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EROI, EROISMI, EROIZZAZIONI

dalla Grecia antica a Padova e Venezia


Atti del Convegno Internazionale Padova, 18-19 settembre 2006

a cura di

ALESSANDRA COPPOLA

S.A.R.G.O.N. Editrice e Libreria Padova 2007

con il patrocinio e il contributo di:

Comune di Padova

Universit degli Studi di Padova

con il contributo di: Dipartimento di Scienze del Mondo Antico - Universit degli Studi di Padova Scuola di Dottorato in Scienze Storiche - Universit degli Studi di Padova Questo volume stato realizzato all'interno del Progetto di Ateneo dell'Universit di Padova (responsabile A. Coppola), dal titolo Limmaginario greco: eroi ed eroizzazioni fra storia e memoria

S.A.R.G.O.N. Editrice e Libreria Via Induno 18b I-35134 Padova SAR.GON@libero.it I edizione Padova 2007 Propriet letteraria riservata ISBN 978-88-95672-02-1 4227-204540 DISTRIBUZIONE HERDER Editrice e Libreria, Piazza Montecitorio 117-120, 00186 Roma CASALINI libri s.p.a. Via Benedetto da Maiano 3, 50014 Fiesole (Firenze) Stampa a cura di Centro Copia Stecchini Via S. Sofia 58 I-35100 Padova Tel. 049-8752328 Redazione: Francesca Cavaggioni, Monica Marchini, Lisa Marton, Carla Ravazzolo In copertina: Giulio Romano, Il trionfo di Tito e Vespasiano

AIACE, EROE FRAINTESO


Alessandro Greco Aiace nellIliade e nellOdissea Il silenzio di Aiace Telamonio, innanzi ad un Odisseo affranto, rappresenta lultima immagine delleroe nei poemi omerici. Questultima titanica apparizione tra le ombre dellAde mantiene tutta la forza e lo spirito dellAiace che torreggiava sulla soleggiata piana di Troia. Aiace eroe silenzioso, maestoso e caparbio. Egli risalta per la sua forza e resistenza; leroe pi possente dopo Achille, il gigante (pelwvrio"), il baluardo degli Achei (e[rko" jAcaiw'n), davanti a cui lo stesso Ettore trema1. Omero lo rappresenta in memorabili imprese, il pi forte degli Achei dopo Achille. Eppure Aiace un eroe che non arriva mai a conseguire la vittoria finale, la piena gloria: il duello con Ettore si conclude con un nulla di fatto; nella battaglia presso la spiaggia, il suo strenuo impegno non impedisce che il fuoco invada le navi; nei giochi in onore di Patroclo, non vince, in maniera inspiegabile, nella lotta libera contro Odisseo e nel duello con la spada contro Diomede2. Ma le non vittorie di Aiace non finiscono qui: nellIliade egli risulta lunico eroe a non avere una vera e propria aristeia, che possa considerarsi come vertice della sua esperienza eroica. Questa circostanza diviene tanto pi dannosa per limmagine delleroe alla luce di quella che possiamo definire la sua assurda non morte, un caso vero e proprio di belle mort negata3. Omero infatti non descrive la fine di Aiace, e tanto meno la contesa per le armi di Achille, che ne fu prima causa. LIliade tace la questione, lOdissea la sfiora. Il silenzio di Aiace dalloltretomba e il dolore di Odisseo creano una rete emotiva che non permette di capire cosa avvenne in quegli ultimi tragici giorni al campo acheo. La morte di Aiace nei poemi del ciclo, in Pindaro e in Sofocle Lepisodio della contesa per le armi di Achille e del suicidio delleroe era narrato da due poemi del ciclo, La Piccola Iliade e lEtiopide. Premesso che la tradizione unanime nel riconoscere che Aiace era stato il vero protagonista della battaglia per il corpo di Achille, ne La Piccola Iliade, compendiata da Proclo, Aiace perde la disputa per colpa del giudizio espresso dai Troiani4 e per un intervento della dea Atena, di cui si coglie purtroppo solo il carattere malevolo ma non la motivazione. Leroe, incapace di sopportare questa infamia, in preda ad una furia incontrollata,

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Il. VII 216-217. OHiggins 1989, p. 47, nota 20 e 21 con riferimenti bibliografici. Risuonano le parole di Aiace in Il. XVII 645-647. Se ne veda il commento di Ciani 1997, pp. 181-186, e Ciani 1999, pp. 24-29. Allen 1983, p. 129.

