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Libro Di Farne

Il documento discute della pedagogia visiva come nuovo ambito di ricerca che rende visibili gli eventi educativi attraverso immagini e rappresentazioni. Viene descritta la scuola come una rappresentazione che avviene a porte chiuse e l'importanza di renderla visibile dall'esterno. Vengono mostrate varie immagini storiche della scuola per analizzarne l'evoluzione e le modalità di insegnamento.

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Libro Di Farne

Il documento discute della pedagogia visiva come nuovo ambito di ricerca che rende visibili gli eventi educativi attraverso immagini e rappresentazioni. Viene descritta la scuola come una rappresentazione che avviene a porte chiuse e l'importanza di renderla visibile dall'esterno. Vengono mostrate varie immagini storiche della scuola per analizzarne l'evoluzione e le modalità di insegnamento.

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LIBRO DI FARNE: PEDAGOGIA VISUALE (seminario)

Esiste un’antropologia visiva, ambito della antropologia culturale raccoglie tracce delle
culture per farne ricerche di studi. Antropologia visiva si è arricchita con la fotografia.
Anche la sociologia visiva ricerca qualitativa, negli anni 50 si ha avuto una svolta con la
nuova tecnologia. Ma non esisteva una pedagogia visuale, cioè io posso leggere gli eventi
educati attraverso le immagini. Gli eventi educativi sono nascosti (insegnanti e studenti si
chiudono nella stanza), realtà estremamente pervasiva ma invisibile agli occhi. I genitori
se credono che vi siano degli abusi all’interno della scuola chiamano i carabinieri che per
circa un mese posizionano delle telecamere e poi procederanno all’arresto.
Ma perché l’educazione non si può vedere? Gli open day delle scuole quello che si vede
non sono le scuole in funzione, ma la SCUOLA FRIZZATA. Perché noi non vediamo la
scuola in funzione?

Illustrazione tratta dalla rivista la grande illusioni


illustrate. Siamo alla fine dell1876, esposizione
universale di Filadelfia: un padiglione dedicato al
Kindergarten. Dietro alla balaustra vi è il pubblico, l’idea
che il pubblico viene a vedere una scuola è vista come
innovazione, come una nuova tecnologia. Si fa di tutto
perché il pubblico veda una esperienza educativa e se
ne faccia un’idea. Perché non posso vedere cosa
accade all’interno di una classe? Oggi facciamo di tutto per tenere nascosta l’educazione,
la classe; i danni (che provoca tener nascosta l’educazione) sono che la scuola non
mostrandosi non è in gradi di mettere in evidenza gli aspetti significativi che ha.
RENDERE VISIBILE L’EDUCAZIONE= tema principale del libro. La scientificità in
educazione, significa rendere visibili i fenomeni educativi, per poterli studiare.

Educazione medioevale=Trasmissione del sapere in modo orale. Allievi seduti sui banchi e
il maestro (magister, colui che sa di più, che sta più in alto) seduto su una sedia più alta e
che sta davanti ai suoi alunni. La prossemica di una scuola attuale è la stessa di una
scuola medievale.
Non sono le tecnologie che cambiano il modello di comunicazione didattica. La scuola
procede in maniera controfattuale (da un punto di vista scientifico), cioè noi facciamo
scuola come se la scienza psico-pedagogica non avesse scoperto nient'altro.

Primo libro di testo concepito per la scuola elementare da


COMENIO=colui che ha inventato la scuola moderna. Ha inventato il
metodo della scuola moderna della nostra società. “Orbis Senfualium
Pietus” libro scritto nella seconda metà del 600 e stampato per circa due
secoli. Si apre con un bambino che non si trovi in classe, ma fuori e il
maestro che gli dice di guardarsi introno, questo significa che il processo
di istruzione non inizia a scuola ma nasce nel rapporto con l’ambiente
esterno.
Pittore olandese (siamo nel 600) pittore fiammesco. Luoghi in cui le persone raccoglievano
i bambini e gli insegnavano. Erano scuole popolari, vi è un caus. Questa rappresentazione
della scuola ci danno l’idea di che cosa sia la scuola popolare, l’immagine è una
rappresentazione

Metà del’800, qui vediamo bene la scuola, scuola come si è configurata fino ai giorni
nostri.
La pedagogia visiva è fatta da dettagli, da vedere le piccole cose (che sono molto
importanti).
La scuola è anche fuori (uscire con i bambini): passeggiate didattiche (modalità introdotta
da Frene, attivismo pedagogico, siamo in Francia negli anni ‘30 del 1900), modalità
educativa basata sul percorrere le strade, raccogliere e osservare. Atmosfera di grande
serenità.

La postura dell’insegnante donna è inclinata (reclinata verso i bambini), che ha differenza


della postura dell’insegnante maschile che è sempre eretta.

FOTOGRAFO francese Robert Doisneau, grande fotografo dell’infanzia. Interessante le


posture dei bambini, come se il corpo si ribellasse alla rigidità della posizione che il banco
impone loro. Banchi di obbligavano ad una posizione rigida.

ATTIVISMO EDUCATIVO= gli apprendimenti si basano su un percorso educativo attivo.


Attività sulla quale si possono creare degli apprendimenti.

MALTRATTAMENTI agli alunni, queste cose avvengono perché nessuno vede. Per questo
è importante un’educazione all’aperto dove si vede, non è un’educazione nascosta. Più
l'educazione è invisibile più è possibile che vi siano maltrattamenti. Proposta di legge che
vi siano telecamere in tutte le scuole e residenze per anziane. Perché avvengono questi
maltrattamenti?

FUMETTI= un linguaggio visivo. Perché ci sono fumetti in cui la scuola è protagonista.


