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Limmaginazione attiva

Giornale Storico di Psicologia Dinamica no. 28, (Liguori Editori Vol.15, 1990)
titoloLimmaginazione attiva
ANNEMARIE PEKRUN
Limmaginazione attiva, concetto del confronto dialettico. Covano in esso tensioni e difcolt, frutto
dellopposizione tra tendenze inconsce e consce. Immaginare, aprirsi, entrare in relazione di ducia
con linconscio, diventare attivi, scegliere e agire coscientemente: due tendenze apparentemente m
contraddizione. Ma proprio in questa contraddizione implicito linvito al confronto dialettico,
implicita la potenzialit di sintesi tra inconscio e coscienza.
Ho parlato di tensioni e difcolt che traspaiono nel concetto dellimmaginazione attiva: voglio far
capire che la disponibilit ad aprirsi allinconscio nasce in primo luogo dalla necessit. Ci sentiamo
sopraffatti da un affetto, sentiamo venir meno la nostra energia, sentiamo il nostro consueto spazio
vitale restringersi: cos, a volte, possiamo provare che al di fuori della nostra coscienza esistono forze
che pure incidono sulla nostra vita cosciente. Queste forze agiscono come delle limitazioni, ci
catturano e ci tengono separati dal mondo esterno, incapaci di agire creativamente. In ci che
psichico, come in tutto ci che deriva dalla nostra esperienza, sono realt le cose che agiscono,
indipendentemente dal nome ad essere assegnato alluomo. Ci che occorre comprendere queste
realt il pi possibile, per quello che sono1. Pertanto il presupposto alla disponibilit di apertura
allinconscio il riconoscimento della capacit dazione che linconscio ha sulla coscienza.
Per entrare in contatto con linconscio nel modo pi immediato possibile, C.G. Jung. utilizz
limmaginazione attiva, con la quale i contenuti inconsci vengono letteralmente adescati2.
Linconscio, come forza indipendente dalla coscienza, si manifesta nellimmagine. Ad esempio, come
si sa, nelle immagini dei sogni. Nellimmaginazione linconscio offre alla coscienza, in forma
simbolica, quei contenuti che la coscienza stessa aveva scisso oppure escluso dallo sviluppo. Tramite
le immagini simboliche, linconscio tende ad integrare la coscienza, come un complemento.
Nella vita del sogno la coscienza soccombe passivamente ai contenuti inconsci. Sar possibile
integrarli soltanto con un successivo sforzo di comprensione. Diversa la situazione
nellimmaginazione attiva. Qui la disponibilit ad aprirsi allinconscio trae origine nella personalit
cosciente. Limmaginante chiude gli occhi, si sforza di disinserire il contatto col mondo esterno, di
rendersi vuoto. Con questo atteggiamento cerca la relazione diretta con linconscio, poich la
visione quaerenda, vale a dire deve essere cercata3. Anche in questa situazione linconscio si
manifester nellimmagine. Sar unimmagine viva, sembrer quasi reale, dissimile da unimmagine
astratta. N tantomeno limmaginante cercher di congurarla come una fantasia. Perci stabilir la
vicinanza col proprio inconscio. La coscienza di fronte, un osservatore obbiettivo. Vicinanza e
contemporaneo distacco sono la premessa necessaria afnch avvenga il confronto della personalit
conscia e inconscia. In questo limmaginazione attiva si distingue sia dalle immagini del sogno,

appartenenti ad un tempo lontano ormai passato, sia dallidenticazione con gli affetti che linconscio
aveva prodotto nel sogno.
Ho parlato di distacco, di confronto: queste parole trovano una loro vera giusticazione in quanto, la
coscienza s separata dallinconscio, ma non v unopposizione, una lotta, bens al contrario un
tentativo di integrazione. Lintegrazione dei contenuti inconsci possibile solo se la coscienza accetta
quella relazione con linconscio che aveva sinora trascurato, afdandosi alla sua guida sensata.
Linconscio abitato da un vasto sapere. Jung lo aveva riconosciuto: Filemone e le altre immagini
della mia fantasia mi diedero la decisiva convinzione che vi sono cose nella psiche che non sono
prodotte dallIo, ma che si producono da s ed hanno una vita propria. Filemone rappresentava una
forza che non ero io. Nelle mie fantasie conversavo con lui, e mi diceva cose che io coscientemente
non avevo pensato Cos egli un po alla volta mi insegn lobbiettivit psichica, la realt
dellanima Da un punto di vista psicologico Filemone rappresentava unintelligenza superiore4. In
questa intelligenza vi sono cognizioni circa lattuale situazione della struttura della personalit e cio
quali contenuti vengono respinti, quali sono stati esclusi da lungo tempo dallo sviluppo, di quanta
forza dispone lIo al presente. Linconscio possiede questa veduta d[insieme e la riproduce nella forma
in cui le immagini si congurano. Inoltre insita nellinconscio la tendenza a guidare la psiche verso
lintegrazione. La psiche ha una tendenza naturale a portare a post-maturazione quelle parti di s
che non sono sufcientemente sviluppate5.
al ne di consentire tale post-maturazione che linconscio d forma a immagini. Esse devono essere
considerate come rappresentazione della struttura attuale della psiche, e cio come espressione della
relazione tra la coscienza e la parte appena attivata dellinconscio.
A rappresentare gli aspetti inconsci compaiono esseri viventi. E dalla relazione che lIo stabilisce con
essi, e dalle relazioni che intercorrono tra gli esseri stessi, che linconscio illustra lattuale situazione
psichica. Relazioni disturbate sono riconoscibili in quelle gure che incutono timore. Esse sono
lindizio di una lunghissima interruzione nella relazione fra la coscienza e gli aspetti inconsci, che
pertanto producono un effetto di estraneit, causa di angoscia. La forma che assumono queste
congurazioni dipende dunque dalla disposizione della coscienza del soggetto.
Si tratta di cambiare questa disposizione. Ci avviene soltanto se lIo entra negli eventi
dellimmaginario e prende parte attiva afnch le relazioni migliorino. Nellimmaginazione attiva IIo
ha questa possibilit, perch gli dato di agire come nella realt esterna, da persona completa: pu
percepire con i sensi, prova sensazioni, pensa e agisce e vive nel suo proprio corpo. Linconscio d
forma al congurarsi della situazione psichica e durante questo processo guida lIo verso il suo
compito. Solo lIo infatti, agendo responsabilmente, potr risolverlo. Dunque, nellimmaginazione
attiva, sotto la guida dellinconscio, la coscienza ha questa possibilit di produrre un vero
cambiamento alla propria psiche.
Qualunque sia il compito che linconscio formula negli eventi dellimmaginario, sar sempre diretto
ad un miglioramento della relazione. Llo potr trovarsi esposto alla minaccia di un essere vivente e
provare grande angoscia. Spontaneamente tender a comportarsi come sinora ha sempre fatto,
fuggendo. Ma poich limmaginante sa che queste immagini illustrano il suo dramma interiore, dovr
tentare di superare la sensazione di angoscia, in modo che lIo sia comunque in condizioni di pensare
e di agire per ristabilire il contatto con lessere che lo aveva impaurito. Ci sar un cambiamento nel

suo atteggiamento ed esso sar riconoscibile perch gli esseri immaginati assumeranno una forma pi
piacevole e positiva. Tale capacit di cambiamento rivela, come gi si detto, che questi esseri non
hanno un carattere autonomo, bens dipendono dallatteggiamento della coscienza nel soggetto.
Anche la relazione degli aspetti inconsci in conitto rappresenta un compito che linconscio pone
allIo. LIo dovr intervenire e mediare quando due esseri si combattono col pericolo che uno dei due
soccomba e venga probabilmente persino ucciso; dovr intervenire e mediare quando uomini e donne
si troveranno a dover vivere innaturalmente separati gli uni dalle altre. Se lIo riuscir a superare il
conitto migliorando la relazione, avr promosso un cambiamento della situazione psichica
dellimmaginante.
Tale cambiamento potr essere percepito come un aumento di energia. Ci comprensibile, in quanto
ci che accade nellimmaginario e nella rete di relazioni tra gli esseri viventi altro non se non la
rappresentazione della situazione dellenergia psichica nellimmaginante. Se un essere vivente o una
situazione di conitto suscitano nellIo particolare timore vuol dire che proprio in questi aspetti
inconsci imprigionata molta energia psichica. Soltanto se la coscienza vincer il riuto degli aspetti
inconsci la personalit potr disporre di questenergia.
Linconscio un processo puramente naturale, da un lato senza intenzione ma, dallaltro, con quella
potenzialit di essere indirizzato che caratteristica di ogni processo energetico. Ma se la coscienza
prende parte attiva e vive e capisce, almeno intuitivamente, ogni grado del processo, limmagine
successiva comincia ogni volta sul gradino pi alto cos raggiunto, e in tal modo si produce la
direzione verso la meta6. Nellimmaginazione attiva lIo, partecipando attivamente, pu tracciare la
strada al usso di energia in direzione della coscienza.
Potenzialmente lIo in grado di avvicinare gli aspetti inconsci, ma comprensibile quanto
difcoltoso sia questo processo, il cui obbiettivo e raggiungibile solo gradualmente. Jung lo ha
espresso con le seguenti parole: In essa (la fantasia, n.d.t.) infatti la personalit conscia e quella
inconscia del soggetto conuiscono in un prodotto che comune ad ambedue e le unica. Una
fantasia cos congurata pu essere la pi alta espressione dellunit di una individualit, e anche
produrre questultima proprio attraverso questa perfetta espressione della propria unit7.
Laspirazione a unespressione totale di unit della personalit conscia e inconscia accompagner la
vita dellimmaginante in uninnita serie di immaginazioni.
Nasce un interrogativo: quale personalit pu intraprendere limmaginazione attiva? Se si vuole
affrontare da soli, senza ausilio terapeutico, occorre un forte Io. il presupposto necessario per non
identicarsi negli affetti, poich, anche se dovrebbero essere vissuti profondamente- condizione
basilare per qualsiasi cambiamento- essi non devono bloccare la libera scelta di azione.
AllIo linconscio offre ancora un rinforzo: non solo non pretende mai troppo, ma al contrario, nelle
situazioni difcili lo afanca con delle gure disposte ad aiutarlo.
Immaginare con lausilio di un terapeuta comunque molto pi facile. Limmaginante, seppur
concentrato completamente sul suo mondo interiore, in grado di comunicare verbalmente quanto
sta accadendo; in questo modo rester in contatto col terapeuta e potr anche accogliere quanto
questi gli dice.

Limmaginazione attiva viene applicata nello studio del terapeuta con obbiettivi diversi: o per
elaborare nel modo pi diretto possibile una specica problematica, oppure per sostituire la terapia
analitica che ha tempi pi lunghi. Perci le immaginazioni singole, che pure mi sembrano certamente
le pi diffuse, debbono essere distinte dalla terapia dellimmaginazione, della quale voglio parlare.
Nelle immaginazioni singole quasi sempre il terapeuta somministra un tema immaginativo che
verr ulteriormente sviluppato sul piano dellimmaginazione.
Si pensi ad esempio al Katathyme Bilderleben (esperienza immaginaria di Katathyme, n.d.T.) di
Hanscarl Leuner. Marie-Louise von Franz sembra applicare questo metodo per cercare di elaborare un
affetto sconvolgente, proveniente ad esempio da un sogno, che grava sulla personalit. In questo caso
limmagine del sogno viene rievocata e sviluppata ulteriormente nellimmaginazione;
successivamente i suoi contenuti verranno elaborati analiticamente.
Poich nelle immaginazioni singole il terapeuta sceglie il tema immaginario, limita volutamente la
guida dellinconscio. Questa la sostanziale differenza con la terapia dellimmaginazione (si veda il
lavoro di Maass), nella quale mi sembra che il terapeuta riponga particolare ducia nella tendenza
allautoguarigione dellinconscio. Eccetto che nella fase iniziale di una lunga serie di immaginazioni,
il terapeuta afder la guida completamente allinconscio dellimmaginante, non essendo lui in grado
di sapere in che modo linconscio vorr congurare gli eventi. Man mano che la serie di
immaginazioni procede ci si render sempre comunque conto che linconscio li congura
sensatamente. Vorrei sottolineare che sia nella terapia dellimmaginazione che nelle immaginazioni
svolte da soli, il vero processo terapeutico si realizza nel corso dellimmaginare. Perci il terapeuta si
limiter a sostenere lIo col suo aiuto soltanto nelle situazioni difcili. Quali saranno questi aiuti?
Allinizio, se nessunimmagine compare, il terapeuta potr proporre il tema di un bosco di aba. In
questo modo aiuter a diminuire la resistenza contro lirrazionale visto che, anche nelle immagini
simboliche dellimmaginazione, come nelle abe, animali parleranno, morti saranno richiamati alla
vita Sempre in fase iniziale, il terapeuta potr suggerire allimmaginazione in che modo muoversi
nelle immagini, afnch lIo condi nella propria libert di azione e di movimento. In seguito il
problema pi difcile sar la riduzione delle resistenze.
Queste resistenze derivano dal riuto della coscienza del non-sviluppo e degli aspetti inconsci scissi.
Esse emergono prima di entrare in una immaginazione, allinizio della terapia ma anche durante, e
indicano che nellimmaginazione seguente lIo si trover di fronte a un importante compito. Perci, di
queste resistenze occorre parlare con la persona, per aiutarla a comprendere che linconscio espone la
propria situazione e continuer a guidare lIo mettendolo in condizioni di operare un cambiamento.
Poich senza unattiva partecipazione il problema non potr essere risolto.
Per poter prestare aiuto il terapeuta deve essere in grado di comprendere lattuale situazione psichica
della personalit. Nellimmaginazione attiva questa possibilit facilitata dal fatto che gi nelle
prime immagini viene tracciato un modello della struttura interiore della personalit. Poich ogni
immaginazione seguente inizia dove laltra nita, si avr una storia continua nel cui svolgersi si
potranno osservare singoli episodi, il cui contenuto legato alla soluzione di un problema specico.
In questo modo il terapeuta sar in condizioni di seguire passo passo e da vicino il processo
terapeutico. Potr anche osservare il comportamento dellIo nei confronti dei minacciosi esseri viventi
che compaiono nellimmagine, e della sua angoscia. Se lIo si identica nellangoscia e uccide lessere
vivente, si priva temporaneamente della possibilit di avvicinare questo contenuto inconscio alla sua

