato
e laltro, modellata su una complessa eziologia umorale, e in gran
parte mutuata dai trattati arabi. Da un certo momento in poi, almeno
alla ne del XIII secolo, compare allinterno del capitolo dedica-
to allapostema la malattia denominata fuoco di santAntonio62. Per
Lanfranco essa corrisponde allherpes hestiomenus cos chiamato
perch se ipsum corrodens; inoltre tale malattia alcuni chiamano
cancrum, altri lupum, altri, come in Francia, male di Nostra Signo-
ra, altri, in particolar modo tra i Lombardi, fuoco di SantAntonio,
altri erysipelas manducans63. Lanfranco, dopo averne data unop-
portuna descrizione su base umorale, passa a descrivere gli eventi
che possono dare origine a tale tipo di apostema che interessa gli
arti: un bendaggio troppo stretto eettuato su una frattura oppure
unesposizione delle estremit bagnate ad un freddo intenso, come
accade dinverno quando si attraversa un ume64. Lautore conside-
ra quindi il fuoco di santAntonio (che in Francia viene identicato
anche come male della Vergine) come una qualsiasi gangrena (da

62 Come noto, la comparsa di tale espressione si deve alla riconosciuta capacit tau-
maturgica delle spoglie di santAntonio Abate che si riteneva fossero giunte in Francia
dalloriente ed erano conservate nel santuario di Saint-Antoine-en-Viennois, nel Delna-
to. Il culto attorno al santuario si attiv tra lXI e il XII secolo. Propugnatore e diusore
del culto fu lOrdine Ospedaliero dei Canonici di SantAntonio. Risulta ampia la biblio-
graa su tale Ordine. Per un primo approccio si rinvia a MISCHLEWSKI 1995 e FENELLI
2006. Vedi inoltre VILLAMENA 2007.

63 hanc aegritudinem quidam vocant cancrum, quidam lupum, quidam ut in Francia


malum nostrae dominae, quidam vero Lombardorum vocant ignem sancti Antonii, quidam
erysipelas manducans (LANFRANCO DA MILANO, Chirurgia Magna, III, II, 2, in Ars chirurgi-
ca Guidonis Cauliaci, f. 230 rab). Sullopera di Lanfranco, scritta nellultimo decennio
del XIII sec., vedi MCVAUGH 2006, pp. 38-41.

64 Et t cum membrum aliquod frangitur et cum per indiscretum medicum nimium strin-
gitur [] Fit etiam quando quis extremitates exponit nimis frigori madefactas sicut qui-
busdam accidit itinerantibus maxime cum equitant tempore frigoris et transeunt umina,
in quibus madeunt pedes et postea frigori intenso exponuntur(Chirurgia Magna, ed.
cit., f. 230 ra)

64
Alessandra Foscati

ischemia, da congelamento o altro). Lanfranco nella sua opera non


cita lignis sacer, cosa che fa invece Guy de Chauliac che, parican-
dolo al carbunculo, alla pruna e al fuoco persico (carbunculus sive
pruna sive ignis persicus vel santus)65, lo identica come una sorta di
pustola, una vescica urente che se rotta lascia unescara dello stesso
tipo di quella causata dal cauterio66. Il fuoco di santAntonio coincide
anche per Guy con lestiomeno ed una malattia ben pi grave, anzi
un aggravamento dellignis sacer dal momento che, originato dalle
pustole, provoca la putrefazione e la morte per distruzione del mem-
bro; viene chiamato estiomenus perch nemico (hostis) delluomo
e vulgariter dicitur ignis sancti Anthonii aut sancti Marcialis. Estio-
menus vocatur cancrena apud Grecos67. Guy sottolinea come il fuo-
co di santAntonio coincida con quello di san Marziale, in ricordo
evidentemente del pi importante miracolo di guarigione del santo.
Henri de Mondeville ha tramandato il ricordo di una specializzazio-
ne taumaturgica verso tale malattia attribuita, oltre che alla Vergine,
come gi nellopera di Lanfranco, anche a san Lorenzo (et vocatur
in Francia malum Beatae Mariae et in Burgundia malum Beati An-
tonii et in Normannia malum Beati Laurentii vel ignis et alibi aliter
nominatur)68 e, come vedremo, a san Giorgio69.
Che nel basso medioevo per fuoco di santAntonio si intendes-
se una qualsiasi gangrena, indipendentemente dalleziologia (senza

65 GUY DE CHAULIAC, Inventarium sive Chirurgia magna, II, I, 2, ed. cit., I, p. 71. Guy
scrive nella seconda met del XIV sec. I termini pruna e ignis persicus vengono mutuati
dai testi arabi, tra cui quello di AVICENNA (De pruna et igne persicus, in Liber Canonis,
IIII, III, I, 9, Venezia 1507, . 434 vb-435 ra).

66 GUY DE CHAULIAC, Inventarium sive Chirurgia magna, II, I, 2, ed. cit., I, p. 71: Est
ergo carbunculus sive pruna sive ignis persicus vel sanctus pustula egmonica mala,
vesicans et comburens locum in quo est, nigra seu cinericia cum rubedine obscura ex
qua evenit quando rumpitur escarra qualem facit accidere combustio et cauterium.

67 Ibid., p. 75: Estiomenus, licet proprie non sit pustula, est tamen eectum pustolarum,
et ipsius cura est eis proporcionalis. Est enim mors et dissipacio membri, et propter hoc
dicitur estiomenus quasi homini hostis cum putrefaccione et mollicacione

68 HENRI DE MONDEVILLE, Chirurgia, II, II, 1 ed. a cura di J. L. PAGEL 1892, p. 285.

69 Su Mondeville, che scrive la sua opera allinizio del XIV sec., vedi MCVAUGH 2006,
pp. 41-51; JACQUART 1998, pp. 48-82; POUCHELLE 1983.

65
Il mal degli ardenti. Per una storia culturale delle malattie nel Medioevo

escludere ovviamente quelle da ergotismo)70, viene dimostrato, oltre


che dai testi medici, anche da diverse fonti agiograche tra cui citia-
mo il racconto di un miracolo trasmesso da un manoscritto in lin-
gua francese del XV secolo e trascritto da Morawski. Leggiamo in
esso di una donna che, essendosi fratturata un braccio, si rivolge al
barbiere il quale le applica un bendaggio troppo stretto che le rende
il braccio infuocato (lequel [il barbiere] luy st ung aspre(s) re-
straintif, et le lya si fort que le braz et la main senamberent et bouta
le feu)71. La donna allora decide di rivolgersi ad alcuni chirurghi i
quali ritengono di non avere alcuna possibilit di successo come
terapeuti in quanto sopravvenuto al braccio il fuoco di santAnto-
nio (maiz ilz [i chirurghi] luy direct quilz ny metroient pas la main
et quelle estoit emprise du feu dont le glorieux saint est requis)72.
Alla donna non rimane allora che rivolgersi al santo, grazie al quale,
dopo nove giorni, la carne morta e annerita si distacca dal resto del
braccio, la mano cade senza dolore e la donna guarisce (la main de
ladite femme cheust devant elle sans violence ne doulleur)73. Siamo
di fronte molto probabilmente ad una gangrena da ischemia, una di
quelle che ben aveva descritto Lanfranco: la guarigione ha compor-

70 Di particolare interesse risultano le osservazioni di WICKERSHEIMER (1954, pp. 165-


167) il quale non esclude che, da un certo momento in poi, anche i bubboni pestilenziali
potessero essere considerati come fuoco di santAntonio. A riprova, citiamo Jacques De-
spars, medico vissuto tra il XIV e il XV secolo, per il quale il fuoco di santAntonio, oltre
a coincidere con lherpes hestiomenus (Summula Jacobi de Partibus alphabetum Lyon
1500, VII, f. CCCXXXIIII vb: Est ergo herpestiomenus morticatio membri et dissipatio
eiusvulgariter dicitur ignis sancti Anthonii vel sancti Marciali), pu identicare anche
il carbunculus (ibid., f. CCCXXXIIII ra: Carbunculus est apostemata ex grosso sanguine
gignatur Alii vocant ignem sacrum vel ignem sancti Antonii quoque sanctis recomen-
dantur tales) che risulta essere anche uno dei primi sintomi della pestilenza (ibid.:
Primo iste carbunculus cum antrace comiter venunt in tempore pestilentiali et sequuntur et
aliquando antecedunt et malas exituras sub ascellis et inguinibus). Sulla gura e lopera
di Despars vedi JACQUART 1980.

71 MORAWSKI 1939, p. 67.

72 Ibid. Linadeguatezza della medicina profana di fronte alla taumaturgia santorale


un topos agiograco spesso presente nelle raccolte di miracula. Gli esempi sarebbero
molteplici.

73 Ibid., p. 68.

66
Alessandra Foscati

tato il sacricio della mano che sar oerta dalla donna come ex
voto , ma la donna comunque sfuggita alla morte che si sapeva
essere quasi sempre consequenziale alla gangrena74.
Se in molti trattati di medicina tardomedievali lignis sacer non
corrisponde sempre al fuoco di santAntonio, ci non signica che la
corrispondenza non fosse comunque, in generale, considerata. Ste-
fano di Borbone, per cui tale malattia da leggersi come una pre-
gurazione dellinferno, si chiede: si ignis iste qui dicitur sacer uel
sancti Anthonii, uel inferni, hic sic deturpat membra, quanto magis
ille [il fuoco infernale] cum iste non sit nisi signum uel umbra illius75.
Il lessico rielaborato dai trattati di medicina conquista comun-
que un suo preciso ruolo allinterno delle fonti testuali non medi-
che coeve, indice di una permeabilit tra i diversi generi, mediata,
probabilmente, come gi era stato in passato con le Etymologiae di
Isidoro, anche dalle opere degli enciclopedisti76. Se una delle prime
testimonianze relative alla taumaturgia di santAntonio redatta da
chi conservava le sue reliquie a Vienne (probabilmente agli inizi del
XIII secolo) identicava il santo come guaritore di un generico in-
cendio infernale77, in un inno testimoniato a partire dal XIV secolo,

74 Et requist ladite femme quelle [la mano] fust mise et pendue a la grant porte de labbaye
(ibid). Si trattta dellabbazia parigina di Saint-Antoine- des Champs retta da religiosi non
appartenenti allOrdine Antoniano. La donna sfuggita inoltre al trauma dellamputazio-
ne chirurgica, pratica percepita come un evento in s drammatico, come dimostrato da in-
numerevoli testimonianze agiograche di cui non possibile dar conto in questa sede. Lo
stesso Guy de Chauliac mise a punto un metodo atto a far s che larto in gangrena potesse
cadere da solo senza lintervento diretto del ferro chirurgico, onde evitare un eventuale
futuro sentimento di rancore verso il chirurgo da parte del paziente (Inventarium sive
Chirurgia Magna, VI, I, 8, ed. cit., I, p. 307). Sugli ex voto dedicati a santAntonio, vedi
FOSCATI 2008, pp. 295-296. Per una pi ampia visione delle pratiche cultuali legate agli ex
voto, si rinvia a CANETTI (in corso di stampa).

75 STEFANO DI BORBONE, Tractatus de diversis materiis predicabilibus, IV, VI, in CCh CM,
I, p. 112.

76 Da notare che il libro VII dellopera enciclopedica scritta nel XIII secolo da BARTO-
LOMEO ANGLICO (De rerum Proprietatibus), di ampia diusione, risulta essere una vera e
propria silloge dei trattati di medicina circolanti. Il cap. LIX, (De apostemate, ed. 1601, pp.
344-348) un compendio sullargomento derivante in gran parte dalle traduzioni dallara-
bo. Vedi JANSEN-SIEBEN 1998.

77 La translation de saint Antoine en Dauphnin, in Analecta Bollandiana, LX, p. 76; 79;

67
Il mal degli ardenti. Per una storia culturale delle malattie nel Medioevo

sempre dedicato al santo, viene utilizzato lesatto termine tecnico


della malattia: et tollatur infernalis herpes esthiomenus78; lautore
che alla ne del XIII secolo redige la raccolta di miracula attribuiti a
santa Dinfna, nel descrivere lignis sacer come malattia individuale
che colpisce una monaca e un bambino (non si tratta quindi, dato
non privo di interesse, della descrizione di unepidemia), oltre alla
descrizione dei sintomi, ritiene importanti alcune puntualizzazioni
lessicali: habet enim ignis ille apud archiatros plura nomina: dicin-
tur quippe ignis sacer, ignis persicus et ignis infernalis; et est qui
ester dicitur Greco eloquio79.
Le raccolte di miracula tardomedievali, nella loro ricchezza
descrittiva relativamente alle guarigioni, molte raccolte erano in
funzione di eventuali processi di canonizzazione, quindi la malat-
tia di cui il santo risultava il guaritore necessitava di una precisa
identicazione sono un indice di come nella prassi comune fosse
comunque dicile orientarsi nellintrico del lessico medicale.
Due tra i numerosi miracoli di guarigione redatti alla ne del
XIV secolo in funzione della canonizzazione di Pietro di Lussem-
burgo citano espressamente il fuoco di santAntonio. Nel primo caso
si tratta di una non ben identicata malattia cutanea assimilata al
carbunculus e alla scabbia che ha occupato diverse parti del cor-
po del malato80; nel secondo caso si tratta di uninammazione

80. Si cita sempre un generico ignis gehennalis, non viene mai usata lespressione ignis
sacer.

78 De s. Antonio Abbate in Thebaide, in AA. SS. Ian., II, p. 158. Si tratta dellinno Urbs
Beata Viennensis, in CHEVALIER 1897, n. 20922, p. 696.

79 De ss. Dympna virg. et Gereberno sac., in AA.SS. Mai, III, p. 488. Probabilmente con
ester lautore voleva signicare esthio, come vericabile anche nel glossario di Simone da
Genova Estio grece comedo, a cui segue immediatamente la voce: Esthiomenus mandu-
cans ulcus (SIMONE DA GENOVA, Clavis sanationis sive Synonima medicinae, Venetiis 1486,
pagina non numerata). Su Simone, medico del XIII secolo, vedi A. PARAVICINI BAGLIANI,
Cultura e scienza araba nella Roma del Duecento; Medicina alla corte di Bonifacio
VIII, in PARAVICINI BAGLIANI 1991, pp. 191-198; 247-250 e JACQUART 1988.

80 quidam morbus (sancti Antonii morbus vulgariter nuncupatus) nec non quidam car-
bunculus, et quaedam pessima scabies, per diversas sui corporis partes exorta (De Beato
Petro de Luxemburgo, in AA. SS. Iul., I, pp. 572-573).

68
Alessandra Foscati

alle gambe (in tibiis) che risultano inatas ultra modum et rubeas
tamquam ignis81.
Lautore dei miracula dei santi di Savigny, pur risultando par-
ticolarmente interessato alluso del lessico nosograco, tende a dare
denizioni delle malattie che spesso entrano in conitto con quel-
le contenute nei testi medici82. Qualche esempio: uno dei miraco-
lati viene descritto come avente in collo a poteriori parte morbum
aspectu horribilem [] Dicebant autem qui eum visitabant quod hic
erat morbus regius, id est lupus, alii morbus Sancti Eligii, alii ignis
Sancti Laurentii 83; di un altro si dice che aveva una grave malattia
alla tibia et facta est tota quodam nigra, ita quod dicerent multi hoc
esse malum Sancti Laurentii. [] Alii vero dicebant quod era sacer
ignis quem dicunt physici erysipila 84.
Quindi il fuoco di san Lorenzo, che abbiamo visto corrispon-
dere al fuoco di santAntonio, poteva essere confuso col morbo regio
e con quello di santEligio ma anche con lignis sacer e lerisipela.
Come abbiamo visto, Lanfranco, per denire il fuoco di santAn-
tonio, aveva utilizzato questultimo termine a cui aveva aancato
per, non a caso, il participio manducans, cos come far Mondevil-
le utilizzando anche lespressione herisipila corrosiva ulcerata an-
dando a descrivere, anchegli, una malattia gangrenosa85, diversa dal
tipo di erisipela emergente dai testi tardoantichi e dalle Etymologiae.

81 Ibid., p. 586. Sui miracoli di Pietro di Lussemburgo, oltre alle citazioni sparse in VAU-
CHEZ 1981, vedi ZIEGLER 1999.