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distrugge il bottino degli Achei e, subito dopo, si toglie la vita5. Il fosco quadro si chiude con quello che vuole essere un ignobile disonore: a causa del disprezzo del re (Agamennone?6), la salma di Aiace invece di venir cremata come tutti i grandi eroi di Troia, venne seppellita. La tradizione sottesa al poema Etiopide narra i medesimi avvenimenti della Piccola Iliade, ma ritrae Aiace con tinte meno fosche, ponendo in evidenza le gravi responsabilit, nellintera faccenda, un po di tutti gli Achei, e in particolare dei loro capi, in primis di Odisseo, che si macchia di unazione oltraggiosa e iniqua verso leroe, arrivando a vincere il giudizio per mezzo di votazioni falsate7. Infranto lonore di Aiace, per mezzo di un inganno, o forse di una vera e propria congiura, leroe impazzisce e si uccide. Sia La piccola Iliade8 sia lEtiopide9 parlano di furia o pazzia delleroe, mentre la tradizione omerica non ne fa menzione10. Alla distruzione del bottino fa cenno solo La piccola Iliade, cos come allinfamante inumazione. NellOdissea, loplon krisis e la morte delleroe appaiono volutamente sfocate11. Ma, il giudizio di Omero sulleroe rimane chiaro in entrambi i poemi: qualunque cosa condusse Aiace alla morte, non ne aveva intaccato lonore e la magnanimit, cos come non aveva intaccato lonore degli Achei. NellOdissea lo stesso Laerziade a rievocare, con infinita pena, come i Danai persero il loro eroe pi onorato, sconvolto dal dolore di aver perso la disputa, i cui giudici furono i Teucri ed Atena: no, nessuno ne ebbe colpa conclude Odisseo Zeus ti avvent la Moira. Omero non dice di pi, ma anche se sottolinea il fato, gli dei ed i Teucri, una certa colpevole implicazione del Laerziade pare trapelare nonostante le sue parole piene di dolore12. A questo punto, ci troviamo dunque di fronte a tre posizioni diverse: in linea generale, lEtiopide condanna gli Achei, i comandanti e Odisseo in primis. La Piccola Iliade assume un atteggiamento pi decisamente contrario ad Aiace, che lo pone in una luce pi cupa, dove le colpe della vittima (la pazzia e la distruzione del bottino) nella loro macroscopica appariscenza creano un effetto polarizzante rispetto a quelle dei carnefici, che passano in seconda linea. LOmero odissiaco, infine, si colloca in una via mediana, assolve Aiace, restituendone lonore, ma appellandosi al fato, agli dei e alle colpe dei Teucri, scagiona gli Achei, i loro capi e, ovviamente, Odisseo13. La tradizione successiva non fa che riprodurre la situazione qui riassunta. Nella tradizione rappresentata da Pindaro si ritrova un chiaro riconoscimento dellingiustizia subita dalleroe che

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Nel riassunto di Proclo (Allen 1983, p. 106): Ai[a" d jejmmanh;" genovmeno" thvn te leivan tw'n !Acaiw'n lumaivnetai kai; eJauto;n ajnairei'. Il passo non cita quale sia il re (Allen 1983, p. 130). Per lintera questione si veda Holt 1992. Sbardella 1998, pp. 7-8, sulla base delle testimonianze di Pindaro. Allen 1983, p. 106. Allen 1983, p. 126. Holt 1992, p. 329. Od. XI 541-562. Su Aiace nellOdissea si veda il saggio di Sbardella 1998. Per Sbardella 1998, pp. 11-13, Odissea e Piccola Iliade seguono una medesima linea assolutoria per Odisseo.