PEDAGOGIA VISIVA: RIASSUNTO LIBRO

CAPITOLO 1: REALTÀ E RAPPRESENTAZIONE


L'esperienza educativa fa parte dell'esperienza di tutti. Conosciamo i suoi
ingredienti fondamentali: relazione interpersonale, comunicazione culturale, setting,
apparato didattico, dispositivi disciplinari. E però rimangono astratti in quanto non
possiamo mostrare o evocare un fatto educativo nel suo svolgersi. La pedagogia
visiva avrebbe molto materiale a disposizione, poiché l'educazione ha una
straordinaria capacità evocativa. Il setting scolastico è di per sé teatrale,
l'interazione fra insegnante e allievi si svolge intorno a una drammaturgia didattica
la cui messa in scena può prevedere diverse modalità comunicative. Lo svolgersi di
questa rappresentazione avviene a porte chiuse, essa non si manifesta ad altri se
non ha i suoi stessi attori che sono al contempo i soli spettatori di quell'evento.
La didactia magna di comenio 1657 è il testo che costruisce l'impianto pedagogico
e istituzionale della scuola moderna. Descrive in maniera esemplare la
configurazione dell'aula scolastica. La disposizione dei banchi e delle cattedre il
rapporto alla fonte di luce viene definita da Comenio conordine e precisione.
L'aula come spazio della rappresentazione didattica non manca di elementi
scenografici, alle pareti dell'aula troviamo immagini riferiti al mondo naturale e al
mondo artificiale, illustrazioni che rendono più chiare le spiegazioni e
aumenteranno l'attenzione degli allievi e la loro comprensione. L'insegnante entra
in classe come l'attore entra in scena, gli allievi si predispongono All'attenzione
verso di lui punto Ciò che distingue teatro dalla scuola è unicamente la presenza
fisica di qualcuno che svolge un ruolo nei confronti di un gruppo di persone in un
determinato spazio e per un certo tempo punto in entrambi i casi si tratta di
funzione. Non vi è alcun che di naturale nella scuola come nel teatro.
A rendere visibile all'esterno questa rappresentazione a porte chiuse della scuola
sono gli stessi allievi quando giocano imitando i loro insegnanti e le situazioni
scolastiche che vivono. Si tratta di giochi spontanei in cui avviene il ribaltamento dei
ruoli. Può essere che si sia dimenticata gran parte dei contenuti disciplinari delle
loro lezioni e del nostro studio, ma ciò che rimane indelebile sono la voce, il gesto,
la fisicità dell'insegnante, il suo modo di "recitare" la propria parte, perché era quel
modo a generare emozioni, di amore o di odio, di fastidio o di piacere, di
indifferenza. Si soprattutto a Melanie Klein (1882-1960) la più compiuta
elaborazione teorica e pratica nell'ambito della psicoanalisi infantile del gioco
simbolico e di rappresentazione che nei bambini assume non solo una funzione
linguistica e comunicativa nell'elaborazione di stati emozionali, ma anche
terapeutica, laddove il gioco è evidenziatore di indicatori di sofferenza che
richiedono un'accurata analisi.

L'esposizione universale di Philadelphia del 1876: l'immagine ci mostra i bambini


assistiti da due maestre seduti intorno a un tavolo a ferro di cavallo intenti in attività
didattiche tipiche del metodo froebel. In un'ala dell'ambiente dietro la balaustra si
trovano un folto pubblico mentre all'esterno si trovano altre persone intente a
guardare attraverso i vetri. Il primo modo di rendere visibile la pedagogia è quella di
mostrarla nel suo concreto è normale svolgimento. Speciale disponibilità ad aprirsi
verso l'esterno mostrando il proprio modo di essere di fare educazione. C'è un
pubblico interessato. Il concetto di scuola aperta Sta a indicare una scuola aperta
sul territorio e ha una molteplicità di istanze culturali che vanno oltre l'ambito
didattico in senso stretto. Si tratta cioè di scuole in cui progetto pedagogico prevede
uscite frequenti. Gli Open Day sono una sorta di vetrina informativa e pubblicitaria
che mostra i propri ambienti e descrive la propria organizzazione didattica al
pubblico dei suoi possibili futuri utenti.

CAPITOLO 2: L'OGGETTO DEL SAPERE


L'immagine ci parla di una particolare ambito educativo perché essa stessa
direttamente ce lo mostra. La pedagogia può avvalersi di repertori visivi molto più
esteri possiamo parlare di una pedagogia visiva ante-fotografia e una post-
fotografia.
Il termine Scolastica con la s maiuscola ha origine nel Medioevo. La Scolastica
fondava la sua didattica sulla Lectio del Magister. La Scolastica quindi escludeva la
ricerca libera della verità da parte del soggetto., la verità va compresa ma non
discussa, le argomentazioni personali possono arricchire la ma non contraddirla. I
repertori iconografici della Scolastica fanno vedere che gli alunni sono seduti
ordinatamente nei loro posti a eseguire compiti o ad ascoltare la lezione
dell'insegnante alla cattedra. Il concetto che tiene insieme le due realtà attraverso
la parola scolastica si riferisce all'impianto della sua comunicazione culturale la
lezione frontale e la figura dell'insegnante, la postura degli allievi nell'atto di
ascoltare ed imparare.

