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STORIA DELLA MUSICA
E SPECIALMENTE

DELL' ITALIANA
SCRITTA

-
DA GIUSEPPE TRAMBUSTI ROMANO .'

dd. MM. dd. In.

SOCIO DI MOLTE ACCADEMIE

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• VKLLBTRI
Tipografia Colonnesl
1867.

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ALL' IMl\t.ORTALE PESARESE

GIO!CCBINO CH. ll0881NI

Egregio Sig. Cavaliere

Ad un uomo che omai da piiì che undici lMitri


rictfe elogi , ovazioni entusiasiiche 1 di cui si scrisse
con tanto onore da personaggi dottissimi, che ha rice-
nao onoranze e titoli di più Sovrani, che infitte è ri-
~guardato· da tutti con· una tpecie di culto e di giusta
lvenertuione, poco men che ridicola; diviene la lode ehe
; io gr indiriggo, oscuro quale mi sono nel gran numdo,
e preuo la letteraria repubblica. Quest'uomo siete Voi~
o immartLJle Maestro, del quale. a me è consentito sol-
~'lcmto dire che possedete. oltre la grandezza nella. musi-
~ , tuUe le più squ.isile virtù religiose e sociali. Voi
~liete giunto ad tana età, in cui no~ vi è mestieri av-
~ rilupparvi nel mistero, e a buon diritto- peteu pubbli-
·~.camente asserire di essere sempre caldo amatoPe del-
)' arte, ed infiammato del vero amo1·e della patria, a
·malgrada vì ~· rimGatre in paese straniero , il
9uale per(, Vi GIR4 e fi emha come un suo ste.~·w
cil/adiJU).
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Quando posi man.o alla pubblicazione di quest' ope~ l
•·a Vi &erissi di volerne .accettare l' offerta, e Voi con
bontà senza pari Vi degnaste rispondermi che di ·buon ·,
grado la ricevereste, e di me non cono3Cevate che il no-- .
me Vi rendo grazie di tutto cuore .perchè lOtto .l'ombra
del vostro nome imperituro la mia Storia acquista quel
lustro che per se médesima non poteva aspettarsi giamfMi.
lA mia gratitudine sarà perenne , o immortale
Maestro, e i miei voti, siatene certo, saranuo sempre per la
vostra lunga vita , e per la vostra completa felicità.
Intanto con la più profonda stima, col più vene ..
rato ossequio, con la più sentita Jliconoscenza ho l' o-
nore di segnarmi di nuovo
Di Voi, Egregio Sig. Cavaliere
Roma ~~ Febbraro 1867.
Devotissimo ed Obbliio Servo
GIUSEPPE TRAIIBUSTI
dd, 1111. dd ID·

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PROLUSIONE

t antico dettato che nelle grandi cose è hastet•ole il


buon volere. Nè io per fermo t•oglio oppormi alla comtme
mrtenza. Peraltro sunovi alcune cose, le quali, vuoi per
la nthlimità ed eccellema del subbietto, t•uoi per la esten-
lione dci particolari, vuoi fìualmente perle circostanze
che l'accompagnano, non possono esse1·c di spettanza che di
altuni inge!J1li preclarissimi. Che se alt1ì ('On tutto il btton
~~··e df.l mcmdo volesse impegnan•isi, meritamente in-
CfJITer:eblìe 1a taccia di audace e di pazzo, twn ultrumente
·~r .~ili ··ch~.tentasse a nuoto tragittar l'oceano. Persuaso
M' qàést« veWfà, che niuno potrà negarmi, ebbi sempre
lta]kttdtaza·di non imprendere cose che soprut•vaNztusero
I.~-~ f~ iateUett!'ali, che riconosco ahbastum.a deboli,
e .ri~relte •.
~ . J!]pure, Lettori miei, chi il crederebbe? u malgr.ado
ll''ììili ciint'iuzitmi, è venuto tltt gim·tro nel quale tutto di-
mftt'iturt®, e forse, lo con(esseto a mia con(usioue, fì-
lau/o ·uoppo ·nelle ·mie (or:.e, mi sono introttwsso in un
gin~,. ·oo etti ne uscit·ò seu:a meno tutto graffia-
~ for.s' .QllCl_l grat•emente lacero. Giudicatelo voi. Mi
,.. po&to. ~ scrivere la Storia della Musica specialmente
dclr 1tuliana. Ora chi non sa quanto difficile suhbietto sia
qutato? L' untica è aV1riluppata e confusa con la mitolo-
gia ed è trat•istfta, o spiegata da cento opinioui ,çpesso in-
rrwidenli e ridicole, sostenute però da autori gmvissimi;
la moderna poi ha. utt' esteusione immensa, e nei suoi
~e fliwi iiréi p1'odigiosi progressi presenta difficoltà
- . a1111111!f.V.. f}uà 6i IO&Iienc quel che là si nega, chi

o ,9;trzed by Goog le
.. ,.......... -
Il

esalta Wl metodo, citi lo riprova per 3p0Sa1-ne un'altro,


talchè non mi perito dire che non tti è scicma od urte
· piì' incerta, e piti soggetta alla t•olubile disposiuone del-
le intelligenze, quanto la musica. Non vale arrecare in
me:o l' autorità dei grandi gc11i che nelle v01'ic età del
mondo fìorirono, non vale tleppttrc la gran maestra di
tutto l' esperienza, perehè 8i tlfferma o si 'nega a talento.
Quindi il tessernc gli an11ali con la filosofia della storia
è malagevole ed incertissimo imprendimento, ed at'Viene
I[JCSSO allo storico quello che accade .ai cultori delle ter-
re prossime a tmlcano , i quali dopo lunghe fatiche e
sparsi sudori mentre pensano di ricat•arnc abbondanti
raccolti, un' eruzione di lava ttttto ricopre ed aunienta.
A malgrado di ciò non mi sono arrestato, e con fiducia
di benevola accoglienza mi sono sobbarcato all• ardtto im-
pegno premettendo le seguenti brevi osservazioni. La Mu-
sica ha o1·igine dalla parola, dunqtte è tlata coll' ttomo.
Ella è un arte unit•ersale perchè fòndata sul cotlcetto ma-
tematico di guisa che l' astro11omia, e la matematica ste8-
sa da remotissime età trot•ttnsi unite a lei, ed in trruc le
età del mondo i più grandi ingegni non esclusi gli m-ieti-
tali e i pelasghi non disdegnarono occuparsi della musica
siccame fecero Pitagora, Platone, Pltttarco che nomino a
cagion di onore, e cento altri fino ai filosofi dell' epoca
1lostra.
n soggetto della Musica è il tempo, il quale viene
eccitato dalla considerazione di noi medesimi, come es-
seri spù'ituali c pemranti.
Non è mio interesse tenere un lutlgo ragionamento
per 1Jrottare che qttest' arte (tt primitiva in natura, dacchè
è (t101'Ì <li ogni contesa. Nel libro del Bello, e del Buo-
no Vinccmo Giober·ti, cui non si può negare ingegno, eru-
lli:iouc, c profondo sapere che sventuratamente dispene
nbbracciaudo c1'rori cd tttopìe, la pose in compagnia del-

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l' an:hitettt.ra che ha per soggetto lo spazi.o, e quan-
tunqtce le dica parallele e gemelle, ciò rzon ostante per-
dtè lo apirituale è sempre d' ordine superiore al materia-
le, 301tiene perciò elle la musica sopravvami l'architettu-
ra, e la proclami prima di tuue le m·ti.
Del resto la mtuica per me:zo dell' m'monia accom-
pagnata dolla melodia produce effetti quanto sublimi al-
trettanto soddisfacenti. Concentra l' uomo in se stesso,
ae tocca, e tle sviluppa gli affetti, onde conclliude Gio-
berti • essendo più inesplicabile, più commovente, è an-
che per l'efficacia delle impressioni la regina dell'arti. ••
Peraltro qui sulle prime è mestieri distit~guere la
JIUUica. oocale -dalla istrumentale. Certo è che l' accento
dtlla pronunzia umana, ed i suoni .d ivusi che a varietà
l inditidui , ed a varietà {li passioni si cangiano deve a-
• prodotto il Canto, che sema alcuna dubbieua è coevo
edl' uomo. Siccome qtdndi t~ella comune favella le mo-
f~Wa:ioni variano giusta gli affeUi disparati che emanano
dal cuore, cesì ne consegue che è naturale un principitJ
di arnwnia che esprime magicamente il pensiero umano,
, t duta nei sensi impressioni tal fiata gradevoli, tal altra
1 eWorose e dispiacenti. E fu da questa naturale armonia
eu ne nacquero quasi senza addarsene il ritmo, il mc-
aro, la versifìcazione, l'assonanza, la rima, d'onde ne
risulta il felice connubio, o stupenda alleanza della mu-
lica con la poesia .
Nella prima età tutto era informato da religione,
talchè la prima musica non potè essere elle religiosa. Nel
progresso della storia si vedrà, che presso tutti i popoli,
cornpreiOUi eziandio l' Israelita, avevansi canti religiosi,
e qtUlli a noi pert'ennero in gran parte i fr·ammenti.
· • La potenza fecondatrice della 1\fusica, segue a
&e Gioberti, aua a destare la vena ('.stetica,- ed a pl'o-
b i.&ipi del Bello sotto ogni forma, quasi dialetti v_at·i di

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l\.

unn lingua unic.'\, non fu abbast:mzu av\'crtita dai filo-


KOfi, e mi pare uno dci fatti meno ripugnanti , e più
ragguardevoli dello spirito umano. »
/n, fatto altra ragione non potrebbe adtlursi a spie-
gtt%ÌOJIC di quella i11concepibile ptJtenza che lta la mtuica
.mll' animn nostra da Ùtspimre tutto che è nobile e subli-
me, e sottometlet•e in. certo modo, e distruggere a suo
~~on(1'0nto cd a lato suo tutte le altre at·ti. Dopo di che
di leggieri s'intende l'amore, ami l'entusiasmo che nu-
trirono per lei mai sempre i grandi ingegni, e come da
lei ne ritraes.'fero un d~o vantaggio, primnmente il di-
leuo, secondamenle l'inspirazione per creare le più (amo-
le opere loro. Tutti sanno che il canto dei Trovatorj impi-
rarono al sommo Alighieri la immortale dit,ina comme-
dia; il principe dr/ cotul'no italiano Vittorio Alfieri con-
fesaa di se stesso e/te mpito da hl'llissima musica ideava
le scene piiì importanti delle sue tragedie; e dc-l sublime
Canova si narm che prima di accingersi al lavoro di
qttalche importanti' subbiello imme1·gcvasi sempre in mt
q~«asi direi rapimento d1e lu eccitavano le più soavi mdo-
die. Ma che ho forse bisogno di fatti particolari per compro-
vare un tal vero? Ciascuno, pttrchè non abbia un'anima
di ghiaccio, converrà che confessi dalla musica ne-
gliarli in lui ora dolci, ora violenti commo:ioni, amore
ed odio, pace e furore, e fin la virtù, e il desiderio della
gloria sl che prendono possanza in se medesimo.
Gli antichi ne fecero esperienza, e si avvidero che
la musica ingentilit•a gli animi, e trasportando secondo
il loro mal t•ezzo all'esagerato questo potere, immaqina-
rono un mito in 01'(eo, in Arione, e nel fondatore di Tcbe.
Per noi non è mestieri, che si sforzino di convin-
cerci, ci basta la storia che ce ne dà memoria imperitura,
èi basta quanto leggesi nelle sacre cartt, le quali ne fan-
no testimonianza solenne. E •e la divina ScriUura ci ac-

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v
certa clte Dio comandava al suo popolo il Canto e ln
Jlwioo, trot!iamo altresì in tutti i lib1'i che costituiro11o
il corpo ddle leggi cit•ili e rcligi0$1! di tutti i JJOpoli ete-
rodos.ti l'istes~a prescrizione, e le stesse memorie come i
Vedi, I'At•ew, i Odng, al' Indiani, i Persi, e così andate
diacorrendo.
So bene elle nel]Jr.incipio delle umane generazioni
non potevano essere elle · semplici&simi accordi affatto
naturali, c se mi (OS8e lecita la espressione , direi che
la mu&ica llllom era come in poleJ&za. Ma la intelligema
umana con. il 3tiO buon t:olere dot•et•a per necesaità ten-
dere aUa ricerca del brllo, del buono, dell'utile, diremmo
oggi cm~ l' estetica scienza ·svilttppatasi in appresso , ma
poichè anche in germe avet•a per fine di ricercare, e deter-
miaare i caratteri del beUo stesso nelle prodmi(lni della
raata.ra e dcU'arte, con l'estetica dot!ea progredire ezicm-
dio nella musica, che avrebbe dato sen:za meno (rttlti
abbondanti , e ritrot•are il t•ero héllo di quest' a1·te.
Peraltro, come at•t!isuva di sopm, la Mruica era ;,.
yra~J pa•·te soggetta ai Sacerdoti di qualsit•oglia t·eligione,
1 qHiJidi per dit•ersi motit•i la tenevano in fi·eno, ami fra
ctppi, e quui non bastasse si associarono allo scopo mc-
t/esimo principi e legislatori, i quali troppo temevano la
polm:a di que1t' arte sul cuore umano, mentre co" og·1i
facilità giunge a sigJ&oreggiarlo. Da qui è che ]Jroibirono
fosse a libito dai privati cobivata, introdussero usi e cb-
stumanze elle la osteggiamno, fecero kgqi religiose c ci-
t·ili, c:he ne circoscrivettano l'azione ed il progresso. Non
è dunqtce da marat•iglim·si se per lunghi secoli qttest'arte
no11 si t•ide fiorire al pari ddle altre , quanttwque
ooanatumle all' rromo, e non potè {Me quei voli elle po-
ltia si ammirarono, onde {tli stessi popoli or.ietttali ( pe,.
qtutnto pure &e ne esaltino il valore, e le belleue musica-
li ) li rimalcJ'O quasi stazionari.

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Da ultimo sur&ero sommi ingegni cke poterono to-
gliersi a tante pri!$stonit c porré la scien:a mu&icale in
via di miglioramento c di progruso. In fatto le nazioni
cominciarono ad intendere i grandi vantaggi che arreca-
t'a alla società, e con~.e t•irtrì nobili e gcnero~e avrebbe
JWodotlo. La luce deU' Evangelio chiamò il m.onoo alla
civiltà , e questa scienza ed arte era ttn clemeu.to clte
~i a~sociava ottimamente allo scopo medesima.
l suoi progressi (uroFio costanti, come vedremo dalla
.ttoria, fìnchè negli ttùimi secoli, apptmto in ragione del
rapido progredire delle scieme e delle arti, anch'essa ai
vide, .quasi oserei dire, ctnnhiar faccia, da giungere se
non all' apogèo della perfezione, almeno a tale rm' altelUI
ed eccellenza da temerne piuttosto la decadenza di quelro '
elle potente aspettare maggiore incremento •
.A questo punto in che trova&i t~ll' età nostra sembra
JJer verità uno strano concetto, o meglio ancora una in-
solente temerità t•oler·fle scrivere la storia, e ciò .'fpeeial-
mente consideranoo come uomini sommi, e chiarissimi
Scrittori vi misero la mano e ne pubblicarono storie
più o meno complete. Citerò a cagion d'esempio le
t.•pere deU' Inglese Burney, dei Francesi Gerbert, e Bon-
, nel, e degl' lklliani Bontempi, Zarlino, &imeno, e 8()-
prattutto del celebre conventuale Giovanni Battista Martini.
Deve riflettersi però che costoro neUo svolgere i pro-
gressi musicali si attennero a più, o meflo vagl1e ipo-
tesi, nè mancarono di uno spirito di parte: o pure pitì
della vocale che della islrumentale ragionarlmo, o per
converso: e se non altro in qua~i tutte vi si rinviene
ttna descrizione troppo artistica , talchè a molti che o
non seppe,.o mai, o poco appresero di musica riesce il
loro libro incomprendibile, e per lo meno nojoso ed in-
digesto. Arroge che specialmente in lltdia matteano o-
pere di tal genere negli tdtimi tempi, e se togli l.a tra-

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Hl
tltaioflfe dell' Otloff (aua dal Coronali, e il saggio sto-
rito ddl' Er-idmi raro è che ti avvenga trovarne degli
.liri; laddove in Germania, in .li'rancia, ed in Jnghil-
llrra, e parziali· e generali trattati vi sono in abboa-
clMsG, come .ai raccoglie dall' ouimo Dizionario, e Bi-
hliogrofia del DoUor Pietro Iichtental tradotto e stam-
pato in Milano nel t8~6. Dalle quali co.e ne deduco
che più tf uno ai ridel à di me quali polU~i riuscir e
itcolume e con onore al porto giuandomi. in un mare
leiWI lidi, in cui fenJe una tempesta che minaccia
l affondare quanti incon!ideratamente vi si provano.
lo non mi luYingo, o Lettori, e cono!Co a prove
110ft dubbie la pochezr.a de' miei me:ui intellettuali , e
ltienti~, ma confido nei lunghi studi premessi, nel sag-
gio consiglio dei sapienti nell' arte, e nel generoso slancio
tli una buona volontà di poter presentare ai leUori una
lloria .che comprenda il certo che tutti confessano, sce-
mado le eme dubbie da quelle difficoltà che li oppongo-
IlO ad una sana critica, e rendendola cosi inteUigibile a
ehicehuia, onde apprendano le bellene, la sublimità, la
rtcftlema deUa Mu&ica, e &pecialmente della Italiana. E
qurado le mie forze fossero inmtficÌenti u raggiungere il
~ deaiderato, mi terrò pago di aver prepanuo il terre-
• a uomini pirì sapienti che io sono , e di etli
11811 vi ha penuria , per la Dio gra~ia, nel clamco suo-
lo aoatro italiano ; .ucchè non emulandtJ ma sopravvan-
..00 le altre nazi6ni di Europa possiamo anche nell«
*io della Mmica difflOitrare l' incontestabile nO&tro
-.lo, che cioè, il poJl(JW italianu, più di tuUi gli altri
-., CDlliva, e perfeziona la Musica. ·
. Per il che ho diviso la mia opera con molta
...picifcl, onde più facilmente se ne penetri il con-
- • .... coo termini e progrea.u dell' arte, ma
li:~ col ROme dei più celebri e grandi uomini
cle • llu&ica appartennero.
. .- o ,9;trzed by Go gle
ed'*""
\"Ili
PeJ• mio avt•i.ço quallro furono nel mo11do fimi
ai nostri giorni i pet·soJlaggi che formarono epoca tzel-
la storia musicale, e da questi io stabilisco le quat-
tro epoche · deUa musica.
Pitagora , il celeb1·e filosofo cui molte cose si
"flgiudicano e che in veJ·ità non gli competono, fu
per fermissimo quegli che della ~lusica diede · lezio-
ni importanti, e fu il primo senz' altro che la in-
diriuò per quellu, via che l' avrebbe condo/la ulla piri
alta perfezione. Per con&eguente la mia· prima epo-
ca racclziude il tempo dalla creazione dell' uomo al-
l' apparii e di questo mag11o filosofo, e ;,, dù;iinti ca-
pitoli ragionerò degli Ebrei e degli altl'i prifJJi Jffl}HJ-
Ii. Brevi ed oscm·e saranno le notizie.
Il secotzdo personaggio che neUa storia compa-
risce eminentemente superiore a tutti gli altri, e tlOtl
t'i è chi il contrasti, è il monaco di Pomposa Gui-
do d' Arruo, il quale si è t·eso immortale per mol-
le e belle sue invenzioni, ma S[Jecialmcnte [Jet' a.t•er
dato il nome alle note, c:h' Egli trasse dalle prime
sillabe dell'inno di S. Giovanni Battislll. Qui11di la
mia seconda epoca · considera l.a musica da Pita-
(JOra a questo monaco celeben·imo, ed in varii capi-
toli parlet·ò della musica dei Greci, dei Romani, e di tJllri
popoli; e poi come si ricovrat~se nelle catacombr, la
,çantificassero il cristianesimo, ecl i suoi progressi.
Giovanni Pier Luigi da Palestrina è il terzo nome elle
registra la storia addittcndo in lui un sommo scrit-
tore , ed un Riformatore maraviglio80 di qtte<Jt' al'le
tlivina, oude da' suoi contemporanei fu chiamalo il
Principe della Musica. Ed ecco la mia terza .epoca
r.hc comprende i secoli che corse1·o da Guido u que-
sto grande ingegno, e distinti capitoli mostreranno il
l"ogrrdimrtllo t•eloce dt.ll' arte prr.m tuili i popoli, c•

