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alain Badiou

il concetto di modello
Introduzione ad una epistemologia materialista della matematica
Nuova edizione con laggiunta di una prefazione inedita

Traduzione di Fabio Francescato

asterios Editore
trieste

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Prima edizione: aprile 2011 asterios Editore un marchio editoriale di Servizi Editoriali srl Via Donizetti, 3/a 34133 trieste tel: 0403403342 - fax: 0406702007 e-mail: info@asterios.it www.asterios.it i diritti di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento totale o parziale con qualsiasi mezzo sono riservati. iSBN: 978-88-95146-19-5

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avvertenza del traduttore


la presente traduzione stata condotta sulla base del testo le concepte du modle. introduction une pistmologie matrialiste des mathmatiques. la nuova edizione pubblicata nel 2007 dalla casa editrice Fayard nella collana ouvertures contiene una prefazione inedita. la prima difficolt derivata dalla necessit di rispettare quanto pi possibile la specificit dellimpianto terminologico caratteristico della logica matematica. Va al riguardo sottolineato che nella Prefazione alla nuova edizione del testo Badiou defin queste pagine il mio primo libro di filosofia: fino a quel momento si era dedicato allo studio delle Sciences mathmatiques, seguendo le orme paterne. a questo linguaggio disciplinare si sono aggiunti, spesso senza troppe mediazioni, termini ed espressioni tratti da fonti diverse, secondo un uso abbastanza ricorrente negli anni Sessanta in Francia. Per esempio dalla psicoanalisi, ed in particolare da lacan. la presenza di lacan non si nota soltanto nelle citazioni esplicite, ma anche in termini quali Marque, Manque, tenant-lieu, Signifiant, Sutur, che costellano un po tutto il testo. alla presenza di lacan si accompagna il linguaggio tipico dello strutturalismo del tempo, come lo stesso Badiou riconosce nella Prefazione del 2007

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tra il 1960 e il 1968, eravamo in effetti strutturalisti , in particolare la versione dello strutturalismo che stava dando in quegli anni louis althusser, nella sua visione politica e sociale della contrapposizione tra idologie e science. Un osservazione va fatta anche per la grande lezione data da Bachelard, presente con una eredit di riflessioni e di termini (tra tutti la nozione di coupure epistmologique, rielaborata da Badiou attraverso la mediazione, ancora una volta, di althusser) difficilmente sovraestimabili. Fondamentale, al riguardo, la convinzione di Badiou che soltanto lapproccio epistemologico concreto, storicamente rilevabile, potesse superare la vecchia polemica tra empirismo e formalismo, tra la dominance del fatto e quella delle strutture formali. Non a caso il termine epistmologie compare nel sottotitolo dellopera a conferma di questa eredit. Una osservazione sulla traduzione del termine Marque, che troviamo presente un po dappertutto nel testo: ho deciso di tradurlo con marca invece che con segno o simbolo, o notazione, che sono molto pi ricorrenti nel linguaggio specifico della logica e della matematica, perch mi sembrato caratterizzare in modo significativo il dibattito culturale interdisciplinare che animava gli intellettuali e gli Scientifiques, che in gran numero parteciparono al cours. come scrisse althusser, vero matre penser del ciclo di conferenze: Questo corso prima di tutto riservato agli Scienziati ed ai letterati non-filosofi. intendiamoci: poich largomento che sar al centro di questo corso (rapporti tra la filosofia e le scienze) si rivolge in primo luogo agli Scienziati (specialisti delle scienze matematiche, fisico-chimi-

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che e biologiche). Ma interessa anche i letterati delle diverse discipline la cui specializzazione comporta una attivit scientifica. Qualche parola, infine, sulla traduzione delle due marques supplmentaires Vri e Fax che Badiou introduce nella seconda parte del capitolo sette dedicata agli aspetti fondamentali della semantica e di cui fa ampio uso nei capitoli successivi del testo. on lira ces marques, si lon veut, vrai e faux, precisa Badiou. ho tradotto le due espressioni Vri e Fax con vero e falso, confortato da quel se si vuole. il lettore invitato da Badiou stesso alla cautela, a tener presente che in questa denominazione vero e falso risuona lorigine intuitiva, cio ideologico-filosofica, della semantica e che questa una denominazione inessenziale, o addirittura parassitaria. Per la traduzione del testo di Badiou ho preso in esame la traduzione di Gioia lanzi condotta sul testo francese pubblicato da Maspero nel 1970 e pubblicata dalla Jaca Book nel 1972 nella collana Saggi per la transizione della teoria. Molto utile stata la traduzione di questo testo in lingua inglese. con il titolo the concept of model. an introduction to the materialist epistemology of mathematics, lopera stata tradotta da Zachary luke Fraser e tzuchien tho e dagli stessi autori pubblicata nel 2007 da re.press. arricchita da una ampia introduzione e contiene inoltre una lunga intervista allautore. reperibile in rete al sito: www.re-press.org /.../oa_Version_978098030523_the_concept_o f_Model.pdf.

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indice
Prefazione alla nuova edizione (2007), 13 avvertenza, 37 caPitolo i alcune nozioni preliminari riguardanti lideologia, 39 caPitolo ii tesi che dovranno essere giustificate in seguito, 45 caPitolo iii alcuni usi di modelli che non sono qui in questione, 47 caPitolo iV Un uso puramente ideologico della parola modello, 52 caPitolo V il concetto scientifico di modello e la dottrina neo-positivista della scienza, 58 caPitolo Vi costruzione del concetto di modello (i). Nozioni preliminari di sintassi, 67 caPitolo Vii costruzione del concetto di modello (ii). aspetti fondamentali della semantica, 77 caPitolo Viii costruzione del concetto di modello (iii) Giochi sullesempio, 87 caPitolo iX la categoria di modello e la sperimentazione matematica, 97

