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Breve storia della scuola Italiana Da: http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell'istruzione_in_Italia#La_scuola_nel_Regn o_d.

27Italia La scuola nel Regno d'Italia La legge Casati (1859) Per approfondire, vedi la voce Legge Casati. noto come legge Casati il regio decreto legislativo 13 novembre 1859, n. 3725 del Regno di Sardegna, entrato in vigore nel 1860 e successivamente esteso, con l'unificazione, a

tutta l'Italia. La legge, che prese il nome dal Ministro della Pubblica Istruzione Gabrio Casati e fece seguito alle leggi Bon Compagni del 1848 e Lanza del 1857, riform in modo organico l'intero ordinamento scolastico, dall'amministrazione all'articolazione per ordini e gradi ed alle materie di insegnamento, confermando la volont dello Stato di farsi carico del diritto-dovere di intervenire in materia

scolastica a fianco e in sostituzione della Chiesa cattolica che da secoli deteneva il monopolio dell'istruzione. La legge si ispir al modello prussiano sia nell'impianto generale che nel sistema organizzativo fortemente gerarchizzato e centralizzato. Si propose, inoltre, di contemperare diversi principi: il riconoscimento dell'autorit paterna, l'intervento statale e l'iniziativa privata. A tal proposito, la legge sanc il ruolo

normativo generale dello Stato e la gestione diretta delle scuole statali, cos come la libert dei privati di aprirne e gestirne di proprie, pur riservando alla scuola pubblica la possibilit di rilasciare diplomi e licenze. La legge Casati esprimeva la cultura politica dei liberali piemontesi alla vigilia dell'unificazione politico-militare della penisola. Essa istituiva una scuola elementare articolata su

due bienni e obbligatoria (1 biennio). Dopo la scuola elementare il sistema si divide in due: Ginnasio (a pagamento) e le scuole tecniche. Nonostante le scuole tecniche permettano il proseguimento degli studi alla scuola superiore e in alcuni casi all'universit, il sistema risulta comunque classista, dato il fenomeno dell'auto-esclusione, che portava alla rinuncia agli studi i figli delle famiglie meno

agiate[15]. La sua applicazione, formale e sostanziale, nelle diverse parti del nuovo Regno d'Italia fu largamente disomogenea. Il dibattito politico-culturale in tema di scuola, tra cui spiccano le voci di Francesco De Sanctis e di Pasquale Villari sottolinea le arretratezze della situazione del Mezzogiorno.

Di fatto al censimento del 1871 si attest un notevole peggioramento dell'analfabetismo rispetto alla situazione pre-unitaria. I primi programmi scolastici vengono approvati dal ministro Terenzio Mamiani nel 1860, includono fra le materie fondamentali la religione e si propongono di assicurare un'alfabetizzazione culturale di base per tutta la popolazione. Nel 1867 i programmi subiscono una prima revisione in cui si

nota una profonda crisi fra Stato e Chiesa, comincia infatti ad attenuarsi lo spazio dedicato alla religione a favore dell'educazione civica. La legge Coppino (1877) Per approfondire, vedi la voce Legge Coppino. La legge Coppino uno dei punti qualificanti del programma e della politica della Sinistra Storica. Essa porta la durata delle elementari a 5

anni, e introduce l'obbligo scolastico nel primo triennio delle elementari stesse. Definisce le sanzioni per i genitori degli studenti che non adempiono a tale obbligo. I programmi della scuola elementare del 1888 I programmi legati al nome del pedagogista Aristide Gabelli sono una delle espressioni pi significative del positivismo pedagogico italiano; sottolineano la necessit di un insegnamento attento

al metodo sperimentale alimentato da "lezioni di cose". Primo Novecento Si iniziano a vedere gli effetti positivi, se pur limitati, del sistema scolastico. Scende l'analfabetismo e compare per la prima volta il fenomeno della disoccupazione intellettuale. La borghesia dell'epoca iniziava a temere uno sconvolgimento dello status quo sociale. Il dibattito di quegli anni, destinato sul momento

a non avere conseguenze pratiche, particolarmente vivace sui temi della proposta della istituzione di una scuola media unica, sulla quale furono rilevanti le opinioni di Giovanni Gentile e di Gaetano Salvemini, e sulla questione della laicit della scuola. La legge Orlando (1904) La legge Orlando prolung l'obbligo scolastico fino al dodicesimo anno di et, prevedendo

l'istituzione di un "corso popolare" formato dalle classi quinta e sesta. Impone ai Comuni di istituire scuole almeno fino alla quarta classe, nonch di assistere gli alunni pi poveri ed elargisce fondi ai Comuni con modesti bilanci.

