Corso di Formazione per
Lavoratori
Salute e Sicurezza nei Luoghi di
Lavoro
Ai sensi dell’Art. 37, Comma 2 del [Link] 81/2008 e s.m.i.
Il rischio chimico in
e dell’Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011
sanità
[Link] Natalia Angius
Tecnico della Prevenzione
angiusnatalia@[Link]
TITOLO IX – SOSTANZE
PERICOLOSE
CAPO I - PROTEZIONE DA AGENTI
CHIMICI
CAPO II - PROTEZIONE DA AGENTI
Art. 221 – Campo di Applicazione
Determina i requisiti minimi per la protezione
dei lavoratori contro i rischi per la salute e la
sicurezza che derivano, o possono derivare da:
agenti chimici presenti sul luogo di lavoro o
come risultato di ogni attività lavorativa che
comporti la presenza di agenti chimici
al trasporto di agenti chimici pericolosi, fatte
salve le disposizioni specifiche contenute nei
decreti ministeriali
Definizioni
Agenti chimici
tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli
sia nei loro miscugli, allo stato naturale o
ottenuti, utilizzati o smaltiti, compreso lo
smaltimento come rifiuti, mediante qualsiasi
attività lavorativa, siano essi prodotti
intenzionalmente o no e siano immessi o no sul
mercato
Definizioni
agenti chimici pericolosi:
1)agenti chimici classificati come sostanze
pericolose
Sono escluse le sostanze pericolose solo per
l’ambiente;
2) agenti chimici classificati come preparati
pericolosi .
Sono esclusi i preparati pericolosi solo per
l’ambiente;
Definizioni
agenti chimici pericolosi:
3) agenti chimici che, pur non essendo classificabili
come pericolosi, in base ai punti1) e 2), possono
comportare un rischio per la sicurezza e la salute dei
lavoratori a causa di loro proprietà chimico-fisiche,
chimiche o tossicologiche e del modo in cui sono
utilizzati o presenti sul luogo di lavoro, compresi gli
agenti chimici cui è stato assegnato un valore limite di
esposizione professionale.
(ad es. fumi generati durante l’attività di saldatura, nei
processi di combustione, nelle sintesi chimiche, nello
stampaggio a caldo di
materie plastiche, nell’impiego di motori per autotrazione a
benzina o diesel, etc.).
Valore limite di esposizione professionale
Definizioni
(TLV =Threshold Limit Value):
se non diversamente specificato, il limite della
concentrazione media ponderata nel tempo totale di
lavoro di un agente chimico nell’aria all’interno della
zona di respirazione di un lavoratore in relazione ad un
determinato periodo di riferimento (espresso in ppm o in
mg/m3);
Valore limite biologico
il limite della concentrazione del relativo agente, di
un suo metabolita, o di un indicatore di effetto,
nell’appropriato mezzo biologico.
Limiti di esposizione
• TLV – TWA (Total Weight Average): rappresenta la
concentrazione media degli inquinanti presenti nell'aria
dell'ambiente di lavoro, alla quale si presume, sulla base
delle attuali conoscenze scientifiche, che la quasi totalità
dei lavoratori possa trovarsi esposta giornalmente senza
risentire effetti genericamente nocivi.
• TLV – STEL (Short Time Exposure Level): rappresenta le
concentrazioni che possono essere raggiunte per il
periodo massimo di 15 minuti, in ogni caso, non più di 4
volte il giorno, e con l'intervallo tra un episodio e l'altro
di almeno 60 minuti.
TLV – C (Ceiling) : rappresenta il valore limite di
concentrazione che non deve mai essere superato
•
durante l'attività lavorativa, nemmeno per un brevissimo
periodo di tempo.
Il Datore di Lavoro è tenuto ad effettuare una
valutazione preliminare di tutti i rischi per la salute e
la sicurezza dei lavoratori derivanti dall’utilizzazione
di sostanze chimiche pericolose, e conseguentemente
ad adottare le necessarie misure di prevenzione e
protezione per eliminare o ridurre al minimo il livello
di rischio
… spesso si identifica il rischio con il pericolo
Pericolo: la proprietà intrinseca di un agente
chimico di poter produrre effetti nocivi;
Rischio: la probabilità che si raggiunga il
potenziale nocivo nelle condizioni di
utilizzazione o esposizione.
Fasi della
Valutazione
e della
Gestione del
Rischio
Valutazione dei rischi
Il datore di lavoro valuta i rischi prendendo in
considerazione :
a)le proprietà pericolose;
b) le informazioni sulla salute e sicurezza comunicate dal
responsabile dell’immissione sul mercato tramite la relativa
scheda di sicurezza;
c) il livello, il tipo e la durata dell’esposizione;
d) le circostanze in cui viene svolto il lavoro in presenza di tali
agenti, compresa la quantità degli stessi;
e) i valori limite di esposizione professionale o i valori limite
biologici;
f) gli effetti delle misure preventive e protettive adottate o da
adottare;
g) se disponibili, le conclusioni tratte da eventuali azioni di
sorveglianza sanitaria già intraprese.
Valutazione dei rischi
Quando si manipola un composto chimico occorre per
prima cosa esaminare l’etichetta dove sono
riportate:
caratteristiche chimico fisiche
indicazioni di pericolo ovvero frasi H
consigli di prudenza ovvero frasi P
pittogrammi posti sulla confezione del prodotto che
evidenziano i rischi connessi con il suo impiego
Occorre visionare la scheda tecnica del prodotto
I NUOVI PITTOGRAMMI
REGOLAMENTO CE N. 1272/2008 DEL
UN PITTOGRAMMA È UNA RAPPRESENTAZIONE
16/12/2008
GRAFICA DI UN PARTICOLARE PERICOLO CHE
COMUNICA IMMEDIATAMENTE L'INFORMAZIONE
RELATIVA AL PERICOLO
Il regolamento CLP abroga ASSOCIATO
i "simboli diALLA SOSTANZA
pericolo" O
su fondo
MISCELA.
arancione e ne introduce di nuovi che hanno la forma di un
quadrato poggiante su uno spigolo, bordo rosso e
riportano un simbolo nero su sfondo bianco.
