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MICHEL DE CERTEAU

LII{VEI{ZIONE
DEL
QUOTIDIAI{O
P refazi one di Albe rto Abruzzese
rrc organizzate attraverso l'irreggimentazione della disciplina Capitolo IX
tecnocratica, muta razionalizzazione dell' atomismo liberale' Lo spazio come racconto
Come sempre, si è dovuto pagare per entrare' Soglia storica
della beatitudine: vi è storia là dove c'è un prezzo da pagare. Il
riposo si ottiene solo attraverso questa imposta' E i beati del tre- Ciò che ha creato I'umanità è la narra-
no sono ancora modesti, a confronto con quelli dell'aeroplano ai zione.
quali, per più soldi, si accorda una posizione più astratta (sbian- P. Janet, L'Evolution de la mémoíre et
camento del paesaggio e simulacri filmati del mondo) e più per- la notion du temps,1928
fetta (quella di statue immobili in un museo aereo), ma segnata
da un eccesso che penalizza una diminuzione del piacere (,.me-
lancolicu) di vedere ciò da cui si è separati.
E come sempre, bisogna anche uscire: ci sono soltanto para-
disi perduti. La stazione di arrivo è la fine di un'illusione? Altra
soglia, fatta di smarrimenti momentanei nello spazio delle sta-
zion|La storia ricomincia, febbrile, avviluppando nei suoi flutti
l'armatura immobile del vagone: I'ispettore avverte al rumore Nell'Atene di oggi, i trasporti pubblici si chiamano metaphorai.
del suo martello le incrinature delle ruote, il facchino preleva i Per andare al lavoro o rientrare a casa, si prende una <<metafora>>
bagagli, i controllori circolano. Berretti e uniformi ripristinano - un autobus o un treno. I racconti potrebbero portate anch'essi
tra la folla I'ordine del lavoro, mentre il flusso di viaggiatori-so- questo bel nome: ogni giorno, attraversano e organizzano dei
gnatori si getta nella rete costituita da volti in attesa stupefatta o luoghi; li selezionano e li collegano fra loro; ne fanno frasi e iti-
pronti a far rispettare la disciplina. Grida di collera' Appelli' nerari. Sono dunque percorsi di spazi.
Gioie. Nel mondo mobile della stazione,la macchina che si fer- A questo riguardo, le strutture narrative hanno valore di sin-
ma appare improvvisamente monumentale e quasi incongrua tassi spaziali. Grazie a tutta una panoplia di codici, di comporta-
nella sua inerziadi idolo muto, o Dio stravolto. menti ordinati e controllati, regolano i cambiamenti dello spazio
Ciascuno torna a servire nel luogo predestinato, in fabbrica o (o circolazioni) effettuati attraverso i racconti sotto la forma di
in ufficio. La reclusione vacanziera è finita. Alla bella astrazio- luoghi posti in serie lineari o intrecciate: da qui (Parigi), si va là
ne del carcerario subentrano i compromessi, le opacità e le di- (Montargis); questo posto (una stanza) ne include un altro (un
pendenze di un luogo di lavoro. Ricomincia il corpo a corpo sogno o un ricordo) eccetera. Non solo, ma rappresentati atffa-
con una realtà che scaccia 1o spettatore, privato di binari e fine- verso descrizioni o ben impersonati da attori (uno straniero, un
strini. Terminata la robinsonata dell'anima bella viaggiante che cittadino, un fantasma), questi luoghi sono legati fra di loro in
poteva credersi se stessa, intatta, perché circondata dal vetro e modo più o meno stretto o vago attraverso <<modalità> che pre-
dal ferro. cisano il tipo di passaggio che conduce dall'uno all'altro e che
può essere caraîterizzato da una modalità <epistemica>>, riguar-
dante la conoscenza (per esempio: <<non è certo che piazza della
Repubblica si trovi qui>) o <<aletico>> riguardante l'esistenza (per
esempio: <il paese di Cuccagna è un luogo improbabile>); o
<<deontico>>, concernente l'obbligazione (per esempio: <<da que-
sto punto, dovete passare a quello>)... Queste poche osserva-
zioni bastano a farci comprendere con quanta sottile comples-

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sità.i.racconti, quotidiani o letterari, siano i nostri trasporti col- nometodologio degli indici di localizzazione nella conversazio-
lettivi, i nostri metaforai. ne (cfr. Emanuel A. Schegloff),s o a una semiotica che concepi-
Ogni racconto è un racconto di viaggio, - un'esperienza del_ sce la cultura come un metalinguaggio spaziale (come ad esem-
1o spazio. E.da questo punto di vista, riguarda le tàttiche quoti_ pio la Scuola di Tartu, e soprattutto Y. M. Lotman, B. A. Uspen-
lige, di cui fa parte, dall'abecedario dèil,indicazione spaziale ski),6 eccetera. Come fi.no a ieri le pratiche significanti, che con-
(<<è a destra>>, <<voltate a sinistra>), inizio di un raccontó
il cui cernono le esecuzioni della lingua, sono state prese in considera-
seguito è scritto dai passi, fino alle <<novità>> di ogni giorno zione dopo i sistemi linguistici, oggi, le pratiche spazializzanti i-
(<<Indovina chi ho incontrato dal fornaio?>), al <telégiolrnale' chiamano l'attenzione dopo che si sono esaminati i codici e le
(<<Teheran: Khomeini è sempre più isolato...>>), alle leggende tassonomie dell'ordine spaziale. La nostra ricerca appartiene a
(le cenerentole nelle capanne) e alle storie raccontate (riiórdi e questa <<secondo> fase dell'analisi, che passa dalle strutture alle
racconti di paesi stranieri o di passati più o meno lontanti). azioni. Ma, in questo insieme molto vasto, terremo conto solo
eue_
ste avventure narrate riproducono geografie di azioni mentre delle azioni narrative. Esse permetteranno di precisare alcune
vanno alla deriva nei luoghi comuni di un ordine, non costitui- forme elementari delle pratiche organizzafnci dello spazio: la bi-
scono soltanto un (<supplemento>> alle enunciazioni pedonali e polarità <<mappo> e <<percorso>>, le procedure di delimitazione o
alle retoriche podistiche. Non si accontentano di sposìarle e tra- di <circoscrizione>> e le <<focalizzazioni enunciative>> (ovvero
sporle nel campo del linguaggio. Organizzano in réaltà i cammi_ I'indice del corpo nel discorso).
ni. Compiono il viaggio, prima o mentre i piedi lo eseguono.
