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Hans Holbein il Giovane (1497-1543), Ritratto di Erasmo da Rotterdam (1523)

EDITORIALE SOMMARIO

Dal 4 al 10 settembre 1993, nella sede dellIstituto Italiano per gli Studi Filosofici, in Palazzo Serra di Cassano, Napoli, si tenuto un Convegno internazionale in onore di Egon Alfred Klepsch, Presidente del Parlamento Europeo, sul tema Europa. Hanno partecipato ai lavori: Mario Agrimi, Carlo Amirante, Angelo Arpa, Maurice Aymard, Gennaro Barbuto, Antonio Barone, Remo Bodei, Giovanni Bonacina, Monika Bosse, Reinhardt Brandt, Manfred Buhr, Alberto Burgio, Giuseppe Cacciatore, Gaetano Calabr, Giuseppe Cantillo, Massimo Capaccioli, Vincenzo Cappelletti, Giorgio Capra, Gaetano Cingari, Vera Cocco, Ermenegildo Cocco, Pasquale Colella, Franco Compasso, Girolamo Cotroneo, Umberto Curi, Guido DAgostino, Biagio De Giovanni, Romeo De Maio, Francesco De Martino, Domenico De Masi, Luigi De Rosa, Raffaella De Vivo, Paul Dibon, Roberto Esposito, Maurizio Ferraris, Mario Forte, Marc Fumaroli, Antonio Gallinaro, Antonio Gargano, Andrea Giordano, Giovanni Grasso, Tullio Gregory, Gerd Held, Yves Hersant, Emilio Hidalgo Serna, Felice Ippolito, Marco Ivaldo, Domenico Jervolino, Gianni Korinthios, Reinhardt Lauth, Alfonso Maria Liquori, Domenico Losurdo, Juha Manninen, Gerardo Marotta, Titti Marrone, Aldo Masullo, Vittorio Mathieu, Nullo Minissi, Giovanni Moretto, Bruno Moroncini, Carmine Napolitano, Nuccio Ordine, Rosario Pinto, Giuseppe Prestipino, Giovanni Pugliese Carratelli, Saverio Ricci, Giovanni Russo, Michele Scudiero, Vittorio Silvestrini, Bruna Soravia, Jan Sperna Weiland, Andr Stoll, Paolo Strolin, Adriano Tassi, Mario Tel, Nicolas Tertulian, Imre Toth, Aldo Trione, Bruno Vitiello, Lech Witkowski, Stefano Zen e Sergio Zoppi. Il testo che segue riporta l'intervento al convegno dell'on. Egon Alfred Klepsh.

Vorrei innanzitutto esprimere il mio ringraziamento allIstituto Italiano per gli Studi Filosofici, del quale siamo tutti ospiti qui, in questo antico e glorioso Palazzo Serra di Cassano. Abbiamo offerto al convegno il patrocinio del Parlamento europeo, e di buon grado abbiamo accolto linvito a presenziare ai lavori. Porgere il nostro saluto ci rende ora particolarmente lieti, poich, attraverso gli studi e lesperienza che abbiamo maturato, da cittadini, nelle istituzioni nazionali e nelle istituzioni unitarie della nuova Europa, abbiamo ben potuto riconoscere quanto sia stato determinante, per il fiorire dellideale politico dellunit europea, lopera secolare, travagliata e appassionata, della cultura dellet che chiamiamo moderna. alla storia, alla cultura, alla religione che per secoli hanno formato i nostri spiriti che occorre fare riferimento per affrontare uno dei maggiori problemi di oggi: come possono e debbono intrecciarsi le esigenze delle singole nazioni, di unit entro i propri confini e di identit nazionale ben garantita, e lesigenza comune a tutte di dare corpo e sostanza al disegno unitario entro un grande organismo comunitario? E un tema da considerare con spirito aperto e con coraggio, lasciando cadere le grossolane ipotesi semplificatrici; nessuna trascuratezza pu essere consentita di fronte alle culture nazionali, che hanno il diritto di conservare e svolgere la loro identit specifica, ci che per ciascun popolo sempre la pi

significativa delle conquiste storiche ed punto di partenza obbligato per le conquiste successive. Una Europa al livello delle sue tradizioni non potrebbe certo costruirsi nella violazione di tali diritti; e perci siamo tenuti a rifiutare, se vogliamo fare opera meritoria per il futuro, i progetti di sviluppo che pongano in antitesi lunit dellinsieme e le individualit nazionali che ne sono il fondamento. Le difficolt e loriginalit del progetto europeo stanno appunto qui: nellintento, che anche una necessit, di costruire una comunit nella quale nazionalit differenti - le cui interrelazioni hanno per secoli avuto un ruolo essenziale nella formazione e nel progredire di un comune spirito europeo - riescano a integrarsi in maniera ancora pi stringente, non solo nellambito politico ma in ogni ambito della vita civile e spirituale. E questa strada - vogliamo ancora sottolinearlo costituisce per noi un percorso obbligato: solo per il suo tramite potr sorgere lEuropa unita. Ed allora allEuropa dellUmanesimo, alla memoria storica di questa e al corpo di valori che ad essa rimane associato da secoli, che dobbiamo innanzitutto fare riferimento. A quella tradizione dellUmanesimo che - non dobbiamo dimenticarlo - al tempo stesso patrimonio dei singoli Paesi dEuropa e dellEuropa nella sua interezza. La scelta che maturata negli ultimi decenni, di essere europei, impone dei limiti, delle condizioni; e se vogliamo essere tali dobbiamo guardare alle nazioni dEuropa, alla loro storia e al loro stesso presente, come agli elementi di uno svolgimento unitario, nel quale sempre opera la totalit implicita che lEuropa rappresenta, in quanto entit di civilt e di cultura, nel nostro mondo tormentato ed ancora solcato da profondissime contraddizioni. LItalia meridionale, e Napoli in particolare, hanno contribuito al costituirsi di questa tradizione in una maniera determinante, dai primi albori del mondo classico, e per un lunghissimo arco di secoli sono restate sedi privilegiate di questa, senza che mai la sua luce venisse meno e si oscurasse del tutto. E perci a queste primissime fonti della nostra civilt, da Napoli, va prima che alle altre il nostro riconoscimento. Lasciatemi aprire a questo punto una parentesi per citare quanto stato detto da uno dei pi grandi filosofi viventi - Hans Georg Gadamer - sulla citt di Napoli e sul vostro Istituto: Sono particolarmente lieto di poter affermare che la grande eredit toccata in sorte a Napoli oggi in buone mani. E un merito inestimabile dellIstituto Italiano per gli Studi Filosofici quello di aver preso qui liniziativa. Infatti la ripresa della filosofia promossa a Napoli dallattivit dellIstituto Italiano per gli Studi Filosofici, gi nota in tutto il mondo. Torner a onore della grande tradizione culturale di Napoli, se si riuscir a tenere viva leredit del grande pensiero europeo ed a edificare su queste premesse nuove forme di pensiero e di vita. Tutto ci ci fa credere in quellEuropa per la quale viviamo e che, come speriamo, sopravviver alle minacce di questa epoca. Spero che lIstituto Italiano per gli Studi Filoso-

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fici costituir nel prossimo futuro un modello per lEuropa per superare gli ostacoli rappresentati dalla burocratizzazione degli studi. Senza iniziative di questo tipo la cultura perduta perch la burocratizzazione degli studi - come conseguenza della tendenza industriale della nostra epoca - significa la pietrificazione della cultura ed una minaccia alla creativit e alla ricchezza dei rapporti umani. Eredit somma, per lItalia e per lEuropa, fu quella delle scuole di filosofia e di pensiero della Magna Grecia; e altrettanto grande fu quella della vocazione universalistica della civilt greca, dei suoi legislatori e fondatori di citt, del disegno, umanissimo pur se incompiuto, della polis antica. Tutto ci ha costituito la premessa ideale di un unico svolgimento, che si protratto per secoli. LEuropa e lo spirito europeo sono il risultato pi alto di quel grande moto che, sorto inizialmente nelle citt italiane nei secoli della Rinascenza, si propag al di l dei suoi confini e inform presto di s lintera vita degli Stati nazionali dellOccidente che allora si venivano definitivamente confermando. Qui a Napoli, citt che vanta nobili tradizioni di cultura e di impegno civile nei suoi grandi intellettuali, da Bruno a Giannone e da Filangieri a Croce e Omodeo, dobbligo considerare un tale processo non solo in quanto vicenda di storia politica, ma pi ancora una fatica memorabile delle coscienze e luminosa esperienza interiore, come vicenda emblematica della storia della cultura europea. Rendiamo omaggio, perci, allintuizione somma di Bertrando Spaventa, che ha voluto cogliere lessenziale, nellevoluzione delle relazioni tra pensiero italiano e pensiero europeo nel corso nellet moderna, tra Rinascimento e Risorgimento, traducendolo nella giustamente celebrata tesi della circolarit dello svolgimento spirituale europeo in rapporto allItalia. Lo spirito europeo moderno comp proprio qui le sue prime prove, e innanzi che altrove nel Sud del Paese, nelle regioni stesse che avevano tratto gloria dalle scuole della Magna Grecia e poi, negli anni oscuri delle invasioni barbariche e della decadenza, dai pensatori solitari che dai ritiri di Calabria serbavano e tramandavano la fede nella filosofia, nel pensiero, nella superiorit del vivere civile. E molto sintomatico constatare che oggi, alla soglia del terzo millennio, allorch il problema del rapporto fra unit europea e identit degli Stati nazionali si pone con vigore, si sia pensato a fare ricorso ad un concetto - la sussidiariet - che affonda le sue radici lontano nel tempo. Tale concetto ha infatti una lunga tradizione nella storia delle idee politiche e sociali; se ne possono trovare tracce gi nelle opere di Aristotele e di San Tommaso dAquino. Nel pensiero contemporaneo esso viene evocato in termini di scienza politica da Alexis de Tocqueville, secondo il quale lorganizzazione collettiva trova la sua giustificazione nel fatto di consentire lo sviluppo della personalit. La collettivit deve dunque dotarsi di strutture che garantiscano in modo ottimale tale svilup-

po. A partire da tale postulato di unautodeterminazione del singolo quanto pi ampia possibile, si fissa il principio di sussidiariet quale fondamento dellorganizzazione delle strutture: gli organismi di rango superiore devono assumersi unicamente i compiti che non potrebbero essere assolti in modo migliore, o con la stessa efficacia, dagli organismi di rango inferiore. Fondamentalmente la sussidiariet un termine sociopolitico e non un principio giuridico o costituzionale. Allorigine, e nella sua concezione pi astratta, la sussidiariet una raccomandazione normativa, una regola per fissare disposizioni istituzionali in modo tale da consentire che le decisioni concernenti direttamente la vita delle persone siano prese il pi possibile in basso nella catena dellorganizzazione sociale. Lidea sociofilosofica che ne sta alla base la sovranit, lEigenwert dellindividuo. Solo le cose che il singolo non pu compiere adeguatamente possono essere assegnate ad un livello pi alto di organizzazione sociale. Nella dottrina sociale cattolica, il punto di partenza fondamentale del principio della sussidiariet il singolo essere umano, a cui va lasciata quanta pi libert possibile: ...cos come sbagliato togliere allindividuo e affidare ad un gruppo quello che pu essere portato a termine da imprese o industrie private, altres uningiustizia, un grave male e una violazione dellordine naturale, che unassociazione pi ampia e pi importante si arroghi funzioni che possono essere svolte con efficienza da gruppi pi piccoli e di rango inferiore (Papa Pio XI, Quadrigesimo Anno, 1931, paragrafo 79). Nel dibattito moderno sulla sussidiariet, il rapporto originario tra lindividuo e la collettivit, tra il privato e il pubblico, stato esteso agli organismi e alle autorit politiche. In questa versione la sussidiariet richiede che i livelli pi bassi di autorit e di giurisdizione abbiano la precedenza rispetto ai pi elevati e che in taluni settori lelaborazione e lassunzione di decisioni non siano soggette ad interferenze del centro. Il principio utilizzato anche nel diritto costituzionale, in particolare quello concernente gli Stati organizzati federalmente, nel cui ambito disciplina la divisione dei poteri legislativi fra la nazione nel suo complesso ed i singoli Stati membri. Lattuazione del principio di sussidiariet contribuisce dunque al rispetto delle identit nazionali degli Stati membri e tutela i loro poteri. Esso inteso a far s che le decisioni allinterno dellUnione europea vengano prese il pi vicino possibile ai cittadini. Unit dellEuropa e unit nazionali sono dunque una grande bandiera, tessuta e ritessuta attraverso una altissima tradizione secolare, e la forza e la solidit loro discende da questa tradizione, alla quale pur nelle tormentate vicessitudini storiche dellOccidente sono rimaste strettamente legate. Perch la cultura e la civilt moderne in Europa muovono dallunico grande ceppo dellUmanesimo e la sua tradizione nella sua essenza unitaria. Per lEuropa furono compiute le ricerche umanistiche e la versione latina di Marsilio Ficino, che resero il pensiero di Platone e di Plotino patrimonio di tutti i Paesi dellOccidente e fondarono la Respublica literaria. Lo spirito europeo lespressione non soltanto delle pi 4

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17 RESOCONTO 17 Ermeneutica, teologia e topologia della storia

41 NOTIZIARIO

43 CONVEGNI E SEMINARI 13 SCHEDA 13 La stampa filosofica in Russia nell'anno primo del post-comunismo 43 Cinquantenario della morte di Martinetti 44 Heidegger in discussione 45 Che ruolo ha la mente nella Natura? 46 Luigi Stefanini: personalismo ed esistenzialismo 19 AUTORI E IDEE 19 Esistenzialismo italiano 20 Lo stato delle cose: Vilm Flusser e il design 21 Lescatologia occidentale 22 Morale senza moralismo 22 Introduzione a Gramsci 23 Soggettivit e modernit 46 De arte combinatoria 47 Omaggio a Geymonat 50 Omaggio a Dal Pra 52 Esegesi ed epistemologia nel Seicento 53 Lo spazio dellimmaginazione 53 Soggettivit e concetto in Hegel 55 Fichte: la ricerca del fondamento 56 Kairs e tempus 25 TENDENZE E DIBATTITI 25 Cassirer: una riscoperta 26 Marx e la modernit 27 Testo e/o immagine nellestetica francese 29 Due secoli di teologia 30 Primo piano: Dividi et computa: la filosofia e il computer La formattazione: una metafora per i filosofi 59 DIDATTICA 59 Manuali di filosofia a confronto (I parte) 63 Interventi, proposte, ricerche 58 CALENDARIO 57 Topologia del moderno 57 Kant e il problema di Dio

35 PROSPETTIVE DI RICERCA 35 Dilthey e Nietzsche 37 Filosofia della vita 38 Theunissen su Kierkegaard 39 Il filosofale e il filosofico 40 Nietzsche e il nichilismo

64 RASSEGNA DELLE RIVISTE

70 NOVIT IN LIBRERIA

RESOCONTO

Emanuele Severino (f. di G. Barbaro), Franco Volpi Carlo Sini (f. di M. Totaro), Remo Bodei (f. di M. Totaro) Massimo Cacciari (f. di M. Totaro), Vincenzo Vitiello (f. di M. Totaro)

RESOCONTO
In occasione della pubblicazione dellope- poich, per definizione, il tempo tale solo che fa riferimento a unapocalisse prossira di Vincenzo Vitiello, Topologia del in quanto posto al di fuori della portata ma, implica una tensione; quello di promoderno (Marietti, Genova 1992), si svol- delluomo. Nella storia, e solo in essa, gresso invece un concetto che nasce to a Napoli (Istituto Suor Orsola Beninca- nasce il problema del senso - nellacce- quando viene rimossa la nozione di apocasa, 18-19 novembre 1992) un seminario di zione letterale del termine - della storia lisse, come distruzione e disvelamento e, studi dedicato al tema: Ermeneutica, teo- medesima, e le domande sul senso della con essa, viene rimosso il carattere aionico logia e topologia della storia, a cui hanno storia sono poste dalluomo, che ne viene del tempo dal futuro, dallescatologia. In partecipato, tra gli altri, Remo Bodei, Mas- trasceso, in quanto abitatore del tempo esca- questo modo la storia diviene, vichianasimo Cacciari, Felix Duque, Bruno Forte, tologico. mente, civile, affare delluomo e della Umberto Galimberti, Pier Aldo Rovatti, A questo proposito, ha rilevato Bruno sua progettualit, dilatata indefinitamente. Emanuele Severino, Carlo Sini. Il conve- Forte, limpostazione di Cacciari si pre- Si verifica cos una perdita del futuro, una gno si segnalato non solo per quantit e clude la possibilit, offerta invece dal pen- compressione del tempo nella presentificaqualit degli interventi, ma soprattutto per siero cristiano, di fondare una filosofia zione dellistante, dello Jetzt; correlativaleffettiva struttura seminariale dei lavori, della storia, il cui programma potrebbe mente, si presenta lesigenza di dare senso, dove larga parte stata dedicata alla discus- appunto essere sintetizzato nella formula: da un punto di vista soggettivistico, alla sione delle tesi presentate dai relatori. alla ricerca del senso perduto. Secondo frammentazione che ne risulta, al momenIl convegno si articolato in tre momenti, Forte, la filosofia della storia non pu che to, che rimane altrimenti indeciso. La necentrati sul rapporto tra tempo storico ed essere cristiana, perch solo per il cristiano gativit dellattimo si presenta per in queescatologia, tra nichilismo e redenzione, e la determinazione delleskaton qualifica il sta prospettiva come irredimibile, e il protra linguaggio e contraddizione. Per quanto presente come penultimo, distendendolo blema, ha sostenuto Bodei, consiste nel riguarda il primo momento, Massimo Cac- nella storia. Cos accade nella tradizione di trovare unalternativa a una storia che finisce per non spiegare pi nulla e ciari ha rilevato come lodiera unescatologia che, per chi no carattere futuribile, attrinon cristiano, non dice nulla buito ai termini di tempo storirispetto al futuro. Per questo co e di escatologia, rimuova occorre, a parere di Bodei, non il primitivo significato testauna topologia matematica, bens mentario, secondo il quale una considerazione cronotopilescatologia non fa riferimenca che sappia pensare il passato to a un tempo che verr, ma che non passa e lavvenire che piuttosto a un tempo che vienon avviene, senza rimanere ne. Il tempo futuro, indicato nella lallazione concettuale. dal termine eskaton, si rappresenta come realizzazione, in atto Il dibattito sulleskaton ha inin questo tempo storico; lo si trodotto il tema del nulla come pu riscontrare, particolarmendeprivazione di senso del prete, nel nuovo testamento, ladsente. In questo contesto di ricon interventi di Pier Aldo Rovatti dove, pi che a un futuro eterflessione intervenuto Felix Carlo Sini, Vincenzo Vitiello, Franco no, possibile pensare a un Duque , che ha connesso la queeterno che presente. Certo, stione del nichilismo a quella Volpi ha osservato Cacciari, non per della redenzione, mettendo in tutti leterno presente, ma solo evidenza il carattere per natuper colui che sa interpretare, ra para-dossale delluomo. cio per il credente; per gli altri, Duque ha con ci voluto indileskaton apparir come tale care il collocarsi delluomo ai solo nel futuro, nel momento margini della doxa, in forza della a cura di Flavio Cassinari del disvelamento apocalittico. sua duplicit di animale logiA esso non peraltro estranea co. La natura animale delluola dimensione del nascondimento, in quan- Paolo, dei sinottici e di Gioacchino da mo, per come essa stata indagata da to scoperta della profondit, dellinsonda- Fiore, dove il tempo viene pensato come Nietzsche, consiste nellessere fuori di s bilit di quellabisso che Dio. Per credenti aion, eone che si distende nella storia. A della vita, nel collocarsi di questultima al e non credenti, tuttavia, ogni momento questa tradizione Forte contrappone la pro- di l di ogni individualit costituita come decisivo, e cessa quindi di esser tale, cio di spettiva dellideologia, che a suo parere tale. Etica e logica sono appunto funzionali essere elemento di una serie, per diventare pu trovare unascendenza giovannea e al tenere assieme, dal punto di vista delpunto critico, luogo della krisis, decisivo agostiniana, accomunante ortodossi e pro- lidentit individuale delluomo, la vita; in quanto prossimo a un fine e alla fine. testanti e alla quale viene ascritto, con per questo i filosofi, come sosteneva PlatoDal punto di vista di unescatologia consi- Bultmann, lo stesso Cacciari. Essa consiste ne, parlano sempre di morte. Questultima, derata in senso finalistico, il tempo storico nel ridurre il tempo a funzione della proget- come istanza rappresentativa della natura, implode dunque nellattimo. tualit; in questo modo la storia si annichi- il contrario del logos, ma al contempo In realt, ha sostenuto Umberto Galim- lisce, perch il futuro fagocita il presente. ci che conferisce ad esso il suo senso. berti, tale implosione caratteristica di un A parere di Forte, questa posizione, con Risiede qui, a parere di Duque, il terreno in tempo concepito in funzione tecnico-ope- lenfatizzazione del carattere critico, cio cui si connettono nichilismo e redenzione, rativa, dove la dimensione scopica del darsi decisivo, dellattimo, in cui listante bruto laddove la seconda consiste nellaccettada fare provoca una contrazione del tem- diventa gravido di Dio, assai poco laica zione della morte, in quanto possibilit di po: il tempo serve al progetto, non c e antistorica, perch sottolinea lunicit congiungere logos e natura. In questa prouna serie, ma soltanto un sempre imme- delleskaton a scapito della pluralit dei spettiva il male arrecato allaltro, la morte diatamente prima e un sempre immedia- momenti della storia. Proprio questa, ha che gli si infligge, male, morte che si tamente dopo lattimo, concepito come per implicitamente sostenuto Remo arreca a s medesimi, una sua anticipaziokairos, come buona occasione per il pro- Bodei, la lettura contemporanea delleska- ne; daltra parte, solo accettando la propria getto. Il tempo storico nasce perci, a pare- ton, impostasi con le filosofie del progres- morte, il proprio nulla in quanto esseri re di Galimberti, solo come escatologia, so settecentesche. La prospettiva eonica, vitali, ci si salva in quanto esseri razionali.

Ermeneutica teologia topologia della storia

RESOCONTO
A questo proposito, Pietro Coda ha rilevato come, nel pensiero occidentale, il concetto di nichilismo e quello di redenzione siano a tal punto connessi, che nellidea di redenzione implicita una dimensione nichilistica, dalla quale, secondo Coda, necessario liberarsi. In questa prospettiva la topologia proposta da Vitiello pu essere interpretata non come una sorta di primato della determinazione spaziale nei confronti di quella temporale, ma come loro compresenza. Nello stesso senso la redenzione dal nichilismo, implicito nellidea stessa di redenzione, pu attuarsi laddove si interpreti la fine della storia come carattere finito della storia medesima; concetto, questo di finitezza della storia, che non ha nulla a che spartire con quello di un compimento redimente (e perci nichilistico) della storia medesima. A partire dalla celebre sentenza heideggeriana che sottolinea la non identit di filosofia e teologia, Carlo Sini ha sostenuto, contro Forte, il carattere irresolubile dellalternativa fra topologia e storia: la filosofia non si identifica n con luna, n con laltra, proprio perch si differenzia in modo radicale, in quanto pratica di domande, dalla teologia che pratica di risposte. In questo senso, ha affermato Sini, la filosofia ermeneutica, laddove il termine va inteso non come interpretazione di testi, o di tradizioni, ma come espressione di una domanda portata al suo massimo livello di radicalit, poich essa verte sul domandare, sullinterpretare medesimi. Non tale, secondo Sini, lermeneutica contemporanea quando si chiede, per esempio, cosa siano nichilismo o redenzione, e si colloca cos sul livello della domanda sociologica, piuttosto che su quello della domanda filosofica. Questa ermeneutica rimane infatti nellequivoco della superstizione delle cose, ovvero nella presupposizione che si dia qualcosa come nichilismo, redenzione, tempo, e cos via. Al contrario, ha osservato Sini, non esiste la cosa indipendentemente dalle pratiche che la costituiscono: non si pu chiedere cosa sia il tempo e come lo si possa pensare, perch non si d il tempo, ma solo pratiche finite, immagini di mondo. Cos pure per la redenzione, che non esiste in s, ma come insieme di pratiche (discussioni, aspettative, e altro) per cui si viene posti nella disposizione danimo della redenzione. Per comprendere, da un punto di vista autenticamente filosofico, cosa sia ad esempio la redenzione dal dolore, occorre per Sini dare ascolto, fenomenologicamente, alla propria pratica finita; da essa appare come tale redenzione, lungi dal consistere in un rapporto di risarcimento per il dolore patito, si manifesti invece come consapevolezza del proprio stare, spinozianamente, come modo finito in una sostanza finita. Tale consapevolezza non ha affatto il carattere del sapere qualcosa: nellapocalisse, quando il velo sulla verit si solleva, si scopre che non c nulla, e che questo nulla coincide con il tutto. Il rapporto tra nichilismo e redenzione, come ha sottolineato Duque, pu essere riformulato in termini diversi nel rapporto fra linguaggio e contraddizione. Il linguaggio infatti un modo per fuggire limmediatezza, guardando le cose stesse da una distanza che permetta di coglierle. Per Hegel il linguaggio il luogo della contraddizione tra il nome e la cosa, tra il logos e la vita; al termine della Logica la contraddizione si compone quando il linguaggio perviene a un nome che non un nome, bens la cosa stessa. Qui il nome si trasforma in pro-nome, ovvero nella condizione di possibilit della cosa; il logos diventa condizione di possibilit della vita, e la mediatezza del linguaggio dilegua nellimmediatezza, nella morte. La questione della distanza, come luogo di nascita dellessenza contraddittoria del linguaggio, stata affrontata da Pier Aldo Rovatti a partire da tematiche di carattere psicoanalitico. Il gioco del fort-da costituisce linizio della difesa dallangoscia attraverso il simbolico, attuata tramite un controllo dellassenza. Proprio qui si colloca per la contraddizione, perch tale controllo porta con s la coazione a ripetere, che appartiene essenzialmente al dominio del linguaggio. In altri termini, attraverso il linguaggio si sta nella contraddizione e, con ci, nella distanza. Questultima accade in due modi, che indicano ci da cui si tiene la distanza: anzitutto come distanza dallimpossibile, da ci che non esprimibile in quanto non semiotizzabile, ovvero la distanza dagli oggetti, che anche la distanza dalla morte dellio; in secondo luogo come distanza dallimmaginario, ovvero da ci che viene approssimato dallimmagine, lio medesimo. La nostra distanza quindi non solo dalle cose, ma anche dallio; il carattere contraddittorio delle parole consiste nel loro stesso essere poste. Risiedere in questa contraddizione comporta un mettersi in gioco, che consiste tanto in unapertura (lo stare in ascolto del linguaggio), quanto in una chiusura, per via della dimensione prospettica in cui ci si viene a collocare. Franco Volpi ha tuttavia messo in dubbio lassimilazione di linguaggio e contraddizione, sostenuta da Duque e da Rovatti sulla base del fatto che il linguaggio sarebbe, contemporaneamente, il luogo della significanza e quello della sua distruzione, e luomo semplice frammezzo (zwischen) tra luno e laltro. Tale posizione, ha rilevato Volpi, anche espressa in Topologia del moderno da Vitiello, che arriva a condividere la posizione di Emanuele Severino circa leternit del tutto, ovvero leternit di tutti gli enti, chiamando a sostegno Kant, quando afferma che il tempo eterno, proprio perch esso non accade nel tempo. Volpi ritiene, invece, che proprio Kant possa essere utilizzato in tuttaltra direzione, facendo riferimento alle sue riflessioni sulla contraddizione, esposte nella Dialet8

tica trascendentale. Con la trattazione delle antinomie, a parere di Volpi, si prospetta per Kant la possibilit di procedere oltre il principio di non contraddizione aristotelico, arrivando a configurare un luogo dove tertium datur, dove cio tesi e antitesi possano essere entrambe false, o entrambe vere. Cos pure potrebbe accadere, ipotizza Volpi, per la contrapposizione fra le tesi, entrambe false, che sostengono leternit o il divenire degli enti. Vincenzo Vitiello ha a sua volta precisato il proprio dissenso da Volpi, sottolineando di non ritenere residenza delluomo la contraddizione come luogo della non significanza, e mettendo conseguentemente in evidenza la propria distanza dalla posizione di Severino. Vitiello ha infatti ribadito che il carattere contraddittorio di ciascun discorso va ricondotto alla necessit di dire con esso il suo proprio orizzonte, in modo tale per che questo dire non risulti esaustivo; deve cio configurarsi un discorso che sia, a un tempo, inclusivo e non inclusivo di s, a differenza di quanto ritiene Severino. Per questultimo, ha continuato Vitiello, la relazione A=A, l Uno Uno , gentilianamente, reale; il problema, piuttosto, per Vitiello quello di pensare questa relazione, che , a suo avviso, intimamente contraddittoria. Precisando la propria posizione, Emanuele Severino ha ribadito come egli, pur daccordo con la tesi di Vitiello, secondo la quale lIdentico da sempre, non ritenga affatto lIdentico un ente particolare, bens la totalit degli enti. LIdentico gi da sempre; quindi (e solo in forza di ci) le cose del mondo sono gi da sempre. La contraddizione si costituisce solo nella misura in cui il soggetto intende presentarsi come isolato; il suo significato non appartiene in questo modo al predicato, in quanto questo soggetto pretende lautoesaustivit. Conseguentemente, quando si dice, il dire si pone come unalterit rispetto a ci di cui si dice, e ha cos luogo la contraddizione. Nasce in questo modo il pregiudizio relativo al divenire degli enti, interpretato come il passare da un ente a un nulla, e viceversa: una volta il soggetto ha un determinato predicato e unaltra volta quel predicato , per il soggetto, un nulla; in questo modo, ha chiarito Severino, la categoria del divenire proviene dalla considerazione del soggetto come isolato, ed cespite della contraddizione. Da essa non riesce a liberarsi il principio di non contraddizione che, anzi, la assume come proprio presupposto. A parere di Severino, occorre invece riconoscere che la relazione fra soggetto e predicato non si instaura fra enti isolati, ma originaria; solo cos si evita la contraddizione, lisolamento del soggetto, il divenire. Sostenere, come fa Volpi (e Platone), che alcune cose possono essere eterne, e altre no, implica, secondo Severino, lammissione dellisolamento del soggetto, del divenire, della contraddizione. Nella contraddizione cade la filosofia con-

RESOCONTO
temporanea (quando, con Derrida e Gadamer, considera inseparabili linguaggio ed essere, linguaggio e pensiero), che non pu pi disporre della categoria della necessit avendola liquidata. A questo esito si giunge quando la riflessione connette in primo luogo il pensiero al linguaggio, in secondo luogo alla storicit, e conclude che il pensiero non incontrovertibile. Ma entrambe le connessioni, soprattutto la seconda, sono ipotesi ermeneutiche accettate come incontrovertibili, utilizzate per negare la possibilit della categoria di incontrovertibilit. Eppure, identit ed eternit dellente, ha obiettato Sini, sono tali solo in riferimento a una totalit che non si d come tale, ma di cui esse sono evento; e Felix Duque ha ribadito come, non dandosi lidentit, il movimento da un nulla a un nulla. Nella tavola rotonda che ha concluso il convegno, durante la quale sono stati messi a fuoco alcuni nodi tematici presenti nellopera di Vitiello, Topologia del moderno, Bruno Forte ha definito questopera una celebrazione dellidea, e su questa base lha accostata alla prospettiva hegeliana, in forza del suo concepire il moderno come utopia: il non luogo originario di Hegel fa da correlato al domandare delluomo, onnipresente e, proprio per questo, in nessun luogo. A parere di Forte, centrale nellopera di Vitiello il rapporto fra tempo ed eternit: laddove leskaton si esaurisce nel presente, la storia si annulla; qui risiederebbe il debito con quella che Forte ha definito l ebbrezza hegeliana per il compimento. Relativamente al suo debito con Hegel, Vincenzo Vitiello ha tuttavia ribadito che la topologia solo in prima istanza consiste in un pensiero dellAssoluto, perch leskaton indica non una fine, ma un orizzonte: la categoria del moderno non accade dopo quella di Medioevo, ma si identifica, piuttosto, con la storicit in quanto tale. Vitiello ha ribadito di non pensare a una fine, intesa come compimento della storia, perch ci implicherebbe ancora un primato del tempo, che egli pone, invece, come complanare allo spazio. A partire dalla tematica della contra-dizione, Pier Aldo Rovatti, che ha peraltro affermato la propria sintonia con la prospettiva di Vitiello, ha rilevato in essa il permanere di un residuo di soggettivit. Se la contra-dizione infatti implicita nella sospensione del giudizio, nellepoch fenomenologica, in essa sopravvive, in posizione residuale, ma nondimeno ineliminabile, un orizzonte di soggettivit, il cui mancato riconoscimento porta alla tesi di una dissoluzione dellevento nel linguaggio. A questa obiezione Vitiello ha risposto che la contraddizione non pu rappresentare lultima parola, pena la ricaduta in una filosofia dellidentit di stampo hegeliano; occorre, invece, mantenere la contraddizione allinterno della contraddizione. Da parte sua Carlo Sini ha invitato Vitiello a precisare il rapporto fra la sua nozione di topologia e lermeneutica, nonch quello, in una prospettiva topologica, che intercorre fra la pratica filosofica e la questione del tempo. In altri termini, ha rilevato Sini, non chiaro se a partire dalla topologia sia ancora possibile il darsi di una scrittura filosofica, n se la topologia medesima le appartenga; sullo sfondo rimarrebbe, dunque, il rischio di reintrodurre la nozione di fine della filosofia. A questa considerazione Vitiello ha risposto che la topologia, posta lermeneutica come disciplina storica, riguarda le condizioni di possibilit di ogni ermeneutica. Per quanto riguarda poi losservazione di Sini circa il carattere fondativo della pratica nei confronti della topologia, Vitiello ha a sua volta sollevato la questione del rapporto fra tempo e pratica, interrogandosi su quale dei due termini sia condizione di possibilit per laltro. A questo proposito, affermando la contiguit di topologia e monadologia, Vitiello ha avvicinato la propria posizione a quella di Leibniz, e quella di Sini a quella di Spinoza. Massimo Cacciari ha individuato invece tratti schellinghiani nella riflessione di Vitiello, soprattutto laddove vengono ritrovate in Dio le scissioni che caratterizzano e definiscono luomo, prima fra tutte quella frattura, irredimibile, che colloca appunto il suo soggiorno, il suo ethos, nellutopia, in quel non luogo cio che il frammezzo, la contra-dizione fra uno e molti. Rispondendo ancora a Sini, che gli chiedeva di tematizzare la questione della distanza che accade nel rimando, e che , quindi, implicita nella struttura del segno linguistico, Vitiello si detto daccordo sul fatto che sia proprio levento ci che occorre pensare attraverso il linguaggio. Egli ha affermato per di ritenere la categoria di evento, per come essa utilizzata da Sini, eccessivamente ipotecata da una vena mistica, e ha ribadito la necessit di dire levento. Se la filosofia, ha concluso Vitiello, consiste nel domandare, ci va inteso a suo parere in senso radicale: non pretendendo, cio, in alcun modo una risposta, non pretendendo neppure di sapere chi si sia, che cosa si domandi. Non lecito, in altri termini, neppure rispondere alla domanda se, dietro al velo sollevato dallinterrogante, vi sia un nulla, o non piuttosto un qualcuno, o un qualcosa. A proposito di alcune delle tematiche emerse durante il convegno, Pier Aldo Rovatti, Carlo Sini , Vincenzo Vitiello e Franco Volpi hanno cortesemente risposto ad

alcune domande rivolte loro da Flavio Cassinari.

Vitiello: Pi che di fine della storia, si pu forse

D. Nellinsieme, il dibattito sul volume di Vincenzo

Vitiello, Topologia del moderno, sembra essersi sviluppato attraverso una serie di opposizioni, la prima delle quali pu essere individuata dalla coppia storicit-topologia. Il primo termine rinvierebbe a una prospettiva escatologica, in quanto orientata verso un centro, mentre il secondo configurerebbe piuttosto un policentrismo, una compresenza di centri. In che senso va inteso il rapporto fra le due prospettive, e la seconda pu essere considerata espressione della fine della storia?
Rovatti: Lultima parte della domanda contiene lorizzonte in cui collocherei una risposta. Occorre che si faccia spazio a una pluralit di punti di vista, a queste due prospettive, creando cio, in luogo di gerarchia e dipendenza, uno spazio di gioco e di coinvolgimento. Proprio la questione di uno spazio siffatto mi sembra il tema messo a fuoco nel testo di Vitiello tramite la nozione di topologia. In questo modo non si tratta di penalizzare o di escludere la prospettiva del tempo, ovvero della storia, bens di ricondurla in tale orizzonte o, per dirla con unespressione a me congeniale, di indebolirla.
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sostenere che la storia non sia incominciata, in quanto non mai iniziata la condizione di possibilit di ogni storia. Occorre chiedersi se la contrapposizione, nel senso della domanda, fra una prospettiva policentrica e una monocentrica, non si ponga comunque a partire dal fatto che ammettiamo, come loro condizione di possibilit, un orizzonte. La topologia intende mettere in discussione proprio questo orizzonte di possibilit, riflettendo sulla dimensione spaziale del tempo; riflettendo, cio, sul suo orizzonte, che non storia, ma metastoria. Una riflessione che voglia essere radicale deve dunque esercitarsi su questo orizzonte. Sini: Non vedo opposizione tra storicit e topologia, ma piuttosto un differente modo di intendere e interpretare la storicit. La fine della storia, del resto, non pu essere sancita da una teoria, per di pi filosofica. Si ha una fine della storia solo se vien meno la pratica dello sguardo storiografico (che la filosofia ha potentemente contribuito a innescare, almeno a partire da Aristotele), e con esso tutta quella tradizione di pratiche, anzitutto di scrittura e di lettura, che lo sostanziano. Non mi pare di vedere allopera nulla di questo genere in una topologia come la

RESOCONTO intende Vitiello, indipendentemente dalle sue intenzioni. Volpi: Il binomio storicit-topologia configura, a mio avviso, pi che unopposizione, una complementarit. Il primo termine indica infatti un problema, ossia il carattere eminentemente storico, e dunque temporale, delluomo e della sua esperienza con tutto ci che ne consegue, in primo luogo la questione del modo in cui le manifestazioni e le espressioni storiche della vita possono essere adeguatamente conosciute. Il secondo termine indica, invece, una determinata disposizione metodologica per affrontare, in maniera filosoficamente accorta, il problema della storicit. Se si vuole parlare di antitesi, essa sussiste non tanto fra storicit e topologia, bens fra topologia e storicismo, qualora si intenda con questo secondo termine un atteggiamento ingenuamente narrativo, orientato sulla mera successione cronologica e storiografica. Avremmo, in questo caso, lopposizione di due modi di affrontare il problema della storicit, alternativi luno allaltro: quello topologico, che si profila come un approccio storicamente consapevole, e quello storicistico. Questultimo, se nel secolo scorso, nella contrapposizione al positivismo, ha avuto la sua grande stagione e anche, certamente, le sue buone ragioni dessere, appare oggi (specialmente tenendo conto delle critiche mosse a tale posizione gi da Nietzsche, poi da Heidegger e infine dallermeneutica successiva) come una posizione non sufficientemente radicale, ed esposta agli esiti del relativismo culturale e del mero narrativismo.
D. Che rapporto sussiste fra lo sguardo topologico da una parte e il punto di vista dellermeneutica dallaltra? Sini: Lunico punto di vista dellermeneutica che abbia effettiva consistenza filosofica quello di Heidegger. Quanto poi seguito sotto tale nome solo sociologia della cultura o storia delle idee, le cui proposte e conclusioni non solo sono filosoficamente irrilevanti o infondate, ma, proprio per questo, non si fanno in alcun modo carico delle reali - e fruttuose - apore contro le quali si scontra il cammino heideggeriano. Vi solo la presunzione di un superamento che si riduce a formulette superficiali, nelle quali nessun esercizio di pensiero , di fatto, messo in opera; un tale esercizio, chiss perch, viene piuttosto dichiarato impossibile. La topologia di Vitiello - come, per altri versi, la meditazione sullinizio di Massimo Cacciari - in quanto effettivi esercizi di pensiero, non hanno nulla a che vedere, pare a me, con questi punti di vista ermeneutici. Semplicemente li lasciano alla loro attualit presunta e, invero, gi appannata; oppure li lasciano alla loro attualit effettiva, per quanti amano leggere di filosofia senza farla, cio senza sapere che significhi farla. Volpi: Se topologia ed ermeneutica vanno di pari passo nellopposizione allo storicismo, dei cui problemi esse peraltro intendono farsi carico, una volta che ci si lasci alle spalle il confronto con lo storicismo, la prospettiva topologica sollecita lermeneutica in direzione di un problema di fondo che ne travaglia la definizione metodologica, e che, in breve, pu essere cos formulato: qual la logica, qual la razionalit propria dellermeneutica? Segue essa un metodo meramente narrativo, o trova un
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aggancio con le forme della razionalit argomentativa? Su questo punto si potrebbe dire che gli esponenti del pensiero ermeneutico hanno a lungo esitato o, quantomeno, non hanno fornito risposte univoche e concordi. Ladesione del giovane Heidegger al programma metodologico della fenomenologia stata pi che altro uno spunto iniziale (fatta salva la grandezza dellinizio heideggeriano,) la cui enigmaticit e problematicit racchiusa nella tesi secondo la quale la possibilit (della fenomenologia) sta pi in alto della sua realt, cio della sua realt storica di movimento filosofico. Gadamer, pur nel suo contrapporsi a ogni restringimento metodologico del libero gioco del comprendere, ha sottolineato e teorizzato la struttura dialogica dellesperienza ermeneutica. Ulteriori precisazioni di metodo sono state fornite, dai loro rispettivi punti di vista, da Richard Rorty e anche da Gianni Vattimo, che ha recentemente reclamato, dal punto di vista dellermeneutica, un diritto allargomentazione. La prospettiva della topologia pu inserirsi a mio avviso proficuamente in questa problematica, e aprire uno scorcio interessante per affrontare di petto la questione. Rovatti: Lo sguardo topologico certamente una variazione ermeneutica; o, piuttosto, un rilancio rispetto alla prospettiva di questultima. Esso si incarica infatti di circoscrivere, e possibilmente di descrivere, una zona filosofica che lermeneutica (per esempio, quella di Gadamer) si accontenta di costeggiare. Non saprei indicare altrimenti tale zona se non con il termine, ovvio, di soggettivit. Il problema consiste, appunto, nel mettere a tema lo sguardo topologico, nel determinare a quale modalit di vedere esso appartenga, con quale tipologia di soggetto risulti congruente. Vitiello: A mio parere lermeneutica, anche quella gadameriana, che pure pone il problema della fusione degli orizzonti, non mette in questione lorizzonte complessivo, quello al cui interno si danno tutti gli altri orizzonti, le condizioni di possibilit particolari. Lermeneutica si limita, infatti, ad affermare questo orizzonte: cos accade, ad esempio, quando essa parla del linguaggio come del mondo stesso al cui interno avvengono tutti i rapporti storici, e a partire dal quale la storicit medesima pensabile. Il paradosso consiste qui nel volere ermeneuticamente portare nella storia, nel flusso del divenire storico, il movimento storico; eppure, gi per Kant, die Zeit bleibt und wechselt nicht, il tempo rimane, e non muta.
D. Se il punto di vista storico appare come correlato di

quello teologico e come cifra della filosofia, mentre, pur con molti distinguo, lermeneutica si collocherebbe sul lato dello sguardo topologico, in che misura il tema della fine della filosofia, che viene qui introdotto, non porta con s quello del superamento della filosofia medesima, e cosa si pu intendere con ci?
Rovatti: Fine della filosofia? Ma non piuttosto la fine

della filosofia intesa, per lo pi e innanzitutto, come storia? Potremmo parlare, allora, e semmai, di altro inizio. E ci si potrebbe chiedere: questo iniziare a guardare la filosofia come se essa fosse sempre stata

RESOCONTO nellorizzonte topologico (nel senso che a questo termine Saggiatore, Milano 1992). conferisce Vitiello) comporta o no qualcosa come un Vitiello: La topologia vuole essere filosofia; essa reoltre rispetto alla filosofia? Vorrei introdurre qui quel- spinge infatti ogni discorso relativo a una fine della lo che per me, dopo quello relativo alla questione della filosofia, e richiede perci un diverso rapporto con la soggettivit, il secondo problema fondamentale, il filosofia medesima. La topologia accetta, con sincerit e problema del linguaggio. Pi precisamente: il problema seriet, la tesi della contemporaneit della storia. Quedella parola filosofica e della sua pretesa stabilit, o della stultima, assunta da Benedetto Croce in una prospettiva sua riconosciuta trasparenza. Dove lo sguardo topologi- esclusivamente psicologica, e da Marx in una solo socioco - se vogliamo continuare a chiamarlo cos - vede logica, trova invece con Hegel e con Nietzsche la sua soprattutto la contraddizione, la filosofia pretende subito espressione filosofica pi rigorosa. Mi riferisco in partiche questo oggetto, che viene visto, sia in piena luce, colare ai passi, posti al termini della parte introduttiva che sia suscettibile di una logica, che resti al suo posto delle Lezioni sulla filosofia della storia, nei quali Hegel senza muoversi. Ma lo afferma che solo in appasguardo topologico non renza lo storico guarda al vede questo tipo di oggetpassato, perch, in realt, to, e forse non ha in vista egli guarda invece sempre nulla che si possa chiamare al presente. Non si tratta davvero oggetto. Infatti la qui del presente che passa, contraddizione contradma di quello eterno, lo Jetzt dittoria: la parola contradche sempre . Per ci che dizione va messa tra virriguarda Nietzsche, occorgolette e tra parentesi, non re invece riferirsi alla dot n stabile n trasparente, trina delleterno ritorno che, non semanticamente uniinterpretata filosoficamenvoca. Indica uno spazio di te, cio al di fuori da ogni oscillazione, e come tale arcaicismo e misticismo, siimpropria. Questo effetgnifica comprensione delto di impropriet, che lo lo spazio della storicit. sguardo topologico confeLanulus aeternitatis raprisce al linguaggio, potrebpresenta lorizzonte non be suggerirci l oltre delmutevole del flusso del temla filosofia. Non una superpo; leternit si presenta filosofia, bens piuttosto la come eternit del tempo, sua lateralizzazione; per non soltanto nel tempo. cos dire, la possibilit di Ogni escatologia non pu scavare un vuoto attorno perci essere che successialle parole filosofiche, perva alla concezione topoloch continuino a parlare. gica, e ci vale anche per Sini: Per quanto mi riguarlermeneutica. da, la fine della filosofia non da intendersi come D. La questione della fine utopico passaggio ad aldella filosofia rimanda a tro. Solo chi non ha inteso il quella del suo inizio; senso profondo della filonelluno e nellaltro caso, sofia, e il carattere filosofinon si rischia di reintroco della fine e della fine Giorgio de Chirico, Il pomeriggio di Arianna (part.), 1913 durre nella prospettiva della filosofia, pu nutrire topologica lo sguardo ingenue e precipitose speranze in tal senso. Le quali sono storico? Fino a che punto i tentativi per sfuggire ala loro volta figure della fine, spesso patetiche nella loro leventuale contraddizione non si risolvono in una sorta presunzione. Quellorizzonte, che gi Heidegger chia- di raddoppiamento dei concetti, che appaiono per un mava fine della filosofia, e che indubbiamente in vario verso come originari, per laltro come debitori alla modo ci concerne (nonostante i successi della filosofia prospettiva che si intenderebbe superare? come cultura da mass-media, o Weltzivilisation), va inteso, a mio avviso, come possibilit etica; ovvero Rovatti: Se ci siamo un poco capiti sul senso del discorso, come un nuovo modo di frequentare la filosofia - e, pi in allora sar chiaro che contraddizione e raddoppiagenerale, il sapere, a cominciare dal saper fare e dal saper mento non sono da intendersi qui come dei limiti. Il vivere - come un nuovo abito di scrittura, in cui la gioco in perdita, ed un gioco di rilanci: ci si dovr tradizione stessa si rinnova senza superstizioni e acquisi- infine interrogare su cosa un gioco, e su quale processo sce nuovi sensi. Che cosa poi voglio dire qui con scrit- abbia da compiere l io del giocatore. Sono i problemi tura non possibile, n opportuno, sintetizzarlo: non che mi interessano, e che vorrei segnalare, per arrivare posso far altro che rinviare al mio Etica della scrittura (Il allesigenza di rappresentare, nel discorso filosofico
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RESOCONTO medesimo, la intenibilit della propria posizione, leffetto di scivolamento. L originario non scompare come qualcosa di falso, n dovr ricomparire come quel vero di cui volevamo evitare il ritorno, per il semplice motivo che si tratter di rappresentarlo come pretesa, o come illusione necessaria al nostro proprio stare al gioco. Si tratter, dunque, di metterlo in scena, di riuscire a ospitarlo. Sini: Non credo che ci si possa liberare dallo sguardo storico, limitandoci per esempio a sconvolgerne le cronologie. In realt, non abbiamo altro che lo sguardo storico; questo tuttora il nostro modo di comprendere. Possiamo per cominciare ad abitare altrimenti lo sguardo storico stesso; il che implica, alla lunga, una modificazione. In questa direzione la topologia di Vitiello d indubbiamente un importante contributo, il cui valore, gi oggi considerevole, da vedersi in movimento verso ulteriori e significative prospettive che da Vitiello lecito attendersi, con vantaggio di tutti coloro che amano ancora pensare filosoficamente. Vitiello: In merito alla questione della fine e dell inizio, della storia e della filosofia, va precisato che, allinterno dellorizzonte topologico, si danno molti inizi e molte fini, tutti gli inizi e tutte le fini possibili. Detto ci, va subito aggiunto che non si ancora detto lessenziale, ovvero che se lorizzonte della storia, cio leterno del tempo, non cade nel flusso del tempo, per vero che questo orizzonte finito, cio mortale; lorizzonte sempre orizzonte di un aoriston, di un indefinito. Senza questo indefinito, non ci sarebbe lorizzonte; orizzonte sempre orizein ton aoriston, definire ci che non definito, dire lindicibile. Volpi: La problematica della fine e dellinizio della filosofia (che investe poi la questione, pi vasta, della sua autocomprensione storica) viene alla luce in tutta chiarezza nel pensiero heideggeriano: esso pretende di non essere pi filosofia, e di stare quindi oltre la filosofia, e tuttavia altro non , n potrebbe essere altrimenti, che un radicale confronto con la filosofia e con le sue grandi questioni e, quindi, una continua rievocazione di quello che la filosofia stata. In tal senso, Heidegger parla di Andenken, di pensiero che rievoca, di pensiero rammemorante. Anche la prospettiva della decostruzione, teorizzata da Derrida, non oltrepassa questa difficolt; semmai, la esaspera e la radicalizza. La questione del linguaggio, nel suo incrociarsi con gli interrogativi qui sollevati, rappresenta senza dubbio un punto di riferimento, e di passaggio obbligato: la dimensione in cui tutto lessere che pu essere compreso situato, e nella quale dunque ogni altro inizio, per quanto nuovo sia, gi sempre storicamente collocato, e perci topologicamente determinato, e quindi allacciato allantico. Il linguaggio , contemporaneamente, la dimensione in cui la tradizione si sedimenta e si decanta, e lo spazio di azione, lo SpielRaum, nel quale pu avvenire lapertura del nuovo.
D. Dal problematico rapporto fra sguardo topologico, ermeneutica, e prospettiva storica, emerge dunque la questione del linguaggio, come questione del rapporto fra dicibile e indicibile; ma se questo poi il problema della filosofia, la soluzione di questo rapporto ancora interna alla filosofia? La fine, o
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linizio, della filosofia, in che misura le appartengono?


Rovatti: Credo di aver gi detto come orienterei la mia

risposta. Aggiungo che il linguaggio filosofico, secondo la mia interpretazione, non corrisponde a una logica: si potrebbe dire che esso immetta in una confusione di tipi logici, e con ci tenti di avvicinarsi proprio allo spazio del linguaggio. Per esempio, pone domande alla parola poetica, e da essa ottiene suggerimenti sulle regole del gioco; ovvero, su come il gioco funziona, su come il linguaggio agisce in questo gioco. Ma dove abita allora la filosofia, se essa ha bisogno di questa distanza da se stessa? Si potrebbe ipotizzare che abiti la paradossale consapevolezza del gioco del linguaggio. Sini: La questione del dicibile e dellindicibile, se viene considerata alla luce di ci che io chiamo pratiche (per le quali valga il precedente riferimento a Etica della scrittura) si vanifica pressoch interamente. Non esistono n il dicibile, n lindicibile; o, meglio, esistono solo nella pratica universalizzante della concettualit filosofica. Esistono molteplici pratiche della parola e, correlativamente, del silenzio. Ma solo se si raggiunta effettivamente (non solo come nozione teorica, cio buona per un dibattito) la dimensione che io chiamo etica, allora divengono evidenti e comprensibili le espressioni con le quali mi riferisco qui alle molteplici pratiche della parola e del silenzio. Naturalmente nessuno obbligato ad accedere effettivamente a una dimensione etica, nel senso in cui intendo tale termine; bisogna vedere se pu farlo, il che di nuovo una questione etica che riguarda lui. Per parte mia, tenendo conto del cammino che, in certo modo, mi sono trovato costretto a percorrere, in quanto cammino segnato, posso dire solo che se pu farlo, allora certamente lo far. Non avr altra scelta, e in questo, con apparente paradosso, consister la sua libert. Si potrebbe dire: libert dalla teoria nella teoria. Ovvero: modo di abitare il circolo ermeneutico nella maniera giusta, e perci di permanervi. Vitiello: La questione del linguaggio, intesa come questione del rapporto tra lindefinito e lorizzonte che lo definisce, riassume tutti i problemi e tutte le difficolt, non solo - sarebbe poco - della topologia, ma della stessa filosofia nella e della quale viviamo, volenti o nolenti che si sia, almeno da Platone. Non a caso lultima parte di Topologia del moderno dedicata al rapporto tra silenzio e linguaggio; questo un problema tutto filosofico e consiste non solo e non tanto nella contraddizione, bens nel dire la contraddizione. In questo senso, la topologia osa riprendere la questione filosofia ab origine , cio dallapora del mentitore, dalla questione della contraddizione in cui, dicendo, ci si pone.

SCHEDA el 1991, le principali pubblicazioni periodiche a cui continuavano a fare riferimento i filosofi (ancora per poco) sovietici, erano tre: i Voprosy filosofii (Questioni di filosofia), organo dellIstituto di Filosofia dellAccademia delle scienze dellUrss, le Filosofskie nauki (Scienze filosofiche), del Ministero dellistruzione speciale superiore e media dellUrss, e la serie 7/Filosofia del Bollettino dellUniversit di Mosca (Vestnik Moskovskogo universiteta). I Voprosy filosofii uscivano ogni mese, e avevano raggiunto da qualche anno una tiratura di circa cinquantacinquemila esemplari per numero. Le Filosofskie nauki e il bollettino filosofico dellUniversit della capitale tiravano rispettivamente settemila esemplari dodici volte allanno, e tremila esemplari sei volte allanno. La preminenza dei Voprosy datava dalle origini, dal 1947, dalla svolta determinata nei vari campi della vita culturale da Andrej Zdanov. Il primo numero aveva avuto appunto come unico contenuto gli atti della discussione sulla Storia della filosofia dellEuropa occidentale di Georgij Aleksandrov, quando i maggiori specialisti erano stati costretti a riconoscere al cospetto del Segretario del Comitato centrale del Partito comunista le proprie responsabilit per il passato, e a promettere nel lavoro futuro di Giovanni una maggiore intransigenza ideologica. E significativo che il vecchio studioso incaricato di celebrare in piena perestrojka il quarantesimo anniversario della fondazione della rivista avesse evitato di fermarsi su questo precedente imbarazzante (e di fare addirittura il nome di Zdanov, pur ricordando come niente il dibattito da lui promosso) e si fosse piuttosto diffuso sul grande lavoro compiuto in tanto tempo, prima nonostante le difficolt connesse al periodo del culto della personalit di Stalin, poi nelle condizioni via via determinate dal XX Congresso e dalle vicende politiche ad esso seguite. Era un patrimonio di esperienze e soprattutto di competenze che non doveva andare disperso col resto, a vantaggio del dilettantismo dei grafomani della filosofia e degli altri sedicenti riformatori della scienza, la cui attivit arreca un danno serio alla scienza filosofica (C. G. Arzakanjan, Filosofskaja mysl i filosofskij zurnal, Voprosy filosofii, 1987/7, pp. 133 sgg.). Luso voleva che lattivit delle vere e proprie riviste fosse integrata dalle raccolte, anchesse ufficiali, dei vari gruppi di studio. A. L. Andreev e K. Ch. Delokarov avevano cos curato ancora nel 1989, per le edizioni Nauka di Mosca, una prima serie di Obscestvennaja mysl (Il pensiero sociale), con ricerche sulla storia delle idee nella Russia dei secoli XII-XIX, sul pensiero

La stampa filosofica in Russia nellanno primo del post-comunismo

sociale russo dellOttocento, su Hutcheson, Hume e Hegel, sul leninismo in Occidente e su Bucharin, e con un testo attribuito a Radiscev e uno di Rozanov su Solovev. Negli ultimi tempi, lo spazio di tali pubblicazioni era stato occupato da altre dello stesso tipo ma indipendenti, e alla fine da altre riviste. A Mosca, dove gi usciva da qualche anno un Annuario storico-filosofico (Istoriko-filosofskij ezegodnik), fra il 1990 e il 1991 erano apparsi una rivista intitolata Celovek (Luomo), una raccolta letterario-filosofica intitolata Opyty (Esperienze) e diretta da A. V. Gulyga, un almanacco intitolato Kvintessencija (Quintessenza) a cura di V. I. Mudragej e V. I. Isanov, una raccolta di studi ebraici intitolata Targum e diretta da M. Scneider, una rivista intitolata Naciala (Principi) e diretta da N. V. Skorobogatko, una rivista intitolata Voprosy metodologii (Questioni di metodologia) e diretta da G. P. Scedrovickij, un almanacco intitolato Paralleli e diretto da A. Kara-Murz, una rivista filosofico-letteraria intitolata Logos e diretta da V. V. Anascvili, e una intitolata Socio-logos, di sociologia, antropologia e metafisica, a cura di V. V. Vinokurov e A. F. Filippov. A Leningrado/S. Pietroburgo, una rivista filosofica intitolata Stupeni (Gradi) e diretta da V. I. Smirnov, un almanacco fiMastroianni losofico-artistico intitolato Silentium e diretto da L. M. Morev, e un altro Logos, diretto da N. B. Ivanov e G. L. Tulcinskij, anchesso inteso a rinnovare ledizione russa del 1910-1914 della celebre rivista internazionale di filosofia della cultura di Georg Mehlis. Quanto su queste stesse iniziative pesassero gli equivoci e i compromessi della particolare fase politica, non si sa dire. Ma Arsenij Gulyga, il direttore degli Opyty, aveva curato nel 1988 con Aleksej Losev la prima edizione sovietica di Vladimir Solovev. La sua prefazione si chiude (a p. 46 del primo dei due volumi di Mysl di Mosca) con una sottolineatura dellopposizione del filosofo della onniunit al positivismo, allidealismo razionalistico, al nietzscianesimo e alle altre specie di decadentismo. E col commento, tratto dai Quaderni filosofici di Lenin: Quando un idealista ne critica un altro, ha la meglio com noto il materialismo. Proprio del 1990 questa giustificazione di Gulyga, per la pubblicazione di altri testi di Solovev in un volume della Biblioteca dellateo di Sovetskaja Rossija di Mosca: Il lettore non deve meravigliarsi del fatto che le opere di Vladimir Solovev siano incluse nella serie ateistica: la concezione del mondo materialistica pu essere solida solo ad una condizione, se essa si basa sulla conoscenza, sulla storia

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SCHEDA della cultura, di cui fa parte integrante anche la storia del pensiero religioso (p. 5). Nel 1992, i Voprosy filosofii si sono subito ripresentati come organo dellIstituto di filosofia dellAccademia delle scienze russa (non pi dellUrss). Sul frontespizio interno, sotto lindicazione dellinizio della pubblicazione (luglio 1947), esibivano quella del nuovo finanziatore, la Banca panrussa della borsa. I lettori hanno insieme saputo della costituzione di un Fondo Filosofico Moscovita, organizzazione sociale non commerciale, avente anzitutto il compito di aiutare la pi vecchia pubblicazione filosofica russa a sopravvivere (p. 191 del n. 1). La tiratura diminuita, ma a poco meno di quarantamila esemplari per mese. Le Filosofskie nauki hanno invece interrotto le pubblicazioni dopo solo tre numeri. Il competente Comitato per la scuola superiore presso il Ministero della scienza, della scuola superiore e della politica della tecnica della Federazione russa non ha evidentemente fornito il sostegno in cui la redazione sperava. Il Vestnik Moskovskogo universiteta uscito come al solito. Altre pubblicazioni indipendenti si sono aggiunte a quelle sopra indicate. A Minsk, un nuovo Istoriko-filosofskij ezegodnik, sotto la direzione di A. Michajlov. A Mosca, una rivista di filosofia, letteratura e cultura intitolata Zdes i teper (Qui e ora) e diretta da M. Nemcov. A Kiev, ma in lingua russa, una rivista trimestrale artistico-filosofica e di logica della cultura intitolata Novyj krug (Il nuovo cerchio) e diretta da A. Mokrousov. A S. Pietroburgo, una raccolta dei lavori della Scuola religioso-filosofica superiore, a cura di G. I. Benevic, sotto il titolo Patrologija. Filosofija. Germenevtika. Stava per uscire una nuova rivista del Fondo Filosofico Moscovita, intitolata Filosofskie issledovanija (Ricerche filosofiche). I Voprosy filosofii compivano a luglio altri cinque anni. Il numero 7 uscito con un bel 45 in rosso sulla copertina, e a pp. 3 sgg. un editoriale del direttore, Vladislav Lektorskij, inteso a precisare i risvolti e le implicazioni della profondissima crisi, vissuta dalle scienze sociali. La crisi non significa che in generale negli ultimi settanta anni i rappresentanti delle nostre scienze sociali ed umane non abbiano creato niente che meriti una qualunque attenzione. Se tanti filosofi hanno lavorato allapplicazione dei dogmi del socialismo sviluppato nelle altre discipline sociologiche, anche vero che negli anni pi difficili, in condizioni incredibilmente pesanti, nella situazione della persecuzione ideologica e delle repressioni politiche, nel nostro paese sono vissuti e hanno operato pensatori eminenti come M. M. Bachtin, A. F. Losev, V. F. Asmus, S. L. Rubinstejn, Ja. A. Golosovker. Negli anni sessanta apparsa una nuova generazione di uomini interessanti, i cui lavori ripubblicheremo (e non di rado li pubblicheremo per la prima volta, perch a suo tempo non potevano essere pubblicati). Si tratta, per non dire che dei morti, di M. K. Mamardascvili, fra laltro a lungo collaboratore e anche direttore dei Voprosy, di E. V. Ilenkov, P. V. Kopnin, M. K. Petrov, E. G. Judin. La storia dei Voprosy filosofii non stata ancora scritta. Ma per tutti coloro che hanno seguito le nostre
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pubblicazioni negli anni 60 e negli anni del ristagno, indubbio il fatto che la rivista ha giocato in questo tempo un ruolo unico nella nostra cultura e ha cercato di contrastare la pressione ideologica esercitata su di essa. Altra cosa che questo non sia sempre riuscito, che non in tutte le sfere della conoscenza filosofica questo fosse anche possibile (specialmente nella filosofia sociale e nella teoria della societ sovietica). Certo, ora noi lavoriamo in una situazione in linea di principio diversa. E non possiamo non capire che oggi non basta seguire le vecchie, anche belle, tradizioni. Adesso si tratta non semplicemente di singole ricerche professionali, persino di problemi filosofici importanti, bens della necessit di una intera rivoluzione della concezione del mondo, non solo della rinuncia ai clich del marxismo dogmatico, bens della demolizione di molti profondi orientamenti della coscienza sociale, di stereotipi fortemente radicati del pensiero e della condotta. Occorre sviluppare la linea che si tracciata nella rivista gi quattro anni addietro, la linea cio dei tempi di Gorbacev, con gli aggiustamenti suggeriti da un contesto sociale e culturale in continuo cambiamento. Il pluralismo impone di salutare con favore le nuove riviste; ma esse si distinguono dalla nostra, o per un indirizzo problematico assai concreto (per esempio, il chiarimento delle questioni della metodologia), o per la presenza di preferenze filosofiche nettamente determinate (fenomenologiche, postmodernistiche, religiosofilosofiche, etc.), o ancora in chi sa quali rapporti. I Voprosy filosofii, la pi vecchia rivista filosofica russa, ha una sua riconosciuta specificit, i suoi lettori e autori. Noi pensiamo che nelle condizioni della variet della stampa periodica di filosofia questa specificit pu meglio manifestarsi. I Voprosy filosofii tendono insomma a prendere il posto tenuto fino al 1917 dai Voprosy filosofii i psichologii. Com mostrato nel volume che li illustra in dettaglio (Guerini e Associati, Milano 1989), i Voprosy filosofii i psichologii avevano la funzione di un punto dincontro al di sopra delle parti, per le ricerche, i libri e le riviste speciali di pi sicura qualifica scientifica, a prescindere (come si diceva) dalle differenti concezioni del mondo. E un esito paradossale, per un periodico inaugurato da Zdanov nel nome della discontinuit e autosufficienza del marxismo rispetto a tutte le filosofie precedenti, ma non incredibile. Si infatti ricreata da un lato una situazione assai simile, in circostanze ovviamente diverse, a quella che descriveva Vladimir Solovev nel commentare con la solita ironia nel primo numero del 1891 il largo programma dei Voprosy filosofii i psichologii - un programma che non esclude nessuna veduta e nessun indirizzo di pensiero. Io non so se o non desiderabile coltivare palme da dattero sulle rive / gelate due terzi dellanno / del fiume Peciora, ma so che questo impossibile. Altrettanto impossibile una pubblicazione filosofica collettiva di indirizzo rigorosamente-determinato ed esclusivo, dove la cultura filosofica si trova ancora allo stadio delle nebulose, e dove ogni pensatore lunico seguace del suo indirizzo, e lunico rappresentante della sua scuola (pp. 117 sgg. della sezione speciale per la critica e la

