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SALVADOR DA BAHIA SAN PAULO SALGADO CAVEH ZAHEDI SECRET CINEMA GLAUCO MAURI ATLETI CATTOLICI DAVID BOWIE

CONCERTI FLOP TROVAJOLI

MUSICA ARTI OZIO

SUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO

SABATO 23 MARZO 2013 ANNO 16 N. 12

ACIDA CAIPIRINHA

IL BRASILE OLFATTIVO E VISIONARIO, TRA LA SPINTA CENTRIFUGA DELLE SUE ARCHITETTURE E LAPARTHEID ECONOMICO NEI BARRIOS

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ALIAS 23 MARZO 2013

REPORTAGE METROPOLITANO

DALLELEVADOR A ONDINA FINO ALLO SHOPI BARRA

di FLAVIO BACCHETTA

BRASILE
100%; ma saliranno ancora parecchio, in vista dei campionati mondiali di calcio nel 2014 e delle Olimpiadi di Rio nel 2016; a Rio, cos come Florianpolis, capitale dello stato di Santa Catarina, lo standard dei costi molto pi alto, non lontano dai picchi delle grandi citt italiane e francesi. Ceto medio scandinavo So Salvador da Bahia de Todos Os Santos (questo il nome completo) fu scoperta dal nostro Amerigo Vespucci nel 1501, dopo che Cabral era approdato in Brasile a Porto Seguro due anni prima. stata la prima capitale brasiliana, per poi cedere il posto a Rio nel 1763, che a sua volta cedette il passo a Brasilia nel 1960. Un po per una. La popolazione per il 90% circa, di origine africana e amerinda, tre milioni e mezzo di persone, su un totale di quattro milioni. I bianchi sono meno di mezzo milione, eppure non sembra assolutamente, a giudicare da quello che si vede in giro. Negli ultimi anni lo sviluppo del Brasile, esploso soprattutto durante lamministrazione Lula, ha portato alla nascita di un ceto medio molto agguerrito, che a Salvador si espresso quasi a livello scandinavo, con quartieri come Ondina e Barra, un modello di efficienza e pulizia. Daltra parte invece le zone periferiche, e

SALVADOR DE BAHIA

Giugno 2008, Pelourinho, la Citt Vecchia. Di giorno, un caleidoscopio di colori, esaltato nelle viuzze che costeggiano la Chiesa di San Francesco, ricorda un po via Margutta a Roma. Con la differenza che gli artisti espongono le loro opere sulla strada; una pittura semplice, per geniale nelle forme e vivida nei colori. Il Pelourinho non solo il centro storico di Salvador, bens potrebbe essere considerato tale di tutto il paese; difatti qua si insedi nel 1549 Torn de Sousa, il primo governatore della monarchia portoghese, che lo battezz cos, per via di una colonna di pietra eretta al centro della piazza principale, utilizzata per legarvi schiavi ribelli e malfattori. Il quartiere, reduce da un violento processo di degradazione a causa della modernizzazione della citt, aveva gi ritrovato la sua gloria antica, grazie al riconoscimento da parte dellUnesco, avvenuto nei primi anni 80, come patrimonio mondiale dellumanit, che aveva facilitato lopera di ristrutturazione degli splendidi edifici coloniali. La notte, i neri baiani erano gli animatori, complici con i turisti, dei vari ristorantini, che offrivano i piatti originali della comida locale, a prezzi pi che abbordabili. Ogni baretto, con un po di spazio disponibile allaperto, diventava, intorno alla mezzanotte, una balera, dove donne bellissime si sfidavano a colpi di samba. Refugium peccatorum per eccellenza, caipirinhas e capiroskas scorrevano a litri, si peccava, ma senza violentare il portafoglio pi di tanto.oggi, il quadro cambiato, il quartiere la notte pi pericoloso, molte locande a bom preo, come Mama Bahia, hanno chiuso i battenti, e la movida salvadoregna si spostata soprattutto nel Barrio di Rio Vermelho. Malesseri olfattivi Dicembre 2012, Mercato Modelo Il colossale Elevador (ascensore) Lacerda, che dalla spianata del Mercado Modelo, la fiera dellartigianato pi famosa dello Stato baiano, sale fino alla collina della Citt Vecchia, , come sempre, intasato di visitatori, per cui bisogna attendere; quando il nostro turno, lenorme cabina gonfia di gente, ci vomita al secondo Andar (piano) giusto di fronte al finestrone che d la visuale del porto di Salvador, il pi grande dellAmerica Latina. La prima cosa che colpisce oggi, allingresso del Pelourinho, il lezzo di piscio che ammorba laria. La miseria , per chi non abituato, anzi tutto un malessere olfattivo. Macerie e lavori deturpano la visuale di un patrimonio storico inestimabile; eppure a poca distanza da qui, da questi vicoli, dove tanti emarginati passeranno unaltra notte, si affittano e si vendono appartamenti di lusso con terrazza vista baia, a prezzi che oscillano dai 56 ai 150 euro giornalieri. il boom edilizio brasilero, residenziale e turistico, che ha le sue teste di serie in Fortaleza, nello Stato di Ceara, Recife, capitale di Pernambuco, e Salvador da Bahia per lappunto. Una distesa inarrestabile di cemento a prezzi per ora abbordabili, paragonati allEuropa almeno, anche se negli ultimi due anni hanno subito rincari di oltre il

Immersi nelle viscere di Salvador


Il liberismo economico, con i tagli sui servizi pubblici, sanit e scuola privatizzate, stravolge il corpo sociale del paese. E la citt divisa fra chi ce la fa e chi ha il colore sbagliato della pelle
soprattutto le favelas, sono retrocesse a uno standard di vita tipo Africa sub-sahariana. Questa tendenza si sta accentuando negli ultimi tre anni, dopo che il Brasile ha abbracciato in pieno il credo neo-liberista a livello economico, con la forbice che si ulteriormente allargata a discapito della maggioranza della popolazione. Il giorno a Ondina scorre tranquillo. Le strade sono immacolate, sembra di essere in Svizzera, mare a parte, si vedono solo signori agiati o facoltosi che fanno shopping e si allenano in palestre a 80 real giornalieri (circa 32 euro, il cambio 1 euro = 2,5

real) e ragazze bionde, elegantissime anche da nude, prendono il sole in piscina. Gli unici neri e mulatti sono gli addetti alla reception dellhotel, e i vari lavoranti nei fast food, tra cui alcuni africani, immigrati dallAngola e Mozambico. facile accorgersi dopo pochi giorni, che la spiaggia a Salvador non fa parte delle frequentazioni dei progrediti; difatti gli unici bagnanti sulla Praia che fronteggia lalbergo, sono afro, soprattutto nel weekend, quando le note dellAx baiano, una sorta di hip hop alla brasiliana, e le leccornie cucinate dalle donne del Candombl, quali lAcaraj (pasta di fagioli racchiusa in una specie di crocchetta) e la Moqueca de peixe e camarao (una sorta di paella locale) saturano laria di suoni e aromi. Sono lunico bianco quaggi, osservato come un pesce raro in un acquario. Il grande Farol La notte il trend muta di nuovo; i ristoranti nel quartiere di Barra, sede del Farol, il faro forse pi famoso del Brasile, circa 22 metri, fanno venire lacquolina in bocca, ma sono carissimi. Per una cena a base di pesce, se ne partono di media 50/60 euro a coppia, circa tre volte tanto, rispetto a qualche anno fa. Una Caipirinha oggi oscilla tra una media di 8/10 real, contro i tre del 2008. Bianchi ovunque, e alcuni gruppi di transessuali, bianchi anche loro. Neri e meticci sono a servire ai tavoli e in cucina. Posso immaginare con quali sostanze condiranno i piatti dei clienti arroganti, per cui basso profilo e nessuna lamentela. Oggi lo stipendio medio di un lavoratore a Salvador, camerieri, muratori, infermieri, oscilla dai 200 ai 300 euro mensili. Un insegnante della scuola pubblica arriva ai 350 euro. Con queste cifre da capogiro, nessuno di loro pu permettersi di spendere per una cena, anche con i bambini dai nonni, lequivalente di

venti giorni di paga. Dopo la crisi del Pelourinho notturno, oggi i divertimenti post comida, si sono trasferiti al barrio del Rio Vermelho, quartiere residenziale dei ceti medio-alti, famoso per essere il regno della Dinha da Acaraj, una baiana astutissima che ha iniziato a preparare lAcaraj Sacro da quando aveva sette anni, con la ricetta originale tramandata dai riti candombl. lei, con i suoi collaboratori, lunica nera che vedo la sera quaggi, oltre ai musicisti e ai camerieri, ma ci scommetterei sopra che ha pi soldi dei tanti pseudo ricchi che vedo spendere e spandere. Vestita del classico completo bianco, dal candido turbante, la Dinha (pron, Gina) impasta fagioli e macina dineirho, alla faccia dei bianchi in fila indiana. Loccasione speciale, perch accanto al padiglione/bar dellAcaraj, stasera si esibisce in un concerto di bossa nova nientepopodimeno che il cugino di Caetano Veloso, con la sua bandin verit pi una riunione tra amici, che avviene allinterno di una casa privata, con la cucina trasformata in barin una stanza di non pi di 50 metri, stipati come sardine. Il pavimento imbrattato di birra, e cocci taglienti, lasciati dai nostri raffinati ospiti, sono ovunque, mentre un patetico ventilatore cerca invano di rinfrescare lambiente. Ma quando la musica inizia, la forza delle note annulla calori e squallori, e la gente si scatena, donne e uomini si baciano sulla bocca, musicisti compresi, i brasiliani sono gente calorosa, bianchi o neri, condividono almeno gli stessi modi per esprimere sentimenti e passioni. Si va avanti fino allalba inoltrata. Per di neri, tanto per cambiare, nessuna traccia, oltre ai soliti addetti ai lavori. Allo Shopi Barra, sancta sanctorum del consumismo di Salvador, le cose sono radicalmente cambiate, rispetto a qualche anno fa. Un tempo le merci erano abbordabili, anche per capi di vestiario di marca. Ora i prezzi sono proibitivi per una famiglia media brasiliana non sviluppata. I gelati costano cifre assurde anche per noi, una coppa di tre gusti arriva a 10/12 euro, un trancio di pizza cinque, un panino tipo Sub quasi dieci. Reparto vestiario: un completo per ragazza, 50 euro. Un paio di scarpe da uomo, quasi 100. Non vedo traccia di offerte scontate. Non vedo traccia di coppie o famiglie afro. Il bianco vince, il nero perde, ancora una volta. I neri, finalmente Dallaeroporto si arriva, dopo un breve tragitto in taxi, ai quartieri popolari. A Mar Brasil ti accorgi che qualcosa non quadra gi lungo la strada. Lautista sbaglia svolta, e per tornare indietro si addentra in un dedalo di viuzze. Lasfalto spaccato ovunque, buche come crateri costringono lauto a uno slalom senza fine. Lilluminazione scarsa, latmosfera equivoca. Per mangiare si segue un percorso obbligato; pizzerie che fungono anche da mini market gli avventori, tutti neri, mi guardano in cagnesco. La pizza ha un sapore strano, gommosa al punto giusto, ma a prezzo modico se non altro. Fuori sulla via, cumuli dimmondizia dappertutto, arrivano fino ai marciapiedi, non c modo di evitarli, ci inciampi sopra per forza. Un solo cassonetto, sfondato, nel raggio di un chilometro almeno. Dietro langolo, una marea umana in movimento. I neri di notte, finalmente! sabato sera, le ragazze sono in ghingheri, gli uomini con il petto gonfio, si dirigono verso le baraccas sulla spiaggia. Sulla litoranea i rifiuti sono cos numerosi, che arrivano a formare collinette. Un odore nauseabondo, dolciastro, di monnezza in putrefazione, una puzza di morte, qui saranno settimane che i mezzi

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GERENZA

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Alcuni scorci della citt di Salvador da Bahia e dei riti del Candombl). Quelle al centro, qui accanto, sono state scattate dallautore del reportage, Flavio Bacchetta. Sotto, lElevador

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della nettezza urbana, dal passaggio quotidiano a Barra e Ondina, non si fanno vedere. La gente ride, sono abituati a questo sconcio fin dalla nascita, non ci fa caso, si ubriacheranno tutti a manetta stanotte di cachaa pura, fino a crollare. Il Barrio limitrofo di Stella Mria offre lo stesso quadro, qui non ci sono turisti o brasiliani progrediti, per cui chissenefrega. Non pensavo che dopo Manaus la monnezza potesse ancora farmi effetto, c sempre spazio per un miglioramento. Dagli ospedali alle scuole La Sanit di Salvador oggi in mano prevalentemente di banche e gruppi finanziari, che eleggono loro rappresentanti negli organismi statali; molti ospedali pubblici nello sfascio totale, con interi reparti eliminati, e code chilometriche di persone che sono costrette ad aspettare anche giorni per ricevere cure mediche frettolose e approssimative. Per accedere ai servizi delle cliniche private, bisogna stipulare un accordo con i suddetti enti per un Piano Salute. Quello basico, il pi economico, prevede i seguenti costi mensili: 68 euro ciascuno per moglie e marito, 37 euro ogni figlio del nucleo familiare. Queste tariffe consentono lingresso presso nosocomi di livello base, senza poter usufruire di cure specialistiche avanzate. A tal fine, le cifre raddoppiano, per cui un nucleo di sei persone, che costituisce la tipica famiglia brasiliana dei ceti bassi, si troverebbe a sborsare circa 550 euro mensili, assurdo per lentrata media di questa che, bene che vada, se entrambi i coniugi lavorano, arriva a 500 circa. Salvador possiede lospedale per la cura del cancro pi avanzato del Brasile, lAristide Maltez, un ente filantropico che si regge su sovvenzioni private e delle Ong locali; causa la crisi globale e i tagli statali ai contributi sociali, oggi questo nosocomio rischia di chiudere, gettando nel panico i poveri, che ancora possono usufruirne gratis. Lunica boccata di ossigeno da parte dello Stato, quella degli assegni familiari per le famiglie indigenti, nellordine di 30 euro a figlio. La scuola pubblica ha vissuto lanno scorso ad aprile due mesi di panico, per via dello sciopero degli insegnanti, che protestavano contro i cumuli di straordinario non pagati, su un salario base di 350 euro mensili. Gli edifici e le aule sono, per la maggior parte, in condizioni fatiscenti, la pioggia filtra dai soffitti, mentre proliferano gli istituti privati per figli dimprenditori e professionisti, che pagano rette oscillanti dai 450 ai 600 euro mensili, in prevalenza bianchi ovviamente, cos da formare i quadri dirigenti del futuro, stile Giamaica e Caraibi in generale. I libri di testo sono a pagamento, il pi costoso, il sussidiario generale, che comprende diverse materie, al costo di 320 euro. A marzo del 2012, la serrata degli agenti di polizia, estesa lungo tutto lo Stato di Bahia, aveva provocato il record nazionale di crimini e omicidi, con un picco annuo di 3000 vittime. I supermercati sono rincarati, 1 Kg di fagioli tre euro, due per un pacco di pasta, carne e pesce improponibili. In seguito a questi aumenti del costo della vita, il fenomeno delle carte di credito/debito, emesse dagli stessi

gruppi che oggi controllano Sanit e Istruzione, diventato una vera e propria piaga del paese. Sventolando davanti al naso della povera gente la carota dellinnalzamento del credito, questa oggi si trova indebitata in un modo pauroso nei confronti delle finanziarie, che, per riscuotere, pongono ipoteche sulle case e minacce di vario genere, arrivando a bloccare i loro miseri salari, quando necessario. In questo quadro negativo, superstizione e gioco della lotteria prendono il sopravvento; la gente comune preferisce investire i propri risparmi in una sorta di gioco dazzardo per poveri, costituito da Lotto e Bingo, tentando la fortuna, che non riescono a trovare nel cosiddetto Paese delle Opportunit, che sono tutto meno che Pari, per loro almeno. Il candombl raddoppia Le cerimonie del Candombl, che il culto degli dei Orixs, eredit delletnia africana degli Yoruba, sono raddoppiate negli ultimi anni; la gente di Salvador, cerca conforto in queste pratiche, che alleviano le loro sofferenze. Questa religione originaria di Bahia, e la ritroviamo anche nello Stato del Pernambuco con un nome diverso, Xang, mentre diventa Macumba in quello di Rio. A Salvador esiste un lago artificiale, Dique do Toror, sito dinanzi allo stadio, dove galleggiano le gigantesche statue delle Divinit. Questo processo di apartheid silenziosa che, senza bisogno di divieti ufficiali, sta tracciando una dicotomia netta nella popolazione, tutta basata sul possesso del denaro, in corso progressivo lungo il Brasile. A Rio, rispetto a una volta, molto evidente, basta farsi una passeggiata sulle spiagge di Copacabana e Ipanema, che fronteggiano il mitico Po de Acar. Per nel Sud i neri sono una minoranza, e anche se lingiustizia sociale rimane tale, nel caso di Salvador, che nera per 3/4, diventa clamorosa. La capitale di Bahia oggi la perfetta sintesi della citt globale dei nostri tempi equivoci; una maggioranza di persone che vive ai margini di un progreso, decantato come sacro dogma del genere umano, e una minoranza di privilegiati che, da questa stortura, spacciata come sviluppo, trae i massimi benefici possibili.