I problemi della scuola sono al centro di un vivace dibattito culturale che vedono coinvolte riviste come "La voce" di Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini; principali oggetti di dibattito sono le proposte di riforma della scuola media inferiore e la questione dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari. La legge Daneo -Credaro La legge Daneo-Credaro,

votata nel 1911 durante il ministero Giolitti, rese la scuola elementare, fino ad allora gestita dai comuni, un servizio statale, ponendo a carico dello stato il pagamento degli stipendi dei maestri elementari, cos da poter disciplinare l'obbligo in modo pi vigoroso anche in quelle realt locali molto disagiate in cui i bilanci comunali non avevano consentito, in precedenza, una corretta

organizzazione della scuola. La sua applicazione fu problematica anche per il sopraggiungere della prima guerra mondiale. La riforma Gentile (1923) Per approfondire, vedi la voce riforma Gentile. Per riforma Gentile s'intende la riforma scolastica varata in Italia nel 1923 con una serie di atti normativi (i regi decreti legislativi 31 dicembre 1922, n. 1679,

16 luglio 1923, n. 1753, 6 maggio 1923, n. 1054, 30 settembre 1923, n. 2102 e 1 ottobre 1923, n. 2185), ad opera del ministro dell'Istruzione del governo Mussolini, il filosofo neoidealista Giovanni Gentile. La riforma Gentile stata alla base del sistema scolastico italiano, mantenuta dopo la caduta del fascismo stesso, fino al 1962. Gentile avvi una

rifondazione in senso idealistico della pedagogia, negandone i nessi con la psicologia e con l'etica: nel suo pensiero l'educazione doveva essere intesa come un divenire dello spirito stesso, il quale realizzava cos la propria autonomia. Nel primo governo Mussolini (1922-1924) Ministro della Pubblica Istruzione il filosofo Giovanni Gentile. La sua nomina ed il suo operato segnano la

convergenza tra cultura neoidealista e buona parte degli ambienti cattolici. Espressione della sopracitata borghesia conservatrice, la riforma Gentile (definita da Mussolini "la pi fascista delle riforme") prevedeva cinque anni di scuola elementare uguale per tutti, frequentata da tutti gli aventi diritto con iscrizioni in base all'anno di nascita. La scuola elementare aveva scansione 3+2, preceduta da un grado preparatorio di

tre anni (scuola materna), e seguita da un grado successivo chiamato scuola media inferiore, con diversi sbocchi, seguito a sua volta dalla scuola media superiore, di tre anni per il liceo classico, di quattro

per il liceo scientifico, di tre o quattro anni per i corsi superiori dell'istituto tecnico, dell'istituto magistrale e dei conservatori. Le scuole medie acquisivano un sistema a "doppio canale": da un lato un canale che consentiva, o meglio impegnava il giovane al proseguimento degli studi alle scuole superiori per ottenere un titolo di studi valido (per accedere

a questo canale lo studente doveva superare uno specifico esame di cultura generale), dall'altro un canale che immetteva direttamente lo studente, al termine dei tre anni, nel mondo del lavoro senza consentire un proseguimento degli studi. La riforma Gentile portava comunque l'obbligo dello studio a 14 anni di et. Ci fu fatto per aderire ad una

convenzione internazionale di alcuni anni prima[senza fonte], ma di fatto anche questa volta rimase lettera morta per la stragrande maggioranza delle ragazze e dei ragazzi italiani fino al 1962-63, quando fu avviata la riforma dell'unificazione della scuola media. E questo nonostante dal 1948 l'art. 34, comma 2, della Costituzione della Repubblica imponesse un obbligo di frequenza scolastica di almeno otto

