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Paolo E. Balboni Maria Voltolina

Leggere La civiLtà

Letture di civiltà italiana per stranieri

a2-B1

  Paolo E. Balboni Maria Voltolina Leggere La civiLtà Letture di civiltà italiana per stranieri a2-B1
  Paolo E. Balboni Maria Voltolina Leggere La civiLtà Letture di civiltà italiana per stranieri a2-B1

Bonacci editore

  Paolo E. Balboni Maria Voltolina Leggere La civiLtà Letture di civiltà italiana per stranieri a2-B1

Per gli studenti di italiano nel mondo, cui si voglia offrire un primo contatto con la storia, la geografia, l’arte, la musica, la letteratura e la vita quotidiana in Italia.

la musica, la letteratura e la vita quotidiana in Italia. SU CaRTa Destinatari il volume è

SU CaRTa

Destinatari

il volume è composto di schede autonome di 2 pagine ciascuna, che non è necessario utilizzare in successione. le sezioni sono:

▶ geografia: una scheda per ogni regione (o coppia di regioni), accompagnata dalla cartina e da una scheda che riporta le città e i nomi dei loro abitanti, qualche cenno di economia, un brevissimo testo letterario dedicato a quella regione o a una delle sue città.

▶ Storia: la sezione è organizzata sulla base di una linea del tempo che aiuta la contestualizzazione, per aiutare gli studenti non italiani; l’uso dei tempi del passato è stato molto ridotto, quando possibile, per facilitare l’accesso e la comprensione.

▶ arte: organizzata secondo grandi temporizzazioni storiche, punta essenzialmente sull’iconografia per fornire le nozioni minime sull’arte e l’architettura italiana;

▶ Musica: poche schede, fondamentali per cogliere le linee essenziali del melodramma italiano, inclusi i testi di alcune famosissime romanze;

▶ letteratura: un percorso di otto secoli con schede di 2 pagine che presentano un autore, il suo contesto e un testo proposto all’analisi;

▶ vita quotidiana: dieci schede, dall’agricoltura all’industria, dal sistema scolastico alla vita dei giovani.

al termine di ogni scheda sono proposte alcune veloci attività per sostenere la comprensione. in chiusura di ogni sezione un quiz culturale e – online – un’ultima sezione dedicata a attività di role play, organizzate secondo l’idea delle interviste impossibili.

, organizzate secondo l’idea delle interviste impossibili. nEl WEB MaTERiali aD aCCESSo RiSERVaTo Il codice

nEl WEB

MaTERiali aD aCCESSo RiSERVaTosecondo l’idea delle interviste impossibili. nEl WEB Il codice alfanumerico stampato su questa pagina o sul

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www.loescher.it/italianoperstranieri

PoRTalE Di iTaliano PER STRaniERi (iT2)

attività didattiche per sviluppare la comprensione scritta e orale, audio, video e giochi. aggiornamenti mensili e schede scaricabili.

L

L

come

etteratura

L letteratura italiana è una delle più “antiche”

a

d’Europa: i primi testi significativi, infatti, risalgono

a

otto secoli fa. Per la storia italiana, la letteratura ha

a otto secoli fa. Per la storia italiana, la letteratura ha Vai sul sito italianoperstranieri.loescher.it per

Vai sul sito italianoperstranieri.loescher.it per svolgere altre attività su questa sezione.

anche un’importanza politica: l’Italia, infatti, si è unita in uno Stato unitario solo nella seconda parte dell’Ottocento, mentre prima era divisa in molti Stati. L’unica cosa che questi Stati avevano in comune, l’unica “patria” in cui si riconoscevano, era la letteratura scritta in italiano, cioè nel toscano colto. Ma alla nascita del Regno d’Italia (1861), l’italiano era parlato solo da 600 000 italiani su circa 25 000 000 di abitanti: la letteratura italiana era, quindi, la produzione di una classe colta e non è rimasto quasi nulla della letteratura scritta nei “dialetti”, cioè le lingue locali delle varie regioni. In questa sezione trovi venti testi che vanno da San Francesco (nel Duecento) ad Andrea Camilleri, uno dei più amati scrittori degli ultimi anni. Quando trovi queste parentesi con tre puntini […] significa che è stata tolta una parte del testo originale.

L1 | San Francesco Cantico delle creature 68 Francesco d’Assisi Francesco nasce in Umbria nel

L1 | San Francesco Cantico delle creature

68

L1 | San Francesco Cantico delle creature 68 Francesco d’Assisi Francesco nasce in Umbria nel 1181

Francesco d’Assisi

Francesco nasce in Umbria nel 1181, ad Assisi,

in una famiglia borghese che commercia stof-

fe con il Sud della Francia. Assisi è un comune

ricco e Francesco cresce in un ambiente pieno

di stimoli provenienti dall’Europa e dal resto d’Italia: per lui si prospetta una vita di viaggi, di commercio e di successo economico.

A

vent’anni va in guerra,viene fatto prigioniero

e

trascorre un anno in prigione: da questa espe-

rienza il ragazzo ricco e allegro esce cambia- to. Nel 1204 decide di dedicare la sua vita a Dio,

all’aiuto dei poveri e alla contemplazione della natura. Si veste da mendicante, si circonda di altri giovani che, come lui, hanno abbandonato il benesse- re e la ricchezza e inizia a predicare l’amore per Dio e per la natura. Nel 1217 parte per l’Egitto per por- tare un messaggio di pace ai mu- sulmani (contro i quali la Chiesa aveva lanciato le Crociate).

Di Francesco (morto nel 1226) ab-

biamo testi in latino e in italiano:

questi ultimi fanno di lui uno dei primi grandi poeti della nostra letteratura.

Gli inizi della letteratura italiana

I primi testi scritti in volgare (la lingua del “volgo”,cioè del popolo) risalgono all’viii secolo, ma solo intorno al xii secolo si inizia a usare l’i- taliano a livello letterario: da un lato ci sono le storie cantate dai “giullari”, autori-attori che vanno di paese in paese cantando le loro storie, ma senza lasciare versioni scritte dei loro testi; dall’altro ci sono i primi poeti, che recitano i loro componimenti nei palazzi dei signori e nel- le corti dei nobili. Questi poeti imitano molto spesso i testi prove- nienti dal Sud della Francia (Provenza) o quelli portati dai normanni (popolazione del Nord della Francia), che alla fine dell’xi secolo con- quistano la Sicilia e poi il Sud d’Italia [S4].

con- quistano la Sicilia e poi il Sud d’Italia [S4] . ◀ Giotto, Predica agli uccelli

Giotto, Predica agli uccelli, 1295-99, Assisi, Basilica Superiore di Assisi.

Prima di leggere
Prima di leggere

Il contesto

Il Cantico delle creature è una lode a Dio per la bellezza della natura. Queste lodi, o laude, erano comuni nella vita dei monaci e costituivano una specie di preghiera.

