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Michela Rosellini

Le costruzioni verbali nel libro xviii di Prisciano*

I n questo studio intendo analizzare e, per quanto possibile, spie-


gare, l’assetto strutturale dell’ultima parte dell’Ars di Prisciano
(gl, 3, 267, 6-377, 18), che consiste in un breve capitolo sulle costru-
zioni verbali e nella lunghissima rassegna di idiomata greci e latini
posta apparentemente a complemento di esso. L’analisi, condotta
attraverso confronti interni e soprattutto esterni con le fonti note
o ricostruibili, getterà qualche luce sul processo compositivo della
sezione e porterà elementi utili nella dibattuta questione dell’in-
compiutezza dell’opera, con immediate ricadute sui criteri di co-
stituzione del testo critico.

1. Il capitolo sulle costruzioni verbali


Avviandosi alla conclusione del suo diciottesimo libro Prisciano
affronta il problema enunciato nel titoletto di gl, 3, 267, 6 Quali
generi o diatesi 1 dei verbi vengono costruiti con quali casi. L’argomento

del capitolo corrisponde, ma in modo piuttosto libero e con riprese


verbali sporadiche, a quanto esposto da Apollonio Discolo a par-
tire dal paragrafo 147 del terzo libro della Sintassi ; più continua  

corrispondenza si verifica invece a partire dal § 158 dove Apollonio


prende a trattare la questione tivna tw`n rJhmavtwn genikh;n ajpaitei`
kai; tiv touvtou to; ai[tion, kai; tivna dotikhvn, sunovnto~ pavlin tou`
aijtivou: to; aujto; kai; ejpi; th`~ aijtiatikh`~, vale a dire da quando,
esposte le costruzioni che discendono direttamente dalla diatesi, si
passa ad esaminare in dettaglio quelle relative alle diverse categorie
dei verbi, distinte sulla base del significato. Della sezione 267, 6-278,
9 propongo, traducendo o parafrasando le parole stesse di Priscia-
no, una classica enarratio, dalla quale possano emergere, meglio
che da una semplice tabella riassuntiva, gli elementi significativi :  

*  Prende l’avvio con questo studio il progetto di una nuova edizione critica dell’Ars
di Prisciano, che prevede come indispensabile, accanto ad una rinnovata recensio della
tradizione manoscritta, l’approfondimento analitico del testo e la riconsiderazione
dei rapporti con le molteplici fonti.
1  È Prisciano stesso ad interpretare in questo modo la parola significatio, vedi subi-
to oltre, gl, 3, 267, 9 s. e cf. gl, 2, 373, 10.

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la struttura, i punti di contatto con Apollonio 1 e la presenza di ci-

tazioni (latine o greche) ; ometto le liste, più o meno lunghe, dei


verbi riconducibili ad uno stesso significato (spesso corrispondenti,


anche come estensione, a quelle di Apollonio) :  

267, 8 Poiché dunque si è detto della costruzione dei modi del verbo, i
quali tutti si adeguano al medesimo caso richiesto dal genere o significatio
del verbo, che i greci chiamano diavqesin, anche di questa bisognerà oc-
cuparsi con gran cura (Apoll. § 147).
Bisogna dunque sapere che tutti i (verbi) attivi presso i latini, che han-
no il passivo, e che sono transitivi rispetto ad esseri umani (che ammetto-
no un oggetto personale), senza dubbio si associano all’accusativo (Apoll.
§ 159) … Similmente anche i (verbi) neutri o deponenti che significano
un’azione con passaggio (dell’azione stessa) su qualunque oggetto si as-
sociano all’accusativo [con citazioni per costruzioni particolari con l’ac-
cusativo : ardeo, (de)disco, edormisco, stupeo, expavesco] 2 …
   

268, 12 Ci sono tuttavia sia tra questi (deponenti transitivi) che tra gli
attivi alcuni (verbi) che si associano, oltre che con l’accusativo, al dativo
(acquisitiva ; peripoihtikaiv, sc. suntavxei~, Apoll. § 184, cf. Prisc. gl 3,

219, 2) [con una citazione per la costruzione alternativa donare aliquem


aliqua re] … 268, 20 Sono pochi i (verbi) che con voce attiva (usati) tran-

1  Indicazioni sull’origine apolloniana di parti del testo di Prisciano sono date,


perfino con eccesso di dettaglio, da Luscher 1912, nell’Index locorum ad Apollonium
referendorum, pp. 188-200 (sulla sezione che qui interessa pp. 199 s.). Leggo il testo di
Apollonio in Uhlig 1910, pp. 394-433 (nel cui apparato compaiono naturalmente anche
molti rimandi a Prisciano) e in Lallot 1997, i, pp. 254-269 ; ii, pp. 241-276.

2  Nella breve lista dei verbi neutri con l’accusativo, insieme a eo iter, navigo Pontum,
ardeo (nel senso di amo) uxorem (singolare caso, come osserva, leggendo in antepri-
ma questo scritto, M. De Nonno, di ‘moralizzazione’ dell’exemplum rispetto al testo
della citazione, ardebat Alexin, di Verg. ecl. 2, 1 : cf. De Nonno, in Enciclopedia oraziana,

iii, p. 37), è annoverata tra gli esempi la strana locuzione facio domum (267, 20). Non
si tratta di un errore di stampa perché la lezione, di cui nulla viene detto in apparato,
si legge in almeno alcuni dei manoscritti. Non mi pare che questo testo sia in qua-
lunque modo interpretabile, specie nell’accezione richiesta dal contesto, con facio in
funzione di verbo neutro. Non so se la lezione sia potuta apparire accettabile in consi-
derazione del fatto che facio (ma accompagnato da pronome riflessivo) può venir co-
struito con espressioni di moto a luogo : se facere aliquo, cf. ThlL, vi, col. 11, 31-38 (Hey),

e Callebat 1968, p. 173 (dove è accreditata, forse erroneamente, anche una forma di
questo costrutto priva del riflessivo). Non credo che Prisciano abbia introdotto senza
spiegazioni un’espressione così rara e poco ‘classica’. La soluzione (che non mi risulta
sia già stata proposta) è a portata di mano, perché Prisciano riprende l’argomento a
277, 19, dicendo all’incirca : « Se i verbi neutri o deponenti esprimono un’azione tran-
   

sitiva si costruiscono con l’accusativo, come facio te doctum, sequor hominem, miror...
Queste costruzioni possono essere volte al passivo, come fio a te doctus... ». Si possono

confrontare anche altri due passi meno probanti, 271, 14 e 272, 13. La lezione di 267, 20
dovrà dunque essere facio doctum, dove facio non ha il consueto valore transitivo ma
introduce un complemento predicativo.
Costruzioni verbali in Prisciano 71
sitivamente si costruiscono con il solo dativo [con citazioni per praeniteo,
dissideo] …
269,3 Si trovano però dei (verbi) che, sebbene l’azione si trasferisca su
un’altra persona, tuttavia non hanno il passivo (facio e qualcuno dei suoi
composti, non quelli con preposizione) …
269, 10 Quei verbi di forma attiva, le cui azioni si riferiscono ad oggetti
privi della parola, non possono naturalmente avere la prima e la seconda
persona del passivo (Apoll. § 152) ma hanno la terza [con citazioni com-
prendenti participi passati riconducibili a laboratur, potatur, decurritur] …
269, 24 (Sui passivi) 1 I passivi nell’(uso) transitivo si associano all’abla-

tivo o al dativo… 269, 26 Similmente i neutri o i deponenti che hanno


valore passivo… 269, 27 Si può tuttavia anche associare l’accusativo a quei
(verbi) per i quali l’azione viene subita attraverso varie cose [con una ci-
tazione per accingor con acc.] …
270, 6 (Sui comuni) I (verbi) comuni quando hanno significato attivo
seguono la costruzione degli attivi, quando hanno significato passivo se-
guono la costruzione dei passivi…
270, 10 (Sugli assoluti) I (verbi) assoluti, sia di voce attiva che passiva,
hanno la costruzione (già) completa con il nominativo (Apoll. § 155) …
270, 14 E però i (verbi) reciproci o ‘passivi su di sé’, che i greci chiamano
ijdiopaqh`, è possibile sia usarli in modo assoluto … sia collegare ad essi
degli ablativi… 270, 17 E tuttavia non solo a questi, ma a tutti i verbi si
può associare l’ablativo, quando con esso indichiamo la causa dell’azione
o della passione, il che è possibile fare con ogni tipo di verbi… 270, 23
Non è strano che gli assoluti possano essere collegati a dei casi obliqui,
perché anche i transitivi si possono usare come assoluti, quando soprat-
tutto esprimono nell’atto stesso una qualche passione, … oltre che come
transitivi (qualche somiglianza con Apoll. § 156) [con citazioni per l’uso
assoluto di metuo, cupio, doleo, gaudeo, lugeo, rideo, amo] … 271, 7 Quelli che
invece non hanno bisogno di casi obliqui non hanno neanche il passivo
(Apoll. § 157) [con varie ripetizioni rispetto a quanto detto a 268, 20-269, 9,
due citazioni per invideo con acc. e passivo, due esempi greci di verbi che
si possono costruire con il dativo, loidorw` e lumaivnomai, che non sono
in Apollonio, 2 una citazione da Erodoto 1, 214 non tratta da Apollonio

bensì dallo stesso glossario che Prisciano utilizzerà poi per esteso, vedi
gl, 3, 325, 3] …
271, 29 Tutti gli altri (verbi) che a partire dal nominativo trasferiscono
l’azione transitivamente su esseri umani, a meno che non siano acqui-

1  I titoletti De passivis, De communibus, De absolutis sono mal collocati da Hertz nel


centro della pagina perché evidentemente non devono interrompere una esposizione
che è conseguente e continua ; potrebbero essere stati in origine dei richiami mar-

ginali destinati ad evidenziare il succedersi degli argomenti all’interno dello stesso


capitolo, e come tali, se mai, andrebbero collocati a margine del testo critico.
2  In Apollonio loidorw` è invece portato ad esempio della costruzione aijtiatikhv
(§ 160 p. 406, 5 Uhl.).
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sitiva o aequiperantia o supereminentia o subiecta, come abbiamo detto,
si costruiscono con accusativi, essendo individuata la persona sia di chi
compie sia di chi subisce l’azione (Apoll. § 159 ripreso alla lettera) 1 …  

