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Riccardo Caruso 3F 24.11.

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Giannozzo Manetti, La rivalutazione del corpo umano nel De dignitate
et excellentia hominis


Consegna: individua nel testo (citando esplicitamente le frasi interessate) le tesi e le argomentazioni che
discendono da una visione umanistica della persona e del mondo.

In questo testo di Giannozzo Manetti abbiamo la rivalutazione del corpo umano e dei beni terreni, che un
tratto tipico della cultura umanistica. Come possiamo leggere nella breve introduzione dellantologia, mentre
argomenta la sua tesi, Giannozzo Manetti concilia il pensiero cristiano con quello umanista.
I umanisti riscoprono luomo, elogiando la sua capacit intellettuale, morale e civile, ponendolo al centro
delluniverso e il suo requisito pi importante il libero arbitrio, che gli permette di modificare il mondo
intorno a s, di fare la storia e quindi si raggiungono la conclusione, che luomo faber ipsius fortunae
(fautore del proprio destino). Ci quindi contrappone un Medioevo teocentrico (che pone Dio al centro di
tutto) e una visione pi laica del mondo, appunto quella umanista, che antropocentrica.
Noi sappiamo che gli umanisti non hanno mai rifiutato la religione, ma comunque, come abbiamo detto
prima, hanno una visione del mondo pi laica e si contrappongono alla mentalit medievale. In sostanza il
testo dice, che non colpa della natura, ma neanche di Dio, se il corpo soggetto a malanni. La colpa di
tutto ci e da attribuire al peccato originario. Quindi sono del tutto inutili i lamenti e i pianti degli scrittori
profani e sacri, intonati in lode della morte e dei vantaggi suoi (rr.7-8).
Qui possiamo vedere molto bene la rivalutazione del corpo, che non pi visto come un peso (secondo la
mentalit medievale), ma come uno strumento, che permette la possibilit di una vita terrena attiva
(umanesimo civile), sia privata che politica, e solo in un secondo momento, che porti alla salvezza dellanima
(visione cristiana). Questa concezione si distacca radicalmente dalla concezione medievale, e come
conseguenza porta ad una rivalutazione dei beni terreni; una maggiore considerazione della vita terrena,
perch quella che si vive e grazie alle virt (saggezza,...) alla dignit, ad una vita attiva e alla grande
operosit (privata e politica) si ha una vita piena di piaceri e soddisfazioni. Tutto questo lo dice Giannozzo
Manetti da riga sedici a diciassette; in questa nostra vita quotidiana possediamo molti pi piaceri che non
molestie. Inoltre dice che questi piaceri sono da attribuire alla capacit di percezione del mondo, che ci
permettono di avere i sensi (come il vedere, ludire, lodorare, il gustare e il toccare,r.20).
Giannozzo Manetti aggiunge che se gli uomini si preoccupassero di questi piaceri e diletti sarebbero molto
pi felici, invece di piangere e lamentarsi. Questi piaceri della vita quotidiana sono in collegamento con la
nostra serenit, che ci porta ad essere entusiasti della nostra vita e di condurla nel migliore dei modi (la vita
attiva una concezione tipica dellumanesimo).
Lo scrittore si distacca ancora di pi dal Medioevo, trattando la sessualit allo stesso modo degli altri piaceri
della vita procurati dal corpo. Giannozzo Manetti esalta la sessualit come principio naturale e finalizzato a
conservare la specie. Questa visione della sessualit sicuramente in contrapposizione con la mentalit
medievale, ma trova in parte conciliazione nel pensiero cristiano, che riconosceva anchesso la sessualit
come un principio naturale finalizzato alla conservazione della specie; ma non c nemmeno l'atteggiamento
sessuofobo che caratterizza molti autori cristiani. Questa rivalutazione del corpo dunque una chiara
espressione della rivalutazione del corpo nella cultura degli umanisti.




Visto dal docente (d.c. dicembre 2008)