Questo pullulare di metafore - detti o racconti organizzatori di
luoghi attraverso gli spostamenti che <<descrivono, (iome si <<de_ <Spazi> e <luoghi>
scrive>> una curva) -, di quale tipo di analisi è suscettibile? Limi-
tandoci soltanto agli studi relativi alle operazioni spazializzLlnti (e Partiamo da una distinzione fra spazio e luogo che delimita un
non ai sistemi spaziali), numerosi sono i lavori che iorniscono me- campo. È rn luogo l'ordine (quaìsiasi) r""oldo il quale degli
todi e Fra i più recenti, possiamo segnalare in particola- elementi vengono distribuiti entro rapporti di coesistenza. Ciò
-categorig.
re quelli che si riferiscono a una semantica deilo spazio (come ad esclude dunque la possibilità che due cose possano trovarsi nel
es,empio gli studi di John Lyons sui <<Locative Subjects> e sulle medesimo luogo. Vale qui la legge del <luogo proprio>>: gli ele-
<<Spatial Expressions>>),1 a una psicolinguistica delia percezione menti considerati sono gli uni a fianco agli altri, ciascuno situa-
(pensiamo all'<ipotesi di localizzazione>> di Miller é John.on_ to in un luogo <<autonomo>> e distinto che esso definisce. Un
\ryd)',? una sociolinguisrica delle descrizioni di luoghi (William luogo è dunque una configurazione istantanea di posizioni. Im-
Labov),3 a una fenomenologia dei comportamenti organizzatoi di plica una indicazione di stabilità.
<territori> (cfr. Albert E. Scheflen e Norman AshcrafOo a una <<et- Si ha uno spaTio dal momento in cui si prendono in conside-
razione vettori di direzione, quantità di velocità e la variabile
I John Lyons, Semantics,Cambridge
University press, Cambri dge 1977,
vol.fI., <Locative Subjects>, pp.475-481 <Spatial Éxpressionso, pp.-ASO_lOi
s
(t ad. it., La s emantic a, Later za, Roma-B g). E. A. Schegloff, Notes on a Conversational Practice: Formulating place,
ari 1 97
2 in David Sudnow (a cura di), Studies in Social Interaction, Free press, New
George A. Miller e Philip N. Johnson-Laírd, lnnguage and perception,
York 1972,pp.75-119.
Harvard University Press, Cambridge (Mass.) 1976.
ó
1Cfr. infra,p.177. Cfr. ad esempio Ecole de Tart.u, Travaux sur les systèmes de signes , a cu-
ra di Y. M. Lotman e B. A. Uspenski, Complexe, Bruxelles, e pur, parigi, pp.
a
Albert E. Scheflen e Norman Ashcraft, Human Territories. How we 18-39,77-93 ss.; Iouri Lotman, Ia Structure du texte artistique, Gallimard,
Behave in Space-Time, Prenrice Hall, Englewood Cliffs (N.J.) 1976. Paigi1973,pp.309 ss.

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del tempo. Lo spazio è un incrocio di entità mobili. È in qualche degli oggetti che saranno finalmente riducibili all'essere là di
modo animato dall'insieme dei movimenti che si verificano al un morto, legge di un <<luogo>> (dal sasso al cadavere, un corpo
suo interno. È spazio I'effetto prodotto dalle operazioni che I'o- inerte sembra sempre fondare, in Occidente, un luogo e rappre-
rientano, lo circostanziano,lo temporalizzano e lo fanno funzio- sentare il simulacro di una tomba); I'altra, atffaverso operazioni
nare come unità polivalente di programmi conflittuali o di pros- che, ascritte a una pietra, a un albero o a un essere umano, spe-
simità contrattuali. Lo spazio sarebbe rispetto al luogo ciò che cificano degli <spazi>> attraverso le azioni di soggetti storici (un
diventa la parola quando è parlata, ovvero quando è colta nel- movimento sembra sempre condizionare la produzione di uno
I'ambiguità di un'esecuzione, mutata in un termine ascrivibile a spazio e associarlo a una storia). Fra queste due determinazioni,
molteplici convenzioni, posta come I'atto di un <presente (o di vi sono dei passaggi, quali la condanna a morte (o la trasforma-
un tempo), e modificata attraverso le trasformazioni derivanti zione in paesaggio) degli eroi che trasgrediscono i confini e che,
da vicinanze successive. A differenza del luogo, non ha dunque colpevoli di aver attentato alla legge del luogo, la ripristinano
né l'univocità né la stabilità di qualcosa di circoscritto. attraverso la loro tomba; oppure, al contrario, il risveglio di og-
Insomma, lo spazio è un luogo praticato. Così la strada geo- getti inerti (una tavola, una foresta, un personaggio dell'ambien-
graficamente definita da un'urbanistica è trasformata in spazio te), che uscendo dalla loro stabilità, tramutano il luogo in cui
dai camminatori. Allo stesso modo, la lettura è lo spazio pròdot- giacevano nella estraneità del proprio spazio.
to attraverso la pratica del luogo che costituisce un sistema di I racconti effettuano dunque un lavoro che, incessantemente,
segni - uno scritto. trasforma i luoghi in spazi o gli spazi in luoghi. Essi organizza-
Già Merleau-Ponty distingueva tra spazio <<geometrico>> no così i giochi dei rapporti mutevoli che gli uni intrattengono
(<spazialità omogenea e isotropo> analoga al nostro <luogo>) e con gli altri. Giochi innumerevoli, che vanno dall'instaurazione
un'altra <<spazialità> che definiva <<spazio antropologico". que- di un ordine immobile e quasi mineralogico (tutto è fermo, sal-
sta distinzione derivava da una problematica diversa, che mira- vo il discorso stesso che, come una carrellata, percorre il pano-
va a separare dall'univocità <geometrico> l'esperienza di un <<di rama) fino alla successione accelerata delle azioni moltiplicatri-
fuori> che si dà sotto forma di spazio e per il quale <do spazio è ci di spazi (come nei racconti polizieschi o in alcuni racconti
esistenziale> e <<l'esistenza è spaziale>. Questa esperienzà è rap- popolari, ma questa frenesia spazializzante resta nondimeno cir-
porto col mondo; nel sogno e nella percezione, e per così diie coscritta dal luogo testuale). Da tutti questi racconti si potrebbe
prima della loro differenziazione, essa esprime <<la medesima ricavare una tipologia in termini di identificazioni di luoghi e di
struttura essenziale del nostro essere come essere situato in rap- esecuzioni di spazi. Ma, per individuare i modi attraverso i quali
porto con un ambiente), - s11 essere situato attraverso un desi- si combinano queste operazioni distinte, occorrono criteri e ca-
derio, indissociabile da una <direzione dell'esistenzo> e impian- tegorie di analisi, - necessità che rinvia ai racconti di viaggi più
tato nello spazio di un paesaggio. Da questo punto di vista, <vi elementari.
