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Capitolo 41: La formazione delle parole

1. Introduzione Con formazione delle parole intendiamo il settore della morfologia che si occupa dei processi di formazione e di analisi delle parole complesse (cfr. Gr. Gramm. vol. III, X). Le parole complesse sono derivate o composte. Le parole derivate sono formazioni affissate, che si distinguono in prefissate e suffissate. Un es. di prefissazione, in it. ant. come in it. mod., inutile, formato dallaggettivo utile preceduto dal prefisso negativo in-. Un es. di suffissazione, in it. ant. come in it. mod., fallimento, in cui ci sono il tema verbale falli (del verbo fallire) e il suffisso derivativo -mento che fa s che da un verbo si abbia un nome. Come si vede, diversamente che nelle parole composte, che vedremo subito, nelle parole derivate uno dei costituenti una forma legata, cio un morfema, come qui -mento, che non pu apparire da solo allinterno di una frase, ma aggiunto ad una forma libera che data dalla parola, qui fallire. Sia gli affissi che le parole piene cui essi si aggiungono, dette basi, possono svolgere il ruolo di testa (cfr. 2.3).
Inizio CM In parole evidentemente di natura complessa ma che sono storicamente dei prestiti, unanalisi formale come quella che abbiamo dato sopra o non possibile o non significativa, nel senso che il significato dellintera parola non ricostruibile in base al significato delle parti che la compongono. Questo caso rappresentato, per es., dallit. ant. coraggio, prestito dal provenzale, che in it. ant. ha due significati, cuore in (1a) e disposizione danimo (1b): (1) a. b. e par fossor [fossero] gli amori nel coraggio. (Rinuccino, Sonetti, 8a, v. 14) or vena chi si senta s poderoso [provvisto] davere e di coraggio [volont (di spendere)] (Novellino, 64, rr. 1011)

La segmentazione della parola in cor + aggio, pur essendo possibile, non pu servire a spiegare il significato dellintera parola a partire dai due segmenti che la compongono. Nel primo caso -aggio non aggiunge niente a c(u)or(e), nel secondo non si comprende come il suffisso -aggio possa far cambiare il significato della base cuore a disposizione danimo. Fine CM

Sono composte le formazioni che, rappresentando ununit di significato, sono costituite da due o pi elementi; la caratteristica dei composti data dal fatto che ognuna delle parole costituenti ha anche un uso indipendente, ad es., in it. ant. come in it. mod., il verbo oltrepassare, che si analizza come formato dallavverbio oltre e dal verbo passare, parole che hanno significato autonomo e utilizzo indipendente. Le parole intere che formano i composti, possono essere la testa (quando una delle due parole svolge questo ruolo) oppure laltro elemento del composto. 2. La derivazione La struttura delle parole derivate pu essere rappresentata formalmente nel modo seguente (sotto suffissazione diamo la derivazione delle parole dellit. ant. dannoso, cartaceo, portatore e seccare, sotto prefissazione di inutile, ridonare, sbandire (Brunetto Latini, Rettorica, p. 56, r. 1) e dellit. mod. (in mancanza di ess. in it. ant.) ex-pugile:
Fig. 1 suffissazione [[ ]X + [[danno]N + [[carta]N + [[amministra]V + prefissazione [pref + [ ]Y ]Y [in + [utile]A]A [ri + [donare]V]V [s + [bandire]V]V

suff ]Y oso]A aceo]A tore]N

[[secco]A

+ are]V

[ex

[pugile]N]N

Per gli aggiustamenti di natura fonologica necessari quando avviene laggiunzione di un suffisso, v. avanti 2.1. Altre formazioni, meno frequenti, hanno una struttura pi complessa e possono presentare due (o pi) suffissi, oppure uno o pi prefissi e uno o pi suffissi. Sono ess. di suffissazione multipla parole dellit. ant. come: c(h)ristianit (crist(o)-ian(o)-it), arditanza (ardit(o)-anza), festivit (fest(a)-iv(o)-it), bestialit(de) (besti(a)-al(e)-it(de)), cittadinanza (cittad(e)-in(o)-anza), bonariet (bon(o)-ari(o)-et), giustiziatore (giust(o)-izia-tore); sono ess. di prefissazione e suffissazione: contraddicimento (contra-dicimento), oltremontano (oltre-mont(e)-ano). La struttura di questi derivati non sempre la stessa. simile per es. in bonariet, bestialit, festivit, cristianit, cittadinanza, ma pi complessa in arditanza o in giustiziatore. Mentre le prime forme possono essere analizzate come contenenti due suffissi, come in (2a), le ultime due hanno unanalisi in tre stadi, come si pu vedere in (2b), dove sono state usate le forme lemmatizzate: (2) a. bonariet bestialit festivit cristianit cittadinanza b. arditanza giustiziatore b(u)onoAggettivo + arioAggettivo + etNome bestiaNome + aleAggettivo + itNome festaNome + ivoAggettivo + itNome CristoNome + ianoAggettivo + itNome cittadeNome + inoNome + anzaNome ardi(re)Verbo + toVpart. perfetto + 0Aggettivo + anzaNome giustoAggettivo + iziaNome + a(re)Verbo + toreNome

Arditanza (Brunetto Latini, Rettorica, p. 29, r. 14) un nome derivato dallaggettivo ardito che a sua volta si forma a partire da ardito, participio perfetto del verbo ardire, attraverso un processo di conversione o suffissazione zero (cfr. 2.1), cio cambiando la categoria della parola senza aggiunta di un morfema. Unanalisi analoga vale per giustiziatore, dove il nome giustizia viene convertito nel verbo giustizia(re). Poich le formazioni che si ottengono dopo laggiunta del primo suffisso sono, a tutti gli effetti, delle parole nel senso che possono essere utilizzate come tali in una frase ogni affisso viene aggiunto ad una parola, non allaffisso che lo precede. In altre parole, i suffissi si aggiungono uno alla volta e danno quindi origine ad una struttura gerarchica che si pu rappresentare attraverso parentesi, come nella fig. 2a per le forme a due suffissi (per es. cristianit), e come nella fig. 2b per le formazioni pi complesse (per es. arditanza): Fig. 2 a. b. [ [ [ ]X + suff ]Y + suff ]Z [ [ [ [ ]X + suff ]Y + 0]T + suff ]Z [ [ [cristo]N + iano]A + it]N [[[[ardi]V + to]Vp.p. + 0]A + anza]N

