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INDICE

Introduzione I. Lo spettacolo 1. Lo spettacolo come stadio ultimo dellalienazione

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II. Debord e Marx 2.1 La merce e lo spettacolo 25 2.2 Il feticismo della merce e la critica del valore: il contributo di Debord 33 III. Debord e Lukcs 3.1 Il confronto con Storia e coscienza di classe 3.2 La questione del soggetto-oggetto 3.3 La condizione e il ruolo del proletariato nella societ spettacolare IV. I Commentari: lavvento dello spettacolare integrato V. Debord e il marxismo: novit e prospettive della teoria Bibliografia

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Oh gentiluomini, la vita breveSe viviamo, viviamo per camminare sulla testa dei re. Shakespeare, Enrico IV La critica non una passione del cervello, il cervello della passione. Il suo pathos essenziale lindignazione, il suo compito essenziale la denuncia. K. Marx Chi non fa che guardare il mondo per sapere il seguito, non agir mai. Guy Debord

INTRODUZIONE

Lopera del francese Guy Ernest Debord, nato a Parigi nel 1931, rappresenta, nel nugolo delle teorie critiche della societ che hanno solcato il corso del XX secolo, uno dei contributi pi affascinanti e ricchi di implicazioni, che, nel confronto con lattualit, hanno avuto modo di rivelarsi assai profetiche. Accostarsi alla figura di Debord, nel tentativo di stilare unanalisi

esaustiva del suo pensiero, unoperazione sicuramente complessa. La sua stessa collocazione, peraltro, deve tener conto di diversi ambiti, che spaziano dalla produzione teorica allattivit politica, passando per realizzazioni di carattere artistico e cinematografico, che mettono in evidenza la poliedricit dei suoi interessi. In questo senso, allora, oltre ad applicare la dovuta attenzione nel presentare lopera di Debord, occorre, per raggiungere risultati fecondi, mettere in relazione questultima con quella che fu la sua esperienza di vita. Vi infatti un nesso inscindibile tra gli scritti del pensatore francese e la sua singolare parabola esistenziale. Ne la prova una delle tante testimonianze riscontrabili nelle pagine che compongono la sua autobiografia, dove egli ebbe modo di scrivere di s in questi termini: Mi sono fermamente tenuto, dottore in niente, lontano da ogni parvenza di partecipazione agli ambienti che passavano allora per intellettuali o artistici1. Evitando sempre di inserirsi negli ambienti accademici del suo tempo, Debord rifiut ogni compromesso con quelli che erano ritenuti comunemente i canali della cultura ufficiale, pronunciandosi inoltre contro ogni tentativo di
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G. Debord, Panegirico, Tomo Primo Tomo Secondo, tr.it. Roma, Castelvecchi, 2005, p.14.

attribuirgli un ruolo preminente nel campo della contestazione del 68 : Troverei altrettanto volgare diventare unautorit nella contestazione della societ, che divenirlo in questa stessa societ2. Se non si pu allora affermare che Debord facesse parte di una schiera di eminenti critici della societ dotati di vasta e metodica erudizione, se non si pu parlare di lui come uno scrittore prolifico, si deve dare atto tuttavia della coerenza e dellonest del suo percorso intellettuale, come ricorda lo studioso Anselm Jappe : Debord si presenta come un esempio di coerenza personale, la quale non nasce, come in altri casi, da un ideale ascetico, ma da un autentico disgusto per il mondo circostante3. Il carattere stesso delle sua opera pi importante, La Socit du Spectacle, pubblicata nel 1967 - libro pi citato che letto, e il suo percorso sotterraneo durante il periodo del Maggio Francese, se da un lato escludono inspiegabilmente Debord dal dibattito ufficiale, nello stesso tempo contribuiscono a creare una sorta di vero e proprio mito intorno alla sua figura. Un percorso intellettuale, quindi, animato da coordinate sfuggenti, atipiche rispetto allitinerario di altri pensatori e a cui si aggiungono, in maniera decisiva, due fondamentali esperienze: in primo luogo, lincontro nel 1951 di Debord con i lettristi di Isidore Isou , la cui fazione pi radicale (con a capo lo stesso Debord e Michelle Bernstein) si distaccher per fondare LInternazionale Lettrista (I.L.), che a sua volta, alla luce dellunione con Il Movimento Internazionale per una Bauhaus Imaginista (M.I.B.I.) e il Comitato Psico-Geografico di Londra, dar vita, il 28 luglio 1957, all Internazionale Situazionista (I.S.).

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G. Debord, Opere cinematografiche, tr. it. Milano, Bompiani, 2004. A. Jappe, Guy Debord, tr.it. Roma, Manifesto Libri, 1999.

Principale intento del movimento dellI.S. la creazione di situazioni, definite come momenti di vita concretamente e deliberatamente costruiti mediante lorganizzazione collettiva di un ambiente unitario e di un gioco di eventi4. Si tratta di un processo che si avvale di diversi strumenti, quali il Dtournement5, la Deriva6 e l Urbanismo Unitario7. Nellambito dellI.S., oltre a esserne uno dei fondatori - insieme a Gianfranco Sanguinetti, Melanotte, il pittore Pinot-Gallizio, ad artisti del gruppo COBRA8 (tra i quali spiccano Costant e Jorn) e allunione dei movimenti sopracitati -, Debord anche una figura di spicco e uno dei suoi massimi esponenti teorici. Sar lui, infatti, a redigere la piattaforma provvisoria della nuova organizzazione, in un testo di circa venti pagine dal titolo Rapporto sulla costruzione di situazioni e sulle condizioni dellorganizzazione della tendenza situazionista internazionale, pubblicato nel 1957. Si tratta della prima

presentazione sistematica delle idee di Debord, dove vengono delineati i vari compiti dellI.S., con la comparsa per la prima volta della definizione del concetto

Internationale Situationniste, n.1, Parigi, Giugno 1958; tr.it. Internazionale Situazionista 1958-69, Torino, Nautilus, 1994. 5 In maniera preliminare possiamo definire il dtournement (dirottamento) attraverso le parole dello stesso Debord: il reimpiego di elementi artistici preesistenti in una nuova unit, una tendenza permanente dellavanguardia attuale, precedentemente alla costituzione dellI.S. come in seguito. Le due leggi fondamentali del dirottamento sono la perdita dimportanza di ogni elemento autonomo traslato e riconvertito (dtourn); e, nello stesso tempo, lorganizzazione di un altro insieme significante, che conferisce a ogni elemento la sua nuova portata (Il dtournement come negazione e come preludio, Internationale Situationniste, n.3, Parigi, 1959); il dtournement il contrario della citazione, un frammento strappato dal suo contesto, dal suo movimento, e in definitiva dalla sua epoca. 6 La Deriva si presenta come un modo di comportamento sperimentale legato alle condizioni della societ urbana: tecnica di passaggio improvviso attraverso ambienti diversi. In particolare, si usa anche per designare la durata di un esercizio continuo di questa esperienza (Definitions, Internationale Situationniste, n.1, Parigi, Giugno 1958). 7 Teoria dellimpiego globale delle arti e delle tecniche che concorrono alla costruzione integrale di un ambiente in rapporto dinamico con esperienze di comportamento (Definitions, Internationale Situationniste, n.1, Parigi, Giugno 1958). 8 Il nome ricavato dalle iniziali delle tre citt da cui provenivano i suoi artisti e rappresentanti: Copenaghen, Bruxelles, Amsterdam.
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centrale della sua teoria: lo spettacolo: La costruzione di situazioni comincia al di l del crollo moderno della nozione di spettacolo. facile vedere in che misura sia legato allalienazione del vecchio mondo il principio stesso dello spettacolo: il non-intervento9. Nei dodici numeri della rivista Internationale Situationniste, pubblicati tra il 1958 e il 1969, questo concetto assumer man mano un posto sempre pi importante, fino a trovare il suo definitivo compimento nei 221 paragrafi dellopera come gi accennato - pi importante della produzione di Debord, La Societ dello Spettacolo. Essa si far manifesto della critica dello spettacolo maturata dallI.S. a partire dagli anni sessanta e si proporr come uno dei testi cardine della teoria stessa, accanto al Trattato del saper vivere ad uso delle giovani generazioni10 di Raul Vanegeim, pubblicato anchesso nel 1967. Lintento di questa tesi senza alcuna pretesa di esaustivit - sar per lappunto lo studio dellopera pi famosa, plasmata dagli sviluppi teorici di Debord e dellI.S., destinata ad avere ampia risonanza nelle contestazioni del 68 e ad acquistare, come vedremo, il valore di strumento essenziale per comprendere il mondo odierno. Una ricerca che si occuper innanzitutto di analizzare bene le fonti e le influenze teoriche, memori delle parole dello stesso Debord (Altri pi sapienti di me avevano ben spiegato lorigine di quanto accaduto11) cercando di giungere a unanalisi chiara del concetto chiave di spettacolo e delle sue implicazioni, allo scopo di evidenziare i contorni di unattualit e di unutilit per una teoria critica della societ contemporanea.
G. Debord, Rapporto sulla costruzione delle situazioni e sulle condizioni dellorganizzazione e dellazione della tendenza situazionista internazionale, tr.it. Torino, Nautilus, 2007. 10 Parigi, Gallimard 1967, Collection Folio 1992; tr.it. Firenze, Vallecchi, 1973. 11 G. Debord, Panegirico, Tomo Primo Tomo Secondo, tr.it. Roma, Castelvecchi, 2005.
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Si dimostrer, in partenza, che per comprendere in maniera adeguata le teorie di Debord presenti ne La Societ dello Spettacolo indispensabile determinare il suo posto nellambito delle teorie marxiste, riconoscendo la presenza di uno stretto rapporto tra Debord e Marx. In particolare, questo studio si occuper della rilevanza dei concetti marxiani di merce e feticismo della merce, ripercorrendo lanalisi che Debord fa di essi. In ci si terr conto anche del rapporto del filosofo francese con quelle correnti minoritarie del marxismo che si richiamano a tale parte del pensiero marxiano e che vedono nellopera di G. Lukacs, Storia e coscienza di classe12, uno dei riferimenti principali. Questultima aveva ripreso e rielaborato la critica marxiana del feticismo della merce tenendo conto dei mutamenti che si erano verificati dopo Marx nella realt sociale. Con tali strumenti teorici, Debord dimostrer che lo spettacolo la forma pi sviluppata della societ basata sulla produzione di merci e del feticismo della merce che ne deriva, portando avanti un doppio compito, quello di

comprendere e allo stesso tempo di combattere tale forma. La teoria critica elaborata da Debord (e dai situazionisti) si inserisce quindi nel complesso dibattito politico francese relativo al pensiero marxista e non marxista della sua epoca, mostrandosi ora controcorrente, ora oggettivamente vicino ad altri indirizzi teorico-critici. Infatti, negli anni sessanta, molte delle teorie marxiste, o presunte tali, sembravano superate. Il capitalismo, non si mostrava n incapace di sviluppare sempre pi le forze produttive, n di re-distribuire pi equamente di prima la ricchezza e i suoi prodotti, smentendo
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Der - Malik Verlag, Berlino, 1923; tr.it. Milano, SugarCo, 1967 (1991).

cos coloro che si aspettavano una prossima rivoluzione operaia. Sullo sfondo di una societ il cui potere appare nellinsieme come infinito, il singolo pare trovarsi senza alcuna possibilit di gestire il suo mondo. Debord si distacca dalle numerose interpretazioni che vedono in tutto ci un rovescio inevitabile del progresso, un destino delluomo che senza rimedio. Egli legge gli eventi come una conseguenza del fatto che leconomia ha sottomesso a s la vita umana. Non vi sar nessun cambiamento finch non sar leconomia stessa a passare sotto il controllo cosciente degli individui. Alla luce di tali affermazioni, leconomia si caratterizza come sfera separata, derivante da concetti quali la merce, il valore di scambio, il lavoro astratto, la forma-valore. Sar questo un altro punto nodale della nostra analisi, che terr pure conto di quel filone minoritario del marxismo, che, a partire dalla prima guerra mondiale, ha posto laccento su tali concetti, rivalutando e assegnando unimportanza centrale al problema dellalienazione, considerandolo non un epifenomeno dello sviluppo capitalistico, ma come il suo stesso nucleo. Debord si inserir in questa scia - qui ancora caratterizzata da una maniera molto teoretica di concepire il problema, - partendo proprio dal risultato essenziale di queste riconsiderazioni interpretative: lo sviluppo delleconomia resasi indipendente, qualunque sia la sua variante, e ci che pi occorre tenere presente la sua vittoria allinterno della societ, tradotta ora dalla forma spettacolo. Questultimo si presenter come il risultato e il progetto del modo di produzione esistente (SdS 6)13, stadio supremo dellalienazione ed espressione della categoria delleconomia che, intesa come una parte dellattivit umana
SdS = G. Debord, La Socit du spectacle, Paris, Gallimard, 1992; tr.it. La Societ dello spettacolo, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 1997. Cit. secondo i paragrafi ().
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complessiva, decreta il suo trionfo su tutti gli aspetti della vita allinterno della societ. Una lettura approfondita de La Societ dello Spettacolo, purificata dai saccheggi e dalle banalizzazioni avvenute nel corso degli anni, metter allora in evidenza come essa abbia seguito un certo filone marxista, condiviso alcune delle sue problematiche e approfondito certe tendenze. In ci non si vuole certo negare loriginalit di Debord, di cui il merito consiste nellaver adeguato queste teorie a unepoca ben diversa, leggendo in una realt ancora arcaica le luci della societ dello spettacolo, fornendo indicazioni e strumenti la cui validit si scopre soprattutto oggi. Tra laltro, per sottolineare la prospettiva comunque autonoma nel dialogo con gli altri pensatori della sua epoca, possiamo notare come ne La Societ dello Spettacolo non si faccia largo uso di citazioni. Di sicuro non vi un intento dichiarato: molte frasi di Debord, infatti, sono dtournements14 di citazioni altrui, e la loro presenza finalizzata a dar sostegno alle proprie tesi, piuttosto che indicare le proprie fonti. Tuttavia, in questo lavoro sar inevitabile fare uso di citazioni. Lopera di Debord si presta male alla parafrasi, sia per la bellezza dello stile, sia per il rischio di svalutare il contenuto con delle interpretazioni troppo rigide e devianti. Unaltra possibile motivazione sta nellatteggiamento della produzione di

Debord, che ha scritto soltanto quando gli sembrava necessario, come ricorda lui stesso15, estraneo a qualsiasi obbligo di tipo editoriale. La sfida, quindi, per una lettura e uninterpretazione della sua opera, risiede nel confine sottile che vede da una parte la sua succinta produzione che
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(si veda la nota 6) G. Debord, Panegirico, Tomo Primo Tomo Secondo, tr.it. Roma, Castelvecchi, 2005.