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diviene il simbolo di quanti, umiliati dagli uomini come Ulisse, trovano gloria e riscatto nel canto dei poeti14. Sofocle, invece, appare certo della colpa di Aiace, anche se palesa una volont di riscatto che si pone, almeno nelle intenzioni, come punto darrivo della sua tragedia15. Nel tentativo, forse, di colmare la distanza tra epos e nuova sensibilit teatrale, il tragediografo fornisce, come noto, una propria versione dellepisodio: la responsabilit del voto contrario viene attribuita agli Achei in generale ed agli Atridi e ad Odisseo in particolare, ma, mentre nella tradizione pre-sofoclea la follia delleroe sembra causata direttamente dalla sconfitta subita, in Sofocle essa instillata da Atena, adirata in conseguenza di un preciso atto di hybris da parte delleroe16. Questo particolare permette effettivamente di comprendere il ruolo di Atena nella vicenda, ruolo solo accennato in Omero e Lesche, ma da un lato toglie ad Odisseo quel sospetto di colpevolezza che pare ancora adombrato da Omero, dallaltro introduce un nuovo elemento, lhybris, che non trova riscontro nella tradizione precedente17. In questo modo, la colpa di Aiace, che in Lesche pare costituita solamente dalla distruzione del bottino, diviene in Sofocle ben pi grave, unhybris contro gli Dei, in conseguenza della quale Aiace si macchia dellulteriore e infamante colpa delluccisione di guardiani e armenti indifesi, mentre lestraneit di Odisseo a qualsiasi atto ostile contro Aiace lascia ricadere sulleroe tutto il peso delle sue colpe. Attraverso il racconto di Sofocle quindi la presunta colpa originale dAiace viene rinvigorita dalla nuova accusa di empiet, e se il tragediografo, alla fine, riscatta leroe per mezzo della sua umanit, e compone il dramma con esequie onorevoli, questo non baster a cancellare dalla figura di Aiace limpressione della feroce strage di pecore e delluccisione di guardiani innocenti, destinata a rimanere nellimmaginario collettivo infinitamente pi cogente del suo riscatto morale. Sofocle finisce, in questo modo, per macchiare nuovamente lonore di Aiace senza riuscire a conciliare i diversi atteggiamenti sulla sua innocenza: e cos, se Pausania (I 35, 3), in linea con Pindaro, racconta lepisodio secondo cui le armi di Achille tornarono da sole sulla tomba di Aiace, a simboleggiare come una superiore giustizia riconoscesse a questo eroe i suoi diritti, in altri contesti, forse pi influenzati dalla tragedia sofoclea, le imprese di Aiace vennero quasi completamente identificate con la sua pazzia e la strage degli armenti. Nelle tradizioni tramandate da Filostrato, Aiace diviene addirittura uno spirito maligno che fa ammalare le greggi: Si racconta anche che una volta i pastori troiani offesero Aiace, perch le loro greggi si erano ammalate: radunatisi intorno alla tomba, chiamavano leroe ora nemico di Ettore, ora nemico di Troia e delle greggi, e uno gli rinfacciava di essere stato pazzo, un altro di essere pazzo mentre il pi insolente tra i pastori gli recit contro, come ad un vigliacco, il verso di Omero Aiace non opponeva pi resistenza (Il. XV 727)18.

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Pd., N. VII e VIII. Stanford 1963, pp. ix-xiii. Latto di hybris narrato in Soph., Ai. 769-772. Stanford 1963, pp. xx-xxi. Filostr., Her. XVIII 4-5.