Struttura diversa luna dallaltra hanno anche i due derivati con prefisso e suffisso contraddicimento e oltremontano. Contradicimento (Bono Giamboni, Libro, cap. 42, par. 1), alla cui base sta il verbo contra(d)dire, parola prima prefissata e poi suffissata (fig. 3a), oltramaraviglioso (oltramaravigliose, Novellino, 60, rr. 6768), alla cui base vi il nome maraviglia, prima suffissata e poi prefissata (fig. 3b): Fig. 3 a. [ [ contrapref + [dic(ere)]V ]V + mento]N b. [ oltrapref + [ [maraviglia]N + oso]A ]A 2.1. La suffissazione Nelle parole suffissate, laggiunta di un suffisso pu richiedere in alcuni casi un aggiustamento di natura fonologica. Questo pu consistere nella cancellazione della vocale tematica. Come si visto negli ess. (2), nellanalisi della struttura delle parole sono stati riportati i vari segmenti nella loro interezza, cio si

detto, ad es., che cristianit formata da Cristo, -iano e -it, ma il risultato non *cristoianoit: per arrivare alla forma desiderata ci vuole un aggiustamento fonologico della parola che avviene grazie alla cancellazione della vocale (CV) tematica finale. Il procedimento pu essere rappresentato cos: Fig. 4 cristianit Cristo CV: o 0 cristiano cristiano + it + iano *cristoiano

CV: o 0 cristianit

*cristianoit

Questo processo di aggiustamento non necessario quando il suffisso derivativo inizia con una consonante anzich con una vocale, come in fallimento, a(v)venimento, a(p)prenditore, imperadore, i cui suffissi (-mento e -tore/-dore) iniziano per consonante, e che si formano quindi senza questo aggiustamento. Laggiustamento pu consistere nelleliminazione di due vocali, come per es. nella derivazione, in it. ant. come in it. mod., della parola giustiziere. La struttura di giustiziere giusto + izia + iere; nel passaggio da giustizia a giustiziere avviene la cancellazione non solo della vocale finale a ma anche della vocale precedente i, per evitare una sequenza di due elementi vocalici identici seguiti da unaltra vocale, cio una sequenza -i + j + e che darebbe -iiere, cos semplificato in -iere. A causa di un altro tipo di aggiustamento, uno stesso suffisso pu prendere due forme diverse, manifestando cos allomorfia. Lallomorfia suffissale si manifesta quando uno stesso morfema si realizza in forme foneticamente differenti a causa di aggiustamenti diversi dovuti alla struttura fonologica diversa della parola interessata alla derivazione. il caso che si verifica, ad es., in it. ant. come in it. mod., nei derivati prop(r)iet e piet, nei quali il suffisso -it cambia in -et per evitare la sequenza -ii(prop(r)io+it diventerebbe *prop(r)iit e pio+it darebbe *piit); quando la cancellazione di vocale produce una sequenza di vocali identiche, viene usato lallomorfo -et anzich -it. Un altro caso di aggiustamento il cambiamento in i che subisce la vocale tematica e dei verbi di II coniugazione quando viene aggiunto un suffisso derivativo: vincEre ma vincItore, tessEre ma tessItore. I suffissi utilizzati per la formazione delle parole, che sono numerosi, hanno propriet di testa (cfr. 2.3) e quindi cambiano la categoria delle parole cui si aggiungono. Ad es., il suffisso -mento si aggiunge a verbi e forma nomi detti deverbali, indicanti un processo o un risultato (nello stesso senso che hanno questi termini per il verbo, v. Gr. Gamm. vol. II, I.1.4.2). In it. ant. un es. di nome che pu indicare processo/evento oppure un risultato il derivato compimento, che indica, in accordo con i significati del verbo, sia lazione di portare a termine che lazione di mettere in atto, come si pu rilevare dalle occorrenze del termine esemplificate in (3a-b), mentre ha una accezione di nome risultato in (3c): (3) a. Speranza / aduce gran fidanza [fiducia] / incontro a la Paura, / e sempre lasicura / daver buon compimento [esito] / di suo inamoramento. (Brunetto Latini, Tesoretto, vv. 2313-2318) b. E cos sommatamente [in succinto] loda Tulio [Cicerone] eloquenzia con sapienzia congiunta, che sanza ci le grandissime cose non sarebbono potute mettere in compimento (Brunetto Latini, Rettorica, p. 26, rr. 19-22) c. Gentil [nobile] e saggia Donzella amorosa, / in cui tutto bono insegnamento, / la vostra cera [viso] angelica, gioiosa, / somma dafinato compimento [raffinata perfezione]. (Rinuccino, Sonetti, 10.3, vv. 1-4) Altri suffissi che danno categorie di uscita diverse dalla forma di partenza, sono:

i) il suffisso -oso, che si aggiunge, come in it. mod., a nomi e forma aggettivi (amoroso, doglioso (Dante, Vita nuova, cap. 8, par. 8, v. 4), gioioso); oppure laggettivo derivato da verbo, come adiroso (Brunetto Latini, Rettorica, p. 169, r. 10) da adirare, pensoso e dubitoso (Brunetto Latini, Rettorica, p. 161, r. 5) da pensare e dubitare, ecc.; ii) il suffisso -mente, che si aggiunge ad aggettivi e forma avverbi (apertamente, certamente, principalmente; cfr. cap. 19, 1.1); iii) il suffisso -itade/itate/it, che si aggiunge ad aggettivi e forma nomi (crudelitade, cupiditade, perversit, immortalit), ecc. Pu esserci pi di un suffisso che forma parole appartenenti alla stessa categoria lessicale e che si aggiunge a basi categorialmente identiche, come ad es. -mento e -(z)ione, che sono, in it. ant. come in it. mod., suffissi rivali in quanto svolgono la stessa funzione. Come suffissi nominali deverbali abbiamo quindi da un lato compimento, fallimento, intendimento (Brunetto Latini, Rettorica, p. 6, r. 14), e dallaltro deliberazione, dimostrazione, congiurazione (Brunetto Latini, Rettorica, p. 104, rr. 2-3). Mentre in it. mod. i suffissi -mento e -zione hanno pi o meno la stessa frequenza, in it. ant. quello di gran lunga pi utilizzato -mento, che lascia meno spazio agli altri suffissi nominali deverbali come -ione e -ura. I derivati in -ione contengono in gran parte delle basi latine, non popolari: ascensione, distruzione, concessione. Suffisso popolare invece -gione (adomandagione (Fiori e vita di filosafi, cap. 13, rr. 21-22), condanagione (Cronica fiorentina, p. 139, r. 13), divigione (Bono Giamboni, Trattato, cap. 12, par. 3), rispetto a divisione). La formazione di aggettivi da nomi avviene attraverso i suffissi -oso, -ale, -ico: dannoso, angoscioso; artificiale, congetturale; retorico). Nella formazione dei nomi di qualit, cio dei nomi derivati da aggettivi, vengono utilizzati i suffissi -itade/itate/it, -ezza, -anza (certanza (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 243), comunanza, baldanza) e -ura (bruttura (Cronica fiorentina, p. 116, r. 13), laidura scurrilit (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 1776)). possibile la formazione di parole con lo stesso significato attraverso lapplicazione di suffissi diversi alle medesime basi, come ad es. parlatore e parliere, entrambi oratore (4), e cos certezza/certanza (5), baldezza/baldanza (6), vilezza/vilanza/vilt (7): (4) a. queste quattro parti () possono essere tutte nella diceria [discorso] delluno de parlatori (Brunetto Latini, Rettorica, p. 145, rr. 14-16) b. dice Tulio [Cicerone] che officio quello che l parliere de [deve] fare nel suo parlamento [discorso] secondo lo nsegnamento di questa arte. (Brunetto Latini, Rettorica, p. 52, rr. 20-21) a. La fede maravigliosa certezza di cosa non saputa. (Fiori e vita di filosafi, cap. 28, rr. 128-129) b. che certanza / dognuna sottiglianza / chio volessi ritrare, / tu potessi aparare [che tu potessi apprendere con certezza ogni squisita distinzione che io volessi spiegare] (Brunetto Latini, Tesoretto, vv. 541-544) a. Allor vid io Prodezza / con viso di baldezza / sicuro e sanza risa / parlare in questa guisa [maniera] (Brunetto Latini, Tesoretto, vv. 1981-1984) b. E avvegna che [bench] la sua imagine, la quale continuatamente meco [con me] stava, fosse baldanza dAmore [incoraggiasse Amore] a segnoreggiare me, tuttavia era di s nobilissima vert [di tanto elevato potere], che nulla volta sofferse [toller] che Amore mi reggesse [governasse] senza lo fedele consiglio de la ragione (Dante, Vita nuova, cap. 2, par. 9) a. Non abbie in ci vilezza, / ma lieta gagliardezza (Brunetto Latini, Tesoretto, vv. 1441-1442) b. Nella causa la quale di vile convenente [poco conto], per cagione di trarrela di vilanza e di dispetto [disprezzo], ne conviene [bisogna] fare luditore intento [attento]. (Brunetto Latini, Rettorica, p. 170, rr. 2-4) c. Allora il re riconobbe la vilt sua e trasselo di pregione e donolli molto nobilemente. (Novellino, 2, rr. 80-81)

