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COU.

ANA

fondamenti
SOTIOCOU.ANA

chi è

2
Pensata per un vasto pubblico di lettori curiosi e appas­
sionati, questa collana propone libri di taglio monogra­
fico e di alta divulgazione. Le tematiche sono trattate
con approccio critico, garantito da autori scelti per la
loro originalità interpretativa. Le caratteristiche dei vo­
lumi sono la semplicità e la chiarezza della scrittura,
l'omogeneità della struttura, la pluralità e la varietà degli
argomenti trattati. Un ricco apparato di approfondi­
menti e indici permette ulteriori percorsi di lettura.
La collana si articola attraverso un duplice livello. Sulla
copertina, uno specifico colore è associato ad ogni te­
matica e un segno grafico individua quattro sottocolla­
ne: «cos'è», in cui si trattano temi determinati; «chi è», in
cui si svolgono profili biografici; «piccoli classici», in cui
si ripubblicano brevi testi; «sguardi d'insieme», in cui si
introducono singole materie.

Curatori della collana: Marco Benvenuti, Michele Gianfelice,


Chiara Giorgi, Antonio Montrfusco.
Simone Celani

Fernando Pessoa

m
EDIESSE
La presente p ubblicazione
è stata realizzata con il contributo
della Ugf Assicurazioni S.p.a.

Cop yright by Ediesse 2012


Ediesse s.r.l.
Viale di Porta Tiburtina 36 - 00185 Roma
Te!. 06/44870283-44870325
Fax 06/44870335

In Internet:
Catalogo: www.ediesseonline.it
E-mail: ediesse@cgil.it

Progetto grafico: Antonella Lupi


Indice

Introdutfone 9

Biografia cronologica 15

Indice cronologico delle opere 23

Capitolo primo
Un portoghese all 'inglese 29

1. Premessa 29
2. La formazione 29
3. TI ritorno in Portogallo 33
4. Pessoa pre-eteronimico 35
S. Pessoa, Sa-Cameiro e gli altri 41

Capitolo secondo
La poesia: gli eteroninù, l'ortonimo 45

1 . Premessa 45
2. L'eteronimia: genesi e caratteristiche 46
3. Gli anni eroici: da ((Orphem> a ((Portugal
Futurista» 50
4. Gli anni della maturità: dagli English Poems
ad (<Athena» 65
S. Gli ultimi anni: da ((Presença» a Mensagem 79
Capitolo tef'.{.O
Le prose: riflessioni, saggi e finzioni 99
1 . Premessa 99
2. n libro dell'inquietudine 99
3. La narrativa 106
4. Su se stesso 1 10
5. La saggistica 113

Capitolo quarto
Pessoa postumo 121
1 . Premessa 121
2. Il Fondo Pessoa e le edizioni postume 1 21
3. Pessoa frammentario? 1 25
4. L'inesauribile Pessoa 127
5. Tutto ciò che manca 1 30

Finestre di approfondimento 1 35

1 . Nota autobiografica 1 35
2. Lettera sulla genesi degli eteronimi 1 38
3. Aspetti 1 52
4. Forniture di Miti, s.rl. 1 57

Glossano 161

Bibliografia 1 65

1 . Sentieri per approfondire 1 65


2. Bibliografia, sitografia e filmografia
critico-tematica 168

Indice dei nomi 175

Indice analitico 179


Fernando Pessoa
Introdu�one

Desidero essere un creatore di miti,


che è il mistero più alto che possa
produrre un qualsiasi essere umano.
F. Pessoa (1966: 1 00)

n grande successo, italiano e internazionale, dell'o­


pera di Fernando Pessoa è sotto gli occhi di tutti.
Ogni anno vengono pubblicate decine di libri a suo
nome, le sue opere sono allegate a quotidiani e set­
timanali di grande tiratura e sono pochi, tra gli editori
nazionali, grandi o meno grandi, quelli che non
hanno almeno un suo testo in catalogo. Non sempre
sono chiare le ragioni di questo successo, ma si tratta
certamente di un fatto largamente positivo, volto a
favorire la diffusione e la conoscenza approfondita di
un autore tanto affascinante, quanto complesso.
Uno dei principali motivi di attrazione è legato alle
peculiarità della sua opera e in particolare all'inven­
zione dell'eteronimia, che consiste, sintetizzando, nel­
l'abitudine che il grande scrittore aveva di creare una se­
rie di figure, altre da sé e da lui inventate (che chia­
mava «eteronimi», dal greco «héteros» e «6noma>>,
nome diverso) a cui attribuire non solo delle opere, ma
anche un'ideologia, una poetica, uno stile preciso.
A parte questo elemento però, a volte interpretato
in chiave poco approfondita o semplificata, la mag­
gior parte dei fatti che dovrebbero trovarsi alla base
della lettura critica dell'opera di Pessoa- il suo conte­
sto storico, le vicende relative alla sua biografia, i luo-

9
• I N T R O DU Z I O N E •

ghi e i tempi di pubblicazione delle opere, le relazioni


con l'ambiente culturale del tempo - sono poco co­
nosciuti, se non ignorati, non solo dal pubblico ma
anche da alcuni tra i numerosi esegeti della sua opera.
Nonostante diversi decenni di stratificazione inter­
pretativa, la figura di Pessoa è ancora oggi circondata
da una serie di miti critici che non avrebbero più mo­
tivo di sussistere ma che, per il loro fascino romanti­
co, continuano a perdurare.
Sintetizzando, è possibile individuare almeno otto
tendenze interpretative tanto diffuse quanto prive di
basi concrete.
1) Mito della biografia senza fatti: esso prevede che
Pessoa abbia vissuto una vita composta di sola lette­
ratura e che sia il prototipo dell'uomo che, a fronte di
un'intensa vita interiore, ha condotto esternamente
una vita piatta e priva di avvenimenti rilevanti. Ciò
non corrisponde alla realtà: se è infatti vero che la
biografia di Pessoa è stata confmata quasi intera­
mente tra le due città di Durban e Lisbona e che per
quasi tutta la vita si dedicò alla professione di tradut­
tore per ditte commerciali, ciò non implica neces­
sariamente che essa sia stata priva di incontri, relazio­
ni e vicende a volte complesse o drammatiche. Sarà
sufficiente ricordare la cosiddetta «fase eroica» tra il
1 9 1 5 e il 1 9 1 7, o l'avventura editoriale del 1 921 , mo­
menti in cui si trovò al centro di attenzioni, polemi­
che e dibattiti infuocati a livello nazionale. Forse non
si è trattato di una vita avventurosa, ma certamente di
una vita piena, condivisa, non limitata ad una rou­
tinaria quotidianità da impiegato, ma legata al suo
ruolo attivo di scrittore e intellettuale.
2) Mito della vita indigente: soprattutto dalle prime

10
• I N T R O DUZ I O N E •

opere biografiche è nata l'idea che Pessoa abbia vis­


suto molti momenti di difficoltà economica, ai limiti
della povertà. Anche questo è falso: certamente non è
mai stato ricco e i suoi tentativi imprenditoriali sono
tutti regolannente falliti, ma è altrettanto vero che il
suo lavoro di traduttore gli ha sempre dato di che vi­
vere, !asciandogli contemporaneamente tutto il tem­
po e la libertà per dedicarsi alla letteratura. Ha dun­
que sempre vissuto una normale vita piccolo-borghe­
se, priva di grandi agi ma anche di gravi difficoltà
economiche.
3) Mito dello scrittore morto inedito: si è detto che
Pessoa ha pubblicato pochissimo in vita. È vero se
facciamo riferimento alle opere in volume, ma in
realtà, come era comune all'epoca, egli diffuse gran
parte dei suoi scritti su rivista. Anzi si può dire che,
soprattutto per l'ambito poetico, ha pubblicato in vita
gran parte delle sue opere più rappresentative.
4) Mito dello scrittore incompreso e isolato nel suo
tempo: questa idea si collega alla precedente e pre­
suppone che le opere di Pessoa non circolassero pri­
ma della sua morte. Ciò è assolutamente falso: egli
ebbe molti estimatori e seguaci e diversi anni prima di
morire venne celebrato come maestro di una nuova
generazione letteraria.
5) Mito dello scrittore pazzo: la chiave d'interpre­
tazione psico-patologica è stata a volte usata per spie­
gare l'opera di Pessoa e in particolare il fenomeno
eteronimico. Se è vero che Pessoa era ossessionato
dalla pazzia, ciò non vuoi dire però che fosse affetto
da patologie mentali gravi o evidenti.
6) Mito degli eteronimi come autori autonomi ri­
spetto al loro creatore: questo è uno dei miti più duri

11
• I N TR O D C Z I O N E •

a morire. L'invenzione del sistema eteronimico è un


elemento che ha affascinato molti, a volte giungendo
anche a oscurare l'interesse per le stesse opere. Il gio­
co creato da Pessoa è stato talmente pervasivo da far
sì che molti critici si siano lasciati trascinare all'in­
temo della finzione eteronimica, scrivendo di Caeiro,
Reis o Campos come se si trattasse di autori reali e
autonomi dal loro creatore.
7) Mito del Pessoa di destra (o di sinistra): l'inter­
pretazione dell'ideologia politica di Pessoa ha fo­
mentato alcune polemiche, soprattutto in Italia. Egli è
però uno scrittore che ha fatto della contraddizione
un sistema; le sue opinioni sono spesso complesse,

ricche di distinguo e di elementi originali che non


permettono di inserirlo in correnti interpretative co­
muni. Questo vale per la politica, ma anche per la re­
ligione, la fùosofia, la sociologia e quant'altro.
8) Mito della validità biografica dei miti creati da
Pessoa: il paradosso più evidente compiuto nell'ese­
gesi dell'opera pessoana è stato quello di prendere
come dati di fatto le sue affermazioni, quando Pes­
soa, programmaticamente, spiega come l'interpreta­
zione della realtà sia un fatto relativo e teorizza una
costante ricreazione del reale. Egli stesso volle, co­
scientemente, creare miti e molte sue dichiarazioni,
dal racconto sulla genesi degli eteronimi alle note di
riflessione personale, sono da leggere come testimo­
nianze non di ciò che è o è stato, ma di ciò che Pes­
soa desiderava si pensasse che fosse stato.
Il proliferare di questi miti critici nasconde d'al­
tronde una profonda ironia. Egli considerava infatti
la creazione di miti come una delle principali prero­
gative dell'uomo e dell'artista, ed era profondamente

12
• I NT R O D C Z I O N E •

consapevole del potere che essi hanno sulle coscien­


ze, e di conseguenza sulle azioni, degli esseri umani.
La maggior parte dei suoi scritti può essere in effetti
interpretata come un lucido tentativo di creare, su di­
versi livelli, una nuova mitologia contemporanea.
L'ironia sta nel fatto che tutto ciò gli si sia sostan­
zialmente ritorto contro.
Ma forse anche questo era previsto, e inevitabile. Il
problema è che con Pessoa non solo le cose non so­
no sempre come sembrano, ma spesso non sono
neanche come sono. Nel Ubro dell'inquietudine, parlan­
do con la voce di un altro sé, ha scritto:
Nessuno mi ha riconosciuto sotto la maschera dell'u­
guaglianza, né ha mai capito che ero una maschera, per­
ché nessuno sapeva che esistevano a questo mondo
persone mascherate. Nessuno ha mai intuito che ac­
canto a me c'era sempre un altro, che in fondo ero io .

.Mi hanno sempre creduto identico a me stesso (Pessoa,


201 1: 43 1).

L'auspicio, nel momento in cui ci accingiamo a co­


noscere Pessoa attraverso la sua vita e la sua opera, è
dunque questo: evitare di cedere alla facile tentazione
di trasformarlo nella maschera di se stesso.

13
Biografia cronologica

1888. 1 3 giugno: Fernando Antonio Nogueira Pessoa


nasce in Largo S. Carlos, a Lisbona, figlio di Maria
Madalena Pinheiro Nogueira e Joaquim Seabra
Pessoa.
1893.21 gennaio: nasce il fratello Jorge; 1 3 luglio:
muore all'età di 43 anni il padre, di tubercolosi.
1894. 2 gennaio: muore il fratello Jorge.
1895. 26 luglio: scrive la sua prima poesia nota, inti­
tolata A minha querida mamà (Alla mia cara mamma); 30
dicembre: la madre si sposa per procura con Joào
Miguel Rosa, console portoghese a Durban, nella
colonia britannica di Natal (oggi in Sud Africa).
1896. 20 gennaio: con la madre, parte per Madeira e
da li, per Durban; marzo: inizia a frequentare i
corsi presso la St. Joseph's Convent School, un
collegio gestito da suore irlandesi e francesi; com­
pleterà in soli tre anni i cinque previsti dal corso;
27 novembre: nasce la prima sorellasta, Henrique­
ta Madalena.
1898. 22 ottobre: nasce la seconda sorellastra, Ma­
dalena Henriqueta.
1899.7 aprile: inizia a frequentare i corsi presso la
Durban High School, dove viene ammesso diret-

15
• B I O G R :\ F I !I. C R O N O L O G I C :\ •

tamente al secondo anno; dicembre: ottiene a


scuola il «Form Prize».
1900. 1 1 gennaio: nasce il primo fratellastro, Luis Miguel.
1901. Giugno: ottiene, con lode, il «First Class School
Higher Certificate» dell'Università del Capo di
Buona Speranza, dopo aver completato in poco
più di due anni i tre previsti dal corso; si classifica
quarantottesimo su 673 candidati; 25 giugno: muo­
re la sorellastra Madalena Henriqueta; 1 ° agosto:
s'imbarca con la famiglia per Lisbona, arrivandovi
il 1 3 settembre.
1902. Maggio: passa nove giorni con la famiglia nel­
l'Ilha Terceira (Azzorre), dove vive la famiglia della
madre; 26 giugno: rimane a Lisbona, mentre il re­
sto della famiglia riparte per Durban; 1 9 settembre:
torna a Durban; ottobre: frequenta i corsi della
Commerciai School.
1903. 17 gennaio: nasce il secondo fratellastro, Joào
Maria; novembre: passa il <<Matriculation Exarnina­
tion» dell'Università del Capo; vince il «Queen
Victoria Memoria! Prize» per il miglior saggio in
inglese, su 899 candidati.
1904. Febbraio: frequenta i corsi del primo anno di
università, nuovamente presso la Durban High
School; 1 6 agosto: nasce la terza sorellastra, Maria
Clara; 16 dicembre: sostiene l'«lntermediate Exa­
mination in Arts» presso l'Università del Capo, ot­
tenendo il voto più alto dell'intera colonia di Natal;
decide di lasciare la Durban High School.
1905. 20 agosto: si imbarca per Lisbona, dove arrive­
rà il 1 4 settembre, trasferendosi in casa delle zie; 2

16
• B I O G R !\F I A C R O N O L O G IC A •

ottobre: comincia a frequentare il corso di laurea in


Lettere presso l'Università di Lisbona.
1906. Maggio: si ammala per tre mesi, perdendo gli
esami universitari previsti per luglio; settembre: si
immatricola nuovamente al primo anno della fa­
coltà di Lettere; ottobre: la famiglia giunge a Li­
sbona, dove resterà fino al maggio successivo; 11
dicembre: muore la sorellastra Maria Clara.
1907. Giugno: lascia il corso in Lettere; 6 settembre:
muore la nonna Dionisia, che gli lascia una piccola
eredità.
1908. Nel corso dell'anno, comincia a lavorare come
traduttore commerciale presso diverse ditte di im­
port-export, impiego che manterrà per tutta la vita;
1 ° febbraio: è assassinato il re di Portogallo , D.
Carlos I; gli succede D. Manuel II.
1909. Nel corso dell'anno, grazie al lascito della non­
na, fonda una tipografia, la Ibis, che fallisce nel
giro di pochi mesi senza pubblicare nessun libro.
1910. 5 ottobre: è proclamata la repubblica in Portogallo.
1912. Gennaio: conosce lo scrittore Mario de Sa-Carneiro,
che diverrà nei quattro anni successivi il suo prin-
cipale amico e corrispondente; aprile: pubblica,
sulla rivista <<A Aguia» (<<L'Aquila»), il suo primo
articolo di critica letteraria, A nova poesia portuguesa
socio/ogicamente considerada (L:z nuova poesia portoghese
sociologicamente considerata) ; continuerà a collaborare
con la rivista fino all'anno successivo; 1 3 ottobre:
Mario de Sa-Carneiro parte per Parigi.
°
marzo: comincia a collaborare con la rivista
1913. 1
Jeatro»; agosto: esce, su <<A Aguia», Na floresta do

17
• B I O G R AFI A C R ONO L O G I C A •

a/heamento (Nellaforesta dell'estraniamento), primo fram­


mento pubblicato de O livro do desassossego (Il libro
delli"nquietudine).
1914. Febbraio: escono, sull'unico numero della ri­
vista «Renascença» («Rinascimento»), le sue prime
due poesie pubblicate, Pauis (Paludz) e 6 sino da
minha aldeia (O campana del mio villaggio), sotto il
titolo comune di Impressòes do crepusculo (Impressioni
del crepuscolo).
1915. 24 marzo: esce il primo numero della rivista
«Orpheu», che include poesie di Mario de Sa-Car­
neiro, il dramma O man"nheiro (Il marinaio) di Pessoa
e Opidrio (Oppian"o) e Ode triunfal (Ode tn"onfale) del
suo eteronimo Alvaro de Campos; giugno: esce il
secondo numero di «Orpheu», contenente Chuva
obliqua (Pioggia obliqua) di Pessoa e l'Ode marftima
(Ode marittima) di Alvaro de Campos.
1916. 26 aprile: Mario de Sa-Carneiro si suicida a Pa­
ngt.

1917. Maggio: viene approntato il terzo numero di


«Orphew>, che però non verrà pubblicato; novem­
bre: viene pubblicato il numero unico della rivista
«Portugal futurista», su cui Alvaro de Campos pub­
blica il suo Ultimatum; la rivista viene sequestrata
dalla polizia; 5 dicembre: a seguito di un colpo di
Stato, inizia la dittatura di Sid6nio Pais.
1918. 29 aprile: muore Santa-Rita Pintor, pittore fu­
turista portoghese collaboratore di «Orphew> e fon­
datore di «Portugal futurista>>; giugno: pubblica, a sue
spese, le opere poetiche in inglese Antinous e 35
Sonnets; 14 dicembre: Sid6nio Pais viene assassinato.

18
• B I O G RAF I A C R O NO L O G I C A •

1919. 1 9 gennaio: una giunta militare proclama la


monarchia e prende il controllo del nord del paese;
13 febbraio: le forze repubblicane riprendono Por­
to e restaurano la repubblica; 7 ottobre: muore il
patrigno a Pretoria; novembre: conosce Ofélia Quei­
roz, con cui avrà una relazione.
1920. 30 gennaio: pubblica una poesia sulla rivista in­
glese «The Athenaeum»; 27 febbraio: pubblica sulla
rivista <<Acçào» (<<Azione») la poesia A memoria do
Presidente-Rei Sidonio Pais (In memoria del Presidente-Re
Sidonio Pais); 30 marzo: la madre e i tre fratellastri si
trasferiscono a Lisbona; 29 novembre: lascia, con
una lettera, Ofélia Queiroz.
1921. Dicembre: pubblica con la casa editrice Olisipo,
da lui recentemente fondata, gli English Poems I-II
(Antinous and Inscriptions) e gli Eng/ish Poems III (Epi­
tha/amium).
1922. Maggio: pubblica sul primo nwnero della rivista
«Contemporanea» il racconto O banqueiro anarquista (Il
banchiere anarchico). La casa editrice Olisipo pubblica la
seconda edizione delle Cançòes di Antonio Botto; ot­
tobre: pubblica su <<Contemporanea», sotto il titolo di
Mar portugués (Mare portoghese), dodici poesie che en­
treranno poi a far parte di Mensagem (Messaggio).
1923. Febbraio: pubblica, su «Contempor:ine:m, Usbon
Revisited (1923) di Alvaro de Carnpos. La casa editrice
Olisipo pubblica Sodoma divinizada di Raul Leal, che,
assieme alle Cançòes di Botto, sarà in seguito ritirata
dal commercio come opera contro la morale.
1924. Ottobre: esce il primo nwnero della rivista
<<Athena», di cui Pessoa è co-direttore e in cui viene

19
• B I O G R A F I A C R O N O L O G I C A •

pubblicato il primo libro delle Odes (Odz) dell'etero­


nimo Ricardo Reis; dicembre: sul secondo numero
di <<Athena>> sono pubblicate alcune poesie postu­
me di Mario de Sa-Carneiro e la prosa O que é a
Meftsica (Cos'è la metafisica), in cui Alvaro de Campos
polemizza con lo stesso Pessoa.
1925. Gennaio: esce il terzo numero di <<Athena»,
contenente sedici poesie firmate da Pessoa e la
prima parte degli Apontamentos para uma estética nào
aristotélica (Appunti per un 'estetica non aristotelica) di
Alvaro de Campos; marzo: esce il quarto numero
di <<Athena», contenente ventitré poesie tratte da O
guardador de rebanhos (Il guardiano di greggz) dell'ete­
ronimo Alberto Caeiro e la seconda parte degli
Apontamentos di Campos; 1 7 marzo: muore la ma­
dre; giugno: esce il quinto numero di <<Athena»,
contenente sedici poesie tratte dai Poemas inconjuntos
(Poesie sciolte) di Alberto Caeiro; 1 6 novembre, na­
sce la nipote Manuela, figlia di Henriqueta.
1926. 25 gennaio: esce il primo dei sei numeri della
«Revista de Comércio e Contabilidade», diretta dal
cognato Francisco Caetano Dias e a cui Pessoa
collabora con numerosi articoli; giugno: pubblica,
su «Contemporanea» Usbon Revisited (1926) di AI­
varo de Campos; 1 7 giugno: colpo di Stato militare
in Portogallo; il generale Gomes da Costa diventa
capo del governo; 9 luglio: un nuovo colpo di Sta­
to dà vita a una dittatura militare capitanata dai ge­
nerali Sinel de Cordes e Òscar Carmona, che dure­
rà fino al 1928.
1927. 1 0 marzo: viene fondata a Coimbra la rivista
«Presença» («Presenza»), sul cui terzo numero, usci-

20
• BI O G R A F I A C R ONO L O G I C A •

to in aprile, il direttore José Régio riconosce Pes­


soa maestro del modernismo portoghese; 4 giugno:
pubblica Ambiente di Alvaro de Campos sulla rivista
«Presença», con cui inizierà un'intensa collabora­
zione negli ultimi anni della sua vita; 18 luglio:
pubblica su «Presença» tre odi di Ricardo Reis.
1928. Marzo: pubblica il pamphlet O Intemgno. Defesa
ejustificaçào da ditadura militar em Portugal (L'intemgno.
Difesa e giustifica�one della dittatura militare in Portogal­
lo), rinnegato poi nel 1935; 18 aprile: nascita di un
nuovo governo, di cui Antonio de Oliveira Salazar
è ministro delle Finanze.

1929. Aprile: comincia a pubblicare sul periodico <<A


---
Revista.» una serie di 1 6 frammenti de O livro do de-
sassossego, che usciranno tra il 1 9 28 e il 1931; 1 1
settembre: inizia una seconda, breve relazione con
Ofélia Queiroz; 4 dicembre: inizia una corrispon­
denza con Aleister Crowley.
1930. 23 settembre: aiuta Aleister Crowley a mettere
in scena il suo falso suicidio nella Boca do Inferno
a Cascais, non lontano da Lisbona.
1931. 1 ° gennaio: nasce il secondo nipote, Luis Mi­
guel; febbraio: pubblica su «Presença.>> l'ottava poesia
del Guardador de &banhos di Alberto Caeiro e le Notas
para a recordaçào do meu mestre Caeiro (Note in ricordo del
mio maestro Caeiro) di Alvaro de Campos; dicembre:
pubblica, su «Presença.>>, Hino a Pà (Inno a Pan), una
sua traduzione di una poesia di Aleister Crowley.
1932. 5 luglio: Salazar è nominato presidente del
Consiglio e assume i pieni poteri; novembre: pub­
blica su «Presença.>> la poesia Autopsicografia.

21
• BI O G R A F I A C R O NO L O G I C A •

1933. Gennaio: la rivista francese «Cahiers du Sud»


pubblica cinque poesie di Pessoa tradotte da Pierre
Hourcade; 19 marzo: con l'approvazione tramite
plebiscito di una nuova costituzione, nasce in Por­
togallo l'Estado Novo di Salazar; aprile: prepara
per le stampe la raccolta poetica Indicios de Ouro (In­
di� d'oro) di Mario de Sa-Carneiro, che uscirà però
solo nel 1937; pubblica su «Presença» la poesia Isto
(Questo); luglio: pubblica, sulla stessa rivista, la poe­
sia Tabacaria (Tabaccheria) di Al varo de Carnpos.
1934. 1° dicembre: esce Mensagem, unico libro di poe­
sia in portoghese pubblicato da Pessoa, vincitore di
un premio del Secretariado de Propaganda Naciona/.

1935. 13 gennaio: scrive la cosiddetta «lettera sulla


genesi degli eteronimi», indirizzata ad Adolfo Ca­
sais Monteiro; 4 febbraio: pubblica sul <<Diario de
Lisboa» un articolo contro la legge per la soppres­
sione della massoneria in Portogallo; 29 novembre:
viene ricoverato presso l'ospedale di S. Luis dos
Franceses di Lisbona a causa di forti febbri e dolori
addominali; 30 novembre: muore in ospedale at­
torno alle otto di sera, per complicanze mediche le­
gate all'alcolismo.

22
Indice cronologico delle opere

Ubri e pamphlets pubblicati in vita

1917 Ultimatum, de Alvaro de Campos (Ultimatum, di Al­


varo de Campos)
1918 35 Sonnets (35 Sonettz)
Antinous (Antinoo)
1921 English Poems I-II (Poesie Inglesi I-II)
English Poems III (Poesie Inglesi III)
1923 AtJiso por causa da mora/, de Alvaro de Campos (Av­
tJiso a causa della morale, di Alvaro de Campos)
Sobre um manifesto de estudantes (Su un manifesto stu­
dentesco)
1928 O Interregno (L 1nterregno)
1934 Mensagem (Messaggio), ed.crit. 1996
1935 Associaçòes secretas (Associa�oni segrete)

Opere postume

1942 Poesias de Fernando Pessoa (Poesie di Fernando Pessoa),


ed.crit. 2000, 2002, 2004, 2005
1944 Poesias de Alvaro de Campos (Poesie di Alvaro de Cam­
po�, ed. crit. 1990, 1993
1946 Poemas de Alberto Caeiro (Poesie di Alberto Caeiro)

23
• I N D I C E C R ON O LO G I C O DELLE O P E R E •

Odes de Ricardo Reis (Odi di Ricardo Reis), ed. crit.


1988, 1994
1952 Poemas dramdticos (Poemi drammatia)
1955 Poesias inéditas, 1930-1935 (Poesie inedite, 1930-1935)
1956 Poesias inéditas, 1919-1930 (Poesie inedite, 1919-1930)
1960 Obra poética (Opera poetica)
1964 O banqueiro anarquista e outros contos de raciodnio (Il
banchiere anarchico e altri racconti di ra�ocinio)
1965 Quadras ao gosto popular (Quartine di gusto popolare) ,
ed. crit. 1997
1966 Pdginas intimas e de auto-intetpretaçào (Pagine intime e
di auto-intetpreta�one)
Pdginas de estética e de teoria e critica literdria (Pagine di
estetica e di teona e critica letteraria)
1968 Textosfi/osO.ficos (Testifilosofia)
1969 Textospara dirigentes de empresa (Testiper dirigenti d'im­
presa)
1973 Novas poesias inéditas (Nuove poesie inedite)
1974 Obras em prosa (Opere in prosa)
Poemas ingleses (Poesie inglest), ed. crit. 1993
1978 Cartas de amor (Lettere d'amore)
1979 Sobre Portugal (Sul Portogallo)
Da republica (Della repubblica)
1980 Textos de critica e interoençào (Testi critici e interventz)
Ultimatum e pdginas de sociologia politica (Ultimatum
e pagine di sociologia politz"ca)
1982 O livro do desassossego (Il libro dell'inquietudine), ed.
crit. 2010
1988 Fausto (Faus!)
1997 A hora do diabo (L'ora del diavolo)
Poemas de Alexander Search (Poesie di Alexander
Search)
A lingua portuguesa (La lingua portoghese)

24
• INDI C E C R O NO L O G I C O DELLE O P E R E •

1999 Correspondencia (Corrispondenza)


A educaçào do estoico, do Barào de Teive (L'educa�one
de/lo stoico, de/ Barone di Teive), ed. crit.2009
The mad.ftdd/er (Il violinista pazzo)
2000 Herristrato ou a busca da imorta/idade (Erostrato o /a
ricerca dell'immortalità)
Criticas, ensaios, artigos e entrevistas (Critica, saggi, ar­
tico/i e interoiste)
2002 Obras de AntOnio Mora (Opere di AntOnio Mora)
2003 Cançòes de beber/&tbajyat (Canzoni de/ bere/&tbafya!),
ed. crit. 2009
Escntos autobiogrtijìcos, automdticos e de reflexào pessoa/
(Sentii autobiografici, automatici e di riflessione persona/e)
Prosa de Ricordo Reis (Prosa di Ricordo Reis)
2006 Obras de Jean Seui de Mé/uret (Opere di Jean Seui de
Mé/ure!)
Escntos sobre genio e /oucura (Scritti su genio efollia)
2008 Quaresma, deci.frador (Quaresma, decifratore)
2009 Sensacionismo e outros ismos (Sensa�onismo e altri ismz)
Cadernos (Quadernt)
2011 Argumentos para.ft/mes (Soggettiperfilm)
2012 Sebastianismo e Quinto Impéno (Sebastianismo e Quin­
to Impero)

Principali edi:doni italiane

1957 l/guardiano digreggi


1967 Poesia di Fernando Pessoa
1979 Una sola moltitudine, vol. I
1983 Due racconti de/ mistero
1984 Una sola moltitudine, vol. II
1986 I/ libro dell'inquietudine
I/ banchiere anarchico e altri racconti

25
• I N D I C E C R O N O L OGIC O D E LLE O P E RE •

1988 Faust
Il marinaio
Lettere allafidanzata
1989 Il violinista pazzo
1992 Quartine di gusto popolare
L 'ora del diavolo
1993 Poesie di Alvaro de Campos
Lisbona: quello che il turista deve vedere
1994 Epitalamio
5critti di sociologia e teoria politica
Ultimatum e altre esclamaij·oni
1996 Politica e profi�a
1997 Pagine esoteriche
Alla memoria del Presidente-Re 5idonio Pais
Maschere e paradossi
Odi di Ricardo Reis
1999 I trentacinque sonetti
Novelle poli�esche
Poemi di Alberto Caeiro
2000 Economia & commercio
2002 Poesie esoteriche
Fantasie d'interludio
2003 Messaggio
2005 L'educa�one dello stoico
Le poesie di Ricardo Reis
Prose di Ricardo Reis
I racconti
Il ritorno degli dei
2006 5aggi sulla lingua
Il caso Vatgas
Erostrato, o la ricerca dell'immortalità
2007 Pagine di estetica
&cconti dell'inquietudine
Poemetti erotici

26
• I N D I C E C RONOL O G I C O D E L L E O P E R E •

2008 Cronache della vita che passa


2009 I casi del dottor Abilio Quaresma
Il mondo che non vedo:poesie ortonime
5ulla tirannia
2010 La vita non basta: racconti, favole e altre prosefantastiche

27
• I N D I CE C R O I' O L O G I C O D E L LE O P E R E •

Fernando Pessoa nel 1914, anno della creazione degli ete­


rorurm.
Capitolo primo
Un portoghese all'inglese

1. Premessa

Fernando Pessoa, nato a Lisbona ma cresciuto a


Durban, nella colonia britannica di Nata!, sarebbe
potuto essere uno scrittore di lingua inglese, e in par­
te lo fu. Ma, dopo il suo definitivo ritorno in Porto­
gallo, scelse di scrivere in portoghese, facendo di
quella lingua una nuova patria da abitare. La sua am­
piezza di vedute, il suo relativismo culturale e filoso­
fico, la sua statura artistica sono figli di questo inne­
sto tra culture e tradizioni letterarie diverse. Non
scelse una lingua e una cultura a discapito dell'altra,
ma le integrò, inaugurando una tendenza a seguire
parallelamente percorsi diversi che caratterizzerà tutta
la sua poetica e la sua produzione artistica.

2. Laforma�one

Ho avuto un'infanzia tranquilla [ . . . ] una buona edu­


cazione. Ma da quando ho avu to coscienza di me, ho
intuito in me stesso una tendenza innata alla mistifi­
cazione, alla menzogna artistica. A ciò si aggiunga un
grande amore per lo spirituale, per il misterioso, per
l 'oscuro che, dopo tutto, non è altro che una forma e

29
una variante di quell'altra mia caratteristica, ed ecco
la mia personalità pronta per l'intuizione (Pessoa,
1 979: 64) .

Negli ultimi anni dell'Ottocento il Portogallo stava


vivendo le ultime fasi di una svolta di portata storica,
che avrebbe segnato la ftne di una delle più antiche
monarchie nazionali d'Europa. Dopo il quasi tren­
tennale regno di D. Luis I, nel 1889 salì al trono D.
Carlos I, penultimo re della dinastia di Bragança,
destinato ad affrontare la più grave crisi mai attra­
versata dalla monarchia portoghese nei suoi 7 50 anni
di storia. Peggiore anche di quella che aveva portato
al trono quella stessa dinastia, nella prima metà del
Seicento, quando il Portogallo stava per perdere defi­
nitivamente la sua indipendenza a favore dell'odiata
nazione-sorella, la Spagna. I resti dell'immenso impe­
ro coloniale, nato nel Quattrocento, erano oggetto di
costanti attacchi. La Conferenza di Berlino aveva da
poco sancito la supremazia del principio di occupa­
zione effettiva su quello del diritto storico, come
elemento primario per il mantenimento dei territori
oltremarini. Forte di questa decisione, nel 1890 la
Gran Bretagna, alleato storico, inflisse un colpo fatale
alla monarchia lusitana e all'orgoglio nazionale di tutti
i portoghesi, inviando un Ultimatum volto a sottrarre
al Portogallo i diritti di colonizzazione sulla fascia di
territorio africano compresa tra le colonie di Angola e
Mozambico. Fu l'ultimo colpo sferrato a un impero
un tempo florido, ma che per certi versi già dalla ftne

del XVI secolo aveva iniziato un lento ma inarresta­


bile declino, dovuto prima al dominio filippino sul
Portogallo e poi all'ascesa delle nuove potenze colo-

30
• CN P O R T O G HE S E A L L' I N G L E S E •

niali, come l'Olanda e la stessa Gran Bretagna, senza


contare la perdita incolmabile dovuta all'indipen­
denza del Brasile nel 1822. Il cedimento della monar­
chia nei confronti dell'Ultimatum britannico segnerà
una crisi di fiducia da cui l'antica istituzione non si ri­
prenderà più.
Questo è il contesto di precarietà politica e istitu­
zionale che fa sfondo alla vicenda biografica di Fer­
nando Antonio Nogueira Pessoa, nato a Lisbona, al
n. 4 di Largo S. Carlos, il 13 giugno 1888, solo due
anni prima dell'Ultimatum inglese. Il padre, J oaquim
de Seabra Pessoa, era impiegato statale e critico mu­
sicale del <<Diario de Noticias», uomo dalla salute cagio­
nevole. La madre, Maria Madalena Xavier Pinheiro
Nogueira, era una donna di profonda cultura, pro­
veniente da un'importante famiglia delle isole Az­
zorre.
I primi anni di Fernando, bambino sensibile e pre­
coce, furono funestati da una serie di tragedie fa­
miliari quali la morte del padre di tubercolosi, nel
1893, e la successiva morte del fratellino minore, di
meno di un anno di età, all'inizio del 1894. La conse­
guenza pratica più evidente del decesso del padre fu il
nuovo matrimonio della madre, alla fine del 1895,
che si risposò con J oào Miguel Rosa, da poco no­
minato console portoghese a Durban, nella colonia
inglese di Natal. Questo avvenimento segnò una svol­
ta determinante per la vita e la formazione di Pessoa,
che si trasferì con la madre, già nel 1896, a Durban,
dove visse fino al 1905, data del suo definitivo ritor­
no a Lisbona.
La formazione del giovane Fernando, tra i 7 e i 17
anni circa, avvenne dunque in un sistema scolastico e

31
• C A P I TOLO P R I M O •

in una società britannici fino al midollo, all'interno


dei quali Pessoa, grazie anche ad un rapido appren­
dimento della lingua inglese, riuscì ad eccellere, se è
vero che a soli 15 anni riuscì a passare l'esame di am­
missione all'Università del Capo e contemporanea­
mente a vincere il «Queen Victoria Memoria! Prize» per
il miglior saggio, su 899 candidati.Furono dieci anni ca­
ratterizzati da una profonda immersione nella lette­
ratura inglese, i cui autori, come Shakespeare, Mil­
ton, Shelley, Byron, Keats, Wordsworth, ma anche
Dickens e Carlyle, Wells e Conan Doyle, rimarranno
pietra di paragone estetica per tutta la sua vita, con
l'aggiunta, verso la fine della sua formazione, di au­
tori statunitensi come Poe e Whitman.
E fu l'inglese, ovviamente, la sua prima, vera lingua
letteraria e l'idioma che per tutta la vita avrebbe
mantenuto, parallelamente al portoghese. Se si ec­
cettuano infatti la famosa quartina A minha querida
mamà (Alla mia cara mamma), scritta quando aveva 7
anni, e una breve serie di poesie e prose scritte tra il
1901 e il 1902, periodo passato dalla famiglia Rosa in
Portogallo, tutta la prima produzione di Pessoa, tra il
1901 e il 1908, fu scritta in inglese. Fu sempre in
questa lingua che inventò alcuni primi pseudonimi
attraverso cui scrivere, come Charles Robert Anon,
autore di poesie, saggi e racconti polizieschi, e il ben
più prolifico Alexander Search, autore, effettivo o
potenziale, di nwnerose opere in prosa o in versi, tra
cui uno dei pochi racconti completi giuntici, A very
origina/ dinner (Una cena molto originale), datato 1907. Si
tratta di una produzione ancora non particolarmente
matura, ma già sintomatica di percorsi tematici, logici
e poetici che diverranno costanti nell'opera pessoana.

