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INFORMAZIONE

FILOSOFICA FILOSOFICA
Rivista bimestrale a cura di: Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
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EDITORIALE

Appello per la giustizia

I concetti propri della scienza del diritto come costituzione, legge, legalit, legittimit, diritto e giustizia sono un prodotto essenziale del razionalismo occidentale e il risultato dello sviluppo secolare del pensiero filosofico e giuridico. Essi culmimano in uno Jus publicum Europaeum, suprema creazione del pensiero che rischia oggi di essere detronizzato per la progressiva perdita della memoria della grande tradizione della filosofia occidentale. Fin dalle sue origini greche la civilt occidentale ha avuto come suo principio ispiratore il valore della giustizia. Ordine, misura, armonia, fondamenti del cosmo dominato dalle leggi della natura, trovano riscontro nella giustizia, suprema regolatrice del mondo umano attraverso le leggi e lorganizzazione dello Stato. Nelle Eumenidi, Eschilo esorta a non recare mai offesa alla giustizia, ammonendo che chi di correnti impure e di fango intorbida limpide acque, non trover pi da bere e intima: senza freno di leggi non lodare la vita, n senza libert. Dalle origini stesse della civilt il rispetto della giustizia congiunto alla fruizione della libert: soltanto se la giustizia rispettata e tutelata possibile a ciascuno attuare liberamente se stesso in una superiore armonia con gli altri, nella comunit ordinata da leggi. In molte parti del mondo oggi la giustizia insidiata, e con essa la libert. La comunit dei popoli e degli Stati da alcuni decenni eleva vibrato allarme poich il crimine si organizzato in tutti i continenti: la massa di denaro ottenuta attraverso lattivit criminale, dal traffico di stupefacenti a quello delle armi, alla tratta delle donne e dei bambini a scopo di prostituzione, fornisce al crimine organizzato uno strumento tanto pericoloso per la convivenza civile quanto lesercizio della violenza. La giustizia si esercita grazie al concorso di tutti i cittadini e di tutti coloro che sono chiamati a svolgere la funzione di magistrato nel settore civile, amministrativo e penale, a livello giudicante e a livello inquirente. Si deve per ricono-

scere che a fronteggiare il crimine organizzato oggi si trovano anzitutto, in ogni paese, i magistrati responsabili delliniziativa penale e delle inchieste. Poich il potere criminale riuscito in molti Paesi ad infiltrarsi in alcuni settori dellamministrazione pubblica e dei pubblici poteri, questi magistrati non sono sottoposti soltanto al rischio dellaggressione fisica, bens anche alla quotidiana aggressione e delegittimazione da parte di poteri inquinati dal crimine organizzato. E di conseguenza indispensabile rinvigorire il principio fondamentale di ogni democrazia consistente nella separazione dei poteri e in particolare nel rispetto dellindipendenza e dellimparzialit della magistratura. Gi nel 1986, accogliendo le proposte del Settimo Congresso per la prevenzione del crimine, tenutosi a Milano, lAssemblea Generale delle Nazioni Unite, con la sua risoluzione 41/149, si pronunci a favore dellindipendenza della magistratura. Dopo un decennio che ha visto il crimine organizzato e la corruzione infiltrarsi nel potere economico e nel potere politico, ci si appella nuovamente alle Nazioni Unite - e in particolare alla Conferenza mondiale contro il crimine organizzato che tiene i suoi lavori in questi giorni proprio a Napoli - affinch elaborino nuove proposte istituzionali concrete per garantire lindipendenza della giustizia e in particolare lindipendenza dei magistrati inquirenti.

Questo appello stato presentato in occasione della Conferenza mondiale interministeriale sul crimine organizzato internazionale delle Nazioni Unite (Napoli, 21-23 novembre 1994).

SOMMARIO

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RESOCONTO Giovanni Gentile a cinquantanni dalla scomparsa

49 NOTIZIARIO

53 CONVEGNI E SEMINARI 17 AUTORI E IDEE 17 Biografia di Levinas 19 Hegeliana 20 Feyerabend autobiografico 21 L argomento terapeutico delletica ellenistica 22 Attualit del Leviatano 23 Liberalismo politico e teoria del diritto 24 La metafisica e la produzione del pensiero 25 Esistenza affermata, esistenza negata 25 Marx e il sogno della storia 26 Il filosofo e la storia 27 Arte tra finito e infinito 28 Bolzano e la tradizione semantica 29 Il male nella storia secondo Kant 53 Etica e retorica 54 Il segreto, la testimonianza, la responsabilit 54 Poincar, filosofo della scienza 56 Semiotica medievale: lo stato dellarte 57 Eredit culturale del Rinascimento 58 Filosofia italiana, filosofia spagnola 60 Goethe scienziato 61 Nietzsche e la cultura europea 62 I generi del pensiero rinascimentale 63 Bayle: sincerit di uno scettico 64 Religione e scienza. 64 XXI Conferenza della Hume Society 66 Bruno Bauer 67 Feuerbach e limmagine del passato 67 Sul concetto di amicizia 31 TENDENZE E DIBATTITI 31 Voltaire 32 Filosofia politica 32 Fenomenologia, ermeneutica, teologia 33 Diversi significati di libert 34 Esistenzialismo politico 35 Lo spazio del pensiero 36 Su Nietzsche 37 Cassirer: tendenze del neokantismo 76 DIDATTICA 76 La didattica come sapere applicato 77 Convegni 39 PROSPETTIVE DI RICERCA 39 Cartesio: le opere filosofiche 40 Heidegger e la filosofia antica 40 Inediti di Althusser 41 Lesistenza impossibile di Kierkegaard 42 Per unestetica fenomenologica 43 Primi scritti di Nietzsche 44 Florenski: dalla tradizione allavanguardia 45 Opere complete di Gadamer 46 Wittgenstein: psicologia, etica, estetica e architettura 48 Scholem tra Berlino e Gerusalemme 87 NOVIT IN LIBRERIA 82 RASSEGNA DELLE RIVISTE 80 STUDIO 80 Fenomenologia dello spirito 80 Bergson e Fichte: due introduzioni 79 Interventi, proposte, ricerche 73 CALENDARIO 68 Convegno mondiale di sociologia 70 Vedere larte, larte di vedere 71 Le arti e la citt 72 Il futuro, la sociologia e la teologia

RESOCONTO

Giovanni Gentile

RESOCONTO
Nel cinquante- comunque riguardante un aspetto non canario della ratteristico dellattualismo e piuttosto gli morte di Gio- allievi di Gentile che egli stesso. La dimenvanni Gentile , sione europea del pensiero di Gentile come era faci- stata invece ribadita da Lucio Colletti, che le prevedere, ha sottolineato quanto radicale sia stata ritornato linte- nella cultura italiana lopera di Gentile di resse verso il fi- quale organizzatore di cultura. QuestopeAntonino Infranca losofo sicilia- ra di organizzazione e promozione culturano, anche gra- le ha dato luogo ad una vera e propria zie allorganiz- egemonia attualistico-idealistica. Se di zazione di una serie di manifestazioni che Gentile non si pi discusso per molto ne hanno ricordato la figura, il pensiero e il tempo, ci da attribuirsi, secondo Colletruolo storico. Tra i numerosi convegni che ti, allabbandono, da parte dellintellighensi sono tenuti nellarco del 1994 due hanno tsia italiana, di determinati soggetti, altriavuto luogo nella citt di Roma a poca menti prima largamente trattati, quali Padistanza luno dallaltro: il convegno orga- tria, Nazione o Stato. nizzato dal Comune di Roma il 20 e il 21 Il problema della secolarizzazione stato maggio in Campidoglio e presso lIstituto trattato anche da Biagio De Giovanni, il dellEnciclopedia Italiana e il convegno quale ha ricordato la polemica gentiliana organizzato dallAccademia dUngheria in Roma dal 25 al 27 maggio. Diversi sono stati i motivi dinteresse suscitati dai due convegni. Il Comune di Roma ha saputo riunire un numero altissimo di studiosi italiani, che hanno analizzato la figura di Gentile dal punto di vista filosofico, storico e dellorganizzazione della cultura. LAccademia dUngheria ha invece avuto il merito, non secondario, di chiamare a dibattere su Gentile studiosi stranieri. con interventi di Annamaria Camizzi, La sezione filosofica del convegno in Campidoglio stata Herv Cavallera, Michele del Vecchio, quella pi densa di idee e di Antimo Negri, Carlo Sini, dibattiti, grazie al confronto tra diverse interpretazioni del pensiero gentiliano che si sono date in questultimo quinquennio. Salvatore Natoli ha ribadito le tesi gi sostenute nel suo fortunato studio Giovanni Gentile a cura di Riccardo Ruschi filosofo europeo, cio il carattere epigonico della filosofia gentiliana, con la quale si perviene alla nei confronti dellilluminismo, inteso quadefinitiva dissoluzione del soggetto mo- le destino della modernit. La filosofia derno. In tal senso Gentile interpretato attualistica stata presentata da De Gioutilizzando categorie pi tipiche del pen- vanni come una filosofia instabile, permasiero husserliano, quale quella dellinten- nentemente rivolta alla dissoluzione del zionalit o dellidentit di pensiero e cose. dato, al suo superamento in un divenire Natoli ha anche tentato un accordo tra le incessante. In Gentile, lessere segue semsue tesi e quelle di Del Noce - altro interpre- pre il non-essere, nel senso che il nonte del pensiero gentiliano al centro del essere passa nellessere, secondo la midibattito odierno - accettando il rischio di gliore lezione della logica hegeliana. Dunsecolarizzazione del cristianesimo che, ap- que, il problema-chiave per Gentile la punto Del Noce, ha riconosciuto allattua- conciliazione di immanenza e potenza, senlismo. Lattualismo sarebbe, allora, una za scadere per in misticismi e visioni filosofia della storia, oltre ad essere una salvifiche. Di segno opposto, invece, stafilosofia della storia, perch una filosofia to lintervento di Vittorio Mathieu, che ha che vuole un mondo, che opera scelte tra proposto un parallelo tra lattualismo e alcune forme di gnosticismo. opzioni storico-politiche possibili. Massimo Cacciari ha ripreso il problema Giacomo Marramao tornato a porre del rapporto tra attualismo e cristianesimo, laccento sulla dimensione europea del spingendo in direzione di un misticismo pensiero gentiliano fin dalla sua prima opepresente nellattualismo; misticismo gi ra La filosofia di Marx. Grazie alla partecisegnalato da Benedetto Croce, allinizio pazione al dibattito europeo sul marxismo, della polemica con lo stesso Gentile, ma che si svolse alla fine dellOttocento, Gentile si presenta agli occhi dei marxisti italiani, in particolare a Gramsci, come il tentativo filosoficamente pi coerente di realizzare il moderno come attualit, come fare che si realizza nel suo farsi medesimo. La sinistra marxista sarebbe stata, pertanto, una fedele erede dellattualismo gentiliano, in quanto ne avrebbe ripreso il senso della prassi e al contempo lesigenza dellegemonia culturale. Lunico punto, sul quale, secondo Marramao, la sinistra ha errato, stato il non voler riconoscere al fascismo una propria cultura, presente, soprattutto, nel campo del diritto. Un attualizzazione di Gentile stata tentata da Antimo Negri, il quale ha posto i fondamenti per un parallelo tra attualismo ed ermeneutica. Gennaro Sasso ha invece parlato di crisi dellidealismo, facendo risalire tale crisi al dibattito sullesistenzialismo, apertosi in Italia negli anni Quaranta. Ma dellattualismo Sasso ha dato unimmagine diversa dalla tradizionale, sostenendo che esso stato una filosofia libertaria ed impegnata storicamente, in totale contrasto con lideale petrarchesco della vita umbratile. Sostanzialmente daccordo con Sasso si dichiarato Emanuele Severino, che ha definito Gentile il meno assolutista dei pensatori del Novecento; il che non implica che tra totalitarismo e assolutismo ci sia identit assoluta. Totalitarismo, per Severino, volont di disciplinare il movimento storico; mentre antitotalitarismo distruzione di ogni struttura assoluta. Gentile, filosofo tipicamente moderno, ha colto pienamente il senso del divenire come distruzione di ogni forma e, quindi, unidentificazione immediata tra totalitarismo e attualismo non possibile; essa impone luso di importanti distinzioni e rimane in definitiva aporetica. La grande variet di posizioni filosofiche, fin qui descritte e tutte impegnate allinterpretazione del pensiero gentiliano, in netto contrasto con limmagine pubblica e privata di Gentile. Le altre due sessioni del convegno in Campidoglio sono state dedicate a delineare un giudizio sul Gentile politico e organizzatore di cultura. E emerso un ritratto di un intellettuale che seppur sinceramente legato al regime fascista tent sempre di mitigarne i rigori politici e le storture ideologiche. Paolo Simoncelli, Luigi Accardi, Herv Cavallera, Jader Jacobelli, Pietro Prini hanno ricordato pi volte le occasioni nelle quali Gentile si prodig ad aiutare intellettuali ebrei o antifascisti, oppure il suo prodigarsi in innumerevoli attivit intellettuali. Gabrieli e Paratore, invece, hanno portato un personale contributo di ricordi biografici e di frequentazioni gentiliane. Nella terza e

Due convegni romani su Gentile

Giovanni Gentile a cinquantanni dalla scomparsa

RESOCONTO
definitiva sessione Vincenzo Cappelletti ha ricostruito le vicende di Gentile coordinatore dellEnciclopedia Italiana; Aldo De Maddalena ha ricordato Gentile vice direttore dellUniversit Bocconi; Paolo Chiarini, Gentile direttore dellIstituto Germanico; Gherardo Gnoli, Gentile presidente dellIstituto per il Medio-Oriente. Infine Antonio Fede, direttore dellIstituto di Studi Gentiliani, ha tentato una riappropriazione di Gentile su posizioni di destra; ma tutto ci che era stato detto fino a quel momento ha mostrato, tuttavia, quanto sia problematico ridurre il pensiero e lattivit di Gentile alla sola militanza fascista. Il convegno dellAccademia dUngheria ha permesso, invece, di avere unimmagine di Gentile che provenisse dallestero; dunque una reale dimensione europea del pensiero gentiliano. Il fatto che il convegno fosse articolato in tre sessioni non coordinate tra loro, riguardanti Vico, Gentile e lermeneutica, ha dato luogo a un dibattito che ha ovviamente superato le problematiche gentiliane. Il non facile compito di collegare le tre sessioni toccato ad Antimo Negri, che partito dalla conferenza gentiliana del 1944, in occasione del duecentesimo anniversario della morte di Vico, per ricordare quanto il filosofo napoletano sia essenziale per la comprensione dellattualismo. Problematico apparve sia a Croce, sia a Gentile il cattolicesimo di Vico, collegato come ad una trascendenza mediata, che permette al soggetto di farsi soggetto della conoscenza. Il soggetto emette un giudizio su un oggetto; lo eleva dal piano di una trascenden za immediata a quello della trascendenza mediata; in tal modo, secondo Negri, ci sarebbe un passaggio da una parola non detta, equivalente allerghon aristotelico, alla parola detta, o energheia. Questultima rappresenterebbe, quindi, un atto del divenire, mostrando come tutto lattualismo gentiliano sia lapprofondimento di una tradizione filosofica, risalente ad Aristotele, e allo stesso tempo sia parte integrante di un pensiero occidentale, che oggi si rappresenta compiutamente nellermeneutica. Sul rapporto particolare-universale e sulla fortuna di Vico in Ungheria e Polonia si sono soffermati Jozsf Pl e Krzysztof Zabolklicki. Mentre Tibor Szab ha posto laccento sul rapporto idealismo ed esistenzialismo in Enzo Paci, che ha avuto il merito di invertire il rapporto vichiano Dio-uomo. Sul problema del divino, della lingua e della comunicazione tornata Angela Maria Jacobelli, cos come Balint Somlyo, che ha ricordato, inoltre, quanto estraneo era apparso il pensiero di Vico agli intellettuali del suo tempo. Ancora su Aristotele ha insistito Guido Traversa; sul famoso frontespizio della Scienza Nuova, e dunque sul rapporto Dio-uomo, ha parlato invece Anna Wessely. Il carattere ermeneutico del pensiero vichiano, applicato allinterpretazione di figure geometriche e numeri stato largomento trattato da Giuseppe DAccunto. Ultima relazione vichiana, ma senza dubbio, la pi densa di stimoli speculativi stata quella di Cecilia Castellani. Suggestiva stata la tesi di partenza, ripresa dal pensiero di Meinecke, secondo il quale in Vico si avverte uno storicismo, seppure in forma mancante. Il vincolo tra uomo e mondo dato dalla mente, rapporto che rappresenta la storicit dellessere umano. Vico riprende da Cartesio il problema della ricreazione di un mondo, che sia per in una connessione aporetica con Dio. Ma se la creazione divina un atto dintelligenza, quella umana carica di unignoranza, il che non impedisce che i pensieri delluomo siano indirizzati verso un unicum insondabile. Il passaggio dalla sessione vichiana a quella gentiliana stato affrontato da Francesca Rizzo Celona e da Eva Ordgh, che hanno mostrato come quellunicum vichiano sia divenuto in Gentile lo spirito, che si costituisce nellAtto del pensare. Jader Jacobelli ha invece ricordato quanto autonoma fosse la posizione di Gentile allinterno del fascismo, insistendo per sul fatto che tali posizioni autonome fossero sempre di carattere privato e mai pubblico. Jacobelli ha concluso, ponendo laccento sul capitolo non ancora concluso - in senso politico - della morte di Gentile. Vittorio Stella ha ricordato come nellestetica gentiliana siano comunque presenti elementi crociani, soprattutto riguardanti la soggettivit dellarte. Limpostazione della relazione di Stella induce ad una conclusione, quella di ununica estetica idealistica, che ha avuto due redazioni, una crociana e una gentiliana. Sul problema del giudizio estetico crociano e gentiliano riguardo a Leopardi ha insistito Lelio La Porta, il quale ha ricordato che i due filosofi idealisti, ben disposti a sostenere laspetto poetico dellopera leopardiana, non ne abbiano voluto accettare il valore filosofico. Con lintervento di Angelo Sabatini sono ritornati alcuni temi tipici del dibattito odierno su Gentile e cio la sua dimensione europea, il suo valore teoretico e i rapporti con altre filosofie del Novecento. La scarsa fortuna dellattualismo nel continente stata imputata da Sabatini allostracismo del marxismo nei confronti del primo. Jnos Kelemen ha continuato su questa falsa riga della dimensione europea di Gentile, ricordando come il filosofo siciliano sia stato tra i primi sostenitori del totalitarismo politico. Marco Montori ha invece ricostruito la polemica attualismo-modernismo, specialmente quella con il modernismo francese. Ha concluso la sezione gentiliana del convegno Antonino Infranca, affrontando il problema della morte di Gentile. I due convegni romani hanno offerto la possibilit di riproporre il pensiero gentiliano in tutta la sua attualit, ma al contempo ancora numerosi si sono dimostrati i punti da analizzare o da sviluppare. I rapporti con la politica, ad esempio, sono
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ancora, soprattutto a destra, motivo di aspro dibattito, visto che da quella parte politica, si tenta di monopolizzare lo studio del pensiero gentiliano, tacendo sugli indubbi aspetti liberali della sua formazione. In questo momento la sinistra a superare le barriere ideologiche che fino a poco tempo fa avevano rappresentato lostacolo maggiore per una serena analisi della figura di un pensatore che ha influito profondamente sulla formazione della cultura nazionale. La morte di Gentile, daltro canto, ha offerto, in entrambi i convegni, pi di un motivo di confronto dialettico, sempre condotto per con serenit e con il necessario distacco ideologico, storico e politico, nellintento di esprimere un giudizio obiettivo su quel triste avvenimento della storia italiana contemporanea. Adesso che le celebrazioni si sono concluse, agli studiosi di Gentile spetta il non facile compito di tenere desta lattenzione verso il proprio lavoro. Non un compito facile, dato che solitamente la cultura italiana, eccessivamente abituata alle celebrazioni, si interessa a un filosofo o a una corrente in occasione di appuntamenti cronologici, come gli anniversari, e purtroppo tra i cinquantenari e i centenari non c labitudine a celebrazioni: bisogner dunque attendere altri cinquanta anni per risentir parlare di Gentile? In occasione Idealismo attuadel cinquantelista nario della ed esperienza morte di Giostorica vanni Gentile la critica attualista sembra aver conosciudi to una vera e Luca Scarantino propria renaissance. Tra le numerose occasioni dincontro e di approfondimento, particolarmente interessante stato il Convegno Internazionale di Studi, tenutosi a Castelvetrano dal 20 al 22 ottobre 1994, organizzato dal Centro Internazionale di Cultura Filosofica Giovanni Gentile e dallIstituto di Filosofia dellUniversit di Palermo, in collaborazione con il Comune di Castelvetrano. Il Convegno ha visto la partecipazione di numerosi studiosi italiani ed esteri e ha costituito unimportante occasione di ritrovo per quella comunit filosofica che vede nel pensiero attualista uno dei propri punti di riferimento. In generale, il Convegno ha presentato una compiuta unitariet tematica, inserita in unaltrettanto ricca molteplicit di riferimenti teorici e di analisi storiche. Esso ha costituito un punto privilegiato di osservazione, fornendo uno spaccato di quella parte della filosofia attuale che si richiama ai valori della metafisica classica, sia essa di matrice cattolica (e quindi, in prospettiva, trascendente) che laica, e che fa riferimento ai valori dellimmanentismo idealista. Nella sua relazione introduttiva, Nunzio

RESOCONTO
Incardona, presidente ed organizzatore del Convegno, ha voluto sottolineare la dimensione spirituale dellidealismo attualista, ribadendone al contempo il legame con la dimensione vitale dellindividuo. Incardona si poi soffermato sulla nozione di storia, concepita come luogo in cui il Pensiero dimostra se stesso e in cui si esprime la vita spirituale dellintera civilt occidentale, dai greci in avanti. Loblio di tale realt costituisce, agli occhi di Incardona, un annebbiamento della nozione di persona e dellautonomia e la libert interiori di ognuno di noi, che descrive propriamente linautenticit (o, secondo Incardona, il mascheramento dellEssere) del contemporaneo; e proprio nel forte richiamo alla responsabilit dellindividuo di fronte alla propria spiritualit si situa per Incardona la drammatica attualit del pensiero gentiliano. Carattere fortemente teoretico ha avuto anche lintervento di Nicolas Grimaldi, che ha tracciato una storia della nozione di inquietudine, mostrando come la caratterizzazione che di tale nozione si ritrova in Hegel, che la considera un attributo della sostanza, contraddica solo in apparenza la nozione classicamente aristotelica di ousa. Lidealismo di Hegel, secondo Grimaldi, ha infatti dato una compiuta forma filosofica ad unintuizione che percorre lintera storia della filosofia: quel necessario divenire, quellirrequietezza dellEssere, che costituiscono lo Streben (il tendere) proprio del mondo umano, definiscono lousa aristotelica, la sostanza immobile, come proprio limite. Proprio questidentificazione della spiritualit, nel suo insieme, con linquietudine, ha osservato Grimaldi, costituisce uno dei temi portanti del pensiero occidentale. Essendo la natura stessa costituita da un necessario divenire, la sostanza immobile non deve allora essere concepita come uneternit di morte, privata di quel movimento che ne costituisce lintimo e pi radicale senso vitale. Richiamando lesperienza della grande tradizione metafisica occidentale, Grimaldi riconduce loriginariet dellinquietudine a quel dsir che la genera e che, non potendo aspirare alla propria soddisfazione, si configura come una tensione infinita: linquietudine un principio e lanima la perenne inquietudine di una mediazione. Un tema gentiliano affine, sebbene nel quadro di una differente ricostruzione storica, ha pure sollevato Xavier Tilliette, che ha affrontato la questione della Mestizia del finito nellidealismo tedesco. Riferendosi in particolare al pensiero di Schelling, Tilliette ha offerto una ricostruzione straordinariamente ricca della nozione di malinconia nellidealismo tedesco e del modo in cui questa nozione viene trasportata ed applicata al mondo della natura. Attraverso le mediazioni di Bhme e, in misura minore, di Swedenborg, Tilliette ha mostrato il carattere profondamente religioso del senso romantico della tristezza della natura come rappresentazione cosmica della colpa dellessere umano. La malinconia allora, tema gi presente lungo tutto lIlluminismo tedesco e segnatamente in Kant, diviene la santa melancolia, compagna del sublime; la Sehnsucht (nostalgia) di Schelling diventer parte integrante della concezione romantica dellamore, che trova nello Schmerz des Unendlichen (dolore per linfinito) uno dei momenti teorici pi espressivi della propria sensibilit e della propria spiritualit. Pi strettamente legato a Gentile stato il dibattito storico e teorico emerso dalle relazioni degli studiosi di scuola italiana. La maggior parte degli interventi di carattere storico si concentrata sulla ricostruzione e lesame delle origini del pensiero gentiliano. emersa in particolare una certa attenzione verso i rapporti di Gentile con i suoi maestri, con particolare riferimento a Donato Jaja. Cos Ezio Riondato, trattando di Giovanni Gentile tra individuo e spirito, ha voluto sottolineare limportanza dellinfluenza di Jaja nel progressivo abbandono, da parte del giovane allievo, del momento intuitivo nel procedere della conoscenza. Gentile, infatti, eredita dallinsegnamento di Jaja, anche attraverso la mediazione di Spaventa, lesigenza critica di un rifiuto della dimensione immediatamente conoscitiva del pensiero. Considerando come in Gentile lunico vero positivo sia latto del soggetto che si pone come tale, Riondato ha poi inteso criticare la nozione di esperienza pura propria di tale metafisica immanentistica, richiamandosi allesperienza del trascendentismo di U. A. Padovani. A Jaja si voluto riferire anche Luciano Malusa, che ha ripercorso la presenza in Gentile delle figure di Rosmini e Gioberti. Malusa ha mostrato come in Gentile la concezione della storia della filosofia si sia sviluppata a partire dallinsegnamento dei suoi maestri: Tocco, Spaventa, DAncona, e soprattutto Jaja. Linteresse di Gentile, ha sottolineato Malusa, si rivolto principalmente alla tradizione filosofica italiana, in ragione di una concezione dellanalisi storica come ricostruzione dello spirito della filosofia in determinati momenti, considerati come decisivi. Questa particolare concezione, che si esprimeva in ampie sintesi di natura speculativa, condusse Gentile ad attribuire allo spiritualismo ottocentesco un ruolo decisivo nel rinnovamento del pensiero filosofico nazionale. La riscoperta di Gioberti, dovuta quasi interamente a Gentile, e quella di Rosmini, la cui presenza nella filosofia italiana era soltanto appena pi significativa, costituiscono per Malusa uno degli aspetti pi importanti dellopera storiografica gentiliana. Sulla stessa linea tematica si sviluppato lintervento di Francesca Rizzo Celona, che ha presentato una breve, ma precisa, ricostruzione di alcune posizioni estetico-letterarie del giovane Gentile e dei travagliati rapporti con il maestro DAn7

cona riguardo a questo tipo di tematiche. Vittorio Sainati ha rammentato come lintera produzione filosofica di Gentile debba essere considerata a partire dalla netta partizione temporale che vi si pu scorgere e che impedisce di considerarla come un blocco teorico unico. Sainati ha ricordato come il Sistema di logica determini nel 17 una svolta che d origine ad un secondo attualismo, che si caratterizza per la riabilitazione della logica classica. Mentre, infatti, il pensiero gentiliano concepiva sino ad allora lAtto come soggettivit assoluta ed inoggettivabile (e la teoria dellAtto non che la teoria dellinteorizzabile), nellopera del 17 questa tesi viene abbandonata da Gentile; addirittura la logica classica viene qui assunta come logica dellAtto oggettivato. Con ci, ha osservato Sainati, loggetto viene recuperato al sistema attualista nella forma critica di un Pensato, che si basa sulla concretezza dellAtto pensato. Tale recupero della dimensione oggettuale marca unevoluzione decisiva, che apre la fase del secondo attualismo, dove lastratto diviene quelloggettivit con cui il pensiero pensante media se stesso. Tuttavia, ha sottolineato Sainati, Gentile si trover a ricadere in una posizione ontologizzante e metafisica allorch torner a ridare al pensante una funzione ontologica, fondativa di un sapere assoluto. La tematica dellAtto e del rapporto tra soggetto e oggetto ha costituito il centro dellapprofondita discussione teorica, che ha rappresentato il terzo motivo portante del convegno. Riprendendo il proprio progetto di una antropologia esistentiva, Riondato ha sottolineato la necessit di un originaria posizione di individualit che, a differenza della metafisica immanentistica di Gentile, sappia rendere conto della priorit di valore dellempiricit individuale del ci sono rispetto alla generalizzazione esistenzializzante dellessere. Riondato vede nellidealismo attualista limpossibilit di definire qualunque individualit, a causa dellineludibile universalizzazione a cui ci formalmente condurrebbe; sarebbe invece necessario, secondo Riondato, affermare la centralit della dimensione esistentiva e dellempiricit individuale, postulando un unico a priori possibile, un io dicente, unit originaria esistentiva, che si d immediatamente e che pone come altro da s un me in grado di riferirsi allio stesso. A questa posizione ha risposto Carmelo Vigna, che si richiamato alla necessit di unaffermazione della dimensione universale, sostenendo limportanza di mantenere un apparato categoriale, inteso come gruppo di costanti presenti allinterno di ogni coscienza, quando questa si apre. Per quanto in entrambi sia presente un atteggiamento critico verso la posizione gentiliana, Vigna ha contestato a Riondato di risolvere il rapporto tra io trascendentale e io empirico attraverso unipostatizzazione dellesperienza empirica di questultimo; il che condurrebbe al problema gene-

RESOCONTO
rale di ogni metafisica, cio al relativismo assoluto. Di fronte alla proposta di considerare lio trascendente come i tratti comuni a ciascuno di noi, ossia una posizione di trascendentalismo coscienzialistico, Riondato ha ribadito lesigenza di unontologia esistentiva, che salvi lautentica esistentivit singolare e individuale dell iouomo e che giustifichi e preceda logicamente la necessaria generalizzazione formale propria della dittivit comunicativa epistemica. Al problema dellimmanenza stato dedicato anche lintervento di Alberto Moscato, che ha trattato dello stretto legame presente in Gentile tra logica e vita morale, cos come di alcune importanti difficolt, nellimmanentismo attualistico, in relazione alla deduzione trascendentale del dato dallAtto. Alla questione delloggettualit e alla necessit di salvare loggetto si rivolto anche lintervento di marca realista di Rafael Alvira. Infine, alcune interessanti comunicazioni hanno chiuso i lavori del Convegno, fornendo spunti di ricerca e di approfondimento. Cos, Stelio Zeppi ha ricordato come la presenza di Gentile si sia fatta sentire a Trieste attraverso lopera di F. Collotti e di Cammarata; Zeppi ha ricordato inoltre limportanza, nella vita culturale di quella citt, delle lezioni di pedagogia tenute dal filosofo nel 1920, e ha tracciato un breve bilancio della presenza attualista nel capoluogo giuliano. Giuseppe Nicolaci ha affrontato limportanza dellesigenza trascendentale dellattualismo per una comprensione e un ripensamento dei principi stessi di una riflessione metafisica; Ferdinando Marcolungo ha ripreso la questione della presenza in Gentile del pensiero di Gioberti e Rosmini, ponendo la questione di una precisa valutazione della mediazione di Spaventa. A questa questione si riallacciato anche Leonardo Samon, mentre ad unanalisi della prolusione palermitana del 1907 stato dedicato lintervento di Grazia Tagliavia. Giuseppe Cottone ha infine contribuito a ravvivare latmosfera con una breve e curiosa ricostruzione di alcuni episodi del carteggio tra Gentile e Benedetto Croce. I convegni sono sovente luoghi dove lastuzia della ragione esercita il suo occulto potere; dove ella si ride dei di progetti, dei Girolamo de Liguori fini degli organizzatori e degli sponsor di turno; dove, alla fin fine, la verit, malgrado tutto, vive la sua storica giornata, scende dallempireo e gavazza nelle accademie, nei fumoirs; gioca, per dirla con Hegel, suo padre putativo, con laccidentalit, coi buffoni, gaglioffi, e cose comuni tratte dalla vita quotidiana; entra nelle fumose birrerie, si mescola ai carrettieri, trascorre, come fosse assuefatta a tale maleodorante convivenza, in mezzo a vasi da notte e pulci (Estetica, Milano 1963, pp. 782-783). Se proprio non si fa storia, si fa almeno fenomeno. A Giovanni Gentile capitato quel che era gi capitato ad altri filosofi italiani, cosiddetti minori. Tirati fuori dallarmadio, con fini parziali di ricuciture e di toppe, hanno finito per reinteressare i curiosi, a riconferma di quel detto popolare (oggi sempre meno popolare), secondo cui infinite sono le vie del cielo! E cos, tra destino dellio, tentativi di dis-lettura, commemorazioni di vecchi allievi ortodossi e resecature di parti fondamentali, qualcosa ugualmente venuta fuori: anche ci di cui non si parlato. E di Dio medesimo, non si pu, forse, parlare tacendo, ovvero in negativo? Questo solo oggi possiamo dirti/ quel che non siamo, quel che non sappiamo - canta il poeta. Quos nihil scitur -dice la teologia medievale, quando, con Scoto Eriugena, vuole provarsi a definire: Deus, propter excellentiam suam non immerito nihil vocatur. Se allora registriamo doverosamente quanto stato detto e anche non detto, alla fine, messi insieme il positivo e il negativo, il convegno gentiliano svoltosi a Lecce, a cura del Dipartimento di Filosofia, nei giorni 15 e 16 dicembre 1994, per ricordare i cinquantanni dalla morte del filosofo, ha dato anchesso il suo contributo alla critica di Gentile e, tra i vari convegni commemorativi e di studio, dalla Sicilia a Roma in Campidoglio, rester con una sua fisionomia di apprezzabile validit. Se non altro per aver evitato la fastidiosa ideologizzazione di una filosofia che merita dessere trattata per se stessa. Antimo Negri (Lattualismo e il destino dellio), certo tra i pi autorizzati in Italia a dire di Gentile, ha portato nella sua relazione non solo il mare magno delle sue letture, ma anche la sostanza vera e profonda del meditare gentiliano. E lha fatto con una certaria di non voler dire, scavando tuttavia nel fondo di quella ambigua filosofia cristiana che resta la dottrina dellatto puro. Ha marcato, nel rapporto io-natura o mondo in Gentile, la latente paura della scissione, della lacerazione (ha parlato addirittura di ferita o taglio di coltello, alla maniera siciliana!): paura che del resto porta o, se si vuole, indirizza Gentile verso il misticismo. Potrebbe meravigliare che, a questo punto, non si sia fatto il nome di Del Noce, che sulla costruzione del dio gentiliano ha lasciato una notevolissima esegesi, legata del resto ad una sua complessa ricollocazione storica della filosofia gentiliana. Solo come teologo, oggi, Gentile resiste ancora alla lettura, secondo Del Noce; ed a conferma egli ricordava un emblematico passo del Sistema di logica del 1917: Ma la teologia non mistici8

Gentile e la filosofia dellOccidente

smo, n religione, come han saputo in ogni tempo i pi ferventi e profondi spiriti religiosi, bens pretta filosofia; e la monotriade non uninvenzione dei mistici, sibbene della filosofia elaboratrice delle rappresentazioni religiose. Infine tra la monotriade dellatto spirituale e quella dei teologi c questa piccola differenza: che la prima , e la seconda non una monotriade, se con questo concetto si vuol designare, come si dice, lunit della sostanza attraverso le forme in cui essa, in quanto spirito, si pone. Si tratta, insomma, di una filosofia che si fa teologia, di un filosofare che vuole spodestare la teologia non perch essa sia falsa, ma perch la sua verit - la verit della rivelazione stessa - contenuta nella filosofia. Quella attualistica, cio. Tale aporia ha segnato in profondit lintervento di Negri, che mal celava un suo profondo dramma teoretico, solo in parte ereditato dal suo maestro Ugo Spirito. Sembrava invece inesistente in altri interventi, dove il problema della storicit o collocazione dellattualismo era del tutto irrilevante e proprio perch inadatto a riflessioni fenomenologiche sul tema. In realt, il problema della filosofia gentiliana, problema squisitamente teoretico, si dissolve se non viene storicamente collocato ed esplicitato. Lavvio per una riproposizione dellimpianto teoretico dellattualismo in termini corretti, era stato fornito nel 92 da Eugenio Garin nel volume delle Opere filosofiche (Garzanti, Milano 1991) di Gentile; qui Garin articolava i contributi in quattro parti, a partire dallo studio su Marx del 99, per finire allo scritto del 24, Genesi e struttura della societ. Da una tale indicazione esegetica, vien fuori come la filosofia per Gentile coincida con la realt - cos come per Hegel e diversamente da Croce, per il quale esiste la dicotomia tra realt e conoscenza -, per cui lesperienza viene ad essere assorbita nellessere, portandosi dietro laporia di essere = divenire e perci stesso di filosofia = storia. Per questo non sfugge a chi, come Herv Cavallera, ha affrontato il tema Gentile e Spinoza, ma resta nellombra negli interventi in cui Gentile pretesto di differenti istanze problematiche. Da Spinoza, ci ricorda Herv, bisognerebbe espungere la natura, loggetto, che porta al dualismo implicito per il quale - secondo Gentile - la natura (Dio) spinoziana terrebbe il posto del confessionalismo cattolico. In realt, Spinoza come Kant - da segnalare, a questo proposito, lintervento di Mario Signore sul Kant gentiliano -, Hegel come Bruno, Rosmini come Spaventa, il positivismo in crisi, la religione e quindi il modernismo, restano temi obbligati non soltanto per Gentile, quanto per una pi vasta area della filosofia italiana di quegli anni, dalla quale, del resto, lattualismo - se non viene correttamente collegato o correlato - rischia di venire astratto e notevolmente falsato. Bene hanno fatto, perci, gli

RESOCONTO
organizzatori del convegno leccese a prevedere interventi sui rapporti con Croce, con lesistenzialismo, con il massimo degli oppositori del neo idealismo: Giuseppe Rensi. Tuttavia, per quanto riguarda Croce, sarebbe stato, a mio vedere, indispensabile indugiare sulle profonde differenze sul piano teoretico - differenze da rivisitare fino al Gentile della Kulturgeschichte: del Gino Capponi, della storia della filosofia italiana (che fa un certo pendant con la crociana Letteratura della Nuova Italia), della scoperta del Leopardi pensatore. In tal senso, la relazione di Sossio Giametta, Gentile e Croce, avrebbe dovuto trovare pi riscontri e sviluppi nel dibattito, o in altri interventi. La relazione di Giovanni Invitto, La presenza di Gentile nel dibattito italiano sullesistenzialismo, attinente pi al terreno della rassegna o, se si vuole, della sociologia filosofica che non a quello di un raffronto teoretico tra le aporie dellattualismo e il travaglio di filosofie europee che si aprivano nellascolto di Nietzsche, Heidegger, Simmel, incamminandosi per contorti sentieri verso il nichilismo, sollecitava tuttavia tale istanza. Il contributo di Nicola Enery, Lattualismo come terremoto metafisico: lambivalente rapporto Rensi-Gentile, stato certo una ottima premessa per quella collocazione rinnovata dellattualismo in un panorama italiano, osservato finalmente in maniera pi aperta e non pi contratto negli stampi di un provincialismo, dato per scontato. Purtroppo Enery, che per primo ha ricostruito la varia e complessa opera rensiana, ha presentato il rapporto tra Rensi e Gentile con molto prudente circospezione, dando per acquisito il presupposto che la costruzione gentiliana restava un universo troppo perfetto per venire scalfito dalliconoclastia di uno scrittore brillante, ma filosoficamente fragile come Rensi. In verit anche Gentile vive in tutta la sua opera - e spie se ne trovano ad ogni pi sospinto - lo stesso dramma epocale della crisi del meccanicismo e del naturalismo, che aveva investito Rensi come Martinetti, Adolfo Faggi come lultimo Graf, Tilgher e gli altri protagonisti della cultura italiana dei primi decenni del secolo. Si provi a leggere, senza pregiudizi, alcune interpretazioni gentiliane di Spinoza come di Hegel o di Kant, di Rosmini come di Leopardi. Che cosa sarebbe, ad esempio, la materia leopardiana? Nientaltro che natura disumana, natura che si contrappone allo spirito, creando una dicotomia che tuttavia non riesce a nullificare lo spirito stesso. La realt che l di fronte allo spirito, s quella realt naturale, materiale, meccanica, chiusa, e impervia ad ogni idealit, inconciliabile con qualsiasi concetto di libert; ma il contrapporsi di essa allo spirito importa pure lopporsi dello spirito ad essa: dello spirito, che una realt dotata di attributi contrari a quelli con cui vien pensata laltra. E per ammettere questa, bisogna ammettere prima quella: senza la quale mancherebbe lo stesso pensiero, a cui si chiede tale ammissione. (Manzoni e Leopardi, Firenze 1937, p. 103). le - si ricordi la critica del materialismo meccanicistico da Ostwald a Mach - che fa leggere Spinoza a Gentile in chiave fortemente critica, per non essersi questi liberato della natura bronzea, e a Rensi, al contrario, in piena consonanza, per aver ricondotto lo spirito alla natura. Il senso inverso, ma il significato lo stesso. Leopardi, per Gentile, avrebbe allora trovato nella poesia lo strumento per superare la prigione della natura-materia: sarebbe perci filosofo in quanto critico del materialismo, non filosofo in quanto materialista (come invece apparir a Rensi). Egli non si rassegna alla pura affermazione materialistica, perch la ricca e sensibilissima vita morale, che gli riempie il cuore, la negazione del materialismo (Op. cit., p. 104). E il materialismo (naturalismo) resta per Gentile errore filosofico: ci che Leopardi, non rassegnato, arrivava ad accusare sotto la specie di natura matrigna. Tale interpretazione perfettamente in linea con la risposta gentiliana alla crisi di fine secolo. Qui c il lieto fine, la riconciliazione con lo spirito: lumanit non travolta dal caos o trascinata nel suo destino tragico, come lislandese della celebre operetta morale. Luomo alla presenza di un mondo il quale non quello del meccanicismo, che tutto travolge e distrugge quanto a lui pi caro, ma quello del pensiero, dello spirito umano, dellamore, della virt (Op. cit., p. 110). Anche lidealismo etico di Fichte concorre - come era gi ben chiaro a Tilgher, sia pure con spirito di accesa polemica (cfr. Religio, n. 6, 1936) - a costruire ledificio attualistico che si alimenta delle stesse fonti cui attingono i contemporanei filosofi italiani (si pensi a Martinetti e a Rensi, in modo particolare), perdenti e dimenticati pi per una sconfitta sul campo dellegemonia, che su quello faticato dellangosciosa elaborazione teoretica. Basta toccare un tema nevralgico gentiliano per accorgersi come Spinoza, Hegel, Kant, Bruno, Pomponazzi, Leopardi, la tradizione risorgimentale, Capponi, Rosmini, Gioberti, Spaventa (in Gentile si tace il nome di Nietzsche) non siano suggestioni teoretiche, esclusivamente sue, quanto tensioni epocali che finiscono per fare emergere, in tutta la sua tragica antinomia, il rapporto tormentato tra religione e razionalit. Tale costatazione prende luce e significato se si pongono accanto allattualismo - non frutto irrelato di purezza teoretica - proprio gli antistoricismi di Rensi e Martinetti: filosofi differentissimi tra loro

Manoscritto inedito di Giovanni Gentile

Bene ha fatto perci Negri quando, tra le fonti del pensiero gentiliano, ha subito indicato il Rosmini del sentimento fondamentale corporeo. E grazie a Rosmini che Gentile si libera dellidea tradizionale che lanima abiti il corpo, che linesteso sia contenuto nellesteso (Platone aveva detto che il sma un sma: il corpo prigione per lanima). Viceversa, ricorda Negri, il corpo (natura) che abita lo spirito: lo spirito come cosmo, tutto di cui l io coscienza. Nella natura ottusa, nel meccanismo universale, siamo determinati; ma nel pensiero siamo liberi: chi dice pensiero dice libert ( Op. cit., ivi). Siamo di fronte allo storico atteggiamento epoca9

RESOCONTO
nella sostanza e negli approdi, ma per altri versi egualmente emblematici e parimenti indirizzati verso il dualismo. Tanto per luno, quanto per laltro c una realt trascendente il pensiero. Per Rensi, tale realt la natura impassibile (materia), da un lato, e la storia, irrazionale, caotica dallaltro: entrambi entit agitate dal perenne divenire che, leopardianamente, si risolve in essere per la morte. Per Martinetti tale realt spirituale e il pensiero - al di fuori del fluire della storia - la coglie solo se si estranea dai fondamenti dai quali luomo dilaniato. Entrambi sono perci dualisti; ma nelluno trascendente lo spirito, nellaltro la materia, ottusa, illogica, caotica e, per la ragione, assurda. Il rapporto allora tra Gentile e la filosofia dellOccidente s diretto, vissuto sui testi di Hegel e di Marx, e non rimanda di necessit alla lezione scolastica di Donato Jaja (come ci ha spiegato una volta per tutte Garin), ma resta ugualmente condizionato sul piano storico da due fattori fondamentali: la crisi del positivismo, che attraversa il pensiero europeo da Nietzsche a Simmel, e la revanche cattolicospiritualistica, intesa soprattutto in Italia. Di una tale condizione storica, tutte le relazioni leccesi - laddove toccavano il cuore della riflessione gentiliana - hanno offerto elementi per un approccio rinnovato e fecondo.

Giovanni Gentile: nato a Castelvetrano il 30 maggio 1875; ucciso a Firenze il 15 aprile 1944. Fra queste due date scorre, oltre alla vita del filosofo, quel filo conduttore che indicher il destino dellItalia. UnItalia posta nel dramma delle guerre mondiali, nella lotta e nella tensione della ricostruzione; unItalia che vive lesperienza fascista e poi ancora provata dallestenuante resistenza per la liberazione. Gentile vive nel quadro di una nazione spinta dagli eventi, delineandone i contorni ed intrecciandovi la sua esperienza umana e filosofica. Egli parte dalla Sicilia, ricco della lezione Illuminista tesa verso il Positivismo, e va incontro alla cultura del continente, romantica e spiritualista, per porre le basi al suo pensiero. E nella sua permanenza pisana, alla Scuola Normale, trae spunto dallinsegnamento di maestri come DAncona, Crivelluci e Jaja, per la sua formazione storico-estetica. Da un panorama nazionale Gentile si apre ora ai problemi di un pensiero totale, rifacendosi al concetto di circolazione delle idee che va delineando attraverso il bagaglio culturale che gli viene pi direttamente da Rosmini, Gioberti, Campanel-

la, Bruno e Spaventa; si protende quindi verso Kant, e naturalmente Hegel, conformando il suo pensiero nel concetto di Neoidealismo. Cos, al suo primo impegno filosofico, analizza Marx attraverso il confronto hegeliano, che si configura nella filosofia della prassi, tanto da dar vita ad un acceso dibattito con lamico Benedetto Croce. Ma Hegel per Gentile anche e soprattutto il fondamento del suo pensiero attualistico; recepisce il concetto di logica hegeliana e lo fa suo, pur superandolo in quel passaggio che rientra nella dottrina dellatto, che dallortodossia hegeliana diviene eterodossia e quindi forma del pensiero gentiliano, che nel suo divenire si pone addirittura come riforma della dialettica hegeliana. Lo studio gentiliano di Hegel (filtrato attraverso Bertrando Spaventa) si configura gi fin dalla sua prima critica al filosofo tedesco, sino a giungere alla sua opera pi organica Teoria generale dello spirito come atto puro (summa del suo pensiero teoretico). Il suo pensare conduce Gentile ad analizzare la realt, che non considera come fenomeno alieno, ma come conseguente

allo spirito delluomo e quindi facente parte della storia, tanto da esprimere in Genesi e struttura della societ il concetto umanistico di storia e destino delluomo nel mondo sociale. Lo stesso mondo in cui egli stesso si pone quale organizzatore di cultura, attraverso LEnciclopedia italiana, e quale pedagogista, tanto da permettere al suo pensiero di sfidare il tempo rientrando nel concetto di universalit. Cos Gentile si pone come iniziatore, allinterno del neoidealismo, di quellimpianto culturale novecentesco che ci appartiene e che ci impone di ricollocare il suo pensiero entro la nostra storia, che si basa sullequit. R.Ia. Sulla base di queste considerazioni, e alla luce delle riflessioni e ulteriori prospettive di ricerca sollevate dai convegni e dagli incontri in occasione del cinquantenario della morte di Giovanni Gentile, Roberto Iasiuolo ha rivolto una serie di domande e spunti di riflessione a Annamaria Camizzi, Herv Cavallera, Antimo Negri, Carlo Sini, e Michele Del Vecchio, che hanno cortesemente accettato di rispondere.

Gentile interprete di Hegel e Marx. Camizzi. Le interpretazioni di Hegel e di Marx si presentano nel pensiero di Gentile strettamente congiunte. E non tanto per lhegelianizzazione di Marx, operata da Gentile, quanto per il problema politico che stava a fondamento della lettura dei due filosofi (non un caso che i saggi sul materialismo storico verranno ripubblicati nel 1937 in appendice ai Fondamenti della filosofia del diritto) oltre che per la originalit con cui viene affrontato il loro pensiero. Far penetrare Hegel in Italia - seguendo la lezione di Spaventa e quindi di un Hegel certamente non accademico, a differenza delle correnti interpretazioni di fine secolo - significava far penetrare lautentico spirito filosofico e quindi costituire lunit della nazione. La circolazione del pensiero filosofico, la riforma della dialettica e la proposta di una filosofia dellesperienza che anticipa lidentit di teoria e prassi sono i temi spaventiani, fatti propri da Gentile. Ora, incontrando una coincidenza di vedute tra Spaventa e Marx sul concetto di prassi, Gentile
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ritiene di dover verificare la validit filosofica del materialismo storico che, per questo, si presentava in certo qual modo concorrente dellindirizzo spaventiano. Trattandosi di una dottrina con radici hegeliane che si presentava come promessa per lavvenire, come movimento di pensiero che si prefiggeva di mutare il mondo, dimostrarne lerroneit dal punto di vista filosofico equivaleva a renderla incapace di promuovere qualsiasi cambiamento della societ. Cavallera. Giovanni Gentile stato certamente colui che pi ha portato a compimento il messaggio di Hegel e di Marx. Questo va detto non soltanto per gli indubbi meriti che come storico della filosofia Gentile ha acquistato per i suoi contributi su Hegel e Marx, ma per il fatto che egli ha inverato il pensiero dei due filosofi germanici attraverso una filosofia che non mera interpretazione del reale, n mera filosofia della prassi. La filosofia del Gentile infatti interpretazione/costruzione del reale. In altri termini, lattualismo , vuole essere, teoria e prassi insieme; non una pura teoria dellatto, bens una teoria

RESOCONTO che si fa prassi, che prassi. Ci spiega assai chiaramente sia la vocazione storica del Gentile, che quella politica. La teoria attualistica, infatti, tale in quanto interpretazione dello svolgimento storico e al tempo stesso militanza nel tempo (politica). Gentile legge Hegel e Marx da filosofo e ne sviluppa gli intenti espliciti ed impliciti. Non si tratta, dunque, di una lettura asettica, filologica, come pu piacere a tanti studiosi doggi, ma di una lettura che un far proprio, uno sviluppare. Gentile effettivamente parte da Hegel e Marx (ma altres - bene sottolinearlo con forza - da Bruno e Spinoza) per svolgere un pensiero che continuit storica, ma al tempo stesso innovazione. Gentile sa bene che intendere i problemi di un filosofo significa andare oltre. Certo, egli non un lettore maldestro; conosce molto bene le fonti e lo dimostra. Come storico esemplare, ma non solo uno storico. Da Marx, da Hegel, dai filosofi veri, egli ha insomma compreso che la filosofia non una semplice descrizione, ma azione. In questo si rileva fedele allo spirito dellidealismo classico: la filosofia come azione e il filosofo, luomo, tuttuno con lazione, la quale espressione del pensiero. Cos Gentile fa saltare certi limiti della lettura hegeliana e marxiana del reale (la sistematicit e leconomicit) e risolve il tutto in una direttiva etico-educativa, che d alla lettura della storia e al problema politico un senso pi alto, pi degno. Gentile davvero non si limita ad intendere luomo nel tempo, ma, pur non ignorando la realt spazio-temporale, solleva la persona a quella dimensione etica che oltre a Hegel ricorda Fichte, o meglio Bruno e Spinoza. Negri. E diffuso il convincimento che non c, oggi, filosofia che non si riduca ad unermeneutica, cio ad uninterpretazione che suppone dei testi, magari dei grandi testi, filosofici e non puramente tali, da interpretare. Nel caso specifico, lattualismo gentiliano , certo, anche unermeneutica, uninterpretazione di testi di Hegel e di Marx. Non solo questa, per, e per di pi presunta la pi obiettiva possibile, lattualismo, almeno se la lettura gentiliana di Hegel e Marx condotta facendo valere energicamente le istanze dellorizzonte culturale dal quale non sempre possibile, posto anche che lo si voglia, restituire i testi che si leggono ad una loro intatta, originaria fisionomia. Hegeliano, allora, Gentile, ma non fino al punto di non obiettare a Hegel (neohegeliano quindi) che il divenire non pu e non deve essere fatto precipitare in un risultato fisso, per ci stesso decretando la fine della storia e celebrando una terminale situazione paradisiaca in cui il tempo e leterno coincidono. Se questo vero - e quaranta anni di studi dedicati a Gentile mi persuadono che vero - si pu comprendere perch lattualismo realizza una riforma della dialettica hegeliana, attraverso la quale, pi coerentemente che attraverso il rovesciamento di essa operato da Marx, un autore fondamentale di Gentile, perviene alla pi decisa affermazione che la soluzione dellenigma della storia, fatta consistere nellidentificazione perfetta delluomo (soggetto) e della natura (oggetto), e cio nel comunismo (pendant ideologico della fine del cammino di Dio nella storia), non si
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pu e non si deve concepire, ed anzi immaginare, come lultima impresa del pensiero, propria dello stadio ultimo della storia degli uomini. Sini. Si suole ripetere che Gentile, attraverso Hegel, torna a Fichte; ma la vera chiave per intendere Gentile, come ha mostrato di recente Vincenzo Vitiello (cfr. Bertrando Spaventa e il problema del cominciamento, Guida, Napoli 1990) da ravvisari in Bertrando Spaventa. E Spaventa che, anche alla luce delle critiche di Kuno Fischer e di Trendelenburg, interpreta la prima triade della logica hegeliana (essere, nulla, divenire) come contrasto originario fra attivit resa possibile dal nulla e passivit dellessere. Di qui la spaventiana metafisica della mente, che Gentile, si potrebbe dire, radicalizz oltre la metafisica. Mi sembra allora evidente che Spaventa e Gentile lessero Hegel kantianamente (cio portando sino in fondo la rivoluzione copernicana) e aristotelicamente (radicalizzando il rapporto potenzaatto e materia-forma), dando gran rilievo a quella prima triade che per Hegel solo il pi astratto e incompleto dei cominciamenti. Ci destin entrambi ad una conclusione mistico-panteistica, la quale lasciava incompiuta quella immanenza assoluta che il neoidealismo si proponeva di attingere. Questa fu la critica, tanto acuta quanto poco intesa, che Giovanni Emanuele Bari rivolse a Gentile e alla sua lettura di Hegel (cfr. LIo trascendentale, 1948; Il concetto trascendentale, 1957). E in effetti il neohegelismo italiano, considerato da un punto di vista speculativo, si conclude con Bari, il quale peraltro, da buon discepolo di Martinetti assieme a Banfi, non era a sua volta esente da una componente kantiana. Tutto questo significa ai miei occhi, che il vero erede di Hegel fu Marx, in quanto, per dirla in fretta, intese lo spirito hegeliano come doveva essere inteso, e cio come prassi e non come pensiero o soggettivit (prevalentemente cos lo legge invece ancora Heidegger). Gentile vide a sua volta in Marx una premessa della sua identificazione di pensiero ed azione, dove per laccento cade sempre sul primo termine (anche il pensiero azione) e mai conduce ad una reale resa dei conti con la natura effettiva ed originaria dellazione, che resta pertanto irrazionalisticamente intesa, come mostra il seguito gentiliano di Ugo Spirito. Gentile ed il problema della metafisica nel pensiero delle filosofie idealistiche e postidealistiche del 900. Camizzi. Lattualismo si caratterizza per essere la forma pi rigorosa di idealismo: idealismo senza le idee, come stato detto. In esso la realt esiste solo come pensiero in atto, come coscienza attuale; pensiero in atto che esaurisce la realt. Gentile sostituisce alla metafisica oggettivistica dellessere esterno al soggetto la metafisica dellatto del pensiero creatore della realt. Si giustifica cos il fascino esercitato dalla filosofia gentiliana, che soddisfa al massimo le esigenze dellindividualit e della concretezza, facendola coincidere con luniversalit; la vitalit di questo pensiero che si manifestata nelle dottrine diverse e talora opposte degli scolari; il suo permanere allinterno della filosofia italiana in modo

RESOCONTO esplicito o implicito fino ai giorni nostri. Da pi parti ormai la si riconosce come precorritrice delle tesi avanzate dalle filosofie contemporanee, in particolar modo dei sistemi di pensiero critici della scienza intesa in senso positivistico. Cavallera. La filosofia di Gentile metafisica; metafisica come risposta alla domanda che cosa la realt. Ma una risposta che insieme costruzione della realt, In questo sta la sua originalit rispetto alle altre filosofie del Novecento. Il suo concetto di metafisica, infatti, non quello tradizionale di studio dellAltro, del totalmente Altro. Ci spiega la diversit dellattualismo rispetto a posizioni filosofiche pi tradizionaliste (pensiamo, ad esempio, al neotomismo del primo 900). N tanto meno, in quanto pensiero metafisico, vicino al cosiddetto pensiero debole, proprio dei nostri giorni. La posizione di Gentile ha una sua peculiarit, la quale consiste nellintendere la metafica come partecipata spiegazione del senso del reale. Di qui la sua critica alle filosofie dogmatiche che intendono lAltro come infinitamente distante dallio; di qui la lontananza dellattualismo da ogni filosofia ridotta a filologia, a distaccata soluzione di problemi, come se i problemi che si affrontano non siano i propri problemi. In questo Gentile un punto di riferimento con cui ci si deve confrontare, in quanto espressione di una alternativa tra i due poli del dogmatismo e del pragmatismo. Negri. Se per problema della metafisica si deve, come si pu, intendere un problema formulabile nei termini che cosa lessere in s e per s, al di l (meta) di ogni contaminazione relativistica con il tempo o la storia, pu ben convenire che lattualismo, per la sua insistita assunzione che lessere non si d mai in s e per s, giacch pur sempre quello di un pensiero inteso come prassi conoscitiva (nozione marxista), ritiene improponibile il problema o, certamente, insolubile, sino a persuadere della fine della stessa metafisica o, pi esattamente, della metafisica ontologica. Ci non toglie che lattualismo, proprio perch non assolutizza alcuna prassi conoscitiva (o atto), si umilia nella drammatica consapevolezza che, per luomo, c sempre una carenza di assoluto, rinviando costantemente ad un essere che trascende il pensiero. Quanto basta per sostenere che lattualismo non si esalta come un immanentismo assoluto. Di qui, anche, la possibilit di ridurlo, pur quando maggiormente verte sulla inevitabile storicit o temporalit dellessere (il che ha permesso laccostamento di Gentile e Heidegger), a qualsiasi forma di idealismo pervicacemente antitrascendentistico e, ci che pi conta, a qualsiasi forma di pensiero postmetafisico, almeno se lorizzonte dellessere in s e per s dallattualismo non visto offuscato alle spalle, ma splendente di vividi colori davanti agli occhi di ogni uomo che, pur quando esso sembra una fatica di Sisifo, ha la forza di non sottrarsi al lavoro, giacch di questo da ultimo si tratta, del pensiero dellessere (genitivo oggettivo). Sini. Il primato dellatto del pensiero affermato da Gentile, nonostante molte ambiguit terminologiche e il tono
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accademico invecchiato del linguaggio, in realt un tema che pone Gentile al vertice del pensiero idealistico e postidealistico del 900. Come ha mostrato Francesco Saverio Chesi (Gentile e Heidegger. Al di l del pensiero, Egea, Milano 1992), Gentile non in alcun modo un passo indietro rispetto a Heidegger, ma ne frequenta a suo modo il medesimo orizzonte problematico. Per questa ed altre ragioni giusto dire che Gentile una delle massime personalit filosofiche del nostro secolo. Che ci non risulti sul piano delle valutazioni pubbliche pi diffuse, dipende da varie cause. Oltre al linguaggio ancora ottocentesco di Gentile (molto peggiorato dai suoi continuatori e interpreti, che spesso lhanno ridotto ad un astruso gioco di parole), c il fatto che Gentile, essendo italiano, esercit scarsa influenza in un mondo culturale dominato dai tedeschi, dai francesi, dagli inglesi e dai loro idiomi. Infine ci furono i suoi errori e le sue disgrazie politiche, seguite a unegemonia culturale in Italia soffocante e non certo atta a generare simpatia o comprensione in chi pensava diversamente da lui. Ora, per, sarebbe tempo di ripensare a fondo loperazione gentiliana. Per quanto mi riguarda, sarei pronto a riconoscere che i caratteri di intrascendibilit e di immanenza che Gentile attribuisce allatto del pensiero corrispondono largamente, e non a caso, ai caratteri di ci che io chiamo pratica. Naturalmente ci sono anche delle differenze importanti. La mia etica del pensiero non pu accettare la riduzione della natura, dellarte e del pensiero stesso alla pratica del pensare filosofico, cio alla filosofia e alla sua storia, come dice Gentile. Parlo anzi di etica della scrittura proprio per contestare questa tesi (che non solo di Gentile, ma che mi sembra condivisa dalla maggior parte dei filosofi contemporanei, anche se non ne sono consapevoli). La storia della filosofia italiana, letta alla luce del pensiero gentiliano. Camizzi. Non si pu intendere la storia della filosofia italiana di Gentile se non si tien conto dellesperienza da questi vissuta come normalista a Pisa, dove era ancora vivente e operante, attraverso i suoi Maestri, lesperienza del Risorgimento. Compiuta lunit politica era necessario portare a compimento lunit spirituale: bisognava fare gli italiani, dare loro una coscienza nazionale, attraverso il recupero della tradizione filosofica della nazione. A questo compito si accinge Gentile, seguendo la linea additata da Bertrando Spaventa. Partendo dal principio che storia della filosofia quella che si fa alla luce del grado di consapevolezza filosofica raggiunta nel proprio tempo, che riassume in s tutto il passato e d significato allo stesso, Gentile ricostruisce la storia della filosofia italiana alla luce del suo incipiente attualismo come un cammino necessario verso limmanenza. E nel cammino a ritroso si spinge anche oltre il Rinascimento, affermando che gi nella filosofia Scolastica si avverte questa esigenza, anche se non pu trovare svolgimento essendo priva degli strumenti necessari. Si tratta insomma di una ricostruzione che si muove nel segno del precorrimento. Una storia speculativa della nazione che

RESOCONTO coerenza gentiliana, anche la fenomenologia con la sua nozione di intenzionalit, in forza della quale non si d mai irrelato loggetto rispetto al soggetto, il mondo rispetto alluomo; o quello di poter accostare, come gi si accennava, Gentile e Heidegger (il cui Cavallera. E frequente laffermazione che Gentile, nazismo tuttaltra cosa che il fascismo gentiliaattraverso Bertrando Spaventa, forza la storia della filo- no) per la loro comune ricerca, non destinata a finire, sofia. Il che inesatto. In primo luogo occorre dire che di un essere originario perduto; una ricerca, tuttavia, Gentile un grande storico della filosofia italiana (e non condotta dalluno con con la valutazione pi positisolo italiana) non solo per le innegabili capacit di va, dallaltro con il deprezzamento pi negativo approccio teoretico, ma anche per le solide basi erudite e del tempo o della storia; o quello di poter individuare metodologiche che egli apprese alla scuola di DAncona. il lievito ermeneutico dellattualismo, pi persuaso che, se un essere c, fosGentile uno storico-filose anche solo un testo posofo, ossia capace non solo etico, esso anche (non di ricostruire la storia del solo) lessere coinvolto pensiero, ma anche di innella prassi conoscitiva di terpretarla. Pertanto la genun uomo che gli si accosta tiliana storia della filosofia sempre in situazioni culitaliana pi di un affresco; turali diverse. una lettura unitaria del cammino del pensiero. Non Un ultimo appunto. Lat una storia di accidenti tualismo stato sempre casuali, ma una storia che accusato di non aver ha un senso, lunica che compreso la scienza. pu interessare. Per queSenonch la scienza, che sto, ancora oggi, le opere lattualismo non avrebbe storiche di Gentile si legcompreso, la scienza gono con profitto. di tipo positivistico, orgogliosa di fornire proposizioni universali ed ogNegri. opportuno, per gettive. Il concetto attuauna risposta criticamente listico di prassi conosciticostruttiva, gettare uno va non autorizza a ritenesguardo, pur rapidissimo, re tali queste proposizioalle cronache, pi che alla ni, anche quella della storia della filosofia itascienza naturale. Quando, liana degli anni che comincon l importazione delciano con la fine della sele filosofie della scienza, conda guerra mondiale e la soprattutto dallarea culcaduta del fascismo. Quale turale di lingua anglosasfilosofia, questa? Si deve sone, il dibattito episteconvenire (di fatto si conmologico diventato pi venuto) che, nellarco dei di moda nel nostro Paese, cinquanta anni trascorsi si potuto constatare, ad dalla morte di Gentile, non esempio, che lattualismo si registrata unoriginale Giovanni Gentile alla redazione del Resto del Carlino (1918). e il razionalismo critico produttivit teoretica nella Giovanni Gentile e la scuola di filosofia di Roma (1992). popperiano convergono nostra cultura filosofica. Il fenomeno pi vistoso che si potuto osservare ben almeno su un punto: non c proposizione scientifica questo: si sono importate innumerevoli filosofie da che non abbia una validit storica e non assoluta. altre aree culturali (dalla fenomenologia allesistenzialismo e allermeneutica, dal neopositivismo al raziona- Sini. Si dice molto male della superficialit o addiritlismo critico). Bene. Proprio mentre Gentile sembra- tura indifferenza storiografica di Gentile. Essa innest va cane morto, o da far morire a qualsiasi costo indubbiamente un costume poco raccomandabile e come il filosofo provinciale, per altro responsabile fuorviante in molti continuatori e discepoli. Resta di aver coperto ideologicamente il fascismo, passati per il fatto che il vigore speculativo del ripensamento gli esorcismi acritici e falliti molti tentativi di innova- gentiliano della tradizione filosofica italiana rimasto zione speculativa, sono cominciate le pi impensabili ineguagliato. Non si tratta infatti di opporre storiogracommisurazioni critiche tra attualismo e molte tra le fia (o storia delle idee) e filosofia teoretica, come si filosofie importate. fatto per anni, alimentando polemiche non sempre I risultati? Quello, ad esempio, di trovare che una equilibrate e disinteressate. Si tratta del fatto per cui la forma di idealismo, forse nemmeno sviluppato con la pratica storiografica non ha le stesse ragioni della
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si muove parallelamente alla storia politica dItalia e che nella sua formulazione finale, appunto lAttualismo, rappresenta la legittimazione della stato unitario nato dal Risorgimento.

RESOCONTO pratica filosofica. La loro reciproca riduzione, dalla prima alla seconda, o viceversa, un non-senso. Lo Stato, il potere e la pedagogia come atto e prassi della formazione delluomo nel pensiero del filosofo Gentile. Camizzi. Pedagogia e filosofia, come noto, fanno per Gentile tuttuno. Ed significativo che la sua prima appassionata opera sistematica sia proprio il Sommario di pedagogia, scritto in un momento di particolare preoccupazione per la propria salute, con la sensazione di dover mettere in quelle pagine tutto il suo pensiero. E proprio in questo testo si avverte chiaramente come filosofia, pedagogia e politica siano strettamente congiunte. La scuola infatti, che tale solo in quanto vita dello spirito, lo strumento attraverso cui si forma la vita spirituale della nazione. E quindi uno strumento politico, che deve essere gestito dalla Stato etico, espressione della vita morale dei cittadini, formatisi attraverso la scuola governata dalla filosofia. Per Gentile, lunit di maestro e scolaro che si deve verificare nella scuola, se si vuole che sia scuola, la stessa che si deve verificare nella vita civile tra stato e cittadini, se si vuole essere una nazione. Cavallera. E chiaro che tutta la filosofia di Gentile, come gi rilevava Ugo Spirito, deve leggersi come etica, o meglio pedagogia; latto, infatti, autoformazione; unautoformazione che naturalmente non solo investe il singolo individuo, ma tutta la realt di cui lindividuo fa parte, anzi che costruisce. E proprio lintrinseco carattere educativo a spingere il filosofo nella politica, affermando in questultima il primato delletica. E proprio lidentificazione di filosofia e pedagogia a legittimare, diversamente da altre filosofie, la politica come dimensione del bene comune e non dellutile di parte. Non si pu capire limpegno di Gentile come organizzatore di istituti culturali, come legislatore, come uomo politico, se non si comprende che lattualismo insieme filosofia e pedagogia. Ne segue che la concezione gentiliana dello Stato quella di uno Stato che ha autorit in quanto questa riconosciuta, ossia fatta propria, inverata. In questo il suo pensiero, per chi, paradossalmente, ha una visione precostituita del fascismo gentiliano, un ribadire la necessaria partecipazione responsabile, e quindi libera, alla vita dello Stato. Il grande progetto per il quale Gentile impegn tutta la sua esistenza era appunto quello di una formazione della persona e della societ che superasse il mero individualismo. Figlio dellesigenza unitaria del Risorgimento, Giovanni Gentile sentiva assai vivo il dovere di una formazione civile. Lattualismo pertanto una filosofia forte, che sa ancora parlare ai giovani. Negri. Non credo che possa continuare a pesare sullattualismo laccusa che esso ha, come si diceva, coperto ideologicamente il fascismo. E, in verit, se di un fascismo stato, il filosofo Gentile, lo stato del fascismomovimento e non del fascismo-regime, che si as14

sunto la responsabilit di esserlo. Che questo sia vero, pu dedursi dalla stessa nozione attualistica di prassi conoscitiva. Allo stesso modo in cui questa non presume mai di risolvere definitivamente lessere nel pensiero, cos la prassi etico-politica concepita da Gentile come quella che non confonde mai lo Stato, quale , con lo Stato quale deve essere. Lo Stato nella sua essenza spirituale sempre e non mai: una proposizionesentenza di Genesi e struttura della societ (1943), il testamento morale e speculativo di Gentile. Lo Stato fascista resta, nella coscienza di Gentile, lo Stato che , ma non si realizzato nella sua essenza spirituale. S, quello di Gentile fascismo-movimento; e non avrebbe potuto esserlo, se avesse fatto coincidere, pi o meno hegelianamente, lo Stato esistente con lo Stato nella sua essenza spirituale. Non ci si pu nascondere, intanto, che il termine spirituale pu prestarsi ad una interpretazione equivoca. Ma questo rischio non si corre non appena per Stato, nella sua essenza spirituale, sintenda, come deve intendersi, lo Stato nazionale. Uno Stato, questo, al quale Gentile guarda attraverso Manzoni e Mazzini. Certo, con unattitudine anche pedagogica, quella stessa che lo induce a pensare non tanto ad una istruzione pubblica, quanto piuttosto ad una educazione nazionale. Da questo punto di vista si pu anche rivisitare criticamente la nozione gentiliana di unit: una unit, si badi, non misticheggiante, volta, certo, a promuovere uno Stato come organismo unitario e nazionale, ma non a stingere, per ci stesso, le distinzioni (culturali, regionali ecc. ). Bisogna tenerne conto, in un momento storico in cui alto il pericolo di uno smembramento localistico (e si dovrebbe dire materialistico) del nostro Paese, nel quale luomo - il gucciardano uomo del particolare, fornito del carattere che gli assegna Leopardi - resta pur sempre eticamente da formare. Si pu concludere: lattualismo, per sua intrinseca natura speculativa, per la tensione costante verso l essere che lo caratterizza, non pu assolutizzare il Potere e, certamente, non celebra il Palazzo, se questo il pendant etico-politico del pensiero pensato. Sini. Domanda assai complessa, che richiederebbe una troppo lunga risposta. Preferisco rinviare al libro di Salvatore Natoli, Giovanni Gentile filosofo europeo (Bollati Boringhieri, Torino 1989), che imposta finalmente il problema al giusto livello di comprensione e perviene a valutazioni che in larga misura condivido. I filosofi italiani pro e contro Gentile. Del Vecchio. Il lungo arco di tempo trascorso dalla scomparsa di Giovanni Gentile ha decantato molte indagini critiche sullattualismo ed ha consentito lavvio di ipotesi interpretative pi attente alla comprensione delle ragioni di appartenenza di questo indirizzo di pensiero allorizzonte culturale del Novecento. Gli studi di Antimo Negri, di Augusto Del Noce e di Salvatore Natoli convergono, da differenti percorsi di lettura, nel riconoscimento di incidenza e significativit teoretica alla im-

RESOCONTO ponente architettura concettuale del filosofo dellatto come teoria generale della natura (e non solo dello puro. I problemi che nel secondo dopoguerra sottendono spirito) che innerva le componenti umanistico-rinascila questione Gentile sono sostanzialmente due: il pri- mentali e baconiane in una visione anticontemplativa e mo concerne il rapporto tra fascismo e attualismo e le organicistica, valorizzante la sensibilit e che ha nella implicazioni tra questo indirizzo filosofico e quel potere teoria rosminiano-gentiliana del sentimento il raccordo politico. Laltro problema pone in discussione il profilo tra uomo e mondo, tra pensiero e corpo. teoretico dellattualismo, imputato di provincialismo Lopera a cui Augusto Del Noce stava lavorando al culturale, di incomprensione delle importanti correnti termine della sua vita dedicata a Gentile. Essa conclude filosofiche di questo secolo, di arcaismo e arretratezza. il lungo dialogo-confronto del filosofo cattolico con il Antimo Negri, instancabile studioso del pensiero del filosofo dellatto puro, da cui molte convinzioni lo sepafilosofo siciliano, ha dedicato buona parte delle sue ravano, ma che avvertiva anche, per alcune importanti energie a contrastare la divulgazione di deformanti topoi consonanze, particolarmente vicino alla propria sensibie a ribaltare ricorrenti prelit culturale. Li allontanagiudizi sullopera di Gentiva inesorabilmente lorizle. Lesplicitazione delle zonte trascendente delluno valenze positive implicite e il radicale immanentismo nellattualismo richiede la dellaltro e si contrapponedecostruzione del paradigvano nella personale adema della dittatura dellidesione alle vicende storiche alismo, che opera e scandellItalia contemporanea, disce una rigida periodizovvero nella loro appartezazione della cultura italianenza agli opposti fronti na. Per restituire ricchezza dellantifascismo e del faal pensiero gentiliano, Nescismo. Ma avevano engri procede alla rivisitaziotrambi un comune modo di ne di rilevanti nuclei teorisentire la vincolante coeci: il rapporto soggetto-ogrenza tra pensiero e azione. getto, la concezione della Le tesi di Del Noce hanno natura e il significato della un respiro epocale, poich scienza, lumanesimo del intendono lattualismo e il lavoro. Alla ricorrente acsuo fondatore come il puncusa di ipertrofia del sogto culminante, e non oltregetto e di annullamento delpassabile, del pensiero molalterit del reale, Negri derno e dunque come parareplica valorizzando il condigma di altissima significetto gentiliano di cognicanza per esplorare gli esiti zione come prassi che, speculativi e politici del avviato dallo studio giovapensiero dellimmanenza. nile su Marx, approda, ben Del Noce presenta il suo al di l di Gentile, alle moprocedimento di ricerca dalit di ricezione del come interpretazione tranmarxismo teorico in Italia. spolitica della storia conQuesta categoria della filotemporanea, ossia analisi sofia dellatto puro nega delle essenzialit ideali e ogni forma di realismo infilosofiche della storia, che Giovanni Gentile direttore dell Enciclopedia Italiana (1939) genuo e afferma il carattere possono dar conto dei conprocessuale e costruttivo creti sviluppi politici e sodel pensiero come formazione di senso nella infinit ciali. Nella prospettiva transpolitica lattualismo rapvariet del mondo e come fondazione di una positiva presenta il compimento del processo di secolarizzazione; correlazione con il reale che mantiene - e Negri lo e proprio questo carattere ultimativo del pensiero di sottolinea ripetutamente - caratteri di consistenza e soli- Gentile non consente quelle forme di inveramento e di dit. La riflessione gentiliana sul lavoro e la realizzazione sincretismo che potrebbero in qualche modo riassorbirlo di un umanesimo integrale di matrice spiritualistica sono e proseguirlo. Esso termina con uno scacco, con una tematizzati, nel recente studio che Negri ha dedicato al sconfitta analoga a quella del pensiero di Marx, di cui filosofo siciliano, come quotidiana fatica del pensiero, lattualismo rappresenta, per pi di un motivo, uno svolnegazione di ogni forma di quietismo e di fissit, come gimento, una espansione: la tesi delnociana del suiciincorporarsi delluomo nel mondo: un commento criti- dio della rivoluzione, il presupposto per sostenere che co che prelude alla discussione sullinterpretazione at- Gramsci incontr Gentile, anzich Marx. Il rapporto tualistica della scienza e della natura. Ben lungi dalles- Gentile-fascismo un passaggio obbligato e centrale sere unarcaica sovrastruttura ideologica del mondo prein- nellinterpretazione avanzata del filosofo cattolico. Ladedustriale, la filosofia di Gentile viene intesa da Negri sione al fascismo fu necessitata dalle essenze filosofiche
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RESOCONTO dellattualismo, dalle istanze di riforma civile e religiosa (di una religione immanentistica), che sottendono il pensiero del filosofo siciliano a cui il fascismo apparve come continuazione e compimento del Risorgimento, realizzazione della societ in interiore homine, superamento delle antinomie dellindividualismo liberale. Ed proprio questa confluenza allinterno dello Stato totalitario fascista di una abnorme dimensione di spiritualismo idealistico che contrassegna, secondo Del Noce, lirriducibilit del fascismo alle altre forme di totalitarismo del nostro secolo: quella materialistico-dialettica (comunismo) e quella materialistico-biologica (nazismo). E linterpretazione del fascismo come errore della cultura e non errore contro la cultura; tesi che Del Noce elabora nello studio dedicato a Giacomo Noventa. La lettura proposta dal filosofo cattolico non condivisa da Antimo Negri che pur approvandone alcune valutazioni circa le potenzialit riformatrici dellattualismo (La riforma gentiliana della dialettica non una controriforma), non pu accoglierne le conclusioni, viziate da un ideologismo religioso, particolarmente evidente nella formulazione delnociniana sulla modernit. Tra il fascismo di Gentile e il fascismo effettuale, sostiene Negri, c uno scarto, una divaricazione spiegata con le categorie storiografiche di fascismo-movimento e di fascismo-regime. Anche per Salvatore Natoli opportuna una riconsiderazione dellattualismo che lo restituisca a quella pienezza di significati che eccede i giudizi fino ad ora formulati. Lo sfondo in cui Natoli colloca il pensiero gentiliano non il Neoidelaismo italiano, stereotipo storiografico scarsamente produttivo, ma i grandi indirizzi speculativi europei: Leggere Gentile in relazione a Husserl, a Heidegger e viceversa significa liberare uno spazio nuovo di riflessione e di discorso. La questione Gentile innanzitutto questione filosofica e nel Gentile europeo si radicalizzano le istanze fondamentali della modernit: limmanentismo, il soggettivismo, labbandono della verticalit della trascendenza. E una lettura che presenta importanti consonanze con quella delnociana sul tema della costituzione del Soggetto, nellaccostamento Gentile-Gramsci e nel rilievo riconosciuto allinterpretazione della filosofia di Marx. Infine, anche per Natoli lattualismo approda ad una dissoluzione non dissimile, in fondo, allo scacco di Del Noce. Lasse GentileGramsci, sostitutivo di quello Gentile-Croce, motivato dalla presenza di un cripto-attualismo del filosofo comunista, che pu essere colto nel movimento interno del suo pensiero, in una consonanza, tra i due, nel diagnosticare la crisi italiana del dopoguerra e nellaccentuazione gramsciana del volontarismo e dellattivismo. Su un altro terreno, invece, Natoli situa il confronto GentileHusserl ed quello definito dalle tematiche soggettooggetto, in quanto il superamento attualistico della opposizione guadagna un risultato speculativo affine alla intenzionalit husserliana. La statura europea di Gentile incrocia Wittgenstein: il Verum et fieri convertuntur prossimo alla prima proposizione del Tractatus, secondo cui Il mondo tutto ci che accade, e interseca pure Heidegger su quel passaggio comune che la fine del moderno, dove si esplicita quella crisi, quella dissoluzione del regno hominis nel dominio neotecnico della contemporaneit.

