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Il Nostro Tempo e la Speranza, Nuova Serie, nn.

17-18 (maggio-giugno 2012)

Giuseppe Casamassima SULLAMBIGUA FORTUNA DI GIOACCHINO DA FIORE TRA ERESIA E SANTIT La fortuna di Gioacchino da Fiore stata certamente ambigua e controversa, al punto che talora fu stimato come un santo, talaltra fu invece annoverato tra gli eretici. Quasi alla stregua di un soggetto borderline, il suo nome si trova menzionato sia nelle collezioni cattoliche sui santi come gli Acta Sanctorum, sia negli elenchi di proscrizione degli eretici1. E, nellambito di tale ambiguo contesto, laffascinante originalit del suo pensiero non cess mai di esercitare una vasta risonanza su tutta la Cristianit dai papi e dalle gerarchie ecclesiastiche fino ai sovrani, ai nobili, ai ceti borghigiani e agli ordini mendicanti lungo i secoli a cavallo tra Medioevo e Rinascimento (XIII-XVI). Ora, questambiguit di fondo della fortuna di Gioacchino da Fiore, che determin una serie di oscillazioni della sua reputazione tra i due poli opposti di eresia e santit, si pu spiegare sulla base dellinterna carica sovversiva che le sue idee sviluppano nei confronti della dottrina cattolica. Questa carica sovversiva delle sue idee si sprigiona a causa dellinnesto di elementi culturali prettamente ebraici sul terreno della dottrina teologica cristiana. In altre parole, dunque, lambigua fortuna di Gioacchino da Fiore riflette lambiguit di fondo dellimpianto speculativo del suo pensiero. Pochissimi dubbi rimangono sul fatto che Giovanni Gioacchino Tabellione tale era il suo nome secolare fosse un ebreo convertito al cristianesimo. Lo stesso paesino in cui nacque nel 1135 Celico, un casale di Cosenza alle pendici della Sila deriva la sua denominazione dallebraico Kel-Ki (vaso lungo e stretto). Gi da qualche tempo, Celico si caratterizzava proprio per la presenza nellabitato di numerose famiglie di origine ebrea, che continuarono a coesistere con le genti autoctone in modo pacifico e ordinato anche sotto il governo dei sovrani normanni del Regno di Sicilia, peraltro sempre inclini ad attuare una politica di rispetto verso i costumi dei vari popoli assoggettati2. Perci, da questo punto di vista, Goffredo di Auxerre, gi segretario personale di S. Bernardo di Clairvaux, aveva colto nel segno quando, in una violenta e famosa invettiva proclamata la domenica di Ascensione del 1190, scagli la sua ira contro labate Gioacchino, che proprio in quellanno era stato condannato come fugitivus dai cistercensi, additandolo come un ebreo convertito, che propagandava uneresia ebraica dissimulata da dottrina cristiana3. Al di l dei toni fin
Ad esempio, nella Summa de haeresibis redatta da Guido da Perpignano nel 1348, nel Catalogus haereticorum compilato da Bernardo di Lussemburgo nel 1522 e anche nellAdversus omnes haereses scritto da Alfonso di Castro nel 1541. Cfr. Debora Ruffolo, Celico. Un paese che lambisce il cielo, in la Provincia di Cosenza (numero unico 2011 monografico su Gioacchino da Fiore), pp. 28-29. Goffredo di Auxerre non manc di sottolineare che lo stesso barbarum nomen di Gioacchino non era di origine greca o romana, ma ebrea. 3
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troppo accesi utilizzati per mettere in guardia la fede dei credenti dal pericolo di rimanere sviati nelleresia, Goffredo di Auxerre aveva ben notato la diversit metodologica della teologia di Gioacchino da Fiore, dovuta alla presenza, nellimpalcatura del suo pensiero, sia di una tensione messianico-escatologica tipicamente ebraica, sia di un inusuale modo simbolico-concordistico di leggere le Scritture, teso a rintracciare oltre il velo della lettera un senso mistico profondo e nascosto, che si colloca indubbiamente pi vicino allapproccio cabalistico usato dai rabbini che non allapproccio tradizionalmente usato dai Padri della Chiesa e dagli esegeti monastici medievali. Per spiegare questa differenza di metodo esegetico, rispetto alla tradizionale ermeneutica biblica di tipo allegorico-tropologico che fu prevalente nel Medioevo latino, stata avanzata lipotesi delladozione, da parte di Gioacchino da Fiore, del metodo tipologico, escogitato dai maestri cristiani della scuola antiochena tra il III e il V secolo4. Ma difficile dimostrare come, dove e quando Gioacchino da Fiore abbia potuto acquisire la necessaria padronanza di questo metodo esegetico antiocheno, che svolse sempre un ruolo oscuro e marginale nellambito del cristianesimo latino occidentale. Infatti, se pur vero che ancora nel VI secolo Cassiodoro consigliava lo studio dei maestri antiocheni per la formazione culturale dei monaci, tuttavia dopo Cassiodoro sotto il pontificato di Gregorio Magno (690704) si verific una netta rottura dei legami del mondo cristiano con la cultura tardoantica, di cui Cassiodoro uno degli ultimi rappresentanti. Gregorio Magno prescrisse ai monaci di sdegnare il latino aulico, pieno di infiorettature retoriche, e di passare alluso del latino rustico parlato dal popolo illetterato. E, gi prima di Gregorio Magno, San Benedetto, che fu un punto di riferimento fondamentale per Gioacchino da Fiore, nella sua regola monastica aveva relegato in secondo piano gli studi tout court rispetto al ruolo centrale che la preghiera e il lavoro manuale devono occupare nella vita del cristiano. Dunque, non si vede come la tradizione retorica dei maestri antiocheni possa essere giunta a influenzare Gioacchino da Fiore, che daltronde da giovane, per esplicita volont del padre (il notaio Mauro Tabellione), aveva compiuto la sua formazione intellettuale in vista dellesercizio di una professione laica presso la Cancelleria della corte normanna di Palermo5. Inoltre, lorizzonte culturale di Gioacchino da Fiore ci appare del tutto isolato da quel movimento di rinascenza che, durante tutto il XII secolo, determina una prima fase di riscoperta del sapere classico attraverso la traduzione dallarabo in latino dei