82 La raccolta di miracula venne redatta attorno alla met del XIII sec. Vedi WALKER 2004.

83 Ex libro de miraculis sanctorum savigniacensium, in RHF, XXIII, p. 597.

84 Ibid.

85 HENRI DE MONDEVILLE, Chirurgia, III, II, 7, ed. cit., p. 481: est herpes, qui communiter
dicitur lupus aut cancer aut herisipila manducans, et in Francia malum Nostrae Domi-
nae, in Italia et Burgundia malum Sancti Antonii ... Tale malattia appartiene alla stessa
categoria dellherpes hestiomenus che lautore descrive chiaramente come una gangrena:
corrosio cum combustione membri cum foetore horribili sicut est cadaverum mortuorum
(ibid.). In un altro passo dellopera leggiamo: Ulcus putridum est in quo est foetor et putre-
factio magna [] hujusmodi est herisipila corrosiva ulcerata, quae saepius t in virga et
aliquando alibi, replens domum foetore horribilissimo et vocatur in Francia malum Beatae
Mariae et in Burgundia malum Beati Antonii (ibid., II, II, 1, pp. 284-285).

69
Il mal degli ardenti. Per una storia culturale delle malattie nel Medioevo

Il morbo di santEligio, cos come appare nei testi medici, era


riconducibile a qualsiasi tipo di stola. Scrive Guy de Chauliac che,
in caso di insuccesso delle terapie mediche messe in atto nei con-
fronti di tale malattia, ci si pu appellare a santEligio (et si per
istos modos non curatur, remittatur ad sanctum Eligium, ut dicunt
gentes)86, mentre Mondeville, estremamente polemico verso labitu-
dine popolare di fare ricorso alla taumaturgia santorale per la cura
delle malattie, si indigna poich questo santo [Eligio] gode di tanto
favore e considerazione presso il popolo che in pellegrinaggio pres-
so di lui non si recano solamente coloro che hanno ulcere o stole,
ma anche quelli che sorono di piaghe e di apostemi che non sono
ancora pronti ad aprirsi87.
Il popolo tende in generale a confondere le malattie fra loro,
in particolare quelle che sono identicabili con il nome di un san-
to, come emerge da un altro passo dellopera di Mondeville in cui
lautore dichiara che spender qualche parola sullirragionevole in-
genuit e sullerrore in cui cadono le persone nei riguardi della cura
di alcune malattie che portano il nome dei santi, come il morbo di
santa Maria, del beato Giorgio, del beato Antonio, del beato Loren-
zo, termini che esprimono la stessa malattia, vale a dire lerisipela;
il morbo di santEligio che designa per il volgo la stola, lulcera e
lapostema; il morbo di san Fiacre che designa il cancro, lapostema,
il cus88, le emorroidi e malattie simili 89.

86 GUY DE CHAULIAC, Inventarium sive Chirurgia magna, IV, I, 5, ed. cit., I, p. 223.

87 HENRI DE MONDEVILLE, Chirurgia, II, II, 3, ed. cit., p. 320: iste Sanctus in tantum
est gratis popolo, quod sic excusant eum et quod non solum patientes ulcera et stulas ad
ipsum coguntur peregrinari a vulgo, sed patientes vulnera et apostemata nondum ad haec
apta et aperta

88 Sul morbo detto volgarmente cus, generalmente inteso (ma non esclusivamente) come
unescrescenza degli organi genitali, vedi JACQUART, THOMASSET 1985, pp. 249-250. Nella
raccolta dei miracula di san Fiacre, redatta tra il XII e il XIII secolo, pi volte citata tale
malattia, anche se non ne viene data una descrizione precisa. Il redattore dei miracula
comunque interessato a dimostrare che il santo un capace taumaturgo verso qualsiasi
malattia: i pellegrini che, con fare irrisorio, deniscono il santo medicum cosorum sono
puniti con la cecit. Vedi Miracula s. Fiacrii, ed. a cura di J. DUBOIS 1976, p. 110.

89 HENRI DE MONDEVILLE, Chirurgia, II, Notabilia introductoria, ed cit., p. 66: De abusiva

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Alessandra Foscati

La stessa malattia pu essere identicata da pi nomi, lo stesso nome


pu denire pi malattie in una polivalenza e ambiguit semantica
caratterizzante il lessico medicale medievale di cui spesso gli stes-
si medici90 si rendono volutamente responsabili, dal momento che,
come scrive ironicamente ancora Mondeville dopo aver citato di-
verse categorie di apostemi, non vi nessun chirurgo che non re-
sista a denire con qualcuno di questi nomi il tipo di apostema che
ha in trattamento. Egli ritiene opportuno identicare i morbi con dei
nomi terribili allo scopo di farsi pagare dai clienti. Ma la variet dei
nomi non signica che vi sia la stessa variet nelle cose di cui parla
n nella maniera di trattarle91.
Allinterno di una tale variet lessicale e nosologica che complica
il lavoro dello storico, mi pare comunque di poter aermare che
linterpretazione semplicata del fuoco di santAntonio medievale
prevalentemente, se non addirittura esclusivamente, come malattia
ergotica, non possa pi essere accettata.

credulitate popoli et errore circa curas aliquorum morborum, qui Sanctorum nominibus
nominantur, sicut est morbus Sanctae Mariae, Beati Georgii, Beati Antonii, Beati Lauren-
tii, qui sunt idem apud diversos, scilicet herisipila, et morbus Sancti Eligii, qui est stula et
ulcera et apostema apud vulgus, et morbus Sancti Fiacri, qui est cancer, apostema, cus,
emorroydes et similia

90 Uso in questo caso, impropriamente, il termine medico per identicare un qualsiasi


professionista della medicina. Risulta chiaro che, per lepoca in questione, andrebbe fatto
un opportuno distinguo tra la gura del medico e quella del chirurgo.

91 HENRI DE MONDEVILLE, Chirurgia, III, II, 5, ed. cit., pp. 476-477: non est aliquis cyrur-
gicus ita miser, qui non imponat aliquod de istorum nominibus apostemati quod procurat.
Oportet enim loqui et morbos nominibus terribilibus nominare, ut a barbaris pecunia ha-
beatur; diversitas enim nominum non ponit diversitatem in rebus nominatis nec in opere
manuali

71
Il mal degli ardenti. Per una storia culturale delle malattie nel Medioevo

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81
Francesca Marchetti

Ut etiam imperite obstetrices facile intelligere possit.


La fortuna della versione latina illustrata
del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

Lesistenza e la diusione di testi medici illustrati di origine


antica, nonostante lavversione dimostrata da alcuni autori verso
luso delle immagini come medium conoscitivo,1 confermata da
una ricca tradizione medievale (occidentale, bizantina e araba) di
schemi anatomici e di manuali illustrati destinati alla didattica e
alla pratica della medicina. Questi testi sono caratterizzati, come
vedremo nel caso dei trattati di ostetricia e ginecologia, da grande
chiarezza espositiva, dalla quasi totale assenza di riessione teorica
(presente solo in forma di digressione) e dalla presenza di serie di
illustrazioni che traducono con grande precisione in immagini il
contenuto dei testi.
Esistono rarissime testimonianze legate allesistenza di schemi
anatomici corredati di lettere o didascalie nella trattatistica antica
e tardo antica. Ad esempio, Aristotele menziona pi volte nei
suoi scritti la presenza di schemi e disegni.2 La citazione per noi
pi signicativa si trova nella Historia Animalium (III, 1, 510): qui
Aristotele descrive lapparato genitale maschile dei mammiferi
e menziona un diagramma in cui le varie parti dellapparato sono
indicate da lettere. 3 Il pi antico testo di medicina contenente

1 Le immagini sono spesso considerate come una infedele o fallace riproduzione delle
cose, e sono sempre inferiori alla osservazione diretta della realt. Rufo di Efeso (De
Natura Hominis, proemio), Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, XXVI), Galeno (De
simplicium medicamentorum ac facultatibus, VI, proemio) esprimono questa opinione.

2 STCKELBERGER 1994, pp. 74-78 e 88.

3 Si riporta qui il brano nella traduzione inglese: These details which we have mentio-
ned should be studied in the accompanying diagram. A indicates the starting point of the
passages which run from the Aorta. K indicates the heads of the testicles and the pas-
sages which come down into them. indicates the passages running from the preceding
alongside the testicle. BB indicates the passages which turn back, containing the white-
coloured uid. indicates the penis, E the bladder, the testicles. Si fa riferimento

83
La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

illustrazioni di scene di cura un commentario di Apollonio di Cizio


(vissuto nel I sec. a.C., nato a Cipro e formatosi ad Alessandria) al testo
ippocratico De articulis.4 Lunico manoscritto che ci ha tramandato
il testo di Apollonio un lussuoso codice bizantino prodotto con
ogni probabilit a Costantinopoli nel secondo quarto del X secolo, il
codice Pluteo 74.7 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze,
contenente una collezione di testi dedicati alla ortopedia allestita da
un medico di nome Niceta.5 Nei proemi dei tre libri che compongono
lopera di Apollonio (dedicati il primo alla cura delle lussazioni
dellarticolazione delle spalla, il secondo alle lussazioni delle
vertebre e delle articolazioni di gomito e polso, il terzo alle lussazioni
delle articolazioni dellanca e della gamba) Apollonio, rivolgendosi
al dedicatario dellopera Tolomeo, spiega che illustrer i metodi di
cura delle lussazioni di Ippocrate non solo a parole, ma anche con le
immagini.6 Il testo ha una struttura molto chiara: dopo aver riportato
ampi stralci del trattato ippocratico in cui sono descritti i metodi di
cura,7 lautore aggiunge dei brevi commenti sul metodo migliore per
applicarli (facendo spesso riferimento alla sua esperienza diretta) e
introduce con una frase la gura che illustra ogni singolo metodo.
La corrispondenza tra le scene ragurate e i brani ippocratici citati
quasi perfetta (con leccezione di alcuni fraintendimenti dovuti
alla mancata comprensione da parte dellillustratore del modello da
cui stava copiando) e le illustrazioni costituiscono un valido aiuto
per comprendere come applicare i metodi di cura pi complessi;
Apollonio dichiara di non fornire lillustrazione nei casi in cui il
metodo di cura descritto molto semplice, oppure si riferisce ad

alle edizione PECK 1965, pp. 153-155.

4 KOLLESCH KUDLIEN 1965, pp. 38, 12-16.

5 BERNAB 2009. Alcune illustrazioni di questo manoscritto sono disponibili on-


line attraverso il sito della MacKinney Collection: http://www.lib.unc.edu/dc/
mackinney/?CISOROOT=/mackinney.

6 ROSELLI 1998, pp. 217-231.

7 Il testo di Apollonio costituito per met circa da citazioni tratte dal testo ippocratico;
BLOMQVIST 1974, p. 5.

84
Francesca Marchetti

una illustrazione precedente quando il metodo che descrive simile


ad un metodo illustrato: lopera di Apollonio si presenta quindi non
come un vero e proprio commento al testo ippocratico, ma come una
sorta di manuale illustrato rivolto a lettori specializzati, destinato
alla sperimentazione pratica di alcuni dei metodi di cura descritti
nel De articulis.8 Lo stesso manoscritto laurenziano trasmette anche
un testo dedicato alle fasciature di Sorano di Efeso (vissuto tra I e II
secolo d.C.), autore di cui si parler pi avanti, composto da sessanta
concise descrizioni di fasciature, ognuna seguita dalla ragurazione
della fasciatura descritta.9 I testi del De fasciis spiegano quale tipo
di benda utilizzare per ogni fasciatura (in alcuni casi suggerendo di
usare pi bende cucite assieme), illustrando i molti tipi di bendaggi
nominati nei testi di chirurgia ippocratica. Testi e immagini sono
organizzati su due colonne di testo.10
Un simile utilizzo delle immagini si ritrova anche nel testo a cui
questo contributo dedicato, il trattato di ginecologia di Mustione.
La copia pi antica del testo ci stata trasmessa dal codice 3701-15
della Bibliothque Royale di Bruxelles, un manoscritto carolingio
prodotto in uno scriptorium non identicato, probabilmente della
valle della Mosa; il manoscritto risale al IX secolo ( uno tra i pi
antichi manoscritti di medicina illustrati prodotti in Occidente) e
consta di una raccolta di brevi testi di dietetica, deontologia medica,
testi sul salasso, ricette. Il testo pi lungo conservato nel manoscritto,
e lunico dotato di illustrazioni (un schema dellutero e quattordici
gure di uteri contenenti feti in varie posizioni), il trattato di
ginecologia di Mustione, chiamato semplicemente Genechia (dora
in avanti Gynaecia).
Il trattato ci stato trasmesso anche da altri manoscritti, con e
senza illustrazioni: tra i pi antichi, il codice G.K.S. 1653, 4 della
Kongelige Bibliotek di Copenhagen, prodotto in area beneventana

8 ROSELLI 1975, p. 12; SMITH 1975, p. 211.

9 ILBERG 1927.

10 Anche in questo caso, immagini del testo illustrato di Sorano nel codice laurenziano
sono disponibili nel sito: http://www.lib.unc.edu/dc/mackinney/?CISOROOT=/mackinney

85
La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

nellXI secolo, che trasmette con alcune varianti la stessa serie di


illustrazioni ed una versione del testo leggermente diversa da quella
del manoscritto carolingio di Bruxelles. Senza addentrarsi in questioni
lologiche troppo complesse, il testo di Bruxelles appare pi lacunoso,
mentre quello pi tardo di Copenhagen, pi completo, sembra essere
stato in parte rielaborato con aggiunte o spostamenti di testo.
Molte informazioni riguardanti lautore, la funzione e lorigine
del trattato ci vengono oerte dal testo stesso, a partire dallincipit
e dallintroduzione dellopera, che leggiamo nella versione pi
completa del manoscritto di Copenhagen:

Per curare malattie delle donne, assai spesso necessaria lostetrica;


tuttavia non ci dato conoscere nessuna studiosa che sembrasse poter sapere
la lingua greca. Se lostetrica potesse disporre di tutte le opere di ginecologia
in traduzione latina, essa potrebbe apprenderne gli insegnamenti. Pertanto,
poich a me, Mustio, sembra di aver tradotto molte opere basandomi sulla
verit dellargomentazione, piuttosto che su un discorso ben costruito e
troppo minuziosamente limato, cos come voi avete potuto leggere nellopera
Oftalmico e nel Chirurgumeno, e anche nel Filiatro e nel Boethematico, mi
piaciuto tradurre in lingua latina anche questa Gynaecia, riportando gran
parte dei trenta libri con integro il signicato secondo Sorano.

Lautore aerma di aver tradotto lopera dal greco perch le


ostetriche che ignoravano quella lingua potessero servirsene. Egli
dichiara il suo nome, Mustio (Muscio nel manoscritto di Copenhagen
e in altri codici che ci tramandano la Gynaecia), e cita altre opere la
lui tradotte: un testo dedicato alle malattie degli occhi (oftalmico),
un testo dedicato alla chirurgia (cirorgimeno), un liatro etiam
et boetrimati, intendendo forse con questi termini un manuale di
medicina di rapida consultazione e un libro di ricette o rimedi.11 I
due nomi Mustio e Muscio, hanno uguale etimologia e costituiscono

11 Sullidenticazione di questultima opera: ILBERG 1910, p. 74. Filiatro starebbe per


amico dellarte medica. Secondo Ilberg la dicitura liatri etiam et boethematico si
riferisce a un unico testo, dal momento che nel testo il nesso etiam et viene spesso usato
in luogo di etiam.