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2.1.1. Suffisso zero (conversione)

Lo stesso effetto di cambiamento della categoria sintattica che si ottiene aggiungendo un suffisso derivativo, si pu avere in alcuni casi, in it. ant. come in it. mod., in assenza di suffisso. Si tratta del processo detto di suffissazione zero o conversione, con il quale si spiega che alcune parole come bene e male siano sia avverbi che nomi, che malfatto sia il participio perfetto del verbo malfare ma anche un nome. Allo stesso modo aconcio nome e aggettivo: nome, con valore di sistemazione (per es. onde [perci] se avenisse che di cost non fosse ancora partito, s procacci di partirsine al pi tosto [presto] che puote con aconcio di nostri fatti [affari] (Lettera di Consiglio de Cerchi, II, p. 603, rr. 2-4)), aggettivo con valore di adatto (per es. Et dice che dittare [scrivere lettere] un dritto [giusto] et ornato trattamento di ciascuna cosa, convenevolemente aconcio a quella cosa. (Brunetto Latini, Rettorica, p. 150, rr. 5-7)). Sono deverbali privi di suffisso, in it. ant. come in it. mod., nomi quali a(b)bandono, a(c)concio, caccia, comando, domanda, fallo, giro, ecc., ottenuti a partire dai rispettivi verbi abbandonare, acconciare preparare, cacciare, comandare, domandare, fallare sbagliare, girare, ecc. Sovente queste formazioni sono, in it. ant., dei doppioni di derivati con suffisso (cfr. 2.1.2). 2.1.2. Un caso particolare: il suffisso -tore/-dore Il suffisso -tore/-dore si aggiunge esclusivamente a verbi (8), non ad altre classi di parole (per es. non ad aggettivi: da bello non possiamo avere *bellitore): (8) tessitore (Compagnia di S.M. del Carmine, p. 63, r. 4) sapitore chi sa, conosce (Brunetto Latini, Rettorica, p. 117, r. 16) salvatore (Bono Giamboni, Orosio, libro 7, cap. 1, p. 426, r. 2) pregatore pregante (Brunetto Latini, Rettorica, p. 146, rr. 18-19) parlatore (Brunetto Latini, Rettorica, p. 5, r. 26-p. 6, r. 1) offenditore (offenditori, Novellino, 27, r. 18) cominciatore chi inizia (Bono Giamboni, Orosio, libro 7, cap. 32, p. 485, r. 5) guadagnatore chi guadagna (Bono Giamboni, Libro, cap. 5, par. 17)

I nomi che ne derivano esprimono il soggetto del verbo corrispondente, cio significano colui che V, per cui tessitore colui che tesse, sapitore colui che sa, pregatore colui che prega, imperadore (non imperatore) chi comanda, ecc. Il suffisso -tore/-dore non portatore della caratteristica semantica della intenzionalit, che caratterizza invece lo stesso suffisso in it. mod. (in it. mod. il carattere di intenzionalit manca solo in derivati ereditati da fasi anteriori e ormai fissatisi nella lingua, come per es. intenditore), ed per questo che -tore, contrariamente allit. mod., si pu applicare a verbi non agentivi quali sapere, apprendere, intendere, guadagnare, come si vede dallelenco dato sopra in (8). Diversamente dallit. mod., questi derivati indicano sempre persone, o eventualmente cose alle quali si attribuisce unattivit, come il sole (9a), o personificazioni, come in (9b), ma non ci sono nomi che indicano strumenti, come invece in it. mod. acceleratore, frullatore, dosatore, inceneritore, ecc.: (9) a. Il sole occhio del cielo, cerchio di caldo, splendore sanza abassare [splendore che non diminuisce], ornamento del die, dividitore dellore [distributore delle ore]. (Fiori e vita di filosafi, cap. 28, rr. 68-70) b. Il grande imperadore messer la Superbia fa metter bando [bandire] e comandare che si vadano ad armare tutte le genti (Bono Giamboni, Libro, cap. 24, par. 13)

Diversamente dallit. mod., il derivato in -tore/-dore in funzione di aggettivo (sempre agentivo) si pu usare anche se i referenti sono femminili, come si vede sopra in (9b) e in (10), dove laggettivo traditore accordato con il femm. gente: (10) Neri Piccolino rimand al padre la molgle dicendo: Io non volglo generare filgluoli di gente traditore. (Cronica fiorentina, p. 120, rr. 7-9)

