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Villa Barbaro a Maser

Costruita sulle pendici dei colli Asolani per i nobili MarcAntonio e Daniele Barbaro su progetto di Andrea Palladio, e dichiarata World Heritage Site nel 1996, Villa Barbaro la perfetta realizzazione dellequilibrio tra residenza nobiliare, azienda agricola e paesaggio. Gli interni sono stati affrescati dal Veronese, che vi ha raggiunto forse lapice della raffinatezza con le finte architetture a trompeloeil, mentre gli ornamenti a stucco della facciata e del ninfeo sono di Alessandro Vittoria, allievo del Sansovino. Poco distante dalla villa si trova inoltre un tempietto circolare, una delle ultime opere del Palladio insieme al Teatro Olimpico, che nelle intenzioni doveva servire sia da cappella privata sia da chiesa del minuscolo paesino di Maser. La descrizione che segue tratta dalla Guida Rossa Veneto del Touring Club italiano.

Poco prima delle case di Masr, si addossa al declivio del colle, annunciata dal sontuoso tempietto circolare, la villa Barbaro, ora Volpi, capolavoro di Andrea Palladio che la disegn per Daniele Barbaro, patriarca di Aquileia, appassionato cultore di studi umanistici, e per il fratello di lui Marc'Antonio. Grazie all'illuminata committenza, l'architetto, nel pieno della maturit, pot portare a compimento il progetto secondo le linee originarie, realizzando il suo archetipo di villa ideale, articolato in un corpo centrale molto avanzato in forma di tempio, con frontone su colonne ioniche (nel timpano, l'aquila bicipite dei Barbaro), e in due ali porticate concluse da timpani. Nella sua semplicit quasi didattica, la fabbrica raccordata con abilit al paesaggio, il cui orizzonte chiuso sul fondo da grandi chiome alberate, mentre sul davanti il giardino, delimitato da statue, siepi e contorni in pietra, d respiro prospettico alla composizione. Nella realizzazione dell'opera, ultimata nel 1557, Palladio si avvalse dell'abilit plastica di Alessandro Vittoria. Nel 1560-61 Paolo Veronese decor l'interno con un ciclo di affreschi, eccezionale per vastit e pregio.

II vestibolo, a pianta cruciforme, fu in parte ridipinto nel secolo XIX a finti stucchi. I chiaroscuri sopra le porte sono di Paolo Veronese. A destra, camera con bel camino del Vittoria e, tra i dipinti, la Madre degli amori, l'Armonia, il Tribunale d'amore; a sinistra, altro camino, Apollo e Venere e altre figure. Nel braccio trasversale del vestibolo, Paolo dipinse otto suonatrici, armi e due finte porte semiaperte, da cui si affacciano un paggio e una contadinella. Accanto un grazioso gabinetto, con stucchi del Vittoria e gruppi mitologici, dipinti posteriormente. Si passa nella sala centrale, detta dell'Olimpo o dell'Eternit per i bellissimi affreschi della volta. Nelle lunette, figure di divinit simboleggiano le stagioni. Intorno, finte balaustre dalle quali si affacciano figure di straordinario realismo, da un lato una vecchia che indica a una giovane donna due giovani sul lato opposto. Notevoli i paesaggi tra le finte colonne, gi semidistrutti e ricostruiti con abile restauro da Nicola Lochoff (1939). Gli stucchi della sala e delle camere vicine sono del Vittoria. Nella camera a destra, Sacra Famiglia, Fede e Carit; nell'ultima a destra, autoritratto di Paolo Veronese; nella camera a sinistra, presunto ritratto dell'amante di Paolo e, inoltre, Fatiche d'Ercole di G.B. Zelotti. Da quasi tutte le camere la vista spazia sulle colline e la pianura. Dietro l'edificio si trova la bellissima esedra con peschiera, adorna di statue di Marc'Antonio Barbaro entro una splendida decorazione del Vittoria; vi si apre la grotta di Nettuno, sul cui soffitto Paolo Veronese dipinse la Pace. Sul poggio, presso un parco di conifere, un vecchio rustico custodisce il Museo delle carrozze, frutto del collezionismo degli ultimi proprietari della villa, con un'interessante raccolta di veicoli italiani e stranieri dei secoli scorsi. Su strada il Tempietto, voluto da Marc'Antonio Barbaro nel 1580, nel quale Palladio reinterpreta brillantemente il Pantheon, anteponendo un pronao esastilo (con curiosi festoni in stucco) all'articolato corpo cilindrico, su cui poggia una cupola coronata da svettante lanterna e fiancheggiata da due campaniletti gemelli. Lo adornano statue in pietra tenera di Orazio Marinali e, all'interno, altre in stucco di Alessandro Vittoria