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caPitolo X la categoria di modello e il tempo storico della produzione matematica, 106 aPPENDicE 1) lo scopo, 117 2) Descrizione del dispositivo, 118 3) ogni teorema di SP puramente logico, 119 4) teorema della deduzione, 121 5) coerenza relativa di alcune estensioni di SP, 124 6) Portata del teorema di completezza, 125 7) il lemma di lindenbaum, 126 8) il teorema di completezza, 130 allEGati 1) Sintassi, 143 2) Semantica, 145 iNDicaZioNi BiBlioGraFichE

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Prefazione alla nuova edizione (2007)


Eccoci, dunque, quasi quarantanni dopo la conferenza che serv da punto di partenza al piccolo libro dal titolo Il concetto di modello. avevo trentun anni. avevo scritto due romanzi, Almageste, pubblicato nel 1964, e Portulans, pubblicato nellautunno 1967. Si pu dunque dire che Il concetto di modello il mio primo libro di filosofia. rester per lungo tempo il solo. Teoria della contraddizione (1975) e Sullideologia (1976) sono saggi politici, e il romanopra La sciarpa rossa (1979) inaugura la mia produzione teatrale. la Teoria del soggetto (1982) che mette fine ad una quindicina danni di astinenza per quanto riguarda la mia espressione pubblica in campo filosofico. Si trovano certamente nella Teoria del soggetto tracce di ci che gi compariva nellopuscolo redatto nel 1968 e pubblicato nel 1969: una meditazione che coinvolge, come una delle sue premesse fondamentali, alcuni risultati recenti della logica matematica e della teoria degli insiemi. Ma il primo posto occupato ancora dalla politica rivoluzionaria, posta come finalit pratica dello sforzo concettuale. il marxismo ancora considerato come un riferimento evidente, e la sua versione maoista come quella che, nelle condizioni del tempo, potenzia al massimo la capacit rivoluzionaria. Del resto i media hanno accolto questo libro, come

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due anni pi tardi le rappresentazioni della Sciarpa rossa (con la musica di Georges aperghis, e la regia di antonio Vitez), con ferocia, negando al valore di questi lavori una qualsiasi considerazione ed ogni minimo riconoscimento. Una delle rarissime critiche alla Teoria del soggetto apparse sulla stampa quotidiana era intitolata lultimo dei maohicani. E ricordo che allindomani della prima rappresentazione della Sciarpa rossa, il meraviglioso, lindimenticabile Vitez che non esitava mai a dichiarare in pubblico che io ero un genio leggendo la stampa con una foga degna di un ghiottone mi disse in fede mia, tutti dicono che tu sei un cretino. Ero evidentemente controcorrente in quei cupi anni ottanta, nei quali si pavoneggiavano i Nouveaux philosophes che sostituivano inestimabile beneficio di quelli che si erano ben sistemati la coppia totalitarismo/democrazia alla coppia rivoluzione/imperialismo. invitavano tutti, uno ad uno, a raggiungere il gregge dei votanti democratici, piuttosto che disperdersi qua e l andando nelle fabbriche, nelle case o nella citt, animati dal desiderio minaccioso ai loro occhi sempre preludio al totalitarismo di organizzare le forze che animano nel profondo la vita collettiva della gente comune. Si videro allora i rinnegati del Maggio 68 issarsi sul pavese mediatico , larcigna UrSS aprire le porte al proprio affondamento, la cina impegnarsi senza troppi patemi danimo in una impietosa restaurazione capitalista. Dappertutto si vantavano il denaro, il mercato, i diritti dei ricchi e dei potenti, la commedia delle elezioni, dappertutto si dava il via alla persecuzione su grande scala degli operai di origine straniera.

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Era veramente il momento di ricordarsi delle tesi di chou En-lai del 1975, esposte durante i lavori del congresso del Partito comunista cinese: Bisogna avere il coraggio di andare controcorrente, e Voi potete accettare di essere soli, perch se la vostra linea giusta sarete un giorno un esercito. il pugno duomini che custodivano ben ferma la logica di una politica sempre vicina alla vita della gente, contraria allo Stato parlamentare e ad ogni adesione allordine stabilito nella forma di sinistra (Mitterand), come in quella di di destra (chirac) senza dubbio sapeva che lesercito non sarebbe venuto cos presto. Gi un drappello non sarebbe stato male! in altri termini: i miei libri di filosofia di questo periodo (dopo la Teoria del soggetto, Si pu pensare la politica? pubblicato nel 1986) si assumevano limpegno ormai necessario di non rinnegare con disonore, dal momento che eravamo appena agli inizi della nuova fase storica: quella di cui vediamo oggi i risultati disastrosi, con le guerre americane in ogni parte del mondo e con lelezione di Sarkozy da noi. con Lessere e levento, del 1988, che si afferma, in condizioni del tutto nuove, una manifesta fedelt a quei lavori che ventanni prima avevano dato origine a Il concetto di modello. Decisi allora consapevolmente di rendere esplicito il nocciolo ontologico delle mie convinzioni, la loro armatura formale, senza mettere tutto ci al servizio immediato della sopravvivenza politica e dello scontro, condotto allora da una esigua minoranza, contro il diffuso canagliume e il nichilismo che questo provocava tra i migliori rappresentanti della giovent intellettuale. Decisione consapevole e, aggiungo, difficile. Lessere e levento si presenta come una serie di

