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Associazione italiana biblioteche

RAPPORTO sulle BIBLIOTECHE ITALIANE

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RAPPORTO
In questi ultimi tempi le biblioteche italiane sembrano avviate a un ineluttabile

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declino: dalle pagine del Rapporto sulle biblioteche italiane emerge un quadro

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sulle BIBLIOTECHE
di luci e ombre che, se possibile, sono più oscure che negli anni passati.
Preoccupano le difficoltà e le incertezze in cui si dibattono le biblioteche
statali nonostante i numerosi provvedimenti – a volte non proprio organici –
che si sono succeduti negli anni, le biblioteche finora gestite dalle Province a
causa del probabile conflitto tra la riforma delle Province (legge Delrio) e gli ITALIANE

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esiti del referendum del dicembre 2016. Qualche segnale positivo si intravede

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nel servizio SBN che, in occasione del suo trentennale, ha visto emergere

2015 | 2017

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una nuova visione strategica nei servizi offerti, ma anche la necessità di una

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riprogettazione di SBN per una fruizione pubblica più efficace e in direzione di

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un approccio più semplice, amichevole, aperto.

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Vittorio Ponzani è bibliotecario presso la biblioteca dell’Istituto superiore di sanità a
Roma. È attualmente vice Presidente AIB, nonché dal 2011 membro dell’Osservatorio
sulle biblioteche italiane. Dottore di ricerca in Scienze librarie e documentarie, è autore,

der 20
2015 | 2017
con Alberto Petrucciani, del volume BIB: Bibliografia italiana delle biblioteche del libro e
dell’informazione (Roma: AIB, 20015) e ha curato le diverse edizioni del Rapporto sulle
biblioteche italiane dal 2001 a oggi. La sua pubblicazione più recente è Dalla “filosofia
del ridere” alla promozione del libro. La Biblioteca circolante di A. F. Formiggini, Roma,

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1922-1938 (Pistoia: Settegiorni editore, 2018).

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Associazione
   italiana biblioteche
€ 20,00

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Rapporto sulle biblioteche italiane
2015-2017
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RAPPORTO SULLE
BIBLIOTECHE ITALIANE
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2015-2017

a cura di Vittorio Ponzani

direzione scientifica di Giovanni Solimine

Roma
Associazione italiana biblioteche
Per la valutazione ex ante delle pubblicazioni monografiche l’Associazione
italiana biblioteche ricorre a due esperti del settore, di cui almeno uno
individuato all’esterno del Comitato scientifico.
Il testo viene riesaminato da almeno uno dei due esperti dopo la revisione
richiesta agli autori.

Il Comitato scientifico è composto da Giovanni Di Domenico, Anna


Galluzzi, Alberto Petrucciani.

Testi di Laura Ballestra, Luca Bellingeri, Simonetta Buttò, Andrea De


Pasquale, Chiara Faggiolani, Claudio Leombroni, Rosa Maiello, Luisa
Marquardt, Gabriele Mazzitelli, Waldemaro Morgese, Alberto Petrucciani,
Chiara Pinciroli, Vittorio Ponzani, Gino Roncaglia, Serafina Spinelli, Gianni
Stefanini, Fabio Venuda

Editing Palmira M. Barbini


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Una versione a stampa è disponibile in vendita all’indirizzo http://www.aib.it/negozio-aib/
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© 2019 Associazione italiana biblioteche


Stampa: Ledizioni, Milano
Produzione e diffusione: Associazione italiana biblioteche
Viale Castro Pretorio 105 - 00185 Roma
Tel. 064463532, fax 064441139
e-mail aib@aib.it, http://www.aib.it
ISBN 978-88-7812-278-9 (e-book)
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Indice
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IN PRIMO PIANO
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Nuove forme di gestione e di valorizzazione
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09 per le biblioteche pubbliche statali
00 9
/25Biblioteche data-driven. Verso un sistema informativo
/20 per le biblioteche italiane 17
20 Accrescere la competenza informativa in biblioteca:
servizi di reference ed educazione all’informazione 27

NORMATIVA E POLITICA BIBLIOTECARIA


Grande è la confusione sotto il cielo (delle biblioteche statali) 47
Le Province e le biblioteche 57
Diritto d’autore 91

LE BIBLIOTECHE
Le biblioteche pubbliche di ente locale: segnali di futuro 103
La “vita da mediano” delle biblioteche universitarie 125
Piccole e povere ma innovative, i lavori in corso delle biblioteche scolastiche 133
Le ecobiblioteche, fondamenta per uno sviluppo sostenibile 149

CATALOGHI E SISTEMI DI AUTOMAZIONE


Trent’anni di biblioteche in rete 165

LA PROFESSIONE
Formazione, occupazione e professione 179

5
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In primo piano

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Nuove forme di gestione e di valorizzazione
per le biblioteche pubbliche statali

La costante riduzione di risorse finanziarie e umane, a fronte di un’immutata


necessità di garantire offerte culturali e di razionalizzare spazi spesso sotto-
utilizzati o di difficile manutenzione, ha spinto in questi anni alla moltipli-
cazione degli accordi di valorizzazione interistituzionali tra enti pubblici e
pubblico-privati, ai sensi dell’art. 112 del Codice dei beni culturali. Tale
nuova modalità di gestione prevede che più soggetti collaborino per la valo-
rizzazione di un bene e delle sue collezioni attraverso la condivisione di ini-
ziative e di risorse atte a mantenerlo e a gestirlo. A tal fine viene general-
mente costituita un’unità di gestione formata da membri dei vari enti che de-
cide sulle modalità di attuazione e realizzazione dell’accordo stesso. Sovente
uno degli enti sottoscrittori trasferisce presso il bene la propria sede, garan-
tendone quindi in prima persona il presidio e la gestione. Sulla base di reci-
proci accordi, si stabiliscono le quote di onerosità di pertinenza degli enti, per
lo più parametrate valutando anche il “valore” culturale offerto e messo a
disposizione.
Il primo esempio per le biblioteche statali era stato l’accordo siglato nel
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2011 con il Fondo italiano ambiente (FAI) da parte dell’allora Direzione


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regionale per i beni culturali e paesaggistici della Lombardia e la Biblioteca


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Braidense, al fine di valorizzare l’edificio denominato Cavallerizza, diventato


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sede del magazzino periodici della Biblioteca e contestualmente sede degli


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uffici del FAI, che garantisce la manutenzione ordinaria e il pagamento delle


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utenze e insieme alla Biblioteca propone iniziative culturali comuni di valo-


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rizzazione del sito e delle collezioni bibliografiche. Era poi seguito nel 2013
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un accordo tra la stessa Braidense e la Società storica lombarda che, sfrattata


dalla sua sede, aveva trovato ospitalità, insieme ai suoi straordinari fondi
ed

bibliografici e archivistici, in locali della biblioteca stessa, arricchendone così


l’offerta culturale che veniva potenziata anche attraverso eventi comuni quali
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Testo di Andrea De Pasquale.
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conferenze, mostre e altro. Analoga operazione è stata fatto con la BEIC -

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Biblioteca europea di cultura per la collaborazione nell’ambito del deposito

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legale e per progetti di digitalizzazione. Nel 2014 ancora la Braidense aveva
siglato un altro accordo con l’Archivio storico Ricordi che sceglieva come
sua sede stabile l’edificio di Brera, contribuendo alla gestione e alla manu-
tenzione con una cospicua cifra annuale, e promuovendo la realizzazione di
eventi culturali comuni.
Nuovamente nel 2014 la Braidense ha proposto un importante progetto
culturale atto a valorizzare la Mediateca di Santa Teresa, indicandola come
luogo per ospitare una casa della musica, dove avrebbero trovato sede
l’Ufficio ricerche fondi musicali della Braidense stessa, allocato al Conser-
vatorio, e la Sezione di dischi della Biblioteca Sormani, condividendo quindi
con quest’ultima lo spazio dove sarebbero state trasferite le collezioni, atti-
vato servizi comuni grazie alla condivisione del personale chiamato a lavo-
rare insieme, e promuovendo la realizzazione della base dati digitale della
musica lombarda, pari alla stragrande maggioranza della musica italiana, di
cui la Braidense riceve copia per deposito legale. Tale accordo, pur sotto-
scritto, non ha ancora avuto piena attuazione.
Tra il 2015 e il 2016 la Biblioteca nazionale centrale di Roma ha anch’essa
siglato nuovi importanti accordi. Tra questi piace ricordare per primo quello
con l’Associazione italiana biblioteche (AIB), che ha risolto tra l’altro l’annoso
problema di valorizzazione del fondo librario dell’Associazione stessa, a cui è
stato dedicato un apposito locale integrandolo con le collezioni della Biblio-
teca; ad esso è seguito quello con l’Associazione nazionale archivistica italiana
(ANAI) e con l’Istituto di bibliografia musicale (Ibimus) per la valorizzazione
e promozione delle collezioni musicali, enti entrambi ospitati presso la Biblio-
teca. Tra gli altri accordi si citano quelli con l’Istituto nazionale di astrofisica -
Museo dell’astronomia, per la valorizzazione, la tutela e la promozione del pa-
trimonio cartografico e astronomico della Biblioteca; con l’Associazione ita-
liana per l’informatica e il calcolo automatico, per la promozione delle nuove
tecnologie e per la formazione in tale ambito; con l’Università Tor Vergata -
Dipartimento di studi umanistici, per la valorizzazione dei fondi archivistici e
bibliografici pertinenti a figure di mediatori culturali; con il Comune di Procida
per il Premio letterario Procida - Isola di Arturo, vista la presenza in Biblioteca
della biblioteca e dell’archivio di Elsa Morante.
Nello stesso clima di razionalizzazione e di ottimizzazione degli spazi, nel
2015 la Biblioteca ha accolto nell’ex Sala scienze la Biblioteca medica
statale, trasferita dai locali del Policlinico Umberto I dove si trovava dal
1925; l’inaugurazione è avvenuta il 25 giugno 2015. Non si è trattato solo di
un’operazione di recupero di uno spazio da destinare a un servizio di pub-

10
blica utilità come il pronto soccorso, ma tale operazione ha permesso di po-
tenziare l’offerta culturale della Biblioteca nazionale, non così specializzata
sulle discipline scientifiche, con l’arricchimento di un fondo cospicuo, che
pur mantiene la sua autonomia, legato alle scienze mediche.
Nel 2016 a Torino la Biblioteca nazionale universitaria e la Fondazione
Firpo hanno anch’esse siglato un accordo di valorizzazione che ha permesso
il riallestimento di una porzione del primo piano dell’edificio, dove si è tra-
sferita la Fondazione con le sue collezioni, tra cui il celebre fondo antico di
oltre 6.000 edizioni rare fondamentali per la storia politica del XVI e XVII
secolo, che è di proprietà statale in deposito presso la Fondazione stessa.
I lavori di adeguamento degli spazi sono stati interamente realizzati grazie
al contributo della Compagnia di San Paolo, che sostiene annualmente
l’attività scientifica della Fondazione.
La condivisione degli spazi ha reso possibile potenziare i servizi al pub-
blico già prestati singolarmente dalle due biblioteche: l’utenza italiana e stra-
niera, fisica e remota, di entrambi gli enti ha potuto trovare presso la nuova
sede un ulteriore ampliamento delle risorse bibliografiche a disposizione.
La citazione della Biblioteca nazionale di Torino dà l’occasione per ricor-
dare un altro esempio di partnership pubblico-privato, in relazione al rialle-
stimento dell’auditorium della Biblioteca, inaugurato il 18 settembre 2015. Si
trattava di uno spazio inutilizzato per l’obsolescenza della struttura e degli
impianti e soprattutto accessibile soltanto dall’ingresso della Biblioteca; già
nel 2013 è stato avviato il progetto che ha promosso un profondo rinnova-
mento della sala intuendo quelle potenzialità che a lavori finiti l’hanno con-
dotta a diventare una struttura completamente indipendente nell’accesso dalla
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Biblioteca con impianti nuovi e tecnologicamente avanzati, creando uno spa-


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zio a servizio non solo della Biblioteca, ma anche di altre istituzioni cittadine.
Interessante il fatto che, oltre a fondi ministeriali, il lavoro è stato realiz-
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zato, primo caso per una biblioteca statale, grazie al contributo della Compa-
gnia di San Paolo, che ha finanziato l’operazione incaricando l’Associazione
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Amici della biblioteca che ha costituito l’ente strumentale per attuare


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l’iniziativa, usufruendo dei vantaggi di un soggetto privatistico, pur con la


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garanzia del rispetto delle procedure pubbliche.


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L’Auditorium Vivaldi, così battezzato in onore del grande compositore


veneziano di cui la Biblioteca conserva il corpo principale dei manoscritti
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esistenti al mondo, ha anche potuto ottenere un finanziamento della Dire-


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zione generale Spettacolo dal vivo che ha fatto allestire la Vivaldi House, uno
spazio dedicato al grande musicista, dove, a rotazione e in teca climatizzata,
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sono esposti i manoscritti, ambientati in uno studio ideale del compositore e


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violinista, ed è possibile sfogliare gli spartiti musicali e ascoltarne la musica


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attraverso apposita postazione multimediale. Al nuovo Auditorium è stato
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own affiancato, grazie a un contributo della Fondazione Cassa di risparmio di
Torino, uno spazio aggiuntivo allestito per mostre ed eventi.
Tra 2015 e 2016 alla Biblioteca nazionale centrale di Roma si è iniziato a
sperimentare un’ulteriore modalità di gestione, mai fino a ora utilizzata per i
servizi, il project financing.
Nell’istituto, nel 2014, vigeva una concessione di servizi bar in regime di
prorogatio e quella di fotoriproduzione che si sarebbe di lì a poco conclusa.
Inoltre il locale bar giaceva in uno stato di evidente degrado, come pure il
servizio offerto era più quello di una mensa aziendale di basso profilo, piutto-
sto che quello di un supporto alle attività culturali. Il servizio bookshop era
sospeso, dopo che la ditta che lo gestiva, ormai diversi anni prima, era fallita.
L’area delle mostre non era utilizzata in continuità, rimanendo spesso vuota
durante l’arco dell’anno. Le salette per conferenze erano dotate di scarsa
tecnologia e la sala conferenze era stata l’unica a non essere stata interessata
dal progetto di ristrutturazione della Biblioteca degli anni Duemila. Inoltre
molti altri spazi della biblioteca erano sottoutilizzati o mal utilizzati: ci si
riferisce alla cavea esterna che mai era stata impiegata per spettacoli e l’area
parcheggio. Infine mancava un’aula dedicata alla didattica e tale servizio non
esisteva.
L’idea di project financing, strumento generalmente applicato nei lavori
pubblici, nasceva dalla constatazione che le singole attività, bar, riproduzioni,
bookshop, mostre, didattica, eventi se gestite singolarmente e individual-
mente sarebbero state fallimentari o di difficile sostentamento. E in più la
procedura prevede un investimento economico da parte del soggetto promo-
tore che ha lo scopo di migliorare i servizi ottenendo quindi la sostenibilità
dell’operazione. Il tutto si inserisce in un progetto più vasto che prevede di
poter aprire la biblioteca negli spazi dell’atrio anche al di fuori degli orari
consueti di apertura, in linea con altre istituzioni europee.
L’idea è stata quella di mettere tutti i servizi insieme per potenziarli e arric-
chirli di nuove opportunità: la gestione dell’attività espositiva e anche il ser-
vizio di didattica. Contestualmente infatti è stata realizzata un’aula apposita-
mente creata che vuole riprendere l’esperienza, ad esempio, dell’éspace péda-
gogique della Bibliothèque Nationale di Parigi.
Un’altra tendenza recente delle biblioteche statali è stata anche quella di
potenziare l’educazione al patrimonio, attraverso l’apertura della biblioteca a
pubblici non solo di studiosi e con la realizzazione di spazi espositivi perma-
nenti, legati ad autori di cui la biblioteca conserva materiale documentario,
secondo un’antica modalità, ben nota alle biblioteche statali fino alla II
guerra mondiale, che, molte, disponevano di spazi espositivi permanenti

12
presso le loro sedi, al fine di potenziare la visibilità degli istituti e la cono-
scenza dei tesori conservati.
In un momento di scarsa visibilità delle biblioteche e a fronte della neces-
sità di valorizzazione delle collezioni troppo spesso sconosciute e non fruite,
confortati anche dall’evoluzione delle tecnologie per la garanzia della con-
servazione dei pezzi, è tornato in auge il tema delle biblioteche come possi-
bili luoghi museali, aperti anche a turisti e dotati di supporti multimediali che
consentano di sfogliare virtualmente i volumi necessariamente aperti su
un’unica pagina, che Thaliscontempo possono far conoscere gli ambienti monu-
eb o
mentali che spesso ospitano leobiblioteche
k is o storiche.
Tutto ciò in linea con il panorama w ned
internazionale
soprattutto quelle monumentali, sono spesso oggetto
by gain cui le biblioteche,
dibrvisita nello stesso
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modo che i musei (pensiamo, solo per citare alcuni casi, alla Österreichische
Nationalbibliothek a Vienna o alla Biblioteca del Trinity College o allaESir , ord
John Ritblat Gallery della British Library), distinguendo gli accessi per gli
er 20
spazi museali da quelli per gli utenti delle biblioteche, o anche a esperienze di
musealizzazione in biblioteche non statali, come per la Biblioteca Ambrosiana
di Milano, dove sono ora esposti a rotazione in speciali teche le carte del
Codice Atlantico di Leonardo.
Un recente caso di allestimento di museo in biblioteca è la Sala Lalla
Romano realizzata nella Biblioteca nazionale Braidense e inaugurata nel
2014, a coronamento di un lungo percorso iniziato nel 2001, alla morte della
scrittrice. Dopo un’iniziale idea dell’erede di mantenere il materiale
nell’abitazione di Lalla di via Brera, nel 2013 è stato realizzato uno spazio
espositivo permanente in una sala prospiciente il salone monumentale dedi-
cato a Maria Teresa, dove sono stati ospitati i materiali del fondo, composto
da libri, documenti di archivio, fotografie e disegni, dipinti e mobili, alcuni
disegnati dalla stessa scrittrice, per ricostruire l’ambiente di provenienza.
Nel 2015 è stata realizzata un’importante operazione che ha portato a
creare un nuovo museo in biblioteca. Si tratta dell’esperienza dell’area espo-
sitiva permanente Spazi900, ideata presso la Biblioteca nazionale centrale di
Roma.
Sulla scorta del fatto che, negli ultimi decenni, grazie a una mirata politica
d’incremento dei suoi fondi, la Biblioteca nazionale centrale di Roma ha
sempre più assunto la connotazione di archivio di raccolte librarie e archivi-
stiche di autori contemporanei, si è pensato di realizzare un vero e proprio
museo della letteratura del Novecento. Il progetto punta a valorizzare e ren-
dere accessibili al grande pubblico e alle scuole le raccolte novecentesche,
costituendosi come spazio progettuale, in grado di sviluppare e promuovere
al suo interno attività didattiche, laboratori, iniziative di promozione cultu-

13
T
rale, incontri letterari, circoli di lettura, e diventare punto di riferimento per
quegli autori o eredi che intendano lasciare alle istituzioni pubbliche il loro
patrimonio di carte.
È nato così un vasto progetto che ha avuto il suo fulcro intorno alla crea-
zione di un vero e proprio museo della letteratura del XX secolo, intitolato
Spazi900, indirizzato soprattutto alle scuole e con le finalità di costituire uno
strumento essenziale di educazione al patrimonio e di valorizzazione
dell’Istituto, catturando un pubblico non solo di studiosi. Da lì sono state
sviluppate numerose iniziative che hanno permesso di catalizzare nuove do-
nazioni e segnalazioni di materiali sul mercato antiquario, riuscendo, in poco
tempo, a dare vita a un percorso di ampio respiro che ha permesso oggi di far
assumere alla Biblioteca, nel panorama delle biblioteche italiane, un ruolo in-
discusso di primo piano per gli studi di letteratura contemporanea.
In vista dell’imminente donazione degli arredi dello studio di Elsa
Morante di via dell’Oca, si decise di realizzare uno spazio espositivo perma-
nente che rievocasse, riallestendolo nella maniera più verosimile possibile,
l’ambiente originario, scegliendo come spazio una sala della Biblioteca, nella
zona dell’ingresso, in particolare nell’allora sala mostre temporanee, al fine
anche di renderlo in futuro accessibile anche durante il periodo di chiusura
dei servizi della Biblioteca.
Il 10 febbraio 2015, alla presenza del Ministro Franceschini con un folto
pubblico, numerosissimi giornalisti, la famiglia Morante, autorità varie, con
una grande eco di stampa, si inaugurava così il primo embrione di Spazi900
che comprendeva, oltre alla ricostruzione dello studio della Morante arric-
chito dall’esposizione di suoi manoscritti e da supporti multimediali allestiti
in una sala video, anche una prima Galleria degli scrittori ospitante la mostra
“900 in 8 tempi” che permetteva di attraversare la letteratura contemporanea
del XX secolo seguendone i grandi protagonisti: D’Annunzio, Pirandello, il
Futurismo, Ungaretti, Montale, i Novissimi, Pasolini e Calvino.
Uno spazio audiovisuale consentiva la fruizione di filmati d’autore o tratti
dalle Teche Rai relativi agli scrittori del Novecento, realizzato in collabora-
zione con le Teche Rai, l’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi e con
la partnership di sponsor privati.
Visto anche il notevole successo dell’iniziativa, si decideva successiva-
mente di ampliare lo spazio dedicando a Pier Paolo Pasolini, in occasione dei
40 anni dalla sua scomparsa, una nuova area permanente che riproponesse il
percorso dello scrittore dalla periferia al suo studio, intitolata Ragazzi leggeri
come stracci: Pier Paolo Pasolini dalla borgata al laboratorio di scrittura.
Unico e per la prima volta a Roma, realizzato in collaborazione con il
Comitato per le celebrazioni pasoliniane promosso dal MiBACT. Anche que-

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sto evento ha visto la partecipazione del Ministro Franceschini. Contestual-
mente all’inaugurazione della Sala Pasolini, venne realizzata una mostra fo-
tografica sulle borgate romane. Le immagini erano quelle del fotografo
Rodrigo Pais, fotoreporter di vari e importanti quotidiani, fondatore
dell’agenzia Pais e Sartarelli, il cui archivio è stato dichiarato di notevole in-
teresse storico. Tra i suoi temi privilegiati proprio le condizioni di vita nelle
borgate romane descritte da Pasolini.
La presenza di uno spazio espositivo permanente in una biblioteca ha dato
lo spunto per organizzare a novembre 2016 il convegno internazionale “Le
biblioteche anche come musei: dal Rinascimento ad oggi”, che ha visto la
partecipazione di una nutrita serie di studiosi italiani e stranieri e rappresen-
tanze del Governo.
Nello stesso anno, Spazi900 si è ampliato ulteriormente con la donazione
da parte degli eredi Morelli Deledda di alcuni documenti autografi, oggetti e
libri legati alla famiglia di Grazia Deledda, i quali testimoniano la presenza a
Roma dal 1900 della scrittrice e della sua famiglia, e proprio nella Capitale la
scrittrice ebbe la notizia dell’assegnazione del Nobel per la letteratura nel
1926; per questo è stato realizzato un nuovo spazio intitolato Sotto il cedro
del Libano: Grazia Deledda a Roma.
Ancora, pochi mesi dopo, nel 2017, è stato inaugurato un nuovo spazio
dedicato a Carlo Levi dal titolo “Le attese del niente”: Carlo Levi tra scrit-
tura e pittura, grazie alla stipula di un contratto di comodato tra la Biblioteca
e la Fondazione Carlo Levi di Roma relativo a sei quadri di proprietà della
Fondazione, l’autoritratto del pittore e cinque ritratti di scrittori: Eugenio
Montale, Carlo Emilio Gadda, Cesare Pavese, Italo Calvino e Rocco Scotel-
laro.
Oggi gli spazi sono stati riallestiti, completando il percorso che viene ora
suddiviso in due grandi momenti. La prima Galleria degli scrittori viene adesso
dedicata alla prima metà del secolo: D’Annunzio, Pirandello, Svevo, i
Futuristi, Onofri e De Pisis, Sbarbaro, Ungaretti, Saba, Montale e Quasimodo.
La Galleria finale del museo, che era originariamente destinata a ospitare mo-
stre temporanee, diventa anch’essa uno spazio permanente con l’allestimento
della seconda Galleria degli scrittori, dedicata alla seconda metà del Nove-
cento: Moravia e Ginzburg, Dell’Arco, Bertolucci, Caproni e Penna, Vigolo, i
Novissimi, Fortini, Giudici e Zanzotto, Calvino, Cerami, Rosselli e Bellezza,
oltre a due focus su Stanislao Nievo e sul Novecento letterario composto a
mano da illustri tipografi.
Particolare cura è stata tributata alla grafica: Spazi900 è ora dotato di in-
novativi “lumilite” che, oltre a ravvivare l’ambiente, consentiranno, grazie
This

all’agevole possibilità di sostituire i testi, di modificarli o di adattarli a ini-


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15
k is
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ziative espositive temporanee; in più sono state realizzate tre installazioni
multimediali innovative, nello spirito di rendere ancora più suggestivo il
museo suscitando emozioni e sollecitando riflessioni e approfondimenti suc-
Th cessivi: una di introduzione al museo attraverso la proiezione di una mac-
is china da scrivere che produce testi tratti dagli autori delle letteratura italiana
eb del Novecento proiettati sul pavimento a cui conseguono voci narranti che
oo leggono i testi stessi; la seconda ha dato vita alla stanza di Elsa Morante, con
l’apertura di una finestra virtuale sulle parete di fondo che si spalanca su
quattro episodi della sua vita con sottofondi musicali tratti da opere possedute
nella discoteca della Morante; la terza riguardante Pasolini, ambientata al
parco degli acquedotti.

16
Biblioteche data-driven.
Verso un sistema informativo
per le biblioteche italiane

Un sistema informativo per le biblioteche

Data driven decision making1 è una espressione che oggi, come un passe-
partout, sembra capace di aprire ogni porta. Efficace in qualsiasi contesto e
ambito disciplinare, di fronte a sistemi complessi essa funziona e descrive
l’unico approccio possibile all’attività decisionale: a partire dai dati di realtà.
Se volessimo sintetizzarne in modo preciso il significato dovremmo chia-
mare in aiuto una serie di concetti niente affatto banali. Essa esprime il con-
solidamento di un framework caratterizzato: 1) dalla consapevolezza che è
solo a partire dai dati che 2) è possibile sviluppare modelli 3) utili alla defini-
zione di policy e in generale 4) fondamentali per il processo decisionale.
Nel nostro settore questa espressione ha iniziato a farsi strada da relativa-
Th
is
mente poco tempo. Assistiamo a una situazione abbastanza disarmonica che eb
può facilmente essere descritta come segue: la riflessione su questi temi pro-
oo
cede dal punto di vista teorico – si pensi ad esempio al tema della valutazione
ki
dell’impatto sociale delle biblioteche e ai suoi strumenti2 – ma mostra un
so
wn
forte ritardo sul fronte applicativo/professionale. ed
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Testo di Chiara Faggiolani. ga
1
La traduzione è “processo decisionale basato sui dati”.
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2
Si vedano a titolo esemplificativo i lavori di (o curati da) Giovanni Di Domenico: L’impatto
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la
delle biblioteche pubbliche: obiettivi, modelli e risultati di un progetto valutativo. Roma:
Associazione italiana biblioteche, 2012; L’impatto delle biblioteche accademiche: un
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M
progetto e un seminario. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2014; Funzione sociale e
E,
valore delle biblioteche pubbliche: alcuni riscontri recenti della valutazione d’impatto in
or
campo internazionale. In: La biblioteca pubblica nelle politiche di welfare: nuovi criteri di
de
valutazione dell’impatto sociale, a cura dell’Associazione Biblioteche oggi. [Milano:
r2
Editrice Bibliografica, 2017], p. 7-20; Funzione sociale e valore delle biblioteche pubbliche:
06
alcuni riscontri recenti della valutazione d’impatto in campo internazionale, «Biblioteche
00
00
9/ 17
25
/2
02
0
Ad oggi nelle biblioteche italiane non esiste un modello di rilevazione uni-
forme e condiviso. Poche realtà hanno una abitudine a confrontarsi con le
pratiche valutative, di queste poche comunicano i propri dati, per esempio,
attraverso i propri siti internet. Di fatto manca un sistema informativo sulle
biblioteche italiane che raccolga dati sulle attività, sui servizi ecc.
Ci sono esperienze diverse, modelli e servizi del tutto eterogenei, che 0 60
contribuiscono a creare un quadro incerto circa le attività, i servizi, il ruolo, le
e r2
potenzialità delle biblioteche nel panorama culturale del nostro paese: coesi- rd
stono strutture innovative e sperimentali con realtà statiche refrattarie al con- E ,o
cetto di servizio al pubblico. EL
L’assenza di una pratica valutativa stabile, in particolare degli output e M
degli outcome prodotti dalle biblioteche, determina una importante e l lamancanza
i
di dati che incide pesantemente sulla programmazione delle a brpolitiche cultu-
rali, producendo pericolose distorsioni3. y g
b
Uno dei principali effetti della mancanza di datid relativi alle biblioteche
italiane è la totale sottovalutazione dell’impatto chen e esse hanno nella vita dei
cittadini, tanto che, ad esempio, all’interno del w
o rapporto Istat sul Benessere
equo e sostenibile (BES), le biblioteche, i scome si vedrà, sono pressoché
o k
assenti4.
bo
La sensazione è che siamo giuntie a un decisivo momento di transizione in
h is con quello applicativo non è più procra-
cui l’allineamento del fronte teorico
T
stinabile, pena il consolidarsi di una certa ideologia per cui le biblioteche
oggi servono a poco: del resto dire quanto valiamo non è cosa molto diversa
dal dire cosa siamo5.

oggi», 35 (2017), n. 6, p. 6-17.


3
Una visione chiara sull’uso dei dati per la progettazione di politiche culturali efficaci è
rappresentata da Giovanni Solimine, Senza sapere: il costo dell’ignoranza in Italia. Roma-
Bari: Laterza, 2014. Sulla relazione che esiste tra attività di misurazione e distorsioni in
ambito decisionale ovviamente faccio riferimento alla nota espressione «what we measure
affects what we do; and if our measurements are flawed, decisions may be distorted» (ciò
che misuriamo influenza ciò che facciamo; e se le nostre misurazioni sono irregolari, le
decisioni possono essere distorte), presente all’interno del noto Rapporto Stiglitz-Sen-
Fitoussi del 2009. Cfr. Joseph E. Stiglitz; Amartya Sen; Jean-Paul Fitoussi, Report by the
Commission on the measurement of economic performance and social progress, 2009. La
documentazione è disponibile online su <www.stiglitz-sen-fitoussi.fr>.
4
Al momento in cui si scrive il BES è arrivato al suo sesto rapporto. I rapporti sono tutti
disponibili online all’URL <https://tinyurl.com/ydhnb6j8>. A partire dal 2018 viene pubbli-
cato anche un aggiornamento intermedio per tutti gli indicatori per i quali sono già disponi-
bili i dati definitivi.
5
Si rimanda a Sara Chiessi, Il welfare è morto viva il welfare!: biblioteche pubbliche tra
welfare e valore sociale, «AIB studi», 53 (2013), n. 3, p. 273-284: 277, <http://aibstudi.
aib.it/article/view/9146>.

18
È, dunque, fondamentale lavorare congiuntamente – fronte teorico e appli-
cativo insieme – alla transizione verso un framework che, in linea con la for-
mula iniziale, possiamo definire delle “biblioteche data-driven”, capaci cioè
di creare dati ex novo o di utilizzare quelli già in essere estraendo il valore
che contengono.
Proprio con l’obiettivo di accelerare l’avvicinamento a questo traguardo, è
stato istituito un tavolo di lavoro Istat-Sapienza6, al fine di unire le due anime
– metodologica e biblioteconomica – necessarie all’individuazione di una se-
rie di iniziative di ricerca, che possano realmente fornire attraverso i dati una
fotografia della complessità del fenomeno biblioteca7, dal punto di vista
dell’offerta ma anche della domanda, nella duplice dimensione di fruizione
(output) e impatto (outcome).

k
È degli obiettivi e dei primi passi mossi nell’ambito di questo progetto che

oo
eb
si parlerà nelle pagine che seguono.

is
Th
Per comunicare “il peso” delle biblioteche

Prima di entrare nel merito del progetto è necessario focalizzare per un attimo
l’attenzione sul perché oggi abbiamo più che mai bisogno di consolidare un
approccio centrato sui dati anche nel nostro settore. Per farlo chiamo in causa
un indovinello che tutti ricorderemo: «Che cosa pesa di più, un chilo di
piume o un chilo d’oro?». Si tratta di un tranello ovviamente ma, come ci
ricorda lo psicologo Andrew Shtulman in un suo recente libro di successo8,
saremmo tentati di rispondere la seconda.

6
Una prima riflessione per sviluppare i contributi informativi sulle biblioteche ed eventuali
forme di collaborazione risale al 2017 ed è stata avviata per l’Istat da Fabrizio Arosio, Dire-
zione centrale per le statistiche ambientali e territoriali; Alessandra Federici, responsabile
dell’indagine “Luoghi e istituti della cultura”; Matteo Mazziotta, metodologo del Dipartimento
per l’integrazione, la qualità e lo sviluppo delle reti di produzione e di ricerca. Per il Diparti-
mento di Scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche della Sapienza Università
di Roma (oggi Dipartimento di lettere e culture moderne), da Giovanni Solimine e da me.
7
Complessità è una parola piuttosto abusata, il cui significato risulta equivoco: «È una di
quelle idee la cui definizione è parte integrante dei problemi che essa solleva. Ciò che
sappiamo fino a ora … è che uno degli aspetti essenziali del comportamento complesso è la
capacità di compiere transizioni fra diversi regimi. Detto diversamente, la complessità
riguarda i sistemi nei quali l’evoluzione, e dunque la storia, gioca, (o ha giocato) un ruolo
importante nel comportamento osservato». Cfr. Grégoire Nicolis; Ilya Prigogine, La
complessità: esplorazioni nei nuovi campi della scienza. Torino: Einaudi, 1991, p. 44.
8
Andrew Shtulman, Scienceblind: why our intuitive theories about the world are so often
wrong. New York: Basic Books, 2017.

19
/
25
9/
00
00
Il senso comune – ottimisticamente chiamato a volte “buon senso” – do-

06
r2
mina le nostre decisioni e le nostre scelte. Ho già parlato altrove del potere
dell’immaginario, di quanto stereotipi e pregiudizi siano fondamentali nella

de
costruzione di una idea, nell’interpretazione della realtà che ci circonda9.

or
E,
La maggior parte delle persone ignora completamente il numero decisa-

EL
mente importante delle biblioteche in Italia e il loro peso specifico. Sono

M
13.900 le biblioteche censite dall’Anagrafe dell’Istituto centrale per il cata-

la
logo unico; in molte realtà, specialmente del Sud, esse costituiscono l’unico

l
ie
punto di accesso alla lettura e alla fruizione di attività culturali.

br
ga
Le biblioteche rappresentano uno dei sistemi culturali più capillari e solidi
by
del nostro Paese, ma le persone non lo sanno, attraverso i media passa
tutt’altro tipo di informazione10. Difficilmente le biblioteche vengono chia-
d
ne

mate in causa quando si parla di temi oggi centrali quali inclusione e coe-
ow

sione sociale11, welfare12, pur essendo una componente importante dell’infra-


is

struttura sociale del Paese.


k
oo
eb

9
Chiara Faggiolani, “Ciò che misuriamo influenza ciò che facciamo”: una nuova stagione per
is

la valutazione in biblioteca pensando al BES. In: La biblioteca pubblica nelle politiche di


Th

welfare cit., p. 21-34; Ead., Dati e immaginario: un entanglement sul quale riflettere. In: I
mille volti della qualità in biblioteca: una giornata di studio, a cura di Maria Rosaria Califano
e Maria Senatore Polisetti. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2017, p. 149-169.
10
Si veda Anna Galluzzi, Libraries and public perception: a comparative analysis of the
European press. Oxford: Chandos, 2014.
11
Rimando al mio Le biblioteche come agenti di coesione sociale, «Biblioteche oggi», 34
(2016), n. 5, p. 21-28. Qui faccio riferimento al quaderno dell’Osservatorio della Fondazione
Cariplo Biblioteche sociali: valutazione del bando, che restituisce gli esiti di uno studio di
valutazione condotto sui progetti realizzati nell’ambito dell’iniziativa Favorire la coesione
sociale mediante le biblioteche di pubblica lettura, attraverso la quale la Fondazione Cariplo,
tra il 2009 e il 2013, ha finanziato, con circa 5 milioni di euro, 92 progetti realizzati in parte-
nariato da biblioteche e organizzazioni non profit del settore sociale o culturale; cfr. Bibliote-
che sociali: valutazione del bando, a cura di ASVAPP e CSS Ebla. [Milano]: Fondazione
Cariplo, 2016.
12
La letteratura sul tema è molto ricca, si veda ad esempio Giovanni Di Domenico,
Conoscenza, cittadinanza, sviluppo: appunti sulla biblioteca pubblica come servizio sociale,
«AIB studi», 53 (2013), n. 1, p. 13-25; Giovanni Solimine, Nuovi appunti sulla interpretazione
della biblioteca pubblica, «AIB studi», 53 (2013), n. 3, p. 261-271; Waldemaro Morgese,
Biblioteconomia sociale?: certo, per contribuire al nuovo welfare, «AIB studi», 53 (2013), n.
3, p. 297-305; S. Chiessi, Il welfare è morto viva il welfare! cit.; Chiara Faggiolani; Giovanni
Solimine, Biblioteche moltiplicatrici di welfare: verso la biblioteconomia sociale, «Biblioteche
oggi», 31 (2013), n. 3, p. 15-19; Anna Galluzzi, Biblioteche pubbliche tra crisi del welfare e
beni comuni della conoscenza: rischi e opportunità, «Bibliotime», 14 (2011), n. 3,
<http://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-xiv-3/galluzzi.htm>; The identity of the
contemporary public library: principles and methods of analysis, evaluation, interpretation,
edited by Margarita Pérez Pulido and Maurizio Vivarelli. Milano: Ledizioni, 2016.

20
ie
abr
by g
Questi sono temi centrali nel nostro dibattito professionale, noti a tutti gli

ned
addetti ai lavori ai vari livelli ma non arrivano all’esterno, non li sappiamo
comunicare. Uno dei motivi per cui non sappiamo farlo è che non abbiamo

s ow
facilmente a disposizione dati di supporto, fondamentali in un momento storico
in cui qualsiasi informazione necessita e spesso passa per un riscontro
ok i
empirico13. In realtà, a ben guardare i dati ci sono, ma sono dispersi, frammen-
tati, non omogenei, dunque inutilizzabili.
ebo

Come anticipato in apertura, una delle principali distorsioni generate da


questa strutturale mancanza di dati è la quasi totale assenza delle biblioteche
This

all’interno del Rapporto sul benessere equo e sostenibile14. Il BES, oltre a


rappresentare oggi una delle principali linee di ricerca della statistica nazio-
nale, si configura come lo strumento che, in linea con le esperienze interna-
zionali, rende disponibile un set di indicatori capaci di portare al graduale
superamento del PIL, includendo nel concetto di benessere una molteplicità
di dimensioni15.
Tale assenza è particolarmente pericolosa se consideriamo che gli indica-
tori di benessere sono inclusi tra gli strumenti di programmazione della poli-
tica economica, come previsto dalla riforma della legge di bilancio del set-
tembre 201616. Tra i 12 domini e i 130 indicatori del BES, c’è infatti un unico
indicatore che riguarda le biblioteche: “Spesa pubblica comunale corrente
pro-capite destinata alla gestione del patrimonio culturale” nel dominio
Paesaggio e patrimonio culturale. Si tratta di un indicatore di input che offre
una misura della spesa destinata alla valorizzazione dei beni culturali.
Nessun dato sugli output e sugli outcome, sui risultati prodotti dalle bi-
blioteche: non c’è traccia della partecipazione culturale, della coesione so-
ciale, del ruolo delle biblioteche accademiche per la qualità della ricerca e
l’innovazione e per la terza missione. Questo accade perché non esistono ri-
levazioni integrate, stabili, continuative che partendo da una solida mappa-
tura dell’offerta siano capaci di monitorare l’uso e la domanda dei servizi da
parte degli utenti.

13
Per un approfondimento di questa visione “datacentrica” si veda Enrico Giovannini,
Scegliere il futuro: conoscenza e politica al tempo dei Big Data. Bologna: Il Mulino, 2014.
14
Rimando ai miei contributi sul tema: Chiara Faggiolani, Il rapporto BES - Benessere equo
e sostenibile in Italia: il posto delle biblioteche e il compito della biblioteconomia sociale,
«Biblioteche oggi», 34 (2016), n. 1/2, p. 19-26; Ead., “Ciò che misuriamo influenza ciò che
facciamo” cit., p. 21-34.
15
Cfr. J. E. Stiglitz; A. Sen; J.-P. Fitoussi, Report by the Commission on the measurement of
economic performance and social progress cit.
16
Si veda il BES nel Documento di economia e finanza disponibile all’URL
<https://tinyurl.com/y78f5yys>.

21
La prima indagine dell’Istat sulle biblioteche

PM
Dunque, la raccolta sistematica di dati sulle biblioteche sulla base di defini-
zioni, metodologie e procedure comuni e condivise è azione necessaria e oggi

:41
imprescindibile al fine di supportare la programmazione delle politiche cultu-

:03
rali, statali e regionali, e l’attività gestionale delle amministrazioni centrali e

09
territoriali.
In questo la statistica ufficiale ha evidentemente un ruolo decisivo: attra-

02
verso la raccolta e l’analisi di dati, ovvero attraverso la produzione di un

5/2
“sistema informativo”17, essa aiuta le istituzioni nella scelta delle priorità,
configurandosi come uno strumento imparziale per comprendere e decidere18.

9/2
Al fine di colmare la lacuna evidenziata rispetto all’assenza di un sistema

00
informativo per le biblioteche e con l’idea di aggiornare e integrare le basi
00
informative attualmente disponibili a livello centrale e territoriale, l’Istituto
06

nazionale di statistica, già da tempo impegnato nella costruzione di un


“Sistema informativo integrato sui musei e istituti similari”, ha ritenuto op-
r2

portuno replicare l’efficace esperienza di collaborazione inter-istituzionale già


rde

maturata e il disegno di ricerca adottato per la rilevazione sui musei19, e di


,o

estenderla alla rappresentazione del sistema delle biblioteche presenti in Italia.


LE

Per questa ragione è stata inserita nel Programma statistico nazionale


(PSN) una “Indagine sulle biblioteche”20 (IST-02777). Obiettivo è condurre
ME

una rilevazione a carattere censuario sulle biblioteche presenti sul territorio


lla

nazionale, descrivendo le loro caratteristiche strutturali, i servizi offerti, le


rie

attività svolte e i livelli di fruizione da parte del pubblico. L’obiettivo ovvia-


ab

mente è fornire una rappresentazione statistica esaustiva e aggiornata del si-


stema bibliotecario, capace di orientare le politiche settoriali a livello nazio-
g
by

nale e le iniziative per la promozione delle attività culturali e della lettura.


ed

17
Possiamo definire “sistema informativo” l’insieme delle risorse e attività finalizzate alla
wn

raccolta, elaborazione, conservazione, comunicazione dell’informazione in un’organizzazione.


is o

Un sistema informativo di marketing a livello aziendale è quell’apparato organizzativo il cui


compito è «tenere l’impresa costantemente allenata ad ascoltare il mercato»; Chiara Mauri, Il
ok

sistema informativo per il marketing: dai dati alle risorse di conoscenza per la gestione delle
relazioni con i clienti. Torino: Giappichelli, 2007, p. 13.
bo

18
Il ruolo degli indicatori statistici nell’orientare i processi decisionali è un tema di grande
is e

attualità, oggetto del Lisbon memorandum on indicators for decision making and monitoring,
adottato nel 2015 dai direttori degli istituti nazionali di statistica.
Th

19
Tutte le informazioni sono disponibili all’URL <https://www.istat.it/it/archivio/6656>.
20
Il PSN è l’insieme dei progetti che gli organismi afferenti al Sistan (Sistema statistico
nazionale, <https://www.sistan.it/psn/qualit.htm>) si impegnano a condurre a termine nel
corso di un triennio. Aggiornato annualmente, viene predisposto dall’Istat e ha durata
triennale. Al suo interno sono presenti i progetti ritenuti utili a livello nazionale.

22
La rilevazione nasce nella cornice del “Protocollo d’intesa per lo sviluppo
del sistema informativo integrato su istituti e luoghi di cultura”, siglato

E
EL
dall’Istat, il MiBAC, le Regioni e le Province autonome di Trento e di

M
Bolzano a dicembre del 2017, e alla luce della nuova Convenzione stipulata

lla
tra Istat e l’Autorità di gestione del PON “Governance e capacità istituzionale

ie
2014-2020”, relativa all’attuazione del progetto “Informazione statistica ter-

br
ga
ritoriale e settoriale per le politiche di coesione 2014-2020”, che vede nel
ruolo di soggetti proponenti l’Istat e il Dipartimento per le politiche di coe-

by
sione (DPCoe) Presidenza del Consiglio dei ministri e l’Agenzia per la coe-

d
ne
sione territoriale (ACT).

ow
È stata altresì avviata una collaborazione con il Dipartimento di scienze
documentarie, linguistico-filologiche e geografiche dell’Università Sapienza

is
k
di Roma (oggi Dipartimento di lettere e culture moderne), per potersi avva-

oo
lere dell’esperienza e delle competenze specifiche sui temi della biblioteco-

eb
nomia, dell’editoria e dei processi culturali in generale. Così facendo sarà

is
Th
possibile unire alla solidità metodologica e al rigore scientifico di cui Istat è
garante una competenza specifica nel settore.
Uno dei capisaldi della rilevazione è la massimizzazione dell’integrazione
delle fonti di dati già disponibili, così da garantire in prima battuta una map-
patura esaustiva delle fonti secondarie e in un secondo momento procedere
alla produzione di dati statistici ex-novo (fonte primaria). In tal senso
l’Anagrafe delle biblioteche italiane dell’ICCU costituisce senza dubbio un
fondamentale punto di partenza21.
La rilevazione, a cadenza annuale e a moduli short e long22, vedrà come
oggetto di rilevazione tutte le biblioteche (pubbliche, private, statali e acca-
demiche) che svolgono servizio al pubblico con regolarità e continuità sul
territorio.

21
La base dati Anagrafe delle biblioteche italiane raccoglie informazioni dettagliate relative
alle biblioteche su tutto il territorio nazionale. È l’unica a registrare biblioteche delle più
diverse tipologie: statali, comunali, universitarie, ma anche molte scolastiche, di ente
ecclesiastico ecc. L’anagrafe è accessibile da qui: <http://anagrafe.iccu.sbn.it/>. Le
informazioni statistiche per le 46 biblioteche statali sono rilevate direttamente dall’Ufficio di
statistica del Ministero nell’ambito di una rilevazione sistematica, condotta con cadenza
annuale. I dati dal 1998 sono disponibili qui <https://tinyurl.com/y8nof39f>. Per quanto
riguarda le biblioteche di pubblica lettura si segnalano le indagini realizzate da Cepell
(Centro per il libro e la lettura) e AIB (Associazione italiana biblioteche), disponibili qui
<http://www.cepell.it/it/report/>.
22
L’attività di rilevazione sarà svolta annualmente, dal 2018 al 2022, attraverso una short
survey con tecnica CATI/CAWI con la somministrazione di un questionario breve, tranne nel
2020 in cui sarà effettuata una long survey con questionario esteso.

23
I dati identificativi già raccolti all’interno dell’Anagrafe ICCU, assieme
alle informazioni e ai dati prodotti dal MiBAC e da altre amministrazioni
centrali e territoriali, sono state il punto di partenza per la rilevazione, al
momento in cui si sta scrivendo, appena conclusa23.
I risultati ottenuti saranno in grado di fornire un quadro aggiornato e coe-
rente delle principali caratteristiche delle biblioteche presenti sul territorio
italiano, in modo da integrare le informazioni attualmente presenti e fornire
una mappatura e una descrizione delle principali dinamiche del settore.

Conclusioni

L’effetto immediato di questo tipo di attività, come detto, sarà la costruzione


di un sistema informativo delle biblioteche in Italia accessibile e fruibile da
tutti24 – addetti ai lavori, amministratori, utenti ecc. – capace di rappresentare
in modo semplice, univoco, affidabile e nel tempo il servizio bibliotecario
italiano.
L’espressione “biblioteche data driven”, proposta nel titolo di questo con-
tributo, sta proprio a enfatizzare questo aspetto orientato alla valorizzazione
del patrimonio di dati.
e

Naturalmente la produzione di dati25, in quanto tali, e la loro accessibilità,


his

sono elementi necessari ma non sufficienti a garantire una programmazione


T

efficace delle politiche culturali che sia priva di distorsioni, né risolvono da


soli, per esempio, il problema della sottovalutazione dell’impatto che le
biblioteche hanno nella vita delle persone.
Un secondo tema fondamentale è legato a come i dati vengono utilizzati e
alla capacità di chi li maneggia di cogliere la loro utilità, di estrarre il loro
potenziale informativo, arricchendoli, integrandoli nel tempo e comunican-
doli nel modo giusto.
Ma questo, sebbene sia sempre necessario tenerlo a mente, è un altro tema
che esula dall’oggetto di queste pagine e che rappresenta una delle principali

23
Tutte le informazioni sono disponibili al link <www.istat.it/it/archivio/217094>.
24
Ovviamente nei limiti stabiliti dalla vigente normativa in materia di tutela del segreto
statistico e di protezione dei dati personali.
25
Dato non vuol dire informazione e tantomeno conoscenza. È utile in tal senso richiamare
una delle definizioni proposte da Luciano Floridi, filosofo e docente di logica ed
epistemologia all’Università di Oxford che, richiamando il greco Δεδομένα (Dedomena),
intende i dati come «mancanze di uniformità nel mondo reale», ovvero dati (grezzi) che
esistono prima di essere interpretati o fatti oggetto di un processo cognitivo; cfr. Luciano
Floridi, La rivoluzione dell’informazione. Torino: Codice, 2012, p. 70.

24
sfide del futuro prossimo della disciplina.
Alla biblioteconomia non spetterà più solo il compito di progettare e indi-
viduare gli strumenti migliori per la gestione e l’organizzazione delle diverse
Th

tipologie di biblioteche ma anche e soprattutto quello di contribuire a spie-


is e

garle al mondo.
bo
ok
is o
wn
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ga
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LE
,o
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06
00
00
9/2
5/2
02
09
:03
:41
PM

25
T h is
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g a br
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M E LE,
o rd
Accrescere la competenza informativa
in biblioteca: servizi di reference ed
educazione all’informazione

In questo lavoro si andranno a considerare le biblioteche italiane relativamente


a due importanti servizi che svolgono nel ruolo di mediazione ed educazione
all’informazione e ai documenti: la fornitura di servizi informativi individuali
agli utenti (dalle transazioni di reference più semplici alle vere e proprie
consulenze) e l’offerta di occasioni di apprendimento strutturate sui temi
dell’informazione e dei documenti. Entrambi i servizi, con modalità differenti,
contribuiscono ad accrescere la competenza informativa (information literacy)
degli individui e sono piena espressione del modello di reference library
centrata sull’utente che si è venuta a concretizzare negli ultimi vent’anni anche
in Italia1.
Prima di fornire un quadro, seppur parziale, della situazione italiana, è
utile presentare alcuni elementi di contesto rispetto alla competenza informa-
tiva in biblioteca.
A livello internazionale nel 2015 è stato pubblicato un documento che può
essere considerato un punto di riferimento per una ridefinizione della com-
petenza informativa contemporanea, nel contesto accademico, ma non solo2.


Testo di Laura Ballestra e Chiara Pinciroli, redatto a giugno 2018. Ultima consultazione dei
siti web 23 giugno 2018.
1
Senza ripercorrere l’ampia letteratura si veda Giovanni Solimine, La biblioteca: scenari,
culture, pratiche di servizio. Roma-Bari: Laterza, 2004.
2
Association of College & Research Libraries (ACRL), Framework for information literacy
for higher education, 2 febbraio 2015, <http://tinyurl.com/oohrwzw>. Per una prima disamina
alla luce della traduzione in italiano del Framework si veda: Laura Testoni, Si può
“apprendere” la complessità?: nuove competenze per una information literacy sensibile al
divenire dell’ecosistema informativo. In: Bibliotecari al tempo di Google: profili, competenze,
formazione: convegno, Milano, 17-18 marzo 2016, a cura dell’Associazione Biblioteche oggi.
ned
is ow
Milano: Editrice Bibliografica, 2016, p. 87-98.

eb ook
This 27
Th Si tratta del Framework for information literacy for higher education ela-
isborato dall’American College and Research Libraries, edito a distanza di
eb anni dalla precedente proposta3. Nonostante l’importanza del docu-
quindici
o
mentooke la presenza della traduzione italiana – il Gruppo di studio
is
sull’information
o literacy dell’Associazione italiana biblioteche ha pubblicato la
4 w
traduzione – non nesi è a oggi avviato un vero e proprio dibattito in Italia e non è
possibile documentared b se e quali biblioteche lo abbiano assunto a riferimento
yg
nella propria offerta formativa.
A livello europeo siabè registrata una maggiore attenzione ai temi
rie
dell’information literacy in contesti
lla non bibliotecari data la rilevanza asse-
gnata alla competenza digitale comeMleva per la crescita sociale ed economica
dei cittadini europei. EL
E, europea ha pubblicato Digcomp
Il Joint Research Center della Commissione o
2.1, un documento che contiene il quadro dirdriferimento
er aggiornato per lo
20 tassello fondamentale
sviluppo delle competenze digitali dei cittadini europei,
60 Il documento, nelle
per le politiche di alfabetizzazione digitale e informativa.
5 6 00 all’information
versioni del 2016 e del 2017 , contiene riferimenti espliciti
literacy.
09
/25
L’elaborazione più recente del testo è il frutto di un confronto diretto
/20 con
modelli maturati in seno al mondo delle biblioteche e in particolar modo 2con le
competenze di media and information literacy proposte da Unesco e IFLA,0 che 9:0
sono espressamente citate. Nonostante la prospettiva del DigComp sia diffe- 3 :41
rente rispetto a quella dei principali modelli di information literacy di prove-
nienza biblioteconomica, perché pone enfasi in prima istanza sull’ambiente PM
digitale e non sull’informazione in sé, si afferma la necessità per tutti
dell’information literacy in quanto capacità di fare un uso critico dell’informa-
zione digitale (“competence area: Information and data literacy”).

3
ACRL, Information literacy competency standards for higher education, 2000,
<https://tinyurl.com/y9898qjo>.
4
ACRL, Un quadro di riferimento per la competenza informativa per gli studi universitari,
trad. a cura di AIB, Gruppo di studio sull’information literacy (GLIT), «AIB-WEB», set.
2015, <http://www.aib.it/attivita/2015/51715-il-framework-acrl/>.
5
Riina Vuorikari; Yves Punie; Stephanie Carretero; Lieve Van den Brande, DigComp 2.0: the
digital competence framework for citizens. Update 1: the conceptual reference model.
Luxembourg: Publications office of the European Union, 2016, <https://tinyurl.com/zmjb3fb>.
6
Stephanie Carretero; Riina Vuorikari; Yves Punie, DigComp 2.1: the digital competence
framework for citizens. Luxembourg: Publications office of the European Union, 2017,
<http://tinyurl.com/y7pd77aa>. Così si declina l’area di competenza 1: Information and data
literacy: «1.1 Navigare, ricercare e filtrare dati, informazioni e contenuti digitali; 1.2
Valutare dati, informazioni e contenuti digitali; 1.3 Gestire dati, informazioni e contenuti
digitali» (ivi, p. 8).

28
In Italia AGID ha assunto DigComp, già dal 2014, come un modello di ri-
ferimento per raggiungere l’obiettivo di una diffusa competenza digitale e in-

Th
formativa e oggi sta curando la traduzione della più recente versione DigComp

is
2.1. L’agenzia ha offerto per la prima volta in Italia una definizione di

eb
competenza informativa che fosse condivisa anche in contesti diversi dalle

oo
biblioteche e ha riconosciuto il ruolo delle biblioteche, in primis quelle di

k
pubblica lettura, nell’azione di “contagio digitale” e informativo dei cittadini7.

is
Sempre in Italia il Piano nazionale MIUR per la scuola digitale del 2015

ow
ha introdotto l’information literacy all’interno della sua progettualità, consi-

ne
derando le azioni di alfabetizzazione digitale e informativa come fondamen-

db
tali per la formazione dei cittadini (azioni 14, 15 e 24 del Piano). Nel testo si

yg
legge: «È essenziale lavorare sull’alfabetizzazione informativa e digitale

ab
(information literacy e digital literacy), che mettono al centro il ruolo
dell’informazione e dei dati nello sviluppo di una società interconnessa ba-

rie
sata sulle conoscenze e l’informazione»8.

lla
L’educazione all’informazione che da tanti anni si fa nelle biblioteche,

ME
comprese quelle scolastiche, può così entrare “istituzionalmente” nei curri-

LE
cula innovativi delle scuole in una molteplicità di azioni che vanno

,o
dall’alfabetizzazione al mondo delle biblioteche, alla valutazione delle fonti
informative, al ruolo dell’informazione di fonte pubblica per i cittadini9.

rd
er
Non pare di poter affermare invece che il fermento sorto negli ultimi anni

20
sui temi della post-verità, delle fake news e più in generale della superficialità

60
nella scelta di fonti per informarsi, documentarsi e decidere, in una società

00
che sembra poter fare a meno degli esperti, abbia comportato riconoscimento
sostanziale del ruolo che le biblioteche possono svolgere, fornendo servizi
09
/25
7
Agenzia per l’Italia digitale, Programma nazionale per la cultura, la formazione e le /20
competenze digitali: linee guida: indicazioni strategiche e operative, a cura di Rosamaria 20
Barrese, Giuseppe Iacono, Salvatore Marras, Franco Patini. Roma: [s.n.], 2014, p. 153-154,
<http://tinyurl.com/yalrov7n>.
9
:03
8
Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (MIUR), Scuola digitale: piano
nazionale, 2016, p. 29, <http://tinyurl.com/yc4vfbgm>.
:4
9
Nei bandi per la creazione di curricula digitali nelle scuole si legge una definizione di
“educazione all’informazione” fatta propria dal MIUR. Tra le azioni per sviluppare la
competenza informativa nelle scuole si trovano temi quali «La valutazione delle risorse
informative. […] Conservare, rendere disponibile, ricercare informazione: dalla biblioteca
alla rete. Biblioteche fisiche, OPAC, biblioteche digitali. […] Citare correttamente le risorse
informative: risorse primarie e secondarie, formati di citazione, rielaborazione creativa,
differenza fra citazione e plagio. Le bufale e come smascherarle. Diritto d’autore e licenze:
cenni. I diversi modelli di enciclopedia. Wikipedia e il suo funzionamento. Informazioni per
il cittadino: dati e documenti di fonte pubblica». MIUR, Curricoli digitali: aree tematiche,
2016, p. 3, <http://tinyurl.com/ycy8ep3g>.