VECCHI PITTOGRAMMI NUOVI PITTOGRAMMI
Ogni pittogramma copre almeno 1/15 della superficie
dell’etichetta armonizzata e la sua superficie minima
non misura meno di 1 cm2.
I NUOVI PITTOGRAMMI
SONO STATI INTRODOTTI DUE PITTOGRAMMI
DEL TUTTO NUOVI
CARATTERIZZA I PRODOTTI:
Sensibilizzanti;
Mutageni;
Cancerogeni;
Tossici per la riproduzione;
Tossici sugli organi bersaglio
Per esposizione singola e ripetuta
o pericolosi in caso di aspirazione.
I NUOVI PITTOGRAMMI
SONO STATI INTRODOTTI DUE PITTOGRAMMI
DEL TUTTO NUOVI
SOSTITUISCE LA CROCE DI
SANT’ANDREA PER:
I nocivi;
Gli irritanti;
Tossicità specifica per organi
bersaglio con esposizione
singola
I NUOVI PITTOGRAMMI
LE CLASSI DI PERICOLO
Il CLP prevede 9 pittogrammi di cui:
5 PER I PERICOLI FISICI;
3 PER I PERICOLI PER LA SALUTE;
1 PER I PERICOLI PER L’AMBIENTE.
I NUOVI PITTOGRAMMI
CLASSE DEI PERICOLI FISICI (5)
Il simbolo rappresentante la BOMBA CHE ESPLODE viene
utilizzato per sostanze che possono esplodere o comportare un
pericolo di proiezione di frammenti.
Il simbolo rappresentante la FIAMMA SU CERCHIO viene
utilizzato per indicare proprietà comburenti, ossia la capacità di
favorire la combustione.
Il simbolo rappresentante la FIAMMA viene utilizzato per sostanze
o miscele che comportano il rischio di incendio
Il simbolo rappresentante la BOMBOLA PER GAS viene utilizzato
nel caso di gas contenuti in recipienti a pressione.
Il simbolo rappresentante la CORROSIONE viene utilizzato per
sostanza o miscela che, per azione chimica, può attaccare o
distruggere i metalli o produrre gravissimi danni al tessuto
cutaneo/oculare.
I NUOVI PITTOGRAMMI
CLASSE DEI PERICOLI PER LA SALUTE (3)
Il Simbolo rappresentante TESCHIO E TIBIE
INCROCIATE è utilizzato in caso di pericolo di effetti
nocivi che si manifestano in breve tempo.
Il simbolo PUNTO ESCLAMATIVO è utilizzato per
indicare diverse possibilità di danno.
Il simbolo PERICOLO PER LA SALUTE è usato per
sostanze che possono provocare malattie che si
manifestano anche dopo lungo tempo dall'esposizione
I NUOVI PITTOGRAMMI
CLASSE DEI PERICOLI PER L’AMBIENTE (1)
Il simbolo AMBIENTE è utilizzato per
sostanze o miscele pericolose per l'ambiente
acquatico.
Simboli ed indicazioni di pericolo
INDICAZIONI DI PERICOLO
NO frasi R – SI indicazioni di pericolo
Le FRASI DI RISCHIO R sono sostituite dalle
INDICAZIONI DI PERICOLO (Hazard Statements)
indicate con la lettera H seguita da tre cifre, dove la
prima cifra indica la tipologia del pericolo con un numero
da 2 a 4:
2. FISICO;
3. PER LA SALUTE;
4. PER L’AMBIENTE.
INDICAZIONI DI PERICOLO : CODIFICA
CONSIGLI DI PRUDENZA
LE FRASI DI SICUREZZA S sono sostituiti dai CONSIGLI
DI PRUDENZA (Precautionary Statements) rappresentati
dalla lettera P e da un codice a tre cifre.
VECCHIA
INDICAZION
E
CONSIGLI DI PRUDENZA
I CONSIGLI DI PRUDENZA sono rappresentati dalla
lettera P e da un codice a 3 cifre, dove la prima cifra, un
numero da 1 a 5, indica il tipo di dichiarazione di
precauzione:
1. Generale;
2. Prevenzione;
3. Reazione;
4. Conservazione;
5. Smaltimento.
Descrivono le misure che devono essere adottate per
gestire i pericoli in relazione agli impieghi previsti per la
sostanza o miscela.
CONSIGLI DI PRUDENZA
Frasi EUH : informazioni aggiuntive
Le proprietà fisiche
Indicazioni per la salute
I rischi per l'ambiente
Elementi dell'etichetta e informazioni
supplementari per talune sostanze e
SCHEDA DATI DI SICUREZZA (SDS)
La SDS serve, oltre ad identificare la sostanza, la sua
composizione e le sue proprietà, soprattutto ad informare
l’utilizzatore sui pericoli derivanti dall’utilizzo della stessa
attraverso le informazioni sulle misure:
TOSSICOLOGICHE ED ECOLOGICHE;
SULLE MISURE DA ASSUMERE DURANTE;
• IL TRASPORTO;
• LO STOCCAGGIO;
• LA MANIPOLAZIONE;
• IL RILASCIO ACCIDENTALE O INCENDIO;
• L’ELIMINAZIONE, ECC. .
37
SCHEDA DATI DI SICUREZZA (SDS)
La scheda di dati di sicurezza deve consentire agli
utilizzatori di adottare le misure necessarie inerenti la
protezione:
Della salute umana;
Della sicurezza sul luogo di lavoro;
La tutela dell'ambiente.
38
SCHEDA DATI DI SICUREZZA (SDS)
LE 16 VOCI DELLE SDS REDATTA IN ACCORDO CON IL
REACH.
