Marketing
Marketing
orientamenti manageriali
✨ L’incontro tra domanda e offerta, quella cosa rassicurante, un po’ magica ✨
Il concetto di marketing
Il marketing è sana ossessione per il cliente e per il valore che riesce a creare
Il cliente compie scelte irrazionali, guidate da sensazioni e percezioni (code, limitatezza, prezzo, passione
per il brand, colore ed aspetto esteriore etc.)
Fare marketing è apprendere cosa sia, come si generi e come si trasferisca valore al cliente in modo
profittevole. Chiedersi che valore cerca il mio cliente e mettere in piedi un’offerta che possa soddisfare tale
richiesta. Il cliente è la ragion d’essere dell’azienda:
“Sul ponte di comando di ogni impresa c’è solo il cliente, perché ha il potere di licenziare qualsiasi persona, dal
presidente in giù, andando semplicemente a spendere i suoi soldi altrove”
La fiducia è uno strumento fondamentale per governare la crescente incertezza e complessità dell’ambiente,
rafforzando le relazioni fra impresa e stakeholder, legandolo all’impresa da una relazione stabile e duratura
che porti benefici ad entrambe le parti. La fiducia impatta inoltre sulle performance aziendali: le imprese che
hanno creduto e investito sulla fiducia sviluppano un vantaggio competitivo, che si traduce in risultati
economici migliori e difficilmente imitabile. Si può misurare il livello di fiducia e l’impatto della fiducia
sulle performance aziendali
Il marketing ha come obiettivo ultimo quello della creazione di fiducia presso i mercati e i clienti.
L’impresa può avere diversi orientamenti
La fiducia è espressione della capacità dell’impresa di “mantenere le promesse” e di far fronte agli impegni
assunti con i clienti, è l’aspettativa che l’impresa agirà in modo corretto e favorevole agli interessi del cliente
Assume particolare rilevanza nelle situazioni in cui prima della decisione dell’acquisto non è
possibile disporre di tutte le informazioni per un razionale processo decisionale (beni-trust)
o Contribuisce a ridurre l’incertezza e la complessità delle scelte d’acquisto, proponendosi
come surrogato dell’informazione
Volkswagen: tarocca le emissioni delle macchine, perde la fiducia dei suoi clienti:
Il marketing è definito come il processo di pianificazione e implementazione alla realizzazione del concetto, del
prezzo, della comunicazione e della di distribuzione di idee, prodotti e servizi. Tale processo è finalizzato a creare
scambi per soddisfare i bisogni di singoli individui e/o di organizzazioni
Sottolinea l’importanza di partire dai bisogni dei clienti per creare un sistema di offerta attraverso una serie
di attività opportunamente organizzate in processi e sviluppate con l’obiettivo di creare valore. Il valore è il
rapporto tra i benefici offerti ai clienti e i costi. Si identificano e soddisfano i benefici chiave in modo più
ampio o con un minore costo. Il valore deve essere crato per l’intera società
Fasi principali del processo di marketing:
Prima sezione: comprende una presentazione dell’azienda dei suoi macro-obiettivi, e talvolta un
executive summary finalizzato a mettere in risalto i principali obiettivi del marketing aziendale
Seconda sezione: illustra l’analisi della situazione di marketing (ovvero il risultato della prima fase
del processo di marketing management, il marketing analitico) che si sintetizza nello SWOT analysis
(Strenghts, Weakenesses, Opportunities, Threaths)
Terza sezione: esplicita la pianificazione delle attività di marketing che l’azienda intende svolgere
per conseguire i propri obiettivi (obiettivi di marketing raggruppabili in obiettivi economici,
competitivi, relazionali)
È necessario pianificare le azioni volte ad implementare le decisioni di marketing strategico ed operativo.
Corredato dal piano di azione (scheduling) e dal budget dei costi di marketing, essenziali per poi svolgere le
attività di controllo
Ambiente e concorrenza (fase analitica)
Analisi dell’ambiente
Analisi dell’ambiente al fine di operare scelte strategiche ed operative di marketing allineate con le effettive
esigenze della domanda e consolidare una forte relazione fiduciaria con il mercato. Tutte le novità che si
sviluppano a livello ambientale determinano trasformazioni non secondarie delle politiche di marketing. Si è
assistito ad una trasformazione strutturale della domanda e dell’offerta industriale
Macro-ambiente
Territorio e demografia: struttura del territorio, articolazione e trend della popolazione che incidono
sui consumi e sul comportamento d’acquisto dei clienti
o Italia: provincie, forte differenza tra i vari territori, paese anziano e con tasso di natalità
basso, aumenta il numero di persone che vanno all’estero e si riduce il numero di quelle che
vengono in Italia
Cultura e società: i clienti sono condizionati dalle mode o consumi imitativi, dalla percezione della
propria qualità di vita. Sono emersi nuovi canali di comunicazione e interazione con la clientela, e
sblocchi distributivi.
Economia e imprese: sistema economico a livello globale
o Italia: crisi della pandemia, disoccupazione, smart working, incertezza e scarsa fiducia nel
futuro (rinvio acquisto beni durevoli). Imprese di piccola-media grandezza
Scienza e tecnologia: influiscono sulle abitudini sociali, sui processi di acquisto e di ricerca
dell’informazione dei clienti. L’innovazione e la trasformazione digitale hanno prodotto nuovi
touchpoint, modificando radicalmente il customer journey, ma non è un’innovazione omogenea in
tutte le categorie merceologiche e si differenzia in base allo sviluppo territoriale e demografico
Politica e normativa: orientamenti politici, la tendenza alla liberalizzazione delle attività
economiche e i vincoli dettati dalla normativa o dalle
restrizioni doganali, la certezza del diritto
Ciascun elemento rilevante del macro-ambiente può essere
analizzato con un maggiore grado di dettaglio. È dunque
importante valutare la probabilità con cui i fenomeni
rilevanti potrebbero verificarsi in futuro e classificarli in base
all’impatto che sono potenzialmente in grado di produrre
sull’impresa
Micro-ambiente
L’indagine del micro-ambiente parte dallo studio del settore e dei suoi principali attori. A questo scopo il
modello struttura-condotta-performance (SCP) collega i comportamenti delle imprese e le loro
performances economiche e competitive alla struttura settoriale in cui agiscono
L’analisi della domanda (bisogni della clientela effettiva e potenzialmente raggiungibile) è il principale
elemento conoscitivo su cui si fondano le decisioni di marketing
Analisi quantitativa: stima delle dimensioni del mercato potenziale, della domanda effettiva di
mercato e quella a cui si rivolge la singola impresa
Analisi qualitativa: analisi dei bisogni, delle motivazioni d’acquisto, del processo di svelta e della
valutazione post-acquisto dei clienti
Potenziale di mercato
È una stima coerente, con un insieme di ipotesti relative agli effetti delle azioni di marketing dei produttori
e al comportamento della domanda, in rapporto alla scala di preferenza e all’evolversi della situazione
economica generale. È perciò è possibile calcolare diversi potenziali e che ogni potenziale stimato è soggetto
a variazioni nel breve e nel medio termine
Talvolta è opportuno stratificare il mercato potenziale in segmenti di domanda
I prodotti di consumo sono distinti in beni destinati all’immediato consumo o beni durevoli
𝑀𝑘𝑡𝑃𝑜𝑡 = (𝑁 × 𝑃 × 𝑂 × 𝐷𝑃 )
Beni e servizi non durevoli rivolti ad un mercati di Beni e servizi non durevoli legati all’uso di un bene di
massa (immediato consumo) investimento (immediato consumo)
Nt = popolazione nell’area geografica Nt = numero di unità potenziali di consumo
Pt = percentuale della popolazione potenziale che non Pt = tasso di dotazione di questa unità
presenta impedimenti all’acquisto Qt = frequenza di utilizzo del bene di investimento
Qt = occasioni d’uso potenziali nel periodo t DPt = quantità massima di prodotto di consumo utilizzato
DPt = dose piena per ogni occasione d’uso
La domanda di beni durevoli deve essere divisa in domanda di riacquisto, domanda di primo acquisto e
domanda di acquisti aggiuntivi
Primo acquisto = nuovi potenziali acquirenti, non-utilizzatori storici, tasso di conversione
Sostituzione = considerazioni di carattere economico, estetico o psicologico
Acquisti aggiuntivi
La quota di mercato assoluta è l’ammontare delle vendite realizzato dall’impresa i-esima (Qi) in
percentuale sulle vendite complessive rilevate nel suo mercato di riferimento (Q). I termini possono essere
espressi sia in volumi che in valore, e il confronto tra le due da informazioni sulle politiche di prezzo
𝑄
𝑄𝑀 =
𝑄
È necessario definire accuratamente i confini del mercato di riferimento, seguendo il principio di riferire il
denominatore della quota alle vendite delle imprese con le quali esistono rapporti di rivalità diretta, oppure
la quota di vendita delle aziende appartenenti alo stesso gruppo strategico, oppure in corrispondenza dei vari
stadi del canale di distribuzione. È necessario inoltre definire l’area geografica di riferimento e il lasso
temporale di analisi
Mediante le rilevazioni attuate per calcolare la quota di mercato è possibile ottenere informazioni sulla
performance complessiva dell’impresa, l’efficacia delle azioni di marketing, e informazioni più dettagliate
nel caso in cui il mercato sia diviso in aggregati significativi (su base geografica, per forme distributive)
Quota di mercato relativa: rapporto fra la quota di mercato dell’impresa i-esima e quella del principale
concorrente. Il denominatore del rapporto può corrispondere alle vendite della maggiore impresa operante
nel mercato (leader dominante, sfruttamento economie di scala ed esperienza), dei primi due o tre
concorrenti principali (leader del mercato, concorrenzialità), del concorrente più vicino in termini di
dimensioni (concorrenzialità)
La quota di mercato può essere espressa come prodotto di due indici, ovvero il grado di penetrazione e il
grado di copertura ponderata, indici utili per valutare i risultati conseguiti dalla politica di marketing.