Cfr. Herbert Grundmann, Studi su Gioacchino da Fiore [Studien ber Joachim von Floris, Leipzig-Berlin 1927], trad. it. di S. Sorrentino, Marietti, Genova 1989, pp. 26-44. La conversione di Gioacchino da Fiore fu successiva al periodo della sua formazione giovanile, alla pari di quella di altri grandi e piccoli personaggi carismatici (fra tutti, basti qui citare Pietro Valdo e San Francesco dAssisi), che tra il XII e la prima met del XIII secolo avvertirono lintima esigenza spirituale di rinunciare alle delizie del mondo per poter condurre una vita evangelica, simile a quella di Cristo e degli apostoli. 4
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testi antichi. Anche per questo motivo, loriginalit del suo pensiero e della sua strumentazione concettuale pu essere rintracciata, pi facilmente, guardando al bagaglio culturale ereditato direttamente dalla tradizione ebraica, anzich immaginando indimostrabili punti di contatto con certe presunte sopravvivenze della cultura retorica antica6. Dunque, volendo chiarire meglio quellambiguit di fondo che caratterizz la sua dottrina, prima ancora che la sua fortuna verso i posteri, si pu affermare che, da un lato, la tensione messianica, che animava il suo pensiero speculativo, lo spinse a escogitare una nuova soluzione al problema teologico dellenorme ritardo dellattesa parusia. Dallaltro lato, linnovativo metodo esegetico gli consent di raggiungere una pi esatta comprensione ermeneutica riguardo ai momenti e alle circostanze degli ultimi tempi e dellavvento dellAnticristo. Questultimo evento, secondo Gioacchino da Fiore, non avrebbe per segnato la fine del mondo tra una serie catastrofica di terribili calamit, bens avrebbe condotto a una serrata lotta tra le forze del bene, supportate dai viri spirituales, e le forze del male, capeggiate dai due luogotenenti dellAnticristo, Gog e Magog. Dopo questo scontro apocalittico, sarebbe poi giunta una lunga e felice Terza Et del mondo, sotto linflusso prevalente dello Spirito Santo (ovvero unEt dello Spirito immaginata, ebraicamente, come un millenario tempo sabbatico). Solo alla fine di questa Terza Et sarebbe avvenuto il ritorno in terra di Cristo per sconfiggere definitivamente lAnticristo, presiedere poi il Giudizio finale e instaurare, infine, lagostiniana Gerusalemme Celeste ossia il Regno Eterno dei Santi, degli Eletti e dei Giusti glorificati. stata, dunque, questa giustapposizione di elementi teologici ebraici allinterno della dottrina cristiana ci che rese possibile, per Gioacchino da Fiore, la costruzione di uninedita teologia della storia, che rappresent il superamento dellantico paradigma agostiniano, millenario pilastro della visione cristiana del mondo occidentale, contrassegnata dal pessimismo e dal monastico contemptus mundi. Infatti, tra il IV e il V secolo d.C., Agostino aveva liquidato definitivamente le residue speranze di vedere limminente ritorno di Cristo risorto sulla terra per instaurare il Regno di Dio, dislocando lantica attesa escatologica dei credenti verso la fede nellazione salvifica esercitata dalla Chiesa, in quanto nel saeculum corrotto e decadente lEcclesia era pur sempre la pi perfetta tra le realt terrene, prefigurazione vivente della futura Gerusalemme Celeste per quel breve torno di tempo che ancora restava prima della fine del mondo7. Ora, Gioacchino da Fiore rompe questa
accertato che, durante il periodo dei suoi studi giovanili presso la schola della cattedrale di Cosenza, Gioacchino da Fiore era solito conversare con lex rabbino Petrus Alphonsi, gi convertitosi al cristianesimo. Peter Brown, Il sacro e lautorit. La cristianizzazione del mondo romano-antico, trad. it. di M. C. Costamagna [Authority and the Sacred, Cambridge U. P. 1995], Donzelli, Roma 1996, p. 27, sottolinea per che, per Agostino, il processo di consumazione del tempo residuo del mundus coinvolgeva anche la stessa Chiesa, anchessa caduta in una fase di declino, avendo perso loriginaria fede zelante delle prime comunit cristiane. 5