Opere complete di Giovanni Gentile Le opere complete di Giovanni Gentile sono pubblicate dalla casa editrice Le Lettere di Firenze.
OPERE SISTEMATICHE

I-II. Sommario di pedagogia come scienza filosofica (Vol. I: Pedagogia generale; vol. II: Didattica) III. Teoria generale dello spirito come atto puro IV. I fondamenti della filosofia del diritto V-VI. Sistema di logica come teoria del conoscere (voll. 2) VII. La riforma delleducazione VIII. La filosofia dellarte IX. Genesi e struttura della societ. Saggio di filosofia pratica
OPERE STORICHE

X. Storia della filosofia (dalle origini a Platone: inedita) XI. Storia della filosofia italiana fino a Lorenzo Valla XII. I problemi della scolastica e il pensiero italiano XIII. Studi su Dante XIV. Il pensiero italiano del Rinascimento

XV. Studi sul Rinascimento XVI. Studi vichiani XVII. Leredit di Vittorio Alfieri XVIII-XIX. Storia della filosofia italiana dal Genovesi al Galluppi (voll. 2) XX-XXI. Albori della nuova Italia (voll. 2) XXII. Vincenzo Cuoco. Studi e appunti XXIII. Gino Capponi e la cultura toscana nel secolo decimonono XXIV. Manzoni e Leopardi XXV. Rosmini e Gioberti XXVI. I profeti del Risorgimento italiano XXVII. La riforma della dialettica hegeliana XXVIII. La filosofia di Marx. Studi critici XXIX. Bertrando Spaventa (in prep.) XXX. Il tramonto della cultura siciliana XXXI-XXXIV. Le origini della filosofia contemporanea in Italia (Vol. I: I platonici; vol. II: I positivisti; voll. III e IV: I neokantiani e gli hegeliani) XXXV. Il modernismo e i rapporti fra religione e filosofia
OPERE VARIE

XXXVIII. Difesa della filosofia XXXIX. Educazione e scuola laica XL. La nuova scuola media XLI. La riforma della scuola in Italia XLII. Preliminari allo studio del fanciullo XLIII. Guerra e fede XLIV. Dopo la vittoria XLV-XLVI. Politica e cultura (voll.2)
FRAMMENTI

XLVII-XLVIII. Frammenti di estetica e di teoria della storia (voll. 2) XLIX-L. Frammenti di critica e storia letteraria (voll.2) (in prep.) LI-LII. Frammenti di filosofia LIII-LIV. Frammenti di storia della filosofia (voll.3) (in prep.)
EPISTOLARI

I-II. Carteggio Gentile-Jaja (voll.2) III-VII. Lettere a Benedetto Croce (voll.5) VIII. Carteggio Gentile-DAncona IX. Carteggio Gentile-Omodeo X. Carteggio Gentile-Maturi (1899-1917) XI. Carteggio Gentile-Pintor (1895-1944)

XXXVI.Introduzione alla filosofia XXXVII. Discorsi di religione

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AUTORI E IDEE

AUTORI E IDEE

Biografia di Levinas
Con il titolo: EMM AN U EL L EVI N AS (Flammarion, Parigi 1994) viene pubblicata in Francia, ad opera di MarieAnne Lescourret, la prima biografia di Levinas, uno dei pensatori pi originali del panorama novecentesco. Nato a Kovno, in Lituania, nel 1906 da genitori ebrei, emigrato in Francia, testimone delle tragedie che hanno sconvolto questo secolo Levinas ha fondato la propria riflessione sulletica, che non considera come un ramo della filosofia, ma filosofia prima. Esegeta del Talmud, pensatore del giudaismo e soprattutto di una comunit spirituale tra giudaismo e cristianesimo, il filosofo anche autorevole rappresentante della fenomenologia contemporanea, nonch primo traduttore francese di Martin Heidegger. Il volume consacratogli da Marie-Anne Lescourret permette di comprendere meglio lunit della sua opera attraverso il racconto della vita e delle numerose amicizie.

Le guerre mondiali - e locali, il nazionalsocialismo, lo stalinismo e anche la destalinizzazione -, i campi di concentramento, le camere a gas, gli arsenali nucleari, il terrorismo e la disoccupazione, parecchio per una sola generazione, scriveva Emmanuel Levinas in NOMES PROPRES (Nomi propri) nel 1976. La sua patria dorigine, la Lituania, stretta tra Ucraina e Polonia, colonizzata da questultima a partire dal XVII secolo, poi assorbita dalla Russia tra la fine del XVIII e linizio del XIX secolo, era uno snodo al contempo etnico e culturale dellEuropa orientale. Lituani, polacchi, russi, ebrei, cattolici, luterani, ortodossi convivevano in un fragile compromesso. Come reazione, lebraismo lituano diede vita alla Haskala, una corrente socio-politica decisa a uscire dal ghetto senza arrivare per a una de-giudaizzazione. In essa si auspicava una lettura illuminata della Torah e del Talmud: Chi ignorante in materia scientifica rester ignorante anche nelle scienze

della Torah - dichiarava il Gaon di Vilna, maestro di Haskala. Levinas in un certo senso lerede di questa tradizione; nonostante laspirazione verso nuove sintesi speculative, la fedelt spirituale allebraismo lo ha preservato dagli esiti materialisti e positivisti di suoi celebri compatrioti, come lui emigrati in Francia negli anni 20: Koyr, Kojve, Weil. E questa fedelt a suggerire a Levinas la tematizzazione di una comunit umanista, in cui religione ebraica e cristiana si intreccino alla luce di una ragione intellettuale puramente profana; una filosofia della fede adatta alla fine del XX secolo, una sorta di razionalismo religioso in cui convergono fenomenologia e tradizione talmudica accanto ai furori eroici e metafisici del romanzo russo, di cui si era nutrita la sua adolescenza. Non bisogna, tuttavia, cristianizzare troppo Levinas, come invece tende a fare Lescourret: lespressione passione di Cristo, con cui egli descrive il martirio delle vittime del genocidio nazista - tra cui suo padre, sua madre e i suoi due fratelli rimasti in Lituania -, ha un significato analogico, non ontologico. Ne l923, a diciottanni, Levinas si reca a Strasburgo per seguirvi i corsi di filosofia: sotto la guida di Maurice Pradines, Henri Carteron, Charles Blondel e Maurice Halbwachs, legge Descartes, Pascal, Bergson. Malgrado lammirazione per i maestri, eredi della tradizione filosofica razionalista e positivista del XIX secolo, Levinas sente il bisogno di entrare in contatto con le nuove correnti filosofiche tedesche: il soggiorno a Friburgo, presso Husserl e Heidegger, lo influenzer profondamente. Della fenomenologia, la sua opera conserver soprattutto il metodo per accostarsi alle grandi questioni dellesistenza. Inoltre, la messa tra parentesi del mondo costituir, per Levinas maturo, una scuola di pazienza da opporre alla violenza della dialettica hegeliana. La sua traduzione francese dellultima Meditazione cartesiana di Husserl - quella relativa allintersoggetivit - per molti versi preannuncia la sua originale interpretazione dellesteriorit e dellalterit. Ma il filosofo di cui Levinas stato
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incontestabilmente il traghettatore in Francia Martin Heidegger, al quale egli, peraltro, si leg damicizia. Levinas stato anche il solo a tentare una spiegazione filoso fica dellad esion e d i Heidegger al nazismo: nel feticismo delle radici e dellorigine, egli individua un culto ben pi pericoloso di quello della tecnica, tanto contestato da Heidegger e dagli heideggeriani. Al sacro heideggeriano, Levinas oppone il santo, la verit nomade; alla violenza della dialettica hegeliana, diventata quella dello Stato moderno, egli oppone lapertura allaltro nellinfinito di una presenza differita, dunque pacifica. Sempre contro Heidegger, Levinas suggerisce di abbandonare lontologia a profitto delletica per pensare la relazione con laltro. La giustizia viene sostituita alla verit come disvelamento. Letica levento eccezionale a partire dal quale gli uomini possono rompere con il loro egoismo ontologico: il nomadismo etico sarebbe ci che pu assicurare alla filosofia un avvenire dopo la catastrofe. Nel 1930 Levinas ottiene la cittadinanza francese; nel 1940 viene fatto prigioniero. Passer tutta la guerra in un campo di prigionia per ufficiali, dove conoscer Paul Ricoeur, legandosi a lui con unamicizia destinata a durare fino ad oggi. La fedelt nellamicizia un filo conduttore importante nella vita di Levinas che lo avviciner a personalit del calibro di Maurice Blanchot (conosciuto nel periodo della formazione a Strasburgo), Gabriel Marcel, Jean Wahl, ma anche Jacques Derrida, Vladimir Janklvitch e Jean-Paul Sartre. Nel dopoguerra, Levinas intraprende linsegnamento nella Scuola Normale Israelita Orientale di Parigi. Le sue letture talmudiche diventeranno celebri anche in ambienti esterni allebraismo e saranno riprese in parecchie sue opere in particolare in Quattro letture talmudiche. Alla fine degli anni 50, inizia ad insegnare allUniversit di Poiters, per passare a quella di Nanterre e poi, dal 73 alla Sorbona, imponendosi, malgrado il carattere schivo, come uno dei pensatori pi interessanti del nostro tempo. D.F.

AUTORI E IDEE

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

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AUTORI E IDEE
Hegeliana
La ripubblicazione dellopera di Jean Wahl, LA COSCIENZA INFELICE NELLA FILOSOFIA DI HEGEL (pref. di E. Paci, trad. it. di F. Occhetto, Laterza, Roma-Bari 1994), uno dei classici della letteratura critica hegeliana, dedicato al rapporto tra il pensiero hegeliano e la cultura romantico-religiosa, richiama, per vicinanza tematica, due recenti studi critici, che affrontano, con una diversa prospettiva, un medesimo tema. Nel saggio LA DISCIPLINA DELL ANIMA. GENESI E FUNZIONE
DELLA DOTTRINA HEGELIANA DELLO SPIRITO

(Guerini e Associati, Milano 1993), Pietro Kobau ripercorre lo sviluppo dialettico dello spirito in Hegel, mettendo in evidenza la funzione dello spirito soggettivo allinterno del sistema hegeliano attraverso il confronto tra il pensiero del giovane Hegel con quello dello Hegel maturo. Lo stesso percorso viene ripreso anche da Francesca Menegoni nel suo studio, SOGGETTO E STRUTTURA DELL AGIRE IN HEGEL (Verifiche, Trento 1993), con il diverso obiettivo, per, di mostrare lorigine e la struttura dellazione in rapporto alla questione della soggettivit. Ancora in ambito di letteratura critica hegeliana, al tema dellontologia come principio della filosofia sono invece dedicati lo studio di Aldo Stella, IL CONCETTO DI RELAZIONE NELLA SCIENZA DELLA LOGICA DI HEGEL (Guerini e Associati, Milano 1994), e quello di Paolo Valenza REINHOLD E HEGEL (Cedam, Padova 1994).
SOGGETTIVO

cismo e teologia nella coscienza infelice, preludono ad una nuova opposizione. La coscienza infelice, ricorda Wahl, rappresenta, attraverso lincarnazione di Dio, la vera mediazione dialettica tra il finito delluomo e linfinito di Dio: non pi totale identit, non pi assoluta lontananza, ma separazione in cui il momento romantico della Sensucht (nostalgia) prelude ad una riconciliazione in cui la morte di Dio e la finitezza delluomo diventano momenti costitutivi della sintesi finale. La coscienza infelice, in ultima analisi, rappresenta il momento in cui lindividuo comprende la necessit della lacerazione tra finito e infinito per giungere alla sintesi conclusiva che si manifester nella ragione, momento della completezza e dellassoluto. A.S. Oltre la figura tragica della coscienza infelice si dirigono gli studi di Pietro Kobau e Francesca Menegoni, che considerano lo spirito libero in Hegel come vertice di un lungo processo dialettico che, passando attraverso lo spirito soggettivo e lo spirito oggettivo, culmina nello spirito assoluto nelle sue tre fasi: arte, religione e filosofia. Il vertice costituito dal pensiero filosofico che, come mostra Kobau, totalmente svincolato dalle immagini sensibili e, come sottolinea Menegoni, produttore di unazione perfetta e compiuta che ha il suo significato e il suo fine in se stessa, non dipendendo da niente di esterno. In questo orientamento comune, i due autori si propongono tuttavia fini diversi. Kobau analizza la funzione che lo spirito soggettivo ha nella struttura generale del discorso hegeliano, mettendo in evidenza levoluzione del pensiero di Hegel da una iniziale adesione al mito di una razionalit perduta ad una posizione pi matura, tesa a superare la scissione, come presupposto del filosofare, nellidea di ununit differenziata, sintesi delle inevitabili opposizioni. Menegoni si propone invece di mettere in luce la struttura costitutiva dellazione allinterno del sistema hegeliano, fino a mostrare il suo carattere essenzialmente tragico, in quanto espressione di una continua lacerazione e di un perenne conflitto. Le diverse prospettive filosofiche tratteggiate dai due autori sintrecciano per quando viene analizzato il movimento dialettico dello spirito, che si articola, allinterno dello spirito soggettivo, nella fase antropologica, fenomenologica e psicologica, e quando vengono delineati i tre momenti dialettici dello spirito assoluto. Entrambi gli autori ripercorrono il cammino evolutivo che conduce lanima a farsi spirito libero, dispiegandosi in anima, coscienza e spirito attraverso il progressivo abbandono delle sue componenti naturali e sensibili. Il passaggio dal momento antropologico a quello fenomenologico avviene quando lio assume il carattere di coscienza, incontrandosi con il mondo esterno sul piano conoscitivo e approdando allinstaurazione dello spirito libero attraverso lo sviluppo della
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Dal 1951, anno della prima edizione in lingua francese, La coscienza infelice nella filosofia di Hegel costituisce uno dei pi autorevoli commenti alla Fenomenologia dello spirito hegeliana. In questa sua opera, Jean Wahl individua il fondamento della filosofia di Hegel nellelemento tragico, tipico dellet romantica. La coscienza infelice costituisce la figura principale della Fenomenologia; da una parte portatrice, in modo paradigmatico, della struttura triadica e dialettica, dallaltra rappresenta al meglio lintreccio tra il pensiero romantico e la tematica religiosa, gi presente, peraltro, negli scritti giovanili di Hegel. In quanto sintesi dellAutocoscienza, la coscienza infelice rappresenta il superamento delle precedenti contraddizioni, componendo lopposizione di signoria-servit e di stoicismo e scetticismo per duplicarsi in una nuova opposizione, superiore alle precedenti e costitutiva dellantitesi originaria. La scissione tra finitezza delluomo e infinitezza di Dio si pone, cos, come lautentica antitesi, motivo di dolore e lacerazione, ma, al tempo stesso, condizione necessaria per il raggiungimento della felicit. Lo struggimento e la lacerazione per la morte di Dio, divenuto uomo per luomo, oltre a determinare lintreccio di romanti-

memoria come immaginazione riproduttiva e produttiva. A questo proposito, Kobau mostra in particolare come nelle alte sfere del pensiero spirituale il legame tra il nome e la cosa sensibile venga totalmente perduto in seguito allattivit della memoria che converte il simbolo da segno sensibile a segno ricordato, in cui viene annullata limmagine del referente concreto. Il pensiero filosofico assoluto si delinea cos come il regno delle ombre che si distacca sia dalleidocentrismo, proprio del privilegiamento del senso della vista, che dal fonocentrismo, proprio del privilegiamento del senso delludito. In tal senso, inadeguata, per Kobau, linterpretazione di Derrida che considera la prospettiva hegeliana come tipica di una visione fonocentrica, contrapposta ad una visione eidocentrica, poich per Hegel, entrambe le prospettive sono gravate dalla ingombrante presenza del sensibile fenomenico. Allindividuazione della struttura e dellorigine dellazione si rivolge invece Menegoni, che rileva come il processo di liberazione progressiva dalla naturalit e dallaccidentalit venga compiuto dallanima al fine di generare unazione che mostri la peculiarit soggettiva dellessere umano. A questo proposito, Menegoni individua, lungo tutto larco concettuale hegeliano, elementi comuni che definiscono lessenza dellazione e che si raccolgono nel carattere irrimediabilmente tragico della stessa. La tragicit dellazione appare connessa al tema della scissione, del conflitto inevitabile che contraddistingue ogni azione umana. Se nellazione morale il conflitto nasce dal contrasto tra le intenzioni del soggetto agente e leffetto mondano dellazione che pu sovvertirle e rovesciarle radicalmente nellopposto, in quella etica il conflitto dovuto al farsi natura della libert ancora legata ad aspetti esteriori e accidentali. Nellazione artistica, invece, sebbene il fine ultimo sia la rivelazione spirituale della verit divina, sempre presente laspetto naturale connesso con le forme materiali dellespressivit artistica, mentre nellazione religiosa permane il dissidio tra finito ed infinito, tra Dio e uomo, nonostante i tentativi e le esigenze di conciliazione. Tutte queste forme di agire sono accomunate da una struttura tragica, imputabile alla conflittualit propria sia della situazione, che del soggetto agente e ascrivibile al rovesciamento della situazione in quella opposta con la conseguente presa di coscienza della situazione attraverso il riconoscimento. Questa duplicit e questo conflitto non sono assenti neppure nella superiore attivit dello spirito che, sebbene si realizzi nel pensiero compiuto in s che pensa se stesso, che ha se stesso come contenuto, pone tuttavia al proprio interno il suo radicale altro, alienandosi nella natura per ritornare in se stesso. Nonostante ci, lazione dello spirito, a differenza delle altre azioni, dotata della consapevolezza dellalterit che essa deve porre in s, rive-

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lando il suo carattere di sapere della negativit originaria, una consapevolezza che in forme diverse propria di ogni azione umana. M.Mi. Dal punto di vista di una ricerca del principio originario della sistematicit hegeliana, lo studio di Aldo Stella, seguendo la partizione tra intelletto e ragione, si muove alla ricerca di quei principi che costituiscono le condizioni della possibilit di procedere della logica di Hegel. Nella filosofia hegeliana esistono due tipi di principi: i pre-requisiti, cio quelle ipotesi astratte che si rivelano nel pensiero ordinario, e i presupposti originari, che costituiscono il fondamento del pensiero concreto. Per quanto riguarda i pre-requisiti, osserva Stella, la relazione tra soggetto e oggetto costituisce lipotesi di partenza del pensiero ordinario. In una analisi razionale e concreta occorre tuttavia rivolgersi al presupposto originario che dato dallIntero, in cui le separazioni non sono poste, e che sfugge al pensiero ordinario. La difficolt nel circoscrivere il presupposto originario sta nellimpossibilit da parte del linguaggio, che fonda la sua capacit rappresentativa sullopposizione di soggetto e oggetto, di cogliere tale intero. Di conseguenza, la dialettica tra soggetto e oggetto, che viene posta come origine della sistematicit, si rivela inautentica e, per di pi, occultatrice della verit. Distinguendo sistematicamente il soggetto pensante dalle forme oggettivate (i pensati), il pensare ordinario, osserva Stella, oltre a presupporre la specularit del discorso rappresentativo nei confronti del mondo e delle cose, considera il pensare come il mezzo di collegamento tra lio e la realt e rappresenta un tipo di logica formale che in Hegel non trova riscontro. Nella filosofia hegeliana, infatti, il presupposto essenziale lidentit di pensiero ed essere e quindi la negazione del pensare come strumento o mezzo di collegamento tra due realt eterogenee. Il linguaggio, fondandosi sullopposizione di soggetto e oggetto, si separa, in tal modo, dal pensiero, che, al contrario, rappresenta lidentit con lessere della realt. La dialettica inautentica di soggetto e oggetto, conclude Stella, nasce dunque da esigenze pratiche e linguistiche e non rappresenta, in alcun modo, il fondamento ontologico della sistematicit hegeliana. LAssoluto come principio originario della filosofia il tema dominante anche dello studio di Paolo Valenza che, mettendo a confronto lopera di Hegel con quella di Reinhold, riscontra elementi finora trascurati dallo stesso Hegel e dalla letteratura critica. Valenza prende le mosse da Reinhold e dalla sua analisi di Fichte e Schelling e riscontra nel filosofo due principi essenziali: lassoluto come fondamento ontologico e la ragione storica come telos insito nel tempo. Queste stesse tematiche vengono riscontrate poi anche nel pensiero hegeliano. Le critiche di Reinhold a Fichte e a Schelling si rivolgono allIo come principio originario che, secondo Valenza, pi che sviluppare il criticismo kantiano, si pone come individualit empirica, incapace di fondare e giustificare la scienza. Al contrario, Reinhold pone come principio lAssoluto e anticipa, in questo modo, la totalit hegeliana, posta al di qua dellopposizione tra soggetto e oggetto e quindi della conoscenza. Nellinterpretazione di Valenza lassoluto diventa il principio fondante e determinante le opposizioni filosofiche ed appartiene pertanto ad un contesto non saputo che rimanda alla sfera morale ed esperienzale, in Reinhold come in Hegel. La relazione tra i due filosofi, osserva inoltre Valenza, riscontrabile anche nellanalisi della storia della filosofia. Reinhold, infatti, ritiene che levoluzione della storia verso la Verit assoluta sia giunta ad un punto cruciale con Kant ed il criticismo. Lapoteosi fichtiana della soggettivit non sposta, in ogni caso, il senso razionale e filosofico della storia, indirizzata sempre e comunque verso la realizzazione assoluta. La considerazione di una teleologia razionale intrinseca alla storia avvicinerebbe in tal modo Reinhold a Hegel, teorizzatore del principio della ragione storica e di una filosofia della storia che si identifica con la storia della filosofia. A.S. speculativo e insieme la necessit di restare sempre vincolato alla realt, al dato osservabile empiricamente: scienza e vita vissuta dovevano restare in Feyerabend un binomio inscindibile. Fin dalla giovinezza, durante gli studi a Vienna, egli dimostra la propria insofferenza per tutto ci che rappresenta regole prestabilite, osservanze accademiche e posizioni consenzienti: frequenta i seminari di teologia di padre Otto Mauer con lintento di smantellarne le convinzioni pi certe: Credere in Dio era una cosa - sosteneva - ma cercare di dimostrare la Sua esistenza era impresa destinata al fallimento... la scienza la base della conoscenza, la scienza empirica, le imprese non empiriche sono o logiche o prive di senso. Nellagosto del 1948, durante un seminario ad Alpach, Feyerabend incontra per la prima volta Karl Popper, che passeggiando su e gi davanti ai partecipanti esord: Se per filosofo intendete uno di quei signori che occupano le cattedre di filosofia in Germania, allora di sicuro non sono un filosofo. Feyerabend, ancora studente, rimane colpito dalle parole di Popper, e ancor pi dalla sua affermazione che le argomentazioni sulla verit sono un delirio inconsistente. Lanno seguente, nel 1949, Feyerabend invita Wittgenstein a tenere una conferenza al Circolo Kraft, una versione studentesca del vecchio Circolo di Vienna, e due anni dopo vince una borsa di studio del British Council per andare a studiare con Wittgenstein a Cambridge: ma nellaprile del 1951 Wittgenstein muore, e la scelta del nuovo supervisor cade su Popper. Cos Feyerabend diviene casualmente allievo di Popper, per divenirne in futuro il critico pi radicale e originale: la riluttanza per le dichiarazioni di fede, private o pubbliche che fossero, porter Feyerabend ad allontanarsi da quella che era divenuta la chiesa popperiana. Seguono anni di intenso lavoro: la prima cattedra di filosofia della scienza a Bristol, le letture pi disparate, dai libri gialli a Tennessee Williams, la passione per il teatro, le donne. Eppure una sensazione di spaesamento e di incompiutezza domina la sua esistenza: lirrequietezza non solo intellettuale, ma anche sentimentale, e pi tardi, con il trasferimento in California, diverr unirrequietezza intercontinentale. Verso la fine degli anni 60, a Friburgo, conosce Jung che tenta di invitarlo a pranzo con Heidegger, ma egli declina linvito. Qualche anno dopo lincontro mancato con Heidegger, la pubblicazione dellopera maggiore, Contro il metodo, (1975) e con essa la denuncia di qualsiasi pretesa dingabbiare la realt, polimorfa e in divenire continuo, entro schemi univoci e totalizzanti: lunica strategia intellettuale per lavanzamento della conoscenza scientifica data, secondo Feyerabend, dall anarchismo metodologico. Sono questi gli anni dellinsegnamento in Europa, al Politecnico di Zurigo, il breve ritorno a Berkeley e il definitivo distacco

Feyerabend autobiografico
Con il titolo: AMMAZZANDO IL TEMPO (tr. it. di A. de Lachenal, Laterza, Bari-Roma 1994), voluto dallautore, viene pubblicata lautobiografia che Paul K. Feyerabend ha completato nel suo ultimo mese di vita, lasciando di s un ricordo straordinariamente onesto e coerente. Una coerenza, quella di Feyerabend, che lo port, nella vita privata come in quella professionale, ad assumere posizioni scomode, controverse e controcorrente, al punto di diventare noto come l enfant terrible dellepistemologia.

Con uno stile limpido e vibrante, Paul K. Feyerabend rievoca, in questa autobiografia, la sua famiglia, lascesa del nazismo, gli anni della guerra, la passione per il teatro, la lirica e la filosofia della scienza, le donne della sua vita e le relazioni con alcuni dei grandi intellettuali del Novecento, da Brecht a Wittgenstein a Popper. Pur attratto dalla fisica e dalla matematica, il giovane Feyerabend intraprese con la storia e la sociologia gli studi universitari, poich la fisica - cos pensava allora - ha poco a che fare con la realt. Il ritorno alla scienza fu tuttavia immediato, e con esso lemergere dei suoi veri interessi, che spaziavano dalla fisica teorica alla radioastronomia e allastronomia sferica. Via via venivano definendosi in lui interessi di tipo
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AUTORI E IDEE
dagli Stati Uniti e, soprattutto lincontro, nel 1983, con Grazia Borrini, che diverr la sua quarta moglie. In questi anni, la sensazione di avere ancora una manciata di anni da vivere porta Feyerabend a riflessioni esistenziali profonde: ... Non avrei voluto vivere per sempre e sicuramente non a causa dei libri e degli scritti importanti, ma perch mi piacerebbe invecchiare con Grazia, perch mi piacerebbe in futuro amare il suo viso vecchio e rugoso come amo oggi il suo giovane viso... Questi pensieri mi rendono chiaro il fatto che dopo tutto ci sono delle forti inclinazioni, che non vanno verso cose astratte come la solitudine o qualche conquista intellettuale, ma verso un essere umano vivo. Lonest intellettuale che ha caratterizzato lintero lavoro scientifico di Feyerabend, in queste ultime pagine di vita diviene onest umana, autenticit dellesistenza, atteggiamento etico: un carattere morale non si crea attraverso discussioni, leducazione o con un atto di volont e nemmeno attraverso alcun tipo di azione pianificata, sia essa scientifica, politica o artistica... dipende da un delicato equilibrio tra fiducia in se stessi e attenzione per gli altri. Possiamo creare le condizioni che favoriscono tale equilibrio, non lequilibrio in s. La radicalit del pensare, e con essa il desiderio di liberare la gente dalla tirannia imposta da ottenebratori filosofici, non lo abbandoner mai, fino alla fine. Unenergia vitale, quella di Feyerabend, che confluisce in un amore per il mondo vissuto senza cedimenti, sempre autenticamente: Vorrei che dopo la mia dipartita - sono le sue ultime righe - resti qualcosa di me, non saggi, non dichiarazioni filosofiche definitive, ma amore. Spero che sia questo che rimarr e su di esso non pesi troppo il modo in cui me ne andr, che vorrei lieve... . E.C. In questo suo studio Martha Nubaum ci spiega come chiunque fosse nato tra il 300 a.C. e il 200 d.C. avrebbe potuto seguire un corso di terapia filosofica per curare i suoi disagi esistenziali. Principale obiettivo del testo creare un dialogo tra i maggiori filosofi ellenisti, greci e romani - Lucrezio, Seneca, Epitteto e Sesto Empirico - e gli attuali lettori, invitati a cercare una risposta ai loro problemi psicologici nellopera di questi filosofi. A questo proposito Nubaum prende come esempio i possibili incontri che avrebbero potuto aver luogo, allepoca, tra un suddito del regno ellenico, che avesse voluto risolvere le proprie insoddisfazioni e frustrazioni, e le varie scuole filosofiche. La scuola epicurea, spiega Nubaum, gli avrebbe proposto la riformulazione del sistema di valori, per individuare il desiderio innato per il piacere e per una vita senza paura che in lui erano stati distorti dalletica competitiva del mondo, indicandogli che lunico modo per riacquistare il desiderio naturale quello di coltivare una distaccata tranquillit. Se ci non fosse bastato, aggiunge Nubaum, il terapeuta filosofico lavrebbe guidato a scoprire che le ambizioni di salute e potere sono un modo per sfuggire alla paura inconscia della morte, e come terapia gli avrebbe fatto studiare la fisica per dimostrargli che la mente delluomo, essendo un organo materiale, non sopravvive dopo la morte. Il risentimento per lassenza di una vita dopo la morte sarebbe stato quietato dalla corretta comprensione della natura del piacere nella vita finita e della dinamica della morte. Qualora la cura degli epicurei non gli avesse portato giovamento, osserva Nubaum, il suddito ellenico si sarebbe potuto rivolgere agli stoici che, giudicando naturale e giustificato lo sforzo per giungere al successo mondano, avrebbero individuato la causa del suo malessere nel modo in cui viene perseguito il successo, in particolare nelleccessiva tensione emotiva. Il terapeuta stoico avrebbe spiegato al suddito che i desideri di successo sono dovuti ad errori di giudizio nella valutazione dellessenza intrinseca della realt, e che la loro cura deve includere anche le altre passioni, cio le altre credenze di errata valutazione. La terapia, consistente in esperimenti mentali, gli avrebbe permesso di vedere dallesterno i suoi desideri passionali e le loro conseguenze e lavrebbe portato ad intrattenere un atteggiamento non passionale verso gli oggetti. La cura avrebbe incluso la conoscenza dei veri principi per la valutazione, che gli avrebbe insegnato che l indifferenza la via per la felicit. Se anche lapproccio stoico fosse fallito, prosegue Nubaum, il nostro suddito avrebbe potuto chiedersi se la teoria morale fosse veramente la chiave della felicit; tale riflessione lavrebbe avvicinato agli scettici, i quali sostengono che il non credere a nessuna teoria lunica via per giungere alla vera pace della mente. Il terapeuta scettico avrebbe messo a frutto lesperienza epicurea e stoica e avrebbe indicato nella disillusione il
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L argomento terapeutico delletica ellenistica


Nel suo nuovo saggio
STIC ETHICS THE THERAPY OF DESIRE: THEORY AND PRACTICE IN HELLENI-

(La terapia del desiderio: teoria e pratica nelletica ellenistica, Princeton University Press, Princeton 1994) Martha Nubaum individua nelluso dell argomento terapeutico un elemento comune nelle concezioni etiche delle scuole epicurea, stoica e scettica. Si tratta dellargomento filosofico con cui i filosofi-terapeuti delle scuole ellenistiche, orientate secondo il modello medico, curavano con strumenti puramente razionali coloro che soffrivano di disagi esistenziali. Facendo riferimento ad autori come Lucrezio, Seneca, Epitteto e Sesto Empirico, Nussbaum cerca di instaurare un dialogo tra questi filosofi e i lettori-malati del ventesimo secolo.

primo necessario passo verso il raggiungimento della felicit. La terapia prescritta per giungere al sentimento di sublime distacco sarebbe stata quella di vivere la vita pubblica senza pi credere che ogni successo o fallimento sia in se stesso buono o cattivo. Lo scettico avrebbe tuttavia messo in guardia contro la tentazione di imporre valori oggettivi e di svolgere indagini teoriche, ricordando che non esiste mai una sufficiente base per credere a qualche cosa. L argomento terapeutico, individuato da Nubaum nelle filosofie ellenistiche, risulta essere sviluppo pratico di un argomento filosofico puramente razionale per la ricostruzione dei valori personali nel singolo paziente, con lunico scopo di giungere alla diagnosi e alla cura del malessere. In questo Nubaum difende e riabilita lanalisi cognitiva delle emozioni svolta dai filosofi ellenistici, riconoscendo nellapproccio terapeutico empatico la possibilit di uninterpretazione delle loro teorie. Tuttavia dobbiamo rilevare che laggettivo terapeutico usato da Nubaum, ma non dagli autori presi in considerazione, sebbene anche i filosofi ellenisti, come ogni filosofo morale dellantichit, utilizzassero la metafora del filosofo come dottore dellanima. Lindividuazione e la categorizzazione del pensiero morale dei filosofi ellenisti secondo il modello terapeutico, porta Nubaum a tracciare un confronto limitato tra questi e gli altri filosofi dellantichit che presentano caratteri teoretici diversi. Cos Aristotele promotore di un paradigma di santit e di un pluralismo dialettico senza preconcetti; mentre Platone colui che colloca i valori solo su un piano trascendente, facendo s che essi non abbiano nulla a che fare con la nostra vita. In realt accanto allapproccio terapeutico sarebbe opportuno che apparissero altre caratteristiche che non possono essere semplicemente tralasciate, come ad esempio, presso gli stoici, la negazione di gradi della felicit e dellinfelicit, luso terapeutico del paradosso e il fatalismo provvidenziale per legittimare, piuttosto che deplorare, la sofferenza umana. Lindividuazione dellargomento terapeutico di Nubaum ha il merito di permettere il confronto orizzontale tra i diversi metodi di cura nelle tre scuole ellenistiche, ma richiede di essere allargato anche nella direzione verticale, cio allinterno di ciascuna scuola. In particolare, appare eccessivamente riduttiva la visione della scuola stoica. Luso di esempi individuali, letterali o storici nellinsegnamento morale, ad esempio, centrale in Seneca, ma non nella filosofia morale tradizionale stoica, ove il saggio simbolo paradigmatico. Linterpretazione di Nubaum, tuttavia, fornisce anche una nuova interpretazione della teoria dellimmortalit in Lucrezio e in Seneca, mettendo in rilievo, nel primo, lazione reciproca tra concezione positiva e negativa dellaggressione, nella sua poesia, e la precisa strategia da lui elaborata per combattere le passioni erotiche, nel secondo uninterpretazione filosofica della tragedia Medea. M.G.

AUTORI E IDEE
mento necessario per correggere i limiti presenti nella filosofia della Ragion di Stato del 600. A questo proposito Borrelli analizza i modelli politici del 500 e del 600, tra cui quelli di Giovanni Botero e di Lodovico Settala, dimostrando la loro derivazione filosofica dallaccostamento delle categorie della Ragion di Stato a quelle del Leviatano. Con la caduta delle politiche ecclesiastiche, che durante le guerre di religione avevano mostrato i propri limiti, simpone il modello della Ragion di Stato che, per conservare lautorit, si serve della prudenza e della saggezza. Borrelli analizza minuziosamente queste due categorie politiche, riscontrando nella prudenza quella capacit di trovare un fondamento prescrittivo, che utilizzi ogni mezzo (come linganno e il trucco) per conservare lautorit, e nella saggezza la costituzione di quella sfera privata con interessi propri, che attraverso il dominio delle passioni allontana lindividuo comune dalla gestione politica. Secondo Borrelli, tuttavia, la Ragion di Stato incapace di legittimare totalmente il potere e di impedire il rischio di trasgressione; per questo necessita della dimensione del contratto e dellautorit, che appartengono al modello di Hobbes. In altre parole, nasce qui lesigenza dello scambio tra il pubblico, inteso come lautorit che si serve della coercizione e della prudenza, e il privato, che allobbedienza e alla disciplina accosta la saggezza degli interessi propri. Il comando e lobbedienza, il contratto e lautorizzazione, giustificano, in conclusione, loperato del principe, che manifesta la sua attivit di controllo e di mediazione. La capacit di simulare opinioni e di nascondere ci che pensa diventa il carattere proprio del principe che, potendo incidere segretamente sui comportamenti umani, si autolegittima come autentica autorit politica. Lo studio di Giacomo Marramao consiste in una raccolta di saggi, scritti in tempi e occasioni diverse. Il presupposto che regge il volume la crisi dello stato accentratore, tipico della filosofia del Leviatano, e lapertura ad una filosofia politica ed etica di diverso tipo. In riferimento alla filosofia weberiana e nietzscheana, Marramao individua nel politeismo e nella visione antropocentrica il fondamento dello stato postmoderno che, pur non rispecchiando pi un ideale universalistico, non si ritrova neppure nelle costellazioni ermeneutiche e deboliste della filosofia contemporanea. Lautore, infatti, presenta il liberalismo da una parte come etica del conflitto e della competizione tra gli individui, dallaltra come superamento dello stato sociale, ultimo residuo, ricorda Marramao, delleredit marxista. Attraverso autori come Weber, Kelsen o Luhmann, la concezione personalistica e individualistica dello stato diventa il perno attorno al quale far ruotare la res pubblica, non pi centralistica, ma sempre determinante lesistenza politica degli individui. A.S.

Thomas Hobbes

Attualit del Leviatano


Accompagnato da una raccolta antologica di testi, lo studio di Tito Magri, HOBBES (Laterza, Roma-Bari 1994), affronta il pensiero politico del filosofo inglese. Un approfondimento dei rapporti tra il Leviatano e lepoca moderna e contemporanea invece oggetto di due studi che intendono affrontare leredit politica e filosofica lasciataci da Hobbes. Si tratta dello studio di Gianfranco Borrelli, RAGION DI STATO E LEVIATANO (Il Mulino, Bologna 1993), e di quello di Giacomo Marramao, DOPO IL LEVIATANO. INDIVIDUO E COMUNIT NELLA FILOSOFIA POLITICA

(Giappichelli, Torino 1995).

Secondo Tito Magri, la filosofia politica di Thomas Hobbes nasce dallanalisi degli Stati storici e della loro incapacit a legittimare lordine costituito. Da questo punto di vista, lesigenza di fondare razionalmente la giustizia, lautorit dello Stato e lobbligo dei cittadini, costituisce il senso dellopera filosofica e insieme del progetto politico di Hobbes. La demarcazione tra stato di natura e stato civile permette a Hobbes di collocare il diritto di natura, inteso come assoluta libert individuale, e la ragione naturale, lautoconservazione, nella priori delluomo, portato istintivamente e naturalmente verso la guerra. Distinguendo il De cive, in cui la guerra

nasce dalla distorsione della ragione, dal Leviatano, in cui la guerra invece espressione di autoconservazione egoistica, e quindi razionale, Magri riconosce in Hobbes la necessit di costruire e socializzare il diritto naturale, che, se lasciato al suo arbitrio, si fa portatore solo di interessi egoistici. Nasce cos la legge di natura, intesa come lobbligo che trasforma la ragione individuale in ragione concordata. Il patto sociale, infatti, modifica gli interessi individuali ed egoistici del diritto di natura, nel comune accordo sulla legge di natura, costituendo in modo compiuto la giustizia e la razionalit. In questo modo, secondo Magri, Hobbes riesce a fondare razionalmente la giustizia, nata dallaccordo comune di modificare il diritto naturale in legge di natura. La figura del sovrano, a questo proposito, diventa garante del patto sociale, in quanto la condizione necessaria per mantenere la legge di natura un potere coercitivo che impedisca la violazione, irrazionale ed ingiusta, del patto. La tesi di Magri, che gi in Contratto e convenzione (Milano, Feltrinelli 1993) aveva descritto il progetto politico di Hobbes con i caratteri della razionalit, pi che dellassolutismo, viene confermata dallesigenza dello scambio tra obbligo dei cittadini e autorit del sovrano, che legittimano razionalmente lesistenza dello stato. La razionalit del Leviatano riconosciuta anche da Gianfranco Borrelli, che vede nella soluzione politica di Hobbes lo stru22

AUTORI E IDEE
Liberalismo politico e teoria del diritto
A pi di ventanni di distanza dalluscita di Una teoria della giustizia, considerato uno dei classici della filosofia politica contemporanea, John Rawls pubblica LIBERALISMO POLITICO (tr. it. di G. Rigamonti, Edizioni di Comunit, Milano 1994), destinato anchesso, come il precedente, a costituire un punto di riferimento obbligato nel dibattito allinterno della filosofia politica contemporanea. A questopera pu essere affiancata, in un significativo confronto, quella recente di Niklas Luhmann, DAS RECHT DER GESELLSCHAFT (Il diritto della societ, Suhrkamp, Francoforte s/ M. 1993), in cui la teoria dei sistemi viene applicata a unanalisi del diritto da un punto di vista sociologico, dove contratto e propriet sono i punti di contatto e di mediazione tra il sistema del diritto e quello delleconomia.

Lo studio di Niklas Luhmann, Das Recht der Gesellschaft, inizia con una distaccata descrizione della teoria del diritto dal punto di vista di un osservatore esterno, quasi a voler determinare il luogo teorico del diritto. Si concentra poi sul sistema del diritto nel suo insieme: allanalisi dei tribunali, che per Luhmann costituiscono il centro di questo sistema, segue la trattazione dei livelli dell Argomentazione (ragioni della distinzione equo-iniquo), della Politica e Diritto, degli Accoppiamenti strutturali, dell Autodescrizione del sistema del diritto, con cui lattenzione di Luhmann torna nuovamente allautocomprensione che i teorici hanno della teoria del diritto, rendendo comprensibile questa autocomprensione a partire dal sistema e dalla sua funzione. Lultimo capitolo del suo studio dedicato allanalisi del rapporto tra diritto e societ. Motore del sistema del diritto, e della sua capacit di riprodursi nel tempo, per Luhmann la distinzione giusto-ingiusto (Recht-Unrecht); questa distinzione anche la chiave della teoria del diritto. Luhmann conferisce cos al sistema del diritto una dimensione temporalmente strutturata, in quanto vi un passato, a cui fare riferimento, per prendere una decisione nel presente, rispetto a un determinato caso, in modo che tale decisione valga nel futuro per casi ulteriori. Questa concezione del diritto riprende quella luhmanniana di societ. Se la societ si costituisce nellelemento della comunicazione, questultima possibile, per, solo a condizione che un senso comunicabile possa stabilizzarsi al di l del momento in cui viene espresso. In ci risiede la funzione delle regole; i conflitti sociali nascono quando qualcuno, violando le regole o deviando da esse, delude le aspettative di chi le osserva. In questo contesto, la funzione del diritto non di appianare i conflitti, ma di rendere stabili determinate aspirazioni

e/o proiezioni circa il futuro di una determinata societ, distinguendole da quelle illegittime. Uno schema analogo viene anche applicato da Luhmann a una delle parti principali del sistema giuridico - largomentazione giuridica. Dallesposizione di Luhmann risulta che le motivazioni (Begrndungen) giuridiche hanno al tempo stesso la funzione di rendere ripetibili le regole decisionali per ogni singolo caso e di sviluppare la sensibilit per le differenze di carattere in ogni singolo caso. Importanti, nelleconomia del discorso di Luhmann, sono anche le osservazioni sull accoppiamento strutturale: la propriet accoppia strutturalmente diritto ed economia; la costituzione diritto e politica. Luhmann si pone al di l della contrapposizione tra i sostenitori di un diritto razionale (che si riferisce a principi fondativi esterni al diritto come la natura o la ragione) e i fautori di un positivismo giuridico (che si riferisce a criteri interni): in un caso la carenza risiede nellassenza di un principio di validit nella decisione tra principi in conflitto tra loro. Nellaltro nellassenza di una giustificazione ultima per ci che viene applicato in quanto diritto valido. Nessuno di questi approcci in grado di rendere conto dellunit del sistema nel sistema: validit e fondazione giustificante non coincidono; di conseguenza bisogna decidersi per il primato

delluna o dellaltra versione. Ma proprio questo un problema di auto-descrizione del sistema. M.M. Con Una teoria della giustizia (1971) John Rawls intendeva dare una risposta adeguata dal punto di vista etico alla complessit della societ contemporanea. Nelle otto lezioni che compongono questo nuovo lavoro di Rawls, Liberalismo politico, lidea di giustizia come equit, concetto-chiave sul quale si fondava lintero impianto strutturale dellopera precedente, viene radicalmente riformulata. La teoria contrattualistica della giustizia come equit, considerata in precedenza una concezione morale e politica insieme, viene ora concepita come una teoria unicamente e propriamente politica che, nel contesto di sfondo della tradizione democratica, agisce nello spazio della ragione pubblica e definisce principi e valori di una societ giusta, intesa come un sistema di cooperazione fra cittadini liberi e uguali. Mentre in Una teoria della giustizia la condivisione dei principi di giustizia veniva presentata come partecipazione di una dottrina morale che include tutti i valori e che consente quindi la stabilit nel tempo di una societ bene ordinata, Liberalismo politico si basa sullidea alternativa della mutua compatibilit tra consenso e convergenza sui valori politici e la variet e la divergenza delle nostre prospettive di valo-

Niklas Luhmann

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AUTORI E IDEE
re, dei nostri attaccamenti e impegni. Questo significa che la teoria della giustizia, per una societ democratica, deve prendere sul serio la sfida del pluralismo: una societ democratica moderna non caratterizzata soltanto da un pluralismo di dottrine religiose, filosofiche e morali comprensive, ma da un pluralismo di dottrine comprensive incompatibili e tuttavia ragionevoli. Il liberalismo politico assume che, ai fini della politica, una pluralit di dottrine comprensive ragionevoli, ma incompatibili, sia il risultato normale dellesercizio della ragione umana entro le libere istituzioni di un regime democratico costituzionale. Questo pluralismo ragionevole, come lo chiama Rawls, dimostra che lidea di un societ bene ordinata, associata alla giustizia come equit, irrealistica, in quanto in contraddizione con la realizzazione dei suoi stessi principi nelle migliori condizioni prevedibili. Di conseguenza quella che Rawls chiamava una societ bene ordinata, una societ stabile, relativamente omogenea nelle sue convinzioni morali di fondo e nella quale esiste un accordo complessivo su cosa costituisca una vita buona, viene ripensata alla luce della effettiva realt delle moderne societ democratiche, entro le quali coesistono una pluralit di dottrine, religiose, filosofiche e morali, inconciliabili tra loro. A questo punto Rawls si chiede: come possibile che una societ di cittadini liberi ed eguali permanga durevolmente nella concordia, quando si trova ad essere cos profondamente divisa al suo interno a causa della coesistenza di dottrine ragionevoli, ma incompatibili fra loro? Detto in altro modo: come possibile che dottrine comprensive profondamente contrapposte, bench ragionevoli, convivano e sostengano tutte la concezione politica di un regime costituzionale? La risposta di Rawsl prende le mosse dalla ridefinizione del concetto di societ bene ordinata: non si tratta pi di una societ unita nelle sue convinzioni morali di fondo, ma nella sua concezione politica della giustizia; questa giustizia al centro di quello che Rawls chiama un consenso per intersezione di dottrine comprensive ragionevoli. Proprio il fatto che la giustizia come equit possa essere al centro di un consenso per intersezione significa che essa pu essere accettata dalle principali dottrine religiose, filosofiche e morali che convivono entro una societ bene ordinata. Allinterno di questa concezione politica della giustizia, il liberalismo pone ora nuovi quesiti: quali sono gli equi termini di una cooperazione sociale fra cittadini concepiti come liberi ed eguali, ma divisi da profondi conflitti dottrinali? Quali sono la struttura e il contenuto della concezione politica che si richiede a questo scopo, ammesso che una simile concezione sia possibile? Secondo Rawls si tratta di introdurre nelle concezioni che gli uomini hanno del proprio bene un elemento trascendente che non ammetta compromessi e che imponga o un conflitto mortale, o una libert di coscienza e di pensiero uguale per tutti. Nessuna concezione politica ragionevole della giustizia possibile, osserva Rawls, se non sulla base di questultima opzione, saldamente fondata e pubblicamente riconosciuta. E il liberalismo politico inizia prendendo sul serio la profondit assoluta di questo inconciliabile conflitto latente, assumendolo come oggetto politico proprio. in tale contesto che Rawls giunge ad un nuovo modo di intendere la giustizia come equit: non pi come concetto morale e politico insieme, ma in quanto forma, essa stessa, del liberalismo politico. Muovendo da unanalisi politica del conflitto religioso moderno nel mondo occidentale, Rawls vede nella tolleranza il nucleo della versione di liberalismo politico che egli predilige. E.C. della pratica della scrittura attraverso la questione del rapporto tra linguaggio e comunicazione nel passaggio dalla cultura orale a quella scritta, quella dellorigine della scrittura in Platone e quella dellorigine teologica dellermeneutica. La seconda parte invece tesa a illustrare gli strumenti (le tecniche interpretative della psicoanalisi da un lato, e la lettura sintomale althusseriana dallaltro) per la messa in pratica di una lettura decostruttiva - insieme analitica e produttiva - dei testi. Ponendo al centro della propria analisi la questione della lettura, piuttosto che quella della scrittura, DAlessandro sottolinea il fatto che nel pensiero fin da sempre si ha a che fare con un testo: ogni produzione di pensiero, ogni evento di scrittura si inseriscono nellinterlinea di un testo, in quellaccadere di un non detto che, al di l del detto, viene messo in luce dalla pratica della lettura sintomale. Essa fa emergere quella parola che ancora non ha avuto una rappresentazione scritturale al di fuori di qualunque metafisica dellinconscio, concepita come creatio ex nihilo, e consiste invece in un dare voce a ci che parla nel silenzio. Per questa via linterpretazione di DAlessandro mette in atto (mediante la lettura sintomale e losservazione fenomenologica delle dinamiche testuali) una radicalizzazione dellermeneutica che, di contro al primato metafisico della vista, privilegia la dimensione dellascolto. Muovendo proprio dallesperienza di pensiero della metafisica, lultima opera di Enrico Berti, Introduzione alla metafisica, intende dar conto di quella che appare come lesperienza filosofica in quanto tale. Secondo Berti, rispondere alla domanda che cos metafisica? significa affrontare il problema del prodursi di un pensiero che si qualifica come filosofico. Per circoscrivere i termini della questione Berti ricorre allesame di quelle configurazioni teoriche che, a diverso titolo, si sono storicamente dichiarate metafisica - o ad essa sono state ricondotte. Emergono cos diverse tipologie della metafisica (immanentistica, partecipativa, dellesperienza), il cui tratto caratteristico, per definizione, consiste nell occuparsi di ci che sfugge al sapere comune o a quello scientifico, nonch alle loro procedure di verifica. Obiettivo non nascosto di Berti, che alla metafisica (quella che si richiama in particolare ad Aristotele) ha dedicato gran parte della propria riflessione, anche quello di ricondurre a termini storicamente e teoricamente corretti le talora frettolose liquidazioni che, sulla scorta di Heidegger, prefigurano un generico superamento della metafisica. Le critiche alla metafisica in quanto tale, osserva Berti, trovano un riscontro molto lontano nella metafisica e nello scetticismo antichi; daltra parte, da Nietzsche in poi, la polemica antimetafisica ha avuto come suo obiettivo il cosiddetto platonismo, ovvero una determinata tipologia di metafisica,

La metafisica e la produzione del pensiero


Sebbene frutto di due approcci differenti, lopera di Paolo DAlessandro, ESPERIENZE DI LETTURA E PRODUZIONE DI PENSIERO. INTRODUZIONE ALLA FILOSOFIA TEORETICA (LED, Milano 1994), e quella di Enrico Berti, INTRODUZIONE ALLA METAFISICA (Utet, Torino 1993), appaiono indirizzate verso il medesimo problema: il tentativo di determinare il quid della filosofia attraverso lesame del suo effettivo configurarsi come pratica teorica.

Nella sua opera pi recente, Esperienza di lettura e produzione di pensiero, Paolo DAlessandro intende far emergere il quid della filosofia attraverso losservazione della pratica del filosofare, delle sue modalit e del soggetto del filosofare medesimo. Se le questioni relative al chi e al come della pratica del pensiero, che risultano connesse nella tradizione filosofica, sembrano rinviare entrambe a un qualche accordo preliminare su ci che si intende con la nozione di pensare, DAlessandro ritiene invece che losservazione degli esiti filosofici di quella praticha possa mettere in luce la radice del giudizio, necessariamente non fondato in quanto presupposto, che ritiene di poter elaborare una filosofia partendo dalla sua definizione. Secondo DAlessandro, lillustrazione di un sapere filosofico gi di necessit un fare filosofico, laddove questo fare sia cosciente del proprio qualificarsi come pratica di linguaggio. Un tale sguardo teoretico, daltra parte, non pu che determinarsi come genealogico; non pu che fare i conti con il problema dellorigine della linguistica e dellermeneutica, ovvero con la questione del logos. Lo studio di DAlessandro appare idealmente diviso in due parti. La prima (i capitoli linguistica ed ermeneutica) mira a sterrare archeologicamente le origini
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quella della partecipazione, lasciando fuori dalla propria portata critica la cosiddetta metafisica classica, quella cio che, richiamandosi a vario titolo ad Aristotele, rientra piuttosto nella tipologia della metafisica dell esperienza integrale. La metafisica classica, aggiunge Berti, si riferisce allesperienza in quanto tale, allesperienza nel senso pi generale possibile; in una parola, allesperienza della totalit attraverso una tematizzazione, anzich unoggettivazione, che invece il modo con cui le scienze si riferiscono al proprio oggetto. Della nozione di totalit verso cui si indirizza la metafisica classica, fa notare Berti, un esempio Aristotele, la cui riflessione sulla totalit consiste, infatti, nel non semantizzare la nozione di essere (n, per contrapposizione, quella di nulla), bens nellindividuare i suoi molteplici significati, le categorie, nonch le sue propriet trascendentali, che concorrono a rendere intelligibile lesperienza. In Aristotele rintracciabile anche la scoperta che lesperienza, ovvero la natura, non esaurisce lessere, che per questo la trascende. Daltra parte, il concetto stesso di esperienza appare per pi versi problematico, sospeso fra il suo carattere definitorio e quello interpretativo. Dalla non assolutizzabilit dellesperienza deriva il carattere di trascendenza del Principio; in questa trascendenza (anzich nellidentit, postulata da Heidegger con il suo concetto di onto-teo-logia) accade la coincidenza dellontologia con la teologia, del senso dellessere con il suo principio. F.C. ranea. Nellantica Grecia, osserva Garaventa, il suicidio veniva visto come un atto eroico; i suicidi pi famosi furono commessi in difesa di valori, di ideali, da cui non si poteva prescindere. Ben diverso il suicidio nellet moderna, dettato da una totale caduta di senso dellesistenza, che colpisce il singolo come la collettivit; qui il suicidio, fa notare Garaventa, rispecchia la noia di un vivere quotidiano anonimo, privo di stimoli interiori ed esterni. Per questo suo aspetto, tuttaltro che eroico, il suicidio viene considerato da molti, come ad esempio Goethe, un atto patologico, illeggittimo, scandaloso per la cultura dellepoca; per altri invece, come Leopardi, esso non che il prodotto di una specifica atmosfera culturale. Il suicidio pi tragico, secondo Garaventa, quello contemporaneo, in quanto frutto di una drammatica elaborazione interiore e di una latente incapacit di riscatto da parte del soggetto, come in particolare ha saputo mostrare Dostoevskij. Nellanalisi di Garaventa, Goethe, Leopardi e Dostoevskij incarnano divergenti modi di intendere e di proporre, attraverso le loro opere, il suicidio. Il Werther di Goethe vede nella morte la realizzazione della propria totalit; una realizzazione che egli non trova nellesistenza terrena. Il suicidio dei personaggi di Leopardi invece effetto dellamor proprio individuale, che preferisce la morte alla consapevolezza del proprio nulla. In Dostoevskij, infine, dove i personaggi sono quasi sempre figure psicologicamente complesse, incapaci di governare se stesse, il suicidio conseguenza di un dramma interiore e si colloca in un contesto di visione globale del mondo come qualcosa di assurdo e tragico. Sulla necessit esistenziale di conferire un senso a se stessi e a ci che ci circonda ci su cui insiste Franco Crespi in Imparare ad esistere, affermando che il vero riscatto delluomo sia accettare se stesso, con tutti i propri limiti, e ricercare un equilibrio tra libert e necessit, tra dipendenza da contesti socio-culturali e indipendenza dellindividuo come soggetto. Unesistenza meditata, spiega Crespi, unesistenza che progressivamente arricchisce lindividuo e, con lui, la collettivit. Vivere secondo un senso, afferma Crespi, inventarsi attimo dopo attimo; disporsi nei confronti di s e del mondo con attenzione e premura; mettersi in discussione con il rischio di una radicale problematizzazione di e stessi. Una delle cause maggiori dei suicidi passati e attuali, osserva Crespi, proprio lillusione di risposte immediate riguardo ai grandi dubbi e interrogativi esistenziali. Nella sua interpretazione, Crespi ben lungi dal concepire la capacit di esistere come questione morale, dato che non vengono presi in considerazione n precetti, n regole, n modelli sociali. Il vero giudice della propria esistenza il singolo, che ha la grande responsabilit di essere se stesso e di coltivare la propria coscienza. D.M.
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Marx e il sogno della storia


Perch occuparsi di Marx? Non si tratta di cercarvi massime di vita, politica o filosofica, utili ai problemi della societ contemporanea, n di delineare unutopia politica, che Marx stesso avrebbe, per primo, rifiutata, ma di recuperare il carattere stesso della riflessione marxiana che, in quanto critica delleconomia politica, si configura come un pensiero che costruisce, anzich come un pensiero che narra. E questa la prospettiva in cui si muove lopera di Fulvio Papi, IL SOGNO FILOSOFICO DELLA STORIA . INTERPRETAZIONI SULL OPERA DI MARX (Guerini e Associati, Milano 1994), alla quale pu essere accostata, dello stesso autore, anche se in una diversa prospettiva, la raccolta di saggi dal titolo: PHILOSOPHIA IMAGO MUNDI (a cura di F. Merlini, Edizioni Alice, Comano-CH 1994).

Esistenza affermata, esistenza negata


Due recenti studi forniscono nuovi spunti per una riflessione sul senso dellesistenza in chiave esistenzialemetafisica. Si tratta de IL SUICIDIO NELLET DEL NICHILISMO (Franco Angeli, Milano 1994), di Roberto Garaventa, che attraverso linterpretazione dellopera di Goethe, Leopardi e Dostoevskij analizza il suicidio come risposta ad una crisi di senso dellesistenza, e di IMPARARE AD ESISTERE (Donzelli, Roma 1994), di Franco Crespi, che propone uninterpretazione del senso dellesistere sulla base di percorsi filosofici alternativi.

Nel suo studio, Il suicidio nellet del nichilismo, Roberto Garaventa affronta il problema del suicidio, presupponendo che esso sia conseguenza ultima dellincapacit di cogliere il senso dellesistere. Attraverso un esame dellopera di Goethe, Leopardi, Dostoevskij, Garaventa ripercorre i vari significati e le varie interpretazioni che al suicidio sono state assegnate nel corso della storia. Tre sono le epoche prese in considerazione da Garaventa: greca, moderna, contempo-

Il sogno filosofico della storia di Fulvio Papi unopera che riveste i caratteri dell inattualit, nello specifico senso nietzscheano. Non solo per la ragione, tutto sommato banale, per cui da alcuni anni la riflessione critica e la produzione teoretica intorno allopera di Marx hanno subito una netta flessione. L inattualit di questopera consiste nel fatto che essa si inserisce nel progetto di una critica delle pratiche teoriche, in vista di quella riflessione sulla prassi che costituisce essenza e inattualit della filosofia. Nellanalisi di alcune tematiche marxiane, Papi ritrova infatti la questione del rapporto tra teoria e prassi, che in lui assurge a nodo cruciale nella determinazione del senso della pratica di pensiero. Non a caso, Papi considera come contributo decisivo di Marx lessere pervenuto alla separazione del tema dellautonomia della filosofia (respinta come illusoria) da quello della coscienza e del soggetto, che costituisce invece un filo conduttore allinterno dello sviluppo della riflessione marxiana, ponendo la questione della possibilit pratica del soggetto di entrare in rapporto con il mondo e determinarsi, in tal modo, come soggetto storico. Il discorso filosofico, secondo Papi, deve necessariamente farsi carico del proprio essere in situazione, ovvero del proprio essere storicamente determinato, ponendosi la questione dellorizzonte di mondo in cui esso iscritto e che esso configura. Lintento configurativo, osserva daltra parte Papi nella Prefazione alla sua raccolta di saggi Philosophia imago mundi, appare infatti finalizzato, da parte del soggetto filosofico che lo persegue, non a una decisione o a una conoscenza, bens allincontro del soggetto medesimo con il proprio essere. Nellinterpretazione di Marx da parte di Papi evidente, daltra parte, linflusso del razionalismo critico di Banfi, da cui pure Papi prende le distanze. Una delle

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chiavi di accesso alla riflessione papiana, come sottolinea Fabio Merlini nel suo saggio: Ricognizione. Filosofia come pratica configurativa, posto come introduzione a Philosophia imago mundi, pu essere individuata nella nozione di pluralit. Tale nozione, rintracciabile in Marx nella categoria di geografia della storia, che riconosce la specificit delle singole e determinate dinamiche storiche, affiora anche nel saggio Le topologie razionali, contenuto in Philosophia imago mundi , laddove Papi descrive il percorso filosofico che scaturisce dalla rinuncia al tentativo di dare luogo a un modello epistemologico di razionalit, per seguire, invece, i processi costitutivi delle varie estrinsecazioni della ragione, anche al di l della conoscenza positiva. In questa prospettiva, sostiene Papi, ogni singola pratica storica costituisce una storia; e ogni singola storia si presenta come una storia a s. In tal senso non si d, ad esempio, isomorfismo tra la storia e la storia della filosofia; e questultima, espressione per eccellenza dellumanesimo idealista, rappresenta la messa in scena del soggetto, che appare e si dissimula a seconda dei momenti della rappresentazione. Per Papi, come non esiste la storia (in quanto soggetto, o oggetto, sovraindividuale e sovrastorico), se non dal punto di vista puramente narrazionale, ugualmente non legittimo considerare lepistemologia nei termini di una teoria generale della conoscenza. Una tale impostazione si fonda sul presupposto, radicalmente anti-idealistico, che muove la riflessione di Papi. Il suo rifiuto del soggettivismo idealista non pu non fare i conti con la nozione di soggetto; ovvero, dal punto di vista delle ascendenze hegeliane dellinterpretazione di Marx, con la nozione di autocoscienza. Questultima, osserva Papi, non riveste affatto i caratteri dellautoevidenza, non rappresenta un dato, bens appartiene allorizzonte della volont: Essa vuole essere unautocoscienza intesa come libert, e questo non un momento dellintelletto, ma unesperienza fondativa della prassi. In questo carattere tensionale, rivolto alla totalit, Papi individua lineliminabile radice tragica dello hegelismo e, al contempo, il suo carattere aristocratico. Questo aspetto trapassa, in Marx, nellaffermazione della necessit storica e logica dellavanguardia: categoria, questultima, che individua proprio un soggetto storico che non cessa di considerare lalterit, sia essa la natura o siano essi gli altri uomini, come una sorta di spazioregione da colonizzare. E proprio una tale considerazione dellalterit, fa notare Papi, che motiva, ad esempio, taluni esiti dei Grundrisse , per certi versi in contrasto con il delinearsi del profilo di una soggettivit coerente con la concezione materialistica della storia. F.C.

Il filosofo e la storia
Considerati nella prospettiva con cui Marx, confrontandosi con Bruno Bauer sulla questione ebraica, profilava il compito dell emancipazione come unattivit intesa a ricondurre i rapporti sociali al mondo delluomo e all uomo stesso, molti dei saggi, delle conferenze e degli interventi di varia natura, scritti nellarco di quasi due generazioni, che ora Pasquale Salvucci raccoglie nel volume IL FILOSOFO E LA STORIA (Quattroventi, Urbino 1994), acquistano piena intelligibilit e unit di contenuto. La struttura del volume, diviso per aree tematiche, illustra significativamente lintero ambito di studi e riflessioni di Salvucci: la filos ofi a s coz z es e, Ka nt , F ic ht e, Schelling, Hegel, Marx e la filosofia contemporanea.

Attraverso i vari saggi che compongono il volume Il filosofo e la storia si pu ricavare come Pasquale Salvucci propenda senzaltro per un esito ottimistico dellazione pratica delluomo sulla realt; egli si attiene a ci che chiama fiducia nelluomo e alla sua facolt di rendere razionale, cio adatto alla propria vita, il mondo, e con ci alla fede che il futuro dellazione umana sia garantito da un senso della storia imposto dalla razionalit delle azioni. E evidente in Salvucci linfluenza della lezione hegeliana, ma anche quella delleconomia classica scozzese. Ladesione alla finitezza dellesistenza umana non per Salvucci - come non lo era neppure per Arturo Massolo, al quale risale la sua formazione filosofica - lunico discrimine dellistanza umana della filosofia, come invece lesistenzialismo europeo in generale sembrava aver postulato. Per questo, secondo Salvucci, non solo quella kantiana, ma anche quella postkantiana, generalmente interpretata come orientata alla distruzione della essenziale finitezza, invece filosofia dotata di profonda umanit. Salvucci dedica il suo volume alla memoria di Cesare Luporini ad un anno dalla sua scomparsa, e vi raccoglie anche la discussione del famoso libro di questi Spazio e materia in Kant (1961); ebbene Luporini, a differenza di Massolo, aveva unattitudine pessimistica sulla possibilit di umanizzare il mondo e diffidava dagli sviluppi idealistici della filosofia kantiana. Le idee di Salvucci risultano vividamente delineate dai saggi fichtiani. Il mondo degli uomini lorizzonte dellesplicazione del circolo di vita e coscienza speculativa. Salvucci salda nellintersoggettivit lirriflesso e linconscio della vita con la certezza della coscienza, aderendo a note formule fichtiane; ed sul nesso di vita e coscienza, realizzato
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nel dialogo, che si regge linterpretazione di Fichte. Questo tratto peculiare dellinterpretazione fichtiana di Salvucci va sicuramente ricondotto allintento massoliano di enucleare la soggettivit in senso antisoggettivistico; e in ogni caso muove dalloriginalit e dalla priorit della vita cosciente. Per di pi, in un saggio del 1990, Fichte, Marx e la prassi emancipatrice, Salvucci sembra imputare in gran parte a Fichte lidea marxiana di emancipazione e di razionalizzazione del mondo delluomo e mostra come nel giovane Marx vi siano spie lessicali che tradiscono, se non uninfluente lettura di Fichte, certo lassunzione di un modello simile a quello fichtiano: laffermazione che luomo il mondo delluomo, stato, societ come scriveva Marx in Per la critica della filosofia hegeliana del diritto - ha una genesi che risalirebbe a Fichte, e in parte a Hegel. E nel senso comunque di una ricerca delle radici del concetto di emancipazione che Salvucci vede in Fichte e in Marx un modello comune, e nellintero pensiero politico tedesco un vincolo genealogico tra Fichte, Hegel e Marx. Ora, per Salvucci, lemancipazione non mai dissociabile dalla razionalizzazione. Per questo, se la massima carenza del postmoderno e del pensiero debole risiede nellidea che scardina il senso della storia e rende il futuro indeterminato e inappetibile ad ogni speranza e progetto, allora la razionalizzazione del degrado presente non appare pi neppure auspicabile, n luomo pu riscattarsi in un mondo proprio, conciliato secondo la forma di una comunit del dialogo nella citt delluomo -, da cui ogni tratto disumano sia stato espunto come irrazionale. Secondo Salvucci, con le teoriche del postmoderno vengono tradite e la filosofia kantiana, che non lascia il futuro in unindeterminatezza, e quella hegeliana. In tale contesto, egli trova poco coerente lassunto di Paul Ricoeur circa la determinazione del futuro in direzione del desiderabile e del ragionevole sulla base di un azione strategica, con la conclusione rassegnata alla finitezza della comprensione ed allimpossibilit di garantire un sicuro successo alle azioni umane. Secondo Salvucci, a partire dalla vita cosciente del soggetto - che costantemente auspicata - la forma comunitaria e dialogica ha bisogno di riporre fiducia in un futuro per potersi inverare, e deve perci essere costituita in modo differente da un semplice orizzonte dintesa inconscio (come teorizzato da Habermas), che di quella fiducia pu anche fare a meno. Soltanto la destinazione (Bestimmung) etica e politica del filosofo possono ridurre gradualmente i margini irrazionali del mondo ed umanizzarlo, e possono dare un senso alla storia. Volutamente Salvucci intende

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Johann Heinrich Fssli, L'artista a colloquio con J. J. Bodmer (part.)

esprimere nellidea fichtiana, anche comunemente vulgata, di destinazione del dotto la propria concezione dell intellettuale, che egli propugna ancora, associandola con il progetto di umanizzazione e razionalizzazione del mondo contro le filosofie popolari che si definiscono postmoderne. A questo proposito si pu qui richiamare il recente studio di Luca Fonnesu, Antropologia e idealismo. La destinazione delluomo nelletica di Fichte (Laterza, Bari-Roma 1993), che imposta linterpretazione delletica di Fichte in rapporto alla nozione di destinazione delluomo, offrendo la prima ricognizione sistematica dellorigine di questo concetto, dallopuscolo di Spalding, che nel 1748 mise in voga il termine, alla disputa prevalentemente semantica tra Abbt e Mendelssohn. Fonnesu attento al nesso costante tra destinazione delluomo non solo con la dimensione etica e politica, ma anche con quella religiosa: egli ritiene che, sin dallet dei Lumi, la direzione dellesistenza delluomo sia stata connessa con la dimensione religiosa. Di qui sembra che nellultima fase del pensiero di Fichte, dopo le entusiastiche accentuazioni politiche - nella teoria della morale superiore -, il senso religioso della determinazione delluomo si riveli nuovamente in tenace continuit con la tradizione illuministica. P.M.

Arte tra finito e infinito


Lo studio di Marco Macciantelli, LETTERATURA E PENSIERO. ESTETICA DEL GENIO E TEORIA DEL ROMANZO NELLA TRADIZIONE ROMANTICA (Alinea Editrice, Firenze 1994) ripercorre lo sviluppo che dalla teoria dellarte di Schelling, Schopenhauer e Sailles giunge, attraverso Novalis e Schlegel, alla critica letteraria e al romanzo, come totalit organica e vivente, secondo le concezioni di Benjamin, Lukcs e Bacthin. Lesigenza, intrinseca allattivit artistica, di conciliare il finito con linfinito, quale emerge al fondo di questo itinerario evolutivo, la si ritrova nellopera di Jean Paul: IL COMICO, LUMORISMO E LARGUZIA (a cura di E. Spedicato, Il Poligrafo, Padova, 1994), in cui viene delineata una teodicea del riso, che affida allopera darte il compito di costituire, attraverso il comico, lumorismo e larguzia, un universo di corrispondenze, in cui possibile rinvenire lunit al di l di ogni dissonanza ed eterogeneit.