1. Identificazione sostanza/preparato e della società/impresa;
2. Identificazione dei pericoli;
3. Composizione/informazione sugli ingredienti;
4. Misure primo soccorso;
5. Misure antincendio;
6. Provvedimenti in caso di dispersione accidentale;
7. Manipolazione e immagazzinamento;
8. Protezione individuale/controllo dell'esposizione;
9. Proprietà fisiche e chimiche;
10. Stabilità e reattività;
11. Informazioni tossicologiche;
12. Informazioni ecologiche;
13. Osservazioni sullo smaltimento;
14. Informazioni sul trasporto;
15. Informazioni sulla regolamentazione;
16. Altre informazioni. 39
SCHEDA DATI DI SICUREZZA (SDS)
I 16 TITOLI E RELATIVI SOTTOTITOLI
SEZIONE 1: IDENTIFICAZIONE DELLA SOSTANZA O DELLA MISCELA E
DELLA SOCIETÀ/IMPRESA
1.1. Identificatore del prodotto
1.2. Usi pertinenti identificati della sostanza o miscela e usi sconsigliati
1.3. Informazioni sul fornitore della scheda di dati di sicurezza
1.4. Numero telefonico di emergenza
SEZIONE 2: IDENTIFICAZIONE DEI PERICOLI
2.1. Classificazione della sostanza o della miscela
2.2. Elementi dell’etichetta
2.3. Altri pericoli
SEZIONE 3: COMPOSIZIONE/INFORMAZIONI SUGLI INGREDIENTI
3.1. Sostanze
3.2. Miscele
SEZIONE 4: MISURE DI PRIMO SOCCORSO
4.1. Descrizione delle misure di primo soccorso
4.2. Principali sintomi ed effetti, sia acuti che ritardati
4.3. Indicazione della eventuale necessità di consultare immediatamente un
medico e di trattamenti speciali
40
SCHEDA DATI DI SICUREZZA (SDS)
I 16 TITOLI E RELATIVI SOTTOTITOLI
SEZIONE 5: MISURE ANTINCENDIO
5.1. Mezzi di estinzione
5.2. Pericoli speciali derivanti dalla sostanza o dalla miscela
5.3. Raccomandazioni per gli addetti all’estinzione degli incendi
SEZIONE 6: MISURE IN CASO DI RILASCIO ACCIDENTALE
6.1. Precauzioni personali, dispositivi di protezione e procedure in caso di
emergenza
6.2. Precauzioni ambientali
6.3. Metodi e materiali per il contenimento e per la bonifica
6.4. Riferimento ad altre sezioni
SEZIONE 7: MANIPOLAZIONE E IMMAGAZZINAMENTO
7.1. Precauzioni per la manipolazione sicura
7.2. Condizioni per l’immagazzinamento sicuro, comprese eventuali
incompatibilità
7.3. Usi finali specifici
SEZIONE 8: CONTROLLO DELL’ESPOSIZIONE/PROTEZIONE
INDIVIDUALE
8.1. Parametri di controllo
8.2. Controlli dell’esposizione 41
SCHEDA DATI DI SICUREZZA (SDS)
I 16 TITOLI E RELATIVI SOTTOTITOLI
SEZIONE 9: PROPRIETÀ FISICHE E CHIMICHE
9.1. Informazioni sulle proprietà fisiche e chimiche fondamentali
9.2. Altre informazioni
SEZIONE 10: STABILITÀ E REATTIVITÀ
10.1. Reattività
10.2. Stabilità chimica
10.3. Possibilità di reazioni pericolose
10.4. Condizioni da evitare
10.5. Materiali incompatibili
10.6. Prodotti di decomposizione pericolosi
SEZIONE 11: INFORMAZIONI TOSSICOLOGICHE
11.1. Informazioni sugli effetti tossicologici
SEZIONE 12: INFORMAZIONI ECOLOGICHE
12.1. Tossicità
12.2. Persistenza e degradabilità
12.3. Potenziale di bioaccumulo
12.4. Mobilità nel suolo
12.5. Risultati della valutazione PBT e vPvB
12.6. Altri effetti avversi
42
SCHEDA DATI DI SICUREZZA (SDS)
I 16 TITOLI E RELATIVI SOTTOTITOLI
SEZIONE 13: CONSIDERAZIONI SULLO SMALTIMENTO
13.1. Metodi di trattamento dei rifiuti
SEZIONE 14: INFORMAZIONI SUL TRASPORTO
14.1. Numero ONU
14.2. Nome di spedizione dell’ONU
14.3. Classi di pericolo connesso al trasporto
14.4. Gruppo d’imballaggio
14.5. Pericoli per l’ambiente
14.6. Precauzioni speciali per gli utilizzatori
14.7. Trasporto di rinfuse secondo l’allegato II di MARPOL 73/78 ed il
codice IBC
SEZIONE 15: INFORMAZIONI SULLA REGOLAMENTAZIONE
15.1. Norme e legislazione su salute, sicurezza e ambiente specifiche per la
sostanza o la miscela
15.2. Valutazione della sicurezza chimica
SEZIONE 16: ALTRE INFORMAZIONI
43
SCHEDA DATI DI SICUREZZA (SDS)
DEVE ESSERE CONSEGNATA OBBLIGATORIAMENTE:
Entro la data di fornitura delle sostanze o delle
miscele pericolose;
Gratuitamente su carta o in forma elettronica;
A ogni revisione con aggiornamenti rilevanti per la
salute, la sicurezza e l’ambiente.
Inoltre, deve essere compilata nella lingua dello stato
membro
in cui avviene l’immissione sul mercato.
44
Agenti chimici di maggior impatto presenti in
ambiente ospedaliero:
gas anestetici;
detergenti, disinfettanti, sterilizzanti chimici;
reagenti e sostanze chimiche usate nei laboratori;
farmaci (chemioterapici antiblastici in particolare);
latice.
I Gas Anestetici
Introduzione
Sono farmaci che producono una abolizione dello
stato di coscienza, limitato al periodo della loro
somministrazione con conseguente scomparsa della
sensibilità dolorifica tale da consentire l’esecuzione
di dolorose operazioni.
Le anestesie si distinguono in due tipi:
[Link] o narcosi (agisce essenzialmente sul
SNC)
[Link] o periferica (la somministrazione di
particolari sostanze a livello di SNP)
L’anestesia generale viene somministrata per: GAS
ANESTETICI
→ Inalazione
→ Via endovenosa
Gli anestetici per inalazione sono distinti in due gruppi:
→ Gassosi, sono sostanze che a pressione e a temperatura
ambiente si trovano allo stato gassoso (ad esempio il
Protossido d’azoto, N2O)
→ Liquidi, sono alcuni composti alogenati che, a pressione e
a temperatura ambiente, si trovano allo stato liquido (ad
esempio isoflurano, disflurano, sevoflurano).L’anestetico
in fase liquida viene vaporizzato, miscelato con una
corrente gassosa composta da ossigeno e, ormai
raramente, protossido d’azoto, in rapporti predefiniti.