SCHEDA bibliografia). Gli operatori in servizio hanno dallaltro lato gli stessi validi motivi di prima, per restare uniti attorno al vecchio centro e alla sua tradizione. Non facile rinunziare ai vantaggi pratici di una grossa struttura editoriale e di distribuzione, n liberarsi degli abiti contratti nella lunga partecipazione alle riflessioni organizzate su larga scala. Soprattutto, le posizioni e i titoli acquisiti nel periodo sovietico mantengono tutta intera la loro validit solo se non interviene una rottura, se non prevale unidea del rinnovamento incapace di distinguere fra le strumentalizzazioni politiche del passato e le tecniche strumentalizzate. Da qui anche linteresse allapologia della filosofia del settantennio, persino con lannessione ad essa per loccasione in qualit di esponenti pi illustri degli esclusi e perseguitati di allora. Lo spoglio che si presenta a conclusione, comprende lelenco di tutti gli articoli, testi, documenti, note e recensioni usciti nel 1992 nei Voprosy filosofii (VF), nelle Filosofskie nauki (FN), e nel Bollettino filosofico dellUniversit di Mosca (VMU). Per dare una prima impressione della specie e della proporzione dei temi, gli articoli, etc., sono stati distribuiti in cinque sezioni, a secondo che riguardino questioni del pensiero russo prerivoluzionario e dellemigrazione (I) e di quello del periodo sovietico (II), questioni del pensiero occidentale Nivat su destino di Paul Pascal, A. N. Gorski sulla critica postmodernistica, M. Gasparov e O. Sedakova su Bachtin. Ci sono poi estratti di un trattato inedito del futurista ucraino A. Bogomazov (1880-1930). Si annunziano per il secondo numero un altro articolo di Mamardascvili, un Rozanov e Dostoevskij di A. Pjatigorskij, una crisi dellantiideologia di V. Bibichin, e traduzioni da Cassirer e Heidegger. Patrologija. Filosofija. Germenevtika contiene nella sezione filosofica articoli di O. M. Nogovicyn, sulla forma delluomo e sulla individualit trascendente, e A. G. Cernjakov, sul tempo nella storia della metafisica europea, nonch la traduzione di Il tempo e laltro di Levinas.
I Lagosto dei cambiamenti - la visione di un emigrato russo (intervista a N. B. MORAVSKIJ), VF/1. AKSENOV G. P., Il potere del tempo (Su Valerian Mudravev e la sua filosofia), VF/1. BERDJAEV N. A., Lettere a M. O. Gersenzon, a cura di M. A. Kolerov, VF/5. BOLDYREV A. I., Rec. a La filosofia russa della seconda met del XVIII secolo, Sverdlosk, 1990. FN/2. BULGAKOV S. N., Lettere inedite a V. V. Rozanov, a cura di M. A. Kolerov, VF/10. CHOLODNYJ V. I., Lopera assiologica di Aleksej Stepanovic Chomjakov, FN/1. CIULKOV G. I., Appunti automatici di Vl. Solovev, a cura di M. V. Michajlova, VF/8. CIUZOV F. V., Lettera a Ju. F. Samarin, a cura di N. I. Cimbaev, VF4. DAHM H., Il lume della ragione naturale nel pensiero di Vl. Solovev, VF/8. Il destino dellessere - la via verso la filosofia (intervista a Ju. V. MAMLEEV), VF/9. FILATOV V. P., Sulla serie Dalla storia del pensiero filosofico nazionale, VF/1. FRANK S. L., La dimostrazione ontologica dellesistenza di Dio, 1930, VMU/5. FRANK S. L., I presupposti filosofici del dispotismo, VF/3. GAJDENKO P. P., Sotto il segno della misura (il conservatorismo liberale di P. B. Struve), VF/12. GAVRJUSCIN N. K., Le antitesi della spada ortodossa, VF/4. ILIN I. A., Il seppellimento del tolstoismo imbalsamato (capitoli del libro Sulla resistenza al male con la forza), VF/4. ISUPOV K. G., La parola come atto (sulla dottrina filosofica di A. A. Meier), VF/7. ISUPOV K. G., Rec. a Puskin nella critica filosofica russa. Fine del XIXprima met del XX secolo, a cura di R. A. Galceva, Mosca, 1990, VF/1.

e in genere non russo (III), dibattiti in corso attualmente in Russia (IV) e questioni del marxismo (V). La prima sezione di 100 item. La seconda di 70. La terza di 84. La quarta di 108. La quinta di 7. Sembra un mondo rivolto allindietro e al di fuori, pi che in avanti. Il silenzio su Marx e Lenin non forse una semplice reazione. Delle altre riviste dello stesso anno si sono potute vedere le sole descrizioni di tre primi numeri, date da A. Ogurcov nel numero 9 dei Voprosy filosofii. Zdec i teper ha questo titolo per la convinzione che sia impossibile capire la Russia di oggi al di fuori della sua storia e della storia del mondo. Fra gli autori stampati o ristampati o intervistati: M. Mamardascvili, sui rapporti lingua-pensiero e le loro possibili cristallizzazioni; S. Choruzij, sul problema della persona nellortodossia; M. B. Turovskij, sulla dipendenza della cultura dalla filosofia; V. S. Bibler, sulla differenza fra cultura e civilt; alcuni esponenti del cinema russo; S. Dzimbinov, sugli studi degli ultimi venti anni intorno ai filosofi religiosi. Il Novyj krug riprende anchesso note di Mamardascvili e Bibler, sul concetto della filosofia e sulle forme storiche del dialogo, ed altre di A. Scevcenko sul rapporto Russia-Occidente nella filosofia della storia di Mamardascvili, G. Tulcinskij sullessere come atto, Georges
ISUPOV K. G., Rec. a Leros russo, o La filosofia dellamore in Russia, Mosca, 1991, VF/12. IVANOV A. V., Il cosmo socio-giuridico della Russia: si avverer il sogno?, VMU/2. IZGOEV A. S., Il potere e la persona, 1922, FN/1. JANOV A. L., La tragedia di un grande pensatore / K. N. Leontev, VF/1. KAMENSKIJ Z. A., Sulle letture contemporanee di P. Ja. Ciadaev, VF/12. KANTOR K. M., Qual la via verso la civilt?, VF/11. KARASEV L. V., Lidea russa (simbolismo e senso), VF/8. KARTASCIOVA L. E., Uno sguardo allestetica, VMU/1. KOLEROV M. A., PLOTNIKOV, N. S., La via creativa di P. B. Struve, VF/12. KOZLOVA N. N., Lesperienza russa: invito alla critica, FN/3. KRAVCENKO V. V., Le vedute estetiche di P. D. Uspenskij, FN/1. LAPSCIN I. I., Confutazione del solipsismo, 1924, a cura di A. G. Vascestov, FN/3. LEBEDEV A. A., Lamore senza gioia (saggi di letture possibili di Ciadaev), VF/7. LICHACEV D. S., Su Aleksandr Aleksandrovic Meier, VF/7. LOPATIN L., Presente e futuro della filosofia, 1910, VMU/4. MAKAROV M. G., La fondazione dellideale morale nella filosofia dei primi slavofili e in Vl. Solovev, FN/2. Materiali per la biografia creativa di P. B. Struve, VF/12. Materiali per la biografia di S. L. Frank, VF/3. MEIER A. A., Il senso religioso del messianismo, VF/7. MEIER A. A., La Societ religiosofilosofica di Pietroburgo, VF/7. MIRTICJAN A. A., P. A. Kropotkin sul terrore rivoluzionario, VMU/1. MISCIN N. A., Contro corrente. Vita e opera di L. M. Lopatin, VMU/4. MUDRAVEV V. N., Lettere. La via interna. Note filosofiche, aforismi, a cura di G. P. Aksenov, VF/1. NOVGORODCEV P. I., Lidea del diritto nella filosofia di Vl. Solovev, 1901, VMU/3. NOVGORODCEV P. I., Sui compiti dellattuale filosofia del diritto, 1902, VMU/3. PAVLOV A. T., Per la questione della originalit della filosofia russa, VMU/6. PESKOV A. M., Il complesso germanico degli slavofili, VF/8. POKROVSKIJ N. E., P. A. Sorokin: lavorare nel campo natio?, FN/1. POLTORACKIJ N. P., La filosofia religiosa russa, a cura di I. A. Savkin, VF/2. PRIGOZIN A. I., Sul senso della nostra storia, FN/3. PUGACEV O. S., V. S. Solovev: assoluti etici e linea di condotta nella vita, VMU/6. RASCKOVSKIJ E. B., Losev e Solovev, VF/4. REDKO N. N., Il grottesco filosofico-religioso di F. M. Dostoevskij, VMU/3. REZVYCH T. N., La realt e luomo nella metafisica di S. Frank, VMU/5. ROZANOV V. V., Lettere a N. K. Michajlovskij e P. B. Struve, a cura di M. A. Kolerov, VF/9. SCVARC I. G., Dalle lezioni Sulle

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SCHEDA
tre conoscenze, 1782-1783, a cura di S. V. Arzanukin, FN/1. SERBENKO N. I., Rec. a I. A. GOLOSENKO, Pitirim Sorokin: il destino e i lavori, Syktyvkar, 1991, FN/3. SEVERNIKOVA N. M., La concezione del mondo di A. A. Fet, VMU/ 1. SHCHUKIN V. G., Il mondo culturale delloccidentalizzante russo, VF/ 5. SOLOVEV V. S., Lettere del sabato. Il cielo e la terra, VMU/6. SOROKIN P. A., Il cambio degli orientamenti come sintomo sociale, 1921, FN/1. SPEKTORSKIJ E. V., Il concetto della societ nel mondo antico, 1911, a cura di I. V. Kupreeva, FN/2. STEPUN F., La Russia alla vigilia del 1914, VF/9. STRUVE P. B., La Grande Russia. Dai ragionamenti sul problema della potenza russa, 1908, VF/12. STRUVE P. B., Lintelligencija e leconomia nazionale, 1908, VF/12. STRUVE P. B., V. V. Rozanov, un grande scrittore con un vizio organico, 1910, VF/12. STRUVE P. B., Individualismo e socialismo. Frammento, VF/12. TICHOMIROV L. A., Lettere a M. V. Lodyzenskij, a cura di V. N. Nazarov, VF/5. TREDGOLD D., Linfluenza del cristianesimo ortodosso sulle vedute politiche dei pensatori russi del XIX secolo: Gogol, Dostoevskij, Leskov, VMU/1. TVARDOVSKIJ K., Autobiografia, a cura di B. T. Dombrovskij, VF/9. VLASENKO K. I., La storia della filosofia russa nellinterpretazione di M. N. Ersciov, VMU/5. ZUKOV V. N., La filosofia sociale di P. I. Novgorodcev, VMU/3. II BACHTIN M. M., Aggiunte e modifiche al Rabelais, VF/1. BIBICHIN V. V., Dai racconti di A. Losev, VF/10. CHORUZIJ S. S., Un combattimento di retroguardia. Pensiero e mito di Aleksej Losev, VF/10. CHORUZIJ S. S., Karsavin, lebraismo e il PCR, VF/2. CIOLKOVSKIJ K. E., Gli utopisti. Luniverso vivente, VF/6. Le conferenze karsaviniane di Pietroburgo, VF/2. Dialogo sulla dialogica, VF/12. GAVRJUSCIN N. K., La via cosmica alla felicit eterna (K. E. Ciolkovskij e la mitologia della tecnocrazia) (VF/6). GOGOTISCVILI L. A., Varianti e invarianti di M. M. Bachtin / per il Rabelais / (VF/1). KARSAVIN L. P., La filosofia e il PCR. A proposito di un articolo di A. N. Kozennikov, VF/2. KIN C. I., Luomo che ha accettato la staffetta, VF/2. KOZEVNIKOV A., La filosofia e il PCR, VF/2. Lettera a Chruscev di P. I. Sciabalkin sulle persecuzioni subite negli anni trenta, e sulle responsabilit di alcuni accademici e professori; replica di questi ultimi e controreplica dellinteressato, FN/1. Materiali delladunanza generale della societ dei biologi materialisti dellAccademia comunista, 14 e 24 marzo 1931, FN/1. PECENKIN A. A., CIAJKOVSKIJ A. V., Ricordando B. M. Kedrov, VF/ 1. PETROV M. K., La trasparenza e lorganizzazione nellattivit dello scienziato. Il mito e la rivoluzione scientico-tecnica, VF/6. SMIRNOV A. V., Alla memoria di Oleg Fedorovic Serebrjannikov, VF/11. La societ sovietica e luomo sovietico - il punto di vista di Aleksandr Zinovev (materiali di una tavola rotonda, a cui sono intervenuti: V. I. TOLSTYCH, V. M. MEZUEV, N. V. LJUBOMIROVA, A. M. FEDINA, S. G. KORDONSKIJ, I. K. PANTIN, K. M. KANTOR), VF/11. VASILEVA M. O., La filosofia dellesistenza di Andrej Platonov, VMU/4. ZINOVEV A. A., Il Vangelo di Giovanni, VF/11. III ABBAGNANO N., Lesistenza come libert, VF/8. ABELARDO P., Dialettica, VF/3. ADORNO T. W., Per una logica delle scienze sociali, VF/10. AGAZZI E., La responsabilit - vera base per il regolamento di una scienza libera, VF/1. AKIMOV P. A., Rec. a Ju. B. MOLCIANOV, Il problema del tempo nella scienza contemporanea, 1990, FN/1. APRESJAN R. G., Il centro scientifico-educativo Etica della non violenza, VF/3. ARENDT H., La tradizione e lepoca attuale, VMU/1. ARON R., Equivoque et inpuisable, a cura di I. A. Goborov, VMU/2. ARTEMEVA O. V., Rec. a A. HELLER, Unetica comune, VF/2. LAssociazione internazionale della riconciliazione (IFOR), VF/3. BALLESTREM K. G., Le aporie della teoria del totalitarismo, VF/5. BEAUVOIR S. (de), Must we burn Sade? (a cura di I. V. Egorova), FN/1. BOBBIO N., Intellettuali e potere, VF/8. BUBER M., Il problema delluomo da Aristotele a Kant, a cura di Ju. S. Terenteva, FN/3. CAMPBELL J., Libert e comunit, VF/12. CHROSTOVSKIJ O. V., Il significato dellolocausto per la comprensione cristiana della Bibbia, VF/5. Colloquio di A. JACQUES e S. LAUER, VF/5. DAVYDOV M. A., Avendo superato la durezza della natura... (B. S. Kuzin e A. G. Gurvich), VF/5. DE MAN P., La critica e la crisi, a cura di S. A. Nikitin, FN/3. DERRIDA J., Lettera a un amico giapponese, VF/4. FADEEVA T. M., LEuropa unita: eredit e fortuna, VF/4. FRENKIN A. A., Le questioni della filosofia politica nelle riviste della Repubblica Federale Tedesca, VF/1. GAJDENKO P. P., La razionalit scientifica e la ragione filosofica nellinterpretazione di Edmund Husserl, VF/7. GANDHI M. K., La mia fede nella non violenza, VF/3. GOBOZOV I. A., Raimond Aron grande pensatore del XX secolo, VMU/2. GROYS B., Ricerca dellidentit nazionale russa, VF/1. GRZEGORCZYC A., La comunicazione spirituale alla luce dellideale della non violenza, VF/3. GUARDINI R., Il Salvatore nel mito, nella rivelazione e nella politica, a cura di Ju. S. Terentevic, FN/2. GUSEJNOV A. A., Letica della non violenza, VF/3. HABERMAS Ju., Il moderno - un progetto incompleto, VF/4. HARRE R., Lepistemologia sociale: trasmissione del sapere attraverso il discorso, VF/9. HELLER A., Immanuel Kant invita a pranzo, VF/11. HOLTON G., Che cos lanti-scienza?, VF/2. HUSSERL E., La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale. Introduzione alla filosofia fenomenologica (capitoli dal libro), VF/7. Intervista a N. BOBBIO, VF/8. ISAEV S. A., Il Dio-incognito e il Dio-anonimo nella teologia di Soren Kierkegaard, VMU/1. ISUPOV K. G., La storia come artefatto estetico, FN/3. KASAVIN I. T., Il filosofo di Oxford - 1991: a case-studies, VF/8. KING M. L., Amate i vostri nemici, VF/3. KNJAZEVA E. N., KURDJUMOV S. P., La sinergetica come nuova visione del mondo: dialogo con I. Prigogine, VF/12. KORNEEV P. V., Levoluzione dellapproccio filosoficamente irrazionalistico allesperienza vitale, FN/1. KOSEVIC E., Il pensiero filosofico e teologico protocristiano in rapporto alla problematica del corpo, FN/3. KOSEVIC E., Luomo e il suo corpo alla luce del Vecchio e del Nuovo Testamento, FN/1. KUNG G., Le scienze cognitive su uno sfondo storico. Note di un filosofo, VF/1. KUNGUROV O. N., Il problema della crisi dellarte nellestetica dellIlluminismo tedesco, VMU/1. KURTS P., Lumanesimo nella prospettiva storica, VMU/2. KUZIN B. S., Sul principio del campo nella biologia. Dalle lettere ad A. A. Gurvich, VF/5. KUZNECOV V. G., Lermeneutica: evoluzione dellidea e situazione attuale, VMU/2. LACKS D., Sul pluralismo della natura umana, VF/10. LEZOV S. V., La teologia di Rudolf Bultmann, VF/11. LJUBIN V. P., Norberto Bobbio: la politica e gli intellettuali, VF/8. LORENZ K., Laggressione (il cosiddetto Male), VF/3. LORENZ K., Gli otto peccati capitali dellumanit civilizzata, VF/3. LUKS L., Per la questione della storia dello sviluppo ideale della prima emigrazione russa, VF/9. LYSENKO V. G., La filosofia comparata in Russia, VF/9. MANKOVSKAJA N. B., Lestetica ecologica allestero, FN/2 MAMARDASCVILI M. K., Un pensiero vietato (Colloqui con A. Epelboin), VF/4-5. MEYLER H., Il negro bianco, a cura di A. M. Zveren, VF/9. MILDON V. I., La terra e il cielo della coscienza storica (le due anime dellumanit europea), VF/5. MIRIMANOVA N., La non violenza: movimenti e organizzazioni, VF/3. NAZARETJAN A. P., Levoluzione storica della morale: progresso o regresso?, VF/3. NERETINA S. S., Abelardo e Petrarca: le vie dellautoconoscenza della persona, VF/3. NICCOLO DA CUSA, De pace fidei, VF/5. OJZERMAN T. I., La filosofia di Kant come revisione radicale della metafisica e sua nuova fondazione, VF/11. OVCINNIKOV N. F., Karl Popper nostro contemporaneo, filosofo del XX secolo, VF/8. POPOV A. V., RODRIGES M. G., Le peculiarit della pratica delle comunit di base latino-americane, VMU/4. POPPER K., La logica delle scienze sociali, VF/10. POPPER K., La miseria dello storicismo, VF/8-10. RUTKEVIC A. M., La disputa sul positivismo nella sociologia tedesca, VF/10. La Russia e lOccidente: interazione delle culture (materiali di una tavola rotonda, a cui sono intervenuti: V. I. TOLSTYCH, V. S. STEPIN, K. M. KANTOR, V. A. DMITRIEV, A. M. SALMIN, L. V. POLJAKOV, V. M. MEZUEV, G. R. IVANICKIJ, Ju. M. BORODAJ, E. Ju. SOLOVEV, A. A. KABAKOV, F. T. MICHAJLOV, V. N. SCERDAKOV, T. A. ALEKSEEVA), VF/6. SANTAYANA G., Il progresso nella filosofia, VF/4. SCIBAEVA M. M., Rec. a K. M. DOLGOV, Da Kierkegaard a Camus, Mosca, 1990, FN/2. SCIOCHIN V. K., G. Santayana e la filosofia indiana, VF/4. SCREJDER Ju. A., Lesperienza

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SCHEDA
della interazione cristiano-giudaica, VF/5. SCTINOV V. N., La filosofia di Richard Bernstejn come alternativa alla filosofia analitica, FN/2. SERLE G., Una parola rivoltata, VF/4. SHARP J., Il ruolo della forza nella lotta non violenta, VF/8. SILICEV D. A., J. Derrida: la decostruzione, ovvero una filosofia in stile postmoderno, FN/3. THOM P., Il metodo sperimentale: mito degli epistemologi (e degli scienziati?), VF/6. VERNANT J. P., Un Socrate georgiano, VF/5. VIRT S., Perch gli uomini hanno cominciato ad aver paura dei reattori?, VF/2. WRIGHT G., Logica e filosofia nel XX secolo, VF/8. ZADVORNYJ V. L., Rec. a P. HADOT, Plotino o la semplicit dello sguardo, Mosca, 1991, FN/3. ZOTKIN A. A., Sul rapporto reciproco del Samkhya e del Vedanta (secondo il materiale del trattato di Vijnanabhiksu Samkhyapravacanabhasya), VMU/3. IV ACHUPDOV M. D., BAZENOV L. B., La scienza naturale e la religione nel sistema della cultura, VF/12. AMOSOV N. M., La mia concezione del mondo, VF/6. ARSCINOV V. I., SVIRSKIJ Ja. I., Dalla lettura a senso a un prodotto a senso, VF/2. BACHUR V. T., Per la questione della base scientifico-naturale dellideale, FN/3. BARENBOJM G. M., La situazione ecologica nel paese, VMU/5. BIBICHIN V. V., Filosofia e religione, VF/7. La bioetica: difficolt, prospettive (materiali di una tavola rotonda, a cui sono intervenuti: A. P. OGURCOV, I. T. FROLOV, S. Ja. DOLECKIJ, A. P. GROMOV, A. M. GURVIC, A. Ja. IVANJUSCKIN, V. A. TICHONENKO, R. V. KOROTKICH, G. A. SKRJABNEV, L. V. KONOVALOVA, B. G. JUDIN, S. M. MALKOV, P. D. TISCENKO, VF/10. BIRJUKOV B. V., EDZUBOV L. G., Crisi del genere o temporanee difficolt? (Scogli sommersi sulla via di una informatica umana), VF/6. BORZYCH V. V., Sulla libert della scelta morale, VF/1. BULYCEV I. I., Sulla interazione della natura delluomo coi rapporti sociali e la realt, VMU/6. BYCKOV S. N., KUDRJASCEV A. F., Fondazione e cultura, FN/2. BYKOVA S. Ju., Leutanasia: umana?, VMU/6. Il centro di ricerche internazionali e politologiche dellUniversit aperta russa, VF/2. CHAZIEV V. S., La verit dellessere, VMU/4. CHOLODNYJ V. I., Il potenziale spirituale della civilt: crisi e rinascita, VMU/6. DOLUCHANJAN V. M., La filosofia del mercato e dellimpresa, VMU/4. Leducazione alla fine del XX secolo (materiali di una tavola rotonda, a cui sono intervenuti: A. F. ZOTOV, V. I. KUPCOV, V. M. ROZIN, A. P. MARKOV, E. V. SCIKIN, V. G. CAREV, A. P. OGURCOV), VF/9. EGOROVA I. V., Sadismo e masochismo: fondazione filosofico-psicologica, FN/3. ERMAKOV Ju. A., Rec. a V. E. KEMEROV, Metodologia del sapere sociale: problemi, stimoli, prospettive, Sverdlosk, 1990, FN/2. Letica del lavoro come problema della cultura nazionale: aspetti attuali (materiali di una tavola rotonda del settembre 1991, con interventi di E. Z. MAJMINAS, D. E. FURMAN, L. A. RADZICHOVSKIJ, Ju. N. DAVYDOV, M. BJUSCER, L. A. GOZMAN), VF/1. FRANC A. B., Morale e potere, FN/3. GADZIEV K. S., Il totalitarismo come fenomeno del XX secolo, VF/2. GAVRISCIN V. K., KSENOFONTOV V. I., Rec. a P. V. ALEKSEEV, A. V. PANIN, Teoria della conoscenza e dialettica: manuale per gli istituti superiori, Mosca, 1991, VMU/6. GUREVIC P. S., La paura - preghiera dellanima, FN/2. GUREVIC P. S., Lapocalisse attuale, FN/2. GUSEV M. V., Dallantropocentrismo al biocentrismo, VMU/5. ILIN V. V., Gli assoluti morali nella coscienza normativa, VMU/5. JAKOVLENKO S. I., Sulle influenze organizzative e distruttive nella natura, VF/2. JAKOVLEV E. G., Non uccidere! (Saggio di interpretazione del sesto comandamento), VMU/4. KARPINSKAJA R. S., La biologia, gli ideali della scientificit e i destini dellumanit, VF/11. KELLE V. Z., Rec. a V. E. KEMEROV, Metodologia della conoscenza sociale: problemi, stimoli, prospettive, Sverdlovsk, 1990, VF/7. KEZIN A. V., Gli standard della scientificit nella conoscenza delle cose umane, VMU/2. KNJAZEVSKAJA T. B., OGURCOV A. P., Il destino: metafora, idea, cultura, VF/7. KORJAVKO G. E., La coscienza filosofica come riflesso, VMU/3. KORNEEV M. Ja., SCPAKOVA R. P., Rec. a K. N. LJUBUTIN, Luomo nella dimensione filosofica, Sverdlosk, 1991, FN/2. KRASNIKOV A. N., Perch taceva Abramo? (VMU/5). KRYMSKIJ S. B., I contorni della spiritualit: nuovi contesti di identificazione, VF/12. KULESCIOVA G. I., Le immagini della scienza e larchitettura dei complessi scientifici, VF/4. KURAEV p. Andrej, Sulla fede e il sapere - senza antinomie, VF/7. KURTONINA N. Ja., CERNAJA E. G., Rec. a E. K. VOJSVILLO, Il concetto come forma del pensiero: analisi logico-gnoseologica, Mosca, 1989, VMU/3. KUZNECOV V. Ju., Lunit del mondo come problema della scienza contemporanea, VMU/6. KUZNECOVA T. V., La popolarit dellarte come problema della teoria estetica, VMU/6. LAPIN N. I., La crisi dellessere alienato e il problema della riforma socioculturale, VF/12. LEBEDEV S. A., Meccanismo e forme della correlazione del sapere filosofico e concretamente-scientifico, VMU/3. LEKTORSKIJ V. A., I Voprosy filosofii - 45 anni, VF/7. LICKOVACH V. A., Lo stile nazionale dellarte, FN/1. LJUBUTIN K. N., Rec. a La coscienza filosofica: il drammatismo del rinnovamento, Mosca, 1991, VF/7. LOSEV I. N., Il mito e la religione in rapporto alla conoscenza razionale, VF/7. MANEKIN R. V., Alcuni aspetti della metodologia dellindagine quantificativa della mentalit, VMU/1. MASLOVA E. B., Linconsapevolezza e il suo ruolo nellattivit psichica delluomo, VMU/2. MOISEEV N. N., Il problema dellorigine delle propriet sistemiche, VF/11. Movimenti non violenti e filosofia della non violenza: situazione, difficolt, prospettive (materiali di una tavola rotonda, a cui sono intervenuti: A. P. OGURCOV, M. T. STEPANJANC, V. S. STEPIN, A. A. GUSEJNOV, I. K. LISEEV, R. M. ILJUCHINA, N. MIRIMANOVA, G. DZIBLADZE, A. A. KALININ, N. V. SCKLOVER, R. G. APRESJAN, S. M. MALKOV), VF/8. NEDZVECKAJA E. A., Il dialogo come modo di realizzazione del metodo problematico, VMU/3. Necrologio di A. P. Belik, VF/3. Necrologio di M. Ja. Kovalzon, VMU/3, VF/4. Necrologio di D. F. Kozlov, VMU/4. NOVIK I. B., OMAROV K. E., Informazione e rischio (per una fondazione filosofica dellanalisi sistemica del rischio), FN/3. NOVOCHATKO A. G., Rec. a F. T. MICHAJLOV, Coscienza sociale e autocoscienza dellindividuo, Mosca, 1990, VF/9. Nuove riviste filosofiche e nuovi almanacchi, VF/3. OGURCOV A. P., Nuove riviste filosofiche e nuovi almanacchi, VF/4, 9. OKONSKAJA N. B., Lantropologia filosofica: concezioni e problemi, VMU/5. OLESKIN A. V., Lumanistica come nuovo approccio alla conoscenza della vita, VF/11. OLMANSKIJ D. V., Gli umori delle masse nel periodo di transizione, VF/4. OPALEV A. V., E morale una condotta moralmente ammissibile?, FN/3. ORECHOV A. M., Burocratismo e propriet, VMU/1. PANTIN I. K., Rec. a P. ABOVINEGIDES, Attraverso linferno, Mosca, 1991, VF/9. PIVOVAROV D. V., La religione: essenza e rinnovamento, FN/2. POMERANC G. S., Lirrazionale in politica, VF/4. RADAEV Vad. 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N., La nascita delletosfera, VF/3. SIMONOV P. V., Il cervello e la creazione, VF/11. SOKOLOV V. N., Sulla logica dello sviluppo culturale-storico del sapere filosofico, VMU/2. SOKULER Z. A, Rec. a Tradizioni e rivoluzioni nella storia della scienza, a cura di P. P. Gajdenko, Mosca, 1991, VF/9. SOKOLOV V. V., La filosofia a mare?, VMU/4. STECKIN O. Ja., Nel giorno del giudizio, FN/2. Le strade della cultura. Colloquio con M. L. GASPAROV, VF/3. SVETLOV V. A., Sulla risolubilit di una questione irrisolta, ovvero se Protagora doveva sporgere denuncia contro Evatlo, FN/1. Lo sviluppo dei fondamenti scientifici e umanistici della filosofia: conclusioni e prospettive, a cura di I. T. FROLOV e altri, VF/10. SVINCOV V. I., Uomini e crisi, VF/8. SVINCOV V. I., La collettivizzazione della coscienza, FN/3. TISCENKO P. D., Il fenomeno della bioetica, VF/3. TITOV V. A., Rec. a L. V. MAKSIMOV, Il problema fondamentale della morale. Aspetti logico-cognitivi, Mosca, 1991, VF/7.

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AUTORI E IDEE

Eugenio Garin, Giovanni Gentile Nicola Abbagnano, Luigi Pareyson

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AUTORI E IDEE

AUTORI E IDEE

Esistenzialismo italiano
A cinquantanni dallinchiesta sullesistenzialismo, presentata sulla rivista Primato nel 1943, che rappresent latto di nascita ufficiale del cosiddetto esistenzialismo positivo italiano, viene oggi pubblicato sullargomento un volume, LESISTENZIALISMO IN ITALIA (Paravia, Torino 1993) a cura di Bruno Maiorca, con unappendice su Abbagnano e Gentile di Giovanni Fornero. Ledizione, che ha anche lo scopo di ricordare degnamente la figura e lopera di Nicola Abbagnano, recentemente scomparso, si segnala nel contempo come uno strumento di documentazione particolarmente idoneo alla ridefinizione della categoria storiografica di esistenzialismo e allaggiornamento scientifico e didattico dei docenti di filosofia.

Linchiesta su Lesistenzialismo in Italia che la rivista Primato offr ai suoi lettori dalle proprie colonne nel fatidico 1943 rappresenta uno snodo culturale e ideologico significativo nelle vicende della filosofia italiana contemporanea. Ad essa presero parte sia gli esponenti riconosciuti dallesistenzialismo italiano (Abbagnano e Paci), sia i loro oppositori e contraddittori (Carlini, Spirito, Olgiati, Guzzo, Carabellese, Pellizzi, Della Volpe, Luporini, Banfi, Gentile). Chi, come, in modo esemplare, Eugenio Garin, si soffermato sul significato generale dellepisodio, ne ha per lo pi rilevato il valore di sintomo di una crisi della vecchia egemonia idealistica e della emergenza di nuovi protagonisti (se non di nuove egemonie) nella futura scena filosofica del dopoguerra. Interessante dunque sul piano ideologico, lepisodio stato viceversa scarsamente valutato sul terreno strettamente filosofico, dove la cifra (ripresa nello stesso dibattito da alcuni protagonisti come Banfi) dellesistenzialismo come filosofia della crisi (quando non addirittura come moda giovanile) sembr polarizzare, per tutti gli anni Quaranta e anche nei successivi anni Cinquanta, il giudizio prevalente della opinione filosofica ufficiale. A compensare questa lacuna interviene ora il volume curato da Bruno Maiorca, che

insiste viceversa sul significato filosofico di quella vicenda e rovescia il giudizio tradizionale, ricostruendo nellampio saggio introduttivo lintera parabola teorica dellesistenzialismo italiano (che am definirsi, in polemica con quello tedesco e francese, positivo, anzich negativo e nichilistico), dagli inizi negli anni Trenta alle sue ultime propaggini nellultimo trentennio del dopoguerra. Un merito particolare di questo volume non solo quello di metterci a disposizione per la prima volta in maniera integrale i testi (ormai introvabili) dellinchiesta di Primato, ma di seguire con puntigliosa attenzione la successiva evoluzione dellesistenzialismo italiano, attraverso una scelta straordinaria di pagine antologiche dei suoi protagonisti e dei suoi storici e critici (da Filiasi Carcano a Bobbio; da Paci ad Abbagnano, a Pareyson; da Lombardi a Battaglia; da Prini a Stefanici, A Garin, ecc.), dal 1943 al 1989. Ne risulta un quadro ricchissimo e informato su un fenomeno che ha interessato tanta parte (e la migliore) della nostra cultura filosofica, e a cui va ormai riconosciuto un posto e un ruolo non episodico nella filosofia novecentesca. Un discorso a parte merita lappendice, che contiene un saggio di Giovanni Fornero su Abbagnano e Gentile, che fa il punto sulla questione di fondo dellesistenzialismo italiano, riguardante cio i suoi rapporti con la tradizione idealistica, dominante in Italia nella prima met del secolo. Fornero affronta tale complessa questione storiografica a proposito dei due autori che delle due rispettive posizioni (lidealistica e lesistenzialistica) si possono giustamente ritenere i maggiori rappresentanti e capofila: Giovanni Gentile e Nicola Abbagnano. Egli rileva lesistenza di opposte tradizioni interpretative, affermanti una linea di continuit o, allopposto, una rottura tra lesistenzialismo positivo di Abbagnano e lidealismo attualistico di Gentile. La prima tradizione di lettura risale a Luigi Pareyson, che fin dai suoi Studi sullesistenzialismo (Firenze 1943) aveva considerato lesistenzialismo di Abbagnano come una filosofia muoventesi ancora nellorbita speculativa dellattualismo come sua estrema propaggine. La seconda tradizione, gi implicitamente presente nelle
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Cronache di filosofia italiana di Eugenio Garin e pi ampiamente ripresa da Antonio Santucci e Giuseppe Semerari, sottolinea viceversa lirriducibile tendenza antiintellettualistica ed antiattualistica della filosofia di Abbagnano, concepita come estranea allattualismo ed ad esso antitetica. Fornero non si limita ad argomentare le ragioni del proprio dissenso dalla prima linea interpretativa e della propria adesione alla seconda (fatta propria, del resto, dallo stesso Abbagnano), ma va a fondo nella ricerca delle ragioni che hanno determinato questa apparentemente contraddittoria situazione ermeneutica. Si tratta in effetti di spiegare come mai il filosofare di Abbagnano, pur non essendo mai stato orientato idealisticamente, presenti alcune consapevoli concordanze con lattualismo. Fornero individua tre fondamentali tesi speculative che accomunano oggettivamente lattualismo gentiliano e lesistenzialismo positivo di Abbagnano: 1) il principio dellumanit dellessere e laffermazione della presenza delluomo; 2) la visione delluomo come autocrisi e problematicit sempre aperta; 3) il concetto dello spirito come valore ed eticit intrinseca. Ma, a qualificarne il valore e a demarcarne il diverso significato nelle due posizioni, a fronte di ciascuna di esse sta una tesi contraria, che segnala la discontinuit delle impostazioni: 1) la dottrina dellIo come principio assoluto e la risoluzione del finito nellinfinito; 2) la definizione dellesistenza come pensiero e lassunzione della soggettivit come presupposto; 3) lottimismo metafisico e lincapacit di giustificare la singolarit e gli aspetti costitutivamente limitanti della condizione umana. Il rigetto, da parte di Abbagnano, dei presupposti metafisici dellimpostazione attualistica fa assumere cio un senso radicalmente non gentiliano alle comuni istanze dellumanesimo, dellattivismo, delleticit, presenti sia nellidealismo che nellesistenzialismo. I rapporti di continuit tra le due posizioni non vanno spiegati in una sorta di eclettismo della posizione di Abbagnano (come sostiene la maggior parte dei suoi critici idealisti), bens in una confluenza su certi motivi da parte di due filosofie strutturalmente dissimili e tra di loro inconciliabili.

AUTORI E IDEE
La conclusione di Fornero infatti che il gentilianesimo, complessivamente considerato, appare una filosofia delluomo proposta nei termini di una metafisica idealistica dello spirito infinito, mentre il pensiero di Abbagnano si configura come unanalisi della condizione umana nella sua finitudine esistenziale condotta tramite la categoria del possibile. E una conclusione che far certo discutere, anche in presenza delle recenti rivalutazioni del pensiero di Gentile, ma che merita comunque di essere presa in seria considerazione, alla luce delle pazienti indagini storiografiche cui Maiorca e Fornero si sono sottoposti in questo impegnativo volume. A.V. dalle pagine della Frankfurter Allgemeine Zeitung), Flusser presenta le sue osservazioni antropologiche e di filosofia e critica della cultura del grande paese subtropicale. Se nel 1972 Flusser doveva lasciare il Brasile a causa della dittatura militare, nello stesso anno si interrompeva anche la sua collaborazione con il quotidiano di Francoforte, dopo che egli ebbe affermato in un articolo che anche le zuppe sono cultura in quanto da esse possibile sviluppare osservazioni e deduzioni sui caratteri generali di un determinato ambiente culturale: un po troppo per il paludato e serioso giornale francofortese. Questo atteggiamento di spregiudicatezza ha fatto s che a Flusser venisse da alcuni affibbiato il ruolo di enfant terrible e di provocatore. Un ruolo che egli del resto accettava volentieri. A quanti gli rimproveravano di coltivare il gusto della provocazione fine a se stessa, rispondeva: Voglio risvegliare dubbi. Tutto quello che dico suona come una tesi, ma non ben sostenuta. Non si presta attenzione al fatto che in quello che dico c sempre anche un po'di ironia. Non mi prendo del tutto sul serio. E anche i problemi non li prendo del tutto sul serio. Quello che voglio provocare. Provocare nel vero senso della parola: chiamar fuori. Questo atteggiamento provocatorio e ironico, e questo approccio di critica della cultura tra filosofia e giornalismo (realizzantesi in una scrittura di grande godibilit) si trova anche nei saggi raccolti in questo volume, suddivisi a seconda del tema (tra gli altri: il concetto di design e quello di forma, i rapporti del design con la teologia e con letica, il design e la guerra, la filosofia di Wittgenstein, la fabbrica) in quattro parti: Dei fondamenti, Sullo stato delle cose, Creazioni e edifici, Oltre lorizzonte. Si veda, ad esempio, il saggio Design come teologia dove, partendo dalla constatazione delluniformit tra cultura occidentale e orientale (due culture altrimenti separate, nella loro concezione della vita e della morte, da un abisso) prodottasi a partire dalla compenetrazione di tecnica e design e dai codici computerizzati, si sostiene la tesi di un significato teologico delle nuove forme del design: Non si esprimono forse in questo design un ebreo-cristianesimo e un buddismo, che hanno oltrepassato se stessi, per i quali oggi ci mancano le parole? Questa unipotesi ardita, avventurosa. Ma se si prende in mano un apparecchio radio tascabile giapponese e ci si concentra sul suo design, lipotesi non appare pi cos avventurosa, diventa addirittura necessaria. Suggerire tutto ci lintenzione di questo saggio, che deve per ammettere di considerare come qualcosa di provvisorio quello che in esso viene proposto. Esso vuole essere letto come saggio, come tentativo di unipotesi. La concezione che Flusser ha del design
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Lo stato delle cose: Vilm Flusser e il design


Saggi e articoli sul design e sullarchitettura, gi pubblicati su riviste specialistiche, testi finora inediti di conferenze, analisi fenomenologiche di oggetti e situazioni della vita quotidiana: questo (e altro) nel volume postumo del filosofo e saggista Vilm Flusser dal titolo: VOM STAND DER DINGE. EINE KLEINE PHILOSOPHIE DES DESIGN (Lo stato delle cose. Una piccola filosofia del design, a cura di Fabian Wurm, Steidl Verlag, Gttingen 1993).

Come ricorda Fabian Wurm nella postfazione a questa raccolta di saggi e articoli, Vilm Flusser amava esercitare la propria riflessione su situazioni della vita quotidiana, su oggetti e situazioni minime, come labbigliamento, gli ombrelli, il telefono, la macchina da scrivere, la macchina fotografica. Ma partendo da tali oggetti - si veda ad esempio lultimo volume da lui pubblicato in vita, Gesten. Versuch einer Phnomenologie (Gesti. Tentativo di una fenomenologia, Bollmann, DsseldorfBensheim 1991, - Flusser riusciva a far vedere, in una sorta di fenomenologia della vita e della cultura quotidiana, nuove relazioni tra questi oggetti allinterno di una determinata cultura e a sviluppare nuove teorie, allincrocio di diverse discipline scientifiche. Flusser praticava questo approccio intermedio tra filosofia, critica della cultura e giornalismo gi negli anni 60 e 70 in Brasile, dove era arrivato negli anni 40 per sfuggire alla persecuzione nazista (di cui caddero vittime i genitori e la sorella) e dove negli anni 60 - dopo avere lavorato come direttore di una fabbrica di trasformatori - era divenuto docente di filosofia del linguaggio e della comunicazione e aveva collaborato a riviste di cultura e alla stampa quotidiana. Dalle colonne della Folha de Sao Paulo, uno dei pi grandi quotidiani del Brasile (e dal 1966 anche

anchessa enfatica e in qualche misura provocatoria (probabilmente molti designer non sarebbero disposti ad accettala). Il design sembra essere per lui unespressione per cos dire concentrata e simbolica del rapporto della specie umana con la natura, della trasformazione della natura in cultura e storia. Il design si situa al punto di confluenza di scienza, arte ed economia, e il designer non esercita, come giardinieri, urbanisti ed ecologisti, unattivit di abbellimento di un mondo gi esistente, ma creatore di mondi, ha a che fare con il progetto e con il possibile. Questa concezione, sottesa a tutti i saggi, viene sviluppata pi esplicitamente nellarticolo Sulla parola design. Qui Flusser tenta di comprendere, in senso semantico e non storico, come la parola design sia giunta ad avere il suo attuale significato: essa appartiene per Flusser allo stesso campo semantico dei termini astuzia, trucco, al quale apparterrebbero anche termini come meccanica, macchina, tecnica e ars, traduzione latina del greco techn: tutti termini che rinviano allatteggiamento esistenziale di un controllo e di una formazione della natura da parte delluomo. Nel design si esprime cos una connessione interna tra tecnica, scienza e arte. In questo senso ampio il design starebbe cos alla base di ogni cultura in quanto trasformazione tecnico-scientifica della natura. Lo sguardo del designer diventa cos quello del secondo occhio dellanima che, secondo un verso del Pellegrino Cherubico di Angelus Silesius, guarda dal tempo alleternit (mentre il primo occhio rivolto dal tempo nel tempo). Qui Flusser cita i momenti fondamentali della storia delle scienze e delle tecniche della cultura occidentale, dai profeti delle culture mesopotamiche (che, prevedendo gli eventi naturali, permettevano di incanalare il corso dei fiumi), alla geometria di Euclide e alla meccanica galileiana e newtoniana, fino agli sviluppi contemporanei della meccanica quantistica e delle geometrie non-euclidee. Il profeta (e oggi il designer) colui che vede non il corso dellEufrate, ma la forma eterna di ogni corso dacqua, non il singolo fenomeno, ma la sua idea in senso platonico. Anche se oggi non crediamo pi che la scienza scopra delle forme preesistenti in un ordine divino del mondo, ma che le inventi, resta il fatto che tali forme sono qualcosa di sovratemporale, e che il ruolo del designer - inconsapevole di tutto ci - simile a quello di un demiurgo platonico. In Mesopotamia - scrive Flusser a proposito del designer - lo si chiamava profeta. Ma egli si merita piuttosto il

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Mathias Grnewald, Polittico dIssenheim (1505-1516, particolare), Colmar

nome di un dio. Solo, grazie a Dio, egli non ne consapevole e si considera un tecnico o un artista. Possa Dio conservargli questa fede. M.M.

Lescatologia occidentale
Le attese escatologiche che attraversano la storia della teologia cristiana e della filosofia occidentale, il rapporto tra modernit, cristianesimo ed ebraismo, tra messianismi religiosi e utopie secolari, le potenzialit rivoluzionarie dellescatologia: questi alcuni dei temi presenti nello studio di Jacob Taubes, ABENDLNDISCHE ESCHATOLOGIE (Matthes & Seiz, Munchen 1993), apparso per la prima volta nel 1947 e recentemente ristampato.

Abendlndische Eschatologie , rimasto lunico libro di Jacob Taubes , anche la sua dissertazione, e venne pubblicata per la prima volta nel 1947 nei Beitrge zur Soziologie und Sozialphilosphie diretti dal sociologo di Zurigo Rn Knig. Taubes nacque a Vienna da una famiglia ebrea (dalla quale da quattro generazioni provenivano rabbini), che nel 1936 dovette trasferirsi a Zurigo, dove il padre - anchegli rabbino - era stato chiamato dalla comunit ebraica. Fu questo fatto che permise a Taubes e alla sua famiglia di sfuggire ai pogrom hitleriani. Ordinato rabbino nel

1943, Taubes studi poi filosofia e storia a Basilea e a Zurigo. Le riflessioni storicoteologiche presentate nella Abendlndische Eschatologie non sarebbero state riprese in altri libri, ma nellattivit di insegnamento universitario: da New York e Gerusalemme - dove era stato chiamato da Gershom Scholem - Taubes giunse nel 1966 a Berlino, dove insegn filosofia della religione e diresse lIstituto di Ermeneutica della Freie Universitt. Dalla cattedra berlinese egli avrebbe dato, fino alla morte nel 1987, sempre nuovi impulsi alla comprensione del presente nel confronto con gli intricati testi della tradizione teologico-filosofica occidentale. Nella sua attivit di studioso Taubes colleg motivi teologici con temi politici e con figure di pensiero provenienti sia dalla tradizione di sinistra che da quella conservatrice, nellorizzonte della teologia e della filosofia della storia. Fu fautore di un confronto tra la filosofia tedesca e quella francese e analizz linfluenza del pensiero ebreo sulle teorie della modernit. E in questo orizzonte problematico che si inserisce la Abendlndische Eschatologie, in cui viene ripercorsa la storia di oltre due millenni di attese escatologiche nel pensiero e nella storia culturale e religiosa dellOccidente, dallapocalittica antico-testamentaria alla rottura assoluta, anticristiana, con la tradizione occidentale sul finire del XIX secolo. Questa rottura rap21

presenta per Taubes una svolta epocale, che porta ad un riconoscimento della caducit e labilit dei riferimenti del pensiero occidentale alla tradizione teologicoescatologica: Se Marx costruisce la societ senza Dio,Kierkegaard pone solo il singolo prima di Dio: il presupposto generale la frattura tra Dio e il mondo, la separazione del divino e del mondano. Guardando allindietro a partire dalla prospettiva aperta da questa rottura epocale, Taubes mostra storicamente come dallapocalittica ebraica lidea di una fine dei tempi - nella quale leternit ha la meglio sul principio mortale del tempo - sia attiva e si trasformi nella gnosi ellenistica, nella teologia cristiana e nella filosofia moderna. Tale continuit individuabile ad esempio nello schema storico delle tre epoche in cui si articola la civilt occidentale (Antichit - Medioevo - Et Moderna), una trasformazione o secolarizzazione di quello trinitario (Padre - Figlio- Spirito Santo), che trova una formulazione eretica nella concezione di un terzo regno spirituale di Gioacchino da Fiore. Taubes mette anche in luce le potenzialit rivoluzionarie, rivelatesi soprattutto nei movimenti dellet moderna, implicite nello schema di pensiero di una fine dei tempi: da Thomas Mnzer allIlluminismo (Lessing, il chiliasmo, i motivi escatologici presenti nella religione della ragione e nellantropologia di Kant) alla forma triadica della dialettica in Hegel e in Marx. Ma proprio con il momento di crisi caratterizzato dallap-

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moderna. Ed questa la condizione della contemporaneit, di un presente inteso come tempo fissato (Frist), come momento di passaggio o di attesa tra un nonpi e un non-ancora. M.M. che negli atteggiamenti degli individui, nelle loro forme politiche, nel diritto, nei costumi. La morale misura del resto i propri limiti e la propria necessit in quei territori di frontiera dove sorgono i casi di coscienza e dove viene messa alla prova lastrattezza dei grandi principi etici. Il mondo dei media sembra introdurre una nozione quietistica, emulativa e in definitiva irresponsabile del comportamento morale; per chiunque non voglia rassegnarsi alla messa in scena della moralit mediante gli spettacoli a favore di iniziative umanitarie, la tele-solidariet, la sfida che si pone quella di realizzare una deontologia della comunicazione mediatica. E.N. da allora ci sono state tali novit, sia nella bibliografia gramsciana, sia, pi in generale, nellintero assetto politico-economico mondiale, da renderlo per alcuni aspetti anacronistico. Si aggiungano poi alcuni evidenti schematismi (ad esempio nella descrizione delle correnti del PSI alla vigilia della scissione di Livorno), fraintendimenti (si pensi allunit di teoria e pratica auspicata da Gramsci, qui giudicata come gi fece Maria A. Macciocchi non dissimile da quanto fu praticamente fatto nella Cina maoista trentanni pi tardi, quando agli intellettuali fu imposto di svolgere a periodi lavori manuali) e veri e propri errori (addirittura clamorosa laffermazione secondo la quale, per quanto riguardava la possibilit di leggere ci che desiderava e di ricevere libri e riviste (...), le autorit carcerarie (...) furono abbastanza liberali nei confronti di Gramsci). Ma veniamo ai pregi dellopera di Joll. Innanzitutto, nella sintetica ma esauriente prima parte biografica, linterpretazione si sottrae ad alcuni luoghi comuni ormai sfatati dalla critica pi attenta, ma ancora presenti in molti studi su Gramsci; cos Joll nega che la sua famiglia dorigine fosse povera, e non si lascia fuorviare dal mito di un Gramsci marxista fin dai banchi della scuola (il cui primo scritto teorico sarebbe... un tema di terza liceo su Oppressi ed oppressori, che non a caso apriva la vecchia edizione dei suoi Scritti giovanili (Torino 1958), ma riconosce come egli sia diventato un marxista vero e proprio soltanto dopo che la sua attivit di militante socialista era gi cominciata. Nella seconda parte del volume, dedicata allanalisi dei principali nuclei teorici dei Quaderni, pur nella brevit della trattazione si segnalano spunti che, se non proprio originali, ancora non sono entrati nella vulgata del pensiero gramsciano: cos lidea che questo, pur contrapponendosi esplicitamente a quello di Bucharin e Trockij, mostra spesso insospettate analogie con essi, rispettivamente a proposito dellinterpretazione del marxismo come filosofia vivente e in perpetua evoluzione (sarebbe strano se il marxismo stesse mai fermo, aveva scritto lautore del Saggio popolare), e dellinteresse per lamericanismo, nonostante i rischi bonapartisti insiti nelle proposte trockijane. Inoltre, accanto al riconoscimento che linterpretazione non meccanica del rapporto tra struttura e sovrastruttura da parte di Gramsci costituisce uno sviluppo delle tesi dellultimo Lenin e che uno dei concetti chiave di tale interpretazione, quello di blocco storico, non privo di ambiguit, si sottolinea come i teorici marxisti della generazione di Gramsci che ne condivisero alcune delle sue preoccupazioni furono lungherese Gyrgy Lukcs e il tedesco Karl Korsch. Il confronto tra le concezioni gramsciane e quelle lukcsiane al centro anche di due tra i saggi contenuti nel numero monografico dedicato a Gramsci dalla rivista Rea-

Morale senza moralismo


Parlare di morale gi praticarla; fin dalle prime righe dellintroduzione lo studio di Jean-Marie Domenach, UNE MORALE SANS MORALISME (Una morale senza moralismo, Flammarion, Paris 1992), avverte che non possibile un discorso sulla morale che voglia rimanere disimpegnato da una scelta di valori. (Riprendiamo qui un discorso che ha gi avuto spazio nei precedenti numeri di questa rivista.)

Introduzione a Gramsci
Per venire incontro allesigenza di una introduzione al pensiero gramsciano oggi disponibile ledizione italiana dellopera di James Joll, GRAMSCI (trad. it. di Andrea Di Gregorio, Mondadori, Milano 1992). Nel frattempo la rivista catalana Realitat dedica un intero fascicolo (n. 34, gennaio 1993) al rivoluzionario sardo.

Il rapporto tra parola e azione - quale stato tracciato da Hegel nella Fenomenologia dello Spirito - necessariamente complementare, dialettico: tra la teorizzazione di una moralit interiore, particolare, e lazione che non possiede validit in se stessa, ma per la coscienza di un dovere, si pone la parola, il linguaggio dello spirito etico, che sopprime la particolarit tanto del giudizio individuale, quanto la presunta universalit di una coscienza sicura di s. Hegel vuole che il linguaggio morale, esprimendosi, si confessi apertamente allaltro e ne attenda il riconoscimento, in un rapporto di uguaglianza. Il linguaggio si pone dunque come elemento costitutivo della morale che risulta cos essere performativa, dal momento che opera attraverso lenunciazione stessa. Su questo terreno si sviluppata in Francia la recente polemica nei confronti delle tesi di Gilles Lipovetsky, espresse in Le crpuscule du devoir (Il crepuscolo del dovere, Gallimard, Parigi 1992), dove, sulla base di una descrizione sociologica, si metteva in evidenza come la persistenza epigonale di una moralit sia oggi incentrata su dei valori individualistici, minimalistici, e come in definitiva abbia un carattere indolore. Lobbligazione etica non sembra pi avere oggi un valore morale, bens sociale; veicolata dai media, ha un carattere emulativo e agisce attraverso il richiamo dellingiunzione pubblicitaria. Se il confronto con lattualit e con il mondo della comunicazione mediatica si rivela centrale anche nelle analisi di Jean-Marie Domenach, questultimo tuttavia non rinuncia al concetto di responsabilit che implicito in qualsiasi atto morale, al contempo individuale, sociale e storico ed esiste in rapporto ad un determinato contesto. Per Domenach, responsabile dellattuale impasse morale del mondo contemporaneo sarebbe invece lindividualismo: non si d morale se non nel legame che si vuole stabilire con laltro; la morale un prodotto e una realizzazione storica che vive, oltre

Nella sua recente raccolta di saggi dedicati a Gramsci e Togliatti (Roma 1991), Giuseppe Vacca lamentava il fatto che a Gramsci ancora non stata dedicata una monografia che ne abbracci tutta lopera, esigenza gi a suo tempo sollevata dallo stesso Togliatti, allo scopo di far meglio risaltare il nesso evidente che unisce il pensiero ai fatti e movimenti reali, gli scritti alla vita dellautore. In effetti, se in questi ultimi tempi stata fatta sempre maggior luce su alcuni aspetti meno noti della biografia di Gramsci e si giunti ad una migliore conoscenza dei suoi testi, manca ancora unopera complessiva che saldi i due aspetti. Inoltre, se si esclude la rapida Guida al pensiero e agli scritti di Antonio Gramsci, dovuta a Antonio A. Santucci (Roma 1987), non era ancora disponibile un testo divulgativo su un autore che ha fatto della necessit di un legame organico tra intellettuali e masse e quindi della nascita di una letteratura nazionalpopolare nel senso migliore del termine uno degli obiettivi primari della sua battaglia politico-culturale, preliminare alla conquista dellegemonia da parte delle classi popolari, senza la quale non potr avvenire la loro ascesa al potere. Ad entrambe le esigenze sopra accennate si propone di venire incontro la recente traduzione italiana del saggio di James Joll, Gramsci, unopera che accanto agli indubbi pregi (oltre al merito di essere, come si visto, pressoch un unicum nel suo genere) presenta tuttavia anche difetti. Il principale limite del libro dovuto al fatto che ledizione originale del 1977, e
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AUTORI E IDEE
litat: in particolare Giuseppe Prestipino coglie la carica antistaliniana presente, almeno implicitamente, nel pensiero dei due autori; mentre Michael Lwy, criticando la generica categoria di marxismo occidentale nella quale essi sono stati spesso inclusi, preferisce riprendere, privandola del suo intento svalutativo, la definizione althusseriana di interpretazione umanistico-storicista del marxismo, tesa a superarne la versione positivista [...] dominante tanto nella Seconda quanto nella Terza Internazionale (soprattutto dopo il 1924, lanno della morte di Lenin). Particolarmente interessante, anche perch lunico non gi noto al lettore italiano, risulta il testo dellintervento al convegno di Barcellona del 91 di Iohanna Brek, dal significativo titolo: Gramsci: un filologo legge il testo frammentario della realt, dove il carattere asistematico per eccellenza dei Quaderni del carcere viene messo in relazione con la formazione filologica giovanile dellautore, evidenziandone la capacit di aprirsi a quella visione ampia e contemplativa di cui parlava Adorno nei Minima Moralia, proponendo inoltre stimolanti ed inedite analogie tra il concetto gramsciano di senso comune e quello husserliano di conoscenza quotidiana, nonch il microdialogo bachtiniano. Interessante infine il testo di Giorgio Baratta su Tre modelli di americanismo, in cui si evidenzia come Gramsci, rifuggendone sia il fascino (il mal dAmerica descritto da Marcuse), sia una critica romantica, puramente nostalgica o romantico-regressiva, lo consideri realisticamente come la forma specifica assunta nel nostro secolo dal modo di produzione capitalista, manifestando nei suoi confronti quello stesso spirito di resistenza che si ritrova in due suoi grandi contemporanei: il Chaplin di Tempi moderni e il Kafka di Amerika. Chiudono la rivista spagnola lannuncio dellavvenuta costituzione ed il manifesto dell Associazione Catalana di Studi Gramsciani, affiliata a quella International Gramsci Society che dovrebbe assicurare, oltre allapprofondimento degli studi sul pensiero gramsciano, una sua migliore divulgazione, coniugando, sullesempio dellopera del rivoluzionario sardo, rigore dindagine e semplicit di esposizione. G.C.
ling nel suo recente DAS SUBJEKT IN DER MODERNE. REKONSTRUKTION DER PHILOSOPHIE IM ZEITALTER DER ZERSTRUNG (Il soggetto nella modernit. Ricostruzione della filosofia nellepoca della distruzione, Rowohlt, Reinbek 1993).

Soggettivit e modernit
Di fronte allo strapotere della politica e della tecnica nel XX secolo - e alle sue conseguenze distruttive - abbiamo bisogno oggi di una ricostruzione della filosofia che aiuti luomo ad autodeterminarsi nel suo essere umano e nella sua soggettivit: questa la tesi fondamentale sostenuta da Hans Ebe-

Nelle sue precedenti opere Hans Ebeling si occupato di questioni che possono essere ascritte allambito della filosofia morale: la libert e la morte, luguaglianza e la ragione, la soggettivit e la modernit, il tutto sullo sfondo di un confronto critico con la filosofia di Heidegger. Questi temi ritornano in Das Subjekt in der Moderne, unopera progettata nel 1988-89 e scritta dal 1990 al 1992, un periodo cruciale e denso di mutamenti, di cui ancora non dato vedere lesito, negli equilibri politici e sociali europei. Il risultato della storia europea nel periodo 1914-1989, e della negazione di s dellEuropa che in questo periodo si delinea, per Ebeling la perdita della soggettivit. Gli indici di tale perdita sono individuabili ai tre livelli della liquidazione politica, tecnica e intellettuale. Nonostante le diverse premesse ideologiche, comune alla dittatura nazista e stalinista per Ebeling il tentativo di produrre luomo cos come si producono animali, di renderlo uomo-animale. Risultato la morte, non solo metaforica, del soggetto politico. Alla radice di questa duplice paralisi della soggettivit, in particolare in Germania, si trovano per Ebeling (che sembra qui proporre alcune variazioni di un clich gi immesso non molti anni or sono sul mercato della cultura dai cosiddetti nouveaux philosophes) proprio due filosofi, Marx e Nietzsche, che liquidano la teoria del soggetto sostituendo ad essa una dottrina delle pulsioni. Sulla stessa linea, anche la tecnica porterebbe nella direzione di una animalizzazione delluomo - un animal che solo accidentalmente ha il carattere di rationale - e di una rimozione della coscienza umana della finitezza: Decisiva non di per s la liquidazione della razionalit (Vernnftigkeit) e della finitezza, ma la produzione dellassenza di presa di coscienza: assieme alla coscienza della finitezza la tecnica si prende ogni coscienza. Il suo ideale lassenza di coscienza dellanimale, che in questo modo resta meglio consegnato al calcolo. Corrispondentemente c bisogno di espellere dalluomo la coscienza della morte. Momento storico cruciale di questa liquidazione tecnica di ogni razionalit nontecnica la fine dei sistemi dellidealismo tedesco: non solo delle teorie da Kant a Hegel, ma della soggettivit europea che attraverso di esse si costituita. Alla liquidazione politica e tecnica si accompagna (o si aggiunge) quella intellettuale, della quale esponenti esemplari (oltre al decostruzionismo francese e al post-moderno anything goes, amuzing ourselves to death) sono per Ebeling Heidegger, Horkhei23

mer e Adorno e Habermas: il primo con la sostituzione del Dasein alla soggettivit trascendentale; i francofortesi, che portano dialetticamente lilluminismo alle sue conseguenze estreme, e giungono cos a un illuminismo privo di linguaggio; Habermas, infine, che sostituisce al paradigma della coscienza le strutture comunicative della ragione, e porta, con la propria concezione intersoggettiva e linguistica della razionalit, a una comune priva di coscienza. Coerentemente con la premessa che - pur nella situazione di perdita della soggettivit, delineata in questo testo con toni a tratti apocalittici - non possibile ritornare semplicemente alla teoria della soggettivit precedente il 1914, cancellando con un colpo di spugna ci che successo a partire da quellanno cruciale, Ebeling si confronta nella prima parte del suo studio con le posizioni di Heidegger, della teoria critica e di Habermas, mentre nella seconda parte dellopera delinea alcuni aspetti di una nuova concezione della soggettivit, intesa come principio di resistenza rispetto ai diversi tentativi di liquidazione. Nella terza parte vengono prese in considerazione le resistenze che il doppio caos del tempo e della tecnica, da una parte, il futuro, dallaltra, oppongono a unaffermazione della soggettivit nel senso delineato da Ebeling. Per quanto riguarda il primo aspetto, afferma Ebeling, il soggetto nella modernit deve ugualmente aver messo a distanza il caos del tempo e il dis-ordine della tecnica, se vuole avere futuro. Le possibilit di una ricostruzione della soggettivit (e della filosofia) si trovano, nella direzione del futuro, messe a confronto da una parte con il problema dell unit di modernit e malinconia e con quello dell avvenire dello stato, ed entrambe le questioni costituiscono le due facce di un problema pi generale: quello di produrre non solo un avvenire di un soggetto sopravvissuto a se stesso, ma dellessere cosciente stesso. Per Ebeling questo ha al tempo stesso a che fare con il rinnovamento della figura hegeliana di una ragione speculativa che non offre solo una conoscenza di ci che , ma che penetra con lo sguardo in ci che deve essere. Convinto che per lumanit lalternativa allessere soggetto sia la perdita di se stessa, Ebeling individua il ruolo della riflessione filosofica nella testimonianza dellimprescindibilit della soggettivit, e intende il proprio lavoro come un invito e uno stimolo alla riflessione filosofica intesa come amore della saggezza. Con lavvertenza, per, che ci , per lappunto, solo un invito e uno stimolo, e che il percorso o lesperienza della filosofia deve essere fatta dal soggetto stesso. M.M.