272, 9 Alcuni verbi poi si riferiscono al corpo (swmatikai; diaqevsei~


Apoll. § 160), altri all’anima (yucikh`~ diaqevsew~ Apoll. ibidem), altri ad
ambedue (swmatikw`~ kai; yucikw`~ Apoll. ibidem), altri ad oggetti ester-
ni… 272, 13 ce ne sono altri comuni dei (tipi) già detti… 272, 15 se ne
trovano alcuni che con voce e costruzione attiva hanno tuttavia signi-
ficato passivo, e significato attivo con (voce e costruzione) passiva [con
una citazione per metuor] … 272, 19 ce ne sono altri laudativa (ejp∆ ejgkw-
mivwn Apoll. ibidem) o vituperativa… 272, 21 altri artificiorum [con due ci-
tazioni per medicor/medico] … 272, 26 ce ne sono altri deceptiva (ejpi; tw`n
diakroustikw`n Apoll. ibidem) … 272, 27 altri acquisitiva (cf. Apoll. § 184
peripoihtikaiv, sc. suntavxei~,) o supereminentia o subiecta o aequiperativa
(ta; ejn dusi; proswvpoi~ th;n aujth;n e[conta ejnevrgeian kat∆ ajllhvlwn Apoll. §
185), che si collegano al dativo, di qualunque genere o diatesi siano [con
citazioni per medicor/medico, medeor, moderor, maledico, tempero, impero,
una citazione esiodea non tratta da Apollonio] 2 … 274, 7 Si associano

all’accusativo i desiderativa o inquisitiva (kat∆ ajpovstasin tw`n uJpokeimevnwn


Apoll. § 160) [con due citazioni per il solo praestolor] … 274, 13 e quelli che
sono detti per obtinentiam, id est kata; ejpikravteian (o{sa ejn ejpikravteiva/
Apoll. ibidem) … 274, 16 gli adorativa (aiJ septikwvteron paralambanov-
menai suntavxei~ Apoll. ibidem) … 274, 17 e i suspectiva (o{sai ejn uJponoiva/
eijsi;n yucikh`~ diaqevsew~ Apoll. ibidem) o opinativa, che per lo più as-
sumono un infinito insieme con l’accusativo di un sostantivo … ma si
collegano anche ad altri infiniti … 274, 23 I (verbi) che significano volon-
tà (proairetikav Apoll. § 161) si collegano all’accusativo con l’infinito di
un altro verbo … a meno che l’infinito sia di un verbo che si costruisce
con un altro caso ; allora infatti è necessario che anche l’infinito conservi

la costruzione (propria) del verbo (cf. Apoll. § 147) … 275, 4 Se i verbi


ora nominati si collegano a degli assoluti, prendono l’accusativo… 275,
6 Similmente gli interrogativa (o{sai ejp∆ ajnakrivsew~ paralambavnetai h]
ejp∆ ejrwthvsew~ Apoll. § 165) [sc. prendono l’accusativo ; con citazioni per

stipulor, quaero] … 275, 18 Si riconducono all’accusativo anche i verbi fu-


nebria (ta; ejp∆ oi[ktou paralambanovmena Apoll. § 165) [con citazioni per

1  Prisciano sostituisce però i coloriti esempi che Apollonio dà in questo capitolet-


to, devrw se, tuvptw se, con i più anodini doceo te, erudio te.
2  Prisciano ricombina a memoria due emistichi di Op. 25 s. Riguardo a questa ci-
tazione Mario De Nonno, in una lettera a me inviata, scrive : « Che la menzione di
   

questo famoso verso di Esiodo ‘gnomico’ (‘ognuno ce l’ha col suo simile : ceramista

con ceramista, muratore con muratore, poeta con poeta, pitocco con pitocco’) sia
farina del sacco di Prisciano lo mostra, oltre alla libertà della citazione a memoria, il
carattere direi ‘personale’ della riflessione : il cenno al fatto che l’invidere « plerumque
   

ad pares fit felicius agentes » richiama la invidorum vituperatio (da parte di grammatici di

minore successo …) cui Prisciano dichiara di sentirsi esposto in gl, 2, 195, 6 ».  


Costruzioni verbali in Prisciano 73
queror] … 276, 1 e i vocativa (o{sa klh`sin uJpagoreuvei, Apoll. § 165) … 276, 3
Bisogna far caso anche a quei (verbi) che anche se non significano azione,
ma piuttosto passionem sui (aujtopavqeian Apoll. § 166), 1 tuttavia, poiché

hanno voce attiva, si collegano all’accusativo [con citazioni per metuo/


or, fugio/or] … 276, 15 Prendono l’accusativo anche gli hortativa (paror-
mhtikav, Apoll. § 167) …e i precativa (o{sa iJketeivan shmaivnei, Apoll. § 167)
[con una citazione per supplico] … 276, 20 Molteplice è la costruzione con
l’accusativo (polumerestavth ejsti;n hJ kat∆ aijtiatikh;n suvntaxi~ Apoll. §
168) [segue in Prisciano un elenco di verbi dai significati disparati, in par-
te corrispondenti a quelli citati da Apollonio nello stesso paragrafo] …
276, 23 I (verbi) che riguardano le sensazioni (ejk tw`n aijsqhvsewn Apoll.
§ 169), che, in quanto significano anche una passione nell’azione stessa,
i greci collegano al genitivo – a parte i verbi di ‘vedere’, che esprimono
più degli altri sensi un’azione (Apoll. §§ 169 e 171) –, noi li colleghiamo
con l’accusativo in quanto dalla voce attiva formano quella passiva… 277,
3 similmente quasi tutti gli attivi (sc. hanno l’accusativo perché possono
diventare passivi) …
277, 6 I (verbi) separativa o discretiva oltre che con l’accusativo si colle-
gano anche all’ablativo [con citazioni per averto] …
277, 13 E non c’è da meravigliarsi che i verbi che significano una sensazio-
ne che abbia qualche (aspetto) di passione (cf. 270, 24) si colleghino all’ac-
cusativo, poiché ce ne sono anche molti altri sia attivi che neutri che, seb-
bene anch’essi per il loro significato sembrino patire qualcosa (significare
una passione), tuttavia si collegano a degli accusativi (cf. Apoll. § 172) 2 [con  

la stessa citazione data all’inizio del capitolo (267, 23) per ardeo con acc.] …
277, 19 I (verbi) neutri e deponenti, come è stato detto sopra (267, 19 ss.),
se significano azione ed esprimono il passaggio (dell’azione stessa) da per-
sona a persona, si collegano all’accusativo… 277, 22 per cui non in modo
irrazionale gli antichissimi li pronunciavano anche in diatesi passiva, il che
abbiamo mostrato trattando più ampiamente del verbo. 3 Se invece questi  

stessi (vale a dire neutri e deponenti) esprimono una passione, manten-


gono la costruzione dei passivi, cioè si collegano all’ablativo o al dativo…
278, 1 Con quei casi poi a cui si collega l’indicativo è necessario che si
costruisca la declinazione di tutto il verbo e i participi e i supini (cf. Apoll.
§ 189 s.) … 278, 4 infatti quello in u si unisce di più al nominativo [con una
citazione per dictu facilis, visu effabilis 4] …

1  Ma per Apollonio questi verbi non hanno il passivo e vanno intesi come se man-
casse una preposizione : trevmw se come trevmw dia; sev.

2  In questo paragrafo Apollonio mostra in realtà il parallelismo che sussiste tra le


costruzioni di oJra``n e filei`n (con accusativo) e di ajkouvein ed ejra`n (con genitivo), ar-
gomento che non ha una corrispondenza in latino ed è qui richiamato per l’analogia
con la costruzione di amo, ardeo con l’accusativo.
3  gl, 2, 379, 2, 389, 28, una sezione lunghissima e molto ricca di citazioni di autori
arcaici (cf. anche gl, 2, 376, 19-377, 6).
4  Così nel testo di Prisciano in questo punto ; in gl, 3, 454, 19 (Inst. de nom.) sono

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278, 7 Non dovresti meravigliarti tuttavia che i Romani colleghino
all’accusativo tutti i (verbi) attivi che in qualunque voce significano azio-
ne con passaggio (dell’azione su un oggetto), perché anche gli Attici tan-
to in queste quanto nella maggior parte delle altre costruzioni osservano
lo stesso (principio).
Come si vede, la trattazione risulta alquanto articolata, ma anche
appesantita dalla necessità di distinguere non solo e semplicemente
le diverse diatesi ma anche, sulla scorta del modello greco, i diffe-
renti tipi di verbi, che presentano una grande varietà di costruzioni
possibili. La disamina delle diverse costruzioni, anche a considera-
re ovvia in Prisciano l’assenza di una perfetta schematizzazione,
appare talora ripetitiva, disordinata, 1 ineguale soprattutto riguardo

alla chiarificazione mediante citazioni : soltanto alcuni verbi sono


illustrati, ma non almeno uno per ogni tipo ; 2 viceversa per singoli
   

verbi o gruppi sono dati numerosi esempi d’autore, vedi, per es.,
medico/medicor, moderor, maledico e sim. 273, 3-24 ; stipulor 275, 7-16 ;   

queror 275, 19-24 ; in questo Prisciano si allontana da Apollonio, che


nella sezione corrispondente ha pochissime citazioni (una rispetti-


vamente da Pindaro e da Saffo, 17 omeriche, di cui tre nel § 166 al
solo scopo di illustrare l’ellissi di diav) e se mai costruisce dei banali
exempla ficta. 3 Riguardo a questo specifico aspetto appare molto

significativo (vedi oltre, p. 89) che quasi la metà delle citazioni in-
serite in questa breve porzione di testo sia già stata utilizzata da
Prisciano in libri precedenti dell’opera. In sostanza di questo capi-
tolo è data, sia pure in modo abbastanza caotico, la struttura, ma
manca il corredo di esempi che alcuni ‘saggi’ di approfondimento
(serie inaspettatamente lunghe di citazioni – in buona parte già
utilizzate – su pochi verbi tra quelli nominati) farebbero immagi-

tramandati visu facilis, espunto da Passalacqua 1999, 35, e dictu effabilis/affabilis ; la 

tradizione diretta di Virgilio (Aen. 3, 621) ha visu facilis e dictu affabilis (ma effabilis è
variante antichissima, cf. Geymonat, ad loc.).
1  Vedi, in part., 276, 23-277, 18, dove la trattazione dei verbi di sensazione viene
interrotta da quella dei separativa o discretiva (277, 6-12) ; a 277, 19 viene ripreso l’ar-

gomento dei verbi neutri e deponenti già trattato a partire da 267, 19 ; in più punti

il discorso ‘non fila’ ed è necessario integrare a senso il testo in modo consistente


perché risulti comprensibile (275, 6 ; 277, 3). In generale si può osservare (De Nonno)

che le costruzioni con i diversi casi sono tra loro mescolate, mentre in Apollonio sono
esposte separatamente.
2  Questo fatto per la verità non è raro in Prisciano, ma qui è di certo molto eviden-
te e si combina con altri elementi di problematicità del contesto.
3  Ce ne sono anche, e piuttosto numerosi, in tutta questa parte di Prisciano, cf., per
es., 268, 8 ; 269, 29 ; 270, 16 s. ; ecc.
     