Dopo aver letto
Dopo aver letto

Le “creature” di Dio

a. Quando si parla di “creature” di Dio, normalmente

si

fa riferimento agli esseri viventi: uomini, anima-

li

e piante. Francesco però ha un’altra idea: quali

sono le “creature” citate nel Cantico?

b. sole, la luna, il fuoco, il vento ecc. sono figli di Dio così come gli uomini: per questo Francesco si rivol- ge a loro chiamandoli “fratello” e “sorella”. Nell’i- taliano del Duecento le parole usate per indicare “fratello” e “sorella” sono

Il

e

c. Nelle leggende sulla vita di San Francesco si dice spesso che egli parlasse con gli animali, anche con quelli pericolosi come i lupi. In questo Cantico ci sono gli animali?

LETTERATURA

L1 | San Francesco

LETTERATURA L1 | San Francesco L audato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente

L audato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual’è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:

de te,Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:

in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale, a le tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte:

et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. […]

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare […]

Che tu sia lodato [onorato, ringraziato], mio Signore, con tutte le tue creature, specialmente il signor fratello sole, che è il giorno e attraverso il quale tu ci illumini. È bello e raggiante di grande splendore: di te, Altissimo, porta testimonianza.

Che tu sia lodato, mio Signore, per sorella luna e per le stelle: nel cielo le hai create brillanti e preziose e belle.

Che tu sia lodato, mio Signore, per fratello vento e per l’aria e per le nubi e per il sereno e per ogni tipo di tempo, per mezzo del quale dai nutrimento alle tue creature.

Che tu sia lodato, mio Signore, per sorella acqua, che è molto utile e umile e preziosa e pura.

Che tu sia lodato, mio Signore, per fratello fuoco, per mezzo del quale illumini la notte: è bello e allegro e robusto e forte.

Che tu sia lodato, mio Signore, per nostra sorella madre terra, che ci nutre e ci governa, e produce diversi frutti, fiori colorati ed erba.

Che tu sia lodato, mio Signore, per nostra sorella morte del corpo, dalla quale nessun uomo vivente può fuggire.

ed erba. Che tu sia lodato, mio Signore, per nostra sorella morte del corpo, dalla quale

L

69

d. Francesco loda le creature che aiutano gli uomini, le piante e gli animali:

La scelta degli aggettivi

a. Per ogni creatura Francesco sceglie alcuni aggettivi

frate

dà la luce del giorno;

che ne mettono in luce le caratteristiche principa-

sora

e le

danno

li: sono scelte molto attente e pensate. Trascrivi gli

la bellezza al cielo;

aggettivi usati per descrivere le creature del Cantico.

frate

e onne

dan-

frate sole:

no nutrimento e cibo;

sora luna e le stelle:

sor’

frate

sora nostra matre

erba.

è molto utile e preziosa;

illumina la notte;

dà frutti, fiori ed

e. L’ultima creatura citata nel Cantico è sora nostra mor- te corporale: Francesco vede la morte con paura?

f. Fra tutte le creature citate da Francesco, messor lo

è il più importante perché

frate

sor’aqua:

frate focu:

b. Traduci nella tua lingua gli aggettivi usati per de- scrivere le creature di Dio.

frate sole:

sora luna e le stelle:

sor’aqua:

frate focu:

Avresti usato aggettivi diversi? Quali? Perché?

L2 | Dante Paolo e Francesca 70 Dante Alighieri Dante ( 1265-1321 ) nasce a

L2 | Dante Paolo e Francesca

70

L2 | Dante Paolo e Francesca 70 Dante Alighieri Dante ( 1265-1321 ) nasce a Firen-

Dante Alighieri

Dante (1265-1321) nasce a Firen-

ze in una famiglia nobile ma non ricca e studia a Bologna,dove c’è la più antica università del mondo. Tornato a Firenze, entra nel grup- po dei poeti del “dolce stil novo” e si iscrive all’ordine dei Medici e degli Speziali (farmacisti), anche se i suoi interessi sono rivolti alla politica. In quel periodo Firenze è divisa dalle lotte tra il partito fede- le al papa (guelfo, a sua volta diviso tra bianchi e neri) e quello fedele all’imperatore (ghibellino). Quando prendono il potere i guelfi neri, Dante viene condannato a morte ed è costretto a lascia- re Firenze: trascorrerà il resto della sua vita, po- vero e solo,nelle corti dell’Italia del Nord. Dante è autore di testi in latino in cui parla di linguistica e di politica, ma è soprattutto colui che indica il modello di italiano seguito per secoli dai letterati di tutta Italia. I testi di rife-

per secoli dai letterati di tutta Italia. I testi di rife- ◀ Giovanni del Ponte, Ritratto

Giovanni del Ponte, Ritratto di Dante, Codice Riccardiano n° 1040, Firenze, Biblioteca Riccardiana.

rimento sono i sonetti e la Com- media (definita successivamente Divina da Giovanni Boccaccio), il racconto del viaggio fantastico compiuto attraverso i tre regni dell’Oltretomba (Inferno,Purgato- rio e Paradiso).

Il Trecento

Dante, Petrarca e Boccaccio, tutti toscani, sono i tre nomi fondamentali del Trecento. Essi sta- biliscono i modelli della nostra letteratura, che nasce in Toscana ma si sposta in tutta l’I- talia, diventando letteratura “italiana”: Dante vive molto tempo in esilio nelle corti dell’Italia del Nord; Petrarca vive lontano dalla sua terra (Francia, Germania, Parma, Milano, Repubblica di Venezia); Boccaccio vive a lungo a Napoli.

Prima di leggere
Prima di leggere

Il contesto

Dante sta visitando l’Inferno e arriva nella zona in cui ci sono le anime dei “lussuriosi”, coloro che nella propria vita hanno messo la passione e la sessualità al primo posto. Queste anime vivono in una tempesta eterna e vengono trascinate da un vento fortissimo, simbolo della forza della passione. In mezzo a tutte queste anime, Dante vede due ombre, separate dalle altre, che hanno qualcosa di diverso: una dignità superiore, un atteggiamento meno umile. Così chiede alla sua guida, il poeta latino Virgilio, di chia- marle per poter ascoltare la loro storia. Sono Paolo Ma- latesta, della principale famiglia di Rimini, e Francesca da Polenta, nobile di Ravenna. La donna è sposata con Gianciotto Malatesta, fratello maggiore di Paolo, ma si innamora di quest’ultimo (il testo proposto racconta il momento in cui nasce il loro amore) e per questo mo- tivo Gianciotto li uccide.