anni. La cosa talmente vera che probabilmente se si chiedesse a tutti gli italiani quando stato istituito l'obbligo scolastico a 14 anni la maggioranza risponderebbe nel 1963 con la scuola media unica. Non tuttavia se si interpellassero gli italiani nati negli anni 30-40: ormai pochi, in realt, che certo non hanno dimenticato i compagni dei 2

cicli (2+3) delle elementari, poi suddivisi tra la scuola media e i corsi di avviamento professionale (attenti alle istanze di lavoro locali, ecc.). I programmi delle elementari ripristinavano l'insegnamento della religione cattolica, salvo richiesta di esonero[senza fonte], e valorizzavano il canto, il disegno, le tradizioni popolari. Vi era anche una relativa valorizzazione dei dialetti italiani[senza fonte], ma una

netta(?) chiusura verso le minoranze linguistiche (soprattutto verso quelle delle nuove province slavofone e germanofone) a favore dell'approfondimento di una sensibilit linguistica nazionale unitaria e coerente, ma sperimentale e aperta: articolata e popolare[senza fonte]. La struttura del sistema scolastico italiano rester sostanzialmente improntata al modello del 1923 anche dopo la fine del fascismo, ed i programmi della scuola

elementare non subiranno variazioni a tutt'oggi, a parte qualche tentativo di trasformare i programmi di grammatica italiana e di matematica (ad es. inserendo la Teoria degli insiemi ecc.).

Istituzione della scuola di avviamento professionale (1928) Nel 1928 il ministro Giuseppe Belluzzo, con il Testo Unico n. 577, istitu la Scuola di avviamento professionale al posto dei corsi postelementari e la scuola complementare. La carta della scuola (1939) Proposta di riforma complessiva del sistema scolastico dovuta al ministro Giuseppe Bottai. Esprime la

consapevolezza della necessit di una scuola di massa, distinta e gerarchizzata al suo interno, per le esigenze dell'economia e del regime. Anche a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale, rimase sulla carta, ad eccezione della legge del 1940 che creava la Scuola media, triennale, unificando i corsi inferiori di Licei, Istituti tecnici ed istituti magistrali, ma lasciando permanere un

secondo canale costituito dalla Scuola di Avviamento professionale. La scuola nell'Italia repubblicana I programmi della scuola elementare del 1945 Nella Sicilia liberata gi nel 1943 era al lavoro una commissione guidata dal pedagogista americano Washburne, seguace di Dewey, per la revisione dei programmi scolastici. Il governo alleato comprese l'importanza fondamentale della riforma della scuola

elementare, la pi influenzata dai germi fascisti, cos nel 1944 era gi al lavoro una seconda commissione incaricata di redigere i nuovi programmi per la scuola di quel grado. L'impostazione suggerita da Washburne era estremamente avanzata e prevedeva aperture pluriconfessionali, negando il principio di fondamento e coronamento riconosciuto da Gentile alla religione cattolica. Per questo i programmi incontrarono l'opposizione dei

cattolici. Nel proseguimento del suo lavoro la commissione fu affiancata da un rappresentante della chiesa, che difese gli interessi cattolici, il cui ruolo fondamentale nella societ italiana dell'epoca non poteva essere trascurato. Il risultato furono dei programmi di compromesso: ideali molto avanzati e democratici informavano la premessa, ma il corpo del programma che disciplinava le singole discipline era di impostazione

molto moderata. Se gli insegnanti non si accorsero delle novit e continuarono a lavorare come prima, diversa fu la reazione dei vertici che fecero pressioni per una nuova riforma in senso conservatore, che si concretizz solo 10 anni dopo con i programmi del ministro Ermini. La scuola nella Costituzione del 1948 Nella Costituzione della Repubblica Italiana

(art. 34) viene stabilita l'istruzione pubblica, gratuita e obbligatoria per almeno 8 anni. Viene sancita la libert di istituire scuole "senza oneri per lo stato"

formula che avr una interpretazione controversa nei decenni successivi. Tuttavia restava il sistema scolastico precedente: scuola elementare quinquennale e i tre anni successivi divisi in scuola media (che permetteva di proseguire gli studi grazie alla materia del latino) e scuola di avviamento professionale (che senza l'insegnamento del latino, escludeva da qualsiasi proseguimento degli studi) Il 6 agosto