Tuttavia la forma femminile di -tore/-dore normalmente -trice/-drice, come in it. mod.: abbiamo cos i derivati femminili: sapienzia amodenatrice [moderatrice] di tutte cose (Brunetto Latini, Rettorica, p. 37, rr. 7-8), la modonatrice [moderatrice] di tutte cose, cio sapienzia (Brunetto Latini, Rettorica, p. 36, r. 1), lla civile scienza, cio la covernatrice [governatrice] delle cittadi (Brunetto Latini, Rettorica, p. 49, rr. 13-14), Morte () cacciatrice de vita (Fiori e vita di filosafi, cap. 28, rr. 105-107), La terra () divoratrice di tutti (Fiori e vita di filosafi, cap. 28, rr. 75-78), La povertade e () ritrovatrice del savere (Fiori e vita di filosafi, cap. 28, rr. 95-97), Superbia, capo e seminatrice di quanti mali nel mondo si fanno (Bono Giamboni, Libro cap. 60, par. 2), quella gentilissima [nobilissima] () fue distruggitrice di tutti li vizi (Dante, Vita nuova, cap. 10, par. 2). Abbiamo -drice in imperadrice (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 1237), mentre imperatrice appare solo nel Trecento. La struttura [tema + tore] d derivazioni come conducitore e difenditore e anche a(p)prenditore (Brunetto Latini, Rettorica, p. 142, rr. 12-13), dicitore oratore (Brunetto Latini, Rettorica, p. 19, r. 8), distruggitore (Dante, Vita nuova, cap. 31, par. 1), dividitore (Fiori e vita di filosafi, cap. 28, r. 69), offenditore (v. sopra (8)), in cui la vocale tematica che appare nel derivato non e, ma i per riaggiustamento fonologico (cfr. 2.1). 2.1.2.1. Latinismi in -ore Se la base su cui i nomi in -tore sono derivati il tema verbale dellindicativo presente, cio [radice + vocale tematica] (parla+tore, prega+tore, guadagna+tore), i latinismi presenti in it. ant. (e in it. mod.) avevano come base il tema del participio, per cui la forma fonologica del suffisso era -ore e non -tore, come in it. ant. condutt-ore (Novellino, 31, r. 10), difens-ore (Compagnia della Madonna dOrsammichele, p. 651, r. 1). Abbiamo cos dei doppioni (o allotropi), uno dei quali dato da derivazione tramite il suffisso -tore e laltro un latinismo: ad es., conducitore (Novellino, 12, r. 4) e difenditore (Cronica fiorentina, p. 98, r. 28), costruiti sui temi verbali conduce e difende + il suffisso -tore, sono in alternativa ai latinismi conduttore e difensore. 2.1.3. -anza: un suffisso o due? I nomi astratti terminanti in -anza, in parte gallicismi (cio prestiti dal francese e/o dal provenzale), possono essere suddivisi, per il modo in cui vengono formati, in due gruppi, il primo comprendente anche dei nomi in -enza (v. avanti): (11) a. concordanza (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 629) dottanza timore (Dante, Vita nuova, cap. 7, par. 5, v. 16) fallanza errore, mancanza, colpa (Bondie Dietaiuti, Rime, canz. 3, v. 10; Chiaro Davanzati, Rime, canz. 18, v. 9) fallenza (Brunetto Latini, Tesoretto, vv. 706 e 933) conoscenza (Brunetto Latini, Favolello, v. 143; Novellino, 10, r. 10) partenza (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 666) obedienzia (Bono Giamboni, Libro, cap. 36, par. 24) b. allegranza (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 2634; Dante, Vita nuova, cap. 7, par. 6, v. 19) arditanza (Brunetto Latini, Rettorica, p. 29, r. 14) certanza (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 243) comunanza (Brunetto Latini, Rettorica, p. 5, r. 10 e p. 31, r. 12) sicuranza (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 1637; Brunetto Latini, Favolello, v. 146) vicinanza (Disciplina clericalis, p. 77, r. 11) vilanza vilt (Brunetto Latini, Rettorica, p. 170, r. 3) Nel primo gruppo (11a) le formazioni sono costruite sul participio presente del verbo di base (rispettivamente concordare, dottare, ecc.) attraverso laggiunzione del suffisso -za; i derivati sono dei nomi

astratti che indicano modo dessere, stato, ma anche evento, realizzazione dellevento espresso dal verbo. Infatti, questo suffisso seleziona la classe azionale dei verbi stativi come concordare, dottare dubitare, temere, conoscere ecc., ma anche verbi trasformativi di tipo puntuale, telico, dinamico (cfr. Gr. Gramm. vol. II, I.1.4) come partire e ubbidire. Nel secondo gruppo (11b), i derivati hanno come base un aggettivo: si tratta di nomi di qualit che nominalizzano aggettivi qualificativi ottenendo come significato la propriet di essere X, dove X sta per laggettivo che alla base del derivato in -anza. Per la diversit della categoria delle basi (verbo o aggettivo) e la differenza della semantica associata al complesso, le formazioni devono essere quindi tenute distinte. Gli astratti deverbali in (11a) sono da considerare formati a partire dal participio presente del verbo di base; in questo modo la variazione nella vocale tematica (che a nelle formazioni da verbi di I coniugazione ed e in quelle da verbi delle altre coniugazioni) pu essere attribuita alla base verbale e si possono analizzare come derivate anche alcune formazioni particolari, come diligenza, (im)prudenza, intelligenza, clemenza, coscienza, negligenza, pertinenza, alla cui base stanno degli aggettivi (a loro volta dal participio presente di verbi che, come tali, non esistono pi). Altre volte il suffisso -anza deriva nomi da altri nomi, come cittadinanza, maestranza, nimistanza inimicizia (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 2057), tempestanza tempesta (Brunetto Latini, Rettorica, p. 33, r. 17), derivati rispettivamente da cittade, maestro, nimist, tempesta.
Inizio CM Scegliendo come base di derivazione dei nomi del primo gruppo, quali concordanza, dubitanza (Bondie Dietaiuti, Rime, canz. 2, v. 46), partenza, il participio presente del verbo (concordante, dubitante, ecc.), i segmenti -an- ed -en- si attribuiscono alla base. quindi necessario postulare un aggiustamento fonologico per spiegare come dal participio presente in -nte si passi al nome in -nza, poich invece di avere *prudente + za abbiamo pruden-za. Il processo dovrebbe consistere nella sostituzione del suffisso -za alla sequenza -te del participio: avremmo quindi un caso di troncamento di sillaba. Fine CM