Sono utili per valutare la struttura della distribuzione (dati rilevati a livello di distribuzione), oppure la
struttura dei consumi (dati rilevati presso le famiglie)
𝑄 𝐴𝐶𝑆
𝑄𝑀 = × 𝐴𝐶𝑆 = acquisti totali della categoria di prodotto dei clienti serviti
𝐴𝑐𝑠 𝑄
𝑄
𝐴𝐶𝑆 = 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑒𝑛𝑒𝑡𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒
𝐴𝐶𝑆
𝑄 = 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑝𝑒𝑟𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑝𝑜𝑛𝑑𝑒𝑟𝑎𝑡𝑎
L’indice di penetrazione esprime la percentuale delle vendite della marca in rapporto alle quantità totali
della categoria di prodotto acquistate dai clienti dell’impresa (considera come mercato di riferimento solo
quello costituito dagli acquisti effettuati alla propria clientela). Mi permette di capire quanto la mia azienda è
importante nel mercato composto dai miei clienti
L’indice di copertura ponderata esprime il peso dei clienti serviti dall’impresa rispetto al mercato totale
della categoria di prodotto considerata. Mi dice quanto i miei clienti sono rilevanti nel mercato
𝐴𝑆𝐶 𝐴𝑆𝐶 𝑁 𝑁
𝑄 = × ×
𝑁 𝑁 𝑄
𝐴𝑆𝐶
= 𝑎𝑐𝑞𝑢𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑐𝑙𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑡𝑖 (𝑝𝑒𝑠𝑜 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑜)
𝑁
𝑁
= 𝑐𝑜𝑝𝑒𝑟𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑖𝑐𝑎 (% 𝑑𝑖 𝑐𝑙𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑒𝑓𝑓𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙 𝑎𝑧𝑖𝑒𝑛𝑑𝑎 𝑠𝑢𝑖 𝑐𝑙𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑖)
𝑁
𝑁
= 𝑔𝑟𝑎𝑑𝑜 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑝𝑒𝑟𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 (𝑟𝑒𝑐𝑖𝑝𝑟𝑜𝑐𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑚𝑒𝑛𝑖𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑙𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒𝑙𝑎)
𝑄
Ponendo a confronto la dimensione dei clienti serviti con quella dei clienti presenti sul mercato (Q/N)
si ottiene l’indice di selezione, che è un indicatore della qualità del portafoglio-clienti (grandezza
media dei clienti serviti)
L’indice di assortimento dell’impresa è il rapporto fra la sommatoria degli indici di copertura
ponderata delle diverse varianti e il suo grado di copertura ponderata complessiva. Indica il numero
medio di varianti della marca presenti nei punti di vendita
Coinvolgimento psicologico: aspetto completamente soggettivo che impatta come il cliente vive il
suo journey
Che benefici cerco: posso cercare un beneficio esperienziale oppure funzionale
Fattori psicologici: ognuno ha delle caratteristiche individuali legate all’impatto di diversi fattori
psicologici
Fattori sociali: condizionamento dell’ambiente in cui si vive. Siamo il risultato anche delle nostre
relazioni e della sedimentazione delle norme e dei valori sociali
o Gruppo di riferimento: coloro rispetto ai quali una persona si confronta e si relazione ed
esercitano una significativa influenza sui suoi comportamenti
Fattori situazionali: i nostri comportamenti cambiano in base all’ambiente fisco, stato d’animo,
situazioni
o Ambiente fisico: supermercato brianzolo, vanno in quello più brutto per percezione di
risparmio, poi quello brutto ristruttura bello e quello bello ristruttura in brutto, offerta si
sposta (rosso: acquisto d’impulso, blu: acquisti meditati)
o Stimoli musicali e percezioni del tempo di attesa: la scelta della musica da stimoli
Una musica lenta, a volumi più bassi, crea un senso di rilassamento nei consumatori
che sono disposti a trattenersi più a lungo nell’ambiente di vendita, soprattutto se la
musica è congruente con la merceologia proposta o se la musica diffusa è piacevole
o Stimoli olfattivi: aromaterapia
o Fretta: cattive decisioni
o Acquisti in solitaria: condividere l’acquisto e socializzando l’esperienza
Coinvolgimento psicologico
Vi è una correlazione positiva fra il livello di coinvolgimento e il grado di approfondimento dei processi
informativi e valutativi che precedono l’acquisto. Se vi è un basso coinvolgimento psicologico il cliente salta
la fase della racconta delle informazioni, ricorrendo alla sperimentazione diretta del bene. Nel caso di
elevato coinvolgimento il consumatore fonda le proprie valutazioni su un processo di apprendimento
intenzionale
Il livello di coinvolgimento del cliente dipende da:
o Interesse per la categoria di prodotto o di una specifica marca. Dipende da elementi soggettivi come
le valenze funzionali e socio-psicologiche, il valore emotivo
o Grado di rischio percepito: è connesso all’incertezza sull’esito della decisione ed eventuali
conseguenze negative dell’acquisto, e dipende da fattori individuali e ambientali, e incide sui criteri
valutativi adottati. Al fine di ridurre il rischio il cliente mette cerca informazioni e mette in atto
strategie di riduzione del rischio percepito (fedeltà alla marca o punto di vendita, prodotti fortemente
pubblicizzati, acquisto delle marche più costose o economiche)
o Rischio funzionale: performance inadeguata
o Rischio fisico: minacce per l’incolumità o la salute del consumatore
o Rischio economico-finanziario: conseguenze negative sul piano patrimoniale e/o reddituale
o Rischio psico-sociale: possibile impatto negativo del prodotto sull’autostima dell’individuo
e/o sulla considerazione sociale
o Visibilità sociale dei processi di acquisto e di consumo: amplifica il rischio psico-sociale percepito
e la rilevanza del prodotto sul piano simbolico. Il consumo di alcuni beni è interpretabile come un
insieme sistematico di segni
o Contesto di utilizzo: il collegamento del prodotto a specifici contesti di utilizzo può modificare il
grado di coinvolgimento psicologico del cliente e quindi i suoi criteri di scelta
Un consistente livello di coinvolgimento psicologico consente al marketing manager di creare nuove fonti di
differenziazione. Un cliente molto coinvolto nell’acquisto di un prodotto ricerca elementi di servizio e
contenuti extra funzionali ed emozionali
È necessario individuare il livello di coinvolgimento e le fonti che lo generano, così da poterle gestire in
maniera adeguata. Tale livello varia tra clienti diversi e può essere una base di segmentazione del mercato.