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pretende

di

aver

detto

tutto

lessenziale,

dallaltra

il

desiderio,

paradossalmente, di non essere interpretata, bens presa alla lettera.

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I. LO SPETTACOLO

1. Lo spettacolo come stadio ultimo dell alienazione A prima vista, il concetto di societ dello spettacolo pu essere ridotto esclusivamente allambito massmediatico : riferito cio alla tirannia dei mezzi di comunicazione in generale e della televisione in particolare. Ci, tuttavia, rappresenta soltanto un lato marginale del problema: lo stesso Debord, infatti, considera tale aspetto dello spettacolo come la sua manifestazione sociale pi opprimente (SdS 24). Di conseguenza, non possiamo intendere lo spettacolo come una semplice azione invasiva portata da uno strumento neutrale ed

esterno come la televisione - magari male utilizzato - allinterno della societ, poich questa dinamica ne costituisce solo il lato apparente. Bisogna invece approfondire la questione, andando oltre la convinzione che vede lo spettacolo come una parte esteriore, distaccata dalla societ. Debord ne perfettamente cosciente, e fin dallinizio operer questa precisazione, nella quale sono gi insite le coordinate che daranno vita alla sua critica. Lo spettacolo, allora, non pu essere compreso come un abuso del mondo visivo, prodotto dalle tecniche di diffusione massiva delle immagini. (SdS 5). Lungi dallesserne causa, i mezzi di comunicazione sono in realt una delle diverse espressioni della struttura delle societ spettacolari di cui essi fanno parte. Andando pi a fondo, Debord precisa che lo spettacolo non un insieme di immagini, ma un rapporto sociale fra individui, mediato dalle immagini (SdS 4). Decisivo appare in questo discorso il ruolo dellimmagine: lo spettacolo, depurato da una visione meramente

superficiale, si presenta come il tipo di relazioni interpersonali costruito dalle

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immagini, in cui la contemplazione passiva di queste ultime, che per giunta sono state scelte da altri, soppianta il vivere e la capacit di determinare gli eventi in prima persona. La constatazione di questo fatto rappresenta il cardine del pensiero e dellattivit pratica di Debord: la sua volont, fin dallinizio, di esprimere unarte che sia la creazione di situazioni, e non lespressione di situazioni gi esistenti, la prima e principale risposta della critica situazionista alla nozione di spettacolo e al suo principio stesso: il non-intervento. Questo , secondo Debord, strettamente connesso al problema dellalienazione16. da questo terreno che egli riparte, sviluppando alcune idee che prima di lui avevano visto in Hegel, Feuerbach e Marx degli esponenti fondamentali, ma che nella storia del marxismo hanno goduto di poca fortuna. La visione di Debord sulla societ muove da una critica della vita quotidiana, mostrandone i caratteri di impoverimento dellesperienza, della sua disgregazione in ambiti sempre pi separati con la perdita di ogni aspetto unitario della societ. Lalienazione, in questo senso, va ad assumere una caratterizzazione nuova rispetto al primo stadio della sua evoluzione storica, descritto da Marx. Se in precedenza essa era determinata da una degradazione dell essere in avere, con lo spettacolo abbiamo unulteriore slittamento generalizzato, dell avere in apparire. In una realt che si mostra

frammentata, alienata, lo spettacolo consiste nella ricomposizione degli aspetti separati sul piano dellimmagine. Nel primo capitolo de La Societ dello Spettacolo, intitolato, quasi emblematicamente, La separazione compiuta,
G.Debord, Rapporto sulla costruzione delle situazioni e sulle condizioni dellorganizzazione e dellazione dell atendenza situazionista internazionale, Torino, Nautilus, 2007.
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Debord scrive: Tutto ci che era direttamente vissuto si allontanato in una rappresentazione (SdS 1). Ed proprio lo spettacolo il corso comune, linsieme di rappresentazioni indipendenti in cui si ritrova tutto quello che manca alla vita. Un esempio lampante dato dai personaggi famosi, attori o uomini politici , che vanno a rappresentare quellinsieme di qualit umane e di godimento della vita che assente dalla vita effettiva di tutti, imprigionata in miseri ruoli. La separazione, la perdita dunit del mondo, lalfa e lomega dello spettacolo (SdS 25). Essa il luogo dorigine, la piattaforma, il terreno dove trova linfa questa unit, che ricompone gli individui - separati luno dallaltro sotto il dominio dellimmagine. Lo spettacolo, quindi, riunisce gli individui separati, ma lo fa anche in quanto separati (SdS 29). Esso d vita a un linguaggio comune, a una rappresentazione, di una parte del mondo davanti al mondo stesso, e che si rivela superiore. La comunicazione che si instaura del tutto a senso unico, unilaterale: lo spettacolo la accaparra tutta per s, essendo lunico a parlare, mentre gli individui, gli atomi sociali, ascoltano soltanto. E il messaggio che si impone essenzialmente uno solo: lininterrotta giustificazione della societ esistente, il monologo elogiativo del potere che giustifica se stesso. Lo spettacolo il suo autoritratto, limmagine del modo di produzione che lo ha generato, lincessante discorso di affermazione del capitalismo e delle merci da esso prodotte. La facilit con cui tutto ci trova risonanza disarmante, perch determinata da un argomento molto semplice: basta che sia solo lo spettacolo a parlare, e che non siano concesse repliche. Di conseguenza, il presupposto dello spettacolo nello stesso tempo il suo risultato principale: ossia lisolamento, la passivit della contemplazione. Si pu facilmente notare come lo spettacolo sia

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il contrario del dialogo (SdS 18), con lindividuo che da parte sua ridotto al silenzio, e non ha come altra destinazione che ammirare, contemplare le immagini che sono state scelte per lui. Laltra faccia dello spettacolo appunto la passivit, che porta a incarnare esclusivamente latteggiamento del pubblico, di chi sta a guardare e non interviene, ponendosi come nientaltro che un consumatore di immagini: lo spettacolo il sole che non tramonta mai sullimpero della passivit moderna (SdS 13). Tutto ci mostra come lo spettacolo, pur prendendo le mosse dalla frammentazione e dalla perdita dunit del mondo, non sia soltanto uno strumento dunificazione. Esso si fa infatti portatore di una contraddizione, poich allo stesso tempo un settore della societ separato dagli altri, lo strumento attraverso cui questa parte domina il tutto, concentrando ogni sguardo e ogni coscienza, il che lo rende necessariamente falso e ingannevole. Nel momento in cui si parla di unificazione, questa non assume certo dei connotati positivi, ma si compie attraverso un linguaggio ufficiale di separazione generalizzata che ripropone il suo presupposto. La forza inquietante dello spettacolo risiede quindi nel fatto che esso non una semplice aggiunta al mondo, come a prima vista si potrebbe intendere, alla luce della propaganda svolta dai mezzi di comunicazione. tutta lattivit sociale, nelle sue forme particolari, ad essere invece captata dallo spettacolo ai suoi fini. Dallinformazione ai partiti politici di ogni schieramento, dalla pubblicit al consumo diretto di distrazioni, dalla vita quotidiana alle passioni e ai desideri umani, dovunque troviamo la sostituzione della realt con la sua immagine. Lo spettacolo il cuore dellirrealismo nella societ reale (SdS 6) , non riflette

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questultima nella sua interezza, ma struttura le immagini secondo gli interessi di una parte soltanto della societ, con effetti che si possono riscontrare

sullattivit sociale di coloro che contemplano le immagini. Tutto viene relegato alla sfera delle esigenze spettacolari, e la falsificazione della realt rivela cos tutta la sua forza, al punto che Debord, richiamandosi a Hegel, arriva a invertire la sua famosa affermazione, sostenendo che nel mondo realmente rovesciato, il vero un momento del falso (SdS 9). La menzogna si pone come il fulcro di ogni potere, il suo strumento per governare, e lo spettacolo da questo punto di vista il potere pi sviluppato, quindi il pi menzognero. In un mondo che si trasformato in immagini, il senso umano privilegiato e protagonista diviene ora la vista, che Debord definisce il pi astratto e modificabile, corrispondente allastrazione generalizzata della societ attuale (SdS 18). Lo spettacolo, infatti, sfugge al semplice sguardo , si sottrae allattivit e al controllo degli uomini. Non possiamo quindi considerare l immagine e la rappresentazione soltanto in quanto tali, ma necessario sottolinearne invece il bisogno che la societ ha di esse e lindipendenza che raggiungono, escludendo ogni dialogo dalla vita. A questo punto appare chiaro come lo spettacolo sia la ricostruzione, leredit, dellillusione religiosa. Debord si richiama in questo senso a Feuerbach, tra laltro citando, come epigrafe del primo capitolo de La Societ dello Spettacolo un passo de LEssenza del Cristianesimo. Gli uomini, secondo Feuerbach, hanno proiettato la loro potenza e le proprie aspirazioni nella religione, in un dio che si mostra come unentit estranea, immaginaria. In ultima analisi, luomo, per Feuerbach, a creare dio a propria immagine e somiglianza. Lo spettacolo,

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analogamente, non ha dissipato le nubi religiose, ma le ha soltanto riposte in una base terrena. Cos come avviene nellimmaginarsi una divinit superiore, cos luomo a forgiare lo spettacolo, a produrre una potenza indipendente(SdS 31), e nel momento in cui le riconosce sempre pi potere, nello stesso tempo sente aumentare la propria impotenza. La contemplazione di queste potenze, rispettivamente nellambito della religione e in quello dello spettacolo, si situa in un rapporto inverso a quanto il soggetto vive individualmente, al punto tale che in questo mondo lo spettatore non si sente a casa propria da nessuna parte, perch lo spettacolo dappertutto(SdS 30). Ogni gesto, ogni idea, ogni momento della vita trova quindi senso solo al di fuori di se stesso, palesando un modo dessere che proprio dellalienazione, sia nella religione, secondo la visione di Feuerbach, sia nella sua forma ultima, quella terrena, spettacolo. Nel concepire lo spettacolo come lultima e suprema forma di alienazione, Debord riscopre e sviluppa alcune idee che per Marx erano state una colonna portante della sua speculazione, ma che nel dibattito marxista successivo hanno trovato scarsa risonanza. Lalienazione ha gi un posto rilevante nella filosofia di Hegel, dove considerata come uno sviluppo del divenire dello Spirito. Essa lestraniarsi dello Spirito a se stesso, e avviene quando questo, nelloggettivarsi, si proietta al di fuori di s, divenendo natura, mondo oggettivo e sensibile. Questa fase dellalienazione considerata da Hegel come negativa. In un secondo momento, lo Spirito giunge a riconoscere il mondo oggettivo come prodotto del suo s, ritrovandosi infine in s stesso e rivelando quindi la natura positiva del perdersi dello

