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Presente indicativo Il presente indicativo la forma verbale coniugabile pi usata della lingua italiana e trova un suo corrispondente in tutte

e le lingue ad essa vicine. Come tempo pi usato dell'italiano, anche quello che mostra il maggior numero di usi e di forme irregolari. Secondo le grammatiche tradizionali, indica uno stato o avvenimento presente. Si osservi ad esempio il seguente enunciato: In questo momento esco di casa. chiaro che il momento dell'azione viene visto come contemporaneo al momento in cui si parla: per meglio specificare, secondo la terminologia di Bertinetto, si dir che il presente indica generalmente un'azione o situazione che si svolge al momento dell'enunciazione Coniugazione del presente [modifica] Questa forma verbale si coniuga sostituendo le desinenze dell'infinito (-are, -ere, -ire) con quelle previste nel sistema verbale italiano per il presente nelle tre coniugazioni:
a a a a a a

1 persona io 1 coniugazione am-are 2 coniugazione tem-ere 3 coniugazione serv-ire


a a a

2 persona tu

3 persona egli, ella

1 persona noi

2 persona voi

3 persona essi, esse

am-o

am-i

am-a

am-iamo

am-ate

am-ano

tem-o

tem-i

tem-e

tem-iamo

tem-ete

tem-ono

serv-o

serv-i

serv-e

serv-iamo

serv-ite

serv-ono

Spesso, i verbi della coniugazione in -ire prevedono l'ampliamento della radice tramite un suffisso (-isc-):
a

3 coniugazione cap-ire

cap-isco

cap-isci

cap-isce

cap-iamo

cap-ite

cap-iscono

Non esiste comunque una regola che possa stabilire quali verbi prevedono questa particolarit di coniugazione; per questo, si consulti la voce sui cosiddetti verbi incoativi. Si ricordano inoltre le seguenti caratteristiche nella formazione del presente: Questo tempo presenta pochissimi verbi irregolari nella coniugazione in -are (si tratta dei verbi stare, fare, dare ed andare); le altre coniugazioni ne sono invece ricche. Le forme in noi e voi sono quasi sempre regolari.

I verbi che terminano in -care e -gare (come cercare e pagare) mantengono il suono velare di /k/ e /g/ in tutte le forme, il che rende necessario un adattamento ortografico: pago, paghi, paga, paghiamo. Vale esattamente il discorso opposto per le altre due coniugazioni, cio per i verbi che terminano in -cere e -gere, come vincere o piangere: il suono di -c- e -g- pu infatti cambiare a seconda della vocale che introduce la desinenza: vinco, vinci, vince, vinciamo, vincente, vincono ed quindi velare davanti a o, ma palatale davanti ad e oppure i. In questo caso, non si rende necessario alcun adattamento ortografico. Si noti inoltre che in questi verbi la i nella desinenza della forma in noi (vinciamo) non sar pi pronunciata. Per i verbi che terminano in -ciare e -giare si avr: mangio, mangi, mangia, mangiamo, mangiate, mangiano. Neanche in questo caso, la desinenza della forma in noi (mangiamo) viene pronunciata. Un verbo che risulta regolare nella coniugazione di un tempo non deve necessariamente esserlo in un altro tempo. Ad esempio il verbo uscire irregolare al presente, ma non al participio. Al contrario, scrivere irregolare al participio, ma non al presente. Si ricorda, in caso di dubbio, l'uso di un buon dizionario. Cenni storici [modifica] Si tratta di una diretta eredit dalla lingua latina. Gli sviluppi che hanno portato al cambiamento delle desinenze originarie nelle forme flesse (laudo, laudas, laudat, laudamus laudatis, laudant) non sono, secondo Bruni, del tutto chiari. Tra i vari mutamenti linguistici che caratterizzano il passaggio dal latino classico all'italiano, la caduta della consonante finale senza dubbio uno dei fenomeni pi vistosi (da laudat proviene loda, da laudamus proviene lodiamo, con caduta rispettivamente di -t e di -s). Il presente, i suoi usi basilari e le altre forme verbali [modifica] Le caratteristiche del presente possono essere illustrate tramite un confronto con alcune altre forme dell'indicativo. Dal paragone emerge una forma verbale caratterizzata dalla sua attualit e fattualit. 1) Il presente si trova in opposizione con il passato prossimo. La differenza tra le due forme sta principalmente nell'aspetto. Mentre il presente una forma fondamentalmente imperfettiva (e presenta quindi gli avvenimenti considerati durante il loro svolgimento), il passato prossimo esclusivamente perfettivo (e presenta dunque l'azione nella sua pienezza, fino al momento del loro compimento): Oggi sto male dunque un enunciato che presenta una situazione in corso in un dato momento. Al contrario, l'enunciato Oggi sono stato male considera e presenta la situazione durante tutto l'arco del suo svolgimento. La frase descrive quindi anche il momento in cui la situazione giunge a compimento o alla fine. Se nel primo enunciato il [1] malessere viene visto come uno stato, il secondo lo vede piuttosto come un evento. 2) L'imperfetto descrive infatti una situazione in corso che viene focalizzata nel passato (quando essa non giunge ancora a compimento o alla fine):

Ieri alle sei ero a Roma. Il presente descrive la situazione nello stesso modo, ma esso focalizza il momento dell'enunciazione: Oggi, in questo momento, sono a Roma. Si deve comunque dire le due forme verbali hanno una certa somiglianza tra di loro, dato che sono entrambe imperfettive. Come forma del passato, anche il passato remoto si distingue chiaramente dal presente, anche se quest'ultimo pu sostituirlo (si parla in questo caso di presente storico). 3) Il presente si trova in rapporto di opposizione con il futuro. Se il primo, rispetto al secondo indica una azione o situazione sicura, il secondo la pone solo come possibile: Sara oggi a Milano esprime dunque pi sicurezza rispetto a Sara oggi sar a Milano. Si dir a questo punto che il futuro indica la posteriorit temporale, rispetto alla contemporaneit indicata dal presente. Questa teoria viene sostenuta da diversi studiosi, ma non del tutto pacifica (cfr. Bertinetto). Dopo tutto, entrambe le forme hanno la possibilit di riferirsi tanto ad avvenimenti presenti quanto ad avvenimenti futuri (anche se per indicare un avvenire chiaramente lontano dal momento dell'enunciazione si preferir senza dubbio il futuro). Concludendo, diremo che fondamentalmente il presente indica contemporaneit rispetto al momento dell'enunciazione. Questo non significa necessariamente che nell'uso della lingua questa caratteristica venga rigidamente applicata, perch esistono molti usi del presente, il quale pu arrivare a sostituire forme verbali come quelle appena ricordate a titolo di paragone. Altri usi del presente [modifica] Il presente conosce dunque usi che non rispecchiano il suo nome o le sue caratteristiche principali. Si tratta infatti della forma verbale non marcata, dunque di quella che in teoria potrebbe sostituire le altre forme verbali (Coseriu). Il presente viene spesso usato indipendentemente dal momento di enunciazione, indicando azioni anteriori o posteriori ad esso: Garibaldi nasce a Nizza nel 1807 Fra un anno vado ad abitare a Nizza. Inoltre, questo tempo talmente flessibile che pu sostituire le forme verbali di altri modi: Non credo che vero al posto di Non credo che sia vero. Nonostante tali semplificazioni possano essere in conflitto con le regole dell'italiano standard e quindi essere considerate errate, usando il presente facile produrre degli enunciati indiscutibilmente logici, efficaci e spesso assai correnti grazie ai vari usi della lingua parlata e scritta. Presente storico [modifica] Si pensi all'esempio gi proposto:

Garibaldi nasce a Nizza. Si parla in questo caso dell'uso storico del presente, che pu avere due ragioni. La prima pu essere quella di semplificare l'enunciato. Ad esempio, un intero racconto pu essere, tramite un semplice procedimento retorico, ancorato nel presente: questo avviene molto spesso, quando per una qualsiasi ragione si preferisce rinunciare all'uso del passato prossimo o del passato remoto. La seconda ragione che il presente storico pu dare maggiore efficacia espressiva ad una parte dell'enunciato, il che particolarmente chiaro quando il presente si alterna alle forme del passato senza che vi sia la minima giustificazione temporale per un cambio da una forma all'altra: Nessuno voleva aiutarmi, ero veramente nei guai, ma all'improvviso ecco che arriva un poliziotto. L'uso del presente indica qui un maggior coinvolgimento emotivo oppure l'intenzione di mettere in evidenza un processo verbale piuttosto che un altro. Dal punto di vista retorico, si tratta di un processo di sostituzione (enallage). Presente al posto dell'imperativo [modifica] Similmente al futuro, questa forma verbale pu essere usata come alternativa all'imperativo, dunque non per descrivere uno stato di cose reale, ma desiderato o prescritto. La frase sar espressa sotto forma di dichiarazione: Tu non entri qui senza il mio permesso, altrimenti chiamo la polizia. Questo uso del presente ha il vantaggio di poter riferirsi anche alla prima persona singolare. Presente gnomico [modifica] In alcuni casi, inoltre, si indicano stati di cose che prescindono dal momento in cui avvengono: Dio vede tutto. Il senso dell'enunciato infatti che Dio vedeva, vede e vedr tutto. L'uso gnomico frequente soprattutto nei proverbi, dove si conoscono soprattutto il presente gnomico ed il suo corrispondente uso del passato remoto (Chi rompe paga; la superbia and a cavallo e torn a piedi). Presente riportivo [modifica] Pu benissimo accadere che il locutore voglia riportare ci che sta vedendo a chi non ne ha la possibilit. normale, in questo caso, che le diverse forme dal presente indichino momenti diversi anche se esse si trovano nello stesso enunciato. Si tratta di eventi vicini tra di loro ma organizzati in una catena temporale. Un esempio classico si osserva quando un giornalista sportivo riporta le azioni di una partita di calcio (Bertinetto): Il centrocampista lascia rimbalzare la palla, poi dribbla l'avversario e si avvia verso l'area di rigore. Presente al posto del futuro [modifica]

Valgono per questo uso gli stessi principi che caratterizzano il presente storico: rispetto ai tempi del passato e del futuro, il presente d in ogni caso maggiore enfasi all'enunciato, sicch l'atto linguistico di chi parla avr maggior impatto su chi ascolta o legge. Dire mani in alto o sparo ha senza dubbio maggior efficacia comunicativa che dire mani in alto o sparer. Il presente nella formazione di parole [modifica] Alcune forme alla prima persona del presente latino, simile a quello italiano, sono state utilizzate nella formazione di sostantivi. Si ricorda ad esempio il credo, sostantivo latino derivato dalla forma verbale e poi ereditato dall'italiano; si tratta di parola ancora ben riconoscibile nel suo etimo. Meno lineare stata la formazione del sostantivo video, un prestito linguistico dal latino come lingua morta, per la precisione dal verbo vidre ('vedere': video, io vedo). Non da ultimo grazie all'espansione dell'inglese come linguaggio della tecnica, la parola ritornata in Italia e negli altri paesi di lingua romanza, ma con un'accezione completamente nuova.