86
Francesca Marchetti

due varianti dello stesso nome:12 in questa sede si giudicato pi


opportuno adottare la versione trasmessa dal codice di Bruxelles.
Il nome indicherebbe unorigine africana,13 attestata anche dalla
presenza nel testo di alcune parole di origine punica.14
Non possibile determinare con precisione lepoca in cui
Mustione visse, la maggior parte degli studiosi propende per la ne
del V secolo, o linizio del VI secolo.15 Gli unici altri dati biograci
relativi a Mustione ricavabili dal testo della Gynaecia riguardano la
sua opera di traduttore: oltre ai testi gi citati nellincipit, Mustione
aerma in un altro punto del trattato di aver tradotto in latino anche
un commentario sulle febbri (sicuti in commentario febrium invenies
expositum).16 Egli avrebbe anche realizzato la raccolta di ricette di
uso ostetrico e ginecologico che accompagna il testo della Gynaecia
nel codice di Copenhagen (i Pessaria) raccogliendo probabilmente i
numerosi rimedi suggeriti da Sorano.
Linformazione per noi pi signicativa tramandataci
dallincipit riguarda la fonte utilizzata da Mustione: il trattato
in trenta libri di Sorano di Efeso. Sorano conosciuto per aver
composto molte opere di medicina, purtroppo giunte a noi in forma
frammentaria, o attraverso rielaborazioni latine, o note solo perch
citate da altri autori. Viene ricordato da Galeno, che fa riferimento a
vari rimedi soraniani adottati nella cura di diverse malattie, ma non
riporta notizie riguardo alla sua biograa.17 Anche santAgostino cita
alcuni brani tratti da Sorano, da lui letti con ogni probabilit nella
originale versione greca: in un caso denisce il medico medicinae

12 Da muscio-mustio, il piccolo insetto che nasce nel mosto: RADICCHI 1970, pp. 22-24.

13 KAJANTO 1965

14 Come, ad esempio i termini zenzur, gigar, boba: ROSE 1882, p. IV.

15 ROSE 1882, p. VIII.

16 Mustione vi si riferisce in un capitolo (Gynaecia,parte II, cap. II.24) dedicato alla


inammazione dei genitali della donna, che comporta appunto la comparsa di febbre:
RADICCHI 1970, pp. 118 e 121.

17 Sulla biograa di Sorano di Efeso si vedano: KIND 1927, coll. 1113-1130; GREEN - HAN-
SON 1994, pp. 981-1005; MAZZINI 1997, pp. 57-60.

87
La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

auctor nobilissimus , senza aggiungere per nulla sulla sua vita.18


Mentre Tertulliano nel De Anima lo ricorda come methodicae
medicinae instructissimus auctor sottolineando la sua appartenenza
alla scuola metodica.19
Troviamo notizie biograche su Sorano nella cosiddetta Suda
(un lessico greco del X secolo, probabilmente confezionato nello
scrittorio imperiale di Costantinopoli): 20 Sorano nacque a Efeso nel I
secolo d.C. e trascorse diversi anni ad Alessandria, presumibilmente
per completare l i suoi studi. Si trasfer poi a Roma, dove pratic la
medicina negli anni compresi tra gli imperi di Traiano e di Adriano.
Oltre ai Gynaikeia in quattro volumi, scrisse uno testo dedicato
alle vite di medici celebri, e altre opere. I Gynaikeia ci sono stati
tramandati nella loro lingua originale in una versione incompleta e
con interpolazioni tratte da scritti di ginecologia di Ezio di Amida
trasmessaci da un unico codice, il gr. 2153 della Bibliothque
Nationale de France del XV secolo.21 Lopera, suddivisa in
centosessantaquattro capitoli dedicati a vari argomenti di ginecologia
e ostetricia, non si limita a descrivere il corretto funzionamento
dellapparato riproduttivo e a suggerire rimedi contro le sue malattie:
ricca di digressioni riguardanti leziologia, la storia della medicina,
la psicologia della donna, le teorie della scuola metodica cui Sorano
apparteneva. Il lungo trattato diviso in quattro parti: mentre le
prime due parti, dopo liniziale lunga trattazione dedicata alla gura
dellostetrica, descrivono tutto ci che riguarda la salute della donna

18 COURCELLE 1948, pp. 181-182.

19 Secondo i metodici, il corpo umano composto di atomi non visibili che circolano
attraverso canali: quando non c equilibrio tra atomi e canali (troppo stretti o rilassati) si
verica la malattia. Le malattie vanno ricondotte a tre stati del corpo: stretto, lasso, misto.
La cura consiste nel rilassare lo stretto, stringere il lasso, riequilibrare il misto. La
terapia deve sempre tener conto dello stato generale del corpo, e procede in due fasi: la
prima fase prevede cure blande (dieta, frizioni, movimento). La seconda fase prevede
cure pi violente (salasso, vomito, ecc..) e il paziente vi si deve sottoporre solo se le prime
cure non hanno sortito eetto. MAZZINI 1997, pp. 200-205.

20 ADLER 1967-71, vol. IV, p. 407. La notizia tratta da : GREEN - HANSON 1994, p. 999.

21 Aezio di Amida visse nel VI secolo. Oper a Costantinopoli; autore di un ampio compen-
dio di medicina (detto Tetrabiblion).

88
Francesca Marchetti

(ovvero trattano del suo stato secondo natura), la terza e la quarta


parte sono dedicate alle varie patologie che aiggono la donna,
considerate come stati contro natura, e alle relative cure.
La traduzione e riduzione di Mustione rispecchia in parte questa
struttura: delle due parti che compongono il testo latino, infatti, la
prima dedicata alla descrizione dellapparato riproduttivo della
donna e al suo funzionamento, la seconda alle patologie ad esso
connesse e alla loro cura. Nella versione latina sono invece quasi
assenti le digressioni teoriche, cosa del resto comprensibile in un
testo dedicato, secondo le aermazioni di Mustione, alla pratica e
allinsegnamento.
La seconda parte dellincipit della Gynaecia spiega quale
stato il metodo seguito da Mustione per allestire la versione latina
dellopera di Sorano:

Ma avendo visto che lopera sarebbe risultata voluminosa e che per


la sua vastit avrebbe potuto stancare assai presto gli animi delle donne, mi
piacque adottare la brevit dei Cateperotiana, in modo da cercare di poter
dire tutto senza dover scrivere unopera voluminosa. In verit, ad alcuni
capitoli scritti molto brevemente, ne ho aggiunto qualcuno completo dei
trenta libri, anch dal tutto collegato, il libro potesse risultare suciente.
In questo libro, inoltre, ho voluto che il discorso fosse molto pi semplice,
e per poter parlare in modo pi naturale, sono ricorso a parole adatte
alle donne, anche perch le ostetriche, quandanche analfabete, potessero
facilmente comprendere il libro letto a loro da altre.
Il termine Cateperotiana indica un manuale strutturato a
domande e risposte;22 la frase in cui Mustione nomina i Cateperotiana
(placuit cateperotianum brevitatem fuisse secutus Quibusdam
vero capitulis multum breviter dictis, quaedam et triacontados
addidi, ut ex omnibus collectus commentarius suciens esse possit)
ha dato adito a diverse interpretazioni riguardo alle fonti utilizzate
dal nostro autore e al suo lavoro di rielaborazione e traduzione: si
ipotizzato che gli potesse aver adattato la vasta materia dellopera
di Sorano in forma di manuale a domanda e risposta, inserendo ove

22 KIND 1927, coll. 1113-1130.

89
La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

necessario brani pi ampi. Questa ipotesi ci appare improbabile,


soprattutto perch Mustione nel suo incipit si qualica chiaramente
come traduttore.23
Appare pi probabile che Mustione abbia tradotto lopera di
Sorano in parte dal vasto trattato di ginecologia in trenta libri, in
parte da dei Cateperotiana di argomento ginecologico e ostetrico
o scritti dallo stesso Sorano, quindi entro linizio del II sec. d.
C.,24 oppure da un altro anonimo autore tra il II e il III secolo (nel
periodo cio in cui si sviluppa la letteratura medica nel formato
degli erotemata, vale a dire dei trattati brevi a domanda e risposta).25
Per approfondire gli argomenti trattati in modo troppo sintetico,
egli avrebbe poi aggiunto capitoli completi del trattato di Sorano,
in modo che lopera risultante fosse esauriente su ogni argomento.
Inne, Mustione scrive di aver voluto adottare un linguaggio molto
semplice, anch anche le ostetriche meno esperte (o pi ignoranti)
potessero facilmente comprenderlo (etiam imperite obstetrices ...
facile intelligere possit).
Lesistenza di un trattato di ginecologia nel formato degli
erotemata scritto da Sorano stesso una questione alquanto discussa.
Da un lato, Mustione nella Gynaecia si riferisce ai Cateperotiana
come ad un testo soraniano, scrivendo alla ne del II libro che i
metodi di cura e le ricette contenute nel testo erano tratti dal trattato
di ginecologia in trenta libri e de Sorani cateperotianis.26
Daltro canto, dobbiamo considerare che la letteratura in
formato erotematico si diusa solo a partire dalla ne del II o
dallinizio del III secolo d.C., quindi in unepoca successiva a
quella in cui Sorano visse. La tendenza in quel periodo a produrre
compendi strutturati a domande e risposte potrebbe aver portato un
anonimo autore a adattare lampia materia dei Gynaikeia al nuovo

23 RADICCHI 1970, p. 39, n. 6.

24 BAADER 1990, pp. 115-125; SEGOLONI 1992, p. 623.

25 GREEN HANSON 1994, pp. 981-1005. e 1030.

26 Si riporta qui lexplicit del testo di Mustione nella versione tramandata dal cod. G. K. S.
1653.4 della Kongelige Bibliotek di Copenhagen: RADICCHI 1970, pp. 214 e 220.

90
Francesca Marchetti

pi agile formato, indirizzando principalmente lopera alle levatrici


e conservando al testo la paternit soraniana.27
Lopera di Sorano sembra aver goduto di grande considerazione
nelle province romane nordafricane, mentre non ci sono tracce della
sua sopravvivenza a nord del Mediterraneo. Come si detto sopra,
sia Agostino di Ippona che Tertulliano conoscevano gli scritti di
Sorano. Anche il vescovo Cipriano di Cartagine (III secolo) nelle
sue Epistulae cita Sorano, assieme a Ippocrate, come esponente di un
tipo di medicina che distoglie i cristiani dalla fede nella guarigione
spirituale.28E africani sono anche tutti gli altri traduttori conosciuti
degli scritti di Sorano in latino: il primo di loro fu probabilmente
Aviano Vindiciano, amico e corrispondente di SantAgostino,
autore di una Epistula ad Pentadium sulla teoria ippocratica degli
umori e di un testo di ginecologia, una Gynaecia, noto anche con
il titolo De exposizione membrorum.29 Questultima si apre con una
trattazione degli organi che compongono il corpo umano (descritti
uno per uno) e continua con un capitolo dedicato alla formazione
del bambino nellutero materno e ad alcune questioni di ginecologia
e ostetricia. Il testo giunto a noi in due versioni, e deriva in parte
dagli scritti di ginecologia di Sorano. 30 E interessante notare che alle
descrizioni di organi contenute in questo testo sono stati aancati
alcuni schemi di organi trasmessi dal frammentario codice Roncioni
99 della Biblioteca Universitaria di Pisa: le due carte di pergamena
che lo compongono, provenienti da un codice della seconda met

27 REUS 2001, coll. 739-741. Secondo lautore Eine Katechismus-artige Kurzfassung fr


Hebammen (Cateperotiana) die dem Muscio vorlag, trgt pseudo-soranische Merkmale
und ist wohl jnger.

28 GREEN HANSON 1994, p. 1044.

29 Vindiciano nacque in Africa settentrionale da famiglia colta. Si form probabilmente


come medico, ed era cristiano (alcune iscrizioni lo ricordano come Vicarius). Egli dedica
al nipote Pentadio un breve trattato in forma di epistola sul corpo umano e sugli umo-
ri, nel quale traduce in latino le principali teorie di Ippocrate sullargomento, contenuta
anche nel codice 3701-15 di Bruxelles oggetto di questo studio. per notizie generali su
questautore si veda: KRUG 1985, passim.

30 La Gynaecia di Vindiciano stata pubblicata, nelle due versioni conosciute da Valentin


Rose: ROSE, 1894.

91
La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

del XIII secolo, contengono gure che illustrano lapplicazione del


cauterio, precedute da brevi spiegazioni a corredo di ogni gura, e
schemi di vari organi interni corredati da didascalie. 31 In particolare,
le didascalie degli organi e il modo in cui questi sono rappresentati
mostrano molti punti di contatto con la parte della Gynaecia di
Vindiciano dedicata appunto alla descrizione degli organi che
compongono il corpo umano. Lo storico della medicina Carlo
Maccagni, in un suo studio sul manoscritto scrive che questi schemi
sembrano tracciati solamente in base a una qualche descrizione
generica e sommaria, o poco pi: verosimilmente essi sono epigoni
di una tradizione iconograca molto antica e probabilmente molto
corrotta, della quale non abbiamo che poche testimonianze.
Questo codice potrebbe costituire unimportante testimonianza
della presenza di cicli di illustrazioni in testi di medicina redatti in
epoca tardo antica sulla base delle opere degli autori pi antichi. 32
Il frammento di Pisa, per la sua mise en page con le gure sul
cauterio nude e senza alcun accessorio e sovrastate da brevi testi,
potrebbe riprendere un archetipo originatosi nel periodo ellenistico
o romano. 33
Altro importante traduttore di Sorano fu il medico metodico Celio
Aureliano, originario di Sicca Veneria (nella Africa Proconsularis),
vissuto tra la ne del IV secolo e la prima met del V secolo. Oltre
ai trattati soraniani sulle malattie acute e sulle malattie croniche gi
ricordati (tradotti con i titolo Celeres sive acutae passiones) , egli
tradusse il trattato in trenta libri sulla ginecologia di Sorano; alcune
citazioni contenute in questi testi lasciano supporre che egli avesse
tradotto anche altri scritti di Sorano sulle febbri, ligiene, i medicamenti.
Celio Aureliano scrisse anche le Responsiones medicales, un testo
costruito con materiale molto probabilmente tratto da varie opere di
Sorano, organizzato in forma di domande e risposte.

31 MACCAGNI 1969, gg. 3,4,6. Per immagini da altri manoscritti dedicate alla applica-
zione del cauterio si veda anche : http://www.lib.unc.edu/dc/mackinney/?CISOROOT=/
mackinney

32 La citazione si trova in: MACCAGNI 1969, p. 337.

33 Si veda: WEITZMANN 1959, p. 20.

92
Francesca Marchetti

Anche Teodoro Prisciano, vissuto in Africa settentrionale tra il


IV e il V secolo d.C. e allievo di Vindiciano, pu essere considerato
autore di una rielaborazione latina del testo di Sorano: nel terzo
libro dei suoi Euporista (scritto in greco, ma tradotto in latino con
questo titolo da lui stesso per favorirne la diusione) troviamo
infatti unampia trattazione (in dieci capitoli) di patologie dellutero
e dellallattamento, destinata alluso delle ostetriche, le quali per,
come egli aerma, impareranno meglio dalla pratica che dalla
lettura. 34
Unultima rielaborazione dellopera di Sorano il Liber geneciae
ad Soteris obstetrix, un dialogo dedicato a questioni di ostetricia tra
unostetrica, Soteris, e Sorano stesso. Il testo indipendente dalle
traduzioni di Celio Aureliano e Mustione, e probabilmente deriva
dalla versione ridotta del trattato di ginecologia di Sorano a domande
e risposte a cui forse attinse anche Mustione. 35
Alla luce di questi elementi, appare chiaro che le vecchie
province romane dAfrica, tra il III e il VI-VII secolo, conservarono
una forte memoria dellopera di Sorano, come anche di Ippocrate,
Galeno e altri importanti medici; ed forse grazie alla notoriet
raggiunta in questarea geograca che lopera di Sorano sopravvivr
negli scritti dei medici arabi, e inuenzer notevolmente, per quanto
riguarda la ginecologia, gli autori delle maggiori enciclopedie
mediche bizantine: Oribasio, Paolo di Egina, Ezio di Amida. 36
Alessandria, nonostante le guerre civili e la cristianizzazione,
aveva conservato il suo ruolo di importante centro culturale: nella
citt si continuava a insegnare la medicina, ed era ancora molto
diuso luso del greco. Ma alla grande attivit di ricerca dei secoli

34 ROSE 1894, lib. III, 10, 248.8.

35 ROSE 1882, p. XIII. Secondo Rose. Il Liber geneciae ad Soteris obstetrix sarebbe una
traduzione dei Cateperotiana di Sorano sulla ginecologia, e sarebbe meno antica del testo
di Mustione.

36 Si veda: GREEN HANSON 1994, p. 1043. Sorano era conosciuto presso i medici arabi
con il soprannome di aureo, ma le uniche opere a lui riconducibili in arabo sono citazio-
ni da un suo commento al testo di Ippocrate sulla natura del bambino e a un suo scritto sul
clistere. Rimane anche un Libro della levatrice (Kitb al-Qawbil) derivato probabilmente
da dei Cateperotiana tratti dai Gynaikeia del medico metodico.