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Aiace nellepos pre-iliadico e le miroir dHomre Questa, per sommi capi, la triste parabola discendente del mito di Aiace, da Omero alla tarda antichit. Ma il mito di Aiace ebbe anche una lunga tradizione precedente allIliade. generalmente riconosciuto19, infatti, che Aiace appartenga ad un epos pi arcaico rispetto a quello che fa da sfondo agli eroi che combatterono sotto le mura di Troia. Cos sembrano dimostrare gli innumerevoli riferimenti che concernono la sua figura mitica, ed il suo straordinario armamento; ma anche i caratteri intrinseci della sua figura lasciano trasparire una grande antichit: la sua laconicit, tanto simile a quella di Eracle, il suo muoversi sempre in coppia con il fratello Teucro, tanto da meritar loro il nome de i due Aiaci, che lo avvicina a figure semidivine come i Dioscuri, o mostruose come i Molionidi. Caratteristiche primordiali come la gigantesca stazza e gli eccessi furiosi e rovinosi, che gli hanno meritato laggettivo di pelwvrio", lo avvicinano alle forze irrazionali dei Titani20. Aiace altres rampollo di una famiglia straordinaria, gli Eacidi. figlio di Telamone, fratello di Peleo, e compagno darmi di Eracle. Insieme con Eracle, Telamone distrusse Troia per punire Laomedonte, e fu tanto coraggioso da essere il primo ad entrare nella breccia aperta nelle mura di Ilio, rischiando di sottrarre allo stesso Eracle la gloria dellimpresa21. Telamone, come ricompensa, ottenne da Eracle la mano di Esione, figlia di Laomedonte. Lepisodio della breccia sul muro di Troia, tanto abilmente sfruttata da Telamone, non deve far poi dimenticare che a costruire quella parte di muro era stato proprio il padre di questi, Eaco, che insieme ad Apollo e Posidone aveva costruito quelle formidabili mura22. Di tutto questo, Omero, che pur riserva ad Aiace un ruolo fondamentale allinterno del poema iliadico, serba ben poca traccia. La storia della sua famiglia gloriosa, dal passato cos strettamente legato alle sorti di Ilio, viene quasi del tutto omessa. Nel catalogo delle navi, Aiace semplicemente definito re di Salamina, mentre nellepisodio della Teichoskopia, a Priamo, che chiedeva notizie di Aiace, Elena risponde soltanto: quello Aiace, gigante, la rocca degli Achei. La moglie di Menelao tralascia, insomma, di dire al vecchio re che quellenorme guerriero, il migliore sul campo dopo Achille, davanti al quale lo stesso Ettore trema, non solo un suo nipote acquisito, visto che Telamone aveva sposato Esione, sorella di Priamo, ma apparteneva anche ad una progenie da cui erano discesi i pi importanti costruttori e distruttori di Troia. Eppure risulta difficile pensare che linsieme delle tradizioni epiche che confluirono nel poema iliadico ignorasse tout-court il passato di Aiace, soprattutto se si considera che esse costituiscono il medesimo sostrato da cui prende forma il mito di Achille, dato che i due erano cugini. In fondo, sotto le mura di Troia, la coppia Aiace e Achille riproduce sostanzialmente la coppia Telamonio e Peleo.

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Sulla vastissima letteratura, si vedano in generale i seguenti contributi e le relative bibliografie: Buchholz Wiesner 1977, pp. E1-14; Cassola 1973, pp. 13-55; Greco 2002; Greco 2005; Greco 2006; Holt 1992, pp. 31931; Kirk 1962, p. 111; OHiggins 1989, p. 44, n. 5; Page 1955, pp. 232-8; West 1988, pp. 158-9. Si veda a proposito uninteressante lettura in chiave titanica di Aiace in Delcourt 1965. Apd., Mit. II 6, 4. Pd., O. VIII 37-46.

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Per tentare di comprendere i motivi di un silenzio che presenta sempre pi i caratteri della voluta omissione, vale la pena riprendere in esame lepisodio odissiaco della nekya. Come si detto, lOdissea, di fronte alla mala sorte di Aiace, chiama in causa prima i Troiani e poi gli dei: come a dire che fu tutta colpa del fato o dei nemici, nientaltro. Odisseo in lacrime pare uscirne assolto dufficio, e non difficile capire il perch: come mette in evidenza Sbardella23, nel poema che eternava il Laerziade, bisognava sgravare dalla figura del protagonista il peso della colpa, infamante, di aver ottenuto con linganno un premio non meritato, causando la morte del pi grande eroe degli Achei dopo Achille. Se Omero, quindi, tace volutamente le colpe dOdisseo, lasciando che lombra e il dubbio sulle cause del tragico avvenimento ricadano sullostinato tacere dAiace, si pu legittimamente sospettare che i tanti silenzi sulla gloriosa famiglia di questi, e tutte le sue non vittorie sulla piana di Troia, non siano altro che un artificio finalizzato, esattamente come avviene nellOdissea, ad impedire che le parole e le gesta di Aiace possano risultare tanto gloriose ed importanti da oscurare il protagonista indiscusso dellIliade, Achille. Per salvaguardare i due maggiori eroi del firmamento omerico, Achille e Odisseo, quindi, i redattori dei poemi utilizzarono il medesimo strumento: il silenzio. NellOdissea questo reale, profondo, e da esso Odisseo ricostruisce, verrebbe da dire, la sua statura morale. Nel caso dellIliade, tale silenzio viene imposto ad Aiace non solo attraverso lomissione di ogni riferimento alla sua famiglia, ma soprattutto negandogli tanto una vera e propria aristeia, quanto una morte degna di questo nome. E se pur vero che la morte di Aiace o i suoi onorevoli antenati non erano pertinenti al poema iliadico, proprio perch non funzionali ad esso, spiccano le omissioni di Omero, che tante volte si lascia andare ad excursus sul futuro o il passato dei suoi eroi. Evidentemente, da un lato Aiace si legava tanto al destino di Troia da non poter in alcun modo venir omesso completamente in un poema dedicato ad essa, dallaltro questa stessa circostanza veniva probabilmente ad interferire sullimmagine eroica che Omero stava costruendo intorno ad Achille ed alla sua ira24, esattamente come avviene nellOdissea. Nella capacit di convogliare e integrare innumerevoli tradizioni diverse, vi tutta la grandezza del redattore dellIliade. Ma proprio in questa volont di amalgamare e conseguentemente di selezionare il materiale epico, lautorit omerica che, per usare le parole della Ciani, costituisce la prima e fondante stabilizzazione del mito di Troia25, per non svilire la figura di Achille, prescelta come soggetto del poema, non volle e non pot render giustizia ai contorni morali ed eroici del nostro eroe nella sua originaria dimensione ed importanza. In fondo, se Aiace fosse caduto difendendo le navi, la sua morte avrebbe ridicolizzato lassurda ira di Achille, oscurando del tutto lepisodio di Patroclo, e venendo in questo modo a sciogliere la tensione poetica che costituisce il cuore del poema. superfluo, quanto vano, chiedersi cosa sarebbe stato per noi Achille se Aiace, sotto le mura di Troia, avesse ucciso Ettore26.
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Sbardella 1998, pp. 15-16; Holt 1992, pp. 327-329. OHiggins 1989, 43-56, e in particolare pp. 46-51. Ciani 1999, p. 11. OHiggins 1989, p. 47 n. 18 sottolinea come la gloria di uccidere Ettore sfugga ad Aiace solo in funzione della gloria di Achille.