Passato prossimo Disambiguazione Se stai cercando l'omonimo film di Maria Sole Tognazzi, vedi Passato prossimo (film). Il passato prossimo una forma verbale che indica eventi, esperienze e fatti conclusi, considerati secondo l'aspetto perfettivo: Es.: Ieri sono andato all'ufficio postale. Questo significa che mentre l'imperfetto indica una situazione, uno stato o comunque un evento durante il suo svolgimento nel passato, il passato prossimo considera l'azione come un evento o un avvenimento compiuto.

Coniugazione del passato prossimo [modifica] Questo tempo si forma combinando le forme del presente indicativo degli ausiliari avere (a) o essere (b) con il participio passato del verbo in da coniugare: a. ho cantato, hai cantato, ha cantato, abbiamo cantato, avete cantato, hanno cantato. b. sono andato/a, sei andato/a, andato/a, siamo andati/e, siete andati/e, sono andati/e. Per il resto, questo tempo segue le regole che valgono per tutte le forme composte del sistema verbale: Una delle questioni di maggiore importanza riguarda la scelta tra avere ed essere: per i verbi transitivi, cio quelli che reggono il complemento senza intermediario (preposizione), si sceglie sempre il verbo avere: ho comprato gli orecchini. I verbi intransitivi, quelli che non possono avere il complemento oggetto, vengono il pi delle volte coniugati con essere: sono uscito/a,

sono andato/a. Nonostante i numerosi testi che hanno cercato di spiegarne la logica, in questi casi la scelta dell'ausiliare questione ancora discussa. Alcuni verbi intransitivi vengono coniugati con avere (es.: abbaiare, chiacchierare, e molti altri). Dato che la questione non mai stata spiegata esaurientemente e dato che l'esito nelle diverse lingue non sempre lo stesso, il problema ha portato i grammatici a stilare delle lunghissime liste ([1], ev. [2]). Alcuni verbi hanno un significato ambiguo e possono cambiare l'ausiliare a seconda del contesto. Il verbo finire, ad esempio, pu significare 'arrivare alla fine', e come tale intransitivo: la scelta cadr dunque sul verbo essere (Lo spettacolo finito). Questo verbo ha comunque anche un significato transitivo, quello di 'portare qualcosa alla fine': in questo caso l'ausiliare sar avere (lui ha finito la cena). Per altri verbi, la costruzione dipende dalla forma sintattica dell'enunciato: il verbo correre, ad esempio, si coniuga con essere solo quando specificata la direzione: sono corso a casa, ma ho corso per ore e ore. I verbi riflessivi si coniugano con essere: non mi sono concentrato/a. Se l'ausiliare essere, il participio va accordato per genere e numero al soggetto: lei andata, loro sono andati. In un certo senso, in questi enunciati, il participio assume le veci di aggettivo, una parte del discorso rigorosamente marcata a seconda di genere e numero. Se l'ausiliare avere, e se il complemento oggetto precede la forma coniugata di avere sotto forma di pronome, il participio va accordato per genere e numero all'oggetto: La mela? L'ho mangiata! I ragazzi? Non li ho visti. Quelle castagne? Non mi piacciono, ne ho mangiate solo due. In questi casi, l'accordo con il complemento oggetto obbligatorio solo con i pronomi la, [1] le, li, ne; nel caso di mi, ti, ci, vi e con il pronome relativo che l'accordo invece facoltativo. Soprattutto nella coniugazione in -ere, le forme del participio passato possono essere irregolari. In Italia del Sud, soprattutto in passato, si tendeva a sovrautilizzare il verbo avere (io ho andato). Si consiglia, in caso di dubbio, l'uso di un buon dizionario. Cenni storici [modifica] Il passato prossimo una forma verbale che nella lingua latina non esisteva. Al suo posto veniva utililizzato il perfetto, che corrisponde all'incirca al passato remoto. L'origine del passato prossimo risale all'epoca tarda del latino, sulla base di locuzioni come habeo litteram scriptam: in origine, questo enunciato significava semplicemente 'ho una lettera scritta': il participio aveva dunque la funzione di aggettivo. Questa costruzione, cambiando gradualmente di significato, ha assunto le veci di una vera e propria forma verbale del passato, per divenire sempre pi comune tanto in italiano quanto nelle altre lingue romanze. In tal modo, il passato prossimo si affiancato alla forma semplice del perfetto (passato remoto), senza tuttavia soppiantarlo. Il meccanismo basato su habeo litteram scriptam si inoltre esteso ad altri contesti, per cui si sono sviluppati nelle lingue romanze dei tempi come il trapassato prossimo, il futuro anteriore, il congiuntivo passato e tutte le altre forme composte del sistema verbale. Il passato prossimo come forma dell'attualit [modifica] Questa forma verbale pu indicare un'azione da considerarsi compiuta nel presente: Adesso ho finito il lavoro. Proprio in questo momento, il presidente ha raggiunto il podio per parlare al pubblico. Anche se l'azione situata nel passato, l'effetto (compiutezza) attuale, si riferisce al momento dell'enunciazione. Dunque, non si pu parlare di un vero e proprio riferimento temporale al passato, ma

piuttosto di aspetto compiuto. L'attualit della forma del passato prossimo traspare negli esempi soprattutto dalla presenza di un'indicazione temporale abbastanza precisa (adesso; in questo momento). Si noti peraltro che negli enunciati proposti non sarebbe possibile usare il passato remoto. Il passato prossimo come forma verbale del passato [modifica] Per approfondire, vedi le voci Imperfetto indicativo e passato remoto.

Il passato prossimo pu inoltre indicare fatti ed eventi con la funzione temporale di tempo del passato, per esempio nelle narrazioni. Nell'esposizione di fatti passati, il passato prossimo si distingue con gran chiarezza dall'imperfetto, ma non dal passato remoto. Le funzioni di questo tempo possono emergere abbastanza chiaramente da un confronto tra le tre forme verbali. Imperfetto e passato prossimo [modifica] Seguendo un approccio di linguistica testuale, si pu formulare la differenza tra imperfetto e e le forme di perfetto come il passato prossimo considerando quest'ultimo come la forma che indica le azioni da mettere in primo piano, mentre l'imperfetto indica lo sfondo di una narrazione: Era presto di mattina, e siccome faceva freddo, ho preso l'automobile. Purtroppo non sono riuscito a partire subito, e cos sono arrivato in ritardo in ufficio: il principale aveva un'espressione strana. L'interpretazione sotto questo punto di vista (Weinrich) ha grandi vantaggi di economia descrittiva ed dunque di facile comprensione, ma ha comunque il difetto di basarsi solo sullo studio di testi letterari. Normalmente, la distinzione classica tra aspetto perfettivo (azione conclusa) ed imperfettivo (azione non conclusa) viene considerata come pi efficace. Passato prossimo e remoto [modifica] Per approfondire, vedi la voce Passato remoto.

Per quanto riguarda la differenza tra passato prossimo e passato remoto, questa basata su criteri di rilevanza rispetto al presente. Psicologicamente, l'avvenimento pu essere considerato come vicino (sicch si user il passato prossimo) o lontano (allora sar preferito il passato remoto). Napoleone nacque in Corsica Questa bambina nata in Corsica Nella scelta, non comunque possibile basarsi soltanto su criteri cronologici. Se vero, da un lato, che gli avvenimenti avvenuti in un passato recente verranno coniugati al passato prossimo pi spesso di altri, ci non pu in alcun modo costituire una regola generale. Conta invece la distanza psicologicamente percepita, anche se il pi delle volte gli enunciati riferiti a tempi vicini finiscono per essere formati con il passato prossimo: come fa notare giustamente Serianni, logico che gli eventi accaduti in un passato recente vengano normalmente rivissuti con pi intensit rispetto ad altri accaduti in vecchia data, e che quindi vengano indicati con il passato prossimo. Viceversa, gli eventi lontani nel tempo saranno spesso percepiti come psicologicamente distanti, per cui sar alta la probabilit vengano indicati con il passato remoto. Non per questo si deve cadere nell'illusione di poter stabilire criteri puramente temporali per stabilire quando usare l'una o l'altra forma. In altre parole, un fatto accaduto in tempi lontani: Pi di un secolo fa, abbiamo proibito la schiavit, ma tutto ci resta solo teoria

pu benissimo essere considerato come pi attuale di uno verificatosi in tempi relativamente vicini: Mesi fa, esplorammo il bosco in cerca di porcini.