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meditazioni: non sei, come in Descartes, ma trentasette. in generale ogni concetto pi ampio rappresentato in tre forme: una puramente filosofica, una con forti supporti matematici, ed una infine puntellata dallinterpretazione di un grande filosofo classico, o di un poeta (hlderlin, Mallarm). la difficolt cui accennavo si manifesta nel fatto che, nella prima stesura manoscritta, una quarta meditazione, di carattere politico, si aggiungeva alle altre tre. inoltre compariva nellintroduzione una ampia trattazione che inseriva una volta ancora la costruzione teorica in una finalit soggettiva dominata dalla politica. Quando finalmente soppressi tutto ci e misi cos in primo piano la armatura formale e matematizzata della mia visione speculativa, mi accorsi, dolorosamente, che un periodo della mia vita filosofica si stava concludendo. Non fu una rinuncia, ma un temporaneo gesto di autodisciplina, con il quale mi autorizzavo in ultima analisi a considerare le cose da pi lontano. Un po come quando lenin, dopo lo scacco della rivoluzione del 1905, e nella esaltazione sciovinista suscitata dallinizio della guerra del 1914-1918, intraprende, per ritornare ai fondamenti ultimi della dialettica rivoluzionaria, la lettura integrale del libro senza alcun dubbio pi denso e arduo di tutta la storia della filosofia: la Scienza della Logica di hegel. Quando ci si autorizza a considerare pi da lontano le cose nel loro fondamento razionale, spesso accade che si torni indietro, che livelli di pensiero, sepolti dalle urgenze dellazione immediata o della modernit in marcia, ritrovino il loro posto nella costruzione concettuale. Sappiamo che husserl d a questo percorso il nome di riattivazione dei sedi-

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menti. Egli, ed in maniera ancora pi decisa il suo allievo heidegger, concepisce quasi sempre questa riattivazione come un movimento verso ci che allorigine, o come disvelamento di un significato il cui oblio non deve nascondere che questo significato il pi autentico. Per questo, secondo husserl e heidegger, il gesto di riattivazione un gesto istoriale.1 Dietro allo stupefacente successo pragmatico che la fisica galileiana ha incontrato nella sua forma matematica, husserl crede di scoprire un modo pi essenziale di abitare il mondo, meno proiettato verso lartificio astratto della tecnica: in questo senso si pu dire, contrariamente agli insegnamenti di copernico, che la nostra madre terra immobile. Sono riflessioni che anticipano certe prediche degli ecologisti che guardano al pianeta come al sito della abitazione primordiale da parte del Vivente: sito che prima di ogni cosa deve essere messo al riparo dallinfluenza della tecnica e trasmesso alle generazioni degli uomini, nel rispetto della sua donazione naturale.2 Per heidegger, il richiamo allordine dellEssere da parte dellUno, che l idealismo platonico gi rappresenta e che tutta la storia della metafisica persegue, deve essere soppiantato da un gesto pensante
1. historial il termine francese usato da henri corbin nel 1938 per tradurre, in Essere e tempo, il termine heideggeriano Geschichtlich, distinto nettamente da historisch. il termine poi divenuto in Francia una sorta di traduzione standard. Nella lingua italiana viene di solito usato in riferimento alla temporalit del Dasein, alla esistenza istoriale delluomo; oppure per indicare un avvenimento capace di fondare un nuovo rapporto con la storia dellessere (N.d.t.). 2. Donation la traduzione francese di termini caratteristici dellindirizzo fenomenologico. Esempio tipico l espressione donazione del senso, dare il senso. la traduzione italiana donazione favorita dal fatto che il termine francese donner indica sia donare che dare (N.d.t.).

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che faccia rivivere nella sua intensit ci che prossimo a ci che . Un gesto i cui punti di appoggio sono: da una parte la luce aurorale che i pensatori presocratici dispensano da lontano; dallaltra, nel mondo della lingua, la custodia da parte dei poeti, di quella risonanza di ci che alla origine e che la tecnica, devastando il mondo, ha impedito dappertutto di ascoltare. Da parte mia, vorrei sostenere che il mio personale gesto di riattivazione, che del resto ho chiamato un gesto platonico, va per cos dire nella direzione opposta. la politica rivoluzionaria e, al pari, larte di avanguardia, nel XX secolo hanno in realt voluto scoprire, dietro le apparenze sofisticate della organizzazione sociale borghese e i fasti della rappresentazione affresco romanzesco, poesia lirica o pittura mitologica , la pressione vitale e lurgenza violenta della distruzione e del conflitto. la lotta delle classi organizzata da coloro che erano direttamente impegnati nel mondo della produzione, dagli operai e dai contadini, era il segreto nascosto dietro il movimento della Storia: era questa lotta che svelava la realt originaria dietro le falsificazioni astratte della economia mercantile e lideologia che la accompagna. corrispondeva a ci che, nel mondo dellarte, si preparava a ritornare a forme (geometria dello spazio, purezza dei colori, nudit dei dodici suoni) liberate dalla servit dellimitazione, e faceva appello alle pratiche, che si supponeva originarie e vagamente sacralizzate, delle arti extra-europee. in questo senso, la prima met del secolo XX era analoga alle filosofie dellautenticit e della restituzione dei movimenti essenziali, contro le figure civilizzate e

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alienate tipiche dellordine costituito. anche il nostro impegno durante il decennio rosso (tra il 1966 e il 1976) era il segno di una volont in qualche modo rivolta alle origini: contro limborghesimento del Partito comunista, contro il suo sciovinismo e il parlamentarismo in esso ormai radicato. contro il torpore malaticcio della grande potenza sterile in cui si stava concludendo lepopea sovietica, noi sostenevamo, suscitando grande scalpore, una sorta di ritorno alla ispirazione vera dei rivoluzionari, a ci che Mao chiamava lo stile di vita semplice e di lotta dura, incoraggiati come eravamo a credere nella autenticit delle rivolte e dellazione militante, dalla guerra di liberazione nazionale nel Vietnam e dai tumulti della rivoluzione culturale in cina. Non forse significativo che la tendenza conservatrice dei comunisti ufficiali sia stata chiamata dai rivoluzionari cinesi, e poi anche da noi, revisionista? Noi volevamo rivedere questa revisione, e dunque riattivare i sedimenti della splendida tradizione rivoluzionaria, ritrovare la potenza di ci che io stesso ho chiamato i comunisti immutabili, da Spartaco a Mao. Questo del resto il motivo per cui eravamo celebratori appassionati (io lo sono ancora oggi), dei tentativi di democrazia diretta della comune di Parigi prima ancora che del trionfo insurrezionale dei bolscevichi. Per quanto poi riguardava la parola repubblica, il nostro interesse non si rivolgeva certamente alla democrazia parlamentare borghese, ma alla dittatura popolare cui il comitato di salute pubblica aveva dato il via fin dal 1793. Se si adotta il lessico di Sartre, si pu dire che noi eravamo attivi a fianco del gruppo in fusione (movimenti di rivolta) e della soggettivit del tipo fraternit-terrore