Dopo aver letto ❶ Il racconto
Dopo aver letto
❶ Il racconto

a. Chi racconta la storia?

b. A partire dal verso «Noi leggiavamo un giorno per dilet- to», il pronome soggetto che domina la narrazione è:

☐ io

☐ lui

☐ noi

c. Nella storia che viene raccontata, uno dei due amanti fa un’azione prendendo l’iniziativa:

☐ Paolo

☐ Francesca

d. Paolo si comporta in modo deciso e sicuro di sé oppu- re è timido? Sottolinea la parola che ti dà la risposta.

e. Paolo e Francesca stanno leggendo la storia di un amore romantico, quello tra Ginevra e Lancillotto. Dopo aver letto la scena in cui il cavaliere bacia la regina, i due giovani continuano a leggere per sape- re come finisce la storia oppure no? Sottolinea nel testo il verso che ti dà la risposta.

LETTERATURA

L2 | Dante

LETTERATURA L2 | Dante « A mor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui de la

« A

mor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui de la bella persona

che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte. Caina attende chi a vita ci spense». […]

«Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lancialotto come amor lo strinse;

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse quella lettura, e scolorocci il viso; ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fïa diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.

Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante».

Amore, che rapidamente prende le persone dal cuore gentile e onesto, portò costui [Paolo] a innamorarsi del bel corpo che mi è stato tolto [Fran- cesca è un’anima, un’ombra]; e il modo ancora oggi mi offende.

Amore, che non permette a nessuno che sia amato di non amare a sua volta, mi portò a innamorarmi di Paolo così fortemente che, come vedi, ancora oggi lo amo.

Amore ci portò alla stessa morte. Il fondo dell’inferno, dove c’è Caino [l’assassino del fratello Abele: in questo luogo finiscono coloro che hanno ucciso i fratelli], aspetta che arrivi la persona che ha spento le nostre vite.

Un giorno leggevamo per piacere la storia di Lancillotto [uno dei cavalieri

di re Artù], di come si innamorò [di Ginevra, la moglie del re]; eravamo soli

e senza alcun timore.

Quella lettura ci fece incrociare gli occhi più volte e ci fece impallidire; ma

un solo punto vinse le nostre resistenze.

Quando leggemmo che quella bocca desiderata [di Ginevra] fu baciata da

un amante così nobile [come Lancillotto], allora costui [Paolo], che da me non sarà mai separato,

mi baciò la bocca, tutto tremante. Per noi, Galeotto [il personaggio che

nella storia di re Artù fa incontrare Lancillotto e Ginevra] fu il libro e il suo autore: quel giorno non leggemmo più il seguito [in cui si racconta di come

la storia d’amore distrusse Lancillotto, Ginevra e il regno di re Artù]. […]
la storia d’amore distrusse Lancillotto, Ginevra e il regno di re Artù].
[…]

Amore

a. La Divina Commedia è scritta in “terzine”, cioè in strofe di tre versi. Le prime tre terzine iniziano tut- te con la stessa parola:

b. Nella prima terzina si descrive una caratteristica positiva dell’Amore:

Alcune nozioni di “metrica”

a. La “metrica” è la struttura di una poesia, la sua forma. Abbiamo detto che la Commedia è divisa in

“strofe”, cioè in gruppi di versi; abbiamo anche vi- sto che le strofe dantesche hanno un numero ri-

, e che da questo

dotto di versi,

numero deriva il loro nome:

L

71

In questa terzina si parla di:

b. Scopri lo schema delle rime nelle terzine dantesche.

Paolo

☐ Francesca

c. Nella seconda terzina si descrive un’altra caratteri- stica dell’Amore:

Scrivi le parole che concludono i versi delle quattro strofe finali.

/

/

 

/

/

In questa terzina si parla di:

/

/

Paolo

☐ Francesca

/

/

d. Nella terza terzina si accusa l’Amore di aver condot- to i due giovani alla morte. Tuttavia, chi, secondo Francesca, è il vero colpevole della loro morte?

Se chiami A le parole che hanno un suono, B quelle con un altro suono ecc. trovi questo schema:

ABA, B

,

C

,

L3 | Lorenzo de’ Medici Il trionfo di Bacco e Arianna 72 Lorenzo de’ Medici,

L3 | Lorenzo de’ Medici Il trionfo di Bacco e Arianna

72

L3 | Lorenzo de’ Medici Il trionfo di Bacco e Arianna 72 Lorenzo de’ Medici, detto

Lorenzo de’ Medici, detto “il Magnifico”

Lorenzo de’ Medici, nato nel 1449, è il terzo dei

Medici a dominare Firenze nel momento in cui la città raggiunge il suo massimo splendore. Giovanissimo, svolge missioni politiche in altri Stati italiani, dimostrando le sue qualità diplo- matiche,e a vent’anni eredita dal padre il domi- nio sulla città, una delle capitali finanziarie del secolo. Egli riforma immediatamente lo Stato, ma soprattutto inizia la sua opera di “regista” dei rapporti tra le potenze italiane,giungendo a un equilibrio che durerà fino alla sua morte,nel 1492 (anno della scoperta dell’America). Oltre che uomo di Stato, Lorenzo de’ Medici è stato un poeta e un eccezionale protettore e finanziatore di artisti, da Michelangelo a Ver- rocchio, da Botticelli a Pollaiolo: durante gli anni di Lorenzo, Firenze è, infatti, la capitale mondiale della cultura.

Il pieno Rinascimento

L’Italia del Quattrocento (vedi anche L4) è la capitale economica europea: le banche di Ve- nezia e di Firenze finanziano re e imperatori europei e i commerci tra Asia, Africa ed Euro- pa passano ancora per l’Italia,anche se le rotte dei portoghesi per l’India e quelle degli spa- gnoli per l’America stanno ormai privando la penisola di questo primato. La grande ricchezza consente di dedicare enormi quantità di denaro alla costruzione di chiese e palazzi e, conseguentemente, all’ac- quisto di quadri e statue per abbellirli. Nelle corti degli Sforza a Milano, degli Estensi a Fer- rara, dei Gonzaga a Mantova, dei Savoia a Tori- no,dei Medici a Firenze,dei papi a Roma e degli spagnoli a Napoli e a Palermo, oltre che nei pa- lazzi delle potenze marinare come Genova e Venezia, i ricchi trascorrono il loro tempo leg- gendo i poemi epici di Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto e organizzando feste son- tuose e ricchissime.

Ariosto e organizzando feste son- tuose e ricchissime. ◀ Bronzino, Ritratto di Lorenzo il Magnifico ,

Bronzino, Ritratto di Lorenzo il Magnifico, 1555-65, Firenze, Galleria degli Uffizi.

Prima di leggere
Prima di leggere

Il contesto

Le feste rinascimentali, oltre a essere un’occasione per mostrare i gioielli e le stoffe preziose dei propri vestiti, erano anche forme di “teatro”: recite di scene tratte dalla mitologia classica, spettacoli musicali e let- tura di poesie. Il testo proposto è un canto carnascia- lesco (carnevalesco, cioè “di festa”), che poteva essere recitato durante una festa mentre dei giovani, trave- stiti da dei e dee, sfilavano nella sala. Quella riportata è solo una parte del testo, che prosegue con varie altre figure mitologiche.

