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Roland Barthes

il grado

zero della

a

scnttura

Lerici editori

Collana di saggi

Roland Barthes

Il grado zero della scrittura

"Eo creiluto ili scorgere nelfopera ili certi scrittori il'oggi la prarica di un non.stile, o di

uno stile meramenle parlato,

domandato perché questi

letterariq. Mi eono

in breve di un

grado

zero ilella

scrittura

tler*ítà specíale

deÌ linguaggio trailizionale ed }o ritenuto di poter fissare alla metà del l9esimo eecolo il

scrittori non potessero piú

roìlerare il tipo di

momento

chiave in cui lo scrittore ùa gettato uno sguarilo sul suo linguaggio e I'ha

come uno strum€nto natùral€,

ma come una specie

di oggetto

consialerato non piú

minaccioso, glorioso e compromettente a seconda alei casi.

"M'è parso che questo fosse un fatto molto impoftante perché per la prima volta introdu-

ceva n€lla nosua letteratura, línguaggio letter$río, la quale

la Storia eociale obbligava gli scrit[ori a guaralare

sempre cosí sicura della sua forma, una responsabíIità del

diveniva, com'è natùrale, eviilente il

giorno stffso in cui

in faccia la dura ilisparità de]la società

moderna. Ritengo che ciò possa costituire l'oggetto ili rma sroria, poiché gli scrittori,

ili fronte alla loro scrittura, hanno assunto atteggiametrti diversi

è ulra fatalità che ci esclude e ci individua,

Il

(Nahrralmenle,

il sistema che provoca alla conoscenza ).

a secondla ilelle epoche,

e possa anche coslitùire l'oggetto di un'etica poiché il linguaggio anche e soprattutto

letterario,

separandoci dagli alrri uomini.

grad,o zero ilella sùitturd non è che una ipotesi: non vuole essere che

Rolanil Barthes

Roland Barùes è nato in Irancia nel

insegruto lett€ralura francese in Francia e allestero.

de Hautes Etudes presso la Sorbona. Ha pubblicato molti saggi îra clti Michelet par

Iúí.móme:

Elementi ili semiologia (Einaudi)

Artualmente dirige l'Ecole Pratique

1915; ha fatto gli stuili classici alla Sorbona ecl ha

Mytologìes (trailolto nei

Paperbacks Lerici coÌ titolo Miti tl'oggí); Saggi cririci,

e Cîitique et Véríté (di cti tutta la seconda parte è ua-

dotta nel numero 23-24-25 della rivisra

Marcatè

ilelle edizioni Lerici). Ha collaborato e

collabora alle migliori riviste fr{ncesi, tra cùi: I,€trres Nouuelles, Crítíque, Esprít e Reoue

Frangaise de Sociologie.

a

Lerici editori

Titolo originale: Le degré zéto de l'éctiture

Copy'ichr @ 19tJ b) EdirioDs du Seuil, Pdrier

Traduzione di Giuseppe Bartolucci

I edizione ottobre 1960 II edizione ottobrc 1966

Copyrisht O

1960 by Lerici Editori S,p.A., Via S. Tecla, 5, MitaDo

Roland Barthes

Il grado zero

-t

.'

della scrittura

Lerici editori Milano

UNIVf.liii:I'itrrrr'

Cii.,ri ì i! r''

Introduzione

E oggi I

lf-

I

r

;

I

Come nazione la Fruncia possìede un bene prezìoso quanto l'alta moda, Ie strade, i uìnì e ì formaggi: la sua Let,

leral ra. Tuttauia l'ìdea, se non la cosa, non è molto antica:

è un'idea storicamenîe borghese; nata press'a poco al tempo

della Riaoluzione (la parola stessa è del 1762 circa), e sai-

luppatasì nel corso del xrx secolo f.no ai nostri giorni, oggi

domina con tutti glì onori nella stampa, nelle conaersazioni mondane, nella scuola. Tale mito è un aalore sicuro. costi-

t&ito da ana serie di annessionì e distorsioni (da Vitlon a

Rimbaud), proauisto di una Storia partìcolare, dì uno Spi rito moralistico, ossia morale, e anche, beninteso, di una

Forma eterna, la Lingua lrancese, definita dal sao anributo

mitico piú famoso, Ia chiarezza.