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(nuove forme di organizzazione) e che eravamo critici nei confronti dellaltra forma di transizione, quella che, nelle pieghe del potere, porta dalla fraternit-terrore allo Stato socialista, e che si riassume nella formula di cui noi oggi conosciamo lo scacco memorabile, quella del Partito-Stato. a monte di questo scacco noi cercavamo una genealogia diversa, la possibilit di decidere per una politica di emancipazione che non fosse quella del PartitoStato: una politica che tempo dopo a buon diritto abbiamo chiamato una politica senza partito. Quando poi, verso la met degli anni ottanta, sono ritornato al nucleo formale del pensiero creatore o ribelle, questo mio non era un movimento verso loriginario o lautentico, come lo era la nostra azione politica antirevisionista, anti PcF e senza partito. Era piuttosto una sorta di correzione interna di questo movimento, al fine di scoprirne non la natura selvaggia o il rude dimenticato, ma al contrario la potenza razionale, la forza concettuale intrinseca, la capacit di speculazione: in una parola la fedelt alla grande tradizione della filosofia come vittoria sul caos. Non cercavo lequivalente poetico dei presocratici contro una tradizione platonica dimentica dellessenziale. cercavo al contrario il nostro zoccolo platonico per oppormi allinfatuazione antistatale posta al servizio della rivoluzione pura: infatuazione di cui avevo provato la formidabile gioia vitale, la poesia esistenziale, ma le cui risorse immediate mi apparivano sul punto di esaurirsi. a questo punto ho ritrovato, e non poteva essere altrimenti, la funzione correttiva e pacificatrice della matematica, funzione di cui ero stato il servi-

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tore agli inizi degli anni Sessanta e della quale Il concetto di modello era stata la prima testimonianza pubblica importante. Si pu allora tentare, in modo molto classico, di fare il punto sulle analogie e le diversit tra il formalismo logico-matematico di cui facevo uso nel 1968 e quello da me perseguito venti anni pi tardi. lelemento pi importante che non mai cambiato , per dirla in modo semplice, il gusto per la matematica, un gusto che non mi ha mai lasciato, anche quando ero un sartriano fanatico o un rivoluzionario di professione. Gli psicanalisti spiegheranno senza troppa fatica che questo gusto fa entrare nella mia filosofia la figura del padre. in effetti, raymond Badiou non era soltanto professore di matematica; io lo vidi anche, fino alla sua morte, lanciarsi nella soluzione di problemi complessi: era questa la parte di s che aspirava alla indipendenza e alla pace. lo avevo avuto come professore, negli anni cinquanta avevamo lavorato assieme su difficili problemi di aritmetica. Di tutto il mio lavoro filosofico, che egli valutava con ironia, ci che preferiva era il fascicolo di presentazione della teoria delle categorie di cui avevo curato la redazione alla fine degli ottanta ad uso degli studenti, quando comunicavo loro i lavori preliminari che avrebbero poi portato alle Logiche dei mondi. inoltre, poich mio padre era stato fin dallinizio dellinvasione nazista e del regime di Ptain un resistente clandestino di grande valore, potevo trovare in lui lalleanza tra il forte impegno e la limpidezza degli studi scientifici. io stesso scrissi, nel mio unico e breve tentativo autobiografico la confessione del filosofo, che dovevo la matematica a mio padre e la

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poesia per me altra componente essenziale della filosofia a mia madre. Non si potrebbe essere pi semplici ed espliciti. Ma rimane infine da chiederci quale potesse essere nella eredit paterna la componente puramente filosofica. Una eredit che non andava al di l di un certo gusto cui si accompagnavano certe capacit: ero molto dotato per la matematica, ma ho sempre saputo che non ero in questo campo un campione. credo, su questo punto, che una genealogia particolare debba inscriversi in una genealogia pi generale. la genealogia generale mi porta a dire che sono un razionalista classico. come Platone, come Descartes, Malebranche, leibniz o Spinoza, come kant, come husserl, io sono convinto che la filosofia non sarebbe potuta esistere senza il paradigma matematico. Paradigma che in realt duplice. in effetti comprende al contempo la questione dei principi, o degli assiomi, che devono essere assunti come veri, esplicitati, e che introducono di fatto nellintera sfera della razionalit un elemento di decisione o, se si vuole, un elemento di accettazione incondizionata la cui conferma sempre a posteriori, retroattiva, nonch la questione delle inferenze, o delle conseguenze condotte secondo regole, che al contrario, nello schema esigente della dimostrazione, introducono un elemento di costrizione: una costrizione tanto pi implacabile quanto pi vi accorgete di non dovervi sottostare se non in quanto siete ben consapevoli che la contemplazione dellintellegibile richiede questo prezzo. Da sempre questa mescolanza di decisione priva di giustificazione immediata (una evidenza, se si vuole dirla cos) e di necessit formale priva di un apparato costrittivo ad essa esterno mi sembra

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ci cui la filosofia, per quanto i suoi principi siano oggetto di dispute e soggetti a dimostrazioni incerte, deve ispirarsi: ci che la filosofia deve conoscere e citare ad esempio nella costruzione del proprio discorso. in realt la matematica ci conduce al punto in cui la pi completa libert del pensiero inscindibilmente legata alla pi completa necessit. E, in entrambi i casi, come Platone ha immediatamente colto, la questione riguarda la potenza delle forme: libert originaria nella loro costruzione assiomatica, o nella ipotesi che ne alla base, necessit trasparente nelle concatenazioni e nelle connessioni che costituiscono la loro dialettica intellegibile. Direi volentieri che la filosofia, nella questione del paradigma matematico, si propone di mostrare che esistono alcune forme dellesistenza che sono coerenti e giustificate, ed altre che non lo sono. la questione delluniversale non ha altra posta in gioco se non quella di tentare di definire, con strumenti discorsivi specifici, un formalismo dellesistenza tale per cui, a partire da esso, si possa distinguere ci che una vita realmente dotata di una soggettivit compiuta, nei limiti che sono concessi, da una vita che si riduce alla persistenza di una condizione animale. in questa grande tradizione classica (o metafisica: non ho paura della parola) io ho proposto di pensare il soggetto come quel tipo di molteplicit individuale che si incorpora al divenire di una verit. Ma per rendere compiutamente chiara questa affermazione, dovevo passare attraverso la costruzione di un formalismo delle molteplicit soggettivabili: per costruirlo diventava inevitabile passare attraverso la matematica.