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Weltanschauung incentrata sullidea di un mondo che invecchia ed ormai prossimo alla fine. E, anzi, col suo messaggio profetico di una Terza Et ventura rovescia la posizione agostiniana nella visione ottimistica di un imminente rinnovamento totale del mondo e della vita dellumanit sotto condizioni di pace generale, di prosperit materiale e di elevazione spirituale. Infatti, per Gioacchino da Fiore il mondo ringiovanisce e la storia umana, anzich esaurirsi nella staticit della tradizione agostiniana, procede provvidenzialmente verso un nuovo Status di alta perfezione: let o il regno escatologico dello Spirito che viene a completare e chiudere, in perfetta analogia col mistero trinitario, il ciclo della storia della salvezza, attuando gi in terra lideale del regno di Dio8. Perci taluni studiosi si sono spinti a giudicare Gioacchino da Fiore come il primo uomo medievale ad annunciare in modo netto linizio imminente di unepoca nuova, fondamentalmente diversa e perfetta9. Sinteticamente, si pu dire che la visione del mondo di Gioacchino da Fiore trova espressione in una teologia trinitaria della storia, che scandisce il procedere del mondo, da Adamo fino alla fine dei tempi, in tre grandi Et o Stati, ciascuno dei quali si dispiega attraverso tre ulteriori fasi interne inizio (praeparatio), maturit (fructificatio) e decadenza (defectio) , che sintrecciano tra di loro, in modo tale che il passaggio storico da uno Stato a quello successivo si attui come un trapasso graduale: la fase di maturit di ogni Stato (fructificatio) porta gi nel suo stesso seno linizio del tempo successivo della sua decadenza (defectio); mentre questa, a sua volta, coincide con la fase di inizio (praeparatio) dello Stato successivo. Una tale teologia della storia sinnerva e implementa su una fitta e complessa rete di concordanze, che poggia su relazioni di corrispondenza tra gli eventi e i personaggi del Vecchio Testamento e gli eventi e i personaggi non solo del Nuovo Testamento, ma anche della storia successiva agli Atti degli Apostoli fino alla sua realt coeva. Lapplicazione di questo metodo simbolico-concordistico ai testi biblici e al materiale storico dato permette di andare oltre i fatti narrati, mettendo in parallelo gli avvenimenti e raffrontandoli mediante calcoli comparativi per arrivare alla scoperta di nuove verit riguardo al senso nascosto degli eventi e ai segni del futuro. A differenza della tradizionale esegesi cristiana, che interpreta su un piano allegorico e

Antonio Crocco, Il superamento del dualismo agostiniano nella concezione della storia di Gioacchino da Fiore, in AA.VV., LEt dello Spirito e la fine dei tempi in Gioacchino da Fiore e nel gioachimismo medievale [Atti del II Congresso Internazionale di Studi gioachimiti, San Giovanni in Fiore 6-9 settembre 1984], a cura di Antonio Crocco, San Giovanni in Fiore, Centro Internazionale di Studi Gioachimiti 1986, pp. 141-163 (spec. 146). Bernhard Topfler, Il regno futuro della libert. Lo sviluppo delle speranze millenaristiche nel Medioevo centrale [Das Kommende Reich des Friedens. Zur Entwicklung chiliasticher Zukunftschaffnungen im Hochmittelalter, Akademie Verlag, Berlin 1964], trad. it. di Sergio Sorrentino, Marietti, Genova 1992, p. 112. 6
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moraleggiante le profezie gi contenute nelle Scritture, questo nuovo metodo gioachimita legge le Scritture e i fatti storici per dedurre da essi nuove profezie 10. Perci, schematizzando per grandi linee, si pu dire che la Prima Et la prima fase dellumanit, sotto la signoria del Padre, che corrisponde quindi alla Legge e al Vecchio Testamento. Essa ha un suo un periodo iniziale di preparazione (praeparatio) che dura da Adamo ad Abramo per 21 generazioni; poi un periodo centrale di splendore (fructificatio) cha va da Abramo fino alla figura del re Ozia per altre 21 generazioni. Con Ozia finisce la fase centrale di fructificatio della Prima Et e inizia, nello stesso tempo, la fase di preparatio della Seconda Et, che si sviluppa anchessa per 21 generazioni (da Ozia a Cristo). Con lapparizione di Cristo ha termine la fase finale di defectio della Prima Et, mentre ha inizio propriamente la fase centrale di fructificatio della Seconda Et, sotto la signoria del Figlio, che corrisponde quindi alla Grazia e al Nuovo Testamento. Ora, nonostante le incongruenze aritmetiche che inevitabilmente venivano fuori in base alle relazioni di concordanza stabilite11, labate Gioacchino era convinto che la Seconda Et avesse gi concluso la sua fase centrale di fructificatio con lapparizione di san Benedetto e che, anzi, si trovasse ormai, in quel tempo, gi nella sua fase finale di defectio. Per converso, proprio a partire da san Benedetto, aveva gi preso corpo la fase iniziale di praeparatio della Terza Et che, secondo i calcoli dellabate di Fiore, era ormai prossima a entrare nella sua fase di piena maturit, nel tempo della fructificatio (il computo delle generazioni portava a fissare la data di questo avvento al 1260). Questa Terza Et doveva corrispondere alla signoria divina dello Spirito Santo, che avrebbe elargito i doni della libert spirituale, della contemplazione e della caritas. Gioacchino da Fiore doveva essere convinto che le grandi trasformazioni, legate al cruciale passaggio epocale, fossero gi iniziate nel corso della sua generazione: in questottica, la rottura con lOrdine cistercense e la seguente fondazione del nuovo Ordine florense nella solitudine dei monti della Sila, come primo prototipo della vita monastica e spirituale tipica del Terzo Stato, rappresentarono lintenzione consapevole di contribuire direttamente, nel delicato momento di transizione, al grande cambiamento, che sarebbe culminato nellavvento della nuova et del mondo. Ora, proprio in virt di queste conclusioni che traeva sulla base del suo nuovo metodo esegetico, Gioacchino da Fiore divenne molto famoso tra i suoi contemporanei come profeta, giacch durante la seconda met del XII secolo, in Europa occidentale, rinacque forte linteresse riguardo alle profezie sulla fine del
