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ILIADE ODISSEA

La sostanziale differenza che si nota tra l'Iliade, l'Odissea e l'Eneide sono i temi che vengono
trattati.

Nell’ Iliade il tema principale è costituito dalla guerra. Le emozioni che vengono valorizzate
all'interno di questo poema sono: il coraggio, l'onore e l'amore per la terra natia. Le gesta epiche
sono tra l'altro compiute dallo stesso eroe che diventa anche immortale nel tempo. Nello specifico si
tratta di Achille che per tutta la sua breve vita ha contrastato il suo acerrimo nemico di nome Ettore.
Il guerriero inoltre pur di raggiungere il suo scopo e diventare quindi un idolo per la generazione
della sua epoca, decise di mettere da parte ogni sentimento e di avere come unico punto di
riferimento le armi.
Compiere imprese gloriose in guerra è visto come un modo per guadagnarsi l'immortalità, perché le
gesta degli eroi vengono ricordate per sempre. I sentimenti umani sono messi in secondo piano
rispetto a questi ideali. I sentimenti umani sono messi in secondo piano rispetto a questi ideali.
L’Odissea dà spazio al mondo quotidiano, parla di famiglia, di servi, di artigiani e del loro lavoro,
inserisce elementi sia concreti sia fantastici che vengono descritti in maniera precisa. Nell'Odissea il
protagonista è Odisseo ed il tema principale è l'amore per la patria, la famiglia e per il viaggio. La
conoscenza è lo stimolo che dà la spinta ad Odisseo per poter affrontare tantissimi disagi.
Nell’ odissea sono valorizzati, dunque, l'amore per la patria, l'amore coniugale e la voglia di
conoscere. Tutti questi ideali sono incarnati da Odisseo, che rispetto agli eroi dell'Iliade sembra più
simile agli altri mortali e non si distingue per la forza, bensì per l’astuzia e l’intelligenza pratica (la
métis). Egli, infatti, dimostra anche di avere intenzione di conservare la sua natura umana nel
momento in cui rifiuta l'offerta di Calipso di sposarla e diventare immortale.
l’Eneide, invece, viene commissionata a Virgilio dall’imperatore Augusto con lo scopo principale di
celebrare Roma e il nuovo governo iniziato col suo principato. La nascita di Roma viene vista come
un evento voluto dal destino, mentre Augusto è celebrato in quanto discendente di Enea ed è visto
come colui che ha riportato la pace dopo un periodo travagliato come quello della guerra civile e si
è preso il gravoso impegno di guidare l'impero. L'Eneide ha inoltre l’intento di diffondere i valori
che la politica di Augusto cercava di reintrodurre tra i Romani: la semplicità dei costumi, la
clemenza verso il nemico vinto, lo spirito di sacrificio, la pietas (ovvero il rispetto e la devozione
verso gli dei e la patria), la lealtà, la devozione, la capacità di sopportare le avversità, la giustizia,
l’amore per la famiglia e per la patria.
Nell’ Eneide dunque è il destino a recitare un ruolo primario.

I tre poemi presentano molte differenze, nonostante


l’Eneide abbia come modello entrambe le opere omeriche.

Un'altra differenza sta nel fatto che l'Iliade e l'Odissea


prima di essere trascritte venivano tramandate oralmente
e spesso durante questa fase devono aver subito alcune
modifiche. Quello dell'Eneide, invece, è un poema
elaborato per essere letto e non ha subito una precedente
fase di trasmissione orale.
Per quanto riguarda allo stile e alle tecniche narrative,
alcune caratteristiche differenti emergono già dai proemi.
Mentre l’autore dell’Iliade e dell’Odissea nei due proemi si
affida alla Musa per ricevere l’ispirazione, iniziando con la
formula fissa “canta”, riferito appunto alla dea, e
narrando tutte le vicende in terza persona singolare, senza
mai intervenire in prima persona a commentare fatti ed
eventi, salvo che in uno degli episodi più commoventi
dell’intera opera, quello che riguarda la morte del giovane
Patroclo. Al contrario Virgilio esordisce con la formula
“canto” e prosegue la narrazione in prima persona
singolare, intervenendo a commentare i fatti, rivolgendosi
direttamente ad alcuni personaggi (per esempio alla regina
Didone disperata per l’abbandono da parte di Enea) ed
esprimendo in generale una forte partecipazione emotiva
che lo fa allontanare dalla tradizionale oggettività
dell’epica.
Pertanto bisogna definire Omero un narratore esterno,
onnisciente, ma nascosto e oggettivo, e Virgilio un
narratore esterno palese e onnisciente.
La narrazione virgiliana nei libri dal 7 al 12 riprende il tema della guerra presente
anche nella memoria dei testi Omerici: analogie e differenze