In copertina, A grande mulata III, 1980 di Caryb

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ARCHITETTURA, LA CITT MUTANTE

IL LUOGO PARADOSSALE DI CAOS E GIARDINI

URBANISTICA SE IL PRINCIPIO REGOLATORE LA SEGREGAZIONE SPAZIALE

Quel rebus insolubile di san Paulo


di ALESSANDRA CRICONIA

Nella luce di un tardo pomeriggio di pioggia tropicale, dallalto del Copan il meraviglioso edificio ondulato di Oscar Niemeyer, San Paolo appare una citt plumbea, avvolta nelle nebbie dellinquinamento e del caldo, prigioniera di uno spaventoso ingorgo di macchine di cui non si riesce neanche a immaginare la fine. Oltre 180 chilometri dicono i bollettini, una situazione surreale ma per i paulistani si tratta di una realt allordine del giorno. Le cose non sono molto diverse cambiando il punto di vista: per strada moltitudini di persone di ogni razza e cultura in mezzo a cui potrebbero benissimo nascondersi dei replicanti, si muovono senza mai fermarsi, Fiat Siena e moto Gilera circolano nel famigerato traffico da paura come se il tempo si fosse fermato a trentanni fa, unumanit di prostitute, trans, giovani imbottiti di crack vive buttata su materassi allineati ordinatamente ai bordi dei marciapiedi, diversi strani soggetti dentro macchinoni neri guardano i passanti con occhi concupiscenti di denaro, grovigli di pesanti cavi elettrici appesi alla meno peggio a pali di legno ballonzolano pericolosamente sulla testa di chi cammina tra immondizie e alberi tropicali. Per quanto paradossale possa sembrare, a San Paolo si respira unatmosfera del come eravamo quando saremo. Deve essere per questo clima da fantascienza se la guida routard presenta San Paolo del Brasile, megalopoli di 12 milioni di abitanti e oltre 2500 grattacieli, come una Los Angeles del 2019, Blade Runner in versione tropicale. Ma sono proprio queste apparenze alla Blade Runner a fare di San Paolo un paradigma del mondo contemporaneo che per essere decriptato, anche solo per potercisi muovere dentro, richiede di spogliarsi dellhabitus europeo che a quelle latitudini fuorviante. Se ci si attiene ai codici dellorientamento e alle gerarchie spaziali della citt europea, San Paolo un rebus insolubile: unestensione di materiale urbano e umano senza soluzione di continuit e un tale amalgama di contrasti che impossibile venirne a capo. Non di meno questo mondo cos scombinato che deve la sua disurbanit anche alla mancanza di piani regolatori mai

Blade Runner in versione tropicale, chiede a chi vi si addentri di spogliarsi dei parametri di orientamento europei, lasciando a casa i pregiudizi
Grande, a destra, ledificio Copan; sopra, il parco Ibirapuera; il complesso Sesc Pompeia di Lina Bo Bardi e il museo darte Masp varati per ragioni politiche si dice che durante la dittatura, i militari abbiano preferito lasciar crescere la citt nella casualit per evitare miglioramenti della qualit urbana che avrebbero potuto innescare pericolose emancipazioni delle masse dei poveri non solo riesce a funzionare, ma ha saputo inventare delle sue proprie soluzioni. Pi che sulla separazione centro e periferia che a San Paolo non esiste, la citt si regola sul principio della segregazione degli spazi. cio quella condizione di conflitto permanente tipica di ogni megalopoli postmoderna del boom economico a dettare le leggi dellurbano e i cui segni sono impressi nelle recinzioni, nelle inferriate, nei cancelli, nelle telecamere che sono l a rimarcare, insieme alla presenza diffusa di guardia civil e di portieri, la distanza che separa il ricco mondo dei privati da quello povero della strada con il suo disordine e la sua diversit; una distanza minima dello spessore di una soglia sufficiente per a distinguere appartenenze e status sociali. Se fuori c il caos, una volta superati i portieri e i cancelli, i grattacieli hotel-condomini sono delle oasi di pace, piccoli paradisi immersi in tranquilli giardini, attraversati da vialetti che portano agli ascensori dentro ingressi arredati come dei salotti con tappeti, divani, sculture e quadri alle pareti. Ancora una volta viene in mente Los Angeles e

soprattutto le indagini di Mike Davis sul futuro della metropoli. Ma a differenza della metropoli losangelina, San Paolo una metropoli antropologica popolata da pi di 70 nazionalit provenienti da ogni parte del mondo (italiani e giapponesi sono tra le comunit pi numerose) che per convivere ha dovuto, almeno in passato, inventare una forma di spazio pubblico che non piazza e non agor ma un luogo di incrocio delle genti che si incontrano in questi spazi aperti per i motivi pi disparati. Ecco allora che a San Paolo, citt cresciuta caoticamente per aggiunte e proliferazioni successive, citt fortificata come Los Angeles, citt del conflitto permanente che costringe a muoversi con un doppio borsellino, quello per i rapinatori dassalto e quello della sopravvivenza, i luoghi cardine sono degli edifici-spazi pubblici che sovvertono la classica distinzione tra spazio urbano e edificio perch qui le due cose coincidono: un edificio contemporaneamente palazzo e citt, spazio privato e luogo pubblico. Si tratta di un cambio di orizzonte che qualifica diversamente larchitettura che non serve a ordinare lo spazio n a fare tessuto urbano. Larchitettura cio non costruisce citt ma disegna un luogo nella citt che principalmente un luogo antropologico, fatto e pensato per chi ci sta dentro e deve usare quel luogo. In questa chiave la facolt di architettura nel campus universitario di San Paolo progettata da Vilanova Artigas architetto iscritto al partito comunista brasiliano che fu tra i fondatori della scuola di architettura paulista che insieme a Carlos Cascaldi realizz questo straordinario monolite di cemento armato svuotato allinterno per consentire una continuit spaziale e uninterazione tra il mondo della citt e la scuola: un ingresso aperto e senza porte d accesso a una promenade urbana costituita da un sistema di larghe rampe che collegano i sei livelli della facolt e si affacciano su un ampio ambiente centrale che una piazza coperta e insieme un luogo di assemblea come mostra la fotografia storica degli studenti stipati nellaula per contestare la dittatura. La stessa filosofia di spazio pubblico, un piano vuoto e vasto, senza barriere e in continuit con la citt, pronto a essere riempito nei tanti modi dellessere delle genti metropolitane si ritrova in altri edifici con funzioni pubbliche, il Masp (Museu de Arte di San Paolo) di Lina Bo Bardi e il Mube (Museu Brasileiro da Escultura) di Mendes da Rocha, dolmen contemporanei sollevati sulla citt per lasciare un vuoto che a piacimento pu essere piazza, giardino delle sculture, teatro allaperto. Si rintraccia cos, dentro un contesto sfigurato e sformato, unarchitettura-spazio pubblico in controtendenza con le logiche del mercato fatta con un materiale democratico e universale qual il grigio cemento lasciato al vivo, senza camuffamenti e maschere di colore.

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FOTOGRAFIA, UN PROGETTO MONDIALE DEL REPORTER BRASILIANO

di MANUELA DE LEONARDIS
ROMA

Luso morbido dei passaggi di grigi, cifra espressiva che la firma di Salgado, modella ombre, nuvole, deserti, foreste, montagne, ghiacciai, elementi della natura che riflettono unarmonia superiore, attraversata da una spiritualit palpitante. La spiritualit del non credente che si lascia stupire dallimmensit di una natura che - nonostante tutto - generosa e incontaminata. Genesi il progetto che Sebastio Salgado (Aimors, Stato di Minas Gerais, Brasile 1944, vive a Parigi) e Llia Deluiz Wanick Salgado, sua compagna di vita e di lavoro da oltre quarantanni, hanno presentato alla Casa del Cinema di Roma. La mostra di duecento fotografie, realizzata da Amazonas Images (lagenzia che la coppia ha fondato nel 1994) e prodotta da Contrasto e Ztema, inaugurer il 15 maggio al Museo dellAra Pacis (rester visitabile per il pubblico fino al 15 settembre), a ridosso dellappuntamento del Natural History Museum di Londra, del Royal Ontario Museum di Toronto e dell Giardino Botanico di Rio de Janeiro, prime tappe di un tour mondiale che prevede altri trenta luoghi istituzionali. Sar accompagnata dal catalogo Taschen, da un prezioso libro in grande formato destinato ai

La coscienza del pianeta


Sebastio Salgado a Roma con la sua Genesi, dal 15 maggio allAra Pacis. La foresta tropicale era il paradiso, ora gran parte terra bruciata
Sebastio Salgado, Isole South Sandwich, 2009 collezionisti e anche da un film realizzato dal loro figlio Giuliano, cineasta, insieme a Wim Wenders. Prendere per mano lo spettatore per stimolare la coscienza ecologica una missione per il fotografo, esattamente come precedentemente si era trattato di denunciare soprusi e violenze, raccontando attraverso lobiettivo della sua macchina fotografica 35mm (sempre rifuggendo lestetizzazione del dramma) luomo e i suoi problemi di sopravvivenza: il movimento dei Sem Terra, le migrazioni, i minatori della Serra Pelada, i lavoratori del caff, la siccit nel Sahel, il genocidio in Rwanda, la malattia, linfanzia, la guerra. La terra come patrimonio comune dalla portata incommensurabile, da ammirare senza filtri e con un pizzico di ottimismo. Sono nato nel 1944 in una grandissima azienda agricola del Brasile il cui territorio, allora, era coperto per il 60% dalla foresta tropicale, quindi posso ben affermare di essere nato in paradiso, racconta Salgado. Un paradiso che negli anni Novanta, quando i suoi genitori ormai anziani decisero di lasciare lazienda ai loro otto figli, era in gran parte distrutto. Da una copertura di foresta tropicale superiore al 50% eravamo scesi a meno di mezzo punto di percentuale. Ci siamo trovati in mano una terra bruciata. L dove avrebbero potuto essere allevati decine di migliaia di capi di bestiame, il territorio, ormai, era in grado di sostenerne appena qualche centinaia. Llia a lanciare la sfida: Sebastio - mi ha detto - visto che

sostieni di essere nato in paradiso, perch non ricostruirlo, ripristinando la foresta tropicale che una volta ricopriva questa superficie? Va bene, le ho risposto, proviamoci! E abbiamo intrapreso questo tentativo. Ripristinare lecosistema richiedeva uno sforzo immenso, avrebbero dovuto piantare circa due milioni di alberi, di almeno cento specie diverse. Per reperire le risorse necessarie al fine di realizzare questo nostro progetto abbiamo viaggiato da un capo allaltro del mondo e, devo dire, che lItalia stato tra i paesi che ci hanno aiutato di pi, insieme alla Spagna, agli Stati Uniti e, prima di tutto, al nostro Brasile. Attualmente, siamo a pi di due milioni di alberi piantati e abbiamo trecento specie diverse, dunque abbiamo ripristinato lecosistema. Un progetto durato anni in cui abbiamo lavorato, ma durante i quali ci anche tornata la voglia di dar vita a un grande progetto fotografico in cui andare a vedere le meraviglie che ci sono ancora nel nostro pianeta. Questo lobiettivo di Genesi, forse il pi ambizioso tra tutti i suoi progetti, iniziato nel 2003/2004 e conclusosi nel 2012 con al suo attivo circa diecimila scatti, oltre trenta reportage e cinque continenti attraversati, partendo dal sud del mondo (Argentina, Antartide) per arrivare in Alaska, passando per Papua

Nuova Guinea, Siberia, Madagascar, percorrendo lAfrica, per inoltrarsi infine nellAmazzonia venezuelana e brasiliana. Camminare stata una pratica significativa allinterno del lavoro (in altri contesti, con quella sua elegante ironia, Salgado ha affermato che per un fotografo pi importante avere delle buone scarpe, piuttosto che una buona macchina fotografica). arrivato a camminare per giorni, mesi addirittura come nellEtiopia del Nord, uno dei viaggi a cui pi affezionato, dove nel 2008 ha trascorso un paio di mesi percorrendo ottocentocinquanta chilometri, arrampicandosi su per le montagne per arrivare in luoghi altrimenti irraggiungibili. La curiosit la molla che ancora riesce a coinvolgere emotivamente lautore. Uno sguardo che non da antropologo il suo, n da geologo o da giornalista, ma semplicemente quello di un uomo che sa cogliere il respiro degli animali, delle pietre, il loro dialogo con i paesaggi naturali e quando luomo presente appartiene a societ primitive, solo apparentemente lontane anni luce dalla nostra contemporaneit. Anche i minerali e le rocce fremono nel suo sguardo: La montagna che fotografo non un natura morta. Quella montagna pi viva di me.

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AMERICA INDIE

CENSURE
Nella foto il cineasta Caveh Zahedi in un momento di The Sheik and I In alto alcune sequenze del film modi per fare dellarte sono infiniti, proprio come sono infinite le strade che conducono al cospetto di Dio. Dopo aver rischiato di essere incarcerato, Zahedi viene quindi messo alla porta senza troppe cerimonie e il film rifiutato dalla fondazione che gli chiede di distruggerlo. Zahedi non demorde e si rivolge a un avvocato di New York il quale riesce a ottenere un accordo con la fondazione che sostanzialmente prevede la messa al bando del film nel territorio dellemirato ma garantisca lincolumit delle persone che vi appaiono chiedendo formalmente di desistere da qualsiasi appello a usare violenza nei confronti di coloro che negli altri paesi vedano o vogliono vedere il film. Perch, e questo un punto cruciale, il film non si beffa dellIslam o di Maometto, ma si pone delle domande sui limiti della libert despressione e del lavoro che un artista o un cineasta deve svolgere qualora voglia mettersi in gioco nei confronti del potere. Daltronde in un paese dove non c libert despressione non puoi dire che non c libert despressione. Laspetto pi interessante di tutta questa faccenda lappendice polemica che il film ha avuto negli Stati Uniti, perch riflette le contraddizioni inerenti alla libert despressione sul terreno delle cosiddette libert fondamentali occidentali. Il film, invitato dal festival SXSW (South by South West), si ritrova a essere oggetto di uniniziativa al quanto inconsueta da parte del programmatore Thom Powers del Toronto Film Festival. Powers sostanzialmente chiede ai colleghi selezionatori del SXSW di ritirare linvito al film di Zahedi. Occorre ricordare che dopo lincidente del film di Zahedi alla Sharjah Foundation, Rasha Salti entra a far parte dello staff del festival canadese diventando quindi collega di Powers. Questultimo, a fronte del rifiuto da parte del SXSW di ritirare linvito, inizia una personale campagna contro il film adducendo come principale motivazione il fatto che il film mette a repentaglio la vita di coloro che vi hanno partecipato e invitando i giornalisti a recensirlo negativamente. Zahedi per tutta risposta firma un cortometraggio di otto minuti intitolato I Was Blacklisted by Thom Powers (visibile on line). Nel frattempo indie.wire, nella persona di Eric Kohn, assume una posizione favorevole al film che scatena una polemica nella polemica riguardante lopportunit da parte di Powers di esercitare la propria influenza nei confronti di altri festival per impedire al film di essere proiettato. Insomma Caveh Zahedi con la sua aria da Candide no budget e The Sheik and I pongono tutta una serie di questioni scomodissime che le risate amarissime del film ci ricordano essere ancora aperte.

di GIONA A. NAZZARO

Se c un cineasta sopra e sotto le righe, questi Caveh Zahedi. Bizzarra figura di guastatore operante fra sperimentazione, documentario e fiction mutante, Zahedi lautore di un pugno di film in prima persona presentati nel corso degli anni nei festival che maggiormente svolgono il lavoro di setaccio delle frontiere porose dellimmaginario. Amico di lunga di Jay Rosenblatt, temperamento umano e artistico diametralmente opposto al suo, Zahedi un newyorkese di origine iraniana. Con Rosenblatt, Zahedi nel corso degli anni ha collaborato a vari progetti e intavolato una video-corrispondenza di sapore mekasiano, presentata per la prima volta a Visions du Rel nel 2011, il cui apice un autoritratto in acido che il regista ha poi rielaborato nel film realizzato con Will Oldham Tripping with Caveh che avrebbe dovuto dare vita a una serie televisiva che non stata realizzata. Magrissimo, logorroico, petulante, esibizionista, iper-entusiasta, frenetico, iper-attivo stato immortalato da Richard Linklater in A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare - nel quale si esibisce in una delle sue solite interminabili tirate totalmente in linea con il plot paranoico-dickiano del film. Non necessariamente simpatico o un cineasta facile da amare, Zahedi, sempre in bilico fra autopromozione danza sullabisso di un cortocircuito nel quale si fatica a comprendere se lautore al servizio del cinema o viceversa. A salvarlo - quasi sempre - un candore suicida, idiota, una surreale esibita sfacciata pseudo-ingenuit che fatalmente finisce per catalizzare lidiozia del resto del mondo circostante. Senza contare la spudorata vocazione alla confessione pubblica che gli permette di auto-fustigarsi e farla franca come accade in I Am A Sex Addict (distribuito dalla Weinstein Company), un film che se lavesse

Il conflitto dellartista con la libert


fatto Woody Allen avrebbero gridato al capolavoro da qui alleternit. Insomma, Caveh Zahedi non risponde certo ai crismi del cineasta indipendente Usa n tantomeno a quelli del documentarista sperimentale alternativo. Caveh Zahedi fa Stato a s. Una regione a statuto speciale del cinema indipendente che continua a porre instancabilmente problema. Le polemiche del passato che hanno accolto film come I Dont Hate Las Vegas Anymore sono uno scherzo in confronto al delirio mediatico e politico suscitato da The Sheik and I, il suo ultimo film in ordine di tempo che ha rischiato seriamente di trasformarsi nel caso Rushdie del cinema indipendente. Tutto nasce dallinvito che Caveh Zahedi riceve dalla Sharjah Art Foundation, la Biennale del Medio Oriente, nella persona di Raja Salti, di realizzare un film incentrato sullidea dellarte come atto sovversivo. Allautore garantita massima libert. Nessun divieto. Tranne: niente nudo frontale, niente ironia nei confronti del profeta Maometto e niente battute sullo sceicco dello Sharjah. Zahedi, con latteggiamento nevrotico e petulante che gli proprio, inizia proprio a mettere in questione lultimo divieto della commessa della biennale. Come dire: prova a filmare il potere che lo ospita in quanto artista attraverso lunico limite che questo gli chiede di rispettare. Inizia quindi a porre domande scomodissime, mette in difficolt i dipendenti della fondazione con le sue richieste, si comporta come la quintessenza dello statunitense imbecille ossessionando tutti con le mille domande e nevrosi, senza risparmiare nemmeno le lacrime della moglie isterica a causa delle condizioni igieniche che non sono di suo gradimento. Cosa succede, dunque, quando la presunta sovversione morde la mano del