Può inoltre variare in diverse situazioni di acquisto o di utilizzo del prodotto. Soggetti molto coinvolti sono
sensibili a servizi di tipo informativo, quelli poco coinvolti preferiscono invece la comodità dell’acquisto
Motivazioni di acquisto
Raccolta di informazioni
Raccolta di informazioni (percezioni): fase in cui il cliente cerca le varie alternative, capta le
caratteristiche di ciascuna di esse e le pone a confronto. Le percezioni del cliente non sono oggettive, tende a
mantenersi coerente attraverso meccanismi di salvaguardia (sono meccanismi di selezione). La tipologia di
ricerca dipende anche dalle motivazioni di acquisto
Attività intraprese dal consumatore per apprezzare la corrispondenza tra le proprie aspettative e le
caratteristiche delle diverse soluzione candidate all’acquisto
Modello multi-attributo:
L’acquirente, nella scelta di un bene, ricerca la soddisfazione di un articolato insieme di bisogni. Quindi il
confronto tra le alternative verte sulla valutazione delle singole caratteristiche possedute e sull’importanza
data a ciascun attributo. Le offerte vengono quindi ordinate in rapporto alla valutazione complessiva
Individuazione delle caratteristiche sulle quali attuare il confronto: dipendono dai benefici
ricercati, individuate con ricerche di mercato
Regole di confronto delle alternative per la formazione della struttura delle preferenze:
o Strategie valutative e non valutative:
Strategie valutative: organizzazione delle informazioni relative alle singole
alternative. Si distinguono a loro volta in valutazioni globali o basate sugli attributi
specifici (analitiche)
Strategie non valutative: regola decisionale semplice
o Rispetto alle valutazioni analitiche si possono usare modelli compensativi o non
compensativi:
Modelli compensativi: valutazione simultanea di tutti gli attributi
Modello multi-attributo: indice sintetico di atteggiamento Aj = Wi × Bij
Aj : atteggiamento verso il prodotto j
Wi : importanza dell’attributo i
Bij : valutazione soggettiva della posizione occupata dal prodotto j
relativamente all’attributo i
Modello del profilo ideale: tanto più una marca si avvicina all’ideale tanto
maggiore è la probabilità di essere scelta
Modelli non compensativi: l’acquirente individua un attributo principale e confronta
le opzioni rispetto a tale caratteristica
Modello congiuntivo: la valutazione dei diversi profili di offerta avviene
verificando la presenza dei requisiti minimali, semplificando il problema
decisorio (vasto numero di attributi giudicati rilevanti)
Modello disgiuntivo: come il modello congiuntivo ma presenta un ridotto
numero di attributi giudicati rilevanti
Modello lessicografico: i diversi attributi sono classificati in ordine di
importanza e per ciascuno viene identificato il livello ideale. Quindi la
valutazione degli attributi avviene in ordine gerarchico e sulla base della
distanza della posizione occupata dal prodotto rispetto a quella ideale
I criteri dipendono dai benefici ricercati, le procedure dipendono dalle modalità adottate dalla clientela per
elaborare le informazioni relative ai diversi criteri valutativi (4 tipologie di procedure valutative)
1. Livello di specificità delle procedure: analitiche o sintetiche
2. Procedure basate sull’oggetto e procedure basate su attributi
3. Natura:
a. Estensione delle caratteristiche considerate
b. Tipo di comparazione effettuata (livello minimo o ideale)
La comprensione del tipo di procedura è rilevante per il marketing management. Possono essere eterogenei e
differenti per i vari segmenti di clientela
Modello choice-set:
Il processo di valutazione è raffigurato tramite una serie di insiemi (set) di dimensioni progressivamente
ridotte, ognuna delle quali include tutti quei prodotti nei confronti dei quali il consumatore ha manifestato
una certa reazione. È un procedimento a tappe e i prodotti vengono selezionati in base al superamento di
soglie significative
Il consumatore non può essere a conoscenza del total set, ma
solo di una parte, awareness set.
Il momento dell’acquisto
La decisione di acquisto scaturisce dall’interazione fra numerosi soggetti, il gruppo decisionale di acquisto:
Le attività di utilizzo del prodotto si distinguono in autoteliche (alle quali è associato valore) o strumentali
(strumentali per il raggiungimento di altri obiettivi)
La soddisfazione del cliente è definita come la capacità di offrire prodotti e servizi in linea o che superano1
le aspettative della domanda ed è misurata mediante la quantificazione del differenziale tra il livello delle
percezioni post-acquisto e quelle delle sue aspettative.
𝑠𝑜𝑑𝑑𝑖𝑠𝑓𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 = 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑝𝑜𝑠𝑡 𝑎𝑐𝑞𝑢𝑖𝑠𝑡𝑜 − 𝑎𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑎𝑡𝑖𝑣𝑒
La soddisfazione è alla base della fiducia che il cliente ripone nell’impresa. La fiducia è il livello di certezza
delle aspettative create dall’impresa. Questa è determinata inoltre da antecedenti di natura comportamentale
(esperienze pregresse) e di tipo cognitivo-affettivo
La fiducia è alla base della fedeltà, dalla quale dipendono le performance competitive ed economiche
dell’impresa, rappresentate da indicatori come quota di mercato e livello di marginalità
Imprese commerciali: imprese che svolgono come attività prevalente la compravendita di beni.
Rappresenta l’anello di congiunzione fra i produttori industriali e i consumatori finali, riducendo la distanza
spazio-temporale che tradizionalmente li divide. Il prodotto delle imprese commerciali è dato dal punto di
vendita. Sono in grado di generare delle utilità di luogo, di tempo e di possesso poiché hanno un’offerta
ampia di prodotti e un capillarità sul territorio. Si qualificano come clienti intermedi e spesso hanno un
fatturato molto maggiore delle imprese industriali
Le aziende commerciali si sono sempre più attivate nella gestione della relazione con la clientela e il
marketing. Si sono inoltre sviluppate notevolmente sul piano dimensionale e rispetto alla capacità di
governo dei mercati
L’analisi della domanda intermedia deve identificare e comprendere i principali trend evolutivi e come
queste imprese possano condizionare le percezioni e preferenze dei clienti finali in merito al prodotto.
Negli ultimi decenni molte di queste imprese si sono riunite in supercentrali d’acquisto per accrescere il
proprio potere d’acquisto e quindi ottenere migliori condizioni economiche dalle aziende a monte del canale
in fase di negoziazione dei contratti di compravendita (coopetition orizzontale)
Supermercato: esercizio di vendita al dettaglio operante nel campo alimentare organizzato a self-
service e con pagamento all’uscita che dispone una superficie di vendita compresa tra i 400 e i
2499 metri quadrati
o Vasto assortimento di prodotti alimentari e non alimentari di uso domestico corrente
o Localizzati in aree urbane o nei pressi di agglomerati di minori dimensioni
o Solitamente dotati di un parcheggio
Ipermercato: esercizio di vendita al dettaglio operante nel campo alimentare, organizzato a self-
service e con pagamento all’uscita che dispone di una superficie di vendita maggiore o uguale a
2500 metri quadrati (tutto sotto lo stesso tetto)
o Prodotti alimentari e ampio assortimento di beni non alimentari (due macro-reparti ben
distinti)
o Dislocazione extraurbana, ampio parcheggio, numero elevato di casse, estensione orari
d’apertura, presenza di laboratori interni per la preparazione di cibi, banchi per prodotti
freschi e vendita assistita
o Elevata quantità e varietà dei prodotti di marca
o Prezzi competitivi ed elevato utilizzo di promozioni di prezzo
Punto di vendita a libero servizio: esercizio di vendita al dettaglio operante nel campo alimentare
organizzato a libero servizio con pagamento all’uscita, che dispone di una superficie compresa tra
100 e 399 metri quadrati, di proprietà di piccoli imprenditori indipendenti. Ubicati nei quartieri
residenziali e la clientela sono le persone che abitano nelle immediate vicinanze
o Superette: esercizio di vendita al dettaglio operante nell’alimentare e organizzato a self-
service, con una superficie di vendita compresa tra i 200 e i 399 metri quadrati
o Minimarket: negozio al dettaglio operante nell’alimentari e organizzato a libero servizio,
con una dimensione compresa tra i 120 e i 199 metri quadrati
o Corsie strette, banchi alti, esposizione dei prodotti essenziale e assenza parcheggio
Superstore: punto di vendita al dettaglio, organizzato a self-service, che tratta merceologie
alimentari, la superficie è superiore a 2000 metri quadrati e in genere non supera i 3000 mq
o Localizzato in zone periferiche facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici
o Negozi autonomi, dotati di parcheggi o situati in centri commerciali di media dimensione
o Orari di apertura simili ai supermercati ma con estensioni nei festivi
o Ampliamento dell’offerta in alcune categorie merceologiche, soprattutto nel non alimentare
o I servizi aggiuntivi sono assenti o limitati
Discount: punto vendita al dettaglio, a self-service, operante nel comparto alimentare
o Assortimento composto prevalentemente da prodotti non di marca
o Allestimento spartano
o Minor numero di referenze (varianti per singola classe di prodotto)
o Può essere considerato come una specializzazione del supermercato secondo un orientamento
alla convenienza del prezzo
o La convenienza deriva da logistica snella, soli servizi essenziali e poche varianti di prodotti
Convenience store (negozio di prossimità): punto di vendita di ridotte dimensioni che offre un
assortimento di prodotti alimentari e non che soddisfano le esigenze quotidiane
o Locati in zone di alto passaggio
o Comodità dovuta alla vicinanza e agli orari di apertura estesi
o Gli acquisti sono d’impulso o di emergenza
o Alcuni offrono la prima colazione e la preparazione di piatti pronti che possono essere
consumati sul posto o a casa
Cash and carry: rappresenta l’applicazione del self-service a un magazzino all’ingrosso. Sono
negozi non accessibili a clienti privati ma destinati ad utenti professionali
o Grandi dimensioni
o Strutture autonome dotate di parcheggi
o Il pagamento è in contanti con emissione immediata della fattura
o I clienti provvedono autonomamente al trasporto merce
Grande magazzino: esercizio per il commercio al dettaglio, solitamente assistita, operante nel
campo non alimentare che dispone di una superficie di vendita superiore a 400 metri quadri e di
almeno cinque reparti distinti, destinati alla vendita di articoli di settori merceologici diversi e di
largo consumo
o L’abbigliamento è il reparto portante
o L’assortimento è completato da prodotti semidurevoli per casa e tempo libero
o Prodotti di qualità medio-alta
o Locati nelle aree di maggior pregio commerciale, all’interno di edifici importanti
o Sprovvisti di parcheggio
o Si trovano anche spazi dedicati alla ristorazione, localizzati agli estremi
Grande superficie specializzata (GSS): esercizio commerciale operante nel comparto non
alimentare che fa capo a un’impresa che gestisce almeno 10 punti vendita e/o ha una superficie di
vendita superiore a 250 metri quadrati
o Forte specializzazione su una determinata categoria con un’offerta molto dettagliata e a
prezzi contenuti
o Vendita a self-service, anche se il cliente può essere assistito dal personale competente
o Talvolta sono offerti servizi aggiuntivi che coinvolgono il cliente durante la visita o altri
servizi come il baby-sitting, aree ristoro e relax
Centri commerciali: complesso concepito, promosso, realizzato e gestito con criteri unitari da una
società che concede a terzi (pagano) l’utilizzo da parte degli spazi per esercitare l’attività di vendita.