Trapassato prossimo Il trapassato prossimo, spesso chiamato anche piucheperfetto o piuccheperfetto, una forma verbale che indica la compiutezza oppure l'anteriorit temporale di un evento rispetto ad un momento passato: Ieri ho ricevuto quello che avevo chiesto il giorno prima. Coniugazione del trapassato prossimo [modifica] Questa forma verbale si coniuga combinando le forme dell'imperfetto indicativo degli ausiliari avere (a) o essere (b) con il participio passato del verbo in questione: a. avevo cantato, avevi cantato, aveva cantato, avevamo cantato, avevate cantato, avevano cantato; b. ero andato/a, eri andato/a, era andato/a, eravamo andati/e, eravate andati/e, erano andati/e. Per quanto riguarda il resto, la coniugazione segue le particolarit del passato prossimo (vedi anche questa forma). Le tavole automatiche di coniugazione danno peraltro risultati affidabili [1]; [2]; [3]. Uso del trapassato prossimo [modifica] Per l'uso del trapassato prossimo viene definito un momento passato a partire dal quale l'avvenimento viene osservato. Ogni costruzione si riferir a questo momento: Ieri all'una, avevo gi mangiato. In questo caso, il momento viene specificato esattamente nella frase (ieri all'una). La funzione del trapassato nell'esempio quella di indicare che, in quel momento, l'azione era compiuta (vedi [1] aspetto). Il momento di osservazione pu essere anche indicato da altre forme verbali del periodo, come il passato prossimo, il passato remoto o l'imperfetto: Non volevamo leggere il libro che la nonna ci aveva regalato a Natale. Non volemmo leggere il libro che la nonna ci aveva regalato a Natale. Non abbiamo voluto leggere il libro che la nonna ci aveva regalato a Natale. Le forme del trapassato indicano in questo esempio una esplicita anteriorit temporale rispetto al momento indicato dalle altre forme verbali (spesso, esse si ritrovano nella frase principale). L'uso del trapassato prossimo non raro in concomitanza con quello del presente storico: Nel 1616, Galileo riceve aspre critiche per il contenuto dei libri che aveva pubblicato. Anche in questo caso, l'enunciato specifica il momento passato (Nel 1616), anche se non deve essere necessariamente cos. Infatti, il momento al quale ci si riferisce spesso del tutto implicito e deve essere recuperato nel contesto (in un altro enunciato oppure tramite un ragionamento, come accade anche nell'esempio seguente):

Guarda come sei sporco, eppure ti avevo detto di fare attenzione! In questo caso, l'azione indicata dal verbo dire sar anteriore rispetto ad un momento non direttamente specificato. Nell'esempio, si tratta forse di quello in cui la raccomandazione (fare attenzione) stata trascurata. Altri usi del trapassato prossimo [modifica] Similmente all'imperfetto, pu indicare irrealt (ma solo nella lingua parlata con sintassi non sorvegliata): Ora stiamo qui bloccati in questo treno lentissimo, ed invece con l'aereo, a quest'ora, avevamo gi finito il viaggio. L'applicazione della grammatica normativa dell'italiano richiederebbe invece un'altra costruzione: a quest'ora saremmo gi arrivati. Secondo questi usi tipici della lingua parlata, il trapassato prossimo pu sostituire le forme modali del congiuntivo trapassato o del condizionale passato, soprattutto nel periodo ipotetico dell'irrealt: Se ero nato a Milano non parlavo mica romano. Normalmente, questi usi non sono considerati come accettabili nella lingua standard. Esiste inoltre anche un uso di cortesia del trapassato, che Bertinetto chiama attenuativo: in pratica, comunque, esso applicabile soprattutto al verbo venire: Ciao, come va? Ero venuto a vedere se stai bene. In questo caso il trapassato sostituisce il passato prossimo (sono venuto), che descriverebbe con maggior precisione la costellazione temporale degli eventi. Per ragioni di cortesia, comunque, il locutore trasporta artificialmente quelle che sono le sue intenzioni nel mondo del passato (si tratta dell'uso corrispondente all'imperfetto di modestia): l'espediente serve dunque ad evitare un enunciato troppo invadente o comunque troppo diretto. A differenza degli usi corrispondenti dell'imperfetto, anche essi in un qualche modo collegati all'irrealt, il trapassato indica dei processi verbali conclusi. Il trapassato in latino e in altre lingue [modifica] Il trapassato prossimo abbastanza corrente nella maggior parte delle lingue indoeuropee. La sua complessit di significato si riflette nella ricchezza di forme che si ritrova nei vari idiomi, il che giustifica un confronto. La forma usata in latino, non ereditata dall'italiano, rinunciava all'ausiliare e prevedeva un'unica forma verbale (detta forma sintetica): Audiveram ('avevo sentito'). Le dinamiche che hanno portato alla formazione del trapassato prossimo nella lingua italiana di oggi sono le stesse che hanno causato la nascita delle altre forme composte (vedi passato prossimo). La forma sintetica sopravvive ancora in lingua portoghese, ma solo come forma scritta e quindi di uso meno frequente (ouvira, avevo sentito). Pi spesso si usa in portoghese il verbo ter come ausiliare, per poi aggiungere il participio ottenendo la forma tinha ouvido. questa la cosiddetta forma analitica, stabilitasi in italiano ed anche in molte lingue romanze. Lo stesso meccanismo caratterizza il trapassato in inglese:

I had heard ('avevo sentito'). Si comportano similmente anche il tedesco ed il francese (ich hatte gehrt; j'avais entendu). D'altro canto, in alcune variet meridionali di queste due ultime lingue esiste una forma composta dal perfetto composto dell'ausiliare (passato prossimo), cui viene poi ancora aggiunto il participio passato del verbo da coniugare: dalla combinazione risulter il verbo coniugato, che sar cos composto da tre forme verbali: J'ai eu entendu ('avevo sentito'); Ich habe gehrt gehabt ('avevo sentito'). Tradotti letteralmente, gli enunciati andrebbero resi in un italiano agrammaticale (io ho avuto sentito al [2] posto di io avevo sentito). In francese, si parla di pass surcompos, in tedesco di doppeltes perfekt. In sintesi, si avranno allo scritto le seguenti forme corrispondenti all'italiano sentire-udire. Le forme con il doppio participio sono riservate ad ambiti d'uso speciali, sicch non vengono ricordate.

Inglese

Tedesco

Latino

Rumeno

Portoghese

Spagnolo

Francese

Italiano

I had heard

ich hatte gehrt

audiveram

auzisem

ouvira / tinha ouvido

haba odo

j'avais entendu

avevo sentito

you had heard

du hattest audivers gehrt

auzisei

ouviras / tinhas habas ouvido odo

tu avais entendu

avevi sentito

er/sie he/she hatte had heard gehrt

audiverat

auzise

ouvira / tinha ouvido

haba odo

il/elle avait entendu

aveva sentito

we had heard

ouvramos / wir hatten audivermus auziserm tnhamos gehrt ouvido

habamos odo

nous avions avevamo entendu sentito

you had heard

ihr hattet gehrt

audivertis

auziseri

ouvreis / tnheis ouvido

habais odo

vous aviez entendu

avevate sentito

they had heard

sie hatten gehrt

audiverant

auziser

ouviram / tinham ouvido

haban odo

ils avaient entendu

avevano sentito

Nelle lingue romanze come l'italiano, il trapassato prossimo di solito affiancato da una seconda forma, il trapassato remoto. Con il passare dei secoli, quest'ultimo ha ceduto gran parte del suo ambito di uso al primo (Per quanto riguarda l'Italia, soprattutto al nord).

Imperfetto indicativo L'imperfetto indicativo la forma verbale della lingua italiana e delle lingue romanze che si adatta principalmente ad indicare situazioni ed abitudini considerate in un momento passato. quindi la forma pi adatta, all'interno del passato, per le descrizioni o per l'enunciazione di eventi ripetuti. Coniugazione dell'imperfetto [modifica] Questa forma verbale si coniuga aggiungendo alla radice del verbo le desinenze previste della grammatica italiana. Sono simili a quelle del presente, dalle quali si distinguono per la presenza di v insieme alla vocale tematica che caratterizza ciascuna delle tre coniugazioni: (-av- -ev- -iv-):
a a a a a a

1 persona io 1 coniugazione am-are 2 coniugazione tem-ere 3 coniugazione serv-ire


a a a

2 persona tu

3 persona egli, ella

1 persona noi

2 persona voi

3 persona essi, esse

am-avo

am-avi

am-ava

am-avamo

am-avate

am-avano

tem-evo

tem-evi

tem-eva

tem-evamo

tem-evate

tem-evano

serv-ivo

serv-ivi

serv-iva

serv-ivamo

serv-ivate

serv-ivano

Si notino, tra l'altro, alcune particolarit: La coniugazione di questo tempo quasi sempre regolare. Alcuni verbi che in lingua moderna hanno delle forme abbreviate si coniugano in maniera particolare. Ad esempio, il verbo fare si coniuga secondo la vecchia forma facere: facevo, facevi, faceva. Similmente, per il verbo dire: dicevo; bere: bevevo; produrre: producevo; proporre: proponevo; trarre: traevo. Il verbo essere segue un meccanismo particolare: ero, eri, era, eravamo, eravate, erano. Cenni storici [modifica] Si tratta di un tempo ereditato direttamente dal latino, in cui si chiamava imperfectum, mentre il perfectum corrispondeva all'attuale passato remoto. Esempio di imperfetto latino per il verbo cantare: cantabam, cantabas, cantabat, cantabamus, cantabatis, cantabant. Il cambiamento di /b/ a /v/ che caratterizza il passaggio dal latino all'italiano la lenizione della -b- latina compresa tra due vocali. Questo mutamento fonologico un caso di indebolimento perfettamente normale per l'origine dell'italiano, tanto che pu addirittura arrivare alla scomparsa completa della -v- intervocalica (avea, aveano, potea, poteano ecc.), soprattutto nell'italiano letterario di secoli passati. Nella catena parlata di suoni, la caduta della -v- comunque un fenomeno quasi impercettibile: Fu lor dato un frate antico (...) e molto venerabile uomo, nel quale tutti i cittadini grandissima e spezial divozione aveano. Giovanni Boccaccio, Decameron, Prima giornata, prima novella.