sono altrettanti spazi quante esperienze spaziali distinte>.7 La
prospettiva è determinata da una <<fenomenologio> dell'essere
nel mondo. Percorsi e mappe
In un esame delle pratiche quotidiane che articolano questa
esperienza, l'opposizione fra <luogo>> e <<spazio> rinvierà piut- Le descrizioni orali di luoghi - abitazioni o strade - rappresen-
tosto, nei racconti, a due tipi di determinazioni: I'una, attraverso tano un primo e immenso corpus. Attraverso un'analisi molto
precisa delle descrizioni di appartamenti a New York da parte
' Maurice Merlau-Ponty, Phénoménologie de la percepîion, cit., pp. 324- degli occupanti, C. Linde e W. Labov riconoscono due tipi di-
344 (trad. it. cit.). stinti che definiscono I'uno <<mappa> (map) e l'altro <<percorso>>

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(tour).Il primo è del tipo: <<Accanto alla cucina, c'è la camera totalizzante delle osservazionl),ovvero fra due linguaggi simboli-
delle ragazze>>. Il secondo: <Volti a destra ed entri nel soggior- ci e antropologici dello spazio. Due poli dell'esperienza. Sembra
no>. Nel materiale raccolto da Linde e Labov solo il tre peiien- che, dalla cultura <<comune>) al discorso scientifico, si passi dal-
to delle descrizioni è del tipo <<tnoppz>>. Tutto il resto, ia quasi I'uno all'altro.
totalità dunque è del tipo <<percorso>>: <Entri da una piccola por- Nella descrizione di appartamenti o di strade, le manipola-
ta>> eccetera. Queste descrizioni vengono effettuate per lo più in zioni dello spazio, ovvero i <<percorsi>> prevalgono. Molto spes-
termini di operazioni, e mostrano <<come entrare in ogni stan- so, le descrizioni di questo tipo determinano I'intero stile della
za>>. Aproposito di questo secondo tipo, gli autori preciiano che narrazione. E quando interviene I'altro tipo di descrizione, essa
un circuito o un <<tragitto>> è uno speech act (vn atto enunciati- ha come valore d'essere condizionata o presupposla dal primo.
vo) che <<fornisce una serie minima di percorsi attraverso i quali Esempi di percorso che condizionano una mappa: <<Se volti a
introdursi in ciascuna stanza>>; e che il <<tragitto>> (path) è una destra c'è...>> o, formula analoga, <<Se vai dritto, vedrai...>>. In
serie di unità che hanno la forma di vettori sia <statici> (<a de- entrambi i casi, un fare permette un vedere. Ma si dà anche il
stra>>, <<davanti a te> eccetera) sia <mobili> (<se volti a sinistro> caso in cui un percorso presuppone un'indicazione di luogo:
eccetera).8 <<Là c'è una porta, tu entra in quella dopo>
In altre parolg, la descrizione oscilla fra i termini di un'alter-
- un elemento di
mappa è il postulato di un itinerario. Il tessuto narrativo in cui
nativa: o vedere (è la conoscenza dell'ordine dei luoghi), o an- predominano le descrizioni di itinerari è dunque punteggiato da
dare (sono azioni spazializzantl). O presenta w quadro (.,c'èrr...), descrittori del tipo mappa, che hanno come funzione di indicare
o organizza dei movimenti (<<entn, attraversi, volti>>...). Fra que- sia un effetto ottenuto attraverso il percorso (<tu vedi...>>), sia
ste due ipotesi,le scelte compiute dai narratori newyorkesi pri- an dato che esso postula come limite (<<c'è un muro>>), possibi-
vilegiano massicciamente la seconda. lità (<c'è una portu), o obbligo (<<c'è un senso unico>>), eccete-
Tralasciando ora lo studio di Linde e Labov (che riguarda so- ra.La catena delle operazioni spazializzanfi sembra punteggiata
prattutto le regole delle interazioni e convenzioni sociali alle di riferimenti a ciò che essa produce (una rappresentazione di
quali obbedisce il <linguaggio naturale>>, problema che ritrovere- luoghi) o a ciò che implica (un ordine locale). Si ha così la strut-
mo più avanti), cercheremo attraverso questi racconti newyorke- tura del racconto di viaggio: storie di percorsi e di gesti sono se-
si, - e altri analoghi *, di precisare i rapporti fra indicatori di gnate dalla <<citazione>> dei luoghi che ne risultano o che li auto-
<percorso>> e indicatori di <<mappa> là dove essi coesistono in tizzano.
una stessa descrizione. Qual è la coordinazione tra un.fare e un Da questo punto di vista, si può confrontare la combinazione
vedere, in questo linguaggio comune dove il primo domina così dei <<percorsi>> e delle <<mappe>> nei racconti quotidiani con il
manifestamente? La questione riguarda in definitiva, sulla base modo in cui si sono, da cinque secoli, imbricati, e poi lentamen-
di queste narrazioni quotidiane, il rapporto fra l'itinerario (una te dissociati, nelle rappresentazioni letterarie e scientifiche dello
serie discorsiva di operazioni) e la mappa (una messa in piano spazio. In particolare, se si prende la <<mappa>> sotto la sua for-
ma geografica attuale, si vede che nel corso del periodo segnato
8 dalla nascita del discorso scientifico moderno (XV-XVII seco-
Charlotte Linde e William Labov, Spatial Networks as a Site for the
Study of Innguage and Thought, in <Language>>, vol. 5 1, I97 5, pp. 924-939. lo), essa si è lentamente distaccata dagli itinerari che ne costitui-
Sul rapporto tra il fare e 1o spazio, si veda inoltre il gruppo 107 (M. Hammad
vano la condizione di possibilità. Le prime carte medievali reca-
et al.), Sémiotique de I'espace, rapporto Dcnsr, Parigr 1973,pp. 28 ss.
vano soltanto tracciati rettilinei di percorsi (indicazioni perfor-
'qCfr. ad esempio Catherine Bidou e Francis Ho Tham Kouie, Le Vécu des
habitants dans leur logement à travers soixante entretiens libres,rapporto mative destinate del resto soprattutto ai pellegrinaggi), con la
Cerebe, Parigi 19741, Alain Médam e Jean-Frangois Augoyard, Situations menzione delle tappe da effettuare (città da attraversare, o dove
d' habitat et fagons d' habiter, Ecole spéciale d' architecture, p arigi 197 6. fermarsi, alloggiare, pregare eccetera) e di distanze calcolate in

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ore o in giorni, ovvero in tempo di cammino.r0 Ciascuna di esse marittima che ha permesso la rappresentazione delle coste.