Dopo aver letto ❶ È proprio festa?
Dopo aver letto
❶ È proprio festa?

a. Leggi la prima strofa: nei versi 3 e 4 («Chi vuol esser lieto, sia, / di doman non c’è certezza») c’è il ritor- nello (come il riff nelle canzoni) di questo canto, che ritorna alla fine di ogni strofa.

Il v. 1 è Il v. 2 è Il v. 3 è Il v. 4 è

☐ allegro, positivo ☐ allegro, positivo ☐ allegro, positivo ☐ allegro, positivo

☐ triste, negativo ☐ triste, negativo ☐ triste, negativo ☐ triste, negativo

b. La società che si diverte leggendo questa poesia è ricca e spensierata oppure sa bene che anche i mo- menti più belli sono destinati a finire?

LETTERATURA

L3 | Lorenzo de’ Medici

LETTERATURA L3 | Lorenzo de’ Medici Q uanto è bella giovinezza, che si fugge tuttavia: Chi

Q uanto è bella giovinezza, che si fugge tuttavia:

Chi vuol esser lieto, sia,

di doman non c’è certezza.

Questo è Bacco e Arianna, belli e l’un dell’altro ardenti:

perché ’l tempo fugge e inganna, sempre insieme stan contenti. Queste ninfe e altre genti sono allegre tuttavia. Chi vuol esser lieto, sia,

di doman non c’è certezza.

Questi lieti satiretti, delle ninfe innamorati, per caverne e per boschetti han lor posto cento agguati;

or da Bacco riscaldati,

ballon, salton tuttavia. Chi vuol esser lieto, sia,

di doman non c’è certezza.

Queste ninfe anche hanno caro

da loro essere ingannate:

non può fare Amor riparo,

se non gente rozze e ingrate; ora insieme mescolate suonon, canton tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia,

di doman non c’è certezza. […]

Quanto è bella la gioventù, che però fugge velocemente! Chi vuole essere felice, lo sia, del futuro non c’è certezza.

Questi sono Bacco [il dio del vino e dell’allegria] e Arianna [la sua sposa], belli e innamo- rati l’uno dell’altra: siccome il tempo fugge veloce e inganna, stanno sempre insieme felici. Queste ninfe [giovani dee che vivono nei boschi] e gli altri [che sono con loro] sono sempre allegri. Chi vuole essere felice, lo sia, del futuro non c’è certezza.

vuole essere felice, lo sia, del futuro non c’è certezza. ◀ Tiziano, Bacco e Arianna ,

Tiziano, Bacco e Arianna, 1520-23, Londra, National Gallery .

Questi piccoli satiri [divinità dei boschi che accompagnano Bacco] allegri sono innamorati delle ninfe, e nelle caverne e nei boschetti hanno teso loro cento agguati [assalti giocosi, imboscate improvvise]; ora, riscaldati dal vino di Bacco, continuano a ballare e a saltare. Chi vuole essere felice, lo sia, del futuro non c’è certezza.

A queste ninfe fa piacere essere prese [con gli inganni] dai piccoli satiri: infatti possono difendersi dall’Amore solo le persone rozze e senza pietà: ora tutti insieme continuano a suonare e a cantare. Chi vuole essere felice, lo sia, del futuro non c’è certezza.

vuole essere felice, lo sia, del futuro non c’è certezza. Anche la società di oggi ha

Anche la società di oggi ha i suoi luoghi di diver- timento e di spensieratezza: spiagge, discoteche, bar ecc. Credi che sarebbe possibile, oggi, dire ai ragazzi che si divertono che «di doman non c’è cer- tezza»? Scrivi un breve testo su questo tema.

Bacco, Arianna, satiri e ninfe

a. Nella seconda strofa, dedicata a Bacco (dio della festa) e alla sua sposa Arianna (una donna umana, non divina), c’è un verso in cui torna il tema del tempo che passa e inganna: sottolinealo.

b. I satiri sono le divinità dei boschi, con la coda e le zampe da capra: essi rappresentano la sessua-

lità priva di controllo; anche le ninfe sono divinità dei boschi, dei laghi e dei fiumi, e di norma sono vergini. Come si comportano i satiri con le ninfe? Rispettano la loro castità, la loro purezza?

c. Come reagiscono le ninfe agli agguati dei satiri?

d. Nel mondo cristiano il sesso era considerato “pec- cato”. In questo poema rinascimentale, il rapporto tra Bacco e Arianna e tra le ninfe e i satiri che le “as- saltano” ti sembra sia da considerarsi un peccato?

e. L’ultima strofa, che qui non abbiamo riportato, dice che è inutile resistere alla tentazione e all’amore. Questo canto ti presenta un mondo cristiano o so- stanzialmente pagano?

L

73

L4 | Michelangelo Buonarroti Giunto è già ’l corso della vita mia 74 Michelangelo Buonarroti

L4 | Michelangelo Buonarroti Giunto è già ’l corso della vita mia

74

Buonarroti Giunto è già ’l corso della vita mia 74 Michelangelo Buonarroti Michelangelo Buonarroti [A4]

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti [A4] nasce

nel 1475 a Caprese (in provincia di Arezzo) ed è Lorenzo de’ Medici a intui- re per primo la sua personalità geniale. Proprio per ammirazione verso la sua grandezza, Lorenzo e i suoi successori (ma anche la Chiesa e i papi) perdona- no a Michelangelo qualsiasi comporta- mento: le critiche politiche, i capricci (Michelangelo interrompe la costruzione di chie- se, spende cifre enormi per un blocco di marmo, lascia la città senza avvisare), le continue richie- ste di denaro; viene persino accettata la sua omo- sessualità, al tempo punita con la morte. Tutti conoscono Michelangelo come scultore (tra le opere più famose ricordiamo la Pietà del Vaticano e il David, scolpite rispettivamente a ventiquattro e ventisei anni, e le varie versioni della Pietà Rondanini, scolpite negli ultimi anni di vita), architetto (San Pietro, nella Città del Va- ticano, è l’opera di un ottantenne!) e pittore (la Cappella Sistina è la sua opera più nota), ma po- chi ricordano che Michelangelo è anche un raf- finato poeta, che ha partecipato per tutta la vita a gruppi di riflessione politica (contrari alle Si- gnorie, e quindi anche ai Medici) e religiosa (vi- cini al protestantesimo). Michelangelo muore nel 1564.

cini al protestantesimo). Michelangelo muore nel 1564 . ◀ Jacopino del Conte, Ritratto di Michelangelo ,

Jacopino del Conte, Ritratto di Michelangelo, 1535 ca, Firenze, Casa Buonarroti.