coscienza. Se si lascia bloccare dallangoscia nella sua capacit dazione, il terapeuta potr proporre la
possibile presa di contatto. Limmaginante sa di non essere costretto a seguire ubbidientemente la
proposta, ma che potr applicarla per libera scelta. In caso contrario, la sua azione non avrebbe valore
da un punto di vista terapeutico. A volte lIo prover a sottrarsi allangoscia in altri modi. Durante
limmaginazione abbandoner il proprio corpo e losserver dallesterno. Poich nellimmaginazione
le sensazioni sembrano essere legate al corpo, lIo potr continuare ad agire senza provare angoscia.
Anche questo tipo di comportamento non ha valore terapeutico. Il terapeuta potr rendersi conto
dellassenza di angoscia, per esempio dal tono della voce dellimmaginante, o dalla sua mimica, e
potr confermare la sua prima supposizione ponendogli domande dirette. Il compito del terapeuta
sar pi difcile quando lIo, sotto leffetto della sua angoscia, vorr congurare troppo attivamente
gli eventi, quando, non condando abbastanza nella guida dellinconscio, si produrr uninazione,
un rigonamento dellIo. Allora il terapeuta ricorder che lo sviluppo dellimmaginazione dovrebbe
essere guidato da una parte dallinconscio, dallaltra dalle reazioni dellIo.
Similmente a quanto sopra descritto, il terapeuta potr osservare il riuto dellinconscio anche al di
fuori dellimmaginazione. Il riuto si esprimer sia che la persona opponga resistenza
allimmaginazione, sia che la consideri con indifferenza. In questo caso unelaborazione interpretativa
potr aiutare a ridurre la resistenza e ad accrescere il senso di responsabilit per quanto accade.
Ho descritto alcune possibilit daiuto da parte del terapeuta al ne di evidenziare quanto questi
condi nella guida sensata dellinconscio e come ne accompagni il processo di sviluppo. Egli rimarr
comunque sempre nella posizione di colui che continuamente cerca. Mentre limmaginante trasmette
verbalmente ci che accade, il terapeuta tenter di far comparire limmagine di fronte al suo occhio
interno. Anche per lui la visione sar quaerenda.
Lesposizione verbale, la formulazione linguistica, rester tanto per limmaginante quanto per il
terapeuta soltanto un mezzo limitato di espressione della coscienza, che non consentir di afferrare
lintera portata, il valore dellesperienza e il fascino delle immagini simboliche. Perci le stesse
immagini riemergeranno sempre alla coscienza per arricchirsi di ulteriori associazioni.
Eppure lesposizione verbale, la traduzione nel mezzo cosciente del linguaggio, riveste particolare
importanza proprio per limmaginante. Tutto teso a trovare una forma di chiarezza comunicativa, si
sentir davvero stimolato ad agire pi coscientemente: questa la premessa del confronto dialettico
con linconscio. Altrimenti potrebbe facilmente succedere che, per effetto di un atteggiamento di
riluttanza, unesperienza venga prontamente ricancellata. Latteggiamento dellIo nei confronti delle
immagini si rietter nella forma dellesposizione verbale. Ad esempio, nei momenti carichi di
tensione lesposizione sar viscosa e stentata, poich lIo si comporta pi passivamente quando si
trova di fronte al minaccioso. Al contrario, il discorso sembrer pi uido e ricco, non appena lIo avr
prodotto un cambiamento positivo. Oltre al resoconto verbale durante limmaginazione, sar utile
una descrizione scritta dellaccaduto: frutto del ricordo cosciente, essa approfondir il riferimento al
processo interiore. Il terapeuta potr notare le varianti tra il resoconto diretto e la successiva
elaborazione scritta.
A conclusione vorrei proporre unimmaginazione, tratta da una lunga serie di immaginazioni, cos
come risulta dalla sua successiva versione scritta. Ci potr servire ad avere unidea pi chiara
dellimmaginazione. Purtroppo con una sola immaginazione non potr evidenziare abbastanza la

sensatezza con la quale linconscio d forma a sequenze pi lunghe nellimmaginazione, n potr


mostrare come in questa singola immaginazione sia gi riconoscibile e presente il seme del futuro8.
E naturalmente non potr neppure trasmettere le differenze negli stili individuali dei diversi
immaginanti. Linconscio, senza per lappunto considerare queste differenze, non presenter
immagini differenti nei cosiddetti soggetti sani e malati. La differenza sar invece nello sviluppo del
dramma, poich la coscienza vi prender parte.
Jung ha parlato dellunit della personalit conscia e inconscia, obbiettivo dellimmaginazione attiva.
Ma il sentimento della sintesi delle tendenze consce e inconsce non soltanto un obiettivo; esso
esperienza sempre attuale nellimmaginazione attiva.
LIo cosciente entra nel magico mondo dellinconscio, sente la sua apparente innita ricchezza e gli
cede con ducia la guida. Ma presto nel dramma degli eventi riemergeranno sentimenti contrari e lIo
si trover a dover conservare la sua relazione con linconscio e allo stesso tempo a dover agire
coscientemente e responsabilmente. Alla personalit si richieder un equilibrio incredibilmente
avvincente, poich solo cos linconscio potr avere maggiore libert di movimento e
contemporaneamente la coscienza sar ampliata. Come difcile rimanere in equilibrio, entrare in
relazione, averne ducia e non smarrire la coscienza individuale, bens arricchirla partecipando
attivamente. La sensazione di arricchimento non rester vaga e indenita, ma prender visibilmente
forma nei fatti dellimmaginario fungendo da rinforzo positivo. Immagini di rinascita, immagini di
maggiore e beneca vicinanza potranno esprimere un equilibrio pi disteso, un legame pi stretto tra
la personalit conscia e inconscia.
Quando lequilibrio sar pi stabile anche nella vita esterna si vedr un riscontro, nelle relazioni di
ducia che saremo in grado di instaurare con chi ci vive accanto e nella capacit di tradurre
creativamente con le nostre caratteristiche individuali i movimenti interiori allesterno.
Esempio di immaginazione attiva:
Il bimbo dal triste volto di adulto si trasforma ora in un uomo. Compare un principe. Scrive su un
foglietto due parole che non comprendo: shun tai chien in inchiostro nero e lue mes es in inchiostro
rosso. Mi dice che questo sar il mio prossimo compito. Il pipistrello nero che mi stava accanto
cresciuto anche lui e mi guarda con gli occhi di un rosso sfavillante. Chiedo al principe se il pipistrello
potr guidarmi. Mi dice di no. Mi potr solamente accompagnare. Si continua a scendere. Si arriva in
una spelonca. Sul pavimento di pietra ci sono due scheletri. Cerco qualcosa di vivo e riconosco un
ragno. Gli parlo: mi racconta che gli scheletri erano una volta re e regina e lui, il ragno, il loro
guardiano. Il mio compito di ricomporli. Ma allo scheletro femminile manca la volta cranica, le
manca, penso, la corona. Tutti insieme trasportiamo in supercie gli scheletri e trovo in mezzo a un
prato la corona. Mentre lafferro sento quanta energia la stia attraversando. Quando la appoggio sul
capo color grigio cenere, si stende un velo rosso blu. So di dover scoprire questo velo. Mentre lo sto
facendo esso si trasforma in un rotolo di pelle spessa. La tagliamo a pezzi e la cuociamo sul fuoco. Si
sta trasformando in sangue. Bagno il capo con questo sangue. Subito dopo vedo che nello scheletro
tornata in vita tutta la circolazione del sangue. Avviciniamo lo scheletro a quello del re per fare in
modo che il sangue passi anche in lui. Non c verso, non scorre ed ha un colore bruno, come di
sangue coagulato. Poi metto gli scheletri uno sullaltro, per accoppiarli, li cingo entrambi col mio
vestito. Di nuovo una trasformazione. Al di sotto delle vesti bianche si innalza un mostro dagli occhi

luccicanti. Il ragno e il pipistrello si dirigono verso di lui e lo penetrano senza lasciare tracce. Il mostro
comincia a crescere smisuratamente. Adesso ha laspetto di un enorme uccello dal muso largo di
pesce. Mi riesce molto difcile parlargli e chiedergli cosa posso fare per lui. Ma dopo un po vengo a
sapere che devo scavargli una fossa nel mondo delloro. Nella sabbia desertica, a mani nude, scavo a
fatica un buco. Si sente gorgogliare e tuonare forte. Quando il mostro vi si butta dentro, con tutta la
sua mole, producendo scricchiolii, si alza tantissimo fumo nero. Intorno a me volano frammenti
incandescenti, c un fracasso infernale, si alzano geysers dargento. Mi sento innitamente piccolo.
Sto seduto sullorlo della terra, esposto allinferno. Finalmente dopo tanto tempo mi tornano alla
mente le parole asiatiche. Le pronuncio e improvvisamente tutto tace e si acquieta. Compare
inveceuna supercie dacqua, tonda e molto calma. Al centro galleggia una sorta di ore di ninfea, il
suo stelo nissimo ha le radici gi in profondit al centro del lago.
Rivolgo la parola al ore, mi sorride. Mi prende con s. Sto l, nudo, steso al centro della ninfea. Mi
ricopre con le sue foglie, a destra e a sinistra. Con delle cannule trasparenti porta nutrimento alla mia
bocca. Sento che devo pronunciare una parola. Dentro di me sembra essersi formato un grande spazio
vuoto, c soltanto un pacchettino grigio nel mio occipite. Cerco a lungo una parola.
Ecco, i suoni si congiungono luno allaltro. Nel mio corpo cavo risuona un suono simile a ohor.
fonte di un piacevole sentimento. Ora tutto si trasforma. Il ore diventato una nave fatta di tavole
dargento. Sono sulla nave e sto passando su un ume. Le sue sponde sono bordate di citt delle pi
diverse epoche.
Traduzione dal Tedesco di Cristina Ricci
1 C.G. Jung, Scopi della psicoterapia (1931), in Pratica della psicoterapia, Opere, Vol. XVI, Torino,
Boringhieri, 1981, p. 60.
2 M.L. von Franz, Der Schatten und das Bse im Mrchen, Mnchen Kselverlag, 1974.
3 C.G. Jung, Studien ueber den Archetypus, 1931-1954, p. 398. Vedi A.M.Ammann, Aktive Imagination,
Darstellung einer Methode (1978), Olten, Walter Verlag, p. 109.
4 C.G. Jung, Ricordi, sogni, riessioni (1961), raccolti ed editi da Aniela Jaff, Milano, Rizzoli, 1978, p.
225.
5 H. Maass, Wach-Trume, Selbstheilung durch das Unbewusste, , (1989) Olten, Walterverlag
6 C.G. Jung, LIo e linconscio (1928), in Due testi di psicologia analitica, Opere, Vol. VII, Torino,
Boringhieri, 1983, p. 227.
7 C.G. Jung, Tipi psicologici (1921), Opere, Vol. VI, Torino, Boringhieri, 1969, p. 440.
8 M.L. von Franz, Wissen aus der Tiefe, Mnchen, Kselverlag, 1980.

Luso dellimmaginazione attiva nella seduta


analitica: alcuni aspetti terapeutici
Studi Junghiani, vol. 10, n. 2, 2004
Annemarie Kroke
Nel corso degli anni limmaginazione attiva ha acquisito uno spazio crescente nei processi analitici
che seguo. Sebbene Jung abbia attribuito un ruolo terapeutico peculiare allimmaginazione attiva, per
quanto ne so, questo metodo terapeutico oggi poco utilizzato in ambito junghiano. Ci potrebbe
forse derivare dal fatto che Jung ha sperimentato per la prima volta su di s questa metodica in un
momento di difcile transizione esistenziale e teorica, legato al suo distacco da Freud, come racconta
egli stesso nella sua autobiograa.
La tecnica dellimmaginazione attiva da me adottata, che si discosta in parte dal metodo storicamente
proposto da Jung, frutto di una personale elaborazione che si andata denendo nel corso del mio
lavoro clinico.
Lanalizzando fa esperienza dellimmaginazione attiva allinterno della seduta. Ritengo, infatti, che
limmaginazione attiva nelle sedute in presenza dellanalista dia la possibilit al paziente di entrare in
una particolare vicinanza con la propria dimensione interna. Questo strumento fornisce allinconscio
personale e a quello collettivo uno spazio in cui il processo della loro integrazione con lIo prende una
forma percepibile, internamente sensibile, nelle immagini. Limmaginazione attiva nelle sedute
promuove dunque, a mio avviso, e intensica, il processo terapeutico. Limmaginante scopre la
possibilit di compiere passi trasformativi e pu nascere cos la ducia nella guida interna
dellinconscio. Tutto questo rende poi accessibile la continuazione dellimmaginazione attiva senza
laccompagnamento dellanalista a conclusione dellanalisi. Uno dei criteri, infatti, che indica il
termine del percorso analitico, per me, sta nella capacit di svolgere limmaginazione attiva in
maniera relativamente autonoma, senza cadere nella ripetizione delle proprie inibizioni complessuali.
La mia modalit di condurre limmaginazione attiva si struttura come un
processo esperienziale in cui immaginante e analista procedono da un Non-Sapere a un qualche
Sapere.
Il modo in cui si svolge la dinamica interattiva del processo d allanalista che laccompagna la
possibilit di comprendere la situazione psichica attuale dellimmaginante. una comprensione
analitica che segue il processo che si sviluppa e non pretende quindi una validit assoluta.
Nellimmaginazione attiva il dialogo con linconscio un dialogo con se stesso nel proprio mondo
esperienziale, un autentico relazionarsi a vicenda di tutte le componenti della psiche. Proprio questo