Costruzioni verbali in Prisciano 75
nare. In Apollonio, come dicevo, si trovano pochissime citazioni :  

ed è invece chiaro che Prisciano avvertiva l’esigenza di collegare in


qualche modo alle sue argomentazioni e ai nudi elenchi di verbi
degli esempi d’autore anche per il fatto che continuò la sua opera
inglobandovi un intero lessico di costruzioni verbali. Si fa dunque
strada l’ipotesi che in una certa fase del lavoro egli abbia avuto in-
tenzione di integrare un appropriato corredo di citazioni all’inter-
no del discorso fin qui elaborato, costituendo dei gruppi ragionati
di esempi. Di questo in seguito potremo forse trovare delle prove.
L’impronta della Sintassi di Apollonio Discolo su questa sezio-
ne è, come si è visto, ancora piuttosto evidente, ma, anche a pre-
scindere dall’ipotesi che di Apollonio stesso sia andata perduta
una parte della trattazione, 1 Prisciano in una certa misura se ne

allontana adottando, soprattutto a partire da 272, 19, una più pre-


cisa, se vogliamo più scolastica, classificazione e denominazione
dei vari tipi di verbi, che risulta simile a quella, forse da Prisciano
stesso influenzata, pervenutaci nelle opere grammaticali di Teo-
doro Gaza e di Costantino Lascaris (citate estesamente da Uhlig
a confronto del testo apolloniano). 2 Prisciano utilizza delle defi-

nizioni estremamente sintetiche per le diverse categorie di verbi,


che corrispondono quasi perfettamente a quelle dei due autori bi-
zantini : ejpideiktikav-ejgkwmiastikav laudativa ; septikav adorativa ;
     

diakroustikav deceptiva ; ejpikrathtikav per obtinentiam, id est kata;


ejpikravteian ; ejpinohtikav-doxastikav-gnwstikav suspectiva-opinati-


va ; ajnakritikav-ejrwthmatikav-zhthtikav interrogativa, desiderativa-


inquisitiva ; oijktikav funebria ; klhtikav vocativa ; ejpisthmonikav ar-


     

tificiorum ; protreptikav-parormhtikav hortativa ; iJketikav precativa ;


     

aijsqhtikav ad sensum pertinentia ; frontistikav-kthtikav : consulo


   

è definito a 275, 17 acquisitivum ; ajrcikav- kthtikav supereminentia ;


   

ajposthmatikav, diaforikav, separativa-discretiva ; peripoihtikav 3    

acquisitiva ; proairetikav-boulhtikav voluntatem significantia (ma


1  Cf. Buttmann 1877, pp. 337-342, in part. 338, con alcune osservazioni, forse finora
le più accurate, sulla struttura di questa sezione di Prisciano. Sullo stato lacunoso del
testo apolloniano Buttmann fu contraddetto con argomenti non decisivi da Uhlig
1910, p. 416 (Adn. crit.). Estremamente cauto sull’argomento è Lallot 1997, ii, pp. 260 s.
2  Una parte dell’opera grammaticale di Lascaris è stata trascritta con poche varia-
zioni, ma senza il nome dell’autore, nel manoscritto Paris. Suppl. gr. 70 (sec. xvi) e
di qui edita come anonima da Bachmann (ii, pp. 289-304, 15 : Peri; th`~ tw`n rJhmavtwn

suntavxew~ kata; tou;~ palaiouv~), cf. Kugéas 1909, p. 120. Sulla Sintassi di Lascaris vedi
Martínez Manzano 1998, pp. 142-148 (ed. tedesca 1994, pp. 200-206).
3  Il termine si legge in Apoll. § 184 a proposito di alcuni verbi tra cui douleuvw, il cui
corrispondente servio per Prisciano (274, 2) è tra i subiecta.
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vedi 224, 25 voluntativa verba). Si confronti questa serie di corrispon-
denze con quelle (evidenziate sopra, nel corso dell’esposizione del
testo) che si verificano con il dettato di Apollonio. 1 La definizione  

è di norma perifrastica in Apollonio, sintetizzata in un aggettivo


nei testi bizantini e in Prisciano. Mancano inoltre in Apollonio al-
cune delle categorie di verbi nominate negli altri testi (ejpisthmo-
nikav artificiorum ; ajrcikav-kthtikav supereminentia ; ajposthmatikav,
   

diaforikav, separativa-discretiva). 2 Non mi sembra improbabile che


Prisciano, Gaza e Lascaris abbiano avuto come fonte, oltre ad Apol-


lonio, una qualche sintesi peri; suntavxew~ dalle definizioni molto
stringate, magari usata nelle scuole, il cui contenuto, rispetto al
testo di Apollonio (se è completo quello a noi pervenuto), era stato
integrato con la menzione di ulteriori, anche importanti categorie
verbali, apparentemente da Apollonio non trattate, come gli ajpo-
sthmatikav e diaforikav. 3  

2. La raccolta di idiomata e la fisionomia del lessico


sintattico sua fonte
Dopo aver sostanzialmente esaurito, a 278, 6, la rassegna delle co-
struzioni dei verbi raggruppati per categorie per quanto era trasferi-
bile in campo latino, ed aver ribadito ancora una volta l’analogia con
il greco degli Attici sulla specifica questione delle costruzioni, Pri-
sciano inserisce una frase che, nonostante sia in apparenza coerente
con ciò che è stato appena detto (ed infatti è da Hertz agganciata alla
precedente in uno stesso paragrafo), 4 in realtà introduce qualcosa

di diverso e funge da presentazione per tutto il resto del libro xviii :  

1  Cf. Luscher 1912, pp. 131 e 133, dove si riscontrano varie imprecisioni ed omissioni
nei confronti proposti.
2  Gli aequiperantia o aequiperativa non sono denominati in modo simile né da Apol-
lonio né dagli umanisti bizantini, mentre viceversa non c’è in Prisciano una definizio-
ne semanticamente corrispondente ad ajntiperipoihtikav e ad ajntipeistikav di Gaza
e Lascaris.
3  Può non essere casuale che in Prisciano la menzione di questi ultimi verbi, assen-
ti, come appena detto, in Apollonio, interrompa la trattazione dei verbi di sensazione
(vedi sopra, n. 1 a p. 74), ripresa invece da Apollonio : si potrebbe pensare che essa

costituisse un’aggiunta (una scheda integrativa), mal collocata nella redazione finale.
Sullo stato ‘non finito’ del testo da cui è derivata la tradizione di Prisciano vedi De
Nonno 2009, pp. 270-278. Il contenuto di una ‘scheda volante’ potrebbe essere stato
anche il breve testo stampato da Hertz a gl, 3, 107 come addendum (con un suo titolet-
to, Proprietates Latinorum), una serie di appunti su diverse costruzioni (una delle quali
ripresa a 336, 4) ‘allegata’ al testo prima dell’inizio del libro xvii De constructione.
4  Qui effettivamente iniziava il capitolo xx del libro xviii secondo la ripartizione
cinquecentesca del testo, ancora leggibile nel testo di Hertz.
Costruzioni verbali in Prisciano 77

278, 9 Perciò abbiamo ritenuto necessario raccogliere molti e diversi usi


di tutte le parti del discorso da autori di ambedue le lingue, dei cui esempi
(affinché di tali esempi) godano e si servano con fiducia coloro che si ado-
perano per conseguire la gloria delle lodi di ambedue le dottrine.
Con queste parole l’autore, sia pure esprimendosi in forma mol-
to sintetica e piuttosto dimessa, introduce l’ultima parte della sua
opera prendendo allo stesso tempo congedo dal suo interlocutore-
discepolo : ciò che segue non aggiungerà ulteriore materia teorica,

ma sarà soltanto un repertorio di esempi, il perfezionamento sot-


to un’altra prospettiva di quanto insegnato nelle parti precedenti
dell’opera. Che quest’ultima sezione abbia carattere e funzione di
appendice è reso evidente dalla precisazione che gli esempi propo-
sti riguarderanno (le costruzioni di) « tutte le parti del discorso » e
   

non soltanto dei verbi di cui si intendeva trattare nel capitolo Qua-
li generi o diatesi dei verbi vengono costruiti con quali casi. In questo
modo si rende chiaro che la seguente sezione a struttura di lessico
non è unicamente pertinente al libro e al capitolo di cui, secondo
l’impaginazione di Hertz, fa parte, ma costituisce un repertorio
che idealmente completa diverse sezioni dell’opera (soprattutto, è
ovvio, quelle di carattere sintattico, ma anche altre, per le osserva-
zioni, che pure vi compaiono, di carattere semantico) e che soprat-
tutto è destinato a perfezionare parallelamente l’uso di ambedue
le lingue. Quest’ultima parte dell’opera è infatti da considerare la
più direttamente rispondente allo scopo di formare gli allievi ad
un bilinguismo specifico della lingua dotta o letteraria, fondato
sull’osservanza dell’uso dei buoni autori dell’una e dell’altra lin-
gua. L’importanza attribuita da Prisciano a questa sezione appa-
re vistosamente dalla sua ampiezza, molto maggiore (100 pagine
esatte) di molti libri dell’Ars.
Il testo grammaticale di cui Prisciano, dopo aver abbandonato
Apollonio, si serve come impalcatura del resto della sua opera è un
lessico sintattico ricavato da autori attici, 1 una raccolta di grande

