Innanzitutto si può identificare il seno col suo argomento; ciò comporta la comparsa di un dθ a
fattor comune, che quindi si semplifica. Sviluppando il prodotto delle due parentesi si ottiene un
termine finito σr rche si semplifica col preesistente −σr r e un termine in dr2 che si trascura in
quanto infinitesimo di ordine superiore. Raccogliendo i termini in dr, eliminando il fattor comune
dr e raccogliendo si ha:1
dσr σt − σr
=
dr r
descrizione
13-1
13.1.3 Equazioni di Navier (legame tensione-deformazione)
Si noti che rimangono formalmente identiche a quelle in coordinate cartesiane.
E²t = σt − ν(σr + σz )
E²r = σr − ν(σt + σz )
E²z = σz − ν(σt + σr )
Queste relazioni, che esprimono in sostanza la legge di Hooke, sono, secondo Franciosi, dovute
al Navier (1821).
1 d(σr r2 )
r dr
cosicché separando le variabili
d(σr r2 ) = 2C1 rdr
13-2
Figura 13.2: Equazioni di congruenza per recipienti cilindrici di grosso spessore
e integrando
σr r2 = C1 r2 − C2 ,
e ancora
C2
σr = C1 −
r2
C2
σt = C1 + 2
r
Le due costanti C1 e C2 si ottengono imponendo le condizioni al contorno
σr = −pi per r = ri
σr = −pe per r = re
In definitiva si ha
pi ri2 − pe re2
C1 =
re2 − ri2
ri2 re2
C2 = (pi − pe ) .
re2 − ri2
Le espressioni di σt e σr sono dette equazioni di Lamé, che si scrivono per esteso:
pi ri2 − pe re2 ri2 re2 1
σt = + (pi − pe )
re2 − ri2 re2 − ri2 r2
13-3
Per quanto riguarda σz la procedura precedente non ci illumina; ragionando in termini di
equilibrio globale si ottengono i due valori
pi ri2 − pe re2
σz =
re2 − ri2
σz = 0
per fondi con tiranti. In quest’ultimo caso però, poiché i tiranti sono pre-tesi mentre la spinta sui
fondi dipende dalla pressione, la tensione del mantello può anche essere negativa. Anzi, un piccolo
valore negativo della tensione è necessario per il corretto funzionamento delle guarnizioni.
Un esempio dell’andamento delle tensioni è dato nella fig. 13.3
2
cost
st(r)
sr(r)
1.5
0.5
-0.5
-1
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2
Figura 13.3: Diagramma delle tensioni in un recipiente di grosso spessore. In ascisse c’è r/re , in
ordinata σ/pi ; la pressione esterna è nulla e ri /re = 0.5.
ri2 + re2
σt = p
re2 − ri2
13-4
σr = −p
(
0 per fondi con tiranti
σz = ri2
p r2 −r per fondi di pezzo
2
e i
La più grande delle tensioni è quella tangenziale, seguita da quella assiale e la più piccola è
quella radiale (l’unica negativa). Si ottengono varie formule di progetto e di verifica applicando
vari criteri di resistenza. Nelle formule precedenti si porrà k = re /ri .
1) Criterio della massima tensione
σt ≤ σamm
si scrive
1 + k2
p ≤ σamm
k2 − 1
che diventa
(σamm − p)k 2 − (σamm + p) ≥ 0.
Siccome k può essere solo positivo la disequazione avrà soluzione solo se
σamm − p > 0.
L’unico zero positivo del primo membro è la radice del rapporto cambiato di segno tra terzo e
primo coefficiente; poiché il primo coefficiente è positivo la disequazione è soddisfatta solo per
valori di k maggiori del suddetto zero. Per questo la soluzione è
r
σamm + p
k≥ .
σamm − p
σt − ν(σr + σa ) ≤ σamm .