esprime, credo, la caratteristica qualicante dellimmaginazione attiva: il dialogo della coscienza con
le proprie immagini inconsce si costituisce come un processo relazionale. Nei momenti in cui la
capacit dellimmaginante di condurre questo dialogo diminuisce, lanalista ha la possibilit, con
opportuni interventi, di sollecitarlo e guidarlo, di evocare la funzione integrativa di Eros. In questo
modo limmaginante fa lesperienza di poter modicare unattitudine relazionale interna, che
ristrutturer positivamente anche i suoi rapporti esterni, favorendo circolarmente la ducia e la
disponibilit a mantenere il dialogo con le proprie parti psichiche.
Questa ducia incrinata in persone che hanno avuto disturbi dei rapporti interpersonali di base. Esse
tendono a usare limmaginazione come una specie di nascondiglio di fronte al mondo esterno. La
fantasia pu fungere cos da soddisfazione dei desideri in un mondo illusorio, in quanto
limmaginante non ha sufciente ducia di poter cambiare qualcosa attraverso il dialogo con laltro.
proprio dellimmaginazione attiva il poter incentivare unesperienza relazionale sia dinamicoregolativa che favorente lo sviluppo, unesperienza in cui nasce qualcosa di nuovo.
Qui di seguito vorrei descrivere come prende forma limmaginazione attiva nelle sedute che conduco.
Tenter di procedere gradualmente, proprio come accade nellattivazione della tensione immaginale
nella terapia. Pi avanti approfondir alcuni criteri dellaccompagnamento terapeutico che mi
sembrano specici di questa metodica.
La mia esperienza pratica
Sono diverse le situazioni in cui ritengo opportuno invitare il paziente a svolgere unimmaginazione
attiva. Spesso propongo limmaginazione attiva per il proseguimento di un sogno. Oppure riprendo
unespressione metaforica. Anche eventuali sintomi sici che simpongono allattenzione della coppia
analitica vengono considerati una possibile via di accesso al percorso
immaginativo, come lo anche il gesto motorio del paziente che contraddice una simultanea
espressione verbale. Sono situazioni in cui avverto e raccolgo la spinta manifestativa dellinconscio.
Non il terapeuta, dunque, che fornisce limmagine iniziale poich, ponendosi in ascolto, limmagine
pu, al momento opportuno, emergere da sola in una gurazione simbolica adeguata. Ritengo che
linconscio del paziente sappia quale passo trasformativo momentaneamente fattibile e come
raggiungerlo.
Secondo la mia esperienza, se la coscienza si dispone spontaneamente a unimmaginazione attiva, le
sue forze non vengono sopraffatte. Daltra parte in uno stato psichico molto labile, limmaginazione
attiva non consigliabile, perch il confronto con le immagini interne non pu essere sostenuto senza
il rischio di uninazione da parte di contenuti inconsci.
Per introdurre unimmaginazione attiva per la prima volta nella seduta, chiedo allimmaginante di
trovare lui stesso una posizione corporea adatta.
Prender la posizione che gli corrisponde al momento, coricato o seduto, con gli occhi chiusi o aperti.
Poi chiedo allimmaginante di far sfocare gli stimoli esterni il pi possibile e di lasciar sviluppare
unimmagine davanti ai suoi occhi interni. Intenzionalmente non do nessuna introduzione al

rilassamento, o a stati di trance ipnoide, in quanto non posso sapere se limmaginante non debba al
contrario essere, a seconda dei contenuti che costeller, particolarmente attento e allerta. Domando
allimmaginante di non valutare criticamente niente di ci che emerge, o di volerlo correggere, ma di
dedicare la sua attenzione a qualunque immagine gli si prospetti. Che possa dunque disporsi
allapertura dell essere in anima, per attribuire realt effettiva ai propri aspetti inconsci, potergli
dare un senso. Dopo una fase di silenzio, chiedo allimmaginante di descrivermi limmagine che va
prendendo corpo. La codicazione verbale favorisce la formazione della immagine, in quanto accentua
la capacit di portare il diffuso verso una congurazione ben delimitata. Limmagine che si sviluppa
progressivamente guadagna di concretezza e percettibilit. Comincia a strutturarsi in uno spazio
tridimensionale. Attraverso la colorazione, limmagine acquista unespressione emozionale
differenziata. La qualit spaziale dellimmagine crea uno spazio dellanima in cui il movimento
reso possibile. In questo modo limmagine posta davanti agli occhi interni acquista le stesse
caratteristiche e risponde agli stessi criteri che ci fanno assumere per veritiera la realt esterna.
Il passo successivo richiede che limmaginante entri con il proprio corpo nella propria realt interna,
che entri nello spazio immaginale, per percepirvi se stesso come sua parte. Nella prima sessione di
immaginazione ci
pu essere facilitato attraverso appositi quesiti dellanalista, quesiti che riguardano la percezione
cinestetica (posizione, motricit) e la percezione di s nello spazio.
Grazie al fatto che limmaginante consapevole della propria presenza corporea nella realt interna,
si comporter in essa come fa abitualmente nella realt esterna. Si forma cos la base per un autentico
processo esperienziale. La progressiva integrazione di Geist-Seele-Krper (Spirito-Anima-Corpo) la
premessa per la presa di coscienza di nuove sintesi. Non a caso lo stesso Jung non si stancava di
ripetere come la semplice comprensione intellettuale non possa in alcun modo sostituirsi a
unesperienza che contempli anche il livello emotivo e percettivo di integrazione. Nello spazio
immaginativo si polarizzano la coscienza dellimmaginante con la percezione del s corporeo, le sue
emozioni e i contenuti della realt interna inconscia. In altre parole, la sua situazione psichica totale.
Con questa polarizzazione nello spazio immaginale si resa possibile una distanza di riessione ed
quindi data la condizione preliminare per un confronto tra le proprie parti psichiche conittuali. Ora,
progressivamente, si pu sviluppare una relazione dialogica che attraverso lavvicinamento degli
aspetti inconsci permette una trasformazione. Nellimmaginazione attiva questi aspetti sono spesso
rappresentati in maniera personicata e fortemente caratterizzati dal contesto. Attraverso la loro
pluralit e la relazione che intrattengono con la coscienza, questi complessi personicati esprimono
una propria prospettiva sulle cose. Questa moltitudine di occhi, questi modi diversi di relazionarsi
con la realt, propongono allIo una dislocante variet di approcci interpretativi. Essi sono strumenti
di aiuto per una conoscenza che progressivamente si completa.
Grazie al fatto che nellimmagine lattuale situazione psichica viene rappresentata come relazione
dinamica tra le sue parti, si struttura una tensione simbolica in una specie di spazio libero e
protetto. Limmaginante sopporta cos di stare in contraddizione con se stesso. Daltra parte,
limmaginante si sente stimolato, proprio dalla tensionalit dellimmagine, a guidare la
contraddizione in una nuova unicazione integrante. Limmaginante entra nello spazio immaginale
interno e descrive ci che lo circonda: latmosfera della scena, le caratteristiche dello spazio, il

paesaggio ecc. Riferisce come vive laltro che ha di fronte e ci che ascolta, ci che annusa, come
agisce lui stesso. Solo a queste condizioni limmaginante comincia un confronto produttivo, tenta di
superare le tensioni e i conitti e di avvicinare ci che sembra inconciliabile o distante, o ci che si
reso estraniato.
Fornir un esempio di come opera la spinta integrativa della tensione immaginale, descrivendo una
singola sessione immaginativa di una studentessa.
Questa giovane donna si muove nel mondo senza legami afdabili, senza ancoraggi profondi per non
rivivere esperienze di abbandono precoci.
La sessione di cui parlo appartiene a una serie di immaginazioni nelle quali la paziente ha percorso
regressivamente la propria infanzia per poterla progressivamente rielaborare.
Nello scenario immaginativo, limmaginante ha sette anni e si trova nel soggiorno della casa
dinfanzia. Nota che nella stanza vi unoscurit strana. Nota il silenzio nonostante tutti i membri
della sua famiglia siano presenti. Si adopera per tentare di entrare in contatto con loro, ma nessuno si
accorge di lei, nonostante i suoi sforzi. Ci la getta nella disperazione. Alla ne prende coraggio e va
dalla madre che sembra immobile. Singinocchia davanti a lei e la guarda. Vede una maschera di
dolore priva di aperture per gli occhi. Dopo un po, con cautela, la tira gi e per la prima volta nella
sua vita percepisce gli occhi belli e profondi di sua madre. Per la prima volta si sente vista da questi
occhi. Ne profondamente commossa. Poi si rilassa.
Nel sogno, spesso, questa possibilit trasformativa non data. Sogni la cui tensionalit dinamica
risulta irrisolta possono essere continuati con limmaginazione attiva. A volte sono gli incubi che
vengono interrotti prima del termine. possibile tentare di sollevare un paziente da una tensione
ansiosa cos forte? In stati dangoscia troppo intensi potrebbe essere difcile, se non talora
sconsigliabile, portare limmagine scenica a un cambiamento processuale. So per esperienza che in
questi casi langoscia svolge una sua funzione di protezione attraverso la ssazione e il controllo
dellIo. Lo sguardo rivolto allesterno, ssato sullaltro di fronte, cosicch la percezione del proprio
esserci viene trascurata. Nel corso dellimmaginazione la coscienza corporea propriocettiva
diminuisce e limmagine sirrigidisce nella minaccia. Se langoscia troppo grande un dialogo, un
confronto interattivo, difcilmente raggiungibile.
Il compito integrativo pu prendere solo forme individuali. Limmaginante incontrer parti interne
che possono sembrare diverse o addirittura estranee e la diversit rinforzer difensivamente
lopposizione. I tempi e le eventuali modalit per il superamento di queste inibizioni relazionali sono
scanditi dalla situazione e dalla storia di ogni singolo paziente. La qualit e la misura dello specico
passo trasformativo variano a seconda delle attuali capacit della coscienza che nel corso
dellimmaginazione attiva sono riconoscibili soprattutto dal grado in cui mantenuta la presenza di
una consapevolezza corporea. importante che durante il processo le capacit della coscienza
permangano in equilibrio dinamico con linconscio. Se linconscio tende allinazione,
questequilibrio messo a rischio. Nellimmaginazione attiva risulta allora afevolita la percezione del
proprio corpo.
Lanalista tender a sondare la situazione con opportuni interventi. In una paziente, la minaccia

dinazione si manifest, per esempio, sotto forma di unonda marina sproporzionatamente alta che
si avvicinava allimmaginante la quale, per, non reagiva. Sollecitata da alcune domande relative alla
sua posizione corporea, limmaginante riusciva ad avere una maggiore coscienza del proprio corpo e
sciogliere cos, lentamente, il fascino esercitato dallonda che le muoveva contro. Assumeva allora una
posizione pi sicura e riusciva ad aggrapparsi a una rete, che aveva, parallelamente alla spiaggia, la
funzione di rompere le onde, cosa di cui la paziente non si era prima resa conto. Attraverso
questimmaginazione attiva la minaccia acuta di essere inondata dallinconscio venne arginata.
Quando entrano nel campo immaginale difese di una coscienza egoica irrigidita nei propri
presupposti, il processo trasformativo viene invece inibito attraverso la gurazione di un
allontanamento dallazione. Ci si osserva da una prospettiva esterna, i movimenti possono essere
inadeguatamente temerari o sbrigativi, lIo sembra catturato dal suo soggettivismo, come se fosse
incapace di mettersi in relazione con la propria immagine, la coscienza cerca di tenere il proprio
inconscio a distanza. In questi casi utile che lanalista stimoli la relazionalit, dirigendo la
percezione sensoriale in piccoli, a volte minimi passi, su ogni singolo dettaglio dellaltro. In questo
modo, non senza fatica, dai dettagli che fungono da singoli elementi costruttivi scaturisce
unimmagine dinamica, una nuova sintesi. A volte viene compiuto solo un piccolo passo
trasformativo. Nei processi immaginativi profondi, il cambiamento pu rappresentarsi addirittura
simbolicamente nel corpo. Nellimmagine, il dissolvimento del corpo organico pu procedere no al
permanere di un unico piccolo centro. Questo centro conserva la capacit di rimanere sensorialmente
attento e cosciente, capace di sperimentare il succedersi degli accadimenti, no a quando non viene a
formarsi un corpo nuovo. Il passaggio trasformativo compiuto e limmaginazione attiva si
arrotondata in una Gestalt.
Quando la dinamica gurativa ha raggiunto una forma completa, una Gestalt, il segnale che il
compito dellimmaginazione attiva temporaneamente risolto. Spesso limmaginante stesso che
sviluppa una percezione interna per la diminuzione della tensione al confronto. Anche nella scena
immaginata si annuncia che qualcosa sta terminando. Per una paziente, per esempio, dallimmagine
scaturiva la visione di una pianura ampia e profonda che si stendeva davanti ai suoi occhi. Per un
paziente che pi volte si era ritrovato su un palcoscenico, cadeva un sipario.
Ci sono situazioni in cui tali cambiamenti o forme gestaltiche non sono tuttavia riconoscibili.
Probabilmente si sono ridestati e sono operanti
blocchi conittuali. Sappiamo che una Gestalt non completata ha la tendenza a imporsi allattenzione
cosciente. Essa richieder una riattivazione della tensionalit immaginativa no al compimento di
una nuova sintesi integrativa.
Una volta terminata limmaginazione attiva, chiedo allimmaginante di trascriverla il pi
dettagliatamente possibile e di portarmi una copia di quanto ha scritto. In questo modo il percorso
della successione immaginativa viene rievocato unaltra volta nella coscienza. Alcuni continuano cos
a sviluppare autonomamente limmaginazione. Altri la disegnano attraverso immagini simboliche. Da
questi resoconti mi possibile sapere quali passaggi sono stati denitivamente assimilati nella
coscienza e quali movimenti, invece, sono stati lasciati cadere. Per esperienza so che questi ultimi si
ripresenteranno in forma diversa nelle successive sessioni di immaginazione attiva. Il percorso interno
continuer e si evidenzieranno delle sensibili variazioni, ma il succedersi immaginale si svolger in

una logica stringente, rintracciabile sia in unimmaginazione singola sia in un suo svolgimento
seriale.
In questo contesto mi sembra che lacquisizione pi signicativa dellimmaginante sia quella di vivere
internamente la spinta formativa alla propria personalit, alla strutturazione del proprio S. Se
limmaginante accoglie le immagini a valenza simbolica emergenti dallinconscio col tempo fa
lesperienza di qualcosa di profondo: pu avere ducia in una guida interiore che orienta il suo
processo di individuazione.
Aspetti dellaccompagnamento terapeutico dellimmaginazione attiva
Quando accompagno unimmaginazione attiva, mi sforzo di fungere sia da containment che da
container per il paziente. Durante il processo dimmaginazione, mi dispongo a un'attitudine
simbolica, cosi come viene denita da Jung, per il confronto con linconscio.
Nel containment, lo spazio psichico che lanalista offre, permette allimmaginante di sentirsi
sostenuto e ducioso e gli consente di aprire uno spazio interno dove sviluppare limmagine. Come
container, lanalista offre uno spazio in cui contenuta la tensione tra gli opposti, tra linconscio e la
coscienza. importante che questa disposizione terapeutica comprenda lo spazio intersoggettivo in
cui si trovano limmaginante, con la sua immaginazione attiva e lanalista.
Lanalista, come una madre, offre un posto nella propria psiche alla relazione diadica intersoggettiva e
intrasoggettiva del paziente e mentre questi gioca con le sue immagini, assume una presenza
attenta e discreta. Si crea cos uno spazio che pu essere sentito come reale e al tempo stesso
illusorio, ovvero uno spazio potenziale in cui data la possibilit di un intenso vissuto trasformativo.
fondamentale, come ho gi detto, che limmaginante possa espandersi in questo spazio
corporeamente, cio sicamente, materialmente. La vitalit percettivamente recepita della sua
esperienza trova cos corrispondenza nella vitalit delle tensioni simboliche in atto. Da analista, cerco
di aprirmi allignoto dellimmaginante con unattenzione assorbente e una partecipazione
emozionale. Tento di rivolgermi a lui senza preclusioni, in uno stato di Non-Sapere. In questo modo
viviamo entrambi la tensione creativa dello scoprire insieme una nuova realizzazione psichica.
Immaginante e analista vivono il succedersi immaginale come realt, su un piano di evidenza
fenomenologica. Passo dopo passo il processo diventa quindi esperibile senza che le rappresentazioni
dellinconscio vengano preliminarmente interpretate come proiezioni del mondo interno del paziente.
Lattitudine simbolica assunta dallanalista nel corso dellaccompagnamento consente di effettuare
una sorta di triangolazione del processo diadico tra lIo del paziente e il suo piano fenomenologico. Il
succedersi immaginale acquista cos un valore particolare che consentir al termine
dellimmaginazione attiva di nominare il simbolo in quanto senso. Jung parla della funzione
trascendente come di un processo naturale che si sviluppa dalla tensione degli opposti tra coscienza e
inconscio. Nel processo immaginativo il mio compito teso proprio a favorire la capacit di
simbolizzare che struttura la funzione trascendente.
Durante la fase preimmaginativa, ovvero nel momento in cui limmaginante si dedica alla percezione
dellimmagine che prende forma davanti ai suoi occhi interni, cerco di entrare in contatto con la
situazione del paziente attraverso la comunicazione inconscia. In questa fase mi capita spesso di