1  Di questo pur importante testo, ricostruibile da Prisciano, come anche degli altri
lessici sintattici di cui si parlerà subito oltre, non si occupano Dickey 2007 (la sezione
sui lessici alle pp. 87-103), e Degani 1995, pp. 505-527. La struttura stessa di questa sezio-
ne come lessico alfabetico a partire da lemmi greci è stata riconosciuta tardivamente,
per la difficoltà creata nella costituzione del testo dall’accumularsi, nelle edizioni a
stampa, di materiali estranei alla tradizione antica ; M. Hertz se ne accorse soltanto

dopo che era avvenuta la stampa del relativo fascicolo e ne diede conto nella prefazio-
ne del secondo volume priscianeo, datata dicembre 1858, pp. vii-viiii.
78 Michela Rosellini
valore per l’antichità e la varietà dei testi che vi sono citati ; ancora  

maggior valore essa acquista ai nostri occhi per la presenza in essa


di ben sessanta frammenti, per i quali Prisciano viene ad essere
l’unico tramite, da testi altrimenti perduti.
Non mi sembra si possa mettere in dubbio che questa lista al-
fabetica di atticismi, completa di esempi tratti da testi rari, pro-
babilmente già perduti o inaccessibili al tempo di Prisciano, sia
preesistente a Prisciano stesso ; 1 è possibile invece che egli abbia
   

selezionato da una raccolta ancora più ampia il materiale che gli


appariva funzionale all’illustrazione di strutture parallele nelle due
lingue.
Di opere greche di questo specifico taglio, vale a dire raccolte di
levxei~ notevoli dal punto di vista sintattico, non sono conservati
molti esempi : 2 quella che, almeno esternamente, appare come la
   

più simile alla fonte di Prisciano è il Peri; suntavxew~, poi`a tw`n rJh-
mavtwn genikh`/ kai; dotikh/` kai; aijtiatikh`/ suntavssontai, che si leg-
ge in Anecdota Bekker i, pp. 117-180, 3 studiato e riedito recentemente

da D. Petrova 2006, un’opera certo di minor valore, assemblata in


età posteriore a Prisciano (magari soltanto di poco) 4 perché com-  

prende anche esempi da autori quali Agazia (vedi p. 174, s.v. sur-
ravxai), Procopio di Cesarea (p. 133, s.v. dwrou`mai) o Giovanni Lido
(p. 170, s.v. pareudokimw`), ma certamente non posteriore al x sec.
1  In questo senso si esprime Luscher 1912, pp. 35-37, elencando tra le fonti di Priscia-
no un non meglio precisato testo De atticismis. Giustamente Mario De Nonno mi fa
osservare « un esempio di connessione in greco ‘sfuggita’ alla revisione in gl, 3, 339, 14

ejn de; toi`~ eJxh`~ (anche nella ‘seconda copia’ della stessa scheda : p. 341, 4) ; cf. anche
   

un caso come p. 349, 2 Qoukudivdh~ in prima’, dove il femminile ricalca il greco (cf. p.
294, 7 [= 303, 2] prwvth/ e p. 370, 4 deutevra/ [sc. pragmateiva]/ ) ». Queste sono senz’altro

tracce residue del testo originale, scritto interamente in greco.


2  Cf. Kopp 1887, pp. 76-99 ; Petrova 2006, lviii-lxxxi.

3  Il titolo dato all’operetta nell’edizione potrebbe in realtà inglobare, nelle paro-


le Peri; suntavxew~, il titolo dell’intera sezione finale del manoscritto (ff. 257v-272v),
comprendente cinque opuscoli che illustrano vari aspetti della sintassi ; cf. Valente

2008, pp. 162 s. La non molto estesa bibliografia sull’opera in Petrova 2006. La stu-
diosa, che esamina il materiale compreso nel lessico confrontandolo con diverse altre
raccolte della stessa a di simile natura, anche molto più tarde, non prende però in
considerazione Prisciano come fonte di materiale lessicografico in lingua greca.
4  All’area palestinese e alla fine del vi sec. attribuisce la compilazione Mazzucchi
1979, pp. 122 s. ; alla città di Gaza (sebbene non possa escludere Costantinopoli) e al

primo quarto del sec. vii pensa Petrova 2006, pp. xxvii s. Secondo questa studiosa
terminus ante quem per la composizione del lessico è la sua probabile utilizzazione
nell’opera sintattica di Michele Sincello (databile agli anni 810-813 secondo D. Donnet
1982) ; si tratterebbe (vedi p. xxviii e passim nell’introduzione) del lavoro originale, di

prima mano, di più compilatori forse della medesima scuola ; al contrario De Boer

1884 pensava a vari grammatici di diverse epoche.


Costruzioni verbali in Prisciano 79
dal momento che è contenuta nel codice Paris, B. N. Coislin. 345
(ff. 257v-269r), databile appunto alla seconda metà del sec. x. 1 Essa  

comunque contiene esempi da più di trenta autori 2 tra cui Demo-  

stene (di gran lunga il più citato), Isocrate, Lisia, Omero, Tucidide,
Sofocle, Platone, Cratino, Senofonte, Licurgo, Ippocrate, ed ha ci-
tazioni per tutti i suoi ca. 500 lemmi ; anche qui sono contenute nu-

merose citazioni uniche da opere (o parti di opere) perdute. Molto


più poveri sono altri lessici sintattici di età probabilmente ancora
successiva, quello che si trova nei codici di Oxford, Bodl. Lib., Ba-
rocc. 57 e Canon. Gr. 41, 3 quello del Laurenziano 59.16 del sec. xii, 4
   

o i due presenti nel Laurenziano 58.25 della fine del sec. xiii, 5 nei  

quali si trovano sporadiche citazioni per lo più da testi scritturali e


patristici. 6 

Il glossario utilizzato da Prisciano, anche ammesso che com-


prendesse soltanto le voci trasferite nella parte finale dell’Ars, era
piuttosto vasto (conta 336 lemmi senza contare le ripetizioni) e
soprattutto ricchissimo di citazioni, anche assai lunghe : in questa  

sezione troviamo tutte le citazioni priscianee di Eschine, Alessi,

1  Per la datazione, localizzazione e descrizione del codice Coisliniano, che ho potu-


to vedere e collazionare in microfilm, vedi il recentissimo studio di Valente 2008, con
la bibliografia lì citata, cui si può aggiungere Ucciardello 2006, p. 63 (cf. anche Idem
2007 e 2009). Dallo stesso codice, una vasta silloge, probabilmente costantinopolitana,
di lessici per lo più monografici di grande importanza, come il ben noto Antiatticista
edito in Bekker 1814, i, pp. 75-116, è stato pubblicato da Bachmann 1828, ii, pp. 304,
16-310, 3, un lessico minore del tipo ‘sintattico’, ∆Alfavbhto~ o[pw~ suntavssesqai dei`
ta; rJhvmata, totalmente privo di esempi e di citazioni (indica soltanto il caso retto dal
verbo). 2  Cf. Petrova 2006, p. xvi.
3  Edito da Cramer 1837, pp. 275-307. Simile a questo dovrebbe essere il lessico pre-
sente nel codice di Wolfenbüttel, Gud. gr. 30 ff. 145v-151v, edito soltanto parzialmente
da Sturtz 1818, coll. 587-592.
4  Da questo codice è stata ricavata un’edizione integrale del lessico in Massa-Posi-
tano, Arco Magrì [1961]. L’operetta contiene qualche citazione da autori attici (Tuci-
dide, Senofonte).
5  Su questo manoscritto vedi Acconcia Longo 1983-1984, pp. 123-170 (sui due lessici
p. 132 ; per la datazione vedi p. 126 e sopr. p. 170) ; cf. Sciarra 2005, pp. 55-57 (con qualche
   

imprecisione).
6  Di struttura del tutto diversa, anche perché elenca soltanto costruzioni irregolari
rispetto alla norma (schvmata), è il trattatello di Lesbonatte, Peri; schmavtwn, edito da
Blank 1988, pp. 131-216, forse del sec. ii d.C., che illustra come ‘figure’ (denominate
∆Ionikovn, Sikelikovn, tw`n ejpi; th`~ ∆Asiva~ ∆Ellhvnwn o Pindarikovn, jAlkmanikovn e simi-
li) le costruzioni di alcuni verbi, ma anche costruzioni di nomi e strutture diverse del
periodo (concordanze di soggetto e verbo, participi concordati o in genitivo assolu-
to, ecc.) ; gli esempi sono qui principalmente tratti da Omero, poi, a molta distanza,

Esiodo, Pindaro, Aristofane, ecc. L’opera è molto breve, le strutture descritte (valide
talvolta per più verbi) una quarantina in tutto.
80 Michela Rosellini
Andocide, Antifonte, Aristofane, Dinarco, Licurgo, Lisia, Ferecrate
comico, Platone comico, Teopompo comico e Teopompo storico,
quasi tutte quelle di Eschine Socratico, Alceo comico, Aristomene,
Cratino, Demostene, Eupoli, Erodoto, Iperide, Isocrate, Menan-
dro, Platone, Sofocle, Tucidide, Senofonte, metà di quelle di Euri-
pide, Iseo, Frinico comico, molte, approssimativamente un quarto,
di quelle omeriche. 1 La selezione degli autori è rigorosa dal punto

di vista cronologico e comprende anche nomi ‘minori’. 2  

La parziale analogia strutturale della fonte di Prisciano con il les-


sico sintattico contenuto nel codice coisliniano, anch’esso ricco di
citazioni soprattutto di oratori attici 3 (anche se poi tra gli autori

di riferimento sono compresi non soltanto Cassio Dione, Appia-


no, Arriano, ma, come dicevamo, anche autori molto tardi come
Gregorio Nazianzeno, Coricio di Gaza e gli altri citati sopra), può
consentire alcune osservazioni.
Anche nel testo più recente sono presenti, oltre ai verbi, anche
altre parti del discorso : congiunzioni, preposizioni, negazioni, av-

verbi o espressioni avverbiali ed anche qualche aggettivo o sostan-


tivo di cui si illustra la costruzione (ma in un caso, di un nome
proprio, Sisivnh~ -ou, anche la declinazione) ; gli altri lessici che ho

potuto confrontare sono più rigorosi nell’escludere lemmi appar-


tenenti ad altre categorie grammaticali. Delle voci greche utilizza-
te da Prisciano quasi la metà non sono verbi ma locuzioni di vario
tipo, in prevalenza avverbiali. 4  

Il lessico coisliniano introduce di norma il verbo nella prima


persona singolare del presente indicativo (o, molto più raramente,
all’infinito presente), ma talvolta è ancora conservata come lemma
la forma che il verbo ha nel testo citato ad esempio : vedi, per es., a 

1  Alcune citazioni priscianee da questi stessi autori, che non si trovano all’interno
della sezione lessicale, sono state però comunque ritenute della stessa provenienza,
vedi Luscher 1912, pp. 36 s.
2  Viceversa non sono quasi mai tratte da testi rari le citazioni latine scelte come
paralleli da Prisciano : di questo ed in generale delle modalità della rielaborazione

priscianea del lessico greco conto di soffermarmi in dettaglio in un prossimo contri-


buto.
3  Il fatto che qui le orazioni più note siano molte volte citate senza il nome del
loro autore è evidentemente segno di una certa familiarità con quei testi ; cf. Petrova

2006, pp. xxii s.


4  Compaiono talvolta come lemmi delle affermazioni di carattere generale, come,
per es., 287, 23 Duplicant illi praepositiones, o 304, 19 Participia pro verbis ponunt Attici,
o 328, 13 Attici multa per ellipsin proferunt vel pleonasmon, che però, nella maggior parte
dei casi, prendono comunque spunto dal lemma greco in elenco : nel primo passo la

ripresa di ejk … ejk- ; per il terzo vedi a p. 82 n. 1.