In Letteratura e pensiero Marco Macciantelli esamina i prodromi di una concezione che affida allarte il compito di unificare le lacerazioni, le differenze tra io e non io, tra spirito e materia, tra finito e infinito. Tale concezione ha le sue origini nella filosofia di Schelling, di Schopenhauer e di
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Sailles, che attribuivano al genio, identificato con lattivit creatrice spontanea e inconscia, la capacit di esprimere nel finito linfinito, e allarte il carattere di supremo organo della conoscenza. Se per Schelling, lattivit artistica del genio quella che unifica soggetto e oggetto, la cui duplicit viene posta allinterno dellautocoscienza, per Schopenhauer lattivit creatrice quella che realizza lunione dell intuizione particolare con l universalit sostanziale. In Sailles, invece, allattivit creatrice del genio viene attribuita la capacit di conferire ordine, non identificandosi con una facolt eccezionale umana, ma coincidendo con lattivit normale di organizzazione della vita. Questa problematica, osserva Macciantelli, viene ripresa dai protoromantici Novalis e Schlegel. Mentre Novalis, riprendendo la filosofia di Fichte, mostra il legame tra attivit e conoscenza, sulla base dellautolimitazione che lio impone a se stesso, ed esprime lesigenza di costruire il sapere della critica, Schlegel, rifacendosi al nesso tra poesia e filosofia istituito da Schelling, si propone di costruire un sapere legato al fare e alletica della scelta. Questi autori, fa notare Macciantelli, pongono la possibilit della fondazione della critica letteraria. Infatti, lunit che per un attimo si manifesta nellopera darte non mai definitiva, poich essa, in quanto apertura verso lesterno, passibile di essere percorsa da una molteplicit ermeneutica nella sfera

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della ricezione estetica. Secondo Macciantelli, autori come Benjamin, Lukcs, e Bacthin mostrano come questa dimensione ermeneutica, che ridona allopera darte il sigillo dellinfinito, poich alla sua costruzione partecipa, oltre allautore, anche il ricettore, determini, gi nel primo romanticismo di Novalis e Schlegel, la nascita della critica darte come disciplina autonoma. Nel primo romanticismo emerge infatti un concetto di totalit vivente ed organica, come realizzazione dellattivit creatrice, che trova la sua pi adeguata esplicazione nel romanzo. Nella concezione di Benjamin, il romanzo costituisce lunico genere letterario che realizza lessenza unitaria della poesia. In tale prospettiva la fondazione della critica letteraria rende possibile quellunione di poesia e filosofia, teorizzata dai primi romantici. Dal suo canto, Bacthin mostra come lidea protoromantica di un legame indissolubile tra ontologia ed ermeneutica trovi nel romanzo la sua pi autentica applicazione, in quanto il romanzo, totalit vivente ed organica, unifica la situazione dellautore con quella del lettore come parti integranti della sua esplicazione. Il romanzo, sottolinea ulteriormente Lukcs, realizza il nesso tra io e non io, tra infinito e finito, avendo come base quella dialettica che nella filosofia romantica era posta allinterno dellautocoscienza e svolgendosi attraverso il filo della memoria che rappresenta quel registro temporale che avvicina lautore al lettore. Lesigenza dellarte di unificare finito e infinito pu essere rintracciata anche nellarte comica di Jean Paul, trovando tuttavia una sua parziale realizzazione solo nellumorismo e nellarguzia. Nella definizione del comico come linfinitamente piccolo si coglie in Jean Paul linflusso della filosofia di Leibniz in relazione al concetto di infinito potenziale che si collega al principio della divisibilit allinfinito. Come rileva Eugenio Spedicato, il cosmo artistico di Jean Paul assomiglia al cosmo di Leibniz, dove le monadi costituiscono specchi prospettici di ununica realt: un cosmo intessuto di infinite corrispondenze, di continue analogie, nel quale lesigenza di unit convive con la presenza di unampia molteplicit. Il cosmo artistico di Jean Paul assume in tal senso la connotazione di una teodicea del riso con lo scopo di raggiungere un armonia prestabilita al di l delle dissonanze e disarmonie presenti. Esaminando la fonte da cui scaturisce il riso, Jean Paul sostiene, al contrario di Kant, che il nulla non genera il riso e che si ride quando ci si trova di fronte a qualcosa, pur non aspettando nulla. Come per Kant, anche per Jean Paul il riso comico deve essere puro e libero, espressione della libert ludica dellintelletto in quanto proveniente da una consapevole autoillusione. Nonostante ci, il comico di Jean Paul resta gravato dal marchio insuperabile del finito; lesigenza di unificazione di finito e infinito si manifesta nel legame simpatetico dellio con laltro, ma non supera il limite del finito, non accede ad un universale che trascenda il particolare. Nellumorismo, invece, si pu scorgere linfinito attraverso il suo legame con il sublime. Per Jean Paul, lumorismo si identifica con il rovesciamento del sublime: se il sublime linfinito applicato al finito, lumorismo , viceversa, il finito applicato allinfinito. Nella prospettiva aperta dallumorismo, infatti, luomo non pu essere deriso per la sua particolarit, ma solo come paradigma delluniversale umanit. Allinterno della teodicea estetica di Jean Paul il vertice viene tuttavia raggiunto dallarguzia, che rappresenta una facolt speciale dellintelligenza, differente dallattivit meccanica dellintelletto. Lelemento di novit nella concezione dellarguzia di Jean Paul lattribuzione ad essa del concetto di profondit di pensiero. Contro ogni apparenza, larguzia, istituendo continui paragoni, riesce a cogliere una ottimistica identit delluniverso nel molteplice. Autentico obiettivo dellarguzia immergersi nel caos del mondo per superarlo, per richiamare lidea di ununit, di un ordine invisibile, di un armonia prestabilita che lega tutto il cosmo, in quanto formato da infinite corrispondenze che larte si propone di anagrammare allinfinito. Per concludere, se il genio creatore per i romantici colui che con la sua attivit riesce a manifestare la possibilit di unificare finito e infinito; se il romanziere, secondo Benjamin, Lukcs e Bachtin, realizza con la sua opera una totalit vivente che lega le molteplicit compositive ispirandosi a concetti romantici; lumorista e larguto di Jean Paul, dal canto loro, conservano qualcosa della genialit romantica in quanto con il loro acume, con la loro intelligenza e con la loro profondit di pensiero esprimono la nostalgia dellinfinito e la possibilit di edificare un armonia prestabilita che possa realizzare lagognato abbraccio tra finito ed infinito. M.Mi. Con Logique et mathmatique chez B. Bolzano, Jan Sebestik, saggista francese di origine cecoslovacca, porta a compimento il frutto di una pluridecennale ricerca sulla filosofia dellEuropa centrale, realizzando al contempo unaccurata ricostruzione di quel nucleo teoretico della riflessione di Bernhard Bolzano che dato dalla teoria della scienza e dalla riflessione logica che la sostiene. Troppo spesso ricordato solo per i Paradoxen des Unendlichen (Paradossi dellinfinito, 1851) o, nei migliori casi, per la Wissenschaftslehre (Dottrina della scienza, 1837), Bolzano viene restituito da Sebestik alla complessit della sua opera. E sebbene loggetto proprio dello studio di Sebestik sia limitato al pensiero logico e matematico di Bolzano, questi due aspetti vengono tuttavia affrontati in stretta connessione con linsieme del pensiero bolzaniano, al fine di mostrare come lintera opera di questo filosofo si nutra della riflessione logica, indicata qui come pice matresse allinterno di una visione strettamente unitaria e sistematica del sapere. In particolare, Sebestik perviene nel suo studio ad una soddisfacente e assai chiara delucidazione di quel vero e proprio nodo teorico della filosofia bolzaniana che il concetto di proposizione in s. In stretta relazione con la nozione di rappresentazione in s, vengono infatti affrontate da Sebestik le differenti questioni legate alla logica della variazione e allimpostazione insiemistica che la caratterizza. Sottolineando la radicale novit e le enormi possibilit che questa concezione apr alla logica successiva, ma anche i limiti e i punti contraddittori presenti ancora nella trattazione bolzaniana, Sebestik ne mette in luce gli stretti legami con la riflessione matematica di Bolzano, che costituisce il vero e proprio supporto di tale logica. La logica bolzaniana viene presentata non gi come un blocco a s stante, separato dal resto dellopera dellautore, ma piuttosto nelle sue relazioni costitutive con linsieme del pensiero matematico di Bolzano. Questultimo viene daltra parte analizzato minuziosamente, mettendo in evidenza il processo di aritmetizzazione dellanalisi, avviato da Bolzano, limportanza della nozione di oggetto spaziale per gli sviluppi della successiva geometria topologica, il lavoro sui numeri reali, sulle funzioni reali e sulla definizione del concetto di infinito attuale. In tal modo Sebestik riesce finalmente a mettere in luce come la riflessione logica bolzaniana sia strettamente legata al suo pensiero matematico e alle profonde innovazioni che egli vi introduce. La logica della variazione, vera e propria chiave di volta del pensiero logico nel XIX secolo, viene infatti presentata come il nuovissimo risultato di un approccio di tipo insiemista, che si riveler fecondissimo di sviluppi tanto per lanalisi quanto per la logica formale nella seconda met del secolo. Ed proprio nella ricchezza della dimen-

Bolzano e la tradizione semantica


Linteresse sempre maggiore che nel campo degli studi filosofici si va manifestando per quella che stata definita tradizione semantica ha condotto ad un progressivo aumento dellattenzione per la figura e lopera di Bernhard Bolzano. In Francia, una ricostruzione finalmente organica e sistematica della riflessione di Bolzano ci offerta oggi dallo studio di Jan Sebestik, LOGIQUE ET MATHMATIQUE CHEZ B. BOLZANO (Logica e matematica in B. Bolzano, Vrin, Parigi 1993), un lavoro critico di ampio respiro, che costituisce uno strumento indispensabile per coloro che si dedicano in modo specialistico allo studio del pensiero di questo filosofo. 28

AUTORI E IDEE
sione storica in cui Bolzano viene collocato, che consiste laltro grande merito del lavoro di Sebestik. Allievo di Suzanne Bachelard e di Georges Canguilhelm, Sebestik eredita infatti lesperienza epistemologica della tradizione della philosophie des sciences, che tanta importanza ha rivestito nella filosofia francese del 900. allora in particolare a J. Cavaills che occorre far risalire il primo suggerimento, in ambito di cultura francese, per un preciso inquadramento storico della figura di Bolzano, e in particolare per un suo collegamento con la tradizione logica del 700 di origine leibniziana, espressa in particolare da Lambert. Ricevendo in pieno questo suggerimento di Cavaills, Sebestik lo sviluppa, mettendone in evidenza sia i legami con i predecessori, da Lambert a Kstner a Leibniz, quanto la scarsa ricezione, se non il rifiuto, che il filosofo praghese ebbe nei confronti del kantismo. Assai sviluppata appare altres la ricostruzione del confronto critico e intellettuale con i filosofi e matematici suoi contemporanei, da Gauss a Cauchy a Galois allherbartiano Exner, in ci contribuendo in maniera decisiva a correggerne lormai vieta immagine di Bolzano come pensatore isolato. Di fatto Sebestik si spinge assai pi in l, mettendone in luce lenorme influenza sui successivi sviluppi della filosofia austriaca e mitteleuropea. Sebbene la maggior parte degli scritti bolzaniani sia rimasta, per varie ragioni, inedita, Sebestik fa notare opportunamente come lopera di molti suoi allievi, e di Zimmermann in particolare, abbia contribuito a diffonderne, spesso in forma manualistica e senza diretto riferimento allautore, le idee e le principali intuizioni. Bolzano viene cos a rappresentare, insieme a Brentano, uno dei due poli di cui si nutrir lintero pensiero austriaco successivo. Weierstrass, Cantor, Dedekind, e daltra parte Husserl, Meinong, Twardowski gli saranno debitori, e la riscoperta del suo pensiero, agli albori del nostro secolo, non sar che il riconoscimento di Bolzano come autore di idee che non avevano mai cessato di circolare. La riflessione logica di Bolzano, le sue ricerche matematiche, la sua Wissenschaftslehre vengono in tal modo collocate allorigine di quella riflessione filosofica, centrale per la comprensione del nostro secolo, che Alberto Coffa ha voluto chiamare tradizione semantica. A capo di un gruppo di ricerca sulla filosofia del linguaggio che fa capo al C.N.R.S. e allInstitut dHistoire des Sciences di Parigi, Sebestik rappresenta lesponente pi autorevole di un nutrito gruppo di ricercatori che da anni dirige le proprie indagini verso lo studio e la promozione di quella tradizione che da Bolzano giunge sino ai Circoli di Vienna e Berlino e al pensiero di Ludwig Wittgenstein. A questquipe, cui fanno capo giovani come A. Soulez, Christiane Chauvir, J.-P. Cometti e F. Schmitz, va ascritto il merito di aver contribuito in maniera decisiva alla ripresa in Francia del dibattito su tale tradizione di pensiero, attraverso unintensa attivit tanto di insegnamento quanto di traduzione e di discussione. La feconda collaborazione con Centri quali il Collge International de Philosophie o il Wiener KreisInstitut di Vienna ha del resto contribuito allo svolgimento di un gran numero di incontri, colloqui e giornate di studio, dedicati in particolare al neopositivismo logico e al pensiero di Wittgenstein, che hanno in larga misura contribuito negli ultimi anni alla diffusione di questi autori in Francia. L.S. volte sulla necessit di una federazione che, agendo sul piano etico, costituisce lunica possibilit di arginare la natura egoista e malvagia delluomo. In questo, sottolinea Bedeschi nellintroduzione al volume, Kant si differenzierebbe da Rousseau, per il quale la natura buona delluomo sarebbe sufficiente a fondare il diritto. Per Kant, al contrario, la necessit dellimperativo categorico tale, in primo luogo come condizione della moralit e, in secondo luogo, come fondamento del diritto, considerato come lunica possibilit in grado di vincere sul male antropologico. Ma se per Kant il progresso si pone come realizzazione infinita a causa della natura malvagia delluomo, questa visione della storia, osserva Bruno Accarino nel suo Ingiustizia e storia, si scontra necessariamente con la possibilit della Teodicea, che giustifica lesistenza del male allinterno del progetto divino e che, tuttavia, Kant rifiuta. Infatti, la scelta della contingenza al posto della necessit porta Kant, da una parte, ad una concezione disteleologica della storia, ovvero di una storia in cui laffaccendarsi delluomo e il continuo balenare di scopi diversi interferiscono con la donazione di senso e con il realizzarsi del progetto, dallaltra lo allontana da una filosofia che legittimi in modo metafisico lesistenza del male. In altre parole, spiega Accarino, data la contingenza e casualit in cui vive luomo, non esiste di fatto una filosofia della storia, ma solo la possibilit, da parte dellindividuo, di ricevere quella grazia che, di volta in volta, dia senso agli eventi. Poich il male, di fatto, appartiene agli eventi del mondo, luomo pu solo rassegnarsi a questa mancanza di senso, strutturale alla storia, e disporsi ad accogliere un senso nei fatti contingenti. Diversa invece la concezione della storia in Max Weber, che cerca nel potere politico della borghesia una giustificazione etica. Il calvinismo, infatti, legittima lascesa della classe borghese, giustificata in tutte le sue azioni da una premessa etico religiosa. Tuttavia, anche in questo caso, fa notare Accarino, la giustificazione non riesce, in quanto a fianco della gestione del potere si presenta sempre e comunque lingiustizia che, anche se mascherata, nasconde la presenza del male nella storia. A.S.

Il male nella storia secondo Kant


Con il titolo IL PENSIERO POLITICO DI KANT (Laterza, Roma-Bari 1994) vengono raccolti, a cura di Giuseppe Bedeschi, gli scritti politici di Kant, in cui viene affrontato il problema del contrattualismo e della filosofia della storia. In relazione a queste tematiche, da segnalare lo studio di Bruno Accarino, INGIUSTIZIA E STORIA (Editori Riuniti, Roma 1994), che analizza il rapporto tra storia e senso nel pensiero di Immanuel Kant e di Max Weber.

Preceduti da unampia introduzione del curatore, i saggi politici di Kant qui raccolti da Giuseppe Bedeschi affrontano il tema della natura antropologica, della genesi e del fine del diritto e della filosofia della storia. Costante in Kant il richiamo alla insocievole socievolezza delluomo che, spinto da motivazioni individualistiche che si concretizzano in accese competizioni, sceglie di riunirsi in societ proprio per salvaguardare i propri interessi. Il diritto positivo, ricorda Kant, nasce per salvaguardare la libert di ogni individuo che, nello stato civile, deve necessariamente limitare la propria libert. In caso di autoritarismo, ricorda Kant, lindividuo deve comunque sottostare allautorit politica, avendo a disposizione come arma esclusivamente la libert della penna. Nonostante la natura competitiva e, in fondo, egoista delluomo, la storia si dirige, secondo Kant, verso un progresso sempre migliore: il passaggio dalla barbarie iniziale alla civilt moderna segna, infatti, un miglioramento che rivela il telos insito nella storia. Da questo punto di vista, Kant pone come fine del progresso lideale cosmopolita, che dovr unificare un giorno la totalit degli stati esistenti. Lideale della pace perpetua tra i popoli, infatti, potr essere attuato solo da una federazione di stati che, retti da rapporti economici e politici, si pongono in una condizione, perpetua, di non ostilit. Kant insiste pi
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TENDENZE E DIBATTITI

Voltaire

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TENDENZE E DIBATTITI

TENDENZE E DIBATTITI

Voltaire
Novit editoriali, ripubblicazioni, convegni e mostre: a trecento anni dalla nascita, Parigi e la Francia festeggiano in Voltaire luomo, lintellettuale e il politico che dell sprit francese, leggero e acuminato come egli stesso ebbe a dire - forse il simbolo pi compiuto. Tra gli eventi pi significativi di questa ricorrenza si segnala innanzitutto VOLTAIRE ET SON TEMPS (Voltaire e la sua epoca, a cura di R. Pomeau, Voltaire Foundation, Oxford 1994), vero e proprio monumento editoriale. Fanno seguito i due volumi del DICTIONNAIRE PHILOSOPHIQUE (Dizionario filosofico, a cura di C. Mervaud, Universitas, Parigi 1994) e il ritratto storico elaborato da Pierre Lepape sullo sfondo in movimento dellepoca dei Lumi: VOLTAIRE LE CONQUERANT . NAISSANCE DES
INTELLECTUELS AU SICLE DES LUMIRES

(Voltaire il conquistatore. La nascita degli intellettuali nel secolo dei Lumi, Seuil, Parigi 1994). Agli eventi francesi fa eco in Italia la pubblicazione, con il titolo: IL GIARDINO DEI DUBBI (Laterza, Bari-Roma 1994), di un autobiografia apocrifa di Voltaire, ad opera di Fernando Savater.

I cinque volumi curati da Ren Pomeau, ricalcano in 1500 pagine la vicenda umana e intellettuale di Franois-Marie Arouet, in arte Voltaire. Con la pubblicazione di questo settantaduesimo titolo dellopera completa, limpresa della Voltaire Foundation solo a met del suo cammino; linsieme arriver a contare 150 titoli, a dire la vastit degli interessi di Voltaire, intelligenza onnivora, ma tuttaltro che enciclopedica, se si provano a rileggere i due volumi del Dictionnaire philosophique (Dizionario filosofico, Universitas, Parigi 1994), ora ripubblicati a cura di Christiane Mervaud, che costituiscono una sintesi disorganica e brillante del modo militante di Voltaire di intendere lo spirito illuminista. Jean-Jacques scrive per scrivere, mentre io scrivo per agire - ecco un esempio

dello stile di Voltaire; una ragione che si appaga del proprio libertinaggio intellettuale; una scrittura limpida e spesso sfrontata, che qualche volta sfiora la provocazione pamphlettistica e si salva in virt dellonest dellobiettivo. Nel Dictionnaire la cultura filosofica, il sapere teologico e larte retorica, unita ad una ironia vincente, sono gli strumenti di ununica strategia di lotta contro i poteri costituiti del dogma religioso e dellassolutismo politico. E infatti lideale della tolleranza e della dignit razionale delluomo a muovere la battaglia intellettuale di Voltaire, anche nei suoi accenti pi violentemente polemici. Di questo intellettuale paradigmatico dellIlluminismo, della sua capacit di utilizzare i pi diversi saperi e i generi di scrittura pi svariati come la saggistica, il racconto morale, il libello, il memoriale o larticolo di giornale, Pierre Lepape disegna un ritratto vivace sullo sfondo in movimento dellepoca dei Lumi. Triplice lobiettivo della critica al potere politico e religioso che Voltaire persegue insieme a quei letterati, filosofi e scienziati, che proprio a partire dal XVIII secolo prenderanno il nome di intellettuali: la libert, intesa come autonomia critica; la separazione dei poteri, che in sede politica sottolinea la raggiunta maturazione dellideologia borghese; e infine il richiamo alla storia come negazione del diritto divino e assolutistico, che vengono sottoposti al vaglio del pensiero razionale. La nuova classe intellettuale afferma cos il contropotere riformista dello studium, che si affianca, con funzione critica e orientativa, ai tradizionali poteri politico e religioso, il regnum e il sacerdotium. La leva pratica dellazione di Voltaire e degli intellettuali illuministi il ricorso allopinione pubblica, identificata in quel pubblico parigino che, proprio nel XVIII secolo sta acquisendo consapevolezza della sua forza e del suo compito storico. Nella battaglia politica che si viene svolgendo, il ruolo di Voltaire, virtuoso dell opinion publique, quello di affinare, pi che fornire gli strumenti di pensiero, presi in prestito dalla filosofia inglese: si tratta di rappresentare in s un
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modello di sapere che insieme lotta per la verit e impegno politico-morale. In un autobiografia apocrifa del filosofo, scritta da Fernando Savater nella forma del romanzo epistolare, incontriamo Voltaire nella sua residenza di Ferney, vecchio e maltrattato dagli anni, ma ancora attivissimo nel corrispondere con gli ingegni attratti nella sua orbita. Nel gioco di specchi di questo epistolario immaginario con la contessa Carolina di Beau Regard, il risalto maggiore spetta al personaggio Voltaire, che dissimula, con misurato pudore, la figura umana di Franois-Marie Arouet, figlio illegittimo di un notaio che lo avrebbe voluto destinare a una oscura carriera avvocatizia. Nel ritratto di Savater, Voltaire innanzitutto uno stile, una scrittura in atto, dove trovano forma e sono condensati i fermenti di unepoca. Se il vecchio saggio di Ferney si decide alla fine ad adottare la morale del Candide , ritirandosi a coltivare il suo orticello, occorre dire che il lotto di interessi da lui coltivato era almeno a dimensione europea. Dellampiezza dellattivit di Voltaire ci offre una significativa testimonianza la mostra: Voltaire et lEurope, che si tiene a Parigi allHtel de la Monnaie, sotto legida della Bibliothque Nationale de France. Il catalogo della mostra raccoglie i contributi di numerosi specialisti e una ricca documentazione iconografica. Si affianca a questopera lalbum di Guy Chaussinand-Nogaret : Voltaire et le Sicle des Lumires (Voltaire e il Secolo dei Lumi, Ed. Complexe, Parigi 1994) che, in trecento illustrazioni accompagnate da saggi didascalici, disegna il mosaico del secolo di Voltaire. Di intenti antologici, pur fedeli, nellimpianto, al talento discontinuo e variegato di Voltaire, sono invece, rispettivamente, i volumi di Andr Versaille, Dictionnaire de la pense de Voltaire (Dizionario del pensiero di Voltaire, Ed. Complexe, Parigi 1994), e Les pages les plus clbres de Voltaire, a cura di Nicole Masson (Le pagine pi famose di Voltaire, Ed. Masson, Parigi 1994). E.N.

TENDENZE E DIBATTITI
Filosofia politica
La discussione sui temi maggiori della politica: lo stato, la nazione, la democrazia, si alimenta oggi in Francia di una produzione editoriale che accoglie e riaggiorna i termini di un dibattito che, in buona misura, di dominio pubblico. E il caso di quattro recenti pubblicazioni di studiose francesi di filosofia politica: LA POLITIQUE DE LA RAISON (La politica della ragione, Payot, Parigi 1994) e PROPOS SUR LA DMOCRATIE (Opinioni sulla democrazia, Descartes et C.ie, Parigi1994), entrambi di Blandine Kriegel; LA POLITIQUE ET SES ENJEUX. POUR UNE DMOCRATIE PLURIELLE (La posta della politica. Per una democrazia plurale, La Dcouverte/Mauss, Parigi 1994), di Chantal Mouffe; LA COMMUNAUT DES CITOYENS. SUR L IDE MODERNE DE NATION (La comunit dei cittadini. Lidea moderna di nazione, Gallimard, Parigi 1994), di Dominique Schnapper. Accanto a questi studi si segnala lultimo lavoro di Pierre Bourdieu, RAISONS PRATIQUES (Ragioni pratiche, Seuil, Parigi 1994), che raccoglie le conferenze e i corsi tenuti dallo studioso tra gli anni 19861984 sul tema dello stato.

Con il suo studio, La communaut des citoyens, Dominque Schnapper ci offre un chiaro contributo alla ridefinizione del concetto di nazione, proprio in un momento in cui esso sembra usurpato da rivendicazioni di tipo etnico. Per Schnapper, la confusione attorno ai termini di etnia e di nazione da rintracciarsi nella diversit dei progetti politici che hanno sotteso alla formazione degli stati nazionali: il concetto elettivo, di stampo francese, contro quello etnico, di tipo tedesco. Lidea moderna di nazione sarebbe cos la risultante di un percorso storico e ideale, che coniuga adesione politica e appartenenza etnico-culturale. Mentre la determinazione etnica viene vissuta come una condizione naturale, osserva Schnapper, la nazione un progetto politico che afferma luguaglianza formale dei cittadini e mira a trascendere le differenze etniche e culturali: Il cittadino si caratterizza precisamente per la sua propensione a superare le determinazioni che lo confinerebbero nel cerchio di una cultura e di un destino impostogli dalla nascita. Sotto questo riguardo il termine di nazione spetta unicamente alle societ democratiche, le sole che hanno saputo opporre la libert individuale allidentificazione di tipo etnico e che pertanto hanno istituzionalizzato lo spazio del confronto politico. La vicenda del concetto di nazione, fa notare Schnapper, rimane soggetta a una tensione dialettica tra il carattere razionale e astratto della forma nazione e il valore pi originario dellidentit etnica. Da qui lesigenza di sviluppare il sentimento di appartenenza ad una na-

zione attraverso mitologie nazionali, con il rischio di una trasformazione del sentimento di nazione in nazionalismo e il conseguente ricorso alla guerra come fattore di integrazione nazionale. Di ordine pi attuale sono le minacce di una risoluzione del concetto di cittadinanza in quello di comunit etnica o - in riferimento al processo di costituzione dellUnione Europea - di una radicalizzazione sciovinista dellidentit nazionale, in risposta allintegrazione obiettiva del mercato economico. A giudizio di Schnapper, che intreccia i fili delle analisi di Durkheim, di Mauss e della sociologia anglosassone, lo stato della riflessione sui fondamenti dellidea di nazione carente; ci vale anche per Max Weber che, privilegiando lorganizzazione del potere politico, risolve nellunit politica dello Stato lidea di nazione, mentre la libera societ politica che d forma e legittimit allo Stato. La tesi secondo cui non il momento istituzionale e normativo, che fa capo allo Stato, a definire lidea moderna di nazione, ma il progetto politico che ha il consenso dei cittadini, ulteriormente sviluppata da Blandine Kriegel, che analizza le difficolt incontrate dal modello di democrazia di fronte al risorgere di concezioni populistiche o autoritarie di nazione. Concezioni che, in diversa maniera, si rifanno a unidea di stato imperiale che afferma la primazia del potere sul diritto. I teorici con cui Kriegel si misura in confronto critico, sono Carl Schmitt e di Ernst Kantorwicz, secondo i quali lo stato moderno trae la sua legittimit dallimperium del principe. Si tratta di una riattualizzazione della filosofia politica di Bodin e dei teorici dellassolutismo. Dal punto di vista storico, fa notare Kriegel, si dovrebbero distinguere due tipi di Stato: quelli usciti dal Sacro Romano Impero, che accolgono lautorit del diritto romano, e quelli originati dal crollo delle monarchie dellAncien Rgime, fautori di una legislazione improntata ai diritti delluomo e al concetto di cittadinanza. Sono questi ultimi, secondo Kriegel, a costituire quel modello politico e culturale che si pu, a buon diritto, chiamare democratico e che, con listituzionalizzazione dei diritti delluomo, trapassa in autentico stato di diritto, ovvero in Repubblica. E la proposta di un rinnovato giusnaturalismo, fondato sullantropologia della natura umana, sulluguaglianza degli uomini e sul rapporto necessario che li unisce quando conforme alla ragione. A conclusioni affatto diverse giunge lo studio di Chantal Mouffe, che ritiene necessario misurarsi con gli oppositori pi tenaci dellidea democratica di nazione: i teorici della conservazione. Se il limite di Schmitt, osserva Mouffe, di avere pensato la politica nei termini di una teologia secolarizzata, negandosi la possibilit di vedere nella rivoluzione democratica una
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forma di legittimit fino allora sconosciuta, nondimeno vero che egli ha il merito di avere evidenziato il carattere conflittuale della vita sociale, che le democrazie liberali tendono a confinare nella sfera privata per assicurare il consenso nella sfera pubblica. Nello stato di diritto deve trovare spazio la lotta per il potere, che del politico costituisce lenergia sostanziale. Secondo Mouffe, il ricorso alla libera ragione comune che, nel nome di un ecumenismo irragiungibile e indesiderabile, nega la diversit e il conflitto dei valori e delle culture, avrebbe il carattere di una irreale petizione di principio. Nella sua critica al pensiero dello stato o, per meglio dire, al pensiero statalizzato, Pierre Bourdieu si rif esplicitamente al cartesiano dubbio iperbolico e alla lezione di Foucault , secondo cui: le autentiche rivoluzioni simboliche sono quelle che offendono il conformismo logico, pi ancora di quello morale. La critica verte dunque su quelle evidenze percepite dai cittadini come verit naturali, sulle quali riposa il consenso verso la struttura, simbolica e istituzionale, dello Stato. Si tratta, per Bourdieu, di rilevare come le strutture cognitive non sono le forme della coscienza, ma delle disposizioni del corpo, e lobbedienza che accordiamo alle ingiunzioni dello Stato non comprensibile, n come sottomissione meccanica ad una forza, n come consenso consapevole a un ordine (...) . E.N.

Fenomenologia, ermeneutica, teologia


In unopera recente, IL MOVIMENTO FENOMENOLOGICO (trad. it. di C. Sinigaglia, Laterza, Roma-Bari 1994), Hans Georg Gadamer affronta il rapporto che intercorre tra ermeneutica del linguaggio, riferita alla sua stessa concezione e a quella di Wittgenstein, e la fenomenologia di Husserl e Heidegger. Esempio di trattazione fenomenologica da parte di Martin Heidegger lo scritto, ora disponibile in traduzione italiana, FENOMENOLOGIA E TEOLOGIA (a cura di N. M. de Feo, La Nuova Italia, Firenze 1994), che riporta il testo di una conferenza in cui Heidegger affronta linterrogazione ontologica nellambito della teologia.

In questo suo recente lavoro, Hans Georg Gadamer intende analizzare il debito teoretico che lermeneutica del linguaggio, elaborata da lui stesso e da Wittgenstein, ha ereditato dalla fenomenologia di Husserl e dallontologia di Heidegger. Prendendo le mosse dalla filosofia di Husserl , Gadamer ricorda che la ricerca delle cose stesse stato un tentativo di eludere qualsiasi pregiudiziale, messa sotto epoch ,

TENDENZE E DIBATTITI
affinch potesse essere colto il cuore del fenomeno. La fenomenologia come scienza rigorosa ha tuttavia cominciato a vacillare, osserva Gadamer, quando lobiettivismo, considerato sino ad allora il criterio universale e assoluto per cogliere la realt, entrato in crisi. Ne La crisi delle scienze europee (1954) Husserl mostrava come loggettivit costituisca gi di per s un qualcosa di elaborato e perci nulla di originario; da qui la necessit di cogliere un principio, il cogito, che potesse oltrepassare anche loggettivit. Questo, secondo Gadamer, rappresenta daltra parte lobiettivo principale della filosofia di Heidegger : la ricerca del senso originario dei fenomeni al di l della loro cosalit, considerata come una costruzione, tipica della metafisica, e propria del comprendere. Una volta ammesso il circolo ermeneutico e una volta considerato che il comprendere non costituisce unattivit qualsiasi delluomo, ma un esistenziale ad esso originario, Heidegger raggiunge il senso del fenomeno, che non pi Gegenstand (oggetto), semplice presenza, ma Sache (cosa), ovvero levento che sfugge ad uninterpretazione cosalizzante e si costituisce come orizzonte originario di senso. Solo cos, fa notare Gadamer, Heidegger riesce a sfuggire al positivismo oggettivante, che viene oltrepassato mediante il linguaggio in quanto luogo originario in cui possibile cogliere la differenza ontologica tra essere ed ente. La fenomenologia husserliana dunque, conclude Gadamer, realizza se stessa quando diventa ermeneutica del linguaggio, dove il linguaggio poetico rappresenta lorizzonte di appartenenza di ogni realt. Leredit fenomenologia, allora, si realizza nellontologia ermeneutica di Gadamer, dove il linguaggio diventa il trascendentale del senso, e nel gioco linguistico di Wittgenstein, dove la parola amplia la sua funzione puramente denotativa per diventare costitutiva dei significati. Gadamer sottolinea pi volte che la fenomenologia husserliana trova il suo compimento nel momento in cui diventa ricerca dellessere, inteso non pi come semplice presenza, bens come evento in grado di svelare i fenomeni. Questo accade durante lultima fase del pensiero heideggeriano, che segue alla svolta dallanalitica esistenziale di Essere e tempo, con cui Heidegger muta la direzione e loggetto della propria ricerca. Lo scritto Fenomenologia e teologia, che presenta il testo di una conferenza del 1970, anticipa, in qualche modo, le tematiche del secondo Heidegger , nella misura in cui viene qui ricercato un modo diverso di cogliere lessere. Lintreccio tra ontologia e scoperta di Dio si concretizza nella ricerca dellessere che realizzi levento e non pi la cosa, superata e negata nellet del nichilismo. La morte di Dio, infatti, segna la fine di Dio come ente cosalizzato, ma apre nuovi orizzonti che ne costituiscono ulteriori manifestazioni. Heidegger sottolinea come la teologia, in quanto scienza positiva, sia giunta alla sua conclusione e come questo evento offra la possibilit di un nuovo cristianesimo fenomenologico, che colga lessere di Dio, non pi cosalizzato, in quanto accadimento. La teologia, in tal modo, diventa ontologia, ovvero ricerca dellessere che, perduta la dimensione di semplice presenza, tipica della metafisica, si accosta a quella dimensione del sacro, che solo il poeta e un diverso tipo di linguaggio, quello fenomenologico ed ermeneutico, possono cogliere. A.S. perto nella negativit il carattere dialettico delluomo, sbagliando per nellapplicare questa negativit anche al mondo naturale. Dal canto suo Sartre , fa notare Ercoleo, ha definito la coscienza delluomo come libert proprio perch non ancorata alle cose materiali, proprio perch sempre proiettata oltre e non coincide con se stessa. Nellottica di Sartre, la coscienza, distaccandosi dalla aderenza alla realt materiale, pu scegliere tra molteplici possibilit. Anche secondo Isabella Adinolfi Bettiolo, nel suo contributo al volume: LEtica e il suo altro, la libert delluomo si identifica con la scelta, come gi aveva mostrato Kierkegaard, per il quale, tuttavia, non tutti gli uomini scelgono responsabilmente e quindi non tutti gli uomini sono veramente liberi. Libero non lesteta, che rimane legato allimmediatezza del sensibile. Luomo etico invece sceglie se stesso con responsabilit e consapevolezza allinterno della famiglia e della societ. Ma la scelta pi difficile e pi nobile quella delluomo religioso, che stabilisce un rapporto assoluto con Dio attraverso il distacco dal finito. Anche per Bergson, interviene Giuseppe L. Goisis nel medesimo volume, la libert scelta, ma non sempre luomo sceglie; solo in certe occasioni critiche luomo sceglie fino in fondo. Per Bergson, di fatto, la libert connessa al movimento della coscienza nella sua capacit di superare gli ostacoli posti dalla natura. Che il carattere della libert sia da ricercarsi nel distacco dalla natura, dalla realt sensibile, opinione anche di Italo Sciuto, che nel volume LEtica e il suo altro analizza le caratteristiche delletica del distacco in Meister Eckhart , che si oppone alletica scolastica basata sul desiderio. Mentre il desiderio desiderio di qualcosa, il distacco ha come oggetto il nulla. Ma il potere sul nulla e sullessere, il potere di trarre lessere dal nulla e quindi di creare, proprio di Dio e in questa sua attivit Dio libero, libero di scegliere e di creare, come fa notare Vittorio Possenti nel suo contributo al medesimo volume. In particolare, Possenti sottolinea come nella prospettiva di Luigi Pareyson la libert di scelta sia una peculiarit divina. Ma attribuire una libert come facolt di scelta a Dio, osserva Possenti, significa limitare la sua potenza, poich la vittoria sul male frutto di una dura conquista e questo confermerebbe che il male ha qualche potere su Dio. Ugualmente in Jonas, Dio perde, secondo Possenti, lonnipotenza per poter conquistare la bont. Per Jonas, quindi, Dio non pu essere responsabile del male; ha subito il male, non lo ha voluto. In entrambe queste rappresentazioni, osserva Possenti, Dio sembra perdere i propri connotati tradizionali per acquisire caratteristiche umane. Per essere veramente libero, fa notare Possenti, Dio non dovrebbe essere solo libert, ma sintesi di necessit e libert. La libert di Dio diversa da quella umana; luomo lessere possibile,

Diversi significati di libert


Una serie di recenti saggi affronta, da diverse prospettive, il problema di una definizione dellessenza della libert. Se in PATOLOGIA DELLA LIBERT (Palomar, Bari, 1993), di Gnther Anders, la libert rivela il suo nesso indissolubile con il soggetto umano nella sua capacit di distacco dal mondo reale, mostrando tuttavia i suoi risvolti patologici, nel saggio LA
LIBERT DEI FILOSOFI E LA MELA DI ADAMO

(Edizioni Novecento, Palermo 1993), di Marisa Ercoleo, essa viene collegata alla facolt peculiare delluomo di astrazione dal dato sensibile e al suo essere diverso dallessere delle cose materiali in quanto proiettato sempre oltre lorizzonte mondano. Anche la raccolta di saggi, LETICA E IL SUO ALTRO (Franco Angeli, Milano 1994), a cura di Carmelo Vigna, cerca di delineare, attraverso il contributo di vari autori, la natura della libert in relazione alla sua rilevanza nellambito delletica e al significato che assume allinterno della societ. Infine nel saggio: LE PASSIONI DEL FINITO (Centro Editoriale Dehoniano, Bologna 1994), di Ugo Perone, la libert viene associata alla realt temporale e finita delluomo, alla sua capacit di edificare una memoria del passato.

Come dimostra il saggio di Gnther Anders , Patologia della libert, quando si affronta il problema della libert inevitabile il riferimento al soggetto umano. Luomo, per Anders, si differenzia dallanimale proprio perch libero e la libert manifestazione della sua capacit di distaccarsi dal mondo naturale per costruirsi un mondo artificiale. La sua libert coincide in primo luogo con la facolt di negare, con la possibilit di astrarre dalla realt fisica, per concepire il nulla. Questo aspetto viene sottolineato anche da Marisa Ercoleo nel saggio La libert dei filosofi e la mela di Adamo, mostrando come Hegel, nella rilettura e reinterpretazione che ne d Kojve, si presenti come colui che ha sco33

TENDENZE E DIBATTITI
Dio lessere necessario; luomo finito, Dio infinito. Che nella finitezza delluomo si esprima la sua libert, ci che mostra Ugo Perone nel suo saggio: Le passioni del finito. Qui linfinito riceve significato dal finito, non perdendosi in una cattiva infinit. In tale prospettiva, il finito assume un significato positivo come segno della vita umana, che non finita, in quanto interrotta dalla morte, ma mortale in quanto vita. Luomo libero, osserva allora Perone, anche perch pu stabilire un proprio nesso tra passato, presente e futuro, al quale attribuire un senso. In questo, sottolinea Perone, bisogna distinguere tra caotico ricordo e consapevole memoria che, scegliendo tra i ricordi e organizzandoli in direzione di un senso, manifesta la libert delluomo di costruire la sua storia con il suo irripetibile significato. Il legame tra temporalit e libert preso in considerazione anche da Marisa Ercoleo in riferimento alle concezioni di Hegel e di Sartre. Per Hegel, infatti, lessere temporale in quanto storico e ci evidenzia la sua libert. Daltro canto, in Sartre , la coscienza umana temporale in quanto apertura verso il futuro come consapevole progettualit. A questo proposito interviene anche Gnther Anders , facendo notare che luomo storico identifica, costruisce il proprio io, definendosi rispetto al mondo sociale, ritagliandosi un proprio spazio allinterno della societ. Nella costituzione della propria identit, luomo rivela, per Anders, la propria estraneit al mondo. Tuttavia, ribadisce Ercoleo, la realt specifica delluomo che definisce la sua diversit da tutti gli esseri, che lo costituisce nella sua identit e che rivela la sua eticit lessere con altri. La libert delluomo nel suo essere con altri un problema che stato affrontato da molti filosofi, da Heidegger, Husserl, Sartre, e in primo luogo da Hegel che, secondo Kojve, mostra come la coscienza, per conquistare la dignit del proprio esistere come libert, abbia bisogno del riconoscimento da parte di unaltra coscienza. Questo aspetto uno dei temi portanti del volume collettaneo LEtica e il suo altro. Nel suo contributo, Lucio Cortella sostiene la necessit di instaurare una razionalit pratica dialogica, che consenta di sviluppare il paradigma intersoggettivo, superando il modello del consenso a favore di quello del confronto, per potere fondare unetica che eviti la separazione tra la teoria e lapplicazione pratica. Su questo interviene Carmelo Vigna, secondo il quale letica, per essere tale, non deve mai perdere di vista il suo rapporto con la verit altrimenti rischia di rimanere nella sfera del contingente, del finito o addirittura del caos. Analizzando il rapporto tra linguaggio e politica, Rdiger Bubner indica invece la necessit che la politica si saldi con letica, essendo il suo obiettivo quello di stabilire una forma strutturale dellagire collettivo. Una prospettiva, questa, a cui si sente vicino anche Paul Ricoeur, mostrando il primato di unetica di tipo aristotelico sulla morale dellimperativo categorico di ispirazione kantiana. Infine, un deciso richiamo a Spinoza come teorico di unetica fondata sulla concezione religiosa, ci che caratterizza il contributo di Jean-Luc-Marion, che in tal modo riporta il problema della libert umana in ambito religioso. Su questo tema interviene anche Marisa Ercoleo, mostrando come nella concezione ebraico-cristiana luomo venga concepito come libero in quanto lavora e trasforma il mondo. Inoltre luomo libero perch capace di compiere il male. La colpa del male, osserva Ercoleo, dunque da attribuire solo alluomo, che tuttavia anche capace di conversione e pu quindi redimersi, salvarsi. Cos la libert per luomo mostra il suo duplice aspetto di condanna e di salvezza. Come mostra Sartre, la libert fa in modo che luomo aspiri ad essere Dio, senza poterlo mai essere. Sotto questo profilo, per luomo la libert una condanna che lo nobilita. M.Mi. fine delle categorie politiche liberali, del modo in cui queste, singolarmente e nel loro rapporto reciproco, hanno pensato e modellato la societ e lo Stato. Con lavvento della moderna societ di massa, il politico viene sempre pi caricandosi di istanze totalizzanti, fino a divenire il punto di tensione pi alto di cui possa farsi carico la dinamica sociale e la stessa prospettiva di realizzazione degli individui. Il politico, osserva Bielefeldt, non diventa solo il grado di intensit dei contrasti in cui in gioco lintegrit della vita comune ma viene riconfigurato secondo una prospettiva di attese salvifiche, divenendo il campo delle decisioni ultime, a cui ci si vota in virt di una scelta che non pu essere argomentativamente fondata, ma attiene allambito dellesistenziale e non pu essere dedotta dalle pratiche discorsive razionali. A partire da questi presupposti, Schmitt considera il campo politico come una totalit che si definisce in virt della sua contrapposizione rispetto a ci che sta al di fuori di essa e che essa non pu integrare: lantagonismo amico-nemico appunto ci che d spessore politico a qualsiasi forma di controversia sociale o ideologica. In Schmitt, dunque, il politico vive di unalterit, che essenziale alla sua definizione. Contro questa visione, pur restando allinterno di uno stesso ambito problematico e in fondo di una medesima visione delle motivazioni individuali che portano alla scelta politica e che si raccolgono in un comune tratto esistenzialistico, Plessner e Jaspers cercano di delineare invece, al posto di una politica della separazione e dellesclusione, una politica dellintegrazione e dellinclusione, in cui ci che Altro non costituisce il presupposto attraverso cui il politico giunge ad aggregarsi, ma ci con cui bisogna riconciliarsi. Politico, insomma, per Jaspers ci che soprattutto si determina attraverso la dinamica del riconoscimento dellaltro da s. La libert politica diviene allora ci per cui, a partire da un rapporto di estraneit e di contrapposizione, anzi di lotta, si giunge allaccettazione reciproca in un rapporto che alla fine diviene di solidariet. Se in Schmitt il politico contrapposizione tra amico e nemico, qui diventa strategia comunicativa di reciproco avvicinamento. Jaspers sapeva bene, per via, in particolare, della sua conoscenza dei meccanismi della psicologia individuale, come la formazione di identit abbia a che fare pi con un processo di mutuo riconoscimento tra i soggetti in gioco, che non con quello di un mutuo rifiuto, che lasci aperta una insanabile contrapposizione. G.B.

Esistenzialismo politico
Sotto il concetto di esistenzialismo politico Heiner Bielefeldt raccoglie tre grandi autori del Novecento tedesco, profondamente diversi luno dallaltro, mettendoli a confronto nel suo recente studio: KAMPF UND ENTSCHEIDUNG . POLITISCHER EXISTENZIALI SMUS BEI CARL SCHMITT, HELMUTH PLESSNER UND KARL JASPERS (Lotta e decisione. Lesistenzialismo politico di Carl Schmitt, Helmuth Plessner e Karl Jaspers, Knigshausen & Neumann, Wrzbug 1994). Laccostamento proposto da Bielefeldt ha il senso di voler ricollegare i fili sotterranei che attraversano il pensiero filosofico tedesco di questo secolo, anche prendendo come riferimento pensatori che si sono rivolti a interessi del tutto differenti o che, nello stesso ambito di riflessione, hanno preso posizioni antagoniste.

Era gi capitato in uno studio risalente agli anni cinquanta di Christan von Krockov, che il decisionismo politico di Carl Schmitt venisse accostato al decisionismo filosofico di Heidegger e a quello esistenziale di Jnger. Spunti di confronto in questa direzione venivano, daltronde, da alcune critiche che su questo tema Karl Lwith aveva gi cominciato a svolgere a partire dagli anni 30. Ci che invece accomuna i tre autori presi in considerazione da Heiner Bielefeldt in questo suo studio il fatto che tutti e tre questi autori avvertono la
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Posidonia (Paestum). Tempio di Era I, detto la "Basilica"

Lo spazio del pensiero


Spazio vissuto e spazio pensato: ci che si offre al pensiero, per permettergli di conoscere il reale, anche ci che al pensiero resiste, in quanto altro da esso. Con questo enigma si sono cimentati in vario modo gli autori del testo collettaneo, curato da Renaud Barbaras, LESPACE LUI MME (Lo spazio stesso, Jrome Millon, Grenoble 1994).

Fin dallantichit lo spazio ha suscitato linteresse di filosofi e scienziati che, esprimendosi su di esso, finivano inevitabilmente per dire la loro sullintera realt. Lo spazio classico, infinito, isotropo, omogeneo, di cui Newton ci fornisce la pi compiuta teorizzazione, rappresenta una sorta di rete che avvolge il reale, anzi il reale stesso, in quanto sottoposto allatto conoscitivo. Questa concezione dello spazio differisce dallesperienza di una esteriorit che continuamente sfugge ai nostri tentativi di appropriazione. La difficolt di pensare lo spazio sorgerebbe dal fatto che non si tratta di un oggetto tra gli altri, ma di ci che consente di sperimentare gli oggetti e, in generale, laltro da s. A questo enigma tentano di rispondere i contributi raccolti nel volume Lespace lui mme. Interrogandosi sulla nascita di un sapere geografico e di una pratica cartografica

alla fine del XVI secolo, Jean-Marc Besse, nel suo intervento, attribuisce allimmaginazione un ruolo fondamentale nella costituzione dello spazio geografico. Questultimo, osserva Besse, non unoggettivit precostituita, ma appare legato a un doppio movimento percettivo e rappresentativo: la riduzione in scala della realt al modello, con lo scopo di riunire il mondo intero in un piccolo spazio di leggibilit, e contemporaneamente lamplificazione, che consente di cogliere il grande nel piccolo, destinando limmagine al suo orizzonte di realt. Attraverso la similitudine, che mette in relazione quantit diverse, limmaginazione viene cos a costituire lo spazio delle operazioni geografiche. Per Besse non c differenza di natura ontologica tra mappamondo e globo naturale se ridurre e ingrandire costituiscono lo stesso ordine ontologico percorso in due sensi opposti. Si tratta di una forma non moderna di razionalit scientifica. E non solo: lintelligenza geografica sa cogliere le cose nella loro grandezza, nella duplice accezione matematica e morale del termine. Besse ricorda, a questo proposito, il primo atlante mondiale dellepoca moderna, datato 1570, ad opera di Abraham Ortelius, che riporta una citazione di Cicerone sulla grandezza danimo dello stoico: egli sa valutare la piccolezza delle cose umane in rapporto alla grandezza del mondo. Diventa esplicita la destinazione etica del sapere geografico: la conoscenza della
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natura, allenando lo sguardo a vedere dallalto il mondo umano aiuta a conquistare un adeguato punto di vista, la giusta distanza per valutarne la grandezza. La geografia la scuola di prossimit al mondo - scrive Besse. Alloriginalit e ricchezza dellintuizione spinoziana dello spazio rispetto al paradigma cartesiano e anche in rapporto ad alcuni nostri pregiudizi scientifici dedicato il contributo di Charles Ramond. Adottando un punto di vista quantitativo e qualitativo insieme, Spinoza concepisce unestensione essenziale, indivisibile, eterogenea, produttiva come fondamento di unestensione divisibile, omogenea e inerte, rispetto alla quale i movimenti dei corpi estesi sono solo una traccia. Ramond osserva come lestensione originaria rimanga priva di unespressione concettule adeguata, mancando un verbo unico transitivo che stia allestensione come pensare sta al pensiero. Spinoza, nota Ramond, ricorre ad altri verbi, come agire, che per non sono del tutto appropriati. Questassenza, questo verbo mancante, potrebbe essere, secondo Ramond, lindizio di un rifiuto da parte del nostro pensiero di riconoscere unattivit, una produttivit allestensione. Pierre Kerszberg sinterroga invece sul rapporto tra mondo fisico e mondo naturale, chiamando in causa Heidegger , per il quale con la fisica atomica, con la concezione corpuscolare della materia, si con-

TENDENZE E DIBATTITI
sumata la distanza tra la cosa teorica e la cosa dellesperienza naturale, che impediva di pensare lo spazio solo in termini quantitativi. In realt, osserva Kerszberg, la scienza moderna, soprattutto nel progetto galileiano, essenzialmente vicina alla vita. Il progetto galileiano di matematizzazione della fisica, basato sulla distinzione tra qualit primarie e secondarie, fa nascere, tuttavia, uninteressante questione: se il calore, il colore, ritenute da Galileo qualit secondarie, sono divenute oggi, grazie allo sviluppo della fisica, qualit primarie, ossia quantificabili, si pu ipotizzare che il destino delle qualit sensibili sia quello di scomparire? La domanda, ricorda Kerszberg, era gi stata posta esplicitamente da Husserl: come possono concepire le cose, che riempiono lo spazio, sprovviste di qualit sensibili? Per Kerszberg si tratta allora di non intendere il salto compiuto dalla natura alla fisica come passaggio dal non essere allessere, ma come una posizione di essere che si affianca ad unaltra, con un ruolo differente. Nella sua rilettura del IV libro della Fisica di Aristotele, Franois Makowski sottolinea limportanza conferita da questi alla terza accezione di topos, oltre a quella di luogo naturale e di luogo comune: luogo comune in s, ovvero luogo proprio del mondo e ultimo limite immobile. Questo luogo viene presentato da Makowski come una realt intermedia, l anello mancante tra il luogo propriamente detto (la giustapposizione di corpi di cui parlava Bergson) e lo spazio di tipo newtoniano (inteso come condizione della giustapposizione e dei movimenti). Questa interpretazione parte dal presupposto che i Greci non disponessero di un concetto di spazio come lo intendiamo noi dopo Newton, e che questa nozione fosse con Aristotele in corso di elaborazione. Sebbene quello di Aristotele non si possa definire un approccio fenomenologico, dal momento che considera il luogo dal di fuori e non come qualcosa che si mostra da s, Makowski convinto della fecondit della fisica aristotelica per una fenomenologia del luogo, quale sperimentata da Heidegger. Frdric Worms analizza la concezione dello spazio in Bergson nelle tre dimensioni, metafisica, trascendentale e psicologica. Evidenziando i tre fondamentali errori che Bergson attribuisce a Kant, Worms individua nel filosofo francese il residuo positivistico, lalternativa tra spazio puro e intuizione della durata. Questo dualismo pare superato nella prospettiva fenomenologica; proposta da Jean Franois Lavigne. Riprendendo la concezione di Husserl della spazialit pre-fenomenica, Lavigne coglie lo spazio nella sua origine trascendentale. Questo approccio fenomenologico alla questione dello spazio ha inaugurato una tradizione che, accentuando limportanza della corporeit, ha colto il movimento al cuore della soggettivit. E la prospettiva di Jan Patocka, di cui viene proposto, in questo volume, uno scritto inedito: una breve puntualizzazione dei meriti della fenomenologia - il suo studio della corporeit e del movimento ha fatto apparire astratte le posizioni della metafisica moderna -, ma anche un invito ad abbandonare ogni retaggio cartesiano, come la pretesa di certezza di s della coscienza riflessiva. Diversamente da Husserl, la finitudine, osserva Patocka, legata alla corporeit vivente, non pu mai essere penetrata dallo sguardo della coscienza. Non un soggetto trascendentale, ma un soggetto incarnato opera le sintesi desperienza attraverso, innanzitutto, la sua facolt di movimento. Con la nozione di movimento soggettivo, che presuppone la coincidenza del soggetto e delloggetto, della res cogitans e della res estensa, Patocka fa saltare appunto le posizioni della metafisica tradizionale. Miroslav Petricek, ripercorrendo alcuni testi di Patocka sul movimento, ricostruisce la sua concezione dello spazio ed evidenzia il ruolo centrale giocato dalla problematica dello spazio in fenomenologia. Infine, il contributo di Marc Richir descrive, attraverso il fenomeno del disorientamento, in cui si sperimenta lo svanire di ogni riferimento, lapparire dello spazio stesso, laprirsi di una distanza originaria. Stanislas Breton invece pone il problema del rapporto del pensiero con lo spazio. Questo viene colto attraverso uno spazio interiore, descritto come il vuoto di una distanza presa, definizione che supera ogni dualismo tra materia e spirito. A.M. concetto di limite in diverse accezioni. In primo luogo il limite visto come la consapevolezza del carattere finito e della natura terrena delluomo; in secondo luogo costituisce una sprone al continuo superamento del proprio essere, delle proprie abitudini e delle norme esistenti. Semerari sottolinea come il limite sia anche la necessit per lindividuo di porsi delle regole che arginino quel totale abbandono allistinto, rifiutato da Nietzsche. Infine il limite visto come elemento caratteristico di ogni epoca morale dellumanit, che lo intende come strumento di sottomissione dei deboli da parte dei pi forti. Ricercare allinterno delle opere nietzscheane una precisa tematica, quella dellarte, lintento di Dalmazio Rossi, che in Nietzsche. La verit dellarte propone al lettore una raccolta di brani antologici sul tema. La scelta operata da Rossi volta a mostrare la stretta connessione che lega in Nietzsche il concetto di arte a quelli di vita e di verit, che nel pensiero comune sono considerati spesso in antitesi. Nella filosofia nietzscheana, infatti, il vero pensiero filosofico consiste nellaffermazione della vita, che pu avvenire esclusivamente attraverso una concezione estetica dellesistenza. In base a questo presupposto, Rossi traccia le linee dellevoluzione del concetto di arte nella filosofia nietzscheana attraverso tre tappe principali. La prima riguarda la Nascita della tragedia, in cui lo spirito dionisiaco del sublime, attraverso il coro, si fa carico del rimedio al dolore dellesistenza. Con leliminazione del coro, operata da Euripide, si afferma la base del pensiero razionalistico, che delimita il concetto di Verit apollinea ed esclude il dionisiaco. Qui entra in gioco, secondo Rossi, la seconda accezione del concetto di arte; smascherando il criterio razionalistico della verit, Nietzsche ritrova, al di l della catena delle metafore, di nuovo larte che, con le sue infinite interpretazioni, rappresenta lautentica Verit. Tutto ci conduce, osserva Rossi, a quella che pu essere considerata lultima interpretazione nietzscheana dellarte, cio allidentificazione dellesperienza artistica con la volont di potenza, che, sola, riesce a scardinare la morale e a produrre nuovi valori e ideali. Lo studio di Ettore Fagiuoli, Nietzsche. La finitudine come autobiografia, ha invece come intento principale quello di mostrare come in Nietzsche lesplorazione autobiografica sia il metodo interminabile attraverso il quale la soggettivit percorre il proprio progetto fondativo. Questa progettualit esistenziale sottende, come scenario pi o meno implicito del testo, lanalitica dellEsserci descritta da Heidegger in Essere e tempo. Ma lo sfondo heideggeriano, pi che essere una mera chiave interpretativa per la speculazione nietzscheana, trova esso stesso un fondamento a partire dalle pagine di Nietzsche. Fagiuoli vuole cos indicarci come le stes-

Su Nietzsche
Tra i recenti studi critici su Nietzsche, di cui ricorre il centocinquantenario della nascita, segnaliamo, di Furio Semerari, IL GIOCO DEI LIMITI (Dedalo, Bari 1993), che analizza il concetto di limite nella filosofia nietzscheana; di Dalmazio Rossi, NIETZSCHE: LA VERIT DELLARTE (Cedam, Padova 1994) che, percorrendo lopera del filosofo, vi rintraccia la tematica artistica ed estetica; di Ettore Fagiuoli, NIETZSCHE. LA FINITUDINE COME AUTOBIOGRAFIA, (Egea, Milano 1994), che pone lautobiografia come ambito di fondazione della soggettivit.

Lo studio di Furio Semerari affronta il concetto di limite in Nietzsche in rapporto alla categoria dellesistenza. Secondo Semerari, i temi della morte di Dio e della fine della metafisica definiscono in Nietzsche il concetto di esistente come quellente che trae dal proprio limite e dalla propria finitezza la forza di proporsi come lOltreuomo. Premesso questo, Semerari illustra il
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TENDENZE E DIBATTITI
se analisi heideggeriane sulla costituzione dellEsserci sembrino riprendere e, per certi versi, ricalcare quella modalit genealogico-costitutiva, propria della soggettivit nietzscheana. Con autobiografia, precisa Fagiuoli, non si deve intendere il ripercorrimento di alcune tappe essenziali della vita di un individuo, bens lautocirco-scrizione, l ossessione autoriflessiva che si manifesta in quanto soggettivit autoscriventesi nel mondo, scrittura vivente o vita scrivente, soggetto il cui luogo proprio quel confine cieco della scrittura-soggettivit sempre da ripetere. Autobiografia non altro, allora, che la manifestazione dellontologia come u-topia. Nello studio di Fagiuoli lautobiografia viene proposta come quell itinerario impossibile che accompagna tutta lattivit nietzscheana di riflessione, dalle primissime annotazioni diaristiche alla Nascita della tragedia e alle opere dellultima maturit, tra le quali particolare attenzione viene dedicata a Ecce homo. Un certo interesse, data la stretta connessione con la questione del come si diventa ci che si , rivolto da Fagiuoli anche ai rapporti di Nietzsche con la musica e, in primo luogo, con quella wagneriana. A.S. cultura, storia e linguaggio, Reclam, Leipzig 1993), a cura di Ernst Wolfgang Orth, che nella sua introduzione mette in luce come la filosofia di Cassirer sembri avvicinarsi ad una filosofia della vita orientata in senso antropologico-culturale. Di particolare interesse, tra gli scritti di questa raccolta, il saggio Kant und die moderne Biologie (Kant e la biologia moderna), finora inedito. La raccolta fa seguito ad una precedente, Erkenntnis, Begriff, Kultur (Conoscenza, concetto cultura, Reclam, Leipzig 1993), a cura di Rainer A. Bast, che comprende saggi composti da Cassirer in periodi diversi della sua odissea intellettuale. In questo contesto di pubblicazione di scritti cassireriani, segnaliamo, in Italia, la ripubblicazione del saggio Il problema Gian Giacomo Rousseau, apparso per la prima volta nel lontano 1938 per i tipi della Nuova Italia, ed ora compreso nel volume: E. Cassirer, R. Darnton, J. Starobinski, Tre letture di Rousseau (Laterza, Roma-Bari 1994). Tra i recenti studi critici su Cassirer, lopera di Heinz Paetzold, Die Realitt der symbolischen Formen, raccoglie prevalentemente articoli e interventi scritti precedentemente, in cui lautore svolgeva la sua interpretazione della filosofia di Cassirer come una semiotica dello spirito. Secondo Paetzold, a cui si deve anche lagile studio: Ernst Cassirer. Zur Einfhrung (Ernst Cassirer. Unintroduzione, Junius, Amburgo 1993), la Filosofia delle forme simboliche di Cassirer non importante solo per la comprensione della svolta linguistica nella filosofia contemporanea, ma anche per i dibattiti sul mito e sulla posizione della scienza, della tecnica e dellarte nella coscienza contemporanea. Una filosofia critico-trascendentale della cultura, capace di corrispondere alla pretesa dellantropologia filosofica di istituirsi come lerede della filosofia trascendentale, costituisce, secondo Paetzold, la prospettiva entro cui situare il pensiero di Cassirer. Di particolare interesse il confronto istituito da Paetzold tra il Mito dello stato , di Cassirer, e la Dialettica dellIlluminismo di Horkheimer e Adorno. Di Paetzold segnaliamo infine, in occasione del cinquantenario della morte di Cassirer, che cade nel 1995, la pubblicazione di una complessiva biografia filosofica dal titolo: Ernst Cassirer - Von Marburg nach New York. (Ernst Cassirer - Da Marburgo a New York, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt 1995). A questa biografia fa riscontro la monografia di Andreas Graeser, Ernst Cassirer (Beck, Monaco di Baviera 1994), e il fascicolo monografico della rivista Dialektik dal titolo Symbolische Formen, mogliche Welten - Ernst Cassirer (Forme simboliche, mondi possibili - Ernst Cassirer, n. 1, 1995), con interventi di O. Schwemmer, E.O. Orth, J.M. Krais, D. Kaegi, E. Rudolph, D. Paetzold, M. Ferrari, M. Plmacher, H. J. Sandkuhler, J. Seidengart, B. Centi.
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Cassirer: tendenze del neokantismo


Il rinnovato interesse per la filosofia di Cassirer testimoniato non solo dalla recente pubblicazione di testi inediti o finora di difficile reperibilit, ma anche dallapparizioni di nuovi studi critici, tra cui si segnala, di Heinz Paetzold, DIE REALITT DER SYMBOLISCHEN FORMEN . DIE KULTURPHILOSOPHIE ERNST CASSIRERS IM KONTEXT (La realt delle forme simboliche. La filosofia della cultura di Ernst Cassirer nel suo contesto, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt 1994). Lattuale interesse per il pensiero di Cassirer si inscrive, daltra parte, in una fase di ripresa internazionale degli studi sul neokantismo, documentata da una crescente attivit di pubblicazioni scientifiche. Ne un esempio il volume NEUKANTIANISMUS. PERSPEKTIVEN UND PROBLEME (Knigshausen und Neumann, Wrzburg 1994), a cura di Ernst Wolfgang Orth e di Helmut Holzhey, che riprende e sviluppa gli interventi di vari studiosi al convegno omonimo, tenutosi nel settembre 1991 presso lUniversit di Trier.

Tra le pubblicazioni degli scritti di Cassirer, apparsa recentemente una raccolta dal titolo: Geist und Leben. Schriften zu den Lebensordnungen von Natur und Kultur, Geschichte und Sprache (Spirito e vita. Scritti sugli ordinamenti vitali di natura e

Con la pubblicazione del volume Neukantianismus. Perspektiven und Probleme, che riporta gli atti del convegno di Trier del 1991, Ernst Wolfgang Orth e di Helmut Holzhey hanno inteso approfondire e allargare la discussione finora sviluppatasi sulla scia del rinnovato interesse per la filosofia neokantiana, nelle sue diverse sfaccettature, intesa come un complesso di tentativi filosofici e scientifici che vanno dalla seconda met del XIX secolo fino alla prima met di quello attuale. Larticolazione del volume (che non coincide con la successione effettiva degli interventi del convegno) cerca di seguire - senza nessuna pretesa di sistematicit - quelle che sono attualmente le principali rubriche in cui si tornati a interpretare il neokantismo, inteso come un fenomeno complesso e non riducibile ad una sola tematica filosofica, fosse pure la teoria della conoscenza. Il problema di una possibile definizione del neokantismo, che tenga conto della sua interna ricchezza di articolazioni teoriche, affrontato in particolare, nella prima sezione del volume, Unit del neokantismo, da E. W. Orth, N. Hinske, R. Malter e G. Fanke. La seconda sezione, relativa alla filosofia della cultura intesa come una delle prospettive salienti che caratterizzano il fenomeno neokantiano, comprende interventi di F. Tenbuck, di H. Homann, di H. -L. Ollig e di H. Holzhey: se il primo contributo inquadra il neokantismo come filosofia della cultura moderna, il secondo mette a fuoco il programma della rivista Logos, mentre gli ultimi due contributi sono dedicati ai problemi della religione e delletica. La terza sezione, Teoria della scienza, include interventi di J. Vuillemine, di W. Flach, di J. Petitot e di K. W. Zeitler, relativi al tema della possibilit dellesperienza alla luce della fisica attuale, al significato del neokantismo per la teoria della scienza, alla legittimit e al senso duna epistemologia trascendentale, al rapporto di Bauch con Frege. Gli interventi di K. C. Khnke, P. -U. Merz-Benz, W. Lehrke, M. Havelka, F. Bianco, F. Fellmann compongono invece la quarta sezione, dedicata alla Metodologia delle scienze sociali, dove ricorrono in particolare i nomi di Tnnies, Adler, Simmel, Rickert e Weber. La sezione pi ampia quella dedicata ai temi tipici del neokantismo della Scuola del Baden e della Scuola di Marburgo. In particolare: G. Edel, A. Poma, P. Fiorato analizzano aspetti diversi del pensiero di Cohen; K. -H. Lembeck, C. von Wolzogen studiano alcuni motivi del pensiero di Natorp; M. Ferrari, J. Seidengart, T. Knoppe affrontano specifiche tematiche di Cassirer e i loro intrecci con altri orientamenti filosofici e scientifici; W. K. Schulz esamina alcuni presupposti del programma di Windelband di fondazione di una teoria della cultura; M. Signore analizza limpostazione teorica di H. Rickert; mentre lintervento di S. Nachtsheim dedicato al programma filosofico di E. Lask. R.L.

PROSPETTIVE DI RICERCA

Ren Descartes Frontespizio delle Meditationes de prima philosophia e dei Principia Philosophiae

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Cartesio: le opere filosofiche


Riunite in due volumi, sono state pubblicate le OPERE FILOSOFICHE (a cura di E. Lojacono, Utet, Torino 1994) di Rene Descartes. La raccolta contiene le maggiori opere filosofiche e scientifiche del filosofo insieme a numerose lettere, che tracciano anche un profilo storico-psicologico dellautore. A questo proposito da segnalare la recente monografia dedicata a Cartesio da William Shea, LA MAGIA DEI NUMERI E DEL MOTO. RENE DESCARTES E LA SCIENZA DEL 600 (trad. it. di N. Sciaccaluga, Bollati Boringhieri, Torino 1994).

Limpostazione di questa edizione delle Opere filosofiche di Cartesio, tradotta direttamente dal latino da Ettore Lojacono, quella di una ricomposizione degli scritti scientifici e filosofici del filosofo, che, del resto, ha sempre sottolineato lunit sistematica del proprio pensiero. Ritroviamo, cos, accanto alle opere filosofiche, come le Regulae , il Discorso sul metodo o Le passioni dellanima, il testo scientifico pi celebre di Cartesio, e cio i Principia philosophiae, accompagnati da una fitta corrispondenza con noti personaggi dellepoca. Proprio da queste lettere si coglie latmosfera di profonda apertura culturale che circonda Cartesio allepoca della stesura di questi scritti. Trasferitosi in Olanda, che egli considera la patria dello scambio culturale e del cosmopolitismo, Cartesio, infatti, entra in rapporto con personaggi come padre Mersenne, uscendo dallangusto contesto francese che, in una lettera a Balzac, viene descritto come provinciale e insufficiente alla produzione del pensiero. Per quanto riguarda il rapporto delle sue opere filosofiche, in senso stretto, rispetto al Discorso sul metodo, Cartesio utilizza la celebre immagine dellalbero le cui radici sono costituite dalla metafisica, il tronco dalla fisica e i rami dalle altre scienze proprio, sottolineando cos la priorit ontologica della filosofia prima, che deve costituire la base per ogni ragionamento. La logica, e dunque il metodo, sono infatti giustificate rigoro-

samente a priori: Cartesio procede dalle cause agli effetti, o meglio, da Dio verso la natura, utilizzando sempre le quattro regole dellevidenza, dellanalisi, della sintesi e dellenumerazione che, in questo modo, traggono il proprio valore di verit dal metodo stesso. In questa fase, la validit e la consistenza dellesperienza vengono messe tra parentesi, in quanto il progetto di Cartesio quello di istituire una sorta di mathesis universale che comprenda lintero universo, ma da cui possa anche prescindere. In questo modo, Cartesio apriva necessariamente un conflitto con la scolastica; questa, in primo luogo, procedeva con un metodo a posteriori che, partendo dagli effetti, e dalla natura, risaliva alle cause e quindi a Dio; in secondo luogo, attribuiva alla logica una portata ben pi ampia delle quattro regole. Ma le polemiche di Cartesio non terminano qui. Largo spazio dedicato, infatti, anche al contrasto con il medico Regius, che rifiuta il dualismo cartesiano, misconoscendo lesistenza della ghiandola pineale e riconducendo, materialisticamente, anche lo spirito allestensione. In ogni caso il progetto cartesiano di ricondurre ogni disciplina al metodo a priori si limiter alla sola geometria, in quanto per tutte le altre scienze era necessario utilizzare un altro metodo e, come sosteneva lo stesso Cartesio, fermarsi al sapere autentico. Si apre cos il gruppo degli scritti scientifici, con in testa i Principia philosophiae, che riguardano i fenomeni e la realt sensibile. Per queste discipline il metodo utilizzato quello che, partendo dalle ipotesi, non pu fornire garanzia di assoluta verit, ma solamente di probabilit. La filosofia naturale viene cos indagata a posteriori, anche se la struttura logica dei procedimenti usati sempre rigorosa. Di fatto, ci che accomuna gli scritti del primo gruppo a quelli del secondo la mentalit fortemente scientifica e rigorosa impiegata da Cartesio in ogni sua osservazione, con una costante attenzione per i meccanismi che determinano i fenomeni dietro la loro apparenza: anche delle cose pi comuni viene ricercata sempre la spiegazione pi profonda.
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Inoltre, il presupposto che qui guida Cartesio la certezza dellesistenza autonoma della realt, consistente e indipendente dal cogito, responsabile, tuttavia, della ricerca della verit. Il criterio di verit si basa, infatti, sullaccordo tra ragione ed esperienza che, al di l dei pregiudizi e dellinganno dei sensi, possono fornire lunico mezzo per formulare la visione scientifica del mondo. La risonanza che gli scritti di Cartesio ebbero al momento della loro prima pubblicazione, parallelamente al configurarsi del profilo psicologico del filosofo, sono tra gli elementi che emergono dalla raccolta epistolare presente in questa edizione delle Opere filosofiche. Dalle lettere emerge, inoltre, limportanza dellambiente e del contesto storico che fecero da sfondo allopera di Cartesio. Di questo ci offre una interessante testimonianza la monografia di William Shea, che descrive Cartesio nei suoi tratti caratteriali come un individuo ombroso e difficile, dedicando particolare attenzione agli incontri del filosofo con personaggi autorevoli dellepoca, che lo influenzarono nella formulazione del proprio pensiero. Ricordiamo, a questo proposito, lincontro con Isac Beekman, il fisico matematico che spinse Cartesio alla ricerca di una scienza nuova e universale che utilizzasse la quantit e che necessitasse della mente suprema di Dio per legittimarla. Oppure il viaggio a Roma, durante il quale Cartesio assistette alla condanna a morte di un eretico, bruciato in Campo dei Fiori, che gli fece capire quale rischi potesse correre un filosofo in quellepoca. La monografia di Shea, inoltre, intende offrire una testimonianza obiettiva di tutte le iniziative filosofiche, scientifiche e teologiche, pi o meno giustificate, di cui fu artefice Cartesio. Troviamo, cos, ripetutamente menzionati, luso delle quattro regole, ma anche la dieta di Cartesio per vivere cinque secoli o linvenzione di un telescopio per osservare gli abitanti della luna. A.S.

PROSPETTIVE DI RICERCA
Heidegger e la filosofia antica
Schemi e appunti, preparati e redatti da Heidegger per le sue lezioni del 1926 sui fondamenti della filosofia antica, sono stati pubblicati, nellambito delledizione completa dellopera di Heidegger, con il titolo: GRUNDBEGRIFFE DER ANTIKEN PHILOSOPHIE (Concetti fondamentali della filosofia antica, Gesamtausgabe, II Abteilung, Bd. 22, Klostermann, Francoforte s/M. 1993).

E nota limportanza che Martin Heidegger attribuisce al confronto del pensiero filosofico con la sua storia come quella dimensione propria in cui emerge e scompare, appare e si occulta il problema dellessere. La storia della metafisica occidentale coincide per Heidegger con la storia dell oblio dellessere e della riduzione dellessere all ente; un tratto di strada importante sulla via di un pensiero capace di un nuovo atteggiamento nei confronti del problema dellessere la distruzione della storia della metafisica, annunciata (ma non realizzata) in Essere e tempo. Anche linteresse di Heidegger per il pensiero greco ha questa valenza: non un interesse di carattere filologico o erudito - per questo aspetto Heidegger riprende la polemica di Nietzsche e di P. Yorck von Wartenburg nei confronti della storia antiquaria -, ma un tentativo di risalire alle origini della metafisica occidentale e dunque della riduzione dellessere allente intramondano. Negli anni Venti, al centro degli interessi di Heidegger figura Aristotele, alla cui Etica nicomachea egli aveva dedicato lintroduzione del corso sul Sofista platonico, pubblicato nel vol. 19 della Gesamtausgabe (cfr., Informazione filosofica, n. 11). Alla concezione aristotelica dellazione e della ragione pratica (phronesis) sono dedicate anche le riflessioni contenute nella cosiddetta Aristoteles-Einleitung, in cui gli studiosi ravvisano il nucleo originario di Essere e tempo. Nel corso del semestre estivo 1926 sui Grundbegriffe der antiken Philosophie, Aristotele viene definito culmine scientifico della filosofia antica. Coerentemente con questa valutazione, Heidegger presenta in questo corso una visione panoramica e di carattere introduttivo del pensiero greco dai suoi inizi (Anassimandro e Talete) fino ad Aristotele. Il testo del corso ha un carattere frammentario, e si riduce in alcuni punti a una serie di parole e concetti-chiave e di titoli. Ma nonostante questi limiti, questo testo ci offre unimmagine degli studi heideggeriani del periodo precedente Essere e tempo, in cui emerge, in particolare, il confronto di Heidegger con pensatori che talvolta anticipano il pi articolato e approfondito confronto degli anni successivi alla cosiddetta svolta. I pochi appunti dedicati a Eraclito, ad esempio, mostrano come gi in questi anni la

lettura heideggeriana di questo autore si concentri sul concetto di logos , nel duplice senso di ragione e di linguaggio. Dal confronto con i filosofi pre-socratici emergono poi alcuni temi che passeranno in primo piano in Essere e tempo. Cos, dallinterpretazione di Eraclito Heidegger ricava la tesi che ci che pu essere disvelato e che si mostra (il fenomeno in senso fenomenologico) - ci che in Essere e tempo sar la comprensione dellessere pu essere portato alla dimensione del linguaggio; ugualmente, lopposizione in Parmenide tra lorientamento in base allente molteplice e il tentativo di portare ad espressione linguistica lunit dellessere prefigura lopposizione in Essere e tempo tra linautenticit del si e lautenticit della decisione anticipatrice. M.M.

Inediti di Althusser
Malgrado il sopraggiungere della follia, Louis Althusser continu la sua attivit teorica elaborando intuizioni feconde e innovative rispetto ai suoi lavori precedenti. E questa la nuova prospettiva che la recente apparizione di una serie di inediti del filosofo francese ha fatto maturare nei confronti della sua vita e del suo pensiero nel periodo oscuro della malattia che lo condusse alluxoricidio. Oltre alla ripubblicazione dellautobiografia di Althusser arricchita di alcuni materiali inediti, LAVENIR DURE LONGTEMPS (Lavvenire dura a lungo, a cura di D. Grisoni, Stock-Imec, Parigi 1994), segnaliamo altre due opere postume del filosofo, rese da poco disponibili: SUR LA PHILOSOPHIE (Sulla filosofia, a cura di O. Corpet, Gallimard, Parigi 1994) e CRITS PHILOSOPHIQUES ET POLITIQUES (Scritti filosofici e politici, a cura di F. Matheron, Stock-Imec, Parigi 1994).

Delle tre sezioni in cui ripartito il volume degli Ecrits philosophiques et politiques, ognuna corrispondente a un diverso periodo della vita di Louis Althusser (la giovinezza, il periodo dopo il 68, gli anni della malattia), lultima indubbiamente la pi significativa: ci restituisce un Althusser che, contrariamente a quel che si pensava, aveva ancora qualcosa di prezioso da raccontarci. I testi presenti nella raccolta sono tutti pressoch sconosciuti e consentono di seguire levolversi del pensiero di Althusser dalla giovinezza alla morte, con un buco relativo al periodo della maturit - ma non escluso che questa lacuna sia colmata nel secondo volume, attualmente in preparazione. Con una suddivisione che appare piuttosto artificiosa, il curatore, Franois Matheron, distingue un Althusser, soggetto politico-filosofico, quello della maturit,
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come spartiacque tra un soggetto in divenire, che lo precede, e un soggetto in crisi, che lo segue, dando luogo, a partire dal 1980 (ovvero dopo luccisione della moglie e la malattia) ad un soggetto filosofico-politico. Tra i lavori del periodo della formazione (1946-51), che vedono un Althusser intellettuale e marxista, cristiano e comunista, hegeliano e marxista, compare innanzitutto la tesi di laurea su Il contenuto nel pensiero di Marx , in cui gi abbozzata la questione del rapporto tra il teorico del materialismo storico e Hegel. Il rifiuto della lettura esistenzialista di Hegel, allora in voga, ribadito da Althusser pi esplicitamente nellarticolo Le retour Hegel (Il ritorno a Hegel), pubblicato in La nouvelle Critique, e nella Lettre Jean Lacroix (Lettera a Jean Lacroix, 1950-51), suo vecchio professore, autore di un testo su marxismo ed esistenzialismo. Per poter pensare la verit, sembra suggerire Althusser nella lettera, necessario farsi simili a quelli che la fanno - quelli che lavorano e lottano, occorre cio spogliarsi delle proprie comodit materiali, per fare opera di fraternit. Di qui linvito a distaccarsi dal cattolicesimo reazionario e ad unirsi al movimento proletario; invito contenuto nellarticolo Une question de faits (Una questione di fatto), che non costituisce una sconfessione della sua fede, ma un modo pi autentico di viverla. Il secondo gruppo di testi (1972-78), quelli degli anni di crisi del dopo 68, tra i quali troviamo Marx dans ses limites (Marx nei suoi limiti), ci restituisce il tentativo althusseriano di pensare il marxismo allinterno e ai margini del PCF in seguito alla crisi del movimento comunista internazionale. Nonostante alcune variazioni apportate al proprio pensiero, in questi scritti Althusser rimane sostanzialmente fedele al modello di lettura sintomale, messo a punto in Lire le Capital (Leggere il Capitale). invece nei due saggi della terza parte (1982-86) che si dischiude un Althusser inedito. Se dopo il dramma del 1980 e a seguito della sua malattia, Althusser appariva spacciato come teorico, gi quasi dimenticato e trascinato dal disprezzo per Marx, diffusosi con il fallimento degli Stati comunisti, le stimolanti riflessioni contenute in questi saggi rivelano un pensatore ancora fervido. Accanto ad un approfondimento della sua riflessione su Marx, sviluppato in Le courant souterrain du matrialisme de la rencontre (La corrente sotterranea del materialismo dellincontro), nellultimo scritto della raccolta, Portrait (Ritratto), troviamo una breve, ma incisiva, descrizione del filosofo del futuro come filosofo non materialista dialettico, che sarebbe un orrore, ma materialista aleatorio. Sulla nuova versione aleatoria del materialismo insistono diffusamente gli inediti althusseriani pubblicati da Olivier Corpet nel volume: Sur la philosophie. Se

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precedentemente Althusser partiva dal presupposto che bisognasse rimediare al vuoto teorico lasciato da Marx ed elaborarne la filosofia latente, il non detto, ora giudica questo suo tentativo di rendere pensabile il marxismo come una filosofia da manuale tra le altre. Il problema era come definire il materialismo senza farne un sistema immobile, unastrazione opposta allidealismo, ma altrettanto artificiosa. La proposta di Althusser quella di un materialismo aleatorio, erede del pensiero di Democrito ed Epicuro. Marx non compare; lunico filosofo della politica cui Althusser si ispira Machiavelli. Ma anche Pascal e Spinoza assumono un ruolo importante: se Spinoza partito da Dio stesso per criticare lidealismo, Althusser, imitandolo, parte da Marx per criticare il Partito Comunista. La metafora del treno permette ad Althusser di far intravvedere quel che lui intende per materialismo aleatorio senza farlo degenerare in concetto da manuale. Il filosofo idealista, osserva Althusser, conosce la stazione di partenza e di arrivo: che si tratti della storia, delluomo, di Dio, dellEssere, egli si interessa allorigine e alla fine ultima, vuole possedere la verit. Al contrario - afferma Althusser - il filosofo materialista un uomo che prende sempre il treno in marcia come gli eroi dei film westerns americani. Egli osserva le persone; guarda dalla finestra, ma non ha lossessione di conoscere il punto di partenza e di arrivo. Insomma, sintetizza Althusser, il filosofo materialista registra delle sequenze aleatorie e non, come il filosofo idealista, delle conseguenze derivanti da una Origine fondatrice di ogni senso, da un Principio assoluto o da una Causa prima. In questo, la lotta di classe non viene rinnegata, ma assogettata ad un andamento congiunturale, dove per congiuntura Althusser intende un incontro aleatorio di elementi in parte esistenti ma anche imprevedibili. Sur la philosophie comprende anche una lunga intervista con la messicana Fernanda Navarro, realizzata tra il 1984 e il 1987, unappassionata corrispondenza tra i due, e il testo di una conferenza, La trasformation de la Philosophie (La trasformazione della filosofia), tenuta a Granada nel 1976. Lassenza di leggi nella storia, la lotta dei concetti nel pensiero, il rapporto tra filosofia e corso del mondo, la distinzione tra verit e pratica sono alcuni dei temi affrontati in questi inediti che rivelano leffervescenza del pensiero di Althusser dietro una vita ritirata e ben limitata, come rivelano le lettere a Navarro e la sua autobiografia del 1985. Proprio questultimo testo ora disponibile con allegati uno scritto del 1964, Lettres sur lenfance et rves premonitoires (Lettere sullinfanzia e sogni premonitori), e il tentativo autobiografico del 1976, Les Faits (I fatti), gi pubblicato. Nellinedito Althusser racconta, sedici anni prima che il dramma si consumasse, la ricorrenza di sogni omicidi nei confronti della donna (poi divenuta sua moglie). Era il periodo in cui il filosofo si trovava in cura per una seria depressione da quello che era stato lanalista della sua compagna, permessasi fraternamente e ingenuamente di redigere la sua anamnesi. Un altro tassello si rende dunque disponibile per cogliere, al di l del brutale fatto di cronaca, tutto lo spessore di una vita. A.M. dal titolo: Colpevole, non colpevole, racconta, con accenti autobiografici, le vicende di un fidanzamento in cui il protagonista, consapevole della propria infelicit, decide comunque di nasconderla allamata e di procedere ugualmente verso il matrimonio, trovandosi per a vivere ogni situazione come prova della precariet dellesistenza e della necessit del dolore. In questo scritto, lassurdit del matrimonio, che contrasta fortemente con il desiderio di entrambi i protagonisti, una testimonianza dellimpossibilit dellesistenza, volta, sempre e comunque, ad una meta necessariamente irraggiungibile. Diversa limpostazione di unaltro scritto sul medesimo tema, Considerazioni varie sul matrimonio che, al contrario del precedente, rappresenta, in apparenza, unapoteosi delle gioie del matrimonio, mentre nasconde, sempre attraverso luso dellironia, la dimostrazione della sua insensatezza. Parlando in prima persona, in questo saggio Kierkegaard descrive il matrimonio il pi importante viaggio di scoperta che un uomo possa intraprendere, durante il quale tutti gli eventi quotidiani diventano gioie sublimi e infinitamente arricchenti. Attraverso una notevole forza argomentativa, che nello stile iperbolico conduce tuttavia il lettore a dubitare della validit del matrimonio, lesaltazione della vita di coppia si contrappone alla descrizione della vita individuale, che diventa esclusivamente il luogo delle chiacchiere e dellarroganza soggettiva. Privata, in tal modo, delle gioie effimere della vita estetica, lesistenza diventa patrimonio esclusivo della vita etica e come tale una meta da inseguire, anche se alla fine si rivela irraggiungibile e viene rifiutata, come accade nella biografia stessa di Kierkegaard. Ancora lironia fa da sfondo allo scritto Le due epoche, che affronta il problema del livellamento politico e, indirettamente, esistenziale degli individui. Le due epoche, la prima rivoluzionaria e appassionata e la seconda, riflessiva e ragionevole, nascondono, secondo Kierkegaard, una dimensione di totale livellamento, che distorce i valori apparenti. Se la prima, infatti, dietro limpulso vitale maschera decoro e forma, la seconda, dietro lillusione della moderazione, pu nascondere anche, almeno nei propositi, progetti eversivi, pur incapaci di prendere forma. In conclusione, epoca attuale e epoca rivoluzionaria risultano essere ambigue dissimulazioni, smascherate dallironia tragica kierkegaardiana che, al pericolo della maggioranza per dirla con Dario Borso che, nellintroduzione si riferisce a Tocqueville - non vede alcun rimedio. Riflessione e rivoluzione, infatti, non nascono da convinzione ed interiorit, ma esclusivamente dal livellamento che impedisce alluomo di scegliere. Ecco perch la maggioranza, diventata livellamento e omologazione, sottrae al singolo la possibilit di vivere sino in fondo il proprio progetto esistenziale. A.S.

