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LA PAURA.

UN SENTIMENTO POTENTE E SEMPRE ATTUALE


Giovanni Cucci
in La Civilt Cattolica 2012 II 438-450 - quaderno 3887 (2 giugno 2012)

Dal punto di vista psicologico la paura legata alla percezione di un pericolo reale, concreto e
puntuale; anche se appartiene alla sfera emotiva, essa rimane sempre frutto di una valutazione a
pro- posito di quanto sta accadendo, compiendo una previsione sul possibile andamento delle cose.
La paura pu manifestarsi in relazione ad animali o ambienti particolari (fobia), diventare diffusa
fino a perdere il controllo, impoverendo la sua componente valutativa [panico]; pu essere
conseguenza di una acuta sofferenza interiore (ansia), o uno stato durevole e profondo della persona (angoscia).
Questo sentimento si trova alla base delle pi svariate motivazioni del comportamento
umano, e pu manifestarsi in ogni possibile scelta, ma soprattutto nelle non scelte. Essa pu anche
essere considerata come il motore essenziale degli affetti, delle relazioni, della storia, come del
dirit- to, dell' economia e degli ultimi ritrovati dell'elettronica: gli antifurti, i metal detectors, i satelliti arti- ficiali, le porte blindate, le cineprese, sempre pi presenti nelle nostre citt, trovano nella
paura la loro ragion d'essere.
Uno strano paradosso
Le attuali societ occidentali presentano a questo riguardo uno strano paradosso. Da un lato vi si
nota una situazione di benessere senza precedenti, che consente di risolvere con facilit la maggior
parte dei problemi legati alla sopravvivenza, offrendo a un sempre maggior numero di persone
possibilit di istruzione e di cura. D'altra parte questa aumentata sicurezza presenta un costo molto
alto: la proliferazione della paura. Per uno strano meccanismo psicologico, la ricerca eccessiva
di sicurezza non elimina la paura, ma porta piuttosto a incentivarla 1.
La paura sembra essere la sensazione dominante delle nostre collettivit, in cui societ per assicurazioni sempre pi numerose e variegate si sforzano di garantire l'esistenza in tutte le sue fasi. Il
sociologico Bauman presenta la situazione in questi termini: Siamo "oggettivamente" le persone
pi al sicuro nella storia dell'umanit. Come le statistiche dimostrano, i pericoli che minacciano di
abbreviare la nostra vita sono pi scarsi e lontani di quanto generalmente non lo fossero nel passato
o non lo siano in altre parti del pianeta [...]. Tutti gli indicatori oggettivi che si possono immaginare
mostrano un aumento apparentemente inarrestabile della protezione di cui uomini e donne della
parte "sviluppata" del pianeta godono su tutti e tre i fronti lungo i quali si combattono le battaglie in
difesa della vita umana: rispettivamente contro le forze sprezzanti della natura, contro la debolezza
congenita del nostro corpo e contro i pericoli che vengono da aggressioni di altre persone 2.
Eppure, con tutto ci, la paura aumenta; da questo punto di vista sembra di assistere su scala
collettiva alla tipica dinamica del bambino viziato: quanto pi stato cresciuto nella bambagia, al
riparo da ogni possibile fastidio grazie a genitori premurosi e iperprotettivi, tanto pi manifesta una
profonda sfiducia in se stesso, diventa triste, noioso, pieno di paure, insofferente a tutto.
Letta nell'attuale clima di grande recessione economica, la connessione tra paura e sicurezza
rileva corsi e ricorsi interessanti. Freud lo fa notare nella sua celebre opera Il disagio della
1

Come osserva a questo proposito Radcliffe: Sotto molti aspetti, viviamo in un mondo molto pi sicuro dei nostri
antenati. Almeno in Occidente, siamo pi protetti da malattie, violenza e povert. E tuttavia abbiamo paura. Siamo
ansiosi riguardo a pericoli che abbiamo creato noi: disastro ecologico, BSE, energia nucleare, piante geneticamente
modificate. Sono stato in Paesi in Africa dove le persone sopportano pericoli terribili ogni giorno con calma e fiducia,
mentre in Occidente il pi vago accenno di rischio produce il panico (T. RADCLIFFE, II punto focale del cristianesimo.
Che cosa significa essere cristiani?, Cinisello Balsamo [Mi], San Paolo, 2008, 111).
2
Z. BAUMAN, Paura liquida, Bari - Roma, Laterza, 2008, 161.