o Presenta almeno 10 negozi al dettaglio, dispone di infrastrutture, servizi comuni e ampio
parcheggio
o Il 40% della superficie di vendita è destinato a esercizi tradizionali e specializzati
o È integrato con attività paracommerciali (bar, ristoranti) ed eventualmente
extracommerciali (teatri, cinema) per una maggiore attrattività
o Ogni centro è gestito da un organismo che fa capo alla proprietà, che ne coordina le attività
generali e di marketing per promuovere in centro
Factory outlet center: strutture simili ai centri commerciali al cui interno sono presenti punti di
vendita che fanno capo a imprese produttrici operanti per lo più nel campo dell’abbigliamento e
accessori
o Localizzati in zone extraurbane strategiche per la capacità di attrarre elevato numero di clienti
o Coprono una superficie molto vasta, al cui architettura richiama quella di piccoli borghi con
piazze e fontane
o La differenza dai centri commerciali è che i negozi sono spacci aziendali, propone a prezzi
scontati una selezione dei prodotti della casa produttrice (evoluzione degli spacci aziendali)
o Prodotti di alto livello a prezzi accessibili
Evoluzione del settore commerciale
Rivoluzione commerciale: modifica degli assetti competitivi, organizzazione aziendale e delle formule
distributive prevalenti → distribuzione moderna
Modernizzazione: negli Stati Uniti formula del supermercato nell’ambito del comparto grocery e
quella del department store per gli altri beni di consumo. Questa si è poi evoluta nel superstore nel
Regno unito, poi nell’ipermercato in Francia, nel discount store in Germania. In Italia cooperazione e
associazionismo hanno trainato il processo di modernizzazione
Concentrazione: aumento delle dimensioni delle imprese commerciali, con conseguente aumento
del loro potere e creazione di supercentrali d’acquisto
Processo di liberalizzazione e internazionalizzazione: in Italia è più subita che attuata, ha indotto
la modernizzazione e la concentrazione.
Accrescimento della capacità di distribuzione di condizionare le preferenze della domanda:
marketing di insegna, svincolato da quello delle aziende industriali. Realizzazione di prodotti con
marca commerciale (private label)
Il servizio commerciale
Il servizio commerciale costituisce il prodotto dell’impresa commerciale e può essere definito come mix di
servizi elementari combinati in proporzioni diverse per appagare il bisogno di un determinato segmento di
domanda. I servizi centrali soddisfano direttamente il bisogno per cui viene richiesto il servizio, quelli
periferici sono a supporto dell’attività principale (permettono di differenziare la propria offerta per i clienti).
I servizi commerciali si dividono in servizio commerciale in senso stretto ( servizi logistici o informativi) e
servizi aggiuntivi (altri). La loro analisi permette di comprendere la scelta di posizionamento strategico
Dimensione logistica: servizio che facilita l’aspetto logistico dell’approvvigionamento dei beni
o Servizio di prossimità: diminuisce i costi di trasporto e tempo
o Servizio di stoccaggio: diminuisce il costo di stoccaggio
o Estensione dell’orario di apertura: diminuisce il costo soggettivo del tempo
o Ampiezza dell’assortimento: diminuisce il numero di shopping expeditions
o Self-scanning, consegna a domicilio
Dimensione informativa: servizi volti ad arricchire e a supportare il processo di scelta
o Preselezione: riduce i costi di ricerca delle informazioni
o Profondità dell’assortimento: un’elevata profondità (varianti e referenze) permette al
consumatore di ottenere maggiori informazioni in un singolo punto vendita
o Informazione diretta: riduce i costi di informazione
Servizi aggiuntivi: non costituiscono il core business ma elementi di estensione dell’attività.
Facilitano lo svolgimento della funzione primaria dell’impresa di distribuzione
La funzione centrale è quella logistica e informativa, gli altri servizi facilitano lo svolgimento della funzione
primaria, accrescendo il valore dell’offerta per il cliente. Le diverse componenti del servizio assumono
diverso peso in base alle differenti situazioni e dal profilo del consumatore. L’utilità dell’attributo logistico
è inversamente correlata al grado di problematicità del processo di acquisto, mentre l’utilità dell’attributo
informativo è collegato in maniera diretta.
Innovazione commerciale
Crescente ricerca d’innovazione per la necessità di differenziarsi dai concorrenti dovuto all’aumento della
pressione concorrenziale e dall’impossibilità di ottenere una copertura brevettuale e di mantenere riservato il
contenuto innovativo del prodotto distributivo. Vi è imitazione immediata, soprattutto delle innovazioni front
end, rispetto a quelle back end
Le innovazioni possono riguardare i processi inter-organizzativi, le strutture e processi organizzativi
Marche commerciali (private label): sviluppo di prodotti propri, concorrenza orizzontale con
l’industria, passaggio ad un’attività di branding propria a livello distributivo
o La quota di mercato della marca commerciale è direttamente proporzionale al grado di
concentrazione del settore distributivo
Programmi di fidelizzazione: gestione personalizzata della relazione con il cliente
Marketing d’insegna: condizionamento delle preferenze della domanda
o Micro-marketing: finalizzate a valorizzare la propria offerta commerciale, offrendo
combinazioni di prodotti e promozioni personalizzare
In assenza di una reazione da parte delle imprese industriali questi cambiamenti potrebbero portare ad una
situazione in cui i distributori potrebbero essere nelle condizioni di controllare la parte più significativa delle
politiche di canale e dell’offerta industriale
Strategie di marca commerciale:
Marca in esclusiva Prodotto Generici garantiti o prodotti di Marca fantasia non
generico bandiera riconoscibile
Marca fantasia Marca insegna Marca insegna per tipo di segmento
riconoscibile
Le imprese hanno iniziato a sviluppare un proprio orientamento all’innovazione, hanno nuove fonti di
generazione del valore per la domanda. Le imprese industriale devono quindi progettare nuove modalità
gestionali per ottenere la collaborazione dei distributori, diventata cruciale
Trade marketing: attività commerciali che le imprese industriali dedicano alla gestione della relazione con
il distributore
Dimensione collaborativa nella gestione delle relazioni di canale: i progetti di partnership tra imprese e
distributori permettono di creare nuovi spazi di mercato e sfruttare sinergie che accrescono l’efficienza della
filiera e il valore creato per il cliente
Adottare un approccio strategico
Approccio strategico
Processo che consiste nell’organizzare una popolazione di potenziali acquirenti, clienti finali o imprese, in
uno o più gruppi, definiti «segmenti», omogenei per tipo di caratteristiche, bisogni o comportamenti.
