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Castelnuovo Tedesco e

il concerto op. 99 per chitarra e orchestra

 
Introduzione

Castelnuovo Tedesco fu uno dei compositori per chitarra più importanti del
Novecento. Di origini ebree, trovò molta difficoltà nell’affermarsi come compositore
in Italia, soprattutto durante il periodo della promulgazione delle leggi razziali del
1938. Infatti fu costretto ad emigrare in America nel 1939, proprio per sfuggire a
persecuzioni, e tentare di rifarsi una vita. È qui che si inserisce la composizione del
suo primo concerto per chitarra e orchestra op. 99 in Re maggiore. Spinto da
Segovia tentò l’impresa, che lo spaventava, di mettere a confronto la sonorità della
chitarra con la compagine orchestrale.
Il concerto, in tre movimenti, è diventato uno dei più eseguiti al mondo, secondo per
popolarità solo al concerto di Rodrigo.
Questo capolavoro è un messaggio di addio e insieme un atto di identificazione
artistica e musicale con l’Italia.

[...] Intanto gli eventi precipitavano: nel 1938 s'accese la 'campagna razziale', ed io
mi preparavo a lasciare l'Italia (con quale strazio nell'anima nessuno può
immaginarlo!): pieno d'angoscia e di preoccupazioni, da sei mesi non componevo
più [...]. Allora Segovia compì un gesto squisito, che non dimenticherò: in quel
periodo in cui tanti colleghi mi voltavano le spalle (o almeno mi evitavano
accuratamente) Segovia venne a Firenze apposta per passare le vacanze di Natale
con me, e per incoraggiarmi a sperare in un migliore avvenire: mi disse che non
dovevo disperare, che avevo talento e che in America avrei saputo rifarmi una vita;
insomma mi confortò grandemente. Ed io rimasi così commosso da quel suo gesto
amichevole che gli promisi che il primo lavoro che avrei scritto sarebbe stato il
Concerto per Chitarra e Orchestra, che tante volte gli avevo promesso. Anzi, durante
il suo soggiorno a Firenze, scrissi, tutto d'un fiato, il I tempo, e lo collaudammo
insieme; dopo Segovia partì per l'America del Sud [...], ma, nel gennaio del '39,
composi gli altri due tempi e glieli spedii. Il Concerto ebbe la sua prima esecuzione a
Montevideo nell'ottobre del 1939, e da allora ha, si può dire, girato tutto il mondo;1

1. Sito web, Castelnuovo Tedesco, p.12. magiadellopera.com


Castelnuovo Tedesco: la vita e le opere principali

Si può dividere la vita di Mario Castelnuovo Tedesco in due tronconi, come anno
divisione si può considerare il 1939, quando il compositore partì alla volta
dell’America.
Nato a Firenze, di origini ebraiche, Castelnuovo Tedesco si forma come pianista a
Firenze, la sua musica è conosciuta dappertutto, la suonavano interpreti del calibro
di Alfredo Casella, Jascha Heifetz, ed era ben visto dal direttore d’orchestra Arturo
Toscanini.
Il suo maestro più significativo fu senza dubbio Ildebrando Pizzetti, famosissimo
docente e compositore che lo instradò sia al rigore formale dell’armonia e delle
forme compositive, sia alla libera espressione musicale.
Quando nel 1938 l’Italia fu colpita dalle leggi razziali, persino Castelnuovo Tedesco,
figura di spicco del panorama musicale italiano, venne preso di mira: la sua musica
fu improvvisamente bandita dalla radio e alcune esecuzioni dei suoi pezzi vennero
cancellate. L’antisemitismo spinse Castelnuovo Tedesco a emigrare negli Stati Uniti
nell’estate del 1939. 
Fondamentale fu in questo periodo difficile, la figura di Andrès Segovia, chitarrista e
concertista internazionale, che stette vicino al compositore fino alla partenza,
confortandolo e rassicurandolo.
Il rapporto con Segovia è fondamentale perché nonostante la lontananza i due
restarono in contatto e Tedesco, sotto consiglio e aiuto di Segovia, scrisse per lui
molti dei capolavori che caratterizzano il repertorio chitarristico di tutto il
Novecento, su tutti il Concerto op. 99 in re maggiore.
Morì nel 1968 in seguito ad un aneurisma all’aorta.

