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Giacomo Todeschini

"Judas mercator pessimus". Ebrei e simoniaci dall'XI al XIII


secolo

PREMESSA
Se si voglia ragionare della riapparizione di Iudas nei testi
antisimoniaci dei secoli XI e XII, non bisogner dimenticare la
tradizione lessicale accumulatasi intorno a questa parola-nome a
partire dal testo evangelico, di Giovanni soprattutto, e da
Agostino (commento al vangelo di Giovanni, in primo luogo, ma
anche

expositio

sul

salmo

108)1.

E'

necessario,

quindi,

1 Iohannes: 12, 3-9: "Maria ergo accepit libram unguenti nardi pistici pretiosi, et unxit

pedes Iesu et extersit pedes eius capillis suis; et domus impleta est ex odore unguenti.
Dixit ergo unus ex discipulis eius, Iudas Iscariotes, qui erat eum traditurus: Quare hoc
unguentum non veniit trecentis denariis et datum est egenis <eprtse...ki
edtse...>? Dixit autem hoc, non quia de egenis pertinebat ad eum, sed quia fur erat
et loculos habens ea quae mittebantur portabat <t glosskomon chon t
ballmena ebstazen>. Dixit ergo Iesus: Sinite illam ut in diem sepulturae meae
servet illud. Pauperes enim semper habetis vobiscum, me autem non semper
habetis."; AUGUSTINUS, In ps. 108 (a. 414-16), in Opere XXVII Roma 1976, p. 904
ss.; p. 904: "...Sicut enim quaedam dicuntur quae ad apostolum Petrum proprie
pertinere videantur, nec tamen habent illustrem intellectum nisi cum referuntur ad
Ecclesiam, cuius ille agnoscitur in figura gestasse personam, propter primatum quem
in discipulis habuit...ita Iudas personam quodammodo sustinet inimicorum Christi
Iudaeorum, qui et tunc oderant Christum, et nunc per successionem perseverante
genere ipsius impietatis oderunt. De quibus hominibus et de quo populo possunt non
inconvenienter intellegi, non solum ea quae apertius de ipsis in hoc psalmo legimus,
verum etiam illa quae proprie de ipso Iuda dicuntur expressius..."; la stratificazione
testuale del tema, amplificato dalle scritture conciliari e sinodali e trasmesso dalle

considerare tutta una serie di attributi obbligati che fanno, sin


dall'et patristica, di questo nome una cifra semanticamente
determinata (equivalente o rinviante a fur, raptor, avarus, ma
anche a dispensator, oeconomus2), e in secondo luogo stabilire i
nuovi significati che, con l'XI secolo, si vengono a costruire su
quelli antichi e consolidati, e che derivano, in sostanza,
dall'inserimento di questa parola-nome in contesti politicamente
pi determinati che in passato, in polemiche attuali, e nella
costruzione di un sistema lessicale-concettuale che, come
appunto quello "gregoriano", ha un obiettivo di riorganizzazione
economico-politica pi o meno chiaro.
Questo processo di riattivazione semantica del termine Iudas
pu essere fatto cominciare con:
a) la testualit episcopale di et carolingia, cio quel sistema
testuale conciliare, teologico e legislativo costituito dalla serie dei
capitolari che fra VIII e IX secolo muovono verso la affermazione
dell'autonomia, o della

prevalenza, del corpo

episcopale

nell'ambito dell'impero; si tratta di testi che sottolineano il


significato politico-normativo della lotta contro la avaritia oppure
di testi che suggeriscono (sono ancora pochi fra IX e X secolo)
collezioni canoniche, giunge fino a Capitulare carisiacense (Carlo II, a. 857), MGH
Capitularia II, p. 286 ss., p. 289: "...Item sanctus Lucius papa: 'Rerum ecclesiasticarum
etv facultatum raptores a liminibus sanctae ecclesiae anathematizatos apostolica
auctoritate pellimus et damnamus atque sacrilegos esse iudicamus, et non solum eos,
sed et omnes consentientes eis...'. Et sanctus Augustinus in sermone evangelii sancti
Iohannis ita dicit [AUG., In evangelium Ioh. 50, 10]: 'Fur sacrilegus loculorum sacrorum
et dominicorum est Iudas; et qui aliquid de ecclesia furatur et rapit, Iudae perdito
comparatur'. "; connessione che giunger sino a PLACIDUS NONANTULANUS, Liber
de honore ecclesiae (1111) LXXVI, MGH "Libelli de Lite" II, p. 611.
2 Cfr. Ioh. 13, 29.

che i beni ecclesiastici sono minacciati oltre che da generiche


invasiones, dalla commercializzazione che di essi opera il
commercio, in particolare quello ebraico 3;
b) l'affermarsi, nella testualit che si sviluppa intorno alla prima
disputa eucaristica, di una nozione di valore incalcolabile (non
apprezzabile
sacramentale

in

termine

eucaristica

economici)

intrinseco

in

conversione

quanto

alla

prassi

reale

determinante l'incommensurabilit del potere carismatico gestito


da mani consacrate 4: nell'ambito di tale complesso testuale si
afferma un un uso di Iudas /Iudaeus che ne attualizza il

3 Capitulare missorum Niumagae datum, (a. 806): MGH Legum sectio II. Capitularia Regum

Francorum, I, pp. 130 ss., p. 131: "4. Ut singuli episcopi, abbates, abbatissae diligenter considerent
thesauros ecclesiasticos, ne propter perfidiam aut neglegentiam custodum aliquid de gemmis aut de
vasis, reliquo quoque thesauro perditum sit, quia dictum est nobis, quod negotiatores Iudaei necnon
et alii gloriantur, quod quicquid eis placeat possint ab eis emere." (corsivo nostro). Cfr.il riferimento
ai mercatores huius regni, christiani sive Iudei: Concilium meldense-parisiense (a. 845), 76, ivi II 419;
cfr.

ivi, 73-75. Il termine perfidia sin da questi testi sembra acquisire accanto al tradizionale

significato di infidelitas, una specificit economica che lo riferisce a coloro che attentino alla integrit
dei beni ecclesiastici. Cfr. B. BLUMENKRANZ, Juifs et chrtiens. Patristique et Moyen Age London
(Variorum Reprint) 1977, n VII, Perfidia (1a ed. in "Archivum Latinitatis Medii Aevi-Bulletin Du
Cange" 22, 1952, 157-70).
4 Della vasta bibliografia si consideri almeno M. CRISTIANI, La controversia eucaristica nella cultura

del secolo IX, "Studi Medievali" III s., IX (1968), 167-233; G. MACY, The theologies of eucharist in
the early scholastic period Oxford 1984; M. CRISTIANI, Tempo rituale e tempo storico. Comunione
cristiana e sacrificio. Scelte antropologiche della cultura altomedievale, in Segni e riti nella Chiesa
altomedievale occidentale Spoleto (XXXIII Settimana di Studi sull'Alto Medioevo) 1987, 2, pp. 439500; G. PICASSO, Riti eucaristici nella societ altomedievale. Sul significato del trattato eucaristico di
Pascasio Radberto, ivi, pp. 505-526; M. RUBIN, Corpus Christi. The Eucharist in Late Medieval
Culture Cambridge 1991.

significato di pervicacia-incredulitas, di non-intelligentia delle


verit cristiane da parte ebraica 5.
Da questo momento in avanti, ben prima dunque del 1096,
data solitamente accettata come spartiacque della trasformazione
dell'atteggiamento sociale cristiano nei confronti degli Ebrei
presenti in Europa occidentale, tale parola-nome si trasforma
lentamente nella sigla di atteggiamenti di complessiva infidelitas
specificamente minacciosi nei confronti tanto della autonomia
delle chiese quanto dell'integrit dei loro patrimoni.
L'emersione di tale significato minaccioso della presenza
ebraica, se pure ancora sporadico nei testi del IX-X secolo, pone
dunque il problema della precisazione che a partire da questo
periodo viene subendo la definizione cristiana dei comportamenti
ebraici,

nel

quadro

pi

generale

della

riorganizzazione

concettuale ecclesiastica riguardante il significato politico delle


res ecclesiarum: di come dunque l' infidelitas, la carnalitas rituale
ed esegetica imputate agli Ebrei a partire dall' Et patristica 6,
vengano ora ricodificate - nel periodo che scorre dalla prima
5 Come evidente soprattutto nella variegata tipologia dei miracoli eucaristici, per cui cfr. P.