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IX
In varietà , separazione , e distinzimle della musica
profcuta dall' ecclesiastica.
Da ultimo io. fisso la quarta epoca dall' appa-
rire di Palestrina a quello del sommo Pesarese an-
cor t•ivente il genio d' Italia Woacchlno Rossini. I di-
r•ersi CaJJitoli di que~t' e~a che conta poco piit di due
çecoli forniscono tanta maie1·ia che .<arà fo1'za, per non
eccedere da tnl giusto mezzo, succintamente uarrar·e i
prog1·essi, quasi oserei dire (at•olosi di quest' arte, e il
'featro &arà una parte molto abbondante, sebbene non
.~evra di gravi di0icoltà.
Da Rossini a questi giorui io parlerò ez.iandio,
ma mi limiterò a sostenere la parte semplice e natu-'
mlc di fedele cronista, lasciando tutte le opini01ii che
(ert!()no ancora, sicchè iu questa quasi appendice della
mia opera la filosofia della storia musicale dovrà ta-
cere interameute, perchè giudici migliori potramw es-
sere i no~tri posteri.
Con piacere poi darò un cenno della vitn dei più
rinomati uomini che appa1:tennero alla musica, in quel
luogo che lo1o spetta secondo le epoche da me stabili-
re, nè tmlascierò di ricordare qualche opera musicale
di maggiore interesse.
Que!to è l'o,.ditura della storia che voi, o lettori,
dOt•ete giudicare, t1sandomi ùzdttlgenza pei molti difetti
e gravi mende che vi ratmiserete.

o ,9;trzed by Goog le
,

Dlgltized by Goog le
EPOCA PRIMA
DaUa Crèazione dell' Uomo a Pitagora

CAPITOI.O ·PRIMO

ORIGINE DELLA »USICA

È dovere di qualsiasi scrittore che imprende a svol-


gere la stoaia di una scienza, o di un arte, investigare
innanzi tutto r origine della medesima, . sia per basare
fondatamente i suoi critert , sia per ravvisarne il suo
preciso e sicuro carattere. lndarno però si moltiplicano
. le indagini per l' origine della Musica, conciosiachè si
rendono inutili tutti gli sforzi essendo .che da sessanta
secoli ornai che il mondo esiste, ed essa più o meno
esistette sempre e vocale ed istl·omentale. Ciò non o-
stante gli eruditi si compiacquero di emettere delle opi-
nioni , le quali se non sono del tutto vea·e, banno al-
~ rncno una forma che le r·ende probabili anzi che nò.
Ho detto di sopra nella prolusione e mi giova <fUl ri-
peterlo, che la Musica è connaturale all'uomo, e perciò
stimo che tragga la sua origine dallo stesso Adamo.
So bene che in molti tale opinione muoverà l'ila-
rilà prestandovi poca credenza. Ma saranno forse più ve-
re tante altre opinioni assai più strane, che ta·alascio per
non distendermi in cose inutili ? Quella medesima che ò
pure la più comune, vale a dire, che l' uomo abbia ap-
ll'eSo il canto dagli augelli dell'aria sarà più credibile?
Davvero che è necessaria una gran buona fede per accon-

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2 IPOCA Pl\UIA
l!iarsi a sì strano concetto che l' uomo dovesse ripetel't
una cosa inerente a se stesso alle modulHzioni, ed ai gor-
gheggi di piccoli animaletti! Oltl·e di che si conosce da
tutti che nella scoperta di luoghi selvn"gi, dove gli au-
geiJi pel clima rigoroso non polcvuno abita1·e, eranri crea-
ture umane che a loro modo cantavano.
Pet• conve1·so l' opinione da me emessa si appoggia '
ad argom.enti che non deggiono disprezzarsi. ln fntto si
analizzi la definizione della Musica che sebbene vart giu-
. 1ta il <'Oncetto che se ne sono formati gli autori, tutta-
via conduce sempre alla medesima deduzione. Quindi, o
sia l' arte di combinare i suoui in .modo piacevole all'o-
recchio, come la defìnì G. G. Rousseau; o sia l'arte di
1sprimere con piacet•olc successione i sentimenti per mez-
lO de' suoni, come la disse Kant; o sia l'arte cfcspri-
mere sentimenti determinati per mez.z.o di suoni ben coor-
dinati, come ·la chiamò il tedesco Mosel, o sia l'm·te di
commttot•ere per mezzo delle combinazioni de' suoni, co-
me pensa Fètis cui mi associo ben volentim·i, è sempre 1

vero che deve proclamai-si l'm·te che tocca e muove il


cuore. 1\la se eccita gli affetti di chi ascolta, mestieri è
che quegli che ne è la causa, senta pt·ima in se medesi-
mo lo sviluppo de' sentimenti e degli affetti che et'pl'ime
colla combit1azione dc' suoni generando piacere all'orec-
chio, e communicando i propri affetti, ~ le proprie pas-
sioni. Dal che ne deduco che il canto, non come oggi è
ridotto a sistema melodico razionale, e regolare, ma spon-
taneo senza forma, e senza ritmo, anche nel primo uo-
mo dovesse sentit·si onde esprimere l' amor suo, e la sua
irutitudine verso Dio.
Nè per fe1·mo si pota·à negare che la confol'mazionc
dell'uomo stesso è tale che prestasi a me1·aviglia all'i- .
dentico scopo. Quanto ciò sia vero di leggieri si appren- :
de rit!ettendo aili orgnni atti ad emanare con vat·ietit ·

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CAPITOLO 1'1\1110 :)

inaudita suoni che si sviluppano a ragione degli interni


movimenti. Tacerò del1e moltiplici opinioni dei fisiologi,
i quuli vorrebbero èhe il canto degli uomini fosse l'effet-
to degli organi tti loro a quelJa guisa stessa delJe parti
di un organo pneumatico; ovvero com' altri pensano che
somigli la voce umana agli strumenti da fiato; ed an-
che da corda; o finalmente secondo alcuni che cantino
gli uomini come emettono il fischio. ]n quella vece so-
no d'avnso che il suono della voce uma'na si etiettWl
pe1· mezzo di una espirazione alquanto forzata nella glot-
tide, che si modifica variamente a seconda della con-
correnza, e deJl' ajuto più o. meno atth·o delle akri par-
ti dell'organismo, vuò dire lingua, denti, palato, labbra,
laringe, asper' arteria, polmoni, seni frontali, e mascella-
n, fosse nasali e cosi in via di discorso.
Ora è ciò propl'iamente, e lo attestano i saggi, che
aD' uomo è naturale lo esprimere i suoi affetti piacevoli,
o disgustcsi per via di voci soavi e forti , dolci e som-
messe. Dunque Adamo che fu il più perfetto di tutti gli
uouùni nel suo organismo dovette essere a prefe1·enza di-
sposto al canto onde esprimere gl'interni movimenti del-
l' animo. .
Il Dottor S. Tommaso da ultimo dice che il primo
uomo ebbe la scienza di tutte le cose per mezzo delle
spetie infusegli da Dio . . . e non acquistate (t).
Per jl eh~, siccome dissi nella prolusione, la musi-
ca e$Sendo la prima e la 1-egina di tutte le arti, doveva
per conseguente Adamo ave1·ne la scienza. Non dubi-
tano infatti di asserire che Egli cantasse per lodare Id-
dio, S. Cirillo Alessandrino,il Parafraste Caldeo, il Card.
BaDa ed altri. Sorge però a questo punto un'altra qui-
sdone di noo minor rilevanza dell' altra, cioè qual sisni-
~~;;~ ~ebba dare a questa parola canto.

(t) l. par. quae. Oi ~tr. 3.


o, 9,t,zed by Goog le
4 EJ•OCA PI\UIA
La maggior parte degli scrittol'i eziandio gt·avissimi
banno disperato potcme dare un adeguato l'Oncetto c
ipesso confusero in cit·conloeuzioni poco digcl'it.c quanto
era <luopo sapersi con molta sc~1plicitè e chim·czza. E
per vero dit·e il significato retto di questa pat·ola è più
fucile concepil'lo, di quello che esprimerlo, e ciò vièm-
meglio iu quanto col nome di canto si vollero chhtmarc
e le poesie, e ·financo una ben condotta orazione del foro.
Il <lotto P. Martini ha creduto potct· definire tal
parola « una serie di t'ori acute e grat•i direlle a dilet-
tare l'udito >> M'ingannerò forse, ma a me scmhra che
anche questa idea non esprima \'Cramcnte c totalmente
che cosa sia il canto. lmperciocchè è \'Cro che ~wi­
luppano una sel'ie di t'oci, ma pm·chè costituiscano Wl
canto devono senza meno essere dit·ettc con un cet•t' or-
dine d'onde ne risulti una melodia; il che non esprime
la serie di t•oci pet· quantunque queste siano acute e gra- 1

t'i, o come le chiamavano i Greci intense e rimesse men-


tre anche l' w·lo, cd il fischio può essere acuto e grave,
e niuno dira che si chiami l' Ul'lo c il fischio un canto.
Che se egli vi aggiunge a dilettare l' udito, non basta,
a parer mio, per determinare il canto , essendo talvolta ,
bastevole pe1· non pochi una qualunque combinazione di
voci, che li diletta, senza che sia un vero canto. Quin-
di non presumendo di darne una giusta idea; ma soltan-
to per pt•oporre un mio pcnsiea·o , definirei il canto a
quella guisa che si definisce la melodia , 'cioè una suc-
cessione di suoni ( vocali ) elle col mezzo degl' intert•alli,
del ritmo, dei mlori delle note, delle modulazioni, del-
le cadenze, e della mi.mra formano un .senso musicale gra-
to all'orecchio. Due intert•ogazioni mi si fat•unno in pro-
posito; la prima, che diversità dunque pass:1 fra il can-
to e la melodia ? J...a seconda, come era dunque il can-
to degli ant.ichi che sifatte cose ignoravano ?

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CAPITOLO PRiliO 5
Rispondo alla pt·ima, che tutta la differenza consiste,
t•be la melodia abb•·accia il canto, cd il suono dr.gU stru-
menti o uniti, o separati; ed il canto comprende solo i
mezzi vocali dell' uomo, e pct·ciò sotto questo rapporto
io non F>O concepire il canto se non identificato con la
melodia. 1\ispondo alla seconda che sebbene sia verissi-
mo che m·tisticamente, ossia per mezzo di regole fisse e
fondamentali gli antichi forse no~ conoscevano intervalli
madulmioni t:cc. t;Jttavolta senza nvvedersene era mc-
stiet·i che dessero un valore alle voci che emettevano, le
modulasser·o, vi frapponessero intervalli, e così del resto
se ,·olenmo conseguire l' effetto desiderato. Onrl' è che
non vcggo impossibilità a definil·e genericamente il canto
come dissi di sopt·a.
Del resto non intendo che il canto del p1•imo uo-
mo ])()ss:• JWenciet·si in un sensn così adeguato da modu-
la•·e c dil'ig<'J'C la voce a quella guisa che dopo molto
~tudio riesce a poehi , avvcgnachè 1' m'le sia · ~iunta a
tanta perff't.ionc. I pl'inci pl di tutte le cose , scl'iven il
~t'ali filosolo più che or·utorc d'At·pino, sono piccoli, ma
si aumentano coll' uso nei loro pt·ogrcssi. (t) Quindi non
mi oppongo alla comune opinione che il primo canto e-
quivalesse a s•·idi eli gioja, cd a gemiti di dolore,.
Fin qui ho discorso della Musira naturale che val
quanto dil·e di quella che è nata coll' uomo, c che non
ei'a soggetta a •·cgole cd a leggi stahili e sicure. D' on-
d~ però ebhe OI'igine l' altt·a che conosciamo noi, c che
chiamasi artificia1<>, o l'azionale c metodica? Conviene di-
stinguere, io penso, per non avvilupparsi _in str·ane cou-
gbiettnre, come fccei'O gli antichi presso quasi tutte le

(l) Omnium re rum principia parva su n t, scù suis pro-


sressionibus usu augcntut·.
Ctc. de {i11. bon. et mal.

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6 IPOU Pll»A
nazioni, i quali rieonoscendo la potelWl e la bellezza di
questa arte, non dubitarono volgersi col pensiero alle di-
vinità, o a quei personaggi che il fanatismo popolat·e a-
vea sollevato agli onori degli Dei; t:tl che nella Cina
~redettero che avess~ inventato la Musica Fo-hi, nell' E-
gitto Ermete, ed Osiride, nell'Indie Brahama, e nella
(;recia Apollo, Orfeo, Lino, Arnfione, e cento altrL
Distinguo perciò l'invenzione di alcune pochissime
regole che dessero un certo accordo fra le parti, o .di-
rei meglio, alcune convenzioni stabilite frcl loro pcr(~M
l'Ì.Sultasse o dal canto, o dal suono, un'insieme gt"adevo- '
le, e che variassero a seconda dei popoli , e dei loro
8Uttti, mentt·e anche oggi si osserva che a diversità di
clima, di abitudini, e di leggi, o pure di condizione scr
eiale piace un genere piuttosto che un altro di Musical
dall'invenzione formale, cd invariabile di regole ehe po-
terono perfezionarsi sollanto ma non più distruggersi. Ln
prima credo assolutamente che si debba a J'ubal ebreo,
come dimostrerò nel prossimo capitolo; la seconda a Pi-
tagora, di ·cui pure altt·ove mi farò a discorrea·e.
Riassumo il fin qui detto, e chiudo il presente ca-
pitolo dichiarando che l'origine della Musica si dere am-
mettere con l' esistenLa dell' uomo, che poscia ricevette
alcune regole, o convenzioni, finchò fu ridotta ad arte,
che ornai tocca l'apogèo.

CAPITOLO SECONDO

JUBAL, E LA MUSICA EBREA.

Sarebbe per vero dire cosa molto strana se non a~


surda, che conoscendo la verità di una storia, ne and~­
simo in cerca là dove non si rinrengono che ipotesi , o
Jnitologia. Eppure è un fatto quasi costante nella Musi-

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• CAPI.OLO SEtè!oDO
Cl ebe gli !Writtori i quali hanno voluto descrinrne l'o--
rigine e i progressi, invece ~~iarsi alla unica Mo-
7
C
/

ria dell' uomo che ·1eggesi ne~e~~~, si sono studiati di


rintracciare im mezzo all' oscurità degli altri popoli le
primitive nozioni. Prescindendo che i libri filanti degli
Ebrei sono divinamente ispirati, il che riguarderà la teo-
logia e non la Musica, è certo che come libro storieo à
il solo veridico a confessione ancora di Lutero, di Vol-
taire, e di Rousseau.
Il celebre P. Martini ba cominciato la sua storia
dop Ebrei, ma con l' immensa sua en1dizione l'ha smi-
nuzzata così che vi ha impiegato nientemeno cho un grO&-
so volume, compresevi tre pienissime dissertazioni. Gli
altt·i storici se ne sono occupati tt•oppo poco , o se non
altro hann() mosso molti dubbi che sono fuori di propo-
si&o. In questo capitolo dit•ò di Jnbal, e poi della Musi-
ca degli Ebrei.
Nel capo quarto del Genesi si legge che dn Lame,
e da Ada nacque Jubal che fu padre di quelli che can-
tavano colla cetra, e coll' organ~.
Da queste poche pat·ole secondo la nostra volgata
a me pare poterne dedurre che fio da quel primo tempo
eravi canto e suono. Quantunque le vario ve..Sioni di que-
sto testo riportate dal Martini possano dar luogo a di-
verse interpretazioni, tuttavia io non vi veggo alcuna. ne-
cessita di metterè confusione e dubbio, dove un sempli-
cissimo argomento fosse atto a spiegare ciò che più im-
porta per la storia. Infatti tutta la difficoltà trovasi nella.
parola cantare, che alcuni vorrebbero si riferisse aJla ce-
tra , ed all' organo , altri che si dovesse intendere pel
aanto umano che veniva accompagnato ed accm-dato con
quell' istromenti.
l primi si appongono al falso, mentre se nel rati-
BI!Mento del gusto moderno suoi rlii'Si che un istrome:a-

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8 ~POCA Pli.JA
tG c:mta quando eseguisce un pezw qualunque musicale,
non è a suppot'Si che il sacro storico volesse adattare
una espressione forse sconosciuta all01-a, e sempre con-
venzionale d' istromenti che erano ben limitati e sempli-
ci, come vedremo in appresso. l secondi parlano giusta-
mente, ment.re , se come di sopra si disse, il canto è
naturale all'uomo, Jubal ed i suoi figli senz' altro can-
tavano. Quindi nell' invenzion.c della ceta·a, e dell' organo,
o fosse anche antet·iorc a Jubal, o fosse de' suoi figliuo- :
li, certo si è che esso trovò il modo che si arcordaj;-
sero col canto, e tal magistero esercitò ver'SO gli albi.
In tal guisa non vi è necessità di forzare il senso del
sacro testo, che può intendersi benissimo siccome legge-
si nella volgata.
Due quesiti sorgono spontanei a questo luogo; il
.primo: cosa si debba intendea·e per gli stromenti di cetra,
e di organo: il secondo qual fosse la musica inventata
da Jubal.
Svolgendo i vart autori, per difetto forse della mia.
poca intelligenza, pil) d'una volta mi sono persuaso che
abbiano fatto una confusione d' idee, mescolando le in-
venzioni posteriori, o le greche a questi primitivi stru-
menti di Jubal, ovvero del suo tempo.
Innanzi tutto non riesco a comprendere come il
Tostato abbia voluto asserire che ~losè scrisse di Jubal
a quel modo perchè trovò l' arte musicale e pulsatile,
mentre domando , se quest' arte im:egnò , su quali i-
stromenti lo potè fare quando, com'egli dice, la cetra e
l' organo furono inventati dopo ? E perchè Mosè doveva
servh'Si della nozione di questi stromenti, ricevuta in Egit-
to nella sua educazione, come vorrebbe sostenere il P •
.Mar:tini pe~ dar forza alla sua opinione che nella cetra e
nell'organo s'intendano i tre strumenti musicali da fiato,
da corda, e da battere ?