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La sensazione che nel ridurre limportanza di Aiace allinterno della saga iliadica Omero operi una scelta dolorosa. Ed proprio nel tentativo comunque di salvaguardare la sua grandezza, costringendola al contempo a rimanere sullo sfondo della nuova gloria di Achille, che potrebbe ravvisarsi uno dei principali fattori che contribuirono a dare di questo personaggio limpressione contraddittoria di grande eroe incompiuto. LAiace paleomiceneo Tra palesi omissioni e pesanti silenzi, Aiace resta in ogni caso il pi importante personaggio della saga iliaca, dopo Achille, e Omero, quando lo descrive in battaglia, sfrutta tutti quegli aspetti che fanno del Telamonio il simbolo e larchetipo delleroe arcaico. E questa volta, forse senza saperlo, il poeta rende il giusto onore ad unantichissima tradizione micenea, poich larmamento delleroe, com ben noto, rappresenta davvero un fossile di vetustissima antichit. Aiace armato di un semplice elmo, una lunga e pesante lancia e, soprattutto, uno scudo gigantesco a forma di torre. ormai unanimemente accettato che i passi epici che ci narrano lutilizzo di questo armamento descrivano tecniche guerriere risalenti al periodo di passaggio dal Medio al Tardo Bronzo, intorno al XVII-XVI secolo a.C.27. Nel caso dellarmamento di Aiace, archeologia, iconografia e descrizione omerica risultano concordanti in maniera sorprendente: in un passo iliadico (XV 674-685), per esempio, il Telamonio si aggira presso le navi, armato di sakos28, protendendo innanzi una lunga pertica navale, riproducendo quello che probabilmente doveva rappresentare un topos letterario tanto diffuso nel Tardo Bronzo da esser arrivato fino a noi rappresentato negli affreschi di Thera (fig. 1). Altri episodi sembrano ricordare anche nei particolari queste tecniche di combattimento. La lancia lunga e pesante doveva essere impugnata con entrambe le mani e perci, quando il guerriero decideva di attaccare, era necessario liberasse le mani dallingombro del grande scudo: quanto succede nellIliade quando il nostro eroe passa allattacco gettando lo scudo dietro alle spalle29, che poi quanto possiamo direttamente osservare, per esempio, nella raffigurazione del vaso dargento di Micene (fig. 2). Osservando da vicino alcuni episodi della lunga battaglia intorno alle navi riscontriamo come in determinate condizioni di pericolo, o di combattimento, leroe getti lo scudo dietro30, e si dia alla fuga: il caso eclatante riportato in Il. XI 545, dove Aiace, impaurito da Zeus, getta lo scudo sulle spalle e voltandosi dietro, di tratto in tratto, scappa. Se si esamina lepisodio con unottica analitica, che tenga conto del contesto originario di questa tecnica di combattimento, bisogna considerare come la mole dello scudo e la lunga lancia imponessero al guerriero una notevole abilit. Agilit e rapidit risultavano fondamentali, infatti, non solo per gettare sulle spalle lo scudo e sferrare lattacco a due mani, ma soprattutto, nel caso
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Per lintera questione vd. Greco 2006. Per il termine savko" si vedano Anselmi 1998 e Benedetti 1980; per la tecnica di combattimento, Greco 2002 e Greco 2006. Il. XI 545 e 526-527, o[piqen de; savko" bavlen. Per Hainsworth 1993, pp. 282-4 si tratta di un frammento di epica inerente alleroe armato di scudo a torre. Il. XI 545, o[piqen.