93
La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

precedenti era subentrato un nuovo tipo di attivit scientica: si dava


ora pi spazio allapprofondimento losoco, e alla interpretazione
e rielaborazione del sapere precedentemente accumulato. Nei secoli
in cui nella parte occidentale dellimpero si andava perdendo luso
della lingua greca anche in un campo, quello della medicina, che
aveva avuto in quella lingua il suo maggiore mezzo despressione,
le traduzioni in latino potevano salvare dalloblio molte importanti
opere. E questo ne era ben presente agli occhi di chi intraprendeva
il faticoso lavoro di traduzione, anche se si trattava di persone che
vivevano in un ambiente in cui luso del greco era ancora diuso.
Nella introduzione al trattato Celeres sive acutae passiones, Celio
Aureliano dichiara di voler tradurre interamente in latino le opere di
importanti medici antichi perch anche coloro che non conoscono la
lingua greca possano trarne protto. Lopera dedicata allallievo
Bellico, che conosce il greco bene quanto il suo maestro, ma
evidentemente stata pensata per coloro che esercitavano la
medicina senza poter avere diretto accesso ai testi greci.
Queste traduzioni non erano aatto letterali. Oltre al problema
della traduzione di termini tecnici greci, che non sempre avevano
un loro equivalente latino, il testo originale era spesso stravolto da
tagli o da aggiunte. 37 Non poi infrequente il caso di compilazioni
redatte su argomenti disparati, formate da estratti di testi di diversi
autori tradotti in latino: in alcuni casi queste opere denunciano
una grande cura nella selezione dei brani riportati e una notevole
perizia professionale. Pi spesso per hanno laspetto di miscellanee
approntate accorpando testi di vario genere senza un ordine apparente. 38
Molto spesso, poi, la traduzione era anche una sintesi del testo
greco di riferimento, operata non attraverso riassunti, ma attraverso
la scelta di brani considerati importanti, riassemblati a formare un
nuovo testo. Ad esempio, tornando al testo di Mustione, notiamo
che non c quasi pi traccia in esso di speculazioni teoriche e
digressioni storiche, psicologiche o di altro genere. Mustione non si

37 KRUG 1985, p. 235-236 delled. italiana.

38 Nonostante questo, questi manoscritti tramandano in alcuni casi frammenti di opere


che sarebbero altrimenti perdute. Su questargomento: NUTTON 1984, pp. 1-14.

94
Francesca Marchetti

cura di trasmettere i principi della medicina metodica (al contrario


dellaltro traduttore di Sorano, Celio Aureliano, anchegli medico
metodico): egli tenta piuttosto di esporre le conoscenze pratiche
di Sorano mettendole a disposizione di un pubblico, quello delle
ostetriche, interessato soprattutto ad apprendere i metodi di cura
delle malattie genitali e le manovre per portare a buon termine un
parto dicile. 39 In questottica, acquistano pieno signicato i disegni
che aancano nel codici della Gynaecia di Bruxelles e Copenhagen
i capitoli relativi ai parti con malpresentazioni fetali e lo schema
dellutero che introduce il trattato nel codice di Bruxelles [FIGG. 1-3].

La prima illustrazione ragura un utero, a c. 16 v., aancato


da un testo alquanto corrotto e di dicile lettura in cui sono elencati
i nomi delle varie parti di cui si compone la matrix [FIG. 1]. Nel
codice di Copenhagen, che presenta uno spazio bianco in luogo della
ragurazione dellutero, il testo appare pi comprensibile, e recita: 40

Come devono essere chiamate le singole parti di esso? Anch si


conoscano le singole parti dellutero, ed esse possano essere facilmente
comprese, voglio ragurarle, e nelle singole parti di questo voglio porre
delle lettere. La parte dove posta la A detta orizio. Quella dove posta
la B, detta collo. Dove la C, detta cervice. Nel punto in cui, dopo la
strettoia, si comincia a dilatare, e dove posta la D, detta omeri. Dove
la E, detta latera, Dove si conclude la rotondit, ed posta la lettera F, si
chiama fondo. Dove la G, detta base grande. omnisque inanitas illa in
medio quae est, venter et sinus appellatur.

39 Anzi, in alcuni casi Mustione adotta teorie che contraddicono quelle di Sorano, come
nel caso della diagnosi della cosiddetta soocazione dellutero o isterica. Tale malattia
sarebbe provocata secondo Mustione dalla risalita dellutero nel petto della malata; lo
spostamento dellutero causerebbe senso di oppressione, impossibilit di parlare, blocco
della respirazione. La teoria dellutero vagante (diusa sia nellantichit che nel medio-
evo) invece smentita da Sorano, secondo cui lutero si pu contrarre, ma non si muove
allinterno del corpo della donna essendo trattenuto dai legamenti. La spiegazione si trova
nel cap. IV del II libro della Gynaecia: RADICCHI 1970, pp. 118 e 123. In altri punti del
trattato tuttavia Mustione riprende Sorano nel condannare luso di odori sgradevoli o
dolci per attirare lutero verso lalto o verso il basso.

40 ROSE 1882, p. 8.

95
La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

Si tratta della dettagliata descrizione delle varie parti


dellutero. Lautore dichiara lintenzione di produrre una
rappresentazione schematica delle parti che compongono lutero
(volui eam inpingere) che aiuti il lettore a comprenderne
la struttura: ad ogni parte dellorgano nominata nel testo
abbinata una lettera che il lettore ritrover nel disegno, accanto
alla corrispondente parte dellutero (et in singulis partibus eius
singulas litteras adponere).
Nel manoscritto di Bruxelles le lettere scompaiono tanto dal
testo quanto dal disegno, dove sono sostituite dalla trascrizione
per esteso dei nomi delle diverse parti dellorgano: ma rimane una
traccia della presenza delle lettere grazie ad una B, ben visibile
allaltezza dellimboccatura del collo dellutero (ovvero nella
posizione che avrebbe dovuto avere secondo la descrizione del
codice di Copenhagen). Lutero alla c. 16 v. si distingue dagli altri
uteri ragurati nel manoscritto sotto vari aspetti. Oltre ad essere
corredato di iscrizioni (che, come si detto, designano per esteso
le varie parti dellorgano: fundus, latera, basis grandis, humeri,
cervix, collum, oricium), ha una forma perfettamente sferica che si
appoggia su unimboccatura resa con due righe parallele e un largo
bordo tondeggiante disegnato prospetticamente, mentre gli altri
uteri del manoscritto sono a forma di vaso rovesciato (pi o meno
tondeggiante, sempre con lapertura resa prospetticamente). Inoltre
le due protuberanze (molto probabilmente una ragurazione delle
tube) che sovrastano lo schema di utero a c. 16 v. hanno la forma di
due ogive, mentre negli altri uteri assomigliano pi alle orecchie
appuntite di un gatto. Possiamo supporre che nel caso del disegno di
c. 16 v. del codice di Bruxelles lillustratore abbia voluto rendere la
struttura della matrix attraverso una schematizzazione. Anche lutero
che accoglie i nascituri nella serie dedicata ai parti dicili ha un
aspetto semplicato, che contrasta con la dettagliata rappresentazione
dei corpi dei feti in varie posizioni; ma la costruzione delle due gure
appare diversa. In ogni caso, la scomparsa delle lettere dallo schema
dellutero contenuto nel manoscritto di Bruxelles e la storpiatura
del capitolo ad esso collegato inducono a pensare che lo scriba e
lillustratore del manoscritto (o del suo modello) si siano trovati a

96
Francesca Marchetti

rimediare al parziale deterioramento o perdita dello schema di utero


e del testo ad esso abbinato.
La descrizione dellutero fatta da Mustione si avvicina molto
a quella contenuta nel testo greco di Sorano (Gynaikeia, I, 4 e I, 5),
secondo il quale la matrice simile ad una zucca medicinale, poich
nella supercie e nel fondo rigona, ma in basso si apre con una
stretta apertura, da cui parte il collo, simile ad una specie di tronco.
Ai due lati del collo ci sono gli omeri, in ultimo il fondo, in basso la
base.41 Sorano accenna anche alla presenza delle due protuberanze
che spuntano dal corpo dellutero. Egli parla di due testicoli, che
nascono al di fuori (dellutero) vicino al collo, uno da una parte, uno
dallaltra dei anchi.[] Il condotto spermatico al di sopra dellutero
portato da ciascun testicolo dai anchi no alla vescica, nel collo
della quale si attacca.42 Sorano indica probabilmente con il termine
testicoli le ovaie (che secondo le sue osservazioni sono collegate
alla vescica), ma non descrive chiaramente le tube di Falloppio. 43
Il testo dei Gynaikeia di Sorano dedicato alla descrizione
dellapparato riproduttivo della donna non menziona in alcun
modo schemi o rappresentazioni dellutero. Questo fatto, oltre alle
dierenze tra lutero di c. 16 v. e gli altri uteri del manoscritto di
Bruxelles, potrebbe far pensare allo schema dellutero come a
unideazione di Mustione stesso: ma unipotesi dicilmente
vericabile. Lo schema dellutero non immaginabile senza il
capitolo che lo precede e Mustione allinizio della Gynaecia sembra

41 Per il testo originale si veda: BURGUIRE GOUREVITCH MALINAS 1988-2000, I vol.,


pp. 8-13. E: LA TORRE 1917, p. 124.

42 Ibidem.

43 Ibidem. La descrizione di tube e ovaie un soggetto abbastanza raro anche nella


letteratura medica e ostetrica: per trovare una menzione delle tube nella letteratura an-
tica di argomento ostetrico necessario ricorrere ai testi di Galeno, che parla di corni
dellutero, o di Erolo, che osserv la presenza di corpi a forma di semicerchio ai due lati
dellutero, sporgenti (a spirale, dice Erolo) verso le due estremit del ventre. Si veda sulle
descrizioni dellanatomia dellutero: LA TORRE 1917, pp. 119-135. Lautore aerma di aver
tratto la denizione di Galeno da uno scritto dedicato dal medico alla dissezione dellutero
(si veda a pag.134). La Torre cita anche altri medici che nei loro scritti lasciano intende-
re di essere a conoscenza dellesistenza delle tube: tra questi anche Diocleziano (che le
chiamava corni dellutero), Prassagora e Tilotimo (che parlavano di seni dellutero).

97
La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

dichiarare di essere semplicemente il traduttore di brani tratti dal


trattato di ginecologia in trenta libri di Sorano e dai Cateperotiana
a domande e risposte, e non accenna a integrazioni o aggiunte di
sua mano. Questo induce a pensare che Mustione si sia rifatto a uno
schema gi presente nei testi da lui tradotti. La descrizione dello
schema dellutero inserita nella trattazione a domande e risposte
che Mustione presumibilmente tradusse dai Cateperotiana soraniani:
dato lo stretto legame tra lo schema dellutero e la sua descrizione,
assai probabile che anchesso fosse inserito nei Cateperotiana.
Tra gli esempi noti di illustrazioni schematiche di soggetto
anatomico vanno annoverati i trattati illustrati arabi di oftalmologia
derivati dagli scritti sulla cura delle malattie dellocchio di
Ippocrate e Galeno, trattati che molto probabilmente trassero le
loro illustrazioni dai testi originali, dato che il traduttore menziona
esplicitamente la presenza di diagrammi nel testo da cui attinge;44
e, soprattutto, i manoscritti che trasmettono la serie di illustrazioni
anatomiche nota come Fnfbildenserie o Figura Incisionis, che
consta di cinque gure di corpi con braccia e gambe leggermente
divaricate (variamente scorticati o sezionati per mostrare il sistema
delle arterie, quello delle vene, lo scheletro, il sistema nervoso,
lapparato muscolare), seguiti da altre gure che rappresentano il
cuore, il fegato, la milza, lo stomaco, i genitali maschili, lutero e il
sistema occhio-cervello. A questa serie di illustrazioni deve essere
avvicinato anche il gi citato frammentario codice Roncioni 99
della Biblioteca Universitaria di Pisa, contenente, oltre a una serie
di immagini sul cauterio, dodici schemi di organi umani (tra cui
uno schema dellapparato riproduttivo maschile, erroneamente
interpretato in passato come utero bicorne), corredati di numerose
brevi didascalie.45 Secondo Carlo Maccagni, tali disegni pur nella

44 Ci si riferisce ai Dieci trattati sullocchio (Kitb al-ashr maqlt l-ain), testo attribu-
ito a Hunayn ibn Ishq, traduttore, medico e teologo nestoriano del IX secolo vissuto alla
corte di Baghdad. Nel testo di Hunayn i complessi diagrammi sono perfettamente spiegati
dal testo e solo in qualche caso mostrano particolari che il testo non menziona: MURDUCH
1984, pp. 236-239.

45 Sui disegni di organi nel codice di Pisa si veda: MACCAGNI 1969, pp. 331-378. Karl
Sudho ha dedicato diversi studi alle Fnfbildenserien (e fu lui a coniare questo nome);

98
Francesca Marchetti

loro estrema rozzezza e sommaria semplicazione, illustrano


allincirca le cognizioni di origine classica la teoria umorale
ippocratica, lanatomia e la siologia aristoteliche e galeniche nella
forma in cui erano pervenute, attraverso la tradizione soprattutto
occidentale antecedente la medicina araba e salernitana, ancor
prima che Mondino, tra la ne del Duecento e gli inizi del Trecento,
principiasse la propria rinnovatrice opera di anatomico.46
Appare plausibile che questi schemi di organi, cos come
gli schemi dellanatomia dellocchio tramandati dai trattati arabi, si
rifacciano probabilmente a un archetipo pi antico, che possiamo
immaginare vicino allo schema anatomico descritto da Aristotele
nella Historia Animalium, citato sopra. Forse anche lo schema di
utero del manoscritto di Bruxelles pu essere avvicinato a questa
tradizione di rappresentazioni anatomiche schematiche, nate
probabilmente per aancare descrizioni dellanatomia della parti del
corpo umano e adottate in seguito anche in testi di medicina generale
o in trattati dedicati a una particolare branca della medicina.
Lo schema di utero del codice di Bruxelles il pi antico
disegno schematico di questo organo conosciuto: assieme agli altri
uteri ragurati nel manoscritto si dierenzia da ogni altra antica
rappresentazione di questo soggetto a noi giunta (compresi gli ex-
voto romani in terracotta che mostrano lutero nella pi diusa forma
a vaso rovesciato)47 per la presenza delle due protuberanze a forma
di orecchie: un particolare anatomico che, come abbiamo visto, pur
essendo stato preso in considerazione da Erolo e da Galeno, non
chiaramente spiegato da Sorano nella sua descrizione dellapparato
riproduttivo femminile e non viene considerato nel testo di Mustione

tra questi: SUDHOFF 1908, pp. 1-10; e SUDHOFF SEIDEL 1910, pp. 165-167. Inoltre si veda
anche: HERRLINGER 1970, pp. 10-14

46 MACCAGNI 1969, pp. 331. Mondino deLiuzzi, insegnante presso lo Studio di Bologna,
fu il primo a riprendere la pratica della dissezione nellinsegnamento della medicina. Nel
1316 complet il suo celebre trattato di anatomia, in uso nelle universit no al XVII
secolo.

47 Tali oggetti, rinvenuti al tempio di Asclepio sullisola Tiberina e conservati al Museo


Nazionale Romano, sono degli ex-voto dedicati alle divinit o oggetti oerti agli Dei da
donne sterili per propiziare una gravidanza. In SINGER 1957, p. 42.