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contro la tradizione vitalista (aristotelica) che, attraverso gli stoici, Nietzsche e Bergson, giunge fino a Deleuze, la tradizione (platonica) che io amerei chiamerei matematizzante (mathmatiste) afferma in ultima analisi che il segreto della vera vita non si trova affatto dal lato delle scienze della vita, che non valutano mai lessere umano se non alla stregua di una specie animale un po in eccesso, ma, al contrario, dal lato della trasparenza stellare delle forme intellegibili e della loro dialettica, che costruisce sotto il nome di pensiero, proprio dellanimale uomo, dei punti di indiscernibilit formale tra laffermazione vitale e la eternit costruibile. Ed precisamente questo che elabora la seconda genealogia, pi particolare, a cui si pu dare il nome di francese. fuori dubbio infatti che Descartes, per primo, abbia legato il paradigma matematico alla costruzione di un concetto del Soggetto. E, contestualmente, ha legato un pensiero della libert assoluta, formalmente eguale in Dio come nelluomo, ad un pensiero quasi meccanico, che caratterizza linsieme delle conseguenze. Diciamo che poi, in autori quali rousseau, comte, Brunschvicg, cavaills, lautman, Desanti, lacan, ed in me stesso, si ritrova la stessa impostazione: una impostazione nella quale lemancipazione del soggetto, la sua stessa esistenza, sono strettamente legate ad alcune operazioni formali di cui solo la matematica, almeno agli inizi della ricerca teorica, pu farci intravvedere la natura e la possibilit. Quando lacan indica che la cura analitica esige una corretta formalizzazione la cui essenza consiste nell elevare limpotenza allimpossibile (lim-

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potenza lanimale uomo abbandonato allimmaginario; limpossibile il soggetto che accede alla realt, anchesso situato al punto in cui la formalizzazione arriva ad un vicolo cieco), quando sottolinea che la trasmissione dellesperienza si realizza sotto le forme del matema (mathme) non fa nientaltro che prolungare, nel campo della eredit freudiana, la genealogia platonica francese contro le interpretazioni vitalistiche ed empiriste tese allintegrazione e alla normalizzazione che, a partire da quanto era accaduto negli Stati Uniti, hanno condotto la psicoanalisi alla sua rovina. Non diversamente da quanto ha fatto il Partito-Stato sovietico, al contempo opportunista e terrorista, che ha condotto il marxismo rivoluzionario al suo temporaneo fallimento. Si pu dire altrettanto bene che lautman, quando decifra nelle strutture della nascente topologia algebrica una dialettica ideale finalmente isomorfa al gioco dei generi sommi di cui parla Platone, cerca di costruire un luogo del pensiero nel quale il soggetto possa sfuggire alla rovinosa alternativa: o sottomissione alla legge, o anarchia nichilista. la matematica ci viene sempre in soccorso quando si tratta di rifondare, nelle condizioni del presente, e contro la rinascente mediocrit della libert di opinioni, una dottrina dellobbedienza e della disciplina creatrice. Si pu dunque dire in termini molto semplici che ci che vi di comune nelluso della matematica presente nello scritto Il concetto di modello, e nel ritorno massiccio a questo uso che, ventanni pi tardi, ricompare nello scritto Lessere e levento, consiste nel fatto che io, dal punto di vista della impostazione filosofica, sono sempre stato ed anco-

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ra rimango un platonico francese per il quale la questione del soggetto non in alcun modo separabile dalla questione delle strutture formali nelle quali un individuo pu, libero o costretto, superare la sua infrastruttura animale e, incorporandosi nella costruzione di una verit, divenire nel futuro anteriore il soggetto che doveva divenire. rimane da riflettere sulla differenza tra i due libri. Nella fase che identifica il momento strutturalista propriamente detto, che copre poco pi di una decina danni (tra la met degli anni cinquanta e il Maggio 68), noi tutti eravamo giovani filosofi desiderosi di spezzare in due la storia della nostra disciplina, diventati poi via via progressivamente dei positivisti di tipo nuovo. il nostro desiderio era, scoprendo dappertutto delle strutture il cui gioco combinato doveva rendere conto dei fenomeni, compreso il divenire umano, di farla finita con tutte le forme dellidealismo filosofico, e di porci stabilmente nel vasto dominio delle scienze, strutturato, secondo quanto veniva insegnando althusser, in continenti: il continente della matematica (i Greci), della fisica (Galileo, Newton ed Einstein), della biologia (Darwin e Mendel), della storia (Marx e lenin) e dellinconscio (Freud e lacan). Per far ci dovevamo condurre una lotta su due fronti. Ben inteso contro lidealismo, ed in particolare contro quello che appariva nella nuova veste fenomenologica ereditata da husserl, ma anche contro lempirismo, in particolare contro quella versione che gli era stata data dal circolo di Vienna (il positivismo logico di Wittgenstein e di carnap) e dai suoi successori americani. lintervento sul concetto di modello deve essere