Guastatore spudorato e candido, Caveh Zahedi col suo ultimo film, The Sheik and I, stato al centro di una polemica che lo ha opposto alla committenza araba ma anche ai programmatori occidentali del Toronto Film Festival

mecenate che usa larte stessa per dare al proprio regime una patina di modernit occidentale? Dove si pone lartista rispetto al potere? Per onorare la commessa Zahedi immagina di girare una sorta di action movie di serie Z in stile Cannon con i peggiori stereotipi nei confronti degli arabi. Il plot gira intorno al rapimento dello sceicco e nella sua follia Caveh vorrebbe che lo stesso sovrano interpreti se stesso. Si chiede addirittura lintervento della figlia del regnante per rendere possibile il film dellospite sempre pi scomodo. E se allinizio si sorride a denti stretti, progressivamente il disagio monta a livelli insostenibili. Zahedi si aggira come uno spettro nei locali della fondazione mentre i dipendenti lo evitano con la massima cura terrorizzati di essere accusati di blasfemia e di perdere il lavoro. Il film, che non si riesce a fare, rivela i limiti della liberalit del mecenate e di conseguenza rilancia la questione, antichissima, del rapporto fra arte e potere. E attraverso lidiozia di Caveh Zahedi, la sua posizione eticamente discutibilissima, questa problematica viene riformulata in termini inoppugnabili, proprio perch il portatore del problema stesso non mai al di sopra di ogni sospetto. Questa esperienza mi ha insegnato che la libert artistica molto pi che un diritto acquisito. Non mi piace lidea che un artista abbia dei doveri. unidea che sa di ortodossia e, per quanto mi riguarda, esattamente lopposto dello spirito che dovrebbe animare larte. Gli artisti dovrebbero essere completamente liberi di interagire nel modo che maggiormente preferiscono quando devono confrontarsi con il denaro e lautorit. Personalmente ritengo che una delle qualit che rende qualcosa arte lo spirito della trasgressione e/o sovversione. Spetta per al singolo artista decidere come intende manifestare questa tensione. In altre parole, i

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SPERIMENTAZIONE

SECRET CINEMA
di VIRGINIA TONFONI
LONDRA

Un punto dincontro, un orario, un dress code e la durata dello spettacolo, che si estende dalle quattro alle sei ore. Sono queste le uniche informazioni di cui dispongono gli spettatori di Secret Cinema dopo aver comprato un biglietto il cui prezzo oscilla tra le 25 e le 40 sterline. Dellevento al quale assisteranno, sanno anche che si tratta di una living cinema performance, una performance di cinema interattivo, ma niente di pi. Eppure circa 25mila spettatori partecipano a ogni produzione di Secret Cinema: anche se tralasciassimo per un attimo la straordinariet dei numeri di una compagnia che ha registrato 195mila spettatori nel 2012, ci continueremmo a chiedere perch cos tanta gente paghi per una performance della quale non conosce il titolo. La segretezza, evidentemente non costituisce un deterrente per gli spettatori e la conclusione solo una: lo spettacolo vale la pena, anche quella di non sapere quale film andranno a vedere e in sostanza, cosa accadr loro nelle ore che passeranno a Secret Cinema. Avevo sentito parlare di Secret Cinema anni fa a Barcellona, da un amico che si occupa di teatro, che era stato chiamato per l'allestimento di uno dei primi spettacoli londinesi. Non mi disse molto, solo quello che sapeva: si trattava di uno spettacolo teatrale interattivo, ispirato a un film. Chiesi quale, ma non ricevetti risposta. La prima regola, mi dissero gi allora, era la segretezza. Tell no one, recita ancora il motto di Secret Cinema. L'operazione iniziata da Fabien Riggall nel 2007, che si trova oggi alle soglie della ventesima produzione, si basa quindi su quello che potremmo definire il marketing dell'ignoto: intriga e convince gli spettatori senza rivelar loro per cosa effettivamente stanno pagando, e soprattutto senza reggersi sugli usuali meccanismi pubblicitari del cinema, quando le uniche forme di diffusione sono la pagina web, le reti sociali e il passaparola. Secret Cinema non ha bisogno di promozione. L'esperienza cos inaspettatamente intensa che coloro che vi partecipano la raccontano, nei limiti della segretezza del gioco, e tornano allo spettacolo successivo. Ho la fortuna di imbarcarmi per l'avventura del cinema segreto con Francesco Pastori, amico che vive a Londra e scenografo della compagnia. Mi accompagna, ma lamicizia non basta per tradire il patto di segretezza, quindi arrivo al luogo dincontro, una biblioteca di un quartiere del North East London, senza sapere niente di quello che mi aspetta. Entriamo nella hall con un piccolo gruppo di spettatori; abbiamo tutti lo stesso sorriso incerto e disarmato di chi non sa cosa sta per succedere. Un avvocato ci viene incontro spiegandoci che stiamo per entrare a giudizio, che saremo condannati, che lui far di tutto per tirarci fuori, ma che in sostanza, siamo spacciati e finiremo in galera. Nella corte il giudice, minaccioso dalla sua pedana, con un colpo di martello che fa tremare le mura, sancisce la mia condanna a quindici anni di reclusione per rapina e incendio doloso e mi sbatte in faccia un documento sul quale verranno registrate le mie attivit carcerarie. In una stanzetta contigua, un bibliotecario mi convince a comprare una library card, ricordandomi l'importanza e il conforto della lettura nelle lunghe ore buie del carcere. Solo pi tardi scoprir a cosa serve realmente la tessera che accetto di comprare. Veniamo scortati fuori dall'edificio da guardie molto severe, che dopo averci fatto allineare lungo il muro, ci caricano su un furgoncino d'epoca, e ho la conferma di quello che avevo immaginato: siamo negli anni '40, e a giudicare dalla seriet degli attori e dalla precisione delle

ASPETTANDO BECKETT
La compagnia londinese punta tutto sul marketing dellignoto, riscrive lesperienza del pubblico e cos sbanca al botteghino
Alcuni momenti di Secret Cinema Beckett. Non sono un critico teatrale n tantomeno unesperta studiosa, ci nonostante Samuel Beckett fa parte del mio romanzo di formazione. Insieme a tanti altri mattoni si infilato nelle pareti di qualche corridoio del mio linguaggio, l dove esso si scontra o forse incontra creando corto circuito con il vuoto di senso, con l'impossibilit di dar senso con le parole all'afasia del sentire. Ho letto che Samuel Beckett da giovane soffr di depressione ed ebbe un pessimo rapporto con la madre, che ruppe un fidanzamento pur di evitare un incontro sessuale indesiderato, che ruppe (solo per un periodo, fortunatamente) l'amicizia con Joyce di cui era stato allievo, a causa del suo rifiuto alle avance della di lui figlia Lucia, schizofrenica pazza d'amore per lui, che a causa di tutte queste cose scapp a Parigi dove divenne assiduo frequentatore di prostitute e fu accoltellato da un prosseneta con cui poi fece amicizia e, finalmente, incontr Suzanne Deschevaux-Dumesnil, pi grande di due anni, con cui condivise tutta la vita (lui mor pochi mesi dopo di lei) e la resistenza antifascista. Insomma uno che l'umanit e la depressione le aveva conosciute nel passaggio dall'Irlanda neutrale, in cui era nato da genitori protestanti, alla Francia in guerra, dove pubblica nel 1934 una raccolta di novelle che chiama Pi pene che pane. Beckett che giocava a scacchi con Duchamp. Beckett amante e conoscitore di Dante. Beckett teatro del tempo vuoto, dell'assurdo, degli uomini busto chiusi dentro i bidoni dell'immondizia, Beckett e l'attesa, Beckett e il cinema e il tentativo fallito di farsi assumere come assistente dal grande regista russo Sergej Eisenstein, ho rivisto quel meraviglioso, sublime pezzo d'arte che Film ultima apparizione di Buster Keaton. Beckett che in unintervista al periodico Transition nel 1949 disse non c' nulla da esprimere, nulla con cui esprimere, nulla da cui esprimere, nessun potere di esprimere, nessun desiderio di esprimere, insieme con l'obbligo di esprimere, frase chiave d'interpretazione di tutta la sua opera. Beckett che entra nella storia del teatro con la pubblicazione nel 1952 di Aspettando Godot, che verr messo in scena per la prima volta l'anno seguente nella piccola sala del Theatre De Babylone di Parigi, Beckett che quando gli annunciano che gli stato assegnato il premio Nobel per la letteratura reagisce laconicamente con le parole: Che catastrofe! Che quest'uomo cos bello, schivo, colto, ironico, intelligente e meticolosamente, caparbiamente, ma necessariamente, vista l'esiguit delle sue battute, attaccatissimo a non essere tradito dalle messeinscena dei suoi testi, sia diventato un sinonimo nel linguaggio contemporaneo la dice lunga sulla sua capacit di colpire e affondare la piccola umanit di cui siamo fatti, la quotidianit surreale in cui siamo immersi, i continui controsensi su cui si fonda la moderna civilt, l'innata e involontaria comicit dei nostri drammi quotidiani. Che siamo un intero popolo beckettianamente eternamente in attesa di Godot che sia egli papa, presidente, eroe o che dir si voglia. E per chiudere con le sue parole: Chi mai la storia fino in fondo/del vecchio potr raccontare?/pesare su un piatto l'assenza? valutare in piena coscienza/ tutto ci che viene a mancare? dei tanti dolori del mondo/stimare la somma e la mole?/ rinchiudere il niente in parole?. In questi giorni Glauco Mauri e Roberto Sturno portano in tourne le opere di Beckett: Il prologo, Respiro, Improvviso dellOhio, Atto senza parole, Lultimo nastro di Krapp.

Se lo spettatore finisce in carcere con luniforme


ricostruzioni, sto per vedere uno spettacolo di alto livello. Arriviamo di fronte a un edificio imponente, siamo costretti a marciare in fila fino a una palestra, dove altre guardie ancora pi dure e aggressive ci assegnano una borsa bianca con un numero di matricola, ci ordinano di svestirci e di indossare luniforme carceraria. In fila, ancora scalzi, ci fanno attraversare nel campo sportivo per poi entrare nelle docce, dove una guardia sta picchiando un uomo nudo. Il gioco ha inizio e non ha niente a che fare con il cinema, n con la sua versione 3d. Siamo vestiti come gli attori e facciamo parte della scena; siamo dentro al film e gi nella prima mezzora lesperienza molto pi potente di qualsiasi pellicola, tant che alcuni abbandonano la performance prima di essere entrati nelle celle, che si affacciano sul ballatoio del secondo e terzo piano del suggestivo edificio. I carcerati veterani aspettano le matricole per aggredirle con parole spinte e sfott, ai quali non conviene rispondere a tono, se non si vuole essere esclusi dalla vendita di alcool al mercato nero o peggio ancora, esser prelevati dalle

guardie e chiusi in isolamento. Devessere tutto molto credibile, visto che nei minuti che passiamo dentro la cella, mi capita addirittura di aprire e leggere una delle copie della Bibbia deposte sulle brande. La tensione non scende fino a che non ci accompagnano nel refettorio, dove scopro che con la tessera della biblioteca si possono comprare hamburger e birra. Pi tardi il gruppo libero di dedicarsi alle attivit carcerarie; tra i vari laboratori, la sartoria per imparare a ricamare, e la cereria, dove si fanno candele, sono i pi frequentati. Esiste uninfermeria, dove farsi accreditare un cattivo stato di salute per poter uscire, e una cappella dove assistiamo allarrivo della corrispondenza per i carcerati e a una zuffa colossale. C anche una specie di tribunale interno, dove si entra per sedersi di fronte a una tavolata di giudici e avvocati e chiedere luscita per buona condotta. Sono dentro per rapina e incendio doloso, e lunico laboratorio che ho frequentato con profitto, come risulta dalla mia scheda, quello della fabbricazione delle candele: uno degli avvocati mi dice che con quel curriculum ci vuole una bella faccia tosta a tentare la scarcerazione anticipata e appone alla mia scheda il lapidario timbro rosso: rejected (respinto). Mi rassegno ad aspettare lamnistia. Poco dopo mi distrae un gran trambusto; siamo richiamati nella hall, alla presenza del direttore del carcere e delle guardie pi temibili. C stata unevasione, ma le intimidazioni delle guardie non bastano a placare le compiaciute grida di noi che rimaniamo detenuti. Qualche veterano intona una canzone di libert, il cui testo viene distribuito velocemente tra i prigionieri e in pochi minuti il coro dei carcerati riecheggia alto. Il film nel quale abbiamo vissuto per due ore Le ali della libert (The Shawshank Redemption), e tra poco verr proiettato in una delle sale della falsa carcere dove ci troviamo. Seduti finalmente sulle poltroncine, mentre guardiamo il film nelloscurit della sala, usciremo dalla storia e ci riapproprieremo della nostra individualit, sorridendo, forse, della rigida uniforme che abbiamo ancora indosso. Secret Cinema: http://www.secretcinema.org/

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IN SCENA, UN INCONTRO CON

GLAUCO MAURI
Nei personaggi di Beckett c il colore della vita in situazioni grottesche, farsa e tragedia si fondono, carezze e graffi, mai dimenticando la sotterranea piet per loro
di FABIO FRANCIONE

Al centro, foto grande, ritratto di Glauco Mauri; qui sotto due momenti di Da Krapp a Senza parole, allEliseo di Roma dal 3 aprile

Il pastiche di dapontiana memoria fa bene al teatro di Samuel Beckett. Si scomodato un librettista e impresario teatrale di fine settecento, sodale di Mozart e emigrante forzato a New York, per parlare del pi riformatore e sperimentale drammaturgo del 900 non a caso; infatti vivo Beckett in molti non hanno disdegnato, anche con il suo benestare, e il pensiero corre a registi come Roger Blin o Alan Schneider o in Italia a Franco Enriquez, Giancarlo Sepe o in anni pi recenti alla Compagnia Krypton dei fratelli Cauteruccio, di allineare in ununica soluzione drammaturgica pi opere creando programmi spesso sorprendenti, mai banali, anzi forieri di imprescindibili novit. Ci era dovuto anche al progressivo assottigliamento temporale delle pice che Beckett andava scrivendo e che diedero risultati spesso altissimi sia per densit di significato sia per la stringatezza del dettato. In tale prospettiva si iscritto anche Glauco Mauri, attore e regista che con Beckett ha una lunghissima consuetudine e fedelt. Nel 1961 fu il primo Krapp italiano e da allora e pi occasioni, anche televisive, tenne a battesimo lo straordinario e solitario personaggio beckettiano. Cinquantanni e pi anni dopo con la sua Compagnia, la Mauri-Sturno, sta portando in giro un programma chiuso Da Krapp a Senza parole (dal 3 aprile sar al Teatro Eliseo di Roma) in cui allinea a gambero, senza soluzione di continuit se non un intervallo e un prologo, Respiro e Improvviso nellOhio a Atto senza parole I e Lultimo nastro di Krapp: pezzi che coprono un arco temporale di poco pi di ventanni. Se gli ultimi due appartengono ancora alla zona di Godot, i primi si frantumano nella produzione arrivata tra lassegnazione del Premio Nobel e l'inizio degli anni ottanta. Apparentemente il progetto di Mauri pu sembrare a chi non conosce Beckett quantomeno bizzarro, ma non conoscendo per lappunto lacribia critica e il rigore con il quale lattore e regista pesarese savvicina ai testi del drammaturgo di Finale di partita non pu sapere che, quantunque si affacci il grottesco e linutilit dellesistenza, la lettura che d sempre speranzosa e si ferma ed qui ancor pi beckettiano di quanto gi sia, alle cosiddette cose penultime. Prima di una delle repliche milanesi, nel foyer del Teatro Carcano spiega il suo Beckett e parte da lontano: Il primo libro che ho letto stato Molloy. Erano i tardi anni 40, abitavo a Pesaro - Mauri nato nella citt marchigiana nel 1930, ndr - ancora non frequentavo l'Accademia d'arte drammatica; poi venne la lettura dell'intera trilogia con Malone muore e

L'innominabile. Non mi sono mai considerato uno studioso di Beckett, non il mio mestiere, sono un lettore che che ritiene Shakespeare, Dostoevskij e i classici greci e Beckett i punti pi alti a cui un artista, un intellettuale possa aspirare. Hanno capito tutto: l'intera umanit riversata nel loro teatro, nei loro romanzi, nei loro versi. Vi

la piet umana, sono sinceri e non nascondono la ferocia della vita. All'inizio degli anni 60, in pieno boom economico, arriva ad interpretare Krapp che con il trascorrere degli anni diventa nodo imprescindibile per capire il suo modo di far teatro. Sono affascinato da Krapp e da Atto senza parole. Non credo al teatro

dell'assurdo, per l'appunto assurda definizione, s piuttosto vedo nei personaggi di Beckett il colore della vita in situazioni grottesche, la farsa e la tragedia che si fondono, carezze e graffi, mai dimenticando per la sotterranea piet per loro, che viene sempre alla luce e illumina ogni cosa. Facevamo al Teatro di Manzoni

La memoria dellartista

di Milano - continua Mauri -, Il rinoceronte di Ionesco e il pomeriggio sempre con la Compagnia dei Quattro di Franco Enriquez si metteva in scena L'ultimo nastro di Krapp che alternavamo a testi di Lorca e Brecht. Era il 1961, una volta venne a vederci Ionesco, spesso alzava il gomito quando si andava a cena; un giorno gli domandai di Beckett, purtroppo io non l'ho mai incontrato, e mi raccont una storiella. Quando gli telefonava, Beckett camuffava la sua voce dicendo di essere la cameriera e che in casa non cera nessuno. Quantomeno strano, no. Ma di Ionesco ho un altro bel ricordo. Mi chiese il libretto del Rinoceronte, allora c'erano questi libretti e non i copioni, glielo diedi; poi un giorno un collega me lo restitu con una dedica speciale piena di disegnini e cancellature, gli erano piaciuti i tagli effettuati sul testo. Per lui erano quelli giusti. Scrisse che gli avevo fatto capire il personaggio. A tal proposito Krapp quali problemi ha creato? Ho sempre rispettato l'autore e i testi che mi si sottoponevano - dice - Ritengo pure che per un interprete, attore o regista, ci debba essere la libert per l'appunto di interpretare. Naturalmente non sono per gli stravolgimenti. Per alcuni il mio Krapp non era troppo beckettiano. Pur nel suo rigore geometrico, ci avevo messo troppa tenerezza. Poi, invece con il tempo... Si sono ricreduti. Ho avuto una scuola molto dura e rigorosa e l'apprendistato con Benassi, Randone, e la radio e il doppiaggio, un po' di cinema, qualche film bello come Lospite della Cavani o la partecipazione a Profondo Rosso di Dario Argento e di televisione, sono

stati utili. La ripresa televisiva di Krapp e di Atto senza parole di Luigi Di Gianni uno dei pi bei ricordi che ho. Di Gianni aveva una rara sensibilit, mentre Enrico D'Amato, che curava la messa in scena, cercava soluzioni inedite che poi non attuammo. And in onda quando Beckett vinse il Nobel, nel 1969. La voce usata nei registratori era quella del mio primo Krapp. Una delle massime di Glauco Mauri quella di vedere soprattutto l'utilit di uno spettacolo. Io non amo l'arte per l'arte, ma l'arte per la vita. Chi esce dal teatro deve essere pi ricco e deve riuscire a vedere non la mia verit che non ho, ma le domande che cerco di dare. Spesso dico che gli attori sono come le arpe che devono essere pizzicate nei momenti giusti per provocare emozione. Amo le emozioni, quelle che purtroppo trovo in pochi giovani e nella fretta di quest'epoca che non trova pi terreno di dialogo e di confronto.