civilt, la cui data di apparizione, il 1929, significativa. Per Freud la moderna civilt nasce da una
forma di baratto, in cui l'uomo rinuncia a essere felice per poter essere sicuro, scambiando le proprie pulsioni, di per s distruttive, con la sicurezza che la civilt pu fornire: L'uomo civile ha
barattato una parte della sua possibilit di felicit per un po' di sicurezza 3.
La ricerca eccessiva di sicurezza porta a una pericolosa oscillazione emotiva, dalla noia al
panico, con preoccupanti ricadute a livello di impostazione di vita, specie in et giovanile, perch
spegne l'entusiasmo, il desiderio, la voglia di vivere e di giocarsi rischiando per qualcosa di
importante: Contrariamente all'evidenza obiettiva, sono coloro che vivono in un agio mai
conosciuto prima e che sono pi coccolati e viziati di chiunque altro nella storia, a sentirsi pi
minacciati, insicuri, spaventati, pi facili al panico e pi attratti da qualsiasi cosa abbia a che
fare con la sicurezza e l' incolumit, rispetto alla maggior parte delle altre societ del passato e del
presente 4.
La societ tecnologica maggiormente preda della paura?
La stranezza rilevata dal binomio sicurezza-paura indica come scienza e tecnologia siano strutturalmente incapaci di fornire una risposta adeguata ai problemi pi importanti dell'esistenza, rivelando un divario incolmabile: pi aumentano le realizzazioni volte a garantire la sicurezza
personale e collettiva, pi aumentano le costellazioni simboliche e affettive legate alla paura.
Paura e ansia costituiscono infatti i messaggi non detti che giungono dalle porte blindate, dalle
so- fisticate modalit di segretezza bancaria, dalle scorte armate e dalle guardie del corpo, dalle
telecamere, dai posti di blocco... Questo tipo di situazioni porta al diffondersi sempre pi capillare
della paura-panico, che a sua volta spinge a fuggire dalla vita reale. Molte protezioni implicano
molti potenziali pericoli, sempre sul punto di prevalere: Essere protetti significa (nella percezione
sociale) anche essere minacciati5.
La paura sembra cos prosperare proprio quando si fa della sicurezza il criterio supremo
del vivere, cercando in tal modo di evitare i rischi piuttosto che fronteggiarli. E poich questo
sentimento si alimenta di suggestione e immaginazione, esso trova il suo terreno ideale proprio in
chi, non dovendo affrontare quotidianamente pericoli reali, finisce per diventare prigioniero dell
immaginario, di ci che non capita, ma potrebbe capitare: il pericolo sempre all'erta, pronto a
manifestarsi 6. Tutto questo alla fine, pi che allontanare la paura, la ricorda ad ogni istante, e da
salutare campanello di allarme verso un pericolo concreto finisce per trasformarsi in panico ingiustificato: "Paura" il nome che diamo alla nostra incertezza, alla nostra ignoranza della minaccia, o di ci che c' da fare per arrestarne il cammino o, se questo non in nostro potere, almeno
per affrontarla7.
La paura, quando regna indiscriminata, comporta altre spiacevoli conseguenze, come la
tristezza, la depressione, l'incapacit cronica di godere della propria vita, perch ossessionati da un
male che non esiste, ma che potrebbe sempre manifestarsi: Uno studio realizzato dai ricercatori
dell' University Co lege di Londra ha dimostrato che chi ha paura di subire atti criminali corre un
S. FREUD, Il disagio della civilt, in ID., Opere, X, Torino, Bollati Boringhieri, 1978, 602.
Z. BAUMAN, Paura liquida, cit., 162.
5
R. CASTEL, L'insicurezza sociale. Che significa essere protetti?, Torino, Einaudi, 2004,5.
6
Che la sicurezza sia un'utopia irraggiungibile dal punto di vista economico, sociale, ma soprattutto psicologico,
ben mostrato da un recente libro di Sofsky. Egli scrive fra l'altro: Bench la durata della vita e i consumi di massa
abbiano toccato livelli storicamente senza precedenti, dilaga un po' ovunque una singolare inquietudine, addirittura
l'isteria [...]. Il voler bandire completamente tutti i pericoli solo l'altra faccia dell'allarmismo. Non appena il bisogno di
sicurezza prende il sopravvento, gli oneri della prova vengono semplicemente rovesciati [...]. Si attribuisce a priori una
minaccia a ogni novit fino a quando la sua innocuit non sia stata definitivamente dimostrata [...]. Bench non sia
neppure possibile verificare se il rischio effettivamente sussista, l'agitazione grande. Perch nulla appare pi
minaccioso dell'incertezza (W. SOFSKY, Rischio e sicurezza, Torino, Einaudi, 2005, 29 s).
7
Z. BAUMAN, Paura liquida, cit., 4; corsivo nel testo.
3