29
appositamente progettati a tal fine, per supportare la crescita di un’adeguata
competenza informativa.
Nonostante l’impegno profuso a livello professionale dai bibliotecari, che
si comprende a pieno nel recente Manifesto per l’information literacy di AIB
del 201610, in mezzo a un’offerta di molteplici agenti che devono o possono
lavorare per migliorare la competenza informativa dei cittadini non ci sembra
si sia ancora sviluppata, da parte dei decisori, una piena comprensione della
pecularità della proposta educativa delle biblioteche, ambienti di mediazione
informativa non solo di collezioni acquistate ma dell’informazione dovunque
si trovi e comunque si presenti.
Non è un caso quindi se il servizio di reference nelle biblioteche, che è
sempre stato considerato centrale dalla professione, viva una fase, se non di
crisi, senz’altro di riflessione11 e forse di “riposizionamento”.

Uno sguardo ai numeri

Fatto il punto sul contesto in cui si collocano le attività di information lite-


racy education delle biblioteche italiane, proveremo ora a capire questa realtà
attraverso i dati disponibili, cercando di darne un’interpretazione il più coe-
rente possibile.
Le diversità intrinseche alle biblioteche e le relative competenze istituzio-
nali consigliano di suddividere l’analisi considerando distintamente le
biblioteche di pubblica lettura degli enti territoriali, le biblioteche universita-
rie e le biblioteche scolastiche.
La cronica debolezza nella disponibilità di dati sui servizi informativi delle
biblioteche rispetto agli altri servizi (specialmente quelli di prestito) si è mo-
dificata solo parzialmente negli ultimi anni, specie su due fronti storicamente
Th

difficili, le biblioteche civiche e quelle scolastiche. I cambiamenti sono do-


i

vuti principalmente all’azione dell’AIB, del Cepell (Centro per il libro e la


s
eb

lettura) e alla collaborazione tra AIB e AIE (Associazione italiana editori),


o

che hanno prodotto indagini utili ai nostri fini.


ok

Nel loro insieme le fonti offerte da enti pubblici (in particolare ICCU,
is

Regioni, Istat e MIUR, oltre al già citato Cepell), che hanno un ruolo fonda-
w o
n e
d

10
AIB, Gruppo di studio sulla information literacy, Manifesto per l’information literacy,
by

«AIB-WEB», novembre 2016, <https://tinyurl.com/yco9yd93>.


g

11
Il fascicolo n. 1/2017 di «Biblioteche oggi trends», interamente dedicato ai servizi di
ab

reference, si apre con un editoriale di Giovanni Solimine che sottolinea il valore strategico
ie r

dei servizi di reference e stimola al dibattito sulla realtà attuale.


lla
M

30
EL
,o E
de r
mentale nel quantificare i fenomeni rilevanti relativi alle biblioteche, diffon-
dono dati molto limitati sullo stato dell’arte dei servizi informativi e di edu-
cazione all’informazione12.
Purtroppo, come evidenziato nel capitolo dedicato alle biblioteche univer-
sitarie in questo Rapporto, sono venute a mancare le indagini prodotte da
GIM (Gruppo interuniversitario per il monitoraggio dei sistemi bibliotecari
d’ateneo), entità non pubblica e non ufficiale che però era riuscita a colmare
la mancanza di dati dettagliati raccolti e pubblicati dal MIUR.

Le biblioteche di pubblica lettura degli enti territoriali

Il panorama delle biblioteche italiane di pubblica lettura degli enti territoriali


si caratterizza per differenti livelli di raccolta dei dati, a seconda che la rac-
colta stessa sia originata dalle singole biblioteche e/o dai sistemi di apparte-
nenza allo scopo di attuare rendicontazioni o valutazioni di carattere gestio-
nale, oppure sia frutto di specifiche richieste delle istituzioni competenti per
il comparto, cioè le Regioni o le Province da esse delegate.
Naturalmente ci sono casi in cui le singole amministrazioni producano dati
secondo proprie logiche e, contemporaneamente, forniscano agli enti supe-
riori gli stessi o altri dati perché a ciò obbligate da disposizioni apposite.
Sulle biblioteche di pubblica lettura per fortuna Cepell offre molti dati
frutto di una propria indagine, di cui parleremo più avanti, ma in primo luogo
riteniamo sia corretto analizzare alcuni casi di informazioni statistiche pro-
dotte dalle Regioni in quanto enti competenti sulle biblioteche civiche a par-
tire dagli anni Settanta dello scorso secolo.
La competenza istituzionale consente alle Regioni di richiedere alle
amministrazioni locali la fornitura di dati in modo cogente e omogeneamente
per tutte le biblioteche di quel territorio.
6 20 Le dimensioni del presente scritto non ci consentono di analizzare l’offerta
d e r di informazione statistica di tutte le Regioni sulle attività di nostro interesse
or
delle biblioteche civiche, perciò abbiamo scelto di focalizzarci su cinque
,
ELE
esempi secondo noi significativi per dimensioni della popolazione servita o
M
r i e lla
12
b a
L’Istat da sempre rende conto, attraverso le Statistiche culturali, dei dati ICCU relativi alle
g
by
biblioteche dipendenti dal Ministero dei beni culturali, oggi interrotte come pubblicazione
ed n
autonoma perché confluite nel data warehouse Istat <http://dati.istat.it>. Il servizio di reference
ow
e i corsi di information literacy non sono censiti. L’Anagrafe delle biblioteche italiane di ICCU
is k
boo
raccoglie molte informazioni, anche sui servizi informativi delle biblioteche, ma i dati sui
e
fenomeni di nostro interesse non vengono elaborati e offerti nella sezione di sintesi delle
s
statistiche presente sul sito web. Thi
31
per la tradizione dei servizi erogati dalle biblioteche nell’ambito di nostro
interesse.
Da quanto emerso possiamo dire che le informazioni chieste dalle Regioni
considerate non sono omogenee riguardo ai servizi informativi. Solo nei casi
in cui la raccolta dati è più focalizzata viene domandato alle biblioteche se è
offerta un’assistenza personale nella ricerca, ma non sempre l’informazione
viene poi pubblicata sotto forma di dato aggregato tra tutte le biblioteche, re-
stando disponibile solo all’interno di ogni singola scheda di rilevazione pub-
blicata.
La distinzione tra reference in presenza, a distanza, cooperativo viene rile-
vata solo in un caso, mentre mai viene rilevato il numero delle transazioni,
indicatore considerato fondamentale dai principali standard e linee guida
internazionali13.
Considerata la finalità fondamentale del “rendere conto” che anima queste
rilevazioni, questa scarsa attenzione significa che una parte del lavoro del bi-
bliotecario, una parte che la professione indica come core, sfugge alla possi-
bilità di venire “comunicata” ai portatori di interesse, cittadini e amministratori.
Un altro aspetto problematico delle rilevazioni regionali prese in conside-
razione riguarda le attività didattiche svolte dai bibliotecari sui temi
dell’educazione all’informazione. Queste iniziative sono di norma aggregate
sotto categorie generali come promozione della lettura e marketing, facendo sì
che risulti impossibile comprenderne la diffusione. Va comunque detto che
questa scelta non è solo italiana. Come sottolineano le linee guida Measuring
quality di IFLA, le attività di IL education, essendo complesse da isolare e
quindi misurare nel caso delle biblioteche pubbliche, vengono spesso comprese
nell’insieme dei corsi o eventi di tipi diversi organizzati dalla biblioteca14.

Lombardia
Per la Regione Lombardia la pagina web AbiL. Anagrafe biblioteche comu-
nali lombarde. Dati statistici15 rende disponibili tabelle e grafici di sintesi,
offrendo un quadro ricco di informazioni per quanto concerne le collezioni, il
personale e i servizi di prestito, con analisi dettagliate e la valorizzazione
economica di molti fenomeni. Nessun quadro di sintesi è fornito su quanto di
nostro interesse.
13
Si vedano ad esempio: Roswitha Poll; Peter te Boekhorst, Measuring quality: performance
measurement in libraries, 2. ed. M nchen: Saur, 2007; ISO, International standard ISO
5127-211620-2014 cit.
14
R. Poll; P. Boekhorst, Measuring quality cit., p. 148.
15
Regione Lombardia, Anagrafe delle biblioteche lombarde - Dati statistici, 13 dicembre
2017, <http://tinyurl.com/ybepl7zf>.
Thi
se
boo
32 k is
own
ed
by
ga
Nell’ultima edizione consultabile del database complessivo, Consultazione
anagrafe biblioteche lombarde16, scopriamo domande che vengono poste alle
biblioteche in merito all’offerta di corsi di “information literacy per utenti
con contenuto biblioteconomico”, informazione che viene rilevata tra i ser-
vizi di promozione e marketing insieme a molti altri servizi fondamentali ri-
spetto alla funzione educativa nella ricerca e nell’uso dell’informazione.
Purtroppo queste informazioni sono consultabili solo per ogni singola bi-
blioteca. Non essendo calcolate le sommatorie a livello regionale o provin-
ciale non si può facilmente sapere il valore assoluto e la percentuale delle bi-
blioteche che dichiarano di offrire corsi di information literacy.
Non siamo stati in grado di rinvenire da nessuna parte domande relative
all’erogazione di servizi di assistenza individuale alla ricerca, a meno di con-
siderare come tali quanto viene indicato sotto la dicitura “Ricerche bibliogra-
fiche”, che però rientra tra i “servizi a pagamento”, una collocazione non
congrua con quanto di solito accade per i servizi di reference nelle bibliote-
che civiche, che tipicamente sono gratuiti.

Piemonte
La Regione Piemonte attraverso le sue banche dati (Regione Piemonte
Cultura. Banche dati17) cerca di offrire un quadro complessivo della rete
delle biblioteche piemontesi al di là degli ambiti di competenza, compren-
dendo quindi biblioteche accademiche, civiche, ecclesiastiche, statali. Non è
Thispossibile fare considerazioni di insieme perché le schede sono interrogabili
ebsingolarmente. Di nuovo tra i servizi che figurano nel questionario pro-
solo
postooalle
ok ibiblioteche è assente il riferimento all’assistenza professionale
s owutenti, mentre ci sono i servizi di prestito, prestito interbi-
nella ricerca agli ned
by g di Internet. Il questionario di aggiornamento
bliotecario ecc. e la disponibilità
dati rivolto alle biblioteche aha briuna sezione dedicata ai corsi proposti/
ellasoprattutto le Università a segnalare le
organizzati dalle biblioteche, ma sono ME
proprie azioni in questo senso18. LE , or
der
206
000
0 9/
25/2
16
L’ultimo censimento completo accessibile in modo aperto, Anagrafe biblioteche comunali
020
lombarde - ABiL si trova qui: <www.biblioteche.regione.lombardia.it/biblio/> (ultimo anno
9
disponibile: 2016), con la sezione dei servizi interrogabile solo biblioteca per biblioteca
senza poter fare riaggregazioni.
17
Regione Piemonte, Cultura. Banche dati, <http://tinyurl.com/yd445yaa>.
18
Regione Piemonte, Modulo di rilevazione informazioni biblioteche per banca dati
regionale, 28 settembre 2011, <http://tinyurl.com/yatb3bjs>.

33
Toscana
La Regione Toscana offre una sezione ben strutturata di rapporti sulle sue
biblioteche di enti territoriali locali, tra i quali spiccano i dati derivanti da
un’indagine biennale. Purtroppo questa analisi di nuovo non consente di
indagare i servizi di assistenza alla ricerca e neppure gli eventuali corsi di IL,
mentre i prestiti restano gli unici servizi messi in evidenza e gli indicatori di
misurazione per servizi e utenza ruotano intorno a orari di apertura, prestiti,
prestiti interbibliotecari, accesso a Internet19.

Emilia-Romagna
La Regione Emilia-Romagna mantiene l’archivio SIBIB, il sistema informa-
tivo delle biblioteche emiliane di ente locale20. Rilevante la disponibilità di
informazioni sui servizi di reference.
Viene chiesto alle biblioteche se effettuano reference in presenza o a
distanza e in questo caso se è cooperativo. L’ambito di riferimento
nell’indagine è denominato “servizi informativi”. I dati quasi definitivi rela-
tivi all’ultimo censimento 2016 (dati 2015) attestano che su 415 biblioteche
censite il 98% effettua “servizio di reference”, il 66% effettua anche servizio
di reference online, il reference cooperativo è svolto dal 7% delle biblioteche.
Non vengono proposte invece domande che isolino i corsi di information
literacy offerti dalle biblioteche, ma vale la pena ricordare che le biblioteche
pubbliche emiliane sono un partner importante del progetto di sviluppo di
This ebook
competenza digitale Pane e Internet, che ha coinvolto moltissime realtà. I
is owned
dati forniti dalla Regione ci dicono che le biblioteche hanno ospitato 154
corsi di alfabetizzazione digitale e cultura digitale nel periodo 2014-2017.
Purtroppo, questi dati non si consentono di conoscere il ruolo dei bibliotecari,
in modo da capire in quanti casi essi sono stati formatori in questo progetto.

Campania
Passando alla Regione Campania, che dal nostro punto di osservazione è
esemplare, il questionario regionale 2016 ha dedicato una sezione apposita a
“Servizi di informazione bibliografica e reference”, in cui si chiede sia
dell’assistenza data ai cittadini nella ricerca bibliografica e di informazioni

19
Regione Toscana, Direzione cultura e ricerca, Il valore delle biblioteche pubbliche di ente
locale e della cooperazione bibliotecaria in Toscana: rapporto di monitoraggio 2013-2015,
2016, <http://tinyurl.com/y6twcbrq>.
20
Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, SIBIB -
Biblioteche pubbliche dell’Emilia-Romagna. Ricerca, <http://tinyurl.com/oo6w3et>.

34
(“La biblioteca assiste gli utenti nella ricerca?”) sia dei “corsi per imparare a
ricercare informazioni e documenti”.
Questi due servizi, che nei precedenti casi sono considerati separatamente,
vengono qui collocati come sono, due facce della stessa medaglia, restituendo
così un quadro più chiaro della situazione.
Le biblioteche rispondenti che offrono “Servizio di reference
Thi agli utenti
nella ricerca di documenti nel proprio e in altri OPAC, in banche s dati
eboe/o in
Internet” sono il 78%, mentre i “Corsi e/o incontri per imparare a ricercareok
informazioni e documenti” sono il 20% (dati riferiti all’anno 2015)21. is ow
Questi cinque esempi mostrano quanto sia difficile apprezzare i fenomeni ned
esaminati contando sui dati forniti dalle istituzioni preposte al comparto. Per
fortuna, come già detto, possiamo contare su un’indagine nazionale di cui
parleremo nel prossimo paragrafo.

Indagine statistica sulle biblioteche di pubblica lettura degli enti territoriali


italiani

L’indagine sulle biblioteche di pubblica lettura promossa in collaborazione


tra Cepell e AIB, con la partecipazione di ICCU e Direzione centrale statisti-
che sociali e ambientali di Istat (edizione 2015 con “ultima revisione” a
novembre 2015, dati 2014, presentazione 16 febbraio 2016) è giunta alla sua
terza edizione 22.
In questa edizione il numero delle biblioteche rispondenti è sicuramente
molto ampio: 4.766 biblioteche diffuse capillarmente sul territorio nazionale,
pari al 79% del totale delle 6.042 biblioteche civiche censite23. Finalmente e
in modo molto chiaro in questa indagine viene chiesto alle biblioteche pub-
bliche italiane se offrano un servizio di reference e corsi sulla ricerca e l’uso

21
I dati sono stati forniti direttamente dalla Regione Campania, Ufficio Promozione e
valorizzazione delle biblioteche, Soprintendenza ai beni librari. Il totale delle biblioteche
partecipanti alla rilevazione è di 156 biblioteche.
22
Cepell; AIB, Indagine statistica sulle biblioteche di pubblica lettura degli enti territoriali
italiani: analisi dei dati: anno 2014, 2015, <http://tinyurl.com/ya74z7p8>. La rilevazione fa
riferimento agli standard ISO, ISO 2789-2013, Information and documentation, International
library statistics, Geneva: ISO, 2013 e ISO, International standard: ISO 11620-2008:
information and documentation, Library performance indicators, 2. ed. Geneva: ISO, 2008.
Vedi p. 44 e la nota metodologica.
23
Si veda la nota metodologica per comprendere gli sforzi di cooperazione tra i diversi attori
coinvolti e i controlli attraverso cui si è arrivati a determinare il totale di 6.042 biblioteche di
pubblica lettura italiane.

35
9/25/2020
di informazione. L’esito è interessante: ben il 91% delle biblioteche coinvolte
nell’indagine dichiara di proporre ai propri utenti un servizio di “reference

rder 2060000
nella ricerca di documenti”. Anche per l’anno precedente il dato era incorag-
giante, l’assistenza individuale era offerta dall’83% delle biblioteche24.
Questo significa fortunatamente che l’assistenza personale nella ricerca, che
non emerge di norma come fattore centrale nelle rielaborazioni a cura dei
servizi statistici regionali, è comunque ben presente nella grande maggio-
ranza delle biblioteche.
Stante il riferimento dello stesso rapporto allo standard ISO 11620 ver-

riella MELE, o
sione 200825 e la dicitura impiegata nelle domande “reference nella ricerca di
documenti”, interpretiamo il dato considerando escluse le domande direzio-
nali e amministrative come prescrive lo standard, quindi si tratta di “vere”
domande a contenuto informativo e bibliografico.
Se possiamo quindi attestare l’offerta del servizio, non siamo però in
grado di quantificarne la penetrazione. Nonostante sia attestata una presenza
rilevante di individui che si rivolgono alla biblioteca con ragioni di ricerca,

owned by gab
almeno scolastica (un 45% degli intervistati dichiara di usare la biblioteca a
questo scopo)26, non sono state poste domande agli utenti per chiedere quanti
di loro si siano rivolti al servizio di assistenza nella ricerca e non è stato rile-
vato il numero delle consulenze o transazioni svolte.
La medesima indagine “lega”, ossia ascrive allo stesso fenomeno da inda-
gare, le consulenze individuali e i corsi di information literacy, facendo no-
tare che se quasi la totalità garantisce un aiuto individuale, «solo il 24% delle
This ebook is

strutture organizza corsi per imparare a ricercare informazioni e docu-


menti»27. L’indagine relativa all’anno precedente mostra identico dato per i
corsi per imparare a ricercare28.
Non siamo in grado di dire se nel novero delle “visite guidate alla biblio-
teca” vengano ad essere inclusi anche momenti di information literacy edu-
cation, magari incentrati sulla ricerca bibliografica (dati 2014: servizio di
visite guidate offerto dall’81% delle strutture).

24
Cepell; AIB, Indagine statistica sulle biblioteche di pubblica lettura degli enti territoriali
italiani: analisi dei dati: anno 2013, 2014, p. 30, <http://tinyurl.com/yd4ztvc4>.
25
ISO, International standard: ISO 11620-2008 cit.
26
Dati 2012 edizione 2013, dato poi non rilevato nelle edizioni successive.
27
Cepell; AIB, Indagine statistica sulle biblioteche di pubblica lettura degli enti territoriali
italiani: analisi dei dati: anno 2014 cit., p. 41.
28
Cepell; AIB, Indagine statistica sulle biblioteche di pubblica lettura degli enti territoriali
italiani: analisi dei dati: anno 2013 cit., p. 30.

36
Indagine AIB a cura del Gruppo di studio sull’information literacy

Sempre sulla realtà dei corsi di information literacy offerti dalla biblioteca
pubblica è possibile fare qualche considerazione qualitativa a partire
dall’indagine AIB a cura del Gruppo di studio sull’IL che si è svolta nel
2015, anche se ci sono limiti sulla numerosità delle risposte e quindi sulla
significatività del quadro restituito29.
Il questionario, compilato volontariamente da bibliotecari di biblioteche
civiche, chiedeva la descrizione dell’attività di information literacy realizzata,
con indicazione del target di riferimento.
I risultati evidenziano di nuovo il rapporto privilegiato con le scuole, con-
fermando quanto già emerso nell’indagine Cepell30. Il 91% dei partecipanti a
iniziative di IL education è rappresentato da studenti. Tra i destinatari delle
azioni per sviluppare una piena competenza informativa la prevalenza è degli
studenti delle scuole medie di primo grado, oltre il 40%, seguono quelli delle
medie superiori (34%) e da ultimo quelli delle primarie.
Un altro aspetto interessante è che, analizzando le esperienze indicate dai
bibliotecari rispondenti, su 160 risposte valide solo la metà andava poi de-
scrivendo “vere” azioni di IL education31, mentre negli altri casi si include-
vano in questa categoria presentazioni di libri, animazioni, corsi per anziani
all’uso del PC ecc. Ciò probabilmente indica una non sempre chiara com-
prensione, anche tra i bibliotecari, dei confini delle azioni da considerare in
ambito information literacy.
A livello di contenuti delle attività censite nelle biblioteche pubbliche
emerge come prioritario il ruolo della “didattica delle fonti informative”
(OPAC e strumenti di ricerca, risorse web selezionate, documentazione di
fonte pubblica online ecc.) rispetto ad altre possibili azioni.
Guardando non al numero delle persone coinvolte ma al numero degli
eventi, se la maggior parte delle iniziative è di nuovo dedicata al mondo della

29
Sono giunte 485 risposte, di cui solo 160 (pari al 33%) utili ai fini dell’indagine. L’indagine è
descritta in Sara Chiessi, Information literacy: formare nuove competenze nelle biblioteche
pubbliche. In: Bibliotecari al tempo di Google cit., p. 162-178.
30
Cepell; AIB, Indagine statistica sulle biblioteche di pubblica lettura degli enti territoriali
italiani: analisi dei dati: anno 2014 cit., p. 44. Si evidenzia come l’80% delle biblioteche di
pubblica lettura annoveri la collaborazione con le scuole tra le principali sue attività.
31
L’indagine ha isolato le attività di IL escludendo quelle che non rispondessero a questo
criterio: «Tuttavia abbiamo scelto come criterio dirimente il fine dichiarato dell’attività
oo descritta: quando il fine è ricercare, valutare e/o utilizzare le informazioni, allora è
This eb
information literacy. Tutto il resto – per quanto utile e a volte davvero molto interessante – è
un’altra cosa» (ivi, p. 172-173).

37
scuola, emergono anche progetti che hanno per target i cittadini in senso am-
pio e il target specifico degli anziani.
La sfida ancora aperta, e non solo in Italia, è quella di raggiungere il target
dei lavoratori e delle persone in cerca di occupazione, che necessiterebbero
senz’altro di potenziare la propria competenza informativa32.

Le biblioteche universitarie

Le biblioteche universitarie offrono un range di servizi informativi che corri-


sponde a un insieme piuttosto vario di azioni. MIUR e Anvur non chiedono
alle Università di fornire dati relativi ai servizi di reference e ai corsi svolti
dalle proprie biblioteche, perciò l’unico modo per avere informazioni in ma-
teria è rappresentato da indagini condotte da soggetti non istituzionalmente
preposti al settore o alla sua valutazione.
Si è detto delle indagini GIM - Gruppo interuniversitario di monitoraggio
dei sistemi bibliotecari di ateneo, che sono venute a mancare dal 2015.
L’ultima di queste indagini, pubblicata a fine 2014 ma svolta nel 2011 (dati
2010), pur indagando sia l’offerta di servizi di reference (domanda 6.11) che
quella di corsi di formazione all’utenza (domanda 6.12), rielaborava indica-
tori solo per i corsi, indicando un aumento nella penetrazione dall’1,16%
(2006) al 2,17% Th(2010)
is ebdegli
ookstudenti
is owpotenzialmente coinvolgibili33. In sin-
n e d by gabricorsi
tesi nel 2010 quasi l’88% degli intervistati proponeva ella diMinformation
34 ELE, order 2060
literacy .
Dal 2012 all’interno della Commissione CRUI per le biblioteche è stato
costituito un Gruppo di lavoro dedicato a “Biblioteche e didattica”, che vede
al centro della propria attività la promozione dell’attività di information lite-
racy e la rilevazione di quanto viene svolto in questo campo negli atenei ita-
liani. Il Gruppo di lavoro ha svolto nel 2012 un’indagine tra le Università
aderenti alla CRUI ottenendo risposte da 48 atenei per un totale di 228 bi-

32
Per l’Italia si veda: Tommaso Paiano, Information literacy e mondo del lavoro: un
connubio possibile anche in Italia?, «Bollettino AIB», 52 (2016), n. 2, p. 241-264.
33
GIM, Misurazione e valutazione dell’offerta bibliotecaria degli atenei italiani: terza
rilevazione nazionale, 2011. Relazione finale. GIM, 2014, <https://tinyurl.com/y8jqlyy7>.
34
Un’altra indagine svolta con riferimento al medesimo anno è documentata in: Alina
Renditisio, L’information literacy nelle biblioteche universitarie italiane: i risultati di
un’indagine comparati con le modalità di comunicazione del servizio sul Web, «Bollettino
AIB», 51 (2011), n. 3, p. 213-225.

38
blioteche35. Il primo dato rilevante emerso riguarda la presenza del servizio di
assistenza individuale agli utenti nella ricerca, che ammonta a ben il 92%.
Il dettaglio dei corsi mostra da un lato la centralità dell’informazione bi-
bliografica e dall’altro della biblioteca e del suo funzionamento. I corsi mag-
giormente offerti riguardano infatti l’uso di strumenti bibliografici (61% per gli
OPAC e 63% per le banche dati) e la user education (58%). Seguono con un
certo distacco i corsi sulla didattica del processo di ricerca (40%) e quelli
dedicati all’uso di banche dati non bibliografiche (38%). Un quarto dei
rispondenti offre poi corsi sui software bibliografici e corsi che prospettano una
visione d’insieme della documentazione prodotta nelle singole discipline,
indipendentemente da quanto posseduto da una biblioteca. Corsi per la reda-
zione di testi sono proposti dal 17% delle biblioteche rispondenti. Marginali
sono i corsi sul copyright e gli aspetti etici della documentazione, sull’editoria
scientifica nelle singole discipline e i corsi sull’abstracting.
Il Gruppo di lavoro “Biblioteche e didattica” ha mantenuto anche
nell’ultimo triennio una costante attività di monitoraggio della situazione
delle biblioteche universitarie e ha di recente proposto alla Commissione
Biblioteche della CRUI delle Linee guida per il raggiungimento della com-
petenza informativa dei laureati italiani, approvate dalla Commissione stessa
nel maggio 2018.
Un’altra importante iniziativa per documentare quanto si fa all’interno
delle biblioteche universitarie italiane per la formazione degli studenti è il
wiki mantenuto dal Gruppo di lavoro IL della Sapienza Università di Roma
“User education e information literacy nelle biblioteche accademiche ita-
liane”36.
Scopo dello strumento è documentare le attività delle biblioteche univer-
sitarie italiane per quanto concerne l’IL, attraverso la compilazione di una
scheda descrittiva relativa a ogni Università per cui sia stato possibile recupe-
rare informazioni. Sono descritte le situazioni di 56 Università di 19 Regioni.
In 31 di queste Università sono stati avviate attività di information literacy,
mentre in altre 25 sono messi a disposizione degli studenti corsi di user edu-
cation.
Concludendo, se il dato quantitativo ci conferma la presenza di attività di
formazione degli utenti delle biblioteche nella maggior parte delle Università,
risulta ancora difficile comprendere quanto queste siano effettivamente dive-
Th nute parte della cultura formativa dei singoli atenei e del sistema universitario
is
35
I risultati dell’indagine sono stati distribuiti ai delegati rettorali della stessa Commissione
CRUI per le biblioteche nel 2013.
36
<http://tinyurl.com/y6vl7ph4>.

39
nel suo complesso. Le iniziative censite, infatti, presentano tipologie molto
diversificate all’interno delle stesse istituzioni, oppure sono attivate solo in
alcune biblioteche senza che esistano progetti complessivi.
Molto diverse appaiono anche le modalità con cui i singoli interventi sono
inseriti nei curricula dei corsi, con modalità che spaziano dalla semplice fre-
quenza libera senza alcun riconoscimento accademico a corsi con crediti
inseriti come obbligatori nei piani di studio.
Conseguenza della poco convinta istituzionalizzazione delle attività di IL
è anche la non sistematicità per quanto riguarda la valutazione dei risultati
ottenuti dai partecipanti, sia come momento formale di verifica, sia per
k is owne
This eboo
l’impatto a medio e lungo termine dell’utilità delle conoscenze e delle com-
d by gabr
iella MEL
petenze acquisite.
E, or
Sulla reale penetrazione dei corsi e delle transazioni di reference rispetto
alla popolazione di riferimento – ossia la quota di studenti che hanno fre-
quentato corsi di IL sul totale studenti e il rapporto tra il numero di domande
ricevute sulla popolazione di riferimento – non è stato possibile ottenere dati,
così che non possiamo esprimerci riguardo un indicatore che viene indicato
come fondamentale nei principali standard.

Le biblioteche scolastiche

Le biblioteche scolastiche sono un contesto molto importante per lo sviluppo


della competenza informativa37. La situazione in cui versano complessiva-
mente in Italia, con finanziamenti irregolari per accrescere le collezioni, poco
personale dedicato che abbia una professionalità biblioteconomica adeguata e
con un’offerta spesso limitata di servizi, influenza negativamente tutto il per-
corso di crescita degli studenti italiani.
Anche in questo caso il MIUR non ci offre dati statistici utili ai nostri fini.
L’AIE, in collaborazione con l’AIB, ha svolto negli anni varie indagini sulle
biblioteche scolastiche, cercando di capire quante sono le biblioteche scola-
stiche italiane e quali attività svolgono. Confrontando gli esiti dell’indagine
del 2011 e quella più recente del 201638 non c’è dubbio su come la situazione

37
Si veda, a titolo di esempio, Luisa Marquardt, La biblioteca cuore della creatività in ogni
scuola, «Bollettino AIB», 51 (2011), n. 4, p. 329-345, <http://bollettino.aib.it/article/view/5013>.
38
Si noti che la numerosità delle risposte nelle due indagini è molto diversa ma il quadro
delineato nel 2016 è quello di una conferma di quanto emerso nel 2011, se non un attestato di
peggioramento. Scuole che hanno risposto all’indagine 2011: 8.372; scuole che hanno
risposto all’indagine 2016: 1.222 (si tratta delle scuole aderenti al progetto #Ioleggoperchè).

40
delle biblioteche scolastiche sia da interpretare: il giudizio è “Piccole e po-
vere”39.
Focalizzando l’attenzione su quanto più specificamente ci interessa – una
disamina complessiva è presentata nel capitolo dedicato alle biblioteche sco-
This ebook
lastiche in questo Rapporto – vediamo come l’offerta agli studenti di servizi
di consulenza individuale per la ricerca di informazioni sia impossibile da
valutare, visto che non c’è alcuna domanda che indaghi il fenomeno. Quello
che possiamo inferire da altri dati è che le caratteristiche professionali neces-
sarie a fornire questo servizio difficilmente possono essere garantite, visto
che la maggioranza delle biblioteche funziona grazie agli insegnanti che rice-
vono un incarico ulteriore rispetto alla didattica (57,9% nel 2016, 63,5% nel
2011) seguiti dai volontari (37,1% nel 2016, 34% nel 2011). I bibliotecari
con una formazione professionale sono il 5% (2, 5% nel 2011). L’assenza
della figura di un bibliotecario scolastico stabilmente dedicato è un’anomalia
tutta italiana40.
Sui corsi/laboratori di information literacy l’indagine AIE-AIB offre qual-
che dato, perché nell’analizzare le funzioni della biblioteca scolastica do-
manda quali siano quelle ritenute principali. Secondo i dati 2016 sono consi-
derate fondamentali: la promozione della lettura tra gli studenti (nel 94,7%
dei casi), il prestito e consultazione individuale (70,2%), il supporto alla pro-
grammazione didattica (22,8%). Solo il 7,3% dichiara che l’attività di cui
stiamo ragionando, qui identificata presumibilmente come “preparazione
all’uso competente delle risorse”, è tra le principali finalità che la biblioteca
persegue (era il 9,3% nel 2011).
39
Associazione italiana editori; Associazione italiana biblioteche, Piccole e povere: la vita
grama delle biblioteche nella scuola italiana [Indagine 2016 sulle biblioteche scolastiche a
cura del Centro studi AIE], 28 ottobre 2016, <http://tinyurl.com/yazbf6h2>; Ufficio studi
AIE, Senza infrastrutture non si va lontano. In: Più libri più liberi: fiera nazionale piccola e
media editoria, Roma, 11 dicembre 2016, <http://tinyurl.com/ydfxx928>. Sull’indagine
2011, molto più significativa come numerosità in termini di risposte, si veda: Giovanni
Peresson, Se 1,56 euro sono un investimento per il futuro. In: Una, cento, mille biblioteche
nelle scuole: atti del convegno promosso in occasione della Giornata mondiale Unesco sul
libro e il diritto d’autore, Bari, 23 aprile 2013, a cura di Anna Cantatore e Luisa Marquardt.
Roma: Associazione italiana biblioteche, 2015, p. 17-24.
40
Il progetto di legge che prevede tra l’altro l’introduzione di almeno un bibliotecario
professionale scolastico per polo di rete è in Parlamento da anni; cfr. Giancarlo Giordano [et
al.], Disposizioni per la diffusione del libro su qualsiasi supporto e per la promozione della
lettura [proposta di legge]: atto Camera 1504, presentata il 7 agosto 2013, <http://www.
camera.it/leg17/126?pdl=1504>. Senza voler entrare nei singoli casi basta cercare in rete tra le
scuole estere in Italia per capire che ci sono studenti italiani che dispongono di biblioteche con
anche 3 bibliotecari professionisti, perché studiano in scuole appartenenti a diverse tradizioni
culturali.

41
Non stiamo dicendo che non ci siano casi in cui singoli docenti usano le
biblioteche scolastiche come laboratorio didattico (anche se è evidente da un
lato che una didattica fondata sull’apprendimento attraverso la ricerca non è
diffusa in Italia, dall’altro che collezioni obsolete non possono essere funzio-
nali all’apprendimento attraverso la ricerca). A mancare è la dimensione di
un servizio garantito a tutti gli studenti italiani, consistente in un’offerta sta-
bile di iniziative di information literacy da parte della biblioteca scolastica e
di un raccordo con gli insegnanti di tutte le discipline rispetto a questo im-
portante compito. Allo stato attuale ci saranno studenti che sono fortunati e
altri meno, solo alcuni avranno un’assistenza qualificata in biblioteca per le
loro ricerche, pochissimi una proposta di corsi di information literacy offerta
istituzionalmente dalla biblioteca.
In merito al finanziamento, corrispondente a 5 milioni di euro41, dei primi
500 progetti dell’azione del MIUR relativa alle “biblioteche innovative” si
rimanda al già citato contributo dedicato alle biblioteche scolastiche su questo
Rapporto. Quello che qui è utile rilevare per i nostri fini è che le biblioteche
scolastiche secondo il bando devono garantire tra l’altro «la promozione
dell’educazione all’informazione (information literacy) e della lettura e della
scrittura, anche in ambiente digitale»42. Tra le proposte presentate, oltre 3.000,
ci sono senz’altro progetti che riguardano la ricerca e l’uso dell’informazione
in biblioteca, anche se non ci è possibile quantificare.

Qualche bilancio

Uno sguardo a quello che è accaduto negli ultimi anni, rispetto all’offerta
delle biblioteche di servizi per sviluppare la competenza informativa, mostra
come l’assistenza informativa individuale resti quasi nascosta nei censimenti
This ebook is

e nelle indagini che descrivono il mondo delle biblioteche, come se fosse da


un lato scontata per i bibliotecari, dall’altro, essendo raramente “rendicon-
tata”, ossia numericamente invisibile, poco comunicata da chi dovrebbe evi-
denziare il ruolo delle biblioteche come mediatori di informazione. Questo in
un contesto in cui, se è vero che per domande banali e di tipo fattuale
41
MIUR, Scuola, biblioteche innovative: finanziati i primi 500 progetti [comunicato
owned by g

stampa], 9 agosto 2017, <https://tinyurl.com/ycgq4d3t>. Sui possibili impatti del bando e per
una riflessione sulla biblioteca scolastica: Donatella Lombello Soffiato, La funzione didattica
della biblioteca scolastica al tempo del digitale, «Biblioteche oggi», 35 (2017), n. 4, p. 40-
46, <http://tinyurl.com/y94fzwfz>.
42
MIUR, Avviso pubblico per la realizzazione da parte delle istituzioni scolastiche ed
educative statali di Biblioteche scolastiche innovative, p. 2, <https://tinyurl.com/y9tsrmtv>.
abriella M

42
risponde la Rete, è altrettanto vero che ci sono molte persone con una com-
petenza informativa limitata che non sanno orientarsi rispetto alle tante fonti
informative tra cui potrebbero scegliere. Pertanto ci sono molte persone che
potenzialmente potrebbero beneficiare di una consulenza strutturata e profes-
sionale nella ricerca di informazioni, in modo da aiutarli a ottimizzare il
tempo della ricerca e dell’apprendimento, come anche di corsi dedicati allo
sviluppo di competenze generali e settoriali per la ricerca autonoma di fonti
informative.
Il “riposizionamento” e il futuro dei servizi di reference passa attraverso la
qualità del servizio e quindi la capacità di accrescere la competenza informa-
tiva degli utenti investendo convintamente non nella semplice “fornitura di
informazione”, ma nelle componenti di orientamento ed educazione al pro- This
cesso di ricerca che caratterizzano sia i corsi che ogni momento relazionale
eboo
tra bibliotecario e utente. k is o
wne
La consulenza informativa offerta a chi ricerca è senz’altro molto costosa
d by
(rapporto uno a uno), richiede al bibliotecario di reference una grande com-
iella
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petenza, ma consente da sempre di agire direttamente sul bisogno informa-
MEL
tivo del singolo e quindi è un servizio ad alto valore aggiunto. Praticamente,
der 2
E, or
come abbiamo mostrato, tutte le biblioteche di pubblica lettura e universitarie
0600
italiane dichiarano di offrire stabilmente questo servizio, ma con i dati
/25/2
00 9
02 d’insieme oggi disponibili non siamo in grado di definire quanti utenti ne be-
neficiano realmente e con quale livello di profondità viene erogato il servizio
(consulenze con una durata media di mezz’ora o veloci scambi dedicati a
spiegare l’uso dell’OPAC non sono la stessa cosa).
Non stiamo dicendo che sia facile misurare i servizi di reference, è
senz’altro più semplice recuperare i dati delle statistiche dei prestiti dai
sistemi gestionali. D’altro canto la centralità di un servizio si esprime anche
nella possibilità di operare confronti e valutazioni che senza dati raccolti
sistematicamente risultano impossibili. In un mondo in cui per tutte le bi-
blioteche la funzione educativa è considerata rilevante e il posseduto di una
biblioteca è potenzialmente tutto ciò che essa può sensatamente mediare
rispetto alla sua missione e alla sua utenza, non proporsi come consulenti del
mondo dell’informazione vorrebbe dire rinunciare a portare in modo effettivo
ai nostri utenti quel mondo di possibilità informative che oggi circonda chi
sappia realmente far uso delle fonti. Proporsi con servizi informativi utili e
apprezzati ma non rendicontare e non usare i numeri per valutare la qualità
dell’offerta stessa è un sicuro errore gestionale, con ricadute di immagine non
indifferenti.
Rispetto all’erogazione di corsi e laboratori di information literacy, le bi-
blioteche accademiche italiane vivono ormai diffusamente questa esperienza,

43
che in molti casi ha raggiunto una fase di maturità di un’offerta ventennale.
Il quadro rimane variegato, esistono elementi di debolezza nella non
sistematicità da parte dell’Università italiana nel riconoscere questa azione e
istituzionalizzarla, ma alla luce delle esperienze degli ultimi vent’anni
sappiamo che questo non ha impedito che esperienze assolutamente al pari
con quelle internazionali potessero crescere e svilupparsi. I numeri molto
piccoli relativi all’attuale offerta di laboratori di ricerca e uso
dell’informazione da parte delle biblioteche di pubblica lettura ci mostrano
invece le enormi possibilità che ancora oggi sono aperte rispetto al pubblico
Th

di chi si trova al di fuori dei percorsi scolastici e universitari, potenziali utenti


is e

oggi scarsamente raggiunti. La funzione di supporto alle esigenze degli


studenti delle scuole, che soffrono l’attuale condizione di debolezza delle
boo

biblioteche scolastiche, vede un altro fronte importante per sviluppare nuove


k is

azioni per sviluppare la competenza informativa.


La domanda vera, a cui per ora non si riesce a rispondere, rimane quella a
ow

cui si accennava sopra, se le biblioteche come sistema siano riuscite in questo


contesto a emergere, tra gli attori che educano all’informazione, in base a un
ned

progetto peculiare, che si fonda da un lato sulla cultura biblioteconomica e


dall’altro sul fatto che le biblioteche sono ambienti educativi con caratteristi-
by

che proprie. I dati raccolti non ci consentono di rispondere, ma la posta in


gab

gioco è molto rilevante.


Sfugge probabilmente ancora a livello di sistema Paese che supportare la
riel

competenza informativa significa ragionare di lettura e di capacità di sce-


la M

gliere ciò che si legge, ossia che l’assistenza personale agli utenti nella
ricerca di informazioni e i corsi di information literacy servono a creare un
EL

cittadino non solo informato e in grado di usare bene i documenti per infor-
E,

marsi, ma soprattutto capace di documentarsi, di ricercare per approfondire e


portato a leggere per capire. Investire nello sviluppo della competenza infor-
ord

mativa significa investire nella lettura e nel pensiero critici. Chi ha una com-
er

petenza informativa sviluppata è più “esigente” rispetto ai documenti, e


206

quindi richiede di accedere a una maggior varietà e qualità, legge di più e


meglio, contribuendo ad alimentare un circolo virtuoso nella creazione di
000

nuova conoscenza.
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/25
/20
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Normativa e politica bibliotecaria

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Grande è la confusione sotto il cielo

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(delle biblioteche statali)

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Concludendo il mio contributo per il Rapporto sulle biblioteche 2011-2012
sulla difficile situazione di crisi in cui versavano ormai le biblioteche pubbli-
che statali1, auspicavo che da una tale situazione potessero scaturire alcune
misure che, modificando un trend negativo ormai consolidato, dessero una
nuova prospettiva a questo settore, sottraendolo a un destino di progressivo
declino.
Due anni più tardi, commentando l’ennesima riforma organizzativa del
Ministero dei beni e delle attività culturali2, esprimevo forte preoccupazione
nei riguardi di una soluzione che, lungi dal rilanciare il ruolo di queste presti-
giose istituzioni, minacciava in qualche modo di snaturarle, trasformandole in
qualcosa di profondamente diverso dalla loro natura e rendendole di fatto
prigioniere di un passato ormai concluso.
Poco più di un anno fa, infine, riflettendo sul futuro di queste biblioteche,
sottolineavo come esse, anello debole dell’intero sistema bibliotecario nazio-
nale, «travolte ormai da tempo da una crisi sempre più profonda, che progres-
sivamente le ha portate ad una sostanziale marginalità nel panorama nazio-
nale […], unita alla gravissima carenza di risorse economiche […] e alla per-
durante mancanza di ricambio nel personale» sembrassero addirittura desti-
nate in brevissimo tempo alla scomparsa per consunzione3.


Testo di Luca Bellingeri.
1
Luca Bellingeri, La crisi e le biblioteche pubbliche statali: una questione non solo
economica. In: Rapporto sulle biblioteche italiane 2011-2012, a cura di Vittorio Ponzani,
Roma: Associazione italiana biblioteche, 2013, p. 47-54.
2
Id., Una riforma, cento riforme: le biblioteche italiane nello tsunami del cambiamento
continuo. In: Rapporto sulle biblioteche italiane 2013-2014, a cura di Vittorio Ponzani,
Roma: Associazione italiana biblioteche, 2015, p. 45-55.
3
Id., Le biblioteche pubbliche statali: quale futuro?, «Aedon», 20 (2017), n. 1,
<http://www.aedon.mulino.it/archivio/2017/1/bellingeri.htm>.

47
Ripercorrendo adesso quanto accaduto in questi ultimi tre anni, dobbiamo
purtroppo constatare come accanto a importanti segnali positivi, che avreb-
bero potuto far pensare a una possibile inversione di tendenza, che lasciasse
di nuovo sperare in un futuro per questo comparto, altri elementi inducano al
contrario a un sostanziale pessimismo, confermando soprattutto l’impressione
che, diversamente da quanto accaduto per altri settori dei beni culturali, nel
caso delle biblioteche manchi sostanzialmente una politica, un progetto,
un’idea per lo sviluppo e la crescita dei servizi e, più in generale, dell’intero
sistema bibliotecario nazionale.
Costituisce certamente un merito del precedente Ministro per i beni cultu-
rali essere riuscito a far assegnare al suo dicastero, e quindi agli istituti che da
ned esso dipendono, risorse economiche nuovamente tali da consentirne un cor-
s ow
retto funzionamento, dopo anni di costanti e “sanguinosi” tagli di bilancio
ook i eb
This
che avevano progressivamente portato le nostre strutture al di sotto dei livelli
minimi di sopravvivenza. Con la legge 28 dicembre 2015, n. 209 (Bilancio di
previsione dello Stato per l’anno finanziario 2016 e bilancio pluriennale per
il triennio 2016-2018), dopo molti anni si è potuto così finalmente assistere a
una significativa inversione di tendenza e a un incremento dei fondi destinati
al funzionamento dei nostri istituti culturali, con una particolare attenzione
per quelli di maggior rilevanza. È il caso, ad esempio, delle due Nazionali
centrali di Firenze e Roma, passate, rispettivamente, da uno stanziamento di
950.000 e 1.650.000 euro nel 2015 a circa 3 e 5 milioni di euro per il 2016,
con l’ulteriore vantaggio di poter contare su somme analoghe anche per gli
anni 2017 e 2018 e, almeno a quanto sembra ad oggi, anche per il 2019. Tutto
ciò ha comportato, per queste ma anche seppur in misura minore per le altre
biblioteche statali, la possibilità non solo di provvedere, come in passato ma
con maggior tranquillità, alle cosiddette spese incomprimibili, ma soprattutto
di poter destinare parte rilevante delle risorse ad esse assegnate alle attività
istituzionali più proprie, consentendo una reale programmazione almeno a
medio termine delle proprie iniziative.
A completare il quadro le disposizioni contenute nella legge 23 dicembre
2014, n. 190 (legge di stabilità 2015), che aveva previsto l’istituzione di un
Fondo per la tutela del patrimonio culturale, con una dotazione iniziale di 100
milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2016 al 2020 e grazie alla quale
sono stati destinati alle biblioteche nel triennio 2016-2018 oltre 22 milioni di
euro per interventi straordinari, fra i quali di particolare rilievo quelli per
l’ampliamento dei depositi della Nazionale di Roma (€ 3.200.000) e per il re-
cupero di una ex caserma da destinare a sede dell’Emeroteca nazionale della
Nazionale di Firenze (€ 3.550.000) e infine l’inserimento per la prima volta
anche delle biblioteche nel piano strategico “Grandi progetti beni culturali”.

48
20600
gabriella MELE, order
In base a quanto previsto dall’articolo 7 della legge n. 106/2014, quella
che ha introdotto l’Art bonus, dal 2014 infatti era previsto che ogni anno
venissero individuati «beni o siti di eccezionale interesse culturale e di rile-
vanza nazionale per i quali sia necessario e urgente realizzare interventi orga-
nici di tutela, riqualificazione, valorizzazione e promozione culturale», desti-
nando a tale scopo specifiche risorse, progressivamente incrementatesi negli
anni. Come era scontato, e per certi versi naturale, in un primo momento i
progetti così finanziati avevano riguardato esclusivamente il settore dei beni
architettonici e paesaggistici, ma con la programmazione 2017-2018 ben 58
milioni di euro dei 135 complessivi (pari al 43% del totale) sono stati desti-
nati a biblioteche e archivi, finanziando fra gli altri importanti progetti delle
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due Nazionali centrali (alle quali sono stati destinati 15 milioni per Firenze e
10 per Roma) e della Biblioteca di archeologia e storia dell’arte di Roma (10
milioni per la realizzazione della nuova sede).
Ma se quello delle risorse economiche era certamente uno dei problemi
del comparto, non meno grave risultava (e in larga misura risulta ancora)
quello delle risorse umane, progressivamente ridottesi negli anni e destinate
ad assottigliarsi ancor di più nell’immediato futuro a seguito dell’ormai pros-
simo pensionamento di gran parte dei funzionari in servizio nei nostri istituti,
fino al punto da lasciare del tutto prive di personale scientifico alcune im-
portanti biblioteche di conservazione e sostanzialmente inadeguate a svolgere
le proprie funzioni di rilievo nazionale le maggiori biblioteche del Paese.
Anzi, un incremento delle risorse a disposizione non adeguatamente soste-
nuto da un parallelo rafforzamento del personale rischiava addirittura di peg-
giorare le cose, provocando una sostanziale paralisi in molti dei nostri istituti,
non in grado di garantire il necessario supporto scientifico ai propri progetti
di investimento.
Anche per questi motivi la legge di stabilità 2016, già precedentemente
richiamata, aveva dunque previsto, in deroga al blocco del turn over, la pos-
sibilità per il Ministero di procedere all’assunzione di 500 nuovi funzionari
tecnici, fra i quali anche i bibliotecari. Grande era stato tuttavia lo sconcerto e
la sorpresa quando nel maggio del 2016 erano stati pubblicati i bandi dei re-
lativi concorsi ed era emerso che a questa figura erano stati riservati appena
25 posti dei 500 totali, a fronte di ben più massicce assunzioni previste, ad
esempio, per i profili di archivista (95 posti), archeologo (90 posti) o restau-
ratore (80 posti)4. In virtù di un successivo ampliamento del numero

4
Fra le numerose reazioni, basti qui ricordare le dimissioni dell’intero Comitato tecnico
scientifico per le biblioteche e gli istituti culturali e del componente “bibliotecario” del
Consiglio superiore dei beni culturali.

49
complessivo di assunzioni consentite, che ha portato a 800 il numero di nuovi
funzionari destinati al Ministero, i bibliotecari entrati in servizio nel giugno
2017 sono poi divenuti 54 (oltre il doppio di quanto originariamente previsto)
e in base a quanto previsto dall’articolo 1, comma 305, della legge 27 dicem-
bre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario
2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), che prevede 200 ulte-
riori assunzioni, il loro numero avrebbe potuto essere ulteriormente incre-
mentato se non fosse che, per il meccanismo concorsuale previsto dal bando,
il numero massimo di assunti non può superare il doppio dei posti origina-
riamente messi a concorso, impedendo di fatto ogni ulteriore integrazione nel
numero dei nuovi assunti. In ogni caso, in attesa di nuove assunzioni, annun-
ciate in più occasioni dal nuovo Ministro Bonisoli e previste per il 2019 e
2020, grazie a questa sia pur limitata boccata di ossigeno, peraltro del tutto
insufficiente compensare i contestuali pensionamenti, le principali bibliote-
che statali possono almeno contare, per la prima volta dopo moltissimi anni,
sulla presenza e l’apporto di un certo numero (8 alla Nazionale di Roma, 3
all’ICCU, 5 alla Nazionale di Firenze) di giovani funzionari, destinati a breve
a rappresentare il futuro delle nostre biblioteche5.
Tuttavia, come già sottolineava oltre 50 anni fa Emanuele Casamassima
nella sua relazione alla Commissione Franceschini6, «non esiste un rimedio
immediato alla situazione; […] il più facile, quello che potrebbe essere dettato
da una superficiale politica culturale, […] il solo, improvviso aumento dei
mezzi finanziari diverrebbe un’ulteriore causa di affaticamento e di disordine,
provocherebbe un aggravarsi della crisi. È necessario, invece, studiare un piano
di riorganizzazione, di rinnovamento delle strutture, di ampio respiro» e qui
iniziano, dopo gli aspetti positivi, le note dolenti di questo triennio.
La maggior attenzione mostrata nei riguardi delle esigenze economiche e
This

di personale delle nostre biblioteche non ha avuto infatti alcun riscontro nelle
politiche adottate dagli ultimi governi, contrassegnate piuttosto da iniziative
ebo

confuse, frammentarie e spesso fra loro contraddittorie, confermando, come


purtroppo scrivevo già nel 2016, «l’assoluta mancanza di una politica per le
ok i

nostre biblioteche, un progetto per lo sviluppo e la crescita dei nostri servizi,


s ow

5
Nello stesso senso sembra andare l’assunzione di cinque nuovi dirigenti bibliotecari disposta
nel corso del 2017, attingendo alla graduatoria degli idonei del concorso del 2007 (!!), anche se,
ned

data la drastica riduzione di sedi dirigenziali operata con la riforma del 2014, solo uno di essi
ad oggi è stato destinato a dirigere una biblioteca.
6
Emanuele Casamassima, La maggiore biblioteca italiana e le sue esigenze. In: Per la
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salvezza dei beni culturali in Italia: atti e documenti della Commissione di indagine per la
tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio, vol.
a

2. Roma: Colombo, 1967, p. 580.


brie

50
aMll
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un’idea di sistema bibliotecario nazionale […] l’assenza di una precisa linea
di azione per gli istituti statali»7. In mancanza di qualunque provvedimento
organico, che prendendo atto dei profondi mutamenti verificatisi nella nostra
società e nel mondo dell’informazione nell’ultimo ventennio e della conse-
guente crisi che ormai da tempo stanno vivendo le biblioteche statali con-
senta un serio ripensamento delle funzioni di questi istituti, gli scarsi inter-
venti registrati in questi ultimi anni hanno riguardato quasi esclusivamente
l’assetto organizzativo di alcune biblioteche, come se fosse possibile stabilire
quale possa essere il modello gestionale più adatto senza prima aver stabilito
cosa esse debbano essere chiamate a fare. Ma soprattutto, anziché procedere
con una seria e puntuale ridefinizione dei loro compiti in un’ottica di sistema,
che superando le tradizionali differenziazioni legate all’appartenenza ammi-
nistrativa consenta l’individuazione di specifici obiettivi di servizio, inve-
stendo o rilanciando grandi progetti a vantaggio dell’intera comunità biblio-
tecaria e del Paese (SBN, politica e conservazione del digitale, recupero dei
cataloghi, archivio nazionale del libro, catalogazione e digitalizzazione del
patrimonio manoscritto, solo per fare alcuni esempi)8, le scelte operate in
M questi ultimi tre anni sembrano piuttosto aver risposto a logiche di tutt’altra
lla
natura, spesso legate a obiettivi e programmi che nulla o ben poco hanno a
brie che fare con le biblioteche statali e la loro funzione.
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Così, ad esempio, per l’ormai annosa questione delle biblioteche provin-
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ciali, divenute, loro malgrado, involontarie testimoni dell’assoluta mancanza
w
is o
di consapevolezza di quello che dovrebbe essere il ruolo precipuo delle bi-
k
blioteche dipendenti dal MiBAC. A seguito della legge n. 56/2014 9, che ha
o
ebo
ridisegnato profondamente compiti e funzioni delle Provincie, questi enti
s
Thi
infatti hanno perso, fra le altre, qualunque competenza nel settore culturale,
creando una situazione di assoluta incertezza per gli istituti culturali da esse
dipendenti, in primis le biblioteche che, soprattutto in alcune zone del nostro
Paese, hanno spesso rappresentato una componente fondamentale per il fun-
zionamento del servizio bibliotecario di quelle aree. Verificata la sostanziale
indisponibilità da parte di molti dei Comuni e delle Regioni interessati ad
assorbire tali strutture, esponenti anche di spicco del mondo culturale hanno
così cominciato ad avanzare la richiesta che questi istituti venissero “acqui-
siti” dal Ministero per i beni culturali10, senza alcuna seria analisi di quelle
7
L. Bellingeri, Le biblioteche pubbliche statali cit.
8
Per una più ampia disamina di questi temi si veda il contributo citato nella nota precedente.
9
Legge 7 aprile 2014, n. 56: Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle
unioni e fusioni di Comuni.
10
Così ad esempio il Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, che in una
mozione approvata il 14 dicembre 2015 auspicava che il Ministro valutasse «la possibilità di

51
0 9/25/2020 9:03:41 PM
che sono le origini, la storia, gli scopi, le raccolte di queste biblioteche, per la
grande maggioranza di pubblica lettura, con un profondo radicamento nei ter-
ritori di appartenenza e, dunque, molto diverse e lontane per caratteristiche e
finalità dagli altri istituti dipendenti da quel ministero, le biblioteche pubbli-
che statali11.
Così per l’infelice e discutibile disposizione introdotta nella riforma del
2014, in base alla quale «al fine di migliorare la fruizione e valorizzazione
del patrimonio culturale e in coerenza con ragioni di carattere storico, arti-
stico, architettonico o culturale […] può essere disposto l’accorpamento di
istituti e luoghi della cultura, quali musei, archivi e biblioteche, operanti nel

MELE, order 206000


territorio del medesimo Comune»12, e a seguito della quale, con successivi
provvedimenti, Reale di Torino, Braidense di Milano, Palatina di Parma,
Estense di Modena e Biblioteca di archeologia e storia dell’arte di Roma
(come si vede tutte e sole biblioteche!) sono state unificate con Poli museali
regionali o Musei autonomi sulla base di motivazioni difficilmente compren-
sibili. Nonostante quanto previsto dal decreto ministeriale che ha disciplinato
l’organizzazione e il funzionamento dei musei statali e che ribadiva
l’autonomia tecnico-scientifica degli istituti così unificati13, a quasi tre anni
dai primi “accorpamenti”, lungi dall’averne migliorato condizioni di frui-
zione e valorizzazione, tale norma ha infatti portato nella migliore delle ipo-
tesi a un sostanziale disinteresse da parte dei responsabili della struttura mu-
This ebook is owned by gabriella
seale nei confronti di questi istituti, vissuti nella realtà come un “corpo estra-
neo” rispetto all’organo in cui sono entrati per legge a far parte, e nella peg-
giore a un uso puramente strumentale delle loro raccolte, intese nella loro
parte storica come momento di un più ampio percorso museale e quasi del

acquisire patrimoni e personale di un ampio numero di tali istituti»: <https://tinyurl.com/


y96f4ojk>.
11
Emblematico il caso della Biblioteca Pasquale Albino di Campobasso, unico caso a oggi di
trasferimento al MiBAC. Assegnata alla competenza del Polo museale del Molise nel maggio
2017, la biblioteca, che nella home page del precedente sito, gestito dalla Provincia, veniva
correttamente indicata come «la principale biblioteca pubblica di base della Regione»
(<http://web-serv.provincia.campobasso.it/biblioteca/>), a oggi risulta però ancora chiusa al
pubblico.
12
Art. 3, comma 6, d.m. 27 novembre 2014 (Articolazione degli uffici dirigenziali di livello
non generale del MiBACT).
13
Art. 20 d.m. 23 dicembre 2014 (Organizzazione e funzionamento dei musei statali): «Gli
archivi o le biblioteche […] assegnati […] a un museo dotato di autonomia speciale o a un
Polo museale regionale mantengono la propria autonomia tecnico-scientifica e dipendono
funzionalmente rispettivamente dalla Direzione generale Archivi o dalla Direzione generale
Biblioteche. L'assegnazione di cui al precedente periodo è finalizzata al miglioramento della
fruizione della valorizzazione e della fruizione del patrimonio culturale».