BROWE, Die eucharistischen Wunder des Mittelalters Breslau 1938; P. BROWE, Die Judenmission
im Mittelalter und die Ppste ("Miscellanea Historiae Pontificiae" 6) Roma 1973; BLUMENKRANZ,
op. cit. n IX, Juden und Jdische in christlichen Wundererzhlungen. Ein unbekanntes Gebiet
religiser Polemik (1a ed. in "Theologische Zeitschrift" 10, 1954, 417-46).
6 AUGUSTINUS,

Adversus Judaeos, PL 42, 51 ss.; ISIDORUS HISP., De fide catholica contra

Judaeos, PL 43, 449 ss. Cfr. B. BLUMENKRANZ, Die Judenpredigt Augustins. Ein Beitrag zur
Geschichte der jdisch-christlichen Beziehungen in den ersten Jahrhunderten Paris 1973 (1a ed.
Basel 1946), p. 110 ss.; P.C. BORI, The Church's Attitude towards the Jews. An Analysis of
Augustine's Adversus Judaeos, Miscellanea Historiae Ecclesiasticae VI1 Bruxelles 1983, 301-311; H.
SCHRECKENBERG, Die christliche Adversus Judaeos-Texte und ihr literarisches und historisches
Umfeld (I-XI Jh.) Frankfurt-Bern 1982.

disputa eucaristica e dalle Decretali pseudoisidoriane sino alla


seconda disputa eucaristica e alle grandi lotte contro la simonia nei termini di una avversione economico-politica alla presenza
ebraica sui territori cristiani.

1
A partire dagli anni '50 dell'undicesimo secolo, nell'ambito del
graduale rivolgimento dei criteri di legittimazione che scuote le
relazioni fra poteri sacerdotali e poteri laici, noto impropriamente
come "riforma gregoriana", si pu percepire qualcosa di nuovo
nel modo con il quale gli intellettuali cristiani che sostengono il
programma di riforma parlano della realt ebraica, sia in quanto
realt astrattamente teologica sia in quanto realt effettivamente
sperimentabile.
Si cercher ora di vedere in che cosa consista questo nuovo
atteggiamento dei pi noti sostenitori della riforma ecclesiastica,
attivi propagandisti nell'ambito della cosiddetta "lotta per le
investiture" di una nozione di potere sacerdotale fondata sull'idea
di assoluta straordinariet del carisma gestito dalle mani del
sacerdote

legittimamente

consacrato 7,

ed

autori

di

"una

definizione sempre pi consapevole della Chiesa romana come


epitome rappresentativa - su di un piano squisitamente giuridico del mondo cristiano" 8; se vi sia un nesso fra i loro programmi di
riorganizzazione ecclesiologica e la nascita di uno stereotipo
ebraico

negativo

politicamente

ed

economicamente,

7 P. M. GY, La doctrine eucharistique dans la liturgie romaine du haut Moyen-Age, in

Segni e riti cit., 2, pp. 533-554, ove si mostra, p. 537, l'emersione nel periodo trattato di
"une dissymtrie entre les mains du prtre et celles du fidle".
8 O. CAPITANI, Immunit vescovili ed ecclesiologia in et "pregregoriana" e "gregoriana". L'avvio alla

"restaurazione" Spoleto 1966, p. 14.

contrassegnato lessicalmente dalle parole carnalitas, avaritia,


usura, e caratterizzante a partire dal secolo successivo il sistema
delle relazioni cristiano-ebraiche.
Gi uno scritto relativamente recente di Gilchrist 9, che
censisce i riferimenti al Giudaismo e agli Ebrei negli scritti dei
canonisti fra XI e XII secolo, ha constatato un precisarsi
dell'attenzione giuridica cristiana scaturente dalla riforma, nei
confronti della presenza ebraica. Una analoga attenzione, meno
considerata dagli studiosi 10, sembra evidente, d'altronde, negli
scritti dei teologi e dei polemisti dello stesso periodo. Questa
complessiva crescita dell'interesse "gregoriano" per la multiforme
presenza ebraica nel mondo cristiano, si traduce, negli scritti dei
canonisti e in quelli dei teologi della riforma, in una duplice
percezione

dell'Ebraismo:

appartenente

alla

vicenda

inteso

sia

salvifica

come

cristiana,

fenomeno
che

come

manifestazione culturale-religiosa di u<na presenza particolare


dal punto di vista politico-economico; in questa percezione
complessa

affiorano

quindi

tanto

una

sottolineatura

dell'

infidelitas ritenuta da parte cristiana, sin dall' Et patristica, il


principale attributo ebraico, quanto l'individuazione di specificit
di comportamento economico ebraiche che di quella infidelitas, di

9 J. GILCHRIST, The Canonistic Treatment of Jews in the Latin West in the Eleventh and Early

Twelfth Centuries, "Zeitschrift der Savigny Stiftung fr Rechtsgeschichte - Kan. Abt." 106 (1989), pp.
70-106.
10 Il problema stato, tuttavia, posto e affrontato da S. BOESCH GAJANO, Identit

ebraica e stereotipi cristiani: riflessioni sull'alto medioevo, in Atti del VI congresso


internazionale dell'AISG Roma 1988, pp. 47-61; EADEM, Presenze ebraiche nell'Italia
medievale. Identit, stereotipi, intrecci, in AA. VV., La storia degli Ebrei nell'Italia
medievale: tra filologia e metodologia Bologna 1989, pp. 13-18.

quella

carnalitas sarebbero

le

pi

tangibili

e quotidiane

concretizzazioni 11.
In un autore decisivo per comprendere la formazione
ideologica della nuova societas christiana come societ tutta
riassunta dalla Chiesa romana e da quanti quest'ultima definisse
legittimamente consacrati, Umberto di Silvacandida, il discorso
sulla simonia (contenuto nell' Adversus simoniacos12 composto
verso il 1058) ossia sulla illegittimit del clero che gestisca
secondo criteri di economia privata i beni ecclesiastici, si
costruisce sul continuo e insistito rinvio alla figura, oltre che di
Simon Mago, di Giuda, in una quasi ossessiva rilettura dei passi
evangelici, di quelli giovannei in particolare, che si riferiscono alla
traditio di Cristo. Commercio e alienazione delle res ecclesiae,
siano esse la capacit carismatica o il bene quantificabile, sono
ricondotti sistematicamente alla compravendita del divino, ossia
alla ipotesi di definizione monetaria del valore della persona di
Cristo attribuita alla figura di Giuda dalla narrazione evangelica. I
simoniaci, propinquiores sequaces di Giuda, non temono, in
Umberto di Silvacandida, di fissare apertamente (palam) il prezzo
dello Spirito Santo che inerisce al carisma sacerdotale, di
pubblicizzarlo, di riceverlo o di pagarlo; come nel caso di Giuda, il
peccato (il lemma) che connota i simoniani avaritia, con i suoi
corollari di cupiditas e rapina: tutti attributi riassuntivi di quella
carnalitas che contraddistingue la negazione dell'ideale cristianosacerdotale a sfondo monastico di cui Umberto teorico e