La concezione della guerra è sempre stato un tema importante, se non fondamentale,


nella storia.
Gli eroi di Omero provano delle passioni molto chiare che si prestano a sfumature
come l’ira, il desiderio di gloria, il desiderio di vendetta. Essa sono sempre dettate
dall’istinto e non esiste mai una riflessione morale su quanto l’eroe sta per compiere.
Invece, in Enea, prevale una riflessione sul dovere verso la famiglia, verso la patria e
verso gli dei. Per questo motivo, il modo con cui viene vissuta la guerra è diverso tra i
due poemi. Per Enea, la guerra non è un’occasione per esaltare la forza, per
dimostrare una superiorità o per conseguire la gloria. Per l’eroe virgiliano la guerra è
solo dolore e morte e per i vinti Enea prova compassione ed esprime la sua
“humanitas”.
Lo scopo dell’opera è di cantare la gloria di Roma, voluta dagli dei, La nascita di
Roma viene vista come un evento voluto dal destino, mentre Augusto è celebrato in
quanto discendente di Enea ed è visto come colui che ha riportato la pace dopo un
periodo travagliato come quello della guerra civile e si è preso il gravoso impegno di
guidare l'impero. L'Eneide ha inoltre l’intento di diffondere i valori che la politica di
Augusto cercava di reintrodurre tra i Romani: la clemenza verso il nemico vinto, lo
spirito di sacrificio, la pietas (ovvero il rispetto e la devozione verso gli dei e la
patria), la lealtà, la devozione, la capacità di sopportare le avversità, la giustizia,
l’amore per la famiglia e per la patria.
Per gli antichi la guerra era una questione di onore, che si trattasse di vivere o di
morire; difatti, morire in battaglia era considerato l’apice del valore, più la tua morte
era eroica, più eri valoroso. Omero, per esempio, nel poema dell’Iliade, riprende più
volte l’orrore e la violenza delle battaglie e il motivo principale per cui si combatte è
la gloria.
Cioè combattere diventava un’occasione per mostrare a tutti la potenza fisica di cui si
era dotati, ovvero un’opportunità per ottenere la tanto sperata gloria, per cui poi a
parer loro si diveniva immortali, vivendo nel ricordo. Omero predilige perciò
l’aspetto positivo della guerra e preferisce evidenziare la vittoria e la grandezza,
piuttosto che il lato negativo di essa.
Sembra, invece, che il parere di Virgilio, completamente diverso da quello di Omero,
nel suo poema, l’Eneide, attraverso gli occhi di Enea, giudica negativamente gli
Achei per le loro azioni, in particolare per l’episodio del cavallo di legno, e
compiange e compatisce i troiani per il loro infausto destino.
Mentre nell’Iliade, la guerra è un modo per affermare la propria invincibilità,
nell’Eneide essa diventa un episodio nefasto e pieno di sventure in cui le persone
care, gli affetti e la propria vita vengono spazzati via dalla potenza omicida e dalle
stragi dei nemici. Essa non è “madre di eroi”, ma elimina uomini, sentimenti e pietà,
sconfigge e offende la dignità dell’essere umano.
di alcuni comandanti che oggi dirigono guerre e operazioni militari. Infatti egli è
spietato verso chi chiede pietà, come lo stesso re di Troia.
Inoltre mentre nell'Iliade si tratta esclusivamente di guerra ed eroismo; nell'Odissea si
parla invece più che altro dell'errare (nostos), anche se vi sono scene di battaglia e
richiami alla guerra di Troia; l'Eneide associa le due caratteristiche dei poemi
precedenti, proponendo prima le peregrinazioni (nostos) del protagonista e poi la
guerra per ottenere il territorio del Lazio
Il viaggio di Enea, all’inizio dell’opera, non è un ritorno a casa come quello di
Odisseo ma un viaggio verso l’ignoto. La guerra di Enea non serva a distruggere una
città ma a costruirne una nuova.
Punti in comune tra i vari eroi Achille feroce e vendicativo, Odisseo assetato dalla
voglia di conoscere ed Enea, destinato a soffrire per fondare Roma, è la loro forza di
fronte alle immense difficoltà presentate dal destino.

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