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Proposta di Legge

Diniziativa della deputata SANTERINI


Onorevoli Colleghi! Il fenomeno del cosiddetto cyberbullismo pu essere
considerato una particolare forma di bullismo, commesso tramite luso di quelle
tecnologie dellinformazione e della comunicazione, quali cellulari, internet, ecc., che
ormai sono nelluso quotidiano dei giovani. Siamo, infatti, di fronte alla prima
generazione che considera del tutto connaturato alla quotidianit lessere connessi
costantemente. Questa situazione, inevitabilmente, favorisce anche lo svilupparsi di
comportamenti

devianti

ed

aggressivi,

raggruppati

nella

definizione

di

cyberbullismo, e che consistono nellinvio di messaggi offensivi, insulti, foto


umilianti tramite sms o e-mail, o nella loro diffusione su chat e social network. A
differenza del bullismo tradizionale, la nuova forma di aggressione di cui si parla
consiste nel molestare una persona in modo indiretto, ossia senza contatto fisico,
attraverso la rete. Le offese, infatti, vengono arrecate tramite il mondo virtuale, ma
estremamente reale, che ormai affianca quello che conosciamo. Si osserva che in
questo caso lelemento temporale meno rilevante nella definizione di un atto di
bullismo elettronico. Infatti, anche una sola offesa divulgata in rete pu raggiungere
molte persone contemporaneamente e rimbalzare dalluno allaltro, ipoteticamente
allinfinito, aumentando di molto la gravit e la violenza dellattacco subito dal
minore.
I giuristi anglofoni distinguono di solito tra il cyberbullying (cyberbullismo), che
avviene tra minorenni, e il cyberharassment (cybermolestia), che avviene tra adulti o
tra un adulto e un minorenne. In tale contesto si intende il fenomeno di molestie
compiute con mezzi informatici tra pari di minore et. Sono quindi minorenni sia le
vittime sia i responsabili coinvolte nel cyberbullismo; tale considerazione, quando
si affronta il tema delle norme che possono prevenirlo e/o contrastarlo, deve orientare
non verso toni apocalittici o letture allarmistiche bens verso interventi efficaci di tipo
educativo, sociale e culturale, cos come suggeriscono istituzioni nazionali
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(Parlamento italiano, Unar, Miur) ed europee (Consiglio dEuropa, Parlamento


europeo, Commissione europea).
Gli stessi ragazzi (quasi il 70% secondo una ricerca Ipsos del 2014 ) percepiscono il
cyberbullismo come la principale minaccia in Rete e il 35% di essi ne ha avuto
esperienza diretta o indiretta. Il criterio di selezione delle vittime del cyber bullismo
varia dallaspetto estetico, alla timidezza, al supposto orientamento sessuale e per pi
del 40% lessere straniero (Ipsos 2013). Secondo il report Istat Il bullismo in Italia:
comportamenti offensivi tra i giovanissimi Anno 2014, tra i ragazzi utilizzatori di
cellulare e/o internet il 5,9% ha denunciato di aver subito ripetute azioni vessatorie
tramite sms, mail, chat, ecc. Va aggiunto che questo dato pu essere considerato una
sotto stima del fenomeno, dato che spesso i giovani non denunciano queste
aggressioni, per paura di passare per vigliacchi o di mostrarsi deboli e bisognosi
della protezione degli adulti.
Pi generale invece la definizione di hate speech utilizzata dalle autorit europee a
partire dalla Raccomandazione (97) 20 sullhate speech del 30 ottobre 1997 del
Consiglio dei Ministri del Consiglio dEuropa, Tutte le forme despressione che
diffondono, incitano, promuovono o giustificano lodio razziale, la xenofobia,
lantisemitismo o altre forme di odio basate sullintolleranza, tra cui lintolleranza
espressa in forma di nazionalismo aggressivo o di etnocentrismo, la discriminazione e
lostilit contro le minoranze, i migranti e le persone di origine immigrata.
A livello europeo, lUe dotata di una solida base giuridica per la lotta contro le
discriminazioni, come le due direttive 2000/42/CE e 2000/78/CE48. Quanto allhate
speech, risulta particolarmente efficace lattivit delle istituzioni europee nonch
quella giurisprudenziale della Corte europea dei diritti umani, entrambe volte ad
approdare a un punto di equilibrio tra esigenza di contrasto allhate speech e tutela
della libert di espressione.