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in cui lattacco fosse andato a vuoto, per voltarsi, offrendo al nemico le spalle, ancora protette dallo scudo, e guadagnare il tempo per riprenderlo innanzi. Questo gesto di voltarsi, ben ritratto nelliconografia dellepoca31, risultava fondamentale, dal momento che una volta portato lattacco, il petto rimaneva del tutto scoperto al colpo del nemico32.

Fig. 1 Thera, affresco della parete nord della West House.

Il passo omerico33 pare descrivere con precisione la medesima tecnica nel caso del Telamonio: Aiace getta lo scudo sulle spalle, e arretra passo passo, osservando i nemici si noti luso del verbo entropalizomai34, che di chi arretra tenendo strettamente sotto controllo il nemico poi, girandosi da sotto (hypostrefo35), di scatto torna ad assaltarli. Luso dei verbi risulta perfettamente calzante con quelle che si possono ipotizzare fossero le movenze codificate per la difesa ed il contrattacco di chi usava lo scudo a torre. Per questi guerrieri il combattimento doveva essere caratterizzato quindi da un continuo movimento di avanzate e piccole ritirate al fine di assestare e parare i colpi, il cui effetto di mobilit era aumentato nel caso di combattimento sincronizzato con un arciere: si pensi alle memorabili scene in cui Teucro, dietro al fratello, avanza, tira con

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Vedi Hiller 1999. Si pensi al passo (XIV 404-5) in cui Aiace, voltosi verso Ettore, viene colpito da questi in pieno petto, e viene salvato dalle cinghie della spada e dal telamone, che si incrociano sul suo torace. Il. XI 543-546. jEntropalivzomai, che si gira spesso, delluomo che si ritira tenendo il viso rivolto al nemico. Il. XI 567, uJpostrefqeiv".

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larco, si ritira, girandogli intorno36, mentre Aiace lo copre e lo assiste governando lo scudo37 (fig. 3).

Fig. 2 Cratere dargento da Micene, tomba IV.

Fig. 3 Pugnale da Micene, tomba IV.

Lo specchio pre-oplitico Ci si potrebbe chiedere come mai nei poemi omerici si serbi memoria di tecniche di combattimento risalenti ad una fase paleomicenea, quando, solo per fare un esempio, non vi

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Sono le scene di combattimento di VIII 267 e ss., XIII 700 e XV 442 e ss. La forma verbale usata uJpexevferen, nel senso preciso di abbassare lo scudo spostandolo lateralmente (VIII 267-278); ajmfekavluye (VIII 331).