è un memorandum che prescrive delle azioni,Il percorso da Equivale a un descrittore del tipo <<percorso>. Ma la mappa pre-
compiere è I'elemento predominante.Ingloba gli elèmenti della vale progressivamente su queste figure; ne colonizza lo spazio;
mappa' così come la descrizione di un camrnino da effettuare si elimina poco a poco le raffigurazioni pittoriche delle pratiche
accompagna oggi a un rapido disegno che già traccia sulla map_ che la producono. Trasformata dalla geometria euclidea e poi
pa, attraverso citazioni di luoghi, una danza di passi attraverio descrittiva, costituita da un insieme formale di luoghi astratti, è
la città: <venti passi.a destra, poi gi-ra a sinistra, poi ancora qua_ un <<teatro> (così venivano chiamati gli atlanti) in cui il medesi-
ranta passi...>. Il disegno articola pratiche spazializzanti cóme mo sistema di proiezione giustappone due elementi molto diver-
quei piani di itinerari urbani, arti di gesti e raèconti di passi, che si: i dati forniti da una tradizione (la Geografia di Tolomeo, ad
servono ai giapponesi da <<taccuini di indirizzi>>," comè la mira_ esempio), e quelli che provenivano dai navigatori (come ad
bile mappa azteca (XV secolo) che descriveva l,esodo dei Toto_ esempio i portolani). Sullo stesso piano, la mappa collaziona
mihuacas attraverso un tracciato che non è quello di una <stra_ dunque luoghi eterogenei, gli uni ricevuti dalla tradizione e gli
do> (non ne esistevano), ma un <<diario di viaggio> tracciato
-
scandito da impronte di passi regolari e rappresentazioni di av-
altn prodotti dall'osservazione. Ma I'essenziale qui è la cancel-
lazione degli itinerari che, presupponendo i primi e condizio-
venimenti successivi nel corso del viaggio (pasti, combattimen- nando i secondi, assicurano di fatto il passaggio dagli uni agli
ti, traversate di fiumi o di montagne eccetera); non dunque <<car_ altri. La mappa, scena totalizzante rn cui elementi di origine di-
ta geograficu bensì <dibro di storio.t, sparata sono concentrati per formare il quadro di uno <<stato>>
Dal XV al XVil secolo la mappa assume progressivamente del sapere geografico, respinge davanti a sé o alle sue spalle,
una propria autonomia. Indubbiamente la prohferazione delle fi- come dietro le quinte, le operazioni di cui essa è l'effetto o la
gure <<narrative>> che la corredano da lungo tempo (navi, animali possibilità. Resta sola a occupare la scena. I descrittori di per-
e personaggi di ogni sorta) conserva ancora la funzione di indi_ corso sono scomparsi.
care le operazioni - di viaggio, di guerra, di costruzione, politi_ U organizzazione riconoscibile nelle descrizioni dello spazio
che o commerciali - che rendono possibile la fabbncazióne di della cultura quotidiana si trova dunque rovesciata attraverso il
un piano geografico.l3 Ben lungi dall,essere <<illustrazioni>>, lavoro che ha isolato un sistema di luoghi geografici. La diffe-
glosse iconiche del testo, queste figurazioni, al pari di frammen_ renzafra le due descrizioni non riguarda evidentemente la pre-
ti di racconti, segnano sulla mappa le operazioni storiche da cui senza o I'assenza delle pratiche (che sono all'opera ovunque),
essa risulta. così il veliero dipinto sul mare indica la spedizione ma il fatto che le mappe, costituite come luoghi propri in cui
esporre i prodotti del sapere, formino quadri di risultati leggibili.
_ 'l Cfr George H. T. Kimble, Geography in the Middte Ages, Methuen, Le descrizioni dello spazio esibiscono al contrario le operazioni
Londra 1938.
che permettono, in un luogo vincolante e non <<proprio>, di <tri-
" Roland Barthes, L'Empire des signes, Skira, Ginevra 1970, pp. 47_51 turarlo>>, come dice un abitante a proposito delle stanze del suo
(tr ad. it., L' imp
e ro de i s e g ni, Einaudi, Torino 1 9 g4).
appartamento: <<Possiamo triturarle>.ta Dal racconto popolare al-
''? Mappa riprodotta e analizzata da pierre Janet, L,Evolution de la mémoi_
re et la notion du temps,A. Chahine, pangí 1928,pp.2g4.2g7. L'originale è
le descrizioni di appartamenti, una esacerbazione del <fare> (e
conservato a Cuauhtinchan (Puebla, Messico). .
dunque dell'enunciazione) anima i racconti che narrano percorsi
13
Per esempio Louis Marin, Utopiques: jeux d'espace, Minuit, parigi in luoghi che hanno come caratteristica, dall'antico cosmo alle
.-
1973: <Le portrait de la ville dans ses utopiques>, pp. iSl-ZOO, sul rappoó case popolari contemporanee, di essere le forme diverse di un
tra le figure (un <discprso-percorso>>) e la mappa (un <sistema-terton; in tr" ordine imposto.
rappresentazioni della città nel XVII secolo rapporto fra una dimensione
..narrativa>> e una <geometrica>>.
-
'4 Citato in C. Bidou e F. Ho Tham Kouie, op. cit.,p.55.

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I racconti quotidiani naffano ciò che, malgrado tutto, si può la formazione dei miti, poiché hanno anche la funzione di fon-
fabbricare e costruire con una geografia prestabilita, che va (per dare e articolare spazi. Costituiscono, conservata negli archivi
limitarsi alla casa) dalle camere così piccole che <<non si può fa- delle cancellerie, un'immensa letteratura di viaggi, ovvero di
re niente>> fino al leggendario solaio scomparso che <pué servi- azioni organizzatnci di aree sociali e culturali più o meno este-
re a tutto>>.rs Sono insomma fattori di spazio. se. Ma questa letteratura rappresenta soltanto una parte infima
(quella registrata dalle vertenze legali) della nanazione orale
che non cessa, come una fatica interminabile, di comporre spa-
Delimitazioni zi, di verificarne, confrontarne e spostarne i confini.