2.2. La prefissazione La prefissazione, come abbiamo visto, consiste in un processo di aggiunzione di un morfema allinizio di una parola. Come in it. mod., anche in it. ant. i prefissi possono provocare una variazione semantica del significato della parola cui vengono aggiunti, oppure essere neutri, cio non provocare cambiamento. Lo stesso prefisso pu avere entrambe queste funzioni. Tra i prefissi privi di significato possiamo annoverare ad-, che si premette a verbi come in a(d)domandare (ladomandai (Guido Cavalcanti, Rime, 40, v. 10); sadomandano cose non convenevoli alla persona di colui che ladomanda. (Bono Giamboni, Trattato, cap. 27, par. 10)), adornare (Dante, Vita nuova, cap. 12, par. 8; parole adornate (Guido Cavalcanti, Rime, 6, v. 3)), aguardare (aguard: Novellino, 37, r. 11); oppure in- nellaggettivo indaurato indorato (Brunetto Latini, Rettorica, p. 194, r. 10), nel verbo incominciare (fue incominciata (Compagnia di San Gilio, p. 43, r. 18), incomincia (Bono Giamboni, Trattato, cap. 4, par. 5)) e nel sostantivo imperseveramento (Brunetto Latini, Rettorica, p. 29, r. 13, con assimilazione di n a m davanti a consonante bilabiale, come in it. mod.); o di- in dinegare negare (fu loro dinegato (Cronica fiorentina, p. 133, r. 26)) e dipartire, come partire nel significato dividere (che cos subitamente [improvvisamente] fossero quelli uomini dipartiti dallantica e lunga usanza (Brunetto Latini, Rettorica p. 24, rr. 7-8), chio lo diparta dagli altri (Novellino, 18, rr. 16-17)). Tra i prefissi che introducono un preciso significato ci sono: anti- col significato di prima in antivedere (sapienza () sae antivedere (Brunetto Latini, Rettorica, p. 37, rr. 7-8), antiporre (Fiori e vita di filosafi, cap. 20, r. 87), antipensare (El colpo del male antipensato viene molle e leggiere. (Fiori e vita di filosafi, cap. 24, r. 255)); dis- e s-, che introducono il significato contrario: possono essere aggiunti ad aggettivi, come disconsolato, disformato (sconsolato, sformato), e a verbi, come disfare, disonorare disamare, disarmare (cfr. avanti 3.1); in-, che, premesso ad aggettivi, introduce un significato negativo: incredibile, inanimato, impossibile, indiscreto; contra-, che introduce il significato contro come in contra(d)dire e in contrapararsi (nel senso di pararsi contro e quindi opporsi: per le ngiurie de cittadini convenne per necessitade [fu necessario] che maggiori si contraparassono agli arditi (Brunetto Latini, Rettorica, p. 29, rr. 15-17)); mis-, che significa contro, male, come in misfare far male (nonn avemo misfatto contra di Lui. (Lettera di Consiglio de

Cerchi, II, p. 601, r. 2)) / misfatto (Adomandatelo di suo misfatto! (Novellino, 63, rr. 27-28)) e in misaventura disgrazia (Brunetto Latini, Rettorica, p. 178, r. 7). Altri prefissi che cambiano il significato sono arci-, oltra- e sopra-, che introducono tutti un valore superlativo. Arci- si trova davanti a nomi come arcivescovo (Novellino, 49, r. 4; Cronica fiorentina, p. 88, r. 20), arciprete (Cronica fiorentina, p. 110, r. 2) e arciscranna cassapanca (Compagnia di S.M. del Carmine, p. 68, rr. 19 e 32); oltra- e sopra-, rispettivamente in oltramaraviglioso (oltramaravigliose prodezze (Novellino, 60, rr. 67-68)) e sopraabbondevole (Bono Giamboni, Libro, cap. 35, par. 15), modificano aggettivi cambiandone il valore e cambiando anche il significato della preposizione da cui sono originati. Sono forme prefissali anche infra-, intro-/intra- e (ol)tra-, che compaiono in derivati verbali quali inframmettere (Compagnia di San Gilio, p. 40, r. 24), intromettere (Compagnia di San Gilio, p. 36, rr. 30-31), intralasciare (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 2194), tramettere mandare (Cronica fiorentina, p. 140, r. 19), tramutare (Brunetto Latini, Rettorica, p. 119, r. 10), trapassare (Bono Giamboni, Orosio, libro 1, cap. 11, p. 46, r. 2), e fra- in frascritto (Sommetta, par. 32 [fior.>tosc. occ.]). Il prefisso ri- pu cambiare il significato oppure essere neutro (come in it. mod. in ritornare, ricopiare, sinonimi di tornare, copiare). Nel primo caso ha significato iterativo di nuovo, ancora, come in rimettere (Novellino, 84, r. 36; rimetter, Bono Giamboni, Libro, cap. 44, par. 9), rifare (ebbero rifatta (Novellino, 81, r. 3); fu rifacto. (Cronica fiorentina, p. 104, r. 2)), ridire (ridicer, Brunetto Latini, Rettorica, p. 118, r. 4; ridisse, Bono Giamboni, Libro, cap. 15, par. 10). Nel secondo appare in rappianare appianare, radere al suolo (con aggiustamento, facoltativo, della sequenza i-a in a) e rincontrare incontrare, affrontare (con riduzione di i-i in i), come si pu vedere negli ess. seguenti: (12) a. Poy nel MCLIIJ [1153] i Fiorentini feciono hoste sopra [attaccarono] Monte di Croce, e per [con la] fora fu adsediato e preso e disfacto [distrutto] e rapianato. (Cronica fiorentina, p. 101, rr. 22-23) b. poscia [dopo] che la Fede Pagana fu scesa in terra co la sua gente, e suo navilio ebbe allogato [collocato] ne porti di Cicilia [Sicilia], da che [dopo che] vide che la Fede Cristiana non ebbe ardimento di rincontrarla [affrontarla], venne pigliando tutta la terra in qualunque parte andava (Bono Giamboni, Libro, cap. 47, par. 3) 2.3. La testa La testa , nelle parole complesse, il costituente che determina la categoria sintattica dellintero. In una parola suffissata come amoroso, la base il nome amore, quindi la categoria aggettivo di amoroso stabilita dal suffisso -oso, che quindi la testa del derivato. Nelle parole banditore e cacciatore, la struttura V + toresuff, e quindi il fatto che queste parole siano dei nomi dipende dal suffisso che , di nuovo, la testa della parola. Nella prefissazione, al contrario, la testa non il prefisso, le parole di base mantengono infatti la loro categoria anche successivamente alla prefissazione: (13) a + guardareVerbo di + negare Verbo ri + appianareVerbo aguardareVerbo dinegareVerbo rappianareVerbo

La testa delle parole prefissate, di conseguenza, non il prefisso ma la base. Da ci si pu trarre la conclusione che il costituente testa delle parole derivate (prefissate e suffissate) lelemento che segue, sia esso affisso oppure parola. Fanno eccezione alla generalizzazione per cui nella derivazione la testa segue (o a destra), due tipi particolari di parole complesse: le parole alterate (2.3.1) e le parole flesse (v. cap. 40). 2.3.1. Le parole alterate Le parole alterate sono quelle formazioni costituite da una parola base e da un suffisso valutativo come: biondetti e ricciutelli (Guido Cavalcanti, Rime, 46, v. 3); gentiluzza (Guido Cavalcanti, Rime, 51, v. 8); piccolini

(Novellino, 72, r. 17); cercoletti cerchietti (Brunetto Latini, Rettorica, p. 55, r. 3); tavolua (Compagnia di S.M. del Carmine, p. 64, r. 6); coltellin (Guido Cavalcanti, Rime, 18, v. 2); pedrone/petrone (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 1294; Cronica fiorentina, p. 83, r. 25); popolazzo (Bono Giamboni, Libro, cap. 58, par. 1). Come gi detto, il suffisso di queste parole non una testa e la categoria delle parole cui applicato, rimane la stessa anche successivamente alla derivazione, come si vede nella fig. 5: Fig. 5 aggettivi [ [ricciuto]Aggettivo [ [biondo]Aggettivo [ [gentile]Aggettivo [ [piccolo]Aggettivo nomi [ [popolo]Nome [ [circolo] Nome [ [tavola]Nome [ [coltello]Nome [ [pietra]Nome