32
• U N P O R T O GHE S E A L L ' I N G L E S E •

3. Il ritorno in Portogallo

Non possiedo nessun sentimento politico o sociale.


Possiedo, però, in un cen o senso, un alto sentimento
patriottico. La mia patria è la lingua ponoghese. Non
mi impanerebbe nulla se invadessero o conquistassero
il Pon ogallo, a condizione che non mi imponunassero
personalmente. Ma odio, d'odio reale, con l' unico odio
che sento, non chi scrive male il ponoghese, non chi
non conosce la sintassi, non chi scrive in un' onografia
semplificata, ma la pagina mal scritta, come se fosse
una persona reale, la sintassi errata, come qualcuno da
picchiare, l'onografia senza ipsilon come un o sputo di­
retto che mi nausea indipendentemente da chi l'ha
sputato (Pessoa, 2006a: 20-21).

Il Portogallo dei primo decenni del Novecento si


avviava rapidamente verso la fine della monarchia e
un periodo di grandissima istabilità politica, corri­
spondente alla fase della cosiddetta Prima Repubbli­
ca. Le turbolenze successive all'Ultimatum britannico
arrivarono ad un drammatico climax il primo feb­
braio del 1908, con l'uccisione del re D. Carlos I e del
suo primogenito, a seguito del biennio di dittatura di
Joào Franco.
La salita al trono del giovanissimo D. Manuel II
(aveva un anno meno di Pessoa) riuscì a ritardare di
soli due anni la nascita della Repubblica, che fu pro­
clamata, grazie ad un colpo di Stato, il 5 ottobre del
1910, con la nomina a primo presidente del noto
scrittore e saggista Te6fùo Braga.
Il giovane Pessoa, che fece il suo ritorno definitivo
a Lisbona nel 1905, era, secondo un'azzeccata auto­
definizione, un «portoghese all'inglese» (Lopes, 1993:

33
• cA P I T O L O P R I M O •

27). Si iscrisse all'università per studiare prima Filoso­


fia, poi Lettere, ma il suo vero obiettivo era ancora
quello di divenire un grande poeta di lingua inglese. Si
trattava, letteralmente, di uno straniero in patria, di­
stante per gusti, aspirazioni, mentalità e formazione
dai suoi connazionali. li ritorno alla lingua materna,
comunque sempre conservata nell'uso familiare, non
apparve dunque per nulla scontato.E in ogni caso il bi­
linguismo, letterario ma anche personale, rimase carat­
teristica peculiare di Pessoa per tutta la vita.
Divenire uno scrittore di lingua portoghese fu
dunque non tanto un processo spontaneo, quanto il
frutto di una scelta deliberata, risultato di un pro­
fondo processo di riacclimatazione e di un muta­
mento, o sarebbe meglio dire un· ampliamento, del
proprio canone letterario di riferimento. I primi anni
dopo il ritorno in Portogallo servirono a riscoprire
un 'intera tradizione poetica: autori più o meno con­
temporanei come Antero de Quental, il rigoroso poe­
ta-filosofo morto suicida l'anno dopo l'Ultimatum, il
polemico Guerra J unqueiro, profeta della fine della
monarchia, e soprattutto l'amatissimo Cesario Verde,
che prenderà come maestro di stile; ma anche autori
classici, fra tutti il gesuita Antonio Vieira, gigante
della prosa barocca !uso-brasiliana.
Nonostante il progressivo abbandono degli studi
universitari, lasciati defmitivamente nel 1907, Pessoa
continuerà a frequentare con assiduità la Biblioteca
Nazionale, in un ampio processo di riscoperta della
propria lingua e della propria tradizione letteraria, ac­
compagnato dalla lettura delle principali opere delle
letterature europee (in particolare francesi) e di saggi
di fùosofia, religione, psicologia e scienza.

34
• uN P O R T O GH E S E A L L ' I N G LE S E •

Tra il 1907 e il 1908 Pessoa tentò di trasformare la


sua passione per le lettere in una professione apren­
do, grazie all'eredità ricevuta alla morte della nonna,
una casa editrice, la Ibis, che ebbe però breve vita. A
conclusione di questa esperienza decise di dedicarsi a
un lavoro che gli desse da vivere ma avesse contem­
poraneamente orari flessibili, tali da }asciargli tempo a
disposizione per continuare a coltivare le sue aspira­
zioni; per questo iniziò la professione che l'avrebbe
accompagnato per tutta la vita, quella di traduttore
commerciale.
Il 1908 è dunque l'anno di un'importante svolta,
relativa sia alla sua vita quotidiana che, soprattutto, al­
l'ambito letterario. Come confidò in seguito all'amico
Armando Cortes-Rodrigues, nel settembre di quel­
l'anno, con un impulso immediato seguito alla lettura
di Folhas caidas e Flores sem .fruto dello scrittore roman­
tico Almeida Garrett e come conseguenza dell'insor­
gere di un improvviso patriottismo letterario, Pessoa
cominciò a scrivere in portoghese.

4. Pessoa pre-eteronimico

1 904-1 905 - Influenze di Milton e dei poeti inglesi di


epoca romantica - By ron, Shelley , Keats e Tenny son.
(Poco dopo, anche Poe, innanzitutto il novellista) . Lievi
influenze di sub-poeti portoghesi letti durante l'in­
fanzia. - In questo periodo l'ordine delle influenze fu,
più o meno: 1) Byron; 2) Milton, Pope e Byron; 3) By­
ron, Milton, Pope, Tennyson e leggermente Shelley; 4)
Milton, Keats, Tenny son, Wordsw orth e Shelley ; 5)
Shelley, Wordsw orth, Keats e Poe. 1905 (fine) -1 908 -

Edgar Poe (poeta), Baudelaire, Rollinat, Antera , Jun-

35
• cA P I T O L O P R I M O •

queiro Oa pane anti-clericale), Cesano Verde, José


Duro, Henrique Rosa. 1908 - 1909 - Garrett, Antonio
Correia de Oliv eira, A nto nio Nobre. 1909 (fme) - 19 1 1 -
I simbolisti francesi, Camilo Pessanha. 19 12- 19 1 3 - 1)
Il saudosismo; 2) I futuristi (Pessoa, s.d.: 129- 1 30).

Come più volte affermato da Fernando Pessoa, lo


spartiacque della sua vita di scrittore fu la creazione
dell'eteronimia, fenomeno a cui è costantemente as­
sociato, a volte in chiave onnicomprensiva. Ma il Pes­
soa dei primi interventi pubblici e delle prime pubbli­
cazioni d'ambito letterario, tra il 1912 e il 1914, è una
figura che prescinde dall'eteronimia e che ne spiega la
nascita. Con la fondazione della repubblica in Porto­
gallo, nel 1910, la svolta non fu solo politica. Gli in­
tellettuali, tra le cui fila i repubblicani non erano mai
mancati, tentarono di riorganizzare l'intera cultura
portoghese, per adattarla ai nuovi tempi. Per questo
nacquero una serie di movimenti, utili a ridefinire le
coordinate letterarie nazionali. <<A Aguia>> fu una delle
prime riviste fondate in era repubblicana e dal 1912
divenne l'organo ufficiale del movimento denomina­
to Renascença portuguesa (Rinascimento portoghese), creato dal
fondatore della rivista Alvaro Pinto, dal giornalista Raul
Proença, dal filosofo Leonardo Coimbra, dal medico
Jaime Cortesào e dal poeta Teixeira de Pascoaes.
Proprio Pascoaes era stato il creatore del Saudosismo,
principale tendenza alla base dell'ideologia del movi­
mento, che si basava sul concetto di saudade, sentimento
unico e peculiare della nazione portoghese che avrebbe
dovuto rinnovare e rigenerare il paese.
Pessoa fece il suo debutto pubblico come critico
letterario proprio sulle pagine della rivista <<A Aguia>>,
proponendosi come teorico vicino al Saudosismo. I tre

36
• U N P O R T O G HE S E A L L' I N G LE S E •

articoli, pubblicati nel 1 9 1 2 e intitolati A nova poesia


portuguesa sociologicamente considerada (u nuova poesia
portoghese sociologicamente considerata), Reincidindo... (Insi­
stendo...) e A nova poesia portuguesa no seu aspecto psicolOgico
(u nuova poesia portoghese nel suo aspetto psicologico), si
pongono infatti (forse un po' pomposamente trattan­
dosi di un debutto assoluto) come guida, mappa stili­
stica e contenutistica della poesia della nuova genera­
zione e dei nuovi tempi. Nel primo articolo Pessoa
trae dai parallelismi tra storia politica e culturale di
Inghilterra, Francia e Portogallo la prova che que­
st'ultimo si trova alla vigilia di una nuova età dell'oro
letteraria:
E ciò lascia pensare che deve essere molto VIcma
l'inevitabile comparsa del poeta o dei poeti supremi di
questa corrente, e della nostra terra, perché fatalmente
il Grande Poeta, che questo movimento genererà, met­
terà in secondo piano la figura, fmora preminente, di
Camòes. [ . . ] è precisamente per questo che ci appare
.

più stringente la prossima comparsa di un sopra­


Camòes nella nostra terra (Pessoa, 2000: 1 6).

Nel terzo articolo, Pessoa analizza le caratteristiche


estetiche della nuova poesia, indicandone gli elementi
peculiari: la vaghezza, la sottigliezza e la complessità.
La prima non concerne l'elemento espressivo, bensì il
contenuto, facendo di ciò che è vago, di quel quid in­
definito e indefinibile, l'oggetto centrale della poesia.
La seconda riguarda invece la forma, che deve rende­
re «una sensazione semplice attraverso un'espressione
che la renda vivida, minuziosa, dettagliata» (Pessoa,
2000: 43) . La terza infine è quella che trasmette <<Un'im­
pressione o sensazione semplice attraverso un'espres­
sione che la complica aggiungendole un elemento

37
• C A P I TO L O P R I M O •

esplicativo, che, da lei estratto, le dà un nuovo signi­


ficato)) (Pessoa, 2000: 44). In questa teorizzazione
traspare un percorso definito, una prassi poetica, che
effettivamente Pessoa, anche se non pubblicamente,
aveva già cominciato a praticare. E che verrà alla luce,
con il suo debutto come poeta, di lì a due anni.
Il resto del 1 9 1 2 e il 1 9 1 3 furono anni in cui Pes­
soa continuò a vestire il ruolo del critico letterario, in
particolare teatrale, grazie alla collaborazione con la
rivista «Teatro)), anch'essa appena fondata. Su <<A
Aguia)) nel 1 9 1 3 fece però un ulteriore debutto, quel­
lo come autore letterario, pubblicando, sul numero 20,
uscito in agosto, una lunga prosa poetica intitolata Na
floresta do alheamento (Nella foresta dell'estraniamento), il
cui incipit recita:
So di essermi svegliato e ancora dormo. Il mio corpo
antico debilitato dal vivere mi dice che è ancora molto
presto. . Mi sento febbricitante da lontano. Mi soppeso,
.

non so perché . . . In un torpore lucido, pesantemente


incorporeo, ristagno tra il sonno e la veglia in un sogno
che è un'ombra del sognare. La mi a attenzione sta a
galla tra due mondi e vede ciecamente la profondità di
un mare c la pr ofondità di un cielo; e queste profondità
si interpenetrano, si mischiano, e io non so dove sono
né cosa sogno (Pessoa, 201 1 : 45).

Si tratta del primo fr ammento pubblicato di un


nuovo progetto che accompagnerà Pessoa per tutta la
sua vita e prenderà il titolo di I.ivro do desassossego (Li­
bro dell'inquietudine).
Le sue prime poesie furono pubblicate su una nuo­
va rivista, che ebbe però vita brevissima. <<A Rena­
scença)) («li Rinascimento))) uscì in un unico numero
nel febbraio del 1 91 4, ma fu comunque una pubbli-

38
• U f',; POR TOGH E S E A L L ' I N G LESE •

cazione storica, per diversi motivi, non ultimo il fatto


che rappresenta la prima manifestazione pubblica di
una nuova corrente letteraria, il Paulismo, ideata dal­
lo stesso Pessoa. Le sue due poesie qui pubblicate,
accorpate sotto il comune titolo di Impressòes do cre­
pusculo (Impressioni del crepuscolo), sono molto diverse tra
loro, ma accomunate da un tentativo di mettere in
pratica i precetti esposti nel terzo articolo del 1 9 1 2. Il
primo dei due testi, generalmente indicato come Pauis
(Paludi, da cui Paulismo), prima parola del primo ver­
so, è datato 29 marzo 1 9 1 3 ed è sicuramente quello
che maggi ormente si avvicina alla teorizzazione este­
tica formulata precedentemente:

Paludi nello sfiorare ansie sulla mia anima in oro...


Rintocco lontano di Altre Campane ... Scolara il biondo
grano nella cenere del tramonto ... Corre un freddo
[carnale per l'anima...
Così sempre la stessa, l'Ora!... Oscillare di cime di
[palma!...
Silenzio che le foglie fissano in noi... Autunno tenue
d'un canto di vago uccello... Azzurro obliato in
[ristagno ...
(Pessoa, 2009a: 39)

Versi lunghi e liberi, sebbene legati da rime, uso


frequente della sinestesia, abbondanza di maiuscole e
puntini di sospensione, espressioni all'apparenza con­
traddittorie o la cui interpretazione è ardua e aperta a
numerose soluzioni sono gli strumenti usati da Pes­
soa, in modo non sempre efficace, per materializzare
le teorizzate vaghezza, sottigliezza e complessità. In
verità però, pur partendo dalle premesse esplicitate su

39
• CA PITOLO P R I M O •

<<A A guia», il Pau/ismo vuole rappresentare un primo


allontanamento dal Saudosismo e dal movimento della
Renascença Portuguesa e porsi su una linea evolutiva che
pane dal Simbolismo, superandolo («Il Paulismo è
un enorme progresso nei confronti di tutto il sim­
bolismo e il neo-simbolismo di là fuori», Pessoa,
1 966: 1 26) .
Il secondo testo, 6 sino da minha a/deia (O campana
del mio villaggio), è formalmente molto diverso dal
primo e mostra fin da subito l'attitudine di Pessoa a
percorrere sincronicamente strade diverse, se non
opposte. Si tratta infatti di una poesia composta da
quattro quartine di ottonari, strofa tipica della poesia
popolare o popolareggiante ponoghese, metricamente
regolari e correttamente rimate. Sia la forma, diretta e
scorrevole, che il contenuto, legato alla saudade ingene­
rata dal suono di una campana, sembrano molto lontani
dall'intellettualismo compiaciuto e dalla complessità
espressiva di Pauis. Eppure nell'evocazione di un sen­
timento vago come la nostalgia, nell'espressione nitida
e definita dell'eco interiore creata dal suono della
campana, nella sovrapposizione inestricabile tra ele­
mento verbale ed elemento musicale, troviamo espres­
se nuovamente, e con grande felicità, le tre categorie
estetiche già note. La poesia possiede inoltre un sotto­
testo biografico, esplicitato dallo stesso poeta in una
lettera a J oào Gaspar Simòes:

Del passato, ho nostalgia solo delle persone che non ci


sono più, che ho amato; ma non è nostalgia di lor o: le
vorrei vive, e con l 'età che avrebbero se fosser o vissute
ftno ad oggi. Il resto sono atteggiamenti letter ar i, sentiti
intensamente per istinto drammatico [ . . . ] . Sono suffi­
cientemente rappresentate, nel tono e nella ver ità, da

40
• U N P OR T O GH E S E A LL ' I N G L E S E •

quella mia breve poesia che inizia: «Ò sino da minha


aldeia ...)). La campana del mio villaggio, Gaspar Si­
mò es, è quella della chiesa dos Martires, nello Chiado.
Il villaggio in cui sono nato è Largo de S. Carlos, oggi
do Direct6rio, e la casa in cui sono nato è quella in
cui più tardi (al secondo piano, io sono nato al quarto)
si sarebbe istallato il Direttorio Repubblicano (Pessoa,
1999b: 254-255).

Ma i testi di Impressòes do crepuscu/o non furono gli


unici testi paulici pubblicati su <<A Renascença». Su
essa uscì anche la poesia A/ém (Oltre) di un grande
amico e compagno di lettere di Pessoa: Mario de Sa­
Carneiro.

5. Pessoa, Sd-Cameiro e gli altri

Genio nell'arte, Sa-Carneiro non ebbe né l'allegria né la


felicità in questa vita. Soltanto l'arte, che creò o che
provò, poté dargli la consolazione di un momento. So­
no così coloro che gli dei elessero loro pari. L'amore li
rifiuta, la speranza li ignora, la gloria non li accoglie.
Muoiono giovani, o sopravvivono a loro stessi, cittadini
dell'incomprensione o dell'indifferenza. Mario mori gio­
vane perché gli dei lo amarono molto (F. Pessoa, Ricordo
di Mario de Sa-Cameiro, in Sa-Cameiro, 1998: 1 20).

Il 1 91 2, oltre a segnare la data della prima pubbli­


cazione di Pessoa su rivista, è importante anche per
un altro motivo: vede l'inizio dell'amicizia con Mario

de Sa-Carneiro. Nato a Lisbona nel 1 890, Mario rap­


presenta, accanto a Pessoa, l'altro grande astro del
Primo Modernismo portoghese ed è un personaggio
fondamentale per capire l'evoluzione di Pessoa. Seb-

41
• c APITOLO P R I M O •

bene spesso Sa-Cameiro si dichiarasse discepolo di


Pessoa (fu ad esempio il primo e più entusiastico se­
guace del Paulismo), in realtà quest'ultimo fu molto in­
fluenzato da lui ed è molto difficile, se non impossi­
bile, determinare chi tra i due fosse il maestro e chi
l'allievo. Come dimostrano le meravigliose lettere
scritte da Mario a Fernando, tra i due avvenne, fra il
1 9 1 2 e il 1 9 1 6, uno scambio paritario che segnò pro­
fondamente la vita e l'arte di entrambi. Solo che
mentre il percorso del primo virò verso un progressi­
vo annichilimento esistenziale che sfociò nel suicidio,
per il secondo il periodo che va tra il 1 91 2 e il 1 9 1 7
fu il più fecondo e creativo dell'intera vita.
Orfano di madre dall'età di due anni, Mario venne
cresciuto dai nonni, mentre il padre si occupò sempre
molto poco di lui, anche se, per compensazione, lo
portò con sé, sebbene· per brevi periodi, in alcuni
viaggi in Europa. A partire dal 1 904 si trasferì a Li­
sbona, per frequentare il liceo, e qui cominciò a scri­
vere, inizialmente soprattutto opere teatrali. La prima
la completò già a quindici anni, e si intitolava O venci­
do (Il vinto). Ma la prima produzione matura è datata
1 9 1 0: si tratta del dramma Amizade (Amici�a), scritto
a quattro mani con l'amico Tomas Cabrera Junior,
che si sarebbe suicidato l'anno successivo, sparandosi
un colpo di pistola alla tempia a scuola, davanti a pro­
fessori e colleghi. Pochi mesi dopo Mario gli dedicò
la poesia A um suicida, uno dei primi testi della sua
produzione lirica. In quello stesso 1 9 1 1 terminò gli
studi liceali e si iscrisse alla facoltà di Diritto dell'U­
niversità di Coimbra, anche se con scarsi risultati.
Nel marzo del 1 9 1 2 Amizade venne rappresentato a
teatro e due mesi dopo fu pubblicata. Nel frattempo

42
• C N P O R T O GHE S E A L L ' I N G L E S E •

Mario aveva cominciato a dedicarsi alla narrativa,


pubblicando in quello stesso anno una prima raccolta
di racconti, intitolata Prindpio. Tutti i protagonisti dei
racconti, che hanno titoli come Loucura (PaiXJa) , Ince­
sto, Felicidade perdida (Felicità perduta) o, per l'appunto,
Ptigina de um suicida, finiscono inevitabilmente per sui­
cidarsi. Nonostante le tematiche insolite e decadenti,
il libro diede al suo autore una prima notorietà. Sem­
pre nel 1 9 1 2, Mario conobbe Fernando Pessoa e l'an­
no successivo partì per Parigi, con l'intento apparente
di studiare Diritto. Il 1 3 ottobre del 1 9 1 3 scrisse a
Pessoa la prima di una lunga serie di lettere (più di
duecento in tre anni e mezzo), che testimoniano con
accuratezza il dialogo letterario tra i due amici, in un
periodo di grande creatività per entrambi. La relazio­
ne epistolare con Mario fu anche il tramite grazie al
quale Pessoa ottenne informazioni di prima mano
sulle avanguardie europee del periodo, come il Futu­
rismo e il Cubismo. Sa-Carneiro pubblicò in questi
anni altre opere centrali nell'evoluzione della lettera­
tura portoghese, come la raccolta poetica Dispersào
(Dispersione) e il romanzo A con.ftssào de LUcio (L:z corifes­
sione di LUcio), entrambi nel 1 91 4, e, nel 1 91 5, la se­
conda raccolta di racconti, Céu emfogo (Cielo infiamme).
Attorno a Mano e Fernando gravitavano anche altri
personaggi, tra cui il pittore Almada Negreiros, i poeti
Luis de Montalvor e Ra.ul Leal e gli intellettuali Arman­
do Cortes-Rodrigues e Antonio Ferro, compagni di di­
scussioni e letture in locali dello Chiado come il Mar­
tinho de Arcada o la Brasileira. Sarà questo il gruppo
attorno al quale, nel 1 9 1 5, si coagulerà la rivista «Or­
pheiD>, apice della relazione letteraria tra Mano e Fer­
nando e dell'intero primo modernismo portoghese.

43
• CA PITOLO P R I M O •

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Cana originale contenente l'incipit della poesia proemiale


del GNardador de rebanhos di Alberto Caeiro (segnatura:
E3/ 1 45-1).

44
Capitolo secondo
La poesia: gli eteronimi, l'ortonimo

1. Premessa

Fernando Pessoa fu, prima di tutto, un poeta. E la


sua poetica affonda in un'invenzione geniale, quella
dell'eteronimia, che non fu causa, ma involucro e con­
seguenza della sua grandezza.
Come già detto nell'introduzione, Pessoa non morì
quasi completamente inedito. Si può affermare invece
che in vita pubblicò, soprattutto su rivista, molti tra i
testi più significativi della sua produzione; testi che
ancora oggi rappresentano il fulcro della sua opera,
senza i quali è impossibile comprendere e interpretare
il resto.
L'attività letteraria di Fernando Pessoa può essere
suddivisa in quattro ampie fasi cronologiche: la fase
pre-eteronimica, che va dagli scritti adolescenziali fi­
no alle prime pubblicazioni su rivista e giunge fino al
1 9 1 4; la fase «eroica», il cui fulcro è la pubblicazione
della rivista «Orpheu», che va dal 1 9 1 5 al 1 9 1 7; la fase
matura, della pubblicazione delle opere inglesi e della
rivista «Athena», che va dal 1 9 1 8 al 1 926; e la fase
conclusiva, della collaborazione con la rivista «Pre­
sença» e del libro Mensagem, che va dal 1 927 alla mor­
te, nel 1 935.

45
• cA P I T O L O S E C O N D O •

2. L 'eteronimia: genesi e caratten'stiche

Non so chi sono, che anima ho. Quando parlo con sin­
cerità non so con quale sincerità parl o. Sono variabil­
mente altro da un io che non so se esiste (o se è quegli
altri). Sento fedi che non ho. Mi prendono ansie che ri­
pudio. La mia perpetua attenzione su di me perpetua­
mente mi indica tradimenti d'anima di un carattere che
forse non ho, e che neppure essa crede che io abbia. Mi
sento multiplo. Sono come una stanza dagli innumere­
voli specchi fantastici che distorcono in riflessi falsi
un'unica anteriore realtà che non è in nessuno ed è in
tutti (Pessoa, 1979 : 69);

Il 13 gennaio del 1 935, dieci mesi prima di morire,


Pessoa scrisse ad Adolfo Casais Monteiro una lettera
in cui narra dettagliatamente la nascita degli eteronimi
(trascritta integralmente nelle Finestre di approfon­
dimento, all a fine del presente volume) . Non sappia­
mo quanta verità e quanta invenzione ci sia nelle sue
parole, ma in fondo ciò importa relativamente. Per­
ché la finzione narrativa, come quella poetica, possie­
de una verità intrinseca e inevitabile, in grado di ri­
modellare e superare la realtà dei fatti.
Nella lettera, Pessoa afferma di essersi fin dall 'in­
fanzia circondato di personaggi immaginari, come un
fantomatico Chevalier de Pas, con cui dialogava o scri­
veva a se stesso, e di aver sempre posseduto un'in­
nata tendenza all a spersonalizzazione. Questa tenden­
za cominciò ad avere presto un'influenza sulla sua
produzione poetica e a partire dal 1 9 1 2 gli permise di
ideare una serie di stili poetici peculiari, distanti dal
suo, ma che non si concretizzarono ancora in nulla di
definito. L'epifania avvenne in una data precisa, quel-
1'8 marzo del 1 9 1 4 che nella lettera Pessoa chiama

46
• LA P OES I A : G LI ETE R O N I M I , L'ORTO N I M O •

«giorno trionfale della mia vita» (Pessoa, 1 979: 1 33),


yuando in un impulso improvviso, scrisse le poesie
che compongono O guardador de rebanhos (Il guardiano
di grei!I!J), conseguenza della comparsa in lui del suo
maestro, Alberto Caeiro.
In seguito alla spersonalizzazione provocata da
questo evento scrisse un altro testo, questa volta a
propria firma, intitolato Chuva obliqua (Pioggia obliqua) :
«fu la reazione di Fernando Pessoa alla propria inesi­
stenza come Alberto Caeiro» (Pessoa, 1 979: 1 33) . Su­
bito dopo la nascita di Caeiro, Pessoa gli scopri anche
altri due discepoli: il classicista Ricardo Reis, autore di
odi d'impronta neoclassica, e l'avanguardista Alvaro
de Campos, che si manifestò tramite la sua Ode triun­
fal (Ode trionfale). Ognuna di queste figure si presentò
innanzitutto nelle sue opere, ma anche con una bio­
grafia, un'indole e un aspetto fisico proprio: Alberto
Caeiro era nato nel 1 889 e morto nel 1 9 1 5, ed aveva
vissuto quasi tutta la vita nella campagna nei dintorni
di Lisbona; Ricardo Reis, nato nel 1 887, era un medi­
co di Porto, trasferitosi in Brasile nel 1 9 1 9, in esilio
volontario per le sue idee monarchiche; Alvaro de
Campos infine era nato nel 1 890 e si era formato co­
me ingegnere navale a Glasgow.
Quello del «giorno trionfale» è il mito letterario
centrale dell'intera produzione poetica di Pessoa, un
mito da lui voluto e creato per indicare una precisa
chiave d'interpretazione della sua opera. Per questo,
importa relativamente l'evidenza filologica, che dai
manoscritti originali desume che il Guardador de reban­
hos non fu il prodotto di un'unica sessione di scrittu­
ra, ma fu più volte rivisto e corretto. Poco importa
che, in una lettera del 1 91 4 a Armando Cortes-Rodri-

47
• C A P I T O L O S E C O N D O •

gues, Pessoa avesse raccontato un episodio che tra­


sformava il personaggio di Caeiro in un evidente
scherzo ai danni di alcuni suoi arrùci, o che, in una
brutta copia della lettera sulla genesi degli eteronirrù,
la data fatale sia spostata al 1 3 marzo (Pessoa, 1 966:
1 03). La rilevanza, rrùtica o reale, del giorno trionfale
è un dato di fatto imprescindibile, se non biografico,
certamente letterario.
I due testi capitali citati nella lettera, O guardador de
rebanhos e Chuva obliqua, sono in effetti diversissirrù,
ma ricchi di rimandi. E gli eteronirrù valgono per la
loro finzione biografica, certamente; ma soprattutto
valgono per le loro opere (e non è poco) .
I personaggi principali della storia sono dunque
quattro. Gli eteronimi, gli unici che Pessoa abbia mai
definito tali, sono tre. Alberto Caeiro, il maestro di
tutti, il poeta neopagano, antimetafisico, cantore della
natura e dell'evidenza, che morirà poco dopo la sua
creazione, nel 1 9 1 5, trasformandosi in essere meta­
storico. Ricardo Reis, il medico monarchico, il classi­
cista autore di odi oraziane in metrica barbara, poeta
della caducità dell'esistenza umana e della ricerca del­
l'eterno. Alvaro de Campos, l'ingegnere navale, avan­
guardista, futurista, poeta dell'eccesso e della sensa­
zione, l'alter ego estrerrùsta di Pessoa. E poi c'è il
quarto incomodo, l'ortonimo, che vive nelle poesie
firmate a suo nome, che scrive spesso in rima e che
predilige tematiche esoteriche o patriottiche, che ama il
paradosso poetico e produce quartine popolareggianti;
figura attraverso cui Pessoa si fa, oltre che autore, per­
sonaggio del complesso sistema da lui stesso creato.
Pessoa ha spesso parlato della sua produzione let­
teraria come di un'opera drammatica; l'unica diffe-

48
• LA P OES I A : G L I ET E R O N I M I , L'ORTON I M O •

renza è che, invece di creare personaggi, ha creato


autori, ognuno con una sua poetica e una sua produ­
zione distinte. Egli stesso ha definito questo sistema
come «Wl dramma in gente, piuttosto che in atti»
(«Presença», 1 993: 250).
Fin dall'inizio, il sistema eteronimico appare come
un gioco di equilibri e opposizioni incrociate. Il con­
trasto più evidente è quello tra Reis e Campos, tra il
disciplinato medico, seguace della metrica classicista,
fautore del controllo delle emozioni e nemico della
modernità, e l'eccessivo ingegnere navale, formatosi a
Glasgow, originale interprete del futurismo e amante
delle macchine, fautore del verso libero e del ritmo
prosastico, teorico della ricerca della sensazione in
tutte le sue forme. Eppure i due sono accomunati
dalla devozione verso il maestro Caeiro e le poetiche
di entrambi derivano da interpretazioni della sua ope­
ra e del neopaganesimo da lui propugnato.
L'altra opposizione, forse meno evidente, è quella
tra Caeiro e Pessoa ortonimo. Caeiro è maestro an­
che di Pessoa, ma quest'ultimo è il discepolo che,
nella pratica poetica, più si discosta dal modello,
perché i suoi testi sono tra tutti quelli maggiormente
ricchi di riflessione filosofica e di trascendenza me­
tafisica. Caeiro, il cui nome, come è stato notato, ri­
prende quello di (Sa-)Carneiro, ma senza «carne» (e
come lui morirà a soli ventisei anni) , si associa an­
che alla figura paterna (anch'egli muore tubercolo­
so) e il rapporto tra l'eteronimo e l'ortonimo è un
insieme di legame e contrasto, similmente a quello
tra padre e figlio.
Oltre a queste due opposizioni/ attrazioni princi­
pali, ci sono poi altre linee di contatto: Reis è il depo-

49
• C APITOLO SECONDO •

sitario delle opere di Caeiro, che a lui le ha affidate


per la pubblicazione postuma; Campos ne è invece in
qualche modo il biografo, con le sue Notas pela ncor­
daçào do meu mestre Caeiro (Note in ricordo del mio maestro
Caeiro); Reis e Campos in diversi momenti si scontra­
no su questioni di estetica, pur mostrando costante­
mente un forte rispetto l'uno per l'altro; Pessoa fa
spesso riferimento alla preminenza dell'opera di Caei­
ro, non solo nel sistema eteronimico, ma definendola
spesso una delle opere più importanti di tutti i tempi,
e ne è per questo uno dei principali esegeti; Reis e
Pessoa sono legati in un comune progetto di recupe­
ro della classicità, che si concretizzerà in particolare
nella pubblicazione della rivista <<Athena»; Pessoa e
Campos infine sono forse le due figure più vicine, in
qualche modo parallele. Campos infatti è l'unico ete­
ronimo a possedere una chiara evoluzione, tale da
avvicinarlo progressivamente, soprattutto negli ultimi
anni, all'ortonimo, fino a che i due in certi momenti
arriveranno quasi ad identificarsi, con Campos che
interverrà più volte nelle vicende, anche private, della
vita di Pessoa.
Campos sarà anche il primo eteronimo a venire
allo scoperto, perché parteciperà con alcuni suoi testi
all 'avventura di «Orpheti».

3. Gli anni eroici: da <�rpheu)) a <(Portugal Futurisff2)>

Siamo l'argomento del giorno a lisbona; glielo dico


senza esagerare. Lo scandalo è enorme. Siamo additati
per la strada e tutti - anche chi è fuori dall'ambiente
letterario - parla di «Orpheu». Ci sono grandi progetti.

50
• LA P OE S I A : G L I ETE R O N I M I , L'ORTO N I M O •

Tutto nell a prossima lettera. Lo scandalo più grande è


stato causato da 1 6 di Sa-Cameiro e dall 'Ode trionfale
(Pessoa, 1 999a: 1 61).

Il primo numero di «Orpheu» uscì nel marzo del


1 9 1 5. L'intento principale della rivista era sprovincia­
lizzare la cultura letteraria portoghese, per tentare di
traghettarla verso l'Europa e il resto del mondo (ed
«Europa» era in effetti uno dei nomi alternativi pro­
po s ti). Il primo numero si presentò, almeno nelle in­
tenzioni, come !uso-brasiliano e fu diretto dal porto­
ghese Luis de Montalvor e dal brasiliano Ronald de
Carvalho. L'indice, dopo un'introduzione di Montal­
vor, si apriva con una scelta di poesie di Sa-Carneiro,
seguita dai testi di Ronald de Carvalho. Quindi veniva
un testo drammatico, O marinheiro (Il marinaio) , di Fer­
nando Pessoa, risalente al 1 9 1 3 e che l'autore aveva
precedentemente proposto senza successo a <<A
Aguia>>. Dopo i sonetti di Alfredo Guisado, le prose
poetiche di Almada Negreiros e i testi lirici di Ar­
mando Cortes-Rodrigues, il numero era chiuso dal
debutto pubblico di Alvaro de Campos, con Opidrio
(Oppiario) e l'Ode triunfal (Ode trionfale) . I testi che de­
starono maggior eco, se non scandalo, furono quelli
di Sa-Carneiro e di Pessoa/Campos.
Le poesie di Mario de Sa-Carneiro, indicate come
facenti parte della raccolta ancora inedita Indicios de
ouro, sono dodici e occupano circa dieci pagine; ricche
di inconsuete parole composte, sinestesie, immagini
decadenti, sensuali, a volte scioccanti o apparente­
mente assurde, immerse in una musicalità sottile e
malinconica, le liriche dipingono un mondo nuovo e
originale, un'estetica inedita fatta di risonanze pauli­
che e tardo simboliste che convivono con aperture

51
• cA P I T O L O SEC O N D O •

avanguardistiche. La chiave di volta è quella disper


sione dell'io, filo costante nell'intera produzione di sa.
Carneiro, ben sintetizzata nella breve poesia 7:

lo non sono io né sono l'altro,


sono qualcosa di intermedio:
pilastro del ponte di tedio
che va da me all'Altro.
(Sa-Cameiro, 1 998: 45)

Fernando Pessoa firma con il suo nome un unico


contributo, il «dramma statico in un quadro» intito­
lato O Marinheiro. Si tratta di un'opera teatrale che è
contemporaneamente, e programmaticamente, nega­
zione del teatro, testo composto per essere letto
piuttosto che messo in scena. Vi si narra di tre don­
ne che, vegliando il cadavere di una fanciulla, passa­
no il tempo, in attesa dell'alba, cercando di rievocare
il passato e finendo per raccontarsi la storia sognata
di un marinaio, naufragato su un'isola lontana:

Poiché non aveva modo di tornare in patria, e soffriva


troppo ogni volta che il ricordo di essa lo assaliva, si
mise a sognare una patria che non aveva mai avuto, si
mise a creare un'altra patria come fosse stata sua, un'al­
tra specie di paese con altri paesaggi e altra gente e
un'altra marùera di passeggiare per le strade e di affac­
ciarsi alle fmestre. [ . . . ] Per anni e anni giorno su gior­
,

no, il marinaio edificava in un sogno continuo la sua


nuova terra natale ... Tutti i giorni metteva una pietra di
sogno su quell'edificio impossibile. Possedeva ormai un
paese tante volte percorso. . [ . . . ] E così costruì il suo
.

passato ... In breve ebbe un'altra vita anteriore ... Aveva


già, in questa nuova patria, un posto dove era nato, i
luoghi dove aveva passato la sua giovinezza, i porti do­
ve si era imbarcato... Cominciò ad avere compagni d'in-

52
• LA POESI A : G L I ETERO N I M I , L'ORTO N I M O •

fanzia, e poi gli amici e i nemici dell'età virile ... Tutto


era differente da quello che era stato: né il paese, né la
gente, né il suo stesso passato assomigliavano a quelli
che erano stati . . . [ . . . ] Un giorno che aveva piovuto mol­
to e l'orizzonte era più incerto, il marinaio si stancò di
sognare ... Allora volle ricordare la sua patria vera ... Ma
si accorse che non ricordava più niente, che essa per lui
non esisteva più . .. [ . . .] E si rese conto allora che non
era possibile che fosse esistita un'altra vita [ . . . ]. Mentre
di quella vita che credeva di aver sognato tutto era reale
ed era esistito ... (Pessoa, 1 988: 23-31).

La tematica, incentrata sui labili confini tra realtà e


sogno, tra vita vissuta e immaginata, rientra perfetta­
mente nel principale filone poetico di Pessoa, lo stes­
so che avrebbe portato alla creazione degli eteronimi.
Il testo, sospeso in un'atmosfera sognante e privo di
veri avvenimenti, spinse Alvaro de Campos a chio­
sarlo, in seguito, con una sua poesia intitolata A Fer­
nando Pessoa depois de ler o seu drama estatico O Marinhei­
ro em Orpheu I (A Fernando Pessoa dopo aver letto il suo
dramma statico li Marinaio in Orpheu 1):

Dopo dodici minuti


del suo dramma Il marinaio,
in cui i più agili e astuti
diventarlO assonnati e ottusi,
e il senso s fugge a tutti,
dice una delle vegliatrici
con lmguida magia:

Di bello ed eterno c'è solo il sogno. Perché


[parliamo ancora?