Massimo Iritano, Gioacchino da Fiore e lebraismo, in Florensia, n. 13-14, a. 1999-2000, pp. 139-158. Si potrebbe sottolineare che Gioacchino da Fiore adopera anche il simbolo cabalistico del tetragramma IAVE nel suo Liber Concordiae. Lincongruenza aritmetica consiste nel fatto che, secondo il calcolo delle 21 generazioni susseguentisi a 30 anni luna dallaltra, il trapasso della Seconda Et dalla fase matura di fructificatio a quella conclusiva di defectio sarebbe dovuto avvenire intorno allanno 630 dopo la nascita di Cristo. Invece, san Benedetto visse tra il 480 e il 543. 7
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mondo e sulla venuta dellAnticristo, sotto la spinta di una serie di particolari eventi politici e culturali (il serrato conflitto tra Papato e Impero che lacerava la vita sociale anche delle pi piccole realt comunali, costringendo i credenti a schierarsi o nel campo delle forze guelfe o in quello delle forze ghibelline; la caduta di Gerusalemme nelle mani dellIslam nel 1187; lo sconvolgimento dellassetto socioeconomico consolidato in conseguenza dellespansione della circolazione monetaria; la nuova sensibilit religiosa popolare definita come risveglio evangelico; la diffusione attraverso traduzioni dallarabo in latino di testi e pronostici astrologici; la riscoperta insieme agli autori classici di un antico filone profetico di matrice pagana ed extrabiblica). Infatti, nonostante gli attacchi velenosi di Goffredo di Auxerre, durante la sua vita Gioacchino da Fiore godette sempre della stima di diversi papi e sovrani; visse in odore di santit e, come gi detto, divent famoso per le sue profezie. Quando mor a Pietrafitta (CS), il 30 marzo del 1202, era ufficiosamente considerato beato da parte di papa Innocenzo III e dalla curia romana. La stima in cui lo tenevano le gerarchie ecclesiastiche era anche supportata, a livello popolare, da una serie di leggende incentrate su suoi presunti miracoli12, sulla sapientia profetica che aveva ricevuto da Dio durante il lungo pellegrinaggio in Terra Santa e, soprattutto, sul dono carismatico che gli consentiva di accedere alla comprensione spirituale dei misteri delle sacre Scritture. Tuttavia, nel 1215, il processo di beatificazione canonica, che era stato intanto gi avviato, sub un brusco rovescio di fortuna nel corso del IV Concilio Lateranense. In quelloccasione, lassemblea conciliare promulg il decreto Damnamus ergo per condannare come erronee alcune formulazioni dellabate Gioacchino contro le tesi trinitarie di Pietro Lombardo, contenute nel suo trattato teologico, De unitate seu essentia Trinitatis. La condanna conciliare non fu certo leggera, poich non si limit alla censura e allemendazione dei singoli passi erronei, bens arriv a proibire la circolazione stessa dellintero trattato, che di fatti andato perduto, senza che ne sia sopravvissuta nemmeno una sola copia13. Il IV Lateranense proclam poi dogma cattolico la dottrina trinitaria di Pietro Lombardo, derivante dalla nuova teologia scolastico-dialettica che Gioacchino da Fiore avversava. Ci rappresent, in campo teologico, il riconoscimento ufficiale, da parte delle gerarchie ecclesiastiche, del nuovo metodo logico-sillogistico, che
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Antonio M. Adorisio, I miracoli dellabate, Manziana (Roma), Vecchiarelli 1993, p. 22.

Cfr. Commissione Storica Diocesana, Gioacchino santo o eretico?, in la Provincia di Cosenza (numero unico 2011 monografico su Gioacchino da Fiore), pp. 129-139, in cui si insiste sul fatto che la condanna non riguard la persona stessa dellabate Gioacchino e che pochi anni dopo, il 17 dicembre 1220, papa Onorio III intervenne personalmente, con una missiva allArcivescovo di Cosenza, per riabilitarlo come un autentico cattolico. Ma lambiguit risiede proprio in questo: nonostante Gioacchino sia stato sempre alieno dagli atteggiamenti delleretico, tuttavia il suo pensiero, se sviluppato in base alla propria logica interna, finisce per debordare dai confini dellortodossia cattolica. E ci anche a dispetto di certi studiosi contemporanei, che sono troppo cattolici per accettare questa conseguenza. 8