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situato in questo contesto. Questo concetto, infatti, suscettibile di una interpretazione empirista (il modello un fai da te artificioso simile ad una immagine astratta, ad un diagramma, del dato empirico), ma anche di una interpretazione idealista che si riallaccia ad un platonismo volgare (il modello lidea pura rispetto alla quale il dato una realizzazione o una copia). le conferenze del Maggio 68, che in qualche modo furono esse stesse spezzate in due dalla insurrezione studentesca ed operaia la seconda conferenza fu annullata , studiano gli usi della parola modello, mostrano che ne esistono due interpretazioni distinte e rifiutano queste interpretazioni designandole come ideologiche. in seguito, si passa ad una costruzione positiva del concetto, appoggiandosi senza incertezze al formalismo matematico e sostenendo che una tale costruzione trae il suo fondamento da un processo scientifico e dialettico. ci che colpisce allora il fatto che delle due determinazioni fondamentali della funzione paradigmatica della matematica (la decisione assiomatica e la costrizione logica delle conseguenze) sia stata valorizzata soprattutto la seconda. il ricorso alle scritture normate della logica formale laspetto principale, in quanto impone, con la materialit delle marche e dei simboli, una sorta di meccanismo dellinscrizione che si oppone a tutte le interpretazioni empiriste (il dato sperimentale) e idealiste (gli oggetti in quanto intuiti dalla coscienza). la stessa logica del significante, quale quella proposta da lacan, sospettata di deriva idealista poich sostiene che un simbolo che entra nella costruzione di un soggetto sempre il sostituto

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(tenant-lieu) di una mancanza (manque). io stesso utilizzer molto ampiamente questa dialettica della mancanza allepoca del mio ritorno alla filosofia a partire dagli anni ottanta. Ma alla fine degli anni Sessanta ero molto reticente davanti a tutto ci che la categoria generale di mancanza poteva avere in comune con una ontologia pi o meno nascosta. in un articolo pubblicato dai Quaderni per lanalisi con il titolo Marca (marque) e mancanza (manque): a proposito dello zero, che risale allo stesso periodo del presente opuscolo Il concetto di modello, sostengo che lo zero non (come sosteneva Jacques-alain Miller, interpretando Frege) la marca della mancanza in quanto tale, ma piuttosto la marca della mancanza di una marca, in modo che lultima parola, se cos si pu dire, abbia a che fare con la materialit delle scritture, e non con la pura vacuit del supporto.3 Niente pu servire meglio ad introdurre ci che, venti anni dopo, vi di nuovo nel mio ritorno alla matematica. Poich nell opera Lessere e levento, alla marca , simbolo del vuoto, attribuito un ruolo maggiore non in quanto inscrive la mancanza di un altro segno, ma in quanto assume una funzione strettamente ontologica. in effetti io sostengo che nel quadro di una ontologia del molteplice puro, ossia nel quadro della teoria degli insiemi, il vuoto linsieme di nulla ci che sutura il discorso ontologico allEssere in quanto tale. Passo dunque, senza dubbio, da una lettura positiva della matematica
3. il breve saggio Marque et Manque: a propos du zro risale al gennaio 1967; fu pubblicato a cura del circolo di Epistemologia dellcole Normale Suprieure, del quale Badiou era uno dei redattori. reperibile in rete al sito: www.web.mdx.ac.uk/cahiers/pdf/cpa10.8 Badiou.pdf. (N.d.t.).

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quale luogo delle scritture regolate ad una lettura secondo la quale la matematica del molteplice puro il pensiero dellessere in quanto tale. Per dirla in breve: passo da un materialismo strutturale, che privilegia la lettera (la marca), ad un materialismo ontologico che preferisce evidenziare il c (il y a) nella forma della molteplicit pura, su cui per la prima volta ha riflettuto in termini matematici cantor. Senza dubbio questa evidenza, come ogni evidenza espressa in termini matematici, strettamente legata alla lettera, ma non si riduce ad essa. il passaggio dal materialismo delle strutture al materialismo ontologico si realizza quando si abbandona lepistemologia dialettica di althusser (vi sono dei continenti scientifici creati dalla rottura con la ideologia, e la matematica, dal punto di vista storico, solo il primo di questi continenti) per la tesi filosofica che costituisce lossatura dellopera Lessere e levento: la matematica lontologia. tesi, questa, che segna il congedo dallapproccio epistemologico, o cognitivo, della matematica e, pi in generale, da tutto ci che potrebbe assomigliare ad una filosofia della matematica. la matematica rimane esterna alla filosofia su questo non ci sono dubbi ma non ne consegue che essa possa costituire un oggetto per la filosofia. Nello scritto Il concetto di modello la filosofia in larga parte ancella della logica matematica. Si tratta di stabilire che lunico concetto legittimo di modello quello formalizzato da questa logica e che, per questo motivo, gli usi epistemologici dominanti di questo concetto sono di natura ideologica: e la ideologia proprio ci da cui la scienza si distingue nettamente.

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Venti anni pi tardi lorientamento del pensiero del tutto diverso. la matematica storica, il cui segreto consiste nel fatto che il suo universo di pensiero il molteplice puro, o molteplice senza-Uno, il dispiegamento nel campo del pensiero di tutto ci che pu essere detto sullessere in quanto essere. ragion per cui si impone una presentazione concettuale, o intra-filosofica, delle poste in gioco di questa matematica. lungi dal limitarsi a difendere la pertinenza delle concatenazioni scritte della logica formale, la filosofia incorpora in s la potenza della matematica: una potenza che deve essere illuminata sul suo destino, che allinterno della sfera matematica rimane invisibile. in questo senso la matematica che diventa ancella della filosofia e lo diventa nella misura in cui le teorie matematiche complete (teorie degli insiemi e teorema di cohen) diventano intellegibili come dispiegamento dei concetti chiave della filosofia (ontologia della molteplicit, e Verit come procedura generica). Due punti possono servire ad illustrare questa opposizione tra logica e matematica: la discussione sulla differenza tra logica e matematica, e lo stile delle citazioni matematiche, ossia il modo in cui la matematica convocata nel testo filosofico. Nello scritto Il concetto di modello, la differenza tra una teoria matematica e una teoria logica pensata allinterno della logica. Grossomodo, una teoria logica una scrittura che valida in un qualsiasi modello, mentre invece una teoria matematica specifica modelli specifici. le teorie matematiche sono dei casi particolari, e la universalit formale sta dalla parte della logica. in questo senso si