Corne mito, la L€uerarura lrancese ha una doppia fun-

zione sociale: in primo luogo essa pernette alla società dei

Francesi possidenti, sicuri deì loro Dirìtti, di assorbire senza pericoli an eletnento equit)oco e sernpre t)agdmente sout)er-

siuo come Io scrittore, la cui riuolta, immediatamente sabli-

mfl.ta sotto la specie Letteratura, sì riduce, in fondo, a lregio

t1

piccante del ?otere; ìn secondo luogo, quesla Lerteratara-isti-

tuzione persuade i Francesi che c'è un Essere complesso della

Francia, armoniosamente duplice, temporale quando trat- ta di affermare na potenza lrancese, spirituale in altri casi, dal momento ch.e ìl paese dei colonnelli è quello stesso dei

Descartcs e Girawdoux; contodo congegno per far si c/te la

Francia non sia mai doue può correre il rischio di una de-

lusìone: n a a giustìficarc conremporane amente la simpatia

dei goternì autorìtari e quella degli intellettuali souuersioi, essa può dire come il pipistrello di La Fontaine:

Sono uccello: ecco le ali. Sono topo: cvvìva i sorci.

Per disgrazia, chi fa Letteratura, di questo bel mito co- nosce solo il peso. Per moîiui ancora oscuri (nnlgrado le no' teuoli analìsi Sartre e di Blanchot, non sì sa bene perclté ano scrìttore scrìaa) egli ha decìso esprimere da una

parols: ma questa parola la socìetà gliela lornisce gìà alie-

nata da due secoli di adoziane borghese, grauata da un mìlo

trionfante. Che lìn.guaggio 1tuò nai parlare? La grande lin-

gua letteraria, quella che scorre da Racìne a Claudel, incen-

sata, ìmbalsamata, ufficiale? Ma è cornpromessa, anatonì- stica, è ormaì una lìngua di proprietari, di feudatari del

pensìcro. La lingua ìn riuolha, quella che attenta dl conÍor- mismo della forma, rabbiosamcnte o ironicamente, dai Sur- realisti a Queneau? Nata libera non può durare senza far uso dei <segnì> della saa libertà: eccola anche lei ornata, enfa- tica: niente di pi/r teatrale che I'anarchia. Non sì sfugge alla Leîteratura francese: è una terribile Imago, clte autorizza o la

t2

sottomissione o il saricidio (ìl silenzio di certi scrittori, che co-

stituisce ld piú trisÍe della sconftte), Questa alternatiua è uera- mente tragica: lo scrirtore è come Or'feo: se si aolta aerso ciò

che ama, lo distrugge, se guarda alla Letleraltra, Ia perde.

Scriuere sìgnìfca rssrrr condennati alla Lelteratura. Questa

tragedia si manilesta al liuello della Forma. Le idee sono leg-

gere, ci uengono dalla storìa, dall'ambiente, dalla coscienza,

insomma da tatto ciò che in noi è cltisro, distaccaîo, dotato

di generalità: le idee si prendono a prcstito, si scambiano,

Iegano gli uomini ,ra loro, partecipano della sicarezza dei

grandi fatti sociali. Ma ìl linguaggio? La piú collettìua di tutte le istitazioni è anche la piú priuata: tutta I'interioriîà

ai sì accentra, la si descriua come una libertà, alla maniera di

Sarrre, o come un'opacìtà, alla manìera di Freud, o non la

si descriua afrafio, allí manìera dei maristì ortodossi; di

modo clte nell'uomo scrìuere è il Ír.trto piú lungo, congiunge

i termini piú lontani, il grido e I'istituzione, la serìetà inte-

riore e la pompa arîificiosa del grande stile. Questa è la ten-

sione uissuta dallo scrittore d oggì; di piú, è questo scacco

a renderlo quello c/te è: un suicida in perpetua dilazìone.

PartiÍo per uccidere la Lellera.rura, la Letteratura finisce

sempre col recuperarlo: I'qssassino iroua conuerÍìîo in scrìÍ-

,ore.