52
Th
is
eb
oo
ki
s o nella loro componente più viva di strumento di informazione
tutto ignorate
wn
per la collettività.
e Né del resto avrebbe potuto essere diversamente, avendo
una tale riformad voluto
by sottolineare la sola natura di raccolta storica e quindi
ga biblioteche, trascurando ciò che esse nel tempo
di bene culturale di queste
sono divenute, mutando bnei rie150 anni seguiti all’unità d’Italia caratteristiche,
fisionomia e finalità rispetto lalle
la loro origini “dinastiche” e trasformandosi, a
M
differenza dei musei ai quali sono Estati unite, in componenti essenziali della
L di cui fanno parte, componente della
vita culturale delle realtà territoriali E ,o
quale questa riforma non ha tenuto in alcun rdmodo
er conto, costringendo queste
biblioteche all’interno di un ruolo che ne mortifica20 la natura, ne penalizza le
14
attività, ne disconosce la storia più recente . 60
00
Così infine per la recente previsione normativa, contenuta
15 0 9 nella legge di
bilancio 2018 , in base alla quale il Ministero «è altresì autorizzato
/25 a costi-
tuire una fondazione per la gestione della Biblioteca di archeologia /20 e storia
dell’arte di Roma», destinata a trasferirsi nella nuova sede di Palazzo 20 San
Felice presso il Quirinale, senza tuttavia chiarire in che modo la trasforma- 9:0
zione della Biblioteca, già accorpata peraltro al Polo museale del Lazio, in3:4
Fondazione, ente costituito da un patrimonio preordinato al perseguimento di 1 PM
un determinato scopo, possa giovare al miglior funzionamento dell’istituto,
né quali possano esserne le finalità non perseguibili con l’attuale assetto giu-
ridico16.
Contemporaneamente l’unico elemento di potenziale novità presente
nell’ultima riforma del Ministero, quello dei poli bibliotecari17, non ha mai

14
A tale proposito basti pensare che Estense, Palatina e Braidense, in continuità con la loro
storia precedente, sono da sempre depositarie della copia “locale” del deposito legale (nel
caso della biblioteca milanese particolarmente rilevante e significativo) e la biblioteca di
Archeologia e storia dell’arte, seppur da tempi più recenti, dell’editoria specializzata in tali
discipline, modificando così radicalmente la natura delle proprie collezioni, oggi caratteriz-
zate, oltre che dalla presenza di codici manoscritti e edizioni antiche, da quella di narrativa,
editoria minore, fumetti o manifesti, che poco hanno a che fare con la natura “museale” che
si è voluta attribuire loro. Sul punto si veda anche Luca Bellingeri, Assetto istituzionale e
normativo delle biblioteche italiane. In: Biblioteche e biblioteconomia, a cura di Giovanni
Solimine e Paul Gabriele Weston. Roma: Carocci, 2015, p. 91-117, in particolare p. 105.
15
Art. 1, comma 317, legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per
l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020).
16
Sul punto, fra gli altri, ha espresso la propria preoccupazione l’Associazione Bianchi
Bandinelli con un comunicato del 24 gennaio 2018: <https://tinyurl.com/y8mfo8d7>.
17
L’art. 22, comma 2, lettera b), del d.P.C.M. 29 agosto 2014, n. 171 (Regolamento di
organizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), elencando le
competenze della Direzione generale Biblioteche e istituti culturali, prevedeva infatti che il
Direttore generale promuovesse «la costituzione di poli bibliotecari per il coordinamento
dell’attività degli istituti che svolgono funzioni analoghe nell’ambito dello stesso territorio» e

53
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trovato concreta realizzazione, pur costituendo una possibile soluzione orga-
nizzativa ad almeno alcuni dei gravi problemi che quotidianamente afflig-
gono le nostre biblioteche. Articolata su base regionale o interregionale, una
simile struttura potrebbe trovare il proprio fondamento nel Lazio, in Toscana,
nel Triveneto, in Piemonte e Lombardia, nelle regioni dell’Italia meridionale,
coordinando fra loro realtà presenti anche in territori limitrofi e che vadano
ben oltre la dimensione comunale18. Tali nuove strutture, sulla falsariga di
quanto peraltro già previsto per i Poli museali, anch’essi a base regionale,
dovrebbero non solo assicurare «l’espletamento del servizio pubblico di frui-
zione e di valorizzazione degli istituti […] provvedendo a definire strategie e
obiettivi comuni, in rapporto all'ambito territoriale di competenza», pro-
grammare, indirizzare, coordinare e monitorare «tutte le attività di gestione»,
garantire «omogeneità di servizi e di standard qualitativi nell’intero sistema
regionale», ma anche promuovere «la costituzione di un sistema regionale
integrato, favorendo la creazione di poli comprendenti gli istituti statali e
quelli delle amministrazioni pubbliche presenti nel territorio di competenza,
nonché di altri soggetti pubblici e privati»19. Un nuovo assetto organizzativo
“a rete”, dunque, da realizzare con la collaborazione di università ed enti
locali, che senza alcuna velleità neo-centralistica o pretesa e ingiustificata
primazia di questi istituti sugli altri, ponga le biblioteche statali, così come
peraltro già avviene con i poli SBN, all’interno di sistemi bibliotecari territo-
riali, allo scopo di poter condividere non solo le attività di catalogazione e le
politiche di servizio, come finora talvolta accaduto, ma anche le funzioni di
valorizzazione delle raccolte, promozione delle attività, formazione del per-
sonale, ricerca scientifica, tutela.
E proprio il tema della tutela ha rappresentato la maggiore novità norma-
tiva di questi ultimi anni, ancora una volta però “subìto” più che governato
dal settore delle biblioteche statali. Con un emendamento introdotto al de-
creto legge n. 78 sull’ordinamento degli enti locali, in sede di conversione la
legge n. 12520 nell’agosto 2015 ha disposto l’abrogazione di parte

il successivo d.m. 27 novembre 2014 (Articolazione degli uffici dirigenziali di livello non
generale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) attribuiva al Servizio I
di quella Direzione generale il compito di promuovere la costituzione di poli bibliotecari.
18
Così del resto era previsto in una bozza di d.m. del 2015 che avrebbe dovuto riorganizzare
il settore delle biblioteche pubbliche statali, che non ha mai visto la luce, ma che sul tema
prevedeva la costituzione di 4 diversi poli bibliotecari, comprendenti 21 diversi istituti.
19
Così l’art. 34, comma 2, lettera b), del già citato d.P.C.M. n. 171/2014.
20
Legge 6 agosto 2015, n. 125 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge
19 giugno 2015, n. 78: Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali. Disposizioni per
garantire la continuità dei dispositivi di sicurezza e di controllo del territorio. Razionalizza-

54
dell’articolo 5 del Codice dei beni culturali, riassegnando così allo Stato le
funzioni in materia di tutela del patrimonio bibliografico non statale, par-
zialmente attribuite alle Regioni dal d.P.R. n. 3/1972 al momento della loro
nascita e integralmente trasferitegli proprio dal Codice nel 2006. Senza
entrare nel merito dell’opportunità di una tale disposizione, che tocca un
tema, come è noto, oggetto fin dalle sue lontane origini di vivaci discussioni
e contrapposizioni21, ciò che qui interessa è che a seguito di quella delega e/o
trasferimento gli uffici statali preposti a tale funzione erano stati trasferiti
appunto alle Regioni e pertanto lo Stato, vale a dire il Ministero, a seguito
della modifica introdotta con la legge del 2015 si è venuto a trovare, da un
giorno all’altro non essendo peraltro previsto nemmeno un regime transitorio,
a dover svolgere dei nuovi e rilevanti compiti senza avere una struttura cui
affidarli22. La soluzione è stata dapprima un accordo con la Direzione gene-
rale Archivi, affinché di questi nuovi compiti si facessero carico le Soprin-
tendenze archivistiche e successivamente la trasformazione di queste in
Soprintendenze archivistiche e bibliografiche, disposta con d.m. 23 gennaio
201623, in entrambi i casi «con la collaborazione del personale bibliotecario
in servizio presso le biblioteche pubbliche statali presenti sul territorio», per-
sonale come è ben noto ridotto ormai ai minimi termini e peraltro del tutto
privo di specifiche competenze, soprattutto giuridico-amministrative, in ma-
teria, non avendo mai svolto in precedenza tali compiti, mentre circa un
quarto dei 54 funzionari bibliotecari entrati in servizio nel giugno 2017 sono
stati di conseguenza destinati alle Soprintendenze, riducendo così ulterior-
mente il già esiguo e del tutto insufficiente numero di colleghi destinati a far
fronte alle pressanti esigenze degli istituti bibliotecari.
Come forse risulta a questo punto più facilmente comprensibile, la sensa-
zione complessiva che si ricava da questo succedersi caotico e contraddittorio
di provvedimenti non può non suscitare preoccupazione e un certo sconcerto
in chi abbia a cuore le sorti di questo piccolo ma fondamentale gruppo di
biblioteche italiane. Incremento nei finanziamenti, sia ordinari che straordi-

zione delle spese del Servizio sanitario nazionale nonché norme in materia di rifiuti e di
emissioni industriali).
21
Sul tema si veda Andrea De Pasquale, Il ritorno allo Stato della tutela bibliografica,
«Aedon», 20 (2017), n. 1, <http://www.aedon.mulino.it/archivio/2017/1/depasquale.htm>.
22
Preoccupazione in tal senso veniva espressa anche dal Comitato tecnico-scientifico per le
Biblioteche, che in una nota al Ministro del settembre 2015 esprimeva il timore che «tale
situazione possa provocare, oltre a evidenti ritardi e rallentamenti nelle procedure, gravissimi
danni al patrimonio culturale documentario».
23
Art. 5 d.m. 23 gennaio 2016, n. 44 (Riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività
culturali e del turismo).

55
Th
9:
nari, ma in assenza di ogni piano strategico sulle attività da svolgere; raffor-

0
02
zamento, seppur parziale e inadeguato a coprire il necessario turn-over, degli

/2
organici tecnici e contemporaneo ampliamento degli ambiti di competenza e

25
responsabilità; previsione di una sia pur minima razionalizzazione organizza-

9/
tiva attraverso la costituzione di poli bibliotecari (peraltro mai realizzati) e

00
contestuale “annessione” di alcune fra le principali biblioteche italiane da

00
parte di musei e poli museali, fino al paradosso della Biblioteca di archeolo-

06
gia e storia dell’arte, dapprima fatta confluire nel Polo museale del Lazio, in

r2
quanto fisicamente contigua al Museo di Palazzo Venezia e dopo pochi mesi

de
candidata a divenire, prima in Italia, Fondazione, senza averne tuttavia pre-

or
cedentemente chiarito scopi e finalità.

E,
Anche per questi motivi, su proposta del Comitato tecnico, nell’ottobre

EL
2015 il Consiglio superiore approvava una mozione con la quale «pur

M
apprezzando gli sforzi e l’impegno del Ministro per le biblioteche, esprime

lla
viva preoccupazione per la difficile situazione in cui versano le biblioteche

ie
br
pubbliche statali» e «ritiene necessario un forte impegno da parte del
ga
Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per potenziare e riaf-
by

fermare il ruolo di queste biblioteche», chiedendo «la definizione di linee di


d

una politica bibliotecaria all’interno di un quadro organico, […] ripensando


ne

profondamente compiti, funzioni e assetto organizzativo delle biblioteche


ow

pubbliche statali»; e il 9 ottobre 2017, concludendo il proprio compito, il


is

gruppo di lavoro interistituzionale sulle biblioteche statali costituito dalla


k
oo

Direzione generale Biblioteche nel novembre 2016 proprio in attuazione di


eb

una specifica richiesta del Consiglio superiore dei beni culturali, era costretto
ancora una volta a sottolineare come questa sia una «realtà che manca di un
is
Th

quadro organico di riferimento».


Un quadro organico che certamente non sembra possibile individuare in
quanto accaduto in questi ultimi anni per i quali piuttosto, parafrasando Mao
Zedong, dobbiamo onestamente riconoscere che “grande è la confusione
sotto il cielo, ma la situazione NON è eccellente”.

56
Le Province e le biblioteche*

This e
La legge “Delrio” e le biblioteche

book
Con l’entrata in vigore della legge 7 aprile 2014, n. 56, più nota come legge
“Delrio”, le 107 Province italiane non provviste di autonomia speciale sono

is o
state trasformate in Province riformate e Città metropolitane. Si chiude così
una stagione di accese discussioni sull’identità, il senso e le funzioni di questi

wned
enti1 e inizia un triennio in cui gli organi provinciali democraticamente eletti
giungono gradualmente a scadenza e sono faticosamente sostituiti dai nuovi
organi non senza proroghe e commissariamenti. Nello stesso periodo prende

by ga
avvio il controverso e confuso trasferimento delle risorse umane, finanziarie
e strumentali per l’esercizio delle funzioni riallocate. La portata della riforma
è ben rappresentata dai numeri: le nuove Province ordinarie sono diventate

brie
80, le Città metropolitane ordinarie sono dieci alle quali se ne sono aggiunte
quattro create dalla Regione autonoma della Sardegna (Cagliari) e dalla
Regione Siciliana (Catania, Messina, Palermo); i liberi Consorzi comunali
istituiti in luogo delle Province dalla Regione Siciliana con l.r. 24 marzo
2014, n. 8 sono sei; le Province del Friuli-Venezia Giulia sono state sop-
presse con l.r. 9 dicembre 2016, n. 20 e sostituite con 18 “Unioni territoriali
intercomunali”, che nelle intenzioni dovevano costituire forme obbligatorie
di esercizio associato delle funzioni comunali.
La legge Delrio2 è stata approvata, secondo una prassi parlamentare molto
discutibile3, con l’apposizione della questione di fiducia su un emendamento

* Testo di Claudio Leombroni.


1
Sull’ente Provincia, sulla sua storia istituzionale e sui reiterati tentativi di riforma cfr.
Federica Fabrizzi, La Provincia: analisi dell’ente locale più discusso. Napoli: Jovene, 2012.
2
Sulla legge si vedano i seguenti commentari: La riforma delle autonomie territoriali nella
legge Delrio, a cura di Federica Fabrizzi e Giulio M. Salerno. Napoli: Jovene, 2014; Il nuovo
governo dell’area vasta: commento alla legge 7 aprile 2014, n. 56, Disposizioni sulle Città
metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni, c.d. legge Delrio, aggiornato al
d.l. 24 giugno 2014, n. 90 convertito con modificazioni della l. 11 agosto 2014, n. 114, a cura di
Alessandro Sterpa. Napoli: Jovene, 2014; Marco Mordenti; Pasquale Morea, Riprogettare le

57
unico e ha un testo di difficile lettura essendo composta da un articolo e 151
commi, senza titoli, capi o sezioni. Nonostante le difficoltà di lettura e nono-
stante sia stata scritta più che con riferimento alla Costituzione vigente con la
prospettiva della riforma del Titolo V della nostra carta fondamentale, la legge
può essere interpretata da almeno tre punti di vista. Anzitutto come espressione
della legislazione della crisi4, cioè di quel complesso di provvedimenti di
contenimento della spesa pubblica che ha caratterizzato quasi per intero la XVI
legislatura e che si è imposto nell’agenda delle politiche pubbliche su ogni
altro interesse dei territori e delle comunità modificando in profondità il D.lgs.
n. 267 del 2000, Testo unico degli enti locali (Tuel)5 per ridurre i costi e gli
apparati delle amministrazioni locali con il risultato di mettere in discussione
l’utilità stessa delle istituzioni e delle strutture dell’autonomia, ben al di là della
usuale compressione degli spazi di autonomia delle istituzioni territoriali
durante i periodi di crisi economica. In secondo luogo come manifestazione di
quel moto pendolare fra centralismo e autonomia che contraddistingue la
nostra storia recente (e non solo), che ha generato, oscillando in questo
frangente verso il centralismo, una sorta di “preoccupante disorientamento
culturale rispetto al principio autonomistico, con gravi incoerenze e una
sostanziale rinuncia a dare finalmente organica attuazione alle previsioni

autonomie dopo la legge Delrio: Province, Città metropolitane, Unioni di Comuni, Fusioni.
Pescara: CEL, 2014; Luciano Vandelli, Città metropolitane, Province, unioni e fusioni di
Comuni: la legge Delrio, 7 aprile 2014, con la collaborazione di Pietro Barrera, Tiziano
Tessaro, Claudia Tubertini. Santarcangelo di Romagna: Maggioli, 2014; Franco Pizzetti, La
riforma degli enti territoriali: città metropolitane, nuove province e unioni di comuni: legge 7
aprile 2014, n. 56 (Legge “Delrio”). Milano: Giuffrè, 2015.
3
Cfr. Giovanni Savini, Note brevissime sull’uso della questione di fiducia nell’esperienza del
Governo Monti, «Osservatorio sulle fonti», 2012, 3, <https://tinyurl.com/y8x3hp39>; Nicola
Lupo, Emendamenti, maxi-emendamenti e questione di fiducia nelle legislature del
maggioritario. In: Le regole del diritto parlamentare nella dialettica tra maggioranza e
opposizione, a cura di Eduardo Gianfrancesco e Nicola Lupo. Roma: Luiss University Press,
2007, p. 41-110; Ida Graziella Veltri, Decretazione d’urgenza, maxi-emendamenti e questione
di fiducia: profili di costituzionalità di una consolidata ma problematica prassi, «Forum di
Quaderni costituzionali: rassegna», (2018), n. 5, p. 1-26.
4
Per una sintesi cfr. Stelio Mangiameli, I profili istituzionali della legislazione della crisi, con
particolare riferimento alle autonomie locali. In: La finanza territoriale in Italia: rapporto
2012. Milano: FrancoAngeli, 2012, p. 131-151; Claudia Tubertini, La razionalizzazione del
sistema locale in Italia: verso quale modello?, «Istituzioni del federalismo», 33 (2012), n. 3, p.
695-700.
5 This e
book
Cfr. Claudia Tubertini, Il riassetto delle funzioni amministrative locali: cronaca di una
riforma solo in parte realizzata. In: Le autonomie territoriali: trasformazioni e innovazioni is ow
dopo la crisi, a cura di Luciano Vandelli, Gianluca Gardini, Claudia Tubertini. Rimini: ned b
Maggioli, 2017, p. 225-249.
y

58
by
ed n w
so i
costituzionali sul versante degli Enti locali”6; un disorientamento costellato da
k
oo
misure frammentate, a forte impatto sull’ordinamento locale, contenute in
eb
articoli o commi di leggi finanziarie e decreti di contenimento della spesa
his
pubblica orientati di fatto al superamento del policentrismo italiano e al
T
ripristino del controllo unitario sul sistema delle autonomie come se
l’autonomia avesse cessato di essere una virtù e fosse diventata un vizio.
Infine, potrebbe essere interpretata come estrinsecazione del condiziona-
mento dell’Unione Europea nelle politiche finanziarie e nelle scelte interne
degli Stati membri in considerazione del fatto che la vicenda nasce con la
famigerata lettera di Jean Claude Trichet e Mario Draghi del 5 agosto 2011,
in cui, fra l’altro, si raccomandava «a strong commitment to abolish or con-
solidate some intermediary administrative layers (such as the provinces)»7,
ma anche come esito del più ampio clima di riforme amministrative, estese ai
livelli di governo, in atto in molti paesi dell’Unione8, che nel nostro paese ha
generato riforme non partecipate, di tipo top-down, e orientate al taglio dei
costi piuttosto che al miglioramento dei servizi9.
In ogni caso la legge n. 56/2014 è indubbiamente una legge di grande
portata sistemica, caratterizzata da alcuni profili decisamente innovativi come
la differenziazione degli enti territoriali e dei livelli di governo, in precedenza
improntati a una sostanziale uniformità, o come il baricentro collocato sulle
funzioni di area vasta e la definizione stessa di un elenco circostanziato di
funzioni che supera la tradizionale confusione fra materie e funzioni che
caratterizza anche il Tuel, pur senza essere immune da un altro vizio degli
elenchi prodotti dal legislatore statale, ossia la confusione fra attività di eser-
cizio della funzione e la funzione stessa10. In questa prospettiva la Provincia
non è più un ente esponenziale di una comunità provinciale e non è più un
ente a carattere generale. Come la Città metropolitana o l’Unione dei Comuni
è ora un ente cosiddetto di secondo grado, con organi composti unicamente

6
Gian Candido De Martin, Il disegno autonomistico disatteso tra contraddizioni e nuovi
scenari problematici, «Istituzioni del federalismo», 35 (2014), n. 1, p. 31.
7
Il testo della lettera è tuttora disponibile sui siti di diversi quotidiani online. In Wikipedia è
stata persino creata la voce “Lettera Trichet-Draghi”.
8
Cfr. Giulio Napolitano, Le riforme amministrative in Europa all’inizio del ventunesimo
secolo, «Rivista trimestrale di diritto pubblico», 65 (2015), 2, p. 611-640. Più in generale si
veda Christopher Pollitt; Geert Bouckaert, Public management reform: a comparative
analysis - into the age of austerity, 4. ed. Oxford: Oxford University Press, 2017.
9
Cfr. Edoardo Ongaro [et al.], Italy: set along a Neo-Weberian trajectory of administrative
reform? In: Public Administration reforms in Europe: The view from the top, ed. by Gerhard
Hammerschmid [et al.]. Cheltenham (UK); Northampton (MA): Edward Elgar, 2016, p. 190.
10
Cfr. Matteo Falcone, Art. 1, comma 85-88. In: Il nuovo governo dell’area vasta: commento
alla legge 7 aprile 2014, n. 56 cit., p. 204.

59
da sindaci e da consiglieri comunali. Provincia e Città metropolitana, inoltre,
sono configurate, secondo la definizione di Franco Pizzetti, consulente giuri-
dico del ministro Delrio, come «forme atipiche e obbligatorie di associazioni
di Comuni»11. Sono forme atipiche perché dotate di soggettività propria
prevista, a Costituzione invariata, dalla carta costituzionale e provviste di
competenze fondamentali (“di area vasta”).
Al nuovo ente di area vasta sono attribuite quattro tipologie di funzioni: a)
fondamentali (commi 85-87), cioè comuni a tutte le Province su tutto il ter-
ritorio nazionale12, con l’aggiunta, per le Province interamente montane e
confinanti con Stati esteri13, di due ulteriori funzioni (comma 86); b) ulteriori
funzioni non definite fondamentali, ma specifiche ed enumerate (comma 88),
da esercitarsi previo accordo con i Comuni e non oggetto di riordino ai sensi
del successivo comma 89; c) attribuite da Stato o Regioni, secondo le rispet-
This

tive competenze (cfr. comma 89)14, sulla base dei principi di sussidiarietà,
differenziazione e adeguatezza previsti dall’art. 118 Cost. e delle finalità spe-
ebo

cificamente indicate dallo stesso comma 89; d) deleghe di esercizio da parte


dei Comuni. Tali deleghe costituiscono una possibilità non esclusa dalla
ok i

legge Delrio15 e potrebbero assumere anche le caratteristiche di «funzioni a


svolgimento negoziale»16 che, in quanto tali, non richiedono una previa
s ow

autorizzazione legislativa. Conseguentemente gli enti locali potrebbero sti-


pulare apposite convenzioni con la Provincia per il mantenimento di ulteriori
ned

servizi rispetto a quelli attribuiti per legge o delegati in sede di riordino.


by g

11
Franco Pizzetti, Una grande riforma di sistema: scheda di lettura e riflessioni su Città
metropolitane, Province, Unioni di Comuni: le linee principali del DDL Delrio, Roma, 30
abr

gennaio 2014, p. 2, <https://tinyurl.com/y7plo7hs>.


12
Cfr. Francesco Merloni, Il destino dell’ordinamento degli enti locali (e del relativo testo
iella

Unico) nel nuovo Titolo V della Costituzione, «Le regioni», 30 (2002), n. 2/3, p. 415; Id., Le
funzioni sovracomunali fra Provincia e Regione, «Le istituzioni del federalismo», 27 (2006),
ME

suppl. 5, p. 48.
13
È il caso delle Province di Belluno, Sondrio e Verbano-Cusio-Ossola. Su questa singolare
LE,

norma cfr. Francesca Mauri, Le Province montane di confine e il concetto di specificità


montana, tra legislazione statale e attuazione regionale, «Forum di Quaderni costituzionali»,
8 febbraio 2016, <https://tinyurl.com/ybjt6exz>.
ord

14
Sulla lettura (non facile) di questo comma cfr. anche Federica Fabrizzi, Le Province. In: La
riforma delle autonomie territoriali nella legge Delrio cit., p. 72-73; Giulio Vesperini, La
e
r 20

legge “Delrio”: il riordino del governo locale, «Giornale di diritto amministrativo», (2014),
n. 8-9, p. 790.
15
Cfr. Il dibattito sulla riorganizzazione territoriale: intervista a Franco Pizzetti, «Il
600

Piemonte delle autonomie», (2014), n. 1, p. 78.


16
Su questo concetto cfr. Vincenzo Lopilato, Le funzioni amministrative. In: Il diritto
00

amministrativo dopo le riforme costituzionali. Parte generale, a cura di Guido Corso e


Vincenzo Lopilato, pref. di Riccardo Chieppa. Milano: Giuffrè, 2006, p. 257-260.
9/25

60
/202
0 9:
La prima tipologia di funzioni denota l’ambito dell’uniformità. Le restanti
tipologie, relative a funzioni non fondamentali, denotano invece l’ambito della
differenziazione. Le funzioni non fondamentali possono essere attribuite a
Stato o Regione se prevalgono le esigenze di unitarietà, a Comuni o Unioni se
prevalgono le esigenze di prossimità, a Province o Città metropolitane se pre-
vale l’esigenza di contemperare unitarietà e prossimità (adeguatezza). Le
nuove Province sono così configurate come un ente di area vasta del tutto
nuovo, come una sorta di “hub” di cui i Comuni del territorio possono avva-
lersi per l’esercizio di quelle funzioni che possono essere svolte meglio e in
modo più efficiente a un livello e a una dimensione territoriale più ampi17. Le
nuove Province sono pertanto «enti territoriali al servizio dei Comuni per
l’esercizio ottimale delle loro funzioni»18, ai quali i Comuni stessi possono
assegnare o delegare l’esercizio di loro funzioni. Anzi, nel disegno del legisla-
tore le Province riformate sono destinate a essere anche una sorta di “ente ter-
ritoriale a carattere strumentale generale” sia per lo Stato, sia per le Regioni.
Ne risulterà pertanto un quadro fortemente differenziato a seconda dei territori,
delle esigenze locali e delle modalità ottimali di esercizio delle funzioni.
Le nuove geometrie sono rese possibili anche dal fatto che per le nuove
Province il territorio non è più elemento essenziale della loro identità, né un
ambito identificante di una nuova comunità: nella l. n. 56/2014 il territorio
acquista una dimensione essenzialmente funzionale. La legge Delrio,
insomma, non sopprime la dimensione di area vasta, ma presuppone «che
l’Italia abbia bisogno non solo delle città metropolitane, esigenza da tutti
riconosciuta, ma anche di una rete strutturata di enti di area vasta, capaci non
solo di esercitare le funzioni ad essi assegnate, ma altresì di operare come
snodo tra Comuni e altri livelli di governo»19. In questo modo i Comuni

17
F. Pizzetti, La complessa architettura della l. n. 56 cit., p. 2. Di Pizzetti si vedano pure:
Città metropolitane e nuove Province. La riforma e la sua attuazione, «Astrid rassegna»,
(2014), n. 13, p. 18; Una grande riforma istituzionale: la legge n. 56 del 2014 (legge Delrio),
«Astrid rassegna», (2014), n. 9, p. 5, 16. Per alcuni commentatori invece la Provincia non è
un semplice hub, perché continua a esercitare funzioni proprie, in modo unitario, caratteriz-
zate per la natura politica e per l’interesse generale che rivestono per le collettività e i terri-
tori: cfr. G. Gardini, Riordino istituzionale e nuove forme di governo locale cit., p. 94.
Th
18
Ibidem. Il carattere di “ente territoriale al servizio dei Comuni” può sembrare una forzatura,
is
poiché la legge Delrio attribuisce comunque alle Province funzioni fondamentali e non
eb
potrebbe essere altrimenti considerata la rilevanza costituzionale che ancora caratterizza la
oo
Provincia. Pizzetti però si riferisce alla strategia che sottende la l. n. 56/2014 e che si auspicava
ki
trovasse attuazione nella cancellazione delle Province e nella istituzione di aree vaste con
so
funzioni di supporto ai Comuni e di erogazione ai cittadini di servizi di area vasta: cfr. Il
wn
dibattito sulla riorganizzazione territoriale: intervista a Franco Pizzetti cit., p. 77-78.
ed
19
F. Pizzetti, Una grande riforma istituzionale cit., p. 15.
by
ga
br 61
iel
la
M
E
hanno a disposizione due strumenti per esercitare in modo ottimale le proprie
funzioni fondamentali e non, in conformità al principio generale di adegua-
tezza: le Unioni dei Comuni e gli enti territoriali di area vasta.
È il caso di notare che, così interpretata, la legge Delrio consente sulla
carta di superare alcuni limiti del precedente assetto istituzionale: la non cor-
rispondenza dei precedenti distretti amministrativi provinciali con le dinami-
che socio-economiche effettive dei territori e delle città e con le relative
nuove geometrie territoriali20; la scarsa efficienza di funzioni e servizi pub-
blici ancorati ad amministrazioni verticali; gli eccessivi costi di un sistema
pubblico fortemente caratterizzato da ridondanze e duplicazioni di funzioni.
Dal punto di vista delle funzioni produttive di servizi, ad esempio, la legge n.
56/2014 consentirebbe di recuperare efficienza generando economie per linee
orizzontali e interorganizzative in virtù della messa a disposizione di una se-
rie di strumenti amministrativi che consentono di individuare le forme asso-

This
ciative più idonee per attuare una razionalizzazione delle strutture operative,
anche attraverso la costituzione di quei «centri di servizi condivisi su scala

ebo
territoriale», auspicati da Gianfranco Rebora, in grado di offrire prestazioni in
condizioni ottimali dal punto di vista delle economie di scala e della gestione

ok
a cominciare proprio dalle reti di musei e biblioteche21.
L’elenco delle funzioni fondamentali definito dalla legge Delrio non com-

is
prende la funzione “valorizzazione dei beni culturali”, già presente fra le fun-

own
zioni provinciali elencate dall’art. 14 della l. n. 142/1990 e confermata
dall’art. 19 del Tuel, che è quindi oggetto di riordino a norma del comma 89 ed
della l. n. 56/2014 sopra illustrato. Sappiamo che tale funzione22 è difficil-
gab by

20
Cfr. Antonio G. Calafati; Francesca Mazzoni, Città in nuce nelle Marche: coalescenza
territoriale e sviluppo economico. Milano: FrancoAngeli, 2008; Le città della terza Italia:
rie

evoluzione strutturale e sviluppo economico, a cura di Antonio G. Calafati. Milano:


lla

FrancoAngeli, 2012.
21
Gianfranco Rebora, Oltre la crisi fiscale dello Stato: dalle riforme amministrative ad un
ME

progetto di trasformazione delle pubbliche amministrazioni, «Risorse umane», (2012), n. 1,


p. 78-79. Dello stesso autore si vedano: Nuovi modelli di governo dei territori, «Il Sole 24
LE

ore», 12 settembre 2011; Abolire le Province: uno shock benefico per rinnovare le PA, 2011,
,

<https://tinyurl.com/y9htgwj7>.
orde

22
Sulla funzione di “valorizzazione dei beni culturali” sono di riferimento i seguenti studi di
Lorenzo Casini: La valorizzazione dei beni culturali, «Rivista trimestrale di diritto pubblico»,
51 (2001), n. 3, p. 651-707; Il codice dei beni culturali e del paesaggio [Commento al d.lgs. 22
r

gennaio 2004, n. 42]: valorizzazione e fruizione dei beni culturali, «Giornale di diritto
2 0

amministrativo», 10 (2004), n. 5, p. 478-486; La valorizzazione dei beni culturali fra pubblico


600

e privato. In: Il Codice dei Beni culturali e del paesaggio tra teoria e prassi, a cura di Valeria
Piergigli e Anna Lisa Maccari. Milano: Giuffrè, 2006, p. 129-145; Valorizzazione e gestione.
00

In: Carla Barbati [et al.], Diritto del patrimonio culturale. Bologna: Il Mulino, 2017, p. 201 ss.
9/2

62
5 / 2 020
mente sistematizzabile, perché include una notevole eterogeneità di oggetti,
istituti e “cose” anche in ragione della sua ampia estensione semantica e, per
qualche aspetto, delle ambiguità dei concetti che la connotano. Ciò riguarda
sia il concetto di “valorizzazione”, di cui il d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42
(Codice dei beni culturali, nel seguito “Codice”) ha tentato di precisarne il
profilo giuridico-amministrativo, sia il concetto di ‘bene culturale’, di per sé
assai eterogeneo come si ricava anche dalle definizioni del Codice stesso23 e
inevitabilmente influenzato dalla mutevolezza del significato sociale della lo-
cuzione “testimonianza di civiltà”. L’eterogeneità e la polisemia di tale con-
cetto ha indotto la cultura giuridica a ricercare i profili comuni a tutti i beni
culturali, che sono stati individuati nella immaterialità (valore del bene) e in
una nuova concezione della nozione di pubblicità – che dobbiamo a Massimo
Severo Giannini24 – intesa come fruizione pubblica indipendentemente dai
titoli di proprietà. Ciononostante, la categoria è tuttora problematica, perché
la funzione di valorizzazione, fa riferimento a una nozione intrinsecamente
aperta, inclusiva di ogni possibile intervento finalizzato alla fruizione dei
beni culturali e dinamica, «in quanto espressione di un processo di trasforma-
zione delle modalità di godimento di cui i beni stessi sono portatori»25.
Nella prassi, al di là della indeterminatezza definitoria e forse anche al di
là di un preciso perimetro amministrativo, la funzione di “valorizzazione dei
beni culturali” ha legittimato l’ampio spettro di attività svolte dalle Province
in ambito culturale26, talvolta anche oltre i limiti fissati dalle deleghe regio-

Cfr. anche Michele Ainis; Mario Fiorillo, L’ordinamento della cultura: manuale di legislazione
dei beni culturali. Milano: Giuffrè, 2008, p. 202-212.
23
Art. 2, comma 2: «Sono beni culturali le cose immobili e mobili che, ai sensi degli articoli 10
e 11, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e
bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze
aventi valore di civiltà»; art. 10, comma 1: «Sono beni culturali le cose immobili e mobili
appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente
ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti
ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o
etnoantropologico».
24
I beni culturali, «Rivista trimestrale di diritto pubblico», 26 (1976), n. 1, p. 3-38.
25
L. Casini, La valorizzazione dei beni culturali fra pubblico e privato cit., p. 134. Altrove
Casini definisce la valorizzazione «un concetto sfuggente, intraducibile, una vera e propria
“chimera”, e per questo molto amata dai giuristi, che pure solo alla fine degli anni Novanta
hanno iniziato a cimentarsi seriamente con essa»: Id., Oltre la mitologia giuridica dei beni
culturali. In: I beni culturali tra tutela, mercato e territorio, a cura di Luigi Covatta, pref. di
Marco Cammelli. Firenze: Passigli, 2012, p. 168.
This ebook is
26
Cfr. Claudia Tubertini, L’assetto delle funzioni locali in materia di beni ed attività
culturali dopo la legge 56/2014, «Aedon: rivista di arti e diritto online», (2016), n. 1,
<http://www.aedon.mulino.it/archivio/2016/1/tubertini.htm>.

63
nali. Se volessimo classificare le attività delle vecchie Province nel settore
bibliotecario potremmo far ricorso a quattro tipologie: a) funzioni di coordi-
namento e programmazione in parte delegate dalle leggi regionali di settore;
b) gestione tecnico-amministrativa di reti e sistemi bibliotecari; c) gestione di
proprie biblioteche; d) gestione di biblioteche provinciali.
Sebbene il dibattito politico e soprattutto la sua deriva mediatica abbiano
additato le Province come enti inutili, in fase di riallocazione della funzione
“valorizzazione dei beni culturali” sono emerse sia la ragguardevole dimen-
sione dei beni culturali posseduti, degli istituti e dei servizi gestiti, sia
l’importanza del ruolo provinciale in questo ambito: in riferimento alla prima
tipologia di attività si è dovuto registrare il venir meno dei finanziamenti pro-
vinciali destinati a soggetti pubblici e privati che ha determinato gravi diffi-
coltà per il settore e per il mercato locale dei servizi culturali27; in riferimento
alle altre tipologie di attività proprio la fase di censimento propedeutica al
riordino ha fatto emergere la dimensione e l’importanza dell’infrastruttura di
servizi sorretta o gestita dalla Province. In riferimento alle sole biblioteche i
numeri di tale infrastruttura, ancorché mai puntualmente censiti, sono stima-
bili, negli anni 2012-2014, in 55 reti bibliotecarie, gran parte delle quali ade-
renti al Servizio Bibliotecario Nazionale, partecipate da circa 3.800 bibliote-
che e da oltre 2.600 Comuni, una ventina di biblioteche di ragguardevoli
dimensioni aperte al pubblico, 18 biblioteche provinciali28.
La distinzione fra la terza e la quarta tipologia, ossia fra biblioteche
dell’ente Provincia e biblioteche provinciali, non è secondaria dal punto di
vista del riordino della funzione. Le biblioteche della Provincia sono nate per
lo più a supporto di organi o di servizi dell’Ente o per valorizzare patrimoni
documentari provenienti da donazioni o lasciti e talvolta hanno acquisito di-
mensioni considerevoli e sono state aperte al pubblico. La legge Delrio non
vieta alle Province e tantomeno alle Città metropolitane di possedere una bi-

27
L’Assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, Massimo Mezzetti, in una lettera
aperta al Governo datata 3 marzo 2014 scrive: «La trasformazione delle Province in organi di
secondo livello è una spedita marcia verso l’azzeramento degli investimenti in diversi settori
e, in primis, nella cultura, che già soffre di costanti e pesanti tagli. Si scrive riduzione dei Th
costi della politica ma si legge tagli alla cultura che nella sola Emilia-Romagna sono pari a is
oltre 4,5 milioni di euro, il 30% dell’intero budget dedicato alla cultura in regione»: Cultura,
eb
allarme dell’assessore regionale Massimo Mezzetti sugli effetti della trasformazione delle
oo
Province in organi di secondo livello, «Il Giornale dell’Emilia», 3 marzo 2014, ki
<https://tinyurl.com/y92zuhun>. so
28
Cfr. Claudio Leombroni, La trasformazione del ruolo delle Province e l’impatto sui servizi
wn
bibliotecari. In: Le biblioteche di ente locale oltre la crisi: atti del convegno, Genova 9
ed
marzo 2012, a cura di Alberta Dellepiane ed Emanuele Canepa. Roma: Associazione italiana
by
biblioteche, 2013, p. 42 ss. ga
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64 iel
la
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E,
so
ki
oo
eb
blioteca e di aprirla al pubblico. Il vincolo è costituito solo dalle risorse di-

is
Th
sponibili. Le biblioteche provinciali in senso proprio sono invece biblioteche
che svolgono un ruolo territoriale, perché surrogano di fatto la mancanza o la
debolezza della biblioteca del Comune capoluogo29. La gestione di questo
tipo di biblioteca rientra nella funzione non fondamentale “valorizzazione dei
beni culturali” e in quanto tale è soggetta a riordino sulla base delle decisioni
della Regione essendo la materia di propria competenza.
Per un altro verso la l. n. 56/2014 consente di riattribuire o confermare alle
Province riformate il ruolo di coordinamento e gestione delle reti bibliotecarie
in virtù di almeno due profili amministrativi: la possibilità in capo ai Comuni
di attribuire all’ente di area vasta nuovi compiti nell’ambito dell’esercizio
associato di funzioni o deleghe di esercizio mediante convenzioni e accordi fra
enti locali; la derivazione logica di tale ruolo dalla funzione fondamentale di
assistenza tecnico-amministrativa ai Comuni (comma 85, lett. d), che «si
concreta in una attività mirata a supportare, sotto il profilo tecnico ed
amministrativo, tutti gli enti locali del territorio provinciale, in ossequio al
principio di sussidiarietà ed in conformità ai bisogni della comunità locale»30.

L’attuazione della legge Delrio

La legge Delrio, entrata in vigore l’8 aprile 2014, prevede il seguente calendario
attuativo:

Rif. Soggetto Termine Adempimento


l. 56/2014
art. 1, comma Città 1 gennaio 2015 Le Città metropolitane
16 metropolitane subentrano alle Province

29
Questi istituti trovavano legittimazione principalmente nella l. 24 aprile 1941, n. 393
“Disposizioni concernenti le biblioteche dei comuni capoluogo di provincia” che stabiliva
l’obbligatorietà di una biblioteca nei capoluoghi di Provincia dove non esisteva una biblioteca
governativa con oneri a carico del Comune o della Provincia o di entrambi. La l. 393/1941 è
stata abrogata dall’art. 24 del d.l. 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo
economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la
perequazione tributaria”, come modificato dalla legge di conversione 6 agosto 2008, n. 23.
Con ciò è venuta meno l’unica legge italiana che prevedeva un intervento obbligatorio da parte
degli enti locali in tema di biblioteche.
30
Enrico Maggiora, I rapporti della Provincia con lo Stato, le Regioni e gli altri enti locali.
In: L’ordinamento provinciale: Provincia, Città metropolitana. Milano: Giuffrè, 2006, p.
776. Le Province di Brescia, Ravenna e Reggio Emilia hanno inquadrato la continuità della
loro azione nelle reti bibliotecarie entro questa funzione.

65
060 der 2
omonime e ne esercitano le

r
funzioni nel rispetto degli

o
equilibri di finanza pubblica

E,
art. 1, comma Stato e Regioni Entro 3 mesi Individuazione, tramite

MEL
91 dall’entrata in vigore specifico accordo, delle
della legge funzioni non fondamentali
oggetto del trasferimento dalle

riella
Province agli Enti subentranti
art. 1, comma Presidenza del Entro 3 mesi Con d.p.c.m. sono stabiliti i
92 Consiglio dei dall’entrata in vigore criteri generali per

gab
Ministri della legge l’individuazione dei beni e
delle risorse connesse
all’esercizio delle funzioni non

y
fondamentali.

b
art. 1, comma Regioni Entro 6 mesi La Regione attua l’accordo

d
dall’entrata in vigore sull’individuazione delle

e
95

n
della legge funzioni non fondamentali

k is ow
oggetto di trasferimento
art. 1, comma Governo Entro 1 anno Il Governo è delegato ad
97 dall’entrata in vigore adeguare la legislazione statale
della legge alle funzioni di competenza

boo
dello Stato e degli Enti
territoriali e ad adeguare la

This e
legislazione statale sulla
finanza e sul patrimonio dei
medesimi enti
Art. 1, Regioni Entro 1 anno Le regioni sono tenute ad
comma 144 dall’entrata in vigore adeguare la propria
della legge legislazione alle disposizioni
della legge Delrio

Tabella 1 – Le scadenze previste dalla legge Delrio per la sua realizzazione

L’attuazione della legge n. 56/2014 prende avvio con le sedute del 5 agosto
2014 e del successivo 11 settembre della Conferenza Unificata. Nella prima
seduta è stato sottoscritto un Protocollo d’intenti con il quale lo Stato e le
Regioni si sono impegnati ad avviare i rispettivi iter legislativi per dare se-
guito ai processi di riordino, nel rispetto dei principi di sussidiarietà, adegua-
tezza e differenziazione nell’allocazione delle funzioni31. Nella seduta dell’11
settembre 2014, viene sancito l’Accordo (l. n. 56/2014 art. 1, comma 91) con
il quale lo Stato e le Regioni, ciascuno per il proprio ambito di competenza, si

31
Il testo del Protocollo può essere consultato sul sito della Conferenza unificata all’indirizzo
<https://tinyurl.com/ybrluj5g>.

66
sono impegnati a procedere all’attribuzione delle funzioni provinciali diverse
da quelle fondamentali ad altri enti territoriali32. Lo Stato è chiamato a
provvedere per le funzioni provinciali che rientrano nelle materie di propria
competenza esclusiva ai sensi dell’art. 117, secondo comma, della Costitu-
zione; le Regioni per tutte le altre funzioni esercitate dalle Province. k is
Fra gli impegni assunti giova ricordare il rispetto e la valorizzazione delle
b oo
funzioni fondamentali delle città metropolitane e degli enti di area vasta, e
incluse le Province interamente montane, come definite dalla l. n. 56/2014
T his
(paragrafi 2 e 6); l’impulso affinché i Comuni si avvalgano delle attività di
predisposizione dei documenti di gara, di stazione appaltante, di monitorag-
gio dei contratti di servizio o di organizzazione di concorsi e procedure selet-
tive, nonché di assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali in capo alle
Province (paragrafo 7); l’attribuzione ai Comuni singoli o associati delle fun-
zioni non assegnate alle Province o riassorbite dalle Regioni ove non ne
venga disposta la soppressione o la rimodulazione (paragrafo 8, lett. a);
l’attribuzione ai Comuni singoli o associati delle funzioni non attribuite alle
Province e non riassorbite dalle Regioni sempre che, nel processo di riordino
e semplificazione, non ne venga disposta la soppressione o la rimodulazione.
Nello stesso Accordo lo Stato ha confermato in capo alle Province alcune
funzioni amministrative, riconducibili a funzioni non fondamentali, riguar-
danti la tutela delle minoranze linguistiche (paragrafo 9, lett. b). Le Regioni,
infine, si sono impegnate ad adottare le iniziative legislative di competenza
entro il 31 dicembre 2014; lo Stato ad adottare il d.p.c.m. previsto dall’art. 1,
comma 92 della l. n. 56/2014, anche per la parte riguardante le funzioni am-
ministrative degli enti di area vasta di competenza statale, contestualmente
alla sottoscrizione dell’Accordo (paragrafo 10). L’impegno statale è stato
immediatamente onorato, perché nella stessa data la Conferenza è stata chia-
mata a esprimere parere favorevole sullo schema di d.p.c.m. relativo ai criteri
per l’individuazione dei beni e delle risorse finanziarie, umane, strumentali e
organizzative connesse con l’esercizio delle funzioni provinciali e all’attribu-
zione agli enti di area vasta delle summenzionate funzioni non fondamentali
in tema di minoranze linguistiche. Il decreto è stato emanato il 26 settembre
2014 e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 263 del 12 novembre 2014.
L’8 ottobre 2014 si è insediato l’Osservatorio nazionale previsto
dall’Accordo in Conferenza e successivamente sono stati costituiti gli Osser-
vatori regionali per la ricognizione delle funzioni amministrative oggetto di
riordino e la loro riallocazione in capo al livello istituzionale più adeguato.

32
Il testo dell’Accordo può essere consultato sul sito della Conferenza unificata all’indirizzo
<https://tinyurl.com/y843lkct>.

67
ned
s ow
La ricognizione è stata effettuata sulla base di una griglia di 24 funzioni per

ok i
ciascuna delle quali dovevano essere indicati i dati relativi al personale, alla

ebo
spesa, alle entrate, ai prestiti e mutui, agli enti e società costituite o parteci-
pate dalla Provincia, ai beni strumentali, ai beni immobili e mobili. La rico-

This
gnizione e la conseguente mappatura si sono però rivelate molto difficili sia
per la notevole diversità fra Province quanto a numero di deleghe regionali,
sia per gli interventi sulle risorse umane e finanziarie imposti dalla legge di
stabilità per l’anno 2015, che hanno profondamente mutato il quadro assunto
come riferimento, ossia i rendiconti del triennio 2011-2013.
Al 31 dicembre 2014, termine fissato dall’art. 10 dell’Accordo, solo nove
Regioni a statuto ordinario avevano presentato ai rispettivi organi legislativi
un disegno di legge per la riallocazione delle funzioni amministrative delle
Province e la relativa disciplina, come risulta dalla tabella seguente.

REGIONE INVIO MAPPATURA APPROVAZIONE IN GIUNTA


OSSERVATORIO NAZIONALE DEL DDL DI RIORDINO

ABRUZZO 12 dicembre 2014 29 dicembre 2014


BASILICATA 9 dicembre 2014
CALABRIA
CAMPANIA 23 dicembre 2014 30 dicembre 2014
EMILIA 10 dicembre 2014
ROMAGNA
LAZIO 12 dicembre 2014 30 dicembre 2014
LIGURIA 19 dicembre 2014 30 dicembre 2014
LOMBARDIA 28 novembre 2014 30 dicembre 2014
MARCHE 18 dicembre 2014 Previsto per gennaio 2015
MOLISE 24 dicembre 2014 31 dicembre 2014
PIEMONTE 22 dicembre 2014 29 dicembre 2014
PUGLIA 18 dicembre 2014 30 dicembre 2014
TOSCANA 19 dicembre 2014 Previsto per gennaio 2015
UMBRIA 5 dicembre 2014 17 novembre 2014
VENETO 31 dicembre 2014 Previsto per gennaio 2015

Tabella 2 – Gli adempimenti delle Regioni al 31/12/2014 (Fonte: Regioni.it)

La prima fase di attuazione della legge Delrio non è stata quindi supportata
da una particolare solerzia delle Regioni. Questo atteggiamento può essere in
parte spiegato con il ritardo dell’Accordo in Conferenza unificata, definito
cinque mesi dopo l’approvazione della legge, ma anche con l’attesa degli
esiti del giudizio costituzionale attivato dai ricorsi delle Regioni Lombardia,
Veneto, Campania e Puglia e conclusosi con la sentenza n. 50 del 24 marzo
2015, che ha dichiarato non fondate tutte le questioni di legittimità costitu-

68
zionale promosse in merito a ben 58 commi della legge Delrio. Si tratta di
una sentenza – sia detto per inciso – che ha suscitato numerose e autorevoli
critiche sia per la debolezza degli argomenti utilizzati, sia per la scarsa accu-
ratezza delle argomentazioni approntate per respingere le censure mosse dalle
Regioni. Fra gli argomenti impiegati dalla Corte costituzionale vale la pena
T richiamare la soppressione delle Province de constitutione ferenda mutuata
espressamente dall’art. 1, comma 51 della l. 56/201433, perché la convinzione
che la legge Delrio sia «un ponte istituzionale forte fra la Costituzione
vigente e quella annunciata»34 è saldamente collegata all’aspettativa della
scontata realizzazione del progetto di riforma costituzionale e alla fiducia in
un amplissimo consenso, cioè a una sorta di mito collettivo capace di indurre
a legittimare forzature procedurali e profili di dubbia costituzionalità.
Per velocizzare il processo di riordino delle funzioni delle Province il
Governo ha adottato due incisivi strumenti legislativi. Il primo è il d.l. 19 giu-
gno 2015, n. 78, convertito, con modiche, nella legge 6 agosto 2015, n. 125,
che stabilisce l’attribuzione in capo alle Regioni delle spese sostenute da cia-
scuna Provincia e Città metropolitana del rispettivo territorio per l’esercizio
delle funzioni non fondamentali qualora non provvedano ad approvare le di-
sposizioni legislative di competenza entro il 31 ottobre 2015 (art. 7, c. 9-
quinquies). Questo provvedimento, successivo alla durissima legge finanzia-
ria per l’anno 2015, sulla quale si ritornerà, stabiliva anche l’approvazione,
entro il corrente 31 ottobre, di un piano comprendente non solo il versamento
agli archivi di Stato competenti per territorio dei documenti degli archivi sto-
rici delle Province – prassi peraltro già seguita – ma anche l’eventuale trasfe-
rimento al MiBACT degli immobili demaniali di proprietà delle Province
adibiti a sede o deposito degli archivi medesimi e, previa la definizione di
appositi accordi di valorizzazione ai sensi dell’art. 112 del Codice, di ulteriori
istituti e luoghi della cultura provinciali. La stessa disposizione ha inoltre
previsto la possibilità per il MiBACT di acquisire mediante mobilità, anche
33
Il testo della sentenza è disponibile sul sito della Corte costituzionale all’indirizzo
<https://tinyurl.com/ydhc5x2g>. Su questa sentenza si vedano: Luciano Vandelli, La legge
“Delrio” all’esame della Corte: ma non meritava una motivazione più accurata?, «Quaderni
costituzionali», 25 (2015), p. 393-396; Alessandro Sterpa, Un “giudizio in movimento”: la
Corte costituzionale tra attuazione dell’oggetto e variazione del parametro del giudizio: note a
margine della sent. n. 50 del 2015, «Federalismi.it», (2015), n. 8, <https://tinyurl.
com/y9h9e7sd>; Giulio M. Salerno, La sentenza n. 50 del 2015: argomentazioni efficien-
tistiche o neo-centralismo repubblicano di impronta statalistica?, «Federalismi.it», (2015), n. 7
<https://tinyurl.com/y9k5y9wl>; Antonino Spadaro, La sentenza cost. n. 50/2015: una novità
rilevante: talvolta la democrazia è un optional, «Rivista AIC», (2015), n. 2, <https://www.
rivistaaic.it/images/rivista/pdf/2_2015_Spadaro.pdf>.
34
F. Pizzetti, La riforma degli enti territoriali cit., p. XXIV.

69
in sovrannumero rispetto alle attuali dotazioni organiche, il personale delle
Province inquadrato nei profili di archivista, bibliotecario, storico dell’arte e
archeologo. Nella legge di conversione, forse con carenza di requisiti di
costituzionalità stante la “evidente estraneità” rispetto alla materia discipli-
nata dal decreto-legge35, ma con l’eloquente indifferenza delle Regioni e, si
potrebbe dire, nell’indifferenza generale, la tutela bibliografica viene trasfe-
rita dalle Regioni allo Stato. A parte questa norma, qui citata solo en passant,
si deve rilevare che le disposizioni riguardanti il riordino regionale delle fun-
zioni non fondamentali delle Province sono state rafforzate da un secondo
intervento legislativo: la legge di stabilità per il 2016, che, all’art. 1, comma
765, ha previsto il potere sostitutivo nei confronti delle Regioni in caso di
perdurante inadempienza.
I provvedimenti coercitivi del Governo hanno assicurato una maggiore
speditezza del processo di riordino in capo alle Regioni, pur contribuendo ad
ampliare la distanza fra autonomia e centralismo, fra Stato e autonomie
locali. Entro il termine del 31 ottobre 2015 – decorso il quale le Regioni
avrebbero dovuto farsi carico dei costi sostenuti dagli enti di area vasta per
l’esercizio delle funzioni non fondamentali – solo quattro Regioni (Basilicata,
Campania, Molise e Lazio) non erano riuscite ad approvare le rispettive leggi
di riordino e due di esse (Basilicata e Campania) hanno provveduto entro la
prima decade di novembre.

REGIONE L.R. DI RIORDINO PUBBLICAZIONE

ABRUZZO L.r. 20 ottobre 2015, n. 32 “Disposizioni BURA 28 ottobre 2015, n.


per il riordino delle funzioni 40, ripubblicata, con
amministrative delle Province in avviso di errata corrige,
attuazione della legge 56/2014.” nel BURA 28 ottobre
2015, n. 113 Speciale
BASILICATA L.r. 6 novembre 2015, n. 49 “Disposizioni Bollettino ufficiale della
per il riordino delle funzioni provinciali in Regione Basilicata n. 46
attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56 del 8 novembre 2015
s.m.i.”
CALABRIA L.r. 22 giugno 2015, n. 14 “Disposizioni Bollettino ufficiale della
urgenti per l’attuazione del processo di Regione Calabria 24
riordino delle funzioni a seguito della giugno 2015, n. 42
legge 7 aprile 2014, n.56.”

35
Cfr., in generale, Giovanni Serges, La “tipizzazione” della legge di conversione del decreto-
legge ed i limiti agli emendamenti parlamentari, «Giurisprudenza italiana», (2012), n. 12, p.
2494-2499; Daniele Chinni, La decretazione d’urgenza tra abusi e controlli: qualche
considerazione quindici anni dopo la sent. n. 360 del 1996 della Corte costituzionale, «Diritto
e società», (2012), n. 1, p. 55-91.

70
Th
is
eb
oo
Th
s i
ebo
REGIONE L.R. DI RIORDINO PUBBLICAZIONE

oki
CAMPANIA L.r. 9 novembre 2015, n. 14 “Disposizioni BURC n. 66 del 10

so
sul riordino delle funzioni amministrative novembre 2015

w
non fondamentali delle province in

n
attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56
ed
e della legge 23 dicembre 2014, n. 190”
by
EMILIA L.r. 30 luglio 2015, n. 13 “Riforma del BURER n. 187 del 30
ROMAGNA sistema di governo regionale e locale e luglio 2015 (parte prima)
gab

disposizioni su città metropolitana di


Bologna, province, comuni e loro unioni”
r iel

LAZIO L.r. 31 dicembre 2015, n. 17 “Legge di BURL n. 105 del 31


la

stabilità regionale 2015”, art 7. dicembre 2015, suppl.