rischio doppio di ammalarsi di depressione [...]; la paura pu indurre anche una riduzione di alcune
funzioni fisiche nella qualit della vita, e una minore propensione alle relazioni sociali [...]. Ridurre
questa paura, probabilmente, pu contribuire a migliorare la salute psichica di molte persone 8.
La dimensione culturale della paura
La forza della paura, come si notava, nasce dal fatto che essa attinge all'immaginazione e ai
messaggi culturali che giungono dalla societ e dalle sue rappresentazioni culturali. Per questo si
tratta di un sentimento potenzialmente infinito, in grado di influenzare potentemente la modalit di
conoscenza, di valutazione e soprattutto di azione, fino ad esiti terribili. Come ebbe a osservare il
presidente degli Stati Uniti, F. D. Roosevelt: Gli uomini non sono prigionieri del fato, ma solo
della propria mente.
Tutto ci stato ben compreso dalle dittature di tutti i tempi. Se si riesce a instillare la paura
nella popolazione, la si ha in pugno, essa obbedir docilmente ai comandi dei suoi governanti:
Si fa tutto con parole e immagini. Per citare un vecchio detto: ne uccide pi la lingua che la spada
[...]. Una volta create la paura pubblica e la minaccia incombente del nemico, le persone ragionevoli si comportano irrazionalmente, le persone autonome si comportano in modo stupidamente
confor- mista e le persone pacifiche si comportano come guerrieri. Le drammatiche immagini del
nemico che compaiono su manifesti, alla televisione, sulle copertine delle riviste, nei film e su
Internet si stam- pano nei recessi del sistema limbico, il cervello primordiale, insieme con le potenti
emozioni della paura e dell'odio 9.
Un esperimento compiuto alcuni anni fa da A. Bandura conferma la verit di questa
affermazione: alcuni volontari dovevano esaminare gruppi differenti di studenti, scelti a caso,
riportando le loro valutazioni al termine delle prestazioni effettuate. Ci che risultava interessante
che le valutazioni offerte variavano sensibilmente se, prima di vedere le persone, i volontari venivano a conoscere in modo apparentemente casuale commenti negativi sugli appartenenti ai gruppi,
finendo per considerarli come potenziali nemici da avversare e temere: Senza rendervi conto che
anche questo fa parte dell'esperimento, sentite "accidentalmente" l'assistente lamentarsi
all'interfono con il responsabile dell'esperimento, dicendo che gli altri studenti "sembrano degli
animali"10.
In tal modo la paura suscitata portava a un'accresciuta ostilit, condizionando pesantemente il
pen- siero e il comportamento del volontario, prima ancora di essere entrato in contatto con coloro
che do- veva valutare: Immaginarli come "animali" estingue in voi ogni eventuale senso di
compassione [...]. Quel singolo termine descrittivo modifica la vostra immagine mentale di quelle
altre persone. Vi allontana dall'idea di simpatici studenti universitari che devono essere pi simili a
voi che diversi da voi. Quel nuovo modo di vedere ha un forte impatto sul vostro comportamento
11
.
Elementi del tutto simili sembrano purtroppo ritrovarsi alla base delle stragi pi efferate della
storia, di cui l'olocausto rappresenta solo uno degli esempi pi eclatanti. Lo studio di Zimbardo
ritrova esattamente i medesimi meccanismi improntati alla paura, che portano ad accentuare
la tendenza a considerare in modo disumano e stereotipato l'appartenente ad altri gruppi et88