Si fa in particolare riferimento allattivit del Consiglio dEuropa, ai rapporti della


Commissione contro il razzismo e lintolleranza (ECRI), allOrganizzazione per la
sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e allattivit dellAlleanza
Parlamentare contro lintolleranza e il razzismo.
Sempre nellambito dellazione del Consiglio dEuropa, si ricorda la
Convenzione di Budapest sulla criminalit informatica, entrata in vigore il 1 luglio
2014 e ratificata dallItalia con legge 48/2008, e il Protocollo addizionale alla
suddetta Convenzione relativo allincriminazione di atti di natura razzista e xenofoba
commessi a mezzo di sistemi informatici.
Anche la Camera dei Deputati italiana ha adottato nel 2015 la Carta dei diritti di
internet per offrire un orientamento nelluso della Rete.
Ovviamente sia il cyberbullismo, sia gli hate speech online, non sono
sovrapponibili tout court

seppure, soprattutto a livello preventivo, tutti possano

essere inclusi nei comportamenti scorretti in Rete a fronte dei quali chiamato in
causa lintervento delle istituzioni ma pi ancora, in generale, una corretta Media
education.
Appare, quindi, necessario un intervento legislativo, che nella presente proposta di
legge intende concentrarsi soprattutto sul piano educativo, pur comprendendo la
necessit anche dinterventi repressivi per sanzionare comportamenti pericolosi e
violenti. Si tratta, infatti, di comportamenti che avvengono tra ragazzi di et simile, di
solito poco pi che bambini, e che necessitano interventi educativi pi ancora che
sanzionatori, dato che spesso i cyber-bulli nemmeno si rendono conto del male che
possono causare con le loro aggressioni a danni di coetanei, non avendo chiara la
distinzione tra identit reale e virtuale. Ricordiamo bene, infatti, i casi, non
infrequenti purtroppo, di minori che si sono tolti la vita non sopportando gli insulti
che dalla rete partivano. noto che ladolescenza un momento delicatissimo per la
vita di una persona, e il cyberbullismo pu essere fonte di gravissime reazioni
autodistruttive in chi gi potenzialmente molto fragile. La diffusione delle
cosiddette nuove tecnologie tra i giovanissimi, poi, accentua il rischio, vista anche
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la difficolt degli adulti a seguire un mondo che, di fatto, non gli appartiene. Si deve
intervenire sul piano educativo ancor pi che su quello repressivo perch siamo di
fronte ad un fenomeno che, come osservano le Linee di orientamento per azioni di
prevenzione e di contrasto al bullismo e al Cyberbullismo del Ministero
dellIstruzione, dellUniversit e della Ricerca, pubblicate nellaprile del 2015, si
configura sempre di pi come espressione di scarsa o nulla tolleranza nei confronti
del diverso, in qualunque senso si voglia dare a questa parola. La vittima, infatti,
colpita per la sua etnia, o per la religione, o per le caratteristiche psico-fisiche, per il
genere, lorientamento sessuale, ecc.
Lintervento che la presente proposta di legge intende effettuare non cade nel vuoto.
Esistono gi norme nel nostro diritto che si propongono di combattere i
comportamenti sopra ricordati, ed appare inutile prevedere una nuova figura di reato,
per non rischiare di criminalizzare intere generazioni di adolescenti.
Appare assente, invece, una qualche forma di coordinamento, in particolare tra le
varie autorit preposte e gli stessi fornitori di servizi in rete, che sono i primi a dover
intervenire per contrastare il fenomeno di cui si parla; la presente proposta intende
concentrare lattenzione sul prevenire la diffusione virale dei contenuti offensivi, vero
oggetto di sofferenza per il minore vittima, agendo attraverso la promozione
dellautoregolamentazione da parte dei gestori e dei responsabili del web. Si tratta
quindi in particolare della necessit di dare risposte pronte, e non burocratiche, alle
richieste di aiuto che partano dai minori o da coloro che esercitano la funzione
genitoriale, risposte che abbiano tempi certi e realizzazioni concrete con la rimozione
dei contenuti offensivi da social, chat, siti. Oggi le rimozioni di tali contenuti a
seguito di segnalazioni non sono sufficientemente tempestive, ed inoltre va previsto
che una segnalazione e richiesta di cancellazione possa valere per tutti i siti o social
network interessati. Si sottolinea, in particolare, che tali segnalazioni debbano poter
essere fatte da minori di qualsiasi et, come previsto dalla Convenzione dellONU sui
diritti del fanciullo.