Lesistenza impossibile di Kierkegaard


Di Kierkegaard apparso recentemente, a cura di Dario Borso, un panphlet che tratta del problema politico in chiave ironica. Si tratta di DUE EPOCHE (Millelire, Viterbo 1994). Sempre di Kierkegaard stato recentemente pubblicato, tradotto per la prima volta integralmente in italiano, lo scritto: STADI SUL CAMMINO DELLA VITA (a cura di L. Koch, trad. it. di A. M. Segala, Rizzoli, Milano 1993), una raccolta di saggi che affrontano, attraverso lironia, temi cari al filosofo danese come langoscia, il valore del matrimonio, del sentimento e della religione.

Strutturato come una sorta di simposio platonico, ambientato per in et contemporanea, Stadi sul cammino della vita prende spunto da un banchetto organizzato da cinque libertini danesi, convenuti per affrontare i problemi dellamore e del matrimonio. Concentrato di psicologia, filosofia e religione, i saggi che compongono la raccolta affrontano le diverse tematiche attraverso un uso insistito dellironia, da cui traspare langoscia di fondo che caratterizza questi scritti. Come lo Zarathustra di Nietzsche che, di fronte allevento della morte di Dio, sprofonda in unamara risata, per testimoniare lassurdit della vita senza quel Dio che in fondo non mai esistito, cos i personaggi di Kierkegaard affrontano la disperazione dellesistenza muovendosi in spazi beffardi e ironici. Elemento comune a tutti questi saggi il fatto di caratterizzarsi come prefazioni, come prologhi ad un contenuto che non compare e che, attraverso questo espediente letterario, manifesta la sua assurdit. In fondo, anche la vicenda del lungo fidanzamento con Regina Holsen, rotto da Kierkegaard poco prima del matrimonio, costituisce un esempio di come i percorsi definiti, che non riescono mai a giungere alla meta desiderata, rivelino, ironicamente, la loro mancanza di senso. Tutta lesistenza, daltra parte, appare in Kierkegaard come una lunga attesa di un qualcosa che, necessariamente, non arriver mai e che, tuttavia, ci fornisce il senso della vita. Tra gli scritti contenuti nel volume, quello
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Per unestetica fenomenologica
In uno scritto dellepoca di Weimar, PLASTICA (trad. it. di G. Maragliano, Aesthetica Edizioni, Palermo 1994), Johann Gottfried Herder delinea una concezione estetica di tipo fenomenologico, che si distacca dalle estetiche speculative di stampo hegeliano, affermando lautonomia e la superiorit della scultura rispetto alle altre arti per via del suo legame con lorgano di senso del tatto come quellorgano che consente una primitiva conoscenza della realt nelle sue forme e nei suoi corpi. Il privilegiamento di questa iniziale dimensione fenomenologica del sentire tattile pu essere individuato anche nella LETTERA SULLA SCULTURA (trad. it. di I. Crispini e D.Scalabrino, Aesthetica, Palermo 1994) del filosofo olandese Frans Hemsterhuis, in cui si esprime una concezione della bellezza come unit della molteplicit, come sintesi del minimum di tempo e del maximum di idee, unit che raggiunge il suo culmine e la sua perfezione proprio nella scultura.

Johann Gottfried Herder, in Plastica (1778), e Frans Hemsterhuis, nella Lettera sulla scultura (1769), propongono

una visione estetica del bello di tipo fenomenologico, legata alla percezione delle cose tramite gli organi di senso, dove il soggetto il presupposto della ricezione estetica. Entrambe queste concezioni si distaccano da una visione classicistica del bello come ideale, privilegiando piuttosto una fenomenologia del sentire, fondata sullorgano del tatto, che attribuisce alla bellezza una dimensione conoscitiva. In tale prospettiva, la distinzione tra le arti avviene, per Herder, in base allorgano di senso che in ciascuna arte viene in primo luogo esercitato. La vista permette alluomo di percepire figure che vengono rappresentate in pittura attraverso il colore e la luce; nella pittura sincontrano quindi solo figure evanescenti, appiattite, prive di solidit terrestre. Nella scultura invece lorgano del tatto che coglie le forme, i corpi nella loro solidit e pregnanza, nella loro plasticit e sostanzialit reale, nella loro verit palpabile. Creature del cielo appaiono dunque, per Herder, le figure dipinte nei quadri; creature terrestri, invece, appaiono le forme scultoree. E se la pittura coincide con il sogno, la scultura mostra il suo legame sostanziale con la verit. Herder considera lorgano del tatto quello che maggiormente consente la conoscenza della realt, del mondo nella sua pie-

Artista cicladico, Testa di kouros da Thera, VI sec. a. C.

nezza, nellintrico di corpi e forme. Solo toccando le cose, sentendole nel loro essere plastico, possibile anche vederle. Il vedere senza il sentire, osserva Herder, rimane illusorio perch determina unimmagine del mondo priva di forma e solidit, realt fatta di contorni che delimitano immagini vuote. Lestetica di Herder mira quindi a mostrare la superiorit della scultura sulle altre arti non solo in relazione al tipo di bellezza che essa realizza, ma anche per il tipo di conoscenza che essa solo rende possibile. La scultura nella prospettiva herderiana supera dunque la dimensione segnica, cio la distinzione tra segno e designato, in quanto crea forme che significano di per se stesse, senza rinviare ad altro. Le sculture simpongono con la loro semplice realt come dei; creano la propria luce, edificano il proprio spazio: sono realt a s stanti, che non necessitano di significati simbolici, poich in esse significato e significante coincidono. Ci non significa, aggiunge tuttavia Herder, che esse debbano essere identificate con realt puramente materiali, prive di spirito; lattivit dello scultore che forma lanima, lo spirito della scultura; li imprime e li suggella nelle forme corporee e allo stesso tempo li rende eterni. Assai affine a questa prospettiva estetica la concezione espressa da Hemsterhuis nella Lettera sulla scultura, in cui ugualmente si afferma il primato della scultura sulle altre arti. Hemsterhuis costruisce la propria teoria della bellezza attraverso una rielaborazione della tradizione estetica settecentesca, che attribuiva alla bellezza lunit nella molteplicit. Per Hemsterhuis questo significava che la bellezza realizza una sintesi estetica tra lunit, fondata sulla temporalit, e la molteplicit, dovuta alla quantit delle idee richiamate: unopera darte tanto pi perfetta quante pi idee riesce a evocare nel pi breve spazio di tempo, infondendo una sensazione sublime di totalit unitaria come sintesi del molteplice. Secondo Hemsterhuis, larte che maggiormente raggiunge questo obiettivo proprio la scultura, in quanto presenta contemporaneamente pi parti dello stesso corpo nello svilupparsi del suo intero contorno. Cos, la percezione che consente la scultura totale, poich da un lato locchio riesce ad abbracciare linterezza della sua forma, dallaltro la mano pu sentire la sua solidit terrestre. La conoscenza che la scultura realizza quindi, anche per Hemsterhuis, legata ad un sentire che non disgiunto dal vedere, producendo un soddisfacimento estetico dato dallunione del senso della vista con il senso del tatto. evidente qui la distanza di una concezione estetica che rivaluta il sentire contro ogni astratta ricezione della bellezza da una concezione di matrice spiritualistica e metafisica che, basandosi su con-

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cetti ideali del bello, svaluta la scultura, in quanto non in grado di far emergere quel sentire oscuro, che permette di conoscere le forme; in particolare, evidente la differenza sostanziale con lestetica di Hegel, che concepiva il bello come identit di spirito e corpo. Daltro canto, pur nella vicinanza con la teoria dellarte di Winckelmann, rinvenibile nellesaltazione dellarte greca e nella celebrazione della fisicit terrestre della bellezza corporea, lestetica di Hemsterhuis, ma anche quella di Herder, si distacca da essa nel concepire larte come oltrepassamento, come superamento della natura. Le concezioni estetiche di Herder e Hemsterhuis fondano unantropologia estetica della bellezza basata sulla percezione differenziale propria della corporeit, che avr uninfluenza notevole sulle estetiche moderne. In questa prospettiva, la scultura diviene una forma di conoscenza e la sua verit viene attribuita alla possibilit di cogliere nella sua totalit la concretezza della forma. Cos, se nellestetica di Hemsterhuis lo scultore cerca la luce di quella bellezza che dona lunit del molteplice, in quella di Herder lo scultore va alla ricerca, nelloscurit della notte, delle figure degli dei. M.Mi.

Primi scritti di Nietzsche


Nel centocinquantenario della nascita, due edizioni in lingua francese degli scritti giovanili di Nietzsche regalano agli appassionati, che non possono accedere alledizione tedesca, gli esordi letterari del filosofo. Si tratta del volume degli ECRITS AU TOBIOGRAPHIQUES (Scritti autobiografici, a cura di M. Crpon, PUF, Parigi 1994), che copre gli anni dal 1858 al 1864, e di quello dei PREMIERS CRITS (Primi scritti, a cura di Jean-Louis Backs, Le Cherche Midi, Parigi 1994), che raccoglie gli scritti che vanno dal 1856 al 1869, anno che vede la nomina di Nietzsche a ordinario di filologia greca allUniversit di Basilea. I lavori preparatori ai corsi del giovanissimo docente di filologia ci vengono ora riproposti nel volume: INTRODUCTION AUX LEONS SUR L OEDIPE ROI DE SOPHOCLE - INTRODUCTION AUX TUDES DE PHILOLOGIE CLAS SIQUE, (Introduzione alle lezioni sullEdipo Re di Sofocle - Introduzioni agli studi di filologia classica, a cura di F. Dastur e M. Haar, Encre Marine, La Versanne 1994). Queste recenti pubblicazioni degli scritti giovanili giungono sulla scia di una nuova traduzione francese, in due volumi, delle opere di Nietzsche, OEUVRES (a cura di J. Lacoste e J. Le Rider, Robert Laffont, Parigi 1993).

Friedrich Nietzsche, 1861

Piccoli autoritratti di un filosofo adolescente, i primi scritti di Nietzsche ci restitutiscono limmagine sorprendente di una personalit in divenire, ma gi consapevole del proprio valore. Certo non pecca di modestia il dodicenne che scrive: ho insomma preso la decisione di tenere un diario attraverso il quale verr trasmesso ai posteri tutto ci che riempie il mio cuore di gioia o di pena. Senza seguire un preciso ordine cronologico, Nietzsche registrer con cura nei suoi quaderni personali tutti gli avvenimenti importanti. Eventi intellettuali, per la maggior parte: le letture di Tacito, Eschilo e i classici; le recensioni dei testi e lavori letterari e musicali. In queste pagine torna sovente il ricordo della morte del padre, primo momento fatidico - scrive Nietzsche -, a partire dal quale tutta la mia vita ha preso una svolta. Lassenza della figura del padre, pastore protestante, segna profondamente il carattere del giovane Nietzsche,
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rampollo disciplinato di una famiglia di credenti; a quindici anni il futuro annunciatore della morte di Dio scrive: La religione il fondamento di ogni sapere. Le anticipazioni del Nietzsche degli anni a venire non mancano nei brevi, ma gi intensi saggi su La libert della volont e il fato, redatto a diciannove anni, dove si annunciano i temi della volont di potenza e delleterno ritorno, e in Fato e storia, scritto col quale Nietzsche prende commiato dal cristianesimo e apre un capitolo nuovo di una vita allinsegna del divieni te stesso. Ma la definitiva presa di coscienza del proprio valore si compie negli anni delluniversit. Allievo di Ritschl, che ne ammira il rigore e la forza intellettuale, Nietzsche si immerge nello studio dei Greci e compie le sue prime letture filosofiche sistematiche: Platone, i presocratici; ma anche Emerson e la rivelazione di Schopenhauer. L Introduzione alle lezioni sullEdipo Re di Sofocle del 1870, due anni prima

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della pubblicazione della Nascita della tragedia, e, sotto diversi riguardi, ne costituisce il lavoro preparatorio. In questo scritto Nietzsche utilizza appieno il proprio sapere filologico, in particolare nelle lezioni dove sono messe a confronto le strutture della tragedia classica e di quella moderna in unanalisi di grande rilievo critico, che si chiude con la tesi che riconduce la nascita della tragedia al lirismo delle Dyonisie. E.N. Quel che pi difficile far passare da una lingua allaltra il movimento dello stile - scriveva Nietzsche. Secondo Jean Lacoste e Jacques Le Rider, curatori della nuova edizione delle Oeuvres di Nietzsche in due volumi, furono proprio i primi traduttori francesi di Nietzsche, in particolare Henri Albert e Marie Baumgarten, che ebbero questa rara capacit. Rifacendosi a tali traduzioni, ormai quasi centenarie, opportunamente riviste e corrette, Lacoste e Le Rider puntano a riprodurre quella modulazione del pensiero di Nietzsche che lo rese un canto travolgente, una melodia trascinante, al punto da far esclamare a Valry: Nietzsche non un alimento, un eccitante. Questa nuova edizione non dunque il risultato di una mera operazione storiografica, di un semplice gesto regressivo, archeologico; come spiega Le Rider nella Prefazione al primo volume, Nietzsche e la Francia. Presenza di Nietzsche in Francia, riproporre il Nietzsche che ha sedotto la Francia allinizio del secolo significa riaffermare, come Nietzsche stesso ha sostenuto per primo, che unopera consiste nelle interpretazioni che se ne danno. Se si intende linterpretazione come espressione di un modo di esistere e non come puro esercizio intellettuale, rileggere le vecchie traduzioni significa allora porre in luce quel che Nietzsche chiamerebbe un regime desistenza. NellAvvertenza, Lacoste e Le Rider dimostrano come queste prime traduzioni siano pi fedeli alla cadenza della prosa nietzscheana; e che il ritmo non sia qualcosa di accessorio per il pensiero appare evidente, per esempio, quando Nietzsche afferma che il grande desiderio di Zarathustra deve essere cantato, pi che parlato. Efficace, in tal senso, risulta lespressione di Georges Libert che, nella Postfazione al secondo volume, Nietzsche, la musica, parla di intuizione auditiva del pensatore tedesco verso la filosofia: attraverso lascolto della lingua, del suo ritmo, che si schiude il rapporto al pensiero. Trova spiegazione cos laffermazione nietzscheana: Mi rivolger solo a coloro che hanno una parentela immediata con la musica, coloro per i quali la musica il grembo materno. Potere di sconfinamento tra culture differenti e di oltrepassamento delle frontiere, la musica, che in modi diversi abita le lingue, autorizza allora le pi svariate dislocazioni interpretative: Il caso Wagner dovrebbe cos essere letto in francese e Schopenhauer apparterrebbe alla Francia dello spirito, come troviamo scritto in Al di l del bene e del male. Lacoste lancia a questo proposito la sua ipotesi interpretativa riguardo alla precoce penetrazione di Nietzsche in Francia: essa fu cos fulminea perch il filosofo tedesco per primo si era francesizzato, incarnando quel destino di essere anfibio che aveva riconosciuto a Baudelaire. Peraltro, lesistenza di un vocabolario francese di Nietzsche, dove i termini corrispondono a concetti fondamentali del suo pensiero, rilevata da Lacoste nella sua Postfazione al primo volume. A rendere originale e preziosa questa edizione delle opere di Nietzsche in due volumi (1552 pagine luno, 1792 laltro), oltre agli studi critici, alle note e alla presenza di una Cronologia della vita e delle opere del filosofo, lindice dei nomi e delle nozioni che consente di individuare un tema, un soggetto, una problematica allinterno dellintera opera nietzscheana. A.M. nerungen an eine Jugend im Kaukasus (Ai miei figli. Ricordi di una giovent nel Caucaso, Urachhaus, Stoccarda 1993), Questo interesse si deve principalmente alla figura singolare di Florenski e alloriginalit del suo pensiero, che dietro una prima apparente impressione di eclettica bizzaria si rivela invece una chiave di lettura non solo per la complessa e travagliata vicenda della cultura russa di questo secolo, ma perfino dello stesso quadro problematico e contraddittorio in cui si colloca lintera avventura intellettuale del Novecento. Florenski, infatti, si presenta come un pensatore che riesce a coniugare nella loro pi piena radicalit avanguardia e tradizione. Nellintento di trovare unalternativa al mondo borghese occidentale, Florenski si colloca nel punto di tensione pi alto che ha animato la cultura russa intorno alla svolta di fine secolo e poi negli anni successivi, fino alla prima guerra mondiale, e ancora dopo, fino al culmine della vicenda rivoluzionaria. Certo, in Florenski presente un ripudio completo di qualsiasi istanza emancipativa; la liberazione dellindividuo dai legami tradizionali corrisponde per lui ad una pura e semplice opera di distruzione. Ma nella corrente infuocata di quegli anni non facile individuare dove lo slancio, largamente condiviso in Russia, per un superamento dellOccidente fosse effettivamente segnato dal desiderio di un suo oltrepassamento, che ne conservasse nello stesso tempo le istanze di fondo, e dove invece non agisse, magari posto pi in profondit, il rimpianto per le forme di aggregazione comunitaria e per quel mondo vivente di simboli, ad esse legato, su cui il processo di modernizzazione faceva pesare la sua inesorabile minaccia di estinzione. Allinterno di questo crogiolo e intrisa di questo magma spirituale vive lopera di Florenski. Sulla sua estraneit, ed anzi sulla sua vera e propria ostilit, allutopia sociale che ha animato la rivoluzione russa, non vi alcun dubbio. Tuttavia significativo che mentre oggi egli viene riscoperto per le affinit che il suo pensiero mostra con la temperie spirituale post-comunista, tesa alla ricerca delle radici e delle tradizioni, per altro verso risulta bloccata ogni sua interpretazione in senso russo-nazionalista e non tanto per la sua predilezione della tradizione culturale bizantina a scapito di quella strettamente russo-ortodossa, che quella a cui principalmente si legano le tendenze nazionalistiche, quanto per i tratti di forte modernit che presenta la sua interpretazione dei valori della tradizione. Per Florenski, infatti, la tradizione non si identifica con un universo contenutistico di valori da salvaguardare di fronte alle nuove pretese di valore con cui la modernit cerca di legittimare se stessa. La validit della tradizione per

Florenski: dalla tradizione allavanguardia


Lopera dello scrittore russo Pavel Florenski (1882-1937), interessante e insolita figura di prete, filosofo e scienziato, da qualche anno allattenzione del pubblico tedesco. Di recente stata avviata, a cura di Sieglinde e Fritz Mierau, la pubblicazione in dieci volumi delle sue opere, di cui sono finora apparsi il terzo, DENKEN UND SPRACHE (Pensiero e linguaggio, Kontext, Berlino 1993) e il quarto, NAMEN (Nomi, Kontext, Berlino 1994).

La pubblicazione dellopera di Pavel Florenski non giunge oggi, in Germania, del tutto nuova e isolata. Gi nel 1988 era stato tradotto un importante testo teorico di Florenski, Die Ikonostase. Urbild und Grenzerlebnis im revolutionren Russland (Liconostasia. Immagine ideale ed esperienza al limite del vissuto nella Russia rivoluzionaria, Urachhaus, Stoccarda 1988), a cui aveva fatto seguito, lanno successivo, Die umgekehrte Perspektive (La prospettiva capovolta, Matthes & Seitz, Monaco di Baviera 1989). Nel 1991 Sieglinde e Fritz Mierau pubblicavano, di Florenski, An den Wasserscheiden des Denkens (Sullo spartiacque del pensiero, Kontext, Berlino 1991), e nel 1993 veniva pubblicata una sua raccolta di frammenti autobiografici, Meinen Kindern. Erin44

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Florenski consiste piuttosto nel suo universo di forme, per cui la sua stessa sostanza materiale non cosa ontologicamente diversa dai segni di cui si compone e con cui si manifesta. Il mondo una foresta di simboli diceva Baudelaire, e allo stesso modo per Florenski il mondo della tradizione non altro che una struttura codificata di segni che si pone significativamente per se stessa. Se ora consideriamo, per esempio, che tutta lattivit moderna di scrittura e di produzione pittorica si pone allinsegna dellassorbimento del significato nel significante o della figura nel colore, con Florenski ci troviamo gi in pieno movimento avanguardistico. Di fatto, lanalisi del linguaggio biblico o del rituale cristiano-bizantino condotta da Florenski con quella stessa stupefacente sensibilit che lo pone in sintonia con le pi spregiudicate forme di sperimentazione artistica. Per questo lopera di Florenski sembra in grado di fornire una nuova chiave di lettura della vicenda intellettuale del nostro secolo, ben pi complessa ed intricata di quanto finora ci sia sembrata. G.B. chische Philosophie. III. Plato im Dialog (Filosofia greca. III. Platone in dialogo), interamente dedicato a Platone. Nel 1986 fu la volta dei volumi I e II, apparsi rispettivamente con il titolo: Hermeneutik I. Wahrheit und Methode (Ermeneutica I. Verit e metodo), che riportava lopera maggiore di Gadamer, e Hermeneutik. II. Wahrheit und Methode. Ergnzungen, Register (Ermeneutica II. Verit e metodo. Integrazioni, indici), che raccoglie le integrazioni al testo principale. I volumi III, Neuere Philosop hie. I. Hege l. Husserl. Heidegger (Filosofia moderna. I. Hegel, Husserl, Heidegger), e IV, Neuere Philosophie. II. Probleme-Gestalten (Filosofia moderna. II. Problemi-figure), apparsi entrambi nel 1987, raccolgono saggi e studi dedicati a quei pensatori, Hegel, Husserl, Heidegger, e a quelle correnti di pensiero, tra cui in particolare la fenomenologia, e in generale a figure e problemi (la storia, il tempo, letica e lantropologia) della filosofia moderna e contemporanea, nel confronto con i quali Gadamer venuto costruendo la propria concezione filosofica. Questi ultimi due volumi dei Gesammelte Werke, dedicati allestetica e alla poetica, presentano un aspetto rilevante dellattivit filosofica di Gadamer, che non ha un interesse solo per lestetica, ma coinvolge lintera elaborazione gadameriana di unermeneutica generale. Con Verit e metodo Gadamer si proponeva, partendo da Husserl e Heidegger, di liberare la teoria della conoscenza filosofica dal predominio di una concettualit legata alle scienze empiriche e di far valere la specificit dellesperienza del comprendere. A tal proposito, un tipo d i con oscen za c he, se con do Gadamer, poteva fungere da modello alternativo era quello della phronesis di Aristotele, espressione di una razionalit legata non alla contemplazione dellente, ma alla dimensione della prassi. Accanto a questa conoscenza, larte svolge per Gadamer un ruolo fondamentale. I saggi e gli studi raccolti in questi volumi non presentano variazioni sostanziali rispetto alle tradizionali tematiche affrontate da Gadamer, in particolare in Verit e metodo. Piuttosto, come afferma Gadamer stesso nella Prefazione, questi scritti intendono riaggiustare lequilibrio tra arte e scienza, che costituisce la ragione comune di tutte le scienze dello spirito. Gli studi presentati nel volume VIII, tra cui: Estetica e verit, Poetica e attualit del bello, La trascendenza del bello, Dal bello allarte - Da Kant a Hegel, Larte della parola, Sullarte figurativa, Ai confini del linguaggio - circoscrivono un orizzonte problematico in cui centrale lanalisi del rapporto tra i linguaggi dellarte e la concettualit della filosofia. Il volume contiene inoltre testi inediti, come Von der Wahrheit des Wor45

Opere complete di Gadamer


Con la pubblicazione del volume VIII, STHETIK UND POETIK. I . KUNST ALS AUS SAGE (Estetica e poetica. I. Arte come asserzione, J. C. B. Mohr (Paul Siebeck), Tubinga 1993), e IX, STHETIK UND POETIK. II. HERMENEUTIK IM VOLLZUG (Estetica e poetica. II. Ermeneutica in esecuzione, J. C. B. Mohr (Paul Siebeck), Tubinga 1993), prosegue ledizione delle opere complete di Hans-Georg Gadamer. Contemporaneamente, nel Dilthey Jahrbuch fr Philosophie und Geschichte der Geisteswissenschaften (vol. VIII, 199293) stata pubblicata la parte iniziale del manoscritto originario dellopera principale di Gadamer, Verit e metodo.

Sono pochi i filosofi a cui sia toccato il privilegio di vedere pubblicata in vita unedizione completa delle proprie opere. E questo il caso di Hans-Georg Gadamer che, dopo il grande interesse suscitato dalla pubblicazione di Wahrheit und Methode (Verit e metodo, 1960), la sua opera di maggiore impegno sistematico, ha iniziato a raccogliere i propri scritti nei Gesammelte Werke, ledizione completa delle opere. Ad aprire questa pubblicazione furono, nel 1985, i volumi V e VI, Griechische Philosophie I e II (Filosofia greca I e II), che raccolgono i saggi e gli scritti dedicati da Gadamer al pensiero greco, a cui fece seguito, nel 1991, il volume VII, Grie-

tes (La verit della parola, 1971), Wort und Bild - so wahr, so seiend (Parola e immagine - cos vero, cos essente, 1991), Zur Phnomenologie von Ritual und Sprache (Per la fenomenologia del rituale e del linguaggio, 1992). Nella Prefazione ai volumi Gadamer esprime la convinzione che ogni teoria, e cos anche la teoria ermeneutica, deve avere il proprio sostegno nella prassi ermeneutica. Cos, i saggi presenti nel volume IX, dedica ti tra laltro a Hlderlin, Goethe, George, Rilke, Celan, intendono, da una parte, verificare i principi generali dellermeneutica, elaborata in Verit e metodo, dallaltra, si propongono di servire al compimento, attraverso il quale la poesia pu diventare linterlocutrice di un dialogo di riflessione. Convinzione di fondo che guida questi saggi che tra il linguaggio della poesia e linvenzione linguistica del pensiero filosofico corrano fili particolari. In tal senso, la prospettiva proposta da Gadamer pi quella di una partecipazione alla poesia, che quella di rendere questultima oggetto di una considerazione scientifica. Nel suo Erkenntnis des Erkannten. Zur Hermeneutik des 19. und 20. Jahrhunderts (Conoscenza del conosciuto. Sullermeneutica del XIX e del XX secolo, 1990) Frithjof Rodi critica la contrapposizione sviluppata da Gadamer tra ermeneutica tradizionale e filosofica, dov e lermen eutica filoso fica d i Heidegger e dello stesso Gadamer costituisce un superamento dellermeneutica di Schleiermacher, Boeckh, Dilthey, ancora legata allambito particolare delle scienze dello spirito. Nel contestare la costruzione gadameriana della storia dellermeneutica, lintenzione di Rodi quella di affermare il significato che Dilthey e Georg Misch, prosecutore di una linea diltheyana dellermeneutica, rivestono ancora oggi per la discussione filosofica. Le osservazioni di Rodi sono state parzialmente recepite e accettate da Gadamer in una sua recensione dellopera di Rodi (e di altri testi legati allambito della Dilthey-Schule) apparsa nella rivista Philosophische Rundschau (n. 38, 1991). A proseguire questo dialogo tra Gadamer e i pensatori e gli studiosi che si preoccupano di tenere viva leredit della filosofia di Dilthey viene ora, con il titolo Wahrheit und Methode. Der Anfang der Urfassung (Verit e metodo. Linizio della stesura originaria), a cura di Jean Grondin e Hans-Ulrich Lessing, la pubblicazione nel Dilthey-Jahrbuch fr Philosophie und Geschichte der Geisteswissenschaften della parte iniziale della prima versione di Verit e metodo, databile attorno al 1956. M.M.

PROSPETTIVE DI RICERCA
Wittgenstein: psicologia, etica, estetica e architettura
Con il titolo
LETZTE SCHRIFTEN BER DIE

(19491951). DAS INNERE UND DAS AUSSERE (Ultimi scritti sulla filosofia della psicologia, 1949-1951. Linterno e lesterno, a cura di G. H. von Wright e H. Nyman, Suhrkamp, Francoforte s/M. 1993) sono stati pubblicati in Germania gli appunti manoscritti inediti di Lugwig Wittgenstein sulla grammatica dei concetti psicologici. Manoscritti e appunti dattiloscritti sullestetica e letica sono invece pubblicati nel volume VORLESUNGEN UND GESPRCHE BER STHETIK, PSYCHOANALYSE UND RELIGISEN GLAUBEN (Lezioni e discorsi sullestetica, psicoanalisi e fede religiosa, Pererga, Dsseldorf 1994). Unulteriore testimonianza dei molteplici interessi scientifici di Wittgenstein, questa volta impegnato nel campo dellarchitettura, ci viene dalla monografia di Paul Wijdeveld, LUDWIG WITTGENSTEIN, ARCHITECT (Ludwig Wittgenstein, Thames and Hudson, London 1993), che ci informa del progetto, elaborato da Wittgenstein, nellestate del 1926, insieme allarchitetto Paul Engelmann, per la costruzione della nuova casa della sorella Margarethe Stonborough-Wittgenstein.
PHILOSOPHIE DER PSYCHOLOGIE

Dopo aver terminato la prima parte delle Ricerche filosofiche, Ludwig Wittgenstein lavor dal 1947 al 1948 alla stesura di nuovi manoscritti, contenenti osservazioni quasi esclusivamente dedicate alla natura dei concetti psicologici. La maggior parte del materiale elaborato venne pubblicato con il titolo: Bemerkungen ber die Philosophie der Psychologie (Osservazioni sulla filosofia della psicologia), rielaborato in seguito insieme ad alcuni abbozzi dattiloscritti precedenti, che vennero pubblicati come seconda parte delle Ricerche filosofiche, mentre le versioni precedenti vennero pubblicate con il titolo: Letzte Schriften ber die Philosophie der Psychologie (Ultimi scritti sulla filosofia della psicologia). Nel 1992 Elizabeth Auscombe e Georg Henrik von Wright, ne hanno pubblicato un secondo volume, che raccoglie gli appunti preparatori ai manoscritti da cui Wittgenstein trasse la seconda parte delle Ricerche. I manoscritti delle versioni preliminari della seconda parte delle Ricerche sono invece presenti nel recente volume: Letzte Schriften ber die Philosophie der Psychologie (1949-1951). Das Innere und das Auere Il tema di fondo delle analisi presenti in questi manoscritti riguarda la grammatica dei concetti psicologici, che rappresenta il tentativo di Wittgenstein di avvicinarsi alla capacit delluomo di abbracciare il proprio spazio psichico privato, mentre agli altri esseri dato di coglierlo solo in modo

mediato, attraverso manifestazioni esteriori. Tuttavia, fa notare Wittgenstein, se il problema della conoscenza del nostro spazio interiore privato viene posto acriticamente in questi termini, si cade nellerrore di credere nella capacit denotativa del nostro stato interno. In sostanza, Wittgenstein sostiene che i significati linguistici, fissati attraverso atti spirituali interiori, sono fittizzi. Se prendiamo, ad esempio, la parola sapere, risulta chiaro che noi non conosciamo luso significativo di questa parola a partire dai nostri pensieri, sensazioni o percezioni, ma semplicemente labbiamo. Anche qui Wittgenstein utilizza lesempio paradigmatico dellesperienza del dolore: se vogliamo sapere il dolore degli altri, non possiamo, nello stesso tempo, saper nulla del nostro proprio dolore, proprio perch in questo modo, riterremmo giustificabili i dubbi sulla nostra sensazione di dolore, che sono per cancellati dal nostro sapere. Questo naturalmente non significa, come per i comportamentisti, che il dolore non sia altro che il comportamento del dolore. Le manifestazioni del dolore di unaltra persona non hanno, per Wittgenstein, il carattere di una deduzione che dai sintomi giunge ad una interiorit nascosta. Linterno (Innere) non altro che una finzione grammaticale: i sintomi esterni semplicemente mostrano che una persona prova dolore, ma questo non permette la loro attribuzione ad uninteriorit che conosciuta solamente come esperienza propria. Naturalmente queste osservazioni riguardano la distinzione tra esterno e interno, una distinzione che ha solo un carattere logicogrammaticale, perch solo il nostro atteggiamento che d i criteri per lattribuzione di predicati psicologici. Lindeterminatezza dello psichico si chiarisce per Wittgenstein attraverso luso della parola psichico. Il problema del rapporto interno-esterno, rimanda alla distinzione, in un certo senso costitutiva dellintero pensiero di Wittgenstein, tra ci che pu essere detto e ci che pu essere solo mostrato. Proprio allinterno di questa distinzione si inseriscono le ricerche in ambito estetico ed etico, pubblicate con il titolo: Vorlesungen und Gesprche ber sthetik, Psychoanalyse und religisen Glauben. In queste ricerche, Wittgenstein mette in dubbio la possibilit di giungere a un fondamento sicuro per la filosofia, la scienza e letica, per la quale non data alcuna proposizione che per un senso elevato sia importante o insignificante. Ci che fonda il significato luso linguistico delle proposizioni. M.C. Accanto allimpegno scientifico, tra i molteplici interessi intellettuali di Wittgenstein figura anche larchitettura, che egli ebbe modo di praticare in particolare, secondo quanto ci riferisce Paul Wijdeveld, in occasione della progettazione, nellestate del 1926, insieme allarchitetto Paul Engelmann, della nuova casa della sorella Margarethe Stonborough-Wittgenstein. Nella

Ludwig Wittgenstein

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Casa di Margarete Stonborough Wittgenstein a Vienna

sua monografia, Ludwig Wittgenstein, Architect, Wijdeveld ci presenta, con una dettagliata documentazione fotografica e disegni tecnici, gli stadi di sviluppo del progetto, con i vari problemi di progettazione, estendendo lanalisi anche al contesto biografico e culturale dei filosofi, degli artisti, dei pittori e dei musicisti nella Vienna di inizio secolo, per cercare le connessioni tra lopera di Wittgenstein architetto e il suo pensiero estetico. Engelmann, uno dei primi allievi della scuola privata di architettura fondata da Adolf Loos a Vienna nel 1911, conobbe Wittgentein nellautunno del 1916 a Olmtz in Moravia, dove il filosofo era giunto dopo aver studiato ingegneria meccanica alla Technische Hochschule di Berlin-Charlottenburg, ingegneria aeronautica allUniversit di Mancester ed aver approfondito i suoi interessi filosofici dal 1911 allUniversit di Cambridge con Bertrand Russell e George Edward Moore. Del progetto della villa Stonborough-Wittgenstein Wijdeveld individua due prototipi in un progetto di Engelmann, ancora studente, pubblicato da Loos nel 1913, e in un progetto di Loos non realizzato del 1921 per il Palais Bronner di Vienna. Entrambi i progetti si ispiravano alla concezione spaziale di Loos, secondo cui una casa deve essere progettata dallinterno verso lesterno, cio la planimetria e la volumetria di una casa deve essere lorganizzazione di una serie di spazi cubici

concepiti secondo la loro specifica funzione, piuttosto che come anonimi spazi condizionati dalle necessit della facciata. Quando, nellestate del 1926, Wittgenstein inizi ad occuparsi della progettazione della villa della sorella, la forma essenzialmente cubica, data da Engelmann alla casa, era gi stata definita. Al progetto Wittgenstein era stato invitato dalla sorella a collaborare con Engelmann, con lintento terapeutico di dare sfogo alla sua maniacale attenzione per i particolari. In questa prospettiva, e anche tenendo conto dalla dichiarata ammirazione di Wittgenstein per larchitetto barocco viennese Fischer von Erlach, Wijdeveld conclude che il vero contributo progettuale del filosofo viennese sta nella sua abilit di trascendere il modello della moderna villa suburbana, proposta da Engelmann, per giungere a un equivalente moderno del barocco palazzo cittadino (Stadtpalais). Gli altri interventi di Wittgenstein si concentreranno essenzialmente sulla proporzione, la simmetria e i dettagli della costruzione, nella proposta di un linguaggio architettonico di grande esattezza e precisione, che rimuovesse ogni decorazione classica presente nel progetto di Engelmann, che veniva ridotto a unaustera composizione di linee, piani e volumi. Egli stesso espresse questa concezione architettonica nel 1930, nei Vermischte Bemerkungen (Osservazioni varie), affermando che quello che differenzia un cattivo architetto da uno buono che il primo
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soccombe ad ogni tentazione, mentre il secondo vi resiste. In questa concezione degli strumenti architettonici come afferenti ad attivit di vita, non si pu non vedere in trasparenza le premesse del Tractatus (quanto pu dirsi, si pu dire chiaro, e su ci di cui non si pu parlare, si deve tacere) e la sua teoria della significazione (solo se una espressione si riferisce a qualche cosa significante). In particolare, ci che attir maggiormente lattenzione di Wittgenstein fu la progettazione degli oggetti metallici, porte metalliche e accessori delle finestre, serrature e saliscendi. Wijdeveld individua la ragione per cui questi oggetti semplici e pratici dovevano essere perfetti nella teoria estetica di Wittgenstein, nel loro essere potenzialmente oggetti di pensiero e di contemplazione estetica. In data 7 ottobre 1916 Wittgenstein annota nel suo diario: lopera darte loggetto visto sub specie aeternitatis; e la vita buona il mondo visto sub specie aeternitatis. Questa la connessione tra arte ed etica. In un altro brano dei Vermischte Bemerkungen Wittgenstein afferma che larchitettura un gesto. Non ogni movimento del corpo umano guidato da uno scopo un gesto. Niente pi progettato e costruito per uno scopo del gesto architettonico. Il concetto di gesto, cos inteso, si avvicina ai concetti di stile e buone maniere che Wittgenstein formuler nelle lezioni di este-

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tica del 1938 a Cambridge, dove lesempio proposto sar quello del taglio di un abito. A questo proposito, Wittgenstein spiega che il giudizio estetico sta in questo caso nellapprendimento delle regole della sartoria e nella comprensione delle tecnologie usate, della possibilit data dai materiali e della tradizione della confezione degli abiti. In alcuni luoghi della casa il conflitto tra il concetto ideale intellettuale di equilibrio e simmetria e la realt non totalmente malleabile delledilizia, che chiede ogni sorta di compromessi, venne risolto dal filosofo con muri artificialmente spessi o con lintroduzione di falsi muri. Cos Wittgenstein arrivava a confidare ai suoi studenti del corso di estetica che le difficolt a cui deve fare fronte la filosofia non sono niente rispetto a quelle dellarchitettura. Wijdeveld conclude il suo saggio affermando, di Wittgenstein, che tutto ci che egli pot raggiungere nella ricerca dellautenticit fu laffermazione della purificazione come risposta alla debole e inautentica architettura contemporanea. Questo giudizio si pone in linea con la riflessione che Wittgenstein svolse nei Vermischte Bemerkungen, dove da una parte osserva che la casa costruita per la sorella fu pi il prodotto di un indubbio orecchio, di buone maniere e espressione di una grande comprensione (di una cultura ecc.), che non lespressione di una forza di vita primordiale, di vita selvaggia; dallaltra afferma che larchitettura rende immortale e glorifica una cosa. E non ci pu essere nessuna architettura, quando non c nulla da glorificare. M.G. dal 1923. Gi nel 1974, a settantasette anni, Scholem aveva rievocato, nel corso di unintervista in ebraico, la sua giovinezza a Berlino, la sua vocazione allo studio della cabbala e la sua decisione di emigrare a Gerusalemme. Questa intervista costitu la base per la versione tedesca delle Jugenderinnerungen, che lo studioso pubblic in occasione del suo ottantesimo compleanno. Cinque anni dopo, nel 1982, nellanno della sua morte, Scholem present al pubblico israeliano la traduzione dellopera in ebraico, arricchita di numerose aggiunte rispetto alledizione originaria. Tale versione ampliata appare ora nella traduzione tedesca di Michael Brocke e Andrea Schatz. Cos questopera trova la propria effettiva collocazione tra due lingue e due mondi culturali. Le reciproche traduzioni ci restituiscono la storia di una vita, della lunga strada che da Berlino porta a Gerusalemme, dello scambio di luoghi, di cui Scholem ripercorre le tracce nel ricordo. Ma Von Berlin nach Jerusalem anche molto di pi: la storia degli ebrei berlinesi, la storia del sionismo, della lingua e della scienza ebraica, della rinata ricerca sulla cabbala, della nascita della Palestina; storia di testi, ma soprattutto di esperienze vissute, di incontri e di uomini, molti dei quali protagonisti ancora oggi; altri ormai dimenticati. La stessa stimolante atmosfera, a met strada fra il biografico e il teorico, emerge dai Briefe di Scholem. Il primo volume (ne sono previsti altri due) documenta in particolare gli anni 1916-1918, decisivi per la formazione culturale e spirituale di Scholem. Nella forma specifica dello scambio epistolare, luogo di riflessione non meno che mezzo di comunicazione, affiorano gli stessi temi e problemi che caratterizzano lopera autobiografica. Una sola questione, complessa e drammatica, ha attratto linteresse di Scholem fin dalla giovinezza e ha rappresentato loggetto privilegiato dellappassionata ricerca di una vita: la questione ebraica, vissuta come recupero della tradizione ebraica, quale luogo intellettuale, religioso e politico di un autoritrovamento spirituale. Cresciuto in una famiglia piccolo borghese di ebrei assimilati, Scholem presto si rese conto che la sopravvivenza della propria cultura nella Berlino dellepoca era affidata a pochi relitti: qualche modo di dire, qualche espressione tipica, conservata e tramandata nel linguaggio quotidiano. Fu proprio, invece, lapprendimento solerte e appassionato della lingua ebraica (Scholem studi anche matematica e filosofia) a costituire loccasione per percepire la straordinaria ricchezza di quel passato dimenticato. E proprio la lingua rappresent per Scholem la prima grande provocazione. La traduzione in tedesco di testi biblici e neoebraici non signific per lui soltanto unesperienza intellettuale, ma influenz profondamente il suo punto di vista nella definizione di una corretta forma di sionismo da parte degli ebrei tedeschi. La lingua
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Scholem tra Berlino e Gerusalemme


E uscita di recente in Germania la traduzione tedesca della versione ampliata dellautobiografia di Gershom Scholem VON BERLIN NACH JERUSALEM. JUGENDERINNERUNGEN (Da Berlino a Gerusalemme. Ricordi di giovent, trad. ted. dallebraico di M. Brocke e A. Schatz, Jdischer Verlag im Suhrkamp-Verlag, Francoforte s/M. 1994). Contemporaneamente, di Scholem apparso il primo volume dei BRIEFE (Lettere, vol. I: 1914-1947, C. H. Beck, Monaco di Baviera 1994). A met strada tra il biografico e il teorico, entrambe le pubblicazioni documentano la maturazione dellappassionata ricerca dello studioso tedesco di origine ebraica sulla questione del sionismo nel XX secolo.

I ricordi autobiografici degli anni giovanili di Gershom Scholem sono la rimemorazione storica di uno scambio di luoghi, dello scambio tra Berlino, dove egli nacque nel 1879, e Gerusalemme, sua residenza

ebraica diviene per Scholem molto di pi che un mezzo di trasmissione culturale: il punto di vista privilegiato da cui iniziare la ricerca del nucleo mistico della tradizione ebraica. Secondo Scholem, erano tre le soluzioni possibili per lebraismo tedesco: lassimilazione civile, che nel crescente antisemitismo gli apparve non solo irrealizzabile ma anche illusoria e autorinunciataria (di qui la dura polemica con Cohen e il suo discepolo Franz Rosenzweig); il socialismo, mutuato dal confronto con Walter Benjamin, documentato da un epistolario, e con il fratello Werner, assassinato dai nazisti a Buchenwald; e infine, ci per cui opta Scholem, il sionismo. Scrive infatti Scholem nei Jugenderinnerungen: Io non ho pi alcuna speranza nellamalgama ebreo-tedesca, e attendo il rinnovamento dellebraismo solo dalla sua rinascita nella terra di Israele. Tuttavia il sionismo di Scholem non era principalmente politico, quanto piuttosto culturale. Il sionismo a cui egli si ispirava, infatti, non era quello tipico del XIX secolo, teso ad affrancare gli ebrei dal loro estraneamento sociale e politico, ma quello sviluppatosi nel XX secolo, un sionismo cio estraniato dalla propria tradizione e desideroso di ritornare allorigine. Da questo punto di vista risulta comprensibile il severo giudizio di Scholem su Horkheimer, cui fa da contrappunto la decisione di dedicarsi allo studio della Cabbala, la filosofia segreta dellebraismo. Nel 1923 Scholem lascia la Germania e lEuropa per stabilirsi in Palestina, dove pu sperimentare il sionismo in una forma pi concreta, le differenti strategie politiche del movimento per la liberazione della Palestina e linizio del confronto con gli Arabi. E proprio in questa terra, presa nel vortice degli eventi, la sua speranza per il futuro del sionismo comincia a incrinarsi. Il confronto tra lanima mistico-religiosa e quella politica del sionismo sembrava non poter generare altro che sangue. Alla fine della seconda guerra mondiale lUniversit di Gerusalemme assegna a Scholem una missione di grande significato. Nel corso di un viaggio attraverso lEuropa, che dopo Praga, Londra e Parigi lo riporta per breve tempo anche in Germania, egli deve ritrovare ci che resta delle migliaia di libri saccheggiati dalle biblioteche ebraiche. Limpressionante resoconto di quel viaggio pubblicato nel primo volume dei Briefe sotto forma di brevi annotazioni. Rientrato in patria, il 5 Dicembre del 1947 Scholem festeggia con amici e studenti il suo cinquantesimo compleanno, mentre in Palestina domina il terrore. In questi giorni drammatici lo studioso rileva come nella fondazione di uno stato ebraico ci viene posta ancora una volta e in forma pi rigorosa la domanda sullebraismo e sulla tradizione ebraica, e su chi sia consapevole di ci che accade e di quale via gli ebrei seguiranno nel loro stato. Io vivo nella disperazione, e solo fuori dalla disperazione posso fare qualcosa. A.Mo.

NOTIZIARIO
Risale al 1976 liniziativa della Bayerische Akademie der Wissenschaft di pubblicare unedizione storico-critica delle opere di Schelling; da allora limpresa, che si concluder solo dopo aver dato la luce a ben ottanta volumi, andata avanti piuttosto lentamente (il che non deve stupire, considerata la cura con cui essa viene portata avanti). Si giunge ora, intanto, come ultimo prodotto di questa iniziativa editoriale, alla pubblicazione del volume integrativo agli SCRITTI DI
FILOSOFIA DELLA NATURA DI SCHELLING: Wissenschaftshistori-

NOTIZIARIO

scher Bericht zu Scxhellings naturphilosophischen Schriften 17971800 , Historisch-kritische Ausgabe, Ergnzungsband zu den Bnden 5 bis 9 (Relazione storico-scientifica sugli scritti di filosofia della natura di Schelling 1797-1800, Edizione storico-critica, Volume integrativo ai volumi 5-9, Verlag Frommann-Holzboog, Stuttgart-Bad Cannstatt 1994). Con questo volume, frutto di un decennio di attento lavoro, Manfred Durner, Jrg Jantzen e Francesco Moiso hanno voluto dare un quadro degli orientamenti scientifici, o para-scientifici, e comunque inerenti alla ricerca fisica, presenti al tempo in cui Schelling dava vita alla sua filosofia della natura. Chimica, magnetismo, elettricit, galvanismo, fisiologia sono le discipline che vengono esplorate nella condizione in cui dovettero presentarsi a Schelling come base per le sue riflessioni sulla filosofia della natura. Finora, non era stato mai stato indagato lo sfondo su cui si staglia la filosofia della natura di Schelling, anche perch si tratta di un approccio alla conoscenza della natura che doveva ben presto essere accantonato in nome di altri paradigmi scientifici, ritenuti pi adeguati, poich proponevano un rapporto di indifferenza qualitativa, se non di vera e propria ostilit pratica, tra luomo e la natura, ai fini di una migliore possibilit di dominio di questultima. Cos, attraverso le riflessioni di Schelling, emerge un universo di ricerca e di approccio alla natura che costituisce una sorta di rimosso della nostra razionalit scientifica. Il volume si chiude con unampia e dettagliata bibliografia. G.B.

Buonaparte: Gli uomini fanno la loro storia, ma non la fanno in circostanze liberamente scelte; queste, al contrario, le trovano gi fatte, date. Eredit del passato. La tradizione di tutte le generazioni morte pesa come un incubo sulle teste dei vivi. La perspicacia di queste analisi non annullata dalla presenza in esse di previsioni o profezie non realizzate: sono anzi proprio questi errori che, come voleva Popper, conferiscono a un Marx fallibile il suo statuto scientifico, liberandolo da quello leggendario o agiografico. Di grande interesse lelaborazione dei pensieri di Marx sullo Stato, che non sono mai stati riuniti in un trattato e che Rubel analizza e commenta con cura nell Introduzione. Lopera di Marx nella sua interezza una lotta teorica e politica contro lassolutismo, sintetizza Rubel parlando di colui che ha dovuto subire lesilio perch ritenuto un sovversivo, a causa degli articoli pubblicati nella sua Neue Rheinische Zeitung, che ora compaiono in questo volume. Che gli scritti del giovane Marx sono soprattutto scritti di lotta lo dimostra anche unaltra recente pubblicazione in area francese a cura di Kostas Papaioanou, Ecrits de jeunesse (Scritti giovanili, Quai Voltaire, Parigi 1994). Lotta di Marx contro la filosofia, contro Hegel, contro se stesso e le sue produzioni, che abbandonava senza portare a termine. Il volume comprende la Critica del diritto hegeliano (manoscritto del 1943/44) e la Critica delleconomia politica (manoscritto del 1844). A.Mo.

Dopo i due volumi consacrati alleconomia di Marx e quello dedicato alla filosofia, Maximilien Rubel riunisce in Politique (Politica, Gallimard, Paris 1994) alcuni degli SCRITTI POLITICI DI MARX. Trattandosi di testi che Marx ha redatto tra i 24 e i 30 anni, non hanno la notoriet de Il Capitale, ma sono utili per capire lultimo tratto della sua formazione. La rivoluzione e controrivoluzione in Europa intorno al 1848, il senso della Rivoluzione del 1789, le lotte di classe in Francia, sono questi alcuni dei temi pi ricorrenti nei vari scritti, trattati in modo incisivo, come dimostra lesordio di uno di questi, 18 Brumaio di Luigi

La nota collana QUE SAIS-JE?, edita dalle Presses Universitaires de France, celebra i 54 anni della propria esistenza con luscita del tremillesimo titolo: LEsprit baroque (Lo Spirito barocco), a cura di Anne-Laure Angoulvent, nipote dellideatore della collana, nonch attuale direttrice editoriale. Questo numero celebrativo mette in luce come lo spirito dellenciclopedia tascabile pi famosa di Francia non vada ricercato solo nellideale illuminista, ma altres nel miscuglio di insaziabile curiosit erudita, inventivit politica, sensibilit estetica e morale del periodo che immediatamente precede il XVIII seco-

lo. Lepoca barocca, con la sua polifonia infinita, costituisce una sorta di sottofondo dello spirito dei Lumi. Lidea totalizzante di una conoscenza autenticamente enciclopedica si sposa, nella collana, a un pluralismo di analisi e posizioni che offre al lettore non solo strumenti di informazione, ma anche di costruzione di sistemi di comprensione del mondo - in filosofia, si passa da Leibniz, a Spinoza, a Hobbes (il volume sulla sua etica politica curato anchesso da Angoulvent); in ambito religioso, dallo studio del giansenismo a quello di anglicanesimo e cattolicesimo. Allo scopo di evidenziare tale dimensione, stato da poco pubblicato un indice tematico generale che, in 530 pagine, fa lo spoglio dei titoli disponibili, attraverso un sistema di riferimento per nomi, dottrine, scuole e concetti, consentendo a ciascuno di intrecciare la propria personale trama conoscitiva. La formula di questa collana di successo - in cui grafica, dimensioni e numero di pagine (128) dei volumi sono rimasti invariati da cinquantanni a questa parte - non ha mancato di stuzzicare altri editori, che hanno cercato di riproporne le caratteristiche vincenti: una sintesi che tiene conto dellattualit delle conoscenze sullargomento trattato, a firma di specialisti di chiara fama. Ecco allora apparire altre quattro collane dalla comune vocazione enciclopedica: Dcouvertes di Gallimard, Optiques di Hatier, Dominos di Flammarion e Repres de La Dcouverte. Nata tre anni fa per coprire lambito delle scienze umane, Optiques ha pubblicato una cinquantina di titoli e da un anno si arricchita di una sezione di filosofia. Destinata a un pubblico universitario - la scelta degli argomenti riposa anzitutto sui programmi dei corsi - caratterizzata da grande chiarezza espositiva. I prezzi contenuti hanno come conseguenza lassenza di illustrazioni e la tiratura limitata (con possibilit per di ristampa a richiesta). Repres, creata nel 1983, si sviluppa in cinque sezioni: storia, economia, sociologia, diritto e gestione. 200 i titoli in programma, 152 pubblicati, di cui 140 tuttora disponibili e tutti aggiornati con regolarit: ogni edizione ha meno di due anni. Gli

autori sono specialisti della materia, spesso legati da un rapporto continuativo con la casa editrice, La Dcouverte, come il caso di Etienne Balibar. Il prezzo contenuto: 128 pagine, nessuna illustrazione e tiratura limitata a 7000 copie con ristampa a richiesta. Il pubblico quello studentesco, presso cui la collana gode di ottima reputazione. Dominos, diretta a Michel Serres e Nayla Farouki, ha introdotto le illustrazioni a colori in una formula a duplice approccio: unesposizione dellargomento, finalizzata alla comprensione, e un saggio, finalizzato alla riflessione, redatti da uno stesso autore, specialista della materia. Fondata da un anno, ha raggiunto da poco la quarantina di titoli. Ci che la avvicina a Que sais-je? il fatto di mirare a un pubblico il pi vasto possibile e il ricorso alle migliori firme, oltre, ovviamente, il prezzo economico e il tetto delle 128 pagine. Pur conservando gli stessi principi delle precedenti collane (numero di pagine e prezzo fissi), Dcouvertes di Gallimard quella che ha maggiormente puntato sullillustrazione e la quadricromia. In attesa degli adeguamenti alle nuove tecnologie (edizioni in CD-Rom di tutto il catalogo) e dellintroduzione di illustrazioni a colori (cosa che Angoulvent prevede di fare entro due anni), la storica Que sais-je? pu vantare di aver risvegliato lideale enciclopedico dei Lumi e quello eclettico del Barocco nel mondo delleditoria francese. D.F.

Con il titolo: La Recherche de la langue parfaite stata tradotto in francese da Jean-Paul Manganaro, con prefazione di Jacques Le Goff,
LA RICERCA DELLA LINGUA PERFETTA di Umberto Eco, in cui

lautore prodiga con virtuosismo il suo sapere enciclopedico. La ricerca della lingua perfetta unossessione molto antica: secondo alcuni, essa esistita in origine e bisognerebbe ritrovarla. Secondo altri, da inventare e, bench in perdita, molti grandi spiriti si sono impegnati nellimpresa Bacone, Comenius, Leibniz. In Occidente, i primi tentativi sono stati ispirati dai versetti biblici in cui si parla di una lingua unica, precedente alla dispersione della torre di Babele. Il plurilinguismo sarebbe stato effetto della maledizione divina. Eco descrive gli sforzi instancabili di cabalisti, mistici e filosofi per ritrovare e identificare la lingua originaria nel corso dei secoli. Vi poi il versante di coloro che, come Lullo e Nicol Cusano cercano un lingua filosofica universale, fondandosi su una combinatoria matematica: lars magna vanterebbe tra le proprie prerogative anche quella di riuscire a convertire gli infedeli. Accanto a questo non mancano tentativi di inventare una lingua volgare universale - volapk o esperanto - che non escluda dalla possibilit di comprensione nemmeno le classi pi umili. Se, gi per Dante, il genere umano si

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caratterizza in termini positivi per la comune facolt di apprendere il linguaggio (a prescindere quindi dai differenti idiomi), nel 700 si afferma la concezione per cui la pluralit delle lingue un fatto naturale e socialmente positivo. Ma sar con i Romantici che la lingua diventer il segno pi prezioso dellidentit di ogni singolo popolo, il fondamento della sua coesione: Le lingue naturali sono perfette proprio per il fatto di essere molteplici, perch la verit multipla e la menzogna consiste nel fatto di crederla unica e definitiva. D.F. di personaggi celebri, appartenenti al mondo della filosofia, della psicanalisi e della letteratura. La collana, che in Inghilterra si chiama For Begginners e che sta riscuotendo un successo notevole, ha gi prodotto in Italia quattro volumi: Freud, Jung, Kafka e Wittgenstein (Feltrinelli, Milano 1994), con laiuto di disegnatori e scrittori diversi. Ogni volume contiene una biografia a fumetti che scorre parallela alla genesi e alla presentazione delle opere e del pensiero dellautore in questione. Il volume su Freud, ad esempio, presenta contemporaneamente la vita dellautore, ben inserita nel contesto storico, e i principi psicanalitici attraverso il loro sviluppo cronologico. In questo modo, si inizia con la risoluzione dei primi casi di isteria e si termina con la teorizzazione della pulsione di morte. Senza dubbio di facile comprensione, i volumi riescono a presentare in poche battute concetti complessi che, se talvolta rischiano di essere ridotti nella loro profondit, acquistano in generale immediatezza e capacit di comunicazione. Come gi Platone se il paragone non azzardato - aveva teorizzato la necessit di accostare il mito, con le sue immagini, al lgos, affinch i lettori comprendessero meglio il progetto filosofico, cos questa collana si propone di comunicare e diffondere idee, forse ritenute, sino ad ora, per pochi, attraverso luso comparato dellimmagine, caratterizzata dal fumetto, e dei concetti che accompagnano i disegni. Luso dellimmagine spesso facilita la sistematicit e il primo impatto con un autore. Ad esempio in Wittgenstein, dove la classificazione visiva di fatti e cose risulta chiara ed evidente; o ancora in Freud, dove immagini pi che eloquenti mostrano la sessualit nel bambino. A volte, luso dellimmagine rischia di tradire, anche se parzialmente, le intenzioni autorali; si pensi, ad esempio, alla Metamorfosi kafkiana e a come lautore si sia sempre raccomandato di non mostrare assolutamente linsetto, pur cos dettagliatamente descritto. Nel fumetto, ovviamente, linsetto appare in tutta la sua mostruosit e ci mostra quello che, secondo lautore, avremmo dovuto solamente immaginare. In ogni caso, lidea del fumetto filosofico segue la tendenza, piuttosto radicata in questi ultimi tempi, di semplificare per comunicare un patrimonio culturale rimasto, sinora, in un alone, quasi, esoterico. Si pensi, ad esempio, al Mondo di Sophie, di Jostein Gaardner, o al Ritrattino di Kant ad uso di mio figlio, di Massimo Piatelli Palmarini. In tutti questi casi la proposta quella di fornire un aiuto alla comprensione di argomenti ampliamente articolati e di difficile accesso. Per questo, anche se non con lintento di esaurire la complessit dei concetti proposti, questi volumi offrono sicuramente un pi che valido strumento, da usare insieme allesposizione concettuale, per la diffusione della filosofia. A.S. Il sogno di condurre a buon fine unopera architettonica e la difficolt della realizzazione segnarono la vita di Leon Battista Alberti, da sempre ritenuto uno dei massimi ingegni del Quattrocento: teorico, storico, filologo, letterato e padre, con il De re aedificatoria , della teoria architettonica moderna. La difficolt di portare a compimento le proprie idee - solo due progetti furono conclusi durante la sua vita: il tempietto del Santo Sepolcro nella chiesa fiorentina di San Pancrazio e la facciata di Santa Maria Novella - ha suscitato un dibattito che si trascina da secoli, tanto che fino ad oggi nessuno aveva tentato di presentare collegamento tra le opere e il pensiero dellAlberti. Si rivelato dunque un appuntamento importante la mostra dedicata a LEON BATTISTA ALBERTI, allestita a Mantova - citt che rappresent per il Vitruvio fiorentino lutopia del vivere idealmente - nelle Fruttiere di Palazzo Te dall11 settembre all11 dicembre 1994. Curata da Joseph Rykwert e dallAlberti Group di Edimburgo, diretto da Robert Tavenor, la mostra interpreta la figura dellumanista, umanissimo di umana eccellenza, percorrendone lopera e il tempo alla luce delle possibilit di conoscenza che gli anni presenti consentono. La presentazione in forma organica del pensiero albertiano il risultato di un lavoro di rigorosa costruzione filologica, storica e tecnica con lampio ricorso delle tecnologie informatiche, presenti accanto a disegni, incunaboli, medaglie, manoscritti, dipinti e sculture del tempo provenienti da oltre cinquanta musei e biblioteche dEuropa e degli Stati Uniti. Attraversando le sale si intraprende il cammino del De re aedificatoria : dallarte antica, come base di riferimento, allarmonia presente nella musica dei numeri. I numeri sono quelli elaborati dal computer dopo che unindagine fotogrammetrica preliminare ha consentito ai ricercatori di creare una banca dati contenente il pi preciso corpus oggi esistente di misurazioni delle costruzioni albertiane. Sulla base delle misurazioni effettuate, sono stati creati modelli computerizzati (computer aid design) dei progetti originali dellAlberti, realizzati in modo assolutamente innovativo utilizzando tecnologie a controllo numerico di grande efficacia rappresentativa. I modelli tridimensionali in legno si presentano come progetti originali che permettono un confronto tra le diverse ipotesi progettuali. Ci permette di ripercorrere con rigore scientifico lo sviluppo logico dellidea albertiana originaria, riuscendo a scomporre la realt architettonica per analizzarla ed elaborarla allo scopo di verificare le varie ipotesi, introdurre nuovi elementi, via via derivati dai progressi della ricerca, e consentire continui confronti con i canoni albertiani di riferimento. I monumenti sono cos ripensati nelle loro componenti fondamentali e costruiti coerentemente con i dettami teorici dellAlberti. Proprio per questo i modelli, che rappresentano laspetto pi suggestivo della mostra, non si presentano semplicemente come riproduzioni, ma come ricostruzioni. In un certo senso dunque linformatica ha dato consistenza al pensiero dellAlberti con una ricostruzione virtuale dei principi della prospettiva maggiormente utilizzati nella pittura del Rinascimento, che introduce il pubblico nel mondo della proporzione delle opere architettoniche del maestro, proponendone inoltre una traduzione in termini musicali del mottetto di Dufay, composto nel 1436 per linaugurazione della cupola del Brunelleschi a Firenze, che mirabilmente riproduce nella sua struttura armonica le proporzioni numeriche dellAlberti. E questo un esempio suggestivo dell intreccio di vecchio e nuovo, delle numerose opere presenti e della presenza tangibile delle ricostruzioni delle ipotesi albertiane, che rispettano le direttive dellAlberti: ledificio come un reticolato matematico e qualsiasi modifica dei piani rovinerebbe la musica dei numeri. Lultima sezione della mostra dedicata allAlberti umanista, un paragrafo significativo con lesame della citt ideale che per trattatisti (Leonardo Bruni), architetti (Filarete) e pittori dellepoca (i maestri delle tavole di Urbino, Berlino e Baltimora), diviene un tema di investigazione cruciale. La citt ideale del Quattrocento rimane una visione, un regno fuori del tempo e dello spazio, le cui elaborazioni teoriche risentono in larga misura del pensiero albertiano: la sintesi albertiana delle cosiddette due culture, che presuppone e riflette quella del rapporto tra uomo e natura, religione e filosofia, tradizione e progresso, teoria della luce e poetica del colore, pitagorica metafisica del numero e magico ritmo della musica, e della bellezza come valore assoluto determinato dalle leggi naturali. Collegando la bellezza architettonica con le leggi naturali che governano luomo, lAlberti assegna allarchitetto la pi grande delle aspirazioni umane, la ricerca dellarmonia universale. M.C.

Il 1 novembre del 1755 il clima di sereno e fiducioso ottimismo che aveva caratterizzato i primi decenni del secolo dei Lumi fu improvvisamente oscurato da una catastrofe naturale: IL TERREMOTO DI LISBONA . La risonanza di questo evento su poeti e filosofi fu enorme. Horst Gnther ne ripercorre le tappe nel suo libro Das Erdbeben von Lissabon erschttert die Meinungen und setzt das Denken in Bewegung (Il terremoto di Lisbona scuote le opinioni e mette in moto il pensiero, K. Wagenbach Verlag, Berlino 1994). La necessit di confrontarsi con la sciagura di Lisbona ha prodotto secondo Gnther un involontaria solidariet fra autori anche molto distanti tra loro, ognuno dei quali ha offerto ai contemporanei uninterpretazione dellaccaduto. Cos, ad esempio, il commento di Voltaire al terremoto: Filosofi illusi, tutto buono! Venite e guardate le orrende rovine..., rappresent una sorta di ritrattazione dellIlluminismo, il congedo di Platone e Leibniz per riabilitare lo scetticismo di Boyle. La liquidazione dellottimismo poteva per sfociare in esiti assai meno incerti: una sorta di sismoteologia interpret il terremoto di Lisbona quale punizione divina per unumanit troppo sicura di s, dunque come un segno tangibile dellesistenza di Dio e della sua volont di intervenire personalmente nella natura e nella storia. Kant, dal canto suo, giudic lo sfruttamento morale della catastrofe unimperdonabile impertinenza, e nello scritto Il fallimento di tutti i tentativi filosofici nella Teodicea dichiar che la possibilit di riconoscere e interpretare il giudizio divino oltrepassa ampliamente i confini dellintelletto umano. Ancora differenti furono le reazioni di Rousseau, di Schopenhauer e di altri autori, esaminati da Gnther. Forse non esagerato affermare che solo nel nostro secolo Auschwitz e Hiroschima hanno rappresentato per poeti e filosofi una provocazione pi grande del terremoto di Lisbona. A.Mo.

PER COMINCIARE il titolo di una collana edita dalleditore Feltrinelli di Milano, che intende proporre, attraverso una biografia intellettuale a fumetti, le tematiche fondamentali

E stato pubblicato, di MARTIN BUBER , un testo autobiografico: Incontro. Frammenti autobiografici (Citt Nuova Editrice, Roma 1994). Il titolo Incontro , come ha sottolineato lautore in una recente intervista, suggerisce un itinerario a ritroso, ripercorso fino allet della giovinezza, attraverso gli interrogativi, gli scambi culturali e filosofici con gli intellettuali del tempo. Il ricordo di un viaggio interiore, la scoperta dellamore per la filosofia nella Vienna del primo Novecento, le divergenze con il pensiero nietzscheano, caratterizzano i capitoli del breve scritto, che si struttura in poco pi di 100 pagine. La problematica chiave affrontata da Buber in questo testo quella del

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significato e lapplicazione della parola nella realt. Ne scaturisce un lungo itinerario di ricerca, che si arricchisce di venature psicologiche, un incontro con il proprio linguaggio e il linguaggio di altri, confronto che si apre con interrogativi e dubbi e termina con risposte autentiche, seppur divergenti. La passione di Buber per il significato della parola si ripropone anche nella tematica religiosa-esistenziale, nella ricerca di un principio divino, che dia significato alla vita terrena e ultraterrena: un ulteriore profondo incontro fra la propria anima e Dio, arricchito dalla fede, ma conquistato anche con la forza dellintelletto; un iniziale enigma che pu trasformarsi in illuminazione. D.M. li presso la segreteria dellAccademia stessa, via Innerhofer 1, Merano (tel. 0473/ 237737.) mi ad un terreno pi ampio di dibattito culturale. Nella scelta dei testi si prester particolare attenzione a criteri di leggibilit e di chiarezza espositiva. Questa esigenza si esprime nel tentativo di proporre libri leggibili, anche nel senso letterale del termine, reagendo, con lintegrazione di elementi illustrativi, decorativi ed ornamentali, a quelleditoria che non tiene in alcun conto della noia della pagina questo elenco nudo e crudo di lettere disposte luna dopo laltra. Tra i titoli in programmazione si segnala: Teoria della visione, di George Berkeley (a cura di P. Spinnici), e Mondrian e la musica, di Giovanni Piana. La definizione della nozione di simbolo al centro oggi di un dibattito che, se la dimostrazione della sua importanza, prova anche come si sia lontani da risultati universalmente accettati. Proprio questa confusione terminologica pu tuttavia servire da punto vivo di contatto tra semiologi, studiosi di letteratura e di comunicazioni di massa, antropologi, psicologi e filosofi del linguaggio, per una pi precisa definizione comparativa delle competenze delle diverse discipline, ma anche per lindividuazione di possibili luoghi di integrazione e reciproco sostegno delle differenti prospettive. La discussione teorica dovrebbe accompagnarsi ad applicazioni, a fenomeni in cui il simbolo agisce oggi, come strumento di conoscenza, di comunicazione, di socializzazione, di evasione, di persuasione: dove per simbolo non sintender solo una realt del linguaggio verbale naturale, o/e dei linguaggi artificiali, ma anche la simbolicit dei linguaggi non verbali, degli oggetti, dei comportamenti, delle istituzioni. AllAssociazione, come suo supporto organizzativo, si collegher, probabilmente, un Centro interuniversitario di ricerca sul tema del simbolo, che intende collegarsi ad un Programma di mobilit ricercatori (TMR), finanziato da Erasmus.

La FONDAZIONE NAZIONALE VITO FAZIO-ALLMAYER bandisce un concorso nazionale per saggi inediti sul pensiero di Vito FazioAllmayer o su tematiche strettamente aderenti ai suoi interessi. Saranno assegnati due premi da lire 10.000.000 (dieci milioni) ciascuno, intitolati rispettivamente a Vito e a Bruna Fazio-Allmayer. La domanda di partecipazione devessere inviata, unitamente a due copie del lavoro, entro e non oltre il 12 luglio 1995, al seguente indirizzo: Fondazione Nazionale Vito Fazio Allmayer, Via Sammartino, 134, 90141 Palermo. Il giudizio della Commissione giudicatrice, costituita dalla Commissione scientifica operante in seno alla Fondazione, insindacabile. I testi inviati non saranno restituiti. I saggi dei vincitori saranno pubblicati a cura della stessa Fondazione. Lassegnazione dei premi sar effettuata nel corso di una cerimonia indetta dal Presidente della Fondazione, Prof. Epifania Giambalvo

Con il titolo SENSIBILIA, leditore Guerini e Associati di Milano propone una nuova collana, diretta da Giovanni Piana, che intende conciliare una grande apertura tematica con la convergenza verso un unico centro: le cose sensibili, appunto, ci che viene colto e affermato nella percezione, nel movimento degli occhi e della mano; ci che viene toccato, udito e in generale avvertito vivamente e direttamente con i nostri organi corporei. Questa convergenza non deve tuttavia far pensare alla falsa contrapposizione tra astratto e concreto; ed ancor meno alla retorica della concretezza, da cui cos a stento sembra ci si possa liberare. Le cose sensibili serpeggiano dappertutto, e tuttavia esse non suggerirebbero certo nessuna riflessione se non vi fosse un pensiero che, prendendo le giuste distanze, sappia impossessarsene, traendone problemi. Gli argomenti trascorreranno cos dalla filosofia generale allestetica, alla psicologia della forma, alle tematiche di fenomenologia della percezione e dellimmaginazione, in unapertura a tutto campo per ci che concerne la variet di direzioni in cui questi temi possono essere trattati. Particolare spazio verr dato agli interessi di teoria e filosofia della musica. Si tratta di un campo ricco di problemi, troppo a lungo trascurato, oppure considerato da punti di vista unilaterali, che merita invece di essere coltivato al di fuori di linee di discorso preconcette, nella sua interazione con le discipline musicologiche, cos come nei suoi richia-

La proposta di unassociazione di studio sul tema SIMBOLO, CONOSCENZA, SOCIET nasce da un gruppo di studiosi delle Universit di Siena e di Bologna, che nei giorni 24-26 novembre 1994 hanno organizzato il convegno Il simbolo oggi. Teorie e pratiche, oltre che da studiosi dellUniversit di Lecce, che hanno organizzato il convegno su Metafora simbolo e senso nella cultura contemporanea, tenutosi appunto a Lecce nei giorni 27-29 ottobre (gli Atti di entrambi i convegni sono in corso di preparazione). Fine dell associazione sar organizzare incontri di studio e work shops; promuovere pubblicazioni individuali e collettive; avviare contatti con associazioni analoghe a livello internazionale; costituire un centro bibliografico specializzato; organizzare iniziative di ricerca specifiche; pubblicare un periodico con saggi, notizie di attivit e recensioni di libri e saggi riguardanti il tema del simbolo.

Promosso dalla Stiftung Weimarer Klassik si svolto a Weimar dal 21 al 24 marzo 1994 un convegno sul tema:
ERNST CASSIRER: KULTURKRITIK IM 20. JAHRHUNDERT.

APPUNTI
Nel numero 21 di Informazione Filosofica, nellarticolo dal titolo: Herzen e la sua filosofia (p. 22), Franco Melandri individua alcune incongruenze laddove si dice che Herzen prende in considerazione soprattutto la storia dellUnione Sovietica e il post-comunismo marxista, o che egli abbia rivolto particolare attenzione alla caduta del marxismo come un cambiamento globale del mondo. Infatti, osserva Melandri, quando Herzen, nel 1850, scriveva Lo sviluppo delle idee rivoluzionarie in Russia (questo il titolo originario della Breve storia dei russi) non solo il marxismo era ancora ben lungi dallaffermarsi sia come teoria rivoluzionaria che come filosofia del regime socialista sovietico, ma lo stesso Marx era scarsamente conosciuto e considerato, tant che non viene nemmeno citato nel testo della Breve storia ...(mentre lo sono Saint-Simon, Bakunin, Proudhon). Detto tutto questo, aggiunge Melandri, va dato atto ai recensori che le linee essenziali del pensiero di Herzen vengono presentate, nellovvia sommariet che una recensione permette, in modo tutto sommato corretto, anche se la frase conclusiva, laddove recita: Lassunto principale del pensiero di Herzen che Natura e storia non (sottolineatura di Melandri) appartengono a due ordini diversi, ma formano ununica realt in cui le esistenze umane si trovano immerse e dalle quali sono determinate, contraddice non solo quanto affermato precedentemente (Storia e natura sono sfere separate, secondo Herzen, e hanno leggi completamente diverse e un orizzonte completamente diverso...), ma rischiano di confondere lo stesso pensiero herziano che, come detto in altra parte del testo, rifiuta ogni filosofia della storia ed ogni lettura finalistica del mondo, rivendicando per gli uomini un agire che faccia perno su scelte e valori (quali la libert e la giustizia) che, anche se contraddetti da una lettura storicistico/finalistica del corso storico, non per questi vanno abbandonati o pensati come falsi.

LACCADEMIA DI STUDI ITALOTEDESCHI DI MERANO comunica che sono messi a Concorso, per lanno accademico 1994/95, sei premi di studio a favore di laureati o diplomati di Istituti di grado universitario del biennio 1993/94 e 1994/ 95 e sei premi di studio a favore di studenti universitari laureandi dellultimo anno del corso universitario. Lammontare di ogni premio di lire 3.000.000. I lavori di tesi e le eventuali pubblicazioni, che concorreranno al conferimento dei premi annuali messi a concorso dallAccademia, dovranno contribuire allapprofondimento dei reciproci rapporti tra la cultura italiana e quella di lingua tedesca, vale a dire che dovranno essere argomenti che contribuiscano allo sviluppo delle finalit dellAccademia stessa, apportando cos un contributo allunit culturale europea. I temi trattati nei vari volumi degli Atti e lattivit stessa dellAccademia possono costituire materia per tesi di laurea. Il termine di presentazione delle domande il 30 novembre 1995. I moduli di partecipazione al Concorso sono disponibi-

Finalit saliente di questa iniziativa stata quella di approfondire il pensiero di Cassirer tanto nella sua unit sistematica, quanto nella sua polimorfa ricchezza di temi. Il convegno, che si svolto sotto la direzione scientifica di Bernd-Olaf Kppers (Jena) e di Enno Rudolph (Heidelberg), ha visto la partecipazione di numerosi studiosi sia europei che di altri continenti, impegnati in una discussione sul significato e lattualit del concetto di cultura proprio della filosofia cassireriana; una filosofia che non solo ha cercato di riproporre il tema dellunit della realt attraverso limpresa di una teoria delle forme simboliche, capace di stabilire un nesso fra il sapere scientifico e le altre forme della comprensione del mondo, ma che ha tracciato anche nuove vie dindagine sia sul piano della storia spirituale (Rinascimento, Illuminismo), che su quello relativo ai problemi della nuova fisica (meccanica quantistica, teoria della relativit). Da qui la variet stessa dei contributi presentati nel convegno di Weimar. Oltre alle relazioni introduttive di Kppers e di Rudolph, sono stati svolti interventi da parte di A. Bolaffi, H. G. Dosch, M. Ferrari, H. Holzhey, J. M. Krois, S. Mayer, Yoshihito Mori, E. W. Orth, H. Paetzold, P. Paret, S. Poggi, O. Schwemmer, J. Seidengart, I.-O. Stamatescu, H. Turk, F. Volpi. R.L.

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CONVEGNI E SEMINARI

Arnold Bcklin, Vita somnium breve, 1888 (part.)

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CONVEGNI E SEMINARI

CONVEGNI E SEMINARI

Etica e retorica
Nellambito del Corso di Formazione Superiore in Teoria e Storia della retorica e della poetica, da 13 al 16 settembre 1994 Francesca Rigotti dellUniversit di Gttingen ha tenuto allIstituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli un seminario dal titolo: ETICA E RETORICA. In occasione della pubblicazione del suo saggio: IL POTERE DELLA METAFORA (Feltrinelli, Milano 1994), Rigotti ha sviluppato la tesi dal punto di vista argomentativo della retorica in ambito etico attraverso un excursus filosofico sulla differenza fra vero e probabile, fra dimostrazione logica e ragionevolezza discorsiva, giungendo a mostrare come il nesso di verit e giustizia rappresenti nella filosofia sociale contemporanea, nelletimologia e nella mitologia un primum concettuale che attraversa le metafore del vero, del buono e del giusto.