M

Il Consiglio regionale ha avuto in esame la ordinario n. 4


EL

proposta di legge n. 317, recante


E

“Disciplina e conferimento di funzioni e


,

compiti amministrativi ai Comuni, a Roma


or

capitale e alla CM di Roma capitale.


de

Riordino delle forme associative tra gli


r

enti locali e superamento delle comunità


2

montane”, presentata dalla Giunta


regionale il 29 febbraio 2016. Tale
proposta provvede, tra l’altro, ad attribuire
a Roma Capi-tale specifiche funzioni e
compiti amministrativi in materia di
sviluppo economico e attività produttive,
governo del territorio, beni, servizi e
attività culturali.
LIGURIA L.r. 10 aprile 2015, n. 15 “Disposizioni di Bollettino ufficiale della
riordino delle funzioni conferite alle Regione Liguria n. 12 del
province in attuazione della legge 7 aprile 15 aprile 2015
2014, n. 56 (Disposizioni sulle città
metropolitane, sulle province, sulle unioni
e fusioni di comuni)”
LOMBARDIA L.r. 8 luglio 2015, n. 19 “Riforma del BURL n. 28, suppl., del 10
sistema delle autonomie della Regione e luglio 2015
disposizioni per il riconoscimento delle
specificità dei territori montani in
attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56
(Disposizioni sulle città metropolitane,
sulle province, sulle unioni e fusioni di
comuni.
L.r. 12 ottobre 2015, n. 32 “Disposizioni BURL n. 42, suppl., del 16
per la valorizzazione del ruolo Ottobre 2015
istituzionale della Città metropolitana di
Milano e modifiche alla legge regionale 8
luglio 2015, n. 19

71
REGIONE L.R. DI RIORDINO PUBBLICAZIONE

MARCHE L.r. 31 marzo 2015, n. 13 “Disposizioni Bollettino ufficiale della


per il riordino delle funzioni Regione Marche n. 33 del
Th
amministrative esercitate dalle Province” 16 aprile 2015
MOLISE is
L.r. 10 dicembre 2015, n. 18 “Disposizioni Bollettino ufficiale della
eb
di riordino delle funzioni esercitate dalle Regione Molise n. 40 del
Province in attuazione della legge 7 aprileoo 16 dicembre 2015
k
2014, n. 56 (Disposizioni sulle città is
metropolitane, sulle province, sulle unioni ow
e fusioni di comuni)” ne
PIEMONTE L.r. 29 ottobre 2015, n. 23 “Riordino delle d
Bollettino ufficiale della
funzioni amministrative conferite alle by
Regione Piemonte n. 43
Province in attuazione della legge 7 aprile del 29 ottobre 2015, ga
2014, n. 56 (Disposizioni sulle città suppl. n. 2 br
metropolitane, sulle province, sulle unioni ie
e fusioni di comuni)” lla
PUGLIA L.r. 30 ottobre 2015, n. 31 “Riforma del Bollettino ufficiale della M
sistema di governo regionale e territoriale” Regione Puglia, n. 142
EL
L.r. 27 maggio 2016, n. 9 “Disposizioni del 2 novembre 2015 E,
per il completamento del processo di Bollettino ufficiale della
riordino previsto dalla legge regionale 30 Regione Puglia, n. 62 del
ottobre 2015, n.31 (Riforma del sistema di 30 maggio 2016
governo regionale e territoriale)”
TOSCANA v 3 marzo 2015 n. 22 “Riordino delle Bollettino Ufficiale della
funzioni provinciali e attuazione della Regione Toscana, n. 10
legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni del 6 marzo 2015
sulle città metropolitane, sulle province,
sulle unioni e fusioni di comuni).
Modifiche alle leggi regionali 32/2002,
67/2003, 41/2005, 68/2011, 65/2014”
UMBRIA L.r. 2 aprile 2015 n. 10 “Riordino delle Bollettino ufficiale della
funzioni amministrative regionali, di area Regione Umbria, n. 19 del
vasta, delle forme associative di Comuni e 8 aprile 2015, suppl.
comunali – Conseguenti modificazioni ordinario n. 1
normative”
VENETO L.r. 29 ottobre 2015, n. 19 “Disposizioni Bollettino ufficiale della
per il riordino delle funzioni Regione Veneto n. 103 del
amministrative provinciali” 29 ottobre 2015

Tabella 3 – Quadro sinottico della legislazione regionale di riordino


delle funzioni provinciali

Come si vede, la legislazione regionale sul riordino delle funzioni non fonda-
mentali delle Province si dispiega prevalentemente nel 2015, anno caratterizzato

72
Thi s
dagli effetti destabilizzanti della legge di stabilità (legge 23 dicembre 2014, n.

ebook
190) che ha imposto 1 miliardo di euro in meno di spese correnti per il 2015, 2
miliardi per il 2016 e 3 miliardi per il 2017 (art. 1, comma 418), in aggiunta al
contenimento della spesa per la dotazione organica del personale alla metà di

is ow
quella sostenuta per il personale di ruolo alla data dell’8 aprile 2014 (art. 1,
comma 421). Questa legge, per un verso, conclude il lungo e discusso iter di tra-
sformazione delle Province; per un altro verso, come segnalato da Anci e Upi,
ne

rende difficile, se non impossibile, l’attuazione della legge Delrio, in ragione


d

dell’entità delle riduzioni di spesa imposte a Province e Città metropolitane, che


by g

si aggiungono a quelle già imposte negli anni precedenti.


ab

Norma 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017


r

D.l. 78/2010 -300 -500 -500 -500 -500 -500 -500


i ella M

D.l. 98/2011 -700 -800 -800


e 138/2011
“Robin tax” 150
EL

Enti virtuosi 20
D.l. -415 -415 -415 -415 -415 -415
E

201/2011
,

D.l. 95/2012 -500 -1.000 -1.000 -1.250 -1.250 -1.250


o r

L. stabilità -200 -200


der 2

2013
D.l. 16/2014 -7 -7 -7 -7
D.l. 66/2014 -444,5 -576,7 -585,7 -585,7
06

L. 190/2014 -1.000 -2.000 -3.000


0

1711 67 -1.615 -2.066,5 -1.583,7 -2.592,7 -3.592,7


0 0 0

Tabella 4 – L’effetto cumulato delle manovre sui bilanci delle Province


9/2

(dati in milioni di euro)


5/20

L’entità della riduzione dei trasferimenti, praticamente azzerati con il d.l. n.


2

95/2012, e del prelievo forzoso delle entrate delle Province, è tale che qual-
0

cuno vi ha ravvisato anche profili di illegittimità costituzionale36 come pure


9 :

«un evento sinora mai verificatosi nella storia repubblicana, ossia con legge
03:41

dello Stato sono stati prescritti trasferimenti finanziari direttamente operanti


in senso “ascendente”, cioè dalle autonomie territoriali verso lo Stato»37.
PM

36
Il riferimento è a Cost., art. 119, comma 4: «Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi
precedenti [risorse proprie e compartecipazione al gettito di tributi erariali riferiti al
territorio] consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di
finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite».
37
G. M. Salerno, La sentenza n. 50 del 2015 cit., p. 5.

73
Basti pensare che nel 2017, secondo calcoli dell’UPI, il 78,4% delle risorse
proprie delle Province è stato prelevato dallo Stato; e non certo per il riordino
delle funzioni provinciali come purtroppo la realtà ha dimostrato. Conse-
guentemente, dopo la legge di stabilità del 2015, le Province hanno dovuto
operare in una situazione di predissesto finanziario38 e sono state costrette a
finanziare le funzioni non fondamentali nelle more del loro riordino pur con
risorse insufficienti per finanziare le stesse funzioni fondamentali e in un
quadro di contrazione delle proprie entrate, strutturalmente legate all’anda-
mento del mercato dell’automobile39.
Per fronteggiare tale situazione lo Stato stesso è stato costretto ad adottare
alcune misure, ai limiti della compatibilità con le nuove regole sull’equilibrio
di bilancio e con la contabilità armonizzata, a favore di Province e Città me-
tropolitane, sia di carattere finanziario, autorizzando diversi contributi a so-
stegno della spesa per l’esercizio delle funzioni fondamentali, sia di carattere
contabile, come la possibilità di approvare il solo bilancio annuale in luogo di
quello triennale, la rinegoziazione dei mutui contratti con la Cassa Depositi e
Prestiti o la facoltà di utilizzare gli avanzi di amministrazione. La gravità
della situazione è stata rilevata in più occasioni anche dalla Corte dei Conti40.
È importante notare come la manovra abbia prodotto non solo gravi pro-
blemi finanziari alle Province, ma abbia anche stravolto il processo di attua-
zione della legge Delrio. La legge n. 56/2014, come si è visto, consentiva
l’attribuzione alle Province di funzioni sulla base del principio di sussidia-
rietà verticale tra gli enti costitutivi della Repubblica. Nulla impediva per-
tanto alle Regioni di valutare che il livello del nuovo ente di area vasta conti-
38
Le Province che hanno deliberato il dissesto finanziario sono Vibo Valentia e Biella
(2013), Caserta (2015); quelle in predissesto sono Asti, Novara, Imperia, Varese, Ascoli
Piceno, Chieti, Salerno, Terni, La Spezia, Potenza.
39
Sulla struttura delle finanze provinciali e sugli impatti delle diverse manovre di contenimento
della spesa pubblica cfr. Maurizio Delfino, La finanza delle Province. In: Nuove Province e
Città metropolitane: atti del convegno dell’Associazione di diritto pubblico comparato ed
europeo, Milano, Dipartimento di studi giuridici dell’Università Bocconi, 15 aprile 2016, a
cura di Giuseppe Franco Ferrari. Torino: Giappichelli, 2016, p. 109-113.
40
«Per le funzioni fondamentali rimane, invece, la necessità di rivedere la coerenza e la congruità
delle misure finanziarie adottate nell’ambito dell’intrapreso progetto di riforma, con le esigenze
immediate delle amministrazioni provinciali. E ciò con riguardo al grave deterioramento delle
condizioni di equilibrio strutturale dei relativi bilanci, determinatosi negli ultimi due esercizi
conclusi e al quale non hanno posto rimedio organico gli interventi di natura emergenziale
succedutisi, in parte estranei al sistema regolativo della finanza locale»: Corte dei conti, Sezione
delle autonomie, Audizione sulla finanza delle Province e delle Città metropolitane, Delib. n.
T 4/SEZAUT/2017/FRG, p. 5, <https://tinyurl.com/y7s3vh29>. Della Corte cfr. anche Il riordino
delle Province: aspetti ordinamentali e riflessi finanziari, Delib. n. 17/SEZAUT/2015/FRG,
2015, <https://tinyurl.com/ydhkgc8b>.

74
ok iso
s e b o
Thi

nuasse a essere quello ottimale per la gestione di talune funzioni non fon-
damentali41. È evidente però che infrangendo il nesso tra esercizio delle fun-
zioni, risorse finanziarie occorrenti e personale necessario tutto il disegno di
riordino venga messo in discussione. In contrasto con l’Accordo dell’11 set-
tembre 2014, la l. n. 190/2015, infatti, prevede in buona sostanza che le fun-
zioni non fondamentali trasferite siano a totale carico, compreso il personale,
dell’ente subentrante e che al termine del processo di riallocazione delle fun-
zioni, eventuali funzioni delegate o affidate su base convenzionale siano a
totale carico (compreso il personale) dell’Ente delegante o affidante.
Si apre così una lunga e difficile fase che giunge fino al 2017, caratterizzata
da tre problemi di difficile soluzione: la ricollocazione del personale delle
Province; la mancanza o l’insufficienza di risorse compensative da parte delle
Regioni, anch’esse penalizzate dalla legge di stabilità; la crisi dell’esercizio
delle funzioni non fondamentali, come la cultura o le biblioteche, con gravi
ripercussioni di carattere sociale ed economico42. Così, le Regioni che già
avevano impugnato la l. n. 56/2014 hanno presentato ricorso alla Corte
Costituzionale avverso i commi più controversi della legge di stabilità 2015,
ma i rilievi sono stati respinti dalla Corte anche sulla base del discutibilissimo
argomento della “soppressione programmata” delle Province43. Occorre però
sottolineare che la Corte, nel respingere il ricorso della Regione Veneto sui
commi 418, 419, 451, ha sostenuto, con un argomento per certi aspetti
sorprendente, che le norme contestate non operano un prelievo forzoso, ma una
allocazione di risorse destinata a finanziare il riordino delle funzioni non
fondamentali delle Province e il passaggio delle relative risorse agli enti
subentranti 44. In sostanza, sia pure in modo contorto, viene affermato il dovere
dello Stato di assegnare agli enti subentranti nell’esercizio delle funzioni non
fondamentali delle Province le risorse di cui all’art. 1, comma 418, della legge

41
Cfr. Federica Fabrizzi, La Corte e le Province, tra Costituzione vigente e Costituzione
riformata. Note a margine delle sentt. 143 e 159/2016, «Federalismi.it», (2016), n. 5, p. 4
<https://tinyurl.com/ycvfozn6>. Lo stesso Pizzetti individua come uno dei caposaldi della l.
n. 56/2014 «l’ampiezza del potere regionale nell’allocare le funzioni non fondamentali»: La
riforma degli enti territoriali cit., p. XXVIII.
42
Cfr. Mario Collevecchio, Il lungo e incerto processo di riordino delle province, «Astrid
rassegna», (2015), n. 4, <http://www.astrid-online.it/rassegna/2015/27_02_2015.html>.
43
Le Regioni Campania, Veneto, Lombardia e Puglia hanno impugnato i commi 421, 422, 423
e 427 dell’articolo unico della l. 190/14; il giudizio riunito sulle censure mosse è stato fornito
con la sentenza 159/2016. La Regione Puglia ha impugnato anche il comma 420, sul quale si è
pronunciata la sentenza 143/2016 e la Regione Veneto il comma 428, il cui giudizio si è avuto
con la sentenza 176/2016. Per un commento sulle sentenze cfr. F. Fabrizzi, La Corte e le
Province cit.
44
Corte Cost., Sentenza 21 luglio 2016, n. 205.

75
n. 190 del 2014. La Corte ribadirà questi concetti con maggiore chiarezza nella
sentenza n. 84/2018 e in particolare nella sentenza n. 137/2018, che ha
dichiarato illegittimo l’intervento del legislatore statale nella parte in cui non
disponeva la riassegnazione delle risorse alle Regioni e agli enti locali
subentrati nell’esercizio di funzioni provinciali non fondamentali.
La legislazione regionale di attuazione della legge Delrio deve essere col-
locata e interpretata in questo contesto problematico. La tabella seguente
riassume le scelte delle Regioni con riguardo al riordino delle funzioni cultu-
rali e in particolar modo alle biblioteche.

REGIONE RIORDINO FUNZIONE VALORIZZAZIONE


BENI CULTURALI
ABRUZZO La funzione è trasferita alla Regione unitamente alle funzioni in
materia di Biblioteche di Enti locali e di interesse locale (l.r. n.
32/2015, art. 3)
BASILICATA Le funzioni relative alla cultura, alle biblioteche, alle pinacoteche e ai
musei, sono trasferite alla Regione (l.r. n. 49/2015, art. 3)
CALABRIA La funzione è trasferita alla Regione, ma continua ad essere svolta
dalle Province, cui era stata assegnata dall’art. 144 della l.r. n.
34/2002, nelle more di una legge regionale organica di riordino (l.r. n.
14/2015, art. 2)
CAMPANIA Sono riallocate in Regione le funzioni relativa alla “valorizzazione dei
beni di interesse storico, artistico e altre attività culturali”. Sono
mantenute in capo alle Province le attività e i servizi riconducibili alla
funzione non fondamentale “biblioteche, musei e pinacoteche” (l. r. n.
14/2015, art. 3)
EMILIA- La funzione è riallocata in Regione. La gestione delle reti
ROMAGNA bibliotecarie può essere svolta, previa convenzione, anche dagli enti
locali, incluse le Province (l.r. n. 13/2015, art. 56)
LAZIO La funzione è riallocata in Regione che la esercita «anche mediante
forme di delega, avvalimento e convenzione nelle quali sono
individuate le risorse finanziarie necessarie a garantire le spese per il
personale nonché le spese per il funzionamento degli uffici e dei beni
mobili strumentali allo svolgimento della funzione amministrativa»
(l.r. n. 17/2015, art. 7, c. 2).
Alle Province è delegata «la gestione, previa convenzione con la
Regione, delle strutture e servizi culturali e scientifici già istituiti dalle
stesse» (l.r. n. 17/2015, art. 7, c. 7)
LIGURIA La funzione è riallocata in Regione per gli aspetti che richiedono una
gestione unitaria, ai Comuni per quanto concerne i servizi di interesse
locale (l.r. n. 15/2015, art. 5)
LOMBARDIA La funzione è confermata in capo alle Province (l.r. n. 19/2015, art.
2), non alla Città Metropolitana di Milano (l.r. n. 32/2015, art. 3).
Con la successiva l.r. n. 25/2016 “Politiche regionali in materia
culturale - Riordino normativo” viene precisato che: le Province

76
This
eboo
k is o
w
REGIONE RIORDINO FUNZIONE VALORIZZAZIONE
BENI CULTURALI
esercitano le funzioni amministrative riguardanti le attività e lo
sviluppo dei sistemi bibliotecari locali e delle biblioteche di enti
locali, la promozione di servizi e attività culturali di rilevanza locale,
le attività e lo sviluppo dei sistemi museali locali, il coordinamento a
livello provinciale delle attività di censimento, inventariazione e
catalogazione dei beni culturali (art. 4)
MARCHE La funzione è trasferita alla Regione (l.r. n. 13/2015, art. 2). Come per
altre funzioni alcune funzioni specifiche potranno successivamente
essere affidate o delegate agli enti locali
MOLISE La funzione non è inclusa fra le funzioni non fondamentali oggetto di
riordino (l.r. n. 18/2015, art. 2 e allegato A). Risulta quindi di difficile

This
decifrazione il ruolo attuale delle Province
PIEMONTE La funzione è confermata in capo alle Province come tutte quelle
conferite a qualsiasi titolo con legge regionale vigente alla data di

eboo
entrata in vigore della legge di riordino (l.r. n. 23/2015, art. 2). Sono
definiti bacini ottimali in cui le funzioni confermate, attribuite o
delegate devono essere esercitate (art. 3)

k
PUGLIA Le funzioni in materia di valorizzazione dei beni culturali e in materia

is ow
di biblioteche, musei e pinacoteche sono trasferite alla Regione, le
funzioni in materia di attività culturali ai Comuni (l.r. n. 21/2015, art.
2 e l.r. n. 9/2016, artt. 2 e 3). La gestione della biblioteca “Santa
Teresa dei Maschi-De Gemmis” è trasferita alla Città metropolitana di

ned b
Bari (l.r. n. 9/2016, art. 5)
TOSCANA La funzione non compare nell’elenco delle funzioni trasferite, ma non
è esplicitamente confermata alle Province (l.r. n. 22/2015, art. 2).

y gab
Occorre tuttavia rilevare che la l.r. n. 21/2010 aveva ridimensionato il
ruolo delle Province nel settore
UMBRIA La funzione è trasferita alla Regione; le attività di promozione

riel
culturale ai comuni singoli o associati (l.r. n. 10/2015, art. n. 10, art. 4
e allegato A)
VENETO La funzione è confermata in capo alle Province come tutte le funzioni
già conferite dalla Regione alla data di entrata in vigore della legge di
riordino (l.r. n. 19/2015, art. 2)

Tabella 5 – Le funzioni culturali nelle leggi di riordino delle Regioni a statuto ordinario

Le leggi regionali, considerate nel loro insieme, possono essere variamente


classificate quanto alle modalità di riordino45. Da un punto di vista generale il

45
Cfr. Senato della Repubblica. Ufficio valutazione impatto, Ex Province: come funziona il
riordino degli enti di area vasta a tre anni dalla riforma?, Focus, luglio 2017, <https://
tinyurl.com/ycbfqnbv>; Camera dei deputati. Osservatorio sulla legislazione, Rapporto
2015-2016 sulla legislazione tra Stato, Regioni e Unione Europea. Roma: Camera dei

77
legislatore regionale sembra aver mutuato i profili della legislazione statale: un
orientamento contraddittorio, rivolto a un tempo alla soppressione e al riordino
delle Province; la tendenza a sacrificare sussidiarietà e adeguatezza o ad
anteporre la preoccupazione per la riduzione delle risorse al razionale riordino
delle funzioni assegnate all’ente intermedio. Da un punto di vista più specifico
le diverse configurazioni scelte dal legislatore regionale per il riordino della
funzione non fondamentale “valorizzazione dei beni culturali”, con riguardo
alla materia biblioteche, possono essere rappresentate come segue.

Figura 1 – Una possibile classificazione delle leggi regionali di riordino


riguardo alle funzioni culturali

Una valutazione del processo di riordino attuato dalle Regioni deve mettere
in conto le criticità che lo hanno accompagnato e condizionato: il già ricor-
dato ritardo della ricognizione delle funzioni amministrative oggetto di rior-
dino dovuto anche, al di là della generica formulazione delle competenze
provinciali, alla notevole differenziazione prodotta dalla legislazione regio-
nale46; la permanenza delle funzioni non fondamentali a carico dei bilanci
provinciali nelle more del completamento dei processi di riordino;

deputati, 2017, vol. II, p. 241 ss., <https://tinyurl.com/y7nqchnl>; Gli enti locali dopo la
“Legge Delrio” e le leggi regionali di attuazioni: rapporto di ricerca. Roma: ISSIRFA -
CNR, [2018], <https://tinyurl.com/yc8qyva9>; Claudia Tubertini, L’attuazione regionale
Th

della legge 56/2014: verso un nuovo assetto delle funzioni amministrative, «Le regioni», 44
(2016), n. 1, p. 107 ss.
is e

46
Cfr. C. Tubertini, L’attuazione regionale della legge 56/2014 cit., p. 105.
boo

78
k is
ow
l’incertezza sulla situazione del personale e sui processi di mobilità fra i cui
destinatari si è inserito frattanto anche lo Stato (Mibact, Ministero della giu-
stizia); le difficoltà dei Comuni e la debolezza delle Unioni dei Comuni
soprattutto nel Mezzogiorno, potenziali destinatari di funzioni ex provinciali.
A ciò si aggiunga il fatto che le Regioni hanno dovuto selezionare le funzioni
provinciali in base ai criteri imposti dal legislatore statale e a riallocare i re-
lativi organici rispettando la quota ex lege di personale sovrannumerario
individuato in modo uniforme per tutte le Province, senza tener conto della
quantità e rilevanza delle funzioni svolte nei diversi territori. Così i vari
Osservatori regionali preposti alle operazioni di riordino hanno lavorato con
diverse velocità condizionando lo stesso legislatore regionale, in più di un
caso evidentemente costretto dalle scadenze ravvicinate a provvedimenti
temporanei, che rinviano a futuri, più organici interventi legislativi, talvolta
anche senza l’indicazione della copertura finanziaria.
Passando in rassegna le leggi di riordino delle Regioni a statuto ordinario,
balza all’occhio la scelta di alcune grandi Regioni del nord di confermare alle
Province le precedenti attribuzioni, in particolare per quanto riguarda le reti
bibliotecarie e i relativi centri di servizi. In tal senso hanno legiferato
Lombardia e Veneto, anche se è difficile interpretare gli interventi legislativi
come l’esito di una riflessione strategica o non piuttosto della necessità di
ottemperare ai tempi stretti del processo di riordino riaffermando allo stesso
tempo l’autonomia regionale.
In Lombardia la riforma Delrio ha colpito un sistema di eccellenza, già in
crisi per effetto della difficile congiuntura economica e delle politiche di
contenimento della spesa pubblica. Così, i contributi regionali ai sistemi bi-
bliotecari, prima erogati alle Province come trasferimenti vincolati, poi dal
triennio 2010-2012 inseriti fra i contributi “fiscalizzati” e versati come anti-
cipo sui trasferimenti provinciali per i bolli auto, sono stati progressivamente
incamerati da diverse Province per far fronte ai “tagli” dei bilanci provinciali
operati dai provvedimenti statali sopra richiamati, determinando una situa-
zione di seria difficoltà per l’intero sistema delle biblioteche pubbliche lom-
barde. Le reti bibliotecarie, infatti, pur rappresentando in termini di costi
poco più del 10% del costo complessivo del sistema della pubblica lettura
lombardo, costituiscono il perno centrale di tutto il sistema47. Tuttavia, le
leggi regionali 7 ottobre 2016, n. 25 “Politiche regionali in materia culturale
- Riordino normativo” e 2 maggio 2017, n. 14 “Interventi per lo sviluppo dei
Th

sistemi bibliotecari della Città metropolitana di Milano”, hanno contribuito a


is
eb
oo

47
Cfr. Il sistema bibliotecario lombardo: un modello da difendere, 27 giugno 2013,
ki

<https://tinyurl.com/y8csd3q7>.
so
wn

79
e
stabilizzare il quadro istituzionale e a fornire maggiori certezze dal punto di
vista finanziario ai 44 sistemi bibliotecari lombardi come si può notare anche
dal Programma triennale per la cultura 2017-2019.
Il Piemonte, dal canto suo, ha confermato in linea generale alle Province le

Thi
precedenti attribuzioni, ma il ruolo di queste ultime nel settore dei sistemi

se
bibliotecari non è significativo come nella vicina Lombardia in ragione di
una diversa articolazione territoriale48 e di un modello di governance incen-

boo
trato sulla Regione in termini di organizzazione e di programmazione.

k
L’impatto del riordino delle funzioni non fondamentali provinciali è stato

is
pertanto, con riguardo al settore bibliotecario, meno critico che altrove. Un

o
possibile fattore di criticità, ossia la gestione della biblioteca civica di Asti,

wned
unica biblioteca del nord del nostro paese assimilabile alle biblioteche pro-
vinciali del centro-sud49, è stato risolto con l’istituzione, dal 1° gennaio 2012,
della Fondazione Biblioteca Astense alla quale partecipano il Comune di Asti

by
e la locale Fondazione Cassa di risparmio. g
Il Veneto, invece, oltre a confermare le competenze già svolte dalle
ab
Province nell’ambito delle reti bibliotecarie, ha inserito nella legge regionale di
riel

riordino anche il finanziamento delle funzioni provinciali non fondamentali


la

riattribuite alle Province prevedendo uno stanziamento di quaranta milioni per


ME

ciascuno degli anni 2016 e 2017 (l.r. n. 19/2015, art. 9). Diversamente, in
Emilia-Romagna i Comuni capoluogo hanno sostituito le Province nella ge-
L E

stione delle reti bibliotecarie provinciali, a eccezione delle Province di Reggio


,

Emilia e di Ravenna, che in virtù della funzione fondamentale di assistenza


or

tecnico-amministrativa attribuita dalla legge Delrio, di convenzioni con i


e d

Comuni e delle convenzioni previste dalla legge regionale di riordino (art. 56),
r 2

hanno continuato a garantire i servizi cooperativi. La Regione inoltre, a partire


06

dal 2016, cofinanzia le reti con un contributo pari a 10 centesimi per abitante.
0

Più critica si è rivelata invece la situazione in Liguria, dove la Regione ha


000

riassorbito le funzioni provinciali in ambito culturale e demandato i servizi di


interesse locale ai Comuni (l.r. n. 15/2015, art. 5, comma 2). Al momento i
9

servizi delle reti bibliotecarie che si dispiegano su un’area territoriale inter-


5 /2

media fra Regione e Comune, non sembrano aver trovato ancora un ente o
/ 2

una soluzione istituzionale cui ancorarsi. Inoltre, da tempo la Regione ha


02

ridotto in modo significativo rispetto al passato l’impegno nel settore biblio-


9:0 0

48
L’art. 3 individua come ambiti territoriali ottimali: a) Novarese, Vercellese, Biellese e
3:4

Verbano-Cusio-Ossola; b) Astigiano e Alessandrino; c) Cuneese.


49
Dal 1961 al 2011 la Biblioteca è stata gestita nella forma di consorzio tra Comune e
1

Provincia. In quanto consorziale poteva essere assimilata a una biblioteca provinciale: cfr.
PM

Dario D’Alessandro, La biblioteca provinciale in Italia: appunti per una storia non scritta,
«Bollettino AIB», 40 (2000), n. 1, p. 75-82.

80
0
600
r 20
tecario: basti considerare che dal 2012-2013 non risultano attivi bandi per la

o rd e
concessione di contributi. In questo contesto è emblematico il caso del
sistema bibliotecario provinciale di La Spezia e del suo centro servizi. La

,
Provincia, anche se la legge Delrio, come si è sopra argomentato, lo avrebbe

ELE
consentito, non è stata in grado di farsi carico della rete e del suo centro ser-
vizi a causa dei tagli statali ai bilanci provinciali che hanno generato all’Ente
aM
una situazione di predissesto finanziario. La Regione, a sua volta, non si è
riell

fatto carico della gestione del servizio, forse perché non incluso nell’agenda
delle priorità o forse per la frattura del nesso fra trasferimento di funzioni
gab

provinciali e risorse generata dalla legge di stabilità 2015. Viene quindi coin-
volto il Mibact che, nel clima di fiducia nella soppressione delle Province e in
by

virtù del controverso decreto-legge 78/2015, ha inserito la biblioteca del cen-


tro servizi del sistema bibliotecario provinciale – definita impropriamente
ned

“biblioteca provinciale” - fra le biblioteche meritevoli di salvaguardia. Si è


s ow

ritenuto, insomma, che il Ministero potesse essere il soggetto gestore almeno


del servizio bibliotecario in virtù di uno specifico accordo di valorizzazione.
L’accordo però non è stato sottoscritto e, dopo l’esito referendario, ci si è
ok i

forse resi conto che l’istituto, il servizio e la materia sono di competenza co-
ebo

stituzionale regionale. Frattanto il personale non collocabile a riposo è stato


ricollocato in mobilità interna presso altri comparti dell’ente provinciale o in
mobilità esterna presso altre biblioteche statali. Il risultato è che la biblioteca
This

è chiusa e i servizi territoriali interrotti. Forse le autonomie locali, piuttosto


che immaginare il soccorso statale, paradossale per servizi di prossimità,
avrebbero dovuto pretendere le risorse che le sentenze della Corte Costitu-
zionale sopra richiamate hanno finalizzato all’attuazione della legge Delrio.
Il caso di La Spezia non è l’unico. Nel centro-sud, in particolare, dove le
biblioteche provinciali svolgono un ruolo significativo anche come centri di
coordinamento di reti territoriali o poli SBN, si sono riproposte le stesse dif-
ficoltà nell’attuazione del processo di riordino delle funzioni non fondamen-
tali e nella ricerca di un ancoraggio istituzionale.
Il Mibact, coinvolto nella questione dal d.l. 78/2015, per ciò che concerne
le biblioteche ha censito 112 istituti bibliotecari di appartenenza provinciale e
realizzato una sorta di banca dati ad hoc contenente dati dell’Anagrafe delle
biblioteche gestita dall’ICCU e dati di diversa provenienza. Il 12 ottobre
2015 l’elenco è stato sottoposto al Comitato tecnico-scientifico competente
per stabilire quali di queste biblioteche «fossero maggiormente meritevoli di
attenzione ai fini della salvaguardia»50. Il perimetro di azione, sia pure nel

50
MiBACT, Consiglio superiore Beni culturali e paesaggistici, Resoconto della seduta del
giorno 16 ottobre 2017, <https://tinyurl.com/yaxnk8x4>.

81
generale clima di fiducia nella riforma del Titolo V, ma in ogni caso a Costi-
tuzione invariata, è costituito dalla «effettiva tutela del patrimonio culturale»
e dalla garanzia della «continuità del servizio pubblico di fruizione dello
stesso» (art. 16, c. 1-quater), soprattutto per gli archivi, con possibilità di
estensione ad altri istituti «senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pub-
blica»: un perimetro, cioè, che escluderebbe la gestione di reti territoriali o di
servizi di prossimità tipici di una biblioteca pubblica. Le biblioteche giudi-
cate maggiormente meritevoli di attenzione sono le seguenti:

Codice ISIL Denominazione Sede


IT-SP0076 Centro sistema bibliotecario provinciale La Spezia
IT-FI0099 Biblioteca Moreniana Firenze
IT-PI0113 Biblioteca provinciale Pisa
IT-CH0020 Biblioteca provinciale “Angelo C. de Meis” Chieti
IT-AQ0047 Biblioteca provinciale “Salvatore Tommasi” L’Aquila
IT-PE0018 Biblioteca provinciale “Gabriele D’Annunzio” Pescara
IT-TE0024 Biblioteca provinciale “Melchiorre Delfico” Teramo
IT-CB0007 Biblioteca provinciale “Pasquale Albino” Campobasso
IT-AV0007 Biblioteca provinciale “Giulio e Scipione Capone” Avellino
IT-BN0015 Biblioteca provinciale “Antonio Mellusi” Benevento
IT-SA0063 Biblioteca provinciale Salerno
IT-BA0136 Biblioteca provinciale “Santa Teresa dei Maschi - De
k is owne Bari This eboo
Gemmis” d by gabr
IT-BR0003 iella MEL
Biblioteca provinciale Brindisi
IT-FG0046
E, order 2
Biblioteca provinciale “La Magna Capitana” Foggia
060000 9
/25/20 IT-LE0098 Biblioteca provinciale “Nicola Bernardini” Lecce
IT-MT0029 Biblioteca provinciale “Tommaso Stigliani” Matera
IT-PZ0081 Biblioteca provinciale Potenza
IT-CA0156 Biblioteca metropolitana Cagliari

Tabella 6 – Le biblioteche provinciali indicate dal Mibact come meritevoli di salvaguardia

In realtà, come si vedrà nel seguito, solo un istituto contenuto nell’elenco sarà
trasferito allo Stato nell’ambito di uno specifico accordo di valorizzazione ex
art. 112 del Codice51 e con esiti al momento insoddisfacenti. Nel caso delle

51
Art. 112, comma 4: «Lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali stipulano
accordi per definire strategie ed obiettivi comuni di valorizzazione, nonché per elaborare i
conseguenti piani strategici di sviluppo culturale e i programmi, relativamente ai beni cultu-
rali di pertinenza pubblica. Gli accordi possono essere conclusi su base regionale o subregio-
nale, in rapporto ad ambiti territoriali definiti, e promuovono altresì l’integrazione, nel pro-
cesso di valorizzazione concordato, delle infrastrutture e dei settori produttivi collegati. Gli

82
biblioteche provinciali del centro-sud sono doverose due considerazioni. La
prima riguarda la debolezza del tessuto comunale meridionale, che ha
generato nei direttori e nel personale delle biblioteche provinciali un certo
grado di diffidenza nei confronti del trasferimento dei servizi bibliotecari al
Comune capoluogo e la preferenza per una destinazione regionale. La
seconda, al contrario, riguarda la diffidenza dell’ANCI nei confronti delle
biblioteche provinciali, o almeno nei confronti di alcune di esse, considerate
strutture più votate alla conservazione che ai servizi di maggior interesse per i
Comuni52.
Queste considerazioni non riguardano la Toscana, la cui legge di riordino
accentra nella Regione significative competenze provinciali senza però men-
zionare la cultura o le biblioteche. Le reti documentarie toscane, d’altra parte,
sovrappongono all’articolazione provinciale un’organizzazione in cui il ruolo
di “centro rete” è per lo più assunto dalla biblioteca del capoluogo e in cui un
ruolo significativo di supporto e di sostegno finanziario è svolto dalla
Regione. In questo contesto le criticità del riordino si sono concentrate sulla
Biblioteca Moreniana, poi passata alla Città metropolitana di Firenze e, so-
prattutto, sulla biblioteca della Provincia di Pisa53 che giocoforza è uscita dal
perimetro del bilancio provinciale e dopo una travagliata fase di accordi con
l’università, di mobilità del personale e persino di chiusura, ha acquisito nel
2018 una nuova fisionomia gestionale e biblioteconomica e una nuova deno-
minazione in una nuova sede.
Contrariamente alla Toscana la Regione Abruzzo si è riappropriata delle
funzioni «in materia di valorizzazione dei beni culturali e in materia di
Biblioteche di Enti Locali e di interesse locale» (l.r. n. 32/2015, art. 3,
comma 1, lett. a). La scelta della Regione è avvenuta dopo un dibattito sulla

accordi medesimi possono riguardare anche beni di proprietà privata, previo consenso degli
interessati. Lo Stato stipula gli accordi per il tramite del Ministero, che opera direttamente
ovvero d’intesa con le altre amministrazioni statali eventualmente competenti».
52
Si tratta di una posizione singolarmente simile a quella espressa trenta anni fa da Marco
Santoro e Raffaele De Magistris a proposito delle biblioteche provinciali campane: «[Le
biblioteche provinciali] non paiono assimilabili al modello funzionale cui si ispirano le
biblioteche comunali, dalle quali divergono non solo per dimensioni fisiche e del patrimonio
bibliografico, bensì in taluni tratti sostanziali. Semmai la cornice di referenti più appropriata
in cui andrebbero inquadrate è quella tipica delle ‘biblioteche storiche statali’, sia per il
carattere prevalentemente di conservazione delle loro raccolte, che per la fisionomia socio-
culturale dell’utenza»: Biblioteche anno zero? Indagine sulle biblioteche in Campania.
Napoli: De Dominicis, 1987, p. 225.
53
Cfr. in proposito Milvia Dabizzi, Biblioteca provinciale di Pisa: quale futuro?, «Bibelot»,
is
21 (2015), n. 1, p. 12-14: Ead., Ultime notizie dalla biblioteca provinciale di Pisa, «Bibelot»,
21 (2015), n. 2, p. 28. Th
83
progettazione di un sistema bibliotecario abruzzese e in una stagione di pro-
gressiva riduzione, se non azzeramento, dei finanziamenti regionali alle
biblioteche previsti dalla l.r. n. 32/1985 e di riduzione dei finanziamenti pro-
vinciali per effetto dei tagli sopra illustrati e ha dato l’avvio a una complessa
e accidentata fase di trasferimento della funzione estesa al personale, ai beni
e alle attrezzature che si è conclusa nel 2016 con specifici accordi con cia-
scuna delle Province abruzzesi54. La conclusione però ha riguardato solo il
percorso amministrativo, perché sul piano dei servizi e delle prospettive di
sviluppo i problemi preesistenti non sono stati superati e la nuova colloca-
zione istituzionale sembra addirittura aver determinato ulteriori crisi di
risorse professionali ed economiche come denunciato dagli ex direttori delle
biblioteche provinciali55 e dalla Sezione abruzzese dell’AIB. Ciò non deve
stupire, perché quella attuata, qui e in altre Regioni, è stata una sorta di sussi-
This servono
diarietà verticale inappropriata. Le biblioteche pubbliche
e una comu-
b o o
nità e le sue passioni identitarie e devono essere ancorate a entikois strutture
owned
gestionali che di quella comunità sappiano interpretare i bisogni e le aspetta- by ga
tive, che dispongano di una cultura organizzativa orientata ai servizi di pros-
simità e al welfare locale: caratteristiche che le Regioni e tantomeno lo Stato
possono avere in ragione della loro dimensione troppo ampia e della loro
eccessiva distanza dalla realtà locale.
Il Molise, invece, appartiene al novero di Regioni che hanno scelto di con-
fermare le funzioni culturali alle Province e ciò ha comportato la dipendenza
delle due biblioteche provinciali di Campobasso e Isernia da bilanci provin-
ciali resi più precari dalla l. 190/2015. Diversamente dall’auspicio formulato
dai bibliotecari della biblioteca provinciale di Campobasso di regionalizzare
le due biblioteche provinciali molisane e di istituire un sistema bibliotecario
molisano56, dopo accese discussioni sulla loro collocazione più appropriata e
dopo controverse vicissitudini che hanno condotto anche alla interruzione dei
servizi, il 13 settembre 2016 Mibact, Regione Abruzzo e le due Province

54
Gli Accordi con le Province sulle biblioteche provinciali sono stati sottoscritti il 5
settembre 2016. I testi degli Accordi, comprensivi di allegati, sono stati pubblicati in un
numero speciale del Bollettino ufficiale della Regione Abruzzo (n. 135 del 4 novembre 2016,
IV voll.).
55
Cfr. Per la salvezza delle Biblioteche storiche abruzzesi: lettera aperta al Presidente della
Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, «i due Punti», 22 novembre 2017, <https://tinyurl.
com/ya99qucy>.
56
Cfr. Appello dei bibliotecari della Biblioteca provinciale “P. Albino” di Campobasso al
Presidente della Regione Molise per la salvaguardia della Biblioteca e del Polo SBN della
Provincia di Campobasso, petizione lanciata su change.org, 2015, <https://tinyurl.com/
ydcd7l6p>.

84
This ebook is
molisane hanno sottoscritto un accordo di valorizzazione riguardante la
Biblioteca “Albino” di Campobasso, la sede del Museo sannitico “Palazzo
Mazzarotta”, le opere del maestro Antonio Pettinicchi, la collezione di
Giuseppe Ottavio Eliseo, il patrimonio documentario degli Archivi storici
provinciali, i due edifici di proprietà della Provincia di Isernia presenti
nell’area del Museo del paleolitico e il percorso di accesso al sito archeolo-
gico di Pietrabbondante. Contemporaneamente è stato perfezionato il passag-
gio al Ministero degli otto dipendenti della Provincia di Campobasso adibiti
alla gestione dei servizi bibliotecari e si è formalizzato l’impegno per una
prossima riallocazione di altri tre bibliotecari della Provincia di Isernia.
Commentando questo Accordo il sottosegretario Antimo Cesaro ha eviden-
ziato che, coerentemente con la normativa regionale del Molise e per un prin-
cipio di sussidiarietà, il Ministero «ha assorbito e si è fatto carico di beni e
istituti culturali provinciali, compresa la Biblioteca “Pasquale Albino” di
Campobasso per due motivi principali: l’assenza fino a oggi di una Biblioteca
Statale nella Regione e la conseguente volontà del Mibact di rilanciare la
Albino quale presidio culturale centrale e l’impegno di coinvolgere
l’importante e ancora poco conosciuto patrimonio culturale molisano nella
grande sfida che ci attende nei prossimi anni: valorizzare tutti i beni storico-
artistici e bibliotecari del Mezzogiorno per farne, anche attraverso nuovi cir-
cuiti turistici, una leva di sviluppo economico ed occupazionale»57. In realtà
il transito del personale e del patrimonio della Biblioteca al Ministero non si
è concretato attraverso l’istituzione di una nuova biblioteca statale o nazio-
nale, che avrebbe richiesto un laborioso procedimento di modifica di un
d.P.R., ma in un semplice trasferimento nella struttura organizzativa del
Ministero, nella fattispecie il Polo museale del Molise e allo scopo è stata ri-
chiesta dalla Direzione generale Biblioteche la modifica al d.m. 23 novembre
201458. In ogni caso, il 26 maggio 2017 la Biblioteca P. Albino è stata conse-
gnata “in uso governativo” all’Agenzia del demanio ed è stata inclusa fra le
strutture in disponibilità del Polo museale del Molise. Dal 1° settembre 2016
è chiusa per lavori di messa in sicurezza dell’edificio che la ospita.
La Campania, come parzialmente la Puglia, ha scelto di segmentare la fun-
zione “valorizzazione dei beni culturali” avocando a sé la funzione a eccezione
delle attività riguardanti le biblioteche, i musei e le pinacoteche. La scelta è
stata effettuata per contemperare esigenze di unitarietà e di salvaguardia delle
identità culturali locali. Una soluzione istituzionale di questo tipo, non conside-

57
Cfr. il comunicato stampa del 13/9/2016: <https://tinyurl.com/y74jq36x>.
58
MiBACT, Consiglio superiore Beni culturali e paesaggistici, Resoconto della seduta del
giorno 16 ottobre 2017 cit., p. 7.

85
rando le successive sentenze della Corte costituzionale, comporta
l’ottemperanza all’art. 1, comma 427 della l. 190/201559, ossia porre in capo
all’ente delegante o affidante tutte le spese. Coerentemente la Regione Campa-
nia ha provveduto a concordare con le Province titolari di biblioteche entità e
modalità del rimborso60. Giova sottolineare che secondo l’interpretazione della
Regione il personale impiegato nelle biblioteche rimane personale appartenente
ai ruoli provinciali i cui costi sono rimborsati dalla Regione stessa. Questa in-
terpretazione ha dato adito a non poche discussioni e a ricorsi giurisdizionali
stante i buoni motivi per ritenere che la via maestra consista nel passaggio del

Th
personale nei ruoli della Regione e nella loro successiva assegnazione alle bi-
blioteche provinciali61. Certo è che il personale delle biblioteche provinciali di

is
Avellino e Salerno si è visto in un primo momento inserito nel portale nazio-

eb
nale della mobilità e successivamente cancellato e ricollocato negli organici

o o
provinciali. Ciò ha generato uno stato di inquietudine e incertezza e la sensa-

ki
zione di essere collocati in una sorta di limbo.

o s
wn
59 d e
«A conclusione del processo di ricollocazione di cui ai commi da 421 a 425, le regioni e i
by
comuni, in caso di delega o di altre forme, anche convenzionali, di affidamento di funzioni agli
enti di cui al comma 421 o ad altri enti locali, dispongono contestualmente l’assegnazione del
g

relativo personale con oneri a carico dell’ente delegante o affidante, previa convenzione con gli
b a

enti destinatari».
r i el

60
Cfr. Delibera della Giunta regionale n. 213 del 18 maggio 2016 a oggetto “Legge regionale 9
la

novembre 2015, n. 14 - Approvazione delle Intese con gli enti di area vasta di Avellino,
Caserta e Salerno” (BURC n. 34 del 30 maggio2016); Delibera della Giunta regionale n. 212
M

del 18 maggio 2016 a oggetto “Approvazione delle Intese ai sensi dell’articolo 7, comma 3,
E L

della Legge regionale 9 novembre 2015, n. 14 e integrazione della deliberazione di Giunta


E

regionale n. 616 del 30 novembre 2015” (BURC n. 32 del 23 maggio 2016) che include
, o

l’Intesa con la Provincia di Benevento e la Città metropolitana di Napoli. Successivamente la


rde

Regione ha istituito uno specifico capitolo di spesa: cfr. Delibera della Giunta regionale n. 564
del 18 ottobre 2016 a oggetto “Legge n. 56/2014 E N. 14/2015, art. 3 commi 2 E 3 - Funzione
20 r

non fondamentale “Biblioteche, musei e pinacoteche”: Istituzione Capitolo di spesa,


individuazione singole attività e servizi specifici” (BURC n. 75 del 14 novembre 2016).
00 6

61
Così anche le linee guida emanate dal Ministro per la semplificazione e la pubblica
amministrazione e dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie: cfr. Circolare n. 1/2015:
00

Linee guida in materia di attuazione delle disposizioni in materia di personale e di altri profili
9

connessi al riordino delle funzioni delle province e delle città metropolitane. Articolo 1, commi
/2

da 418 a 430, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, p. 19, <https://tinyurl.com/yayt3sdd>. Per
5/2

un inquadramento della questione si vedano l’interrogazione del consigliere regionale Alberico


0

Gambino e la relativa risposta scritta: Funzione non fondamentale Musei e Biblioteche delle
2

Province. Rivisitazione decisione assunta. Interrogazione a risposta scritta ai sensi Art. 127
09

comma 4° Regolamento Funzionamento Consiglio, prot. n. 2156/2016 del 28 novembre 2016,


:0

<https://tinyurl.com/y8opf5vl>; Riscontro interrogazione consiliare a risposta scritta R.G. n.


3

537, prot. n. 356/2017 del 4 gennaio 2017, <https://tinyurl.com/y85pxkep>.


: 4 1 P

86
M
La Regione Puglia ha ricondotto a sé le funzioni in materia di valorizza-
zione dei beni culturali e in materia di biblioteche, musei e pinacoteche, sta-
bilendo allo stesso tempo che possano essere esercitate dalla Regione anche
mediante forme di avvalimento e convenzione con la Città metropolitana di
Bari e le altre Province (l.r. n. 9/2016, art. 2, comma 3). Il personale addetto
alle funzioni in materia di valorizzazione dei beni culturali e in materia di
biblioteche, musei e pinacoteche è stato assunto dalla Regione con decor-
renza dal 1° agosto 2016 e dal 1° settembre 2017 62. La biblioteca provinciale
di Bari è stata invece trasferita alla Città metropolitana di Bari. Dopo un
periodo di difficile operatività da parte delle biblioteche, con specifici accordi
con le Province di Brindisi, Foggia e Lecce63, esito di un più ampio accordo
interistituzionale fra Regione Puglia, l’UPI, l’Anci e le Province di Brindisi,
Foggia e Lecce, è stato stabilito il passaggio in capo alla Regione del servizio
svolto biblioteche provinciali, unitamente al personale, e la contestuale sal-
vaguardia dell’articolazione delle attuali sedi, che rimangono di proprietà
delle Province e sono dalle stesse concesse in comodato gratuito alla
Regione. Gli Accordi recepiscono anche l’articolazione dei poli biblio-
museali all’interno dei quali confluiscono i servizi bibliotecari e museali
sinora gestiti dalle Province64 e il modello di governance65. La Puglia quindi,
a differenza di gran parte delle altre Regioni, ha affrontato il riordino delle
funzioni culturali delle Province con l’obiettivo di favorire la costruzione di
un sistema regionale dei musei, delle biblioteche e dei luoghi di cultura,
capace di dialogare con le strutture periferiche dello Stato, di implementare
standard uniformi dei servizi e di mettere a valore i patrimoni nel quadro di
e
This una politica unica e coordinata di valorizzazione e fruizione. Tuttavia, la

62
Cfr. la deliberazione Giunta regionale n. 1290 del 10 agosto 2016 a oggetto “Legge
regionale n. 9 del 27 maggio 2016 - Funzioni in materia di valorizzazione dei Beni culturali e
in materia di biblioteche, di musei, pinacoteche e turismo - Personale ricollocato nell’organico
della Regione Puglia. Definizione sedi operative” (BURP n. 101 del 2/9/2016).
63
La Provincia di Brindisi ha approvato l’Accordo con deliberazione del Consiglio provin-
ciale n. 15 del 12 giugno 2017 ed è stato sottoscritto il 18 ottobre 2017; la Provincia di Lecce
ha approvato l’Accordo con deliberazione del Consiglio provinciale n. 24 dell’8 giugno 2017
ed è stato sottoscritto il 13 dicembre 2017; la Provincia di Foggia ha sottoscritto l’accordo il
12 ottobre 2017 [non è stato possibile consultare la delibera di approvazione].
64
L’articolazione è la seguente: polo biblio-museale di Foggia (Biblioteca provinciale,
Museo del territorio, Museo delle scienze naturali, Galleria d’arte contemporanea, Museo
interattivo delle scienze); polo biblio-museale di Lecce (Museo Sigismondo Castromediano,
Pinacoteca, Biblioteca provinciale, Palazzo Comi, ex Convitto Palmieri per la parte dedicata
alla biblioteca provinciale); polo biblio-museale di Brindisi (Biblioteca provinciale, Museo
archeologico provinciale e biblioteca annessa).
65
Per ragguagli cfr. <http://www.piiilculturapuglia.it/poli-biblio-museali/>.

87
costruzione di questo sistema ha scontato ritardi, anche nell’implementazione
del modello di governance, e difficoltà operative che potrebbero indurre a
ricercare soluzioni alternative.
Anche la Regione Basilicata ha scelto di riaccentrare le funzioni bibliote-
carie. Tale scelta è stata consentanea con le richieste dei bibliotecari delle bi-
blioteche provinciali di Potenza e Matera e della locale Sezione dell’AIB e,

T h
come si è detto, con un comune sentire dei bibliotecari delle provinciali del

is
centro-sud. Il trasferimento alla Regione delle funzioni “in materia di cultura,

eb
biblioteche, pinacoteche e musei” e del personale adibito a tali funzioni è av-

o
venuto per effetto della l.r. n. 49/2015. Successivamente la materia è stata

ok i
delegata alle Province sino al 31 dicembre 201766 e il personale bibliotecario

so
è stato formalmente distaccato presso di esse. Con legge regionale 30 dicem-
bre 2017, n. 39 il termine della delega – e con ciò il distacco del personale

wn
presso le Province – è stato prorogato al 31 dicembre 2018 (art. 27) procra-

e
stinando quindi una situazione da più parti percepita come temporanea o pre-

d
caria. Il carattere transitorio della proroga delle deleghe è accentuato anche

b yg
dalla progettualità regionale riguardante le sedi: a Matera, capitale europea
della cultura 2019, la sede della biblioteca provinciale è immaginata come

ab
polo culturale di comunità, come luogo di interazione fra il sistema bibliote-

riell
cario, le attività di informazione e animazione e il sistema informativo turi-
stico dell’Apt; a Potenza la nuova sede della biblioteca provinciale diventerà

aM
anche sede della Biblioteca nazionale in virtù di un accordo tra il Segretariato
regionale e la Provincia67. E
LE,
L’ultima delle Regioni a statuto ordinario qui considerate, la Calabria, ha
riassunto nell’ambito delle proprie competenze amministrative le funzioni già
or

trasferite alle Province rinviando a tempi successivi una legge di attuazione


de

vera e propria. Conseguentemente il relativo personale provinciale è transi-


r 20

tato nei ruoli della Giunta regionale. Nell’attesa di una legge di riordino – con
il rischio di una fase transitoria à l’italienne – a parte le funzioni connesse
6

alle materie “agricoltura, caccia e pesca” e “formazione professionale”, altre


00

funzioni divenute non fondamentali con la legge Delrio hanno continuato a


00

essere svolte presso le Province con l’onere, sempre più insostenibile, di anti-
9/25

cipare i costi di gestione e del personale in realtà spettanti alla Regione come
/2 0

66
Cfr. deliberazione della Giunta regionale n. 280 del 29 marzo 2016 a oggetto “L.r.
2

N.49/2015: disposizioni per il riordino delle funzioni provinciali in attuazione della legge 7
0 9:

aprile 2014, n.56 e s.m.i. Approvazione schema tipo di accordo per la gestione delle funzioni
e del rapporto di lavoro di n.86 dipendenti provenienti dalle Province trasferiti nel ruolo
0

organico della Regione Basilicata nell’ambito della dotazione organica regionale vigente”.
3

67
:

Cfr. MiBACT, Consiglio superiore Beni culturali e paesaggistici, Resoconto cit., p. 5.


4 1P

88
M
stabilito dalla legge n. 125/201568. In questo contesto le Province titolari di
biblioteche, ancorché non riconosciute dal Ministero come meritevoli di par-
ticolare salvaguardia, hanno cercato soluzioni autonome. È il caso della

Th
Provincia di Cosenza, che ha ricercato forme di collaborazione sul piano fun-
zionale gestionale con la Biblioteca nazionale nell’ambito di uno specifico

is e
accordo di valorizzazione col Mibact.

ok bo
Dopo il referendum

is o
Dopo l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, che ha

wn
respinto il testo del disegno di legge costituzionale approvato in seconda vo-

d e
tazione dalla Camera dei deputati il 12 aprile 2016 (G.U. n. 88 del 15 aprile

b
2016) e conseguentemente la revisione del Titolo V della Costituzione, con-

y
tenente fra l’altro disposizioni per la “decostituzionalizzazione” delle

ga
Province, il contesto applicativo della legge Delrio è profondamente cam-

b
biato. La legge, infatti, era stata approvata allo scopo di ridimensionare il

riell
ruolo delle Provincie e di istituire le Città metropolitane a Costituzione inva-

aM
riata, confidando sul fatto che la legge costituzionale allora in gestazione
avrebbe consentito di darvi piena copertura a posteriori. Proprio per questa
E
sua natura dichiaratamente anticipatrice di norme costituzionali future e
LE,
incerte, la l. n. 56/2014 si muoveva verosimilmente al limite della costituzio-
nalità. Si può dire, insomma, che anche nella legislazione ordinaria era stata
or

applicata una tecnica della comunicazione politica: quella dell’annuncio. La


de

legge Delrio annunciava (e, paradossalmente, annuncia tuttora, ancorché


r 20

dopo il referendum), nel comma 51, la “riforma del titolo V della parte
seconda della Costituzione e delle relative norme di attuazione”, configuran-
60

dosi ipso facto come disciplina dichiaratamente transitoria.


00 0

68
Cfr. art. 7, comma 9 quinquies: «Al fine di dare compiuta attuazione al processo di rior-
9

dino delle funzioni delle province disposto dalla legge 7 aprile 2014, n. 56, le regioni che, ai
/ 25/

sensi dell’articolo 1, comma 95, della medesima legge, non abbiano provveduto nel termine
ivi indicato ovvero non provvedano entro il 31 ottobre 2015 a dare attuazione all’accordo
20

sancito tra Stato e regioni in sede di Conferenza unificata l’11 settembre 2014, con
20 9

l’adozione in via definitiva delle relative leggi regionali, sono tenute a versare, entro il 30
novembre per l’anno 2015 ed entro il 30 aprile per gli anni successivi, a ciascuna provincia e
città metropolitana del rispettivo territorio, le somme corrispondenti alle spese sostenute
:0

dalle medesime per l’esercizio delle funzioni non fondamentali, come quantificate, su base
3

annuale, con decreto del Ministro per gli affari regionali, di concerto con i Ministri
: 4

dell’interno e dell’economia e delle finanze, da adottare entro il 31 ottobre 2015. Il versa-


1P

mento da parte delle regioni non è più dovuto dalla data di effettivo esercizio della funzione
da parte dell’ente individuato dalla legge regionale».
M

89
ll rie
gab by
Dopo la sonora bocciatura referendaria della revisione del Titolo V della
Costituzione e delle connesse disposizioni per l’espunzione delle Province dal

ed
testo della Carta costituzionale, c’è da chiedersi ora se sia legittimo un intervento

ow n
legislativo che, a Costituzione confermata e in senso contrario alle indicazioni
della Carta fondamentale, modifica così in profondità l’ente Provincia sia

s
riducendone le funzioni, sia cancellandone il carattere politico-rappresentativo

ki
per trasformarlo in buona sostanza, come si è sopra evidenziato, in una forma

boo
associativa dei Comuni. Non c’è da stupirsi, quindi, se la forte riduzione di
funzioni provinciali possa apparire a rischio di censura per contrasto con gli artt.
e s
114, comma 1, 117, commi 3 e 4 e 118, comma 2 della Costituzione.
Thi
Su questo naturalmente il dibattito è aperto69. Tuttavia anche se alla luce
degli esiti del referendum costituzionale la riforma attuata può apparire di
dubbia legittimità costituzionale, essa ha comunque prodotto anche nel set-
tore bibliotecario conseguenze profonde e forse irreversibili. In vaste aree del
Paese il destino dei servizi bibliotecari un tempo in capo alle Province è tut-
tora incerto e le soluzioni qua e là prospettate, in particolare nel centro-sud –
sussidiarietà verticale verso le Regioni o lo Stato – a parte le permanenti dif-
ficoltà attuative, per taluni profili paiono illogiche in relazione alla natura
stessa della biblioteca pubblica come servizio alla comunità o come patrimo-
nio della comunità e forse consolideranno l’assenza di una vera e propria
biblioteca pubblica in molte città. Per quanto riguarda le reti o i sistemi bi-
bliotecari si è ancora alla ricerca delle dimensioni territoriali adeguate e dei
profili organizzativi più adatti a garantire la sostenibilità dei servizi bibliote-
cari. Come ha scritto Gianfranco Rebora all’inizio del dibattito sulla riforma
delle Province «la decisione di alleggerire il reticolo istituzionale eliminando
con le province un livello della rappresentanza politica territoriale è destinata
ad aprire più che risolvere una serie di problemi: ma si tratta però dei pro-
blemi “giusti”, quelli [che] serve davvero affrontare per migliorare il sistema
delle pubbliche amministrazioni»70 e cioè la riorganizzazione per linee oriz-
zontali di interi comparti destinati a erogare servizi in aree territoriali di
dimensioni adeguate e sottratte alle antiche geometrie amministrative. La
sensazione è però che i problemi si siano accentuati, come dimostrano le
leggi regionali di riordino, molte delle quali non affrontano in modo organico
la riorganizzazione territoriale dei servizi.