Costruzioni verbali in Prisciano 81
39 Petrova (p. 123 Bekker) ajfevmenon ; a 72 P. (p. 129 B.) ajfikovmhn. 1 In
   

Prisciano non si può nemmeno parlare di una ‘norma’, dal momen-


to che la forma del lemma è libera nella persona, nel tempo e nel
modo ; 2 addirittura qualche volta il lemma manca e lo si ricostruisce
   

dalla citazione (anzi, dal confronto di più citazioni, greche o greche


e latine) : in questo, soprattutto nell’omissione dei lemmi greci, si

deve ovviamente considerare che può essere stato rilevante l’inter-


vento di ‘ristrutturazione’ operato dal grammatico latino. In ogni
caso però sembra che il lessico su cui Prisciano si appoggiava, sia
pure alfabeticamente ordinato, avesse una struttura meno forma-
lizzata rispetto al coisliniano e fosse più simile alla raccolta di passi
notevoli di diversi autori da cui doveva in ultima analisi derivare.
Il numero di lemmi non è equamente ripartito tra le lettere
dell’alfabeto, come in Prisciano, neanche nel lessico coisliniano : la  

a conta 77 lemmi, la b 3, e 89, z 2, x 1, p 91, r 1 e f nessuno : questo  

può contribuire a spiegare perché in Prisciano non siano presenti


lemmi per alcune lettere, z r (su x vedi oltre, p. 82 e n. 1) e in parti-
colare perché alla fine del lessico manchino parole inizianti per y e
w, lettere che nel coisliniano contano rispettivamente 3 e 1 lemma.
Si è infatti spesso ritenuto che il testo del libro xviii sia mutilo alla
fine 3 proprio perché mancano voci inizianti per le ultime due lette-

re dell’alfabeto : questa motivazione può apparire ora insufficiente


a dimostrare l’incompletezza del libro.


Alle analogie strutturali tra i due lessici si sommano alcune corrispon-
denze di dettaglio : si verificano circa cinquanta coincidenze di lemmi,

vale a dire che la costruzione degli stessi cinquanta verbi (o congiunzioni,


o preposizioni, o altro) viene presa in considerazione nei due testi, con
maggiore o minore somiglianza delle indicazioni relative (la specificazio-
ne dei casi retti, spesso più di uno, non è sempre coincidente) ; ancor più  

significativo è il fatto che sei volte sono utilizzate le stesse citazioni per
documentare lo stesso determinato uso :  

1  Cf. Petrova 2006, pp. xiv s. Il lessico laurenziano indicato sopra, p. 79, presenta
talvolta forme diverse dalla prima persona del presente indicativo, ma soltanto, mi
pare, per illustrare forme irregolari : cf. L. Massa Positano e M. Arco Magrì nella pre-

fazione all’opera citata, pp. 6 s.


2  De Nonno mi scrive : « Un’altra caratteristica che mi ero appuntato … è il fatto
   

che, curiosamente, l’aumento greco talora è irrazionalmente ‘alfabetizzato’, come in


p. 307, 10 e 316, 10 (e[labe e e[tuce sotto e, cf. anche p. 317, 17 hjravmhn), talora no, come
ad es. in 318, 22 (ejqavrrei sotto q) o p. 280, 12 (h\rcen sotto a) ».

3  Vedi da ultimo, a questo proposito, De Nonno 2009, p. 271 n. 69, che propone
considerazioni estremamente prudenti riguardo alla possibilità « dell’incompiutezza

o della mutilazione dell’opera ».  


82 Michela Rosellini
295, 20 (lemma n. 50) Come esempio della costruzione di ajmnhmonevw
con l’accusativo Prisciano introduce Demosthenes in Philippicis (Demo-
sth. 6, 12) : ou[te ajmnhmonei` tou;~ lovgou~ ou[te ta;~ uJposcevsei~, ejf∆ a|i~

th`~ eijrhvnh~ e[tuce, che corrisponde a Lex. Coisl. a 7 P. (p. 119 B.) kata;
Filivppou deutevrw/: oujde; ajmnhmonei` tou;~ lovgou~ kai; ta;~ uJposcevsei~,
ejf∆ a|i~ th`~ eijrhvnh~ e[tuce portato analogamente ad esempio della co-
struzione con l’accusativo (poi è citato Cassio Dione per quella con il
genitivo).
308, 14 (lemma n. 96) Attici ejmpodivzein hJma`~ kai; hJmi`n. ∆Isokravth~ pro;~
∆Antivpatron (Isocr. ep. 4, 11): e[ti de; kai; to; swmavtion oujk eujkrine;~ o[n, ajll∆
e[con a[tta sivnh, nomivzein ejmpodiei`n auJto;n pro;~ polla; tw`n pragmavtwn
corrisponde in parte a Lex. Coisl. e 69 P. (p. 143 B.) per la costruzione,
l’unica indicata, con l’accusativo, di ejmpodivzein : ∆Isokravth~: h] nomivzwn

[sic] ejmpodiei`n aujto;n [sic] pro;~ polla; tw`n pragmavtwn.


326, 20 (lemma n. 172) mevmfetai soi; kai; sev … Dhmosqevnh~ Filip-
pikoi`~, ∆Olunqiakw`/ trivtw/ (Demosth. 3, 36) kai; oujci; mevmfomai to;n
poiou`ntav ti tw`n deovntwn uJpe;r uJmw`n. Il Lex. Coisl. a m 1 P. (p. 156 B.) cita lo
stesso passo, senza il nome dell’autore (ma basta evidentemente l’indi-
cazione dell’orazione) per la costruzione con l’accusativo : trivtw/ ∆Olun-

qiakw`/: kai; oujci; mevmfomai to;n poiou`ntav ti tw`n deovntwn uJpe;r hJmw`n [sic] ;  

prosegue citando altri due passi di Demostene per mostrare la costru-


zione con il dativo.
A 328, 16 (lemma n. 180, non indicato esplicitamente, ma da intendere
come xaivnei) Prisciano cita senza dare il nome dell’autore queste parole
di Demostene (19, 197), xaivnei kata; tou` nwvtou pollav~ (sottolinenado che
manca plhgav~), per mostrare una costruzione realizzata per ellipsin. 1 Il  

Lex. Coisl. a x 1 P. (p. 159 B.) dà una spiegazione più completa : Xaivnw:  

ejpi; tou` mastivzw, aijtiatikh`/ to;n ajriqmo;n tw`n mastivgwn. ∆Ek tou` para-
presbeiva~: perirrhvxa~ to;n citwnivskon oJ oijkevth~, xaivnei kata; tou` nwvtou
pollav~.
361, 9 (lemma n. 293) tetalaipwvrhken hJma`~. ∆Isokravth~ ejn tw/` peri; th`~
eijrhvnh~ (Isocr. 8, 19): kata; pavnta~ trovpou~ tetalaipwvrhken hJma`~ ajnti;
tou` katapepovnhken hJma`~ (non è detto, ma sottinteso, che altrimenti il
verbo talaipwrevw è sempre intransitivo). Il Lex. Coisl. a t 8 P. (p. 176 B.)
presenta il lemma talaipwrw`: aijtiatikh`/ e cita prima Cassio Dione, poi
∆Isokravth~ peri; th`~ eijrhvnh~: kai; pavnta trovpon tetalaipwvrhken hJma`~.
In questo caso il lessico coisliniano attesta o, forse meglio, dà adito ad una
cristallizzazione, per così dire, di un uso assolutamente sporadico (forse il
passo di Isocrate è l’unico, del periodo attico, a presentare la costruzione
transitiva di questo verbo), di cui anche Prisciano è testimone. Ma Pri-

1  A partire da 328, 13 Prisciano commenta in realtà due lemmi, forse contigui


nella sua fonte, nu`n d∆ a[rti e xaivnei kata; tou` nwvtou pollav~, non tanto per indicarne
un preciso parallelo latino, ma introducendoli con la considerazione generale Attici
multa per ellipsin proferunt vel pleonasmon.
Costruzioni verbali in Prisciano 83
sciano è ancora consapevole del fatto che questa costruzione è rarissima
e che il verbo è di norma intransitivo, come dimostra la sua ricerca di un
parallelo latino non per il verbo in sé, ma con verbi che, normalmente
intransitivi, talvolta ammettono l’uso transitivo (ruo, moror). La nota del
Coisliniano, nata probabilmente da un commento a Cassio Dione in cui
si osservava la sua ripresa di una costruzione isocratea, si presta ad essere
utilizzata in modo fuorviante da chi non abbia grande familiarità con il
greco.
370, 15 (lemma n. 324) uJpakouvonte~ aujtoi`~ kai; aujtw`n: Dhmosqevnh~
Filippikw`n iii (Demosth. 3, 24) : uJphvkoue de; oJ tauvthn th;n cwvran e[cwn

aujtoi`~ basileuv~. Il Lex. Coisl. a u 1 P. (p. 176 B.) ha uJpakouvw: ajnti; tou` uJpo-
tavssomai, dotikh`/. ∆Olunqiakw`n trivtw/: uJphvkouse [sic] de; oJ tauvthn th;n
cwvran e[cwn aujtoi`~ basileuv~, w{~ pevr ejsti prosh`kon bavrbaron ”Ellhsin.
Una volta invece i due lessici citano uno stesso passo per documentare
due fatti diversi : 327, 25 (lemma n. 177) mnhsqh`nai tou`de kai; tovde: Pri-

sciano cita prima Hom. Il. 24, 486, poi Dhmosqevnh~ Filippikw`/ (De-
mosth. 6, 30) kaivper o[nte~ ouj deinoi; tou;~ ajdikou`nta~ memnh`sqai. Alla
voce mnhmoneuvw (m 2 P., p. 156 B.) il Lex. Coisl. cita il discorso Sulla Pace
(Demosth. 5, 4), per attestare, di mnhmoneuvw, la costruzione con il geniti-
vo, poi la seconda Filippica per quella con l’accusativo, in parziale coinci-
denza con Prisciano : tau`ta ga;r a{panta ejpi; tou` bhvmato~ ejntauqoi` [sic]

mnhmoneuvete oi\da o{ti rJhqevnta, kaivper o[nte~ ouj deinoi; tou;~ ajdikou`nta~
memnh`sqai.