Da documentazioni iconografiche e scritte scappiamo che la didattica


prevalentemente utilizzata per la lezione di anatomia nelle università era definita da
uno spazio con un tavolo per la dissezione sul quale veniva steso il cadavere e
intorno al quale si disponeva il gruppo di studenti. Il corpo di un cadavere che
svolge la funzione di materiale didattico, accanto via il gruppo di studenti insieme a
una figura il cui compito è quello di operare manualmente sul cadavere come
demostrator. Seduto in cattedra via il Doctor, era Quest'ultimo a svolgere la lezione,
che consisteva da una parte nel dare indicazioni al suo aiutante.
La pubblicazione del Humani corporis fabrica di Andrea Vaselli nel 1543 segnò un
cambiamento nel campo della medicina. Da quel momento la coscienza del corpo
umano diventa ricerca è scoperta che si fonda sulla diretta servazione dell'oggetto.
La didattica moderna come metodo rigoroso su cui costruire il processo di
insegnamento e apprendimento trova la sua sistemazione nelle opere di Comenio e
nel suo progetto di una scuola pubblica ordinata è organizzata sulla base di un
assetto istituzionale. L' Orbis sensualium pictus di Comenio pubblicato nel 1658 è
considerato il primo libro di testo scolastico moderno, non ci mostra l'ambiente
scolastico ma un bambino in uno spazio all'aperto con il maestro. Si vede un cielo
con le nuvole e il sole una folta vegetazione è una città sullo sfondo.

CAPITOLO 3: IMMAGINARE LA SCUOLA


Per trovare testimonianze significativi di pedagogia visuale prima della fotografia
bisogna rifarsi alla pittura nell'arco di circa due secoli: dalla fine del Seicento alla
fine dell'Ottocento, in particolare alla pittura di genere. Si tratta di opere che ci
danno rappresentazioni dettagliate nei vari aspetti della vita quotidiana in ambito
interni e esterni.

Jan Steen un pittore olandese vissuto prevalentemente fra il 1626 è il 1679. La


scuola del villaggio Il maestro di scuola sono due quadri che raffigurano una scena
di vita scolastica nella metà del 600. Le due immagini mostrano lo scorcio di
un’aula, dove gli allievi Stanno terminando di fare un compito scritto e lo
presentano al maestro per la correzione. Il centro della scena è dominato dalla
figura del maestro che nel primo quadro sta infliggendo una punizione fisica a un
alunno. Nel secondo quadro vi è un bambino che piange intimorito dal maestro che
lo corregge e brandisce in mano l'oggetto con cui è
pronto A colpirlo. Nel primo quadro ci sono tre
bambini che osservano la scena della punizione i
loro sguardi non sono rivolti al maestro ma al loro
compagno. Il bambino al centro a differenza degli
altri due ha nel volto una sorta di sorriso sembra
godere dello spettacolo.
La scuola è un altro quadro in cui la visione si fa grandangolare E si vede un
ambiente scolastico nella sua totalità. Vi si trovano bambini e bambine di età
diverse, si contano più di 20. Alcuni sono intenti a scrivere altri fanno la lotta. La
scuola è con tutta probabilità la casa stessa dei due insegnanti, trasformata in un
ambiente che accoglie i bambini apparentemente a classi sociali povere per
costruirli e insegnare loro qualche rudimento di istruzione. Mentre nella donna si
può riconoscere l'atteggiamento tipico della maestra l'uomo sembra del tutto
indifferente a quanto sta avvenendo intorno a lui. La scuola di Jan Steen è una
sorta di mondo alla rovescia dove l'indisciplina, la Gioiosa e irriverente ribellione
degli Scolari Regnano Sovrano di fronte a improbabili maestri colti a punire o a
dormire.
Il maestro di scuola ci dà l'idea di un ambiente a attivo non tanto sul piano didattico
ma piuttosto per la vivace intraprendenza dei bambini su qui il maestro non sembra
esercitare un reale controllo.

Un altro quadro di scuola fiamminga è quello di


Gillies van Tilborgh dove ci mostra un ambiente
che possiamo definire scolastico perché vediamo
bambini e ragazzi intenti in determinate attività,
mentre in cattedra possiamo vedere la figura
dell'insegnante. Gli allievi appaiono autonomi e
impegnati a leggere, a scrivere, a dialogare tra
loro. Non viene niente di caotico.
In tutti i quadri che abbiamo visto non riconosciamo i tratti tipici dell'ambiente
scolastico negli arredi, nell'organizzazione dello spazio e nelle sue funzioni, nella
disposizione degli allievi. Questi che abbiamo appena visto sono generalmente
ambienti domestici rustici e Poveri.

Nella stessa area e nello stesso periodo in cui furono realizzati questi quadri,
Comenio pubblicava la Didactica Magna, cioè il primo libro che definiva i
fondamenti della didattica come scienza dell'insegnamento e dell'apprendimento,
delineando i contorni di quella che possiamo chiamare la scuola moderna. Un'idea
di scuola basata sul concetto di didattica intesa come metodo rigoroso, ordinata nel
curriculum e nei suoi spazi, e organizzata per classi di età e in ordini successivi di
scolarizzazione, in grado di "insegnare tutto a tutti". Un'immagine di scuola lontana
da quella rappresentata nei quadri appena visti. Nell'Ottocento la pittura di genere
ha continuato a vedere nella scuola un centro di interesse, ma l'immagine della
scuola cambia, assumendo via via i tratti dell'istituzione moderna che conosciamo.
A Albert Samuel Anker (1831-1910) si deve una delle più compiute
rappresentazioni di pedagogia visiva a cui possiamo riferirci per cogliere i tratti
salienti di un'identità dell'infanzia connotata ed esaltata da atti, gesti e contesti
educativi. Prende forma l'idea di una centralità dell'infanzia alla cui formazione con
corri un insieme di istanze e di esperienze, dove le figure adulte si prendono cura
dei bambini, gli osservano e li ascoltano, credendo nel valore dell'educazione.