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nel mondo sensibile. La visione sintetica dellalienazione ha quindi un risultato positivo. Nella dialettica hegeliana, essa per un fenomeno connaturato

allessere stesso del pensiero, che oltre ad avere una preliminare accezione negativa, va considerata come un arricchimento dello Spirito, o dellIdea, in un superiore stadio di sintesi. I giovani hegeliani, come Feuerbach, Moses Hess, e il primo Marx, accetteranno da Hegel la concezione dellalienazione intesa come inversione di soggetto e predicato, concreto e astratto. Ma, a differenza del filosofo di Jena, per loro il vero soggetto non sar lo Spirito, ma luomo nella sua esistenza sensibile e concreta. questo il punto di partenza della critica allidealismo hegeliano, che secondo Feuerbach, offre una visione capovolta della realt, perch fa figurare ci che viene prima - il concreto, la causa, luomo come ci che viene dopo, cio lastratto, lo Spirito. Per Feuerbach la filosofia deve iniziare dal finito, dal determinato, dal reale17. Luomo alienato quando diventa il predicato di un astratto, che lui stesso ha posto e che non riconosce pi come tale, al punto da apparirgli dunque come un soggetto. Lalienazione, secondo la visione di

Feuerbach, sar, come gi detto, nella proiezione della potenza umana nella religione, che rende lindividuo impotente; essa per riscontrabile anche nelle astrazioni della filosofia idealista, per la quale luomo nella sua esistenza concreta solo una forma fenomenica dello Spirito e delluniversale. In questo cambio di passo che vede la filosofia imporsi come critica dellesistente, rivalutando i caratteri e i bisogni delluomo concreto laddove con

L. Feuerbach, Tesi provvisorie per una riforma della filosofia, tr. in Principi della filosofia dellavvenire, Torino, Einaudi, 1948, p.67.
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lidealismo non aveva trovato un riconoscimento adeguato, si inserisce lulteriore e importante sviluppo apportato da Karl Marx. Il punto di partenza del suo discorso si basa su una critica globale della civilt moderna e dello stato liberale, che rappresenta uno dei nuclei teorici pi importanti del marxismo. Nella Critica, e in maniera pi rigorosa negli Annali franco- tedeschi del 1844, Marx riprende la convinzione, mutuata da Hegel, che la categoria del moderno si identifichi con quella della scissione, della separazione quindi, che prende corpo tra societ civile e stato. A differenza della polis greca, dove lindividuo non conosceva distinzione tra ego pubblico ed ego privato, tra sfera individuale e sfera sociale, ma si trovava in ununit sostanziale con la comunit di cui faceva parte, nello stato moderno egli invece costretto a vivere due vite: una in terra come borghese, nellambito cio dellegoismo e degli interessi particolari della societ civile, e laltra in cielo come cittadino, ovvero nella sfera superiore dello stato e dellinteresse comune. Tuttavia il cielo dello Stato puramente illusorio, poich la sua pretesa di porsi come organo universale che media gli interessi particolari della societ verificabilmente falsa. Lo Stato, lontano dal perseguire mete generali, non fa invece altro, secondo Marx, che riflettere gli interessi particolari dei gruppi e delle classi pi forti. La civilt moderna si presenta, come rappresentante di una societ dellegoismo e delle particolarit reali e al tempo stesso, della fratellanza e delle universalit illusorie. La falsa universalit dello stato

moderno dipende dal tipo di societ che si formata nel mondo moderno. I suoi tratti essenziali sono da scorgere nell individualismo e nell atomismo, ossia nella separazione del singolo dal tessuto comunitario.

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Il tema dellalienazione, fondamentale in Marx, echeggia in tutta la sua importanza nei Manoscritti economico-filosofici, composti a Parigi nel 1844, ma dati alle stampe soltanto molto tempo dopo, nel 1932. Questopera segna il primo decisivo approccio del filosofo tedesco alleconomia politica, con lapplicazione degli schemi critico-dialettici che adesso mirano al campo pi strettamente economico. Nella sua critica alleconomia classica, sviluppata nei Manoscritti, Marx sottolinea come questa sia incapace di cogliere la contraddizione che

caratterizza il sistema capitalistico della societ moderna, ovvero lopposizione reale tra capitale e lavoro salariato. Limpossibilit di pensare in maniera dialettica il mondo borghese, da parte delleconomia politica, impediva di mettere in luce queste contraddizioni e di celare in tal modo lalienazione che esiste tra loperaio e il suo lavoro e la sua produzione, concetto fondamentale e specchio della conflittualit insita nel mondo capitalistico - borghese. Come abbiamo visto, la tematica dellalienazione affonda le sue radici nella filosofia tedesca precedente. Marx si rif in questo senso soprattutto a Feuerbach, da cui accetta la struttura formale del meccanismo dellalienazione, intesa appunto come una condizione patologica di scissione, di dipendenza, di autoestraniazione. Ma, a differenza di Feuerbach, per il quale lalienazione un fatto ancora puramente coscienziale, derivante da una errata interpretazione di s, in Marx essa diviene un fatto reale, di natura socio-economica, in quanto si identifica con la condizione storica del salariato capitalistica. nellambito della societ

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Lalienazione, quindi, una caratteristica strettamente connessa al lavoro nella societ industriale moderna. Essa assume i caratteri del diventare altro, del cedere agli altri ci che proprio. Nella produzione capitalistica lalienazione delloperaio va ad assumere dei caratteri che Marx individua in quattro tipi fondamentali. Loperaio, scrive Marx diviene tanto pi povero quanto maggiore la ricchezza che egli produce18 , alienato quindi rispetto al prodotto della sua attivit, in quanto, in virt della sua forza-lavoro, produce un oggetto che non gli appartiene e che diviene di fronte a lui una potenza a s stante19. La sua stessa attivit sinonimo di alienazione, in quanto lo vede strumento di fini estranei, che coincidono con il profitto del capitalista, con la grave conseguenza che luomo si sente bestia quando dovrebbe sentirsi veramente uomo, cio nel lavoro sociale. Il corollario che ne deriva lalienazione del lavoratore rispetto al suo stesso Wesen, ossia la sua essenza o genere: allinterno della societ capitalistica il lavoratore costretto a un lavoro forzato, ripetitivo, unilaterale, a discapito di quello libero, creativo e universale (in quanto egli sa produrre secondo la misura di ogni specie) che ne costituisce la sua prerogativa essenziale che lo distanzia dagli animali20. Unalienazione, una separazione, dunque, che tocca il suo ultimo grado nella distanza che caratterizza il proletario dallo suo stesso prossimo, poich laltro, per lui, soprattutto il capitalista, un individuo che lo tratta come uno strumento, un mezzo, espropriandolo del frutto della sua fatica, facendo s che il suo rapporto con lui e con lumanit in genere sia per forza conflittuale.

K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Torino, Einaudi, 1968; Einaudi, 2004, p.72. Ivi, p. 72. 20 Ivi, p. 75.
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Alla luce di tali caratteristiche, non complicato intuire che, a parere di Marx, la causa del meccanismo globale dellalienazione risieda nella propriet privata dei mezzi di produzione, in forza della quale il proprietario della fabbrica (il capitalista) pu utilizzare il lavoro di una certa categoria di individui (i salariati) per accrescere la propria ricchezza, secondo una dinamica che Marx, nel Capitale, descriver in termini di sfruttamento e logica del profitto. quindi la propriet privata il fulcro di ogni tipologia di alienazione che investe luomo nella societ capitalistica. Essa frantuma quellunit organica dellumanit che si realizza nellattivit e nei rapporti sociali, dando invece luogo a una separazione delluomo dalle sue attivit e dai prodotti di esse. In una societ basata sulla propriet privata, vittima dellalienazione, Marx individua nel denaro il potere alienato dellumanit: quello che non posso come uomo e quindi quello che le mie forze individuali non possono, lo posso mediante il denaro. Dunque il denaro fa di ognuna di queste forze essenziali qualcosa che essa in s non , cio ne fa il suo contrario21. Il denaro, nella societ capitalistica, caratterizzata da unimmensa accumulazione di merci, si presenta come ci che traduce tutti i desideri in realt, trasformando ci che rappresentato in ci che reale, rendendo, al contrario, ci che ascrivibile alla realt in rappresentazione. Echeggia in queste ultime parole laffermazione di Debord che, parlando dello spettacolo, lo definisce come lultimo e pi compiuto sintomo di una rappresentazione che ingloba tutto ci che prima era direttamente vissuto (SdS 1). Ed innegabile da questo punto di vista la straordinaria influenza

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Ivi, p. 154.

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filosofica che Marx e il concetto di alienazione, da lui condotta sul piano reale ed economico-politico, abbia avuto sul filosofo francese. Il denaro il simbolo dellestraneazione ora divenuta economica, luniversale confusione e inversione di tutte le cose22, il rovesciamento dellindividualit. Infatti, senza la sua necessit sociale, luomo sarebbe considerato come uomo, e il suo rapporto con il mondo, nientaltro che un genuino rapporto umano in cui potrai scambiare amore con amore, fiducia con fiducia. [] Ognuno dei tuoi rapporti con l'uomo e la natura dev'essere una manifestazione determinata e corrispondente all'oggetto della tua volont, della tua vita individuale nella sua realt23. Il denaro si presenta come il sintomo pi evidente del fatto che le attivit delluomo non hanno uno scopo in s, ma servono esclusivamente a fargli raggiungere il prodotto che egli stesso ha creato nella societ industriale e che, pur dovendo essere un mezzo, si presenta come un fine. Il percorso dellalienazione, snodatosi principalmente nelle coordinate filosofiche di Feuerbach e Marx, ha raggiunto un grado di sempre maggiore astrazione. In tutte le sue forme, infatti, luomo singolo e concreto ha valore solo in quanto partecipa dellastratto, cio, in quanto possiede denaro, egli cittadino dello Stato, uomo davanti a Dio, un s in senso filosofico. Lo spettacolo, teorizzato da Debord, il destinatario ultimo, lo sviluppo pi estremo di questa tendenza allastrazione. Suonano in maniera chiara le parole della sua opera, che dicono dello spettacolo che il suo modo dessere concreto precisamente lastrazione (SdS 29). Lo spettacolo si fa condottiero
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Ivi, p. 155. Ivi, p. 156-157.

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della svalorizzazione della vita che ha raggiunto i suoi massimi livelli, coinvolgendo ogni aspetto dellesistenza; e le astrazioni ipostatizzate non si presentano neanche pi come cose, ma sono diventate ancora pi astratte, essendo divenute immagini. Trascinando con s tutte le vecchie alienazioni, la scissione dello spettacolo le incorpora in s: oltre a essere la ricostruzione materiale della religione (SdS 20), essa anche inseparabile dallo Stato moderno, prodotto della divisione del lavoro sociale e organo del dominio di classe (SdS 24), e il denaro che si guarda soltanto (SdS 49), lequivalente astratto, come vedremo, di tutte le merci.

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II. DEBORD E MARX

2.1 La merce e lo spettacolo Il vero punto di svolta nellitinerario della concezione di alienazione intesa come astrazione - si ha negli scritti di critica delleconomia politica del Marx maturo, in cui viene rivelata anche lorigine storica del processo di astrazione. Nel primo capitolo del primo libro del Capitale, Marx analizza la forma della merce e la pone come nucleo di tutta la produzione capitalistica, dimostrando come il processo di astrazione sia il cuore stesso delleconomia moderna, invece di mostrarsi come uno dei diversi risvolti spiacevoli. Inoltre, laspetto importante da tenere presente che in questanalisi della forma merce, Marx non parla ancora n del plusvalore, n della vendita della forza-lavoro, n del capitale. Le forme pi sviluppate delleconomia capitalistica derivano tutte da questa struttura originaria della merce, la cosiddetta forma di cellula, corrispondente alla cellula del corpo, e dalla contrapposizione tra concreto e astratto, produzione e consumo, tra quantit e qualit, tra il rapporto sociale e la cosa che questo produce. Nel Capitale, come noto, Marx sottolinea il duplice carattere della merce, distinguendo tra valore duso e valore di scambio. La merce deve possedere innanzitutto un valore duso (lutilit di una cosa fa che essa abbia un valore duso24), cio una sua utilit, che si realizza nel consumo. Tuttavia, per essere veramente tale, la merce deve possedere anche un valore che determina la relazione in cui viene scambiata con altre merci (esse sono merci soltanto
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K. Marx, Il Capitale, tr. it. Roma, Newton Compton, 2005, vol. I, p. 54.