sentire sicamente dei cambiamenti corporei, di sentirmi toccata emozionalmente senza per il
momento saper collocare tale sensazione. Nella fase preimmaginativa cerco di farmi venire
unimmagine. la mia immagine, nella quale, in seguito, riconosco unespressione di ci che sono
stata capace di accogliere dellinconscio dellimmaginante. Generalmente emerge in me unimmagine
in bianco e nero, che sembra cristallizzare sinteticamente il processo che seguir. Far emergere la mia
immagine mi aiuta ad aprire lo spazio interno e ad esaminare a posteriori quanto mi stato possibile
accogliere della comunicazione inconscia, o anche quanto la mia immagine sia stata costituita da
aspetti controtrasferali o da contenuti puramente personali.
Pu succedere, a volte, che limmaginante non mi conceda lo spazio per sviluppare una mia immagine
perch salta del tutto la sua fase preimmaginativa. Questo suo atteggiamento relazionale pressante si
evidenzia spesso anche nel corso della immaginazione successiva. Limmaginante si comporta in
maniera simile anche nei rapporti intrapersonali. Per me si tratta di unindicazione diagnostica
preziosa, che orienta la mia attenzione nella funzione di accompagnamento immaginativo. Un
esempio potr chiarire meglio quanto appena detto.
Entrando nello studio, una paziente mi saluta con un fugace sorriso luminoso, pronuncia poche frasi e
si stende di slancio sul lettino. La paziente ha vissuto negli ultimi anni perdite inaspettate e profonde
di persone a lei molto care. Inizia subito a descrivere la propria immagine, come se dovesse fermare il
usso delle emozioni con il usso delle parole. La pressione tale da non lasciare a me n spazio n
tempo per entrare in contatto con la mia immagine. La pressione che percepisco sembra dettata dal
desiderio della paziente di essere vista, da una sorta di timore non essere ascoltata, di non potersi
dare dello spazio offerto, della paura di essere nuovamente esposta al vuoto lasciato dalla morte di
una persona cara. Nellimmagine iniziale della sua prima sessione immaginativa, la paziente si sente
dapprima persa nellinnitit di un deserto poi, nelle immaginazioni che seguono, si ritrova intenta a
cercare affannosamente una casa adatta per lei. Esprime cos il proprio bisogno di mura che la
contengano, mura allinterno delle quali trovare la calma e potersi abbandonare duciosamente. Ma la
paura di sentirsi di nuovo dimenticata e abbandonata in questa casa protettiva sembra avere il
sopravvento. Questo timore la spinge ad andare oltre. Incontra cose, persone, ma i contatti
rimangono brevi e fugaci. Questo atteggiamento relazionale intrapsichico si evidenzia anche nel
modo in cui si dedica allimmaginale: coglie sensorialmente di sfuggita ci che incontra e non si
concede la ricchezza di un proprio spazio immaginativo. Pi che vivere ci che accade sembra spinta a
comprenderlo intellettualmente.
Nellimmagine della casa che la circonda protettivamente avverto lespressione di un suo bisogno di
contenimento. Solo col tempo, lapprofondimento e la crescente ducia nellesperienza relazionale sia
allinterno dellimmaginazione attiva che nello spazio relazionale analitico faranno diminuire questa
sua compulsione a dover preventivamente riempire, nei nostri incontri, ogni possibile vuoto di
perdita.
Diversamente da quanto accaduto nellesempio sopra riportato, levolversi dellimmagine iniziale
generalmente procede pi lentamente. Ci mi d lopportunit di far riemergere la mia immagine.
Con il passare del tempo e il continuo esercizio, la mia capacit di leggere eventuali aspetti
controtransferali
della mia immagine si va afnando. Con pazienti che tendono a scindere gli affetti, ad esempio, la mia

immaginazione assume, non a caso, colorazione e processualit. Di solito cerco di memorizzare la mia
immagine per poterla mettere, per cos dire, da parte. Ritengo importante, infatti, non inuire sul
processo di sviluppo dellimmagine dellimmaginante e non condizionarlo. Quindi tento, attraverso la
descrizione verbale del paziente, di vedere davanti ai miei occhi interni la sua immagine. Nel caso in
cui limmagine non corrisponda ai criteri con i quali noi assumiamo per vera la realt esterna, come ad
esempio la tridimensionalit, il cadere della luce e dellombra, le differenziazioni di colori ecc., pongo
domande precise su questi aspetti e dirigo cos lattenzione percettiva su di essi. Di solito tali
domande risultano utili per limmaginante perch orientano lo sguardo sullinosservato, sulle zone di
congurazione confusa.
Limmagine iniziale probabilmente comparabile alla prima fase del sogno che rappresenta una
premessa, o una cornice scenica, allinterno della quale emerge la tensione conittuale che spinge
verso una soluzione.
Uno dei criteri terapeutici importanti nel processo immaginativo , come ho gi detto, il
comportamento dellIo.
Gi in questa prima fase possibile ricevere, in proposito, informazioni diagnostiche. Per valutare
preliminarmente le attuali capacit integrative della coscienza dellimmaginante, tento di mettermi
nella sua situazione attraverso una prova di immedesimazione immaginativa e di rilevare il mio
potenziale comportamento, confrontandolo con quello dellimmaginante. Casement denisce
questaspetto dellaccompagnamento terapeutico identicazione di prova.
Ecco un esempio di accompagnamento terapeutico silente.
Un artista, poco pi che trentenne, soffre di inibizione della propria creativit artistica. La sua
immagine iniziale: in un corridoio dappartamento dalla luce soffusa si guarda allo specchio. Si vede
come un bambino di cinque anni che sembra, al tempo stesso, un piccolo uomo gi vecchio.
Limmaginante rimane impressionato da ci che vede e si sente profondamente toccato dallemozione.
Inizia a raccontare parlando delle tante responsabilit che ha dovuto sobbarcarsi sin dallet di cinque
anni. Dopo un po aggiunge E tutto questo non mai cambiato!. Cercando di cogliere le indicazioni
diagnostiche dallimmagine iniziale, notiamo dapprima uno spazio abitativo scarsamente illuminato,
poche differenziazioni di luce e di ombra, unassenza di colori distinti. Luomo si trova sulla soglia,
nello spazio di entrata/uscita, in uno spazio nel quale un rilassamento non pu avvenire. In tali luoghi
di solito lo sguardo allo specchio serve a controllare fugacemente con quale aspetto usciremo, ci
mostreremo agli
altri, quale immagine daremo di noi. Qui, invece, la riessione attraverso lo specchio indica una
disponibilit riessiva rivolta allinterno dellimmaginante. Limmagine riessa evidenzia una fusione
del bambino con il vecchio della coppia archetipica puer-senex. Ed a causa di questa confusione che
non si attua un campo di tensione dinamica, premessa questa per ogni lavoro creativo. Si suppone che
il paziente non possa far sviluppare giocosamente il proprio bambino interno, tenuto sottomesso dal
rigore del suo aspetto senex. In quanto adulto, non ha neanche a disposizione le capacit stabilizzanti
del senex in forma adeguata, essendo queste rimaste infantili come in un bambino di cinque anni.

Limmagine dellinconscio ha evocato un affetto profondo, che limmaginante pu ora vivere. Quando
viene colpito emozionalmente, limmagine acquista processualit. Non per nulla la radice etimologica
stessa del termine emozione rimanda intrinsecamente al movimento. Da una parte uiscono i ricordi,
che attraverso limmagine allo specchio del puer-senex a valenza simbolica acquistano una
comprensione dinamica, dallaltra luomo comincia a muoversi nellimmagine. Scende le scale ed esce
allaperto.
Strutturalmente si colloca allesterno della barriera delle mura domestiche e delle difese ad esse
correlate. Scopre un piccolo ragazzo perso nel cortile.
Si commuove violentemente, quindi inizia a fare la sua conoscenza, riuscendo inne a prenderlo
protettivamente tra le sue braccia. Concedendosi uno spazio riessivo interno e muovendosi verso
lesterno, aprendo spazi, limmaginante ha reso possibile la separazione tra il bambino e luomo.
Laccompagnamento terapeutico dellimmaginazione attiva, volto a creare un luogo di introversione e
accoglimento, ha positivamente supportato gli analoghi movimenti interni dellimmaginante.
Ma non sempre questo movimento possibile. Potrebbe esserci, infatti, un disturbo dellequilibrio
essibile-dinamico tra coscienza e inconscio. Se una parte della coppia in contrapposizione tende ad
essere troppo potente, o se c una stagnazione tra i poli in tensione, mi pongo
controtransferalmente in ascolto di una mia immagine, nel tentativo di recepire gli affetti conittuali
in atto.
Nella fase preimmaginativa di una paziente mi viene unimmagine. Vedo una formazione
tondeggiante, quasi una palla separata da una linea orizzontale. Questa linea si allunga verso destra
trasformandosi in una sorta di ramo con dei boccioli. Cerco di memorizzare limmagine e di metterla
da parte.
Limmaginante si ritrova seduta accanto a un contadino che gi conosce, per averlo incontrato in
precedenti immaginazioni. Assecondando il proprio bisogno di vicinanza e di contatto, tenta di
appoggiarsi al contadino.
Io cerco immaginativamente di ripetere il suo movimento in modo identicatorio. Laspetto cospicuo
dellabituale dinamica immaginativa della paziente che proprio nei momenti in cui ella potrebbe
sentire calore e sperimentare contenimento, limmagine se ne va, come spesso le capita di dire.
Scavalca cos il suo conitto interiore fondamentale, il conitto tra vicinanza, dedizione, ducia e
langoscia di essere sopraffatta o di cadere nel vuoto.
In momenti come questo mi aiuta la cosiddetta supervisione interna.
Attraverso unelaborazione del controtransfert, cerco di sondare che effetto potrebbe avere
sullimmaginante un mio intervento intuitivamente pensato.
Limmaginante conosce la propria situazione di stallo conittuale e la denomina abitualmente come:
La situazione in cui limmagine se ne va.

Decido di chiederle di ripetere con passi molto dettagliati gli ultimi movimenti immaginativi, facendo
particolare attenzione ai suoi affetti, invitandola cos a tentare di contenere, attraverso il
monitoraggio dei gesti, la minaccia massiccia dellangoscia. Adesso limmaginante tenta di concedersi
soltanto quel poco di vicinanza al contadino che le permetta di mantenere la propria coscienza
corporea e la propria consapevolezza affettiva.
Senza dilungarmi sulla situazione clinica di questa paziente cinquantenne, vorrei accennare
brevemente ad alcuni dati biograci per approfondire, in particolare, la situazione dinamica in cui
limmagine se ne va. Questa donna la prima glia di numerosi fratelli e sorelle nati in rapida
successione. Non ha potuto costruire una vicinanza duciosa con la madre, probabilmente
profondamente depressa. Neanche il padre, che chiede il divorzio dopo la nascita dellultimo glio, le
ha potuto offrire una relazione stabile. Forse limmaginante usa la locuzione limmagine se ne va
per dare espressione al proprio vissuto infantile di abbandono. Nella psicodinamica dellespressione
limmagine se ne va sembrano fondersi una modalit esperienziale relativamente inconscia della
prima infanzia e la sua attitudine di difesa dagli affetti. Nelle esperienze di vicinanza sintrecciano il
bisogno infantile di essere tenuta duciosamente e di essere rispecchiata e, inoltre, le dolorose
delusioni di distacco subite. Nel corso delle sue immaginazioni attive questi due aspetti vengono
sviluppati separatamente. Ci sono immaginazioni in cui lentamente la paziente si costruisce la ducia
nellessere tenuta; poi ci sono immaginazioni in cui ella trova accesso alle reazioni affettive ai ripetuti
traumi di abbandono. Allora piange dolorosamente o emette gemiti penetranti, espressione di vissuti
nora sommersi.
Nella seduta successiva a quella dellincontro con il contadino, nellimmaginazione della paziente si
manifesta la scissione relativa alla forte difesa dallaffetto, che avevo percepito nella mia immagine
nella fase preimmaginativa.
Lei la descrive cosi: Sono come suddivisa una volta sono come in un guscio sotto terra e unaltra
volta sono coricata per terra con la faccia in gi. Passa un lasso di tempo in cui la tensione aumenta,
poi aggiunge Batto con i pugni in terra, ma non sento nessun dolore.
Subentra un silenzio che mi sembra molto lungo. E un silenzio costringente, di disperazione. Mi
chiedo se avr la forza psichica di trasformare questa tensione dolorosa e cos mi pongo in ascolto di
unaltra mia immagine: vedo un pezzo di tronco dalbero sottile che sembra quasi articiale.
Anche la mia immagine adesso comincia progressivamente a svilupparsi. Il tronco dalbero si gona,
acquista corpo e struttura e viene ricoperto da una specie tessuto fatto di piccoli punti neri, quasi
gemme incipienti. Non posso negare che questimmagine mi aiuti a sopportare meglio il lungo
silenzio. Ciononostante tento di nuovo di liberarmene per non inuenzare limmaginante,
spingendola a far emergere un aspetto di falso s. Passer ancora del tempo prima che
limmaginante riesca a sciogliere la tensione difensiva e far emergere la sua tristezza scissa. Pianger
a lungo. La sessione immaginativa, per quel giomo, terminer cos.
Quando arriva in seduta il momento giusto di terminare unimmaginazione attiva, in genere
entrambi, immaginante e analista, lo avvertono simultaneamente. La tensione tra gli opposti
diminuisce. La relazione tra la coscienza e i contenuti dellinconscio rappresentati nellimmagine si
vitalizza, si approfondisce e si ravvicina. Verso la ne del processo immaginativo avvengono dei