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CAI'tTOI.O SI!.CONUO !)
Sia pure che Mosè fosse ista·uito nella Musica da-
gli Egizt, ma quì che ragione vi era che lo storico si
servisse di cognizioni postm·iori Jlel' determinare un fatto
&aD&o importante quanto era quello di segnare il pt;nci-
pio di un at1e che non poteva essere altt'O che sempli-
cissimo ? In fatto nel pt·oseguimento della sua storia,
vedremo nominati gli altt·i strumenti che Martini vuole
compresi in quei dne, e che sema meno furono scoperti
in appresso. Ond' è che stimo la cetra di Jubal non fosse
altro che un piano di leg!lo su cui distese tre o quattt'O
corde d' intestini d' animali che avessero graduato e vi-
brato suono , come dissero appunto i Greci aveva for-
mato Mercurio, o Apollo, o chi altro.
Per l'organo poi mi associo volentieri al dotto Moos.
Bianchini nel credere che fosse una combinazfone di più
cannuccia di differente lunghezza unite insieme che da-
vano varie voci gr'8vi ed acute in proporzioni assegnate ..
l quali due istromenti cosi concepiti e si adattano al
nascimento dell' arte semplice e naturale , e lasciano in
pari tempo la verità storica del testo. Più difficile assai
presentasi la risposta alla qualità della Musica insegnata
da Jubal, poichè se non si conosce quella dei secoli
posteriori dopo il diluvio, sarà mai possibile potet• pene-
trare questa in discorso ·~
Il mio raziocinio si riduce a questo. Regole stabili
e costanti, ma semplici e naturali onde con determinate
cantilene si potesse congiungere canto e suono di po-
ebissit_na vat·ietà, e sempre le medesime. Fin qui credo
che potesse giungere J ubal, e per fermo non fu poco,
IDeotre dal solo concetto musicale per me basta a dire
che fu il più gt"llnde di tutti i suoi posteri, i quali in-
ventarono, e inventeranno o nuovi istt·omenti, o nuove
combinazioni, o nuove armonie, pet•chè partono sempre da
nn principio, da una nozione a loro anteriore , e che li

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f () IP6tA PIUI!
ha posti o li pot·rà nella via della progressione ueU'arte,
laddove Jubnl nulla avea pria di lui tranne il canto na-
turale, e qualun::rue si fos.c;e J'accidentulità che gli fu-
cessa scoprire gl'istromenti, certo è che Egli soltanto
potè combinarne una qualche regola per 8tabilirne l'uso.
Laonde VOl'l'ei che tutti che alla Musica si consacrano
rioonoscesset·o in Lui il Padre di t•1tti co1oro che . can-
tano e suonano.
Ora mi è duopo discendere a riferire un'altra opi-
nione dei scrittori musicali intorno all'accidentalità che
diede origine agli accordi, o leggi ·stabilite da Jubal.
Non è meno oscura la quistione delle già espresse.
Il P. Martini prende la cosa molto sul serio , e si
6braecia a riportare la sentenza di molti autori che io
venet·o, ma che non mi è possibile di poterli sostenere
nei loro divisamenti. Che anzi parlando con tutta sinc&-
rità mi muovono il riso, siacchè volere assicw-nre come
fa taluno che il sacro testo ponendo dopo di JubaJ, il
1uo fratello Tubalcain che inventò l' arte di fabro fet·ra-
jo, abbia voluto eziandio conchiudere che Juba) appren-
desse la musica dal suono dei martelli di quello, è tanto
~ratuita opinione quanto meno probabile. E se ciò fosse
-atato, onde avvenne che nè Mo~, nè altro scrittore mai
compt·eso l'istesso Giuseppe Ebt·eo lo stm·ico ne facesse
parola? Altrettanto improbabile penso che debba dichia-
rarsi l' opinione di altri, che cioà i Greci attt·ibuendo
((Uesta circostanza di misurare la musica, e 1intraccim11e
i tuoni dal suono del martello, o dai colpi dati. sopra
alcuni vasi al filosofo Pitagora, giusta il costume gt•eco
usurparono con ft·ode manifesta come tante altre cose a-
-gli E-brei. Non contrasto la mala fede dei Greci, e CJUan-
.te volte nei libri della nazione ebren vi pote~e essere
·anche un:t lontana idea che J ubal, o altt·i aves..~·o fatto
questa scoperta, e anch'io concederei voleatieri che tòB-

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CAI'HOLU :!IW-Jil.lO ff
se·.favolese•nenle -nttt~buita a Pitagora, o a Diocle, co-
me dice il Galilei; ma se, come dimosu·ai, nei libri san-
ti, c irt tutte le storie Ebraiche non esiste neppure un
Sentore di questa cosa, checchè ne dicono il P. Martiui,
il (;alilei, il Mosscnno, e tutti gli altri che per negarla
ai GI"eci la vo!rliono assolutamente devilluta a Juhal, una
sana c1·itica ~on può in conto alcuno acconcial'si a sif-
fatta opinione. ·
Seguitaildo la Musica degli Ebrei prima del Diluvio
l•esi nel Capo 4. o del Ge.nesi versetto vigesimo t~e!to
che, Euos figlio di Set cominciò ad im1ocare il n.ome del
SigJwre.
Da questa testimonianza profondi scrittori, e Santi
Padri ne deducono che gli uomini cantassero il 'frisa-
gio angelico, che viene detto Inno, o Cantico , il quale
polendosi chiamare una vera poesia che si esprimeva col
can&o , ve~go conyenientissimo pt·estarci credenza, tanto
più che collima a memviglia coll' espt•essione dello stol'i-
co Giuseppe che scrisse nel libro pt·imo delle antichità
Giudaiche, essere stati i figliuoli di Set, i primi ciLe tro-
t'arono lu scienza, e l' orn~ento delle c~ celesti.
Dopo il diluvio la prima -opera fatta da Noè e dai
suoi tre figli fu di sacl'ificare a Dio mondi animali in
ring1•aziarnento dell' immenso bcnefiLio rict•vuto di essere
salvali dall' univet'5ale annegamento. In quest.o sncrifiziQ __
uon vi è alcuna difficoltà a credere che cantassero inni '
come i sopra. descritti, mentre come vedremo, i tre Hgli
Sem, Cam, c Japhet dividendosi, e popolando di nuGvo
il mondo introdusset•o da per ~utto la Musica, che per-
~er&.o. aveano appreso dai ~oro maggi01·i.
Perahro riservandomi n pada1·e altrove degli altri
popoli, nH limito ora a Sem capo della.naziooe hbraica .
.lla lo storico sacPò per lungo tratt.o di tempo neppure
uoa-.pa•·ola. spende a ridil'ci della Musica. L' .unica voi~

o ,9;trzed by Goog le
~ pe t »

'-==------
li EPOCA PRIMA.

che si pal'la di ciò è nella fuga di Giacobbe con le du~


sue sp9se dalL'l casa di Labano. Dappoichè quando que-
sti lo ebbe raggiunto, così esclamò << io ti at•rei seguito
con gaudio e coi cautici , coi timpani , e colle cetre . » !

D'onde risulta che gli Eb1·ei cantavano e suonavano, e


senza dubbio i molti anni tt·ascorsi do\'cvano aver· pro- ·
dotto nuove invenzioni e miglioram~nti, cT1e rimarranno
~e!fiprc ignoti a tutti.
A questo luogo il P. Martin i aggiungé i funerali di
Giacobbe che furono solenoi ed eseguiti in doppio rito ·
ebt·aico, ed egizio, c tanto gli eb1·ei come affermano i
dottissimi Th·ino, e Calmet, quanto gli Egiziani avevano
nelle funet·ee solcnnitit l' uso della Musiea. E per fermo
(;iuseppe figliuolo amantissimo di Giacobbe non avrà tra-
lasciato di accompngnare siffalla ceremHnia di lugubri
canti e suoni. Il che però pct· la storia poco o nulla
giova, e solamente ci lascia immaginat•e che non si re-
, stassero inopet·osi i cultori della l\lusica, p•·ocut·ando pe•·
quanto er·a loro concesso di farla progredire.
Appar·isce intanto il gran Condottiero, e Legislatore
Mosè, che educat-o dagli Egiziani, giusta l'asset•zione di
S'. Clemente Alessandrino, come dissi di sopra fu istruito
eziandio nella Mu~ica. Ma nulla risulta dalla · storia che
giovar potesset·o le cognizioni di Mosè, e non trovasi
altro nell'Esodo che il Cantico detto dagli Elwei nell' u-
scire dal servaggio egiziano, e precisamente nel tragitto
portentoso dell'Eritr·eo, e dotlo la sommersione dell'e-
sercito, e del re Faraone. 11 Cantico a tutti noto-è >> Can-
tiamo al Signore: poichè gloriosamente si è reso grande,
il Cat•allo, e il .Cat'aliere gittò nel mare >> È degna di
osservazione la maniera con cui il sacro storico ne de-
scrive il canto del med.:lsimo .uel capo t :S dell' Esodo. »
Prese dunque :Maria pr·ofetessa, soreJJa di Aronne il tim-
pano nella sua mano, ed uscit·ono tutte le Donne seguen- ·

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·~ ... ,,

CAPITOLO SECO~l>O f ;)
dola coi Timpaui ed i f.ori, ai quali ella precedevu di-
cendo)) Cantiamoal Sianore ecc .(;li eruditi c sacti c pro fa~
ni, c s<'mplici commentatori, c periti nella musica, hanno
interpretato a loro modo questo testo, che se volessi pur
riport:u·e sommariamente le loro opinioni , eccederci per
fct·mo dal giusto mezzo ehe mi sono proposto, e senza
alcuna utilità pct· la storia. Quindi mi attengo alle sen-
~nze più probabili, non curandomi del testo dei scrittori.
Si studi dunque chi vuole di spiegare le grandi qui-
stioni, se cantasse prima Mosè c poi g1i altri uon1ini, e
quindi .Maria c le donne; se fosse accompagnato il canto
dal suono , ovvero dopo il canto solo, solo il suono se-
guisse; e se finalmente fosse salmo-cantico, o cantico-
salmo. Per la nostt·a storia ciò non cale. In quella vece
vediamo d' intendere cosa et•ano i timpani, e i cori.
Il timpano usato in tal congiuntura non poteva es-
sere altro che un istromento molto leggiero perchè lo
suonavano le donne, e non è presumibile che viaggiando
apecialmeote lùro si desse cosa che non fosse facile a
maneggiarsi e suona t'SÌ. Per la qual cosa convengo che
fosse un istromento ora quadrato, ed ora rotondo di le-
gno, che nell' intet·no aveva dei piccoli campanelli e nel-
l' esterno t.•hiuso ùa pelli ùistese. So che cembali questi
erano appellati c non timpani, ma i timpani usati ùagli
ebt•ei erano ùi metallo- pesanti anzi che nò, e non sa-
rebbero stati adatti nella fuga e per le donne, il perchè se
quivi sono chiamati timpani e non cembali dipende per-
chè forse promiscuamentc lf appellavano nell' una, o nell'
altra manier·a. ·
Più malagevole impl'csa sarebbe dare il significato
all' altra parola '' Coro >> se si Yolcssc attendere alle
moltiplici opinioni. ·
lo non mi persuado cho il sacro testo Yolcsse allu~
der(_al Coro come noi pure oggi chiamiamo un unione

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U." 'IPOCA 1'1\lll.l
di voci che cantano, mentre in tal caso non l' avrebbe
unito ai timpani, anzi dopo questi strumenti; ma piut.:.
tosto significasse un' altro s~rumento, che non mi peri-
terei a dire che fosse il Sistro, cioè una ~mplice pelle
con due tubetti, da uno dei quali si dava il fiato dall'
altro usciva il suono. lstromento senza fallo appartenente
agli Egiziani, ma n6n era du lungo tempo che gli Ebrei
viveano colà in schiavitù'? Dunque qualtnaraviglia che l'a-
vesset'O adottato considet-atane specialmente la semplicità
con cui si construiva, e meglio si suonava '? La qual co-
sa è anche confermata dal capo 32. deU'E~stesso
in cui l\losè disse a Giosuè, ascoltò i canti, e vide in
fatti, il vitello, e i cori, cioè gli st.mmenti che suonavano.
Checchè ne sia, è una verità pur tt·oppo dispiacente
che nelle sacre pagine così poco ci si parli dei prog•·es-
si mus~cali degli Eh1·ei, i qua1i peraltro dovevano alme-
no nell' entusiasmo religioso procm·are di occuparseue se-
riamente per ringraziare quel Dio, che a niun' altt·u na-
zione concesse tanti benefilt quanti ne riversò su questa.
Ma sono inutili i nost1·i lamenti, e cGnviene che ci con-
tentiamo, Lettori carissimi, di quel poco che tro\'iamo
scritto, che riguarda il solo nome di alcuni strumenti.
tTno di questi è la Buccina o Tromba, la quale se-
condo la più probabile sentenza era di cm·no, o di ma-
tet·ia consimile, e gli ebrei l' averano presa agli Egizia-
ni che la ripetevano da un cet·to loro Osiri. Quando dun-
que Iddio· disse a Mosè: (Num. cnp. t O.) p1·epara dzw
trombe d'argento spianato a martello , colle quali possi
convocare la moltitudine, quando s'han11o a 1nztot1cre gli
alloggiamenti .. , .. quando at'retc alcun com•ito, c gior-
ni festivi, e calende suonerete colle trombe sopra gli oliJ- ·
camti, e le ]Jacifìche t•ittime, acciò t•i ricordino il t•oslro
Dio » Suppose la conoscenza che avca Mosè di questi
strumenti, e solt~nto gl'impose la qualit.:. della mahwia,

o ,9;trzed by Goog le
UPITOLO SECON-DO f!)
ed il tempo di suonarle, come nota il Galando. Tuttavia·
p eruditi Sòno di parere che cot1·e..~ qualche differen-
za fra la Buccina che dicono un semp1ic~ corno vuoto,
ripiegato un poco, il che si mantenne anche quando si·
fecero di metallo, e la Tromba che era sempt•e retta. Il
P. Mar.tini vot·rebhe somigliare le Buccine ai nostJ·i cor-
ni da caccia, e le trombe a quelle che sono anche og-
gi in ugo, prive pea·ò dell' attuale ripiegatnra. Alcuni aù-
tot•i si sono immaginati t:be nel dire Debora t< lo sono
rolei, che canterò al Signore; psallam a Dio Signore d'I-
sraele » colla parola psallam volesse intendere un istJ'()-
mento, ma sicl'ome non vi ò riscontt·o nella storia che
possa dar·ccne un indizio così deve stimarsi una poetica
invenzione che non merita di spenderei neppure una
lettea·a.
In quella veee leggesi nel libro primo dei Re, che i
profeti usavano quattro ista·omenli, due dei quali già so-
no stati dcscr·itti cioè il Timpano, e la Tibia, ed altt·i
due di cui dirò adesso qualche cosa che sono il Salterio
e la f;etra.
Ambedue erano formati a triangolo, in un lato vi
era la cavità, o corpo sonoro, e l' altro era presso ai
suonat.òre. Dalla cavità si distendevano dicci o dodici cor-
de, e la sola differenza consisteva ndla situazione del
corpo sonoa·o che superiormente trovavasi nel Salterio, e
neDa Cett-a infea·iormcnte. Si suonavano con le dita, o an-
che con. un piccolo oggetto, che in Italia dicesi Jllettro
e6rrispondente al Plectrum dei latini, dal Calmet chia-
mato specie d' nl'chetto, e dal Nicolai u Pe1mula, (rtutu-
1~ ligni, e arcus. Non posso lasciare inosservato un
~mento che si vede usato dopo la sconfitta ~el Gigan-
te tolia fatta da Davide, voglio dit·e il Sistro, il quale
eiìlìce"p io una specie di lamina di metallo, cui si da-
,.,_. fòJWa ovale, raccomandando la riunione delle e- .
• l· (;.':'Jf;u' '· ,

D•g•tized by Goog le
. •,. tsCs ..
16 EPOèA PI\IIIA

stremità ad un manico per mezzo di alcuni piccoli fen·i


piegati leggetmente nell' unu, e l' altt·a estr·emità che ob-
bliguamente pet•cotTono l' arco del metallo, ed er·a suo-
nato con un bastoncino di ferro avente arrotondato il
principio con cui percuotevasi il metaUo ste~so.
Dopo le quali cose siccome nelle storie del popolo
Ebreo nulla di nuovo si riscontra che riguardi la Musi-
ca, dovrei volgermi agli altri popoli primitivi che da Cam,
e da Jafet discendevano. Però, i miei lettori saranno in-
dulgenti nel condonarmi poche altre parole che mi pia-
ce aggiungere per ricm·d~we un fatto molto importante,
cioè l'applicazione della Musica nei riti religiosi, e in al-
tre speciali circostanze della nazione stessa.
Innanzi tratto mi giova avvct1it·e che quell' anima
grande del re fr,wid, che a buon diritto si dice fatto se-
condo il cuore di Dio apprezzò gt-andementc la Musica,
e checchè ne dicano gl'interpreti, son d'avviso che Egli
e suonasse e cantasse, come ognuno può accertnrserJC leg-
gendo il !D. dei Re, il l D. dci Paralipomeni, e cento al-
tri luoghi; quindi volle il Santo Monnt·ca che nel traspor-
to dell' arca del testamento dalla casa di Abinndab vi fos-
se~·o e canti, e suoni di Cetre, Nabli, Cembali, e Sistri,
e danze sact·e. Ma ciò che più monta si è l' ordinamen-
to della Musica pel servizio di Dio. Il perchè comandò
ai Principi dei Lefiti (l. Pat-al. r.. i :S) che determinas-
sero fra i loro fratelli quelli che dovevano suonare, e
quelli che dovevano cantare. La ~olontà di David ftt e-
seguita, ed il Sacro testo ci ha tramandato eziandìo i no-
mi dei Leviti, i varl istromenti, e i tempi nei quali era
mestieri attuare tale ordinazione regia. Che anzi si com-
piacque il medesimo David di comporre il magnifico Sal-
mo « Confìtemini Domino, et invocate nomen ejus » che
è il l 04 della nostra volgata, in cui giusta la sentenza de-
gl' intel'preti invitava tutti a cantare, e suonare « Cmttate
et psallite ».

o; 9 ,tized byGoogle
CAPITOL,O i~CO!UW f7
Non voglio neppure accennare una questione che la
credo aO'atto insussistente , che cioè i salmi di David
DOD fossero vet·e poesie; dappoichè stimo non potersi tro-
vare una poesia più elevata, più sublime, più affettuosa
della davidica, onde senza tema d' ingannarmi la cWame-
rei, la poesia per eccellenza.
Ma il vincitot• di Goliatte doveva fare ancot· di. più
per la Musica. In fatti trovò nuove, c più dolci melodie
che Egli mt->dcsimo insegnò ai Lcviti come egregiamente
riflette C01nelio A Lapide commentando il capo 4 7. del-
l'Ecclesiastico dove si dice di quel rè che dulces (ecit
nwdo1, e come più diffusamente ancora interpreta il
Meoocheo. ·
Quiodi il suo figlio Salomone ascendendo il tt'Ono,
e compiendo la paterna volontà nell' edificazione del fa-
moso tempio, pt·escrisse ancora i canti, e i suoni che a
varietà di 1·iti, e congiunture dovevano usarsi.
Li elevò a gran dignità , prescelse fra i leviti
nientemeno che duecento ottantotto , che dovevano inse-
gnare asJi altri, il numero dei quali giungeva a quattt•o-
mila, intanto che centoventi Sacerdoti suonavano le tt·onl-
be ; talcbè il fragore ben da lungi si udiva. Nè mi
OPfiOD«< all'opinione di alcuni che anche le donne ,.i
~passero come risulta clliaramente dal capo ! 5.
del t •. dei .2.araH_m_meni, a malgtoado che non lievi dif-
ficoltà potreb~w'Si. .
Del resto le vicende della Santa Nazione nel volgersi
dei teooli, resero impossibile alla Musica un progresso, e
se per mezzo del suono profetò Eliseo, (t) rimasero scon-
lìUi Ammoniti, e Moabiti (2), e Abia vinse Geroboamo; (3)

(1) <'· Reg. e. 3.)


(1) (!. Parai. c. 10.
P) (Id. c. 43. )

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f8 Fl'OC.\ I'Rill .\
ciò non ostnnte distrutto il tempio, fatti cattivi gli Ebrei
in Jbbilonia, limitarono i loro canti ad esprime.·e sulle
rive dell' Eufrate il loro dolore, e la loro sventura. Di
guisa che tornando a Gerusalemme pota·ono riunire can-
tori e cantatrici fino a dugento e restituire all' antica for-
ma il culto di Dio.
·Perciò poi che riguarda la Musica dei conviti, dei
funerali, e della vendemmia presso gli Ebrei sono sì seat....
se, e sì controverse le notizie storiche, che senza ocell-
J.:tt·mi gran f'.ttto delle quistioni dirò quanto si conosce di
più sicuro.
Il profeta Isaia al Capo a. parla di Cetra, Lira,
Timpano e Tibia che usa,·ansi nei conviti; nell'Eccle-
siastico è scritto ,, come la mttsica nel Gomito del Yi-
tlO (t) ,, . ed altt·ove , il concel'to de' Musici nel Conttito i
del Vino (2) Dunque non può ncgm'Si che in tali occa-
sioni si servissero della musica per accrescere la gioja
ed H piacea·e; si dubita soltanto se vi concorressero al-
tresì c:intori, e cnntata·ici. Ma· se in verità la Musica e-
brea potcya deliziare gli animi 1 certo che era duopo as-
sociarvi le dolci melodie del canto, mentre per quanto
se ne voglia dire, i loro stromenti non erano di molta
• dolcezza e grazia forniti. Oltre di che la parola Musici
adoperata nell' Ecclesiastico esprime assai diversamente
che soli suooatori. ·
Che se si discmTe della Musica nei funerali, a ,.ero
dire nelle sacre pagine dell' antico patto non può desu-
mersene ragione nè in favore nè contro. I Rabbini, il
Talmud, e lo storico Giuseppe assolutamente dicono che
si u8ava: nei funerali del Patriarca Giacobbe vi furono
canti senza meno e suoni o degli Egizi condottivi dal

(l) c. i9).
{~) l'. 32}.

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CAPITOLO SBCOJSDO t!)
fisiiuolo Giuseppe, o d~li Ebrei e pet• conseguenza
mi sembra potere asseaire la esistenza della Musica
fanebtoe. In fatto gl'interpreti vogliono che David com-
pooesse un cantico funereo per la mol'te di Saul, e
di Gionata; e nel~. dei P~~meni si dice che nella
morte del rè Giosia si fecero amenthioni cantate per
hmgo tempo fra musiei, e cantatrici. Tanto più che
in S. Matteo leggiamo che Gesù Cristo nella casa del
Priueipe lieenziò i Tibiani, e la tw·ba tumnltuante dicen-
do, Ja fanciulla non è morta ma d01•me (l). Assai più ma-
lagevole riesce stabilire se nella vendemmia adoprarasi
da questa nazione la musica. Tutta la forza dell' as-
serzione in favore è poggiata in tre salmi di David •
l' ott:lvo, l' ottantesimo, e l' ottantesimo tet"to , percbè
banno il titolo Torcttlar. Ma qu~to- tito~o è in tante
maniere intel'pt'Otato, che non sapresti cui dar t-agione,
e cui dar torto. Per me argomento in questa maniera.
Da quanto si è. veduto fin qu\ nella storia della mu-
sica ebrea, posto a confronto con quella delle aJta·c
nazioni di cui si pc1rl~rà in appresso, si conosee che
«fi ·Ebrei l' adopea·a,·ano nelle stesse circostanze degli
altri popoli. Ora tutti nella Vendemmia si servirono
della musica; dunque noil trovo difficoltà che anche
a r abbiano usat:a , a rende•·e grazie al Signore
per l' abbondanza dei frutti, e che il Santo rè scrivesse
appunto quei Salmi in ringraziamento dei benefizi a·i-
cmJti da Dio onde cantarsi in sì lieta circostanza.