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perch son qualcosa di duplice: oggetti duso e contemporaneamente depositari di valore25), il cosiddetto valore di scambio. La qualit concreta di ogni merce necessariamente diversa da quella di tutte le altre, che su questo piano risultano tra loro incommensurabili. Tutte, per, hanno una sostanza comune, che permette di scambiarle, in quanto rappresentano delle diversa quantit. Sulla scia dellequazione tra valore e lavoro, Marx individua la sostanza del valore nella quantit di tempo di lavoro astratto che occorre per produrre la merce26. In quanto valore, dunque, la merce non ha nessuna qualit specifica, ma ha il suo criterio di differenza soltanto seguendo un punto di vista, un movimento quantitativo. In questo modo, per, il valore del prodotto non costituito dal lavoro concreto di chi lha creato, ma da una mera quantit di lavoro indistinto, astratto, con la perdita del carattere qualitativo dei diversi lavori che producono prodotti diversi. Il valore della merce la cristallizzazione del lavoro umano indistinto, inteso come un dispendio di cervello, muscoli, mani ecc., la cui unica misura il tempo speso. Nella formula apparentemente banalissima di venti metri di tela valgono quanto cinque chili di t Marx individua la forma pi generale di tutta la produzione capitalista: il lavoro astratto, che ingloba due cose concrete e ha come forma finale il denaro. Il fatto per che una merce debba avere comunque un valore duso e soddisfare quindi unesigenza, porta il suo valore a presentarsi necessariamente sotto le spoglie di un valore duso che nel processo di scambio conta solo come portatore del valore di scambio. In altre parole, allutilit di una merce si giunge soltanto attraverso la trasformazione di questa in valore di scambio, con
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Ivi, vol. I, p. 55. Ivi, vol. I, p.56.

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la mediazione del denaro. Il valore duso deve diventare forma fenomenica del suo contrario, del valore. facile notare come questo processo porti a un passaggio per il quale il concreto diventa predicato dellastratto. Unoperazione che, secondo Marx, non intesa pi in senso antropologico, ma come conseguenza di un determinato fenomeno storico. La capacit di una merce di essere venduta e di trasformarsi in qualche altra merce, a discapito della sua utilit, un fenomeno tipico delleconomia dellepoca moderna. La

subordinazione della qualit alla quantit e del concreto allastratto insita nella struttura e nella societ della merce, dove il lavoro concreto diventa sociale, utile per gli altri solo spogliandosi delle qualit proprie e diventando valore di scambio. Cos non era nella societ medioevale, o nelle comunit umane come i villaggi, dove si produceva soltanto ci che era destinato alluso, al bisogno, in uno scambio occasionale e limitato solo alle eccedenze. In questambito, Marx sostiene che il legame sociale viene prodotto insieme con la produzione materiale. Soltanto quando viene superata una certa soglia nello sviluppo e nel volume degli scambi, la produzione si dirige allora essenzialmente alla creazione di valore di scambio. Quindi, il valore duso del proprio prodotto sta allora nel suo valore di scambio, tramite cui si accede agli altri valori duso. Il lavoro stesso entra nel giogo della mercificazione, come forza lavoro da vendere. Al concreto si accede allora soltanto tramite la mediazione dellastratto, cio del valore di scambio, del denaro. In una societ come quella moderna, in cui singoli agiscono in una produzione isolati e animati soltanto dai propri interessi, il legame sociale si pu

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stabilire soltanto a posteriori tramite lo scambio delle loro merci. Il loro essere concreto, la loro soggettivit, deve alienarsi alla mediazione del lavoro astratto che cancella tutte le differenze. Ci vuol dire che le caratteristiche della merce, nellambito della produzione capitalistica, si estendono allinsieme della produzione materiale, e soprattutto, dei rapporti sociali. Gli uomini si scambiano unit di lavoro astratto, che si oggettivano in valori di scambio che possono poi ritrasformarsi in valori duso. Ne deriva soprattutto un grande svantaggio: la produzione non viene regolata dagli uomini secondo i loro bisogni, ma vi unistanza anonima, il mercato, che regola la produzione post festum27. Luomo non pi il soggetto, ma lo il valore, in quanto soggetto automatico. Il fatto che il valore si presenti sempre sotto le sembianze di un valore duso, rimandando cio a una concretezza, fa nascere lillusione che siano le qualit concrete di un prodotto a decidere del suo destino. Questo il famoso carattere di feticcio della merce e il suo arcano28, che - attraverso un efficace paragone con l illusione religiosa - porta Marx a sottolineare come i prodotti della fantasia umana siano animati di vita propria. In una societ in cui vi incontro, da parte degli individui, soltanto nello scambio, la trasformazione dei prodotti e delle relazioni che ne presiedono, in qualcosa di apparentemente naturale, comporta che tutta la vita sociale si riveli indipendente dalla volont umana, presentandosi come unentit apparentemente autonoma che segue solo le proprie leggi. Le relazioni sociali non solo appaiono, ma sono rapporti di cose fra persone e rapporti sociali fra cose29.

Ivi, vol I, p. 79. Ivi, vol. I, p. 76. 29 Ivi, vol. I, p. 77.


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Ne La Societ dello Spettacolo, limmagine e lo spettacolo di cui Debord parla, sono da intendere come un ulteriore sviluppo della forma merce. Con essa hanno in comune la caratteristica di ridurre la molteplicit del reale ad ununica forma astratta ed uguale. La prima frase dellopera di Debord, infatti suona: Tutta la vita della societ nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come unimmensa accumulazione di spettacoli (Sds 1), che chiaramente un dtournement della prima frase dal Capitale: Tutta la vita delle societ moderne nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come unimmensa accumulazione di merci30. Infatti, nel secondo capitolo della sua opera, Debord analizza il processo per il quale lo spettacolo si dimostra il destinatario ultimo delle conseguenze della vittoria della merce allinterno del modo di produzione, ponendosi come lespressione del trionfo della categoria delleconomia in quanto tale allinterno della societ. Secondo il filosofo francese, il principio del feticismo della merce introdotto da Marx - trova il suo compimento assoluto proprio nello spettacolo. Ci una conseguenza della vittoria della merce allinterno del modo di produzione, di cui lo spettacolo ne il risultato e il progetto, laffermazione onnipresente della scelta gi fatta nella produzione e il suo consumo conseguente (SdS 6). La classe che ha instaurato lo spettacolo, la borghesia, deve il suo dominio al trionfo delleconomia e delle sue leggi su tutti gli aspetti della vita, secondo un processo che segue uno sviluppo quantitativo, cos come la

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Ivi, vol. I, p. 53.

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merce aveva dimostrato di essere. La sua categoria, come sottolinea lo stesso Debord, il quantitativo, ci in cui si sviluppa e pu svilupparsi. Lo spettacolo lespressione di questo processo, arrivato al suo compimento: quello che fa vedere non altro che il mondo della merce che si pone su tutto ci che vissuto. Si afferma cos il dominio della societ mediante delle cose sensibilmente sovrasensibili, dove il mondo sensibile viene sostituito, con il movimento dello spettacolo, da una selezione di immagini che esiste ormai al di sopra di esso, e che nello stesso tempo diviene il sensibile per eccellenza (SdS 36). Con il suo carattere fondamentalmente tautologico (SdS 13), lo spettacolo mira solo a riprodurre le proprie condizioni di esistenza, interprete di una produzione economica che si ormai trasformata da mezzo in fine, rendendosi indipendente, dominando su ogni attivit umana complessiva. Ci avvenuto a causa del dispiegamento incessante che leconomia nella forma della merce ha avuto nel corso della sua storia, modificando le condizioni di esistenza dei gruppi umani. Infatti, se il progresso nella produzione di merci ha risolto da una parte il problema della sopravvivenza immediata, liberando la societ dalla pressione della natura, dallaltra la questione della sopravvivenza in senso lato si ripropone di nuovo e a un livello superiore, generando un surplus. Questa eccedenza data proprio dallabbondanza della merce, che non cessa di contenere la privazione, un richiamo al desiderio equipaggiato materialmente. Con la rivoluzione industriale, la divisione manifatturiera del lavoro e la massiccia produzione per il mercato mondiale, la merce appare, per Debord, come una potenza che viene ad occupare realmente la vita sociale. Non solo il lavoro, trasfigurato in lavoro-merce, in salariato (SdS 40), ma anche altre

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attivit umane, come il cosiddetto tempo libero sono organizzate in modo da giustificare e perpetuare il modo di produzione regnante. In particolare, assistiamo al rovesciamento della posizione del proletario rispetto alla fase primitiva dellaccumulazione capitalistica: se in precedenza era considerato soltanto come loperaio che doveva ricevere il minimo indispensabile per la conservazione della sua forza-lavoro, ora la classe dominante prende in considerazione anche i suoi svaghi, la sua umanit (SdS 43), in forza di quel grado di abbondanza raggiunto dalla produzione di merci. Improvvisamente lavato dal disprezzo totale(SdS 43) loperaio si ritrova ad essere trattato con cortesia, assumendo le vesti del consumatore. E il consumo, da materiale,

primario, diventa sempre pi immateriale, trovando la sua manifestazione generale nello spettacolo, dove il consumatore reale diviene consumatore di illusioni (SdS 47) . A questo punto della seconda rivoluzione industriale, lalienazione data dal consumo un supplementare che si affianca a quello della produzione alienata. Abbandonata la dimensione materiale, anche il lavoro, smentendo la sua etimologia che implica sofferenza e fatica, diventa sempre pi consumo, ma anche contemplazione di quel mondo della merce divenuto visibile31. La prova data dal fatto che il tempo di lavoro socialmente necessario sempre pi sostituito dal tempo del consumo di immagini, medium di tutte le merci (SdS 153). In questo senso, nella realt rovesciata dello spettacolo, Debord individua il modello vincente in quello che garantisce una scelta abbondante tra le varie merci. Ciascuna di queste merci promette laccesso a quella soddisfazione, gi
C. Freccero D. Strumia (a cura di), Introduzione alla Societ dello spettacolo, in G. Debord, La Societ dello spettacolo, Milano, Baldini Castoldi, Dalai, 1997, p. 24.
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problematica, che si presume derivare dal consumo dellinsieme (SdS 65) e nel momento inevitabile della delusione gi pronta una merce che fa lo stesso annuncio. Nella lotta tra vari oggetti, lotta in cui luomo solo spettatore, la singola merce si pu logorare; lo spettacolo nel suo complesso si rafforza. Nel mondo dello spettacolo, il valore di scambio ha finito per dirigere luso: il distacco della merce da ogni autentico bisogno umano raggiunge un livello addirittura pseudo-religioso con gli oggetti manifestamente inutili: Debord cita il collezionismo di portachiavi pubblicitari, definendolo laccumulazione di indulgenze della merce (SdS 67). Ci dimostra, secondo Debord, che la merce possa a fare a meno del suo nucleo di valore duso - considerato necessario da Marx - e che essa venga ormai consumata in quanto merce. Il valore di scambio diviene quindi il condottiero del valore duso, secondo una delle espressioni pi significative de La Societ dello Spettacolo. E se Marx ha parlato della legge della caduta tendenziale del saggio del profitto, Debord parla di un abbassamento tendenziale del valore duso come costante delleconomia capitalista (SdS 47), cio della subordinazione sempre pi pronunciata di qualsiasi uso, anche del pi banale, alle esigenze dello sviluppo delleconomia. A differenza di quanto sosteneva la teoria marxiana riguardo al denaro, che, superando una soglia qualitativa, si trasformava in capitale, Debord sostiene che laccumulazione del capitale raggiunge un punto in cui diventa immagine (SdS 34). Lo spettacolo infatti lequivalente non solo dei beni, come lo il denaro, ma di ogni attivit possibile, rappresentante dellequivalenza di ci che linsieme della societ pu essere e fare (SdS 49), appunto perch essa diventata totalmente merce. Il carattere fondamentalmente tautologico dello

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spettacolo riflette quello autoreferenziale del lavoro astratto, che mira a produrre una massa di lavoro morto oggettivato, trattando la produzione di valori duso come mero mezzo a questo scopo. Lo spettacolo, in ultima analisi, viene concepito da Debord come la visualizzazione del legame astratto che lo scambio istituisce tra gli uomini, cos come il denaro ne la materializzazione. Non si tratta di un insieme di immagini ma di un rapporto sociale fra individui, mediato dalle immagini (SdS 4).

2.2 Il feticismo della merce e la critica del valore: il contributo di Debord Il concetto di feticismo della merce non ha goduto di molta fortuna nella discussione marxista. Nelle poche volte in cui se n parlato, stato sempre trattato come un fenomeno appartenente alla sola sfera della coscienza, cio come una falsa rappresentazione della vera situazione economica.