+ ello ]Aggettivo + etto]Aggettivo + uzza]Aggettivo + ino]Aggettivo

+ + + + +

azzo]Nome etto]Nome uzza]Nome ino]Nome one]Nome

I suffissi alterativi dellit. ant., che sono -etto, -(u)olo, -ello, -ino, -uzzo, -otto, -one, -azzo e -accio, si trovano anche in it. mod. Alcuni di essi si possono aggiungere, in it. ant. come in it. mod., sia a nomi che ad aggettivi, come si vede nella fig. 5. Il suffisso -(u)olo si aggiunge solo a figlio/a. Il suffisso -otto si trova solo con la parola cero: cerotto cero, corto e massiccio (cerotti, Compagnia di San Gilio, p. 45, r. 16). 2.4. Tra prefissazione e suffissazione: i parasintetici Le formazioni parasintetiche sono costruzioni verbali a tre costituenti alla cui base sta, nella maggior parte dei casi, un nome (14) o un aggettivo (15). Per es. a(b)bracciare viene dallunione della preposizione a(d) + il nome braccia + la desinenza dellinfinito -are: (14) abbracciare: abracciandola (Fiori e vita di filosafi, cap. 28, r. 17); abbracci (Bono Giamboni, Libro, cap. 15, par. 8) accompagnare: acompagnare (Bono Giamboni, Libro, cap. 14, par. 1); accompagnarlo (Dante, Vita nuova, cap. 6, par. 1) affrettare: Chi safretta di consigliare s safretta di pentere [a pentirsi]. Lafrettare e lira son troppo contrarie al buono consiglio. (Fiori e vita di filosafi, cap. 7, rr. 28-29); tafretti (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 2562) alluminare illuminare: [il saluto] altress allumina tutta la lettera come locchio allumina luomo. (Brunetto Latini, Rettorica, p. 155, rr. 3-4) ammaestrare: amaestri (Compagnia di San Gilio, p. 35, r. 7); ammaestrava (Bono Giamboni, Libro, cap. 16, par. 6) ammassare: amassa (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 2512); ammassoe (Novellino, 6, r. 26) annoverare contare: anoverai (Libro di Lapo Riccomanni, p. 518, r. 16); anoveravali (Novellino, 96, r. 10) appuntare fissare con dei punti: apunt (Novellino, 95, r. 10) arrischiare: sarischia (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 2024) avvelenare: fu avelenato (Cronica fiorentina, p. 89, r. 30); una saetta avelenata (Cronica fiorentina, p. 137, r. 16) imbalsamare: inbalsim (Cronica fiorentina, p. 106, r. 23) impolverare: sinpolveri (Compagnia della Madonna dOrsammichele, p. 661, r. 20) incappare restare impigliato, bloccato: incappa (Bono Giamboni, Trattato, cap. 9, par. 13; cap. 10, par. 5) incatenare: incatenata (Compagnia della Madonna dOrsammichele, p. 660, r. 11) incolpare: essendo () incolpata (Fiori e vita di filosafi, cap. 6, rr. 2-3) incorare: fui incorato [mera venuta lidea] (Novellino, 74, r. 23) incoronare: incoron, incoronato (Cronica fiorentina, p. 94, r. 15; p. 114, r. 22; p. 121, r. 1)

(15)

infiammare: infiamasi (Brunetto Latini, Rettorica, p. 168, r. 22); non tinfiammi (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 1845) inginocchiare: fecemi inginocchiare (Bono Giamboni, Libro, cap. 16, par. 9); singinocchi (Cronica fiorentina, p. 92, r. 23) innamorare: l core inamorato (Rinuccino, Sonetti, 8d, v. 11); inamoronne (Novellino, 46, r. 9) intitolare: libro intitolato (Cronica fiorentina, p. 116, r. 20) smagarsi allontanarsi, venir meno: non ti smagar di loco [di l] (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 1690); [lo suo core] mai non s smagato. (Dante, Vita nuova, cap. 12, par. 13, v. 28) soggiogare: soggiogher (Novellino, 6, r. 52); tutte quelle chi ho trovate ho soggiogate () tu hai soggiogato me. (Novellino, 70, rr. 15-16) soggolare fasciare la gola: di vel soggolata (Guido Cavalcanti, Rime, 51, v. 6) abbassare: abassa (Brunetto Latini, Rettorica, p. 10, r. 4); sabassasse (Compagnia della Madonna dOrsammichele, p. 661, rr. 6-7) affinare perfezionar(si): che voi pur migliorate / e tuttora [sempre] afinate (Brunetto Latini, Tesoretto, vv. 23-24); afina (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 2093) allungare allungare, allontanare: pare che [la Morte] malunghi la vita. (Bono Giamboni, Libro, cap. 4, par. 13); puote essere bene alungato (Novellino, 99, r. 52) arricchire: arricchito (Bono Giamboni, Libro, cap. 4, par. 8) arrossare: arossare (Cronica fiorentina, p. 122, r. 29) assicurare: assicura (Guido Cavalcanti, Rime, 2, v. 7); asicura (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 2316) avvilire (Bono Giamboni, Trattato, cap. 19, par. 12) dilungare allontanare: Poco dilungato lo cavaliere (Novellino, 3, r. 28); dilungano (Bono Giamboni, Libro, cap. 5, par. 11) imbrev(i)are protocollare (Libro di Lapo Riccomanni, p. 522, r. 15) imbrunire (Bono Giamboni, Libro, cap. 41, par. 6) impoverire: sinpoverio (Disciplina clericalis, p. 76, r. 36) indebolire: indebolendo (Brunetto Latini, Rettorica, p. 145, r. 23) inebriare: inebra (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 2831); innebriato [impregnato] il pane dellolore [odore] (Novellino, 8, r. 13) ingentilire nobilitare: ingentilite (Dante, Vita nuova, cap. 22, par. 11) ingrossare: ingross [si adir] contro allamico suo (Novellino, 33, r. 16) insuperbire: insuperbisce (Bono Giamboni, Libro, cap. 24, par. 10); insuperbio (Bono Giamboni, Libro, cap. 38, par. 4) intorbidare: intorbidava, intorbidolla (Novellino, 65(A), rr. 7 e 20) invecchiare: era invecchiato (Novellino, 52, r. 11); invecchiare, invecchiando (Novellino, 68, rr. 8 e 12) raddoppiare: si radoppia (Brunetto Latini, Rettorica, p. 101, r. 10); raddoppiano (Bono Giamboni, Libro, cap. 1, par. 5) renovare: renovato (Guido Cavalcanti, Rime, 24, v. 2) rinnovellare: si rinovelli [sia rinnovato, celebrato] (Guido Cavalcanti, Rime, 1, v. 7)