1948 fu inaugurato dal presidente del Consiglio De Gasperi e dal ministro Gonella il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione [16] con competenze dalla scuola primaria a quella universitaria. Il progetto Gonella di riforma Ministro dal 1946 al 1951, Gonella promuove una grande inchiesta che sfocia in un progetto di riforma destinato ad arenarsi anche per i

contrasti sulla questione della scuola di completamento dell'obbligo che interessava i contrastanti interessi dell'associazionismo dei maestri e dei professori, entrambi largamente rappresentati negli ambienti culturali e politici che avevano la Democrazia Cristiana come principale referente. Il governo introduce, in via amministrativa, la scuola postelementare , che avrebbe mantenuto il sistema duale, dove un canale non permette ulteriori sbocchi. Nella seconda

met degli anni cinquanta matura la consapevolezza che il processo di sviluppo economico richiede una sempre maggiore quantit di forza lavoro qualificata. Proposte di legge del 1959 Ambrogio Donini e Cesare Luporini -prevedono l'istituzione di una scuola media unica con l'obbligo dall'et di sei anni fino ai quattordici. Medici Riconferma i canali distinti e avanza

anche la proposta di una quadri-partizione. La riforma della scuola media del 1962 Dopo lunghe trattative tra DC e PSI, viene approvata la legge n.1859 del 31 dicembre 1962. Essa prevede l'abolizione della scuola di Avviamento al lavoro con la creazione di una scuola media unificata che permetta l'accesso a tutte le scuole superiori. Nello stesso

periodo vengono aumentate in Italia le classi miste maschili e femminili, che progressivamente sostituiranno le classi composte esclusivamente da elementi del medesimo sesso. Permane comunque un'ambiguit sulla questione Latino ,di cui in II Media si studiano obbligatoriamente"Elementi" insieme all'Italiano,mentre diventa materia facoltativa nell'ultimo (terzo) anno, ma necessaria per l'accesso al liceo; viceversa lo studio di nessuna materia richiesto per l'iscrizione

agli istituti tecnici e professionali. Questa

ambiguit verr superata solo a distanza di quindici anni, con l'abolizione del latino (propugnata sin dal dopoguerra da Pietro Nenni). Istituzione della scuola materna statale Nel 1968 viene istituita la Scuola materna statale e nel 1969 vengono emanati gli Orientamenti per la scuola materna. La liberalizzazione degli accessi all'universit e le modifiche dell'esame

di maturit Nel 1969, anche sotto la spinta di una rilevante stagione di movimenti studenteschi, vengono approvate norme che liberalizzano l'accesso agli studi universitari (fino ad allora, infatti, solo con il diploma di liceo classico si poteva accedere a tutte le facolt), e che modificano l'esame di maturit strutturandolo con due prove scritte (una fissa di italiano, ed

una specifica in funzione del tipo di istituto) ed una prova orale che verteva su due materie scelte (una dallo studente ed una dal gruppo di professori) fra un gruppo di quattro indicate anticipatamente dal ministero della pubblica istruzione, gruppo di materie diverso per ogni tipo di istituto scolastico. La Commissione d'esami (cio il gruppo di docenti che deve giudicare

ogni classe) risulta composta da docenti esterni all'istituto, salvo uno proveniente dal gruppo di insegnanti della classe. La struttura di questo esame venne definita provvisoria, sperimentale, tuttavia rimarr in corso immutata per pi di vent'anni. Anni settanta Per approfondire, vedi la voce Provvedimenti Delegati sulla scuola. Il problema della scuola dualista viene superato, ma

persistono alti tassi di evasione scolastica; inoltre si manifesta in maniera drammatica il fenomeno della selezione esplicita (attraverso le bocciature ). La gravit del nuovo metodo di selezione classista adoperato dalla ancora antica mentalit elitaria dei docenti, venne evidenziata da Don Lorenzo Milani in Lettera ad una professoressa (Firenze, LEF, 1967). I movimenti studenteschi degli anni sessanta e settanta contribuirono al