TENDENZE E DIBATTITI

Ernst Cassirer

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TENDENZE E DIBATTITI

TENDENZE E DIBATTITI

Cassirer: una riscoperta


La filosofia di Cassirer sembra conoscere negli ultimi anni una ripresa di studi, che si tradotta in convegni, pubblicazioni e traduzioni. Ne sono testimonianza i due recenti fascicoli monografici, dedicati a Cassirer, pubblicati dalla Revue de Metaphysique et de Morale (n. 4, 1992) e dalla Internationale Zeitschrift fr Philosophie. E inoltre annunciata la prossima pubblicazione, presso la casa editrice Meiner di Amburgo, dei progetti relativi al IV volume della FILOSOFIA DELLE FORME SIMBOLI CHE , cui seguir la pubblicazione di altri inediti.

Nella sua presentazione del fascicolo monografico della Revue de metaphysique et de morale dedicato a Ernst Cassirer, Marc B. de Launay sottolinea come tale pubblicazione sia stato concepito in unatmosfera decisamente europea, fatta non pi di dichiarazioni dintenti, ma di collaborazione effettiva, daffinit intellettuali e damicizia. Il numero raccoglie infatti alcuni dei contributi e degli interventi pronunciati in occasione dellincontro su Il contributo di Cassirer alla filosofia del XX secolo, tenutosi nel settembre 1991 a Heidelberg presso la Forschungssttte der Evangelischen Studiengemeinschaft. In quelloccasione studiosi tedeschi, francesi e italiani (ma provenienti anche dal Portogallo e dal Brasile) si riunirono intorno a C. F. von Weizscker e a P. Aubenque , grazie alliniziativa di H. Wismann, di F. Capeillres e di Ch. Berner. Il colloquio faceva seguito ad un precedente incontro tenutosi a Nanterre dal 12 al 14 ottobre del 1988, i cui atti sono stati raccolti e pubblicati da J. Seidengart nel volume Ernst Cassirer. De Marbourg a New York (Cerf, Paris 1990). Nel caso del convegno di Heidelberg, invece, alcuni contributi appaiono oggi sulla Revue de metaphysique et de morale, altri sono usciti sul secondo numero della Internationale Zeitschrift fr Philosophie, a cura di G. Figal e di E. Rudolph. Anche nella sua resa editoriale, lin-

contro di Heidelberg segnala laspetto di apertura internazionale di un fenomeno che non sarebbe ingiustificato chiamare una vera e propria rinascita cassireriana. J. M. Krois, nel suo intervento, pubblicato sulla Revue de metaphysique et de morale, dal titolo: Cassirer, Neo-Kantianism and Metaphysics (Cassirer, il neokantismo e la metafisica, gi apparso in Italia sul fascicolo monografico de Il cannocchiale, n. 1-2, 1991, dedicato ai Filosofi della scuola di Marburgo), interpreta litinerario teorico di Cassirer come un progressivo distanziamento dai presupposti teorici della scuola neokantiana di Cohen e di Natorp, il cui metodo trascendentale, a suo avviso, si contraddistingueva per una limitazione dellindagine filosofica al piano della teoria della conoscenza. A giudizio di Krois, Cassirer con la sua Filosofia delle forme simboliche ha trasformato la teoria del conoscere in una teoria della comprensione del senso. Sulla base di una precisa conoscenza dei testi lasciati inediti da Cassirer, molti dei quali risalgono al periodo dellesilio dopo il 1933, Krois mette poi in luce il tentativo di pervenire ad una metafisica delle forme simboliche, al cui interno una funzione centrale era svolta da una ripresa della dottrina di Goethe del fenomeno originario e della teoria della Gestalt di Kurt Godsteins. Gli inediti saranno pubblicati presso leditore Meiner di Amburgo dallo stesso Krois e da O. Schwemmer: il primo volume includer i progetti cassireriani relativi ad un quarto volume della Filosofia delle forme simboliche, e se ne prevede anche unedizione inglese, a cura di D. P. Verene, presso la Yale University Press. Nel suo intervento sulla Internationale Zeitschrift fr Philosophie, dal titolo: Der Werkbegriff in der Metaphysik der simbolischen Formen (Il concetto dopera nella metafisica delle forme simboliche), O. Schwemmer ci d utili ragguagli circa la struttura del progetto, lasciato incompiuto da Cassirer, del IV volume della Filosofia delle forme simboliche . Si trattava in origine di manoscritti raccolti da Cassirer sotto ununica
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copertina e risalenti a periodi diversi: nella forma editoriale prevista, essi si articoleranno in una prima parte, sul tema di una Metafisica delle forme simboliche, che comprende due capitoli, Spirito e vita e Il problema del simbolo come problema fondamentale dellantropologia filosofica, entrambi risalenti al 1928 e collegantesi al III volume dellopera maggiore di Cassirer; in una seconda parte con abbozzi di testi sui fenomeni di base ( Basisphnomene, il termine in cui Cassirer ritraduce la dottrina goethiana del fenomeno originario), scritti intorno al 1940, nel periodo dellesilio svedese dellautore; in una terza parte, infine, che comprende progetti, abbozzi e appunti della fine degli anni Venti, che riguardano la tematica complessiva della filosofia delle forme simboliche. Come notano G. Figal e E. Rudolph in apertura del fascicolo monografico della Internationale Zeitschrift fr Philosophie, da alcuni anni si assiste, sia in Europa (specialmente in Germania, in Francia e in Italia) che negli USA, ad una riscoperta di Cassirer come filosofo originale e sistematico, la cui riflessione investe i campi non solo delle discipline filosofiche, ma anche della teoria politica, della linguistica, delletnologia, della storia delle religioni e, in posizione di rilievo, dellepistemologia. Al problema del perch in Germania, la patria che Cassirer fu costretto ad abbandonare nel 1933, la sua filosofia sia rimasta, dal dopoguerra fino ad oggi, ai margini della discussione accademica, si riallaccia lintervento sulla medesima rivista di J. M. Krois , dal titolo: Aufklrung und Metaphysik. Zur Philosophie Cassirers und der Davoser Debatte mit Heidegger (Illuminismo e metafisica. Sulla filosofia di Cassirer e il dibattito di Davos con Heidegger), secondo il quale a questa eclissi ha contribuito anche il prevalere nel dibattito filosofico degli ultimi decenni di un orientamento critico verso quelle che vengono definite (e liquidate) come filosofie del soggetto, di vocazione umanistica. Lattuale riscoperta della filosofia cassireriana avviene per in un quadro complessivo che consente di ri-

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valutarne appieno tutto lo spessore teorico-sistematico. Al centro di questa ripresa sono, secondo Figal e Rudolph, i temi relativi ad una teoria della cultura e alla discussione circa il confronto fra culture diverse; e inoltre i temi concernenti unermeneutica interdisciplinare e una critica della modernit che recuperi la filosofia della soggettivit, senza accomiatarsene in modo dogmatico. La stessa diffusione dellermeneutica di origine heideggeriana in questultimo decennio ha imposto la necessit di guardare al confronto fra Cassirer e Heidegger al di l degli stessi termini del celebre dibattito fra i due filosofi svoltosi a Davos nel 29. Spunti in questa direzione si possono cogliere sia nellintervento di Krois, che nel resoconto del dibattito a pi voci ( P. Aubenque , L. Ferry, E. Rudolph, J. F. Courtine, F. Capellires) tenutosi durante i colloqui di Heidelberg e pubblicato sulla rivista tedesca. Si tenga presente, a questo proposito, che il dibattito di Davos tra Cassirer e Heidegger stato ripubblicato, nella sua versione originale, in appendice alla edizione per la Gesamtausgabe heideggeriana di Kant und das Problem der Metaphysik (Kant e il problema della metafisica, V. Klostermann, Frankfurt a.M. 1991; utili precisazioni in merito si possono trovare nella nota di M. Ferrari, Cassirer e Heidegger. In margine ad alcune recenti pubblicazioni, apparsa su Rivista di storia della filosofia n. 2, 1992). Una riprova dellampiezza dellattuale interesse per la filosofia di Cassirer, sono i titoli dei contributi pubblicati sulle due riviste sopra segnalate, che spaziano dai temi dellepistemologia a quelli della filosofia della cultura cassireriane. Si segnalano, oltre gli interventi gi richiamati, i due articoli di M. Ferrari sul problema dello spazio nella filosofia di Cassirer (Cassirer und der Raum. Sechs Variationen ber ein Thema e La philosophie de lespace chez Ernst Cassirer, apparsi rispettivamente sulla rivista tedesca e su quella francese), larticolo di J. Seidengart, La physique moderne comme forme symbolique privilgie dans lenterprise philosophique de Cassirer (La fisica moderna come forma simbolica privilegiata nellimpresa filosofica di Cassirer), pubblicato su entrambe le riviste); inoltre i contributi di H. G. Dosch, Ernst Mach und Ernst Cassirer, di D. Marcondes , Language and Knowledge in Cassirers Philosophy of Symbolic Forms (Linguaggio e conoscenza nella filosofia delle forme simboliche di Cassirer), di E. W. Orth, Ist der Neukantianer Ernst Cassirer ein Nominalist? Verlegenheiten der Substanzkritik (E il neokantiano Ernst Cassirer un nominalista? Difficolt della critica della sostanza) - apparsi sulla rivista tedesca-, ed inoltre gli articoli di E. Rudolph La rsurgence de laristotlisme de la Renaissance dans la philosophie politique de Cassirer (Il risorgere dellaristotelismo del Rinascimento nella filosofia politica di Cassirer), di F. Capeillres Sur le no-kantisme de E. Cassirer (Sul neokantismo di E. Cassirer ) e la recensione di M. B. de Launay alledizione francese (Gallimard, Paris 1993) del Mito dello stato di Cassirer apparsi sulla rivista francese. Sulla medesima rivista F. Capeillres , cui si deve la traduzione e la cura di una raccolta di inediti di Cassirer, pubblicati col titolo: Lide de lhistoire (Cerf, Paris 1988), fa il punto, nella rassegna Ldition franaise de Cassirer (Ledizione francese di Cassirer), sugli studi dedicati a Cassirer e sulle traduzioni delle sue opere in francese. In questo contesto di ripresa di studi su Cassirer si segnalano, infine, due recenti lavori. Si tratta del saggio di Th. Knoppe, Die theoretische Philosophie Ernst Cassirers. Zu den Grundlagen transzendentale Wissenschafts- un Kulturtheorie (La filosofia teoretica di E.C. Sui fondamenti della teoria trascendentale della scienza e della cultura, Meiner, Hamburg 1992), e del lavoro di C. Savi , Bruno Bauch ed Ernst Cassirer (Bibliopolis, Napoli 1992). Movendo dai temi relativi alla critica della conoscenza, affrontati da Cassirer in Sostanza e funzione, Knoppe tenta unesposizione complessiva del suo pensiero e del suo progetto di una filosofia della cultura; dal canto suo lautrice del saggio in lingua italiana avvia un confronto sistematico fra i rispettivi lavori di interpretazione kantiana del pi giovane esponente della Scuola neokantiana del Baden e dellerede della Scuola di Marburgo, individuando sia i differenti modelli di kantismo, cui tali interpretazioni si rifanno, sia gli esiti cui essi pervengono negli anni 20. Sono di recente stati pubblicati due volumi che raccolgono, in traduzione italiana, alcuni saggi cassireriani degli anni 20 e 30. Nel volume Spirito e vita (Edizioni 10/17, Salerno 1992) R. Racinaro ha raccolto, insieme ad altri testi, gli interventi di Cassirer su Scheler, su Heidegger e Bergson, risalenti agli anni 1930-34, che dovevano originariamente confluire nel libro preannunziato nella prefazione al III volume della Filosofia delle forme simboliche con il titolo: Vita e Spirito: critica della filosofia contemporanea (le cui vicende si intrecciano con quelle degli inediti di cui abbiamo riferito sopra). Nel volume Mito e concetto (La Nuova Italia, Firenze 1992) sono stati pubblicati (a c. di R. Lazzari) due saggi, intitolati: La forma del concetto nel pensiero mitico e Il concetto di forma simbolica nella costruzione delle scienze dello spirito, che furono composti da Cassirer tra il 1921 e il 1922, allinizio della sua collaborazione con la Biblioteca Warburg di Amburgo. R.L.

Marx e la modernit
Venuta meno la fuorviante identificazione tra teorie marxiane e regimi sedicenti comunisti, numerosi studiosi si dedicano ora a precisare meglio i rapporti tra Marx e le strutture teoricopolitiche di quello che fino a qualche anno fa era il mondo occidentale, ma che ora tende a coincidere con lintero orizzonte della Modernit. Segnaliamo in particolare il volume di Jacques Bidet, TEORIA DELLA MODERNIT (trad. it. di Gianluca Foglia, Editori Riuniti, Roma 1992), il saggio di Jacques Texier, MARX ET LA DMOCRATIE. PREMIERS PARCOURS (Actuel Marx, n. 12, 1992) e la prosecuzione del dibattito sui tre concetti di libert nella nuova serie di Critica marxista con gli interventi di Maurizio Lichtner,
LIBERT INDIVIDUALE E RELAZIONE SOCIALE

(n. 6, 1992), e di Roberto Finelli,


LIBERT TRA UGUAGLIANZA E DIFFERENZA

LA

(n. 3, 1993). Nel frattempo ripresa la pubblicazione delledizione critica delle opere di Marx ed Engels (la cosiddetta MEGA).

In estrema sintesi, la tesi di Jacques Bidet la seguente: la modernit si caratterizza per la presenza di una matrice economica, giuridica, politica, ideologica, presupposto dei due sistemi produttivi che fino a ieri si ponevano come alternativi, capitalismo e comunismo. Il misconoscimento di tale matrice da parte dei marxisti, chiusi nella rigida contrapposizione tra struttura e sovrastruttura, fonte della debolezza della loro analisi del capitalismo e causa non ultima del recente crollo dei regimi che su di essa sono stati costruiti. Di fronte a tale sconfitta storica Bidet propone un metamarxismo postcomunista, vale a dire, secondo la definizione che egli stesso fornisce, una teoria generale della modernit, che integra lapporto di Marx e di altre tradizioni in un processo di reciproca interpretazione (...) orientata verso il socialismo, che tenga presente lesperienza storica del comunismo. Cardine di tale teoria una riproposta, sulle orme di Rawls, del contrattualismo, dal quale originano insieme la democrazia e la antinomia tra la contrattualit centrale dello Stato e la contrattualit interindividuale della societ civile che, insolubile nel quadro del capitalismo, sarebbe stata ignorata dai teorici del comunismo (ma altrove Bidet riconosce lapporto fondamentale di Gramsci

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TENDENZE E DIBATTITI
in proposito). Lappuntamento mancato di contrattualismo e socialismo, a causa dellinfluenza esercitata su Marx dagli anticontrattualisti (Hegel e i socialisti francesi, eredi della tradizione illuminista), ha provocato le deviazioni autoritarie e centralizzatrici del marxismo che, sul piano economico, si sono tradotte nellidentificare il piano come la forma naturale di organizzazione, mentre altrettanto facevano i teorici del liberalismo rispetto al mercato, con un effetto simile di sospensione del paradigma del contratto sociale. In realt, secondo Bidet, piano e mercato, anzich escludersi a vicenda, sono due mostri da padroneggiare, due forme della nostra ragione, che possono essere umanizzate, trasformate in societ civile in uno spazio intermedio tra linter-individualit e lo Stato, quello dellassociazione, che solo la forma-contratto rende possibile, grazie alla sottomissione del mercato al piano e del piano al contratto. Per Bidet si tratta, in sostanza, di riprendere e sviluppare (Bidet dice radicalizzare) alcuni spunti contenuti nelle opere di Marx, in cui il capitalismo, anzich identificarsi con il mercato, ne appare come uno specifico svolgimento strutturale accanto ad altri possibili. Tali possibilit sono invece state trascurate dallo stesso Marx e, soprattutto, dai marxisti che, concentrandosi sulla teoria del valore-lavoro (ed ignorando le smentite ad essa portate dalla realt empirica) hanno colto solo la superficie e non la sfera interna dellanalisi marxiana. Bidet invece, rifacendosi a questultima ed integrandola con un certo liberalismo, tenta di elaborare una teoria dello Stato che, pur assente negli scritti di Marx, simpone come una necessit logica a partire dalla trattazione del sistema mercantile in generale contenuta nel Capitale: il sistema mercantile, infatti, richiede un potere centrale che assicuri che ognuno paghi i propri debiti, ma nulla impedisce che tale potere possa volere qualcosa di diverso, e in particolare regolamentare, organizzare, privilegiare, pianificare; sarebbe quindi possibile un passaggio al socialismo, senza fuoriuscire dallambito della contrattualit e delle garanzie liberali da essa assicurate. Per parte sua Jacques Texier, nei suoi Premiers parcours su Marx et la dmocratie, si dichiara convinto del carattere fondamentalmente democratico del pensiero marx-engelsiano, anche se possibile trovare nei loro testi espressioni di segno contrario e, in ogni caso, il problema della democrazia appare subordinato a quello della rivoluzione. Per sostenere la propria tesi Texier richiama passi finora ingiustamente sottovalutati in cui i fondatori del materialismo storico ipotizzarono che nel mondo anglosassone, ove il proletariato costitui(va) la grande maggioranza della popolazione, la transizione al socialismo potesse avvenire in forma pacifica, grazie alla conquista del suffragio universale e delle altre libert politiche, purch il voto venisse trasformato da strumento di inganno, quale stato finora, a strumento demancipazione. Inoltre da ricordare lautocritica del vecchio Engels per aver fatto lui e Marx eccessivo affidamento anche per quanto riguarda il continente sui colpi di mano (i moti del 1848, la Comune parigina del 71) per ottenere trasformazioni sociali possibili solo al termine di quella che Gramsci chiamer guerra di posizione, per vincere la quale ed ottenere legemonia il proletariato ancora minoritario dovr allearsi con i contadini e la piccola borghesia. Resta ancora da chiarire, conclude Texier che si propone di approfondire ulteriormente la sua ricerca , se la democrazia sia da considerarsi solo una tappa di quella rivoluzione permanente che porter alla sua negazione, prima in favore della dittatura del proletariato e poi della societ senza classi, o se invece lobbiettivo della rivoluzione comunista non sia che linstaurazione di una pi compiuta e reale forma di democrazia. Il problema del valore da attribuire ai tradizionali ideali liberali dell 89 ed in particolare alla libert ha continuato ad animare il dibattito teorico sulla nuova serie di Critica marxista: gli ultimi interventi in ordine di tempo sono stati quelli di Maurizio Lichtner, che come Texier sottolinea che latteggiamento concreto di Marx verso la democrazia non affatto cos liquidatorio come oggi si vuol far credere, anche se egli, tutto teso allanalisi storicoeconomica della societ capitalista e allelaborazione di un progetto di emancipazione della collettivit da essa, ha sovente dimenticato lindividuo. Oltre a questo marxismo della contraddizione, Roberto Finelli ritiene tuttavia di poter estrarre ed esplicitare dallopera di Marx anche un cosiddetto marxismo dell astrazione, da cui poter tornare a muovere un confronto, forse pi adeguato dei precedenti, con la realt sociale contemporanea. In tale prospettiva la libert socialista non consisterebbe nella generalizzazione, a tutti coloro che finora ne sono stati esclusi, della libert liberaldemocratica, che muove dallindividuo atomistico e dalla naturalizzazione e neutralizzazione delleconomico, ma in una liberazione dallAstratto, il Capitale, appunto. Il processo di rilettura dei testi marxengelsiani, di cui gli studi citati non sono che alcuni esempi, non pu che trarre ulteriore impulso dalla ripresa della pubblicazione delledizione critica delle opere dei fondatori del materialismo storico, segnalata da Jacques Grandjonc sul n. 13 (1993) di Actuel Marx. Iniziata nel 1921 a Mosca per volont di Lenin, interrotta nel 35 alla vigilia delle pi terribili purghe staliniane (durante le quali, due anni dopo, verr fucilato il suo stesso direttore, Rjazanov), ripresa nel 75 sotto la tutela dei partiti comunisti sovietico e tedesco-democratico, la MEGA sembrava 27 destinata ad essere vittima del loro crollo nell 89. In quello stesso anno, per, sorto un comitato scientifico internazionale, finalmente indipendente da ogni condizionamento politico, che si occuper della pubblicazione dei volumi ancora inediti e della revisione di quelli sinora comparsi. G.C.

Testo e/o immagine nellestetica francese


Assume sempre pi consistenza, nel pensiero francese contemporaneo, la riflessione sul rapporto fra immagine e testo, figura e scrittura. Ormai abbandonata, dai pi, la messe di referenze freudiano-lacaniane che hanno abbondato negli anni passati, si preferisce un approccio multiplo (storico, semiotico, filosofico) al problema, attento alle singole elaborazioni storiche, capace di allargare il compasso della riflessione, senza le eccessive forzature ideologiche della moda del momento. Le linee di tendenza di questinteresse si possono individuare in base a tre eventi di rilievo di questi ultimi mesi: il volume postumo di Louis Marin, pionere in questo campo, dal titolo: LES POUVOIRS DE LIMAGE (Il potere dellimmagine, Seuil, Paris 1993); il convegno LA PENSE DE LIMAGE. SIGNIFICATION ET FIGURATION DANS LE TEXTE ET LA PEINTURE,

organizzato da Gisle Mathieu-Castellanie e dal gruppo di ricerca Potique et Posie, tenutosi alla Sorbona e allUniversit Saint-Denis di Parigi dal 27 al 29 maggio 1993; il volume collettivo LARTISTE EN REPRSENTATION (Lartista in rappresentazione, Desjonqures, Paris 1993), curato da Ren Demoris, che raccoglie gli atti del congresso omonimo, tenutosi a Parigi dal 16 al 17 aprile 1991.

Al confine fra letteratura e pittura, lultimo studio, pubblicato postumo, di Louis Marin, Les pouvoirs de limage, riprende temi a lui cari, ma, per cos dire, alza il tiro della riflessione, affrontando la dinamica rappresentativa inerente allimmagine della trans-figurazione e della visione. Analizzando infatti gli effetti dellimmagine nel testo, e la metamorfosi del figurale nella scrittura, Marin si pone un triplice scopo: cogliere il potere sovversivo dellimmagine, la sua capacit di sostituzione e presentificazione dellassente; descrivere i dispositivi mediante i quali nellesibizione dellaltro assente si costituisce qualcosa come un soggetto di ritorno. Presentando nellimmagine la rappresentazione di un assente, il soggetto si costituisce come sguardo. E in questo gioco di specchi, a volte vertiginoso, che gli effetti dellimmagine danno forza al soggetto come attore o autore dello sguardo. In questa autocostituzione possibi-

TENDENZE E DIBATTITI

Max Ernst, La grande roue orthochromatique qui fait lamour sur mesure, 1919

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le cogliere la dinamica di tale strana riflessivit: nello sguardo di ritorno, il s restituito come un altro, come un nemico - secondo unespressione di Hegel, ripreso da Marin. Ma cogliere in atto la forza, i poteri dellimmagine, significa interrogarsi sulle condizioni di possibilit dellimmagine stessa, sullesistenza di a-priori materiali e sensibili, come la luce e lombra; e qui Marin si riallaccia alla tradizione fenomenologica di Merleau-Ponty. Sebbene, come ha ricordato Pier-Antoine Fabre in una serata al Beaubourg dedicata al volume postumo di Marin, i motivi teologici non costituiscano tanto il fondamento dellimmagine, quanto un fondo senza fondo a partire da cui unimmagine prende consistenza, poich limmagine stessa che genera il suo potere di significazione, il rapporto fra testo e immagine concerne, quasi naturalmente, gli studiosi di problemi teologici. E ci che emerso al convegno La pense de limage, dove Claude Gandelman, storico della religione, si occupato di analizzare le strategie testuali (pictogrammi) con cui stato arginato il divieto ebraico della rappresentazione di Dio. In questo caso, il testo che imita la figura e cerca di disegnare con il proprio corpo limmagine interdetta, cercando cos una sovversione legale della legge e una via duscita alla pulsione diconicit. Jean Wirth ha invece ricostruito magistralmente il pensiero medioevale relativo allimmagine, e in particolare allespressione: a immagine di, secondo cui Dio avrebbe creato luomo, lasciandogli in consegna di fare altrettanto con la natura circostante. Wirth ha cos seguito lo sviluppo delle idee di imago, icona, pictura da Hugo di San Vittore a Scoto. Per altri studiosi, comprendere il potere genealogico dellimmagine di cui parla Marin, significa cogliere sul fatto i prestiti, i furti reciproci fra immagine e testo. E come se si potesse scrivere meglio, imparando a vedere di pi; e viceversa, come se si potesse supplire alle lacune oculari con la descrizione verbale. Da questo punto di vista, un fecondo campo di studio quello offerto dagli esempi storici dincrocio fra testo e immagine. A questo proposito, tra gli interventi contenuti nella raccolta Lartiste en reprsentation, Pierre-Louis Rey, affrontando il problema della compresenza, se non della concorrenza fra testuale e figurale, ha esaminato le figure concorrenti di Bergotte, lo scrittore, Elstir, il pittore, Vinteuil, il musicista, in A la recherche du Temps perdu. Estremamente convincente risulta lanalisi proposta da Rey della visita del narratore nellatelier dElstir: lapprendistato della metafora letteraria si gioca qui nella seduzione dei quadri e dellimmagine traslata della realt. Henri Behar si invece preoccupato di studiare i dispositivi autobiografici con cui Picasso si autoritrae nelle sue tardive poesie. Ancora sulla rivalit fra testo e immagine intervenuto anche, tra i partecipanti al convegno La pense de limage, Yves Hersant, rivendicando la portata teorica, spesso dimenticata, di Luciano e delle sue Immagini a partire dal problema: chi meglio ritrae una donna bella? Luciano schizza una vera e propria teoria delle possibilit e dei limiti della figurazione e della scrittura, e della differenza fra eikona e eidolon. Altri interventi, sempre raccolti nel volume Lartiste en reprsentation, si sono occupati di ricostruire come luniverso pittorico lavori allinterno della letteratura. In particolare Ren Demoris, presente anche al convegno La pense de limage, si interessato di ricostruire limmagine e lideale della pittura nellinchiostro dei critici letterari del secolo delle Lumires e la paura dellallegoria in pittura nel medesimo periodo. Emmanuelle Baumgartner ha invece analizzato come il paradigma pittorico agisca allinterno della scrittura di Christine de Pizan nel Livre de la Cit des Dames , nella prospettiva di consegnare una legittimit al lavoro della scrittrice stessa. Altri hanno spiato il pittore allopera: Jean-Rmy Mantion si ccupato di Hubert Robert; Jeannine Guichardet di Claude Lantier. Interventi pi specificatamente esteticoletterari non sono mancati neanche al convegno La pense de limage. Eliane Formentelli ha esaminato la tentazione dellimmagine in Balzac; Marcel Tetel ha analizzato la tensione fra scritto e immagine nella Dlie; Paul J. Smith si invece occupato della fiaba illustrata. Infine una tavola rotonda, diretta da Daniel Arasse, studioso affermato di arti visivopittoriche, ha fatto il punto sulle piste ulteriori di ricerca aperte dal tema: testo e/o immagine: quali direzioni, dunque? Difficile dirlo: forse quelle che portano sulle vie dimenticate della retorica, dellekphrasis, della devisa, dellallegoria. F.M.Z.
in questambito di riflessione, due prospettive interpretative che prendono spunto da diverse ipotesi tematiche: si tratta dello studio di Xavier Tilliette, LA SETTIMANA SANTA DEI FILOSOFI (Morcelliana, Brescia 1992), che affronta il problema della morte di Dio in rapporto anche allateismo, e del volume di Vittorio Possenti, OLTRE LILLUMINISMO. IL MESSAGGIO SOCIALE CRISTIANO (Paoline, Cinisello Balsamo 1992), che analizza il ruolo del cristianesimo come dottrina sociale.

Due secoli di teologia


Due ampie opere di ricostruzione storico-critica sono oggi disponibili per gli studiosi di teologia che intendano operare un bilancio degli sviluppi di pensiero di questa disciplina da Kant ai teologi di questo secolo: il caso del volume di Hendrikus Berkhof, DUECENTO ANNI DI TEOLOGIA E FILOSOFIA. DA KANT A RAHNER (trad. di Michele Fiorillo, Claudiana, Torino 1992) e dellopera di Rosino Gibellini, LA TEOLOGIA DEL XX SECOLO (Queriniana, Brescia 1992). Da segnalare, 29

In uno dei saggi raccolti nel volume Credere e comprendere (1933-1965) il biblista e teologo Rudolf Bultmann (1884- 1976), amico e collaboratore di M. Heiddeger alluniversit di Marburgo dal 1923 al 1929, osservava che la teologia mentre parla di Dio deve, nel contempo, parlare delluomo. La considerazione appare solo a prima vista banale; in realt recensisce la relazione o la tensione presente nel dibattito teologico-filosofico da Kant in poi. Lo strappo operato da Kant nel campo della metafisica e della teologia capitolo ormai noto e tuttavia non differibile a chi si accinga alla riflessione filosofica e teologica contemporanea. E proprio Kant, infatti, il punto di partenza teoretico e storiografico adottato dal teologo olandese Hendrikus Berkhof nella sua opera 200 Jahre Theologie. Ein Reisebericht, pubblicato in prima edizione nel 1985 e recentemente tradotto anche per il pubblico italiano con il titolo: Duecento anni di teologia e filosofia. Da Kant a Rahner . A fronte delle interpretazioni dualiste di Kant, per le quali ragion pura e ragion pratica appaiono giustapposte e in definitiva irrelate, cos che lo sforzo di Kant sarebbe da intendere soprattutto nella prospettiva della distruzione universale (M. Memdelsohn) e dello smantellamento delle prove dellesistenza di Dio, Berkhof sottolinea invece la complementariet di fede e ragione, ravvisabile nella coordinazione della Critica della ragion pura alla Critica della ragion pratica . Il dualista Kant sarebbe cos un monista in speranza, laddove la speranza risulterebbe essere il concetto centrale della filosofia kantiana della religione e il concetto di Dio, causa morale del mondo, colmerebbe il fossato tra natura e moralit. In realt, come Berkhof riconosce, dopo Kant la distanza tra filosofia e teologia si fatta sempre pi grande e il tentativo operato dalla cosiddetta Teologia Liberale (A. Von Harnack, E. Troeltsch, A. Ritschl, J. W. Hermann, A. Julicher ecc.) di inserirsi pi profondamente nella storia (cristiana nel caso di Von Harnack, delle religioni nella prospettiva di Troeltsch) suscit la reazione di Karl Barth. La critica del grande teologo rilev soprattutto la riduzione del cristiane-

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simo a fenomeno intramondano, perdendo di vista loggetto teologico proprio. In Barth, almeno nel Barth del Romerbrief (Lettera ai romani), viene radicalmente distrutta ogni possibilit psicologica, storica, metafisica di giungere a Dio. Il fossato, la distanza tra Dio e luomo colmata solo dallintervento di Dio, dal suo venire incontro alluomo nella realt di Ges Cristo. Luomo non ha possibilit di valicare la Todeslinie che lo separa da Dio e lirruzione della resurrezione rappresenta la vera parola nuova che tocca il mondo e lo mostra come mondo vecchio, peccatore. Il mondo cos sottomesso al no del peccato e del giudizio di Dio, ma anche al si di Dio in Cristo; ci costituisce la struttura dialettica della rivelazione cristiana e conseguentemente fonda anche la dialetticit del procedere teologico che non pu in alcun modo armonizzare Dio e uomo, fede e ragione. Ma i teologi dialettici erano tutti convinti che la rivelazione di Dio fosse risposta alla questione dellesistenza. Presto doveva ripresentarsi la questione antropologica. Torniamo cos alla battuta di Bultmann posta in apertura. Questultima citazione e le considerazioni che la precedono sono contenute in unampia, documentata e anche erudita opera del teologo e filosofo Rosino Gibellini, La Teologia del XX secolo , che passa in rassegna il pensiero teologico di questo secolo dalla teologia liberale ai pi recenti sviluppi contemporanei. La questione antropologica, fa notare Gibellini, insita anche nella seconda svolta barthiana (cio a partire dallopera LUmanit di Dio del 1956) si esprime, a partire dalla seconda met del secolo, nei termini del rapporto tra teologia e modernit, tra fede cristiana e mondo divenuto ormai adulto. Lingresso della tematica della secolarizzazione appare in questo senso emblematica. Nellelaborazione di Dietrich Bonhoeffer, morto nel 1945 nel campo di concentramento di Flossemburg, essa appare non solo nel senso di un dato oggettivo, culturale, ma di occasione promettente, processo innescato dalla stessa rivelazione cristiana. La provocazione bonhoefferiana, investendo la teologia, ha innescato un vero e proprio dibattito su quella che venne poi chiamata la teologia della secolarizzazione. Come rileva Gibellini non facile ricondurre ad unit un movimento teologico che, nelle sue espressioni pi consapevoli, si riproponeva di introdurre la secolarizzazione come tema della teologia (F. Gogarten). Al suo interno fiorirono infatti anche posizioni radicali come quelle che intesero argomentare, in maniera provocatoria, intorno alla morte di Dio. Levocazione del morire di Dio richiama immediatamente alla memoria Hegel ( Fede e sapere, 1802) e Nietzsche (Gaia Scienza, 1882), ma la riflessione di Hegel non pu essere interpretata attraverso una problematica atea come sar poi in Nietzsche. E questa la convinzione, polemica quindi anche nei confronti del cristianesimo ateo, del filosofo gesuita Xavier Tiliette che intende ricostruire la meditazione dei filosofi sul triduum mortis nella sua recente opera La Settimana Santa dei Filosofi . Il confronto con il Venerd santo speculativo hegeliano, equivocamente inteso alle origini dellateismo, permette invece di cogliere il senso estremo e necessario della Kenosi di Cristo come morte per la quale lUomo-Dio diviene piena manifestazione dello Spirito. Ne scaturisce una ricca e suggestiva riflessione che lascia interagire con fiducia il dato della fede con largomentazione della filosofia, della letteratura, della poesia nella convinzione che certe profondit...e certe arditezze...hanno il loro posto in filosofia. In ambito cattolico, fa notare Gibellini, il tema della secolarizzazione non produsse le radicalizzazioni incontrate invece nel mondo protestante. Gi per in un articolo del 1954, Significato teologico della posizione del cristiano nel mondo moderno, K. Rahner, pi tardi interprete della cosiddetta Svolta antropologica in teologia, attraverso il recupero kantiano dellapriori religioso come apertura radicale al mistero, segnalava la condizione di diaspora del cristiano dopo lepoca costantiniana e medievale. In questo contesto potevano cos emergere nuove impostazioni teologiche che raggiungevano consapevolezza nelle prospettive aperte dalla teologia politica (J. B. Metz) e della teologia della liberazione (G. Gutierrez, C. Boff, J. Comblin ecc.). Tali prospettive riproponevano problemi (quali il rapporto tra fede e societ, tra fede e trasformazione sociale, tra Chiesa e istituzioni) che il cattolicesimo, soprattutto europeo, aveva con fatica affrontato e che ancoroggi non finiscono di tormentare la coscienza cristiana. Le vicende politiche che dall800 in poi hanno caratterizzato la presenza cattolica nella societ liberale, industriale e post-industriale hanno prodotto un genere letterario - quello di dottrina sociale - che, dopo un decennio di oblio, ritornato prepotentemente alla ribalta con il pontificato di Giovanni Paolo II. Se ne occupa, nella prospettiva di una riabilitazione e chiarificazione teorica, Vittorio Possenti nel suo Oltre lIlluminismo. Il messaggio sociale cristiano . La dottrina sociale viene qui definita una forma peculiare di filosofia pubblica cristiana che, nel rifiuto dei modelli privatistici di fede operanti nelle teorie sociali e politiche illuministiche, rivendica lo statuto di insegnamento pratico e il proprio ruolo di dottrina morale sui fatti sociali. Il dialogo dellautore con le prospettive di J. 30 Maritain costante e

Primo piano: filosofia e computer

Divide et computa: la filosofia e il computer


Gli ultimi quaranta anni sono stati segnati dagli straordinari miglioramenti tecnici relativi al modo in cui la logica binaria e sequenziale della macchina di Turing stata implementata elettronicamente. In questo breve arco di tempo la microelettronica ha reso possibile la costruzione della quarta generazione di macchine di von Neuman e linformatica divenuta la tecnologia caratterizzante della nostra epoca, un po come il mulino lo stato per lepoca medievale, lorologio meccanico per la cultura seicentesca ed il telaio per la rivoluzione industriale. Oggi quella del computer si presenta ai nostri occhi come una infratecnologia. Lelaborazione elettronica pervade in modo orizzontale la maggior parte degli ambiti economici, scientifici, amministrativi e sociali della nostra vita e nel nord del mondo il microprocessore sta diventando tanto diffuso quanto il motore elettrico.

Molti sintetizzano questi vari fenomeni parlando di una rivoluzione informatica. Vi siano o meno i termini per una caratterizzazione a tinte cos forti, sicuramente linformatica rappresenta in questi anni un settore strategico non solo da un punto di vista industriale e politico, ma anche da quello scientifico. Le varie tecnologie legate allo sviluppo e alla diffusione dei computer influenzano in modo sempre pi diffuso la crescita, la gestione e la fruizione del sapere, almeno per due aspetti fondamentali. Anzitutto, linformatica ha enormemente facilitato, o molto pi spesso reso semplicemente possibile, la risoluzione di un vasto numero di problemi di tipo matematico o comunque rigorosamente formalizzabili. Per sua natura il computer un calcolatore, perci le sue pi dirette applicazioni hanno spesso riguardato lavanzamento del sapere a base quantificabile. I grandi sviluppi tecnologici e scientifici della seconda met del nostro

TENDENZE E DIBATTITI
secolo devono moltissimo alla possibilit di realizzare calcoli che avrebbero richiesto tempi umanamente insopportabili, anche se fossero stati effettuati da legioni di assistenti. Sarebbe tuttavia un errore limitare la valutazione dellimpatto delle innovazioni tecnologiche connesse alla diffusione dei computer alle sole dirette applicazioni della loro potenza di calcolo e quindi alla loro utilit nelle scienze matematizzate. Linformatica risulta ormai insostituibile in qualsiasi area che sia sottoponibile ad analisi binaria, e di conseguenza alla manipolazine di bits (cio binary digits, insieme di numeri binari 0/1). Le applicazioni grafiche, i programmi C.A.D. (computer aided design) e C.A.I. (computer aided instruction), i sistemi C.A.M. (computer aided manufacture), le macchine C.N.C. (computer-numericallycontrolled), le banche dati, la telematica, le simulazioni di modelli, la posta elettronica, il word-processing, lemergente tecnologia legata alla creazione di realt virtuali sono solo alcuni tra i pi importanti esempi in cui le potenzialit simbolico-computazionali degli strumenti informatici sono state impiegate a fini diversi dalla risoluzione di complessi calcoli numerici. In molti di questi casi linformatica ha messo a disposizione delluomo i mezzi necessari alla gestione delle sue conoscenze. Limportanza di questa funzione manageriale difficilmente sopravalutabile. Luniverso delle conoscenze e delle informazioni uno spazio intellettuale la cui densit ed estensione sono in continua crescita esponenziale. Alla fine degli anni settanta si calcolava che nei vari settori della matematica venissero prodotte ogni anno circa duecentomila dimostrazioni di teoremi. Il lettore potr pensare con lo stesso sgomento al ritmo in cui si pubblicano articoli su riviste specialistiche, interventi su quotidiani, relazioni da convegni, antologie, recensioni o monografie in campi anche pi specifici quali letica, ad esempio, o la filosofia della mente. Effetto diretto di questa esplosione del sapere stata la progressiva diffusione della specializzazione. Gi da molto tempo uomini e donne hanno abbandonato lambizione di poter dominare anche solo una galassia del sapere umano e si sono limitati, necessariamente, a suoi ben circoscritti settori. Se il fenomeno pu apparire come una triste ma ineluttabile necessit in altri campi, nellambito di una disciplina quale la filosofia, esso risulta vieppi frustrante e pericoloso. Pericoloso, perch la filosofia forse il sapere che pi di ogni altro ha bisogno di mantenere coese le proprie ricerche allinterno di un quadro unitario, seppure molto articolato, e compatto, seppure ricco di contrasti, in ferma contrapposizione ad una ormai endogena tendenza alla frammentazione e alla dissoluzione della propria specificit. Frustrante, perch una filosofia divisa in rigidi settori e fatta da specialisti in stridente contraddizione con le ambizioni universali ed unificatrici di una riflessione razionale che si presenta, per sua stessa natura, quale ultima soglia del pensiero teorico. La necessit di sottolineare lutilit gestionale dellinformatica risiede quindi nellimportante ruolo che questo settore della tecnologia avanzata ha iniziato a rivestire nei confronti di almeno alcuni dei problemi generati dallenorme crescita e frammentazione del sapere. Grazie allinformatica forse oggi divenuto possibile opporsi, se non addirittura invertire, quel processo di sempre maggiore specializzazione cui andata soggetta anche la stessa filosofia, e con ci superare il relativo stallo da eccesso di informazione in cui spesso i filosofi, come molti altri loro colleghi, percepiscono di trovarsi. Eper questo che da molte parti si parlato dellera del computer come di un ritorno della mentalit rinascimentale. Non un caso che linformatica giunga proprio oggi a cercare di risolvere i nostri problemi di gestione del sapere. Al contrario, il suo insorgere deve essere visto come frutto diretto di un processo di autoregolazione del sapere stesso. La domanda di informazione cresce in modo interattivo con il grado di complessit di un sistema e questo, a sua volta, promuove la creazione di tutti quei mezzi che, risultando ragionevolmente ottenibili, ovvero adottabili, siano utili a migliorare laccesso al quantitativo di informazione richiesto dal proprio funzionamento. Si tratta di un processo di ottimizzazione a stadi omeostatici. I sistemi presi in considerazione possono essere i pi diversi, da una compagnia assicurativa alla struttura burocratica di una grande facolt universitaria. Nel caso in cui il sistema sia costituito dallintero universo del sapere, la domanda di informazione aumenta in modo direttamente proporzionato allincremento della quantit di informazioni gi accumulatasi. Ci comporta, per il sistema stesso, la necessit di individuare procedure gestionali sempre pi efficienti, volte al trattamento dellinformazione economicamente pi efficace. Nel corso dei secoli la capitalizzazione del sapere ha finito per autoregolamentare la sua crescita. Le conoscenze hanno promosso al contempo sia il loro stesso ampliamento che il rinvenimento degli strumenti per la propria gestione. Nel caso della filosofia, ma non solo della filosofia, si passati dalla memoria labile della tradizione orale, alla memoria permanente di quella scritta, dai rotoli di papiro ad accesso lineare ai codici di pergamena ad accesso casuale, dalla creazione di grandi biblioteche alla stampa di volumi cartacei,
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dalle semplici tavole dei contenuti alla comparsa degli indici analitici, dai manuali alle opere enciclopediche, per giungere fino ai lessici filosofici, ai dizionari concettuali, ai grandi lavori biografici e bibliografici e ai primi data-base su CDROM. Ciascuna innovazione stata resa possibile non solo dal clima culturale (si pensi alla nascita della storiografia filosofica nel Rinascimento), ma anche dalla comparsa di nuove tecnologie, ed ha segnato un importante passo avanti, nella scala della fruizione del sapere, grazie al quale la riflessione ha potuto avvalersi al meglio del proprio passato. La civilt moderna delle macchine, del motore, del petrolio, dei materiali sintetici, dellenergia elettrica e termonucleare ha rappresentato una fase di acuta crescita del quantitativo di informazioni prodotte e richieste. Dallultimo dopoguerra ad oggi si perci assistito alla corrispondente reazione gestionale. Luniverso della conoscenza divenuto un dominio cos ricco e complesso e le varie forme di conoscenza una risorsa cos preziosa un bene, se non spesso una merce - che le procedure di amministrazione hanno richiesto in modo sempre pi urgente una tecnologia adeguata alle loro dimensioni e alla loro importanza. Il sapere ha iniziato a produrre strumenti allaltezza della propria amministrazione razionale attraverso linformatica. La lezione che si deve trarre da questa dinamica chiara. Se da un lato lavvento dellelaboratore elettronico ha fatto s che il processo di espansione delle conoscenze, gi avviato dallinvenzione della stampa, venuto ad accellerarsi ulteriormente - ed ha perci contribuito parimenti a promuovere la conseguente corsa alla specializzazione - daltro lato la stessa informatica deve anche essere vista come il settore tecnologico avanzato che ha iniziato a fornire almeno una parziale risoluzione ai problemi sorti proprio dalla gestione di un sapere ormai smisurato. Stabilito che la nostra civilt attraversa oggi una fase storica in cui i problemi della gestione delle informazioni sono tanto importanti quanto quelli relativi alla loro creazione, rimane ora da chiedersi in quale misura questo fenomeno macroculturale riguarda in modo specifico anche la filosofia. Per dare una risposta a questo quesito necessario compiere un passo indietro e individuare almeno quattro punti di riferimento orientativi allinterno della mappa dei diversi rapporti che intercorrono oggi tra filosofia e informatica. Da un lato si possono raccogliere tutte quelle considerazioni di sociologia della conoscenza che hanno occupato i filosofi sin da quando si cercato di comprendere la natura e la portata delle trasformazioni culturali comportate dalla diffusione del computer, delle banche dati elettroniche, dei sistemi intelligenti, della posta elettro-

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nica, insomma dei vari strumenti forniti dallinformatica come tecnologia applicata (a questo proposito un testo sulla situazione italiana, esemplare anche per il suo approccio fortemente ideologizzato, quello di G. Battista Gerace, Le politiche dellinformatica, Editori Riuniti, Roma 1991). Questioni di etica informatica, insieme a problemi connessi con lalfabetizzazione e la didattica, rappresentano zone di confine di questa prima area . Pi recentemente, si iniziato a parlare di Epistemologia Informatica, ovvero di Epistemologia del Computer. Si tratta in questo caso di un approccio che investiga linformatica come scienza autonoma. Lo statuto di questa emergente branca del sapere filosofico, ancora largamente in via di sviluppo, sembra essere simile a quello di altri speciali settori quali la filosofia della logica o la filosofia della fisica, formatisi gi da diversi anni. Contrariamente a quanto avviene per la filosofia del linguaggio, ad esempio, queste discipline dibattono temi che riguardano principalmente non fenomeni naturali, ma saperi codificati, ovvero questioni teoriche che emergono dalla nascita di quegli insiemi di conoscenze che di volta in volta vanno sotto il nome di logica matematica, fisica, o informatica. Lo studio dellintelligenza artificiale (A.I.) in relazione allintelligenza umana rappresenta la terza e pi nota area di contatto tra informatica e riflessione filosofica. Il tema certamente ben noto e qui ci si pu limitare ad osservare che purtroppo lacceso dibattito sulle analogie o addirittura le possibili identit tra mente e computer ha contribuito, negli scorsi anni, ad allontanare pi di un filosofo anche dalla sfera pragmatica delluso dellinformatica come semplice strumento. Proprio questultimo aspetto, che con un gioco di parole viene oggi definito dellaugmented intelligence (A.I.), quello su cui ho cercato di attrarre lattenzione nelle pagine precedenti. In questo ambito, chiedersi che cosa possa comportare luso della tecnologia informatica per lo sviluppo del pensiero filosofico vuol dire, in sostanza, cercare di capire sia in che modo e in quale misura la filosofia possa trarre vantaggio dalle recenti innovazioni tecnologiche sia che cosa significhi per un filosofo essere allaltezza della tecnologia in suo possesso. Riguardo alla prima questione, si tratta di vedere quali sono gli strumenti che linformatica mette a disposizione dello studioso di filosofia, quale la loro funzione e valutarne la loro utilit. In filosofia le aree direttamente interessate dalla cos detta humanities computing sono tre: gli ausili didattici, i testi elettronici su cui opera ogni analisi quantitativa e la gestione dati (indice delle citazioni, cataloghi elettronici, bollettini, liste di discussione, giornali elettronici, ecc.). La seconda questione merita invece qualche parola di commento in pi. Oggi essere allaltezza della pi avanzata tecnologia vuol dire, in primo luogo, essere in grado di avvantaggiarsi degli strumenti informatici forniti dallingegneria sia per lo svolgimento pi veloce e pi efficiente dei propri compiti di insegnante e di ricercatore, sia al fine di contrastare la specializzazione settoriale attraverso una pi ricca interdisciplinariet. In secondo luogo, significa ampliare lambito del teoricamente fattibile per andare ad includere tutte quelle ricerche finora mai promosse a causa di un approccio necessariamente limitato dalle risorse e dagli strumenti a propria disposizione. Si pensi, ad esempio, alla gi concreta possibilit di studiare la fortuna di un autore o un testo attraverso lanalisi quantitativa del numero di citazioni che la sua opera ha ricevuto sulle pi importanti riviste di uno specifico settore nel corso dellultimo decennio (una determinata regione spazio-temporale delluniverso del sapere). Infine, significa per il filosofo proporsi come utente informato ed intelligente, che promuove e guida lofferta delle nuove tecnologie per ottenere un servizio sempre pi adeguato e flessibile. In breve, si tratta di essere in grado di trarre vantaggio da ci che stato reso pi facile, di sfruttare ci che oggi viene reso possibile per la prima volta ed infine di suggerire nuove applicazioni per nuove esigenze future. Soprattutto nellultimo caso, pi che il supporto tecnologico quello di cui si sente il bisogno sono le idee da implementare. L.F.
Boden, Margaret A. (a cura di), The Philosophy of Artificial Intelligence, O.U.P., Oxford 1990. Bolter, J. David, Luomo di Turing, la cultura occidentale nellet del computer, Pratiche, Parma 1985 (ed. orig. ing. 1984). Di Giandomenico, Mauro e Lepschy, Antonio (a cura di), Epistemologia Informatica, in BioLogica, 5 (1991). Gerace, G. Battista, Le Politiche dellInformatica, Editori Riuniti, Roma 1991. Miall, David S. (a cura di), Humanities and the Computer, New Directions, Clarendon Press, Oxford 1990 (nuova ed.). Pagels, Heinz R. (a cura di), La Cultura dei Computer, Boringhieri, Torino 1989 (ed. orig. ing. 1984). Rota Giancarlo, La libert nasce dal numero, Il Sole-24 Ore, 29 Dicembre 1991 (n. 332), p. 21. Vamos, Tibor, Epistemologia del Computer, ed. it. a cura di Franco Filippazzi, Sperling & Kupfer, Milano 1993 (ed. orig. ing. 1991).

una metafora per i filosofi


Il nuovo, si sa, ha spesso il potere di disincagliare il pensiero e di istituire delle possibilit impensate, e sembra che anche la nozione di formattazione sia non soltanto facilmente spendibile, ma in grado di aprire orizzonti importanti, o almeno di suggerire un approccio inedito quanto promettente ad una serie di assunti comunemente recepiti in filosofia, specialmente in rapporto a vari aspetti della teoria (e della pratica) della comunicazione e dellinterpretazione.

La formattazione:
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Per poter usare i dischetti quando lavoriamo al computer, dobbiamo prima formattarli. Li si devono cio predisporre per poter recepire in un modo predefinito i dati che vogliamo immettervi; dopo di che dobbiamo usare una macchina predisposta a riconoscere quel particolare tipo di formattazione sia per scrivervi qualcosa, sia per poter poi riconoscere quei dati quando li andremo a leggere. La formattazione dunque un codice scrittoin un linguaggio appropriato (il linguaggio macchina), che rimane peraltro inaccessibile alla generalit degli utenti. Anche i programmi di scrittura istituiscono ulteriori forme di predisposizione (a livello di file) sotto forma di ulteriori segni diacritici. Scopriamo lesistenza di questo secondo livello di codificazione quando pretendiamo di leggere un file prodotto con il sistema di scrittura A sulla base del sistema di scrittura B. In tal caso infatti compaiono, soprattutto allinizio, una quantit di segni che non sapevamo di aver introdotto e che, fin quando continuiamo a lavorare con il sistema di scrittura B, non significano pi nulla n per noi, n per la macchina. Del resto, se salviamo il nuovo file sulla base del linguaggio B e poi andiamo a rileggerlo utilizzando il sistema di scrittura A, puntualmente accade che tutti quei segni diacritici scompaiano (perch tornano a funzionare, appunto, da segni diacritici), mentre ne compaiono molti altri che, di nuovo, non significano pi nulla n per noi n per il programma di scrittura che stiamo utilizzando. Dietro al dato tecnico affiora un simbolo (o una metafora) degna di nota: anche la nostra mente formattata. Lo si vede molto bene a partire dallosservazione di come significhiamo, perch ad ogni comunicazione si accompagna una vastissima gamma di presupposti che servono appunto per formattare a dovere la nostra unit comunicazionale. Poniamo che suoni il telefono e io risponda con il consueto Pronto!. Ci basta per trasmettere una gamma di informazioni molto precise di cui difficile fare linventario. Con il nostro Pron-

TENDENZE E DIBATTITI
to! mettiamo infatti gli altri in condizione di identificare il nostro sesso, approssimativamente la nostra et, la nostra calma o concitazione, la nostra sicurezza o insicurezza, laffiorare o meno di determinate forme di ansiet, alcuni modelli culturali che abbiamo assimilato, quasi sempre lo strato della societ cui apparteniamo, spesso persino se siamo o non siamo dei fumatori, quasi sempre la nostra lingua materna (si sente subito, per esempio, se chi dice Pronto! un francese, un greco o un italiano). Inoltre ci facciamo quasi sempre riconoscere. Poich queste informazioni vengono date, si presume, senza troppo pensarci, seguendo gli automatismi di abitudini ormai stabilizzate, quindi persino con il rischio di nuocere a noi stessi (in quanto pu accadere che alcune delle informazioni che diamo senza pensarci vengano usate contro di noi); in esse dobbiamo vedere dei valori meramente semiotici. Infatti, gi diverso se accade che io mi sforzi di dire Pronto! come lo potrebbe dire un genovese o un molisano, o come potrebbe dirlo un francese, se provo ad affettare una voce accentuatamente senile, o infantile, se cerco di farmi scambiare per mio fratello o di imitare il timbro di voce o almeno lo standard comunicazionale di un noto attore comico, e via di seguito. In questo caso ha luogo una cosciente ricerca volta a comunicare significati artificialmente aggiunti alla gamma di significati che viene comunemente associata ad una cos ricorrente unit comunicazionale; si decide di modificarne alcuni (allo scopo di accreditare unimmagine diversa della nostra personalit), eventualmente di sopprimerne molti (come accade nel caso in cui si voglia essere impersonali fino al punto di essere virtualmente irriconoscibili). Siamo cio in presenza di una selezione intenzionale, unorganizzazione funzionale dei significati che il parlante vuol far arrivare al ricevente. Lanalista che si misurasse con un dato Pronto!, per spremerne ogni possibile informazione cercherebbe, in primo luogo, di stabilire se la parola stata pronunciata con spontaneit o affettazione; quindi isolerebbe i valori semiotici della risposta; passerebbe poi a chiedersi se quel Pronto! ha anche dei valori retorici. In tal caso dovrebbe avviare tutta una serie di analisi ulteriori (identificazione dellobiettivo comunicazionale, ecc.). Il modo forse pi semplice e pi appropriato di evocare linsieme delle indicazioni associate ad un comunissimo Pronto! , per lappunto, di dire che questo un Pronto! debitamente formattato, eventualmente sottoposto ad una formattazione mirata. Comprendiamo allora che la formattazione introduce delle opzioni, delinea una corsia preferenziale, precostituisce

I nastri magnetici di una biblioteca elettronica (Don Mc Coy)

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TENDENZE E DIBATTITI
degli automatismi (potremmo dire: delle macro) sotto forma di convenzioni semplificanti. Da un lato accredita dunque dei criteri di decodifica dellunit comunicazionale, vale a dire dei principi metacritici, e di conseguenza attiva forme anche cospicue di riduzione della complessit (Niklas Luhmann), dallaltro istituisce tra i parlanti (tra i partecipi del giuoco comunicazionale) una intesa, unaria di famiglia, eventualmente un senso di complicit che marca la differenza rispetto agli estranei (identificati come coloro che non hanno familiarit con certi codici). Donde il senso (solitamente percepito come gratificante) della coappartenenza ad una cultura, ad una fetta della societ, ad un gruppo pi o meno ricco di connotazioni identificanti. Trasforma cio linterlocutore in un partner col quale si capisce di avere gi molto in comune, ed appena il caso di annotare che loperazione si svolge, per gran parte, a livello subliminale: di solito ha luogo senza che il desitinatario se ne renda pienamente conto, e pu ben accadere che non se ne renda ben conto nemmeno chi la determina. Non c limite ai livelli di formattazione della comunicazione (verbale o non). Le pagine di Dostojevski, di Nietzsche, di Kierkegaard, di Cartesio, di Platone raggiungono livelli di formattazione molto alti, e determinano un condizionamento potente nei ricettori. Viene anzi naturale pensare che Socrate e Platone vadano annoverati tra i pi antichi maestri in formattazione (= nellarte del creare unatmosfera molto definita e magari avvolgente): se il primo si dedic a formattare i suoi interlocutori, il secondo si dedicato con somma maestria a formattare e con ci stesso ad educare i suoi lettori. Quanto a Platone, poi, egli ha fatto molto di pi che indurre milioni di lettori a sentirsi in sintonia con Socrate, anzich con Eutifrone o con Trasimaco. Ne buon indizio il fatto che nei nostri anni Ottanta sia stata da pi parti lanciata la seguente parola dordine: Leggere Platone come egli voleva essere letto. Ma con un presupposto che, a pensarci bene, ha dellincredibile: con la convinzione che la sola lettura veramente legittima sia appunto quella di chi riesce a vedere la realt con gli occhi di Platone, il che indubbiamente costituisce un modo di penetrare il testo, ma non senza esporre il lettore (in questo caso proprio il lettore specializzato) a rischi di primordine. Un simile atteggiamento inplica infatti, in pari tempo, che ci si precluda quasi ogni possibilit di decondizionarci dalla magia della pagina platonica e che si accetti di assumere, verso questo autore, un atteggiamento non meno globalmente ricettivo di quello che pu assumere chi si rivolge al suo padre spirituale per farsi guidare ed illuminare. In tal caso come si potrebbe ancora sperare di capire Platone? Perch non si pu capire senza identificare il maggior numero di fattori miranti a formattare il lettore, cio ad indirizzarlo, ma anche a renderlo docile e ricettivo, in ultima analisi acritico. (Etuttaltra cosa, perci, provare a leggere Platone cos come egli probabilmente voleva che lo si leggesse; qualcosa del genere, del resto, labbiamo fatto tutti in modo spontaneo la prima volta che abbiamo letto un suo dialogo, e proprio in virt dellaccuratissima formattazione a cui egli ha sottoposto gran parte dei suoi scritti.) Esiste dunque una formattazione involontaria (quella che abbiamo assorbito, e che spesso non possiamo non riprodurre alquanto meccanicamente) e una formattazione intenzionale (indotta artificialmente, per mezzo di una comunicazione sapientemente mirata che suole avvalersi di forme sempre nuove di dissimulazione). Unantica e celebrata forma di screening dei livelli di formattazione, sia volontari che involontari, si deve a Francesco Bacone (teoria degli idola). Ed esistono anche i professionisti della formattazione intenzionale (pi o meno accuratamente mimetizzata). Tra costoro sembra appropriato annoverare non soltanto giornalisti e pubblicitari, insegnanti, sacerdoti e politici, ma anche quanti sanno trattarecon i bambini o con una determinata clientela, e persino chi si sia specializzato nelladdomesticare ed eventualmente addestrare cani, cavalli o elefanti per fini particolari. Ognuno a suo modo cerca infatti di creare unatmosfera o addirittura una forma mentis (ecco un antecedente specifico della nozione di formattazione), si adopera per istillare dei convincimenti e/o delle abitudini (e intanto induce qualcuno a modificare i suoi schemi, cio ad adottare un apparato diacritico modificato), e primancora si studia la formattazione che i destinatari della sua comunicazione hanno nel frattempo assorbito o adottato, allo scopo di prevenire il rischio di un dialogo tra sordi. Analogamente, delle rivoluzioni scientifiche si pu ben dire che esse consistono nellescogitare ed accreditare il passaggio da una formattazione presuntamente obsoleta ad una di nuovo tipo. (E sembra appropriato ricordare che un elemento essenziale del gap tra primo e terzo mondo pi in generale tra diversi tipi di societ proprio la diversa formattazione delle nuove generazioni, il diverso standard di formattazione che ha corso in un determinato ambiente.) Ad un livello pi tecnico si dovr invece far parola, se non altro, della logica informale, il cui obiettivo di individuare le premesse tacite che precisano il senso di ci che viene argomentato (cio, di nuovo, la formattazione strisciante). La riflessione sulle operazioni di formatta34

zione sembra idonea a spingere lattenzione degli analisti dallo schema logico (innocuo) alle forme di contestualizzazione che danno colore al singolo argomento, e alle insidie che in esse puntualmente si celano. Analogamente lo studio delle fallacie pu trovare nuovo impulso dato che, per potersi insinuare nel discorso senza compromettere lattendibilit di ci che il locutore asserisce, la fallacia (e per la verit non soltanto la fallacia) scommette su quattro diversi livelli di formattazione: la formattazione del locutore, la formattazione della situazione, la formattazione preesistente dei ricettori intenzionati, la formattazione indotta che il locutore sta sforzandosi di accreditare. Di conseguenza, basta introdurre la nozione di formattazione nella teoria delle fallacie per istituire eo ipso la necessit di estendere lanalisi a questi quattro livelli, ci di cui non si era ancora avvertita lesigenza. Prende forma, inoltre, la nozione di formattazione responsabile, e si intuisce immediatamente la sua rilevanza non solo pedagogica, ma anche etica e filosofica. Formattazione vuol dire infatti quadro di riferimento, albero dei presupposti, orizzonte entro cui si muove un determinato pensiero, forme e livelli di precomprensione, distinzione tra livello precategoriale (o antepredicativo) e livello gi manipolato della rappresentazione. Prospettive degne di nota si delineano, pertanto, anche in rapporto alla nozione di circolo ermeneutico, in quanto lidea di una formattazione a pi livelli lascia intravedere delle eccellenti possibilit di sottoporre una simile galassia alle necessarie operazioni analitiche. Un ambito elettivo per luso della nozione di cui stiamo discutendo sembra che sia lidea di cultura. Se ogni cultura (e ogni sub-cultura) un tipo di formattazione, va da s che anche la pi primitiva delle culture non possa non celare una complessit e una capacit di tenuta che siamo sempre sul punto di sottovalutare (tra laltro: quella complessit e quella capacit di tenuta, in virt delle quali cos difficile impostare lo sviluppo delle aree pi refrattarie del terzo mondo). Sintravede, del pari, qualche inedita possibilit di analizzare le strutture, gli assunti di base, le modalit di lettura della realt, le semplificazioni accreditate, le forme di arroccamento che contraddistinguono ciascuna cultura, e cos pure le condizioni di permeabilit, la dinamica delle grandi trasformazioni. Sintravede, con ci stesso, anche un ideologia della formattazione. Nella disputa tra olisti e riduttivisti, la riflessione sulle varie forme di formattazione sembra implicare unautomatica opzione a favore dei primi. E non si vede come una simile idea non possa non alimentare, tra laltro, un sano discredito nei confronti dellattitudine, cos dif-