La segmentazione è un processo analitico che permette di ridurre la complessità del mercato. Serve per poter
approcciare i diversi segmenti in modo diverso. L’insieme di soggetti da suddividere è la domanda
potenziale, e vengono segmentati in base a parametri di analisi (criteri di segmentazione). I gruppi che si
vengono a creare sono chiamati cluster o segmenti
Ogni segmento deve soddisfare 5 requisiti:
Successivamente si selezionano i segmenti bersaglio, prioritari, rispetto ai quali puntare gli sforzi di
marketing. Questi sono scelti valutando:
L’ultima decisione da prendere, una volta selezionato il segmento target, è la decisione di posizionamento
sul mercato, la collocazione del prodotto in un definito sistema di percezioni dell’acquirente, rispetto
all’offerta complessiva (posizionamento atteso e posizionamento reale, possono essere più o meno simili in
base all’efficacia del marketing attuato). È la percezione della value proposition che si propone al target
Il prodotto commodity non ha un posizionamento, il prodotto specialty ha un posizionamento, che conferisce
al prodotto connotati e caratteristiche di distintività
Il posizionamento viene espresso in termini relativi rispetto a due benchmark:
Chiaro: il target associa con precisione al posizionamento i relativi attributi chiave identificati
dall’azienda per definirlo
Rilevante: le caratteristiche rispondono a un bisogno o ad un problema che il target percepisce come
prioritario
Positivo: quando il target ritiene che la value proposition si avvicina al livello ideale di presentazioni
richieste dal prodotto
Distintivo: quando il target percepisce distanza, ovvero differenza, rispetto alle value proposition
della concorrenza
Sistemi di differenziazione
Imprese industriali: scelte relative alla politica di prodotto. Finalizzati a soddisfare bisogni specifici
di specifici segmenti di consumatori
Imprese commerciali: elemento centrale dell’offerta, sintesi di servizio e prodotto. Finalizzato a
soddisfare un insieme più ampio di bisogni
Imprese industriali
Branded house: tutte le line di prodotto sono comprese nell’assorbimento aziendale con un’unica
marca. Condivisione di una medesima immagine di marca su più linee di prodotto
House of brands: associare a prodotti diversi marchi diversi. Permette di ridurre il rischio che
l’insuccesso di un prodotto possa ripercuotersi in termini negativi sul marchio comune e determinare
un deterioramento dell’immagine complessiva
Marchio ombrello: associare a ciascuna linea, caratterizzata da un proprio marchio, un ulteriore
brand comune
L’analisi del portafoglio prodotti permette di determinare la performance reddituale e competitiva dei
prodotti che compongono l’assortimento. Viene monitorata la posizione competitiva e i risultati di ciascun
prodotto in termini di fatturato, redditività, quota di mercato.
Le matrici di portafoglio prodotti suddividono l’assortimento in diverse categorie, in base ai risultati e alle
prospettive di mercato dei singoli prodotti. Viene così valutato il bilanciamento del portafoglio prodotti e
l’eventuale opportunità di ridefinire l’assortimento.
Uno strumento usato per l’analisi del portafoglio è la matrice BCG che
posiziona i vari prodotti in base al tasso di sviluppo del mercato (mercati con
prospettive di sviluppo o mercati maturi/in declino) e la quota di mercato
relativa (distanza competitiva dal principale rivale di mercato)
Impresa commerciale
L’assortimento costituisce l’elemento centrale del retailing mix dell’impresa commerciale. Incide sul profilo
d’immagine e sul posizionamento dell’impresa di distribuzione, che dipende dal tipo di prodotti offerti.
Assortimento profondo di una sola categoria Assortimento ampio e profondo, grandi magazzini
Ricerca di informazioni Logistica e informazioni
PDV Marginali PDV Despecializzati
Convenienza e/o prossimità Assortimento molto ampio ma poco profondo
Minimizzare costi di accesso al prodotto
Le decisioni in termini di assortimento e i criteri per l’inserimento di nuovi prodotti sono temi importanti per
le imprese industriali che commercializzano i propri prodotti tramite canali distributivi indiretti al fine di
agevolare la vendita del proprio prodotto alle imprese commerciali e disegnare adeguate politiche di canale
(devono conoscere i criteri valutativi che guidano le scelte di assortimento).
Formazione degli assortimenti: successione gerarchica di scelte
1. Scelta delle famiglie merceologiche e categorie da commercializzare (ampiezza): tipo di offerta
con cui l’impresa si presenta sul mercato e la cornice entro la quale vengono prese le decisioni di
inserimento di nuovi prodotti
2. Scelta delle tipologie di prodotti per ciascuna linea (profondità): struttura dell’assortimento in
termini di marche leader, follower, premium price, primi prezzi e marche private
3. Scelta delle marche e referenze per ciascuna tipologia di prodotto (profondità): determina il
posizionamento del punti di vendita e le politiche di acquisto e i rapporti con fornitori. Insieme alla
decisione di struttura di assortimento influisce sul livello di servizio offerto in termini di alternative
d’acquisto disponibili per il consumatore
4. Allocazione dello spazio espositivo: dipende da
a. Quantità di spazio espositivo disponibile
b. Redditività lorda e rotazione dei singoli prodotti
c. Frequenza di rifornimento delle strutture espositive desiderata
Manutenzione: inserimento di nuovi prodotti ed eliminazione di referenze obsolete o con scarsa
performance, le decisioni di inserimento di nuovi prodotti in assortimento prendono in considerazioni
determinate caratteristiche dell’offerta industriale
Inserimento di nuovi prodotti in assortimento:
L’innovazione di prodotto
Nell’attuale situazione economica emerge un diffuso bisogno di innovazione dell’offerta delle imprese, al
fine di creare nuovo valore per i clienti (per rilanciare i consumi e lo sviluppo). La crescente concorrenza
stimola la ricerca di nuove fonti di generazione del valore tramite il miglioramento dell’efficienza gestionale
(interno) e l’accrescimento dell’orientamento al cliente, differenziando la propria offerta (esterno).
L’innovazione è alla base del vantaggio competitivo e consente alle imprese di conseguire un “isolamento
competitivo” vitale per la loro sopravvivenza
Prospettiva technology based: l’impresa riesce a tradurre le opportunità offerte dalle nuove
tecnologie e dalla scienza in un nuovo prodotto in grado di soddisfare in modo più compiuto le
esigenze della domanda, che è quindi indotta ad adottarlo nei propri acquisti
Prospettiva market oriented: consente di soddisfare bisogni vecchi in modo nuovo o nuovi bisogni.
I prodotti devono essere percepiti come nuovi dai clienti
Per valutare il grado di novità di un prodotto si può indagare il processo di categorizzazione del cliente,
secondo il quale il cliente rappresenta le categorie di prodotti nella propria memoria attraverso processi di
Grouping: riduce l’incertezza, associa un prodotto nuovo con altri prodotto già conosciuti
Distinguishing: distingue i vari prodotti in categorie in base agli attributi differenziali
Un prodotto è tanto più nuovo quanto è difficile effettuare per il cliente un processo di grouping. Ci possono
essere prodotti radicalmente nuovi, che necessitano di una nuova categoria, oppure prodotti riposizionati in
categorie di prodotti preesistenti
Combinare le due dimensioni permette di far emergere un maggior numero di alternative che l’impresa può
progettare e realizzare. Il prodotto può essere inteso quale medium connettivo tra la sfera delle possibilità
offerte dalle tecnologie la sfera delle potenzialità di consumo, il nuovo prodotto è l’espressione della co-
evoluzione dei rapporti fra queste sfere
Un buon management del prezzo, una buona capacità di aggiustare il prezzo, ha un’influenza dell’11% sul
profitto. La questione è esplosa con l’avvento delle nuove tecnologie che permettono una maggiore
variazione e aggiustamenti del prezzo
Orientamento ai costi
Valutazione relativa ai costi necessari per produrre il prodotto o erogare il servizio, tenendo in conto sia i
costi fissi che quelli variabili
Le metodologie per fissare il prezzo orientate ai costi (costo plus pricing) aggiungono al costo-base del
prodotto un margine (mark up), sufficiente a coprire tutti i costi non ricompresi nel costo-base e ad
assicurare un certo profitto (surplus). La principale problematica è definizione del costo pieno di prodotto,
allocando anche i costi comuni indiretti. Problematica che si riscontra soprattutto nelle aziende multi-
prodotto a causa della soggettività dei metodi di allocazione.
Analisi di Break Even: permette di calcolare il prezzo di break even. Ha come presupposto che i costi totali
(CT) dell’azienda debbano eguagliare i ricavi totali (RT) assicurando un profitto (P) nullo
𝐶𝐹
𝑅𝑇 − [𝐶𝑉 + 𝐶𝐹] = 0 → (𝑄 × 𝑝) − (𝑄 × 𝑐𝑣𝑢) − 𝐶𝐹 = 0 → 𝑄 ∗ =
𝑝 − 𝑐𝑣𝑢
𝐶𝐹
𝑝∗ = 𝑐𝑣𝑢 + → 𝑝𝑟𝑒𝑧𝑧𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑖𝑡𝑡𝑖
𝑄
(𝐶𝐹 + 𝑃)
𝑝∗ = 𝑐𝑣𝑢 + → 𝑝𝑟𝑒𝑧𝑧𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑃
𝑄
La difficoltà è il quantificare le quantità vendibili in quanto correlate al prezzo del prodotto
Prevale nelle imprese che operano in condizioni di mercato competitive, con una forte pressione esercitata
dalla decisione di pricing dei concorrenti
Metodo della parità con la concorrenza: politica di prezzo simile a quella dei principali competitor
Metodo del discount price: prezzo inferiore a quello della concorrenza, offerta conveniente
Metodo del premium price: prezzo più elevato rispetto ai concorrenti al fine di trasmettere nel
prezzo maggiore un maggiore valore che il prodotto apporta
Approccio prevalente nelle imprese marketing-oriented in quanto mette al centro il valore che il cliente
attribuisce all’offerta dell’azienda.
Una delle modalità per calcolare il prezzo orientato alla domanda è calcolare il differenziale competitivo
fra due prodotti e definire un pricing proporzionale a tale differenza.