Pi complicato si fa il discorso per il cambio delle desinenze dal latino all'italiano. Dato che normale per l'italiano la caduta della consonante finale latina, le tre forme del singolare (cantabam, cantabas, cantabat) avrebbero in teoria finito tutte per diventare uguali: io cantava, tu cantava, egli cantava. Le cose in realt non sono andate cos: le nuove desinenze che hanno effettivamente originato le tre forme dell'imperfetto al singolare (cantavo, cantavi, cantava) sono state secondo Bruni, sviluppate in analogia con le desinenze del presente (-o, -i, -a). A dispetto di tutto ci, la forma latineggiante io cantava ha continuato ad affermarsi piuttosto a lungo, sopravvivendo accanto a quella pi propriamente italiana (cantavo): Mirandolina, io cercava voi. Carlo Goldoni, La locandiera, Primio atto, scena ventiduesima. Questa forma arcaica fin poi per cadere in disuso verso l'Ottocento. Si ricorda infine, sempre a proposito di latino, che in questa lingua l'imperfetto conosceva un ampio e particolare uso nella stesura delle lettere: infatti, gli eventi contemporanei al momento della scrittura venivano spesso indicati all'imperfetto. Ci accadeva dato che per ragioni di cortesia il mittente assumeva artificialmente il punto di vista temporale del destinatario, il quale leggeva la lettera solo in un momento successivo a quello dell'atto di scrittura. Si parla in questo caso di imperfetto epistolare (vedi Bertinetto). Usi basilari dell'imperfetto in italiano [modifica] Confronto tra imperfetto e passato prossimo [modifica] Le propriet dell'imperfetto possono essere messe in evidenza con un confronto con il passato prossimo. La differenza tra le due forme sta principalmente nell'aspetto, che ci indica se l'azione viene vista come conclusa. Si prenda in considerazione la seguente coppia di enunciati. Ieri alle sette, Raffaella scriveva una lettera. Ieri alle sette, Raffaella ha scritto una lettera. La prima frase, quella all'imperfetto, descrive quali avvenimenti erano in corso ad un dato momento (le sette). La seconda contiene un'informazione diversa, mostrandoci tutto l'arco dell'azione (quella dello scrivere): essa presenta la situazione considerata come un evento che ha avuto un inizio, uno svolgimento ed una fine (compimento). Se grazie al secondo enunciato possiamo vedere come la lettera stata terminata, nel caso del primo non possiamo giudicare se l'azione arrivata a compimento. Concludendo, con il primo enunciato (quello all'imperfetto), l'azione mostrata solo in un punto del suo svolgimento: la nostra visione dei fatti dunque incompleta, imperfetta; la seconda azione (quella al passato prossimo) viene invece considerata come perfetta. Se l'imperfetto viene usato per descrivere una situazione in un determinato momento (stato, processo in corso, abitudine), il passato prossimo (come anche il passato remoto) si usa per indicare ci che successo (evento, esperienza, avvenimento, accaduto). La prossima coppia di enunciati pu approfondire questa opposizione: Al momento del suo pensionamento, il famoso petroliere Y aveva cinque mogli. Durante la sua carriera, la famosa cantante X ha avuto cinque mariti. Mentre l'uso dell'imperfetto si limita a fornire una descrizione focalizzata in un dato momento (Al momento del suo pensionamento), con il passato prossimo il secondo enunciato presenta degli avvenimenti visti nella loro pienezza e nel loro succedersi.

Inoltre, il passato prossimo presenta una successione temporale di eventi che generalmente rispetta l'ordine delle parole esposte nella frase (Raffaella si lavata il viso, poi si truccata e si pettinata), mentre di solito i processi verbali indicati all'imperfetto sono contemporanei tra di loro (almeno nel caso delle descrizioni: Raffaella aveva il viso ovale, gli occhi erano verdi ed i capelli rossi). Per concludere, si ricorda che la differenza che si ritrova tra imperfetto e passato prossimo la stessa che caratterizza quella tra imperfetto e passato remoto, dato che questa la forma pi simile al passato prossimo. Imperfetto descrittivo ed iterativo [modifica] Se l'imperfetto indica delle caratteristiche o in un certo modo una situazione, il suo uso detto di solito descrittivo: Ieri sera, i ragazzi guardavano la tv e cos non parlava nessuno. quando invece viene indicata un'abitudine, si parla di solito di imperfetto iterativo (si noti la differenza tra i due esempi): Tutte le sere, i ragazzi guardavano la tv. Sono questi i due usi principali dell'imperfetto, che comunque conosce un'ampia gamma di sfaccettature. Altri usi dell'imperfetto [modifica] Imperfetto narrativo [modifica] Talvolta, ad esempio in alcune narrazioni scritte di tipo poliziesco, criminalistico e militare, si ritrovano degli enunciati con cui viene esposta una catena di avvenimenti che generalmente andrebbe descritta con l'uso del passato prossimo o del passato remoto. Si consideri l'esempio: Con enorme sprezzo del pericolo, l'ufficiale entrava nello stabile, poi catturava i nemici e rientrava alla nostra postazione. Gli enunciati non vengono sempre riconosciuti come grammaticalmente esatti e sono stati oggetto di dure critiche da parte dei puristi (Degregorio). In ogni caso, tali strutture hanno lo scopo di creare uno effetto stilistico speciale. Rohlfs spiega questo uso con l'intenzione, da parte di chi scrive, di fare scorrere lentamente le immagini davanti al lettore (si tratta infatti di un uso della lingua scritta). Effettivamente, le propriet fondamentalmente imperfettive di questo tempo creano nel lettore la vaga impressione di una documentazione fotografica. Questo uso dell'imperfetto era particolarmente di moda nell'Ottocento e nel primo Novecento ed chiamato imperfetto narrativo (Bertinetto). Oggi questo uso pare diventare sempre pi sporadico. Va detto infine che l'imperfetto narrativo pu riscontrarsi anche in enunciati che si limitano ad un solo avvenimento, oppure pu caratterizzare solo una parte di una narrazione (soprattutto alla fine di un testo): Lo scrittore x si trasfer in un'altra citt e si ammal alcuni mesi dopo. Dimenticato da tutti, x moriva nel 1777. Imperfetto ipotetico ed altri usi modali [modifica]

Spesso, l'imperfetto indicativo pu sostituire le forme verbali di altri modi (condizionale, congiuntivo). Questo fenomeno porta gli studiosi a parlare di usi modali dell'imperfetto. Il fenomeno pi frequente indubbiamente l'uso dell'imperfetto nel periodo ipotetico dell'irrealt: Se arrivavi in tempo, ti spiegavo tutto con calma nella lingua parlata al posto di Se fossi arrivato in tempo, ti avrei spiegato tutto con calma Si tratta di un uso (chiamato imperfetto ipotetico) che non corrisponde allo standard, ma piuttosto apprezzato, a seconda del contesto, anche da persone colte. Corrisponde oramai, almeno nella protasi (frase secondaria che indica la condizione) all'uso standard nella lingua francese: Si tu tais ici, on pourrait jouer ('Se tu fossi qui, si potrebbe giocare') Del resto, non si tratta di una semplificazione tipica dell'italiano parlato moderno, ma di un fenomeno sempre esistito in questa lingua: Se io credevo non avere figlioli, arei preso pi tosto per moglie una contadina che non te (Niccol Machiavelli, La Mandragola, secondo atto, quinta scena.) Dico che, se io non ci veniva, non arei mai, mai creduto ch'ella (questa citt) fosse stata pi bella di Siena. (Pietro Aretino, La Cortigiana, primo atto, prima scena.) Mia moglie non veniva se non l'accompagnava io... (Achille Torelli, I mariti, quarto atto, prima scena.) La costruzione viene generalmente usata per riferirsi al passato, ma non necessariamente. Anche eventi contemporanei al momento di enunciazione possono sporadicamente essere indicati con questo uso (se ero stupido come credi, a quest'ora non ero qui). comunque normale che l'imperfetto possa sostituire con ottimi risultati il condizionale passato anche in altri contesti: Perch l'hai fatto? Non dovevi! al posto di Perch l'hai fatto? Non avresti dovuto! In questo caso, pare che l'imperfetto abbia la propriet di indicare un evento come non effettivo. Parleremo in tal caso di imperfetto potenziale. Nel complesso l'imperfetto potrebbe essere, tra tutti i tempi dell'indicativo, quello pi adatto ad indicare una semplice possibilit. Bertinetto ricorda come le sue caratteristiche lo rendano adatto come tempo dell'irrealt, atto ad indicare anche gli eventi di un sogno Ho sognato che ero Liz Taylor, che uscivo di casa e poi andavo a fare una crociera. oppure a descrivere i giochi di ruolo dei bambini:

Facciamo che io ero il drago e tu eri la fata Per questi usi sono correnti i nomi di imperfetto onirico e ludico. Imperfetto come futuro nel passato [modifica] Si pu senz'altro asserire che l'imperfetto costituisce una forma verbale estremamente ricca di usi; esso in grado di indicare anche il futuro nel passato: Sapevo che andava a finire in questo modo al posto di Sapevo che sarebbe andata a finire in questo modo. Questo uso, che ricorda molto da vicino quello del presente per indicare gli eventi futuri, tipico dell'italiano colloquiale. Imperfetto di modestia [modifica] Usato al posto del presente, l'imperfetto pu avere la funzione di rendere pi cortese una richiesta o il contributo di chi sta prendendo la parola in una conversazione. Si parla in questo caso di imperfetto di modestia (o desiderativo, o ancora imperfetto di cortesia): Volevo ancora dire qualcosa (al posto di voglio o vorrei) Venivo a controllare come stai (al posto di vengo o sono venuto). In questi casi, il locutore vuole rendere nota, usando l'imperfetto, un'intenzione che persiste anche al momento in cui egli sta parlando. Sta all'interlocutore capire che questa intenzione ancora attuale. In questo modo egli pu dare o meno conferma della sua disponibilit (almeno in teoria). L'uso esiste in tutte le lingue romanze, ma dato che si basa su procedimenti retorici molto diffusi e comprensibili (vedi Redder, Maingueneau), esso conosce dei corrispondenti anche in altri ceppi linguistici. Si riportano qui degli esempi tratti dall'inglese e dal tedesco: I wanted to ask you a question.... Ich wollte Sie etwas fragen.... Per dire in italiano volevo chiedere qualcosa. Le frasi riportate prevedono l'uso dei principali tempi del passato delle due lingue, rispettivamente il simple past ed il Prteritum. Siccome in questi contesti l'imperfetto ricorda il condizionale, il fenomeno viene, da diversi studiosi, considerato come un particolare uso modale (Bertinetto).