Consideriamo i due quadri la scuola di Villaggio del 1848 e l'esame di scuola del
1862 2 punti Un giorno di ordinaria attività scolastica è un evento speciale come
può essere l'esame. In entrambi le classi si contano circa 40 alunni fra quelli in
evidenza e quelli seminascosti, mentre le figure adulte sono tutte maschili. Severi
nelle espressioni del viso e nelle posture. Ci danno l'idea di una scuola ordinata e
Severa.
Con l'apertura Nel 1840 dei primi kindergarten in Germania a Opera di froebel
possiamo dire che inizia la pedagogia dell'infanzia. Basata su una rigorosa
progettazione pedagogica che pone al
centro lo sviluppo armonico delle stanze
naturali del bimbo, il kindergarten disegna un
ambiente interno ed esterno adatto a
promuovere diverse attività soprattutto
attraverso il gioco. Anker rappresenta la
scuola dell'infanzia in un suo quadro: 12
bambini sono seduti intorno a un tavolo
intenti a giocare con i materiali lucidi, il
clima è ordinato e sereno alcuni bambini giocano da soli, altri insieme. La maestra
rivolge le sue Cure a una bambina sofferente.
Nel quadro passeggiata scolastica del 1872 ci mostra una classe di una ventina di
bambini a passeggio in campagna con la loro maestra. Con tutta probabilità si tratta
della scuola di un villaggio, alcuni bambini camminano Scalzi, il loro abbigliamento
è semplice e ordinato. Vi è un clima pedagogico sereno e amorevole duepunti
alcuni bambini raccolgono fiori di campo e li mostrano alla maestra che tiene per
mano il più piccolo della classe.

A darci la rappresentazione di un mondo a sereno dell'infanzia e anche il pittore


francese Henri Jules Jean Geoffroy. Mi 2 quadri che rappresentano la scuola
dell'infanzia troviamo di Cliché figurativi che si ripetono: la maestra Compie lo
stesso gesto verso una bambina all'interno e all'esterno, così come troviamo in
entrambe le situazioni la bambina che piange e il compagno che la consola punto
con l'entrata e l'uscita dei bambini dove i gesti che si ripetono sono le espressioni di
quotidiane routine.

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento la pittura rappresenta la scuola


come una sorta di teatro, dove va in scena
una commedia pedagogica fatta di
rappresentazione efficaci. Un esempio è
dato dalle azioni di libertà ludica, Gioiosa eri
belle degli alunni che nei momenti in cui
L'insegnante è uscito dall'aula. Quando il
gatto non c'è i topi ballano recital efficace
titolo del quadro di Emmanuel Duverger: i
bambini saltano, ballano, giocano, salgono
in cattedra imitando sarcasticamente l'insegnante, Ma qualcuno ha il compito di
vigilare sulla porta.
Un'altra scena tipica di questo teatro è quella di suggerire durante
un'interrogazione. La rappresentazione di Julius Geerrtz è quella che possiamo
considerare tipica: l'insegnante con un atteggiamento Severo e minaccioso in terra
da un alunno che è in piedi al suo fianco. Un suo compagno
sta piangendo punto Ma nascosto dietro la cattedra di un altro bambino che cerca
di suggerire al compagno interrogato.

Un ulteriore elemento di pedagogia visiva che emerge da queste immagini e che


può diventare un indicatore per altri repertori iconografici è quello della postura
dell'insegnante, del suo essere corpo-insegnante. Vediamo così che i gesti e le
azioni che denotano autorità e severità, persino violenza, sono soprattutto maschili,
mentre quelli che denotano ascolto e amorevolezza sono perlopiù femminili.
Adriana Cavarero analizza i concetti di rettitudine e di inclinazione del corpo come
indicatori di una cultura filosofica (e pedagogica) che si è progressivamente definita
anche su modelli identitari, ruoli e differenze di genere. Dell'uomo per via della sua
razionalità congenita, compare il paradigma di una linea obliqua, riservata invece
alla donna per via di una costitutiva attitudine alla maternità che causa
l'inclinazione. Se "inclinazione" e "rettitudine", per usare le figure della Cavarero,
sono posture entrambe necessarie alla relazione educativa, allora dovremmo
chiederci se nella scuola è il corpo-insegnante femminile ad assumerle entrambe,
perché quello maschile è scomparso o è in via di sparizione.

A Andre Henry Dargelas dobbiamo una delle più ricche produzioni di opere
pittoriche e illustrative dove i bambini dominano la scena. Dargelas si mostrano i
suoi quadri dove l'irriverenza e la divergenza degli alunni sono i tratti distintivi di
quello realismo fantasioso che connota buona parte di questa pittura di genere. Il
giro del mondo: in un'aula divenuta momentaneamente territorio libero dominato da
bambini uno di loro vola seduto su mappamondo. Alla porta si affaccia l'insegnante
di cui possiamo intuire lo sconcerto. L'idea di arredare l'aula con grande
mappamondo erano solo didatticamente moderno ma anche esteticamente
suggestiva. Le carte geografiche sono state insieme alla lavagna una sorta di
emblema che connota il linguaggio didattico dell'aula. La geografia assume nella
scuola un'identità culturale del tutto particolare in un tempo nel quale i viaggi erano
più immaginari che reali.