Probabilmente, la sua rimozione dalla centralit del dibattito marxista stata determinata dal fatto che il feticismo della merce e dei suoi derivati denaro, capitale, interesse occupano quantitativamente uno spazio molto ristretto nellopera di Marx, e non si pu dire che egli stesso labbia messo come cardine della sua teoria. Oltre questo aspetto, ve n uno pi importante. Il concetto di feticismo vuol significare piuttosto - che lintera vita umana subordinata alle leggi che risultano dalla natura del valore, e prima di tutte quella del suo continuo bisogno di accrescersi. Il lavoro astratto, rappresentato nella merce, totalmente indifferente ai suoi effetti sul piano delluso. Il suo obiettivo quello di produrre alla fine del suo ciclo una quantit pi grande di valore sotto forma di denaro

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di quanto vi fosse allinizio32. Questo significa che gi nella doppia natura della merce contenuta la caratteristica del capitalismo di essere necessariamente un sistema di crisi permanente. Come sottolinea lo studioso Anselm Jappe, il valore, lungi dallessere come credevano i marxisti del movimento operaio - un dato neutrale che diventa problematico solo quando porta allestorsione di plusvalore, conduce invece in maniera inevitabile a una collisione tra ragione economica (creazione di sempre pi valore, al di l del contenuto concreto) ed esigenze umane33. Si comprender che il valore non una categoria economica, ma una forma sociale totale che determina essa stessa la scissione della vita sociale in diversi settori. Leconomia non dunque, come la terminologia di Debord pu far pensare, un settore che subordina gli altri ambiti della societ, ma essa stessa costituita dal valore. Nella sua critica del valore, Marx ha messo a nudo la forma pura della societ della merce, dando vita a quella che a suo tempo era soltanto una coraggiosa anticipazione, mentre soltanto oggi che pu cogliere effettivamente la realt sociale. Marx stesso non era consapevole - e tanto meno i suoi

successori marxisti - del contrasto tra la critica del valore e il contenuto della maggior parte della sua opera, quella in cui esamina le forme empiriche della societ capitalista della sua epoca. Egli non poteva sapere quanto questa fosse ancora piena di elementi precapitalistici, di modo che le sue forme erano ancora lontane o opposte a ci che sarebbe derivato dal trionfo della struttura della

Secondo la nota formula tautologica di produzione del valore: D (denaro) M (merce) D (pi denaro) descritta ne Il Capitale. 33 A. Jappe, Guy Debord, Roma, Manifesto Libri, 1999, p. 25.
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forma-merce. Per questo motivo, Marx considera come tratti essenziali del capitalismo degli elementi che in verit erano dovuti alla sua forma ancora imperfetta, quale la creazione di una classe necessariamente esclusa dalla societ borghese e dai suoi benefici. Il marxismo del movimento operaio ha tenuto in considerazione solo questaAbb parte della teoria di Marx, pur avendo ragione nel richiamarsi ad essa, perch questa corrispondeva effettivamente alla fase ascendente del capitalismo, quando si trattava ancora di imporre le forme capitalistiche contro quelle preborghesi. Negli anni settanta si assistito invece a una crisi che non determinata da elementi di imperfezione presenti nel sistema della merce, bens dalla sua totale vittoria. Viene allora alla luce la sua contraddizione di base derivante dalla struttura della merce. In questottica si inserisce il contributo di Debord e il particolare pi attuale del suo pensiero. Egli stato probabilmente tra i primi a interpretare la situazione odierna alla luce di una critica marxiana del valore; mentre i suoi lati pi deboli e le sue contraddizioni si trovano l dove rimasto troppo attaccato al marxismo del movimento operaio. Debord si trovava in un certo senso in una posizione intermedia: ultimo rappresentante di un filone di critica sociale, e primo interprete del suo nuovo stadio. Due sono le conseguenze che Debord ha saputo cogliere con molto anticipo dalla critica del feticismo. In primo luogo, lo sfruttamento economico non lunico male nel capitalismo, dato che questultimo necessariamente la negazione della vita stessa in tutte le sue manifestazioni concrete. Di conseguenza, e qui veniamo al secondo punto, nessuna delle varianti allinterno

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delleconomia basata sulla merce pu operare un cambiamento decisivo. Sarebbe vano aspettarsi una soluzione positiva dallo sviluppo delleconomia, poich lalienazione e lo spossessamento sono il nucleo stesso delleconomia mercantile, che non potrebbe funzionare diversamente, con il risultato che i progressi di questultima sono necessariamente i progressi di quelli. Ci costituiva unautentica riscoperta, considerando che tanto la scienza borghese quanto il marxismo non facevano della critica delleconomia politica, ma della semplice economia politica in cui consideravano il lavoro soltanto dal suo lato astratto e quantitativo, senza vederne la contraddizione con il suo lato concreto. Questo marxismo aveva considerato la subordinazione della vita alle esigenze economiche come un fatto puramente ontologico, interiorizzandolo,

considerandolo come un dato naturale di cui si poteva discutere il pi o il meno e soprattutto il per chi, la cui messa in evidenza e la contestazione dellesistenza in s sembravano addirittura un fatto rivoluzionario.

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III. DEBORD E LUKACS

3.1 Il confronto con Storia e coscienza di classe Il pensiero di Marx, come abbiamo visto, rappresenta una constatazione della riduzione di tutta la vita umana al valore, cio alleconomia e alle sue leggi. Tuttavia, per molti decenni, ogni analisi del feticismo stata inglobata nella pi vasta categoria di alienazione, intendendolo come un fenomeno della coscienza, una falsa opinione o valutazione delle cose in qualche modo collegabile alla tanto discussa ideologia34. Generazioni di avversari e sostenitori di Marx hanno inteso questa constatazione come un apologia di tale riduzione. Il ritorno del concetto di feticismo della merce, a partire dagli anni cinquanta non dovrebbe far dimenticare la vita difficile che esso ha avuto tra i marxisti. Dalla morte di Marx fino agli anni venti cade in un oblio totale: lultimo Engels, Rosa Luxemburg, Lenin e Kautsky non ne fanno mai menzione. La condanna del capitalismo per loro determinata dalla crescente pauperizzazione, dalle difficolt di accumulazione o dalla caduta del saggio di profiitto. Sar Gyorgy Lukacs, con la sua opera Storia e coscienza di classe, pubblicata nel 192335, a riprendere in termini seri il concetto di feticismo, a cui si affianca un punto di vista interpretativo del pensiero di Marx molto simile a quello che avrebbe avuto Debord. Lukacs ritiene che ci che distingue in maniera decisiva il marxismo dalla scienza borghese non sia il predominio delle
A. Jappe, Le sottigliezze metafisiche della merce, galma, n 1, Giugno 2000. Bisognerebbe ricordare anche un testo allora passato quasi inosservato, pubblicato nel 1924 in Unione Sovietica, che ha ugualmente ripreso questa tematica: I.I. Rubin, Saggi sulla teoria del valore, tr. it. Milano, Feltrinelli, 1976.
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motivazioni economiche nella spiegazione della storia, ma il punto di vista della totalit36: una lettura molto simile a quella del filosofo francese, che, come si visto, concepiva la sfera economica come opposta alla totalit della vita. Le vicende di Storia e coscienza di classe seguono un percorso tortuoso e avvincente: la pubblicazione del libro desta scalpore, al punto da essere condannato lanno seguente dalla Terza Internazionale. Pochi anni dopo, lo stesso Lukacs prende le distanze dalla sua opera, e questa diventa tanto leggendaria quanto introvabile, di modo che solo pochi hanno loccasione di subirne linfluenza. Con la fine ufficiale dello stalinismo e la conseguente ricerca di un marxismo diverso, alcuni capitoli del libro maledetto del marxismo vengono pubblicati nel 1957 e 1958 sulla rivista francese Arguments. Successivamente, nel 1960, esce la traduzione francese integrale, contro la volont di Lukacs, che, non potendo pi impedire la riscoperta del suo testo, acconsente nel 1967 a una riedizione tedesca. Negli anni sessanta Storia e coscienza di classe diviene un vero e proprio libro di culto, esercitando un notevole influsso su Debord. Qui, infatti, si trova il nucleo della direzione in cui egli sviluppa gli spunti marxiani. Debord sottolinea poco questa filiazione: le citazioni da Lukacs si limitano a due frasi, poste come epigrafe del secondo capitolo de La Societ dello Spettacolo, mentre tra le teorie ricordate esplicitamente vi quella che concepisce il partito come la mediazione finalmente trovata tra la teoria e la pratica dove i proletari cessano di essere spettatori; e Debord afferma che cos Lukacs descrisse tutto ci che il partito bolscevico non era (SdS 112).
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G. Lukacs, Storia e coscienza di classe, tr.it. Milano, SugarCo, 1967, p. 35.

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Inoltre, Lukacs viene citato anche sulle pagine della rivista Internationale Situationniste, una sola volta, ma in maniera significativa: Il dominio della categoria della totalit il portatore del principio rivoluzionario della scienza37. La categoria della totalit si rivela centrale tanto in Lukacs quanto in Debord. Lo spettacolo, nella concezione di Debord, allo stesso tempo economico e ideologico, un modo di produzione e un tipo di vita quotidiana. Per i situazionisti, quindi, necessario portare avanti un giudizio di tipo globale che non si faccia catturare soltanto da alcune delle diverse opzioni che apparentemente esistono allinterno dello spettacolo; essi rifiutano perci ogni cambiamento parziale. Per questo motivo, ne La Societ dello Spettacolo, Debord scrive che il grado di alienazione degli operai ha raggiunto un punto tale che essi sono posti nellalternativa di rifiutare la totalit della loro miseria, o niente (SdS 112). I vari aspetti in cui si presenta lo spettacolo (tendenze politiche diverse, stili di vita e concezioni artistiche contrapposte) stimolano gli spettatori a scegliere e a esprimere giudizi tra le alternative a disposizione, affinch non venga mai posto in dubbio linsieme. I situazionisti, invece, sottolineano il loro rifiuto in blocco delle condizioni esistenti, facendone un principio

epistemologico: La comprensione di questo mondo non pu fondarsi che sulla contestazione. E questa contestazione possiede verit e realismo solo come contestazione della totalit38. Questaffermazione senza dubbio ripresa dalle teorie di Lukacs, per il quale il pensiero borghese, pi riesce a comprendere i singoli fatti della vita sociale, meno capace di afferrarne la totalit, con una conseguente frantumazione dellattivit sociale e una parcellizzazione crescente
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Internationale Situattioniste, n 4, p. 31, Torino, Nautilus, 1994. Ivi, n 7, pp. 9-10.

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del lavoro. Un difetto, questultimo, non solo della scienza borghese, ma anche di un certo marxismo volgare tipico della Seconda Internazionale, che si fa ingannare dalle apparenti contraddizioni tra sfera economica e sfera politica. A detta di Lukacs, solo il marxismo autentico - con un metodo esplicitamente di derivazione hegeliana - riconosce in tutti i fatti isolati dei momenti di un processo complessivo e totale. La scienza borghese, che prende per vero lapparente autonomia delle cose e dei fatti - studiandone le leggi -, rimane invischiata in quel feticismo della merce che la vera critica deve dissolvere. Risulta evidente allora, perch, secondo Storia e coscienza di classe il capitolo del Capitale sul carattere feticcio della merce cela in s tutto il materialismo storico39: unaffermazione inaudita nel 1923. Questo effetto del feticismo, che trasforma i processi in cose, viene chiamato da Lukacs reificazione. Individuando nella struttura della merce la questione a cui deve essere rimandato ogni problema relativo a questo grado di sviluppo dellumanit, Lukacs presuppone lanalisi che ne ha fatto Marx, mentre il suo contributo sta nel considerare la merce come la categoria universale dellessere sociale totale40 . Il passaggio della merce da scambi occasionali alla sua produzione sistematica non era soltanto di carattere quantitativo, come avevano creduto gli economisti borghesi. Si trattava di un passaggio qualitativo, in cui la merce da mediazione dei processi produttivi si trasformava in elemento centrale. La grande novit di Lukacs sta nellaver accentuato il carattere contemplativo del capitalismo, in cui la funzione dellindividuo si riduce a
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G. Lukacs, Storia e coscienza di classe, tr.it. Milano, SugarCo, 1967, p. 224. Ivi, p. 111.

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quella di un ruolo passivo allinterno del calcolo produttivo, riconoscendo soltanto uninfima parte del mondo come suo prodotto, mentre tutto il resto rimane al di fuori dellattivit cosciente, nonostante tutto ci non escluda una qualche attivit, anche frenetica e spossante. Rispetto alle altre epoche, nel capitalismo sviluppato esiste tra le varie classi sociali solamente una differenza di grado nella reificazione. Reificato non soltanto loperaio, che deve vendere la sua forza-lavoro come una cosa, ma anche limprenditore, che contempla landamento delleconomia e lo sviluppo della tecnica, oppure il burocrate che nella vendita offre le sue capacit psichiche. Nel capitalismo tutti si limitano a cogliere un vantaggio in un sistema che gi pronto e definito una volta per tutte41. Una situazione per cui luomo diventa sempre pi spettatore dellautomovimento delle merci, il quale gli appare come una seconda natura42. La contemplazione senza dubbio legata alla separazione, dato che il soggetto pu contemplare solo ci che gli si oppone come separato da lui. Molto pi di Marx, Lukacs collega la reificazione con la divisione del lavoro, in cui pressoch impossibile produrre un legame sociale che veda gli uomini incontrarsi nella loro individualit e concretezza. Il filo comune che lega in modo specifico Debord e Lukacs la netta condanna di ogni forma di contemplazione, nella quale essi vedono unalienazione del soggetto. Identificando il soggetto con la sua attivit, Debord vede nella contemplazione il non-intervento, lesatto contrario del vivere. Infatti,

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Ivi, pp. 127-128. Ivi, p. 168.