GAS
Tossicocinetica ANESTETICI
La tossicità degli anestetici inalatori è legata alle caratteristiche
chimiche degli elementi che li costituiscono; l’entità del danno
biologico da essi causato varia in rapporto ai processi di
assorbimento, biotrasformazione ed eliminazione, che a loro volta
dipendono da:
1) concentrazione dell’anestetico nel gas inspirato
2) durata della somministrazione
3) superficie corporea
4) ventilazione polmonare
5) gittata cardiaca
6) perfusione tissutale
7) gradiente di concentrazione tra aria alveolare e
sangue
8) coefficiente di diffusione attraverso la membrana
alveolo capillare
Protossido d’Azoto GAS
ANESTETICI
Gas incolore, inodore, insapore
bassa tossicità acuta, elevata stabilità, non irritabilità e non
infiammabilità
impiegato come coadiuvante degli anestetici alogenati
Dal punto di vista tossicocinetico, essendo poco solubile nel
sangue e nei tessuti, viene rapidamente eliminato per lo più
immodificato principalmente per via respiratoria ed in minor
misura per via urinaria e cutanea.
Una piccola parte, invece, va incontro ad un processo di
trasformazione riduttiva con formazione di radicali liberi tossici.
Inoltre si è ipotizzato un processo di ossidazione ad ossido nitrico
e ione nitrito, che a loro volta verrebbero convertiti in
alchilnitrosamine e diazoalcani, sostanze ad azione cancerogena.
Protossido d’Azoto
GAS
ANESTETICI
I meccanismi patogenetici del Protossido di Azoto in
caso di esposizione cronica sono:
Formazione dei radicali liberi,
Inibizione della Vitamina B12
Gli organi bersaglio dell’esposizione cronica sono:
⇒ SNC
⇒ SNP
⇒ Apparato riproduttivo
⇒ Sistema emolinfopoietico
Anestetici alogenati
GAS
ANESTETICI
Sono derivati alogenati degli idrocarburi alifatici.
Essendo altamente liposolubili diffondono facilmente
nei tessuti con lento raggiungimento dell’equilibrio e
lenta eliminazione polmonare ed urinaria; vengono
metabolizzati a livello epatico ad opera di specifici
enzimi.
Gli organi bersaglio sono:
⇒ Fegato
⇒ Rene
⇒ Cuore
⇒ Sistema linfatico e reticoloendoteliale
GAS
ANESTETICI
lo IARC ha considerato inadeguati i
dati attualmente disponibili
sull’uomo e quindi classifica gli
anestetici volatili tra i composti ad
evidenza inadeguata di
cancerogenicità per l’uomo (gruppo
2B).
Normativa di riferimento GAS
ANESTETICI
[Link]. 81/2008 – Testo unico sulla sicurezza sul
lavoro
Circolare n.5 del 14/03/1989 - Ministero della
Salute – Esposizione professionale ad anestetici in
sala operatoria
Linee guida sugli standard di sicurezza e di igiene
del lavoro nel reparto operatorio – ISPESL 2009
GAS
Limiti di esposizione ANESTETICI
Circ. n.5 del 1989 Ministero della Salute: valori limite
Inquinante Sale di vecchia Sale
costruzione ristrutturate/nuove
Protossido di Azoto
ambientale (ppm) TLV- 100 50
TWA
Protossido di Azoto
urinario(µg/L) 55 27
Isofluorano urinario
Questa
(nmol/L) circolare contiene anche le raccomandazioni
18
NIOSH:
TLV-TWA Protossido d’azoto ambientale 25 ppm
TLV- CEILING Alogenati ambientale (se usati da
soli) 2 ppm
GAS
ANESTETICI
L’anestesia generale per inalazione è fonte di un possibile
inquinamento degli ambienti delle sale operatorie che
provoca problemi di esposizione professionale nei confronti
degli operatori addetti (medici anestesisti, ferristi,
chirurghi …)
GAS
ANESTETICI
Gli anestesisti e i ferristi presentano un maggior
rischio legato all’esposizione a gas anestetici rispetto
a chirurghi e personale ausiliario.
Molti studi dimostrano infatti che questi hanno una
maggior dose di esposizione ambientale e valori dei
metaboliti urinari significativamente più elevati
GAS
ANESTETICI
Le cause di inquinamento possono ricondursi a vari fattori:
apparecchiature di erogazione dei gas (perdite da
raccordi, tubi, flussometro, non perfetta adesione della
maschera facciale, residui nelle apparecchiature per
anestesia e diffusione da tubi di connessione in plastica o
in gomma),
sistemi di ventilazione (ricircolo dell'aria senza ricambi
adeguati),
sistemi di convogliamento (gas in eccesso, perdite dalle
connessioni).
GAS
ANESTETICI
Altre fonti di inquinamento sono rappresentate da:
tipo anestesia (entità dei flussi gassosi, percentuali di
vaporizzazione, sistemi e circuiti adottati, adozione di
valvole deviatrici),
disperdersi di gas residui direttamente nell’ambiente,
dopo che il paziente è stato estubato,
GAS
ANESTETICI
ESPOSIZIONE PROFESSIONALE
DEGLI ADDETTI DELLE SALE OPERATORIE
La valutazione dell’esposizione professionale ai gas
anestetici
degli operatori si basa sul:
Monitoraggio ambientale
Monitoraggio biologico
GAS
ANESTETICI
MONITORAGGIO BIOLOGICO
I compartimenti utilizzati per il monitoraggio
biologico degli anestetici assorbiti per via
respiratoria sono i seguenti:
compartimento alveolare
compartimento ematico (venoso)
compartimento urinario ⇒la determinazione
della sostanza tal quale o di suoi metaboliti in
urina è una pratica utilizzata routinariamente e
in genere è significativamente correlata con i
GAS
ANESTETICI
MONITORAGGIO BIOLOGICO
Ricerca degli anestetici tal quali nelle urine degli
operatori al fine di valutare meglio la reale
esposizione individuale.