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Dilthey e Nietzsche
Nello studio PHILOSOPHIE DER FLUKTUANZ. (Filosofia della fluttuanza. Dilthey e Nietzsche, Vandenhoeck & Ruprecht, Gttingen 1992) Werner Stegmeier propone, con lobiettivo di mettere in luce unit e differenza delle loro filosofie, un confronto analitico tra due pensatori che nel passato sono stati accomunati sotto letichetta di filosofi della vita.
DILTHEY UND NIETZSCHE

Furono Scheler nel 1915 e Rickert nel 1920, nella situazione filosofica in cui in Germania si andavano gradualmente affermando la fenomenologia e il neo-kantismo, ad interpretare, il primo con unaccentuazione positiva, il secondo in un senso critico, il pensiero di Dilthey e Nietzsche (assieme a quello di Bergson), sotto la denominazione comune di Lebensphilosophie, filosofia della vita. Il termine avr in seguito una grande fortuna nella cultura tedesca, e servir a caratterizzare una serie di posizioni filosofiche e di critica della cultura (ai nomi di Dilthey, Nietzsche e Bergson si aggiungeranno quelli di Spengler, Simmel, Klages, Th. Lessing, W. James e Dewey) che oppongono di volta in volta lintuizione al concetto, la vita al meccanismo, lorganico allinorganico, la natura alla cultura, ci che spontaneo a ci che irrigidito, il movimento alla staticit ecc. Se il termine, tanto in Rickert quanto in Husserl viene usato in senso polemico, come sinonimo di relativismo, antropologismo e irrazionalismo (unaccusa che ritorner nelle critiche di parte marxista di Lukcs e Lieber, che ad essa aggiungono laggravante di avere preparato o sostenuto lideologia fascista e nazista negli allievi diretti di Dilthey e nellambiente della scuola diltheyana (Misch, Larsch e Bollnow) il termine assume invece una connotazione positiva, ma a patto di distinguere tra la filosofia della vita di carattere astorico e antiscientifico di Nietzsche e quella diltheyana, che non oppone la vita alla storia o allo spirito, ma la concepisce in senso storico, in quanto obiettivata nelle forme e nei sistemi della cultura (arte, scienza, filosofia, religione), e vede in essa loggetto delle scienze

dello spirito. Nel frattempo tanto la ricezione diltheyana quanto quella nietzscheana si sono lasciate alle spalle questa chiave interpretativa vitalistica, e il pensiero dei due filosofi viene oggi considerato nellampiezza delle sue connessioni storiche e nella sua ricchezza tematica, che spesso precorre problemi di grande importanza nella filosofia del Novecento. Partecipi della crisi didentit della filosofia derivante dalla dissoluzione dei sistemi idealistici e dallaffermazione delle scienze e del positivismo, Dilthey e Nietzsche sono per Werner Stegmeier accomunati dal fatto di non credere pi che la filosofia possa produrre una qualche verit in grado di recidere il suo legame con la situazione storico-culturale e temporale in cui essa ha origine. Da questo punto di vista entrambi i pensatori, visti con una certa diffidenza dalla filosofia universitaria (ad onta della posizione accademica di Dilthey, e del successo postumo e post-moderno della filosofia di Nietzsche), esprimono o precorrono una tendenza di fondo del pensiero e della cultura del nostro secolo: quella di una filosofia dellincommensurabilit e dellindividualit che Stegmaier rintraccia in pensatori anche assai diversi tra loro, da Lvinas, che pur non menzionando Dilthey e Nietzsche impiegherebbe il concetto di vita e di alterit in quanto irriducibilit al sistema filosofico, a Wittgenstein, che mosso dal problema dellincommensurabilit del linguaggio sviluppa la propria teoria dei giochi linguistici, per giungere, sulla stessa linea di filosofia analitica e del linguaggio, fino a Carnap, Quine, Putnam, Goodman e Rorty. A giustificazione della propria interpretazione della filosofia contemporanea come filosofia dellincommensurabilit, Stegmeier si rif a Lyotard, secondo cui il sapere post-moderno quello che rafforza la nostra capacit di sopportare lincommensurabile. Nonostante le analogie suggerite dalla situazione storica e da alcune delle risposte che a essa danno, tra Dilthey e Nietzsche rimangono nette differenze: Dilthey, che ha immediatamente riconosciuto la grandezza di Nietzsche, ma che si anche espresso criticamente nei suoi confronti, mirava a fondare filosoficamente la conoscenza e linterpretazione del mondo stori35

co, e la vita in lui sempre vita storica; Nietzsche vedeva nella scienza e nel sapere unespressione della volont di potenza, e con il suo prospettivismo e il suo filosofare col martello sembra situarsi agli antipodi dellatteggiamento critico e scientifico di Dilthey. Ma al di l di analogie e differenze superficiali tra i due pensatori, scopo dello studio di Stegmeier di chiarire unit e differenza delle loro filosofie. Tale intento si trova di fronte a difficolt di carattere testuale, storico, biografico e critico. Anzitutto il carattere frammentario delle opere, e il fatto che entrambi i filosofi hanno esercitato la loro influenza pi attraverso testi postumi che per mezzo di opere pubblicate in vita. Dilthey non port a compimento le sue opere sistematiche fondamentali, lIntroduzione alle scienze dello spirito e la Vita di Schleiermacher; e i saggi da lui pubblicati in vita, dedicati al problema di una fondazione delle scienze dello spirito, sono la parte emergente di un progetto filosofico di dimensioni pi ampie (come risulta dalla pubblicazione di testi inediti diltheyani a cura di H. Johach, H.-U. Lessing e F. Rodi nei voll. XVIII e XIX delle Gesammelte Schriften). E anche Nietzsche, le cui opere, testi postumi e lettere sono oggi raccolte nelledizione critica di Colli e Montinari, fu soprattutto scrittore aforistico. Ogni interpretazione di carattere globale, come vuole essere quella di Stegmeier, rischia quindi lunilateralit, in quanto costretta a fissare e irrigidire un pensiero dalle mille sfaccettature. Dilthey e Nietzsche, poi, non si sono mai incontrati, n risulta che si siano cercati. Nelle loro biografie sono individuabili dei parallelismi. Le origini familiari e il corso degli studi, ad esempio: figli di pastori protestanti, entrambi iniziano con la teologia, per dedicarsi poi allo studio della storia e alla filosofia. I disturbi fisici legati ai ritmi e ai modi della vita di studio sono documentati con abbondanza nelle opere di Nietzsche (che in Ecce homo indica in essi una causa della propria saggezza), e anche nei diari di Dilthey non mancano testimonianze circa disturbi alla vista, causati dalla lettura, e squilibri di carattere nervoso, dovuti alleccesso di concentrazione. Diverso invece il rapporto dei due

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Wilhelm Dilthey, Oswald Spengler Henri Bergson, John Dewey Friedrich Nietzsche, Georg Simmel

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filosofi con laccademia e il loro atteggiamento rispetto alla filosofia e al sapere. Nel 1867 Dilthey viene chiamato alluniversit di Basilea, dove Nietzsche arriver nel 1869. I due, per, non si incontrano. Dopo Kiel e Breslavia, Dilthey giunge nel 1883 a Berlino, nella pi prestigiosa universit del Reich (dove sar per considerato a lungo come un outsider), mentre Nietzsche conduce una vita sempre pi vagabonda, alla ricerca di luoghi adatti al suo filosofare solitario. Il metodo scelto da Stegmaier nel suo studio di sviluppare prima unanalisi delle filosofie di Dilthey e Nietzsche nella loro singolarit, per mettere successivamente in evidenza ci che esse hanno in comune. Ai margini di tale zona di comunanza dovr per poi ancora apparire la specificit dei due universi di pensiero. Nei primi due capitoli dello studio viene analizzata la situazione storica in cui Dilthey e Nietzsche iniziano a filosofare: la crisi dellidealismo, la mancanza di punti di riferimento filosofici (come per la generazione degli idealisti erano stati ad esempio Kant e Spinoza); e viene delineata la nuova immagine della filosofia proposta da Dilthey e Nietzsche, la cui critica del meccanicismo appare a Stegmeier influenzata in modo decisivo dal concetto di sviluppo e dalla teoria darwiniana dellevoluzione. Per quanto riguarda Dilthey, vengono analizzati anche i suoi rapporti con alcuni filosofi della tradizione tedesca: Leibniz, Kant, Hegel e Schleiermacher. Nel terzo capitolo lelemento comune ai due pensatori viene definito come una filosofia della fluttuanza (Philosophie der Fluktuanz), intesa come una filosofia degli oggetti storici in quanto oggetti che mutano in modo irreversibile, ma che conservano al tempo stesso unidentit e continuit con se stessi: Una fluttuanza una sostanza fluente; fluttuanza la categoria dellautonomia in una filosofia dellincommensurabilit. Concetti che hanno questo carattere fluttuante sono in Dilthey quello di connessione strutturale acquisita e in Nietzsche quello di forma fluida. Lultimo capitolo, dedicato alla radicalizzazione nietzscheana della filosofia della fluttuanza, analizza le differenze della posizione di Nietzsche, che Stegmeier considera pi radicale a livello teorico, da quella di Dilthey, pi preoccupato della questione della fondazione in senso critico e gnoseologico: tali differenze riguardano essenzialmente il problema del comprendere, la cui analisi rovescia in Nietzsche la possibilit del venir-compreso nella necessit dellincomprensione. Temi dellultimo capitolo sono anche la critica della morale in Nietzsche, la fondazione di tale critica in una filosofia dellinterpretazione sviluppata in base alla dottrina della volont di potenza, e, infine, la critica di tale fondazione svolta da Nietzsche come critica della ragione della sua vita. M.M.

Filosofia della vita


Nel volume
LEBENSPHILOSOPHIE. ELEMENTE EINER THEORIE DER SELBSTER FAHRUNG (Filosofia della vita. Elemen-

ti di una teoria dellesperienza di s, Rowohlt, Amburgo 1993) Ferdinand Fellmann presenta una panoramica storica dei diversi orientamenti di questa composita tendenza filosofica. I problemi sistematici che fanno da filo conduttore della ricostruzione storica sono quelli della soggettivit e dellesperienza che il soggetto fa di se stesso: una questione che per lautore sembra diventare sempre pi attuale in unepoca caratterizzata da una crescente reificazione e mediatizzazione del mondo.

Il concetto di Lebensphilosophie andato incontro nel nostro secolo a diverse ed alterne fortune. Impiegato da Wilhelm Dilthey per caratterizzare lo sforzo della propria filosofia a una comprensione della vita storica e umana che partisse dalla vita stessa, senza sottoporla a spiegazioni di carattere metafisico o scientifico-naturale, il concetto - e il programma che esso sottintende - stato ripreso esplicitamente da allievi diretti e indiretti di Dilthey come Georg Misch, Herman Nohl, O. F. Bollnow. Alla Lebensphilosophie diltheyana si successivamente richiamato Martin Heidegger in Sein und Zeit e in altri scritti e lezioni universitarie, riaprendo la discussione con la Dilthey-Schule dopo le critiche del suo presunto relativismo sviluppate da H. Rickert, dal punto di vista di una filosofia dei valori di matrice neo-kantiana, e da E. Husserl nella prospettiva di una filosofia come scienza rigorosa (ma negli anni 20 Husserl si riavviciner allimpostazione diltheyana attraverso il problema del rapporto tra psicologia e fenomenologia e quello di una fenomenologia del mondo della vita). Se il concetto di filosofia della vita stato impiegato in senso sistematico soprattutto da Dilthey e dalla sua scuola, al suo interno sono stati compresi, in ricostruzioni successive, anche pensatori come Nietzsche, Simmel, Spengler, Bergson, W. James. Con la sua pi recente opera Ferdinand Fellmann - gi autore di importanti studi di estetica fenomenologica e del volume Symbolischer Pragmatismus, dedicato all ermeneutica dopo Dilthey - presenta una panoramica storica delle diverse correnti della Lebensphilosphie, a cui fa da filo conduttore sistematico la questione della soggettivit. Per Fellmann la ricerca sulla filosofia della vita legata alla passione per la vita individuale e per la sua unicit. Il fascino che tale orientamento filosofico esercita legato a due ragioni: da una parte la Lebensphilosophie insegna che la riflessione filosofica ha un valore solo quando serve alla vita, dallaltra essa permette
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di affrontare problemi e di comprendere fenomeni in un modo pi ricco che con gli strumenti delle scienze e di una filosofia ispirata ad un modello naturalistico e logico-formale di scientificit, in quanto contiene forme di pensiero pi ricche e flessibili di quelle della logica formale. Centrale nello studio di Fellman il concetto di esperienza di s (Selbsterfahrung), che si realizza gi nella vita quotidiana, in esperienze e nella terapia di gruppo, nellanalisi individuale, nellintrospezione e nella meditazione, e che pu essere intesa come una forma moderna dellimperativo delfico conosci te stesso. Non appena ci si chieda che cosa (o chi) sia il S di cui si tratta in questo tipo di esperienza, risulta chiara la dimensione filosofica del problema, che non pu essere risolto da una scienza empirica come la psicologia, in quanto riguarda i fondamenti stessi della teoria e della scienza. Chi si posto la questione del soggetto e della coscienza si trovato spesso, nella storia della filosofia, di fronte a una secca alternativa, quella tra esperienza e a priori, tra persona empirica (esemplare per Fellman a questo proposito la posizione di Peter F. Strawson) e soggetto puro (tipica la posizione di Kant). Rifacendosi a Jaspers, Fellmann ritiene pi appropriato utilizzare il concetto di S, che costituisce la realit dellesperienza personale di s nella sua paradossabilit e non completa conoscibilit. Importante anche - e qui si chiarisce il legame di questa problematica con la Lebensphilosophie - il concetto di esperienza della vita (Lebenserfahrung), diversa dallesperienza oggettuale delle scienze e per caratterizzata da una propria, specifica obiettivit, sedimentantesi non in proposizioni universalmente valide, ma nel comportamento concreto delluomo. Per queste sue caratteristiche di flessibilit e per la sua aderenza alla fatticit della vita nella sua dialettica di individualit e generalit lesperienza della vita espressa da categorie specifiche e diverse da quelle scientifico-naturali, come ad esempio le categorie della vita diltheyane o gli esistenziali heideggeriani - diventa il modello della Selbsterfahrung. E questo della Selbsterfahrung, di una teoria dellesperienza nella prospettiva del soggetto, il punto di vista che nellinterpretazione di Fellmann conferisce carattere unitario alla Lebensphilosophie. Luomo - scrive Fellmann riecheggiando Ernst Bloch - vive troppo vicino a s: il vivere non mai completamente cosciente e trasparente a se stesso, coscienza e vita non possono coincidere. Solo una filosofia della vita che non si risolva in una retorica dellimmediatezza, ma che sia consapevole di questa tensione tra vita e coscienza pu servire alla costruzione di una teoria dellesperienza di s e della soggettivit; al concetto di una coscienza intenzionale rivolta agli oggetti si sostituisce qui quello di vita come modalit della comprensione

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della soggettivit, nella prospettiva non di una fondazione logica della conoscenza scientifica ma di un chiarimento di strutture dellesperienza del mondo della vita. Fellmann individua due grandi epoche della Lebensphilosophie, entrambe interpretabili come una reazione agli eccessi sistematici della filosofia e alle pretese di assolutezza della ragione: la prima tra XVIII e XIX secolo, espressa nei Beitrge zur Philosophie des Lebens (1781) di Karl Philipp Moritz e nelle Vorlesungen einer Philosophie des Lebens (1827) di Friedrich Schlegel; la seconda negli anni tra la crisi dellidealismo tedesco e le due guerre mondiali. E su questo secondo periodo che si concentra lattenzione di Fellmann, e in particolare su Schopenhauer e Nietzsche, considerati, nella prima parte dellopera, come precursori della Lebensphilosophie, su rappresentanti classici di questo orientamento di pensiero come Bergson, James, Dilthey, Simmel (seconda parte), sulla fase ideologica della filosofia della vita, quella che con autori come Spengler, Klages e Th. Lessing pi si espone al sospetto dellirrazionalismo (terza parte). Nelle ultime due parti vengono rispettivamente prese in considerazione le risposte alla filosofia della vita da parte della fenomenologia, dellesistenzialismo e dellantropologia filosofica (centrali sono qui le figure di Husserl, Heidegger, e Scheler) e, con riferimento a Wittgenstein, si indicano alcune vie, percorrendo le quali, attraverso i metodi della filosofia analitica del linguaggio, pu venire chiarita e sviluppata lidea della filosofia della vita. M.M. dei contenuti del discorso filosofico - sia ad alcune recenti tendenze delle ricezione kierkegaardiana che concentrano la propria attenzione sulle forme retoriche dellesposizione. E solo concentrandosi sui contenuti - sostiene Theunissen in controtendenza rispetto alle posizioni decostruzioniste e post-moderne - che si rende giustizia alla seriet del pensiero kierkegaardiano (un tema, questo della seriet, a cui egli dedic ventiduenne, nel 1955, la propria dissertazione Der Begriff der Ernst bei Sren Kierkegaard , pubblicata nel 1958). Gi la presentazione, nel titolo, della disperazione non in quanto esperienza esistenziale o stato danimo, ma come concetto, mette in luce la prospettiva di fondo dellopera: si tratta di considerare, attraverso lanalisi del testo kierkegaardiano, il problema della disperazione nella sua dimensione concettuale, superando al tempo stesso criticamente alcune debolezze della prospettiva di Kierkegaard. Questi, afferma Theunissen, considerava la filosofia come una parte subordinata della propria psicologia cristiana della disperazione, di natura essenzialmente religiosa. Linteresse di Theunissen invece dichiaratamente filosofico e si rivolge, pi che a Kierkegaard, alla cosa stessa: al concetto e al problema della disperazione. Con Kierkegaard c per un accordo sul modo di procedere di unanalisi della disperazione, che deve essere non prescrittivo, ma descrittivo, e che dalla descrizione deve ricavare anche una sua eventuale efficacia pedagogica. Anche Kierkegaard, pur convinto che lunico modo per ottenere la salute sia la fede religiosa, non propone una dottrina della fede come uscita dalla disperazione, ma descrive e presenta un movimento: Se si vuole sapere come si esce dalla propria disperazione non si deve consultare una dottrina della fede, bisogna solo fare questi movimenti. Kierkegaard li descrive cos esattamente che pu compierli anche chi non sappia che i teologi legano ad essi lidea della fede. Il volume si compone di tre studi finora inediti. Nel primo, Il presupposto fondamentale esistenziale-dialettico dellanalisi kierkegaardiana della disperazione, Theunissen intende ricostruire lesposizione del problema della disperazione nella Malattia mortale in modo da metterne in luce i presupposti impliciti. Scopo di tale ricostruzione di riportare alla luce le intenzioni nascoste di Kierkegaard e di facilitare, attraverso una cauta correzione della sua concettualit, un confronto razionale con la sua analisi della disperazione. Tali presupposti non sono le premesse - o decisioni preliminari - di carattere teologico e antropologico dello scritto kierkegaardiano, ma coincidono con i pregiudizi di Kierkegaard circa il modo in cui ci rapportiamo al nostro essere umano e al nostro essere-posti (alla fatticit della nostra situazione nel mondo), e cado38

Theunissen su Kierkegaard
Nel suo ultimo libro,
DER BEGRIFF VERZWEIFLUNG . KORREKTUREN AN KIERKEGAARD

(Il concetto di disperazione. Correzioni a Kierkegaard, Suhrkamp, Frankfurt a. M. 1993) Michael Theunissen propone unanalisi dettagliata dello scritto di Kierkegaard LA MALATTIA MORTALE con lobiettivo di mettere in luce i presupposti taciti su cui si basa lanalisi della disperazione del filosofo danese.

Studioso di Kierkegaard e di Hegel, autore di una Negative Theologie der Zeit (Teologia negativa del tempo, Suhrkamp, Frankfurt a. M. 1991), Michael Theunissen sostiene in questo suo studio, con consapevole unilateralit, la necessit di analizzare la filosofia di Kierkegaard , e in particolare lo scritto La malattia mortale, dal punto di vista dei contenuti e della concettualit, piuttosto che da quello della forma e dei mezzi retorici. In questo, Theunissen si muove in opposizione sia a Kierkegaard stesso - che si preoccupava dellefficacia della forma nella trasmissione

no nella sfera che Heidegger delimita come esistentiva-ontica rispetto a quella esistenziale-ontologica della costituzione dellessere dellesserci. Tale presupposto di fondo per Theunissen di tipo esistenziale-dialettico, in virt del carattere dialettico di unesistenza che ha un rapporto spezzato con la propria struttura, ed espresso dalla proposizione (che in quanto tale non si trova nel testo kierkegaardiano): noi vogliamo non essere quello che siamo. Theunissen analizza anche le implicazioni storico-epocali dellesperienza kierkegaardiana della disperazione. Da questo punto di vista la filosofia dellesistenza rappresenta lespressione di una modernit del cui carattere kierkegaardiano testimonia ad esempio anche lopera di Kafka: Osservata dal punto di vista di questa modernit la Malattia mortale appare come linizio di unepoca che, nonostante ogni Post-moderno, continua ancora, nello sviluppo europeo di una comprensione delluomo di se stesso e della propria vita. Sulla base di questa interpretazione dellinflusso di Kierkegaard sulla modernit, viene analizzata, a conclusione del primo saggio, la trasformazione del punto di vista di Kierkegaard in Essere e tempo di Heidegger e in Lessere e il nulla di Jean Paul Sartre. Il secondo studio, Per la critica trascendente dellanalisi kierkegaardiana della disperazione, sviluppa, dopo la critica immanente del primo saggio, una critica che si propone di andare oltre la prospettiva kierkegaardiana, partendo dal confronto con essa. Nel terzo studio, Osservazione finale riassuntiva: la dialettica nella Malattia mortale, partendo dalla constatazione dello stesso Kierkegaard del carattere troppo dialettico dello scritto in questione, viene analizzato il rapporto della dialettica kierkegaardiana con quella di Hegel. Si tratta, per Theunissen, di giungere a una visione della dialettica hegeliana (e kierkegaardiana) nella sua molteplicit di livelli - andando oltre lo schema generale (che pure, appunto in quanto schema, conserva una sua validit) dellopposizione di una dialettica inconciliata, composta dai due movimenti della tesi e dellantitesi (Kierkegaard), a una dialettica triadica, in cui tesi e antitesi trovano una conciliazione nella sintesi finale (Hegel). Kierkegaard - scrive Theunissen - assume la dialettica estremamente stratificata di Hegel in modo quasi ugualmente stratificato. Anzitutto egli se ne appropria nella duplicit che la caratterizzava nel pensiero speculativo, in quanto essa non doveva essere solo un metodo, ma anche una struttura interna al reale. La questione del metodo dialettico, che secondo Theunissen guida il procedimento della Malattia mortale, concerne anche il rapporto tra antropologia e teologia nel testo kierkegaardiano: La concezione complessiva costruita dialetticamente in quanto solo la seconda parte (dello scritto kierkegaardiano, NdR) che tematizza le

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Max Ernst, Untitled, 1920

allinizio. Alla luce dellargomentazione della seconda parte, risulta cos chiaro che anche le affermazioni in apparenza puramente antropologiche dellesposizione vanno lette teologicamente. M.M.

Il filosofale e il filosofico
Tra lalchimia e la cultura dellOccidente ci sarebbe una cos essenziale comunanza di destino che lapparente cancellazione delluna corrisponde in profondit al declino dellaltra: a partire dalla rilevazione di questo rapporto originario, lo studio di Franoise Bonardel, PHILOSOPHIE DE LALCHIMIE (Filosofia dellalchimia, PUF, Paris 1993) tenta di riannodare i legami tra la tradizione alchemica e il pensiero razionale. Da segnalare, in questo stesso contesto di riflessione, un saggio di Loup Verlet, LA MALLE DE NEWTON (Il baule di Newton, Gallimard, Paris 1993), che ci presenta un ritratto piuttosto inedito del grande scienziato, impenitente alchimista e mago.

Oblio o rimozione che sia, il pensiero filosofico ha proceduto a estirpare dalla propria storia la tradizione alchemica, senza neppure riconoscere il ruolo che sarebbe giusto ascrivere alla vasta corrente

della Naturphilosophie , i cui legami con lantica alchimia restano stretti. Per Franoise Bonardel non si tratta soltanto di riprendere il filo alchemico che attraversa il pensiero di filosofi, artisti, scrittori - di una parte notevolissima della cultura europea - quanto piuttosto di riproporre alla comprensione il modello di una razionalit diversa, liberata innanzitutto da quella patente di irrazionalismo che le viene attribuita da una razionalit considerata integrale. Restituire uno statuto filosofico di autentico lignaggio allalchimia significherebbe dar voce ad una tradizione che mantiene un potenziale di pensiero ancora intatto, ma che rimane tanto pi oscuro quanto meno indagato. Una risposta incoraggiante ci viene per il momento dalla recente pubblicazione degli scritti di Nicolas Flamel (1330-1418), celebre alchimista francese, che Didier Kahn ha raccolto nel volume: Ecrits alchimiques (Scritti di alchimia, Belles Lettres, Paris 1993). Bonardel ritiene che leredit culturale e spirituale dellalchimia possa ancora dare filosoficamente a pensare e persino indicare una strada verso una ermeneutica dispirazione filosofale. Il pensiero ermetico ha cercato il segreto della congiunzione tra Uno e Molteplice, Identit e Differenza, macrocosmo e microcosmo, seguendo percorsi che si sono incrociati con quelli della ragione filosofica allinsegna della diffidenza. Tra i motivi di questa
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ostilit c in primo luogo la non trascurabile convinzione che la ratio si sia costituita e abbia approntato i suoi modelli conoscitivi proprio attraverso la lotta contro i saperi magico-simbolici, caratterizzati da una comunicazione iniziatica. Lalchimia pone un parallelismo tra ci che sta in basso e ci che sta in alto, tra sfera psichica e animus mundi: diventano inscindibili laspetto operativo e il momento teoretico, entrambi raccolti in unesperienza gnoseologico-religiosa di purificazione (loratorio), che mette in contatto lalchimista col ritmo universale e gli consente di intervenire armonicamente nei moti di trasformazione della natura. E dunque il carattere sacrale e iniziatico della disciplina alchemica a rendere difficile il dialogo sottolinea Bonardel - a causa tanto del senso del segreto iniziatico, quanto dellimpotenza a trasporre verbalmente il lavoro effettuato sulla materia. E tuttavia, nel progetto di questo lavoro, per ristabilire lo spazio comune tra filosofale e filosofico, appare indispensabile procedere ad unopera di traduzione degli arcani del linguaggio alchemico. Sembrerebbe questa lunica strada per arrivare alla pietra filosofale, al nucleo epistemologico di un sapere che proclama lopacit della parola e la trasparenza, loperante verit dellineffabile. La presenza di un rapporto originario tra la conoscenza esoterica e lindagine scienti-

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fica trova un esempio impareggiabile nellopera di Isac Newton, al centro dellanalisi di Loup Verlet, La malle de Newton. La malle, ovvero il baule in questione, quello nel quale il grande fisico inglese ha chiuso i propri manoscritti prima di morire. Sottratti allattenzione degli studiosi, questi scritti sono stati riscoperti da Keynes nel 1936. Si tratta di studi di esegesi biblica, di lavori sullalchimia e sulla magia che dimostrano come il primo dei fisici sia stato contemporaneamente lultimo dei maghi. Per convalidare questa tesi, Verlet utilizza, accanto agli strumenti dellindagine storica e dellepistemologia, quelli della psicoanalisi. Una lettura che interpreta il caso Newton come un momento di particolare evidenza del paradosso costitutivo di ogni rivoluzione scientifica, che consiste nel nascondimento della discontinuit fondatrice. Con ci si vuol dire che se le grandi svolte della scienza avvengono attraverso una improvvisa mutazione che introduce dei principi incompatibili con il sistema precedente, la comunit degli scienziati ha finora vissuto nella rimozione della propria storia, fornendone una versione dove sono escluse le rotture. Utilizzando come metafora il caso dei manoscritti celati di Newton, Verlet afferma allora che la scienza moderna si costituisce e si sviluppa a partire dalla chiusura del baule, mettendo da parte e squalificando il suo contenuto. Accanto ad una geniale produzione scientifica, Newton ha perseguito fino agli ultimi giorni un programma di esegesi dei testi sacri che mirava ad apprendere il linguaggio mistico dei profeti per giungere alla comprensione della parola stessa di Dio. Dopo anni di studi egli ha creduto di interpretare nelle profezie bibliche lannuncio dellimminente fine del mondo, espresso in una cifra del tutto differente dal linguaggio strumentale della scienza. Resta che tutte queste conclusioni, assieme alle carte dove sono testimoniate, sono state chiuse da Newton nel famoso baule. Latto di chiudere in uno scrigno una tale conoscenza dovrebbe cos avere il significato di affermare lautonomia formale dellindagine scientifica, mentre denuncia - secondo lanalisi di Verlet - la presenza di un rapporto di competizione e di suggestione ideale nei confronti di questo programma di interpretazione dei testi biblici. In un quadro storico dove ancora si consuma la lotta tra spirito della Riforma e della Controriforma mentre si annunciano gli albori del processo di disincantamento del mondo, la paradossale intenzione di Newton sarebbe quella di dimostrare lopera di Dio nelle cose rinunciando al miracolo dellEucarestia. Il nuovo modello della scienza, che fornisce una spiegazione degli eventi, dove sembra escluso qualsiasi intervento divino, rimanda ad una nozione di esperienza che rappresenta al contrario il segno del favore accordato da Dio allessere fornito di conoscenza, che assegna alluomo il mezzo privilegiato di avvicinarsi a Lui nella misura possibile. Nella loro formulazione matematica le leggi della gravitazione universale devono pertanto essere considerate come lautentica espressione del Verbo poich esse non sono immanenti al mondo, ma esprimono la maniera in cui Dio si incarna. La matematizzazione del reale, che il modello newtoniano ha posto alla base della scienza moderna, sembrerebbe cos trovare un proprio momento genetico allinterno di una problematica religiosa che si ispira e non disdegna di cercare risposte nei saperi prescientifici. E.N. suo abbandono nel contesto del progetto della volont di potenza del 1888 - alla costruzione nietzscheana della storia del pensiero europeo, da Platone allo stesso Nietzsche a un avvenire che quello del nichilismo compiuto e dellavvento dell oltre-uomo. Una delle fonti principali del concetto di nichilismo per Kuhn la traduzione francese del romanzo di Turgenjev Padri e figli, dove uno dei personaggi afferma: Un nichilista un uomo che non si piega a nessuna autorit, che non accetta nessun principio senza una prova, per quanto grande sia anche il rispetto con cui questo principio viene riconosciuto. Quella che da Turgenjev viene descritta come una posizione politica nella cultura russa della met del secolo XIX, diventa in Nietzsche la caratteristica di tutta la cultura occidentale, intesa come uno sviluppo del nichilismo, della dcadence. Il pensiero nichilistico per Nietzsche, scrive Kuhn, la trasfigurazione di concetti contrari alla vita in valori pi elevati, la trasformazione del Nulla nel Vero, nel Divino, nel Buono. Kuhn mostra come per Nietzsche questo atteggiamento abbia compenetrato tutti gli ambiti della cultura occidentale: dal concetto platonico-cristiano di Dio alla morale, dalla filosofia alle scienze della natura, dalleconomia alle scienze storiche. Anche larte - che nei primi scritti di Nietzsche (si pensi alla Nascita della tragedia) assume un valore positivo e viene contrapposta, in quanto affermazione della vita, a quella che in seguito diventer la sua negazione nichilistica - non sfugge a questo processo. E anche Nietzsche - che si sentiva parte dello sviluppo della dcadence - definir le proprie opere giovanili come una metafisica da artisti. Da questo processo di affermazione del nichilismo (a cui consegue quellatteggiamento di auto-commiserazione e di rimpianto per una pienezza perduta dei valori, detto nichilismo passivo) Nietzsche contrappone la necessit di un nichilismo attivo, che veda nella trasvalutazione di tutti i valori una possibilit creativa e un ponte verso loltre-uomo. In Spinoza, Kant, Hegel e Schopenhauer, Nietzsche vede i principali protagonisti filosofici di questo processo e indica in se stesso il primo nichilista compiuto dEuropa. Kuhn prende talvolta troppo alla lettera (o interpreta in maniera troppo fantasiosa!) il suo autore: come quando, in unappendice al volume, viene indicato nel 2088 lanno del ritorno di Zarathustra, intendendo in senso apocalittico lespressione nietzscheana Incipit philosophia. Incipit Zarathustra. O quando considera laffermazione delleterno ritorno delleguale alla stregua di un imperativo etico. Una questione fondamentale dello studio di Kuhn il rapporto di Nietzsche con Hegel, che comprende la questione del rapporto di Nietzsche con la tradizione filosofica e con i suoi metodi. Kuhn mette in discussione la tradizionale contrapposizione tra un Hegel filosofo sistematico e

Nietzsche e il nichilismo
Nello studio
FRIEDRICH NIETZSCHES PHILOSOPHIE DES EUROPISCHEN NIHILISMUS

(La filosofia nietzscheana del nichilismo europeo, De Gruyter, Berlino 199 2) Eli sab eth Ku hn pr opo ne unanalisi filologica delle fonti e dellevoluzione del concetto di nichilismo in Nietzsche, e ne mette in luce la funzione allinterno delledificio complessivo della sua filosofia.

In un aforisma della Gaia scienza Nietzsche si vantava polemicamente di non essere uno di quegli studiosi eruditi che, seduti al tavolo da lavoro e circondati da carte polverose, trovano lo stimolo alla scrittura in libri di altri. Eppure oggi sappiamo, grazie alla studio filologico dellopera nietzscheana, quanti stimoli Nietzsche abbia trovato in testi di altri autori e pensatori, anche se, appunto, non nel modo dello studioso che cita e critica le fonti, ma nel senso corsaro del Freigeist , che piega frasi e formulazioni concettuali di altri scrittori al fine di esprimere il proprio pensiero. A unanalisi filologica che mette in luce le fonti del concetto di nichilismo in Nietzsche dedicato questo studio di Elisabeth Kuhn. Lautrice si riferisce a unespressione polemica dello stesso Nietzsche contro la tirannia dei concetti eterni, e indica come proprio la concezione storica e prospettivistica che Nietzsche ha della concettualit giustifichi un approccio storico-evolutivo alla sua filosofia. Un approccio di questo tipo, che va alla ricerca delle trasformazioni subite da un concetto allinterno dellevoluzione dellopera di un filosofo, appare particolarmente opportuno per quanto riguarda il multiforme concetto di nichilismo, che costituisce una delle chiavi di lettura fondamentali del pensiero nietzscheano. Kuhn propone anzitutto unanalisi delle fonti del concetto di nichilismo, per giungere in conclusione a una descrizione, condotta in una prospettiva sistematica, dellambito e della funzione del nichilismo nella filosofia di Nietzsche. La studiosa collega cos la storia del concetto di nichilismo - dalla sua ricezione da parte di Nietzsche nel 1880, al suo sviluppo, fino al
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NOTIZIARIO
Il pensiero e lopera di HANS BLUMENBERG sono al centro di una serie di convegni e seminari organizzati dal Centro culturale della Fondazione Collegio San Carlo di Modena. Apre la serie degli incontri (22 ottobre 1992) la presentazione della recente edizione italiana dellopera di Blumenberg, Passione secondo Matteo, con la partecipazione di Sergio Givone, Pierangelo Sequeri, Carlo Gentili. Seguir un Seminario di studio dal titolo: Hans Blumenberg. Metafora, mito, modernit, che prevede interventi di Vincenzo Vitiello (19 gennaio 1994), Barnaba Maj (16 febbraio 1994), Michele Cometa (2 marzo 1994), Bruno Accarino (23 marzo 1994). Concluder le manifestazioni dedicate al filosofo una Giornata di studio su Blumenberg (10 maggio 1994), con la partecipazione di Remo Bodei, Gianni Carchia, Pier Aldo Rovatti, Francesca Rigotti. Presso il Centro culturale disponibile una bibliografia completa primaria e secondaria su Hans Blumenberg.

NOTIZIARIO

Nel sanmarinese CENTER FOR INTERDISCIPLINARY RESEARCH ON SOCIAL STRESS (CIROSS), viene sviluppato un progetto di ricerca sulla guerra con lobiettivo di porre in prospettiva le variabili socioculturali che rendono probabile lo scoppio di una guerra e delineare, a vantaggio di governanti e politici di opposizione, quali passi siano da prendere per tenere sotto controllo queste variabili. La scelta di occuparsi di tensioni sociali corrisponde al bisogno, sentito come urgente, di individuare le forze e le pressioni, che agendo sulle strutture sociali, viste come intero, provocano rotture sia a livello di gruppi sia a livello di individui. Dallanno della sua fondazione nel 1991, nel CIROSS si aperto un confronto, tenuto vivo dal generoso quanto infaticabile apporto di Giorgio Ausenda, tra antropologi, sociologhi, storici e filosofi. Il primo volume pubblicato dal CIROSS, Effects of War on Society (Gli effetti della guerra sulle societ, a cura di Giorgio Ausenda, AIEP Editore, San Marino 1992), raccoglie contributi di Airat Aklaev (Mosca), Giorgio Ausenda (San Marino), Robert L. Carneiro (New York), T.J. Cornell (London), Cristopher Dandeker (London), R. Brian Ferguson (Newark NJ), Keith Hopkins (Cambridge), David Lester (Blackwood NJ), Riccardo Pozzo (Milano/Trier), Karen A. Rasler (Bloomington NY), Nikolai Rudensky (Mosca), Joseph A. Tainter (Corrales NM), Philipp M. Taylor (Leeds), William Thompson (Bloomington NY). Tesi di fondo di questa raccolta di studi che ogni dibattito su pace e conflitti, ogni dotta dissertazione polemologica continuer a restare speculazione a meno che non vengano suffragate da fatti empiricamente verificabili: per meglio scoprire le cause della guerra si deve muovere dallindividuazione degli effetti,

e in particolare degli effetti sulla societ. Gli effetti socioculturali, infatti, possono essere visti come soluzioni per certe condizioni, che, una volta realizzate, conducono a guerre. Da qui linvito a studiare temi quali, ad esempio, le conseguenze propriamente evolutive della guerra, il suo ruolo nello sviluppo politico, non solo rispetto al problema della nazionalit e delle etnie, ma anche alle comunicazioni, ai costi economici, e certamente, alla violenza personale. Questa idea si lascia chiarire con due esempi pi specificamente filosofici: basta leggere il frammento B 56 di Eraclito (la guerra il padre di tutte le cose...) secondo il suo senso letterale per rendersi conto che il filosofo di Efeso pone laccento sugli effetti (...e alcune le mostra come di, altre come uomini; qualcuno lo fa schiavo e gli altri liberi). Gi Eraclito, dunque, aveva visto la guerra come il

fattore principale che determina la stratificazione sociale, che provoca rapidi mutamenti in tutte le situazioni sociali, che scandisce il mutamento sociale. Daltra parte, anche Kant in Per la pace perpetua, discutendo della garanzia della pace perpetua aveva riconosciuto come nella discordia tra gli uomini, le cui leggi di effettuazione (Wirkungsgesetze) paiono rimandare come loro causa a un destino per noi inconoscibile, si dimostri, attraverso i suoi effetti, parte di un disegno teleologico, che Kant chiama natura.

Lattualit del saggio di Kant del 1795, Zum ewigen Frieden (Per la pace perpetua), confermata ogni giorno dalle notizie dei giornali e delle televisioni, ha sollecitato due registi produttori cinematografici e televisivi, Franca

Societ Filosofica Italiana Convegno Nazionale 1993

Organizzato dalla Sezione trevigiana della S.F.I. Treviso, 25-26-27 novembre 1993 Palazzo dei Trecento Casa dei Carraresi Istituto Magistrale Duca degli Abruzzi

LA DIDATTICA DELLA FILOSOFIA


nellUniversit e nella Scuola secondaria superiore

Maranto e Santi Flavio Colonna, ad impegnarsi nellelaborazione del progetto PER LA PACE PERPETUA KANT: UNIDEA DALLEUROPA. Il progetto si propone di fare della ricorrenza del secondo centenario della pubblicazione del testo kantiano, nel 1995, unoccasione per riflettere sui problemi dellumanit di oggi alla luce del pensiero di Kant. E di far partire dalla cultura europea e dallEuropa tutta un invito al mondo a cercare la Pace e lUnit alla luce della ragione. Il progetto stato presentato a Roma alla stampa mondiale dai due attori e dai filosofi Norbert Hinske e Vittorio Mathieu, che fanno parte del comitato promotore assieme a Pietro Adonnino, Reinhard Brandt, Giovanni Conso, Maria Teresa Gentile, Antonio Landolfi, Rudolf Malter, Silvestro Marcucci e Gerardo Marotta. Il progetto, che ha raccolto consensi e autorevoli adesioni (Parlamento Europeo, Consiglio dEuropa, UER ecc.), prevede, nella sua articolata complessit (si muove con diversi mezzi su pi piani: accademico, scolastico, popolare), convegni di studio, incontri, ricerche, pubblicazioni e iniziative audiovisive. Gli autori del progetto stanno preparando uno sceneggiato televisivo Immanuel - nascita di un mondo nuovo, un film di carattere spettacolare, Il cielo stellato sopra di me..., un CDI e trasmissioni radiofoniche. Le manifestazioni si concluderanno a Venezia (San Giorgio Maggiore, Fondazione Cini) con una settimana di celebrazioni (lultima dellottobre 1995) sul tema: La pace: un impegno categorico. Poich nella ricorrenza kantiana si pu prevedere che saranno intraprese iniziative culturali su Kant e la sua opera e sulla pace in generale, si invita vivamente a darne notizia al Comitato per le celebrazioni kantiane c/o Etnea Film, via Monte Zebio 19, I00195 Roma, che provveder a curare la pubblicazione di un Index celebrationis che le conterr tutte. LIndex celebrationis verr consegnato al Segretario Generale dellONU nel corso della serata conclusiva.

25 novembre
ore 9.00 : G. Giannantoni, A. Sgherri, L. Vigone ore 15.00: E. Serravalle, D. Massaro ore 17.00: laboratori
Nel marzo 1993 stata fondata la
DEUTSCHE GESELLSCHAFT FR STHETIK . Come suo primo presi-

26 novembre
ore 9.00: C. Sini, R. Parascandolo ore 11.00 e ore 15.00: laboratori ore 18.00: assemblea soci S.F.I.

27 novembre
ore 10.00: tavola rotonda con la partecipazione di T. De Mauro, S. Veca, C. Quarenghi, R. Di Nubila Partecipano ai laboratori: G. Casertano, A. Sgherri, P. Biancardi, C. Lazzerini, E. Berti, E. De Palma, L. Tarca.
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Segreteria e informazioni: S.F.I. Sezione trevigiana, c/o Ist. Magistrale Duca degli Abruzzi, via Caccianiga 5, 31100 Treviso, tel. 0422-262874/53304/383562, tel. e fax. 0422-490202

dente stato eletto Jrg Zimmermann (Hannover). Il primo convegno della societ avr luogo a Hannover dal 10 al 13 marzo 1994 e avr come tema: Estetica ed esperienza della natura. Parallelamente al convegno verr allestita allo Sprengel Museum di Hannover una mostra dal titolo: La scoperta della natura. Ulteriori informazioni potranno essere richieste direttamente alla Deutsche Gesellschaft fr sthetik (Fachhochschule Hannover, Herrenhuser Str. 8, 30419 Hannover).

CONVEGNI E SEMINARI

Piero Martinetti

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CONVEGNI E SEMINARI

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Cinquantenario della morte di Martinetti


Il 22 marzo 1993 si svolta a Torino una giornata di studio su PIERO MARTINETTI NEL CINQUANTENARIO DELLA MORTE. Il convegno, presieduto da Italo Lana, presidente dellAccademia delle Scienze di Torino, Pietro Rossi e Carlo Augusto Viano, stato organizzato dallAccademia delle Scienze di Torino, dallIstituto Italiano per gli Studi Filosofici e dal Dipartimento di Filosofia dellUniversit di Torino. Tra i partecipanti: Norberto Bobbio, Girolamo De Liguori, Stefano Poggi, Massimo Ferrari, Dino Pastine, Mario Miegge, Amedeo Vigorelli, Franco Alessio.

Norberto Bobbio ha introdotto i lavori della giornata ricordando il rapporto affettivo e il debito intellettuale e morale che, nonostante la distanza filosofica e la diversit delle elaborazioni, legava Augusto Del Noce, Ludovico Geymonat e Luigi Pareyson a Piero Martinetti. Pur non avendo mai insegnato allUniversit di Torino, Martinetti, ha notato Bobbio, stato considerato, al di l di Croce e di Gentile, un modello per la societ filosofica torinese della prima met del 900. Bobbio ha letto, inoltre, alcune pagine martinettiane inedite sulle carceri, scritte nel 1935 dopo larresto in casa Solari, durante una retata degli appartenenti, o presunti tali, al movimento Giustizia e Libert. I rapporti tra Martinetti e la Torino accademica di fine secolo sono stati invece illustrati da Girolamo De Liguori. Martinetti, infatti, studi filosofia a Torino; suoi professori furono, fra gli altri, Roberto Bobba, Pasquale DErcole, Giuseppe Allievo, Paolo Raffaele Troiano e Arturo Graf, che erano impegnati, da una parte, nellelaborazione di una filosofia consapevole del proprio compito religioso, dallaltra nella definizione del rapporto tra la tradizione filosofica italiana e lidealismo tedesco. Nel luglio del 1893 Martinetti si laure con una tesi sul sistema Sankhya. A questo proposito Dino Pastine ha evidenziato la preferenza accordata da Martinetti a questo sistema e la sua impossibilit ad avvicinarsi al Buddhismo Mahayana a causa dellav-

versione nei confronti di ogni forma confessionale di manifestazione religiosa. La singolarit della posizione martinettiana stata riconosciuta nel contributo che apporta a sfatare i pregiudizi e le deformazioni indotte dal mito indiano diffuso nella cultura romantica tedesca; il suo limite, invece, stato rilevato nella sostituzione del mito romantico con quello, peraltro diffuso nella cultura del tempo di Martinetti, di una remota purezza dellIndia classica, in contrapposizione alla corruzione dei costumi e della lingua dellIndia moderna. Per ci che riguarda il riferimento martinettiano alla filosofia tedesca, Stefano Poggi, svolgendo un esame dei capisaldi della teoria gnoseologica di Martinetti, con particolare riferimento alla sua prima opera sistematica, Introduzione alla metafisica, del 1904, e agli Scritti di metafisica e di filosofia della religione, pubblicati nel 1976 a cura di E. Agazzi, ha sottolineato una forte dipendenza e, nel contempo, una distanza di Martinetti da alcuni autori tedeschi. In particolare, stato evidenziato come lelaborazione della posizione coscienzialista di Martinetti dipenda dal pensiero di Lotze, da lui conosciuto nella traduzione francese. In Lotze Martinetti troverebbe, infatti, una posizione che nasce dalle scienze empiriche, ma antimaterialista e recupera la concezione leibniziana dellio come appercezione. Lesame del problema della causalit permette, inoltre, di considerare la distanza di Martinetti dalla soluzione kantiana, la sua critica alle posizioni di Mach e Avenarius e la sua vicinanza, attraverso Lotze, a Herbart. Su alcuni temi e motivi dellIntroduzione alla metafisica, anche se da una prospettiva diversa in quanto rivolta specificatamente allesame della posizione metafisica di Martinetti, si soffermato anche Franco Alessio. La figura di conoscenza proposta da Martinetti, nel suo aspetto di processo di unificazione obiettivo ma relativo, fa trasparire da una parte una ripresa della visione di Leibniz, secondo la quale ogni unit individuale uno specchio che riflette il mondo sotto un aspetto differente, dallaltra rimanda alla connessione spinoziana di voluntas e intellectus. Questultima si configura, allo stesso tempo, come un ripensamento del volontarismo schopenhaueria43

no. Il rapporto di Martinetti con Schopenhauer stato ulteriormente messo in luce nella considerazione dellelaborazione metafisica nel decennio 1904-1914, con particolare attenzione alle esposizioni martinettiane di Spinoza e Spir: la visione metafisica martinettiana non in tal senso una costruzione astrattamente logica, poich sostenuta da un apriori, da una visione, da una intuizione geniale. In questa direzione Alessio ha indagato il rapporto metafisica-religione: in quanto la visione metafisica elevazione della coscienza, la metafisica martinettiana assume il compito e la funzione di rinnovamento della coscienza, ponendosi come uno strumento di rottura nei confronti delle forme istituzionali e confessionali della vita religiosa: nel conflitto tra le forme inferiori e quelle superiori di religiosit riecheggia, ha notato Alessio, la distinzione kantiana tra falsa e vera popolarit. La ricezione, linterpretazione e lassunzione martinettiana di Kant sono state trattate, congiuntamente a quelle di Hegel, da Massimo Ferrari. Lontano tanto dal neocriticismo quanto dalla lettura hegeliana di Kant proposta da Spaventa e da Gentile, Martinetti vede in Kant il padre della nuova metafisica idealistica: egli riprenderebbe, cio, il Kant della Dialettica trascendentale e del rapporto tra ragion teoretica e ragion pratica. La sistematizzazione della interpretazione metafisica di Kant, quasi sospesa - ha notato Ferrari - tra trascendentale e trascendente, risale ai corsi tenuti tra il 1924 e il 1926. La preferenza accordata alla Dialettica trascendentale dipende dal fatto che qui Martinetti trova la teoria kantiana della ragione come facolt dellassoluto, cio come facolt religiosa che si dischiude alla sintesi definitiva a cui aspira il bisogno metafisico delluomo. In questo percorso stato altres notato come laccentuazione dellelemento metafisico-morale conduca Martinetti a leggere Kant in una direzione in cui sembra impossibile sostenere una morale autonoma dalla vita religiosa. Il rapporto di Martinetti con Hegel invece polemico: la critica a quello che Martinetti chiama il metodo dialettico, lattacco, nella ripresa della riflessione di Pietro Ceretti, alla triade idea-naturaspirito e la serrata confutazione dellAsso-

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luto hegeliano conducono Martinetti, alla fine dellIntroduzione alla metafisica, a metter da parte la filosofia hegeliana. Linteresse di Martinetti va, tuttavia, alle pagine dellEnciclopedia dedicate alla psicologia, allo Hegel politico, di cui il filosofo apprezza la critica del liberalismo in nome di una superiore concezione dello Stato come volont morale, che solleva le volont particolari al piano delluniversalit. A questo proposito, Ferrari ha per evidenziato alcuni rilievi critici mossi da Martinetti a Hegel, riassumibili nel rimprovero, da un lato, di aver frainteso la morale kantiana, dallaltro di non aver inteso lo Stato come uno strumento al servizio dellattivit morale. Ferrari ha notato, inoltre, che la simpatia di Martinetti va allo Hegel delle Lezioni sulla filosofia della religione, nonostante egli individui lesito e il limite della posizione hegeliana nella umanizzazione della religione come momento dellAssoluto. La riflessione martinettiana specificatamente rivolta alla religione stato il tema delle relazioni di Mario Miegge e Amedeo Vigorelli, che si sono soffermati rispettivamente sul rapporto di Martinetti con la teologia protestante e sullinterpretazione martinettiana del Cristianesimo. Lintento di Mario Miegge stato quello di indagare le aree culturali in cui avviene lincontro di Martinetti con il protestantesimo e il taglio teorico di questo interesse. In questa prospettiva di ricerca sono stati considerati i rapporti di Martinetti con lambito degli studi biblici sul Nuovo Testamento, con quello degli studi sulla storia del Cristianesimo e, infine, la riflessione martinettiana su Monod e su Barth. E emerso come il rifiuto della cristologia della Formgeschichte possa essere letto come il rifiuto stesso della teologia cristiana, a partire dallassunzione della kantiana Religione nei limiti della pura ragione quale modello critico delle religioni, nellipotesi che proprio linterpretazione martinettiana della posizione kantiana sulla religione possa rappresentare il vero aggancio di Martinetti con il protestantesimo. Il confronto del filosofo con Monod e Barth stato delineato dettagliatamente nei suoi momenti di dissenso: Miegge ha evidenziato come Martinetti attacchi il dualismo di entrambi i teologi, ravvisando in esso un carattere di incoerenza e una articolazione irrazionale. Relativamente allinterpretazione martinettiana del Cristianesimo, Amedeo Vigorelli ha sottolineato come questa si svolga nel senso di un approfondimento che va da una lettura storica a una lettura simbolica. Lincontro con il Cristo della storia libera, cio, il senso spirituale della fede dalle incrostazioni mitologiche cui va incontro la religione nel suo processo di paganizzazione; tuttavia affinch la coscienza possa conservare il senso spirituale del simbolismo religioso richiesta la concomitante opera della ragione filosofica. Da parte di Martinetti c infatti la rivendicazione, ha notato Vigorelli, di un unico piano del discorso tra fede e ragione, la cui unit si situa non a livello di una violenta pretesa razionalistica, bens di una comune valenza simbolica. C.F. vidua cos il vero inizio; se per Heidegger occorre lasciare a se stesse, per un nuovo inizio, filosofia, arte e politica (democrazia) moderne, per Held ci dovuto a uninadeguata comprensione di queste declinazioni delloblio dellessere. In particolare, la democrazia, e non lessere per la morte, garantisce sempre la possibilit di un nuovo inizio, cio lapertura di nuovi discorsi. La democrazia lo spazio dove si apre la possibilit di reiterare il nuovo inizio, di fondare le proprie posizioni, nel senso del dare ragione di esse. Di questa interpretazione Sini ha evidenziato due punti critici: lincapacit della filosofia di accettarsi come pratica finita, e il suo porsi invece, nella sua pretesa di verit, come pratica universale. Al contrario, ha osservato Sini, l universalit della filosofia consiste in una particolarit; anche il logos greco, in quanto logon didonai, dare ragione, la visione istoriale, e con essa la storia e le sue concrezioni, fra le quali la democrazia, non sfuggono per Sini, contro Held, a questa condizione. Nel suo intervento Otto Pggeler ha invece ricondotto la pluralit dei punti di vista che caratterizza i saggi della raccolta Heidegger in discussione alla voluta asistematicit e contraddittoriet del pensiero heideggeriano. La continua richiesta di risposte a questioni fondamentali e il carattere contingente delle lezioni a cui Heidegger affid il suo pensiero renderebbero di fatto impossibile unesposizione oggettiva di questo pensiero e ne moltiplicherebbero le interpretazioni. Di qui, ha notato Pggeler, il valore di questa raccolta, che intende innanzitutto fornire prospettive di interpretazione, suggerendo motivi per un ulteriore approfondimento ed esplorazione del pensiero heideggeriano, dalla tematica religiosa, in cui si intrecciano cattolicesimo, mistica e letture di Lutero, al ruolo della dottrina dello sgomento come dottrina della tonalit emotiva fondamentale, al problema delle reciproche implicazioni di filosofia e politica. Inoltre, ha aggiunto Pggeler, la ricerca del giusto accordo interiore come condizione per il libero mostrarsi dei fenomeni solleva a sua volta problematiche pi o meno tradizionali, dalla natura della caducit alla irrappresentabilit della virt, fino a ricondurre la Gestimmtheit stessa a un groviglio di problemi, risolvibili solo sul piano dellarticolazione del discorso. Paradossalmente, ha rilevato Pggeler, la distruzione dei propri manoscritti avrebbe permesso a Heidegger di esercitare il proprio influsso in modo pi sottile e incisivo. Ad esempio, il saggio di Manfred Riedel contenuto nella raccolta, incentrato sullermeneutica e la natura, mostra come anche questo noto conoscitore di Aristotele e Hegel, si sia lasciato condurre, a proposito di Heidegger, su una strada completamente diversa. La questione dellinfluenza di Heidegger sul pensiero di sinistra (Derrida in primis) in Francia e in Italia, a dispetto del non

Heidegger in discussione
In occasione della presentazione del volume HEIDEGGER IN DISCUSSIONE (a cura di Franco Bianco, Angeli, Milano 1992), che raccoglie il testo delle relazioni presentate al convegno Leredit di Heidegger (maggio 1989), il Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze Umane della III Universit degli Studi di Roma ha organizzato il 28 gennaio 1993, presso la sede del GoetheInstitut di Roma, un dibattito, cui hanno partecipato Franco Bianco, Domenico Losurdo, Otto Pggeler, Carlo Sini.

Il volume Heidegger in discussione si articola in quattro sezioni che, della multiforme eredit heideggeriana, tematizzano rispettivamente la riflessione sulla prassi, la questione del rapporto fra logos e soggettivit, il confronto con la tradizione e la critica della modernit e, infine, lorizzonte religioso della speculazione heideggeriana. Come ha rilevato Franco Bianco, la raccolta di testi Heidegger in discussione intende stabilire lo status quaestionis del dibattito su Heidegger in una prospettiva unitaria, che non si limiti ad approcci settoriali: tale appunto la finalit delle quattro chiavi di accesso proposte dal volume. Il dibattito italiano su Heidegger dellultimo ventennio, nella contrapposizione fra heideggeriani e antiheideggeriani, tra apologeti e detrattori, ha perso di vista, secondo Bianco, le valenze pratiche della filosofia heideggeriana con la rimozione, o la non corretta valutazione, della questione politica. Questo approccio stato condiviso da Carlo Sini, che ha rivolto in particolare la propria attenzione a uno dei saggi contenuti nel volume, quello di Klaus Held, dedicato alle tonalit emotive fondamentali della fenomenologia heideggeriana. Nella lettura di Held, che interpreta Heidegger attraverso le dimensioni dellarte, della filosofia e della politica, Sini ha rilevato come il tema dell oblio dellessere si moduli, per i pochi che sanno coglierlo (quali i poeti), come senso del mistero e, da qui, come possibilit di un nuovo inizio. Questultimo si fonda sullesperienza di un evento dischiuso da una tonalit emotiva fondamentale, che rende chiara l indigenza abissale in cui collocato luomo nellet della tecnica. Questa tonalit si determina in Heidegger come silenzio: il nuovo inizio non dunque, ab origine, una parola salvifica, bens un ammutolimento. Tuttavia, secondo Held, non si indi44

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occasionale legame del filosofo con il nazionalsocialismo, stata messa in evidenza da Domenico Losurdo. Esclusa la tesi di uno Heidegger impolitico, Losurdo vede al centro dellattenzione del filosofo tedesco, per tutto larco della sua riflessione, levento della prima guerra mondiale. Alcuni caposaldi del pensiero di Heidegger (primo fra tutti, la determinazione dell esserci per la morte) vengono cos ricondotti da Losurdo alla prospettiva della Kriegsideologie tedesca da un lato, dove la guerra letta come una sorta di meditatio mortis, e, dallaltro, alla confutazione della parallela - e non meno barbarica - ideologia della crociata per la democrazia, adottata dallIntesa. Il rifiuto heideggeriano della democrazia nasce dal fatto che la democrazia, la retorica dei diritti delluomo, conducono al bellicismo, alla mobilitazione totale. Rifacendosi al rapporto intercorso fra Heidegger e Jaspers, Losurdo ha sostenuto che il pi vicino ad assumere le vesti di ideologo di un determinato schieramento politico sia stato, tanto nel primo, quanto nel secondo dopoguerra, pi Jaspers che Heidegger. Questultimo, analogamente a Carl Schmitt, appare piuttosto come il critico di un interventismo universalistico e bellicista: in altri termini, Heidegger appare come un critico, ante factum, dellideologia democraticista e universalista che si traduce nella guerra di sterminio, e che sta alla base della recente retorica sulla guerra del Golfo. Errore di Heidegger, a parere di Losurdo, solo quello di identificare lideologia democratica con lumanismo. F.C./ L.C. quesiti non solo non possano mai avere una risposta univoca, ma, nella loro sistematizzazione, non permettano neanche lacquisizione di risultati parziali saldamente giustificati. Su questi argomenti, Donald Davidson ha riassunto nelle sue lezioni i risultati a cui lo ha condotto una riflessione che dura da decenni, resa pubblica nei suoi saggi pi importanti, raccolti nei due volumi Actions and Events del 1980 (Azioni ed eventi, trad. it. di R. Brigati, a cura di E. Picardi, Il Mulino, Bologna 1992) e Inquiries into Truth and Interpretation (Indagini su verit e interpretazione) del 1984, di prossima pubblicazione in Italia. Nelle sue concezioni Davidson si discosta innanzitutto da quelle che sono state definite le pretese degli scienziati che filosofeggiano e [dei] filosofi che si atteggiano a scienziati della natura. Programmatica dunque lintenzione di Davidson di non servirsi dei risultati delle scienze naturali e psicologiche per conseguire le sue risposte, per non cadere appunto nel ben noto circolo vizioso per cui le spiegazioni degli eventi mentali si fondano su risultati teorici specifici conseguiti a prescindere dagli stessi eventi mentali di cui vien data giustificazione. La difesa della non-riducibilit dellevento mentale da quello fisico, punto di partenza nella descrizione degli eventi mentali, invece per Davidson una condizione che deve essere rispettata in ogni trattazione di problemi cognitivi. In questo si pu scorgere la difesa di una certa visione riduzionista della natura, la difesa delle descrizioni causali, materialistiche. Quello che Davidson rifiuta, per, luso di riduzioni esplicative, cio lequivalenza tra leggi che gestiscono le connessioni tra i fenomeni mentali e quelle che descrivono i fatti della natura; se questo fosse possibile allora la spiegazione dei fenomeni mentali sarebbe necessariamente dello stesso tipo di quelli fisici. Solitamente queste riduzioni sono accompagnate da una sorta di riduzionismo ontologico: una forma di monismo. Chi lega queste spiegazioni a una forma di monismo considerato monista nomologico; chi, come Davidson, rifiuta questo legame si definisce monista anomalo. Il monismo anomalo di Davidson si basa su tre principi fondamentali: gli eventi mentali sono correlati causalmente a eventi fisici; le singole relazioni causali sono descritte da leggi deterministiche; non ci sono leggi deterministiche per eventi psicofisici. A questi tre punti Davidson aggiunge unulteriore condizione: gli eventi mentali sono supervinients (sopravvenienti) al loro sostrato fisico. Supervinient , per esempio, un qualunque termine valutativo, che non si pu ricondurre, pur dipendendo da essi, alla pura somma dei termini descrittivi che lo determinano. In questa sua concezione Davidson rifiuta qualsiasi forma di dualismo cartesiano e ribadisce che le unit che vengono trattate allinterno di una teoria
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Che ruolo ha la mente nella Natura?


Con un incontro dal titolo:
SEMINARIO SULLA FILOSOFIA DELLA MENTE DI DAVIDSON ,

si concluso a Roma, il ciclo di lezioni che Donald Davidson ha svolto dal 3 febbraio al 1 aprile allUniversit La Sapienza di Roma. I principali problemi affrontati da Davidson nelle sue lezioni sono stati quelli riguardanti la descrizione degli eventi mentali, la possibilit della conoscenza, la nascita e la natura del linguaggio.