M. BARBERI, Paure (in)controllate, in Mente e cervello 6 (2008) n. 45, 33.


PH. ZIMBARDO, Leffetto Lucifero. Cattivi si diventa?, Milano, Raffaello Cortina, 2008, 13. Cfr S. KEEN, Faces of the Enemy. Reflections on the Hostile Imagination, New York, Harper & Row, 2004.
1010
PH. ZIMBARDO, L'effetto Lucifero..., cit., 23. Cfr A. BANDURA - B. UNDERWOOD E. FROMSON, Disinhibition of aggression through diffusion of responsibility and dehumanization of victims, in Journal of Research in Personality 9 (1975)
9

253-269.
11
PH. ZIMBARDO, L'effetto Lucifero..., cit., 23 s.

nici, culturali e sociali, dipingendolo come un mostro o un insetto nocivo, e dunque da


eliminare.
Chiunque pu diventare preda di questi meccanismi, come la cronaca e la perizia psichiatrica
hanno purtroppo dimostrato studiando le stragi e i genocidi che si sono succeduti numerosi nel
corso dell' ultimo secolo: Vorrei che vi poneste continuamente la domanda: "Anch'io?", mentre
incon- triamo varie forme di male. Esamineremo il genocidio in Ruanda, il suicidio e l'assassinio di
massa dei membri del Peoples Temple nella giungla della Guyana, il massacro di My Lai in
Vietnam, gli orrori dei campi di concentramento nazisti, la tortura praticata nel mondo dalla polizia
militare e civile [...]. Infine vedremo come alcuni elementi comuni a tutte queste forme di male
ricorrano anche negli abusi perpetrati su detenuti civili nel carcere di Abu Ghraib in Irak 12. Coloro
che avevano compiuto tali atrocit erano persone del tutto normali, integrate e istruite, ma che
avevano profondamente interiorizzato un'ideologia impregnata di paura e rancore.
La paura come meccanismo di controllo e di profitto
La crescita esponenziale della paura nella nostra societ presenta certamente anche indubbi
vantaggi per alcuni gruppi e corporazioni, che vedono in essa sostanzialmente la possibilit di un
grande business, una fonte inesauribile di ricchezza dal punto di vista politico-economico. Sulla
paura prosperano infatti le societ di assicurazione e i loro sempre pi sofisticati e diversificati accessori, che possono tuttavia diventare anche potenti meccanismi di controllo sociale e di manipolazione delle masse.
Pensiamo a come le fonti di informazione facciano della paura uno dei canali commerciali
che maggiormente consente di vendere le notizie (come recentemente accaduto a proposito
della presunta pericolosit di alcune malattie), mostrandosi come un prodotto della cultura
cosiddetta post-moderna, della globalizzazione. Risulta ugualmente significativo l'aumento di
proposte culturali in cui predominano l' horror, il mostruoso (che nell'editoria diventa con facilit
circuito dei best-sellers pi redditizi). L'uomo teme la paura, ma sembra nello stesso tempo esserne
attratto, incuriosito dalle sue possibili rappresentazioni: Cos la paura, che mai aveva abbandonato
la cultura e l'immaginario collettivo del mondo moderno occidentale, viene sempre pi
spettacolarizzata e rappresentata come il ritorno del terrore e la fine del mondo fraterno e
cosmopolita13.
Il consumismo una maniera altrettanto redditizia di contrastare la paura. Alla radice dell'
accumulo dei beni c' la paura di restarne senza, di padroneggiare l'incertezza del futuro (un
meccanismo che alla base del vizio dell'avarizia): Il poter partecipare all'euforia consumista la
nuova strategia per demonizzare le nevrosi collettive e per esorcizzare i pericoli e le insicurezze che
incombono su una societ in continua trasformazione e perenne crisi di identit14.
Un semplice accenno all'essere passati da un allarme arancione ad uno rosso da parte dei
media, senza fornire alcuna spiegazione circa il possibile significato, n tantomeno la giustificazione della sua gravit, diventa tuttavia sufficiente per scatenare il panico nella popolazione.
Il regista M. Moore, presentando il suo film Fahrenheit 9/11, individuava nella paura il
meccanismo regolatore della societ statunitense: Questo film la continuazione dell'idea che sta
alla base di Bowling for Columbine. L avevo esplorato la manifestazione personale della paura,
avevo raccontato come le persone possono essere ingannate dalle immagini televisive e intimidite
dalle armi. In questo film invece ho scelto di raccontare la paura collettiva, l'isteria di massa che il
12