(t) (CAp. 9. v. 23).

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CAPITOLO TERZO
MUSICA DEl CALDI! EGIZI ASSIRI l fiMICl

Da quanto sono venuto fin qua discorrendo intor-


no la musiea degli Ebrei, ognuno de' miei lettori avrò
dovuto dedm·re essere una ben ttoiste situarz.ione pc•· chi
ne scrive la storià: dappoicbè così poche, così vaghe,
cos\ superficiali sono le notizie che si lasciaa·ono alla
~terità da non potet'De presentare che congbiett.ure e
deduzioni. Ma ciò non ostante con la scorta dei 'San-
ti lihri si è potuto qualche cosa raccogliere, laddove
nella storia degli altri popoli se ne rinvengono tanto più
scarse o ta·a~isatc col delil·io del politcismo da dispe-
rame quasi il ritrovamento della verità. .
Certo è che i due fratelli Cam, e lafet sepa-
ratisi da Sem, e dal Padre, e popolan4o il mondo di
nuovo, condussero seco tutte le cognizioni patriat•cali,
e gli tl!i del mondo distt'lltto. Quindi anche la musica
o gli stromenti di che set-vivansi Sem e i suoi figli,
dovevano aver portato nella generazione novella che
sorgeva. Che anzi io son d'avviso che la progenie di
costoro discostandosi dalla verità, abbandonando il culto
del vero Dio, nttutf.•mdosi nel lezzo delle più vili pas--
sioni dovesse trovare nella musica un mezzo effica-
cissimo ad esaltame r immaginazione, e a depravarne
il costume. Cenciòsiachè la musica ( è Wl8 verità in-
contrastabile ) se per una parte può suscitat-e affetti dolci,
miti, e religiosi, per l'altru può svegliare le passioni tur-
pi, violente.
Intanto in mezzo al silenzio che t-egna su ciò,
andrò tracciando, c spigolando qualche cosa che di cer-
to è possibile rinvenire nelle opere di sommi autori

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CAPITOLO TIR%0 f!
ebe alle varie nazioni si rife•·isce.E poichè troppo lun-
go sarebbe formarne distinti capitoli, raccoglierò insie-
me vari popoli in questo capitolo, e nei seguenti.
Primamente si dica dei Caldei, dei quali, per
quanto ne dicono storici e1'Uditissimi come Burney,
Martini, e l' Eximeno, non si sa altro che fw'Ono ap-
pissionati coltivatori della musica per la mollezza dei
oostumi, e la profusione del lusso che li distingueva;
e quello che può raccogliersi dal libro di Daniele quan-
do parla della statua · di Na:bucco. Che se altre noti-
zie non si posseggono di questo popolo, a me sembra
cbe la 1-agione data dal p. Martini per· ciò riguarda
gl' istromenti, calzi a maraviglia pet• tutto il restante.
Ecco le parole del Conventuale « l G1·eci si attribui-
rooo come cosa · loro propria noiJ soro tutte le scienze
e le arti dpprese dagli Orientali, ma ~ialmente la
musica ,
Leggesi dQDque nel Capo terzo di Daniele « Nel-
l' ura in che ascolterete il sttono deUa tromba e della fisto-
lA e deUa Cetra, della Sambuca, e del Salte1-io, e del-
l& Sinfonia, ed ogni genere di musici, prostesi ado,.ate
la stalua d' oro che fece il re Nubuccodonoson·e ,, Dal-
le quali parole Pisulta che presso i Caldei adopet·avan-
si gli stessi stt·umenti degli Ebrei, il. che comprova
quanto dissi di sopra, e soltanto due si nominano per
la prima volta che manifestano il progl'esso di quest'
a1e, e lo studio che vi ponevano i Caldei, ed i Ba-
bilonesi c sono la Sambuca e la Sinfonia »
La Sambuca, o Saguebutt.a era un' istt·omento c-
cpaivalente a quello che noi diciamo flauto, che giusta
il paret·e dei dotti si formava da un ramo di · albero,
a probabilissimamente di quello' che oggi ancora si
dliama Sambuco che forato in più parti dava diversità
di 'IUODi .oome .apt·ivansi, e chiudevansi i fori medesimi .
..... ...,
Dlgltized by Goog le
2'2 EPOcA PRUIA
Pel'alta·o non sono ~·accordo gli scritt01·i nel dart'
il .significato a questo istromento, stabilime la forma,
ed assegnarne l' inventore. Ella è cosa però di tanto
poco momento che creJo pregio dell' opera tresandar-
la. Tanto più che il Signore Eriberto Predari nel suo
bellissimo saggio storico della musica, racconta che
nelle rovine di Pompei si tt·ovò alcuni anni indietro
una specie di Sambuca o Saguebtttta che rassomigli:tva al
t•·ombone modemo, avente la parte inferiore di bron-
zo, c la superiore e l' imboccatura d' oro massiccio. l

Questo stromento fu dato in dono a Giot'gio 111. d'In-


ghilterra dal re di Napoli. Aggiunge il Predati che in
quella forma si fecero molti strumenti, ma non riuscì
mai ad alcuno di eguagliarlo nel suono e nella forza.
Nè di minore diffil!oltà si riveste la spiegazione
della parola Sin fonia nel sacro testo espressa.
Per fermo autorità gravi ~no quelle di S. lsidoro.
<1~1 Lit"ano, dell' A-I.apide, del Dt·usio, Kirker, C:.almet,
Grozio, non che della vel'sione arabic~, e di altri i
quali tutti dicono essere un istromento, e lo chiamano
chi nablo , chi cetra, chr lh·a, o flauto torto, sistro,
e in cento altre maniere. A me piace però attenenni
nll' opinione del :Mar·tini, che la fonda sulla parola del
l(ran S. Gh·olamo, che senza alcan dubbio è stato un
uomo che a preferenza degli altri conos~ev:.a gl' idiomi
~·Oriente. Il Martini per conseguenza dice che qui la
parola Sinfmzia si deve intendere l'insieme di tutti gli
st.rume~ti accennati nel sacro testo; imperocchè se ben
si considera nella vea·sione dei Settanta mentre sooo i
''ari stt·urnenti nomina ti in ben quattro luoghi della
profez\a, la voce Sin(mzia J'innovasi soltnnto DE'l vel'sctto
t :S. d' onde è ben ragionevole il dedurre che voleva
esprimere il suono di tutti gli sta'tlmenti riuniti. 14a
qual cosa conferma il M:u1ini con l' nl~ra tcstimonian-

• o, 9,tizedbyGoogle
CAI'ITOLO TERZO ~;l
za eraogelica del Cap. Ja. di S. Luca, dove si legg<'
ebe il fa-atello del Prodigo tm·nando · in famiglia ,, udì
la Sinfonia ed il coro. ' E questa fr·ase la versione Si-
riaca traduce « la voce di un concento » e l' Arabica
• le t•oci consone. »
l Babilonesi, ed i Caldei oltre il suono coltivava-
no altresì il canto come riscontrasi nel citato testo
cbe dice cs.~rvi ogni genere di musici, èhe o canta-
vano da soli, o accompagnati dagl' istromeMi, talchè
Tcodoreto volle che l'inno dai tre fanciulli fosse can-
tato nella fornace .
. Doe primati si cr~dettc dover dare al .popolo
dell' Egitto, quello di aver ristorato la M!tsica, e l' al-
tro di a,·c1· dato pineipio all'Idolatria. Di quest'ultimo
non è mi o rompito favellare; dirò dunque del primo
sostenuto dal Kirkor, e dal Boccacio , che non mi
acconcio sì volentieri alla loro opinione. Mentre se
<:am ha int.rotlotto la l\lusica in Egitto con il suo figlio,
COme l' 3\'eVa ricevuta dagli antidiluviani, C perchè
oel tempo medesimo non poteva Jafet e i suoi figliuo-
li intr·odurla c restaurarla pref;SO gli altri popoli da
loro provenienti ·~ Ammetto volentieri che gli Egizi
:tllla89ero lo studio delle scienze e delle arti, e si di-
stinguessero perciò da tutti gli altri popoli orientali,
e quindi che anche la musica coltiva8sero con molto
impegno e Mllecitudine, onde nei secoli posteriori da
Grecia gli studiosi muovevansi verso 1' Egitto per
istruirsi, come pru;cia face,·ano i Romani in t•iguardo
della Grecia. Pea· conseguente ammetto che· ~i occu-
pusero della musica con solerte impegno da farla pro-
INdire non poco. Sebbene eziandio questo progres.~o
4oveva essere molto limitato, mentre dalla sto•·ia chia-
llllleDte apparisce che quella nazione non conosceva spet-
tlcoli di sorta" n~ rappresentanze sceniche, nè giuochi

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i4 t:P8CA PIIU
nè antitoa\ri, e l'usavano solamente nelle ceremonie, riti,
c eulto degli Dei essendo superstiziosissimi, ed anche
nei funCioali. Ciò nonostante la musica si coltivava.
lnfaUi ho già rirel'ito che Mosè vi fu istruito come nel-
le altre scienze; ed allora che gli Ebrei stanchi di
aspettare il ritorno del loro Condottiere fecero if Vi-
tello d'oro pet· adorarlo quale Iddio, intuoDai'ODO canti
e suoni, e fecero danze a somiglianza degli Egizi in-
torno a~ Idoli, onde vide Mosè il ViteUo, ed i Cmi.
Se si presta fede a S. Clemente Alessandrino nei
riti di Api e di Serapi vi erano t1'01Dbe, stl'Umenti da
cm·de, e canti. Pei conviti pure si servivano della
musica, come nei funerali. Erodoto nel 2 .. libro della
storia racconta che avevano gli Egiziani una cantilena
loro pt•opria che si chiamava di Lino, perchè da loro
emessa la prima volta nella mm·te intempestiva del
figlio unico del primo loro rè, la quale rimase sempre
ed i Greci r ~dottarono.
Non è .di mia spettanza riferi1·e la parte tecnica
della musica; quindi non mi fermo a riguardare il
supposto 8istema egiziano che il Sig. Roussier, ed al-
tr·i espongono, ancgnachè ool guarentiscano punto di
veracità. A chi piacesse intendea·lo in poche· parole
può 1·iscontrarlo nel citato saggio storico del Sig.
Predari, o nell' istesso Roussier " Memoires su1·la mu-
rdqrre des Anciens. »
Quello che non può contrastarsi agli Egiziani è l'in-
venzione di alcuni strumenti. n trigono ' o lira a tre
.corde che disscr·o invenzione di Ermete. o Mercurio.
Il Sistro che diede il nome a quel popolo, ·popolo dei ·
Sistri, e credevano che lside lo avesse immaginato.
Da Osiride tenevano il monaulo, cannuccia d'orzo
formata come un semplice flauto. Oltre di questi nel-
le guer1·e usavano il timpano. avevano la tromba , il flauto

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UPITOLO TiiZO ! !J
oon suono forte. Dai monumenti poi si rileva che pos-
sedevano una lira triangolare, come si vede in un cclebt•c
basso-rilievo egiziano , e in Roma evvi un obclisco sulla
piaZza di Montecitorio venuto dall' Egitto che si opinn
stestze in Tebe ea·etto da Sesostri quattr001mto anni prima
della guerra di Troja. In questo fra molte rimemlwanze
di quella DBZione vi si scorse un istromento, ·che poco,
o nuDa diversifica dal nostro Colcucione.
Chiudo queste poche notizie su gli Egizi ripot'-
tando un' obbiezione di molti per dinegare il progJ·esso
musicale presso questa nazione. ·
Il Siculo Diodoro espressamente dichiara nel se-
condo libro delle storie antiche che gli Egizian.i proscrisse-
ro In musica perchè troppo effeminava gli animi, o
ùmeno di essa non si curavano punto. Quindi come
può conveuirsi ehe quest'-arte stesse in via di pt·ogresso
presso quel popolo ?
È cosa non difficile a spiegarsi. lmpc•·ciòcchè
eseludere l' abuso di una cosa, non vale lo stesso che
. eliminarla del tutto e proscriverla. Ora gli Egizi av-
vedendosi del male che atTecava un tale abuso, e co-
me ne aotTa'isse il ben essere della società, non veg~o
capone di maraviglia se · obbligassero i cultori deJJa
musica a certe nonne, e limiti, sicchè non produces-
se effetti .cotanto funesti, conservando il bello, il Imo-
no, e l'onesto di quest'arte. In fatto che COITeSSe così.
la bisopa lo dimostra apertamente Platone nel secon-
do, e nel settimo libro delle leggi, dove in termmi
espliciti dichiara che presso gli Egizi la musica, e le
akre arti etan soggette ad alcune peeuliari leggi or-
dioate al bene della patria.
Anche gli Assiri coltivarono la musica, ma assai
più scarse sono pervenute a noi le notizie.
Da quanto ci riferiscono gli autori si dovrebbe

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26 ' EPOCA PRI:U
credere che questo popolo nella musica ·avesse tan-
ta voluttà, che gli stessi s&romenti di loro invenzione ne
p•·esentaTaDO il caratte1-e. Vo1Tebbero quindi che la satira
terza di Giovenale lo comprovasse, ed a questo allude&-
SCl'O Svetonio al capo 27. di Nerone, ed Orazio neUa
satira ~. del libro primo. Dicono altresl che presso
quel popolo eranvi Donne cortigiane,. e facenti mercato
di se stesse, le quali si facevano riconoscere dai flauti
che le medesime suonavano io una distintiva maniera,
c le .chiamavano .A.mbubaie che poi furon dette Suonatrici
Sia·iache di flauto. Intanto gli Assiri cost~ono un nuovo
istrumento che dalla sua forma appellavasi triangolo,
o trigono ed aveva· delle cm-dc che si suonavano . col
plettro. Ad ogni modo deve credersi che quel popolo
fosse moltQ valente nella musica mentre come riferisce
f'...apitolino, e Giovenale conferma, a Vero venissero dalla
Siria suonatori di strumenti da corde e da flato.
Un' ~tltra invenzione si vorrebbe assegnare agli
Asshi, vuò dire la Pandma strumento di tre corde.
Il Galilei fondandosi sull' autorità .di Polluce . sostiene·
che questo strumento si deve agli Arabi, èhe lo chia-
mavano Tricorde. Virgilio ed altri autori ne dicono
autore Pu.ne divinità campestre dei Greci. Pitagora
crede che fosse invenzione dei Trogloditi , i quali lo 1

fabbricarono con il lauro che nasce nel mat·e. Chiuo- i


que perdltro ne sia stato l' inventore pare indubitato i
che gli Assiri ne facessero uso, come i Sciti pèr primi usa-
t'ODO il Quinquecordium, o Pentacordo strumento di
cinque corde.
Son poche non v'ha dubbio, le c~ziooi delL'\
storia musicale di queste nazioui, ed anche incert.issi-
. me , ma non è peggiore l' ignoranza assoluta in che
viviaìno di tanti altri popoli paimitivi .che abitavano
l' Asia , eome in via d' esempio sono gli abitanti di

o, 9,t,zed by Goog le
CAPITOLO TEIZH 27
.tmaJec, di 1\ladian, di Edom, di Moab , della Frigia,
dtlla l~idio, c eento altri ., Eppure questi ancorn set·-
vivansi deUa Musica, e vi si applic:mmo in modo che
i Greci secondo il loro solit.o avevano nelle loro ma-
niere m~icali i nomi di CfUeste regioni. Che anzi pri-
ma ancora cl:e la musica fosse tidotta ad arte, i F1·isi
avevano il l01·o modo inventato dall' indigeno Hyagnis.
Della Fenieia però, se si presta fede allo storico
SIDconiatone , si conosce cbc con nl"dore si consacra-
vano· aDa Musica. Dice questo autore che una certa
&idone la quale godeva una celebrità presso la sua
DIZione invemò .la M~mica, o per parlare più propria-
mente Ìll8e@DÒ maniere stabili, e cantilene. Molti istro-
meati possedevano eziandio , ed alcuno di propria in-
yeuzione , di cui a noi DOil ne pen·enne notizia , ma
ehe cbiamnvansi dal nome stesso della Nazione» Fenici»
SuooaTano anche il Nablo in circostanze ehe si face-
miO feste a Bacco. Allot'll poi che pompe funebt·i si
eseguivano, avevano una specie di flauto lungo appena
M piede e che nella loro lingua dicevano gingrè ; ad
era uoo strumento veramente mortuario, mentre il
1100110 che dava infondeva profonda me:;tizin, e lutto
straordina tio.

CAPITOLO QUARTO

IIUSIC.\ DEl PERSIANI E DEGLI AI\UJ

In varie .epoche viaggiatori intelligenti ed attivi


peletrarono nell'impero della Persia, e l'aecolset'O no-·
dlk=o dai monumenti, o dagli abitanti delle scienze
t Me arti che quel popolo coltivò sempre con ar-
- 1 Peraltro sono tali notizie còsì poche di numero,

.e •. ·'teaebre rieopel'te in riguardo an.,.musica che

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~8 IPOCA PRII.\
a mala pena · forniscono generali argomenti da ricor-
darsi dallo storico. Vero è che i Persiani ebbero sem-
pre la musica in· conto di scienza, ma cosl poco sem-
bra vi si siano applicati da non a;trame grandi \'tlll-
taggi , nè trovossi persona che studiasse la maniera
per farla progredire. Eppure non può negarsi che
quella nazione conteneva elementi stupendi pet• renderla
migliore; cioè una disposizione natul'ale generalmeme,
una dolcezza di favella, e l'amore del bello u del buo-
no. Che se l' islamismo con la sua ignoranza noo
avesse invaso quel regno avremmo . molti monumenti
che ci spieghtwebbero molte cose. Ma c&ntro il fatto
non si può potTe rimedio; e la musica deve deploa'hre 1
le conseguenze della barbatie musulmana come tante
altre scienze ed arti. La stoa·ia peraltro non lascierà
l
di riéordare ai posteri a perpetua infamia , l' ordina- !
mento dato nel secolo 7•. dal celebre Ornar secondo '1

Calift'o p1·esso Maometto di consegnare alle fiamme


tutti i libri della nazione Pet'Siana.
Difatto non ci r~ta che un .libro manoscritto 1

divifiO in tre parti , l' ultima delle quali parla degli


strumenti· musicali. Troppo misero argomento per co-
noscere quale fosse il progresso di quest'arte presso i
Persiani , tanto pitì che è incet-ta l' epoca ·nella quale
venne scritto il libro.
Del a•esto conviene contentarsi delle nozioni at-
tinte dagli studiosi che si recarono in quelle oontt•adc
e ne studiarono glf U8i, i costumi, e le tradizioni.
Come gli altri popoli sembra che i Persiani pos-
sedessero musica varia a seconda delle circostanze,.
nei balli , nei t·iti religiosi , nelle mortuarie funzioni ,
nelle nozze , e nei militari avvenimenti.
I Persiani credono che la musica sia stata intNl-
dotta fra di loro dal quinto SOVI'ano della prima di-
nastia che chiamavasi Giem-Shid.