Il tardo Rinascimento

Nella scheda L3 hai letto alcune notizie sul Rinascimento nel mo- mento della sua pienezza.Nel 1492 (anno della morte di Lorenzo de’ Medici) viene scoperta l’Ameri- ca e negli stessi anni i portoghesi

scoprono il Brasile e successivamente la rotta che arriva in Oriente navigando intorno all’Africa: l’I- talia perde il suo primato di capitale economi- ca europea e non è più al centro del mondo (tra Asia,Africa ed Europa). Nei primi anni del Cinquecento la cristianità (di cui Roma è il centro) si spacca in due: l’Euro-

pa del Nord diventa protestante.

Crisi religiosa, crisi politica e crisi economi- ca: fino alla metà del Cinquecento – negli anni

di Raffaello, Michelangelo e Leonardo – l’Italia

sembra ancora ricchissima e raffinata come nel Quattrocento, ma gli intellettuali più sensibili sentono che quel mondo è ormai finito e capi- scono che, come dice il canto di Lorenzo de’ Me- dici [L3], «di doman non c’è certezza».

Anonimo, Florentia, o Pianta della catena, 1470, Firenze, Museo di Palazzo Vecchio.

doman non c’è certezza». ▼ Anonimo, Florentia , o Pianta della catena , 1470, Firenze, Museo

LETTERATURA

L4 | Michelangelo Buonarroti

G iunto è già ’l corso della vita mia, con tempestoso mar, per fragil barca,
G iunto è già ’l corso della vita mia,
con tempestoso mar, per fragil barca,
Il corso della mia vita è già arrivato, attraversando un mare tempe-
stoso con una barca fragile, al porto comune [la morte], dove bisogna
al comun porto, ov’a render si varca
conto e ragion d’ogni opra trista e pia.
rendere conto [fare un bilancio] e spiegare ogni opera [azione] cattiva
e buona [della propria vita].
Onde l’affettüosa fantasia
che l’arte mi fece idol e monarca
conosco or ben com’era d’error carca
e quel c’a mal suo grado ogn’uom desia.
Per questo ora so bene com’era carica di errori l’ispirazione, dettata
dall’amore, che mi ha fatto vedere l’arte come un idolo, come un re, e
[com’è sbagliato] quello che l’uomo desidera anche se poi gli fa male.
Gli amorosi pensier, già vani e lieti,
che fien or, s’a duo morte m’avvicino?
D’una so ’l certo, e l’altra mi minaccia.
Che cosa diventeranno i pensieri d’amore, illusori e lieti, adesso che
mi avvicino a una doppia morte [fisica e spirituale]? Della prima sono
certo, dell’altra sento la minaccia [se Dio non mi perdona].
Né pinger né scolpir fie più che quieti
l’anima,volta a quell’amor divino
c’aperse, a prender noi, ’n croce le braccia.
Dipingere e scolpire non potranno più tranquillizzare l’anima, che è
rivolta a quell’amore divino che aprì le braccia in croce per darci la
salvezza.
Prima di leggere
Prima di leggere

Il contesto

Il sonetto è la forma classica della poesia lirica italiana dal Duecento in poi. Michelangelo scrive i suoi sonetti verso la fine della sua lunga vita, quando la crisi del Rinascimento comincia a risultare evidente. Michelan- gelo, però, non parla del mondo esterno ma della sua vita privata.

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Strofa per strofa

a. Prima strofa: com’è stata la vita di Michelangelo, il mar che ha dovuto attraversare? Una volta arrivati al porto, che cosa si deve fare?

b. Seconda strofa: Michelangelo ha seguito la sua ispi- razione, i suoi desideri. È stata una scelta:

☐ giusta

☐ sbagliata

c. Terza strofa: perché Michelangelo dice che si sta avvicinando a duo morte (“due morti”)?

d. Quarta strofa: l’arte ha perso la sua importanza. Che cosa conta davvero, adesso, per Michelangelo?

Scultura e poesia Osserva il David e la Pietà Rondanini (scolpite da Michelangelo rispettivamente all’inizio e alla fine della sua vita, A4). La storia della vita di Michelan- gelo, raccontata nel sonetto, secondo te si rispec- chia nelle due statue? Come? Perché? Esprimi la tua opinione scrivendo un breve testo.

Perché? Esprimi la tua opinione scrivendo un breve testo. ▲ Michelangelo Buonarroti, David (particolare),

Michelangelo Buonarroti, David (particolare), 1501-04, Firenze, Galleria dell’Accademia.

Michelangelo Buonarroti, Pietà Rondanini (particolare), 1552-64, Milano, Castello Sforzesco.

L

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L5 | Carlo Goldoni La locandiera 76 Carlo Goldoni Carlo Goldoni nasce a Venezia nel

L5 | Carlo Goldoni La locandiera

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L5 | Carlo Goldoni La locandiera 76 Carlo Goldoni Carlo Goldoni nasce a Venezia nel 1707

Carlo Goldoni

Carlo Goldoni nasce a Venezia

nel 1707, in una città che ormai ha perso il suo ruolo centrale nei commerci tra l’Europa e l’Asia. Goldoni studia legge a Padova, ma il teatro rimane la sua pas- sione (a quattordici anni era scappato dal collegio per unirsi a una compagnia di comici!): nella sua lunga vita fa l’impresario, il regista e, soprattutto, l’autore di decine e decine di commedie. La sua riforma della tecnica te- atrale (non dà più spazio all’im- provvisazione), della lingua (usa l’italiano e il veneziano del tem-

po) e dei temi (non rappresenta storie mitologiche o favolistiche ma soggetti di attualità e i suoi personaggi non sono principi o dei ma borghesi o popolani) viene criticata fero- cemente, quindi nel 1762 Goldoni si trasferisce a Parigi,dove insegna italiano alla famiglia reale.A Parigi scrive (in francese) le sue Mémoires e muo- re nel 1793,dopo aver visto la Rivoluzione france- se ma prima che Napoleone mettesse per sempre fine alla Serenissima Repubblica di Venezia.

per sempre fine alla Serenissima Repubblica di Venezia. ▲ Alessandro Falca detto Longhi, Ritratto di Carlo

Alessandro Falca detto Longhi, Ritratto di Carlo Goldoni, seconda metà del xviii secolo, Venezia,

Casa di Goldoni.

Il Settecento

Mentre il Seicento ha vi- sto esplodere la crisi, con l’Italia in mano a spa- gnoli, francesi e austria- ci, il Settecento vede la vecchia classe aristocra- tica incapace di capire quello che sta succeden- do in Europa con la Rivo- luzione industriale, la riduzione del potere dei sovrani,la nascita di una borghesia sempre più forte e informata sulle idee europee.