La sua musica si può dividere in tre periodi2:

-Il primo periodo (dal 1932 al 1939), dall’incontro con Segovia alla partenza per
l’America.
Il periodo si apre con le Variazioni attraverso i secoli e si chiude con il Concerto in Re.
Le composizioni di questo periodo sono caratterizzate da una serenità fresca e
vigorosa, che riflette lo spensierato periodo fiorentino.
Spiccano oltre alle Variazioni e al Concerto in Re, delle composizioni per chitarra sola
molto importanti: Sonata (Omaggio a Boccherini), Capriccio Diabolico (Omaggio a
Paganini) e la Tarantella. La Sonata (Omaggio a Boccherini) è sicuramente il
capolavoro di Tedesco per chitarra sola, per la sua perfetta struttura formale e
ricchezza di idee e sviluppi.

2. La chitarra, Angelo Gilardino, p.46


All’opposto troviamo invece la Tarantella, se la Sonata rappresenta l’impeccabile
preparazione accademica del compositore, la Tarantella rappresenta invece la
natura più popolaresca della chitarra, con strutture volutamente rozze.
Mentre con il Capriccio, il compositore vuole rievocare il virtuosismo frenetico
contrapposto al canto spiegato, caratteristiche dello stile di Paganini.

-Il secondo periodo (1943-1958), è caratterizzato inizialmente da un silenzio


musicale, infatti non scrisse nulla per chitarra fino al 43’. Le composizioni di questo
periodo sono per lo più intitolate oggettivamente (passacaglia, Suite, Fantasia), e
non riflettono minimamente il turbamento e i problemi sociali che affliggono il
compositore, anzi sembrano riprendere il carattere spensierato del primo periodo.
Di questo periodo fa parte la composizione cameristica più significativa del
compositore: il Quintetto op. 143 per chitarra e quartetto d’archi. Anche questo
lavoro richiesto da Segovia, rivela tutta la maestria del compositore di trattare le
parti degli archi e della chitarra, che svolge un ruolo da vera protagonista, senza mai
sovrastare il quartetto.

-Il terzo periodo (1958-1968), è caratterizzato da ampie raccolte di brani, spiccano


capolavori come i 24 Caprichos de Goya e Les guitares bien temperèes.
Nella prima raccolta, per chitarra sola, il compositore riprende i quadri del pittore
spagnolo Goya (Caprichos), e traspone in musica il tema stesso dei quadri, cioè
l’oscurità dell’uomo contemporaneo, con i suoi vizi, manie, brutalità e crudeltà,
Tedesco si immedesima perfettamente in quest’atmosfera, proiettando gli stessi
temi nella sua esistenza, come un’autobiografia in musica. Infatti i titoli dei brani
rimandano a fatti, incontri e influenze del compositore durante tutta la sua vita.
Mentre la seconda raccolta è per duo di chitarre, dedicata al duo Presti-Lagoya. Si
tratta di 24 preludi e fughe, ispirate al capolavoro bachiano, nel quale il compositore
si lascia andare ad un gioco compositivo che spazia dal Barocco fino a Gershwin e il
jazz. Qui Castelnuovo Tedesco sembra, dopo l’oscurità dei Caprichos, aver ripreso la
serenità che contraddistingueva il periodo fiorentino.

[...]Consapevole della propria solitudine, egli incarnò gli ideali di un’antina gloriosa
cultura schiacciata dall’empia, brutale stupidità del suo tempo. Visse a Firenze come
un’artista degno della protezione dei Medici – e invece gli toccò Mussolini- e, nel
regno di cartapesta di Hollywood, come un compositore che quasi di nascosto
musicava i capolavori di Sonetti di Shakespeare. Anacronistico fu il suo passaggio nel
secolo dei dittatori criminali, dei gerarchi grotteschi, degli intellettuali e degli artisti
proni al regime e dei verbosi ideologi della musica. Il suo anacronismo lo salvò dalla
miseria morale e dalla vergogna della servitù al potere e lo rende, ai nostri occhi,
meritevole di essere ricordato sia per la musica che scrisse, sia per l’uomo che fu. 3