I gas anestetici vengono escreti in forma
immodificata nelle urine in quantità molto modeste,
infatti utilizzando il monitoraggio biologico si
ricercano: Protossido di Azoto, Isofluorano,
GAS
ANESTETICI
MONITORAGGIO AMBIENTALE
Misura della concentrazione ambientale in modo da:
⇒ Identificare eventuali fonti di inquinamento
⇒ Valutare l’esposizione dell’operatore durante lo
svolgimento della sua mansione
GAS
ANESTETICI
MONITORAGGIO AMBIENTALE
⇒ Metodi diretti
⇒ Metodi indiretti
GAS
ANESTETICI
MONITORAGGIO AMBIENTALE
I metodi diretti consistono nel prelievo di un’ aliquota tal
quale dell’aria dell’ambiente e in un’analisi in tempo
reale attraverso gli analizzatori automatici.
Queste apparecchiature permettono di:
Mettere in evidenza la presenza o l’assenza di un
inquinante
Verificare la distribuzione spazio temporale di un
inquinante
Verificare l’entità dei “picchi” di emissione
Ricercare i “punti di fuga” da un impianto
Verificare il tempo di “lavaggio” di un ambiente
sottoposto a ricambio dell’aria
GAS
ANESTETICI
MONITORAGGIO AMBIENTALE
Gli strumenti a lettura diretta utilizzati sono:
Spettroscopia nell’infrarosso (IR)
Spettroscopia fotoacustica (PAS)
Rivelatori a conducibilità termica (TCD)
GAS
ANESTETICI
MONITORAGGIO AMBIENTALE
I metodi indiretti consistono nel prelievo di un’aliquota
di aria ambientale in contenitori idonei.
Il contenitore utilizzato è il Sample-Bag, detto anche
sacca di campionamento, che consiste in una semplice
sacca che dev’essere collegata ad una pompa a flusso
predefinito, che risponda ai criteri della norma UNI EN
1232/99.
GAS
ANESTETICI
MONITORAGGIO AMBIENTALE
I sample – bags contenenti l’aliquota di aria ambientale
vanno successivamente trasportati in laboratorio a
temperatura controllata
La metodica di analisi utilizzata è la gascromatografia
GAS
MONITORAGGIO AMBIENTALE
ANESTETICI
VANTAGGI
Valori medi ponderati per brevi periodi di
campionamento sia per il protossido sia per alogenati
Raccolta di vari campioni nel corso della seduta
operatoria
SVANTAGGI
Discreto ingombro del sistema del campionamento
Possibilità di perdita degli inquinanti per permeazione o
adsorbimento
Necessità di eseguire l’analisi in tempi brevi
Per le mansioni che comportano spostamenti non è
possibile il prelievo nella zona respiratoria dell’operatore
Le apparecchiature di campionamento necessitano
GAS
ANESTETICI
MONITORAGGIO AMBIENTALE
Altre metodiche di campionamento utilizzate sono quelle
che prevedono i campionatori passivi, i quali prevedono la
captazione del gas anestetico da parte delle particelle
solide del campionatore in base al fenomeno di
ADSORBIMENTO.
Nello specifico:
adsorbimento fisico (fenomeno reversibile a causa di
presenza di forze fisiche tra le molecole)
adsorbimento chimico (fenomeno irreversibile a causa di
legami chimici che si creano tra adsorbente e adsorbito -
GAS
ANESTETICI
MONITORAGGIO AMBIENTALE
I Campionatori passivi sfruttano il fenomeno della
diffusione spontanea degli inquinanti nell’aria da punti a
maggiore concentrazione a punti a minore concentrazione
Teoria sviluppata negli anni settanta con la costruzione dei
primi prototipi
GAS
ANESTETICI
MONITORAGGIO AMBIENTALE
GAS
ANESTETICI
MONITORAGGIO AMBIENTALE
Procedura analitica:
Trattamento del campione:
- Desorbimento del campione passivo con un
solvente appropriato (solfuro di
carbonio, acqua, acquametanolo)
Analisi strumentale:
- (Gascromatografia capillare abbinata al
rivelatore ECD o Massa), che comporta un’alta
specificità e sensibilità analitica
GAS
ANESTETICI
MONITORAGGIO AMBIENTALE
VANTAGGI
Maneggevolezza e facilità d’uso
Molto utili per il prelievo personale e per effettuare
molti prelievi simultaneamente (mappatura di
inquinanti)
Mancanza delle variabili legate al funzionamento e
taratura delle pompe di prelievo
SVANTAGGI
Influenza della velocità dell’aria alla superficie del
campionatore
Tempi di risposta insufficienti per transienti troppo
veloci della concentrazione ambientale
Tempi lunghi di prelievo
GAS
ANESTETICI
MONITORAGGIO AMBIENTALE
Campionatori passivi:
Passivi 3M
Radiello
GAS
ANESTETICI
MISURE GENERALI DI TUTELA
Risulta necessario adottare misure preventive sia di
tipo ambientale che riguardanti le tecniche
anestesiologiche a fine di ridurre l’inquinante:
rendere più isolate e indipendenti tra di loro le sale
presenza di cubatura minima necessaria
adeguato impianto di condizionamento che
garantisca almeno 15 ricambi d’aria l’ora e le
seguenti condizioni:
- Estate TE = 21,5±1°C; UR = 40%± 5%
- Inverno TE = 20±1°C; UR =40%± 5%
GAS
ANESTETICI
GESTIONE DEL RISCHIO DEGLI
IMPIANTI GAS MEDICALI
La gestione degli impianti non può prescindere da una
corretta gestione dei rischi secondo i principi contenuti
nella UNI EN ISO 14971:2012.
Sia la norma UNI EN ISO 7396-1 che la UNI EN ISO 7396 –
2 contengono un’ Appendice dedicata:
⇒ Appendice F per la UNI EN ISO 7396-1
⇒ Appendice D per la UNI EN ISO 7396-2
GAS
ANESTETICI
GESTIONE DEL RISCHIO DEGLI
IMPIANTI GAS MEDICALI
Le due Appendici F e D costituiscono un importante
supporto nell’attività di gestione operativa degli impianti di
gas medicali e soprattutto nell’attività di preparazione delle
procedure da inserire nel Documento di Gestione Operativa
(DGO) descritto nell’Appendice G della UNI EN ISO 7396-1.
