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H. Jonas, Il principio di responsabilit Al principio speranza contrapponiamo il principio responsabilit e non il principio paura.

Ma la paura, ancorch caduta in un certo discredito morale e psicologico, fa parte della responsabilit altrettanto quanto la speranza, e noi dobbiamo in questa sede perorarne ancora la causa, poich la paura oggi pi necessaria che in qualsiasi altra epoca in cui, animati dalla fiducia nel buon andamento delle cose umane, si pote a considerarla con sufficienza una debolezza dei pusillanimi e dei ne rotici. a! "aura, speranza e responsabilit. #a speranza una condizione di ogni agire, poich questo presuppone di poter conseguire qualcosa facendo affidamento sulla possibilit di ottenerlo in quel caso determinato. "er chi sa il fatto suo $e anche per chi fa orito dalla fortuna!, potr trattarsi non solo di speranza, ma anche di sicurezza di s. %n considerazione di tutto ci& di cui l'agire si fa carico si potr solo sperare che gi il risultato immediato, e a maggior ragione i suoi effetti ulteriori nell'impre edibile fluire delle cose, saranno da ero quelli auspicati. #'indi iduo consape ole do r ogni olta porsi nell'ottica di poter desiderare in seguito $col senno di poi! di non a er agito o di a er agito di ersamente. #a paura non si riferisce a questa incertezza, oppure i fa riferimento solo in quanto circostanza concomitante. Non permettere che la paura distolga dall'agire, ma piuttosto sentirsi responsabili in anticipo per l'ignoto costituisce, da anti all'incertezza finale della speranza, proprio una condizione della responsabilit dell'agire( appunto quel che si definisce il )coraggio della responsabilit*. +uando parliamo della paura che per natura fa parte della responsabilit, non intendiamo la paura che dissuade dall'azione, ma quella che esorta a compierla, intendiamo la paura per l'oggetto della responsabilit. A proposito di quest'ultimo, abbiamo gi dimostrato $nel cap. -! che sostanzialmente ulnerabile e che c' quindi da temere per esso. %n quel capitolo abbiamo analizzato diffusamente quel che nel caso determinato induce qualcuno ad appropriarsi di tale paura trasformandola nel do ere di agire. #a responsabilit la cura per un altro essere quando enga riconosciuta come do ere, di entando )apprensione* nel caso in cui enga minacciata la ulnerabilit di quell'essere. Ma la paura gi racchiusa potenzialmente nella questione originaria da cui ci si pu& immaginare scaturisca ogni responsabilit atti a( che cosa capiter a quellessere, se io non mi prendo cura di lui. +uanto pi oscura risulta la risposta, tanto pi nitidamente delineata la responsabilit. +uanto pi lontano nel futuro, quanto pi distante dalle proprie gioie e dai propri dolori, quanto meno familiare nel suo manifestarsi ci& che a temuto, tanto pi la chiarezza dell'immaginazione e la sensibilit emoti a debbono essere mobilitate a quello scopo. /i enta necessario il 0fiuto' di un'euristica della paura che non si limiti a scoprire e a raffigurare il nuo o oggetto, ma renda noto a se stesso il particolare interesse etico che ne risulta e ocato $senza che lo fosse mai stato prima d'ora!. 1i la teoria etica ha bisogno dell'idea del male come di quella del bene, tanto pi poi se quest'ultimo ha perso e idenza al nostro sguardo e de e ritro are il suo profilo mediante l'anticipazione di un nuo o male incombente. %n una situazione quale ci sembra essere l'attuale, lo sforzo consape ole di alimentare una paura altruistica 2 in cui, insieme al male, si manifesti anche il bene che de e essere sal aguardato, insieme alla s entura, anche la sal ezza che non a so raccaricata di illusioni 2, anzi quella stessa paura di enter il primo do ere preliminare di un'etica della responsabilit storica. 3i si do r guardar bene dall'affidare il nostro destino a chi non ritiene abbastanza decorosa per la condizione umana questa fonte dell'etica della responsabilit, )la paura e la trepidazione* 2 che naturalmente non mai l'unica fonte, ma tal olta del tutto ragione olmente quella dominante. /al canto nostro noi non temiamo il rimpro ero di pusillanimit e di negati it quando dichiariamo in tal modo la paura un do ere, che pu& essere naturalmente tale soltanto con la speranza $della pre enzione!( la paura fondata, non la titubanza, forse addirittura l'angoscia, ma mai lo sgomento e in nessun caso il timore o la paura per se stessi. 4arebbe in ece effetti amente pusillanimit e itare la paura o e essa sia necessaria. b! "er tutelare )l'integrit dell'uomo*. 4i do ranno apprendere nuo amente il rispetto e l'orrore per tutelarci dagli sbandamenti del nostro

potere $ad esempio dagli esperimenti sulla natura umana!. %l paradosso della nostra situazione consiste nella necessit di recuperare dall'orrore il rispetto perduto, dalla pre isione del negati o il positi o( il rispetto per ci& che l'uomo era ed , dall'orrore dinanzi a ci& che egli potrebbe di entare, dinanzi a quella possibilit che ci si s ela inesorabile non appena cerchiamo di pre edere il futuro. 4oltanto il rispetto, ri elandoci )qualcosa di sacro*, cio d'in iolabile in qualsiasi circostanza $il che risulta percepibile persino senza religione positi a!, ci preser er anche dal profanare il presente in ista del futuro, dal oler comprare quest'ultimo al prezzo del primo. #a speranza, altrettanto poco quanto la paura, pu& indurci a rin iare a una fase ulteriore il fine autentico 2 la crescita dell'uomo in un'umanit non atrofizzata 2, compromettendo nel frattempo tale fine con dei mezzi che non rispettano l'uomo della propria epoca. 5n'eredit degradata coin olgerebbe nel degrado anche gli eredi. #a tutela dell'eredit nella pretesa )di integrit dell'uomo* e quindi, in senso negati o, anche la sal aguardia dal degrado, de e essere l'impegno di ogni momento( non concedersi nessuna pausa in quest'opera di tutela costituisce la migliore garanzia della stabilit, essendo, se non l'assicurazione, certo il presupposto anche dell'integrit futura dell'identit umana. #a sua integrit non altro che l'apertura erso quella sempre smisurata pretesa 2 che induce all'umilt 2, ri olta al suo portatore strutturalmente inadeguato. 3onser are intatta quell'eredit attra erso i pericoli dei tempi, anzi, contro l'agire stesso dell'uomo, non un fine utopico, ma il fine, non poi cos6 modesto, della responsabilit per il futuro dell'uomo. H. Jonas, Il principio di responsabilit, 7inaudi, 8orino, 9::;, pagg. <=-><=?