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CAP.IlOLO .QUUTO 29
Riuscl eosa facile dit·igere t c couwinru·c le UIC-
lo4ie per essi, ntooti'C a:vcvano già nel lol'O fuvcllal'e,
una f01·t.1, nobiltà·, c gmz.ia natw·alc, c perciò i lm·o
canti dovevano essere gr-adevolissimi c scnsihihncntc
toccare le fib••c del cu01•e umano , in specie n<'llc cose
paleticbe. Ala da questo potrebbe dodm·si . che possc-
dttsero una pe1·fctta teol'ia della l\lusica ·~ S' ingannc-
rellbe .a pm"lito ehi · la poosasse di questa guisa , c
per quanto ci vogliano assct·ire che :1\'cvano i Persiani
oUant;lquaUro modi di canto , . distinti siccome que)lj
dei Gt·eci dalla denominazione <li città, od altro; . tut-
tavia non ebbero. mai un gcnm·e eompJcto ·di musica,
rlll le loro mmonic potevano produne altro che suoni
e G;mti natw•ali senza met•·o , c senza •·itmo. fuor·chè
immaginario e comenz.ionale. Ciò J)On ostante pc•· la
loro siugolarità , e pe•· le circostanze che l' acconlpa-
gr:tllPO, le melodie pel'Siane, con buona ragioqe h-anno.
entusiasmato blcuoi viaggiatot·i che si trov:uono pr·c-
senti aJie loro festive rappr·esentanze. ·
Non è senza speciosità il r·ito delle nozze dci·
Persiani , nel quale le donne fanno cor'tc alla sposa,
come gli amici allo sposo , ed allora che si trovano
tuUi uniti si principia la festa al suono di stl'Umenti
cbe i scrit~ri non hanno saputo descl'ivet·d, ta·annc
qualche chitm·r-c~, qualche violino di tre corde soltanto,
le nacchel'C di metallo che accompagnavano i haJii.
~ - fra ossi molto in uso, come pr·es8o altri pollOli,
t tambuni, i zufoli, o trombctte che danno un suono
Uii4ulo, ed acuto stram·dinario. A malb'l'ado di ciò se si
pro&a fede agli eruditi il loro concertare non è senza
UQ,.. ~he gust~. Qc.tello che manca assolutamente
Pl'eftlO di essi è il ~oto. Non già che non si sforzino
"';.4uao&o è loro possibile di modulare le voci , c
dat~ r....,. ad una certa ru:monia , ma accompagnano

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3C) EPOCA PRIII!
la voce con tali contorsioni da sembrare piuttosto uo-
mini atl'etti da spasmodìe nervose anzichè cantori che
si studino di allettare gli uditori.
Pal'ticolare è poi in questi popoli la Musica fu-
nerea, che principalmente usasi in peculiari circost:an--
ze , o feste , che appellano desolazioni , istituite per .
commemorare la morte di 4ue giovani morti in bat- :
taglia. Sono più giorni consacrati a questa ceremonia, ;
nei quali, come nelle moschee, nere gramaglie indicano
il lutto, così altri emblemi , ed altri obbietti lo. indt- .
cano- nei luoghi principali della città. Sopra luoghi e-
minenti, che noi chiameremmo tribune aleuni cant300
con cupa e monotona voce lunghe lamentazioni, a cui
fanno eco e risposta i sospiri, le lacrime, e gli w·li sta'a·
zianti del popolo. La qual cosa per non breve spazio di
tempo si prolunga , finchè con più soav~ concenti da
fanciùlli bene addestrati si cantano inni sacri, e senti-
mentali poesie religiose. ·
· Del resto i Persiani vantano una scala, e diversi ,
generi di musica che sanno accordare alla varietà delle ;
loro raunanze o siano allegre e di gioja, o siano di me- .
stizia e di lutto.
Sembra che tutto il loro ·sapere musicale lo ab-
biano appreso dagl' Indiani , e se talvolta sono di di·
letto, in genere però sono stucchevoli per la monotonia,
c non producono il menomo ctfetto, togliendo così Ja
parte più nobile , più vera , e più utile a quest' ar·
te divina.
La musica militare di eotJtoro è altresì singolat'C
per il fracasso, e le onibili strida che emettono. Con-
ciosiachè uniscono insieme una moltitudine di trom-
be lunghe otto o dieci piedi,. suonate con tutta la for·
za da uomini robustissimi , -alle quali vi si aggiunge
un nwnero considerevole di tambuaTi, e di timpani, e

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CAI'll"OLO QUI\TO 31
con questi ~oui si onora il a·è ogni mattina, e si ode
il rimbombo .in tutta la città. l...a cavalleria ha pw-e
una specie · di concerto consistente in tanti piccoli tam-
lari che si affidano allo selle dei cavalli, ed·in quali-
là di stromento stride ntissimo <:he noi rassomiglierem-
mo oclb forma ai nostt'Ì clarinetti. l Dervigi cantano
in coro, ed una S('.tta fanatica chiamata Mewliaca se-
gue i soldati pea· cantare eli suono di flauto e tambWTo.
Questi coai, dice il sig. Hussard che dimorò per qual-
che tempo in Persia, alcune volte potrebbero parago-
narsi ad un canto di chiesa antico , ed altre a quello
in uso ai tempi .nostri. L' originalità è propria di loro,
esprimono a met-aviglia ; sentimenti dell' animo da' es-
sere le melodie quando maestose e sublimi , quando
piene di p~in e passione, e quando vivaci ed allegre.
Non sono prolisse ma brevi e facili, e posseggono un
es&eosiooe di un'ottava e mezza dnl do al fa.
È duo1>0 avvertire che oggi in Persia non si ve-
de più in uso l' arpa, ma da monamenti abbnstanza
ceni pare c~ ptima ·suonassero quest' istromento,
mentre nel t 4• secolo un ·poema persiano dice che , i
dolci suoni dell' arpa !lllivano al cielo, e su di un ar-
co t.rionfale, di cui non si può assegnare epoca certa·
si scorge una piccola barchetta con donne che suo- •
DIDO l'arpa.
Dalle esposte cose con facilità il lettore potrebbe
dedurne contraddizione, ma non mi posso scansare dal
riferire quanto i v~aggiatori e gli eruditi hanno ne· lo-
ro scriUi narrato secondo la dh·ersa impl'essione da es-
lÌ ricevuta trovandosi in quelle contrade. ·
.· Cheecllè ne sia peraltro di tutte le notizie fin qui

d.
rilWi&e eerto si è che la musica presso i Persiani è
._.. al principio come il l'estante delle scienze e
arti• a mal@l'ftdo che seatan(} molto, e abbiano gran

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3i EPOCA I'RUIA
potere sopra di loro; ed è çca·to altresì che non può es-
sere molto pi:wevo)c mancando di varietà.
Più oscm"a d' assai ci apparisce la stol'ia della mu-
sica araba. Secondo il mio modo di vedere conviene di-
''idcrla in antica e moderna.
È cosa ·molto probabile che dopo il diluvio l' A-
rabia venisse popolata, ma non ebbero mai comunan-
ze fra loro da formare popolazioni vaste c rette da l~i
uguali , vissero sempt•e . barbari, c al pari ~elle fiere si
mostravano fieri e selvaggi, non amando il consorzio degli
altri uomini, anzi ponevano ogni studio a tenerli lungi da
loro, ed armata mano li respingevano se_loro s'avvicina-
Y;tno. In tale stato di cose sembrerebbe poco cl'edibile
che coltivassero la musica, e ne fossero amanti. Eppure
per quanto può desumersi dai rarissimi monumenti, e
d:~lla naturale disposizione degl'individui, gli Arabi sono
dotati di qualche sensibilità, ed il su*> degli strumenti,
come le cantilene e le modulazioni delle voci banno in
essi molta attrattiva: perciò possedevano vari strumenti,
e le note avevano denominazioni intelligibili per t.utu.
Fm gli strumenti si novera il liuto, e quaJche specie di
flauto; ma non si deve intendere che dessi avessero una
certa f01·ma, ed estensione, mentre erano di una sempli-
• cit.à incredibile , come la loro musica tutta quanta, la
quale meglio potrebbe dirsi, per mio avviso, una accen-
tuazione più o meno vibrata a seconda delle circostanze,
e degli affetti o pussioni che dovevano esprimere. La qual
cosa io asserisco poggiato sulla certezza che .prima anco-
ra che abbracciassero la religioJle di Maometto, di già
distinguevansi gli Arabi per la poesia, e particolarntcnle
per la estemporanea. Quindi a declamare codesti versi
Cl"a· duopo d'un inflessione di voce che potea dirsi senza
mentire una specie di canto. Per quello poi riguardava
le altre occasioni, il loro canto erano strida, ed'wii. Non

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CAPITOLO QUARTO 33
posso acconciarmi all' opinione di coloro che vorrebbet•o
darci ad intendere che fossero soltanto quei gridi che
davano impulso a muovere il passo ai loro pesanti camel-
li, e che facevano i conduttori delle vetture. Impm·ciocchè
se, come altrove ho dimostrato, il ·canto è ·connatm·ale
all'uomo; se l'Arabo naturalmente era poeta cstempò-
raneo, pet'Chè quei suoni vocali, e fossero pure stt·ida
. selvaggic, non dovevano posscderle spontanee, di queJlo
cbe prenderle ad imprestito da tal sorta di persone ?
Sempre però è chiarissimo che la musica antica degli
Arabi ern meschinissima. c non rne~·ita neppure il no-
me di musica. La musica moderna di ({UCsti popoli
non è gran fatto migliore.
La ferocia, e la barbarie venne ammansata colla
. propagazione della religione di Maometto. Di modo
che allora potea'On apprendere ciò che avevano · ignora-
to fin'allora. lnfc~tti guidati questi })Of)()li alla conqui-
sta di nlti·e teaTe e di regni pervennero nella Grecia
e neHa Persia dove fu giuocoforza apprendere nuove
scienze e nuove arti, fra·cui la musica. Non andò guarì
cbe Gt·eci, e Persiani per amor di guadagno, o pet• altre
necessità istt'Uiti nel suono e nel canto si recarono neJie
provincie arabe dove tt·ovavano ad impiegarsi con gran fa-
cilità, ed et·ano generosamente t·icompcnsati, cd entusia-
stici accoglimenti riceve,•ano cb pe1• tutto. Questi in-
segnarono agl'indigeni, che tosto fecet·o prog1·essi non
comuni, e ricordano celeb•·i artir.ti, e la gt•amle scuola
di Bagdad , che mano· mano potè ~ondurre la musica
ad un grado di perfezione ben singolare.
Ciò non ostante AAI'eLhe en·ore il et·edere che
fOMe perletto assolutamente il loro modo, qu:mdo non
redesi che pt>ogressivo in relazione della IOt·o vita,
dele loro abitudini e dei loro costumi. Il che è ma-
nho tlalle mcchet-e che usavano nei balli, e nel gu-
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3 4. EPOC.\ PRlliA
!'lo sempre crescente come delle Pantomime nelle li-
mitrofe nazioni. Ora se avessero amato il canto, e le
soavi melodle, a queste piuttosto che a quelle avreb-
bero ·posto assidua attenzione.
. In Inghilterra il grunde Museo possiede molti scrit-
ti ar~bi, dai quali si potrebbero ricavat•e ùltet·iol'Ì notizie,
che però poco o nulla avt·ehhero d'importanza, essendo
che pa·ovano nell'undecimo secolo essct·vi stata un'in-
forme arrnonìa, cd alcuni altt·i fatti the io noterò
fra poco.
Nei tempi pitì vicini si .trovano forniti di altri
sti'Urnenti. rno eon t•·e corde ayendo il fondo somi-
gliante al guscio della tartat'Ul;a, e suonamsi c~m una
specie di are(); un' alt1·o che assomiglia al nostro sal-
t~rio. lnoltt·c suon:mo una specie di tamhurro, ed un
mundolino eon . manico lungo. Cii stl'Umenti da al'co
sono dh·ersi, alcuni fatti con tt·e col'dc di budelli, altri !

con una corda di ct·ine stesa sa d'una pelle ben ti- '
t·ata. Quelli da fiato sono il t1auto fot•mato di canne con
molti buchi, cd uno strumento composto di un tubo
metallico, stl·etto all' imboccatura, dove si pone una
(~anna 'cho mano mano si allarga tino ad una spanna
cd è lungo 24. polJici, c credo che di questo volesse
parlare il dotto storico inglese llurney , chiamandolo
flauto e gl'indigeni lo dicono nai.
Sna·<'bbe inutile e ]unga cosa ricordare c descti-
vcre tutti g1i strumenti di cui facevano uso gli Arabi. Es-
sendo condotti, come dissi, alla conquista di a·egni ne pa-e-
sct·o molti oggetti e co~tumanze. In genere però erano a
percussinne, e non manca la musica araba di forza c
di grida, c specialmente quella che adoperavasi pei ser-
vigi milit.nri.
Gli Arabi invltt·c f.1nno una distinzione marcatis-
~illla e la dividono in due categorie l'una appartiene

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CAPITOLO QUARTO 35
alla composizione, l' altra al suono degli strumenti, e
riconoscono vari modi ; quattro si dh•ebbero semplici
o fondamentali, otto procedenti dai primi, o meglio
combinati ne Ha unione di quelli, epperò meritano il
nome di composti, e sei che risultano da nuove com-
binazioni ed accordi. Il suono che ne ricavano è mi-
rabile, mentre, se si presta fede ad alcuni scrittori, con
esso suscitano a vicenda svariatissimi affetti, e passio-
ni, amore, coraggio, ballo, sonno, e· cento altri. Noi
Italiani non sappiamo concepire questo effetto ben sin-
golare, ma i suddetti scrittori lo accertano, e ne danno
per ragione abbastantemente plausibile che gli Arabi
posseggono una sensibilità affatto divm·sa dalla nostra.
Nè mi oppongo, giacchè è solo pc•· ciò che si possa spiè-
gare come l' unisono, o sempre in ottava, le scivola-
tura che a noi ci straziano l'anima possano essere gra-
dite presso di loro. Aggiungo poi che tutti concorde-
mente certificano quel popolo mancare onninamcnte
dell' armonìa·. E con tal mancanza vi potrà esse1·e chi
sostenga essere la musica di . essi pregevole anzi che
nò? Si tengano dunque le loro pretensioni, ripetan:)
JlUre fino alla 'noja di aver canti che commuoYono, e
stromenti che oltre il suono, con esso riconducono la sn-
.nità negl'infermi biliosi, o malinconici, o di affezioni
di gioventù, o per vizio di temperamento sanguigno. La
oooehiosione mi sembra non e~sere punto egagerata o
dubbia, dicendo essere la musica amba informe, stupida,
io somma barbara, a malgrado che 1Jossa avere qualche
meno nojosa cantilena o combihazione di suoni .

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EPOCA PRUIA

CAPITOLO QUINTO
IIUSIC! DELU CUU, E DELLE INDIE.

Gli amanti della Musica non possono non raJJegrar-


si grandemente conoscendo che i Cinesi ebbero sem-
pre la stima più alta di quest'arte, eonciòsiachè 1' ap-
pellav:mo h scienza deJle scienze, e pensavano che
dessa fosse il principio e la sorgente da cui banno vita
ed incremento tutte quante le altre. Ma è pure una
disgrazia che di una nazione la quale dava tanta impor-
tanza alla musica, non si abbia dalla tradizione quel com-
plesso di notizie da farne apprendere quaJi studi vi
facesse, ed a qual prog.·esso pervenisse. Quel poco però
che ci viene natTato l'iferirò lasciando la responsabilità
a coloro che ne scrissero.
Fo-Hi, che alcuni vogliono sia lo stesso patriarca
Noè insegnò loro per la prima volta la musica, cioè
una specie di canto, ed alc~ni strumenti. Confucio in
appresso, vera celebrità di quel popolo, la fece progre-
dir·e d' assai sc•·ivendovi un opera che poscia un loro
imperante fece ardere.
l missionari che penetrarono nella Cina diedero
alcune notizie anche di quest'arte, ma non sapt·ei con- ·
ciliare 1' elt•gio che ne fanno, c l' entusiasmo che ge-
nerò in essi udendola, con la descrizione che ne favori-
scono. lo mi rimetto al buon senso del mio lettore, c
•·ichiedo se può essere ·una bella e piacevole musica
la figm·ata e metaforica. Può da•·e gradimento, c con-
tento un cupo suono, e raramente articolato come il
canto dei salmi dci Camaldolesi eremiti che per un
versetto impiegano vari minuti? Credo che sarebbe folUn
l' aft'crmarlo.

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r GAPITOLO QUINTO
Molti autori da me consultati non danno peso a
codeste più fantasie che notizie storiche, giacchè come
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avvisa egregiamente il Sig. Predari nel suo saggio non


flOSSOno essere nè smentite, nè verificate essendosi in-
teramente }ierduti i loro libri e le loro memorie. Ciò
non ostante si può credere ad alcuna cosa avendo ri-
guardo all' indole di quel popolo, ed ai suoi costumi.
Era senza dubbio comune anche al volgo un certo me-
todo di c:mto, e ne prendevano tanto solazzo che le
loro commedie erano sempt·e intea·mediate da canti, e
suoni, oltre che pet• le pubbliche vie, come usa anche
oggidì presso varie città d'Italia, girovagavano dei cie-
chi che col canto e suono guadagnavansi il sostenta-
mento. Sembra poi che codesti ciechi fossero di gra-
dimento, mentre ea·ano invitati a rallegrare le adunan-
ze pubbliche nelle feste popolari, e le private in oc-
casione di qualche peculiare allegrezza di famiglia. Es-
si nei conviti , essi negli onomastici , essi nelle spon-
salizie, in qualunqu<' lieta brigata.
I Sacerdoti presso tutte le nazioni idolatt·e nei
loro riti e nelle ceremonie ~ne cento diviQità accom-
pagnavano la t·eligiosa pratica col canto, ed i Cinesi e-
liandio se ne ser,;vano nelle feste,. e nei funerali. Di-
cono che la lor musica avesse una somiglianza col canto
fenno ecclesiastico dei nostri tempi, mentre avevano cifl.o
que note come le uostre, le progressioni musicali erano
di terza quinta ed ottava, ed avevano dodici toni, di cui
metà ascendevan9, e metà discendevano. Quindi non co-
noscevano accordi e per conseguenza at•tnonia,. ma cantan-
do in più, e fossero pur mille,. tutti avevano l'istessa nota ..
Gli stt'Uffienti della Cina sono affatto singolari,
lr'.tDDc i tamburri, ed i timballi di diverse dimensioni,.
Uf.lali pa·esso a poco a quelli di alt•·i popoli. Il
(lliDcipale era ben complicato ,. ricco di campaneUi di

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38 EPOCA PRI:IIA
molte sol'ta, di sistt·i c di cembali. Uno di diaspro et"d.
pure molto in uso, e che suonavasi con replicati colpi
di ben congegnata bacchetta, che percuoteva questa
specie di triangolo •:nusicale. Non erano privi di qual-
che flauto, di vari strumenti da cot-du, di cui fino a 1

sette si vedevano tese, però li form:n·ano di seta, e


non di viscere d'animali. Finalmente uve\·ano ancora
una certa specie di nacchere. Queste nozioni le ho
attinte dal Sig. Predari, il quale ha potuto avere fra
le mani « La storia ( rarissima ) della grande e rino-
mata Monarchia della Cina » di Alvarez Semedo , il
che non è stato a me possibile a malgrado molte ricer-
che e preghiere.
Nei tempi a noi vicini le notizie musicali della
Cina sono più sicure , e ce ne fm·niscono ahbastaon
H Careri, L' Ellis, L'lturd, ed altri. Le compendio per 1

essere di poca o niunu importanza.