GAS
ANESTETICI
GESTIONE DEL RISCHIO DEGLI
IMPIANTI GAS MEDICALI
UNI EN ISO 14971:2012 “Dispositivi medici –
Applicazione della gestione dei rischi ai dispositivi
medici”.
UNI EN ISO 7396 – 1 : 2010 “Impianti di distribuzione
dei gas medicali. Parte 1: Impianti di distribuzione dei
gas medicali compressi e del vuoto”.
UNI EN ISO 7396 – 2 : 2007 “Impianti di distribuzione
GAS
MISURE GENERALI DI TUTELA
ANESTETICI
È necessario inoltre attuare altre misure organizzative e
ambientali quali:
Informazione e formazione al personale di sala operatoria
sui rischi e sulle corrette procedure operative da
adottare
Disponibilità di pezzi di ricambio per le apparecchiature
anestesiologiche
Pronta disponibilità di personale tecnico qualificato per
la manutenzione delle apparecchiature e dei sistemi di
ventilazione
Piano di prevenzione per i rischi da gas anestetici con
programmazione delle manutenzioni e manuale delle
procedure di lavoro
Erogatore del gas anestetico dotato di sistema attivo di
evacuazione del gas esausto
GAS
MISURE GENERALI DI TUTELA
ANESTETICI
Misure comportamentali:
Controllo della perfetta tenuta dei flaconi degli
anestetici alogenati
Uso di evaporatori con sistema chiuso di caricamento
Controllo dell’efficienza dei sistemi di ventilazione
generale
Controllo della perfetta tenuta dei circuiti di erogazione
dei gas anestetici
Sostituzione di tubi e raccordi nel caso di riscontro di
anomalie o rotture
Corretto posizionamento del tubo endotracheale e della
maschera facciale e loro inserimento e/o stacco ad
erogatore chiuso
Adeguata ossigenazione del paziente prima
dell’estubazione
Detergenti ,disinfettanti e sterilizzanti.
Sostanze chimiche usate per detergere e disinfettare la
cute, i presidi sanitari e gli ambienti.
La maggior parte di esse irritante e sensibilizzante per
le vie respiratorie, cute, mucose.
Per alcune è stata evidenziata una relazione tra
esposizione ed insorgenza di asma.
Sostanze usate per al sterilizzazione dei materiali
termolabili:
Formaldeide;
Glutaraldeide;
Orto-ftaldeide;
Acido paracetico;
Ossido di etilene.
81
FORMALDEIDE
ESPOSIZIONE PROFESSIONALE E
METODI DI CAMPIONAMENTO
FORMALDEIDE
GENERALE
Si produce per ossidazione catalitica del metanolo (400°C
< T° < 650°C)
Composto organico volatile (VOC)
Gas incolore
Odore pungente
Solubile in acqua
Elevata reattività chimica
Tende a polimerizzare (paraformaldeide)
N° CAS 50-00-0
83
FORMALDEIDE
UTILIZZO PROFESSIONALE
In campo sanitario viene utilizzato come:
Battericida
◦ tutte le unità operative
Fissante istologico o conservante
(Formalina al 30-50%)
◦ reparti di anatomia e istologia patologica
84
FORMALDEIDE
EFFETTI SULLA SALUTE
Dose
Durata esposizione
Modalità di contatto
Età
Sesso
Stile di vita
85
FORMALDEIDE
EFFETTI SULLA SALUTE
EFFETTI ACUTI E ORGANI BERSAGLIO
Già a concentrazioni di 0,1 ppm può avere effetti irritanti [1 ppm = 1,23
mg/mᶟ]:
Mucose ( naso, gola)
Occhi
Pelle ( dermatite allergica da contatto)
I polmoni vengono interessati secondariamente a livelli più elevati
Popolazioni suscettibili: asmatici, sensibilizzati cutanei
86
FORMALDEIDE
EFFETTI SULLA SALUTE
EFFETTI CRONICI E ORGANI BERSAGLIO
Cancerogeno per via inalatoria – gruppo 1 IARC (monografia
IARC 100F-2012 )
◦ Cancro del rinofaringe
◦ Leucemia
◦ Cancro seni paranasali
Gli effetti neoplastici sono molto più probabili nelle alte vie
respiratorie data la reattività della formaldeide e la capacità
dei tessuti di metabolizzarla
87
FORMALDEIDE
Studi IARC – Cancro Rinofaringeo
La IARC conclude che vi siano sufficienti
evidenze che dimostrino la cancerogenicità
della formaldeide al rinofaringe
monografia IARC agenti chimici carncerogeni - volume 100F
METANALISI - CANCRO NASOFARINGEO
studio esposizione RR (IC 95%) OR (IC 95%) SMR
coorti
produzione industriale
Collins et al [0,3-2,8 ppm]
1997 industria tessile [0,1-1,9
ppm]
1,3 (1,2-1,5)
fonderie [0,3-2,8 ppm]
imbalsamatori [0,3-2,6 complessivo
ppm]
patologi [0,1-1,1 ppm]
caso-controllo
< 2,0 ppm
Bosetti et al
produzione industriale 1,33 (0,61-2,53)
2008
Bachand et al
studi di coorte 0,72 (0,4-1,28)
2010
studi caso-controllo 1,10 (0,8-1,5) 88
FORMALDEIDE
Studi IARC – Leucemia
La IARC conclude che vi siano forti ma non
sufficienti evidenze che dimostrino la relazione
tra esposizione alla formaldeide ed insorgenza
della leucemia
monografia IARC agenti chimici carncerogeni - volume 100F
METANALISI - LEUCEMIA
studio esposizione RR (IC 95%) OR (IC 95%) SMR
Collins &
produzione industriale 0,9 (0,8-1,0)
Linker 2004
imbalsamatori 1,6 (1,2-2,0)
patologi e anatomisti 1,4 (1,0-1,9)
complessivo 1,1 (1,0-1,2)
Bosetti et al
produzione industriale 0,9 (0,75-1,07)
2008
patologi, anatomisti,
1,39 (1,15-1,68)
imbalsamatori
Bachand et al
studi di coorte 1,05 (0,93-1,20)
2010
studi caso-controllo 0,99 (0,71-1,37)
Zhang et al
lavoratori esposti 1,54 (1,18-2,0)