99
La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

(e forse neppure nominato, dato che non certo che la scritta latera
nello schema si riferisca a esse o ai due lati del corpo dellutero).
Dopo aver analizzato con un discorso indiretto diverse malattie
legate allutero, lautore aronta tutta la trattazione sul parto dicile
attraverso domande e risposte: anche i vari casi di malpresentazione
(ovvero presentazione in una posizione irregolare che rende dicile
luscita) del feto al momento del parto, illustrati dalle miniature con
schemi dellutero e feti in varie posizioni, sono trattati a seguito di
una domanda (Quotiens manum mittit, obstetrix quid facere debet?
Si ambas manus eius foris invenerit, quid facere debet? Et si in pedibus
descendens in aliquam partem vulvae relicum corpus inclinaverit,
quid facere debemus? ecc); possiamo quindi ipotizzare che il testo
relativo ai parti dicili e le miniature ad esso abbinate provengano
non dal trattato in trenta libri di Sorano, dove in eetti non ci sono
riferimenti ad illustrazioni, ma dai Cateperotiana di cui sopra si detto.
Le tredici miniature che accompagnano le descrizioni dei
parti sono contigue al testo di riferimento (in genere la miniatura
segue il capitolo che deve illustrare) e quasi sempre la posizione
del feto ragurato si adatta molto bene a quella descritta nel testo.
Solamente nel caso delle ultime due miniature (che raggruppano in
un unico utero pi feti per mostrare diverse malpresentazioni fetali)
questo stretto rapporto viene meno. I disegni sono stati realizzati
in inchiostro bruno, lo stesso utilizzato per la scrittura. Linterno
degli uteri colorato con un pigmento rosso scuro (solo nello
schema dellutero stato utilizzato un colore violaceo). Le gure
dei nascituri sono delineate attraverso pochi agili tratti e lasciate in
pergamena riservata; i nascituri rappresentati allinterno dei tredici
uteri hanno le sembianze di adulti, spesso asessuati (i genitali sono
visibili solo in cinque di loro).
Varie scritte aancano le immagini: la descrizione di una sorta
di rituale magico per favorire il parto si trova accanto allo schema
di utero a c. 16 v [FIG. 1].48 Una curiosa frase a c. 28 r., scritta con
misteriosi caratteri vagamente simili a quelli greci, recita non garrit

48 La frase recita: Ad partum eiciendum has caracteras facis in crusca de panem et


ligas ad coxam dexteram JXH et cum se liberaverit cicius dissolvis. Le tre lettere JXH
ricordano lacronimo in caratteri greci del nome di Ges Cristo.

100
Francesca Marchetti

infans antequam nascetur [FIG. 2]. La presenza di scritte in caratteri


alfabetici particolari non inusuale nei manoscritti di argomento
medico: sono noti ad esempio diversi casi di alfabeti runici o scritte
realizzate con le rune in erbari o codici di medicina (anche nel gi
citato codice O. I. 11 dellArchivio Capitolare di Modena, forse
nonantolano). La loro presenza di solito giusticata ricorrendo
allaccostamento tra il carattere magico delle rune e la tendenza
allempirismo e alla magia della medicina nel periodo del declino
delle scuole di medicina tardo antiche: ma i caratteri che compaiono
a c. 28 r del manoscritto di Bruxelles, per la loro originalit (non
assomigliano in nulla alle rune) e per il tono vagamente ironico della
frase che compongono, sembrano distaccarsi da questa tradizione e
non sono facilmente spiegabili.49 Quasi ogni gura, poi, aancata
dalla frase gura ita est, scritta in caratteri latini, o greci, o negli
stessi strani caratteri che compongono la frase a c. 28 r. ; questi
richiami allimmagine si ritrovano anche in un papiro del I o II
secolo d. C. (il cosiddetto papiro Ayer del Field Columbian Museum
di Chicago), contenente frammenti di un trattato di agrimensura, in
cui ognuna delle dimostrazioni nisce con la frase e la gura sar
come segue.50
Le prime illustrazioni della serie si trovano a c. 26 v. e 27 r.,
inserite nella colonna di scrittura, poste dopo una lunga introduzione
che Mustione dedica alla descrizione delle quattro principali
posizioni del feto al momento del parto: in capite, in pedibus, in
divexum, duplicatus. Le due miniature a c. 26 v. rappresentano il
parto di testa e il parto di piedi (due posizioni denite da Mustione
secundum naturam); la miniatura a c. 27 r. mostra invece un utero
contenente tre feti in diverse posizioni (due di essi sembrano sdraiati
per traverso, il terzo ragurato bocconi sopra gli altri due, con
la testa piegata in avanti): sembra che in essa siano state riunite tre
tipologie di posizione innaturale del feto considerate da Mustione
contro naturam, mostrando due esempi di posizionamento del feto

49 Sulle rune del codice di Modena si veda: PICCININI 1992-93, p. 186. Sullutilizzo delle
rune in testi di medicina cita: SINGER SINGER 1952.

50 Il papiro citato da: GIULIANO 1996, p. 40.

101
La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

di traverso e un esempio con il corpo piegato (duplicatus). Possiamo


ipotizzare che i tre feti nellutero di c. 27 r. fossero in origine
ospitati in tre uteri distinti, forse pensati per illustrare (assieme alle
ragurazioni del parto di testa e di piedi che troviamo a c. 26 v.) la
lunga spiegazione introduttiva di c. 26 r. in cui Mustione, come si
detto, descrive i parti con i feti che scendono in capite, in pedibus, in
divexum, duplicatus.
Le due carte seguenti, cc. 27 v. e 28 r. [FIG. 2], mostrano
un tipo di impaginazione di testi e immagini del tutto dierente.
Sono illustrate con quattro uteri ciascuna (con feti che scendono
di testa e di piedi, sporgendo fuori dallutero braccia o gambe, e
con un feto posto di traverso), distribuiti su due colonne; i brevi
capitoli di testo che descrivono i parti sono copiati sopra e sotto
le gure (formando cos due colonne in cui si alternano testi e
figure), oppure negli spazi liberi tra due miniature affiancate. In
entrambe le pagine, i capitoli che descrivono i diversi tipi di parto
non sono scritti allinterno di colonne delimitate sui due lati da una
rigatura verticale, ma hanno unampiezza che varia in relazione
alla larghezza delle miniature che sovrastano (come accade nel
Dioscuride del VII secolo conservato alla Biblioteca Nazionale di
Napoli, in cui ogni colonna di testo si adatta alla ampiezza della
illustrazione botanica che la sovrasta).51 Le due ultime miniature,
a c. 28 v. e a c. 29 r., contengono rispettivamente quattro e nove
feti in varie posizioni: sembra che lesigenza di diminuire il numero
di uteri da riprodurre abbia spinto lillustratore (presumibilmente
non lillustratore del codice di Bruxelles, ma lillustratore del suo
modello) a riunire negli ultimi due uteri molte presentazioni fetali in
origine destinate a occupare cinque o sei uteri diversi.
Le illustrazioni di uteri con malpresentazioni fetali del
codice 3701-15 di Bruxelles seguono la tipologia di illustrazione
denita papyrus style, indicando con questo termine luso di
illustrazioni prive di sfondo o cornici inserite allinterno delle
colonne di scrittura (su di un lato della colonna di scrittura, in genere
il sinistro, o interrompendo la colonna di scrittura stessa), originatosi,

51 OROFINO 1992, pp. 84-98.

102
Francesca Marchetti

appunto, per la decorazione dei rotoli di papiro e trasmessosi alla


decorazione dei codici.52 Nel manoscritto di Bruxelles le miniature
si inseriscono in genere sul lato sinistro delle pagine con ununica
colonna di scrittura (solo in un caso, a c. 26 v., una miniatura si trova
anche sul lato destro) oppure si alternano ai brevi capitoli di testo
nelle pagine organizzate su due colonne di scrittura, mostrando un
tipo di impaginazione molto comune nei testi illustrati di soggetto
letterario e tecnico-scientico ereditati dalla cultura classica o tardo
antica prodotti in epoca carolingia, testi che si rifanno sicuramente
a modelli che mostrano ancora una vicinanza con il loro antico
archetipo.
Kurt Weitzmann ha scritto che: Le gure nei manoscritti
medici erano di particolare importanza per le dimostrazioni
pratiche. Per questa ragione esse erano, a volte, copiate come
serie di gure isolate senza il testo e, esaminando da questo punto
di vista i manoscritti medievali, si noter che tale separazione di
immagini e testo si trova pi frequentemente in manoscritti medici
che in qualsiasi altro ramo della letteratura scientica. E continua:
Un gruppo di illustrazioni di questo tipo raguranti guarigioni
per mezzo del cauterio ci giunto in pi di venti copie dallXI al
XIII secolo, tutte latine. Nessuna ha un testo di accompagnamento,
salvo per poche brevi righe esplicative e questo pu solo poter
dire che, a data antica, le gure furono isolate dal testo che and
successivamente perduto, mentre la copiatura del gruppo di gure
and avanti per secoli. 53
Qualcosa di analogo accaduto nel caso della serie di
immagini di uteri con malpresentazioni fetali: nate forse per illustrare
un testo soraniano e tramandate dalla Gynaecia di Mustione, sono
state copiate nei secoli successivi pi volte, anche per illustrare
altri trattati di ginecologia. Possiamo seguire questo processo di
emancipazione delle immagini dal loro testo di origine analizzando la
tradizione dei manoscritti di argomento ostetrico: nella Gynaecia di
Bruxelles le immagini sulle malpresentazioni fetali non sono separate

52 Si veda: WEITZMANN 1947, pp. 92-102; e WEITZMANN 1959, pp. 30-36 delled. italiana.

53 WEITZMANN 1959, pp. 32-33 delled. italiana.

103
La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

dal testo che devono illustrare, ma si inseriscono nella colonna di


scrittura (alle cc. 26 v. 27 r. 28 v. e 29 r.), oppure si distribuiscono
su due colonne con i brevi capitoli di testo che descrivono con
precisione la posizione del feto e le manovre che lostetrica deve
compiere per estrarlo dallutero (alle cc. 27 v. e 28 r.). Nei codici
pi tardi della Gynaecia , ad esempio nel cod. G.K.S. 1653.4 di
Copenhagen (e soprattutto nella sua copia del XII-XIII sec., il cod.
Pal. Lat. 1304 della Biblioteca Apostolica Vaticana), le immagini
tendono a ordinarsi pi schematicamente in due colonne occupando
tre o quattro facciate, sempre abbinate ai brevi capitoli di testo che le
riguardano, ma, di fatto, separate dal resto del trattato. Ritroviamo
questo gruppo di illustrazioni nel cod. 161 della Staatsbibliothek
di Monaco, una miscellanea di testi di medicina dellultimo quarto
del XIII secolo che contiene il trattato di chirurgia di Albucasis
e altri testi di Galeno e Ippocrate: qui dopo il testo di Albucasis,
troviamo una serie di illustrazioni sul cauterio corredate di brevi
capitoli, e sedici illustrazioni di malpresentazioni fetali abbinate ai
brevi capitoli del testo di Mustione (riportati con qualche variante,
ma ben riconoscibili) e organizzate ordinatamente su tre facciate.54
Inne, in molti manoscritti del XIV e XV secolo, le immagini di
uteri compaiono abbinate a diversi testi di medicina senza recare
traccia dei capitoli esplicativi di Mustione: di particolare interesse
linserimento delle immagini di uteri in alcuni manoscritti del
XIII e XIV secolo contenenti il trattato sulla chirurgia di Albucasis,
decorati con una lunga serie di immagini di strumenti chirurgici e, a
seconda del manoscritto, con altre immagini provenienti da serie di
illustrazioni di soggetto medico (ad esempio relative al cauterio, alle
cure per la dislocazione delle ossa, alle operazioni alla testa). Le gure
di feti in varie posizioni non sono discusse nel dettaglio dal testo di
Albucasis, ma illustrano un brano pi generale sulle manovre che
lostetrica deve saper mettere in atto per spostare il feto in posizione
irregolare in una posizione che ne permetta unagile uscita (il testo
di Albucasis non si rif direttamente n ai Gynaikeia di Sorano n

54 MACKINNEY 1965, pp. 153. Le carte con le immagini di malpresentazioni fetali sono
riprodotte e discusse in WEINDLER 1908.

104
Francesca Marchetti

alla riduzione di Mustione, ma in qualche modo sembra riverberare


la conoscenza del trattato di Sorano).55 Troviamo dei disegni di
uteri con feti anche in un codice frammentario in lingua ebraica del
XIV secolo: il codice conserva un trattato intitolato Delle dicolt
del parto (che in realt non tratta esclusivamente del parto e della
patologie ad esso connesse ma si dedica in generale a questioni di
ginecologia e sessualit). Il capitolo dedicato al parto vero e proprio
si avvicina in molti aspetti ai trattati di Sorano e Mustione, e, caso
unico nella trattatistica antica di medicina in ebraico, contiene sedici
disegni di uteri con feti in varie posizioni.56
La tendenza delle immagini della Gynaecia ad acquistare
nel corso dei secoli una propria autonomia (in un primo momento
accompagnate dai brevi capitoli di testo di Mustione come nel codice
di Monaco, in seguito senza testo alcuno oppure inserite in testi di
ginecologia di altri autori) forse dovuta alla perdita di prestigio
del trattato di Mustione, o al fatto che comunque le immagini,
accompagnate o meno dalle loro didascalie, avevano in s un valore
esplicativo o didattico tale da renderle utilizzabili, dal XII secolo in
avanti, anche in testi scienticamente pi aggiornati (che infatti in
molti casi non si adattano alle vecchie immagini).57
A giudicare dai manoscritti che si sono conservati, la serie
di schemi dellutero con feti in varie posizioni ha conosciuto una
particolare fortuna soprattutto nel XIV e XV secolo, un successo
probabilmente legato allo sviluppo della trattatistica medica, ormai
svincolata dai monasteri e legata alle universit e agli scriptoria
laici.
A conferma della diusione di questa serie di illustrazioni
ancora sul volgere del XV secolo, il medico Eucharius Rosslin, nel
dare alle stampe il suo trattato di ginecologia (nel 1513), conosciuto
come il Rosengarten, fece inserire nel testo varie incisioni xilograche

55 Sulle illustrazioni del trattato di chirurgia di Albucasis in generale si veda lIntroduzio-


ne di: ALBUCASIS (ABU `L-QASIM HALAF IBN `ABBAS AZ-ZAHRAWI) 1992. Sulla conoscenza di
Sorano da parte di Albucasis si veda: BAADER 1990, pp.115-116.

56 BARKAI 1988, pp. 96-119.

57 MACKINNEY 1965; HERRLINGER 1970; GREEN HANSON 1994.

105
La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

di uteri a forma di vaso rovesciato con feti (oramai ragurati con


proporzioni da bambino) in varie posizioni. Le incisioni, sia per la
scelta delle posizioni fetali descritte che per la successione con cui
esse sono presentate, ricordano ancora le immagini che corredano il
trattato di Mustione del codice 3701-15 della Bibliothque Royale di
Bruxelles, e trasmettono questa serie di illustrazioni alla trattatistica
medica di et moderna [FIGG. 4-5].