Se retorica ed etica sembrano escludersi a vicenda, questa contraddizione, ha osservato Francesca Rigotti, deriva dallirrisolto malinteso che la questione del vero pone in primo luogo nel campo della filosofia pura e della scienza. Sia per i detrattori, che per i suoi fautori, la retorica occupa il margine che separa il vero dal verosimile, dallincerto e dal probabile. E su tale margine che la ritrova Descartes prima di scacciarla dal metodo critico, suscitando le reazioni di Vico, che nella Prima Filosofia respinge il tentativo razionalistico di confinare il verosimile nelluniverso del falso, invece di ricercare le sue radici nel terreno del senso comune e delle facolt umane della fantasia e della memoria. Per la sua funzione liminare, la retorica riaffiora in tempi di crisi e di trasformazioni, durante i quali proprio il discorso aletico a rendersi problematico, mentre sullarte della persuasione ricadono le accuse di falsificazione del reale, di volont di potenza, di manipolazione del consenso, di scambio fra essenza e apparenza, di futilit, ecc. La reintegrazione della retorica e del suo pi ricorrente topos , la metafora, nellambito delle discipline della filosofia pratica

non pu dunque avvenire, ha proseguito Rigotti, senza la loro reintegrazione nellintero processo della conoscenza. Riferendosi all atto filosofico unico di H. Johnstone , per il quale scoperta e comunicazione non sono momenti separati e successivi, Rigotti ha fatto presente come una retorica per letica miri al superamento del contrasto fra discorso aletico, fondato su concetti che sono elaborati alla luce dellinteriorit prima di essere veicolati nella sfera pubblica, e discorso ornamentale, che ordina ed espone tali concetti per il puro piacere comunicativo. Questo contrasto ineliminabile solo se si resta nella concezione del vero come evidenza e rivelazione. Nel mito platonico della caverna fra luce ed ombre non vi posto per quella mediazione argomentativa che i principi del probabile e del verosimile potrebbero fornire. Con lesilio dei poeti si consuma anche il rifiuto per la retorica, bollata per la sua appartenenza al regno delle opinioni. Nel Gorgia, Platone separa doxa e aletheia e paragona la retorica alle arti femminili del belletto e della cucina, al contrario di Aristotele che vi scorger un metodo, la facolt di trovare in ogni argomento ci che in grado di persuadere, anticipando secondo Rigotti quella concezione consensualistica della verit che oggi rivive nella Teoria della giustizia (1971) di J. Rawls e nellEtica del discorso di J. Habermas (1985). Lesigenza di ribadire il punto di vista retorico in filosofia, ha sostenuto Rigotti, si esplica sotto il segno di Peith, dea delle arti forensi. Ma se nella raffigurazione classica Peith dispone di una parola dolce ed appiccicosa come il miele, questo non vuol dire necessariamente che la persuasione sia larte di ingraziarsi il pubblico con linganno, essa apre anche la strada opposta, affinch il piacere e la seduzione siano posti al servizio di una verit in progress , intersoggettiva e di ricerca. La svolta retorica in etica, ha osservato Rigotti, si realizza, pertanto, nel rinvenimento di principi dazione che sono validi per la volont di ogni persona ragionevole e che si ritrovano nel sapere, socialmente diffuso e distribuito. In tal senso, lenfasi va posta sullinventio, intesa come atto di sutura fra tradizione e individuo, durante il
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quale loratore non affatto fuor di metafora, poich le metafore toccano il nucleo concettuale dei problemi affrontati. Come ha notato Rigotti, questo modello dellinventio (del creare/ritrovare) non pu pi costituire un privato serbatoio di verit astratte, categoriche o ipotetiche, a cui poi aggiungere in modo strumentale il rinvestimento delle metafore. Linventio acquista una dimensione pubblica ed aperta, richiamandosi al ruolo che la situazione linguistica ideale svolge in Habermas , secondo il quale quando gli individui sono in disaccordo sulla verit o sulla giustizia di unasserzione, essi devono impegnarsi a ricercare una norma che assolva ai requisiti di simmetria e bilateralit del discorso e che metta a fuoco le distorsioni e le censure che impediscono ad ogni comunicazione fattuale di divenire il luogo utopico della circolazione delle idee. Lappello a fondare i giudizio di valore sulla ragionevolezza e sulla tradizione storica, ha proseguito Rigotti, viene dalla lezione di C. Perelman il quale, in opere come Retorica e Filosofia (1952), Trattato dellargomentazione (1958) e Giustizia e ragione (1963), ha inteso sottrarre le dottrine pratiche al dogmatismo e allirrazionalit e tenerle distinte dalla filosofia speculativa. Tuttavia Perelman, pur riconoscendo la validit del ragionamento che presiede ad una deliberazione e che deve condurre allazione non vede che unetica retorica; il logos che vuole agire, non si distingue dal logos che pretende di conoscere: di fatto, entrambe le filosofie hanno bisogno di argomentare per arrivare alle conclusioni. La filosofia morale, in quanto mira ad influenzare gli atteggiamenti di uditori particolati, si trova esclusa dalla nozione perelmaniana di uditorio universale, al quale il parlante si rivolge senza ricorrere agli attrezzi metaforici e confidando nellevenienza delle ragioni fornite e nel loro valore extratemporale e assoluto. A questa iconografia del vero, Rigotti preferisce sostituire quella della Giustizia che soppesa le diverse istanze e si decide per la ragione migliore, cio pi probabile. Le due idee, ha osservato Rigotti, sono in realt imparentate, sia nella comune radice etimologica, sia nella mitologia classica, dove Dike e Aletheia sono sorelle.

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Riferendosi a Mos, che dopo aver ricevuto le Tavole della Legge si copre il volto raggiante per non accecare il suo popolo, Rigotti ha associato questo episodio al velo di ignoranza che, nella teoria della giustizia di Rawls, necessario, affinch il patto, che gli individui decidono di contrarre durante la situazione originaria, sia libero dalle preoccupazioni dei loro particolari interessi. Il gioco del velo sembra segnalare, ha concluso Rigotti, lesistenza di un motore primo metaforico che la cultura ha assegnato al Sole come simbolo dellunit delle sue sfere dellessere e del dover essere: esso illumina il vero, sprona allazione riscaldando i cuori, giudica con la sua sovrana distanza. F.M. che daltra parte trascende, con tutta evidenza, anche la mera subordinazione, lobbedienza pura e semplice. Riprendendo le analisi di Blanchot, Derrida ha sottolineato come laffermazione di Bartleby consista in unabdicazione, inespressa, allidentit, allunit del s, alla categoria dellIo volente, o agente. La risposta di Bartleby legata a un segreto, che egli porta con s fino alla tomba e che lo identifica; la responsabilit del proprio segreto colloca Bartleby, in quanto individuo, in una posizione duplice, se non ambigua, nei confronti dei rapporti sociali e, in senso lato, politici, essendo egli depositario di un segreto che, alla stregua di un funzionario dello stato, di un consigliere del re o di un umile servitore, non pu rivelare e nei confronti del quale responsabile. Daltra parte, ha fatto notare Derrida, proprio nel fatto che tale segreto non viene rivelato a nessuno risiede la peculiarit di una posizione che, anzich a quella del servitore, del subordinato, piuttosto da rapportare a quella del re. Tuttavia, che la posizione di subordinato e quella regale siano identificabili, ha aggiunto Derrida, possibile solo a patto che questo segreto consista in un nulla e che questa responsabilit equivalga anchessa a un nulla: quel nulla in cui scompaiono tutti i singoli segreti, tutte le singole responsabilit, ricadendo nellalternativa fra dire e non dire, fare e non fare. Ogni dire, ogni agire, ogni testo, ha proseguito Derrida, provengono da un segreto, rappresentano suoi effetti. Dal punto di vista delle relazioni sociali e di quelle politiche, il segreto si pone, al contempo, come lorigine della politica e come suo scacco: ci per cui nasce la politica e di fronte al quale la politica, in quanto cosa pubblica (res publica), deve arrestarsi. Inoltre questo segreto, in quanto nulla, rappresenta anche lidentit dellindividuo, ma non lo costituisce come io; proprio in forza del suo inesplicabile segreto, lindividuo, pur facendo parte di una moltitudine sociale di individui ad esso simili, si determina come ab-soluto nei loro confronti. La questione del segreto, ha sottolineato Derrida, fonda dunque quella dellidentit del suo proprietario e, come in un gioco di specchi, questultima rinvia a sua volta alla questione della verit, che riguarda, nel contempo, la verit del segreto e la verit dellidentit di colui che, del segreto, depositario. La questione della verit, posta in questi termini, viene ricondotta da Derrida a quella di testimonianza. Come quella di segreto e di responsabilit, anche la nozione di testimonianza mette infatti in questione loggettivabilit di unidentit, intersoggettiva e universale, di ci che viene attestato, e di colui che attesta. Commentando alcuni versi di Paul Celan, Derrida ha sottolineato, infatti, lappartenenza della testimonianza allambito della fede e del giuramento. Ci che separa la prima dalle
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seconde il carattere di oggettivit, di cui la testimonianza non gode: la testimonianza pu non corrispondere a fatti reali e, daltra parte, non consistere in una falsa testimonianza. La testimonianza, ha osservato Derrida, risiede nellesperienza, singola e irripetibile, di un individuo che, nella sua insostituibilit, appare come assoluto: la testimonianza non afferma un fatto, bens la credenza in un fatto. Che il fatto sia o meno accaduto, nelle modalit riferite dalla testimonianza, un segreto, di cui solo il testimone responsabile: una responsabilit che accade, per, verso un nulla, proprio perch il testimone medesimo, se veramente tale, cio in buona fede, non pu vantare, nei suoi confronti, la certezza del cogito: non pu, cio, vantare il possesso della verit, bens soltanto un impegno verso luna e verso laltra. F.C.

Il segreto, la testimonianza, la responsabilit


Dal 23 al 27 maggio 1994, presso la sede dellIstituto Italiano per gli Studi Filosofici, Jacques Derrida ha tenuto un ciclo di incontri seminariali sul tema: IL SEGRETO, LA TESTIMONIANZA , LA RESPONSABILIT. Durante queste giornate, il filosofo francese ha tematizzato alcuni dei nodi concettuali della sua ricerca pi recente, che non hanno ancora trovato esito in una pubblicazione.

Poincar, filosofo della scienza


In occasione del centoquarantesimo anniversario della nascita di Poincar, dal 14 al 18 maggio 1994, si tenuto allUniversit di Nancy II il CONGRESSO INTERNAZIONALE HENRI POINCAR. Il congresso stato organizzato dallACERHP (Archives et Centre de Recherche Henri Poincar), di concerto con le Universit di Nancy I Henri Poincar e Nancy II, lInstitut National Politechnique de Lorraine, oltre che lUniversit di Saarbrcken. Il programma dellassise contemplava centoquattro comunicazioni e dodici conferenze che sono state articolate in due sessioni parallele, dedicate rispettivamente alla filosofia e alla logica, alle matematiche e alla fisica. In occasione del convegno, stata allestita una ricca esposizione di materiale darchivio inedito nelle sale della mediateca di Nancy.

Aprendo il seminario, Jacques Derrida ha spiegato come attualmente la sua riflessione si rivolga soprattutto alla questione della responsabilit, un concetto a cui egli attinge attraverso le direttrici indicate dalle nozioni di segreto e di testimonianza. Secondo Derrida, il segreto mette in gioco, anzitutto, la questione di una possibilit di principio, e non fattuale - del dire, poich il dire viene presupposto nel segreto, che in tal modo riceve un vincolo indissolubile con la parola. Sottoposto a uninterrogazione radicale, il segreto deve essere dunque svincolato dalla parola, deve essere sottratto allalternativa fra dicibilit e indicibilit, tra affermazione e negazione. Il segreto si manifesta come ci che non risponde a una domanda; soltanto questultima - non la sua verbalizzazione rappresenta, perci, lunica autentica precondizione, affinch il segreto si manifesti. Segreto anche ci che disobbedisce a un ordine, sottraendovisi. Prendendo spunto dal racconto di Melville Bartleby, lo scrivano, Derrida ha mostrato come leroe melvilliano rappresenti larchtipo dellatto di autosottrazione allalternativa tra imposizione e rifiuto. La celebre affermazione di Bartleby di fronte a qualunque richiesta di collaborazione, preferirei di no, fa della parola un luogo sottratto alla realt effettuale, propria tanto dellobbedienza allordine, quanto della sua trasgressione: latto di ribellione, il rifiuto, escluso dallorizzonte di una tale affermazione,

Il congresso stato organizzato secondo due filoni dindagine teorica e storicocritica; il primo verteva sulle matematiche, la fisica e la filosofia di Henri Poincar ; il secondo invece su pragmatismo e fenomenologia in rapporto alle scienze formali. La mostra era articolata in base a documenti biografici dai risvolti talora poco conosciuti, come un romanzo, che impegn Poincar nel 1878 e di cui non sono rimasti che alcuni paragrafi, gi pubblicati a cura di Andr Bellivier con il titolo: Henri Poincar ou la vocation souveraine (1956), o come la presa di posizione in favore della revisione del processo Dreyfus. Ulteriori informazione biografiche sono venute dallintervento al convegno dello storico Franois Roth, che ha ricostruito lalbero genealogico della famiglia Poincar dal 1700, ripercorrendo

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parallelamente lascesa sociale che port la famiglia a trasferirsi dalla cittadina lorena di Neufchteau a Nancy e, dalla generazione di Henri in poi, a Parigi. In rapporto alla questione della scoperta della relativit ristretta, sollevata dalla celebre memoria di Poincar del 1905 sulla dinamica dellelettrone che formulava il postulato della relativit ristretta prima di Einstein, Arthur I. Miller ha preso posizione per lattribuzione della scoperta a Einstein. Le ragioni di tale paternit, secondo Miller, sarebbero da ricercare essenzialmente nella diversit di vedute dei due scienziati su nozioni-chiave quali esperimento, spiegazione scientifica e immaginazione mentale. Contro questa opinione hanno argomentato Jules Leveugle e Enrico Giannetto, riprendendo, per taluni aspetti, motivi espressi negli anni Cinquanta dal matematico inglese E. Whittaker e, in seguito, dallo scomparso J. Giedymin, da Ubaldo Sanzo e da E. G. Zahar. Leveugle ha sottoposto ad un esame critico simultaneo gli apporti teorici di Lorentz, Poincar e Einstein alla nuova teoria dello spazio-tempo, resi noti tra il 27 maggio 1904 e il 26 settembre 1906. Il primo di questi documenti rappresentato dalla memoria sui fenomeni elettromagnetici, che Lorentz present allAccademia delle scienze di Amsterdam; lultimo dal celebre articolo di Einstein sullelettrodinamica dei corpi in movimento, pubblicato negli Annalen der Physik. Tra le cause della minimizzazione dei meriti di Poincar, almeno sino agli anni Cinquanta, Leveugle ha individuato principalmente due ordini di ragioni: la non-appartenenza di Poincar alla scuola di fisica dominante allinizio del secolo, che tendeva a ignorare la produzione scientifica francese; la distinzione accademica che a quellepoca separava i fisici francesi dai matematici, per cui i primi avrebbero passato sotto silenzio quella che appariva loro come una semplice incursione del Poincar matematico nel dominio loro riservato. La concezione di Poincar relativa alle ipotesi in fisica stata riletta da Ubaldo Sanzo alla luce della controversia con Pierre Duhem e anche in relazione agli sforzi compiuti da Heinrich R. Hertz per introdurre in fisica un tipo di ipotesi simili a quelle usate in geometria. La riflessione di Poincar sullo spazio geometrico, e le sue connessioni con lanalysis situs, con le teorie dei gruppi di Sophus Lie, con lo spazio cosiddetto rappresentativo e con i dati della fisiologia, sono state loggetto degli interventi di Luciano Boi, di Gregory Nowak e di Jules Vuillemin, uno dei pi autorevoli curatori delle edizioni delle opere di Poincar. Il nome di Poincar stato spesso associato a due controversie filosofiche degli inizi del Novecento: il confronto di Poincar con Edouard Le Roy sul ruolo e sui limiti del convenzionalismo in campo scientifico; la disputa con Bertrand Russell sulle ragioni del logicismo, avviatasi con la pubblicazione su Mind della recensione di Russell a La science et lhypothse (La scienza e lipotesi) di Poincar, a cui fece seguito la replica di questultimo. In relazione a queste dispute, Luc J. M. Bergmans ha sottolineato che verso la fine del XIX secolo, vale a dire nel momento in cui Poincar esprimeva le proprie riserve nei riguardi del logicismo, la critica della logica era una corrente che con Ch. Born e il cosiddetto gruppo degli olandesi (F. van Eeden, G. Mannoury, L. E. J. Brower) percorreva la vie de lesprit. Charles S. Chihara ha invece criticato il tentativo di Mark Steiner di confutare le numerose obiezioni epistemologiche al logicismo, sollevate per la prima volta da Poincar. Rispondendo a Chihara, Janet Folina, ha ricondotto la posizione antilogicistica di Poincar a un estremo tentativo di difendere la filosofia della matematica kantiana dagli attacchi di Russell e, pi ancora, alla rivendicazione dellanteriorit dellaritmetica rispetto alla logica. Anssi Korhonen ha suggerito, per meglio comprendere il confronto con Poincar, di seguire le prime prese di posizione teoriche di Russell nei riguardi dellintuizionismo, espresse nei Principles of Mathematics (Principi di matematica) del 1903. Ad un convenzionalismo sistematico e generalizzato, come quello formulato da Edouard Le Roy, che riduceva tutte le proposizioni scientifiche a convenzioni arbitrarie prive di verit assoluta, Poincar rispose, ne La science et lhypothse, restringendo il carattere convenzionale ai soli assiomi geometrici e alle leggi della meccanica. Sul convenzionalismo di Poincar intervenuto Gilles G. Granger che, seguendo il percorso argomentativo di Poincar, ha dimostrato come il requisito della convenzionalit non alteri lo statuto di verit degli enunciati scientifici. Seguendo una linea interpretativa inaugurata da Giedymin in rapporto alla filosofia di Kazimierz Ajdukiewicz, Mario H. Otero, prendendo come riferimento la filosofia di Ludwik Fleck, ha messo in rilievo la persistenza, anche in contesti filosofici del Novecento apparentemente estranei, di alcuni argomenti di tipo convenzionalistico utilizzati da Poincar nel confronto con Le Roy. Infine Andrej Siemianonwki ha voluto distinguere in Poincar un convenzionalismo radicale, applicato agli assiomi della geometria, e un convenzionalismo moderato, applicato alle scienze empiriche, in base al quale le asserzioni di queste scienze servono come mezzi di classificazione e di predizione dei fatti. Tra i tentativi di far interagire la filosofia di Poincar con la fenomenologia husserliana, ma anche con altri autori estranei a Poincar, Krzysztof Szlachcic si soffermato sulla ricezione del convenzionalismo di Poincar da parte di due tradizioni epistemologiche divergenti, quella marxia55

na e quella popperiana, sulla base delladesione di entrambe le tradizioni ad una visione della scienza che Szlachcic chiama modern ideal of science (ideale moderno di scienza). In tal senso, il punto di vista di Poincar avrebbe rappresentato per i metodologi della scienza marxisti e per Popper un esempio di oscurantismo gnoseologico, in grado di minacciare lideale di una scienza fondata sulla verit obiettiva e sullavanzamento conoscitivo. Manfred Meyer ha voluto reinterpretare il convenzionalismo di Poincar come una sorta di condivisione del problema di Husserl circa le relazioni esistenti fra mondo della vita e mondo delle scienze, ovvero fra esperienza pre-scientifica e teoria, e come affinit di vedute con la critica husserliana al formalismo matematico, colpevole di misconoscere le origini storiche della matematica e di degenerare in una riduzione logicistica, senza legami con lintuizione. Lintervento di Richard Tieszen ha invece messo a confronto alcune asserzioni di Poincar sul riduzionismo, sullintuizione e sulla dimostrazione matematica con alcune riflessioni omologhe di Husserl, con lobiettivo di dimostrare la loro superiorit di vedute rispetto ai teorici del logicismo. Su motivi dellattualit e della vitalit del pensiero filosofico e scientifico di Poincar si sono pronunciati Otero, Beltran e Grnbaum. Mario H. Otero ha ascritto a Giedymin il merito di aver sottolineato come Poincar, nel confronto con Le Roy, avesse elaborato alcuni concetti che solitamente sono accreditati come eredit del post-neopositivismo. Pilar Beltran ha segnalato che in Poincar si pu trovare, allo stato germinale, quella linea di pensiero sui fondamenti della matematica inaugurata da Imre Lakatos col nome di quasiempirismo. Nella sua conferenza sugli equivoci teologici della fisica cosmologica attuale, Adolf Grnbaum ha insistito sullattualit delle riflessioni poincareiane sulla conservazione dellenergia fisica, proponendo un confronto con quelle teorie cosmologiche contemporanee secondo cui lesistenza del mondo esige ad ogni istante la creazione divina ex nihilo. Lintervento di Louis Vax, dedicato allaccertamento dello stato in cui versavano gli studi di logica sillogistica allepoca di Poincar, e quello di Adrian Dufour, si sono segnalati per lattenzione rivolta alle istanze culturali che trapelano dagli scritti di Poincar e per i suoi interlocutori intellettuali privilegiati. Secondo Dufour, nonostante che lo statuto epistemologico della geometria, dopo la scoperta delle geometrie non-euclidee, avesse annullato la caratterizzazione leibniziana delle proposizioni geometriche come verit di ragione, il razionalismo geometrico di Poincar avrebbe finito con il riabilitare lidea leibniziana secondo la quale, dal punto di vista logico, il mondo esistente non che uno fra i molteplici mondi possibili. L.G.

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ni teologiche, che vede il rapporto tra verbum cordis e espressione vocale in analogia con il rapporto tra la Parola di Dio e lIncarnazione. J. Halverson ha affrontato il problema della possibilit di comprendere e significare la perfezione divina attraverso concetti e parole del linguaggio umano in alcuni scritti di Pietro Aureolo. L. O. Nielsen ha parlato della definizione dei sacramenti in quanto segni di istituzione divina e del loro statuto in relazione alla importante distinzione tra signa naturalia e signa positiva in alcuni autori francescani del XIV secolo e in particolare in Ockham. Di Ockman si occupato anche M. Kaufmann e della sua concezione dei signa naturalia, che per il francescano, in contrasto con tutti i pensatori a lui contemporanei, hanno carattere linguistico e costituiscono il linguaggio mentale perfetto e universale che la forma della conoscenza umana. Per la sezione dedicata a questioni di semantica e sintassi L. M. De Rijk ha parlato della nozione di ens copulatum nel Commento alle Sentenze del francescano Guiral. Ot. I. Rosier, A. De Libera e P. Bakker si sono occupati del dibattito medievale sulla analisi logicogrammaticale della formula eucaristica Hoc est corpus meum e sul rapporto tra il suo significato e il suo valore operativo. In particolare, Rosier ha parlato delle teorie della demonstratio del pronome hoc e del suo riferimento; De Libera si occupato del dibattito sul valore di verit della formula in relazione alla distinzione tra il momento in cui viene pronunciata (tempus in quo) e il momento per cui viene pronunciata (tempus pro quo) e della teoria della restrictio temporale; Bakker ha discusso del rapporto tra formula e transustanziazione nei teologi del XIV secolo. L. Valente ha parlato delluso delle nozioni di consignificatio e connotatio nelle opere teologiche della seconda met del XII secolo. La teoria dei nomi vuoti nel Commento alle Sentenze di Riccardo Rufo di Cornovaglia e nelle Abstractiones e la critica di queste teorie fatta da Ruggero Bacone sono state il tema della relazione di P. Streveler. C. H. Kneepkens ha trattato il problema dellenuntiabile in Alexander Neckham. R. Friedman si soffermato sulla rielaborazione delle nozioni di modus concipiendi e modus significandi fatta da Pietro Aureolo. H. Thijssen ha parlato delle pratiche ermeneutiche di tipo letteralista degli occamisti e della loro condanna nel 1340 da parte di uno Statuto della facolt delle Arti di Parigi. Per la sezione dedicata a logica e teoria delle modalit K. H. Thacau ha presentato la concezione di Aureolo riguardo alla portata della onnipotenza divina in riferimento alle verit matematiche, analizzando la definizione di necessit e

Manoscritto del VII secolo d.C., noto come Durham Book

Semiotica medievale: lo stato dellarte


Organizzato dal Centro Internazionale di Studi Semiotici e Cognitivi dellUniversit degli Studi della Repubblica di San Marino, si tenuto al Teatro Titano di San Marino, dal 24 al 27 maggio 1994, un convegno dal titolo: VESTIGIA , IMAGINES , VER BA . SEMIOTICS AND LOGIC IN MEDIEVAL THEOLOGICAL TEXTS ( XII - XIV CENTURY ). Negli ultimi anni ci si resi conto che proprio lambito teologico era il luogo privilegiato di elaborazione della semiotica medievale. La teoria dei segni costituiva infatti la premessa necessaria a qualsiasi discorso sulle relazioni tra visibile e invisibile, creato e increato, mondo e Dio, in funzione soprattutto della teoria dei sacramenti concepiti come segni della grazia divina e della vita eterna.

Il convegno, promosso e organizzato da Costantino Marmo, era suddiviso in quattro sezioni: semiotica generale, semantica e sintassi, logica e modalit, uso dei segni. Nella sezione di semiotica generale Marmo ha scoperto che in un testo di Simone di Tournai, teologo parigino della seconda met del XII sec., viene presentata, come introduzione alla teoria dei sacramenti, una classificazione dei segni in cui per la prima volta appaiono esplicitamente i segni inferenziali; si tratta di una riscoperta della tradizione stoica del segno come antecedente di un condizionale valido. M. Sirridge ha parlato dellinfluenza, su alcune teorie duecentesche, delle interiectiones , della duplice concezione agostiniana del linguaggio: quella convenzionalistica del De doctrina christiana, che considera il linguaggio come uno strumento umano di comunicazione, e quella anticonvenzionalistica del De trinitate, maggiormente legata a considerazio56

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possibilit proposta da Aureolo. A. DOrs ha trattato del rapporto tra insolubilia e alcuni testi teologici di Bonaventura. E. P. Bos ha mostrato e discusso il testo di un anonimo scotista sul concetto di propositio per se nota riferito alla proposizione Deus est. A. Back si occupato delle proposizioni reduplicative nella teologia di Duns Scoto. La relazione di Y. Iwakuma ha offerto un quadro dinsieme sulluso delle instantiae nella teologia della seconda met del XII secolo. S. Knuttila e Ch. J. Martin hanno parlato del tipo di obligatio chiamata positio impossibilis e del suo uso nelle questioni teologiche. S. Ebbesen ha mostrato come la tecnica dei sophismata abbia prodotto alcuni effetti nelle discussioni teologiche del XIII e XIV secolo. Nellultima sezione del convegno, dedicata alluso dei segni, S. Vecchio ha trattato della menzogna, della simulazione e della dissimulazione nella teologia morale del Basso Medioevo: dalla concezione di Agostino della menzogna come atto esclusivamente di parola si passa, con Tommaso, a una concezione in cui la simulazione non verbale viene affiancata alla menzogna, quanto a illiceit, e solamente la dissimulazione viene ritenuta lecita. G. Panaccio ha illustrato il dibattito medievale sul linguaggio degli angeli mostrando come questo fosse in realt uno degli ambiti privilegiati per lelaborazione di problemi di filosofia della mente, come quello dei modelli mentali di rappresentazione della conoscenza. Il convegno ha costituito lundicesimo incontro di una serie di simposi sulla logica e la semantica medievali, a cadenza pi o meno biennale, promossi da Jan Pinborg, Lambert M. De Rijk e da altri celebri studiosi. Esso contribuisce inoltre a quel progetto di archeologia semiotica, che ebbe inizio nel 1979, al II Convegno Internazionale di Semiotica a Vienna, per iniziativa di R. Jakobson e U. Eco . Questultimo in particolare ha sottolineato la rilevanza teoretica che lo studio della storia della semiotica ha per la semiotica contemporanea e soprattutto per una semiotica generale di natura filosofica, che cerca di fondare il discorso sul segno e sulla significazione. Non si tratta - afferma Eco - di ricercare una verit tradizionale rimasta sino ad ora occultata, ma di costruire le nostre risposte, probabilmente le risposte che solo noi possiamo dare oggi, sulla base di altre risposte dimenticate e di molte domande eluse. G.M.

Eredit culturale del Rinascimento


Organizzato dal Centre de recherche philologique di Lille, diretto da Pierre Judet de la Combe, e dal Groupe de recherche sur lHistoire de la philologie et la science des oeuvres (MSH), diretto da Jean Bollack, dal 14 al 16 giugno si tenuto alla Maison Suger e allInstitut Italien de Culture di Parigi un convegno internazionale , che ha affrontato il problema della tradizione dellAntichit e delle sue differenti interpretazioni nel Rinascimento.

Lepoca designata da Michelet e da Burckhardt come Rinascimento non presenta certamente ununit cos netta quale retrospettivamente le stata, talvolta, accordata . Se il progetto di un ritorno allantico o meglio, dun ritorno degli Antichi, rinnovati e trasformati dalla progressiva riscoperta della loro cultura, il tratto caratteristico del Rinascimento, questultimo ben lungi dal suscitare un consenso sulle modalit di questa impresa, che si vuole, al contempo, come interpretazione della tradizione e come auto-costituzione dellepoca moderna. Il nodo problematico insito nella ripresa delleredit classica costituito dalla coesistenza tra una necessaria trasmissione della tradizione e

una costitutiva critica della medesima, che trova nel Rinascimento una irripetibile variet di soluzioni pratiche e teoriche. Dal punto di vista di uninterpretazione del pensiero rinascimentale nel suo insieme, due letture hanno tentato di proporre approcci orientati da un progetto filosofico globale, mettendo a profitto, ciascuna a suo modo, le intuizioni di Ernst Cassirer. Enno Rudolph ha cercato di superare la contraddizione tra l umanesimo universalista di Pico e il realismo politico di Machiavelli, prodotta dal razionalismo delle Lumires, a cui Rudolph rimprovera di proiettare retrospettivamente su Pico un pensiero anacronistico del soggetto universale e su Machiavelli inceve una politica razionale non meno universalista, che, non essendo in grado di comprendere, non pu che rifiutare. Se Pico irriducibile alle Lumires, ma difende un individualismo e non un pensiero del soggetto, Machiavelli, ha osservato Rudolph, insiste sullidea di misura compresa come virt, che distingue il politico machiavelliano da ogni logica del potere per il potere e lo avvicina piuttosto allumanit artistica di Pico. Malgrado il suo chiaro debito nei confronti di Cassirer e di Kristeller, Rudolph si oppone allidea di una prima epoca illuministica, sviluppatasi nei secoli XV e XVI, preferendo un modello estetico pi prossimo al pensiero nicciano. In una prospettiva molto diversa, anche

Pico della Mirandola (presunto ritratto, 1480)

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Bruno Pinchard attinge dallimpostazione di Cassirer alcune linee interpretative. Operando un raffronto serrato fra Paracelso e Rabelais, Pinchard ha illustrato la propria interpretazione del Rinascimento a partire dallidea di soggetto quale sincontra nellIdealismo tedesco e nel Romanticismo, in cui egli scorge effetti secondi del Rinascimento. Il principio della scoperta della coscienza di s come fine di un processo di formazione viene identificato da Pinchard nel mito. La coesistenza, nel Romanticismo, di uno strato mitico e di un livello riflessivo, diviene oggetto della ripresa critica e comica di Parecelso da parte di Rabelais. Contro il clich di uninfluenza dominante di Platone nel Rinascimento, da una ventina danni, grazie anche allopera di Charles B. Schmitt, si assiste a una riscoperta della straordinaria vitalit dellaristotelismo nel Rinascimento. In questa prospettiva, ha sostenuto Victoria von Flamming, si pu comprendere loriginalit dei Dialoghi damore di Leone Ebreo , in cui sintrecciano motivi del Simposio platonico, filtrati dalla ripresa operata da Aristotele nel VII libro dellEtica a Nicomaco. La presenza aristotelica nel Rinascimento stata messa in luce anche da Luca Bianchi. Contro lo schema canonico dellermeneutica che attribuisce alla Riforma il merito di aver soppiantato la dottrina dei sensi multipli della Scrittura e di aver inaugurato un metodo rigoroso, Bianchi ha dimostrando, alla luce della ricezione rinascimentale di Aristotele, come la riflessione ermeneutica non fosse meno sviluppata nella continuazione critica duna certa tradizione scolastica. In rapporto alla pratica e alla teoria dellinterpretazione filologica, che guida laccesso alleredit della tradizione, Luce Giard ha richiamato lattenzione sul rapporto di Lorenzo Valla con la tradizione antica, mostrando come la sua formazione giuridica influisca sullelaborazione di un primo umanesimo rinascimentale, che riprende un Aristotele connesso a Quintiliano contro quello di un Boezio e dei suoi successori, mettendo in evidenza un concetto di linguaggio molto pi interessato alla ricostruzione della coerenza di un testo che al rispetto ossequioso dei manoscritti. Sullermeneutica virgiliana, dalle glose di Petrarca fino a Landino, ha richiamato invece lattenzione Frank La Brasca, sottolineando, tuttavia, come Landino si tenga a distanza dallapproccio filologico inaugurato da Petrarca, cos come dalla lettura allegorica di Boccaccio, per proporre, con Platone, una via intermedia, prima che la fioritura dei commenti paralizzasse lesegesi. Infine Mayotte Bollack si interrogata sulla filologia lucreziana di Marullo, poeta neolatino e al contempo critico eccellente, che stabilisce un nesso tra pratica della correzione e della congettura e attivit di poeta, completando il testo o rettificandolo in funzione della sua percezione dellopera nella sua individualit. Sul terreno pi propriamente letterario, il rifiuto della poetica del Tasso da parte di Galileo stato analizzato da Giovanni Careri. Per contro, come ha fatto notare Nuccio Ordine , nei Raggionamenti dellAretino troviamo uninversione sistematica dei dialoghi di corte di Bembo o di Castiglione. Il caso del latino macaronico nel Baldus di Teofilo Folengo tato affrontato da Paolo Fabbri, che ha mostrato la complessit che pu raggiungere una ripresa e modificazione delleredit classica, come avviene, per esempio, nel rifacimento di Folengo della discesa agli Inferi descritta nellEneide. Il rapporto con lantico si esprime anche nello stile delle iscrizioni monumentali, come ha dimostrato Pierre Laurens , che ha analizzato il processo di questa ripresa trasformatrice nella citt di Roma attraverso i diversi livelli della grafia, con il ritorno al XV secolo, della messa in scena dei monumenti, in cui lantico ripreso, ma in senso inverso, per le feste pontificali, della stilistica delliscrizione, infine, che prepara linvenzione dun nuovo stile lapidario e barocco, ispirato pi dalla concisione di un Tacito che non da un Cicerone. Mario Pozzi ha proposto invece un panorama della dinamica dei conflitti nel Rinascimento seguendo il filo della problematica res/verba, fino alla sua esposizione pi complessa in Sperone Speroni, che supera in parte lestenuazione formalista delleredit degli antichi e opera una rielaborazione dei modelli classici nel senso di una originale filosofia del linguaggio. AllAccademia fiorentina ha dedicato il suo intervento Michel Plaisance, che ha mostrato come in questa sede molto particolare il principio della lezione pubblica simpone, dal punto di vista letterario, su soggetti estremamente diversificati (il mondo, il corpo umano). Non solamente il linguaggio, ma anche lo spazio e il tempo sono indicatori preziosi delle varie utilizzazioni, talvolta perfino contraddittorie, delleredit antica. Yves Hersant intervenuto sul divenire del mito dellEt dellOro nel Rinascimento, insistendo sulla presenza dispirazioni contraddittorie: tra attesa e ritorno, origine e tempo perduto, millenarismo e nostalgia (e melanconia), gli usi di questo mito traducono desideri e speranze di unepoca, ma anche esprimono una coscienza della storia nella sua globalit, che include una coscienza del presente. La rottura epocale presente nelle concezioni del tempo di Dante e Petrarca stata affrontata da Horst Gunther , che ha ritracciato qui due distinte direzioni della filosofia della storia. Come Agostino, con la sua concezione intensiva del tempo, rompe con la continuit estensiva della storia di Roma, Petrarca, che lo riprende nel Secretum, estraneo al tempo integrativo di Dante e opera su un tempo storico in cui il presente ormai separato da un abisso dal passato
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e dal futuro e afferma la propria consistenza a detrimento della continuit. Fosca Mariani Zini ha invece ripreso lopposizione tra Ficino e Pico, quale si profila sul piano della loro immaginazione eterocosmica, secondo unespressione di Baumgarten. La pluralit delle opinioni ammesse da Ficino apre uno spazio in cui liniziativa umana pu inserirsi, mentre la posizione privilegiata attribuita alluomo da Pico rinvia a una teologia finalizzata che tende a subordinare luomo a un evento ontologico che lo trascende. Tale opposizione, secondo Mariani Zini, si avvale dellidea di mondo, ossia di totalit ordinata, presente nei due autori e permette di cogliere la pertinenza filosofica delle loro opzioni teoriche riguardo al problema filosofico del rapporto fra cosmo naturale e cosmo artistico. D.T.

Filosofia italiana, filosofia spagnola


LIstituto della Enciclopedia Italiana di Roma ha ospitato dall8 all11 giugno 1994 un convegno dal titolo: FILOSOFIA ITALIANA E FILOSOFIA SPAGNOLA NEGLI ANNI 80: DUE TRADIZIONI FILOSOFICHE A CONFRONTO, organizzato dal Diparti-

mento di Filosofia dellUniversit di Torino, dallIstituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, dal Ministero della Cultura spagnolo in collaborazione con lAmbasciata di Spagna in Italia e la Societ Iberia. Scopo del convegno stato quello di far conoscere reciprocamente i temi e le riflessioni che le due tradizioni filosofiche hanno sviluppato nel decennio scorso, ma che si poi allargato alla storia della filosofia dei due Paesi lungo tutto questo secolo.

A dir la verit, i filosofi spagnoli presenti al convegno erano molto pi aggiornati sulla realt filosofica italiana di quanto non lo fossero i filosofi italiani su quella spagnola. Ma su una cosa italiani e spagnoli si sono trovati subito daccordo: nel fatto che Italia e Spagna sono terre di conquista da parte delle altre filosofie europee e, di recente, anche dellultima filosofia americana. Aprendo il convegno, Carlo Augusto Viano ha ricostruito da un punto di vista storico-filosofico le ragioni della dipendenza della filosofia italiana e spagnola dalle altre filosofie, ponendo la questione del concetto stesso di filosofia nazionale. In Italia, dal Rinascimento in poi, si assiste a un continuo venir meno del potere di influenza della filosofia. In tal senso Viano ha parlato del Rinascimento e dellUmanesimo come di veri e propri miraggi, continuamente reiterati, del primato perduto, proprio quando Francia e Inghilterra trovavano nellunit politica la forza di

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opporsi allimperialismo spagnolo, dando vita, in quegli anni, a una cultura filosofica indipendente e alternativa al cattolicesimo dominante della Spagna. LItalia, invece, si trovata a subire la dominazione spagnola, iniziando quel lungo cammino di provincia europea, che ancora oggi la caratterizza, con ladeguamento allascesa politica e culturale della Germania che, a partire dal XVIII secolo, divenne paese dominante e fondamentale per lintera cultura filosofica europea. Allavvento del XX secolo, Francia, Inghilterra e Germania si trovano su posizioni di incontrastato dominio culturale, mentre in Italia si riscontra una totale e rassegnata dipendenza accademica verso limperante filosofia tedesca. La situazione odierna, secondo Viano, vede i filosofi italiani impegnati in problemi che sono s internazionali, ma mancano di quella originalit che li spingerebbe oltre i confini nazionali per imporsi sui mercati filosofici. Xavier De Vents ha discusso del concetto di dipendenza culturale, rivendicando quello che ha chiamato il carattere mediterraneo della cultura. Elementi di questo carattere, peculiari della Spagna ma presenti anche in Italia, sono le istanze intuitive e immediate tipiche dellintimismo agostiniano, la capacit di produzione e propaganda della spiritualit, uno spirito antiindustriale e antimodernista. Per De Vents la cultura mediterranea si sviluppata in senso espressionistico, misticogotica, in alternativa alla linea austro-ungarica della mediazione e del dominio ontologico della parola sulla vita. Secondo Felix Duque non esiste, in quanto tale, una filosofia spagnola, come non esiste una filosofia nazionale in generale, in quanto i problemi affrontati da una comunit filosofica sono gli stessi di altre comunit in altri paesi. La distinzione, semmai, pu esser fatta tra scuole di pensiero, tra orizzonti problematici diversi o tra affinit tematiche. Anche Salvatore Veca ha richiamato lattenzione sui modi di intendere una comunit filosofica, sui rapporti tra istituzione e modo di far filosofia e sulla formazione di un noi come forma di identificazione collettiva. errore degli storici della filosofia, ha aggiunto Veca, voler vedere lo sviluppo del pensiero in termini geo-politici, secondo uno sviluppo storico, piuttosto che nei termini di una sincronica problematicit. Enrico Berti ha mostrato come la filosofia della religione in Italia si sia sviluppata secondo due linee, una neoscolastica e laltra spiritualistica, di ascendenza agostiniana e rosminiana. La prima, iniziata da Agostino Gemelli e proseguita da Olgiati, Chiocchetti, Masnovo, diede vita ad una reazione contro il neoidealismo di Croce e lattualismo gentiliano, rivendicando le ragioni della trascendenza ontologica contro lidealismo. Per certi versi pi feconda stata la seconda linea di sviluppo, che sorse a partire dalla crisi dellattualismo e che port verso esiti esistenzialistici dal volto cattolico. Ai filosofi di questa corrente, Carlini, Guzzo, Sciacca e Stefanini, si opposero i fuoriusciti dallattualismo verso direzioni liberalistiche o marxistiche, De Ruggiero, Saitta, Spirito, Calogero. Unaltra tendenza della filosofia della religione fu quella di orientamento aristotelico di Bontadini e M. Gentile. Nella sua ricostruzione Berti ha ricordato la fondazione del Centro di studi filosofici cristiani di Gallarate, il pensiero ermeneutico-esistenziale di Pareyson, gli allievi di Bontadini, Severino e Mancini, e i risvolti religiosi del pensiero debole di Vattimo. Secondo Berti il pensiero filosofico-religioso italiano denota un carattere antimetafisico dominante nel rifiuto del presupposto storicistico. In Spagna invece, ha fatto notare Reyes Mate, la filosofia della religione si sviluppata in direzione di una esplicazione antropologica e sociologica del fenomeno religioso, i cui aspetti simbolici sono valutati secondo la loro ricaduta sociale. Tale riflessione entrata in dialogo sia con le istanze etiche contemporanee, sia con le teologie della liberazione e le tradizioni umanistico-cattoliche del cattolicesimo liberale. Nel suo intervento sulla logica e la filosofia della scienza italiana Massimo Mugnai si lamentato del ruolo subalterno di queste discipline nella tradizione filosofica italiana, il cui carattere antiscientifico risultato ostile nei confronti di ogni pensiero che si presenti come attivit conoscitiva, fondata su ragionamenti rigorosi e procedimenti analitici. Mugnai ha poi ricordato le figure di Geymonat e Preti, e lattuale distinzione, allinterno della filosofia della scienza italiana tra coloro che discutono della nuova filosofia della scienza, muovendosi esternamente alle competenze di una scienza particolare, e coloro che invece fanno leva sulle competenze di tale scienza. La logica spagnola, presentata da Jesus Mosterin di Barcelona, risulta perfettamente inserita nel dibattito internazionale, sviluppando studi sulla teoria della dimostrazione, della deduzione, dellinsieme. Nel campo dellermeneutica intervenuto Franco Bianco, che ha fatto riferimento a quelle riflessioni pi recenti che si sviluppano tra pensiero ermeneutico e pensiero tragico, su quella linea che va da Gadamer a Pareyson, padre dellermeneutica in Italia, fino a Ruggenini, ultimo esito dellermeneutica italiana. I temi dellascolto, delloriginariet del linguaggio, della coappartenenza originaria di essere e linguaggio, della mortalit, della memoria destinale, sono stati al centro dellanalisi di Bianco. Un richiamo, infine, stato fatto anche allontologia del declino e al definitivo svuotamento del fondamento, su cui Bianco ha innestato una riflessione sul fondamento dellermeneutica stessa. Felix Duque ha a sua volta ripercorso le tappe dellermeneutica in Spagna, partendo dallinfluenza di Heidegger, di Husserl
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e delle filosofie della vita di Dilthey e Simmel su Ortega y Gasset, e sullinfluenza del romanticismo e di Kierkegaard su De Unamuno. Ridimensionando il principio della dipendenza dellermeneutica spagnola dalla filosofia tedesca e dal pensiero debole italiano, Duque ha esposto il proprio pensiero ermeneutico, basato sui temi della comprensione dellalterit e del testo come esperienza Sulla storia del marxismo in Italia intervenuto Giuseppe Bedeschi . Da Luporini a Salvadori, da Colletti a De Giovanni, da Schiavone a Bobbio, Bedeschi ha ripercorso le tappe del declino dellideologia marxista, o quanto meno della sua trasformazione, tuttora in corso. Prendendo in considerazione il fallimento del progetto scientifico-politico e politico-rivoluzionario di emancipazione del marxismo, Bedeschi ha richiamato lesigenza di pensare il marxismo come risposta al terzo capitalismo, quello dellinformatica e delle nuove forme tecnologiche, con il venire meno definitivo delle categorie di partito-Stato e ladeguamento alla realt storica del comunismo europeo. Salvador Giner ha invece ripercorso le tappe delluscita della filosofia spagnola dal franchismo, sottolineando come la filosofia in Spagna fosse chiusa in se stessa, priva di contatti con lesterno, nonostante i filosofi spagnoli, tranne alcuni casi, abbiano continuato a godere di una certa autonomia dal regime. Luscita dal franchismo, che secondo Giner non ha causato traumi eccessivi, ha tuttavia portato la Spagna ad essere terra di conquista filosofica. Salvatore Veca, intervenendo sulletica pubblica, ha analizzato i termini del dialogo tra lite culturali e filosofiche e le strutture e gli apparati dei partiti. Secondo Veca, i problemi delletica nascono oggi prevalentemente fuori dalle istituzioni accademiche: per esempio le etiche ambientali o ecologiche, i rapporti tra etica e economia, le questioni bioetiche e lo sviluppo di etiche applicate. Comune denominatore di queste problematiche il fatto che queste etiche pubbliche implichino ragioni penultime, ossia ragioni che hanno a che fare con chiunque, senza implicare ragioni ultime o ontologiche. Javier Sabada, da parte sua, ha fatto un bilancio delle riflessioni in Spagna sulletica pubblica negli ultimi anni, mettendo laccento sui rapporti tra etica pubblica ed etica individuale, sul concetto di amor proprio, sulla critica pubblica alla democrazia, sulla la teoria dei giochi e sugli ultimi esiti della discussione sul marxismo. Hanno concluso il convegno Pietro Rossi e Manuel Cruz, che hanno richiamato il fatto che la filosofia italiana e spagnola debbono la sostanza del loro lavoro allimportazione di tematiche e problemi dalle comunit filosofiche tedesche, inglesi, francesi e americane, e che in entrambe manchi una forza originale che possa affermarsi allestero. L.D.

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Goethe scienziato
Come devono essere considerate gli scritti scientifici di Goethe: uneredit o unopera? Limmagine della natura che emerge dagli studi morfologici di Goethe, quello stile teorico che sa ricollegare la scienza allarte, la coscienza alla natura, sono stati nel tempo rivalutati e ripresi da percorsi di ricerca diversi. In linea con questo sviluppo della ricezione dellopera di Goethe si posto il recente Convegno internazionale: GOETHE SCIENZIATO. PERCORSI GOETHEANI TRA SCIENZA, ETICA E ARTE , tenutosi dal 20 al 22 maggio 1994 presso Villa Grifani di Castelfranco (CR) e organizzato dallAssociazione Scientifica Goetheanistica Italiana e dalla Cattedra di Filosofia della scienza dellUniversit degli Studi di Milano.

Il 18 agosto del 1787 Goethe scriveva dallItalia a Knebel: Dopo quanto ho veduto di piante e di pesci, presso Napoli e in Sicilia, sarei molto tentato, se fossi pi giovane di dieci anni, di fare un viaggio in India, non gi per scoprire cose nuove, ma per contemplare a modo mio quelle gi scoperte. In queste parole troviamo indicata la prospettiva di lettura delle opere scientifiche di Goethe: ladozione di un nuovo punto di vista per losservazione della natura. Nello studio della natura vivente, il metodo morfologico non cerca nulla dietro ai fenomeni, ma si misura anzitutto con ci che appare, nella convinzione che tutto ci che deve anche dare cenno di s e mostrarsi. Il cammino dellimpresa scientifica ha invece tendenzialmente trascurato lo statuto della forma e quindi la possibilit di una morfologia in senso goethiano, che tenda ad un approccio globale nello studio dei fenomeni naturali. stata anzi privilegiata

Johann Wolfgang Goethe, 1828

unindagine di tipo analitico-casuale di impronta fortemente riduzionistica, che ha messo da parte il lato qualitativo dei fenomeni, in quanto resto di quello quantitativo. Ripercorrendo la storia del pensiero scientifico dellultimo secolo risulta chiaro per che le forme primordiali o archetipe di Goethe non sono mai tramontate. In questo senso gli scritti scientifici di Goethe possono essere letti non solo come una sfida alla razionalit quantitativa, ma come il nucleo di una pi ricca concezione della ragione scientifica, che comporta un nuovo rapporto tra il soggetto che conosce e la natura. Si pu ricordare, a questo proposito il saggio di Gottfried Benn, Goethe e le scienze naturali, che compare allinterno di una raccolta di scritti di questo autore, recentemente pubblicata in Italia, a cura di Luciano Zagari, con il titolo: Lo smalto sul nulla (Adelphi, Milano 1993). Benn osserva come attraverso tutta lopera scientifica di Goethe permanga una tensione tra intuizione e analisi, che risalendo fino alla concezione primitiva di Talete, per il quale tutto acqua, cio tutto uno, arriva allinno Alla natura del 1782, alla concezione dei fenomeni originari. In Goethe si congiungono, per Benn, due manifestazioni epocali: la base della matafisica antica, secondo cui luomo sarebbe la misura di tutte le cose, luomo, la sua physis, torna a echeggiare nelle parole di Goethe sullesperienza: se io non avessi gi portato in me il mondo come anticipazione, sarei rimasto cieco con gli occhi veggenti, e tutta lesperienza non sarebbe stata altro che un vano affaticarsi. Il pensiero intuitivo di Goethe, contrapposto come principio euristico al principio fisico-matematico, rappresenta dunque il contrasto, divenuto oggi cos familiare, tra il coordinamento delle cose alluomo e il coordinamento dei concetti in serie matematiche, prive di contraddizioni. In un intreccio singolare di platonismo e esperienza, in Goethe si in presenza di un cogliere con la sensibilit connessioni e origini in termini prospettici: un pensiero immerso nel mare della corporeit - scrive Benn; un pensiero oggettivo molto vicino a quello poetico che tende al tipo, al grande motivo, al leggendario. In tal senso Benn si trova daccordo con Helmholtz nel ritenere che a Goethe spetti il merito di aver per primo intuito le idee guida verso le quali tendeva la linea di sviluppo lungo la quale si erano incamminate le scienze naturali. Lo stile di pensiero goetheano sembra oggi porsi come nuovamente fecondo nella cultura contemporanea. La critica di Goethe contro le ipostatizzazioni delle ipotesi per una libert di culto, la responsabilit della ricerca scientifica nei confronti della natura e laspetto fenomenologico del suo pensiero - che sembrano dischiudere lorizzonte ad un nuovo umanesimo scientifico - sono stati al centro del Con-

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vegno internazionale su Goethe scienziato, in cui filosofi, biologi, fisici e matematici hanno analizzato, da diverse prospettive, leredit epistemologica lasciataci da Goethe: il metodo morfologico; il rapporto tra pensiero e percezione, tra il soggetto e i fenomeni, alla luce di quel metodo goethiano, definito da Schiller empirismo razionale. Se la convinzione dellunit del mondo si basa sul nostro desiderio di coglierlo entro una connessione significativa, con la teoria delle metamorfosi e il concetto di forma, Goethe offre un modo nuovo per indagare il rapporto tra universale e particolare. Gerry C. Webster lo ha paragonato al principio della definizione matematica attraverso la rappresentazione di una serie: la rappresentazione in questo caso simbolica e permette di dare una nuova forma al concetto universale. Per Francesco Moiso, la base della scienza della natura di Goethe lunit formale del reale: le infinite forme della realt rappresentano quel continuo (ogni singolo fatto ha un carattere irraggiante) che discontinuo nel suo divenire. Ci che dunque deve essere spiegato non la variazione fenomenica, ma la stabilit, lindividuo. In questo senso Giuseppe Sermonti ha sottolineato nel suo intervento come la scienza per Goethe si configuri come ricerca delle relazioni e non delle cause. Il suo motto darstellen und nicht erklren: rappresentare e indicare le scansioni tipiche del vivente e non spiegarlo individuando le cause, i motivi e i fini. Lepistemologia goethiana non rimuove il soggetto, ma anzi coinvolge completamente luomo. Per Hermann Schmitz, proprio lanticipazione intuitiva della realt il punto di partenza della scienza: solo con laiuto del proprio intero io si pu scoprire come procede la natura. In questa ricerca di un pensiero organico che rimanda Husserl, Martin Basfeld ha preso spunto dalla Farbenlehre (Teoria dei colori) per indicare come, per Goethe, la nostra coscienza partecipi alla realt: leffetto psicologico del colore fa parte del fenomeno stesso del colore. Una realt al di l della nostra percezione non esiste. In questo senso Renatus Ziegler ha ricordato che per Goethe il concetto di empiria comprende anche lattivit del pensiero: non c solo il contenuto, ma anche la forma, le idee. Queste non sono astrazioni dei fenomeni, non sono generate in termini di assenza, ma principi costitutivi di ci che percepito a livello sensoriale. Il problema del rapporto parte-tutto rimanda, per Carlo Sini, allo spinozismo di Goethe. Merito di Goethe laver chiarito il rapporto tra sostanza e attributi: se pu apparire paradossale pensare che il finito partecipa dellinfinito, luniversale tuttavia presente solo nella comprensione del singolo, anche se non lo esaurisce. M.C.

Friedrich Nietzsche (Friedrich der Unzeitgemsse)

Nietzsche e la cultura europea


Si pu porre la fine di questo millennio sotto il segno di Nietzsche? In che misura e in quali forme la sfida, di cui Nietzsche il simbolo, pu essere proseguita e sviluppata nel mondo di oggi? Questi alcuni degli interrogativi che sono stati al centro del convegno internazionale LENIG MA , IL SUONO E GLI DEI. FRIEDRICH NIETZSCHE E LA CULTURA EUROPEA 1994-2000", tenutosi al Palazzo delle Esposizioni di Roma il 30 e 31 maggio 1994 e organizzato a cura di Mario Perniola e Alessandro Berdini dallAssessorato alla Cultura del Comune di Roma e dalla compagnia teatrale Teatroinaria Stanze Luminose, in collaborazione con lUniversit di Roma Tor Vergata, la Freie Universitt Berlin, il Deutsches Seminar dellUniversit di Basilea, lIstituto de Esttica y Teoria de las Artes di Madrid e il Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Il convegno fa parte di una pi vasta iniziativa, dedicata a Nietzsche nel 150 anniversario della nascita, che dovrebbe giungere fino al 2000, centenario della morte, e che ha gi presentato la messa in scena di uno spettacolo teatrale, EMPEDOCLE TIRANNO, di Maurizio Grande, tratto dai frammenti su Empedocle di Nietzsche per la regia di Alessandro Berdini, ed un concerto del
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musicista tedesco Klaus Schulze dal titolo: GTZEN DMMERUNG, ispirato a Nietzsche. Aprendo i lavori, Gianni Borgna, Assessore alla Cultura del Comune di Roma, ha insistito sulla figura di Nietzsche come illuminista, vale a dire come smascheratore delle ideologie, grande demistificatore che, come prima di lui, Feuerbach e Marx e, dopo di lui, Freud, mostra la natura istintuale, umana, troppo umana di ogni ideologia e della metafisica, smantellandone cos ogni pretesa totalizzante. Presiedendo la tavola rotonda su Nietzsche e la cultura italiana, nella sua relazione iniziale Mario Perniola, ideatore e curatore del convegno, ha evidenziato limmagine di Nietzsche come Freigeist, spirito libero, che oggi sollecita lidea di una societ di spiriti liberi, in cui si rinnovano forme alternative di sentire e di pensare in opposizione ad una societ dellomologazione e del conformismo, e ha colto la specificit della filosofia nietzscheana nella critica tanto del moralismo di derivazione kantiana, quanto dello storicismo di discendenza hegeliana. Perniola intravvede la ripresa del pensiero di Nietzsche nella cultura italiana di questo secolo sia nella filosofia del presente di Carlo Michelstaedter, sia in forme di sentire pi intenso, allopera nella musica, nel cinema, nel teatro degli ultimi decenni. Gianni Vattimo ha rivolto delle obiezioni a questa interpretazione di Perniola, giudicandola sostanzialmente estetica, estetiz-

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zante, poich accentuerebbe la dimensione artistica, eccentrica, vitalistica della filosofia nietzscheana con il rischio di isolamento, di autoesclusione della filosofia; obiezioni cui Perniola ha tuttavia risposto sostenendo che la posizione di Vattimo tradirebbe ancora la pretesa tutta metafisica e moderna che il filosofo sia lunico interprete autorizzato della propria epoca e incarni pienamente gli ideali del proprio tempo. Per capire dove stiamo andando, ha aggiunto Perniola, occorrerebbe invece guardare con sempre maggiore attenzione anche a fenomeni ed eventi diffusi nella societ contemporanea. Dal canto suo Vattimo ha comunque insistito su una interpretazione politica di Nietzsche, ricordando anche che in Italia il filosofo tedesco stato letto come portavoce delle ragioni antiborghesi delle avanguardie primonovecentesche e delle esigenze di critica della societ di massa. Il Nietzsche che oggi ci parla, ha ribadito Vattimo, comunque il filosofo del nichilismo e non del dionisiaco, cio colui che chiama allindebolimento dei fondamenti ultimi e delle strutture forti, nonch - paradossalmente - il teorico dell uomo moderato. Contrario alla prospettiva di un Nietzsche politico invece stato lintervento di Giacomo Marramao, che ha evidenziato la base fondamentalmente impolitica del pensiero nietzscheano, sostenendo un Nietzsche filosoficamente pi forte e politicamente pi debole, un pensiero dellesperienza e della soluzione e non del rimedio e della cura, una filosofia affermativa che rompa con la morale della massa. I rapporti tra Nietzsche e la cultura letteraria italiana sono stati affrontati da Giulio Ferroni che ha inteso sottolineare soprattutto la vicinanza speculativa e ideale tra il filosofo tedesco e il pensatore Leopardi , accomunati tra laltro da quella dimensione illuministica di critica dei fondamenti assoluti, di smascheramento degli errori e svelamento delle illusioni. Isabella Vincentini invece si soffermata sulla circolazione del pensiero di Nietzsche nella poesia contemporanea e in particolare nelle cosiddette neoavanguardie, in cui sono riscontrabili alcune importanti tematiche nietzscheane, nonch la ripresa di un certo nichilismo attivo, positivo, che in questa poesia diviene assenza della tragicit propria degli spiriti eroici. I pi ampi legami tra Nietzsche e la cultura europea sono poi stati oggetto di altre relazioni. Sergio Moravia, che intervenuto polemicamente con Vattimo, ha ricordato la dimensione pi marcatamente filosofica e tuttaltro che moderata del filosofo dell oltreuomo, del grande smantellatore e decostruttore dei principi e dei valori portanti della modernit; Giorgio Penzo, parlando su nichilismo e sacro, ha messo laccento sul pensiero tragico di Nietzsche, che nasce dalla critica della metafisica occidentale, in quanto platonico-cristiana, e che tale, cio pensiero tragico, in quanto avverte lassenza di Dio; ma anche pensiero del sacro in quanto riflette liberamente e senza illusioni su quelloltre che sta al di l dellumano. Jos Jimnez ha con grande efficacia evidenziato la natura iconica del pensiero nietzscheano, attraversato e costruito da immagini e visioni, e soprattutto la sua natura metamorfica, dal momento che tutta la riflessione nietzscheana una critica serrata della fissit (del tempo, del linguaggio, della storia, della vita...), della stasi, della quiete e, al contrario, un elogio del movimento, della trasformazione, del divenire. Su Nietzsche e Georges Bataille si incentrata la relazione di Marie Christine Lala, che ha fatto notare come Bataille guardi a Nietzsche per affrontare i problemi intorno alla morale e allarte, cercando di pensare la morale senza moralismo e larte a partire dalla vita e dalla danza, giungendo in tal modo a coniare le nozioni di odio della poesia e di ipermorale e a ripensare alle condizioni dellesperienza nelle situazioni dellestremo, del limite e delleccesso e ripensando su tali nuove basi lo statuto stesso del pensiero. Franois Laruelle ha mostrato come nel caso di Nietzsche la sua identit di pensatore non sia comprensibile a partire dal semplice orizzonte filosofico creato da Nietzsche stesso. Alain de Benoist , considerato il maggior teorico della nuova destra francese, poi intervenuto parlando della ricezione di Nietzsche in autori come Klages, Jnger, Spengler ecc. , evidenziando il trattamento non solo di parte, ma anche parziale che il filosofo tedesco ha subto nellambito di questa temperie culturale. Tra gli altri interventi, Christoph Wulf si soffermato sul problema del male in Nietzsche, sottolineando la critica dellideologia della morale, cos come del bene e del male nel filosofo tedesco; mentre Peter Sloterdijk ha riflettuto sul concetto di cambio di secolo, cio sulla fine del millennio in cui viviamo e sul suo significato. Pi filologiche le relazioni di Joachim Latacz sulla Nascita della tragedia nel contesto della ricerca moderna e contemporanea sulla tragedia greca; di Giuliano Campioni su aspetti della fisiologia dellarte e della decadenza in Nietzsche; e di Andrea Ermano, sullidea delleterno ritorno in rapporto a Eraclito. Sotto il segno di Nietzsche, Michel Maffesoli ha posto la sua critica del punto di vista economicistico e produttivistico della modernit ed ha rivendicato lo spazio per una dimensione onirico-ludica di forte valenza rituale e collettiva. Camille Dumouli si soffermata invece sul rapporto tra Nietzsche e Artaud in relazione allidea di teatro sottesa alle loro opere, mostrando la vicinanza tra i due pensatori
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nelle nozioni di contraddizione, dissonanza, differenza. Ha chiuso il convegno una tavola rotonda sullidea di spettacolo dopo Nietzsche, sullidea di arte e di teatro in questo secolo, cui hanno preso parte Mario Perniola, Gillo Dorfles, Maurizio Grande, Claudio Vicentini e Giovanni Scipioni. G.P.

I generi del pensiero rinascimentale


Il Centro di Studi sul Classicismo, diretto da Roberto Cardini, in collaborazione con lIstituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, organizza da due anni, da primavera a estate, una serie di convegni dedicati a temi differenti, incentrati sullidea di classico e sulla sua eredit. Essenziale allidea di classico certo la riflessione sul rapporto tra norma e innovazione: quando le regole diventano normative? Come innovare pur restando nella classicit? Come si formano i generi letterari in quanto forme del pensiero? Questi e altri interrogativi sono stati al centro degli interventi al convegno: UMANESIMO E RETORICA , POESIA, STORIA , tenutosi nel Centro di San Gimignano il 27 e il 28 maggio 1994.

Alla radice dei generi del discorso c la grande tradizione retorica, la quale per non univoca, anzi sottende norme letterarie e visioni del mondo differenti. Secondo Francesco Tateo, la retorica umanistica pare percorsa da una tensione, se non un conflitto, tra i modelli di Cicerone e Quintilliano: il primo passa per un modello che propone la convergenza tra res e verba, affermando soprattutto la persuasione; il secondo appare, invece, meno esposto ai pericoli sofistici e pi attento allarte del dire, allo stile. Al centro delle tensioni tra i due modelli, ha osservato Tateo vi la concezione dellelocutio e della varietas dei generi. Trapezunzio lesempio di unimpresa retorica che sostiene la varietas dei generi letterari allinterno di una struttura classica, aprendo la retorica alla poetica, alla combinazione delle forme, alla letterarizzazione dei generi del discorso. Donatella Coppini ha presentato invece il rapporto fra auctoritas e innovazione nella poesia latina dellUmanesimo, in particolare in Marullo. Interrogandosi sulla concezione filosofica o retorica della poesia, Coppini ha individuato e analizzato il paradosso della poesia latina nellepoca fra la concezione del furor poetico e il carattere artificioso della poesia stessa. Tra gli interventi sulla storiografia, Paolo Viti e Giuliana Cravatin hanno affrontato il problema delle origini della storiografia rinascimentale. Viti ha sottolineato lim-

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portanza del genere biografico nella genesi della storiografia critica, e in particolare si soffermato su Bruni e Polenton. Crevatin ha ricostruito il dibattito sulla storia dal XII secolo a Petrarca, sottolineando i caratteri originali di questultimo, il quale si pone come imitator degli antichi e non collector n pacificator, e insiste sulla necessit di rifondare la storia tramite un racconto il cui fine sia la virt. Sul terreno concreto della storiografia in atto, Liliana Monti Sabia ha voluto ricostruire filologicamente la figura del Pontano come storico; mentre Anna Maria Cabrini ha tracciato litinerario dellidea di Firenze negli storici dellepoca, da Villani a Guicciardini. Mariangela Regoliosi invece intervenuta sul dibattito umanistico sulla storia, affrontando i nodi della teoresi della storia, e non della sua pratica, e ricostruendo, da un lato, lidea di storia nel quadro concettuale della retorica e dellarte oratoria, che privilegia il genere epidittico ed volta a fini moralizzanti, dallaltro, unidea di storia nutrita dalla lettura in particolare di Tucidide, che sancisce una cesura fra verosimile e vero, fra storia e poesia e rivendica il carattere nudo, oggettivo del racconto storico. Qui, ha osservato Regolioso, occorre che lo storico sia il pi possibile fedele al vedere. In tal senso si possono richiamare le figure di Lapo e di Valla, rappresentanti di una concezione per molti versi classica della storia, consapevole del carattere storico della verit e della necessit che il giudizio sincarni in una esperienza concreta, e soprattutto dellidea che la vera filosofia storiografia, al contempo narrazione e riflessione. F.M.Z. te per esercitare il suo mestiere di professore di filosofia a Sedan; da Rotterdam, dove viene esiliato nel 1681, Bayle propugna una Rpublique des lettres europea in grado di riunire gli spiriti savants e critici dellepoca. A Rotterdam porta anche a compimento la sua opera principale, il Dictionnaire historique et critique (169597), in cui attacca sistematicamente le tradizioni e i dogmi, analizzandone in un primo momento le contraddizioni storiche per poi passare a una critica razionalista, confinante con lo scetticismo e ancorata a un profondo fideismo, anche se la sua azione generalmente interpretata come quella di un precursore delle Lumires. Linterpretazione di Bayle ha conosciuto molteplici variazioni, a seconda degli interessi di lettura e delle circostanze. Mentre nel XVIII secolo il Dictionnaire e i Penses sur la comte (1682) erano le opere pi diffuse in Europa - lette e medidate da Hume e Kant; tradotte in Germania da Gottsched; rifatte da Voltaire nel suo Dictionnaire philosophique e nei Contes linterpretazione impostasi dopo le Lumires, e soprattutto nella storiografia positivistica, fu quella di un pensatore scettico, nemico giurato delle religioni e dei dogmi, portavoce dellIlluminismo e complice del moderno movimento di secolarizzazione. Talvolta fu anche interpretato come precursore dun certo empirismo positivista. La dimensione religiosa del suo pensiero, nellarticolazione con il suo scetticismo, non apparsa che una trentina danni fa, soprattutto con i lavori di Elisabeth Labrousse (Pierre Bayle, 1963-64; Bayle et linstrument critique, 1965; Notes sur Bayle , 1990), che sulla scia di Cornelia Serrurier dimostr la necessit di comprendere Bayle a partire dalla sua duplice eredit, religiosa (calvinista) e filosofica (cartesiana, malebranchista). a questa ambiguit erano stati sensibili gi alcuni lettori tedeschi del XVIII secolo: per Zinzendorf, Bayle era, dopo la Bibbia, la sua lettura preferita; Kant e Schleiermacher erano grandi utilizzatori del Dictionnaire. In Italia, un rinnovato interesse apparso in questi ultimi anni con i lavori di C. Senofonte, P. Bayle, dal Calvinismo allIlluminismo (1978), che si appoggia a Bayle per difendere la tesi delle Lumires come autosuperamento del Cristianesimo, e di R. Cortese, P. Bayle, linquietudine della ragione (1981); pi recentemente G. Paganini. Su invito di Pierre-Franois Moreau e Olivier Abel e con la partecipazione di Elisabeth Labrousse, nella giornata di studio dedicata a Bayle sono state messe in evidenza originalit e ambiguit di questo pensatore in rapporto al nesso tra pensiero e fede, mascheramento retorico e comunicazione pubblica, scetticismo e convinzione, critica ed etica. Oscar Kensuhr ha analizzato la connessione fra scetticismo e fede nel Dictionnaire, mettendo in evidenza ci che si pu dire una sincerit obli63

Bayle: sincerit di uno scettico


In un momento in cui rinvigorisce laffermazione dei particolarismi religiosi, il pensiero di Pierre Bayle, in cui coesistono fede e ragione, ritrova una sorprendente attualit. Alla luce di una tale considerazione, presso lEcole Normale Suprieure di Fontenayaux-Roses, il 20 maggio 1994, la Facolt di Teologia protestante di Parigi e lEcole Normale Suprieure di Fontenay-Saint Cloud hanno organizzato una giornata di studio dedicata al pensiero di Bayle.

Nel pensiero di Pierre Bayle (1647-1706) possiamo ritrovare, al di l della riflessione religiosa sulla tolleranza, i lineamenti di una filosofia laica in cui la libert di una propria confessione religiosa si accorda con lapertura alla discussione pubblica, i cui soli criteri validi sono quelli della ragione. Critico, filosofo, storico, poligrafo; calvinista, convertito al cattolicesimo e ritornato poi alla fede protestante; espulso dalla Francia, in cui torna clandestinamen-

qua di Bayle dietro larsenale scettico da lui messo in opera e lincommensurabilit, nello scetticismo, tra ragione e fede. Evocando il rapporto tra Bayle, J. Craig e J. Brown, e richiamando soprattutto pensatori sospetti, tra cui Spinoza, Kensuhr ha rilevato come la sincerit di Bayle si esprima attraverso una enciclopedia di opinioni frammentarie, dove il fideismo non solo il superamento dello scetticismo, bens la sua espressione continua. Olivier Abel ha sviluppato i contorni di unetica del dubbio (contro il fanatismo) e della compassione, connessa allo scetticismo, mettendo in evidenza la relazione tra la coscienza conoscitiva, necessariamente limitata, e la coscienza morale, in cui il soggetto direttamente posto davanti a Dio. Il vuoto delle opinioni che risulta dal dispositivo pirroniano, ha osservato Abel, prefigura quella kenosis in cui il soggetto calvinista appare anchesso svuotato davanti a Dio. Daltra parte, lindissolubilit dellappello alla fede e alla grazia distoglie la riflessione di Bayle da ogni attitudine passiva, nel senso del quietismo, e equilibra il pensiero critico e polemico con unetica della compassione e della tolleranza. Hubert Bost, autore di un recente studio: Pierre Bayle et la religion (1993), ha invece analizzato alla luce delle metafore del cibo, del viaggio e della biblioteca il ruolo della lettura in Bayle, scorgendovi, in modo immaginoso ma poco concettuale, un fondamento epistemologico originale, un lego, cos come esiste un cogito in Descartes. Sullintolleranza in Bayle si pronunciato J.-M. Gros, curatore, nel 1992, di unedizione del Commentaire philosophique di Bayle. In questopera, ha osservato Gros, largomento fideista quasi del tutto assente: Bayle non cerca di predicare la tolleranza ai teologi, ma sviluppa la sua riflessione in un quadro giuridico e politico; la Rpublique des lettres mette in opera il principio della tolleranza sottomettendo tutte le opinioni al giudizio della critica. Infine, G. Paganini ha affrontato il problema della localizzazione degli spiriti, in particolare nellinterpretazione humiana (Trattato, I, 4-5). Ladesione di Bayle al dualismo cartesiano, ha fatto notare Paganini, motiva la sua incomprensione della fisica newtoniana e le numerose aporie a cui va incontro. Cos, per Descartes come per Bayle, lidentificazione dello spazio con la res extensa dipende da una rivoluzione naturale, laddove la fisica di Newton rimetteva in questione tale identit e rifiutava l evidenza. Daltra parte, se Bayle mette alla prova nel suo laboratorio scettico le nozioni di sostanza immateriale o di un unione locale dellanima e del corpo, Hume riutilizza certi argomenti, applicandoli alle qualit, procedendo verso la costatazione di una connessione nellesperienza, che supera le contraddizioni e le incoerenze di Bayle nel senso dello scetticismo filosofico. D.T.

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Religione e scienza.
Nella cornice prestigiosa della Heidelberger Akademie der Wissenschaften, con il titolo: Scienza e religione si svolto a Heidelberg, dal 12 al 14 maggio 1994, il XXI Simposio della Gesellschaft fr Wissenschaftsgeschichte, dedicato ad una ricostruzione problematica del rapporto tra religione e scienza da Agostino a Kant.

Aprendo i lavori, Wolf-Dieter MllerJahncke ha sottolineato come la questione proposta per questo Simposio richieda una visione globale dellinsieme dei rapporti tra teologi e scienziati, tra cui sono da includere i medici e i philosophi naturales. Il difficile rapporto tra religione e scienza nella prima patristica stato affrontato da Christoph Heitmann (religione e scienza nellantichit cristiana), che ha messo a fuoco in primo luogo il rifiuto della scienza della natura greca a favore della fedelt alla Scrittura in Basilio di Cesarea; in secondo luogo la critica di fatuit formulata da Agostino nel De ordine e nella Epistula 118 nei confronti di una scienza vista come in s priva di valore; infine, la citazione dei pi importanti trattati di Euclide, Apollonio, Archimede e Tolomeo nel Vivarium di Cassiodoro. La tradizione ebraica stata presa in considerazione da Friedrich Niewhner (Natura-scienza e conoscenza di Dio: il modello ebraico), che ha proposto un modello per interrogare tre millenni di pensiero religioso e filosofico ebraico attraverso la dottrina negativa degli attributi, quale si trova formulata in Maimonide e nella tradizione della Haskala: un modello ripreso anche nella casa di Salomone della Nova Atlantis di Bacone e che si ripercuote nellantitrinitarismo aporetico di Newton , come pure nelle metafisiche critiche di Mendelssohn e Kant, fino a Wissenschaft und Religion (Scienza e religione, 1930) di Einstein. David A. King (Astronomia nelle moschee e nei conventi) ha fornito ricco materiale documentario e iconografico per ricostruire le implicazioni teologiche degli strumenti astronomici della tradizione mussulmana. Richiedendo preliminarmente alla preghiera lindividuazione della linea di congiungimento tra il luogo nel quale si trova il fedele e la Mecca, la tradizione mussulmana determin una stabile affermazione dellastronomia e della geografia anche a livello pop olare . Mieczy slaw Markowski (I liberi spazi universitari nel tardo Medioevo come promotori della scienza naturale moderna) ha ricostruito alcuni momenti nodali del rapporto tra religione e scienza nel pensiero del basso Medioevo a partire dagli statu-

ti delle Universit di Parigi, Cracovia, Erfurt, e Copenhagen, determinando il ruolo dellastronomia nelle facultates artium. Dellambito protestante si occupato Riccardo Pozzo (Scienza e religione. Gli esempi delle Universit di Knigsberg e Helmstedt), che ha messo in luce il ruolo di primo piano svolto dal teologo e filosofo Melantone nello stabilire il sostrato dal quale ha poi preso avvio la rivoluzione scientifica del Seicento. Lopposizione di Melantone, ha osservato Pozzo, riguardava non solo e non tanto la portata speculativa dellipotesi eliocentrica, ma la possibilit di valutarla criticamente rispetto alla sua fruibilit nellambito dellinsegnamento nelle rifondate universit della Germania protestante. Paul Richard Blm (Gesuiti tra religione e scienza) ha aperto il discorso sulla theologia naturalis, disciplina che fu introdotta dai gesuiti allinizio del XVII secolo e che meglio di ogni altra, nonostante le numerosissime riserve avanzate da pi parti, rappresent un punto di congiunzione tra linsegnamento praticato nella facultates theologicae e quello nelle facultates artium. Di G. F. Meier, un filosofo dellilluminismo poco noto, ma assai importante per linfluenza esercitata sui contemporanei, si occupato Gnter Schenk (Ragione vs rivelazione: la concezione di Meier dellimpossibilit di una dimostrazione matematica contro limmortalit dellanima), che ha messo in evidenza lefficace ruolo di mediazione esercitato da Meier tra il wolffismo conservatore di S. J. Baumgarten, maestro di Meier, e la critica razionalistica alla religione di T. Abbt e J. S. Semler, tra i pi importanti allievi di Meier. Herbert Breger (Matematica e religione nella prima modernit), ha richiamato le applicazioni della matematica a fini apologetici in J. Craig, B. Nieeuwendtijt e Berkeley. Chiudendo il discorso sulle implicazioni epistemologiche delle metafisiche critiche, Hans-Joachim Washkies (Scienza come compensazione della religione), si soffermato sulla storia dello sviluppo della fisicoteologia kantiana. Infine, Harry A. M. Snelders (Scienza naturale e religione nei Paesi Bassi intorno al 600"), ha fatto notare che tra scienze naturali e religioni non vi stata solo lotta, ma anche alleanza, fornendo con ci nuovi punti dappoggio a quelli proposti a suo tempo da A. Kojve nel 1964 su Lorigine chrtienne de la science moderne (Lorigine cristiana della scienza moderna). Ha chiuso il Simposio una tavola rotonda, diretta da Wolfgang U. Eckhart e Stefan Rhein sul rapporto tra religione e scienza. Gli atti usciranno tra breve, a cura di Fritz Krafft, in un fascicolo monografico dei Berichten zur Wissenschaftsgechichte. R.P.

XXI Conferenza della Hume Society


Tra il 20 e il 24 giugno 1994 si svolta a Roma, con il titolo: TWENTY-FIRST HUME SOCIETY CONFERENCE, la XXI Conferenza della Hume Society, organizzata da Eugenio Lecaldano, dellUniversit La Sapienza di Roma, e David Fate Norton della Mc Gill University. Nellarco di cinque giorni si sono svolte ben ventinove sessioni di studio, a cui hanno partecipato studiosi del pensiero humiano provenienti da vari paesi. Il prossimo incontro della Hume Society si svolger nella citt di Park City, dal 25 al 29 luglio 1995, presso la University of Utah.