cambiamenti, riconoscibili dallimmagine sia strutturalmente che contenutisticamente. I


cambiamenti strutturali possono assumere la forma di ostacoli che vengono superati mentre nello
spazio immaginale si congura una dimensione di apertura. Si ridimensiona la difesa psichica, si
produce una nuova prospettiva, che si esprime di solito nellaspetto poietico di una rappresentazione
simbolica. Un cambiamento pu essere registrato anche come riduzione della distanza tra relazioni
conittuali. La prossimit tra cose e persone immaginate, oppure tra queste e 1Io, pu essere il segno
di un loro avvicinamento dinamico alla coscienza. Unanaloga modalit spaziale per gurare
movimenti integrativi lo spostamento del piano esperienziale da un livello logeneticamente e
simbolicamente arcaico, da un fondale marino o da unepoca preistorica ad esempio, a un piano pi
congeniale a uninterazione umana. I cambiamenti strutturali non sono comunque decifrabili senza
un nesso con i mutamenti contenutistici.
Nella fase terminale del processo immaginativo i cambiamenti di contenuto spesso si esprimono nella
trasformazione dellaspetto o delle caratteristiche dellaltro che abbiamo di fronte: latmosfera
dellimmagine diventa,
nellinsieme, pi rilassata e piacevole; persone che dapprima sembravano minacciose o spaventose
diventano collaborative e fungono da accompagnatori amichevoli e da guida per lIo. Lavvicinamento
crescente a queste gure, che rappresentano parti personicate della personalit, corrisponde alla
progressiva integrazione dellinconscio proiettato. In questo percorso, limmaginante raggiunge dei
cambiamenti strutturali, contenutistici ed emozionali e porta il proprio compito a una qualche
soluzione. Immaginante e analista condividono la sensazione che una Gestalt si chiusa, si
arrotondata. In questo modo scompare il richiamo tensionale emanato da una forma gurativa non
ancora sufcientemente compiuta.
Ritengo utile aggiungere un altro esempio nel quale limmaginante tende, a mio parere, a
interrompere limmaginazione prima del termine.
Limmaginazione attiva che descriver tratta da una lunga serie di immaginazioni di una paziente
trentenne. Nel periodo iniziale dellanalisi, le avevo chiesto cosa avrebbe voluto ottenere dal nostro
lavoro. Riettendo mi aveva risposto: Mi viene in mente limmagine di toccare un pianoforte, con
tanti tasti neri e bianchi che si alternano ritmicamente. Tasti neri e bianchi, spazi ritmici, penso io,
che si alternano uidamente, senza interruzioni, no a far udire una musica. La paziente dice, per,
di sentirsi come una pietra scura, rotonda, sommersa in uno specchio dacqua dal quale emerge
soltanto la sua schiena. Ci sarebbe tanto da dire su questimmagine di s. Qui vorrei accennare
soltanto al peso depressivo di quel conglomerato complessuale materializzato, pietricato e indurito,
che per la maggior parte immerso nella sfera dellinconscio, contrapposto in maniera esplicita
allimmagine del tocco del pianoforte che esprime differenziazione e capacit espressiva.
I ricordi dinfanzia sono per lo pi legati a scene in cui la paziente, ultima nata, non trova uno spazio
adeguato in cui sentirsi sicura e protetta per sperimentarsi nel gioco e, soprattutto, per esprimervisi
liberamente. Si sente disturbata, svalutata e perci distrutta. Crescendo imparer a dare spazio alle
fantasie giocose soltanto interiormente, strutturando una forte introversione. Un sogno lo evidenzia:
una bambina e ha inghiottito i suoi giocattoli, legati a dei li, per non farseli prendere da nessuno.
Lo stomaco le duole poich appesantito da sostanze non digeribili, sia oggetti che situazioni
psichiche.

Questa sembrata alla paziente nel corso del tempo lunica risposta difensiva perseguibile nella sua
situazione.
Fin dallinizio del nostro lavoro, e per un bel po di tempo in seguito, fui colpita dal suo contatto visivo
sfuggente e timido, dai suoi movimenti silenziosi. Percepivo in lei la bambina introvertita del sogno.
Ora, al termine del suo percorso terapeutico condotto essenzialmente attivando il suo spazio
immaginale, ha cambiato professione. diventata pittrice e sembra che con i suoi quadri, non a caso
di grande formato, riesca ad esprimersi e anche a ottenere signicativi riconoscimenti. Vive anche una
relazione di coppia vicendevolmente arricchente e affettuosa.
Per nire, vorrei riportare lesempio di unimmaginazione attiva in cui la paziente tende a concludere
anticipatamente limmaginazione mentre io sento che ancora viva una forte tensione. Ci mi induce
a prendere la decisione inusuale di intervenire, forzando la continuazione del processo
immaginativo.
Limmaginante sente la necessit di scendere lungo una scala nello scantinato. Giunge molto in
profondit. Nel buio attraversa corridoi, passa a anco di stanze aperte e vuote. in una di queste che
avverte sicamente una presenza; ha paura, ma poi si avvicina. Nellangolo riconosce, appena visibile,
una giovane donna, debole, con il viso pallido, emaciato, coperta di stracci. Limmaginante riesce ad
accostarsi perch sente che la donna ha bisogno di aiuto. Poi la trascina dietro di s, sulla scala che
conduce verso luscita. Con la prima luce del giorno si volta verso di lei e intuitivamente riconosce
nella giovane donna un aspetto della propria femminilit mai vissuto. Guardandola si spaventa e
molla la mano della donna. Le fa salire gli ultimi gradini da sola mentre lei rimane indietro e si ferma.
In questo momento preciso limmaginante apre gli occhi e mi guarda, come per comunicarmi che ha
terminato la sua immaginazione. Esito, ripasso dentro di me la situazione e poi le chiedo se non vuole
continuare il suo percorso immaginale. Raccoglie il mio invito e riesce, questa volta, a seguire la
donna. Si siedono fuori su una panca, una afanco allaltra. Si guardano chiaramente alla luce del
giorno. Ora la paziente sente intensamente il fascino femminile che questa gura emana e ne
visibilmente commossa.
Dopo un po nisce limmaginazione; ora avverto anche io che la tensione immaginativa si
naturalmente attenuata e che la paziente non ha terminato limmaginazione con un senso di
spavento e di ritiro, paralizzata tra il buio dello scantinato e la luce diurna, sul mezzo di una scala.
Perch ho invitato limmaginante a proseguire? Questa paziente esita a portare i contenuti interiori
nel dialogo analitico e nelle relazioni umane.
C una soglia, come un affetto tra pudore e vergogna, che sembra si ponga a guardia tra il dentro e il
fuori. Come se temesse di essere messa a nudo, evita nellimmagine la luce chiara del giorno. Su un
piano controtransferale, ho avvertito, nello sguardo lanciatomi, un invito a partecipare al processo
come rappresentante di un aspetto cosciente, supportante e osservante.
Includendomi in questa maniera, la paziente ha attivato una triangolazione
dello spazio analitico, costellando un elemento paterno, terzo, di direzionalit. Per questo motivo ho
deciso di invitare limmaginante a riprendere limmaginazione. Nel percorso che ne seguito, ella

riuscita a fare lesperienza interiore della superabilit della soglia. Limmaginante ha cos dato forma
alla tensionalit irrisolta del suo vissuto, ha chiuso una Gestalt: la sua esperienza pu oramai
stabilizzarsi nella realt del suo S interno ed esterno.
Riassunto
Larticolo descrive alcuni dei criteri utilizzati nellaccompagnamento terapeutico della immaginazione
attiva durante la seduta analitica. Una serie di brevi sequenze cliniche utilizzata in funzione di
esemplicazione. Nel corso dellimmaginazione attiva gli aspetti dellinconscio del paziente
emergono fenomenologicamente in forma dimmagine e in questo modo viene reso possibile stabilire
un dialogo con essi. Da una situazione di stasi conittuale, intrapsichica ed intersoggettiva, si
sviluppa cos una tensione integrativa che conduce a una sintesi relazionale, che si riette
positivamente sui progressi terapeutici della coppia analitica al lavoro.
Summary
The article describes some of the criteria used in the therapeutic accompanying of active imagination
during the analytical session. Some clinical examples are presented to elucidate them. During active
imagination some aspects of the patients unconscious emerge in the form of an image and a dialogue
with those aspects becomes possible. In this way, from an intrapsychic and intersubjective conictual
situation develops an integrative tension which leads to a new relational synthesis that reects itself
positively on the therapeutic progresses made by the analytical couple at work.
Bibliograa
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Bern: Hans Huber Verlag
Lautrice

Lautrice, che si formata in Germania con una specica specializzazione sulluso della tecnica
dellimmaginazione attiva e dei processi corporei in ambito analitico, ha lavorato privatamente a
Berlino per circa 10 anni. Nel 2005 trasferir la propria attivit professionale in Sardegna.

Sulla soglia dellimmaginazione attiva


Mondi in un Rettangolo, Il gioco della sabbia: apertura sul limite nel setting analitico a cura di P.
Galeazzi e G. Andreetto (Moretti & Vitali, marzo 2012)
titolo Sulla soglia dellimmaginazione attiva
di Annemarie Kroke
stato proprio Jung che, in anni psichicamente difcili, si esposto da solo allesperienza di un
processo per lui inizialmente sconosciuto e incomprensibile, che poi ha denito immaginazione
attiva. Nel Liber Novus , uscito quasi 50 anni dopo la sua morte, ha trascritto e disegnato le sue
esperienze con limmaginazione attiva,. durate quasi 15 anni. Quante volte si sar interrogato sul
senso e sul limite dellesperienza che viveva? Indubbiamente vivere il confronto con le immagini
interiori ha avuto per lui un signicato personale estremamente molto importante e profondo.
Elaborando questesperienza Jung svilupp il pensiero del processo dindividuazione, pensiero base
della psicologia analitica.
Jung valorizza il fatto che si debba,ve per prima cosa, vivere lesperienza del dialogo con le
immagini dellinconscio. Ci che vorrei sottolineare rilevare qui che Jung, partendo dalla sua
esperienza, sapeva che non sono tanto i contenuti dellinconscio , a volte simili a deliri, emersi
nellimmaginazione attiva, a volte simili a deliri, che distinguono la patologia grave da un passo
individuativo necessario, quanto piuttosto latteggiamento dellIo verso questi contenuti. Questo
atteggiamento ben riconoscibile proprio nellimmaginazione attiva, forse di pi che in altre
situazioni del lavoro analitico. Ci che evidenzia le difcolt e le difese psichiche nei confronti della
realt immaginale latteggiamento della parte cosciente del soggetto immaginante nei confronti per
quellodi ci che emerge nelle immagini daellinconscio. Difcolt e difese, che lindividuo incontra
nella relazione sia con il mondo, sia esterno sia con il mondo interno, nel timore di esserne inondato.
Per trovare il senso dellimmaginazione attiva per la personalit immaginante, secondo Jung, non si
pu partire dalle rappresentazioni della coscienza n da quelle dellinconscio, ma soltanto dalla
considerazione della loro relazione reciproca. Da questo processo relazionale possono emergere nuovi
simboli che ci guideranno verso il senso. Col tempo lLimmaginante pu comprenderli e integrarne i
contenuti nella propria visione del mondo.
Nel mio lavoro terapeutico frequente luso dellimmaginazione attiva nelle sedute.(1)2004) Secondo
me, lintensit del confronto con le immagini dellinconscio costituisce un valido sostegno ai passi del
processo dindividuazione, che, nei momenti difcili, sorretto dallo spazio analitico.
Questo possibile in quanto lanima a percepire il mondo interiore, il mundus imaginalis, che un
mondo analogo alla realt esterna, realt vissuta e riconosciutache riconosciamo con i nostri sensi
percettivi., mentre nellimmaginazione attiva il vissuto e il percepibile nel mundus imaginalis.Jung
sostiene che cCome forza conciliante limmaginazione attiva permette di trasformare uno stato

interno spirituale in uno esterno, che agisce concretamente in maniera efcace.Le immagini
gurazioni dellimmaginale hanno qualit simbolica ed energetica, cio sono efcaci nella
dimensione psicocorporea La realt corporea compresa nella visione! (2)
Potremmo dire che la dimensione corporea comprende lo spazio sico psichico e lo spazio psichico
.sico.
Vorrei parlare qui della soglia dellimmaginazione attiva come luogo in cui, preciso dove
apertamente, si manifesta la difcolt o addirittura limpossibilit a svolgerladi immaginare
attivamente.
La soglia dellimmaginazione attivaQuesta demarcazione in questo caso in relazione con il limite
precario dellIo dellimmaginante. , infatti, necessario che lIo abbia una certa forza e integrit
dellIo per far emergere le immagini dellinconscio. Lintegrit dellIo permette alla coscienza di
lasciar accadere che i contenuti dellinconscio si realizzino e vengano siano percepiti come altro da
s. Potersi sentire soggetto crea una distinzione e un distanziamento. I contenuti divengono
oggettivati, come laltro di fronte, e spesso personicati; cosi possono essere osservati, e provocare un
confronto dialettico. Jung (3) parla della necessit di differenziarsi dai contenuti delinconscio, in
modo da renderli visibilida poterli vedere come qualcosa di separato da s, mantenendo lIo in
contatto con lesperienza concreta e sensoriale.
Se parliamo di forza necessaria e integrit dellIo per svolgere limmaginazione attiva, ci equivale al
sentire la profondit e il conne del proprio spazio psicosico, sentendosi presenti
nellimmaginazione con una buona ampiezza percettiva. Limmaginante che riesce a percepire questo
spazio pu denire il suo luogo nel contesto immaginaleavverte i propri conni nella situazione
immaginale. questa la premessa per linterazione con laltro di fronte. Il processo dinterazione e il
reciproco cambiamento permettono lo sviluppo trasformativo della funzione trascendente,, la
funzione che stimola il processo dindividuazione. Jung dice che se la coscienza prende attivamente
parte e comprende, almeno intuitivamente, ci permetter alla prossima immagine di partire da un
gradino superiore, cosi si svilupper lentamente la direzione verso una meta. (4)
In maniera esemplicativa parler di unesperienza terapeutica in cui limmaginazione attiva faceva
emergere, come caratteristica iniziale, la precariet del limite dellIo, e quindi la precariet del conne
dello spazio psicosico percepibile dallimmaginante.
Per favorire il processo dellimmaginazione attiva, il lavoro terapeutico tende al ranforzamento del
conne che separa il proprio lo spazio corporeo dal mondo esterno che, in questo caso, anche esso
una percezione immaginativa immaginato . (Il che non va inteso come questa naturale tendenza del
processo non comporta un suggerimento esplicito dellanalista nei confronti dellimmaginante, che ha
un suoil quale ha gi il proprio equilibrio di dinamiche psichiche.) Se ci irraggiungibile, si come
in un non-luogo e in una non-presenza, siamo di fronte allimpossibilitche rende impossibile di
svolgere limmaginazione attiva e, incontriamo una soglialimite, per il momento, invalicabile. Le
immagini dellinconscio collettivo sovrapersonali, le immaginigurazioni di leggi e principi
dominanti, devono essere vissute come realt psicologiche a se stanti, esterne alla psiche individuale,
capaci per questo di generare un dialogo attivo con la coscienza.