11 Cfr. complessivamente sul periodo in questione AA. VV., Chiesa, diritto e ordinamento della

'societas christiana' nei secoli XI-XII Milano 1986; M. AWERBUCH, Christlich-jdische Begegnung im
Zeitalter der Frhscholastik Mnchen 1980.
12 HUMBERTUS DE SILVACANDIDA, Adversus simoniacos, MGH, "Libelli de lite" I, pp. 95-253.

rappresentante13. Senza volersi qui troppo soffermare sulle


implicazioni

pi

propriamente

economiche

di

questa

contrapposizione - fra spirituales e carnales - ovvero fra clero


legittimo a buon diritto rappresentante della Cristianit e
simoniaci araldi dell'Anticristo, controfigure di Giuda 14, si noter
tuttavia rapidamente quanto tutta questa contrapposizione, fin
13 Ivi, II 19, pp. 162-3: "De cuius sacramentis ubi quicumque negotiando querunt ditari, procul dubio

velut alter Iudas ipsum Deum, qui ipsis sacramentis essentialiter inest et cooperatur, prodere perfidis
disponunt. Unde necesse est, ut quos eadem intentio impio et crudeli Iudae coaequat, eadem culpa
devinciat parque damnatio involvat. Et certe diabolus, qui stat a dextris Iudae, furis non
qualiscumque, sed sacrilegi, ad mala suadendum pro sola proditionis meditatione cor illius intravit
ad seducendum ... [Ioh. 13, 2; Lc. 22, 3-6] ...In quibus veracium evangelistarum veracissimis verbis
aperte innuitur, quantum reatum ex proditionis illius conceptione incurrit proditor pessimus, qui licet
longe ante ipsam proditionem fur sacrilegus fuerit, quando dominicam pecuniam egenis profuturam,
quam ministerio portabat, furto a loculis exportabat, non tamen in eum diabolus intrasse legitur, nisi
ubi in cor eius, ut prodat magistrum, mittitur; qui si talem habitatorem meruit ex solo proditionis
affectu, qualem, putamus, meruit ex ipso effectu? ... Cuius propinquiores sequaces effecti symoniani
non minori avaritia ad hoc usque devolvuntur, ut Spiritum sanctum prodere conentur. ... Sed, quod
peius est, in tantum inolevit huiusce negotiationis usus, ut iam velut ex auctoritate et regula Spiritus
sanctus in sacramentis suis venalis palam omnibus proponatur, palam taxetur, palam pretium eius
expostuletur, palam, ut creditur, vendatur palamque ematur; qua in re sceleratiores sunt
sceleratissimo Iuda, qui proditionem nullo modo attemptandam a quovis vel latenter attemptavit. Qui
si inter alia dominum Deum etiam ex hoc immaniter offendit, quod inestimabilem arbitrio Iudaeorum
appretiandum reliquit et quod incomparabilem adeo parvipendit, ut denariorum numero eum traderet
profanis; quo ibunt a spiritu Dei et a facie eius, quo fugient isti, qui nunc suo nunc alieno arbitrio
ipsum Spiritum sanctum appretiare solent adeoque minimi faciunt, ut non solum paucorum summula
nummorum, verum etiam, a! piget pudetque dicere, pro cane, sue, accipitre et reliquis
qualibuscumque et huiuscemodi xeniolis vendere non dubitent? Inestimabilis enim culpae est
creatorem caeli et terrae pro quantumlibet magna et pretiosa merce velle distrahere. Ideo, sicut
supra dicitur, intolerabile facinus perpetrant, quotienscumque quod pretiosum et super omnia carum

nelle pi riposte pieghe retoriche del discorso, sia caratterizzata


da

metafore

dello

scambio

utile

inutile,

produttivo

improduttivo, e da rinvii continui alle logiche del commercio e


della contrattazione, dell'apprezzabile e dell'incomparabile, s
che, stabilito, con palese eco agostiniana, che Si enim diligenter
advertimus, nemo sive bonus, sive malus, valet saltem una hora
in hoc saeculo vivere, nisi negotietur 15, si afferma come criterio
che separa il pessimus mercator simoniaco dai secularis negotii
professores, i mercanti professionisti, omnium nationum ministri,
secondo la definizione che ne dar Onorio di Autun all' inizio del
XII secolo16, la capacit che questi ultimi hanno di distinguere la
est, viliter venundare temptant." (corsivi nostri).
14 Ivi, II 20, pp. 163-4: "Haut secus hos hereticos nefandi ambitione commercii dirumpere vincula

christianae legis et proicere a se iugum apostolicae disciplinae quaerentes, qui habitat in caelis,
irridet et subsannat, ubi impudenter negotiando de Deo nichil inveniunt in manibus suis, nisi quod
Iudas et Iudaei in suis, perpetuam scilicet maledictionem et damnationem, qua exemplo Iudae fiunt
filii eorum orphani, et uxor vidua, quia sanguis Christi super eos et super filios eorum, ut vindicetur,
manet."
15 Ivi, II 42, p 190-91; il testo, ivi, prosegue sviluppando l'argomento e l'inerente metafora

commerciale: "Unde Christus in regionem longinquam iturus sub specie cuiusdam nobilis hominis ait
servis suis: negotiamini donec veniam [Lc. 19, 13] ... Patet ergo, quia vita humana istic non
transigitur nisi negotiando. Sed fideles sub caractere Christi vendunt peritura bona et emunt
sempiterna. Infideles autem et ipsi sub caractere antichristi vendunt peritura bona et accipiunt
mortem sempiternam. Et illi quidem se et sua omnia vendunt et centuplicata cum pleno foenore
vitae aeternae recipiunt; isti vero se et sua omnia vendunt et nil eorum nisi mortis aeternae
accumulatum foenus postea repperiunt; quorum negotiis nemo militans Deo se implicabit. Perfidia
enim sive impietas generalis caracter est illis omnibus, paganis scilicet, Iudaeis, hereticis, tanquam
filiis alienis et Deo mentitis." Cfr. G. TODESCHINI, Il prezzo della salvezza. Lessici medievali del
pensiero economico Roma 1994, pp. 163 ss.
16 Speculum Ecclesiae, PL 147, 807 ss.; 861-870 (Sermo generalis), 865-66 (ad mercatores).

vendibilit dei beni profani dalla invendibilit di quelli consacrati,


di pensare la quantificabilit in termini di prezzo dei primi ma non
dei secondi17. Se Giuda, archetipo del simoniaco, accecato dalla
propria avaritia, frutto a sua volta di una visione carnalis delle
relazioni fra uomini e cose, ha venduto Cristo, Valore senza
prezzo, il simoniaco vende beni, materiali e immateriali,
consacrati, ossia la quotidiana, storica manifestazione di quel
medesimo Valore, inesprimibile in termini di prezzo concluso. La
descrizione della avaritia di Giuda e del simoniaco perfezionata,
in Umberto di Silvacandida, dal recupero e dalla amplificazione
dei passi del vangelo di Giovanni in cui la traditio di Cristo
riconnessa consequenzialmente (ma diversamente da quanto
avviene nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca) alla avaritia e alla
rapacit manifestate da Giuda nel suo ruolo di disonesto (fur)
custode delle borse contenenti le offerte fatte agli apostoli e a
Cristo (Ioh. 12, 4 ss.: la rapacit di Giuda connessa alla sua
volont/capacit di valutare esattamente il prezzo della "libram
unguenti nardi pistici"), rinvia dunque alla natura - e sottolineiamo
questa parola - avida di guadagni monetari che avrebbe
caratterizzato Giuda in quanto intendente e amministratore dei
beni apostolici, in quanto oeconomus di Cristo. Il clero simoniaco,
amministratore deviato dei beni della Chiesa intesa come perfetto
corpo mistico, raffigurato mentre tradisce il proprio mandato,
17 HUMBERTUS, op. cit., II 17, p. 159: "Episcopis vel reliquis clericis, quorum interest divina

sacramenta administrare, primum est et singulare, mercem caelestem tantum proponere vel
exponere; laicis autem vel ceteris saecularis negotii professoribus terrenam tantum et saecularem.
Illorum quoque est rem non suam, contradicente eo cuius est, semper proponere, taxare et vendere;
istorum autem solummodo suam nemine contradicente. Haut secus illorum est semper viliter
venundare non sua; istorum autem vix aliquando viliter distrahere sua. Nichilominus illorum est
gratis accepta non gratis dare; istorum vero est non gratis accepta non gratis dare."