53
• CA PITOLO SEC O N D O •

Be', è proprio questo che vorrei


domandare a queste signore...
(Pessoa, 1 993: 1 77)

Ed è lo stesso Campos che chiude la rivista, con due


poesie. La prima, intitolata Opidrio, fu scritta da Pessoa,
secondo la sua testimonianza, per completare il numero
di pagine della rivista e dare a Campos un passato poe­
tico precedente all'incontro con il suo maestro Caeiro.
n risultato fu una hmga poesia, in quartine rimate, fitti­
ziamente retrodatata al marzo del 1 914 e scritta a bordo
di una nave, durante un viaggio in Oriente: «Delle poesie
che ho scritto, Opidrio è stata quella che mi ha dato più da
fare, per il duplice potere di spersonalizzazione che ho
dovuto sviluppare» (Pessoa, 1 979: 1 34). n secondo testo,
l'Ode triunfal, ci presenta il vero Campos, il più avanguar­
dista tra i poeti di «OrpheU>), imbevuto di Futurismo:

Alla dolorosa luce delle grandi lampade dettriche ddla fabbrica


ho la febbre e scrivo.
Scrivo digrignando i denti, bdva davanti a questa bellezza,
davanti a questa bdlezza totalmente sconosciuta agli antichi.

O ruote, o ingranaggi, r-r-r-r-r-r-r eterno!


Forte spasimo contenuto dei macchinari in furia!
In furia dentro e fuori di me,
lungo tutti i miei nervi disseccati,
lungo tutte le papille di tutto ciò con cui sento!
Grandi rumori moderni, ho le labbra secche
per il fatto di sentirvi troppo da vicino,
e la testa mi brucia per il volervi cantare con un eccesso
di espressione di tutte le mie sensazioni,
con un eccesso a voi contemporaneo, o macchine!
(Pessoa, 1 993: 41)

54
• LA POES I A : GLI ETERO N I M I , L' O R T O N I M O •

Il testo si presenta come un'ode ai tempi moderni,


alle macchine e alle società avanzate, nella loro bel­
lezza contradditoria e amorale, cantando in un'infi­
nita enumerazione le fabbriche, gli arrivismi borghesi,
la stampa quotidiana, l'elettricità, tutti gli avanzamenti
tecnici, dall'agricoltura all'arte bellica, il consumismo,
i mezzi di trasporto, le classi sociali dell'era industria­
le, gli incidenti, le guerre e le rivoluzioni, con un in­
credibile sguardo a volo d'uccello sullo spazio e sul
tempo, che comprende tutto e nulla giudica, che si
fonde fisicamente con la macchina e ne diventa parte,
costruendo un'estetica del mutevole e del contrad­
dittorio, della folle bellezza dinamica dei tempi mo­
derni. Un'estetica che, di li a dieci anni, Campos arri­
verà a teorizzare per iscritto, in un articolo sulla rivi­
sta <<Athena».
La pubblicazione di «Orphem> creò una forte eco
nella società dell'epoca, soprattutto in virtù delle re­
azioni negative e polemiche che riuscì ad ingenerare,
le quali occuparono le pagine dei giornali per circa un
mese, arrivando inaspettatamente a intrecciarsi con le
schermaglie politiche tra repubblicani e monarchici,
nell'infuocato scenario della crisi costante del gover­
no portoghese e della generale instabilità legata alla
prima guerra mondiale.
In questo contesto, il secondo numero della rivista,
uscito a fine giugno sotto la direzione di Pessoa e Sa­
Carneiro, rispose con un misto di provocazioni espli­
cite e nuovi capolavori letterari. Visto che i membri
del gruppo di «Orpheu» erano stati più volte parago­
nati dalla stampa a matti fuggiti dal manicomio, il
nuovo numero venne aperto da una scelta di poesie
di Angelo de Urna, autore effettivamente internato in

55
• C A P ITOLO SEC O � D O •

una casa di cura di Lisbona. Seguono due nuove poe­


sie di Mario de Sa-Carneiro, Elegia e la lunga Manucu­
re, ricca di onomatopee, composizioni numeriche,

giochi tipografici, testate di periodici europei e mar­


che di prodotti industriali. Dopo tre poesie del brasi­
liano Eduardo Guimaràes e un racconto di Raul Leal,
sono presentate le poesie di Violante de Cysneiros,
che in realtà era un eteronimo creato da Armando Cor­
tes-Rodrigues su istigazione di Pessoa. Quindi viene
presentato uno dei capolavori assoluti di Alvaro de
Campos, l'Ode maritima. Infine, dopo una serie di
poesie di Luis de Montalvor, chiude la rivista uno dei
più importanti testi ortonirni, Chuva obliqua (Pioggia
obliqua), tramite la quale si introduceva il pubblico ad
una nuova avanguardia, l'lntersezionismo.
L'Ode maritima è una delle grandi opere della poesia
contemporanea. Composta da ben 904 versi, l'ode
presenta, all'interno di una caoticità solo apparente,
una struttura complessa e puntualmente organizzata.
Il testo è specularmente diviso in una fase ascen­
dente e una discendente, divise da un climax cen­
trale. Nella prima, si assiste ad una progressiva ac­
celerazione, ritmica e d'immagini, in cui, dall'osser­
vazione di una nave che entra in porto si passa
all'evocazione dell'epopea dei mari del passato, nelle
sue accezioni epiche, di esplorazione e conquista,
ma anche piratesche, con immagini di violenza e sac­
cheggio, cui il poeta partecipa spiritualmente con pro­
gressivo eccitamento:

Con tale smisurata, paurosa velocità,


gira la macchina di febbre delle mie visioni traboccanti
ora che la mia coscienza, volano,

56
• LA P OES I A : GLI E TE R O N I M I , L ' O RTO N I M O •

non è altro che un nebbioso circolo sibilante nell'aria.


[...]
Ah, torturatemi,
squarciatemi e apritemi!
Disfatto in brandelli coscienti
spargetemi sopra le tolde,
disperdetemi nei mari, !asciatemi
sulle avide spiagge delle isole!
(Pessoa, 1 993: 1 0 1 - 1 03)

Dopo una serie di immagini sado-masochistiche di


violenza sessuale, che portano l'io lirico al climax,
composto da canti e grida inarticolate, l'immagine pi­
ratesca comincia a svanire, contaminata dalla visione
di un altro passato, quello dell'infanzia del poeta, in
cui la vecchia zia gli cantava antichi romances popolari,
tra cui la nota Nau Catrineta. Ciò conduce all'apertura
della terza sezione, più distesa, quasi elegiaca, in forte
contrasto con la precedente, che contiene un'ampia
descrizione delle grandezze dei mari moderni, delle
navigazioni transoceaniche e dei prodigi dell'inge­
gneria navale. Il testo si chiude, specularmente all'a­
pertura, con la partenza di una nave e il ritorno di AI­
varo dal suo ampio sogno marittimo.
L'Ode maritima è un testo capitale perché riprende
uno dei topoi centrali della cultura portoghese, rinno­
vandolo profondamente, ma richiamandone contem­
poraneamente tutta la tradizione. Dall'epopea marit­
tima di camoniana memoria all'anti-epos corsaro, dal­
l'esaltazione della modernità all'intima saudade dell'in­
fanzia perduta, l'ode assurge a esperienza assoluta, in
cui l'io lirico, sospeso tra il presente e l'infinito, di­
viene progressivamente vittima e carnefice, uomo e

57
• C A PITOLO SE C O N D O •

donna, adulto e bambino, antico e moderno, in dire­


zione di quel «Sentire tutto in tutte le maniere» (Pes­
soa, 1 993: 1 29) che è uno dei motti più rappresentati­
vi dell'eteronimo Campos e della sua avanguardia
personale, il Sensacionismo (Sensaifonismo).
Poche pagine più in là, appare diversissima l'e­
spressione lirica del Pessoa ortonimo, rappresentata
da quella Chuva obliqua che aveva segnato il ritorno a
se stesso a seguito dell'eccesso di spersonalizzazione
dovuto alla scrittura del Guardador de rebanhos di Caei­
ro (anche se curiosamente, in una lettera del 1 91 4
Chuvra obliqua è attribuita a Campos, cfr. Pessoa,
1 999a: 1 27). Già dal titolo, il testo richiama l'imma­
gine geometrica di un sovrapporsi di piani, idea base
dell'Interseifonismo che, nelle intenzioni del suo creato­
re, doveva rappresentare il superamento del suo pri­
mo movimento, il Paulismo. Esso consiste nell'inter­
secare due diversi paesaggi, entrambi esteriori, oppu­
re uno esteriore e uno interiore, quest'ultimo corri­
spondente a un'immagine mentale o una sensazione,
e sovrapporli in simultanea nel testo. In una nota per­
sonale, così Pessoa elenca le intersezioni possibili:
Così abbiamo: a) intersezione di un paesaggio con uno
stato d'animo, concepito come tale. b) intersezione di
un paesaggio con uno stato d'animo che consiste in un
sogno. c) intersezione di un paesaggio con un altro pae­
saggio (il quale simboleggia uno stato d'animo - come,
per esempio, <�orno di sole» di allegria). d) intersezione
di un paesaggio con se stesso, in cui la divisione è ope­
rata dallo stato d'animo di chi lo contempla. Per esem­
pio: pieno di tristezza contemplo un paesaggio; questo
paesaggio contiene, accanto a dettagli allegri, dettagli
tristi; spontaneamente il mio spirito sceglie i dettagli tri­
sti (è chiaro che, in alcuni stati di tristezza, può scegliere

58
• LA P OES I A : G L I ETER O N I M I , L'ORTO N I M O •

i dettagli allegri, ma ciò permetterebbe di giungere alla


stessa dimostrazione) . Così do ai dettagli tristi del pae­
saggio un'importanza esagerata; essi vengono a formare
una sorta di secondo paesaggio sovrapposto all'insieme
dell'altro, del paesaggio reale, o nella sua totalità, o nel
suo insieme senza i dettagli esagerati. Qui il mio stato di
spirito cessa di essere sentito come inferiore, come pae­
saggio interiore, per essere percepito solo come pertur­
bazione del paesaggio esteriore (Lopes, 1 993: 1 35).

Chuva obliqua mette in pratica questi concetti me­


glio di qualsiasi testo critico:

Attraversa questo paesaggio il mio sogno di un porto


[infinito
e il colore dei fiori è trasparente di vele di grandi velieri
che salpano dal molo trascinando nelle acque come ombra
le sagome al sole di quegli alberi antichi ...

Il porto che sogno è cupo e pallido


e questo paesaggio è pieno di sole da questa parte...
Ma nel mio spirito il sole di oggi è porto cupo
e i velieri che escono dal porto sono questi alberi al sole...
(Pessoa, 1 979: 1 45)

Nella prima delle sei sezioni di cui è composto il


testo si sovrappongono un paesaggio esteriore e rea­
le, che è il paesaggio urbano e assolato che il poeta
vede dalla finestra, e un paesaggio interiore e sognato,
un ombroso porto; le due immagini s'intersecano:so­
vrapponendo elementi orizzontali e verticali Oa strada
e il molo, gli alberi al lato della via e gli alberi delle
navi), attraversati da linee diagonali che li collegano; il
mare, improvvisamente trasparente, lascia intravedere
l'intero paesaggio e i due piani sono legati da un'an-

59
• cA P I T O L O SEC O N D O •

tica nave, che li attraversa, fino ad attraccare al di là


dell'anima del poeta. Nella seconda sezione appare
una chiesa, sulla cui vetrata batte la pioggia; il rumore
della pioggia porta dentro l'esterno, il paesaggio oscu­
ro e bagnato, la messa si confonde con un'automo­
bile che passa fuori, il celebrante diventa acqua e spa­
risce con la macchina che si allontana; le luci della
chiesa si spengono e la pioggia cessa. Nella terza se­
zione, si intersecano l'Egitto della sfinge e dei faraoni
con il foglio su cui il poeta scrive; sulla carta crescono
piranùdi e la mano che scrive diviene il profilo di
Cheope, fino a che il poeta si trova sotterrato in una
piramide, a scrivere, e vede il cadavere del faraone, al
di là del Nilo, mentre barche imbandierate attraversa­
no diagonalmente l'io lirico e il suo pensiero. La quar­
ta sezione è una festa andalusa che risuona sulle pa­
reti silenziose della stanza, un paesaggio notturno,
improvvisamente silenzioso, che irrompe dal tetto. La
quinta sezione è un giorno di fiera nella notte illumi­
nata dalla luna, che corrisponde al sole fuori della
stanza reale; nella fiera ci sono due gruppi di persone
che festeggiano, incrociandosi e mischiandosi, fino a
formare un unico gruppo; all'improvviso questa ora
duplice, sovrapposta, viene scossa e la polvere delle
due realtà cade nelle mani del poeta. L'ultima sezione
presenta un maestro d'orchestra che muove la bac­
chetta e si sovrappone all'infanzia del poeta, quando
giocava con una palla nel cortile; teatro e cortile
s'intersecano, si mischiano, come si mischiano i colo­
ri e le immagini presenti sulla palla che rotola, un
fantino giallo e un cane verde; nel cortile irrompe la
musica, che porta con sé la nostalgia dell'infanzia; poi
s'interrompe, la palla rallenta, il maestro, che è il fan-

60
• LA P OES I A : G L I ETE R O N I M I , L ' O RTO N I M O •

tino ora divenuto nero, ringrazia e poggia la bacchetta


sul muro del cortile:
e si inchina, sorridendo, con un pallone bianco sulla testa,
pallone bianco che gli scompare giù per la schiena...
(Pessoa, 1 979: 1 53)

Le complesse sovrappostztoni di piani spaziali e


temporali, le intersezioni continue tra realtà differenti
rappresentano la complessità della percezione umana,
che a ogni esperienza ne sovrappone altre, in un con­
tinuo richiamo tra presente e passato. Nelle prime tre
sezioni è l'acqua che funge da elemento legante, nella
sua pervasività e trasparenza e nella sua capacità di
prendere forme molteplici, espandersi e ritrarsi, sepa­
rare e legare terre e persone. Nel prosieguo, progres­
sivamente, avanza l'elemento umano, rappresentato
da una gioia distante, che tangenzialmente tocca la
stanza in cui è chiuso il poeta. Infine si presenta l'in­
tersezione con il passato personale, in cui è rappre­
sentata l'infanzia del poeta, nel Largo S. Carlos, sito
vicino a un teatro, e il maestro d'orchestra, che rap­
presenta il padre (che era critico musicale), confuso
con le immagini infantili e poi scomparso, portandosi
via la gioia spensierata del bambino, rappresentata
dalla palla. L'Interse�onismo non troverà molte altre
rappresentazioni nell'opera di Pessoa, forse perché già
alla sua prima emanazione aveva perfettamente esau­
rito le sue possibilità, non potendo trovare espressioni
migliori.
L'esperienza di «OrpheU>>, che nelle intenzioni do­
veva proseguire per almeno altri due numeri, si con­
cluse invece qui, a causa della mancanza di finanzia­
menti (i soldi venivano dalle tasche del padre di Sa-

61
• C A P I TO L O SECONDO •

Carneiro, il quale ad un certo punto chiuse i cordon


della borsa) . Un terzo fascicolo, pronto per la stampa
non uscì. In particolare, su questo numero, era previ­
sta la pubblicazione di una scelta di poesie di Camila
Pessanha, che sia Fernando che Mario consideravano
uno dei loro maestri indiscussi. Pessanha nel 1 9 1 5
era, ormai da oltre vent'anni, un esiliato volontario
nella colonia di Macao e fece il suo ultimo viaggio a
Lisbona proprio tra il settembre del 1 9 1 5 e il marzo
del 1 9 1 6, completando in quei giorni la sua unica rac­
colta poetica, Clep.rydra, che sarebbe uscita nel 1 920,
ed è tuttora considerata il capolavoro della poesia
simbolista portoghese, mirabile equilibrio di eufonica
musicalità e frammentaria percezione del reale.
A luglio, Sa-Carneiro tornò defmitivamente a Pari­
gi, per vivere il suo ultimo, sofferto anno di vita e Pes­
soa, all 'apice della sua creatività, cercò altri progetti a
cui dedicarsi. La sua fase avanguardista sarebbe ter­
minata di li a due anni, con un ultimo, provocatorio
progetto, la rivista «Portugal futurista». Nel frattempo
pubblicò nuovi testi ortonimi su altre riviste, come
«Centauro» (su cui uscirono le quattordici poesie di
Passos da emi) e «Exilim> (su cui uscì Hora absurda) . Il
1 9 1 6 fu però un annus horribi/is, prima con il suicidio
di Sa-Cameiro, avvenuto a Parigi il 27 di aprile, e poi
con la fine delle ultime speranze di poter pubblicare il
terzo numero di «Orpheu». La «fase eroica» della vita
e della produzione pessoana si avviava verso la flne e
il colpo di coda fu la pubblicazione del numero unico
di «Portugal futurista», voluto dall'amico Guilherme
de Santa-Rita (in arte Santa-Rita Pintor), pittore e, a
suo dire, unico ufficialmente autorizzato, da Marinetti
stesso, a diffondere il verbo del Futurismo in Porto-

62
• L A POES I A : G LI ETE R O N I M I , L'ORTO N I M O •

Wtllo. Alla rivista collaborò anche Almada Negreiros,


l'lll' in quello stesso 1 9 1 7 aveva organizzato a Lisbo­
na una Prima Conferenza Futurista. Il primo e unico
numero uscì in novembre e venne, nel giro di pochi
gi1 lrni, sequestrato dalla polizia, segnando la fine vir­
t uale della prima fase del modemismo portoghese.
Su «Portugal futurista» furono pubblicate le cinque
poesie di EpisOdios/A mumia e le altre cinque di Ficçòes
do interludio, tutte dell'ortonimo, e un'opera pamphle­
taria di Alvaro de Campos, intitolata Ultimatum. Il te­
sto si apre con una serie di polemici attacchi «ai man­
darini d'Europa>) (Pessoa, 1 979: 423), che compren­
dono gran parte degli scrittori di fama europei, da
Anatole France a George Bernard Shaw, da Kipling a
Wells, Chesterton e Yeats, D'Annunzio e Maeter­
linck, Barrès e Rostand, gentilmente invitati a togliersi
rapidamente dai piedi. Seguono una serie di attacchi
alle aspirazioni politiche di tutte le nazioni europee e
alla mediocrità dell'epoca attuale e il richiamo alla ne­
cessità che vengano grandi poeti, grandi statisti e
grandi generali. Infine si proclama la supremazia della
sensibilità, unica promotrice della civiltà, tale da ren­
dere possibile, attraverso la cultura, il progresso scien­
tifico e il mutamento dello statu quo, una profonda
trasformazione della società. Ciò presuppone neces­
sariamente l'eliminazione dei dogmi del cristianesimo
(attraverso un'operazione denominata «intervento
chirurgico anticristianm), Pessoa, 1 979: 432), tra cui il
dogma della personalità, in modo da favorire l'e­
liminazione dei confini tra diversi io e la compenetra­
zione tra diverse personalità e coscienze, e che impli­
ca, nell'ordine: in politica, l'abolizione del dogma del­
la democrazia nato con la Rivoluzione francese, per

63
• C A P I TO L O S E C O N D O •

far sì che non domini la maggioranza, ma «l'Uomo


che sia, in se stesso, il maggior numero di Altri; che
sia, pettanto, la Maggioranza>> (Pessoa, 1 979: 433); in
atte, l'abolizione

del concetto che ogni individuo ha il diritto o il dovere


di esprimere ciò che sente. Ha solo il diritto o il dovere
di esprimere ciò che sente, in ane, l'individuo che sente
per diversi individui (Pessoa, 1 979: 433).

In filosofia infine, l'abolizione del concetto di ve­


rità assoluta. Il secondo dogma cristiano da abolire è
il preconcetto dell'individualità, che prevede che l'ani­
ma sia unica e indivisibile; ciò implica: in politica,
l'abolizione di ogni convinzione che duri più di un
momento e la sparizione delle opinioni fisse; in atte,
l'abolizione del dogma dell'individualità artistica («Nes­
sun artista dovrà avere solo una personalità. Dovrà
averne varie», Pessoa, 1 979: 434); in filosofia, l'abo­
lizione totale del concetto di verità. Infine dovrà esse­
re abolito il dogma dell'oggettività, che altro non è se
non una «media grossolana tra le soggettività parziali»
(Pessoa, 1 979: 434) . Il risultato finale di quanto detto
implicherà: in politica, l'avvento di una «monarchia
scientifica antitradizionalistica e antiereditaria, asso­
lutamente spontanea>> (Pessoa, 1 979: 435); in atte, la
sostituzione di trenta o quaranta poeti con «due poeti
[ ... ] ciascuno con quindici o venti personalità» (Pes­
soa, 1 979: 435); in filosofia, l'integrazione di essa con
l'atte e la scienza e la sparizione della metafisica e di
ogni forma di sentimento religioso. Tutto ciò si otter­
rà grazie ad una nuova «Umanità degli Ingegneri» e
tramite la «creazione scientifica di Superuomini» (Pes­
soa, 1 979: 436), che non saranno i più forti, ma i più

64
• LA P O E S I A : G L I ETERON I M I , L'O R T O N I M O •

completi, non i più duri ma i più complessi, non i più


liberi, ma i più armonici.
Nella sua prosa delirante e provocatoria, ironica­
mente polemica e follemente determinata, l'Ultimatum
si integra perfettamente nella teorizzazione eteroni­
mica e nella proclamazione estrema di un'unicità or­
gogliosa, punto più alto di un'apertura al mondo,
nella propria diversità, destinata a breve a rientrare in
dimensioni più intime e ridotte.

4. Gli anni della matun"tà: dagli English Poems


ad <<Athena»

Sono sicuro che, se «Athena» potesse essere letta da


qualcuno con la giusta capacità di comprendere sia il
suo spirito che la sua lingua - la comprensione della
lingua sarebbe indispensabile, per esempio per valutare
le Odi di Ricardo Reis, il cui ponoghese richiama su di
lui la benedizione di Antonio Vieira, così come lo stile e
il linguaggio quella di Orazio (è stato chiamato, direi
mirabilmente, «un Orazio greco che scrive in ponoghe­
se») - si potrebbe sperare in un po' di giustizia. Ma essa
non proverrà dai ponoghesi contemporanei. Migliore lo
troveranno, più profondo sarà il silenzio in cui cadrà
tale giudizio (Pessoa, 1 999b: 53).

Gli anni tra il 1 91 8 e il 1 926 furono tra i più agitati


dell'arco di vita della Prima Repubblica portoghese.
Tra il '1 7 e il ' 1 8 si produsse un primo tentativo dit­
tatoriale, con a capo la figura di Sidonio Pais, che di­
venne con una modifica costituzionale il primo presi­
dente eletto a suffragio diretto. Alla fine del 1 9 1 8 Pais
fu però assassinato (a lui Pessoa avrebbe dedicato, nel

65
• CA PITOLO SECOND O •

1 920, una delle sue più importanti poesie politiche, A


memoria do Presidente-Rei Sidrinio Pais, In memoria del Pre­
sidente-Re Sidrinio Pais) e ci fu un tentativo di restaura­
zione della monarchia nel nord del paese. Il regime
repubblicano fu presto ristabilito, ma le tensioni si
aggravarono.
Nel solo 1 920 si succedettero ben otto governi e si
avviò una crisi economica epocale, tale da minare
completamente la fiducia nel regime repubblicano e
aprire nuovamente la strada verso soluzioni estreme,
che si dimostreranno essere questa volta molto più
durature.
La fine dell'esperienza avanguardista, seguita alla
chiusura di «OrpheU>> e alla morte di Sa-Carneiro
prima e di Santa-Rita Pintor poi, fece tornare Fer­
nando Pessoa sulle strade della poesia inglese, grazie
ad una serie di pubblicazioni che domineranno gli
anni tra il 1 9 1 8 e il 1 921 . La serie inizia nel '18, quan­
do pubblicò, a sue spese, i 35 Sonnets, d'ispirazione
shakespeariana, scritti a varie riprese nel decennio
precedente. Seguì, nello stesso anno, una prima ver­
sione del poemetto Antinous. Nel 1 9 1 9 non pubblicò
opere proprie in inglese, bensì una traduzione di una
poesia di Elizabeth Barrett Browning. Nel 1 920 riuscì
a far pubblicare una sua poesia, intitolata Meantime,
sulla prestigiosa rivista londinese «The Athenaeum».
Nel 1 92 1 , infine, pubblicò, per la casa editrice Olisi­
po, da lui fondata, due volumi, gli English Poems I-II,
contenenti una nuova versione dell'Antinous e una
raccolta di quattordici poesie intitolata Iscriptions, e
gli English Poems III, contenenti il poemetto Epitha­
lamium.
Antinous è dedicato alla morte del giovane amante

66
• LA P OES I A : G L I ETE R O N I M I , L'ORTON I MO •

dell'imperatore Adriano, mentre Epithalamium narra


della preparazione di una giovane al matrimonio, del­
le sue conseguenze sessuali e del diffuso desiderio
carnale che invade i partecipanti alla festa di nozze. En­
trambi contengono diversi elementi esplicitamente ero­
tici, che Pessoa ha definito osceni. Su di essi ha scritto,
in una lettera indirizzata a J oào Gaspar Sirnòes:

Antinous ed Epithalamium sono gli unici poemi (o, persi­


no, composizioni) da me scritti, che si possano chiara­
mente considerare osceni. In ciascuno di noi c'è, per
poco che ci si specializzi istintivamente in oscenità, un
certo elemento di quest'ordine, la cui quantità varia, è
evidente, da uomo a uomo. Poiché questi elementi,
quantunque presenti in grado minimo, rappresentano
un certo impaccio per alcuni processi mentali superiori,
ho deciso, per due volte, di eliminarli con il semplice
mezzo dell'esprimerli intensamente. In questo si fonda ciò
che per Lei sarà la violenza del tutto inattesa di oscenità
che si rivela in questi due poemi - e soprattutto in Epitha­
lamium, che è diretto e brutale (Crespo, 1 997: 198).

La ditta Olisipo era una piccola società fondata nel


1 921 da Pessoa con due amici, che funzionava come
casa editrice ma anche come società di servizi e in­
termediazione commerciale e finanziaria. Da un
punto di vista editoriale, l'attività della Olisipo, ini­
ziata con gli English Poems, sarebbe continuata con al­
tri titoli che avrebbero destato scandalo: la seconda
edizione delle Cançòes (Canzom) di Antonio Botto,
pubblicata nel 1 922, e, l'anno successivo, il pamphlet
SOdoma divinizada di Raul Leal. Sempre nel 1 922 Pes­
soa aveva iniziato la collaborazione con una nuova
rivista, «Contemporanea», che pubblicò, nel primo
numero, un suo racconto, O banqueiro anarquista (Il

67
• cA P ITOLO S EC O N D O •

banchiere anarchico), e nel terzo un suo articolo in difesa


di Botto, intitolato AntOnio Botto e o ideai estético em
Portugal (AntOnio Botto e l'ideale estetico in Porlogallo).
Lo scandalo si produsse a causa del fatto che Botto
scriveva poesie erotiche di tenore dichiaratamente
omosessuale: Pessoa, nel suo articolo, difendeva la li­
ceità dell'assenza di morale e di riferimenti metafisici
nell'arte e la possibilità di incontrare un ideale estetico
che superasse la morale comune e permettesse di
cantare il piacere in quanto tale. Dopo una serie di
prime critiche, vengono pubblicate ulteriori difese,
destinate ad aumentare la portata dello scandalo. E
questo soprattutto in virtù del già citato pamphlet di
Raul Leal, provocatoriamente intitolato Sridoma divini­
zada, volto a difendere le argomentazioni di Pessoa e
in cui si afferma che l'omosessualità è il mezzo per
tornare a raggiungere l'unità divina. Le affermazioni
di Leal, considerate blasfeme, provocarono una serie
di reazioni pubbliche sempre più estreme, fomentate
in particolare da un gruppo di studenti reazionari di
Lisbona che riuscirono a far ordinare il sequestro
pubblico delle opere di Botto e Leal pubblicate dalla
Olisipo. La risposta non si fece attendere, con articoli
di Campos (con il suo Aviso por causa da mora/, Awiso a
causa della morale), Leal e soprattutto Pessoa, che, con il
pamphlet intitolato Sobre um manifesto de estudantes (Su un
manifesto studentesco), riuscì a dimostrare la bassezza in­
tellettuale e morale delle critiche e a chiudere definiti­
vamente la questione.
Su «Contemporànea» apparvero anche nuovi, im­
portanti testi poetici, dell'anonimo e di Campos. Del
primo apparve, sul quarto numero, una raccolta di
dodici poesie, intitolate complessivamente Mar porlu-

68
• LA P O E S I A : G LI ETERON I M I , L'ORTON I M O •

gues, che sarebbero entrate di li a dodici anni nell'u­


nico volume di poesia portoghese pubblicato da Pes­
soa, Mensagem (Messaggio). Del secondo uscì, sul nu­
mero 8, la prima delle due poesie intitolate Usbon Re­
visited, che implica un allontanamento dal tono eroico
e avanguardistico del periodo precedente e segna l'in­
gresso nella terza e ultima fase poetica dell'eteroni­
mo (dopo la fase pre-Caeiro di Opiario e quella avan­
guardistica delle odi di «Orphew>), in cui Campos di­
viene sempre più un alter ego di Fernando Pessoa. Si
tratta di un poeta ormai maturo, parzialmente tragico
e disilluso, lontanissimo dalle affermative enumera­
zioni delle odi, eppure ancora fedele al relativismo
ftlosofico e antologico espresso dall' Ultimatum:
No: non voglio niente.
Ho già detto che non voglio niente.

Non mi venite fuori con conclusioni!


L'unica conclusione è morire.

Non mi portate estetiche!


Non mi parlate di morale!
Risparrniatemi la metafisica!
Non mi decantate sistemi completi, non mi snocciolate
�e conquiste
della scienza (della scienza, mio Dio, della scienza!) ­
della scienza, delle arti, della civiltà moderna!

Che male ho fatto a tutti gli dei?

Se avete la verità, tenetevela!


(Pessoa, 1 993: 1 73)

Ma i tempi erano maturi perché, finalmente, anche


gli altri due eteronimi facessero il loro debutto pub­
blico. Ciò avvenne grazie al concretizzarsi di un nuo­
vo progetto di Pessoa, la pubblicazione della rivista

69
• C A P ITOLO S EC O N D O •

«Athena». Essa venne fondata e diretta dallo stesso


poeta e dall'amico pittore Rui Vaz ed era, almeno nel­
l'intento, una pubblicazione di tenore neo-classicista
ed ellenizzante, anche se in una chiave alquanto ori­
ginale e aperta. <<Athena» fu la prima rivista che diede
spazio, ne suoi soli cinque numeri pubblicati fra la fi­
ne del 1 924 e l'inizio del 1 925, a tutti e tre gli etero­
nimi e all'ortonirno, anche se fu indubbiamente do­
minata da Reis e Caeiro.
Nel primo numero apparvero le venti composizio­
ni che formano il libro Primo delle Odes (Odi) di Ri­
cardo Reis. Sulla sua opera ci è giunto un testo illu­
minante firmato da un certo Frederico Reis (forse un
parente di Ricardo) :

Si riassume in un epicureismo triste tutta la filosofia


dell'opera di Ricardo Reis. Tenteremo di sintetizzarla.
Ognuno di noi - afferma il Poeta - deve vivere la sua
vita, isolandosi dagli altri e cercando solo, all'interno di
una sobrietà individualista, ciò che gli aggrada e piace.
Non si debbono cercare i piaceri violenti e non si deve
fuggire dalle sensazioni dolorose che non siano estre­
me. [ . . . ) l'uomo deve cercare soprattutto la calma, la
tranquillità, astenendosi dallo sforzo e dall'attività utile.
Questa dottrina, il poeta la dà per temporanea. È solo
nel tempo in cui i barbari (i cristiani) dominano che l'at­
titudine dei pagani deve essere questa. Una volta scom­
parso (se scomparirà) l'impero dei barbari, l'attitudine
potrà essere un'altra. Per ora non può essere che que­
sta. Dobbiamo cercare di raggiungere l'illusione della
calma, della libenà e della felicità, cose inaggiungibili
perché, quanto alla libenà, gli stessi dei - su cui pesa il
Fato - non la possiedono; quanto alla felicità, non la
può possedere chi si trova esiliato dalla sua fede e dalla
condizione in cui la sua anima dovrebbe vivere; e
quanto alla calma, chi vive nell'angustia complessa di

70
• LA P OE S I A : G L I ETE R O N I M I , L ' O RT O N I M O •

oggi, chi vive sempre in attesa della morte, difficilmente


potrà fingersi calmo. L'opera di Ricardo Reis, profonda­
mente triste, rappresenta lo sforzo lucido e disciplinato di
ottenere una qualsivoglia calma (Pessoa, 1966: 386).

Le Odi di Reis rappresentano prima di tutto una no­


tevole sfida formale. Con esse, Pessoa intendeva adatta­
re alla lingua portoghese le forme metriche latine, par­
tendo dal modello dei Carmina oraziani. Ciò fu com­
piuto creando composizioni brevi che alternano endeca­
sillabi a settenari, condite di lessico ricercato e arcaiciz­
zante e ricche di riferimenti classici. L'ode VI ha un con­
tenuto metapoetico e descrive il ritmo ricercato da Reis:

Il ritmo antico che sta nei piedi scalzi,


questo ritmo delle ninfe ripetuto,
, quando sotto l'arboreto
battono il suono della danza.
(Pessoa, 1 994: 6T)

Ritmo che però è conseguenza necessaria degli alti


concetti espressi, come l'ode immediatamente succes­
siva sottolinea:

Pongo nell'altera mente il fisso sforzo


dell'altezza, e alla sorte lascio,
e alle sue leggi, il verso;
ché, quando il pensiero è regale e alto,
suddita la frase lo cerca
e schiavo il ritmo lo serve.
(Pessoa, 1 984: ST)

Le tematiche, come indicato da Frederico, riguar­


dar�o la brevità della vita e del piacere, la necessità di
coglierli prima che sopravar�zi l'abisso della morte,
l'accettazione del destino, che tutto toglie, il tentativo

71
• CA PITOLO SEC O N D O •

di rendere assoluti la bellezza e il momento, necessa­


riamente destinati all'annichilimento:

Temo, Lidia, il destino. Nulla è certo.


In qualunque momento può accaderci
che tutto muti.
Fuori dallo sconosciuto è estraneo il passo
che noi compiamo. Gravi numi proteggono
i confini usuali.
N on siamo dèi; ciechi, temiamo,
e la parca vita dataci anteponiamo
alla novità, abisso.
(Pessoa, 1 994: 69)

E allora la strategia è quella di un pacato godere del


presente, del poco di buono che il fato ci concede,
tentando quasi di nascondersi alla sorte:

Piacere, ma con parsimonia,


Lidia, ché la sorte non gradisce
che glielo si strappi di mano.
Sottraiamo furtivi dall'orto-mondo
i depredati pomi.
Non svegliamo, ove dorme, I'Erinne
che ogni piacere frena.
Come un ruscello, muti passeggeri,
godiamo di nascosto.
È invidiosa la sorte, Lidia. Stiamo zitti.
(Pessoa, 1 984: 45)

Il contributo dell'ortonimo al primo numero di


«Athena» si ridusse all'editoriale e a una traduzione
«ritmicamente conforme all'originale» della poesia The
Crow di Edgar Allan Poe.
Sul secondo numero della rivista apparvero una se­
rie di traduzioni di Pessoa (un'antologia di versioni in
portoghese tradotte dall'inglese di frammenti di lirici

72
• LA P O E S I A : GLI E T E RO N I M I , L'ORTO N J M O •

greci, oltre a testi di Walter Pater e O. Henry), alcune


poesie inedite di Mario de Sa-Cameiro, introdotte da
un commosso ricordo di Pessoa, e un articolo di
Carnpos (che in <<Athena» apparirà sempre e solo come
teorico) intitolato O que é a metafisica? (Cos'è la metafisica?),
in cui sono messi in discussione alcuni concetti espressi
dall'ortonirno nell'editoriale del primo numero.
Sul terzo numero uscirono le poesie ortonime 5a­
cadura Cabrai (nome di un pioniere portoghese del­
l'aviazione) e Glddio, oltre a una serie di testi tratti dal
Cancioneiro dello stesso Pessoa, tra cui una nuova ver­
sione di 6 sino da minha aldeia e le celebri quartine di
Eia canta, pobre cefeira (Lei canta, povera mietitrice). Sullo
stesso numero uscì la prima parte di un ampio saggio
di Carnpos, che si concluse nel numero successivo. Si
tratta degli Apontamentos para uma estética nào-aristotelica
(Appunti per un 'estetica non-anstotelica), uno dei testi
chiave della riflessione critica interna al drama em gente.
Qui Campos vuole formulare i principi di base di una
nuova estetica, che definisce non-aristotelica sulla fal­
sa riga delle teorizzazioni relative alle geometrie non­
euclidee. In sintesi, afferma che, mentre l'estetica tra­
dizionale è basata sul principio di bellezza e sulla ri­
produzione in arte di ciò che è considerato bello, la
nuova estetica deve essere basata sul principio di for­
za, <<prendendo, è chiaro, la parola forza nel suo sen­
so astratto e scientifico» (Pessoa, 2000: 237), dunque
non di forza come supremazia e violenza, ma se­
guendo il significato che le scienze esatte, in partico­
lare la fisica, danno al concetto, associandolo al ter­
mine «energia>>. Per Carnpos, nell'arte la forza si ma­
nifesta secondo le forme tipiche della vita, che com­
prende in sé le opposte vertenti di integrazione e di-

73
• C A PI T O LO SEC O N D O •

sintegrazione, le quali devono essere sempre in co­


stante equilibrio. Dunque la vita consiste in una serie
di azioni e reazioni, uguali e opposte e non è
un fatto diretto - come vogliono che sia per l'ane [ . . . ]
gli aristotelici - ma il risultato astratto dell'incontro di
due fatti (Pessoa, 2000: 238).

La base dell'arte è la sensibilità, ed è nella sensibi­


lità che si produrranno queste azioni e reazioni;
al contrario dell'estetica aristotelica, che esige che l'in­
dividuo generalizzi o umanizzi la sua sensibilità, neces­
sariamente particolare e personale, in CJUesta teoria il
percorso indicato è inverso: è il generale che deve parti­
colarizzarsi, l'umano che si deve personalizzare, l'este­
n·ore che deve divenire interionm (Pessoa, 2000: 239).