Questi <<comportamenti> narrativi, come li definiva pierre
Operazioni sui luoghi. i racconti svolgono anche il ruolo quoti- Janet,r6 offrono dunque un campo molto ricco all'analisi della
diano di un'istanza mobile e magistrale in materia di delimita- spazialità. Fra le questioni che ne derivano, bisogna distinguere
zione. Come sempre, questo ruolo appare più in secondo grado, quelle che riguardano la dimensione (estensionalità), I'orienta-
quando è esplicitato e raddoppiato dal discorso giuridico. Se- zione (vettorialità), I'affinità (omografie) eccetera. Sottolineere-
condo,la bella lingua tradizionale dei processi verbali, i magi- mo soltanto alcuni aspetti relativi alla delimitazione stessa, que-
strati fino a ieri <si spostavano sui luoghi> (trasporti e metafore stione primaria e letteralmente <fondamentale>>: è infatti la sud-
giuridiche) al fine di <comprendere>>, a proposito di frontiere divisione a strutturare 1o spazio. Tutto rinvia in effetti a questa
<<litigiose>, i dexi contraddittori delle parti. Il loro <<giudizio in- differenziazione che permette i giochi di spazio. Dalla distinzio-
terlocutorio>>, come si diceva, era una <<operazione di delimita- ne che separa un soggetto dalla sua esteriorità fino alle suddivi-
zione>>. Messi in bella calligrafia dai cancellieri, su pergamene sioni che localizzano gli oggetti, dall'habitat (che si costituisce
la cui scrittura a volte si prolunga (o si inaugura?) in disegni che a partire dal muro) fino al viaggio (che si costruisce sull,instau-
tracciano confini, questi giudizi altro non erano in definitiva che razione di un <<altrove>> geografico o di un <<al di lil cosmologi-
metaracconti. Combinavano insieme (lavoro di scriba collazio- co) e nel funzionamento della rete urbana come in quello del
natore di varianti) le storie contrapposte che ciascuna delle parti paesaggio rurale, non esiste spazialità che non organizzi la de-
presentava: <<Il signor Mulatier ci dichiara che suo nonno ha terminazione di confini.
piantato questo melo sul bordo del suo campo [...]. Jeanpierre In questa organizzazione, il racconto ha un ruolo decisivo.
ci ricorda che il signor Bouvet ha accumulato un mucchio di le- <<Descrive>>, indubbiamente. Ma <<qualsiasi descrizione è più che
tame su un terreno che sarebbe indiviso fra lui e suo fraîello An- una fissazione>>, è <<un atto culturalmente creativo>>.17 Ha anche
dt9..:ìr. Genealogie di luoghi, leggende di territori. Analoga a un potere distributivo e una forza performativa (fa ciò che dice)
un'edizione critica, la narrazione del magistrato concilia quèste quando si crea un insieme di circostanze. Allora essa è fondatri-
versioni. Viene <<stabilita> a partire dai racconti <primari> ce di spazi. E reciprocamente,là dove i racconti scompaiono (o
(quello del signor Mulatier, quello di Jeanpierre, e tànti altri) meglio si degradano in oggetti museografici), vi è perdita di
che hanno già funzione di legislazioni spaziali poiché fissano e spazio: privato di narrazioni (come si constata talvolta nella
ripartiscono dei terreni attraverso <gesti>> o discorsi di azioni
(piantare un melo, accumulare un mucchio di letame eccetera).
Le <<operazioni di delimitazione>>, contratti narrativi e com- 'u Pierre Janet, L'Evolution de la mémoire,cit. Cfr. in particolare le confe-
renze sulle <<tecniche narrative>> e sulla <fabbricazione>>, pp. Z49-294.A. Mé-
pilazioni di racconti, sono composti con frammenti tratti da sto-
dam e J.-F. Augoyard, op. cit., pp. 90-95, hanno definito il materiale della loro
rie anteriori e <<mescolati> insieme. In questo senso, chiariscono indagine con questa unità.
'7 Y. M. Lotman, in Ecole de Tartu, Travaux sur les systèmes de signes,
'5 Ivi, pp. 57,59. cit., p. 89.

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città e altre volte nella campagna), il gruppo o I'individuo regre_ frontiera, la seconda lungo di essa, la terza all'esterno. L'azione
disce verso I'esperienza, inquietante, faialista, di una totalità rituale si effettua prima di qualsiasi azione civile o militare poi-
informe, indistinta, notturna. considerando il ruolo del racconto ché è destinata a creare il campo necessario alle attività politiche
nella delimitazione, possiamo riconoscervi innanzitutto la fun- o guerriere. È dunque anche una repetitio rerum: a un tempo una
zione primaria di autorizzare l'instatrazione,lo spostamento o ripresa e una ripetizione di atti fondatori originari, wa recitazio-
il superamento di limiti. e. per conseguenza. l'oppòsizione ope_ ne e citazione di genealogie suscettibili di legittimare la nuova
rante nel campo chiuso del discorso fra due mòvimenti che si impresa, e luna predilione e promessa di successo all'inizio dei
incrociano (porre e superare il limite) in modo da fare del rac_ combattimenti, dei contratti o delle conquiste. Come la prova ge-
conto, una sorta di griglia di <parole incrociate>> (una quadretta- nerale prima della rappresentazione effettiva, il rito, narrazione
tura dinamica dello spazio), di cui lafrontiera e il ponte sem_ gestuale, precede I'effettuazione storica. Il percorso o il <cammi-
brano le figure narrative essenziali. no>> deijètiales apre uno spazio e assicura una assise alle opera-
I. Creare un teatro di azioni.Il racconto ha innanzitutto una zioni dei militari, dei diplomatici o dei commercianti che si av-
funzione di autorizzazione o, più esattamente, di fondazio;ne. venturano oltre le frontiere. Così, nel Veda, Visnu <<attraverso i
Propriamente parlando, questa funzione non è giuriàica, ovvero suoi passi, apre all'azione gusrriera di Indra lazonadello spazio
relativa.a leggi o a giudizi. Deriva piuttosto Oa ciO che Georges in cui essa deve svolgersi>. E una fondazione. Essa <dà spazio>
Dumézil analizza nella radice indoeuropea dhe, <<posare>>, atlra_ alle azioni che vengono intraprese; <<crea un campo>> che serve
verso i suoi derivati sanscrito (dhatfi e latino loro da <<base>> e da <<teaffo>>.re
6aly. <<Fas,scrive
Dumézil, è propriamente I'assise mistica, nel mondo invisibile, Questo è precisamente il ruolo primario del racconto. Esso
senza la quale tutti i comportamenti comandati o autorizzati dal- dischiude tn teatro di legittimità ad azioni effettive. Crea un
1o lus [diritto umano], e più generalmente tutte le condotte uma- campo che attoizza pratiche sociali rischiose e contingenti. Ma,