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potrebbe sostenere che il mio materialismo degli anni Sessanta un materialismo logico. io credo del resto che lo stesso dicasi del materialismo di lacan prima che egli privilegiasse i modelli topologici; motivo per cui passato a quello che io chiamerei volentieri un materialismo locale. Da parte mia, ventanni dopo questo logicismo, il rapporto con la logica, dopo lapprodo al materialismo ontologico, diventa del tutto differente. impossibile che una universalit logica sia pi vasta rispetto alla universalit delle molteplicit pure, che copre tutto il dominio di ci che c (il y a) in generale. ci che esiste sempre dellordine del molteplice e dunque pu essere sempre pensato, secondo il suo essere in quanto tale, nel contesto della matematica degli insiemi. la logica non si differenzia dalla matematica nel registro delluniversalit. Essa ha una funzione differente; mentre la matematica pensa lessere in quanto essere al di fuori di ogni svolgimento fattuale, la logica pensa i quadri particolari possibili di questo svolgimento fattuale, ossia della localizzazione delle molteplicit. Per questo motivo la mia traiettoria rimane infine parallela a quella di lacan: dalla logica come ragione ultima delle strutture, alla logica, divenuta topologica, come pensiero dei luoghi possibili in cui lessere arriva allesistenza. Questa idea (in poche parole: la matematica pensiero dellessere; la logica pensiero dellesserl, o dellapparire) non ancora presente nello scritto Lessere e levento. Essa evocata nel mio Breve trattato dontologia transitoria (1998), e compiutamente trattata nelle Logiche dei mondi (2006). Ma resa possibile attraverso un rovesciamento del

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rapporto tra ci che universale e ci che particolare. Dal momento che la funzione di pensiero della matematica filosoficamente stabilita come ontologia delle molteplicit, qualunque esse siano, la logica non pu essere la via maestra che introduce al materialismo, ruolo che le ancora attribuito nel Concetto di modello. la universalit reale di natura matematica, ed la logica che la sua ancella: da ci deriva che ogni localizzazione, e dunque ogni sua effettiva efficacia logica, presuppone una donazione preventiva o intellegibile di ci che localizzato (una molteplicit). Ne consegue che la matematica pensa la generalit dell il y a, mentre la logica pensa i registri possibili del particolare, ossia la localizzazione del molteplice. Forse questo significa che io rinnego la divisione formale tra matematica e logica nei termini in cui la logica la istituisce e nei quali la presento nel Concetto del modello? Evidentemente no. certo che una teoria matematica una teoria particolare che non potrebbe risultare valida in un modello qualsiasi. Ma linterpretazione di questo punto dovrebbe essa stessa essere completamente rivista. la teoria degli insiemi particolare unicamente perch essa la localizzazione del pensiero dellessere in quanto essere. cosa che io sostengo gi a partire dallEssere e levento: poich il contenuto dellontologia la scienza del reale stesso sotto le specie di una teoria integrale del molteplice, il pensiero di questo contenuto, per essere effettivo, deve essere esso stesso localizzato. questo il motivo per cui io scrissi che lontologia una situazione; oggi direi che vi un mondo dellontologia. in questo senso, la matematica realizza la particolarit situata

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delluniversalit ontologica. che, per di pi, le strutture logiche siano valide per un qualsiasi modello significa soltanto che esse sono vuote sul piano della realt, ossia che servono a pensare la forma trascendentale delle differenti localizzazioni possibili. il rapporto tra la matematica e la logica non pi quello del particolare con luniversale, ma quello dellunivocit del reale (singolarit di una universalit, o di una verit) con la equivocit del possibile (astrazione delle forme dellessere-l). Si pu dire anche: rapporto tra lunit del pensiero dellessere e la diversit del pensiero dellapparire. Nel mio linguaggio attuale, diciamo che vi un mondo dellontologia, che la matematica efficace, e che vi sono daltro canto diverse logiche dei mondi. ci porta a compimento il ribaltamento di quella distinzione formale tra logica e matematica, che subordinava la molteplicit delle teorie matematiche allunicit della logica. rileggendo il piccolo libro del 1968, in cui si trattava delle modalit della presenza della matematica allinterno del testo filosofico, sono rimasto colpito dallopportunit di rimettere in piedi lapparato logico in modo da convincere il lettore che questo il modo in cui si deve procedere. la didattica orientata verso un tipo di propaganda a favore della scrittura formale, considerata come la scena in cui si gioca la verit dei concetti. il che, ancora una volta, abbastanza vicino a ci che lacan chiama un matema.4 Si sa infatti che matema innanzi
4. il Mathme lacaniano una scrittura di forma algebrica che contribuisce a formalizzare la teoria psicanalitica: ha lambizione di denotare una struttura realmente in causa nel discorso psicanalitico. il primo matema di lacan ripreso, con piccola modifica, dalla linguistica: lalgoritmo S/s elaborato da de Saussure: significante (S) e