Come logico, un ruolo fondamentale lo ha la scuola. La presente proposta di legge


si limita a far riferimento al DPR 234/2007 recante modifiche ed integrazioni allo
statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria, non avendo la
pretesa di regolare ogni aspetto della vicenda, anche nel dovuto rispetto
dellautonomia scolastica. Appare per auspicabile, come viene scritto nelle citate
Linee guida del Miur, che le singole istituzioni scolastiche considerino prioritario il
contrasto al fenomeno del cyberbullismo, coinvolgendo tutte le componenti della
comunit scolastica nella prevenzione e nel contrasto dei fenomeni di bullismo, anche
cyber, collaborando attivamente al riguardo coi genitori, e aggiornando il
Regolamento dIstituto in modo da inserire una sezione dedicata allutilizzo corretto a
scuola degli strumenti informatici ed elettronici.
Appare necessario anche ricordare e ribadire quindi, anche nella rete virtuale, le
sanzioni previste per chi mette in pratica comportamenti violenti, regolate dallo
Statuto degli studenti e delle studentesse di cui al Decreto Presidente della
Repubblica 21 novembre 2007, n. 235, Regolamento recante modifiche ed
integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249,
concernente lo statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria. In
esso i provvedimenti disciplinari comminati, dal Consiglio di Classe o dIstituto a
seconda della contestazione daddebito, hanno sempre finalit educativa e tendono al
rafforzamento del senso di responsabilit ed al ripristino di rapporti corretti all'interno
della comunit scolastica; inoltre, le sanzioni sono sempre temporanee, proporzionate
alla infrazione disciplinare e ispirate al principio di gradualit nonch, per quanto
possibile, al principio della riparazione del danno. Il riferimento allo Statuto senza
aggiunte intende quindi esplicitare tali principi.

Nel dettaglio, lArt.1 (Finalit e definizioni) considera il cyberbullismo come una


sottospecie del bullismo (atteggiamento gratuito ripetuto o abituale, violento e
vessatorio nei confronti di una persona debole o di un gruppo minoritario,
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riscontrabile specialmente in ambito scolastico o para-scolastico), allorch questo