ne, sono incerte, pericolose, se non fafali.Ilfas non è suscettibi_ triplice differenza in rapporto alla funzione così attentamente
le di analisi, di casistica, come lo itts non si dettaglia così come isolata dal dispositivo romano, assicura il fis sotto una forma
il suo nome non si declina>. Vi è, o non vi è assisà:fas est,ofas disseminata (e non più unica), minialtizzata (e non più naziona-
non est. <Un tempo, un luogo, sono detti/asti o nefasti a secón_ le) e polivalente (e non più speciaTízzata). Disseminata, non sol-
da che forniscano o meno all'azione umana questaassise neces- tanto a causa della diversificazione degli ambienti sociali, ma so-
saria>>,tB prattutto a causa di una crescente eterogeneità (ovvero di una
A differenza di ciò che accadeva nell,India antica (dove di_ eterogeneità sempre più svelata) fra i <riferimenti>> aufoizzanfi:
versi ruoli erano assunti di volta in volta dagli stessi personaggi), la scomunica delle <divinitil territoriali, la sterilizzazione dei
questa funzione è stata oggetto di una suddivisione istituzionale luoghi ossessionati dallo spirito dei racconti e l'estensione di
p.articolare nelle regioni occidentali del mondo indoeuropeo. Un aree neutre, private di legittimità, hanno contrassegnato la fuga e
rituale proprio, <<creazione dell'Occidente>>, corrispondé al la frammentazione delle narrazioni organizzafrici di frontiere e
fas,
officiato a Roma da sacerdoti specializzati, ifttiales, che ritro_ di appropriazione. (Una storiografia ufficiale - libri di storia, at-
viamo <all'inizio di qualsiasi azione di Roma nei riguardi di un tualità televisive eccetera - si sforza tuttavia di imporre a chiun-
popolo straniero>>, che si tratti di una dichiarazione ài sueffa. di que la credibilità di uno spazio nazionale.) Miniaturizzata, poi-
una spedizione militare, di un'alleanza con un altro puére. È'un ché la tecnocratizzazione socioeconomica riconduce all'unità fa-
percorso in tre fasi centrifughe, I'una all,interno ma vicino alla miliare o individuale il gioco de|fas o del nefos,con la moltipli-
cazione delle <storie di famigliu, di quelle di <vito o di tutte le
,,r8 Georges Dumézil, Idées romaines, Gallimard,
parigi 1969, pp. 6l_7g,
sullo <<Ius fetiale> (trad. it., Idee romane, il melangolo, Genova l9gii. t, Ibid.

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naffazioni psicoanalitiche. (poco a poco disancorate da queste sintassi che determina dei <<prograflrmi> o delle serie di pratiche
storie particolari, giustificazionipubbliche tramutate in cieùi ru- attraverso le quali ci si appropria dello spazio, si può assumere
morl sr conservano tuttavia o risorgono, selvagge, negli scontri come punto di partenza la definizione fornita da Miller e John-
di classe o nei conflitti di razze.) potivatentiinfine,-poiché il son-Laird all'unità di base che essi definiscono la <<regione>: si
mescolamento di tanti microracconti attribuisce loro ^funzioni tratta di un incontro fra programmi d'azione. La <regione> è
che derivano dalla volontà dei gruppi in cui essi circolano. dunque lo spazio creato da un'interazione.rt Ne consegue che,
eue-
sta polivalenza non riguarda tuttavia le origini relazionali dèlla nello stesso luogo, vi sono altrettante <<regioni>> quante intera-
narratività: l'antico rituale creatore di campi di azione è ricono- zioni o incontri fra programmi. E anche che la determinazione
scibile in <<frammenti> di racconti che circóndano le soglie oscu- di uno spazio è duale e operativa, dunque, in una problematica
re delle nostre esistenze; schegge nascoste che articolàno a sua di enunciazione, relativa a un processo <<interlocutorio>.
insaputa la storia <biografico> di cui fondano lo spazio. Si introduce così una contraddizione dinamica fra ciascuna
Un'attività narrativa, anche se multiforme e non più unitaria, delimitazione e la sua mobilità. Da un lato, il racconto non smet-
continua dunque a svilupparsi laddove si pone un problema di te di porre confini. Li moltiplica, ma in termini di interazioni fra
frontiere e di rapporti con lo straniero. Frammentatà e dissemi- personaggi - cose, animali, esseri umani: gli attori si dividono
nata, essa non cessa di effettuare operazioni di delimitazione. dei luoghi così come dei predicati (buono, astuto, ambizioso, in-
ciò che mette ancora in gioco è illa-s che <<autorizza> delle im- genuo eccetera) e dei movimenti (avanzare, sottrarsi, esiliarsi, ri-
prese e le precede. Al pari dei fttiales romani, dei racconti <fan_ voltarsi eccetera). I limiti sono tracciati dai punti di incontro fra
no da battistrado> alle pratiche sociali per aprire loro un campo. le appropriazioni progressive (l'acquisizione di predicati nel cor-
Le decisioni e le combinazioni giuridiche stesse vengono sòlo so del racconto) e gli spostamenti successivi (movimenti interni
dopo, come i detti e gli atti del diritto romano (lZs), cònciliando o esterni) degli attori. Appartengono a una distribuzione dinami
le sfere d'azione riconosciute a ciascuno,2o facevano essi stessi ca dei beni e delle funzioni possibili, per costituire una rete di
parte dei comportamenti ai quali ilfis forniva una <<assise>>. Se_ differcnziazioni, una combinatoria di spazi sempre più comples-
condo le regole che sono loro proprie, i <giudizi interlocutori>> sa. Risultano da un lavoro della distinzione a partire da incontri.
dei magistrati agiscono.sulla massa degliipazi eterogenei già Così, nella notte della loro illimitazione, i corpi si distinguono
creati e accreditati dall'inesauribile ricchezia di una n-anativltà soltanto laddove i <tocchi> della loro lotta amorosa o guerriera si
orale fatta di storie familiari o locali, di <gesti>> abituali o pro- inscrivono su di essi. Paradosso della frontiera: creati da contatti,
fessionali, di <<recitazioni> di percorsi e di paesaggi. i punti di differenziazione fra due corpi sono anche dei punti co-
euestiìea-
tri di azioni, non sono tuttavia creati da essi, maióltaito artico- muni. La giunzione e la disgiunzione sono indissociabili. Quale
lati e manipolati. Presuppongono le autorità narrative che i ma- dei corpi in contatto possiede la frontiera che li distingue? Né
gistrati <<intendono>>, confrontano e gerarchizzano. prima del I'uno né I'altro. Ovverossia: nessuno?
giudizio regolatore, vi è il racconto fondatore. Problema teorico e pratico della frontiera: a chi appartiene?