Ecco quanto questo libretto ha tentato di espote, una

diecina d'annr fa (fu dato alle stampe nel 1953, mn la ste- sara dei prìmi tesîi rìsale al 1917). Basti dire che all'origine

di quella che ?drae a molti una tesì pura.mente inÍelleÍtuale,

c'è sopratrutÍo un'affermazione esistenziale: il linguaggio

letterario mi è intollerabile, e tuttavia non posso uscirne: ri-

conosco la Letteratura e tuttavia ne aborrisco I segni. O pìú

esatlamenle: Ia LetleraÍurd mi ofrre solo m.ediante i suoi segnì e questa latale percezione di un teatro del linguaggìo

origìna in me una coscicnza inlelice. Ciò forse spìegherà,

senza scusarlì, ì pìú grossi difetti dell'opera: unl cerla maît- canza di controllo nella t'orma, lc tracce di az ?ensiero trc,P-

po spesso conluso, astruso, taluolta anche auolo, come suc-

cede ogni aolÍa cJre il lìrisnzo si concede dei diritti senzd as-

samerli aperîantenle. In breue, si lrattaua di un'ossessione,

moaìmento che intralcìa sempre mctlîo ls comunicazione.

Tuttauia, definendo, anche soggetliuamente, la Letfe-

ratara coma ana Necessilà, doueaa ben ìmmaginare che

quesÍa Necessità non era dì nalura, che essa aueaa insìeme

una sÍoria e un funzionamento, di modo che, partito da un cefio scnrimento îragico, questo saggio ha ben preslo incon'

traîo agualmenîe le esigenze di una cerla razionalità' Questa razìonalità mi sì è presentata in primo lrtogo sotîo ì trattt della Sloria: la contraddizione della scrìttara letîeraria è le-

gaîa a

partìcolare della promozione borghesc: e come non è nalu-

rale, cerîarnente non sarà eterna (come del resto non lo sarà la Letteratura): è un fatto ideologìco, dunque sîorico e pa*

tecipe di un certo processo. In questa ossessione della Storia,

curiosamente congiunta qui al sentìmenÍo tragico di cui par- lauo piú sopra, si riîrouercmno facìlmente due motiui dell'e-

poca: era I'indomani della Liberazione, si credeua a un ui- goroso riordinamento dei uecclti ualori, c ebbe allora una

uolgarizzazione brusca e intensa del marxismo, di cui ho be-

nefciato. Grazie a Mar!(, ,ulto an ordine di intellettuali (e

on pitt solamente politico) si scaltriva: l'idea di Natwra in-

na socielà determinala, non è che una conseguenza

dietreggìaua, ogni fatto untano, iui compreso il latto estetico, appariua come la traccìa di un farc, dì una prassi. Estesa aLla scriltura letteraria, quesÍa uerità mì persuadeua che se lo scriî-

îore ero al ?resente aotaîo alla tragìcità di un lingaaggio ìm-

possibìle, ciò accadeua in primo luogo per il suo essersi Ie"

gato nella t'orma stessa alla borghesia; menÍre in seguìto, la coscienza quesîo legame c di questa contraddizione, gli

stessi slorzi dispernti c6e lo scrittore faceua per uince a, co- sÍìtuiaano già un gesto considereuole. C'era allora un'abra

ntorale dell'impegno per gardntire I'euidenza di una respon-

sabìlità pctlìtìca della lornta letteraria: il sartrismo; in am-

bedue era uno stesso moyimento di emtncìpaxìone: dare fr- nalmentc allo scrìttore la rcsponsabilìtà di ciò clrc scriae. lo

aggìungero solamen?: e rlel modo con cui scriue. Ma si f.rdttar)a allora di îroume un'altra ragìonc, sÍrut-

turale e non piú storìca: uedere come lunzionasse questo linguaggio letterarìo rútraaerso il quale Io scrìttore francese liberaua e si alienam, con un solo e identico mouimenîo

coslrulÍiuo. Non conosceuo Saussure, ma abbastanza uno tlci

suoi epigoni dancsi, Viggo Bróndal, di cui mi aueuano assai colpìto alcane annotazioni sul grado ridotto dei motlì uer- bali. Tentauo allora di distìnguere nel linguaggìo scriuo tre

pianì: della lingua, dcllo stìle e infine quello della stitrura,

a cui deuolaeuo ìl compito politrco, c di cui feci lo sîrumnto

proprio della responsabìlìtà letterarìa.