Futuro semplice Il futuro semplice una forma verbale del modo indicativo. Indica situazioni ed eventi presenti e futuri che risultano in qualche modo incerti; il futuro viene spesso preferito al presente per indicare eventi futuri quando l'evento situato a notevole distanza di tempo nell'avvenire: Domani vado a Parigi. Fra tre anni andr a Parigi. Cenni storici [modifica]

Il futuro italiano nella sua forma attuale non un'eredit diretta del latino classico. Questa lingua utilizzava infatti una variante di futuro completamente diversa da quella che usiamo oggi. Per amare, si aveva: Amabo, amabis, amabit, amabimus, amabitis, amabunt. Con il tempo, questa forma antica caduta in disuso, anche perch con il tempo e con i vari mutamenti [1] linguistici in corso, essa iniziava a rassomigliare troppo a quella dell'imperfetto. Fin cos per fare gradualmente posto ad un'altra: questa era formata dall'infinito del verbo, seguito dalle forme coniugate dell'ausiliare avere: amare habeo ecc. (amare + ho). Col tempo, le forme del verbo all'infinito si sono fuse in un'unica parola con quelle del verbo avere, che restano ancor oggi riconoscibili nelle desinenze del futuro dell'italiano (o di altre lingue romanze): Per l'italiano: io amer amare + ho; tu amerai amare + hai; egli amer amare + ha. Per il francese: j'aimerai aimer + ai; tu aimeras aimer + as; il aimera aimer + a. Per lo spagnolo: yo amar amar + he; t amars amar + has; l amar amar + ha. Per il portoghese: eu amarei amar + hei; tu amars amar + hs; ele amar amar + h. Nella coniugazione in -are, il mutamento fonetico da -ar- atono in -er- tipico della Toscana . In origine, il significato di queste forme era modale (la forma amare habeo significava 'ho da amare', oppure 'devo amare'). Del resto, ancor oggi il futuro pu indicare un dovere Domani metterai in ordine la camera e quindi sostituire l'imperativo. Le sue funzioni ed il suo uso non sono rimasti del tutto invariati durante l'epoca moderna: nel sistema verbale italiano, abbastanza chiara la sua tendenza ad un uso meno frequente con il passare dei secoli, come anche la sua vocazione sempre pi chiara ad indicare delle supposizioni. Coniugazione del futuro semplice [modifica] Questa forma verbale si coniuga sostituendo le desinenze dell'infinito (-are, -ere, -ire) con quelle previste nel sistema verbale italiano per il presente nelle tre coniugazioni:
a a a a a a [3] [2]

1 persona io 1 coniugazione parlare 2 coniugazione ricevere 3 coniugazione dormire


a a a

2 persona tu

3 persona egli, ella

1 persona noi

2 persona voi

3 persona essi, esse

parler

parlerai

parler

parleremo

parlerete

parleranno

ricever

riceverai

ricever

riceveremo

riceverete

riceveranno

dormir

dormirai

dormir

dormiremo

dormirete

dormiranno

Come detto, le forme del verbo avere restano abbastanza riconoscibili soprattutto nelle desinenze del singolare. Per la coniugazione irregolare, si possono riassumere cos le principali linee di tendenza:

In alcune forme verbali pu verificarsi una caduta della e: il risultato sar avr al posto di aver. Per questi verbi le forme saranno quindi avr, avrai, avr, avremo, avrete, avranno. Le ragioni di questo mutamento fonologico sono semplici: la e si trova nelle immediate vicinanze di una sillaba accentata e viene facilmente indebolita. Similmente si avranno delle forme come cadr, dovr, potr, sapr, vedr, vivr per citare le pi frequenti. Nel caso della caduta della -e-, per evitare problemi di articolazione della pronuncia, spesso le due consonanti si assimilano: avremo dunque rimarr al posto di rimanr, oppure vorr al posto di volr. Similmente: verr, berr e terr. Il fenomeno della caduta di -e- riguarda la seconda coniugazione, in particolare pi i verbi in ere con l'accento sulla desinenza come appunto avre o potre, che quelli accentati sulla radice come prndere, vndere, lggere o muvere. Si ricordi lo stesso fenomeno anche nel verbo andare (andr), della prima coniugazione. Sporadicamente si riscontra la stessa caduta della vocale anche nella terza coniugazione, quella in -ire (verr). Si distinguono per la conservazione della vocale tematica a tre verbi irregolari della prima coniugazione, la cui forma all'infinito molto breve: fare, dare e stare (far, dar, star). Similmente, per il verbo essere, si ha sar, sarai, sar, saremo, sarete, saranno. Il suono velare di /k/ e /g/ dei verbi che terminano in -care oppure -gare resta inalterato anche davanti ad -e-, sicch si nota la comparsa di un adattamento ortografico (h): cercher, cercherai ecc. L'ortografia delle forme il cui infinito termina in -ciare oppure -giare segue una regola particolare (omissione della i: comincer, comincerai ecc.). Le regole illustrate valgono anche per la formazione del condizionale presente, che si distingue dal futuro solo per le desinenze finali, ma che altrimenti caratterizzato dalle stesse regolarit ed irregolarit. Uso del futuro [modifica] L'uso temporale [modifica] quello di indicare avvenimenti situati nell'avvenire, soprattutto se assai lontani nel tempo (fra un paio di anni, andr in America). Del resto, il nome stesso della forma suggerisce questa interpretazione. Ciononostante, essa ancor oggi oggetto di discussione. Altri usi del futuro [modifica] Normalmente, il futuro indica insicurezza in un'asserzione oppure in una domanda (Questa macchina in vetrina coster un patrimonio. Stanno suonando alla porta, chi sar?). Come si nota negli esempi, le forme del futuro possono benissimo riferirsi al momento presente, quello dell'enunciazione. Tra questi usi del futuro ci sono: 1) Quello epistemico, che ha lo scopo di indicare una supposizione, anche nel presente. Nell'enunciato

Cinzia non c', adesso sar a Roma o a Civitavecchia (la forma sar sta per 'pu essere' a [4] Roma). Nell'enunciato Stanno suonando, sar sicuramente Gabriele (la forma sar sta per 'deve essere'). 2) L'uso dubitativo, simile a quello epistemico: Ma sar questo il prezzo giusto? 3) L'uso concessivo,
[5]

Marco sar un ragazzino irrequieto, ma buono e gentile Avr pure sessant'anni, ma non per questo sono un matusalemme. che indica una situazione riconosciuta come vera, ma non di rilievo. 4) L'uso deontico, iussivo oppure volitivo, che denotano volere e dovere: Metterai subito in ordine la tua camera Tali usi portano alcuni studiosi ad interpretarlo come forma futura dell'imperativo. Il futuro indica comunque un dovere anche in altri contesti: Gli oggetti lasciati indebitamente in questo scaffale saranno rimossi dal personale addetto In questi i casi il momento in cui si svolge l'azione effettivamente posteriore rispetto al momento dell'enunciazione. Tra gli usi esposti, con il passare dei secoli, diventato sempre pi preponderante quello epistemico: nel caso della forma composta del futuro, il futuro anteriore, abbastanza facile osservare come esso sia di [6] gran lunga pi frequente di quello temporale (che al contrario tende a diventare sempre pi raro ). Contemporaneamente, nei secoli passati sempre diventato meno frequente l'uso del futuro in genere, che comunque resta (dopo il presente ed il passato prossimo) una delle forme verbali italiane pi usate nella maggior parte dei contesti. Diversi autori sostengono con convinzione che la natura del futuro sia modale, cio che la forma serva ad indicare una forma di insicurezza o di potenzialit nel presente, e non una forma di sicurezza [7] nell'avvenire. Comunque stiano queste cose, per le sue particolarit storiche, morfologiche e semantiche, il futuro assume una posizione periferica nel sistema del modo indicativo per avvicinarsi invece a quella del condizionale. Il futuro nella formazione di parole [modifica] In casi isolati, il futuro coinvolto nella formazione di sostantivi. Si ricorda ad esempio il pagher, sostantivo che per metonimia indica un tipo di cambiale dove il valore del futuro legato al riconoscimento di un dovere. Anche il futuro latino usato per la formazione di sostantivi usati nelle lingue moderne. Si pensi a placebo, futuro della prima persona del verbo placere, che corrisponde all'italiano piacere. Curiosamente, le desinenze del futuro latino sono state impiegate per la nascita di un sostantivo inglese utilizzato in innumerevoli lingue, il gazebo, ma a partire dal verbo inglese to gaze (guardare).

Futuro anteriore Il futuro anteriore una forma verbale che indica eventi, esperienze e fatti considerati come compiuti, ma che si trovano nell'ambito dell'avvenire o in quello dell'insicurezza. Formazione del futuro anteriore italiano [modifica] Questa forma verbale si coniuga combinando le forme del futuro semplice degli ausiliari avere o essere con il participio passato del verbo in questione: avr cantato, avrai cantato, avr cantato, avremo cantato, avrete cantato, avranno cantato; oppure: sar andato/a, sarai andato/a, sar andato/a, saremo andati/e, sarete andati/e, saranno andati/e. Per il resto, la coniugazione del futuro anteriore segue le particolarit del passato prossimo. Cenni storici [modifica] In latino, il futuro anteriore si chiamava futurum exactum. Coniugando il verbo cantare, si aveva: cantver, cantveris, cantverit, cantverimus, cantveritis, cantverint. Queste forme si sono estinte, sia a causa della nascita della forma moderna del futuro semplice, sia per la comparsa di tempi composti come il passato prossimo (quelli che dunque utilizzano una forma del participio combinata al verbo ausiliare). Il futuro anteriore latino ha ceduto quindi il passo alle forme come le conosciamo oggi. Uso temporale [modifica] Secondo le grammatiche tradizionali, il futuro anteriore indica l'anteriorit temporale di un evento rispetto ad un momento del futuro: Fra un anno, saremo andati in pensione. Spero che dopodomani correggerai le lettere che avr scritto. Nel primo esempio, il momento in cui l'azione si gi svolta indicato da un complemento (fra un anno); nel secondo la forma verbale del futuro semplice a determinarlo: infatti avr scritto (futuro anteriore) indica un'azione anteriore a quella indicata da correggerai (futuro semplice). Usi epistemici [modifica] Gli usi pi frequenti di questa forma verbale sono comunque altri, soprattutto quelli epistemici. Analogamente al futuro semplice, il futuro anteriore pu infatti indicare una supposizione su un avvenimento: Sabrina non c', sar uscita con Gloria. Immagino che a quest'ora i nostri amici saranno gi arrivati a Roma.

La sua peculiarit quella di riferirsi ad eventi che al momento dell'enunciazione, dunque quello presente, dovrebbero essersi gi conclusi. Nella lingua parlata di tutti i giorni, questo uso del futuro anteriore di gran lunga il pi frequente (del resto, questo uso piuttosto frequente anche allo scritto). Gli altri usi del futuro anteriore (per es., l'uso concessivo e dubitativo) sono analoghi a quelli del futuro semplice.