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traccia dei palazzi micenei o della loro burocrazia38. La risposta si pu ritrovare proprio nellaspetto del Telamonio: Aiace, infatti, con la sua possente lancia e lenorme scudo, ricalca quasi alla perfezione il clich delleroe, discostandosi dallesempio dei compagni quel poco da rendergli la giusta patina arcaica, ma senza allontanarsi tanto da risultare ad essi incompatibile. Aiace, insomma, risulta eroe un po eccentrico, ma fortemente integrato ed integrabile. Eppure, in questa cos precisa e fossilizzata rappresentazione di tecniche belliche tanto antiche si cela, a mio avviso, una seconda frattura, una seconda contraddizione dellAiace omerico, frutto, questa volta, non di un preciso progetto poetico ma, piuttosto, di un fraintendimento della sua azione eroica. Se, come ovvio supporre, questinsieme di tecniche era il prodotto di un preciso codice guerriero, appare altrettanto evidente che il modello di combattimento e della difesa dAiace sarebbe stato perfettamente comprensibile e onorevole per una platea dellet del bronzo, dove era ben nota larte di manovrare lo scudo a torre, e altrettanto note le difficolt intrinseche nella gestione di tale enorme baluardo difensivo. Certo per non poteva sortire il medesimo effetto di fronte ad un uditorio dottavo secolo. I destinatari dei poemi omerici, infatti, non avevano non solo gli strumenti critici, ma anche e soprattutto quelli etico-morali per comprendere le tattiche di Aiace sul campo di battaglia. In un uditorio impregnato di etica pre-oplitica quel guerriero che, come Aiace nellXI libro dellIliade, si fosse ritirato davanti al nemico, guardingo e allapparenza spaventato, non poteva che creare imbarazzo, poich andava ad infrangere il tab del nuovo tipo di guerriero, il nuovo orizzonte della gloria militare, la schiera. Luditorio dottavo secolo non pot, quindi, che fraintendere lazione di Aiace, ravvisandovi gli estremi per unaccusa di vilt. Lo stesso Omero pare disorientato nel descrivere e quindi definire moralmente e strategicamente latteggiamento delleroe: e cos, se in Il. XI 566 leggiamo Aiace ogni tanto si rammentava della forza infuocata, immagine di certo disdicevole per un guerriero nel mezzo della battaglia, il verso successivo recita eppure a tutti impediva di andare alle navi veloci. Queste immagini antitetiche trovano un riscontro altrettanto vivido e contraddittorio nelle due similitudini che tentano di rappresentarle. Il. XI Come fulvo leone da un chiuso di bovi scacciano i cani e gli uomini dei campi 550 non gli lascian rapire il grasso pingue dei bovi, tutta notte vegliando; quello bramoso di carne assalta, ma non pu far nulla: dardi folti gli cadono addosso, lanciati da intrepide mani, e fiaccole ardenti, che teme, per quanto furioso; 555 e allalba sallontana col cuore avvilito; cos allora dai Teucri Aiace, avvilito in cuore, sallontanava, a malgrado: tremava per le navi. E come un asino, quando allorlo del campo resiste ai fanciulli,
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Greco 2005.

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Alessandro Greco testardo, e molti bastoni sopra di lui son spezzati, 560 ma esso entra a mietere il grano folto; i fanciulli lo battono coi bastoni, ma la forza bambina, e a stento lo spingono fuori, quando sazio di grano. (trad. di Rosa Calzecchi Onesti)

Si noti che la similitudine del leone rappresenta un attacco inutile, finito con una ritirata, in cui il fiero animale rimane a bocca asciutta, mentre quella dellasino descrive un attacco determinato e fruttuoso, in cui lanimale si intrattiene nel campo finch non ha terminato di pascersi, incurante dellinsignificante forza (una forza bambina) degli avversari, cui segue una ritirata altrettanto calma e ordinata. Non vi sono dubbi su quale delle due azioni sortisca la vittoria, tanto meno, conseguentemente, quale sia pi degna di gloria e onore. Ma nonostante la pregnanza e la precisione con cui la similitudine dellasino riproduce lazione vittoriosa di Aiace, Omero preferisce ricondurre lazione alla pi banale rappresentazione del leone, e questo anche al costo di equiparare una brillante ritirata strategica ad una sconfitta, in definitiva, inesistente. La tomba di Aiace Un discorso analogo pu esser fatto per lultima vicissitudine della saga del Telamonio: la sepoltura. La tradizione della Piccola Iliade ricorda che Aiace, dopo il suicidio, non venne cremato, bens sepolto a causa dellira del re, come se ci andasse a costituire una punizione comminata alleroe da Agamennone. Al contrario, anche lepisodio della sepoltura rappresenta, ancora una volta, un esempio di come il retaggio miceneo, tanto solidamente vincolato alla figura Aiace, nel tempo sia finito per indurre ad un fraintendimento della sua vicenda eroica. Come ha saputo dimostrare Holt39, infatti, il ricordo dellinumazione, lungi dal rappresentare una sorta di damnatio memoriae, deve esser letto piuttosto come memoria diretta delle sepolture e dei rituali funebri di epoca micenea, che avvenivano principalmente per mezzo di inumazione e non per cremazione. Lo studioso ipotizza che nel suo epos originale la vita delleroe Aiace dovesse chiudersi con una catastrofica ma illustre sconfitta cui seguivano esequie onorate, ma che questo episodio venne frainteso nella tradizione, incapace di coglierne i caratteri micenei originali, finendo per trasformare la memoria della sua gloriosa sepoltura, come un sorta di punizione per la sua pazzia o per il suicidio. Conclusioni Purtroppo non sapremo forse mai quale fu la vera vicenda epica di Aiace Telamonio. Quello che appare probabile, tuttavia, che tale figura, fondamentale nella mitologia iliadica, sia stata da un lato prodigiosamente conservata a causa dei suoi caratteri di originale antichit, e dallaltro, proprio perch frutto e specchio di un mondo troppo arcaico anche per il contesto omerico, abbia finito per essere progressivamente fraintesa.