Che costr ì' diuentato questo libro, oggi? L'aspetto piú

inueccltiato è forse I'importanza che in esso si attrìbuiua alla

Storia nclla formazione di una morale della srittura. È un fatto, I'ossessìone storìca oggi non Íroaa eco. Presso i roman-

zìeri piît gìoaani, nel nuouo cinema francese, si elabora una

nuoua " sensìbilìtà" , ostile a ogni sistema, rinsaldatra nella sua

indiflerenza inÍelleltuale dal letargo politico della Francia,

niente ne è tanto lonîano quanto I'esigenza di un impegno:

è la parola piú intecchiata da dieci anni a quasta ?arre. Non

si trarÍa piú dì penetrare il mondo con sqiegazioni, i?otesi,

responsabilità: si ,faÍta dì uiuerlo tale e quale, alla lettera.

ln leltcraîura, in arte, cotispondentemenî€ a qz^eslo talqna- lismo, aecchi miti reazionari, che ingenuamenîe si credeua

dì auer ucciso, riprendono una uia insidiosa: /o scriver bene,

l'innocenza dello stìttore, il senso psicologico delle anime, le storie d'amore, esclusa ogni tragicità; una retorica della

solidarietà, misereaolmenre Josùruitu all'esigenza una rt-

flessione politica esstta; e al di sopra di tuîîo, comune a tuÍta una pa.rte della Francia aîlua.le, un odio caldo caldo delfin'

telligenza.

Questa spoliticizzazione dell' arte, della Letreratura, non

può essere accidentale, particola.re. È I'espressione una oisi

generale che si potebbe cos!. def.nire: ideologicamente la borghesia non ha pìú realtà lmmediata, moltìplìca gli scher'

mi, ì ricambi, le meditazioni: quasi non le si riconosce piú una fisonomia, come anche aI proletariato (se non colo'

niale): i bisogni sono meno aisibìlì, le classì nott ri sentono

piú e tuttauia I'alienazione c'è sempre: I'uorno non è libero. Che succede? La domanda sembra essere al cenlro di ogni riflessione ideologica. Ma è probabile che i pensatrori occt' dentali douranno fare lunghissimi giri per trouare la risposÍa.

Ciò signifca che dì lronte aì compiti complesti cùe

asperlano I'inlelleltuale, questo libro sembrerà pi nosto ?re'

cìpitoso: ma à uenuto alla Iuce in un'epoca impaziente' in

1.6

cui si poteua credere aicinìssimo il socialisnto nel mondo,

lemancìpazione della letteralura borghese, E senza dubbio

il ritardo non aggiunge niente, la strategia. non può aariare:

si traîta sempre di denunciare J'<innocenza>> della scri ura

letteraria, di persuadere lo scrittore che non può credersi in

coscienza un essere dell'Auere e del Pieno, manito di una forma come di un Diritto eîerno, che la scrittara è legala in definitìua a una morale e non a un îalento o a und naÍuta, Ma sugli argornenti, sul linguaggio stesso della dimostra- zione, bisogna far la tara, è ciò di cui rendo conto rileg'

gendo questo saggio.

Perché ciò che ne salaerei dopo dìeci anni, la probabi'

lità di comunicatiua che può ancora possedere, non è tanto

la morale storica. che esso propone quanto I'analisi struttu'

rale che abbozza, non il prograrnma qtlafito il metodo, Dieci

anni fa si credeua di dar fondo al reale descriuendo il suo processo, tutta la curiosità andaaa inlattì alla scoperta di

quei <ricambi> ambigui che la Storia dispone tra una socie'

tà e l'arte che essa produce: Jituata per cosi dire a uguale di'

stanza dalla lingua, pura norma sociale, e dallo stile, pro'

dotto quasi biologìco, la stittura era uno di quesîi ricarnbi.

Oggi I'idea di strurrura ha auuto considereuoli stiluppi, è

piutlosro la natura lunzionale di questo trittìco che può pro-

aocare un'ulile discussìone: inuestigazione storica o analìsi

straîtarale, la morale d.i questo processo è del resto ternprc

la stessa: la descrizione sincronica delle sÍrutlure, condotta

in un cerio modo, può risuhare anch'essa armara di un effi-

cace poterc contro ogni mistifcazione: come la Storia, I'idea di Cultura non è forse l'antidoto dell'idea di Natura?

