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Il digital divide

Pubblicato da Tommy a 1.28


Il divario digitale è un fenomeno multidimensionale che riguarda le disuguaglianze nell'accesso e
nell'uso delle nuove tecnologie ed in particolare di internet.
Lo studio del digital divide, tra aree territoriali e tra individui, ha rilevanza sia in termini di equità
sociale, sia dal punto di vista dell'efficienza economica e dello sviluppo umano. L'espressione di
digital divide si riferisce ad una costellazione di differenze di tipo sociale,economico e tecnologico.
Pertanto oltre all'accesso, il divario digitale si esprime anche in relazione ad altri fattori di
disuguaglianza contestuale e individuale, tra cui per esempio:
• La disponibilità di informazioni
• La qualità dei mezzi tecnici
• La capacità di uso effettivo della tecnologia.
Secondo i teorici delle disuguaglianze digitali, il divario dgitale riguarda le diverse capacità dei
singoli di usare efficacemente i nuovi mezzi di informazione e comunicazione. Acquistano
rilevanza le modalità individuali di internet e non il semplice accesso. Il divario digitale si può
considerare come un continum- una scala lungo la quale sono individuabili diverse gradazioni che
vanno dalla mera esclusione all'accesso, alla dotazione di strumenti di ultima generazione accanto
ad un uso pieno e consapevole di tali mezzi. Quindi gli indicatori principali di disuguaglianza di uso
della rete sono:
• La qualità dei mezzi a disposizione
• La competenza e le capacità digitali
• Il sostegno di reti sociali
• L'autonomia di uso
• La varietà di uso
Tre assunti condivisi su come si diffondono le innovazioni:
Le forme assunte dalle tecnologie e i loro usi sono prodotti socialmente e riflettono idee e interessi
di chi le ha progettate, di chi ha su di loro investito e di chi le usa effettivamente. Gli utenti e i
progettisti riadattano continuamente la tecnologia in base alle necessità contingenti. Le tecnologie si
inseriscono nelle pratiche sociali già in corso e quindi queste vengono adattate alle esigenze
individuali, anzichè essere adattate acriticamente.
La natura socialmente costruita delle tecnologie è data dal rimando circolare che si osserva tra le
fasi dell'ideazione e quelle dell'adozione che viene fatta delle tecnologie, soprattutto quelle destinate
a un uso di massa. L'uso tende a piegare gli oggetti verso utilizzi imprevisti e sempre nuovi. Questo
spesso porta a una ridefinizione e a una riprogettazione delle tecnologie.
Le tre chiavi di lettura del rapporto tra tecnologia e società:
1. Determinismo tecnologico - approccio teorico che sostiene l'idea che la tecnologia spinge e
orienta il cambiamento sociale
2. Determinismo socioculturale - Viene sottolineata la specificità della tecnologia e del suo uso
in base al contesto storico, politico e sociale.
3. Volontarismo - approccio che insiste sulla capacità individuale di scegliere e di avere il
controllodei mezzi tecnologici.
La diffusione della tecnologia:
La diffusione è il processo in cui un'innovazione viene comunicata nel tempo attraverso certi canali
tra i membri di un sistema sociale, tendenzialmente la diffusione di una determinata tecnologia
avviene seguendo un modello detto modello di "bass diffusion" - dove la diffusione segue nel tempo
una forma ad "S", cioè all'inizio poche persone adottano l'innovazione, poi si costituisce una massa
critica di utilizzo, segue poi un accellerazione che coinvolge la massa degli individui; infine cresce
con sempre minor ritmo fino al punto di saturazione.
L'evoluzione del divario digitale: l'ipotesi della normalizzazione.
L'ipotesi della normalizzazione pone l'accento sul problema dell'accesso, indica un progressivo
livellamento delle differenze in termini di accesso man mano che la tecnologia permetterà minori
costi, interfacce più semplici, contenuti di divertimento ed effetti di rete. Infine secondo questa
ipotesi le disuguaglianza nell'accesso sono di natura temporanea e saranno progressivamente
colmate.
L'ipotesi della stratificazione:
L'ipotesi della stratificazione da una definizione multidimensionale del fenomeno digital divide,
basata sulle differenze nell'uso della tecnologia. Inoltre ritiene che il divario in termini di accesso si
inserisca in una struttura sociale con disuguaglianze preesistenti che si manterranno o si
incrementeranno nel tempo, sostenendo che tali disuguaglianze rafforzano e si intrecciano con le
disuguaglianze sociali preesistenti.
In conclusione possiamo affermare che la diffusione della rete non riduce le disuguaglianze digitali,
ma si intreccia con le disuguaglianze sociali preesistenti: quini possiamo dire che:
• La rete è un prodotto sociale che si manifesta con l'uso
• La diffusione di internet sta avvenendo secondo i tradizionali modelli di diffusione della
tecnologia
• A differenza dell'ipotesi della stratificazione, la diffusione di internet non comporta, la
riduzione delle disuguaglianze sociali e del divario digitale.
A sostegno dell'ipotesi della stratificazione:
Possiamo dire che internet attiva un circolo virtuoso che interessa e privilegia chi già occupa
posizioni elevate nella struttura sociale, favorendo l'allargarsi delle disparità nella dotazione di
capitale culturale. Gli individui in posizione sociale privileggiata sono i primi a prendere
consapevolezza dei vantaggi oferti da internet, sono anche quelli che possono sostenere i costi
iniziali grazie a più elevati livelli di reddito. Sono inoltre equipaggiati di un più ampio bagaglio
educativo e culturale e riescono ad elaborare in modo efficace ed efficiente le informazioni
acquisite; grazie a capacità cognitive più sofisticate,ottengono un ritorno in termini di conoscenza
più elevato.
Due punti di vista sul divario digitale:
1. Divario globale - si sofferma in particolare sulle disuguaglianze esistenti tra aree
geografiche e tra paesi nell'accesso alla rete, utilizzando un ottica macro-sociale.
2. Divario sociale - pone l'attenzione, in particolare sulle disuguaglianze tra individui e tra
famiglie, all'interno di diversi contesti istituzionali, nell'acceso e nell'uso di internet,
utilizzando un ottica micro-sociale.
Sviluppo economico e divario digitale:
Il livello di ricchezza è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per spiegare la diffusione
delle nuove tecnologie. Accanto al reddito, va considerato il ruolo di fattori come, l'istituzione, la
spesa nel settore R&S, il numero di ricercatori, gli investimenti nel settore tecnologico, il costo di
collegamenti a internet. Inoltre il livello di ricchezza di un paese si rivela come una condizione
iniziale importante a livello macro associata all'utilizzo di internet. oltre a una certa soglia questo
fattore tende a perdere importanza.
I fattori che influenzano la diffusione in rete:
• Fattori di contesto - regolazioni di mercati e di internet, disponibilità di infrastrutture di rete.
• Fattori culturali - livello di istruzione e capitale umano; atteggiamento verso le nuove
tecnologie; precedenti storici nella diffusione dei media.
• Fattori economici - costo dell'accesso alla rete; investimenti in R&S.
Riduzione progressiva del divario globale:
Il divario globale tende a ridursi sia tra i paesi sviluppati sia tra le aree territoriali sottosviluppate,
tuttavia, ciò accade co velocità diverse che riflettono i percorsi eterogenei che i paesi percorrono
nell'adozione di internet. Se il divario globale si riduce, lo stesso non si verifica per quello sociale a
livello nazionale. Lo sviluppo dei paesi meno avanzati è avvenuto più velocemente lungo la
dimensione culturale piuttosto che quella economica.
Quale divario si riduce e quale cresce?
• La tendenza alla formazione di un'elite dell'informazione
• La riduzione progressiva delle disuguaglianze globali in termini di accesso e la crescita delle
disuguaglianze sociali nell'uso della rete all'interno dei paesi.
• La stabilità delle disuguaglianze economiche globali.
Intervista a Laura Sartori:

Scritto da Tatiana Di Federico


giovedì 06 luglio 2006

Intervista a Laura Sartori, autrice de Il divario digitale, un libro sui divari che accompagnano la
diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione.
La diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione, in particolare di Internet, è stata
presentata con estremo entusiasmo come la possibilità di accedere ad una società dell’informazione
globale e priva di barriere spaziali. Gli studi sulla diffusione di tali tecnologie mostrano però che
l’84% degli utenti di Internet risiede nei paesi più ricchi del mondo, dove si registra anche il 97%
dell’attività della Rete. Inoltre anche all’interno dei paesi del Nord del mondo esistono notevoli
differenze, ad esempio in Italia solo il 35% delle famiglie è connesso alla Rete e l’utente tipo è
maschio con un livello di istruzione medio alto, con una buona conoscenza dell’inglese, con un
reddito discreto e residente nelle regioni del centro-nord. Il divario digitale è il titolo del libro di
Laura Sartori, con la quale abbiamo parlato delle disuguaglianze sociali nell’accesso e nell’uso di
Internet.
Nel suo libro lei spiega come il divario digitale sia un fenomeno estremamente complesso che
riguarda diversi livelli di analisi.
Il concetto di divario digitale, inteso come la divisione tra coloro che hanno accesso alle nuove
tecnologie e coloro che non ne hanno, ha una dimensione sociale, quando il contesto di studio è un
singolo paese, e una dimensione globale, riferita all’analisi di paesi diversi. Per quanto riguarda il
divario sociale vediamo che l’accesso alla Rete dipende da molteplici fattori, alcuni sono di tipo
individuale e agiscono sulla domanda di tecnologia, essi sono caratteristiche socio-demografiche
come genere, età, titolo di studio, reddito, status familiare, status occupazionale e luogo di
residenza. Altri fattori sono di natura istituzionale e politica e favoriscono o meno l’accesso dal lato
della domanda e dell’offerta di tecnologia; infine esistono i fattori tipici dell’offerta, maggiormente
legati alla tecnologia in sé.