2009
89
FORMALDEIDE
Studi IARC – Cancro seni paranasali
La IARC conclude che non vi siano sufficienti evidenze
che dimostrino la relazione tra esposizione alla
formaldeide ed insorgenza del cancro ai seni paranasali
monografia IARC agenti chimici carncerogeni - volume 100F
ANALISI AGGREGATE - SENI PARANASALI
studio esposizione RR (IC 95%) OR (IC 95%) SMR
Uomini
3,0 (1,5-5,7)
adenocarcinoma
Luce et al2002
(> 1 ppm)
donne
6,3 (2,0-19,7)
Molti studi considerati in questa metanalisi non distinguevano tra
il cancro nella cavità nasale e quello ai seni paranasali; inoltre in
molti studi era presente la confondente della polvere di legno, la
quale è fortemente associata all’insorgenza del cancro ai seni
paranasali 90
FORMALDEIDE
TLV
L’OMS raccomanda 0,1 ppm (ambiente
domestico)
Ambiente occupazionale:
OSHA – 0,75 ppm TWA; 2 ppm STEL
NIOSH – 0,016 ppm TWA; 0,1 ppm C
ACGIH – 0,3 ppm C
SCOEL – 0,2 ppm TWA ; 0,4 ppm STEL
91
MISURE GENERALI DI TUTELA
FORMALDEIDE
STERILIZZAZIONE
Locale adibito alla sterilizzazione isolato ed esclusivo
Impianto di aspirazione che garantisca un numero
sufficiente di ricambi d’aria/ora
Materiale sterilizzato posto in appositi armadi di
degassificazione
Permanenza addetti nei locali per il tempo strettamente
necessario
Esecuzione sotto cappa o su banco aspirato tutte le
lavorazioni che comportino l’uso diretto di formaldeide
Sistema di ventilazione ambientale efficiente 92
MISURE GENERALI DI TUTELA
FORMALDEIDE
CONSERVAZIONE PEZZI
ANATOMICI/ISTOLOGICI
Utilizzo di contenitori a tenuta per la conservazione
dei pezzi anatomici muniti di tappo e sotto tappo (da
25 ml a 2000 ml)
Contenitori precaricati a ciclo chiuso per piccoli pezzi
(20 ml)
Armadi aspirati per lo stoccaggio temporaneo
93
MISURE GENERALI DI TUTELA
FORMALDEIDE
CONSERVAZIONE PEZZI ANATOMICI/ISTOLOGICI
Dosatrice di formalina e sigillatrice ermetica di
contenitori per campioni anatomici a ciclo
chiuso:
Nessun contatto dell’operatore con la
formalina
Dose automatica di formalina e sigillatura
contenitori sottovuoto o in atmosfera
modificata
Convogliamento vapori in un filtro a carboni
attivi e all' esterno del laboratorio attraverso
una condotta di scarico
Sicurezza in caso di caduta/capovolgimento
accidentale (T-FILLER
Sigillatura "a freddo“ con un film trasparente RIVAC) 94
MISURE GENERALI DI TUTELA
FORMALDEIDE
Sistemi Protezione Collettiva
Aspirazione localizzata
Cappe chimiche
Banchi aspiranti
Impianti di ventilazione forzata
95
MISURE GENERALI DI TUTELA
FORMALDEIDE
Sistemi Protezione Individuale
Guanti
Camice
Occhiali protettivi
Maschera con
facciale filtrante
FFP3 (UNI EN
14387:04)
96
FORMALDEIDE
METODI DI CAMPIONAMENTO
A breve termine:
◦ Campionamento attivo (personale) su cartucce
adsorbenti
A lungo termine:
◦ Campionatori diffusivi con cartuccia rivestita di
una sostanza chemioadsorbente
97
Glutaraldeide
Utilizzata nelle strutture ospedaliere come:
sterilizzante a freddo per la disinfezione e pulizia
di materiale sensibile al calore (strumenti di
dialisi, strumentazione chirurgica, broncoscopi,
endoscopi);
fissante per tessuti in laboratori di istologia e
anatomia patologica;
reagente nello sviluppo di radiografie.
GLUTARALDEID
E
Come sterilizzante a freddo è usato in soluzione
acquosa al 2%. In commercio sono presenti soluzioni
più concentrate (fino al 50%) che vengono poi diluite.
Non è noto con certezza il meccanismo e le vie con cui
è
metabolizzata una volta che penetra nell’organismo
umano.
Il prodotto finale del suo metabolismo è la CO ₂.
GLUTARALDEID
Effetti per la salute umana
E
Segni e sintomi irritativi a carico di:
Prime vie respiratorie;
Cute;
Mucosa oculare;
Fenomeni di sensibilizzazione a carico di:
Cute ( DIC e DAC);
Apparato respiratorio (asma occupazionale,
irritativa e allergica).
Si segnalano in letteratura anche casi di
disfunzione alle corde vocali.
100
GLUTARALDEID
Metodi di monitoraggio
E
La valutazione dell’esposizione si avvale di sistemi
di campionamento attivi o diffusivi dei vapori
aerodispersi .
I livelli di esposizione variano in relazione a:
concentrazione della soluzione
tipo di processo
condizioni di ventilazione
I valori limite professionali raccomandati sono di
tipo ceiling
101
GLUTARALDEID
Sistemi di prevenzione
E
Possono ridurre significativamente l’esposizione:
Impiego di sterilizzatrici a ciclo chiuso;
Posizionamento delle sterilizzatrici automatiche
in locali con buona ventilazione;
Corrette procedure di lavoro;
Uso dei dpi.
Le esposizioni accidentali possono essere evitate
con un’opportuna formazione del personale.
La dove possibile è consigliata la sostituzione della
glutaraldeide con altre sostanze quali l’acido
paracetico o l’orto-ftaldeide.
102
Reagenti di laboratorio
Sostanze chimiche eterogenee solitamente usate in
quantità molto piccole e con frequenza limitata.
