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Una piccola luce contro il buio della crisi ,una donazione contro il debito pubblico

Ci si sente impotenti di fronte alla crisi, sembra un fenomeno con cause lontane, incomprensibile, ingestibile contro il quale possono fare qualcosa solo i governi. Ultimamente le notizie sono diventate sempre pi preoccupanti, si parlato di crisi delleuro. Ma davvero noi cittadini non possiamo nulla contro tutto ci? Non si pu far diminuire gli interessi sui nostri debiti sovrani, permettendo al Paese di rifinanziarsi e continuare a tenere in piedi il sistema del welfare, offrire servizi alle industrie, sostenere i lavoratori in cassa integrazione ed i pensionati? Lunica cosa che si pu fare leggere allarmati i giornali sperando che la scure colpisca qualcun altro? Siamo sicuri che la crescita del debito pubblico si possa fermare solo con le manovre? Che il ruolo dei cittadini sia solo quello degli spettatori, al massimo dei buoni contribuenti? Si dice che la crisi economica sia basata soprattutto sulla fiducia, intendendo la fiducia negli Stati, nel fatto che possano ripagare i loro debiti pubblici; eppure in Italia, secondo me, la crisi di fiducia ad un livello pi profondo. sfiducia nello Stato, visto come debole coi forti e forte coi deboli (e quante volte purtroppo stato cos); sulla scia della sfiducia pregressa si stati assai poco obbiettivi anche su questultima manovra, non tenendo conto di quanto contiene in termini di lotta allevasione. Lo Stato visto per sempre pi spesso come istituzione lontana anzich come associazione composta da noi cittadini, mentre lo Stato pu funzionare solo con la collaborazione dei suoi membri, che si impegnano nel segnalare le disfunzioni, nel tenere bene ci che comune (quindi niente bus sfasciati, treni sporchi etc), nel denunciare chi compie reati, nel pagare le tasse che garantiscono servizi per tutti. E sfiducia nella politica, che dovrebbe mediare fra cittadini e Stato ed invece ha visto governare a lungo chi ha fatto dellindividualismo e del pensare solo ai propri interessi una bandiera, esaltando levasione fiscale e dando impulso allidea che non ci si debba preoccupare degli altri. Si sono trovate molte giustificazioni al disimpegno dei cittadini: lincapacit di molte amministrazioni (allora perch sostenerle?), la corruzione e la complicit di alcuni politici con i criminali mafiosi, o pi semplicemente la nostra sfiducia di poter cambiare le cose e lidea che ci debba pensare qualcun altro. Se vogliamo uscire dalla crisi, dobbiamo impegnarci tutti e rimetterci ad occuparci gli uni degli altri o non ci sar manovra che tenga. I nostri nonni lhanno fatto, possiamo farlo noi: rialzare il paese loro lo fecero dopo la guerra, per noi un po pi facile, si pu fare in tanti modi. Nel 1972 una sorella della mia bisnonna che abitava sulle montagne piemontesi, ricevette il conguaglio della pensione (aveva la minima); quando cap di cosa si trattava, torn allufficio postale e, conscia dei problemi

in cui versava lo Stato a causa dei rincari petroliferi, chiese di rimandarlo a Roma, ne hanno pi bisogno l. In questi giorni Il Presidente Monti ha devoluto allo Stato la sua indennit di Presidente del Consiglio e Ministro, chi vuole pu imitarlo contribuendo a salvare lo stato dalla bancarotta. Esiste dal 1993, grazie alla legge n. 432 del 27.10.1993, il Fondo per lammortamento dei titoli di Stato, abilitato a ricevere versamenti volontari per la riduzione del debito . Vi si accede con cc/post n. 19551001 intestato alla Tesoreria provinciale dello Stato, Direzione Generale del Tesoro, Serv. 1, Dir. 3, Via XX Settembre 97, 00187 Roma. Vi ho devoluto questanno una cifra, piccola, pi piccola di quella che ho speso per rinnovare gli abbonamenti ai vari mensili, un primo piccolo contributo perch questo paese anche il mio e non voglio aspettare che mi venga chiesto di pagare pi tasse per cominciare a dare il mio contributo, da studentessa. Abbiamo un governo composto da persone competenti, si pu sperare in un non sperpero dei soldi che affluiranno , ma soprattutto voglio sperare in un Italia dove essere cittadini vuol dire farsi carico del proprio paese , che esce dalla crisi per la consapevolezza di cittadini che portano avanti un senso diverso di bene comune che hanno risolto la crisi di fiducia ritrovandola in se stessi e nella propria capacit di cambiare le cose. Se noi faremo la nostra parte ed anche di pi, rafforzeremo chi deve affrontare le grandi questioni e le grandi riforme, mostrandoci non come cittadini lamentosi, ma come italiani fieri di contribuire alla ricostruzione del nostro paese. Ne usciremo pi uniti e forse chiss si sar fatto un passo avanti nel fare gli italiani . Anche perch se falliremo non fallir un governo o uno Stato, falliremo noi, tutti insieme. Virginia Invernizzi (23 anni) p. s si ringrazia Luciano Corradini presidente dell'Associazione per la riduzione del debito pubblico e l'Avvenire che il 6 dicembre 2011 ha pubblicato la sua lettera