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non pu esserci libert al di fuori dellattivit, e nel quadro dello spettacolo ogni attivit negata (SdS 27). La critica della natura contemplativa della societ capitalista viene ampliata da Lukacs con una dura messa in discussione della dualit contemplativa tra soggetto e oggetto, in cui scorge lerrore fondamentale della filosofia borghese. La filosofia precedente a Hegel, come gi accennato,

considerava loggetto come entit a s, separata e indipendente dallattivit del soggetto. Solo la dialettica hegeliana ha scoperto come ambedue si risolvano nel processo, poi identificato da Marx con il concreto processo storico che sopprime realmente lautonomia gi data e la rigidit delle cose 43. Lukacs sostiene che, mentre la scienza non fa che cercare le leggi che si realizzano nella realt oggettiva senza lintervento del soggetto, perpetuando la scissione tra soggetto e oggetto, la lotta di classe invece ricostruir lunit di soggetto e oggetto, ricomponendo luomo totale. Nello spettacolo, la societ frammentata viene illusoriamente ricomposta, ed questo il punto in cui Debord va oltre Storia e coscienza di classe. Si confrontino, a questo proposito, due affermazioni, la prima di Lukacs: La meccanizzazione della produzione trasforma i lavoratori [] in atomi astrattamente isolati che non si trovano pi in una relazione reciproca, organica e immediata, per via delle loro operazioni lavorative: la loro coesione invece mediata con crescente esclusivit dalle leggi astratte del meccanismo nel quale sono inseriti44, la seconda invece di Debord: Con la separazione generalizzata del lavoratore e del suo prodotto, si perde ogni punto di vista unitario sullattivit
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Ivi, p. 190. Ivi, p. 117.

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compiuta, come ogni comunicazione personale diretta fra i produttori[] lunit e la comunicazione diventano attributo esclusivo della direzione del sistema (SdS 26). Qui le leggi astratte non sono pi una mera mediazione, ma si sono ricomposte in un sistema coerente. Di fronte alla denuncia della perdita di ogni totalit di Lukacs, Debord afferma come anche in seguito la banalizzazione continui a governare il mondo (SdS 59), ma ormai in maniera da presentarsi come falsa ricostruzione della totalit, una dittatura totalitaria del frammento. Un modo apparente di inglobare la totalit che particolarmente evidente nellestensione della reificazione oltre la sfera del lavoro. Gi il giovane Marx aveva rimproverato alleconomia politica di non vedere luomo, ma solo loperaio, e di interessarsene solo quando lavora. Lo spettacolo invece si prende cura delluomo intero, riservandogli nella sfera del consumo e del tempo libero quellattenzione che gli viene negata nel lavoro come altrove (SdS 49). Perfino la ribellione e il malcontento possono diventare ingranaggio del meccanismo spettacolare (SdS 59). Ricomporre la scissione un processo che non pu avvenire sul piano del solo pensiero: lattivit supera in maniera unica la contemplazione e luomo pu conoscere solo quello che ha fatto. Il valore della teoria del proletariato sta proprio nel fatto che una teoria della praxis, che Lukacs sostiene debba diventare una teoria pratica che trasforma la realt45. LInternazionale Situazionista, allo stesso modo, sottolineava limportanza fondamentale di una partecipazione pratica, rimproverandone lastensione a tutti quelli che si dipingevano come detentori di verit pi o meno esatte. Il giudizio di Debord, a
45

Ivi, p. 271.

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questo riguardo, chiaro: la teoria della prassi si conferma divenendo teoria pratica (SdS 90). Lunica possibile negazione dellordine esistente pu essere data soltanto dalla pratica rivoluzionaria.

3.2 La questione del soggetto-oggetto La tesi filosofica di Storia e coscienza di classe lidentificazione di soggetto e oggetto, ossia lesigenza che il soggetto non ammetta un oggetto indipendente al di fuori di s. Una concezione che Lukacs definir idealista e che lo porter in seguito, come abbiamo visto, a rinnegare il suo testo. Questa identificazione, secondo il filosofo, vuole abolire, insieme con lalienazione, ogni oggettivit. Nella prefazione alledizione del 1967, Lukacs spiegher che tale concetto accetta, senza accorgersene, lidentificazione hegeliana dei due termini non tenendo conto della definizione marxiana di oggettivazione come modo naturale positivo o negativo di dominio umano nel mondo, mentre lestraneazione un tipo particolare di oggettivazione che si realizza in determinate circostanze storiche46. Lavoro e linguaggio, ad esempio, sono oggettivazioni, ma lestraneazione nasce solo quando lessenza delluomo si oppone al suo essere. Con lidentificazione dei due concetti, Storia e coscienza di classe ha involontariamente determinato lestraneazione come una conditio humana; Lukacs successivamente, vedr in esso un grossolano errore che ha contribuito in notevole misura al successo dellopera. Debord ha cercato di evitare quel grossolano e fondamentale errore e ricorda che Marx si era liberato dal percorso dello Spirito hegeliano che muove
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Ivi, p. XL.

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incontro a se stesso nel tempo, la cui oggettivazione equivale alla sua alienazione (SdS 80). Debord, infatti, non vede loggettivazione come qualcosa di necessariamente cattivo, anzi rivendica come propriamente umano il perdersi del soggetto nelle mutevoli oggettivazioni apportate dal tempo e da cui torna arricchito. Ben diversa invece quellalienazione in cui il soggetto si trova di fronte a delle astrazioni ipostatizzate come un qualcosa di assolutamente altro: Debord contrappone allalienazione necessaria del tempo, individuata da Hegel, un alienazione spaziale, quella per lui dominante, dove la societ che separa alla radice il soggetto dallattivit che gli sottrae, lo separa innanzitutto dal suo tempo (SdS 161). Come gi era stato per Lukacs, la spazializzazione del tempo uno dei modi fondamentali della reificazione. Pertanto, allinquieto divenire della successione del tempo, che unalienazione necessaria (SdS 170) si oppone lo spazio, caratterizzato per il suo non-movimento. I situazionisti, in effetti, hanno sottolineato in molte occasioni come il loro atteggiamento dovesse identificarsi con il passaggio del tempo. Debord deve presumere che la reificazione si infranga contro un soggetto che nella sua essenza irriducibile alla reificazione, portatore cio di esigenze e desideri diversi da quelli appartenenti a essa. Il sospetto che il soggetto possa essere allinterno eroso dalle forze dellalienazione sembra assente dalle pagine sia di Storia e coscienza di classe, sia de La Societ dello Spettacolo. Dalle parole di Debord, notiamo come egli concepisca lo spettacolo come una forza che agisce dallesterno sulla vita, affermando che esso al contempo una parte della societ ed la societ intera (SdS 3). Per quanto lo spettacolo tenda poi a invadere materialmente la realt vissuta (SdS 8), questa ne distinta e ne

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addirittura lopposto. Deve dunque esistere un soggetto sostanzialmente sano, altrimenti non si potrebbe parlare di falsificazione della sua attivit. Alienato non il soggetto stesso, ma il suo mondo, quando questultimo ne il riflesso infedele (SdS 16). Il mondo oggettivo, per, qualora non fosse che il riflesso fedele del suo produttore, non avrebbe esistenza autonoma: vi ritroviamo dunque la teoria del soggetto-oggetto identico.

3.3 La condizione e il ruolo del proletariato nella societ spettacolare Sia Debord che Lukacs individuano nel soggetto resistente alla reificazione il proletariato, definendo la sua essenza non nelle condizioni economiche, ma nella sua opposizione alla reificazione. La coscienza di classe, secondo Lukacs, non un dato empirico immediatamente riscontrabile nella classe, ma un dato in s che va ascritto di diritto alla classe stessa. Se la reificazione coinvolge tutte le classi, la borghesia si trova per a suo agio, essendo quello della merce il suo dominio. Loperaio, invece, si trova ad essere sempre e comunque un oggetto dellaccadere: dovendo vendere la sua forza lavoro come merce, sempre lui la merce principale del capitalismo. Quindi, lunica classe interessata al superamento della reificazione il proletariato, che, ridotto a semplice oggetto del processo lavorativo, riconosce di esserne il vero autore : la sua coscienza l autocoscienza della merce47. La reificazione destinata ad essere superata quando raggiunge il suo grado pi alto: quando ogni aspetto umano si sar allontanato dalla vita del proletariato, questo pu riconoscere in ogni oggettualit un rapporto tra uomini, mediato da cose48. Dalla forma di
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Ivi, p. 222. Ivi, p. 232.

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reificazione pi evidente - il rapporto tra capitale e lavoro salariato - il proletariato scoprir tutte le altre forme di reificazione, ricostituendo la totalit, ossia quel processo complessivo nel quale la processualit arriva ad affermarsi senza falsificazioni, la cui essenza non intorpidita da alcuna fissazione [e che] rappresenta una realt pi vera e pi alta49. Superando gran parte degli osservatori degli anni sessanta, Debord sostiene che il proletariato continui ad esistere, definendolo come limmensa maggioranza di lavoratori che hanno perduto limpiego sulla loro vita, incapaci di modificare lo spazio-tempo sociale che la societ concede loro di consumare. Sia Lukacs che Debord sono accomunati dalla convinzione che la condizione del proletariato stia diventando quella della societ intera. La sottomissione della vita alla merce e alle sue regole di calcolabilit e quantificazione, ha fatto della reificazione il destino generale dellintera societ50 , dando luogo a una vera e propria proletarizzazione del mondo (SdS 26) che Debord vede come il risultato della vittoria del sistema economico della separazione. Anche il lavoro delle classi medie si svolge ormai in condizioni proletarizzate. Una situazione che ventanni pi tardi nei Commentari alla Societ dello Spettacolo, Debord capovolger: se prima aveva annunciato la sparizione delle classi medie nel proletariato, ora queste occupano tutto lo spazio sociale, con il regno dello spettacolo espressione. Le loro condizioni si sono proletarizzate, nel senso di privazione di ogni potere sulla vita, ma manca loro la coscienza di classe del proletariato.

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Ivi p. 243. Ivi, p. 118.

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Lo spettacolo non garantisce mai al proletariato una vita ricca in termini qualitativi, dato che alla sua base vi la quantit e la banalit. Nella societ spettacolare vi stato un aumento dellestensione della classe proletaria, e, nonostante possano essere soddisfatte le sue richieste economiche, lo spettacolo lo ha privato di tutte le possibilit di ricchezza umana di cui crea le basi, impedendolo di usare per un libero gioco ci che leconomia spettacolare utilizza per un continuo incremento della produzione alienata e alienante. Per questo motivo il proletariato si trova ad essere il negativo allopera, il nemico dellesistente, che, dinanzi alla totalit dello spettacolo, non pu che contrapporre unazione progettuale a sua volta totale. Una redistribuzione delle ricchezze o una democratizzazione della societ sarebbe poca cosa. La vera contraddizione sociale allora tra chi vuole - o piuttosto deve mantenere lalienazione e chi vuole abolirla. In altre parole, tra coloro che non possono andare oltre la separazione tra soggetto e oggetto, e coloro che invece vi tendono. Secondo Debord, si pu supporre che il proletariato sia rivoluzionario nella sua essenza, in s: se lo dimostra poco, questo dovuto al fatto che non ancora pervenuto al suo essere per s, alla coscienza del suo vero essere, minata dalle illusioni e da chi le maneggia per il proprio tornaconto. La questione non sapere cosa gli operai sono attualmente, ma che cosa possono diventare: solo cos si pu comprendere quello che sono gi51. Una tale definizione evidentemente molto lontana da quella di Marx, per il quale il proletariato la classe rivoluzionaria non per via della sua insoddisfazione, ma poich il suo posto nel
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G. Debord, La veritable scissions dans lIntenrnationale, Paris, Artheme Fayard, 1997, p. 122.

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processo di produzione, la compattezza e la massiccia partecipazione in pochi luoghi, gli danno i mezzi per rovesciare lordine esistente. La figura concreta che il proletariato assume in quanto soggetto-oggetto identico sono i Consigli operai attraverso i quali i proletari possono prima condurre la lotta e poi amministrare una futura societ libera. Nei Consigli sar centrale lattivit in prima persona, che sostituir finalmente la contemplazione delle azioni di un partito o di un capo. Sar il luogo dove il movimento proletario il proprio prodotto, e questo prodotto il produttore stesso (SdS 117) , e verr abolita ogni separazione e specializzazione, a favore della concentrazione di tutte le funzioni di decisione e di esecuzione. I Consigli operai, lungi

dallessere unistituzione sociale che supera quelle borghesi, sono in realt qualcosa di pi: la costituzione della comunit umana in cui tutto il mondo oggettuale sar creazione del soggetto52. Se Debord vede nel processo storico lidentificazione in s di soggetto e oggetto, sar invece la lotta storica a costituire lo sforzo per farli coincidere per s. Il soggetto della storia non pu essere che il vivente che produce se stesso, diventando in tal modo signore e padrone del suo mondo. Questo farsi signore non pu essere inteso nel senso di uno sviluppo delle forze produttive che porti prima al potere la borghesia e poi il proletariato. Qui sta la maggiore critica che La Societ dello Spettacolo muove a Marx: quella di aver ceduto dai tempi del Manifesto a una concezione lineare della storia, che identifica il proletariato con la borghesia dal punto di vista della conquista rivoluzionaria del potere (SdS 86). Debord invece sottolinea come la borghesia la sola classe rivoluzionaria
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A. Jappe, Guy Debord, Roma, Manifesto Libri, 1999, p. 40.