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LINTERVISTA

di PASQUALE COCCIA

Lo sport legato al mondo cattolico, quello degli oratori e delle associazioni sportive, ha vissuto nel corso del '900 alti e bassi, tra spinte innovative e interventi a gamba tesa del Vaticano. Lo sport cattolico stato espressione attiva della politica del '900, a volte teso a proporre nuove idee e una nuova concezione dei giovani sportivi cattolici, altre riflessioni critiche sullo sport, oggi ridotto a mera macchina organizzativa dello sport. Ne parliamo con Felice Fabrizio, uno dei pionieri della storia dello sport in Italia e autore del libro Alle origini del movimento sportivo cattolico (Sedizioni, euro 13.50). Felice Fabrizio ha pubblicato Sport e fascismo (Guaraldi, Firenze - Rimini, 1976), Storia dello sport in Italia (Guaraldi, Firenze - Rimini, 1977), Lo sport nasce a...1833-1940 un secolo di sport a Torino in collaborazione con Walter Cecchetto e Pierpaolo Maza, Fuoco di bellezza. La formazione del sistema sportivo nazionale italiano 1861-1914 (Sedizioni, Milano, 2011). In corso di pubblicazione presso Sedizioni Il laboratorio di storia dello sport e Il seme, il terreno, il raccolto. Le origini dello sport lombardo 1861-1914. Quando inizia lo sport cattolico? Verso la met dell'800 con i salesiani e i gesuiti, ma nel 1894 che si hanno le prime societ sportive cattoliche, in particolare a Milano e a Genova, due centri di maggiore sviluppo industriale. Gli oratori promuovono la pratica sportiva con finalit che il cardinal Ferrari di Milano chiama vincoli strumentali. Lo sport viene utilizzato come esca, soprattutto in quei luoghi dove il processo di indutrializzazione era stato pi rapido, come nella Brianza e nell'area bergamasca, ma vi era un vuoto progettuale. Lo sport viene utilizzato dai cattolici per fronteggiare i grandi mutamenti industriali, c'era il rischio che i giovani si lasciassero andare verso un mondo laico. Fino al 1905 si assiste alla nascita di una molteplicit di centri sportivi di aggregazione cattolici non sempre inquadrati. Perch il 1905 rappresenta una data importante? Dopo il 1905, la Chiesa promuove il primo concorso delle societ ginnastiche cattoliche e il luogo dove si svolge il Vaticano. Lo scopo quello di prendere le redini in mano, integrare i processi culturali. Fino ad allora le societ sportive cattoliche, presenti in modo capillare nel triangolo industriale Torino-Milano-Genova, avevano portato avanti l'idea di un cristianesimo di concorrenza, una nuova idea di giovane cattolico, non pi coniglio, timoroso e relegato negli oratori, ma muscoloso e coraggioso, aperto al mondo. Un modello ritenuto pericoloso dal Vaticano, perch rinnegava l'idea di una concezione strumentale dello sport. Non un caso che padre Semeria, l'ideologo dello sport cattolico nuovo, dopo il 1905 viene mandato in Belgio. Tutto il movimento delle societ sportive viene sottratto alla Giovent cattolica. Il Vaticano come si organizza? Nel 1906 il Vaticano istituisce la Fasci (Federazione associazioni sportive cattottoliche italiane) e la sede individuata non Torino o Milano, dove l'associazionismo sportivo cattolico era forte e capillare, ma Roma per controllare meglio le attivit. A capo della Fasci il Vaticano pone il conte Maria di Carpegna, una guardia nobile del papa, che nulla aveva a che fare con la rete delle associazioni sportive cattoliche. Al nord come reagirono? In risposta all'imposizione del Vaticano, divampa la polemica contro l'egemonia romana, e si crea un asse lombardo-ligure delle societ sportive cattoliche, che si oppone alla subalternit vaticana.

SPORT Dubbio atletico


del Vaticano
Tra spinte innovative e interventi a gamba tesa della Santa Sede, il difficile rapporto vissuto nel 900 tra politica e mondo sportivo cattolico. Lo racconta in un incontro lo storico Felice Fabrizio

SUGLI SCAFFALI
Sport e Identit il tema della pubblicazione monografica curata dalla Societ italiana di storia dello sport (Siss), che apre con un ricordo del giornalista sportivo Antonio Ghirelli tratteggiato da Marco Impiglia. Il volume contiene numerose riflessioni di Sergio Giuntini (Sport identit e regionalismo), Felice Fabrizio (Schegge d'identit nello sport lombardo del primo Novecento). A riflettere sul tema dellidentit nei luoghi di confine Silvio Dorigo, che affronta il tema Italianit prima e dopo la Grande guerra. A concludere le riflessioni di Umberto Tulli su Lo sport americano e la guerra fredda. p.c. Successivamente la Liguria viene assorbita e resta la Lombardia. In opposizione alla Fasci, la Societ ginnastica lombarda, che raccoglieva i tre quarti del movimento sportivo cattolico, decide di sciogliersi e di confluire nella Federazione Ginnastica lombarda, di ispirazione liberale, che non aveva mai voluto mescolarsi con la politica, ma di fatto era unappendice del mondo politico, e fino ad allora aveva rifiutato di accettare societ di ispirazione cattolica. Altre societ restano indipendenti. Quelle pi potenti, per, aderiscono alla Fasci, per garantirsi la partecipazione ai pi importanti concorsi ginnici su scala europea. Dopo la prima guerra mondiale quale natura assume lo sport cattolico? La Fasci, pur forte a Roma e nelle zone limitrofe, al limite della sopravvivenza, e soprattutto priva di una linea politica cattolica. Si affermano i valori del nazionalismo, dello sport premilitare, che si ritrovano anche nelle societa sportive ufficiali, sotto questo aspetto lo sport cattolico perde la sua connotazione specifica. Poi arriva il fascismo. Il fascismo occupa tutti gli spazi, dagli ambiti sportivi premilitari allo scoutismo. Nel 1926 la Fasci viene sciolta, ma lo sport cattolico non muore, fino al 1931 continuano le attivit dell'associazionismo sportivo cattolico, seppur in forma ridotta, attraverso la rete degli oratori. Una soluzione che consente allo sport cattolico di sopravvivere in qualche modo rispetto allo sport di classe che si era fatto largo nelle file del movimento operaio tra il 1918 e il 1923. Togliatti nelle Lezioni sul fascismo, riconoscer al regime di Mussolini di aver interpretato bisogni emergenti e di aver dato uno sbocco attraverso l'istituzione dell'Opera nazionale balilla (Onb) e per il movimento operaio l'Opera nazionale dopolavoro (Ond). Dopo la Liberazione lo sport cattolico come si evolve? Il Vaticano d vita al Centro sportivo italiano (Csi), e riceve il sostegno esplicito di Pio XII, detto il papa degli sportivi, che addita ai militanti cattolici Gino Bartali come esempio da seguire. Tra il 1946 e il 1948, anche lo sport viene utilizzato come strumento di contrapposizione tra i due blocchi, quello del Partito comunista e della Democrazia cristiana. Alla Dc, che ha come cinghia di trasmissione sportiva la Libertas e il Csi, il Pci risponde con l'Uisp, lo scontro frontale. In vista delle prime elezioni politiche repubblicane del '48, non si esita a far ricorso, come testimonial, a famosi sportivi, soprattutto ciclisti. Nasce in questo contesto il falso mito del Coppi comunista e del Bartali cattolico. Negli anni '50, il Csi aderir

Nella foto grande Una societ sportiva cattolica di nuotatori dei primi del novecento, sotto un ciclista durante un incontro con papa Wojtyla

ai modelli dello sport dominante, quelli rappresentati dal Cusi, il centro universitario sportivo e dal Coni al cui capo vi era Giulio Onesti, che utilizzer il Csi in maniera strumentale per la ricostruzione dell'ente olimpico. Negli anni '60 e '70? La contrapposizione si attenua, in vista del Concilio Vaticano II, all'interno del Csi si apre una riflessione sullo sport, e un ritorno all'idea originaria di sport come confronto con il mondo. Si accentua la critica ai modelli dominanti, un terreno, per, che vede pi attento e dinamico l'Uisp, forte delle teorie della scuola di sociologia francese, che fa capo a Leguillaime (Sport e repressione) e a quella tedesca di Francoforte con Prokop (Olimpiadi dello spreco e dell'inganno) e Vinnai (Il calcio come ideologia). Il Csi valorizza l'idea dello sport come festa, parola chiave di una nuova politica, quella dell'incontro che sostituisce la gara, si assiste alla concellazione totale dell'agonismo nello sport. Viene meno la strumentalizzazione dello sport, il Csi diventa pi autonomo dal Vaticano, grazie anche a una serie di fermenti che attraversano la Chiesa negli anni '70, come la teologia della liberazione ed altri movimenti. La stagione di fermento, per, ha breve durata. Negli anni '80 si ha un ritorno al passato, si torna all'agonismo. Non si hanno elementi di innovazione. Lo sport cattolico torna sotto il controllo del Vaticano e si fa forte attraverso papa Woityla. Nel 2000 con il Giubileo degli sportivi, lo sport viene utilizzato per favorire il dialogo con i giovani. Si esaurisce definitivamente l'onda lunga del '68, gli ideologi dello sport cattolico, che non si differenziavano tanto nelle teorie elaborate da quelli della sinistra, vengono rapidamente sostituiti. Oggi il Csi diventato una grande macchina organizzativa dello sport, un suo rappresentante fa parte della giunta Coni, ente che ha fatto un'astuta mossa politica per tenersi vicino il Vaticano, in anni in cui il centrodestra e Berlusconi hanno governato l'Italia. In questi anni stata effettuata una svalutazione della cultura cattolica in campo sportivo. Cosa succeder nei prossimi anni? Viviamo in un mondo di grande confusione, non vedo lo sport cattolico capace di cogliere le sfide della globalit. L'idea dello sport intesa come gioco, nel suo significato educativo ormai superata, ma non vedo teorici in grado di elaborare nuove idee. Non si pubblicano pi libri bianchi sullo sport, che rappresentavano una denuncia delle problematiche e l'eleborazione teorica delle analisi intorno al fenomeno sportivo. Auspico una convergenza del mondo sportivo cattolico e della sinistra, perch tornino agli anni '70, a una riflessione aggiornata e condivisa dello sport per la soluzione di problemi pratici legati allo sport. Oggi non ha pi senso andare per strade separate.

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ALIAS 23 MARZO 2013

I FILM
LA BAYADRE
]IL BALLETTO DEL BOLSHOI

SINTONIE
intrecceranno con quelle di tutti gli altri bambini nati nello stesso momento: sono i figli della mezzanotte e ognuno di loro possiede doti straordinarie. Tratto dal libro (1981) di Salman Rushdie. IL CACCIATORE DI GIGANTI (3D)
DI BRYAN SINGER, CON NICHOLAS HOULT, EWAN MCGREGOR. USA 2013

A CURA DI SILVANA SILVESTRI CON FILIPPO BRUNAMONTI, ANTONELLO CATACCHIO, ARIANNA DI GENOVA, GIULIA DAGNOLO VALLAN, MARCO GIUSTI, CRISTINA PICCINO

IL FILM
LA MADRE
DI ANDRS MUSCHIETTI, CON J. CHASTAIN, N. COSTER-WALDAU, M. SPAGNA CANADA 2013

In diretta via satellite sar trasmesso il 26 marzo il balletto del Bolshoi La Bayadre (1917) La Bayadre (1917) di Marius Petipa con musica del compositore austriaco Lon Minkus, grande collaboratore dei Petipa e primo compositore del balletto del Teatro Imperiale di San Pietroburgo dal 1871 al 1886. CHAVEZ - L'ULTIMO COMANDANTE
DI OLIVER STONE. DOCUMENTARIO. USA 2009

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raffinata con un De Niro sublime nella parte di un Pat senior. Un inno allottimismo realizzato con tale eccentrica maestria da essere gi in lista per diventare un classico. (a.ca.) EDUCAZIONE SIBERIANA
DI GABRIELE SALVATORES, CON JOHN MALKOVICH, AMAS FEDARIVICIUS. ITALIA 2013

Nel gennaio del 2009 Oliver Stone si recato in Venezuela per intervistare il Presidente Hugo Chavez e analizzare limmagine che di lui hanno proposto i mezzi dinformazione statunitensi. Ha poi visitato altri paesi e intervistato sette presidenti delle repubbliche che stanno cambiando il volto del latinoamerica: dopo Chavez, Evo Morales (Bolivia), Lula da Silva (Brasile), Cristina e nestor Kirchner (Argentina), Fernando Lugo (Paraguay), Rafael Correa (Ecuador) e Raul Castro (Cuba). Dal 27 marzo. 2 GIORNI A NEW YORK
DI JULIE DELPY, CON JULIE DELPY, CHRIS ROCK, GERMANIA FRANCIA BELIZE 2011

Unantica guerra riaffiora il giorno in cui un giovane agricoltore apre involontariamente una porta tra il nostro mondo e quello di una spaventosa razza di giganti. Libera di vagare nuovamente sulla Terra, questa razza leggendaria reclama i territori un tempo perduti, costringendo il giovane Jack a fermarli, diventando egli stesso una leggenda. Un gigante: Raine McCormack. UN GIORNO DEVI ANDARE
DI GIORGIO DIRITTI, CON JASMINE TRINCA, ANNE ALVARO. ITALIA 2013

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Kolima un ragazzino cresciuto dal nonno (John Malkovich), maestro indiscusso delle bande criminali che affollano la regione, con un codice etico donore rigidissimo. Salvatores nella sua lettura predilige per la chiave del romanzo di formazione, e soprattutto il rapporto fra i due protagonisti, Kolima e Gagarin, lamicizia maschile minata dallamore. Come in un western alla Leone i due amici sono destinati a diventare rivali, luno, Kolima, disposto a tutto per vendicare il tradimento dellaltro, ma in fondo anche per punire se stesso. (c.pi.) NOI SIAMO INFINITO
DI STEPHEN CHBOSKY, CON LOGAN HERMAN, EMMA WATSON, USA 2012

I SOGNI A COLORI DI DAVID FONSECA


TANGLED UP
Olanda, 2013, 323, musica: Caro Emerald, regia: Videodrome, fonte: Vimeo

Dopo quel nuovo tipo di sottogenere horror che stato il crollo finanziario, accennato in pochi secondi in apertura in Mama di Andrs Muschietti (in italiano tradotto con riferimenti paleosovietici come La madre) si passa velocemente - e anche qui per pochi secondi - a due altri sottogeneri di orrore contemporaneo, l'incidente automobilistico, il suicidio del capofamiglia. Per poi accedere all'horror pi codificato ma con l'intersezione della fiaba che rende questo film eccentrico per diversi aspetti. Intanto potremmo leggerlo quasi come un controcampo nel tempo del canonico The Blair Witch Project, foglie del sottobosco calpestate a pi riprese in corsa, ma qui la strega ben presente, sotto forma di fantasma di assassina fluttuante non solo tra gli alberi, a sostentare le piccole figlie del suicida abbandonate a se stesse nella lugubre baita Elvetia, ma strisciante dietro i muri, sotto il pavimento, nell'armadio - non aprite quell'armadio della casa dello zio. lui che le accoglie quando vengono ritrovate, credute morte, dopo vari mesi, diventate enfants sauvages. L'apparizione del mostro un classico horror ma qui la sorpresa l'effetto cubista, da una demoiselle d'Avignon rediviva scomposta nei gesti sincopati alle chiome fluttuanti dei fantasmi nipponici. E inaspettato, quanto poetico e struggente, l'elemento dell'amore/ odio materno, sdoppiamento in madre buona/madre cattiva che crea un panico arcaico nello spettatore. Presentato al Bifest di Bari, produttore Guillermo Del Toro folgorato dal cortissimo di 3 minuti (si trova online) dal titolo Mama del giovane regista argentino che vive da anni a Barcellona. (s.s.)

Marion ha rotto con Jack e ora vive a New York con il figlio, avuto dalla loro relazione, assieme al nuovo fidanzato americano, Mingus. La donna sta preparando la sua nuova mostra di fotografie e per linaugurazione invita il padre che arriva dalla Francia, accompagnato dallaltra figlia Rose e dal di lei boyfiend Manu. Si produrr un esplosivo scontro di culture. Nel cast Vincent Gallo. COME PIETRA PAZIENTE
DI ATIQ RAHIMI, CON GOLSHIFTEH FARAHANI, HAMIDREZA JAVDAN. GERMANIA ADFGHANISTAN.