Ci sono anche parasintetici aggettivali, cio aggettivi in -ato costruiti a partire da nomi, come sfacciato (Novellino, 57, r. 8), in cui riconoscibile il prefisso s-, il nome faccia e il suffisso -ato. In it. ant. come in it. mod., le costruzioni parasintetiche, sia da nome che da aggerttivo, sono da considerare a tre costituenti in quanto le sequenze di due soli elementi [prefisso + base] e [base + suffisso] non danno sempre forme di parole esistenti (*frettare, *bassare, ecc.). Queste formazioni sono il risultato di due processi successivi e obbligatori: il primo processo, di suffissazione, forma un verbo possibile ma non sempre realizzato (in accordo con parallele formazioni verbali basate su nomi e aggettivi solo suffissati); il secondo processo aggiunge poi il prefisso (cfr. Gr. Gramm. vol. III, X.8.3.). Cos, per es., un verbo come rallegrare avrebbe la struttura: [ri + [allegro + are]Verbo ]Verbo, cui si accompagna il riaggiustamento fonologico di ri- in r- davanti ad -a (cfr. sopra rapianare in (12a)); allegrare (me nallegrai. (Brunetto Latini, Favolello, v. 157)), che non esiste pi in it. mod., cera in it. ant.

3. Restrizioni e condizioni di buona formazione Mentre le restrizioni generali e di buona formazione, universali, sono naturalmente comuni a it. ant. e mod. (v. avanti 3.3), la derivazione non sempre soggetta in it. ant. alle stesse restrizioni di tipo fonologico, morfologico e semantico che vigono in it. mod. (cfr. Gr. Gramm. vol. III, X.4). 3.1. Restrizioni fonologiche e morfologiche In it. mod. il prefisso con valore negativo s- si pu aggiungere ad aggettivi che cominciano per consonante (contento/scontento), ma non si aggiunge, per ragioni fonologiche, ad aggettivi che cominciano per vocale (*sumano, *suguale, ecc.), ai quali si pu anteporre invece dis-: disumano, disuguale, ecc. Questa restrizione fonologica era in atto anche in it. ant., come si vede dagli aggettivi inizianti per vocale e prefissati con il prefisso dis-, quali disavenante inopportuno (Brunetto Latini, Rettorica, p. 39, r. 2), disusato (cosa () disusata (Brunetto Latini, Rettorica, p. 181, r. 8); cose disusate (Brunetto Latini, Rettorica, p. 183, r. 7)), disuguale (quattro cose / () disiguali (Brunetto Latini, Tesoretto, vv. 799-801)), da forme come sconsolato (sconsolata, Guido Cavalcanti, Rime, 9, v. 9; Novellino, 59, r. 16) e sformato brutto (un grandissimo cavaliere molto sformato (Bono Giamboni, Libro, cap. 40, par. 2); sformata, Bono Giamboni, Libro, cap. 40, par. 8), e inoltre dallassenza di formazioni quali *savvenente o *susato. Con aggettivi che cominciano per consonante, peraltro, possibile il prefisso dis-: disleale (Brunetto Latini, Rettorica, p. 181, r. 8; Novellino, 25, r. 23), discolorito (Dante, Vita nuova, cap. 16, par. 4) (per dis- e s- cfr. sopra 2.2). Il suffisso avverbiale -mente in it. mod. soggetto a una restrizione per cui non si pu aggiungere ad aggettivi che terminano in -mente (come fremente / *frementemente); in it. ant. invece la restrizione non vale e abbiamo clementemente: (16) E reggendo elli lo mperio e lo stato di Roma contra lusanza [consuetudine] de magiorenti, pi benignamente e pi clementemente che non era usato, fue morto [ucciso] (Fiori e vita di filosafi, cap. 19, rr. 7-9) (anche in Deca terza di Tito Livio, libro 7, cap. 15, p. 219, r. 6; libro 9, cap. 2, p. 38, r. 14 [XIV])

3.2. Restrizioni semantiche Le restrizioni semantiche fanno s che, per es., il suffisso -mente si possa applicare solo ad alcuni aggettivi escludendone altri, come per es., in it. ant. come in it. mod., quelli di colore (*verdemente, *celestemente). In altri casi non sono allopera restrizioni di tipo semantico. In it. ant. il suffisso -tore, come si visto (2.1.2), non solo si applica a verbi che sono esclusi dalla derivazione in it. mod. perch non sono agentivi, e forma quindi derivati del tipo di sapitore colui che sa, intenditore colui che comprende, partitore colui che parte, che si allontana (feceli umili e mansueti, cio volontarosi di ragioni e di virtudi e partitori dal male. (Brunetto Latini, Rettorica, p. 23, rr. 22-23)) e veditore colui che vede (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 2179), ma mostra di non compiere una selezione particolare neppure tra le diverse accezioni di un singolo verbo. questo il caso di trovatore, che significa colui che provoca (17a), colui che inventa (17b) e colui che autore (17c), in accordo con i diversi significati del verbo trovare: (17) a. E ancor non ti caglia [importi] / doste [guerra] n di battaglia, / n non sie trovatore / di guerra o di romore [rissa]. (Brunetto Latini, Tesoretto, vv. 2143-2146) b. si parve manifestamente, chelli fue trovatore del cavallo per lo quale fue Troia perduta e tradita (Brunetto Latini, Rettorica, p. 94, rr. 1-2) c. Omai [ora] vuole dicere chi lautore, cio il trovatore di questo libro (Brunetto Latini, Rettorica, p. 6, rr. 5-6)