CAPITOLO4: FOTO DI CLASSE


La pittura genere aveva buon gioco: l'artista osservava una certa realtà, ne coglieva
alcuni tratti salienti, e poi nel proprio studio componeva la rappresentazione
rielaborando i dati della realtà osservata che veniva "immaginata", cioè trasposta in
immagine. Diversa è la posizione del fotografo che nella realtà di un ambiente
eduxativo deve entrare fisicamente, insieme al suo apparecchio fotografico col
quale "incamerare" immagini.
Taiga mandi fotografi a cui va il merito di averci dato un'immagine della scuola cioè
Robert Doisneau. Doisneau è stato un fotografo di strada, tra i più rappresentativi
nell'ambito di una foto giornalismo dal tratto umano. Questa artista non ci dalle
immagini istituzionali della scuola e del Lavoro didattico che si svolge, la sua è una
pedagogia visiva dalla parte dei bambini. Non ci sono insegnanti o se ci sono non si
vedono sono in disparte. È un vero e proprio catalogo di posture, lui ci mostra con
le sue foto di bambini costretti in banchi di legno. Sono bambini che a modo loro
interpretano la scuola anziché recitare la parte che la scuola Affida a loro o chi da
loro si aspetta.
Dobbiamo all’Indire (Istituto nazionale di documentazione innovazione e ricerca
educativa) la realizzazione del progetto Fotoedu - Archivi fotgrafici per la storia
della scuola e dell'educazione. Il catalogo raccoglie oltre quattordicimila immagini
che abbracciano tutto il xx secolo. Ci troviamo di fronte a un repertorio di immagini
sui più diversi ambiti della cultura scolastica: dall'edilizia agli arredi, dalle attività
didattiche ai giochi, dalla prima infanzia alle scuole superiori ecc, fotografie perlopiù
anonime, che mostrano insegnanti e allievi in aula o all'esterno; esse ci
restituiscono l'immagine di spazi e attività, posture e sguardi, legati a uno stare a
scuola e a un fare scuola che, in molti casi, suggeriscono più di quanto mostrino.
La situazione in cui gli allievi sono impegnati nello svolgimento di un compito
scritto: l'ambiente è dominato dal silenzio e dalla concentrazione, l'insegnante si
aggira fra i banchi, osserva, controlla, forse consiglia. Altra situazione è quella
dell'attività che possiamo definire "laboratoriale": anche qui, come nel caso
precedente, l'attenzione degli allievi non è
sull'insegnante ma sul compito che in
questo caso richiede intelligenza e
manualità. I bambini sono in interazione tra
loro, un gruppo è in piedi attorno a un
grande tavolo con materiali e strumenti,
l'insegnante si confonde tra loro e lavora
insieme a loro (figura 4.12). L'ambiente
esterno che diventa ambiente di
apprendimento cambia radicalmente il
setting didattico e pone l'insegnante in una posizione ancora diversa. Mentre l'aula
concentra l'attenzione sulla sua figura, fuori dall'aula sono gli elementi dell'ambiente
ad acquisire centralità. I bambini esplorano, raccolgono, attivano la loro curiosità e
l'insegnante li accompagna in questo percorso.

Una scuola di Bagnacavallo


Riferite alla scuola elementare di Villanova di Bagnacavallo tra la fine degli anni
cinquanta e gli anni sessanta, vediamo dapprima i bambini di quarta elementare
intenti a prendere le misure del loro "campino" nello spazio esterno alla scuola e
poi li vediamo all'interno dell'aula impegnati nella "risoluzione del problema di
geometria relativo alle misurazioni effettuate nel campicello". Nel loro insieme
queste immagini ci danno l'immagine di una scuola dove attività indoor e Outdoor
sono compresenti.
A livello outdoor fotografie analizzate ci danno conto di quattro tipologie di attività:

- Le visite ad aziende, manifatture, cooperative ecc., dove si vedono i bambini in


relazione con gli "addetti ai lavori",
- Esperienze didattiche in particolare sulla geografia: in una foto si vedono i bambini
sull'argine di un fiume,
- Una serie di scatti mostra le bambine e i bambini impegnati in giochi all'aperto con
cui, come è scritto in alcune didascalie, "chiudono la giornata scolastica",
- Alcune foto ci danno il senso di una pedagogia della memoria legata a valori
testimoniati da fatti e persone della storia locale, durante un'uscita i bambini si
soffermano a un cippo che ricorda l'uccisione di alcuni partigiani durante la
Resistenza.

Anche le immagini riferite all'ambiente interno ci mostrano uno stile didattico basato
su alcune tipologie di attività che vedono i bambini protagonisti:
- Una foto ci mostra quattro alunni in piedi sulla pedana dove normalmente sta la
cattedra, dove l'apprendimento assume una forma attiva di rielaborazione e
comunicazioni,
- le attività manuali legate ad ambienti scientifici, o alla pittura mettendo i vecchi
Bianchi frontalmente a due a due.
- In varie foto vediamo i bambini in piedi impegnati in interazioni comunicative tra
loro, utilizzando oggetti, strumenti e materiali diversi nell'ambito di attività didattiche.
"Esercitazioni pratiche di compravendita, calcolo orale e scritto, pesi e misure"
recita la didascalia sul retro di una foto dove si vedono dei bambini che "giocano" a
vendere e comprare.

Le foto presentate sono definite scuola colta sul fatto, cioè nel vivo della sua
quotidiana attività. Ciò non significa che queste foto siano state scattate come
istantanee all'insaputa di chi vi è rappresentato. Si tratta dunque di una messa in
scena, poiché l'insegnante, presente davanti o dietro l'obiettivo, è consapevole di
affidare alla fotografia un messaggio legato a ciò che sta avvenendo in quel
momento con la sua classe. Il grigio, pur nella sua ampia gamma di tonalità, era il
colore che simbolicamente rappresentava la scuola, il suo
clima, il suo mood che concedeva al massimo qualche variazione sul tema.