Cosa dimostra la teoria sul divario digitale sostenuta nel suo libro e definita della
stratificazione?
La teoria della stratificazione sostiene che il divario digitale interagisce con disuguaglianze già
esistenti ed è destinato a durare in assenza di specifici interventi. Tale teoria permette di spiegare
perché il divario digitale, rispecchiando le diversità sociali e culturali dei singoli paesi, muta
geograficamente e nelle modalità di riduzione. Ad esempio il genere è una differenza riscontrata in
tutti i paesi, ma negli Stati Uniti dopo dieci anni di diffusione di Internet il divario di genere non
esiste più, mentre in Italia gli uomini continuano ad accedere alla Rete in maniera molto più
consistente.
Per quanto riguarda le differenze legate al genere l’ISTAT ha calcolato che in Italia nel 2005 hanno
avuto accesso alla Rete il 27,5% delle donne e il 38,5% degli uomini, ma se consideriamo il fattore
età risulta che tra i ventenni la distanza uomo-donna è nulla.
Cosa significano queste due tendenze per il futuro di tale divario?
Dunque se parliamo di divario di genere a parità di condizioni i dati ci mostrano 11 punti di
differenza tra uomini e donne, ma se consideriamo i divari digitali riferiti alla variabile età vediamo
che tra i 15 e i 24 anni il divario digitale di genere non esiste. Questo può darci una visione
ottimistica del futuro perché le nuove generazioni non subiscono una socializzazione diversa alla
tecnologia, come si è verificato finora. Se Internet è introdotto all’interno della scuola si crea un
terreno paritario che porterà gradualmente a risolvere il divario digitale di genere, l’istruzione è
infatti un potente fattore parificatore.
Inoltre sempre l’ISTAT nel 2000 ha calcolato che le donne tendono a connettersi più volte in una
settimana, ma non sono utenti quotidiane della Rete.
Tale dato mostra che le donne non sono assidue frequentatrici di Internet, in quanto riflesso delle
pratiche consolidate sui ruoli familiari, in cui solitamente la donna non interagisce con la
tecnologia. Gli usi che si possono fare della tecnologia sono socialmente costruiti e le sue
caratteristiche variano da contesto a contesto e vengono adeguate al sostrato culturale, così ad
esempio in Svezia dove si ha una maggiore parità tra uomo e donna gli usi della tecnologia
presentano differenze molto minori.

Nel suo libro sostiene che la semplice diffusione della tecnologia non sembra garantire da sola
la diminuzione del divario digitale, quali sono secondo lei le politiche che contano nella
riduzione dei divari digitali?
Sono le politiche attive, ovvero quelle misurate su specifici gruppi sociali che risultano più
bisognosi di intervento, in quanto altrimenti esclusi dalla società dell’informazione, mi riferisco agli
anziani, alle donne, ai meno istruiti, ai meno abbienti, ai componenti di nuclei familiari guidati da
lavoratori a basso reddito. In tal senso ad esempio il laboratorio di Technè Donne è la dimostrazione
di una politica attiva rivolta ad un preciso gruppo sociale.
Perché è importante cercare di risolvere il problema del divario digitale?
Oggi si parla molto di globalizzazione e di società dell’informazione e come all’inizio del secolo ad
esempio si parlava di diritto delle donne al voto, al fine di avere una piena cittadinanza sociale, oggi
si necessita che tutti i gruppi sociali possano partecipare alla società dell’informazione. Internet è
uno strumento a cui tutti i cittadini devono avere la possibilità di accedere, pur rimando liberi di non
volerlo sfruttare, come per il diritto di voto.