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che sia mai stata vincitrice (SdS 87), poich la sua vittoria nella sfera politica era una conseguenza della sua precedente vittoria nella sfera della produzione materiale. Il proletariato non pu impossessarsi degli strumenti della borghesia, visto che la sua economia e il suo Stato non sono altro che unalienazione e una negazione di ogni vita cosciente. Il rischio sarebbe una nuova schiavit, come avvenuto in Russia e in altri paesi. Debord rifiuta una spiegazione solo scientifica della storia: il vero motore della storia la lotta di classe, la quale non un mero riflesso dei processi economici. Bisogna invece organizzare le condizioni pratiche della coscienza (SdS 90) dellazione proletaria, e non affidarsi a uno sviluppo che avviene come un processo naturale.

IV. I COMMENTARI: LAVVENTO DELLO SPETTACOLARE INTEGRATO

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Nel 1988, poco pi di ventanni dopo luscita de La Societ dello Spettacolo, Debord ritorna con i Commentari sulla societ dello spettacolo, in cui porta avanti e conclude le argomentazioni della sua prima opera. Il punto centrale dei Commentari la constatazione dell avvento dello spettacolare integrato. Infatti, se ne La Societ dello Spettacolo Debord aveva distinto due forme di spettacolo quello diffuso, proprio delle democrazie occidentali, dominate dal consumismo, e quello concentrato dei regimi totalitari -, con lo spettacolare integrato assistiamo a una fusione di entrambe in ununica forma, che ha conosciuto il suo trionfo in Italia e Francia. A differenza dei due precedenti stadi, allo spettacolare integrato non sfugge pi nessuna parte della societ reale: questa non gli sta pi dinanzi come qualcosa di estraneo, ma viene ricostruita dallo spettacolo a suo piacimento (il senso dello spettacolare integrato che si integrato nella realt stessa man mano che ne parlava53). Il successo raggiunto dallo spettacolo sta dunque nella sua continuit, che non risiede in un perfezionamento della sua strumentazione mediale, ma nel fatto che ha potuto allevare una generazione sottomessa alle sue leggi54. Ci comporta che chi vi cresciuto parli il linguaggio dello spettacolo, anche se le sue intenzioni soggettive fossero completamente diverse. In un sistema di governo cos perfetto, le stesse aspirazioni a prenderne il possesso sono regolate dagli stessi metodi spettacolari. Nei Commentari assistiamo alla scomparsa dei toni ottimistici che pur avevano accompagnato Debord sino al 1979. Come premessa alle sue osservazioni egli sosterr che questi commentari non considerano ci che
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G. Debord, Commentari sulla societ dello spettacolo, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 1997, p. 194. Ivi, p. 193.

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auspicabile o semplicemente preferibile. Si limiteranno a rilevare ci che esiste55. Debord non vede pi alcuna forza allopera organizzata contro lo spettacolo, anche se non esclude la possibilit che esse possano rinascere, dato che soltanto i governi sono fermamente convinti dellassenza di condizioni per una rivoluzione. Daltra parte, le lotte in corso nellepoca dello spettacolare integrato sono frequenti, ma la loro caratteristica di celare lessenziale attraverso il segreto e la falsificazione. Di regola si tratta, secondo Debord, di cospirazioni in favore dellordine esistente, ma che assumono i connotati di controrivoluzione preventiva, come nel caso del terrorismo, alimentato per far apparire, in confronto, lo Stato come male minore. In una situazione del genere, la cosiddetta concezione poliziesca della storia, sintesi delle cospirazioni, dellattivit dei servizi segreti e delle macchinazioni della polizia, passa da mera visione riduttiva a piattaforma centrale girevole delle societ spettacolari: sono i servizi segreti, e tante altre formazioni che lavorano in questambito, a diffondere una grande quantit di informazioni contrastanti su ogni aspetto della vita, con la conseguenza che impossibile farsi unidea precisa su qualsiasi cosa. Lindividuo, in tal senso, in contatto con il mondo solo attraverso immagini che sono state scelte da altri, i quali vi possono inserire qualsiasi contenuto. Lo spettacolo lotta con il passato storico, cancellandone ogni traccia autentica e creando un presente perpetuo, sperando cos di farsi accettare, per mancanza di confronto, come lunica possibilit. In queste condizioni, con la scomparsa di ogni memoria storica a favore di una continua ripetizione di pseudo-novit, si assiste alla dissoluzione di ogni logica, non solo di quella
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Ivi, p. 191.

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dialettica, ma anche di quella semplicemente formale.56 La verit ora dettata dallo spettacolo (ci di cui lo spettacolo pu smettere di parlare per tre giorni uguale a ci che non esiste57) nella sua sequela di ripetizioni, pronte a rimodellare anche il passato o limmagine pubblica di una persona, e, nelloccasione, a scagliare laccusa di disinformazione nel caso in cui la verit dovesse venire a galla58. In una miriade di informazioni e falsificazioni che si sovrappongono le une alle altre (spesso molte di queste sono trappole per distogliere da qualcosaltro) diventa perci impossibile una lettura genuina, con la conseguenza che non pu formarsi pi neppure unopinione pubblica. Nessuno scandalo desta pi implicazioni rilevanti, e quelli che prendono decisioni dicono anche ci che ne pensano59. Lessenza stessa dei cittadini ormai compromessa, e cos anche la critica sociale, che rientra tra le vittime di questa opera di falsificazione. Lo spettacolo elabora una critica sociale da allevamento, atta a soddisfare la curiosit di coloro che non si accontentano delle solite spiegazioni, ma a cui manca ugualmente lessenziale. Chi non fa che guardare per sapere il seguito, non agir mai: proprio cos deve essere lo spettatore60: questa, forse, la frase che pi sintetizza lultimo stadio raggiunto dallo spettacolo, un meccanismo deplorevole in cui anche leconomia non riesce a far valere le proprie leggi di razionalit, togliendo allo spettacolo ogni visione strategica, in unazione che va sempre di pi contro la stessa sopravvivenza dellumanit, come nel caso del nucleare.
Ivi, pp. 206-209. Ivi, p. 201. 58 Ivi, pp. 220-221. 59 Ivi, p. 192. 60 Ivi, p. 203.
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Nonostante il pessimismo che aleggia nei Commentari, Debord non sembra dichiarare in maniera esplicita la vittoria finale dello spettacolo, momento in cui la forma-merce completa la sua occupazione della societ. Anzi, lo spettacolo si regge invece su una perfezione fragile, in cui non riformabile nessun dettaglio. Infatti, labbandono totale di ogni razionalit rende difficile la gestione della societ anche ai suoi stessi amministratori, in un sistema dove ormai si smarrito qualsiasi - bench minimo - riferimento. Inoltre, la contestatissima affermazione di Debord, secondo cui le opposizioni siano ormai scomparse, poich tutti starebbero dentro il sistema, risiede nel fatto che si sono definitivamente esaurite le opposizioni immanenti, come il classico movimento operaio o i movimenti di liberazione del Terzo Mondo. Il ruolo delle opposizioni immanenti finisce quando il sistema della merce in quanto tale a entrare in crisi. Parlando di dissoluzione evidente dellinsieme del sistema, Debord

individua nella crisi della forma-valore diverse conseguenze. Tra le pi rilevanti vi sicuramente lesaurirsi della societ del lavoro: per mandare avanti la produzione necessaria solo una minima quota di lavoro, ma di contro vi bisogno di fortissimi investimenti di capitale fisso, possibile solo ai paesi pi progrediti. In tal modo, gran parte del mondo gi tagliata fuori dalla

competizione, poich, nonostante crei beni duso, non riesce invece a impiegare il lavoro vivo in modo da produrre valore di scambio sul mercato mondiale. Il problema di straordinaria attualit che si pone oggi al capitale, riguarda proprio cosa fare con la grande maggioranza dellumanit di cui non ha bisogno come lavoro vivo.

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Le affermazioni di Debord potevano apparire sorprendenti alluscita dei Commentari: in una critica che ha spinto tanto lontano la ricerca dei meccanismi del potere, una concezione quasi primitiva del dominio - fatta di spie e di intrighi - poteva apparire banale e riduttiva. Tuttavia, se si va al riscontro coi fatti, innegabile che Debord abbia trovato numerose conferme negli anni a venire. Il lettore italiano, in particolare, forse quello che ha meno bisogno di ulteriori spiegazioni per rendersi conto della preveggenza dei Commentari: lo stretto connubio tra mafia e politica, sommerso di logiche clientelari e avente come base versioni contraddittorie, ne una dimostrazione. Lo stesso si pu affermare per Le Stragi di Stato e, pi recentemente, per le implicazioni connesse allavvento del belusconismo nella situazione politica italiana. Lintento di Debord era quello di sottolineare la commistione tra antichi e moderni metodi di dominio, lampante61. e in Italia ne possiamo trovare un esempio

V. DEBORD E IL MARXISMO: NOVIT E PROSPETTIVE DELLA TEORIA

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A. Jappe, Guy Debord, Roma, Manifesto Libri, 1997, p. 144.

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Nei paragrafi precedenti si messo in evidenza come la teoria critica di Debord sia strettamente collegabile con le riflessioni della filosofia di Marx. opportuno allora considerare il posto di Debord e della critica situazionista nellambito del dibattito marxista francese, al fine di individuarne possibili assonanze e divergenze con i vari indirizzi di pensiero che ne hanno fatto parte. Bisogna innanzitutto dire che il marxismo francese ha privilegiato alcuni aspetti dellopera di Marx rispetto ad altri. Infatti, si sempre dato un posto pi rilevante al Marx critico dell alienazione dellessenza umana, piuttosto che al Marx della critica delleconomia politica. Ci perch i marxisti francesi preferivano attenersi alla sfera sociale e alla sovrastruttura, dando luogo ad analisi pi di carattere astratto e filosofico, con accenti talvolta etici ed estetici (come Sartre, Lefebvre, Althusser). Alla base di questo atteggiamento vi era lequivoco insito nel rifiuto del determinismo economicistico, che, identificato spesso con lo stalinismo, portava a confondere il carattere deterministico del capitalismo con la sua approvazione. In tal modo, considerando il soggetto come indipendente e lautonomizzazione delle leggi economiche come pura parvenza, i marxisti francesi non riuscivano per a fornire una valida risposta al carattere feticistico della societ della merce. Debord non si sottrae a questa visione. Il suo pensiero riconducibile a un soggettivismo che crede di riportare lautomatismo del valore allazione cosciente di soggetti presupposti. Proprio da questa concezione intuibile come il pensiero di Debord sia radicalmente diverso da quello predominante negli anni sessanta (che era anti-hegeliano, anche quando si voleva marxista), presentando invece molte assonanze con la generazione filosofica degli anni

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cinquanta, in particolare con la matrice esistenzialistica. Il marxismo umanista e storicista di Sartre, ad esempio, presenta molti punti in comune con le idee dei situazionisti, nonostante questi lo disprezzino a tal punto da definirlo un imbecille62. innegabile, tuttavia, che i temi della situazione, del progetto, del vissuto, della prassi, tanto cari ai situazionisti, sono presenti anche in Sartre, anche se in termini diversi. La ferma convinzione che luomo crei nella storia il proprio destino, la contrapposizione tra le cose e gli uomini, il ruolo centrale di un soggetto forte, trovano dei riscontri effettivi in Debord. Inoltre, gli equivoci relativi alla comprensione di Marx erano determinati, in Francia, da una resistenza culturale nei confronti di Hegel. Quando il suo pensiero entrato a far parte del mondo intellettuale francese, lo ha fatto solo in quanto esistenzialista. Cos, in un ambiente in cui spesso essere marxisti

significava non essere hegeliani (e viceversa), Debord resta uno dei pochi hegelomarxisti francesi. La dimostrazione non sta soltanto nelle citazioni hegeliane sparse nelle sue opere, ma anche e soprattutto nellinfluenza dellinterpretazione di Hegel fornita da Alexander Kojve nei suoi corsi degli anni trenta. Questi tendeva a sottolineare, nella filosofia hegeliana, il valore della lotta e dellaspetto tragico, in uninterpretazione centrata sulluomo e sulla sua storia. Secondo Kojve, la direzione dellagire umano sta nel desiderio, che si esprime come consapevolezza di una mancanza, di un negativo. Nel negare la datit delle cose, luomo crea, e crea pure la verit, giacch anchessa un prodotto dellagire storico.
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Internationale Situationniste, Paris, Arthme Fayard, 1997; tr.it. Torino, Nautilus, 1997, n.10, p.79.