Appunto soiuendo un saggio, posleriorc a questo, sui

L7

I

miti della nostra aira quotidiana, ho preso coscienza del

porere. Polernico del metodo strutturale, deriaato dal Saus-

sure, e applicato, fuori della linguistica, soprattuîto da Claude Léui-Strauss e I, Iaca.n. Ma al tempo stesso, l'opposizione

îra lo scrittura, la lingaa e lo stile riacquistaua ai miei occhì

un& nuoaa ualidità; mi accorgetlo clte cercando di fondarc

ciò che aaeuo chiamato la scrittura, cotne n segîo, non aae-

ao fatto altro che postulare I'imporÍanza questi sensi sup-

plementari c qaasi parassitarì che la società suiluppa alla su-

perficie dei suoi linguaggì che si pretendono innocenti, al

fnc di reintrodurre la sicarezza di una natura nelfarbitra-

I rielà dei segni di cui essa si serue per comanicafe: la semio-

\ logia allo stetso tiîolo delfanalisi marrista, è essenzialmente

una maniera di denunciare il carattere costruito delle ideo-

\ logìe, di rnostrdre come il reale è setnpre connotato dagli

descriuere gli effetti di impostura o di sogno pro'

\

l I aomini, di

.

,

ldottì dalla collusione dei due sensi, l'uno letlerale f ahro mt-

I lico su uno stesso oggetto.

Il grado zero della scrittura, se si potesse spogliare dei

suoi dìfetti, è insomma ana mitologia del linguaggio lette-

rario. Se douessi rifare quesr'o?era, ecco quanro sarei portaîo

a suiluppare in essa.

Settembre 1959

Settembre 1960

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Parte prima

I

Che cos'è la scrittura I

r.

it

'l

:

I

1

I

I

I

Si sa che la lingua è un insieme di norme e di abitudini

comune a tutti gli scrittori di una stessa epoca. Quanto dire

che la lingua è paragonabile a una Natura che passi nella sua interezza attraverso la parola dello scrittore senza per questo darle alcuna forma o, almeno, alimentarla: è come

un cerchio astratto di determinate verità; soltanto al di fuori

di esso comincia a depositarsi la densità di un verbo soli-

tario. Essa racchiude tutta la creazione letteraria press'a poco

come il cielo, il suolo e la loro linea di congiunzione dise- gnano per l'uomo un habitat tamiliare. E assai piú che una

riserva di materiale essa è un orizzonfe, cioè un limite e un

luogo di sosta insieme, in una parola la distesa rassicurante

di un'economia. A rigore lo scrittore non vi aninge niente:

la lingua per lui si riduce a una specie di linea la cui tra-

sgressione potrebbe designare una tnetanar ra del linguag-

gio; è I'area di un'azione, la definizione e I'attesa di.un pos- sibile. Lirngi dall'essere il luogo di un impegno sociale, è solo un riflesso senza scelta, la proprietà indivisa dell'uma-

nità e non degli scrittoril resta al di fuori del rituale della

Letteratura; è un oggetto sociale per de6nizione, non per

elezione. Nessuno senza predisposizione può inserire la pro-

pria libertà di scrittore nell'opacità della lingua, perché at- traverso di essa è la Storia intera che prende consistenza, completa e unita come una Natura. Cosí per lo scrittore la lingua è solo un orizzonte umano che a distanza dà luogo

a una certa famìliarità, assolutamente negativa, del resto;

dire che Camus e Queneau parlano la stessa lir.rgua signiÉca

sottintendere, mediante un'operazione difierer.rziale, tutte le

lingue arcaiche o futuristiche che essi lon parlano: sospesa

tra forme abolite e forme sconosciute, la lingua dello scrit-

tore è piú un limite estremo che una base

;

è il luogo geome_

trico di tutto quello che egli non potrebbe clire senza per_

dere, quale Orfeo che si volri ir.rclietro, la stabilità di signifi-

cato della sua andatura e il gesto essenziale della sua poten-

ziale socialità.