attuato mediante i moderni strumenti e tecnologie dellinformazione e della
comunicazione (ICT), come PC, tablet, smartphone.
Il comma 2 dellarticolo 1 definisce il fenomeno, al fine dellapplicazione corretta
della legge.
Il comma 1, invece, espone le ragioni di fondo dellintervento normativo, ravvisate
nellesigenza di orientare leducazione dei giovani principali artefici e vittime del
cyberbullismo verso lacquisizione di una mentalit diametralmente opposta a
quella tipica del bullo, mediante un esplicito e doveroso richiamo allarticolo 29
della Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989,
ratificata con legge 27 maggio 1991, n. 176, in cui sono fissati gli obbiettivi educativi
che gli Stati parti, come lItalia, si sono impegnati ad attuare.
A questo fine, le misure di contrasto approntate dal provvedimento sono
essenzialmente di natura preventiva ed educativa, e solo residualmente di natura
repressiva, nel fondato convincimento che la sfida sociale lanciata dalle nuove e
nuovissime forme di violenza a danno dei pi deboli si pu vincere riservando
maggiore attenzione e mezzi pi adeguati ai soggetti, privati e pubblici, attori
dellimpegno socio-educativo e, gradatamente, a quelli responsabili dellordine e
della sicurezza sociale, della salute e della garanzia dei diritti personali.
Larticolo 2 trova la sua ragion dessere nella constatazione di una delle principali
caratteristiche di fenomeni sociali come il bullismo ed il cyberbullismo, caratteristica
consistente nella molteplicit dei mezzi e delle modalit con cui tali comportamenti
vessatori si realizzano e, specialmente, nella straordinaria rapidit di mutamento delle
loro forme, ferme restando le intenzioni e la portata offensive.
Si perci ritenuto che, non potendo lo strumento legislativo, relativamente rigido,
garantire la costante attualit di strumenti efficaci, capaci di contrastare ogni
mutevole aspetto del fenomeno, risponda maggiormente allo scopo prefisso
listituzione di una Commissione di esperti, avente un numero tendenzialmente
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limitato di componenti, nominati dal Presidente del Consiglio dei Ministri su rose di
nomi proposte da amministrazioni, enti ed organismi maggiormente interessati.
Tale Commissione di esperti agisce nellambito, ed usufruisce di personale di
segreteria e mezzi, della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per i membri di essa
non previsto alcun compenso economico, ma soltanto assicurato il rimborso delle
spese di viaggio documentate. La gratuit delle prestazioni disposta allo scopo di
sottolineare la rilevanza sociale del fenomeno, e la conseguente necessit che i
portatori di specifiche competenze ed esperienze, inseriti nella Commissione,
svolgano il proprio delicato compito in stretta aderenza allo spirito di servizio civile e
di deontologia professionale.
La Commissione di esperti prevista dallarticolo 2, essendo composta da membri che
rispecchiano le competenze e le sensibilit proprie dei diversi organismi
amministrativi (v. per es., operatori della Polizia postale per il Ministero dellinterno;
docenti esperti per il MIUR; giudici minorili per il Ministero della giustizia, ecc.),
enti ed associazioni rappresentati, costituisce eminentemente un luogo di raccordo e
di compensazione dei differenti tipi di approccio al fenomeno. Ci le consente di
proporre unazione unitaria efficace, costantemente aggiornata e munita di feed back,
ai diversi organi responsabili.
Pertanto, i compiti principali di studio, di proposta, dintervento (indiretto) e
promozionali sono specificati come segue.
a) Approfondire ed aggiornare costantemente la conoscenza del fenomeno, mediante
luso degli opportuni strumenti dindagine, direttamente o in collegamento con enti
ed istituti di ricerca, nazionali, europei ed extra-europei. Essendo il cyberbullismo
nientaltro che una particolare forma, con caratteristiche peculiari, del bullismo,
evidente che lattivit di studio della Commissione potr (e dovr) estendersi anche a
questo.
b) Le conoscenze acquisite dalla Commissione a seguito dello studio approfondito del
fenomeno la pongono nella condizione di proporre, motivatamente, le misure
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dintervento ritenute necessarie. Tali proposte possono riguardare gli aspetti


dellinnovazione legislativa, dellazione amministrativa e dellimpegno auspicabile di
enti del privato sociale, nei campi della prevenzione del cyberbullismo, della
riduzione e della riparazione dei danni causati alle vittime.
c) Un intervento particolarmente efficace consiste nel predisporre metodi e
procedure, attraverso il Regolamento di cui al successivo comma 2 o utilizzando altri
strumenti normativi gi esistenti, per ottenere limmediata cancellazione ed
eliminazione dalla rete dei contenuti lesivi.
d) Lattivit promozionale si esplica nella proposta di programmi, da attuare sia in
ambito scolastico sia in altri ambiti socialmente significativi, come quello dei mezzi
di comunicazione di massa, tendenti ad educare i giovani ad un uso corretto dei nuovi
strumenti informatici e telematici e ad aggiornare, nella stessa materia, genitori,
educatori, operatori della comunicazione, forze dellordine, ecc..
Il primo impegno della Commissione di esperti, come richiesto dal comma 2, consiste
nel redigere, nei ristretti limiti di tempo ivi indicati, una prima proposta di
Regolamento che deve contenere, da una parte, le indicazioni, previamente
concordate con gestori ed operatori di reti e servizi telematici, per la cancellazione e
leliminazione immediata dalle reti di taluni contenuti lesivi; dallaltra, le disposizioni
necessarie perch lAGCOM possa agire autoritativamente nello stesso senso su
reclamo degli interessati (v. articolo 5), similmente a quanto tale Autorit opera nel
campo del diritto dautore.
Tale proposta (come pure quelle successive), premesse le necessarie verifiche
politiche, assume la forma di Regolamento approvato con D.P.C.M., dotato della
corrispondente efficacia giuridica.
E altres evidente che la Commissione pu proporre, con le stesse forme, il
regolamento della propria organizzazione interna.