Ivi, 5 s.
P. BOSCHINI, Dall'insicurezza al terrore? Per una fenomenologia sociale della paura, in Rivista di teologia
dellevangelizzazione 14 (2010) n. 28, 332; cfr anche M. AUG, Non luoghi. Introduzione a un'antropologia della
surmodernit, Milano, Eluthera, 1993, 32; A. GIDDENS, Le conseguenze della modernit, Bologna, il Mulino, 1994,16.
14
P. BOSCHINI, Per un'antropologia della paura. Abbozzo di riflessione filosofica, in Rivista di teologia dell'
evangelizzazione 13 (2009) n. 26, 507.
13

potere riesce a creare per distrarre l'opinione pubblica dai veri temi. Come ha scritto George
Orwell nel suo romanzo 1984, il leader di un popolo deve tenerlo in uno stato di paura costante
facendogli credere che in qualunque momento potrebbe essere attaccato, cos rinuncer alla
libert per poter vivere. Gli americani hanno fatto questo negli ultimi due anni e mezzo15.
In Italia la situazione non si presenta molto diversa. Una delle forme di paura pi utilizzate da
parte di chi governa nei confronti di chi viene ritenuto diverso, come, ad esempio, gli immigrati, distogliendo in tal modo l'attenzione della gente da altri problemi ben pi gravi, concreti e
scomodi. quanto accaduto nel corso delle ultime campagne elettorali, in cui il tema della sicurezza e della protezione ha finito per oscurare i reali problemi del Paese: L'ultima rilevazione
del Censis, pub- blicata nel luglio scorso [2007], mette in evidenza che in Italia le principali preoccupazioni riguar- dano la casa e il lavoro. Tutto il resto, paura dello straniero, sicurezza, degrado
urbano, resta indietro di parecchi punti. Eppure i media continuano a perpetuare il mantra della sicurezza come se fosse l'unico argomento che interessa 16. Si riscontra in tal modo il medesimo
paradosso: paura e pericoli effettivamente presenti procedono su binari opposti.
La paura come catalizzatore psichico
Anche sul versante psicologico e psichiatrico si nota la medesima tendenza fin qui rilevata,
soprat- tutto in occasione di fatti legati alla cronaca nera, specie se di dominio pubblico. anche a
motivo della pressione emotiva della paura che psicologi e psichiatri sono con facilit portati, sulle
pagine dei quotidiani o in salotti televisivi, a classificare le persone come disturbate, folli, o
perfino come degli autentici mostri, senza portare alcuna diagnosi in merito, che richiederebbe
invece una conoscenza accurata del contesto educativo, sociale e culturale in cui questi individui
hanno matu- rato, spesso nel corso di molti anni, tali propositi.
A dispetto di tutto ci, molte etichette vengono con facilit messe in campo in queste
occasioni, principalmente per difendersi dalla paura sottostante: Nell'epoca attuale, si rischia di
utilizzare le classificazioni per rassicurare giudici, mass-media e opinione pubblica circa il fatto
che, finch ci saranno psichiatri, la gente potr fare affidamento sulla loro capacit di discriminare i
"sani" dai "matti". Pertanto, chi mette in atto emozioni e passioni attraverso condotte conformi pu
stare tran- quillo. Chi passa all'atto con modalit difformi, violente, delinquenziali, invece, ha la
celletta psico- patologica in cui essere collocato e con cui essere etichettato, a conforto e serenit di
tutta quell'altra umanit che - agendo, sentendo e pensando in maniera "integrata" - potr sostenere
di non dover con- dividere nulla con il "mostro". Gli psichiatri, con il loro furore classificatorio,
stanno diventando i garanti di questi pregiudizi, quando con tanto zelo si accaniscono nel
tentativo di spiegare e di ricondurre i comportamenti umani "difformi" - e non solo quelli pi
efferati, disturbanti, non comprensibili e sgradevoli - nell'ambito della psicopatologia17.
La paura di Dio
La paura diffusa diventa un potente ostacolo anche nei confronti della dimensione religiosa dell'
esistenza.
15