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analizzava le Scritture a partire dal mero senso letterale. Di conseguenza, il metodo gioachimita dellinterpretazione spirituale e concordistica perse consenso e validit epistemologica. Le opere di Gioacchino da Fiore richiamarono sempre meno interesse, a livello universitario, e caddero nel disprezzo dei teologi scolastici. San Tommaso dAquino arriv perfino a proibirne la lettura integrale ai frati domenicani, avendovi riscontrato diversi passi erronei. Inoltre, agli occhi di questi nuovi teologi, che utilizzavano metodologicamente la logica formale aristotelica, le opere dellabate di Fiore apparivano tortuose nella forma espositiva e piene di temi complicati, basati su riferimenti incrociati, su calcoli arcani e su numerosi nomi ebrei assolutamente insoliti. Fu solo a partire dal 1243 che la fortuna di Gioacchino cominci a girare per un nuovo verso. Infatti, labate si ritrov al centro di un nuovo interesse da parte, soprattutto, di alcuni ambienti francescani radicali, che vedevano in lui il profeta che aveva predetto il ruolo provvidenziale che, nelleconomia del piano salvifico divino, era stato destinato a svolgere il loro Ordine insieme al suo fondatore, Francesco dAssisi, venuto al mondo come alter Christus o, meglio ancora, come langelo del sesto sigillo (Ap. 7, 2-4) che appare sulla soglia dellepocale trasformazione spirituale del mondo. Per effetto di questa nuova attenzione, Gioacchino da Fiore fu apprezzato anche dal generale francescano Bonaventura da Bagnoregio e da Dante Alighieri, che colloc labate calabrese nel Paradiso, nel cielo del Sole, tra i luminari della sapienza cristiana14. Ma, sorprendentemente, questa rinnovata attenzione verso labate Gioacchino diede inizio anche a unincontrollata proliferazione di testi spuri e di pseudo-profezie, che furono surrettiziamente ricollegati alla sua autorit. Si form cos un vasto movimento mistico-profetico, che ebbe origine dalla diffusione di un commentario apocrifo al profeta Geremia, il Super Hieremiam Prophetam, elaborato in Italia, tra il novembre 1241 e il giugno 1243, da un anonimo monaco florense che, avendo molta familiarit coi complessi calcoli dellabate Gioacchino, ne forz il pensiero in merito alle predizioni sullapprossimarsi del Terzo Stato. Cos lanonimo autore del commentario apocrifo ebbe buon gioco a profetizzare post eventum i fatti accaduti nel periodo compreso tra la morte dellabate Gioacchino e lepoca di redazione del commentario stesso. In questo modo, si aliment una vera e propria tradizione profetica, implementata dallintervento di una serie di successive interpolazioni redazionali, stavolta di impronta francescana, che ebbe buon gioco a mantenere vive certe attese
Cfr. Antonio Piromalli, Gioacchino da Fiore e Dante, Rubbettino, Soveria Mannelli 1984, pp. 42 e sgg. In particolare, Dante riprende da Gioacchino da Fiore il simbolo dei cerchi trinitari (Tav. XI del Liber Figurarum) per raffigurare il mistero della Trinit con tre cerchi concentrici di diverso colore (Par. XXXIII, 115 e sgg.); il simbolo del salterio a dieci corde (Tav. XIII del Liber Figurarum) per raffigurare la disposizione dei beati nella rosa mistica dellEmpireo (Par. XXXI); il simbolo dellaquila ingigliata (Tav. V e VI del Liber Figurarum) per descrivere la suggestiva visione nel cielo di Giove (Par. XVII e Par. XX). Inoltre, dalla speculazione gioachimita sul Tetragramma ebraico, nel Liber Concordiae, Dante trae lenigmatica appellazione di Adamo del primo nome di Dio come I (Par. XXVI, 114). 9
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escatologiche e a creare il mito di una prescienza gioachimita15. Sicch, intorno alla met del XIII secolo, il gioachimismo ridusse la figura dellabate di Fiore a quella di un profeta apocalittico e il suo nome cominci ad essere associato, su fogli volanti, a vaticini sulla fine del mondo o a essere citato come unauctoritas in antologie profetiche, come il Fragmentum vaticinii di Wolfgang Lazius o il Mirabilis Liber, che godettero di un vasto successo popolare e di varie edizioni fino al XVI secolo16. Dunque, lungo questo versante, la fortuna di Gioacchino da Fiore fu segnata in profondit dal mito del profeta apocalittico, alimentato dal filone delle profezie spurie e apocrife. Ma, parallelamente, nella stessa epoca (XIII-XVI sec.) la tradizione del gioachimismo esercit una profonda suggestione sulla cultura europea anche lungo un altro versante: quello delle speranze di una universalis renovatio, ossia di quel coacervo di aspettative di un generale rinnovamento del mondo, che si manifestarono, fondamentalmente, lungo due linee: quella pi massiva della reformatio Ecclesiae, che sfoci poi nel moto delle Riforme protestanti, e quella pi elitaria dellideale della renascentia che, a partire dal Petrarca, anim il programma politico-culturale degli umanisti17. Dunque, anche nellevoluzione di questa tradizione pseudo-profetica, legata al suo nome, Gioacchino da Fiore fu considerato, ambiguamente, ora come il profeta apocalittico della fine del mondo, ora come il profeta annunciatore del rinnovamento del mondo. E, ancora, la sua fortuna si snoda, anche sotto un altro profilo, sempre sul filo dellambiguit. Bench abbia condotto una vita in odore di santit e si sia schierato apertamente sempre contro leresia (in particolare, contro i catari), la deriva incontrollata del gioachimismo ispir anche quei movimenti eterodossi ed ereticali che si riagganciavano, in vario modo, allattesa di unimminente et dello Spirito Santo. Lo stesso fronte dei suoi seguaci, composto dai monaci florensi e dallala rigorista dei francescani, era impegnato a redigere testi profetici pieni di predizioni apocalittiche sullimminente rovina del mondo, in aperta polemica con la Chiesa.