Il dotto Dui·ney nella sua storia nega che i Ci- ,
nesi abbiano i 'Mmitoni, ma altt·i l' affe•·mano, e asse-
gnano cinque toni e due semitoni, però la loro scala
è simile· a quella diatonica dei Greci, e cantano qunsi
al modo stesso dei popoli della Scozia. Qaesto sostiene
il Burney , e soggiunge che Scozia , e Cina presero
dalla Grecia , e dimostt·a essere un tal canto molto
consentaneo a natura, a malgrado non sembri a pri-
ma vista. E siccome sono molto tenaci tali popoli nel
conservare l' antiche cose, così non è maraviglia che
si mantengano in un certo stato di semplicità naturale
senza voler adottare innovazioni. Sono privi di armonìe,
impetofetti nella parte strumentale, e con cantilene di-
saggradevoli anzichè nò. Si racconta infatti che udend~
della musica europea punto non si commossero, unzt
la trovarono di nessun gusto, di guisa che richiamava-
no la indigena siccome quella che toccava il loro cuo-

o ,9;trzed by Goog le
CAPITOLO QUJ!'(TO 39
t'C, e ne animava i loro affetti. Ai tempi nostai eziandio
la preferiscono, anzi ·sono pet'Suasi che è supea·iore di
gran lunga a tiJtte le altre di qualsiasi nazione. Da ciò ne
deriva che, ·come narrano, talvolta non seppero com-
prende.re come gli Europt>i norr ·soltanto non gustassero
le loro produzioni musicali, ma che sentendole eseguit-e
eraoo costretti ad allontanaa'Si pea· non provure le più
orribili sensazioni.
La qual cosa credo che debba essere una neces-
sità prodotta dalla diversità dei loro strumenti sia per
la forma bizzarra come sono costruiti, sia per il modo
di suooarli senza grazia , senza gradazione e senza
mrietà di toni. In fatto sono dessi quando di pie-
li-a, quando di bronzo, c molti di. pelle di animale.
Hanno ancora strumenti con una coa·da, con tre, e
con sette, ed uno più antico quasi somigliante. alla no-
stra at·pa, con la differenza però che le corde erano di
seL1 attortigliata. Petaa·di e trombe' che suonano in
gran numero insieme, e che ~glio di suooot•e dia·ei
che urlano. Per altt·o convengono tutti e viaggiatori,
ed erudili che posseggono una moltitudine di strumenti.
l Cinesi hanno la musica nel teatro, e siccome
ogni poesia è declamata da loro in una certa ·guisa da
somigliare ad un canto, così nei drammi si servono
della m~sica allora soltanto che hanno duopo di mng•
gior forza e di maggiore eccitamento a destare più
vive le passioni negli uditori, senza punto a"vet·tire al
piacere ed al diletto momentaneo e superficiale.
·V i sono alcuni scrittori ,che assistettero alle rap-
presentanze drammatiche dei Cinesi, e vort·ebbero dar-
ci ad intendet·e che le composizioni musicali erano for-
mate in buona regola, ed i loro eantanti non del tutto
~ispretzabili. Sono peraltro- così divca'Si nell' opipione
oodesti visitatori della Cina, che mi penso essere pr('sio
dell' Qpera il trasandarne la relazione. ·

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41) Bt•OC.\. PRISA

Non posso pca·ò non ricordare lo strumento che


vide a Parigi Burney, costa·uito sopra un legno con-
cavo e vuoto, S'.l cui trasversalmente· vi erano poste al-
cune piccole liste di legno di diversa progressiva lunghez-
za nella estensione di due ottave~ La propt·ietà speciale
di questi legnuzzi è quella di avere un suono così vibrato
e sicuro, che non vedendoli giudicheresti che fossero di
puro metallo, ed ha altresì il progresso dei toni senza
la varietà dei semitoni.
Venendo ora alla musica indiana più sicure notizie
sono in nostre mani per dichiarare ciò che dessa fosse,
e quello che oggi è. Ognun conosce che questa parte del-
l'Asia ai nostri dì si chiama lndostan , e siccome conven-
gono tutti gli eruditi, abitata dai figli di Noè. Negare cbe
questo popolo coltivasse con at-dore e costanza scienze ed
arti sarebhe follìa. Siccome tutte le altre nazioni, anche ,
questa vantava l' ol'igine della musica d!llla maggior lo-
l'O divinità Bt·ahma. Alcune loro composizioni univano il
(~:tnto, ed il hallo, c ca·cdcvano essere opem di un celebre
sapiente indiano.
Non era convenzionale il metodo loro musicale, ma
un vero sistema conoscevano, ed applicavano melodie
tutte loro proprie, il quale sistema dicono di possedere
ancora nei loro libri religiosi, i quali non sono conosciuti
e forse non verrà pensiero a chicchesia d'intendere e pe-
nett-at·e.
Altre divinità stimano autrici di particolari melodie
che giungono fino al numero di trentasei, di cui il pote-
re era sensibile per gl'indiani a seconda dei loro affetti,
e passioni. E se vedremo in appresso nella mitologia dei
Greci portenti inauditi etfettuatisi per ·mezzo di alcuni
cantori e suonator·i, gl' lndostani altt·esì con semplicità
singolare credevano che Wla volta cantata una melodia
nottw·na, nel pieno meriggio fece oscurat•o l'aria e di-

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CAPITOL9 QUINTO 4l
venir buja notte tutto intorno fin dove estendevasi la vo-
ce che cant;lva; credevano che tm cantore posto nelle
aeque fino alla gob, e fatto cantare tm' altra melodia •·i-
owe spento ed abhruciato dalle fiamme che si sviluppa-
rono intomo a Lui; e finalmente credevano che una gio-
vine cantando una terza melodia prodigiosa riuscì a vede-
re addensarsi le nubi, e scendere una pioggia ristoratrice
suUe. arse campagne, e così togliere la t:arestia che mi-
nacciava orrendamente quelle contrade. •
Son favole codeste è v~t·issimo, ma indicano abba-
stanza come sentissero gl'lndostani la forza della Musica,
e la stima ed il pregio in che la custodivano. Del resto è
ben difficile scevrare il vero dal falso da quanto si nar&'1l
da colol'o che visitarono le Indie e 'i fecero apposite ri-
cerche. A mò d'esempio l'egregio Sig. Predal'i nell'ope-
ra già da me più volte citata, e meritamente encomiata
ripòrta r opinamento di un nauf&'1lgo, che poi fece la rela-
zione per un Lord inglese del come e1·a stato gittato dalla
proceDa nelle Indie, e ne descrive i costumi, che quivi e-
sistevano in antico i violini, e che quel popolo è finis-
simo e barbaro alla sua volta. Io non ho argomen-
ti sufficienti ad interamente negare la sua relazione.
Ma ooU' averla intitolata vera c quasi incredibile, dall'a-
vere caratterizzato il popolo in modo alquanto t.'Ontradit-
torio non esiterei a giudicare l' inte1·a relazione poco
meno che un romanzo storico, il quale ha quasi sempre i
soli nomi storici, ed il restante è pretta invenzione del
romanziere.
Per contt·ario altri giudiziosi investigatori sostengo-
no che anticamente gli Indiani coltivavano assai meglio
ha musica, e uno strumento fatto a guisa di chitarra, e ciò
DOn ostante difficilissimo a suonarsi, dimostl-a che avevano
più gusto, c molto saggio metodo usavano, ed uno stile
più dilettevole. Che poi esistesse in antico il violino de-

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4'! El•OCA l'RUIA
scritto da quel l'elatol'e non ne sono atfatto pel'Suaso. l
monumenti che scavando si rinvennero, se pure sono sta-
ti interpretati giustamente, dicono che vi è un flauto scol-
pito, che il suooatore adoperava al nostro modo attuale
e con lo stesso atteggiamento, come pm·e vi si vedono
dei tambmTi grandi abbastanza. Così è che l'opinione
comune si accorda essere gli strumenti in uso di que-
sto popolo lira, fluuto e tamburro. ·
Nei tempi a noi vicini si può andat·c con più
certezzn. In fatto i più oa·ientalisti sono convinti che
nell'India non si conosceva armonia, per conseguenza
non saprei adattarmi a credel'e che poche melodie sia
nel canto, sia nel suono, che non si pcrit:mo chiamarle
talvolta selvaggie, e sempt•e semplici e nntut'ali possano
dilettare così da pa·eferia'Si a meglio combinate, e gra-
ziose cantilene. E qui mi p:ace notare che la maggior
parte di coloro che hanno scritto sui costumi, e lesu
scienze ed arti indostaniche sono Inglesi, i quali bene
!Spesso· non sono così fedeli nel riferire, ma seguo-
no un qualche fine che li determina all' UOJ)O. Cosi è
che pa&•mi una proposizione ben singolare, e sfido a
provru·la che i pa·incipi della musica india:1a siano più
veri, e più reali dei nostri, come solennemente atfer-
ma un tal William Jones. .
Con sitfatte osservazioni non intendo togliere il
bello ed il buono nella musica degl' lndostani, e con-
vengo pienamente che abbiano delle arie belle a~sai
per la originalità, pel gusto dolce e soave; e per la
espressione sensibilissima che scende al cu01•e.
Ho detto altrove che la declamazione dei poeti
specialmente estemporanei è una specie di canto. Ora
gr Indiani conoscono un tal modo, e distinguonsi dagli
altri per vna cet·ta tl'istezza che loa·o è propl'ia, e s~
çialmente nella· gente che sol ca le acque, la quale

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CAPITOLO Ql11N 'f0 43
forma eanzoni prendendo a soggetto gli stessi viag-
giatori. Hanno gl' Indiani pru·ticolari stt·umenti fra cui
una zucca con un manico grande e lungo: si percuo-
tono uol plettr•o le tre corde che vi sono distese e si. ac-
cordano due all' istesso tono, mentre la terza suona un'
ot&avn superiore: una specie di violino con quattro, e
anche cinque corde di budello, e suonasi con arco,
come pure si suona l' altro colle corde di metallo fisse
al manico 1 ed un piccolo timballo.
La loro scala è di sette note ed equivale al no-
stro tono maggiore, o anche minore se viene indicato da
alcuni epiteti da loro stabiliti. . Posseggono una molti-
plicità di quar~i e terzi di toni, e di diversissime for-
me e modulazioni. Nel pas:;ato però sembra che fossero
limitate ad un numero molto inferiore che noi furono
di poi.
Jl certo si è che gl! Inglesi facendo divenire loro
possedimenti molte parti di questa nazione v' intt•odus-
sero gli usi europei, ed oggi anche la musica dell' ln-
dostan non diversifica gran fatto dalla nostra, e seb-
bene vi concorrano spesso stranieri, ciò non ostante
gl'indigeni vi prendono passione, la coltivano con pro-
fitto, ed i loro teatri banno un 'orchest•·a bastantemente
completa, e vi cantano con mètodo e con leggiadria.
Però non del tutto scompru'Vcro gli antichi costumi,
le antiche canzoni, e i canti del paese che specialmen-
Ce pt·esso il popolo hanno 8empre una forte atlf'ctttiva.
Dovrei adesso •·intracciare la musica che usarono
i potK>li più civilizzati dell' antichità, vuò dire Roma-
ni e Greci ; ma nell' intenzione di far rilevare ai let-
tori qwmto poco p1·ogredisse pt·esso di loro questa scien-
za ed al'te amo far precedere nel seg~eote capitolo la
storia musicale dei Selvaggi, e se inlìne ~l Capitolo
stesso vi aggiungerò poche pat·ole di quella dei Turchi, il

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44 EPOCA l'lUNA
soltanto per comph·c quanto si può sapere di certi
popoli ai quali non fal'ò pi•ì ritm·no neJJa storia.

CAPITOLO SESTO
DELLA IIUSICA PRESSO l SEL\'AGGJ, E PRESSO l TURCHI

Non è mia intenzione penetrare nelle selve più


inospite, c nei deserti più reconditi per rintt-acciare se
mai vi fosse qualche sentore di musica. Sono contento
in quella vece dare tfualchc notizia che possa interes-
sare non che altro la curiosità, cd affinchè il racconto
non manchi neppure per questa parte.
Si rammentino i lettori quanto già dissi in riguar-
do alla musica primitiva, che cioè dessa è connatul'ale
all'uomo pe•· quello che concerne il canto, il quale
non era per fea·mo diretto da segni, da intervalli, da
melodie, ma soltanto l' espressione degli affetti più in-
tesi, delle passioni più animate. Dal qua~c principio
ne discende che l' invenzione di strumenti fu posle•·iore
assai limitata, e di genere rozzo o da perl~ossa come
tamburri, o da fiato come flauti. A malgrado però la
nativa ferocia c barbarie sentivano i popoli selvaggi
w1' att•·attiva, cd un trasporto quasi incredibile alla
musica, che giovava ad essi per nulla, giacchè se can-
tavano erano urli senza disposizione, e senza caòtilene,
se suonavano erano colpi violenti che rimbombe.vano
;r molta distanza. Così è che sebbene nella conquista
del Messico gl' intrapt•endenti spagnuoli trovassero un
grado di civilizzazione piuttosto considet·evole, tuttavolta
in fatto di musica erano così lontani dall' averne un
idea, da potersi paragonare agli Eschimesi popolo affatto
selvaggio. l loro strumenti consistevano in. un reci-
piente ovale con entro poche pietruzze, in qualche

o ,9;trzed by Goog le
CAPITOLO s.:gyo .j!)
l
tromba stridente, e alcuni flauti di piccola lunghezza.
Due qualità di tambm·•·i compivano la loro musica stru-
mentale, uno che si pea·cuotcva colle dita, e l' altro con
due piccole bacchette; c questo vm·iava di dimensione.
secondo l' uso che volevano faa·nc.
Seguitando a narrare quanto ci riferiscono i viag-
giat~ri, e qualche missiona•·io, nell' America, e special-
mente presso gl' Indiani del N01·d-Ovest la musica è
intollerabile pe•· gli Europei, a meno che non siano inte-
si da lontano assai, arrecando allora sensazioni meno
fastidiose e di pena. L'uniscono di sovente al ballo,
il quale è pm·e cosa molto curiosa e ridicola. Il solo
strumento che potrebbe produn·e un qualche effetto
sarebbe un flauto che suonano alla guisa di cla1·ino, ma
gli indigeni sono tanto sgraziati, cd hanno così poca
attitudine da non trovarsene neppure uno che sia ca-
pace di fargli emettere un suono dolce e melodioso.
La stessa musica militare rendesi uggiosa a chicchesia,
di cui non potrebbesi dare alt1·o c~ncetto che assomiglian-
doln ad un miset'O ed importuno recitativo. Loro pro-
pria è la costanza, mentre sostengono la noja di suo-
nare o il flauto, o il tamburro per più e piii ore senza
mai prendere riposo o stancarsi, ed altrettanto f:mno
nel canto mettendo a pt·ova non dubbia la robustezza
dei loro polmoni. Nè yale ad essi nl presente udire di
quando a quando musica europea, mentre essi non si
dipar·tono nè punto nè poco dul loro metodo, e dalle
loro consuetudini.
Nell'America stessa alt•·;.. popoli :abitano alcune
isole che sono nel mare del Sud, selvaw anch'es-
si. lo queste isole una pianta chiamata Bam:bù, o
llambù, da polloni della quale nascono i bastoni con
ebe ·ronn.'\DO dei flauti con due soli buchi, e quindi
eaacedendo quuttro note soltanto. Non sono molti an-

D1g1tized by r 00g l e
i6 ti'OCA PRI~A
ni che nei nostri teatt·i si ammiraya un suonatorc che un
flautino suonava colle nari invece della bocca, eppure
codesto popolo lo strumento suddetto suona costan-
_temente con una delle nari; e viene accompagnato da
Lamhurri, e da voci umane che si uniscono ai tambW'l·i.
Questi popoli hanno altri che li somigliano nel
suonare colle narici. In fatto in Amsterdam, cd in tut-
te le isole chiamate degli Amici, avevano un flauto di
mambù con qmatro fori che suonavano a quel modo
come gli Otaiti, una sciringa composta di varie canne,
ed un tamburro. In codeste isole cziandio non si co-
nosce progresso della musica, suonando oggi come mil-
le anni indietro.
Su i principt di questo secolo venne fatto prigio-
niero, un tal Mariuer e questi riferisee che nell' isole
degli Amiei non vi è musica strumentale, ma per quan-
to la critica insegna parrebbe che non possa essere, men-
tre sarebbe il solo popolo selvaggio che mancasse di
strumenti , avendone tutti . più o meno imperfetti e
strani. Descrive ancora minuziosamente l~ ceremonie
di uno &posalizio, e quando prima negava l' esistenza
degli strumenti , ora in tal descrizione assicurava- che
i canti erano accompagnati da una specie di flauti
formati di rnambù. Amavano però questi isolani qua-
si direi alla follia il canto , di maniera che erano
capaci intere notti passare senza mai intet•rompere nel
desiderato loro canto, che quasi sempre era prh·o di
melodla, di ritmo, e accentuazione. Facevano lamenti .
anc~ essi prolungati per.. molte ore sulla tomba, e sul
cadavere dei .defonti.
Una singolarità bene strana, e barbara deve notar-
si negl' Intliani del Chili, ed in quelli del Brasile. I .
primi nelle battaglie avevano la premura di raccogliere
i morti nemici, e con l' ossa di quosti vi costruivkno

o, 9,t,zed by Goog le
-- l

C,\I'ITOLO · ~Esro 47
dei fiauLi, al suono dei qunli fuorsolamente essi dan-
zavauo; quelli però che non emno militari a\'e'·•mo di
questi ~tr·umenti fatti dalle o~su di altt•i animali, ma
giammai se ne sarebbero serviti i soldaii. Al Brasile
poi erano di ossa umane ma non p:n·e che presc('glies-
rero queJJc dei nemici, invece senza ditTet·enza o le
une, o le altre iudistint:m1entc adoperavano.
Se si presta fede a qualche, vinggiatore ,·i· sono
alcune tdbù africane le quali hanno una musica mol-
to semplice che riducono tino al possesso di un solo
strumento <'hc dà è "ero un suono soltanto, ma che
accm·dati alcuni in dh·ersità di tono danno una varie-
là di note che si e~tendono fint) a dieci <'d anche a
dodici, e pm·ciò stabiliscono un certo accordo che non
merita alcuna riflessione tr·anne qualche fmale di con-
venzione che non manca di originulit:i piacevole. Il
Sig, Burchell dice che quel popola ha pet·ò una dispo-
.iizione nntni"Uie a quest' arte perchè ascoltano con mol-
ta attenzione e con grande facilità a·itcngono a memo-
ria la suonatp, che ripetono scr\'entc. E per provaro
ciò adduce per esempio che Egli medesimo ne fece
!ipel·ienza, suonando loro qualche cosa europea col
\'iolino. Dal che volle ·altl·csì tmrnc un' altra conse-
guenza, che cioè fino allora ( 18 t 2 ) non avevano quel-
le tribù inteso altra musica europea. Checchè ne sia
di tale opinione, certo è che nelle africane popolazio-
ni tt'OYansi fl:auti di cattiva conformaz:one, e tamhurri
assai rozzi , ed altri strumenti da Hato e da per-
cossa, e la lot·o musica è selvaggia come sono es.'li
stessi, mentre dove la civilizzazione si feee strada, la
~usica eziandio si pose in via di progresso. Vn' esem-
PIO di ciò trovasi nei Turchi di cui passo a discm·rere.
Qui è bene di notare che prima di essere conqui-
statori di molta pnrte della bella Europa codesti popoli

o ,9;trzed by Goog le
48 EPOCA PIUMA
erano tribù di barbari e feroci arabi, che l'arte della
musica nè amavano, nè conoscevano. Dalla conquista
di Bagdad perciò ebbe principio in qualche maniera Ja
101'0 musica: imperciocchè messi a morte la mnggioa·
parte dei Persiani, da loro appresero qualche cosa di
quest'arte. Si naa-ra infatti un'annedoto degno di es-
sere ricordato.
Per la loro innata fet·ocia, e pea· r avidità sempre
crescente di bottino e di conquista nelle vittorie che
riportavano non risparmiavano chicchesia foese pure
un vecchio già pres..'IO alla fossa, o fosse un fanciullo
teDe1·o e di biondo pelo. 'falchè neppure si dava quar-
tiere agli esercenti r arte musicale. Pea•ò vi fu un
Pet'Siano egregio suonatore di arpa di quel tempo, il
qunle toccando le sue corde riuscl a commuovere il
cu01•e del til"clllno, che incantato da quel suono, come
un giorno il fiero Saulle alle melodie di David, si
ammansò e donò la vita al suooatore ed a quattro al-
tri suoi compagni. Questi fw'Ono obbligati a trasfe-
rh'Si a Costantinopoli dove diedero ioscgoament~ e fe-
cero allievi. Cos\ raccontano molti storici , ma se mi
fosse lecito vorrei fare un' osservazione, che mi sem-
bra diminuire ilon poco il valore del passo storico da
me rifet·ito.
Egli è indubitato che gl' imperatori d' Oriente
conservando gli usi di Roma avevano la musica
e non per certo insipida o barbara. Pe1· quantunque
perciò i Turchi conquistando Costantinopoli facessero
stragge di quel popolo inaudita, tuttavolta non mi pat'C
poter suppolTe che la musica fosse talmente distrutta da
abbisognare che i suonatori di Bagdad, o Persiani an-
dassero in questa imperiale città ad insegnarla. D'al-
tronde è un fatto il sopra esposto· riferito da molti,
e nega rio interamente mi sembrerebbe st.oltezza. Sarei

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CAI'ITOÌ.O SI STO 49
d'aniao perciò che potesse essere stata la faccenda a que-
sto modo. La valentia del suonatore, la dolcezza dell' i-
llromen~, forse igno.-ato a Costantinopoli, avendo mosso
il euore di quel barbaro a favore dei musicanti, fos..'le
perciò introdotto nella capitale o quell'istromento, o quel
modo di suonal'6.
Nei tempi posteriori peraltro ebbe la Musica miglior
fortuoa presso i Turchi. La gioventù era iodiritta a que-
l&' ar&e, e formava una ponione molto interessante della
educazione, e l'arte progrediva grandemente. Un Princi-
pe fra gli altri si distinse in essa e pel primo applicò le
note alle tw·cbescbe melodie che prima non conoscevano,
.scrisse un libro delle stesse melodie che pregiano i eon-
uaziooali moltissimo senza pet·ò farne uso, di modo che
agi è ben difficile poterlo ritrovare. D nome di questo
Principe deve uer luogo oeDa sto•·ia percbè se il suo in-
gegno, tmito all'amore per l' arte avesse fiorito in altra
nazione, ed in tempi migliori, avrebbe avvantaggiato la
musica. Egli era il Principe Cantemir. La musica turche-
sca non è come quella di molti altri popoli gretta e me-
schina, ma vasta e capace delle più belle composizioni.
Conoscono i Turchi tutti i toni, tutti i tempi, e sebbene
faeciano uso della memoria con cui compongono; ed
eseguiscono, ciò non ostante le lo•·o musiche sono pit\
mftodiose, e modulate delle altre, e ciò avviene perchè
~no altresì i quarti di iono.
Le armate banno musicali conee1ti i quali impongo-
DO con la loro maestà e forza, e svegliano gli animi a
llellicoee imprese eppure non vi ravviseresti armonla,giac-
ebè tutti gli stromenti suonano all'unisono, o coll'ottava.
Nella milizia i Turchi banno particolari stromeòti: due ohoè
- pit\ grande r altro inferiore, le trombe che invece di
~ di me&allo consistente sono di semplice stagno, tre
tamhurri di Taria dimensione, uno dei quali è formato di
4