mentre, come Giuda, approfitta dei beni datigli in custodia


tentando di fissarne il prezzo di mercato.
Fino a questo punto la similitudine fra Giuda e i simoniaci, o
meglio l'individuazione nella figura di Giuda di un archetipo del
comportamento simoniaco, potrebbe interessare moderatamente
e persino deludere chi ricordasse la diffusione altomedievale
dello stereotipo di Iudas fur et proditor a contrassegnare
generalmente le manifestazioni di infedelt e tradimento 18;
tuttavia la teologia polemica di Umberto di Silvacandida, oltre a
precisare come si detto quello stereotipo in termini decisamente
economici, e a raccordarlo a un tema di scottante attualit nella
prima met dell' XI secolo, quello appunto della deposizione o
della scomunica da parte del pontefice romano degli ecclesiastici
ritenuti simoniaci, con evidenti e ben note ripercussioni politiche
e territoriali, si qualifica, e proprio a proposito della realt
ebraica, come esordio di impasti e contaminazioni tematiche e
lessicali che avranno un futuro molto complesso. Giuda, infatti, e i
simoniaci, in Umberto, non sono che due dei lati di un
quadrilatero concettuale che si completa considerando la societ
dei Cristiani e gli Ebrei come popolo 19. L'avaritia di Giuda, infatti,
rinvia alla perfidia Iudeorum20, mentre la deviazione simoniaca
18 Cfr. B. BLUMENKRANZ, Les auteurs chrtiens latins du Moyen Age sur les Juifs et le Judaisme

Paris 1963.
19 Gi B. BLUMENKRANZ, Perfidia in IDEM, Juifs et chrtiens. cit., n VII, (1a ed. in "Archivum

Latinitatis Medii Aevi-Bulletin Du Cange" 22, 1952, 157-70), p. 159, aveva notato, senza tuttavia
soffermarvisi, il nesso fra polemica antisimoniaca a antigiudaismo. Cfr. IDEM, Les auteurs cit..
20 Cfr. BERNOLDO DI COSTANZA, De damnatione scismaticorum (1076 c.), MGH "Libelli" cit. II, pp.

26 ss., p. 41 "Audi Paschalem papam in epistola ad Mediolanensem aecclesiam: Quicumque sacros


ordines ad precium largiuntur, cum Iuda pessimo mercatore peribunt, qui pro triginta argenteis
aeterni filium vendidit parentis. Audiat hoc hereticus, audiat et christianus: audiat et ille qui hanc

rivela al cardinale di Silvacandida tutta la disperante ampiezza


dell'universo infidelis, opposto a quello dei seguaci di Cristo.
Pier Damiani, intorno al 1052, nella sua epistola 40 contro i
simoniaci, nota come Liber gratissimus21, pur scostandosi in molti
punti dalle interpretazioni di Umberto per ci che attenga al
problema della validit dei sacramenti impartiti dai simoniaci 22,
concorder tuttavia nel ricondurre l'avidit dei simoniaci sia
all'archetipo di Giuda che, significativamente, alla incapacit del
popolo ebraico nel suo complesso di comprendere il significato
della Incarnazione divina, a una insaziabilit che deriverebbe
dalla incomprensione del Valore senza prezzo di Cristo 23. In
Umberto di Silvacandida come in Pier Damiani, la tradizionale
heresim vult rabido ore auctorizare. Isti dico: ubi est quod accepisti ? illis dico: ubi est quod
dedistis ? Infelices infeliciter sibi invicem concampserunt: hic, ut consuleret suae philargiriae; ille, ut
satisfaceret propriae nequiciae: quapropter nec nec ille habet precium,, nec illi habent Christum. Sic
quoque vendentes et ementes Paraclytum nec perpetuo precium possident, et sine fine, nisi
penituerint, perdent sibi Christum. Exsulta christiane, quia quod Iudas vendidit, et Iudeus emit, tu
acquisisti: grande bonum suo malo operati sunt nobis ambo. Item in eadem: Si tali exterminio
traditus est, qui vendidit Christum, qui erit de sociis eius, qui emunt vel vendunt Paraclytum ?
Numquid non pares sunt in ulcione, qui pares sunt in crimine ? Ille vendidit Filium; isti, quantum in
se ipsis est, Spiritum sanctum conantur vendere." In questo, come in altri analoghi luoghi testuali,
Judas non ha fra i suoi attributi quello di perfidus, che contrassegna invece normalmente, da
Agostino, l'Ebreo storico, cfr. BLUMENKRANZ, Perfidia cit.
21 Die Briefe des Petrus Damiani, a cura di K. REINDEL, Mnchen (MGH Epistolae 2, Die Briefe des

deutschen Kaiserzeit, 4) 1983-1989, I, Ep. 40; cfr. ivi, I, Ep. 1, Adversus Judaeos (1040 c.) che ben
esemplifica la rinascita della polemica, di stampo agostiniano, sulla carnalitas ebraica, nella fase
"pregregoriana" della riforma.
22 Cfr. O. CAPITANI, L'interpretazione pubblicistica dei canoni come momento di

definizione di istituti ecclesiastici (sec. XI-XII) (1976), ora in IDEM,

Tradizione ed

interpretazione: dialettiche ecclesiologiche del sec. XI Roma 1990, pp. 151-183.

resistenza ebraica alle verit cristiane 24 spiegata da un lato


come persistenza nel mondo cristiano in fase di riforma di una
realt e di un principio perfettamente estranei dal punto di vista
teologico, che tuttavia, d'altro lato, acquistano vita e spessore
politico, che si rivelano dunque concretamente pericolosi
all'occhio dell'ecclesiastico "pre-gregoriano" e "gregoriano", nel
momento in cui sono percepibili come modello a cui ricondurre
uno degli ostacoli principali che la riforma intende combattere,
quello stile, inteso come carnalis, di gestione della respublica
Christianorum (una e indivisibile, corpus mysticum politicoeconomico25), quella ibridazione fra logiche del potere laico ed
ecclesiastico che caratterizza l'Et carolingia e post-carolingia,
che ha consentito a Giovanni Tabacco di parlare di "ambiguit
istituzionale" 26 e che, da Bruno di Segni a Placido di Nonantola,
sembra minacciare il controllo ecclesiastico sui beni storicamente
posseduti dalle chiese, sulle res corporales27 .
23 Cfr. -oltre alla Ep. 1 citata, sopra nota 21-, P. DAMIANI, Ep. 97, in Die Briefe cit., III,

p. 71.
24 AUGUSTINUS, Adversus iudaeos cit. VII 9: "...ista isti non capiunt, et eo se ipsos carnales esse

convincunt", cfr. sopra, nota 6.