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Dolorose vicende familiari spingono Augusta a lasciare lItalia. Su una piccola barca e nellimmensit della natura amazzonica, inizia un viaggio tra i villaggi indios. Dalle favelas di Manaus fino allisolamento in foresta, Augusta affronta lavventura della ricerca di se stessa. L'IPNOTISTA
DI LASSE HALLSTRM, CON TOBIAS ZILLIACUS, LENA OLIN. SVEZIA 2012

Lipnotista Erik Maria Bark assoldato dall'ispettore Linna per comunicare con un ragazzo adolescente miracolosamente sopravvissuto alla carneficina della propria famiglia. BUONGIORNO PAP
DI EDOARDO LEO, CON RAOUL BOVA, MARCO GIALLINI, ITALIA 2013

Solitario e impacciato, Charlie in cerca di amici. difficile, perch l'adolescenza un'et bellissima, ma crudele. Un giorno incontra una coppia di fratelli un po' particolari, che lo prenderanno sotto la loro ala protettrice, facendogli sperimentare il primo grande amore e il valore dell'amicizia. una delle belle sorprese che arrivano dal cinema americano questanno in una stagione creativa straordinaria. (c.pi.) LA SCELTA DI BARBARA
DI CHRITSIAN PETZOLD, CON NINA HOSS, RONALD ZEHRFELD, GERMANIA 2012

Ennesimo clip della vocalist olandese dal gusto retr, anche questo basato sulla raffinatissima commistione tra elementi grafici e immagini dal vero. In una tangueria anni 30 si esibisce la Emerald, mentre due uomini danzano contendendosi la stessa donna; i ballerini si trasformano in sagome e intarsiati con un efficace gioco visual su scenari geometrici al computer, interni e skyline di citt, richiami alla cartellonistica e alliconografia dec. Interessante lalternanza tra il b/n (come un film depoca) e il colore, nonch il taglio delle inquadrature e luso calibratissimo dei movimenti di macchina. Il graphic design di Stphane Lamalle e Shu Yamamoto. WHEN I WAS YOUR MAN

IL LIBRO
MATTEO BOSCAROL
TETSUO: THE IRON MAN, LA FILOSOFIA DI TSUKAMOTO SHINYA. (ED. MIMESIS CINEMA)

Usa, 2012, 333, musica: Bruno Mars, regia: Cameron Duddy e Bruno Mars, fonte: Mtv

Ai piedi delle montagne attorno a Kabul, una giovane moglie accudisce il marito, eroe di guerra, in coma. La guerra fratricida lacera la citt, i combattenti sono alla loro porta. Costretta all'amore da un giovane soldato, contro ogni aspettativa la donna prende coscienza del suo corpo, libera la sua parola per confidare al marito ricordi e segreti inconfessabili. Il film tratto dal romanzo "Pietra di pazienza" dello stesso Rahimi, vincitore del Premio Goncourt (Ed. Einaudi). DUE AGENTI MOLTO SPECIALI
DI DAVID CHARHON, CON OMAR SY, LAURENT LAFITTE. FRANCIA 2012

Pi che una commedia un film sullo stato di star di Raoul Bova. Un regalo per i suoi fan, pi o meno femmine pi o meno etero, che lo vedranno in tutto il suo candore e nel pieno dellesibizione del suo corpo. Nello sviluppo di questo candore, capiamo anche quanto la nostra commedia si sforzi, con difficolt, di rinnovarsi non riuscendo per a trovare sempre le storie e le strade giuste. (m.gi.) LA FRODE
DI NICHOLAS JARECKY, CON RICHARD GERE, TIM ROTH, USA 2013

Orso dargento alla scorsa Berlinale, rispetto a tutti i film precedenti forse il film in cui il regista tedesco (Jerichow, Yella) pi concede alla narrativit, e in qualche modo al pubblico, ammorbidendo la struttura gelida dei suoi mel contemporanei in una regia misurata sugli spazi, le sfumature cromatiche, gli sguardi, i gesti spesso trattenuti nel loro relazionarsi allambiente. In questa tensione prende vita lidea di un cinema di resistenza, quella della protagonista alla brutalit della situazione. (c.pi.) SINISTER
DI SCOTT DERRICKSON, CON ETHAN HAWKE E JULIET RYLANCE, USA 2012

Il vintage contagia anche Bruno Mars che, per il suo brano per piano solo, sceglie di simulare (coadiuvato da Cameron Duddy) una classica ripresa tv anni 70, usando probabilmente telecamere e mixer video del periodo, lo stesso tipo di luci e di effetti (le dissolvenze incrociate che oggi si usano sempre di meno), perfino la titolistica iniziale. Ne viene fuori un videoclip a bassa definizione rispetto ad oggi che uno spettatore poco informato potrebbe scambiare per una registrazione in studio dantan. SUPERSTARS

Attraverso uneterogeneit di sguardi e di approcci, si esplorano le problematiche filosofiche scaturite da uno dei corpus cinematografici pi dirompenti e densi di significati che sono apparsi negli ultimi decenni nel panorama mondiale, quello di Tsukamoto Shinya. Il suo cinema ha la potenza di porre delle domande che incrinano il fondamento stesso della nostra realt e delle nostre vite riuscendo, con lintensit e la violenza visiva che lo caratterizza, ad indicare anche delle nuove e possibili piste di esplorazione. Tutto ci che emerge dai lavori del regista nipponico tocca cos degli snodi cruciali con cui il pensiero contemporaneo deve, volente o nolente, fare i conti: i mille significati del corpo, librido dellumano con il metallico, la potenza dellinorganico, la figura femminile, i processi di trasformazione che da ogni parte ci attraversano ed infine lo spazio urbano, il luogo dove forse tutte queste tematiche finiscono per svilupparsi ed esplodere. Tsukamoto Shinya stato premiato nel 2011 nella sezione Orizzonti a Venezia, ma diventa noto al pubblico italiano gi alla fine degli anni ottanta con il suo lungometraggio desordio Tetsuo: The Iron Man.

TV ON DEMAND
VIOLENZA SULLE DONNE
CUBOVISION

Portogallo, 2007, 310, musica: David Fonseca, regia: David Fonseca, fonte: Youtube

Ousmane Diakit, poliziotto della sezione finanziaria di Bobigny e luniverso di Franois Monge, Ispettore Capo della famigerata anticrimine parigina indagano sullassassinio della moglie del potente JeanEric Chaligny il pi importante sindacalista francese, avvenuto nei pressi di una bisca clandestina. G.I. JOE: LA VENDETTA 3D
DI JON CHU, CON ADRIANNE PALICKI, BRUCE WILLIS. USA CANADA 2013

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Seguito di G. I. Joe: la nascita dei cobra. In questo sequel, la squadra dei G. I. Joe non combatter soltanto contro i propri mortali nemici Cobra, ma sar anche costretta a far fronte alle minacce degli esponenti del governo. I FIGLI DELLA MEZZANOTTE
DI DEEPA MEHTA, CON SATYA BHABHA , SHAHANA GOSWAMI. CANADA UK 2012

Film da camera ma carico di tensione come un thriller, ambientato negli strati pi rarefatti dellelite newyorkese, questo prodotto dello spirito del tempo che ci ha dato il finanziere/truffatore Bernie Madoff ricorda il geniale acume antropologico del classico di Tom Wolfe, Bonfire of the Vanities. La chiave della sua riuscita, oltre agli attori, laccuratezza della ricostruzione dambiente. Ma, nel suo film, anche i ricchi piangono: e c un gusto voyeuristico specialmente nellera di Occupy Wall Street e del 99%- nello spettacolo di un elegantissimo, amatissimo, ipermiliardario che rischia, non solo di finire sul lastrico, am anche in prigione. (g.d.v.) IL LATO POSITIVO SILVER LININGS PLAYBOOK
DI DAVID O. RUSSEL, CON JENNIFER LAWRENCE, BRADLEY COOPER, USA 2012

Derrickson, in nettissima controtendenza, si concede moltissimo tempo per sviluppare i propri personaggi e metterli in relazione con lambiente della casa nuova nella quale si sono da poco trasferiti. Intorno alla vicenda di uno scrittore true crime, un credibile e sofferto Ethan Hawke, Derrickson costruisce un thriller di straordinaria efficacia emotiva che riesce nellimpresa di creare tensione e spaventare restando attaccato alla pelle del protagonista e rinunciando agli effetti speciali. (g.a.n.) SPRINGS BREAKERS
DI HARMONY KORINE, CON JAMES FRANCO, SELENA GOMEZ, USA 2012

Non un caso che il brano sia tratto dallalbum Dreams in colour infatti il clip un vero e proprio sogno: Fonseca si avventura sotto le coperte del letto entrando in un bizzarro mondo onirico. Le parole della canzone si materializzano su una lavagna, su un enorme schermo led davanti al quale si disegna il profilo del chitarrista; e su alcuni manifesti o sulle pagine bianche di libri sfogliati in una biblioteca. Il lettering la fa da padrona, ma il clip ha molti momenti risolti visivamente in modo originale, con accelerazioni, effetti speciali ben dosati e un gioco di sagome (quella di Fonseca e di una ragazza) su sfondi diversi. C indubbiamente qualcosa di Gondry... ma ci non diminuisce la bravura del regista, lo stesso Fonseca. IL MARE DINVERNO

Su Cubovision, Canale Reportage, per tutto il mese di marzo tre documentari sulla violenza subta dalle donne: linedito premio Oscar Saving Face, Una su 3 e La verginit perduta. Sono film che ripercorrono la difficile situazione delle donne nel mondo. Saving Face - Il volto delle donne di Daniel Junge, Sharmeen Obaid-Chinoy premio Oscar 2012 come miglior documentario breve, inedito in Italia, racconta la storia dellincredibile forza di due donne pakistane, Zakia, 39 anni e Rukhsana, sopravvissute a un attacco con lacido dai loro mariti, Ogni anno in Pakistan siano pi di 100 le vittime di attacchi con lacido. Una su 3 di Claudio Bozzatello, Antonio De Luca, Nerina Fiuman, Michele Maggi e Stefano Villani ripercorre attraverso varie testimonianze il grave problema della violenza domestica. Ogni giorno in Italia 250 donne subiscono aggressioni fisiche da parte dei partner, ex partner o altri membri della famiglia e quasi sette milioni di donne hanno subto maltrattamenti o violenze domestiche. La verginit perduta di Caroline Fourest, Fiammetta Venner, Valrie Lucas mette in scena lossessione di alcune donne, per la maggior parte musulmane (anche se non sempre praticanti), di recuperare la propria verginit.

LA MOSTRA
GIAN VITTORIO BALDI
VIAGGI E SOGNI A CASTELLUCCIO VERONA, ISOLO 17, VIA SEGHE SAN TOMMASO 17H

Il 15 agosto 1947, l'India proclama l'indipendenza dall'impero britannico. per un gesto di ribellione che, in un ospedale di bombay, due neonati vengono scambiati da un'infermiera per permettere all'uno di vivere il destino dell'altro: Sinai, figlio di una donna povera, e Shiva, erede di un coppia benestante. Le loro vite si

Pat appena uscito da una casa di cura psichiatrica dove stato diversi mesi, costretto dal giudice dopo che aveva ridotto molto male lamante di sua moglie. stato rilasciato a condizione di tornare a vivere coi genitori. Limprevedibilit si concretizza quando gli presentano una vedova sbarellata quanto lui, che ha perso il lavoro perch ha fatto sesso con tutti i colleghi. David O. Russell si spinge oltre, grazie a un cast di portata

Faith, Brit, Candy e Cotty, studentesse annoiate dai corsi del college desiderano raggiungere i compagni in spring break, la settimana di vacaza primaverile. Al punto di improvvisarsi fuorilegge e, con passamontagna calati in testa, svaligiare un fast-food per procurarsi i soldi necessari. Parte cos quello che parrebbe un road movie parossistico, alla Natural Born Killers, ma loperazione di Korine soprattutto sul linguaggio: il montaggio antinarrativo, farcito di slow-motion e tangenti videomusicali, avvicina il film alla video-art, un esercizio meta-filmico che frulla canoni hollywoodiani con schegge impazzite di estetica da supermercato (l.ce.)

Italia, 1984, 4, musica: Loredana Bert, regia: Gianfranco Giagni, fonte: Youtube

Realizzato per la trasmissione tv Mister Fantasy, questo clip di Gianfranco Giagni ha fatto epoca. La Bert, sulle note della canzone scritta da Ruggeri si aggira con la folta capigliatura al vento tra le cabine desolate dinverno che, improvvisamente, si colorano evocando la solarit dellestate. Ma il clip allude anche a un pi profondo cambio di stagioni: il trapasso dalla giovent alla vecchiaia. Per quanto archeologico e basato su unesile idea narrativa, il video rimane uno dei pi significativi del periodo. Notevole la fotografia in 16mm di Roberto Meddi.

MAGICO

Artista e cineasta, Gian Vittorio Baldi realizza come produttore 28 lungometraggi e 200 tra documentari e cortometraggi, conquistando due Leoni doro a Venezia e una nomination agli Oscar, una Grolla doro. Trai suoi lavori per la Rai 50 anni di storia dItalia Nel 1969 fonda listituto Italiano del Documentario e nel 62 lIdi Cinematografica con cui produce i film di Mingozzi, Nelo Risi, Pasolini (Porcile e Appunti per unOrestiade africana), Straub-Huillet (Il diario di Anna Magdalena Bach), Robert Bresson (Quattro notti di un sognatore), Godard (Vent dest). Ha insegnato filmologia al Dams di Bologna. Nel 99 fonda lUniversit Hypermedia, nel 2011 ha girato in Brasile Il cielo sopra di me. stato il primo a valorizzare il vino di grande qualit nell'Emilia Romagna (il suo vino, Ronco del Re, stato scelto da Quirinale per le cene ufficiali con i capi di Stato): ho fatto un vino dautore come ho cercato di fare film dautore ha commentato. Accanto alla sua attivit di regista c quella di poeta e di pittore: a Verona sono esposte a Isolo 17 quindici sue opere una finestra sul suo intenso mondo creativo. La mostra si inaugura oggi alle ore 18.30. (s.s.)

ALIAS 23 MARZO 2013

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di ROBERTO PECIOLA

Dieci anni di silenzio discografico e di lontananza dalle scene, due elementi che hanno innescato molte chiacchiere tra fan e critica - pi o meno fondate sul suo stato di salute. Poi, all'improvviso, un nuovo disco, The Next Day (album di cui ci siamo gi occupati un paio di settimane fa), e un paio di video che lo restituiscono al suo pubblico certamente invecchiato ma sempre maledettamente affascinante. A questo si aggiunga David Bowie Is, la mostra (abiti di scena, oggetti, strumenti ecc., ne parliamo a pagina 16) dedicata alla sua carriera che il Victoria&Albert Museum di Londra inaugura proprio oggi e che rester aperta fino al prossimo 11 agosto e il gioco fatto: il 2013 sar l'anno del Duca Bianco. L'ennesimo, da quando nel lontano 1969 si fece strada nel mondo del rock con l'album Space Oddity. Da allora l'artista inglese ne ha fatta di strada ed oggi riconosciuto come uno dei personaggi pi influenti del ventesimo secolo, vera e propria icona pop. Ma la sua carriera non si limitata alla sola sfera musicale, abbracciando molte e variegate forme artistiche, dalla letteratura al teatro, dalla pittura al cinema. E proprio il cinema lo ha visto protagonista in molte pellicole, a partire dal ruolo ritagliato su misura per lui in L'uomo che cadde sulla terra, per passare a Miriam si sveglia a mezzanotte accanto a Catherine Deneuve e Susan Sarandon, o Merry Christmas Mr. Lawrence (in Italia Furyo) con un altro grandissimo musicista, Ryuichi Sakamoto. E ancora The Elephant Man, il musical Absolute Beginners e Christian F., in cui appare come se stesso sul palco durante un concerto a Berlino. Quello che per non tutti sanno o ricordano che Bowie ha regalato, per cos dire, la sua immagine in molti altri film, telefilm, show televisivi e la sua inimitabile voce in svariati brani altrui. Uno dei cameo pi memorabili senz'altro quello che lo ha visto interpretare se stesso nel film Zoolander nel ruolo di giudice imparziale nel tentativo di redimere una questione tra i due protagonisti, Ben Stiller e Owen Wilson, mentre meno appariscente ma da culto - la sua presenza in Twin Peaks-Fuoco cammina con me, pellicola del 1992 di David Lynch. Pochi minuti in cui entra in scena nella parte di Phillip Jeffries, un ufficiale dell'Fbi scomparso, che nell'ufficio dell'agente speciale Dale Cooper (Kyle MacLachlan) cade improvvisamente in terra sbraitando nei confronti dei misteriosi esseri che si nascondono in citt. Sicuramente pi apprezzata la sua interpretazione nel controverso L'ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese nel difficile ruolo di Ponzio Pilato. Una performance durata pochi minuti in cui riesce per a dare al suo personaggio grande intensit lasciando trasparire un'ammirazione verso quel Cristo, interpretato da Willem Dafoe, che con le sue azioni metteva in crisi il sistema di potere dell'impero romano. Da Ponzio Pilato a Andy Warhol, ruolo interpretato in Basquiat, film del regista Julian Schnabel. Risale al 1983 un suo cameo non ufficiale, nella commedia piratesca del Monty Python Graham Chapman, Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo. In questo divertente film Bowie appare come un tirapiedi atto a reperire signorine di facile costume al suo padrone, il pirata Barbagialla appunto, quando questi non intento a torturare qualche malcapitato. Pi recentemente invece l'autore di Ziggy Stardust stato visto in tre pellicole, molto diverse tra loro, con un unico comun denominatore, la sua presenza. Il pi noto dalle nostre parti sicuramente The Prestige, diretto da Christopher Nolan nel 2006 e interpretato da Hugh Jackman e Christian Bale. Nel film Bowie appare un paio di volte nel ruolo di Nikola Tesla, lo scienziato (personaggio realmente esistito) che grazie ai finanziamenti dell'illusionista Robert Angier SEGUE A PAGINA 16