Mentre la prima forma d'arte si basa sulla bellezza,


l'intelligenza e l'unità artificiale, in quanto gradevoli e
comprensibili e quindi più attraenti, la seconda si basa
sulla forza, la sensibilità e l'unità naturale.
La conclusione di tutto il ragionamento è lapidaria
e alquanto significativa:
Del resto, ftno ad oggi, momento in cui appare per la
prima volta un'autentica dottrina non aristotelica del­
l'atte, ci sono state solo tre vere manifestazioni di arte
non aristotelica. La prima si rintraccia nelle meraviglio-
se poesie di Walt Whitman; la seconda, in 'luelle ancora
più stupefacenti del mio maestro Caeiro; la terza, nelle
due odi - l'Ode Trionfale e l'Ode Marittima - che ho pub­
blicato su <<Orpheu». Non sto a chiedere se 'luesto sia
immodestia. Affermo che è la verità (Crespo, 1 997: 243).

Infine, nel quarto numero venne presentata una


prima scelta di poesie di Caeiro, tratte da O guardador
de rebanhos (Il guardiano di greggz), integrata poi, nel

74
• LA POES I A : GLI ETERON I MI , L'O R T O N I M O •

l)uinto e ultimo numero, da una serie di poesie rica­


vate dai suoi Poemas inconjuntos (Poesie sciolte), per un
totale di trentanove testi. Riferendosi a O guardador de
rebanhos in una lettera a Gaspar Simòes del 1 932, in
cui si discuteva delle possibili pubblicazioni future
per le edizioni della rivista «Presença», Pessoa scrive:

In effetti, e per dire qualcosa che si avvicini alla realtà, mi


piacerebbe che pubblicaste Ilguardiano digrelfli. Avrei così il
piacere che foste voi a presentare ciò che di meglio ho
fatto - un'opera che, anche se scrivessi una nuova Iliade,
non potrei mai, in senso intimo, eguagliare, perché proviene
da un grado e tipo di ispirazione (passi la parola, che è quasi
esatta) che eccede ciò che io potrei generare dentro di me,
cosa che non vale mai per le 1/iadi (Pessoa, 1999b: 288).

L'opera, che occupa una posizione centrale e pre­


minente nell'intero sistema eteronimico, è composta
da 49 poesie in versi liberi di lunghezza variabile, fit­
tiziamente datate al biennio 1 9 1 1 - 1 9 1 2. Nella prefa­
zione all'opera Reis descrive Caeiro come un uomo la
cui vita è senza storia e altro non è stata che la sua
stessa poesia; il fine ultimo dell'opera è
la ricostruzione totale del paganesimo, nella sua essenza
assoluta, in un modo che né i greci né i romani, che in
esso vissero e per questo non lo pensarono, poterono
fare (Pessoa, 1 966: 329) .

Ma, a parte questa, non ci dà altre chiavi di inter­


pretazione, dicendo solo che con quest'opera Caeiro
ha compiuto

un progresso impercettibile e profondo, come quello che


dirige, attraverso le coscienze incoscienti degli uomini, lo
sviluppo logico delle civiltà (Pessoa, 1 966: 329).

75
• C A PITOLO SECONDO •

La prima poesia ha una funzione proemiale e rap­


presenta la chiave di interpretazione dell'intera opera,
poiché contiene in sé la maggioranza dei temi che sa­
ranno sviluppati in seguito. A fugare ogni dubbio che
ci si trovi davanti a un opera bucolica o arcadica, i
primi versi sono lapidari:

Non sono mai stato guardiano di greggi,


ma è come se lo fossi.
La mia anima è come un pastore,
conosce il vento e il sole
e va per mano alle stagioni
a seguire e a guardare.
(Pessoa, 1 984: 7 1 )

E poco dopo esprime l'intenzione profondamente


anti-intellettuale del poeta:

Pensare disturba come camminare sotto la pioggia


quando il vento cresce e sembra che piova di più.

Non ho ambizioni né desideri.


Essere poeta non è un'ambizione mia.
È la mia maniera di essere solo.
(Pessoa, 2002: 21 -23)

È un atteggiamento che si allarga a un netto rifiuto


di ogni metafisica, nella poesia quinta, in <<Athena»
pubblicata subito dopo la prima:

C'è abbastanza metafisica nel non pensare a niente.

Che cosa penso io del mondo?


Che ne so cosa penso del mondo!

76
• LA P OES I A : G L I ETE R O N I M I , L ' O RTON I M O •

Se mi ammalassi ci penserei.
[. . .]
Il mistero delle cose? Che ne so cos'è il mistero!
L'unico mistero è che ci sia chi pensi al mistero.
[. . . ]
Metafisica? Che metafisica hanno quegli alberi?
Quella di essere verdi e chiomati e di avere rami
e quella di dare frutti al momento giusto, cosa che non
[ci fa pensare,
noi che non sappiamo accorgercene.
Ma quale metafisica migliore della loro,
che è quella di non sapere perché vivono
né sapere che non lo sanno?
[. . .]
L'unico senso intimo delle cose
è che esse non hanno un senso intimo.

Non credo in Dio perché non l'ho mai visto.


Se egli volesse che credessi in lui,
verrebbe senza dubbio a parlarmi
e entrerebbe dalla mia porta
dicendomi: Eccomi!
[. . .]
Ma se Dio è i fiori e gli alberi
e i monti e la luce della luna e del sole,
perché lo chiamo Dio?
(Pessoa, 1 984: 79-83)

Nell'antologia pubblicata sulla rivista, segue la poe­


sia IX, quella più esplicita nel definire il significato del
titolo della raccolta e i contenuti del libro:

Sono un guardiano di greggi.


Il gregge è i miei pensieri
e i miei pensieri sono tutti sensazioni.

77
• C A P I TOLO S E C O N D O •

Penso con gli occhi e con gli orecchi


e con le mani e i piedi
e con il naso e la bocca.
(Pessoa, 1 984: 95)

Il senso ftnale del suo modo di vedere il mondo è


dunque fondamentalmente percettivo ed esclude
qualsiasi speculazione su ciò che va al di là dei sensi.
In questa prospettiva, la poesia XLVII rappresenta
una sintesi mirabile, nucleo e punto d'arrivo dell'in­
tera raccolta e di tutta l'opera di Caeiro:

In un giorno eccessivamente nitido,


un giorno in cui veniva voglia di aver già lavorato
[molto
per poter smettere di lavorare,
intravidi, come una strada tra gli alberi,
quello che forse è il Grande Segreto,
quel Grande Mistero di cui parlano i poeti falsi.

Vidi che non c'è Natura,


che Natura non esiste,
che ci sono monti, valli , pianure,
che ci sono alberi, fiori, erbe,
che ci sono fiumi e pietre,
ma che non c'è un tutto a cui questo appartenga,
che un insieme reale e vero è una malattia delle
[nostre idee.

La Natura è parti senza un tutto.


Questo è forse quel tale mistero di cui parlano.

Fu questo, che senza pensare o fermarmi,


ebbi la certezza fosse la verità
che tutti stanno cercando senza trovare,

78
• LA P O ES I A : G L I ETER O N I M I , L'ORTO N ! M O •

e che soltanto io, perché non sono andato a cercarla,


[ho trovato.
(Pessoa, 1 984: 1 33)

Tra le poesie pubblicate sul quinto numero di


<<Athena>>, tratte dalla raccolta dei Poemas inconjuntos ri­
salente agli ultimi due anni di «vita>> dell'eteronimo,
troviamo una serie di poesie caerianamente eterodos­
se, perché scritte da un Caeiro già malato e dedicate
alla malattia stessa e alla morte. Tra esse, quella che
avrebbe potuto benissimo apparire come epigrafe
sulla lapide di Caeiro:

Se dopo che io sarò morto, vorranno scrivere la mia


[biografia,
Non c'è nulla di più semplice.
Ha solo due date - quella della mia nascita e quella della
[mia morte.
Tra l'una e l'altra cosa tutti i giorni sono miei
(Pessoa, 2002: 1 35)

Con il numero 5 della rivista, terminava anche


l'avventura di <<Athena>> e Pessoa si avviava verso
una nuova fase della sua vita, quella in cui mag­
giormente sarebbe stato riconosciuto, similmente
ad Alberto Caeiro, maestro di un'intera generazione
letteraria.

5. Gli ultimi anni: da <<Presençcw a Mensagem

Tutto mi si evapora. La mia vita intera, i miei ricordi, la


mia immaginazione e ciò che essa contiene, la mia per­
sonalità: tutto mi si evapora. Sento continuamente che
sono stato un altro, di aver sentito altro, di aver pensato

79
• CAPITOLO SECONDO •

altro. Quello a cui assisto è uno spettacolo con un altro


scenario. E quello a cui assisto sono io. A volte, trovo,
nella confusione dei miei cassetti letterari, fogli scritti
da me dieci anni fa, quindici anni fa, o forse da più
tempo ancora. Molti mi sembrano scritti da un estra­
neo; non vi riconosco me stesso. Qualcuno li ha certa­
mente scritti, e sono stato io. Li ho sentiti miei, ma è
stato come in un'altra vita dalla quale mi fossi risve­
gliato adesso come da un sogno altrui (Pessoa, 201 1 :
385-386).

Il 1 926 fu l'anno di una svolta drammatica, che


portò alla fine della breve storia della fragile Prima
Repubblica portoghese. Fra maggio e luglio una serie
di rivolte militari portarono alla nascita di una nuova
dittatura, questa volta gestita da membri dell'esercito.
Venne introdotto uno stretto controllo sociale e poli­
tico, con l'instaurazione della censura preventiva sulla
stampa e una dura repressione di tutti i partiti. La si­
tuazione finanziaria continuò a peggiorare, finché, nel
1 928, non venne chiamato a presiedere il Ministero
dell'Economia un professore dell'università di Coim­
bra, Antonio de Oliveira Salazar. L'opera del nuovo
ministro fu efficace e ciò gli diede un amplissimo
credito, tale che nel 1 932 fu nominato presidente del
Consiglio e varò un nuovo governo senza la parteci­
pazione dei militari. L'anno successivo propose ad un
plebiscito popolare la nuova Costituzione, che dava
amplissimi poteri al capo dello Stato e scioglieva di
fatto i partiti politici. Era l'inizio di una nuova fase
dittatoriale, denominata Estado Novo, che sarebbe du­
rata per quarant'anni.
In quello stesso 1 926, Fernando Pessoa si dedicò
meno alla letteratura, almeno pubblicamente, per con-

80
• L A POES I A : GLI ETERO N I M I , L'O RTON I MO •

centrarsi sul progetto, portato avanti assieme al co­


gnato Francisco Caetano Dias, di una <<Revista de
Comércio e Contabilidade» per cui scrisse diversi ar­
ticoli, forte della sua quasi ventennale esperienza di
lavoro in ditte commerciali. Ebbe comunque il tempo
per pubblicare alcune poesie su «Contemporanea», tra
cui la seconda ùsbon Revisited di Alvaro de Campos,
in cui prosegue la definizione della nuova, disillusa
versione dell'ingegnere navale e la progressiva osmosi
tra lui e l'ortonimo, esplicata anche nel sovrapporsi di
biografie ed esili paralleli, quello a Glasgow del primo
e a Durban del secondo:

Nulla mi lega a nulla.


Voglio cinquanta cose allo stesso tempo.
Bramo con un'angoscia fatta di carne
quel che non so cosa sia -
definitivamente l'indefinito ...
Dormo irrequieto e vivo in un irrequieto sognare
di chi dorme irrequieto, mezzo sognando.
[ .
. . ]
Di nuovo ti rivedo,
città della mia infanzia spaventosamente perduta ...
Città triste e all egra, eccomi tornato a sognare...
Io? Ma sono lo stesso che qui è vissutò , che qui è tornato,
e che qui è tornato a tornare, e a ritornare,
e di nuovo a ritornare?
O siamo, tutti gli lo che qui sono stato o sono stati,
una serie di grani-enti legati da un filo-memoria,
una serie di sogni di me di qualcuno fuori di me?
(Pessoa, 1 993: 1 85- 1 87)

Il 1 O marzo del 1 927 fu pubblicato, a Coimbra, il


primo numero di una nuova rivista, intitolata «Pre­
sença», che era gestita da un gruppo di studenti uni-

81
• C A P I TO LO SECONDO •

versitari e aveva tra i suoi fondatori e collaborator


una serie di figure determinanti per il futuro dellt
lettere portoghesi, come, per citarne solo alcuni, J osé
Régio, Braquinho da Fonseca, Joào Gaspar Simòes,
Adolfo Casais Monteiro, Carlos Queir6s e Miguel
Torga. «Presença» diverrà la rivista letteraria più im­
portante tra la fine degli anni venti e il decennio suc­
cessivo ed ebbe, tra i suoi principali meriti, quello di
proclamare Pessoa suo nume tutelare, oltre che mae­
stro indiscusso della nuova generazione letteraria.
La collaborazione di Pessoa con la rivista iniziò già
dal quinto numero e proseguì fino alla fine della sua
vita. Nei primi numeri, tra il '27 e il '28, pubblicò, ol­
tre a un brano critico su Sa-Carneiro, accompagnato
da testi inediti, alcune poesie ortonime, qualche ode
di Reis e un paio di testi (uno in prosa e uno in versi)
di Campos, oltre a un'interessante Tavola bibliografica
(per cui cfr. le Finestre di approfondimento in fondo
al volume) in cui fornisce, rigorosamente in terza per­
sona, alcune interessanti informazioni su se stesso e
gli eteronimi, ma mostra anche una disillusione, solo
parzialmente ironica, nei confronti delle reali possibi­
lità di pubblicazione e diffusione dei suoi scritti. A
partire da quegli stessi anni iniziò inoltre una proficua
corrispondenza con alcuni collaboratori della rivista,
in particolare con Gaspar Simòes e Casais Monteiro,
che fornirà alcuni dei più preziosi documenti critici
ancora oggi in nostro possesso sulla sua opera e sulla
sua poetica.
Di Campos uscì, nel 1 930, una poesia biografica
intitolata Aniversario (Compleanno), in cui ancora una
volta i suoi ricordi infantili si confondono con quelli
del suo demiurgo:

82
• LA POES I A : GLI ETERO N I M I , L'ORTON I M O •

AJ tempo in cui festeggiavano il giorno del mio


[compleanno,
io ero felice e nessuno era morto.
Nella casa antica, perfino il mio compleanno era una
[tradizione secolare,
e l'allegria di tutti, e la mia, era giusta come una religione
[qualsiasi.

AJ tempo in cui festeggiavano il giorno del mio


[compleanno,
avevo la grande salute di non capire alcunché,
di essere intelligente per quelli della famiglia,
e di non avere le speranze che gli altri avevano in mia vece.
Quando arrivai ad avere speranze, non sapevo più avere
[speranze.
Quando arrivai a guardare la vita, avevo perso il senso
[della vita.
(Pessoa, 1 993: 275)

Dallo stesso anno, fece uscire su «Presença» anche


una serie di frammenti del l..ivro do desassossego, che già
dall'anno precedente aveva iniziato a pubblicare sulla
rivista «Soluçào Editora».
A partire dal 1 93 1 , inoltre, pubblicò sulla rivista
anche una serie di testi relativi a Alberto Caeiro, tra
cui l'imprescindibile poesia VIII del Guardador de
rebanhos e le appassionanti Notas para a recordaçào do
meu mestre Caeiro (Note in memona del mio maestro Caeiro)
di Campos. Riguardo alla poesia VIII del Guardador,
in una lettera Pessoa spiega perché non abbia a suo
tempo trovato posto su <<Athena»:
Ciò che le posso inviare, se vuole, è la poesia ottava del
Guardiano di greggi di Caeiro, ovvero la poesia sulla ve­
nuta di Cristo sulla terra, che non ho pubblicato su
<<Athena» per ciò che contiene di offensivo per la Chie-

83
• C A P I TOLO SECONDO •

sa Cattolica; e ciò non era adatto ad <<Athena», come


pubblicazione in generale, ma anche a causa del cattoli­
cesimo di Rui Vaz, direttore assieme a me della rivista e
suo proprietario (Pessoa, 1 999b: 222).

La lunga poesia, la più lunga mai scritta da Caeiro,


contiene una leggerissima e profonda lettura dell'u­
manità di Cristo bambino e narra la sua fuga dal Pa­
radiso per smettere di essere la seconda persona della
Trinità e poter tornare liberamente a giocare nei
campi, con le piante, le persone e gli animali:

Nel cielo doveva stare sempre serio


e di tanto in tanto farsi uomo un'altra volta
e risalire in croce e stare sempre a morire
con una corona di spine sulla fronte
e i piedi trafitti da un chiodo,
e perfino con uno straccio intorno ai fianchi
come i negri nelle illustrazioni.
Non permettevano neppure che avesse padre e madre
come gli altri bambini.
Suo padre era due persone:
un vecchio chiamato Giuseppe, che faceva il falegname
e che non era suo padre;
e l'altro padre era una colomba stupida,
l'unica colomba brutta del mondo
perché non era di questo mondo e non era una colomba.
E sua madre non aveva amato prima di averlo.
N on era una donna: era una valigia
in cui egli era venuto dal cielo.
E pretendevano che lui, che era nato solo dalla madre,
e che mai aveva avuto padre da amare e rispettare,
predicasse la bontà e la giustizia!

Un giorno che Dio stava dormendo


e lo Spirito Santo svolazzava,
egli andò alla cassa dei miracoli e ne rubò tre.

84
• LA POES I A : GLI ETERO N I M I , L'ORTON I M O •

Con il primo fece sì che nessuno sapesse che lui era fuggito.
Con il secondo si creò eternamente umano e bambino.
Con il terzo creò un Cristo eternamente in croce
e lo lasciò inchiodato alla croce che è in cielo
e che serve di modello alle altre.
Poi fuggi verso il sole
e scese con il primo raggio che gli capitò.
(Pessoa, 1 984: 87)

Il nuovo bambino diviene il maestro del poeta, in­


segnandogli nuovamente a vedere le cose, e in parte
si identifica con lui stesso, perché è contemporanea­
mente il bambino che ha dentro e il nuovo messia del
neopaganesimo, quale Caeiro diverrà per i suoi se­
guae!.
Un'ulteriore luce sulla figura di Caeiro, e indiretta­
mente su quella di Campos, è data dalle Notas para a
recordaçào do meu mestre Caeiro, «che sono secondo me
tra le migliori pagine del mio ingegnere» (Pessoa,
1 999b: 222) . Si tratta di una sorta di V angelo secondo
Campos e la descrizione del primo incontro con il
maestro ha chiaramente qualcosa di messianico:
Lo vedo ancora, con la chiarezza dell'anima, che le la­
crime del ricordo non offuscano, perché la visione non
è esterna.. Lo vedo davanti a me, e lo vedrò forse eter­
.

namente come lo vidi la prima volta. Prima, gli occhi


azzurri da bambino che non ha paura; poi, gli zigomi
già un po' sporgenti, il colore un po' pallido, e la strana
aria greca, che veniva da dentro ed era quiete, e non da
fuori, perché non era espressione né fattezze. [...]
L'espressione della bocca, l'ultima cosa che si notava -
come se parlare fosse, per questo uomo, meno che esi­
stere -, era un sorriso come quello che si attribuisce in
versi alle cose belle inanimate, solo perché ci piacciono
- fiori, grandi campi, acque con sole -, un sorriso di

85
• CAPITOLO SECON D O •

esistere, e non di parlarci. Maestro mio, maestro mio,


perso tanto presto! Lo rivedo nell'ombra che è in me,
nella memoria che conservo di ciò che sono da morto...
Fu durante la nostra prima conversazione... Non so
come fu, ed egli disse: ccC'è qui un ragazzo, Ricardo
Reis, che le piacerà conoscere: è molto differente da
lei». E dopo aggiunse: <<Tutto è differente da noi, ed è
per questo che tutto esiste». Questa frase, detta come se
fosse un assioma della terra, mi sedusse con una scossa,
come quella di tutti i primi possessi, che mi entrò nelle
fondamenta dell'anima. Ma, al contrario della seduzione
materiale, l'effetto in me fu quello di ricevere all'im­
provviso, in tutte le mie sensazioni, una verginità che
non avevo avuto (Pessoa, t 999c: 263-265).

Anche per Campos, come per Reis, l'essenza di


Caeiro si riassume nel suo esempio, che è il suo inse­
gnamento:
Il mio maestro Caeiro non era un pagano; era il pagane­
simo. Ricardo Reis è un pagano, Antonio Mora è un
pagano, io sono un pagano; lo stesso Fernando Pessoa
sarebbe un pagano, se non fosse dentro un gomitolo
ingarbugliato. Ma Ricardo Reis è un pagano per caratte­
re, Antonio Mora è un pagano per intelletto, io sono un
pagano per ribellione, cioè, per temperamento. In Caei­
ro non c'era spiegazione per il paganesimo; c'era consu­
stanziazione (Pessoa, t 999c: 269).

Un neopaga.nesimo che è di per sé l'applicazione


alla divinità del concetto di eteronimia, unica religio­
ne possibile per Caeiro e i suoi discepoli e che troverà
il suo poeta più ortodosso in Reis e il suo fùosofo in
Antonio Mora, ma che è già tutto espresso ne O
penultimo poema (che è poi l'ultima poesia di Caeiro
pubblicata in vita da Pessoa), uscito sempre su «Pre­
sença»:

86
• LA POES I A : G L I ETERON I M I , L'ORTO N I M O •

So anche fare congetture.


C'è in ogni cosa quello che la anima.
Nella pianta sta fuori ed è una piccola ninfa.
N ell'animale è un essere interiore lontano.
Nell'uomo è l'anima che vive con lui ed è già lui.
Negli dèi ha la stessa dimensione
e lo stesso spazio del corpo
ed è la stessa cosa del corpo.
Per questo si dice che gli dèi non muoiono mai.
Per questo gli dèi non hanno né corpo né anima
ma solo corpo e sono perfetti.
È il corpo che è loro anima.
E hanno la coscienza nella propria carne divina.
(Pessoa, 2002: 209)

Il Pessoa ortonimo pubblicò invece, tra il '32 e il


'33, due brevi poesie che rappresentano uno dei suoi
apici di compresenza tra sintesi e complessità; si tratta
di Autopsicografia e !sto (Questo), due testi entrambi in­
centrati sul problema della realtà celata dietro alla fin­
zione poetica. La prima è forse uno dei più noti e ci­
tati testi di Pessoa, basato su uno dei più classici pa­
radossi di ogni epoca, quello del mentitore, che per­
fettamente si adatta alla visione di indeterminazione
della realtà tipica del poeta:

Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,


nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

87
• C A PITOLO S E C O N D O •

E così sui binari in tondo


gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla,
che si chiama cuore.
(Pessoa, 1 979: 1 65)

La seconda insiste invece su quella razionalizzazio­


ne del sentimento, già espresso in un verso di Eia
canta pobre cefeira, poesia pubblicata su «Athena» in cui
affermava «Ciò che in me sente sta pensando» (Pes­
soa, 1 979: 1 63), nell'incipit di un'altra poesia dello
stesso periodo, pubblicata postuma, «Basta pensare di
sentire / per sentire di pensare» (Pessoa, 2009a: 691),
o in un passo del Livro do desassossego,

Credo che il prodondo sentimento in cui vivo, di in­


congruenza rispetto agli altri, sia dovuto al fatto che la
maggioranza pensa con sensibilità e io, invece, sento
col pensiero (Pessoa, 201 1 : 253).

/sto reitera il concetto nella maniera più limpida e


chiara:

Dicon che fingo o mento


quando scrivo. No:
semplicemente sento
con l'immaginazione,
non uso il sentimento.
[ ]
o o o

Sentire? Senta chi legge.


(Pessoa, 1 979: 1 67)

L'ultimo testo di Reis pubblicato su «Presença» è


una breve ode, estremamente rappresentativa, sintesi
mirabile e positiva del suo pensiero:

88
• LA POESI A : G L I ETERO N I M I , L'ORTON I MO •

Per essere grande, sii intero: nulla


di te esagera o escludi.
Sii tutto in ogni cosa. Poni quanto sei
nel minimo che fai.
Così in ogni lago l'intera luna
brilla, perché alta vive.
(Pessoa, 1 994: 82)

Su quello stesso numero di «Presença», il 37, uscì


infme anche un ultimo testo di Campos, forse il più
celebre della sua terza fase, intitolato Tabacaria. Si
tratta di una lunga poesia dedicata al fallimento, che
trasforma in sistema e quotidianità la genialità ro­
mantica, che riflette sulle alte aspirazioni e sul loro in­
frangersi nelle potenzialità inespresse e che fa di que­
sta inutilità intellettuale e poetica una strana forma di
gloria al negativo. L'incipit è uno dei più brucianti e
intensi dell'intera produzione lirica pessoana:

N on sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
A parte ciò, ho in me tutti i sogni del mondo.
(Pessoa, 1 993: 1 99)

Ancora una volta troviamo il poeta seduto alla fi­


nestra ad osservare l'esterno, come Caeiro nel Guar­
dador, come l'ortonimo di Chuva obliqua, come Ber­
nando Soares nel I.ivro do desassossego. L'ingegnere si
pone come grande sconfitto, come colui che ha cre­
duto di essere, ma non è stato, che si è aggiunto alla .
schiera di coloro che si credono geni nel chiuso delle
loro stanze, che hanno sognato la conquista del mon­
do, ma non hanno mai superato la soglia di casa e

89
• C A P I TO LO SECONDO •

della potenzialità. Un'altra esistenza era forse passi


bile, ma volontariamente si è permesso che fuggisse
via. Unica consolazione che rimane è «la calligrafi�
rapida di questi versi, l portico rotto sull'Impos­
sibile» (Pessoa, 1 993: 205), ultimo appiglio «per pro­
vare che sono sublime» (Pessoa, 1 993: 207). Ed f.
nella dialettica tra il sogno e la realtà, rappresentata
dalla tabaccheria di fronte, che si gioca la vita del
poeta, che pure non può prescindere dalla «coscien­
za di stare esistendo l come un tappeto in cui un ubria­
co inciampa>> (Pessoa, 1 993: 207). Dialettica che si
esplica nel confronto esistenziale tra Campos e il ta­
baccaio:

Ma il Padrone della Tabaccheria si è fatto sulla porta


[e vi è rimasto.
Lo guardo con il disagio che dà l'animo quando ha
[per metà inteso.
Lui morirà e io morirò.
Lui lascerà l'insegna, io lascerò i versi.
A un certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi.
Poi morirà la strada dove fu l'insegna
e la lingua in cui furono scritti i versi.
Infine morirà il pianeta ruotante in cui tutto ciò avvenne.
In altri satelliti di altri sistemi, qualcosa di simile a gente
continuerà a fare cose come versi e a vivere sotto cose
[come insegne,
sempre una cosa di fronte all'altra,
sempre una cosa inutile quanto l'altra,
sempre l'impossibile stupido quanto il reale,
sempre il mistero del fondo, certo come il sonno del
[mistero della superficie,
sempre questo o sempre un'altra cosa, oppure né una
[cosa né l'altra.
(Pessoa, 1 993: 207 -209)

90
• LA POES I A : GLI ETERO N I M I , L'ORTON I M O •

All'improvviso questo confronto eterno è spezzato


dall'ingresso di un uomo nella tabaccheria. Il poeta si
accende una sigaretta e seguendo il fumo che si innal­
za si libera dal pensiero e prende coscienza «che la
metafisica è l'effetto di un'indisposizione» (Pessoa,
1 993: 209) . L'uomo esce, e Campos lo riconosce: «è
I'Esteves senza metafisica» (Pessoa, 1 993: 209), l'uo­
mo comune, che non vive del sogno ma nella realtà, il
suo alter-ego, se avesse fatto scelte diverse e si fosse
accontentato di una sola vita. I due si vedono, si ri­
conoscono, si salutano, «e l'universo l mi si è rico­
struito senza ideale né speranza, e il Padrone della
Tabaccheria ha sorriso» (Pessoa, 1 993: 21 1).
Nel 1 934, dopo aver più volte annunciato le sue
intenzioni editoriali, soprattutto in lettere indirizzate a
collaboratori di «Presença», Pessoa arrivò finalmente
a pubblicare il suo primo libro di poesia in portoghe­
se: Mensagem. L'occasione gli fu data dalla partecipa­
zione ad un premio indetto dal Secretariado de Pro­
paganda Nacional, capitanato dall'amico di sempre
Antonio Ferro, e che prevedeva anche una somma di
denaro per il vincitore. Per partecipare, il volume do­
veva essere pubblicato e così il libro uscì in ottobre;
negli ultimi mesi dell'anno la giuria si riunì, decretan­
do vincitrice la raccolta &maria (Pellegrinaggio) di Va­
sco Reis, in quanto Mensagem non possedeva il nume­
ro di pagine richieste dal bando, ma premiandolo
comunque in una categoria appositamente creata che
ricevette lo stesso importo dell'altra opera.
Mensagem è un'opera complessa e dalla lunga gesta­
zione, formata da quarantaquattro poesie composte
tra il 1 9 1 3 e il 1 934, che aveva attraversato diverse fa­
si di elaborazione, con pubblicazioni parziali su rivi-

91
• CA PITOLO SECON D O •

sta. Nella sua forma edita si compone di tre parti:


Brasào (Blasone), basata sui simboli contenuti nel bla­
sone che domina la bandiera portoghese, Mar portuguéJ
(Mare portoghese), fonnata da dodici testi dedicati all'e­
popea marittima, e O Encoberto (Il Velato), dedicato alla
figura del re D. Sebastiào, alla profezia del Quinto Im­
pero e al preannuncio di un futuro glorioso per la nazio­
ne. L'opera appare dunque come un poema storico-na­
zionalista dedicato alla gloria passata e futura della pro­
pria patria, ma dal forte impatto lirico, dovuto alle origi­
nali chiavi interpretative che Pessoa utilizza nel descrivere
le fasi e i personaggi salienti della storia del Portogallo.
La prima poesia, Os castelos (I castellz), riprende la
tradizione della descrizione antropomorfa della topo­
grafia d'Europa, già usata da Camòes in apertura del
suo poema Os Ùlsiadas, e che pone il Portogallo in
posizione privilegiata, quale volto del continente. La
terza, intitolata Ufysses, contiene una delle più interes­
santi definizioni del mito date da Pessoa, e fa riferi­
mento alla leggenda che vuole la città di Lisbona fon­
data dal re di Itaca nel punto più estremo raggiunto
durante il suo viaggio verso occidente:

n mito è il nulla che è tutto.


Lo stesso sole che apre i cieli
è un mito brillante e muto -

il corpo morto di Dio


vivente e nudo.

Questi, che qui approdò,


fu per il non essere esistente.
Senza esistere ci bastò.
Per non essere venuto venne
e ci creò.

92
• LA POES I A : GLI ETERON I M I , L'ORTON I M O •

Così la leggenda si dipana


entrando nella realtà,
e a fecondarla decorre.
In basso la vita, metà
di nulla, muore
(Pessoa, 1 984: 1 43)

Gli altri testi della prima parte sono dedicati a per­


sonaggi storici fondamentali nella nascita del Porto­
h.-allo e nella sua trasformazione in impero tricontinen­
tale, fino a D. Sebastiào, ultimo re di quella dinastia di
Avis sotto la quale era avvenuta l'intera espansione ma­
rittima, con la cui morte durante un'impresa militare in
Marocco si era infranto il sogno di gloria portoghese;
ma contemporaneamente era nato un sogno di rivalsa,
tra il mistico e il messianico, che sarebbe giunto, sotto
il nome di Sebastianismo, fino a Pessoa.
La seconda parte è dedicata ai personaggi e alle
tappe simboliche delle scoperte geografiche, partendo
dalla figura dell'Infante D. Henrique (il principe En­
rico il Navigatore), che fortemente e lucidamente di­
resse le prime imprese, passando per Bartolomeu
Dias, Colombo, Magellano, Vasco da Gama e giun­
gendo, ancora una volta, all'ultima nave, quella che
portò D. Sebastiào verso la morte. La decima poesia,
che ha lo stesso titolo dell'intera sezione, Mar portu­
gués, sintetizza in dodici versi tutto il valore emotivo e
metaforico che il mare possiede nell'immaginario col­
lettivo di un intero popolo, contemporanemente sim­
bolo di dolore e morte, ma anche unica, stretta via
verso la gloria:

O salsa mare, quanto del tuo sale


sono lacrime del Portogallo !

93
• C A P I TOLO SECON D O •

Per solcarti, quante madri piansero,


quanti figli pregarono invano!
Quante promesse spose restarono promesse
perché tu fossi nostro, o mare!

Valse la pena? Tutto vale la pena


se l'anima non è angusta.
Chi vuole andare oltre Capo Bojador
deve passare oltre il dolore.
Dio dette al mare pericolo e abisso,
ma è nel mare che rispecchiò il cielo
(Pessoa, 1 984: 1 65-16 7)

L'ultima parte è dedicata alla profezia di rivalsa, di


ritorno ad un futuro di gloria per il Portogallo. O En­
coberlo (Il Velato) è esattamente la figura messianica,
identificata con D. Sebastiào, che dovrà venire (o
tornare) per riportare la nazione agli antichi fasti e
farla assurgere a Quinto Impero del mondo, farla
cioè coincidere con il regno eterno e finale profetiz­
zato nel libro biblico di Daniele (2, 44) che potrà ol­
trepassare in gloria e grandezza i precedenti quattro
(secondo Pessoa, nell'ordine Grecia, Roma, Cristia­
nità ed Europa - o Gran Bretagna). La seconda se­
zione di quest'ultima parte, intitolata Os avisos (Gli av­
vist), è dedicata alle figure che seppero profetizzare la
futura grandezza del Portogallo, Gonçalo Eanes
Bandarra, un calzolaio del Cinquecento che scrisse
una serie di composizioni in versi che prearmuncia­
vano l'arrivo dell'Encoberlo, Antonio Vieira, il grande
gesuita portoghese del Seicento, indicato da Pessoa
come «imperatore della lingua portoghese» (Pessoa,
1 984: 1 75), che con la sua opera di carattere profetico
teorizzò con alto rigore teologico l'avvento del Quin-

94
• LA POES I A : GLI ETERONI M I , L'ORTON I M O •

to Impero, e infine l'autore stesso di Mensagem, che


con quest'opera invoca poeticamente il ritorno di D.
Sebastiào e il compimento della profezia. L'ultima se­
zione è intitolata Os tempos (I tempt) e segna l'appros­
simarsi progressivo al presente, tempo di crisi e in­
determinazione, ma vigilia dell'avvento del nuovo re­
gno; un tempo che Pessoa definisce con l'ultima poe­
sia, Nevoeiro (Nebbia), in cui

Nessuno sa quello che vuole.


Nessuno sa quale anima possiede,
né cosa è male né cosa è bene.
(Quale lontana ansia piange vicino?).
Tutto è incerto e disperato,
tutto è disperso, niente è intero.
Portogallo, oggi sei nebbia...
(Pessoa, 1 984: 1 83)

È evidente che la nuova gloria non corrispondeva


affatto alle condizioni attuali del Portogallo, verso cui
invece Pessoa fu più volte critico, sia nelle sue note
politiche che in alcune poesie dichiaratamente anti­
salazariste (rimaste però inedite fino alla Rivoluzione
dei Garofani). Nella sua ultima lettera indirizzata a
Casais Monteiro, datata 30 ottobre 1 935, incompleta
e mai inviata, scrive, con un'ironia velata da forte
amarezza:
Dal discorso tenuto da Salazar il 21 febbraio di que­
st'anno, durante la consegna dei premi del Segretariato
di Propaganda N azionale, siamo stati informati, tutti
noi che scriviamo, che la restrittiva regola della Censu­
ra, «non si può dire questo o quello», era stata sostituita
con la regola sovietica del Potere, «si deve dire questo o
quello». In parole più chiare, tutto ciò che scriveremo,

95
• CA PITOLO SECONDO •

non solo non dovrà contrariare i principi (la cui natura


ignoro) dell'Estado Novo (di cui non conosco la defini­
zione), ma dovrà essere subordinato alle direttrici trac­
ciate dai burocrati del succitato Estado Novo. Ciò vuoi
dire, suppongo, che non potrà esistere legittimamente
nessuna manifestazione letteraria in Portogallo che non
includa un qualche riferimento all'equilibrio di bilancio,
al corporativismo (che non so anch'esso cosa sia) della
società portoghese e ad altri ingranaggi della stessa spe­
cie (Pessoa, 1 999b: 358).

A inizio novembre uscì, sul numero 3 della rivista


«SW-Sudoeste», diretta da Almada Negreiros, una
commemorazione per i vent'anni dal primo numero
di «Orpheu», in cui furono pubblicati una poesia or­
tonima (Conselho, Consiglio), e due testi in prosa, uno
firmato da Pessoa, intitolato Nos os de Orpheu (Noi
quelli di Orpheu), e uno da Campos, intitolato Notas ao
acaso (Note a caso) .
Ma Pessoa, che negli ultimi anni aveva fatto del be­
re un'abitudine costante, non avrebbe visto altri anni­
versari. L'ultima poesia datata da lui scritta risale al 1 9
novembre 1 935, e recita:

Vi sono mali peggiori dei mali,


pene che non dolgono, neppure nell'anima,
ma assai più dolorose delle altre.
Vi sono pene sognate più reali
di quelle recate dalla vita, sensazioni
sentite solo coll'immaginarle
che sono più nostre della nostra vita.
Tante cose che, senza esistere,
esistono, esistono a lungo,
e lungamente sono nostre, sono noi. . .

Sul verde cupo dell'ampio fiume


i circonflessi bianchi dei gabbiani...

96
• LA POES I A : GLI ETERO N I M I , L'ORTON I M O •

Sull'anima l'aleggiare inutile


di ciò che non fu, né può essere, ed è tutto.

Dammi più vino, perché la vita è niente.


(Pessoa, 2009a: 993)

Undici giorni dopo Fernando Pessoa sarebbe mor­


to per complicanze mediche legate all'alcolismo.

97
• C A P I TO L O SEC O N D O •

Carta di un quaderno manoscritto di Fernando Pessoa


(segnatura: E3/ 1 44X- 1 4) .

98
Capitolo terzo
Le prose: riflessioni, saggi e finzioni

1. Premessa

La prosa rappresenta «l'altra faccia» della genialità


pessoana, amplissima e variegata, composta da nume­
rosissime declinazioni: l'intensità lirica della prosa del­
l'inquietudine, l'acuto raziocinio dei racconti polizie­
schi, la profondità auto-analitica degli scritti intimi e
un'infinita varietà di interessi, tali da toccare, con in­
tuizione e competenza, quasi ogni ambito dello sci­
bile umano, dalla filosofia alla religione, dalla critica
letteraria all'occultismo, dalla politica all'economia, per
non citarne che alcuni.