25 cfr. AUGUSTINUS, De opere monachorum XXV 33, PL 40, 573. Cfr. CAPITANI, Immunit cit.;

IDEM, Motivi di spiritualit cluniacense e realismo eucaristico in Odone di Cluny Roma 1959.
26 G. TABACCO, L'ambiguit delle istituzioni nell'Europa costruita dai Franchi (1975);

IDEM, Il volto ecclesiastico del potere in et carolingia (1986): ora in IDEM,


Sperimentazioni del potere nell'alto Medioevo Torino 1993, pp. 45-94 e pp. 165-208.
27 PLACIDUS NONANTULANUS, Liber de honore ecclesiae cit. VI, pp. 576-77: "Quod sancta

ecclesia non solum in spiritualibus, sed etiam et in corporalibus rebus intellegatur. Sanctam
ecclesiam spiritualem esse et spiritualibus donis ditari manifestum est. Inde est quod gratia
septiformis Spiritus semper illustratur, et spirituales Deo filios cottidie generat. Sed tamen et
corporalibus rebus honorifice eam venerari sancti patres studiose sanxisse sacratissima eorum

Si ricorder poi, non pu essere qui che un accenno, quanto


nello stesso volgere di anni, dal 1050 al 1080 circa, lo svolgersi
della seconda grande disputa eucaristica, la risoluta affermazione
da parte della vincente anche se variegata lite riformatrice del
valore reale, e non simbolico, n figurato, da attribuirsi al
sacramento

eucaristico,

la

sottolineatura

allora

della

eccezionalit misterica del potere assegnato dalla consacrazione


legittima

alla

mano

sacerdotale,

ribadisca,

nel

crescere

progressivo della devozione al Corpo divino quotidianamente


immolato, la incredulitas ebraica come manifestazione diabolica
di una carnalitas incapace di credere al miracolo continuamente
rinnovato della transustanziazione 28. Lo studio del fervore
devozionale

nei

confronti

dell'eucarestia,

promosso

incoraggiato, fra XI e XII secolo, dal clero riformatore ha


institutio aperte testatur. Nam ut honor Dei exinde amplius cresceret, non solum tantum in corde nos
Deum venerari, sed etiam in eius honore templa nos fabricare docuerunt, ubi populus conveniens
Domini praecepta audiret et Deum invisibilibus mysteriis coleret, ubi Deum iugiter laudaremus, ubi
eius corpus et sanguis per ministerium sacerdotum ineffabili Spiritus sanctificatione cottidie
sumeretur, ubi sacrum chrisma conficeretur, ubi per adoptionem in baptismo Dei filii efficeremur."
28 Cfr. Macy cit., Rubin cit.; il termine transubstantiatio sembra apparire e diffondersi a partire dal

primo quarto del XII secolo, cfr. J. GOERING, The Invention of Transubstantiation, "Traditio" 46
(1991), pp. 147-170. Sulla questione e sulle sue implicazioni ecclesiologiche cfr. O. CAPITANI, Studi
su Berengario di Tours Lecce 1966. Cfr. BROWE op. cit.; BLUMENKRANZ, Juden cit.; J. DE
MONTCLOS, Lanfranc et Brenger. La controverse eucharistique du XIe sicle Leuven 1971. Una
sottolineatura dei modi nei quali l'eccezionalit carismatica dei sacerdoti legittimi viene ridefinita nel
corso della disputa eucaristica, in P.-M. GY, op. cit.; cfr. IDEM, Les Paroles de la conscration et
l'unit de la prire eucharistique selon les thologiens de Pierre Lombard S. Thomas d'Aquin, in AA.
VV., Lex orandi, lex credendi: miscellanea in onore di p. Cipriano Vagaggini, ed. G. J. Bekes, G.
Farnedi, Roma 1983, pp. 221-233. Cfr. anche J. BOSSY, The Mass as a social institution 1200-1700,
"Past and Present" 100 (1983), pp. 29-61.

mostrato, dalle ricerche di Browe fino a quelle recenti di Macy e


Rubin, il ruolo che all'interno di esso sempre pi affidato alla
componente ebraica: nel sistema narrativo che testimonia i
prodigi eucaristici per provare ad ogni livello sociale l'
indiscutibilit

della

presenza

reale

del

Corpo

di

Cristo

nell'eucarestia, sono gli Ebrei a svolgere il ruolo dell' incredulo


profanatore convinto e punito; come nel caso della lotta nei
confronti dei comportamenti simoniaci, lotta politica e teologica
insieme, anche in questo caso la affermazione di una pratica
devozionale dagli evidenti risvolti dominativi, fortemente legata a
una dottrina della superiorit carismatica (e istituzionale) del
sacerdote consacrato legittimamente29, suggerisce alla riflessione
teologica, ma anche alla devozione quotidiana, la presenza
ebraica come presenza insidiosa, come presenza a cui ricondurre
ogni forma di negazione della spiritualit del potere dei sacerdoti
e dei monaci. E non si dimenticher l'insistenza con la quale, da
Umberto di Silvacandida a Bruno di Segni a Onorio di Autun, l'
affermazione dell' azyma come forma autentica della particola
eucaristica assuma il significato di una concreta, storica
dimostrazione dell' avvenuto passaggio dalla verit ebraica alla
verit cristiana, dell' essere la Chiesa "gregoriana" verus Israel
nei fatti e nei riti 30.

29 GY, La doctrine cit.


30 Cfr. HUMBERTUS DE SILVACANDIDA, Adversus Graecorum calumnias, PL 143, 929-974;

BRUNO SIGNINUS, De sacrificio azymo ad leonem monachum, PL 165, 1085-90; HONORIUS


AUGUSTODUNENSIS, Gemma animae sive de divinis officiis et antiquo ritu missarum, PL 172, 554
ss. Sulla questione, cfr. M. MACCARRONE, Innocenzo III teologo dell'eucarestia, in IDEM, Studi su
Innocenzo III Padova 1972, pp. 341-431; ma anche I. A. JUNGMANN, Missarum Sollemnia.
Explication gntique de la messe romaine Paris 1952 (1a ed. Wien 1949), II, p. 304 ss.

Si pu dire, allora, che il mondo monastico-sacerdotale "pregregoriano" e "gregoriano", ben prima e comunque ben al di l
dell'impresa crociata e delle violenze antiebraiche che la
accompagnano31, riscopre l' Ebraismo come co-protagonista
negativo non tanto e non solo della storia della Salvezza, ma
soprattutto della specifica trasformazione che l' Italia e l'Europa
stanno gradualmente subendo dalla fine del decimo secolo. L'
uso retorico dell' argomento giudaico a miglior conferma della
autenticit

delle

semanticamente

verit
verso

cristiane,
la

tende

descrizione

ora
la

scivolare

condanna

di

comportamenti effettivamente politico-economici: la simonia, il


concubinato, la carnalitas e l'avaritia dei sacerdoti (gi ben
identificati come crimini dalla testualit conciliare di et
carolingia 32), nel momento in cui vengono rinviati, in quanto
crimini storici, contingenti, al teologico pozzo senza fondo della
infidelitas

che

minaccia

la

Cristianit,

determinano

una

attribuzione specifica di colpe alla cultura e alla quotidianit


ebraiche, inducono nei fideles Christi una riflessione sulla
diversit

religiosa

come

diversit

economico-politica,

suggeriscono il collegamento fra deviazioni cristiane e perfidia


judaica, o, per dirlo con le parole di Umberto di Silvacandida,
l'alleanza fra symoniaci, gentiles, Iudei ed heretici33. Non stupisce,
da questo punto di vista, che, sul finire del secolo undicesimo, nel
31 Cfr. RAOUL GLABER, Historiae, l. III (ed. Cavallo, Orlandi Milano 1991): Iudeorum nequitia,

judaizare (a proposito del conte di Sens), pp. 152 ss.; 146 ss. (con riferimento all'anno 1007).
32 Dal Capitulare Niumagae datum (a. 806) cit., alla Episcoporum ad Hludowicum imperatorem relatio