Il metodo dell'osservazione in campo educativo è uno dei tratti salienti della


pedagogia moderna. L'applicazione delle tecnologie visive e audiovisive
all'osservazione dei comportamenti infantili nelle istituzioni educative suono di
innovazione nella cultura pedagogica. Il lavoro di osservazione, ma è necessario
compiere il passaggio dall’osservazione alla documentazione. I due termini non
sono intercambiabili, la loro etimologia ne svela i rispettivi significati:
observare(serbare) significa prendere in considerazione, osservare per conservare,
dunque è un atto essenzialmente soggettivo o di relazione fra sé e ciò che si
osserva, sia esso un panorama, i cambiamenti nello sviluppo di una pianta, un
bambino che gioca. L'osservazione comprende, forse presuppone, l'ascolto e cioè
l'atteggiamento che apparentemente contraddice l'asse tradizionale che connota la
comunicazione educativa, dove è il bambino (l'allievo) che ascolta il maestro.

CAPITOLO 5: CINEMA: L'EDUCAZIONE COME AGON


È nel cinema che troviamo il repertorio più ricco e suggestivo di rappresentazioni
sull'educazione e in particolare sulla scuola. E soprattutto nel cinema americano
che troviamo una ricca filmografia in cui il dramma dell'educazione viene esaltato
nella fascinazione conflittuale del rapporto maestro/ Allievo e nella palingenesi
finale. L'educazione è un campo di esperienza Dov'è il rapporto fra le leggi generali
e le esperienze personali in mani irriducibile e costantemente aperto. Alla base ci
sono gli studi e le ricerche di clinica della Formazione che ci offrono alcuni
interessanti analisi alle figure del mentore nel quale maestro allievo si seducono a
vicenda. L'accurato studio di Alberto Agosti nel 2013 su come il cinema di fiction
abbia rappresentato le pratiche e le relazioni didattiche mette in evidenzia la
marcata stereotipia dei personaggi, la semplificazione dei rapporti e dei contesti, la
centralità delle dinamiche conflittuali. Il fatto che tali film non siano, né intendano
essere, una fedele riproduzione della scuola per come essa è, ma anzi ne
prendano le distanze costruendo sulla scuola una drammaturgia e una retorica
pedagogiche.
Paolo Alfieri definisce tre livelli su cui può essere
articolata la memoria scolastica.
1. quello individuale, comprende le testimonianze soggettive di chi ha vissuto
l'esperienza della scuola come allievo o come insegnante.
2. livello può ancora comprendere materiali di una memoria personale della scuola,
ma viene ricostruita in forme di narrazione e di rappresentazione fruibili da molti.
3. livello comprende l'ufficialità pedagogica e quella politica che lasciano i loro segni
evidenti sulla scuola, documentati da riti e cerimonie, luoghi e archivi, discorsi
ufficiali e normative.
É nel secondo ambito che si colloca la produzione cinematografica che sulla scuola
costruisce le trame della propria messa in scena.

Scuola e società
L'idea che la scuola non sia un "mondo a parte" rispetto alla società ma il suo
rispecchiamento, è uno dei temi fondamentali e ricorrenti nella pedagogia di John
Dewey che già in Il mio credo pedagogico. La scuola quindi, è vista come
rappresentazione e realizzazione in formato ridotto dello stesso corpo sociale. La
pedagogia scolastica si configura quindi come una sorta di tirocinio in cui i soggetti
più giovani imparano a essere parte attiva della società in cui vivranno da cittadini
adulti. Il principio attivo di questa pedagogia sta nel mettere in condizione gli allievi
di sentirsi parte della comunità scolastica

CAPITOLO 6: LA SCUOLA IN TV

IL PROGGETTO TELESCUOLA
L'idea di utilizzare la televisione per contribuire a ridurre l'analfabetismo in tempi in
cui le scuole non erano uniformemente diffuse sul territorio nazionale divenne un
progetto di politica educativa in Italia. anni dall'avvio delle trasmissioni televisive in
Italia, la Rai iniziava i programmi di Telescuola, la struttura del servizio pubblico
dedicata all'istruzione scolastica. Si trattava all'inizio di corsi di avviamento
professionale indirizzati a quei soggetti, giovani o maturi, che, per ragioni personali
o per la difficoltà di accedere a strutture scolastiche, avevano interrotto il loro
percorso di istruzione alla fine della scuola elementare. La scuola tramite la tv
avrebbe consentito loro di accedere all'esame per ottenere un titolo di
qualificazione professionale. Il progetto Telescuola nasceva dalla collaborazione fra
la Rai, a cui competeva la realizzazione televisiva, e il ministero della Pubblica
Istruzione. Dove si trovava anche un insegnante per il necessario supporto
didattico. I contenuti delle lezioni potevano essere ripresi e approfonditi dai
partecipanti ai corsi, consultando i fascicoli pubblicati appositamente dalla Rai e
inviati ai PAT. Quando Telescuola interruppe i suoi programmi, fu perché la sua
funzione sociale poteva considerarsi esaurita: le scuole reali coprivano ormai tutto il
territorio, la loro frequenza aumentava, e dunque la scuola "virtuale" perdeva la sua
funzione. La funzione di telescuola era di sopperire alle forti carenze di strutture
scolastiche soprattutto nelle regioni meridionali e nelle località più decentrate del
paese. La modernità della televisione consisteva Dunque nel fatto di portare la
scuola dove ancora la scuola non c'era punto nello studio televisivo veniva allestita
una classe scolastica, seppure con un numero di allievi inferiori rispetto alla Norma,
con un insegnante che svolgeva la propria lezione.