2. Fronîiere e ponti.I racconti sono animati da una contrad_ Il fiume, il muro ol'albercfa da frontiera. Non ha il carattere di
dizione che è rappresentata dal rapporto tra la frontiera e il pon- non luogo che il tracciato cartografico presuppone al limite. Ha
te, owero fra uno spazio (legittimo) e la sua esteriorità (eitra- un ruolo mediatore. Ma la nartazione lo fa parlare: <<Fermati>>,
nea). Per spiegarla, conviene ritornare alle unità elementari. dice la foresta da dove viene il lupo. <Stop> dice il fiume mo-
Tralasciando la morfologia (che qui non ci interessa), situandosi strando il suo coccodrillo. Ma quest'attore, per il solo fatto che
nella prospettiva di una pragmatica e, più esattamente, di una è la parola del limite, crea comunicazione quanto separazione;
Ivi, pp. 3 1-45. G. Miller e Ph. N. Johnson-Laird,op.
'zo
'?r cit.,pp.57-66,385-390,564 ss.

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r87
non solo_, ma pone un confine solo dicendo ciò che lo attraversa,
che fuggire lontano dai blocchi della legge. Il racconto al con-
venuto dall'altro. Esso articola. Ed è anche un passaggio. Nel
trario privilegia, attraverso le sue storie d'interazione, una <<lo-
racconto, la frontiera funziona come un terzo. È ino ..s!azio di
gica dell'ambiguitb. <Capovolge>> la frontiera in traversata, e il
mezzo>>, Zwischenraum, come dice una sublime e ironicà poesia
I'iume in ponte. Racconta in effetti inversioni e spostamenti: la
di Morgenstern sulla <<chiusura>' (Zaun). che fa rima con ospa_ porta che chiude è precisamente ciò che si apre; il fiume, ciò
zio>> (Raum) e un <<vedere attraverso>> (hindurchzuschaun).É,b
che libera il passaggio; l'albero, ciò che segna i passi di un'a-
storia di l;rna palizzata (un recinto di paletti, Lattenzaun):
vanzata; la palizzata. un insieme d'interstizi in cui filtrano gli
sguardi.
Es war einmal ein Lattenzaun
Vi è ovunque un'ambiguità del ponte: volta a volta, congiun-
mit Zwischenraum, hindurchzuschaun
ge e oppone insularità. Le distingue e le minaccia. Libera dall'i-
solamento e distrugge I'autonomia. È così che, ad esempio, in-
Luogo terzo, gioco d'interazioni e di cose intraviste,la frontiera terviene come personaggio centrale e ambivalente nei racconti
è come un vuoto, simbolo narrativo di scambi e di incontri. pas-
dei Noirmoutrins, prima, durante e dopo la costruzione, nel
sando di là un architetto s'impadronisce subito di questo <<spa_ 1972, di un ponte fra La Fosse e Fromentine.23 Vive una doppia
zio intermedio> per costruirvi una grande casa: vita in innumerevoli ricordi di luoghi e leggende quotidiane, che
riassumono spesso nomi propri, paradossi nascosti, ellissi di sto-
Ein Architekt, der dieses sah, rie, enigmi da decifrare: Pont-à-Mousson, Pont-Audemer, Pont-
stand eines Abends plótzlich da
und nahm den Zwischenraum heraus
- charra, Pontchàteau, Pont-Croix, Pont-de-Beauvoisin, Pont-de-
I' Arche, Pont-de-Roide, Pont-du-Diable, Ponthieu eccetera.
und baute draus ein grosses Haus.
A giusto titolo, indica ovunque il diabolico nei quadri in cui
Hieronymus Bosch inventa le sue modificazioni di spazi.ra Tra-
Mutazione del vuoto in pieno, e dello spazio intermedio in luo-
sgressione del limite, disobbedienza alla legge del luogo, il ponte
go stabilito. Il seguito va da sé. Il senato <si appropriò>> del mo_
raffigura Ia partenza,la lesione di uno stato, I'ambizione di un
numelto - la Legge vi si installa -, e l,architetto fugge in Afri_
potere conquistatore, o la fuga verso un esilio, in ogni caso il
ca-o-in-America:
<tradimento> di un ordine. Ma, nello stesso tempo, crea un altro-
ve che smarrisce, lascia o fa risorgere al di fuori delle frontiere
Drum zog ihn der Senat auch ein.
Der Architekt jedoch enrfloh
I'estraneità che era controllata alf intemo, dà oggettività (owero
nach Afri-od-Ameriko.22 espressione e rappresentazione) all'alterità che si nascondeva al
di qua dei limiti, di modo che riattraversandolo e ritornando nel
recinto, il viaggiatore vi ritrova ormai I'altrove che aveva inizial-
cementare la palizzata, riempire e costruire <lo spazio interme-
mente cercato partendo e fuggito in seguito rientrando. All'inter-
dio>, è la pulsione dell'architetto; ed è altresì li sua illusione,
poiché, senza saperlo, lavora per il congelamento politico dei no delle frontiere, 1o straniero è già là, esotismo o sabba della
luoghi e quando si accorge dell'opera Compiuta nòn gh resta
'z3 Cfr. Nicole Brunet, Un pont vers l'acculturation. Ile de Noirmoutiers,
" C'erauna volta unapalizzata/ che non t.impediva di dare un,occhiata / Dre di etnologia, Université de Paris VIl, 1979.
se ne accorse un architetto / che una sera presto detto, / nel recinto abbando-
'?a Cfr. Michel de Certeau, La Fable mystique au XVIe-XVIIe siècte,ll
nato / costruì il suo fabbricato / Espropriato dal senato / I'architetto, immanti-
ediz., Tel, Gallimard, Parigi 1987; vol. I, cap. II, <Le jardin: délires et délices
nente, / ha cambiato continente (christian Morgenstern, Der r,atfenlaun, in
de Jéróme Bosch>>, pp. 7l-106 (trad. it., Fabula mistica.La spiritualità reli-
Gesammelte Werke ,R. Piper, Monaco 1965 , p. 2,r.
giosa tra il XVI e il XVII secolo, il Mulino, Bologna 1987).