(a. 829), MGH Capitularia Regum Francorum II, p. 29 ss. (De persona sacerdotali), si viene
consolidando la trattazione normativa delle infrazioni economiche
discorsivo che diverr poi sistematicamente antisimoniaco.
33 Op. cit. II 42.

ecclesiastiche, nel quadro

fuoco delle accuse e controaccuse di corruzione che oppone filoimperiali e filo-gregoriani, lo stereotipo giudaico riappaia, per
esempio nel Liber ad Gebehardum 34, a contrassegnare conflitti
politici di quotidiana violenza.
2
L' identificazione sistematica, gradualmente costruita nel corso
del XII secolo, dell' usurarius come judeus, e culminante nel
canone 67 del IV concilio lateranense nel 1215 35, ha dunque
dietro di s questa lunga preparazione innescata dal momento
nel quale la teologia politica riformatrice dell' XI secolo individua
in Giuda e negli Ebrei quotidiani rispettivamente l' archetipo e la
manifestazione

emblematicamente concreta

dell'

infidelitas-

carnalitas simoniaca. La attribuzione, tuttavia, della tipicit


usuraria alla componente ebraica della societ occidentale
fenomeno complesso all'interno del quale si incrociano elementi
economici, propagandistici, giuridici e teologici. In due saggi
recenti, Anna Sapir Abulafia 36 e Batrice Bedos-Rezak37, hanno
34 Cfr. MANEGOLDUS DE LAUTENBACH, Ad Gebehardum liber (MGH "Libelli" cit. I, pp. 308 ss.,

pp. 346-7. Cfr. O. CAPITANI, Il papato di Gregorio VII nella pubblicistica del suo tempo: notazioni sul
"Liber ad Gebehardum" (1989), in IDEM, Tradizione e interpretazione cit., pp. 233-260.
35 Constitutiones Concilii Quarti Lateranensis una cum Commentariis Glossatorum, ed. Garcia y

Garcia, Citt del Vaticano 1981; V. PFAFF, Die soziale Stellung des Judentums in der Auseinandersetzung zwischen Kaiser und Kirche vom 3. bis zum 4.

Laterankonzil (1179-1215),

"Vierteljahrschrift f. Sozial- u. Wirtschaftsgeschichte" (1963) 52, pp. 168-206.


36 A. SAPIR ABULAFIA, Theology and the commercial revolution: Guibert of Nogent, St. Anselm and

the Jews of northern France, in AA. VV., Church and city 1000-1500. Essays in honour of
Christopher Brooke ed. by D. Abulafia, M. Franklin, M. Rubin, Cambridge 1992, pp. 23-40.
37 B. M. BEDOS-REZAK, Les Juifs et l'crit dans la mentalit eschatologique du Moyen Age chrtien

occidental (France 1000-1200), "Annales" 49/5 (1994) , pp. 1049-1063; cfr. anche W. C. JORDAN,
The French Monarchy and the Jews: from Philip Augustus to the Last Capetians Philadelphia 1989.

sottolineato il nesso profondo che lega il consolidarsi della


"rivoluzione commerciale" nel XII secolo con lo strutturarsi
compiuto di una teologia monastica della salvezza e con la
nozione diffusa soprattutto, appunto, in ambiente monastico della
necessaria

interpretazione-codificazione

totale

degli

eventi

storici, politici, economici da parte delle lites monasticosacerdotali legittimamente consacrate dell' Occidente cristiano.
Nell' ambito di questo processo che nella specificit giuridicoreligiosa ebraica individua un ostacolo alla totalizzazione della
interpretazione "gregoriana" e "post-gregoriana" del mondo, un
ostacolo,

fra

giurisdizionale

l'altro,

concretamente

rappresentata

dalla

riferibile
societ

alla

variante

ebraica 38,

alla

affermazione delle giurisdizioni ecclesiastiche, l' usura degli Ebrei


affiora nella testualit teologica e giuridica, da Onorio di Autun 39 a
Graziano e a Pietro il Venerabile, dunque in un periodo compreso
fra il 1120 e il 1150, con ben altro rilievo di quello che appare
dalla trattatistica antiebraica dell' epoca che si va, comunque, e
dal secolo precedente, velocemente intensificando, come, da
ultimo, ha mostrato Gilbert Dahan 40. La produzione teologicodidattica o polemistica di matrice episcopale e monastica, infatti,
proseguendo e sviluppando le linee del discorso antisimoniaco
depositatosi definitivamente in forma compiutamente dottrinaria

38 V. COLORNI, Legge ebraica e leggi locali. Ricerche sull'ambito di applicazione del

diritto ebraico in Italia dall'epoca romana al secolo XIX Milano 1945.


39 Cfr. HONORIUS AUGUSTODUNENSIS, Libelli (MGH, "Libelli" cit. III), De offendiculo, pp. 52-3:

"Qui vero aecclesias vel alia carismata vendunt, cum Iuda Domini et aecclesiae, corporis eius,
traditores sunt. Igitur inmundi, cum sint Christi adversarii et publici hostes Dei, ab amicis Dei sunt
modis omnibus devitandi"; GERHOH DI REICHERSBERG, De simoniacis, ivi, p. 147, 242 ss.
40 G. DAHAN, Les intellectuels chrtiens et les juifs au moyen Age Paris 1990.

dopo la sinodo del 1078 41, scopre in usura un diretto esito di


quella aviditas-carnalitas che aveva originato symonia. La
fondamentale illegittimit dei possessi detenuti da infideles
sancita dal Decretum Gratiani (Decretum Gratiani XXIII, VII 3-4) 42,
la immoralit-illegalit della transazione economica e politica che
avvenga fuori della sfera garantita da poteri sacerdotali
consacrati e da essi controllata 43 e che culminer tra la fine del
secolo XII e l'inizio del XIII nelle definizioni offerte dalle bolle
Vergentis e Novit ille di Innocenzo III (Decretales Gregorii IX V 10;

41 Gregorii VII Registrum Lib. I-IX, ed. Caspar (MGH "Epistolae selectae" t. II, ff. 1-2) 1920 (1955 2),

VI 5b: "... Quia dies sabbati apud sanctos patres nostros in abstinentia celebris est habitus, nos
eorundem auctoritatem sequente salubriter admonemus, ut, quicunque se christiane religionis
participem esse desiderat, ab esu carnium eadem die nisi maiori festivitate interveniente vel
infirmitate impediente abstineat."; per la fase testuale "pregregoriana" che vede la messa a punto
sistematica del divieto di convivia inter judaeos et christianos, cfr. B. BLUMENKRANZ, Juifs et
chrtiens cit., n XXI: Deux compilations canoniques de Florus de Lyon et l'action antijuive d'Agobard
(1a ed. in "Revue historique du droit franais et tranger" 4a s., XXXIII, 1955, pp. 227-54, 560-82).
42 Corpus iuris canonici I, ed. Friedberg, c. 953; cfr. IUSTINIANUS, Novella 131, 14 (anno 545), che

vieta ad Ebrei e samaritani di "detenere terre in cui situata una chiesa, ma non terre appartenenti
alla Chiesa", secondo A. M. RABELLO, Giustiniano Ebrei e samaritani II Milano 1988, p. 810.
Significativi recuperi di testi agostiniani (parzialmente mediati dalla Glossa ordinaria) che stabilivano
in Iudas il modello del malus (fur, proditor) da tollerare e neutralizzare da parte dei boni (christiani) in
Decretum Gratiani XXIII, IV, 1-4 ss., Corpus iuris canonici I, ed. Friedberg, c. 899 ss.
43 Chiarificatori a proposito del ruolo giocato dalle istituzioni ecclesiastiche nel corso della

trasformzione economica dei secoli XI e XII, i saggi di C. VIOLANTE, I vescovi dell'Italia centrosettentrionale e lo sviluppo dell'economia monetaria, in AA. VV., Vescovi e diocesi in Italia nel
Medioevo (sec. IX-XIII) Padova 1964, 193-217; IDEM, Monasteri e canoniche nello sviluppo
dell'economia monetaria (secoli XI-XIII), in Istituzioni monastiche e istituzioni canonicali in Occidente,
1123-1215 Milano 1980, pp. 369-416.