2. l/ libro dell'inquietudine

C'è prosa che danza, canta, declama se stessa. Ci sono


ritmi verbali che sono veri e propri balletti nei quali
l'idea si spoglia sinuosamente in una sensualità trasluci­
da e perfetta. E in prosa si assiste anche a fmezze vee­
menti con cui un grande attore, il Verbo, trasmuta rit­
micamente nella sua sostanza corporea il mistero im­
palpabile dell'universo (F. Pessoa, 201 1 : 341 )
.

Alla sua morte, Pessoa lasciava un'impressionante


mole di scritti, con diversi testi inediti. Molta nuova

99
• CA P ITOLO TERZO •

poesia si celava nelle sue carte, anche se la maggio­


ranza dei testi lirici più significativi era già uscita in
vita. Ma la maggiore rivelazione postuma riguardò lo
svelarsi di uno dei progetti a cui Pessoa aveva più la­
vorato: un romanzo, assolutamente sui generis, intito­
lato O livro do desassossego (l/ libro dell'inquietudine). I fram­
menti del ù'vro erano stati da Pessoa attribuiti prima a
Vicente Guedes e poi, definitivamente, a Bernardo
Soares, la cui sostanza serni-eteronimica è stata chia­
ramente descritta nella lettera sulla genesi degli etero­
nimi (per cui cfr. il testo n. 2 delle Finestre di appro­
fondimento).
Pessoa e Soares avevano molto in comune: entrambi
erano impiegati in ditte di lisbona, entrambi frequen­
tavano gli stessi ambienti, le stesse strade, gli stessi ri­
storanti; entrambi vivevano una vita costantemente so­
gnata, più vivida e reale della realtà stessa. li Uvro ap­
pare come un ampio e frammentario quaderno o diario
di riflessioni, sçritto in due diverse fasi cronologiche:
tra il 1 9 1 3 e il f92b!a pilma (firmata da p�ss�i
da Gueaes) . e tra il 1 929 e il }93�-la siccmda_ (firmata
da Soares). Solo una piccola parte dell'opera fu pubbli­
c:ata irl vtta, sparsa suruversenvtste;<:ome spesso gli
acc�d.-eva;-Pessoa nonarnvèi a ordinare, neppure prov­
visoriamente, le parti del libro, che non raggiunse mai
una versione definitiva. Poiché l'opera non possiede
alcuna linea logica di carattere diegetico, le diverse edi­
zioni postume uscite (se ne contano cinque in Porto­
gallo, tra la prima del 1 982 e l'edizione critica uscita nel
201 0, e già tre in Italia, tutte diverse per criteri e ordi­
namento) rappresentano ognuna un possibile Uvro do
desassossego, tanto che esso è diventato, per la critica,
l'esempio massimo di libro virtuale, sempre ricostrui-

1 00
• LE PROSE: R I F LES S I O N I , S A G G I E F I N Z I O N I •

bile e riordinabile a piacimento, non solo dall 'editore


ma anche e soprattutto dal lettore.
Il libro dell'inquietudine non è dunque propriamente
un libro, ma una stratificazione di libri, o progetti di
libri, in alcuni casi non completamente coerente. Alla
prima fase, formata in buona parte da prose poetiche
tardo-simboliste o pauliche, se ne aggiunge una se­
conda composta dalle pagine del peculiare diario in­
timo dell'impiegato Soares, che riflette sulla sua quo­
tidianità, sul suo ambiente, sulla monotonia della vita
e sui labili confini tra realtà e sogno. Curiosamente
però la lettura complessiva fornisce un testo fluido e
di grande fascinazione, il cui filo logico è composto
dalle tortuose riflessioni interiori dell'io narrante, porta
d'ingresso in un mondo peculiare e unico.
L'opera ha diversi abbozzi di prefazione, e in uno
di essi si racconta dell'incontro tra Pessoa e l'autore
del Livro, in uno di quei piccoli ristoranti che ancora
oggi popolano le vie di Lisbona, e di come que­
st'ultimo gli abbia confidato di essere scrittore. Sull'o­
pera e il suo autore, Pessoa scrive: «Questo libro è
l'autobiografia di chi non è mai esistito. [ . . . ] Questo
libro non è suo: è lui» (Pessoa, 201 1 : 1 2).
Il Livro appare prima di tutto un'opera speculativa,
un'osservazione della realtà e dell'essere umano, un
viaggio interiore nella vita. E la finestra dell'edificio di
Lisbona, da cui Soares si affaccia, rappresenta un
punto di vista privilegiato sul mondo, un molo im­
maginario da cui partono le esplorazioni verso un
ignoto spazio interiore:

Dal mio quarto piano sull'infinito, nell'intimità plausi­


bile della sera che cala, alla ftnestra sull'inizio delle stel-

10 1
• C A P I T O LO TERZO •

le, i miei sogni, in accordo ritmico con la distanza evi­


dente, compiono un viaggio in paesi sconosciuti o im­
maginati o soltanto impossibili (Pessoa, 201 1 : 196).

Pur essendo un'opera varia e priva di una vera e


propria linea narrativa, esistono nel Uvro diverse te­
matiche ricorrenti, spesso sintetizzate in incipit bru­
cianti e lapidari. La principale è quella della riflessione
personale o esistenziale, dell'analisi di sé e dell'essere
umano, legata spesso a meditazioni sulla solitudine, il
tedio, l'indolenza:
E così sono, futile e sensibile, capace di impulsi violenti
e totali, cattivi e buoni, nobili e vili, ma mai di un sen­
timento duraturo, mai di un'emozione che perduri e rie­
sca a penetrare la sostanza dell'anima. Tutto in me ten­
de ad essere sempre qualcosa d'altro; un'impazienza del­
l'anima con se stessa come con un bambino inopportu­
no; un'inquietudine sempre crescente e sempre uguale
(Pessoa, 201 1 : 290) .

E la comunicazione, come l'amore, è struttural­


mente impossibile, a causa dell'irriducibile unicità di
ogni essere umano:
Nessuno comprende l'altro. Come ha detto il poeta,
siamo isole nel mare della vita: scorre tra di noi il mare
che ci definisce e ci separa. Per quanto un'anima si
sforzi di sapere cosa è un'altra anima, non saprà più di
ciò che la parola dice: ombra deformata sul pavimento
del suo intelletto (Pessoa, 201 1 : 408).

La vita di Guedes/Soares è contenuta interamente


in una manciata di strade di Lisbona e in particolare
in Rua dos Douradores, dove risiede e lavora; le per­
sone che animano la sua vita corrispondono alle figu­
re che popolano il suo ufficio e che nella sua mente si

102
• LE PROSE: R I FL ES S I O N I , S A G G I E F I N Z I O N I •

tramutano in personaggi emblematici, metafora della


vita e delle sue vicissitudini; come il suo principale, il
signor Vasques:
Per tutti noi c'è un signor Vasques, per certuni visibile,
per altri invisibile. Per me si chiama veramente Va­
sques, ed è un uomo vigoroso, piacevole, a volte un po'
brusco ma privo di un lato nascosto, calcolatore ma in
fondo giusto [ . . . ] . Per altri ci sarà la vanità, la brama di
maggior ricchezza, la gloria, l'immortalità... Preferisco
l'uomo Vasques, il mio principale, che è più disponibile
nei momenti difficili di tutti i padroni astratti del mon­
do (Pessoa, 201 1 : 200);

Forse sarà perché non ho vicino a me una figura di


maggior rilievo del signor Vasques che spesso questa
figura ordinaria e perfino volgare mi si aggroviglia in te­
sta e mi distrae da me stesso. Credo sia un simbolo.
[ . . . ] Ah, ho capito! Il signor Vasques è la Vita. La Vita,
monotona e imprescindibile, prepotente e sconosciuta.
Quest'uomo banale rappresenta la banalità della Vita
(Pessoa, 201 1 : 365).

Da Rua dos Douradores parte ogni viaggio e ogni


viaggio si conclude, itinerari interiori, immobili, so­
gnati ma reali, che corrispondono alla vita: «Viaggia­
re? Per viaggiare basta esistere» (Pessoa, 201 1 : 384);
«La vita è un viaggio sperimentale, compiuto invo­
lontariamente» (Pessoa, 201 1 : 409) . E la vita mescola
realtà e sogno, mentre l'esistenza, propria o altrui, è
costantemente posta in dubbio:

Sono quasi convinto di non essere mai sveglio. Non so


se non sogno mentre vivo, se non vivo mentre sogno, o
se il sogno e la vita non siano in me piani mescolati,
un'intersezione attraverso cui il mio essere cosciente
prende fisionomia per interpenetrazione. A volte, nel

103
• C A P I T O LO TERZO •

bel mezzo della vita attiva in cui evidentemente sono


chiaro a me stesso come tutti gli altri, la mia ipotesi è
assalita da una strana sensazione di dubbio; non so se
esisto, sento che è possibile che io sia un sogno altrui,
immagino quasi carnalmente che potrei essere il perso­
naggio di una novella che si muove tra le onde lunghe
di uno stile, nella verità compiuta di una grande narrati­
va (Pessoa, 201 1 : 362-363).

Quella di Soares è una scrittura che spesso fa di se


stessa oggetto di riflessione, che si fa metascrittura,
perché è, metaforicamente ma anche letteralmente,
solo attraverso la parola che il protagonista del Uvro
esiste:
Come esiste chi lavora per noia, io a volte scrivo perché
non ho niente da dire (Pessoa, 201 1 : 3 1 9);

Scrivere è dimenticare. La letteratura è il modo più gra­


devole di ignorare la vita (Pessoa, 201 1 : 426);
A volte penso, con triste diletto, che se un giorno, in un
futuro cui non apparterrò, queste frasi che scrivo sa­
ranno apprezzate, avrò trovato finalmente chi mi ((Com­
prenda)), i miei, la famiglia vera in cui nascere ed essere
amato. Ma lungi dal nascere in tale famiglia, io sarò già
morto da molto. Sarò capito in effigie (Pessoa, 201 1 :
1 68-1 69);
È da molto non solo che non scrivo ma che non esisto
neppure (Pessoa, 20 1 1 : 3 1 5).

L'inquietudine, tema centrale del libro, è dunque


quella provocata dal dubbio, dalla domanda perpetua
e dall'assenza di risposte; si cela dietro alla consape­
volezza della mancanza di prove certe sulla propria
esistenza, al sospetto di essere soltanto il sogno di
qualcun altro:

104
• LE PROSE: R I FLESS I O N I , SAGGI E F I N Z I O N I •

Sono giunto oggi, all'improvviso, a una sensazione as­


surda e corretta. Mi sono reso conto, in un lampo inti­
mo, che non sono nessuno. [ . . . ] lo sono i dintorni di
una città che non esiste, il commento prolisso a un li­
bro mai scritto. Non sono nessuno, nessuno. Non so
sentire, non so pensare, non so volere. Sono una figura
di un romanzo ancora da scrivere, che passa, aerea e in
disfacimento senza aver avuto una realtà, tra i sogni di
chi non mi ha saputo formulare (Pessoa, 201 1 : 359).

Ma questo continuo interrogarsi necessariamente


porta al costante ricorso alla parola, che non può dis­
sipare l'incertezza, ma può cristallizzarla, definire
l'indefinito, esprimere l'ambiguità, affermare la sup­
posizione di una vita ipotizzata, ma che diviene reale
attraverso la scrittura:
Ho riempito le mani di sabbia, l'ho chiamata oro e ho
aperto le mani facendola scorrere via. La frase è sempre
stata l'unica verità. Una volta detta una frase, tutto era
compiuto; il resto era la sabbia che è sempre stata (Pes­
soa, 201 1 : 339).

n Livro contiene infine una precisa rivendicazione,


che è anche una rivelazione: quella che la vita quoti­
diana possa contenere anch'essa avventure e sogni,
che anche la strada sotto casa possa essere scenario di
viaggi esotici, che anche le persone che incontriamo
tutti i giorni nascondano una verità impensabile e i
paesaggi visti dalla finestra possano essere vari e infi­
nitamente mutevoli. Ciò che fa la differenza non è ciò
che si guarda, ma la capacità di guardare. E l'infinito
si cela, leopardianamente, là dove la vista si arresta e
vi si sostituisce l'immaginazione:
Ma del resto c'è un universo anche nella Rua dos Dou­
radores. Anche qui Dio mi concede che non manchi

1 05
• C A PI TO LO TERZO •

l'enigma di vivere. E per questo, anche se sono poveri


come il paesaggio fatto di carri e casse, i sogni che rie­
sco a estrarre dalle ruote e dalle tavole sono per me
tutto quello che ho e che posso avere. Altrove, sen­
z'altro, esistono veri tramonti. Ma perfino da questo
quarto piano sulla città si può pensare l'infinito. Un
infinito con magazzini al piano terra, è vero, ma con
le stelle all'orizzonte .. È quanto mi viene in mente,
.

in questo tardo pomeriggio, alla finestra alta, nell'in­


soddisfazione del borghese che non sono e nella tri­
stezza del poeta che non potrò mai essere (Pessoa,
201 1 : 45 1).

3. La narrativa

Il primo nutrimento letterario della mia infanzia l'ho


trovato nei racconti del mistero e di terribili avventu­
re. Avevo scarso interesse per quei libri che sono de­
finiti per ragazzi, e che narrano vicende emozionanti.
Non sentivo nessuna attrazione per la vita sana e na­
turale. Il mio interesse non era per il probabile, ma
per l'incredibile; e non per le varie gradazioni dell'im­
possibile, ma per l'impossibile «per natura» (Pessoa,
1 979: 64) .

Si è spesso fatto rilevare come Pessoa fosse un


grande poeta, ma non un grande narratore, perché
quando ha scritto in prosa ha comunque mantenuto
una forte tendenza lirica o riflessiva e quando invece
ha scritto racconti raramente è riuscito a costruire e
completare dei veri e propri intrecci narrativi. Questa
affermazione non tiene conto però di alcuni tra i testi
in prosa più famosi di Pessoa, che dimostrano al
contrario una capacità narrativa notevole: mi riferisco

1 06
• LE P R O S E : R I F LE S S I O N I , S A G G I E F I N Z I O N I •

all'ampia serie di frammenti, prefazioni, note e lettere


che raccontano la storia e le vicende degli eteronimi e
contengono dialoghi e descrizioni degne dei più gran­
di romanzieri.
Oltre a ciò comunque, anche il più tradizionale
sentiero della narrativa fu perseguito da Pessoa, sep­
pure con risultati alterni. Come è noto, in vita pubbli­
cò un unico racconto: si tratta de O banqueiro anarqui­
sta (Il banchiere anarchico), inserito nel primo numero
della rivista «Contemporanea», nel 1 922. Anche in
questo caso però, è difficile parlare di testo narrativo;
lo stesso autore, in un abbozzo di lettera a José Pa­
checo, fondatore e direttore della rivista, lo definisce
come «una satira dialettica>> (Pessoa, 1 999a: 41 1).
Fin dagli anni di Durban il giovane Pessoa espresse
la sua attrazione verso l'arte del racconto e giunse a
scriveme e progettame molti, in lingua inglese. Risal­
gono agli anni tra il 1 906 e il 1 907 testi come A very
originai dinner (unico racconto completo, attribuito ad
Alexander Search), Czarkresko, The Door o The Case of
the Science Master, inseriti in una raccolta intitolata Tales
of a madman, contenente tutti titoli legati alla letteratu­
ra gotica o del mistero. Sempre alla fase giovanile ri­
sale inoltre l'interesse per la letteratura poliziesca, di
cui era, come ha testimoniato, avido e assiduo lettore:

Uno dei pochi divertimenti intellettuali che ancora re­


stano a ciò che resta di intellettuale nell'umanità è la
lettura di romanzi gialli. Tra le poche e preziose ore fe­
lici che la Vita mi concede, credo che le migliori del­
l'anno siano quelle in cui la lettura di Conan Doyle o di
Arthur Morrison riesce a cullare la mia coscienza. Un
libro di uno di questi autori, una sigaretta da 45 cente­
simi al pacchetto e l'idea di una tazza di caffè - trinità la

1 07
• C A PI TOLO TER Z O •

cui unità significa per me coniugare la felicità - ecco in


che cosa si riassume la mia felicità. Forse sarebbe poco
per molta gente; la verità è che non può aspirare a
molto di più una creatura con sentimenti intellettuali ed
estetici, nell'attuale ambiente europeo. Per voi, forse,
sarà causa di stupore non il fatto che siano questi i miei
autori prediletti - e siano i miei libri di capezzale, ma il
fatto che io confessi di tenerli in così alto conto (Pes­
soa, 1 979: 78).

La produzione di detective stories attraversò diverse


fasi, dai primi tentativi giovanili, alla progettazione di
un saggi o sul tema (I'Esst!)' on detective literature, ancora
inedito), all'ideazione più matura di un progetto per
un'ampia serie di racconti, intitolata Quaresma, decifra­
dar, con essa, Pessoa voleva scrivere un nuovo capi­
tolo della storia del genere, dedicandovi molte energie
e molto tempo, dalla seconda metà degli anni venti
fino alla morte. Nell'ultimo anno della sua vita, arrivò
addirittura a formulare l'ipotesi che la pubblicazione
della sua opera potesse iniziare proprio con <<Wl rac­
conto giallo, che non sono ancora riuscito a comple­
tare» (Pessoa, 1 979: 1 29) . Si trattava quasi certamente
de O caso Vm;gas (Il caso Vm;gas), che per estensione e
quantità dei frammenti giuntici può essere quasi defi­
nito un romanzo, capofùa di una lunga serie di rac­
conti dedicati alle gesta di un particolarissimo investi­
gatore, il dottor Abilio Quaresma.
La figura di Quaresma appare in questi frammenti
come quella di un uomo anonimo, dall'aspetto scial­
bo, tendente all'alcolismo, che acquista però un'im­
provvisa forza interiore nel momento in cui si dedica
alla sua attività preferita: decifrare enigmi. Un affasci­
nante passo, appartenente a un racconto non meglio

1 08
• LE PROSE: R I FLESS I O N I , SAGGI E F I N Z I O N I •

identificato, ci offre una dettagliata descrizione fisica


del personaggio: Quaresma è un uomo apparente­
mente insignificante, magro, curvo, lievemente stra­
bico, sciatto e anonimo nel vestire; parla come se il
suo interlocutore non esistesse, fumando una siga­
retta dopo l'altra, stretta fra le sue dita ossute dalle
unghie rosicchiate; eppure, quando il senso del suo
discorso inizia a dispiegarsi davanti all'interlocutore,
accade qualcosa di incredibile: lentamente, tutto si
svela e diviene più chiaro, e il più incredibile e in­
comprensibile mistero viene pian piano ricondotto
nelle maglie di una logica stringente e assoluta:

La cosa più curiosa è che questa individualità sbiadita e


smorta, che ha vissuto tutta una vita soggettiva di pro­
blemi oggettivi, guadagnava una nuova miracolosa
energia quando risolveva un problema, soprattutto un
problema difficile. Il dott. Quaresma, normale, era
una fiacca appendice all'umanità; il dott. Quaresma,
dopo aver decifrato, s'innalzava su un piedistallo in­
timo, attingeva a forze incognite, non era più la de­
bolezza di un uomo: era la forza di una conclusione
(Pessoa, 2006b, p. 31).

Il sistema d'investigazione di Quaresma è abba­


stanza originale: egli considera i dati oggettivi un
ostacolo al ragionamento astratto, unica vera luce del
decifratore. Molto più delle testimonianze dirette, per
loro natura fallaci e contraddittorie, dicono le analisi
psicologiche; molto più degli indizi materiali, scarsi e
irrelati, dicono le ipotesi logiche e l'analogia con i
precedenti storici. L'astrazione è dunque il principale
complemento alla concretezza degli indizi oggettivi,
senza la quale essi non possono acquisire nessun va­
lore e l'indagine non può essere conclusa. Anzi, a

1 09
• CA PITOLO TERZO •

volte, l'ignoranza dei dati favorisce il ragionamento,


che da essi potrebbe essere influenzato negativamen­
te. È per questo che Quaresma risolve i suoi casi a di­
stanza, nel chiuso del suo studio, per poi verificare,
senza fallo, l'assoluta concordanza tra ciò che ha rico­
struito e la realtà dei fatti, perché «contro gli argo­
menti i fatti non sussistono» (Pessoa, 2006b: 67).
La raccolta dei racconti di Quaresma, deci.frador ha
attraversato diverse fasi, da uno stadio iniziale che è
poco più di una traslazione in terra lusitana dei rac­
conti gialli giovanili, ad un complesso progetto in più
volumi, di cui Pessoa aveva anche defmito le caratte­
ristiche editoriali. Una lista complessiva dei racconti
parzialmente scritti o progettati appartenenti alla serie
prevede una quindicina di titoli: A carta magica, A )a­
nela estreita, A morte de D. Joào, Cumplices, O caso Amott,
O caso do Banco de Viseu, O caso do quarto fechado, O caso
do triplo Jecho, O caso Vatgas, O crime da Ereira, O desap­
parecimento do Dr. Reis Dores, O manuscripto do poeta, O
petgaminho roubado, O roubo na Quinta das Vinhas e O
roubo na Rua dos Capelistas.
La morte ha colto Pessoa mentre ancora stava
completando la messa a punto di questo progetto, i
cui frammenti residui, per quanto incompleti, sono in
grado di rivelarci un'ulteriore faccia, non poi così
marginale, della sua opera.

4. Su se stesso

È necessario che io dica che tipo d'uomo sono. Il mio


nome non importa e neppure altri dettagli esterni su di
me. Interessa solo il mio carattere. Tutta la struttura del

1 10
• LE PROSE: R I FLESS I O N I , S A G G I E F I N Z I O N I •

mio spirito è esitazione e dubbio. Niente è o può essere


positivo in me; tutte le cose oscillano intorno a me, ed
io con loro, incerto verso me stesso. Tutto è per me in­
coerenza e mutamento. Tutto è mistero e tutto è gravi­
do di significato. Ogni cosa è <<sconosciuta», simbolo
dello Sconosciuto. La conseguenza è orrore, mistero,
una paura troppo lucida (Pessoa, 1 979: 65-66).

Alcune delle pagine di prosa più affascinanti uscite


dalla penna di Pessoa riguardano i frammenti di auto­
riflessione, autobiografici, diaristici, intimi, confinanti
spesso con l'ambito della scrittura epistolare. È un
corpus molto vario ed esteso, che trova frequente eco
nei numerosi riferimenti autoreferenziali interni all'o­
pera letteraria e apre una finestra sulla complessa in­
teriorità del poeta e sui modi e i tempi della sua
scrittura. Inoltre esso permette di individuare una
delle principali ossessioni che gravano sull'intera ri­
flessione e produzione di Pessoa, ovvero se stesso,
come privilegiato punto d'osservazione sull'essere wna­
no. Questa ossessione primaria ne contiene altre, ri­
correnti, come quella relativa alla pazzia, alla solitudi­
ne, all'indecisione strutturale del proprio carattere,
all'incapacità sociale e comunicativa, all'impossibilità
di agire in maniera determinata, all'indefmitezza del­
l'io e dei suoi confini certi.
La follia, stato che il giovane Pessoa temeva di aver
ereditato dalla nonna Dionisia, la quale visse i suoi
ultimi anni internata in manicomio, è una delle tema­
tiche costanti delle sue riflessioni:
Una delle mie complicazioni mentali - orribile più di
quanto le parole possano esprimere è la paura della fol­
-

lia, che è già di per se stessa follia. Mi sento, in parte, in


quello stato che Rollinat denuncia come suo nelle poesie

tt1
• C APITOLO TE R Z O •

di apertura (credo) delle sue Névroses. Impulsi, alcuni cri­


minali, altri folli, che raggiungono, in mezzo alla mia an­
goscia, una terribile tendenza all'azione, una terribile mu­
scolarità, sentita nei muscoli, voglio dire. Impulsi normali
per me, e l'orrore e l'intensità loro, ora sempre più nume­
rosi e forti, sono indescrivibili (Pessoa, 1 979: 64).

In diverse occasioni, Pessoa ha cercato di dare una


definizione scientifica del suo temperamento, come
in una famosa lettera a due psichiatri francesi, proba­
bilmente mai inviata, in cui scrive:
Dal punto di vista psichiatrico, sono un istero-nevra­
stenico ma, fortunatamente, la mia nevropsicosi è mol­
to debole; l'elemento nevrastenico domina l'elemento
isterico, e perciò non ho tratti isterici esterni [ . . . ]. La
mia isteria è solo interiore, è solo mia [ . . . ]. Eccezion
fatta per le cose intellettuali, dove sono giunto a con­
clusioni che reputo stabili, cambio opinione dieci volte
al giorno [ . . . ] Tutto ciò che in me è esclusivamente in­
tellettuale è fortissimo, e anche sanissimo. [ . . . ] È la
volontà di azione, la volontà sull'esterno, che mi manca.
È jart che mi è difficile (Pessoa, 1 979: 1 1 7 - 1 1 8).

Le costanti della riflessione sulla propria indole so­


no dunque l'indeterminatezza di carattere, l'incapacità
di scegliere e agire, ma anche la passività e una par­
ziale anaffettività:
Quanto alla sensibilità, quando dico che mi è sempre
piaciuto essere amato, e mai amare, ho detto tutto. Mi è
sempre pesato avere l'obbligo, per un dovere di nor­
male reciprocità - una lealtà dello spirito -, di corri­
spondere. Mi piaceva la passività. Dell'attività, mi at­
traeva solo quanto bastava a stimolare, per non farmi
dimenticare, l'attività di amare di chi mi amava. Ricono­
sco lucidamente la natura del fenomeno. È una inver­
sione sessuale frustrata (Pessoa, 1 979: 69).

112
• LE PROSE: R I F LE SS I O N I , S A G G I E F I N Z I O N I •

Su tutto aleggia una profonda solitudine che più


che reale è voluta, quasi costruita programmatica­
mente, immersa nel flebile piacere provocato dall'au­
to-compatimento:
Sono sempre più solo, più abbandonato. A poco a po­
co mi si spezzano tutti i legami. Presto rimarrò solo.
[ . . . ] C'è tra me e il mondo, una nebbia che mi impedi­
sce di vedere le cose come sono veramente - come so­
no per gli altri. Lo sento (Pessoa, t 979: 68).

D'altronde, leggendo le pagine di riflessione per­


sonale di Pessoa è impossibile eludere il dubbio della
finzione. Anch'esse appaiono, alla fln flne, pagine di
un altro libro, voci di altri personaggi. Tanto da tra­

sformare anche la confessione più sincera in una pa­


gina letteraria e, come espresso nell'Autopsicografia,
farci percepire come romanzato anche il dolore sen­
tito veramente:
Ogni vera emozione è una menzogna nell'intelligenza,
perché non si realizza in questa. Ogni vera emozione ha
pertanto una espressione falsa. Esprimersi è dire ciò
che non si sente. [ . . .] Fingere è conoscersi (Pessoa,
1 979: 88).

5. La saggistica

Migliaia di teorie, grottesche, straordinarie, profonde,


sul mondo, sull'uomo, su tutti i problemi che riguarda­
no la metafisica hanno attraversato la mia mente. Ho
racchiuso in me migliaia di ftlosofie delle quali, come se
fossero reali, nemmeno due concorderebbero. Tutte le
idee che ho avuto, se fossero state scritte, avrebbero
rappresentato un grande investimento per la posterità;
ma, per via del carattere molto peculiare della mia men-

113
• C A P I TOLO TERZO •

te, non appena una teoria, un'idea mi si presentava, su­


bito spariva, e dopo aver ardentemente desiderato sen­
tirla, non ricordavo più nulla, assolutamente nulla di ciò
che sarebbe potuto essere. Così la memoria, come tutte
le altre mie facoltà, mi portava a vivere in un sogno
(Pessoa, 1 997: 1 9-20)

Non sarebbe errato dire che la parte quantitativa­


mente più ampia, anche se complessivamente meno
conosciuta, della produzione di Fernando Pessoa ri­
guardi l'ambito extra-letterario genericamente defini­
bile come saggistica. L'insieme degli interessi rintrac­
ciabili nei suoi scritti è amplissimo; una lista che tenti
solo di avvicinarsi alla completezza dovrebbe com­
prendere quanto meno la politica, la filosofia, le
scienze, la religione, l'esoterismo, l'astrologia, la psi­
cologia, la sociologia, la linguistica, l'estetica, la critica
letteraria, la matematica, l'enigmistica, l'economia. E
sono decine, forse centinaia, i saggi parzialmente
scritti o solo progettati.
Alcuni filoni di riflessione hanno ricevuto maggio­
re attenzione dalla critica e risultano maggiormente
studiati e conosciuti: in particolare, la filosofia, la cri­
tica letteraria, la politica e l'esoterismo, quattro ambiti
chiave per la stessa interpretazione dell'opera lettera­
ria di Pessoa.
I frammenti filosofici sono stati raccolti per la pri­
ma volta in due volumi pubblicati nel 1 968. Le tema­
tiche affrontate sono varie e disparate: si va dalle ri­
flessioni su diverse fasi della storia della filosofia, so­
prattutto greca (Eraclito, Parmenide, Zenone, Sacra­
te, Platone, Aristotele), ma anche moderna (Cartesio,
Kant, Leibniz) e contemporanea (Nietzsche, esistenzia­
lismo, irrazionalismo, materialismo, nichilismo, prag-

114
• LE PROSE: RI FLESS I O N I , S A G G I E F I N Z I O N I •

matismo), alle pagine dedicate a intere branche disci­


plinari, come la dialettica, l'etica, l'estetica, la feno­
menologia e la metafisica.
Inoltre, benché Pessoa non si sia mai definito un
filosofo («Ero un poeta animato dalla filosofia, non
un ftlosofo con facoltà poetiche» Pessoa, 1 979: 65),

esistono anche una serie di frammenti legati a una


teorizzazione in parte originale, basata su concetti a
lui cari quali il relativismo del punto di vista, la con­
traddizione come metodo d'indagine e percorso
creativo e, in ultima analisi, la stessa poetica e pratica
eteronimica:
Tutti sanno che la dialettica platonica scompone il mo­
vimento del ragionamento in tre tempi successivi - la
tesi, l'antitesi e la sintesi. [ . . . ] Ogni opinione è una tesi,
e il mondo, in mancanza di verità, è pieno di opinioni.
Ma ad ogni opinione corrisponde una contro-opinione,
critica o complemento della prima. Nella realtà del pen­
siero umano, essenzialmente fluttuante e inceno, tanto
l'opinione primaria, come quella che le si oppone, sono
in se stesse instabili; non c'è sintesi, dunque, nelle cose
della cenezza, ma solo tesi e antitesi. Solo gli Dei, forse,
potranno sintetizzare (Pessoa, 1 986a: III, 2 1 5).

Altrettanto originale è la riflessione ftlosofico-re­


ligiosa legata al neopaganesimo, che come abbiamo
già visto permea l'opera di Caeiro e Reis ed è conte­
nuta, a livello teorico, nell'opera del ftlosofo Antonio
Mora. A Mora Pessoa ha attribuito, oltre ad alcuni
frammenti non meglio identificati, almeno tre opere
in fieri: O regresso dos deuses (Il ritorno degli dez), che è
fondamentalmente un commento all'opera di Caeiro
e una descrizione dei principi del suo neopaganesimo,
i Prolegomenos a uma reforma do paganismo (Prolegomeni a

1 15
• C A PITOLO TERZ O •

una riforma del paganesimo) e Os fundamentos do paganismo


(Ifondamenti delpaganesimo).
In sintesi estrema, il neopaganesirno pessoano è
l'eteronimia riletta in chiave religiosa e la pluralità
delle figure divine rappresenta l'unica teologia possi­
bile per chi è plurale in se stesso. Chiosando la poesia
XLVII del Guardador di Caeiro (per cui cfr. supra, ca­
pitolo secondo), Antonio Mora spiega:
La religione pagana è politeista. Ora, la natura è plurale.
La natura, naturalmente, non ci appare come un'in­
sieme, ma come <<molte cose)), come pluralità di cose.
Non possiamo affermare positivamente, senza l'ausilio
di un raziocinio operante, senza l'intervento di un'in­
telligenza nell'esperienza diretta, che esista, davvero, un
insieme chiamato Universo, che abbia un'unità, oppure
affermare che esiste una cosa designabile come Natura.
La realtà, a noi, si presenta direttamente plurale. Il fatto
di riferire tutte le nostre sensazioni alla nostra coscienza
individuale impone una falsa unificazione (sperimen­
talmente falsa) alla pluralità con cui le cose ci appaiono.
Ora, la religione ci appare, si presenta a noi come realtà
esteriore. Deve pertanto corrispondere alla caratteristica
fondamentale della realtà esteriore. Questa caratteristica
è la pluralità delle cose. La pluralità degli dei è di conse­
guenza la prima caratteristica distintiva di una religione
che sia naturale (Pessoa, 2005: 81).

La riflessione estetica e critico-letteraria è un ulte­


riore tema costantemente presente negli appunti di
Pessoa. Da un lato, conosciamo diversi frammenti di
teoria estetica, dedicati a temi quali la definizione del
concetto di arte e di opera artistica, ma anche alla teo­
ria letteraria, con considerazioni sulla natura della
poesia, della prosa e dei loro generi; dall'altro, esisto­
no scritti di storia e critica letteraria, incentrati sui

1 16
• LE PROSE: R I FLES S I ON I , S A G G I E F I N Z I O N I •

principali movimenti letterari europei, o su singoli


scrittori, tendenzialmente inglesi, francesi e portoghe­
si, ma anche, più raramente, spagnoli o italiani. In
questo secondo ftlone, possiedono uno spazio a sé la
ftlologia e la critica shakespeariana, che occupano pa­
gine e pagine, ancora in gran parte inedite.
Nel generale dominio dell'estetica si possono inse­
rire anche i frammenti di un'opera in inglese ampia­
mente progettata da Pessoa, intitolata Erostratus, che
riflette sul concetto, le cause e le conseguenze del fe­
nomeno della celebrità postuma, in particolar modo
letteraria. A quest'opera si accompagnano anche fram­
menti dedicati alla sopravvivenza delle opere lettera­
rie nel corso del tempo e alla questione del canone
culturale.
Gli scritti politici occupano uno spazio preponde­
rante nel Fondo Pessoa e sono per la maggior parte
dedicati alla situazione del proprio paese, attraverso la
lente di un patriottismo sofferto, vissuto alla luce di
uno dei periodi più turbolenti della storia portoghese
contemporanea.
Molte pagine sono dedicate alla rivoluzione re­
pubblicana, di cui Pessoa fu testimone diretto, e ai
difetti e alle debolezze della Prima Repubblica por­
toghese. In particolare egli si mostrò fortemente cri­
tico verso la classe dirigente del periodo, dedican­
dole brani per un'opera intitolata 0/igarquia das bestas
(0/igarchia delle bestie) , in cui l'analisi politica si fonde
con riflessioni sulla psicologia delle masse. Un'altra
fonte d'ispirazione fu la dittatura di Sid6nio Pais, il
cui assassinio, come si è visto, ispirò a Pessoa la sua
più nota poesia politica. L'esperienza sidonista fu
oggetto di diversi scritti, come quelli che avrebbero

1 17
• C A P I TOLO TERZO •

dovuto formare l'opera intitolata O sentido do sidoni­


smo (Il significato del sidonismo), e addirittura la morte
del dittatore entrò a far parte di un racconto giallo
progettato per la serie Quaresma, decifrador. Alcuni te­
sti, alquanto critici, sono dedicati anche alla dittatura
salazarista.
Pessoa s'interessò altresì alla politica internaziona­
le, con pagine incentrate sulla prima guerra mondiale
(per l'opera intitolata A guerra alemà, La guerra tedesca),
sulla Spagna e la questione iberica (per l'opera Ibéria),
sulla rivoluzione sovietica (O preconceito revoluciondrio, Il
preconcetto rivolu�onario); e ugualmente lo interessarono
questioni di teoria politica, quali il concetto di tirannia
(in una serie di opere sotto forma di dialogo), l'opi­
nione pubblica e il suffragio (Teoria do sufrdgio politico),
il nazionalismo liberale.
La sua riflessione va a volte però al di là dell'analisi
degli avvenimenti contemporanei, per concentrarsi
sulle prospettive future, previste o volute, e giungere
ad una teoria politica dalle caratteristiche profetiche,
legate all'ampio movimento del sebastianismo porto­
ghese e alla riflessione sul Quinto Impero, a cui si è
già accennato nella sezione dedicata a Mensagem.
Si tratta di un ambito molto vasto, che in gran
parte sfugge al filone politico per sfociare in una delle
aree dello scibile a cui Pessoa era in assoluto più inte­
ressato, ovvero l'occultismo. Dalle esperienze media­
niche alla magia, dall'esoterismo alla teosofia, dalla
gnosi ai Rosacroce, dalla Cabala all'astrologia, egli ha
scritto su una serie di temi amplissima e disparata,
difficilmente unificabile sotto un'unica categoria. Del­
la comunicazione medianica parlò in alcune lettere, in
cui è interessante notare ancora una volta una curiosa

118
• LE PROSE: RIFLESS I O N I , S A G G I E F I N Z I O N I •

coincidenza con l'esperienza eteronimica, come quan­


do riferisce di forze esterne che lo obbligano a scrive­
re, o quando narra:
Ho più curiosità che paura, sebbene si verifichino cose
che mettono un certo timore, come quando, varie vol­
te, guardandomi allo specchio, il mio volto sparisce e
mi appare la sembianza di un uomo con la barba, oppu­
re di un altro uomo (Pessoa, 1 997: 31);

o infine quando, nella lettera sulla genesi degli etero­


nimi (per cui cfr. Finestre di approfondimento, n. 2),
afferma che, tra le tre vie che conducono all'occulto,
la migliore è quella alchemica, che consiste proprio
nella trasmutazione della personalità.
Anche dell'iniziazione parla spesso, e al concetto
ha dedicato un Esst9' on initiation; uno dei passi più si­
gnificativi sull'argomento si trova nella Nota biografica
da lui stesso redatta (per cui cfr. Finestre di appro­
fondimento, n. 1), dove afferma di essere stato ini­
ziato, per comunicazione diretta da Maestro a Disce­
polo, nei tre gradi minori dell'estinto Ordine templare
portoghese. Un altro dei saggi che progettò, intitolato
Subsolo (Sottosuolo), era dedicato alla fondazione di un
proprio ordine iniziatico interiore.
Altro polo d'interesse è rappresentato dall'astrolo­
gia, che Pessoa teorizzò e praticò ampiamente. Non
solo ci ha lasciato abbozzi di numerosi saggi in mate­
ria (alcuni dei quali firmati da un'ulteriore personalità
letteraria, chiamata Raphael Baldaya, che avrebbe do­
vuto essere autore di opere come i Prindpios de metafisi­
ca esoterica, il Tratado da negaçào e il Tratado de astrologia),
ma anche numerosi oroscopi, stilati per amici, parenti
e addirittura per i suoi eteronimi.