Il 2013 segna il ritorno sulle scene del Duca Bianco. Un nuovo album, The Next Day, uscito da pochi giorni, e da oggi una mostra a lui dedicata al V&A Museum di Londra
David Bowie in uno scatto di Jimmy King (nel riquadro una vecchia foto con William S. Burroughs a destra)

MITI CAMEO CINEMATOGRAFICI, APPARIZIONI TV E COLLABORAZIONI DISCOGRAFICHE

La passione di David Bowie

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ALIAS 23 MARZO 2013

BAD MOOD
di GUIDO MARIANI

STORIE DAL PIPISTRELLO ANCORA VIVO AI VIOLENTI DELLA SECURITY

Non tutti i concerti finiscono tra gli applausi. Ogni esibizione dal vivo a suo modo unica. E limprevisto sempre in agguato. A volte un evento sonoro pu addirittura scatenare una rivolta. In tal senso - tra gli illustri precedenti non-rock - va sicuramente menzionata la prima de La sagra della Primavera di Igor Stravinskij a Parigi il 19 maggio 1913. Fu il pi grande fiasco della storia. Non avvezzo a quel suono dissonante e alla coreografia irrituale, volutamente scomposta, pagana di Sergej Diaghilev, il pubblico si infuri e per calmarlo fu chiamata la polizia. Altro shock fu Parade nel 1917. Dalla collaborazione tra Satie, Picasso e Cocteau scatur un balletto cubista che al debutto a Parigi nel 1917 sconcert il pubblico. Le danze - coreografate anche stavolta da Diaghilev - erano affidate a ballerini imbrigliati dentro rigidi costumi di cartone disegnati da Picasso che impedivano i movimenti. E poi i suoni che incorporavano anche strumenti della quotidianit (macchine da scrivere, bottiglie ecc.). Il pubblico lasci la sala. Lo stesso successe nel 1973 a Steve Reich alla Carnegie Hall durante la lesecuzione della sua Four Organs. Il minimalismo volutamente iterativo dellopera quattro organi elettrici a loop scaten le ire del pubblico. Una signora prese a sbattere la testa contro il palco gridando: Basta confesso!. E cos fino ai grandi eventi rock che nel bene o nel male hanno fatto la storia di un artista o di un gruppo. Anche inconsapevole se si pensa al concerto di Bruce Springsteen a Londra, Hyde Park, lo scorso anno con ospite sul palco Paul McCartney. Alle 22:40, ora prevista della chiusura, la polizia stacca limpianto. Un evento storico svanisce. Bob Dylan Newport (1965) Atteso come un profeta dal pubblico che aveva stregato con i suoi dischi di esordio, Dylan parecip il 25 luglio 1965 al Newport Folk Festival con una rock band. Era il pi duro e puro tra i festival folk ma lincurante Bob present dal palco le canzoni del suo nuovo repertorio elettrico che sarebbero state parte del capolavoro Highway 61 Revisited (che usc nellagosto di quellanno). Il menestrello era diventato un rocker e accanto a lui cera una chitarra elettrica tra le mani di Mike Bloomfield. Sacrilegio. Piovvero fischi e dopo tre canzoni lesibizione fu interrotta. Convinto dagli organizzatori, Bob decise di tornare sulla scena per placare gli animi e cant in acustico Mr. Tambourine Man e It's All Over Now, Baby Blue. Laspetto forse meno noto di quella giornata fu che Peete Seeger, icona

Il concerto finito
Eventi che hanno scatenato risse e rivolte. Serate sfortunate di fronte a spettatori ostili e sale mezze vuote. Tra guizzi di incauta improvvisazione, saccheggi e arresti sul palco
della musica folk e maestro di Dylan, rimase cos inorridito dalla metamorfosi del suo pupillo che tent di porre fine immediatamente allo scempio musicale cercando unaccetta per tagliare i cavi elettrici. Si sa come la svolta elettrica abbia cambiato il corso della musica e centrato Dylan solo su se stesso e i suoi gusti. Jim Morrison New Haven (1967) Il 9 dicembre 1967 a New Haven, in Connecticut, il cantante dei Doors concluse, suo malgrado, lo show in modo epico. Jim aveva incontrato una ragazza nel backstage e si era appartato con lei in un bagno. Un poliziotto in servizio li aveva visti e li aveva interrotti sul pi bello. Jim aveva reagito male e lo aveva spintonato intimandogli di andarsene. Il poliziotto decise di arrestarlo ma pensando alla folla gi presente nel locale decise di desistere per evitare una rivolta. Il concert and in scena senza problemi fino a che Morrison, sulle note del pezzo conclusivo, Backdoor Man, decise di divertirsi raccontando laccaduto. I

poliziotti non apprezzarono, tolsero il volume e salirono sul palco arrestando Jim davanti a tutti. Fu il primo arresto di una lunga serie. Rolling Stones Altamont (1969) La madre di tutti i concerti finiti male questo festival famigerato ormai circondato da un alone di mitologia. Fu un evento gratuito che gli Stones, che si erano persi Woodstock ma si erano autodefiniti The Greatest Rock and Roll Band in the World, decisero di organizzare sulla Altamont Speedway in California il 6 dicembre 1969. Con loro sul palco Santana, i Jefferson Airplane, Gram Parsons e Crosby Stills Nash & Young. Per risparmiare o per fare un favore a quella che era una gang criminale allora molto potente, il servizio dordine fu affidato ai motociclisti di simpatie neonaziste Hells Angels, pagati in casse di birra. La location fu cambiata allultimo minuto e quella definitiva fu un vero disastro. Priva di servizi e carente di ogni tipo di controllo divenne ben presto un coacervo di hippy violenti e su di giri per le droghe che il violento servizio dordine teneva a bada con stecche da biliardo adattate a manganelli. Mick Jagger fu aggredito al suo arrivo, il cantante dei Jefferson Airplane, Marty Balin, fu messo ko dagli energumeni della improvvisata security. I Gretaful Dead, capendo che non era aria, si rifiutarono di suonare. Nel corso dellesibizione di Jagger e soci, in un momento di caos un giovane nero, Meredith Hunter, apparentemente tir fuori una pistola e venne accoltellato a morte da uno degli Hells Angles. Alla fine si contarono altre tre morti accidentali (due per incidenti e una per annegamento). C chi ha sostenuto che la violenza di Altamont fu la pietra tombale dei sogni di pace, amore e musica degli anni 60. Spiegher Mick Jagger nel 1995: Sento s una responsabilit per quello che accadde. Ma non penso a tutte quelle cose che sono state dette dalla stampa, la perdita dellinnocenza, la catartica fine di unera. Non lo penso proprio. The Who San Francisco (1973) La storia live degli Who costellata di numerosi episodi tragici e avventurosi. Il batterista Keith Moon fu al centro di molti di questi. Nel 1973, decise di sperimentare una dose di ketamina, tranquillante per cavalli, allungandola con del brandy proprio durante un concerto davanti a pi di 10mila persone al Cow Palace di San Francisco. Gli effetti non mancarono e alla fine di We Wont Get Fooled again, Moon collass e non si riprese. Townshend ci scherz sopra e disse: Cercheremo di rianimarlo con un pugno nello stomaco o magari con un

clistere. Poi si rivolse al pubblico: Hey c qualcuno che sa suonare la batteria? Dico sul serio. Il 19enne Thomas Scot Halpin, batterista dilettante, venne additato da un amico e poi trascinato da Townshed al posto di Keith Moon. Gli diedero un sorso di brandy e gli spiegarono sommariamente le parti. Il giovane dopo qualche secondo si dimostr incredibilmente a suo agio e prosegu il concerto con la band, finch Moon (pi o meno) si riprese. Halpin venne celebrato come musicista occasionale dellanno dalla rivista Rolling Stone. A imperitura memoria si guadagnato una voce su Wikipedia ed rimasto amico della band e in contatto con Townshed fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2008. Sex Pistols Manchester (1976) Non il numero degli spettatori a definire la grandezza di un concerto. Il 4 giugno 1976 alla Lesser Free Trade Hall di Manchester solo una quarantina di persone pagarono 60 pence per il biglietto a uno show che sulla carta prometteva poco. Una band dal nome ridicolo, Slaughter & The Dogs, un gruppo di sconosciuti destinati a rimanere tali, i Solstice, e una formazione che andava facendosi conoscere a Londra, ma che era alla prima uscita fuori dalla capitale, i Sex Pistols. I Pistols erano promossi da Malcolm McLaren che gi aveva lavorato negli Usa con i New York Dolls. Il passaparola non port nella sala molti fan. Ma gli effetti di quella esibizione furono immensi. Era lalba della rivoluzione musicale punk e il pubblico ne fu subito consapevole e le vite di molti di loro cambiarono da quel momento. Un giovane arriv con una copia sotto il braccio dellalbum dei New York Dolls, si chiamava Steven Patrick Morrissey, futuro leader degli Smiths. Due ragazzi, Bernard Sumner e Peter Hook, capirono quella sera che era il momento di fondare una band e diedero il via ai Warsaw che poco dopo ribattezzarono Joy Division.

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Luomo si gett a peso morto nel vuoto piombando con tutta la sua mole su una ragazzina esile che non era stata sufficientemente pronta ad allontanarsi. La musica si ferm. La scena dava i brividi. Rialzatosi luomo, la malcapitata si sollev claudicante ma viva e il concerto riprese. Qualche mese dopo i Black Flag tornarono a New York e prima dello show una ragazza avvicin Rollins e si identific come la vittima di quellepisodio. Rollins tir un sospiro di sollievo vedendola in salute, fino a che la ragazza si tolse un occhio di vetro, conseguenza di quella serata. Divertita, la ragazza disse al cantante: Ci vediamo dopo al concerto!. Vedere i Black Flag, ha dichiarato Rollins, le era letteralmente costato un occhio della testa. Ozzy Osbourne Des Moines (1982) Circolano ancora voci sul fatto che lex Black Sabbath uccidesse animali vivi sul palco e che si divertisse a bere sangue. Erano storie gotiche un po costruite ad arte tipiche della mitologia che Ozzy, negli anni 80, agli inizi della carriera solista, si stava cucendo addosso. Accadeva cos che lex leader dei Black Sabbath si trovasse sul palco animali morti che qualche spettatore gli lanciava in segno di raccapricciante devozione. Il cantante, ai tempi era soggetto a tutte le dipendenze immaginabili, il che non aiutava la sua lucidit. Questa la premessa dellepisodio che entrato a far parte dellaneddotica pi macabra del rock. Il 20 gennaio 1982, nel corso di unesibizione a Des Moines, in Iowa, un ragazzo pens bene di lanciare sul palco un pipistrello. Ozzy, convinto che fosse un animale di gomma, lo prese senza esitazione in mano e se lo ficc in bocca, mordendogli la testa. Quando si rese conto che quel giocattolo era in realt vivo, era troppo tardi: lanimale aveva gi morso il cantante. Lesibizione fin nellospedale della citt. E Ozzy si dovette sottoporre a due settimane di antirabbia. Frank Zappa Milano (1982) LItalia forse il paese che si distingue per le peggiori location che sa offrire al rock dal vivo. Vittima di una di queste scelte infelici fu Frank Zappa che suon in un afosissimo luglio a Milano presso il Parco Redecesio dalle parti di Segrate. Oltre al caldo cera la polvere e un pubblico poco ortodosso che si divertiva a lanciare oggetti contro i musicisti della band in cui militava un giovane Steve Vai. Il peggio arriv per con le zanzare che assaltarono il gruppo e massacrarono di punture lo stesso Frank che ne rimase sconvolto. Lanno dopo Zappa pubblic lalbum The Man From Utopia, la copertina ricordava la sciagurata serata. Un disegno dellillustratore Tanino Liberatore, il creatore dellanti-eroe fumettistico Ranx Xerox, che ritrae uno Zappa/Xerox che cerca di uccidere le zanzare. Sullo sfondo un cartello con scritto Parco Redecesio. Dir Zappa: stata una delle peggiori esperienze della mia vita: le zanzare, la disorganizzazione, i ragazzi sotto il palco con le siringhe infilate nel

Qui accanto Ozzy Osbourne e il pipistrello, in grande Woodstock 94, in piccolo Who (a San Francisco) e Zappa (a Milano). Sotto a sinistra Bob Dylan (Newport), Springsteen e McCartney a Londra e Henry Rollins nell82. Qui a destra il Boss e il promoter Claudio Trotta

CLAUDIO TROTTA FONDATORE DI BARLEY ARTS

Fenomenologia del promoter. Come sopravvivere ai Grandi Fratelli


di G. MA.

Tony Wilson era un produttore e conduttore televisivo che divenne uno dei motori creativi della scena musicale di Manchester. Cera poi Mick Hucknall che fonder i Simply Red e Mark E. Smith, leader dei The Fall. I due giovani organizzatori della serata, Pete Shelley e Howard Devoto, racimolarono ben pochi soldi con i biglietti venduti ma capirono che il nuovo stile faceva per loro e lanciarono una propria band, i Buzzcocks. Il giornalista inglese David Nolan ha scritto sul concerto un libro intitolato saggiamente Giuro che cero anche io. La storia del concerto che ha cambiato il mondo, in effetti centinaia di impostori hanno giurato, mentendo, di essere stati presenti a quella serata. Elvis Costello & Suicide Bruxelles (1978) Il 16 giugno 1978, i Suicide, il duo Usa di avanguardisti musicali formato da Alan Vega e Martin Rev, apr a Bruxelles il concerto di Elvis Costello davanti a unaudience che aveva pagato il biglietto per sentire le canzoni pop rock dellartista britannico. Il set dei Suicide si componeva della voce tormentata di Vega accompagnata dallelettronica martellante di Rev. Quanto di pi lontano si potesse immaginare da Costello. Fin dalle prime note piovvero fischi e insulti, fino a che uno spettatore esasperato rub il microfono e lo show fin con Vega che urlava uno stentoreo: Shut the fuck up!. Quello che ci rimase peggio, per, fu proprio Costello che, salito sul palco poco dopo, face un concerto breve e svogliato. Gli spettatori si ribellarono, scoppi una maxi rissa e intervenne la polizia che lanci i fumogeni per disperdere la calca. I Suicide pubblicarono quella sfortunata esibizione in un disco live intitolato 23 Minutes over Brussels. Black Flag New York (1982) Negli anni doro della rivoluzione dellhardcore punk Usa, i concerti dei Black Flag erano un apice di eccessi. Le loro esibizioni si chiudevano quasi sempre con incursioni della polizia, le risse erano la regola e il pubblico amava perseguitare il cantante Henry Rollins, un ex-fan e roadie a tempo perso scelto come frontman dal gruppo per la sua esuberanza. Di quegli anni selvaggi Rollins ha scritto un dettagliato diario intitolato Get in the Van sulla cui copertina compare un plotone di poliziotti in assetto anti-sommossa pronti a interrompere uno show. Rollins, a cui una volta uno spettatore bruci i testicoli con un accendino, ha raccontato un episodio emblematico di quel clima folle in uno scalmanato concerto tenuto a New York. Un tipo enorme e obeso decise di fare stage-diving. Il pubblico, impaurito, si fece da parte.

Se c un artista per cui vale la pena finire di fronte a un giudice, quello Bruce Springsteen. ci che accadde a Claudio Trotta, promoter musicale alla guida della sua Barley Arts dal 1979, che nella Milano morattiana si prese una denuncia perch il concerto del Boss a San Siro del 2008, da lui organizzato, aveva sforato di 22 minuti lorario consentito. Trotta ne uscito con la fedina penale candida. Springsteen tornato a Milano lanno scorso con un leggendario concerto da 3 ore e 40 minuti. Per questa primavera ed estate il promoter ha gi in programma un ritorno del rocker del New Jersey (a Napoli, Padova, Milano, Roma) e un festival a Vigevano ricco di star (Motrhead, Deep Purple, George Thorogood, Brian May, Govt Mule e Black Crowes). Il nostro paese soffre la mancanza di strutture nate per ospitare la musica pop-rock. una mia battaglia da sempre. Negli ultimi 35 anni in Italia non stata costruita con denaro pubblico neppure una sola struttura per la musica popolare contemporanea. Spesso si cita il Parco della Musica di Roma ma stato pensato secondo i canoni della musica sinfonica e da camera. La musica elettrica o elettronica hanno bisogno di altre strutture, altre dimensioni, altre necessit acustiche. A Milano partito il progetto delle Officine Creative Ansaldo, uno spazio comunale nato in unex area industriale e gestito, per la programmazione, dalla Barley Arts. Funziona il

connubio tra pubblico e privato? Loperazione del centro O.C.A. (in Via Tortona) bizzarra. Io ho il compito di dare unanima a spazi fisici che fino ad ora sono stati utilizzati in maniera saltuaria e con una logica da eventificio, cio per attivit una tantum, senza identit. Ora cerchiamo di costruire un programma, dare unanima, mettendo insieme attivit per bambini e per anziani, musica elettronica e milonga, teatro davanguardia e commedia dellarte, graffiti e storia dellarte. Ospitiamo concerti, mostre, spettacoli, atelier di artisti-artigiani. Una missione non da poco. Il comune non eroga un euro. Io non pago laffitto e le utenze, ma ho in carico allestimenti, impianto audio, luci, personale e comunicazione. Le mie risorse provengono da ristorazione, eventuali sponsor - che per non ho - e attivit che noi organizziamo non solo come gestori ma anche da produttori. Lobiettivo creare un programma che contempli quello che abbiamo annunciato nel progetto grazie a cui abbiamo vinto il bando pubblico. Unoperazione innovativa e inedita, una missione straordinaria perch d una risposta a pezzi di citt e di comunit artistiche che non avevano spazi, non avevano possibilit di espressione. Il comune rinuncia cos a mettere a reddito delle aree e li concede per attivit culturali e artistiche. Questa era la strada originaria che venne indicata dal progetto concepito dal vicesindaco Luigi Corbani ai tempi della giunta Pillitteri, quando venne acquisita larea Ansaldo. Chi sono oggi i padroni della musica? Oggi il fulcro la musica dal vivo, non quella

riprodotta. E le multinazionali si sono mangiate tutto. Sono grandi fratelli della comunicazione, societ che possiedono strutture dove si fanno i concerti, merchandising, agenzie e management degli artisti, perfino i database dei fan club. Monopolizzano le vendite dei biglietti. Hanno gonfiato i prezzi, hanno ingigantito larroganza di molti manager e lego di molti artisti che hanno aumentato le richieste economiche e vogliono essere garantiti sempre e comunque. I padroni della musica sono loro. Qual il ruolo dei giovani artisti? I giovani artisti italiani pensano solo a diventare famosi e ricchi. Non pensano alla qualit. Puntano a Sanremo, ai talent show e ad affermarsi in fretta. Un artista secondo me dovrebbe crearsi un seguito nella sua realt, nel quartiere, nella citt, nella regione. Qui pi che alloriginalit si punta ad essere imitazioni delle imitazioni. Il modello anglosassone in questo molto diverso. Il tuo rapporto con gli artisti con cui lavori? Ho creato legami personali con molti artisti italiani che mi hanno sistematicamente tradito per denaro o per scelte verso le multinazionali che quasi mai li hanno gratificati. Mi innamoraro delle cose che faccio e cerco di creare rapporti molto stretti, ma gli artisti amano sentirsi dire che hanno sempre ragione e io non li assecondo Questo un problema. Con gli artisti internazionali diverso. un rapporto pi breve, a volte molto bello, il caso di Springsteen, Robert Plant, Phil Collins, Robert Smith e i Chemical Brothers.

braccio. Da mangiare ci portarono delle pizze pi disgustose di quelle che fanno in America. Al buon Frank forse era andata anche bene. Per anni lItalia stata un paese tab per la musica dal vivo, complici le strutture tragicamente inadeguate e i turbolenti anni della contestazione durante i quali i festival musicali erano un modo per esprimere la rabbia. Nel settembre del 70 arrivarono a Milano i Rolling Stones, il loro concerto era previsto al Palalido e tantissimi furono i giovani che non riuscirono ad entrare. La serata si

concluse con scontri, lacrimogeni e 63 arresti. Lanno dopo, sempre a Milano al Vigorelli, durante il concerto dei Led Zeppelin si scaten una guerriglia urbana. La band era ospite del Cantagiro, in qualit di star internazionali che si esibivano dopo gli artisti in concorso. Ma il pubblico non ne voleva giustamente sapere dei Ricchi e Poveri, di Morandi e di Milva. Dopo bordate di fischi, Robert Plant e soci salirono sul palco ma il loro concerto dur 40 minuti. La calca era ingestibile e la polizia intervenne con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua.