Valutazione dell’esposizione
Una valutazione dell’esposizione può essere fatta usando
appositi algoritmi che tengono in considerazione la
pericolosità della sostanza (in base alle frasi H) e le
modalità di svolgimento della mansione, attribuendo
dei valori numerici e giungendo ad un giudizio sintetico
per esposizione al rischio per singolo lavoratore o
gruppi omogenei di esposizione. 103
REAGENTI
Sistemi di prevenzione
Sistemi di aspirazione;
Procedure di lavoro dettagliate per evitare
comportamenti a rischio.
Generalmente i laboratori sono dotati di cappe
aspiranti e sistemi di abbattimento degli
inquinanti, ed il personale è specializzato e
quindi consapevole dei rischi legati alla
manipolazione degli agenti chimici.
104
Farmaci
I principi attivi presenti nei farmaci possono
essere responsabili di reazioni avverse sul
personale sanitario.
Le vie di esposizione possono essere:
Inalazione di aerosol;
Assorbimento diretto attraverso cute e mucose;
Inoculazione per via di punture accidentali.
105
FARMACI
Rischi legati all’esposizione occupazionale a
farmaci
Manifestazioni allergiche (dermopatie a carico delle
mani, eczema, orticaria, asma bronchiale, rinite
allergica);
Effetti farmacologici non voluti per esposizione a
cortisone od ormoni;
Sviluppo di farmaco resistenza (specie ad
antibiotici) a seguito di esposizioni a lungo termine.
106
FARMACI
Chemioterapici antiblastici
Sono agenti antiproliferativi parzialmente selettivi
nei confronti delle cellule cancerogene, che
agiscono anche sui tessuti sani con alto indice
mitotico (midollo osseo, bulbi piliferi,
mucose,ecc).
La IARC ha classificato molti chemioterapici come
“cancerogeni per l’uomo” (gruppo1) o “possibili
cancerogeni per l’uomo” (gruppo 2).
107
FARMACI
In base al meccanismo d’ azione possono
essere classificati come:
Agenti alchilanti: mostarde azotate, alchilsolfonati,
nitrosuree, epossidi;
Antimetaboliti: analoghi dell’acido folico, analoghi
pirimidinici, analoghi purinici;
Complessi di coordinazione del platino: cis-platino,
carboplatino, oxaliplatino;
Alcaloidi di origine vegetale: vincristina,
vinblastina, etoposide, teniposide, irinotecano ecc;
Antibiotici antineoplastici: doxorubicina,
daunorubicina, bleomicina, mitocimicina ecc;
Miscellanea: idrossiurea, mitotane, suramina ecc
(in questa categoria rientrano tutti quei farmaci
non classificabili nelle precedenti categorie); 108
FARMACI
L’assorbimento può avvenire per:
Contatto diretto con cute e mucose a seguito di
spandimenti accidentali (via di esposizione
prevalente);
Via inalatoria (possibile in genere solo in caso di
grosse contaminazioni in quanto i chemioterapici
per le loro caratteristiche chimico fisiche tendono a
depositarsi piuttosto che persistere aerodispersi);
Via digestiva (per ingestione accidentale di cibi
contaminati).
109
FARMACI
L’ esposizione a questi preparati può coinvolgere
diverse categorie di lavoratori e avvenire
durante le fasi di:
Immagazzinamento: avviene solo per contatto
accidentale con confezioni non integre;
Preparazione: può causare una diffusione
ambientale sia per formazione di aerosol sia per
spandimento accidentale;
Somministrazione: il rischio è legato ad eventuali
perdite da flaconi o deflussori;
Smaltimento rifiuti;
Manutenzione cappe: il cambio dei filtri e la
pulizia delle cappe nella zona UFA.
110
FARMACI
La preparazione deve avvenire esclusivamente in
speciali aree dette UFA (Unità Farmaci Antiblastici)
con atmosfera in depressione e ingresso consentito
solo al personale autorizzato.
Il rischio in questa fase è molto ridotto per
l’introduzione di appositi dispositivi per creare un
sistema chiuso durante le operazioni di diluizione e
trasferimento del farmaco alla sacca o al flacone
(sistemi luer lock).
111
FARMACI
Le linee guida consigliano una sorveglianza
sanitaria con cadenza variabile
TIPOLOGIA DI LAVORATORE PERIODICITÀ
CLASSE A
Personale che abitualmente ANNUALE
prepara/somministra antiblastici o addetto
alla manutenzione delle cappe
CLASSE B
Personale addetto occasionalmente alla
preparazione/somministrazione degli TRIENNALE
antiblastici o alla pulizia/smaltimento
rifiuti dei locali UFA
Personale con possibili condizioni di
suscettibilità (gravidanza/allattamento, STABILITA DAL
anemia, leucopenia, piastrinopenie, MEDICO
alterazioni funzionalità epatica/renale COMPETENTE
112
Lattice
È ampiamente usato nella produzione di dispositivi
medicali quali guanti, drenaggi, dighe dentali,
protesi e cateteri vescicali.
L’esposizione occupazionale può avvenire per:
Contatto diretto con pelle/mucose;
Inalazione aerosol contenenti proteine del latice.
113
LATTICE
114
LATTICE
Rischi per la salute
Sensibilizzazione IgE mediata alle proteine del latice
(cross reazione con antigeni presenti in alimenti);
Lievi reazioni cutanee (arrossamento cutaneo,
orticaria, prurito);
Reazioni più gravi (rinite allergica, congiuntivite,
irritazione delle prime vie respiratorie, asma
bronchiale, anafilassi);
Segnalati casi di sensibilizzazione ad additivi presenti
nel lattice per via delle lavorazioni industriali subite;
115
LATTICE
Il problema del lattice in sanità
Dagli anni 90 la sensibilizzazione la latice è diventata
uno dei problemi maggiori di salute occupazionale.
Si stima che circa il 10% dei lavoratori esposti sia
allergico e, rappresenta un rischio medico-legale
importante anche per gli utenti delle strutture
sanitarie.
L’approccio ideale nella prevenzione primaria delle
allergie al latice nei lavoratori del comparto
sanitario è la creazione di un ambiente sanitario
latex free, ovvero privo di presidi in latice. 116