Gli argomenti fondamentali che la filosofia tratta da secoli sono in fondo riducibili a due classi di problemi che da sempre si pongono alluomo in modo naturale: qual la realt ultima del mondo che ci circonda? Qual la natura dei procedimenti mentali che ci permettono di conoscere e comunicare? Metafisica, filosofia della natura, psicologia, filosofia analitica e filosofia della mente hanno cercato nel corso dei secoli di sviluppare nuove prospettive atte a fornire gli strumenti per risolvere questi quesiti, tanto che sorge il dubbio che tali

della conoscenza sono unit psicofisiche. Ogni evento mentale ha quindi una dipendenza necessaria da condizioni fisiche particolari, ma non possibile descrivere gli eventi mentali in funzione di questa base fisica. Il che implica che un cambiamento della base fisica ha conseguenze sulla natura degli eventi mentali ad essa associati; ma significa anche che la causalit che governa il mondo degli eventi mentali differente da quella espressa dalle strict laws, le leggi deterministiche del mondo fisico. Sono le regulative laws che vanno cercate allinterno del mondo mentale, quelle riducibili a desideri e credenze, elementi ultimi nella descrizione degli eventi mentali. Questo risultato viene spiegato da Davidson con lesempio della traduzione da parte di un interprete del discorso di un parlante: linterprete pu intendere il discorso del parlante solamente applicando alle frasi di questo le proprie categorie di coerenza e la propria visione del mondo in base a ci che viene definito il principio di carit. In pratica, il criterio di verit applicato alle frasi del parlante riscontrabile nelle frasi dellinterprete; vi cio un carattere ricorsivo del concetto di verit. In tale situazione, lunica oggettivit con cui si ha a che fare la struttura astratta del linguaggio, quella sintattica; ma da questa impossibile risalire alle propriet che gestiscono e giustificano i comportamenti del parlante. Si pu risalire ad essi solo tramite una separazione nel linguaggio di frasi holding true, di contenuti di credenza; una separazione resa possibile grazie a categorizzazioni appartenenti allinterprete, essendo implicito nella natura di unazione intenzionale essere spiegabile tramite credenze e desideri. Oltre alla caratteristica normativa e causale dei concetti mentali, c un altro particolare che divide i concetti mentali da quelli di tutte le altre scienze. Per non cadere in una situazione di incomprensibilit sistematica, Davidson si appella a Wittgenstein e alla sua affermazione dellimpossibilit di un linguaggio privato. Secondo Wittgenstein il linguaggio essenziale al pensiero: non esiste un linguaggio privato in senso assoluto, in quanto, fin dai primi anni di vita, la formazione del nostro linguaggio, la correttezza delluso del nostro linguaggio, proviene solo dal confronto con gli altri. La natura del linguaggio dunque sociale. Il triangolo con a due vertici due persone e allaltro gli oggetti del mondo esterno il fondamento necessario per qualsiasi tipo di apprendimento, linguistico e mentale. Ai tre vertici del triangolo corrispondono tre tipi di conoscenza: la conoscenza di se stessi, quella di altri esseri pensanti, la conoscenza del mondo esterno. Il primo vertice, contrariamente a quanto viene affermato dallempirismo classico, ritenuto da Davidson il meno importante: come punto di partenza, non infatti necessaria lanalisi della soggettivit pura, poich se noi abbiamo coscienza del contenuto della nostra mente labbiamo solo grazie

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alluso dei nostri sensi che ci permettono di essere consci di ci che si propone dallesterno alla nostra coscienza. Siamo invece coscienti della presenza di altre menti solo per inferenza da comportamenti simili ai nostri comportamenti intelligenti, cio linguisticamente riconoscibili. Quindi la comunicazione che mi permette di distinguere gli oggetti del mondo esterno dalla presenza di altre forme di vita intelligente. La condizione per che lintenzionalit del parlante renda il suo linguaggio accessibile agli altri. Questo tipo di triangolazione, sebbene non sia sufficiente per stabilire che una creatura sia in grado di formare il concetto corrispondente al tipo di oggetto posto esternamente ad essa, tuttavia necessaria, secondo Davidson, per rispondere alla domanda: che cos un concetto? Da solo, un essere senziente non potr mai avere una prova della validit delle sue percezioni e delle sue risposte a determinati stimoli. Senza una seconda persona non potrebbe esserci alcuna risposta alla domanda: a che cosa sta reagendo quella persona? La convivenza con altre menti dunque alla base della conoscenza, poich provvede a fornire le misure di tutte le cose: il soggettivismo di Protagora risulta qui rovesciato. M.P. mentale che sempre trascende la fissa rappresentazione delloggetto; allusione, rimando, intenzionalit. In questa prospettiva si pu dire con Santinello che il pensiero di Stefanini si presenta come una forma peculiare di pensiero simbolico, un pensiero per immagini e un pensare immaginando. Delle ampie questioni sollevate in modo specifico dal volume stefaniniano, di cui si celebrava il quarantesimo anniversario, e quindi della sua valutazione complessiva dellesistenzialismo si invece occupato nella sua relazione Giuseppe Cantillo, il quale ha rilevato loriginalit e lattualit dellinterpretazione stefaniniana, avvicinandola anche a quella avanzata da Luigi Pareyson. Note sullesistenzialismo di Pareyson dal 1938 e Giudizio sullesistenzialismo di Stefanini dello stesso anno, che precede lopera maggiore, possono infatti essere letti insieme e in forma forse complementare: entrambi pongono in primo piano lesigenza fondamentale della persona. Ma se nel tracciare la genesi della filosofia dellesistenza Pareyson tende ad accentuare limportanza della linea Kierkegaard-Barth, Stefanini sposta invece laccento sulla linea Husserl-Dilthey, mostrando cos anche limportanza e linfluenza ha osservato Cantillo - che fenomenologia e storicismo hanno ad esempio esercitato su un pensatore come Heidegger. La centralit della fenomenologia husserliana, della quale Stefanini stato tra i primi in Italia a discutere, limportanza dello storicismo diltheyano e della posizione di Jaspers, che per Stefanini non valuta esattamente fino in fondo, sono alla base del giudizio stefaniniano sullesistenzialismo e costituiscono forse il portato pi significativo per la comprensione di questo fenomeno, che viene inoltre approfondito attraverso la precisa indagine stefaniniana sul versante teistico con pensatori come Barth, Marcel, Lavelle, Berdjajev. In questottica, secondo Cantillo, la validit della Existenzphilosophie viene da Stefanini rintracciata nella valorizzazione e nella forte rivendicazione dellimmediatezza contro la mediazione, della singolarit contro luniformit, lasciando intravedere la possibilit di una certa consonanza tra filosofia dellesistenza e personalismo. E questo forse il motivo per cui in un autore come Heidegger Stefanini portato a valutare positivamente lappello del suo pensiero allautenticit e alla responsabilit, pur criticando fortemente lesito nichilistico di Sein und Zeit. Ritornando sul Platone di Stefanini, Giovanni Salmeri ha rilevato come esso occupi un ruolo centrale non solo nellarticolazione del pensiero stefaniniano, ma anche allinterno degli studi platonici. Nel suo intervento Salmeri ha mostrato come in relazione al fitto dialogo tra il pensiero di Stefanini e Platone, sulla base della polarit tra intuizione e razionalit, esista la possibilit di stabilire una precisa continuit
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Luigi Stefanini: personalismo ed esistenzialismo


Il quarantesimo anniversario della pubblicazione del volume ESISTENZIALISMO ATEO ED ESISTENZIALISMO TEISTICO (Padova, 1952) di Luigi Stefanini ha costituito loccasione per un colloquio di studio sul complesso del pensiero stefaniniano, svoltosi il 4 marzo 1993 presso la sede dellIstituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, cui hanno partecipato Giovanni Santinello, Giuseppe Cantillo, Giovanni Salmeri, Marco Ivaldo, Armando Rigobello e Giuseppe Patella.

tra la valorizzazione dellarte e la definizione stessa di scepsi. La dimensione etico-religiosa della riflessione di Stefanini stata al centro della relazione di Marco Ivaldo, che ha affrontato la questione delletica in relazione tanto alla filosofia quanto alla religione, mettendone comunque in evidenza, rispetto ad esse, lessenziale autonomia che la caratterizza, in cui infatti presente una dilemmatica morale che impone direttamente alluomo la necessit radicale della scelta. Letica di Stefanini fa appello in questo senso ad un agire morale che si fonda sul valore fondamentale della persona umana, ed quindi - sostiene Ivaldo unetica della responsabilit e della libert. Il contributo degli studi stefaniniani allestetica stato invece affrontato da Giuseppe Patella, che muovendo dalla teoria secondo la quale larte per Stefanini si d come parola assoluta, ha inteso sottolineare il valore della parola retorica che si realizza nel contesto di un dirsi personale e interpersonale, cio nellatto esistenziale che coinvolge lartista come persona e le persone che partecipano al dialogo costruttivo tra interlocutori, in cui la comunicazione e la persuasione si intrecciano nella suggestione della parola evocatrice. Armando Rigobello ha concluso i lavori della giornata di studi tornando sulla complessa problematica della persona e del personalismo, ricordando come per Stefanini ci significhi porre la persona umana a fondamento di una peculiare ricostruzione metafisica, in cui linteriorit si riscatta dal piano fenomenologico esistenziale senza tuttavia determinarsi allinterno di una trascendentalit di tipo idealistico. Parlando inoltre della inesauribilit del valore della persona e della sintesi personalista, Rigobello ha infine discusso del personalismo sociale di Stefanini come fenomeno legato ad una dimensione pi direttamente etico-politica, accentuandone quindi laspetto storico, animato dalla tensione sempre aperta tra fatto e valore, vichianamente tra certo e vero. G.P.

Ha aperto i lavori la relazione di Giovanni Santinello, che si soffermato sulle nozioni di scepsi e di immagine, cos centrali nella riflessione stefaniniana, indagandone lampiezza speculativa e problematica. Il concetto di scepsi, attraverso il quale Stefanini legge tutto il pensiero di Platone, viene ad essere - ha ricordato Santinello - quella ricerca inesausta e sempre aperta alla verit, quel procedere della filosofia stessa come ricercare insieme e quindi come dialogo e dialettica. Come sapere teso sempre verso altro da s, la filosofia si d allora come allusiva e intenzionale, allo stesso modo che l immagine - la cui nozione approfondita da Stefanini nel libro Imaginismo come problema filosofico del 1936 non mai loggetto espresso, ma il verbo

De arte combinatoria
Presso lIstituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, dal 15 al 19 febbraio 1993 Aldo Trione ha tenuto un seminario di studi sul tema: DE ARTE COMBINATORIA. Largomento stato affrontato nel senso di una meditazione estetica, logica, poetica, letteraria, che ha evidenziato limportanza della poiesis e della sua capacit rivelativa attraverso momenti significativi della storia della filosofia.

Il percorso tracciato da Aldo Trione ha preso le mosse dalla concezione della natura in Schelling come intreccio di meccani-

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smo e finalit, che mutuava al suo interno gli esiti del pensiero di Spinoza e di Bruno, conferendo al discorso un carattere di modernit per la scelta del registro estetico, invece che metafisico o morale o fisico. La connotazione ottimistica di metafisica, fisica, esistenzialit ed esistenzialismo, la loro fiducia nellatto onnicreativo, creatore del cosmo delluomo, ha difatti conservato il problema insolubile delleffabilit: la ragione anche esistenziale contempla rassegnata la propria posterit. Effabilit sottile, ha osservato Trione, suggerisce invece il registro dellestetica. Una logica che non giudizio, che come diceva Ugo Spirito non ha mangiato dallalbero del Bene e del Male - una logica che non separa n condanna, ma accetta la verit possibile, quella che Aristotele diceva facile e che cercava nei suoi discorsi che venivano dopo la fisica. La concezione di Schelling cintroduce nellorizzonte atopico della bellezza, dove anche suggestioni plotiniane, agostiniane, leibniziane, lulliane sincontrano, smorzandosi reciprocamente ed integrandosi. Coutourat di guida ad un Leibniz emblematicamente al centro di tali riflessioni, intento, nella misura di rapporti e proporzioni, a definire la semplicit e complessit insieme di una ontologia delle corrispondenze, non estranea neanche allAgostino del De Ordo, assorto nellascolto che d la misura, che coinvolge in un orizzonte unico il vario: da un lato tendendo ad unaffermazione monadistica di unit non trasparenti, dallaltro cogliendo la ratio, il dimensionamento di un astratto che non perde razionalit nel farsi materialit. Trattando della magia della memoria e delle sue tecniche Trione si richiamato a Bruno. La mnemotecnica svela a Bruno il valore dellombra, come sar il sipario per Claudel: un simbolo ch lo sviare, che lascia intendere senza cogliere. Riportando brani che attraversano il Timeo platonico, il Bruno di Schelling, il De Berillo del cardinal Cusano, Trione ha proposto ulteriori e significativi riferimenti di quellinfinit che logica e razionalit, pur non abbandonando i cosmi infiniti e lindividualit troppo originale e inconfondibile di Bruno, capace, nello stesso tempo, di raffigurazioni darte e di discorsi di fisica. La mnemotecnica, di fatto, coglie nessi immaginativi verso una nuova intentio, disegna mondi possibili partendo dagli elementi del possibile, ove il possibile non di necessit ci che non reale, ma anzi poi il solo davvero possibile; leibnizianamente, il reale. La characteristica universalis di Leibniz, ha fatto notare Trione, si rivela allora senso del discorso, consentendo una riarticolazione del nesso immaginazione-razionalit in quanto induce a riflettere sul segno, a ritrovarvi storicit e lucidit, avvertibili nel fine comunicativo della lingua. Lontopoiesi, cos, cerca una via per procedere con intelletto scientifico, senza adire a formule ed astrattezze; cerca linventio di meccanismi assiomatici capaci di porre correlazioni e connessioni, trovando fondamento nella convinzione dellarmonia dellintero, dogma fondante anche di ogni prospettiva scientifica. Laccordo tra legge del cosmo e legge del conoscere pone la possibilit di combinare legge di natura e legge di pensiero, esplicitandosi come grammatica, quella metalingua che discorso geometrico. Lessenzialit della concezione di Leibniz in questambito di discorso impone, secondo Trione, di soffermarsi su presupposti e sviluppi ulteriori, ripercorrendoli a vari livelli, da Breitinger a Baumgarten, a Bodmer, da Donezel a Risset, a Deleuze. Il cannocchiale artistico di Tesauro ci rivela quanto reale sia l omnis in unum, la possibilit di concentrare il molteplice in una intenzione monadica che rende la poiesis inventio ed invenire insieme. E la dialettica, la scoperta del contrasto inevitabile, eppure benefico, dellindividuale e delluniversale, del finito e dellinfinito - qui il riferimento, ha osservato Trione, va piuttosto a Bergson e Whitehead, i filosofi del margine, che non alla distesa razionalit idealistica. Si tratta qui di una dialettica che diairetica, che indugia nella sua vicinanza cosmica alla retorica ed allarte, che sviluppa i temi di un dialogo eterno e per definizione inconcludibile, molto pi di quelli sviluppati dalla teologia cuspidale di Hegel. Qui il barocco si svela artefice di nuovi arabeschi, capace com di coniugare la dismisura di forma e limiti e la tersa lucidit del cristallo, la mente calcolante. Come nella voluta di un capitello, nel sesto acuto di un arco, la mente matematica si coniuga alla ridondanza, nel mistero dellarte, che forma e proporzione mentre sinarca nella retorica. In questo si configura un carattere determinante del moderno, la possibilit di ridisegnare un discorso, poetico ed algebrico insieme, in cui parlino le suggestioni metaforiche di Schlegel e Goethe, in cui vengano salvate le individualit, i toni del mondo, senza mandar perduto il senso. Il fantasmatico ed il geometrico descrivono un gioco di rimandi di cui gi si occuparono Luciano Anceschi e Damaso Alonzo discutendo di Gongora. La trasposizione barocca dei termini intrinseca ad una diversa lingua, estetica, una mistica, una ragione poetica: la produzione artistica si carica di significati che perseguendo un fine di rappresentazione, di messa in scena, comprendono e ritraducono, creano una metalingua che non abbandona la multifonia e gli orizzonti paralleli - ma nemmeno manda perduta lintelligibilit dellintero. Attraverso questa proposta di lettura di alcuni momenti significativi della storia del pensiero moderno, Trione ha tracciato i contorni di una mimesi che non copia, ma ascolto; una creazione che divenuta inestricabilmente creato. Echeggiando corrispondenze la sua indagine ha mantenuto
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il carattere di unermeneutica forte, delineando la semplicit di un senso che non sia definizione. Il progetto ontopoietico si mostra in questo uno e molteplice: un percorso che conduce oltre, al di l della necessit di pensare storicamente. Lo storicismo, lermeneutica, le teorie dei giochi, gli onnicentrismi - sembra voler indicare la proposta interpretativa di Trione - descrivono lanima del 900, ma non consentono alla filosofia di conservare la sua natura. Qui, senza rinunciare al moderno, ci si riappropria invece del senso per saltare oltre, per recuperare il cammino dellorientamento nel mondo, se questo il lavoro della filosofia. In questa prospettiva il poiein, inventio ed invenire, si disegna come un pitagorismo attento alla musica delle sfere ed alla cabbala. E poi anche creazione estetica, e a partire da essa ermeneutica forte. Uno sforzo teorico che si presenta come progetto di lavoro insieme per la costruzione di un senso che non sia moda. Esso non solo si vive, ma si dice, perch ci che rende uomini il sapere la connessione, il distendere lontopoiesi nella dicibilit. La stessa opera darte vale se manifesta capacit poietica, se riesce a legiferare secondo una legge propria, ritraducendo in un senso inventato loggetto del suo stupore: allora, e solo allora, lopera darte tale e resiste al tempo ed alla caduta dei suoi oggetti; se ha ricreato un mondo nuovo, senza solo sforzarsi a riprodurre. Ancor pi la filosofia vale, poi, se sa essere intenta in quella meraviglia accogliendo e mescolando armonie dissonanti, nella costituzione di un poema sinfonico di toni solo apparentemente vari ed originali, catturati nel senso di un registro preciso, fatti risuonare secondo un ordine, nellapparente disordine dellessere, nel sostanziale rigore ordinato dun procedere metodico. C.G.R.

Omaggio a Geymonat
Per iniziativa dellIstituto Ludovico Geymonat per la Filosofia della scienza, la Logica e la Storia della scienza e della tecnica e con la collaborazione del Dipartimento di Filosofia dellUniversit degli Studi di Milano nonch del Teatro Franco Parenti, si svolta a Milano il 30 novembre 1992 una giornata di studio in RICORDO DI LUDOVICO GEYMONAT a un anno dalla sua scomparsa (avvenuta il 29 novembre 1991 a Passirana di Rho). La serie degli incontri si articolata in due momenti ben differenziati. Nella mattinata sono state presentate, presso lAula Magna dellUniversit degli Studi di Milano, le relazioni di Enrico Bellone, Giulio Giorello e Marco Mondadori, Gabriele Lolli, e Silvano Tagliagambe, che hanno fornito loccasione ufficiale per la

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presentazione del volume di pi autori, OMAGGIO A LUDOVICO GEYMONAT. SAGGI E TESTIMONIANZE (Franco Muzzio Editore, Padova 1992), nel quale figurano, oltre ai testi delle relazioni di Bellone, Giorello, Mondadori e Tagliagambe, molteplici testimonianze, tra le quali quelle di Francesco Barone, Umberto Bottazzini, Vincenzo Cappelletti, Domenico Costantini, Pietro Mangani, Carlos Minguez, Alberto Pasquinelli, Rossano Pancaldi e Mario Servi. In serata, presso il Teatro Franco Parenti, sono stati proiettati diversi brani di alcune interviste televisive a Geymonat, intercalate e movimentate, con il coordinamento di Corrado Mangione, da testimonianze dirette, affiancate dalla lettura di brani tratti dallopera di Geymonat. Hanno cos preso la parola Giulio Giorello, Edgardo Macorini, Inge Feltrinelli, Gi Pomodoro, Francesco Barone, Felice Burdino, Mario Capanna.

Nella manifestazione tenutasi presso lUniversit degli Studi di Milano, Enrico Bellone (Storia della scienza: dal dogma del contesto allapproccio naturalistico) e Gabriele Lolli (Logica naturale e logica assiomatizzata) hanno presentato due relazioni in cui hanno sviluppato liberamente le loro autonome riflessioni filosofiche lungo alcuni assi teorici gi da tempo approfonditi, mentre, nel loro intervento, Giulio Giorello e Marco Mondadori (Ludovico Geymonat e la filosofia della scienza) hanno delineato un bilancio complessivamente in negativo dellopera di Geymonat, che a loro avviso costituirebbe s un errore fecondo, ma del tutto inadeguato a farci comprendere gli sviluppi pi recenti della logica e della filosofia della scienza contemporanee. Silvano Tagliagambe (Ludovico Geymonat, filosofo della contraddizione) ha invece preferito sviluppare unattenta considerazione storico-critica dellopera di Geymonat, muovendo dalla convinzione che in questo pensatore il problema della contraddizione, a cui egli ha dedicato tanta attenzione, prima ancora che un nodo filosofico, sia stato per lui una questione esistenziale. Con un fine scavo interpretativo Tagliagambe ha cos messo in evidenza il nocciolo duro della contraddizione che avrebbe vivificato lintera riflessione di Geymonat: il problema della dialettica vecchio-nuovo. Tagliagambe parla esplicitamente di contraddizione proprio perch di questo problema [Geymonat] ha fornito due risposte non solo radicalmente diverse, ma antitetiche a secondo che lambito del discorso concernesse il pensiero civile o quello specificamente epistemologico e scientifico. Secondo Tagliagambe, in ambito epistemologico Geymonat ha infatti elaborato una visione articolata - sostanzialmente continuista - del progresso della conoscen-

za. La stessa nozione geymonatiana di patrimonio tecnico-scientifico, delineata in Scienza e realismo (Feltrinelli, Milano 1977), rappresenterebbe allora il tentativo pi maturo e coerente di costruire un punto di vista in grado di rintracciare il nuovo nel vecchio, o cercare di dire e vedere qualcosa di vecchio che per sia anche nuovo. Ma se in ambito epistemologico Geymonat difese una prospettiva che individua nellampliamento e nellapprofondimento una soluzione coerentemente dialettica del rapporto tra vecchio e nuovo, in campo politico e sociale e in quello della cultura intesa in senso generale Geymonat assunse [invece] costantemente, per quel che riguarda il tema della dialettica tra vecchio e nuovo, tra tradizione e innovazione, una posizione ispirata a un radicale discontinuismo, allesigenza di una frattura che spazzi via ogni residuo di un passato che altrimenti rischierebbe di pesare come un macigno su ogni prospettiva di autentica modernizzazione e di sviluppo, vanificandola. La proposta di Tagliagambe di porre al centro della riflessione geymonatiana la sua contraddizione esistenziale ribadisce in primo luogo come proprio il profondo nesso [...] tra il pensiero e la prassi impedisce nel caso [di Geymonat] di scindere luno dallaltra al punto di sostenere lintima gratuit e la totale indipendenza delle varie scelte (teoriche e pratiche). Pur dovendo quindi rifuggire da ogni visione schematica e semplificatoria delle relazioni tra le idee di un filosofo e le sue scelte concrete e operative, non si pu neppure introdurre una separazione netta tra la sua biografia e la sua concezione filosofica. In secondo luogo lintepretazione di Tagliagambe consente di reinterpretare anche ladesione esplicita di Geymonat al materialismo dialettico: lungi dallessere soltanto espressione di un tardivo interesse filosofico, il riferimento al materialismo dialettico sarebbe pertanto lo sbocco di un percorso teso a chiarire a se stesso e agli altri come, in un impianto epistemologico accentuatamente continuistico, potesse trovar posto la convinzione che, al contrario, le societ abbiano periodicamente bisogno di rinnovarsi sin dalle radici, rinnegando il proprio passato. Razionalit scientifica e rivoluzione politico-sociale: questi i termini di confronto con cui Geymonat epistemologo, tenacemente impegnato a difendere le ragioni dellapprofondimento e partigiano combattente, nemico di ogni forma di compromesso, si trovato a dover fare i conto nelle fasi salienti della sua intensa vita. Del resto proprio questo carattere - invero decisivo per comprendere in tutte le sue reali e molteplici sfacettature la stessa personalit culturale di Geymonat - stato al centro dellintervento serale, al Teatro Franco Parenti, di Mario Capanna, che ha sottolineato linadeguatezza e la dissonanza della decisione di separare in due diversi momenti della giornata di studio laspetto
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filosofico-scientifico dellimpegno di Geymonat da quello sociale e politico (non meno appassionato e intenso) della sua intensa lotta civile. Con questa scelta - ha ancora sottolineato Capanna - si rischia di porre tra parentesi proprio un aspetto decisivo della stessa modalit, profondamente unitaria, con la quale Geymonat ha cercato, nel corso di tutta la sua vita, di legare strettamente la sua riflessione filosoficoscientifica con unattivit civile non meno coerente e appassionata. Di questo sono testimonianza le differenti fasi e le varie forme che in Geymonat ha assunto non solo la sua riflessione epistemologica (che ha preso le mosse da una fase inizialmente positivistica per poi avvicinarsi ad una forma neopositivista superata dallelaborazione di un neorazionalismo neoilluminista, cui ha fatto poi seguito lapertura nei confronti di uno storicismo realista, che a sua volta ha infine trovato un suo approfondimento nelladesione esplicita ad un materialismo dialettico profondamente rielaborato e reinterpretato alla luce della stessa tradizione neorazionalista), ma anche la sua stessa riflessione etico-civile (che ha subito anchessa una profonda trasformazione, passando da una forma di adesione alle prospettive del rigorismo etico-religioso di Martinetti, arricchito dalla lezione di Juvalta, ad una forma di moralit laica neoilluminista che si infine sposata con ladesione esplicita ad una prospettiva di rigoroso e coerente materialismo ateistico e dialettico). In ogni caso lungo questa direzione di indagine storico-critica che potr essere sempre meglio compreso il singolare ruolo propulsore decisivo che Geymonat ha oggettivamente esercitato nel quadro del panorama filosofico, culturale, civile e politico italiano. Espressione significativa di questo ruolo una frase dello stesso Geymonat, tratta da Studi per un nuovo razionalismo (Chiantore, Torino 1945): Come, nellaritmetica, il filosofo critico riconosce lirriducibilit reciproca dei vari concetti di numero; come, nello studio della causalit, riconosce che esistono diversi rapporti di causazione inconfondibili fra loro; cos, nello studio delle esperienze della vita non conoscitiva, riconosce lesistenza di tipi di fenomeni irriducibili gli uni agli altri, i fenomeni della vita individuale e quelli della vita collettiva. La grande conquista del razionalismo moderno sta tutta qui: nel non forzare la realt, nel non aver paura del molteplice, nellevitare per principio qualunque unificazione infondata e artificiosa. Lamore della coerenza, che spinge il metafisico a falsare i dati fenomenici, un falso amore. Chi ama effettivamente la coerenza, ama sopra tutto la sincerit; ama di non confondere i fatti, di non rivestirli di frasi imprecise e vuote di senso [...]. Il vero filosofo colui che ama il rigore, la chiarezza, lesattezza, anche allorch queste lo costringano a rinunciare a sintesi grandiose, piene di fascino e di bellezza. F.M.

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Ludovico Geymonat e Mario Dal Pra

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Alla luce di questo quadro sistematico la relazione di Enrico I. Rambaldi ha invece approfondito soprattutto una pagina poco nota dei primi anni di attivit di Dal Pra. Rambaldi ha infatti concentrato la sua attenzione sulla collaborazione intensa e assidua prestata da Dal Pra ad una rivista di cultura come Segni dei Tempi negli anni successivi alla sua laurea in filosofia e precedenti il suo incontro critico con limmanentismo neoidealista crociano. I diversi riferimenti puntuali ad articoli poco noti del giovane Dal Pra hanno cos permesso di ricostruire linquietudine della sua ricerca culturale, che lo ha progressivamente indotto a riflettere criticamente sulla sua stessa formazione iniziale trovando stimoli e suggerimenti teorici in varie correnti di pensiero (in particolare nellopera di Zamboni - gi espulso dallUniversit Cattolica di Milano - che lo ha aiutato in modo fondamentale a scoprire limportanza e il significato della tradizione dellempirismo antico e moderno). Fabio Minazzi ha invece preferito illustrare il profondo nesso esistente nellopera di Dal Pra tra il piano della riflessione filosofica e quello del suo impegno politico. Da questo punto di vista si cos preso in considerazione soprattutto il significato delladesione di Dal Pra al Movimento di Liberazione italiano e si cercato di illustrare il significato civile e culturale della sua adesione al movimento partigiano. La considerazione di questo aspetto poco indagato, ma in realt decisivo per comprendere non solo la personalit di Dal Pra, ha del resto offerto lopportunit di considerare lopera dalpraiana alla luce di un suo potente criterio ispiratore, che se aiuta a comprendere il lungo viaggio attraverso il fascismo che questo studioso ha compiuto negli anni Trenta, deve anche essere tenuto presente per capire nella sua dinamica pi profonda il significato di tutto il suo impegno culturale e civile posteriore, dispiegatosi in modo coerente ed unitario dal secondo dopoguerra fino agli ultimi mesi della sua vita. In apertura dellincontro di Genova, Luciano Malusa ha voluto sottolineare limportanza e il significato dellopera e del pensiero di Dal Pra non solo per coloro che si sono formati a diretto contatto con il suo vivo insegnamento orale, ma per tutti gli studiosi italiani che hanno sempre trovato negli scritti di Dal Pra e nella sua opera di studioso un punto di riferimento importante, nonch un giudice coscienzioso e un prezioso collaboratore ed ispiratore di molteplici iniziative. La rievocazione dellopera di Dal Pra, affidata dagli organizzatori a Fabio Minazzi, in sostituzione di Enrico I. Rambaldi, che per gravi motivi ha improvvisamente dovuto rinunciare allimpegno gi concordato, ha messo in evidenza come Dal Pra abbia elaborato, nel corso della sua intensa attivit di studio, una sua prospettiva filosofica originale che gli ha consentito di
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Omaggio a Dal Pra


Organizzato dal Dipartimento di Filosofia dellUniversit degli Studi di Firenze, in collaborazione con la sezione fiorentina della Societ Filosofica Italiana e la societ editrice La Nuova Italia, si svolto a Firenze il 2 febbraio 1993, presso lAula Magna dellUniversit degli Studi, un incontro dal titolo: MARIO DAL PRA: FILOSOFIA E POLITICA, in ricordo del pensiero e dellopera del filosofo, scomparso nel febbraio del 1992. Presentati da Alfonso Ingegno, in qualit di moderatore, e da Maria Moneti Codignola, sono intervenuti Eugenio Garin, Enrico I. Rambaldi e Fabio Minazzi. La figura e lopera di Mario Dal Pra stata al centro anche di un ricordo promosso dal Dipartimento di Filosofia dellUniversit degli Studi di Genova e svoltosi nella sala della Meridiana presso il Palazzo universitario centrale dellateneo genovese il 31 marzo 1993 per iniziativa di Luciano Malusa, attuale direttore del Dipartimento di Filosofia di Genova. A Milano, presso la Casa della Cultura, si tenuto infine il 22 marzo 1993, un incontro incentrato sulla figura e lopera di Mario Dal Pra, al quale hanno partecipato Giorgio Lanaro, Fulvio Papi, Enrico Rambaldi, Mario Spinazzola.

Nellincontro di Firenze Eugenio Garin ha letto unampia relazione, nella quale ha dato conto dellintero sviluppo del pensiero di Dal Pra, dalliniziale adesione al realismo maturato nel quadro della sua formazione universitaria padovana, al suo avvicinamento alla lezione kantiana, alla sua lettura dei testi di Benedetto Croce per giungere infine alla stagione delle felici monografie storiche che hanno spaziato dal pensiero greco a quello medievale, dalla filosofia dellet moderna a quella dellet contemporanea. La relazione di Garin si svolta con la consueta puntualit che ha consentito di delineare un quadro a tutto tondo dellintensa attivit culturale e civile di Dal Pra. Garin, infatti, oltre ad aver ricordato puntualmente la produzione filosofica e storica di Dal Pra, non ha omesso di segnalare limportanza e il significato della sua opera come organizzatore della cultura, non solo come docente (prima come docente liceale, poi come docente universitario di storia della filosofia, nonch come direttore del centro di ricerca del C.N.R. di Milano, espressamente dedicato ai problemi dello studio della storia del pensiero filosofico del Cinquecento e del Seicento nelle sue relazioni con il pensiero scientifico), ma anche come direttore e ispiratore di molteplici collane (prima presso leditore Bocca di Milano, poi presso la societ editrice La Nuova Italia di Firenze, infine presso leditore Franco Angeli di Milano).

fecondare in modo decisivo le sue stesse ricerche storiografiche. Sulla base di questa indicazione liniziativa genovese si cos ricollegata a quella fiorentina nello sforzo di sottolineare come lopera e il pensiero di Dal Pra non possano non essere considerate un punto di riferimento fondamentale per lintero dibattito filosofico e storiografico italiano del Novecento. Una medesima considerazione ha attraversato gli interventi allincontro in ricordo di Dal Pra organizzato alla Casa della Cultura di Milano. Mario Spinazzola, ricordando la disponibilit di studioso di Mario Dal Pra e la sua sensibilit al problema dei rapporti fra cultura e politica, ha inquadrato in questa prospettiva il suo impegno con la Casa della Cultura, in merito allo sviluppo di una politica culturale rivolta alla citt. In Dal Pra, ha ricordato Spinazzola, limpegno di studioso non fu mai disgiunto dalla coscienza del valore etico della ricerca; ci lo spinse a considerare sempre la valenza culturale, cio sociale e politica, del proprio impegno in campo filosofico. A questo stesso proposito Fulvio Papi ha sottolineato come la figura di Dal Pra fosse quella di un uomo del dovere, con un forte senso della propria missione di studioso e di cittadino. In particolare, dal punto di vista teoretico, Papi ha ricordato la contiguit della posizione di Dal Pra allempirismo critico di Giulio Preti, di cui Dal Pra condivideva, a suo parere, lestrapolazione di uno strumento dindagine razionale e critica della realt, oltre che di ricostruzione della medesima. In questo senso, di Preti Dal Pra condivideva levoluzione dallempirismo logico degli anni Cinquanta a un razionalismo critico di stampo cassireriano. Il momento estremo della ricerca teoretica pretiana anche, per Papi, il punto dapprodo di Dal Pra, che d conto della dimensione di apertura in cui per lui la riflessione filosofica si colloca, nei suoi rapporti con le altre manifestazioni del pensiero umano. Maria Teresa Beonio Brocchieri ha ricordato invece limpegno di Mario Dal Pra nello specifico settore della storia della filosofia medievale, soffermandosi in particolare sugli studi da lui dedicati alletica di Abelardo. Da questo punto di vista, Dal Pra apr nuove strade, oltre la tradizionale - e risalente a Bernardo, cio a un contemporaneo di Abelardo - interpretazione relativa al razionalismo abelardiano. Dal Pra colloc invece la riflessione di Abelardo in contrapposizione allistanza ascetica da un lato, e a unetica precettistica (con il suo rapporto di scambio di tipo aritmetico fra pena e peccato) dallaltro. La posizione etica di Abelardo venne ricondotta a quella da lui assunta in ambito logico: come la vox diventa significativa solo attraverso linvestimento di significazione compiuto dalla collettivit umana, cos un atto moralmente significativo solo nellassunzione di responsabilit, cio di consapevolezza e volontariet, da parte di chi lo commette.

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Giorgio Lanaro ha poi ricordato linteresse di Dal Pra nei confronti della storia della filosofia italiana fra Ottocento e Novecento, nel panorama della quale egli riteneva che alcuni autori avessero successivamente avuto un impatto inferiore rispetto alla loro effettiva portata teorica. In questo senso Dal Pra volle riportare alla luce il positivismo italiano, che dopo la condanna dellIdealismo era rimasto a suo parere ancora sottovalutato, nonostante il lavoro intrapreso da Ludovico Geymonat. A questi pensatori minori del panorama filosofico novecentesco italiano Dal Pra applic la sua capacit, analitica e onnilaterale insieme, di lettura dei testi; ci gli permise da un lato di evitare apologie ed enfatismi, dallaltro stroncature sommarie. Enrico Rambaldi ha infine voluto portare lattenzione sul fatto che la ricerca storiografica di Dal Pra si sia svolta sotto il segno di un unico, seppur cangiante, interesse teorico, che si articol a suo parere in tre momenti. Il primo di essi riguarda la giovinezza di studioso di Dal Pra che, allindomani della laurea, prendendo le mosse dalla formazione cristiana (che permase sensibile almeno fino alla sua partecipazione alla Resistenza), elabor categorie - come quella di amore - finalizzate alla creazione di una filosofia del soggetto, intesa come filosofia dei rapporti intersoggettivi, basata sul rapporto dialogico io-tu, dove il personalismo cristiano si coniuga con il motivo della corporeit di ascendenza empiristica. Dopo la guerra si apr, ha ricordato Rambaldi, il periodo di riflessione che Dal Pra dedic al trascendentalismo della prassi, configurazione teorica elaborata in collaborazione con Andrea Vasa; in questa prospettiva va letta, fra laltro, la monografia dedicata a Hume. Di questa fase di pensiero Rambaldi ha ricordato lattenzione che Dal Pra rivolgeva alla dimensione del futuro, come capacit di una filosofia di aprire nuove prospettive. Il terzo periodo (per il quale Rambaldi considera esemplare la monografia di Dal Pra dedicata alla dialettica in Marx), consiste nellincontro con Giulio Preti, ma trascende il rapporto che Dal Pra intrattenne con questo filosofo. In questa fase Dal Pra tematizz quelle strutture metastoriche (la cui esistenza era precedentemente da lui negata) che sottendono linterpretazione della realt svolta da ciascun pensatore. Sono proprio tali strutture, ha concluso Rambaldi, a fondare nellultimo Dal Pra la comparabilit di una filosofia con unaltra, permettendo cos la sortita, in campo filosofico, dal solipsismo. F.C./F.M. In omaggio allesempio di impegno filosofico e vita civile che Mario Dal Pra rappresenta, presentiamo qui di seguito unintervista al filosofo, condotta da Stefano Logiurato il 17 ottobre 1991. D. Quando e perch ha deciso di diventare filosofo? R. Molto giovane. Vivevo ancora nel Veneto. Eravamo intorno al 32/33. Il Fascismo era gi in crisi. Risentiva della critica di alcuni movimenti politici, in particolare di quello religioso. Una scelta del genere non rappresentava soltanto un particolare indirizzo di studi, ma un preciso atteggiamento nei confronti del regime. Io, educato in una prospettiva religiosa, avevo una certa attitudine critica nei confronti dellorientamento fascista. Mi rivolsi agli studi filosofici con lintento di risolvere alcuni problemi: il rapporto individuo-societ, libert-moralit, disciplina collettiva, criteri di azione. A Padova esisteva un nucleo di studiosi che faceva riferimento alla tradizione del Positivismo. Ero convinto che in questa corrente, che risaliva agli ultimi anni dell800, avrei potuto trovare una sorta di personale orientamento. D. Cosa cambiato durante gli anni della guerra? R. Ho completato i miei studi a Padova. Dopo un periodo di insegnamento universitario sono passato prima al liceo di Rovigo poi al Pigafetta di Vicenza. Quando, nel 43, la crisi invest anche la societ italiana e iniziava ad organizzarsi la Resistenza, dovetti lasciare Vicenza per non essere imprigionato; mi trasferii a Milano in forma clandestina. Milano era il principale punto di riferimento di tutti i partiti di allora. Io entrai a far parte di quel nucleo di uomini di cultura che costituirono il Partito dAzione: uno di quei gruppi che si proponeva di rinnovare la societ italiana, non riprendendo in forma indiscussa il socialismo, ma attraverso una rielaborazione della nostra tradizione. D. Come si articolato il suo pensiero alla luce di queste esperienze? R. Allora come oggi guardo alla filosofia sia come ad un metodo critico di organizzazione del sapere, sia come a un criterio per lazione. La filosofia, di fronte alla cultura, deve organizzare i principi della disciplina del discorso umano: analizzare le strutture formali del linguaggio. Fare filosofia parlare in modo disciplinato. Tuttavia luomo vive nella propria realt storica. Deve sapere come orientare le proprie scelte. Perci il modo in cui lindividuo deve essere fatto responsabile delle proprie scelte, il rapporto fra singolo e societ, la maniera in cui luomo deve essere disciplinato verso la medesima secondo certi criteri, sono diventati il principale oggetto del mio studio da un lato e del mio insegnamento dallaltro. Ho insegnato filosofia per pi di cinquantanni. E ho sempre tentato di farlo non in astratto, ma con la precisa intenzione di andare a cercare quali erano i suggerimenti pi importanti che la storia della filosofia poteva dare per la filosofia, e cio per lorientamento mentale delluomo nella societ moderna. D. In una fase di rivisitazione dei contenuti della nostra cultura i filosofi dovrebbero avere un ruolo fondamentale, eppure si
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sentono poco. Perch? R. I filosofi fanno sentire poco spesso la propria voce perch accentuano molto laspetto astratto della propria disciplina, poco quello concreto e storico. Eppure tutti conosciamo il professor Bobbio. Ha speso una vita intera a sviluppare e organizzare logicamente il linguaggio scientifico. Unattivit un po astratta, potremmo pensare. Tuttavia il professor Bobbio molto sensibile ai cambiamenti della societ. Ogni volta che si presenta un problema di carattere operativo di una certa importanza, interviene con molta decisione e lucidit mentale. Non sempre avr ragione. Per non tace. Non si mette al margine estremo della strada e osserva gli altri che agiscono per lui. Questo il mio modo di intendere la filosofia. D. Norberto Bobbio per ha affermato, durante la Guerra del Golfo, che ci sono dei momenti in cui il filosofo non ha risposte da dare. I filosofi hanno una risposta ai problemi di oggi? R. Pu capitare che il filosofo in quanto tale non riesca ad assumere nei confronti dellimmediata realt che lo circonda una posizione da filosofo, ma solo da uomo. Il filosofo deve avere tempo, studio e distacco emotivo sufficienti per potersi esprimere in situazioni come quella del Golfo. Tuttavia se il filosofo considera i problemi della societ in cui vive in una prospettiva storica, deve sempre avere una risposta. Si soliti dire che la filosofia luso logico della ragione. Luso della ragione deve essere applicato allesperienza, non solo a forme astratte. Il filosofo stesso non sarebbe in grado di svolgere il proprio lavoro nellambito dellastrazione se non fosse inserito in una societ, legato agli altri uomini, responsabile con loro. Nel libro che sto scrivendo intendo appunto sottolineare questa duplice attivit della filosofia: ragione e storia. Omettendo una delle due, ci troviamo in situazioni simili a quelle attuali, per cui vi un gruppo di individui che vive la propria cultura, mentre gli uomini che si assumono le responsabilit sono altri. D. Durante gli anni dellimpegno, subito dopo la guerra, i partiti incarnavano lideale mazziniano di crogiuolo di teoria e prassi, rappresentando un punto di riferimento per la societ. Oggi non pi cos. R. In quel periodo si cre unampia discussione che investiva problemi comuni a tutta la societ italiana. Si aperta col tempo una progressiva spaccatura fra teoria e prassi. Chi fa esercizio dellattivit razionale contribuisce poco allattivit storica. Chi deve provvedere alla realt storica, non trova una guida adeguata e disponibile in coloro che esercitano attivit razionale. La spaccatura fra ragione e storia espressione delle forti divisioni e incomprensioni da cui la nostra societ caratterizzata, anche, o forse soprattutto, a causa della filosofia e dei filosofi. Ad ogni modo

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io mi sento ottimista: il mondo di oggi rispetto anche soltanto a quello di quarantanni fa, sta progressivamente aprendosi verso un cosmopolitismo almeno cult u r a l e . D. Ma come sar possibile un rinnovamento dei partiti in mancanza di una sinistra? R. Pi che della sinistra avvenuto un indebolimento della sinistra dogmatica. Le guide che per molti rappresentavano un punto di riferimento oggi appaiono a tutti lontane, per non dire fasulle. Ma una crisi assolutamente necessaria. In questi anni abbiamo potuto capire che molte delle tesi prospettate da questo socialismo dogmatico sono irraggiungibili, oltre a portare con s una quantit di condizioni intollerabili. E in questa struttura che va in crisi, stiamo assistendo allapertura della storia. La storia diventa crisi: crisi quotidiana, da cui bisogna uscire, con il contributo di tutti, soprattutto dei filosofi. Bisogna faticare ora, come nel periodo successivo alla guerra, per porre le nuove fondamenta della nostra societ. D. Dopo pi di 50 anni di insegnamento, quale pensa siano le prospettive dei giovani filosofi? R. Lideale sarebbe prendere una specializzazione, ad esempio medicina, e attraverso la filosofia trovare una strada che permetta di sviluppare al meglio la propria competenza professionale nel pi completo connubio di ragione e storia. Ho potuto notare, infatti, che i giovani tendono a chiudersi nelle proprie astrazioni: ci sono alcuni giovani medici, per esempio, che vivono la propria professione nella sua cieca quotidianit senza studiare come il proprio settore organizzato e come opera sugli uomini; allo stesso modo molti sono i giovani che limitano la filosofia ad una discussione puramente teorica, lasciando che questa stessa disciplina diventi per loro una prigione. sioni e promuove dibattiti non secondari per la determinazione di un nuovo stile scientifico, spingendo ad interrogarsi sui sensi delle Sacre Scritture e sugli apporti della tradizione e dei Padri della Chiesa. Estius, ad esempio, reputa che il mondo sia un grande testo, composto dalla sapienza divina, che va integrato con lattenta lettura delle Sacre Scritture, da cui possibile ricavare i caratteri della scienza di Adamo e i limiti delle sue conoscenze in campo cosmologico. A questa concezione si contrappone Pereira, noto esponente del Collegio romano, che sostiene, invece, la necessit che Adamo conoscesse le leggi dei cieli su cui si basa la scienza di Dio e degli angeli, oltrech quella delle cose del monddo sub-lunare. Nellambito dellesegesi risulta fondamentale, secondo Armogathe, la riflessione di Mersenne, tesa a dimostrare ai discepoli di Keplero e Galilei che i teologi cristiani non seguono solo Aristotele e non parlano contro la ragione, ma possono ammettere la dottrina dellanima del mondo, il magnetismo, pi di quattro elementi, differenti princpi della natura e delle cose. Marsenne, come molti esegeti, legato strettamente allinterpretazione letterale del testo mosaico, che va interpretato secondo quattro regole: la tropologia scritturistica, il modo umano dellespressione dei tropi, la considerazione della difficolt di una lettura univoca e sempre uguale, il ricorso allautorit ecclesiastica. Cartesio, daltra parte, ribadisce la difficolt estrema di un commento del Genesi e parla dellesistenza di questioni di pura ragione, come la quadratura del cerchio o il problema della pietra filosofale. Il cartesianesimo, nota Armogathe, fu un elemento di dibattito e di accesa discussione, non solo in campo epistemologico, ma anche in quello teologico. Esemplare , a questo proposito, la difficolt dintesa tra Cartesio e Comenio. Alla separazione tra fisica e teologia, Comenio risponde con il suo progetto di una fisica cristiana, che si opponga agli errori di Cartesio e di Ludovico Meyer: i primi fondamenti della filosofia sarebbero nelle Scritture e ad esse bisognerebbe accedere con fiducia anche in relazione alle questioni epistemologiche. Molti autori, tra cui il Mastricht, ripudiano il cartesianesimo e la pretesa di unassoluta autonomia della ragione, di un insindacabile arbitrato dellintelletto sui Testi sacri. Il Seicento esegetico ed epistemologico, ha inoltre notato Armogathe, non fu insensibile alle suggestioni del De rerum natura, pubblicato dal Bracciolini, e alla lettura degli scritti di Diogene Laerzio. Il dibattito sullatomismo si accende intorno alla misteriosa figura di Mochus, che visse prima della guerra di Troia e teorizz la dottrina degli atomi: Mochus fu infatti ritenuto, sebbene con cautela, il Mos della Bibbia. A tali suggestioni, derivabili anche dallopera del Trapezunzio, non fu certamente estraneo Comenio: il
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Esegesi ed epistemologia nel Seicento


Con un seminario sul tema:
SCIENZA E BIBBIA NEL SEICENTO , svoltosi dal 15 al 18

febbraio 1993 presso lIstituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, JeanRobert Armogathe ha focalizzato in una prospettiva ermeneutica i pi significativi cambiamenti dei paradigmi esegetici e scientifici nel secolo XVII.

Il secolo XVII, epoca di inquiete riflessioni e di complessi cambiamenti, risulta pervaso dalla considerazione dei testi sacri in relazione allavventurosa scoperta del gran libro del mondo, che si dispiega davanti agli occhi dello scienziato e alla sensibilit dellesegeta; la contemporanea crescita dellesegesi e dellepistemologia, ha osservato Jean-Robert Armogathe, ingenera ten-

Genesi, a suo avviso, avrebbe parlato della materia, dello spirito e della luce, affermando che, in principio, vi fu un caos di atomi dispersi che Dio, come si legge nel Libro dei Proverbi, ordin secondo leggi e t e r n e . Armogathe ha ricordato, a questo proposito, che nel vasto scenario delineato ha molta importanza il giovane Galileo che, dando una lucida e razionale interpretazione dellinferno dantesco, ha anche delineato chiavi di lettura e tendenze ermeneutiche che si protraggono sino alle indagini di Newton sul tempio di Salomone; del resto, proprio le questioni della luce e soprattutto dellarcobaleno, di cui si parla nella mitologia classica e nella descrizione della fine del diluvio universale, richiama alle scoperte del fisico inglese, che resero ancor pi stringenti le domande sulle leggi naturali prima del diluvio e sulla scelta divina dellarcobaleno come simbolo dellalleanza con lumanit. Gi Aristotele, sebbene non conoscesse le leggi della rifrazione, aveva dato contributi matematici notevoli sulla natura e larcuazione dellarcobaleno, cui vanno aggiunte le notevoli intuizioni del Grossatesta. Daltra parte, la questione dellarcobaleno, ha aggiunto Armogathe, stata ritenuta cruciale anche da Cartesio, che di essa fece un esempio paradigmatico del suo metodo e dellinconsistenza dei manuali del tempo. Tale problematica, analizzata anche da Mersenne e da Gassendi, fu inoltre oggetto di riflessione per Pereira, che difese lordine naturale del mondo e la costanza delle leggi cosmiche prima e dopo il diluvio universale. Lintricata e complessa interazione tra esegesi ed epistemologia non pu prescindere, ha osservato Armogathe, da una nuova consapevolezza del tempo e dei suoi innumerevoli paradossi. Con lintroduzione della seconda lancetta dellorologio il tempo infatti diviso in minuti e la sua scansione tende a farsi pi omogenea: gli sforzi di sincronizzazione degli orologi fervono, mentre liconologia, anche tramite limmagine della tangenza al sole della ruota del tempo, tende a focalizzare lattenzione sullistante. Il problema entra prepotentemente nella drammaturgia: la frattura temporale induce il teatro a dilatarsi fino a inglobare il mondo, e la tensione scenica, portata spesso allestremo delle sue capacit espressive, sembra descrivere gli ambigui velami della natura, con accenti che richiamano Bacon ed altri che rimandano al pessimismo di Hobbes. Non a caso, in Re Lear, Glaucester ed Edmund discutono appassionatamente dellastrologia e del cosmo; n si pu dimenticare la polemica di Ben Johnson verso Jones, accusato di essere troppo meccanicista nella sua concezione artistico-antropologica e definito un iniquo Vitruvio che troppo facilmente riduce la variet e complessit delle cose. La problematica del tempo, ha notato Armogathe, molto articolata nelle interrogazioni che Arnould invia a Cartesio: la que-

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stione della durata mentale e della successione del fluire del tempo strettamente legata al tema della Grazia attuale e dellintervento di Dio nellanima. Del resto, lindagine teologica ferve intorno a quella misurazione del tempo, indispensabile per le esigenze del culto, che listituzione ecclesiastica impegnata a riformare tramite le variazioni del calendario. Nellambito del dibattito sul tempo, non possono poi essere trascurate le scoperte legate allo studio del pendolo, dellisocronia, della cronometria, delle piccole oscillazioni di tempo. La discussione sul tempo della scienza e sul tempo degli angeli, il dibattito sul tempo umano e su quello della Grazia, le indagini teologiche di giansenisti e molinisti d il senso di una frattura e porta a riflettere sulla componibilit del tempo. F.De C. Sallis, la si pu ritrovare nella fenomenologia di Husserl per quanto riguarda la funzione cruciale assegnata allimmaginazione nella visione dessenza, in virt del primato metafisico riconosciuto da Husserl alla presenza. Sospesa tra presenza delloggetto e orizzonte, limmaginazione finisce con linvadere la spazializzazione percettiva...Questo sconfinamento riscontrabile, secondo Sallis, anche nel volume dellopera postuma di Husserl dal titolo: Phantasie, Bildbewusstsein, Erinnerung (Husserliana, vol.XIII). Avendo limmaginazione come oggetto, e non come agente della fenomenologia stessa, Husserl distingue tra fantasia e coscienza di immagine, la quale implica la cosa fisica, la sua immagine-oggetto, e ci che a partire da questa immaginato (immagine soggetto), mentre la fantasia fa a meno della cosa fisicamente presente. Inoltre, ha aggiunto Sallis, quando appare limmagine-oggetto, la cosa fisica non scompare, ma rimanendo connessa con lambiente attuale, d allimmagine-oggetto il carattere della mera apparenza (in senso debole). Nella fantasia invece tale conflitto assente, il che conduce Husserl a dubitare del parallelismo esistente tra le due forme di immaginazione, e a considerare la fantasia indipendentemente. Sallis propone un riorientamento dellindagine circa il posto dellapparire. Sulla base di una critica alle analisi di Husserl, possibile condurre ulteriori analisi della spazialit specifica, caratteristica della fantasia e dellimmagine-coscienza nel loro differenziarsi dalla percezione. Ma a questo punto, ha osservato Sallis, occorre considerare limmaginazione stessa come fonte di verit, e in particolare come un elemento attivo, un agente della fenomenologia stessa, laddove essa alla base della visione dessenza. La fenomenologia, pur dirigendosi verso le cose stesse, si lascia guidare dallimmaginario, che sembra avere per esse il minimo rispetto... Di fatto, Husserl fonda lintuizione dessenza sullintuizione individuale, o intuizione di fatto, sullessere visibile delloggetto individuale; di conseguenza, ci da cui pu scaturire la percezione dessenza non deve essere necessariamente una percezione; pu bene essere una intuizione frutto di una intenzionalit non percettiva, immaginaria. Inoltre, la fantasia ha un privilegio decisivo sulla percezione a causa della sua incomparabile libert. Ci induce Husserl a un fecondo uso fenomenologico della fantasia, in direzione dellarte e della poesia. Sallis ha infine analizzato alcune questione riguardanti lattivit della fantasia nella visione dessenza e la relazione di tale visione con il linguaggio. Evidenziando punti di indecisione nella fenomenologia, Sallis ha cercato di mettere in evidenza una sfasatura nel concetto di intenzionalit, e con ci di spezzare la subordinazione dellimmaginazione a questultima. Fin
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Lo spazio dellimmaginazione
Dall8 all11 marzo 1993, presso la sede dellIstituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, John Sallis ha tenuto un seminario sul tema: THE SPACE OF IMAGINATION (Lo spazio dellimmaginazione). Problematizzandone il concetto cos come esso si presenta nelle varie teorie della soggettivit degli ultimi due secoli, e soprattutto nel pensiero di Edmund Husserl, Sallis ha affrontato la questione del ruolo fondamentale che la fantasia riveste nellintenzionalit fenomenologica.

dalle Ricerche Logiche, infatti, Husserl interpreta limmaginazione come intenzionale, subordinandola cos alla percezione, ed espungendo le immagini dalla coscienza. Secondo la critica husserliana, non si pu spiegare una qualunque percezione sulla base della rappresentazione immaginaria, perch questultima presuppone la percezione. Husserl applica tale obiezione critica ad un certo tipo di rappresentazione immaginaria, che limmagine-coscienza; tuttavia, niente impedisce che unimmagine immanente, non-intenzionale dellessere sia conservata come contenuto per latto intenzionale. Una simile duplicit pu essere individuata nella fantasia, ma anche nellimmanente contenuto di senso che Husserl ritiene essere parte integrante della percezione e che descrive come se fosse unimmagine, che, se da una lato presente soltanto nella solitaria e personalissima esperienza di ciascuno, dallaltro limmagine di un oggetto, appartenente cio ad un oggetto come lo un profilo presente. Una volta decostruita, tale duplice immagine cos pronta per essere conservata al centro della percezione. Latto intenzionale, ha osservato Sallis, andrebbe in tal senso ridefinito, in quanto non pu essere n interpretazione, n apprensione, bens in atto di risoluzione della duplicit dellimmagine, che libera limmaginazione dalla sua subordinazione allintenzionalit, avendo mostrato che questultima ad essere per cos dire contaminata dallimmaginazione. E.De C.

Limmaginazione viene ad essere concettualmente determinata e distinta dalla percezione, come oggetto dindagine filosofica, e dunque sottoposta a interrogazione circa la sua attendibilit e verit, a partire dal Romanticismo. Nel Romanticismo inglese immaginazione e verit appaiono fortemente connesse, come emerge dallaffermazione di Coleridge: Io ritengo essere limmaginazione primaria il potere vivente, e lagente originario di ogni percezione umana. Le fondamenta di tale priorit originaria sono reperibili a livello speculativo nellopera di Kant, Fichte e del primo Schelling. Per Kant limmaginazione gioca anzi un ruolo essenziale nel rendere possibile lapparenza delle cose nella loro verit, rappresentando nellintuizione un oggetto anche senza la sua presenza. Una definizione pi elaborata dellimmaginazione la dar Fichte nella Dottrina della scienza, per cui limmaginazione non solo il potere di causare una sintesi (immaginazione produttiva) dove le opposizioni sarebbero cancellate, ma piuttosto un potere di essere sospeso (Schweben) tra gli opposti, cos da tenerli insieme nella loro opposizione. Una certa ripresa di tale verit problematica dellimmaginazione, ha osservato John

Soggettivit e concetto in Hegel


Presso lIstituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, Leo Lugarini ha tenuto, dal 15 al 19 marzo, un seminario sul tema: LA SOGGETTIVIT NELLA LOGICA HEGELIANA, mettendo in evidenza il merito della filosofia hegeliana di non chiudere la problematica della soggettivit e del concetto in astrazioni solipsistiche: al di l della difficolt dellapproccio alla pagina hegeliana, si svela, infatti, un mondo ricco e complesso, dinamico e mobile.

Uno dei punti di forza del pensiero hegeliano, ha esordito Leo Lugarini, sta nella capacit di riallacciarsi alle problematiche kantiane e ampliarne gli orizzonti speculativi. E il caso della problematica del concetto, che Kant ha analizzato sia per distinguere lintelletto dalla pi vasta problematica del giudizio, sia per caratterizzare lintelletto come facolt dei concetti determinati. Hegel, a questo proposito, intende anzitutto riflettere sullattivit di concettualizzazione in generale, che attivit di negazione dialettica e autonegativa, superamento dellessenzialit e scaturigine lo-

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gica delleffettuale. Lugarini ha ripercorso lo sforzo hegeliano di cogliere, nella disamina dei concetti determinati di stampo kantiano, lunit logica e razionale che li sostiene e d loro consistenza. Il concetto, infatti, si divide costitutivamente nel giudizio e si ritrova nella forma del sillogismo: tale sviluppo ha come base la forza propulsiva della ragione, la cui funzione invera quel bisogno di unit che Kant aveva avvertito nella formulazione della dottrina dello schematismo trascendentale. Il concetto dunque un tutto vivente e razionale, polare e sintetico, articolato nella viva connessione di universalit, particolarit ed individualit. Alle astrazioni della logica tradizionale, Hegel risponde con la convinzione razionale che luniversale concreto: esso non si chiude in connessioni intellettuali o intellettualistiche, ma si apre alla totalit e alla vita. Luniversale si dirime in primo luogo in soggetto e predicato. Questa divisione connaturata allo sviluppo del concetto, ma denuncia anche limpossibilit di fermarsi allintelletto e alle sue partizioni: il giudizio , infatti, loriginaria divisione dellidentit originaria. Proprio la non congruenza tra soggetto e predicato, ha osservato Lugarini, implica il problema della natura e della partizione logica dei giudizi, al di l delle inadeguatezze del giudizio categorico e in vista dellarticolazione del concetto nella struttura del giudizio disgiuntivo. Tale connessione non risolve per la problematica del concetto, n consente di dispiegare pienamente le forze intrinseche alla razionalit: solo nel sillogismo, difatti, possibile trovare il termine medio e la congiunzione intrinseca di ci che originariamente identico a s. Nella sua trattazione del sillogismo, Hegel d ampio risalto al sillogismo disgiuntivo, in cui il soggetto diviene luniversale, il genere e la specie si implicano vicendevolmente, lidentico e il diverso si relazionano in una connessione intima e in una inscindibile circolarit. Nel sillogismo, in pratica, il soggetto media e si media tramite le sue differenziazioni. A questo punto, ha notato Lugarini, si comprende perch Hegel affermi che lidea assoluta lo sbocco della logica e che il senso vero del pensiero si trova solo alla fine della sua trattazione: nella logica si considera il mondo, come in s e per s, conformemente al concetto, e si studia il concetto come base del mondo effettuale. Hegel ricerca, pertanto, loggettivit del concetto, la compiutezza e lautosussistenza del concetto, lautoproduzione dispiegata della vita spirituale. Hegel, ha ricordato Lugarini, ha guardato con grande acume nella complessa problematica del meccanicismo, del chinismo e della teleologia. Leffettuale ed il mondo ci appaiono, inizialmente senza volto, chiusi ed irrelati; il meccanicismo la prima categoria con la quale guardiamo le cose e gli stessi atti spirituali. Eppure loggetto meccanico si dimostra contraddittorio nelle sue pretese di autosufficienza e nel suo legame con le altre cose per formare lunit del mondo oggettivo. In effetti, ha notato Lugarini, nel chimismo e nel meccanicismo il concetto si concretizza soltanto nellinterno e allesterno, denunciando ancora la necessit di superare lunilateralit. Hegel analizza, allora, la problematica della teleologia. Il suo punto di riferimento certamente Leibniz, che aveva distinto la causalit meccanica da quella finale; preminente per il richiamo a Kant, di cui Hegel ricorda lenorme merito di aver distinto, per primo, finalit interna e finalit esterna. Kant ha introdotto la problematica della vita e dellidea, ma ha anche diviso recisamente il giudizio riflettente dal giudizio determinante: la relazione di scopo non rientra, per Hegel, nel giudizio riflettente, ma anzi un sillogismo che unisce tre termini vivi ed articolati. Per Kant lo scopo rimanda alloggetto di un concetto in quanto considerato causa del pensiero medesimo. Nella finalit c un superamento, addirittura un capovolgimento del rapporto causa-effetto, essendo possibile la reversibilit che la cieca necessit esclude: la causalit finale non trapassa in altro, ma si conserva; il concetto viene a se stesso attraverso loggetto da esso posto come medio sillogistico. Hegel, ha osservato Lugarini, ha sentito il bisogno di superare il legame, ancora estriseco, della stessa finalit soggettiva, aprendosi allidea, che unit assoluta del concetto e delloggettivit. In effetti, lattuazione dello scopo il compimento del concetto nella sua essenziale libert ed autosufficienza. Gi Hegel, nel Frammento di Sistema, aveva chiarito che il vivente organismo; pi tardi avrebbe affermato che la vita forma immediata dellidea. La vita, dalla sua universalit indeterminata, si arricchisce del genere che si articola nella specie e, poi, nellindividuo; dinanzi alla natura inorganica il vivente nella forma del sillogismo e, in esso, medi ed estremi si mediano e si scambiano nel rapporto circolare delluniversale concreto. La filosofia di Hegel, secondo Lugarini, pu inserirsi pienamente nel tentativo di superamento della contrapposizione tra scienze della natura e scienze dello spirito. Hegel ha infatti prospettato unimpostazione filosofica, la cui forza sta nel porre in maniera nuova il problema dellorigine, limpostazione della logica, la dottrina del concetto. La ragione, infatti, accetta le sfide dellintelletto, ma anche in grado di porre in aporia le stesse conquiste dellintelletto, ricomponendo e sintetizzando gli opposti. In questo lavoro di ricomposizione loggettivit non appare pi come un dato fermo ed irrelato, ma come sussistenza del concetto. Il cammino della logica di Hegel approda, dunque, allIdea assoluta e alla saldatura del concetto con leffettuale,

Jena: piazza del mercato (1820)

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CONVEGNI E SEMINARI

Johann Gottlieb Fichte e Georg Wilhelm Friedrich Hegel

perch il concetto non pi una immobile forma sostanziale o unentit metafisica separata dalla vita e dal concreto dispiegarsi del pensiero. F.De C.