3. La rielaborazione priscianea e le irregolarità


dell’ordinamento alfabetico
È del tutto evidente che, come il lessico coisliniano (ed anche come
i lessici minori di cui si è parlato sopra), anche la fonte di Priscia-
no doveva avere ordinamento alfabetico, sia pure con osservanza
di un paio soltanto delle lettere iniziali ; il vocabolo-lemma con la

sua costruzione poteva essere evidenziato all’inizio, o essere co-


munque ricavabile dalle citazioni addotte, se più di una. Prisciano
cerca costantemente in latino una corrispondenza semantica e sin-
tattica con la costruzione greca in elenco 1 ed aggiunge citazioni

latine che illustrino la coincidenza o la differenza dell’uso. L’ordine


normale degli elementi di ciascuna voce, nella maggior parte del
lessico, è quindi : lemma greco (in ordine alfabetico), citazioni gre-

1  In realtà i paralleli accostati da Prisciano talvolta, sia pur raramente, non si riferi-
scono al termine che costituisce il lemma ma ad altri elementi del testo (vedi per es.
qui sotto i lemmi nn. 14 e 67). Anche di aspetti di questo genere conto di occuparmi
in altra sede.
84 Michela Rosellini
che, lemma latino e citazioni latine. 1 Soltanto per una quindicina

di voci (non consecutive) nella prima parte del lessico la struttura


prevede invece prima il lemma in latino, poi la o le citazioni in la-
tino, poi la citazione in greco (in cui si trova la forma che risponde
all’ordinamento alfabetico) con o senza esplicitazione del lemma ;  

dopo queste poche voci lo schema si modifica e ritorna in evidenza


il lemma greco originale.
Il testo di Prisciano mostra però rispetto all’ordinamento alfabe-
tico alcune vistose irregolarità, vale a dire in primo luogo la ripresa
a distanza (in mezzo ai lemmi della lettera e, a partire da 295, 3 e
fino a 300, 14) di una serie, addirittura più lunga di quella iniziale,
di vocaboli greci inizianti con la lettera a, all’interno della quale si
ripetono, ma non nell’identica forma, lemmi e citazioni già pre-
senti nella prima parte (278, 13-284, 4). 2 In secondo luogo, i primi

due lemmi di tutto il lessico, curo illam rem di 278, 13 e impedio che si
ricava dalla citazione di 278, 20, non corrispondono affatto a lemmi
greci inizianti con a, bensì a frontivzw ed ejmpodivzw. Questi stessi
due verbi ricompaiono, di nuovo al di fuori dell’ordine alfabetico,
in mezzo a lemmi inizianti per a, a 296, 21-297, 8 (e poi di nuovo
rispettivamente nella e e nella f). 3 Di queste incongruenze trattò

brevemente Buttmann 1877, p. 338 n. 1, concludendo che l’ordine


previsto da Prisciano doveva essere quello coerentemente alfabe-
tico e che quindi le due sezioni di lemmi in a, eliminate le ripeti-
zioni, dovrebbero essere riunificate e poste all’inizio della sezio-
ne lessicale ; i due lemmi frontivzw ed ejmpodivzw, che compaiono

all’inizio del lessico ma, come Buttmann dice, pertengono invece


al § 187 (precisamente alla lista di p. 295, 17 Hertz), 4 andrebbero  

considerati un’interpolazione. 5 Questa interpretazione non rende


assolutamente ragione della situazione confusa di queste parti di


testo, che credo possa essere indagata più in profondità.
A questo scopo metto a confronto le due sequenze di lemmi
relativi alla lettera a, schematizzando le singole voci e non ripor-

1  Rispetto a questo assetto si verifica talvolta una lieve variante nella disposizione :  

lemma greco, lemma latino, citazioni (greche e latine).


2  La seconda serie di voci è immediatamente preceduta e seguita da due trascrizio-
ni quasi identiche dello stesso lemma eij~ pro ejn (294, 5-295, 2 e 302, 25-303, 10) : per un

quadro complessivo della situazione vedi Hertz, in gl, 3, p. viii.


3  Vi sono anche, soprattutto fino alla fine della lettera e, delle inserzioni sporadi-
che di singoli lemmi al di fuori dell’ordine alfabetico (vedi oltre, p. 87 nn. 1 e 2).
4  I due verbi come detto ricompaiono, non evidenziati come lemmi ma con le stes-
se citazioni, anche all’interno dei §§ 188 s. (296, 21-297, 7) ; vedi anche oltre, p. 89.

5  Cf. anche Luscher 1912, pp. 35 n. 4 e 36 n. 4.


Costruzioni verbali in Prisciano 85
tando per esteso le citazioni, in modo che risulti evidente soltanto
l’ordine degli elementi ; quando il vocabolo-lemma, latino o greco,

compare all’interno della parentesi in cui è indicata la citazione, ciò


significa che quel vocabolo non è evidenziato da Prisciano come
lemma e compare soltanto all’interno della citazione stessa, in for-
me diverse della flessione. Ho numerato i lemmi in modo progres-
sivo a partire da p. 278, 13 e indico tra parentesi la linea d’inizio
di ciascuna voce nel testo di Hertz. Non ho voluto trascurare del
tutto, anche se non sono direttamente pertinenti all’argomenta-
zione principale di questo saggio, le numerose questioni testuali
o interpretative che sono suscitate dal testo nell’ambito delle voci
qui sotto elencate, e ne ho trattato brevemente nelle note.
1. (278, 13) Curo illam rem (Verg. georg. 1, 504) / (Xenoph. Mem. 1, 1, 11 fron-
tivzonta~)
2. (278, 17) (Xenoph. Mem. 1, 2, 4 ejmpodivzein) / (Luc. 4, 446 s. impedit)
3. (279, 1) sentio illam rem (Verg. Aen. 10, 534) / (Isocr. 1, 34 aijsqhvsei)
4. (279, 5) audio illum (Verg. Aen. 12, 200) / (Demosth. Olinth. 3, 1 ajkouvw)
5. (279, 9) patior illum (Luc. 1, 278 s.) / (Demosth. 18, 10 ajnavschsqe)
6. (280, 1) memini illam rem e illius rei (Verg. ecl. 9, 45 e Aen. 4, 335) / (De-
mosth. 19, 27 ajnamnhsqevnte~, Hom. Il. 24, 486 mnh`sai)
7. (280, 10) impero tibi / a[rcw sou` (Verg. georg. 1, 99, Attici h\rcen ∆Aqh-
naivoi~)
8. (280, 13) aufero tibi e a te, similiter eripio, adimo, amolior, amoveo (Ter.
Phorm. 223 ; Luc. 5, 354 s. ; Verg. Aen. 2, 289) / (Hom. Od. 1, 9 ajfeivleto
   

con dat. ; Hom. Il. 1, 275 ajpoaivreo con acc.)


9. (281, 1) a[cqomai tovde e tw/`de / doleo illam rem e illa re, similiter indignor
(Sall. Cat. 40, 2 ; Verg. Aen. 2, 93 e 1, 669)

10. (281, 7) ausculto tibi e te / ajkrow`mai sou` e sev (Aeschn. 3, 192 ; Ter. Andr.

209 e 536)
11. (281, 16) potior illius rei e illam rem e illa re (Cic. Cat. 2, 19 ; Ter. Ad. 871 ;
   

Verg. Aen. 1, 172) / ajphvlausa [sic] touvtou e ajpo; touvtou e tou`to (Isocr.
8, 34 ; 8, 81 ; Plat. Apol. Socr. 31b)
   

12. (282, 4) ajposterouvmeno~ tou`to e touvtou / pascor hanc rem e hac re


(Verg. Aen. 2, 215 ; georg. 3, 314 e 231)

13. (282, 11) ajpoginwvskw touvtwn (Demosth. 6, 16 ajpegivgnwske Qhbaiv-


ou~) 1 / despero illam rem (Luc. 5, 574)

1  Il verbo ammette sia la costruzione con il genitivo sia quella con l’accusativo :

non è dunque facile decidere se nel lemma il touvtwn dei codici sia ben tramandato
(ma Prisciano non dà esempi con il genitivo) o vada forse corretto in un accusativo
(maschile o neutro ; cf. Hertz, ad loc.) ; la corrispondenza con il latino si può ov-
   

viamente verificare soltanto con l’accusativo, di cui Prisciano dà un esempio. Nella


ripresa della stessa costruzione a 301, 10-16 il lemma greco è peraltro soppiantato da
quello latino despero illum (il che farebbe propendere forse per tou`ton a 282, 11, se
86 Michela Rosellini
14. (282, 17) (Eur. fr. 1006 ajfesthvkasin hJmevran trivthn) / absum tertium
diem 1  

15. (283, 3) ajpevdra me e mou` (Plat. Prot. 310c) / (Luc. 2, 575 fugiunt con
acc.)
16. (283, 6) ajpelqei`n th;n oJdovn e th`/ oJdw`/ / ire viam e via (Cic. Mur. 26 ; Verg.  

Aen. 4, 467 s.)


17. (283, 11) ajrtivw~ e a[rti indicano il passato recente o il presente (Eur.
Hipp. 907 s. ; Men. Epitr. 339 s.) / modo ha lo stesso significato nei due

tempi (Ter. Phorm. 198 ; Ter. Eun. 714 ; Don. gl, 4, 373, 5, p. 614, 5 H.)
   

[…]
48. (295, 3) (Thuc. 1, 107 aijsqavnointo ; Isocr. 1, 34 aijsqhvsei) / (Luc. 4, 277

sentiet ; Verg. Aen. 4, 105 sensit)


49. (295, 10) (Demosth. Olinth. 3, 1 ajkouvw) / (Verg. ecl. 3, 50 audiat ; Aen.  

12, 200 audiat) [Prisciano aggiunge : in latino questi verbi sentio, audio,

non si possono costruire che con l’accusativo, come anche curo, patior,
impetro, impedio, che i greci usano anche con genitivi o con dativo]
50. (295, 19) (Isocr. 4, 144 oujk ajmnhmonw`n ; Demosth. 6, 12 ou[te ajmnhmonei`)

/ (Verg. Aen. 4, 335 meminisse ; ecl. 9, 45 memini)


51. (296, 3) (Isocr. 6, 109. ajntikatallavxasqai ; Demosth. ( ?) ep. 2, 6 ejn-


   

hllaxavmhn (ajnthllaxavmhn codd.) / (Sall. Iug. 53, 8 mutatur ; Hor. carm.  

1, 17, 1 s. mutat)
52. (296, 12) (Demosth. 19, 16 ajnevxesqe ; Demosth. 18, 10 ajnavschsqe) /

(Luc. 1, 278 s. patimur) [Hom. Od. 22, 423 ajnevcesqai]


53. (296, 21) (Xenoph. Mem. 1, 1, 11 frontivzonta~) / (Verg. ecl. 10, 28 curat)
54. (297, 3) impedio illum / (Xenoph. Mem. 1, 2, 4 ejmpodivzein ; Luc. 4, 446  

s. impedit)
55. (297, 9) potior illius e illum e illo / (Aeschn. Socr. Telaug. fr. 46 Dittmar
[13a Krauss] ajpolauswvmeqa ed Aeschn. Socr. Telaug. fr. 47 Dittmar [13b
Krauss] ajpolauvomen con acc. di cosa ; Ter. Ad. 871 ; Cic. Cat. 2, 19 ; Verg.
     