69
Per un inquadramento della problematica cfr. Mario Gorlani, Quale futuro per le Province
dopo l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, «Federalismi.it», (2017), n.
5, <https://tinyurl.com/yay567fl>; Giovanni Boggero, “In attesa della riforma del Titolo V”.
L’attesa è finita: quid juris?, «Istituzioni del federalismo», 37 (2016), n. 3, p. 635-664.
70
Gianfranco Rebora, Abolire le Province: uno shock benefico per rinnovare le PA cit.

90
ME
abriella
ed by g

Diritto d’autore
wn
ook is o

Le biblioteche e il “pacchetto copyright” presentato dall’UE nel 2016

Dopo numerosi tentativi, avviati dalla Commissione europea almeno dal


This eb

2008, di risolvere le criticità evidenziate in materia di diritto d’autore me-


diante accordi volontari tra stakeholder, nel 2015 viene annunciata, nella
Strategia per il mercato unico digitale pubblicata dalla Commissione europea
il 6 maggio 2015 (COM 2015/192)1, la modernizzazione delle direttive e dei
regolamenti dell’Unione in materia di copyright. Nel 2016 questo annuncio,
corredato di ulteriori documenti e raccolte di dati2, si è effettivamente concre-
tizzato in un pacchetto di proposte di strumenti normativi, in parte poi adot-
tati nel 2017 e in parte ancora in corso di discussione e revisione.
Gli obiettivi perseguiti sono gli stessi già annunciati nel 2010 in occasione
dell’adozione dell’Agenda digitale europea per il 2020: migliorare l’accesso
ai contenuti online; migliorare il funzionamento del mercato; superare la
frammentazione delle legislazioni nazionali; accrescere le opportunità di uti-
lizzo anche digitale di opere protette da copyright per finalità culturali, didat-
tiche, di ricerca. A questi obiettivi si aggiunge quello dell’implementazione
del trattato OMPI di Marrakesh del 2013 per rendere disponibili più libri e
testi alle persone con disabilità visive o difficoltà di lettura.
Le proposte di maggiore interesse per le biblioteche, presentate il 14 set-
tembre 2016, dopo un lungo lavoro di advocacy che da anni vede in prima
linea le associazioni bibliotecarie nazionali ed europee, affiancate da IFLA,
sono la proposta di direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale 3 e
le proposte di una direttiva4 e un regolamento5 per il recepimento del trattato


Testo di Rosa Maiello.
1
<https://tinyurl.com/huzw32d>.
2
Cfr., ad esempio, il documento Copyright factsheet del 14 settembre 2016, <https://tinyurl.
com/y967ccc7>; gli studi dell’Ufficio europeo per il copyright all’URL <https://tinyurl.com/
y9vwh66s>.
3
<https://tinyurl.com/y8ovan6r>.
4
<https://tinyurl.com/ybld7v59>.

91
k
boo
his e
di Marrakesh sopra citato. Come vedremo nei prossimi paragrafi, questi

T
ultimi due strumenti sono stati adottati in via definitiva, con modifiche, nel
2017, mentre è tuttora in corso un acceso dibattito sulla direttiva sul diritto
d’autore nel mercato unico digitale.

Le nuove eccezioni e limitazioni a favore di persone cieche, ipovedenti o


con altre difficoltà di lettura

Il 30 aprile 2014 l’Unione europea aveva firmato il trattato di Marrakesh del


27 giugno 2013, volto a facilitare l’accesso alle opere pubblicate per le per-
sone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà di lettura6, propo-
sto nel 2009 da Brasile, Ecuador e Paraguay nell’ambito dell’Organizzazione
mondiale della proprietà intellettuale (OMPI) e giunto alla stesura finale a
valle di complesse negoziazioni, che hanno visto IFLA, Eblida e le associa-
zioni bibliotecarie nazionali affiancare quelle dei ciechi e ipovedenti nelle
attività di revisione del testo e di lobbying per il buon esito dei negoziati. Si
tratta del primo trattato internazionale in materia di copyright contenente pre-
visioni non orientate a istituire, ampliare o rafforzare diritti esclusivi, ma a
contemperare i diritti esclusivi di autori e loro aventi causa con finalità
d’interesse pubblico meritevoli di riconoscimento mediante apposite ecce-
zioni e limitazioni ai diritti esclusivi.
La firma di un trattato internazionale ha valore di dichiarazione d’intenti,
ma è necessario che venga poi formalmente ratificato dai firmatari con atti
legislativi interni per poter entrare in vigore. Inoltre, l’art. 18 del trattato di
Marrakesh aveva previsto che esso entrasse in vigore solo tre mesi dopo la
ratifica di almeno 20 stati membri OMPI, o loro organizzazioni rappresenta-
tive, cosicché questo trattato è entrato formalmente in vigore solo il 30 set-
tembre 2016, ossia nel terzo mese successivo alla ventesima ratifica effetti-
vamente pervenuta (quella del Canada, che l’ha depositata il 30 giugno
2016). Nel frattempo, dopo averlo firmato, nell’Unione Europea si era aperta
una questione di legittimazione alla ratifica: era di competenza dell’UE,
come affermava la Commissione europea, o dei singoli Stati membri, come
affermavano alcuni di essi? Oltre alle difficoltà procedurali, con un comuni-
cato del 12 maggio 2015 l’Unione italiana ciechi denunciava la riluttanza di

5
<https://tinyurl.com/yd9arg3j>.
6
Il testo del trattato in lingua inglese, con schede illustrative e informazioni di contesto è sul sito
dell’OMPI che lo amministra, all’URL <https://www.wipo.int/treaties/en/ip/marrakesh/>.

92
Italia e Germania quale impedimento alla ratifica del trattato7. Finalmente, il
14 settembre 2016, a pochi giorni dall’entrata in vigore del trattato ormai di-
venuta certa dopo la ratifica canadese, la Commissione europea ha proposto
Th e il regolamento finalizzati al recepimento, e un anno dopo, il 13
la direttiva
i
settembres 2017,
eb entrambi gli strumenti sono stati emanati nella versione fi-
nale concordataoocon il Parlamento e il Consiglio dell’Unione: si tratta della
k i 8 relativa a taluni utilizzi consentiti di determinate
direttiva UE 2017/1564so
wnprotetto da diritto d’autore e da diritti connessi a
opere e di altro materiale
beneficio delle persone nonevedenti,
d b con disabilità visive o con altre difficoltà
nella lettura di testi a stampa,y g e che modifica la direttiva 2001/29/CE
sull’armonizzazione di taluni aspettiadelbridiritto d’autore e dei diritti connessi
nella società dell’informazione, ove è fattoellobbligo agli Stati membri di ema-
aM
nare norme interne di recepimento entro l’11 ottobre EL 2018, e del regolamento
UE 2017/1563 relativo alla scambio transfrontaliero E, tra l’Unione e i paesi
terzi di copie in formato accessibile di determinate opere orde di altro materiale
protetto da diritto d’autore e da diritti connessi a beneficio e r 2 persone non
delle
vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura 06 di testi a
0
stampa , che entrerà direttamente in vigore negli Stati membri il 120ottobre
9
00
2018 senza necessità di ulteriori atti interni. 9/2
Vediamo ora in dettaglio cosa prevede la direttiva 2017/1564, con la pre- 5/2
cisazione che il regolamento 2017/1563 contiene le stesse definizioni e pre- 02
0 9
vede gli stessi beneficiari, le stesse tipologie di utilizzazioni consentite e gli
stessi oneri di trasparenza e comunicazione, ma si riferisce ai rapporti con i
paesi terzi.

Beneficiari. Questo complesso di norme ha per beneficiari quanti si trovano


in condizioni di svantaggio nelle attività di lettura e in particolare: le persone
non vedenti o che soffrono di disabilità visive che non possano essere miglio-
rate in modo tale da garantire funzionalità visive equivalenti a quelle di per-
sone che non soffrano di tali disturbi, oppure che soffrano di disabilità per-
cettive nella lettura, o ancora di disabilità fisiche che impediscano l’atto di
maneggiare un libro o di fissare o spostare lo sguardo per leggere.

Utilizzazioni consentite. Vengono introdotte nuove eccezioni obbligatorie ai


diritti esclusivi di riproduzione, comunicazione al pubblico, distribuzione
previsti dalle preesistenti direttive affinché i beneficiari, o le «entità ricono-

7
Il comunicato si può leggere all’URL <https://tinyurl.com/y9h4rvct>.
8
<https://tinyurl.com/y78l3rzd>.
9
<https://tinyurl.com/yd6tpvdc>.

93
sciute o autorizzate» dagli Stati membri a fornire loro, senza scopo di lucro,
possibilità di lettura, istruzione, formazione, possano realizzare una copia in
formato accessibile di opere o altro materiale cui hanno legalmente accesso,
senza necessità di autorizzazione da parte dei titolari dei diritti. Come richie-
sto dalle associazioni bibliotecarie, nella stesura finale della direttiva e del
regolamento si chiarisce che rientrano nella nozione di entità riconosciute o
autorizzate gli enti pubblici e quelli senza scopo di lucro che offrono questi
servizi come parte della loro missione istituzionale (ad esempio, le bibliote-
che). Tali entità, secondo la direttiva, possono comunicare, rendere disponi-
bile, distribuire o dare in prestito copie in formato accessibile di opere o altri
materiali a un beneficiario o a un’altra entità autorizzata di un altro Stato
membro dell’Unione Europea, senza scopo di lucro, se destinata a un uso
esclusivo da parte di un beneficiario, e analogamente possono ottenere copie
in formati accessibili da organizzazioni autorizzate di altri Stati membri. Il re-
golamento 2017/1563 prevede le stesse facoltà nei rapporti con entità auto-
rizzate di paesi terzi, purché aderenti al trattato di Marrakesh.
Th
is

Eventuali compensi. Il paragrafo 6 dell’art. 3 della direttiva introduce la


eb

facoltà, per gli Stati membri, di prevedere eventuali «sistemi di indennizzo» a


oo

favore dei titolari dei diritti, per le utilizzazioni effettuate dalle entità autoriz-
ki

zate. Questa disposizione è stata fortemente contestata dalle associazioni


so

bibliotecarie, perché le copie in formati accessibili sono realizzate a partire da


wn

opere cui le organizzazioni o i diretti beneficiari del servizio hanno già


ed

accesso legittimo, e non a caso il trattato di Marrakesh non prevede alcuna


by

forma di compenso. In ogni caso, in vista dell’emanazione delle norme na-


ga

zionali di recepimento, IFLA ed Eblida raccomandano alle associazioni na-


br

zionali di impegnarsi affinché la facoltà prevista dalla direttiva non sia eser-
iel

citata dagli Stati membri, nel senso che non sia prevista alcuna forma di com-
la

penso, che oltretutto creerebbe disparità di trattamento da uno Stato all’altro e


M

complicherebbe gli scambi.


EL
E,

Obblighi di diligenza e comunicazione. Il servizio svolto dalle organizzazioni


or

in questione è soggetto a obblighi di diligenza, trasparenza e comunicazione;


de

in particolare, nel rispetto dei diritti alla protezione dei dati dei beneficiari,
r2

esse devono pubblicare sul loro sito web l’elenco delle opere in formato
06

accessibile in loro possesso e l’elenco delle altre organizzazioni con cui


00

scambiano questi documenti. Inoltre, sono incoraggiati a fornire agli Stati


0
0

membri di appartenenza le informazioni in questione e questi ultimi sono te-


9/

nuti a fornirle alla Commissione europea.


25
/2
02
0

94
9:
03
:
41
Valutazione e revisione. Entro ottobre 2020, la Commissione europea pre-
senterà una relazione sull’attuazione della direttiva, ed entro il 2023 presen-
terà una relazione con la valutazione dei risultati derivanti dalla direttiva ed
eventuali proposte di modifica.

Armonizzazione con altre norme europee. Viene contestualmente modificato


l’art. 3, paragrafo 5, lettera b) della direttiva 2001/29/CE che, nella formula-
zione iniziale, prevede «quando si tratti di un utilizzo a favore di portatori di
handicap, sempreché l’utilizzo sia collegato all’handicap, non abbia carattere 9
commerciale e si limiti a quanto richiesto dal particolare handicap». A questa 2 0
dicitura vengono aggiunte le parole «fatti salvi gli obblighi che incombono /20
agli Stati membri a norma della direttiva (UE) 2017/1564 del Parlamento/25
europeo e del Consiglio». In una lettera del 27 gennaio 2017 indirizzata 0 9
alle
00
10
autorità nazionali ed europee , contenente commenti e proposte di modifica
11
al primo draft di queste e altre misure normative, l’AIB osservava tra 0
6 l’altro
20 e fles-
che, a confronto, l’art. 5(3)b) della direttiva 2001/29 appare più rampio
e
sibile nella individuazione dei beneficiari (non solo quanti hanno
o rd difficoltà di
lettura, ma tutte le persone con disabilità che impediscono
E , o ostacolano
l’accesso) e non pone oneri di tipo economico o in termini
EL che in futuro tale
di «tracciamento»
delle opere o delle utilizzazioni effettuate, e ha auspicato
M
eccezione, attualmente facoltativa, sia generalizzatal la e resa obbligatoria per
tutti gli Stati membri. rie
b
ga
by
edd’autore nel mercato unico digitale
La proposta di direttiva sul diritto
o wn
La proposta di direttiva sul
is diritto d’autore nel mercato unico digitale del 14
settembre 2016 giungeoka valle di molteplici consultazioni pubbliche pro-
bo Commissione europea, l’ultima delle quali, lanciata
mosse negli anni dalla
e
is più reperibile sul sito della Commissione, aveva ricevuto
nel 2013 e ora non
h
12
T
migliaia di risposte di segno opposto da numerosi soggetti pubblici e pri-
vati , come evidenziava il report finale pubblicato dalla Commissione,
anch’esso non più reperibile online.
Tra il 2016 e il 2017, la proposta di direttiva presentata dalla Commissione
è stata esaminata da varie commissioni del Parlamento europeo, dove sono
stati presentati centinaia di emendamenti. L’istruttoria presso il Parlamento e

10
<https://tinyurl.com/y7fj3wd8>.
11
<https://tinyurl.com/y8ovan6r>.
12
Qui le risposte dell’AIB del 5 marzo 2014: <https://tinyurl.com/ycpwetd4>.

95
il Consiglio dovrebbe concludersi alla fine del 2018, ma sono prevedibili
ulteriori rinvii data l’eterogeneità dei punti toccati dalla direttiva e la diffi-
coltà a conciliare opposte visioni, emerse in particolare su due articoli – l’art.
11, che introdurrebbe un nuovo diritto connesso in capo agli editori di gior-
nali, e l’art. 13, che introdurrebbe forme di controllo sulle piattaforme di ser-
vizi online e responsabilità in capo agli intermediari – che hanno egemoniz-
zato e catalizzato il dibattito pubblico, al punto da far dimenticare agli osser-
vatori italiani l’esistenza di tutti gli altri articoli, e in particolare degli articoli
da 3 a 9 che, se approvati, introdurrebbero nuove eccezioni e limitazioni per
facilitare determinate utilizzazioni da parte di istituti culturali e organismi
didattici e di ricerca. Di seguito indicheremo quali sono le proposte della
Commissione e quali sono le richieste delle biblioteche13.
L’art. 3 della proposta supererebbe (in parte e solo per alcuni beneficiari)
le incertezze sulla legittimità dell’analisi ed estrazione di testo e dati (text and
data mining) effettuata su contenuti cui si ha legittimo accesso, poiché pre-
vede un’apposita eccezione a favore degli organismi preposti alla ricerca. La
formulazione dell’articolo proposto dalla Commissione europea è stata conte-
stata dall’AIB e dalle associazioni bibliotecarie europee, nella parte in cui
limita i beneficiari ai soli organismi preposti alla ricerca scientifica, senza
considerare che possono effettuare ricerca per finalità di pubblico interesse
anche altri organismi come le biblioteche e gli altri istituti culturali, qualsiasi
ente pubblico o che svolga attività di pubblico interesse, e anche singole per-
sone fisiche non afferenti a enti, ma che hanno accesso legittimo (ad esempio
perché hanno sottoscritto un abbonamento) alle fonti su cui effettuare la
ricerca. Peraltro, il più delle volte l’analisi di testo e/o di dati serve per ricer-
che computazionali i cui risultati consistono nella produzione di nuovi dati,
non nella rielaborazione di opere creative dell’ingegno. Un ulteriore pro-
blema che è stato evidenziato è quello della conservazione dei dataset estratti
per dimostrare la validità metodologica del procedimento di ricerca seguito e
assicurarne la ripetibilità.
L’art. 4 della proposta introdurrebbe una eccezione o limitazione ai diritti
esclusivi di riproduzione e comunicazione al pubblico per consentire Th
is e
l’utilizzo digitale per finalità didattiche di opere protette legittimamente ac-
bo
quisite, se effettuato da istituti di istruzione o tramite i loro network sicuri.
ok
is o
Secondo la formulazione proposta dalla Commissione, gli Stati membri pos-
wn
ed
13
by
Cfr. ad esempio i primi commenti AIB in margine al testo della proposta di direttiva,
ga
bri
<https://tinyurl.com/y9k4ddcq>. È verosimile che ulteriori commenti e proposte di
ella
modifica emergeranno nel 2018 a fronte dell’evoluzione del dibattito nel Parlamento e del
Consiglio UE.
ME
LE
,o
96
rde
r2
06
00
00
9
sono prevedere che l’eccezione non si applica a contenuti già disponibili su
licenza. Possono inoltre prevedere «un equo compenso per il pregiudizio su-
bito dai titolari». Questa previsione è stata criticata dalle biblioteche nella
parte in cui beneficiari della stessa risultano essere esclusivamente istituti
formativi e non anche soggetti, come le biblioteche, che possono porre in
essere attività di formazione lungo l’arco di tutta la vita a diverse fasce di
pubblico e non solo agli studenti dei corsi curriculari. Inoltre, escludere
l’applicazione dell’eccezione nei casi in cui fossero disponibili licenze «ade-
guate» rischia di vanificare lo scopo stesso dell’eccezione, poiché genere-
rebbe difficoltà applicative e possibili contenziosi: se sono disponibili licenze
eque, vi è tutto l’interesse ad avvalersene da parte degli istituti, ma quando
queste risultino insoddisfacenti rispetto alle modalità dell’utilizzazione ne-
cessaria? Anche la possibile previsione di un equo compenso andrebbe circo-
scritta ai casi in cui un effettivo pregiudizio sia dimostrabile, onde evitare
doppi pagamenti degli stessi contenuti.
L’articolo 5 della proposta introdurrebbe una nuova eccezione obbligatoria
per chiarire la legittimità delle riproduzioni in qualsiasi formato e supporto
effettuate da biblioteche, archivi e musei («cultural heritage institutions»), a
scopo di conservazione, di opere presenti permanentemente nelle loro rac-
colte. Questa facoltà, invero, è già prevista dalla direttiva 2001/29/CE, salvo
il fatto che la relativa eccezione è facoltativa e pochi Stati membri l’hanno re-
cepita in modo pieno (in Italia è stata recepita con formulazioni restrittive: si
vedano il secondo comma dell’art. 68 e il secondo comma dell’art. 69 della
legge n. 633/1941 e successive modifiche). La nuova eccezione costituirà
quindi un passo avanti, anche se non risolverà il problema della conserva-
zione a lungo termine delle opere born-digital concesse dai produttori in
licenza con accesso sulle loro piattaforme: è bene ricordare che solo una parte
delle licenze commerciali consentono alle biblioteche o ai loro consorzi di
ottenere una copia d’archivio delle pubblicazioni sottoscritte, cosicché resta
aperto il problema della conservazione a lungo termine del patrimonio cultu-
rale digitale contemporaneo.
L’art. 6, nella formulazione presentata dalla Commissione europea, affer-
merebbe la prevalenza delle eccezioni di legge sulle misure tecnologiche di
protezione dei file digitali. Questa prevalenza, se fosse confermata nella ste-
sura finale della direttiva, segnerebbe un importante avanzamento rispetto
alla situazione attuale, in cui le misure tecnologiche apposte a protezione dei
contenuti online non possono essere rimosse per consentire utilizzazioni
legittime, effettuate per finalità di pubblico interesse. Tuttavia, sono già stati
presentati emendamenti peggiorativi (dal punto di vista delle biblioteche) du-

97
Th
is
eb
oo
k
rante il dibattito nel Parlamento UE e occorrerà capire quale versione di
compromesso sarà recepita nel testo finale.
Gli articoli da 7 a 9 consentirebbero, a certe condizioni, la digitalizzazione
e il riuso di opere fuori commercio presenti nel patrimonio di biblioteche,
archivi e musei. In particolare, per tali opere verrebbe introdotto il sistema
delle licenze collettive estese, ossia l’estensione degli accordi di licenza sti-
pulati da società di gestione collettiva rappresentative di una categoria di
titolari a tutti i titolari di diritti dello stesso tipo, ancorché non assistiti dalla
stessa società di gestione. Essi potrebbero tuttavia sempre opporsi a che le
loro opere rientrino nella licenza collettiva estesa. L’AIB e altre associazioni
europee hanno chiesto di prevedere una vera e propria eccezione, anziché una
licenza collettiva estesa, che resterebbe comunque affidata a troppi elementi
aleatori (dalla libertà del titolare di recedere in qualsiasi momento, alla pre-
senza o meno di una società di gestione rappresentativa di una categoria di
titolari). Un altro aspetto discutibile riguarda laThdefinizione di opera fuori
commercio: sono tali solo quelle di cui non esista alcuna
is altra versione o edi-
e
zione in commercio (ad esempio, se fosse disponibile bino commercio la sola
traduzione in russo di un’opera pubblicata per la prima volta ok in italiano im-
pedirebbe di considerare fuori commercio l’originale in italiano). is
o
Veniamo ora agli articoli 11 e 13, quelli a cui gran parte degliwosservatori
ne
italiani hanno dedicato la loro attenzione. d
L’art. 11 introdurrebbe un nuovo diritto connesso in capo agli editori by di
quotidiani (ma in successive formulazioni ne è stato proposto l’ampliamento ga
a tutti gli editori di riviste), indipendente dai diritti degli autori. L’articolo è br
stato contestato, anche dall’AIB, poiché – a fronte di diritti già protetti ell
i
dall’ordinamento (quello degli editori nei rapporti contrattuali con autori e
a
M
direttori di testate; quello dei produttori delle banche dati sui contenuti offerti EL
in abbonamento) – genererebbe incertezza e indebolirebbe la posizione degli
autori. Potrebbe ad esempio verificarsi il paradosso per cui un autore (ad
esempio un ricercatore) pubblica concedendo a titolo gratuito e con licenza
aperta e libera i suoi contributi, ma l’editore può vantare sugli stessi un auto-
nomo diritto connesso e chiederne il corrispettivo. L’AIB ha chiesto di elimi-
narlo, o, in subordine, di contenerne l’ambito applicativo ai soli quotidiani e
garantendo massima tutela agli autori di contributi open access.
L’art. 13 ha suscitato una battaglia senza risparmio di mezzi tra editori e
fornitori di servizi: introdurrebbe l’obbligo per questi ultimi di fornire infor-
mazioni sulle opere creative caricate dagli utenti su tali piattaforme. Le asso-
ciazioni delle biblioteche europee hanno chiesto di chiarire i limiti entro cui
tali informazioni possono essere fornite senza violare la protezione dei dati
degli utenti, nonché di escludere espressamente che gli organismi pubblici

98
che gestiscono piattaforme per finalità di interesse pubblico (ad esempio, i
cataloghi della produzione scientifica degli atenei) possano rientrare
nell’ambito applicativo di questa previsione.
Al termine di questa carrellata, si può segnalare la norma che manca, pur
essendo stata da tempo richiesta dai nostri istituti: una norma che regoli il
prestito digitale per le stesse finalità consentite nel caso del prestito tradizio-
nale. In questo ambito, le biblioteche resteranno affidate al mercato delle
licenze, con il rischio che i produttori o i distributori più scaltri finiscano per
decidere al loro posto le politiche di servizio e di sviluppo delle collezioni.
Per un commento di sintesi, si può infine osservare come la proposta di di-
rettiva, per quanto in gran parte migliorativa rispetto allo stato attuale del si-
stema delle eccezioni e limitazioni ai diritti esclusivi, appaia generalmente
ancorata a una visione statica e cristallizzata dei soggetti della ricerca scienti-
fica (un esempio: l’Istat fa ricerca statistica e sociale i cui risultati sono utili
ai decisori politici, ai ricercatori e a tutta la popolazione, eppure non rientre-
rebbe nella formulazione letterale dell’eccezione sul data-mining perché non
è una università o un istituto preposto alla ricerca scientifica in senso stretto),
o della formazione (non viene contemplata la gamma di iniziative poste in
essere da diverse organizzazioni per la formazione lungo l’arco di tutta la
vita), e rispecchi una visione obsoleta e riduttiva delle biblioteche, assimilate
ad archivi e musei nella definizione di «cultural heritage institutions» e non
contemplate in prima istanza come organismi da includere nelle previsioni
riguardanti l’apprendimento a distanza, la ricerca e il data mining (su
abriel

quest’ultimo punto: ma l’indicizzazione effettuata nei cataloghi non è una


forma basilare di data mining?). Esistono ovviamente ampi margini di mi-
glioramento, ma anche di peggioramento, e il prossimo Rapporto sulle bi-
d by g

blioteche italiane documenterà l’esito della partita in corso.


Le eccezioni e limitazioni introdotte finora dalle precedenti direttive euro-
pee, in gran parte legate al mondo analogico e indebolite dal fatto di essere
n e

facoltative e limitate, sono tuttavia espressione di una diversa tecnica di


w

scrittura normativa, orientata a chiarire la finalità della norma più che a deli-
o

mitarne l’ambito soggettivo di operatività, e alla sintesi più che alla formula-
s
book i

zione analitica dei contenuti. Se tra i vizi del contemperamento offerto finora
dal sistema delle eccezioni e limitazioni ai diritti esclusivi dei titolari vi è
quello dell’eccessiva rigidità, difficilmente la nuova direttiva potrà offrire
This e

elementi di maggiore flessibilità.

99
3:41 PM
0 9:0
/2 5 /202
00009
206
E, order
l a M EL
l
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k is owne
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Th
2
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600
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LE,
Le biblioteche

ME
iella
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ELE
riella M
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ok
ebo
This
Le biblioteche pubbliche di ente locale:
segnali di futuro
Th
is
eb
oo
k
is con l’ottimistica affermazione del
Avremmo voluto aprire questo Rapporto
13° Rapporto annuale Federculture 2016o1wcon la quale si annunciava, per
ne
l’Italia, la ripresa dei consumi e della spesa culturale: «Dopo anni di disinte-
d
resse, tagli e blocco delle assunzioni, il patrimoniobyculturale è tornato al cen-
tro dell’interesse». Purtroppo, mentre il Paese nel suo ginsieme
ab sta conoscendo
una ripresa dei consumi culturali, la spesa degli enti locali,riei detentori quasi
esclusivi della proprietà delle biblioteche di pubblica lettura, lèlaancora in con-
trazione. M
EL
La spesa delle famiglie italiane per la cultura e la ricreazione, nel E 2015,
ammonta a 67,8 miliardi, il 4% in più rispetto al 2014 e il 6%, pari a ,6omi-
rd
liardi, in due anni. Il fenomeno della crescita dei consumi culturali, sempre e
secondo i dati di Federculture, è in aumento in tutti i settori e la percentuale r 20
di italiani che frequentano almeno una volta i diversi servizi culturali sono: 60
- 19,6% teatro, con un aumento del 3,7%, 00
- 19,3% concerti, con un aumento del 6%,
- 29,9% musei e mostre, con un aumento del 7,2%,
- 23,6% siti archeologici e monumenti, con un aumento del 7,8%.
Contemporaneamente, nello stesso periodo, diminuisce l’astensione cultu-
rale che passa dal 19,3% al 18,5%.
Nel Paese, l’incidenza dei consumi culturali sulla spesa delle famiglie è
pari al 6,6%, mentre nel resto dell’Europa è del 8,6%, relegando l’Italia al
22° posto su 28 paesi. Ciononostante, l’aumento che si sta registrando dimo-
stra una vitalità inaspettata che lascia ben sperare per gli anni futuri.
L’onda lunga della ripresa, anche se forse sarebbe più opportuno definirla,
secondo il linguaggio giornalistico ormai entrato a far parte della nostra vita


Testo di Gianni Stefanini.
1
Federculture, Impresa cultura: gestione, innovazione, sostenibilità: 13° rapporto annuale
Federculture 2017. Roma: Gangemi, [2017].

103
quotidiana, “ripresina”, non ha ancora coinvolto gli enti locali e, di conse-
guenza, le biblioteche di pubblica lettura. Il comparto Comuni e Province
registra ancora una riduzione della spesa pari al 2,9% per i Comuni e ben
9,9% per le Province.
Il trend sul lungo periodo ci presenta una situazione ancor più drammatica
per Comuni e Province: dal 2005 al 2014 la spesa dei Comuni per la cultura è
diminuita del 26% mentre quella delle Province, per lo stesso periodo, è
diminuita del 57%.
Il quadro della distribuzione della spesa, a livello territoriale, è il seguente:

30%
25%

This ebook
20%
15%
COMUNI
10%
PROVINCE
5%
0%

is owned by
gabriella M
Il cauto ottimismo che i dati 2016 di Federculture instillano si infrange ineso-
rabilmente sulla realtà degli Enti locali ancora fortemente in crisi.
Sembrano quindi confermarsi tutte le previsioni negative indicate nel
Rapporto sulle biblioteche italiane 2013-20152, nel quale si tracciava un
panorama desolante di chiusure, perdite di posti di lavoro, riduzioni di servizi
e orari di apertura. Peraltro l’incrocio tra una crisi economica rilevante, che
EL
ora secondo il parere di molti osservatori sembra attenuarsi, e una profonda
crisi di identità della biblioteca di pubblica lettura in particolare ha creato una
situazione di depressione strutturale dalla quale le biblioteche possono
affrancarsi solo con un deciso cambio di rotta. Cambio il cui impulso iniziale

2
Gianni Stefanini, Le biblioteche pubbliche di ente locale: è possibile sottrarsi al declino?
In: Rapporto sulle biblioteche italiane 2013-2014, a cura di Vittorio Ponzani. Roma:
Associazione italiana biblioteche, 2015, p. 77-91.

104
può, e deve, provenire dai bibliotecari che, nel prendere coscienza della si-
tuazione, possono introdurre piccoli ma significativi e promettenti segnali di
cambiamento.
Ed è proprio sui “promettenti segnali di futuro” che riteniamo possa essere
oggi letta la situazione delle biblioteche italiane di pubblica lettura: segnali
che provengono da diverse parti del Paese, a volte dal forte impatto locale ma
Th
non ancora in grado di segnare quella svolta per l’intero settore che possa
is
confermare l’avvio di una stagione di cambiamenti. Non siamo in presenza di
eb
oo
processi strutturali rilevabili quantitativamente bensì di elementi singoli che,
k
se visti nel loro insieme, autorizzano un cauto ottimismo che i numeri pur-
is
troppo ancora non ci consegnano.
ow
Il primo segnale più interessante che sta assumendo una propria struttura-
ne
lità importante per il mondo delle biblioteche di pubblica lettura è il consoli-
by
d
ga darsi dell’Indagine statistica sulle biblioteche di pubblica lettura degli enti
br territoriali italiani realizzata per la prima volta nell’anno 2012 dal Centro per
ie il libro e la lettura (Cepell) e dall’AIB in collaborazione con ANCI, indagine
lla a cui nelle edizioni successive hanno contribuito l’ICCU e l’Istat e i circa 10
M Uffici regionali che provvedono stabilmente alla raccolta dei dati statistici
delle biblioteche.
Si è realizzata in tal modo un’alleanza forte e significativa in grado di pro-
durre, con una qualità sempre maggiore a ogni edizione, un’analisi ampia e
significativa delle biblioteche di pubblica lettura in Italia. L’indagine è giunta
ora alla sua terza edizione, al momento della pubblicazione del Rapporto
sulle biblioteche italiane 2013-2014 era disponibile solo la prima edizione
che presentava problematicità di lettura e di significato, segnalati nel Rap-
porto. Ciononostante, anche la prima edizione è stata una base importante per
l’analisi e la valutazione del comparto. Il fatto che a quella prima edizione ne
siano seguite altre due e che secondo le indicazioni dei soggetti promotori (in
primis Cepell, AIB e ANCI) l’indagine si consoliderà nel tempo, costituisce
un elemento da ascrivere tra gli aspetti positivi per il comparto delle bibliote-
che. La disponibilità di un’analisi puntuale, continua e sempre più precisa e
corretta nei dati rilevati è un elemento che consente, oltreché una visione
globale delle biblioteche, anche di avere a disposizione uno strumento per i
diversi soggetti in campo, a partire dagli stessi estensori della ricerca, per
realizzare politiche e strategie di intervento in grado di far crescere il settore.
Considerata l’importanza di questo consolidamento che vede l’alleanza di
soggetti fondamentali nell’ambito della promozione della pubblica lettura in
Italia, ci auguriamo che venga pubblicata al più presto la quarta edizione
dell’Indagine.

105
L’Indagine statistica sulle biblioteche di pubblica lettura degli enti terri-
toriali italiani costituisce oggi in Italia il quadro più completo e aggiornato
della situazione delle biblioteche pubbliche italiane; il primo elemento che
emerge è il numero di biblioteche e la loro distribuzione territoriale. La rile-
vazione dell’Indagine indica la presenza di 6.042 biblioteche così distribuite:

k is
boo
e
This

All’indagine del Cepell hanno risposto 4.766 biblioteche, il 79% di quelle


censite. Per 9 Regioni, e precisamente per Campania, Liguria, Lombardia,
Piemonte, Provincia di Trento, Sardegna, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto, i
dati sono stati forniti direttamente dagli uffici competenti.
Un primo elemento che disegna una situazione non certo florida è quello
dimensionale: la dimensione media delle biblioteche intervistate è di 231 mq.
La distribuzione percentuale per classe d’ampiezza è la seguente:

106
T

Delle 4.766 biblioteche intervistate, ben 1.391 dispongono di meno di 100


mq. Ciononostante, quasi tutte dispongono di spazi specializzati o dedicati ai
bambini (85%) mentre l’accessibilità agli utenti diversamente abili è garantita
nell’82% dei casi. In connessione con l’ampiezza vi è la rilevazione dei posti
a sedere che ammontano in media a 34 confermando la limitata dimensione
delle biblioteche.
Un aspetto importante della rilevazione è la disponibilità di PC con con-
nessione internet; la disponibilità di tali postazioni è strategica se si vuole che
la biblioteca sia punto di riferimento nel territorio per il superamento del
digital divide. Purtroppo anche su questo piano dobbiamo scontare una ca-
renza strutturale che ci indica in 2,5 la media di postazioni disponibili.
La distribuzione delle biblioteche per postazioni internet è la seguente:

107
Da rilevare che il 18%, pari a 857 biblioteche, non dispongono ancora di

PM
alcuna postazione. La situazione peggiora quando viene rilevata la disponibi-
lità delle connessioni wi-fi, solo il 54% delle biblioteche ne dispone ed è
41
quindi assente in 2.192 biblioteche.
:0 3 :
Dal punto di vista della vitalità, la media delle ore di apertura è di 24 alla
settimana; brillano per un orario più ampio di apertura Lazio, Sicilia, Toscana
9

e Campania. Il segnale complessivo, come si può ben notare, rimane comun-


020

que molto contenuto.


2

Sembra essere invece più florida la situazione dal punto di vista della do-
5/

tazione documentaria: la dotazione media delle biblioteche intervistate è di


2
0 9/

16.300 documenti con una distribuzione percentuale per dotazione docu-


mentaria come indicato nella seguente tabella:
000
206 er
E , ord
L ME
ella
abri g by
ned

L’indice di dotazione documentaria (dotazione documentaria/popolazione) è


ow

attestato sul valore di 2,1. Il problema reale di questo dato è che non si
dispone dell’età dei documenti che costituiscono tale dotazione. Tutte le rac-
is

comandazioni IFLA suggeriscono che, per le biblioteche di pubblica lettura


ook

che non abbiano, quindi, il compito della conservazione, l’età massima dei
documenti sia di 10 anni e anche molto meno per alcune tipologie di colle-
eb

zioni. Le esperienze dirette di chi scrive ci fanno invece dire che nella quasi
This

totalità dei casi analizzati la distribuzione dell’età dei documenti si estende su


30 anni anziché 10, mettendo così a disposizione degli utenti raccolte in gran
parte prive di interesse.

108
L’elemento strettamente connesso con la dotazione documentaria, e che è
collocato tra gli indici di vitalità, è il dato sull’incremento annuale della
dotazione documentaria che presenta un valore medio di 339.
La distribuzione percentuale delle biblioteche per valore di incremento del
patrimonio librario è la seguente:

Questo dato ci dice che ben 643 biblioteche non hanno acquistato nulla nel
corso dell’anno e che il 54,6% (2.602 biblioteche) ha acquistato fino a un
massimo diTh250 ebook anche in questo caso ci viene restituita un’imma-
is documenti;
gine di un Paese molto is ownche
frazionato
ed investe poco nella cultura e nelle sue
biblioteche. by gab
riella Mdocumentaria me-
Se inoltre mettiamo in relazione il dato della dotazione ELE, o
dia (16.300 documenti) con l’indicatore medio di incremento del patrimonio rder 20
60000
(339) abbiamo come risultato che ci vogliono 48 anni, acquistando 339
documenti all’anno, per raggiungere la dotazione media di 16.300 documenti:
ciò ancora una volta a riprova dell’età media dei documenti messi a disposi-
zione dell’utenza. Se ancora consideriamo che tutto ciò avviene nelle biblio-
teche di pubblica lettura al tempo di internet (dove ogni documento è presso-
ché disponibile sempre e dovunque) ci possiamo rendere conto della distanza
abissale tra il servizio erogato dalle biblioteche e i bisogni dell’utenza.
L’indicatore direttamente connesso a quello dell’incremento del patrimo-
nio è relativo alla spesa per acquisti per materiale bibliografico, il quadro
della situazione è il seguente:

109
Il 9,2% (438) delle strutture non ha avuto a disposizione alcun budget per gli
acquisti nel corso dell’anno, mentre il 23,7% (1.129) ha avuto a disposizione
meno di 1.000 euro (50 libri a valori medi di mercato).
Il valore economico conferma il dato precedente dell’incremento del pa-
trimonio documentario restituendo un valore del 52% di biblioteche che
dispongono fino a 2.500 euro in rapporto al valore del 54% di biblioteche che
acquistano fino a 250 documenti. Il dato che emerge, però, da questo rap-
This
porto è che le biblioteche pur acquistando con uno sconto medio, nelle gare,
ebo
ok i
del 30%, acquistano documenti di valore medio più basso di quello di mer-
s ow
cato, probabilmente al fine di ottimizzare al massimo le proprie risorse3.
ned
Ancora più preoccupante è il trend di acquisto rilevato dalle indagini
by g
abri
Cepell, AIB e Istat per le biblioteche, per cui si passa da una disponibilità di
ella
11.110 euro nel 2012 a 6.616 nel 2015 con indicatori dei valori futuri, richie-
ME
LE,
sti nelle interviste, ancora in calo.
orde
r In tre anni le risorse per gli acquisti si sono ridotte quasi della metà resti-
tuendo a un Paese come l’Italia, che fa parte degli otto più ricchi del mondo,
una situazione, per le biblioteche, di estrema povertà e per di più in aumento.

3
Il 52% delle biblioteche che acquista fino a 250 libri si rapporta con il 54% delle
biblioteche che spende fino a 2.500 euro restituendoci un valore medio per libro di circa 10
euro contro un costo medio di mercato per libro di circa 20 euro.

110
Ancora più problematica si presenta la situazione per quanto riguarda gli
iscritti al prestito: nel 2014 la media per biblioteca è stata di 786 utenti con un
valore di indice di impatto4 pari a 9,9% ancora inferiore all’indice dell’11,7%
rilevato dall’Istat nel 2012 sulla frequentazione delle biblioteche. La
distribuzione percentuale delle biblioteche per numero di utenti iscritti al
prestito è la seguente:

Th
i

4
Indice di impatto iscritti al prestito/popolazione.

111
w
Ancora una volta si presenta una situazione per la quale oltre il 50% delle
k is o
biblioteche ha meno di 500 iscritti.
b oo
5 h i se
Non migliora la situazione dal punto di vista dei prestiti effettuati: l’indice
T per
di prestito si attesta intorno allo 0,95, cioè meno di un libro in prestito
abitante (contro i 4 in Germania, 5 in Danimarca e gli oltre 10 in Gran
Bretagna).
La distribuzione percentuale delle biblioteche per numero dei prestiti è la
seguente:

Oltre il 50% delle biblioteche presta fino a 5.000 documenti l’anno.


Per quanto riguarda il personale uno dei dati più problematici è senza
dubbio quello della tipologia contrattuale: solo il 48% del personale dispone
di un contratto a tempo indeterminato, mentre la quota relativa al volontariato
e alle altre forme contrattuali (per esempio esternalizzazione con cooperative)
raggiunge ormai il 32% degli occupati totali.
Il quadro delle forme contrattuali del personale è il seguente:

5
Indice di prestito: prestiti/popolazione.

112
w
iso
ook
eb
is
Th
La media degli occupati per biblioteca è di 1,36 FTE (Full Time Equivalent)
che ci restituisce un’occupazione totale nelle 4.766 biblioteche intervistate di
circa 6.500 unità FTE.
Dal punto di vista dei servizi, un segnale positivo sembra arrivare dalla pre-
senza ormai sempre più affermata dei servizi digitali, il 45% delle biblioteche
garantisce il prestito degli e-book. Sono quasi del tutto assenti, invece, le po-
stazioni di auto prestito e auto restituzione (circa il 3% per entrambe). Il cata-
logo in OPAC è pubblicato ormai dall’87% delle biblioteche a conferma di un
processo ormai molto consolidato di utilizzo di piattaforme presenti in internet.
Le biblioteche mostrano una specifica sensibilità per particolari categorie di
utenti, la tabella successiva fornisce un quadro indicativo della situazione:

113
Sempre dal punto di vista dei servizi, molto ricche sono le attività indirizzate
ai bambini e ai ragazzi come mostra la tabella seguente:

ow ne d by ga bri ell a ME LE , ord er 2060000 9/25/202


k is letto in combinazione con le attività culturali svolte dalle
eboodato,
ThisQuesto
biblioteche per tutto il proprio pubblico, restituisce un’immagine più vivace
di quella che i dati finora hanno disegnato, confermando un processo di
trasformazione che le porta a essere l’hub di comunità, l’unico centro in molti
territori in grado di animare la vita delle comunità.
La tabella con l’indicazione delle attività svolte dalle biblioteche è la
seguente:

114
Infine, è interessante rilevare quanto le biblioteche utilizzino i sistemi di co-
municazione, a conferma di una vocazione di attenzione al territorio che può
portarle a essere al centro di una rete territoriale di relazioni indispensabile
per basare e progettare uno sviluppo futuro.
La tabella con l’utilizzo dei sistemi di comunicazione è la seguente:

Segnali di futuro

Nel Paese, però, in questi due anni vi sono stati altri segnali che consentono
di nutrire qualche speranza per un cambio di tendenza per le biblioteche; se-
gnali, come detto, legati a situazioni specifiche ma che sono significativi per
valore e dimensione oggettiva, per la frequenza con cui si verificano e perché
costituiscono uno stimolo per tutto il comparto.
Ne citiamo solo alcuni, i più significativi, con la consapevolezza che pro-
This e

babilmente ve ne sono altri che sono sfuggiti a questa presentazione; il va-


lore, quindi, di questa elencazione è più di natura esemplare che non esau-
stiva di un processo.
book i

Uno dei segnali più significativi ci giunge da Pistoia Capitale italiana della
cultura 2017: il dossier con il quale è stata presentata la candidatura di Pistoia
contiene, in termini quantitativi prima ancora che qualitativi, ben 6 pagine su
s owne

60 dedicate alla biblioteca e alla sua rete cittadina. Nel dossier si introduce,
forse per la prima volta nell’ambito delle biblioteche, il concetto di “hub di
comunità”:
d by g

115
abriell
a
Nel 2015 la San Giorgio è stata scelta dalla Reading and Writing Foundation, con sede a
L’Aja, per rappresentare l’Italia nel programma internazionale Public Libraries 2020,
quale biblioteca italiana in grado di interpretare al meglio il ruolo di “hub di comunità”,
luogo dove si costruisce, nella quotidianità, la nuova cittadinanza europea, all’insegna dei
valori della condivisione e del rispetto delle differenze.

La Biblioteca San Giorgio di Pistoia non solo ha contribuito a definire una


nuova identità delle biblioteche con l’arricchimento e la trasformazione dei
servizi, affiancando a quelli tradizionali (che in questo modo sono stati mag-
giormente potenziati) nuovi servizi che meglio rispondono alle esigenze dei
cittadini in continuo e rapido cambiamento. Ma il ruolo della San Giorgio è
stato anche fondamentale nel consegnare alla città una forte identità locale
che le ha consentito, tra gli altri, di conseguire l’ambito ruolo di Capitale ita-
liana della Cultura 2017.
Sotto questo profilo, il caso della San Giorgio ha assunto una valenza e un
valore per tutta la comunità bibliotecaria italiana mostrando come una
biblioteca e il suo sistema cittadino possano diventare un’icona importante
per la città configurandosi, quindi, come un segnale di futuro per le bibliote-
che italiane.
Un altro segnale di futuro ci arriva dalle iniziative realizzate nel corso
dell’evento Expo 2015, che è stata un’occasione di innovazione non solo per
Milano ma anche per tutto il Paese.
Nell’ambito di quella manifestazione, le reti bibliotecarie della Città me-
tropolitana di Milano si sono unite in un progetto unico che ha ottenuto un
significativo finanziamento dalla Regione e hanno costituito, con la trama
delle biblioteche associate, la rete che ha organizzato, ospitato, promosso gli
eventi culturali durante il semestre di Expo. Le reti unite nel progetto
ExpoFuorimilano, anche in questo caso, sono state il segnale di una forte
identità territoriale
Il territorio di Città metropolitana si presenta, subito dopo la partenza della nuova
istituzione, unito ed integrato. Ciò è possibile grazie alla valorizzazione del ruolo delle
principali reti culturali operative nelle articolazioni del territorio provinciale: i sistemi
bibliotecari.
Attraverso le 4 reti bibliotecarie (CSBNO, Fondazione per leggere, Sistema bibliote-
cario Nord Est Milano e Sistema bibliotecario Milano Est) è stato possibile aggregare i
T

principali soggetti (pubblici e privati) della cultura e della promozione turistico-cultu-


hi

rale ed elaborare una proposta integrata che contempla un’attività di progettazione


s
e

dell’offerta culturale, la realizzazione di tale programmazione, l’implementazione dei


bo

servizi di informazione, promozione e comunicazione fisici e virtuali, l’attivazione di


k o

servizi di facilitazione (mobilità dolce, percorsi integrati cultura-ambiente-enoga-


is

stronomia).
wn o
d e

116
by
ga
br
ie
l
Anche in questo caso, come in quello di Pistoia, le biblioteche, o meglio le
reti bibliotecarie, sono state l’elemento di aggregazione e di forte identità del
territorio nel momento in cui questo si presentava alla ribalta mondiale con
l’evento Expo. Le biblioteche hanno dimostrato così di avere in sé la vitalità,
la forza e la motivazione necessaria per uscire dal ghetto della marginalità a
cui i fenomeni di crisi ampiamente rilevati le avevano relegate.
Un altro segnale interessante arriva dai due saloni del libro (Salone del
libro di Torino e Tempo di libri di Milano) che, agli inizi del 2017, hanno vi-
vacizzato e infuocato, per certi aspetti, il mondo della cultura e dell’editoria
italiana. Al di là delle polemiche suscitate dall’evidente concorrenza delle
due esposizioni, è interessante rilevare come entrambe abbiano riservato alle
biblioteche, o meglio alla biblioteca come istituzione e servizio, un ruolo im-
portante nella promozione della lettura. La biblioteca, in entrambe le manife-
stazioni, ha goduto di un certo grado di visibilità che l’ha tolta da quella posi-
zione di marginalità a cui la crisi la stava relegando. In entrambi i casi, sono
stati presentati modelli di biblioteca innovativi, vivaci e in linea con le attese
di un pubblico sempre più esigente e in continua trasformazione. Anche que-
sto, quindi, un segnale che racconta come la biblioteca abbia le potenzialità
per giocare ancora un ruolo centrale nel Paese.

Un segnale potente e anche molto concreto di rilancio delle biblioteche arriva


dalla Regione Puglia che con il piano “Smart in” basato sul POR FESR
Puglia 2014-2020 Asse VI Azione 6.7 ha lanciato con la deliberazione della
Giunta regionale n. 871 del 7 giugno 2017 un grande piano destinato nella
prima fase alle biblioteche, con la previsione di un investimento di 120 mi-
lioni di euro.
Si tratta forse del più grande piano di finanziamento per le biblioteche
previste da una Regione italiana. Il piano ha anche un carattere di grande
innovatività e contribuisce, concretamente, al disegno di un nuovo modello di
biblioteca che si sta affermando nel nostro Paese. Il piano si pone come
obiettivo «lo sviluppo di un modello evoluto di biblioteca per il consolida-
mento di luoghi all’interno dei contesti urbani che preservino il valore iden-
titario, favoriscano l’offerta di servizi innovativi, per la promozione del libro
e della lettura, e la costruzione di presidi di incontro tra persone, luoghi e og-
This

getti per ideare in maniera condivisa il racconto del territorio (con particolare
riguardo alle biblioteche scolastiche; comunali; per ragazzi; di ateneo)».
eboo

Il piano ha visto la luce nel 2017, ma la sua elaborazione è frutto del


lavoro di amministratori, funzionari e professionisti negli ultimi due anni.
Riguarda una sola area del territorio nazionale ma è un potente presidio per lo
k is o
wned

117
by
PM
41
3:
9 :0
sviluppo che può costituire un punto di riferimento e di traino per il resto0del
Paese.
2 02
Tra i segnali di futuro rintracciabili nell’ultimo biennio dobbiamo /
5 annove-
/ 2
9
rare anche il d.l. 24 aprile 2017, n. 50, convertito in legge con provvedimento
del 21 giugno 2017 n. 96; il comma 7 quater dell’art. 22 recita:0 0
6 00
r
di previsione del Ministero dei beni e delle attività culturali
2e0del turismo
7-quater. Al fine di potenziare il funzionamento dei sistemi bibliotecari locali, nello stato
è istituito uno
specifico Fondo con dotazione di 1 milione di eurord e a decorrere dall’anno
annui 2018,
,
destinato alla promozione della lettura, alla tutela oe alla valorizzazione del patrimonio
librario, alla riorganizzazione e all’incremento E
dell’efficienza dei sistemi bibliotecari. Il
Fondo è ripartito annualmente secondo le E
L
modalità stabilite con apposito decreto del
M e del turismo, di concerto con il Ministro
Ministro dei beni e delle attività culturali
lla entro novanta giorni dalla data di entrata in
dell’economia e delle finanze, da emanare
e
i presente decreto. Agli oneri derivanti dal presente
vigore della legge di conversione rdel
a b
comma, pari a 1 milione di euro annui a decorrere dall’anno 2018, si provvede mediante
g
b y
corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 354,

ed
della legge 28 dicembre 2015, n. 208.
n
Si tratta di un fatto owinconsueto e per certi aspetti straordinario perché la mate-
ria relativa alle s
i biblioteche degli enti territoriali è di competenza delle
o k
Regioni, omentre in questo caso lo Stato prevede un sostegno economico,
eb di piccole dimensioni considerata l’ampiezza del sistema della
certamente
s lettura, ma pur sempre un provvedimento positivo che riconosce,
hi
pubblica
T
forse per la prima volta in maniera esplicita, lo stato di difficoltà e crisi in cui
versa il sistema di pubblica lettura.
Per la verità, già nel 2014 il Parlamento aveva approvato un ordine del
giorno (Zardini primo firmatario) il 3 aprile con il quale, nella piena confu-
sione e trasformazione istituzionale della soppressione delle Province, si im-
pegnava il Governo a «garantire la sopravvivenza dei servizi culturali, quali i
sistemi bibliotecari provinciali, anche in seguito alla riorganizzazione dei
livelli amministrativi».
Con il d.l. 50/2017 viene, però, esplicitato lo stato di crisi dei sistemi bi-
bliotecari e delle biblioteche più in generale prevedendo, dal 2018, una pic-
cola risorsa, rispetto all’ampiezza del comparto e alla gravità dei problemi, a
favore delle biblioteche. Come questa risorsa, 1 milione di euro, verrà ripar-
tita ora non è noto, per tale ragione è indispensabile che l’AIB e i bibliotecari
più in generale vigilino sull’applicazione della legge.
In ogni caso, rimane l’aspetto positivo di un nuovo segnale che trova posto
proprio nel cuore delle istituzioni italiane, il Parlamento, con l’emanazione di
una legge che esplicita e consacra il ruolo dei sistemi bibliotecari.

118
I segnali positivi non contrastano comunque i segnali negativi che conti-
nuano ad accompagnare la vita delle biblioteche di pubblica lettura, che per-
mangono e disegnano ancora una situazione stagnante fatta di chiusure, per-
dita di posti di lavoro, mancate assunzioni per rinnovare il personale collo-
Th

cato in pensione, riduzione delle risorse per gli acquisti di documenti e per le
is

iniziative. I segnali positivi indicano un possibile punto di svolta ma la realtà


eb

è ancora caratterizzata da tutti quei fenomeni già illustrati con il Rapporto


oo
k

2013-2014.
is

L’esito del referendum per l’abolizione delle Province, pur avendo fissato
ow

un punto fermo nella volontà dei cittadini, in assenza di provvedimenti cor-


ne

rettivi lascia una situazione istituzionale confusa e incerta nella quale per-
d

mangono istituzioni, come le Province, private dalla legge “Delrio” 7 aprile


by

2014 n. 56 delle competenze relative alla cultura senza che queste siano for-
ga

malmente messe in carico ad altri soggetti. In diversi casi, le Regioni hanno


br
ie

provveduto a riassegnare alle Province la funzione, ma complessivamente il


lla

sistema istituzionale ha privato queste ultime delle risorse necessarie per


M

effettuare interventi. In tal modo, ci si è trovati di fronte a nuove chiusure o


EL

riduzioni di servizio: emblematici da questo punto di vista sono i casi di Foggia


E,

(poi rientrato e assorbita almeno in parte dalla Regione), Cosenza, Nuoro.


or
de

Anche nei casi, come la Regione Lombardia, dove si è provveduto a ema-


r2

nare una nuova legge, 7 ottobre 2016 n. 25, secondo le valutazioni dell’AIB 6,
06

ci si è trovati di fronte a un arretramento rispetto alla legge precedente in


00

vigore da 30 anni. La nuova legge, secondo le valutazioni del Comitato ese-


00

cutivo regionale AIB Lombardia, non indica con chiarezza i percorsi forma-
9/

tivi per i bibliotecari, non indica valori di riferimento per il riconoscimento di


25

status di biblioteca, non esplicita che nei “tavoli della cultura” previsti dalla
/2
02

legge siano invitate le associazioni professionali, mentre la descrizione delle


biblioteche è indicata in un solo articolo contro l’intera legge precedente e in
0
9:

tale articolo non è indicata una classificazione delle biblioteche per tipologia,
03

né sono citate le possibili collaborazioni tra biblioteche e archivi. In sostanza


:4
1

la giusta esigenza di semplificazione della Regione Lombardia (con una


PM

legge sono state accorpate 20 leggi precedenti) non sembra aver tenuto conto
della complessità e ricchezza che le biblioteche hanno maturato in 30 anni di
sviluppo del sistema di pubblica lettura lombardo.
In questo quadro di segnali positivi e negativi che si intrecciano, vanno
senz’altro rilevati, come elementi positivi, le iniziative indipendenti di due
poli importanti per il nostro Paese come la Città metropolitana di Roma e
quella di Milano che, senza essersi coordinate, almeno all’avvio dei lavori,

6
<https://tinyurl.com/yamrdwwp>.

119
hanno promosso studi per l’integrazione e la riorganizzazione dei servizi bi-
bliotecari e bibliografici delle rispettive Città.
Ogni realtà si è mossa in maniera indipendente e con finalità diverse legate
alla situazione di contesto dei propri sistemi bibliotecari: la Città metropoli-
tana di Milano con una realtà matura di sistemi bibliotecari pubblici e univer-
sitari ha promosso, su impulso e con la guida del Comune di Milano, uno
studio di fattibilità per l’integrazione delle risorse bibliografiche e biblioteca-
rie pubbliche e universitarie della Città metropolitana. Il progetto ha solidità
istituzionale perché è stato sottoscritto con apposita convenzione da 13 istitu-
zioni milanesi formate da tutti i sistemi bibliotecari pubblici e i sistemi
bibliotecari di ateneo. Lo studio di fattibilità si concluderà nel 2018.
La Città Metropolitana di Roma, caratterizzata da un contesto differente, è
stata coinvolta in un progetto finanziato dalla Regione Lazio e portato avanti
da alcuni sistemi bibliotecari locali, con capofila lo strutturato e consolidato
2 Sistema bibliotecario per i Castelli romani (SBCR), per una integrazione dei
servizi su area vasta; in questo processo ha coinvolto l’Istituzione Biblioteche
0
/2 5 di Roma facendo evolvere il progetto in un processo di riorganizzazione dei
2
9/ servizi su scala metropolitana.
0 0
00 6 0
La Biblioteca digitale di pubblica lettura (BDPL)
r2 e d
or
Tra i servizi bibliotecari nati nell’ultimo decennio nelle biblioteche di pub-
, E
blica lettura, la biblioteca digitale merita una considerazione particolare per
EL
una serie di osservazioni che, seppur brevemente, andremo a segnalare.
M
In questi anni il dibattito sull’evoluzione dei servizi digitali nelle bibliote-
el
la
i
che e soprattutto degli e-book è stato ampio e articolato in molti convegni e
r
ab
in pubblicazioni sia livello internazionale che nazionale; non ci soffermeremo
g
dunque su questi aspetti ma cercheremo di evidenziare lo stato attuale e le
by
prospettive future dal nostro osservatorio. d e
Possiamo considerare l’avvio dei servizi di biblioteca digitale a partire dal
wn o
2009, con le prime esperienze di realizzazione di portali dedicati. Segnaliamo
is
che in quegli anni il tema del digitale prima e dell’e-book poi era nel contesto
k o
italiano tutto da realizzare. bo e
Lo start up nato da una prima cooperazione sovra-sistemica ha evidenziato s
da subito la capacità delle reti bibliotecarie di lavorare intorno allo stesso hi T
progetto realizzando insieme ciò che singolarmente non avrebbero potuto
fare, unendo forze, risorse (poche) e obiettivi. In particolare in Lombardia il
Coordinamento di un primo gruppo di reti bibliotecarie, grazie anche a

120
Fondazione Cariplo che ha creduto e finanziato parte del progetto, ha realiz-
zato nel 2010 i primi servizi di biblioteca digitale. Si è trattato di
un’esperienza nuova tuttora operativa che ha permesso nel tempo di raggiun-
gere risultati interessanti sia per gli aspetti della cooperazione che per i risul-
tati nel tempo ottenuti. Al momento al Coordinamento partecipano 35 reti
bibliotecarie, con circa 1.200 biblioteche, che hanno dato vita a 15 portali di
biblioteca digitale. Parallelamente a queste attività si sono attivate nel tempo
altre realizzazioni di BDPL con diffusione al territorio nazionale. Sono es-
senzialmente due le piattaforme distribuite nelle biblioteche per la biblioteca
digitale, MLOL7 presente in oltre 5.500 biblioteche, comprese quelle del
Coordinamento citato in precedenza, e ReteINDACO8 presente in 3.000
T

biblioteche.
his

In poco meno di 10 anni quindi abbiamo assistito alla crescita e diffusione


e

delle BDPL sul territorio nazionale anche in un contesto e periodo storico dif-
ficile per le biblioteche e per la crisi relativa ai finanziamenti del nostro set-
tore. Questo processo innovativo e positivo, in cui tutti gli indicatori d’uso
nel tempo hanno sempre avuto buoni risultati, mostra tuttavia temi che de-
vono essere affrontati per uno sviluppo futuro.