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memoria, inquietante familiarità. Tutto avviene come se la
deli- rumoreggianti e profonde, non potevano esserne cacciati [...].
mitazione stessa fosse il ponte che apre I'interno al suo altro.
Dove sono? Nel deserto, sulla landa, nella foresta? Sì, ma so-
prattutto nelle case. Vivono nei penetrali della vita domestica>>.2ó
Ma anche nelle nostre strade e nei nostri appartamenti. Forse
Delinquenze?
non erano, dopo tutto, che gli agili testimoni della narratività, e
della sua forma delinquente. Il fatto che cambino nome (qual-
Là dove la mappa divide, il racconto attraversa. È ,.diegesirr,
siasi potere è toponimico e instaura il suo ordine di luoghi no-
lermine greco che designa la narrazione: instaura un p"r?orlo nrinandoli) nulla toglie a questa forza multipla, insidiosa, mobi-
(<guido) e passa attraverso (<trasgrediscer). Lo spazió di;p;_
le. Essa sopravvive alle trasformazioni della grande storia che le
razioni che traccia è fatto di movimenti: è topotogxo, r"titiio
sbattezza e le nbattezza.
alla deformazione di figure, e non topico, ovvero definitore
di Se il delinquente esiste soltanto spostandosi, se la sua carat-
luoghi. Il limite è in esso circoscritto iolo secondo una
modalità teristica consiste nel vivere non ai margini ma negli interstizi
ambivalente. Fa un doppio gioco. Fa il contrario di ciò
che dice. dei codici che elude e spiazza, se si caratteizza in base al privi-
Abbandona il luogo allo straniero che ha l'aria di
rrori. legio del percorso sullo stato, allora il racconto è delinquente.
pnnuy, guanlo segna un arresto, non è stabile, segue "u""iur"
pi"tf"rt" La delinquenza sociale consisterebbe nel prendere il racconto
le variazioni degli incontri fra programmi. Le deliiritaiioni
so- alla lettera, nel farne il principio dell'esistenza fisica laddove la
no limiti trasportabili e trasporti di limiti, metaphorai anch'esse.
società non offre più uscite simboliche e aspettative di spazi a
Nelle narrazioni organiz zatici di spazi, le delimitazioni sem-
soggetti o a gruppi, laddove non vi è più alternativa se non la
brano svolgere il ruolo di xoana greche, statuette la cui inven_
messa in riga disciplinare e la deriva verso l'illegalità, owero
zione è attribuita all'astuto Dedalò: scaltre come lui, pon"_ una qualche forma di carcerazione e l'erranza all'esterno. Al-
vano dei limiti solo distaziandosi e spostandoli. "rr"
euesti indicato- I'inverso, il racconto è una delinqrrenza in riserva, conservata,
ri _contrassegnavano con caratteri dritti re curve e i movimenti
ma spiazzata a sua volta e compatibile, nelle società tradizionali
dello spazio. La loro fynzi919 ripartitoria differiva d""q;ì;;:
(antiche, medievali eccetera), con un ordine fermamente stabili-
ramente dalle divisioni stabilite da pali, picchetti o colonne
sta- to ma abbastanza duttile per lasciar proliferare questa mobilità
bili, che piantati nel terreno suddividevàno e componevano un
contestatrice, irrispettosa dei luoghi, volta a volta giocosa e mi-
ordine dei luoghi.'z5 Erano anche limiti trasportabii. r-e opera-
nacciosa, che si estende dalle forme microbiche della narrazione
zioni narrative di derimitazione sostituisconò oggi gri enigmati-
quotidiana fino alle manifestazioni carnevalesche.2?
ci descrittori d'un tempo quando insinuano il móvlnento"attra-
Resta da sapere, naturalmente, quali cambiamenti effettivi
verso il gesto stesso di fissare, a titolo di delimitazione.
Miche- produca in una società questa narratività delinquente. In ogni
l9t già detto: crollata alla fine dell'antichità, l'aristocrazia
_l'ha caso, possiamo già dire che, in materia di spazio, questa delin-
delle grandi divinità dell'olimpo non ha trascinato affatto
nella quenza comincia con l'inscrizione del corpo nel testo dell'ordi-
sua caduta <la moltitudine degli dei indigeni, la plebe
o"gri dài ne. L'opaco del corpo in movimento, che gesticola, cammina,
ancora in possesso della immensità delleiampagne, delle-selve,
gioisce, è ciò che definisce indefinitamente un qui attraverso un
dei monti, delle fontane, intimamente commisticon la vita
dei rapporto con un altrove, una <familiarità> in rapporto a una
paese. Questi dei, annidati nel cuore delle querce,
nelle acque
'?6
Jules Michelet, La Sorcière, Parigi, Calman-Lévy, s.d., pp. 23-24 (trad.
_ .r Cfr. Frangoise Frontisi-Ducrotx, Dédale. Mythologie de l,artisan en it., La stega, Einaudi, Torino 1971, p. 16).
Grè.c.e.anc.ienne, Maspero, parigi 1975,p. 104 e pi. tOO-tOt,
117 ss., sulla '?7 Cfr. Emmanuel Le Roy Ladurie, Le Carnaval de Romans, Gallimard,
mobilità di queste statue rigide.
Parigi 1979.

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<<estraneità>>. Le descrizioni dello spazio sono nel loro
grado mi- Parte quarta
nimo-una lingua parlata, ovvero un sistema linguistico-distribu-
tivo di luoghi in quanto sono articolali attraverso una <<focaliz- Usi della lingua
zazione enunciatrice>:, ovygro un atto di praticarli. Sono I'og_
getto della <<prossemica>>.28 Basta qui, prima di ritrovarne le ii-
dicazioni nell'organizzazione della mernoria, ricordare che con
questa enunciazione focalizzante lo spazio appare di nuovo co-
me un luogo praticato.

* Cfr. ad esempio, Paolo Fabbri, Considérations sur la proxémique, in


-
<<!angages>, n.10, giugno 968, pp. 65-i5.8. T. Hall, proxemics: iníir)iy
f
of Man's spatial Relations, in I. Gladston (a cura di), Man's Image
in Medeií-
ne and Anthropology,rnternational university press, New york 1963,
defini-
va la prossemica come <lo studio del modo in cui l,uomo struttura
inconscia-
mente lo spazio - la distanza fra gli uomini nel modo di condurre le
attività
quotidiane, l'organizzazione dello spazio nelle case e negli edifici,
e infine la
configurazione delle città>.

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