Fichte: la ricerca del fondamento


Organizzato dallIstituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, si svolto dall11 al 15 gennaio 1993 un seminario di studi, tenuto da Giovanni Stelli, sul tema: LA RICERCA DEL FONDAMENTO: IL PROGRAMMA FILOSOFICO DELL IDEALISMO TEDESCO NELLO SCRITTO DI FICHTE SUL CONCETTO DELLA DOTTRINA DELLA SCIENZA.

Il problema del fondamento, come problema centrale della filosofia fichtiana e dellidealismo tedesco in generale stato affrontato da Giovanni Stelli in due fasi distinte: una prima, di determinazione teoretica del problema; una seconda, di esposizione della soluzione di Fichte. Spunto del seminario sono le tesi contenute in un breve scritto di Fichte, Sul concetto della dottrina della scienza (1794), che costituisce unintroduzione al ben pi noto testo: I fondamenti dellintera dottrina della scienza (1794-95). Il programma esposto in questo scritto quello di tutto lidealismo tedesco; la sua originalit sta nel fatto che esso rappresen-

ta lultima grande risposta ai problemi conseguenti dalla struttura antinomica del pensiero moderno, la cui origine risale alla scissione del nesso essere-valore, operata dalla rivoluzione scientifica e dalla critica distruttiva del finalismo. Lidealismo tedesco, ha osservato Stelli, rifonda lontologia teologica sulla base di un metodo trascendentale riflessivo: si tratta di ricercare il fondamento unitario nella differenza tra essere e soggettivit; di fondare una teologia per s in quanto struttura della ragione intesa come ragione-valore, fine in s, fondamento ultimo del conoscere, dellagire e dellessere. Il discorso di Fichte sul fondamento riguarda il problema del nesso assoluto teoriaprassi, a partire dal quale i due termini si separano. La necessit della filosofia come scienza appunto quella di fondare i principi di tutte le scienze a partire da un principio assoluto autodefinentesi. Ma, si chiesto Stelli, ancora possibile ragionare oggi in termini di fondazione in una situazione filosofica e spirituale, caratterizzata dal dominio di una concezione relativistica? In questambito la ragione abbandona pretese eccessive e si pone come la moderna ragione critica opposta allantica ragione dogmatica. Sul piano teoretico largomento fondamentale del relativismo contemporaneo, noto come trilemma di Munchhausen, stato formulato da Albert, con lintento di dimostrare che qualsiasi cono55

scenza, sia teoretica che pratica, meramente ipotetica e che, pertanto, ogni pretesa di fondazione impossibile in via di principio. Dimostrare, unicamente con laiuto di inferenze logiche, che un insieme di proporzioni deriva da una proposizione, assunta come principio assolutamente sicuro, una necessit che si ripropone per la stessa proposizione che ha fondato il primo insieme di proposizioni. E a questo punto che si genera il trilemma: o abbiamo un regresso allinfinito; o abbiamo un circolo vizioso; o abbiamo linterruzione del procedimento in un certo punto. Questa terza possibilit proprio quella alla quale ha fatto ricorso la filosofia classica, appellandosi alla evidenza certa di determinati enunciati. Il razionalismo critico sostiene invece che la situazione aporetica generata dal trilemma pu essere evitata solo se si rifiuta il modello gnoseologico classico, ossia il principio di ragion sufficiente, e si coglie al suo posto la metaproposizione che tutte le proposizioni sono ipotetiche. Tuttavia, ha osservato Stelli, lassunzione di questo principio porta a negare ci che invece esso vuole affermare. Dalla dimostrata impossibilit di aggirare il trilemma, bisognerebbe piuttosto dedurre che letica impossibile e sviluppare fino in fondo, con coraggio teoretico, le conseguenze di una simile affermazione. Questo coraggio teoretico costituisce, secondo Stelli, laspetto pi notevole, sia sul piano filosofico che su

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quello esistenziale, delle scarne ma profonde riflessioni sulletica di Wittgestein: Letica non tratta del mondo, piuttosto una condizione del mondo come la logica...In quanto entrambe sono condizioni intrascendibili del mondo non possiamo parlarne; esse possono solo in un certo senso mostrarsi. In rapporto a queste considerazioni il testo fichtiano, Sul concetto della dottrina della scienza, affronta, secondo Stelli, problemi molto importanti, come quelli relativi allo status della dottrina della scienza che, in quanto scienza, deve avere a suo fondamento, come tutte le scienze, un principio; e daltra parte, poich non una semplice scienza particolare, ma la scienza di tutte le scienze, tale principio non un principio accanto agli altri principi, ma il principio che deve comandare tutti i principi e come tale deve essere sempre gi presupposto come assolutamente certo. Ma com possibile comprendere questa certezza? Fichte procede attraverso cinque definizioni del principio fondante, lultima delle quali, secondo Stelli, la pi interessante e quella autenticamente trascendentale; il principio in quanto fondamento di ogni sapere, accompagna ogni sapere, compreso, presupposto in ogni sapere, ci che rende possibile ogni sapere. Per indicare il procedimento argomentativo che fonda tale principio, Fichte usa due espressioni chiaramente equivalenti: riflessione astraente, nella Dottrina della scienza, e astrazione riflettente, nel Concetto. In ogni caso si parla di una riflessione che ci fa conoscere non gi un fatto e nemmeno, si badi, un fatto di coscienza, bens ci che costituisce la condizione assolutamente intrascendibile di qualsiasi fatto, compreso il fatto della coscienza, ossia la rappresentazione. Sulla base di questa struttura riflessiva, Fichte costruisce, secondo Stelli, la sua risposta allo scetticismo, dimostrando la necessit del principio, ossia della ragione, come fondamento ultimo. Per una interessante integrazione di questo contesto di riflessione segnaliamo lultimo volume di Marco Ivaldo, Libert e ragione. Letica di Fichte (Mursia, Milano 1992), che propone un accurato esame degli elementi fondanti, delle articolazioni essenziali e degli sviluppi pi importanti delletica trascendentale fichtiana in rapporto alla riflessione morale contemporanea. Nelle prime parti del testo, Ivaldo mette in evidenza lo sviluppo delletica fichtiana, nella sua relazione con Kant e nel confronto con pensatori del tempo, e lo stretto nesso intercorrente tra principi delletica trascendentale e sistema trascendentale in generale. Letica fichtiana infatti presuppone e, nello stesso tempo, approfondisce i principi della Dottrina della scienza. Nella terza e nella quarta parte vengono presentate rispettivamente le caratteristiche fondamentali delletica trascendentale degli anni di Jena e la prospettiva delletica trascendentale superiore, propria dei successivi anni berlinesi. Il percorso tracciato da Ivaldo si raccoglie attorno al binomio libert-ragione. Letica trascendentale infatti unetica razionale della libert. Essa trova nella ragione la propria giustificazione e nella libert la propria qualificazione e realizzazione morale. Ragione e libert si presentano tuttavia come compito: la libert rappresenta ladempimento di quella costitutiva tendenzialit che spinge luomo verso la ragione e la ragione non pu svolgere il suo compito etico-razionale se non mediante la libert. Il dover-essere rappresenta dunque quellimpulso di ragione, quel desiderio di compimento inseparabile dalla vita delluomo. Esso alimenta letica della coscienza morale e la apre alla comunicazione e alla cooperazione responsabile, alla comunit come comunit dei fini. Attraverso questo itinerario di ripensamento delletica trascendentale fichtiana Ivaldo mostra significativamente il contributo che essa pu offrire allattuale dibattito etico, mettendo in luce lo svolgimento qualitativo delletica razionale della libert alletica superiore nei due livelli in cui si articola: legge ordinatrice e legge creativa. Nelletica superiore infatti lelemento del rispetto della regola comune a tutti si integra con il voler fare il bene, incarnandone il contenuto positivo in espressioni creative rinnovate. Alla base delletica superiore vi unidea di ragione etica e, nello stesso tempo, veritativa. Lattuazione della ragione comporta il riconoscimento della volont divina come dover-essere costituente, legge unica fondante lessere-fenomenale e, quindi, il superamento della separatezza tra il volere proprio e il volere divino. La ragione appare come immagine della vita divina che esiste nella libera comunicazione propria della comunit degli esseri liberi. La libert si presenta qui come risposta allappello della ragione e assunzione responsabile dellimperativo originario del bene in vista dell interpersona, immagine dellassoluto e dover essere realizzato nellordine del tempo in quanto spazio di comunicazione fra esseri liberi, spazio di quel libero e creativo dare e ricevere peculiare dellessere umano. Fr.M./ L.R.
Hopefulmonster, Firenze 1992) e IL MANTELLO DI ARLECCHINO . IL TERZO ISTRUITO: L EDUCAZIONE DELL ERA FUTU RA (a cura di Alberto Folin, Marsilio, Venezia 1992). Presenti, oltre ai due autori, anche Roberto Berardi e Gaspare Polizzi.

Kairs e tempus
Nel corso di un seminario di studi svoltosi il 23 marzo 1993 presso lIstituto per gli Studi Filosofici di Napoli dal titolo: KAIRS E TEMPUS. LIBERT, CASO E CONTINGENZA TRA SCIENZA E FILOSOFIA, Giacomo Marramao ha presentato il suo ultimo studio, KAIRS. APOLOGIA DEL TEMPO DEBITO, (Laterza, Roma-Bari 1992), e Michel Serres le recentissime traduzioni italiane di due tra le sue opere pi significative, ROMA (a cura di Roberto Berardi, 56

Nella sua introduzione Roberto Berardi ha sottolineato la lunga consuetudine del pensiero di Michel Serres con i temi dellesplorazione della natura delle cose che, in Roma, diventano gli oggetti vivi dellabitare urbano. Citt qui corpo misto di materia e spazio (un ibrido storico e geografico), assolutamente necessario allesistenza degli uomini: Roma larchetipo dello spazio divenuto umano, perch vissuto, cio commisurato al tempo. Nel puntualizzare la convergenza tra lopera di Serres e quella di Giacomo Marramao, Gaspare Polizzi ha quindi focalizzato lattenzione sulla riflessione, comune ai due autori, circa il valore del tempo che nel pensiero scientifico del Novecento risulta definito solo nella minima brevitas della quantificazione epistemica, che annulla definitivamente il tempo lungo della narrazione storica. Unanalisi della pi intima radice etimologica del vocabolo tempo sembra poter riaprire i sentieri dellapora produttiva del filosofo. Il radicale tem- ,tagliare, solleva il velo dellenigma: il tempus, come afferma Serres, il mescolato, miscela variabile, temperamento, con la quale vengono qualificati i paesi detti appunto temperati, che per questa ragione hanno, di converso, inventato la storia, cio una sequenza temporale - temperata come una gamma - di eventi. E, in effetti, dalloriginaria confusione semantica e semiologica tra tempo atmosferico e tempo cronologico, si pu risalire alla forte connotazione climatica del concetto di tempo. Secondo Marramao, un opportuno richiamo a mile Benveniste, cio al versante linguisticofilologico dellanalisi del concetto di tempo, pu mettere in evidenza come la difficolt di scoprire letimologia di tempus deriva dal fatto che i composti di questo termine sono in realt pi antichi della parola tempo Il sostantivo tempus nasce pertanto dallastrattizzazione di termini come tempestus, tempestas, e dunque temperatura, temperatio, ecc. Solo quando si pu catturare il tempo in forme e strutture che lo neutralizzino in kronos si parler di tempo, di sequenza evenemenziale; prima dallora la verit dellesistere riposer nella profondit dellain, nella vitalit di una psych che sta eternamente congiunta ai cicli naturali, alla mobilit continuamente circolare delle stagioni. E, infatti, il vero corrispettivo greco di tempus non Chronos, bens Kairs, connesso da Benveniste alla voce verbale keravnnumi, cio mescolare, temperare; chiara allora quella mescolanza opportuna che Marramao evoca e che

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Serres ribadisce nel richiamare lattenzione sul valore referenziale che possiede il lessico nella composizione delle spesso frammentarie e problematiche questiones della scienza: sovente la tentazione di guardare superficialmente nello scorrere - couler espressione che indica sia il flusso di un corso dacqua, sia lo scorrere del tempo - del fiume solo il moto uniforme e rettilineo, trascurando il mlamge, il miscuglio torbido che le acque trascinano. Da qui, linvito che Serres rivolge allApollinaire di Sous le pont Mirabeau: bisogna guardare anche la turbolenza delle correnti, anche il taglio del tempo e non solo il suo corpo unitario. M.P.R. zio al formalismo e porsi direttamente in una relazione di attivit con il mondo della vita, la Lebenswelt. Sincontra cos nuovamente, secondo Vitiello, limpostazione diltheyana: la connessione dinamica fonda lesperienza e la rende possibile. I topoi sono in tale contesto le costanti della storia che sfuggono al tempo, perch in essi il tempo scorre. Sono apriori materiali non lontani dalle ontologie regionali della fenomenologia hegeliana, da cui si differenziano non per la rinuncia al soggettivismo - dal momento che la fenomenologia sempre stata senza soggetto - ma perch si sottraggono alla teleologia, dunque ad ogni finalismo e al concetto di libert. Lermeneutica contemporanea ha i suoi principali referenti in Nietzsche, Heidegger e Freud, che non prendono posizione allinterno del tradizionale autaut filosofico tra doxa ed episteme, in quanto luna riduce il pensiero a mera curiosit, laltra imbriglia il sapere nellassoluto. Ma allora, ha osservato Vitiello, il problema quello di fondare unaltra episteme, quindi una nuova logica, con un diverso linguaggio. Nietzsche fa la scelta dellaforisma, ma poi nella Genealogia costretto a tornare indietro, riconoscendo implicitamente il suo scacco. Heidegger vive una fase analoga nel passaggio da Essere e tempo agli ultimi scritti. Solo Freud andr fino in fondo lungo il suo percorso, riuscendo a chiarire che tempo e logica sono derivati della configurazione spaziale della psiche. Secondo Vitiello non si tratta qui solo di una metafora. C in Freud una visione a strati della storia che era anche di Nietzsche e Heidegger, ma che in questi veniva piegata a favore del tempo cronologico. Freud invece assume in pieno lottica spaziale e come tale il principale sostenitore dellermeneutica topologica. Egli sottolinea infatti che le cose cambiano secondo il punto di osservazione e se i fatti coincidono con linterpretazione, con la veduta, allora il soggetto come tale scompare, cogliendosi in una identit con loggetto che permette al topos di spiegare il diverso, il disomogeneo. Ecco allora che il tempo appare reversibile: ogni cosa rivive nel ricordo; lorganico ritorna nellinorganico; la morte non quella del singolo, ma caratterizza lessente. Si supera la contrapposizione spazio-movimento, perch il topos forza di spazializzazione, dove lo spazio non cartesianamente materia, ma connessione degli elementi, principio esplicativo, compresenza, simultaneit. Secondo Vitiello, unermeneutica topologica della storia dissolve il soggetto, rapporta i fatti non nella cronologia, bens nella cogenza del pensare: non fa storia della filosofia senza fare nel contempo filosofia. La topologia non esclude il rapporto con il luogo dello spazio storico che attualmente occupiamo. Anzi vi coglie lin57

trecciarsi di pi tradizioni etiche: quella classica come disposizione, quella cristiana come liberazione. Ma ci non toglie senso alletica nella chiave originaria dellabitare dostoevskianamente la contraddizione, lassurdo del dolore, lasciando aperto linterrogativo circa una possibile fila tra gli uomini. G.V.

Kant e il problema di Dio


LIstituto di Filosofia dellUniversit di Chieti ha organizzato, dal 29 marzo al 2 aprile 1993, un corso integrativo allinsegnamento di Storia della Filosofia sul tema: IL PROBLEMA DI DIO NEGLI SCRITTI DI KANT, tenuto da Giovanni B. Sala della Hochscule fr Philosophie di Monaco di Baviera, che ha ampiamente analizzato i vari scritti kantiani sul problema della metafisica.

Topologia del moderno


Nella sede dellIstituto Italiano per gli studi Filosofici di Napoli, dall1 al 5 febbraio 1993, Vincenzo Vitiello, dellUniversit di Salerno, ha tenuto un seminario sul tema: TOPOLOGIA DEL MODERNO , quale possibilit di unermeneutica filosofica che, privilegiando la categoria dello spazio, sveli un orizzonte di compresenza di elementi costanti nella storia del pensiero.

Intrecciando ermeneutica e storia Dilthey ha inteso confrontarsi con tutta la storiografia filosofica dellOttocento. In particolare la sua posizione viene a contrapporsi alla teleologia hegeliana, di cui pure recepisce lesigenza di oggettivazione. Il nucleo del discorso diltheyano, ha rilevato Vincenzo Vitiello, il linguaggio, a cui ogni singolo, seppur inconsciamente, appartiene. In ogni espressione di vita singola gi presente il linguaggio come necessaria struttura connettiva universale del sapere. Qui il tempo possibile solo in un orizzonte di compresenze, in cui esso permane immodificato. In Gadamer, ha proseguito Vitiello, lermeneutica si arricchisce soprattutto in virt della messa in discussione dellidentit soggetto-oggetto. Va in crisi la prospettiva idealistica, a partire dal verum ipsum factum di Vico. Lastrazione del pensiero, infatti, arriva sempre troppo tardi, o troppo presto, rispetto allesse. Tuttavia, anche in Gadamer, il linguaggio ci in cui tutto questo si d. Viene qui introdotto il concetto di spazialit del tempo, essenziale per la topologia. Allermeneutica necessaria non solo la comprensione, ma anche la spiegazione causale, come chiarisce Levi-Strauss a proposito del mito di Edipo. Il pensiero mitico ha lo stesso carattere di quello scientifico, perch fondato sulla funzione logica: qui il pensiero ha di fronte non la coscienza, ma il mondo. Tuttavia, come sostiene Ricoeur, se bisogna guardare allesperienza del mondo, necessario sottrarsi sin dallini-

Affrontando inizialmente largomento fisicoteologico, Giovanni B. Sala ha precisato che per Kant la sufficienza della natura dimostra lesistenza di Dio; per i singoli fenomeni naturali non si richiede unazione speciale di Dio; al contrario la natura intera in relazione a Dio come a Colui che fondamento delle essenze e delle leggi ad esse intrinseche. Pur rifiutando il richiamo a cause finali, Kant colloca la finalit in mente Dei, anche se nel nostro universo questa finalit viene attuata da forze meccaniche. Successivamente, Sala ha affrontato il problema di Dio nel contesto della dottrina dei principi metafisici della Nova delucidatio. La conoscenza umana in senso proprio (conoscenza della realt) risulta dallattuazione di una struttura triadica di esperienza, intelligenza e giudizio. Sala mette in luce la limitatezza umana; il nostro concetto (finito) dellinfinito non da s solo garanzia della propria verit, un concetto finito dice solo probabilit. Passando a trattare la prova ontoteologica nella Nova delucidatio e nello scritto del 1763, Lunico argomento possibile per una dimostrazione dellesistenza di Dio, Sala ha ripercorso litinerario dallens realissimum dellUnico argomento possibile sino allideale trascendentale della Critica della ragion pura, evidenziando come dopo il 1763 Kant proponga una sintesi di empirismo e razionalismo. La confutazione della dimostrazione ontoteologica e la critica della prova della contingenza nellUnico argomento possibile, ha osservato Sala, si basano sul fatto che la conoscenza di Dio per noi possibile solo partendo da un esistente, per arrivare allessere necessario conosciuto come effettivamente esistente, e successivamente specificarlo nella sua qualit di ens realissimum. Per Kant essere infinito ed essere necessario si implicano a vicenda. Affrontando infine la prova morale di Dio e il problema di unetica eudemonistica, Sala ha fatto notare come Kant qualifichi la

CALENDARIO
Dal 20 al 24 settembre 1993 alla Technischen Universitt di Berlino, sotto il patrocinio della Allgemeine Gesellschaft fr Philosophie tedesca, ha avuto luogo il XVI. Deutsche Kongress fr Philosophie. Tema del convegno: Nuove realt. Una sfida per la filosofia. La direzione del congresso stata affidata a Hans Lenk e Hans Poser, i quali hanno interpretato il tema come un invito alla filosofia ad affrontare le mutate realt politiche e sociali della Mitteleuropa e a prendere posto fra le culture di confine. Tra gli interventi: Una nuova realt tecnica? (Rapp); Etica tecnica, etica economica, etica dellambiente (Zimmerli); Autorganizzazione, sistemi dinamici, situazione caotica (Hegselmann); Informazione, codici, computer: mondi artistici? (Krmer-Rammert); Modelli mentali: cervello, stato del fenomeno e rapporti con la realt (Lenk); Simbolo e linguaggio: mondi interpretativi (Gebauer); Utopie politiche e realt sociali (Schndelbach); Idee e realt dellEuropa come sfida filosofica; Il problema della realt metafisica un tempo e oggi (Wihel); Sul dibattito sul realismo nella filosofia analitica (Abel). Tra le relazioni pi interessanti quelle di Arsenij Gulyga (Mosca), L idea russa e lidealismo tedesco. Sulla rinascita di una realt culturale; di Leszek Kolakowski (Oxford), La caduta del comunismo come evento filosofico e di Kurt Hbner (Kiel), Come pu contribuire la filosofia allunificazione dellEuropa?. q Informazioni: Institut fr Philosophie, Wissenschaftstheorie, Wissenschafts- und Technikgeschichte, TU Berlin, Sekr. TEL 2, Ernst-Reuter-Platz 7, W-1000 Berlin 10.

CALENDARIO

t; Giuseppe Dalla Torre, Aprs Humanisme Integral: quel nouveaux scnarios pour lhomme?. q Informazioni: Istitut International Jacques Maritain, via Quinto Sella 33, 00187 Roma, tel. 06/4874601.

zione nellet contemporanea,

organizzato dalla Summer School della Fondazione Collegio San Carlo. Relatori sono Jrgen Moltmann (Universit di Tbingen) e Lucien Jaume (Centre dEtudes de la Vie Politique Franais). A conclusione dei lavori, verr rilasciato ai partecipanti un attestato di frequenza. Le lezioni si terranno in lingua inglese e francese. q Informazioni: Segreteria Summer School, Fondazione Collegio San Carlo, via San Carlo 5, 41100 Modena, tel. 059/222315.

ermeneutiche della semiotica; Per Aage Brandt: Che cos una lingua?. q Informazioni: Universit di San Marino, Contrada Omerelli 77, 47031 San Marino, tel. 0549/882516.

Organizzato dal Seminario permanente di teoria critica dellIstituto Universitario Europeo, avr luogo dal 29 al 30 ottobre, il quarto incontro di studio dal titolo: Cosa significa teoria critica? Saranno presenti: Virginio Marzocchi, Lucio Cortella, Stefano Petrucciani, Gian Enrico Rusconi, Rino Genovese, Mario Pezzella, Salvatore Veca, Sebastiano Maffettone e Antonella Besussi. q Informazioni: Stefano Petrucciani, Dip. di Filosofia Universit di Roma, via Nomentana 118, 00198 Roma, tel. 06/8540702.

Organizzato dal Dipartimento di Filosofia e Scienze Umane dellUniversit di Macerata, si svolger nei giorni 7-8-9 ottobre il VI Colloquio su Filosofia e Religione dal titolo:
Filosofia ed esperienza religiosa a partire da Luigi Pareyson. Questi

Dal 23 al 24 settembre, si tenuto un Convegno di filosofia politica dal titolo: Autore, Attore, Autorit, organizzato dal Centro Culturale Polivalente in collaborazione con lIstituto Italiano per gli Studi Filosofici. Questo il programma degli interventi: Paolo Bozzi: Autore, attore, autorit nel Teatro Accademico; Alberto Burgio: Il signore, il servo, la plebe. Il problema politico del riconoscimento; Umberto Cerroni: La persona dellItaliano; Antonio Faeti: La branda accogliente e il milite renitente. Appunti per una iconologia politologica; Domenico Losurdo: Marx, Gramsci e la fenomenologia del potere; Gianfranco Pasquino: Costruire lautorit (e la responsabilit); Jacques Texier: Marx e la democrazia; Maurizio Viroli: Il significato del patriottismo. q Informazioni: Biblioteca Comunale di Cattolica, piazza della Repubblica 34, 47033 Cattolica, tel.0541/ 967802.

gli interventi: G. Ferretti, Filosofia ed ermeneutica dellesperienza religiosa in L. Pareyson; A. Bausola, Filosofia ed esperienza religiuosa in Pascal; X. Tiliette, Filosofia ed esperienza religiosa in Schelling; V. Melchiorre, Filosofia ed esperienza religiosa in Kierkegaard; R. Lauth, Filosofia ed esperienza religiosa in Dostoevskij. Terminer i lavori una tavola rotonda presieduta da A. Rigobello, con la partecipazione di M. Cacciari, J. Greisch, U. Perone, P. Prini, G. Vattimo. q Informazioni: Antica Biblioteca Universit di Macerata, Via Garibaldi 20, 62100 Macerata.

Dal 15 al 17 ottobre si svolger il Primo seminario di epistemologia clinica che avr come titolo: Linterdisciplinare e i processi di cura, organizzato dallIstituto Sasso Corbaro in collaborazione con i dipartimenti di filosofia dellUniversit di Losanna e di Pavia, con il patrocinio della Societ svizzera di filosofia. Questo il calendario degli incontri: 15 ottobre, Graziano Martignoni: Le frontiere della cura; Fulvio Papi: Temi teorici dellinterdisciplinare; Silvana Borutti: Interpretazione e costruzione: modelli epistemologici a confronto. 16 ottobre, Bernard Brtschi: La place de lindividuel en mdecine; Raphal Clis: Le croisement des disciplines dans la pense mdicale chez Hippocrate; Roberto Malacrida: Il conflitto dei valori nei processi di cura interdisciplinari contemporanei. 17 ottobre, Lucio Sarno: Erranze delloggetto nel campo psicoanalitico; Fabio Merlini: Appunti su clinica e soggetto. q Informazioni: Istituto Sasso Corbaro, Pian Laghetto 1, CH-6500 Bellinzona, tel. 092/263226.

Dal 27 al 30 settembre ha luogo il terzo corso di studi superiori Utopia


e Storia. Rivoluzione e conserva-

LUniversit degli Studi della Repubblica di San Marino ha organizzato un Convegno dal titolo: Hjelmslev oggi, che si terr dal 12 al 14 ottobre. Questo il calendario degli incontri: 12 ottobre, Alessandro Zinna; Andr Martinet: Una rilettura di Hjelmslev; Claude Zilberberg: Una continuit incerta: Saussure, Hjelslev, Greimas; Giorgio Graffi: Hjelmslev e i linguisti italiani; Michael Rasmussen: Hjelmslev e il razionalismo. 13 ottobre, Massimo Prampolini: Quel vocabolario capriccioso: problemi di semantica strutturale; Herman Parret: Preistoria, struttura e attualit della teoria hjelmsleviana del caso. 14 ottobre, Franois Rastier: Le fondazioni formali e

In occasione della presentazione a Roma delle Oeuvres compltes de Jacques et Raissa Maritain, il Centre dEtudes Saint-Louis De France e lInstitut International Jacques Maritain di Roma hanno organizzato, nei giorni 21-23 ottobre, un Colloquio Internazionale dal titolo: Jacques
Maritain ou la poste-modernit commence. Interverranno: Emile

Dal 4 al 6 novembre si terr un Convegno di Studi su Il Filebo di Platone e la sua fortuna. Lincontro, organizzato dallIstituto universitario Orientale di Napoli, prevede le seguenti relazioni: Francesco Adorno: Il piacere e la sua definizione nel Filebo; Mario Agrimi: Paolo Mattia Doria e la sua lettura del Filebo; Enrico Berti: Il Filebo e le dottrine non scritte di Platone; Ernesto Berti: Momenti e problemi della trasmissione del testo del Filebo; Giovanni Casertano: Il piacere falso nel Filebo; Salvatore Cerasuolo: Il ridicolo nel Filebo e in Aristotele; Giovanni Cerri: Spunti di teoria poetica nellanalisi filosofica della dottrina del piacere nel Filebo; Paolo Cosenza: Il tema del piacere nella problematica ontologica del Filebo; Gabriele Giannantoni: La polemica antiedonistica nel Filebo: Eudosso o Aristippo?; Margherita Isnardi Parente: Le idee nel Filebo; Walter Kohan: la unidad y multiplicidad del bien en el Filebo; Renato Laurenti: Il Filebo in Plutarco; Giuseppe Martano: Mikto; bivo (Filebo, 65a); Maurizio Migliori: Lo sviluppo tempestoso di un giuoco compatto: la struttura del Filebo; Claudio Moreschini: Il Filebo in Olimpiodoro; Ferruccio Franco Repellini: La gevnesi e il piacere nel Filebo; Livio Rossetti: Sulla struttura macro-retorica del Filebo; Christopher Rowe: Style and Form in the Philebus. q Informazioni: Istituto Universitario Orientale, via dei Fiorentini 10, 80133 Napoli.

Poulat, Le role de loeuvre de J. Maritain dans le dbat du XX sicle; Charles Blanchet, La richesse multiforme de loeuvre de J. Maritain; Ren Mougel, Le sens dune dition; Jean Louis Allard, Le rayonnement de la pense de Maritain en Amrique du Nord; Candido Padin, Le rayonnement de la pense de Maritain en Amrique Latine; Georges Cottier, J. Maritain: philosophe de la culture et de la socit; Antonio Pavan, J. Maritain: le futur des chrtiens au-del de la post-moderni-

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Si terr a Venezia dal 25 al 26 novembre 1993 un Convegno di studio dal titolo: Jacques Maritain e la filosofia dellessere. Questo il programma degli intervemnti: C. Vigna, Le forme del sapere nella filosofia di Maritain; J. P. Dougherty, Maritain and the challenge of Modernity; V. Possenti, La quarta dimensione: mistica dimmanenza o del S e mistica cristiana; G. Cottier, Realismo conoscitivo e metafisica dellessere; P. Goisis, Il problema della libert e del male; P. Nickl, Esperienza mistica e filosofia; T. Perlini,

DIDATTICA

DIDATTICA

a cura di Riccardo Lazzari

Manuali di filosofia a confronto (I parte)


Un manuale scolastico pu essere un indicatore efficace della condizione di una disciplina e del livello di avanzamento della sua ricerca. Lesame comparato di diversi manuali di filosofia pu risultare perci utile sia per valutare levoluzione del settore, sia per orientare scelte importanti. La destinazione didattica del libro di testo dovrebbe far prevalere considerazioni di carattere pratico, legate soprattutto alluso che ne dovranno fare gli studenti. In realt, molti manuali (non solo di filosofia) sembrano fatti pi per gli insegnanti che per gli allievi, cercano di piacere pi a chi ne determiner lacquisto che a coloro che dovranno poi usarli quotidianamente; spesso gli autori guardano a un pubblico universitario (o comunque di specialisti) trascurando gli ignari principianti che effettivamente avranno tra le mani la loro opera. Con questo non si vuole suggerire qui il manuale migliore, stilando magari una classifica infinitamente contestabile. N si possono recensire tutti i manuali esistenti. Si propone solo un confronto caratterizzato da una dimensione quantitativa che sicuramente non piacer o apparir riduttiva a molti insegnanti e soprattutto a molti autori, giustamente contrariati dal vedersi valutati a peso, sulla base di indici che non tengono conto della sensibilit critica con la quale affrontato ogni argomento. Ma un confronto qualitativo praticamente impossibile in termini statistici e non consente quellimpersonale oggettivit che alcuni dei dati qui raccolti possono invece rivendicare. E ovvio che la scelta o il giudizio su un libro di testo non possono basarsi solo su questi elementi, ma la loro considerazione pu risultare un punto di partenza per ulteriori valutazioni, che in ogni caso non potranno prescindere da una considerazione del contenuto didattico dei testi.

ne, il primo costituito dal numero dei testi presi in esame: ventiquattro manuali sono tanti, ma non esauriscono lofferta editoriale del settore. Pur essendo i testi analizzati sufficientemente rappresentativi del panorama complessivo, la scelta non stata assolutamente determinata da un giudizio di merito, ma solo dalla disponibilit effettiva e dalla opportunit pratica di non allargare oltre misura il confronto. Un secondo limite dato dai parametri utilizzati: nella maggior parte dei casi si tratta di informazioni elementari ed esteriori che anche una semplice osservazione superficiale avrebbe potuto rilevare; pu essere utile per avere sotto gli occhi un quadro riassuntivo. In qualche caso si tratta invece di dati che hanno richiesto un minimo di elaborazione: la loro originalit e utilit tutta da dimostrare, ma anchessi potranno contribuire a fondare ulteriori giudizi o a suggerire criteri alternativi di esame. Un terzo limite consiste nellimpossibilit pratica di valutare lintero contenuto di tutti i manuali e determinarne quindi il valore didattico; operazione che non si pu nemmeno esaurire con uneventuale - ma inattuabile - lettura integrale, poich solo luso effettivo di un libro di testo pu rivelarne fino in fondo pregi e difetti: e per valutare ventiquattro manuali occorrerebbero almeno ventiquattro anni. Consapevoli di questo limite, ci si dunque limitati a una campionatura, per arrivare quanto meno a un primo screening, che lasci poi il passo ad altre pi approfondite analisi. Un quarto limite, infine, dato dal fatto di aver confrontato solo testi effettivamente assimilabili, cio storie della filosofia pi o meno tradizionali, lasciando da parte proprio quei manuali pi innovativi che negli ultimi anni stanno suggerendo di trasformare questo insegnamento attraverso il ritorno alla lettura diretta dei testi filosofici. Ricordiamo tra questi: Ameruso-Tangherlini-Vigli, I percorsi del pensiero (Lucarini, Roma 1987); Ciancio-Ferretti-Pastore-Perone, Filosofia: i testi, la storia (Sei, Torino 1990); Cioffi-Gallo-Luppi -Vigorelli-Zanette, Il testo filosofico (Bruno Mondadori, Milano 1991-93). La TAVOLA I riunisce i dati editoriali dei manuali esaminati. Nonostante le trasfor59

Tra i limiti dellindagine che qui si propo-

mazioni in atto nel settore, le case editrici hanno deciso di puntare in maniera massiccia sul manuale di filosofia in questo inizio degli anni Novanta. Tra questi testi, tre sono usciti in prima edizione nel 1993, quattro nel 1992, tre nel 1991, mentre altri tre manuali hanno avuto nel 1992 una nuova edizione: dunque, pi della met possono considerarsi novit, ma anche gli altri non sono particolarmente vecchi. Il pi longevo il manuale di Geymonat, che ritorna a trentanni dalla prima edizione in una veste completamente nuova. Lo segue Giannantoni, giunto alla quarta edizione dal 1968. Se guardiamo la colonna degli autori, vediamo che si diffonde sempre di pi la collaborazione di vari specialisti. Anche testi apparentemente firmati da un solo autore si avvalgono in realt del contributo di parecchi collaboratori: Merker infatti il coordinatore di una ventina di specialisti diversi, mentre con Moravia hanno collaborato altri specialisti su alcuni temi. Il manuale di Mancini-Marzocchi-Picinali stato coordinato da Veca, ma il nome del direttore appare solo in copertina. Dellequipe Ciancio-Ferretti- Pastore-Perone sono presi in esame due distinti manuali: il pi recente un sintetico Profilo che integra il corposo testo di impostazione antologica curato dagli stessi autori; si voluta citare anche ledizione precedente e pi ampia del loro manuale per la ricchezza e loriginalit di alcune soluzioni proposte. Anche i titoli sono significativi per avere, in qualche caso, unidea dellorientamento del manuale. Solo i due testi delleditrice Laterza si presentano col tradizionale titolo di Storia della filosofia. Tutti gli altri preferiscono soluzioni alternative: le filosofie al plurale compaiono in tre manuali, mentre in sei casi tra titolo e sottotitolo si circoscrive la trattazione allarea della cultura occidentale. Quanto agli editori, oltre a ricordare la casualit delle assenze, si pu notare qualche duplice presenza. Alcuni editori hanno coscientemente puntato sulla filosofia non solo per scelta commerciale, ma per tradizione culturale pi o meno consolidata. I due manuali di Laterza appartengono a differenti generazioni, ma le doppie proposte di Armando e Trevisini sono recenti e

DIDATTICA
AUTORI TITOLO EDITORE ANNO FORMATO PAGINE PREZZO

Nicola Abbagnano Giovanni Fornero Francesco Adorno Tullio Gregory Valerio Verra NIicola Badaloni Ornella Pompeo Faracovi Erbesto Balducci

Filosofi e filosofie nella storia

Paravia, Torino Laterza, Roma-Bari

1992 (1986) 1979 (1973)

19,5 x 26,5

452+532+664= 1648

27.500+30.000+32.000=89.500

Storia della filosofia

14,5 x 21

592+546+626= 1764

27.500+28.500+31.500=87.500

Il pensiero filosofico Storia-Testi

Signorelli, Milano Cremonese, Firenze Laterza, Roma-Bari Trevisini, Milano Palumbo, Palermo

1992

17 x 24

560+512+732= 1804

28.200+30.800+33.400=92.400

Storia del pensiero umano

1986

17 x 24

462+444+634= 1540

24.900+30.400+35.300=90.600

Enrico Berti Franco Volpi Massimo Bontempelli Fabio Bentivoglio Paolo Casini Mario Benvenuti

Storia della filosofia

1991

17 x 24

296+294+466= 1056

26.500+26.500+27.500=80.500

Il senso dell'essere nelle culture occidentali Ragione e storia. L'attivit filosofica nella cultura delle societ occidentali Profilo di storia della filosofia

1992

17 x 24

366+312+710= 1388

25.800+24.000+40.800=90.600

1991

15,5 x 23

440+586+780= 1806

31.500+36.000+39.000=106.500

Claudio Ciancio Giovanni Ferretti Annamaria Pastpre Ugo Perone Alfredo Dolci

Sei, Torino

1993

14 x 21,5

224+286+390= 900

18.000+22.000+24.000=64.000

Filosofia e critica

Trevisini, Milano Armando, Roma Garzanti, Milano

1989

17 x 24

496+366+560= 1422

29.900+26.900+33.500=90.300

Francesco Paolo Firrao Franco Cambi Ludovico Geymonat

Filosofia. Materiali didattici

1992

18 x 26

392+464+800= 1656

31.000+31.000+32.000=94.000

Immagini dell'uomo; Filosofia,scienza e scienze umane nella civilt occidentale La ricerca filosofica

1989 (1957)

17 x 24

576+680+774= 2030 (+94)

42.000+41.000+41.000=124.000

Gabriele Giannantoni

Loescher, Milano Cedam , Padova Bompiani, Milano

1992 (1968) 1992

17 x 24

508+462+752= 1722

37.000+33.500+47.500=118.000

Luigi Lacchini Pier Cesare Rivoltella Giorgio Mancini Stefano Marzocchi Giambattista Picinali Nicolao Kerker

L'avventura del pensiero

19 x 26,5

540+530+880= 1950

35.500+37.500+47.000=120.000

Corso di filosofia

1993

17 x 24

1184+384+432+464= 2464

48.000+27.000+27.000=102.000

Storia delle filosofie

Giunti Marzocco, Firenze Le Monnier, Firenze Sei, Torino

1988 (1982)

17 x 24

468+476+586= 1530

28.000+29.500+29.500=87.000

Sergio Moravia

Filosofia

1990 (1982) 1983 (1974)

17 x 24

624+548+862= 2034 226+218+268= 712 364+414+598= 1376

32.900+33.900+38.400=105.200

Ugo e Anna Maria Perone Giovanni Ferretti Claudio Ciancio Armando Plebe Pietro Emanuele Giovanni Reale Dario Antiseri Giovanni Santinello Antonio Pieretti Angelo Capecci Emanuele Severino

Storia del pensiero filosofico

17 x 24

37.000+38.000+40.000=115.000

Storia del pensiero occidentale

Armando, Roma La Scuola, Brescia Citt Nuova, Roma

1989

16 x 24

268+292+340= 900

28.000+28.000+28.000=84.000

Il pensiero occidentale dalle origini a oggi I problemi della filosofia

1983

17 x 24

542+736+834= 2112

28.000+35.000+38.000=101.000

1980

15 x 21

462+448+626= 1536

24.000+24.000+26.000=74.000

Filosofia. Lo sviluppo storico e le fonti La filosofia occidentale e i suoi problemi Filosofie e societ

Sansoni, Firenze Poseidonia, Bologna Zanichelli, Bologna

1991

15,5 x 23

374+514+612= 1500

26.000+28.000+29.000=83.000

Mario Trombino

1993

20 x 27

416+448+400+138= 1402

27.000+28.000+26.000+ +12.000=93.000 34.000+29.300+39.800=103.100

Mario Vegetti Franco Alessio Fulvio Papi Franco Voltaggio

1992 (1975)

17 x24

736+620+944= 2300

I filosofi e la storia

Principato, Milano

1981

13 x 22

372+416+556= 1344

27.000+28.500+31.000=86.500

Tavola I

60

DIDATTICA
presentano modelli scientifici e didattici diversificati che non dovrebbero entrare in concorrenza. Pu avere un qualche interesse confrontare anche il formato dei volumi, quanto meno per rilevare una tendenza che riguarda in genere lintera editoria scolastica, i cui prodotti stanno passando dalle dimensioni quasi tascabili dei testi pubblicati fino al principio degli anni 80 alle ingombranti misure della pi recente produzione, che in alcuni casi ha superato lo standard 17x24, avviandosi verso il 18x26 e oltre (ma il Profilo di Ciancio- Ferretti -Pastore- Perone in controtendenza). Nellinsieme sono testi pi ingombranti, ma anche pi ricchi, in veste pi robusta e pregiata. Le pagine complessive di un manuale di filosofia sono oggi almeno 1500, con punte di oltre 2000. Sono dimensioni importanti, che talora si giustificano con il crescere del testo vero e proprio o con laggiunta di un ampio apparato didattico, ma che in ogni caso testimoniano la tendenza enciclopedica dei nuovi manuali. Al primo volume di Geymonat allegato un piccolo dizionario filosofico, mentre ogni volume del Moravia si articola in due tomi: uno di storia e uno (pi piccolo) di testi antologizzati; sommando gli uni e gli altri si superano le 2700 pagine, che pongono questo manuale di gran lunga al di sopra degli altri. Al limite opposto si collocano PlebeEmanuele e il Profilo di Ciancio- Ferretti- Pastore- Perone. Sono riportate in tabella le sole pagine di testo, senza contare quelle numerate in cifre romane, che corrispondono di solito al sommario o alla prefazione: non incidono significativamente sul totale e avrebbero complicato il confronto. Va notato come cominci a infrangersi anche la tradizionale suddivisione in tre volumi. Proprio i manuali pi recenti si presentano infatti in quattro volumi per via di originali scelte nella struttura o nella disposizione del materiale. E comunque acquisita la tendenza dellultimo volume ad avere dimensioni notevolmente maggiori degli altri. Il secondo volume invece molto spesso il pi piccolo, confermando cos lo squilibrio nella suddivisione dei programmi (pensiamo soprattutto al liceo scientifico in cui le ore del primo anno sono solo due con un contenuto superiore a quello dellanno successivo, che dispone di tre ore). Il progetto di riforma della commissione Brocca sembra aver riequilibrato la situazione, proponendo di arrivare allidealismo tedesco nel secondo anno: unico manuale ad aver fatto propria questa suddivisione quello di Severino. Il prezzo un elemento non indifferente nella valutazione di un testo scolastico. I prezzi riportati sono quelli fissati dalle case editrici per il 1993. Stranamente, landamento del prezzo dei volumi non sempre corrisponde a quello delle pagine: in cinque casi il secondo volume, pur avendo meno pagine del primo, costa di pi. Sono un caso a parte i manuali in quattro volumi. Lescursione dei prezzi complessivi piuttosto sensibile, andando dalle 64.000 lire di Ciancio-Ferretti Pastore - Perone alle 124.000 lire di Geymonat (ma altri otto superano le 100.000). Per quel che pu valere un simile calcolo, il rapporto pagine/prezzo pi vantaggioso quello di Moravia; il meno vantaggioso quello di PlebeEmanuele. Ma questa valutazione tiene conto solo della quantit di carta, e neanche di quella, dato che non si considera il formato. La TAVOLA II riassume alcuni indici relativi al contenuto e allimpostazione dei manuali per consentire una valutazione pi meditata e concreta della reale fruibilit di questi libri. Poich il confronto tra le pagine troppo esteriore e superficiale, si pensato di porre a confronto la reale quantit di testo presente in ciascun manuale. Il primo numero riportato nella colonna dei dati sul testo effettivo rappresenta la quantit dei caratteri che compongono una pagina, ottenuta moltiplicando il numero medio dei caratteri di una riga di stampa per le righe di una pagina. E trascurato luso eventuale di corpi tipografici diversi (salvo il caso di Reale-Antiseri, che usa un corpo pi piccolo in met del terzo volume per contenerne le dimensioni) e il valore una media che indica la quantit massima di caratteri tendenzialmente presenti in una pagina piena, priva cio di titoli, spazi bianchi o figure. Lindice dunque da ritenere sempre approssimato per eccesso. La densit tipografica di una pagina pu in un certo senso essere considerata un indicatore di leggibilit, almeno da un punto di vista grafico: una pagina fitta di testo senzaltro meno attraente di una con larghe spaziature e ampi margini (che consentono per esempio ai lettori di annotare osservazioni sul libro). Le pagine pi leggere in questa colonna sono per spesso condizionate dal formato ridotto delledizione (occorrerebbe fare anche una proporzione tra il testo scritto e il formato della pagina, ma lelaborazione sarebbe complessa e di interesse prevalentemente editoriale). La seconda cifra che si legge in questa colonna costituita dal numero effettivo di pagine dedicate alla ricostruzione manualistica della storia della filosofia. Sono state cio escluse tutte le pagine occupate da indici, letture, figure, ecc., proprio perch il confronto tra le singole storie della filosofia, che sono del resto la parte principalmente usata dagli alunni per il loro studio. Il dato ovviamente arrotondato e il margine di oscillazione pu essere ritenuto del 2-3%, per lo pi in eccesso. E facile obiettare che, se un manuale progettato con unantologia, non lecito eliminarla nella valutazione complessiva; ma per rendere omogeneo il nostro confronto era ne61

cessario equilibrare in qualche modo i testi. Se si paragonano questi dati al numero di pagine riportato nella TAVOLA I, si notano infatti discrepanze anche notevoli proprio per quei manuali caratterizzati da una cospicua sezione antologica. Moltiplicando il primo per il secondo numero si ottiene il testo effettivo di cui ogni singolo manuale costituito. Va sempre ricordato che questo valore approssimato per eccesso, ma il dato sembra ugualmente attendibile e utile per il confronto. Si pu cos scoprire che libri apparentemente piccoli contengono una quantit di testo assai superiore ad altri di dimensioni maggiori. In assoluto il manuale pi ricco di storia il Reale-Antiseri, seguito a breve distanza dal Moravia (questi due si staccano nettamente da tutti gli altri), mentre i valori minimi sono toccati da Severino e PlebeEmanuele. E questa una considerazione del tutto parziale; rimane da dimostrare che un testo pi lungo sia migliore di uno pi breve, o viceversa: ma il problema teorico non pu essere affrontato in questa sede. Lindice di leggibilit il dato pi complesso. La leggibilit, ovviamente, non riguarda solo i manuali di filosofia, ma in genere tutto ci che si scrive. Nelleditoria scolastica, per, fondamentale che i testi siano facilmente comprensibili a un pubblico di giovani non ancora esperti della materia. Per un confronto attendibile si scelto di utilizzare lindice di Flesch, strumento abbastanza discusso, ma altrettanto sperimentato e comunque tale da consentire una rilevazione immediata e generalmente significativa. Lamericano Rudolph Flesch ha elaborato un metodo per indicare numericamente il livello di leggibilit, cio di comprensibilit, di un testo. Alla sua base il principio per cui sono di pi facile lettura testi composti di periodi brevi, a loro volta formati da parole altrettanto brevi. Resta fuori da questo criterio un riferimento alla sintassi, ma si pu riscontrare una correlazione abbastanza alta fra periodi lunghi e sintassi elaborata, cos come le parole pi lunghe appartengono di solito ad un linguaggio pi ricercato ed evoluto. Si pu senzaltro dissentire da questa impostazione ed obiettare, per esempio, che in questo modo si premiano i testi pi elementari; a scuola invece gli studenti devono apprendere strumenti di conoscenza e comunicazione sempre pi complessi, quindi occorre proporre loro testi progressivamente pi difficili; nel caso della filosofia, poi, non si pu rinunciare alla ricchezza di un lessico specifico che deriva dalla complessit oggettiva della materia. Sono tutte obiezioni sensate, ma la destinazione didattica dei manuali deve farceli considerare almeno da un certo punto di vista - come pratico strumento di studio e consultazione per principianti: avviamento allo studio di testi e problemi, e non gi problema essi stessi per la loro decifrazione. Quante volte abbiamo osservato

DIDATTICA
TESTO EFFETTIVO LEGGIBILITA' CLASSICI

Abbagnano-Fornero Adorno-Gregory-Verra Badaloni-Pompeo Faracovi Balducci Berti Bontempelli-Bentivoglio Casini-Benvenuti Ciancio-Ferretti-Pastore-Perone Dolci Firrao-Cambi Geymonat Giannantoni Lacchini-Rivoltella Mancini-Marzocchi-Picinali Merker Moravia Perone-Ferretti-Ciancio Plebe-Emanuele Reale-Antiseri Santiniello-Pieretti-Capecci Severino Trombino Vegetti-Alessio-Papi Voltaggio

4000 x 1440 = 5.760.000 3000 x 780 = 2.340.000 3000 x 920 = 2.760.000 3500 x 1500 = 5.250.000 4300 x 900 = 3.870.000 3700 x 1320 = 4.884.000 2800 x 1700 = 4.760.000 2800 x 880 = 2.464.000 3600 x 1100 = 3.960.000 3450 x 1250 = 4.312.000 3300 x 1400 = 4.620.000 3600 x 1320 = 4.752.000 3340 x 1500 = 5.010.000 2800 x 980 = 2.744.000 3100 x 1300 = 4.030.000 3750 x 1800 = 6.750.000 3500 x 1200 = 4.200.000 3150 x 710 = 2.236.500 4450x340+3800x1530=7.327.000 2600 x 1080 = 2.808.000 2600 x 850 = 2.210.000 3400 x 870 = 2.958.000 3000 x 1600 = 4.800.000 3200 x 1250 = 4.000.000

55,18 24,29 40,80 39,42 32,63 44,48 40,47 36,86 41,12 43,15 38,91 33,26 46,50 37,62 36,53 32,82 48,89 36,24 53,51 45,21 51,63 42,52 35,06 45,95

30,8 19,2 22,3 16,0 30,2 34,6 11,0 32,7 24,5 19,2 17,8 15,8 21,0 29,5 14,2 22,3 23,7 33,2 21,3 20,9 34,5 21,0 16,6 32,1

Tavola II

che i testi dei filosofi risultano pi chiari di certe loro parafrasi manualistiche? Lindice di Flesch consente perci un confronto rapido dei testi e fornisce un valore numerico di immediata comprensione. La formula di Flesch stata adattata alla lingua italiana da Roberto Vacca nel 1972 secondo la seguente forma: F = 206 - (0,6S + P), dove S il numero di sillabe su 100 parole, P il numero medio delle parole di un periodo (ottenuto dalla media aritmetica delle parole che compongono i periodi di un brano di almeno 100 parole), e F la facilit di lettura (a valori elevati corrisponde unaltrettanto elevata facilit di lettura, in una scala da 0 a 100 che per pu anche oltrepassare questi limiti). Concretamente, si proceduto scegliendo 5 campioni di testo dal primo volume di ogni manuale (si preferito il primo volume perch costituisce lapproccio iniziale con la materia e dunque la sua leggibilit pi significativa). Dato che una scelta casuale o statistica poteva prestarsi a diversi rischi e obiezioni, si deciso di considerare 5 brani contenutisticamente omogenei. La scelta caduta su argomenti classici, presenti sicuramente in ogni manuale (ma c qualche eccezione): 1) Parmenide: lesposizione del poema; 2) Platone: il mito della caverna; 3) Aristotele: la sillogistica; 4) S. Agostino: il problema del tempo; 5) S. Tommaso: fede e ragione, filosofia e teologia. Di ciascun campione sono state esami-

nate le righe iniziali del testo che presenta largomento. Sono stati considerati periodi i brani conclusi dal punto, anche nel caso in cui pi pensieri compiuti erano separati da altra punteggiatura. Non si sono fatte eccezioni per le citazioni comprese nel campione, n per testi fra parentesi; sono stati invece esclusi eventuali titoli dei paragrafi. E stato tentato con cinque manuali un controllo su campioni di dimensioni doppie, per valutare lattendibilit dei risultati ottenuti. Poich lo scarto tra i valori finali si sempre mantenuto entro i cinque punti, non si ritenuto opportuno complicare la procedura e ci si limitati alla campionatura indicata. I valori ottenuti sono dunque da ritenere sufficientemente attendibili, anche se si pu ammettere un margine di oscillazione intorno al 10%, che non permette di stabilire gerarchie assolute. Testi di facile lettura dovrebbero ottenere punteggi superiori a 60, mentre al di sotto di 40 un testo da considerare gi abbastanza complesso. Per fare qualche paragone appena significativo, si tenga presente che lindice di Flesch applicato allinizio della Prefazione alla Fenomenologia dello Spirito (trad. di De Negri) 33,22, mentre linizio del Manifesto di Marx ed Engels (trad. di CantimoriMezzomonti) ottiene 44; linizio del primo paragrafo di Essere e tempo (trad. di Chiodi) raggiunge 59,87 e le prime venti proposizioni del Tractatus logico-philosophicus
62

(trad. di Conte) arrivano, come era prevedibile, al bel punteggio di 84,52. La prima conclusione che si pu trarre dalla nostra analisi che i manuali di filosofia sono in genere testi poco leggibili. Nessuno ottiene valori molto alti e i pi oscillano intorno a una media difficolt che consente di stabilire solo confronti grossolani. La media della leggibilit di tutti i testi esaminati 40,96. Vista la quantit di dati registrati per realizzare questo esame, possibile fare qualche ulteriore osservazione o segnalare delle curiosit. Particolarmente penalizzato dalla campionatura effettuata stato il manuale di Adorno-Gregory-Verra che presenta anche la maggiore dispersione tra i valori registrati, oscillando tra -21,5 e 65,2. Anche Giannantoni presenta oscillazioni molto accentuate (tra -6,13 e 58,9). Lautore pi omogeneo risultato invece Geymonat, che ha contenuto la propria oscillazione entro soli 7 punti. Il valore pi elevato nel singolo campione stato ottenuto da Bontempelli - Bentivoglio (74,9, con S. Agostino). Se poi si pongono a confronto fra di loro i cinque testi campione, per individuare una specie di oggettiva maggiore o minore difficolt dellargomento, si pu osservare come il problema del tempo in S. Agostino ottenga il punteggio medio pi elevato (52,17), mentre risultano mediamente pi difficili la sillogistica aristotelica (35,89) e la problematica tomista (35,54): nel primo caso pu aver contribuito al risultato positivo lo stesso S. Agostino (molti manuali riproducono testualmente o per parafrasi la brachilogia con cui egli ha impostato il problema nelle Confessioni); pu invece stupire la difficolt registrata in un ambito come quello logico che avrebbe fatto sospettare maggiore chiarezza. Ma va notata unampia oscillazione dei risultati. La colonna dei classici propone un confronto di tipo pi qualitativo tra i singoli manuali. Come tutti sanno, ci sono autori e argomenti oggettivamente irrinunciabili nellinsegnamento della filosofia. Ogni manuale sar perci spesso valutato pi per il modo in cui svolge certi temi classici che per la presenza o lo sviluppo dei cosiddetti minori o dei capitoli di raccordo. Rimanendo sempre allinterno di una considerazione quantitativa, si proposto un confronto sullo spazio che ciascun manuale dedica alla triade Socrate-Platone-Aristotele nel primo volume, ritenendo questi autori presenti nella didattica di qualunque docente. La cifra riportata la percentuale dello spazio dedicato ai tre filosofi (escluse le scuole) in rapporto al totale delle pagine di testo effettivo del primo volume (calcolate secondo i criteri indicati in precedenza). La significativit di questo indice sta nella possibilit di dedurne una maggiore attenzione ai temi pi classici o tradizionali dellinsegnamento filosofico, oppure lintento di offrire un repertorio informativo pi completo ed equilibrato, con una rico-

DIDATTICA
struzione storica attenta ai momenti di passaggio e ad autori e correnti minori. In base alle proprie intenzioni didattiche ogni docente pu ricavarne unutile indicazione sullo stile del manuale. I manuali di Bontempelli-Bentivoglio e Severino ottengono i valori pi elevati, dedicando pi di un terzo del loro primo volume alla triade dei classici greci. Allopposto, il manuale di Casini-Benvenuti dedica poco pi di un decimo ai tre filosofi, riservando il resto del volume ad una ricostruzione della cultura dei periodi cosiddetti minori. Va comunque ricordato che il confronto su dati percentuali e quindi pu essere significativo solo per una valutazione del singolo manuale; occorrerebbe confrontare i valori assoluti per vedere quale testo offra linformazione pi ricca su questi argomenti. S.C. svolti cicli di lezioni-conferenze, tesi allarricchimento culturale dei partecipanti, ma difficilmente spendibili sul piano della diretta pratica didattica; dallaltro si sono tenuti corsi di aggiornamento a sfondo psico-pedagogico o metodologico-didattico, dove spesso prevalso inevitabilmente il semplice resoconto di esperienze individuali scarsamente elaborate. Dal canto suo M. A. del Torre richiama lattenzione su altre, recenti iniziative (sulle quali abbiamo gi riferito nei numeri precedenti di questa rivista), finalizzate a creare un terreno di comunicazione e di collaborazione fra docenti di filosofia universitari e di scuole secondarie superiori. Un primo importante livello di riflessione comune riguarda lanalisi dei problemi connessi alla lettura dei testi degli Autori: in questa direzione si svolto un corso di aggiornamento presso il Centro scolastico onnicomprensivo di Corsico (Milano) nei mesi di febbraio e marzo 1989. Altri progetti riguardano la possibilit di studiare elementi di raccordo fra linsegnamento della filosofia e i diversi saperi: il caso del Progetto Isper. Nuovi linguaggi per la professionalit docente, nato da una convenzione tra I.R.R.S.A.E-Lombardia e Dipartimento di filosofia della Universit degli Studi di Milano, in svolgimento dal febbraio 1991. Da segnalare anche a questo proposito, ha rilevato del Torre, la recente costituzione di Centri Interdisciplinari di Ricerca sulla Didattica (C.I.R.D.), che si prefiggono lo scopo di unificare le esperienze che maturano nelle diverse facolt universitarie (in particolare quelle che hanno uno sbocco nellinsegnamento medio superiore) intorno ai problemi della didattica nella scuola, nelle diverse aree disciplinari. Importanti spunti di riflessione vengono introdotti da del Torre in relazione ai programmi di filosofia elaborati dalla commissione Brocca. Dopo averne indicati i caratteri salienti (su cui abbiamo gi riferito nel n. 8/9 della rivista), del Torre fa notare come tali programmi ruotino intorno ad alcuni punti essenziali, che riguardano la centralit del testo, la sua collocazione storica e il collegamento con problematiche ad esso pertinenti. Queste e altre scelte dei programmi sono senzaltro condivisibili. Resta tuttavia qualche riserva sullimpostazione complessiva del progetto. Come conciliare ed armonizzare, ad esempio - si domanda del Torre -, il largo arco di tematiche libere con Autori precettisticamente, anno per anno, imposti nella pi parte degli indirizzi?... Non forse che per un lato i programmi sollecitano e sottolineano la necessit di compiere delle scelte, e per altro lato, le vincolano con la obbligatoriet di lettura di testi che appartengono ad Autori dati e con la presenza (e la chiusura) delle stesse liste di temi proposti alla scelta?. Ad una discussione dei programmi Brocca di filosofia sono rivolti i recenti inter63

Interventi, proposte, ricerche


Alcuni recenti interventi su riviste di filosofia e di didattica richiamano lattenzione sui problemi dellinsegnamento filosofico nelle scuole secondarie superiori. M. A. del Torre, in un articolo dal titolo: Insegnare filosofia nella scuola, apparso sulla Rivista di storia della filosofia (n. 1, 1993), traccia un chiaro bilancio delle recenti iniziative per laggiornamento dei docenti, proponendo nuove forme di incontro fra gli istituti universitari e le scuole secondarie. F. Cambi, G. Camatarri e A. Cosentino discutono, in tre distinti articoli, dal titolo rispettivamente:Quale didattica?; I programmi degli Istituti Tecnici; Discontinuit significative, pubblicati su Nuova secondaria (n. 10, giugno 1993), i nuovi programmi per linsegnamento della filosofia elaborati dalla commissione Brocca.

Nel suo articolo apparso sulla Rivista di storia della filosofia, Maria Assunta del Torre ha ripercorso anzitutto i principali nodi problematici che hanno contraddistinto, negli ultimi anni, il dibattito sullinsegnamento della filosofia nelle scuole secondarie, quale nato da unesigenza di trasformazione di tale insegnamento che muove dal basso, dalle esperienze dei docenti. La disponibilit manifestata dai docenti allaggiornamento e alla riqualificazione della propria professionalit e preparazione culturale, stata ben superiore alle iniziative promosse dal Ministero, sollecitando iniziative da parte di varie associazioni culturali (lA.R.I.F.S., il C.I.D.I., le sezioni locali della S.F.I., i vari centri dellI.R.R.S.A.E.). Le iniziative, per, si sono spesso polarizzate intorno a due formule che non sembrano sempre soddisfare la domanda dei docenti: da un lato si sono

venti apparsi su Nuova secondaria. Franco Cambi richiama lattenzione sul fatto che tali programmi consentono di superare le alternative tipiche del dibattito sulla didattica della filosofia (metodo storico o per problemi, ricorso al manuale o primato esclusivo dei testi), favorendo un insegnamento pi filologico e pi critico, pi dinamico, e soprattutto sottratto al Moloch storicistico e alla prassi manualistica. Un accoglimento delle nuove indicazione programmatiche esige che si ponga anzitutto attenzione allidea stessa di filosofia, vale a dire non a un tipo di filosofia, ma alla filosoficit in generale, al suo discorso. Al tempo stesso tali programmi richiedono una vicinanza agli strumenti della ricerca filosofica cos come viene praticata dagli specialisti, nonch un approccio alla storia della filosofia che ne ponga in luce, ad un tempo, le permanenze e le variazioni. Giovanni Camatarri fa il punto intorno ai programmi Brocca di filosofia predisposti per gli Istituti Tecnici. Il merito del nuovo progetto complessivo dellinsegnamento della filosofia, che ne prevede lestensione alle scuole superiori di ogni ordine, quello di concorrere a ridefinire e a modificare il rapporto, fin qui caratterizzato da un vero e proprio dualismo, tra le due culture, umanistica e tecnologico-scientifica, la cui netta separazione corrisponde ad un modello culturale che vistosamente obsoleto. Nel suo articolo, poi, Camatarri analizza la struttura dei programmi previsti per gli Istituti Tecnici, le scelte tematiche e la valenza transdisciplinare assegnate alla filosofia, lattribuzione al suo insegnamento di una funzione di stimolo alla riflessione critica e di raccordo fra le diverse discipline. Antonio Cosentino, infine, sottolinea alcune ambiguit dei programmi Brocca, relative al tentativo di conciliare il metodo storico con quello per problemi e alla modalit in cui si prospetta lestensione dellinsegnamento filosofico agli indirizzi di tipo tecnico. Da segnalare infine un articolo, a firma P.C., apparso su Sensate esperienze (n. 18, aprile 1993), dal titolo: Computer e filosofia. Un binomio... blasfemo?, relativo ad unesperienza diretta di introduzione dellinformatica nelle varie forme e tappe (dallapprendimento allautoverifica) in cui si articola liter di filosofia nella scuola secondaria, cos come pu essere vissuto sia dal discente che dal docente.
Dal 19 al 20 novembre si terr, presso il Museo Civico di Storia Naturale, un convegno promosso dallIstituto Geymonat per la Filosofia della scienza, la Logica e la Storia della scienza e della tecnica con il patrocinio del Dipartimento di Filosofia dellUniversit di Milano, dal titolo: QUALE FUTURO PER LA SCUOLA ITALIANA?. Parteciperanno: G. Giorello, C. Mangione, C. Bernardi, F. Selleri, G. Pinna, A. Oliviero, B. Brocca, E. Agazzi, G. Salvetti, P. Bertoline, F. Minazzi,

RASSEGNA DELLE RIVISTE

RASSEGNA DELLE RIVISTE

a cura di Silvia Cecchi


RIVISTA INTERNAZIONALE DI FILOSOFIA DEL DIRITTO

Vol. LXIX, n. 3, luglio-settembre 1992 Giuffr Editore, Milano. Questo numero della rivista dedica numerosi interventi alla figura di Kelsen, uno dei filosofi del diritto pi significativi del nostro secolo. Kelsen e la democrazia, di A. Catania: la dottrina pura del diritto di Kelsen e la democrazia. Porte aperte: la pena di morte come problema, di F. DAgostino. Kelsen senza Kant, di S. L. Paulson: a partire dalle argomentazioni di Joseph Raz sulle linee di fondo del positivismo giuridico, viene valutata la posizione di Kelsen in rapporto a tale programma. Vengono inoltre esaminate le proposizioni normative di Kelsen. Regole costituve e sillogismo normativo, di S. Radice: il sillogismo normativo viene qui analizzato in generale e poi nella sua versione di sillogismo giudiziale.