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In questo senso possibile rintracciare anche in Debord e nei situazionisti un rapporto con il negativo, che, seppur complesso e non privo di critiche, lo pone come caposaldo della loro riflessione sullagire. La negazione infatti intesa come distruzione dellordine esistente, processo necessario prima di ricostruirne un altro. Una tale concezione permette di comprendere anche le discordanze della teoria di Debord con lo strutturalismo, definita la principale ideologia apologetica dello spettacolo (SdS 196), che intende fissare le condizioni attuali della societ in strutture immutabili, nellidea di una storia senza soggetto. Se per sono le strutture, o il linguaggio, o le pulsioni libidinali (come nella critica dei situazionisti alla psicanalisi) a essere il soggetto della storia, non pu esistere unessenza delluomo a cui attentano strutture sociali inadatte. Infatti, individuare le cause del male in fenomeni generalissimi e non in fenomeni storici concreti (come lo Stato e leconomia mercantile) sarebbe insensato, soprattutto nel momento in cui sia doveroso proporre il loro superamento. Un altro grave errore sta nellannettere Debord alle teorie postmoderne centrate sulla comunicazione, limmagine e la simulazione. Identificare lo

spettacolo con la dipendenza dai mezzi di comunicazione e ascrivere Debord a profeta delle teorie dei mass-media pu davvero indurre in confusione. Il problema non sta soltanto nellinfedelt dellimmagine a ci che rappresenta, ma nello stesso stato della realt da rappresentare. importante distinguere la falsa rappresentazione della realt data da una concezione superficiale del feticismo della merce dalla distorsione che interviene nella produzione della realt da parte delluomo. Ci che Debord condanna non

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limmagine in quanto tale63, ma la forma-immagine in quanto sviluppo della forma-valore. Come questultima, la forma-immagine precede ogni contenuto e fa s che le lotte tra i diversi attori sociali non siano altro che lotte distributive. Daltro canto, leffettiva novit della teoria di Debord sta nellaver posto laccento sul ruolo fondamentale dello scambio e del principio di equivalenza nella societ contemporanea. Ne un esempio il ruolo centrale che aveva gi per i giovani lettristi il potlatch64, forma che voleva presentarsi come alternativa alleconomia di scambio. Costruire quindi una teoria che ruotasse attorno alla categoria dello scambio era un importante progresso rispetto al marxismo del movimento operaio, che teneva conto solo dello scambio sbilanciato costituito dalla vendita della forza-lavoro. Secondo lottica di questi marxisti, la centralit dello scambio d rilevanza alla sfera sociale e ai rapporti intersoggettivi, a scapito della relazione tre luomo e la natura, cio delloggettivit, a cui indurrebbe invece lanalisi della produzione. Se assunto da tale prospettiva, lo spettacolo sembra assolutizzare ci che si pu chiamare la sovrastruttura, la sfera del consumo, il sociale. Tuttavia, Debord, nonostante limportanza data alla sovrastruttura nelle sue analisi, respinge ogni tentativo di questo tipo, ricordando come lo spettacolo sia un

In questo senso, Debord molto chiaro: Gli inganni dominanti dellepoca sono sul punto di farci dimenticare che la verit pu essere vista anche nelle immagini. Limmagine che non stata intenzionalmente separata dal suo significato aggiunge molta precisione e certezza al sapere. Nessuno ne ha dubitato fino a pochissimi anni fa. (Panegirico, Tomo secondo) 64 Il potlatch una pratica di alcune trib canadesi, esistente allinizio del secolo e rintracciabile in forme simili anche in molte altre culture. Si tratta di una particolare forma di scambio in cui vi si afferma il prestigio della persona o del gruppo tramite un dono fatto al rivale. Questo risponde a sua volta con un dono pi grande, in un gioco al rialzo che sovverte il concetto stesso di valore. Invece che sullequivalenza, il potlatch si basa sullo sperpero delle proprie risorse che vengono date via senza la certezza, o addirittura con il desiderio segreto, di non riceverne un valore equivalente. Il concetto fu introdotto nelletnologia da Marcel Mauss (Saggio sul dono, 1924) e ripreso nella discussione francese da George Bataille (La parte maledetta, 1949).
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momento dello sviluppo della produzione della merce negando laffermazione secondo la quale la produzione della fantasmagoria comanda quella delle merci. Il concetto di spettacolo analizza il modo in cui lastrazione trasforma tanto il pensiero quanto la produzione, andando in tal modo nella direzione di un superamento dellopposizione dualistica tra base e sovrastruttura, tra apparenza ed essenza, peculiarit di un marxismo che non aveva compreso che il valore un fatto sociale totale, origine delle stesse divisioni in diverse sfere. Il rifiuto di questa distinzione, della dialettica con cui questo marxismo definiva i rapporti vicendevoli tra le diverse sfere, non un difetto dei situazionisti, ma un progresso teorico che si pu a ragione richiamare a Hegel e Marx. A questo si affianca la negazione di mettere alla base della propria teoria il lavoro, inteso come ricambio organico con la natura, come affermato da Lukacs nel 1967. Una concezione del genere trasforma in uneterna necessit ontologica ci che una caratteristica specifica del capitalismo. Se inteso invece come modalit di organizzare questo ricambio, il lavoro invece un dato storico, impostosi a larga scala con lavvento del capitalismo e potenzialmente superato dal suo stesso sviluppo. Lo scambio di unit di lavoro oggettivate in merci sarebbe superfluo in un modo di produzione immediatamente socializzato. Il modo di produzione presente lo gi largamente sul piano materiale, ma non riesce a liberarsi da un sistema in cui il singolo partecipa al prodotto complessivo solo tramite la sua quota di lavoro individuale. In ci Debord e i situazionisti hanno anticipato, da una prospettiva marxista, un fenomeno attualissimo. La novit apportata da Debord ha anche una motivazione, per cos dire, storiografica. Le sue idee sono state favorite dal fatto di essere partite da

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considerazioni sullarte, caratteristica frequente nella tradizione francese, che generalmente privilegia laspetto sociale rispetto alleconomia. In ci si

nasconde, inoltre, una giustificata opposizione a un marxismo che si era ridotto a garante della modernizzazione economica. Dallestraneit e dalla frattura con la critica sociale antecedente, Debord e i situazionisti sono riusciti a individuare alcuni aspetti della teoria di Marx che nel dibattito marxista erano da tempo seppelliti, vittime di uneccessiva sofisticazione teorica. In tal modo, essi hanno potuto dire qualcosa di nuovo in quellambito, inserendosi nel solco di una continuit della riflessione su Marx in grado di aprire prospettive originali e di straordinaria preveggenza. Ci riscontrabile nella convinzione che anche le idee di Marx dovevano essere sottoposte a dtournement, essere cio stravolte e inserite in un nuovo contesto. Una predisposizione che affonda le proprie radici molto prima che Debord riflettesse sulla teoria marxista, nellesperienza della decomposizione delle arti. Questa origine artistica ha poi incontrato delle

difficolt quando si trattato di passare dalle parole ai fatti, o meglio, dalla semplice setta a movimento di massa. I diversi marxisti, inoltre, si sono mossi sempre allinterno di una socializzazione creata dal valore, limitandosi a chiedere unorganizzazione pi giusta e una liberazione promessa per un lontanissimo futuro, solo dopo aver esteso alla popolazione le forme sociali create dalla merce. soltanto nelle avanguardie artistiche, invece, che si espressa, per quanto ingenuamente, lesigenza di una liberazione dal concreto che rimandasse oltre la societ

industriale, oltre le categorie create dalla forma-merce. Leffettivo merito di Debord e dei suoi amici situazionisti sta nellessere arrivato l dove non erano

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giunte altre iniziative di rivalutazione marxista, che lungo la strada avevano dimenticato limportanza di una critica della forma-valore o del feticismo, assimilando elementi presi da altre discipline, quali lantropologia o la psicologia. Debord stato uno dei pochi in grado di portare la critica sociale oltre le diverse varianti del marxismo da movimento operaio che aveva vissuto i suoi ultimi successi nel 68 prima che il processo di modernizzazione si portasse verso la catastrofe. Capire che quasi tutte le opposizioni al capitalismo avevano centrato soltanto aspetti estranei a quello della forma-valore si rivelata unintuizione non facile, in cui i meriti delle avanguardie artistiche, con la loro funzione critica di distruzione delle forme tradizionali, rivendicano un posto di rilievo. Lattualit di Debord sta nellaver dato un nuovo fondamento allosservazione del giovane Marx secondo cui leconomia politica la negazione totale delluomo. Con due libri di irata sapienza, Debord riuscito a tendere un filo che riporta Marx nella riflessione contemporanea, nelle conseguenze che pi di trentanni dopo lavvento de La Societ dello spettacolo sono diventate note agli occhi di tutti. La necessit, dettata dai tempi, di una nuova teoria critica, e di una prassi conseguente, non disdegner affatto di tener conto del valore del contributo di Debord.

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G. Debord, uvres cinmatographiques compltes (19521978), Paris, Champ Libre, 1978; Paris, Gallimard, 1998; tr. it. G. Debord, Opere cinematografiche, Milano, Bompiani, 2004.

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- G. Debord, Correspondance, septembre 1960-dcembre 1964, vol. 2, Paris, Fayard, 2001.


2003.

G. Debord, Correspondance, janvier 1965-dcembre 1968, vol. 3, Paris, Fayard,

- G. Debord, Le plante malade, Paris, Gallimard 2004; tr. it. G. Debord, Il pianeta malato, Roma, Nottetempo, 2007.
G. Debord, Le Marquis de Sade a des yeux de fille, Paris, Fayard, 2004; tr. it. G. Debord, Il marchese De Sade ha occhi da ragazza, Roma, Casini editore, 2005. Filmografia di Guy Debord

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- Sur le passage de quelques personnes travers une assez courte unite de temps, Paris 1959. 20 minuti. Critique de la separation, Paris 1960-61. 20 minuti. La socit du spectacle, Paris 1973. 80 minuti.

Rfutation de touts les jugements tant logieux quhostiles qui ont t jusquici ports sur le film la socit du spectacle, Paris 1975. 30 minuti. In girum imus nocte et consumimur igni, Paris 1978. 80 minuti. Guy Debord, son art, son temps, 60 minuti.

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Studi critici su Guy Debord e lInternazionale Situazionista

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- N. Psychogeographical Unit (a cura di), Breve storia dellInternazionale Situazionista, Torino, Nautilus, 1999. - G. Marelli, LAmara vittoria del situazionismo: per una storia critica dell'Internationale Situationniste, Pisa, BFS edizioni, 1996. A. DallAra, Guy Debord. La riconquista della nostra storia, Pescara, Tracce, 1997.

- P. Stanziale (a cura di), Situazionismo. Materiali per uneconomia politica dellimmaginario, Bolsena, Massari Editore, 1998.
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T. McDonough, Guy Debord and the Situationist International, Cambridge, The MIT Press, 2004.

- AA. VV., I Situazionisti e la loro storia, Roma, Manifesto Libri, 2006. Presenti, tra gli altri, articoli di G. Agamben, P. Virno, L. Passerini, E. Ghezzi.

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- A. Gasbarrini (a cura di), Guy Debord. Dal superamento dellarte alla realizzazione della filosofia, Bolsena, Massari 2008.

Ulteriori opere consultate

L. Feuerbach, Principi della filosofia dellavvenire, Torino, Einaudi, 1971. Torino, Einaudi, 1968;

K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi 2004.

K. Marx, Il Capitale, Newton Compton, Roma, 2005, vol. I. G. Lukacs, Storia e coscienza di classe, Milano, SugarCo, 1967. N. Abbagnano, Storia della filosofia, Torino, Utet, 2007, vol. III-IV. Sitografia

dello Spettacolo. Appunti a margine. Una serie di filmati riguardante un ciclo di lezioni tenute da Mariangela Priarolo, docente alluniversit di Siena, su Guy Debord e La Societ dello spettacolo).

- http://www.youtube.com/watch?v=1jON5y2fgn4 (Come salvarsi dalla Societ

- http://www.giornalediconfine.net/anno_2/n_3/18.htm (A. Pigliaru, In girum ... appunti su pensiero di Guy Debord, in Giornale di confine", Anno II, N.3 NovembreFebbraio 2003/2004). - http://www.krisis.org/1998/le-sottigliezze-metafisiche-della-merce trova larticolo di A. Jappe, Le sottigliezze metafisiche della merce). - http://www.exibart.com/notizia.asp/IDNotizia/9394/IDCategoria/1 Priarolo, Filosofia e arte. Ritorno a Debord).
(vi si (M.

- http://www.filosofico.net/socspettdebord.htm (A.Pesce, La Societ dello spettacolo, da Pierpaolo Pasolini a Guy Debord: la metamorfosi neo-capitalistica in attivit contemplativa).

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