106
Francesca Marchetti

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107
La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

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Francesca Marchetti

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La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

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110
Francesca Marchetti

gura 1

111
La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

gura 2

112
Francesca Marchetti

gura 3

113
La fortuna della versione latina illustrata del trattato di ginecologia di Sorano di Efeso

gura 4 e 5

114
Elisabetta Cilli

La storia delluomo scritta nel suo DNA

1. La storia evolutiva delluomo: dai primi ritrovamenti al DNA


Da dove veniamo? Lorigine della nostra specie rappresenta
indubbiamente uno degli argomenti pi dibattuti delluniverso
scientico. Lesame anatomico dei reperti fossili, spesso inciato
dalla loro frammentariet e dalla dicile lettura dei caratteri
morfologici, che si presentano con unampia variabilit, ha
rappresentato per anni lunica fonte di dati disponibile. Da qualche
tempo, per, lanalisi bio-molecolare ha aancato quella morfo-
funzionale dei reperti e ha permesso di far luce su molti passaggi
chiave della storia biologica del nostro passato.
I primi ritrovamenti di resti fossili di ominidi, avvenuti
nellisola di Giava a partire dal 1891, avevano indotto a collocare
lantica origine delluomo in Asia, ma, alla luce dei reperti rinvenuti
in seguito in Africa (dal 1924 in poi) e dei dati di ordine genetico
che si sono via via accumulati, oggi si individua nel continente
africano la cosiddetta culla dellUmanit. Si ammette infatti che
la linea evolutiva degli ominidi, nellambito della evoluzione dei
Primati, si sia aermata in Africa orientale come adattamento
allambiente di savana che stava avanzando in seguito ad eventi
geologici e a mutamenti climatici. Da questa linea evolutiva,
fra 2 e 2,5 milioni di anni fa sarebbe emersa la specie umana
primordiale (Homo habilis) e, poco meno di 2 milioni di anni fa,
una qualche forma di uomo primitivo (Homo ergaster) sarebbe
uscita dallAfrica (out of Africa 1) per colonizzare tutto il Vecchio
Continente.
Quanto allumanit moderna (Homo sapiens sapiens), la
teoria sostenuta ormai dalla maggior parte dei paleoantropologi
ipotizza che anche essa abbia avuto ununica origine in Africa, circa
150.000-200.000 anni fa (teoria uni regionale), da forme ivi presenti
di umanit primitiva (Homo erectus; Homo antecessor); da qui, circa
100.000-150.000 anni fa, luomo moderno sarebbe migrato (teoria
migrazionista) fuori dallAfrica (out of Africa 2) per popolare tutto

115
La storia delluomo scritta nel suo DNA

lantico continente, sostituendo o integrandosi con lumanit primitiva


gi presente in quella regione in seguito alla precedente migrazione.
In seguito, luomo moderno avrebbe ben presto colonizzato anche le
altre regioni del pianeta (America e Australia).
In realt c anche una minoranza di studiosi che sostiene
unipotesi alternativa secondo la quale lo sviluppo della nostra specie
sarebbe avvenuto, pi o meno contemporaneamente, in diverse
aree geograche dellantico continente (teoria multiregionale) a
partire da forme umane precedenti, migrate qui in seguito allout
of Africa 1.
In questo quadro di ipotesi, le analisi molecolari hanno senza
dubbio apportato un contributo fondamentale nello studio dellorigine
e dellevoluzione della nostra specie, anche se non sempre in pieno
accordo con i dati paleontologici.
Nei primi studi molecolari sullorigine della nostra specie
sono stati utilizzati saggi immunologici su sieri di uomo e di
altri Primati, al ne di calcolare le distanze immunologiche tra
le diverse specie. Queste ricerche, tra cui quelle pionieristiche
di NUTTALL (1904) e MOLLISON (1912), dimostrarono che, per
le albumine del siero, luomo mostra lanit massima con lo
scimpanz e anit via via decrescenti con i sieri di altri Primati.
In seguito ZUCKERLANDL e PAULING (1962) e MARGOLIASH (1963)
hanno confrontato gli aminoacidi costituenti proteine omologhe
di diverse specie animali, introducendo per la prima volta il
concetto di orologio molecolare (vedi anche par. 3) secondo cui,
in una proteina non sottoposta a selezione, il tasso di variazione si
pu considerare pressoch costante (almeno per lunghi periodi) e
specie pi simili, cio pi vicine logeneticamente, presentano un
minor numero di dierenze aminoacidiche. Conoscendo quindi
il tasso con cui compaiono le mutazioni e contando il numero
di dierenze tra due specie, si pu cos dedurre il momento in
cui esse si sono separate. Qualche anno dopo, nel 1967, SARICH e
WILSON analizzarono le dierenze nelle sequenze aminoacidiche
di alcune proteine ematiche delluomo e dello scimpanz e
collocarono il tempo di separazione delle due specie tra i 5 e i 7
milioni di anni fa.

116
Elisabetta Cilli

In tempi recenti, grazie alle continue innovazioni tecnologiche,


gli studi biomolecolari sono approdati allanalisi delle sequenze1
del DNA e, in questo campo, uno degli studi pi rilevanti, che ha
comportato un notevole progresso sullo studio dellorigine della
nostra specie, stato quello pubblicato da CANN et al., nel 1987.
Agli albori degli studi sul DNA delle popolazioni umane, tale
ricerca ha confermato, attraverso lanalisi del DNA mitocondriale,
lAfrica come continente-culla dellUmanit e ha individuato lEva
mitocondriale (vedi par. 3), ovvero la progenitrice da cui discendono
tutte le linee materne oggi esistenti al mondo, che sarebbe vissuta,
proprio in Africa, circa 150.000 anni fa. Indubbiamente tale studio,
oltre ad individuare il luogo ed il tempo di origine della nostra
specie, ha fornito altres un valido supporto alla teoria della origine
uniregionale delluomo moderno sopra citata.
In seguito a queste scoperte sono apparsi numerosi studi di
carattere molecolare, comprendenti non solo ricerche su popolazioni
umane moderne, ma anche analisi del DNA antico estratto da reperti
di uomini preistorici, come ad esempio i neandertaliani (vedi par. 5),
e da individui appartenenti a popolazioni antiche, come ad esempio
gli Etruschi (vedi par. 4).

2. Il linguaggio del DNA


Il DNA la molecola fondamentale per tutti gli esseri viventi in
quanto contiene linformazione genetica basilare per il loro sviluppo,
vita e riproduzione.
La struttura pi comune in cui organizzata la molecola del DNA
la famosa doppia elica costituita da due lamenti avvolti a spirale,
ognuno dei quali formato dalla successione di unit fondamentali,
chiamate nucleotidi. Ogni nucleotide costituito da tre diverse
componenti: uno zucchero pentoso (il deossiribosio), un gruppo
fosfato e una base azotata. Nel DNA sono presenti quattro tipi diversi
di nucleotidi, ognuno dei quali contiene una diversa base azotata
(adenina, guanina, citosina e timina). Tale struttura, che rivoluzion

1 Una sequenza di DNA data dalla successione delle unit fondamentali, chiamati nu-
cleotidi, che compongono un certo tratto di DNA.

117
La storia delluomo scritta nel suo DNA

il mondo della biologia, fu descritta da WATSON e CRICK (1953) sulla


base delle pregresse scoperte di ERWIN CHARGAFF (1950; 1951), relative
alla composizione in basi azotate del DNA, e di Rosalind Franklin e
Maurice Wilkins, sulla struttura del DNA analizzata tramite raggi X
(FRANKLIN e GOSLING, 1953; WILKINS et al., 1953).
Lordine con cui i nucleotidi si susseguono nella catena del
DNA determina le istruzioni che servono per la sintesi delle proteine
ed alla base della diversit tra individui, sia allinterno della stessa
specie, sia tra specie diverse. Le propriet fondamentali del DNA
sono essenzialmente la complementariet delle basi e la duplicazione
semiconservativa. Per quanto riguarda la prima, ogni base presente
su un lamento si lega ad unaltra presente sul lamento opposto,
secondo un criterio di anit chimica tale per cui ladenina si lega
obbligatoriamente alla timina e la citosina alla guanina. In questo
modo i due lamenti del DNA risultano tra loro complementari
cosicch, conoscendo la composizione delluno, si pu ricavare
quella dellaltro. Laltra caratteristica fondamentale del DNA la sua
capacit di duplicazione semiconservativa; essa si manifesta durante
la replicazione del DNA quando, in seguito alla separazione dei due
lamenti, ognuno di essi funge da stampo per la sintesi di un nuovo
lamento per la creazione di una nuova molecola di DNA, che sar
quindi composta da un lamento vecchio ed uno nuovo.
Negli organismi eucarioti, tra cui gli esseri umani, la maggior
parte del DNA (pi di tre miliardi di paia di basi) contenuta nel
nucleo delle cellule (DNA nucleare) ed organizzato, ad eccezione
delle cellule germinali, in 23 coppie di cromosomi. Allesterno del
nucleo, nei mitocondri, contenuto il DNA mitocondriale, una
molecola circolare costituita nelluomo da poco pi di 16500 paia
di basi, che contiene poco pi di una trentina di geni (contro i circa
25.000 di quello nucleare).
Il DNA fondamentale per la biosintesi di proteine ed RNA,
perci deve possedere speciche caratteristiche tra cui: capacit
di duplicarsi fedelmente ad ogni divisione cellulare, avere un alto
contenuto di informazione per permettere la sintesi di tutte le proteine
necessarie e, inoltre, permettere occasionali cambiamenti, chiamati
mutazioni, che concorrono ad aumentare la variabilit genetica e

118
Elisabetta Cilli

rappresentano la base su cui agisce levoluzione. Tali cambiamenti sono


degli errori, che avvengono principalmente nella fase di duplicazione
del DNA, a causa di fenomeni spontanei, di agenti sici (ad es.
raggi X o UV) oppure di agenti mutageni chimici (ad es. benzene
o nitrati). Esistono diversi tipi di mutazioni geniche, a seconda del
tipo di cambiamento che avviene nella sequenza di nucleotidi, come
anche a seconda delle conseguenze funzionali che esse hanno sul gene
interessato dal cambiamento. Le mutazioni possono infatti consistere
in sostituzioni di singole basi oppure in inserzioni o delezioni di
una o pi basi. Per quanto riguarda gli eetti sulla funzione del
gene, le mutazioni possono essere: silenti, quando la mutazione
non comporta variazioni nella struttura aminoacidica della proteina
prodotta; mutazioni di senso, che al contrario determinano nella
proteina che viene sintetizzata la sostituzione di un aminoacido con un
altro con conseguenze di diversa entit in rapporto a quanto il nuovo
aminoacido diverso da quello originariamente presente; mutazioni
non senso, quando viene inserita una sequenza che interrompe
la traduzione del DNA, e quindi la sintesi della proteina; ed inne
mutazioni frameshit, prodotte dalla delezione o inserzione di una
o pi basi che provocano una sfasatura nella lettura della sequenza
dei nucleotidi con conseguente perdita della funzione della proteina.
Nella cellula esistono per dei meccanismi di riparazione che tendono
a minimizzare leetto delle mutazioni. Questi processi smettono di
essere operativi quando un organismo muore, portando cos ad un
lento processo di lisi e degradazione delle molecole di DNA presenti
nelle cellule.
Le mutazioni che sfuggono al sistema di riparazione del DNA,
di cui dotata la cellula, sono allorigine di piccoli cambiamenti
negli esseri viventi in cui avvengono, sui quali agisce la selezione
naturale che, com noto, tende a mantenere le mutazioni che si
rivelano vantaggiose e ad eliminare quelle che al contrario risultano
svantaggiose in termini di adattamento ambientale. Ma possono
vericarsi anche mutazioni denominate neutrali le quali, non
conferendo n un vantaggio n uno svantaggio, non sono sottoposte
alla selezione naturale; queste sono perci quelle mutazioni sulle
quali si basa la ricostruzione della logenesi.

119
La storia delluomo scritta nel suo DNA

3. Nel DNA lorigine e la storia dellumanit moderna


Dentro ognuno di noi scritta una storia, che aspetta solo di
essere decifrata e raccontata. Il DNA, infatti, oltre a svolgere funzioni
fondamentali per la sopravvivenza degli esseri viventi, anche un
libro che racchiude la nostra storia, levoluzione della nostra specie e
il cammino che essa ha percorso, partendo dallAfrica e colonizzando
gli angoli pi remoti del pianeta. Ma non solo. Camminando a ritroso
nel passato, il DNA permette di ricavare informazioni sugli eventi
evolutivi che hanno caratterizzato le epoche passate, no ad arrivare
allorigine della vita sulla Terra.
Una delle domande cui luomo vorrebbe dare una risposta
riguarda la nostra origine, nei due aspetti della specie e della
genealogia familiare. Ogni persona, solitamente, ha memoria dei
propri nonni o bisnonni e solo alcuni fortunati possono spingersi
ancora pi indietro nel ricordare la storia dei propri antenati. Per
tentare di superare i conni della memoria sono necessari altri
strumenti, tra i quali gli studi sul DNA costituiscono il contributo
pi rilevante.
Il DNA pu essere visto come unopera scritta in una lingua che
impiega soltanto quattro lettere dellalfabeto, le quattro basi azotate,
ma talmente vasta da essere paragonabile ad unenciclopedia di
160 volumi, ognuno dei quali composto da circa 1500 pagine. Le
informazioni contenute in questopera, se correttamente interpretate,
possono far luce su avvenimenti che hanno segnato il cammino
delluomo e documentare quindi chi erano e come vivevano i nostri
antenati, le migrazioni da essi compiute, le malattie di cui sorivano,
arrivando no a ricostruirne alcuni caratteri somatici.
Il testo contenuto in questopera monumentale pervenuto
no a noi con progressive modicazioni, le mutazioni, che si sono
accumulate nel tempo e sono state trasmesse da una generazione
allaltra, viaggiando nel tempo e nello spazio. Le mutazioni, ovvero
gli errori insorti nel genoma che dierenziano tra di loro individui,
popolazioni e specie, sono i punti chiave nella ricostruzione della
storia genetica. Questo perch la storia data dai cambiamenti, non
da ci che rimane costante, e quindi si basa sulle dierenze e non
sulle parti identiche del genoma condivise da individui, gruppi o

120
Elisabetta Cilli

specie dierenti; sono perci tali dierenze che vengono analizzate


a questo scopo.
In alcune regioni del nostro genoma c un costante accumulo
di mutazioni che, in parte, si traducono in sostituzioni di aminoacidi
nelle corrispondenti proteine codicate. Conoscendo il tasso con
cui queste mutazioni (o sostituzioni aminoacidiche) compaiono
nella sequenza di DNA (o nelle proteine), stato possibile tarare
un orologio molecolare, che fornisce una stima del tempo di
divergenza in cui due specie o due popolazioni si sono separate ed
hanno iniziato ad accumulare variazioni in modo indipendente luna
dallaltra. In tal modo, quanto maggiore sar il numero di mutazioni
diverse tra due individui, tanto maggiore sar il tempo trascorso dal
momento di divergenza da un antenato comune. Chi condivide un
certo pattern di mutazioni condivide, con elevata probabilit, anche
origini comuni, ovvero un antenato comune.
Lo studio delle sequenze di DNA interessate da tali errori
consente di rintracciare i luoghi ed i tempi in cui queste mutazioni
hanno avuto origine, permettendo di ricostruire il percorso a ritroso
delle popolazioni che portano queste mutazioni (deniti marcatori
genetici).
Per capire meglio come avviene lo studio di queste mutazioni,
possiamo ricorrere allesempio impiegato dal genetista Cavalli-
Sforza, pioniere degli studi di genetica delle popolazioni umane,
secondo il quale lanalisi delle mutazioni pu essere paragonata allo
studio degli errori propagati dagli amanuensi nella trascrizione dei
manoscritti. Dallanalisi comparativa dei libri trascritti nel tempo
partendo da ununica copia originale, possibile ricostruire lordine
in cui essi sono stati trascritti. Si avr cos un albero genealogico
dei volumi. In ciascun manoscritto, ogni monaco ha copiato il testo
da uno precedente, inserendo, involontariamente, alcuni errori di
trascrizione che sono stati cos trasmessi dagli amanuensi nelle
successive operazioni di ricopiatura. Secondo questo esempio,
lopera di trascrizione degli amanuensi pu essere verosimilmente
paragonata alla duplicazione del DNA, dove, a causa di errori
casuali, si sono prodotte mutazioni nella sequenza dei nucleotidi,
che saranno trasmesse ai discendenti. Nel corso delle generazioni, si

121
La storia delluomo scritta nel suo DNA

origineranno altri errori, che andranno ad accumularsi ai precedenti


(CAVALLI-SFORZA e CAVALLI-SFORZA, 1994).
Il primo importante studio del DNA per la ricostruzione della
logenesi umana, prima citato, quello dellEva mitocondriale di
CANN et al. (1987), si basato sullanalisi di 147 sequenze ricavate
dal DNA mitocondriale ottenuto dalla placenta di altrettante donne,
provenienti dai diversi continenti. Lo studio ha evidenziato come
tutte le sequenze analizzate derivassero da ununica sequenza di
una donna, unantenata comune vissuta in Africa e, basandosi sulla
teoria dellorologio molecolare, stimarono che questa donna fosse
vissuta circa 150.000 anni fa. Certamente questa Eva africana non
stata lunica donna vissuta al tempo, infatti si stima che fosse di
almeno 20.000 individui la popolazione dellepoca, ma la si pu
considerare quella pi fortunata, in quanto la sua discendenza
materna arrivata ininterrotta no ad oggi.
In tempi recenti, uno studio (UNDERHILL et al., 2000), per
certi aspetti analogo a quello condotto sul DNA mitocondriale da
Rebecca Cann, eseguito sul cromosoma Y, ha portato alla scoperta
di un cromosoma Y ancestrale, denito di Adamo, che pu essere
considerato il pi recente progenitore comune di tutti gli individui
maschi viventi, anchesso vissuto in Africa, tra 35.000 e 89.000 anni fa.
Partendo dallEva mitocondriale, le conoscenze sullorigine
e sulle dinamiche migratorie delle popolazioni umane sono
state delineate grazie al susseguirsi di numerose ricerche sulla
distribuzione dei marcatori del DNA in popolazioni attuali, basate
sia sullo studio del DNA mitocondriale che si eredita per via
materna, sia sullo studio del cromosoma Y che viene trasmesso dal
padre ai soli gli maschi. Per gli studi logenetici e di genetica delle
popolazioni umane, vengono preferiti questi marcatori rispetto a
quelli degli altri cromosomi in quanto il DNA mitocondriale e il
cromosoma Y, nel corso della maturazione delle cellule germinali,
non vanno incontro a fenomeni di ricombinazione genica, cio
di rimescolamento tra il contributo genetico di origine materna
e paterna. Questo signica che il DNA mitocondriale ereditato
per via materna, senza il contributo paterno, cos come la regione
NRY (non-recombining region) del cromosoma Y trasmessa per

122
Elisabetta Cilli

via paterna senza lapporto materno. Questa peculiarit semplica


notevolmente le analisi genetiche e le rende pi chiare e lineari e
quindi di pi facile interpretazione.
Grazie al contributo di numerosi gruppi di ricerca, si sono
potute abbozzare le varie rotte migratorie che la nostra specie ha
compiuto nella colonizzazione della terra e sono state stimate le
date in cui esse sono avvenute. In gura 1 (www.mitomap.org) sono
illustrate le principali vie di espansione delluomo moderno ricavate
dallanalisi del DNA mitocondriale. Le lettere corrispondono alle
dierenti linee mitocondriali (chiamate aplogruppi), caratterizzate
da mutazioni caratteristiche che le diversicano tra loro e le rendono
strettamente connesse alle aree geograche di origine. Da questa
gura emerge come lorigine di tutte le linee mitocondriali sia situata
in Africa. Da qui dipartono gli aplogruppi non africani M e N, che
rappresentano luscita dallAfrica delluomo moderno. Il clade M e le
sue successive ramicazioni sono localizzati principalmente nel sud
e nellest dellAsia e nellAmerica, mentre il gruppo rappresentato
da N e dai suoi aplogruppi derivati, seppur presenti in queste zone,
si trovano con maggior frequenza nellovest dellAsia e nellEuropa.
Le stesse rotte e le medesime datazioni emerse dallanalisi del DNA
mitocondriale sono state grosso modo confermate dallo studio del
cromosoma Y.
Come si accennato sopra, le ricerche sul genoma sono state
condotte oltre che su popolazioni attuali, anche su individui vissuti
nel passato, attraverso lanalisi del DNA estratto dai loro resti
scheletrici, come si vedr nel paragrafo che segue.