Riporter alcuni passaggi dellimmaginazione attiva di una mia paziente per mettere in risalto il suo
sforzo di differenziarsi dai contenuti dellinconscio.
Questa donna aveva unintensa volont di fare limmaginazione attiva. In questa sua
determinazione ho percepito che, in qualche misura, lei sapeva chedi doveva dovere vivere
profondamente il suo stato danimo e le dinamiche interne per poterle prima percepirle e poi poterle
comprenderlee.
ClaudiaFiona, cosi la chiamer questa mia paziente, viveva lemergere della sensazione dellaltro da
ss come una minaccia dintrusione, di sopraffazione, in quantoperch temeva di sparire. La
percezione del proprio corpocorpo come realt delimitata da unao nella supercie di conne era
precaria; una supercie che non la proteggeva a sufcienza dalle pressioni dellesterno.
La sua sofferenza la obbligava a una gran pazienza, sorretta dalla mia ducia e dalla mia radicata
speranza.
Sentire lo spazio corporeo
Per un lungo periodo Claudia Fiona si sforzata di prendere coscienza del suo spazio corporeo e di
percepirne i conni. Quei conni che le avrebbero dato la sicurezza di contenere ci che si muoveva
nel suo mondo interno: come lemozione viscerale, la pressione pulsante del cuore, il respiro soffocato
o altro. Ma forse, in primo luogo, lei desiderava un suo spazio interno protetto, unico. Claudia Fiona
non lha mai esplicitato reso comprensibile verbalmente, tuttavia mi sembrato di cogliere che lei
cercava, come traguardo del suo lavoro nellanalisi, lao scoprire scoperta della possibilit di un lieve
contatto sico con laltro, avendo la protezione completa di una pelle sensibile che potesse contenerla
del tutto.
Sentire Rafgurarsi il proprio spazio corporeo, come immagine viva correlata allambiente, vuole dire:
attraverso il senso la sensibilit propriocettiva,o poter percepire dallinterno la sua struttura e la
muscolatura del corpo, i suoi movimenti e la sensibilit del di conne e di posizione derivata indicato
dallapparato cutaneo eccdalla pelle e dalle articolazioni. E ancora, attraverso la vista, ludito e le
percezione derivate dallinsieme di tutte le sensazioni, riuscire a distinguere quanto c attorno e la
linea di conne che segna il punto dincontro fra lo spazio interno ed esterno.Questo ci che mi
aiuta ad un orientamento esterno ma anche, in modo corrispondente, allorientamento nello spazio
interiore. Nellimmaginazione attiva si evidenzia bene che pi ci si orienta nel proprio spazio sico, in
maniera consapevole e differenziata, pi lo spazio interiore verr sentito essibile e maggiore sar la
libert di movimento verso laltro da s, oltre la soglia.
Detto diversamente, se nella mente cosciente appare limmagine del proprio corpo,
fenomenologicamente esisto: si sono in relazione con mese stessoi, premessa base per entrare in
relazione con laltro sia nel mondo esterno che nel mondo interno.
La essibilit del conne corporeo fa uire la e, diciamolo, fa gioire della propria vitalit e ne fa gioire,
facendo sperimentare lelasticit rispetto alle spinte pulsionali ed evolutive, e la duttilit nel poter
reggere le pressioni dallesterno. Altro la barriera irrigidita dallansia che restringe la percezione del
mondo intorno a s. Ancora maggior sofferenza deriva da un conne psicosico troppo labile o

profondamente indurito dalla ferita traumatica.


Dal mio lavoro terapeutico con limmaginazione attiva ho potuto apprendere che vi una
corrispondenza tra la mobilit siologica e/o emozionale allinterno dello spazio corporeo e la
capacit di muoversi nello spazio esterno, dando forma espressiva alle emozioni. Prendiamo per
esempio limmagine di una catena pesante bloccata nella zona lombare, zona ritenuta relativa alla
ducia di base., Qquesta catena non pu che frenare un movimento ducioso verso il mondo,
inibendo, per esempio, anche il movimento propulsivo del bacino, necessario p.e. per la sessualit. O
ancora unaltra immagine, riportando le parole di un paziente: Sento stanghe di ferro nella testa,
solo quello! Se no, sento vuoto. Questo vuoto non delimitato, il usso emozionale interno non ha
un contenimento protettivo. La percezione delle proprie emozioni stenta a divenire cosciente. La
persona s irrigidisce al contatto con laltro. Non pu andare verso laltro. Non pu abbracciare n
qualcuno n il mondo n alcuno.
frequente che durante limmaginazione attiva vi sia la difcolt di entrare in relazione con ci che
rappresentato nellimmagine. Allora potrebbe aiutare essere daiuto il fatto che lanalista accenni al
paziente di rivolgere lattenzione al proprio spazio corporeo, per intensicare la relazione con se
stessi e percepire il proprio esserci nello spazio congurato nellimmaginazione. , infatti, la
relazione cosciente con se stessi, che permette di percepirsi presenti,e sicamente ed
emozionalmente, nellimmaginazione attiva. Solo cosi possibile entrare in dialogo con ci che
nellimmaginazione viene rappresentato dallinconscio, per sollecitare un processo interattivo dal
quale possa evolversi un aspetto di reciproca trasformazione.
Come si evidenzia la labilit del conne psicosico nellimmaginazione attiva
Claudia Fiona mi consulta perch vuole fare limmaginazione attiva nel suo percorso terapeutico.
Riporto qui un tratto del suo processo perch mi sembra che la paziente sia riuscita ad attuare un
dialogo con il suo mondo interno. Partendo dalla sua sofferta difesa nei confronti di contenuti inconsci
ma anche nei confronti del mondo circostante, che percepiva invasivo verso la coscienza, poi riuscita
ad accettare e riconoscere la funzione dellinconscio. Attraverso la creazione e la comprensione
progressiva dei simboli delle immagini dellinconscio, ha poi elaborato il rinforzamento della
percezione del proprio conne corporeo.
Evito di parlare di dati biograci per esteso in quantoperch il mio focus sta sui rivolto ai passi
trasformativi leggibili dallimmaginazione attiva e non tanto sul al percorso terapeutico nella sua
interezza.
La paziente vuole fare limmaginazione attiva., Mmi sono chiesta se questo potesse essere segno di
qualche debole speranza,; oppure stesse a indicare una reale capacit di rinnovamento del di senso
ndella propria vita. Nella realt Claudia Fiona mi trasmette chiara invece la suapropria angoscia di
morte,. mMi riporta lincapacit di reggere la responsabilit del vivere e i suoi gravi disturbi del
sonno. Non cerca la morte ma, in un certo senso, la vive appena il contatto con laltro sintensica.
Dice sparisco, provo solo angoscia.
Vorrei precisare che nella lingua tedesca, lingua madre di Claudia, vi la contrapposizione netta ed
esclusiva o vita o morte; il verbo che indica il processo del morire, in tedesco ha una radice diversa

dalla parola morte. Lei non parla del processo del morire (sterben) che indicherebbe il percorso verso
un ne. La paziente non sente questo limite. Lei parla di morte . (Tod). In assenza di una presenza
consapevolmente controllabile, il pensiero della morte non intensica la qualit del vivere, ma
adombra, rende immoto, blocca il processo vitale evolutivo. Identicandosi con la morte come
assenza, sembra che Fiona passi, senza la percezione di una demarcazione, direttamente nel vuoto.
Difcilmente pu sperimentare la soglia, perch questo richiederebbe una distinzione tra vita e
morte, ma anche la percezione di un processo, di un passaggio.
Sembra che lei viva in unidenticazione fusionale con tutti quelli, che per lei sono affettivamente
importanti, vivi o morti. Essi non sono distinti per caratteristiche relazionali personali, ma per forti, a
volte incontenibili, emozioni ambivalenti.
Qui devo aggiungere che sembra che la madre durante la gravidanza fosse depressa e abbia tentato
una o pi volte di abortire. Spesso mi accaduto di immergermi, con la mia immaginazione, in ci
che lei poteva aver sentito nellutero della madre, perch percepivo che il suo modo di sperimentare
aspetti di morte era radicato ovviamente anche in quei momenti ancestrali. Ebbi Le mie emozioni
erano emozioni forti ma non riuscivoi a denirle. Ho sentito un certo pudore quando cercavo di
immedesimarmi con lenigma delle sue prime fasi di vita. Vita che forse la madre avrebbe voluto
negarle. Percepivo sentimenti contraddittori tra le spintegli stimoli verso lo sviluppo vitale e la
tendenza a sopprimere la vita. Forse coincidevano un po con ci che la mia paziente pu aver vissuto
nello stato embrionale? quella la fase di vita in cui lo sviluppo, la crescita dipende dalla speranza
della madre? Per me, per ora, Ssono domande alle quali, per ora, non so dare risposte. O forse quel
vissuto non ricordabile proprio perch le emozioni sono cosi contraddittorie?
Per un lungo periodo la paziente ha cercato di svolgere limmaginazione attiva con grande insistenza.,
Fforse in parte la sua richiesta si nutriva della mia speranza duciosa, inespressa e incomprensibile,
che il processo terapeutico potesse risolversi con laiuto dellimmaginazione attiva. La sua meta era di
reggere il contatto con laltro da s. Si sentiva rassicurata quando nellIimmagine una gura si
delineava nitidamente.
Spesso portava un sogno, cercava di ripassarlo immaginativamente per poter poi proseguirelo con
limmaginazione attiva. Per, inizialmente, appena emergeva limmagine dellaltro di fronte, lei
esclamava, spesso con un tono disperato: Nnebbia, non vedo pi niente! Poi, per un tempo lungo,
limmagine che le veniva, rimaneva ssata ed isolata dal contesto spaziale, come una
cristallizzazione. Non vi era lo sviluppo nelle immagini; detto diversamente non vi era un processo
dimmaginazione attiva. In altri momenti limmagine dellaltro diventava tanto ravvicinata che lei
lamentava: Io non ci sono, sono sparita di nuovo!
Questi momenti si sono impressi nella mia memoria come ferite profonde di un dolore inconcepibile.
Sentivo disorientamento, per qualche istante svaniva anche il mio senso di presenza cosciente,
neanche io riuscivo a stare nella relazione, sia con me che sia con lei. Piuttosto vivevo il senso di una
fusionalit collocata in un luogo indenito.
(Spesso sento lavvertimento di colleghi, forse inesperti del lavoro terapeutico con limmaginazione
attiva, sul rischio che questa possa slatentizzare risposte psicotiche. Come in questo caso, secondo la
mia esperienza, o la psiche rimane in uno stato che non permette lo sviluppo delle immagini, e quindi

si evidenzia un limite per il momento insuperabile dellimmaginazione attiva, oppure un lento lavoro
promuove lentamente tale processo.processo.)
Pi tardi la paziente Fiona riusc a instaurare una protezione difensiva meno feroce nei confronti della
paura di sparire o del di cadere nel vuoto. Mi accorsi che di questo suo cambiamento di
atteggiamento difensivo iniziatoperch il processo iniziava frequentemente con limmagine della
nebbia. Percependo poi con maggior attenzione questa nebbia, piano piano si svilupp limmagine
di un involucro ovattato come un bozzolo, che capace di attutiresce il freddo del mondo e, il frastuono
delle voci, : una barriera inaccessibile,: un primo importante livello dinvolucro protettivo del suo
spazio corporeo.
Il movimento del corpo nello spazio immaginale
In seguito ai frequenti vani difcili tentativi di ClaudiaFiona, sottolineati accompagnati da un tono di
voce disperato, nella ricerca sforzo di reggere il confronto con limmagine emersa, tentai di
comprendere quali funzioni dellIo della paziente potessero venirle in aiuto. Capii che un suo punto di
forza era la una sensorialit tattile evoluta e ben differenziata. Questa qualit permise a Claudia Fiona
di progredire tastando a livello immaginativo, permettendole riuscendo di a essere pi attiva nei
confronti dei contenuti immaginali. Su questa scia abbiamo lavorato pazientemente. Tastando, per
cos dire, lei percepiva, passo passo, ogni dettaglio di una gura, la delineava tracciava prima e poi la
congurava nellintero. Claudia Fiona quindi vedeva con il tatto, poi lentamente visualizzava la
gura che le sue percezioni tattili le rivelavano. Con il tatto sensibilit delle proprie mani lei costruiva
attivamente il primo contatto.
Scrivendo, mi accorgo che ripeto il progredire passo passo. Forse ho in mente lo sviluppo delle
immaginazioni nel tempo, infatti Claudia Fiona ha utilizzato intensamente il movimento corporeo. E
stata questa la sua maniera di scoprire lo spazio della realt immaginale, percependo attentamente
come il suo corpo si muoveva nello spazio: lo lasciava fare, afdandosi al movimento che mi
descriveva dettagliatamente in ogni cambiamento posturale e gestuale. In questo modo la capacit di
orientamento del proprio corpo nello spazio concreto veniva era trasferita da Claudia Fiona nella
coscienza del suo posizionarsi allinterno dello spazio immaginale, percependone la struttura. Cosi
viene costruita la possibilit di orientarsi nello spazio interiore.
Come dice Antonella Adorisio (5) Il fatto che le immagini possono essere sicamente esperite ( il
corpo stesso che le accoglie e le crea) conduce alleventualit che si possa essere mossi dallimmagine
pur sapendo di non essere identicati con essa. (.) Va ricordato che non lIio che sceglie di
entrare nellimmagine, bens questultima che sceglie di essere incorporata (embodied) al ne di
farsi meglio conoscere.
Dovrei aggiungere che la mia pazienteFiona faceva linsegnante di danza moderna con grande
passione. Per questo aveva familiarit nel sentire il controllo sul proprio corpo.
Per lei la danza conteneva il fascino di poter scoprire una propria emozione,; e a volte le permetteva
di dare a quellemozione una forma, con una carica denergia tale che difcilmente gli altri avrebbero
potuto sopraffarla.