R. E. Lerner, La festa di SantAbramo. Millenarismo gioachimita ed Ebrei nel Medioevo [The Feast of Saint Abraham: Medieval Millenarians and the Jews, University of Pennsylvania Press, Philadelphia 2001], trad. it. di S. Sorrentino, Viella, Roma 2002, p. 60. M. Reeves-W. Gould, Gioacchino da Fiore e il mito dellEvangelo Eterno nella cultura europea [Joachim of Fiore and the Myth of the Eternal Evangel in the Ninteenth Century, Clarendon Press, Oxford 1987], Viella, Roma 2000, p. 10. impossibile sviluppare tali spunti in questa sede. Basti dire che, con le sue profezie apocrife sullimminente avvento di una nuova Et dello Spirito Santo, il gioachimismo si inser in quel generale movimento storico, sociale e culturale che aspirava alla Renovatio Mundi e, anzi, riusc anche a rinfocolare nuove attese sia nel circolo romano, neoplatonizzante e cabalistico, del cardinale Egidio da Viterbo, sia anche nel sogno di palingenesi di Guillaume Postel preconizzando una ricomposizione pacifica dello scisma tra Chiesa di Roma e mondo grecoortodosso, nonch unimminente conversione degli Ebrei e dellintero mondo pagano, come precondizioni dellunificazione religiosa di tutta lumanit e dellinstaurazione di unepoca di pace e di armonia, nellattesa gioiosa del conclusivo Giudizio finale. 10
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Inserendosi tra i numerosi movimenti evangelici che, gi dalla met del XII secolo, contestavano i costumi corrotti del clero e invocavano una riforma pauperistica della Chiesa, allo scopo di ripristinare i principi morali apostolici18, i gioachimiti rivendicavano la costituzione di una Ecclesia spiritualis, destinata a sostituire come risultato dellazione purificatrice dello Spirito Santo, nella Terza Et, listituzione gerarchizzata della Ecclesia carnalis. Uno dei maggiori esponenti del gioachimismo fu il teologo Gerardo di Borgo San Donnino, un francescano rigorista che, nel 1254 a Parigi, raccolse diversi brani esegetici dagli scritti dellabate Gioacchino e compose unopera autonoma: lIntroductorius in Evangelium Aeternun. La tesi di fondo era che le sacre Scritture non rappresentavano la conclusione definitiva della Rivelazione: come la Prima e la Seconda Et avevano ricevuto la Rivelazione attraverso il Vecchio e il Nuovo Testamento, cos alla Terza Et doveva corrispondere un Terzo Testamento, costituito proprio dal complesso di profezie sparse nelle opere di Gioacchino da Fiore. La tesi gioachimita di Gerardo, ovviamente, suscit subito aspre polemiche negli ambienti universitari e vivo risentimento da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Per spontanea reazione, alcuni maestri parigini, sotto la guida di Guglielmo di SaintAmour, pubblicarono un documento di condanna dellopera di Gerardo, giudicandola eretica. Nel 1255, papa Alessandro IV nomin una commissione ufficiale dinchiesta che, riunita ad Anagni, non si limit a giudicare solo lopera incriminata di Gerardo, ma si dedic a esaminare accuratamente anche gli scritti originali dellabate Gioacchino, fatti giungere appositamente dalla biblioteca dellabbazia di San Giovanni in Fiore. Alla fine dei suoi lavori, la commissione cardinalizia stil un documento il Protocollo di Anagni in cui si condannava Gerardo allergastolo e la sua Introduzione al Vangelo Eterno al rogo19. Non solo: il Protocollo di Anagni respingeva come passi eretici anche alcune formulazioni presenti negli scritti originali di Gioacchino da Fiore. Inoltre, leco suscitata dal libro blasfemo di Gerardo fu tanto grande che papa Alessandro IV costrinse il ministro generale dellOrdine, il gioachimita Giovanni da Parma, a dimettersi dalla carica. Nonostante i suoi sforzi, il nuovo ministro dellOrdine, Bonaventura da Bagnoregio, non riusc a evitare la scissione di una frangia di francescani gioachimiti, che abbandonarono lala rigorista per formare i Fraticelli, una conventicola estremista (poi condannata ufficialmente da Giovanni XXII nel 1317) che inizi a proclamarsi come la guida della cristianit nellet dello Spirito e a battersi per il rispetto della povert assoluta, in contrapposizione alla corruzione e al lusso in cui vivevano le alte gerarchie ecclesiastiche.
Cfr. Andr Vauchez, La spiritualit dellOccidente medievale, trad. it. di F. Kaucisvili Melzi dEril e di E. Di Pede [La spiritualit du Moyen Age occidental (VIII-XIII sicle)], Vita e Pensiero, Milano 1978[3], pp. 94-101. M. Reeves-W. Gould, Gioacchino da Fiore e il mito dellEvangelo Eterno, cit., pp. 3-21. Nessuna copia integrale dellopera di Gerardo sopravvissuta. 11
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Intorno al 1260, il gioachimismo entr in una nuova fase. Larrivo della data fatidica della transizione del mondo al Terzo Stato rinvigor lentusiasmo di stabilire pronostici millenaristici. Alcune famose sette eretiche come quella della principessa Guglielma di Boemia e come quella dei Fratelli del Libero Spirito, fondata da Angelo Clareno, credevano di aver raggiunto la comunicazione diretta col divino per via della superiore illuminazione spirituale che labate Gioacchino aveva preconizzato come una conseguenza dellazione dello Spirito Santo nel mondo. Nel parmense, lartigiano Gherardo Segarelli (poi finito arso al rogo il 18 luglio 1300), ritenendo ormai giunto il tempo dello Spirito Santo, diede vita alla setta eretica dellordo apostolorum, ossia i Fratelli Apostolici, che si proposero al mondo come i nuovi viri spirituales predetti dallabate Gioacchino20. Sempre nel 1260, a Perugia, attorno a un certo Ranieri Fasani, che credeva di essere in contatto con la Madonna, si riun la setta penitenziale dei Flagellanti. Da Perugia i Flagellanti si propagarono rapidamente in tutta Italia, organizzando processioni espiatorie pubbliche di penitenti che si autoflagellavano il corpo a sangue per imitare i dolori patiti da Ges Cristo21. Infine, non v dubbio che le predizioni gioachimite abbiano influenzato, in Francia meridionale, il movimento popolare laico dei Beghini che riteneva imminente il grande scontro apocalittico tra lAnticristo e le forze spirituali del bene, destinate a trionfare e a instaurare una nuova meravigliosa Et, nella quale sarebbe disceso lo Spirito Santo, come in una nuova Pentecoste, per riunificare gioiosamente anche Ebrei e Gentili sotto una Chiesa santa. Infatti, intorno al 1260, gli scritti dellabate Gioacchino, sia quelli autentici che quelli spuri, giunsero in Francia, portati da alcuni monaci in fuga dallItalia di fronte allesercito di Federico II. Negli ambienti transalpini, trovarono diffusione sia a Lione che a Parigi per opera del maestro Pierre de Limoges, ma soprattutto nel convento di Hyres, presso Tolone, dove si costitu un composito circolo gioachimita intorno al minorita Ugo di Digne22. Tra il 1268 e il 1271, le opere di Gioacchino da Fiore si diffusero anche in Germania e poi in Inghilterra, tramite il vescovo di Ostia Giovanni da Toledo. Nello stesso periodo, la tradizione gioachimita venne ravvivata dalla circolazione di un altro commentario apocrifo, il Super Esaiam, terminato in Italia meridionale verso il 1266. In esso lanonimo autore, probabilmente un minorita, opera una revisione dei calcoli, atta a dilazionare di una generazione i tempi previsti: le 42
Cfr. Mauro Mantovani, Due questioni inedite di Giovanni di Napoli su temi gioachimiti, in Florensia, n. 13-14, a. 1999-2000, pp. 297-311.