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:SO EI'OCA PRIU
ottone, tmo stromcuto tutio loro pt!Oprio che non trovo
descritto in alcun autore, e che essi appellano Zurna, e
finalmente tma specie di Triangolo appeso ad un bastone
fornito di molti campanelli, che pochi anni indietro era io
uso moltissimo anche 1.1elle bande militari europee. e che
oggi rarissime son quelle che lo conservano.
Molti altri stromenti usano codesti popoli e special-
mente ·da corda, i quali sebbene abbiano il loro nome pro-
prio; tuttavolta io li designo secondo la nostra intelligenza
per la somiglianza che hanno coi nosta·i stromenti, cioè
un violino, una viola a gamba, ed una viola d'amore, Wl
quarto di due corde che hanno oggi quasi del tutto abban-
donato, ed un quinto di otto corde che si suona con pic-
cola lamina di tartaruga. l nobili si servono di Wl flauto
di canna, e gli altri di una specie di ottavlno. Il Salterio
di due specie uno formato con corde di lM!dello di gatto
che suònano le odalische, e l'altro comune. Finalmente
uua siringa di canne 23, la quale pt·ende suono con varie-
tà e giusta l'aria che vi si applica da chi col proprio fiato
la suona. Dei flauti esistono varie altre specie, che alla
storia punto non preme di conoscet·e.
Chiuderò questo capitolo rifei·endo quello che da.
Farlane si scrisse nella Stia Costantirwpoli nel t 8~8 e che
il Sig. Predari riporta nel suo Saggio.
E qui mi piace dare un novello tributo di stima al
suddetto Sig. Predari. Imperciocchè aveya io molte noti-
zie raccolte intorno a questi popoli che negli ultimi capi-
toli ho nalTato quando mi giunse ft'3 le mani l' opel'3 di
lui, nella quale più copiose, bendistinte, e pregevolissime
mi apparvero, e perdò non dubitai profittarue, chè il bel- :
lo, il Yero, il buono, sta bene dovunque. ·
Farlanc dunque disc01·rendo del ballo de' Dervis
turchi dice della musica loro in questi termini. » La mu-
• sica su cui questi Dervis eseguiscono le loro capriole, è

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CAPITOLò SI STO :J f
• composta di tambWTi grandi c piccoli, e di flauti tUt·-
• chi. La ceremonia comincia con preghiere; poscia i re-
• ligiosi si pongooo a canta1•e una specie d' aria dolce e
• lenta, girando attorno prima lentamente ed in tempo
• col canto; indi qtiesto movimento si accelera progressi-
• vamente fino a che sia giunto ad un turbine rapido che
• dm-a circa dodici o quindici minuti, sempre uccompa-
• goato dai suoni stridenti del coro. Dopo piccola pausa
• ricomincia un secondo ballo, poi uil terzo ballo più ra-
• pido e selvaggio dei precedenti • Allora le grida di alW.h
• il allah, la iUa, il allah si fanno sentire più forti di pri-
• ma. Il movimento ( segue a dire ) era ptù vivo e più
• agiato. Il suono dei flauti era phì acuto, quello dei tam-
• burri, e dei ,Piccoli tambun·i d'Oriente pio forte; i dan-
• zatori aggiravansi e segnavano la loro orbita col sudore
• che cadeva a goccioloni sul palco. Gli occhi degli spet- ·
• tatori brillavano di gioja; scomparsa era l'immobilità
• della loro fisonomia e dei loro corpi; parevano elettriz-
• zati e ~rgevano una ben giusta idea dei miracoli che
• operava la musica degli antichi. L'etretto musicale era
• aumentato dalla rapida rotazione che facevasi loro dio-
• oanzi, e da questa misteriosa, e ciò non ostante reale
• connessione che esiste fra il suono ed il movimento. La
• cupola risuona va e si scuoteva per il rombo dei musici,
• ed anche a miei occhi tutto il Techrè pareva girasse con
• questi forsennati danzatori» Fat·lane potèdecriver~ con
canta esattezza si fatte cose percbè aveva assistito in
Pera a tale spettacolo.

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Er(.•CA rRUIA

CAPITOLO SETTIMO

DILLA .USIC:A ARTICA DELL' ITALIA

Ben ardua e difficile impresa sarebbe quella di ac-


cingersi a rintracciare l'origine della musica in Italia nei
primitivi tempi, e l'esito sarebbe nullo, conciosiacbè non
esistono monumenti di qualsivoglia genere che ne diano
almeno un·idea. Però non posso accordarmi con coloro
che riscontr-ando nella storia .la persecuzione che di sov~
·te dovette sostene1·e presso i Romani, ne desumono che i
va1i popoli d'Italia non coltivassero quest' arte, anzi a Lei
fossero totalmente contrari. lo mi limito aa un argomen-
to solo per dimostrare l' opposito, il quale è certo ed e-
vidente a tutti, meutr·e l'illazione degli altri è fondata su ,
fatti che bene spesso avevano origine da falsa politica,
e da superstizioni gentilesche, o da altre circostanze pu-
ramente subbiettive. Di fatto non vi sarà mai alcuno che
voglia contrastarmi ciò che tutti i popoli concedono, cioè
che il clima d'Italia è mite e dolcissimo, e la sua lingua
fu sempre melodiosa. ed arntonica; e sotto questo cielo s'i-
spirarono tutti i gt-andi geni delle ar'ti belle. Ol·a per qual
mai strana combinazione la prima e la più natw'1lle al-
ruomo, come dimostl-ai al Capo primo, la sola musica
non dovea trovare in Italia coltivatori ed amanti, ed io
quella vece non riscontl-asse che oppositoi-i e nemici ?
Dunque si dil-à che l'Arabo, l'Indiano, il Cinese, i
Selvaggi nello stato naturale avevano la Musica a loro mo-
do, e soltantO l'Italiano con elementi cotanto favorevoli
la sprezzava e la bandiva? Lo affermi chi vuole, per me
sostetTÒ sempre che se non si può dimostrare nè quando
nves~ origine, nè quali fossero i progressi di Lei nella

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UPITOLO SETTIIIO 53
pen~la, ciò non ostante cominciando dai primi abitato-
ri di queste contrade che discendevano dagli Aborigeni, e
poi passando agli Et11Jschi, e ad altre nazioni fervide e vi
furono sempre c canti e suoni. Ma s'insisterà che mi fac-
cia a provarlo, ed io tomerò a rispondere che in tal con-
giuntura la mancanza di prove non può menomare la na-
turale disposizione a quest' arte, e per conseguenza anche
l'esistenza. Oltre di che chi è mai che ignori il vezzo
malaugul'ato dei nostri antichi romani di distruggere
quanto appaa·ten~va ai popoli che essi sottomettevano col-
le aa·mi, e distruggere in gui~a che ·non rimanesse delle
loro cose, e dei loro usi la benchè più piccola ta'8ecia?
TuUa volta a malgrado tanta oscurità, e mancanza di
monumenti ci sarà facile conoscere come in val'Ìe nazioni
italiane esisteva una musica o propria, o ricevuta dai Greci.
E prima di tutto mi piace ricordare un tratto di mi-
tologia, il quale per quantunque sia favoloso, ciò pur tut-
tavia spiega ottimamente che esisteva in Italia la Musica.
w sirena è personaggio mitologico, che incuteva teiTore
ai dotti, e desider·ava l'imprudente gioventù. l,a sirena
aveva un'atti·attiva irrcsistibilef tanto piena di venustà la
foggiavano, ed era così potente che invano si sforzavano
i miseri viatori per resisterle. La immaginazione esaltata
di quei popoli gliene faceva contare in buon numero, e ad
esse credevano eompetet·e una potenza stmordinaria non·
solo in tel'l'n ma altresì nel mare. Una di esse era appel-
lata Partenope che set'VÌ poscia a dare il nome alla stes-
sa città di Napoli. Elleno col doppio fascino del canto,
e della singolare bellezza erano inciompo funesto a quan-
ti te si appressavano. Ma le sirene finalmente cosa erano?
Niente alta·o per mio avviso, che donne che seduce-
vano gl'incauti; ma come sedurli se non sentivano propen-
sione gli uditoti. alle dolcezze musicali?
A provare la quale cosa non è mestieri ricon·ere a
quel tempo cosi lont~no, mentre credo che gli uomini

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!H lPOCA PIUMA
più austea·i dei nostri dl se si trovassero alle prese con sif-
fatte sirene,rimarebbea•ovittime se non pigliassero inbuon
punto una pronta risoluzione di fuggire. Dunque amavasi
la musica in Italia come nella Grecia.
Vi era infatti una parte d'Italia che allora chiama-
vasi Magna-Grecia, la quale come ben lo dice la stessà
denominazione veniva informata ai costumi, ed alle abitu-
dini di quel popolo.
Il famoso Pitagora, di cui più a luogo favellerò in
appresso molto tempo passò in Crotona, e fermò sua di-
mora in altra città d' Italia, il che dimostra quanto sia
vero.essere stata tal gente dominata dalla musica· greca.
Gli Estruschi per altro non partecipavano di quei modi,
ma invece tutto induce a m'edere che avessero pt·oprie mo-
dulazioni, e invenzioni proprie d' istromeoti. Nè 1)er fer-
mo è di poca autorità nel caso nostro quel vel'80 dell' ot-
tavo libro dell'Eneide di Virgilio, in cui agli Estt'USChi dà
il vanto di aver costruita una tromba.
Tyrrhenusque tubae mugire per aequora clangor.
Se poi dal Tin•eno si passano a considerare le nazioni
dei Sanniti che oecupavanG illittorale dell'Adriatico seb-
benefossero vicini alla \t agna Grecia, ciò non ostante è be-
ne il credere che possedessero una musica secondo il l01·o
genio, e quindi nazionale. l Sanniti che oggi ancora con-
servano un certo tipo, quasi oserei dire fea·oce, allora erano
popoli amanti della gueiTa, che non formava l'abilità dei
cannoni, ma la forza, la desta-ezza, il vero valore dei com-
battenti, non potevano avere canti leziosi, musica soave e
tenera, ma invece marziale, e vibtoata. Si aggiunga l'altro
popolo Fescennino, il quale fu sempre celebre per la sua
mordacità licenziosa, d'onde ebbero altresl rinomanzaversi
inonesti e lubrici, prendendo appuntoilloronome da esso,
come ce ne accea·ta Orazio. Code::;ti versi ·erano in lingua
Osca, e si declamavano con accompagnamento di qualche

• DlgltizedbyGoog " e
CAPITOLO SETTiliO aa
istromento, non altrimenti che i Greci, ed u:~avansi nelle
nozze. 01-a se codesti popoli rimasero soggiogati dalle vit-
toriose aquile latine, e dovettero subire in pari guisa la di-
struzione di tutto ciò che lm·o spettava, intanto è in-
dubitato che pl'ima dei R'omani possedevano una certa
qualità di Musica. Nè bisogna dimenticarsi che gli Ett·u- ·
sebi specialmente erano industriosi, e molto valenti nelle
dh·et-se a1·ti; che non erano poche le città di ~estu nazio-
ne che sembrava facessero a gara q~e potesse sopravvan-
zare le altre in raOìnatezze di ogni genere, e specialmen-
te nel lusso; che Capua in particolare era chiamata capo
delle città; che in Pozzuoli s'ergeva forse il più magnifi-
po e stupendo Anfiteatro che si vedesse nel mondo; che
Cuma e .\ apoli si distinsero mai sempt·e quali maestre di
molte belle opere.
Il perchè opinerei che bisognerebbe rinunziare alla
b:xona Josica negando che codesti popoli non eoltivasse1'0
e non facessero progredire quest'arte. Sorse finalmente
(fUella Reina che poscia avrebbe dominatò in tutto il mon-
do, che prese il nome dul suo Fondatore. Roma, la quale
ebbe specialmente nei pr·imi secoli di sua vita leggi se- ·
vere anziehè nò, credette alla potenza della Musiea, e sia
quello che a!!f'etisee Dionigi di Alicarnasso nella storia,
cbe gli Arcadi- pet· i primi la introducessero in codesta
città, e dalla Grecia conducessero gli stl·omenti, non a-
fendo pet· lo innaazi che la sola sampogna, sia che da
loro stessi, o dagli Etruschi ne t•icavasset·o le cose più im-
portanti, I!J8l'à sempre v~ro che i Romani gustavano la mu-
sica se oon più, almeno quanto gli altri ()()poli. E di vero
lostoricodi Alicamasso descrivendo ilt>rimo tt·ionfo ripor-
ialo da Romolo dice che i soldati di Lui cantavano inni
~~ationali, e improvvisavano poesie pe1·lodare il duce che
li aveva guidati al trionfo.

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!HS ll'OC! PIUMA -
Dopo Romolo succedette nel t·egno Nwna uomo pa-
cifico, il quale conoscendo la necessità di dare ai popelo
unn religione, la istitul, ne fece le leggi, ne stabin le resre.
Da Lui furono fatti i Salii ehe erano t 3 giovani cbe bal-
lavano e cantavano io onore di Ma1te cbe fra le divinità
amavano di vantaggio, perchè da questo Dio aspettavaoo
i risultati favorevoli nei loro combattimenti, nelle batta-
glie loro. NeUe feste a questa divinità pereon·evano costo-
ro il Campidoglio ed il foro come pazzi caotando e dan-
zando. VolJe pure Numa che i Sacerdoti di Marte can-
tassero portando pa·ocessionalmente per la città l'amilt,
o scudo che dicevnoo essere caduto dal Cielo per guaren-
tigia sicura della città.
Sallustio confenna questa dispOsizione nei Romani, e
o:.arra che Andronico liberto napoletano l-Tedendo sdegoati
gli Dei contro Roma compose un inno, che cantarono e-
lette fanciulle di tanta bellezza da commuovere qualsia-
si cuore.
Nè qul si ai-restavano i Romani nel coltivare la Mu-
sica, mentre non poco profittarono dall'esempio de' Greei,
• · e può dirsi che la introducessero in tutte le loro ceremo-
nie, ed in tutti i loro costwni. Tanto allora ehe privata-
mente fllt!evano sacriflzi, quanto se erano pubblici sem-
pre vi doveva essere l'accompagnamento del ftauto, cbe
usavasi di busso nei templi dai Sacerdoti, di argento oei
teatri, e dai Greci eziaodio avevano preso il liuto e Ja
tromba nelle ecatombe. Nei Sposalizi, già dissi, che i vet~­
si di Fescenia nell' Eta·uria costumavansi, e canti e suo-
ni non mancavano nei funerali, che erano proclamati dal
banditore secondo l'ordine stabilito dalle leggi delle dodi-
ci tavole, e soltanto dieci flauti potevano adoperarsi, come
pure per gli uomini venerandi Je preghiere dovevano es-
sere accompagnate da un solo flauto. ·

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CAPITOLO SITTIIIO 57
Ebbero ricorso alla musica i Romani eziandio per
placare gli Dei se li credenno irati contro di loro. Infatto
tma pestilenza micidiale mieteva vittime senza numm'O ee-
seodo consoli Sulpicio Petico, e C. Licinio Stolone, epperc}
determinarono istituire giuochi scenici in onore delle loro
ditini&à. Chiamarono quindi dall'Etruria alcuni, e racconta
Tito Livio che dessi si presentavano sul teatro e al suono di
lauto e della lira danzavano o facevano pantomime, e reci-
&aYaDO versi in che si ricordavaiKl le verità più amare, on-
de gli diedero il nome di Satire. Piacque tanto in specie
aDa gioventù romana codesto divertimento che non andò
pari e lo ripe&erono i medesimi giovani da progredirvi e
perfezionarsi. Fu da questi giuochi, che i recitanti comme-
die ebbero il nome d'istrioni, dalla voce etrusca hillter che
siwrificava giuoeare sopra )a scena.
Popolo dedito alla guerra ed alle conquiste noo po-
teva mancare di musica militare. Nell'anno di Roma 553
si compose un'inno a Marte che cantavano ventisette gio-
vani donne al Dio della guerra. Quando si davano gli o-
nori del vioofo sul Campidoglio tutti i soldati cantavano
le vinte battaglie, ed esultanti encomiavano i loro duci, e
vi univano ancora gli elogi per le proprie imprese.
Ciò che è più singolare senza fallo, vedere come co-
de&U soldati se non erano stati ret1ibuiti come credevano
di meritare, talchè il Duce mostrava più valore che gene-
rosità, andando eglino appresso al carro trionfale, se da
un lato retribuivano lodi alla valentia del trionfatore, dal-
l'akro v'immischiavano dei saporosi epigrammi a ca1;co
della vita di lui, in specialtà se era parco. Il che po-
tevano fare senza timore essendo permesso anche di ofren-
derlo. Peraltro male si appmTebbe chi pensasse che que-
sti canti, e questa musica militare godesse una certa me-
lodia, o fosse dolce ed armonica; per converso riteneva
sempre una tal quale durezza e forza che aveva molto del

o ,9;trzed by Goog le
58 EPOCA PRIMA
barbaro, e tutto pt'Opria dell' àusteri~ dei suoi costumi. E
quando l'ammisero, dopo l'inno testè citato, la conside-
rarono siccome ospite e nulla più, i Greci la esercitava-
no, e _vi vollero molti anni perchè la ritenessero come e•
tadina.
Ognun sa el!e uno dei più culti stati 3pparteneote
allora alla Grecia~"' oggi ali' Italia, fu la Sicilia che diede
semp••e uomini grandi alle scienze ed alle arti, e dai quali
lo musica ebbe gl'inventori delle poesie pastorizia, e gl'i-
stl'Omenti che accompagnavano i campestri concerti.
Qùindi. è che Roma conquistando quel popolo, prese~
sesso della sua arte musicale, e divenendo poscia Padrona
di tutta la Grecia ne ricopiò in se medesima i costumi e 1

gli studi. Jleaoaltro i canti g1'eci a coro non s'introdussero 1

in Roma che nel consolato di Claudio Nerone e Maroo Li- 1

vio, sebbene negli ultimi anni della republica avesse fatro


1oapidi progressi. Sarebbe pea·ò s~ltezza il nascondet-e che
i romani amavano meglio gli mTibili giuochi del Circo, e
degli Anfìteat1i dove i Gladiatori sgozzavansi a viceo-
da alla presenza di questo J)()polo che si compiaceva ve-
dere dalle lru·gbe ferite gocciolare il Sangue di quell'infe-
lici, che udire un complesso d'istromenti, o un ordinato
coro di cantori.
Ciò non ostante i Greci si fecero maestr·i di loro, e
-questa era la Musica che regnava. Il che si desume a tut-
ta ragione dall' adozione che facevano i Romani delle scien-
ze, arti, e lettel'atura dei Greci, sieehè Orazio scrisse due
Odi con forma e misura g1·eca, cioè il Carmen Saecttlare,
e il Dianam tenerae ..
l tempi incalzavano, e la potenza republicana di Ro-
ma andava a perire. Cesare fu pugnalato dai congiurati, e
se Antonio gl'intessè un eloquente discorso, molti cantori
e suonatori si unirono nella funebre ceremonia, e su
quel rogo acceso per consumat·e i resti di quel grand'uo-