Capit ripetute volte che, ripercorrendo immaginativamente sogni con uomini minacciosi che la
perseguitavano, compiva facesse una danza nello spazio in cui sembrava che schizzasse fuori tutta la
rabbia e dellimpotenza. Lanciava pugni e calci nel vuoto con unenergia per me appassionante. Come
se questaffetto, sul momento, si fosse impadronito del suo corpo e lo facesse muovere.
Inizialmente mi chiesi per, con un leggero fastidio, perch lei avesse tanto bisogno di descrivermi i
suoi passi cosi puntigliosamente. Lo sentivo come se distruggesse larmonia della danza.
PerTuttavia, questi passaggi mindicavano che lei aveva un bisogno protettivo di poter ripercorrere il
suo lo senza interruzione. Devo seguire la mia traccia!, diceva, come se si desse un ordine. Per
potersi sentire sentirsi presente nello spazio immaginale non poteva rischiare di sentire avvertir
assenze percettive. Ho capito che seguire la traccia continuativa o la scia del movimento fungeva da
garante garanzia di non disperdersi nello spazio fuori da s, di non incontrare quel il vuoto
terricante. Ripercorrere coscientemente la continuit dei passi della danza le permetteva di darsi una
congurazione., Iin seguito spesso la disegnava la sua danza per comprenderla. Capit Accadde che
Fiona scopri la bellezza della danza proprio attraverso il disegno. Considerando la sua angoscia
profonda di sopraffazione, potersi esprimere con la forza corporea e lemozione nello spazio
immaginale era rassicurante: il rosario dei suoi passi era la certezza di essere contenuta dal proprio
corpo, che lei poteva controllare.
Nella sua insistente descrizione dei passi di danza sentivo anche un aspetto transferale, come se ci
tenesse a donarmi lei qualcosa. Pensai a una madre che in stato depressivo, non coglieva il
movimento autonomo della glia nonostante dei tentativi cosi espressivi. Lo sentii come accenno alla
relazione, che solo pi tardi sintensicher nellimmaginazione attiva.
Il costituirsi di uno spazio interno nel corpo
Come abbiamo visto Inizialmente la paziente, per langoscia di sprofondareInizialmente Fiona cercava
di difendersi dallangoscia di sprofondare nel vuoto , aggrappandosi fusionalmente a ci che la faceva
sentire viva. non poteva abbandonarsi al sonno notturno. Si sentiva sicamente indebolita. Ci non
favoriva unallentamento delle difese psichiche: si aggrappava fusionalmente a ci che la faceva
sentire viva. Con questatteggiamento psichico dominante non era possibilepoteva mettersi in
relazione sia n con slaltro che n con laltro da s.e stessa. Essere in relazione richiede di accettare
che laltro distante e differente da mela distanza e la differenza dellaltro, , che sta in uno spazio
proprio. Claudiamentre Fiona non poteva riusciva a sentire un suo spazio interno e protetto e , perci
non riusciva cosi non poteva neppure entrare in relazione con s.
Dopo il lungo lavoro legato alla percezione del proprio corpo, lentamente Fiona riuscita a mettere a
fuoco immagini visive che stessero a una certa distanza sia nello spazio interno che in quello esterno..
Cosi si creato uno spazio che poteva essere abitato.
Lentamente era emersa la possibilit che qualcosa poteva essere vistodi vedere qualcosa in quello
spazio interiore cosi faticosamente conquistato.
stato un cammino molto lungo, ma la paziente era determinata a svilupparlo. Non descriver quel
processo, vorrei solo evidenziare la differenza tra questo stato iniziale e un avanzare che permetter
di intuire il processo in atto nelle immaginazioni attive.

Quella volta Claudia cominciaIn una seduta Fiona inizia a percepire e visualizzare il suo utero e,
allinterno, lei vede un essere embrionale. Vi una vita nuova dentro di lei. Io sento una grande
emozione con una cauta valenza gioiosa. Era vistoQuello che si vedeva era un essere nel momento
precario di un inizio, vivo, ma tanto fragile. La spinta istintuale della natura a prendere forma
contiene le potenzialit creative e un accenno alla traccia continuativo dello sviluppo. Mi ricorda
cosa disse Paul Klee. Nel suo lavoro pittorico egli ricercava queste capacit espressive primitive, cosi
vicine alla natura, che riescono a guardare nel regno dei non nati e dei morti, un regno che vorrebbe
venire, ma non detto che verr, un mondo di mezzo.(6)
In quel momento mi sono chiesta se questa donna, potendosi collegare a un essere piccolo contenuto
nel suo corpo, nalmente non dovesse pi essere costretta a utilizzare la difesa, cosi dolorosa, di
annichilirsi e sparire. Potr allentarsi la difesa che la costringe a irrigidirsi davanti quando
appareallapparizione di un altro che potrebbe abbandonarla nel momento di bisogno o di espressione
vitale? Potr sciogliersi la paura che laltro sia minaccioso per la sua invadenzae invadente?
Inne, questembrione le permetter di percepirsi con un corpo e uno spazio interno che sa
contenere?
Finora lei non lo vive cosinon era questo il suo vissuto. Fiona sSembra per subito aggrapparsi a
questo piccolo essere nella ricerca disperata di un punto di riferimento stabile e continuativocontinuo.
Nellimmagine il piccolo essere avvolto da una membrana. Ha un proprio limite nello spazio vitale,
limite che crescendo dovr ampliarsi. In questo modo Claudia Fiona inizia a riconoscere questo
embrione differenziato da s. E lo percepisce visivamente. In questo vedere immaginale si
costituisce lo spazio interiore.
La congurazione personicata dellaltro favorisce il dialogo
Claudia Fiona molto spaventata, sente di non essere capace di prendere assumere la una
responsabilit materna nei confronti dellembrione, dato che non sa prenderla neanche per se stessa.
questo latteggiamento materno che forse non ha mai conosciuto. Quindi e cosi cerca aiuto dal nel
piccolo essere che sta dentro di lei, con una vita propria. In maniera puntigliosa Nellimmaginazione
gli chiede, in maniera puntigliosa, come deve comportarsi per dargli la possibilit di svilupparsi, e lo
fa come se non potesse correre il minimo rischio di non comprendere bene, segnalando il suo timore
ela sua linsicurezza. ED davanti alle risposte dellembrione continua a ripetere proporre soltanto il
proprio decit di capacit di holding, di non saper, la sua incapacit di prendersi cura. Questa
consapevolezza della propria inadeguatezza molto dolorosa per la pazientelei.
Claudia Fiona esprime anche il forte timore che lui lembrione possa diventare dipendente da lei,
limitandola poi nel proprio movimento vitale. Allora, dentro di me, ho pensato quanto fosse
importante per lei la danza, nella quale poteva sentire la propria forza e la propria rabbia. Ma quella a
cui assistevo non era ancora una danza a due, due che sono in relazione nel ballo. Forse la dipendenza
sofferta verso lembrione rimanda alla sua nel grembo della madre?
- la dipendenza sofferta di chi vive in fusione simbiotica con una madre ambivalente? Indirettamente
la pazienteFiona sente che, per vivere in una relazione, deve poter percepire il conne del proprio
corpo, e quindi che il corpo materno deve essere distinto da quello dellembrione.

Scoprir, pian piano, gGli aspetti rassicuranti del limite lei le scoprir, pian piano,
attraversoattraverso il confronto con lembrione dentro di lei. Sentir Il proprio spazio, con un limite
che le da la sicurezza del contenimento, dell holding, verso lembrione e nello stesso tempo verso
se stessa. Il limite contribuisce alla sicurezza di potersi differenziare dallaltro, di orientarsi nello
spazio esterno e poter sperimentare la positivit della dipendenza reciproca nellessere in relazione.
Per ora Fiona non del tutto consapevole che la nuova vita dentro di lei possa rappresentare una
stimolo allo sviluppo. Inconsciamente, per, mi sembra che lo senta. Lo noto dal modo in cui si
rivolge allembrione e lo interroga, come se fosse dotato di un sapere molto pi grande del suo. Lo
ascolta come una bambina pu ascoltare un adulto. Accetta che lembrione abbia riconosciuto la sua
vulnerabilit, le dia dei consigli su come comportarsi nella vita e come rapportarsi con lui. la prima
volta che la paziente scopre la differenza tra diverse esigenze di vita: ci sono, infatti, quelle consuete,
per come le ha conosciute no a ora, e quelle della vita in nuce dentro di lei. nuove. Laiuto, la guida, il
sapere le dato dallembrione che sta nel suo centro corporeo. Fiona vive la relazione con lui
accettando che ogni atteggiamento delluno inuisca sullaltro, in un reciproco ascolto, cambiamento
e dipendenza positiva.
Quali sono i consigli dellembrione per lo sviluppo di una nuova vita, delicata e fragile? Sono consigli
di ritmo nel movimento corporeo e psichico: se pensiamo allimportanza che la donna riponeva
nella continuit, seguendo il dettaglio della propria traccia durante i passi di danza, troviamo che lo
sviluppo, pi uido, proposto dallembrione la ritmicit. La ritmicit nel dialogo, nellascolto e nella
domanda. La ritmicit tra la sua visione timorosa del futuro, propria di Fiona, e quella del piccolo
essere, pieno di speranza di vita.
Lembrione consiglia la ritmicit corporea tra il movimento e il riposo. Il movimento necessario per
tutti due, in modo che lembrione possa rotolare dentro il suo utero e Fiona possa sentirsi guidata
dalla propria forza muscolare. Il movimento va alternato con il riposo in cui permettere allembrione
di crescere, abbandonandosi alla spinta naturale verso lo sviluppo e permettere a se stessa di
rilassarsi.
Lembrione le spiega come sprofondare nel sonno notturno. Dice di farlo come con il respiro, come
nuotare nellacqua, sotto e poi su e, ancora, sotto e poi su.
La ritmicit, la continuit ondulante, caratteristica delle funzioni vitali, sono di gran sollievo a Fiona
nei confronti dellangoscia di morte. Sembra che il ritmo sia un terzo autonomo che la sorregge nella
responsabilit di non sprofondare nel vuoto. Una responsabilit, sappiamo, che cosi difcile da
assumere se non si sente la soglia di un passaggio, se non si in contatto con la percezione di un
progredire evolutivo, data che questo stato congelato in un aut aut che esclude la relazione. Il
piccolo essere le permette di pensare a un processo, a dei passaggi, attraverso le immagini
dellinconscio che si trasformano.
Forse questo embrione nato in lei anche il recupero regressivo del passato: Fiona, che non aveva
memoria del suo passato, nellincontro pu ricollegare lo spazio temporale dallinizio della sua vita
per poter progredire sulla sua traccia, seguendo il proprio lo rosso.
Il centro, il luogo in cui ci si sente a casa

Vorrei nire questo percorso, tratto dalle immaginazioni della mia paziente, con un ultimo esempio,
che non per quello della ne della sua terapia.
Riporto, di seguito, unespressiva immaginazione. Fiona sta seduta per terra e sente che dallembrione
viene fuori prima una linea che forma un cerchio alla sua destra, che poi rientra nel corpo per uscire
dalla parte sinistra, creando un altro cerchio che ritorna nel corpo sempre allaltezza dellutero.
Lembrione la stimola a scoprire queste linee. La incoraggia a entrare in contatto con la forma
congurata che emersa da lui.
La donna comincia a camminare sulla linea ed lo slancio del movimento che parte dalle braccia
altalenanti che le d il ritmo e lenergia. molto attenta, anche ora, a non perdere lordine e il ritmo
dei passi. C tensione in lei, e la trasmette anche a me. In altre situazioni la mia personale
immaginazione mi proporrebbe immagini di sviluppi potenziali. In questo momento, invece, posso
solo seguire i suoi passi con molta attenzione. Fiona si muove seguendo la traccia immaginale no al
punto dincontro dei due cerchi e ci mette un bel po di tempo di rendersi conto che la linea che segue
con i passi forma un otto, il segno della continuit innita. Lincrocio del percorso sta nellembrione.
Lesperienza intensa, c grande emozione quando dice: Non pi il cerchio del piccolo essere,
pi mio, ora! Ogni volta che ritorno allincrocio per me come tornare a casa!
Questa espressione tornare a casa mi sembra che esprima la svolta. Fiona ha riconosciuto il piccolo
essere nato nel suo corpo per la sua funzione simbolica: il proprio centro. Il centro che, a livello
corporeo, risiede nello spazio del bacino., il luogo immaginale in cui si ripone, come ho accennato
prima, la ducia di base della personalit. Ora lei comincia a guardare, se vogliamo, con gli occhi
immaginali di questo suo centro.
In una delle parti disegnate come cerchio Fiona vede le persone morte che ha conosciuto. Nellaltro
cerchio ci sono tutte le persone vive che sono affettivamente importanti per lei. Sente che il cerchio
dei vivi e quello dei morti sono separati, ma, tuttavia, connessi dalla suatraccia innita. Posso
andare avanti e portare il vecchio con me. Quando dice questo, ho ben presente la sua spaventata
reazione allavvicinarsi dellaltro. Sembrava congelata, paralizzata, per non sentirsi invasa, nel terrore
di scivolare nel vuoto scuro (lo sparire), che equiparava alla morte. Ed era questa la sua sensazione
difensiva quando temeva la separazione dallaltro con cui si sentiva fusa e confusa. Il suo vissuto
acquista il senso della sequenza temporale: dal vecchio del passato al nuovo del presente, che si
proietta nel futuro lineare. Prima vivevo inizio e ne, nascita e morte, come polarit inconciliabili,
ma sempre contemporanee.
Ora nellimmaginazione i vivi e i morti sono personicati, riconoscibili, altri da s. Lo spazio dei vivi e
quello dei morti sono distinti e la donna ha guadagnato la distanza differenziante per decidere dove
rivolgersi al ne di entrare in contatto con loro, secondo i suoi bisogni e affetti.
La vita non pi frastuono caotico, confusione di richieste e impegni. La morte non pi lacerante.
Esclama: Adesso io ho due presenti ! (nel senso di presenze raggiungibili nel presente).
Cosa pu rappresentare simbolicamente questa immagine?
Ritengo che qui si evidenzi bene come non possiamo leggere lespressione simbolica in modo

generalizzato. Dobbiamo leggerla con laiuto dellimmaginante, collegarla allinsieme di ci che ha


