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Ficino - La "teologia della luce" Gli umanisti dimostrarono, di solito, una spiccata antipatia nei confronti di Aristotele e dell'aristotelismo

tomista, in parte per la rigidezza e la goffaggine letteraria del modo di argomentare degli scolastici, in parte perch non amavano le gerarchie statiche dell'universo aristotelico, stabilito una volta per tutte. La tradizione platonica soddisfaceva molto di pi la loro visione del mondo inquieta, amante dei simboli ambigui e affascinata dall'esperienza del divino senza mediazioni. Marsilio icino !"#$$%&&', fondatore a irenze dell'Accademia (latonica, tradusse l'intero corpus delle opere platoniche e neoplatoniche. )ra gli scritti originali di icino vi * il De Sole !"#&$', nel quale viene riproposta in termini trionfali quella +teologia della luce+ che ha percorso, come una corrente sotterranea, tutto il pensiero medievale e tramite la quale il ,ole acquista, per ora nel cielo della filosofia, il posto che gli compete- il centro del sistema. .l nostro divino (latone /...0 chiam1 il ,ole figlio visibile del sommo bene. (ens1 anche che il ,ole fosse la statua visibile di 2io posta da 2io stesso in questo tempio del mondo perch da ogni parte tutti la ammirassero sopra tutto. 3ome dice (lotino in accordo con (latone, gli antichi veneravano il ,ole come 2io./...0 3os4 come il ,ole genera gli occhi e i colori, e agli occhi d5 la capacit5 di vedere e ai colori quella di esser visti, ed entrambi congiunge in unit5 mediante la luce, cos4 2io si comporta rispetto a tutti gl'intelletti e a gl'intelligibili. 2io infatti crea le specie intelligibili delle cose e gli intelletti, dando loro una forza propria e naturale. Li circonfonde poi di continuo con una luce comune per mezzo della quale eccita all'atto le virt degl'intelligibili e de gl'intelletti congiungendoli nell'azione. 6 questo lume (latone chiama verit5 rispetto alle cose comprensibili, e scienza nelle menti. 6gli pensa che il bene in s, ossia 2io, trascende tutto questo come il ,ole trascende la luce, gli occhi e i colori. Ma quando (latone dice che il ,ole supera tutto quello che * visibile, senza dubbio allude al di sopra del corporeo a un ,ole incorporeo, ossia al divino intelletto. (oich tuttavia si pu1 salire dall'immagine all'esemplare togliendo quello che c'* di meno perfetto ed aggiungendo quel che ha valore, togli al ,ole, a cui Averro* tolse gi5 la materia, anche ogni quantit5 determinata, ma lasciagli con la luce la potenza, in modo che rimanga la luce dotata di una meravigliosa virt non chiusa in alcuna definitezza di quantit5 o di figura, estesa per uno spazio infinito che riempie tutto con la sua onnipresenza. (ensa ora questa luce che oltrepassa l'intelligenza come quaggi oltrepassa la vista degli occhi. 3os4 avrai in qualche modo raggiunto, secondo le tue capacit5, dal ,ole .ddio, che ha posto nel ,ole il suo tabernacolo. 6 poich nulla * pi lontano dalla luce divina dell'informe materia, niente * pi lontano dalla luce dei ,ole che la terra. 3os4 i corpi in cui prevale la condizione terrestre, del tutto alieni come sono dalla luce, non accolgono in s nessuna luce. 6 non perch la luce non possa penetrarli. La luce infatti, che non illumina all'interno la lana o il foglio, penetra istantaneamente il cristallo, che pur * cos4 arduo a penetrarsi. 3os4 la luce divina risplende anche nelle tenebre dell'anima, ma le tenebre non la comprendono. 6 non * forse anche in questo simile a 2io, che nelle menti angeliche e beate prima diffonde la scienza delle cose divine, ed accende quindi l'amore7 3ome accende quaggi nei credenti l'amore che purifica e converte prima di donare l'intelligenza delle cose divine. 3os4 il ,ole illumina istantaneamente le nature pure e luminose gi5 fatte celesti mentre quelle opache e materiali riscalda prima con la luce, le accende e le purifica, per poi illuminarle. 6 cos4 col calore come con la luce fatte lievi e trasparenti, le solleva quindi e le sublima. (er questo Apollo con le saette dei suoi raggi trapassa, purifica, discioglie, solleva la massa di (itone. 8 dobbiamo dimenticare che a quel modo in cui speriamo in 3risto finalmente regnante, che con lo splendore del suo corpo susciter5 dalla terra i corpi umani, analogamente aspettiamo ogni anno dopo l'inverno letale il ,ole signore dell'Ariete, che richiama alla vita e alla bellezza i semi delle cose, nascosti come morti nella terra, e gli animali semivivi !in letargo'.

!Marsilio icino, De Sole, in Prosatori latini del Quattrocento, a c. di 6ugenio Garin, 6inaudi, "&9:, vol. ;.., pp. &&"%&&<'