A vantaggio di sicurezza si sceglie σa nullo. Perciò il criterio si scrive
1 + k2
p + νp ≤ σamm
k2 − 1
che diventa
p(1 + k 2 − ν + νk 2 ≤ σamm (k 2 − 1)
k 2 (σamm − (1 + ν)p) − σamm − (1 − ν)p ≥ 0.
Svolgendo considerazioni analoghe a quelle fatte sopra si trova che la soluzione esiste solo se
e vale s
σamm + (1 − ν)p
k≥ .
σamm − (1 + ν)p
σt − σr ≤ σamm .
2 Questo criterio unisce la massima semplicità con un discreto accordo con i dati sperimentali.
13-5
diventa
k 2 (σamm − 2p) − σamm ≥ 0
Svolgendo considerazioni analoghe a quelle fatte sopra si trova che la soluzione esiste solo se
e vale r
σamm
k≥ .
σamm − 2p
A vantaggio di sicurezza si tratta il caso dei fondi di pezzo (σz = p/(k 2 − 1)). Dopo calcoli un po’
noiosi4 , si ha √ 2
3k
p 2 ≤ σamm
k −1
√
k 2 (σamm − 3p) − σamm ≥ 0
La soluzione esiste solo se √
σamm > 3p
e vale r
σamm
k≥ √ .
σamm − 3p
3 è
il criterio in maggior accordo con l’esperimento, per materiali duttili.
4 svolti per voi dalla collega Paola Ammendola:
Elevando al quadrato ambo i membri e sostituendo le espressioni delle tre tensioni la disequazione diventa:
(k2 + 1)2 1 k2 + 1 k2 + 1 1
p2 2 2
+ p2 + p2 2 2
+ p2 2 − p2 2 + p2 2 2
≤ σamm
(k − 1) (k − 1) k −1 (k − 1)2 k −1
Mettendo in evidenza al primo membro p2 /(k2 − 1)2 :
p2 £ 2 ¤
(k + 1)2 + (k2 − 1)2 + 1 + (k2 + 1)(k2 − 1) − (k2 + 1) + (k2 − 1) ≤ σamm
2
(k2 − 1)2
13-6
13.3 Appendice al capitolo
Equazione differenziale dello spostamento e sua integrazione
Si ricorda che le equazioni inverse di Navier sono:
¡ ν ¢
σt = 2G ²t + e
1 − 2ν
eccetera, essendo
E
G=
2(1 + ν)
e = ²t + ²r + ²z
Derivando la prima eq. inv. di Navier
dσr ¡ d²r ν de ¢
= 2G +
dr dr 1 − 2ν dr
Sottraendo la prima eq. inv. di Navier dalla seconda e dividendo per r,
σt − σr ¡ ²t − ²r ¢
= 2G
r r
Nelle due ultime espressioni i primi membri sono uguali per l’equazione di equilibrio; sono dunque uguali
anche i secondi membri, cioè
d²r ν de ²t − ²r
+ = (1)
dr 1 − 2ν dr r
Derivando ora le espressioni di ²t ed ²r prese dalle eq. di congruenza e ricordando che ²z è uniforme su
tutta la sezione ossia non varia con r, si ha:
de d²r d²t d²z d²r ²t − ²r
= + + = − +0
dr dr dr dr dr r
confrontando con la (1) si ha
de
=0 (2)
dr
che è l’espressione cercata. Sapendo che
d²z
=0
dr
si ricava dalla (2)
d(²t + ²r )
=0 (3)
dr
che si trova più spesso scritta in termini di spostamento
1 du u d2 u
− 2 + 2 =0
r dr r dr
Per l’integrazione poniamo
u = rα
da cui
du
= αr α−1
dr
d2 u
= α(α − 1)rα−2
dr2
quindi
1 α−1 1
α(α − 1)rα−2 + αr − 2 rα = 0
r r
che, dividendo per rα−2 dà luogo ad un’equazione algebrica in α la cui soluzione è α = ±1.
La soluzione generale è quindi
B
u = Ar − .
r
13-7
Più facilmente, tornando alla (3) si integri una prima volta
²t + ²r = 2A
13-8