1 19
• C A PI T O LO TERZO •

L'arca in cui erano conservati gli scritti di Fernando Pes­


soa fino a poco dopo la sua morte.

120
Capitolo quarto
Pessoa postumo

1. Premessa

li principale lascito di Fernando Pessoa è rappre­


sentato dal suo immenso Fondo, che contiene un
materiale amplissimo ancora in parte da svelare. Da
esso continuano ad uscire regolarmente nuovi fram­
menti, nuovi titoli e nuovi personaggi, in un flusso
costante che sembra rendere impossibile porre un li­
mite alla sua opera e permettere un bilancio, che non
sia sempre e comunque provvisorio, della sua produ­
ZlOne.

2. Il Fondo Pessoa e le ediifonipostume

La mia anima si trova in uno stato di rapidità ideativa


così intenso che devo tramutare la mia attenzione in un
quaderno di appunti e, anche così, sono talmente tanti i
fogli che devo riempire, che alcuni si perdono, per
quanti sono, e altri non si possono più leggere, per la
fretta con cui sono scritti. Le idee che perdo mi causa­
no una tortura immensa e altre, oscuramente, in questa
tortura sopravvivono. Lei difficilmente potrà immagi­
nare quale Rua do Arsenal è, in quanto a movimento, la
mia povera testa. Versi inglesi, portoghesi, raziocini, ar-

121
• C A P ITOLO Q U ARTO •

gomenti, progetti, frammenti di cose che non so cosa


sono, lettere che non so come iniziano o finiscono,
lampi di critiche, mormorii di metaflsiche ... Tutta una
letteratura, mio caro Mario, che viene dalla bruma -
verso la bruma - attraverso la bruma... (Pessoa, 1 999a:
79-80).

Il Fondo Pessoa, conservato presso la Biblioteca


Nazionale di lisbona, è una manifestazione piuttosto
fedele della prolificità geniale quanto caotica del suo
artefice, che univa a un'incredibile varietà di progetti
e idee una quasi maniacale volontà di conservazione.
La storia del suo crearsi è caratterizzata da un'accu­
mulazione progressiva e disordinata, la cui entropia
intrinseca era però contrastata da una volontà ordi­
natrice, forse costantemente sconfitta dalla rapidità
creativa, ma comunque sempre presente. Volontà
probabilmente alla lunga destinata a fallire - o forse,
chissà, a prevalere almeno parzialmente - ma che
comunque, al momento della morte inaspettata del
poeta, doveva aver lasciato precise tracce. E che ven­
ne invece completamente annullata da coloro che, a
partire da quel momento, si occuparono dell'ordina­
mento e della pubblicazione delle sue carte.
Si può dire infatti che la vera storia del Fondo Pes­
soa, così come lo conosciamo oggi, sia iniziata pro­
prio quando, tra la fine degli anni trenta e l'inizio dei
quaranta, Joào Gaspar Simòes e Luis de Montalvor
cominciarono a leggere e analizzare, ma anche a
smuovere e mescolare quelle carte, per creare le edi­
zioni su cui si baserà tutta la fortuna postuma di Pes­
soa, prima portoghese, poi europea, infine mondiale.
Simòes e Montalvor pubblicarono infatti in cinque
volumi, tra il 1 942 e il 1 946, per i tipi della Atica di

1 22
• PESSOA POSTUMO •

Lisbona, la parte forse più importante dell'opera pes­


soana, relativa alla poesia ortonima ed eteronimica, su
cui si baserà tutta la ricezione critica, come anche
tutte le traduzioni estere, per i quarant'anni a seguire.
Eppure proprio questi testi, così importanti per la
storia della cultura e della letteratura del Novecento,
furono editati seguendo criteri spesso ampiamente di­
scutibili, se non manifestamente errati.
Le edizioni infatti seguirono prevalentemente un
criterio, pratico quanto arbitrario, di leggibilità, privi­
legiando cioè, in originali (manoscritti o dattiloscritti)
spesso molto rimaneggiati, le lezioni più facilmente
decifrabili. Per fare un esempio, era possibile che si
decidesse di inserire nel testo una parola dattiloscritta,
anche se cancellata, solo perché la variante che la so­
stituiva era di difficile lettura. Questi errori comincia­
rono ad essere riconosciuti e individuati già a partire
dall'inizio degli anni cinquanta e nuovi criteri vennero
applicati alle edizioni successive; ma quei primi vo­
lumi, che come già detto rappresentavano la parte
centrale della produzione del poeta, non vennero ri­
visti per moltissimi anni, e queste fallaci versioni di­
vennero l'Opera di Fernando Pessoa. La necessità di
una revisione critica dei testi fu evidente tra gli ad­
detti ai lavori molto presto, ma nella pratica le nuove
edizioni cominciarono ad uscire solo tra la seconda
metà degli anni ottanta e l'inizio dei novanta, quando
oramai sulle versioni di Simòes e Montalvor e più in
generale dell'editrice A tica erano stati scritti fonda­
mentali studi critici e da esse erano state tratte innu­
merevoli traduzioni, comprese quelle italiane.
La verità è che per molti anni l'accesso al Fondo,
quando ancora si trovava in possesso della famiglia

123
• C A PITOLO Q U A RT O •

del poeta, non fu aperto a tutti. Solo a partire dalla fi­


ne degli anni sessanta si avviò un progetto di acquisi­
zione da parte dello Stato portoghese e iniziò un pri­
mo, serio tentativo di inventario del suo contenuto. I
quasi 28.000 documenti contenuti, oltre che nella fa­
mosa arca, in una valigia e un armadio in casa della
sorellastra di Pessoa, erano già stati manipolati da di­
versi studiosi, oltre che da alcuni familiari, ed è pro­
babile che oramai fosse rimasto poco della disposi­
zione originale. Le équipes che si dedicarono all'in­
due
ventario del Fondo, tra il 1 969 e il 1 973, seguirono un
criterio di ordinamento parziale, volto innanzitutto
all'individuazione degli inediti. Gli archivisti proce­
dettero dividendo il materiale per titoli di opere (edite
o inedite) , o sezioni legate a specifici eteronimi o par­
ticolari argomenti, e inserendolo in 343 buste nume­
rate. Inoltre produssero un inventario topografico,
che ancora oggi è il principale strumento a disposi­
zione dello studioso al momento della consultazione
del Fondo e che si limita fondamentalmente a indica­
re in sequenza i titoli delle diverse buste e il numero
di carte che contengono.
L'insufficienza di un tale ordinamento è facilmente
intuibile, innanzitutto perché la genericità dei titoli
spesso fornisce indicazioni molto sommarie sul con­
tenuto di ogni busta; e anche se non si tenesse conto
di ciò, in realtà ogni busta contiene solo prevalente­
mente ciò che il titolo indica. Questo è dovuto al­
l'uso, tipicamente pessoano, di scrivere su uno stesso
supporto cartaceo frammenti appartenenti a opere
anche molto diverse. D'altronde il sistema di segnatu­
ra derivante da questo processo è divenuto lo stan­
dard in tutti gli studi successivi, e sarebbe oramai

124
• P ESSOA POST U M O •

molto sconveniente modificarlo. Ma fmché non est­


sterà un inventario completo, carta per carta, di tutto
il materiale, l'unico metodo di ricerca possibile per
chiunque voglia editare anche solo un'opera o una
parte specifica della produzione di Pessoa continuerà
ad essere quello di visualizzare direttamente ogni sin­
golo foglio, anche all'interno di buste che dal titolo
non sembrerebbero avere nulla a che fare con l'am­
bito scelto.
Il Fondo è dunque uno strumento imprescindibile
e sorprendente, ma anche complesso e scivoloso.
Non tutto ciò che contiene è di Pessoa, né ogni cosa
da lui scritta è necessariamente di valore assoluto. Ma
è forse, nella sua forma e nel suo contenuto, il più
grande lascito che Pessoa ci ha trasmesso.

3. Pessoaframmentario?

Ogni mio scritto è rimasto incompiuto; si interponeva­


no sempre nuovi pensieri, straordinarie, imprescindibili
associazioni di idee, che avevano come termine l'in­
finito. Non posso impedire la ripugnanza che i miei
pensieri hanno a portare a termine checchessia; una co­
sa semplice suscita diecimila pensieri, e da questi dieci­
mila pensieri sgorgano diecimila associazioni; non ho la
forza di volontà di eliminarli o arrestarli, e neppure di
riunirli in un solo pensiero centrale, dove si perdessero
dettagli senza importanza ad essi associati. Essi mi at­
traversano; non sono pensieri miei, ma pensieri che
passano attraverso di me. lo non pondero, sogno; non
sono ispirato, deliro. [ . . . ] Il mio carattere è tale da farmi
odiare l'inizio e la fine delle cose, perché sono punti de­
finiti (Pessoa, 1 979: 66).

1 25
• C A P ITOLO Q U A RTO •

Viste le caratteristiche del Fondo e le condizioni in


cui versano la maggior parte delle opere di Pessoa
pubblicate, è possibile dunque parlare di un autore
che ha creato una vera e propria estetica del fram­
mento, che ha fatto del frammento l'unica possibile
forma espressiva? La risposta potrebbe essere affer­
mativa, perché è innegabile che Pessoa abbia lasciato
quasi solo opere incomplete e che il suo metodo di
scrittura prevedesse un'elaborazione a macchia di
leopardo, svolta seguendo impulsi e percorsi propri,
non corrispondenti con la sequenza che l'opera avreb­
be dovuto possedere una volta completa.
Ma la verità è che Pessoa ha dedicato alla progettua­
lità un tempo quasi altrettanto esteso di quello utilizzato
per scrivere. li Fondo è pieno di schemi, elenchi, ma
anche introduzioni e prefazioni che tentano di spiegare
la ratio che si nasconde dietro le sue opere. Ogni volu­
me, ogni raccolta, ogni saggio è inserito in un progetto
più ampio che li collega ad altri, in una visione com­
plessiva e unificante. L'opera dei singoli eteronimi, co­
me quella dell'ortonimo, può essere letta autonoma­
mente, ma acquisisce un ulteriore livello di significato
solo se inserita accanto alle altre. Come dimostra uno
dei più significativi abbozzi di prefazione, intitolato
Aspectos (Aspetti, per cui cfr. il testo n. 3 delle Finestre di
approfondimento), le singole parti erano strettamente
connesse l'una all'altra e lo stesso sistema eteronimico
non poteva esistere senza una concezione complessiva
dell'opera. Ad esempio, Pessoa non avrebbe mai potuto
sbilanciarsi nel futurismo di Campos se non ci fosse
stato il contrappeso del classicismo di Reis.
La stessa proliferazione di eteronimi e personalità
letterarie (ne sono stati contati, tra maggiori e minori,

126
• PESSOA POST U M O •

circa un'ottantina) non implica una parcellizzazione


della produzione, bensì un chiaro tentativo di organiz­
zazione o di catalogazione delle numerose parti dell'o­
pera, per le quali ogni nome alternativo aveva la fun­
zione di etichetta esplicativa, di spazio in cui racchiude­
re elementi in qualche modo omogenei. La forma finale
che si può intravedere dietro agli indizi che Pessoa ci ha
lasciato è quella di un'immensa piramide, con alla base i
singoli brani o le singole poesie, riuniti poi in opere, le
quali sono a loro volta attribuite all'ortonimo, agli ete­
ronimi o alle altre personalità letterarie; questi ultimi si
possono poi riunire in movimenti, letterari o filosofici,
e infine unificarsi definitivamente, al culmine della pi­
ramide, in un presunto principio unico, identificabile
col creatore di tutto, che sia esso il Pessoa storico o
qualche altra divinità non meglio identificata. Dunque,
la frammentarietà in Pessoa non è un fine, o un punto
di arrivo, bensì solo l'inevitabile conseguenza di un
progetto talmente ampio e audace che era destinato ne­
cessariamente a rimanere incompleto: esprimere, in
un'unica, grandissima opera, tutte le forme possibili
dell'arte letteraria, tutti gli stili, gli argomenti, i punti di
vista, le filosofie. Era un progetto chiaramente votato al
fallimento, ma la grandezza di Pessoa sta nel fatto di
avercelo almeno suggerito. Di averci permesso di intra­
vedere e percepire la potenzialità dell'opera complessi­
va, che contiene al suo interno tutte le opere possibili.

4. L 'inesaun'bile Pessoa

Non è che non pubblichi perché non voglio: non pub­


blico perché non posso. Non si intendano gueste pa-

1 27
• C A P I TOLO Q U A RTO •

role come dirette contro la Commissione di Censura;


nessuno ha meno ragioni di lamentela contro questa
Commissione di me. La Censura obbedisce, d'altronde,
a linee guida che le sono imposte dall 'alto; e tutti sap­
piamo quali sono, più o meno, queste linee guida. Ora
accade che la maggior parte delle cose che potrei scrive­
re non potrebbe passare la Censura. Posso non poter
reprimere l'impulso di scriverle; domino facilmente,
perché non lo provo, l'impulso di pubblicarle, né ho
intenzione di importunare i Censori con materie la cui
pubblicazione essi dovrebbero necessariamente proi­
bire. Stando così le cose, perché pubblicare? (Pessoa,
1 966: 83).

Gli ultimi anni hanno portato alla conoscenza del


pubblico, italiano e internazionale, una nuova, am­
plissima messe di opere pessoane. Sembra davvero
che le sorprese contenute nel suo Fondo siano desti­
nate a non esaurirsi mai.
In particolare negli ultimi trent'anni le rivelazioni si
sono susseguite con una certa costanza, quasi si trat­
tasse di successivi colpi di scena orchestrati ad arte da
uno smaliziato sceneggiatore. Dopo l'uscita del Libro
dell'inquietudine all'inizio degli anni ottanta, altre opere
si sono aggiunte alla sempre più lunga lista delle pub­
blicazioni postume di Pessoa.
Una delle aree d'interesse ancora passibile di nuovi
approfondimenti è quella relativa all'opera teatrale, di
cui in vita fu pubblicato solo O marinheiro, ma che si è
rivelata postumamente molto importante, anche qui
con un'ampia serie di titoli, tutti frammentari ma a
volte anche molto estesi. Un primo volume, intitolato
Poemas dramdticos, è uscito già all'inizio degli anni cin­
quanta; il canone teatrale è stato però ampliato da
ulteriori studi svolti alla fine degli anni settanta, che

1 28
• PESSOA POST U M O •

hanno rivelato un'amplissima messe di frammenti,


titoli e progetti. Nel 1 988 è uscita la prima edizione
del testo teatrale forse più importante della produ­
zione pessoana, ancora una volta incompleto e dalla
lunghissima gestazione. Si tratta del Fausto (Fausl),
ulteriore opera monstrum la cui stesura accompagnò
Pessoa dal 1 908 al 1 934, un testo che ha molto di più
di lirico che di drammatico, ma che comunque del
teatro ha la forma, organizzato com'è in cinque atti e
in monologhi e dialoghi in versi. Il Faust di Pessoa
rappresenta un'originale declinazione di questo for­
tunatissimo personaggio-chiave della letteratura eu­
ropea, incentrata, più che sulla narrazione della sua
vicenda, su una vasta riflessione interiore dedicata al
mistero del mondo, ai pericoli insiti nella conoscenza,
alla caducità dell'amore, al timore della morte.
li 1 988 ha segnato anche un'importante svolta nella
storia del trattamento editoriale riservato a Pessoa: in
quell'anno si è infatti avviato un progetto di edizione
nazionale, grazie alla creazione della cosiddetta Equi­
pa Pessoa, incaricata contemporaneamente di cataloga­
re l'intero Fondo e di pubblicare l'edizione critica
completa dell'opera. Ancora oggi, con quasi venti
volumi pubblicati, l'Equipa continua nel suo difficile
lavoro, la cui attuazione è destinata a superare certa­
mente l'arco di vita degli attuali organizzatori. Tra gli
ultimi volumi sono da segnalare un'opera di una per­
sonalità letteraria francese, Jean Seul de Méluret, un
volume tematico dedicato alle riflessioni sulle imer­
relazioni tra genialità e follia, un altro dedicato agli
scritti teorici relativi al Sensazionismo e agli altri «i­
smi» creati da Pessoa e infine l'edizione dei suoi qua­
derni autografi.

1 29
• CA P ITOLO Q U A RTO •

Una delle ultime figure uscite dal cappello di Fer­


nando Pessoa è quella del Barào de Teive, autore di
un'opera intitolata A educaçào do est6ico (L'educa:done del­
lo stoico) che ha avuto la sua prima edizione nel 1 999
ed è composta dalle riflessioni del barone poco prima
del suo suicidio. Nelle pagine del suo diario, il prota­
gonista analizza lucidamente tutti i fallimenti e le de­
lusioni che lo hanno accompagnato nel corso della
vita, giustificando con logica assoluta la necessità im­
prescindibile di darsi la morte.
Infine, nel 201 1 , si è aggiunta un'altra sfaccettatura
dell'infmito universo pessoano, con la pubblicazione
di un volume contenente sei sceneggiature per film
ritrovate nel Fondo, accompagnate da una serie di ri­
flessioni e appunti dedicati alla settima arte. Un filone
certamente marginale nel mare magnum della produ­
zione di Pessoa, ma che aggiunge un ulteriore, inedito
esempio dell'infmita ampiezza dei suoi interessi e
della sua capacità creativa.

5. Tutto ciò che manca

Di fatto io sono essenzialmente - dietro le maschere


involontarie del poeta, del pensatore e altre eventuali -
un drammaturgo. Il fenomeno della mia spersonalizza­
zione istintiva a cui ho accennato nella mia lettera pre­
cedente per spiegare l'esistenza degli eteronimi, condu­
ce naturalmente a questa definizione. Così, non evolvo,
VIAGGIO. (Per un errore nell'uso della tastiera, senza
volerlo, questa parola mi è uscita in maiuscolo. È esat­
to, e la lascio così). Continuo a cambiare personalità,
continuo (qui può esserci evoluzione) ad arricchirmi
nella capacità di creare personalità nuove, nuove manie-

1 30
• PESSOA POST U M O •

re di fingere che capisco il mondo, o meglio, di fmgere


che lo si può capire. Perciò ho definito questo mio an­
damento come paragonabile non ad una evoluzione,
ma ad un viaggio; non sono salito da un piano all'altro;
mi sono spostato, sulla stessa pianura, da un luogo al­
l'altro (Pessoa, 1 979: 1 38-1 39).

Ci potranno essere rivelati ancora, nei prossimi an­


ni, nuovi (inediti di) Pessoa?
In effetti, il Fondo non è ancora stato sfruttato in­
teramente, ed esistono aree parzialmente inesplorate
e passibili di nuove scoperte. Possibili esempi riguar­
dano l'ambito teatrale, che ancora conserva molti ine­
diti, quello critico-letterario (con le opere sulla que­
stione shakespeariana, ma non solo), o quello della ri­
flessione sociologica e politica, oppure la narrativa
giovanile. Anche se può sorgere, ad un certo punto,
un dubbio lecito: varrà tutto la pena? Continuerà an­
cora ad aver senso questo inseguimento costante al­
l'ultimo inedito, al nuovo frammento di opera, all'ul­
teriore personalità letteraria pseudo-eteronimica? Op­
pure si può dire che si stia configurando un vero e
proprio accanimento, su un corpus amplissimo ma
non infinito?
Senza contare che la formale frammentazione del­
l'opera del poeta si è a volte prestata a infinite opera­
zioni ricombinatorie, spesso completamente deconte­
stualizzate, che hanno dato vita ad opere da lui mai
scritte, né tantomeno pensate. Ma i documenti da lui
lasciati esistono e parlano, a loro modo ma chiara­
mente, e da essi non si può prescindere. Se è vero che
per Pessoa, come per pochi altri esempi, si può parla­
re di un'opera aperta, ciò non implica che ci si possa
sostituire a lui nel ruolo di autore, bensì che ci si

131
• CA P ITOLO Q U A R TO •

debba sforzare di trasmettere fedelmente tale apertu­


ra, che rappresenta uno dei massimi inni alle poten­
zialità della letteratura.
Ma Pessoa si è oramai da tempo tramutato in un
caso editoriale, più che letterario, da sfruttare finché è
possibile, con poco rispetto di un insieme di opere
maggiori che hanno effettivamente determinato e
aiutato a diffondere la grandezza dell'autore. Eppure
molte delle nuove <<rivelazioni» hanno aggiunto ben
poco a questa grandezza. Sarebbe allora opportuno
smettere di inventare un nuovo Pessoa buono per
ogni occasione, di trasformarlo nel paladino di ogni
idea che si voglia propugnare o nell'involucro con cui
circondare il vuoto nascosto dietro alle nostre idee. E,
tranne casi eccezionali, rallentare la ricerca costante
della nuova scrittura pessoana, per iniziare fmalmente
a leggere Pessoa come merita.

E finalmente trovo la quiete. Ricordi e dissipazioni sva­


niscono dalla mia anima come se non fossero mai esi­
stiti. Rimango solo e calmo. Vivo questo momento
come se mi stessi convertendo a una religione. Nulla
però mi eleva verso l'alto, anche se nulla ormai mi trat­
tiene in basso. Mi sento libero, come se smettessi di esi­
stere conservandone, tuttavia, la consapevolezza. Quie­
te, sì, quiete. Una grande calma, dolce come una cosa
inutile, scende nel fondo del mio essere. Le pagine lette,
i doveri compiuti, i passi e le fatalità del vivere: tutto
questo è diventato una vaga penombra, un alone a ma­
lapena visibile che circonda qualcosa di tranquillo che
non so cosa sia. Lo sforzo impiegato talvolta nel di­
menticare l'anima, il pensiero impiegato talvolta nel di­
menticare l'azione: entrambi mi trasformano in una
specie di tenerezza priva di sentimento, di compassione
scontata e vuota. Non è la giornata fiacca e soave, nu-

1 32
• PESSOA PO STU MO •

volosa e dolce. Non è la brezza imperfetta, quasi nulla,


poco più dell'aria che si avverte. Non è il colore ano­
nimo del cielo qua e là stancamente azzurro. No. No,
perché non sento. Vedo senza intenzione e senza solu­
zione. Assisto attentamente a uno spettacolo che non
c'è. Non sento l'anima, ma la quiete. Le cose esterne,
nitide e immobili, anche quelle che si muovono, sono
per me come deve essere stato il mondo per Cristo
quando dalle altezze di tutto fu tentato da Satana. Sono
nulla, e capisco che Cristo non ne sia stato tentato. So­
no nulla, e non capisco come Satana, vecchio di tanta
scienza, si illudesse di poterlo tentare con questo. Scorri
leggera, vita che non si sente, ruscello in silenzioso mo­
vimento sotto gli alberi dimenticati! Scorri blanda, ani­
ma che non si conosce, mormorio che non si vede oltre
i grandi rami caduti! Scorri inutile, scorri senza senso,
coscienza che non lo è di niente, vaga luce in lontanan­
za, tra radure di foglie, che non si sa da dove viene e
dove va! Scorri, scorri e !asciami dimenticare! Vago sof­
fio di qualcosa che non ha osato vivere, sorso muto di
qualcosa che non ha potuto sentire, mormorio inutile di
qualcosa che non ha voluto pensare, vai lento, vai fiac­
co, vai nei mulinelli che ti sono propri e per i pendii che
ti daranno, vai verso l'ombra o verso la luce, fratello del
mondo; vai verso la gloria o verso l'abisso, figlio del
Caos e della Notte, ricordando ancora, in qualche an­
golo di te stesso, che gli Dei sono venuti più tardi e che
anche gli Dei passano (Pessoa, 201 1 : 439-440).

133
Finestre di approfondimento

1. Nota autobiografica

Usbona, 30 marzo 1935

Nome completo: Fernando Antonio Nogueira Pessoa.


Età e natfonalità: Nato a Lisbona, parrocchia dei Mar­
tiri, al n. 4 di Largo de S. Carlos (oggi del Direttorio)
il 1 3 giugno 1 888.
Paternità e maternità: Figlio legittimo di Joaquim de
Seabra Pessoa e di D. Maria Madalena Pinheiro No­
gueira. Nipote in linea patema del Generale Joaquim
Antonio de Araujo Pessoa, combattente nelle campa­
gne liberali, e di D. Dionisia Seabra; nipote in linea
materna del Consigliere Luis Antonio Nogueira, giu­
rista e Direttore Generale del Ministero del Regno, e
di D. Madalena Xavier Pinheiro. Ascendenza gene­
rale - misto di fidalgos ed ebrei.
5fato civile: Celibe.
Professione: La definizione più propria sarà «tradutto­
re», la più esatta quella di «corrispondente in lingue
estere in aziende commerciali>>. L'essere poeta e scrit­
tore non costituisce una professione, ma una voca­
ZlOne.

1 35
• F I N ESTR E D I A PPROFON D I M ENTO •

Indin'i:{o: Rua Coelho da Rocha, 1 6, 1 ° dt.0, Lisbona.


(Casella postale 1 47, Lisbona) .
Funifoni soci'ali svolte: Se con questo si intende incarichi
pubblici o funzioni di rilievo, nessuna.
Opere pubblicate: L'opera è fondamentalmente dispersa,
per ora, in varie riviste e pubblicazioni occasionati. I
libri o gli opuscoli che ritiene validi sono i seguenti:
35 Sonnets (in inglese), 1 9 1 8; Eng/ish Poems I-II e En­
glish Poems III (sempre in inglese), 1 922; e il libro Men­
sagem, 1 934, premiato dal Secretariado da Propaganda
Nacional, nella categoria «Poesia>>. L'opuscolo O Inter­
regno, pubblicato nel 1928 e consistente in una difesa
della Dittatura Militare in Portogallo, deve essere
considerata come non esistente. Tutto quanto è da ri­
vedere e molto forse da ripudiare.
Educaifone: Poiché, dopo la morte del padre nel 1 893,
sua madre si è sposata, nel 1 895, in seconde nozze,
con il comandante Joào Miguel Rosa, console porto­
ghese a Durban, è stato li educato. Ha vinto il premio
Regina Vittoria di lingua inglese all'Università del Ca­
po di Buona Speranza nel 1 903, in occasione dell'e­
same d'ammissione, a quindici anni.
Ideologia politica: Pensa che il sistema monarchico sa­
rebbe il più adatto per una nazione organicamente
imperiale come è il Portogallo. Ma al tempo stesso
ritiene la monarchia del tutto inattuabile in Portogal­
lo. Per questo, se ci fosse un plebiscito sul tipo di re­
gime, voterebbe, sebbene a malincuore, per la Re­
pubblica. Conservatore di stile inglese, cioè, liberale
nel conservatorismo, e assolutamente antireazionario.
Posiifone religiosa: Cristiano gnostico, e quindi assolu­
tamente contrario a tutte le Chiese organizzate, e so-

136
• FIN ESTRE DI A PPROFON D I M E N TO •

prattutto alla Chiesa di Roma. Fedele, per motivi che


più avanti risulteranno impliciti, alla Tradizione Se­
greta del Cristianesimo, che è in stretto rapporto con
la Tradizione Segreta in Israele (la Santa Cabala) e
con l'essenza occulta della Massoneria.
Posi�one ini�atica: Iniziato, per comunicazione diretta
da Maestro a Discepolo, nei tre gradi minori del­
l'(apparentemente estinto) Ordine Templare del Por­
togallo .
Posi�one patriottica: Fautore di un nazionalismo misti­
co, da cui sia eliminata ogni infiltrazione cattolico­
romana, per dar vita, se fosse possibile, a un sebastia­
nismo nuovo che la sostituisca spiritualmente, am­
messo che nel cattolicesimo portoghese ci sia stata
spiritualità. Nazionalista che si ispira a questa massi­
ma: «Tutto per l'Umanità; niente contro la Nazione».
Posi�one sociale: Anticomunista e antisocialista. Il resto
si deduce da quanto detto sopra.
Riassunto di queste ultime considera�oni: Tenere sempre a
mente il martire Jacques de Molay, Gran Maestro dei
Templari, e combattere, sempre e dovunque, i suoi
tre assassini: l'Ignoranza, il Fanatismo e la Tirannia.
(Pessoa, 1 997: 1 3- 1 6)

137
• F I N E ST R E D I A P P R O F O N D I M E N TO •

2. Lettera sulla genesi degli eteronimi

Casella Postale 14 7
Lisbona, 13 gennaio 1935

Mio stimato Amico,

La ringrazio molto della Sua lettera, a cui rispondo


immediatamente e integralmente. Prima di comincia­
re, voglio chiederle scusa se Le scrivo su questa carta
da minuta. Mi è finita la carta buona, è domenica, e
non posso trovame altra. Ma è sempre meglio scrive­
re su di un brutto foglio che rimandare a un'altra
volta.
In primo luogo, voglio dirLe che non vedrei mai
«altre ragioni» in qualunque cosa Lei potesse scrivere,
di discorde, nei miei confronti. Sono uno dei pochi
poeti portoghesi che non ha decretato la propria in­
fallibilità, né prende le critiche che gli sono fatte co­
me un atto di lesa divinità. Inoltre, nonostante tutti i
miei difetti mentali, non soffro affatto di mania di
persecuzione. A parte ciò, conosco ormai sufficien­
temente la Sua indipendenza intellettuale che, se mi è
consentito dirlo, ho in grande onore e stima. Non mi
sono mai proposto di essere Maestro o «Chef»: Mae­
stro, perché non so insegnare, né so se dovrei inse­
gnare; «Cheb>, perché non sono neanche capace di fa­
re un uovo fritto. Non si preoccupi mai, quindi, di
ciò che dovrà dire di me. lo non vado in cerca di
cantine nei piani nobili.
Sono assolutamente d'accordo con Lei sul fatto
che non sia stato felice il mio esordio con un libro

1 38
• FI N ESTRE D I A PPROFON D I M E N TO •

come Mensagem. Di fatto io sono un nazionalista mi­


stico, un sebastianista razionale. Ma, a parte ciò, e ad­
dirittura in contraddizione con ciò, sono molte altre
cose. E queste cose non sono incluse in Mensagem per
la natura stessa del libro.
Ho esordito con questo libro per la semplice ra­
gione che è stato il primo libro che sono riuscito ad
avere, non so perché, organizzato e pronto. Dato che
era pronto, mi hanno spinto a pubblicarlo: ho accet­
tato. Non l'ho fatto, devo dirlo, con gli occhi puntati
sull'eventuale premio del Segretariato; ma se vi avessi
pensato non sarebbe poi stato un grave peccato in­
tellettuale. Il mio libro era pronto a settembre, e io
credevo addirittura che non avrei potuto concorrere
al premio, poiché ignoravo che il termine per la con­
segna dei libri, che inizialmente era la fine di luglio,
era stato prorogato alla fine di ottobre. Dato, però,
che alla fine di ottobre avevo ormai degli esemplari di
Mensagem pronti, ho consegnato le copie richieste. Il
libro aveva tutte le qualità (nazionalismo) per concor­
rere. Ho concorso.
Quando, a volte, pensavo all'ordine di una pubbli­
cazione futura delle mie opere, un libro del tipo di
Mensagem non figurava mai al numero uno. Ero in
dubbio se avrei dovuto cominciare con un grosso li­
bro di versi - un libro di un 350 pagine -, che inglo­
basse le varie sottopersonalità di Fernando Pessoa - lui
stesso, o se avrei dovuto aprire con un racconto
giallo, che non sono ancora riuscito a completare.
Sono d'accordo con Lei, dicevo, che la pubblica­
zione di Mensagem non è stato in realtà un esordio fe­
lice. Ma sono anche d'accordo, se bado ai risultati,
che è stato il miglior esordio che avrei potuto fare.

1 39
• FI N E STRE DI A P P ROFON D I M E NTO •

Proprio perché questo aspetto - in un certo qual


modo secondario - della mia personalità non era mai
stato sufficientemente manifestato nelle mie collabo­
razioni a riviste (se non nel caso di Mar portugués,
parte di questo stesso libro), proprio per questo con­
veniva che apparisse, e che apparisse ora. Ha coinci­
so, senza che lo pianificassi o lo premeditassi (sono
incapace di premeditazione pratica), con uno dei
momenti critici (nel senso originale della parola) del
rirnodellamento del subcosciente nazionale. Ciò che
ho creato per caso e che poi si è completato a furia di
parlame, era stato esattamente progettato, con Squa­
dra e Compasso, dal Grande Architetto.
(Interrompo. Non sono folle né ubriaco. Sto però
scrivendo direttamente, tanto rapidamente quanto la
macchina me lo permette, e mi vado servendo delle
espressioni che mi vengono li per li, senza badare a
fare della letteratura. Supponga - e farà bene a sup­
porlo, perché è vero - che io stia semplicemente
chiacchierando con Lei).
Rispondo ora direttamente alle Sue tre domande:
1) piano futuro della pubblicazione delle mie opere,
2) genesi dei miei eteronimi, e 3) occultismo.
Dopo la pubblicazione, nelle circostanze che Le ho
indicato, di Mensagem, che è una manifestazione unilate­
rale, ho intenzione di proseguire nel modo seguente.
Sto ora completando una versione totalmente rifatta del
Banqueiro Anarquista; sarà pronta tra breve e conto, non
appena pronta, di pubblicarla immediatamente. Se tutto
va bene, ne farò una traduzione in inglese e vedrò di
pubblicarlo in Inghilterra. Così come deve venire, ha
delle probabilità europee. (Non prenda questa frase nel
senso del Premio Nobel imminente). Poi - e ora ri-

140
• FI N ESTRE DI A P P ROFON DI MENT O •

spando direttamente alla Sua domanda che si riferisce


alla poesia - ho intenzione, durante l'estate, di riunire
un grosso volume delle poesie brevi di Fernando Pes­

soa-lui stesso, e di vedere se riesco a pubblicarle alla fi­


ne di quest'anno. Sarà questo il volume che Lei aspetta,
ed è questo che io stesso desidero si faccia. Questo, al­
lora, sarà l'insieme di tutti gli aspetti, eccetto quello na­
zionalista, che Mensagem ha già manifestato.
Ho fatto riferimento, come ha visto, solo a Fer­
nando Pessoa. Non ho progetti per Caeiro, per Reis o
per Alvaro de Campos. Non potrò infatti pubblicare
le opere di costoro se non quando (vedi sopra) mi sa­
rà dato il Premio Nobel. Eppure - lo penso con tri­
stezza - ho messo in Caeiro tutta la mia forza di
spersonalizzazione dramm atica, ho messo in Ricardo
Reis tutta la mia disciplina mentale, vestita della mu­
sica che le è propria, ho messo in Alvaro de Campos
tutta l'emozione che non ho dato né a me né alla mia
vita. E pensare, mio caro Casais Monteiro, che tutti
costoro, per la pubblicazione, devono essere postici­
pati a Fernando Pessoa, impuro e semplice!
Credo di aver risposto alla Sua prima domanda.
Se ho omesso qualcosa, mi dica che cosa. Se potrò
rispondere, risponderò. Altri piani non ne ho, per
ora. E, sapendo bene che cosa sono e che risultato
dànno i miei piani, è il caso di dire, Grazie a Dio !
Passo ora a rispondere alla Sua domanda sulla ge­
nesi dei miei eteronimi. Vedrò se riuscirò a rispon­
derLe in maniera esauriente.
Comincio dalla parte psichiatrica. L'origine dei
miei eteronimi è il tratto profondo di isteria che esiste
in me. Non so se sono semplicemente isterico o se
sono, più propriamente, un istero-nevrastenico. Pro-

1 41
• FI N ESTRE D I A PPROfON D I M E NTO •

pendo per questa seconda ipotesi, perché ci sono in


me fenomeni di abulia che l'isteria propriamente det­
ta non registra fra i suoi sintomi. Come che sia,
l'origine mentale dei miei eteronimi sta nella mia ten­
denza organica e costante alla spersonalizzazione e
alla simulazione. Questi fenomeni, fortunatamente
per me e per gli altri, in me si sono mentalizzati; vo­
glio dire che non si manifestano nella mia vita pratica,
esteriore e di contatto con gli altri; esplodono verso
l'interno e io li vivo da solo con me stesso. Se fossi
una donna - nelle donne i fenomeni isterici esplodo­
no con crisi e cose simili - ogni poesia di Alvaro de
Campos (il più istericamente isterico di me) sarebbe
un allarme per il vicinato. Ma sono un uomo: e negli
uomini l'isteria assume principalmente aspetti menta­
li; così tutto finisce in silenzio e poesia ...
Questo spiega, tant bien que mal, l'origine organica
del mio eteronirnismo. Le farò ora direttamente la
storia dei miei eteronimi. Comincio da quelli che so­
no morti (e di alcuni ho perso completamente il ri­
cordo), da quelli che giacciono perduti nel passato
remoto della mia infanzia quasi dimenticata.
Fin da bambino ho avuto la tendenza a creare in­
torno a me un mondo fittizio, a circondamù di amici
e conoscenti che non erano mai esistiti. (Non so, be­
ninteso, se realmente non siano esistiti o se sono io
che non esisto. In queste cose, come del resto in ogni
cosa, non dobbiamo essere dogmatici) . Fin da quan­
do mi conosco come colui che definisco «io», mi ri­
cordo di avere disegnato mentalmente, nell'aspetto,
movimenti, carattere e storia, varie figure irreali che
erano per me tanto visibili e mie come le cose di ciò
che chiamiamo, magari abusivamente, la vita reale.