cambiamento di mentalit, e alla graduale diminuzione del fenomeno della selezione esplicita . Si arena, agli inizi degli anni settanta, il tentativo di riforma della scuola secondaria superiore. Una parte della storiografia specialistica ha per sottolineato come si sia comunque verificato un processo di lungo periodo di "cambiamento senza riforma" di cui sono aspetti pi rilevanti il forte

sviluppo della istruzione tecnica e il superamento dello storico divario tra istruzione maschile e istruzione femminile, almeno a livello di scuole secondarie. Una novit importante rappresentata dai "decreti delegati", approvati nel 1974, che introducono nella vita della scuola una rappresentanza dei genitori, del personale ATA (Amministrativo, Tecnico, Ausiliario) e degli studenti (solo nella scuola superiore).

Il cambiamento maggiore investe la scuola elementare. A partire dalla legge 820/71 nasce la scuola a tempo pieno come risposta ai bisogni sociali dell'utenza ma destinato a diventare un laboratorio di innovazione in virt dei tempi distesi per l'apprendimento e per lo spazio curricolare che si apre per i nuovi saperi. La legge 517/77 introduce il principio dell'integrazione mediante

l'assegnazione di insegnanti di sostegno alle classi che accolgono alunni portatori di handicap; si apre la possibilit di attivare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni, si stabiliscono nuove norme sulla valutazione e si aboliscono gli esami di riparazione per la scuola media. Nel 1979 vengono riformati i programmi della scuola media, con la scomparsa del latino come

disciplina autonoma. Anni ottanta e novanta Non mancano dei periodi di rialzamento dei livelli di bocciature selettive, ma il problema, in questi anni, soprattutto la cosiddetta "dispersione scolastica", ovvero, il mancato conseguimento di livelli adeguati di apprendimento, nonostante la regolarit degli studi (assenza di bocciature). Pi volte nel corso degli anni ottanta si

abbozza l'elevamento dell'obbligo scolastico, senza mai andare a buon fine (ad esempio si ipotizza, soprattutto, come strutturare il biennio, se propedeutico al triennio superiore od un semplice proseguimento della scuola media, se abbinarlo, o meno, a corsi di formazione professionale). Non mancano tuttavia alcune innovazioni didattiche, come l'avvio dei Programmi Brocca indirizzati ai Licei ed in parte agli

Istituti Tecnici, ed il Progetto '92 che riorganizza l'istruzione professionale. Significativi invece i mutamenti della scuola elementare con i Programmi del 1985 e la legge del 1990, che ha come conseguenza la introduzione di una pluralit di docenti per la stessa classe. Secondo gli oppositori essa fu talvolta realizzata senza tenere conto delle specifiche abilit/competenze degli insegnanti, e

spesso fonte di dinamiche perturbanti relativamente alla

"prevalenza" dell'uno o dell'altro componente.[senza fonte] I programmi delle scuole elementari del 1985 e gli orientamenti delle scuole materne del 1991 segnano una stagione marcata da riforme che non derivano tanto da un impulso politico, quanto da una sorta di autogoverno di culture professionali, di cui anche la pedagogia accademica in larga parte espressione. L'eliminazione degli

esami di riparazione, attuata durante il primo governo Berlusconi ad opera del Ministro Francesco D'Onofrio nel 1995, fu un altro cambiamento critico, tuttora fonte di polemiche e recriminazioni. La riforma Berlinguer, per approfondire, vedi la voce riforma Berlinguer. Nel 1996 le elezioni politiche vengono vinte dalla coalizione dell'Ulivo. A capo del dicastero della Pubblica Istruzione viene

posto l'ex rettore dell'Universit di Siena Luigi Berlinguer, il quale si propone importanti obbiettivi: l'innalzamento dell'obbligo scolastico, la riforma dell'esame di maturit, l'autonomia scolastica ed il riordino dei cicli. Berlinguer nel gennaio del 1997 pubblic il primo Documento di discussione sulla riforma dei cicli di istruzione, che si dice fosse ispirato a un documento dal titolo Prospettive europee