La tradizione filosofica del diritto romano e del diritto cinese antico e linfluenza del diritto romano sul diritto cinese contemporaneo, di Y. Zhenshan.

secolo, Severo, autore anchegli di un Commento al Timeo. Ci offre lo spunto per analizzare il dibattito medioplatonico relativo al problema delle categorie e dei generi dellessere. Il Socrate di Vlastos, di G. Giannantoni: recensione di G. Vlastos, Socrates ironist and moral philosopher (Cambridge, 1991). Una nuova interpretazione del Parmenide di Platone, di F. Trabattoni: recensione di M. Migliori, Dialettica e verit. Commentario filosofico al Parmenide di Platone (Milano, 1990). Sul Sofista di Platone, di A. DAngelo: recensione di G. Sasso: Lessere e le differenze. Sul Sofista di Platone (Bologna, 1991). Nuovi studi sullevoluzione filosofica di Aristotele, di E Berti.

ITINERARI FILOSOFICI

Anno II, n. 4, settembre-dicembre 1992 Universit degli Studi, Milano La costruzione del destino, di L. Bonesio: una riflessione sulla strategia archeologica di Benjamin. Zauberberg. Faust o delleccentricit del soggetto, di E Fagiuoli. Mondi della parola e mondi della scrittura, aspetti della tensione tra due forme simboliche, di G. Zucchelli: attraverso lanalisi dei legami tra mondo della scrittura e mondo della parola pu emergere una precisa visione dei caratteri e delle connessioni di un intero ambito culturale. Il gioco dellorigine, di F. S. Chesi: una breve nota su E. Severino, Oltre il linguaggio. Filosofia e narrazione: metafisica e politica in Heidegger. Intervista con Jean Pierre Faye, a cura di F. Cassinari.

TEORIA

Vol. XIII, n. 1, 1993 ETS, Pisa Precauzioni filosofiche per la teologia del Duemila, di V. Sainati: larticolo si interroga sulla attualit di una ripresa della cristologia nella teologia attuale, in alternativa al teologismo del cristianesimo istituzionalizzato. La parabola di un paradigma ermeneutico tra Schleiermacher e Bultmann, di S. Sorrentino: analisi del paradigma dellermeneutica cristiana antica presente nella formula la Scrittura cresce con chi la legge, paradigma che si esurisce nel corso dei secoli, dopo Gregorio Magno, e che viene riformulato durante il periodo romantico. Heidegger a Marburgo. Una lettura del De Anima, di A. Sordini: la riflessione di Heidegger sulla conoscenza che ruota intorno alla lettura dellopera aristotelica. Intorno alla filosofia analitica del linguag-

RIVISTA INTERNAZIONALE DI FILOSOFIA DEL DIRITTO

n. 4, ottobre-dicembre 1992 Giuffr Editore, Milano. Incoerenza costitutiva, di A. G. Conte: una riflessione sui due sensi di coerenza nella linguistica testuale. Filosofia del diritto, di B. Montanari: una riflessione sullidentificazione scientifica e la didattica di questa disciplina. Lidentit della persona e il valore della vita quali presupposti di una teoria della giustizia di Ronald Dworkin, di S. C. Sagnotti. I sensi dellautorit, di G. Salzano.
ELENCHOS ANNO XIV, N. 12, 1993

Bibliopolis, Napoli Xenophanes als didaktischer Dichter, di G. Whrle. Su Aristotele, Politica VII. 2, 1324 a 23-25, di A. Corcella Severo, il medioplatonismo e le categorie, di A. Gio: a partire dalle informazioni contenute nel Commentario al Timeo di Proclo, viene ricostruito il pensiero di un platonico quasi sconosciuto, vissuto nel II
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gio di C. Marletti: recensione del volume di A.A.V.V., Introduzione alla filosofia analitica del linguaggio, a cura di M. Santambrogio (Laterza, Bari-Roma 1992). La divina individualit, di M. Don: annotazioni sul De la causa, principio e uno di Bruno. Da un Orphelin allaltro, ovvero Voltaire in Cina, di R. Pomeau: la presenza in Cina di Voltaire attraverso la sua tragedia Orphelin de la Chine. Il valore incondizionato e la volont che si dia un mondo: la filosofia dei valori di Hugo Mnsterberg, di E Massimilla. Cassirer e Croce: un possibile confronto, di B. Henry: il rapporto tra Croce e Cassirer stato segnato da una polemica che prende le mosse da un comune interesse: stabilire il ruolo delle esigenze della vita pratica nella formazione dei concetti scientifici; una polemica che comunque resta viziata da una reciproca incomprensione. Storicismo e apriorismo, di F. Montero: la polemica husserliana su storicismo ed apriorismo alla luce delle riflessioni sul mondo della vita. Gli studi di storia romana di Ettore Lepore, di E. Gabba. Mutamenti di prospettiva culturale nelle lingue europee moderne: linfluenza del latino sulla sintassi, di R. Sornicola.

L. Bingswanger: Tre forme di esistenza mancata. Esaltazione fissata, stramberia, manierismo (SE, Milano, 1992), di F. Polidori. E. Bloch: Eredit del nostro tempo (Il Saggiatore, Milano, 1992), di G. Berto. La saga di Gilgamesh (Rusconi, Milano, 1992), di G. Comolli.

AXIOMATHES

Anno IV, n. 1, aprile 1993 Il Poligrafo, Padova Della sostanza, di F. Brentano: un inedito tratto dal lascito (pp. 30604-30620) brentaniano con una introduzione di W. Baumgartner, accompagnato dal testo in lingua originale. Twardowskis theory of modification againts the background of traditional logic, di R. Poli. A Lesniewskian guide to Husserls and Meinongs jungles, di V. L. Vasyukov. Le parti e lintero nella concezione di Aristotele: la holologia come progetto di metafisica descrittiva (parte I), di L. Dappiano: questo il primo di una serie di articoli dedicati ad unindagine sul rapporto partiintero in Aristotele con lo scopo non solo di esaminare questo aspetto della riflessione aristotelica, ma anche di porre tale teoria alla base di una ricerca che delinei uno schema categoriale per la nostra costituzione degli oggetti di esperienza.

F. Nietzsche: Intorno a Leopardi (Il Melangolo, Genova, 1992), di A. Folin. F. Nietzsche: La volont di potenza. Frammenti postumi ordinati da Peter Gast e da Elisabeth Frster Nietzsche, (Bompiani, Milano, 1992), di F. Moiso.

FILOSOFIA

Anno XLIV, n. 1, gennaio-aprile 1993 Mursia, Milano Sullessenza del nichilismo teoretico e la morte della metafisica, di V. Possenti: proposta di alcume nuove premesse per la determinazione del nichilismo speculativo attraverso il confronto con le interpretazioni date da Nietzsche, Heidegger e Gentile. La poetica dellironia, di G. Gallino: ironia e filosofia in F. Schlegel e Novalis. Il teorema di incompletezza di Goedel, di I. Aimonetto. Critica al monismo metafisico neoparmenideo di Severino, di U. Soncini: pur riconoscendone loriginalit e lirriducibilit a sistemi filosofici presenti o passati, il pensiero severiniano viene qualificato come monismo neoparmenideo per la lettura di stampo teoretico del pensatore greco; larticolo analizza criticamente tale qualificazione in una prospettiva neofenomenologica.

RIVISTA DI FILOSOFIA

Vol. LXXXIV, n. 1, aprile 1993 Il Mulino, Bologna Ricordo di Ludovico Geymonat, di N. Bobbio. Auguste Comte e gli ambienti scientifici francesi (1814-1848), di M. Larizza: sui rapporti tra Comte e gli intellettuali della scienza francesi come momento genetico di un legame tra filosofia e scienza destinato ad essere molto fecondo. Le trappole di Newcomb, di V. Ottonelli: larticolo vuole dimostrare che il paradosso di Newcomb, pur generando molti problemi relativi al determinismo, al libero arbitrio ed anche problemi di natura epistemologica, non rappresenta una questione filosofica vera e propria. Logica matematica, fondamenti della matematica, fondazione della matematica, di E Casari; Paradigmi e manuali, di G. Lolli: entrambi sullarticolo di Carlo Cellucci, Dalla logica teoretica alla logica pratica (Rivista di Filosofia, LXXXIII, 1992, pp. 169-207). Pensiero libertino e libertinismo europeo, di A. Dini: recensione di S. Zoli, Europa libertina tra Controriforma e Illuminismo. LOriente dei libertini e le origini dellIlluminismo (Cappelli, Bologna 1989).

AUT AUT

n. 253, gennaio-febbraio 1993 La Nuova Italia, Firenze Questo numero della rivista analizza e recensisce dieci libri recentemente apparsi in Italia. C. G. Jung: Opere (Bollati Boringhieri, Torino 1969-1992), di M. Trevi.

ARCHIVIO DI STORIA DELLA CULTURA

M. Heidegger: Concetti fondamentali della metafisica. Mondo, finitezza, solitudine (Il Melangolo, Genova 1992), di V. Vitiello. M. Heidegger, E. Fink: Dialogo intorno a Eraclito (Coliseum, Milano, 1992), di D. Goldoni. T. Burns: Erving Goffman (London, New York, 1992), di R. De Biasi. G. Benn: Lo smalto sul nulla (Adelphi, Milano, 1992), di A. Dal Lago.

Anno VI, 1993 Morano Editore, Napoli Il De Magia e il recupero della sapienza originaria. Scrittura e voce nelle strategie magiche di Giordano Bruno, di M. Cambi: lopera sulla magia e sugli strumenti tecnici, progettata ed abbozzata da Bruno alla vigilia del suo arresto. La religione di Cardano. Libertinismo e eresia nellItalia della controriforma, di E. Di Rienzo.

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RASSEGNA DELLE RIVISTE


David Hume e la passione dellorgoglio di M. Pascucci: una ricostruzione delle articolazioni interne, dei riferimenti filosofici e dei contenuti metodologici svolti da Hume nellanalisi della passione dellorgoglio. Descartes e la cultura matematica, di M. di Loreto. della sua comprensione, di F. Bianco; Agire razionale e agire morale. Sulla coalterit come fatto e come valore, di G. Cera; Sulla costituzione dei nuovi soggetti morali, di M. Manfredi; Epistemologia dellirreversibile ed etica del tempo, di A. Masullo; Esistenza, etica e complessit, di di S. Moravia; La scelta, di G. Semerari; Aristotele e la filosofia pratica: qualche problema, di M. Vegetti), dallaltro analizzare in prospettiva etica problemi di interesse pedagogico, economico, sociologico e politico, antropologico-culturale, estetico (La crisi della contemporaneit: possibilit e limiti delletica e della pedagogfia, di P. Bertolini; Ethos/Logos. La fenomenologia come critica di qualsiasi vita, di F. De Natale; Etica e sviluppo: una traccia di discussione, di M. Miegge; Contributi antropologici allo studio dei diritti delluomo: considerazioni e ricerche, di T. Tentori; Significato etico della laicit dellarte, di S. Zecchi).
FENOMENOLOGIA E SOCIETA

Anno XV, n. 3, 1992 Edizioni Piemme, Asti La rivista raccoglie gli atti del convegno: Linguaggio e filosofia nel Primo Romanticismo (Napoli, Salerno, dicembre 1990). Come sottolinea S. Sorrentino (Filosofia e linguaggio nella cultura tra Kant ed Hegel), nella cultura idealistico-romantica il nesso filosofia/linguaggio gioca un ruolo cruciale, tanto che proprio in questo periodo che il linguaggio diventa oggetto della riflessione filosofica. I saggi qui proposti intendono esplicitare il nesso parola-razionalit nel suo approdare ad esiti di natura teoretica (la riflessione sul linguaggio idealistico-romantica porta la filosofia al culmine di uno dei suoi pensieri-limite), storico-filosofica (il Romanticismo come esito di una sorta di dissoluzione critica dellilluminismo), teoretica e storico-filosofica (la dialettica come pensiero filosofico centrale di questo tipo di riflessione). La Critica del Giudizio come chiave di volta del sistema kantiano, di M. Frank.

RIVISTA DI FILOSOFIA

Vol. LXXXIV, n. 2, agosto 1993 Il Mulino, Bologna Obbligo morale ed equilibrio di Nash, di T. Magri: larticolo vuole mettere in luce le difficolt relative alla ricerca di un fondamento per le norme morali. Max Weber, Dilthey e le Logische Untersuchungen di Husserl, di P. Rossi. Putnam ed il realismo dal volto umano , di M. Alai: recensione della raccolta di saggi di Putnam, Realism with a human face (Harvard University Press, Cambridge London 1990) Newton e i suoi biografi, di P. Casini: uno sguardo sulla letteratura agiografica, aneddotica e manualistica su Newton. Lo scetticismo di Hume tra ricerca sulle fonti e ricostruzione delle teorie, di E. Lecaldano: le ricerche italiane relative alla Hume-Renaissance. Otto Neurath era un filosofo austriaco?, di D. Zolo: recensione di T. E. Uebel, Rediscovering the forgotten Vienna Circle. Austrian studies on Otto Neurath and the Vienna Circle (Dordrecht, Boston, London, Kluwer Academic Publishers, 1991) La teoria dellinterpretazione di Emilio Betti nel dibattito ermeneutico contemporaneo, di F. Bianco.

RIVISTA DI FILOSOFIA NEOSCOLASTICA

Anno LXXXIV, n. 4, ottobre-dicembre 1992 Vita e Pensiero, Milano Lanalogia come chiave di lettura della creazione, di V. Melchiorre: il problema della creazione in rapporto alla domanda fondamentale della filosofia: come pu il non-essere dar luogo allessere? Ordine, musica, bellezza in Agostino, di R. Radice: presentazione del volume: Ordine Musica Bellezza, a cura di M. Bettetini (Rusconi, Milano 1992), che comprende la traduzione integrale dei dialoghi De Ordine e De Musica ed unantologia sistematica sul tema della bellezza. La virt della giustizia: da habitudo ad habitus, di A. Tarabochia Canavero: il concetto di giustizia Metaphorice dicta in Alberto Magno e S. Tommaso. Ipotesi metafisica. Modello matematico, creazione, eschaton. Una lettura dellopera di Jean Ladrire, di M. R. Natale. La scoperta di nuovi documenti sulla vita di Bruno. Su Giordano Bruno and the embassy affair di John Bossy, di S. Mancini: recensione di J. Bossy, Giordano Bruno e il mistero dellambasciata (Garzanti, Milano 1992) Misologia ed irenismo. A proposito di un dialogo dottrinale e di ateismo in K. Marx, di A. Gnemmi: articolo inedito di Gnemmi, a dieci anni dalla morte.

Lantinomia del giudizio teleologico, di V. Zanetti. Spirito e lettera. Riflessioni sulla filosofia del linguaggio di Fichte e Novalis, di G. Moretto. La natura dei concetti: importanti progressi nel pensiero del giovane Schleiermacher, di T. N. Tice. Dialettica romantica. F. Schlegel e Schleiermacher, di A. Arndt. I limiti della ragione nella Dialettica di Schleiermacher, di W. Jaeschke. Filosofia trascendentale e dialettica nella cultura idealistico-romantica. I presupposti della Dialektik di Schleiermacher, di S. Sorrentino. Poetica e logica della parola nella critica hegeliana dellarte romantica , di A. Masullo.

PARADIGMI

Anno XI, n. 31, gennaio-aprile 1993 Schena Editore, Brindisi La rivista affronta il tema monografico Lo spazio delletica nella cultura contemporanea. Lobiettivo di questa iniziativa non tanto, come sottolinea Semerari nellintroduzione, presentare una rassegna delle odierne tendenze etiche o privilegiare una particolatre forma di etica, ma da un lato mettere a fuoco alcune problematiche a livello etico, relative a principi, condizioni logiche, strutture categoriali, riscontri storici (La vertigine del cominciamento. Congetture (meta) etiche sul tempo e la morale, di G. Barletta; Complessit dellagire e

IL CANNOCCHIALE

n. 3, settembre-dicembre 1992 Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli Dirac, Eddington and the rationalist origins of the anthropic principle programme, di G. Gale. Contro il disfattismo di una ragione debole, di A. M. Jacobelli Isoldi: critica dellopera di J. Habermas, Il pensiero postmetafisico (Laterza, Bari 1991), che ri-

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RASSEGNA DELLE RIVISTE


prende temi fondamentali della riflessione habermasiana, pi in particolare lesigenza di non coinvolgere la ragione critica con il processo di destabilizzazione innescato dalla filosofia della seconda met del nostro secolo. The judaic faith of Ernst Cassirer, di W. Kluback. Il Leibniz Archiv di Hannover, Mnster e Berlino, di R. Finster. La quadruplice distinzione del nulla nellanalitica dei principi in Kant, di A. Gentile: il breve saggio delinea la tavola del nulla contenuta nelle parti finali dellanalitica dei principi della Critica della Ragion Pura il cui ruolo importante, nella filosofia trascendentale, in rapporto alle conclusioni sulla doppia distinzione possibilit-impossibilit e limitato-illimitato contenuta nel saggio di Kant: Che cosa significa orientarsi nel pensare? Leibniz: i volumi 12 e 13 delledizione dellAccademia, di D. Rutherford. Leibniz and the chinese culture. A rationalists approach to an alien culture, di J. de Salas. Spinozismo e modernit, di M. Biscuso: recensione di Y. Yovel, Spinoza et autres hrtiques (Seuil, Paris 1991) in cui lautore afferma che Spinoza, nonostante ponga il cominciamento della filosofia non nel cogito, ma nella sostanza divina, assume un ruolo di primo piano nella nascita della modernit. ber sthetische und pragmatische Grundlagen der Hermeneutik: zwei Diltheys Bcher, di K. H. Lembeck: recensione di A. Makkrel, Dilthey, Philosoph der Geisteswissenschaften (Suhrkamp, Frankfurt 1991) e F. Fellmann, Symbolischer Pragmatismus. Hermeneutik nach Dilthey (Rowohlt, Reinbeck 1991). La logica di Kant, di R. Pozzo: recensione di T. Boswell, Quellenkritische Untersuchungen zum kantischen Logik-Handbuch (Lang, Frankfurt 1991). Philosophische Hermeneutik, di T. Seebohm. Verso la morte delluomo, di E. Tarascio: recensione di W. Kluback, Toward the death of man (Lang, New York 1991). Langelo della storia, di F. Tansi: recensione di S. Moss, Lange de lhistoire. Rosenzweig, Benjamin, Scholem (Seuil, Paris 1992). Il neutro, di J. Rollands: recensione di F. Garritano, Sul Neutro. Saggio su Maurice Blanchot (Ponte alle Grazie, Firenze 1992).
GIORNALE DI METAFISICA ZEITSCHRIFT FR PHILOSOPHISCHE FORSCHUNG

Anno XIV, n. 3, settembre-dicembre 1992 Tigher, Genova Tema della rivista: Heideggeriana. Antilogia, di N. Incardona. Da Tebe ad Atene e da Atene a Tebe. Metafisica Theta 2 tra Aristotele ed Heidegger, di E. Caramuta e A. M. Treppiedi: dalla lettura del secondo capitolo del IX libro della Metafisica aristotelica, che cerca di esperire il logos al di l dei vincoli rappresentati dallessenza e dalla definizione per comprenderlo in quanto tale, si innesta linterpretazione di Heidegger. Metafisica e pensiero razionale. Aspetti della Kehre alle origini del pensiero heideggeriano, di L. Samon: larticolo analizza lattenzione di Heidegger per la questione della fatticit della vita (il futuro Dasein) fin dalla sua prima riflessione, attenzione che viene stimolata dalla ripresa di motivi essenziali aristotelici. In questa prospettiva la svolta appare come una necessit del suo pensiero. Aristotele ed Heidegger. Prospettive e momenti di uninterpretazione, di G. Penati: una mappa dello sviluppo dellindagine heideggeriana su Aristotele, autore che ha un certo privilegio nella meditazione del filosofo tedesco, delineandone levoluzione ed evidenziandone gli aspetti teoretici, storici ed interpretativi. Logos come fondamento: il superamento della metafisica nella riflessione heideggeriana su Leibniz, di L. Di Bartolo: larticolo delinea lincidenza del confronto con Leibniz nella filosofia di Heidegger, privilegiando le lezioni di Marburgo del 1928 e quelle di Friburgo del 1955-56. Il nulla e lessere. Leopardi e lidea di poesia, di S. Lo Bue.

n. 2, aprile-giugno 1993 Vittorio Klostermann, Frankfurt a/M Formale Semantik im Verhltnis zur Erkenntnistheorie, di H. Hrachovec. Die Konsequenzialistische Begrndung des Lebensschutzes, di G. Pltner. Zwischen Wissenschaftskritik und Hermeneutik: Foucaults human Wissenschaften, di D. Teichert: una riflessione sullevoluzione del pensiero di Foucault. Freiheit und Determinismus (2), di G. Seebass.

DEUTSCHE ZEITSCHRIFT FR PHILOSOPHIE

Vol. 41, n. 2, 1993 Akademie Verlag, Berlin Die bleibende Aktualitt von William James , di H. Putnam. Das Problem einer universalistischen Makroethik der Mitverantwortung, di K. O. Apel. Normativitt und Reflexion, di N. Winkler: il problema del Bene in Eckhart. Arbeit und Praxis, di F. Kambartel: i fondamenti concettuali di un dibattito politico attuale. Eine feministische Stellungnahme zu Kambartels Arbeit und Praxis, di A. Krebs. Von der Arbeit und ihrer konomischen Bestimmtheit, di P. Ruben: ancora sullintervento di Kambartel. ber die Schwierigkeit mit der internen Moral der Arbeit. Ein Kommentar zu F. Kambartel, di I. Kurz-Scherf.

ZEITSCHRIFT FR PHILOSOPHISCHE FORSCHUNG

Verletzbarkeit durch die Ehe, di S. Moller Okin: riflessioni sul diritto familiare. Serie di interventi critici sullopera di J. Habermas: Faktizitt und Geltung. Beitrage zur Diskurstheorie des Rechts und des demokratischen Rechtsstaats (Suhrkamp Verlag, Frankfurt 1992). Zum Stellenwert von Philosophie und Politik in H. Arendts Denken a cui fa seguito il contributo della stessa Arendt dal titolo Philosophie und Politik.

n. 1, gennaio-marzo 1993 Vittorio Klostermann, Frankfurt a/M Freiheit und Determinismus (I parte), di G. Seebass. Schiller ber das Erhabene, di K. Petrus. Die Rolle der Sprache in Sein und Zeit, di C. Lafont. Die Sprache spricht Heideggers Tautologien, di C. A. Scheier.

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RASSEGNA DELLE RIVISTE


REVUE PHILOSOPHIQUE DE LOUVAIN

Vol. 91, febbraio 1993 Institut suprieur de philosophie Louvain la Neuve Le concept de philosophie premire chez Aristote, di J. Follon: analisi del concetto aristotelico di filosofia prima in riferimento a un precedente articolo dello stesso autore, Le concept de philosophie premire dans la Mtaphysique dAristote (Revue philosophique de Louvain, vol. 90, 1992). Finitude et altrit dans lsthtique trascendantale, di G. Giovannangeli: laffettivit kantiana sulla base dellinterpretazione di Heidegger e delle osservazioni di Cassirer. Deux thories de lesprit: Hegel et Schleiermacher, di E. Brito: larticolo mette a confronto la filosofia dello spirito soggettivo ed oggettivo di Hegel con la psicologia e letica di Schleiermacher e la filosofia dello spirito hegeliana con il concetto di arte di Schleiermacher. Entrambi cercano di esprimere la totalit delle attivit umane come automanifestazione compiuta dello spirito; solo che nel sistema di Schleiermacher, a differenza di quello hegeliano, esse vengono colte non come diversi momenti di un processo teleologico, ma come sfere aventi lo stesso valore, rivalutando anche la soggettivit nelle sue particolarit e nellautonomia delle diverse istituzioni etiche. La choix du mtier: sur le rationalisme de Husserl, di J. Benoist: tenendo presenti le analisi husserliane sulla filosofia del XIX sec. (1923-24), larticolo delinea la posizione del filosofo come una forma di razionalismo critico. Platon, lcole de Tbingen e Giovanni Reale, di L. Rizzerio: larticolo prende in esame il nuovo paradigma interpretativo proposto da Reale in Per una nuova interpretazione di Platone. Rilettura della metafisica dei grandi dialoghi alla luce delle dottrine non scritte, (Milano, Vita e Pensiero, 1990), arrivato ormai alla sua quarta edizione. Hegel, des annes de jeunesse la fondation du premier systme, di O. Depr: uno sguardo sulla recente letteratura critica sul giovane Hegel. Nova et vetera: Le fondement de la morale de Mgr A. Lonard, di P. W. Rosemann: recensione di A. Lonard, Le fondement de la morale. Essai dthique philosophique gnrale (Editions du Cerf, Paris 1991)

REVUE INTERNATIONALE DE PHILOSOPHIE

proprie radici in una filosofia basata sulla psicologia. LEncyclopdie et les techniques, di C. Kanelopoulos: nellEnciclopedia non si approda a soluzioni teoriche univoche riguardo al ruolo e le origine delle arti meccaniche. La specificit di tali arti, pi che nel Discorso preliminare, viene evidenziata nellarticolo di Diderot Art e nellarticolo Ecletisme, che propone la creazione di unAccademia delle Arti ed apre una nuova prospettiva teorica sul ruolo delle arti meccaniche. La musique et les limites du systme, di P. Grosos: la posizione della musica allinterno di un sistema, a partire dalle riflessioni sul tema sviluppate dallidealismo tedesco. Le point sur les recherches schellingiennes, di X. Tilliette. In memoriam. Albert Heinekamp, di M. Fichant.

Vol. 46, n. 4, 1992 Universa, Wetteren Tema della rivista: Frontiere del linguaggio; frontiere della filosofia. Lesprit des btes, di J. Proust: sul rapporto che intercorre tra il linguaggio nel regno animale e quello degli uomini, questione presente anche nella filosofia dallet classica al Rinascimento. Entre le langage et lexprience: gnalogie et crise dune dmarcation, di A. Soulez: levoluzione della filosofia del linguaggio di Wittgenstein dal punto di vista di una riconciliazione di linguaggio ed esperienza. A la recherche de vrits thiques, di R. Ogien: il realismo morale nella filosofia analitica. La mtaphysique de la parole et ses faubourgs du langage, di J. P. Cometti: i riflessi di Essere e Tempo sulla filosofia del linguaggio contemporanea. Vrit et sens: retour Frege , di F. Schmitz. Les concepts vagues, sont-ils des concepts sans frontires?, di P. Engel.

JOURNAL OF THE HISTORY OF PHILOSOPHY

Vol. XXXI, n. 1, gennaio 1993 Washington University, St. Louis Aristotle on lying, di J. S. Zembaty. Occasionalism and general will in Malebranche , di S. Nadler: loccasionalismo nella versione proposta da Malebranche si pone come tentativo di riconciliazione tra ambito filosofico ed ambito teologico. The last temptation of Zarathustra, di D. E. Cartwright: una riflessione sulla IV parte del pi famoso libro di Nietzsche. Russells theory of meaning and denotation and On denoting, di R. Wahl.

ARCHIVES DE PHILOSOPHIE

Vol. 56, n. 1, gennaio-marzo 1993 Beauchesne, Paris La cosmologie transcendantale de Whitehead: transformation spculative du concept logique, di J. Bradley: Whitehead combina in maniera unica la struttura tradizionale dellanalisi metafisica del pensiero prekantiano e postkantiano attraverso il concetto di costruzione logica. La philosophie morale dEric Weil et la fondation de la loi morale, di G. Kirscher: dallesame della Filosofia morale di Weil emerge ladesione allidea kantiana di legge morale. A partire da un metodo che al tempo stesso analisi genetica, sviluppo fenomenologico, esposizione enciclopedica, la questione morale si pone qui come domanda irriducibile. Lintuitionisme des mathmaticiens avant Brouwer , di J. Largeault: secondo Brouwer la tradizione pre-intuizionista quella che in Francia, allinizio del secolo, formula critiche puntuali al modello matematico costruttivista, pur non arrivando ad una concezione positiva dellintuizione; una tradizione empirista che affonda le
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MAN AND WORLD

Vol. 26, n. 1, gennaio 1993 Kluwer Academic Publishers Dordrecht, Boston, London On Thinking, di N. Rotenstreich: lintelligenza artificiale ed il rapporto con il pensiero. Merleau-Ponty alive, di G. B. Madison: Marleau-Ponty rappresenta un significativo esempio di filosofo engag; larticolo prende in esame gli aspetti politici della sua riflessione. Lesprit objectif as a theory of language di S. Martinot: larticolo analizza le tre fasi

RASSEGNA DELLE RIVISTE


dello sviluppo del pensiero di Sartre sullo spirito oggettivo. From Marxs politics to Rortys poetics: schifts in the critique of metaphysics, di G. L. Ormiston e R. Sassower. God among the signifiers, di D. Crownfield: il ruolo di Dio e del termine Dio nella modernit. Plotinus and the platonic Parmenides, di G. M. Gurtler. On being wrong: Kripkes causal theory of reference , di J. Powers: la teoria del linguaggio di Kripke paradigmatica di una teoria causale ed estensionale della refernza. Self as a problem in african philosophy, di C. B. Okolo. A defense of folk psychology, di P. K. Blunt: alcuni aspetti di questa particolare teoria del comportamento umano. dinanza, democrazia, diritti e Meccanizzazione del ragionamento e dimostrazione automatica.
AESTHETICA (n. 37, aprile 1993, Cen-

tro Internazionale di Studi di Estetica, Palermo) pubblica un saggio di Emilio Mattioli, Contributi alla teoria della traduzione letteraria.
CAHIERS ERIC WEIL III (Presses Universi-

MAN AND WORLD

taires de Lille) presentano un fascicolo monografico sulla Interpretazione di Kant, una serie di testi raccolti a cura di J. Quillien e G. Kirscher.
NUOVA CIVILTA DELLE MACCHINE

Vol. 26, n. 2, aprile 1993 Kluwer Academic Publishers Dordrecht, Boston, London Hannah Harendt and the ideological structure of totalitarianism, di W. Allen: una riflessione su Origini del totalitarismo (1966) di Arendt. Merleau-Ponty and cartesian skepticism: exorcising the demon, di L. Hass. The role of science in Human-all-too Human, di P. Heckman: il ruolo della scienza in Umano troppo Umano di Nietzsche in rapporto alla metafisica, alla religione, alla morale. Europe, Truth and History: Husserl and Voegelin on philosophy and the identity of Europe, di D. J. Levy: il confronto qui proposto tra Husserl e Voegelin si basa su unidea spirituale dEuropa mutuata dallidea di Husserl nella Crisi. Gerhard A. Rauches philosophy of actuality: the work and thought of an individualist South African philosopher, di T. J. G. Louw: un profilo delle opere e del pensiero di G. Rauche, uno degli esponenti pi significativi del pensiero filosofico del Sudafrica. Helmuth Plessner als philosophischer Wegweiser fr F. J. J. Buytendijk, di H. Struyker Boudier.
INTERSEZIONI (Vol. XII, aprile 1993, Il

Mulino, Bologna) presenta un articolo di S. Poggi dal titolo: Larte delpastiche. Lestetica di Croce e la filosofia tedesca, teso a dimostrare linserimento dellestetica crociana allinterno del didattito del tempo.
FILOSOFIA OGGI (Anno XVI, n. 61, gen-

naio-marzo 1993, Edizioni dellarcipelsgo, Genova) presenta un articolo di G. C. Duranti, Aritmogeometria pitagorica e idee-numeri di Platone; e un intervento su Gentile di G. M. Pozzo, G. Gentile tra cultura e politica.
FILOSOFIA E TEOLOGIA (Vol. VII, n. 1,

(Anno XI, n. 1, 1993, Nuova Eri, Roma) presenta le riflessione di alcuni autori sul tema: La felicit. Lambiguit del concetto di felicit tale da stimolare fortemente la riflessione filosofica, ma anche quella psicologica, scientifica e storica. Ecco perch, accanto ad interventi pi strettamente filosofici, troviamo alcuni articoli in cui viene analizzato il significato, innovatore, del diritto alla felicit proclamato dalla Rivoluzione Francese (Il diritto alla felicit, di D. Losurdo); oppure lintreccio tra momento logico e momento affettivoemozionale nella felicit procurata dalla ricerca scientifica (La felicit della scoperta, di S. Tagliagambe).
NOVECENTO (anno II, n. 5-6, 1992, Cen-

gennaio-aprile 1993, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli) a cinque anni dalla comparsa del documento programmatico, la rivista fa il punto sulla questione dei rapporti tra filosofia e teologia come tentativi di rispondere a domande ineludibili per lumanit. Per questo appare oggi urgente non solo avere a disposizione uno strumento di dialogo tra le due discipline, ma anche porsi il problema delle ragioni di un confronto di un simile dibattito.
ITER (5-6, maggio-dicembre 1992, Mariet-

tro Studi Italiani, Roma) pubblica un articolo di F. Fronterotta, Essere e tempo nel verso 5 del frammento 8 del Poema di Parmenide, nel quale vengono anche brevemente illustrate le varie interpretazioni che sono state fornite.
KAMEN (Anno III, n. 3, maggio 1993)

presenta, nella sezione dedicata alla filosofia, la traduzione della seconda parte dei Frammenti di estetica dalledizione moscovita del 1992 di Gustav Gustavovic Spet (1879-1940).
BOLLETTINO DEL CENTRO STUDI VICHIANI (Anni XXII e XXIII, 1992-1993,

ti, Genova) presenta un numero monografico dal titolo: Societ e politica tra esodo e comunit, con interventi, tra gli altri, di S. Natoli (Lesodo) e M. Perniola (Oltre neoclassicismo e primitivismo)
BULLETIN DE PHILOSOPHIE (n. 7, CRDP

Bibliopolis, Napoli) dedicato alla pubblicazione degli atti del convegno: Vico in Italia e in Germania (Napoli, 1-3 marzo 1990).
THEOLOGIE UND PHILOSOPHIE (Vol. 68,

INTERNATIONAL PHILOSOPHICAL QUARTERLY

Vol. XXXII, n. 4, dicembre 1992 Forham University, New York Trying to become real: a buddhist critique of some secular heresies di D. Loy. Intentionality and madness in Hegels psychology of action , di D. BertholdBond: prendendo le mosse da Nietzsche, viene analizzato il dominio della dimensone dellinintenzionalit nel pensiero etico hegeliano.

de Bretagne) presenta un numero dedicato all figura di Eric Weil.


IDEE (Anno VII, n. 21, settembre-dicem-

bre 1992 Milella, Lecce) presenta, tra gli altri, Lidea di tempo tra filosofia e psichiatria, di R. Convertini e Pguy critico della ragion storica. Linglorioso verticale, di D. Bensad.
DISCIPLINE FILOSOFICHE (n. 2, 1992,

n. 2, 1993, Herder, Basel, Freiburg, Wien) presenta un articolo sul problema religioso in Kant: Wohlverhalten und Wohlergehen. Der moralische Gottesbeweis in den Schriften Kants, di G. B. Sala.
RIVISTA ROSMINIANA (Anno LXXXVII,

Thema Editore, Torino) svolge, nelle sezioni di cui si compone, due temi : Citta-

n 1, gennaio-marzo 1993, Libraria Editoriale Sodalitas, Stresa) oltre ad una serie di articoli su Rosmini ed i pensatori rosminiani presenta un intervento di S. Buscaroli, Leros di verit, tema centrale ed unitario del Fedro.

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NOVIT IN LIBRERIA
Ackermann, Robert John Nietzsche: A frenzied look University of Massachusetts maggio 1993 pp.224, UK 13,50 Contro lidea comune che Nietzsche abbia attraversato periodi ben distinti di pensiero, ognuno dei quali basato su una serie differente di valori, e che la sua opera vada pensata come una raccolta di vedute isolate. Lanalisi testuale di Ackermann dimostra lunit di fondo del pensiero nietzscheano. Adorno, Theodor W. Hegel: Three studies MIT Press, marzo 1993 pp.208, 19,95 Il libro fornisce una reinterpretazione di Hegel e uno sguardo nellevoluzione della teoria critica di Adorno. I saggi si incentrano sul rapporto di ragione, sullindividuo e la societ in Hegel; esaminano il contenuto esperienziale dellidealismo hegeliano ed espongono il pensiero di Adorno sulla comprensione di Hegel. Agamben, Giorgio Stanzas: The word and the phantasm in western culture University of Minnesota marzo 1993 pp.224, 12,95 In questa opera Agamben attinge dalla filologia, dalla psiconalisi dei giocattoli, dalla fisica e dalla psicologia medievale e dalla linguistica e filosofia contemporanea nel tentativo di riconfigurare il fondamento epistemologico della cultura occidentale. Egli liquida la possibilit di un metalinguaggio. Al Yafii, Addallah Il giardino dei fiori odorosi Marsilio, giugno 1993 pp.240, L. 16.000 Aneddoti, frammenti, detti del Profeta, narrazione di antica tradizione ebraico-cristiana secondo il sufismo, movimento mistico e musulmano, che cerc di riaffermare lo slancio interiore contro la supremazia dei filosofi e dei teologi. Alcoff, Linda Potter, Elizabeth (a cura di) Feminist epistemologies Routledge, marzo 1993 pp.272, 12,99 Una raccolta di saggi originali scritti da influenti teoriche femministe, che esplorano lintersezione fra sesso e conoscenza, concentrandosi sul nucleo della epistemologia tradizionale, con argomenti quali la natura di conoscenza, giustificazione e oggettivit. Amico, Robert P. The problem of the criterion Rowman & Littlefield, maggio 1993 pp.188, UK 35,50 Uno studio a tutto campo storico e analitico del problema del criterio. Lautore dedica sei capitoli a tale problema, tracciandone la storia dallantico scettico Sesto Empirico e seguendo il cammino fino a Michel

NOVIT IN LIBRERIA

e il modo in cui si pu vedere il suo pensiero per rischiarare questioni oggi importanti, quali il lavoro, la giustizia, la legge, la guerra e la pace, oltre ad argomenti di interesse pi genericamente morale e teologico. Berman, David (a cura di) George Berkeleys Alciphron in focus Routledge, marzo 1993 pp.256, 12,99 Il volume contiene i quattro pi importanti dialoghi dellAlciphron di Berkeley (1792), insieme a saggi e commenti dal XVIII al XX secolo, di autori come Francis Hutcheson, J. S. Mill e Anthony Flew.

de Montaigne, al cardinale D. J. Mercier, a Nicholas Rescher e Roderick Chisolm. Andr, Jacques (a cura di) Les instants privilgis: Jean Grenier Folle avoine, aprile 1993 pp.156, F 120 La creazione di Jean Grenier, letteraria, estetica o filosofica, largamente polisemica. Lautore ama il rischio delle parole, azzarda le posizioni pi diverse e le relativizza essendo conseguente. E possibile formare concetti quando la scrittura pi al servizio di unesperienza che di una conoscenza? Atmaspacher, Harald Die Vernunft der Metis. Theorie und Praxis einer integralen Wirklichkeit Metzler, marzo-aprile 1993 pp.244, DM 48 Il tema centrale una prospettiva integrale nello sguardo sui dualismi che improntano lattuale contrapposizione con il tema della realt, quali spirito-materia, soggetto-oggetto, mondo interiore-mondo esteriore, spazio-tempo, e via dicendo. Austin, John L. Saggi filosofici Guerini, giugno 1993 pp.282, L, 45.000 Bachelard, Gaston Leau et les rves: essai sur limagination de la matire LGF, aprile 1993 pp.221, F 42 Dopo Lair et les songes, Bachelard prosegue lanalisi dei quattro elementi che compongono il nostro universo mentale. Il saggio, che ruota attorno al simbolico dellacqua, opera uno slittamento dellosservazione dai rispecchiamenti della superficie verso lesplorazione delle acque profonde, per arrivare alla sostanza dellacqua. Bacon, John - Campbell, Keith Reinhardt, Lloyd (a cura di) Ontology, causality, and the mind: Essays in honor of David Armstrong Cambridge Univ., aprile 1993 pp.320, UK 35 I saggi, tutti scritti appositamente per questo volume, esplorano le numero-

se sfaccettature dellopera del filosofo David Armstrong, soffermandosi sui suoi interessi pi recenti. Il libro tratta della possibilit e dellidentit, di universali, leggi e causalit e di filosofia della mente, comprendendo anche le sue risposte ai saggi. Bain, Alexander John Stuart Mill: A criticism: With personal recollections [1882] Thoemmes, marzo 1993 pp.216, 14,99 Un libro che trae origine da una serie di articoli scritti da Alexander Bain per Mind (giornale che contribu a fondare) fra il 1879 e il 1880. Redatti nel tipico stile asciutto e pragmatico di Bain, lopera fornisce un profilo della vita di Mill e un resoconto delle sue opere principali. Barth, U. Grb-Gtersloh, W. (a cura di) Gott im Selbstbewutsein der Moderne. Zum neuzeitlichen Begriff der Religion Gtersloher Vlgshaus Mohn, marzo-aprile 1993 pp.304, DM 68 Bast, Rainer A. Die philosophische Bibliothek. Geschichte und Bibliographie einer philosophischen Textreihe seit 1868. Sonderausgabe anllich des Jub. des 125 jhrigen Bestehens der Philosophischen Bibliothek im Jahre 1993 Meiner, marzo-aprile 1993 pp.979, DM 50 Bausch, Thomas Ungkleichheit und Gerechtigkeit. Eine kritische Reflexion des Rawisschen Unterschiedsprinzips in diskursethischer Perspektive Duncker und Humblot marzo-aprile 1993 pp.220, DM 148 Bell, Richard H. (a cura di) Simone Weils philosophy of culture. Readings toward a divine humanity Cambridge Univ.,marzo-aprile 1993 pp.336, 37,50 Il volume espone unampia interpretazione della filosofia di Simone Weil

Beyer, Uwe Mythologie und Vernunft. Vier philosophische Studien zu Friedrich Hlderlin Niemeyer, marzo-aprile 1993 pp.212, DM 68 Hlderlin non ha messo in contrapposizione mito e logos, ma ha invece cercato di riconciliare questi due modelli interpretativi del mondo umano evidentemente opposti. La sua ontologia neo-mitica si pu collocare anche nellattuale contesto del tentativo filosofico di forzare il logocentrismo e di riabilitare il mito. Biggar, Nigel The hastening that waits: Karl Barths ethics Clarendon, marzo 1993 pp.208, 25 Un saggio sul pensiero etico di uno dei pi importanti teologi del XX secolo, che prende in esame diverse questioni contemporanee delletica cristiana: i ruoli relativi della Bibbia, la chiesa e la filosofia, la formazione del carattere morale e il rapporto fra fede religiosa e virt morale. Black, Donald The social structure of right and wrong Academic, marzo 1993 pp.202, 28 Con un approccio sociologico e scientifico allapplicazione della moralit, il testo esplora argomenti quali la vendetta, la disciplina, lannullamento, la pacificazione, il negoziato e la tolleranza. Il libro contiene affermazioni pensate per predire e spiegare la natura del controllo sociale. Bodei, Remo Ordo amoris. Augustinus, irdische Konflikte und himmlische Glckseligkeit Passagen, marzo-aprile 1993 pp.320, DM 49,80 Bort, Klaus Personalitt und Selbstbewutsein. Grundlagen einer Phnomenologie der Bezogenheit Attempto, marzo-aprile 1993 pp.323, DM 49,80 Bowie, Andrew Aesthetics and subjectivity: From Kant to Nietzsche Manchester Univ., marzo 1993

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pp.304 40 Il libro riconsidera il cammino della filosofia tedesca da Kant a Nietzsche, in relazione a coscienza, linguaggio ed estetica. Il volume rintraccia linizio dei moderni dibattiti estetici e politici, ma anche ermeneutici, prestando attenzione al significato della musica nella filosofia moderna. Bowker, John (a cura di) The meanings of death Cambridge Univ., aprile 1993 pp.256, UK 6,95 Il volume esamina il valore della morte e il suo posto nelle religioni occidentali e in quelle orientali. Bowker sostiene che ci sono importantissimi punti di contatto fra le pi importanti religioni mondiali e la riflessione laica sulla morte, e che gli atteggiamenti religiosi e quelli secolari possono sostenersi e rinforzarsi a vicenda. Bozzi, Silvio Mangione, Corrado Storia della Logica Da Boole ai nostri giorni Garzanti, maggio 1993 pp.960, L. 90.000 Introduzione storica alla logica formale: dallelaborazione di una matematica del pensiero (Boole) alla riflessione di Cantor sullinfinito, dai tentativi di presentare la logica come sistemazione unitaria del pensiero astratto, alla crisi dei fondamenti con linsorgere dei paradossi, allavvento dei calcolatori elettronici. Braum, Hermann Kants System und Goethes Faust Kovac, marzo-aprile 1993 pp.130, DM 49,80 Brito, Emilio Filosofia della religione Jaca Book, maggio 1993 pp.112, L. 12.000 Broadie, Alexander Introduction to medieval logic Clarendon, aprile 1993 pp.232, UK 27,50 I logici medievali andarono molto al di l della logica di Aristotele. Questo libro cerca di dimostrare lampiezza delle loro conquiste. Walter Burley, William Ockham, John Buridan, Alberto di Sassonia e Paolo di Venezia sono fra le pi grandi figure esaminate. Broadie, Alexander (a cura di) Robert Kilwardby: On time and imagination: Part 2. Introduction and translation Oxford Univ., maggio 1993 pp.192, UK 20 Traduzione inglese di una preziosa fonte medievale su questioni filosofiche. Lautore, un filosofo teologo che scriveva a Oxford verso il 1250, discute se il tempo sia indipendente dalla mente ed esamina la natura dellimmaginazione. Bruno, Antonino Max Weber. Razionalit ed etica Franco Angeli, giugno 1993 pp.160, L. 25.000 Il volume comprende saggi su Max Weber, alcuni inediti, dal 1970 ad oggi, fin dallIntroduzione alla prima edizione di Scritti politici. Scritti in tempi diversi, essi mantengono la medesima linea interpretativa di un Weber avalutativo, ma non indifferente ai valori, di cui sottolineava limportanza per la vita degli uomini, ma che, proprio per questo, non voleva fossero trasformati in una questione economica di produttivit. Brunschwig, Jacques et al. (a cura di) Passions and perception. Studies in Hellenistic philosophy of mind. Papers arising from a symposium Cambridge Univ., marzo-aprile 1993 pp.368, 30 I filosofi delle scuole ellenistiche nella Grecia e Roma antiche (epicurei, stoici, scettici, accedemici e cirenaici)dettero importanti contributi alla filosofia della mente e alla filosofia della psicologia. La presente opera descrive e analizza tali contributi su varie questioni. Burger, Paul Die Einheit der Zeit und die Vielheit der Zeiten. Zur Aktualitt des Zeitrtsels Knigshausen & Neumann marzo-aprile 1993 pp.324, DM 68 Lopera tratta la questione se lenigma temporale visto da Agostino sia stato risolto dallesperienza delle moderne scienze. Buschlinger, Wolfgang Denk-Kapriolen? Gedankenexperimente in Naturwissenschaften, Ethik und Philosophy of Mind Knigshausen & Neumann marzo-aprile 1993 pp.140, DM 36 Lautore fornisce unintroduzione ampiamente comprensibile alla problematica della sperimentazine intellettuale, cos come viene usata nelle scienze naturali e in determinate discipline filosofiche. Il libro si distingue per unesposizione chiara e avvincente. Bygrave, Stephen Kenneth Burke: Rhetoric and ideology Routledge, aprile 1993 pp.192, UK 35 Questa introduzione a uno dei pi grandi pensatori, le cui idee hanno influenzato moltissime discipline, si incentra sul punto nodale del pensiero di Burke, che si ritrova nella fase precedente allinteresse per i rapporti fra linguaggio, ideologia e azione. Il pensiero di Burke viene analizzato nel contesto della teoria culturale. Caracciolo, Alberto Politica e autobiografia Morcelliana, maggio 1993 pp.248, L. 22.000 Gli scritti politici di un maestro della filosofia. Cardano, Gerolamo Sogni Marsilio, maggio 1993 pp.220, L. 30.000 Lattivit onirica ci rivela il mondo intero di chi sogna, la struttura della sua phantasia, il suo modo di conoscere il mondo e la natura mediante le immagini. Il sogno esprime la verit nascosta del soggetto e consente ai suoi interpreti di elaborare una dottrina dellimmaginario. Cariou, Pierre Pascal et la casuistique PUF, aprile 1993 pp.200, F 168 Un approccio alla concezione pascaliana dellassoluto, alla luce della quale diviene possibile uninterpretazione della sua intransigenza e della sua avversione per ogni compiacenza, cos come vengono espresse nelle lettere V-X delle Provinciales sui processi dei casuisti. Carnap, Rudolf Mein Weg in die Philosophie Reclam Vlg., marzo-aprile 1993 pp.160, DM 8 Prima edizione tedesca. Con una postfazione e unintevista a cura di W. Hochkeppel. Casati, Giulio Pensiero scientifico e pensiero filosofico. Conflitto alleanza o reciproco sospetto? Muzzio, maggio 1993 pp.196, L. 30.000 Castillo, Monique (a cura di) Emmanuel Kant: Leons sur la mtaphysique LGF, maggio 1993 pp.480, F 60 In queste lezioni ritroviamo le grandi tesi contenute nella Critica della ragion pura e nella Critica della ragion pratica. Cave, John David Mircea Eliades vision for a new humanism Oxford Univ., aprile 1993 pp.240, UK 25 Il presente saggio sostiene che lidea di Mircea Eliade di un nuovo umanesimo per le culture moderne stato limpulso motivante di gran parte della sua opera sulla storia delle religioni. Chalier, Catherine Levinas: lutopie de lhumain Albin Michel, aprile 1993 F 45 Lopera di Levinas sorretta dalla tensione, ai suoi occhi maggiore, fra il modo della riflessione, a suo parere indispensabile per rivolgersi alluniversalit degli uomini, e la fedelt alla Bibbia, che reputa essenziale per il pensiero. Chalier, Catherine Penses de lternit: Spinoza, Rosenzweig Cerf, maggio 1993 pp.171, F 125 Due prospettive diverse sul senso delleternit: Spinoza si avvicina alla beatitudine al termine di un itinerario guidato esclusivamente dalla luce della ragione; Rosenzweig cerca di capire come leternit abiti oggigiorno il tempo per coloro i quali, di generazione in generazione, ascoltano la parola rivelata. Coffa, Alberto J. (a cura di) The semantic tradition from Kant to Carnap: To the Vienna station Cambridge Univ., marzo 1993 pp.455, 14,95 Il saggio rintraccia le origini del positivismo logico in una tradizione che sorge in opposizione alla teoria kantiana che la conoscenza a priori sia basata sullintuizione pura e sulle forze costitutive della mente, e prosegue con la cronaca dello sviluppo di questa da parte dei membri del Circolo di Vienna. Colli, Giorgio La sapienza greca. Vol. III Eraclito Adelphi, giugno 1993 pp.215, L. 12.000 Eraclito colui che manifesta il pathos del nascosto. Il discorso umano, accettabile come simbolo, inadeguato a cogliere la realt. Da qui lantitetismo delle frasi eraclitee. Collins, Roy The Fu Hsi I Ching: The early heaven sequence University Press of America, marzo 1993 pp.112, 15,95 Ledizione inglese dell I Ching affronta il lavoro esclusivamente dal punto di vista dellantico ordine noto come Sequenza del Primo Cielo (Fu Hsi). Nel volume sono comprese alcune poesie ricostruite antecedenti alla dinastia Shang, nonch la decodificazione del Quadrato magico. Colpe, C. Schmidt-Biggemann, W. (a cura di) Das Bse. Eine historische Phnomenologie des Unerklrlichen Suhrkamp, marzo-aprile 1993 pp.352, DM 28 Coombs, Jerrold R. - Winkler,Earl Applied ethics: A reader Blackwell, maggio 1993 pp.450, UK 14,99 Qual la natura delletica applicata? Come si collega letica applicata alla scienza e alla tecnologia? Pu letica applicata essere criticamente sovversiva e riformatrice rispetto alla morale convenzionale? Il testo esplora tali questioni, soffermandosi anche sulletica del commercio, dellambiente e della biomedicina. Cottingham, John A Descartes dictionary Blackwell, marzo 1993 pp.200, 12,99 In questo Dizionario Cottingham presenta una guida alfabetica di Descartes, uno dei filosofi che intimidi-

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scono di pi. Concetti chiave e idee del pensiero cartesiano vengono rintracciati negli scritti di Descartes e inseriti nel contesto del clima intellettuale del XVII secolo, con conseguente interpretazione. Crigger, Bette-Jane Cases in bioethics: Selections from the Hastings Centre report Macmillan, marzo 1993 pp.320, 18,99 Ognuno dei 60 casi (fra i quali ce ne sono 16 nuovi) di questo volume accompagnato dai commenti contrastanti di noti autori di diverse discipline accademiche e professionali, fra cui legge, medicina, assistenza sanitaria, assistenza sociale, psichiatria, filosofia e teologia. Cristofolini, Paolo Spinoza per tutti Feltrinelli, giugno 1993 pp.128, L. 22.000 Lautore, che a Spinoza ha dedicato lunghi anni di ricerca, ha voluto offire al lettore una rete di itinerari che attraversano lopera, ciascuno in una sua direzione. I sette tracciati individuati dallAutore consentono di risolvere, a uno a uno, gli enigmi del testo. Dagognet, Franois La peau dcouverte Laboratoires Delagrange, aprile 1993 p.188, F 84 Terza e ultima parte della trilogia dellautore dedicata al vivente. Con la pelle si gioca la dialettica dellinterno e dellesterno. Un essere materiale non ha un interno e un esterno in senso stretto. Soltanto ci che vivente pu in un sol colpo attribuirseli entrambi. Davies, Martin Humphreys, Glyn W. (a cura di) Consciousness: Psychological and philosophical essays Blackwell, aprile 1993 pp.344, UK 14,99 Questi saggi psicologici e filosofici discutono gli effetti funzionali della coscienza sul comportamento e affrontano la domanda se la coscienza del fenomeno eluda una descrizione funzionalista o fisicalista del mondo. De Gennaro, Antonio Lermeneutica idealistica. ESI, giugno 1993 pp.172, L. 22.000 Alcuni temi dellermeneutica contemporanea ripercorsi attraverso la giurisprudenza di Commemorata, la valorizzazione dei nuovi diritti sociali di Cesarini Sforza, la meta-teoria dellinterpretazione di Ascatelli. De Pace, Anna (a cura di) Le matematiche e il mondo Franco Angeli, giugno 1993 pp.464, L. 54.000 Il volume ricostruisce alcune linee significative di un confronto teorico ricco e articolato, caratterizzato sia reinterpretazioni, revisioni e contaminazioni di tematiche proprie delle due principali tradizioni del pensiero antico. Denyer, Nicholas Language, thought and falsehood in ancient greek philosophy Routledge, marzo 1993 pp.240, 10,99 Il libro presenta le premesse di pensiero e del linguaggio che fecero sembrare tanto problematica a Platone e ai suoi contemporanei le falsit, ed espone la soluzione che Platone finalmente trov nel Sofista. DePaul, Michael R. Balance and refinement: Beyond coherence, methods of moral inquiry Routledge, marzo 1993 pp.288, 37,50 DePaul sostiene che quando siamo costretti a impegnarci in una ricerca morale, dobbiamo far s che le nostre convinzioni vi aderiscano. Ci comporta una valutazione di come le esperienze della vita influenzino la capacit di ognuno di esprimere giudizi morali e di cercare di assicurarsi che questa capacit non sia n ingenua n corrotta. Derrida, Jacques Otobiographies. Linsegnamento di Nietzsche e la politica del nome proprio Poligrafo, giugno 1993 pp.94, L. 22.000 Testo di una conferenza tenuta negli USA nel 1976. Si indaga la questione del rapporto tra politica, lingua, istituzioni accademiche e statali e il tema dellidentit. Deuser, Hermann Gott - Geist und Natur. Theologische Konsequenzen aus Charles S. Peirces Religionsphilosophie de Gruyter, marzo-aprile 1993 pp.257, DM 138 Esposizione complessiva della filosofia della religione di Peirce negli aspetti centrali del suo pensiero e sistema: categorie, semiotica, realismo universale, cosmologia, senso comune. Diano, Carlo Forma ed evento Principi per una interpretazione del mondo greco Marsilio, maggio 1993 pp.104, L. 22.000 Dicker, Georges Descartes: An analytical and historical introduction Oxford Univ., aprile 1993 pp.256, UK 14,95 Unintroduzione al pensiero del filosofo seicentesco Ren Descartes. Dilman, Ilham Existentialism critique of cartesianism Macmillan, marzo 1993 pp.200, 35 Un dibattito sulle critiche esistenzialiste dellepistemologia cartesiana, dello scetticismo a cui essa porta, della sua concezione oggettivista dellio, del dualismo e solipsismo cartesiano e della concezione deterministica della vita umana. Dallo stesso autore di Morality and the inner life: A study of Platos Gorgias Duemler, David G. Bringing life to the stars University Press of America, marzo 1993 pp.206, 15,95 Il volume vuole proporre un fondamento etico con il quale affrontare la questione E giusto diffondere la vita al di l dei confini della Terra? Le possibilit a lungo termine di unazione del genere vengono esaminate alla luce dei criteri morali e delle giustificazioi dei viaggi nello spazio in vista di unespansione umana. Duff, Anthony (a cura di) Punishment Dartmouth, maggio 1993 pp.500, UK 60 Questa opera filosofica sulla punizione comprende una trattazione del retributivismo, delleducazione morale e della riforma, del consequenzialismo e dei diritti, dellaffermazione e del modo in cui la punizione si adatta al crimine, dellabolizionismo e delle prospettive sociologiche. Dumas, Jean-Louis 2: Renaissance e t sicle des lumires LGF, aprile 1993 pp.446, F 65 Dal Thlme di Rabelais all Encyclopdie di Diderot, questo volume presenta il pensiero francese ma anche quello inglese e quello tedesco. moltiplicati, si pu tranquillamente affermare che questa opera di Alphonse Dupront - pubblicata nel 1946 e mai edita in Italia - conserva, al confronto, tutta la sua novit e vitalit, poich opera di confine, di passaggio, di comunicazione. Dupront infatti non si limita allAmerica con la ristrettezza del campo della consueta ricerca storica, ma spazia geograficamente e temporalmente impegnando luomo nella sua interezza. Edelstein, W. (a cura di) Moral und Person Suhrkamp, marzo-aprile 1993 pp.428, DM 28 Evans, G. R. Philosophy and theology in the middle ages Routledge, marzo 1993 pp.176, 9,99 Fin dal medio evo i teologi cristiani hanno il monopolio dellistruzione elevata. Il presente testo sostiene che linterazione fra filosofia e teologia stata il risultato degli sforzi delle guide cristiane e dei pensatori di assimilare le idee scientifiche e il sapere secolare nel loro sistema dipensiero. Faulkner, Robert K. Francis Bacon and the politics of progress Rowman & Littlefield, maggio 1993 pp.315, UK 19,95 Il testo punta a riabilitare la reputazione di Francis Bacon, uno dei pi fecondi fondatori della modernit, e soprattutto della moderna scienza politica ed economica. Falkner sostiene che il metodo sperimentale di Bacon era solo una parte del pi vasto progetto di rivoluzione del mondo. Fellmann, Ferdinand Lebensphilosophie. Elemente einer Theorie der Selbsterfahrung Rororo, marzo-aprile 1993 DM 18,90 Invece di dettare terapeutiche lezioni di vita la nuova filosofia di vita deve rispondere a una domanda: come dobbiamo interpretare la vita? Filodemo Il quinto libro della poetica Bibliopolis, giugno 1993 pp.345, L. 140.000 Nella Poetica, strutturata come unampia rassegna polemica di teorie estetiche, Filodemo si propone di rimuovere le false opinioni sulla poesia, riconducendola nei limiti che le competono. Nel quinto libro, la polemica indirizzata contro critici gi ben individuati nel panorama ellenistico. Fine, Gail On ideas: Aristotles criticism of Platos theory of forms Clarendon, aprile 1993 pp.416, UK 40 Centrato sullimportante ma spesso trascurato scritto aristotelico Per ideon, questo saggio ne esplora i meriti filosofici della critica e mette in relazione le idee platoniche e aristoteliche sugli universali, sulla propriet,

Dumas, Jean-Louis 3: Temps modernes LGF, aprile 1993 pp.512, F 65 La filosofia dei tempi moderni soprattutto attraverso i pensatori tedeschi e quelli direttamente influenzati dalla Germania. Ogni volume comprende una tavola cronologica, delle carte, una bibliografia e un indice dei nomi. Duns Scot, John Le principe dindividuation A cura di G. Sondag Vrin, marzo 1993 pp.217, F 158 Frammento dellopera del teologo scozzese del XIII secolo, il testo qui proposto si interroga su ci che fa di un individuo ci che . N la materia opposta alla forma, n il numero, n il legame ne spiegano la singolarit. Con questa teoria egli si oppone a san Tommaso sul problema dellindividualit. Dupront, Alphonse Spazio e umanesimo. Linvenzione del Nuovo Mondo Marsilio, maggio 1993 pp.104, L. 24.000 Nonostante nel corso degli ultimi anni la pubblicazione e gli studi relativi alla scoperta delAmerica si siano