I vari Stati italiani, che nel passato avevano avu- to il ruolo di potenze mondiali, diventano dei piccoli Stati regionali,che le grandi potenze eu- ropee si scambiano e spesso usano come regali matrimoniali. Addirittura Napoleone vende agli austriaci Ve- nezia, la più duratura Repubblica della storia dell’umanità, quella città che proprio nel Sette- cento era stata dipinta da Canaletto e da Tiepolo, i due maggiori pittori del secolo.

Prima di leggere
Prima di leggere

Il contesto

La locandiera (1753) racconta la storia di Mirandolina, una “locandiera”, cioè la proprietaria di una piccola pensione: una piccola borghese, che lavora per guada- gnarsi da vivere (mentre molto del teatro del periodo mette in scena principi e principesse o dei e dee). Fa- brizio, un cameriere, è innamorato di lei. Nella pensione passano cavalieri, marchesi e conti, tut- ti figli falliti di un’aristocrazia ormai finita. Tra questi c’è il Cavaliere di Ripafratta, che considera le donne inferiori e pericolose. Mirandolina decide di dargli una lezione: prima lo fa innamorare e poi lo respinge e spo- sa Fabrizio, il suo cameriere. Nel testo, Mirandolina sta

stirando (Fabrizio deve portare il ferro a scaldare sulla stufa) mentre il Cavaliere continua a farle la corte.

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Dopo aver letto

Mirandolina, il Cavaliere e Fabrizio Per ciascun personaggio sono proposte tre carat- teristiche: assegna a ciascuna un valore (da 1 a 3) in modo da indicare in quale grado la caratteristi- ca descrive il personaggio. Per essere sicuro delle sfumature di significato, scrivi nella tua lingua le espressioni corrispondenti a quelle italiane.

LETTERATURA

L5 | Carlo Goldoni

LETTERATURA L5 | Carlo Goldoni ▲ Nancy Brilli nel ruolo di Mirandolina nella rappresentazione teatrale de
▲ Nancy Brilli nel ruolo di Mirandolina nella rappresentazione teatrale de La locandiera del 2014.

Nancy Brilli nel ruolo di Mirandolina nella rappresentazione teatrale de La locandiera del 2014.

1. Che avete: che cosa c’è.

2. turbato: preoccupato.

3. Avete: state.

4. ella: lei.

5. Smaniando: agitandosi, innervosendosi.

6. Non posso più: non ne posso più, non sono più capace di sopportare.

7. Lo scaccia: lo manda via.

8. Che vivere: che vita, che modo di vivere.

9. finezze: delicatezza, cortesia.

10. per questo: con questo.

11. invaghita: innamorata.

12. sì: così.

13. malamente: in malo modo.

14. spade

coppe: spade e

coppe sono “semi” delle carte da gioco italiane.

15. lasciar: smettere.

16. Mi preme allestire: mi interessa preparare.

17. Vi preme: vi interessa.

18. Sicuro: certamente.

19. me ne ho da servire:

devo usarla.

20. di lei

niente: di lei

non posso fare alcun uso, da lei non ricavo alcun guadagno.

scena V Fabrizio col ferro, Mirandolina e il Cavaliere Mirandolina: [A Fabrizio, con tenerezza] Che avete 1 , che mi parete tur- bato 2 ? Fabrizio: Niente, padrona, niente. Mirandolina: [Come sopra] Avete 3 male? Fabrizio: Datemi l’altro ferro, se volete che lo metta nel fuoco. Mirandolina: [Come sopra] In verità, ho paura che abbiate male. Cavaliere: Via, dategli il ferro, e che se ne vada. Mirandolina: [Al Cavaliere] Gli voglio bene, sa ella 4 ? È il mio ca- meriere fidato. Cavaliere: [Smaniando 5 ] (Non posso più 6 ). Mirandolina: Tenete, caro, scaldatelo. [Dà il ferro a Fabrizio] Fabrizio: [Con tenerezza] Signora padrona Mirandolina: Via,via, presto. [Lo scaccia 7 ] Fabrizio: (Che vivere 8 è questo? Sento che non posso più). [Parte]

scena VI Il Cavaliere e Mirandolina Cavaliere: Gran finezze 9 , signora, al suo cameriere! Mirandolina: E per questo 10 , che cosa vorrebbe dire? Cavaliere: Si vede che ne siete invaghita 11 . Mirandolina [Stirando] Io innamorata di un cameriere? Mi fa un bel complimento,signore; non sono di sì 12 cattivo gusto io.Quando volessi amare, non getterei il mio tempo sì malamente 13 ! Cavaliere: Voi meritereste l’amore di un re. Mirandolina: [Stirando] Del re di spade, o del re di coppe 14 ? Cavaliere: Parliamo sul serio, Mirandolina, e lasciamo gli scherzi. Mirandolina: [Stirando] Parli pure, che io l’ascolto. Cavaliere: Non potreste per un poco lasciar 15 di stirare? Mirandolina: Oh, perdoni! Mi preme allestire 16 questa biancheria per domani. Cavaliere: Vi preme 17 dunque quella biancheria più di me? Mirandolina: [Stirando] Sicuro 18 . Cavaliere: E ancora lo confermate? Mirandolina: [Stirando] Certo. Perché di questa biancheria me ne ho da servire 19 , e di lei non posso far capitale di niente 20 .

9 , e di lei non posso far capitale di niente 2 0 . L 77

L

77

– Mirandolina:

– Fabrizio:

intelligente

☐ 1

☐ 2

☐ 3

arrabbiato

☐ 1

☐ 2

☐ 3

padrona di sé

☐ 1

☐ 2

☐ 3

delicato

☐ 1

☐ 2

☐ 3

arrogante

☐ 1

☐ 2

☐ 3

arrogante

☐ 1

☐ 2

☐ 3

– Cavaliere di Ripafratta:

Goldoni regista

affascinante

☐ 1

☐ 2

☐ 3

Le didascalie (cioè le parti scritte nel testo in corsi-

sciocco

☐ 1

☐ 2

☐ 3

vo) sono semplici indicazioni di movimenti, entrate

arrogante

☐ 1

☐ 2

☐ 3

e uscite di scena ecc. oppure sono qualcosa di più?

L6 | Ugo Foscolo A Zacinto Ugo Foscolo Nel 1778 Zante (o Zacinto), isola greca

L6 | Ugo Foscolo A Zacinto

L6 | Ugo Foscolo A Zacinto Ugo Foscolo Nel 1778 Zante (o Zacinto), isola greca del
L6 | Ugo Foscolo A Zacinto Ugo Foscolo Nel 1778 Zante (o Zacinto), isola greca del

Ugo Foscolo

Nel 1778 Zante (o Zacinto), isola greca del mar

Ionio, fa parte della Repubblica di Venezia, e lì nasce Ugo Foscolo, da madre greca e padre ve- neziano. Ha vent’anni quando Napoleone vende Venezia all’Austria: Foscolo si sente tradito, la- scia Venezia e combatte per qualche anno con

Napoleone. Poi, inseguito dai problemi politici, dai debiti e dalle conseguenze della sua vita pas- sionale, continua a girare tra i vari Stati italiani ed europei: Francia,Milano,Firenze,Inghilterra. Muore proprio a Londra, in miseria e ammalato,

a quarantanove anni, nel 1827.