La protesta divenne politica contro i prezzi esorbitanti dei biglietti e contro gli artisti che si arricchivano alle spalle dei ragazzi. Lou Reed venne assediato a Milano e Roma nel febbraio del 75. Al festival di Parco Lambro del 1976, in un happening musicale organizzato dalla rivista Re Nudo (e chiamato Festa del Proletariato Giovanile), la musica venne continuamente interrotta da contestazioni e invasioni di palco, furono saccheggiati gli stand e un vicino supermercato. Nel corso degli scontri la polizia us i lacrimogeni e il

gas invase le tende degli spettatori. A Carlos Santana al Vigorelli di Milano nel 1977 furono tirate le molotov sul palco: strumenti a fuoco, caos e tra il pubblico comparve lo striscione Odio Santana servo della Cia. Per anni l'Italia scomparve dalla programmazioni delle tourne internazionali per poi tornarvi con Patti Smith nel 1979. Festival di Woodstock 1994, 1999 La storia andrebbe lasciata in pace. Nel 1994 e nel 1999, in occasione dei venticique e trentanni di Woodstock, si pens di organizzare dei festival che facessero rivivere le ambizioni e i sogni del grande raduno musicale degli anni 60. Ma la magia era scomparsa e la stagione dellamore era ormai diventata lera del profitto. Nel 94 ci furono alcuni reduci della prima edizione, ma si ricorda soprattutto la pioggia e il fango, tanto che levento fu ribattezzato Mudstock. I Nine Inch nails si esibirono dopo essersi rotolati nelle pozzanghere e i Green Day furono bersagliati da lanci di fango che contraccambiarono e la loro esibizione fin in rissa. Ancora peggio fu ledizione del 99 da ricordare per lo show letteralmente incendiario dei Rage Against The Machine che bruciarono la bandiera americana. I prezzi dei biglietti erano altissimi e sul posto bevande e cibo vennero venduti a cifre da usura. Il pubblico intontito dal sole, divenne violento e incontrollabile. Furono riferite diverse aggressioni sessuali nella calca e il festival si concluse con lincendio (scoppiato sulle note di Fire di Hendrix cantata dai Red Hot Chili Peppers) di una torre audio. Bruciarono anche diverse strutture e ci fu la devastazione e il saccheggio degli stand che per giorni avevano imposto prezzi da rapina agli spettatori.

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RITMI
In questa pagina tre immagini recenti di Armando Trovajoli. In basso a destra, il compositore con lautore dellarticolo, Sergio Micheli
di SERGIO MICHELI

JINGLE ESAGERATI
di FRANCESCO ADINOLFI I jingle sono l'anima di una radio, in particolari gli identificativi, quelli che ripetono nome e cognome di un'emittente e aiutano a farla emergere dagli affollamenti dell'Fm. Dall'altra parte della barricata ci sono gli spot che pubblicizzano eventi, prodotti. E che a

volte quasi imbarazzano come nel caso di alcuni spot musicali anni Settanta di recente affiorati in rete. Riguardano gruppi che hanno fatto la storia del rock e contengono testi del tutto fuori luogo. Per pubblicizzare lomonimo, terzo album, dei Velvet Underground una voce suadente (!) avverte: Come ti senti? Tu non sai come ti senti? Perch non hai ancora ascoltato il nuovo Velvet Underground. (). I Velvet Underground

sono te. Dentro troverai il tuo amore, la tua speranza, la tua realt. Loro ti diranno come ti senti. Ma Lou Reed sapeva? Sempre a lui dedicato uno spot di Transformer: In mezzo a tutta questa finta follia e depravazione e a questi anarchici pseudo-sessuali, Lou Reed l'unica realt. In occasione del concerto Usa dei Sex Pistols alla Longhorn Ballroon di Dallas, il 10 gennaio del '78, la voce avverte: Dicevano che nessuno era pi musiche e, perch no?, i rumori che dovevano commentare e raccontare il senso delle sue immagini. Insieme abbiamo ottenuto anche un David di Donatello... Pensi che per Una giornata particolare c' un semplice motivo musicale (ispirato all'inno nazionale tedesco) eseguito al pianoforte, solo alla fine del film perch l'elemento sonoro determinante e sempre presente la voce di Guido Notari che commenta la visita di Hitler a Roma. Ma anche per C'eravamo tanto amati le cose sono andate bene perch siamo riusciti a cogliere il senso di questo film che ha un sottofondo generalmente comico. Qual il rapporto con i suoi colleghi compositori? Vi sono, si pu dire, varie scuole di pensiero. C' chi ha bisogno di spazio per sviluppare il proprio motivo musicale e renderlo a s commerciabile indipendentemente dal film (questa linea, per esempio pu considerarsi quella di Morricone). Poi c' chi, invece, considera la colonna sonora del film senza senso se ascoltata fuori dell'immagine a cui si riferisce. In questo modo la colonna sonora ha una funzione solo se accoppiata all'immagine; tutti e due debbono collaborare allo stesso modo . Infine c' chi apprezza e segue l'una e l'altra linea, come Luis Bacalov. Per esempio nel film di Carlo Di Carlo Il treno delle cinque dove per quasi tutto il film la musica si sente appena perch molto sottilmente fa da commento all' immagine. Ma nella scena in cui i due ragazzi si ritrovano insieme in camera, allora essa assume un ruolo determinante e si sviluppa secondo un motivo musicale romantico e suadente. Che differenza c tra il modo di commentare musicalmente un film prodotto negli Stati Uniti e uno prodotto nell'area europea? Ci sono musicisti americani che, magari di origine italiana come nel caso di Henry Mancini, hanno scritto film su film (Mancini oltre 100, ndr). Loro hanno dato unimpronta nuova al cinema americano... Ma in genere non credo si possa entrare attraverso la spessa muraglia del cinema americano con la musica. Poi non ci va bene a noi quel linguaggio rocchettaro cos frequente nel loro cinema. Pu succedere anche che la musica di Batman abbia fatto centro. Ma si tratta di un caso sporadico. Insomma la strada per entrare con la colonna sonora negli Usa molto ardua. A proposito di rumori, Scola mi pare che gli attribuisse un valore espressivo particolare. Per esempio in Maccheroni... Come no! Proprio in Maccheroni vi un esempio straordinario, nel finale quando la famiglia riunita al completo e tutti aspettano che l'estinto(Mastroianni, ndr) riprenda a vivere come nelle volte precedenti, con la corda di una campanella legata alle mani. Qui la macchina da presa fa una panoramica sulla corda ed esce fuori campo. Allora la si sente suonare insieme ad altri strumenti orchestrali... Ebbene Mastroianni che ha cominciato a muoversi oppure l'effetto dello strumento musicale che inizia il motivo finale del film? Mistero. Con il musical come se l' cavata? Per questo ringrazio Mastroianni per avere accettato il ruolo del Rugantino. Poi Aggiungi un posto a tavola con Enrico Montesano. Ma per il variet c' qualcosa di superiore al cinema: c' il palcoscenico che ha un profumo e un'atmosfera tutta particolare, come diceva Pirandello.

RICORDI IL RAPPORTO PROFESSIONALE CON IL REGISTA ETTORE SCOLA

Nel luglio del 1993 l'Universit per Stranieri di Siena, per volere dell'allora Rettore Mauro Barni, organizz una manifestazione intitolata il Trefolo d'oro (trefolo sta a significare intreccio, vale a dire un lavoro svolto in collaborazione per tanti anni) dedicata al sodalizio Ettore Scola-Armando Trovajoli che, alla data del '93, durava da 25 anni. La manifestazione prevedeva un convegno organizzato dal sottoscritto, la proiezione di alcuni film di Ettore Scola e lassegnazione, appunto, del premio Trefolo doro. Con l'occasione avvicinammo Trovajoli il quale gentilmente si mise a disposizione per rispondere ad alcune domande sul suo lungo lavoro di musicista. Qual il ruolo del musicista nel cinema? Il lavoro di musicista molto delicato. Il cinema ormai ha assunto il sonoro. con il sonoro che concepibile il film (salvo i casi in cui necessario far tacere la colonna sonora. E ce ne sono). Noi, si pu dire, siamo nati con il sonoro e possiamo considerarci i primi ad averlo applicato al cinema. Il compito del musicista quello di riuscire a capire, vedendo le immagini, qual il loro significato. Naturalmente perch il lavoro di accoppiamento della colonna sonora appaia pi soddisfacente possibile, occorre discutere a lungo con il regista per capire meglio ci che desidera come sonorit. Come ha deciso di dedicarsi al cinema dopo che la sua carriera era iniziata con il jazz, di cui lei stato un esponente di rilievo? Fu Alberto Lattuada a chiamarmi per fare un lavoro di sonorizzazione. Infatti proprio nel 1952 che inizi la mia carriera di compositore di colonne sonore per il film e da allora non c' stata tregua in questo settore. A quel punto il mio stile musicale risent di un cambiamento. Il contatto con il maestro Lavagnino presso l'Accademia Chigiana di Siena, mi convinse che la mia strada doveva essere quella del jazz. Durante questa esperienza incontrai tuttavia Vittorio De Sica: un incontro determinante perch m'impegn subito ne La ciociara,

Ieri, oggi e domani. Lo schermo infinito di Armando Trovajoli


Unintervista inedita del 1993 al grande compositore romano scomparso di recente. Dagli studi jazz alle colonne sonore fino ai grandi musical, una vita intera dedicata alla musica

nel 1960, una bella responsabilit. Tuttavia and abbastanza bene. Poi La riffa, Ieri, oggi e domani sempre di de Sica. Un lavoro che mi ha giovato molto. Fu dopo questa esperienza che cominciai a elaborare colonne sonore nei film di Ettore Scola. Era il 1964 e il film, il suo primo, stato Se permettete parliamo di donne. Lavorare per quel film, le dir, stato un divertimento. Da allora mi trovai cos bene con Scola che non ci siamo pi lasciati. Pensi, abbiamo fatto 25 anni di lavoro insieme con lui e mai un cedimento. Come stato lavorare in tandem con Scola? Mi pare che la musica dei suoi film sia oltremodo funzionale, senza n alti n bassi. Bene, anzi benissimo; stato un incontro felice poich sono riuscito a entrare in un mondo, il suo, e capire come e quali dovevano essere i tipi di musica che dovevano accompagnare le sue gi eloquenti immagini. Mi rendo conto che non facile capire quali e come dovessero essere le

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bizzarro di Alice o pi ditruttivo dei Kiss, ma non avevano ancora visto i Sex Pistols. Poi per un concerto di Iggy and The Stooges all'American Theatre di St. Louis nel '73: All'inizio c'era Iggy Stooge, poi Alice, poi David. Ma il pi strano sempre stato Iggy. E ancora spot di Zappa, Ozzy Osbourne, Motrhead. Imperdibili. Si ascoltano qui: http://flavorwire.com/373908/fascinatingly -bizarre-radio-ads-for-60s-and-70-bands BERSERK BERSERK! (RareNoise/Goodfellas) Rock maledetto e progressivo, free jazz notturno e metropolitano, colonna sonora di film horror o noir dautore e dannata, qualche voce dallaldil, tocchi elettronici ambient. Tutto questo Berserk! album suggestivo che rievoca connubi come Morricone/ Fulci, Coleman/Cronenberg o ancora certe visioni imprevedibili di David Lynch. Nel caso che questo album rappresenti il caos italiano odierno (lettura plausibile), di certo lo nobilita. (l.gr.) MILES DAVIS THE UNISSUED CAF BOHEMIA BROADCASTS (Domino/Egea) Inediti di Miles: levento c. La qualit delle registrazioni (settembre 1956, aprile 1957, maggio 1958) non sempre altissima, la musica quella mirabile del classico quintetto di quegli anni, che diventa meno classico quando, nei concerti al Caf Bohemia del maggio 58, al piano troviamo Bill Evans al posto di Red Garland. E, va detto subito, i 5 brani di questultima sessione sono i gioielli del cd, con un Evans al suo meglio, sonorit e originalit di fraseggio grandiose. In tutti i brani Miles vivacissimo, sempre interessante seguire levoluzione del pensiero di Coltrane, che da subito si presenta come melodista non succubo del giro armonico (sar il suo cruccio per tutta la vita). (m.ga.) FABRI FIBRA GUERRA E PACE (Universal) Resistere pi di dieci anni nel mondo dell'hip hop segno di talento. Fabri Fibra ne possiede, e lo dimostra per l'attenzione con cui cura le sue rime, spesso provocazioni irritanti, ma in realt uno spaccato urbano molto pi dentro la societ di mille altri soloni. E poi, musicalmente, sempre un passo avanti. Qui il risultato di spessore e Pronti partenza via ne fulgida testimonianza. E se in Dagli sbagli si impara, riesce a coinvolgere persino Elisa, come non perdonargli certi... vecchi eccessi? (s.cr.) JOHN GRANT PALE GREEN GHOSTS (Bella Union/Coop Music) Se vi aspettavate un remake del pluricelebrato Queen of Denmark, beh, sappiate che non cos, o almeno, non del tutto. Linizio con la title track e Blackbelt spiazzano con sonorit electro che nulla hanno a che vedere col sound sofisticato e intenso, molto Seventies, del precedente. Atmosfere che si cominciano a respirare dal terzo brano, per proseguire nellalternanza. E nel brano Ernest Borgnine, Grant ci rivela (dopo averlo fatto gi su un palco) di essere sieropositivo. Un grande! (r.pe.)