Aen. 1, 172)
56. (297, 18) impetro illam rem / (Eup. fr. 125 K.-A. oujde;n ajtuchvsei~ ; Eup. fr.  

265 K.-A. tucwvn)


57. (297, 22) prospicio e provideo illi e illum / (Aeschn. 3, 151 ajntiblevya~ con
acc. ; Verg. [citazione a memoria che combina diversi passi dell’Eneide] ;
   

Verg. Aen. 1, 126 s. ; Ter. Haut. 961)


58. (298, 9) memini illius rei e illam rem / (Demosth. 19, 27 ajnamnhsqevnte~ ;  

Hom. Il. 9, 527. ; Verg. Aen. 4, 335 ; ecl. 9, 45)


   

non che qui il corrispondente latino è despero illam rem – e allora forse tou`to, ma
l’esempio è comunque, in ambedue le occorrenze, ajpegivgnwske Qhbaivou~). Il Lessi-
co coisliniano (a 41 P., p. 124 B.) illustra con due esempi (Cassio Dione e Appiano) la
costruzione con l’accusativo, poi dà un passo con il genitivo (Appiano).
1  Mancano i lemmi : dal confronto tra i due passi si intende che qui Prisciano non

pone interesse tanto nel verbo (che però nella sua fonte apparentemente costituiva il
lemma) quanto sulla costruzione dell’accusativo di tempo. Il passo è di interpretazio-
ne molto incerta : cf. Kannicht 2004, p. 980 (in apparato). Vedi meglio oltre, p. 87 n. 2.

Costruzioni verbali in Prisciano 87
59. (298, 18) attinet ad illam rem / ajnhvkei pro;~ tovde (Lys. fr. 65 Thalheim ;  

Ter. Eun. 744 s.)


60. (299, 1) (Hyper. fr. 135 p. 137 Jensen [B. 43, 2 Burtt] a[xioi misei`sqai th`/
povlei) / dignus est odio esse urbi e dignus est qui odio sit urbi (Verg. Aen.
7, 653 s.)
61. (299, 6) ajphvggeila pro;~ th;n boulhvn e th/` boulh`/ / (Cic. Verr. 1, 19 nuntio
[sic] tibi)
62. (299, 9) ajpevcomai touvtou e tou`to / abstineo illius e illum e illo (Plat.
Resp. 354b ; Plat. Resp. 360b, cf. 360d ; Ter. Ad. 781 ; Hor. carm. 3, 27, 69 s. ;
       

Verg. Aen. 7, 618 s.)


63. (299, 20) (Demosth. ? kai; perih`n Qhbaivoi~ teqnavnai tw`/ devei to;n Fiv-

lippon) 1 / (Verg. Aen. 11, 453 fremit arma iuventus ; ecl. 2, 1 Corydon ar-
   

debat Alexin)
64. (300, 5) ajposterouvmeno~ tou`to e touvtou / (simile) pascitur illam rem e
illa re (Verg. Aen. 2, 215 ; georg. 3, 314 e 231 ; ecl. 1, 53 s.)
   

65. (300, 15) (Hor. carm. 3, 9, 9 s. dulces docta modos et citharae sciens) /
(Hom. Il. 4, 310 polevmwn eu\ eijdwv~)
66. (300, 20) (Eur. fr. 1006 ajfesthvkasin hJmevran trivthn) 2 / (simile Verg.

Aen. 8, 433 s. currumque rotasque … instabant ; Verg. Aen. 1, 504 instans


operi regnisque futuris)

1  La citazione non corrisponde a testi noti di Demostene, e manca anche l’indi-


cazione dell’opera, normalmente presente ; Hertz riferisce in apparato l’ipotesi di

Schaefer della caduta del vero passo di Demostene e del nome di un altro oratore,
cui andrebbero attribuite le parole citate, e quella di Taylor di un ricordo appros-
simativo (da parte di Prisciano o dell’autore del lessico greco ?) di Demosth. 19, 81

(tou;~ Fwkevou~) teqnavnai to; fovbw/ Qhbaivou~ kai; tou;~ Filivppou xevnou~. È possibile
che a Prisciano sia arrivato un testo già corrotto o lacunoso. Le due citazioni latine
che egli aggiunge fanno pensare che vedesse nella frase un accusativo del tipo che
noi chiamiamo ‘di relazione’ : infatti il secondo passo virgiliano è stato da lui citato

già due volte nella sezione sulle costruzioni (267, 23 e 277, 18, oltre che nel l. viii, gl
2, 378, 13) per illustrare un particolare tipo di accusativo che esprime la causa della
‘passione’ (aujtopavqeia) espressa dal verbo ; quindi senz’altro Prisciano interpretava

to;n Fivlippon in relazione a devei. Il lemma greco di questa voce dovrebbe dunque
essere stato, o essere stato ritenuto da Prisciano, devei o devo~ (un altro caso di inter-
ruzione dell’ordine alfabetico).
2  Allo stesso passo di Euripide citato a 282, 17 Prisciano fa ora corrispondere due
citazioni latine in cui compare in verbo insto, quindi la sua attenzione è questa vol-
ta concentrata sul verbo ; ma ajfivsthmi corrisponde evidentemente male ad insto.

Le stesse citazioni latine che compaiono qui sono in seguito (313, 18 ss.) usate da
Prisciano come paralleli per la costruzione di ejpistatevw ed ejfivsthmi, ed è quindi
verosimile che la lezione del passo euripideo fosse per Prisciano quanto meno incer-
ta (ajfesthvkasin o ejfesthvkasin) ; di certo a 282, 17 absum conferma ajf-, che rientra

anche nell’ordine alfabetico, mentre qui le citazioni latine rimandano a ejf-, ed il


lemma si trova effettivamente dopo eijdwv~ e prima di ejkaqh`nto. La lezione ajfesthv-
kasin risulta confermata (almeno come testo circolante nella tradizione gramma-
ticale) dalla citazione meshmbriva~ touvtou~ ajfesthvkasin di Et. Sym. a 1122 (p. 100, 12
Lasserre-Livadaras) ; cf. Etym. M. 332 B-C.

88 Michela Rosellini
67. (301, 5) (ejkaqh`nto trei`~ o{lou~ mh`na~ ejn Makedoniva)/ / (Verg. Aen.
1, 47 s. una cum gente tot annos bella gero ; Aen. 9, 609 omne aevum ferro

teritur)
68. (301, 10) despero illum (Luc. 5, 574 s. desperare viam) / (Demosth. 6, 16
ajpegivgnwske Qhbaivou~)
69. (301, 17) ajpevdra me e ajpevdra mou (Plat. Prot. 310c) / (similiter) fugio
illum e ab illo (Luc. 2, 575 ; Verg. Aen. 3, 272 effugimus)

70. (301, 23) a[pisto~ touvtou e pro;~ tou`ton / (similiter) perfidus, infidus,
fidus isti e ad istum (Luc. 7, 685 s. ; Verg. Aen. 9, 647 s.)

71. (302, 6) ajpelqei`n th`n oJdovn e th`/ oJdw/` / (Cic. Mur. 26 ite viam ; Verg. Aen.

4, 467 s. : ire viam)


72. (302, 11) ajrevskw aujtovn e ajrevskomai aujtw`/ / placo illum e placor ab illo o
placor illi e placeo illi
73. (302, 13) a[rcw tou`de (e tovde secondo katavrcw) (Soph. Lacaen. fr. 368
Radt) / incipio, coepio solo con l’accusativo (Verg. ecl. 8, 21 ; 25 ; ecc.) ; /
     

impero che vale a[rcw = hJgemoneuvw si costruisce con il dativo, se vale


prostavssw con il dativo e l’accusativo (Verg. georg. 1, 99).

Come è agevole a questo punto osservare, nella prima sezione


dedicata alla a, ma anche nella seconda (vedi impedio illum, impetro
illam rem, prospicio, provideo illi e illum, attinet ad illam rem), sono
presenti diverse voci, in tutto una quindicina, che incominciano
con il lemma latino : come accennavo sopra (p. 84), questo non

si verifica in altri luoghi del glossario. La constatazione di que-


sta anomalia limitata alla sola prima lettera (greca) del glossario
suggerisce a mio avviso che nella prima fase del lavoro sia stato
nelle intenzioni di Prisciano rielaborare, almeno in parte, il ma-
teriale del lessico greco per presentarlo in modo diverso, vale a
dire organizzando ogni voce a partire dal lemma e dalle citazioni
latine ; l’ordine alfabetico che in questo modo si perdeva doveva

però necessariamente essere sostituito da un altro tipo di ordine o


di criterio organizzativo.

4. Le iniziali intenzioni di Prisciano


Si osservi che, tra le voci elencate sopra, quelle inizianti col lem-
ma latino sono soltanto dei verbi ; in secondo luogo che esse sono

scelte e raggruppate in modo da corrispondere a liste presenti nel-


le sezioni precedenti del testo, quelle pertinenti alle costruzioni
dei gruppi di verbi descritti e variamente denominati alle pp. 272,
9-277, 18. Si veda, per es., la lista di 277, 2-5 audio ... tango ... gusto ...
sentio ... similiter ... impetro ... patro ... curo ... impedio ... neglego, che
comprende molti dei verbi illustrati sia nella prima che nella secon-
Costruzioni verbali in Prisciano 89
da serie di lemmi della lettera a, e che ritorna nel commento alla
voce ajkouvw/audio di 295, 16 : sentio ... audio ... curo, patior, impetro,

impedio : in essa troviamo facilmente la spiegazione della presenza,


tra gli altri, dei due lemmi ‘vaganti’ frontivzw ed ejmpodivzw, cor-
rispondenti a curo ed impedio. Oppure si consideri la lista di 273, 24
(supereminentia) impero ... regno ... dominor ... praecipio ... suadeo ...
provideo ... prospicio ... consulo, di cui alcuni elementi costituiscono
il lemma latino di voci presenti nel lessico (nella prima e nella se-
conda parte della lettera a). Si veda poi il passo 280, 13-24 « I Latini