Condizionale presente Il condizionale presente la forma semplice del modo condizionale. Si adatta principalmente a descrivere situazioni ed abitudini subordinate ad una certa condizione: Con un miliardo, noi andremmo ad abitare su un'isola del Pacifico. Pu anche essere usata quando si desidera indicare un avvenimento irreale. chiamato, forse pi correttamente, anche condizionale semplice, sebbene questa dicitura sia molto meno corrente. Coniugazione del condizionale presente [modifica] Il condizionale presente italiano si coniuga sostituendo le desinenze dell'infinito (-are, -ere, -ire) con quelle previste nel sistema verbale italiano per il presente nelle tre coniugazioni:
a a a a a a

1 persona 2 persona 3 persona io tu egli, ella 1 coniugazione parlare 2 coniugazione ricevere 3 coniugazione dormire
a a a

1 persona noi

2 persona voi

3 persona essi, esse

parlerei

parleresti

parlerebbe

parleremmo

parlereste

parlerebbero

riceverei

riceveresti riceverebbe riceveremmo ricevereste riceverebbero

dormirei

dormiresti dormirebbe dormiremmo dormireste dormirebbero

Le regole di coniugazione di questo tempo ricordano molto da vicino quelle del futuro semplice. Come nel caso del futuro, in alcune forme verbali della coniugazione in -ere, pu verificarsi la caduta della e tematica: il risultato sar vedr/vedrei al posto di veder/vederei. Similmente, avremo: avrei, cadrei, potrei, dovrei, saprei ecc. Lo stesso riguarda il verbo andare (andrei). Le analogie tra condizionale e futuro persistono tra tutte le diverse forme irregolari dei verbi, compresi quelli in -are (far/farei; dar/darei, star/starei;) e si ritrovano nelle particolarit ortografiche dei verbi regolari che terminano per -gare, -care, -giare o -ciare (avremo ad esempio pagher/pagherei; manger/mangerei). Del resto, il futuro un tempo assai vicino al condizionale presente tanto per la formazione quanto per il suo significato ed i suoi sviluppi storici. In francese, le due forme verbali sono ancora pi vicine tra di loro, tanto che nella catena di suoni lingua parlata non possibile notare alcuna differenza tra le forme del condizionale e del futuro alla prima persona singolare (je dormirai, je dormirais); per questo non raro che le due forme vengano confuse da parlanti non colti o distratti.

Nei corsi di dizione possono essere oggetto di discussione i gradi di apertura della vocale e, accentata, nelle desinenze del condizionale. Avremo per esempio, per il verbo essere: sari, sarsti, sarbbe, sarmmo, sarste, sarbbero. Cenni storici [modifica] Come il futuro, il condizionale si formato a partire dalla fusione del verbo all'infinito con le forme coniugate di un ausiliare, il verbo avere: cantare habet > cantar ha > canter (futuro) cantare habuit > cantar ebbe > canterebbe (condizionale) Mentre nel caso del futuro il verbo ausiliare era coniugato al presente, nel caso del condizionale si trattato di forme del passato; sono appena riconoscibili, ma comunque sopravvivono nelle desinenze: Con un miliardo, Luigi e Sonia partirebbero subito per il Pacifico; Con un miliardo, noi partiremmo subito per il Pacifico; A partirebbero corrisponde infatti partire + ebbero (passato remoto), mentre la forma partiremmo corrisponde alla combinazione tra partire + avemmo. utile ricordare che in lingua francese, spagnola e in diversi dialetti italiani, il condizionale si originato in maniera diversa, risultando dalla combinazione tra l'infinito e le forme all'imperfetto del verbo avere. In questi idiomi si avranno cos delle forme del tipo partiria (o partirait) al posto di partirebbe. Quest'ultima comunque la forma - di origine toscana - in uso nell'italiano moderno, dato che ha soppiantato quella del tipo partiria. Tutto ci non ha impedito il successo secolare di forme del tipo avria oppure dovria al posto di avrebbe e dovrebbe. Nel medioevo, ma anche in seguito, queste forme vantavano un uso assai frequente nella letteratura pi prestigiosa (anche in Toscana), anche se talvolta venivano alternate alle forme usate oggi: i' mi ristrinsi a la fida compagna: e come sare' io sanza lui corso? chi m'avria tratto su per la montagna? (Dante, Purgatorio - Canto terzo). Messere, una gentil donna di questa terra, quando vi piacesse, vi parleria volentieri. (Boccaccio, Decameron, Quinta giornata, Andreuccio da Perugia.) Si tratta di una diffusione da attribuire tanto all'opera divulgativa della scuola siciliana,[1] quanto al considerevole numero di dialetti italiani che hanno utilizzato questa forma fino al giorno d'oggi. Usi del condizionale presente [modifica] Come accennato, indica in genere un'azione che dipende da una determinata condizione. Spesso, la condizione viene esplicitamente indicata da un complemento (con un miliardo): Con un miliardo, comprerei tutto Al tuo posto, non farei niente, oppure da un'intera frase subordinata:

Se avessi un miliardo, comprerei tutto. Se fossi al tuo posto, non farei niente. In altri casi, possibile che la condizione sia implicita: Mi piacerebbe abitare a Cuba (condizione implicita: se fosse possibile) Potrei anche venire con te allo stadio, ma sono malato (condizione implicita: quella di stare bene). Periodo ipotetico e fenomeni correlati [modifica] La caratteristica di indicare un evento non reale o impossibile rende il condizionale adatto all'uso nel periodo ipotetico (nella proposizione principale, detta apodosi). A seconda del contesto, la forma del condizionale, insieme a quella del congiuntivo imperfetto o trapassato, indicher un avvenimento pi o meno probabile, oppure irreale: Se domani la polizia ci trovasse non sapremmo dove scappare Se potessi volare andrei sulla luna I due esempi illustrano la distinzione, cara alla grammatica tradizionale, tra periodo ipotetico del secondo o del terzo tipo (della possibilit e dell'irrealt vera e propria). A differenza del condizionale passato, il costrutto ottenuto con la forma del condizionale presente concede infatti entrambe le interpretazioni. Esiste l'uso erroneo del condizionale al posto del congiuntivo imperfetto: in questo tipo di costrutto, il condizionale viene usato nella frase secondaria, quella introdotta da se (protasi): Se tu mi lasceresti, non saprei cosa fare: questo uso, spesso sanzionato da chi ascolta, assai noto. Tutto ci non vuol dire che l'uso del condizionale, presente o passato, sia escluso dopo la congiunzione se. infatti possibile se la forma al condizionale indica semplicemente un evento subordinato ad una condizione, senza quindi sostituire il congiuntivo: Gli indagati vanno tenuti in carcere solo se potrebbero sparire dalla circolazione , che corrisponde a Vanno tenuti in carcere solo gli indagati che (in caso di rilascio) potrebbero sparire dalla circolazione . L'uso del condizionale dopo se inoltre frequente nella proposizione interrogativa indiretta, che non ha a nulla che vedere con il costrutto ipotetico: Ho chiesto a Ida se verrebbe al pic-nic in caso di bel tempo. Tua sorella sa senz'altro dirti se alla mamma piacerebbe un regalo del genere. Si ricorda infine l'uso del condizionale nella proposizione concessiva: Adesso restiamo a casa, anche se potremmo andare al mare. Uso di cortesia [modifica] Il condizionale si adatta inoltre a ridurre, per ragioni di cortesia, l'impatto dell'enunciato sull'interlocutore: Vorrei una tazza di t Potresti aiutarmi? Mi aiuteresti?

Il locutore segnala infatti una sua intenzione come subordinata alle circostanze, evitando quindi di compiere una sorta di minaccia. L'uso di cortesia accompagna una richiesta, un desiderio, sporadicamente anche un'offerta: Prenderesti una tazza di t? Anche la formulazione di un consiglio pu essere influenzata da considerazioni di cortesia, in maniera che l'asserzione sia meno perentoria: Dovresti smettere di mangiare tutte quelle patatine L'informazione non confermata [modifica] Il condizionale si adatta ad indicare un'informazione di seconda mano: Secondo l'agenzia di stampa Z, i terroristi sarebbero in possesso di armi da fuoco. La funzione specifica del condizionale in questo caso quella di marcare l'informazione come solo letta o sentita dire, soprattutto se non confermata. Si tratta di un meccanismo particolarmente frequente anche in caso di espressione di dubbio e disapprovazione: Ah, e cos lo stupido sarei io. Ma ne siamo sicuri? Per spiegare questo uso difficile insistere sull'interpretazione (contestata da studiosi come Serianni) di un avvenimento o situazione subordinata ad una certa condizione; ci si dovr limitare a notare come il condizionale resta semplicemente una forma verbale dell'incertezza. In questi casi, ricorda piuttosto il futuro epistemico, cio quello che indica supposizioni e conclusioni su fatti non sicuri: Gli amici di Ivano sarebbero degli spacciatori di droga Gli amici di Ivano saranno degli spacciatori di droga Confrontando l'uso delle due forme verbali, si noti che l'uso del futuro denota, seppure con gradazioni variabili, una maggiore responsabilit sulla verit dell'informazione da parte di chi sta parlando, mentre il condizionale riportato nell'esempio riporta informazioni di cui sono responsabili altri.

Condizionale passato Il condizionale passato, la forma composta del modo condizionale che indica situazioni ed eventi considerati solo come potenziali e subordinati ad una condizione. Infatti, viene chiamato condizionale composto, anche se la dicitura di condizionale passato pi corrente. Oltre ad indicare eventi non pi possibili, nella lingua italiana, viene usato per indicare il futuro nel passato. Coniugazione del condizionale passato [modifica] Per approfondire, vedi la voce passato prossimo.

Questa forma verbale si coniuga combinando le forme del condizionale presente degli ausiliari avere o essere con il participio passato del verbo in questione: avrei cantato, avresti cantato, avrebbe cantato,

avremmo cantato, avreste cantato, avrebbero cantato; oppure: sarei andato/a, saresti andato/a, sarebbe andato/a, saremmo andati/e, sareste andati/e, sarebbero andati/e. Per il resto, la coniugazione segue le particolarit del passato prossimo (vedi anche le tabelle automatiche [1]; [2]; [3]). Uso basilare del condizionale passato [modifica] Per approfondire, vedi la voce periodo ipotetico.

La differenza tra il condizionale presente ed il condizionale passato viene illustrata, dalla grammatica tradizionale, seguendo criteri temporali. Secondo questa interpretazione, il condizionale esprimerebbe una possibilit passata, e in questo si distinguerebbe dal condizionale presente: con una vincita al lotto avrei comprato una barca ('in passato'). con una vincita al lotto comprerei una barca ('non in passato'). Va per aggiunto che il condizionale passato pu indicare un'azione non realizzabile anche nel futuro: il prossimo fine settimana avrei fatto volentieri un salto alla vostra festa, ma purtroppo ho da fare. Per via di usi come quello appena illustrato, alcuni studiosi come Katerinov utilizzano semplicemente i nomi di condizionale semplice e condizionale composto preferendole a quelli tradizionali. Secondo Katerinov, la differenza tra avrei comprato e comprerei sta nel fatto che mentre la prima forma indica un'eventualit non realizzata o non realizzabile, la seconda ne indica una ancora possibile. Sintetizzando, il condizionale passato indica un'eventualit la cui realizzazione non pi possibile al momento dell'enunciazione (avrei comprato una barca). La particolarit di indicare un evento che non pu pi realizzarsi ben visibile nel periodo ipotetico dell'impossibilit al passato nella proposizione principale: se tu non avessi preso quell'appuntamento saremmo potuti andare a questa festa. Nel periodo ipotetico, il posto del condizionale passato viene spesso preso, almeno nell'italiano colloquiale, dall'imperfetto se tu non prendevi quell'appuntamento potevamo andare a questa festa, o, talvolta, dal trapassato prossimo. Il condizionale passato come espressione del futuro nel passato [modifica] Per approfondire, vedi la voce concordanza dei tempi.