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Holt 1992.

Aiace, eroe frainteso

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Aiace, quindi, piuttosto che eroe incompiuto, o, ancor peggio, eroe del fallimento, deve essere visto primariamente come eroe frainteso. Frainteso, perch il suo modo di combattere prodotto di un orizzonte culturale e morale ormai incomprensibile alla platea omerica. Frainteso, perch il ricordo della sua sontuosa tumulazione, retaggio nitido dei rituali micenei, diventa un marchio di infamia. Frainteso, perch, nel tentativo di salvaguardarne il ruolo fondamentale nella vicenda troiana, senza svilire quello di Achille, Omero lo priva del suo passato. Frainteso, perch per mantenere integra la moralit del suo eroe, lautore dellOdissea preferisce tacere la verit di quella maledetta contesa. Frainteso infine nel suo significato simbolico dallimperscrutabile nebbia che avvolge lepisodio della sua morte, la cui titanica e arcaica morale ci sfugge ancora. In questo modo, al di fuori dallautorit omerica che laveva per prima distorta ma anche eternamente rappresentata, la figura di Aiace rimane intrappolata nelle sue contraddizioni, come se gli estremi paradigmatici del suo percorso eroico, la gloria sotto le mura di Troia e la presunta infamia, si fossero moltiplicati, cos che ogni gloria finita per avere la sua piccola infamia. Attraverso il filtro tragico, questi chiaroscuri divengono metafora della vicenda umana, dando ad Aiace quellaspetto dumana fragilit che lo rende tanto caro alle platee di ogni epoca. Ma in unottica analitica la stessa umanit non pu essere considerata che uno dei tanti fraintendimenti del suo mito: e cos, da pazzo sterminatore di armenti in Sofocle, a codardo nella tradizione popolare, il suo arcaico e ieratico silenzio finito per diventare un indizio di stupidit40, la sua incredibile capacit di resistenza si macchiata di un sospetto di irragionevole cocciutaggine41, la sua eroica solitudine nei confronti degli dei ha finito per vestire gli indumenti dellalterigia e dellempiet. La parabola discendente del mito e dellonore di Aiace tocca un vertice assoluto con Shakespeare42, dove leroe viene rappresentato come uno stupido miles gloriosus, ferocemente offeso e sbeffeggiato da Tersite: perch anche Tersite, nella sua beffarda ironia, diventato pi grande di Aiace. E quando Cervantes, ispirandosi a Sofocle, scrive lepisodio in cui Don Chisciotte mena strage tra branchi di pecore indifese, la contro-catarsi delleroe Aiace compiuta. Egli diventa, nella critica moderna, un eroe sfasato, metafora dallincapacit di adeguarsi al nuovo che avanza: egli si trasforma nelleroe del fallimento. E cos Aiace Telamonio, che sotto le mura di Troia contendeva ad Achille la gloria eterna dei versi omerici, sortisce un destino profondamente diverso dal suo impareggiabile cugino. Entrambi diventano protagonisti attuali di percorsi culturali che possono riassumersi in una semplice ricerca su Google: sotto la voce Achille si ritrovano Brad Pitt, e i rinnovati fasti della guerra di Troia, vestita a stelle e strisce, mentre sotto il nome Aiace si legge: Molti commentatori hanno definito Aiace come il primo Don Chisciotte della letteratura: un eroe che combatte invano. Lultimo fraintendimento, lultima tomba di Aiace.

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Per la questione si veda in generale Trapp 1961. Trapp 1961, pp. 271-272. W. Shakespeare, Troilo e Cressida, atto II, scena I 13.

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Alessandro Greco

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