L'insegnamento televisivo
La seconda modalità di insegnamento televisivo è quella in cui L'insegnante si
rivolge direttamente a coloro che stanno guardando alla tv. Successivamente alla
seconda guerra mondiale in Italia il 13% della popolazione era analfabeta, una
percentuale che 10 anni dopo arriva al 8%. Nazareno Padellaro (1892-1980) che
presso il ministero della Pubblica istruzione, di cui divenne direttore generale, si
occupava del Servizio per l'istruzione popolare. Fu sua l'idea di utilizzare la
televisione per aggredire le ultime sacche di "analfabeti resistenti",
Il programma che si chiama non è mai troppo tardi iniziamo il 15 novembre del
1960 e andò in onda per 9 anni.
La pedagogia di Alberto Manzi
Il format del dipartimento Scuola Educazione della Rai, questi programmi, di cui era
autore o coautore e conduttore, rispondevano al mandato del servizio pubblico
televisivo rivolto all'educazione ed erano pensati per l'aggiornamento dei docenti su
temi specifici dell'insegnamento e dell'apprendimento o per sviluppare la sensibilità
di genitori e adulti su particolari temi educativi. Il setting è spesso costituito da un
gruppo di bambini di scuola primaria e l'insegnante, lo stesso Manzi, seduti o in
piedi a semicerchio. La pedagogia visiva di Alberto Manzi si sviluppa su un doppio
registro: il primo è quello dell'azione dell'insegnante con i bambini, dove le immagini
mostrano ciò che essi dicono e fanno sulla base dell'argomento che viene trattato; il
secondo opera una sorta di "straniamento": il maestro esce momentaneamente
dall'azione didattica e si rivolge direttamente al pubblico televisivo,

CAPITOLO 7: LA FORZA VIOLATA: IL PITETE DI NON ESSERE VUSTI


I fenomeni educativi sono sistematicamente sottratti allo sguardo del pubblico. In
questi anni sono venuti alla luce casi di abusi sul piano sia fisico sia psicologico
compiuti da educatrici e insegnanti nei confronti di bambini, soprattutto nei nidi e
nelle scuole d'infanzia. Questi casi si sono visivamente rivelati grazie alle
videoregistrazioni di microcamere nascoste all'interno delle scuole, installate su
mandato dell'autorità giudiziaria sulla base di segnalazioni e denunce.
L'associazione ONLUS La Via dei Colori ha dichiarato che "lo scorso anno [2016]
tra richieste di aiuto, di consulenze e denunce sono stati 5000 i contatti con
l'associazione giunti da tutta Italia, una media di 13 al giorno".

Maltrattamenti a scuola nel periodo 2014-2018: casi sono stati 78 con un totale di
156 docenti indagati (di cui 2 uomini), ripartiti in 9 nidi comunali, 53 scuole
dell'infanzia e 16 scuole primarie. Nella grande maggioranza dei casi, l'87%, a
sporgere denuncia sono stati direttamente i genitori, mentre 6 episodi sono stati
segnalati dai colleghi insegnanti. Nell'81% dei casi il reato ipotizzato a carico delle
maestre è "maltrattamenti", mentre per il 19% si tratta di "abuso dei mezzi di
correzione". Si svolgono azioni fisiche e verbali di tipo aggressivo, a volte
palesemente violento, finalizzate a punire un bambino per un certo comportamento,
a mortificarlo psicologicamente, a imporgli di obbedire attraverso modalità forzate e
costrittive.

Panopiction
Qui non abbiamo a che fare con motivazioni legata alla documentazione ma con
istanze di tipo investigativo e di controllo su persone che potrebbero compiere dei
reati. In questo caso il fine giustifica il mezzo. Il disegno di legge in materia prevede
l'installazione di sistemi di videoregistrazione infissi in ambienti in cui si ritiene che
tali strumenti servono a inibire le forme di abuso. La scuola viene concepita come
un luogo chiuso, Dove si impara stando dentro e si esce solo occasionalmente.
L'idea che l'ambiente esterno sia a tutti gli effetti un "ambiente di apprendimento"
non fa parte ancora dell'habitus didattico della professione insegnante in Italia, a
differenza di altri Paesi. La proposta dell'outdoor education come modalità che
migliora la qualità della vita della scuola sia dei bambini sia degli insegnanti fa parte
da tempo dei programmi formativi. Non c'è dubbio che sarebbe molto più difficile
pensare alle azioni di abuso che abbiamo visto, tutte in ambienti interni, realizzarsi
negli spazi all'aperto. Quando parliamo di pedagogia visiva riferiamo a un lavoro
dove l'osservatore è parte del setting che osserva, le sue riprese sono l'esito di
un'intenzionalità che lo porta a dirigere il proprio sguardo, a selezionare ciò che
ritiene significativo e a interpretarlo successivamente, o a suscitare l'interpretazione
dei soggetti interessati.
Queste forme sono da considerare riportare i della pedagogia visuale? La risposta
è affermativa ci mostrano quel lato oscuro delle educazioni che esiste che è
sempre esistito anche se troppo spesso si è cercato di renderlo invisibile.