Oltre ad indicare eventi la cui realizzazione dipende da una determinata condizione, bisogna aggiungere che il condizonale passato anche la forma pi adatta ad indicare il futuro nel passato:

Ieri era tardissimo, ma sapevo lo stesso che saresti venuto. Anche se si tratta senz'altro di una funzione fondamentale del condizionale passato, le cose non sono state sempre cos: infatti, in italiano antico si formava la costruzione con l'uso di un altro tempo, il condizionale presente (sapevo che verresti). Con il tempo, complice anche l'azione del purismo, il condizionale presente stato soppiantato dal passato. Le ragioni di questo fenomeno non sono mai state spiegate esaurientemente. Sta di fatto che si tratta di una particolarit tipica dell'italiano che non trova corrispondenti nelle altre lingue romanze, che usano invece il condizionale presente. La caratteristica di indicare il futuro nel passato particolarmente evidente nelle regole concordanza dei tempi, che regola la selezione del tempo nella proposizione subordinata. Va comunque detto che il futuro nel passato pu essere espresso con l'uso del condizionale passato anche nella principale: Era tardissimo ma ero ottimista. Saresti venuto senz'altro e questo mi rassicurava. Nell'italiano colloquiale, anche l'imperfetto pu assumere, anche se in maniera meno specifica, la funzione di futuro nel passato: Sapevo che venivi. Secondo Bertinetto, anche le forme all'imperfetto del verbo dovere hanno la caratteristica di poter indicare il futuro nel passato. Lo sforzo del gruppo fu generoso, ma prima o poi la sconfitta doveva venire Si tratta di un fenomeno che si riscontra soprattutto negli enunciati pi elaborati. Altri usi del condizionale passato [modifica] Per approfondire, vedi la voce condizionale presente.

Per il resto, gli usi del condizionale passato ricalcano, con caratteristiche temporali (o aspettuali) proprie, quelli del condizionale presente. chiaro che per ragioni logiche, non sar possibile formulare un consiglio, dato che il momento dell'enunciazione anteriore al momento di un ipotetico avvenimento. Neanche l'uso di cortesia, sporadicamente possibile, ha particolare importanza.

Imperativo L'imperativo un modo verbale della lingua italiana e di molte altre lingue. usato per esprimere esortazioni e si distingue in questo dagli altri modi: se infatti l'indicativo o il condizionale (e normalmente il congiuntivo) vengono generalmente usati per le asserzioni, con l'imperativo si possono formulare divieti, preghiere o consigli in maniera pi o meno perentoria (vieni qui!). Sono peraltro frequenti i casi in cui le esortazioni vengono formulate usando altri modi verbali, oppure le forme di imperativo nelle quali la funzione di esprimere un'esortazione appena riconoscibile. Si tratta di un modo fondamentalmente difettivo: nelle varie lingue mancano infatti le forme coniugate di una o pi persone. La formazione dell'imperativo in italiano [modifica] Prima e seconda persona dell'imperativo [modifica]

Le forme dell'imperativo in senso stretto sono quelle alla seconda persona singolare e plurale e (almeno in italiano) alla prima persona plurale: tu, noi, voi. Il pi delle volte, esse coincidono con quelle del presente indicativo (esempi: esci, vai, prendi; usciamo; andiamo, prendiamo; uscite, andate, prendete). La maggiore eccezione riguarda le forme regolari della coniugazione in -are: infatti, la seconda persona singolare ha la desinenza -a al posto di i (mangia, ricorda, dimentica): si tratta di una diretta eredit dalla lingua latina. Sulla base di queste caratteristiche morfologiche dell'imperativo, si ricaveranno tutte le forme regolari e molte di quelle irregolari. Per cantare, si avranno cos le forme: canta, cantiamo, cantate. Per il verbo prendere, si avr prendi, prendiamo, prendete; per il verbo sentire, le forme sono senti, sentiamo, sentite. Per pulire: pulisci, puliamo, pulite. Le forme irregolari della seconda persona singolare dei verbi in -are, sono dai, fai, stai, vai, come al presente indicativo. Vengono spesso abbreviate: da', fa', sta', va'. Le irregolarit del presente indicativo vengono rispecchiate in quasi tutte le forme dell'imperativo delle coniugazioni in -ere ed -ire (tieni! vieni! muori!). Per il verbo dire, si ha di' (secondariamente attestabile anche la forma d). Le forme di essere ed avere sono molto irregolari (sii, siamo, siate; abbi, abbiamo, abbiate). Per sapere, si ha sappi, sappiate. I pronomi clitici vengono posposti: cantaci qualcosa; facciamola finita. Le forme abbreviate dei verbi dare, stare, fare andare e dire alla forma in tu prevedono in questo caso il rinforzamento della consonante iniziale dei pronomi (tranne gli) secondo i meccanismi del raddoppiamento fonosintattico: dimmi tutto; stammi a sentire; datti da fare!; facci un t; anzi, fanne due; falla finita; dillo a Roberto; vattene. L'imperativo della forma in tu, combinato con la negazione, si forma usando l'infinito: non fumare, non bere, non partire! Terza persona dell'imperativo [modifica] Esiste inoltre l'imperativo alla terza persona, che acquist una certa importanza quando, in epoca moderna, il lei cominci a soppiantare il voi come forma di cortesia. La terza persona prende in prestito le sue forme (regolari e irregolari) dal congiuntivo presente: canti, cantino; prenda, prendano; dorma, dormano. In questo caso, conformemente alle regole di formazione di modi come il congiuntivo o l'indicativo, i pronomi clitici verranno anteposti alla forma verbale: ci canti qualcosa!. Tra la forma in tu e quella in lei viene a formarsi un'opposizione basata sulle desinenze -a ed -i:

verbi in -are tu lei canta, scusa canti, scusi

verbi in -ere, -ire prendi, senti, pulisci prenda, senta, pulisca

Sintesi [modifica] Riassumendo, si avranno queste forme regolari per tre coniugazioni. 1. canta (tu), canti (Lei), cantiamo (noi), cantate (voi), cantino (Loro); 2. godi (tu), goda (Lei), godiamo (noi), godete (voi), godano (Loro); 3. dormi (tu), dorma (Lei), dormiamo (noi), dormite (voi), dormano (Loro); pulisci (tu), pulisca (Lei), puliamo (noi), pulite (voi), puliscano (Loro). normale che il soggetto non venga specificato.

L'imperativo per natura un modo difettivo, dato che non prevede la forma della prima persona singolare; al suo posto si pu utilizzare il presente indicativo con funzione iussiva o deontica: adesso mi concentro!. In alternativa, si pu creare, retoricamente, un alter ego virtuale, un "altro io": Adesso concentrati! L'uso dell'imperativo [modifica] Non sempre l'atto linguistico riesce bene con l'uso dell'imperativo, che pu dare l'effetto sgradito di un'imposizione. Infatti, le regole sociali impongono determinati comportamenti di cortesia, per cui spesso un'esortazione non viene espressa con l'uso dell'imperativo ma seguendo vie alternative: si tratta degli atti linguistici indiretti. Per esempio, l'esortazione vieni domani! pu venire formulata sotto forma di dichiarazione o di domanda, vorrei che tu venissi domani puoi venire domani? talvolta addirittura con l'uso di altre forme modali come il congiuntivo ed il condizionale. Pi categorico invece l'uso delle forme dell'indicativo (domani tu vieni/verrai). Nonostante tutto, esprimere un'esortazione in maniera diretta non significa necessariamente infrangere le regole di cortesia: infatti, sotto questa forma si possono esprimere senza alcun problema degli inviti, le scuse, gli auguri, le offerte o semplicemente un consiglio. soprattutto in questi casi che - mancando l'intenzione di esprimere un ordine vero e proprio - all'uso dell'imperativo non posta alcuna restrizione: Vieni domani alla nostra festa, non fare complimenti! Accomodati, e fa' come se fossi a casa tua! La stazione? Giri qui a sinistra Mi scusi tanto... Si figuri! Faccia buon viaggio! Dato che l'intenzione primaria del locutore (vedi illocuzione) non quella di far fare qualcosa a qualcuno, il rischio di minacciarne in qualche modo il territorio e l'autodeterminazione non dato. Per questo l'uso dell'imperativo risulter diretto, ma senz'altro cortese ed adeguato al contesto. Simili considerazioni, anche se per le ragioni opposte, valgono per le offese ed invettive in genere: Vada al diavolo! Infatti, neanche in questi casi il locutore ritiene opportuno dover adottare misure particolari per evitare una sorta di minaccia o aggressione. Data la variet di usi non stupisce che talvolta le forme verbali perdano - del tutto oppure in parte - la loro funzione di impartire ordini. Il fenomeno si riscontra soprattutto in forme ripetute nei rituali, come i saluti in latino vale e valete (rivolti rispettivamente a una o pi persone): esse hanno in parte perso il loro senso letterale. A questo proposito si noti come anche in alcuni segnali discorsivi il significato della forma verbale all'imperativo rischia di diventare quasi irriconoscibile, come si pu constatare nel seguente esempio di lingua parlata: Guarda che io non ho mica detto questo!

