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Estetica e Statica

di Lorenzo Fontana

Il Partenone di Atene è stato costruito attorno al 440 a.C., e la sua precisione geometrica probabilmente non è
stata mai più raggiunta da nessun edificio, antico o moderno.
Nonostante “l’impegno concettuale, l’accuratezza e l’utilizzo di una strumentazione straordinaria”, come
nota J. Gordon, la struttura non è corretta. Quasi tutte le architravi sono incrinate o rotte, essendo
chiaramente inadeguate allo scopo.
I Greci non dovevano essere molto inclini all’ingegneria, se perfino Archimede si vergognava della sua
professione. Bisognò aspettare il Medioevo per progredire da questo punto di vista, perché i capomastri
sviluppassero la necessaria sensibilità per calibrare spessori, materiali, proporzioni e forme in maniera tale da
creare quei miracoli strutturali che oggi possiamo ammirare: archi che seguono fedelmente la curva delle
pressioni principali, contrafforti svuotati fino a diventare sottilissimi archi rampanti, forze inclinate bilanciate
alla perfezione, spinte verticalizzate da gigantesche guglie, e così via.
Resta da chiedersi: l’architettura contemporanea di chi è figlia? E’ rimasto oggi qualcosa della sensibilità di
quegli antichi costruttori di cattedrali? Se tra i figli dell’architettura Greca è possibile elencare qualche nome
(penso a Ungers, a Portoghesi, a Krier, ma anche a Rossi o a Gardella), rimane più difficile trovare le tracce
della sapienza meccanica e costruttiva tra gli architetti moderni. L’unico nome che spicca tra gli altri è quello
di Santiago Calatrava, che però pian piano sta trasformando la sua posizione culturale in una griffe tra le
tante, e comunque non sembra interessato ad altro che all’individuazione delle isostatiche, o alla rispondenza
tra forma e struttura.
Esiste un altro modo di coniugare estetica e meccanica delle strutture? E’ possibile fare pace tra architetti ed
ingegneri?
Qualche architetto che ci ha provato esiste, ed è riuscito a produrre edifici di notevole qualità: Hassan Fathy,
Nader Khalili, Gernot Minke, Agni Jata... Una cosa è certa: non si diventa famosi, a battere questa strada. Ma
siamo sicuri che non ne valga la pena?