Approccio multidimensionale
L’impresa deve verificare costantemente la coerenza della propria politica di prezzo rispetto a tutti e tre gli
orientamenti:
Maggiore dei costi necessari per produrre il prodotto e che ci sia un mark up adeguato a coprire i
costi generali e generare surplus
Compatibile con quello della concorrenza e le politiche di parità, discount o premium price siano
giustificate dal valore differenziale del prodotto rispetto ai competitori
Coerente con il valore percepito dalla domanda e con l’utilità che questa è in grado di trarre
Il ricorso congiunto dei tre orientamenti permette di adottare un approccio multidimensionale. Tuttavia,
spesso è l’impresa commerciale a stabilire il prezzo, definendoli in maniera funzionale al punto di vendita.
Questo serve per generare una percezione di convenienza complessiva del punto di vendita (le marche più
conosciute hanno un potere segnaletico maggiore, il prezzo deve essere confrontato con i prezzi del mercato,
a volte ciò scatena guerre di prezzo alle quali ci si può sottrarre inserendo in assorbimento prodotti a
marchio commerciale). L’immagine di convenienza è inoltre data da altri stimoli informativi
Gestione delle politiche di prezzo
Bundling e unbundling:
o Bundling: il prodotto o servizio non è offerto e venduto individualmente, ma all’interno di un
pacchetto di offerta (bundle) con un suo pricing aggregato (bundle pricing). L’offerta
incorpora prodotto e servizi complementari per soddisfare un certo bisogno
o Il suo opposto è l’un-bundling, scorpora servizi che originariamente erano accorpati
Differenziazione e discriminazione dei prezzi:
o Differenziazione: prezzi diversi per prodotti differenziati, in proporzione ai costi che i
prodotti generano
o Discriminazione: due prodotti differenziati vengono commercializzati al medesimo prezzo o
con differenze non proporzionali al delta costo, uno stesso prodotto è venduto a prezzi diversi
Promozioni di prezzo: temporanea riduzione del prezzo per poterne aumentare le vendite
Scrematura o penetrazione:
o Prezzo di scrematura: si fissa un prezzo al livello massimo al quale gli acquirenti sarebbero
disposti a pagare per il prodotto (prezzo più elevati della media). Si dà maggiore enfasi alla
redditività e al profitto generato dall’attività commerciale
o Prezzo di penetrazione: si fissa un prezzo al di sotto di quello dei concorrenti per
massimizzare i volumi e guadagnare rapidamente significative quote di mercato. Massimizza
le vendite e la quota di mercato con un pricing aggressivo
Pricing loss leader: alcuni prodotti sono in saldo e creano perdita, accanto a questi ci
sono altri prodotti con un prezzo molto superiore che permettono di coprire la perdita,
quindi i prodotti scontati promuovono l’acquisto di altri beni remunerativi
Pricing multicanale: differenziazione dell’offerta e del prezzo fra i vari canali distributivi, permette
di evitare conflitti orizzontali (fra sbocchi distributivi) e verticali (fra industria e distribuzione)
La definizione delle condizioni contrattuali rispetto ai distributori è rilevante in quanto il wholesale price
influenza il retail price
La redditività netta percentuale e assoluta dei prodotti in assortimento costituisce un elemento di valutazione
fondamentale per garantire l’economicità della gestione aziendale di un’impresa commerciale
Il prezzo non è l’unico aspetto rilevante. Infatti, la convenienza economica di un prodotto per il trade
dipende dall’entità degli sconti in fattura, fuori fattura e dai premi di fine anno, che spesso assumono valori
significativi.
È fondamentale differenziare le condizioni contrattuali fra clienti (diversi servizi e quindi diversi prezzi),
evitando la discriminazione, che può generare conflitti fra i canali (prezzi diversi per gli stessi servizi)
Contrattualistica commerciale:
Prezzo di listino del prodotto: fra le condizioni contrattuali l’elemento di base è la definizione del
prezzo di listino del prodotto. Questo deve garantire un adeguato margine di intermediazione per i
distributori (la redditività dei prodotti è un elemento di valutazione fondamentale per l’impresa
commerciale)
I termini di pagamento: periodo fra l’emissione della fattura e il pagamento della merce
Sconti collegati ai termini di pagamento: riduzione per dilazioni di pagamento inferiori a quelle
standard o pagamento della consegna
Sconti correlati alle quantità acquistate
Sconti legati alle condizioni logistiche
Sconti connessi agli acquisti congiunti di differenti combinazioni di prodotti
Sconti fuori fattura e i premi di fine anno, collegati a obiettivi di vendita concordati
I contributi per le iniziative promozionali e per i servizi di supporto commerciale forniti dalle
imprese commerciali
Contributi richiesti per l’inserimento di nuovi prodotti in assortimento (listing fee)
Gli sconti e i premi si dividono in:
Sconti incondizionati: concessi senza richiesta di prestazione da parte del trade (dipendono dalla
dimensione e dal potere contrattuale del distributore)
Sconti condizionati: contropartita a fronte di determinate prestazioni dell’intermediario
Tali sconti possono essere in fattura (direttamente collegati all’acquisto del prodotto) o fuori fattura
(collegati a prestazioni specifiche del trade)
Tali sconti sono negoziati dalle centrali di acquisto nell’ambito di contratti con rinnovo annuale. Per quanto
riguarda la definizione dei margini di manovra in periferia, questi vanno puntualmente definiti e comunicati
in modo da evitare rischi nella doppia negoziazione
Le azioni di canvas sono una particolare operazione promozionale tipicamente fondata sulla leva delle
condizioni contrattuali. In base ad una certa periodicità vengono proposte offerte particolari volte a
rigenerare le vendite nel breve termine di determinati canali. Sono solitamente adottati in situazioni ove i
dati di performance non sono soddisfacenti rispetto alle previsioni. Tuttavia, può creare competizione se il
vantaggio economico è a valle.
Approfondimenti
Il prezzo è influenzato da
Obiettivi dell’impresa
o Fissare un premium price per migliorare l’immagine di qualità di prodotto
o Stabilire prezzi bassi, anche se solo temporaneamente, per incrementare la quota di mercato o
per aumentare a breve i flussi di cassa
o Prezzo per massimizzare i profitti
o Prezzo per garantire idonei ROI
o Stabilizzazione prezzi e margini
o Prezzo per prevenire o attaccare la concorrenza
o Prezzo subordinato alle differenziazioni del prodotto
o Prezzo per sviluppare il mercato
Posizione di mercato dell’impresa: il prezzo varia in base al posizionamento dell’impresa
o Italo, nuovo entrante nei trasporti ferroviari, attua una politica di prezzo aggressiva,
proponendo prezzi molto più bassi rispetto a Trenitalia. Trenitalia risponde introducendo dei
profili tariffari, con l’obiettivo di diminuire la trasparenza dei prezzi, rendendo meno intuitiva
l’offerta
Concorrenza attuale
Concorrenza potenziale
Vantaggi differenziali del prodotto
Dall’atteggiamento del consumatore, ovvero quale significato assume il prezzo per i clienti (tipo di
prodotto, mercato target, situazione d’acquisto)
Vincoli legali: controlli dei prezzi per limitare l’inflazione, controlli per stabilire o regolare i prezzi
di alcune categorie di prodotti, regolamenti e leggi per proibire prezzi ingannevoli o contrari alla
concorrenza
Costi: segue una logica puramente interna che esclude un confronto con il mercato, ai costi di
produzione, distribuzione e gestione si aggiunge il margine di ricarico (mark up) quale percentuale
sui costi. Non tiene in conto la value proposition, la percezione del cliente e il valore che gli associa;
non tiene in conto del costo dei concorrenti, il prezzo di mercato; non si indaga sui costi di
produzione, non viene messa in questione l’efficienza del processo di produzione e
L’Economic Value for the Customer (EVC): è misurato confrontando i costi totali e i benefici del prodotto
preso a riferimento
Analisi della competizione: il leader di mercato definisce il prezzo (price maker: non è il miglior prezzo
effettivamente ma è il primo che viene in mente), i follower imitano il prezzo del price maker o si
differenziano con un ribasso o un rialzo (price taker) (anchor price)
Basic pricing strategies:
Anchoring: su Toys i clienti confrontano il prezzo con quello su Amazon, anche se era un poco più
altro veniva compensato dal valore dell’esperienza
L’effetto del free
Advanced pricing strategies
Price discrimination
Left digit effect: il prezzo sembra più conveniente quando è 0.99
Right digit effect
Precise vs round
Decoy effect: aggiungo una scelta sempre sgradita
Comunicazione di marketing
I diversi interlocutori dell’impresa
La comunicazione dell’offerta al mercato può essere verso l’interno o verso l’esterno. I principali target
group della comunicazione esterna sono la domanda finale e la domanda intermedia, mentre per la
comunicazione interna sono il personale e il personale periferico. È necessario integrare i flussi di
comunicazione interna ed esterna al fine di creare aspettative convergenti con il servizio erogato
(comunicazione integrata). Altri target possono essere i fornitori (opportunità di integrazione della
comunicazione), la pubblica amministrazione
La comunicazione aggiunge valore alla proposition arricchendo la marca di significato. Garantisce una
relazione tra il prodotto e il suo valore e le persone che ne potrebbero diventare acquirenti o lo sono già e
devono continuare ad esserlo.