per il sistema formativo italiano fatto circolare fin dal settembre del 1996 da Attilio Monasta. In tale documento erano delineati i principi ispiratori dell'azione del ministro. Fra questi, in primo luogo, la necessit di superare la distinzione, tipica del sistema formativo italiano tradizionale, fra cultura e professionalit e, quindi, fra formazione culturale e formazione professionale. Uno dei concetti fondamentali

quello di nuova professionalit, come capacit di controllo e direzione dei processi in cui ciascuno inserito, un concetto frutto della cultura sindacale degli anni settanta. Inoltre, l'articolazione del percorso scolastico non pi per ordini e gradi di istruzione, bens per obiettivi di apprendimento, con una sostanziale continuit dei cicli di istruzione. Due soli possibili modelli: o due cicli di

istruzione (un ciclo di base, fino ai 13 o 14 anni, ed un ciclo secondario fino a 18 anni) o addirittura un ciclo unico, progressivo e comprensivo, dai 6 ai 16 o 17 anni. Ci che avrebbe dovuto essere superato era la distinzione del percorso scolastico in tre cicli, fortemente separati fra loro ed altamente selettivi. Cos il

3 giugno 1997 il governo presenta la "Legge Quadro in materia di Riordino dei Cicli dell'Istruzione", con la quale doveva venire stravolto il sistema scolastico italiano, poich erano previsti due cicli scolastici. Il ciclo primario, di sei anni di durata, diviso in tre bienni, aveva come

scopo di "concorrere alla formazione dell'uomo e del cittadino nel rispetto e nella valorizzazione delle diversit individuali, sociali e culturali. Esso favorisce la formazione della personalit degli alunni promuovendone l'alfabetizzazione per l'acquisizione dei linguaggi e dei saperi indispensabili, per lo sviluppo delle capacit critiche e di un atteggiamento positivo nei confronti dell'apprendimento, per il riconoscimento e la condivisione dei

valori fondanti la convivenza civile e democratica", e pi in particolare i primi due bienni era "lo sviluppo delle conoscenze e delle abilit di base e della dimensione relazionale" ed il terzo biennio "il consolidamento, l'approfondimento e lo sviluppo delle conoscenze acquisite e la crescita di autonome capacit di studio, di elaborazione e di scelta coerenti con l'et degli alunni,

mediante il graduale passaggio dalle grandi aree tematiche alle discipline. Anche il ciclo secondario durava sei anni e si articolava "nelle grandi aree umanistica, scientifica, tecnica, tecnologica, artistica e musicale ed ha la funzione di consolidare e riorganizzare le capacit e le competenze acquisite nel ciclo primario, di arricchire la formazione culturale, umana e civile degli studenti, sostenendoli nella progressiva

assunzione di responsabilit, e di offrire loro conoscenze e capacit adeguate all'accesso all'istruzione superiore universitaria e non universitaria ovvero all'inserimento lavorativo", il primo anno si caratterizzava "per la prevalenza degli insegnamenti fondamentali [...]", il secondo ed il terzo anno "per l'approfondimento degli insegnamenti comuni e per la progressiva estensione dell'area degli insegnamenti disciplinari specifici dell'indirizzo prescelto [...]", ed infine il

trienni finale riguardava gli insegnamenti specifici a ciascun indirizzo. Si accennava inoltre, alla formazione degli adulti, alla formazione continua ed all'istruzione tecnica superiore. Nel frattempo Forza Italia ed Alleanza Nazionale presentano le loro proposte di riforma della scuola. Forza Italia propone di rimodulare la scansione, dopo la scuola d'infanzia, in tre gradi scolastici: primo grado, dai 6 ai