1 42
• FI N ESTRE D I A PPROFOND I M E NTO •

Questa tendenza, che ho fin da quando mi ricordo di


essere un «io», mi ha accompagnato sempre, variando
lievemente l'adagio musicale con cui mi affascina, ma
non alterando mai la sua carica di fascinazione.
Ricordo, così, quello che mi sembra sia stato il mio
primo eteronimo o, meglio, il mio primo conoscente
inesistente: un certo Chevalier de Pas di quando ave­
vo sei anni, attraverso il quale scrivevo lettere sue a
me stesso, e la cui figura, non del tutto vaga, ancora
colpisce quella parte del mio affetto che confina con
la nostalgia. Mi ricordo, con meno nitidezza, di un'al­
tra figura di cui non mi sovviene più il nome, ma
certamente anch'esso straniero, che era, non saprei in
che cosa, un rivale dello Chevalier de Pas... Cose che
capitano a tutti i bambini? Senza dubbio; o forse. Ma
a tal punto io le vissi che le vivo ancora, perché me le
ricordo talmente bene che devo fare uno sforzo per
rendermi conto che non furono realtà.
Questa tendenza a creare intorno a me un altro
mondo, uguale a questo ma con altra gente, non ha
mai lasciato la mia immaginazione. Ha avuto varie fa­
si, tra le quali questa, già in età matura. Mi sovveniva
un motto di spirito, assolutamente estraneo, per un

motivo o per l'altro, a quello che io sono o a quello


che io suppongo di essere. Lo dicevo immediata­
mente, spontaneamente, come se fosse di un certo
mio amico, di cui inventavo il nome, di cui montavo
la storia e il cui aspetto - viso, statura, abiti e gesti -
vedevo immediatamente davanti a me. E così mi so­
no fatto, e ho propagato, vari amici e conoscenti che
non sono mai esistiti, ma che ancora oggi, a quasi
trent'anni di distanza, io ascolto, sento, vedo. Ripeto:
ascolto, sento, vedo ... E ne ho nostalgia.

143
• FI N ESTRE D I A P P R O FO N D I M ENTO •

(Quando attacco a parlare - e scrivere a macchina


per me è parlare - mi resta difficile mettere il freno.
Smetto di seccarLa, Casais Monteiro! Passo all a gene­
si dei miei eteronimi letterari che, in sostanza, è ciò
che Lei vuole sapere. In ogni caso, quanto ho detto
prima Le fornisce la storia della madre che li ha dati
alla luce).
Verso il 1 91 2, salvo errori (che comunque sarebbe­
ro minimi), mi venne l'idea di scrivere qualche poesia
di indole pagana. Abbozzai qualcosa in versi irregola­
ri (non nello stile di Alvaro de Campos, ma in uno
stile di media regolarità), e lasciai perdere. Si era ab­
bozzato in me, tuttavia, in una mal tessuta penombra,
un vago ritratto di persona che stava scrivendo quei
versi. (Era nato, senza che lo sapessi, Ricardo Reis).
Un anno e mezzo, o due anni dopo, un giorno mi
venni in mente di fare uno scherzo a Sa-Carneiro: di
inventare un poeta bucolico, abbastanza sofisticato, e
di presentarglielo, non mi ricordo più in quale modo,
come se fosse reale. Passai qualche giorno a elaborare
il poeta ma non ne venne niente. Alla fine, un giorno
in cui avevo desistito - era 1'8 marzo 1 9 1 4 - mi avvi­
cinai a un alto comò e, preso un foglio di carta, co­
minciai a scrivere, in piedi, come scrivo ogni volta
che posso. E scrissi trenta e passa poesie, di seguito,
in una specie di estasi di cui non riuscirei a definire la
natura. Fu il giorno trionfale della mia vita, e non
potrò più averne un altro simile. Cominciai con un
titolo, O Guardador de Rebanhos. E quanto segui fu la
comparsa in me di qualcuno a cui subito diedi il no­
me di Alberto Caeiro. Mi scusi l'assurdità della frase:
era apparso in me il mio Maestro. Fu questa la mia
immediata sensazione. Tanto che, non appena scritte

144
• F I N ESTR E D I A PPROFO N D I M E NTO •

le trenta e passa poesie, afferrai un altro foglio di


carta e scrissi, di seguito, le sei poesie che costitui­
scono Chuva Obliqua di Fernando Pessoa. Immedia­
tamente e totalmente ... Fu il ritorno di Fernando Pes­
soa - Alberto Caeiro al Fernando Pessoa - l ui solo. O
meglio, fu la reazione di Fernando Pessoa alla propria
insesistenza come Alberto Caeiro.
Apparso Caeiro, mi misi subito a scoprirgli, istinti­
vamente e subcoscientemente, dei discepoli. Estrassi
dal suo falso paganesimo il Ricardo Reis latente, gli
scoprii il nome e glielo adattai, perché allora lo vedevo
già. E, all'improvviso e da derivazione opposta da
quella di Ricardo Reis, mi venne a galla impetuosa­
mente un nuovo individuo. Di getto, e alla macchina
da scrivere, senza interruzioni né correzioni, sorse
l'Ode Triunfal di Alvaro de Campos: l'Ode con questo
nome e l'uomo con il nome che ha.
Creai, allora, una coterie inesistente. Fissai tutto que­
sto in forme di realtà. Graduai le influenze, conobbi
le amicizie, udii dentro di me le discussioni e le diver­
genze di opinioni, e in tutto ciò mi sembra che io,
creatore di tutto, fossi quello che meno era presente.
Direi che tutto accadde così. Se un giorno potrò
pubblicare la discussione estetica fra Ricardo Reis e
Alvaro de Campos, vedrà come questi due sono di­
versi tra loro e come io non so niente in materia.
Quando stava per uscire il primo numero di «Or­
pheu», all'ultimo momento fu necessario trovare
qualcosa per completare il numero delle pagine. Pro­
posi allora a Sa-Carneiro di scrivere io stesso una
poesia «antica» di Alvaro de Campos prima di aver
conosciuto Caeiro e di esserne stato influenzato. E
scnss1 così Opùirio, in cui cercai di esprimere tutte le

1 45
• FI N ESTRE D I A PP R O F O N D I MENTO •

tendenze latenti di Alvaro de Campos, quali si sareb­


bero poi rivelate, ma senza che ci fosse ancora alcuna
traccia di contatto con il suo maestro Caeiro. Delle
poesie che ho scritto, Opidrio è stata quella che rrù ha
dato più da fare, per il duplice potere di spersonaliz­
zazione che ho dovuto sviluppare. Ma, dopo tutto,
credo che non sia riuscita male, e che esprima vera­
mente A lvaro in nuce ...
Credo di averLe spiegato l'origine dei rrùei etero­
nimi . Se c'è però qualche punto in cui ha bisogno di
una spiegazione più lucida (sto scrivendo in fretta, e
quando scrivo in fretta non sono molto lucido) lo di­
ca, che Gliela darò di buon grado. A proposito, una
postilla veritiera e isterica: nello scrivere certi passi
delle Notas para a recordaçào do meu Mestre Caeiro, di Al­
varo de Campos, ho pianto lacrime vere. Tanto per­
ché Lei sappia con chi ha a che fare, rrùo caro Casais
Monteiro!
Qualche altra indicazione su questo argomento...
Io vedo davanti a me, nello spazio incolore ma reale
del sogno, i volti, i gesti di Caeiro, di Ricardo Reis e
di Alvaro de Campos. Ho costruito loro le età e le
vite. Reis è nato nel 1 887 (non rrù ricordo il giorno e
il mese, ma li ho segnati da qualche parte) , a Oporto,
è medico, e risiede attualmente in Brasile. Alberto
Caeiro nacque nel 1 889 e morì nel 1 9 1 5; nacque a Li­
sbona ma passò quasi tutta la vita in campagna. Senza
professione e praticamente senza istruzione. Alvaro
de Campos è nato a Tavira il 1 5 ottobre 1 890 (alle
1 3,30, rrù dice Ferreira Gomes; ed è vero, perché,
fatto l'oroscopo per quest'ora, è risultato esatto) . Co­
stui, come Lei sa, è ingegnere navale (ha studiato a
Glasgow), ma attualmente si trova qui a Lisbona,

1 46
• F I N E S T R E DI APPROFO N D I M E NTO •

senza esercitare la professione. Caeiro era di statura


media e, sebbene realmente fragile (è morto di tuber­
colosi), non sembrava tanto fragile come in effetti
era. Ricardo Reis è un po', appena un po', più basso,
più forte, ma asciutto. Alvaro de Campos è alto (m
1 ,75, 2 cm più di me), magro e un po' tendente a cur­
varsi. Tutti quanti viso rasato: Caeiro biondo slavato,
occhi azzurri; Reis sul bruno spento; Campos tra il
bianco e il bruno, del tipo vagamente dell'ebreo por­
toghese, però con i capelli lisci e normalmente con la
scriminatura di lato, monocolo. Caeiro, come ho
detto, non ricevette quasi nessun tipo di istruzione:
solo le scuole elementari; gli morirono presto il padre
e la madre, e se ne restò in casa, vivendo di certe pic­
cole rendite. Viveva con una vecchia zia, una prozia.
Ricardo Reis, educato in un collegio di gesuiti è, co­
me ho detto, medico; vive in Brasile dal 1 9 1 9, in esi­
lio volontario per le sue idee monarchiche. È un lati­
nista per l'educazione che ha ricevuto e un semi­
ellenista autodidatta. Alvaro de Campos ha ricevuto
una normale istruzione liceale, poi è stato mandato in
Scozia a studiare ingegneria, prima meccanica e poi
navale. Durante una vacanza, ha fatto un viaggio in
Oriente, da cui è nata la poesia Opicirio. Gli ha inse­
gnato il latino uno zio della Beira che era sacerdote.
Come scrivo nel nome di questi tre? ... Caeiro per
pura e insperata ispirazione, senza sapere né prevede­
re che mi metterò a scrivere. Ricardo Reis, dopo una
astratta deliberazione, che subito si concretizza in
un'ode. Campos, quando sento un improvviso impul­
so a scrivere, anche se non so che cosa. (Il mio se­
mieteronimo Bernardo Soares, che d'altronde in mol­
te cose si assomiglia con Alvaro de Campos, appare

147
• F I N ES T R E D I A PP R O FO N D I M E NTO •

sempre mentre sono stanco o insonnolito, quando le


mie qualità di ragionamento e inibizione sono un po'
affievolite; quella prosa è un vaneggiamento costante.
È un semieteronimo perché, pur non essendo la sua
personalità la mia, dalla mia non è diversa, ma ne è
una semplice mutilazione. Sono io senza il raziocinio
e l'affettività. La prosa, eccetto la .ftne�a che il razio­
cinio conferisce alla mia prosa, è uguale a questa, e il
portoghese perfettamente uguale; mentre Caeiro scri­
veva male il portoghese, Campos ragionevolmente
ma con lapsus come dire <<io proprio» invece di <<io
stesso», ecc., Reis meglio di me, ma con un purismo
che considero esagerato. Il difficile, per me, è scrivere
la prosa di Reis - ancora inedita - o di Campos. La
simulazione è più facile, anche perché è più sponta­
nea, in poesia) .
In questo momento Lei, Casais Monteiro, starà
pensando che la cattiva sorte l'ha fatta capitare, sia
pure soltanto in lettura, in mezzo a un manicomio. In
ogni caso, la cosa peggiore di tutto ciò è l'incoerenza
con cui ho finora scritto. Ripeto, però: scrivo come
se Le stessi parlando, per poterLe scrivere subito. Se
non fosse così, passerebbero mesi senza che io riu­
scissi a scriverLe.
Mi resta da rispondere alla Sua domanda circa
l'occultismo. Mi chiede se credo nell'occultismo. Fat­
ta così, la domanda non è ben chiara; comprendo pe­
rò l'intenzione e a questa rispondo. Credo nell'e­
sistenza di mondi superiori al nostro e di abitanti di
questi mondi, in esperienze di diversi gradi di spiri­
tualità, che si assottigliano fino ad arrivare a un Ente
Supremo che presumibilmente ha creato questo
mondo. Può essere che ci siano altri Enti, ugualmente

1 48
• FI N ESTRE D I A PPROFON D I M ENTO •

Supremi, che abbiano creato altri universi, e che que­


sti universi coesistano con il nostro, interpenetrando­
si o meno. Per queste ragioni, e altre ancora, l'Ordine
Esterno dell'Occultismo, ossia la Massoneria, evita
(eccetto la Massoneria anglosassone) l'espressione
«Dio>>, date le sue implicazioni teologiche e popolari,
e preferisce dire «Grande Architetto dell'Universo»,
espressione che lascia scoperto il problema se Lui sia
Creatore, o semplicemente Governatore del mondo.
Date queste scale di esseri, non credo nella comuni­
cazione diretta con Dio ma, secondo il nostro affi­
namento spirituale, potremo pervenire alla comuni­
cazione con esseri sempre più alti. Ci sono tre vie che
conducono all'occulto: la via magica (incluse le prati­
che come quelle dello spiritismo, intellettualmente al
livello della stregoneria, che è pure magia); via, que­
sta, estremamente pericolosa in tutti i sensi; la via mi­
stica, che non ha di per sé pericoli, ma è incerta e
lenta; e quella che si chiama via alchimica, la più diffi­
cile e la più perfetta di tutte perché comporta una tra­
smutazione persino della personalità che prepara, sen­
za grandi rischi, anzi con le difese che le altre non
hanno. Quanto all 'iniziazione o meno, posso dirLe
solo questo, che non so se risponde alla Sua doman­
da: non appartengo a nessun Ordine di Iniziati. La
citazione, epigrafe della mia poesia Eros e Psique, di un
brano (tradotto, perché il Ritual è in latino) del Ri­
tuale di Terzo Grado dell'ordine dei Templari Porto­
ghesi indica semplicemente - è un fatto - che mi è
stato permesso di sfogliare i Rituali dei primi tre gradi
di quest'Ordine, estinto o addormentato fino da circa
il 1 888. Se non fosse assopito, non avrei citato il bra­
no del Rituale, perché non si devono citare (indican-

1 49
• FI � ESTRE D I A PPROFON D I M ENTO •

clone l'origine) brani di Rituali che sono ancora in vi­


gore.
Credo così, mio caro Amico, di avere risposto,
seppure con certe incoerenze, alle Sue domande. Se
ce ne sono altre che desidera farmi, non esiti a farle.
Risponderò come potrò e meglio che potrò. Ciò che
potrà capitarmi, e di ciò mi scuserà ftn d'ora, sarà di
non rispondere molto in fretta.
Un abbraccio con stima e ammirazione dal Suo
Fernando Pessoa
1 4.1 . 1 935

P.S.!!!
Oltre alla copia che normalmente faccio per me,
quando scrivo a macchina, di qualsiasi lettera con
spiegazioni sul tipo di quelle contenute in questa, ne
ho fatta una supplementare, caso mai questa lettera
andasse perduta o se, come può capitare, Le abbiso­
gnasse per un qualche altro ftne. Questa copia è sem­
pre a Sua disposizione.
Altra cosa. Può darsi che, per qualche suo studio, o
per un analogo ftne, Lei abbia bisogno in futuro di
citare qualche passo di questa lettera. È autorizzato
ftn da ora a farlo, ma con una riserva, e mi permetto di
sottolinearla. Il paragrafo sull'occultismo, alla pagina
7 della mia lettera, non può essere riprodotto a stam­
pa. Desiderando rispondere il più chiaramente possi­
bile alla Sua domanda, sono uscito di proposito un
po' fuori dai limiti naturali dell'argomento.
Si tratta di una lettera privata, e non ho esitato per­
ciò a farlo. Nulla mi impedisce che Lei legga questo
paragrafo a chi vuole, basta che anche questa altra

1 50
• FI N ESTRE D I A PPROFON D I M E NTO •

persona obbedisca al criterio di non riprodurre a


stampa ciò che è scritto in questo paragrafo. Credo di
poter contare su di Lei perché ciò non accada.
Continuo ad esserLe in debito di una lettera ultra­
dovuta sui suoi ultimi libri. Mantengo fermo ciò che
credo di averLe detto nella mia lettera precedente: ora
che andrò (credo che sarà solo in febbraio) a passare
qualche giorno a Estoril, metterò in ordine la corri­
spondenza, poiché sono in debito, su questo argo­
mento, non solo con Lei, ma anche con tante altre
persone.
Devo domandarLe di nuovo una cosa che Le ho
già domandato e a cui non mi ha risposto: ha ricevuto
i miei versi in inglese, che Le ho mandato tempo fa?
«Per mia amministrazione», come si dice nel lin­
guaggio commerciale, Le chiederei di farmi sapere
il più presto possibile se ha ricevuto questa lettera.
Grazie.
Fernando Pessoa
(Pessoa, 1 979: 1 28-1 37)

1 51
• F I N ES T R E D I A PPROFO N D I M ENTO •

3. Aspetti

L'opera complessa, di cui questo è il primo volu­


me, è sostanzialmente drammatica, sebbene di forma
varia: qui sono brani in prosa, in altri libri è poesia o
fùosofia.
Non so se sia un privilegio o una malattia la costi­
tuzione mentale che la produce. È sicuro, però, che
l'autore di queste righe - non so bene se l'autore di
questi libri - non ha mai avuto una personalità sola,
né ha mai pensato e sentito se non in modo dram­
matico, cioè tramite una persona, o una personalità
supposta, che potesse avere questi sentimenti ancor
più di lui stesso.
Ci sono autori che scrivono drammi e novelle; e in
questi drammi e in queste novelle attribuiscono sen­
timenti e idee alle figure che li popolano, e spesso si
indignano se vengono presi per sentimenti e per idee
loro. Qui la sostanza è la stessa, sebbene sia in forma
diversa.
A ciascuna personalità più duratura, che l'autore di
questi libri è riuscito a vivere dentro di sé, egli ha
dato un'indole espressiva, e ha fatto di questa perso­
nalità un autore, con un libro, o libri; con le cui idee,
le cui emozioni e la cui arte lui, l'autore reale (o forse
apparente, perché non sappiamo che cosa sia la real­
tà) non ha nulla a che fare tranne il fatto di essere
stato, nello scriverle, il «medium» di figure da lui stes­
so create.
Né quest'opera, né le altre che la seguiranno hanno
niente a che vedere con chi le scrive. Egli non con­
corda con quanto vi è scritto, ma neppure discorda.
Come se gli venisse dettato, scrive; e, come se gli fos-

1 52
• F I N E S T R E D I A P P R O FO N D I MENTO •

se dettato da una persona amica - e dunque gli chie­


desse giustamente di scrivere quanto va dettando -
trova interessante, forse solo per una questione di
amicizia, ciò che, sotto dettatura, va scrivendo.
L'autore umano di questi libri non conosce in se
stesso nessuna personalità. Quando a volte sente
emergere una personalità dentro di sé, vede subito
che è un ente diverso da lui stesso, seppure simile; un
figlio mentale, forse, e con qualità ereditate, ma con
la differenza di essere un'altra persona.
Che questa qualità sia nello scrittore una forma
dell'isteria, o della cosiddetta dissociazione della per­
sonalità, l'autore di questi libri non lo contesta, ma
neppure vi aderisce. Schiavo com'è della molteplicità
di se stesso, non gli servirebbe a niente concordare
con questa o quella teoria, sui risultati scritti di questa
molteplicità.
Che questo procedimento di fare arte causi una
certa sorpresa, non meraviglia; ciò che meraviglia è
che ci sia qualcosa che non causi sorpresa.
Certe teorie, che l'autore ha in questo momento,
gli sono state ispirate da una o dall'altra di queste per­
sonalità che, per un momento, per un'ora, per un
certo tempo hanno attraversato consustanzialmente
la sua stessa personalità, ammesso che questa esista.
Affermare che questi uomini tutti diversi, tutti ben
definiti, che gli sono passati consustanzialmente nel­
l'anima, non esistono, non può certo farlo l'autore di
questi libri; perché egli non sa cosa sia esistere, né
chi, Amleto o Shakespeare, sia più reale o reale vera­
mente.
Questi libri saranno, per ora, i seguenti: primo,
questo volume Livro do Desassossego scritto da qualcu-

1 53
• fi N ESTRE D I APPROFON D I M E NTO •

no che dice di se stesso di chiamarsi Vicente Guedes;


poi O Guardador de Rebanhos e altre poesie e frammenti
di Alberto Caeiro (pure lui morto, e nello stesso
modo), nato vicino a Lisbona nel 1 889 e morto dove
era nato nel 1 9 1 5. Se mi dicessero che è assurdo par­
lare così di chi non è mai esistito, risponderei che non
ho prove nemmeno del fatto che Lisbona sia mai esi­
stita, o che sia esistito io che scrivo, o qualunque altra
cosa in qualsiasi posto.
Questo Alberto Caeiro ebbe due discepoli e un
continuatore della sua fùosofia. I due discepoli, Ri­
cardo Reis e Alvaro de Campos, hanno seguito cam­
mini diversi; il primo ha intesificato e ha reso artisti­
camente ortodosso il paganesimo scoperto da Caeiro;
e il secondo, basandosi su un'altra parte dell'opera di
Caeiro, ha sviluppato un sistema del tutto diverso,
basato interamente sulle sensazioni. Il continuatore
fùosofico, Antonio Mora (i nomi sono inevitabili,
imposti dal di fuori quanto le personalità), ha un paio
di libri da scrivere, nei quali proverà completamente
la verità, metafisica e pratica, del paganesimo. Un se­
condo fùosofo di questa scuola pagana, il cui nome
non è però ancora apparso nella mia visione o nella
mia audizione interiore, fornirà la difesa del pagane­
simo basata interamente su altri argomenti.
È possibile che in seguito appaiano altri individui
di questo stesso genere di realtà veritiera. Non lo so;
ma saranno sempre benvenuti nella mia vita interiore,
dove convivono con me meglio di quanto io non rie­
sca a vivere con la realtà esterna. È superfluo dire che
concordo con parte delle loro teorie, e che non con­
cordo con altre. È un fatto puramente secondario. Se
scrivono cose belle, queste cose sono belle indipen-

1 54
• FI N ESTRE DI A P P ROFON D I M E NTO •

dentemente da qualunque considerazione metafisica


sui loro autori «reali>>. Se, nelle loro ftlosofie, espri­
mono una qualunque verità - se esistono verità in un
mondo che è il non esserci nulla - queste cose sono
vere indipendentemente dall'intenzione o dalla «real­
tà» di chi le ha dette.
Trasformandomi così, come minimo in un folle
che sogna ad alta voce, come massimo non in un solo
scrittore, ma in tutta una letteratura, anche se ciò non
servisse a divertirmi, il che sarebbe per me già tanto,
contribuisco forse a ingrandire l'universo, perché
colui che, morendo, lascia scritto un solo verso bello
ha reso i cieli e la terra più ricchi e più emotivamente
misterioso il fatto che esistano stelle e gente.
Con la mancanza di letteratura che ci ritroviamo
oggi, che cosa può fare un uomo geniale, se non tra­
sformarsi, lui solo, in una letteratura? Con una tale
mancanza di persone «convivibili», che cosa può fare
un uomo sensibile se non inventarsi gli amici o per­
lomeno i compagni spirituali?
Ho pensato dapprima di pubblicare anonimamen­
te, per quel che mi riguarda, queste opere e fondare,
per esempio, un neopaganesimo portoghese con la
collaborazione e l'apporto di vari autori, ognuno di­
verso. Ma, oltre a essere troppo angusto l'ambiente
intellettuale portoghese perché anche senza dirlo a
nessuno la maschera potesse durare, sarebbe inutile
lo sforzo mentale necessario per mantenere tale ma­
schera.
Nella mia visione che definisco interna, solo per­
ché definisco esterno un determinato «mondo», ho
ben fissi, nitidi, noti e distinti, la fisionomia, il caratte­
re, la vita, l'origine, in certi casi la morte, di questi

1 55
• F I N ES T R E D I A PPROFON D I M ENTO •

personaggi. Certi si sono conosciuti tra loro, altri no.


Me, personalmente, nessuno mi ha mai conosciuto,
eccetto Alvaro de Campos. Ma se, poniamo, un do­
mani io, viaggiando per l'America, mi imbattessi nella
persona fisica di Ricardo Reis che, secondo me, vive
là, nessun moto di stupore mi salirebbe dall'anima al
corpo; sarebbe tutto a posto. Ma, prima di questo, già
tutto era «a posto». Che cos'è la vita?
(Pessoa, 1 979: 70-73)

1 56
• F I N E S T R E D I A P P R O FON D I M ENTO •

4. Forniture di Miti, s.r.l.

1. - C'è li un tale che le vuole parlare, disse la do-


mestica.
- Non ha detto chi è? chiesi.
- Mi ha dato questo biglietto, disse lei senza esitare.
Presi il biglietto e ciò che vi lessi mi spinse a sedere
immediatamente sulla sedia, in contrasto con tutte le
tradizioni che ho accumulato nella mia vita priva di
decisioni.
Il biglietto diceva presso a poco così:

FORNITURE DI MITI, s.r.l.

E sotto si leggeva, nella forma usuale: <<Rappre-


sentata da [...]».
- Questo tale ha chiesto di me? le chiesi.
- Ha chiesto del «signore» .. .
- Bene, dissi, fallo entrare .. .

2. Il biglietto da visita non indicava l'indirizzo, né


altre informazioni oltre le suddette.
Il piazzista, o commesso viaggiatore, entrò nel mio
studio con la sicurezza fisica che è peculiare della ca­
tegoria. Si differenziava dai suoi colleghi a me noti
poiché non aveva borsa né sorriso. Salutò in modo
cerimonioso inchinando lievemente il capo. Gli dissi
di sedersi. Si sedette e mi fissò per un momento.
- Desidera? chiesi esitante.
Lui si curvò leggermente verso di me e cominciò a
compiere il suo dovere con una voce che, pur essen­
do un po' monotona, non lo era comunque in manie­
ra sgradevole.

1 57
• F I N ESTR E DI A P P R O F O N D I M E N TO •

- Prima di spiegarle, con la dovuta minuzia, la na­


tura e la qualità degli articoli che ho da offrire, desi­
deravo, se me lo permette, esporre brevemente le ra­
gioni che hanno portato l'impresa che rappresento,
innanzitutto, a venire fondata; secondo, a produrre,
con la scienza e lo scrupolo che le mostrerò, le qualità
e i tipi di articoli in cui si è specializzata a livello indu­
striale.
Feci cenno di sì, vagamente, comprendendo solo,
per il momento, che per il momento non avevo
compreso nulla.
Il mio ospite, che aveva osservato brevemente il
pavimento, tornò con rapidità a sollevare il capo.

3. - La società si compone di tre classi distinte. La


prima è quella dei creatori di miti, e rappresenta la ve­
ra aristocrazia. In senso proprio, esistono creatori e
trasformatori di miti - gli uomini di genio e quelli di
talento, dando ad ogni parola un valore più alto ri­
spetto a quello che generalmente gli si concede. La
seconda classe è quella dei [ . . ] .

- Un soldato che si batte e muore per Napoleone


sente dentro di sé una vita più vasta e grande rispetto
all'uomo che trascorre una vita inutile e per lui stesso
anoruma.
- Ma in questo caso perché opporsi ai miti rivolu­
zionari e radicali moderni?
- Perché questi hanno la pretesa di non essere
miti ...
- Ma ogni mito, per avere forza, deve imporsi co­
me verità. Non esistono cristiani laddove si consideri
come mito il mito cristiano.

1 58
• F I N ESTRE D I A P PROFO N D I M E NTO •

- Ma è proprio questo ... I miti rivoluzionari tendo­


no a distruggere l'unica realtà, che è la distinzione in
classi. È su questo che si basa la loro inutilità e falsità
sociale. Che si voglia proporre un'aristocrazia diffe­
rente dall'attuale, si può comprendere; ma non che si
proponga l'assenza di aristocrazia ...
- Ma si può proporre un'aristocrazia del lavoro,
seguendo gli stessi miti radicali ...
- In verità non la si può proporre, ma ammettiamo
di sì... Il lavoro non può essere un mito, perché è
reale. Sì: produrre è creare realtà, cioè cose, comple­
tamente inutili. Un mito è la creazione di irrealtà, cioè
cose utili, vive, che durano e perdurano.

4. - Di tutte le industrie moderne, disse, l'unica


che, pur essendo esercitata su larga scala, lo è co­
munque ancora in modo interamente empirico, è
l'industria politica. Il cammino naturale dell'inven­
zione - e la nostra epoca è prevalentemente un'epoca
inventiva - consiste nello scoprire formule scientifi­
che e processi derivanti da queste formule, per elimi­
nare l'empirismo, l'approssimazione tecnica, che rap­
presenta il primo stadio inevitabile di ogni arte o di
ogni industria. Per quale ragione nessuno ha ancora
pensato di introdurre la scienza e la tecnica razio­
nale nell'empirismo politico, eliminandolo e perfe­
zionando la politica? Per la semplice ragione che
nessuno ci aveva ancora pensato, finché non ci pen­
sa qualcuno non ci ha pensato nessuno, qualsiasi
cosa sia. La mia azienda è stata la prima a rendersi
conto che nessuno aveva ancora sfruttato l'elemen­
to inventivo nell'industria politica. È questa l'origine
principale della fondazione dell'impresa che rappre-

1 59
• FI N ESTRE D I A P P R O FON D I M E NTO •

sento. La mia azienda ha inventato i processi tecnici


di questa industria.

E scomparve, senza borsa e sempre senza sorriso,


dal mio limitatissimo orizzonte.

(Testo inedito: Esp6lio Pessoa,


Biblioteca N acional de Lisboa, E3-2720Z3-1 a 4)

1 60
Glossario

• Estado Novo
Lett. Stato Nuovo, è il nome che designa la dit­
tatura di Antonio de Oliveira Salazar (1 889-1 970),
padre-padrone del Portogallo dal 1 932 al 1 968, il
cui motto era <<Dio, Patria e Famiglia». Incentrato
su di un autoritarismo conservatore, il regime fe­
ce ampio ricorso alla censura e alla polizia politica
Oa famigerata Pide) al fine di impedire la libertà di
espressione e la libera circolazione delle idee po­
litiche contrarie, e utilizzò ampiamente, sul mo­
dello degli altri fascismi europei, gli strumenti
della propaganda di massa. A Salazar successe
Marcelo Caetano, che guidò il paese fino allo
scoppio della Rivoluzione dei Garofani del 1 97 4,
grazie alla quale venne restaurata la democrazia
nel paese.

• Eteronimo
Dal greco héteros, diverso, e onoma, nome; il termi­
ne designa un autore fittizio che, a differenza di
un semplice pseudonimo, possiede una propria
biografia, peculiarità fisiche e caratteriali, uno stile
e un corpus di opere definiti. Nel sistema pessoa­
no, esistono solo tre figure che si possano a pieno

161
• G LO S S A R I O •

titolo definire eteronimi: Alberto Caeiro, Ricardo


Reis e Alvaro de Campos.

• lntersezionismo
Secondo movimento letterario creato da Fernan­
do Pessoa, il cui massimo esempio è rappresen­
tato dalla poesia Chuva obliqua (Pioggia obliqua);
consiste nel sovrappore in un testo paesaggi pro­
venienti da diversi livelli d'esperienza, come ad
esempio un paesaggio esterno reale ad uno inter­
no sognato, un paesaggio presente con uno pas­
sato, ecc.

• Ortonimo
Dal greco ortos, verticale, dritto, giusto, e onoma,
nome; il termine designa, nel sistema eteronirnico,
la figura di Fernando Pessoa, ed ortonime sono le
opere da lui firmate con il suo nome reale.

• Paulismo
Primo movimento letterario creato da Fernando
Pessoa, attraverso la sua prima poesia pubblicata,
Pauis (Paludz) ; parzialmente ispirato al Saudosismo
creato da Teixeira de Pascoaes, ne rappresenta in
realtà un superamento, ed è basato sui concetti di
vaghezza, sottigliezza e complessità, teorizzati da
Pessoa in un suo articolo di critica letteraria del
1 91 2.

• Primo Modemismo
Con questo termine si designa, nell'ambito della
storia della letteratura portoghese, la prima fase
del Modernismo portoghese, indissolubilmente

1 62
• G LOSSARI O •

legata alla pubblicazione, nel 1 9 1 5, della rivista


«Orpheu» e alle figure di Fernando Pessoa e
Mario de Sa-Carneiro; si contrappone a un Se­
condo Modernismo, identificato con la genera­
zione che ruota attorno alla rivista «Presença>>
(1 927-1 940).

• Quinto Impero
Concetto basato sull'interpretazione di un preciso
passo biblico (Daniele 2, 44), che prefigura l'av­
vento di un nuovo regno che avrebbe spazzato
via i precedenti e dominato in eterno nella luce
divina, letto nel corso della storia secondo chiavi
differenti e usato come strumento politico in di­
verse epoche. L'intepretazione di Pessoa è legata
al concetto di Sebastianismo e derivata dalla teo­
rizzazione di Antonio Vieira, grande scrittore
portoghese del Seicento, il quale, in alcune opere,
identificava il Quinto Impero con il Portogallo,
che avrebbe dovuto creare un regno mondiale
che unisse tutte le culture e tutte le genti.

• Saudosismo
Movimento creato dal poeta portoghese Teixeira
de Pascoaes (1 877- 1 9 52) nei primi anni del N o­
vecento e basato sul concetto di saudade quale
elemento peculiare dell'indole portoghese, che si
pretendeva potesse fungere da traino al rinnova­
mento del Portogallo.

• Sebastianismo
Movimento nato in Portogallo a seguito della
morte del re D. Sebastiào, ultimo discendente

163
della dinastia di Avis, caduto in battaglia in Ma­
rocco nel 1 578; la sua morte portò ad una crisi
dinastica, sfociata nella salita al trono portoghese
del re di Spagna Filippo II e nell'unione tra le due
corone, che sarebbe durata per sessant'anni. In
questo periodo cominciò a diffondersi la leggen­
da che D. Sebastiào non fosse realmente morto,
ma si stesse semplicemente preparando a ricon­
quistare il paese e a ricondurlo agli antichi fasti
perduti. Il mito perdurò anche nei secoli succes­
sivi, trasformandosi in una sorta di patriottismo
mitico, auspicio del ritorno del Portogallo alle
glorie del passato.

• Sensazionismo
Terzo e ultimo movimento letterario creato da
Pessoa, il cui maggior rappresentante fu l'ete­
ronimo Alvaro de Campos, su ispirazione del suo
maestro, l'eteronimo Alberto Caeiro; il Sensazio­
nismo consiste nella ricerca costante e nell'e­
spressione poetica di tutte le sensazioni che è
possibile provare; l'apice del movimento è consi­
derata la poesia incompleta Passagem das horas di
Campo s.

164
Bibliografia

1. 5entieriper approfondire

• Saraiva José Hermano, 2004, Storia del Portogallo,


Bruno Mondadori, Milano.
Non si può comprendere un autore senza avere delle in­
formazioni sul suo contesto di riferimento; che, per Pes­
soa, non si limita alla sua contemporaneità, ma all'intera
storia del Portogallo, fondamentale intertesto di tutta la
sua opera. Questo libro rappresenta un'introduzione sin­
tetica ma completa, leggibile e appassionante, alle vicende
storiche di un paese posto alla periferia dell'Europa ma
che in diverse epoche si è trovato al centro del mondo.

• Pessoa Fernando, 1 979 (vol. I) e 1 984 (vol. II),


Una sola moltitudine, a cura di Antonio Tabucchi e
Maria José de Lancastre, Adelphi, Milano.
Sebbene il primo volume abbia oramai più di trent'anni di
vita, questa antologia rappresenta ancora oggi una delle
migliori introduzioni all'opera di Pessoa a disposizione del
lettore italiano; contiene un'esauriente presentazione, una
serie di schede sugli eteronimi, i movimenti e le riviste
create o frequentate da Pessoa e un'ampia scelta di testi,
poetici e in prosa, molto rappresentativi della produzione
dell'autore, in grado di dare una visione sintetica ma abba­
stanza completa di quasi tutte le sfaccettature della sua ge­
nialità.

1 65
• B I BLI O G R A F I A •

• Crespo Angel, 1 997, La vita plurale di Fernando Pes­


soa, a cura di Brunello de Cusatis, Antonio Pelli­
cani, Roma.
Si tratta di una biografia di Pessoa, documentata quanto
affascinante per stile e scorrevolezza; possiede la leggibilità
di un buon romanzo della sua vita, basato però su appro­
fonditi studi e un'attenta selezione delle citazioni. L'autore
è stato a sua volta poeta e scrittore di rilievo del secondo
Novecento spagnolo, ampiamente apprezzato anche come
critico e traduttore letterario.

• Pessoa Fernando, Il libro dell'inquietudine.


Esistono oggi tre diverse edizioni italiane: la prima, a cura
di Maria José de Lancastre (Feltrinelli, Milano, 1 986), ba­
sata sui testi (ma non sulla struttura), della prima edizione
portoghese del 1 982, è stata quella attraverso cui il pubbli­
co italiano ha conosciuto e ha imparato ad amare l'opera;
la seconda, a cura di Piero Ceccucci (Newton Compton,
Roma, 2006), basata prevalentemente sull'edizione di Ri­
chard Zenith (pubblicata in versioni progressivamente
ampliate tra il 1 997 e il 2009), ha allargato di molto il nu­
mero di frammenti pubblicati; l'ultima, a cura di Valeria
Tocco (Mondadori, Milano, 201 1 ) è quella ecdoticamente
più aggiornata, in quanto si basa sull'edizione critica pub­
blicata da J er6nimo Pizarro nel 201 0.

• Lourenço Eduardo, 1 997, Fernando re della nostra


Baviera, a cura di Daniela Stegagno, Empiria, Roma.
Si tratta di un'antologia critica che raccoglie alcuni saggi su
Pessoa scritti da Eduardo Lourenço, uno dei più grandi
saggisti portoghesi viventi. Il suo libro Pessoa revisitado, del
1 973, ha segnato una svolta nell'interpretazione critica di
Pessoa. Qui sono riuniti dieci testi estratti da tre diversi
volumi, in cui si affrontano con originalità temi centrali
come l'eteronimia, il tempo, l'infinito, la fmzione, l'amore

1 66
• B I B LI O G R A F I A •

e l'assoluto, operando nel contempo un'attenta revisione


critica dei principali filoni interpretativi dell'opera di Pessoa.

• Sa-Cameiro Mario de, 1 984, Meu amigo de alma, a


cura di Maria José de Lancastre, Sellerio, Palermo.
Il libro contiene una scelta di trenta lettere scritte da Mario
a Fernando, testimonianza impareggiabile dell'intenso scam­
bio avvenuto, nel volgere di meno di quattro anni, tra due
delle maggiori menti del Novecento portoghese. Si tratta
di una finestra aperta sulla loro attività creativa, in un dia­
logo attraverso il quale si sono costituite le fondamenta del
Modernismo portoghese e della successiva opera pessoana.