ULTRASUONATI DA STEFANO CRIPPA GUIDO FESTINESE MARIO GAMBA LUCA GRICINELLA GUIDO MICHELONE ROBERTO PECIOLA MARCO RANALDI

INDIE ROCK

JAZZ

PUNK ITALIA

INDIE FOLK

La divinit dentro la penombra


I Crime and The City Solution di Simon Bonney sono tornati. La line up vede alcuni membri della vecchia band e lingresso di personaggi mica da ridere tra i quali spiccano Jim White e, soprattutto per chi scrive, David Eugene Edwards... American Twilight (Mute/Self) il titolo del nuovo lavoro: bello, carico, rock! Post punk e reminiscenze Seventies sono palpabili gi dalla prima traccia , Goddess, e ancora Iggy Pop, Nick Cave... Gi il cappello! Il rock anni Settanta ben presente anche nellesordio dei Night Moves, trio di Minneapolis, Colored Emotions (Domino/Self). In particolare a riportarci a quei suoni la voce di John Pelant, gi perch sebbene sembri di ascoltare una novella Grace Slick chi canta in realt un ragazzo. Ad ogni modo la psichedelia dei Jefferson mitigata da una tendenza indie rock e, dopo un primo giudizio poco lusinghiero, ci ha conquistati. Ben altre atmosfere si respirano in Youre Nothing (Matador/Self), secondo lavoro per i giovani punkster danesi Iceage. Con i Joy Division nellanima e la rabbia nel cuore sparano botte rapide e tuttaltro che indolori. E sorpresa delle sorprese, Morals: rivisitazione de Lultima occasione, brano del 1965 di... Mina! (Roberto Peciola)

Cuneiform, Lo strano Caso schegge ritrovate dellanti-tutto


Nove musicisti in azione, i Living By Lanterns, guidati da quelle piccole grandi menti della Chicago creativa che sono Mike Reed e Jason Adasiewicz. In New Myth/Old Science (Cuneiform) si struttura e d nuova vita a un nastro ritrovato nello sterminato archivio di Sun Ra, appunti sonori dello stesso visionario musicista. N omaggio diretto, dunque, n filologia della ricostruzione: re-invenzione, come succede al jazz vivo. Sempre in casa Cuneiform, Tiresian Symmetry del sassofonista, compositore ed esperto di elettronica Jason Robinson. Il trentaseienne californiano ha ben presente la lezione dell'Aacm di Chicago, e in particolare la formazione di Threadgill con due tube borbottanti e una batteria anch'essa raddoppiata. Sopra il tutto sassofoni e clarinetti, chitarra, il basso immenso di Drew Gress, e via con musiche multitematiche e sfrangiate, vera avanguardia di sintesi. Da Cuneiform anche un'occhiata al futuro, con coraggio e azzardo: con Christian Marclay (ben noto in ambito multimediale), Toshio Kajiwara, Dj Olive in djTRIO: schegge e lacerti che ritrovano un senso. (Guido Festinese) INVERS DAL PEGGIORE DEI TUOI FIGLI (Vina) Un titolo cos lascia pochi dubbi, ma il clima sonoro che si instaura dalla prima traccia che imbastisce tutto l'ordito: pochi accordi post punk spietati e diretti, una voce che non fa nulla per sembrare carina. Gli Invers da Brescia cantano e suonano del disagio profondo, quello che si appaia inevitabilmente agli ultimi vent'anni di caduta antropologica del nostro Paese, e lo fanno con brani tesi e nevrotici, senza respiro. (g.fe.) Che succede nella scena punk italiana? A Parma gli FFD festeggiano i vent'anni di attivit con Antifa Riot (One Step/Venus). Nessuna sorpresa, ma la conferma di una band in gran forma. Sedici tracce di street punk/Oi! arricchite dalle partecipazioni di Enrico (Los Fastidios), Las Karne Murta e Giulia (Roipnol Witch). Se amate il punk vecchia scuola (Punkreas, Derozer) e i testi tra il politico (Noi siam per l'anarchia) e il frivolo (Sulla Lambretta con lei), questo disco (registrato e mixato in analogico) per voi. Ningn perdn (Rocketman) il primo album dei ravennati Los Kamikaze. Si sentiva il bisogno di una band italiana che finge di essere la versione messicana dei Ramones? Certamente no, ma l'ascolto tutto sommato piacevole. Andrea Casali (in arte Caso), da Bergamo, un ex batterista punk che da qualche anno gira l'Italia da solo con la sua chitarra acustica. Ama Billy Bragg e sulla sua pagina Facebook si autodefinisce Anti-folk. Anti-pop. Anti-rock. Antipatico. La linea che sta al centro (To Lose La Track), tra l'acustico e l'elettrico, racconta storie di provincia in cui montagne e bici prendono il posto delle gigantesche scritte Coop e dei marciapiedi del pi allucinato collega Vasco Brondi. Bravo. (Jessica Dainese) KEITH JARRETT HYMNS SPHERES (Ecm/Ducale) Viene ristampato in cd il doppio lp che Jarrett pubblica nel 1979, ma registra tre anni prima al Trinity Organ, il poderoso strumento barocco dellabbazia di Ottobeuren. Ultimo, in ordine di tempo, di grandi jazzmen a dedicarsi a unimpresa paradossale e anacronistica, perch il grande pianista resta in fondo prigioniero del suono organistico: enfasi, ridondanza, spettacolarismo. Jarrett qui mostra di essere a disagio: preferibile quando

Leredit pura di Phosphorescent


leredit americana pi suggestiva quella cui guarda Matthew Houck alias Phosphorescent che ritorna dopo tre anni con Muchacho (Dead Oceans/ Goodfellas). DallAlabama ad Athens, Georgia (la scena di Rem, B-52s, Vic Chesnutt, Drive By-Truckers, per intenderci), un impasto indie folk sensuale e semplice che sta un passo oltre il puro debito verso Bob Dylan e Beach Boys. I Big Harp sono uno splendido duo dal dicembre 2010. In Chain Letters (Saddle Creek/Goodfellas) firmano brani folk rock dalla trama complessa e dal suono corposo che chiamano in causa Captain Beefheart e il country declinato secondo Townes Van Zandt. Intenso indie folk anche quello di The Milk Carton Kids con The Ash & Clay (Anti-/Self). Prosecutori della raffinata linea tracciata dai pionieri Simon & Garfunkel con una dose di Everly Brothers. Il duo losangelino suona un folk essenziale, impalpabile perfettamente intonato al cinema di Gus Van Sant che li ha voluti nella colonna sonora del suo ultimo film Promised Land. (Simona Frasca) approccia il clavicembalo. (g.mic.) JOHN WILLIAMS LINCOLN (Sony Classical) Anche questa volta Williams non ha vinto lOscar. Ed un vero peccato perch questo score stupendo. Probabilmente nellalto della sua formazione, Williams ha creato una partitura intensa, profonda, cos come succede quando ad affrontare la storia c Spielberg. Ve lo consigliamo per quella profonda ricerca spirituale che tradotta in temi esemplari. (m.ra.)

IL VANGELO DEI MOD


Si intitola Boogie Chillen-Early Mods' First-Choice Vinyl (Fantastic Voyage FVTD 156/Goodfellas; 2013) e raccoglie 3 ore e mezza di suoni disseminati in tre cd avvincenti. La tripla raccolta mette insieme pezzi che hanno alimentato una teoria di musicisti e in particolare la subcultura mod. Non solo, ancora oggi gruppi giovanissimi come gli Strypes (16 anni di media) si nutrono di Muddy Waters, Bo Diddley, Mose Allison e dintorni. Il primo cd raccoglie registrazioni dal 1952 al 1960: dal blues elettrico minimale di John Lee Hooker, Slim Harpo e Elmore James al jazz di Cannonball Adderley passando per il rock'n'roll di Link Wray e Dale Hawkins. Il secondo e terzo cd si concentrano sui primi anni Sessanta con stili contemporanei alla fioritura mod: e allora ecco James Brown, Ike & Tina Turner, gli esordi della Motown e della Stax, il Latin jazz di Ray Barretto, la voce rarefatta di Mel Torme. Per pure ragioni commerciali e per intercettare fette di pubblico pi ampie, la raccolta indulge su mondi al tempo invisi ai mod, ad esempio i ritmi duri della Stax o dell'Atlantic (un mod sentiva solo Motown), ma tant'. Anche se il mod storicamente collocato negli anni Sessanta, in realt gi nel '59 - anno di uscita del libro Absolute Beginners (che raccontava linsorgere di un soggetto mod) e del declino dei teddy boy - si parla di ragazzi moderni, interessati ad abiti e suoni contemporanei e al modern jazz da cui il nome mod. Da qui l'attenzione ad artisti e gruppi come Modern Jazz Quartet, Charlie Mingus, Gerry Mulligan, Dave Brubeck. Lascolto radiofonico dellAmerican Forces Network (informazione e intrattenimento per i soldati Usa americani presenti nel territorio europeo) aprir, poi, a generi come blues, r&b, soul, ska. Tra un'iconografia accesa - piena di parka, vespe, lambrette - e un sorso di cappucino andava in scena un'onda di ritmi ancora oggi irresistibile. Occhio a due testi in uscita che raccontano il mondo mod: Mods-The New Religion! di Paul Smiler Anderson e Mod: A Very British Style di Richard Weight. Info e storie mod qui: http://www.modculture.co.uk/. Si menzionato James Brown di cui assolutamente imprescindibile la visione delle sue lezione di danza, dal boogaloo al camel walk. Quelle mosse - anche ispirate dai movimenti di Muhammad Ali sul ring sono al cuore della breakdance, di Michael Jackson e tanti altri in ambito black. Qui: http://www.youtube.com/watch?v=AuzrWd xMht8. Sempre di Brown vanno riviste le puntate del James Brown's Future Shock, in onda da Atlanta e concepito ad imitazione dello storico show tv Soul Train. Alcune puntate sono sopravvissute e affiorate in rete. James Brown presenta, canta, organizza gare di danza e intorno il pubblico scatenato. Qui: http://vimeo.com/19634889#. Occhio I Get Lonely, nuovo singolo degli australiani Saskwatch in cui spicca la voce tagliente di Nkechi Anele. un garage soul incessante con video ultralounge d'accompagnamento.

ON THE ROAD
Steven Wilson
Il leader di Porcupine Tree torna nel nostro paese in versione solista per presentare il nuovo album. Milano GIOVEDI' 28 MARZO (TEATRO
DELLA LUNA)

A CURA DI ROBERTO PECIOLA CON LUIGI ONORI SEGNALAZIONI: rpeciola@ilmanifesto.it EVENTUALI VARIAZIONI DI DATI E LUOGHI SONO INDIPENDENTI DALLA NOSTRA VOLONT
23 MARZO (CSC) Foligno (Pg) DOMENICA 24 MARZO (AUDITORIUM) Roma LUNEDI' 25 MARZO (INIT)

Roma SABATO 30 MARZO (AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA)

Terracina (Lt) SABATO 30 MARZO


(LA SCUDERIA)

Crossroads
Nella settimana prepasquale la rassegna di Jazz e altro in Emilia Romagna ospita il musicista brasiliano Hermeto Pascoal & Grupo. Dozza (Bo) DOMENICA 24 MARZO (TEATRO
COMUNALE)

Gregory Porter
In Italia il soulman afroamericano. Bari SABATO 23 MARZO (TEATRO FORMA)

Giovanni Falzone
Il trombettista, compositore e arrangiatore dirige la sua Contemporary Orchestra in Sempre Verdi, progetto dedicato al Requiem. Monza (Mb) SABATO 23 MARZO (TEATRO
VILLORESI)

Madonna dell'Albero (Ra)


MARTEDI' 26 MARZO (BRONSON)

Swans + Xiu Xiu


La cult band di Michael Gira e la formazione post punk Usa insieme. Verona SABATO 23 MARZO (INTERZONA)

The Cesarians
Il combo londinese sembra aver studiato alla scuola di Nick Cave. Mantova MERCOLEDI' 27 MARZO (VIRGILIO) Roma GIOVEDI' 28 MARZO (CIRCOLO
DEGLI ARTISTI)

Afterhours
La rock band milanese torna ad esibirsi nella dimensione dei club. Livorno SABATO 30 MARZO (THE CAGE)

Bergamo Jazz
Ultime due serate per limportante rassegna dal nutrito cartellone: Peter Evans Trio, Giovanni Guidi Quintet, Hermeto Pascoal & Grupo, Urban Fabula, Tino Tracanna Acrobats, Mary Halvorson Quintet, Uri Caine/Han Bennink Duo, John Scofields Organic Trio. Bergamo SABATO 23 E DOMENICA 24 MARZO
(TEATRO DONIZETTI, AUDITORIUM DI PIAZZA DELLA LIBERTA')

Hurts
Synth pop sulla scia di Depeche Mode, Ultravox e Human League. Milano LUNEDI' 25 MARZO (MAGAZZINI
GENERALI)

Marlene Kuntz
Dal vivo la rock band piemontese. Lecce GIOVEDI' 28 MARZO (OFFICINE CANTELMO) Bari VENERDI' 29 MARZO (TEATRO KISMET) Messina SABATO 30 MARZO (OFFICINA)

Mauro Ottolini Sousaphonix


La formazione del trombonista, arrangiatore e compositore approda alla rassegna Atelier del XXI secolo proponendo un jazz tra tradizione e avanguardia. Milano SABATO 23 MARZO (AUDITORIUM
G. DI VITTORIO)

Ancona VENERDI' 29 MARZO (LEVEL) San Salvo Marina (Ch) SABATO


30 MARZO (BEAT CAFE')

Egyptian Hip Hop


A dispetto del nome vengono da Manchester e suonano indie rock. Segrate (Mi) MERCOLEDI' 27 MARZO
(MAGNOLIA) Roma GIOVEDI' 28 MARZO (XS LIVE) Bologna VENERDI' 29 MARZO (COVO)

Psychic Ills
La band di New York suona un mix di rock'n'roll e psichedelia. Milano SABATO 23 MARZO (LIGERA) Genova MERCOLEDI' 27 MARZO (LA CLAQUE) Roma GIOVEDI' 28 MARZO (INIT) Carpi (Mo) VENERDI' 29 MARZO
(MATTATOIO)

Giardini di Mir
La post rock band reggiana dal vivo. Rimini VENERDI' 29 MARZO (VELVET B-SIDE)

Giovanni Guidi
Il pianista, che ha appena pubblicato un album per la Ecm in trio, si propone con il suo quintetto. Mestre (Ve) DOMENICA 24 MARZO
(CENTRO CANDIANI)

Jazz per due


La veterana rassegna patavina (XV edizione) chiama a dialogare il trombonista Gianluca Petrella e il pianista Giovanni Guidi, peraltro colleghi nel gruppo Tribe di Enrico Rava. Pavia MARTEDI' 26 MARZO (SANTA MARIA
GUALTIERI)

Area
Di nuovo in tour la band che fu di Demetrio Stratos. Pordenone SABATO 23 MARZO (DEPOSITO
GIORDANI)

Oneida
Dal garage alla psichedelia anni Sessanta per la band che arriva da Brooklyn. Roma SABATO 23 MARZO (CIRCOLO
DEGLI ARTISTI)

Valeggio sul Mincio (Vr) SABATO


30 MARZO (VILLA ZAMBONI)

Hugh Cornwell
In Italia il cantante, leader e chitarrista degli Stranglers con la sua nuova band. Scandiano (Re) VENERDI' 29 MARZO
(CORALLO)

Prog Night
Per la prima volta insieme in tour due band cardine della scena progressive rock italiana. La storia musicale dei New Trolls e de Le Orme raccontata dal vivo. Catanzaro SABATO 23 MARZO (TEATRO
POLITEAMA) Napoli DOMENICA 24 MARZO (TEATRO TRIANON) Asti GIOVEDI' 28 MARZO (TEARTO ALFIERI)

Milano MERCOLEDI' 27 MARZO (TEATRO ELFO


PUCCINI)

Balmorhea
La band texana che fa capo a Rob Lowe e Michael Muller propone un mix di post rock, folk e musica classica. San Vito di Leguzzano (Vi) SABATO

Tre Allegri Ragazzi Morti


Il trio indie rock friulano in tour. Palermo SABATO 23 MARZO (I CANDELAI) Roma GIOVEDI' 28 MARZO (BLACK OUT) Pescara VENERDI' 29 MARZO (TIPOGRAFIA)

Trombe allAlexanderplatz
Il locale capitolino ospita per una serata il quartetto di Fulvio Sigurt, trombettista rivelazione degli ultimi anni, e per due serate laffermato Marco Tamburini. Roma DA GIOVEDI' 28 A SABATO 30 MARZO
(ALEXANDERPLATZ)

Dulce Pontes
La cantante portoghese una delle esponenti maggiori del nuovo fado.

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ALIAS 23 MARZO 2013

DAVID BOWIE

IN MOSTRA A LONDRA

SEGUE DA PAGINA 11 costruir il macchinario che permetter al protagonista di dar vita al suo clone. Pi esotica e inaspettata per molti versi la sua interpretazione in una pellicola per bambini, SpongeBob's Atlantis Squarepantis, film tv del 2007 in cui Bowie appare come una sorta di sovrano glam, Lord Royal Highness. La sua ultima performance come attore risale al 2009 per Bandslam-High School Band, film che ha sbancato il botteghino negli States e non solo. Anche qui interpreta se stesso che, nello specifico, scopre attraverso YouTube la musica della protagonista Vanessa Hudgens e le propone un contratto per la sua neonata etichetta indipendente. Non proprio un'interpretazione da Oscar... In ultimo va menzionato un suo ruolo da co-protagonista in una pellicola italiana, lo spaghetti western di Giovanni Veronesi Il mio West (2005), in cui interpreta il pi temuto pistolero della regione... Come detto la sua carriera da attore non stata appannaggio solo del grande schermo. Anche la televisione lo ha eletto a icona, come nella sitcom del 2006 Extras, vista anche in Italia. In una puntata il Duca appare ancora una volta nel ruolo che pi gli si addice, quello di David Bowie, con tanto di performance piano e voce... Molto divertente, cos come la scena che lo ha visto protagonista in un episodio della serie tv della Hbo, Dream On, episodio diretto addirittura da John Landis. Ma nonostante tutto, Bowie resta un grandissimo artista soprattutto quando imbraccia una chitarra o prende in mano un microfono. E per chiudere l'excursus citiamo alcune collaborazioni non particolarmente note ai pi. Come ad esempio quelle che lo hanno visto impreziosire il non certo memorabile tentativo di cimentarsi con le sette note dell'attrice Scarlett Johansson. In Anywhere I Lay My Head, album di cover di Tom Waits, Bowie regala la sua voce in due brani, Fannin Street e, soprattutto, Falling Down. Sicuramente pi intrigante per il nostro devono essere state le sue performance in Truth, lavoro del 1998 del re della drum'n'bass Goldie, o quella nel brano Province dei Tv On The Radio, presente sull'album del 2006 Return to Cookie Mountain. Lunga vita al Duca Bianco.

Il senso artistico di unicona pop


Da oggi prende il via al Victoria & Albert Museum di Londra David Bowie Is, una mostra interamente dedicata alluniverso pop dellartista inglese. Lesposizione, messa in campo da Victoria Broackes e Geoffrey Marsh, curatori del V&As Theatre and Performance, va ad esplorare il processo creativo del Duca Bianco attraverso una selezione di oltre 300 oggetti provenienti da varie collezioni e riuniti insieme per la prima volta. Si va dai manoscritti originali dei testi ai costumi indossati nel corso degli anni e delle sue mille trasformazioni, dai film ai video, fino ai bozzetti per le copertine dei suoi dischi e ad alcuni strumenti a lui appartenuti. La mostra esplora tra laltro il rapporto del musicista con alcuni dei pi importanti artisti nel campo della moda, della grafica, del teatro, del cinema e via dicendo. La mostra rester aperta al pubblico fino all11 agosto 2013. Orari di apertura: tutti i giorni dalle 10 alle 17.30, il venerd dalle 10 alle 21.30. Ingresso 15.50 sterline.

Alcuni degli oggetti visibili nella mostra David Bowie Is: in alto a sinistra un costume di scena dal tour di Aladdin Sane, a destra due rare foto dellartista; sotto, a sinistra uno scatto per la copertina di Aladdin Sane, David Bowie e William S. Burroughs, una foto per la cover dellalbum Earthling