Budget
Anche in realtà strutturate il budget previsto per la BDPL non entra a far
parte del budget complessivo per l’acquisto. Ne deriva che spesso le colle-
zioni analogiche e digitali non siano giustamente proporzionate anche in rela-
zione agli indicatori d’uso ormai disponibili anche nel digitale. Nel digitale si
assiste spesso alla limitazione del servizio, determinato non dalla scarsa
richiesta, ma dal budget disponibile. In alcune realtà il digital lending è an-
cora a livelli che potremmo definire “sperimentali” dato lo scarso numero di
e-book disponibili.

Formazione
La BDPL rappresenta una notevole opportunità di crescita e sviluppo profes-
sionale per i bibliotecari. Alcune indagini dimostrano quanto i bibliotecari
siano complessivamente poco orientati al digitale e alle difficoltà spesso
incontrate nella promozione del servizio e relativa assistenza all’utenza (una
rilevazione effettuata nell’ambito della rete CSBNO ha mostrato come
nell’arco di un triennio a fronte di 50 documenti presi in prestito all’anno dai
bibliotecari vi fosse solo mezzo e-book). Per i bibliotecari la BDPL non è

7
<https://www.medialibrary.it>.
8
<http://reteindaco.sebina.it>.

121
This ebook i
percepita come servizio erogato dalla propria biblioteca: l’utente autonoma-
mente accede e utilizza il servizio. L’intermediazione del bibliotecario
potrebbe sembrare non necessaria, ma non è così, se il bibliotecario non è
utente digitale difficilmente le sue funzioni di orientamento alle collezioni e
alle informazioni sarà completo. Dovranno perciò essere previsti momenti e
occasioni formative sulla digital library e in generale sugli strumenti di con-
sultazione delle BDPL (tablet, e-reader, smartphone ecc.).

Comunicazione
Un altro aspetto rilevante per la crescita e diffusione del servizio è la comu-
nicazione. In molte realtà dall’OPAC della biblioteca è disponibile e fruibile
direttamente il contenuto digitale, questo è già un primo risultato che per-
mette di conoscere e intercettare la presenza della BDPL. Siamo però ancora
lontani dal poter affermare che anche in biblioteca sia ben comunicato il ser-
vizio digitale. Su questo terreno, come per altri servizi prodotti e promossi
dalle biblioteche, devono ancora essere fatti passi avanti.

Cooperazione
Fondamentale, come citavamo in precedenza, è la cooperazione che in molte
realtà ha permesso la realizzazione delle BDPL. In molti casi oltre alla coo-
perazione sistemica si è aggiunta una cooperazione sovra-sistemica, che tra le
altre cose ha permesso l’avvio del servizio di prestito interbibliotecario digi-
tale (PID) diffuso ora anche in alcune biblioteche scolastiche. Cooperazione
ha anche significato acquisto consortile di alcuni contenuti, realizzando
risparmi in fase di contrattazione ottimizzando l’uso delle risorse.

Secondo un’indagine AIE del 2017, il prestito digitale bibliotecario è per il


9% dei lettori italiani di e-book una fonte per l’accesso a libri digitali. Si
tratta di un numero assolutamente significativo soprattutto se comparato con
il valore del 12% nel caso dei prestiti di libri cartacei: in pochi anni, le bi-
blioteche hanno ottenuto uno “share” sulla multicanalità degli utenti simile a
quello conquistato in molti più anni sul libro di carta.
I dati confermano una crescita nella diffusione e nell’intensità d’uso del
servizio molto sostenute e dalle prime anticipazioni del 2017 si conferma il
trend positivo.
Altri dati relativi alle consultazioni di materiali non e-book fanno regi-
strare numeri significativi (solo per le reti MLOL 6.250.000) e ci indicano
che i servizi di biblioteca digitale sempre più fanno e faranno parte della suite
dei prodotti offerti all’utenza. Ci auguriamo che, anche attraverso nuove

122
forme di cooperazione, si possa garantire il necessario sviluppo al settore che
in pochi anni si è rapidamente diffuso.
In conclusione possiamo affermare che, pur permanendo lo stato generale
di crisi del sistema “biblioteca pubblica di ente locale”, il Paese (o forse la
necessità storica) sta lanciando segnali di ripresa che ribadiscono che la
biblioteca può porsi al centro di un processo di rivitalizzazione e di sviluppo
della propria comunità. Si tratta ancora di germogli non ancora del tutto radi-
cati nel tessuto sociale ed economico: alla comunità dei bibliotecari il com-
pito, da buoni giardinieri, di proteggere, coltivare e far crescere questi ger-
mogli piantandone ancora molti altri finché le biblioteche diventino il giar-
dino fiorito del nostro Paese.

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/20
20
9

123
gabriel
This ebook is owned by
La "vita da mediano"
delle biblioteche universitarie

Il mondo delle biblioteche universitarie sta lentamente riprendendosi dalla


crisi finanziaria che ha caratterizzato gli ultimi dieci anni. Com’è noto il pro-
blema è più generale e ha coinvolto l’intera vita delle università italiane, pro-
ducendo una sostanziale stagnazione del sistema, malgrado i tentativi di
rilancio messi in atto in tutti gli atenei. I dati sui laureati e sugli iscritti conti-
nuano a essere largamente inferiori a quelli della maggior parte degli altri
Stati europei, ma complessivamente è l’istruzione universitaria a dare
l’impressione, malgrado le riforme degli ultimi vent’anni, di non riuscire a
essere al passo con le aspettative del Paese.
In questo quadro, fatto più di ombre che di luci, conseguenza di carenze
oramai pluriennali, le biblioteche svolgono comunque il loro ruolo di soste-
gno alla ricerca e alla didattica, in una realtà che comporta dei mutamenti non
indifferenti, nell'organizzazione, nel rapporto con l’utenza, e nella gestione
delle collezioni, degli strumenti e dei servizi.
Come tendenza generale il consolidarsi dei sistemi bibliotecari d’ateneo è
sì un dato acquisito, ma si nota una certa debolezza propositiva e l’assenza di
quel confronto che aveva caratterizzato la fine del secolo scorso e i primi
anni del XXI. Su questo hanno certamente influito le priorità dettate dalla
crisi economica, i cambiamenti organizzativi resi necessari dalle modifiche
legislative, e la necessità di consolidare e “mettere in sicurezza” i molti passi
in avanti che negli ultimi decenni del XX secolo erano stati fatti. Benché il
rischio che si tratti di una formula di rito sia sempre in agguato, l’importanza Th
is
e la centralità delle biblioteche e dei sistemi bibliotecari continua a essere eb
affermata in tutti gli atenei, ben evidenziata da statuti, regolamenti, carte dei oo
servizi e altri strumenti normativi e comunicativi.
ki
Un elemento di preoccupazione è rappresentato dall’invecchiamento del
personale bibliotecario, aggravato dal fatto che il tasso di sostituzione dei pen-


Testo di Gabriele Mazzitelli e Serafina Spinelli.

125
sionamenti è estremamente ridotto. La generazione che era stata protagonista
dalla fine degli Ottanta e per tutti gli anni Novanta del XX secolo di un grande
impulso innovatore e di una stagione di grandi novità e parziali entusiasmi,
sembra spesso ripiegata su se stessa, poco incline a scommettere su un futuro
che non appare dei più rosei. La riduzione del numero dei bibliotecari viene
quasi sempre compensata dal reclutamento di personale delle più varie tipolo-
gie (dagli studenti part-time ai volontari, agli studenti delle scuole superiori in
alternanza scuola/lavoro, alle cooperative), e dal personale a tempo determi-
nato, piuttosto che da nuove assunzioni a tempo indeterminato di personale
professionalizzato. Ciò comporta ovviamente maggiori spese per le bibliote-
che, incertezze sulla dotazione futura, necessità di formazione continua del
personale a rapido ricambio, difficoltà nella pianificazione di attività e servizi
ecc. Il rischio insito in questa condizione è che le biblioteche, benché lodate da
tutti, assumano sempre di più le caratteristiche di sale di lettura, luoghi di certo
più confortevoli e attrezzati delle aule, ma in cui l’organizzazione del sapere
rischia di lasciare il posto alla sola gestione dello spazio. Uno spazio che si
vuole aperto il più a lungo possibile, anche senza personale se non quello di
sorveglianza, e servizi bibliotecari assenti o ridotti al minimo.
L’invecchiamento della categoria, la forte riduzione del numero dei
bibliotecari e il conseguente rischio di mancata trasmissione delle cono-
scenze, è motivo di difficoltà anche nel presidio dei progetti e dei servizi
avanzati, e nella realizzazione delle attività che richiedono nuove professio-
nalità, in specie quelle erogate centralmente, mettendo potenzialmente a
rischio l’efficacia e l’efficienza dei sistemi e le loro capacità di rispondere
adeguatamente alle sfide dell’innovazione e alle crescenti esigenze informa-
tive degli utenti nelle attività di studio, insegnamento e ricerca.

Uno su mille ce la fa

L’inaugurazione della Biblioteca universitaria centrale dell’Università di


Trento è senz’altro da salutarsi come un vero e proprio evento. Come si legge
sul sito della Biblioteca:
Th L’edificio, progettato da Renzo Piano, è di recentissima costruzione, ed è articolato in
is sette piani distribuiti in quattro corpi di fabbrica. La maggior parte dei libri è collocata a
eb scaffale aperto (cioè accessibile direttamente dagli utenti) in quindici sale, ordinata per
disciplina secondo la Classificazione decimale Dewey1.
oo

1
<http://www.biblioteca.unitn.it/biblioteca-universitaria-centrale-buc>.

126
L’edilizia bibliotecaria è uno di quei terreni in cui tanto è difficile la ristruttu-
razione di locali in edifici che siano storici o meno, quanto invece la possibi-
lità di costruire nuovi “contenitori” consente di soddisfare al meglio le esi-
genze di una biblioteca moderna, in cui agli spazi di studio individuale
andrebbero affiancate delle zone per le attività in gruppo e delle aree di “de-
cantazione” in cui si possa più liberamente socializzare. In questo modo ven-
by gono salvaguardate le peculiarità dello studio e al tempo stesso si consentono
d e anche quei momenti di relax che possono essere necessari, specie in presenza
w n di orari di apertura prolungati. A questo proposito vanno segnalate le aperture
o sperimentali h24 di due sale di lettura alla Sapienza di Roma, il cui Rettore
is
ha anche annunciato la costruzione di una Biblioteca centrale umanistica en-
k o
tro il 2021: una nuova configurazione degli spazi della biblioteca, laddove sia
bo
possibile, è sicuramente da perseguire e anzi potrebbe essere proprio questo
e
s
hi
un nuovo volano, da un lato per ribadire le peculiarità di una professione e
dall’altro per rispondere al “nuovo che avanza”.
T

Dietro le apparenze

Spostandosi “dietro il banco” delle biblioteche si riscontrano tendenze e


cambiamenti in gran parte in continuità rispetto agli anni precedenti (ad
esempio il progressivo spostamento delle collezioni verso i formati digitali e
gli accessi online), ma non privi di aspetti critici.
L’impressione è che in molti ambiti lo sviluppo di collezioni, strumenti e
servizi sia trainato in maggior misura dalle aziende che non dalle biblioteche
e dai bibliotecari (o comunque dagli atenei in senso lato).
Sul fronte delle collezioni dei periodici digitali, i tentativi di riaffermare il
ruolo delle biblioteche nella selezione e nella gestione dei titoli vengono re-
golarmente frustrati dalle politiche commerciali dei grandi editori, che im-
pongono (benché a prezzi indubbiamente più convenienti) pacchetti precon-
fezionati, interfacce, metadati, politiche di conservazione ecc.
Ancora peggiore si prefigura la situazione degli e-book, laddove alle rac-
colte proposte dagli editori si aggiungono piattaforme commerciali non solo
per la ricerca e l’accesso ma anche per la gestione dei diritti e dei servizi
stessi di prestito, con tutti i rischi connessi di perdita di controllo sia sulle ca-
ratteristiche dei servizi (ad esempio la durata dei prestiti e il numero di ac-
cessi o prestiti concorrenti), sia sui loro costi (ad esempio nei modelli eco-
nomici che prevedono costi aggiuntivi per prestito o per download).

127
Sul fronte degli strumenti software, il passaggio da sistemi, magari anche
complessi, ma governati dalle biblioteche (dai loro centri di calcolo, consorzi
ecc.), quali sono i tradizionali sistemi gestionali, i relativi OPAC, e gli even-
tuali link resolver, metaOPAC ecc., a sistemi integrati completamente gestiti
dai partner commerciali, quali sono le nuove library service platform e rela-
tivi discovery, comporta implicazioni su cui poco ci si sofferma a riflettere
ma che potrebbero avere un grande impatto sul nostro futuro.
Si tratta infatti di norma di sistemi che affidano completamente alle aziende
la gestione degli applicativi e dei dati, che non risiedono più nemmeno su
macchine degli atenei o dei loro consorzi. Struttura dei dati, gestione della
sicurezza, tutela della privacy, basi di conoscenza implementate, fun-
zionamento degli algoritmi di ricerca ecc. rischiano di diventare sempre più
oggetti opachi e sconosciuti alla comunità professionale, con tutte le implica-
zioni che ciò comporta sia in termini di perdita di governo degli strumenti e dei
servizi, sia in termini di depauperazione di competenze tecnico-professionali.
Nell’ambito degli strumenti per gli utenti, la tendenza ormai generalizzata
è quella di mettere a disposizione discovery tools la cui interfaccia di ricerca
google like conduce a una visualizzazione delle risorse che molto somiglia a
quella delle più diffuse librerie online. La semplificazione delle interfacce
tuttavia getta fuori dalla porta una complessità dell’universo bibliografico-
documentale che tende naturalmente a rientrare dalla finestra. Perciò, un uso
efficace dei discovery richiederà in ogni caso la capacità di utilizzare filtri e
faccette per raffinare i risultati, di integrare le ricerche sui database non indi-
cizzati, di valutare i risultati provenienti da fonti meno autorevoli dal punto di
vista scientifico, di ottenere l’accesso o la fornitura dei documenti non diret-
tamente disponibili a testo pieno ecc. Una serie di competenze, dunque, di cui
difficilmente dispone l’utenza studentesca, e che sarà necessario trasmettere
mediante l’ampia gamma di strumenti di information literacy che le bibliote-
che offrono e devono continuare a offrire ai loro utenti.
Nell’ambito della fornitura dei documenti va segnalato come il sistema
Nilde, anche grazie all’interfacciamento col Catalogo italiano dei periodici
(ACNP), abbia assunto negli anni sempre più rilievo e si sia imposto, almeno
tra le biblioteche universitarie, come il sistema maggiormente in uso. ACNP,
dal canto suo, dopo aver rinnovato l’interfaccia gestionale con AcnpWeb, ha
recentemente riprogettato e completamente rinnovato anche l’OPAC
(AcnpSearch), integrando nuove funzionalità e servizi rivolti sia agli utenti
che alle biblioteche (ad esempio AcnpDoc per le richieste di documenti e
AcnpDoDo per l’offerta di doni e doppi).
Per quel che concerne l’acquisto delle risorse, dopo che il Cineca ha as-
is sorbito Cilea e Caspur, le trattative consortili sono state assunte dal gruppo
b o ok
e 128 s
Thi
CARE, sotto l’egida della CRUI.
T
hi Va riconosciuto il grande impegno dei team
negoziali al fine di “strappare” s prezzi più convenienti ed estendere a tutti i
e
contratti migliori clausole per gli butenti,
oo ma resta il fatto che non è facile in-
k grandi, ed è stata quindi una boccata
cidere sui costi, specie degli editori più
d’ossigeno l’applicazione dell’IVA al 4% is anche sulle riviste e sui libri elet-
ow le biblioteche scientifiche il co-
tronici. Non vi è dubbio, però, che specie per
ne sotto questo profilo biso-
sto dei periodici rimane la voce di maggior spesa; d
gna prendere atto che, almeno finora, l’Open Access by non è riuscito a incidere
significativamente quanto si sperava, ma anzi quasi gaparadossalmente sono
br a loro vantaggio
proprio i grandi editori commerciali che riescono a sfruttare
ie
la volontà dei ricercatori di pubblicare ad accesso aperto mediante
lla la proposta
di riviste a “modello ibrido” (in cui anche se il ricercatore ha Mgià pagato per
pubblicare l’articolo open access, le biblioteche pagano nuovamente EL per la
2
sottoscrizione dell’intera rivista) . E,
Anche l’aumento del numero delle testate, più che indice di vivacità, or di
innovazione, o dell’affacciarsi di nuove comunità scientifiche da ambiti edi-
d
sciplinari emergenti, sembra essere funzionale alla necessità di pubblicare20
r
(l’ormai famigerato “publish or perish”) in un contesto in cui la bibliometria, 60
come capita per le tardive scoperte del nostro mondo universitario, sembra 00
0
essere stata assunta a una sorta di feticcio, che ancora una volta rischia di 9
farne perdere di vista l’importanza e l’efficacia. Legata alla valutazione della
ricerca è la nascita in tutti gli atenei delle cosiddette anagrafi della ricerca,
utili per le valutazioni interne ed esterne, comprese quelle dell’Anvur. A
seconda delle aree disciplinari, le riviste italiane si adoperano per entrare in
fascia A o per essere indicizzate nelle banche dati citazionali Scopus e Web
of Science, così come i ricercatori competono per pubblicare sulle testate più
quotate, ma non si riesce ancora a capire se in effetti la valutazione della
ricerca, sulla quale almeno in teoria tutti sarebbero d’accordo, sia riuscita o
riesca a mutare quei meccanismi di cooptazione, sempre lamentati negli am-
biti concorsuali italiani. Per completare il discorso sulla valutazione biblio-
metrica, almeno un accenno va fatto alle cosiddette web metrics e alle metri-
che alternative, ovvero alle metriche basate sui link dei siti web, su download
e citazioni nei social network, nei network “accademici”, nei tool di gestione
e condivisione di bibliografie ecc., che da più parti si propone di utilizzare in
aggiunta ai più comuni e consolidati indicatori bibliometrici.

2
Si tratta del cosiddetto problema del double dipping, per ridurre il quale il gruppo CARE
sta negoziando e ottenendo per alcuni contratti la riduzione dei costi di pubblicazione per gli
autori, e il contestuale abbassamento del costo delle relative riviste per gli atenei.

129
Un mondo su misura

Nell’edizione 2007-2008 di questo Rapporto il capitolo dedicato ai sistemi


bibliotecari universitari è stato interamente costruito da chi scrive utilizzando
i risultati della rilevazione nazionale del Gruppo interuniversitario sul moni-
toraggio dei sistemi bibliotecari (GIM) del 2007. Nel Rapporto 2011-2012, il
capitolo dedicato alle biblioteche dell’Università e della ricerca conteneva
una specifica articolazione dedicata alla rilevazione nazionaleTGIM his e2011 e
alle linee guida sulla customer satisfaction pubblicate da GIM in collabora-book is own
zione con un gruppo di giovani ricercatori facente capo alla cattedra di
Biblioteconomia della Sapienza.
Il fatto che, dopo tre rilevazioni nazionali, un impegnativo lavoro di ag-
giornamento delle misure, l’elaborazione di strumenti ad hoc per realizzare
un più efficace monitoraggio delle risorse elettroniche, e una serie di inizia-
tive collaterali (relazioni, convegni, pubblicazioni, ricerche e indagini quali-
tative per l’approfondimento di particolari tematiche ecc.), il Gruppo sembri
aver chiuso le sue attività, è sicuramente una perdita non da poco. E non sa-
ranno sufficienti le rilevazioni collegate al progetto “Good Practice”, nate
con altro taglio e altri obiettivi, a supplire a questa mancanza. Non possiamo
perciò che auspicare che GIM compia uno sforzo per riprendere le fila del
progetto di rinnovamento che si era dato nelle pagine conclusive della sua
Relazione finale sulla rilevazione 2011, e che i sistemi bibliotecari delle uni-
versità italiane possano disporre nuovamente, e con maggiore continuità e
tempestività, di dati, indicatori e strumenti di analisi e valutazione su scala
nazionale.

Come si cambia

Chi opera nelle biblioteche universitarie percepisce quotidianamente come,


fermi restando i capisaldi della professione, si stia correndo il rischio di un
lento ma costante sfaldamento, di una perdita, per così dire, dei valori profes-
sionali e del rilievo “sociale” delle biblioteche. Nel momento in cui le Uni-
versità sono chiamate a investire nel rapporto col territorio, a sostenerne la
crescita culturale, professionale ed economica, pochi sembrano comprendere
che proprio le biblioteche potrebbero essere fra gli strumenti più potenti ed
efficaci per svolgere questa “missione” e che oggi più che mai occorre conti-
nuare a investire per potenziarne il patrimonio bibliografico, le risorse umane
e le competenze professionali. Al di là della presenza sui social, dell’attiva-

130
gab
by
ned
zione di blog e di costanti attività di information literacy che molte bibliote-

w
che mettono in campo, si percepisce una diffusa sensazione di precarietà. Se

so
è vero che nessuno pensa più che un singolo docente possa creare a proprio

ki
uso e consumo un fondo librario “personale” come accadeva fino a non molti

o
bo
anni fa, se l’organizzazione sistemica è ormai un dato di fatto, se la spinta

e
propulsiva della rivoluzione digitale non pare essersi esaurita, se anche i ferri

s
del mestiere si adeguano rapidamente alle novità tecnologiche, una pericolosa

i
Th
stanchezza sembra tuttavia pervadere parte del mondo delle biblioteche uni-
versitarie che, certo a livello nazionale, vivono un’unità di intenti solo per
l’acquisizione delle risorse elettroniche tramite CARE e per il document
delivery tramite ACNP e Nilde, ma non sembrano animate da una progettua-
lità comune. In questo caso si scontano forse le spinte alla competizione per
le risorse e la corsa all’attrattività nei confronti dei futuri studenti innescate
dalle più recenti riforme legislative, che sembrano aver mortificato qualsiasi
prospettiva di cooperazione strutturale di respiro nazionale fra i sistemi bi-
bliotecari degli atenei.
Bisogna certamente cogliere e anticipare i segnali che vengono dal futuro,
senza arroccarsi nella difesa aprioristica di un passato spesso nemmeno
troppo degno di essere rimpianto. Ma se il ruolo dei bibliotecario, da un
punto di vista normativo, fece la sua comparsa nei nostri atenei nemmeno
sessanta anni fa, non vorremmo dover assistere alla sua “scomparsa”, quasi
che si sia trattato di una millanteria. Se prima bastavano a ricoprire questo
ruolo i giovani assistenti o qualche amministrativo di buona volontà, domani
qualcuno potrebbe essere tentato dall’idea che sia sufficiente un volontario o
uno studente part-time per gestire un sistema che invece, dietro la semplicità
di accesso, nasconde una grande complessità; paradossalmente, proprio
quando sembra che non ci sia più bisogno dell’intermediazione del bibliote-
cario professionale, è invece più che mai necessaria una grande specializza-
zione, anche solo per mantenere consapevolezza dei processi di selezione e
distribuzione dell’informazione medesima, e tracciare i confini, sempre defi-
niti, di sistemi informativi che si presentano come onnicomprensivi.
Rendersi ben conto della natura di questo paradosso e rintuzzarne i possi-
bili effetti negativi è anche parte di quella capacità di comunicazione che
deve essere un’altra delle competenze necessarie in quest’epoca in cui
l’essere connessi ha assunto una valenza quasi “assoluta”. Come sempre sta a
noi saper affrontare le sfide del futuro e ribadire quanto sia necessario che le
biblioteche delle Università non siano solo spazi aperti il più a lungo possi-
bile, ma strumenti di supporto indispensabili per lo studio e la ricerca della
comunità accademica, e per la crescita e lo sviluppo della società nel suo
complesso.

131
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Piccole e povere ma innovative,
i lavori in corso delle biblioteche scolastiche

Le biblioteche scolastiche in Italia: un percorso a ostacoli

Il Portale unico dei dati della scuola, aggiornato al 1° settembre 2017,


informa che sul territorio nazionale sono presenti e attive 8.700 istituzioni
scolastiche statali, tra circoli didattici, istituti comprensivi, scuole di primo e
secondo grado, istituti superiori, CPIA (Centro provinciale di istruzione per
adulti), educandati e convitti, costituite da 41.053 sedi1.
Risulta evidente che, a fronte di questi numeri, condurre una ricerca che
individui e descriva la presenza, lo stato e le condizioni di funzionamento
delle biblioteche scolastiche nel nostro Paese è un’attività decisamente non
semplice, che richiede risorse economiche e umane da dedicare a un’indagine
che può essere avviata e portata a termine solo da istituzioni governative o da
aziende e associazioni particolarmente interessate a conoscere le caratteristi-
che di un reale e potenziale mercato editoriale.
I primi dati certi di cui si può disporre provengono, infatti, dall’indagine
condotta dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) nel 1965 sulle biblioteche
italiane aperte al pubblico2, all’interno della quale venne effettuata anche la
rilevazione delle biblioteche scolastiche, limitatamente a quelle presenti nelle
scuole medie sia inferiori che superiori, indicandone solo il numero, circa
8.013, e la consistenza del patrimonio, che complessivamente ammontava a
circa 12.600.000 volumi. Per quanto riguarda l’uso delle raccolte, la stessa


Testo di Fabio Venuda (Le biblioteche scolastiche in Italia: un percorso ad ostacoli), Gino
Roncaglia (Il Piano nazionale scuola digitale per le biblioteche scolastiche) e Luisa
Marquardt (Le biblioteche scolastiche italiane e le indicazioni internazionali), con la
This ebook is own

collaborazione di Elisabetta Laino. Ultima consultazione dei siti web: ottobre 2018.
1
MIUR, Portale unico dei dati della scuola, 2017, <http://dati.istruzione.it/espscu/>.
2
Istat, Statistica delle biblioteche italiane 1965. Roma: Istat, 1967, p. 2, <https://tinyurl.
com/yauuuexy>.

133
indagine registrò circa 2.600.000 letture in sede e oltre 6.000.000 di opere
date in prestito3.
Successivamente il Ministero della pubblica istruzione, nel 1981, affidò al
pedagogista Mauro Laeng il compito di coordinare un’indagine, un vero e
proprio primo censimento delle biblioteche scolastiche, finalizzata a rilevare,
oltre alla presenza e al numero di biblioteche e la consistenza dei relativi pa-
trimoni, anche la disponibilità di locali adeguati, le modalità di organizza-
zione dei documenti, la presenza di cataloghi e quella di personale addetto
alla biblioteca, in possesso o meno del titolo o delle competenze di bibliote-
cario. I risultati della ricerca, conosciuta come Indagine Laeng, presentarono
un quadro molto interessante, che ritroveremo nelle indagini condotte succes-
sivamente: pur non fornendo dati sul numero di scuole considerate
d

dall’indagine, i risultati indicarono che il 91,95% delle 12.743 scuole che


ne

risposero di avere una biblioteca, dichiarò che la biblioteca era attiva e fun-
ow

zionante, ossia aperta all’utenza, e nel 74% dei casi anche fornita di catalogo,
is

con un patrimonio complessivo stimato di circa 33.000.000 di volumi, senza


però fornire alcuna informazione sulla qualità o sull’obsolescenza delle rac-
k
oo

colte librarie4. L’Indagine Laeng rilevò inoltre che le biblioteche funzionanti


eb

erano gestite fuori dall’orario di lezione da insegnanti volontari, dei quali


solo l’1,3% in possesso di «un non specificato titolo in materie bibliotecono-
is
Th

miche»5.
Per avere una fotografia dello stato in cui versano oggi le biblioteche sco-
lastiche nel nostro Paese, possiamo contare su tre recenti indagini: due con-
dotte dall’Associazione italiana editori (AIE), la prima nel 2011 e la seconda,
in collaborazione con l’Associazione italiana biblioteche (AIB), nel 2016, e
una elaborata dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo
di istruzione e di formazione (Invalsi), ente di ricerca del MIUR, che durante
l’anno scolastico 2014/2015 somministrò un questionario di autovalutazione
alle scuole.
I rapporti relativi alle due indagini condotte dall’AIE, affiancata dall’AIB
nel 2016, ben sintetizzano già nel titolo scelto lo stato delle biblioteche scola-
stiche italiane emerso dall’elaborazione delle risposte ai questionari: La co-

3
Ivi, p. 16-19.
4
Vito Michele Di Fino, L’indagine nazionale 1981 sulle biblioteche scolastiche: un
commento ai dati, «Bollettino d’informazioni AIB», 26 (1986) n. 3, p. 277-306. A p. 277
Vito Di Fino stima in 33 milioni di volumi il patrimonio complessivo delle biblioteche scola-
stiche, comprendendo anche le unità non rilevate, nelle pagine successive del suo lavoro le
tabelle dei dati ottenuti dalle scuole indicano invece che i volumi complessivi sono circa 23
milioni.
5
Ivi, p. 277.

134
stellazione dei buchi neri6 per l’indagine del 2011, pubblicata nel 2013, e
Piccole e povere7 per l’indagine condotta e pubblicata nel 2016.
L’indagine del 2011 ha potuto contare sulle risposte valide di 7.856
scuole, sui circa 32.000 questionari inviati online, presentando come primo

Th
sorprendente risultato la presenza di una biblioteca, centrale o di classe,

is e
nell’89,4% delle scuole; risultato confermato dall’indagine del 2016, con-

boo
dotta su 1.222 scuole aderenti alla seconda edizione del progetto di promo-
zione della lettura #ioleggoperché8, con una percentuale del 91,4% di scuole

k is
che hanno dichiarato di avere una biblioteca9. Tuttavia, entrando nei dati otte-
nuti dalle risposte alle due ricerche, il panorama che si delinea è poco entu-

ow
siasmante e sostanzialmente invariato, se non peggiorato, nei cinque anni tra-

ned
scorsi tra le due indagini.
Gli spazi destinati ad accogliere le biblioteche indicati dalle scuole sono,

by
in entrambi i rapporti, molto limitati: soltanto 57 mq nel 2016 (erano 46 mq
nel 2011), con una media di 15 posti a sedere, in grado di accogliere circa

a g
mezza classe dunque, e con il 10% di scuole che dichiarano di avere una bi-
blioteca priva di posti a sedere.
Considerando il patrimonio librario il panorama non migliora, i libri pos-
seduti dalle biblioteche scolastiche sono pochi, per lo più obsoleti, spesso
provenienti da donazioni non sempre appropriate: nel 2016 il numero medio
di volumi presenti nelle biblioteche scolastiche è poco più di 2.500 (erano
circa 3.000 nel 2011), in sostanza 3,9 volumi per studente (4,7, di cui 0,1
nuovi, nel 2011), dei quali solo lo 0,39% è costituito da edizioni ancora in
commercio (0,44% nel 2011), condizione dovuta a un numero molto basso di
nuove acquisizioni, soli 113 libri acquistati in media nell’ultimo anno (130
nel 2011).

6
Associazione italiana editori, Ufficio studi, La costellazione dei buchi neri: rapporto sulle
biblioteche scolastiche in Italia 2013. Milano: Ediser, 2013 [e-book].
7
Associazione italiana editori, Ufficio studi; Associazione italiana biblioteche, Piccole e
povere: la vita grama delle biblioteche nella scuola italiana. Milano: AIE; Roma: AIB,
2016, <https://tinyurl.com/y974y8u8>.
8
<http://www.ioleggoperche.it>.
9
Riguardo alla percentuale di scuole che dichiarano di avere una biblioteca rilevata
dall’indagine AIE-AIB del 2016, si è notato un disallineamento tra il dato espresso nel rapporto
ufficiale dell’AIE che riporta il 91,4% (cfr. AIE; AIB, Piccole e povere cit.) e il comunicato
AIE nel quale tale dato viene indicato al 97,4% (cfr. Associazione italiana editori, Ufficio studi,
Piccole e povere: questo il quadro desolante della prima fotografia AIE e AIB delle biblioteche
scolastiche per #ioleggoperché, 2016, <https://tinyurl.com/yd6pnh2d>). Si è ritenuto di
utilizzare in questo lavoro la percentuale del 91,4% presentata nel rapporto ufficiale, in quanto
la media calcolata sulle percentuali indicate nello stesso rapporto per i diversi tipi di scuola
coincide con il dato complessivo.

135
Ambienti poco spaziosi e spesso non confortevoli, patrimonio obsoleto e
scarsità di nuove acquisizioni trovano riscontro nel limitato budget destinato
dalle scuole al funzionamento della biblioteca che, a quanto emerge
dall’ultima indagine, è di circa 441 euro, quasi un terzo rispetto ai 1.189 euro
del 2011, con una spesa per studente di 1,18 euro (1,56 euro nel 2011). Circa
la metà di quanto viene speso complessivamente per il funzionamento della
biblioteca è destinato all’acquisto di libri e per questa voce le scuole hanno
risposto che spendono in media 232 euro all’anno (553 euro nel 2011), con
un investimento nel rinnovo del patrimonio librario di 0,37 euro per studente
(0,57 euro nel 2011). Inoltre, il funzionamento di queste biblioteche, che po-
tremmo certamente definire disagiate, è garantito da una media, invariata
nelle due indagini, di 1,5 persone che su base principalmente volontaria ga-
rantiscono un’apertura giornaliera della biblioteca di circa 3 ore e mezza (3h
44’ nel 2011), considerando però che nell’indagine del 2011 il 63% delle
biblioteche non ha indicato alcun orario di apertura, ne ha indicato uno infe-
riore alle 12 ore settimanali o ha dichiarato che viene aperta in base alle ne-
cessità su richiesta dei docenti. La persona e mezza che di media assicura il
funzionamento e l’apertura della biblioteca è rappresentata per il 57,9% da
insegnanti (63,5% nel 2011), che vi dedicano le proprie ore a disposizione,
oppure da insegnanti inidonei, per motivi diversi, all’insegnamento, per il
r o 37,1% da volontari, come gli insegnanti in pensione o i genitori degli alunni,
E, almeno per il periodo della loro permanenza nell’istituto; mediamente solo il
EL 5% (2,5% nel 2011) delle persone che si occupano di gestire la biblioteca,
M dichiarano le scuole, ha una qualche preparazione biblioteconomica.
la l
rie b a
AIE 2011 AIE-AIB 2016
yg b
7.856 edn Scuole che hanno risposto 1.222
w
89,4% so Ha una biblioteca
i 91,4% (10% 0 posti)
o k
o b
46,7 (15,7 posti) e mq 57,0 (15 posti)
s i
3.017
Th
Libri posseduti 2.501

0,44% Libri in commercio 0,39%

130 Libri acquisiti nell’ultimo anno 113

136
Thi s
4,7 (0,1 nuovi) Libri per studente 3,9

3h 44’ Ore di apertura settimanali 3h 34’

1,5 Addetti (non formati) 1,5

€ 1,56 Spesa annua per studente € 1,18

Figura 1 – Indagine AIE 2011 e AIE-AIB 2016

Invalsi 2016

Scuole interessate 8.660 1°ciclo 5.791 2° ciclo 2.869

Ha una o più biblioteche 90% 94,8%

Patrimonio librario 3.400 7.140

Servizi di base, tutti 55% 70%


(consultazione, prestito,
bibliotecario)

Servizi avanzati, almeno uno 16% 39% (12% tutti)


(OPAC, Rete biblioteche,
ILL)

Libri per studente 4,8 9,2

Libri in prestito 31% 4,8%

OPAC -- 30% (Nord Ovest 42%)

Figura 2 – Indagine Invalsi 2016

Il 14 ottobre del 2016 l’Invalsi presenta i risultati della prima delle quattro
fasi in cui si articola la valutazione del sistema scolastico nazionale pro-
grammata nel triennio 2014/15-2016/17. La prima fase di autovalutazione è
condotta tramite la somministrazione a 8.660 scuole (5.791 del 1. ciclo di
istruzione e 2.869 del 2. ciclo) di un questionario online di 32 pagine, con

137
una sezione relativa all’ambiente di apprendimento costituita solo da do-
mande sulla presenza, organizzazione, patrimonio e servizi delle biblioteche
nelle scuole e la loro eventuale organizzazione in reti10. Il questionario è stato
completato da un’alta percentuale di scuole, circa il 98,8%, e di queste ben il
90% del 1. ciclo e il 94,8% del 2. ciclo hanno dichiarato di avere una o più
biblioteche, confermando in sostanza il dato positivo emerso dall’indagine
condotta dall’AIE e dall’AIB nel 2016 e da quella precedente del 2011.
Quindi quasi ogni scuola italiana afferma di avere una o più biblioteche, con
un patrimonio librario medio di circa 3.400 volumi nelle scuole del 1. ciclo
(4,3 libri per studente) e di ben 7.140 in quelle del 2. ciclo (9,2 libri per stu-
dente). Consapevoli che la presenza di una biblioteca non significa che essa
sia attiva e che venga utilizzata, i redattori del questionario hanno chiesto alle
scuole di indicare anche se le biblioteche fossero dotate dei servizi “di base”, riel
quali la sala per la consultazione, la possibilità di prestito e la presenza di un a b
referente o di un bibliotecario, ma anche se fossero presenti dei servizi cheby
g
potremmo definire “avanzati” per le biblioteche scolastiche, come la presenza
n ed
di un catalogo informatizzato (OPAC), la cooperazione con una reteow di altre
biblioteche, scolastiche o comunali, e l’attivazione di un servizioisdi prestito
k
interbibliotecario (ILL), concludendo con la richiesta di indicare
b oo il numero di
e
prestiti totali effettuati a studenti o a insegnanti snell’anno scolastico
h i
T
2013/2014. Le risposte delle scuole che hanno completato il questionario ci
informano che ben il 55% delle biblioteche nelle scuole del 1. ciclo e il 70%
di quelle del 2. ciclo forniscono tutti e tre i “servizi di base” (sala consulta-
zione, prestito e referente/bibliotecario), mentre per quanto riguarda i “servizi
avanzati” (OPAC, rete di biblioteche e ILL) i dati elaborati dall’Invalsi ci di-
cono che almeno uno di questi servizi è presente solo nel 16% delle bibliote-
che nelle scuole del 1. ciclo e nel 39% di quelle del 2. ciclo, anche se, precisa
il rapporto, il 12% di queste dichiara di fornire tutti e tre i servizi. In partico-
lare è da segnalare che la presenza di un catalogo informatizzato, quasi as-
sente nelle scuole del 1. ciclo, risulta presente solo nel 30% delle scuole del
2. ciclo11.
L’ultima domanda sul numero di prestiti effettuati, posta per comprendere
«la capacità delle scuole di rendere “attrattivo” il proprio patrimonio librario
mettendo in relazione il numero di prestiti effettuati sia agli studenti sia agli

10
Invalsi, Questionario scuola. 1. ciclo di istruzione. Anno scolastico 2014/15, 2014,
<https://tinyurl.com/y7h7rtzq>; Id., Questionario scuola. 2. ciclo di istruzione. Anno
scolastico 2014/15, 2014, <https://tinyurl.com/yadar7lb>.
11
Invalsi, I processi e il funzionamento delle scuole: dati dal Questionario scuola Invalsi e dalle
sperimentazioni VALES e VM. Anni 2014-2015, 2016, p. 19-26, <https://tinyurl.com/yaj2k7r2>.

138
insegnanti nell’a.s. 2013-2014»12 evidenzia che nelle scuole del 1. ciclo solo
il 31% del patrimonio librario, che si ricorda essere costituito in media da
i
Th

3.400 volumi, pari a circa 4,3 libri per studente, viene preso in prestito e uti-
lizzato dagli utenti della biblioteca, mentre nelle scuole del 2. ciclo, il cui pa-
trimonio medio è di 7.140, con circa 9,2 libri per studente, la percentuale di
utilizzo cala drasticamente al 4,8%.

Il profilo generale che emerge da queste indagini sembra tratteggiare


un’immagine di biblioteche scolastiche in genere di piccole dimensioni,
quando non limitate a qualche scaffale, magari chiuso a chiave e posto nei
corridoi o nella sala professori; biblioteche spesso collocate in locali di for-
tuna o in disuso, prive di arredi adeguati, con raccolte, in alcuni casi anche
consistenti, poco utilizzate e per la maggior parte costituite da pubblicazioni
obsolete, stratificatesi nel tempo, con pochi acquisti selezionati e molte dona-
zioni, spesso inadatte agli usi didattici e di promozione della lettura propri
dell’ambiente scolastico; biblioteche quasi totalmente prive di una figura
bibliotecaria professionalmente preparata, gestite da volontari e affidate alla
buona volontà di insegnanti che operano nelle ore libere, inabili o in pen-
sione, e dei genitori; spesso prive di un qualsiasi strumento di ricerca biblio-
grafica, con un limitato utilizzo della tecnologia, anche solo per l’informa-
tizzazione del catalogo.
Lo stato in cui versano le biblioteche scolastiche è dovuto principalmente
alla mancanza di un riconoscimento istituzionale. Infatti, iniziando dalla
prima circolare nella quale vengono nominate le biblioteche scolastiche, la n.
36 del 26 luglio 1911, inviata dall’allora ministro Luigi Credaro, e conti-
nuando attraverso le varie leggi che hanno nel tempo regolamentato o voluto
riformare il sistema scolastico, come ad esempio il r.d. n. 965 del 30 aprile
1924, predisposto dal ministro Giovanni Gentile, fino ai cosiddetti decreti
delegati con il d.p.r. n. 416 del 31 maggio 1974, confluito poi nel d.lgs. n.
297 del 16 aprile 1994, non esiste una legge della Repubblica italiana che,
pur facendovi riferimento, disponga la presenza di una biblioteca in ogni
scuola, ne fissi le caratteristiche minime di funzionamento, le professionalità
richieste per poterla gestire e soprattutto i canali attraverso cui essa debba
essere finanziata.
Dal panorama, che possiamo definire sconfortante, disegnato dai risultati
delle indagini presentati, emergono tuttavia anche delle biblioteche scolasti-
che funzionanti, ben organizzate, dotate di raccolte aggiornate, con un orario
di apertura esteso anche oltre le ore di lezione, dotate in molti casi di un refe-

12
Ivi, p. 25.

139
9/25/
rente, spesso un docente, con competenze biblioteconomiche, aperte al 6
2 0 0000
terri-
torio, che collaborano con il sistema bibliotecario locale e con r
e bibliote-
ordaltre
E L E , costituito
che scolastiche della stessa area con cui non di rado
i e l l a M hanno una rete
per la condivisione di obiettivi, patrimoni r
ab e sistemi di gestione informatiz-
zata. Infatti, sono almeno 15e d
le b ydigbiblioteche
reti presenti nell’elenco pubbli-
i s o wn
k
ebodelo Gruppo
cato sul sito
Thisl’Università
presso
di ricerca sulle biblioteche scolastiche (Gribs) attivo
degli studi di Padova13 e alcune di esse, come ad esempio
TorinoReteLibri14 e la Rete bibliotecaria scuole veronesi15, coinvolgono
ciascuna le biblioteche di circa 90 istituti scolastici che, si suppone, sono tutte
funzionanti e attive, visto che destinano una parte del loro budget alla licenza
di utilizzo di un software di gestione, aggiornato con le notizie bibliografiche
delle loro raccolte. Secondo questo principio la Commissione nazionale per
le biblioteche scolastiche e le risorse educative (CNBS) dell’AIB ha condotto
un’indagine volta a individuare quali fossero i software maggiormente
utilizzati dalle scuole per le loro biblioteche, con due precisi obiettivi:
verificare con le aziende produttrici quante scuole avessero attivato un
contratto per l’utilizzo dei software di gestione da loro prodotti o commer-
cializzati, coinvolgendo anche l’Istituto centrale per il catalogo unico e le
informazioni bibliografiche (ICCU) per le adesioni ai poli SBN, e nel con-
tempo avviare una campagna di sensibilizzazione con le aziende perché pro-
ponessero alle scuole dei costi di utilizzo dei software adeguati alle loro
limitate finanze. I risultati di questa indagine hanno indicato che sono circa
un migliaio le scuole ad avere attivato un contratto per l’uso di un software
presente sul mercato, o ad avere aderito a un polo SBN, oppure utilizzato il
software Winiride, sviluppato e diffuso dall’Indire, per il quale tuttavia si sta
registrando una migrazione delle scuole verso altri software, risultando
Winiride obsoleto e non più supportato. Per quanto riguarda il costo di uti-
lizzo dei software di gestione, le aziende produttrici hanno messo a disposi-
zione delle biblioteche scolastiche dei listini “educational”, mentre l’ICCU,
tramite una convenzione con il Ministero dell’istruzione, dell’università e
della ricerca (MIUR), sta cercando di rendere l’adesione ai poli che utilizzano
il software SBNweb libera e gratuita per le biblioteche scolastiche.
La mancata istituzionalizzazione e l’assenza di un canale di finanziamento
costante nel tempo sono la causa principale del mancato sviluppo delle bi-
blioteche scolastiche e, di conseguenza, quelle che attualmente sono attive e
funzionanti costituiscono il più delle volte dei casi isolati dovuti principal-

13
<https://gribs.fisppa.unipd.it/link-utili/reti-biblioteche-scolastiche/#>.
14
<http://www.torinoretelibri.it>.
15
<https://tinyurl.com/yddxc5ss>.

140
mente alla buona volontà e alla sinergia di dirigenti scolastici attivi e illumi-
nati e di qualche insegnante consapevole dell'importanza del ruolo didattico
della biblioteca; in questi casi la biblioteca viene considerata e funziona,
almeno fino a quando, per un cambio nella dirigenza, o se le persone che vi
dedicano il proprio tempo se ne vanno, la biblioteca viene chiusa o entra in
una fase di stand by, in attesa di una nuova occasione per ripartire.
La condizione di molte delle biblioteche scolastiche oggi attive e funzio-
nanti deriva principalmente dalle due fasi di un progetto avviato dal ministro
Luigi Berlinguer tra il 1999 e il 2000 con due circolari ministeriali, circ.min.
n. 228/1999 e n. 229/2000, per un Programma per la promozione e lo svi-
luppo delle biblioteche scolastiche (PSBS), che destinarono a oltre 500
scuole circa 35 miliardi di lire per la «creazione di una rete territoriale di
biblioteche scolastiche che possano fungere da centri risorse multimediali a
sostegno della didattica e della ricerca delle scuole»16, contemplando anche
l’adesione delle biblioteche al Servizio bibliotecario nazionale (SBN) e la ne-
cessaria formazione di circa 400 insegnanti all’utilizzo della piattaforma.
Fondi e corsi di formazione degli insegnanti bibliotecari erogati in quei
due anni hanno fornito alle scuole i mezzi per avviare, o far meglio funzio-
nare, un buon numero di biblioteche, iniziandole anche alla catalogazione in
SBN. Tuttavia, una volta esaurito il progetto, è venuto a mancare l’inseri-
mento della biblioteca scolastica in una cornice istituzionale che garantisse la
continuità dei finanziamenti, nel frattempo esauriti, lasciando sole le scuole
nella gestione delle biblioteche avviate. Biblioteche che, difatti, in parte sono
state chiuse o lasciate a languire, oppure hanno continuato a funzionare con
alterna fortuna, dovuta ancora una volta alla presenza di insegnanti, dirigenti
e genitori di buona volontà.
Negli ultimi anni sono state presentate due proposte di legge finalizzate
alla diffusione del libro e alla promozione della lettura: la proposta n. 1504
Disposizioni per la diffusione del libro su qualsiasi supporto e per la promo-
Th
zione della lettura, presentata alla Camera il 7 agosto 2013 (primo firmatario
eb
is
l’on. Giancarlo Giordano)17 e la n. 2267 Norme per la promozione della let-
oo
tura nell’infanzia e nell’adolescenza e istituzione della Giornata nazionale
ki
so
della promozione della lettura e della Settimana nazionale del libro nelle
scuole, presentata il 3 aprile 2014 (prima firmataria l’on. Sandra Zampa)18.
wn
ed
by Le due proposte, ora unificate in un unico testo, dedicano molto spazio (a.c.
ga
16
MIUR, Programma per la promozione e lo sviluppo delle biblioteche scolastiche (1999-
2000), <https://tinyurl.com/yakxb5tc> e <https://tinyurl.com/yc7kjn6x>.
17
<https://tinyurl.com/yayxl7qm>.
18
<https://tinyurl.com/y8gs5j38>.

141
1504 art. 6; a.c. 2267 art. 13) alle biblioteche scolastiche e alle condizioni che
ne potrebbero consentire il funzionamento, per gli aspetti finanziari, per la
cooperazione in Reti e per la presenza di personale qualificato, almeno nelle
scuole che avranno il ruolo di capofila. Purtroppo l’iter legislativo non si è
concluso e il testo non è stato approvato nemmeno in un ramo del Parlamento
durante i cinque anni della XVII legislatura, nonostante gli sforzi fatti per
elaborare un testo condiviso da tutti i soggetti coinvolti19 e le sollecitazioni da
più parti per sbloccare lo stallo della proposta20. Ci si augura che tutto questo
lavoro abbia un seguito nella legislatura successiva.
A livello centrale, un’iniziativa recente che sembra aver rimesso in moto
l’attenzione e l’investimento sulle biblioteche scolastiche è quella dell’Azione
#24 del MIUR, prevista all’interno del Piano nazionale scuola digitale.

Il Piano nazionale scuola digitale per le biblioteche scolastiche

Il Piano nazionale scuola digitale (PNSD) «è il documento di indirizzo del


Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca per il lancio di una
strategia complessiva di innovazione della scuola italiana»21. La sua versione
più recente, prevista dalla legge n. 107/2015 e varata il 27 ottobre 2015, è ar-
ticolata in 35 azioni, una delle quali – l’Azione #24 – è dedicata alle «biblio-
teche scolastiche come ambienti di alfabetizzazione all’uso delle risorse
informative digitali»22. La presenza di un’azione specifica rivolta alle
biblioteche scolastiche nel contesto di un piano programmaticamente dedi-
cato al tema del digitale rappresenta una novità importante: le iniziative
rivolte in precedenza al rafforzamento delle dotazioni e delle competenze di-
gitali nelle scuole italiane, come le azioni LIM, Classi 2.0 e Scuola 2.0 av-
viate fra il 2008 e il 2014, non facevano infatti alcun riferimento alle biblio-
teche scolastiche23.
L’Azione #24 del PNSD propone un modello di biblioteca scolastica

19
Il dibattito sul testo di legge ha coinvolto diversi esperti e organizzazioni del settore, tra cui
anche l’AIB, attraverso audizioni informali che sono state convocate dalla VII Commissione
(Cultura, scienza e istruzione) tra marzo e luglio 2014.
20
Il Forum del libro nel giugno 2017 ha lanciato un appello rivolto alla Presidente della Camera,
l’on. Laura Boldrini, e una raccolta firme, per tentare di accelerare i tempi di approvazione della is
legge, che ha raccolto più di 750 sottoscrizioni tra cui esponenti della cultura, associazioni e Th
organizzazioni della filiera del libro; cfr. <https://tinyurl.com/ycg5eg6s>.
21
MIUR, Piano nazionale scuola digitale, 2015, p. 6, <https://tinyurl.com/yc4vfbgm>.
22
Ivi, p. 100.
23
Per una sintesi di queste iniziative si veda ivi, p. 12-16.

142
innovativa capace di integrare il lavoro di promozione della lettura (su carta e
in digitale) con attività legate all’alfabetizzazione informativa e documentale.
Si sottolinea inoltre la necessità di apertura verso l’esterno, «anche attraverso
accordi e collaborazioni con MiBACT, ANCI e biblioteche sul territorio» e si
fa riferimento alla necessità di prevedere «forme innovative di prestito e con-
sultazione (incluso il prestito digitale)»24.
Il finanziamento complessivo assegnato a questa azione all’interno del
PNSD era pari a 1,5 milioni di euro. Per attuarla, sulla base del d.min. n. 299
del 6 maggio 2016, il MIUR ha pubblicato il 13 maggio 2016 l’Avviso pub-
blico per la realizzazione da parte delle istituzioni scolastiche ed educative
statali di Biblioteche scolastiche innovative, concepite come centri di infor-
mazione e documentazione anche in ambito digitale25. L’avviso prevedeva un
rilevante incremento dei fondi stanziati, che passavano da 1,5 a 5 milioni di
euro, prevedendo di finanziare 500 progetti, dunque altrettante scuole, con
10.000 euro ciascuno.
Rispetto a quanto già contenuto nel Piano, il bando precisava ulterior-
mente il ruolo affidato alle biblioteche scolastiche innovative, “luoghi di do-
cumentazione e di alfabetizzazione informativa”, osservando che esse «de-
vono fornire a studenti, docenti, genitori, personale e alla comunità locale
spazi sia fisici sia digitali attraverso i quali accedere a un vasto panorama di
saperi, conoscenze, risorse informative e formative, tradizionali e on line. I
servizi offerti dalle biblioteche scolastiche devono garantire e facilitare tale
accesso, nonché promuovere, nel pieno rispetto dell’autonomia e della libertà
di scelta e di giudizio dei loro utenti, le competenze legate al reperimento,
alla fruizione, alla comprensione, alla valutazione, alla validazione e alla
This e
produzione di contenuti sia testuali sia multimediali. Tali competenze sono il
book i
s presupposto per una cittadinanza attiva»26.
Questa concezione delle biblioteche scolastiche, concepite come luogo di
incontro e di confronto fra risorse informative tradizionali (in particolare quelle
legate alla cultura del libro) e digitali, assegna loro un ruolo di particolare
rilievo per tutte le attività che presuppongono competenze legate all’uso dei
nuovi media: da pratiche come la flipped classroom e il debate all’educazione
alla cittadinanza, dalla valutazione delle fonti (ad esempio relativamente alle
fake news) alle modalità di implementazione di pratiche come il Bring Your
Own Device (BYOD), previste da un’altra azione del PNSD (l’Azione #6) e al

24
Ivi, p. 101.
25
<https://tinyurl.com/y9tsrmtv>.
26
Ibidem.

143
w n
k is o
o
bo
h is e
centro negli ultimi mesi di un animato dibattito 27
.TLe configura inoltre come
ambiente di lavoro trasversale in grado di favorire il superamento del gruppo
classe e di collegarsi organicamente all’attività degli animatori digitali e del
team per l’innovazione, previsti anch’essi dal PNSD.
L’interesse suscitato dal bando è stato notevole, tanto a livello di parteci-
pazione (oltre 3.300 progetti) quanto a livello di dibattito pubblico: è indub-
biamente anche grazie all’Azione #24 che fra il 2016 e il 2018 il tema delle
biblioteche scolastiche innovative è stato al centro di numerosi incontri, sia
per iniziativa del MIUR, con i convegni “Biblioteche per apprendere” svol-
tosi a Roma il 23 ottobre 2017 e “Biblioteche scolastiche: le radici del fu-
turo”, ospitato anch’esso dal MIUR il 12 dicembre dello stesso anno, sia per
iniziativa di altri attori del mondo del libro e delle biblioteche: al tema delle
BSi sono stati dedicati fra l’altro incontri o relazioni nei convegni delle Stel-
line sia nel 2017 (Le biblioteche scolastiche nell’ecosistema digitale) sia nel
2018 (Biblioteche scolastiche e information literacy), una tavola rotonda
nell’ambito della Children’s Book Fair di Bologna 2016 (La biblioteca scola-
stica nel Piano nazionale per la scuola digitale: nuove prospettive di svi-
luppo) e un incontro al Salone del libro di Torino del 2017 (La Biblioteca
scolastica al tempo del digitale), entrambi per iniziativa del Gruppo di ricerca
sulle biblioteche scolastiche dell’Università di Padova, mentre il Forum del
libro ha curato fra il 2016 e il 2018, con la collaborazione di RAI Scuola, di
Biblioteche di Roma e dell’Università di Roma Tre, tre diverse edizioni degli
incontri “Roma che legge”28, al cui interno il tema delle biblioteche scolasti-
che innovative e il bando dell’Azione #24 PNSD hanno avuto largo spazio.
RAI Cultura ha infine deciso di dedicare alle biblioteche scolastiche innova-
tive la terza serie della trasmissione Invito alla lettura, che dovrebbe andare
in onda sul canale RAI Scuola nel corso del 2019.
La Commissione per l’esame dei progetti presentati dalle scuole
nell’ambito dell’Azione #24 è stata costituita con il d.d.g. del 3 agosto 2016
n. 313 sotto la presidenza di Giovanni Solimine e i risultati delle sue valuta-
zioni, con la graduatoria finale dei progetti, sono stati diffusi con il d.d.g. del
7 agosto 2017 n. 341 (i lavori della Commissione sono stati rallentati
dall’impegno del MIUR nelle zone del Centro Italia colpite dai terremoti fra
l’agosto 2016 e il gennaio 2017, che ha bloccato per alcuni mesi la predispo-
sizione dei tabulati sui quali la commissione doveva lavorare). Nella figura
qui sotto è riportata la distribuzione dei progetti vincitori per Regioni.

27
Si veda al riguardo Gino Roncaglia, L’età della frammentazione: cultura del libro e scuola
digitale. Roma-Bari: Laterza, 2018, p. 85-94.
28
<http://www.romachelegge.it>.