Lo stesso accade con il suffisso -mento (cfr. sopra 2.1), che forma nomi che rendono, nel significato, le diverse accezioni del verbo avvenir(si): fatto/accadimento (18a), scontro/assalto (18b), convenienza (18c): (18) a. Morte sonno eternale, paura de ricchi, desiderio de poveri, avenimento da non cessare [che non si pu evitare], ladrone delli uomini (Fiori e vita di filosafi, cap. 28, rr. 105-107) b A guisa dom che giunge a la battaglia [come colui che scende in battaglia] / e falla [fallisce il colpo] ne lo primo avenimento, / e pare di colpire no gli caglia [non gli importi] (Rinuccino, Sonetti, 8g, vv. 1-3) c Pronuntiatio avenimento della persona e della voce secondo la dignitade delle cose e delle parole. (Brunetto Latini, Rettorica, p. 77, rr. 21-22) 3.3. Condizioni di buona formazione Come abbiamo detto, tra le condizioni che riguardano la derivazione ci sono delle limitazioni di tipo generale, dette condizioni di buona formazione, come la condizione della base unica, il blocco, la condizione che non ammette i sintagmi come base di derivazione, ecc. (cfr. Gr. Gramm. vol. III, X.5). Sono comuni a it. ant. e it. mod. Per es., la suffissazione soggetta alla cosiddetta condizione della base unica: i suffissi derivativi selezionano, di norma, parole appartenenti ad una sola categoria lessicale, e solo eccezionalmente si possono aggiungere a parole appartenenti ad unaltra categoria. Questo il caso, illustrato in precedenza, del suffisso -tore (cfr. 2.1.2). Quando un suffisso sembra selezionare due categorie diverse di parole, come si visto in 2.1.3. a proposito del suffisso -anza, si tratter in genere di due suffissi diversi. La scelta del suffisso derivativo non riguarda soltanto la categoria della parola di base, ma, quando questa un verbo, anche la sua forma. Si visto, sempre nellanalisi del suffisso -tore, che lit. ant. ha operato una scelta diversa dal latino e richiede non il participio perfetto del verbo ma il tema della forma di citazione del verbo, dato dalla radice + la vocale tematica (v. sopra 2.1.2.1). una condizione di buona formazione anche la tendenza dei processi di formazione di parola ad evitare la formazione di sinonimi. La formazione di parole derivate viene bloccata, in genere, dallesistenza di una parola avente lo stesso significato, sia essa semplice oppure derivata con un altro suffisso. Questa condizione, che vige in genere in it. mod., in cui parole derivate dalla stessa base ma con suffissi diversi hanno di solito significati diversi, come andamento e andatura, ma con qualche eccezione (per es. prelievo, prelevamento), ha diverse eccezioni anche in it. ant., in cui le coppie di parole ottenute attraverso suffissi diversi oppure le coppie di parole semplice/derivata sono numerose e hanno lo stesso significato, come esemplificato sopra in (4)-(7) e nelle coppie seguenti : (19) a. orgoglio (argoglio, Fiori e vita di filosafi, cap. 20, r. 32) / orgogliamento (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 2610) b. perdimento (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 2534) / perdizione (Cronica fiorentina, p. 133, r. 20) c. perdimento (Rinuccino, Sonetti, 3, v. 13) / perdita (Bono Giamboni, Libro, cap. 47, par. 2) d. disconforto (Brunetto Latini, Rettorica, p. 65, r. 8) / disconfortamento (Brunetto Latini, Rettorica, p. 64, r. 9) e. fallenza (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 706) / fallimento (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 847) f. ritorno (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 140) / ritornata (Dante, Vita nuova, cap. 10, par. 1) 4. Composizione La composizione un processo di formazione di parola che, diversamente dalla derivazione, utilizza due forme libere per costruire parole complesse. Nelle parole composte, infatti, si possono riconoscere due parole che possono essere utilizzate anche in modo indipendente, diversamente da quanto accade nei derivati che sono formati da una forma libera e da un affisso. Per rappresentare la struttura dei

composti possibile utilizzare una formalizzazione simile a quella utilizzata per i derivati, come si pu vedere nello schema che segue: Fig. 6 [ ]X , [ ]Y [[ ]X [ ]Y ]Z Le lettere X, Y, Z indicano la categoria sintattica delle parole e il processo pu essere letto nel seguente modo: a partire da una parola di categoria X e da una di categoria Y, si ottiene una parola di categoria Z. Z pu coincidere con la categoria di una delle parole costituenti oppure essere di categoria diversa. Nel primo caso si dice che il composto endocentrico, cio una delle parole costituenti la testa; nel secondo caso il composto si dice esocentrico, cio senza testa. Sono ess. di composti endocentrici formazioni quali benedire, maledire, malfare (20), la cui struttura Avv(erbio) + V(erbo). Poich si tratta di verbi, la categoria del secondo costituente (V) che determina la categoria del composto (le formazioni hanno quindi la testa alla fine (a destra)): (20) a. E nel partire che fece, mi benedisse e segn, e divotamente preg Cristo (Bono Giamboni, Trattato, cap. 33, par. 7) b. Ma io far s che tu potrai [avrai potere] sopra loro: chio andr e maladicerolli, e tu darai la battaglia e averai sopra loro vittoria. (Novellino, 36, rr. 11-13) c. [un altro] Dio e santi afende [offende], / e vende le profende [prebende] / e santi sagramenti, / e mette nfra le genti / esempro di malfare (Brunetto Latini, Tesoretto, vv. 27992803) Anche viltenere (Brunetto Latini, Tesoretto, v. 88) una costruzione verbale endocentrica; la struttura A(ggettivo) + V e il significato considerare vile. C ancora maltrovamento calunnia (Bono Giamboni, Libro, cap. 26, par. 4), la cui struttura Avv + N, mentre hanno la struttura A + N malavoglia (Novellino, 41, r. 22), maltalento cattiva volont (pieno di cruccio e di mal talento (Cronica fiorentina, p. 104, r. 7)), mezzogiorno (Cronica fiorentina, p. 103, r. 9), vanagloria (Bono Giamboni, Trattato, cap. 31, par. 4). Nelle formazioni esocentriche oltremare e oltremonte, la cui struttura P + N, i nomi mare e monte non sono la testa (cfr. sopra 2.3), visto che il significato delle due parole , rispettivamente, territorio che sta oltre il mare (passaro inn Acri [S. Giovanni dAcri] oltremare. (Cronica fiorentina, p. 101, rr. 1-2); per lo passaggio doltremare. (Bono Giamboni, Libro, cap. 63, par. 1); vanno oltremare (Dante, Vita nuova, cap. 40, par. 7)) e territorio che sta oltre il monte (venendo due cardinali doltremonte a corte (Cronica fiorentina, p. 123, rr. 5-6)). dal nome territorio, non presente ma implicito nel significato, che le due formazioni ricevono la categoria. Le formazioni composte esemplificate in questo par. costituiscono, con alcune altre avverbiali come oggid, oggimai, nottetempo, maisempre, infine, linsieme dei composti dellit. ant. Gli avverbi oggidie (Compagnia di S.M. del Carmine, p. 69, r. 28) e oggimai (Bono Giamboni, Libro, cap. 5, par. 1), il cui significato ormai, hanno testa allinizio (a sinistra); nottetempo (Bono Giamboni, Libro, cap. 56, par. 2), o nocte tempo (Cronica fiorentina, p. 97, r. 7; ecc.) significa di notte, un Avv ed quindi esocentrico; ma sempre, mai sempre (Bono Giamboni, Libro, cap. 10, par. 6; Trattato, cap. 31, par. 9) ha testa alla fine (a destra) perch significa sempre; e infine, la cui struttura P + N, anchesso esocentrico. Il numero delle parole che appartengono a questa categoria in it. ant. finito, cosicch questo processo di formazione delle parole deve essere considerato non produttivo. I composti dellit. ant. hanno, come si visto, testa alla fine (a destra), anche se, come abbiamo appena notato, ci sono ess. di formazioni con testa allinizio (a sinistra), che hanno quindi lordine tipico dellit. (ant. e mod.). Forse per lacuna del corpus, non compaiono tra le parole composte del Duecento le costruzioni esocentriche maggiormente diffuse dellit. mod., quelle del tipo portabandiera, perdigiorno, ecc. Qualche formazione si trova per nel Trecento, ad es. nel cognome Vinciguerri (Ottimo commento della Commedia, Inferno, 12, p. 231, r. 3 [a. 1334]) e nel soprannome Perdiventura (Tavola ritonda, p. 140, r. 28 [XIV p. m.]).