II 1 1344), si riassume tipicamente, per la testualit di questo


periodo, nell' usura, pratica economica che, al pari della symonia,
quantifica un sistema di valori secondo parametri del tutto
estranei alla loro verifica da parte dei poteri spirituali cristiani, fa
dunque

del

nascente

mercato

monetario

un

sistema

tendenzialmente prescindente dalla coppia dialettica carnalespirituale. E sar certo ben attestante di questo sviluppo
linguistico e concettuale il fatto che un canonista del peso di
Rufino di Bologna stabilisca, glossando il Decreto di Graziano,
verso il 1156, l'equivalenza indiscutibile tra infidelis e avarus45.
Quando Pietro il Venerabile, fra 1144 e 1146, in un trattato
contro la Iudeorum inveteratam duritiem46 e in una lettera a Luigi
VII di Francia 47, si era scagliato con inaudita violenza contro le
scritture talmudiche prima, e contro la presenza economica degli
Ebrei sui territori francesi poi, collegando vistosamente l' accusa
di negare l' onnipotenza divina ossia di intendere carnaliter la
44 Ed. Friedberg cit., II, 782-3, 242-244; cfr. M. MACCARRONE, Innocenzo III e la feudalit: "Non

ratione feudi, sed occasione peccati", in Nuovi studi su Innocenzo III, a cura di R. Lambertini, Roma
1995, pp. 209-269.
45 RUFINUS BONONIENSIS, Summa decretorum (1157-59 c.) ed. Singer, Paderborn 1902 (rist. a.

1963), c. XIV q. IV, p. 342: "...Fideli homini totus mundus divitiarum est, i. e. etiamsi modicum
possideat, ita reputat sibi sufficere, ac si totum mundum possideret; infideli autem, i. e. avaro, nec
obolus, i. e. si totum mundum haberet, pro obolo computaret: adeo insatiabili cupiditate vexatur.
Avaro enim tam deest quod habet quam quod non habet." (corsivi nostri); fra le premesse patristiche
, cfr. GREGORIUS I Dialogi II 31: Benedetto rende inoffensiva l' avaritia di un goto hereticus (ariano),
ed. Moricca, FSI, Roma 1924, p. 122 ss.
46 Ed. Friedman, Turnhout 1985; cfr. DAHAN op. cit.
47 G. CONSTABLE ed., The letters of Peter the Venerable 1, Cambridge/Mass. 1967, pp. 327-330;

cfr. J. P. TORRELL, Les juifs dans l'oeuvre de Pierre le Vnrable, "Cahiers de Civilisation
Mdivale" 30 (1987), pp. 331-346.

divinit, all'accusa di svolgere pratiche tesaurizzatrici fondate


sull' inganno e sul furto, inutili e dannose alla societ cristiana
perch esterne all' universo economico utile e honestum che
avrebbe dovuto caratterizzare l' economia cristiana, quando
Pietro il Venerabile forte del suo ruolo abbaziale aveva indicato
nell' Ebraismo la radice tanto di un misfatto teologico, quanto di
un misfatto economico, la tipizzazione usuraria dell' Ebreo era
ormai quasi compiuta48.
Ma per comprenderne la forza devastante, non si dovr
perdere di vista che in essa continua ad agire, concretizzandosi
tecnicamente, la certezza - che era stata di Umberto di
Silvacandida - dell' esistenza, all' interno della societas christiana
o accanto ad essa, di quella societ dell' Anticristo formata da
pagani, heretici, symoniani e Iudei ma di cui questi ultimi sono la
pi evidente e sfrontata manifestazione.
Pochi anni dopo la lettera di Pietro il Venerabile al re di
Francia, nel 1152, un altro grande protagonista della vita politica
europea del XII secolo, Bernardo di Clairvaux, rivolgendosi a
papa Eugenio III ricorre allo stereotipo ormai consolidato dello
Judas mercator pessimus per indurre nel pontefice una
riflessione sui modi di amministrazione dei beni ecclesiastici e di
quelli romani in particolare. Se vero che l'atteggiamento di
Bernardo, per quanto si riferisca agli Ebrei, lontano, come

48 Non sembra ci si sia posti il problema del nesso esistente fra le posizioni

antiebraiche di Pietro il Venerabile e il suo risoluto coinvolgimento nelle polemiche


sull'eucarestia; la questione dovr essere affrontata in un prossimo studio. Per ora cfr.
PETRUS VENERABILIS, Contra Petrobrusianos (1139-40) ed. Fearns, Turnhout 1967,
pp. 118 ss.; P. BROWE, Die Verehrung der Eucharistie im Mittelalter Mnchen 1933 (=
Mnchen 1967); MACY, op. cit., p. 92.

stato scritto pi volte 49, da quello aggressivo e violento di Pietro il


Venerabile, bisogna tuttavia comprendere sino a che punto anch'
esso testimoni della stratificata definizione "gregoriana" e "postgregoriana"

dell'

Ebraismo

degli

Ebrei

in

quanto

esemplificazione concretamente economica di una carnalitas


anticristiana. E' infatti ragionando della cura che deve essere
impiegata dal papa nella amministrazione delle res ecclesiae, che
Bernardo ricorda al pontefice la necessit, prescritta dal pi
antico diritto canonico, di affiancare al responsabile consacrato
del patrimonio ecclesiastico, un oeconomus che si occupi delle
basse ma indispensabili necessit contabili. Questo aspetto della
vita economica dev' essere affidato a mani non consacrate, a
mani dunque che, proprio perch abituate a maneggiare
concretamente, fisicamente il denaro e la ricchezza, portano il
segno della contaminazione derivante da questo sistematico
contatto; l' oeconomus allora, prosegue Bernardo, una figura in
qualche modo pericolosa e oscura, probabilmente disonesta, ma
ineliminabile, poich media il rapporto fra poteri consacrati e
sfera

economico-amministrativa,

come

esemplific,

archetipicamente, la collaborazione che indubbiamente vi fu fra


Cristo e Giuda, custode degli averi apostolici:

Memento

Salvatorem Iudam oeconomum habuisse 50. La relativa mitezza


con la quale Bernardo nei suoi scritti si occupa degli Ebrei, non
deve far perdere di vista non solo che l'equazione Giudaismo carnalitas - economia ormai un dato comunemente accettato
alla met del XII secolo, ma soprattutto che, in passaggi come
quello rivolto ad Eugenio III, il significato di quella equazione si
49 Riferimenti bibliografici in DAHAN, op. cit., p. 612 s.
50 BERNARDUS CLAREVALLENSIS, De consideratione ad Eugenium Papam IV VI 19, in Opere

Milano 1984, pp. 725-939, p. 887.