4. Il DNA antico
Negli anni ottanta, i primi lavori sul DNA estratto da reperti
antichi (DNA antico) ebbero risonanza mondiale. La possibilit di
andare indietro nel tempo, recuperando la molecola della vita da
reperti di migliaia di anni fa, apr nuove prospettive di ricerca e
suscit grandi aspettative. Ritrovare molecole di DNA ancora
conservate in reperti antichi era diventato nalmente possibile e
rispondere a domande sul nostro passato stava diventando una

123
La storia delluomo scritta nel suo DNA

realt. Le informazioni genetiche che avevano permesso la vita e


levoluzione di organismi vissuti nel passato erano potenzialmente
rintracciabili anche dopo molti anni dalla morte.
Il primissimo tentativo di analizzare il DNA antico risale al
1981 (WANG e LU, 1981), quando fu isolato e identicato il DNA
mitocondriale estratto dal fegato di un individuo cinese appartenente
alla dinastia Han, rinvenuto in una tomba risalente a 2000 anni prima.
Qualche anno pi tardi, allUniversit della California a Berkeley fu
creato un gruppo (Extinct DNA Study Group), di cui facevano parte
Allan Wilson e Russell Higuchi, i quali riferirono di essere riusciti ad
estrarre ed amplicare il DNA da un esemplare di quagga, un equide
estinto intorno al 1880, conservato nel museo di storia naturale di
Magonza, in Germania (HIGUCHI et al., 1984); ma, dopo lo scalpore
iniziale che produsse questa notizia, il lavoro fu contestato e il risultato
dichiarato non attendibile, in quanto frutto di una contaminazione da
DNA moderno. Subito dopo, un egittologo svedese, Svante Pbo,
riusc ad analizzare il DNA proveniente da alcune mummie egiziane
(PBO, 1985). In seguito, con linvenzione della Reazione a Catena
della Polimerasi (PCR) (MULLIS e FALOONA, 1987), le ricerche sul
DNA antico o degradato, ricevettero un grande impulso. Imitando i
processi esistenti in natura, questa tecnica riproduce in vitro ci che
accade in una cellula vivente quando il suo DNA viene duplicato,
con la dierenza che, in questo caso, tutto avviene in una provetta.
LA PCR rese nalmente possibile amplicare il DNA anche
partendo da un ridottissimo numero di molecole e consent, quindi,
di moltiplicare anche le esigue quantit di DNA conservate in resti
antichi. Questa tecnologia ha rivoluzionato il mondo della genetica
e ha dato un impulso notevole agli studi in questo settore, aprendo
la strada a nuove fondamentali conoscenze.
Tuttavia, nonostante i progressi metodologici, la via appena
scoperta si rivel, e si rivela ancora oggi, irta di ostacoli, a causa
dei problemi che quotidianamente queste analisi si portano dietro.
Nel corso degli anni successivi, un elevato numero di pubblicazioni
and ad aollare il settore dellanalisi del DNA antico, molte delle
quali per si rivelarono mendaci o non attendibili. Gli entusiasmi
furono smorzati quando ci si accorse che lanalisi del DNA che

124
Elisabetta Cilli

veniva estratto da resti biologici antichi, si scontrava con due


grosse dicolt: la degradazione delle molecole ancora presenti nel
reperto e la contaminazione da DNA moderno. Il primo ostacolo da
arontare era rappresentato dalla degradazione del DNA il quale,
subito dopo la morte dellorganismo, va incontro ad un processo di
diagenesi, che comporta la modicazione della struttura originaria
(perdita o sostituzione delle basi azotate e frammentazione del
lamento in corti segmenti di circa 100 - 200 paia di basi), e ad una
riduzione del numero di molecole presenti nel reperto. Il secondo
problema la possibilit che il DNA antico, estratto dal reperto,
venga contaminato da DNA moderno, principalmente a causa della
manipolazione del reperto stesso da parte dei diversi operatori,
i quali possono depositare su questo tracce del loro materiale
genetico, attraverso, ad esempio, la pelle o il sudore. Per ovviare a
queste problematiche, sono state sviluppate metodologie e introdotti
sistemi di protezione condivisi in ambito archeogenetico e forense.
Per tenere sotto controllo tali problemi sono stati stabiliti alcuni
criteri (Golden Criteria, COOPER e POINAR, 2000), tra i quali, in
particolare: lutilizzo di laboratori, tra loro sicamente separati, per
ogni fase delle analisi ed esclusivamente dedicati a queste ricerche;
lutilizzo da parte degli operatori di camici, guanti, mascherine; luso
di strumenti e reagenti sterili e irradiati con raggi UV.
Adottate le necessarie precauzioni, lo studio del DNA antico
permette di vericare direttamente le ipotesi proposte in ordine
allevoluzione e alla storia biologica e bioculturale delle popolazioni
umane fornendo una fotograa della variabilit genetica nel
momento stesso in cui si creata. Perci, se lesame del DNA
moderno rappresenta un potente strumento per analizzare la
variabilit attuale e per fare inferenze su quella del passato, lo studio
del DNA antico consente di eettuare un salto nel passato saggiando
direttamente comera la situazione genetica allepoca.
Uninteressante applicazione dellanalisi del DNA antico
riguarda lo studio delle popolazioni del passato e il loro confronto
con le popolazioni moderne, per scoprire origine ed eventuale
continuit genetica tra di esse. In questo campo, ad oggi, solo alcune
popolazioni sono state analizzate, come ad esempio gli Etruschi

125
La storia delluomo scritta nel suo DNA

(VERNESI et al., 2004), alcune popolazioni nuragiche della Sardegna


dellet del tardo Bronzo e del Ferro (CARAMELLI et al., 2007) o ancora
gli iberici del periodo compreso tra VI e II secolo a.C. (SAMPIETRO
et al., 2005). Dal lavoro sopra citato di Vernesi et al., nel quale sono
stati analizzati 30 individui provenienti da alcune necropoli etrusche
datate tra il VII e II secolo a.C., emerso che le sequenze ottenute
da questi campioni sono simili, ma non uguali, a quelle dei moderni
Toscani. Fra tutte le popolazioni europee moderne, gli Etruschi
assomigliano di pi ai Toscani che alle altre, ma non abbastanza per
dedurre una discendenza diretta dei secondi dai primi. La seconda
popolazione a cui gli Etruschi assomigliano maggiormente quella
anatolica. Questo indicherebbe una probabile origine comune delle
due popolazioni oppure lesistenza di un usso genico, dovuto forse
ai rapporti commerciali esistenti in passato tra di esse. Inoltre, gli
Etruschi si rivelano non un aggregato di popolazioni diverse che
condividevano la sola lingua, ma una popolazione geneticamente
omogenea riconducibile ad unorigine comune (VERNESI et al., 2004;
BARBUJANI, 2008).
A partire dai primi passi della ricerca sul DNA antico e
no a qualche anno fa, gli studi di paleogenetica si sono basati
esclusivamente sullanalisi del DNA mitocondriale; questo,
fondamentalmente, perch esso presente nella cellula in un
numero di copie molto maggiore rispetto al DNA nucleare (migliaia
di copie, contro le due copie di quello nucleare). Questo accresce la
probabilit che sia ancora presente in reperti antichi.
Da qualche anno la scienza ha compiuto un grande passo avanti
grazie allavvento di nuove tecnologie, quali il multiplexing2 ed il
pirosequenziamento3. Queste tecnologie permettono di ottenere
lunghi tratti di DNA. Questa scoperta avvenuta nel 2005, un anno

2 Il multiplexing una tecnologia che permette di amplicare in ununica reazione corti


frammenti di DNA che condividono un tratto comune tra loro, la cui sovrapposizione in
sede di analisi dei dati permette di poter unire i frammenti e ricostruire cos lunghi tratti
di DNA.

3 Il pirosequenziamento prevede unamplicazione non specica di un vasto numero di


corti frammenti di DNA, i quali sono poi uniti insieme utilizzando un database di riferi-
mento che permette di capire a quale zona del genoma appartengano.

126
Elisabetta Cilli

importante chiamato anche lanno del Mammut4, in quanto ben tre


gruppi di ricerca hanno raggiunto considerevoli risultati proprio su
questa specie. Dopo lanalisi di una sequenza di DNA mitocondriale
di Mammut con tecnologie tradizionali (ROGAEV et al., 2006), il
primo vero passo avanti stato segnato con lintroduzione della
tecnologia multiplexing, che ha permesso di ricostruire lintero
DNA mitocondriale del Mammut (KRAUSE et al., 2006) con un
minimo dispendio di energie e di materiale osteologico prelevato
dal campione. Due giorni dopo questa pubblicazione, un gruppo
di ricerca ha reso noto un lavoro sullamplicazione sia di DNA
nucleare che mitocondriale estratto sempre dal Mammut (Poinar et
al., 2006) col pirosequenziamento. A questo proposito, analizzare
il DNA del Mammut stato come aspettare lautobus a Londra
ha scherzosamente sentenziato Alan Cooper, uno dei pi rinomati
ricercatori del DNA antico, aspetti per secoli e poi improvvisamente
arrivano tre autobus uno dietro laltro (COOPER, 2006).
Con lanalisi del DNA antico nucleare, la paleogenetica entra
cos in una nuova era. Finalmente diventa possibile rispondere alle
pi dibattute questioni riguardanti il nostro passato e studiare con
una maggiore risoluzione levoluzione degli organismi e delineare
la loro logenesi, ripercorrere lorigine e levoluzione dei caratteri
biologici, nonch ricostruire la storia delle malattie, dei processi
migratori, ecc.
Si cos assistito alla pubblicazione di lavori scientici sul DNA
nucleare delluomo di Neandertal (vedi par. 5) e di altri uomini del
passato (Bouakaze et al., 2009), oltre che di altri organismi (LUDWIG
et al., 2009; Willerslev et al., 2009).

5. Il DNA fra uomo di Neandertal e uomo moderno


I primi reperti neandertaliani vennero portati alla luce a Engis,
in Belgio nel 1829 ed in seguito a Gibilterra nel 1848. Ma furono i

4 Il Mammut (Mammuthus primigenius) era un mammifero erbivoro, che visse in Eurasia


e Nord America n dal Pleistocene Medio. Si estinse circa 3.700 anni fa (NOGUE S-BRAVO
et al., 2008).

127
La storia delluomo scritta nel suo DNA

famosi resti rinvenuti in Germania nel 1856 a Feldhofer, nella valle


del ume Neander nei pressi di Dsseldorf, che fornirono leponimo
e la notoriet alla specie. Bisogner comunque attendere no al
1864 perch i resti vengano assegnati ad nuova specie: lHomo
neanderthalensis (KING, 1864).
Le principali caratteristiche siche degli individui appartenenti
a questa specie denotano una corporatura bassa e tarchiata, spiccato
prognatismo, naso grosso, fronte sfuggente e toro sopraorbitario
prominente e continuo. Molte delle caratteristiche morfologiche dei
neandertaliani sono state interpretate come un adattamento al clima
freddo e a condizioni ambientali avverse.
Dopo i primi ritrovamenti, nel corso del XIX e XX secolo
numerosi altri reperti sono andati ad ampliare la serie di esemplari
attribuibili a questa nuova specie disegnandone un areale di
distribuzione prettamente europeo, ma che si prolunga attraverso i
territori del Medio Oriente, no allAsia centrale e alla Siberia.
Levoluzione dei neandertaliani, la cui origine si innesta su forme
di erectus gi a partire dal pleistocene medio, avviene attraverso un
processo progressivo di specializzazione e di adattamento al clima
freddo che porta allaermarsi delle forme neandertaliane tipiche
che si rinvengono in un arco di tempo compreso fra circa 130.000
e 30.000 anni fa. Al termine di questo periodo, i neandertaliani
condivisero il loro territorio con lHomo sapiens per circa 5-6.000
anni, che alla ne li soppiant relegandoli in territori di conne, no
alla loro completa scomparsa. Probabilmente la superiorit culturale
consent alluomo moderno di sviluppare strategie di sussistenza
pi ecaci, che gli assicurarono il maggior successo adattativo ed
evolutivo, ma la causa della scomparsa del Neandertal ancora oggi
oggetto di dibattito (TARTARELLI e MALLEGNI, 2001).
La disputa sulla posizione letica di questa specie nellalbero
evolutivo umano stata quasi totalmente risolta dallintroduzione
degli studi sul DNA antico mitocondriale. Le prime ricerche a livello
molecolare su reperti neandertaliani risalgono al 1997 quando il
gruppo di ricerca di Svante Pbo riusc ad analizzare una sequenza
del DNA mitocondriale estratto dal reperto di Neandertal rinvenuto
in Germania nel 1856 (KRINGS et al., 1997). Tale sequenza presentava

128
Elisabetta Cilli

ben 27 dierenze nucleotidiche rispetto alle sequenze di un cospicuo


numero di uomini attuali, mentre queste ultime dierivano tra loro
in media di sole 8 sostituzioni nucleotidiche. Inoltre la dierenza
tra neandertaliani e uomini moderni non rivela nessun gradiente
geograco e si mantiene costante quando il confronto viene istituito
con sequenze di uomini moderni raggruppati in base ai continenti
di origine (Europa, Africa, Asia, Australia, America). Dato che i
neandertaliani e luomo moderno hanno condiviso il territorio
europeo per circa 5-6.000 anni, se fossero avvenuti incroci tra le
due specie, ci si dovrebbe aspettare una maggiore somiglianza tra di
essi. Successive analisi sul DNA mitocondriale ottenuto dallo stesso
esemplare di Neandertal confermarono tali risultati (KRINGS et al.,
1999).
A questi studi pionieristici ne segu a ruota un terzo, condotto da
Ovchinnikov nel 2000, il quale analizz il DNA di un neandertaliano
vissuto nel Caucaso settentrionale. La sequenza analizzata mostrava
una lieve divergenza da quella analizzata da Krings nel 1997
(ottenuta dal Neandertal di Feldhofer); ma lanalisi logenetica
portava ad includere entrambe le sequenze neandertaliane in un
gruppo distinto dallumanit attuale, avvalorando lipotesi della
mancanza di continuit genetica tra neandertaliani e uomo moderno
(OVCHINNIKOV et al., 2000).
In seguito a questa scoperta, il gruppo di Svante Pbo analizz
il DNA di un altro neandertaliano, rinvenuto a Vindija in Croazia
(KRINGS et al., 2000), confermando ancora una volta le conclusioni
tratte dai precedenti studi.
Altri studiosi hanno eettuato indagini sul DNA di due
neandertaliani trovati a Warendorf-Neuwarendorf in Germania e
a Krapina in Croazia. Il contributo innovativo di questo studio
rappresentato dalla presenza nelle analisi anche dei dati ricavati da
un sapiens antico (il reperto Stetten I della grotta di Vogelherd in
Germania risalente a circa 35.000 anni fa). I dati ottenuti, comparati
con le sequenze di uomini moderni, hanno evidenziato che il DNA
dei neandertaliani diverso sia dal nostro sia da quello del sapiens
fossile. Inoltre la variabilit delluomo moderno, sia attuale che
fossile, rientra in uno stesso intervallo, mentre quella delluomo di