La lingua è dur.rque al di qua della Letteratura. Lo stile ne è quasi al di là: le immagir.ri, il lessico, il periodare di

uno scnttore, nascono dalla sua natura fisica e clal suo pas_ sato e divcntano gradualmente le stesse componenti automa-

tiche della sua arte. Cosí sotto il nome di stile si forma un

linguaggio autarchico che attinge solo nella mitologia per-

sonale e segreta dell'autore, in questo stadio ipofisico del-

l'espressione, dove si forma la prima congiunzior.re di ter- mini e di cose, dove si stabiliscono una volta per tutte i gran-

di temi verbali della sua esistenza. Qualunque sia il suo

grado di raffinatezza, lo stile ha sempre qualcosa di bruto:

è una forma senza uno scopo, il prodotto di una sollecita- non tli un'intenzione, è come una dimensione ver-

zrone

ticale

e solitaria del pensiero. I suoi riferimenti sono al

livello di una biologia o di un passato, non di una Storia:

è I'elemento materiale clello scrittore, il suo splendore e

la sua prigione, è la sua solitudine. Indifierente e traspa-

rente in relazione alla società, comportamento chiuso dell,in-

dividuo, lo stile non è afiatto il prodotto di una scelta, di

una riflessione sulla Letteratura. È la parte privata del ri-

tuale, si leva dalle profondità mitiche dello scrittore, e si

espande indipende nte me nte dalla sua responsabilità. È la

voce decorativa di una carne sconosciuta e segreta; funziona

come una Necessità; quasi che in questa specie di crescita

floreale, Io stile fosse solo il termine di una metamorfosi,

cieca e ostinata, elemento di infralinguaggio che si elabora

al limite della carne e del mondo. Lo stile è propriamente

urr fenomeno di ordine germinltivo, è tresmi.sione di un

Umore. Cosí le sue allusioni si diramano in profondità. ll

discorso. invece. ha una struttura orizzontale. i cui segrcti sono sulla stessa linea dei suoi termini, e ciò che esso nascon_

de è svelato dalla durata della sua intera estensione: tutto

vi è offerto, destinato a un'usura immediata, e il verbo, il silenzio e il loro movimento sono trascinati verso un senso

abolito, in un franslert senza traccia e senza ritardo. Lo

stile, al contrario, ha solo una dimensione verticale, afion<1a

nel ricordo circoscritto dell'individuq compone la sua opa-

cità a parrìrc dr una certa esperienza ,leila materia. È solo

esclusivamente metafora, cioè equazione tra l,intenzione let-

teraria e Ia struttura fisica dell'autore (e si ricordi che la

struttura è il deposito di una durata). euindi è sempre un

segreto. Ma il versante silenzioso del suo riferimento non ha nulla in comune con la mobilità e la continua difieribilità

del linguaggio; il suo segrcto è un ricordo racchiuso nella

persona dello scrittore. La virtú allusiva dello stile non è un fenomeno di velocità, come nel discorso, dove ciò che non è detto resta ugualmente un vuoto del linguaggio, ma un fenomeno di densità, perché quanto ha precisa e pro-

fonda consistenza sotto lo stile, raccolto con rigidezza o tene-

rezza nelle sue figure, è dato dai frammenti di una realtà assolutamente estranea al linguaggio. ll miracolo di questa

trasmutazione fa dello stile una sorta cli operazione meta- letteraria, che innalza I'uomo alle soglie della potenza asso- luta e della magia. Per la sua origine biologica, lo stile si situa al di fuori dell'arte, cioò al di fuori dell'impegno che lega lo scrittore alla società. È perciò possibile che un autore

preferisca la sicurezza dell'arte alla solitucline dello stile. E

il vero tipo dello scrittore senza stile è Gide, la cui << ma-

niera > artigianale realizza modernamente \fi

certo ethos

classico esattamente come Saint-Saèns ha rifatto Bach, o

Poulcnc Schubert. All'estremo opposto, la

poesia moclerna

-

è sa-

o di uno Char *

quella di un Hugq di un Rimbaud

tura di stile e non è arte se non in rapporto a un'intenzione

di Poesia. Proprio I'autorità dello stile, quale legame asso- lutamerte libero del linguaggio e del suo equivaler.rte 6sico,

impone lo scrittore come una Freschezza al di sopra della

Storia.

L'orizzonte della lingua e la verticalità dello stile de-

limitano quindi per Io scrittore una natura, in quanto egli non può scegliere I'uno né I'altra. La lingua funziona ne-

gativamente, è il limite iniziale del possibile, lo stile è una

Necessità che lega l'umore dello scrittore al suo linguaggio.

egli trova la familiaritàL della Storia, qui quella del pro-

prio passato. In ambedue i casi si tratta proprio di una na-

tura, cioè di un insierne familiare e coerente cli gesti, dove I'energia è solo di ordine operativo, impiegata qui a dcci- frare, là a trasformare, mai a giudicare o ad attestare ut-ta

scelta.