• Pessoa Fernando, 1 997, Pagine esoteriche, a cura di


Silvano Peloso, Adelphi, Milano.
Il testo presenta e approfondisce i testi di Pessoa legati al­
l'occultismo, accompagnati da una serie di note utili a
comprendere e contestualizzare i riferimenti e gli aspetti
salienti dei suoi scritti; contiene una scelta antologica ad
ampio spettro, divisa in cinque sezioni dedicate a terni
come la relazione tra scrittura e occultismo, la filosofia er­
metica e l'iniziazione, la gnosi, il Sebastianismo e il Quin­
to Impero, l'astrologia e la Cabala.

• Celani Simone, 2005, Il Fondo Pessoa, Sette Città,


Viterbo.
Si tratta di un libro dedicato a quello che si potrebbe defi­
nire il «dietro le quinte» della pubblicazione delle opere di
Pessoa; capitoli sono dedicati alla storia e alla struttura del
Fondo alla problematica legata alla peculiare ortografia
adottata dallo scrittore, alla storia delle edizioni delle sue
opere e ai diversi criteri seguiti nel tempo per la loro pub­
blicazione. In appendice si trova una trascrizione dell'in­
ventario topografico del Fondo.

1 67
• BI BL I O G R A F I A •

• Lancastre Maria J osé de, 1 988, Fernando Pessoa. Im-


magini della sua vita, Adelphi, Milano.
Un libro tramite il quale vedere Pessoa in faccia, dalle pri­
me immagini dell'infanzia alle ultime fotografie, e osserva­
re i luoghi e le persone da lui frequentati durante la sua
vita. Forse un oggetto per feticisti, forse invece uno stru­
mento utile per essere rassicurati del fatto che Pessoa ebbe
veramente una vita reale, esterna alle pagine delle sue opere.

• Pessoa Fernando, Lisbon: what the tourist should see


(Lisbona: quello che zf turista deve vedere).
Un ottimo coronamento alla lettura delle opere di Pessoa è
certamente un viaggio a lisbona; anche in questo caso Fer­
nando può esserci di aiuto, perché tra le sue infinite sfac­
cettature esiste anche quella di cicerone. Nel 1 925 scrisse
infatti questa guida alla sua città in inglese. Ne esistono in
italiano diverse edizioni tra cui scegliere: Biblioteca del Va­
scello 1 993, Voland 1 997, Passigli 2003, Einaudi 2007.

2. Bibliografia, sitografia efilmografia critico-tematica

Volumi
Bianco J . (1 983), Fernando Pessoa. Esboço de uma bibliografia,
lmprensa Nacional - Casa da Moeda/Centro de Estu­
dos Pessoanos, Lisboa.
Bianco J . (2008) , Pessoana, 2 voll., Assiria & Alvim, lisboa.
Celani S. (2005), Ilfondo Pessoa, Sette Città, Viterbo.
Coelho J. do Prado (1 982) , Diversidade e unidade em Fernando
Pessoa, Verbo, lisboa.
Crespo A. (1 997), La vita plurale di Fernando Pessoa, a cura di
B. de Cusatis, Antonio Pellicani, Roma.
Jennings H.D. (1 984), Os dois exilios. Fernando Pessoa na
Africa do Sul, Centro de Estudos Pessoanos, Porto.
Lancastre M. José de (1 988), Fernando Pessoa. Immagini della
sua vita, Adelphi, Milano.

1 68
• B I BL I O G R A FI A •

Lopes T.R (1 977), Fernando Pessoa et le drame symboliste. He-


ritage e création, Fondation Calouste Gulbenkian, Paris.
Lopes T.R (1990), Pessoa por conhecer, 2 voli., Estampa, Iisboa.
Lopes T.R. (1 993), Pessoa inédito, Horizonte, Lisboa.
Lourenço E. (1 973), Fernando Pessoa revisitado, Inova, Porto.
Lourenço E. (1 997), Fernando re della nostra Baviera, a cura di
Daniela Stegagno, Empiria, Roma.
Martins F. Cabrai (a cura di, 2008), Diciontirio de Fernando
Pessoa e do modernismo portugués, Carninho, Lisboa.
Peloso S. (1 992), I...a voce e il tempo, Sette Città, Viterbo.
Pessoa F. (s.d.), Cartas a Armando Cortes-&drigues, Inquéri­
to, Lisboa.
Pessoa F. (1 966), Ptiginas intimas e de auto-interpretaçào, a cura
di Jacinto do Prado Coelho e Georg Rudolf Lind, A ti­
ca, Lisboa.
Pessoa F. (1 968), Textos .ftlos6ficos, a cura di Antonio de Pi­
na Coelho, Atica, Lisboa.
Pessoa F. (1 979), Una sola moltitudine, volume l, a cura di
Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre, Adelphi,
Milano.
Pessoa F. (1 984), Una sola moltitudine, volume II, a cura di
Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre, Adelphi,
Milano.
Pessoa F. (1 986a), Obra poética e em prosa, a cura di Antonio
Quadros e Dalila Pereira da Costa, 3 voli., Lello & Ir­
mào, Lisboa.
Pessoa F. (1 986b), Escritos intimos, cartas e ptiginas autobio­
grti.ftcas, a cura di Antonio Quadros, Europa-América,
Mem Martins.
Pessoa F. (1 986c), Il libro dell'inquietudine, a cura di Maria
José de Lancastre, Feltrinelli, Milano.
Pessoa F. (1 988), Il marinaio, a cura di Antonio Tabucchi,
Einaudi, Torino.
Pessoa F. (199 1 ), Faust, a cura di Maria ]osé de Lancastre,
Einaudi, Torino.
Pessoa F. (1 993), Poesie di Alvaro de Campos, a cura di Maria
]osé de Lancastre e Antonio Tabucchi, Adelphi, Milano.

1 69
• B I B LI O G R A F I A •

Pessoa F. (1 994), Poemar de Ricardo Reis, a cura di Luiz Fagun­


des Duarte, lmprensa Nacional - Casa da Moeda, Lisboa.
Pessoa F. (1 997), Pagine esoteriche, a cura di Silvano Peloso,
Adelphi, Milano.
Pessoa F. (1 999a), Comspondéncia 1905- 1922, a cura di Ma­
nuda Parreira da Silva, Assiria & Alvirn, Lisboa.
Pessoa F. (1 999b), Comspondéncia 1923 - 1935, a cura di
Manuela Parreira da Silva, Assiria & Alvirn, Lisboa.
Pessoa F. (1 999c), Poemi di A/berlo Caeiro, a cura di Pierluigi
Raule, La Vita Felice, Milano.
Pessoa F. (2000), Critica. Ensaios, arligos e entrevistas, a cura
di Fernando Cabrai Ma.rtins, Assiria & Alvirn, Lisboa.
Pessoa F. (2002), Poesie di Alberto Caeiro, a cura di Fernan­
do Cabrai Ma.rtins e Richard Zenith, Passigli, Firenze­
Amelia.
Pessoa F. (2005a), Il ritorno degli dei. Opere di AntOnio Mora, a
cura di Vincenzo Russo, Quodlibet, Macerata.
Pessoa F. (200Sb), Le poesie di Ricardo Reis, Passigli, Firen­
ze-Antella.
Pessoa F. (2006a) , Saggi sulla lingua, a cura di Simone Cela­
ni, Il Filo, Viterbo.
Pessoa F. (2006b), Il caso Vat;gas, a cura di Simone Celani,
Il Filo, Viterbo.
Pessoa F. (2006c), l/ libro dell'inquietudine, a cura di Piero
Ceccucci, N ewton Compton, Roma.
Pessoa F. (2009a), Il mondo che non vedo. Poesie ortonime, a cu­
ra di Piero Ceccucci, Rizzoli, Milano.
Pessoa F. (2009b), I casi del dottor Abilio Quaresma, a cura di
Guia Boni e Paolo Collo, Cavallo di Ferro, Roma.
Pessoa F. (201 0), Livro do desarocego, 2 voli., a cura di Jeronimo
Pizarro, Impresa Nacional - Casa da Moeda, Lisboa.
Pessoa F. (201 1), l/ libro dell'inquietudine, a cura di Valeria
Tocco, Mondadori, Milano.
«Presença>) (1 993), ediçào facsirnilada, 3 voli., Contexto,
Lisboa.
Quadros A. (1 992), Fernando Pessoa. Vida, personalidade e génio,
uma biografia ((autobiogrtificQ);, Dom Quixote, Lisboa.

1 70
• B I B L I O G R A F I A •

Sa-Cameiro M. de (1 973), Cartas a Fernando Pessoa, 2 voli.,


Atica, Lisboa.
Sa-Cameiro M. de (1 978), Poesias, Atica, Lisboa.
Sa-Cameiro M. de (1984), Meu amigo de alma, a cura di Ma­
ria José de Lancastre, Sellerio, Palermo.
Sa-Cameiro M. de (1 992), Poesie, a cura di Fernanda To­
riello, Adriatica, Bari.
Sa-Cameiro M. de (1 997), Poesie, a cura di Orietta Abbati,
Ets, Pisa.
Sa-Cameiro M. de (1 998), Dispersione, a cura di Maria José
de Lancastre, Einaudi, Torino.
Saraiva J. H. (2004), Storia del Portogallo, Bruno Mondadori,
Milano.
Sena Jorge de (1981), Fernando Pessoa e C. " heterrinima, Hori­
zonte, Lisboa.
Serrào J. Verissimo (1 977-2003), HistrJria de Portugal, 1 5
voli., Verbo, Lisboa.
Severino A.E. (1 983), Fernando Pessoa na Africa do Sul, Dom
Quixote, Lisboa.
Sirnòes J.G. (1 950- 1 951), Vida e obra de Fernando Pessoa. Hi­
stdria de uma geraçào, 2 voli., Bertrand, Lisboa.
Soares F. Luso (1 973), A nove/a policial-dedutiva em Fernando
Pessoa, Diabril, Lisboa.
Sousa M.L. Machado de (1 978), Fernando Pessoa e a literalllra
deftcçào, N ovaera, Lisboa.
Stegagno Picchio L. (2004), Nel segno di Orfeo, Il Melangolo,
Genova.
Tabucchi A. (1 990), Un baule pieno di gente: scritti su Fernando
Pessoa, Feltrinelli, Milano.

Siti web
• Arquivo Pessoa (arquivopessoa.net)
Si tratta di un sito che raccoglie gran parte delle opere di
Fernando Pessoa, ovviamente in lingua originale, ordi­
nate tematicamente e con un efficiente sistema di ricerca.

171
• B I B LIOGRA F I A •

• Multipessoa (multipessoa.net)
Sito associato al precedente, presenta una serie di gui­
de tematiche alla lettura dei testi di Pessoa, con sezioni
dedicate alla vita, all'opera, agli eteronimi, al Faust, alla
poetica, alla filosofia, al Portogallo e all'occultismo.

• www .bnl.pt
Sul sito della Biblioteca Nazionale di Lisbona esiste
una sezione denominata Biblioteca Nacional Digitai
(purl.pt), contenente diversi originali e prime edizioni
delle opere di Pessoa. All'indirizzo purl.pt/ 1 000/ 1 / è
possibile s fogliare le riproduzioni delle sezioni del
Fondo Pessoa dedicate ad Alberto Caeiro, a Mensagem,
e ai Quaderni. Inoltre è possibile consultare i due nu­
meri della rivista «OrpheU>> (purl.pt/ 1 2089/2/), l'edi­
zione sotto forma di opuscolo autonomo dell'Ulti­
matum di Alvaro de Campus (purl.pt/ 1 7263/2) e le
edizioni originali dei 35 Sonnets (purl.pt/ 1 3963/2/) e
degli English Poems (purl.pt/ 1 3967 /2/)

• casafernandopessoa.cm-lisboa.pt
In quella che fu l'ultima abitazione dal poeta si trova
oggi la Casa Fernando Pessoa, istituzione che ancora
conserva la sua biblioteca personale e ospita costan­
temente iniziative dedicate allo scrittore; il sito della
Casa e ricchissimo di strumenti utili all'approfondi­
mento della vita, delle letture e dei luoghi frequentati
da Pessoa, con una completa biografia, l'inventario
della sua biblioteca, una serie di foto d'epoca e un iti­
nerario che ci accompagna nei luoghi pessoani più si­
gnificativi della sua vita.

Filmografia
Fernando Pessoa ha ispirato nel tempo numerosi ftlm,
raramente dedicati alle sue opere, difficili da trasporre su
pellicola (eccezioni sono rappresentate da O banqueiro anar-

1 72
• B I B LI O G R A F I A •

quista e O filme do desassossego, trasposizione del Ubro dell'in­


quietudine), più spesso ispirati in maniera generale alla sua
produzione o legati a vicende biografiche (come Conversa
acabada, che mette in scena la sua amicizia con Mano de
Sa-Carneiro). Si fornisce di seguito una lista sommaria di
film, che non pretende di essere completa e che soprat­
tutto non tiene conto delle numerose citazioni pessoane
presenti in decine di altre opere più o meno note (come ad
esempio Usbon story di Wim Wenders) .

• O banqueiro anarquista di Eduardo Geada, 1 98 1 .


• Conversa acabada di J oào Botelho, 1 982.
• Cinq et le peau di Pierre Rissient, 1 982.
• Mensagem di Luis Vidal Lopes, 1 988.
• Dairy: umjilmepara Fernando Pessoa di Margarida Gil, 1 992.
• Au bord du monde di Valerie U ttscheid, 1 992.
• The night Fernando Pessoa mel Constantine Cavafy di Stelios
Haralambopoulos, 2008.
• Pessoa, l'intranquilité di Fabrice Radenac. 201 0.
• Ofilme do desassossego di Joào Botelho, 201 O.

1 73
Indice dei nomi

Anon, Charles Robert, 32 1 42, t44-148, t 54, t 56,


Aristotele, 1 1 4 1 62, t 64, t 69, t 72
Carlyle, Thomas, 32
Baldaya, Raphael, 1 1 9 Carmona, Òscar, 20
Bandarra, Gonçalo Eanes, Cartesio, t 1 4
94 Carvalho, Ronald de, 5 1
Barrès, Maurice, 61 Chesterton, Gilbert Keith,
Barrett Browning, Elisabeth, 63
66 Coirnbra, Leonardo, 36
Baudelaire, Charles, 35 Colombo, Cristoforo, 93
Bono, Antonio, 19, 67-68 Conan Doyle, Arthur 32,
Braga, Te6ftlo, 33 1 07
Byron, George Gordon, 32, Cortes-Rodrigues, Armando,
35 35, 43, 47, 5 1 , 1 69
Cortesào, ] aime, 36
Cabrai, Artur de Sacadura Cordes, Joào ]osé Sinel de,
Freire, 73 20
Caeiro, Alberto, 12, 20-21 , Costa, Manuel de Oliveira
23, 26, 47-50, 54, 58, 69- Gomes da, 20
70, 74-75, 78-79, 83-86, Crowley, Aleister 2t
89, 98, 1 1 5-1 1 6, 1 4 1 ,
1 44- t 48, t 54, t 62, t 64, D. Carlos I, 1 7, 30, 33
t 70, t 72 D. Henrique, 93
Caetano, Marcelo, t 6 t D. Luis l, 30
Camòes, Luis Vaz de, 37, D. Manuel Il, t 7
57, 92 D. Sebastiào, 92-95, 163-164
Campos, Alvaro de, t 2, t 8- D'Annunzio, Gabriele, 63
23, 26, 47-5 t , 53-56, 58, Dias, Bartolomeu, 93
63, 68-69, 73, St -83, 85- Dias, Francisco Caetano,
86, 89-9 t , 96, t 26, 1 4 1 - 20, 8t

1 75
• I N D I C E D E l N O M I •

Dickens, Charles, 32 Monteiro, Adolfo Casais,


Duro, J osé, 36 22, 46, 82, 95, 1 4 1 , 144,
146, 148
Eraclito, 1 14 Mora, Antonio, 25, 86,
Ferro, Antonio, 43, 91 1 1 5- 1 1 6, 1 54, 170
Fonseca, Antonio ]osé, Bra- Morrison, Juihur 107
quinho da, 82
France, Anatole, 63 Negreiros, José de Alrnada,
Franco, Joào, 33 43, 5 1 , 63, 96
Nietzsche, Friedrich Wil­
Garna, Vasco da, 93 helm, 1 1 4
Garren, Joào Baptista de Nobre, Antonio, 36
Alrneida, 35-36 Nogueira, Maria Madalena
Gesù Cristo, 83-85, 1 33 Pinheiro, 1 5, 20, 3 1 , 1 35
Guedes, Vicente 100, 102, 1 54
Guirnaràes, Eduardo, 56 Oliveira, Ant6nio Correia de,
Guisado, Alfredo, 51 36

Henry, 0., 73 Pais, Sidonio, 1 8-19, 26, 65-


Hourcade, Pierre, 22 66, 1 1 7
Parmenide, 1 1 4
Junior, Tomas Cabrera, 42 Pascoaes, Teixeira de 36,
Junqueiro, Abilio Manuel 1 62-163
Guerra, 34 Pater, Walter 73
Pessanha, Camilo 36, 62
Kant, Immanuel, 1 1 4 Pessoa, J oaquirn Seabra, 1 5,
Keats, John, 32, 35 31, 61, 1 35
Kipling, Rudyard, 63 Pinto, Alvaro, 36
Platone, 1 1 4
Leal, Raul, 19, 43, 56, 67-68 Poe, Edgar Allan, 32, 35,
Leibniz, Gonfried Wilhelm, 72
114 Pope, Alexander, 35
Lima, Angelo de, 55 Proença, Raul, 36

Maeterlinck, Maurice, 63 Quaresma, Abilio, 25, 27,


Magellano, Fernando, 93 108-1 1 0, 1 1 8, 170
Marinetti, Tommaso, 62 Queiros, Carlos, 82
Méluret, Jean Seui de, 25 Queiroz, Ofélia, 1 9, 21
Milton, John, 32 Quental, Antero, de 34
Montalvor, Luis de, 43, 5 1 ,
56, 1 22- 123 Régio, José, 21, 82

1 76
• I N D I CE D E I N O M I •

Reis, Frederico, 70-71 Shakespeare, William, 32, 1 53


Reis, Ricardo, 1 2, 20-21 , Shaw, George Bernard, 63
24-26, 47-50, 65, 70, 7 1 , Shelley, Percy Bysshe, 32,
75, 82, 86, 88, 1 1 5, 1 26, 35
141, 1 44- 1 48, 1 52, 1 56, Simòes, Joào Gaspar, 40-
1 62, 1 70 41 , 67, 75, 82, 1 22- 1 23,
Reis, Vasco, 91 171
Rollinat, Maurice, 35, 1 1 1 Soares, Bernardo, 89, 1 00-
Rosa, Henrique, 36 102, 104, 147
Rosa, Henriqueta Madale­ Socrate, 1 1 4
na, 1 5, 20

Rosa, Joào Miguel, 1 5, 1 9, Teive, Barào de, 25, 1 30


3 1 , 1 36 Tennyson, Alfred, 35
Rostand, Edmond, 63 Torga, Miguel, 82

Sa-Carneiro, Mario de, 1 7- Vaz, Rui, 70, 82


1 8, 20, 22, 41 -43, 49, 5 1 - Verde, Cesario, 34, 36
52, 55-56, 61 -62, 66, 73, Vieira, Antonio, 34, 65, 94,
82, 144-145, 1 63, 1 67, 163
1 7 1 , 1 73
Salazar, Antonio de Olivei­ Wells, Herbert George, 32,
ra, 21 -22, 80, 95, 1 6 1 63
Santa-Rita, Guilhenne de Whitman, Walt, 32, 74
(Santa-Rita Pintor), 1 8, Wordsworth, William 32, 35
62, 66
Seabra, Dionisia, 1 7, 1 1 1, 135 Yeats, William Butler, 63
Search, Alexander, 24, 32,
1 07 Zenone, 1 14

1 77
Indice analitico

35 sonnetts, 1 8, 23, 26, 66, <� Renascença» (rivista), 1 8,


136, 1 72 38, 41
A very originai dinner (Una
<� Agu.ia»> (rivista), 1 7, 36, cena molto originale), 26,
38, 40, 51 32, 107
A educaçào do eslfiico (L'educa­ <�cçào» (rivista), 19
�ne dello stoito), 25, 26, 130 affettività/ anaffettività, 1 1 2,
A Fernando Pessoa depois de 1 48
ler o seN drama estatico O alchimia, 1 1 9, 1 49
Marinheiro em Orpheu I alcolisrno, 22, 97, 1 08
(A Fernando Pessoa dopo Ambiente, 21
aver letto il suo dramma sta­ Aniversario (Compleanno), 82
tico Il Marinaio in OrpheN Antinous, 1 8, 1 9, 23, 66-67
l), 53 Aponkmlentos para uma estética
A hora do diabo, 24, 26 nào-ari.stotélica (Appunti per
A memoria do Presidente-Rei un 'estetica non-aristotelica),
SiJOn:io Pais (In mef!IOfia del 20, 73-74
�Re SiJOn:io Pais), 19, aristotelismo, 73-74
26, 32, 66 Associaçòes secretas, 23
A minha querido mamiì (Alla astrologia, 1 14, 1 1 8-1 1 9, 146,
mia cara mamma), 1 5, 32 167
A nova poesia porhlguesa no <�thena>> (rivista), 1 9, 20,
seu aspecto psicolrigico (La 45, 50, 55, 65, 70, 72,
nuova poesia portoghese nel 73, 76, 79, 83, 88
suo aspetto psicologico), 37 auto-analisi, 12, 25, 1 02
A nova poesia porhlguesa socio­ autoreferenzialità, 1 1 1
logj&antente crmsiderada (La Autopsicogr�a, 21, 87, 1 1 3
nuova poesia portoghese socio­ avanguardia, 43, 47-48, 52,
loict1fllenle considerata), 17, 54, 56, 58, 62, 66, 69
37 Aviso por causa do mora/, 23

1 79
• I N D I C E A N A L I T I C O •

Azzorre, 1 6, 31 Durban 10, 1 5, 1 6, 29, 3 1 ,


81, 107, 1 36
bilinguismo, 34
Brasile, 31, 47, 1 46, 1 47 economia e commercio, 20,
24, 26, 67, 8 1 , 99, 1 1 4
Cab�. 1 1 8, 137, 1 67 edizioni, 9, 75, 1 00, 1 22-
Cancioneiro (Canzoniere), 73 1 23, 1 67, 1 72
Cançòes de beber/ Rllbt?Jat, 25 edizioni critiche, 1 00, 1 29,
celebrità, 1 1 7 1 66
censura, 80, 95, 1 28, 1 6 1 Eia canta, pobrr! cefeira (Lei
<<Cenciurm) (rivista), 62 canta, povera mietitrice), 73,
Ch11va obliq11a (Pioggia obli- 88
qNa}, 1 8, 47, 48, 56, 58- English Poems, 1 9, 23, 66, 67,
6 1 , 89, 1 45, 1 62 1 36, 1 72
complessità, 1 2, 37, 39, 40, e�stican, 108, 1 1 4
48, 56, 6 1 , 65, 87, 1 1 1 , epicureismo, 70
1 52, 1 62 Epithalami11m, 19, 26, 66-67
<<Contemporanea>) (rivista), Eq11ipa Pessoa, 1 29
1 9, 20, 67, 68, 8 1 , 1 07 Erostratus, 25, 26, 1 1 7
corrispondenza, 1 9, 21, 22, erotismo, 27, 67-68
24, 26, 26, 40-43, 46-48, esoterismo, 26, 48, 1 1 4, 1 1 8-
5 1 , 58, 67, 75, 82, 83, 1 1 9, 1 67, 1 70
9 1 , 95, 1 00, 1 07, 1 1 2, esperienze medianiche, 1 1 8,
1 1 8, 1 1 9, 1 22, 1 30, 1 38- 1 52
1 51 , 1 67, 1 69, 1 7 1 Estado NotJO, 22, 80, 96, 1 6 1
Ciffirianesimo, 63, 64, 70, 83- estetica, 20, 24, 27, 32, 39,
85, 94, 133, 136, 137, 1 58 50, 5 1 , 55, 73, 74, 1 1 4-
criteri editoriali, t 00, 1 23, 1 1 7, 1 26, 1 45
1 24, 1 67 eteronimia/drama em gente, 9,
critica letteraria, 1 7, 24, 25, 1 1 , 1 2, 36, 45-50, 65, 73,
36, 38, 99, 1 .1 4, 1 1 6, 1 62, 75, 86, 1 1 5, 1 1 6, 141-
170 148, 1 1 9, 1 23, 1 26, 1 62,
critica shakespeariana, 1 1 7, 1 66, 1 7 1
151 eteronimoleteronimi, 9 , 1 1 ,
cubismo, 43 1 2, 1 8, 29, 22, 46, 48,
50, 53, 56, 58, 69, 70,
Dio/Grande Architetto, 68, 79, 82, 1 00, 1 02, 1 1 9,
77, 84, 92, 94, 1 05, 1 40, 1 24, 1 26, 1 27, 1 30, 1 4 1 -
1 49, 161 1 48, 1 6 1 - 1 62, 164, 1 65,
dittatura, 1 8, 20-22, 33, 80, 1 72
1 1 7, 1 1 8, 136, 161 <<Exilio)) (rivista), 62

1 80
• I N D I C E A N ALITICO •

Famiglia, 1 5-17, 1 9-2 1, 3 1 , infinito, 57, 59, 1 0 1 , 105,


32, 61, 83, 1 04, 1 23, 1 6 1 106, 1 25, 130, 1 66
Fa11sto (Fat�st), 24, 26, 1 29, iniziazione, 1 1 9, 1 49, 1 67
1 69, 1 72 inquietudine, 99, 1 02, 1 04
filosofia, 1 2, 24, 25, 29, 34, Inscriptions, 1 9
38, 48, 64, 69, 70, 99, interpretazione psicanalitica,
1 1 3-1 1 5, 1 27, 1 52, 1 54, 1 1 , 1 1 2, 141-142
1 55, 1 67, 169, 1 72 intersezionismo, 56, 58, 61,
finzione, 1 2, 1 3, 44, 48, 87, 1 62
1 1 3, 1 66 rronia, 1 2, 1 3, 65, 82, 95
Fondo Pessoa, 1 1 7, 1 19, 121- /sto (Questo), 22, 87-88
1 23, 1 26, 1 28-1 3 1 , 1 67,
1 68, 1 72 letteratura angloamericana,
formazione, 1 5 - 1 7, 3 1 , 32, 32, 35, 72, 74
34 letteratura francese, 34, 35,
fortuna editoriale 9, 1 22 36, 1 17
�ento/�encuie� letteratura gotica, 107
1 25-1 27, 1 31 letteratura inglese, 32, 35,
futurismo, 1 8, 36, 43, 48- 66, 1 1 7
50, 54, 62, 63, 1 26 letteratura poliziesca, 25, 26,
27, 32, 99, 107-1 10, 1 1 8,
genesi degli eteronimi, 1 2, 139
22, 46-48, 100, 1 1 9, 141- letteratura portoghese, 34,
1 48 35, 36, 37
genio e follia, 25, 1 29 lingua inglese, 29, 32, 34,
geometria, 58, 73 107, 1 36
gnosi, 1 1 8, 1 67 lingua portoghese, 24, 29,
Gran Bretagna, 30, 3 1 , 33, 33, 34, 35, 65, 7 1 , 94
37, 1 40 linguistica, 24, 26, 1 1 4, 1 70
guerra, 55, 1 1 8 Usbon Revi.rited 1923, 1 9, 69
Usbon Revisited 1926, 20,
i bis (casa editrice), 1 7, 35 81
impero coloniale, 30-31 Lisbona 1 0, 1 5, 1 6, 1 7, 19,
lmprr:ssòes do crepusmlo (lmprr:s- 2 1 , 22, 26, 29, 31, 33,
.rioni del crepuscolo), 1 8, 39, 41, 42, 47, 50, 55, 62,
41 63, 68, 92, 1 00, 101,
inediti, 1 1 , 24, 45, 99, 1 08, 1 02, 1 22, 1 23, 1 35, 136,
1 1 7, 1 24, 1 30, 1 31 , 1 57- 1 46, 1 54, 1 62, 1 72
1 60 Uvro do desassossego (/Jbro
infanzia, 29, 35, 46, 57, 60, dell'inquiellldine), 13, 1 8,
6 1 , 81, 106, 142, 168 21 , 24, 25, 38, 83, 88, 89,

1 81
• I N D I C E A N ALITICO •

99-106, 128, 153, 166, 1 69, nanua, 48, 74, 78, 1 06, 1 1 6
1 70, 1 73 nazionalismo, 30, 36, 92,
94, 1 1 8
Madeira, 1 5 neoclassicismo, 47-50, 70-71,
magia, 53, 1 1 8, 1 49 126
malattia, 1 1 , 1 7, 78, 79, 1 52 neopaganesimo, 25, 48, 49,
mare, 1 9, 38, 56, 57, 59, 92, 70, 75, 85, 86, 1 1 5-1 1 6,
93, 94, 1 02 144, 1 45, 1 54, 1 44
maschera/maschere, 13, 26, nichilismo 1 1 4
1 30, 1 55 Notas pela �rorrlaçào do me��
massoneria, 22, 23, 1 37, 1 49 mesm Caeiro (Note in ricrnrlo
matematica, 1 1 4 del filio maestro Caeiro), 21 ,
Mensagem (Messaggio), 19, 22, 50, 83, 85, 146
23, 26, 45, 69, 91 -95,
1 36, 1 39, 140, 141, 1 72, O banqueiro anarquista (Il
1 73 banchim anarchico), 19,
messianismo, 84, 93, 94 24, 25, 67, 68, 1 40, 1 67,
metafisica, 20, 48-49, 64, 1 72, 1 73
68-69, 73, 76, 77, 91, 1 1 3, O caso Vatgas (Il caso Vatgas),
1 1 5, 122, 1 54, 1 55 26, 108, 1 1 0, 1 70
metascrittura, 87-88, 104 O guardador de �banhos (Il
metrica, 40, 48, 49, 7 1 , 72 guardiano di�ggi), 20, 21,
mistero, 9, 29 25, 47, 48, 48, 74-79, 83,
miti critici 10- 1 3 144, 1 54
mito 9, 12, 47, 48, 92, 1 57- O Interregno. Defesa eju.rtiftcaçào
1 60, 1 64 da ditadura militar em Por­
mitopoiesi 9, 1 2-13, 157-160 fugai (L 'intemgno. Difesa e
monarchia 1 7, 1 9, 30, 3 1 , giustifica:done della dittatu­
33, 34, 45, 48, 55, 64, ra milita� in Portogallo),
66, 1 36, 1 47 21, 23, 1 36
morale 19, 23, 55, 68, 69 O marinheiro (Il marinaio),
morte 1 5, 20, 22, 31, 35, 1 8, 26, 5 1 , 52-54, 1 28
45, 60, 66, 7 1 ' 79, 93, O que é a metafisica? (Cos'è la
99, 108, 1 1 0, 1 1 8, 1 22, metafisica?), 20, 73
1 29, 1 30, 1 36, 1 55 O regresso dos deuses, 26,
musica/musicalità, 31, 40, 115
5 1 , 60, 61, 62, 141, 1 43 6 sino da minha aldeia (O
campana del mio villaggio),
Nafomta do alheamento (Nel­ 1 8, 40-41 , 73
la foresta dell'aliena:done), Ode maritima (Ode marittima),
1 7- 1 8, 58 1 8, 56-58, 74

1 82
• I N DI C E A N A LITICO •

Ode trit�njal (Ode trionfale), Ponogallo 22, 24, 29, 30,


1 8, 47, 51, 54-55, 74, 145 32, 33, 34, 36, 37, 62,
Odes, 20, 24, 70-72, 82, 88- 68, 92-96, 1 36, 137, 1 6 1 ,
89, 1 47 1 63, 1 64, 1 65, 1 72
Olisipo (casa editrice), 19, 66- «Ponugal futurista>> (rivista)
68 1 8, 62-63
Omosessualità, 19, 66-68, 1 12 ((Presença>> (rivista) 20, 21 ,
opera postuma, 23, 25, 88, 22, 45, 49, 75, 81 -83, 86,
1 02, 1 2 1 - 1 33 88, 89, 9 1 , 163, 1 70
Opiario (Oppiario), 1 8, 5 1 , primo modemismo pono­
54, 69, 145, 146, 1 47 ghese, 21, 41 , 43, 63, 162-
origùlali, 47, 123, 1 24, 1 72 1 63
OrpheN (rivista), 1 8, 43, 45, profezia, 26, 92, 94-95
50-62, 66, 69, 74, 96, progetti editoriali 1 6, 1 7, 67,
1 45, 1 63, 1 72 91
onografia, 33, 1 67 progetti imprenditoriali, 1 O,
onorùmo, 27, 48-50, 56, 1 1 , 1 7, 67
58, 62, 63, 68, 70, 72, progetti letterari, 38, 1 00,
73, 81, 82, 87, 89, 96, 1 0 1 , 1 07, 1 08, 1 1 0, 1 1 4,
1 23, 126, 127, 1 62, 1 70 1 1 7, 1 1 9, 1 22, 1 26, 127,
1 29, 141
paradosso, 1 2, 26, 48, 87 psicologia, 1 1 , 34, 37, 109,
P�, 1 7, 1 8, 43, 62 1 1 2, 1 1 4, 1 1 7
passività, 1 1 2
patriottismo, 33, 35, 48, 92, qt�adras (quartine), 24, 26,
1 1 7, 1 37, 1 64 32, 40, 48, 54, 79
Pat�is (Palt�di), 1 8, 39, 40, Q111Jresma, deci.frador (Qt�are­
1 62 sma, decifratore), 25, 108,
paulismo, 39-42, 51, 58, 101, 1 1 8, 120
162 Queen Victoria Memorial
pazzia, 1 1 , 43, 1 1 1 Prize, 16, 32
Poemas inconjt�ntos, 20, 75, 79 Quinto Impero, 25, 92, 93,
poesia francese, 25, 1 29 94, 1 1 8, 1 63, 1 67
poesia inglese, 19, 23, 66, 67,
1 36, 1 72 racconti, 1 9, 24, 25, 26, 27,
32, 67, 99, 1 06-1 1 0, 1 1 8,
poetica, 9, 37-38, 39, 40, 45, 1 39
49, 82, 87-88, 1 1 5, 172 ragione e sentimento, 88
politica, 12, 24, 26, 27, 33, raziocinio, 24, 99, 1 1 6, 1 2 1 ,
37, 63, 64, 99, 1 1 4, 1 1 7- 1 48
1 1 8, 1 3 1 , 1 36, 1 59 relativisrno, 1 2, 64, 69, 1 1 5

1 83
• I N D I CE A N ALITICO •

relazioni amorose, 1 9, 2 1 , 1 00-106, 1 1 4, 1 25, 146,


24, 26 1 62
religione, 12, 25, 34, 83, 86, solitudine, 1 1 , 70, 76, 102,
99, 1 1 4, 1 1 6, 1 32 1 1 1 , 1 1 3, 1 32, 1 42
«Renascença)) (rivista), 18, 38, Sobre um manifesto de estu-
41 dantes, 23, 68
Renascença port'llglel sa (Rinasci­ Sopra-Camòes, 37
mento portoghese), 36, 40 Sottigliezza, 37, 39 1 62
repubblica, 1 7, 24, 33, 36, Spersonalizzazione, 46, 47,
55, 64, 65, 80, 1 1 7, 1 36 54, 58, 1 30, 141, 142,
&vista de Comércio e Conta- 146
bilidade (rivista), 20, 81 Sud Africa, 1 5, 29, 31
romances, 57 suicidio, 1 8, 21 , 42, 62, 1 30
ro�o. 100, 105, 107, 1 08 superuomo, 64
Rosacroce, 1 1 8
Tabacaria (Tabaccheria), 22,
salazarismo, 21, 22, 80, 95, 89-91
1 1 8, 161 teatro, 18, 24, 38, 51 -54,
saudade, 36, 40, 57, 1 63 128-1 30, 1 52
saudosismo, 36, 40, 1 62, 1 63 «Teatro)) (rivista) , 1 7, 38
sceneggiature per film, 25, Templari, 1 1 9, 1 37, 1 49
1 30 teosofia, 1 1 8
scienz� 34, 64, 69, 158, 1 59 «The Athenaeum)) (rivista),
scopene geografiche, 93 1 9, 66
sebastianismo, 25, 93, 1 1 8, The madfiddler, 25, 26
1 37, 163, 1 64, 1 67 traduzione commerciale, 1 O,
secondo modernismo pono­ 1 1 , 1 7, 35, 1 35
ghese, 1 63 traduzione letterari� 21 ,
semi-eteronimo, 1 00, 147 66, 72-73, 140
sensazionismo, 25, 58, 129,
1 64 Ultimatum, 1 8, 23, 24, 26,
sensibilità, 63, 74, 88, 1 1 2 63-65, 69, 1 72
sessualità, 57, 67, 68, 1 1 2 ultimatum inglese, 30, 31,
simbolismo, 36, 40, 5 1 , 62, 33, 34
101
sociologia, 1 2, 24, 26, 1 1 4, vaghezza, 37, 39, 1 62
131 viaggio, 1 5, 1 6, 54, 92, 101-
sogno e realtà, 38, 52, 53, 1 03, 1 05, 1 30, 131, 1 47,
57-59, 80, 8 1 , 89-91 , 96, 1 68

1 84
Collana fondamenti

Volumipubblicati

1 . Alberto Burgio, G. Gabrielli, Il raZifsmo.


2. Simone Celani, Fernando Pessoa.
3. Andrea Baldassarri, Temperatura energia entropia.
4. Renato Foschi, Maria Montessori.
5. Andrea Capocci, La propn'età intellettuale.

Volumi diprossima pubblicaifone

Marina Piccioni, Gli strumenti.ftnanifan·.


Diego Giachetti, L'Autunno caldo.
Barnaba Maj, Georg Biichner.
Mariagrazia Ciaccio, Giovanna Cultrera, Il terremoto.
Andrea Ridolfi, Ilprincipio di laicità dello Slato.
Francesca Angelini, La promatfone medica/mente assistita.
Irene Bueno, Le eresie medievali.
Guido Panvini, Le guerre civili nel '900.