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La locuzione conciossiacosaché

Mi propongo di analizzare sintatticamente, grazie al prezioso strumento della grammatica


valenziale, un brevissimo periodo tratto dall’apertura de La Composizione del mondo,
trattato di argomento scientifico, composto da Ristoro d’Arezzo nel 1282. Scopo di questo
breve lavoro sarà una prima analisi strutturale della locuzione congiuntiva con ciò sia cosa
che, per comprenderne anche l’origine.

Cum ciò sia cosa che l’omo è più nobele de tutti li animali, degna cosa è ch’elli debbia entendere en più
nobili cose (Ristoro d’Arezzo, La Composizione del mondo, 1, 1).

Il testo può essere suddiviso in due blocchi, separati dalla virgola: il primo blocco è
costituito da una proposizione causale (Cum ciò sia cosa che l’omo è più nobele de tutti li
animali); il secondo blocco è formato da una reggente (degna cosa è) a cui si unisce una
proposizione soggettiva posposta (ch’elli debbia entendere en più nobili cose). Secondo il
modello valenziale la struttura di tutto l’insieme si presenta così:
Lo schema mostra i due “blocchi” di cui si compone il testo (il periodo “centrale” e la
subordinata) e analizza la struttura del primo blocco. Il secondo blocco è qui –
volutamente – rappresentato in modo ingenuo, sia per quanto concerne la struttura, sia
per quanto riguarda il legamento con la locuzione congiuntiva cum ciò sia cosa che,
considerata come un tutt’uno, come del resto – vedremo tra poco – la si trova nei più
autorevoli dizionari. Il periodo centrale è costituito dall’unità verbale nominale (degna cosa
è)1, monovalente, in quanto richiedente un solo argomento soggetto, qui rappresentato
dalla proposizione soggettiva, posposta nella linearizzazione del testo (elli debbia
entendere en più nobili cose), la quale si lega al verbo mediante la congiunzione che.
Semplice la struttura della soggettiva: nucleo formato da una unità verbale modale (debbia
entendere)2, bivalente, perché esige un argomento soggetto (elli) e un argomento oggetto
indiretto (en cose)3, al quale si lega il circostante (più nobili).
Prima di procedere con l’analisi del secondo blocco (la subordinata), vorrei soffermarmi
su come venga presentata la locuzione congiuntiva conciossiacosaché in due tra i più
autorevoli dizionari (locuzione che nel nostro testo si presenta scomposta in tutte le sue
componenti: Cum ciò sia cosa che).
Questa la voce nel Vocabolario Italiano Treccani:

Conciossiaché ( o con ciò sia che) cong. [comp. di con (forma tronca ant. di come) e ciò sia che], letter. –
Con valore causale, poiché, essendo che; con valore concessivo, benché, per quanto. ♦ Tipica dello stile
solenne, questa cong., e le altre simili, conciossiacosaché, conciofossecosaché, sono oggi sentite come
pedantesche e si usano solo con intenzione scherzosa.

Analizziamo la voce: 1) la locuzione congiuntiva viene riportata in tre forme: conciossiaché


(univerbata o no), conciossiacosaché, conciofossecosaché; 2) ad essa vengono attribuiti
due valori (causale e concessivo); 3) la struttura della locuzione è presentata come
composta di due membri: con + ciò sia (cosa) che; 4) il con viene interpretato come forma
tronca di come. Non molto dissimile è la voce nel GDLI, anche se 1) vengono distinti in

1
Per questa denominazione di “unità verbale nominale”, come per l’interpretazione della figura (ovali, cerchi,
linee, colori ecc.) rimando a SABATINI – CAMODECA – DE SANTIS (2011, pp. 259-264). Tutto il modello
valenziale è illustrato nel medesimo testo alle pp. 107-435. Come si vede dalla rappresentazione, la copula è
e il complemento predicativo del soggetto degna cosa vanno considerati come uniti, a formare, per
l’appunto, un’unica unità verbale. Aggiungo che nel sintagma degna cosa, il generico cosa posposto
all’aggettivo degna, funziona come un morfema grammaticale marcante il genere neutro (non a caso, in
latino, l’espressione suonerebbe come DIGNUM EST).
2
Come nel caso di degna cosa è, anche debbia entendere va interpretato come un’unica unità verbale che
qualificheremo come “modale”, in quanto presenta al suo interno il verbo modale debbia.
3
Il verbo entendere viene qui adoperato nell’accezione di “volgere l’animo, la mente, la volontà a un fine
determinato” (BATTAGLIA 1964-2002, s. v. intendere).
due voci conciossiaché e conciofossecosaché; 2) vengono presentate più forme della
locuzione congiuntiva; 3) vengono a questa attribuiti altri valori (causale “attenuato” e
condizionale). Uguale è l’interpretazione dell’origine della locuzione:

Conciossiaché (conciossiacosaché, conciossiacosa, con ciò sia che), cong. Ant. e letter. Con valore
causale: poiché, dal momento che, essendo che, per la ragione che. – Anche con significato attenuato:
infatti, quindi […] 2. Con valore concessivo: benché, sebbene, quantunque […] 3. Con valore condizionale:
qualora, una volta che, nel caso.

Conciofossecosaché (conciofossecòsa, conciofosseché, con ciò fosse che), cong. Disus. Dato che, poiché;
verificandosi la circostanza che. = Formazione di tipo composto, il cui primo elemento con è da ricollegare a
come (lat. quo [mo]do). Il Tommaseo si rifà a quum.

Della locuzione i due dizionari colgono perfettamente il significato, ma non l’origine.


L’origine della locuzione congiuntiva può, a nostro avviso, essere colta solo attraverso
un’analisi secondo il modello valenziale. Giustamente il Vocabolario Treccani scompone la
struttura in con + ciò sia (cosa) che, ma il con non è da ricollegare, a mio avviso, all’antico
come < lat. QUO MO[DO]. La subordinata del nostro testo può essere così raffigurata:
La subordinata viene legata alla reggente mediante la congiunzione cum e, al suo interno,
può essere analizzata in un nucleo (unità verbale nominale monovalente: sia cosa + il suo
argomento soggetto: ciò), intorno al quale, in funzione di circostante dell’argomento sogg.
(cui si lega mediante la congiunzione che), sta una proposizione esplicativo-predicativa
(l’omo è più nobele de tutti li animali). Usiamo l’aggettivo “esplicativa” in quanto tale
proposizione “spiega” che cosa indichi il dimostrativo ciò (prolettico nella linearizzazione);
aggiungiamo l’aggettivo “predicativa”, in quanto, al contrario delle relative esplicative che
sono sempre appositive (cioè attributive o non necessarie), questa proposizione completa
tutto il significato della subordinata. Il senso di tutto il testo sarà allora questo: “essendo /
accadendo / verificandosi” ciò (cioè: che l’uomo è il più nobile di tutti gli altri viventi), allora
egli deve tendere a cose più nobili”. La rappresentazione corretta del testo sarà allora
questa:

Torniamo all’unità verbale nominale sia cosa: essa si compone della copula sia + il
complemento predicativo del soggetto cosa, i quali costituiscono un insieme con il
significato di “avvenire”, “verificarsi”, “essere”. Il generico cosa, come si è visto dalle voci
dei dizionari, può anche mancare, ma se è presente, rafforza il verbo sia (“stando proprio
così ciò”. Anche il che che congiunge il circostante al dimostrativo, in presenza del
generico cosa, può essere omesso. Ecco la rappresentazione della struttura di tutte le
forme in cui può presentarsi la locuzione congiuntiva:
È giunto allora il momento di interpretare il con che lega tutta la subordinata alla reggente.
Si consideri il verbo essere nel nucleo della subordinata: esso può presentarsi o al
presente congiuntivo, se nella reggente c’è un tempo presente (come nel nostro testo);
oppure all’imperfetto congiuntivo, se nella reggente c’è un tempo storico, come in questo
esempio:

Ivi per alquanto tempo, conciofossecosaché io fossi in parte, nella quale mi ricordava del
passato tempo, molto stava pensoso (Dante, Vita nuova, 35).

Il con, allora, sarà il corrispondente di un cum narrativo latino – e non un derivato da quo
mo[do] – che, come in latino, richiede un congiuntivo. E del resto i valori principali della
locuzione congiuntiva coincidono con due tra i valori principali del cum narrativo latino
(causale e concessivo).
In conclusione quella che abbiamo chiamato locuzione congiuntiva, è tale solo in
superficie, nella linearizzazione del testo. In realtà a congiungere è solo il primo elemento
della locuzione (con). Sempre la linearizzazione testuale ci fa apparire subordinata, quello
che in realtà è un circostante del nucleo di essa (ciò sia (cosa)).
Di qui si capisce anche l’importanza di una descrizione strutturale delle frasi che segua il
modello della grammatica valenziale, la quale può anche giovare alla considerazione
storica della lingua.