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Cfr. A. Vauchez, La spiritualit nellOccidente medievale, cit., pp. 149-151.

Cfr. Roberto Rusconi, Alla ricerca delle autentiche tracce di Gioacchino da Fiore nella Francia meridionale, in Florensia, a. VI, 1992, pp. 57-71. Ugo di Digne era uno dei pochissimi che, fuori dallOrdine florense, possedeva la serie completa delle opere di Gioacchino da Fiore. Attorno a lui, si riunivano, nei giorni solenni, anche uomini laici di cultura (notai, giudici, medici, letterati) per ascoltare la dottrina dellabate di Fiore sui misteri delle Sacre Scritture e sugli eventi futuri. 12

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generazioni della durata di 30 anni ciascuna non erano pi calcolate a partire dallIncarnazione, ma dallinizio della vita pubblica di Ges Cristo, ossia 30 anni dopo. Di conseguenza, la data fatidica dellavvento della nuova Et dello Spirito fu spostata in avanti, dal 1260 al 1290. In questo modo la suggestiva profezia gioachimita dellimminente trasformazione del mondo fece presa sul frate Dolcino da Novara (poi arso al rogo nel 1307) che, intorno al 1300, costitu un movimento ereticale a base contadina, che trasform lattesa escatologica di un mondo purificato dallo Spirito Santo in una vera e propria rivolta sociale contro le istituzioni feudali. Nel quadro di questi avvenimenti, in cui il suo pensiero aveva esercitato uninfluenza indiretta su alcune sette ereticali, e nonostante le due condanne ecclesiastiche subite (1215 e 1254), limmagine di Gioacchino da Fiore non usc pesantemente infangata. Solo larcivescovo di Arles Fiorenzo di Accon, che era stato il segretario della commissione cardinalizia di Anagni, nel 1261 arriv a proibire nel Concilio provinciale di Arles la lettura dei manoscritti dellabate calabrese. Daltra parte, egli continuava a essere presente nella devozione popolare e il suo sepolcro a essere oggetto di venerazione. Di contro a ci, gli abati florensi suoi successori non furono capaci di proporsi come autorevoli postulatori della beatificazione del fondatore del loro Ordine. Solo nel 1346 vi fu una ripresa del processo di canonizzazione, dovuta alliniziativa di un piccolo gruppo di monaci, guidato dallabate florense Alessandro Mamelli (1339-1371) e dal notaio regio in Val di Crati Pietromaria Del Giudice, che in una mozione chiesero a papa Clemente VI (1342-1352) di raccogliere prove intorno ai miracoli operati dallabate Gioacchino23. Del resto, certo che labate di Fiore fosse ben conosciuto negli ambienti della curia, poich Ildebrandino Conti, vescovo di Padova e influente membro curiale, possedeva un esemplare del Liber Concordiae e lo stesso Clemente VI, nella biblioteca pontificia di Avignone, ne possedeva unaltra copia, accanto ad altre opere di Gioacchino sia spurie, come i commenti Super Esaiam e Super Ezechielem, sia autentiche come la voluminosa Expositio super Apocalypsim e lEnchiridion super Apocalypsim24. Sembra infatti che, nel 1350, Clemente VI si fosse determinato a dichiararlo finalmente beato, ma ogni documentazione ufficiale sullesito di quel processo andata, purtroppo, smarrita nel grande stravolgimento di cose provocato, proprio in quegli anni, in tutta Europa dalla terribile crisi della Peste Nera. Successivamente, dalla seconda met del XIV secolo fino alla met del XVI, labate Gioacchino rimase noto soprattutto attraverso limmagine tramandata dal teologo francescano Pietro di Giovanni Olivi (1248-1298), autore verso il 1280 di una Lectura super Apocalypsim. Il commento dellOlivi sullabate di Fiore separ gli
Carlo Arnone, Il Monastero dei tre Fanciulli e lAbbazia Florense, Fasano Editore, Cosenza, 1977, pp. 43-44. Maria Chiara Billanovich, Un lettore trecentesco della Concordia di Gioacchino da Fiore: il vescovo Ildebrandino Conti e le sue postille, in Florensia, n. 12, 1998, pp. 49-86. 13
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aspetti profetico-escatologici del suo pensiero dal complessivo sistema dottrinario. Perci, dopo lOlivi, furono solo pochissimi i lettori che, effettivamente, giunsero a conoscere la teologia trinitaria della storia dellabate Gioacchino25. Lo stesso Ordine florense dimostr di non avere una struttura organizzativa efficiente neanche per promuovere la diffusione degli scritti autentici del suo abate fondatore. Anzi, privo di autorevoli guide spirituali, lOrdine florense sopravvisse fino al 1570, anno in cui i pochi monaci superstiti confluirono dentro lordine cistercense da cui labate di Fiore era originariamente fuoriuscito nel 1190, proprio