Moore, "Questo film sar uno choc per gli americani",


http://trovacinema.repubblica.it/film/fanrenheit-911/271336, 17 maggio 2004.
Il precedente film, Bowling for Columbine, riconosceva come la paura collettiva fosse alla radice dell' incredibile numero di omicidi negli USA - 11.000 all'anno, trenta volte superiore a qualunque altro Paese. A questo
proposito Moore riportava un dato significativo circa il carattere immaginifico della paura: nel corso dell'anno
1999, nonostante una diminuzione dei crimini del 20%, le notizie trasmesse dai media negli Stati Uniti a
proposito di aggressioni armate e omicidi erano aumentate del 600%. La paura rimane il messaggio culturale di
fondo che accompagna il cittadino statunitense nel corso di tutta la sua giornata.
16
M. BARBERI, Paure (in)controllate, cit., 30.
17
U. FORNARI, Monomania omicida. Origine ed evoluzione storica del reato d'impeto, Torino, Centro Scientifico Editore,
1997, 224.

Secoli di predicazione, in cui spesso ha prevalso pi la minac cia del castigo che la misericordia,
hanno purtroppo condotto molti fedeli ad avere un atteggiamento nei confronti di Dio ispi rato
soprattutto alla collera e alla paura della punizione.
Anche un luogo teologico cos importante della predicazione e della vita cristiana come la morte
in croce di Ges stato letto con le categorie della vendetta, di una giustizia retributiva intesa in
ter- mini meramente fiscali18. Il tema della legalit e della giustizia soddisfattoria, applicato alla
teologia e alla predicazione, rischia di focalizzarsi unicamente sul peccato e sui suoi conseguenti
castighi.
In tal modo il senso religioso finisce per ridursi a superstizione, magia, calcolo utilitario,
disperando alla fine della stessa possibilit della salvezza, una salvezza che presenta certamente le
caratteristiche del dono, ma che rimane nello stesso tempo alla propria portata.
Lo storico francese J. Delumeau terminava in modo piuttosto sconsolato il suo ampio studio
sull'idea di colpa e peccato trasmesse dalla catechesi e predicazione dell'epoca moderna: Una
paura troppo forte e un linguaggio tendente a insinuare il senso di colpa troppo ossessivo possono
para- lizzare, avvilire, sfibrare. La nostra indagine ha incontrato pi e pi volte, sia presso i cattolici
che i protestanti, la tentazione allo scoraggiamento (soprattutto al momento della morte) che ha
colto tante anime alle quali si era parlato pi di peccato che di perdono [...]. Non si maneggia senza
rischi e senza pericoli l'arma della paura. Un'insistenza troppo accentuata sulla morte e sul
macabro, sui supplizi dell'aldil, sulle confessioni e le comunioni malfatte poteva risultare
pericolosa per l' equilibrio psichico di certi ascoltatori 19.
Le conseguenze di questa maniera di presentare il mistero di Dio saranno enormi; una predicazione pressoch identificata con la paura e il castigo condurr al rifiuto della proposta religiosa e
alla progressiva scristianizzazione dell'Europa. Sempre pi filosofi, intellettuali e uomini di cultura
considereranno la religione cristiana, e quindi la religione tout court, come fonte di disperazione e
di ossessioni nemiche della vita, come direbbe Nietzsche.
E tuttavia, anche la ricerca di una sicurezza assoluta in campo religioso porta a derive non meno
gravi e pericolose; leggi e precetti possono essere adempiuti come garanzia di essere a posto con
Dio e con la propria coscienza, senza interrogarsi in profondit sul senso del proprio agire. Questo
atteg- giamento si nota, ad esempio, in sede di confessione sacramentale, l dove la persona
sembra incapace di riconoscere qualcosa di cui rimproverarsi, e dunque di cui essere perdonata,
trincerandosi dietro il fatidico ritornello: Padre, cosa debbo dirle? Rubare non ho rubato, ammazzare non ho ammazzato... sono a posto con Dio. La tendenza a ridurre la relazione con Dio
a un livello pu- ramente legale costituisce anch'essa una forma di difesa di fronte alla paura sottostante, non soltanto delle proprie fragilit e debolezze, ma soprattutto nei confronti di un incontro
spiazzante e impre- vedibile con il mistero di Dio: La psicologia clinica e la psicoterapia ci dicono
che la religione ha un solo grande nemico, un nemico molto potente, che non l'egoismo o
l'aggressivit, ma la paura. L'effetto principale della paura costruire una barricata contro
la potenza dell'amore e della fede in Dio. Per Ges la paura e la sfiducia in Dio erano i grandi
nemici per l'uomo; basta ricordare l'episodio della tempesta placata, in cui egli rimprovera i
discepoli non di poca virt, ma di essere paurosi, per accorgersi quanto il suo insegnamento, dal
punto di vista psicologico, ha voluto allontanare l'uomo proprio dalla paura 20.