Genesi e sviluppo del Concerto op 99 in Re

Il concerto in Re op.99 fu scritto tra la fine del 38’ e l’inizio del 39’. Rappresenta il
primo concerto per chitarra e orchestra del 900’. Castelnuovo Tedesco lo compose
per Segovia, il quale appena venuto a conoscenza delle leggi razziali e della
decisione del compositore di andare in America, andò a fargli visita a Firenze, dove
trascorse il Natale con lui e la sua famiglia.
Questo capolavoro può essere considerato l’ultima traccia di cultura umanistica
toscana, quella cultura che aveva fatto splendere il Rinascimento. L’organico
orchestrale prevede due violini primi, due violini secondi, due viole, due violoncelli,
un contrabbasso, un flauto, un oboe, due clarinetti, un fagotto, un corno e i timpani.
La struttura quasi “settecentesca” del concerto, permette di inserire il capolavoro
nel filone delle opere del Neoclassicismo italiano. L’orchestrazione è finissima e non
copre mai la sonorità della chitarra, è da notare che degli eventi drammatici che
colpirono il compositore tra il 38’ e il 39’ non si nota traccia, il carattere dei temi è al
contrario pieno di serenità e limpidezza.
Sembra quasi che il compositore ormai pronto a lasciare la sua terra si abbandoni al
ricordo di tutto il tempo passato nella sua Firenze e voglia omaggiare e salutare la
sua patria.

Il primo tempo è esposto in una chiarissima forma sonata, bitematica e tripartita. I


due temi sono presentati in modo diverso, il primo tema fa il suo ingresso esposto
dall’orchestra, mentre in seguito ad una cadenza della chitarra abbiamo la
riesposizione del tema da parte dello strumento solista. Il secondo tema dal
carattere pomposo, questa volta è esposto dalla chitarra, mentre successivamente è
riproposto dall’orchestra. Dopo lo sviluppo, che per lo più riprende idee del primo
tema, abbiamo la ripresa, che presenta i due temi in maniera sintetica per poi
passare ad una cadenza della chitarra e concludere il movimento.

3. Una vita di musica, Castelnuovo Tedesco.


4. Mario Castelnuovo Tedesco, un fiorentino a Beverly Hills, Angelo Gilardino
p.255
Il secondo tempo è il vero addio di Castelnuovo Tedesco alla toscana4, infatti in
questo Andantino alla romanza troviamo una vena nostalgica e sentimentale allo
stesso tempo. Il tema principale è esposto dalla sola chitarra con l’orchestra che
tace, in seguito sarà ripreso dall’orchestra e sarà sviluppato per tutto il movimento.
Dopo una seconda idea musicale la chitarra comincia una successione accordale con
un basso ostinato, quasi a voler rompere la quiete precedente.
Da b. 45 si è in presenza della cadenza del solista, molto sfoltita da Segovia per la
densa scrittura accordale5. Questa cadenza rappresenta la parte centrale della
composizione, è molto ritmica, quasi spagnoleggiante. Dopo un silenzio della
chitarra che accompagna l’orchestra vengono riproposti i temi iniziali, attraverso un
carattere ancora più triste e malinconico, fino a raggiungere il finale ricco di
passione, con le note acute della chitarra che sembrano dissolversi nell’aria.

Il terzo movimento, Ritmico e Cavalleresco, rievoca giochi e tornei medievali, i due


temi sono facilmente riconoscibili e danno fin da subito slancio al movimento. Il
primo è in 3/8, mentre il secondo in 4/4.
L’inizio è affidato all’orchestra e ai primi violini che espongono il tema della ballata,
successivamente l’orchestra viene zittita ed entra la chitarra che riconferma il
carattere virtuosistico del tema in 3/8.
La maestria compositiva dell’autore fa si che, dopo una lunga e difficile cadenza
della chitarra, i due temi si mescolino l’uno sull’altro, per concludere il movimento e
l’intero concerto con un accordo di re maggiore arpeggiato.

Il compositore si richiama a un mondo antico, e nell’orchestrazione mira a creare un


tipo di musica più cameristica che sinfonica.
L’opera si può considerare come una sfida vinta sia da Castelnuovo Tedesco che da
Segovia. I due artisti erano infatti riusciti a creare qualcosa di incredibile, una perla
musicale che rappresenta uno dei concerti per chitarra e orchestra più importanti in
assoluto.

5. Chitarrainitalia.it, p. 10
Bibliografia

Castelnuovo Tedesco, Una vita di musica.

Angelo Gilardino, La chitarra.

Angelo Gilardino, Castelnuovo Tedesco, un fiorentino a Beverly Hills.

Angelo Gilardino, Caro Mario, lettere a Castelnuovo Tedesco.

Alessandro Panajia, Ad Ariel. Con un ramo di Ginepro.

Corazòn Otero, Mario Castelnuovo-Tedesco: His life and works for the guitar.