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sul significato e sulla conoscenza con quelle contemporanee. Fletcher, George P. Loyalty: An essay on the morality of relationship Oxford Univ., marzo 1993 pp.240, 16,95 Ampio saggio sulla natura, sul valore e sul significato della lealt. Lautore sostiene che la lealt un aspetto centrale della nostra vita morale e che i rapporti basati sulla lealt dovrebbero essere inviolabili. Foley, Richard Working without a net: A study of egocentric epistemology Oxford Univ., marzo 1993 pp.256, 30 In questo libro lautore propone una nuova importante teoria della razionalit. Il suo intento quello di sfuggire alla malinconia di Descartes abbassando il livello di ci che razionale a partire dallimpossibile richiesta di certezza di Descartes. Folscheid, Dominique (a cura di) La philosophie allemande: de Kant Heidegger PUF, aprile 1993 pp.448, F 142 I grandi nomi della filosofia tedesca, le fonti austro-tedesche della filosofia analitica, le filosofie della cultura, la scuola di Francoforte, le filosofie politiche, il razionalismo critico, letteratura e filosofia. Forster, Georg Des rapport que lart de gouverner entretient avec le bonheur de lhumanit Passeur, aprile 1993 pp.128, F 60 Amico di Lichtenberg e stimato da Goethe, Georg Forster (1754-1794) deve la propria fama al resoconto del viaggio fatto in compagnia del capitano Cook. Pressoch inedita in francese, la sua opera si inserisce nellambito della filosofia e dellantropologia. Questo testo, scritto nel 1793, cerca di ridefinire il concetto di felicit. Freud, Sigmund Lhomme Mose et le religion monothiste: trois essais Trad. C. Heim Gallimard, aprile 1993 pp.256, F 30,50 Sicuramente il pi singolare e il pi freudiano degli scritti di Freud. Attraverso la storia delluomo Mos, la formazione di una religione, quella dellidentit giudaica (e dellantisemitismo) a costituire loggetto di questa ricerca. E, sullo sfondo, la questione della morte del padre. Freudiger, Jrg Kants Begrndung der praktischen Philosophie. Systematische Stellung, Methode und Argumentationsstruktur der Grundlegung zur Metaphysik der Sitten Haupt, marzo-aprile 1993 pp.123, DM 31 Frick, Eckhard Wer ist schuld? Das Problem der Kausalitt in Psychiatrie und Psychoanalyse. Eine Untersuchung zu Martin Heideggers Zollikoner Seminaren Weidmann, marzo-aprile 1993 pp.220, DM 35,80 Fuller, Steve Philosophy, rhetoric, and the end of knowledge: The coming of science and technology studies University of Wisconsin marzo 1993 pp.456, 19,95 Il libro difende e dimostra lepistemologia sociale, lingresso di considerazioni morali e politiche in questioni fin qui confinate nellepistemologia e nella filosofia della scienza. Fuller presenta casi di studio, untaccuino di ricerca, di insegnamento e di azione politica con cui affrontare le difficolt. Furbank, P.N. Diderot Minerva, aprile 1993 pp.544, UK 7,99 Una sostanziale rivalutazione della vita e della carriera del critico darte, romanziere, drammaturgo, infaticabile corrispondente e filosofo Denis Diderot. Lautore di E.M. Foster: A life esplora lintera portata della sottigliezza del pensiero di Diderot, nonch le dimensioni e la tenacia della sua avventura intellettuale. Gabriel, Gottfried Grundprobleme der Erkenntnistheorie. Von Descartes zu Wittgenstein UTB, marzo-aprile 1993 pp.192, DM 19,80 In questo libro viene indagato il percorso della teoria della conoscenza contemporanea, dalle Meditazioni di Descartes a Sulla sicurezza di Wittgenstein. Gander. H.-H. (a cura di) Europa und Philosophie Klostermann, marzo-aprile 1993 pp.244, DM 48 Il pensiero di Heidegger offre spunto e controparte alle correnti autonome da lui ispirate. Esse si muovono attorno alla domanda su quale sia il compito dellEuropa della filosofia oggi e come le si possa mettere in una contrapposizione produttiva con leredit di Heidegger. Geivett, Douglas R. Sweetman, Brendan Contemporary perspectives on religious epistemology Oxford Univ., aprile 1993 pp.384, UK 15,95 Unantologia che contiene 28 saggi chiave che rappresentano i movimenti principali nellepistemologia religiosa contemporanea. Fra gli approcci discussi, la teologia naturale, la fede razionale basata sullesperienza religiosa, la sfida ateistica, il fideismo wittgensteiniano e lepistemologia riformata. George, Robert P. Making men moral: Civil liberties and public morality Clarendon, aprile 1993 pp.256, UK 27,50 Il presente trattato difende la proposizione secondo cui le leggi morali possono giocare un ruolo legittimo, ancorch sussidiario, nella conservazione della morale dellambiente culturale in cui si fanno scelte moralmente significative grazie alle quali si forma il carattere e linfluenza della vita morale altrui. Geyer, B. (a cura di) Werner Heisenberg - Physiker und Philosoph. Spektrum, marzo-aprile 1993 pp.384, DM 98 Glaziou, Yves Hobbes en France au XVIII sicle PUF, aprile 1993 pp.328, F 244 N le concezioni di Hobbes, n i suoi obiettivi, n il suo metodo potevano incontrare uneco autentica nel XVIII secolo. Egli afferma un pessimismo viscerale sulla natura umana che i seguaci dellIlluminismo prendono per cinismo e al quale oppongono il loro ottimismo e la loro fiducia in un possibile progresso delluomo. Goyard-Fabre, Simone Montesquieu, la nature, les lois, la libert PUF, aprile 1993 pp.384, F 272 Il libro dimostra come il giuridismo dellautore dello Spirito delle leggi trovi il suo significato filosofico nelle radici metagiuridiche. Il modello costituzionale che caratterizza lequilibrio dei poteri nello Stato trova il suo fondamento metafisico nel rapporto fra libert e natura. Grabner-Haider, Anton Kritische Religionsphilosophie. Europische und auereuropische Kulturen Styria, marzo-aprile 1993 pp.367, DM 59 Il dibattito filosofico sulla religione nelle culture europea, indiana, cinese, giapponese, in quella islamica e in quella ebraica. Grunow, Hubert Der Weg der Wahrheit die zum Leben fhrt. Der Wahrheitsbegriff der Penses von Blaise Pascal in einer Spiegelung mit existentieller Philosophie und personalem Denken Echter, marzo-aprile 1993 pp.246, DM 39 Guardini, Romano Lettera dal Lago di Como. La tecnica e luomo Morcelliana, giugno 1993 pp.120, L. 12.000 Il resoconto di un viaggio sulle rive del Lago di Como diventa loccasione per alcune riflessioni sulla tecnologia, approcciate da un punto di vista filosofico. Guardini, Romano La fine dellepoca moderna. Il potere Morcelliana, giugno 1993 pp.232, L. 22.000 Il primo un saggio del 1950 sul mutamento dellepoca che stiamo attraversando. Nel secondo, del 1951, vengono analizzate le radici teologiche e antropologiche del potere. Gurinot, A. (a cura di) Baruch Spinoza: LEthique Ivrea, aprile 1993 pp.372, F 160 Opera postuma apparsa nel 1677, la cui traduzione di Gurinot fu pubblicata nel 1930. Ben presto introvabile, questa edizione serve da riferimento per importanti spinozisti. Gnther, Horst Zeit der Geschichte. Welterfahrung und Zeitkategorien in der Geschichtsphilosophie Fischer Taschenbuchvlg., marzo-aprile 1993 DM 24,90 Il Tempo della storia non il tempo delle salde certezze, bens quello del nostro tentativo di comprendere le forti incertezze. Gupta, Anil - Belnap, Nuel The revision theory of truth A Bradford Book, maggio 1993 pp.310, UK 31,50 - $ 47,25 Unindagine nella logica della fiducia, che spiega come il concetto di fiducia funzioni sia in contesti ordinari che patologici. Laffermazione centrale degli autori che la fiducia sia un concetto circolare. Essi propongono una teoria ampiamente applicabile (la revisione theory) dei concetti circolari. Guyer, Paul (a cura di) Kant and the experience of freedom: Essays on aesthetics and morality Cambridge Univ., aprile 1993 pp.480. UK 45 Questa raccolta di saggi punta a trasformare linterpretazione sia dellestetica che delletica kantiana. Guyer dimostra come al centro della teoria estetica di Kant lindifferenza del gusto divenga unesperienza di libert e quindi un complemento essenziale della moralit stessa. Habermas, Juergen Justification and application: Remarks on discourse ethics Polity, aprile 1993 pp.192, UK 29,50 Il testo presenta i contributi di Habermas alla teoria etica, ampliando e chiarendo la sua controversa teoria del discorso etico. Habermas difende la pretesa del discorso etico a una posizione centrale nella filosofia morale contemporanea ed estende largomento a certi aspetti chiave. Habermas, Jrgen Testi filosofici e contesti storici

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Laterza, giugno 1993 pp.260, L. 28.000 Dodici saggi in cui Habermas si confronta con Peirce, Husserl, Heidegger, Wittgenstein, Horkheimer, Simmel, Mitscherlich. Hablitzer - Naumann - Guyau Die Entstehung des Zeitbegriffs Junghans, marzo-aprile 1993 pp.115, DM 28 Hammer, St. (a cura di) Widersacher oder Wegbereiter? Ludwig Klages und die Moderne. Materialen der gleichnamigen Tagung, die vom 21.-23 Mai 1992 in der Martin-LutherUniversitt zu Halle/S. stattfand Hthig Verlagsgemeinschaft, marzo-aprile 1993 pp.160, DM 28 Hansen, Chad A daoist theory of chinese thought: A philosophical interpretation Oxford Univ., marzo 1993 pp.456, 50 Nel tentativo di rimuovere le barriere fra filosofia cinese e filosofia mondiale, il saggio si propone di presentare una teoria unificata del pensiero classico cinese. Lautore si serve del taoismo come principio unificatore centrale al posto del confucianesimo. Hausman, Carl R. Charles S. Peirces evolutionary philosophy Cambridge Univ., aprile 1993 pp288, UK 30 Il libro si incentra su quattro fondamentali concezioni di Peirce: il pragmatismo e il suo sviluppo di Peirce in ci che egli chiama pragmaticismo, la sua teoria dei segni, la sua fenomenologia e la sua teoria secondo la quale la continuit ha unimportanza primaria in filosofia. Heidelberg, Michael Die innere Seite der Natur. Gustav Th. Fechners wissenschaftlichphilosophische Weltauffassung Klostermann, marzo-aprile 1993 pp.512, DM 138 Dopo una ricognizione sulla vita e le opere di Fechner e unesposizione della sua teoria anima-corpo, lautore passa alla filosofia della scienza e della natura di Fechner, e infine le conclusioni che da ci ne trae per il proprio lavoro sulle scienze naturali. Henry, Granville C. The mechanism and freedom of logic University Press of America marzo 1993 pp.242, 21,95 Il libro usa il linguaggio di computer Prolog pe rinsegnare una logica predicativa pienamente formale. I lettori dovrebbero imparare il Prolog abbastanza da esaminare il sistema formale della logica, e viceversa, in modo da poter dimostrare i pi importanti teoremi fondamentali della logica. Hick, John Disputed questions: In theology and the philosophy of religion Macmillan, aprile 1993 pp.192, UK 35 Il libro affronta questioni religiose oggigiorno controverse: se il linguaggio religioso si riferisca a una realt trascendente divina o rifletta soltanto i nostri ideali, se lesperienza religiosa sia un terreno solido per la fede religiosa, e se Ges fosse Dio incarnato o un uomo particolarmente aperto allo spirito divino. Honeygosky, Stephen R. Miltons House of God: The invisible and visible church University of Missouri Press aprile 1993 pp.280, UK 35,95 Un esame del centro ecclesiastico di un campione rappresentativo della prosa di Milton, preso da tutto larco della sua vita. Lautore conclude che lecclesiologia di Milton d origine a una nuova forma mitica, derivata dalla cultura inglese della met del XVII secolo, e pensata per essa. Hosinki, Thomas E. An introduction to the metaphysics of Alfred North Whitehead: Stubborn fact and creative advance Rowman & Littlefield, maggio 1993 pp.300, UK 20,50 Unintroduzione alla complessa metafisica di Alfred North Whitehead, rivolta allo studente di filosofia. Vi vengono spiegati i temi centrali di Whitehead, le idee e la terminologia in modo semplice e lineare. Esempi tratti dalla vita quotidiana illustrano le implicazioni del suo pensiero per la teologia cristiana contemporanea. Hottois, Gilbert Simondon et la philosophie de la culture technique De Boeck-Wesmael, aprile 1993 pp.140, F 125 Un saggio su questo filosofo contemporaneo che tentava di affrontare il problema cruciale della dissociazione culturale fra le scienze, le tecniche e le lettere umane e di inventare, per risolverla, nuovi strumenti concettuali. Howard, Michael - Paret, Peter (a cura di) Klaus von Clausewitz: On war Everymans Library, maggio 1993 pp.784, UK 10,99 Pubblicato per la prima volta nel 1832, questo saggio costituisce un tentativo occidentale di interpretare la guerra, in termini delle sue dinamiche interne e del suo uso come strumento politico. Questa nuova edizione comprende un commento di Bernard Brodie, ex professore di Scienze Politiche alla University of California, Los Angeles, USA. Hunt, Ian Analytical and dialectical marxism Avebury, aprile 1993 pp.240, UK 35 Il presente testo usa i metodi e il rigore analitico del marxismo analitico per proporre una nuova interpretazione dialettica della teoria sociale di Marx. Un capitolo sul materialismo dialettico utilizza un modello di dialettica per dare uninterpretazione dei concetti chiave della teoria. Hunt, Lester M. Nietzsche and the origin of virtue Routledge, maggio 1993 pp.224, UK 12,99 Lester Hunt esamina in dettaglio ambiti come le idee di Nietzsche sui diritti umani, la sua posizione antipolitica e il suo uso insolito dellidea di sperimentazione come ideale etico. Il libro si chiede se le sue idee vadano accettate e usate. Hurley, Michael Bacharach, Susan (a cura di) Foundations of decisional theory: Issues and advances Blackwell, aprile 1993 pp.352, UK 17,99 Il volume contiene dieci saggi svolti da economisti e filosofi contemporanei sui fondamenti della teoria decisionale. Lintroduzione dei curatori propone una rivisitazione dei principali problemi sollevati dai contributi, e unesposizione dei maggiori sviluppi recenti. Im Hof, Ulrich Das Europa der Aufklrung C. H. Beck, marzo-aprile 1993 pp.280, DM 48 Lepoca illuministica giunta nella storia come lera filosofica. Con essa ha inizio quel progetto di modernit che ha improntato lEuropa e il mondo fino a oggi. Ulrich Im Hof ricostruisce in questo volume un suggestivo panorama di questo grande momento della storia spirituale europea. Inwagen, Peter van Metaphysics Oxford Univ., marzo 1993 pp.256, 11.95 Questo libro di testo costruito attorno a tre questioni cruciali: quali sono gli aspetti pi generali del mondo; perch esiste il mondo e qual la natura e il posto degli esseri razionali nel mondo. pp.480, F 290 Questi Exercises sono concepiti come unopera privata che non si preoccupa di proporre una dottrina ma di esercitare il suo autore, uno dei pi grandi moralisti inglesi del XVII secolo. Questa tecnica di s consiste nel disfarsi dei turbamenti delle passioni cos da stabilire in s, per mezzo di una disciplina delle rappresentazioni, unaffezione naturale. Janke, Wolfgang Vom Bilde des Absoluten. Grundzge der Phnomenologie Fichtes de Gruyter, marzo-aprile 1993 pp.569, DM 228 Una esposizione completa della filosofia di Fichte nelle lezioni sul manifestarsi dellassoluto. Laccento viene messo su un perfezionamento della filosofia nella differenziazione da Hegel, Schelling, Hlderlin. Jasper, David (a cura di) Postmodernism, literature and the future of theology Macmillan, aprile 1993 pp.192, UK 35 Teologi, filosofi, critici letterari e storici delle idee affrontano la questione di come la tradizione giudaico-cristiana di riflessione teologica abbia sofferto lemergere della teoria e della pratica postmoderna nella letteratura e nella critica, e labbia negoziato. Jerphagnon, Lucien Histoire de la pense 1: Antiquit et Moyen Age LGF, aprile 1993 pp.539, F 65 L. Jerphagnon, membro fondatore del Centro internazionale di studi platonici e aristotelici, ci guida alle origini del pensiero, del passaggio dal mito al discorso razionale, sulle tracce delle grandi personalit e delle grandi scuole. Johnson, Peter (a cura di) Frames of deceit: A study of the loss and recovery of public and private trust Cambridge Univ., maggio 1993 pp.224, UK 30 - $ 49,95 Unindagine filosofica sulla natura della fiducia nella vita pubblica e in quella privata. Vi si esamina il modo in cui la fiducia nasce, viene messa in crisi e in cui la si recupera in caso di scontro fra imperfezioni morali e politiche. Jonas, Hans Philosophie. Rckschau und Vorschau am Ende des Jahrhunderts Suhrkamp, marzo-aprile 1993 pp.44, DM 17,80 Credo daltra parte nella forza inventiva delluomo e nella sua astuzia vitale, nella sua capacit di vedere, di progettare, di dominarsi, di elaborare le leggi e di attenervisi. Trover anche i mezzi contro ci di cui egli stesso la causa. Keil, Geert

Inwood, Michael (a cura di) Georg Wilhelm Friedrich Hegel: Introductory lectures on aesthetics Penguin Books, maggio 1993 pp.240, UK 6,99 Queste lezioni, tenute a Berlino verso il 1820, sono una classica introduzione allargomento. Hegel le corred di una prefazione con un riassunto delle principali dottrine; questa introduzione divenuta a sua volta un classico, che costituisce anche un prolegomeno al pensiero di Hegel. Jaffro, Laurent (a cura di) Anthony Ashley Cooper, comte de Shaftesbury: Exercises Aubier, aprile 1993

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Kritik des Naturalismus de Gruyter, marzo-aprile 1993 pp.430, DM 188 Servendosi fra il resto dellanalisi della metafora, si dimostra che le teorie naturalistiche in s contengono concetti intenzionali in forma nascosta. Kemp, John The philosophy of Kant Thoemmes, marzo 1993 pp.138, 9,99 Una sinopsi della filosofia critica di Kant, scritta nella speranza che renda la lettura di Kant un po pi facile. Il libro espone le principali tesi della filosofia teoretica e pratica di Kant e la sua filosofia del bello e del fine. Kenny, Anthony Descartes: A study of his philosophy Thoemmes, marzo 1993 pp.252, 9,99 Volto ad aiutare studenti laureati e non laureati nella comprensione della filosofia di Descartes, il libro tratta in special modo lepistemologia, la metafisica e la filosofia della mente di Descartes. Kolakowski, Leszek Religion Fontana, maggio 1993 pp.228, UK 6,99 Il libro discute gli argomenti pro e contro lesistenza di Dio, esaminando rigorosamente i fondamenti logici di tutte le principali credenze e non credenze. Il pensiero ateistico viene mostrato in tutta la sua criticabilit a una solida fede religiosa. Krawietz, W. Henrik, von Wright, G. (a cura di) ffentliche oder private Moral? Vom Geltungsgrunde und der Legitimitt des Rechts. Festschrift fr Ernesto Garzon Valds Duncker & Humblot marzo-aprile 1993 pp.486, DM 248 Kuhlman, Hartmut Schellings frher Idealismus. Ein kritischer Versuch Metzler, marzo-aprile 1993 pp.344, DM 58 Una ricerca monografica che sottopone a esame lo sviluppo del pi oscuro fra tutti gli idealisti in rapporto ai suoi contemporanei, da un punto di vista non solo sistematico, ma anche storico. Langthaler, Rudolf Organismus und Umwelt. Die biologische Umweltlehre im Spiegel traditioneller Naturphilosophie Weidmann, marzo-aprile 1993 pp.270, DM 68 Larrabee, Mary Jeanne An ethic of care: Feminist and interdisciplinary perspectives Routledge, marzo 1993 pp.288, 12,99 Un volume che riunisce contributi decisivi al vasto dibattito che circonda la controversa opera di Carol Gilligan sulle differenze sessuali nei processi decisionali. Nel libro vi anche un saggio della stessa Gilligan, in risposta ad alcune critiche che le sono state rivolte. Laubier, Patrick de (a cura di) La philosophie dinspiration chrtienne aprile 1993 pp.92, F 70 Il volume completa il panorama sulla filosofia di ispirazione cristiana trattando filosofi contemporanei di lingua tedesca e considerando la filosofia medievale come una chiave per comprendere la modernit. Lauth, Reinhard Transzendentale Durchdringung der Philosophie und des Lebens Ars una, marzo-aprile 1993 pp.400, DM 138 Reinhard Lauth, promotore e curatore della monumentale opera completa di J. G. Fichte dellAccademia Bavarese delle Scienze va annoverato fra i pi competenti conoscitori mondiali della filosofia trascendentale (Immanuel Kant, J. G. Fichte). Il testo proposto contiene in diversi singoli saggi la summa degli sforzi filosofici dellautore. Levinas, Emmanuel Dieu, la mort et le temps Grasset, maggio 1993 pp.250, F 115 Il volume comprende da una parte un dialogo con grandi filosofi come Heidegger o Aristotele sul concetto di morte e di tempo, e dallaltra una ricerca stringente sul tema del nome o del concetto divino. Liske, Michael-Th. Leibniz Freiheitslehre. Die logisch-metaphysischen Voraussetzung von Leibnizs Freiheitstheorie Meiner, marzo-aprile 1993 pp.308, DM 128 Il presente volume ricostruisce le lezioni di Leibniz sulla libert sulla base dei principi ontologici di unit e di differenza graduale e ne dimostra la coerenza. Lloyd, G.E.R. (a cura di) Methods and problems in Greek science: Selected papers Cambridge Univ., aprile 1993 pp.472, UK 15,95 La presente raccolta di articoli sulla scienza greca contiene 15 dei pi importanti scritti pubblicati da G. E. R. Lloyd in questo ambito a partire dal 1961, oltre a tre articoli inediti. Gli argomenti spaziano in tutte le aree e in tutti i periodi della scienza greca, fra cui lastronomia, la cosmologia e la biologia. Locke, John Of the conduct of the understanding (From the Posthumous works) Thoemmes, marzo 1993 pp.160, 12,99 In questa opera incompiuta Locke aveva appena iniziato ad affrontare largomento delletica della fede. Ogni uomo, egli dice, dovrebbe accordare il proprio assenso esclusivamente in base allevidenza, massima pi semplice da pronunciare che da capire, e pi semplice da capire che da mettere in pratica. Lohmann, G. (a cura di) Zur Philosophie der Gefhle Suhrkamp, marzo-aprile 1993 pp.360, DM 26 Longrigg, James Greek rational medicine: Philosophy and medicine from Alcmaeon to the Alexandrians Routledge, maggio 1993 pp.288, UK 40 Il testo esamina gli importanti rapporti fra filosofia e medicina nellantica Grecia e successivamente e ne rivela i significati per la pratica e la teoria contemporanea occidentale. Lotz B., Johannes Esperienza trascendentale Vita e Pensiero, maggio 1993 pp.372, L.72.000 Con questo libro Lotz si volge a chiarire la problematica dellesperienza e dei suoi livelli di realizzazione. In tal senso lesperienza ontica distinta dallesperienza trascendentale con i suoi gradi (eidetica, ontologica, metafisica, religiosa), i quali si ottengono con un processo dinteriorizzazione. Lbbe, Hermann Geschichtsphilosophie: Verbliebene Funktionen Palm & Enke, marzo-aprile 1993 pp.32, DM 18 Il libro presenta una serie di letture che introducono agli argomenti centrali della filosofia del tempo. Due dei saggi sono stati scritti appositamente per questo volume. I curatori riassumono il retroterra del dibattito e dimostrano come le questioni della filosofia del tempo siano legate ad altre braqnche della filosofia. MacNiven, Don Creative morality Routledge, maggio 1993 pp.256, UK 10,99 Un esame filosofico dei dilemmi morali. Il libro analizza i sistemi etici su cui sono basate le nostre decisioni morali e propone una teoria etica ampia per linterpretazione dei moderni problemi morali. Malebranche, Nicolas Abhandlung von Natur und der Gnade Trad.a cura di S. Ehrenberg Meiner, marzo-aprile 1993 pp.260, DM 48 Prima traduzione tedesca della seconda edizione del 1712 con note al testo e alla bizzarra terminologia di Malebranche e con unintroduzione sistematica. Marcus, Ruth Barcan Modalities: Philosophical essays Oxford Univ., marzo 1993 pp.288, 30 Una raccolta degli scritti pi importanti di questa filosofa e logica americana, che comprende i suoi influenti primi scritti sulla logica modale e la sua opera pi recente sulla filosofia morale e la razionalit. Marquardt, Udo Die Einheit der Zeit bei Aristoteles Knigshausen & Neumann marzo-aprile 1993 pp.214, DM 58 Marten, Rainer Lebenskunst. Ein philosophischer Entwurf W. Fink, marzo-aprile 1993 pp.280, DM 58 Arte di vivere: questo il progetto complessivo della filosofia pratica come etica di una vita ben riuscita, pi precisamente la rappresentazione concreta di una nuova Caritas: della vita come inutilit liberamente utile e utilizzabile. Martin, Jean-Clet Variations: la philosophie de Gilles Deleuze Payot, maggio 1993 pp.264, F 135 Questo saggio, una spiegazione dellopera di Deleuze, non vuole ambire allo status di commento; Deleuze si pu dire che non si presti a questo esercizio. Il termine variazione un concetto nodale nel filosofo; il testo rappresenta, nella sua forma e

Lucas, J.R. Responsibility Clarendon, aprile 1993 pp.288, UK 30 Il volume presenta unampia e accessibile discussione della responsabilit in vari ambiti della vita umana, dalle relazioni personali e sessuali alla politica. J. R. Lucas discute la libert della volont, critica lutilitarismo e offre una guida dellutente alle teorie correnti della punizione. Lyman, Rebecca J. Christology and cosmology: Models of divine activity in Origen, Eusebius and Athanasius Clarendon, maggio 1993 pp.200, UK 25 Il libro propone una nuova interpretazione del rapporto fra il pensiero greco e lantica teologia cristiana analizzando lopera di tre pensatori fondamentali: Origene, Eusebio e Atanasio. Lautore fa una valutazione delle loro idee su Cristo e la redenzione e le confronta alle idee contemporanee. MacBeath, Murray Le Poidevin, Robin (a cura di) The philosophy of time Oxford Univ., marzo 1993 pp.232, 8,95

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nelle sue tesi, una sorta di piega dellopera, ossia una sorta di libro di Deleuze, soprannumerario. Mautner, Thomas (a cura di) Francis Hutcheson: Two texts on human nature Cambridge Univ., maggio 1993 pp.240, UK 30 Francis Hutcheson (1694-1746) stato il primo importante filosofo dellilluminismo scozzese. I due saggi presentati in questo volume si riferiscono alla sua fiducia nellesistenza di un senso morale e discutono la popolare teoria che la moralit altro non sia che la prudente ricerca del proprio interesse. Mayer, Hans Walter Benjamin. Congetture su un contemporaneo Garzanti, giugno 1993 pp.84, L. 16.500 Ripercorrendo le tappe di quella che considera unesistenza romanticamente fallimentare ma non per questo improduttiva, Mayer sottolinea la contraddizione tra la fama universale postuma di Benjamin, la scrupolosa edizione di tutta la sua eredit spirituale, linvestigazione puntuale della sua vita.... McConica, James Quinton, Lord Anthony Kenny, Sir Anthony - Burke, Peter Renaissance thinkers: Erasmus, Bacon, More and Montaigne Oxford Paperbacks, aprile 1993 pp.480, UK 9,99 Il presente volume contiene studi biografici di quattro dei pi importanti autori filosofici del Rinascimento europeo. Vi si spiega come tutti avessero letto i classici dellantica Grecia e di Roma e fossero convinti che le idee dellantichit pagana conservassero il proprio valore anche nellera cristiana. Mill, John Stuart Three essays on religion Thoemmes, marzo 1993 pp.314, 14,99 Tre saggi del filosofo inglese John Stuart Mill, nei quali egli esprime le sue idee sulla religione. Mill, John Stuart Auguste Comte and the positivism Thoemmes, aprile 1993 pp.202, UK 14,99 Saggio e critica di John Stuart Mill della dottrina positivistica proposta da Auguste Comte, dove egli sottolinea i difetti e propoe modifiche. Miller, Cecilia Giambattista Vico: Imagination and historical knowledge Macmillan, maggio 1993 pp.260, UK 40 Questa analisi testuale degli scritti teoretici di Giambattista Vico mette laccento sulle sue prime opere, teorie del linguaggio e della societ. Limportanza fondamentale di Vico nella storia delle idee europee sta nelle sue concezioni fortemente anticartesiane, anti-francesi e anti-illuministiche. Moore, A. W. (a cura di) The theory of meaning Oxford Univ., marzo 1993 pp.320, 9,95 Parte della collana Oxford Readings in Philosophy, il presente volume propone una scelta degli scritti pi importanti nel dibattito sulla natura del senso e del referente iniziato 100 anni fa con il saggio di Frege Senso e referente, argomento che si trova al centro della filosofia del linguaggio. Morin, Edgar Le idee: habitat, vita organizzazione, usi e costumi Feltrinelli, giugno 1993 pp. 336, L. 50.000 Le idee il quarto volume dellopera pi impegnativa di Morin, sociologo e filosofo molto noto e apprezzato soprattutto negli ambienti ecologisti o comunque sensibili ai problemi di una politica planetaria pi umana e attenta alle interrelazioni con lambiente. In questo capitolo della sua filosofia del Metodo, il filosofo tira le fila della sua indagine, affrontando il tema del mondo delle idee in modo originale, trattando le idee come organismi. esaminandole dal punto di vista della loro autonomia e dipendenza dalla mente umana. Mnch, Dieter Intention und Zeichen. Untersuchungen zu Franz Brentano und zu Edmund Husserls Frhwerk Suhrkamp, marzo-aprile 1993 pp.330, DM 42 Mure, G. R. G. The philosophy of Hegel Thoemmes, marzo 1993 pp.224, 12,99 Secondo lautore, la concezione della filosofia di Hegel era storica ed evolutiva nel senso ampio del termine. In questo libro lautore esprime le sue idee sulla filosofia di Hegel. Nagel, T. (a cura di) Experimental and theoretical studies of consciousness John Wiley and Sons, marzo 1993 pp.350, 45 Una panoramica complessiva dei problemi di coscienza, con una raccolta di saggi che prendono in esame diverse prospettive: psicologica, neuropsicologica e filosofica., Il testo comprende un dibattito sui meriti relativi delle differenti teorie della coscienza. Nagel, Thomas I paradossi delluguaglianza Il Saggiatore, maggio 1993 pp.232, L. 42.000 In questo libro Nagel chiarisce la natura del conflitto tra il punto di vista dellindividuo e quello della collettivit, cercando di conciliarli con una originale proposta: scindere, nellindividuo, il punto di vista personale da quello impersonale. Nam-in Lee Edmund Husserls Phaenomenologie der Istinkt Kluwer Academic, marzo 1993 pp.288, 80 Una ricostruzione della Phaenomenologie der Istinkt dallopera pubblicata e dai manoscritti inediti di Husserl. Vi si possono vedere le implicazioni di quel testo per il sistema fenomenologico e si conclude che la fenomenologia trascendentale non pu pi essere considerata una filosofia della coscienza a una sola faccia. Nancy, Jean-Luc La partizione delle voci. Verso una comunit senza fondamenti Rizzoli, giugno 1993 pp.108, L. 20.000 Lermeneutica non immediata interpretazione di un dato ma il darsi stesso dellessere. Ma poich ogni interpretazione singolare, il senso si annucia non nel significato, ma nelle singole voci degli uomini. Negrotti, Massimo Per una teoria dellartificiale FrancoAngeli, giugno 1993 pp.160, L. 25.000 Limpiego di certi aggettivi, nella nostra cultura, fondato su una semantica incerta o, a volte, su una diffusa ma irriflessa nozione di senso comune. Artificiale sicuramente uno di questi. La sua definizione quasi sempre negativa (non naturale) oppure genericamente assimilata a quella di teconologia (fatto dalluomo). Scopo di questo volume di presentare le ragioni che inducono a porre lartificiale al centro di una indagine teorica che ne definisca la fisionomia, le differenze, i comportamenti, nonch le possibili co-evoluzioni culturali. Niemann, Hans-J. Die Strategie der Vernunft. Rationalitt in Erkenntnis. Moral und Metaphysik Vieweg, marzo-aprile 1993 pp.250, DM 80 Al relativismo moderno e postmoderno si contrappone un concetto universalistico di ragione: con quella stessa ragione che nella conoscenza decide fra giusto e sbagliato, divengono obiettivamente condivisibili anche le decisioni morale e persino metafisiche. Noonan, Harold (a cura di) Personal identity Dartmouth, maggio 1993 pp.520, UK 60 Questa opera filosofica, che esplora il concetto di identit personale, comprende una trattazione del futuro, del passato, dellimportanza dellidentit di s, della bisezione cerebrale e dellunit della coscienza, del fluire della coscienza, della razionalit, del timore della morte, della memoria e altro ancora. Nussbaum, Martha - Amartya Sen (a cura di) The quality of life Clarendon, marzo 1993 pp.464, 45 Economisti e filosofi di spicco affrontano il problema di definire e misurare la qualit della vita. Recenti sviluppi nella definizione filosofica del benessere vengono discussi e legati a questioni pratiche. Oakley, Justin Morality and the emotions Routledge, maggio 1993 pp.264, UK 12,99 Recenti teorie filosofiche e psicologiche vengono attaccate; lautore sostiene che una reale comprensione delle emozioni rivela il ruolo fondamentale che esse giocano nella vita morale. Oesterreich, P. (a cura di) Person und Sinnerfahrung. Philosophische Grundregeln und interdisziplinre Perspektiven. Festschrift fr Georg Scherer zum 65. Geburtstag Wissenschaftl. Buchges., marzo-aprile 1993 pp.320, DM 69 La prima parte espone una questione importante sulletica e sul fondamento morale. La seconda parte contiene saggi sulla fenomenologia dellesperienza significativa o su quella dellassurdo in Cusano, Fichte, Nietzsche, Husserl, Heidegger e altri. La terza parte approfondisce le teorie filosofiche negli aspetti interdisciplinari. Ogien, Ruwen Un portrait logique et moral de la haine Eclat, aprile 1993 pp.68, F 60 R. Ogien dimostra qui che lodio una relazione che possiede una sua logica e che se lodio ripugnante non certo perch irrazionale, ma perch intrinsecamente malvagio. Ollman, Bertell Dialectical investigations Routledge, marzo 1993 pp.208, 12,99 Il libro offre agli studenti unintroduzione di base alla dialettica, unita a unimportante esposizione delle sue applicazioni a una vasta gamma di fenomeni storici e sociali. In questo volume Bertell propone anche sei studi approfonditi di esempi di applicazione del metodo dialettico. Ortes, Giammaria Un filosofo veneziano del Settecento Leo S.Olschki, maggio 1993 pp.310, L. 46.000 La variet degli interessi dellabate veneziano sia nellambito delle scienze fisico-matamatiche che sul fronte

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delle scienze delluomo, si riconducono ad un discorso unico e coerente grazie allavvincente ricostruzione del suo pensiero. Otte, M. - Ptzold, D. (a cura di) Modellfunktionen der Philosophie Meiner, marzo-aprile 1993 pp.161, DM 32 La filosofia ci mette di fronte allevidenza che tutte le teorie in senso forte delloggettivit del soggettivo sono subordinate e dunque quanto si possa rendere trasparente tale oggettivit. Le scienze ci danno informazioni e sapere, la filosofia un orientamento. Page, Banjamin G. (a cura di) Marxism and spirituality: An international anthology Bergin & Garvey, aprile 1993 pp.248, UK 44,95 Il volume rappresenta un passo verso lesplorazione della dimensione della spiritualit nel pensiero marxista. Gli autori, sia marxisti che non marxisti, provenienti da diversi paesi, riflettono su problemi quali le implicazioni spirituali del marxismo e la sua critica del determinismo economico, lalienazione e altro ancora. Palmquist, Stephen R. Kants system of perspectives: An architectonic interpretation of the critical philosophy University Press of America, marzo 1993 pp.490, 51,95 Tentativo rivoluzionario di dimostrare lalto grado di coerenza sistematica di tutto il progetto filosofico di Kant. Usando il principio della prospettiva come strumento tecnico, lautore rivela che le teorie dellopera di Kant sono lelaborazione architettonica di una sola idea. Patella, Giuseppe Gracin o della perfezione Studium, giugno 1993 pp.224, L. 24.000 Monografia filosofica sintetica ed esaustiva, il volume prende in esame lopera e il pensiero del gesuita spagnolo del Seicent, Baltasar Gracin, secondo una interpretazione appuntata sullanalisi delle complesse e variegate forme della cultura barocca. Il volume si avvale inoltre di unampia sezione antologica in cui vengono tradotti, alcuni per la prima volta, brani da vari testi gracianiani. Peirce, Charles Sanders Reasoning and the logic of things Harvard Univ., marzo-aprile 1993 pp.610, $ 27 Il libro fornisce al lettore lunico resoconto noto completo del filosofo sulla propria opera. Il volume include una serie di lezioni tenute a Cambridge, Massachusetts, nel 1898. Penzo, Giorgio Nietzsche allo specchio Laterza, giugno 1993 pp.250, L. 27.000 Dagli anni della sua formazione e degli studi, alla docenza universitaria, alle lunghe peregrinazioni che precedono un declino inesorabile. Linterpretazione del nuovo rapporto che, partendo dalla crisi del pensiero metafisico tradizionale, il filosofo instaura tra conoscenza e verit. Perry, John The problem of essential indexical and other essays Oxford Univ., aprile 1993 pp.352. UK 32 Una raccolta di saggi che discute alcuni aspetti delle idee dellautore sulla filosofia del linguaggio e sulla filosofia della mente. Egli riflette sui problemi legati alla credenza autolocativo, con pronomi dimostrativi come io e questo. Pettit, Philip The common mind: An essay in psychology, society and politics Oxford Univ., aprile 1993 pp.256, UK 30 Il presente trattato sostiene un modo originale di dividere gli esseri senzienti, in particolare gli umani, da altri sistemi intenzionali, sia naturali che artificiali, appoggiando una visione di individualismo olistico e tratteggiando una nuova cornice per la teoria sociale e politica. Pettit, Philip (a cura di) Consequentialism Dartmouth, aprile 1993 pp.500, UK 60 Lopera affronta tutti gli aspetti del consequenzialismo, comprendendo lutlitarismo, lalienazione e la richiesta di moralit, il consequenzialismo restrittivo, le azioni alternative, una guida oggettivista al valore soggettivo, il lavoro recente nei limiti dellobbligo, e altro ancora. Pfordten, Dietmar v. d. Deskription, Evaluation, Prskription. Trialismus und Trifunktionalismus als sprachliche Grundlagen von Ethik und Recht Duncker & Humblot marzo-aprile 1993 pp.474, DM 118 Pighetti, Clelia Atomi e lumi nel mondo spagnolo Franco Angeli, giugno 1993 pp.176, L. 22.000 Il volume intende restituire alla critica storiografica un periodo apparentemente oscuro della cultura spagnola: il secondo Seicento e i primi decenni del Settecento. Plantinga, Alvin Warrant and proper function Oxford Univ., marzo 1993 pp.272, 15,95 Il professor Plantinga famoso per insigni opere nel campo dellepistemologia e della filosofia della religione. In questo volume associato a Warrant: The current debate Plantinga elabora un approccio originale al problema di cosa legittimi le vere opinioni facendone un sapere. Plantinga, Alvin Warrant: The current debate Oxford Univ., marzo 1993 pp.256, 15,95 Il professor Plantinga famoso per insigni opere nel campo dellepistemologia e della filosofia della religione. In questo libro e in quello che lo accompagna, Warrant and proper function, Palntinga mette insieme i sue aspetti del suo lavoro. Plato The last days of Socrates Penguin Books, maggio 1993 pp.272, UK 5,99 Socrate pass tutta la sua vita ad analizzare questioni etiche. Il presente volume comprende l Eutifrone, Lapologia, il Critone e il Fedone. Potrc, M. - Jerman, F. et al. (a cura di) Analytical philosophy. Brentano, Russel, Wittgenstein Vlg. J.H. Rll, marzo-aprile 1993 pp.158, DM 36 I saggi contenuti nel libro trattano i fondamenti della filosofia analitica in Russel e Wittgenstein, nonch la loro influenza sulla psicologia e la filosofia attuali. Potter, Vincent G. Colapietro, Vincent Readings in epistemology: From Aquinas, Bacon, Galileo, Descartes, Locke, Hume and Kant Fordham Univ., marzo 1993 pp.300, 11,95 Le opere qui raccolte provengono principalmente dagli empiristi inglesi. Ognuna di esse inserita nel suo contesto storico e i vari brani seguono una progressione di sviluppo logico, da Locke a Berkeley a Hume. Alla fine di ogni capitolo compaiono domande di studio, volte a stimolare la discussione. Potter, Vincent G., (a cura di) On understanding understanding: A course text Fordham Univ., marzo 1993 pp.232, 11,95 Il libro si propone di costituire unintroduzione di base alla ricerca filosofica su questioni di epistemologia e di familiarizzare il lettore con il periodo storico europeo noto come Illuminismo. Per stimolare ulteriori riflessioni, alla fine di ogni capitolo vengono incluse domande di studio. Prandi, Julie D. Dare to be happy!: A study of Goethes ethics University Press of America, aprile 1993 pp.238, UK 35,50 Il testo esplora letica della felicit di Goethe e i temi della rassegnazione al suo interno. Prandi si serve di Lucrezio e Spinoza come modelli di influenza sulla morale naturale di Goethe, prendendo in considerazione i punti di contatto fra i tre nelle rispettive definizioni di ci che rende le persone razionalmente felici. Prauss, Gerold Die Welt und wir. Band I/2: Raum - Substanz Kausalitt Metzler, marzo-aprile 1993 pp.480, DM 78 Con la sua comprensione della riflessione filosofica e con la sua interpretazione monistica dellintenzionalit, Prauss ha scelto una via idealistica. Spazio e tempo divengono due forme della ragione. Quilliot, Roland La libert PUF, aprile 1993 pp.128, F 40 La libert, miraggio o vocazione fondamentale dellessere umano? Il problema del libero arbitrio, luomo libero, la libert socio-politica. Ramsey, Bennett Submitting to freedom: The religious vision of William James Oxford Univ., aprile 1993 pp.208, UK 19,50 Una nuova analisi e interpretazione delle idee religiose del filosofo americano del XIX secolo William James. Ripani, Graziano Parola e ascolto Morcelliana, giugno 1993 pp.134, L. 15.000 Linterpretazione della Parola biblica attraverso un confronto critico con Heidegger, Rosenzwieg, Gadamer, Lvinas. Robinson, Howard (a cura di) Objections to physicalism Clarendon, marzo 1993 pp.288, 32,50 Questi saggi mettono in crisi ladeguatezza delle teorie materialiste contemporanee nella filosofia della mente. Le forme di materialismo qui discusse sono state lavanguardia del recente dibattito, ma si dimostra che queste teorie affrontano problemi formidabili. Roser, A. - Mohrs, T. (a cura di) Kant-Konkordanz. Zu den Werken Immanuel Kants. Bnde I-IX :der Ausgabe der Preuischen Akademie der Wissenschaften Weidmann, marzo-aprile 1993 10 voll. pp.7000, DM 198 Rosset, Clment Le rel et son double: essai sur lillusion Gallimard, aprile 1993 pp.144, F 25,50 Il reale non viene accettato che a certe condizioni; se spiacevole, un arresto di percezione mette la coscienza al riparo da ogni spettacolo indesiderato. Nellillusione la cosa spostata, messa altrove. Questo saggio si propone di illustrare il legame fra lillusione e il doppio, a dimostrare che la struttura dellillusione non altro che la struttura paradossale del dubbio. Rssler, B. (a cura di) Quotierung und Gerechtikeit.

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Eine moraliphilosophische Kontroverse Campus, marzo-aprile 1993 pp.220, DM 38 Il dibattito sul diritto della regolamentazione per le citazioni finora stato da noi condotto esclusivamente a livello politico o giuridico. Fondamentale dunque la domanda se sia giusto che se ne riconosca una legittimit anche morale. Negli Stati Uniti gi da pi di ventanni in corso un simile dibattito filosofico morale sui fondamenti della regolamentazione sulle citazioni. Rota, Giancarlo Pensieri discreti Garzanti, giugno 1993 pp.198, L. 35.000 Il volume raccoglie le tappe essenziali del percorso intellettuale di un matematico che riuscito a coniugare la ricerca scientifica e la speculazione filosofica. Rotenberg, Moredechai Dialogue with deviance: The hasidic ethic and the theory of social contraction University Press of America, aprile 1993 pp.283, UK 16,95 Uno studio derivato, e basato, sulletica giudaico-hassidica. Partendo dal concetto cabalistico-hassidico di contrazione, lautore dimostra che non si tratta di una costruzione personalesociale, ma di unautocontrazione sociale che spiega come si sviluppano l e il dovrebbe della societ. Ruben, David-Hillel (a cura di) Explanation Oxford Univ., maggio 1993 pp.328, UK 9,95 Parte della collana Oxford Readings in Philosophy, questo volume presenta una selezione dei pi importanti scritti recenti sulla natura della spiegazione. Vi viene trattata unampia gamma di argomenti, dalla filosofia della scienza al terreno filosoficamente centrale della teoria della conoscenza. Runzo, Joseph (a cura di) Is God real? Macmillan, maggio 1993 pp.288, UK 40 Una raccolta di saggi che affronta il dibattito contemporaneo sul realismo teologico. Esiste una realt divina, trascendente, indipendente dal pensiero umano? Con saggi di importanti autori, schierati da una parte e dallaltra della questione, il libro costituisce un dialogo fra realisti e non realisti. Russ, Jaqueline (a cura di) Histoire de la philosophie 1: Les penses fondatrices Armand Colin, aprile 1993 pp.192, F 69 Il volume tratta la filosofia antica e medievale in tre ambiti: il pensiero occidentale, lIslam, il pensiero orientale. Saint-Girons, Baldine Fiat lux Quai Voltaire, aprile 1993 pp.624, F 310 Un saggio filosofico sul sublime, illustrato da numerose fotografie. Salla, Giovanni B. Gewissensentscheidung. Philosophisch-theologische Analyse von Gewissen und sittlichem Wissen Tyrolia-Vlg., marzo-aprile 1993 pp.144, DM 29 Samely, Alexander Spinozas Theorie der Religion Knigshausen & Neumann marzo-aprile 1993 pp.108, DM 32 Lesposizione tenta di abbozzare una visione chiara e complessiva della teoria della religione di Spinoza e al contempo di documentare e di mettere in rilievo gli elementi di questa teoria allinterno dellopera, in particolare dellEtica e del Trattato teologico-politico stesso. Sarup, Madan An introductory guide to post-structuralism and post-modernism Harvester Wheatsheaf, aprile 1993 pp.240, UK 10,45 Pensato per i corsi pre-laurea di teoria culturale, di studi culturali e di filosofia contemporanea, il libro introduce alla teoria post-strutturalista e postmoderna. Vi si discute di concetti quali il post-strutturalismo e il postmodernismo, con sezioni sulle critiche femministe a Lacan e a Foucault. Sauvanet, Pierre Linsu Ed. du Cavalier vert, maggio 1993 pp.240, F 120 Ogni inizio era una maturazione clandestina. Cos comincia lanalisi clandestina della non-coscienza. Un nuovo sguardo filosofico sul concetto di inconscio. Saviani, Lucio Voci di confine. Il limitee la scrittura Ripostes, giugno 1993 pp.129, L. 15.000 Intorno al concetto di limite, come paradossale non luogo del pensiero che per scuote il pensiero stesso costringendolo ad interrogarsi su di esso, lAutore propone una suggestiva riflessione che si attesta al limite tra interrogazione filosofica e letteratura, servendosi di una scrittura mobile ed avvolgente che rispecchia fino in fondo lampiezza semantica del tema. Schaal, Jean-Franois Les corps: cours prparation HEC Ellipses-Marketing, maggio 1993 pp.190, F 95 Da Spinoza a Merleau-Ponty, le diverse analisi del corpo. Uno studio del tema in vista della prova di cultura e di scienze umane dei concorsi HEC. Schelling, F.W.J. System of transcendental idealism University Press of Virginia maggio 1993 pp.284, UK 13,50 Traduzione inglese del Sistema dellidealismo trascendentale di F. W. J. Schelling, probabilmente la sua pi importante opera filosofica. Testo centrale nella storia dellidealismo tedesco, la sua prima pubblicazione in Germania avvenne nel 1800. Vi si pu trovare la sua filosofia dellarte, che influenz lopera di Coleridge. Schrer, Ren Zeus hospitalier: loge de lhospitalit: essai philosophique Armand Colin, maggio 1993 pp.208, F 125 Lospitalit una virt, un costume, una semplice sopravvivenza, inutile e cancellata, nelle nostre societ rette da uno stato di diritto? Invece di coltivarla, il nostro tempo si volge verso altre urgenze. Tuttavia Kant vi ha visto il primo e unico principio del diritto internazionale. Schlette, Heinz R. Weltseele. Geschichte und Hermeneutik Knecht, marzo-aprile 1993 pp.240, DM 68 Schmitz, Hermann Die entfremdete Subjektivitt. Von Fichte zu Hegel Bouvier, marzo-aprile 1993 pp.320, DM 95 Il testo intraprende una ridefinizione dei significati storici dellidealismo tedesco, che non sta tanto nella soluzione, quanto nella scoperta di un problema, da allora divenuto virulento e infiltratosi in lungo e in largo nellimmagine di s delluomo. Si tratta del problema di un allontanamento della soggettivit. Schmitz, Hermann Die Liebe Bouvier, marzo-aprile 1993 pp.222, DM 58 Lamore viene definito da Schmitz alla luce della sua nuova fenomenologia come situazione comune colma di unatmosfera che come sensazione una forma centrata nellambito poetico e (eventualmente) un punto di ancoraggio e che si avverte nello stupore amoroso-affettivo. Schopenhauer, Arthur Aforismi per una vita saggia Rizzoli, giugno 1993 pp.288, L. 12.000 Un trattato su come percorrere lo scosceso sentiero della vita senza fare troppe cadute e senza sprecare il proprio tempo per le cose futili. Schrder, Winfried (a cura di) Anonymus: Traktat ber die drei Betrger. Trait des trois imposteurs Meiner, marzo-aprile 1993 pp.168, DM 68 Il leggendario trattato sui tre impostori (Mos, Ges e Maometto) va annoverato fra i testi chiave pi importanti dellilluminismo francese. Lo scritto segna il passaggio dalla critica razionale alla religione al successivo ateismo nella filosofia dellepoca moderna. Schultess, Peter Am Ende Vernunft-Vernunft am Ende? Die Frage nach dem logos bei Platon und Wittgenstein Academia-Vlg., marzo-aprile 1993 pp.159, DM 29,50 Seebass, Gottfried Wollen Klostermann, marzo-aprile 1993 pp.380, DM 98 Il libro costituisce la prima parte di un pi ampio progetto filosofico di ricerca sul concetto di responsabilit giuridica, pensato metaeticamente, che dovrebbe offrire un parametro di giudizio per determinate idee di responsabilit morale o di diritto. Shaftesbury, Anthony Ashley Cooper (comte de) Exercises Trad. di L. Jaffro Aubier, marzo 1993 pp.480, F 290 Questi Esercizi sono concepiti come unopera privata che non si preoccupa di fornire una dottrina, ma di esercitare il suo autore, uno dei pi grandi moralisti inglesi del XVII secolo. Questa tecnica di s consiste nel disfarsi del perturbamento delle passioni cos da stabilire in se stessi, per mezzo di una disciplina della rappresentazioni, unaffezione naturale. Shankman, A. Aristotles De insomniis: A commentary E. J. Brill, marzo 1993 pp.160, 4,95 Un commento al testo del trattato sul sogno di Aristotele. Lautore tratta riga per riga le specifriche questione esegetiche e filosofiche sollevate dallo scritto e mette in relazione lanalisi del sogno di Aristotele con la sua teoria della percezione e dellimmaginazione e con la sua filosofia della mente. Singer, Peter A companion to ethics Blackwell, marzo-aprile 1993 pp.560, 16 Un volume di saggi di alcuni dei pi insigni filosofi, che passa in rassegna tutto il campo delletica dalle sue origini, attraverso le grandi tradizioni etiche fino alle teorie che ci dicono come dovremmo vivere, sviluppando specifiche questioni etiche e discutendo la natura delletica stessa. Singer, Peter - Kuhse, Helga Buckle, Stephen - Dawson, Karen Kasimba, Pascal Embryo experimentation Cambridge Univ., marzo 1993 pp.279, 11,95 Gli sviluppi sulla tecnologia riproduttiva sono stati nuovi fin dalla nascita del primo bambino fecondato in provetta, nel 1978. Ma, si chiede que-

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sto libro, la sperimentazione sullembrione eticamente accettabile? Qual lo status morale dellembrione umano? E come dovrebbe affrontare la questione una societ democratica? Skorupski, John Knowles, Dudley (a cura di) Virtue and taste: Essays on politics, ethics and aesthetics Blackwell, maggio 1993 pp.256, UK 45 Il volume contiene due dei saggi di Flint Schier sulla rappresentazione nellarte e nella libert, pubblicati per la prima volta. Del libro fanno parte anche contributi di amici e colleghi impegnati su questi temi, come quello di Malcolm Budd sul modo in cui osserviamo le immagini e quello di Peter Lamarque sui romanzi. Solomon, Robert C. Higgins, Kathleen (a cura di) From Africa to Zen: Invitation to world philosophy Rowman & Littlefield, marzo 1993 pp.360, 24,95 Questa raccolta si propone di fornire unintroduzione ad alcuni grandi e spesso trascurate tradizioni filosofiche mondiali. Mentre alcuni paesi hanno lunghe tradizioni filosofiche scritte, in altri la filosofia affidata alla poesia, alla mitologia e ai racconti popolari. Sondag, Grard (a cura di) Duns Scot: Le principe dindividuation Vrin, aprile 1993 pp.217, F 158 Il testo qui proposto si interroga su cosa sia che fa di un individuo ci che egli . N la materia, in opposizione alla forma, n il numero, n il legame ne spiegano la singolarit. Con questa teoria egli si oppone a san Tommaso sul problema dellindividualit. Sorman, Guy Denker unserer Zeit. 28. Gesprche mit I. Berlin, B. Bettelheim, M. Djilas E. Gombrich, Fr. von Hayek, C. Lvi-Strauss, O. Paz, K. Popper, E. Teller e altri List, marzo-aprile 1993 pp.448, DM 44 Sosa, Ernest - Tooley, Michael (a cura di) Causation Oxford Univ., marzo 1993 pp.264, 8,95 Il volume presenta una selezione dei pi influenti dibattiti recenti sulla fondamentale questione metafisica: Com possibile che un evento ne causi un altro? Largomento della causazione conduce a molti altri, quali il tempo, la spiegazione, gli stati mentali, le leggi di natura e la filosofia della scienza. Spangler, Mary Michael An aristotelian approach University Press of America, maggio 1993 pp.284, UK 25,50 Il testo si basa sui modelli naturali del pensiero umano cos come vengono analizzati nella logica formale di Aristotele. In esso vengono presentate soltanto le regole basilari necessarie alla definizione, al giudizio e al ragionamento. Lautrice delinea una propria presentazione e fornisce esempi familiari. Stblein, R. (a cura di) Moral Elster, marzo-aprile 1993 pp.200, DM 30 Paul Virilio, Jean Baudrillard, Thomas H. Macho, Mona Singer, Uwe Wesel e altri ancora aprono in questo libro un dibattito internazionale sulle possibilit della morale oggi. Stachowiak, H. (a cura di) Sprachphilosophie, Sprachpragmatik und formative Pragmatik Meiner, marzo-aprile 1993 pp.600, DM 278 Stanley, Liz - Wise, Audrey Breaking out again: Feminist ontology and epistemology Routledge, marzo 1993 pp.256, 10,99 In questa nuova edizione, le autrici trattano la precedente accoglienza del libro in termini di femminismo accademico, rivisitando gli sviluppi del pensiero femminista nellambito della ricerca. Dopo di che passano a esaminare il modo in cui conosciamo e costruiamo il mondo basato su differenti etiche, storie, razze e sessualit. Stein, Edith La ricerca della verit Citt Nuova, giugno 1993 pp.256, L. 23.000 Il volume raccoglie scritti di Edith Stein dal 1924 al 1937 in versione integrale, concernenti il suo passaggio dalla fenomenologia alla filosofia cristiana e quindi le sue prese di posizioni nei confronti di Husserl, Heidegger e Conrad-Martius. Swinburne, Richard The coherence of theism: Vol. 1 Clarendon, marzo 1993 pp.312, 13,95 Questa edizione riveduta del primo volume di unatrilogia sulla filosofia della religione unindagine di ci che significa, e della sua coerenza, dire che c un Dio. Lautore conclude che, a dispetto delle obiezioni filosofiche, le affermazioni che i fedeli fanno a proposito di Dio sono generalmentecoerenti. Taub, Liba Chaia Ptolemys universe: The natural philosophical and ethical foundations of Ptolemys astronomy Open Court Publishing Company marzo 1993 pp.208, 13,50 Molto si scritto sullopera matematica di Tolomeo, ma ancora pochi sono i tetativi di accostarsi alle sue idee filosofiche e cosmologiche. Inserendole nellampio contesto della filosofia, della matematica e della cultura greca, Taub cerca di fornire un quadro della natura del pensiero scientifico greco. Tenenbaum, K. - Vinci, P. Filosofia e ebraismo Giuntina, giugno 1993 pp.150, L. 28.000 Una scelta di pensatori che hanno avuto un ruolo significativo nella cultura moderna interrogati a partire dalla loro specificit ebraica. Terricabras, J. M. (a cura di) A Wittgenstein Symposium. Girona, 1989 Edit.Rodopi, marzo-aprile 1993 pp.150, Dfl 45 Il centenario della nascita di Ludwig Wittgenstein (1889-1951) ha offerto loccasione di recuperare alcuni dei grandi soggetti wittgensteiniani. Il presente volume il risultato degli scambi che hanno avuto luogo a Girona (Spagna) fra i pi noti studiosi dellopera di Wittgenstein nei vari paesi. Tiles, Mary - Tiles, Jim An introduction to historical epistemology: The authority of knowledge Blackwell, maggio 1993 pp.240, UK 13,99 Il libro introduce le questioni epistemologiche, nella loro complessit storica esaminando il catalogo di Francis Bacon delle false fonti di autorit epistemica, i quattro idola. I vari capitoli mettono in relazione la conoscenza con il linguaggio, la speculazione, la percezione e le formazioni sociali. Tommasi, Wanda Simone Weil: Segni, idoli e simboli

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Suggerimenti


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FrancoAngeli, giugno 1993 pp.240, L. 34.000 Il pensiero di Simone Weil analizzato nel libro a partire da un tema insistentemente presente nei Quaderni, quello dellimmaginazione. Vattimo, Gianni The adventure of difference. Philosophy after Nietzsche and Heidegger Polity, marzo-aprile 1993 pp.220, 35 Come si deve concepire il ragionamento umano in mancanza di punti di vista privilegiati? Attingendo allopera di Nietzsche e Heidegger, Vattimo propone una concezione del pensiero basata sulla differenza, una differenza che ammetta la frammentazione del sapere e rinunci alla ricerca della totalit. Vergotte, Henri-Bernard Lectures philosophiques de Soren Kierkegaard: Kierkegaard chez ses contemporains danois PUF, aprile 1993 pp.352, F 265 Il libro restituisce il pensiero di Kierkegaard e soprattutto la sua critica a Hegel in rapporto al contesto concreto dei dibattiti teologico-filosofici in seno al pensiero danese del XIX secolo. Vlkner, Peter Derrida und Husserl. Zur Dekonstruktion einer Philosophie der Prsenz Passagen, marzo-aprile 1993 pp.144, DM 32,80 Voss, Stephen (a cura di) Essays on the philosophy and science of Rene Descartes Oxford Univ., aprile 1993 pp.336, UK 15 I presenti saggi di importanti studiosi di Descartes, mai pubblicatiprima dora in inglese, rappresentano una panoramica della ricerca contemporanea sulla filosofia e sulla scienza di Cartesio. Walls, Jerry L. Hell: The logic of damnation University of Notre Dame aprile 1993 pp.182, UK 11,50 Walls mira a dimostrare che alcune visioni tradizionale dellinferno sono ancora difendibili e credibili con integrit intellettuale e morale. Centrato su questioni dal punto di vista della teologia filosofica, egli esplora la dottrina dellinferno in relazione alla natura divina e a quella umana. Weinsheimer, Joel C. Eighteenth-century hermeneutics: Philosophy of interpretation in England from Locke to Burke Yale University, aprile 1993 UK 25 - $ 35 Il libro si rivolge alle questioni ermeneutiche nellinterpretazione britannica scritturale, legale, storica, politica e letteraria. Esaminando lopera di Swift, Locke, Toland e altri, il volume discute i problemi di comprensione, concentrandosi sulle loro teorie sullapplicazione del gusto per distinguere la verit. Wetzel, M. - Rabat, J.-M. (a cura di) Ethik der Gabe. Denken nach Jacques Derrida Akad.-Vlg., marzo-aprile 1993 pp.368, DM 48 White, Peter A. Psychological metaphysics Routledge, marzo 1993 pp.272, 40 Esplorazione delle premesse pi fondamentali e importanti della costruzione psicologica della realt, il testo ipotizza che la gente sostanzialmente pensi la causazione in termini di forze delle cose stabili e specifiche, che operano proucendo effetti in condizioni affidabili. Wilhelm, K. (a cura di) Utopie heute? Ende eines menschheitsgeschichtlichen Topos Passagen, marzo-aprile 1993 pp.152, DM 29,80 Wollheim, Richard The mind and its depths Harvard Univ., maggio 1993 pp.224, UK 19,95 Il libro unisce linteresse di Wollheim per il pensiero umano illuminato alle sue pi recenti conquiste sullintrospezione e lespressione. Uno dei temi centrali limportanza della psicoanalisi per il dibattito filosofico. Wollhein estrapola la tesi della corporalizzazione del pensiero dagli scritti di Freud. Wooton, David (a cura di) John Locke: Political writings Penguin Book, maggio 1993 pp.496, UK 7,99 Una raccolta dei pi importanti scritti politici di Locke, che ebbero grande impatto sui cromwelliani e che dopo la Restaurazione posero le basi per il liberalismo moderno. Wormald, B.H.G. Francis Bacon: History, politics and science 1561-1626 Cambridge Univ., aprile 1993 pp.250, UK 45 Sottolineando lispirazione costituita dalla storia per lo studio di Francis Bacon della scienza naturale, B. H. G. Wormal fornisce una fondamentale rivalutazione di una delle figure pi complesse e innovative della tarda et elisabettiane e di quella giacobina. Wunenburger, Jean-Jacques Questions dthique PUF, aprile 1993 pp.416, F 98 Otto lezioni destinate a familiarizzare lo studente di filosofia con i concetti chiave delle differenti interpretazioni della vita morale: il senso morale, la rappresentazione del bene, il compimento etico, il vissuto morale, i fini morali, la comunit morale, il valore della giustizia, i dibattiti contemporanei. Yandell, Keith E. (a cura di) The epistemology of religious experience Cambridge Univ., aprile 1993 pp.432, UK 35 Il libro affronta una questione fondamentale della filosofia della religione. Pu lesperienza religiosa fornire una prova della fede religiosa? E se cos, in che modo? Lautore sostiene che lesperienza religiosa non ineffabile e difende lidea che una forte esperienza divina fornisca una prova dellesistenza di Dio. Yolton, John Locke and the way of ideas [1956] Thoemmes, marzo 1993 pp.248, 15,99 Lautore esamina laccoglienza e la conseguente influenza nel XVIII secolo del Saggio sullintelletto umano di Locke, che come rimarca pi volte ha segnato linizio della grande tradizione empirica nella filosofia britannica. Yolton, John A Locke dictionary Blackwell, aprile 1993 pp.224, UK 14,99 Il testo presenta e spiega le parole e i concetti chiave del pensiero e dellopera di Locke. Oltre 130 voci, che comprendono un resoconto dei suoi molti libri, la sua posizione nelle scienze e nella religione e i suoi scritti sulleducazione, la teologia e leconomia. Zaccaria, Gino Letica originaria. Hlderlin, Heidegger e il linguaggio EGEA, giugno 1993 pp.324, L. 35.000 Che ne di ci che permane al fondo delletica metafisica, di ogni etica metafisica? Che ne dellessenza originaria delletico? Sono queste le domande che provocano e reggono il cammino qui tentato.

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Zwierlein, E. (a cura di) Gen-Ethik. Zur ethischen Herausforderung durch die Humangenetik Schulz-Kirchner, marzo 1993 pp.104, DM 22

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