Cfr gli esempi, tratti dalla predicazione e dalla pubblicistica degli ultimi secoli, riportati da B. SESBO, Un
lugubre florilegio, in ID., Ges Cristo l'unico mediatore, vol. 1, Milano, Paoline, 1991, 74-92.
19
J. DELUMEAU, II peccato e la paura. L'idea di colpa in Occidente dal XIII al XVIII secolo , Bologna, il Mulino, 1987,
18

1005.
20

P. IONATA, I guai del perfezionismo religioso, in Citt Nuova (1990) n. 2, 44.

La paura di vivere: l'incapacit di prendere decisioni


Questa visione della vita finisce per smarrire la dimensione di progettualit, componente di
rischio, certamente, ma anche di appetibilit, di desiderio di spendersi per qualcosa che vale; tutto
ci ha pesanti ripercussioni in altri ambiti della dimensione religiosa, come ad esempio la scelta
vocazionale.
Il drastico calo dei matrimoni spesso legato a una grande insicurezza e paura del futuro, di non
farcela a mantenere gli impegni presi. In questo senso le convivenze sembrano essere uno
specchio del nostro tempo; esse sono, come stato osservato, le figlie dell'ansia, della paura
condivisa da uomini e donne che anche il proprio matrimonio finisca a pezzi come quello dei
genitori o degli amici21. Questa paura finisce per diventare una profezia che si autoavvera; noto
dal punto di vista psicologico quanto la paura che un evento si realizzi contribuisca paradossalmen te al suo realizzarsi 22. In ogni caso viene minata la capacit di godere della propria vita, di giocarsi
per essa, di essere grati per ci che si ha e si .
Quando ci si illude di voler avere ogni cosa sotto il proprio controllo, si dimentica la dimensione
del rischio presente in ogni scelta importante, minando pesantemente la stima di s, mediante appunto l' avvertita paura di non farcela. Per questo non ci si avventura in grandi scelte, perch la
paura di fallire pi forte del desiderio di giocarsi per qualcosa di bello e di grande. Da qui la
paralisi nei confronti di scelte che impegnino in modo definitivo, scelte che d'altra parte aiutano a
vivere esperienze di stabilit, uscendo dall'incertezza: Pensando di poter tenere tutto sotto controllo, l'uomo moderno cresciuto con il culto - o forse meglio, con l'illusione ossessiva - della propria
si- curezza. Intrecciandosi con l'individualismo edonista postmoderno, questo processo sta producendo soggetti fragili, capaci di accettare solamente il rischio legato alle proprie decisioni, ma del
tutto insofferenti per i rischi che essi devono sopportare per responsabilit altrui23.
L'eccesso di possibilit, senza un criterio di valutazione, non aiuta, ma rischia di soffocare la
deci- sione: il progresso tecnologico, economico e sociale, pur sfornando strumentazioni sofisticate
e mul- tifunzionali capaci di giungere a livelli di possibilit mai visti prima, non sembra con ci in
grado di sconfiggere la paura, finendo piuttosto per generarne altre, ben pi minacciose e
implacabili.
Si realizza cos quanto aveva preannunziato Kafka nel racconto La tana: un animale, roso dalla
paura di essere aggredito, si dedica con tutte le sue forze alla realizzazione di un rifugio inattaccabile. Eppure, quanto pi vi lavora, tanto pi cresce la sua ansia, si insinuano dubbi e obiezioni
circa la tenuta delle pareti, la solidit degli sbarramenti, le possibili modalit di entrata del nemico.
Alla fine, esasperato, abbandona tutto ed esce all'aria aperta, preferendo un nemico visibile a uno
invisibile 24.
Non abbiate paura!
La paura rimane dunque invincibile finch ci si limita a considerarla dall'esterno, come un
segnale di allarme di fronte a un nemico visibile o nascosto, sempre pronto a colpire.
Si tratta piuttosto, come la riflessione degli antichi aveva colto con chiarezza, di riconsiderare la
dimensione interiore del pericolo, per lo pi smarrito nella nostra epoca. Il nemico infatti, come
M. BARBAGLI, Provando e riprovando. Matrimonio, famiglia e divorzio in Italia e in altri Paesi occidentali, Bologna,
il Mulino, 1990, 33.
22
Cfr R. MERTON, La profezia che si autoadempie, in ID., Teoria e struttura sociale. 2: Studi sulla struttura sociale e
culturale, Bologna, il Mulino, 2000.
21