Grande attenzione stata dedicata ai rapporti di Hume con autori e correnti di pensiero pi strettamente collegabili alla sua opera. Julia Annas ha cercato di evidenziare la complessit e la problematicit del rapporto di Hume con lo scetticismo antico, giungendo alla conclusione che il filosofo scozzese non avrebbe compreso correttamente il senso dello scetticismo a causa di un dogmatismo naturalistico, di cui non vi invece traccia nella filosofia degli antichi. Peter Fosl, al contrario, ha sostenuto la necessit di leggere Hume come un pensatore pirroniano, sia per i suoi contatti con i testi di Sesto Empirico e della corrente pirroniana, sia per la connessione con lo scetticismo antico dei temi humiani del natural belief (credenza naturale) e della common life (vita comune). Sempre nellambito della filosofia greca Marcia L. Homiak ha voluto collegare Hume ad Aristotele sulla base della nozione di carattere, in cui sarebbe presente un principio di deliberazione indipendente dalle motivazioni della ragione pratica. In una diversa prospettiva di ricerca, Thomas M. Lennon ha parlato delle possibili influenze esercitare su Hume dal teologo Pierre Jurieu, interpretato attraverso il Dizionario storico-critico di Pierre Bayle. Emilio Nazza ha tenuto invece una relazione su Hume e Huet, riproponendo contemporaneamente i problemi storiografici legati allutilizzo delle fonti di un autore. Sui legami che uniscono Hume e il libero pensatore John Trenchard, riguardo soprattutto ai temi della superstizione religiosa e della critica ai miracoli, si soffermata Paola Zanardi mentre Jane L. McIntyre ha messo a confronto le teorie delle passioni di Hutcheson e Hume, riscontrando sostanziali differenze e individuando nelle passioni indirette (orgoglio, amore), non in quelle dirette (egoismo, benevolenza), la fonte dellapprovazione morale secondo Hume. A Thomas Reid e alle sue critiche a Hume sono stati dedicati diversi interventi. Michael Karlsson ha notato che sul problema del ruolo della ragione e dei principi razionali nella determinazione dei fini, la teoria di Reid e quella di Hume non solo entrano

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David Hume

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in collisione, ma talvolta coincidono apertamente. Stephen F. Barker ha invece dedicato la sua relazione allanalisi in Hume e Reid dei temi della necessit, della libert e della responsabilit morale, rilevando una maggiore accuratezza nelle analisi di Reid sulla libert morale, ma criticando poi le sue conclusioni controcausali sulla responsabilit individuale. Luca Parisoli ha preferito dedicarsi a un autore meno conosciuto della scuola del senso comune scozzese, James Gregory, evidenziando la sua critica allanatonia e al riduzionismo di Hume. Non sono mancati collegamenti tra Hume e la cultura tedesca. Simon Blackburn ha messo a confronto le teorie etiche di Kant e Hume, mentre George di Giovanni ha chiarito il modo in cui Hume fu utilizzato da Jacobi nella sua polemica sullo spinozismo con Mendelssohn. Giancarlo Carabelli, Franco Restaino e Antonio Santucci hanno invece dedicato le loro relazioni allinfluenza di Hume in Italia. Nell800 viene studiato principalmente lo Hume economico e politico dei Saggi, anche a causa della censura cattolica delle sue opere filosofiche, di cui vengono rigettati lo scetticismo e la teoria dei miracoli. Linteresse per lo Hume gnoseologico viene risvegliato dalle correnti neokantiane e positiviste e trova in Italia, agli inizi del 900, riscontri nelle opere di autori vicini allattualismo, quali Carlini e Della Volpe. Nel dopoguerra Dal Pra e altri esponenti milanesi producono finalmente una serie di studi capaci di analizzare lopera del filosofo scozzese nella totalit dei suoi temi. Una lunga e complessa relazione stata dedicata da Jean-Pierre Clro alla teoria humiana delle passioni, viste come giochi dinamici di forze che fanno dello spirito umano una realt in costante evoluzione. Elizabeth S. Radcliffe ha riflettuto sul rapporto ragione-passioni, vedendo solo nelle passioni dirette gli unici principi motivanti dellazione. Fabio Todesco ha invece collegato alle passioni il tema dello scetticismo, mostrando come nel Trattato sulla natura umana lo scetticismo rivesta la funzione metodologica, propedeutica al lavoro dello scienziato, di sospensione delle passioni. Sempre a proposito delle passioni, la relazione di John P. Wright ha esaminato come la schiavit della ragione rispetto alle passioni, teorizzata da Hume nella sua opera maggiore, possa essere applicata anche al tema della religione e della sua influenza su individui e societ. Sulla concezione strumentale della ragione in Hume, Jean Hampton ha proposto una lettura che mostra limpossibilit di intendere strumentalmente la ragione da parte di Hume sulla base del suo naturalismo. Christine M. Korsgaard ha ulteriormente criticato lipotesi di leggere in Hume una concezione strumentalista della ragione, perch se la ragione non pu prescrivere fini, non pu neppure prescrivere i mezzi per ottenere questi fini. David Fate Norton ha dimostrato che Hume non uno scettico in quanto rifiuta di fondare la morale sul relativismo, il convenzionalismo o il volontarismo. Elvio Baccarini ha a sua volta negato linterpretazione scettica della morale di Hume, sostenendo invece la possibilit di intenderla come una forma di realismo naturalistico. Lanalisi dellopera di Hume alla luce di principi guida come il naturalismo e il convenzionalismo (un convenzionalismo di tipo pragmatico) stata condotta da Alessandra Attanasio. Tito Magri ha invece fatto notare come la motivazione dellessere morale e razionale dipende da regole generali che modificano in senso astratto e generale i motivi naturali e che risultano costitutive della virt della giustizia e del nostro obbligo ad essere morali e razionali. J. P. Monteiro ha sottolineato il fatto che per Hume le relazioni causali possono essere stabilite attraverso esperienze ripetute o anche attraverso esperienze singole che, comunque, necessitano di speciali circostanze per poter costituire il fondamento delle inferenze causali. Nathan Brett ha cercato di difendere la posizione humiana di derivazione berkeleyana, circa le idee generali, la cui funzione di idee astratte nel ragionamento resa possibile solo dal fatto di essere collegate a termini generali. Dela Jacquette ha discusso invece la teoria di Hume che rifiuta la divisibilit infinita di spazio e tempo e la sua idea che lestensione sia costituita da elementi inestesi e indivisibili. Corliss Swain ha negato elementi scettici nella giustificazione humiana dellinferenza. Robert Shaver ha preso spunto da un brano della Ricerca sui principi della morale per sostenere in Hume la presenza di un principio non hobbesiano di superiorit dellumanit sulla giustizia. Cicero Araujo ha indagato nel Trattato la relazione tra i concetti di virt e diritto, soprattutto in funzione della teoria della giustizia di Hume. La relazione di Kiyoshi Shimokawa ha cercato da un lato di collegare la nozione di propriet alla teoria humiana della causalit, dallaltro di vederla in contrasto con la precedente tradizione dei diritti soggettivi. Al saggio di Hume Sulla popolosit delle nazioni antiche ha dedicato il suo intervento Domenico Musti, analizzandolo anche in riferimento agli studi demografici e statistici dell800. M.P. Contro le idee della destra hegeliana, Bruno Bauer rifiutava di considerare conchiuso il sistema di Hegel e, di conseguenza, sostanzialmente compiuta la storia dellumanit; al contrario, ha osservato Antonio Gargano, Bauer sottolineava il carattere rivoluzionario della dialettica hegeliana, che comportava il superamento di ogni condizione storicosociale determinata. In tal senso Bauer, in connessione con la dissoluzione della vecchia Europa, considerava la fine della filosofia come conclusione di uno sviluppo storico, ma anche, una svolta verso una nuova vita. Infatti, in vista di unimminente catastrofe, Bauer auspicava il disvelamento, ossia unampliamento della coscienza, che pu essere in sostanza considerato un recupero della prospettiva illuministica. Bauer insisteva sulla considerazione della storia quale svolgimento dellautocoscienza. Il sistema hegeliano, interpretato da Bauer in senso soggettivistico, diventava la premessa a tale compimento dellautocoscienza. Bauer intese esercitare la filosofia come critica di ogni oggettivit, sia religiosa, sia politica, per promuovere la liberazione delluomo, laddove lautocoscienza diventava il baluardo di una filosofia libera dalle mitologie religiose. In tale senso, ha osservato Gargano, si capisce la chiara opposizione di Bauer all Essenza del Cristianesimo (1841) di Feuerbach, nella quale i predicati dellUomo sono i predicati di Dio. In effetti, per Bauer, Feuerbach non fa altro che sostituire alla sostanza-Idea di Hegel, o alla sostanza-Dio dei teologi, la sostanza-Umanit. Al contrario Bauer contrapponeva nettamente la progressiva filosofia dellautocoscienza, quale identit di teoria e prassi, alla filosofia della sostanza. Proprio il rapporto tra teoria e prassi divenne il centro della polemica tra Marx e Bauer. Pur partendo entrambi da una comune volont di cambiamento del mondo, Bauer confidava, a tal fine, in una trasformazione della coscienza comune nell autocoscienza libera e vera, mentre Marx cercava invece di ancorare il cambiamento a forze storico-sociali concrete, individuate nel proletariato. Una tesi peculiare del lavoro storico di Bauer quella della scoperta del Cristianesimo, che raggiungeva la sua purezza soltanto con il Protestantesimo, che non ammetteva alcun elemento di mediazione tra Stato e Chiesa, ma soltanto lo Stato doveva semplicemente esistere. Bauer sottolinea per la distinzione tra Stato ideale e Stato reale: il primo si pone come una sorta di fusione della polis greca con i principi federali americani e quelli repubblicani francesi, consentendo una riconciliazione dellindividuo con se stesso e con la sua attivit sociale; il secondo, invece, non in grado di rendere luomo uomo, per-

Bruno Bauer
Dal 5 all8 settembre 1994 presso la sede dellIstituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, Antonio Gargano, segretario generale dellIstituto, ha tenuto un seminario su BRUNO BAUER, 1809-1882, con lintento di riproporre allattenzione critica il pensiero di questo filosofo e biblista tedesco, a lungo trascurato soprattutto per la nota stroncatura marxiana del suo pensiero, ma anche per la scarsa reperibilit delle sue opere. 66

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ch non si presenta come Stato della libert, ma si affida alla credenza religiosa e fa di se stesso una sorta di Chiesa, mentre fa della Chiesa una sorta di Stato. Di fronte alla dissoluzione della vecchia Europa, ha poi fatto notare Gargano, Bauer, in uno scritto del 1853 Russland und das Germanentum (La russia e il germanesimo), si poneva il problema se soltanto la nazione russa, o anche il germanesimo dovevano determinare la nuova civilt. Gi Hess, nella sua Triarchia europea (1841), sosteneva che Germania, Francia e Inghilterra rappresentavano i perni della storia europea: la prima, pervasa dallinteriorit, ha dato allEuropa, col Protestantesimo, la libert spirituale; la seconda, con la Rivoluzione francese, ha dato la libert politica e la terza, come paese economicamente pi avanzato, dovr dare la libert sociale. In questo Hess ritiene che la Russia rappresenti la massa che fa slittare lEuropa verso lillibert e la passivit orientale. Al contrario Bauer vede nella Russia la nazione che, proprio per lassenza in essa di una tradizione filosofica, porter lEuropa a risorgere. Ma con questo, ha osservato Gargano, la parentesi giovanile di Bauer finita e ci si ritrova di fronte ad uno spirito conservatore, che giunger allaccettazione del regime bismarckiano. R.I. del destino nella Teogonia, sottolineando lacutezza di determinate intuizioni di Feuerbach nella lettura di Omero. La seconda Sezione, dal titolo: Critica delle forme storiche del cristianesimo, ha visto concentrarsi lattenzione soprattutto sul rapporto di Feuerbach col protestantesimo e col cattolicesimo. Ryszard Panasiuk ha confrontato la posizione di Feuerbach con quella di Ruge rispetto al cattolicesimo; John Glasse ha stabilito un paragone con D. F. Strauss; Maciej Potepa ha esaminato il rapporto di Feuerbach con Lutero, toccando anche largomento del pietismo. Nella terza Sezione: Concezione della filosofia della storia, Andreas Arndt ritornato sul tema della mediazione e dellimmediatezza per mettere a fuoco la particolare storiografia di Feuerbach. Takayuki Shibata ha evidenziato il principio metodologico dell Entwicklung (sviluppo) come concetto fondamentale nella ricostruzione feuerbachiana delle filosofie del passato. Muovendo da un approccio ermeneutico, Adriana Verissimo Serrao ha invece visto nella storiografia di Feuerbach lattenuarsi del momento della successione a favore di un rapporto di dialogo con il singolo pensatore. Andrs Ged ha confrontato i modelli di storia della filosofia in auge allepo ca. Infin e Wern er S chu ffenhauer, curatore delledizione critica delle opere di Feuerbach, ha rivelato nuovi dati relativi allimpegno storicopolitico del filosofo. Nella quarta Sezione, dedicata al tema: Discussione con la filosofia della storia, Nicola Badaloni ha mostrato la rilevanza per Feuerbach della lettura di Bruno, Campanella e pi in generale della filosofia italiana del Cinque-Seicento. Tale lettura subirebbe tuttavia il condizionamento di Jacobi e perderebbe di peso dopo lEssenza del cristianesimo. Karol Bal ha confrontato linterpretazione di Bhme in Hegel e in Feuerbach. Se in Hegel Bhme ha la funzione di mettere in rilievo le differenze rispetto allilluminismo e al romanticismo, in Feuerbach piuttosto la via per recuperare luomo nella sua integrit. In Feuerbach diventa perci significativo il tema del misticismo e della sensibilit. Vesa Oittinen e Endre Kiss hanno approfondito i rapporti con Spinoza; mentre Tamara Dlougatsch e Ursula Reitemever hanno ribadito le influenze illuministiche e, in particolare, di Rousseau. Infine Christine Weckwerth ha esaminato le relazioni del giovane Feuerbach con la Fenomenologia di Hegel. Nella quinta Sezione: Feuerbach nella storia della filosofia contemporanea, W. F. Niebel ha rilevato limportanza storiografica della filosofia dellio; mentre Lawrence S. Stepelevich ha ripreso le critiche di Stirner a Feuerbach. Junji Kanda ha indicato un parallelismo fra le
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critiche di Feuerbach allidealismo e quelle di Popper alla filosofia della storia. Giuseppe Cantillo ha messo in discussione la tesi di Barth secondo cui Feuerbach sarebbe lesito conseguente della teologia di Schleiermacher e ha indicato nella filosofia di Troeltsch un altro possibile riferimento per quanto riguarda lautonomia e la storicit del fenomeno religioso. Giuseppe Cacciatore ha illustrato la particolare interpretazione di Bloch, secondo cui Feuerbach si troverebbe sulla linea che porta da Hegel a Marx rispetto alla linea del nichilismo che da Schopenhauer conduce a Nietzsche. Secondo Cacciatore, Bloch si ricollegherebbe a Feuerbach nella sua eliminazione dellipostasi teistica, ma sottolineerebbe maggiormente la proiezione verso il futuro, il dinamismo della speranza. Infine Claus-Artur Scheier ha applicato modelli linguistici contemporanei a importanti passaggi logici di Feuerbach, mettendo a fuoco il modificarsi dei rapporti concettuali. Un ruolo importante stato svolto al convegno da Hans-Martin Sass e Walter Jaeschke, durante le discussioni e i lavori. F.T.

Sul concetto di amicizia


Organizzato dallAccademia di Studi Italo-Tedeschi di Merano (BZ), dal 9 all 11 maggio 1994, presso la Sala Convegni del Complesso delle Terme di Merano si tenuto il XXII Convegno Internazionale di Studi Italo-Tedeschi sul tema: IL CONCETTO DI AMICIZIA NELLA STORIA DELLA CULTURA EUROPEA. I numerosi studiosi convenuti, espressione delle pi differenti esperienze culturali in ambito filosofico, storico e linguistico, hanno offerto un tentativo di analisi del concetto di amicizia finalizzato alla ricerca di una prospettiva contenutistica.

Feuerbach e limmagine del passato


Dal 14 al 18 settembre 1994, presso la sede dellIstituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, si svolto il convegno LUDWIG FEUERBACH E LIMMAGINE DEL PASSATO , organizzato dallIstituto napoletano e dalla Societ Internazionale di Studi Feuerbachiani. Il riferimento al passato, in un pensatore che troppo spesso stato identificato con un presente declamatorio e superficiale, doveva servire a recuperarne lo spessore teoretico e culturale nel senso pi ampio. A tale compito si sono cimentati pi di trenta studiosi, provenienti da undici paesi del mondo.

Nella prima Sezione del convegno, dedicata al tema: Il mondo classico e la sua critica, Francesco Tomasoni ha tratteggia to levolu zion e in Ludwig Feuerbach di due importanti categorie storiografiche: quella di paganesimo e quella di giudaismo. Mentre nellEssenza del cristianesimo queste categorie sarebbero in netta antitesi, lasciando intravvedere una posizione precostituita di idealizzazione o di avversione, nella Teogonia finirebbero per avvicinarsi e per svelare fondamentali tratti comuni. Monika Ritzer ha approfondito il mito

Nelle relazioni, nelle comunicazioni e negli interventi dei partecipanti al Convegno emersa spesso la tendenza a non vedere nellamicizia loggetto di una mera analisi, bens lo strumento per risolvere i problemi suscitati dalla disgregazione della societ contemporanea. Lamicizia stata considerata come via (se non come metafora) per accedere ad una visione metafisica e internamente coerente del Mondo, dellAnima e di Dio. Spesso lamicizia stata vista come strumento (o surrogato) per la politica, mai come categoria di comprensione del Politico. Non stato un caso che in tre giorni di lavori congressuali nessuno dei partecipanti abbia richiamato lattenzione su Carl Schmitt e sugli antonomi amico-nemico che caratterizzano la sua filosofia politica. Questo, ovviamente,

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non indice di disinteresse, bens frutto di una precisa scelta dei partecipanti. In questo lamicizia traduce, pi che la necessit dellIdentit, laspirazione alla Mediazione, lapertura verso lAltro. Nel suo intervento Mario Scotti ha letto la storia e la natura del concetto di amicizia come quella di una idea che sussume in s tanto la riflessione etica quanto la rappresentazione estetica, sia pure spesso quale estetica del dolore. In tale prospettiva, centrata soprattutto sulla lettura della Iliade, e sulle opere di Euripide e Cicerone, Scotti apparso incline a vedere nellamicizia uno strumento per la condivisione del Piacere, in cui si pone tanto lapertura allEtica, quanto, in ultima analisi, la manifestazione del Trascendente. Muovendo da una prospettiva linguistica, Guntram A. Plangg ha invece analizzato la semantica dei termini Freundschaft e Amicizia, dimostrando come questi due termini semanticamente non identici - attraverso linterscambio culturale, si siano progressivamente avvicinati, passando dal riferimento a vincoli di sangue, al significato di legami affettivi. Enrico Berti ha ricondotto lamicizia ad una valenza categoriale di segno eticopolitico, attraverso la trattazione del concetto di amicizia in Aristotele come condizione per la felicit. Per Berti, lamicizia cos intesa superiore alla stessa giustizia: lamicizia non ha infatti bisogno della giustizia, mentre la giustizia ha bisogno dellamicizia. Lamicizia aristotelica, analizzata da Berti, non fondata sul piacere, o sullutile, ma su una considerazione generale della persona. Questa valutazione suscita il sentimento del bello - che quindi, rispetto allamicizia, effetto e non causa e insieme la motivazione per il sacrificio. Contro tale visione, vista quale manifestazione di una filia totalizzante in quanto riflesso di una concezione metafisicodogmatica, intervenuto Giorgio Penzo che, richiamando il pensiero di Max Stirner, vede nellamicizia la categoria per attingere una dimensione esistenziale, tesa verso lEssere, contrapposta alla sua entificazione. Sulla contrapposizione fra lamicizia come riflesso della virt e lamicizia come metafora dellutile si espresso anche Werner Suerbaum che ha indicato in Cicerone lalfiere dellamicizia quale riflesso della natura socievole delluomo, e in Epicuro il rappresentante dellamicizia come via per conseguire lutile e la felicit. La figura di Agostino di Ippona stata al centro del tentativo di Luigi Alici di sondare le visioni dellamicizia proposte da Suerbaum come riflesso di un processo intrinsecamente unitario. Nelle Confessioni Agostino scopre che il piano affettivopsicologico dellamicizia, vissuto immediatamente come condivisione della felicit, trapassa nella condivisione della ricerca della Sapienza, come ricerca dellAnima e di Dio. Silvestro Marcucci ha concentrato la sua attenzione sullamicizia morale in Kant. Lamicizia viene qui vista come manifestazione della moralit delluomo, assolutamente infondabile al di fuori dei Postulati della Ragion Pratica e della loro comprensione. A tale visione dellamicizia si implicitamente richiamato anche Horst Seidl che giunto alle stesse conclusioni di Marcucci, partendo dalla lettura del rapporto Men und Friendschip di Stuart Miller (Boston 1983). Ci dimostra che la fondazione empirica converge con quella trascendentale, e che nella prassi si trova la necessit di una fondazione etica della categoria dellamicizia. A tale proposito Adolf Schurr , partendo dalla fondazione a priori della Critica della Ragion Pura kantiana, ha rinvenuto nei suoi sviluppi in Fichte, Schelling e Hegel la possibilit di ricostruire un concetto di amicizia colto allo stesso tempo nel suo valore essenziale e nel suo valore esistenziale. In particolare tale possibilit viene vista da Schurr nella formulazione fichtiana della teoria dellimpersonalit. Gli Atti del Convegno, a cura dellAccaddemia di Studi Italo-Tedeschi, sono stati pubblicati sotto la direzione di Luigi Cotteri. D.B. cesso giunto a un punto tale da mettere in discussione i suoi limiti e la sua stessa unit. Tuttavia, lo spirito del convegno stato quello di dimostrare come la sociologia sia divenuta una scienza modesta, nella misura in cui muove dal riconoscimento della crescente complessit del mondo e al tempo stesso, in termini epistemologici, nega la possibilit di formulare ipotesi forti, che spieghino ostensibilmente, chiariscano o illuminino totalmente lo sviluppo del reale. Compito della sociologia oggi, piuttosto, di riconoscere la tensione esistente tra tendenze generali alla globalizzazione e allinternalizzazione a diversi livelli e la rinascita di particolarismi regionali, locali, nazionali, dai fondamentalismi religiosi alle moderne forme del razzismo. La domanda, dunque, che oggi si pone ai sociologi, per quanto riguarda il campo della politica pratica e degli agenti sociali, come pensare strategie per il futuro, come assumere la particolarit e la diversit delle domande, siano esse di carattere sessuale, etnico, linguistico, nazionale, sovranazionale, ecologico o di classe. Una prima risposta venuta da Niklas Luhmann, che ha posto la domanda circa la possibile unit di una sociologia altamente differenziata come quella contemporanea. Secondo Luhmann, il concetto di stratificazione stato il criterio principale di differenziazione nella storia del pensiero sociologico. Ma in questa fine di secolo tutte le varie concezioni che si sono succedute lungo la storia del progresso umano sono cadute una a una: oggi impossibile parlare di felicit, di solidariet, di uguaglianza delle condizioni di vita, come invece avvenuto per le epoche passate. Luhmann riconosce il vuoto di certezze, oggi emergente, ma non si lascia tuttavia sedurre da nessuna delle offerte concettuali attualmente disponibili, come quelle della post-modernit e della societ civile, o da nozioni che rivitalizzino in termini pi attuali la vecchia idea di comunit. Egli propone piuttosto di trasferire lattenzione dal concetto di stratificazione a quello di differenziazione funzionale, al fine di ricostruire concettualmente lunit della nostra societ. Luhmann riconosce le tensioni esistenti tra la societ regionale e la societ mondiale: un sistema finanziario internazionale che costituisce la base del sistema economico internazionale; un ordine politico in cui lo stato non pi listanza centrale privilegiata a partire da cui si devono trattare i problemi. Si tratta di sistemi di funzioni altamente separati, operazionalmente chiusi, privi di meccanismi centrali di coordinamento, che non possono essere superati n da un sistema politico nuovo, n da un sistema naturale umano, basato su nozioni come quella di diritti umani. Per pensare

Convegno mondiale di sociologia


Tra il 18 e il 23 luglio 1994 si tenuto presso lUniversit di Bielefeld (RFT) il XIII Convegno mondiale di sociologia, un evento che viene organizzato ogni quattro anni dalla ISA (International Sociological Association). Il tema dellincontro: CONTESTED BOUNDARIES AND SHIFTING SOLIDARITIES (Confini contestati e solidariet che cambiano), costituisce gi una dichiarazione riguardo alle molteplici sfide che la sociologia istituzionalizzata intende attualmente affrontare: contribuire alla comprensione del nuovo mondo uscito dalla fine della guerra fredda, partendo dallelaborazione di nuovi concetti e prospettive e dallassunzione della sfida intellettuale, proveniente dalle impostazioni post-moderne e dalle altre discipline sociali e umane.

Pi di 4000 partecipanti da tutto il mondo; pi di 2000 relazioni presentate in 6 simposi, 47 comitati di ricerca, 7 gruppi di lavoro, 6 gruppi tematici e 6 sezioni specifiche: bastano queste cifre per rendersi conto delle dimensioni di questo convegno e conseguentemente dellalto livello di specializzazione, di differenziazione interna e di variet tematica raggiunto oggi dalla sociologia; un pro68

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dallinterno ununit della societ, Luhmann vede ununica possibilit nel neglecting system e nel to look what can happen, cio nel vedere quali possibilit esistono di adattare e trattare le flessibilit del sistema. Assumere concettualmente questa problematica significa per Luhmann ridefinire la nozione di razionalit, che non deve essere intesa come sicuro standard razionale dellintelletto umano, come efficienza in termini di equilibrio tra costi e benefici o in termini di produzione, ma come razionalit limitata, che realizzi limpossibile richiesta di riferire lambiente al sistema. Se abbiamo una societ differenziata funzionalmente, ha affermato Luhmann, dobbiamo prendere in considerazione le risorse disponibili nei sistemi di funzioni e non pi linsostenibile unit morale e politica della societ mondiale. Il sociologo francese Alain Touraine ha osservato, da una parte, la tendenza alla disintegrazione delle societ centralistiche, caratterizzate storicamente da una crescita economica autosostenuta; dallaltra ha messo in luce come un numero crescente di paesi mobiliti le proprie risorse nazionali e culturali per rifiutare la modernizzazione, percepita come uninvasione, favorendo in questo modo linstaurazione di regimi autoritari. In queste situazioni, ha rilevato Touraine, tende a sparire ci che i sociologi hanno chiamato e continuano a chiamare societ. Lossessione del profitto, nel primo caso, e il problema dellidentit nel secondo, sono le forze che hanno prodotto questo breakdown della societ tra uneconomia sempre pi aperta e una cultura sempre pi chiusa, priva di mediazioni politiche e istituzionali. In questa situazione, la societ, ha concluso Touraine, pu essere ricostruita solo con una ripresa delle idee di soggetto e di democrazia. La soggettivazione appare per Touraine lunico modo possibile per combinare razionalit e identit. Jeffrey Alexander ha cercato di sviluppare una teoria dei movimenti sociali come istituzioni comunicative che svolgono un ruolo simbolico fondamentale nella definizione e ricostruzione della solidariet sociale che sta alla base della societ civile. Secondo Alexander, i movimenti sociali creano tensioni nella mediazione tra unimmagine idealizzata della societ civile e la reale societ civile. Questa scissione nella societ civile fa s che i movimenti sociali possono risultare tanto escludenti e disgreganti quanto includenti e integranti. Rudolf Andorka ha invece sviluppato alcune riflessioni di carattere generale, confrontando le societ comuniste e quelle postcomuniste in rapporto al problema dei confini e della solidariet. Nella concezione di Andorka, il concetto di confine viene esteso ai confini infrasociali, caratterizzati da privilegi differenziali, economici e di classe, e ai confini che separano sempre pi le nazioni ricche da quelle povere. Anche il concetto di solidariet viene differenziato da Andorka, stabilendo influenze reciproche tra solidariet etnica, religiosa, nazionale e internazionale con la necessit, in una societ mondiale, risultato di grandi processi di globalizzazione, di stabilire un equilibrio tra i diversi tipi di solidariet. In disaccordo con Luhmann, Andorka ha considerato lanalisi della stratificazione come uno dei compiti importanti della sociologia, almeno per quanto riguarda le societ dellEst europeo. Rispetto allanalisi del problema della solidariet, Shmuel N. Eisenstadt ha fatto notare che se da una parte sono stati realizzati numerosi studi sulle microsolidariet in gruppi primari, vi stata, dallaltra, la tendenza a trascurare il processo di formazione delle macrosolidariet, che sono il risultato di complessi processi di costruzione, nei quali si combinano quelli che egli chiama elementi primordiali. Secondo Eisenstadt, necessario, da una parte, chiarire i processi attraverso cui si costituiscono queste solidariet e quali sono i loro portatori e i loro agenti; dallaltra, per, necessario analizzare questi processi in base al fatto che mentre si verificano grandi tendenze alla globalizzazione e alla mondializzazione, si cristallizzano anche tipi molto diversi di identit, solidariet e collettivit, che possono addirittura giungere ad assumere forme aggressive ed escludenti. Tuttavia, ha osservato Eisenstadt, resta il fatto solidariet e identit sono sempre un qualcosa di flessibile, sono sottomesse a processi variabili di mutamento e vengono permanentemente messe in discussione. Nella sua diagnosi della societ alla fine del secolo, Neil Smelser ha individuato quattro rivoluzioni, che nel mondo moderno si presentano come tendenze generali. In primo luogo la rivoluzione nella crescita economica: in tutto il mondo si sviluppa una rinascita del capitalismo fondato sul mercato e contemporaneamente un collasso di quelle che furono le sue diverse alternative storiche. In secondo luogo, e in connessione con il primo aspetto, Smelser ha osservato una continua rivoluzione democratica. Il capitalismo fondato sul mercato e la democrazia politica coincidono nel conferire un ruolo di rilievo allazione e alla scelta individuale, sia nel mercato economico, che in quello politico. In terzo luogo, Smelser ha messo in rilievo, sul terreno della solidariet e dellidentit, una rivoluzione culturale basata sulla religione, letnia, il sesso, la lingua, lo stile di vita, o su diverse domande sociali (antinucleare, ecologista ecc. ). Queste nuove solidariet, di cui sono protagonisti i movimenti sociali, ridefiniscono le tradizionali solidariet di classe, e competono
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con esse. Infine Smelser si riferito alla rivoluzione ambientale, a suo avviso la pi debole delle quattro, sebbene sia essa quella che ha un carattere pi universalistico, poich attraversa i confini delle classi, delle nazioni e dei gruppi particolari. Franco Crespi, nel suo tentativo di comprensione del processo di globalizzazione e di differenziazione che ha luogo nella societ contemporanea, critica tanto il relativismo quanto il fondamentalismo, considerandoli inadeguati per affrontare la crisi dei fondamenti tradizionali della solidariet sociale. Una nuova fondazione della solidariet sociale deve essere ricercata nel riconoscimento della priorit della dimensione ontologica, attraverso le linee analitiche sviluppate dallimpostazione ermeneutica. La coscienza dei limiti della conoscenza condurrebbe, secondo Crespi, da una parte a riconoscere il carattere riduttivo di qualsivoglia definizione dellidentit, dallaltra a optare per un pragmatismo nellelaborazione delle contraddizioni della condizione umana. Richiamando lattenzione su una disciplina particolare come la sociologia del contratto sociale, Dario Melossi ha messo a fuoco la problematica dellimmigrazione in Europa, rilevando come lidentit europea accusi limpatto derivante dallingresso di vaste legioni di immigranti. Muovendo dal riconoscimento del fatto che le comunit ridefiniscono le loro identit in quanto conferiscono a certi individui o gruppi un carattere deviante, Melossi ha fatto notare come il declino dei vecchi stati nazionali e la contemporanea emergenza di una burocrazia europea e di autonomismi localisti non siano stati accompagnati dallo sviluppo di una cultura, di unidentit e di una democrazia europee. In chiusura del convegno, Immanuel Wallerstein, nuovo presidente della International Sociological Association, ha assunto come compito concreto del suo mandato quello di giungere a unautentica partecipazione delle comunit sociologiche di tutto il mondo, e non solo dei paesi del primo mondo. Come esempio di questo vasto processo di differenziazione dellimpresa sociologica Wallerstein ha richiamato limportanza di aree tematiche come la sociologia dellozio, del corpo, del tempo, la sociocibernetica, il rapporto tra etnicit e statonazione, il processo di globalizzazione, lanalisi della societ civile, le alternative alle societ post-comuniste. Tra le prospettive teoriche particolare attenzione meritano, secondo Wallerstein, le discussioni sulla teoria della rational choice, sulla teoria femminista, sulla teoria dei sistemi di Niklas Luhmann, sulla sociologia delle figurazioni di Norbert Elias e sulla teoria della strutturazione di Anthony Giddens. P.de M. (trad. it. di M.M.)

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Paul Klee, Paesaggio con uccelli gialli, 1923 (part.)

Vedere larte, larte di vedere


Da buon tedesco, Klee comincia col dipingere paesaggi: ben presto per si rende conto che la natura non qualcosa di esteriore, ma in stretto rapporto con lartista che la vede. Da qui lidea di estrarne le leggi interne, per arrivare alla completa autonomia dellarte. Gli anni della formazione di Paul Klee e il suo rapporto con Vasilij Kandinskij sono stati al centro degli interventi di Dino Formaggio, Rossana Bossaglia e Francesco Moiso per il ciclo: VEDERE LARTE, LARTE DI VEDERE, organizzato dal Centro culturale Casa Zoiosa di Milano dal 9 al 27 maggio 1994.

Nellarte non si tratta di elementi formali, ma di unaspirazione interiore, che determina in modo imperioso la forma, scriveva Kandinskij nel 1913 in Rckblicke (Sguardi sul passato). Il passaggio dal significato al significante, dal figurativo al non oggettivo rappresenta per Kandiskij una penetrazione nei segreti del reale, che , allo stesso tempo, indagine allinterno di noi stessi. La pittura astratta, insegnando a vedere e non a riconoscere semplicemente, dunque in grado di estendere lesperienza che luomo fa della realt. Nel suo intervento nel ciclo dincontri dedicato dalla Casa Zoiosa di Milano a Paul Klee e Vasilij Kandinskij, Rossana

Bossaglia ha introdotto lopera pittorica dei due artisti, ne ha esaminato la matrice sensibilistica e la comune concezione sinestesica dellarte; in particolare la forte tendenza alla musicalizzazione della pittura stata analizzata da Bossaglia in riferimento alle Improvisations di Kandinskij. Prendendo come riferimento i testi delle lezioni tenute al Bauhaus, Francesco Moiso ha definito larte di Klee non astratta, ma concreta, autenticamente naturalistica, in quanto rappresentazione della natura nel suo concreto fare: larte una cosmogonia ripetuta, un ricreare il mondo ripetendone latto generativo. Se la scienza ha contribuito alla progressiva perdita di senso del mondo, ha osservato Moiso, tuttavia attraverso una risimbolizzazione dellambito naturalistico della scienza che il senso del mondo viene ricostruito. La nuova espressione simbolica ricava i suoi elementi semantici dalla materia stessa dellopera: forme e colori che attraverso infinite combinazioni costituiscono una nuova retorica dellespressione. In questa prospettiva, la premessa teorica dellavanguardia artistica del 900 risale, secondo Moiso, alla fine del 700 e nei primi anni dell800, quando si esaurisce il valore semantico delle immagini ereditate dalla tradizione. Pi precisamente Moiso vede in Goethe, che distingue lallegoria dal simbolo in quanto espressione di un significato attraverso il suo stesso essere sensibile,
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il precursore dellAvanguardia novecentesca. Il far parlare direttamente forme e colori ci che collega la Farbenlehre (Teoria dei colori) di Goethe alla pittura romantica di Caspar David Friedrich fino a quella del nostro secolo, in un progressivo avvicinamento alla musica in quanto fenomeno simbolico per eccellenza. Daltro canto, gli stessi Kandinskij e Klee assumono proprio da Goethe la concenzione dell indistinzione tra vista e udito, che comporta lequivalenza tra colore e suono. Tuttavia, se leco di Goethe palese nella definizione di Klee della forma come il risultato di una somma di forze elementari, nellaffermazione che la forma nasce dal progressivo differenziarsi dallinforme dello sfondo forte il richiamo a Schelling. Se poi prendiamo il concetto di struttura come parte dello sfondo e dellelemento che viene generato nel fare artistico, dove il soggetto che appare risulta un emergenza, allora, ha osservato Moiso, si pu collegare Klee a tutta quella tradizione che da Paracelso fino a Nietzsche sostiene laccidentalit della soggettivit, in opposizione alla concezione cartesiana. Infine, ha aggiunto Moiso, se lopera dellartista consiste nel porsi al servizio dellenergia del foglio che ha di fronte e ci che fa muovere la mano linfinito rammemorare linfinit attivit passata e futura della formazione, forte allora il richiamo a

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Frierich Schlegel e Novalis: lopera darte contiene in s linfinito. Per Dino Formaggio, che ha proposto quale tema del suo intervento un confronto tra Klee, Wittgenstein e Husserl, esiste una matrice comune nel movimento della cultura, che fa s che le arti si muovano negli stessi moduli con cui si muovono le scienze. La logica del rapporto tutto-parti presente nel Tractatus di Wittgenstein pu cos essere accostata al concetto di punto, tematizzato da Klee, come punto di energia che d origine al tutto secondo le leggi dei compossibili - con un esplicito richiamo a Leibniz - o giochi di forze. Laccostamento di Klee a Husserl consiste per Formaggio nella comune necessit di mettere tra parentesi la scienza naturalistica, mettendo in primo piano il bisogno di cogliere lessenza delle cose nella loro corporeit costitutiva. Ci comporta il passaggio dalla pittura naturalistica alla pittura astratta, che tende alla rappresentazione della realt in divenire, con la conseguente perdita del senso naturalistico delloggetto in base al mutamento di prospettiva. In modo simile al divenire di tutte le cose, ha rilevato Formaggio, lopera di Klee si presenta come un ciclo concrescente di sapere e fare, che attraverso una fenomenologia (attivo formare) e filosofia delle forme, di un rigo re simile a quello d i Wittgenstein, riproduce nellarte il mondo come genesi di forme. In un articolo del 1920 intitolato Confessioni del creatore, Klee parla della pittura astratta come penetrazione profonda del naturalismo secondo le sue leggi. Secondo Formaggio da Van Gogh che Klee assume latteggiamento di una visione attiva della natura; tuttavia, le sue considerazioni sul rapporto spiritomateria hanno per Formaggio un carattere cosmico mistico freddo, in forte opposizione con lespressionismo. E se con Goethe, nell analisi fenomenologica della natura, Klee sostiene che tutto tensione al possibile, rispetto al colore Klee non segue Goethe, poich nella Teoria dei colori ancora presente quelloggettivismo scientifico sul quale bisogna esercitare lepoch fenomenologica per sentire la soggettivit creativa che partecipa del farsi delle forme di tutto luniverso in una continua Gestaltung: lopera darte un organismo vivente che attraverso successioni temporali si organizza nellaccostamento dei compossibili. M.C.

Le arti e la citt
Presso lIstituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli si svolto, dal 16 maggio al 16 giugno 1994, il Corso di perfezionamento in estetica, poetica e teoria della critica dal titolo: LA NASCITA DELLA COSCIENZA MODERNA. LE ARTI E LA CITT, con interventi di estetologi, filosofi, storici e critici di diversa formazione e provenienza, che hanno affrontato il tema del rapporto tra polis e poiesis come uno dei momenti fondamentali della coscienza estetica moderna.

La relazione inaugurale di Aldo Trione, principale promotore e organizzatore del corso, ha tracciato le coordinate dellintero itinerario di lezioni, mettendo in evidenza come il rapporto polis-poiesis si riveli determinante per capire limmaginario moderno. La citt il luogo dellabitare e del

costruire umano e larchitettura larte in grado di fornirne il nomos , la misura. Ma come nasce e si caratterizza tale costruire? Lalternativa tra una citt come luogo reale, chiuso da una progettazione improntata al bisogno del momento, e una citt come luogo ideale, sganciato dalleffettivit storico-geografica e per questo chiuso alla quotidianit dellabitare. Il costruire della poiesis, cos come labitare della citt, ha rilevato Trione, apre lo spazio umano alloriginario che in esso si radica: uninteriorit inscritta nella presenza e che la rende possibile. Rifiutando la riduzione del limite del luogo ad esteriorit, ne viene messa allo scoperto la sua interiorit, come mancanza, vuoto della costruzione; il nessun-dove del topos sollecita linfinita poiesis di un costruire che non pu pi ergersi ad autonomia. Cesare de Seta ha sottolineato la progressiva messa in crisi di limiti, confini e paratie allinterno del sistema delle arti, sotto

Umberto Boccioni, Rissa in galleria, 1910 (part.)

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la spinta dellestetica moderna di sperimentare un diverso rapporto tra gli ambiti della creativit. A partire dalla fine dellOttocento il luogo emblematico di tale sperimentazione Parigi: il radicarsi di una cultura della tecnica, sollecitata dal rafforzarsi delleconomia industriale, cambiava il volto della citt che, come mostrano i quadri di Boccioni, allontana via via la presenza della natura, rivelandosi, con Sironi, il luogo triste della misera esistenza di chi lavora e aprendo, con Carr, al mistero e allirrazionale, attraverso emblematiche presenze storiche. Anche Angelo Trimarco mette in evidenza lo sconfinare come normalit per larte moderna. La costruzione senza fine della colonna-scultura di Schwitters, che rompe il soffitto superando via via i limiti esterni, rappresenta il rifiuto da parte dellopera darte del luogo perimetrante della cornice, che finisce col determinare due realt, due mondi, autonomi e inaccessibili. La lezione di Giuseppe Limone ha proposto una lettura simbolica dellIliade e dellOdissea, con lintento di superare il principio dualistico, privilegiando la forma della contraddizione. Cos lIliade diviene, attraverso il riconoscimento di un vinto da parte di un altro vinto, espressione di una vita sociale che si regge sul valore di parit e di simmetria; mentre lOdissea, poema della memoria, della fedelt e della vecchiezza, rivela rapporti dissimetrici tra i personaggi, irrimediabilmente divisi tra vinti e vincitori. Franco Fanizza si invece concentrato sul ruolo prioritario dellesercizio della vista nellestetica moderna. Daltra parte, gi Benjamin faceva notare che il modo dei moderni di abitare la citt essenzialmente improntato allattivit del vedere. Nellestetica moderna si tratta per di un vedere che implica un non-vedere, di unattivit della vista che ha a che fare con la passivit dellessere-visti. Solo recuperando la recettivit della vista, possibile evitare le insidie dellevidenza cartesiana. Nellintento di superare lopposizione tra Sein e Schein, essere e apparire, Sergio Givone risalito alle origini stesse della coscienza estetica moderna. Se con Baumgarten il tentativo stato quello di dimostrare la teoreticit della conoscenza estetica, bisogna tuttavia riconoscere che questa nuova disciplina, pur ricercando una propria autonomia, si il pi delle volte mantenuta allinterno dellorizzonte metafisico. Occorre invece, secondo Givone, individuare nella storia quei luoghi del pensiero in cui si d il superamento dellopposizione sensibile-intelligibile. Gli scritti di S. Giovanni della Croce e di Meister Eckhart mostrano come la mistica costituisca quelleredit del pensiero, in cui si fa esperienza dello sconfinamento del limite, del silenzio del linguaggio, del vuoto e del nulla dellessere. Giacomo Marramao ha fatto rilevare come diversi studiosi di filosofia politica canadesi e statunitensi stiano tentando di leggere lestetica, intesa come aisthesis, da un punto di vista poetico. Facendo riferimento allAristotele del De anima, in cui si afferma che laisthesis presupposto del logos, e dellEtica Nicomachea, in cui si parla di una percezione del giusto e dellingiusto, si pu notare come il riferimento alla percezione presupponga il rapportarsi, allinterno di contesti storici simbolicamente determinati, di individui e gruppi sociali eterogenei. Il vivere associato presupporrebbe dunque una struttura estetica, la sola in grado di portare al riconoscimento e alla valorizzazione dellaltro in quanto altro. Allarte e alla polis ha dedicato la sua lezione Emanuele Severino, secondo il quale la festa arcaica costituisce la tradizione pi antica della tragedia, aristotelicamente indicata come lorigine comune delle singole arti. Durante la festa arcaica, vero e proprio atto sociale della polis, la vita quotidiana si blocca improvvisamente e il grido erompe, come un suono violento che accompagna ogni azione con cui luomo flette le cose, ne piega la flessibilit, incrinandola. Il tempo festivo diviene loccasione in cui la comunit, attraverso la pratica dellarte, prende coscienza della propria capacit di flettere. R.M. emerge quella di un conceptual framework, costruito su concetti di confine, che permetta un terreno comune di confronto a due discipline che se si sono poste come punti di vista mutualmente escludentesi, per lassunzione dellateismo metodologico da una parte e del pregiudizio ermeneutico dallaltra, hanno nella relazione conoscenza-credenza un punto cruciale di analisi. La differenza metodologica rappresenta invece per Privitera la linea di demarcazione delle due discipline: se la teologia non pu operare alcuna descrizione del futuro se non allinterno della dimensione escatologica, la sociologia, come descrizione del presente in riferimento al passato, pu anticipare il futuro come programmato dalluomo. Privitera ha inoltre sottolineato le responsabilit etiche della sociologia e della teologia di fronte al futuro delluomo e del mondo. Se una sociologia aperta al futuro deve trasferire il suo sguardo da una relazionalit sincronica ad una diacronica, con uno sguardo cio rivolto anche al futuro, non le compete per la programmazione, moralmente dimensionata, del futuro ecologico delluomo, come in parte sta avvenendo col fenomeno della bioetica. Il futuro dellumanit deve giocarsi sul piano dellimpegno etico. Sul tema delle prospettive future delle due discipline, Giuseppe Capraro ha sottolineato che se la teologia, da Karl Rahner in poi, ha conosciuto la svolta antropologica, tocca ora alla sociologia incamminarsi verso la svolta che la porti al di l dellateismo e dellagnosticismo metodologico, per poter analizzare, in termini scientifici, la relazione con il trascendente, intesa come esperienza religiosa attribuibile a fattori antropologici, primo fra tutti il limite esistenziale delluomo, che rinvia alla sua dimensione spirituale sottoforma di una nostalgia del trascendente. Se il futuro delle scienze commensurabile al presente, ha osservato Severino Dianich, quello della fede risulta incommensurabile, segnato dallirruzione nella storia dalla grandezza disomogenea del Regno di Dio. La fede si presenta come pi sicura e nello stesso tempo pi reticente rispetto al futuro, subendo il condizionamento della memoria, che racchiude gi in s il futuro. Sulla questione della complessit del passaggio al futuro, Italo De Sandre ha rilevato che preferibile interrogarsi sulla chiarificabilit del futuro piuttosto che sulla sua prevedibilit, resa estremamente complessa dalla presenza di nuove soggettivit sociali. Il futuro deve essere inteso come metonimia del tempo, che considera il presente come strategia simbolica e strumentale di azione, dove il tempo funge come vincolo e il senso del tempo come risorsa culturale e psicologica. Il passaggio al futuro esige per De Sandre la valorizzazione del pensiero complesso di Edgar Morin: la connessione dialogica di ordine e disordine, la ricorsivit organizzativa, il principio oleogrammatico. M.C.

Il futuro, la sociologia e la teologia


Anticipato da una lunga preparazione e da un workshop di studio, si tenuto a Trento nei giorni 11 e 12 maggio 1994, un Convegno interdisciplinare sul tema: SOCIOLOGIA E TEOLOGIA DI FRONTE AL FUTURO, promosso dallIstituto di Scienze Religiose e dallIstituto Trentino di Cultura. Ponendo a confronto alcuni tra i pi autorevoli sociologi e teologi italiani ed europei riguardo allanalisi della societ di fine secolo, i la vori del convegno si sono sviluppati secondo tre interrogativi di fondo: quale futurologia possibile nella societ postmoderna? Qual il futuro della religione? Come va interpretata lipotesi del post-cristianesimo?

Il dibattuto workshop di preparazione al convegno ha confermato che il problema cruciale del confronto tra teologi e sociologi di ordine epistemologico e metodologico. Il confronto sulla fondazione teoretica della sociologia e della teologia stato il tema dapertura del convegno, esposto negli interventi di Pierpaolo Donati e Salvatore Privitera. Partendo dal punto di vista sociologico, Donati ha esaminato i rapporti tra le due discipline in base al modello offerto da Niklas Luhmann di una sociologia che si propone di sostituire la teologia e che nella sua versione pi radicale la relega a puro fenomeno sociale; lo stesso modello, ma capovolto, presente nel socialismo cristiano di Saint-Simon. Da questo confronto emerge una terza figura, che Donati chiama di reciproco distacco. La proposta che ne
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CALENDARIO
E stato dedicato alla Storia filosofica del concetto di sensus il VII convegno del Lessico Intellettuale Europeo, che si tenuto dal 6 all 8 gennaio 1995 presso lUniversit La Sapienza di Roma, organizzato in collaborazione con l Istituto Italiano di Studi Filosofici e la Fondazione Ibm Italia. Interventi di E. Jeauneau: Sensus dans lexgse biblique du Haut Moyen Age; G. Spinosa: Tra platonismo e aristotelismo: semantica greca del sensus medievale; R. Busa: Vocis sensus, -us apud S. Thomam Aquinatem documentis; J. Pepin: Augustin et Origne sur les sensus interiores; E. Ciliberto: Senso e intelletto nei Dialoghi Italiani di Giordano Bruno; A. Robinet: Sens/ sensation dans loeuvre de Malebranche; G. Costa: Sensus/ sensatio in Vico; N. Hinske: Kants neue Theorie der Sinnlichkeit. q Informazioni: Universit La Sapienza di Roma, Prof. Tullio Gregori, tel. 06 49917216.

CALENDARIO

Pensare gli eventi: congetture su passato e futuro; venerd 12 maggio, L. Canfora: Storia, racconto, archivio. q Informazioni: Biblioteca Comunale di Cattolica, tel. 0541 967802

a cura di Luisa Santonocito


23: M. Cingoli, Marx: tra arsenico , vecchi occhiali e altri utili arnesi; marted 30: L. Sichirollo, Erich Weil: la tradizione della filosofia politica; marted 6 giugno: C. Sini, Spinoza e larte della tolleranza. q Informazioni: Centro Culturale La Casa Zoiosa, corso di Porta Nuova, 34, 20121 Milano. Tel. 6551813; fax 6551448
Philosophie et dmocratie dans le monde stato il tema delle due

Organizzato dal Centro Studi Iniziative Culturali di Siracusa, dal Collegio Siciliano di Filosofia Sociale e dallIstituto Gramsci del Veneto, si tenuto il 20 gennaio 1995 a Siracusa un convegno di studi filosofici su:
Nietzsche e Heidegger tra metafisica e nichilismo. Alla organizza-

giornate internazionali di studio organizzate dallUnesco il 15 e il 16 febbraio 1995 su: Linsegnamento, la Ricerca e lEducazione filosofica allinterno del processo democratico. q Informazioni: Maison de LUnesco, Salle IV 125, Avenue de Suffren, Paris 7, fax: 33 1 45676791.

Sei prospettive, neurofisiologica, psicologica, sociologica, antropologica, metafisica ed etico-teologica, hanno caratterizzato il IV Convegno di Studio su Le Dimensioni della Libert che si tenuto il 23 e il 24 febbraio 1995 presso l Aula Magna delAteneo Romano della Santa Croce. Per la prospettiva metafisica intervenuto E. Forment su: Essere, persona e libert; per quella etico-teologica R. Ral Tremblay: La verit, condizione di realizzazione della libert delluomo; J. Cervos: Libert umana e neurofisiologia; A. Malo: La libert nellatto umano. q Informazioni: Rev. prof. Javier Villanueva, Ateneo Romano della Santa Croce, piazza di SantApollinare 49, 00186 Roma, tel. 06 68803752, fax 6897021.

Due conferenze sulla modernit

zione dellincontro, a cui hanno partecipato tra gli altri U. Curi, V. Vitiello, F. Volpi R. Esposito, R. Bodei, hanno collaborato lIstituto di Scienze Filosofiche dellUniversit di Catania e lIstituto di Filosofia A.Attisani dellUniversit di Messina.

sono state organizzate dall Istituto Banfi di Reggio Emilia nei giorni 4 e 18 febbraio 1995. Interventi di G. Vattimo: L esperienza estetica tra modernit e postmodernit e T. Maldonado: Critica alla critica della modernit. q Informazioni: Segreteria dellIstituto, via Pasteur 11, tel: 0522 55 4360.

In occasione della edizione italiana degli scritti di B. Lonergan pubblicati da Citt Nuova, sabato 28 gennaio 1995, presso la sede del Centro Culturale San Fedele di Milano, stato organizzato un incontro su: Bernard
Lonergan S.I. Un gesuita filosofo (1904 - 1984). Vi hanno partecipato

N. Spaccapelo, G. B. Sala, F. E. Crowe e il cardinale C. M. Martini. q Informazioni: Centro Culturale San Fedele, via Hoepli, 3/b, Milano, tel. 02 86352.231.

Cinque giornate con Xavier Tilliette (Institut Catholique di Parigi) riflettendo su Bibbia e Filosofia sono state promosse dal 6 al 10 febbraio 1995 dallIstituto Italiano per gli Studi Filosofici e dal Dipartimento di Filosofia dellUniversit di Genova. q Informazioni: Dipartimento di Filosofia, via Balbi 4, 16126 Genova. Tel. 010 2099772.

Nel quadro del progetto pluriennale Culture della Tecnica , l Istituto Banfi di Reggio Emilia ha promosso tra marzo e maggio 1995 un ciclo di seminari su Le tecniche e le sue immagini. Il 20 marzo P. Rossi intervenuto su Il Progresso, le macchine e le filosofie; il 21 marzo M. Nacci ha parlato di Ritratti e caricature, immagini della tecnica e C. Galli di: Le idee, tecnica e modernit. Marted 11 e mercoled 12 aprile sono intervenuti V. Marchis: Lingegnere, tecnologie per luomo e J.Mokyr: Le storie, tecnologia ed economia. Questo il programma dei prossimi incontri: 8 maggio, D. Noble: Fantasie tecnologiche: 9 maggio, M. Palazzi: Lavoro femminile e tecnologia; P. Manacorda: Tecnologia e vita quotidiana. q Informazioni: Istituto Banfi, via Pasteur 11, Reggio Emilia. Tel/fax: 0522 554360.

Sul tema Filosofia e Scienza, Homo Hominis Homo? Conflitto e comprensione tra uomini in questa aiuola che ci fa tanto feroci, il Centro Culturale La Casa Zoiosa di Milano ha organizzato nel mese di gennaio 1995 quattro lezioni con G. Galli, Uomini e donne; don A. Chieregatti, Religione e cultura in dialogo; G. Martinotti, Una citt di stranieri?; F. Moiso, Montesquieu o della moderazione. Questo il programma degli incontri di maggio: gioved 4: E. Berti, Attualit della filosofia pratica di Aristotele; mercoled 9: F. Moiso: Diderot e l Enciclopedia; marted 16: A. Burgio, Rousseau tra democrazia delle regole e democrazia sostanziale; marted

Il Dipartimento di Filosofia dellUniversit degli Studi di Milano, lIstituto Italiano per gli Studi Filosofici, il Goethe Institut di Milano, la Societ Filosofica Italiana e l I.S.U. dellUniversit degli Studi di Milano hanno organizzato il 14 e il 15 febbraio 1995 un colloquio internazionale su: Friedrich Hlderlin filosofo. Incursioni di un poeta nella terra incognita della filosofia. Al convegno,

svoltosi presso lAula Crociera Alta dellUniversit degli Studi di Milano e che ha visto interventi di R. Bodei, M. Franz, D. Henrich, F. Moiso, M. Ruggenini, A. Thomasberger, R. Ruschi, era abbinata la mostra Holderlin a Jena, realizzata dalla Holderlin-Gesellschaft di Tubinga. q Informazioni: Dipartimento di Filosofia dellUniversit degli Studi di Milano, via Festa del Perdono 7, tel. 02 58352720.

Per il ciclo di incontri Le narrazioni, riflessioni sulla storia, organizzato da marzo a maggio 1995 dal Centro Culturale Polivalente di Cattolica in collaborazione con lIstituto Italiano per gli Studi Filosofici sul tema Che cosa fanno oggi i filosofi?, sono intervenuti: venerd 10 marzo, E. Severino: Che significa Storia dellOccidente?; venerd 17 marzo, U. Galimberti: Le figure del tempo; venerd 24 marzo, G. Celli: Il racconto degli animali; venerd 31 marzo, F. Cardini: Modulo narrativo e modulo problematico. Il caso del processo ai Templari; venerd 7 aprile, M. Viroli: Storia delle nazioni o storia delle repubbliche?; venerd 14 aprile, G. B. Bozzo: Il racconto divino; venerd 21 aprile, G. Dossena: Storie di giochi e storie di letteratura; venerd 5 maggio, R. Bodei:

Nove incontri con docenti e ricercatori per approfondire la conoscenza del pensiero democratico liberale sul tema Le fonti della liberaldemocrazia, sono stati organizzati dall Istituto G. Pascoli di Milano con il patrocinio della sezione lombarda della Societ Filosofica Italiana. Le date degli incontri: mercoled 8 febbraio, L. Rizzi: Liberalismo e democrazia in De Tocqueville; 15 febbraio, V. Lora: Libert e individualit in John Stuart Mill; 15 marzo, T. Arenare: Libert, mercato, istituzioni; 22 marzo, V. Lora: Libert, uguaglianza ed impegno politico in Kelsen; 29 marzo, S.Creperio: Libert ed equit in Rawls; 26 aprile, L. Rizzi: Le due vite dellunit politica italiana; 3 maggio, S.Creperio: La tradizione liberaldemocratica in Italia. Mercoled 10 maggio prevista, presso la sede dellUniversit degli Studi di Milano alle 17.30, una tavola rotonda sul tema: Le prospettive di una teoria e di una pratica democratico-liberale in Italia. q I nf or maz ion i: I s titut o G . Pascoli, via Poerio 14, Milano. Tel. 02 29.51.83.247.

Si articolato in due sessioni il seminario di studio su Modelli per la


teoria e la storia delle culture: Norbert Elias e Michel Foucault,

organizzato da febbraio a marzo 1995 dalla Fondazione Collegio San Carlo di Modena. La prima, dedicata al tema Epoche del processo di civilizzazione. Economia pulsionale, figurazione sociale e storia in Norbert Elias, ha visto interventi, mercoled 8 e mercoled 22 febbraio, di C. Ossola: Norbert Elias: cerimonie tra rito e secolarizzazione e A. Roversi: Processi di de-civilizzazione. Linee di ricerca nell opera di Norbert Elias. Nella seconda sessione, Dallepi-

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CALENDARIO
steme alle tecniche del s. Michel Foucault su ragione e potere sono invece intervenuti: venerd 17 marzo, M. Vegetti: Larte di vivere: Foucault e gli antichi; mercoled 29 marzo P. Pasquino: La teoria politica della guerra e della pace, Michel Foucault e la storia del pensiero politico moderno; A. Honneth: Potere e critica. Foucault e Adorno. Su Tecnica e Cultura, come le tecnologie fanno mondo la Fondazione ha inoltre organizzato un ciclo di lezioni con P. Bozzi: La Tecnica modifica la percezione? Sullarte di inventare esperimenti; P. Odifreddi: Visioni letterarie e miraggi tecnologici; M. Perniola: Sentire naturale e sentire artificiale; venerd 5 maggio, D. Noble: La questione tecnologica e le differenze di classe, religione, genere; venerd 19 maggio, M. Aug: E possibile unantropologia del mondo contemporaneo?. q Informazioni: Segreteria della Fondazione Collegio San Carlo, via San Carlo 5, Modena, tel. 059 222315. Sul tema What we do not know, si tenuto a Salle dal 14 al 17 marzo 1995 il forum filosofico annuale dell Unesco. Sono intervenuti: B. Williams: Can philosophy help in understanding ignorance?; P. Ricoeur: How and when do I learn that I do not know?; M. Safouan: How can we say what we do not know?; C. Romano: Should journalists generalize?; L. Floridi: Internet: which future for organized knowledge, Frankestein or Pygmalion?. q Informazioni: Unesco Philosophy Forum , Maison de lUnesco, Salle XI 7, Place de Fontenoy, Paris 75007. Tel: 33 1 45676791. Nel ricco programma di seminari organizzati dal College International de Philosophie dell Universit di Parigi , per la sezione di filosofia segnaliamo le conferenze di A. Badiou: L antiphilosophie contemporaine (III); J. Lacan; P. Statius: De linstitution des enfants; philosophies et pratiques. Elements pour une histoire de lducation au 16me s.; J. Vaysse: Heidegger et le problme de la mtaphisique. Si sono inoltre tenute due giornate di studio su Hannah Arendt, dal titolo: Hannah Arendt: Elucidation philosophique de la condition politique . q Informazioni: Segreteria del College International de Philosophie, Carr des sciences 1, rue Descartes 75005, Paris. Tel: 44 41 46 85/44 41 46 80. Sciacca, Universit degli Studi di Genova, via Bensa 2/6 C, 16124 Genova, tel. 010 20 99 514.

Il mistero del male e la libert possibile: lettura del De Civitate Dei di Agostino il tema del VII

Seminario di Studio organizzato dal Centro di Studi Agostiniani di Perugia in collaborazione con lIstituto di Filosofia dellUniversit di Perugia, il 5 e 6 aprile nel capoluogo umbro presso la facolt di Lettere e Filosofia. Relazioni di R. Dodaro, I. Sciuto, G. Dotto, A. Campodonico, M. Bettetini, L. Tuninetti, A. Ghisalberti. q Informazioni: Istituto di Filosofia, via Aquilone 8, 06123 Perugia, tel. 075 58 54 715

Les nouvelles datation patriarcales et la question des couches rdactionnelles, Lacordaire et LAvenir, 1830-1832", Parcours eckhartien: spculation et mystique : questi i titoli

A Firenze, l11 e il 12 marzo 1995, si tenuto il 2nd annual meeting: Current issues in the Philosophy of Science , promosso

dalla Stanford University in Florence, il Centro Fiorentino di Storia e Filosofia della Scienza e la Provincia di Firenze. Sono intervenuti P. Suppes: The nature and measurement of freedom; M.C. Galavotti: Commentary to Suppes talk; J. Butterfield: Worlds, minds and quanta; Y. Guttmann: The pragmatist approach to statistical mechanics. E stata inoltre tenuta una tavola rotonda di presentazione dei testi Sulletica di kant di S. Landucci e Kant and Contemporary Epistemology di P. Parrini, alla quale hanno partecipato S. Nannini. M. Pera, S. Veca e V. Verra. Occasione per un approfondimento del rapporto tra scienza e strumenti nel Settecento e per alcune considerazioni filosofiche ed epistemiologiche sullo sperimentalismo e la misurazione nella scienza, stato invece il convegno su: La
Mal-aria dei Filosofi. Filosofia, ecologia e strumenti scientifici nella cultura illuminista,

dei tre seminari promossi nel mese di marzo 1995 dal Centre d Etudes du Saulchoir e lEcole Biblique et Archologique Francaise al Couvent Saint-Jacques 20, rue des Tanneries di Parigi. q Informazioni: Centre d Etudes du Saulchoir, Parigi. Tel. (1) 44 08 71 97, fax (1) 43 31 07 56.

Nel cinquantesimo anniversario della morte di Dietrich Bonhoeffer, il Dipartimento di Scienze Filologiche e Storiche dellUniversit degli Studi di Trento ha organizzato un convegno su: Dietrich Bonhoeffer. Dalla
debolezza di Dio alla responsabilit delluomo, a Trento dal 5 al 7

ll dipartimento di Filosofia Morale dellUniversit di St. Andrews ha organizzato, dal 23 al 26 marzo 1995, una conferenza su Ethics and Practical Reason. Tra i relatori: R. Audi, D. Brink, B. Hooker, T. Irwin, C. Korsgaard, O. ONeill, P. Railton, J. Raz, J. Skorupski, M. Smith, D. Velleman. q Informazioni: G. Cullity e J. Skorupsky, Department of Moral Philosophy, University of St. Andrews, St. Andrews, Fife KY16 9AL, U.K. Tel: 0334-62486/62487; fax 0334-62485; E-mail gmc st-andrews.ac.uk.

aprile 1995. Relazioni di B. Forte: Dietrich Bonhoeffer fra teologia della crisi e crisi della teologia; G. Moretto: Etica e Liberalitat. Bonhoeffer e il pensiero religioso liberale; U. Perone: Lessere nel tempo: la tensione fra ultimo e penultimo come contesto delletica; H. Pfeifer: Die Gesataltung der Wirklichkeit. Beitrage Dietrich Bonhoeffer zu einer Ethik des neuen Menschen; F. Donadio: Il problema della secolarizzazione in Paul York von Wartenburg e Dietrich Bonhoeffer. q Informazioni: Dipartimento di Scienze Filologiche e Storiche, via S. Croce, 65 - 38100 Trento. Tel. 0461/881753; fax 0461/881715.

La British Society for the History of Philosophy Foundation for Intellectual History ha organizzato dal 10 al 13 aprile 1995 al Newnham College di Cambridge una conferenza su:
16th & 17th Century Philosophy: Conversation with Aristotle. Sono

promosso dal Centro Fiorentino in collaborazione con il Centro Studi Lazzaro Spallanzani di Scandiano, il 7 aprile 1995 a Firenze. Relazioni di P. Rossi: Cose prima mai viste: la nuova scienza e gli strumenti; F. Capuano: Il rilevamento della qualit dellaria nelle aree urbane: le tecniche attuali; W. Bernardi: Strumenti scientifici e filosofie della vita: il microscopio di Lazzaro Spallanzani; F. Abbri: Scoperta e manipolazione delle arie nel Settecento. q Informazioni: Centro Fiorentino di Storia e Filosofia della Scienza, Villa Arrivabene, piazza Alberti 1/a, 50136 Firenze, tel. 055 677109, fax 667573.

intervenuti: L. Panizza e N. Streuver: Reading Aristotle in the Renaissance; L. Giard, U. Baldini, N. Jardine: Scientific Method; C. Lohr: Aristotle and Lull; P. Barker: Aristotle and Lipsius; S. Murr: Aristotle and Gassendi; I. Maclean: The Probability Debate; P. Lardet e A. Brett: Aristotles Politics; A. Gabbey e S. Hutton: Aristotle and the Cambridge Platonist; J. Rogers: Aristotle and Hobbes; M. Ayers: Aristotle and Locke; L. Brockliss e M. Feingold: Aristotle in the Universities. q Informazioni: Catherine Fuller, 22 Prideaux Road, London SW9 9LH.

Il Dipartimento degli Studi sulla Storia del Pensiero Europeo Michele Federico Sciacca dell Universit di Genova ha promosso a Roma, dal 5 all8 aprile 1995, un Congresso Internazionale su Michele Federico Sciacca e la filosofia oggi. Mercoled 5 aprile M. A. Raschini ha parlato di Ragione critica e pensare critico; A. Negri intervenuto su: Uomo, corpo e mondo nella filosofia della integralit e gioved 6 aprile P. Rostenne su: La mtaphysique du fini selon Sciacca; P. Mazzarella discuter invece La filosofia dellazione in Sciacca e P. P. Ottonello terr invece una conferenza su: Gentile Heidegger Sciacca. Venerd 7 e sabato 8 aprile sono previsti interventi di J. Trigeaud: Lide personnaliste de la justice; M. DAddo: La filosofia della cultura in Sciacca; M.L. Facco: Essere e atto nel pensiero di Sciacca; E. Moutspoulos: Sciacca e il platonismo; M. Manganelli: La scienza in Sciacca; V. Stella: Nozione ed esemplari dellestetismo in Sciacca. q Informazioni: Dipartimento degli Studi sulla Storia del Pensiero Europeo Michele Federico

Sar su Il concetto di tempo il XXXII Congresso Nazionale di Filosofia, promosso dalla Societ Filosofica Italiana che si terr a Caserta dal 28 Aprile al 1 Maggio 1995 nelle sale del Reggia Palace Hotel. Inaugureranno il convegno, venerd 28 aprile, G. Giannantoni con una relazione su: Il concetto di tempo in Platone e nei presofisti ed E. Berti: Il tempo in Aristotele. Sabato 29 sono previsti interventi di: M. Cristiani, Il concetto di tempo in Plotino e Agostino; P. Rossi, Il tempo in Newton e Leibniz; C. Sini, Husserl e Heidegger: tempo e fenomeologia. Domenica 30, P. Salvucci: Kant e la temporalit; A. Rigobello: Il tempo in Bergson e nello spiritualismo francese; G. Cacciatore: La dimensione del tempo nello storicismo. Concluderanno il congresso, luned 1 maggio, A. Masullo: Il tempo e letica; F. Remotti, Tra flusso e struttura: il senso dellirreversibilit del tempo in alcune culture africane; C. Bernardini: Il tempo nella fisica moderna. q Informazioni: Prof. Emidio Spinelli, Societ Filosofica Italiana, tel. 06 86320523.

Dal 6 aprile al 19 luglio 1995, presso lIstituto napoletano Suor Orsola di Benincasa , si terr un seminario di specializzazione su temi e problemi di filosofia sociale volto ad analizzare alcune delle tendenze pi rappresentative nellambito del pensiero contemporaneo. Il ciclo di incontri su La filosofia sociale oggi afferiranno al corso di filosofia morale tenuto dal prof. S. Maffettone. Tra gli interventi: gioved 20 aprile, G. Duso: Profili storico-concettuali del federalismo. La filosofia politica di Althusius; venerd 28 aprile P. Grossi: Pluralismo isituzionale e ordine giuridico nellesperienza medievale; venerd 19 maggio, G. Penzo: Politica e sovrapolitica in Jaspers; marted 30 maggio, C. Roehrssen: La concezione dello stato federale in Hans Kelsen; luned 19 giugno, A. Cavarero: Hannah Arendt: il federalismo delle repubbliche elementari; G.

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CALENDARIO
Marini: Lidea kantiana di una repubblica mondiale. Sono inoltre previsti interventi di A. Honneth e J. Raz. q Informazioni: Istituto Suor Orsola di Benincasa, via Suor Orsola 10, 80135 Napoli, tel. 081 400070-412641 L. Gallino, G. Giorello, A. Oliverio, T. Regge, P. Singer, V. Reynolds. q Informazioni: Prof. M. Talamp, Dipartimento di Sociologia, Universit di Torino, tel. 011/8182111. me della creatura. Lantropologia soprannaturale come ristorazione della persona; A. Russo: Rosmini: verso un nuovo modello ecclesiologico. Venerd 5 maggio: P. Renner: Fedelt e profezia nellecclesiologia di Rosmini. Gioved 4 maggio ci sar inoltre la presentazione, a cura di G. Beschin, del volume di Atti Antonio Rosmini, filosofo del cuore?. q Informazioni: Istituto di Scienze Religiose, via S. Croce 77, 38100 Trento, tel. 0461 981617. di G. Cotroneo: La confutazione de principi della dottrina politica fatta sopra il sistema di G. Bodino; J. Seifert: Versteht der Mensch sich selbst besser als die Natur? Einige Gedanken zu Giambattista Vicos Scienza Nuova; K. Flasch: Vico und die Metaphysik; D. Barbieri: Vico e Kant: due prospettive politiche a confronto; F. Barbieri: Lestetica del Vico e la Storia dellArte; G. Patella: Poesia e filosofia nel pensiero di Giambattista Vico. q Informazioni: Accademia di Studi Italo-tedeschi, Merano, tel. 0473 237737.

Due giornate di studio su Luigi Scaravelli, organizzate dal Diparti-

mento di Ermeneutica e Tecniche dellInterpretazione dellUniversit degli Studi di Torino e dallUniversit di Catania, si terranno a Torino presso la Fondazione Guzzo il 2 e il 3 maggio 1995. Tra i relatori che interverranno su: Lautonomia della scienza e della filosofia nella via italiana del neokantismo: Luigi Scaravelli V. Mathieu, F. Barone, S. Marcucci, M. Pinottini, S. Nosari. q Informazioni: Prof. Marzio Pinottini, Dipartimento di Ermeneutica, Universit degli Studi di Torino, tel. 011 8182111.

A Rovereto dal 4 al 6 maggio 1995 si tiene il V Convegno Internazionale di Studi Rosminiani, promosso dallIstituto Trentino di Cultura con il patrocinio del Comune di Rovereto su:
Credere Pensando. Domande della teologia contemporanea nellorizzonte del pensiero di Antonio Rosmini. Mercoled 3 maggio,

Una pedagogia nuova per la ricerca scientifica, questo il titolo del

Congresso Internazionale che si terr allAccademia delle Scienze di Torino il 4 e 5 maggio 1995. Interventi di

relazioni di: H. J. Verweyen: Punti cruciali della teologia contemporanea: per una mediazione filosofica dellunicit salvifica di Ges Cristo; K. Menke: Il contributo di Rosmini sulla questione circa la risposta della fede di fronte alla ragione; A. Staglian: Teologia, fede e ragione: lapporto di Antonio Rosmini allepistemologia teologica; G. Ferrarese: Lauditus fidei e la genesi della teologia rosminiana; F. Conigliaro: Rosmini, precursore della nouvelle thologie. Gioved 4 maggio: X. Tilliette: Il Cristo Sapienza incarnata nel pensiero di Antonio Rosmini; G. Colzani: Il compimento deifor-

Un colloquio su Carl Vogt (1817 1895) si terr allUniversit di Ginevra dal 4 al 6 maggio 1995. Tra i relatori: H. Best, C. Blanckaert, M. Buscaglia, J. Dreifuss, F. Dubosson, L. Fischer, I. Herrmann, T. Leoir, R. Mazzolini. q Informazioni: Department dhistorie generale de la medecine, Universit de Geneve. Tel. +41 22 7026329, fax +41 22 781 5193.

A Merano l8 e il 9 maggio 1995 si terr il XVII Simposio Internazionale di Studi Italo-tedeschi su Giambattista Vico (1688-1744) . Relazioni

Filosofi, architetti, storici dellarte, urbanisti a confronto sul futuro delle nostre citt, il 27 maggio 1995 a Potenza, Universit degli Studi della Basilicata, al convegno organizzato dall Istituto Gramsci del Veneto e dalla rivista Anfione Zeto su: La Forma della Citt Interventi di Umberto Curi, V. Vitiello, M. Petranzan, B. Secchi, R. Fuccella. q Informazioni: Prof. Giuseppe Biscaglia, Istituto Gramsci del Veneto, tel. 0971 441348.

(10-13 aprile 1995 Raymond Klibansky Universit di Oxford


The platonic tradition

Istituto Italiano per gli Studi Filosofici


Via Monte di Dio 14, Napoli. 18-22 aprile 1995 Giovanni Stelli Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
Il Fondamento perduto: alle origini delletica moderna

15-18 maggio 1995 Aldo Gargani Universit di Pisa


La filosofia americana contemporanea

A newly discovered Platonic text of Classical Antiquity - The foundation of the Platonic tradition - Peter Abailard and the School of Chartres From Albertus Magnus to Petrarch and Nicholas of Cues 10-14 aprile 1995 Enrique Dussel Universit di Citt del Messico
Rilettura di Marx (a partire da Hegel e Shelling)

Plutarco - Il Platone di Alcino - Il Platone di Diogene Laerzio 2-6 maggio 1995 Paul Ricoeur Universit di Parigi X-Nanterre
Memoire, Oubli, Historie

Le quattro redazioni de il Capitale (1857-1882) e linfluenza di Hegel Lessere come fondamento (Hegel) e la fonte creatrice (Shelling) nel pensiero di Marx - La struttura della Logica di Hegel e quella de il Capitale di Marx - Le metafore teologiche in Marx - Attualit della filosofia di Marx (replica a P. Ricoeur, K. -O.Apel e J. Habermas). 18-22 aprile 1995 Hermann Lubbe Universit di Zurigo
Gegenwartsschrumpfung zeitschranken des fortschritts

Lontologia teleologica classica e la sua dissoluzione nel pensiero moderno - Hume e lincommensurabilit di essere, vero e bene: la critica della morale tradizionale - Hume e il recupero della morale tradizionale: la natura come normalit fattuale e fattualit del normativo - Sade e la distruzione delletica: la verit del naturalismo - Tentativi di ricostruzione del nesso essere-valore nel pensiero moderno e contemporaneo. 24-28 aprile 1995 Jean -Luc Marion Ecole Normale Suprieure, Parigi
Questions dinterpretation et dhistorie conceptuelle des Meditationes de Prima Philosophia de Descartes

Rpetition et remmoration - Mmoire traumatique et mmoire thrapeutique - Fonctions negatives et positives de loubli - La dialectique de la mmoire et de lhistoire - De la mmoire individuelle la mmoire collective. 8-11 maggio 1995 Marc Fumaroli Collge de France, Parigi
Chateaubriand pote et penseur

La filosofia del linguaggio nella cultura americana contemporanea - Paradigmi, modi di fare il mondo, schemi di decidibilit razionale nellepistemologia americana - Il neo-pragmatismo americano e la storicizzazione del discorso filosofico - La scienza come solidariet nellopera di Richard Rorty. 22-25 maggio 1995 Carlo Augusto Viano Universit di Torino
La leggenda della filosofia

Una madre generosa - Il filosofo e il principe - Loggetto della filosofia Lutile e lonesto. 22-26 maggio 1995 Boghos Levon Zekiyan Universit di Venezia
La dialettica tra valore e contingenza

Ltat sauvage et ltat social: Chateaubriand et Rousseau - Posie, politique et religion: Chateaubriand et Fnelon - La prisca theologia dans le Gnie et les Martyrs - Chateaubriand entre Rome et Paris: les Mmoires. 8-12 maggio 1995 Pietro Rossi Universit di Torino
La teoria della Weltanschauung nella cultura tedesca pre-1933

Die Gegenwart der Vergangenheit. Zivilisationsdynamik und Historismus - Fortschritt und Terror. Rckblick auf das Zeitalter des Totalitarismus - Avantgarde und Postmoderne. Kunst unter Fortschrittsdruck Informationsdynamik. Erfahrungsverluste und erschpfte Kapazitten der Innovationsverarbeitung - Freie Zeit und knappe Zeit . Ueber Zeitumgangskultur.

Les arguments du doute de la Meditatio I - Les schmes du cogito dans la Meditatio II - Le statut et les prolongement du principe de causalit dans la Meditatio III - Linfinit de la volont, ses indcisions et son rle dapres la Meditatio IV - Les occurences et la fonction de la regula veritatis selon les Meditationes III - V. 2-5 maggio 1995 Margherita Isnardi Parente Universit di Roma La Sapienza
Momenti della Storia del Platonismo

Il Platone di Seneca - Il Platone di

La filosofia come Weltanschauung e come teoria della Weltanschauung (Dilthey) - Il rifiuto della Weltanschauungsphilosophie e la filosofia come scienza rigorosa (Husserl) La filosofia tra intuizione del mondo e critica tecnica dei valori (Weber) - La teoria della Weltanschauung tra filosofia e analisi psicologica (Jaspers) - La teoria della Weltanschauung e la sociologia del sapere.