Ora ogni forma è anchc Valore; per questo tra lingua

e stile c'è posto per un'altra realtà formale: la scrittura. In qualsiasi forma letteraria è richiesta la scelta generale rli un tono, di un ethos se si vuole, ecl è appunto dove Io scrittore

si individua con chiarezza perché è dove si impegna. Lingua

e stile sono il prodotto naturale clel Tempo e delf individuo biologicq ma l'identità formale dcllo scrittore si prccisa con csattezza solo al di fuori del tlominio delle regolc di gran.r-

matica e delle costanti dello stile, là dove il tcsto nclla sua interezza, depositato e racchiuso dapprirna in una natura

linguistica perfettamente innocente, è destinato a diventare

alla finc un segno. totale, la scelta di un comportamento

umano, I'afiermazione <li un Bene determinato, inrpegnando

cosí lo scrittore nell'evidenza o comunicazione di una feli-

cità o tli un malessere, e legando la forma rcgolare e insieme

unica della sua parola alla vasta Storia degli altri. Lingua e

stilc sono due forze ciecl.re, la scrittura è un atto di solitla-

rietà storica. Lingua e stilc solo oggetti, Ia scrittura è una

funzione: è il rapporto tra la creazione poetica e la società,

è il linguaggio letterario trasformato dal suo clestino so-

ciale, è la forma colta nella sua intenzione umana e legata

cosí alle grandi crisi della Storia. Per esernpio Mér'irnéc e

Fénelon sono divisi da fenomeni di lingua e da caratteri- stiche accidentali di stile, e tuttavia adottano un linguaggio carico di una stessa intenzionalità, fanno appello a una stessiì

tll

idea della forma e della sostanza, accettano uno stesso ordine

di convenzioni, sono sollecitati dai medesimi riflessi tecnici, impiegano insomma con gli stessi gesti, a un secolo e mezzo di distanza, uno strumento identico, senza dubbio un po'

modificato nel suo aspetto ma non nella sua situazione né

nel suo uso: in breve essi hanno una stessa scrittura. Al con- trario, quasi contemporanei, Mérimée e Lautréamont, Mal,

larmé e Céline, Gide e Queneau, Claudel e Camus, che lian-

no parlato o parlano la nostra lingua a un medesimo stadio

storicq usano scritture profondamente cliverse; tutto le di-

vide: il tono, l'andamento, il fine, la morale, il carattere del

loro discorso, in modo che la comunanza di epoca o di lin-

gua è ben poca cosa di fronte a scritture cosí opposte e cosí

ben cleFnite dalla loro stessa opposizione.

Queste scritture sono in efietti diverse ma paragonabili,

perché sono il risultato di un identico movimento, dato dal-

la riflessione dello scrittore sulla funzione sociale della pro-

pria forma, e tlalla responsabilità che egli assume sceglien-

dola. Al centro clella irroblematica letteraria che comincia solo colì cssa, la scrittura è dunque essenzialmente la morale

della forma, è la scelta dell'area sociale nel cui ambito lo

scrittore decide di situare la Natura del proprio linguaggio.

Ma quest'area sociale non è affatto quella di un'efiettiva con-

sumazione. Non si tratta cioè cìi scegliere il gruppo sociale per cui scrivere, perché lo scrittore sa bene che, salvo il caso di una rivoluzione, ciò può esserc unicarnente per un solo tipo

di società. La sua scelta è di coscienza non d'emcacia. La sua

scrittura è un modo di pensare la Lctteratura, non di divul-

garla. O meglio ancora: appunto percl.ré lo scrittore non può

rnodificare afiatto i dati obiettivi della consumazione lette-

28

raria (anche se ne ha coscienza questi dati puramente storici

gli sfuggono) egli riconduce di proposito I'esigenza di un linguaggio libero alle sorgenti di questo linguaggio e non al

termine della sua commerciabilità. Cosí la scrittura è una

realtà ambigua: da una parte essa nasce incontestabilmente

da un confronto tra lo scrittore e la società, dall'altra, da que-

sta finalità sociale, essa