129
La storia delluomo scritta nel suo DNA

Neandertal cade completamente al di fuori di questo (SCHOLZ et al.,


2000).
Numerosi studi sul DNA mitocondriale, estratto da resti di
neandertaliani e di individui anatomicamente moderni contemporanei
dei primi, rinvenuti in diverse localit (Francia, Croazia, Italia, Spagna,
Russia, Belgio, Germania), hanno confermato che la variazione
genetica compatibile tra uomini anatomicamente moderni, attuali
e antichi, mentre i Neandertal esaminati si collocano fuori da tale
variazione (SERRE et al., 2004; BEAUVAL et al., 2005; LALUEZA-FOX et
al., 2005; 2006; CARAMELLI et al., 2006). Ci signica che, se anche
qualche scambio genetico fra neandertaliani e uomo moderno fosse
avvenuto, esso sarebbe stato assai limitato.
Per quasi dieci anni gli studi paleogenetici condotti su campioni
neandertaliani si sono basati esclusivamente sul DNA mitocondriale,
ma, a partire dal 2006, due importanti gruppi di ricerca, capeggiati
da Svante Pbo ed Edward Rubin, hanno applicato le pi recenti
innovazioni tecnologiche (come il pirosequenziamento) per
amplicare il DNA nucleare estratto da reperti rinvenuti a Vindija
in Croazia (GREEN et al., 2006; NOONAN et al., 2006). Ad oggi
oltre un milione di basi (dei presunti tre miliardi circa dellintero
genoma di DNA nucleare del Neandertal) sono state ottenute dai
reperti neandertaliani ed i ricercatori promettono di arrivare presto
al sequenziamento di tutto il patrimonio genetico neandertaliano,
anche se i problemi di contaminazione con DNA umano moderno
pongono ancora grossi limiti alladabilit di questi risultati.
Gli studi sul DNA nucleare sono stati rivolti anche allanalisi
di speciche regioni del genoma contenenti geni funzionali, nel
tentativo di ricostruire particolari aspetti di carattere sico ed
evolutivo dellumanit del passato. E il caso di due ricerche condotte
su reperti neandertaliani che hanno preso in esame due particolari
geni: FOXP2, coinvolto nella capacit di sviluppare il linguaggio
articolato e MC1R, implicato nella pigmentazione della pelle e dei
capelli. Il primo risultato essere identico nei Neandertal e negli
uomini moderni (KRAUSE et al., 2007) ma, non essendo lunico gene
coinvolto nel linguaggio, tale risultato non pu da solo attestare che
le abilit linguistiche di sapiens e neandertaliani siano identiche o

130
Elisabetta Cilli

anche soltanto simili. Il secondo studio, condotto su due campioni


neandertaliani ha dimostrato che questi presentavano un colore delle
pelle chiaro e i capelli rossi (LALUEZA-FOX et al., 2007).
Le ricerche nora condotte non possono escludere, soprattutto a
causa dei pochi individui studiati, che sia esistito un usso genico tra
sapiens e neandertaliani, ma se avvenuto, questo deve essere stato
molto basso e il contributo neandertaliano al pool genico delluomo
attuale sarebbe stato al massimo intorno allo 0,1% (CURRANT e
EXCOFFIER, 2004). Occorrer comunque aspettare che venga raccolta
una pi cospicua mole di dati, derivanti dal sequenziamento
dellintero genoma nucleare di un ampio numero di individui
neandertaliani per poter chiarire denitivamente i controversi
rapporti fra neandertaliani e uomo moderno che continuano ad
alimentare la diatriba fra gli studiosi.

6. Il DNA e la storia delle malattie


Oltre che nella ricostruzione della storia biologica e del
cammino evolutivo dellumanit, lapplicazione dellanalisi del
DNA antico pu fornire contributi rilevanti negli studi sulle malattie
del passato, costituendo il nuovo aascinante campo di ricerca della
paleopatologia molecolare. Questa disciplina si propone di indagare
lepidemiologia delle malattie del passato, per studiarne le cause,
le aree di diusione e levoluzione nel tempo, grazie alla sinergia
fra le analisi molecolari, biochimiche e anatomo-patologiche (OTTINI
et al., 2005). Questo approccio, non solo permette di rivelare la
presenza di speciche malattie infettive nellarea geograca e nel
periodo a cui appartengono i resti in esame, ma fornisce anche uno
strumento utile per meglio conoscere le malattie del presente, la loro
diusione, levoluzione dei patogeni che ne sono allorigine e la loro
interazione con lospite.
I primi studi di paleopatologia molecolare risalgono al 1990
e furono rivolti allanalisi della malattia di Lyme, uninfezione
batterica che interessa la pelle, gli organi interni, lapparato
scheletrico e il sistema nervoso e che viene trasmessa dalle zecche
a tutti gli organismi a sangue caldo, uomo compreso. La malattia

131
La storia delluomo scritta nel suo DNA

stata identicata per la prima volta nella cittadina di Lyme


(Connecticut) nel 1975. Dai campioni di questi parassiti, conservati
in un museo e risalenti al 1925, stato estratto ed analizzato il DNA
del batterio responsabile dellinfezione, permettendo di stabilire la
presenza e la diusione dellinfezione prima della scoperta della
malattia da parte della medicina (PERSING et al., 1990; MANFREDINI,
2009). Pochi anni dopo, venne condotta unanalisi sul daltonismo, la
patologia che comporta linabilit a percepire alcuni colori, descritta
per la prima volta dal chimico inglese John Dalton, di cui soriva lui
stesso e che diede il nome alla patologia. Sugli occhi di John Dalton,
prelevati in sede autoptica nel 1884 e conservati dal dott. Joseph
Ransome per le future indagini, fu eettuata, nel 1995, unanalisi
del DNA per evidenziare la causa della malattia dello studioso
inglese. Si dimostr lassenza del gene, situato sul cromosoma X,
che codica per i fotorecettori sensibili alle lunghezze donda medie
(deuteranopia) (HUNT et al., 1995; MANFREDINI, 2009).Dopo questi
primi lavori, una vasta serie di pubblicazioni di paleopatologia
molecolare apparsa nella letteratura scientica; tuttavia solo alcuni
di questi studi possono essere considerati attendibili in quanto
condotti entro stringenti condizioni di analisi, al ne di evitare
contaminazioni e falsi positivi, e vericati attraverso controlli
indipendenti (MANFREDINI, 2009).
I risultati pi avvincenti sono scaturiti dallanalisi, condotta
su reperti antichi, di patologie infettive quali ad esempio la peste
(WIECHMANN e GRUPE, 2005), la tubercolosi (SALO et al., 1994; ZINK
et al., 2001; TAYLOR et al., 2007; HERSHKOVITZ et al., 2008), la lebbra
(HAAS et al., 2000; RAFI et al., 1994), la silide (KOLMAN et al., 1999),
la malaria (SALLARES e GOMZI, 2001), ecc. Il numero maggiore di
studi pubblicati incentrato sulla tubercolosi, seguito poi da quelli
sulla lebbra, soprattutto perch il Mycobacterium tubercolosis ed il
Mycobacterium leprae, batteri responsabili rispettivamente delle due
patologie, si preservano meglio degli altri nei resti antichi a causa
della loro conformazione strutturale e dellabbondanza di guanine
e citosine nella catena del DNA, le quali comportano legami pi
forti e stabili tra le basi (DONOGHUE et al., 2004; PBO et al., 2004).
Per questo i due batteri responsabili della tubercolosi e della lebbra

132
Elisabetta Cilli

sono tra i pi facili da identicare in reperti antichi, fornendo altres


risultati pi attendibili. Al contrario, lagente eziologico della silide,
il Treponema pallidum, molto delicato e la sua sopravvivenza
dipende fortemente dalle condizioni ambientali in cui si trova; di
conseguenza il suo DNA molto labile ed dicile rinvenirlo
in reperti antichi (DONOGHUE e SPIGELMAN, 2006). Vale la pena di
soermarsi brevemente sugli studi di paleopatologia molecolare
della tubercolosi, essendo quelli pi numerosi e che hanno fornito
notevoli dettagli circa la storia, lorigine e la diusione di questa
malattia a partire da quando, nel 1993, venne pubblicato il primo
studio di paleopatologia molecolare applicata al M. tubercolosis
(SPIGELMAN e LEMMA, 1993).
La tubercolosi ancora oggi una delle principali cause di morte
nel mondo; stato stimato infatti che circa 2 miliardi di persone
ne siano infette, di cui fortunatamente per solo il 10% sviluppa
la malattia a causa di un sistema immunitario meno eciente.
Questo alto livello di infezione latente probabilmente causato da
una evoluzione congiunta (coevoluzione) del batterio patogeno con
lospite, risalente a tempi molto antichi (HIRSH et al., 2004; WORLD
HEALTH ORGANISATION, 2008; DONOGHUE, 2009).
In realt, questa patologia causata da un gruppo di batteri
che sono raggruppati sotto il nome di Mycobacterium tubercolosis
complex (MTBC). Oggigiorno per, nelluomo, questa malattia
dovuta principalmente al M. tubercolosis e pi raramente dal
M. bovis, il quale invece un tempo veniva trasmesso spesso dal
latte e dalla carne di bovini infetti. Gli altri batteri che fanno parte
del MTBC molto raramente sono responsabili della tubercolosi
nelluomo. Le lesioni caratteristiche di questa patologia, che
si possono riscontrare sullo scheletro, sono principalmente il
collasso delle vertebre (malattia di Pott), le lesioni periostali e le
osteomieliti (ORTNER e PUTSCHAR, 1981). Ma, nei pazienti aetti da
tale patologia, le lesioni a livello dello scheletro compaiono solo nel
3-5% dei casi (DONOGHUE, 2009). Inoltre dallanalisi morfologica
delle lesioni nei resti scheletrici non possibile discernere a quale
dei batteri del MTBC sia imputabile linfezione, mentre stato
possibile ad esempio distinguere tra M. tubercolosis e M. bovis

133
La storia delluomo scritta nel suo DNA

grazie allanalisi del genoma di questi organismi in resti antichi


(TAYLOR et al., 2007).
Dallanalisi molecolare del M. tubercolosis emerso che la
popolazione odierna globale di questo batterio pu essere ricondotta
a sei lignaggi5 logeograci, ognuno dei quali associato ad una
specica popolazione umana. Tale condizione sarebbe una delle
conseguenze evolutive di una interazione uomo-patogeno risalente a
tempi remoti, e ci sottolinea unassociazione tra particolari genotipi
umani e batterici (DONOGHUE, 2009). Studiare e identicare quindi i
vari lignaggi dei batteri e la loro interazione con i genotipi umani ha
indiscutibilmente importanti conseguenze anche dal punto di vista
della clinica moderna.
Si ritiene che, con il passaggio dalla condizione di vita
di cacciatori-raccoglitori allo stile sedentario di allevatori ed
agricoltori, molte malattie infettive, tra cui la tubercolosi, si siano
propagate con facilit. Inizialmente si pensava che fossero stati i
bovini a trasmettere la malattia alluomo, invece si visto che il M.
tubercolosis appartiene ad un ceppo molto pi antico del M. bovis e
che, quindi, lallevamento del bestiame pu essere s stata la causa
della diusione di questa malattia, non come veicolo dei batteri ma in
quanto ha consentito la sopravvivenza di gruppi umani pi numerosi,
in cui la malattia si pi facilmente diusa (SMITH et al., 2009).
Dalle analisi logenetiche di ceppi batterici attuali, lorigine del
MTBC risalirebbe a circa 41.500 anni fa (WIRTH et al., 2008), mentre
il ceppo patogeno per luomo si sarebbe evoluto circa 21.300 anni
fa. La pi antica testimonianza di tubercolosi evidenziata dallanalisi
del DNA antico, proviene dallinsediamento neolitico, precedente la
lavorazione della ceramica, di Atlit-Yam nel Mediterraneo orientale,
datato 92508150 anni fa (HERSHKOVITZ et al., 2008).
I risultati prodotti dallanalisi del DNA antico in reperti
precolombiani hanno inoltre attestato come la tubercolosi fosse
presente nel Nuovo Mondo prima dellarrivo di Colombo e degli
europei (SALO et al., 1994; ARRIAZA et al., 1995).

5 Un lignaggio formato da un complesso di individui che discendono dalla stessa linea


genealogica

134
Elisabetta Cilli

Nonostante la dicolt nel ritrovare il DNA di organismi


patogeni nei reperti antichi, questo approccio rappresenta un prezioso
e promettente mezzo di indagine per comprendere le origini delle
malattie ed i loro tempi di diusione, nonch per studiare levoluzione
dei patogeni e predire il rischio futuro di malattie. Questo si rivela
tanto pi importante nellattuale contesto socio-demograco e
sanitario dove i patogeni subiscono continui cambiamenti in risposta
ai farmaci utilizzati per le cure, le popolazioni si addensano sempre
pi in agglomerati urbani potenzialmente pericolosi dal punto di
vista sanitario, e la mobilit umana funge da collegamento vorticoso
di questi fattori di rischio.

7. Conclusioni
Il DNA, oltre che assicurare il futuro della vita, conserva
anche memoria del passato; una sorta di archivio nel quale sono
registrati gli eventi che hanno segnato il processo evolutivo della
vita, e dunque anche delluomo, sulla terra. Ogni mutazione rimasta
incastonata nella lunga catena del DNA, che costituisce il genoma di
una specie, racchiude un pezzo della sua storia evolutiva.
Oggi possibile scoprire questi eventi scritti nel linguaggio
del DNA, grazie alle moderne tecniche di biologia molecolare e
ricostruire la storia del nostro passato: quella pi remota del lungo
cammino che la nostra specie ha percorso a partire da quando mosse
i primi passi nella savana africana no allumanit attuale; ma
anche la storia dei popoli e delle civilt, no a quella individuale di
ciascuno di noi. Questo, non solo contribuisce a soddisfare il nostro
desiderio di conoscere le nostre origini e il nostro passato, ma pu
fornire informazioni importanti per conoscere meglio chi siamo e
per migliorare il nostro presente e il nostro futuro.
La storia genetica dei vari gruppi umani consente, infatti, di
farci comprendere, fra laltro, i meccanismi attraverso i quali si sono
aermate le condizioni di resistenza/suscettibilit dierenziale alle
malattie e, svelare i tratti genetici che ci rendono suscettibili alle
malattie ci ore la possibilit di adottare sistemi di prevenzione
idonei a ridurre il rischio di ammalarci. Lo aveva intuito gi negli

135
La storia delluomo scritta nel suo DNA

anni 70 del secolo scorso Jean Dausset, quando osserv che certi
antigeni del sistema di istocompatibilit HLA erano associati ad
una pi elevata probabilit di contrarre alcune malattie infettive e
autoimmuni.
I progressi della ricerca genetica rendono sempre pi concreta
la possibilit di arrivare a denire il prolo genetico di un individuo
e di stimare il relativo rischio di ammalarsi, ma anche di individuare
il rapporto fra il prolo genetico e la risposta individuale ai farmaci,
aprendo la strada alla denizione di terapie personalizzate in base al
prolo genetico di ciascun paziente.
Leggere dunque la storia delluomo scritta nel suo DNA
guardando al presente e al futuro: questo lobiettivo aascinante e la
sda che ha davanti la ricerca sullevoluzione del genoma umano.

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