portato in analisi, e, specicamente, al suo atteggiamento verso le immagini dellinconscio in tutti gli
anni dimmaginazione attiva. Parlare con i morti: se lo vediamo distaccato dallesperienza della
paziente, ci porta a temere segni di patologia. Quello di Fiona non per un dialogo con i morti,
piuttosto un mettersi in relazione con i morti in modo da poter nalmente comprendere il suo vissuto
con loro. Mi sembra che cosi lei possa ricuperare la memoria del suo passato, relazionandosi con le
diverse persone, distinte, con cui ha vissuto parti diverse della sua storia.
Nellaltro spazio appaiono i vivi, singole persone che conosce bene, a lei contemporanee. Mi sembra
che ci le permetta di differenziare, quasi di suddividere, limpatto relazionale con il mondo esterno.
Un altro aspetto di lettura dellimmagine mi sembra che sia daiuto a comprendere il suo vissuto
affettivo. Se prima la paziente sembrava non poter reggere lambivalenza dei suoi affetti, cos intensi
e contraddittori e, inconsciamente, se ne doveva difendere con una reazione di panico e con langoscia
di morte, ora diverso. I suoi affetti differenziati e ridimensionati si riferiscono alle singole persone.
Nellimmagine gli opposti inconciliabili sono ora congiunti pur restando differenziati nella qualit.
Questo pu indicare che i sentimenti negativi e positivi possono coesistere reggendo Fiona
lambivalenza?.
Vorrei accennare che in quel momento dellanalisi, la paziente, potendo percepire il proprio centro, si
sentiva in grado di vivere da sola il processo dellimmaginazione attiva nella sua funzione
trasformativa.
In seguito, il suo percorso si concentrato sulla supercie del proprio corpo, la pelle, il conne dello
spazio corporeo. Fiona riuscita a esprimere quanto desiderasse il contatto ravvicinato con laltro,
quanto avesse bisogno di poter nalmente percepire la ricchezza di una carezza.
Dopo lunghi anni ora la sua analisi conclusa e ora, nei momenti difcili, Fiona pu aiutarsi da s:
Faccio un immaginazione attiva.
Conclusioni
Perch ho scelto questo esempio del mio lavoro? Certo perch sono rimasta meravigliata, ancora una
volta, dalla ricchezza dimmagini che emergono nei processi dimmaginazione attiva e in particolare,
in questo caso, dalla conciliazione di opposti in una congurazione di continuum. Ma non questo il
motivo di fondo per cui ho riportato tratti di questo processo.
Parlando del limite dellimmaginazione attiva mi premeva far emergere la rigidit e la staticit che le
difese psichiche possono provocare, opponendosi ai processi trasformativi e quindi al processo vitale.
La mia attenzione si concentrata sullo spazio, quello psicosico e quello immaginale. La percezione
del continuum spirito materia che, secondo Jung, sono aspetti diversi della stessa cosa, fondante.
In una situazione psichica cosi dolorosa come quella che ho riportato, non si pu, secondo me, avviare
un processo, se non includendo la sfera corporea. Forse questo vale in particolare, ma non
esclusivamente, per le sofferenze pi gravi.

Nellimmaginazione attiva lIo psicosico fa parte di uno spazio unico immaginale e si differenzia
dagli altri da s a un corpo delimitato. Senza la spazialit nellimmaginazione attiva non vi
movimento, non vi ritmo, non vi processo.
Nellesempio riportato sono proprio queste qualit funzionali dellattivit simbolica che permettono
allimmaginante di superare la soglia dellaut-aut, per entrare nello spazio immaginale dove la
coscienza vigile, ma anche aperta allaltro da s, pu fare esperienza di opposti contemporaneamente
presenti e prima inconciliabili. Sono queste le qualit funzionali che divengono progressivamente
parte dellIo immaginante.
A conclusione di un passaggio individuativo, o detto in altri termini, di unimmaginazione attiva
racchiusa in una Gestalt, il rapportarsi al mondo, forse anche la visione del mondo, vengono
trasformati.
Per Fiona si aperto uno spazio vitale in cui, a partire dal suo centro interno, pu vivere il presente,
percorrere il tempo e, guidata dal suo sentimento, pu avvicinarsi allaltro, riconoscerlo come diverso
da s ed entrare in relazione con lui.
Bibliograa
(1) A.Kroke, Luso dellimmaginazione attiva nella seduta analitica, alcuni aspetti terapeutici. In:
Studi Junghiani vol. 20/2004 p.109
(2) M. Rafalski, Krper und Spiritualitt in Analytische Psychologie 4/2009 p. 488/489 (traduzione
mia)
(3) C. G. Jung, Opere, vol.VII, p. 104
(4) C.G. Jung, Opere, vol.VII. pp 227-228
(5) A. Adorisio, Rivista di Psicologia Analitica, n. 51/1995-10, pp. 169-170

Brevi indicazioni teorico-pratiche


sullimmaginazione attiva
Brevi indicazioni teorico- pratiche sullimmaginazione attiva
[1]

Riviste del CIPAdegli Istituti di Roma e di MilanoNumero 2 2013


di Annemarie Kroke
Prendendo le mosse da Jung, M.-L. von Franz ed altri che sottolineano
che limmaginazione attiva, per sciogliere il transfert e permettere di
sviluppare il processo individuativo durante tutta la vita, deve essere
fatta da soli e alla ne dellanalisi, vedo il mio modo di lavorare con
limmaginazione attiva in seduta, da un lato come preparazione a
questo processo, da un altro, come un ulteriore intenso metodo
analitico.
Parler dellimmaginazione attiva come metodo strettamente connesso a quella percezione
dellimmagine che comprende tutti i sensi I sensi ci portano al senso
Nella mia esperienza, forse solo personale, nelle prime fasi del processo dimmaginazione attiva il
senso visivo pi accentuato rispetto a quello uditivo e olfattivo. Pi il processo scende in profondit,
pi subentrano anche gli altri sensi e in particolare quello propriocettivo. Per certe persone
importante anche solo il sentire di avere delle immagini proprie, un proprio mondo interno, per non
sentirsi esposti allaltro nel mondo della realt quotidiana. Avere delle immagini Jung lo viveva cos
ll pensiero che in me ci sia qualcosa di vivo, del quale non sapevo proprio niente, mi eccitava
particolarmente. (Jung C.G., 1925/95, pag.67. trad. mia).
Limmaginazione attiva un processo psicosiologico dinamico in cui limmaginante si mette in
dialogo con limmagine nella quale i contenuti dellinconscio hanno preso forma. Limmagine
presenta allimmaginante la sua situazione psichica attuale e lIo cosciente acquisisce la possibilit di
elaborare nellimmagine unintegrazione di aspetti dellinconscio che sono rappresentati nel
linguaggio simbolico. Quella stessa immagine si congura come una realt, possiamo chiamarla
realt interna, ma ci che mi sembra importante che limmagine viene vissuta come la realt
quotidiana, per cui gli atteggiamenti delllo dellimmaginante, anche quelli difensivi, che usa
nellimmaginazione attiva sono gli stessi che adopera nella vita. limmaginazione attiva che offre la
possibilit di trasformare quegli atteggiamenti che sono connessi alla sofferenza.
Fare limmaginazione attiva in seduta signica che limmaginante in presenza dellanalista comunica
allanalista e condivide con lui ci che percepisce: immagini, emozioni, reazioni corporee,

associazioni, ricordi della propria storia o dei propri sogni, tutto comunicato con gesti corporei e
parole.
Attraverso la descrizione con la parola di ci che vede, ascolta, sente, loggetto immaginato tende ad
assumere una forma pi distinta. In genere limmaginazione inizia con limmagine che in quel
momento energeticamente attiva e in quanto tale, esprime la situazione psichica attuale
dellimmaginante. Limmagine emerge spontaneamente se accompagnata da un atteggiamento di
accoglienza umile e attenta. Energeticamente attivo pu essere anche il sintomo corporeo che la
persona porta in seduta. Limmaginazione attiva pu partire da questo o anche da un sogno che
richiede un ulteriore dispiegarsi; anche per questo chiedo ai pazienti di raccontare i sogni come se li
stessero rivivendo e cos pu emergere quellimmagine con la quale si pu iniziare limmaginazione
attiva.
Limmaginazione attiva un processo in cui limmaginante si pone in atteggiamento di accoglienza e
partecipazione affettiva e lascia emergere limmagine. Limmagine si sviluppa no a prendere la
forma di un contesto immaginale vissuto con i parametri di realt.
Laccoglimento affettivamente partecipe la prima fase attiva dellimmaginazione attiva, che in
seguito richiede che limmaginante entri con la consapevolezza del proprio corpo nel contesto
immaginale. Altrimenti potrebbe rischiare di porsi in una distanza osservativa o interpretativa per
timore di un coinvolgimento pi esteso.
facile che, durante limmaginazione attiva in seduta, possano emergere alcuni aspetti difensivi, ma,
se ci non accade, limmaginante cercher di esplorare e di comprendere. Se si accorge di qualcosa
nellimmagine che si ponga in contrapposizione alla sua concezione cosciente, tender a modicare
questa situazione. Limmaginante pone domande che se sono autentiche evocheranno qualche
reazione nellAltro di fronte. LAltro di fronte pu essere un
esserevivente,qualcosacheincontranelcontesto immaginale, o anche nel proprio corpo. Questo
cambiamento leggibile da una trasformazionedellimmagine. Limmagine cos cambiata suscita un
diverso vissuto emozionale che porta limmaginante a correggere la sua attitudine nei confronti
dellAltro. Questo processo porta a produrre un effetto sullAltro che a sua volta cambier aspetto o
attitudine. Il concetto del turn-taking di Jean Knox esprime questo processo. (Knox J. 2012, pag.459)
Mi sembra importante che, con il metodo dellimmaginazione attiva, il cambiamento
nellimmaginante diviene leggibile a lui stesso attraverso la trasformazione dellAltro; ugualmente
leggibile per limmaginante il suo permanere in un atteggiamento difensivo e in questo
casolasuaazione(domandaoaltro)rimanesenza produrre un effetto trasformativo nellAltro, oppure si
blocca il dialogo relazionale con limmagine o addirittura limmagine svanisce. In questo caso la
presenza dellanalista riveste un grande signicato e di questo parler successivamente.
Sintetizzando: se latteggiamento delllo cosciente favorisce il processo, qualcosa cambiato nel
vissuto emozionale in relazione alla situazione presentatagli dalle immagini che rappresentano
aspetti inconsci, per cui lIo cosciente potr essere in grado di affrontare situazioni simili nella vita
quotidiana, potr cio appoggiarsi sullesperienza di questo vissuto.
La trasformazione comprende un avvicinamento integrativo della posizione delllo cosciente con
lAltro che si ha di fronte, integrazione che si sintetizza in unimmagine di un nuovo simbolo

altamente signicativo per la psiche. Questo certo non succede sempre. In ogni caso, quando si
percepisce una trasformazione, anche piccola, limmaginazione attiva in seduta si pu concludere.
Spesso si osserva un calo di tensione energetica che inizialmente era accentuato dalla dialettica della
posizione delle due parti.
Penso sia importante che la chiusura avvenga dopo una trasformazione, in quanto una Gestalt chiusa
permette allesperienza di un vissuto di consolidarsi.
Ora vorrei accennare ad alcuni aspetti terapeutici dellimmaginazione attiva fatta in seduta in
presenza dellanalista.
Limmaginante ha un Io funzionante che consente di percepire coscientemente ed entrare in dialogo
con i prodotti dellinconscio. Questo dialogo serve ad avvicinare contenuti inconsci,diventarne
consapevole e tentare di integrarli nellatteggiamento cosciente. Ma questo dialogo ha anche unaltra
funzione che Jung non ha particolarmente sottolineato: questo mettersi in dialogo offre anche la
possibilit di fare esperienza e di sviluppare la capacit relazionale con lAltro e di sperimentare la
self-efciency, fare cio esperienza delle proprie potenze creative e del fatto che si pu attivamente e
coscientemente agire con un effetto visibile.
Oltre alla relazione intrasoggettiva che limmaginante vive con la sua immagine, nella stanza di
analisi esiste anche la relazione intersoggettiva di comunicazione inconscia con lanalista. Nello
spazio relazionale tra i due i due soggetti portando ognuno le proprie particolarit si possono
creare delle nuove possibilit che amplicano loggetto-simbolo immaginato. Se la concezione
junghiana classica dellimmaginazione attiva tendeva a favorire un individuazione introversa, tesa a
creare le possibilit di sviluppo del proprio potenziale, la relazione intersoggettiva aggiunge a questo
processo il contributo del frutto di un nuovo potenziale, nato dallincontro di due soggetti in relazione
tra loro.
Questo si evidenzia durante il processo immaginativo, limmaginante svolge limmaginazione
comportandosi nella sua realt immaginata come si comporta nella realt quotidiana. Lanalista segue
limmaginazione comunicata e a sua volta cerca di immaginarla con le sue immagini e cerca di
sintonizzarsi affettivamente ad essa: n qui funge da testimone silente. Quando sente che il processo
dialogante si bloccato, coglie il meccanismo di difesa dellimmaginante e si predispone ad accogliere
nello spazio analitico ci che viene evitato, adombrato, scisso o altro. Se lo ritiene opportuno, pu
riproporlo allimmaginante in maniera di proposta di stimolo. Se limmaginante sente il
contenimento dellanalista sar capace di tenere anche un oggetto scisso, e, se lo stimolo accolto,
pu tentare di superare la soglia difensiva, ma pu anche lasciarlo cadere per elaborarlo in un altro
momento. Qualcuno si chiede se la domanda- stimolo dellanalista non sia troppo direttiva. Ritengo
che non sia molto differente dal modo in cui un analista sceglie un particolare del sogno raccontato e
ne chiede le associazioni.
La presenza dellanalista mi sembra molto importante quando limmaginazione attiva si svolge
allinterno del proprio corpo. La consapevolezza delle sensazioni siche del proprio corpo permette
una distanza dallAltro nel cui contesto proiettare inconsciamente. Quando per, il processo
immaginale si svolge allinterno del corpo pi difcile mantenere la presa di coscienza e le altre
funzioni delllo, se non esiste uno spazio per il dialogo sia intracorporeo che analitico. Il dialogo
allora, si sviluppa tra IIo e una parte corporea e contemporaneamente tra immaginante e analista con

il quale condivide lesperienza. Succede anche che qualcuno teme di rischiare un atteggiamento con
valenze magiche agendo nel proprio corpo. Per cui pu sentire il bisogno del contatto con laltro nella
realt esterna, corpo che, se vogliamo, fa da contenitore con aspetti di rverie.
Bibliograa
(1) Jung C.G. (1925/95), Seminare Analytische PsychologieNachAufzeichnungendesSeminars 1925,
Hrsg. v.W. McGuire bers. v. H. Eigner, Dsseldorf, editore Walter.
(2) Knox J., (2012), Rivista: Analytische Psychologie quaderno No 170, editore Brandes & Apsel,
pag.459.
http://www.cipajung.it/q2/11_CIPA_QDCJ_2_2013.pdf[2]
1. http://www.kroke.net/wp-content/uploads/QDCJ_2_2013.jpg
2. http://www.cipajung.it/q2/11_CIPA_QDCJ_2_2013.pdf