144
03:41 PM
5/ 2020 9:
2
60000 9/
er 20 , ord

Figura 3 – Distribuzione regionale dei progetti vincitori


del bando Azione #24 PNSD (Fonte: MIUR)
MELE

Contemporaneamente alla diffusione della graduatoria, la ministra Valeria


Fedeli ha annunciato29 l’intenzione di raddoppiare i finanziamenti previsti, in
a

modo da portare a 1.000 il numero dei progetti finanziati nell’ambito


e l l

dell’Azione #24: l’allargamento è stato in effetti deliberato nel settembre


gabr i

2018, portando così a 10 milioni di euro il finanziamento complessivo


dell’azione. Nell’autunno 2018 a questo finanziamento si è poi aggiunto un
ulteriore milione stanziato attraverso un bando gestito congiuntamente dal
y ed b

Centro per il libro e la lettura e dal MIUR e destinato alle reti di biblioteche
scolastiche innovative30. La sensibile crescita della cifra inizialmente impe-
gnata costituisce un’ulteriore dimostrazione dell’attenzione suscitata da que-
wn

sta azione. Inattuata risulta invece finora, purtroppo, la previsione – conte-


o

nuta nel bando – di un «percorso specifico di formazione e di accompagna-


ook is

mento nella realizzazione e nella attuazione del progetto didattico, relativo in


particolare alle competenze legate alla gestione di biblioteche scolastiche e
rivolto al referente o ai referenti dello stesso»31.
b
This e

29
Comunicato dell’Ufficio stampa MIUR, 9 agosto 2017, <https://tinyurl.com/yafnr36v>.
30
Il bando, del 27 settembre 2018, è disponibile all’indirizzo <https://tinyurl.com/y7gdqpgq>.
31
MIUR, Avviso Biblioteche scolastiche innovative prot. n. 7767 del 13 maggio 2016 cit.

145
Le biblioteche scolastiche italiane e le indicazioni internazionali

Il travagliato percorso delle biblioteche scolastiche del nostro Paese, tracciato


fin qui per gli anni più recenti, si potrebbe definire un cantiere in progress,
con lavori sempre in corso.
I cambiamenti che investono e caratterizzano la società contemporanea, il
9/

mercato del lavoro, l’evoluzione delle tecnologie, delineano la necessità che


00

le persone dispongano di buone capacità di orientamento, adattamento, pen-


0 0

siero critico e creativo, collaborazione e, allo stesso tempo, autodetermina-


6

zione. Come già detto, si tratta di favorire l’acquisizione di competenze


0
r2

informative e mediatiche necessarie per affrontare la complessità contempo-


e
rd

ranea. I sistemi educativi e quelli culturali devono tenere conto di queste


o

istanze e del diverso modo di rapportarsi e fruire dell’informazione. Un punto


, E

di incontro, integrazione, interazione e scambio tra tali sistemi è rappresen-


EL

tato dalla biblioteca scolastica, che è innovativa se riesce a essere luogo di


M

apprendimento e di sviluppo di vecchi e nuovi alfabetismi.


la

Il cammino delle biblioteche scolastiche verso modalità di organizzazione


iel

e funzionamento che garantiscano una ricaduta positiva sul processo di


r b
ga

apprendimento e, più in generale, sulla formazione integrale della persona, ha


visto (e vede) nell’IFLA un punto di riferimento utile e interessante. In parti-
by

colare, le varie linee guida IFLA sulle biblioteche e sui bibliotecari scolastici
d

hanno conosciuto un’ampia diffusione presso le scuole e le istituzioni com-


e
wn

petenti, grazie all’impegno e al lavoro dell’AIB e della sua Commissione na-


o

zionale per le biblioteche scolastiche, e a una serie di progetti e iniziative


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formative. Infatti, le linee guida per le biblioteche scolastiche, elaborate nel


o

199032, e quelle sulle competenze richieste al bibliotecario scolastico, elabo-


o
eb

rate nel 199533, hanno costituito l’ossatura dei corsi di formazione nei
progetti nazionali, come A scuola di biblioteca 1995-1999, il Programma di
h is

promozione e sviluppo di biblioteche scolastiche o PSBS 1999-2001, oppure


T

materiale di studio – per esempio, nell’ambito di Biblioteche nelle scuole


2004-200734 furono fornite alle scuole partecipanti le linee guida IFLA del

32
Frances Laverne Carroll, Linee guida per le biblioteche scolastiche, traduzione italiana a
cura dell’AIB Commissione nazionale Biblioteche scolastiche. Roma: Associazione italiana
biblioteche, 1995.
33
Sigrún Klara Hannesdóttir, Bibliotecari scolastici: competenze richieste: linee guida,
traduzione italiana a cura dell’AIB, Commissione nazionale Biblioteche scolastiche. Roma:
Associazione italiana biblioteche, 1998.
34
Luisa Marquardt, Biblioscuole, una rete integrata per la lettura, l’informazione, la
documentazione, «Libri e riviste d’Italia», (2007), 1, p. 9-30.

146
d e
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200235 –, utilizzato anche nei corsi di perfezionamento e master, svoltisi
o o
eb
all’Università di Padova, o in quello online BiblioProf36. Queste occasioni
is
hanno anche costituito un terreno molto fertile per la diffusione di un con-
Th
cetto di biblioteca dinamico, integrato nel curriculum e nel territorio, capace
di adattarsi e rispondere flessibilmente alle esigenze didattiche, informative,
culturali e ricreative. In particolare, il Manifesto IFLA-Unesco sulla biblio-
teca scolastica37 è menzionato in moltissimi progetti di promozione della let-
tura e della biblioteca inseriti nel POF e nel PTOF (i piani annuali e triennali
dell’offerta formativa) delle scuole. Anche l’Azione #24 del PNSD, di cui si
è parlato e che è tuttora nella fase di attuazione, ha stimolato tante scuole a
conoscere i documenti IFLA.
Ulteriori sollecitazioni, stimoli e idee sono offerti a quanti si occupano di
biblioteca scolastica dalla seconda edizione delle linee guida IFLA38, dove è
messa in risalto proprio la funzione educativa della biblioteca scolastica, par-
ticolarmente (ma non esclusivamente) riguardo alle competenze informative,
su cui punta anche il MIUR con l’Azione #24 e il già citato avviso pubblico
per le Biblioteche scolastiche innovative.
Questa ultima edizione (la cui versione italiana sarà disponibile a breve) è
stata preceduta da una lunga fase di elaborazione, nella quale sono stati coin-
volti rappresentanti di diversi Paesi, che hanno deciso di mantenere come
punto di riferimento delle nuove linee guida il Manifesto IFLA/Unesco sulla
biblioteca scolastica, quale sintetica e valida espressione dei principi generali
di biblioteconomia scolastica. Gli aspetti messi in risalto sono quello pedago-
gico e quello organizzativo: il bibliotecario scolastico, grazie alle conoscenze
e alle competenze di cui dispone, svolge un ruolo educativo e di “leader”, che
gli permettono di impostare programmi di educazione alla competenza
informativa e mediatica (media and information literacy), di acquisire siste-
maticamente i dati per una gestione consapevole e per una advocacy39 effi-

35
Linee guida IFLA/Unesco per le biblioteche scolastiche, ed. italiana a cura della
Commissione nazionale Biblioteche scolastiche dell’AIB, coordinamento e revisione di Luisa
Marquardt e Paolo Odasso. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2004.
36
Erogato da Iuline/Indire, <http://www.iuline.it/perfezionamento/biblioprof-2016-2017/>.
37
Manifesto IFLA-Unesco sulla biblioteca scolastica: la biblioteca scolastica nelle attività
di insegnamento e apprendimento per tutti, traduzione di Luisa Marquardt. Roma:
Associazione italiana biblioteche, 1999, <http://www.aib.it/aib/commiss/cnbse/manif.htm>.
38
IFLA School Library Guidelines, Barbara Schultz-Jones, Dianne Oberg eds., 2nd ed. by IFLA
School Libraries Standing Committee. The Hague: IFLA, 2015, <https://tinyurl.com/yb4992ux>.
39
L’advocacy può anche avvalersi di appuntamenti ricorrenti (Giornata mondiale del libro,
Maggio dei libri ecc.) che offrono l’opportunità di promuovere i servizi e il programma di
attività della biblioteca scolastica. Uno di questi, ormai piuttosto diffuso anche in Italia, è
l’International School Library Month <https://iasl-online.org/advocacy/islm/index.html>, il

147
cace. Anche gli spazi vengono ripensati: il modello proposto è quello del
learning commons40 o beni comuni per l’apprendimento, spazio laboratoriale
e sociale, di cui anche la comunità è corresponsabile.
Le nuove linee guida, articolate in sei capitoli, definiscono il compito e gli
scopi della biblioteca scolastica, il quadro di riferimento legale e finanziario;
le risorse umane e quelle fisiche e digitali, nonché i programmi e le attività e,
infine, la valutazione della biblioteca scolastica e i rapporti con altre agenzie.
I punti essenziali sono condensati nella sintesi e nelle 16 raccomandazioni
che precedono i vari capitoli. Si tratta di parti sintetiche, ma utili sia come
strumenti per sensibilizzare politici e amministratori locali, sia da impiegare
come griglia di (auto)valutazione, in cui sono condensati i punti principali,
come i princìpi ispiratori, che si rifanno ai diritti umani, su cui si basa la bi-
blioteca scolastica; gli obiettivi educativi, tra i quali quello di educare stu-
denti competenti nell’informazione; la necessità di un quadro normativo e fi-
nanziario di riferimento; l’importanza dell’impiego di personale qualificato e
formato, di collezioni significative per il curriculum, di un programma edu-
cativo ben strutturato, di valutazioni periodiche e del supporto costante che
deve essere assicurato alla biblioteca scolastica.
Le indicazioni e i parametri fissati dagli standard possono risultare di dif-
ficile conseguimento, soprattutto in situazioni precarie mancanti delle risorse
fondamentali, ma spingono anche al continuo miglioramento, come è ravvi-
sabile nella realtà non solo italiana ma anche in quella delle biblioteche sco-
lastiche di vari paesi europei41, per garantire il diritto di accesso all’informa-
zione a tutti i discenti (scolari o studenti che siano), a beneficio della qualità
dell’apprendimento e della partecipazione attiva alla società.

mese internazionale della biblioteca scolastica, promosso dalla IASL. Un esempio virtuoso in
tal senso è quello offerto dalla Rete delle biblioteche scolastiche di Vicenza <http://www.
rbsvicenza.org>, che per l’occasione e per “Libriamoci” organizza aperture speciali, letture
animate, presentazioni di libri, mostre ecc., con lo scopo di promuovere la campagna
internazionale “BIOS una Biblioteca In Ogni Scuola”, presentare la biblioteca scolastica agli
alunni e al territorio, organizzare laboratori come per esempio quello del segnalibro annuale
(o “sognalibro”).
40
Nelle linee guida è riportato, come esempio, quello realizzato nel 2009 all’Istituto
comprensivo di Welsberg/Monguelfo, in Alto Adige. Th
41
Si veda, per esempio, Luisa Marquardt, 21: School libraries. In: Global library and
is
information science, Ismail Abdullahi ed., edited on behalf of IFLA, 2 nd ed. Berlin: De
eb
Gruyter, 2017, p. 473-503. oo
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148
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Le ecobiblioteche,
fondamenta per uno sviluppo sostenibile*

Non bisogna mai trascurare il monito che ci ha consegnato Paul Mason, gior-
nalista economico della inglese Channel 4: «Fra economisti ed ecologisti è in
corso una diatriba insensata su quale sia la crisi più importante, quella
dell’ecosfera o quella economica. La risposta materialista è che i loro destini
sono intrecciati. Conosciamo il mondo naturale solo interagendo con esso e
trasformandolo: è la natura che ci ha fatti così. Anche se la Terra starebbe
meglio senza di noi, come sostengono alcuni fautori dell’“ecologia pro-
fonda”, il compito di salvarla ricade sulle nostre spalle»1.
Di sicuro il tema ambientale è oggi di rilevanza assoluta, per causa dei
gravi danni inferti al nostro pianeta2 e per la situazione di obiettiva precarietà
dei parametri strutturali, cui non è certo che – nel prosieguo del tempo –
possa rimediare lo sviluppo della scienza e della tecnologia.

Biblioteca e ambiente: una sinergia sottovalutata

Ecco perché approfondire le problematiche ambientali in rapporto alle


biblioteche è una esigenza attuale, a partire dalla comprensione di cosa sia

* Testo di Waldemaro Morgese (Biblioteca e ambiente: una sinergia sottovalutata;


“Ecobiblioteche”: gli approfondimenti recenti; “Ecobiblioteche”: tre declinazioni) e Vittorio
Ponzani (Ecobiblioteche: alcune esemplificazioni).
1
Paul Mason, Postcapitalismo: una guida al nostro futuro. Milano: Il Saggiatore, 2016, p.
287-288.
2
Massimo Livi Bacci, Il pianeta stretto. Bologna: Il Mulino, 2015. Si segnala questo agile
libro di un autorevole demografo, socio dell’Accademia dei Lincei, perché in esso con molta
chiarezza sono descritti i sette nodi demografici e politici da affrontare in un pianeta
dilaniato da sovrappopolazione per un verso e da spopolamento per un altro; stato di fatto da
cui discende l’importanza che dovrebbe avere oggi la “coscienza del limite”.

149
This ebook is owned by gabriella MELE, order 206
una biblioteca che si qualifichi per un ruolo rilevante in questo campo: cioè
una “ecobiblioteca”.
Identificare una “ecobiblioteca”, infatti, può funzionare anche come in-
centivo – etico3 per il momento – al riconoscimento degli sforzi effettuati
dall’istituzione di riferimento e dal management.
Un buon viatico per avvicinarsi al concetto di “ecobiblioteca”, concetto
relativamente nuovo per la “scatola degli attrezzi” usualmente maneggiata
dal bibliotecario, possono essere alcune pagine del libro di Michael Gorman,
La biblioteca come valore4, precisamente quelle dell’ultimo capitolo intito-
lato Alla ricerca di equilibrio e armonia in cui l’autore richiama il pensiero
di Amitai Etzioni e la sua definizione di “comunitarismo”, vale a dire la ca-
pacità di «trovare un equilibrio fra diritti individuali universali e il bene co-
mune (visti troppo spesso come concetti incompatibili), fra l’individuo e la
comunità e, soprattutto, come un tale equilibrio possa essere raggiunto e
mantenuto»5.
Il mondo delle biblioteche (e dei bibliotecari) è la quintessenza del tratta-
mento di entrambi i valori, se si rifletta attentamente6, quindi meraviglia un
po’ che sulle tematiche “eco”, di certo quintessenza del bene comune, si sia
pervenuti a valutazioni sufficientemente approfondite solo nel recente perio-
do e anzi, con un carattere per così dire di ufficialità internazionale, sostan-
zialmente con la cosiddetta Dichiarazione di Lione (2014)7.
A riscontro di quanto sostenuto è sufficiente osservare che perfino in un
autorevole articolo sull’impatto delle biblioteche a firma di Roswitha Poll8,

3
Riccardo Ridi, Etica bibliotecaria: deontologia professionale e dilemmi morali. Milano:
Editrice Bibliografica, 2011.
4
Michael Gorman, La biblioteca come valore: tecnologia, tradizione e innovazione
nell’evoluzione di un servizio. Udine: Forum, 2004.
5
Ivi, p. 194.
6
«L’esercizio della biblioteconomia richiede equilibrio fra tradizione e innovazione, vecchio
e nuovo, i bisogni dei molti e i bisogni delle minoranze di individui»; ivi, p. 196-197.
7
Promossa dall’IFLA per dare un contributo alla elaborazione degli obiettivi di sviluppo
ONU per il 2016-2030 e presentata nel corso dell’ottantesimo WLIC IFLA svoltosi a Lione,
è stata sottoscritta tempestivamente dall’AIB il 18 agosto 2014. Nella dichiarazione, fra
l’altro, si sostiene che lo sviluppo debba essere “sostenibile”, in quanto solo così è possibile
assicurare a lungo termine prosperità socioeconomica e benessere degli individui; si afferma
inoltre – significativamente – che allo sviluppo sostenibile le biblioteche possono contri-
buire, fra l’altro, fornendo informazioni sull’ambiente, individuando e occupandosi dei biso-
gni e delle problematiche più importanti riscontrabili nelle popolazioni, ponendo in rete gli
stakeholders sui temi della sostenibilità; cfr. <http://www.lyondeclaratiopmn.org>.
8
Roswitha Poll, Si può quantificare l’influenza di una biblioteca?: lo standard ISO per la
valutazione dell’impatto. In: Biblioteche: valore e valori, a cura di Lucia Antonelli. Roma:
Associazione italiana biblioteche, 2013, p. 17-30.

150
ove si discutono gli indicatori di qualità o performance di cui allo standard
ISO 16439, gli impatti delle biblioteche sono tassonomizzati quali “indivi-
duali” (cioè sugli individui), sociali (specie attraverso il veicolo della
“responsabilità sociale”) ed economici: ad esempio l’impatto “eco” inteso
come effetto strutturale sull’ambiente non è citato9.
Circostanza senza dubbio singolare, anche considerando che negli studi
aziendali era maturata già da alcuni anni la consapevolezza che bisognasse
“tenere insieme” le variabili economiche, sociali e ambientali: è opportuno
citare almeno la Global Reporting Initiative (GRI), un progetto internazionale
avviato nel 1997 sulle performance economiche, sociali e ambientali di mag-
giore interesse, cioè sui tre campi fondamentali in cui si gioca la sostenibilità10.

“Ecobiblioteche”: gli approfondimenti recenti

In ogni caso la situazione di ritardo del mondo bibliotecario nel valorizzare


con evidenze specifiche e sistematiche la tematica ambientale, almeno nel
nostro Paese, muta sensibilmente proprio negli ultimissimi anni, per effetto di
alcune elaborazioni o azioni degne di menzione:
- la scelta di trattare il tema della “ecobiblioteca” nel contesto del tradizio-
nale e influente convegno promosso dalla rivista “Biblioteche oggi”, dedi-
cato nel marzo 2013 a “Biblioteche in cerca di alleati. Oltre la coopera-
zione, verso nuove strategie di condivisione” (Milano, Fondazione
Stelline)11;

9
Ma ciò si rinviene quasi diffusamente nella copiosa letteratura in materia. Dobbiamo tuttavia
a Giovanni Di Domenico la segnalazione, proprio in uno studio sull’impatto, di un agile
manuale dell’ALA riguardante il tema: Kathryn Miller, Public libraries going green. Chicago:
American Library Association, 2010; cfr. Giovanni Di Domenico, Biblioteche, utenti e non
utenti: contenuti e gestione di un progetto valutativo. In: L’impatto delle biblioteche pubbliche:
obiettivi, modelli e risultati di un progetto valutativo, a cura di Giovanni Di Domenico. Roma:
Associazione italiana biblioteche, 2012, p. 21n.
10
Antonio Tencati, Sostenibilità, impresa e performance: un nuovo modello di evaluation and
reporting. Milano: Egea, 2002, p. 167 e sgg. L’applicazione congiunta delle tre tipologie di
variabili ha consentito la costruzione di sustainability reporting guidelines, pubblicate a partire
dal 1999. È possibile dunque costruire pratiche di sostenibilità parziale e globale e valutarle: la
sostenibilità globale naturalmente riveste particolare fecondità e gli indicatori/indici di impatto
che si possono realizzare sono di speciale utilità per le comunità.
11
Waldemaro Morgese, Le ecobiblioteche: condivisioni e alleanze fondate su contenuti
strategici. In: Biblioteche in cerca di alleati: oltre la cooperazione, verso nuove strategie di
condivisione. Milano: Editrice Bibliografica, 2013 [e-book].
This ebo

151
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- il lancio nel 2014 della rete delle 22 biblioteche e centri di documenta-

o
zione ambientale costituiti all’interno delle Agenzie Ispra-ARPA-APPA

ebo
(rete SI DOCUMENTA)12;
- la scelta di svolgere nell’ambito della terza Giornata nazionale delle

s
Thi
biblioteche (denominata “Bibliopride”), promossa nell’ottobre 2014
dall’AIB in Puglia, un convegno a Taranto, presso la biblioteca Marco
Motolese, sita nel quartiere Tamburi a poche centinaia di metri dall’ILVA,
sul tema: “Le eco-biblioteche: l’apporto delle biblioteche alla tutela attiva
e al risanamento dell’ambiente. Buone pratiche e problematiche” (Taranto,
11 ottobre 2014)13;
- la giornata di studio del CNBA (Coordinamento nazionale biblioteche di
architettura), svolta a Roma il 18 giugno 2015 e dedicata al tema “La bi-
blioteca inForma. L’edificio, l’organizzazione e i servizi di una green
library”14;
- l’avvio nel 2015 della traduzione in lingua italiana, a cura del CNBA, di
una importante pubblicazione IFLA apparsa in Germania nel 2013 sulle
“biblioteche verdi”15;
- la pubblicazione nel 2015 a cura dell’AIB Puglia di un volume collettaneo
in cui l’aspetto ambientale è trattato in termini di sinergia MAB (Musei,
Archivi, Biblioteche)16;
- il convegno nazionale promosso dall’Associazione italiana biblioteche,
Sezione Lazio e Sezione Puglia, Istituto superiore per la protezione e la ri-
cerca ambientale, Biblioteca nazionale centrale di Roma, Coordinamento
nazionale biblioteche di architettura, sul tema “L’ambiente in biblioteca.
12
La rete è stata denominata propriamente “Sistema InterAgenziale documentale” ed è
composta dalla biblioteca centrale dell’Ispra (impegnata fra l’altro nel recupero digitale di
oltre 1.000 carte geotematiche antiche), dalle 19 biblioteche delle Agenzie regionali e dalle 2
biblioteche delle Agenzie di Trento e Bolzano.
13
Si rammenta la relazione di base svolta in quella occasione da Carmen Galluzzo, Una
biblioteca di frontiera nel quartiere Tamburi di Taranto. Nel corso del convegno intervennero
anche numerosi autori di libri sull’acciaieria dei veleni.
14
La Biblioteca inForma: l’edificio, l’organizzazione e i servizi di una “green library”, a
cura di Raffaella Inglese. Roma: CNBA, 2016.
15
Petra Hauke; Karen Latimer; Klaus Ulrich Werner, The green library = Die Grüne Bibliothek.
Berlin/Munich: De Gruyter Saur, 2013. La traduzione dell’opera viene progressivamente
pubblicata sul sito web del CNBA <http://cnba.it>.
16
Ecobiblioteche, ecoarchivi, ecomusei: pratiche di sapere e di azione per la tutela ambientale,
a cura di Waldemaro Morgese e Maria A. Abenante. Roma: Associazione italiana biblioteche,
2015. Nel volume è raccolta la citata relazione di Carmen Galluzzo, insieme ad altri contributi
relativi alla parte bibliotecaria a firma di Stefano Gambari (sulle biblioteche ambientali
romane), Emanuela Guidoboni (sul catalogo dei forti terremoti in Italia), Pinuccia Montanari
(sulle pratiche di educazione ambientale), Anna Laura Saso (sulla rete SI DOCUMENTA).

152
n e
w o
is
k o
Le biblioteche per l’ambiente: reti e altre buone pratiche”, svolto a Roma bo e
il 15 aprile 2016 e articolato nelle tre sezioni Verso la rete nazionale delle s
biblioteche ambientali, Green library: il punto di vista del Coordinamento
hi T
nazionale delle biblioteche di architettura, Le ecobiblioteche: esperienze
di utilità sociale17.

“Ecobiblioteche”: tre declinazioni

In primo luogo è da precisare che il suffisso “eco” conviene qualificarlo


secondo la sua più rigorosa etimologia, riconducibile al lemma oȋκoς, <casa>
in greco antico. Ciò perché – si chiarirà oltre – tale qualificazione garantisce
il significato espanso, più comprensivo che il concetto di “ecobiblioteca”
evoca, rispetto a definizioni più usuali come ad esempio “biblioteca ambien-
tale” o “biblioteca verde”.
Secondo una tassonomia già proposta nel citato convegno di “Biblioteche
oggi” del 2013, le “ecobiblioteche” possono essere declinate secondo tre pro-
spettive:
- per le soluzioni architettoniche, tecnologiche e infrastrutturali 18, compresa
la tipologia del paesaggio in cui è inserito l’edificio (ad esempio bibliote-
che immerse in aree verdi o in aree rurali) e la tipologia dei beni bibliodo-
cumentali disponibili (ad esempio prevalenza di e-book archiviati sui PC o
di consultazione a distanza piuttosto che di documenti cartacei da utiliz-
zare in situ)19;
- per la specializzazione tematica delle collezioni e dei fondi bibliodocu-
mentali posseduti: si tratta dell’aspetto tipologico più consustanziale

17
Gli atti del convegno sono disponibili sul sito dell’ISPRA <https://tinyurl.com/y897ubnr>.
18
Recupero di vecchi edifici, utilizzo di tecniche e materiali ecologici per i rivestimenti esterni,
interni e per gli arredi, utilizzo di risorse energetiche rinnovabili, risparmio energetico e riuso
delle acque piovane, applicazione di lucernari per la diffusione di luce naturale, trattamento
ecocompatibile dei rifiuti di ogni genere, illuminazione a risparmio (ad esempio led), impianto
di piante autoctone meno idrovore, infissi adeguati al risparmio energetico, sistemi ecocompa-
tibili di ventilazione e condizionamento, pavimentazioni funzionali, applicazione di display per
il monitoraggio dei parametri ambientali come temperatura, livelli di umidità e di anidride car-
bonica, controllo del calore prodotto dalle infrastrutture informatiche ecc.
19
Si tratta della cosiddetta “bibliotech” o biblioteca senza carta; cfr. John Palfrey, Bibliotech:
perché le biblioteche sono importanti più che mai nell’era di Google. Milano: Editrice
Bibliografica, 2016.

153
all’esperienza dei bibliotecari e quindi non solo di facile comprensione ma
anche di più diffuso rinvenimento nelle biblioteche20;
- per la promozione in qualche modo sistematica o ricorrente di progetti,
iniziative, servizi che coinvolgono il territorio su tematiche sensibili alle
questioni ambientali e ai valori ecologici: è questa la declinazione tipolo-
gica in cui il suffisso “eco” acquisisce una valenza che sfuma dagli aspetti
strutturali verso quelli più immateriali, dall’enfasi cioè sui parametri
strutturali ambientali a quella sintonica rispetto a quanto si “agita” nel ter-
ritorio in termini di passioni, aspettative, speranze, anche contrasto e pro-
testa da parte di singoli o gruppi21.
Le tre declinazioni prospettate ovviamente sono da considerare quali
“elementi caratterizzanti” a fini orientativi e solo in limitati casi si rinven-
gono nettamente separate nel mondo bibliotecario: sono molto più numerosi i
casi in cui esse si compongono fra loro in un melting-pot dalle potenzialità
spesso imprevedibili.

Ecobiblioteche: alcune esemplificazioni

Nei sistemi bibliotecari del nostro Paese consistenti sono i segni concreti che
permettono di individuare “ecobiblioteche” impegnate su vari versanti.
Nel costituire little free libraries poste agli angoli delle strade o
nell’adornare i viali cittadini in cooperazione con i fiorai del luogo (come fa

20
Ci riferiamo in questo caso alle biblioteche accademiche collegate agli istituti universitari
o ad altri centri di ricerca sulle scienze della terra, dell’aria e dell’acqua, ma anche alle più o
meno modeste biblioteche di associazioni o fondazioni che si occupano di tutela e
valorizzazione dei temi ambientali. Non mancano tuttavia sezioni specifiche con fondi a
specializzazione ambientale anche nelle biblioteche di pubblica lettura o in quelle di
istituzioni pubbliche.
Th

21
È la prospettiva tipologica, dunque, più vicina alla propensione comunitaria, sulla base
is

della massima “uti singulus ita societas”. Si potrebbe anche parlare in determinati casi di
eb

“biblioteche di frontiera” e di “bibliotecari militanti”, impegnati magari nel contrastare le


o

disuguaglianze crescenti ovvero nel dare sostegno a specifiche azioni, movimenti o anche
o

lotte popolari su cause sensibili alla tutela dell’ambiente come bene comune. In questa decli-
ki

nazione il ruolo di mediazione della conoscenza non si esaurisce nella “alfabetizzazione


s

informativa” o nella “information literacy” ma si avvicina a quanto sostiene R. David Lankes


wn o

e cioè che i bibliotecari non documentano la loro comunità ma la trasformano. Una declina-
zione tipologica, in conclusione, che invera in modo integrale l’amore per la propria “casa”.
d e

Utili suggestioni in questo contesto sono gli scritti contenuti in: Ambiente e società: le pro-
by

spettive teoriche, a cura di Enrico Maria Tacchi. Roma: Carocci, 2011 (un’opera di conte-
nuto non specificamente biblioteconomico, ma stimolante).
a g
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154
ll ie
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is e
Th

la Biblioteca civica Miani Perotti di Cassano delle Murge); nel presidiare


aree rurali (come fa la biblioteca del Poggio di Mola di Bari, anche se in
Italia – a differenza che negli USA – non esiste un’associazione delle piccole
biblioteche rurali); nel coltivare orti urbani a fini didattici (come fa la
Biblioteca comunale San Matteo degli Armeni di Perugia, che ha animato an-
che un “giardino dei Giusti”); nello sviluppare iniziative di contrasto alla dif-
fusione delle polveri velenose di un’acciaieria “fabbrica di morte” (come fa
la Biblioteca Marco Motolese di Taranto); nel recuperare vecchi edifici
(come accaduto per la biblioteca realizzata nell’antica vaccheria dei fratelli
Nardi a Roma o per la Medateca, biblioteca civica di Meda in provincia di
Monza-Brianza, realizzata in un vecchio edificio rimasto incompiuto nel
centro urbano, o anche come si sta facendo per la Teca del Mediterraneo e la
Mediateca regionale pugliese che transiteranno in una vecchia ex caserma
immersa nel verde al centro della città di Bari); nello sviluppare impegnativi
programmi di sostenibilità ambientale (come fa la Biblioteca interuniversita-
ria interdipartimentale di Reggio Emilia); nel gestire progetti di informazione
ed educazione ambientale (come fa la Biblioteca del centro “Labter-Green
Point” di Genova); nell’implementare il catalogo dei forti terremoti in un
arco di tempo che va dall’antichità al XX secolo (come si fa con la collabora-
zione di 350 biblioteche e 500 archivi22 e il supporto dell’Istituto nazionale di
geofisica e vulcanologia che ha ospitato il materiale nelle proprie banche
dati); nell’utilizzare le potenzialità di una ricomposizione reticolare di bi-
blioteche ricche di patrimonio bibliodocumentale di interesse ambientale
(come si è fatto per la rete di biblioteche SI DOCUMENTA dell’Ispra-
ARPA-APPA); nel mettere a profitto per la comunità le biblioteche accade-
miche a specializzazione ambientale delle Università o quelle degli istituti del
CNR afferenti alle scienze ambientali; nell’utilizzare per capillari programmi
di educazione ambientale le risorse informative presenti nelle piccole biblio-
teche di fondazioni o associazioni, come il Centro di documentazione am-
bientale “Sportello verde” di Cagliari (gestito da Italia nostra) o il Centro di
scienze naturali della fondazione Parsec di Prato.
Naturalmente si è inteso proporre solo alcuni esempi, ma la presenza di
“ecobiblioteche” in Italia è di certo molto più ampia e meriterebbe
un’attenzione più adeguata: in termini sia di specificazione di un elementare
standard che le qualifichi, sia di costituzione di una banca dati nazionale
(l’inserimento nella quale funzioni anche come riconoscimento della qualifi-

22
Esempio interessante di una sorta di numerosa e multiforme “ecobiblioteca” virtuale, per
di più in sinergia con un complesso di archivi, il cui agente “unificatore” è il prodotto
erogato (cioè il catalogo dei forti terremoti).

155
cazione), sia di promozione di occasioni ricorrenti, sistematiche di confronto
e informazione sulle varie pratiche e sui problemi emergenti.

Si segnalano di seguito – in una rassegna inevitabilmente non esaustiva –


alcune esperienze di biblioteche che possono essere considerate “ecobibliote-
che”, perché rispondono a criteri di sostenibilità intesa in senso ampio, cioè
dal punto di vista ecologico, economico e culturale.

Biblioteca comunale San Matteo degli Armeni di Perugia


Inaugurata il 2 luglio 2012, la biblioteca sorge all’interno del complesso mo-
numentale di San Matteo degli Armeni, una chiesa e un monastero costruiti
intorno al 1275, circondata da un parco di circa 5.000 mq.
La biblioteca fa parte del sistema bibliotecario comunale e possiede una
raccolta specializzata sui temi della pace, nonviolenza, diritti umani, dialogo
interculturale e interreligioso, commercio equo e solidale, ambiente.
A seguito di un più ampio progetto di riqualificazione dell’area verde, con
il contributo di finanziamenti europei, sono stati creati:
- un orto sinergico che, attraverso meccanismi di autofertilità del suolo,
permette alla terra di non perdere energie utili alla coltivazione; è realiz-
zato con cassoni rialzati e perennemente pacciamati, delle dimensioni di
10/20 mq l’uno;
- un orto a cassoni (1 mq l’uno), un metodo di coltivazione tipico dei mona-
steri nel medioevo, dove la disponibilità di terra era limitata;
- un orto biologico, col metodo della conduzione biologica che esclude
l’uso di formulati chimici (pesticidi e concimi) a favore di un’adeguata
rotazione colturale e di una scelta di prodotti adatti all’ambiente;
- un orto delle perenni, dedicato alle specie ortive perenni (carciofo, fragola,
asparago, melanzane d’inverno);
- un orto etnico, destinato, invece, agli ortaggi alloctoni.
La biblioteca organizza un’attività costante di incontri, allargando la par-
tecipazione dei cittadini oltre l’ambito del quartiere.
Il 6 marzo 2016 è stato inaugurato il “Giardino dei Giusti del mondo”, de-
dicando sei cipressi a sei persone che hanno dedicato la vita al bene: Armin
Theophil Wegner (1886-1978), militare e scrittore tedesco, testimone del ge-
nocidio armeno, oppositore del nazismo; Tahir Elci (1966-2015), avvocato
curdo e attivista dei diritti umani, ucciso nel 2015; Alex Langer (1946-1995)
This ebook

politico, scrittore, leader del movimento ambientalista e pacifista, impegnato


per la difesa dei diritti umani; Anna Stepanovna Politkovskaja (1958-2006),
giornalista russa, impegnata per denunciare le violazioni dei diritti umani in
Cecenia, uccisa a Mosca nel 2006; Marisol Macias Castaneda (1972-2011),
is owned

156
giornalista messicana uccisa per le sue denunce contro i narcotrafficanti nel
2011; Wangari Muta Maathai (1940-2011), prima donna africana ad aver ri-
cevuto il premio Nobel per la pace, ambientalista, biologa, attivista, promo-
trice dello sviluppo sostenibile, ideatrice del Green Belt Movement per la ri-
forestazione del Kenya.

Biblioteca di Comano Terme (TN)


Si tratta di un progetto in corso di realizzazione da Alterstudio partners.
L’edificio sarà in classe A+ secondo la classificazione del Trentino-Alto
Adige. L’involucro sarà dotato di un’elevata capacità coibente, con totale r 2
eliminazione dei ponti termici, strati isolanti molto significativi e vetrate a tre
orde
lastre con trattamento basso-emissivo e un telaio metallico ad alta prestazioneE,
energetica. M EL
È prevista una pompa di calore a compressione elettrica, con sistema
i e lla di ri-
scaldamento e raffrescamento a pavimento radiante e un impianto b r fotovol-
ga per l’intera
taico in grado di fornire il 75% del fabbisogno energeticoystimato
struttura. e db
Per quanto riguarda l’illuminazione, in tutta o wnla biblioteca sono previste
is
luci a led, con un risparmio energetico kgarantito dalla regolazione e dallo
o
spegnimento automatico dell’illuminazione o grazie a una serie di sensori di
eb luminanza. In questo modo è possibile
presenza persona e di rilevazioneisdella
Thl’illuminazione artificiale.
miscelare e utilizzare al meglio

Biblioteca “Marco Motolese” di Taranto


Nata nel 2009, mette oltre 14.000 volumi a disposizione di una comunità bi-
sognosa di sostegno sociale e culturale, quella del martoriato quartiere Tam-
buri di Taranto, sede dello stabilimento siderurgico dell’ILVA.
In tale difficile contesto ambientale e sociale la biblioteca svolge la sua at-
tività di promozione della lettura lavorando con le scuole, le famiglie e gli adulti,
raccogliendo “libri di base” e svolgendo un importante ruolo di alfabetizzazione
o di approfondimento rispetto alle tematiche scientifiche, dell’ambiente e della
salute.

Biblioteca “Vittorio Sereni” di Melzo (MI)


Inaugurata nel 2014, dal punto di vista architettonico la biblioteca rispetta i
vincoli urbanistici del centro storico cittadino ed è stata realizzata secondo i
più moderni criteri, con piani sfalsati, ampie vetrate aperte sulle corti interne,
rivestimento in laminato di zinco che abbraccia l’intero edificio facendosi
tetto e facciata.

157
Gli interni, caldi, accoglienti e luminosi, coniugano arredi su misura a
pezzi del migliore design italiano e internazionale, con vetrate e muri decorati
con grandi illustrazioni realizzate da alcuni importanti illustratori italiani.
Dal punto di vista della sostenibilità ambientale, l’edificio è in classe
energetica A ed è caratterizzato da un sistema di rivestimento “a cappotto”,
che consente la totale eliminazione dei ponti termici. Gli impianti sono ca-

Th
ratterizzati da un sistema di riscaldamento e raffrescamento con 11 pompe di

is
calore a funzionamento elettrico, che utilizzano acqua di falda, in grado di
funzionare in modo modulare secondo il reale fabbisogno dell’edificio evi-

eb
oo
tando sprechi di energia, ottenendo benefici sia economici sia ambientali.

ki
so
Consiglio nazionale delle ricerche, biblioteche specializzate nelle discipline
ambientali

wn
Il Consiglio nazionale delle ricerche svolge un ruolo fondamentale nell’ambito

ed
delle discipline ambientali, in particolare attraverso il Dipartimento di scienze
del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente, il Dipartimento di scienze bio-

by
agroalimentari, il Dipartimento di ingegneria, ICT e tecnologie per l’energia e i

ga
trasporti, all’interno dei quali operano 12 biblioteche.

bri
A queste va aggiunta la Biblioteca centrale del CNR, con il suo patrimonio

ell
di circa 480.000 volumi, più di 10.000 periodici elettronici, 50.000 e-book e
aM
altre risorse elettroniche.

EL
Il CNR realizza inoltre siti e banche dati per il settore della ricerca in
campo ambientale:
- CNRSOLAR Scientific Open-access Literature Archive and Repository
E,
ord
Banca dati di pubblicazioni scientifiche italiane con circa 7.800 docu- er
menti, di cui circa il 10% riconducibili a discipline ambientali; 20
- POLARIS Popolazione a rischio da frana e da inondazione in Italia 60
Sito web gestito con informazioni storiche su frane, inondazioni e altri fe-
00
nomeni naturali che hanno provocato danni alla popolazione;
- Geo Digital Library
09

Sito web dedicato alla raccolta di documenti nell’ambito delle ricerche ap-
/25

plicate ai campi della geotermia, idrogeologia, geologia, geochimica am-


/20

bientale e confinamento dei gas serra;


- Mediterranean Germplasm database
2

Collezione di dati di biodiversità relativa alle attività di esplorazione, rac-


colta e caratterizzazione per specie vegetali coltivate e dei loro progenitori
selvatici;
- Digital Library della Biblioteca storica di studi adriatici dell’Istituto di
scienze marine di Venezia

158
Portale che comprende circa 1.650 volumi, 109 carte antiche, manoscritti
inediti e immagini che rappresentano una documentazione unica e multidi-
sciplinare sulla storia della Repubblica di Venezia e dei suoi rapporti con
la sponda orientale del Mar Adriatico;
- Progetto “BIBLIOGEORETE. Bibliografie georeferenziate tematiche ter-
lla

ritoriali”
ri e

Promosso insieme a Ispra, AIB, Fondazione Museo civico di Rovereto,


b
ga

nasce dalla volontà di recuperare un progetto nazionale del CNR di realiz-


by

zazione di una collana di bibliografie geologiche regionali, a supporto dei


progetti Carta geologica d’Italia 1:100.000 e dei successivi progetti fina-
d e
n

lizzati, che sviluppate a partire dagli anni Sessanta sono state poi lenta-
ow

mente abbandonate nei primi anni Ottanta.


is
ok

ENEA, Biblioteca
o

L’ENEA opera nei campi della ricerca e dell’innovazione per lo sviluppo


eb

economico sostenibile, in particolare sui temi relativi a efficienza energetica,


s i
Th

definizione di metodologie per la quantificazione dei risparmi energetici, in-


quinamento atmosferico, salvaguardia dei beni culturali, ricerche in Antar-
tide, rischio sismico, campi elettromagnetici.
La Biblioteca ENEA supporta i ricercatori, razionalizzando l’acquisto
delle risorse informative e promuovendo l’accesso all’informazione.

Ispra-ARPA-APPA: le biblioteche, i centri di documentazione e la Rete SI-


Documenta del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente
Le biblioteche e i centri di documentazione delle Agenzie ambientali nel
2012 hanno iniziato a “fare rete”, in particolare condividendo le risorse in-
formative, razionalizzando la politica degli acquisti e potenziando i servizi
bibliotecari.
La biblioteca dell’Ispra, in particolare, opera a supporto dei geologi nello
studio delle scienze della Terra, e in questo contesto ha digitalizzato, catalo-
gato e indicizzato il proprio patrimonio di oltre 50.000 carte geologiche,
geotematiche e topografiche, che coprono circa 170 paesi del mondo e delle
quali circa 15.000 descrivono il territorio italiano.
Infine il portale del Servizio geologico d’Italia consente la condivisione,
l’integrazione e la consultazione delle banche dati del territorio italiano nelle
tematiche delle scienze della Terra.

Istituto superiore di sanità, Biblioteca


L’Istituto superiore di sanità (ISS) è l’organo tecnico scientifico del Servizio
sanitario nazionale e ha tra le sue competenze quelle relative alla definizione

159
0 0
06 2 r
de r
e al controllo del rischio chimico e biologico a tutela della salute della popo-
, o
lazione e alla salvaguardia dell’ambiente, in particolare grazie all’attività del
E
EL
Dipartimento Ambiente e salute, che è strutturato in reparti tematici che spa-
M
ziano dagli antiparassitari alla chimica tossicologica, dall’igiene dell’aria e
la
dell’acqua al suolo e i rifiuti. el ri
L’ISS effettua valutazioni qualitative e quantitative dei rischi per la salute
b
ga
umana e per l’ambiente integrando competenze di tipo chimico, biotossicolo-by
gico, microbiologico ed epidemiologico. d
Sempre in tema di ambiente, l’ISS produce e gestisce alcune banche dati n e
che sono liberamente accessibili in rete: la Banca dati Cancerogeni, la Banca
w o
dati Bonifiche, la banca dati Isstox (Chemical Toxicity Database), la Banca is
k
dati Sensibilizzanti, la Banca dati Etichettatura sostanze chimiche, la Banca o
dati Sostanze chimiche, la Banca dati Metodi di analisi per le acque. Inoltre, ai bo e
fini di ottemperare all’articolo 15 del d.lgs 14 marzo 2003, n. 65 che recita: hi
s
«L’Istituto Superiore di Sanità è l’organismo incaricato di ricevere le infor- T
mazioni relative ai preparati immessi sul mercato e considerati pericolosi per i
loro effetti sulla salute o in base ai loro effetti a livello fisico e chimico,
compresa la composizione chimica, disciplinati dal presente decreto», l’ISS
cura e aggiorna l’Archivio dei preparati pericolosi, consultabile previo accre-
ditamento.
La Biblioteca ISS possiede 200.000 volumi, oltre 9.000 periodici a stampa,
migliaia di periodici elettronici, garantisce l’accesso alle principali basi dati del
settore biomedico e svolge la sua funzione di supporto all’attività dei
ricercatori dell’ISS, ma da sempre è anche al servizio dell’utenza esterna.
Una parte della raccolta della Biblioteca è specificatamente dedicata ai
temi dell’ambiente e connessa prevenzione primaria per un totale che si atte-
sta intorno al 20% dell’intero patrimonio documentario.

Istituzione Biblioteche di Roma, Ufficio Biblioscienze


Nelle 40 biblioteche del Sistema Biblioteche di Roma, che pure hanno una
vocazione generalista, sono presenti sezioni relative ai temi scientifici e am-
bientali.
Un supporto per lo sviluppo complessivo delle collezioni e la realizza-
zione di attività di divulgazione scientifica delle biblioteche di Roma è co-
stituito dall’Ufficio Biblioscienze, istituito nel 2013.
Gli obiettivi sono quelli di supportare bambini e ragazzi nei loro percorsi
scolastici e universitari per quanto riguarda gli aspetti scientifici, promuovere
l’alfabetizzazione scientifica degli adulti, creare reti con biblioteche scientifi-
che e non, istituzioni pubbliche e private, al fine di diffondere il sapere e le

160
competenze scientifico-tecnologiche, anche per stabilire partnership per la
progettazione nazionale e internazionale in ambito UE.

MedaTeca di Meda (MB)


Inaugurata nel 2012, recupera un brutto edificio preesistente rimasto incom-
piuto dagli anni Ottanta, ripensando radicalmente anche i servizi bibliotecari.
In pochissimo tempo è diventata un importante catalizzatore sociale per la
città e per il territorio.
Nel progetto sono stati integrati gli aspetti architettonici con quelli ener-
getici, con l’integrazione dei sistemi di facciata a cappotto (barriera isolante
agli scambi termici e ai rumori esterni) con i sistemi di facciata ventilata, che
permette la possibilità di utilizzare il moto naturale delle masse d’aria
all’interno di intercapedini perimetrali all’edificio.
Una significativa “sostenibilità” si è avuta nei costi: a fronte di un preven-
tivo iniziale di € 2.300.000, il costo dell’opera edile della MedaTeca (1.850
mq) è stato di € 1.980.000, con un risparmio quindi di € 480.000.

Biblioteca dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia


Dal 2005, all’interno del “Progetto sostenibilità ambientale”, la Biblioteca
dell’Università realizza un settore di documentazione a carattere interdisci-
plinare, dedicato all’analisi delle relazioni fra economia, società, ambiente,
salute. Il progetto ha come obiettivo principale la realizzazione di una sezione
bibliografica dedicata alla sostenibilità ambientale, realizzata con la collabo-
razione di tutte le facoltà presenti a Reggio Emilia, al fine di promuovere e
realizzare attività di studio, ricerca e didattica avanzata in materia di sosteni-
bilità ambientale e tutela delle risorse naturali.
Th

161
is
eb
oo
k
This
ebook
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n edby g a briella
Cataloghi e sistemi di automazione

Th
is
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Trent’anni di biblioteche in rete

A partire dall’estate del 2015, l’avvicinarsi della ricorrenza dei trent’anni di


attività del Servizio bibliotecario nazionale ha offerto numerosi spunti per
fare un bilancio delle sue funzionalità e per dare un nuovo impulso alle aspi-
razioni e ai valori che ne hanno ispirato la nascita, al fine di estendere e po-
tenziare la rete nazionale di cooperazione e di accesso all’informazione e al
patrimonio culturale.
Particolare interesse, per la sua valenza strategico-politica, ha suscitato
l’Assemblea generale dei Poli SBN, riunita per la prima volta il 24 giugno
2015, su iniziativa dell’ICCU, alla presenza del Ministro dei beni e delle atti-
vità culturali e del turismo, del Direttore generale Biblioteche e istituti cultu-
rali, del Presidente del Consiglio superiore dei beni culturali e paesaggistici e
di illustri rappresentanti delle Regioni, dei Comuni, delle Università, per dare
voce alle istanze più pressanti della comunità professionale e riattivare ener-
gie intorno a un progetto nazionale di lunga durata basato sul lavoro coope-
rativo e sui servizi agli utenti1.
L’evento è stato preceduto da una indagine effettuata dall’ICCU, attra-
verso un questionario, sui bisogni dei Poli SBN, sulle loro istanze, sulle
eventuali criticità, presentati in un documento di sintesi redatto dall’Istituto.
In quella occasione è stato espresso anche l’auspicio di un riesame di
SBN, in senso strategico, per l’esigenza di riconsiderare la sua struttura in un
contesto di attori, operatori, servizi, offerte culturali e informative drastica-
mente differente da quello della metà degli anni Ottanta.
Un primo passo verso una estesa attività di riflessione, studio ed elabora-
zione delle linee portanti per il rilancio di SBN, e in generale dei servizi
bibliografici nazionali, è stato compiuto attraverso la costituzione presso
l’ICCU di tre gruppi di lavoro formati da rappresentanti di tutti i partner della


Testo di Simonetta Buttò.
1
Per il programma dell’Assemblea cfr. <https://tinyurl.com/yaudnays>; la videoregistrazione
degli interventi è disponibile alla pagina: <https://tinyurl.com/y8j8xspr>.

165
wned
is o
rete (Evoluzione e sviluppo di SBN2; Infrastrutture per il patrimonio

k
bibliografico e digitale3; Linee d’azione per la definizione delle politiche per

boo
l’accesso ai servizi4), ma l’invito a riflettere sul sistema nazionale per
l’accesso ai libri e ai documenti a trent’anni dalla sua costituzione è stato

is e
esteso a tutti i partecipanti, chiedendo loro di riattivare energie e studio anche

Th
sul territorio.
Di poco precedente l’istituzione dei tre gruppi di lavoro (ottobre 2015), il
rinnovo della Commissione per le regole di catalogazione5, emanato dalla
Direzione generale Biblioteche con il compito di informare la comunità pro-
fessionale sugli aggiornamenti della normativa, ha rappresentato un segnale
tangibile dell’attenzione costante rivolta dai bibliotecari alla qualità del la-
voro catalografico e dei dati messi a disposizione del pubblico, nonostante la
crisi di identità, di risorse e di personale che ha investito l’intero settore negli
ultimi anni.
Il rilancio di SBN, atteso da tempo da tutta la comunità professionale 6,
coinvolge dunque tutte le biblioteche e i bibliotecari in un impegno a tutto
tondo, che richiama l’esigenza di una evoluzione tecnologica e funzionale,
ma guardando al miglioramento dell’offerta agli utenti, alla sempre maggiore
aderenza dei servizi bibliografici nazionali agli standard internazionali,
all’apertura e all’interoperabilità dei dati, al miglioramento della comunica-
zione con un pubblico vasto e, non da ultimo, alla sua sostenibilità econo-
mica.
Il trentennale di SBN è stato aperto il 1° aprile 2016 con la Conferenza
nazionale “1986-2016: 30 anni di biblioteche in rete”, organizzata dall’ICCU
presso la sala convegni della Biblioteca nazionale centrale di Roma, alla
quale hanno portato un importante contributo di idee decisori politici, docenti
universitari e amministratori locali.

2
<https://tinyurl.com/yaehpdlf>.
3
<https://tinyurl.com/ydc3r4z6>.
4
<https://tinyurl.com/ya42wo92>.
5
<https://tinyurl.com/y9j3lk5a>.
6
Già il 20 giugno 2013, nella sede del Goethe-Institut di Roma, si era svolto l’incontro pub-
blico dal titolo “Rilanciare il Servizio bibliotecario nazionale”: un’iniziativa, organizzata
dall’Associazione italiana biblioteche con la collaborazione della Sezione AIB Lazio, che
intendeva avviare una riflessione sul futuro dei servizi bibliografici italiani, a fronte di una
condizione di incertezza sul loro finanziamento da parte del Ministero. Se ne può leggere il
resoconto in Pierfranco Minsenti, Rilanciare SBN: opinioni a confronto, «Biblioteche oggi»,
31 (2013), n. 6, p. 22-31. Una riflessione su alcuni temi emersi nel corso dell’incontro è stata
successivamente offerta dall’allora direttrice dell’ICCU (cfr. Rossella Caffo, SBN tra pre-
sente e futuro: il punto di vista dell’ICCU, «Biblioteche oggi», 31 (2013), n. 7, p. 8-13).

166
Gli interventi di apertura, pur rifuggendo l’intento celebrativo, hanno con-
siderato SBN una storia di successo del nostro Paese, un esempio di grande
efficacia, una base ideale per il rilancio di una nuova politica culturale fon-
data sul miglioramento dei servizi informativi, la promozione della lettura e
la valorizzazione del patrimonio culturale, senza tuttavia nascondere la deli-
catezza di una operazione di ripensamento logico di un’architettura tanto re-
sistente nel tempo e le criticità da affrontare sul piano tecnologico e organiz-
zativo7.
Nella seconda parte della Conferenza sono stati presentati i primi docu-
This
menti di sintesi dell’attività dei gruppi di lavoro istituiti dall’ICCU, affron-
ebo
ok i
tando nel concreto alcuni dei temi caldi particolarmente sentiti anche dalla
s ow
base della cooperazione. ned
In particolare, sul versante della comunicazione è emersa l’esigenza di
by g
sottolineare – a partire da un’etichetta, a cui eventualmente associare un logo,
iella
abr
o un simbolo – l’appartenenza delle biblioteche presenti sul territorio, indi-
ME
pendentemente dalla loro natura amministrativa, al Servizio bibliotecario na-
LE,
ord
zionale, ma anche la necessità di migliorare i sistemi di monitoraggio interno,
er 2
060 in grado di rilevare sia la quantità dei servizi offerti che il loro livello quali-
00 tativo con la conseguente richiesta di ampliamento del servizio di prestito
interbibliotecario e fornitura di documenti.
Dal punto di vista del miglioramento delle infrastrutture sono stati pro-
spettati diversi scenari di ottimizzazione dei sistemi e dei servizi di connetti-
vità per raggiungere obiettivi in linea con i tempi e le normative, attualmente
allo studio. L’analisi ha evidenziato la necessità di una razionalizzazione
delle piattaforme tecnologiche utilizzate all’interno del Servizio bibliotecario
nazionale anche tenendo conto dei loro costi complessivi, organizzati dal
gruppo di lavoro in una coerente tabella riassuntiva.
Infine, per quanto riguarda l’evoluzione e lo sviluppo dell’architettura di
SBN è stato auspicato innanzitutto un ampliamento della rete alle istituzioni,
alcune di esse appartenenti a enti pubblici e alla stessa amministrazione dei
beni culturali, che ancora non ne fanno parte, mentre potrebbero essere di
grande utilità sia per l’incremento, nella base dati bibliografica, delle pubbli-
cazioni prodotte da fonte pubblica, tanto importante per tutti i cittadini ai fini
informativi e conoscitivi, che per una migliore ridistribuzione dei compiti
all’interno del sistema cooperativo.

7
Gli atti della Conferenza nazionale sono stati raccolti insieme ad alcuni dei contributi
presentati in altri convegni dedicati nel corso dell’anno al trentennale di SBN nel numero
doppio di «DigItalia», 12 (2017), n. 1/2.

167
È stata inoltre sottolineata l’importanza di riprendere la catalogazione del
retrospettivo che, dopo le campagne di recupero iniziate ormai vent’anni fa,
non hanno trovato una continuità di supporto e finanziamento tali da poter
assicurare la presenza, nel sistema bibliografico nazionale, delle opere regi-
strate nei cataloghi tradizionali delle biblioteche prima dell’avvio di SBN.
L’esigenza conoscitiva che è alla base della richiesta del recupero dei cata-
loghi è la stessa che impone un’azione decisa nei confronti del patrimonio ma-
noscritto, tanto trascurato quanto determinante per la ricostruzione dell’eredità
culturale del nostro Paese, anche in rapporto con la cultura europea.
La catalogazione dei manoscritti è un’attività complessa, che richiede per- This eb
sonale altamente specializzato e tempi a volte piuttosto lunghi. È evidente
che, senza una decisa azione politica di sostegno, tale attività è destinata a es-
sere emarginata, rispetto alla pressione del servizio all’utenza che tutte le bi-
blioteche, di ogni tipologia e appartenenza amministrativa, subiscono quoti-
dianamente a causa della inarrestabile riduzione del personale e della sempre
più marcata predilezione per lavori che garantiscono una visibilità immediata
e facilmente comunicabile.
Ma l’analisi non sarebbe completa se non si tenesse conto del valore stra-
tegico dei numerosi progetti per la digitalizzazione del patrimonio culturale,
realizzati almeno negli ultimi dieci anni in tutti gli istituti di cultura italiani,
grazie a finanziamenti nazionali ed europei.
La criticità, in questo caso, risiede nell’estrema frammentarietà della allo-
cazione delle risorse digitali prodotte: l’Italia, differenziandosi in questo da
tutti gli altri Paesi, deve fare i conti con una intrinseca (perché dovuta a mo-
tivi storici) disseminazione delle testimonianze culturali in ogni angolo del
territorio: una grande ricchezza, che la rende unica in questo settore, ma
anche una criticità per chi debba assumersi il compito di portare la docu-
mentazione esistente a conoscenza di tutti i cittadini.
Si impone dunque una ulteriore campagna, che potremmo definire “per il
digitale sommerso”, che consiste nel fare emergere dai siti delle più diverse
istituzioni – difficilmente rintracciabili – le tante risorse digitali prodotte,
spesso grazie a fondi pubblici, per garantirne la consultabilità e per orientare
correttamente le scelte in vista di progetti futuri sul tema del digitale.
L’obiettivo principale, è stato ribadito, consiste nell’integrazione tra il ca-
talogo e la biblioteca digitale, che rappresenta la base logica per il rilancio di
SBN e il segnale di un significativo miglioramento dell’offerta al pubblico.
Nel corso del 2016, SBN è stato ricordato nel nostro Paese per i suoi
trent’anni di vita, ma anche ripensato e discusso, nell’ambito di eventi orga-
nizzati in contesti diversi, tutti caratterizzati da una fedeltà di lunga durata ai

168
servizi bibliografici nazionali, a Bari8, grazie all’AIB Puglia, a Napoli 9, a
cura della Biblioteca nazionale e di quella universitaria, a Ravenna10 dalla
rete bibliotecaria di Ravenna e San Marino, a Firenze11 dalla Biblioteca
nazionale in collaborazione con il Consiglio regionale della Toscana, la
Giunta regionale e l’Università e, in conclusione, anche dall’unico polo a
connotazione tipologica della cooperazione SBN, quello delle Biblioteche
ecclesiastiche, che ha organizzato nel mese di novembre, grazie al supporto
della Conferenza episcopale italiana, un incontro alla Biblioteca nazionale
centrale di Roma in coincidenza con il decennale del Polo PBE12.
Alcune delle relazioni presentate nel corso di tali incontri sono state rac-
colte nel numero doppio di «DigItalia» (2017, n. 1/2), altre sono state pubbli-
This eboo
cate a cura delle istituzioni che hanno organizzato gli eventi.
k is owne
iella MEL Quello che è emerso nel complesso del trentennale di SBN è un quadro ca-
d by gabr
E ratterizzato da una rinnovata consapevolezza della vitalità del sistema coope-
rativo e da una adesione vivace alle forme di rinnovamento in corso di elabo-
razione.
Senza nascondere le ombre e le insufficienze, soprattutto nella lentezza
dell’adeguamento tecnologico, rivelate da SBN nel corso del tempo e che
hanno in certo modo condizionato lo sviluppo stesso del sistema, i contributi
presentati nelle diverse occasioni hanno sottolineato – fra gli elementi fonda-
tivi del servizio – quelli il cui valore intrinseco, storicamente provato, ha con-
sentito la tenuta del sistema, e costituiscono oggi i punti fermi dai quali ri-
partire per migliorare l’offerta al pubblico, rilanciare il ruolo delle bibliote-
che, porre la comunità professionale in posizione attiva rispetto alle nuove
sfide della società sui temi della conoscenza e dell’informazione.
Una prospettiva di tale portata non può prescindere dagli elementi di qua-
lità: qualità del catalogo, qualità dei dati, qualità delle risorse digitali.
In primo luogo, per la sua valenza di garante della solida tradizione cata-
lografica italiana, il codice nazionale REICAT è stato caricato su una piatta-
forma MediaWiki dedicata13, che consente alla comunità professionale una
consultazione amichevole e puntuale, e dotato di una casella di posta elettro-

8
<https://tinyurl.com/ya585sl6>.
9
Cfr. “30 anni di SBN: cooperazione e servizi in Campania”, convegno organizzato dalla
Biblioteca nazionale e dalla Biblioteca universitaria di Napoli, che si è tenuto il 15 giugno
2016 nella Sala di lettura della Biblioteca nazionale di Napoli.
10
“SBN: un’eredità per il futuro” (Ravenna, 15-16 settembre 2016), il convegno organizzato
dalla Rete bibliotecaria di Romagna e di San Marino.
11
<http://www.bncf.firenze.sbn.it/notizia.php?id=1524>.
12
<http://www.beweb.chiesacattolica.it/eventi/480/Mano+ai+libri>.
13
<http://norme.iccu.sbn.it/index.php?title=Reicat>.