Questa vita da “artista maledetto” non entra in maniera significativa nelle sue opere, che sono, soprattutto nella prima parte della sua vita, l’e- sempio più alto del gusto e dell’equilibrio classi- co. Oltre a un romanzo giovanile (Ultime lettere di Jacopo Ortis),Foscolo ha scritto dodici sonetti, alcune odi (poesie dedicate a un personaggio) e due poemetti,tra cui il suo capolavoro,Dei sepol- cri, nel 1806, appena ventottenne.

Neoclassicismo e Romanticismo

Foscolo segna il punto di contatto tra Neoclassi- cismo e Romanticismo,due correnti filosofiche

e politiche oltre che artistiche e letterarie, e

François-Xavier Fabre, Ritratto di Ugo Foscolo, 1813, Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

anche la sua vita è divisa tra i due secoli,il Sette- cento e l’Ottocento, che vedono il passaggio tra queste due correnti. Il Settecento è il secolo delle grandi scoperte ar- cheologiche e dei grandi viaggi dei ricchi europei verso l’Italia e la Grecia. In questo periodo si as- siste a un innamoramento collettivo dell’equi- librio, della perfezione, dell’assenza di emozioni visibili dell’arte classica: il prodotto è l’arte del periodo napoleonico, la scultura di Antonio Ca- nova [A6], le traduzioni dei poemi di Omero. Tra la fine del Settecento e il primo Ottocento c’è una reazione al Classicismo: anziché la lu- minosità classica, l’arte descrive la tempesta, la notte, la paura e l’emozione violenta; la ragione che ha dominato il Settecento viene ora vista come un peso e viene abbandonata a favore delle emozioni, che fanno vivere: è il Romanticismo.

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Prima di leggere Il contesto ❶ La vita di Foscolo
Prima di leggere
Il contesto
❶ La vita di Foscolo

Leggi la biografia di Foscolo e trova queste informa- zioni:

Il sonetto

a. Dal Duecento in poi, il sonetto è la tipica forma di

poesia breve della letteratura italiana e Foscolo ini- zia la sua carriera senza rompere con la tradizione.

– è nato a

,

che faceva parte

Prima di leggere la poesia, scopri le caratteristiche

della Repubblica di

;

del sonetto italiano (quello inglese, per esempio di

– suo padre è

,

mentre sua

William Shakespeare, è leggermente differente nel-

madre è

;

la divisione dei versi).

– la sua vita vede il passaggio tra due mondi, il e il Queste informazioni sono utili per apprezzare il so- netto proposto.

– Un sonetto è diviso in prime due hanno due hanno un sonetto ha

strofe; le versi, le altre versi; in totale quindi versi.

LETTERATURA

L6 | Ugo Foscolo

LETTERATURA L6 | Ugo Foscolo N é più mai toccherò le sacre sponde ove il mio

N é più mai toccherò le sacre sponde

ove il mio corpo fanciulletto giacque,

Zacinto mia, che te specchi nell’onde del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde col suo primo sorriso onde non tacque le tue limpide nubi e le tue fronde l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, e il diverso esiglio per cui bello di fama e di sventura baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,

o materna mia terra; a noi prescrisse

il

fato illacrimata sepoltura.

Non toccherò mai più le tue rive sacre dove il mio corpo di bambino si distendeva, Zacinto mia, che ti specchi nelle onde del mare greco dal quale nacque Venere [la dea dell’amore], ancora vergine;

Venere, con il suo primo sorriso, fece diventare fertili [che danno frutti in abbondanza] quelle isole: a causa di [ onde ha questo significato, anche se richiama le onde del mare] questa fruttuosità l’immortale verso di Omero cantò il tuo cielo limpido e i tuoi boschi;

quell’Omero che descrisse le avventure di Ulisse in mare, volute dal destino, e l’esilio in tanti luoghi diversi, grazie al quale Ulisse, reso bello dalla fama e dalla sfortuna, baciò Itaca, la sua isola pietrosa.

Zacinto, terra madre, tu avrai solo il canto del tuo figlio; a me il desti- no ha riservato una sepoltura senza lacrime.

a me il desti- no ha riservato una sepoltura senza lacrime. ▲ Scorcio sul mare dell’isola
a me il desti- no ha riservato una sepoltura senza lacrime. ▲ Scorcio sul mare dell’isola

Scorcio sul mare dell’isola di Zante.

– Un sonetto ha uno schema di rime (cioè di parole finali di un verso che hanno lo stesso suono) mol-

to preciso, ereditato dalla tradizione. Scrivi vicino a ogni verso della poesia, A per la rima …onde, B per la rima …acque, C per la rima …iglio, D per

, E per

b. In tutto, quindi, un sonetto ha 5 rime.

– Nelle due quartine (= strofe di

usando il minor numero possibile di parole. Poi con- fronta la tua definizione con quella dei tuoi compagni.

Dopo aver letto
Dopo aver letto

Il contenuto del testo

a. La poesia di Foscolo è difficile, soprattutto perché

tutte le frasi sono legate tra loro: leggi la parafrasi (il testo in colore azzurro), dove il testo è più semplice da comprendere. Nel “contesto” hai visto che Foscolo ha due anime, una greca e una italiana: le trovi in questo sonetto?

☐ Sì: la parte “greca” è molto più ampia e arriva fino a

☐ No, perché

b. Nel “contesto” hai visto che Foscolo è insieme ne- oclassico e romantico.