10 anni, secondo, dai 10 ai 14, terzo, dai 14 ai 18; inoltre abolizione del valore legale del titolo di studio, parit scolastica, formazione professionale a partire dai 12 anni di et, riforma della professione insegnante e l'elevazione dell'obbligo scolastico a 16 anni. Il testo di Alleanza Nazionale prevedeva la scansione Scuola Materna, Scuola di Base, Scuola Secondaria (biennio propedeutico

agli studi del triennio), il Liceo unico, con cinque indirizzi, e l'Istituto Tecnico con molti indirizzi, la riforma dell'esame di maturit, l'autonomia della scuola, parit scolastica e l'istituzione dell'Ordine Nazionale dei Docenti (simile a quello dei medici, avvocati e notai). Con la Legge 10 dicembre 1997, n. 425 viene riformato l'esame di maturit. L'esame di Stato comprende tre

prove scritte e un colloquio. La prima riguarda la Lingua Italiana, la seconda una

delle materie caratterizzanti l'indirizzo di studio e la terza, multidisciplinare, una serie di quiz a risposta multipla. Il colloquio si verte su argomenti multidisciplinari. Il punteggio di valutazione, passa dai sessantesimi ai centesimi e viene introdotto il credito formativo. I commissari saranno membri interni alla scuola. Il presidente della commissione esterno. La riforma viene avviata con l'anno

scolastico 1998/1999 (in pratica i nati dal 1980 in poi si sono diplomati con la votazione in centesimi). Anni duemila, Riforma Moratti, per approfondire, vedi la voce riforma Moratti. Le elezioni politiche del 2001 vengono vinte dalla coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi. Viene nominata Ministro per la Pubblica Istruzione Letizia Moratti, che presenta una

proposta di radicale riforma del sistema scolastico, suscitando consensi e dissensi accesi su fronti opposti. 2006-2007 Le elezioni del 2006 vengono vinte dalla coalizione guidata da Romano Prodi. Come Ministro dell'Istruzione viene scelto Giuseppe Fioroni. Con il nuovo governo viene bloccata l'attuazione dei provvedimenti riguardanti il secondo ciclo di studi della Legge 53/2003. Nell'estate

2006 il ministro propone una revisione dell'esame di Stato (l'ex esame di Maturit), che va verso un irrigidimento: non ammissione degli studenti con debiti formativi nel triennio non saldati, ritorno delle commissioni miste. Nelle misure della finanziaria 2007 viene riportato l'obbligo scolastico a 16 anni, mentre, in precedenza, era solo un "diritto all'istruzione fino a 16 anni".

Intanto alcune associazioni legate alla sinistra e alla CGIL-FLC raccolgono firme per la Legge di Iniziativa popolare per una buona scuola della Repubblica, con lo scopo di elevare l'obbligo scolastico a 16 anni, la costituzione del "biennio unitario" della scuola secondario superiore e il ridimensionamento del numero di indirizzi. Il 4 agosto del 2006, per la prima

volta nella storia repubblicana[senza fonte], viene presentata alle istituzioni parlamentari una Legge di iniziativa popolare che interviene in modo organico sulla scuola, dalla materna alla media superiore, supportata da oltre 100.000 firme di cittadini e cittadine (Legge n 1600 della XV Legislatura). Nell'autunno dello stesso anno, e sempre per la prima

volta[senza fonte], una legge di iniziativa popolare viene assunta per la discussione nella commissione competente. Il dispositivo legislativo nasce "dal basso" su iniziativa di alcuni comitati di genitori e docenti che si erano opposti alle leggi di "riforma" proposte dai governi precedenti, movimento che si estende a tutto il territorio nazionale coinvolgendo trasversalmente i pi diversi strati sociali e

culturali. Il ministro Fioroni ha inoltre reintrodotto i rimandi estivi al posto dei debiti formativi. I rimandi estivi furono introdotti per la prima volta nel 1923 durante la riforma Gentile e poi furono aboliti nel 1995. Riforma Gelmini, per approfondire, vedi la voce riforma Gelmini. Il 29 ottobre 2008 il Parlamento ha convertito in

legge il decreto proposto dal Ministro Gelmini che modifica il metodo di valutazione degli studenti nella scuola primaria, introducendo il voto con corrispondenza, e quello della scuola secondaria di primo grado, con il voto assoluto, e reintroduce il maestro unico nella scuola elementare, provocando diverse manifestazioni contrarie in tutta Italia. La riforma Gelmini[17] ha riacceso il dibattito sul maestro prevalente

nella scuola primaria.