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tutto una scrittura formale suscettibile di trasmettere integralmente, o senza residui, un sapere psicoanalitico. io qui attribuisco alle strutture logiche le funzioni di matemi globali (quelli di lacan sono sempre locali, propri di una connessione concettuale) nei quali dei concetti epistemologici possono essere trasmessi per mezzo del calcolo dei segni. Da ci la minuziosit con la quale i simboli sono introdotti e legati tra loro. il fatto che risiede in loro lefficienza del materialismo logico. oggi le scritture matematiche e le dimostrazioni che le concatenano sono sempre presenti nei miei libri di filosofia pi importanti. Da questo punto di vista, vi una fedelt in questo richiamo ad una ventina di anni or sono. tuttavia il loro uso non lo stesso. Diciamo che la didattica ha cambiato orientamento. io non cerco in alcun modo di convincere che si debba approdare a delle forme matematiche, o che i concetti debbano essere trasmessi sotto la forma di matemi. al contrario: la scrittura in forma matematica e il suo contesto teorico sono piuttosto dei punti di partenza o dei chiarimenti che co-presentano un concetto in un ambiente formale diverso da quello della filosofia. infatti, io cerco di catturare la potenza della matematica al servizio di una trattazione concettuale che potrebbe fare a meno di questa cattura. in questo senso, la formalizzazione non , nel mio testo, ci che lacan pretendeva fosse per la psicoanalisi, e cio un ideale:
significato (s) sono disposti da parti opposte della barra: sono opposti, a significare che nel linguaggio il soggetto umano non del tutto consapevole di quello che dice. importante al riguardo lo scritto di lacan, La lettera rubata, citato espressamente da Badiou nel testo (N.d.t.).

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per me una fonte di ispirazione, un aiuto, ma resta inteso che in definitiva ci che compare nel testo filosofico deve la sua forza e la sua durata soltanto alla concatenazione dei concetti, anche se la retorica filosofica arriva a fare della matematica, o della poesia, dei potenti alleati. Per questo motivo direi che oggi la matematica citata, come lo sono i poemi, i romanzi, gli avvenimenti politici o le esperienze amorose, mentre nel 1968 la matematica era destinata. il gran numero di queste citazioni deriva dal fatto che nella filosofia lorientamento verso la ontologia un dato importante, esattamente come (e questa volta della logica che si tratta) pu esserlo la forma trascendentale dei mondi. Per le tesi che interpretano la matematica come ontologia e la logica come fenomenologia non sono tesi interne alla matematica o alla logica. Sono delle tesi puramente filosofiche, che nella loro esposizione sono rafforzate da citazioni, quanto pi precise possibile, di ci di cui esse parlano, ossia rafforzate dai formalismi matematici e logici. a scapito di queste differenze, naturali quando si considerano le epoche della storia e quelle della mia vita, credo sia molto interessante leggere oggi ci che fu linizio della mia amicizia speculativa, o platonica, per la matematica. Una volta ancora, la considerazione di ci che lavanguardia intellettuale della mia generazione pensava essere giusto prima del Maggio 68 aiuter le generazioni successive ad incrociare i ferri contro coloro che, sotto il nome falsificato di Maggio 68, vogliono farla finita non solo con lidea stessa di emancipazione politica, ma anche, in modo pi generale, con ogni radicalismo nel pensiero come nellazione. Per quanto possa

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essere lontano da noi lo sforzo di quellepoca, che accettava la disciplina dellinumano, esso ricco di significati per la giovent di un tempo desolato che deve armarsi contro le sirene del non-essere capitalista e borghese giunto al punto estremo del suo sviluppo. Questo piccolo libro pu essere del nostro tempo proprio perch compiutamente del suo tempo, degli anni Sessanta. Per le idee profonde, quarantanni sono soltanto il tempo ragionevole di una latenza durante la quale maturano le nuove condizioni della loro trasformazione e della loro efficacia. alain Badiou luglio 2007

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avvertenza
la parte iniziale di questo testo (dal i paragrafo al V incluso) riprende il testo di una conferenza tenuta da alain Badiou il 29 aprile 1968 nel quadro del corso di filosofia per scienziati organizzato alla cole Normale Suprieure. la parte successiva (dal Vi al X paragrafo) avrebbe dovuto costituire il testo di un secondo intervento programmato per il 13 maggio 1968. Quel giorno, lo sappiamo, le masse popolari mobilizzate contro la dittatura della borghesia gollista affermavano in tutto il paese la loro determinazione, e davano il via ad un processo che doveva portare ad uno scontro di classe destinato a sconvolgere la congiuntura politica e provocare effetti il cui esito non si sarebbe fatto attendere. Si pu ben capire che in questa tempesta lintervento sul fronte filosofico dovette passare in secondo piano. anche oggi, gli accenti un po troppo thoricistes di questo testo rinviano ad una congiuntura superata. la lotta, anche ideologica, esige uno stile di lavoro del tutto diverso ed una combattivit politica lucida e corretta. Non pi questione di mirare ad un obiettivo senza colpirlo. Si vedr dunque in questo testo non soltanto un documento ed un punto di riferimento, ma anche una attesa felicemente interrotta. Ma forse c anche unaltra cosa: mantenendo ben inteso il senso delle proporzioni sul significato sto-

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ri, si ricorder che Lenin, allindomani dello scacco del 1905, attribu unimportanza eccezionale alla lotta conto i filosofi dellempirio-criticismo. Il fatto che gli scacchi apparenti della pratica politica, le diagnosi errate di riflusso, lo scoraggiamento piccolo-borghese, alimentano sempre una razza di liquidatori, di idealisti e di revisionisti che, non avendo cambiato in un istante il mondo, o persino la vita, si consolano decidendo semplicemente di cambiare il marxismo leninismo.5 Non ci facciamo affatto illusioni: la sfera in cui si situa questo lavoro (la dottrina della scienza) non soltanto molto limitata, e molto indiretta, ma, se si fraintende il senso del suo limite, anche pericolosa. Crediamo nondimeno utile ricordare attraverso quali prospettive, in questo campo, il rilancio del Materialismo dialettico possa, a nostro avviso e dal nostro punto di vista, essere perseguito o consolidato. Thorie6, dicembre 1968

rico della crisi, e pi ancora sulla qualit degli atto-

5. l. althusser, Lenin e la filosofia, Maspero, pp-7-10. 6. thorie era il nome di una collana della casa editrice Maspero, progettata da althusser. a quellepoca, come testimonia Pierre Macherey, amico e collaboratore di althusser, Badiou e althusser marchaient la main dans la main. Macherey era uno dei relatori del cours: il suo intervento doveva affrontare il tema lobjet de la science (loggetto della scienza) (N.d.t.).