CAPITOLO 8: FUMETTI DI SCUOLA


Alla formazione, cioè al "dare forma" attraverso la scuola, contribuiscono in maniera
primaria i suoi dispositivi, ciò di cui la scuola "dispone e su cui struttura la sua
azione: i tempi e gli spazi, i premi e le punizioni, la comunicazione e l'assetto
organizzativo, i riti ecc. La pedagogia istituzionale, quindi, vede il bambino come un
soggetto che agisce nel, e che è agito dal, sistema istituzionale della scuola. Lo
sguardo sull'infanzia, su quell'età della vita in cui il soggetto si sviluppa sulla base
dei condizionamenti ambientali e istituzionali in cui si trova a vivere. La parola
"condizionamento" ci dice che la nostra personalità è sottoposta alle influenze della
cultura e della società in cui viviamo: la famiglia, i mass media, la scuola ci
condizionano, e perciò è una buona educazione quella che cerca di smascherare e
"liberare" il soggetto dai condizionamenti. Nel bambino coesistono sistemicamente
l'educazione familiare, quella scolastica, quella extrascolastica (se va in parrocchia,
se fa sport, scoutismo ecc.), e poi le forme ei messaggi dei media. In ognuna di
queste istituzioni il bambino porta dentro di sé anche i vissuti e la cultura delle altre
a lui tocca il compito non semplice di farle coesistere trovando qualche linea di
senso. Una serie di fumetti dove i bambini sono protagonisti di istituzioni più che di
avventure. Nelle Strip e nelle vignette a fumetti la scuola diventa una sorta di
teatrino, metti in atto scena nelle sitcom con personaggi appena tratteggiati.
Portando nella scuola i loro pensieri disincantati e tutt'altro che infantili, i loro gesti
irriverenti e saccenti, e allo stesso modo portando a casa e fuori dalla scuola i tratti
della loro vita scolastica, questi personaggi rendono visibile, nelle forme essenziali
e caricaturali che è la forza del linguaggio dei comics, una pedagogia di cui sono al
tempo stesso oggetti e soggetti. Essi smascherano le forme istituzionali della
scuola, i suoi ruoli e le sue funzioni.
Se un giovane aspira a diventare insegnante o educatore, spinto dall'amore verso i
bambini, è bene nutrire qualche "legittima suspicione...".La more ci deve essere,
ovviamente, ma nel senso che la sua forza è necessaria a gestire e a superare
tutte quelle situazioni in cui i bambini non sono affatto amorevoli, ma antipatici,
provocatori, insopportabili. altri bambini di questa "pedagogia visiva" a fumetti, non
sono belli, né amorevoli, né docili. Li possiamo definire impertinenti nel senso
proprio del termine, cioè che il loro essere, la loro identità non appartiene alla
scuola, anche se loro vanno a scuola. È impertinente il loro modo di stare e di
rispondere alla scuola, e in questo senso sono portatori non violenti di
contestazione tutte le volte che si chiedono quale sia il senso di ciò che avviene a
scuola.

Sally Brown
I Peanuts teatrino a strisce danno vita a Universo infantile autosufficiente, senza
adulti o dove la loro presenza evocata o fuori campo punto e soprattutto Sally la
sorella minore di Charlie Brown a rappresentare la scuola con cui ha un rapporto
perennemente contrattato. Sally rappresenta la solitudine del bambino in una
scuola che è vista è vissuta unicamente nel suo rapporto con l'insegnante E con i
compiti da eseguire. Non c'è l'aula, non c'è la classe, ma lo spazio è una scuola
che è rappresentata come una sorta di teatro dell'assurdo. La scelta di non
mostrare l'insegnante crea l'effetto di una presenza distante, qua di virtuali,
emblema di un impossibile relazione dialogica.

Mafalda
La scuola è un ambiente che sembra fatto apposta per provocare ed esaltare la
personalità della protagonista dei suoi compagni di vita. La scuola è sempre la
stessa, riconoscibile ovunque: aula, banchi, lavagna, maestra che contiene una
drammaturgia costruita per un eterno gioco delle parti. Mafalda "è una dichiarata,
irriducibile pessimista", come l'ha definita Marcello Bernardi (1978), che mostra
"l'insanabile spaccatura che sta fra il mondo dei
bambini e quello degli adulti". Qui sta il problema
ontologico dell'educazione. La pedagogia visiva
che ci propone Quino attraverso Mafalda è fatta di
una scuola composta e ordinata, dove la maestra
insegna e assegna compiti nella più ovvia
normalità. Sono i bambini a bypassare la consegna
della maestra, a creare una sorta di “disordine cognitivo" irriducibile a quella
didattica autoreferenziale.

Calvin
Calvin è un bambino di 6 anni. La scuola che Calvino odia è quella delle istituzioni
più presenti: la maestra è disegnata con un corpo ingombrante, a pochi anni dalla
pensione e con un non segreta
dipendenza da fumo è da farmaci. Il mondo della scuola di Calvin è fatto, oltre che
della vita della classe, dall’insopportabile sveglia mattutina, dello scuolabus da cui
vorrebbe fuggire.

Frato e piccolo plauto


In Italia Francesco Tonucci e Marco Dallari furono dei disegnatori di fumetti che
parlarono di pedagogia punto ma in realtà loro di mestiere erano pedagogisti e non
autori di fumetti. Francesco Tonucci disegna va bambini robusti e insieme
trasparenti, nella metà del Nino do o della scuola d'infanzia. Sono bambini e
bambine senza nome.
Marco Dallari dedica alle figure delle maestre; non
c'è una maestra di riferimento che recita la propria
parte come una maschera fissa nella commedia
pedagogica di Piccolo Plauto, ma cambia a
seconda dei temi. E sempre magra, capelli con
rigoroso chignon, oppure con bizzarre permanenti,
a volte arcigna e con un grembiule nero, oppure
con l'espressione dolcemente ingenua.

Per concludere, a chi si ostina a dire che "la scuola è una cosa seria", quindi a
scuola o della scuola non si
ride, la pedagogia visiva dei fumetti ci insegna che non si tratta di rendere la scuola
ridicola, ma di trattarla appunto come una cosa seria poiché, al pari gioco, anche la
comicità presuppone la serietà. Forse il senso del gioco e del comico dovrebbero
far parte della formazione di educatori e insegnanti.

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