La comunicazione tramite le nuove tecnologie permette di avere una comunicazione diretta, personalizzata e
interattiva che diventa prosumer (producer e consumer)
Pubblicità
Pubblicità: forma di comunicazione di massa a carattere persuasorio e oneroso, proveniente da una fonte
identificabile e avente finalità di tipo commerciale
Promozioni
Promozioni: azioni di marketing consistenti nella temporanea offerta di un vantaggio a un definito gruppo
di destinatari per conseguire obiettivi di vendite
La comunicazione interna
Particolarmente importante nelle imprese di servizi, per permettere di offrire un servizio in linea con quanto
promesso, in maniera da soddisfare le aspettative del cliente. Le modalità di comunicazione interna sono
eterogenei in termini di obiettivi e di strumenti
Ricerche finalizzate a misurare il livello di notorietà del prodotto o della marca prima e dopo la campagna
pubblicitaria e rilevazione periodica delle percezioni del consumatore
Tasso di redemption
Livello di vendite
Numero di transizioni
Valore medio della spesa
Nuovi clienti acquisiti
Churn rate
Integrazione dei diversi mezzi di comunicazione
La necessità di integrazione della comunicazione aziendale si può manifestare per la sovrapposizione tra i
pubblici a cui i flussi sono diretti (può manifestarsi a più livelli: diversi strumenti di comunicazione, diverse
aree di comunicazione, tra comportamento impresa e politica di comunicazione, tra imprese diverse). Il
fabbisogno di integrazione cresce in base alle dimensioni e l’ampiezza del raggio di azione dell’azienda
Integrazione intra-aziendale:
o Communication-specific: coordinare tra loro i vari flussi di comunicazione rivolti al
medesimo pubblico o a pubblici collegati
Consonanza tra messaggi inviati con strumenti o canali diversi
Coordinamento tra le aree della comunicazione
o Extra-communication: coordinamento della comunicazione aziendale con le strategie,
politiche di mercato delle leve del marketing mix e le azioni poste in essere dall’impresa
Integrazione inter-aziendale: coordinare flussi di comunicazione provenienti da imprese diverse
o Componente orizzontale: coordinale la comunicazione di più imprese nei confronti di un
medesimo pubblico esterno
o Componente verticale: coordinamento tra le politiche di comunicazione di imprese
appartenenti a diversi stadi del canale distributivo
Il fabbisogno di integrazione tra comunicazione industriale e commerciale è sempre più rilevante poiché:
L’impresa commerciale partecipa come soggetto attivo nelle politiche di mercato dell’azienda
Le imprese industriali utilizzano il canale di distribuzione come mezzo di comunicazione
L’accrescimento delle dimensioni delle imprese commerciali e l’autonomia di marketing
Sviluppo di nuove tecnologie informatiche
Approfondimento
In passato la distribuzione veniva considerata nell’ambito delle tradizionali leve del marketing mix un
elemento semplice da gestire. L’impresa, per gestire la leva distributiva, doveva strutturare l’architettura di
canale (dove e come rendere disponibile il proprio prodotto)
Oggigiorno il distributore è diventato un cliente da attrarre, soddisfare e gestire in modo proattivo. Questo
perché il distributore deve acquistare il prodotto e diventa responsabile anche della sua promozione e
commercializzazione (pricing, promozione, posizionamento a scaffale, quantità presenti nel punto vendita)
Si è quindi sviluppato il trade marketing, che vede non solo la comprensione dei bisogni della domanda
intermedia e la sua soddisfazione (generare valore per il trade), ma una progettualità di canale finalizzata
alla co-gestione del cliente finale (generare valore con il trade), tramite partnership
Decisioni relative ai canali distribuiti:
Un canale distributivo è il percorso seguito da un bene per passare dalla sfera di disponibilità del
produttore a quella del cliente finale. Per svolgere tale percorso è fondamentale il contributo di più attori
distributivi che svolgono determinate funzioni (sequenza di intermediari organizzati in sistema)
I membri del canale distributivo sono coloro che assumono il rischio commerciale, legato alle perdite
dovute alla mancata vendita (generalmente associato con il passaggio di proprietà). Gli altri membri del
canale sono service provider (facilitatori).
I vari attori del canale devono svolgere le funzioni distributive, che permettono il funzionamento del canale
e il passaggio del bene dal produttore al consumatore
Definizione dell’architettura di canale:
Decisioni relative al sales management, ovvero la definizione delle risorse e delle attività relative alla
pianificazione, organizzazione, conduzione e controllo di programmi di contratto personale con i clienti per
raggiungere gli obiettivi commerciali dell’impresa.
I venditori rappresentano uno degli elementi critici per attivare una strategia di differenziazione e ottenere
vantaggio competitivo, in quanto sono una delle risorse per comunicare il posizionamento dell’azienda e
per costruire relazioni di lungo periodo con la clientela. Può influenzare la customer satisfaction, il
passaparola positivo, l’intenzione di riacquisto e la frequenza di acquisto.
Approccio gestionale che si propone di contribuire all’efficacia dell’azione di marketing aziendale attraverso
la soddisfazione delle esigenze dei propri clienti commerciali. Il distributore è considerato come cliente a
soddisfare al fine di ottenere vantaggi competitivi durevoli
Trade marketing: insieme di strategie e attività di marketing specifiche attraverso le quali le imprese
produttrici gestiscono i propri rapporti con le imprese distributrici. È articolato in 4 step:
Partnership di canale
La valutazione delle performance competitive rappresenta una fase centrale del processo di decision making
aziendale. È il presupposto del processo di apprendimento manageriale che porta a riconfermare o a rivedere
le decisioni passate
Uno dei principali problemi di tale processo è quello di individuare validi indicatori in grado di
rappresentare in modo esaustivo i risultati competitivi.
Gli indicatori basati sulla quota di mercato sono quelli più spesso utilizzati:
𝑄𝑀 = 𝑀 /𝑀 𝑀 = 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑠𝑡𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑚𝑎𝑟𝑘𝑒𝑡𝑖𝑛𝑔
Conseguenze della quota di mercato: fra le principali determinanti della redditività, un ruolo fondamentale
è giocato dalla quota di mercato. Vi è una correlazione positiva tra la quota di mercato la redditività del
capitale investito. Questo è dato da vantaggi in termini di
Indici di quote d’acquisto: fedeltà misurata in base alla quota del budget totale di spesa destinata da
un cliente ad un determinato prodotto/marca/punto vendita
Indici di sequenza d’acquisto: fedeltà calcolata in base alla modalità con cui si articola la serie
degli acquisti di un singolo cliente (può calcolare anche fedeltà condivisa e fedeltà instabile)
Indici di probabilità d’acquisto: sulla base di misure di statistica inferenziale, in base alla sequenza
degli acquisti, stabilisce la probabilità che il cliente selezioni per acquisti futuri una determinata
alternativa d’offerta
Indici comportamentali sintetici: indicatori che combinano le metodologie di misurazione incluse
nelle categorie precedenti (indice di entropia, indice di fedeltà)
I dati sono rilevati tramite sondaggi o osservazioni su campioni rappresentativi della popolazione di
interesse della ricerca
Indicatori della dimensione cognitiva: ricerche di mercato che cercano di misurare le preferenze dei
clienti, misurando il livello di soddisfazione e il tipo di atteggiamento fiduciario verso un prodotto o una
marca. Si basano sulle dichiarazioni di preferenza o d’intenzione d’acquisto espresse dai clienti. Il livello di
customer loyalty è inversamente proporzionale alla distanza cognitiva esistente tra l’immagine della marca e
la configurazione del profilo ideale espresso dal consumatore o quello riferito all’alternativa maggiormente
preferita dalla domanda. Viene utilizzato spesso il metodo della classificazione delle marche alternative in
base ad una scala di preferenze (area di accettazione, comportamento neutrale, rifiuto). Le principali
metodologie quantitative di misurazione della dimensione cognitiva si dividono in:
Basate sugli attributi dell’offerta: presuppone che il profilo di immagine di una marca sia sempre
scomponibile in un insieme di caratteristiche predefinibili. Si basa sulle valutazioni espresse dal
cliente rispetto a una serie di caratteristiche dell’offerta predeterminate, tramite scale di valutazione
o Unipolari: definire la quantità di un certo attributo offerto da un prodotto/marca (scala 1-9)
o Stapel: base di valutazione con un estremo positivo e uno negativo (scala -3-3)
o Differenziale semantico: viene richiesto al cliente di esprimere un giudizio tra due opposte
modalità con cui può manifestarsi un dato attributo. I vantaggi di questo metodo sono:
Velocità ed efficienza di identificazione della direzione e dell’intensità delle opinioni
e atteggiamenti dei clienti
Non si usano frasi articolate che potrebbero risultare ambigue
Eliminazione di problemi tipici delle scale tradizionali (superficialità, stereotipi)
o Likert: richiesta di giudizio in base all’accordo o disaccordo rispetto a certe affermazioni
o Si basano su attributi predeterminati dal ricercatore, il quale effettua una selezione soggettiva
delle dimensioni che percepisce come rilevanti: (unipolari e differenziale semantico + usate)
Possono venir trascurati alcuni attributi rilevanti ai fini delle scelte dell’acquirente (far
precedere l’indagine estensivo-quantitativa da una qualitativa per definire gli attributi)
Concezione dell’immagine, intesa come bundle di attributi, ad essa sottesa. Non è
sempre facile scomporre l’immagine in un insieme di attributi che rappresentano le
fondamentali dimensioni cognitive del cliente
o I dati sono elaborati con tecniche statistiche come l’analisi dei fattori e l’analisi discriminante
Basate su valutazioni sintetiche: l’immagine è vista come un costrutto sintetico, sovraordinato
rispetto ai singoli attributi, rilevazione di una valutazione globale. Il giudizio dei singoli attributi è
inglobato nella valutazione globale tramite sintesi cognitiva.