La problematica del valore nel contesto culturale del XX secolo: il processo di relativizzazione neotico-assiologica - Le storie e lapriori storico. La questione dei modelli culturali La proposta umanistica: ipotesi, limiti, orizzonti - Alla ricerca di un principio di equilibrio dinamico e di armonia pluricontestuale. 29 maggio - 1 giugno 1995 Franco Chiereghin Universit di Padova
Le aporie dellagire e le condizioni di una vita buona

La dialettica della coscienza morale Gli elementi costitutivi dellagire - la vita buona.

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DIDATTICA

DIDATTICA

a cura di Riccardo Lazzari

La didattica come sapere applicato


Con il volume
FILOSOFIA E LETTERATURA. FUNZIONE DELLA METAFORA NEL PENSIERO DI ALCUNI POETI E PENSATORI DEL 600 (a cura

di G. Sidoni, Irrsae Lombardia, Edizione dellARCO, Milano 1994), ha preso avvio la pubblicazione dei risultati dei gruppi di ricerca che hanno fatto capo al Progetto ISPER su FILOSOFIA E NUOVI LINGUAGGI PER LA PROFESSIONALIT DOCENTE (cfr. Informazione Filosofia n. 5, dicembre 1991). Ideato da Gianna Sidoni, in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia dellUniversit degli Studi di Milano e lI.R.R.S.A.E. Lombardia, il Progetto ha coinvolto circa quaranta docenti di liceo e nove docenti universitari nellattivit di sette gruppi di ricerca, dedicati rispettivamente ai rapporti della filosofia con la letteratura, le scienze, le scienze delleducazione, larte, il cinema, la storia, la musica.

Ogni gruppo di ricerca stato coordinato da un responsabile della coerenza teoricodidattica del lavoro complessivo e un responsabile scientifico, docente di universit e specialista dei temi della ricerca in atto. In particolare il gruppo di ricerca sul tema Filosofia e letteratura, coordinato da Eros Barone , stato affiancata da Paolo DAlessandro, come responsabile scientifico, e da Giovanni Bottiroli come consulente scientifico per le questioni di linguistica. Il direttore scientifico dellintero progetto, Gianna Sidoni, ha coordinato lattivit dei sette gruppi, curando che fosse rispettata la metodologia storica quale criterio-prova per la selezione delle ermeneutiche testuali e quale proposta per una sensibilizzazione corretta e rigorosa alla contemporaneit. Il supervisore scientifico, Maria Assunta Del Torre, ha curato i rapporti con i responsabili scientifici e con gli organismi istituzionali e ha svolto un lavoro di verifica complessiva dellattivit dei gruppi, mentre il responsabile I.R.R.S.A.E., Silvio Restelli, ha curato, in particolare, laspetto organizzativo complessivo e ha tenuto i rapporti con le scuole medie superiori.

A conclusione dei lavori, gli sviluppi dellattivit di studio dei vari gruppi hanno consentito di individuare elementi per formulare nuove ipotesi tanto nel campo della didattica, quanto su un piano scientifico. In particolare il rapporto tra didattica e ricerca scientifica ha aperto le porte della ricerca universitaria verso la contemporaneit, i suoi problemi e i bisogni di una societ fortemente scossa da profonde ragioni di mutamento. Il confronto con i livelli astratti del rigore scientifico ha evidenziato invece, nella didattica, un insieme di competenze per tradurre e mediare le acquisizioni della ricerca pura in risposte culturali adeguate ai bisogni storico-sociali. Poich la ricerca scientifica per lo pi delegata allUniversit e la didattica ad operatori delle scuole medie superiori, ne consegue che molti mali sono derivati alla cultura e alla societ italiane dalla separazione tra Universit e scuole secondarie. Gli insegnanti di liceo tendono infatti, nei casi migliori, a sacrificare lo specialismo per aprire il dibattito culturale ad una sempre maggiore quantit di problemi concreti; per i docenti delluniversit interessi e competenze si dirigono invece verso ambiti pi precisi e specialistici. Gli insegnanti di liceo sono tenuti a rispettare i limiti epistemici del sapere che trasmettono, ma anche a selezionare e mediare i contenuti e le modalit di trasmissione in funzione di bisogni formativi, legati alla dinamica delle esigenze sociali e alle prospettive di trasformazione della realt storica. Per linsegnante di liceo il confronto con la contemporaneit elemento fondamentale della propria professionalit; aspetto integrante del proprio ruolo. Il docente universitario pi attento invece alla preparazione culturale dei giovani, alle strutture epistemiche dei saperi che trasmette, alle metodologie della ricerca, alle proposte critiche, alla poiesi teorica. Nella ricerca pura, le istanze storiche e le relazioni con la contemporaneit sono presenti allinterno di concettualizzazioni e questioni, che difficilmente sono riconoscibili o riconducibili immediatamente a piani di ordine sociale o storico-materiale. Se, dunque, nella ricerca accademica prevale lasse dello sviluppo interno dei
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saperi, nella prassi dellinsegnamento secondario prevale il problema del senso per laltro delle teorie. Cos, se la libert di pensiero pressoch assoluta sul piano della ricerca, nel caso dellinsegnamento nelle scuole superiori e nei licei la libert si esprime per lo pi nellesercizio di operazioni selettive dei mezzi, degli obiettivi, delle metodologie e dei valori. Con queste strategie di selezione linsegnante di liceo mette in pratica una libert che responsabilit e misura e pu farsi tramite per luniversit di questioni inerenti alla dialettica tra societ e cultura. Unaltro male, a cui si cercato di ovviare nel Progetto ISPER, la separazione tra pedagogisti, psicologi e sociologi da un lato, a cui si devono precise competenze nelle problematiche psico-pedagogiche giovanili inerenti alla formazione della personalit, e gli insegnanti delle scuole superiori, dallaltro, competenti nei saperi delle discipline curricollari. Nel Progetto ISPER, la presenza istituzionale dellI.R.R.S.A.E. ha consentito che le tematiche pedagogiche si inserissero adeguatamente nellincipit stesso della ricerca; lintero progetto stato ideato secondo un iter che saldasse modelli formativi e conoscenze culturali e che semplificasse al massimo le procedure burocratico-organizzative. La tesi fondamentale del progetto, per quanto attiene a questa questione, stata che linsegnante in nessun momento della sua attivit si sostituisca al pedagogista o allo psicologo, ma che le linee pedagogiche essenziali di un modello formativo vengano tradotte in criteri di selezione di percorsi culturali, metodologie, tematiche, materiali didattici, libri di studio e di testo. Le sette quipes ISPER si sono formate attraverso una selezione di docenti aspiranti e sulla base dei seguenti criteri: disponibilit di tempo da dedicare alla ricerca, capacit di lavoro autonomo, possesso di adeguati titoli scientifici. I docenti selezionati hanno poi liberamente scelto i settori di ricerca e di studio secondo i loro interessi e competenze, dando vita a gruppi di lavoro, che col progredire della ricerca si sono andati sempre pi riconoscendo in quipes . Lo stile di lavoro delle quipes ha altres valorizzato le finalit comuni

DIDATTICA
della ricerca, la positivit delle differenze culturali e degli approcci ai problemi come condizioni per la ricchezza e la vivacit degli approfondimenti scientifici e dello scambio di idee. La ricerca ha richiesto un impegno particolare da parte dei partecipanti, che hanno scambiato risorse e competenze culturali. Tra pluralismo di idee e libert teoretica e critica i limiti si sono andati configurando per tutti attraverso lattivazione della metodologia storica. Pensare entro i limiti della storicit vuol dire scegliere criteri di controllo, di confronto e documenti, accreditando adeguatamente le ermeneutiche testuali e le ipotesi teoriche che nel corso dellattivit venivano proposte. Sulla base di una storicit coerente con il pluralismo delle ipotesi e delle soluzioni, il Progetto ISPER ha evitato che la creativit come proposta fosse considerata capacit gi acquisita, o che essa potesse confondersi con la spontaneit (anche se geniale), realizzando invece un modello di lavoro diretto ad approfondire le analisi ed estendere le conoscenze, a comparare teorie. Grazie alle metodologie scelte, il livello della ricerca si mantenuto su livelli elevati. Con il titolo: Filosofia e letteratura. Funzione della metafora nel pensiero di alcuni poeti e pensatori del 600, apparso recentemente il volume collettivo che raccoglie i saggi prodotti a conclusione della ricerca del gruppo Filosofia e Letteratura, formato da Eros Barone , Roberto Diodato, Gianfranco Gavianu, Roberto Mosconi, Giovanna Romanelli. I percorsi di ricerca di questo gruppo si sono incentrati sulla metafora quale luogo di incontro e di scarto tra i due saperi, la filosofia e la letteratura. Utilizzando la metafora quale chiave di lettura dei testi, la struttura della ricerca ha voluto evitare tutte quelle forme a-logiche, intuitive, spontanee, attraverso le quali i due saperi vengono spesso collegati. La metafora, quale figura logico-retorica e portatrice dellimmaginario, ha svolto egregiamente il suo compito di intermediario per uneducazione alla ragione critica, quella che sa spiegare i processi, istituire le regole necessarie, evitando tanto il dogmatismo quanto gli sterili esercizi logici fine a se stessi. I percorsi proposti nei vari saggi che compongono il volume costituiscono altrettanti itinerari per attivare la creativit negli insegnanti e nei giovani e non soltanto e studi di approfondimento storico-critico. I percorsi, inoltre, possono essere utilizzati sia a partire da studi letterari che filosofici, sia in un contesto di collaborazione tra le due discipline che separatamente. G.S. Con lobiettivo di proporre alle scuole della Regione Lombardia gli strumenti di lavoro elaborati dai gruppi di ricerca del Progetto ISPER per una didattica multidiscilpinare, promosso dallI.R.R.S.A.E. Lombardia in collaborazione con lUniversit degli Studi di Milano, si tiene a Milano dal 20 al 21 aprile 1995, presso la sede dellI.R.R.S.A.E. Lombardia, un convegno dal titolo: Filosofia: nuovi linguaggi per la professionalit docente , dedicato al rapporto tra filosofia, arti e scienze in una societ complessa. Questo il calendario dei lavori: gioved 20 aprile, ore 9.00: M. A. Del Torre, Il rapporto tra Universit e scuola secondaria superiore; G. Sidoni, Leducazione alla creativit: lintroduzione alla filosofia negli Istituti Tecnici; Silvio Restelli, Linnovazione scolastica e la formazione in servizio degli insegnanti di scuola media superiore; L. Corradini, Il docente di filosofia di fronte al problema giovanile. Ore 11.00: G. Micheli, A. Monti, M. Sacchi (a cura di), Filosofia e matematica, presentazione del volume omonimo e proposta di itinerari didattici multidisciplinari. Ore 14.30: P. DAlessandro, E. Barone, G. Gavianu (a cura di), Filosofia e letteratura, presentazione del volume omonimo e proposta di itinerari didattici multidisciplinari. Venerd 21 aprile, ore 14.30-17.30: tavola rotonda sul tema: Ricerca e didattica, con la partecipazione di D. Bigalli (coordinatore) e dei responsabili scientifici dei sette gruppi di ricerca: Botturi, DAlessandro, Franzini, Gori, Melchiorre, Micheli, Pizzetti, Zecchi. siderato alcuni momenti di storia della logica e della matematica, giungendo fino agli anni della costituzione del Circolo di Vienna, quando ancora vivo era il dibattito sui fondamenti della matematica. Dopo aver ripercorso il doppio processo di matematizzazione della logica e di logicizzazione della matematica, con richiami a Fries, Boole, Frege, Peano, Peirce, Husserl, Casari ha sottolineato come il passaggio tra Ottocento e Novecento comport unapertura della prospettiva di applicazione degli strumenti logici oltre lambito matematico. Fu in particolare Carnap a sottolineare limportanza della logica nella trattazione filosofica, quale mezzo per fornire le forme dei concetti, mentre la ricerca di Hilbert, affluendo nella carnapiana sintassi logica del linguaggio, mostrava che la logica non pu prescindere da uno studio di carattere metalogico. Muovendo da una definizione non limitata alla cultura anglosassone, Pierre Jacob ha richiamato nellambito della filosofia analitica i contributi dei positivisti logici austro-tedeschi e, in epoca pi recente, quelli di studiosi provenienti da diverse aree geografiche. Della doppia nascita, a Jena e a Cambridge, della filosofia analitica, Jacob ha considerato aspetti relativi al secondo momento, quando Russell e Moore operavano in Inghilterra intorno al 1900. Jacob ha cos passato in rassegna tre fasi. Una prima, denominata atomismo platonico, si costitu sulla base di un pluralismo ontologico di atomi e di relazioni e su di una significativa distinzione tra essere ed esistere delle proposizioni, a cui si aggiunse la giustificazione del carattere sintetico delle leggi logiche. Alla seconda fase, quella dellatomismo logico, Russell approd attraverso labbandono del carattere sintetico delle leggi logiche in favore di quello analitico o tautologico delle stesse, dopo che la frequentazione di Wittgenstein lo aveva orientato verso uninterpretazione linguistica delle verit logiche e matematiche. La questione dei limiti del linguaggio sta al centro della terza fase, laddove per Russell lanalisi filosofica manteneva un valore costruttivo, mentre per Wittgenstein essa doveva mirare a sciogliere pseudoproblemi e confusioni, secondo un fondamentale compito terapeutico. Gereon Wolters ha richiamato lattenzione sul programma di cultura filosofica moderna che si espresse nellempirismo logico, la cui impresa si ricollegava al lavoro di scienziati-filosofi, tra cui Mach e Einstein, cos come, per gli aspetti pi specificatamente logico-filosofici, a Frege, Russell e Wittgenstein. Alla luce di unidea della filosofia come attivit destinata a chiarire il significato delle espressioni scientifiche, ha osservato Wolters, la critica di Einstein ai concetti di tempo, spazio e movimento si rivel un fondamentale riferimento per il lavoro filosofico generale della filosofia della scienza

Convegni
Si svolto a Brescia, nei giorni 4 e 5 novembre 1994, il XXVII Convegno Nazionale per laggiornamento degli insegnanti sul tema: FILOSOFIA ANALITICA E NEOPOSITIVISMO, organizzato dallA.R.I.F.S. (Associazione per Ricerca e Insegnamento di Filosofia e Storia) di Brescia, in collaborazione con lUniversit di Firenze.

Dopo lindirizzo di saluto di Giancarlo Conti, presidente dellA.R.I.F.S., il coordinatore del convegno, Paolo Parrini , ha spiegato le ragioni della scelta del tema. Oltre alla scarsa attenzione che la filosofia del Novecento desta ancora nelle scuole italiane, Parrini ha in primo luogo fatto rilevare la particolare carica oppositiva che filosofia analitica e neopositivismo hanno avuto in Europa e in Italia nei confronti di orientamenti speculativi sedimentati e di tradizioni accademiche consolidate. In secondo luogo Parrini ha richiamato il processo di ridefinizione dellimmagine culturale in corso nella filosofia analitica e nel neopositivismo: innanzitutto lempirismo logico non sidentifica con tutto il Circolo di Vienna; laccezione ampia del termine di filosofia analitica va a comprendere, come sua componente, il neopositivismo, che pure mantiene caratteri propri. Nel suo intervento, Ettore Casari ha con77

DIDATTICA
nellambito dellempirismo logico. Prima di Einstein, Ernst Mach aveva sviluppato una critica dello spazio assoluto newtoniano, inserendo tra concetti fisici che hanno legame con lesperienza e quelli che escludono in linea di principio ogni rapporto con lesperienza, una terza classe di concetti, a carattere metafisico, almeno temporaneo, capaci di contribuire al chiarimento dei fenomeni fisici. Sul rapporto tra teoria ed esperienza, ha sottolineato Wolters, Mach elabor lidea che il grado di scientificit di una teoria proporzionale alla sua diretta relazione con lesperienza. Da ultimo, Wolters ha indicato il carattere genuinamente storico della concezione machiana della scienza e della filosofia della scienza, a cui fa riscontro la transitoriet delle opinioni e la provvisoriet del sapere, elementi che non furono adeguatamente considerati dagli empiristi logici. Nel suo intervento, Armando De Palma ha assunto come dato di partenza la nonomogeneit delle posizioni dei membri del Circolo di Vienna sin dal 1929, anno ufficiale della sua nascita. Schlick era pervenuto a identificare il problema della verit del sistema scientifico mediante un raccordo tra fatti e giudizi: i giudizi sarebbero segni dei fatti. Lunivocit con cui un segno simbolico si raccorda a un solo oggetto, conduce alla verit, intesa come coordinazione univoca e, su tale base, alla conoscenza come coordinazione di giudizi. Le proposizioni connesse in modo diretto coi fatti, ovvero i giudizi percettivi, costituirebbero i giudizi fondamentali e la procedura di verificazione consisterebbe nella constatazione dellidentit di due giudizi mediante una derivazione logica: una previsione per il futuro, a cui seguirebbe appunto leffettiva constatazione. Se ora ammettiamo con Wittgenstein che capire una proposizione vuol dire sapere che cosa accade se vera, verificazione e determinazione del senso si equiparano, allo stesso modo di inverificabilit e insensatezza. In questo sviluppo teorico, ha osservato De Palma, Carnap intervenne nellelaborazione di un programma costruttivo, che muovesse dai dati empirici e facesse ricorso agli strumenti della logica simbolica fino a ottenere un linguaggio universale proprio dellunica scienza globale. Tra le prospettive di Schlick e Carnap per la realizzazione di una filosofia scientifica, si inser Neurath, che assegn un ruolo preminente al linguaggio fisicalistico, proponendo unidea di verit che, in luogo di una indubitabile e univoca relazione tra proposizione e fatto, affermava la concordanza tra una proposizione e il sistema scientifico di proposizioni acquisite in un determinato tempo. Il sistema delle leggi scientifiche, pi le proposizioni di osservazione, costituirebbero appunto in Neurath la scienza unificata. Da ultimo, ha notato De Palma, Popper supera il problema humeano sostenendo linesistenza dellinduzione e dunque lingiustificabilit delle leggi scientifiche e risolve il problema kantiano dei limiti della conoscenza scientifica ricorrendo al concetto di scienza come sistema di proposizioni solo falsificabili a partire dalle proposizioni basilari, a loro volta falsificabili. Pietro Rossi ha preso in esame lesperienza dellEnciclopedia internazionale della scienza unificata, progetto di collaborazione tra filosofi e scienziati avviato a Chicago nel 1938, in cui confluirono differenti percorsi intellettuali, rappresentati da diversi pensatori, tra cui anche Dewey e Morris. Il primo sottolineava la distinzione tra la scienza come atteggiamento e la scienza come corpo di nozioni, la cui unit era da intendersi nel senso di una cooperazione tra studiosi e di una riforma delleducazione per sottrarre la scienza al rischio dellisolamento. Il secondo puntava ad un metalinguaggio che avesse valore unificante rispetto ai linguaggi parziali delle singole scienze, orientandosi pertanto verso lelaborazione di una teoria dei segni, articolata in sintattica, semantica e pragmatica. Di Neurath Rossi ha rimarcato lopzione antisistematica nei confronti del sapere scientifico e lintento di realizzarne lunificazione sul piano del linguaggio. Una prospettiva forte di unit, ha osservato Rossi, fu quella riduzionistica di Carnap, la cui realizzazione era affidata al linguaggio cosale-fisico. Per Neurath e Carnap, si trattava di riproporre la chiarificazione del linguaggio come compito della filosofia. Neurath aveva dichiarato intrascendibile il piano del linguaggio, indicando le proposizioni, non i fatti, come dati ultimi. LEnciclopedia non port a compimento il proprio programma e gi col secondo volume venne delineandosi una liberalizzazione del neopositivismo e una ricerca dellunit della scienza sulla base dellunit del modello di spiegazione, integrando modelli di tipo deterministico con altri di tipo statistico-probabilistico. Nel suo intervento, Paolo Leonardi ha preso in considerazione la filosofia del linguaggio ordinario, sorta ad Oxford in epoca successiva al neopositivismo. Pur nella tendenza ad opporsi al linguaggio esatto e artificiale della scienza, tale filosofia non deriverebbe dal secondo Wittgenstein; in essa traspare piuttosto linfluenza di Moore e della sua filosofia del senso comune, ripresa dagli oxoniensi con il proposito di sostituire ad un criterio introspettivo (senso comune) un criterio intersoggettivo (linguaggio ordinario). Lattivit dei filosofi del linguaggio ordinario, ha sottolineato Leonardi, prende di mira le cattive argomentazioni filosofiche, ricorrendo a un metodo affine e in concorrenza con quello scientifico. Leonardi ha richiamato, tra i principali esponenti di tale filosofia, John L. Austin e H. Paul Grice. Secondo Austin il linguaggio ordinario non fenomenistico ed diffici78

le immaginarne una revisione fenomenistica coerente. Grice sostiene invece che ogni nostra percezione pu essere riportata, parlando degli oggetti percepiti o esplicitando gli aspetti soggettivi, pi fenomenici, del percepire. Punto di partenza dellintervento di Paolo Parrini stata la complessit della critica neoempiristica alla metafisica, che ha richiamato lattenzione sulla natura ambivalente del principio di verificazione come principio metodologico di carattere empiristico, che si traduce pure in principio semantico. Il nucleo essenziale della critica antimetafisica, ha osservato Parrini, costituito dalla negazione del kantiano principio sintetico a priori, dal momento che ci che si pu dire a priori non che una esplicitazione tautologica degli enunciati. Il problema di che cosa sia in generale la conoscenza, ha fatto notare Parrini, fu affrontato dagli empiristi logici come conoscenza di rapporti strutturali. Il conoscere, per gli empiristi logici, un processo di riconoscimento a struttura triadica, con un soggetto, degli oggetti e un apparato di concetti; in questo processo non si d conoscenza diretta, ma solo conoscenza per descrizione, anche se in termini diversi da quelli della descrizione eidetica husserliana. Tre sarebbero allora i tipi di metafisica: quella intuizionistica, che pretende per s un valore sintetico; quella tautologica, che non ci dice niente sul mondo; e quella induttiva, in linea di continuit con la scienza, a cui si offre come repertorio di modelli. Data come impraticabile la prospettiva metafisica, ha continuato Parrini, linterrogativo si sposta su ci che rimane della filosofia. Secondo Neurath, listanza antimetafisica equivale a unistanza antifilosofica; neanche lattivit di chiarificazione dei concetti sarebbe, per Neurath, attribuibile alla filosofia come suo compito specifico. Per Schlick, invece, la scienza ricerca della verit, mentre la filosofia appunto attivit chiarificatrice dei significati delle asserzioni. Infine, nella prospettiva costruttivistica di Carnap, la filosofia diventa analisi logica del linguaggio scientifico, a carattere esplicativo-eliminativo. Da ultimo, Mauro Sacchetto ha mostrato linadeguatezza dei manuali in rapporto alla compressione dellintreccio di problemi interni al neopositivismo, tenuto conto della ridotta dimensione con cui viene trattato il Circolo di Vienna. Unauspicabile rettifica storiografica in tal senso, ha osservato Sacchetto, comporterebbe una ridefinizione degli sviluppi del neopositivismo nel secondo dopoguerra e della sua relazione col falsificazionismo popperiano. I.V.

DIDATTICA
Interventi, proposte, ricerche
Con lapparizione del numero zero del suo Bollettino, il C.R.I.F (Centro di Ricerca per lInsegnamento Filosofico) tenta di affiancare al proprio progetto didattico uno strumento di divulgazione, di documentazione, di informazione e di scambio con tutti coloro che sono interessati alla filosofia per bambini. Alla vigilia del cinquantesimo anniversario dellUNESCO e dellAnno delle Nazioni Unite per la tolleranza, lorganismo dellONU per leducazione, le scienze e la cultura - che ha sempre prestato unattenzione particolare al ruolo dellinsegnamento della filosofia nello sviluppo degli individui e delle societ - ha deciso di avviare un nuovo progetto intitolato: FILOSOFIA E DEMOCRAZIA NEL MONDO , le cui linee di fondo sono descritte nel documento 144 EX/16 del Consiglio esecutivo dellUNESCO.

Il C.R.I.F. unassociazione sorta principalmente con lo scopo di approfondire la conoscenza del curriculum elaborato da Matthew Lipman e dai suoi collaboratori allUniversit di Monclair (New Jersey) e divenuto noto come filosofia per bambini. Lidea del bollettino confortata dalle esperienze e dal lavoro di numerosi altri centri che operano in questo ambito in paesi di tutto il mondo. Nella maggioranza dei casi, il bollettino, oltre a svolgere limportante compito di strumento di comunicazione allinterno di una determinata area linguistica, serve anche da ponte per lo scambio interculturale. Per questa sua natura, il bollettino intende nutrirsi dei contributi provenienti da insegnanti e alunni italiani e degli apporti di provenienza esterna, selezionati e tradotti a cura della redazione. Questo primo fascicolo del Bollettino rappresenta un tentativo di dare corpo al progetto del C.R.I.F. e costituisce anche un invito a suggerire correzioni e nuove idee. Oltre a un messaggio di M. Lipman, esso ospita una presentazione del curriculum della filosofia per bambini, un articolo di M. Sasseville su Il primo capitolo de Il prisma dei perch. Logicit e creativit del pensiero (cfr. M. Lipman, Il prisma dei perch, Armando, Roma 1992), una raccolta di materiale di documentazione elaborato nelle scuole medie e superiori, un organigramma dei centri di filosofia per bambini nel mondo, lannuncio che la VII Conferenza internazionale dellInternational Council for Philosophical Inquiry with Children sar tenuta a Melbourne, in Australia, dal 10 al 15 luglio 1995, e infine un articolo conclusivo di M. De Pasquale, dal titolo A proposito di insegnamento della filosofia. La quota annuale di associazione al C.R.I.F. di lire 20.000 ed comprensiva dellabbonamento al Bollettino. Comunicazioni e materiali per la pubblicazione devono essere mandati al seguente indirizzo: C.R.I.F., Via S. Francesco 46, 87022 Cetraro (CS), Italia (tel./fax: 098292084 - ccp n. 13469879). Su richiesta di gruppi di insegnanti o della scuola di appartenenza, il C.R.I.F. offre seminari di formazione specifica allutilizzazione del programma di filosofia per bambini.

Questo progetto della Divisione di Filosofia ed Etica dellUNESCO si basa su uninchiesta internazionale che concerne il posto della filosofia nella vita culturale di ciascun paese e si d, per primo obiettivo, quello di redigere un quadro il pi completo possibile dei rapporti fra linsegnamento della filosofia e i sistemi politici. I dati riuniti in questa inchiesta costituiranno il materiale per lanalisi della questione relativa ai mezzi attraverso cui la filosofia e il suo insegnamento possono aiutare a promuovere gli ideali universali della democrazia e della tolleranza. Il questionario dellinchiesta si articola in 82 punti, suddivisi nei seguenti capitoli: 1) situazione dinsieme dellinsegnamento filosofico; 2) posto dellinsegnamento filosofico nei diversi sistemi di studio; 3) programmi; 4) metodi di insegnamento; 5) strumenti di lavoro; 6) formazione degli insegnanti; 7) esami, diplomi concorsi; 8) insegnamento della filosofia nel quadro di altri discipline; 9) insegnamento della filosofia nella vita politica e culturale.
Sulla rivista LETTURE (anno 49, quaderno 511, novembre 1994) sono apparse alcuni utili riflessioni sui manuali di filosofia nella scuola a cura di Gianna Sidoni, di Dario Antiseri e di Giovanni Fornero. In SENSATE ESPE RIENZE (n. 24, ottobre 1994), Gianmaria Ottolini presenta unoriginale proposta di drammatizzazioni filosofiche sulle filosofie ellenistiche, nata da unesperienza effettivamente attuata nella scuola.

Nel suo articolo: Se la scuola presa con filosofia, Gianna Sidoni avanza una riflessione complessiva sulle funzioni che la filosofia svolge nella formazione generale di un giovane e avanza alcune precisazioni sui recenti Programmi Brocca, che prevedono lestensione dellinsegnamento filosofico anche agli istituti tecnici. Interessante soprattutto il tentativo di suddividere lattuale manualistica filosofica in tre tendenze: la prima finalizzata a soddisfare soprattutto le esigenze del docente che desidera trovare nel manuale tutti gli autori che
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le occasioni delliter didattico portano a considerare, oltre ovviamente alla trattazione dei classici; la seconda tendenza quella che presuppone che uno studio della filosofia nei licei, per potersi concretamente incentrare sulla lettura degli autori, necessita di manuali agili, sintetici; la terza tendenza quella dei manuali che intendono far parlare soprattutto i filosofi attraverso le loro opere. Dario Antiseri ricostruisce invece, con il suo articolo: La ragione aperta e i suoi problemi, le motivazioni che lo hanno guidato, insieme con Giovanni Reale, alla realizzazione del manuale Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi, ora ripubblicato in edizione ampliata e aggiornata (voll. 3, Editrice La Scuola, Brescia 1993). Dal canto suo, Giovanni Fornero, ne Lobiettivit educa. Lideologia violenta, offre analoghe motivazioni per il manuale legato al nome di Nicola Abbagnano e aggiornato da Fornero stesso fino allultima edizione del 92 (cfr. N. Abbagnano, G. Fornero, Filosofi e filosofie nella storia, voll. 3, Paravia, Torino 1992). Lontano dal potere. Competitivit, cooperazione, creativit e filosofie ellenistiche il titolo di un resoconto apparso su Sensate esperienze, in cui Gianmaria Ottolini narra lesperienza di un gruppo-classe dellITIS L. Cobianchi di Verbania, nata dal tentativo di superare una situazione di crisi, emersa da un questionario di autovalutazione dove si evidenziavano i sintomi di uno scarso coinvolgimento degli alunni alle attivit didattiche. Linsegnante ha proposto con successo alla classe di sperimentare una nuova modalit di studio della filosofia attraverso una lettura di gruppo e la produzione di brevi testi drammatizzabili. Tale progetto ha inoltre permesso di introdurre le classi del biennio allo studio della filosofia ed stato anche presentato al convegno di Reggio Emilia, dellaprile 1994, sulla creativit. Nella medesima rivista viene poi offerta una selezione delle drammatizzazioni filosofiche realizzate dalla classe IV, Indirizzo Scienze Umane e Sociali, a.s. 1993-94, dellITIS L. Cobianchi di Verbania (NO), dal titolo: Lontano dal potere. Filosofia e vita nellet ellenistica: scettici-epicurei-stoici. Chi fosse interessato a ricevere il testo completo delle drammatizzazioni pu richiederlo a: ITIS Lorenzo Cobianchi, indirizzo di Scienze Umane, Piazza Martiri di Trarego, 28044 Verbania Intra (NO). R.L.

STUDIO

STUDIO

Fenomenologia dello spirito


Lopera recente di Franco Chiereghin, LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO DI HEGEL . INTRODUZIONE ALLA LETTURA, (La Nuova Italia Scientifica, Roma 1994), offre una sintesi articolata di questo testo hegeliano, indicando non solo uno stimolante percorso di lettura, ma anche unefficace proposta di contestualizzazione del medesimo allinterno dellintera riflessione di Hegel.

Il dichiarato intento che guida questo studio di Franco Chiereghin, dedicato alla Fenomenologia dello spirito di Hegel, non tanto, o non solo, quello di offrirne un commento, n quello di individuarne la struttura interna a partire dallesame del connettersi delle varie figure del testo hegeliano, bens quello di enucleare il principio che sta alla base dellorganizzazione concettuale dei suoi contenuti. Come noto, uno dei problemi cruciali posti dalla Fenomenologia dello spirito rappresentato dalla sua collocazione nel sistema hegeliano, anche considerato con riguardo alla sua evoluzione. Questo obiettivo richiede, anzitutto, un chiarimento degli scopi teoretici che Hegel si era prefisso con questopera (il sapere assoluto) e la loro comparazione con i risultati effettivamente raggiunti, nonch con levoluzione teorica che lopera stessa sub nel corso della sua gestazione, protrattasi fino alla lavorazione in bozze. In questo processo, sottolinea Chiereghin, il principale elemento di continuit consiste nella convinzione hegeliana del carattere di scienza del sapere assoluto, nel suo configurarsi come una struttura concettuale dal procedere metodicamente autoconsapevole. Levoluzione si colloca, dunque, non in un mutamento radicale del progetto teoretico, bens in uno spostamento di accenti: dal carattere di esperienza della coscienza, proprio del sapere, a quello che lo riconduce al fenomenizzarsi e al pervenire a s dello spirito. La prima parte del testo di Chiereghin dedicata al metodo e allorganizzazione concettuale della Fenomenologia; qui viene anzitutto messo a fuoco il tema dellopera, lesame dellapparenza, ovvero delle modalit del manifestarsi del sapere. Allinterno di questo campo tematico, Chie-

reghin ribadisce il carattere decisivo della questione dellesperienza, nella sua connessione con quella relativa alla nozione hegeliana di scienza. A partire da qui, vengono ripercorse e analizzate, fra laltro, le problematiche relative alle nozioni di momento, figura e totalit fenomenologici, per come esse appaiono non solo nella Fenomenologia, ma anche nel problematico rapporto con la logica di Jena. La seconda e la terza parte dello studio di Chiereghin mettono a fuoco le tappe attraverso le quali litinerario hegeliano, partendo dal momento della coscienza, perviene alle due opposte totalit (quella della coscienza medesima e quella della religione), la cui riunificazione articola il contenuto del sapere assoluto. La linea interpretativa percorsa da Chiereghin prevede che, per ciascuno dei momenti fenomenologici, venga rintracciata una forma logica di giudizio che dia conto delle vicende dialettiche che in essa si svolgono. Questa prassi interpretativa rinvia allassunto secondo il quale la Fenomenologia costituisce non solo una propedeutica al posteriore sviluppo sistematico della riflessione hegeliana, ma anche (oltrech un presupposto storicoteoretico del medesimo) un abbozzo della struttura della futura scienza della logica. In particolare, il momento della religione, rileva Chiereghin, impone ai momenti precedenti una ristrutturazione logica, tanto che in ciascuno di essi possibile rintracciare la determinazione di essere, essenza e concetto, tripartizione che costituisce lo scheletro della logica hegeliana successiva (peraltro, a quella data, nientaffatto presente come tale agli occhi di Hegel). Daltra parte, nellinterpretazione di Chiereghin assume particolare rilievo il rapporto tra la Fenomenologia e i Topici aristotelici, concepiti come il modello del processo ascendente di una coscienza che, attraverso le proprie partizioni, guadagna la propria essenza. A partire da questa ipotesi, che intende dar conto del profondo intrecciarsi dellaspetto logico e di quello fenomenologico, nonch dei diversi piani di logicit presenti nella Fenomenologia, questultima appare come la difficoltosa paideia del soggetto che, attraverso la conoscenza del proprio limite e il sacrificio di s, perviene al sapere assoluto. F.C.
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Bergson e Fichte: due introduzioni


Con INTRODUZIONE A BERGSON (Laterza Roma Bari- 1994), di Adriano Pessina, e INTRODUZIONE A FICHTE (Laterza, Roma-Bari 1994), di Claudio Cesa, sono a disposizione dei lettori due ulteriori strumenti di studio nella ben nota collana I filosofi, che raccoglie da anni monografie dedicate a singoli autori, di cui vengono ricostruiti, attraverso unesposizione sistematica, il pensiero, la produzione letteraria, il contesto storicofilosofico della loro opera.

Lesordio filosofico di Henri Louis Bergson, padre dellevoluzionismo spiritualistico, avviene, nel 1889, con la pubblicazione del Saggio sui dati immediati della coscienza, in cui vengono delineati i caratteri essenziali della concezione bergsoniana della temporalit. La teoria di Bergson rappresent quasi una sorta di rivoluzione nel pensiero francese del primo Novecento, trovando il suo completamento ne Levoluzione creatrice (1907), lopera di maggior rilievo scritta da Bergson, nella quale il concetto di tempo subisce un radicale cambiamento, passando da temporalit oggettiva a temporalit soggettiva, pi precisamente ad una temporalit coscienziale che si manifesta nellintuizione. Questo mutamento di vedute coinvolge lintero sistema filosofico bergsoniano, in particolar modo il concetto di persona, che acquista rilievo in tema di libert, un aspetto largamente trattato da Adriano Pessina in questa sua introduzione al pensiero di Bergson. In questa concezione Bergson prende le distanze, da una parte, dai sistemi deterministici della natura, dallaltra dal determinismo psicologico, riproposto in quegli anni da John Stuart Mill. Ci che Bergson rivendica la coscienza come unit in divenire, eterna possibilit di scegliere e scegliersi, di esperire il proprio vissuto interiore quale atto libero e unico. La coscienza sconfina ora in percorsi che non hanno niente a che vedere con le regole di causa-effetto, che implicano

STUDIO

Henri Bergson e Johann Gottlieb Fichte

una ripetizione dellesperienza; piuttosto lintuizione, intesa come elaborazione creativa della realt, la responsabile di azioni che si rinnovano e si arricchiscono ogni volta in piena armonia con levoluzione del soggetto, anzi, ne costituiscono la pi autentica espressione. Il passaggio da una conoscenza matematica prevedibile ad una coscienza umana imprevedibile, che passato-presente-futuro, implica laffermarsi dello spirito e di una concezione spiritualistica che apporta nuovi strumenti per riflettere sulla scienza, larte e lesistenza nei suoi molteplici aspetti. D.M Nella sua introduzione Claudio Cesa affronta la filosofia fichtiana suddividendola in quattro tematiche, che costituiscono loggetto delle quattro sezioni del testo, che si conclude, come gli altri della stessa collana, con unampia bibliografia critica sullautore. Ripercorrendo il cammino seguito dallo stesso Fichte nelle opere principali, Cesa parte dalla genesi dei principi primi, passa poi a trattare la filosofia della libert, il problema del diritto e della morale, la teoria della verit e, in conclusione, il rapporto tra religione e politica. Punto iniziale di questa ricostruzione diventa cos il rapporto con Kant e le critiche rivoltegli da Fichte: la differenza tra la filosofia teoretica e quelle pratica, e lio inteso semplice-

mente come unit formale e appercettiva, impediscono a Kant, secondo Fichte, di giungere a quella sistematicit che possa fondare ogni sapere. Da qui lesigenza di costituire una soggettivit infinita che fornisca certezza e sistematicit. La seconda parte di questa introduzione si occupa, appunto, di tale soggettivit che, in quanto intuizione intellettuale, costituisce la forma e il contenuto della realt. Cesa non distingue in modo esplicito le tre ipostasi dellio, bens le deduce concettualmente e teoreticamente dallattivit dellio. Il soggetto assoluto, infatti, diventa auto-attivit e auto-intuizione assolutamente immediata che, necessariamente, si estrinseca nella produzione del non-io. A questo punto Cesa si occupa della ragione che spinge lio a produrre la natura e affronta il tema della libert. Differenziando la libert fichtiana, che si ritrova nei contenuti, da quella kantiana, esclusivamente formale, Cesa sottolinea il primato della moralit colta dinamicamente e mai staticamente. Se la morale costituita dai contenuti, a maggior ragione lo il diritto che rappresenta lapplicazione delleticit radicata nella legislazione, nella societ e nello stato. Ritroviamo qui la missione del dotto nella societ e lideale statale di Fichte, che si concretizza in un forte potere esecutivo, limitato solo dal potere di veto delleforato. La quarta parte affronta il problema del81

la verit nella teoria della rappresentazione e ribadisce la scelta fichtiana per la filosofia idealista rispetto a quella realista-dogmatica, costitutiva delluomo subordinato alle cose e incapace di giungere alla libert. Due conseguenze della scelta dellidealismo rappresentano loggetto dellultima parte dellesposizione di Cesa e cio la religione e la politica. Se le prime opere fichtiane individuavano la libert esclusivamente nella moralit e nel dovere, le ultime cercano una dimensione che trascenda letica stessa e che si ritrovi in un oggetto ulteriore: questa lepoca della religione che sembra essere, alla fine della filosofia fichtiana, il compimento e la conclusione del senso originario dellio. I Discorsi alla nazione tedesca, trattati da Cesa separatamente dallesposizione sullo stato, si rifanno invece alla libert vissuta dai tedeschi durante loccupazione napoleonica, incapace, secondo Fichte, di sradicare nel popolo germanico la spiritualit originaria e quindi la libert. A.S.

RASSEGNA DELLE RIVISTE

RASSEGNA DELLE RIVISTE

a cura di Silvia Cecchi


RIVISTA DI FILOSOFIA

Vol. LXXXV, n. 3, dicembre 1994 Il Mulino, Bologna La fine di unegemonia: il marxismo italiano negli anni Ottanta, di G. Badeschi: larticolo ricostruisce il dibattito che ha individuato e determinato la crisi della cultura marxista in Italia a partire dalla seconda met degli anni 70, dopo unegemonia incontrastata fin dagli anni 50. Roberto Ardig e linconscio fisiologico, di L. Lanzoni: la concezione di inconscio in Ardig nel rapporto tra fisico e psichico e linfluenza della psicologia fisiologica inglese. La realt del futuro e la relativit speciale, di M. Dorato. Linguaggio, pensiero, intenzionalit: la controversia sugli animali, di S. Gozzano: le ricerche sul possibile uso di un linguaggio da parte di un essere non umano. Ricordo di Uberto Scarpelli, di N. Bobbio. Nuove edizioni di testi leibniziani, di M. Mugnai. Alfred Wallace tra evoluzionismo e spiritualismo, di L. Gallo: recensione di G. Scarpelli, Il cranio di cristallo. Evoluzione della specie e spiritualismo (Bollati Boringhieri, Torino 1993). Ferdinand Fellmann e la filosofia della vita, di M. Mezzanzanica: recensione di F. Fellmann, Lebensphilosophie. Elemente einer Theorie der Selbsterfahrung (Filosofia della vita. Elementi di una teoria dellesperienza di s, Rowohlt, Reinbek bei Hamburg 1993)

Buchanan sostengono la tesi che solo lesistenza di regole pu garantire la sicurezza dei rapporti che consente ad ognuno di stare al tavolo del gioco senza entrare in conflitto con gli altri. Larticolo intende fornire uninterpretazione di questo scritto, individuandone elementi fondativi, risultati raggiunti, problemi aperti. Alla ricerca di Alter. Proposta di un percorso attraverso le scienze delluomo, di F. Sarcinelli: un approccio interpretativo allAltro come dimensione epistemologica costitutiva delle scienze delluomo. Dato e interpretazione, di L. Ponticelli: larticolo illustra la tesi secondo cui linterpretazione si costituisce attraverso i dati della conoscenza immediata entro cui siamo immersi. Pensare il moderno: Natura e Storia nellantico pensiero cinese. La lezione di Xunzi, di F. Avanzini.

Gassendi et le texte de Diogne Larce, di K. A. Algra: la riabilitazione della filosofia epicurea operata da Gassendi in Animadversiones in decimum librum Diogenis Larti. La dialettica platonica, di G. Giannantoni: recensione di P. Stemmer, Platons Dialektik: Die frhen und mittleren Dialoge (La dialettica di Platone: i primi dialoghi e quelli intermedi, W. de Gruyter, Berlin New York 1992).

AQUINAS

Anno XXXVII, n.2, maggio-agosto 1994 Facolt di Filosofia Pontificia Universit Lateranense Kant, la razza e la storia, di P. Pellecchia: alla luce delle moderne migrazioni dal Sud verso il Nord, vale la pena rileggere le riflessioni di Kant nei saggi: Delle diverse razze degli uomini (1775) e Determinazione del concetto di razza (1785). Le questioni inedite Siena, biblioteca comunale deglIntronati, L XI 24". Contributo alla storia della posterit di Giovanni Capreolo, di P. Conforti: sul XV secolo nella storia della Scolastica; periodo poco conosciuto a causa della preponderanza degli interessi per lUmanesimo da parte della storiografia. In realt in questo periodo i testi aristotelici o tomisti vengono letti e commentati secondo schemi letterari e didattici tradizionali. Fenomenologia y metafisica, di A. Lobato: larticolo si occupa della filosofia cristiana di Edith Stein come tentativo di superamento della distanza che sembra separare Husserl e San Tommaso. Edith Stein fenomenologa, di A. M. Pezzella: allinterno della complessit delle prospettive culturali presenti nella Stein, larticolo privilegia il ruolo della fenomenologia e pi in particolare del metodo della fenomenologia come la via pi adatta per valutare la produzione della sua filosofia.

ELENCHOS

Anno XV, n. 1/1994 Bibliopolis, Napoli La storia impossibile nel Politico di Platone, di M. Tulli: il mito dei cicli del cosmo nel dialogo platonico come tentativo di andare al di l del racconto di fantasia per compiere una ricerca sulla storia. Aspectos de la crtica de Plotino a las categorias de Aristtele, di M. I. Santa Cruz. Aspetti della critica di Jan Lakasiewicz al principio aristotelico di non contraddizione, di A. Schiaparelli: risale al 1910 larticolo Sul principio di non contraddizione in Aristotele, in cui il filosofo polacco Lakasiewicz, servendosi dei risultati della moderna logica simbolica ( lanno della pubblicazione dei Principia Mathematica ), mostra come questo principio non possa essere considerato come assolutamente primo e innegabile, ma sia bisognoso di altri principi per essere formulato e provato.
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FENOMENOLOGIA E SOCIET

Anno XVI, n. 3, 1993 Rosenberg & Sellier, Torino Le regole e il contratto, di A. Villani: in La ragione delle regole (1985) Brennan e

RASSEGNA DELLE RIVISTE


Filosofia cristiana, fenomenologia e metafisica secondo E. Stein, di B. Mondin: alcune considerazioni sulla concezione della filosofia cristiana e sulla metafisica fenomenologica che emergono dalla lettura dellantologia degli scritti di E. Stein, La ricerca della verit: dalla fenomenologia alla filosofia cristiana (a cura di A. Ales Bello, Citt Nuova, Roma 1993) La filosofia cristiana secondo Edith Stein, di X. Tilliette. Edith Stein-fenomenologia e/o metafisica, di A. Molinaro: il problema della capacit fondativa della fenomenologia in rapporto alla metafisica secondo E. Stein. La fenomenologia, uno sguardo sulla verit, di C. Bettinelli: la lettura della fenomenologia husserliana da parte di E. Stein. Una ricerca sullo Stato di Edith Stein, di F. DAgostino: recensione di E. Stein, Una ricerca sullo Stato (Citt Nuova, Roma 1993). Il fantasma di Turing e lincancellabilit del soggetto, di P. Turpia: considerazioni sulla relazione di G. Blandino, Lantropologia in indirizzo agostiniano (11-13 gennaio 1993, Colloquio Internazionale sullantropologia, Pontificia Universit Lateranense). The vocation to be a philosopher, di P. Andrews. M. Heidegger (e U. Eco) contro la definizione delluomo come animale razionale, di L. Chitarin: contro Husserl, Heidegger tenta di riformulare unantropologia unitaria a partire dallanalitica esistenziale, che sfocia, per, in una serie di aporie. Lattacco alla concezione delluomo come animale razionale stato poi di recente riproposto sul piano logico-categoriale da Eco. zioni: quella monista, di ispirazione neopositivistica, secondo cui il sapere sociologico deve mirare alla scoperta di leggi generali, incrementando le capacit predittive; quella neo-dualista, ispirata a Wittgenstein, che rifiuta il modello delle scienze naturali e vede lo scopo delle scienze sociali nella chiarificazione del significato che unazione pu assumere per chi vi coinvolto; quella di Rorty e Foucault, che mette in luce linadeguatezza metodologica della bipartizione tra scienze della natura e scienze delluomo. Ho il gusto del segreto (Cinquantanni di vita intellettuale cosciente), intervista di M. Ferraris a J. Derrida. La modernizzazione contro il progresso, di V. Camps: la prospettiva di un progressismo umanista. Progresso, progressista, di S. Lukes: larticolo delinea la storia semantica del concetto di progresso per poi analizzare quale significato esso abbia nellattuale congiuntura storica. De progressu rerum cogitata et visa, di P. Rossi: considerazioni sul progresso e sulla tecnica. Artificio (e natura), di S. Givone: lartificio come medio nel passaggio tra lavoro ed arte. Mito e secolarizzazione nella cultura tardo-moderna, di C. Formenti. La natura costruibile: rinaturizzazione, riruralizzazione, riurbanizzazione, di R. Wiggershaus. Incanto, tecnica e rischio nel mondo moderno. Karl Marx e la seconda creazione, di R. Grundmann: la questione ecologica alla luce della critica globale del capitalismo e della critica radicale di ragione e scienza, che trova espressione nel fondamentalismo ecologico. Proust e Lukcs su Flaubert. Sulla dissoluzione della forma-romanzo, di F. Fortini. Situazione, di F. Jarauta: considerazioni sulla nostra epoca. Concezioni delleguaglianza e pregiudizio sessuale nelle teorie liberali della giustizia, di F. Miucci: le teorie liberali della giustizia, in relazione al concetto di imparzialit, sembrano imporre unastrazione dai caratteri personali, sociali e culturali dellesperienza individuale che genera discriminazione.
AUT AUT

n. 262-263, luglio-ottobre 1994 La Nuova Italia, Firenze Dramma dellappartenenza e paradosso del proprio, di P. A. Rovatti: la questione dellappartenenza alla luce di una nuova idea di verit. Appartenere a questo presente?, di G. Comolli. Lorigine condivisa, di R. Prezzo. La piega e il pensiero. Sullontologia di Merleau-Ponty, di P. Gambazzi: il tema dellessere e del pensiero nellultimo Merleau-Ponty. Ethos e lex. Paganesimo e cristianesimo in Croce e Gentile, di V. Vitiello: la filosofia morale di Croce e Gentile alla luce del conflitto, presente in entrambi, tra etica pagana e legge cristiana. Gentile e la riforma del trascendentalismo kantiano, di M. Ferraris: il tema della riforma gentiliana del trascendentalismo kantiano, da intendersi come riforma vera e propria o come controriforma, e i rapporti con la riflessione di Heidegger. Nietzsche, Freud e Marx, di M. Foucault. Fare verit. Una forma del pensiero biblico, di M. C. Laurenzi; Teologia nella crisi. Figure contigue non comunicanti, di G. Bonola; Scrittura biblica e scrittura filosofica, di P. C. Bori: questi tre interventi trattano il tema del rapporto tra pensiero filosofico e il pensiero proveniente dalla verit biblica. Se il pensiero del nostro secolo sembra aver scisso il rapporto tra piano veritativo, proprio della Bibbia, e piano filosofico, riducendo la Sacra Scrittura a mera origine della cultura occidentale, lermeneutica contemporanea ripropone la questione se la scrittura biblica sia da archiviare o rappresenti piuttosto ancora un problema per la nostra cultura. Gli interventi spaziano da un confronto con la teologia di Barth alle riflessioni su Rosenzweig e Heidegger. I sentieri di Bateson, di R. De Biasi: recensione di G. Bateson, A sacred unity. Further steps to an ecology of mind (Ununit sacra. Ulteriori passi verso unecologia della mente, Harper Collins, New York 1991). La mente incarnata, di G. Leghissa: recensione di F. J. Varela, E. Thompson, E. Rosch, La via di mezzo della conoscenza (Feltrinelli, Milano 1991). Sulla destinazione, di S. Petrosino: la figura della destinazione attraverso la tematizzazione operata da Derrida. La morte, la parola, lo spettro. Nota su Jacques Derrida, di F. Cassinari.

IRIDE

Anno VII, n 12, agosto 1992 Il Mulino, Bologna Morale ermeneutica; listanza morale dellambito estetico, di H. R. Jauss: larticolo spiega, da un punto di vista storico ed ermeneutico, perch dal recente dibattito sul rapporto tra etica ed estetica emerga una semplificazione, se non una liquidazione, del problema morale connesso allambito estetico. Scienza unificata, neo-dualismo e genealogia delle scienze sociali, di D. Sparti: una delle problematiche aperte dellepistemologia delle scienze sociali il rapporto tra questultime e le scienze naturali; in questambito possibile individuare tre posi-

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RASSEGNA DELLE RIVISTE


CON-TRATTO

Anno III, n. 1-2, ottobre 1994 Il Poligrafo, Padova Una parte della rivista dedicata al tema: Metafisica della comunit: il bonum commune in San Tommaso dAquino e nella scuola tomista, a cura di V. Possenti. Laltra parte dedicata al tema: Carl Schmitt: simbolo tra teologia e politica, a cura di C. Bonvecchio. Lobbligo per legge, il governo e il bene comune: considerazioni metafisiche in Tommaso dAquino, di S. L. Brock: la nozione di obbligo in Tommaso. Lidea di bene comune nella filosofia politica di J. Maritain, di R. Gatti. Le insidie al bene comune nel De Regno di S. Tommaso dAquino, di L. Perotto: loperetta scritta da Tommaso per il sovrano di Cipro nel 1266. La questione del bene comune, di V. Possenti: le linee principali della teoria del bene comune e la sua presenza nel pensiero contemporaneo. La metafisica del bene comune e letica della solidariet, di R. Spiazzi: il cardine filosofico e teologico della dottrina sociale della Chiesa basato sul concetto tomista di Sommo Bene. Il Bonum Commune nella Summa Theologiae . Brani antologici, a cura di E. Morandi. La teoria politica del mito, di C. Schmitt. Imperium e imperator in Carl Schmitt: spunti di teologia politica, di C. Bonvecchio: le ragioni che spiegano la reticenza di Schmitt sul tema dellimperialit. La nudit simbolica. Uninterpretazione della schmittiana ex captivitate salus, di T. Tonchia. Primato e rappresentazione: una riflessione su cattolicesimo romano e forma politica, di G. Parotto: la Chiesa cattolica come modello politico paradigmatico in Schmitt. Il romanticismo politico e lo stato fondamentale del filosofare. Heidegger e Carl Schmitt a confronto, di R. Panattoni: il ripensamento fondamentale della modernit in questi due autori.

della filosofia latino-americana della liberazione, di K. O. Apel. Letica della liberazione di fronte alletica del discorso, di E. Dussel. G. H. Mead e lintenzione di una psicologia scientifica, di R. M. Calcaterra: le analisi di Mead sulla coscienza soggettiva. Comunicazione, mass media e critica della ideologia: la filosofia del linguaggio di Ferruccio Rossi-Landi, di S. Petrilli: le ricerche di un filosofo (1921-1985) che ha aperto nuovi orizzonti nella filosofia del linguaggio e nella semiotica. Ungaretti traduttore di se stesso, di C. Testa.

Filosofa como arte y experiecia de la vida, di D. Innerarity. Tre teorie sulle emozioni: cognitiva, fenomenologica e comportamentistica (II), di A. Malo.

REVUE PHILOSOPHIQUE DE LA FRANCE ET DE LETRANGER

n. 2, aprile-giugno 1994 PUF, Parigi Tema della rivista: Pensare? Scrivere? Est-il vrai que la science ne pense pas?, di A. Boutot: una riflessione sulla celebre affermazione di Heidegger del 1950: la scienza non pensa. Lcriture, di A. Juranville: unanalisi filosofica della scrittura attraverso il contributo della psicanalisi. La clef de Job. Pascal: la libert/le mal, di D. Leduc-Fayette. Actualit de Rosmini, di M. Adam. La notion de samskara, di F. Chenet: recensione di L. Kapani, La notion de Samskara dans lInde brahmanique et buddhique (La nozione di samskara nellIndia brahmanica e buddista, Institut de civilisation indienne, Parigi 1992), in cui viene analizzata una nozione che rimanda anche a temi fondamentali della filosofia occidentale la natura delle cose, la struttura del reale, la condizione umana nella sua dimensione ontologica.

ACTA PHILOSOPHICA

Vol. III, n. 2, 1994 Armando Editore, Roma Dieu dans la philosophie de Descartes, di N. Grimaldi: lidea di Dio un concetto centrale di tutta la filosofia cartesiana e per certi aspetti ne costituisce il fondamento. La ricerca di Dio, secondo Cartesio, non comunque un movimento dimostrativo che faccia a meno del principio primo della sua filosofia, il cogito. Larticolo esamina le prove cartesiane per la dimostrazione dellesistenza di Dio e come questultimo problema sia basilare per il principio stesso dellevidenza. Dieu en la filosofa de Malebranche, di J. L. F. Rodrguez: secondo Malebranche la nostra conoscenza di Dio immediata e ci ci obbliga a rivedere sia le prove a priori che a posteriori, essendo tutte e due discorsive. Ma immediatezza non vuol dire che la nostra conoscenza della Natura Divina sia perfetta. La potenza Divina e tutti gli attributi di Dio non possono essere compresi perfettamente. J. G. Fichte: laffermazione dellAssoluto, di D. Gamarra. Dio nella modernit: Husserl, di A. Rigobello: lidea di Dio nel contesto dellattivit costitutiva dellio fenomenologico; la garanzia intersoggettiva e la garanzia divina; listanza di infinito nel compito teleologico della ragione. Dio e la questione dellessere in Heidegger, di L. Omera Oate: larticolo analizza i temi che si sviluppano nella heideggeriana questione di Dio: lassenza di Dio nel nostro tempo; il motivo per cui Dio sparito; la modalit di pensiero che pu cercare il Dio nascosto; lesito del sentiero heideggeriano. Sobre el origen del ser y la nada, di R. Echauri.
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REVUE INTERNATIONALE DE PHILOSOPHIE

n. 3, agosto 1994 Universa, Wetteren Tema della rivista: Le passioni. De la passionalit, di A. Kremer-Marietti: recensione di M. Meyer, La philosophie et les passions. Esquisse dune histoire de la nature humaine (La filosofia e le passioni. Schizzo di una storia della natura umana, Le livre de Poche, Parigi 1991). Le timbre de laffect et les tonalits affectives, di H. Parret: la trattazione kantiana della passione nelle tre Critiche e gli orientamenti della fenomenologia husserliana e posthusserliana. Action et passion, di M. Wetzel: la coppia azione-passione e la comune sorgente nellemozione.

SEGNI E COMPRENSIONE

Anno VIII, n. 23, settembre-dicembre 1994 Capone Editore, Lecce Letica del discorso di fronte alla sfida

RASSEGNA DELLE RIVISTE


Descartes et Spinoza: de ladmiration au dsir, di B. Timmermans: la concezione cartesiana, che considera lammirazione come la prima di tutte le passioni, e lidea di Spinoza, secondo il quale il desiderio la prima ed essenziale passione, indicano una diversa concezione delluomo. Modalisation et modulations passionnelles, di J. Fontanille: la teoria semiotica delle passioni, che ha mutato la concezione di modalizzazione. Le problme des passions chez Saint Thomas d Aquin, di M. Meyer.
DAIMON INTERNATIONAL PHILOSOPHICAL QUARTERLY

n. 7, 1993 Universit di Murcia, Murcia Tema della rivista: Lilluminismo. Qu es las Ilustracion?, di M. Foucault: un inedito. La justicia en Kant, di R. Brandt: la giustizia allinterno delletica kantiana non analizzata come una virt specifica, anche se letica esposta nelle tre Critiche dipende in realt proprio da una giustizia distributiva di Dio e la stessa istituzione giuridica dello Stato descritta come giustizia pubblica. Kant: Ilustrcin jurdica versus razn de Estado, di J. Villacaas. Gleichzeitigkeit des Ungleichzeitigen: zur Frhen Lessingrezeption bei Friedrich Schlegel, di R. Mnster: la recezione di Lessing da parte di Schlegel come tentativo di risoluzione della crisi della modernit. El concepto de Bildung en el primer romanticismo alemn, di D. Snchez Meca: lattualit della cultura del Romanticismo coincide con lesigenza di un assoluto inerente alla condizione umana al di l della trascendenza ontologica; il concetto di Bildung in questa prospettiva si inscrive perci allinterno di una dialettica finito-infinito. De Sade o la subversin de/en la Ilustracin, di G. Mayos. La dialctica hegeliana de la Ilustracin, di C. Aranda Torres: la funzione della nozione speculativa di Illuminismo nella dialettica della Fenomenologia dello Spirito, come episodio della soggettivit astratta dello spirito. La Ilustracin y el problema del pasado. La reflexin de Nietzsche en torno a la memoria y el olvido, di R. Avila Crespo: larticolo intende collocare la figura di Nietzsche allinterno della cornice dellIlluminismo alla luce di due chiavi di lettura: il significato della figura di Zharatustra e lattitudine del filosofo al passato ed alla memoria. Nuestro ms actual pasado. Foucault y la Ilustracin, di F. Vazquez Garca. Habermas y el universalismo moral, di A. Prior Olmos: relazioni tra letica del discorso di Habermas e luniversalismo morale, soprattutto nella sua forma kantiana. De la crisis de la racionalitad a la racionalidad de la crisis. Una nota sobre G. Vico, di J. M. Sevilla: categorie vichiane per la comprensione della modernit.

Vol. XXXIV, n. 2, giugno 1994 Fordham University, New York The neoscholastic analysis of freedom, di J. M. McDermott: la concezione della libert umana proposta dalla neoscolastica. Human nature and moral understanding in Xunzi, di P. J. Ivanhoe: la diversit tra la concezione morale del filosofo cinese Xunzi (310 - 219 a. C), basata sul concetto di cattiveria delluomo, e quella di Mencius (391 - 308 a.C), secondo cui la natura delluomo buona. Unity and university: the neo-humanist perspective in the age of post-modernism, di G. K. Beker. Knowledge, skepticism and the diallelus, di D. Jacquette. Moral philosophy as a hermeneutics of moral experience, di P. J. M. Van Tongeren: partendo dal presupposto che letica unermeneutica dellesperienza morale, larticolo vuole chiarire cosa sia il soggetto delletica ed in quale modo esso proceda. The body comes all the way up, di R.P. Doede: lanalisi della posizione del corpo nello sviluppo della mente umana secondo Michael Polanyi. Spinoza and the problem of suicide, di S. Barbone e L. Rice.

ARCHIVES DE PHILOSOPHIE

Vol. 57, n. 3, luglio-settembre 1994 Beauchesne, Paris Tema della rivista: Spinoza, Epicuro, Gassendi. picure et Spinoza: la physique, di P. F. Moreau: lo statuto, il contenuto e luso della fisica nei due pensatori. picurisme et spinozisme: lthique, di L. Bove: epicureismo e spinozismo sono accomunati dalla lotta contro un avversario strutturalmente comune: la concezione dualistica e teleologica della morale, delluomo e del mondo e le conseguenze pratiche di questa concezione del mondo. Spinoza, lecteur des Objections de Gassendi Descartes: la mtaphysique, di B. Rousset. picurisme et saducisme dans la communaut spharade dAmsterdam pendant la premire moiti du XVII sicle, di G. Albiac: il pensiero di Uriel da Costa, marrano dorigine spagnola, che mette in discussione la concezione tradizionale dellimmortalit dellanima. Style picurien, style spinoziste, di A. Suhamy. Gassendi contre Sponoza selon Bayle: ricochets de la critique de lme du monde, di J. C. Darmon: lanalisi della nota A dellarticolo Spinoza del Dizionario storicocritico di Bayle, importante per la storia dellinterpretazione dello spinozismo, perch in esso si trova un riferimento ad una dottrina poco conosciuta di Gassendi, quella dellanima del mondo. Spinoza athe & picurien, di J. Lagre: larticolo intende delineare lorigine della formula ateo ed epicureo, usata per definire in maniera dispregiativa la concezione religiosa di Spinoza. John Toland et lpicuisme, di P. Lurbe.

JOURNAL OF THE HISTORY OF PHILOSOPHY

Vol. XXXII, n. 2, aprile 1994 University of St. Louis, St. Louis Aristotles natural slaves: incomplete praxeis and incomplete human beings, di E. Garver: la questione aristotelica della naturalit della schiavit a partire dal concetto di necessit della schiavit e dellesistenza di uomini naturalmente schiavi. Locke on the intellectual basis of sin, di V. Chappell: le obiezioni di Molyneux alla posizione di Locke nella prima edizione del Saggio. Intellect and illumination in Malebranche, di N. Jolley. Humes Dissertation on the passions, di J. Immerwahr: la Dissertazione del 1757 una delle opere pi ignorate di Hume, ma fornisce interessanti spunti per la comprensione dellestetica e della teoria dellorigine della religione.

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RASSEGNA DELLE RIVISTE


Hegel contra Hegel in his Philosophy of Right: the contradictions of international politics, di A. Peperzak. Reinterpreting Ryle: a nonbehavioristic analysis, di S. M. Park: sulle diverse interpretazione di Ryle come behaviorista ontologico e logico con unanalisi non behaviorista della teoria del linguaggio di Ryle.
IL CANNOCCHIALE (n. 1/2, gennaio-

JOURNAL OF THE HISTORY OF IDEAS

Vol. 55, n. 3, luglio 1994 Hopkins University Press, Baltimore The making of a social ethic in latemedieval England: from gratitudo to kyndenesse, di A. Galloway. Adams noble children: an early modern theorists concept of human nobility, di A. Arriaza: il concetto di nobilt in Moreno de Vargas, filosofo del XVII secolo. Jonathan Richardson, Thomas Gray and the genealogy of art, di D. Mannings: analisi della Teoria della pittura, pubblicata da Richardson nel 1715, dove viene compilato un interessante elenco dei maggiori pittori di tutti i tempi. Palingnsie philosophique to palingnsie sociale: from a scientific ideology to a historical ideology, di A. McCalla: larticolo esamina una particolare ideologia scientifica, la teoria della palingenesi nel filosofo svizzero C. Bonnet (1720-1793), in rapporto alla teoria della palingenesi sociale di P. S. Ballanche (1776-1847). The bishop-eaters: the publicity campaign for Darwin and On the origin of species, di E. Caudill. Durkheim on occupational corporations: an exegesis and interpretation, di M. J. Hawkins: la celebre dottrina di Durkheim nel corso del suo sviluppo. Lighthouse bodies: the neutral monism of Virginia Woolf and Bertrand Russell, di J. A. Wood. Ortega and ecological philosophy, di W. Kim Rogers: il ruolo, nella storia della filosofia, di Ortega Y Gasset come iniziatore di un nuovo approccio ecologico, che ha costituito la base del moderno approccio al problema ecologico.

agosto 1994, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli) affronta il tema: Sulla tradizione, e contiene una serie di saggi inediti, in cui viene affrontato il problema dellintraducibilit, sostenuto da chi intende difendere la pluralit delle culture, e della necessit del tradurre, sostenuto da chi consapevole dellintrinseca dinamicit delle culture. Se la traduzione oggi un elemento portante della nostra civilt, si pone il problema del valore extralinguistico e non semplicemente comunicativo della traduzione, cio il problema delle condizioni di possibilit della traduzione. Il fascicolo suddiviso in quattro sezioni: La tradizione, possibile tradurre?, Che cosa significa tradurre?, Il lavoro del traduttore.
INTERSEZIONI (Anno XVI, n. 2, agosto

Maritain (Editions Universitaires e Editions Saint Paul, Friburgo, Parigi 19861993), si mette in evidenza limportanza dellappello alla ragione proposto dal filosofo per risolvere la crisi della contemporaneit.
HERMENEUTICA 1994 (Morcelliana,

Brescia) presenta un intervento di M. Bozzetti, Le prove dellesistenza di Dio come paradigma del sistema hegeliano. Segnaliamo inoltre: Il Dio della metafisica secondo Heidegger, di A. Pieretti, e Dire Dio in prospettiva atea. Sartre e la fenomenologia della preghiera, di S. Miccoli.
RI V I STA D I PSI CO LO GI A (Anno

1994, Il Mulino, Bologna) presenta un articolo di G. Scarpelli dal titolo: Bergson e la techne. Le origini della precisione, in cui si delinea il legame tra lelaborazione teoretica di Bergson e la tradizione filosofica greca, relativa, in particolare, allintroduzione della matematica e della tecnica come strumenti attraverso cui i greci hanno trasformato il mondo visibile naturale in un mondo manipolabile e scomponibile. Appare inoltre: Esistenzialismo e neurobiologia: complementariet, di C. U. M., Smith in cui si delinea come lanalisi esistenzialistica dellesperienza umana concordi e sia complementare a quella fornita dalle neuroscienze.
PRATICA FILOSOFICA 3 (CUEM, Mila-

LXXVIIII, n. 1/3, gennaio-dicembre 1994, Il Poligrafo, Padova) presenta i riassunti delle comunicazioni al XIII Congresso della Divisione di Ricerca di Base in Psicologia (Padova, 29-30 settembre 1994)
FILOSOFIA E TEOLOGIA (Anno VIII, n.

no) presenta un numero monografico sul tema: Tra Benjamin e Kafka, a cura di G. Scaramuzza. Il fascicolo raccoglie i saggi relativi ad interventi ad un seminario sulla lettura di Kafka da parte di Benjamin, tenuti nellanno accademico 1993/94. Scopo di questi interventi stato non solo fornire una serie di contributi per la discussione degli scritti di Benjamin su Kafka, ma anche ricostruire il dibattito fiorito attorno ad essi.
RO SMI N IA N A (Anno LXXXVIII, n. 3, luglio-settembre 1994, Centro Internazionale Studi Rosminiani) presenta un intervento di M. L. Facco: Metafisica, logica e matematica, alcune prospettiva a confronto: Leibniz, Boole, Rosmini. Segnaliamo inoltre: Lesposizione dei testi pneumatologici neotestamentari nellAntropologia soprannaturale di Rosmini, di G. Ferraro. RI V I STA FILOSOFIA OGGI (Anno XVII. n. 67,

2, maggio-agosto 1994, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli) presenta un numero monografico dal titolo: Ebraismo e modernit. Tra gli altri segnaliamo larticolo di A. Klein, Cabbala ebraica. Pia philosophia e modernit, in cui, pur rilevando come il carattere teosofico-speculativo della Cabbala ebraica sia antitetico al carattere empirico-pragmatico della modernit, si sottolinea come la sua presenza nella tradizione culturale occidentale abbia indirettamente contribuito a consolidare alcune importanti conquiste della modernit, quali la critica al principio di autorit, la tolleranza, il pluralismo.
AESTHETICA (n. 41, agosto 1994, Cen-

tro Internazionale Studi di Estetica, Palermo) presenta un numero monografico dal titolo: Strategie macro-retoriche: la formattazione dellevento comunicazionale.
DIALEKTIK (n. 3, 1994, F. Meiner Ver-

luglio-settembre 1994, Larcipelago, Genova) presenta un articolo di G. Galeazzi, Lopera completa di Jacques Maritain, in cui, presentando i primi tredici volumi dellopera di Jacques e Raissa
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lag, Amburgo) presenta un numero monografico dedicato alla filosofia della matematica. Segnaliamo: Naturalism in der Philosophie der Mathematik?, di H. P. Schtt; Was ist und was soll die Abstraktion?, di P. Simons; Empirismus und die Bedeutung matematischer Zeicher, di M. Emdy; Die intensionalitt der Gde lschen Theoreme, di R. Rheinwald; Mechanisches Rechnen und reflektierendes Denken in der Mathematik, di U. Majer; Mathematics, infinity and the physical world, di M. Arsenijevic; Zum Verhltnis von Objektkonstitution und Darstellung in der Mathematik im Anschluss an Henri Poincar di G. Heinzmann; Arithmetik: ein A priori der Erfahrung?, di H. Tetens.

NOVIT IN LIBRERIA
AA. V.V. Metzler Philosophen Lexikon. Dreihundert biographisch-werkgeschichtliche Portrts von den Vorsokratikern bis zu den Neuen Philosophen Metzler, novembre 1994 pp. 858, DM 39,80 AA.VV Neue Realitten: Herausforderungen der Philosophie. Akademie Vlg., ottobre 1994 pp. 450, DM 98 Il volume raccoglie i testi delle conferenze e dei colloqui del XVI Deutscher Kongress fr Philosophie, tenutosi a Berlino nel settembre del 93. Le nuove realt della societ, della politica, della cultura e della situazione europea vengono trattate nel corso di discussioni filosofiche, contributi delle scienze neurologiche e della cognizione, delle scienze che si occupano della struttura dei sistemi dinamici e delle discipline importanti per lo studio e lesame scientifico della mente e dello spirito umani. AA.VV. Friedrich Nietzsche: Werke auf CD-ROM de Gruyter, novembre 1994 DM 2.000 Tutte le opere ed i testi non pubblicati di Nietzsche, sulla base della Kritische Gesamtausgabe (KGW) sono disponibili su CD-ROM. Il testo viene gestito dal programma Folio (VIEWS). E necessario avere un pc IBM compatibile con 512 KB di RAM (si consiglia 1 MB) o un Macintosh, con il drive per CD-ROM. Aceti, Enrico Abitare la soglia Tranchida, novembre 1994 pp. 130, L. 28.000 Sostare tra i linguaggi e i saperi significa comprendere gli opposti, ritrovando lorigine di una rappresentazione del mondo che arbitrariamente usiamo per discriminare fra realt e immaginario, tra scienza e arte. Alesse, Francesca Panezio di Rodi e la tradizione stoica Bibliopolis, novembre 1994 pp. 312, L. 35.000 Panezio di Rodi rappresenta un punto cruciale nella storia del pensiero stoico: successore di Antipatro e spettatore delle grandi dispute tra la sua scuola e lAccademia di indirizzo scettico, a lui si debbono modificazioni della dottrina che gli valsero nellantichit il riconoscimento di un notevole prestigio e di una grande autorit. Tali modificazioni, tuttavia, specie per quel che riguarda il pensiero morale, sono state spesso sottovalutate dagli interpreti moderni, che vi hanno visto non molto pi che un compromesso fra il rigorismo dellantica Stoa e la maggiore flessibilit di altre tradizioni filosofiche.

NOVIT IN LIBRERIA

Benoist, Jecelyn Autour de Husserl: lego e la raison Vrin, ottobre 1994 pp. 319, F 198 Si tratta di una serie di saggi indipendenti uno dallaltro, che coprono un arco di sette anni. Lautore si interroga nel senso dello statuto della soggettivit fenomenologica, che si radica nella tradizione della scuola francese di fenomenologia. Birnstein, U. - Lehmann, K.-P. (a cura di) Phnomen Drewermann. Politik und Religion einer Kultfigur Eichborn, novembre 1994 pp. 176, DM 24,80 Profeta, eretico o ciarlatano? Due protestanti analizzano il sistema di pensiero del famoso critico della chiesa, il quale adorato ciecamente dai suoi discepoli e tacciato di essere un eretico dai suoi nemici clericali. Non si tratta di un appassionato pamphlet cattolico, ma di una critica attenta ad un capo religioso. Bobbio, Norberto Elogio della mitezza e altri scritti morali Ed. Linea dombra, novembre 1994 pp. 208, L. 15.000 Una serie di considerazioni filosofiche che possono aiutarci a capire cosa sta succedendo nella nostra societ e guidarci nelle scelte che siamo costretti a fare ogni giorno. Elogio della mitezza e altri scritti morali una raccolta di testi apparsi, dal 1960 al 1994, in edizioni fuori commercio, interventi a convegni e dibattiti, lezioni tenute in varie occasioni. Boelderl, Artur R. Alchimie, Postmoderne und der arme Hlderlin. Drei Studien zur philosophischen Hermeneutik Passagen-Vlg., novembre 1994 pp. 144, DM 46 Bhler, D. (a cura di) Ethik fr die Zukunft. Im Diskurs mit Hans Jonas C.H. Beck, ottobre 1994 pp. 450, DM 48 Questo volume contiene contributi di e su Hans Jonas e documenta la vivace discussione sollevata dal pensiero di questo importante filosofo e protagonista delletica dellera tecnologica. Bhme, Gernot Weltweisheit, Lebensform Wissenschaft. Eine Einfhrung in die Philosophie Suhrkamp, novembre 1994 pp. 400, DM 27,80 Bhringer, Hannes Six confrence en philosophie brute Ed de la Villette, ottobre 1994 F 45 Filosofia bruta: etimologia forzata, filosofia alla Jean Dubuffet... disegnare con la mano sinistra e pensare con la mano destra, ad occhi chiusi. Si tratta di conferenze tenute in lingua francese

Althusser, Louis Ecrits philosophiques et politiques vol. I Stock, novembre 1994 pp. 580, F 198 Il volume composto da tre parti: gli Scritti giovanili (1946-1952), gli Scritti sulla crisi del marxismo (1972-1978); gli Ultimi scritti (1982-1986), redatti dopo la morte della sua compagna, Hlne, e che elaborano una nuova teoria filosofica, il materialismo aleatorio. Amadio, Carla Fichte e la dimensione estetica della politica. A Partire da Sullo spirito e la lettera nella filosofia Guerini, novembre 1994 pp. 128, L. 25.000 Gli elementi pi significativi del contributo fichtiano al dibattito attorno al nesso fra dimensione estetica, intesa quale primo avvertirsi dellio nella sua libert e la sfera politica, proposta quale spazio della relazione fra le libert. Amery, Carl Die Botschaft des Jahrhunderts. Von Leben, Tod und Wrde List, novembre 1994 pp. 178, DM 34 Questo secolo sta terminando e Carl Amery si chiede quale sia leredit che ci ha lasciato. Rispondendo a questa domanda, lautore ritorna al lavoro della filosofia verde e sostiene che essa debba essere di nuovo posta al vertice delle problematiche attuali, a causa dellurgenza di provvedimenti in questo senso e dopo anni di rimozione, dovuta alle cosiddette attualit politiche. Aristotele Fisica a cura di Luigi Ruggiu Rusconi, novembre 1994 pp. 500, L. 16.000 Il divenire delluniverso in tutte le sue componenti: dai moti dei singoli pianeti e delle varie regioni del cielo fino agli elementi sensibili che costituiscono la Terra. Audretsch, J. - Mainzer Kl. (a cura di) Philosophie und Physik der Raum-Zeit Bl-Wiss.-Vlg., ottobre 1994 pp. 232, DM 38

Bartels, Andreas Bedeutung und Begriffsgeschichte. Die Erzeugung wissenschaftlichen Verstehens Schningh, novembre 1994 pp. 350, DM 68 Basso, Maria Luisa Filosofia dellesistenza e storia. Karl Jaspers e Nikolaj Berdjaev Clueb, novembre 1994 pp. 188, L. 23.000 Saggio sulla filosofia della storia di Jaspers e Berdjaev. Bchilon, Denys de (a cura di) Les Dfis de la complexit: vers un nouveau paradigme de la conaissance. Groupe de rflexions transdisciplinaires LHarmattan, ottobre 1994 pp. 211, F 120 Le sfide della complessit sono quelle di un equilibrio delicato: pensare senza ridurre e pensare senza perdersi. Lidea della complessit attraversa il pensiero contemporaneo e porta lo scompiglio in molte rappresentazioni antiche. Ma non tutti i pericoli sono scongiurati. Esistono resistenze un po dappertutto, che immobilizzano, deformano o manipolano la conoscenza. Beierwaltes, Werner Eriugenia. Grundzge seines Denkens Klostermann, ottobre 1994 pp. 364, DM 138 Giovanni Scoto Eurigena una figura di rilievo del pensiero speculativo dellalto Medioevo; filosofia e teologia vengono concepite in un rapporto di unit da affermare e consolidare argomentativamente e che viene relizzato molto compiutamente nelle opere di questo autore. Bellebaum, Alfred (a cura di) Vom guten Leben. Glcksvorstellungen in Hochkulturen Akademie-Vlg., novembre 1994 pp. 200, DM 68 Il libro si occupa dei desideri e delle idee di felicit delle grandi culture che hanno condizionato il nostro tempo e la nostra cultura: lEgitto, lEbraismo, la Cina, lIndia ed il Giappone.