– L’elemento classico, legato alla pace e alla sereni- tà del mondo degli dei, è presente in questi ele- menti:

versi), lo schema delle rime è:

☐ uguale

☐ diverso

Chiamando A la prima rima e B la seconda, lo schema delle rime è

versi),

chiamando C, D ed E le rime, lo schema delle rime è

c. Adesso scrivi una definizione di “sonetto” come se dovessi inserirla in un dizionario: devi dire tutto

– Nelle due terzine (= strofe di

– L’elemento romantico è presente almeno in due

particolari: l’eroe classico che viene nominato è

, l’uomo sempre insoddisfatto,

sempre in esilio, sempre alla ricerca di qualcosa; parlando della propria morte, Foscolo si presenta

e

”, cioè senza

lacrime (senza nessuno che piangerà per lui).

come vittima del destino (“ la sua tomba sarà “

”),

L

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L7 | Giacomo Leopardi A Silvia 80 Giacomo Leopardi Giacomo Leopardi nasce nelle Marche,a Recana-

L7 | Giacomo Leopardi A Silvia

80

L7 | Giacomo Leopardi A Silvia 80 Giacomo Leopardi Giacomo Leopardi nasce nelle Marche,a Recana- ti

Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi nasce nelle Marche,a Recana-

ti, nel 1798, l’anno in cui William Wordsworth e Samuel Taylor Coleridge pubblicano in Inghilter-

ra la raccolta Lyrical Ballads,considerata il “mani- festo” del Romanticismo inglese: quindi la breve vita di Leopardi (che muore a trentanove anni, nel 1837, a Napoli) è contemporanea al fiorire di questo movimento del primo Ottocento. Fragile fisicamente, Leopardi ha seri proble-

mi alla vista (per un letterato non poter leggere

e scrivere è la cosa peggiore); passa la sua vita,

sempre afflitta da problemi econo- mici, tra Recanati, Milano, Firen- ze, Roma e Napoli, scrivendo le più importanti poesie del Ro- manticismo italiano, caratte- rizzate da una visione negati-

va

dalla mancanza di ogni speranza. Oltre alle poesie, scrive anche le Operette morali, una raccolta di brevi saggi e dialoghi in cui esprime la sua filosofia.

Il Romanticismo

Come la maggior parte dei movimenti artistici, filosofici e letterari nati dopo l’anno Mille,anche il Romanticismo è un movimento europeo e, per la prima volta, anche americano. In Italia si afferma una ventina di anni dopo rispetto alla Germania e all’Inghilterra, luoghi d’origine di questo movimento, che reagisce alla fiducia cieca nella razionalità, tipica dell’Illumi- nismo del Settecento,e al tentativo di perfezione del Neoclassicismo [L6]. Mentre nel Settecento si cerca una dimensione universale, in cui la ragione è il punto di riferi- mento comune a tutti, con il Romanticismo si esaltano le realtà locali, la lingua del popolo, le tradizioni antiche di ogni Pa- ese: il Risorgimento, che tra il 1820 e il 1861 porta all’indipendenza degli Stati italiani e alla creazione del Regno d’Ita- lia [L8],è un movimento di natura roman- tica; i poeti e gli intellettuali romantici dell’Europa del Nord diffondono nel resto d’Europa l’idea che i Paesi dominati da stranieri, soprat- tutto Italia e Grecia, hanno il diritto di lottare per la loro indipendenza.

hanno il diritto di lottare per la loro indipendenza. e pessimistica della vita e ▶ Ritratto

e pessimistica della vita e

Ritratto di Giacomo Leopardi, 1820, Recanati, Casa Leopardi.

Prima di leggere
Prima di leggere

Il contesto

Nel 1818 muore Teresa, la figlia adolescente di un servo della famiglia Leopardi. Giacomo ha vent’anni e rimane molto colpito dalla crudeltà della morte della ragazza; dieci anni dopo scrive questa poesia per lei, chiamandola però Silvia. Nella pagina successiva trovi la prima parte della poe- sia, dedicata al ricordo di quegli anni felici.

Dopo aver letto
Dopo aver letto

Una prima lettura Trova nella poesia queste informazioni.

a. In quale stagione sboccia l’amore?

b. Indica come passano le loro giornate:

Silvia:

Giacomo:

c. Sono passati dieci anni dalla primavera descritta nella poesia. Che cosa sente Leopardi quando ricor- da la giovinezza e le sue grandi speranze?

I versi di Leopardi

a. Le poesie sono scritte in “versi”. I versi di Leopardi

hanno tutti la stessa lunghezza?

☐ sì

☐ no

b. Nella poesia classica, i versi hanno lo stesso numero di sillabe. Prova a dividere i primi sei versi in sillabe,

LETTERATURA

L7 | Giacomo Leopardi

LETTERATURA L7 | Giacomo Leopardi S ilvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando

S ilvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale,

quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,

e tu, lieta e pensosa, il limitare

di gioventù salivi?

Sonavan le quiete

stanze, e le vie dintorno,

al tuo perpetuo canto,

allor che all’opre femminili intenta sedevi, assai contenta

di quel vago avvenir che in mente avevi.

Era il maggio odoroso: e tu solevi così menare il giorno.

Io gli studi leggiadri

talor lasciando e le sudate carte, ove il tempo mio primo

e di me si spendea la miglior parte,

d’in su i veroni del paterno ostello

porgea gli orecchi al suon della tua voce,

ed alla man veloce

che percorrea la faticosa tela. Mirava il ciel sereno,

le vie dorate e gli orti,

e quinci il mar da lungi, e quindi il monte. Lingua mortal non dice quel ch’io sentiva in seno.

Che pensieri soavi, che speranze, che cori, o Silvia mia! Quale allor ci apparia

la vita umana e il fato!

[…]

Silvia, ricordi ancora il tempo della tua vita terrena, quando la bellezza splendeva nei tuoi occhi gioiosi e timidi, e tu, felice e persa nei tuoi pensieri, passavi nella porta che apre alla giovinezza?

Le stanze silenziose e le vie vicine [alla tua casa] risuonavano del tuo

canto continuo, quando sedevi, impegnata nei lavori femminili, felice

di quel futuro non ben precisato che avevi in mente.

Era il maggio profumato: e tu passavi in questo modo la giornata.

Io, interrompendo talvolta lo studio che amavo e le fatiche sui libri, su

cui spendevo la prima parte della mia vita [la giovinezza] e la parte mi- gliore di me stesso, dai balconi della casa della mia famiglia ascoltavo il suono della tua voce e il rumore della tua mano veloce che tesseva, faticando, la tela.

Io guardavo il cielo sereno, le strade piene di sole e gli orti, da una parte il mare lontano, dall’altra la montagna. Nessuna lingua umana può dire quello che provavo dentro di me.

Che pensieri dolci, che speranze, che sentimenti, o Silvia mia! Quanto belli e intensi ci apparivano allora la vita e il destino!

▲ Daniele Ranzoni, Ritratto di giovinetta, 1867-68.
▲ Daniele Ranzoni, Ritratto
di giovinetta, 1867-68.
▲ Daniele Ranzoni, Ritratto di giovinetta, 1867-68. tenendo presente che l’ultima i di rimembri e la

tenendo presente che l’ultima i di rimembri e la a ini-

ziale di ancora si fondono in un’unica sillaba, e indica quante sillabe ci sono in ciascun verso.

v.

1

v.

3

v.

5

v.

2

v.

4

v.

6

Come vedi, le sillabe dei versi di Leopardi sono 7 o

11: è una cosa strana per i primi anni dell’Ottocento.

Adesso l’insegnante leggerà ad alta voce questi ver-

si

(oppure puoi ascoltarli in internet). La differenza

di

sillabe dà fastidio?

L

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