23

P. BOSCHINI, Dall'insicurezza al terrore?, cit., 336 s; cfr S. BELARDINELLI, Contro la paura. L'Occidente, le radici
cristiane e la sfida del relativismo, Roma, Liberal, 2005, 34.38.75-78.
24
Cfr F. KAFKA, La tana, in ID., Tutti i racconti, vol. II, Milano, Mondadori, 1984, 224-255.

aveva compreso la tradizione filosofica e spirituale, si trova non fuori, ma dentro di noi, ed
in quella sede che va riconosciuto, affrontato e vinto.
Per questo soltanto un cammino religioso e spirituale in grado di rassicurare il nostro cuore
pauroso, perch ricorda che la storia, la vita di ciascuno non preda del caso o del prepotente di
turno, ma si trova saldamente nelle mani di Dio, che ci invita a riporre la nostra fiducia in Lui, e
dunque a non temere.
Questo invito a non avere paura, poich ogni
potere viene dal Padre, rivela un'immagine di Lui
all' in- segna della tenerezza e dellaffetto; per
questo, al timore degli uomini e degli eventi,
Ges sostituisce il pi veritiero timore di Dio. Si
tratta di un timore che, lungi dall'angosciare,
pacifica il cuore 25. Non un caso che questo
passo sia l' uni- co, in tutti i Vangeli sinottici, in
cui Ges chiama i suoi discepoli amici: C' in
questa parola la garanzia dell'amore personale del Signore che li accompagner fino nella
morte. Quindi, non temete! Il potere degli uccisori limitato: la morte che gli uomini possono
infliggere non tocca la vita umana nella sua realt pi profonda 26.
La paura si vince decidendosi per qualcosa che vale, animati dal desiderio di una vita piena,
degna di essere vissuta. La paura pu essere placata solo rispondendo all'unica voce capace di rassicurare il cuore 27.

25

Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare pi
nulla. Vi mostrer invece di chi dovete avere paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella
Geenna. S, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi
dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete pi di molti
passeri! (Lc12,4-7).
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G. ROSS, II vangelo di Luca, Roma, Citt Nuova, 1995, 482.
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Questo aspetto della problematica, considerata la sua importanza, verr trattato in un prossimo articolo.

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