con lo scopo di creare a Fiore i prototipi dei viri spirituales che avrebbero operato nella Terza Et del mondo. Sotto la direzione dellabate Gioacchino e fino alle soglie del XIV secolo, lOrdine florense era riuscito a espandersi anche in Europa e nella sola Italia arriv a contare fino a 62 monasteri26. Con la scomparsa del suo Ordine, anche linfluenza del gioachimismo scem proprio alle soglie dellet moderna, periodo in cui il suo nome compare al centro di due sole biografie agiografiche la Chronologia Joachimi abbatis (1612) e la Magni divinique prophetae b. Joachimi sive mirabilium veritas defensa (1660) redatte, rispettivamente, dai cistercensi Giacomo Greco e Gregorio De Lauro, allo scopo di ripristinarne la reputazione di santit. Da allora labate Gioacchino non fu pi oggetto di studio n di culto, nelle credenze di devozione popolare, e il suo stesso nome non ebbe mai grande peso neanche nellonomastica locale di San Giovanni in Fiore. Passarono quasi tre secoli di assoluto silenzio, prima che il suo nome riprendesse a circolare, nei primi anni Venti del Novecento, di nuovo sul filo dellambiguit, poich suscit linteresse di tradizioni ideologiche politicamente contrapposte. Infatti, da un lato, labate Gioacchino, profeta di una nuova Et, fu riscoperto nel solco dellutopismo messianico-rivoluzionario del marxista Ernst Bloch. Dallaltro, il suo pensiero profetico fu riscoperto, a Vienna, nellambito di quelle dottrine mistiche e teosofiche che implementarono lideologia del Terzo Reich nazista: il significato mistico e millenario della profezia di una futura Terza Et fece presa sia sul misticismo razziale di Jacob Bhme, sia sullideologo nazista Moeller van den Bruck che, nel suo Il Terzo Reich scritto nel 1923 dopo la sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale, rilanciava la fede in un futuro Terzo Reich, inteso come un regno

Tra questi vi fu, sicuramente, anche il papa Gregorio XI che, nel 1375, arricch di nuovi codici miscellanei di Gioacchino da Fiore la biblioteca pontificia che, accanto alle sue opere spurie, inventariava pure alcune opere autentiche come lo Psalterium decem chordarum, il breve commento De prophetia ignota e il brevissimo De ultimis tribulationibus. Linteresse di Gregorio XI, per, non incise abbastanza sulla fortuna dellabate di Fiore, n fu di per s sufficiente a determinare la ripresa del suo processo di canonizzazione. Vedi Carlo Arnone, Il Monastero dei tre Fanciulli e lAbbazia Florense, cit., p. 35, nota 4. Ma, soprattutto, lesaustivo Atlante delle fondazioni florensi, a cura di Pasquale Lopetrone e di Valeria de Fraja, I-II voll., Rubbettino, Soveria Mannelli 2006. 14
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terreno millenario e felice, che avrebbe purificato il Volk germanico e portato alla soluzione di tutte le difficolt economiche e sociali che la Germania stava patendo27. In quegli stessi anni, il tedesco Herbert Grundmann pubblic i primi studi scientifici sullabate calabrese, tracciandone nel 1927 un profilo accurato nei suoi Studien ber Joachim von Floris. Gli studi scientifici proseguirono in Italia con Ernesto Bonaiuti che, pur avendo perso la cattedra nel periodo fascista, nel 19301936 si dimostr in grado di compiere una prima e accurata traduzione di alcune opere di Gioacchino da Fiore. Poi, dopo la scoperta quasi contemporanea dei codici del Liber Figurarum sia a Oxford che a Reggio Emilia, esponenti oxfordiani che facevano riferimento alla scuola di Aby Warburg rivolsero un particolare interesse verso il carattere simbolico e figurale della teologia dellabate calabrese. Infine, dal 1977 il numero di studi e pubblicazioni su Gioacchino da Fiore si incrementato in misura ragguardevole, grazie al lavoro del Centro internazionale di studi gioachimiti che, a San Giovanni in Fiore, ha promosso unampia attivit di ricerca, organizzando periodici congressi scientifici e avviando ledizione critica di tutte le sue opere.

Cfr. Kurt-Victor Selge, Joachim von Fiore in der Geschichts-schreinbung der letzen sechzig Jahre (von Grundmann bis zur Gegenwart). Ergebnisse und offene Fragen, in AA.VV., LEt dello Spirito e la fine dei tempi in Gioacchino da Fiore e nel gioachimismo medievale [Atti del II Congresso Internazionale di Studi gioachimiti, San Giovanni in Fiore 6-9 settembre 1984], a cura di Antonio Crocco, San Giovanni in Fiore, Centro Internazionale di Studi Gioachimiti 1986, pp. 2953. George L. Mosse, Il fascismo. Verso una teoria generale, Laterza, Roma-Bari 1996, pp. 17-19. 15

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