L'interazione faccia a faccia viene regolata da un segnale che ha in buona parte perso sia il senso di 'guardare', sia quello di un'esortazione vera e propria. Vale lo stesso discorso se l'espressione all'imperativo cristallizzata e quindi non pu pi essere coniugata (soprattutto nel caso dell'espressione fissa vedi): Se nelle istruzioni per l'uso non trova i dati necessari, consulti la nostra pagina in internet o chiami al servizio informazioni, vedi pagina X. La parola vedi viene infatti intercalata in un contesto in cui si usa la forma di cortesia (Lei). Similmente: E dai, lasciatemi uscire! Per finire, si noti come le forme dell'imperativo in tu possono, a volte, indicare un'azione ripetuta soprattutto quando le forme dello stesso verbo vengono ripetute: Quella giara era stretta di collo. Z Dima, nella rabbia, non ci aveva fatto caso. Ora, prova e riprova, non trovava pi il modo di uscirne. (Luigi Pirandello, La giara) L'imperativo nella formazione delle parole [modifica] Concordemente al tipo di esempio appena proposto, le voci dell'imperativo vengono utilizzate nella formazione di sostantivi che come i verbi indicano un'azione: il tira e molla, il via vai, l'andirivieni il saliscendi, il fuggi fuggi. Anche in questo caso si tratta di parole che indicano un'azione ripetuta. Inoltre, le forme di questo modo possono venire impiegate nella formazione di parole composte (aggettivi o, soprattutto, sostantivi): lavastoviglie, reggiseno, giramondo, rompiscatole. Si riferiscono a soggetti che compiono l'azione.

Congiuntivo presente Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Presente congiuntivo) Il congiuntivo presente la forma verbale della lingua italiana generalmente usata nella frase secondaria per indicare eventi visti come non reali o non obiettivi (Spero che voi siate sinceri) oppure non rilevanti. Coniugazione del congiuntivo presente [modifica] Questa forma verbale si coniuga aggiungendo alla radice del verbo le desinenze previste nella grammatica italiana nelle tre coniugazioni. Dato che il congiuntivo occorre generalmente dopo la congiunzione che, questa viene spesso ripetuta.
a a a a a a

1 persona 2 persona 3 persona 1 persona 2 persona 3 persona che io che tu che egli, ella che noi che voi che essi, esse 1 coniugazione parlare 2 coniugazione
a a

parli

parli

parli

parliamo

parliate

parlino

riceva

riceva

riceva

riceviamo

riceviate

ricevano

ricevere 3 coniugazione dormire


a

dorma

dorma

dorma

dormiamo

dormiate

dormano

Come accade per la coniugazione del presente indicativo, alcuni verbi della terza coniugazione prevedo l'utilizzo del suffisso isc: Che io finisca, che tu finisca, che egli finisca, che noi finiamo, che voi finiate, che essi finiscano. Quasi tutte le forme irregolari possono essere, a mo' di ricetta, derivate dalla prima persona del verbo al presente indicativo: dall'indicativo vengo pu essere formato il congiuntivo che io venga (che tu venga, che egli venga, che noi veniamo, che voi veniate, che essi vengano.); dall'indicativo muoio pu essere formato il congiuntivo che io muoia (che tu muoia eccetera); dall'indicativo faccio pu essere formato congiuntivo che io faccia. Similmente: che io dica, vada, voglia, possa eccetera. La coniugazione del verbo dovere si basa sul presente indicativo nella sua forma meno usata (io debbo; che io debba). Sono pochissime le forme verbali che presentano meccanismi di coniugazione devianti: che io sia (da essere), che io abbia (da avere), che io dia (da dare), che io sappia (sapere), che io stia (stare). Le forme della prima e seconda persona plurale sono quelle che presentano in genere le minori irregolarit (fra l'altro, la forma in noi coincide con quella dell'indicativo). Per i verbi che terminano in -care, -ciare, cere, -gare, -giare, gere e simili, valgono meccanismi analoghi a quelli della formazione del presente indicativo (alcuni esempi: che io cerchi, cominci, vinca). Si ricorda che la coniugazione del congiuntivo presente italiano deriva direttamente da quella [1] del latino: cantem, cants, cantet, cantmus, canttis, cantnt). Le tabelle di coniugazione in rete forniscono in genere risultati affidabili: [1]; [2]; [3]. Uso del congiuntivo presente nella frase secondaria [modifica] Per approfondire, vedi la voce congiuntivo.

Viene di solito usato nella frase secondaria introdotta da forme verbali come credere, pensare, sperare, supporre, ritenere, volere: Credo che ormai il treno arrivi sul secondo binario. Pensate che io sia scemo? Spero proprio che Marta sostenga l'esame. Suppongo che il film finisca verso le dieci. Voglio che tu venga alla nostra festa, non dirmi di no! Viene anche introdotto, tra l'altro, dalle congiunzioni senza che, prima che, nonostante, malgrado, a meno che, a condizione che, affinch:

Rocco parte senza che io possa salutarlo. Rocco ha paura dell'esame malgrado/nonostante sia assai studioso. Ti prego di iniziare quel lavoro, a meno che tu non sia gi troppo occupato con altre cose. Si accettano tutti i cani, a condizione che siano in buona salute. Ti critico soltanto affinch tu ti accorga di qualche piccolo problema. In alcuni di questi casi, nel parlato pi spontaneo, facile osservare come il presente dell'indicativo arrivi a sostituire quello del congiuntivo. Da una parte, fenomeni del genere sono attestabili gi dal Medioevo, dall'altra l'uso del congiuntivo, in alcuni dialetti centromeridionali, sempre stato [2] leggermente limitato rispetto a quello della lingua standard. La sostituzione con il presente indicativo frequente soprattutto il caso della seconda persona del singolare: Penso che sei qui al posto di penso che (tu) sia qui: il fenomeno in parte giustificato dal fatto che la coniugazione del congiuntivo al singolare la stessa per le diverse persone (sia, sia, sia): data la possibilit di un enunciato ambiguo chiaro come l'uso dell'indicativo possa in qualche modo specificare [3] meglio a chi si riferisce. Uso del congiuntivo presente nella frase principale [modifica] Si noti come questo tempo possa, in secondo luogo, occorrere anche nella principale. 1) Si pu ricordare in questo capitolo, come introduzione, l'uso dell'imperativo alla terza persona, anche se per la forma di cortesia, l'allocuzione loro ha un uso molto limitato: Signora, sia ottimista, tutto si sistemer. Benvenuti, mi facciano la cortesia di riempire questo modulo, per piacere. In questi casi, infatti, le voci dell'imperativo si confondono con quelle del congiuntivo. 2) Similmente, nella principale, il congiuntivo presente pu indicare una volont, un desiderio: Vogliate farci pervenire il pacchetto il pi presto possibile Che tu sia maledetto! Quelle persone vogliono pulire? Bene, allora comincino subito invece di stare tanto a chiacchierare. L'uso del tempo presente (sia) indica qui un'azione possibile, mentre in contesti analoghi il congiuntivo imperfetto indicherebbe irrealt (che ti portassero via!). In altre parole, la differenza tra il presente e l'imperfetto non , in questo caso, di natura temporale. 3) Il congiuntivo presente pu inoltre indicare un dubbio, una supposizione Non vedo Valentino. Che sia fuori casa? laddove l'uso del presente indica il momento dell'enunciazione, mentre l'imperfetto indicherebbe un momento passato (l'anno scorso Valentino era magrissimo; che fosse malato?). In questo caso, l'opposizione tra le due forme effettivamente di valore temporale. 4) Il congiuntivo presente ricorre infine in alcune espressioni idiomatiche (che tu voglia o no; costi quel che costi; sia come sia) oppure in forme verbali cristallizzate e quindi non pi coniugabili (viva le donne! prendo sia le patatine, sia le verdure).

Congiuntivo passato Il congiuntivo passato una foma verbale della lingua italiana generalmente usata per indicare passati o conclusi, visti come non reali o non obiettivi o non rilevanti (Tutti pensano che io sia andata via). Coniugazione del congiuntivo passato [modifica] Questa forma verbale si coniuga combinando le forme del congiuntivo presente degli ausiliari avere (a) o essere (b) con il participio passato del verbo in questione: a. che io abbia cantato, che tu abbia cantato, che lei/lui abbia cantato, che noi abbiamo cantato, che voi abbiate cantato, che loro abbiano cantato. b. che sia andato/a, che sia andato/a, che sia andato/a, che siamo andati/e, che siate andati/e, che siano andati/e. Per quanto riguarda il resto, la coniugazione segue le particolarit del passato prossimo (vedi anche questa forma). Per qualsiasi dettaglio, si rimanda alle tavole automatiche di coniugazione, che danno in genere risultati abbastanza affidabili [1]; [2]; [3]. Uso del congiuntivo passato nella frase secondaria [modifica] Per approfondire, vedi la voce congiuntivo.

Viene di solito usato nella frase secondaria introdotta dal presente indicativo delle forme verbali come credere, pensare, sperare, supporre: Credo che ormai i pacchi siano arrivati. Pensate che qui, ieri sia piovuto? Spero proprio che Ida abbia sostenuto l'esame. Suppongo che tu abbia finito. La sua funzione quella di esprimere anteriorit temporale (o aspetto compiuto) rispetto al momento presente indicato nella frase principale. Il congiuntivo passato prende inoltre il posto del passato prossimo nelle subordinate introdotte da congiunzioni come senza che, prima che, nonostante, malgrado, a meno che, a condizione che: Rocco parte senza che io abbia potuto salutarlo. Rocco ha paura dell'esame malgrado/nonostante abbia studiato parecchio. Ti prego di iniziare quel lavoro, a meno che tu non l'abbia gi fatto. Si accettano tutti i cani, a condizione che siano stati vaccinati almeno un mese prima del loro arrivo. Il congiuntivo passato si distingue dal congiuntivo imperfetto per il fatto di non poter essere usato in costruzioni dove il verbo della principale al passato. Un costrutto introdotto con pensavo che oppure speravo che richiede infatti il congiuntivo imperfetto (o trapassato). Nel complesso, l'uso del congiuntivo passato rispecchia quello degli altri tempi di questo modo (in base alle regole della concordanza dei tempi), anche se con singole restrizioni dovute alle sue caratteristiche temporali. Ad esempio, assai difficile che occora nelle subordinate finali (introdotte da perch oppure affinch), o in quelle consecutive (introdotte da in modo che). Tra le varie forme del congiuntivo, quella che meno si presta ad indicare una volont o desiderio.

Uso del congiuntivo passato nella frase principale [modifica] Nella frase principale, l'uso di questa forma assai raro e si limita soprattutto all'espressione di un dubbio formulato sotto forma di domanda: Sento qualcuno salire le scale: che Rocco sia gi arrivato? L'espressione di una volont invece, con l'uso del congiuntivo passato, assai improbabile. Nei toni spenti del costrutto irreale, perfino il congiuntivo trapassato ed il congiuntivo imperfetto si adattano meglio del congiuntivo passato ad indicare una volont o desiderio: Se tu fossi gi arrivato! Se tu fossi gi qui!