(dicono) aufero tibi e a te, similiter eripio, adimo, amolior, amoveo »,  

per cui sono citati Ter. Phorm. per aufero con il dativo, Lucano per
amolior con dativo (o ablativo semplice) ; Verg. Aen. per eripio con

dativo (o ablativo semplice), tutti in relazione con il solo ajfairevw


con il dativo o con l’accusativo, esemplificato da due passi omerici :  

al verbo greco Prisciano fa corrispondere più equivalenti latini, che


potrebbero essere raccolti ad esemplificazione ed integrazione del-
la lista dei separativa sive discretiva di 277, 7-8 averto ... pello, amoveo,
torqueo, separo, dirimo, educo. Inoltre patior compare nell’esposizio-
ne precedente (277, 26) e poi ricorre come lemma latino all’inter-
no del lessico (279, 9, in corrispondenza di ajnevcomai). Prisciano
sembra dunque aver iniziato a predisporre, probabilmente sotto
forma di schede il cui ordine poteva essere facilmente cambiato, il
materiale necessario per completare con citazioni latine (e greche
corrispondenti) le liste di verbi date nel capitolo sulle costruzio-
ni, all’interno del quale aveva potuto inserire in una prima stesura
solo alcuni passi già in parte utilizzati in altre sezioni dell’opera,
con pochi paralleli greci. Lavorò a partire dai corrispondenti latini
di verbi greci in a associando ad essi anche verbi di analoga costru-
zione con altra lettera iniziale.
L’operazione subì quasi subito un cambiamento di rotta, che
comportò l’interruzione della rielaborazione del capitolo sulle
costruzioni, il quale rimase largamente imperfetto riguardo alle
citazioni ed anche piuttosto disordinato. Si procedette invece alla
trascrizione (e al collegamento un po’ forzato e sbrigativo in calce
all’opera, vedi sopra, pp. 76 s.) dell’immensa quantità di materiali
accumulati intorno al lessico greco, non più selezionando i verbi
rispetto alle altre parti del discorso e senza dare al tutto un ordine
ragionato, ma lasciando che restasse, come unico criterio ordina-
tore, o forse semplicemente per una specie di ‘inerzia’, l’originale
(approssimativo) ordine alfabetico (vedi però sopra, p. 84). Alcune
voci pertinenti ai lemmi inizianti per a, dalla struttura già rima-
90 Michela Rosellini
neggiata, furono trascritte insieme ad altre inizianti con il lemma
greco ; alcune voci relative a lemmi in a furono trascurate in una

prima fase di trascrizione, forse per uno spostamento di schede, ed


inserite (in parte ri-inserite) più in là, a metà della lettera e (ma in
questo secondo gruppo sono peraltro intercalati anche vari lemmi
non in a, nn. 63, 65, 67, forse 66, vedi 87 n. 2). Dispongo a questo
punto le voci ‘doppie’ in una tabella per rendere più immediato il
confronto tra i lemmi corrispondenti :  

1. (278, 13) Curo illam rem (Verg. ge- 53. (296, 21) (Xenoph. Mem. 1, 1, 11
org. 1, 504) / (Xenoph. Mem. 1, 1, 11 frontivzonta~) / (Verg. ecl. 10, 28
frontivzonta~) curat)
2. (278, 17) (Xenoph. Mem. 1, 2, 4 ejm- 54. (297, 3) impedio illum / (Xenoph.
podivzein) / (Luc. 4, 446 s. impedit) Mem. 1, 2, 4 ejmpodivzein ; Luc. 4, 446  

s. impedit)
3. (279, 1) sentio illam rem (Verg. Aen. 48. (295, 3) (Thuc. 1, 107 aijsqavnoin-
10, 534) / (Isocr. 1, 34 aijsqhvsei) to ; Isocr. 1, 34 aijsqhvsei) / (Luc. 4,

277 sentiet ; Verg. Aen. 4, 105 sensit)


4. (279, 5) audio illum (Verg. Aen. 12, 49. (295, 10) Demosth. Olinth. 3,
200) / (Demosth. Olinth. 3, 1 ajkouvw) 1 ajkouvw) / (Verg. ecl. 3, 50 audiat ;  

Aen. 12, 200 audiat) [Prisciano ag-


giunge : in latino questi verbi sentio,

audio, non si possono costruire che


con l’accusativo, come anche curo,
patior, impetro, impedio, che i greci
usano anche con genitivi o con da-
tivo] 1  

5. (279, 9) patior illum (Luc. 1, 278 s.) 52. (296, 12) (Demosth. 19, 16 ajnevxe-
/ (Demosth. 18, 10 ajnavschsqe) sqe ; Demosth. 18, 10 ajnavschsqe) /

(Luc. 1, 278 s. patimur) [Hom. Od.


22, 423. ajnevcesqai]
6. (280, 1) memini illam rem e illius 58. (298, 9) memini illius rei e illam
rei (Verg. ecl. 9, 45 e Aen. 4, 335) / rem / (Demosth. 19, 27 ajnamnh-
(Demosth. 19, 27 ajnamnhsqevnte~, sqevnte~ ; Hom. Il. 9, 527. ; Verg. Aen.
   

Hom. Il. 24, 486 mnh`sai) 4, 335 ; ecl. 9, 45) 2


   

1  Questa osservazione sembra destinata a costituire un raccordo, simile ad altri


che si trovano via via, tra la sezione articolata per lemmi e la trattazione impostata su
liste, vedi qui supra, pp. 88 s.
2  Le stesse citazioni virgiliane sono collocate come paralleli latini anche nel lemma
50. (295, 19) (Isocr. 4, 144 oujk ajmnhmonw`n ; Demosth. 6, 12 ou[te ajmnhmonei`).

Costruzioni verbali in Prisciano 91
7. (280, 10) impero tibi / a[rcw sou` 73. (302, 13) a[rcw tou`de (e tovde
(Verg. georg. 1, 99, Attici h\rcen secondo katavrcw) (Soph. Lacaen.
∆Aqhnaivoi~) fr. 368 Radt) / incipio, coepio solo
con l’accusativo (Verg. ecl. 8, 21 ; 25 ;
   

ecc.) ; / impero che vale a[rcw = hJ-


gemoneuvw si costruisce con il dati-


vo, se vale prostavssw con il dativo
e l’accusativo (Verg. georg. 1, 99)
11. (281, 16) potior illius rei e illam rem 55. (297, 9) potior illius e illum e illo
e illa re (Cic. Cat. 2, 19 ; Ter. Ad. 871 ; / (Aeschn. Socr. Telaug. fr. 46 Ditt-
   

Verg. Aen. 1, 172) / ajphvlausa [sic] mar [13a Krauss] ajpolauswvmeqa ed


touvtou e ajpo; touvtou e tou`to (Iso- Aeschn. Socr. Telaug. fr. 47 Dittmar
cr. 8, 34 ; 8, 81 ; Plat. Apol. Socr. 31b) [13b Krauss] ajpolauvomen con acc.
   

di cosa ; Ter. Ad. 871 ; Cic. Cat. 2, 19 ;


     

Verg. Aen. 1, 172)


12. (282, 4) ajposterouvmeno~ tou`to 64. (300, 5) ajposterouvmeno~ tou`to
e touvtou / pascor hanc rem e hac re e touvtou / (simile) pascitur illam rem
(Verg. Aen. 2, 215 ; georg. 3, 314 e 231) e illa re (Verg. Aen. 2, 215 ; georg. 3, 314
   

e 231 ; ecl. 1, 53 s.)


13. (282, 11) ajpoginwvskw touvtwn 68. (301, 10) despero illum (Luc. 5, 574
(Demosth. 6, 16 ajpegivgnwske Qh- s. desperare viam) / (Demosth. 6, 16
baivou~) / despero illam rem (Luc. 5, ajpegivgnwske Qhbaivou~)
574)
14. (282, 17) (Eur. fr. 1006 ajfesthvka- 66. (300, 20) (Eur. fr. 1006 ajfesthv-
sin hJmevran trivthn) / absum tertium kasin hJmevran trivthn) / (simile
diem Verg. Aen. 8, 433 s. currumque rota-
sque … instabant ; Verg. Aen. 1, 504

instans operi regnisque futuris)


15. (283, 3) ajpevdra me e mou` (Plat. 69. (301, 17) ajpevdra me e mou` (Plat.
Prot. 310c) / (Luc. 2, 575 fugiunt con Prot. 310c) / (similiter) fugio illum e
acc.) ab illo (Luc. 2, 575 ; Verg. Aen. 3, 272

effugimus)
16. (283, 6) ajpelqei`n th;n oJdovn e th`/ 71. (302, 6) ajpelqei`n th`n oJdovn e th`/
oJdw`/ / ire viam e via (Cic. Mur. 26 ; oJdw/` / (Cic. Mur. 26 ite viam ; Verg.
   

Verg. Aen. 4, 467 s.) Aen. 4, 467 s. ire viam)

Sulle modalità, generali e particolari, della rielaborazione priscia-


nea del complesso degli idiomata attici conto di tornare, come dice-
vo, più ampiamente in seguito. Qui mi preme soprattutto osserva-
re che la ripresa a distanza di queste voci poté facilmente avvenire
anche perché, essendo stati omessi i lemmi greci (nn. 48-59, 68),
molte volte non risultava evidente che le citazioni si riferivano a
92 Michela Rosellini
lemmi al di fuori dell’ordine alfabetico (né quest’ultimo era forse
considerato tassativo). Inoltre, come si può immediatamente rile-
vare, le voci ripetute non si presentano quasi mai nella stessa forma
nelle due occorrenze : in alcuni casi soltanto una delle due presenta

in evidenza il lemma latino, oppure una è più dettagliata dell’altra,


o porta citazioni diverse dall’altra, come se ciascuna voce fosse ri-
cavata con criteri diversi da una scheda in cui erano raccolti mate-
riali sovrabbondanti e forse in disordine ; e Prisciano tentò anche in

qualche caso di distinguere, probabilmente oltrepassando il livello


di analisi del modello greco, ma in conformità con le sue iniziali
precisazioni transitiva in homines (267, 13) e cum transitione in quod-
cumque (267, 19 s.), la costruzione con oggetto personale da quella
con oggetto inanimato (lemmi 11-55, 13-68). Difficilmente sarà ca-
suale che le voci inizianti con il lemma latino siano, rispetto ai loro
‘doppioni’, generalmente più brevi e più semplici (vedi nn. 3-48,
4-49, 5-52) : se la mia ricostruzione è corretta, esse furono concepite

per essere integrate in gran numero nel contesto del capitolo sulle
costruzioni.
Il ‘cambiamento di rotta’ nell’organizzazione del materiale rac-
colto potrebbe essere avvenuto per la fretta che caratterizzò, a
detta dell’autore stesso, la fase di pubblicazione, 1 un’urgenza che

potrebbe aver costretto Prisciano ad interrompere, tra l’altro, la rie-


laborazione del capitolo sulle costruzioni verbali che si prospettava
ancora lunga e complessa ; o forse piuttosto si vide che un grande

repertorio greco-latino di idiomata sintattici, esteso a tutte le parti


del discorso, poteva costituire, nella sua assoluta peculiarità, una
fonte preziosa di materiali per letterati aspiranti ad un compiuto
bilinguismo, qui laudibus utriusque gloriari student doctrinae.
Università « La Sapienza » di Roma
   

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1  Del tutto persuasiva è l’interpretazione proposta da De Nonno nel già citato ar-
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