viene precisando nel senso che sar poi chiarito, sul finire del
secolo, da Pietro Cantore nel momento in cui identificher come
cripto-Giudei gli usurai tollerati dai principi cristiani 51. Il criptogiudaismo di coloro che deviavano dall' ortodossia "gregoriana"
commerciando beni consacrati e per ci stesso invendibili, tende
ora ad assestarsi come categoria di identificazione giudaica dei
comportamenti economici bassi e sospetti, ossia soprattutto delle
operazioni contabili e creditizie il cui significato monetario non
ancora compiutamente codificato da parte della

societas

christiana del XII secolo che pure ne vive. Judas a questo punto,
se

continua

rappresentare

coloro

che

contrattano

illegittimamente le res spirituali equivocandone il valore, assume,


nel complicarsi del gioco economico di cui gli enti ecclesiastici
sono in parte protagonisti, il ruolo di equivalente simbolico di tutti
i comportamenti economici non riconducibili al parametro della
fidelitas, ossia non verificabili compiutamente da parte dei poteri
sacerdotali legittimi.
Ne' si dovr trascurare quanto, nel corso dello scisma del
1130, le polemiche di Bernardo, come di Arnolfo di Lisieux nei
confronti dell'antipapa Anacleto II, vengano rinforzando, nel fuoco
del conflitto politico, l'equazione semantica fra judaica perfidia e
ambiguit

economica,

complessiva

alludendo,

inaffidabilit

politica

dunque,
delle

con

presenze

forza

alla

ebraiche

nell'ambito del contesto sociale cristiano 52. In particolare la


51 PETRUS CANTOR, Verbum abbreviatum, PL 205, 23-370, 156-158; cfr. J. W. BALDWIN,

Masters, Princes and Merchants. The Social Views of Peter the Chanter and his Circle I-II Princeton
1970.
52 BERNARDUS CLAREVALLENSIS, Ep. 139 ad Lotharium imperatorem (1135), Opere cit., 6/1, p.

632: "Non est meum hortari ad pugnam; est tamen, -securus dico-, advocati Ecclesiae arcere ab
Ecclesiae infestatione schismaticorum rabiem; est Caesaris propriam vindicare coronam ab

raffigurazione, nella lettera che Bernardo scrive a Lotario


imperatore, della judaica soboles come protagonista di una
classica

invasio

symoniaca

del

patrimonio

di

Pietro,

l'accostamento, poi, di tale invasio all'usurpazione del potere


imperiale da parte di Ruggero II significativamente messa a punto
dalla citazione di Giovanni 19, 12, inseriscono l'infidelitas ebraica
nella tipologia della illegittimit oltre che teologica ed economica,
politica53.
usurpatore siculo [Ruggero II]. Ut enim constat Iudaicam sobolem sedem Petri in Christi occupasse
iniuriam, sic procul dubio omnis qui in Sicilia regem se facit contradicit Caesari" [Ioh. 19, 12: "Et
exinde quaerebat Pilatus dimittere eum. Iudaei autem clamabant dicentes: Si hunc dimittis, non es
amicus Caesaris, omnis enim qui se regem facit contradicit Caesari."]; ARNULPHUS SAGIENSIS,
Invectiva in Girardum Engolismensem episcopum (1133-34), MGH "Libelli" cit. III, pp. 81 ss., 92-93:
"Libet igitur preterire antiquam nativitatis eius [di Anacleto II] originem et ignobilem similem
prosapiam, nec Iudaicum nomen arbitror opponendum, de quibus ipse non solum materiam carnis,
sed etiam quasdam primitias ingeniti contraxit erroris. (...) Cuius avus, cum inestimabilem pecuniam
multiplici corrogasset usura, susceptam circumcisionem baptismatis unda dampnavit. Pudebat eum
impotentie sue potius quam erroris, ne genus eius infidelitatis opprobrio confusum perpetua
dampnaret obscuritas. (...) Ex hac itaque diversorum generum mixtura, Girarde, Petrus iste tuus
exortus est, qui et Iudaicam facie representet imaginem et perfidiam voto referat et affectu." Cfr. A.
GRABOS, Le schisme de 1130 et la France "Revue d'Histoire Ecclsiastique" 76 (1981), pp. 593612, e p. 609, che sottolinea, fra l'altro il contributo di Orderico Vitale alla diffusione dello stereotipo
negativo ebraico; cfr. M. STROLL, The Jewish Pope. Ideology and Politics in the Papal Schism of
1130 Leiden 1987. Sembra non attribuire importanza allo scisma del 1130 come momento di
diffusione di stereotipi economico-politici antiebraici G. DAHAN, Les intellectuels cit., p. 528: i temi
antiebraici di questo conflitto dipenderebbero da una imprecisata "passion politique". Cfr. S.
BOESCH GAJANO, Presenze ebraiche cit.
53 Non sar inutile ricordare che la testualit "gregoriana" e "postgregoriana" ben prima

di Bernardo e dello scisma contiene interessanti esempi di raffigurazione politica


negativa della infidelitas judaica in termini che evidentemente la avvicinano alla

***
Questo processo di identificazione economico-politica della
carnalitas, della incredulitas ebraiche, che condurr nel 1215, in
occasione del IV concilio lateranense, alla descrizione dell' usura
come di un comportamento tipicamente ebraico specificamente
mirato a indebolire economicamente la societ cristiana e le
chiese, ha dunque una radice profonda nell' aspro conflitto "pregregoriano" e "gregoriano" per la definizione dei confini della
legittimit sacerdotale. Se alcuni aspetti di quel conflitto, per ci
che attiene al problema della commerciabilit dei beni sacri da
parte di Ebrei e mercanti e alla indissolubilit dei patrimoni
ecclesiastici, risalgono certamente almeno al secolo IX, come
ben attesta il capitolare Niumagae datum dell' 806, per
indubbio che solo con il deflagrare della controversia sulla
simonia e sulle investiture si creano le condizioni politiche,
economiche e testuali che condurranno alla criminalizzazione
economica degli Ebrei, alla diffusa opinione cristiana secondo la

deviazione simoniaca; cfr. GOFFREDO DI VENDME, Libellus II. Goffridus abbas


Rainaldo episcopo Andegavensi non canonice electo laicorum investituram haeresim
esse demonstrat, (1116-18), MGH "Libelli" cit. II, p. 683 ss., 684: "...illis invitis [il clero
della diocesi di Angers] et non petentibus arreptus fuistis a vulgo: et quod ibi factum est
hoc praesumptuosa et pernitiosa fecit seditio. Quorum iustam reprobationem cum
quidam de genere Iudeorum laicus audisset, qui semper, dum potuit, oppressit
aecclesiam et qui, nullo eum comitante de clero, a latere nostro vos primus arripuerat,
turbam vulgi, quam ipse turbaverat, secum adduxit et in medium sancti conventus
impudenter prosiluit, clamans: Quis nobis in hoc opere nostro contradicit, eligat unus ex
duobus, aut mori statim, aut concedere quod fecimus! Sic grex religiosus abbatum et
clericorum, qui ad pastoris electionem convenerat, turbatus est et dispersus...".

quale l'usura sarebbe "una specie di prerogativa morale degli


Ebrei"54.

54 L. POLIAKOV, I banchieri ebrei e la Santa Sede dal XIII al XVII secolo Roma 1974

(1a ed. Paris 1967), p. 37. Per la diffusione bassomedievale di una mitologia
antiebraica collegata alla figura di Giuda, cfr. P. F. BAUM, The Medieval Legend of
Judas Iscariot, "Publications of the Modern Language Association of America" XXXI
(1916), pp. 481-632; e ora G. P. MAGGIONI, Appelli al lettore e definizioni di apocrifo
nella "Leggenda aurea". A margine della leggenda di Giuda Iscariota, "Studi Medievali"
3a serie, XXXVI/1 (1995), pp. 241-253.