In conformit alla premessa, circa lo scopo essenzialmente preventivo ed educativo


del presente intervento legislativo, e tenuto conto della complessit ed eccezionale
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mutevolezza degli elementi costitutivi del fenomeno cyberbullismo, non si ritenuto


opportuno (n agevole) definire una specifica figura di reato.
A tale tipo di opzione hanno contribuito la considerazione, derivata dai pi recenti
studi sullargomento, che i soggetti coinvolti sono, nella grande maggioranza dei casi,
entrambi minorenni e bisognosi di sostegno socio-educativo; e la ragionevole
avversione alla creazione indiscriminata di nuove figure di reato, in materie gestibili
preferibilmente con strumenti non penali.
La norma (comma 1) si limita pertanto a stabilire che i moderni strumenti e
tecnologie dellinformazione e della comunicazione (ICT), come PC, tablet,
smartphone, sono equiparati ai vecchi strumenti (telefono, telegrafo), ogniqualvolta
luso di tali strumenti sia considerato dalla legge (penale o di altro tipo) quale
elemento costitutivo o aggravante di un reato o di altro illecito: non bisogna infatti
dimenticare gli illeciti amministrativi, alcuni dei quali (come lingiuria) risultanti
dalla depenalizzazione di precedenti figure di reato.
Attraverso tale equiparazione sintende non lasciare impuniti alcuni comportamenti
tipici del cyberbullismo che, pur rientrando astrattamente nello schema di una precisa
figura di reato, potrebbero altrimenti considerarsi non perseguibili penalmente per
mancata previsione normativa delluso di ICT.
Le norme contenute nei successivi commi consentono di comprendere il c.d. furto
didentit nella fattispecie delittuosa della sostituzione di persona (articolo 494 c.p.)
e di estendere al cyberbullismo, nelle sue forme maggiormente persecutorie, la
punizione prevista per lo stalking (articolo 612bis c.p.).

Il primo Regolamento che, su proposta della Commissione di esperti, deve essere


varato con D.P.C.M. (v. articolo 3, comma 2) consentir lintervento dellAGCOM
nei casi in cui sia necessaria ed utile limmediata eliminazione dei contenuti lesivi
dalle reti di comunicazione informatica, quando i gestori ed operatori di tali reti non
siano direttamente intervenuti in tal senso.

La facolt di proporre reclamo (comma 1) allAGCOM spetta, in base a questa


disposizione di legge, sia alla vittima minorenne sia al titolare della responsabilit su
di essa, cio ai genitori o ad uno dei genitori, al tutore o curatore speciale oppure al
minorenne stesso. Trattandosi di lesione di diritti della personalit, il minorenne
stesso (eventualmente rappresentato da curatore speciale), in caso dinerzia del
genitore, deve infatti ritenersi abilitato a proporre reclamo, qualunque sia la sua et
(v., in proposito, le Linee guida sulla giustizia minorile, adottate dal Comitato dei
Ministri del Consiglio dEuropa il 17 novembre 2010).
Il comma 2 consente al Questore di procedere allammonimento dellautore di atti di
cyberbullismo ed alle altre attivit di sua competenza, come nel caso di stalking
(articoli 8, 11 e 12 del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito con modificazioni
nella legge 23 aprile 2009, n. 38).
Il comma 3 rende applicabili al cyberbullismo le norme dettate in materia di
protezione dei dati personali (d.lgs. 30 giugno 2003, n. 186).

Analogamente, sono applicabili agli autori di atti di cyber bullismo commessi in


ambito scolastico le disposizioni di legge dettate in materia disciplinare scolastica.
E evidente che i provvedimenti disciplinari comminati dal Consiglio di classe o
distituto, a seconda delladdebito contestato, hanno finalit educativa e tendono al
rafforzamento del senso di responsabilit ed al ripristino di rapporti corretti all'interno
della comunit scolastica.
Le sanzioni, inoltre, sono sempre temporanee, proporzionate al tipo dinfrazione
disciplinare e ispirate al principio di gradualit nonch, per quanto possibile, al
principio della riparazione del danno.
Larticolo 6 riguarda lambito scolastico ed il settimo ed ultimo introduce la clausola
dinvarianza finanziaria.

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