o Analisi di correlazione: nel passato la tecnica più comune si fonda sulla rilevazione del
prodotto maggiormente preferito e meno gradito dal cliente, associata ai suoi dati socio-
demografici (sottende che il profilo socio-demografico rappresenta l’elemento fondamentale
per determinare l’immagine di una marca). Vengono incrociati i dati identificativi della
clientela con valutazioni in merito alle diverse marche → superato per varietà della domanda
o Multidimensional scaling: valutazione del grado di similitudine esistente tra diverse marche,
al fine di costruire la mappa delle percezioni e la mappa delle preferenze. Genera un
giudizio sintetico e relativo (confronto con altre marche/prodotti)
Vengono rilevate le percezioni del cliente con un’intervista (valutazione sul grado di
similarità/dissimilarità tra coppie di marche) → mappa delle percezioni
Poi si rilevano le preferenze del cliente (ordinare le marche per preferenza) → mappa
delle preferenze
Infine, viene richiesta una valutazione di ciascuna marca con riferimento ad una serie
di attributi (serve a facilitare la comprensione delle mappe)
Le metodologie di rilevazione dell’immagine di tipo qualitative (intervista individuale semi-
strutturata, basata su domande aperte) sono meno funzionali alla misurazione della dimensioni
cognitiva della fedeltà. Funzionali per indagini esplorative finalizzate all’impostazione di ricerche
quantitative. L’immagine è un insieme di attributi destrutturato
o Questionari non strutturati, descrizione libera degli attributi del prodotto/marca
o Laddering: finalizzata alla ricostruzione della catena mezzi-fini. Sottende un concetto di
immagine articolato su più livelli di astrazione, concatenati in una relazione mezzi-fini
Livello inferiore: associazione relative agli elementi tangibili e intangibili
dell’immagine di marca (caratteristiche del prodotto)
Secondo livello: benefici associati al prodotto (funzionali, esperienza e al contenuto
emozionale, simbolico)
Livello più elevato: associazioni ai valori evocati dal bene (strumentali e terminali)
Customer satisfaction: capacità dell’impresa di offrire prodotti e servizi in linea con le aspettative della
domanda. Viene misurata come il differenziale tra il livello delle percezioni post-acquisto espresse dalla
domanda e quello delle aspettative (gap di valore)
Iter per misurare la soddisfazione del cliente:
Ricostruzione dei nessi attributi-benefici: caratteristiche ricercate dal cliente perché le ritiene
connesse alla fruizione del bene
Costruzione della mappa delle percezioni: individuazione della posizione occupata nello spazio
percettivo del cliente e quello dei concorrenti
Costruzione della mappa delle preferenze: individuazione della posizione occupata nello spazio
percettivo del profilo di offerta ideale
Sovrapposizione mappa delle percezioni e mappa delle preferenze: misurazione della distanza tra
posizione del profilo ideale e l’offerta dell’impresa
Quantificazione del gap di valore
La customer satisfaction è alla base della fiducia che il cliente ripone nell’impresa. La fiducia non è però
direttamente calcolabile, valutando il livello di fiducia generale (interpretazioni soggettive). È quindi
determinata tramite indicatori indiretti che consentono di approssimare la variabile da rilevare, rendendola
più facilmente misurabile (percezione di affidabilità del venditore, intenzione di affidargli oggetti a cui si
tiene molto)
Net Promoter Score (NPS): “con quale probabilità consigli l’azienda/marchio/prodotto a un
amico/collega/familiare?” → promotori (9-10), neutrali (7-8), detrattori (0-6)
Indici di sintesi: comprende molti indicatori che rappresentano sintesi tra indicatori comportamentali e
cognitivi.
Indice composto di store loyalty:
1. Il cliente stima la percentuale
della spesa totale destinata a un
certo punto di vendita
2. Classificazione dei punti
vendita in base a: assortimento,
distanza e tempo necessario per
lo shopping, atteggiamento del
personale, atmosfera del
negozio e disponibilità di
parcheggio
3. Viene chiesto di esprimere una
valutazione su una scala Likert
per “effettuo i miei acquisti
presso il punto di vendita X
quando ho bisogno di un
prodotto che ritengo sia
venduto in quel punto vendita”
Il primo dato rappresenta la
componente comportamentale
dell’indicatore, mentre gli altri due si
riferiscono alla dimensione cognitiva
dell’indicatore (rispettivamente
atteggiamento e intenzioni di acquisto)
Valutato con cautela poiché possono
verificarsi compensazioni tra la dimensione comportamentale e quella cognitiva, limitandone la potenzialità
interpretativa
Minicampus
MediaWorld
Expert
Consorzio associativo con rivenditori autonomi, coordinati a livello centrale ma forte autonomia locale
Valori e strategia: parlare con un esperto, formazione e competenza dei dipendenti, omni-canale
Expert
Expert city
Expert link: approccio customer centric, enfatizzando le competenze degli esperti, tutti i rivenditori
possono aprire un Expert Link, guadagnando quote di mercato e sinergia operativa
o Prossimità e riscoperta dei negozi di vicinato, presidio del territorio, nuovo approccio ai
servizi, accelerazione della Digital Transformation, approccio omni-canale e phygital,
seamless experience
o Target ampio e variegato, formato basato sulla qualità del personale e del servizio, continuità
tra digitale e fisico, negozio di prossimità, servizi che coprono l’intero customer journey,
presenza di dispositivi digitali all’interno del negozio, concept leggero e dinamico, presenza
di consulenti multisettoriali, assortimento infinito con catalogo online
o Piccole dimensioni (150-200 sqm), 2-4 consulenti, ecosistema di servizi
Expert in: piccoli corner store all’interno di ipermercati Coop. Si attiva collaborazione tra insegne
leader per dare un servizio migliore e più adeguato alle nuove aspettative dei consumatori
Layout store: gamma fisica selezionata di prodotti e marchi, touchscreen. Sempre disponibile il piccolo
prodotto, quello grande viene consegnato a casa del cliente, video tutorial e contenuti esclusivi per i prodotti
Strategie per la sostenibilità:
Design sostenibile
Materiali sostenibili
Rivisitazione del conto economico dello store secondo logiche di efficienza e saving
Packaging e gestione dei rifiuti
Efficienza energetica ed uso di energie rinnovabili
Responsabilità sociale, trasparenza e comunicazione
FutureBrand
«Brand» (English) and «Marca» (Italian) both derive from the concept of "fire" specifically "branding with
fire". They refer to the act of marking something to distinguish it and make it easily identifiable.
Mark indicates who owned the item, where it came from, the trustworthiness of the maker or seller
becoming a vehicle for reputation for potential buyers
Trademark: any sign capable of being represented graphically. Static, if registered, protects intellectual
property and the right of usage.
Brand: a set of tangible and intangible elements. Differentiates a company, product, or service in the
consumer’s mind. Includes perception, values, identity, reputation, and emotions.
A strong brand outlives products, services and assets, is a part of company’s equity, builds consumer
loyalty and preference
Future-proof brands:
o Iconic: widely known and acknowledged for distinctive excellence
Have a purpose, engage people, inspire others, be different
o Brand strategy:
Purpose: brand’s reason to be, beyond making money
Promise: actual benefit customers get
Personality: the human traits connecting the brand to its audience
Values: the principal guiding the brand behaviour
Challenge: engage tweens without distorting the brand and its historical pillars
Ferrero Mondelez
Brand: un brand è l’insieme di aspettative, ricordi, storie e relazioni che, nel loro complesso, influenzano la
decisione di un consumatore di scegliere un prodotto o un servizio invece di un altro."