169
nica per il colloquio diretto con gli utilizzatori; attualmente è in corso la sua
integrazione con l’inserimento degli esempi pratici. Nella stessa modalità
sono state pubblicate sulla piattaforma MediaWiki anche le normative per la
catalogazione in SBN del materiale antico e del materiale moderno, elaborate
in un contesto attento ai mutamenti in ambito internazionale e con riferi-
mento alle nuove e più flessibili modalità di adesione a SBN14.
È stato dato nuovo impulso alla cooperazione, cardine del sistema, costi-
tuendo numerosi gruppi di lavoro, anche interistituzionali, su attività specifi-
che di pulizia del catalogo, di gestione e manutenzione dell’authority file di
SBN che rappresenta un valore fondamentale per la qualità dei servizi offerti
agli utenti.
Proprio nella direzione di un’apertura alla partecipazione degli utenti allo
sviluppo di SBN è stata firmata una convenzione fra ICCU e AIB Lazio, che
prevede una collaborazione per bonificare e implementare l’authority file di
SBN tramite personale volontario.
Il progetto, ancora a livello sperimentale, è intitolato “Coming AUTH” e
prevede l’impiego di giovani bibliotecari appositamente formati all’uso degli
specifici strumenti di lavoro per la pulizia dell’authority file di SBN. Per
quanto riguarda l’oggetto della bonifica, si è deciso di intervenire innanzi-
tutto sulle voci relative ai bibliotecari italiani, per le quali esistono repertori
tradizionali speciali e un dizionario, online e dunque in progress, aperto sul
sito dell’AIB15: si è pensato in questo modo di avviare la sperimentazione
facendo leva su una quantità di dati limitata e interna alla professione in
modo da rendere più agevole anche il lavoro di controllo dei risultati.
La seconda modalità di bonifica dell’authority file di SBN prevede
l’utilizzo della dimensione “social” delle piattaforme che fanno capo alla ga-
lassia di Wikimedia (in particolare Wikipedia e Wikidata), attraverso le quali
gli utenti, tramite un servizio mix and match – e previa registrazione –, po-
tranno confermare o meno la corrispondenza di entità diverse, sulla base di
una molteplicità di fonti differenti. Confronti, schiacciamenti e proposte ver-
ranno evidentemente sottoposti a validazione16.

14
<http://norme.iccu.sbn.it/index.php?title=Guida_alla_catalogazione_in_SBN>.
15
Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo, a cura di Simonetta
Buttò, <http://www.aib.it/aib/editoria/dbbi20/dbbi20.htm>.
16
Il progetto è stato presentato nel corso del Convegno AIB CILW 2016 “La rinascita delle
risorse dell’informazione: granularità, interoperabilità e integrazione dei dati”, Roma,
Biblioteca nazionale centrale, 21 ottobre 2016; cfr. Agnese Galeffi; Andrea Marchitelli;
Patrizia Martini; Lucia Sardo, Coming AUTH: per una bonifica e implementazione
dell’authority file di SBN. In: L’universo delle risorse culturali: lampi di genio e azioni
concrete: lightning talks presentati al Convegno AIB CILW 2016, a cura del Gruppo di

170
This ebook is owned by gabriell
/25/202 Sul versante internazionale SBN, per il tramite dell’ICCU, partecipa dal
r 2 0 60000 9
L E , o rd e
luglio 2009 al Virtual International Authority File (VIAF) con i record di
a ME abriell
autorità relativi agli autori personali secondo il formato Unimarc/A.
e b o o k is o w ned by g
This
Un ulteriore potenziamento del sistema cooperativo, di grande valore
strategico per l’importanza dell’argomento e per la sua positiva ricaduta sugli
utenti, è rappresentato dal progetto di condivisione delle voci del Nuovo
Soggettario in Indice.
Fortemente voluto dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze, e piena-
mente condiviso dall’ICCU, il progetto è stato finalizzato a una maggiore
cooperazione tra la Bibliografia nazionale italiana e le biblioteche della coo-
perazione SBN e a promuovere un più ampio utilizzo del Nuovo soggettario.
Sono state sviluppate le funzionalità per il riversamento e rinnovata la gerar-
chia dei poli (o biblioteche) soggettatori, al fine di razionalizzare le attività di
catalogazione semantica e promuovere la progressiva crescita del numero di
notizie bibliografiche complete di soggetto e classe in Indice.
Al rilancio della cooperazione si è affiancata, negli ultimi anni, l’ulteriore
apertura del catalogo collettivo a diverse tipologie di materiale posseduto
dalle biblioteche.
Come avvenuto per la musica, settore disciplinare tradizionalmente pre-
sente in SBN17, così la cartografia e la grafica sono progressivamente entrate
a farne parte con le loro specificità.
In questo contesto, una delle attività più gravose, ma anche più qualifi-
canti, che ha coinvolto SBN è rappresentata dalla migrazione nell’Indice dei
documenti sonori dell’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi
(ICBSA): l’acquisizione di un milione e mezzo di titoli e 300.000 autori ha
comportato attività preliminari di analisi, importanti interventi evolutivi del
protocollo SBNMARC e una intensa attività di formazione sul trattamento di
questo nuovo genere di dati che attualmente arricchisce la base dati SBN.
Con questo progetto SBN si è definitivamente aperto a tipi di materiali di-
versi da quelli tradizionalmente rappresentati e descritti in un catalogo bi-
bliografico, ma ha anche avviato un percorso di maggiore ascolto delle esi-
genze della variegata comunità di SBN, specialmente di quella parte di essa
rappresentata dagli istituti culturali, laici ed ecclesiastici, istituzioni spesso di
antica data, depositarie di patrimoni di diversa natura e consistenza, spesso
alle prese con concreti problemi pratici di gestione della molteplicità dei ma-

studio AIB Catalogazione, indicizzazione, linked open data e web semantico (CILW), «AIB
studi», 57 (2017), n. 1, p. 113-116.
17
Dal punto di vista normativo è in corso l’elaborazione delle linea guida per l’inclusione nel
catalogo di materiali non pubblicati, partendo proprio dal materiale musicale inedito.

171
teriali per l’offerta di servizi al pubblico omogenei in grado di restituire
l’identità storica delle istituzioni.
È stata dunque parallelamente avviata una riflessione che ha riguardato lo
sviluppo di sistemi integrati non solo per la descrizione, ma anche per la ge-
stione del patrimonio, incluso quello digitale o digitalizzato.
Un passaggio fondamentale in questa direzione è stato reso possibile
dall’esperienza maturata nell’ambito di un progetto che ha visto l’ICCU
coinvolto come consulente scientifico fin dall’origine, seguito successiva-
mente dall’Istituto centrale per gli archivi (ICA) e dall’Istituto centrale per il
catalogo e la documentazione (ICCD).
Il progetto, poi denominato MetaFAD, nasceva grazie all’investimento di
fondi europei ottenuti da cinque istituti di cultura napoletani (Pio monte della
misericordia, Istituto italiano per gli studi storici, Società napoletana di storia
patria, Fondazione Biblioteca Benedetto Croce, Cappella del tesoro di San
Gennaro) e ha portato allo sviluppo di un ambiente integrato per la cataloga-
zione, la digitalizzazione e la fruizione di beni librari, archivistici e museali,
interoperando con i sistemi informativi nazionali.
Venivano così predisposte le linee progettuali per un ulteriore sviluppo
della cooperazione e dei servizi offerti in SBN, attraverso un’estensione della
sua logica di processo in grado di realizzare, accanto alla condivisione (fin
dalla fase di record-making) delle informazioni bibliografiche e del riferi-
mento alla disponibilità della copia digitale della risorsa descritta, un am-
biente completo a supporto dei processi di lavoro delle biblioteche.
Il software di gestione multidisciplinare, così realizzato, consente inoltre di
generare dinamicamente – attraverso un flusso di lavoro integrato, senza solu-
zione di continuità – dataset RDF a partire dai dati esportati dai Poli SBN18.
È in un contesto come questo, di sempre più ampia apertura dell’orizzonte
di SBN, che sono emersi gli spunti importanti e le proposte più concrete per
la realizzazione di forme di cooperazione sempre più estese, più elastiche,
integrate fra loro: nuove forme di compartecipazione in grado di coinvolgere
in una struttura aperta tutte le biblioteche italiane, ma anche archivi, musei,
istituti culturali, il mondo universitario e della ricerca, enti e associazioni che
fanno cultura, gli ambienti dell'editoria, del libro e del commercio librario, i
no profit, e i nuovi partner, dal mondo Wiki fino a Google.

18
Cfr. Luigi Cerullo; Alberto Raggioli, MetaFAD: sistema di gestione integrata dei beni
briella d by ga
culturali, «Digitalia», 12 (2017), n. 1/2, p. 110-119. La piattaforma MetaFAD sarà rilasciata
e
is o w n
come applicazione open source e sarà resa disponibile alle comunità che fanno riferimento ai
ok This ebo
vari settori della cultura (archivi, biblioteche e musei).

172
SBN è essenzialmente un ambiente di servizio: le infrastrutture tecno-
logiche necessarie per il suo potenziamento devono pertanto essere analizzate
e meditate sulla base dei principi di economicità, efficacia e sostenibilità e
devono essere condivise con la rete delle biblioteche e degli istituti di cultura
ook
che partecipano alla cooperazione. eb
Le istanze espresse dall’intera comunità professionale hanno consentitohis
negli ultimi mesi l’elaborazione di una nuova visione strategica dei servizi T
offerti dalle biblioteche italiane, che è stata anche recepita dal Gruppo di
lavoro istituito dalla Direzione generale Biblioteche e istituti culturali il 17
novembre 201619, e presentata al Consiglio superiore dei beni culturali il 9
ottobre 201720.
A partire dall’assunto che «le dimensioni, la natura intrinsecamente interi-
stituzionale, l’enorme numero di utenti che usano i suoi servizi, connotano
SBN come l’ambito appropriato per la formulazione e/o il dispiegamento di
quelle politiche nazionali di settore (sviluppo, aggiornamento e tutela delle rac-
colte, promozione della lettura, politiche del digitale, ecc.) di cui sinora si è
lamentata la mancanza», anche il documento finale del Gruppo di lavoro ha
auspicato una «decisa evoluzione di SBN, che sempre più deve presentarsi ai
fruitori come l’organizzazione bibliotecaria nazionale, intesa come complesso
integrato di servizi e policies caratterizzato da un’architettura di sistema territo-
riale multiscala e da un nuovo modello di management. Così reinterpretato,
SBN può diventare un asset importante del catalogo del patrimonio nazionale e
dei relativi servizi, unitamente al Sistema archivistico nazionale (SAN) e al
Sistema museale nazionale (SMN), dando vita a un sistema nazionale del pa-
trimonio coerente col policentrismo culturale italiano e, dal punto di vista lo-
cale, a un sistema culturale integrato»21.
Sul piano dell’informazione bibliografica in senso stretto, che è il terreno
proprio delle biblioteche, il lavoro fin qui svolto, con il fondamentale apporto
della Commissione per le regole italiane di catalogazione, ci induce a impe-
gnarci nell’immediato futuro per creare record bibliografici che rispondano
alle attuali esigenze degli utenti, offrendo di più, in termini di facilitazione

19
Gruppo di lavoro deputato ad analizzare le criticità e a individuare le priorità di intervento
nel settore beni librari. Ne hanno fatto parte: Antonella Agnoli, Luca Bellingeri, Simonetta
Buttò, Madel Crasta, Roberto Delle Donne, Andrea De Pasquale, Claudio Leombroni, Rosa
Maiello, Alberto Petrucciani.
20
Cfr. Documento finale del Gruppo di lavoro sulle biblioteche pubbliche statali della
Direzione generale Biblioteche del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
(MIBACT), approvato dal Consiglio superiore dei beni culturali e paesaggistici il 13
novembre 2017.
21
Ivi, p. 1.

173
This e
nella navigabilità, di maggiore semplicità nella presentazione dei risultati, ma
anche di arricchimento dell’informazione. Le varie esperienze in corso in
Italia sull’applicazione di FRBR ai record bibliografici rappresentano una
nuova frontiera, anche in vista dell’adozione del Web semantico e dei linked
open data.
Ma anche sul piano dei contenuti appare necessario e urgente intervenire
con decisione: la risorsa digitale, oggi, non può più essere concepita come un
universo “altro” rispetto al Servizio bibliotecario nazionale. Il catalogo e la
biblioteca digitale coincidono di fatto nell’esperienza quotidiana di ognuno di
noi, quando ci rivolgiamo alle fonti informative, per motivi di studio, di
ricerca, o per semplice curiosità22.
La riprogettazione di SBN dovrà allora in primo luogo integrare record bi-
bliografici e risorse digitali in un’unica “Biblioteca italiana”, senza aggettivi,
per una fruizione pubblica più efficace e in direzione di un approccio più
semplice, amichevole, aperto.
Un gruppo di lavoro che – sulla base della suddivisione dei compiti – ha
coinvolto tutto il personale dell’ICCU ha elaborato una complessa progettazione
preliminare per la realizzazione di un sistema informativo nuovo, che metta al
centro dell’esperienza di ricerca degli utenti il catalogo SBN, ma arricchito da
più informazioni, provenienti dalle altre basi dati specialistiche gestite dall’ICCU
(EDIT16 per la bibliografia del Cinquecento e ManusOnLine per i manoscritti) e
dalla Biblioteca digitale di Internet culturale.
L’obiettivo è quello di realizzare un punto di accesso che consenta al
pubblico di ottenere un’informazione finalmente integrata, ma al centro della
quale si pone il record bibliografico prodotto dal catalogo collettivo, e dunque
la ultra trentennale cooperazione in SBN.
Dal punto di vista dell’innovazione tecnologica il progetto prevede la rein-
gegnerizzazione delle basi dati specialistiche e del sistema di ricerca di Internet
culturale per consentire il colloquio automatico, e dunque la condivisione delle
informazioni contenute in tali ambienti, con il sistema di riferimento rappre-
sentato dall’Indice SBN attraverso il protocollo SBNMARC.
L’analisi è stata affiancata da un’accurata razionalizzazione dei costi che
ha consentito di elaborare un piano triennale del fabbisogno per la realizza-
zione del progetto, assicurandone la sostenibilità nel tempo.

22
Cfr. sul punto Alberto Petrucciani, Il catalogo e la biblioteca digitale: un sodalizio
indispensabile per la ricerca, e Paul Gabriele Weston, Su su, verso il portale: qualche
riflessione sulle strategie per il popolamento ed il riposizionamento del “nuovo” SBN,
entrambi in «DigItalia», 12 (2017), n. 1/2, rispettivamente p. 54-62 e 146-156.

174
La novità del sistema di ricerca integrato non si risolve nella pura reinge-
gnerizzazione di componenti tecnologiche, ma dovrà disegnare un vero e
proprio ambiente gestionale distribuito, che chiamerà in causa le biblioteche
e gli altri istituti di cultura nella loro veste di produttori di contenuti ed ero-
gatori di servizi. Allo stesso tempo, grazie alla logica di processo che viene
inscritta nelle componenti applicative, l’informazione generata dalla “perife-
ria” sarà raccolta sì automaticamente, ma verrà rappresentata secondo un
modello di integrazione caratterizzata da una mediazione forte e governata da
un modello di restituzione che tiene conto necessariamente del livello ontolo-
gico proprio dell’universo bibliografico, che rappresenta il centro del sistema.
La Direzione generale biblioteche, il Comitato tecnico-scientifico SBN, i
gruppi di lavoro costituiti dall’ICCU nel 2015, il Gruppo di studio sulle bi-
blioteche digitali dell’AIB e – grazie a una Convenzione sottoscritta nel
dicembre 2017 fra ICCU e il Dipartimento di scienze documentarie, lingui-
stico-filologiche e geografiche – anche la Sapienza Università di Roma sono
stati invitati a esprimersi e a dare il proprio contributo di idee al progetto in
atto.
Molti colleghi, in prima persona, hanno gentilmente aderito all’appello,
ma nei prossimi mesi sarà decisivo l’apporto di tutte le componenti istituzio-
nali della cooperazione in SBN per la più ampia condivisione dei valori che
hanno guidato la stesura del progetto.
In questa visione strategica per il futuro, il "”portale”, così immaginato, sarà
lo strumento, offerto dalle biblioteche italiane a tutte le fasce di pubblico,
attraverso il quale l’utente non otterrà solo le informazioni bibliografiche
Th richieste, ma anche la possibilità di un accesso diretto al documento, “a
is domicilio”: un servizio realizzato interamente dalle biblioteche italiane, che da
trent’anni lavorano insieme per offrire, accanto ai tradizionali servizi svolti in
eb
sede per l’approfondimento dello studio e per la ricerca avanzata, anche nuove
opportunità di conoscenza, valorizzazione, fruizione del patrimonio a distanza.

175
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0000 9/25/2020 9:03:41 PM
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La professione
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Formazione, occupazione e professione

La formazione universitaria: offerta e risultati

Negli ultimi anni non si sono visti, nonostante i cambiamenti di governi,


interventi significativi sul settore dell’istruzione superiore, che cominciassero
ad affrontare, anche con comprensibile gradualità, il grave ritardo che l’Italia
ha accumulato rispetto agli altri grandi paesi d’Europa per il lungo periodo di
tagli alle risorse finanziarie e umane e di interventi normativi confusi e
d’impronta conservatrice. Non si intravedono nemmeno all’orizzonte, al
momento, segnali che il paese possa riprendere la spinta d’innovazione e de-
mocratizzazione della formazione superiore, con i necessari investimenti, che
negli anni Novanta aveva permesso di ridurre un po’ il divario con gli altri
paesi avanzati. La gravità di questa inerzia (se non peggio) appare evidente in
ogni confronto internazionale, dato che, anche negli anni di crisi economica,
molti paesi hanno continuato a investire in maniera sostanziosa nell’istruzione
superiore, migliorando le loro posizioni: in un mondo che si muove, star fermi
significa arretrare rispetto agli altri.
Nei 98 atenei, pubblici o privati (compresi quelli telematici e quelli che
non rilasciano titoli di primo livello), rilevati dal Ministero dell’istruzione,
dell’università e della ricerca nell’ultimo anno accademico per il quale siano
Thi

disponibili i dati (2016/17) sono stati iscritti 1.654.680 studenti, per il 56%
donne; gli immatricolati per la prima volta in un’università sono stati 274.339
s

(per il 55% donne). Il numero totale degli iscritti continua a diminuire, anche
ebo

se non di molto, mentre c’è stata una certa ripresa nelle immatricolazioni
ok

(+9% rispetto a tre anni prima). Ma anche per le immatricolazioni non si è


ancora tornati alle cifre di cinque anni fa.
is

Il numero dei laureati, che era raddoppiato tra il 2000 e il 2005 (anche per
own

la divisione in due cicli con la riforma del “3+2”) e aveva poi subìto una fles-
sione nei primi anni di questo decennio, è tornato leggermente a crescere
d e

(305.262 nel 2016, il 58% donne), anche per la tendenza a concludere il per-
by


g

Testo di Alberto Petrucciani e Vittorio Ponzani.


ri ab

179
e l la
E M
corso senza prolungarlo molto oltre la durata legale. La componente femmi-
nile, ormai da parecchi anni in maggioranza, ha subìto però una lieve ridu-
zione secondo gli ultimi dati.
Per quanto riguarda i corsi di studio di maggiore interesse per la profes-
sione, continua – in relazione alla riduzione complessiva dell’offerta – la
contrazione delle iscrizioni al corso di laurea (triennale) in Beni culturali, che
dopo essere stato per qualche tempo il corso di studi umanistico più affollato
conta ora poco più di 20.000 iscritti a livello nazionale (-14% negli ultimi
cinque anni), preceduto largamente per l’area umanistica da quelli più tradi-
zionali in Lingue e in Lettere. Le immatricolazioni però hanno avuto una no-
tevole ripresa negli ultimi anni (4.757 nel 2016/17), recuperando il forte calo
subìto al principio del decennio. Il predominio femminile è sensibilmente
maggiore rispetto al tradizionale corso di laurea in Lettere (77% contro 71%,
per gli immatricolati) e la percentuale di studenti che provengono dai licei
notevolmente inferiore (69% contro 79%). In generale le politiche restrittive
dell’ultimo decennio hanno notevolmente ridotto la percentuale di studenti
che accede all’università da scuole superiori diverse dai licei (e quindi, in ge-
60000 9/25/2 lla MELE, order 20
ook is owned by gabrie
nere, proviene da ambienti sociali meno favoriti). This eb
I laureati in Beni culturali nell’anno solare 2016 sono stati poco più di
3.000 (2.880 nella classe di laurea attuale più 222 nell’ordinamento prece-
dente), al 78% donne, e questa cifra continua da anni a scendere sensibil-
mente (nel 2008 sfiorava i 4.500).
L’offerta didattica, per la diminuzione delle risorse umane e un atteggia-
mento generale di riduzione dei contenuti specifici della formazione supe-
riore, continua leggermente a contrarsi: nell’anno accademico 2017/18 risul-
tano attivati 41 corsi di laurea in Beni culturali, in 38 atenei diversi, in alcuni
casi interclasse (ossia un unico corso di laurea, dal punto di vista organizza-
tivo, in cui gli studenti possono scegliere percorsi che conducono a titoli di-
versi, per esempio in Lettere o in Discipline delle arti, della musica o dello
spettacolo). Non esistono più da diversi anni, entro la classe di Beni culturali,
corsi di laurea specifici per i settori delle biblioteche e degli archivi, e anche
la presenza di uno specifico curriculum archivistico-librario nei corsi di
laurea generali si riscontra solo in pochi atenei. In generale gli insegnamenti
di discipline bibliografiche o archivistiche occupano uno spazio molto ri-
dotto, e quindi in sostanza ci si aspetta che l’apprendimento di contenuti spe-
cifici e di carattere anche professionale avvenga piuttosto nel secondo ciclo, o
con modalità diverse (come le scuole di specializzazione e i master).
Passando al secondo ciclo di studi universitari, la Laurea magistrale in
Archivistica e Biblioteconomia (classe LM-5, in precedenza Laurea speciali-
stica 5/S), che si era diffusa a livello nazionale fino a comparire nel 2008/09

180
in 19 atenei, ha subito poi, per carenza di risorse umane ma anche per i suoi
numeri esigui, una forte progressiva contrazione. Già nel 2012/13 l’offerta
era scesa a 9 atenei (compresi tre casi di corso interclasse con Storia), l’anno
successivo a 7, e per il 2017/18 si è ridotta a 6: Venezia (interateneo con
Padova), Bologna (sede di Ravenna), Firenze, Roma Sapienza, Salerno e Bari
(interclasse con Storia). Non viene quindi più offerta da grandi atenei come
Torino, Milano e Pisa e da altri, più piccoli, come Udine, Macerata, Viterbo
(Tuscia) o Lecce (Salento), che hanno avuto in passato notevole visibilità in
questo campo.
Il numero degli iscritti alle lauree magistrali o specialistiche in Archivi-
stica e Biblioteconomia aveva toccato il massimo nel 2009/10 con 692 stu-
denti calando poi fortemente, anche per la riduzione dell’offerta, a meno di
500 nel 2012/13 e agli attuali 432 (al 77% donne), in 8 sedi comprese le due
in esaurimento. La riduzione delle sedi in cui questa laurea magistrale viene
offerta ha però inciso solo in maniera parziale sul numero degli iscritti nelle
sedi superstiti: attualmente al primo posto la Sapienza con 135 iscritti (tra i
due anni di corso e i fuori corso), poi Firenze con 81, Venezia-Padova con
59, Bologna-Ravenna con 54, e a scendere le altre. Le sedi maggiori presen-
tano un certo incremento di iscritti negli ultimi anni, verosimilmente per
l’afflusso di studenti che non possono conseguire questa laurea magistrale
nell’ateneo dove hanno terminato quella triennale, ma l’effetto di concentra-
zione sembra limitato, come si è detto, anche perché i costi dello spostamento
sono elevati e, come si sa, l’offerta di servizi, alloggi, borse, ecc., è in Italia
drammaticamente carente rispetto agli altri grandi paesi d’Europa.
Il numero dei laureati del biennio di Archivistica e Biblioteconomia, che
aveva raggiunto il massimo nell’anno solare 2011 (179), continua a mostrare
un sensibile calo, essendosi ridotto a 108 (85 donne e 23 uomini) nel 2016,
distribuiti tra le sedi analogamente al numero degli iscritti. Si tratta di numeri
molto esigui anche rispetto all’attuale scarsità di offerte nel mercato del la-
riel
voro, ma di fatto l’accesso a posti di lavoro in archivi e biblioteche è aperto a
gab
persone con percorsi formativi anche molto diversi, o privi di titoli di forma-
d by
n
zione specifici, diversamente da quanto avviene per molte altre professioni.e
Per le lauree magistrali in Archivistica e Biblioteconomia, i s ow sono di
che
k
boo organica nel no-
fatto quasi l’unica opportunità per acquisire una formazione
e
is
stro settore, l’indagine annuale del consorzio AlmaLaurea,
Thaggiornata
che copre quasi
tutti gli atenei italiani, ci offre una “fotografia” – relativa ai lau-
reati nel 2016 – che può essere utile riassumere, anche perché chi ha abban-
donato da tempo i banchi spesso ha dell’università un’immagine che corri-
sponde poco alla sua realtà attuale.

181
I laureati nel nostro settore risultano al 75% donne, oltre il 60% ha fre-
quentato l’università in una Regione o Provincia diversa da quella di resi-
denza, solo il 26% ha almeno un genitore laureato (e solo il 6% tutti e due) e
la famiglia appartiene per il 29% a lavoratori manuali e solo per il 12% a una
fascia sociale elevata, anche se il 64% viene da licei classici o scientifici.
Meno del 3% ha scelto questo corso di studio per motivazioni prevalente-
mente professionalizzanti (il 38% per fattori prevalentemente culturali, il
46% per entrambi i motivi), e nella variazione al ribasso del primo di questi
dati incide evidentemente la percezione dell’attuale scarsità di investimenti
pubblici nel settore. Il 43% ha abitato a più di un’ora di viaggio dalla sede
(un elemento di cui ci si ricorda di rado), il 28% ha usufruito di borse di stu-
dio (e purtroppo solo il 6% di un periodo di studio all’estero, ma la percen-
tuale è in aumento), l’83% ha svolto uno stage (anche questa cifra è in cre-
scita), l’83% ha lavorato durante l’università (anche se per lo più tempora-
neamente o a tempo parziale, e in meno di metà dei casi in attività coerenti
con gli studi seguiti).
Dopo questo percorso non privo di difficoltà obiettive, il 41% si è laureato
in corso e il 74% entro il primo anno fuori corso, con ritardo medio alla lau-
rea di circa 11 mesi: questi dati hanno subìto un lieve peggioramento
nell’ultima rilevazione, ma è stata comunque superata la tendenza tradizio-
nale a forti allungamenti dei tempi di conseguimento dei titoli universitari.
L’84% si dichiara soddisfatto della propria scelta del corso di studi e la
percentuale sale al 93% per i rapporti con i docenti (evidentemente non così
da bistrattare come appare dai media) e al 91% per i rapporti con gli altri stu-
denti. La valutazione delle biblioteche è positiva nell’85% dei casi, mentre
scende al 71% per le aule; le postazioni informatiche, presenti quasi ovunque,
sono considerate adeguate in meno del 40% dei casi; i dati sulle strutture e le
dotazioni però risultano in miglioramento.
Tirando le somme, il 75% rifarebbe la stessa scelta (dato in sensibile
aumento), il 12% si iscriverebbe allo stesso corso ma in un altro ateneo, il 7%
sceglierebbe un altro corso (più di due volte su tre nello stesso ateneo), men-
tre il restante 6% non si iscriverebbe più a un secondo ciclo universitario.
Tutti questi dati sono migliorati negli ultimi anni, forse anche perché sono
rimasti attivi i corsi più “robusti”, incardinati in atenei dotati in generale di
una ricca offerta didattica; sembra anche diminuita la sfiducia nell’utilità
degli studi universitari, almeno in chi ne ha esperienza diretta. Nel com-
plesso, risulta innegabile il chiaro apprezzamento dei laureati in Archivistica
e Biblioteconomia per il corso di studi che hanno seguito e per i rapporti
allacciati con i docenti e gli altri studenti, nonostante le carenze delle strut-
ture logistiche.

182

Th
is
Th
s i
ebo
Per quanto riguarda la condizione occupazionale dei laureati in Archivistica
o
e Biblioteconomia, sempre secondo le rilevazioni di AlmaLaurea, i dati ap-
ki
paiono relativamente positivi, se consideriamo la situazione generale degli ul-
s

timi anni, anche se con un certo peggioramento rispetto alle rilevazioni prece-
ow

denti. A cinque anni dal conseguimento del titolo lavora il 67% dei laureati
n

(era il 76% tre anni fa) mentre il 22% cerca lavoro (c’è sempre anche una per-
ed

centuale consistente di persone che non lavorano né cercano lavoro, per lo più
byg

perché impegnati in ulteriore formazione a tempo pieno); gli occupati non sono
molto inferiori a 3 anni (il 65% lavora, come tre anni fa, e il 26% cerca), men-
a

tre a solo un anno dalla laurea scendono al 44% (con il 33% che cerca lavoro, e
un regresso rispetto al 50% di tre anni fa). Questi dati sono sostanzialmente al-
lineati alle altre lauree tipiche delle facoltà di lettere: non migliori, negli ultimi
anni, rispetto a lauree che non fanno riferimento a sbocchi professionali speci-
fici, come Filologia moderna. I lavori ottenuti sono spesso precari, tanto che
una quota rilevante di chi al momento cerca lavoro ha comunque lavorato per
un certo periodo dopo la laurea (anche nel caso di quelli più recenti). C’è inol-
tre una quota significativa di occupati (tra il 36% e il 48%) che svolge un la-
voro iniziato già durante la laurea magistrale o prima di iniziarla. Il lavoro di-
pendente a tempo indeterminato è sempre il tipo di rapporto più frequente, che
per i laureati da un anno viene raggiunto dai lavori a tempo determinato o ati-
pici, mentre rimane molto circoscritto il lavoro autonomo; il lavoro part-time
supera il 40% per i laureati da uno a tre anni. Si è molto ridotto l’impiego nel
settore pubblico (dal 31% dei laureati più anziani al 21% dei più recenti), ri-
spetto a circa due terzi di impiego nel settore privato e a una minoranza nel
settore non profit; inoltre la pubblica amministrazione tradizionale è superata
nettamente, soprattutto nei laureati recenti, dagli istituti d’istruzione e di ri-
cerca. Impressiona, nonostante il gran parlare di pari opportunità, il forte diffe-
renziale di retribuzione a favore dei maschi sulle femmine, che si attenua – ma
rimane comunque sensibile – a 5 anni dalla laurea.
La laurea magistrale conseguita viene in genere ritenuta utile per il lavoro,
anche se i laureati da un anno soltanto danno giudizi molto più limitativi,
anche sull’adeguatezza dei contenuti. Tuttavia si sa bene che, nel nostro
paese anche più di quanto accada negli altri, i tempi per “spendere” il proprio
titolo e anche per derivarne vantaggi sono generalmente piuttosto lunghi: ad
esempio si consegue spesso, al principio, un posto di lavoro per il quale la
laurea non è richiesta, e/o di qualificazione modesta, raggiungendo solo suc-
cessivamente una posizione da laureato e mansioni di livello più elevato. Le
valutazioni positive dei laureati da cinque anni, da questo punto di vista, ap-
paiono quindi rappresentare in modo più equilibrato i benefici degli studi
compiuti (sia come titolo sia come contenuti), su un arco di tempo che è co-

183
k is ow ned b
Th is eboo

munque molto breve rispetto alla durata della vita lavorativa e ai tempi delle
progressioni di carriera, almeno nell’amministrazione pubblica. Lo dimostra,
del resto, anche il fatto che una larga percentuale degli occupati (dal 30% dei
più anziani al 55% dei più recenti) continua comunque a cercare lavoro, ossia
un lavoro migliore, che in genere significa del livello adeguato al proprio ba-
gaglio di formazione e di competenze. Va da sé che la capacità di “spendere”
il proprio titolo, ossia di ottenere nel giro di un po’ di anni una posizione di
lavoro pienamente rispondente al titolo stesso, dipende alla fine dall’impegno
che la persona vi mette, per esempio cimentandosi in concorsi e selezioni, ri-
spetto al fermarsi alla prima opportunità di lavoro ottenuta, anche se inferiore
alla propria qualificazione.
Non sono disponibili dati statistici per altri tipi di corsi universitari nel no-
stro settore: le Scuole di specializzazione in Beni archivistici e librari (l’unica
attualmente in funzione è quella della Sapienza), i Master, che come è noto
non rilasciano titoli di studio con valore legale e appaiono spesso in difficoltà
per motivi finanziari e di ampiezza del bacino di interessati, e i Dottorati di
ricerca (un’offerta molto esigua e poco riconoscibile a causa degli accorpa-
menti in grandi aree tematiche resi obbligati dalle restrizioni normative).
Al di là dei numeri veramente ridotti e delle valutazioni qualitative in ge-
nere confortanti, il dato che emerge maggiormente è la presenza molto limi-
tata di offerte di corsi, a tutti i livelli, nel nostro settore: dallo spazio occasio-
nale ed esiguo che insegnamenti bibliografico/biblioteconomici di base hanno
nei diversi corsi di laurea (non finalizzati alla formazione di bibliotecari) fino
al numero ridotto di insegnamenti specifici (e di docenti) che trova anche chi
si iscrive alla laurea magistrale in Archivistica e Biblioteconomia, magari
spostandosi in una delle poche sedi rimaste attive. Sembra trattarsi, per certi
aspetti, di una sorta di circolo vizioso, perché nonostante la riduzione delle
sedi il numero degli iscritti in ciascuna rimane modesto; d’altra parte la situa-
zione dell’offerta di lavoro, esigua e poco esigente quanto a formazione spe-
cifica, non invoglia a sobbarcarsi un percorso di studio molto mirato, magari
in una sede lontana e con notevoli spese da sostenere. In questo quadro, un
peso rilevante avrà senz’altro l’evoluzione non solo delle opportunità di la-
voro ma anche della professione, se si configurerà sempre più chiaramente
come una professione intellettuale che richiede una preparazione universita-
ria, insomma una laurea specifica o un titolo post lauream.

184
Reclutamento dei bibliotecari e occupazione nel periodo 2014-2017

Un’analisi Istat della fine del 2017 sulla situazione dell’occupazione in Italia1
ha evidenziato che, su base annua, sono aumentati gli occupati (+345.000,
+1,5%), con un tasso di occupazione che sale al 58,4% e il calo della
disoccupazione (anche quella giovanile) che si colloca all’11% (nel no-
vembre 2013 era al 13%), con una discesa lenta ma abbastanza stabile.
Aumentano prevalentemente i posti di lavoro dipendenti, ma di questi solo
circa il 10% sono a tempo indeterminato (a tutele crescenti, secondo il Jobs
Act), mentre quasi nove su dieci sono regolati da un contratto a termine.
Il quadro nazionale corrisponde tendenzialmente a quello del mondo delle
biblioteche, con una (piccola) ripresa dei concorsi pubblici e qualche pro-
spettiva positiva anche per il prossimo futuro, nonostante la ripresa econo-
mica che si è consolidata nel 2017 (+1,5% circa) veda l’Italia all’ultimo posto
in Europa e rischi di affievolirsi già a partire dal 2018, in una situazione poli-
tica caratterizzata da molte incognite per il futuro.
I dati presentati in questo Rapporto, vista la mancanza di rilevazioni statisti-
is
Th
che continuative o anche di stime affidabili dell’occupazione nel settore bi-
eb
bliotecario, sono ricavati dalle scarse fonti statistiche disponibili e soprattutto,
oo
per l’offerta di posti di lavoro, dalle segnalazioni di bandi di concorso e altre
ki
so
opportunità di lavoro, anche a termine e in campi affini, diffuse a partire da
wn
ottobre 1998 nella lista di discussione dei bibliotecari italiani, AIB-CUR, a cui
ed
partecipano attualmente oltre 6.200 iscritti. La rubrica AIB-CUR Lavoro, che
by
ga
comprende lo spoglio della serie della «Gazzetta ufficiale» dedicata ai concorsi
bri
e numerose segnalazioni da altre fonti, è disponibile anche in forma cumulativa
ell
in AIB-WEB2.
aM
Nell’elaborazione di questi dati riteniamo opportuno distinguere tra i con-
EL
E,
corsi pubblici e le altre procedure di selezione per posti a tempo indeterminato
ord
er (compresi quelli part-time) in enti pubblici, da una parte, e i concorsi, selezioni
20 e avvisi riguardanti posti a tempo determinato o incarichi di collaborazione, sia
presso amministrazioni pubbliche che presso enti privati o aziende di servizi,
dall’altra. La prima categoria corrisponde quindi al tradizionale “posto fisso”,
che tuttora costituisce nella maggior parte dei casi un desiderato punto
d’arrivo, la seconda a condizioni lavorative di vario genere (talvolta anche
molto qualificate e ben compensate, ma si tratta di eccezioni) accomunate da
una condizione di precarietà, almeno temporale (ma molto spesso anche di
trattamento e garanzie). Non sono invece considerate tra i posti di lavoro le se-

1
<https://www.istat.it/it/archivio/208110>.
2
<http://www.aib.it/aib/aibcur/age/lx.htm3>.

185
gnalazioni relative al servizio civile (pur comportando questo una retribuzione
e costituendo non di rado, nella realtà, un serbatoio di lavoro a tempo determi-
nato per i servizi ordinari), a borse di studio e a stages o tirocini (di solito gra-
tuiti, ma in alcuni casi accompagnati da compensi o rimborsi). Non sono in-
Th
cluse, inoltre, le segnalazioni che riguardano mobilità o trasferimenti e quelle
is
relative ad attività di docenza o ricerca (dai concorsi per professori e ricercatori
eb
di materie bibliografiche ai dottorati) o a posti di lavoro in settori affini ma
oo
k
chiaramente distinti, per esempio per archivisti o conservatori di musei.
is
Il 2014 presenta un numero di posti di lavoro offerti a concorso, da enti
ow
pubblici e a tempo indeterminato, di 2 posti (contro 5 posti nel 2013 e 24 posti
ne
nel 2012); nel 2015 l’offerta è di 14 posti, nel 2016 di 31 e nel 2017 di 7 posti.
d
by
Nel 2016 si segnala il grosso concorso bandito dal Mibac per 500 funzio-
ga
nari, di cui solo 25 posti da bibliotecario (si veda il contributo di Bellingeri in
questo stesso Rapporto), poi ampliati a 543. Dalla graduatoria finale di me-
br
ie
rito4 è possibile analizzare l’età dei vincitori di concorso (in realtà si pren-
lla
dono qui in esame i 60 candidati idonei, non sapendo chi siano, tra chiamate
M
EL
e rinunce, i 54 effettivamente entrati in ruolo rispetto alla graduatoria). Gli
E,
idonei hanno tra i 29 e i 49 anni; quasi la metà (26, il 43,3%) hanno tra i 29 e
or
i 35 anni, 17 si collocano nella fascia 36-40 e 17 nella fascia 41-49. Tra i 60
de
idonei, 15 erano già dipendenti di ruolo Mibac, in qualifiche inferiori (9 nei
r2
primi 25); tra gli altri, almeno una decina avevano un posto di lavoro in altre
06
00 amministrazioni.
00 Lo scorrimento delle graduatorie sembra assumere in questi ultimi anni
2
9/ una dimensione maggiore che nel passato, anche per la lentezza delle proce-
dure concorsuali, a causa della quale capita con una certa frequenza che i
candidati rinuncino, avendo nel frattempo vinto un altro concorso o comun-
que trovato un altro lavoro.
Continua evidentemente un’offerta di posti sempre molto limitata, molto
lontana dai livelli degli anni Novanta, in cui pure era già iniziato il processo
di contenimento della spesa pubblica. Per una stima complessiva, però, oc-
corre tenere presente che da tempo non sussiste più l’obbligo per tutti gli enti
pubblici di dare notizia dei concorsi nella «Gazzetta ufficiale»: bandi diffusi

3
Il concorso, le cui diverse fasi sono state trasmesse in diretta streaming, ha visto la
partecipazione, nei diversi profili concorsuali, di 11.926 candidati. I 25 posti messi a bando
sono stati poi quasi raddoppiati, arrivando a 54. Per quanto riguarda la suddivisione territoriale
al primo posto c’è il Lazio (20 posti), seguito da Toscana (10), Veneto (6), Emilia-Romagna
(4), Lombardia e Piemonte (3), Liguria e Marche (2), Friuli-Venezia Giulia, Molise, Sardegna e
Trentino-Alto Adige (1); cfr. le sedi di assegnazione dei funzionari bibliotecari,
<https://tinyurl.com/yavtqxlc>.
4
<https://tinyurl.com/ydf27khn>.

186
tramite altri canali sono segnalati spesso sulla lista AIB-CUR ma è probabile
che in qualche misura sfuggano alla rilevazione.
È significativo segnalare che in alcuni bandi è indicato che, in presenza di
una attestazione di professionalità in ambito bibliotecario o dell’attestazione
rilasciata da un’associazione presente negli elenchi pubblici tenuti dal Mini-
stero dello sviluppo economico ai sensi della legge n. 4 del 14 gennaio 2013,
con specifico riferimento alle sole associazioni riconducibili all’attività bi-
bliotecaria (come l’AIB-Associazione italiana biblioteche), sarebbe stato at-
tribuito un punteggio significativamente alto oppure, in un caso, avrebbe
permesso di passare automaticamente la prima procedura selettiva.
Si tratta di un riconoscimento importante del ruolo dell’associazione profes-
sionale nell’attestazione delle competenze, e in particolare dell’attestazione di
qualificazione professionale rilasciata agli iscritti AIB (dato che l’AIB è
l’unica associazione di ambito bibliotecario iscritta all’elenco MISE).
Tornando all’analisi dei posti banditi nel periodo 2014-2017, si registra
che, dal punto di vista delle qualifiche, sono 5 i posti da dirigente banditi nel
ow quadriennio, 38 quelli per laureati (di cui 5 di categoria EP); i posti per di-
is
ok plomati sono 13, anche se i vincitori si scoprono poi essere, in larga preva-
o lenza, laureati (e magari specializzati) al primo impiego stabile.
eb In netta controtendenza rispetto al periodo precedente, al primo posto per
s i
l’offerta di posti a tempo indeterminato sono le amministrazioni statali, con i
Th
25 posti messi a bando dal Mibac; seguono le Università, con 19 posti, altre
tipologie di enti (conservatori, enti di ricerca) con 6 posti. In ultima posizione
sono i Comuni, con soli 5 posti, e questo colpisce dal momento che negli ul-
timi anni erano state proprio le amministrazioni comunali a essere le più di-
namiche dal punto di vista della messa al bando di posti per bibliotecari.
Dal punto di vista territoriale, in prima posizione troviamo il Lazio (20 po-
sti), seguito da Emilia-Romagna (8 posti), Toscana (7 posti), Marche (5 po-
sti), Veneto (4 posti), Lombardia (3 posti), Friuli-Venezia Giulia e Piemonte
(2 posti), Campania, Molise e Trentino-Alto Adige (1 posto).
Le offerte di lavoro a tempo determinato, che qualche anno fa a causa del
blocco delle assunzioni si erano moltiplicate (superando la cinquantina di po-
sti all’anno), si sono drasticamente ridotte, diventando di fatto molto meno
numerose di quelle a tempo indeterminato, almeno nella fonte che utiliz-
ziamo. Comprendiamo in questa categoria sia i concorsi o selezioni per re-
golari assunzioni con contratto a tempo determinato da parte di enti pubblici
(con durata, se specificata, che va di solito da 6 mesi a 2 anni), sia contratti
d’altro genere e incarichi professionali o di collaborazione, come pure gli av-
visi di ricerca di personale da parte di istituzioni internazionali o straniere con
sede in Italia, spesso a termine o comunque con rapporti d’impiego male as-

187
similabili all’assunzione a tempo indeterminato nelle amministrazioni pubbli-
che italiane.
Per quanto riguarda le segnalazioni per posti a tempo determinato nel qua-
driennio, si segnalano 7 posti banditi da Università, 3 da enti di varia tipolo-

PM
gia (due enti di ricerca e un museo), due posti banditi da istituzioni interna-
zionali con sede in Italia (nel 2014 e nel 2016), un solo posto bandito da un

1
ente locale e una graduatoria senza un numero predeterminato di assunzioni

3:4
da parte di un conservatorio, oltre a una decina di segnalazioni da parte di

9:0
aziende private (erano state una decina nel biennio precedente).
Continua, come segnalato nella scorsa edizione del Rapporto, il drastico

20
calo degli avvisi di ricerca di collaboratori da parte di aziende del settore

/20
sulla lista AIB-CUR, che continuano a riferirsi tutti alle Regioni del Centro-

/25
Nord, mentre il Mezzogiorno è sostanzialmente assente.
D’altra parte, se ci sono Regioni completamente assenti dalle offerte di

09
aziende e cooperative, questo non significa che in quelle aree non si svolgano

000
attività di questo genere: piuttosto, è verosimile che la ricerca di collaboratori
passi, piuttosto che da AIB-CUR, da canali diversi, informali, ma probabil-

206
mente non meno efficaci.
È improbabile perciò che l’andamento degli avvisi di ricerca di collabora-
er
tori da parte di imprese rifletta attualmente in modo affidabile le condizioni
ord
dell’occupazione nel settore. Infatti le imprese – più o meno le stesse da di-
versi anni – hanno ormai raccolto un notevole “parco” di collaboratori, relati-
E,

vamente stabile per la difficoltà di conseguire un “posto fisso”, e quindi in


EL

molti casi non hanno necessità di ampliarlo con avvisi pubblici. Non bisogna
la M

dimenticare inoltre che, se le esigenze non sono di grande entità, possono


funzionare molto bene altri canali, a partire dal “passaparola” tra i collabora-
riel

tori stessi e dall’invio spontaneo di curricula da parte di neolaureati e altri


gab

interessati. È abbastanza frequente anche che vengano contattati, per segna-


lare nominativi o diffondere l’informazione, docenti di materie biblioteco-
by

nomiche negli atenei in cui sono attivi corsi per bibliotecari.


Sembra comunque confermarsi una contrazione delle offerte di lavoro
ned

esternalizzato, in parte a seguito delle recenti assunzioni e stabilizzazioni


(iniziate nel 2007), in parte a causa della ridotta disponibilità di fondi per
ow

l’outsourcing.
k is

L’impressione è che sia sempre più difficile realizzare nuovi progetti at-
traverso la collaborazione di risorse umane “esterne” alla biblioteca, mentre
boo

continuano a esistere collaborazioni derivanti da progetti o finanziamenti


pregressi, o comunque necessarie al mantenimento di attività “di base” indi-
is e

spensabili per il funzionamento ordinario di strutture dotate di personale di


Th

ruolo evidentemente insufficiente.

188
e
This
L’esternalizzazione, però, è spesso ricercata troppo a buon mercato –
come è già avvenuto nel campo della catalogazione – con le ovvie conse-
guenze negative sulla professionalità e sul trattamento degli operatori.
Sarebbe bene riflettere di più sul fatto che affidare i servizi al pubblico di
biblioteche spesso nuove o bene impostate a personale esterno, che può
essere carente di qualificazione e/o di motivazione (anche per giustificati
motivi) oltre che di conoscenza dell’istituto, comporta il rischio di vanificare
l’investimento fatto o comunque di non sfruttarne adeguatamente i benefici
rispetto ai cittadini.
Appare quindi evidente una riduzione delle opportunità di lavoro reali,
mentre aumenta il rischio che giovani bibliotecari, adeguatamente formati e
specializzati, siano costretti a cercarsi un’occupazione fuori dalle biblioteche,
per esempio nell’insegnamento, dove si riscontrano di nuovo discrete oppor-
tunità di lavoro, temporaneo o stabile.
Tornando, in conclusione, sul quadro complessivo dell’occupazione nel
settore bibliotecario, i dati più recenti disponibili evidenziano una piccola ri-
presa delle biblioteche statali, le quali tuttavia per stabilizzare il trend posi-
tivo avrebbero bisogno di una significativa continuità nelle politiche di as-
sunzione di giovani bibliotecari, mentre si conferma la tendenza negativa
dell’occupazione nelle biblioteche pubbliche.
La contrazione dell’occupazione nelle biblioteche universitarie, che aveva
destato preoccupazione negli anni precedenti, sembra essersi stabilizzata: il
personale di ruolo dell’area delle biblioteche nelle università italiane, statali e
non, era stimato a 3.236 persone nel 1999, passando poi al suo massimo sto-
rico nel 2006 (3.833 unità), mentre ha subìto negli anni successivi una sia pur
lieve flessione: nel 2013 ha registrato 3.391 unità, con una diminuzione di
circa l’11,5% rispetto al 2006. Nel 2017 è di 3.238 persone5, di cui 2.963
nelle università statali.
Evidentemente i drastici tagli al finanziamento pubblico dell’istruzione
superiore, che vanno avanti ormai da diversi anni, stanno facendo sentire i
loro effetti anche sul personale delle biblioteche. E non solo su quello di
ruolo: anzi, tra il 2006 e il 2013 il personale con contratti a tempo determi-
nato o atipici sarebbe, secondo la base dati del MIUR, addirittura ridotto del
76,4% (passando da 382 a 90 unità). La rilevazione del personale non di
ruolo, peraltro, difficilmente si può considerare altrettanto attendibile di
quella del personale di ruolo. Potrebbero incidere nel dato, comunque, anche
le prassi di inquadramento nelle aree funzionali: il complesso del personale
tecnico-amministrativo risulta infatti leggermente aumentato negli ultimi

5
<http://ustat.miur.it/dati/didattica/italia/atenei#tabistituti>.

189
anni, ma a vantaggio dell’area amministrativa e, in misura minore, di quella
tecnica e informatica.
Esaminando i dati al livello dei singoli atenei possiamo notare che ben 11
atenei (fra i quali, come si poteva prevedere, quasi tutte le “università tele-
matiche”, più o meno fantomatiche) non hanno nemmeno un impiegato
dell’area delle biblioteche, altri 8 atenei ne dichiarano uno soltanto e 6 atenei
ne dichiarano due. All’estremo opposto, spicca la prima posizione
dell’Università di Bologna (240 dipendenti nell’area), che stacca largamente
la Sapienza Università di Roma (178) e l’Università di Padova (175) e poi
l’Università di Milano (155) e di Firenze (145).
Comunque, nonostante la lieve – ma preoccupante – battuta d’arresto degli
ultimissimi anni, il settore delle biblioteche universitarie conferma la sua im-
portanza e le sue dimensioni, rilevanti e tuttora vicine al suo massimo storico,
pur essendo comparativamente il settore “più giovane”: il ruolo dei bibliote-
cari e degli aiuto-bibliotecari nelle Università infatti, come è noto, venne isti-
tuito solo nel 1961.
Passando a un altro comparto, continua – come si è anticipato – il lento ma
inarrestabile dissanguamento di personale delle biblioteche statali, gestite dal
Mibac, che dagli oltre 3.300 dipendenti del 1992 e 1993 sono scese a 1.968
unità (nel 2012) e a 1.686 nel 20166. In un quindicennio il personale si è
quindi ridotto di quasi la metà. Il ritmo di esodo del personale sta aumen-
tando, rispetto al periodo precedente, per motivi facilmente comprensibili e
destinati ad aggravarsi sempre più: in mancanza – da oltre venticinque anni –
di assunzioni in numero significativo, il personale è ormai quasi tutto con-
centrato nella fascia di età tra i 55 e i 64 anni e quindi ogni anno i pensiona-
menti sono numerosissimi.
Per altri settori mancano statistiche d’insieme che permettano di valutare
l’andamento complessivo dell’occupazione: le uniche disponibili di un certo
peso, quelle per le biblioteche di ente locale della Lombardia, registrano la
situazione di una Regione che è sì quella con il maggior numero di biblioteche
pubbliche e di operatori del settore (circa 1.300 biblioteche, ossia quasi un
quarto del complesso delle biblioteche pubbliche italiane), ma anche un’area
tradizionalmente assestata su un notevole livello di operatività e di efficacia.
Gli ultimi dati disponibili, relativi all’anno 20167, indicano un numero
complessivo di operatori di 3.142 unità, con un decremento di circa il 6% ri-
spetto al 2013 (3.322 unità) e il ritorno ai livelli del 2008 (3.135 unità).

6
<https://tinyurl.com/ybhfoz48>.
7
Anagrafe delle biblioteche lombarde - Dati statistici, <https://tinyurl.com/ybepl7zf>.
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ned b k is ow
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Per quanto riguarda poi la Toscana8, nel periodo 2014-2016 si assiste a
una lieve crescita dell’occupazione complessiva, con le unità di personale che
passano da 1.031 del 2012 alle 1.106 del 2014 e alle 1.093 del 2016.
Il personale di ruolo è il 41%, continuando l’andamento decrescente degli
anni precedenti, mentre il personale non di ruolo è il 25,6% (27,3% nel 2015)
e quello volontario il 33,4% (30,6% nel 2015).
I dati relativi alle biblioteche pubbliche di Regioni “virtuose”, che risultano
sia pur lievemente positivi, appaiono in contrasto con l’impressione diffusa, e
non immotivata, di una situazione piuttosto grave dell’occupazione nel settore:
il fenomeno si spiega però, quando si dispone di dati disaggregati, con le
assunzioni compiute da alcuni enti di maggiori dimensioni (per esempio, in
Toscana, alcuni capoluoghi di Provincia) e con l’equilibrio che si ha invece,
nei Comuni più piccoli, tra situazioni di potenziamento (o avvio) del servizio
bibliotecario e altre di regresso nelle risorse umane impiegate. È possibile,
comunque, che il quadro delle Regioni meno avanzate, sulle quali non si di-
spone di dati statistici, si presenti invece con tratti decisamente negativi: è
infatti abbastanza tipico che, nei periodi di crisi, le situazioni più arretrate si
caratterizzino per le scelte più miopi.
Nello stesso tempo, come si è notato sopra, è invece vistosa, nel periodo
considerato, la contrazione – quasi un blocco – delle opportunità di lavoro
“atipico”, per la scarsità di finanziamenti da impiegare a questo scopo, ri-
spetto agli anni passati.
Nel complesso, tirando le somme, si conferma la battuta di arresto
dell’occupazione nei diversi settori, a partire dalle biblioteche pubbliche sta-
tali, che versano in una gravissima condizione – nonostante la boccata d’aria
offerta dal recente concorso, importante ma non sufficiente a sanare una si-
tuazione compromessa da tempo – in cui il numero dei pensionamenti cresce
di anno in anno, senza un ricambio generazionale, provocando la dispersione
irreparabile di un patrimonio di conoscenze e competenze di alto livello che
chi lascia il servizio non ha modo di trasmettere a qualcuno che resti.
Gli altri settori, in particolare le biblioteche pubbliche, in cui finora
l’occupazione aveva tenuto, iniziano a mostrare un blocco più o meno stretto
delle assunzioni per le restrizioni finanziarie, suscitando serie preoccupazioni
per i prossimi anni.

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Regione Toscana, Direzione cultura e ricerca, Settore patrimonio culturale, siti Unesco, arte
contemporanea, memoria, Il valore delle biblioteche pubbliche di ente locale e della
cooperazione bibliotecaria in Toscana: rapporto di monitoraggio 2014-2016. Firenze:
Regione Toscana, 2017, <https://tinyurl.com/ybh9abcr>.

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Finito di stampare nel mese di marzo 2019


presso CNS Srl gruppo LOGO
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Associazione italiana biblioteche

RAPPORTO sulle BIBLIOTECHE ITALIANE


RAPPORTO
In questi ultimi tempi le biblioteche italiane sembrano avviate a un ineluttabile
declino: dalle pagine del Rapporto sulle biblioteche italiane emerge un quadro

sulle BIBLIOTECHE
di luci e ombre che, se possibile, sono più oscure che negli anni passati.
Preoccupano le difficoltà e le incertezze in cui si dibattono le biblioteche
statali nonostante i numerosi provvedimenti – a volte non proprio organici –
che si sono succeduti negli anni, le biblioteche finora gestite dalle Province a
causa del probabile conflitto tra la riforma delle Province (legge Delrio) e gli
esiti del referendum del dicembre 2016. Qualche segnale positivo si intravede
ITALIANE
nel servizio SBN che, in occasione del suo trentennale, ha visto emergere

2015 | 2017
una nuova visione strategica nei servizi offerti, ma anche la necessità di una
riprogettazione di SBN per una fruizione pubblica più efficace e in direzione di
un approccio più semplice, amichevole, aperto.

Vittorio Ponzani è bibliotecario presso la biblioteca dell’Istituto superiore di sanità a


Roma. È attualmente vice Presidente AIB, nonché dal 2011 membro dell’Osservatorio
sulle biblioteche italiane. Dottore di ricerca in Scienze librarie e documentarie, è autore,

2015 | 2017
con Alberto Petrucciani, del volume BIB: Bibliografia italiana delle biblioteche del libro e
dell’informazione (Roma: AIB, 20015) e ha curato le diverse edizioni del Rapporto sulle
biblioteche italiane dal 2001 a oggi. La sua pubblicazione più recente è Dalla “filosofia
del ridere” alla promozione del libro. La Biblioteca circolante di A. F. Formiggini, Roma,
1922-1938 (Pistoia: Settegiorni editore, 2018).

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Associazione
   italiana biblioteche
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