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da H. Bhringer, professore di psicologia alla Gesamthochschule di Kassel ed alla Ecole dArchitecture di Parigi-La Villette nel 92-93. Bondolfi, Alberto (a cura di) Mensch und Tier. Ethische Dimensionen ihres Verhltnisses Universitts-Vlg., ottobre 1994 pp. 180, DM 32 Borsche, T. - Gerratana, F. Venturelli, A. (a cura di) Centauren-Geburten. Wissenschaft Kunst und Philosophie beim jungen Nietzsche de Gruyter, novembre 1994 pp. 545, DM 280 Si tratta delle relazioni tenute nel corso del convegno su Nietzsche di Urbino, nel marzo del 92. La maggior parte delle relazioni in lingua tedesca. Borutti, Silvana - Papi, Fulvio Confini della filosofia. Verit e conoscenza nella filosofia contemporanea Ibis, novembre 1994 pp. 251, L. 28.000 Raccolta di interventi sul problema della conoscenza e della verit. Saggi di A. Badiou, G.G. Granger, M. Ruggenini, G. Semerari, C. Sini, V. Vitiello e altri. Bouquiaux, Laurence LHarmonie et le chaos: le rationalisme leibnizien et la nouvelle science Peeters: Institut suprieur de philosophie, ottobre 1994 pp. 327, F 247 Pochi sistemi filosofici si prestano con cos tanta compiacenza come quella presente nel sistema di Leibniz alla pluralit di interpretazioni. Filosofo del panlogismo o del panmatematismo per alcuni, Leibniz per altri un metafisico teso a conservare alle interrogazioni metafisiche la loro specificit, la loro irreducibilit. Il volume getta luce sui testi leibniziani. Braun, Hans-Jrgen (a cura di) Solidaritt oder Egoismus. Studien zu einer Ethik bei und nach Ludwig Feuerbach sowie eine kritisch revidierte Edition Zur Moralphilosophie (1868), besorgt von W. Schuffenhauer Akademie-Vlg., ottobre 1994 pp. 454, DM 68 Lo stato attuale della ricerca su Feuerbach viene documentato da questo volume, cos come dai due precedenti libri. Brisson, Luc Platon, les mots et les mythes: comment et pourquoi Platon nomma le mythe La Dcouverte, ottobre 1994 pp. 256, F 155 Il volume presenta le interpretazioni del mito in Platone, basandosi su di uninchiesta lessicologica sulla frequenza del muthos e dei suoi derivati e composti. Si tratta di una nuova edizione rivista ed aggiornata di questo libro. Brunner, Reinhard Fragmentierung der Vernunft. Rationalittskritik im 20. Jahrhundert Campus, ottobre 1994 pp. 400, DM 84 Il fenomeno del rendere concreto ed anche delloggettivazione diventato un importante tema filosofico nel corso dellepoca moderna. Bruno, Giordano Le Souper des cendres a cura di Giovanni Aquilecchia pref. di Adi Ophir trad. di Yves Hersant Belles lettres, novembre 1994 pp. 394, F 240 Questedizione bilingue dei cinque dialoghi, in cui Giordano Bruno propone una triplice riflessione: sullo stato delluniverso, sullo stato di Inghilterra e sullo stato dei discorsi, si rivela essere la sua cosmologia, in cui egli si muove ai limiti della vita che si sviluppa nelle strade di Londra, ne abbozza il racconto e sferza un attacco ai sapienti di Oxford, alla loro scienza ed alla loro retorica aristoteliche. Burri, Alex Hilary Putnam Campus, novembre 1994 pp. 150, DM 24,80 Questa introduzione inserisce le problematiche del pensiero di Putnam nel contesto storico e sistematico ed illustra il suo realismo interno, elaborato nel corso degli anni 80, con cui cerca di integrare i problemi della filosofia moderna allinterno di un tutto sistematico. Cardini, Franco Il limbo delle modernit Guaraldi, novembre 1994 pp. 160, L. 25.000 Critica alla modernit che contrabbanda il conformismo belante e strisciante per il suo contrario. Casini Paolo Scienza, utopia, progresso. Profilo dellilluminismo Laterza, novembre 1994 pp. 90, L. 9.000 Saggio sui valori e le idee degli illuministi e sul segno che hanno lasciato nella nostra storia e nella nostra mentalit. Cauquelin, Anne Aristote Seuil, ottobre 1994 pp. 201, F 65 Viene tracciato il ritratto del filosofo, a partire dalle sue opere: i luoghi, gli incontri, gli episodi di una vita caratterizzata da sconfitte ed esili. Cherniavsky, Vladimir Die Virtualitt. Philosophische Grundlagen der logischen Relativitt Kovac, novembre 1994 pp. 350, DM 108 Chevalier, Jean Les Voies de lau-del Flin, novembre 1994 pp. 361, F 145 Le rivelazioni delle religioni, i pensieri dei filosofi, dei razionalisti e dei dotti convergono in direzione di questa rassicurazione: la morte non si capisce se non in relazione alla vita e si iscrive nella relativit complessa delluniverso. Cicchitti, Mario Materia e spirito. Saggio sulla realt della ragione e della fede Nuovi autori, novembre 1994 pp. 304, L. 24.000 Teoria esistenziale sulluomo, sul tempo fisico e psichico nella sua dinamica sino alla trascendenza dagli atti umani. Cleary, Thomas (a cura di) La saggezza di Confucio Mondadori, novembre 1994 pp. 160, L. 8.000 Riflessioni sul pensiero del grande filosofo cinese. Colli, Giorgio Nature aime se cacher tr. dallitaliano di Patricia Farazzi Eclat, ottobre 1994 pp. 352, F 200 Per quello che riguarda il pensiero dei primi Greci, bisogna innanzi tutto, secondo quanto sostiene Colli in questa sua opera pubblicata per la prima volta nel 48, sbarazzarsi di quasi tutta la critica moderna che interpreta i presocratici sulla base di ci che Aristotele crede di aver capito di loro. Courtine-Denamy, Sylvie Hannah Arendt Belfond, ottobre 1994 pp. 435, F 150 Nessuno degli avvenimenti tragici e decisivi per luomo di questo secolo non fu considerato dal pensiero appassionato di Hannah Arendt. Lautrice di questo libro, dopo una presentazione centrata sullidentit e sulla memoria, riassume e commenta i diciotto titoli che compongono lopera di questa personalit dalle molte sfaccettature. Coutagne, Marie-Jeanne (a cura di) LAction: une dialectique du salut Lettre Jean Paul II Beauchesne, novembre 1994 pp. 292, F 120 Nel momento in cui la filosofia contemporanea si domanda se la questione principale non sia quella di sapere se la libert compatibile con il determinismo, la lettura di Maurice Blondel, che non offre n etica n critica separate, insegna che lazione delluomo si eleva alla dignit se dotata di uno statuto metafisico. Si tratta degli interventi del Colloque du centenaire, tenutosi a Aix-en-Provence nel marzo del 93. Daddesio, Thomas C. On Minds and Symbols. The Relevance of Cognitive Science for Semiotics Mouton de Gruyter, novembre 1994 pp. 263, DM 148 Secondo lautore, lantimentalismo nella semiotica corrisponde al diffuso scetticismo nei confronti dei concetti mentali, da cui furono influenzate la filosofia e la psicologia, nel corso del XX secolo. Dami, Roberto I tropi della storia. La narrazione nella teoria della storiografia di Hayden White Angeli, novembre 1994 pp. 192, L. 26.000 I problemi della storia e della storiografia si risolvono tutti allinterno dellimpianto narrativo del discorso; lessenza della scienza storica consiste esclusivamente, o quasi, nella qualit specificatamente narrativa dei suoi prodotti. Sulla base della strategia prefigurativa topologica quadripartita, formula quattro modi di intreccio e quattro di argomentazione storica, base di un protocollo linguistico con cui prefigurare il campo storico. Daub, U. - Wunder, M. (a cura di) Des Lebens Wert. Zur Diskussion ber Euthanasie und Menschenwrde Lambertus, novembre 1994 pp. 140, DM 24 De Rijk, L.M. Nicolas of Autrecourt. His Correspondence with Master Giles and Bernardo of Arezzo. A Critical Edition from the Two Parisian Manuscripts with an Introduction, English Translation, Explanatory Notes and Indexes E.J. Brill, ottobre 1994 pp. 292, FOL 150 Decharneux, Baudoin LAnge, le devin et le prophte: chemins de la parole dans loeuvre de Philon dAlexandrie dit le Juif Universit de Bruxelles ottobre 1994 pp. 159, F 120 Filone dAlessandria, che si situa allincrocio tra la filosofia greca e quella alessandrina, ha sviluppato, allalba dellera cristiana, un pensiero originale imperniato su di una lettura allegorica ed una comprensione platonica dellAntico Testamento tradotto in lingua greca. Dixsaut, Monique Proust, Franoise (a cura di) Rue Descartes, n 11 Foucault dix ans aprs Penser en Nietzsche Albin Michel, novembre 1994 pp. 168, F 120 La prima parte del libro raggruppa tre articoli sullopera di Michel Foucault; il secondo gruppo di articoli consacrato allopera di Jeanne Delhomme ed alla sua interpretazione dellopera di Nietzsche.

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Ducamp, Jacques Histoire de la pense occidentale partir des grandes philosophie: Antiquit et Moyen Age Mame, novembre 1994 pp. 71, F 55 Questo libro, consacrato al periodo dallAntichit fino al XIV secolo incluso, cerca di definire le basi concettuali che saranno poi della filosofia occidentale, insistendo in particolar modo sui due orientamenti principali: quello platonico e quello aristotelico. Dumont, Fernand Le Lieu de lhomme: la culture comme distance et mmoire Bibliothque qubcoise ottobre 1994 pp. 296, C$ 10,95 Che cos luomo? Che cos la cultura? In questa sua opera fondamentale, apparsa nel 1968, F. Dumont ripropone queste domande gi poste da sempre dalla filosofia, dalle religoni, dalla storia e, recentemente, anche dalle scienze delluomo. Lautore rimane per lontano dalle ideologie e dalle mode intellettuali. Dupuis, Michel (a cura di) Levinas en contrastes pref. di Paul Ricoeur De Boeck-Wesmael, ottobre 1994 pp. 202, F 160 Sono qui raccolti i contributi di filosofi dai diversi orizzonti che forniscono numerosi punti di vista sui testi e le opere di questo filosofo. Gli interventi si sviluppano sia sulla base di un tema problematico che accomuna diversi testi sia a partire da un testo a cui si richiede di rivelare delle supposizioni di minor portata. Durst, David C. Zur politischen konomie der Sittlichkeit bei Hegel und der sthetischen Kultur bei Schiller Passagen-Vlg., novembre 1994 pp. 232, S 49,80 Dworkin, Ronald Die Grenzen des Lebens. Abtreibung, Euthanasie und persnliche Freiheit Rowohlt, ottobre 1994 pp. 416, DM 48 Questa citazione illustra le concezioni dellautore rispetto a temi importanti come laborto, leutanasia e la libert individuale: Quando una creatura umana acquisisce interessi e diritti? Dobbiamo considerare la vita di un feto come qualcosa di sacro, sia che il feto abbia o meno degli interessi? Eichenberg, R. - Gerlach, H.-M. Schmidt, J. (a cura di) Nietzsche-Forschung. Eine Jahresschrift vol. I Akademie Vlg., novembre 1994 pp. 350, DM 84 Questa nuova pubblicazione annuale, voluta dalla Frder- und Forschungsgemeinschaft Friedrich Nietzsche, si occuper di tutte le questioni legate alla filosofia nietzschiana ed al suo influsso, considerando le nuove tendenze della critica, in modo aperto e non legato a nessuna scuola in particolare. Eisler, Rudolf Kant Lexikon a cura e trad. dal tedesco di Anne-Dominique Balms e Pierre Osmo Gallimard, ottobre 1994 pp. 1104, F 250 Si tratta di un dizionario di tutte le nozioni ed i concetti kantiani, spiegati tramite i testi dellautore stesso e presentati nellordine cronologico della loro redazione. Questa edizione non si accontentata di prendere il Lexikon nella sua forma originale: la scelta delle nozioni stata riattualizzata ed i testi sono stati ritradotti. Ellul, Jacques - Chastenet, Patrick Jacques Ellul, un penseur libre: entretiens avec Patrick Chastenet Table ronde, ottobre 1994 pp. 110, F 250 Si tratta di un viaggio in compagnia dellautore, ma anche di un dialogo, a volte critico, tra il maestro ed il suo discepolo. Jacques Ellul, non avendo redatto le sue memorie, ci lascia in questo libro delle confidenze che hanno il valore di un testamento intellettuale. Emanuele, Pietro Plebe, Armando Filosofi senza filosofia Laterza, novembre 1994 pp. 160, L. 20.000 Come nel passato i filosofi non si curarono dellavvento del nazismo, cos oggi non si sono preoccupati di trasferire nel pensiero lavventura del mondo che cambia: nel 1989 il crollo del muro di Berlino, nel 1991 il golpe a Mosca, nel 1992 la fine della partitocrazia in Italia, oggi il venir meno del mito di uno sviluppo economico senza limiti. Il rischio dei filosofi quello di diventare editorialisti e commentatori televisivi, in sostanza di rimanere senza filosofia. Eraclito Fragments trad. dal greco e note di Frdric Roussille Findakly, novembre 1994 pp. 120, F 60 Questa edizione bilingue riveduta e corretta riprende la numerazione delledizione Diels-Kranz, Berlino, 1934. Erasmo Eloge de la folie pres. e trad. dal latino di Claude Barousse Actes sud. Labor,Aire, ottobre 1994 pp. 192, F 39 Lelogio della follia (1509), che occupa un posto fondamentale nel pensiero del Rinascimento, presentato sotto forma di una declamazione retorica e fa sorgere per assurdo, nel mondo chiuso dei teologi, il mondo infinitamente aperto dellinterrogazione umana. Falkenburg, B. (a cura di) Naturalismus in der Philosophie der Mathematik? Meiner, novembre 1994 pp. 187, DM 36 Fass, Guido La filosofia del diritto dellOttocento e del Novecento Mulino, novembre 1994 pp. 360, L. 36.000 Sommario: Le teorie della codificazione; Gli utilitaristi inglesi; La filosofia giuridica postkantiana; Hegel; Le dottrine socialiste; Gli irrazionalisti; Il positivismo; Il diritto nella filosofia del primo Novecento; Le dottrine nordamericane; Le teorie giuridiche dei regimi totalitari. Faye, J et al. (a cura di) Ligic and Casual Reasoning Akademie-Vlg., novembre 1994 pp. 300, DM 98 Il volume contiene quindici saggi inediti ed unintroduzione ai principali approcci alla logica causale ed alle sue interpretazioni. Gli autori del libro sono logici, filosofi, statisti e studiosi di informatica. Faye, Jean-Pierre Le Pige: la philosophie heideggerienne et le nazisme Balland, novembre 1994 F 135 Il libro mette in evidenza limplicazione filosofica di Heidegger per il Reich nazista, con le sue dissimulazioni e le sue scaltrezze, fino agli effetti filosofici contemporanei. Fedrowitz, J. et al. (a cura di) Neuroworlds. Gehirn - Geist Kultur Campus, novembre 1994 pp. 400, DM 39,80 Scienziati, medici, filosofi, teologi, politici e cittadini si sono riuniti per pensare a quali possono essere le conseguenze etiche e culturali del boom neurologico. Qui si incomincia il dibattito su questo tema. Fehling, Detvlev Materie und Weltbau in der Zeit der frhen Vorsokratiker. Wirklichkeit und Tradition Univ. Innsbr., ottobre 1994 pp. 200, S 640 Feyerabend, Paul K. Ammazzando il tempo. Unautobiografia trad. di Alessandro Lachenal Laterza, novembre 1994 pp. 220, L. 20.000 Autobiografia, completata proprio negli ultimi mesi di vita, in cui si percorre il cammino di un filosofo e lo sviluppo del suo pensiero. Fleischer, H. (a cura di) Der Marxismus in seinem Zeitalter Reclam, novembre 1994 pp. 252, DM 22 Fontenelle, Bernard Le Bouvier de Entretiens sur la pluralit des mondes pref. di Franois Bott Ed de lAube, ottobre 1994 pp. 144, F 45 La grande novit del libro di B. Le Bouvier de Fontenelle (1657-1757) risiedeva nel commercio singolare tra il sapere e lurbanit. Il primo si rendeva amabile, mentre il secondo si mescolava alla saggezza. Fornet Betancourt, Raul Ein anderer Marxismus? Die philosophische Rezeption des Marxismus in Lateinamerika Matthias-Grnewald, novembre 1994 pp. 336, DM 56 Forst, Rainer Kontexte der Gerechtigkeit. Politische Philosophie jenseits von Liberalismus und Kommunitarismus Suhrkamp, ottobre 1994 pp. 448, DM 64 Il volume delinea una teoria differenziata delletica, del diritto, della democrazia e della morale, che lega tra di loro, in una prospettiva complessiva, i diritti universali ed il bene, la comunit politica e la differenza etica, luniversalismo morale e la particolarit culturale. Foucault, Michel Dits et crits: 1954-1988 vol. I: 1954-1969 vol. II: 1970-1975 vol. III: 1976-1979 vol. IV: 1980-1988 a cura di D.Defert, F. Ewald Gallimard, ottobre 1994 F 215 al volume Lopera raccoglie pi di 360 testi sparsi, non disponibili o poco accessibili, pubblicati in Francia ed allestero: conferenze e prefazioni, articoli e saggi apparsi su giornali e riviste, conversazioni in cui lautore ha spesso commentato la sua opera o quella di altri ed ha giustificato i suoi interventi. Fraling, Bernhard Vermittlung und Unmittelbarkeit. Beitrge zu einer existenzialen Ethik a cura di A.-P. Alkofer Herder, novembre 1994 pp. 310, DM 58 Frank, Semen L. Das Unergrndliche. Ontologische Einfhrung in die Philosophie der Religion a cura e trad. dal russo di Alexander Haardt Alber, novembre 1994 pp. 430, DM 98 Frewer, A. - Rdel, Cl. (a cura di) Prognose und Ethik. Theorie und klinische Praxis eines Schlsselbegriffs der Ethik in der Medizin Palm & Enke, novembre 1994 pp. 110, DM 28 Si tratta dei contributi alla seconda edizione degli Erlanger Studientage zur Ethik in der Medizin.

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Frey, Gerhard Anthropologie der Knste Karl Alber, ottobre 1994 pp. 360, DM 78 Frosini Riccobono, Vittorio (a cura di) Lermeneutica giuridica di Emilio Betti Giuffr, novembre 1994 pp. 212, L. 24.000 Giornate di studio sulla Teoria generale dellinterpretazione di E. Betti, 13-14 dicembre 1991 - Roma. Gander, H.-H. (a cura di) Verwechselt mich vor allem nicht. Heidegger und Nietzsche Klostermann, ottobre 1994 pp. 208, DM 58 Nellottobre del 1993, la MartinHeidegger-Gesellschaft ha organizzato un simposio. Questo volume documenta di cosa si tratt: non di un riassunto del dibattito tra Heidegger e Nietzsche, ma di una prospettiva che offra nuovi modi di confronto su questa problematica. Gardt, Andreas Sprachreflexion in Barock und Frhaufklrung. Entwrfe von Bhme bis Leibniz de Gruyter, novembre 1994 pp. 520, DM 240 Il saggio si occupa della riflessione sulla lingua in Germania, nel corso del XVII secolo ed agli inizi del XVIII, analizzando i suoi tratti caratteristici, gli esponenti e la sua collocazione allinterno della tradizione europea. Gehlhaar, S.S. Friedrich Nietzsche (1844-1900). Beitrge zur Nietzsche-Forschung anllich des Jubilumsjahres Junghans, novembre 1994 pp. 120, DM 19 Gerl-Falkovitz, Hanna-B. Die zweite Schpfung der Welt. Sprache, Erkenntnis, Anthropologie in der Renaissance Matthias-Grnewald-Vlg. novembre 1994 pp. 296, DM 56 Germer, Andrea Wissenschaft und Leben. Max Webers Antwort auf eine Frage Friedrich Nietzsches Vandenhoeck & Ruprecht ottobre 1994 pp. 232, DM 38 Nietzsche stato il primo pensatore che ha messo in discussione, in maniera radicale, il valore della verit scientifica per la vita, mentre per Max Weber questa problematica era un tema centrale delle sue ricerche. Geymonat, Ludovico - Sini, Carlo Minazzi, Fabio La ragione Piemme, novembre 1994 pp. 144, L. 22.000 La ragione ancora in grado di aiutare luomo a comprendere un mondo sempre pi complesso e labirintico? La ragione in contrasto con il sentimento? Girard, Louis LArgument ontologique chez Saint Anselme et chez Hegel (Elementa) Ed. Rodopi, ottobre 1994 pp. 250, FOL 75 Goetschel, W. (a cura di) Perspektiven der Dialogik. Zrcher Kolloquium zum 80. Geburtstag von Hermann L. Goldschmidt Passagen-Vlg., novembre 1994 pp. 224, S 49,80 Grbl-Steinbach, Evelyn Fortschrittsidee und rationale Weltgestaltung. Die kutlturellen Voraussetzungen des Politischen in der Moderne Campus, novembre 1994 pp. 330, DM 63 Lautrice ricostruisce lidea di progresso come un racconto legittimante dellepoca moderna, che conferisce identit e garantisce unit, ne segue il disincanto - ovvero lerosione dei suoi contenuti moralo-pratici ed utopici sulla base dellesempio fornito dalle teorizzazioni che iniziano nellIlluminismo e vanno fino allepoca moderna. Groheim, M. (a cura di) Wege zu einer volleren Realitt. Neue Phnomenologie in der Diskussion Akademie-Vlg., ottobre 1994 pp. 240, DM 84 Il volume illustra come pu essere resa fruttuosa, nel campo delle diverse scienze, la protesta fenomenologica contro il reduzionismo, in nome di una realt non distorta. Grunnet, Sanne Elisa Die Bewutseinstheorie Friedrich Schlegels Schningh, novembre 1994 pp. 187, DM 58 Haacke, Stefanie Zuteilen und Vergelten. Figuren der Gerechtigkeit bei Aristoteles Turia & Kant, novembre 1994 pp. 29, S 198 Haar, Michel La Fracture de lhistoire: douze essais sur Heidegger J. Millon, novembre 1994 pp. 304, F 150 Se qui si parla di frattura della storia perch niente di ci che ha fatto storia compiuto fino in fondo: le lacune della storia non si colmano, ma si ricompongono impercettibilmente lasciando intravedere dell extra storico o dellincompiuto. Habermas, Jrgen Chiarimenti alletica del discorso trad. di Enzo Tota Laterza, novembre 1994 pp. 300, L. 28.000 Il filosofo del discorso per eccellenza torna a ribadire che una morale davvero universale pu nascere solo da una partecipazione e da un confronto alla pari di tutta lumanit. Hansen, Franck-Peter G.W.F. Hegel: Phnomenologie des Geistes. Ein einfhrender Kommentar UTB, novembre 1994 pp. 130, DM 17,80 Il commento segue e chiarisce passo a passo il contesto di questo difficile testo filosofico, analizzandolo in profondit. Hayoun, Maurice-Ruben Mamoide et la pense juive PUF, ottobre 1994 pp. 336, F 198 Lautore rintraccia i primi sviluppi della filosofia ebraica medioevale prima dellera mamonidiana, espone le grandi dottrine del saggio del vecchio Caire (Fostat) su Dio, luniverso e luomo, illustra, infine, quale fu la risonanza di questa opera gigantesca che copre linsieme del pensiero e del vissuto ebraico. Heitsch, Ernst Xenophanes und die Anfnge kritischen Denkens Steiner, novembre 1994 pp. 24, DM 19,80 Herrmann, Friedrich-W. von Wege ins Ereignis. Zu Heideggers Beitrgen zur Philosophie Klostermann, ottobre 1994 pp. 388, DM 98 Il volume costituisce un mezzo di sicuro orientamento per lapproccio ermeneutico ai testi di Heidegger, partendo dallinizio degli anni 30. Hersch, Jeanne Menschenrechte und Menschsein Warum hat der Mensch besondere Rechte? Heymanns, ottobre 1994 pp. 30, DM 15 Il volume raccoglie la conferenza ed il resoconto della tavola rotonda tenutesi a Salisburgo il 22 ottobre 1993, presso lsterreichisches Institut fr Menschenrechte. Hildesheimer, Franoise - Pieroni Francini, Marta Il giansenismo San Paolo, novembre 1994 pp. 30, L. 18.000 Perch la pubblicazione di un trattato teologico del vescovo di Ypres, Cornelis Jansen l Augustinus, segn linizio di una controversia che, muovendo da motivazioni eminentemente religiose, influ con il suo grande rilievo culturale sulla maturazione della coscienza politica europea per quasi due secoli. Hirsch, Alfred Der Dialog der Sprachen. Studien zum Sprach und bersetzungsdenken Walter Benjamins und Jacques Derridas W. Fink, ottobre 1994 pp. 320, DM 78 Hobbes, Thomas Larte della retorica a cura di Rosaria Carotenuto Liguori, novembre 1994 pp. 112, L. 18.000 Traduzione della Retorica di Aristotele. Hofmeister, H. (a cura di) Braucht Wissen Glauben? Erste Heidelberger Religionsphilosophische Disputation Neukirchener, novembre 1994 pp. 150, DM 39,80 Holderegger, Adrian Grundlagen der Moral und der Anspruch des Lebens. Themen der Lebensethik Herder, novembre 1994 pp. 290, DM 54 Hollis, Martin Introduzione alla filosofia Mulino, novembre 1994 pp. 216, L. 20.000 Un percorso nella filosofia attraverso i problemi, gli interrogativi, gli oggetti della riflessione filosofica e le intersezioni disciplinari. Holz, Hans Heinz China im Kulturvergleich. Ein Beitrag zur philosophischen Komparatistik Dinter, novembre 1994 pp. 121, DM 29,80 Honnefelder, L. - Kieger, G. Philosophisches Propdeutikum. vol. I: Sprache und Erkenntnis UTB, ottobre 1994 pp. 280, DM 29,80 Il primo volume di questo compendio della filosofia in quattro volumi contiene unintroduzione sul rapporto tra filosofia e teologia, logica, teoria della conoscenza, filosofia del linguaggio e teoria della scienza. Questo libro di testo indicato per il curriculum costituito da quattro semestri, in particolare per quello previsto per lo studio della teologia cattolica. Horkheimer, Max Crpuscule: notes en Allemagne Payot, novembre 1994 pp. 192, F 160 Si tratta di unopera pubblicata nel 1934, sotto lo pseudonimo di Heinrich Regius, a causa della censura nazista. Horkheimer denuncia le operazioni di trasfigurazione della metafisica e non cessa di collegare i piccoli fatti della vita contemporanea al grande fatto indelebile della divisione sociale. Hhn, Lore Fichte und Schelling oder: ber die Grenze menschlichen Wissens J.B. Metzler, ottobre 1994 pp. 200, DM 48 Ecco la tesi di Lore Hhn: la perdita di forza del soggetto nel tardo idealismo deriva, anche se questo pu sembrare paradossale, dalla sua precedente condizione di autonomia.

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Iber, Christian Das Andere der Vernunft als ihr Prinzip. Grundzge der philosophischen Entwicklung Schellings mit einem Ausblick auf die nachidealistischen Philosophiekonzeptionen Heideggers und Adornos de Gruyter, ottobre 1994 pp. 408, DM 228 Questa tesi di abilitazione fornisce una presentazione critica generale della filosofia di Schelling che, insieme alle teorie di Hegel e Fichte, caratterizz il periodo dellidealismo tedesco (fino al 1850 circa). Imhof, A. - Weinknecht R. (a cura di) Erfllt leben in Gelassenheit sterben. Geschichte und Gegenwart Duncker & Humblot, ottobre 1994 pp. 507, DM 148 Il volume raccoglie i contributi presentati nel corso del simposio interdisciplinare tenutosi nel novembre del 93 presso la Libera Universit di Berlino. Irigaray, Luce La democrazia comincia a due Bollati Borin., novembre 1994 pp. 176, L. 20.000 La parola democrazia si usa molto oggi. Ma spesso diventata uno slogan che non significa granch. Per dare un futuro alla democrazia, si deve rifondarla fino in fondo e, per prima cosa, nella relazione fra luomo e la donna dove lidentit naturale non ha ancora raggiunto uno status civile. Cambiare le relazioni fra luomo e la donna nella coppia, nella genealogia, in tutti gli incontri privati e pubblici sarebbe un cammino per rendere pi democratiche le famiglie culturali, religiose, politiche. La democrazia che incomincia a due si propone di iniziare la strada, e di scoprire un nuovo alfabeto e una nuova grammatica politici. Jabri, Mohamed Abed Introduction la critique de la raison arabe La Dcouverte, ottobre 1994 pp. 180, F 120 In questa fine di secolo, il pensiero arabo sembra dilaniato tra un pensiero fondamentalista che vuole ricostruire il presente sul modello di un passato idealizzato e un modernismo importato che rifiuta la tradizione senza essersene liberato attraverso una vera compresione. Questo libro esplora una via daccesso filosofico originale alla modernit araba. Joisten, Karen Die berwindung der Anthropozentrizitt durch Friedrich Nietzsche Knigshausen & Neumann ottobre 1994 pp. 330, DM 68 Si tratta della tesi di laurea, tenuta da Joisten presso lUniversit di Magonza nel 93. Jolibert, Bernard Platon: lascse ducative et lintrt de lme LHarmattan, ottobre 1994 pp. 117, F 75 Tra laccettazione servile dellopinione e la fuga verso qualche ideale disincarnato, Platone propone un modello educativo di saggezza fatto di equilibrio e di armonia in se stessi, con gli altri e con il mondo. Jouary, Jean-Paul LArt de prendre son temps: essai de philosophie politique Temps des cerises, ottobre 1994 pp. 167, F 90 In questa serie di sei conferenze, tenute nel 1993 presso il Collge international de philosophie, lautore propone alcuni percorsi di riflessione sui diversi modi di negare il tempo nel pensiero politico, a partire dallAntichit. Kant, Emmanuel Remarques touchant les Observations sur le sentiment du beau et du sublime trad. dal tedesco di B. Geonget Vrin, ottobre 1994 pp. 274, F 130 Il volume costituisce la prima traduzione francese integrale delle indicazioni monoscritte apportate da Kant sul suo esemplare delle Osservazioni . Il testo disorientante per i lettori abituati allanalisi strutturata della sua filosofia. Il testo comunque riporta molte precisazioni sulla terminologia di Kant. Il suo stile pertinente e ludico lo rende accessibile ad un vasto pubblico. Kant, Immanuel Prolegomeni ad ogni metafisica futura a cura di M. Roncoroni Rusconi, novembre 1994 pp. 450, L. 16.000 Un riassunto che Kant stesso fa dei punti fondamentali della sua nuova filosofia, esposta nella pi complicata Critica della ragion pura. Keller, Albert Philosophie der Freizeit Vlg. Styria, ottobre 1994 pp. 320, S 398 Knodt, Reinhard sthetische Korrespondenzen. Denken im technischen Raum Reclam, ottobre 1994 pp. 164, DM 7 Koecke, Christian Zeit des Ressentiments, Zeit der Erlsung. Nietzsches Typologie temporaler Interpretation und ihre Aufhebung in der Zeit de Gruyter, novembre 1994 pp. 242, DM 128 Questo studio, alla base del quale vi la tesi di laurea di Koecke, tenuta presso lUniversit di Bonn nel 92, presenta le posizioni rispetto al tempo ed alle interpretazioni delle opere di Nietzsche. Kolmer, Petra - Korten, Harald Konhardt Klaus Schnrich Gerhard Wildfeuer, Armin G. Zwenger, Thomas (a cura di) Grenzbestimmungen der Vernunft. Philosophische Beitrge zur Rationalittsdebatte Karl Alber, novembre 1994 pp. 460, DM 96 Knig, Josef Der logische Unterschied theoretischer und praktischer Stze und seine philosophische Bedeutung a cura di Fr. Kmmel Karl Alber, novembre 1994 pp. 544, DM 128 Knig, Joseph Kleine Schriften a cura di G. Dahms Karl Alber, ottobre 1994 pp. 248, DM 64 Kotzmann, E. (a cura di) Gotthard Gnther - Technik, Logik, Technologie. Klagenfurter Symposium in Transklassische Logik im November 1993 in St. Georgen/Lngsee bei Klagenfurt Profil, novembre 1994 DM 44,80 Krmer, Felix Der Zusammenhang der Wirklichkeit. Problem und Verbindlichkeitsgrund philosophischer Theorien. Eine Untersuchung in Auseinandersetzung mit Fichte und Whitehead Ed. Rodopi, novembre 1994 FOL 90 Kulenkampff, Jens Kants Logik des sthetischen Urteils Klostermann, ottobre 1994 pp. 252, DM 88 Nel volume, viene illustrato ci che ha motivato Kant ad una critica del gusto con intenzione trascendentale e come egli, sotto forma di unanalisi rivelatrice, ricerchi una spiegazione al fatto che i giudizi puramente estetici si possano presentare con una pretesa validit generale, anche se non la possono mantenere. Si tratta della seconda edizione ampliata di questo volume. Lagre, Jaqueline Juste Lipse et la restauration du stocisme: tude et traduction des traits stociens Vrin, ottobre 1994 pp. 268, F 134 E impossibile capire Cartesio, Leibniz o Spinoza senza conoscere Lipsio (1547-1606), lultimo dei grandi umanisti cristiani. Editore di Tacito e di Seneca, egli ispir la politica moderna, resuscit la fisica degli stoici per opporla a quella di Aristotele. Il volume analizza la sua vita e il suo pensiero. Lameer, Joep al Farabi and Aristotelian Syllogistics. Greek Theory and Islamic Practice Brill, ottobre 1994 FOL 130 Le Moigne, Jean-Louis Le Constructivisme vol. I: Des Fondaments ESF dituer, novembre 1994 pp. 252, F 168 In reazione al positivismo del secolo scorso ed in seguito ai lavori di J. Piaget, il costruttivismo si pone come una nuova alternativa di fronte alla complessit del mondo attuale ed ai problemi epistemologici creati dallo sviluppo delle scienze dette esatte. Le Ru, Vronique DAlembert philosophe Vrin, ottobre 1994 pp. 312, F 198 Si pu considerare DAlembert un filosofo? Quale fu il suo ruolo allinterno del piccolo gruppo fedele a Voltaire? Quali rapporti si crearono tra Diderot e DAlembert? Queste sono le domande poste dallautrice. Lesch, W. - Bondolfi, A. (a cura di) Theologische Ethik im Diskurs. Eine Einfhrung UTB, ottobre 1994 pp. 320, DM 34,80 I contributi raccolti in questo volume documentano la ricezione delletica del discorso nella teologia fondamentale , nella pedagogia della religione, nella teologia morale e nelletica sociale. I saggi qui riuniti indagano anche rispetto alle prospettive interculturali della costituzione delletica e al carattere provocatorio o di sfida insito nelletica applicata. Leuze, Reinhard Christentum und Islam J.C.B. Mohr, ottobre 1994 pp. 380, DM 80 Questi gli argomenti trattati nel volume: Cristianesimo ed Islamismo, un excursus storico; Mohammed, un profeta?; lIslamismo, una religione della rivelazione?; la valutazione cristiana del Corano; cristiologia cristiana ed islamica; lidea di Dio; Dio ed il male, predestinazione e Provvidenza; la visione delluomo: lantropologia cristiana ed islamica; letica cristiana ed islamica. Levinas, Emmanuel LIntrigue de linfini a cura di Marie-Anne Lescourret Flammarion, novembre 1994 F 48 Il pensiero dellinfinito si arricchisce in Levinas di determinazioni estetiche, linguistiche e politiche. I concetti inediti vengono avvicinati dal filosofo: la stanchezza, il viso, la traccia. Tutti gli argomenti vengono rimodellati attraverso un altruismo concettuale.

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Lombard, Jean Aristote: politique et ducation LHarmattan, ottobre 1994 pp. 151, F 75 La riflessione pedagogica di Aristotele di sovente considerata come una testimonianza sulla scuola ateniese e non come un contributo alla problematica dellazione educativa. In realt Aristotele trasforma leducazione in un capitolo della politica. Losurdo, Domenico La Seconda Repubblica. Liberismo, federalismo, postfascismo Bollati Borin., novembre 1994 pp. 224, L. 20.000 Liberismo, federalismo e postfascismo si fondono in una miscela esplosiva che ha gi segnato il destino della Iugoslavia e che ora minaccia anche lItalia, dove gran parte della sinistra, incapace di opporre valida resistenza allondata di revisionismo storico, sembra per di pi riecheggiare, in modo subalterno, le parole dordine federaliste e antistataliste dellideologia dominante. Lbbe, W. Kausalitt und Zurechnung. ber Verantwortung in komplexen kulturellen Prozessen de Gruyter, novembre 1994 pp. 314, DM 58 Si tratta dei contributi presentati durante la seduta del Zentrum fr Philosophie und Wissenschaftstheorie, tenutasi a Costanza nel marzo 93. Vengono discussi i problemi legati alla teoretica della causalit e delle azioni, ci si interroga sulla responsabilit dei complessi processi storici. Lukes, Steven - Rawls, John MacKinnon, Catharine A. Rorty, Richard Lyotard,Jean-Franois Heller, Agnes -Elster, Jon I diritti umani. Oxford Amnesty Lectures 1993 Garzanti, novembre 1994 pp. 280, L. 30.000 Lukes sostiene la necessit di un elenco breve e preciso di diritti umani, Rawls riprende un aspetto che una teoria della giustizia aveva lasciato in secondo piano, per risolvere il problema dellestensione dei diritti umani dalle societ liberali alle societ tradizionali e gerarchiche. Per MacKinnon e Rorty cercare un fondamento razionale per i diritti umani fuorviante e superfluo. Al centro della riflessione di Lyotard sono invece il principio dialogico e il diritto alla libert despressione che ne deriva. Heller centra la sua analisi sugli atroci crimini dei regimi totalitari e sulla necessit di punire gli individui che li hanno perpetrati. Elster mette infine in relazione i diritti umani con il problema della salvaguardia dei diritti delle minoranze attraverso meccanismi contromaggioritari. Macherey, Pierre Introduction a l Ethique de Spinoza PUF, ottobre 1994 pp. 240, F 128 Il volume propone le spiegazioni indispensabili alla lettura guidata della quinta parte dellopera di Spinoza, pubblicata nel 1677, dove sono esposti gli aspetti propriamente etici del suo approccio. In appendice si trova una tabella che permette di avere una visione dinsieme delle cinque parti dellEtica . Magri, Tito Hobbes Laterza, novembre 1994 pp. 200, L. 25.000 Il pensiero politico di Hobbes. La sua riflessione, concentrata soprattutto sul tema dellautorit e del potere assoluto del re, come unica via per sottrarsi alla violenza di tutti contro tutti che regna nello stato di natura. Maler, Henri Congdier lutopie? Lutopie selon Karl Marx LHarmattan, ottobre 1994 pp. 286, F 150 Il riferimento a Marx si imporr finch, allorizzonte della nostra storia, resteranno irrisolti i problemi che Marx si posto ed i problemi che ci pongono le barbarie della modernit. E in questo spirito che lautore ha scelto di fare della critica marxiana delle utopie il filo conduttore di una critica dellutopia marxiana. Mann, Christian Wovon man schweigen mu. Wittgenstein ber die Grundlagen von Logik und Mathematik Turia und Kant, ottobre 1994 pp. 262, S 298 Marolda, Paolo (a cura di) Segno, comunicazione, azione FrancoAngeli, novembre 1994 pp. 256, L. 35.000 Il problema del linguaggio centrale allinterno del pur vastissimo e intricato panorama della riflessione filosofica del Novecento. Anche se in essa non si imposto un punto di approdo o lo stabilirsi di una salda cornice comune di riferimento. Piuttosto lapertura di un nuovo e amplissimo orizzonte problematico, con alcune aree tematiche maggiormente aggreganti, e alcune prospettive salienti. A queste ultime, viste attraverso i loro rappresentanti pi significativi (Peirce, Dewey, Ricoeur, Derrida, Deleuze, Bloch, Janklevitch, Kohlberg), dedicata la presente raccolta di saggi, tesa ad offrire unapprofondita ricognizione ed uno stimolante confronto di posizioni e percorsi tuttora di grande vitalit. Marra, Dora Beth La biblioteca di Benedetto Croce. Le note autografe ai libri Bibliopolis, dicembre 1994 pp. 320, L. 50.000 Da sottolineare la singolarit della biblioteca raccolta da uno studioso cos eccezionale quale era Benedetto Croce, perch gli fosse materia e strumento di lavoro; ogni volume, ogni opuscolo era stato acquistato e conservato non tanto per la sua rarit, o non solo per essa, ma perch filo conduttore di una storia pi intima, ricordo storico e letterario, spunto di un futuro lavoro, o nuovo documento di un tema gi svolto. Tutta la biblioteca rispecchia, in un certo modo, lopera molta e varia del Croce, dagli studi storici e letterari a quelli filosofici ed etici. Marx, Wolfgang Bewutseins-Welten. Die Konkretion der Reflexionsdynamik Mohr, novembre 1994 pp. 484, DM 200 Le relazioni che gli esseri umani hanno con la relt, siano esse teoretiche, pratiche od estetiche, non sono isolate tra di loro, nascono invece in un rapporto di dipendenza reciproca e di influsso. Marx analizza i fondamenti e le forme che sono importanti per la comprensione delle strutture specifiche della realt frammentata in settori particolari. Masi, Giuseppe Lo spiritualismo egiziano antico. Il pensiero religioso egiziano classico Clueb, novembre 1994 pp. 356, L. 40.000 La documentazione, sia filologica che storica, sia filosofica che religiosa, del fondamentale contributo dellEgitto alla formazione della spiritualit occidentale. Matteucci, Nicola (a cura di) La cultura civile. LItalia e la formazione della civilt europea UTET, dicembre 1994 pp. 368, L. 150.000 I diversi saggi si ispirano alle discipline pi diverse: la filosofia, il diritto, il pensiero politico, la storiografia, la scienza della politica o quella della finanza pubblica... Questo un volume di storia delle idee; e le idee non sopportano compartimenti stagni. Mazel, Jacques Socrate Fayard, novembre 1994 F 170 Questa biografia si interessa soprattutto al giovane Socrate. Il filosofo viene presentato non come un mutante miracoloso, ma come un soggetto maturo che prende coscienza della situazione ateniese. McCarty, George E. (a cura di) Dialectics and Decadence. Echoes of Antiquity in Marx and Nietzsche Rowman & Littlefield, ottobre 1994 pp. 250, 20 Il volume analizza gli influssi della filosofia e della letteratura greche sullo sviluppo del pensiero sociale in Germania nel XIX secolo in generale e su Marx e Nietzsche in particolare. Questo studio indaga sui modi in cui gli ideali della Grecia classica, simili per i due pensatori, li hanno portati a reazioni simili di fronte allavanzare della modernit. McGinn, Bernard Die Mystik in Abendland vol. I: Ursprnge Herder, ottobre 1994 pp. 576, DM 128 Questopera, concepita da McGinn come un lavoro in quattro volumi, fornisce la prova di come la pura rappresentazione letteraria e scientifica di questo tema, la mistica in Occidente, non sia sufficiente. Lo sviluppo della mistica viene tratteggiato anche considerando le idee religiose e filosofiche e viene cos sottratto al buio della storia. Mervaud, Christiane Le Dictionaire philosophique de Voltaire Universitas, ottobre 1994 pp. 243, F 125 Il volume studia la storia del testo, ne rivela la portata, analizza alcuni aspetti della sua arte e mostra come il Dizionario filosofico sia un mezzo a cui ricorrere contro i pensatori dei conformismi e delle ortodossie. Lo studio riprende anche i sette primi capitoli dellintroduzione alledizione critica di questopera nelle Opere complete di Voltaire. Michon, Cyrille Nominalisme: la thorie de la signification dOccam Vrin, ottobre 1994 pp. 524, F 299 Letichetta nominalista spesso stata attribuita a dottrine molto diverse, a partire dal XV secolo. Se Guglielmo di Occam non ha inventato il nominalismo, ha per senzaltro meritato questa etichetta. Il volume offre una presentazione e discute gli argomenti occamisti, considerati a parte e per ci che sono, ne valuta la portata per la filosofia della spirito, la teoria semantica e lontologia. Minazzi, Fabio Lonesto mestiere del filosofare. Studi sul pensiero di Giulio Preti FrancoAngeli, novembre 1994 pp. 368, L. 44.000 Oltre ad analizzare alcuni dei momenti pi significativi del pensiero di Preti, il volume illustra le ragioni in virt delle quali il programma pretiano ha rappresentato, soprattutto nel dibattito italiano del secondo dopoguerra, uninteressante ma misconosciuta alternativa sul terreno del dibattito culturale e civile. In questa prospettiva il volume si chiude con la pubblicazione di un breve ma decisivo inedito dal quale riemerge tutta loriginalit della posizione di Preti e le ragioni profonde del suo isolamento culturale, civile e filosofico dal quadro del dibattito italiano. Misrahi, Ribert La Problmatique du sujet aujourdhui Encre marin, ottobre 1994 pp. 272, F 160 Il testo unanalisi critica della dottrine del soggetto, da Kierkegaard a Ricooeur, passando per Husserl, Heidegger, Buber, Block, Sartre e Levinas; una ouverture su di una dottrina del soggetto sia esistenziale che riflessiva.

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Mittelstaedt, P. (a cura di) Gentechnologie. Ethik und wissenschaftlicher Fortschritt Bouvier, novembre 1994 pp. 100, DM 24 Nel corso del Forum Internazionale tenutosi presso lUniversit di Colonia stato analizzato il tema della ricerca scientifica dal punto di vista dei criteri etici, delle aspettative e delle pretese da parte della societ. Montaigne, Michel Eyquem de Dizionario della saggezza Newton Compton, novembre 1994 pp. 100, L. 1000 Le massime e gli aforismi contenuti nel dizionario sono tratti dai Saggi, il capolavoro dellautore, e offrono al lettore una sorta di guida al buon vivere e al lieto morire. Montanari, Bruno (a cura di) Filosofia del diritto: identit scientifica e didattica oggi Giuffr, novembre 1994 pp. 146, L. 18.000 Atti del seminario di studio svoltosi a Catania nei giorni 8-10 maggio 1992. Morin, Edgar Il paradigma perduto. Che cos la natura umana? Feltrinelli, novembre 1994 pp. 224, L. 20.000 Il rapporto fra biologia e antropologia attraverso la teoria fondata sullidea di auto-organizzazione e su una logica della complessit che smentisce limmagine unidimensionale dellhomo sapiens. Mller, Severin Phnomenologie und philosophische Theorie der Arbeit vol. II: Rationalitt - Welt Vernunft Karl Alber, novembre 1994 pp. 620, DM 118 Mller, Tilmann Wahrheitsgeschehen und Kunst. Zur seinsgeschichtlichen Bestimmung des Kunstwerks bei Martin Heidegger Scaneg, novembre 1994 pp. 167, DM 40 Narbert, Jean LExperience intrieure de la libert: et autres essais de philosophie morale PUF, ottobre 1994 pp. 480, F 199 Questa prima opera di J. Narbert (1881-1960), ispirata dalla filosofia morale di Kant e pubblicata nel 1924, studia la causalit della coscienza e le sue forme di indipendenza rispetto alle condizioni in cui si realizzata. Nietzsche, Franziska Der entmndigte Philosoph. Briefe von Franziska Nietzsche an Adalbert Oehler aus den Jahren 1889-1897 a cura di G.U. Gabel e C.H. Jagenberg Gabel Vlg., ottobre 1994 pp. 128, DM 38 Nietzsche, Friedrich Filosofare col martello Mondadori, novembre 1994 pp. 180, L. 8.000 Raccolta di pensieri e aforismi su religione e filosofia, su arte e letteratura, su Dio e diavolo, ecc. Nietzsche, Friedrich La Naissance de la tragdie Denol, ottobre 1994 pp. 368, F 65 Per Nietzsche, la totalit dello sviluppo dellarte legata alla dualit dellapollineo e del dionisiaco: da una parte il mondo immaginario e ideale, dallaltra la follia distruttrice. Si tratta della ristampa di questa traduzione in francese dellopera di Nietzsche. Nietzsche, Friedrich Werke in drei Bnden a cura di K. Schlechta Hanser, ottobre 1994 pp. 4032, DM 198 Noti, Odilio Kant - Publikum und Gelehrter. Theologische Erinnerung an einen abgebrochenen Diskurs zum Theorie-Praxis-Problem Univ.-Vlg., novembre 1994 pp. 256, SFR 42 Orth, E.W. - Pfafferott, G. (a cura di) Studien zur Philosophie von Max Scheler Karl Alber, novembre 1994 pp. 360, DM 96 Si tratta dei contributi allInternationales Max-Scheler-Colloquim Der Mensch im Weltalter des Ausgleiches , tenutosi presso lUniversit di Colonia nel 93. Pags, Frdric Frhstck bei Sokrates. Philosophie als Lebenskunst Elster, ottobre 1994 pp. 192, DM 34 Pags descrive lo stile di vita del grande filosofo in aneddoti tesi, morbidi e vivi, per strapparla allambito astratto e teoretico e riportarla in quello terreno. Panis, Daniel Il y a le il y a: lnigme de Heidegger Ousia, ottobre 1994 pp. 244, F 99 Il volume incentrato su un aspetto del pensiero di Hedegger che dovrebbe permettere di avere una visione, non sullenorme insieme della gigantesca impresa di Heidegger, ma sul senso estremamente nuovo del suo percorso. Pensare che ci sia il c, esattamente quello che chiamiamo il senso dellessere. Pauen, Michael Dithyrambiker des Untergangs. Gnostizismus in sthetik und Philosophie der Moderne Akademie-Vlg., novembre 1994 pp. 440, DM 84 Il libro si occupa dello gnosticismo nella filosofia moderna. Al centro del lavoro si trovano Ludwig Klages, il giovane Bloch, Heidegger ed Adorno, le cui opere lasciano intravedere affinit strutturali con il pensiero gnostico. Pausch, Eberhard Martin Wahrheit zwischen Erschloenheit und Verantwortung. Die Rezeption und Transformation der Wahrheitskonzeption Martin Heideggers in der Theologie Bultmanns de Gruyter, novembre 1994 pp. 366, DM 178 Si tratta di una monografia sul concetto di verit filosofica in Heidegger e sulla sua ricezione nella teologia di Rudolf Bultmanns. Peschl, Markus F. Reprsentation und Konstruktion. Kognitions- und neuroinformatische Konzepte als Grundlage einer naturalisierten Epistemologie und Wissenschaftstheorie Vieweg, novembre 1994 pp. 328, DM 86 Come nasce il sapere, come viene rappresentato il sapere, qual il substrato neuronale della rappresentazione del sapere, in quale rapporto sono le strutture del sapere e le strutture dellambiente, come nascono i significati... Il volume si interroga su queste ed altre tematiche. Pessina, Adriano Introduzione a Bergson Laterza, novembre 1994 pp. 200, L. 18.000 La complessa e ancora attuale riflessione di Bergson sui temi della libert, sul rapporto mente-cervello, sul problema della temporalit nel vissuto personale cos come nelle scienze, sulla domanda riguardante il rapporto tra la dimensione biologica e quella spirituale e religiosa della vita. Philonenko, Alexis Bergson ou De la philosophie comme science rigoureuse Cerf, ottobre 1994 pp. 400, F 170 IL volume esplora il percorso sperimentale di Bergson seguendo lordine delle sue grandi opere. Lo studio si sviluppato seguendo la logica bergsoniana intesa come logica dei significati. Pizzini, Rolando La religione ribelle Nuovi autori, novembre 1994 pp. 80. L. 16.000 Breve saggio a sfondo filosofico-religioso, con specifici riferimenti a Romano Guardini, filosofo-teologo dei grandi temi religiosi. Plotino Les Ecrits de Plotin: publis dans lordre chronologique vol. III: Trait 9: VI, 9 a cura di Pierre Hadot Cerf, ottobre 1994 pp. 252, F 150 Questo scritto interamente dedicato allapproccio ed alla ricerca dellUno, un approccio teologico senza dubbio, ma soprattutto mistico. Si tratta della seconda edizione corretta di questo volume, arrivato ormai alla terza tiratura. Poly, Henri Le Renversement platonicien: logos, pistm, polis Vrin, ottobre 1994 pp. 405, F 198 Questo testo non n un commento di tipo filologico, n un approccio di stile idealista. Interrogando, leggendo ed interpretando i testi, si voluto produrre una semantica filosofica. Il risultato, per la filosofia platonica che il platonismo appare come metafisica astorica ed eternizzante. Popper, Karl La lezione di questo secolo Intervista di Giancarlo Bosetti Marsilio, novembre 1994 pp. 128. L. 8.000 Nel libro intervista La lezione di questo secolo rilasciata a Giancarlo Bosetti, Karl Popper, il filosofo della societ aperta appena scomparso, pone tra i temi cruciali del nostro tempo leducazione dei bambini, sottoposti alle suggestioni della violenza attraverso la TV e gli altri mezzi di comunicazione. I bambini sono la nostra ricchezza e il nostro futuro, perci Popper non esita a invocare la censura per i programmi che ne minacciano una corretta formazione. Censura una parola che scandalizza, e tuttavia pu far riflettere se la propone il pi prestigioso pensatore liberale dei nostri tempi. Popper, Karl R. Vermutungen und Widerlegungen. Das Wachstum der wissenschaftlichen Erkenntnis parte I: Vermutungen Mohr, novembre 1994 pp. 368, DM 49 Ledizione tedesca della prima parte di Conjectures and Refutations contiene diverse modifiche dellautore, rispetto alledizione inglese. La seconda parte, che includer anche lindice, verr pubblicata tra uno o due anni. Prechtl, P. - Burkard, Fr. P. (a cura di) Metzler Philosophie Lexikon. Begriffe und Definitionen Metzler, ottobre 1994 pp. 480, DM 58 Il volume contiene 3000 concetti e definizioni della filosofia occidentale, indiana e cinese. Fornisce informazioni concise sulla storia dei concetti e delle voci riportati, indica i testi fondamentali e la letteratura secondaria. Proust, Franoise Point de passage Kim, ottobre 1994 pp. 160, F 120 Esistono dei punti di passaggio tra la politica (giustizia), lestetica (bellezza) e la filosofia (verit)? Ogni passaggio una scommessa, cio unaccettazione del rischio, la sola possibilit per cogliere unoccasione. Questo saggio si propone di rendere accessibili delle piste in cui la giustizia, la bellezza e la verit potrebbero incrociarsi.

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Quillien, Philippe-Jean Dictionnaire politique de Ren Descartes Universit. de Lille, novembre 1994 pp. 261, F 140 I testi di Cartesio sulla politica sono numerosi, ricchi e spesso ignorati, perch dispersi in tutta lopera e nellabbondante corrispondenza. Questopera li riunisce in un dizionario, comprendente 170 voci. Due studi ricordano il contesto storico ed evidenziano lattualit della politica cartesiana. Rao, B. Nahari A Semiotic Reconstruction of Ryles Critique of Cartesianism de Gruyter, ottobre 1994 pp. 165, DM 120 Si tratta di unanalisi critica della teoria del sapere scientifico proposta e diffusa dal filosofo francese, scienziato e matematico Cartesio (1595-1650). Rapp, Friedrich Die Dynamik der modernen Welt. Eine Einfhrung in die Technikphilosophie Junius, ottobre 1994 pp. 200, DM 29,80 Rath, Matthias Der Psychologismusstreit in der deutschen Philosophie Karl Alber, ottobre 1994 pp. 240, DM 74 Richmond, Sheldon Aesthetic Criteria. Gombrich and the Philosophies of Science of Popper and Polanyi Ed. Rodopi, novembre 1994 pp. 152, FOL 45 Anche se Gombrich, per ci che riguarda larte e gli argomenti ad essa collegati, un seguace della filosofia razionalista di Karl Popper, nellestetica egli segue le idee della filosofia della scienza irrazionale proposte da M. Polanyi. Ricken, Friedo Antike Skeptiker C.H. Beck, novembre 1994 pp. 160, DM 22 Attraverso unanalisi precisa dei testi, il volume elabora i diversi volti dello scetticismo antico e lo interpreta come una posizione di rassegnazione nei confronti della vita, come una terapia delle malattie dellintelletto e come un contributo, che rimane insuperato, alla discussione teoretica intorno alla conoscenza. Ricoeur, Paul Persona, comunit e istituzioni. Dialettica tra giustizia e amore Ed. Cult. d. pace, novembre 1994 pp. 176, L. 20.000 Persona, comunit e istituzioni unantologia di testi di Paul Ricoeur sulle tematiche dellethos della persona, delle esigenze della comunit, delletica pubblica. Lattualit della riflessione ricoeuriana emerge soprattutto nel confronto tra etica e politica e nella riaffermazione della confluenza tra i due ambiti. Robinet, Andr Dom Deschamps: le matre des matres du soupon Vrin, ottobre 1994 pp. 338, F 225 Il potere civile ha costretto Deschamps (1716-1774) a tacere. Rousseau, Diderot, Voltaire, buttatisi a sinistra, hanno soffocato lopera. Hegel ci insegna a leggere questi scritti acidi: disappropriazione pi radicale di quella che si trova in Marx, crepuscolo dei valori... Per leguaglianza anarcoide, contro il mio ed il tuo, quando il mio libro avr avuto il suo effetto, esige Deschamps, che lo si bruci a sua volta. Rmelt, Josef Anthropozentrische Aporie und christliches Gewissen Herder, novembre 1994 pp. 144, DM 32 Roth, Gerhard Das Gehirn und seine Wirklichkeit. Kognitive Neurologie und ihre philosophischen Konsequenzen Suhrkamp, ottobre 1994 pp. 320, DM 48 In questo volume vengono presentate le pi recenti conoscenze sui fondamenti biologici, evolutivo-biologici e neuro-biologici della percezione e delle prestazioni conoscitive, della coscienza, dello spirito e della mente. Rousseau, Jean-Jacques Lettere sulla botanica Guerini, novembre 1994 pp. 160, L. 26.000 Nel pensiero e nella vita del filosofo ginevrino, la botanica occupa un posto di rilievo. Nello studio delle piante egli cerc suggestioni per la soluzione di alcune questioni filosofiche: la capacit della ragione intuitiva, il legame tra conoscenza immediata e morale, lordine delluniverso, lesistenza di Dio. Rozenberg, Jacques J. Philosophie et folie: fondaments psychopathologiques de la mtaphysique LHarmattan, novembre 1994 pp. 239, F 130 La metafisica designa la scienza dellessere in quanto essere, come affermava Aristotele, oppure rivela unesperienza delirante, come mostrava Kant? Il volume rintraccia la storia di questo problema e tenta di sviluppare un modello operativo capace di integrare i dati concettuali appartenenti ad ambiti molto diversi come lottica, la biologia e la psicoanalisi... Russell, Bertrand Dio e la Religione a cura di Al Seckel Newton Compton, novembre 1994 pp. 320, L. 3.900 Il pensiero del filosofo inglese sulla religione, il libero pensiero e il razionalismo. La sua critica nei confronti della fede nellesistenza di Dio e in generale di ogni forma di dogmatismo. Safranski, Rdiger Ein Meister aus Deutschland. Heidegger und seine Zeit Hanser, ottobre 1994 pp. 538, DM 58 Questo volume un capolavoro stilistico che, attraverso larte del raccontare, seduce e porta al filosofare. Si tratta di uno studio esemplare sul rapporto tra ci che pensabile e ci che vivibile in questo secolo pericoloso e sulla capacit di seduzione del potere nei confronti della mente e dello spirito. Schiefenhvel, W. (a cura di) Der Mensch in seiner Welt. Anthropologie heute Trias, ottobre 1994 3 voll. pp. 700, DM 89 Questo libro ha la sua origine nel corso radiofonico Luomo, antropologia oggi. Il primo volume tratta questi argomenti: Dalla scimmia a semi-dio. Il percorso delluomo per allontanarsi dalla natura; il volume secondo: Tra natura e cultura. Luomo ed i suoi rapporti; il terzo volume:I mondi creati e pensati. Luomo e le sue idee. Schlanger, Jacques Gestes de philosophes Aubier, novembre 1994 pp. 176, F 100 Partendo da unanalisi dellutilizzo da parte dei filosofi della loro persona allinterno della loro opera, il volume definisce i tre tipi di uso di s in filosofia che manifestano il modo di agire e di reagire, i toni, gli stili, le posture, i comportamenti, i modi dellattivit filosofica. Schlechta, Karl Nietzsche-Index zu den Werken in drei Bnden Hanser, ottobre 1994 pp. 520, DM 98 Schmitz, Hermann Selbstdarstellung als Philosophie. Metamorphosen der entfremdeten Subjektivitt Bouvier, novembre 1994 pp. 450, DM 120 Lestraniamento della soggettivit a cominciare da Fichte viene compensato, in modo diverso, da Stirner, Nietzsche e Wittgenstein e preparato da Schopenhauer. Una nuova teoria della soggettivit supera lestraniamento. Schnapp, Jan Freiheit, Moral und Recht. Grundzge einer Philosophie des Rechts Mohr, novembre 1994 pp. 310, DM 70 Schapp elabora le questioni fondamentali delletica e della filosofia del diritto. Egli interpreta letica sulla base del modello di Stato e di leggi elaborato da Platone. I bisogni degli uomini devono essere soddisfatti attraverso la ragione. Alle mancanze della ragione deve sopperire la costrizione attraverso la legge. Schnberger, Rolf Relation als Vergleich. Die Realationstheorie des Johannes Buridan im Kontext seines Denkens und der Scholastik Brill, ottobre 1994 FOL 190 Si tratta della tesi di abilitazione tenuta da Schnberger presso lUniversit di Monaco nel 90. Schramm, Michael Der Geldwert der Schpfung. Theologie - kologie - konomie Schningh, ottobre 1994 pp. 302, DM 68 Schulz, Peter Edith Steins Theorie der Person. Von der Bewutseinsphilosophie zur Geistmetaphysik Karl Alber, ottobre 1994 pp. 280, DM 86 Schulz, Walter Der gebrochene Weltbezug. Aufstze zur Geschichte der Philosophie und der Analyse der Gegenwart G. Neske, ottobre 1994 pp. 288, DM 88 Schulze, St. - Binder, J. Kants Verteidigung der Metaphysik. Eine Untersuchung zur Problemgeschichte des Opus postumum Tectum-Vlg., novembre 1994 pp. 248, DM 39,80 Si tratta della tesi di laurea, tenuta a Monaco nel 1994. Schumacher, Ralph John Stuart Mill Campus, ottobre 1994 pp. 150, DM 24,80 Accanto agli scritti di John Stuart Mill sul liberalismo politico ed economico, sono importanti soprattutto i suoi lavori sulla filosofia teoretica e pratica, che sono al centro di questa introduzione. Schweidler, Walter Geistesmacht und Menschenrecht. Der Universalanspruch der Menschenrechte und das Problem der Ersten Philosophie Karl Alber, novembre 1994 pp. 600, DM 158 Scilironi, Carlo In cammino verso luomo. Saggio di antropologia filosofica San Paolo, novembre 1994 pp. 166, L. 18.000 Che cosa significhi pensare e agire, dove laudacia della libert di pensiero si coniuga effettivamente col coraggio dellazione liberatrice. Seidel, Helmut Spinoza zur Einfhrung Junius, novembre 1994 pp. 180, DM 24,80 Seneca, Lucio Anneo Breviario a cura di Giovanni Reale Rusconi, novembre 1994 pp. 350, L. 16.000

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Da tutti i dialoghi e i trattati sono stati estratti, rifatti e tradotti i brani e gli aforismi pi significativi ordinandoli in 35 temi, in modo da renderli pi accessibili al pubblico. Seneca, Lucio Anneo Tutti gli scritti a cura di Giovanni Reale Rusconi, novembre 1994 pp. 1500, L. 70.000 Lopera di Seneca presentata in un solo volume contenente tutti gli scritti in prosa. I dieci dialoghi tradotti da Aldo Marastoni, e i quattro trattati tradotti da Monica Vialli. Sesto Empirico Outlines of Scepticism a cura di Julia Annes et al. Cambridge UP, novembre 1994 11 Gli Outlines of Scepticism del filosofo greco Sesto Empirico sono un documento dello scetticismo antico, una delle fonti pi esaustive riguardo alle filosofie ellenistiche. Si tratta di una traduzione in inglese delle Outlines of Scepticism, con unintroduzione e delle note. Seuses, Heinrich Philosophia spiritualis. Quelle, Konzept, Formen und Rezeption a cura di R. Bumrich e Ph. Kaiser Reichert, novembre 1994 pp. 320, DM 110 Sieg, Ulrich Aufstieg und Niedergang des Marburger Neukantismus. Die Geschichte einer philosophischen Schulgemeinschaft Knigshausen & Neumann novembre 1994 pp. 582, DM 98 Siegler, Hans Georg Der heimatlose Arthur Schopenhauer. Jugendjahre zwischen Danzig Hamburg, Weimar Droste, novembre 1994 pp. 300, DM 39,80 Sini, Carlo Scrivere in silenzio. Wittgenstein e il problema del linguaggio Egea, novembre 1994 pp. 120, L. 60.000 Resoconto di un ciclo di lezioni sulla concezione di Wittgenstein che afferma che le proposizioni filosofiche sono illustrazioni. Il resoconto dunque si presenta con una serie di immagini, percorsi topologici, dove scrittura alfabetica, tracce e tratti, immagini e acquarelli si intrecciano e si integrano. Slings, Simon R. Platos Apology of Socrates. A Literary and Philosophical Study with a Running Commentary. Edited and Completed from the Papers of the Late E. de Strycker Brill, ottobre 1994 pp. 280, FOL 180 Spierling, Volker Arthur Schopenhauer. Die Philosophie als Kunst und Erkenntnis. Die Biographie eines anhaltend aktuellen Weltbilds Haffmans Vlg., ottobre 1994 pp. 256, CHF 48 Stadler, Christian Maria Transzendentale Deduktion zwischen Theorie un Praxis. Vorberlegungen zu einer Staatstheorie nach Kant Junghans, novembre 1994 pp. 160, DM 35 Stanguennec, Andr Etudes post-kantiennes vol. II: Raison analytique et raison dialectique dans la pense post-kantienne Age dhomme, novembre 1994 pp. 181, F 140 Si tratta di uno studio sulla concettualizzazione della materia, della vita e dello spirito in Kant, Hegel, Fichte, Schelling e nei romantici tedeschi. Stegmaier, Werner Nietzsches Genealogie der Moral Wiss. Buchgess., ottobre 1994 pp. 260, DM 49,80 Questinterpretazione del discusso scritto di Nietzsche La genealogia della morale lo colloca allinterno del contesto generale delle opere di Nietzsche, delinea letica che prepara questo testo e delinea i sui principali tratti filosofici. Stein, Edith La vita come totalit. Scritti sulleducazione religiosa Citt Nuova, dicembre 1994 pp. 240, L. 28.000 Il volume raccoglie diciassette saggi, alcuni inediti, risalenti agli anni 19261938. Dopo aver parlato dei fondamenti teorici dellinsegnamento, offre una panoramica sugli scopi e i metodi della psicologia e il suo significato per la pedagogia. Steinmetz, Rudy Les Styles de Derrida De Boeck-Wesmael, ottobre 1994 pp. 249, F 175 Interrogando il presupposto secondo il quale la verit interiore ed esteriore ai suoi modi di espressione, lopera di Jacques Derrida intende portare alla luce limpensato della metafisica tradizionale, vuole far sapere che il senso saprebbe esistere al momento della sua messa in opera attraverso e dentro il linguaggio. Stietencron, H. - Rpke, J. (a cura di) Tten im Krieg Karl Alber, ottobre 1994 pp. 460, DM 124 Streminger, Gerhard David Hume: Eine Untersuchung ber den menschlichen Verstand. Ein einfhrender Kommentar UTB, ottobre 1994 pp. 220, DM 22,80 Il commento prende in considerazione il testo capitolo dopo capitolo esaminando in questo modo le posizioni centrali della filosofia di Hume. Strohmeyer, Ingeborg Philosophische Gesprche. Leibniz und Kant ber das Individuenproblem Knigshausen & Neumann novembre 1994 pp. 192, DM 38 Suhr, Martin John Dewey zur Einfhrung Junius, novembre 1994 pp. 180, DM 24,80 Szlezynger, Jehuda Zur Philosophie der Psychologie. Ein Versuch ber die Wesenslogik Bouvier, ottobre 1994 pp. 228, DM 58 Che cosa accade quando la filosofia e la psicologia, liberate dalla loro posizione di reciproca estraneit, vengono poste in un rapporto di scambio? Taranto, Domenico Pirronismo ed assolutismo nella Francia del 600. Studi sul pensiero politico dello scetticismo da Montaigne a Bayle (1580-1697) FrancoAngeli, novembre 1994 pp. 208, L. 30.000 Snodandosi lungo il percorso che va dagli Essais di Montaigne al Dictionnaire di Bayle, il volume ricostruisce la teoria politica di alcuni pensatori francesi dubbiosi verso antiche tradizioni e strategie di fondazione del potere. Il risultato di questo processo consiste nella rifondazione di una teoria dellordine e, conseguentemente, dellobbedienza, svincolata da ogni garanzia di tipo metafisico e, comunque, da ogni carattere di naturale oggettivit. Taviani, Elena Lapparenza da salvare. Saggio su Th. W. Adorno Guerini, novembre 1994 pp. 193, L. 28.000 Saggio sulla natura del pensiero adorniano: la dialettica negativa, la provocazione linguistica, ecc. Taylor, Charles Quellen des Selbst. Die Entstehung der neuzeitlichen Identitt Suhrkamp, ottobre 1994 pp. 880, DM 160 E possibile farsi unidea della situazione precaria dellio moderno solamente se le considerazioni di tipo sistematico e storico si compenetrano nel corso dellanalisi. Questa unione e cooperazione dellapproccio sistematico e storico casratterizza il libro di Charles Taylor sullo sviluppo dellidentit moderna. Tchouchang-Tseu Le Rve du papillon: oeuvres trad. dal cinese di J.J. Lafitte Albin Michel, ottobre 1994 pp. 339, F 120 E Tchouchang-Tseu che sogna di essere una farfalla o la farfalla che sogna di essere Tchouchang-Tseu? Tebartz-van Eist, Anne sthetik der Metapher. Zum Streit zwischen Philosophie und Rhetorik bei Friedrich Nietzsche Karl Alber, novembre 1994 pp. 240, DM 74 Si tratta della tesi di laurea, tenuta presso la Technische Hochschule di Aquisgrana nel 93. Terrel, Jean Hobbes: matrialisme et politique pref. di Bernard Bourgeois Vrin, ottobre 1994 pp. 397, F 240 Mentre Aristotele ipotizza la citt in cui i cittadini siano governanti e governati, Hobbes pensa ad uno Stato, dove uno comanda e laltro obbedisce. Egli fornisce cos dei principi essenziali (lautorit dello Stato fondata sulla rappresentazione, il riconoscimento agli individui di diritti inalienabili) alla democrazia liberale, rifiutando lesigenza democratica: la repubblica, creata dai cittadini, li priva dellesercizio del potere politico. Tietz, Udo Sprache und Verstehen in analytischer und hermeneutischer Sicht Akademie-Vlg., novembre 1994 pp. 250, DM 74 Lautore formula una teoria del contesto positiva, che risulta da una ricerca riguardo allavvicinamento tra la tradizione analitica e quella ermeneutica, tenendo presenti la loro storia, le loro premesse e le conseguenze che ne derivano e che vengono messe a fuoco nella problematica lingua e comprensione. Troude-Chastenet, Patrick (a cura di) Sur Jacques Ellul LEsprit du temps, ottobre 1994 pp. 320, F 150 J. Ellul ha pensato al Contratto naturale prima di Michel Serres, ha praticato la decodificazione semiologica prima di Barthes e criticato la societ moderna prefigurando le principali tesi di Jean Baudrillard. Egli ha aperto la strada a Ivan Illich, il quale, insieme agli altri, gli rende qui omaggio in maniera vibrante. Tsirintanis, Alexandre Savoir o nous allons Universit. de Nancy, novembre 1994 pp. 170, F 80 Il volume presenta il tentativo di elaborare una teoria cristiana del Tutto, da parte di un giurista cretese, docente di diritto commerciale presso lUniversit di Atene tra il 1942 ed il 1968. Tudge, Colin Wir Herren der Schpfung. Gen-Technik und Gen-Ethik Spektrum, ottobre 1994 pp. 540, DM 58

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In quali casi non possibile rinunciare alla tecnica dei geni, dove pu essere utilizzata in modo sensato? Come possibile controllare lutilizzo della tecnica dei geni? E dove si pu porre il confine tra queste due tematiche. Queste sono alcune delle problematiche affrontate in questo volume. Valdman, Edouard Les Juifs et largent: pour une mtaphysique de largent Galille, ottobre 1994 pp. 95, F 92 Il denaro la potenza rivoluzionaria per eccellenza: il segno indelebile della sete di assoluto delluomo. Partendo da una lettura di Derrida, Levinas, Nietzsche..., lautore mostra come lebreo abbia conservato, attraverso la simbologia del denaro, lo spazio dellalterit e della libert. Vattimo, Gianni Oltre linterpretazione. Conseguenze dellermeneutica Laterza, novembre 1994 pp. 200, L. 18.000 Saggio sul pensiero debole e sul suo possibile sviluppo. Lezioni svolte presso lUniversit di Bologna. Vaysse, Jean-Marie Totalit et subjectivit: Spinoza dans lidalisme allemand Vrin, ottobre 1994 pp. 302, F 198 Il volume intende elucidare il funzionamento e la portata del pensiero di Spinoza allinterno di questepoca della metafisica, che quella del suo compimento nel corso del processo di assoluzione della soggettivit moderna. Vigna, Carmelo (a cura di) Letica e il suo altro Angeli, novembre 1994 pp. 272, L. 38.000 Letica serve agli uomini come strumento per convivere anche senza condividere alcunch, ma bisogna fare in modo che resti fermamente rapportata al proprio altro, ossia che letica non sia isolata astrattamente dalla contestualit che le compete: il rimando alle strutture fondative della verit e alla realt indiscutibile delle cose buone. Virilio, Paul Esthtique de la disparition LGF, ottobre 1994 pp. 123, F 30 La visione dipende dalla luce e dallimmortalit delle cose, il reale un movimento continuo che si mostra in piena luce. Qual dunque il reale che noi percepiamo? Non sar forse unallucinazione permanente? Partendo dal caso Howard Hughes, lautore offre la sua riflessione sulla velocit e lillusione allinterno della societ. Virilio, Paul Esthtique de la disparition LGF, ottobre 1994 pp. 123, F 30 La visione dipende dalla luce e dallimmortalit delle cose, il reale un movimento continuo che si mostra in piena luce. Qual dunque il reale che noi percepiamo? Non sar forse unallucinazione permanente? Partendo dal caso Howard Hughes, lautore offre la sua riflessione sulla velocit e lillusione allinterno della societ. Voisine-Jechova, Hana La Visualitation des choses et la conception philosophique du monde dans loeuvre de Comenius Universit de Paris-Sorbonne ottobre 1994 pp. 216, F 145 Il volume documenta sullapporto di Comenio (1592-1670) allo sviluppo della cultura europea. Questesiliato insieme cosmopolita e profondamente ancorato alla tradizione ceca, pensatore religioso, pedagogo, linguista e scrittore, rappresenta uno dei vertici della cultura del suo paese. Voltaire Dictionnaire philosophique a cura di Batrice Didier Impr. nationale, ottobre 1994 F 250 Questo libro unopera di lotta, unimpresa che port Voltaire ad umiliare linfamia, il fanatismo, la superstizione, lintolleranza. Ledizione riprodotta quella del 1769, la sesta edizione, rivista ed ampliata dallautore. Vorlaufer, Johannes Das Sein-Lassen als Grundvollzug des Daseins. Eine Annhrung an Heideggers Begriff der Gelassenheit Passagen-Vlg., ottobre 1994 pp. 208, S 280 Si tratta della prima edizione tedesca di questopera. Waldenfels, Bernhard Antwortregister Suhrkamp, ottobre 1994 pp. 500, DM 78 Latto del rispondere sembra un modo di confrontarsi con ci che ci estraneo, senza neutralizzarlo attraverso lappropriazione. Anche le ricerche contenute in questo volume, un Antwortregister (un elenco di risposte), si muovono in questa direzione. Wallner, Fritz Constructive Realism. Aspects of a New Epostemological Movement Braumller, ottobre 1994 pp. 400, S 160 Weil, Simone Oeuvres compltes vol. VI:Cahiers a cura di A. Devaux e F.de Lussy Gallimard, ottobre 1994 pp. 563, F 280 Questo primo volume dei quaderni permetter di leggere dei testi inediti che chiarificano il periodo-cerniera tra il periodo precedente la guerra e lesodo, e poi il trasferimento a Marsiglia. Si trover anche una cronologia esaustiva delle opere e della vita dellautrice. Weissmahr, Bla Philosophische Gotteslehre Kohlhammer, ottobre 1994 pp. 174, DM 29,80 Si tratta della seconda edizione rivista di questo libro. Welsch, Wolfgang Vernunft. Die zeitgenssische Vernunftkritik und das Konzept der transversalen Vernunft Suhrkamp, ottobre 1994 pp. 1000, DM 148 Questa ragione dei passaggi ci fornisce delle competenze specifiche per i nostri giorni. Ci permette di passare tra le diverse configurazioni di significato e le differenti dimensioni della realt e di considerare le esigenze divergenti. Essa permette quindi lorientamento attraverso i fondamenti oscillanti ed una costituzione complessiva del disordine. Wilson, James Q. Il senso morale Comunit, novembre 1994 pp. 320, L. 40.000 Saggio sulla moralit e la natura umana. Wischke, Mirko Die Geburt der Ethik. Schopenhauer - Nietzsche - Adorno Akademie-Vlg., novembre 1994 pp. 240, DM 64 Con questo studio, lanalisi critica del pensiero fondamentale delletica di Schopenhauer, Nietzsche ed Adorno, che impregnato di teoria, e della sua messa in pratica sistematica rivela un contesto di motivazioni sotterraneo, che era fino ad ora rimasto escluso dalle discussioni contemporanee. Wittgenstein, Ludwig Vermischte Bemerkungen. Eine Auswahl aus dem Nachla Suhrkamp, novembre 1994 pp. 160, DM 36 Wuthenow, Ralph-Rainer Nietzsche als Leser. Drei Essays Europ. Verlagsanst., novembre 1994 pp. 96, DM 26 Zurawska, Jolanta (a cura di) Il Rinascimento in Polonia. Atti dei Colloqui italo-polacchi 1989-1992 Bibliopolis, novembre 1994 pp. 457, L. 40.000 Parte di una collana che in base a nuove indagini e nuove riflessioni ristudia i Rinascimenti fuori dItalia nei loro caratteri, nelle loro interrelazioni e nel rapporto col Rinascimento italiano, questi Atti (che riassumono quattro anni di collaborazione tra lI.U.O. di Napoli e lUniversit di Varsavia) sono dedicati alla specificit del Rinascimento polacco. Zwierlein, E. (a cura di) Verantwortung in der Risikogesellschaft. Ethische Herausforderung in einer vernderten Welt Schulz-Kirchener, novembre 1994 pp. 152, DM 26,80

(a cura di A.M.; trad. it. di L.T.)

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