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CAPITOLO SBTTIIO :S9
mo vi gittarono molti istromenti quasi volendo sisnifìcuoe
doversi ammUtolire per la morte di chi soltanto meritava
ehe eon soavi note si lodasse nelle sue n.>bili, e celebri
imprese.
A questa epoca incomincia nella città dei sette colli
uno studio. ed un progresso musicale, che troviamo se-
goato da yari scrittori di quel secolo d'oro. In fatti Ora-
zio Io scrive a Mecenate ;· Seneca nella sua lettera ottan- ·
taquattresima ne descrive molte particolarità, fino a dil'c
che usavansi di già le dissonanze; e l'Ot·atore d' .\rpino pa-
ragona l'unione che dova·ehbesi desidet-aa-e in un popolo
all'armonia ·dei cnnti accompagnati da istromenti. Che se
queste \altimonianze non sono chiari8sime per dinotat-e i
Jli'08I'ell8i della. Musica, però le pat•ole di ValCl·io Massimo
sooo molto concludenti. lmperciocchè Egli assicura che
Lui vivente erasi aperto un Collegio, o Scuola di Musica.
Ora dico io se non fossesi t1·ovata l'arte in via di progt·e-
dimento, a che il Collegio ? perchè insegnare ulla gio-
vemù?
Souo gl'imperatori sub\ varie fasi la musica a se-
conda del genio e del caftlttare dell'imperante. Augusto
la incoraggiò, e ne fu amante come meglio potè, onde si
vide progredire; 'fiherio la sprezzò come tutto il restante;
Caligola la predilesse in. compagnia del sangue, e la vol-
le perchè des.~e pascolo ai suoi brutali piace1·i, come rife-
risce Svetonio; cos\ la ta·attò Claudio e peggio ancora,
mentre essendo stupido e dissoluto non poteva apprezzare
il bello di quest'ar~e.
Un epoca vantaggiosa in un certo senso pe1• la musi-
ca fu seoz' altro l'impero di Nea·one. L'amava somma-
meute, ed asceso il trono la maggior parte del tempo lo
..
impiegava nell' istruir~i ed esercitarsi cou un tal Terpnum
eelebre per suona•·e la lira e la cetra, ed anche nel canto.
N! realmente vi pa·ofittasse chi mai potrebbe ridit·e? Da

o ,9;trzed by Goog le
60 IPOCA PIUMA
chi oe lasciò scritto qualche cosa non si apprende altro
che i tiion6 da Lui 1·iaortati. Ma si potrà prestar fede a
quelli che temevano assai più la sua ct11deltà, che la sua
gloria ?
Certo si è che montò sulle scene, e diede spettacolo
suonando e cantando prima in Grecia, poscia in tutte le
altt•e parti dell' impet·o, e riportò in Roma nientemeno
che mille e ottocento corone che ave::t guadagnato colla
Musica. Tal che quel carro tt·ionfale che fino a quel. giorno
era stato il degno premio dei Dittatori, dei Consoli, dei
Duci che avevano debellato i nemici, servì per la prima
volta a celebrare il merito musicale d'un Imperatore che
stimò non degradarsi riducendosi alla palestra siccome
un'istrione, e quei romani che negli anni della loro gloria
più splendida ct·edevano igneminia coltivare l'a11e musi-
ca, allora applaudi~ano a quel mostt·o coronato. Dal-
l' altro lato Nerone fosse put•e per soddisfare il proprio
capriccio e passione, fece una istituzione degna di lo-
de, cioè stabilì che ogni cinque anni si facessero eser-
cizi di Musica, di Poesia, e di Eloquenza , cose tuUe
che ben dit·ette dovevano essere di non poca utilità ai
Romani.
Conviene però spiegare in «JUal maniera Nerone
otteneva tanti plausi, e tanti onori nel canto.
Svetonio ce lo dice, e la sua 'lutorità ci dispen-
sa da far commenti sulla degradazione umana .
Egli chiamò da tutte le parti dell' impero quanti
erano valenti nella musicu, sicchè il . numero giunse a
cinquemila. Questi vestì tutti ugualmente onde fossero ,
unjfol'mi, li mant.eneva splendidamente, e ad essi si da-
vano istruzioni fra le quali la principale era il modo con
che dovevano applaudire l' impet·ante istrione. Dopo ciò
qual maraviglia che ricevesse tant~ ovazioni e tanti trion-
fi? 1.\on posso pas..c;are sotto silenzio un'avvenimento ben


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CAPITOLO SITTll!O 61
siDgolate e degnissimo di un Nerone. Era un giorno di
passaggio l' imperatore in una contrada di Roma OO\Ye
trovavasi acealcato il popolo. Questo vedendolo lo pregò
a volerlo consolare con qualch~ favorita sua canzone. Non
si lasciò pregare lungamente, e colui che le. cose più giu-
ste e convenienti con crudeltà senza pari niegava a chic-
chesia, accondiscese alle esigenze ardite di quella minuta-
glia, e per la pubblica" via fe udire la sua voce e le sue
melodie. Quel popolO: non saprei sè più o meno vile del
suo Sovrano scoppiò in applausi frenetici, che tolse ogni
ritegno a I. .ui che d' =tllora sul teatrò feee mostra di sua
abilità musicale, ricevendone altresì le mercedi solite a
darsi agl'istrioni. Finalmente Nerone non soddisfatto pie-
namente delle entusiastiche dimostt·azioni come attore,
volle comperarsi eziandio quelle di compositore, e pose
in Scena varie rappresentanze, fra le quali ricordano in
particolar maniera l'incendio di Troja . Aggiunge un
qualche autore che fosse in tal congiuntura che ordinò
l'incendio di Roma, onde ritrarre dal vero il soggetto di •
sua composizione. Opera che soltanto poteva cscogitat•e
on tiranno parricida.
La fine funesta de) famoso imperante scosse l'igna-
via del·popolo romano, il quale come avea con se•·vilismo
ributtante adulato e set'Vito Nerone padrone deJ mondo,
eosl con violenza smodata ed irragionevole ne volle trarr~
veodetta. Quindi si persuase ingiustamente che la musi-
ca dovesse èhiamarsi complice di tutte le tirannie usate
da oolui, e pe1'Ciò la escluse affatto, e la pt·oscrisse, come
ne esiliò tutti gli artisti i quali obbedendo al monarca non
ar8YIDO fatto altro che porre in salvo la lOJ: ''ita, mentre
OifOOendDsi alla sua volontà immanchevoJmente avrebbe-
ro d.lto la morte .
. Ila se la Musica fu scacciata da Roma, trovò un'a-
silo 'bea più sicuro altrove, dove la ritroveremo nella se-

. o, 9,tizedbyGoogle
62 IPOC:A PRIMA
eonda Epoca della presente Stmia. Laondc compirò il Ca-
pitolo ripetendo anche una volta che in Italia sempre Ti
fu la musica, e vi fu ooltivata con qualche premura.
Ella è pet•ò una verità che non devesi t:acere che i
romani non avevano arte musicale lot•o propria, qtJantun-
que in non so quale circostanza vollero rendet·e più sem-
plici le note greche sostituendovi le lettere latine, rima-
Qendo però sempre la forma greca. Tutto avea l'impt'Oil- '
ta ellenica di modo che nei monumenti che poscia ven-
nero ritrovati in Roma, e meglio ancot•a negli scavi delle
misere città di Pompei e di Ercolano vi erano scolpiti va- 1
ri stromenti, e tutti di forma greca.

CAPITOLO OTTAVO
DELLA MV~CA GRECA

Il paese della scienza, della civiltà, e di tutte le .di-


scipline gentili ed arti belle fu senza fallo la Grècia. Ma 1

non vi. fu naziene ·che tutto divinizasse quanto questa.


Quindi ogni scienza ed arte è confusa con la Religione
dominante, e la mitologia confonde ogni cosa. La Musi-
ca pure si avvolge in queste tenebre, nelle quali è impos-
.sibile l'intracclarc una qualche solida verità. Io non mi
sono potuto persuadere come l' illustre Padre Martini nel
secondo tomo della sua storia si sia così di proposito po-
sto a svolgere codesta indigesta mole mitologica dividen-
do e suddividendo i tempi favolosi, con quelli degli Dei
tetTestri, e semidei, e finalmente nell' epoca degli Eroi.
A me· sembra opera assolutamente inutile in una storia
1-ico1Tere là dove non trovasi che o invenzione, o esage-
razione superstiziosa. Le profonde ed estese cognizioni
del Martini a chi piacesse di riscontrare nell' opera sua,
basterebbero ad istruirlo nelle dotte favole della greca

~,g,tized by Goog le
CAPITOLO OTT A\'0 63
aoliebità. Mio divisamento è piuttosto intrattenernai nella
uiUm:l epoca della mia storia che è assai più feconda e
più certa, e però mi contento di ricordare soltanto 4JU3nto
appartiene all' antico.
Non si può peralta·o parlare dell'origine della Musica
greca senza trovarsi con qualche nome mitologico, e fos-
se pure che gli autot·i di quei tempi accordassero nello
stabilit·e le basi, e le persone <'he si riferiscono ad essa.
Por troppo vi regna una confusione d' idee, e tante con-
tradizioni da perdere la volontà di rintracciare il vero.
In fatto chi avrà ragione o quelli che dissea·o inventore
de1Ja Musica Mercurio, o gli altri che narrano la fuga di
Cadmo dalla Fenicia, e che ric~vratosi in Grecia vi portò
seco un'arte musicale? Ovvet•o donà ritenersi l'opinione
di altri che l'attribuiscono ad Apollo, Amfiaroco, Minel'Va,
CibeJe, e cento altri? Stabilito che il canto è connaturale
all' uomo, come più volte si è detto di sopt·a, è inutile
cbe si vada in traccia dell'inventore pa·esso i Gr·eci, e sol-
tanto può assetirsi che Pitagora, di cui parlerò più a luo-
go nel Capitolo seguente desse alla Musica una forma ed
un ritmo.
Trovo in Aristide Quintiliaoo la definizione della
musica adottata dai gt•eci, chiamandola scienza deUe cmt-
vertienze fra i corpi ed i movimenti, ma che da lui sti-
mata troppo vat,ra ed incerta, la ridusse allo 8lttdio della
voce cantante, ·e dei gesti che l'accompagnano. Nè l'una,
oè raltrn pet•ò parlano degli strumenti, oè danno idea
aleuua della vera Musica. Se loggi Platone, Aristotile,
Plu&arco, e non pochi alta·i scrittori che o di passaggio,
o ex professo tr:.ttarono della )fusica, non l'itroverdi idee
più chiare, ma anzi avviluppate io concetti o filosofici, o
a noi oggi inintelligibili. D' aJt1'0nde andarono perdute
molte opere e speculative e pratiche, e a noi non giu~
&ete che pochissime ed OSCW'e cose.

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• 6' EPOCA PIUMA
Certo è che i Greci formarono un gran sistema mu-
sicale. Il tetracordo era strumento di quattro co1-de, due
fisse, che accordavano in sesta e due amovibili che varia-
vano nel tono secondo le combinazioni che volevano sta-
bi6re con vari tetracordi. Codeste combinazioni erano
segnate per mezzo d'intervalli che componevano diverse
.proposizioni, e con gli uni e cogli altri si basava tutto
quailto il sistema. Sa1·ebbe opera vana voler detenninare
cui si debba il me•·ito di tal ritrovamento, e penso che
se Tubalcain non fu l'inventore, neppure si debba attri- 1

buire a Diocle di Atene, e molto meno a Pitagora nel


senso e nel modo che si racconta come vedremo in ·
appl'eSSO.
Sebbene Orfeo sia molto confuso con la Mitologia,
sembra pet·ò probabile che abbia esistito realmente e fos-
se un uomo di genio stra01-dinario, il quale non conten-
tandosi di quanto apprese dai suoi Maestri pose grande
studio sulla musica di Egitto e tanto ne profittasse che oon
poterono a meno i suoi concittadini di riconoscere la sua
valentìa nella Musica da non .avere secon~o, e quel che è
pià tutte le mitologiche invenzioni a suo riguardo non do-
vettero essere che l'espressione dell'entusiasmo con che
si celebrarono le sue glorie, trascese poi e convertite in
pura e ridicola favola. Lasciando dunque da banda che
col suo .canto riusc\ a muovere i sassi, ed a rendere ga.
tili i popoli barbari, non può negarsi che il suo sistema
di un semplice teta'acordo ba mantenuto il suo regno per
!8 secoli, e forse per molti altri si sarebbe adottato .se le
vicende guerresche non avessero reso questo popolo e-
minentemente a1tista e seientifico, schiavo del romano
dominio. La qual cosa è dimostrata con evidenza dal Kalk-
ba'eDDer nella sua storia della Musica scritta e publicat4
in Francia sui principii di questo secolo.

D•g•tized by Goog le
CAPITOLO OTTAVO 6:f
ll sistema dei Greci peraltro non ·a·imase stazionario
ciel toUo, dappoichè tanto negli acuti, quanto nei ba8si
mo si limitò al tetracordo ma progredì fino a raggion~
sere una doppia ottava. La tenacità greca è proverbiaJe,
quindi non poteva comminare in tal progresso senza do-
Ter combattere energicamente contro i pregiudizi e l'abi-
tudini antiebe. E per fermo non era ia1-agiooevole iJ di-
cbial-arsi contrari all' accrescimento di tooL· Ecco il lo-
ro argomento. l costumi, dicevano, sono dominati da}Ja
potenza musie~de, la quale con la sua influenza può fat·e
110 male gravissimo alla società. La è cosa facilissima, e
per eonsegueote non si deggiono ammettere innovazioni
di sorta. Del resto eglino, i greci, col sistema loro sem-·
plicissimo producevano etTeUi maravigJiosi, il che condu-
oean· illazione che fosse l' arte io uno ~tato di perfezio-
ne da non abbisognare di ulteriol'i ajuti, e di mezzi più
proficui. lo non giudicherò se opel"assero bene o male, di-
rò solo che se le aggiunte avessero corrisposto all'idee
comunj, e prodotto favore'Voli risultati non veggo il per-
ebè quel popolo colto a preferenza degli altri vi avrebbe
rinunziato, e commioato.aene gravissime a chi aggiunto
avesse anche una corda:~sempio di tale sevel'ità tr'O-
Y'IlSi nelle pagine deU~ stoaia di Sparta, e che Boezio ri-
porta per intero. Un tal Timoteo Milesio incontt·ò lo sde-
po del Senato di Sparta perchè, lo dissero corruttore
dcll'antiea Musica che da lui va disonorata stante che non
riteneva le sole sette corde, ma v'introduceva una varie-
tà singolare di note, e quindi la rendeva molle ed eft'e-
miuata da sedWTe e viuue la spartana gioventù. E qu:.a-
si tuUo ciò fosse poco aggiunsero « ehe costui inveee di
1 oonsenare alla melodia la semplicità e il gusto che
• ebbe fino ad ora, l'ha resa infame componendo nel ge-
l aere cromatico in vece che nell'enarmonico • Ond' è
ehe come avevano condaunato 11n tale Terpnnd1'0 per a-
5

.. Dlgltized by Goog le
66 EPOCA 1'1\l.liA
vet·e aggiunta una corda alla sua lira, così contt'O Timo-
too decretarono « Il re e gli efm·i dichiarano che ceosu-
• rano Timoteo, e che di più r obbligano a troncare
» dalle sue nove corde le superflue per non lasciat·e che
» i sette tuoni, e che gli danno il bando dalla nostra ci~
» tà per rendere avvisati pel futut·o tutti quelli che 'vo-
, lessero intt·odufl'e in Spìu·ta qualche nuovo uso in-
• decente »
A malgrado però la severità di queste leggi, e la
costante disposizione del popolo a mantenet·e l' antica
semplicità, l' utile miglim·amento ed il progl'esso musi-
cale s'insinuò si fattamente che non andò guari ed il si-
stema delle due ottave si rese comune, e si distinse bel-
lamente col titolo di sistema perfetto. Che anzi per la
moltiJ,licità delle combinazioni dei tetracordi che non
mancavano altresì dei semituoni necessat·i, e pet• la cor-
da aggiunta che terminava la doppia ottava, gli accot-di
divenivano numerosissimi, c si determinava così un si-
~tema molto complicato e difficile, il quale prendeva nel-
le principali quindici combinazioni nomi differenti che è
inutile rifetire in questa storia, ma che indicano i tra- ·'
sporti della scala, la varietà della poesia, del riimo, e
delle melodie di altre nazioni, giacchè codesti nomi pre-
si appunto dai popoli che adopet•avano tal musica mani-
festa la probabilità di questa sentenza. Con i me~di, e
sistemi oggi in corso non è dato a chicchesìa io penso,
poter concepire, nè fot•marsene un· idea per quantunque
esagerata degli accennati .modi dci Greci.
Maggiori complicazioni sorgevano ttei generi di Mu-
-sica greca, come aumentava la difficoltà di apprenderla,
c sebbene i principali non fossero ohe il cromatico e l' e-
mll'mouico, ciò non ostante le divisioni giungevano direi
(1uasi all'infinito per la distribuzione dei tetracordi. A.ri-
stosscnc , Quintiliano , cd altri sct·ittori ne danno UQl
~

o, 9,tizedbyGoogle .
C.ll'ITOLO OTTAVO 67
. 'OVB cof!vincente, se puro riesce ad ottenersi tanta pa-
zienza da analizzare i lm•o generi~ e in molte pat·ti ad in-
tenderli. La quale difficoltà non s'incontra soltanto ai no-
stri giorni ma ve la ravvisavano eziandio gli stessi più
grandi ingegni di quel tempo. In fatto I•Iatone racconta
di se stesso che per appt·endere i soli elementi dell'arte·
non v'impiegò meno di tre anni. Nè poteva essere altra-
mente; imperocchè le note adoperate dai gt·eci erano in
numero straordinario, quindi abbisognavano altrettanti
segni. Ond' è che poteva dirsi quasi impossibile leggere
la loro musica, mentre non s'incontrava tanta difficoltà
nel cantarla, o suonat·la essendo di grande ajuto la canti-
lena che era sempre molto semplice, laddove nello scri-
vet·e usavano le ventiquattro lettere dell' alfabeto, le qua-
li per indicare tutte le loro note combinavano in cento
maniere da rendere assai malagevole l' apprenderle. Ed
ecco· il perchè Rousseau disse nel suo Dizionario di Musi-
ca che la Greca si può scrivere siccome la scrivevano gl'in-
digeni senza la menoma alterazione, ma che sarà sempre
un mistero il come la intendessero o l'accettassero stan-
te la Yat·ietà dello scrivere e del leggere come avviene
anche in molte lingue.
Jnfatto ìi Galilei Vincenzo nel t !'S 81 pubblicò l'inno
aDa musa Calliope, l' altro consecrato ad Apollo, ed un
terzo a Nemcsi, con le lettere greche, che poi il Bw·ette
nel l 7~O li tradusse in note secondo l' uso dei nosta·i
tempi;. e il celebre P. Kircher della Compagnia di Gesù
diè alla luce \ ptimi otto vet'Si della ptima pitiaca di Pin-
daro che riti·ovò in un Convento di Sicilia, dal medesimo
Burette tradotti iu note comuni; ma nè gli uni, nè gli al-
tri producono effetto qualsiasi. Dal che può ragionevol-
mente desumersi non sapere noi dare l' intet·pretazione
Deéelsaria e vera, per la quale senza fallo ricavavano un
~e, e pt'Odiposo entusiasmo quando ea·ano cantati

Dlgltized by Goog le
68 EPOCA PRiliA
dai loro autori. Se si mol pt·estar fede ad alcuni dò dipen-
deva dall'esse•·e i Greci molto propensi alla poesia, eia Mu-
sica non faceva che set'Vire miseramente al metro, ed agli
aécenti .poetici, dotata quindi dovea essere di una sempli-
cità grande. Hanno studiato inoltt·e il valore delle loro
note, e credono che note corte usassero per danze mili-
tal'i che davano un suono forte e vibrato; e note lunghe se
volevano denotnre affetto, o passione, o religioso concet-
to, prendendo in tal modo un'aspetto grave e mkestoso.
Aggiungono dn ultimo che viene dimostrnta la cosa più
chiaramente dagli accompagnamenti sta·umentali che mai
scostavansi dall'unisono, e dall'ottava modi semplicis-
simi e comuni.
Checchè ne sia di tutto ciò rimarrà sempre nell' o-
scurità il vero desiderato, io grazia dei barbari che fece-
ro peria·e ogni cosa, e ravvolsero tutte le Greche dottrine in
un velo impenetrabile. Però chi votTà negare che la t;re-
çia toooò il sublime, e l' eccellenza nella poesia, nella
scultura, .e nell' architettura ? Ora altri dice, ed a questi
mi unisco ben volentieri, che del paro dovea toccare il
sublime e l'eccellente alta·esi nella musica, la quale come
l' arte secondo sentenzia Gian Giacomo Rousseau ba le
sue bellezze nell' essel'e veramente naturale e patetica.
Dalle sculture antiche di Grecia si· rileva che quel popo-
lo possedeva tre qualità di stromeoti, da corda, da fiato
e da percussione. Tra i primi contavansi la cetet-a, l'ar-
pa, la lia·a, il salterio che o con la 111ano, o col plettro fa-
cevansi suonare; dei secondi sono la sia·inga, il flauto,
il corno, la tromba; nei terzi finalment:e si novet-avano i
campanelli, i cimbali, il tamburt·o. Ho qui soltanto ricor-
dato i più principali, e più in uso senza tener conto di
ulta·i molti stromenti che è superfluo rammentare.
Che la poesia, è stato notato altrove ma giova ri-
Jtelct·lo, si.unì sempa·e. al suono, ed anche i Greci usavano

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CAriTOLO OTTAVO 69
la lira, e da quì sembra che in appresso i poeti stessi,
sebbene abbiano lasei~ta la costumanza di as..~ciare qual-
che strumento alle loro produzioni, dicessero, io camo,
quando alludev:mo alle loro poesie. Questa opinione è ap-
poggiata anche dal Ginevrino, e non è mestieri ripete1·e
a eonfe•·ma che Omero esseudo noto a chicchesia, andava
cantando in tal modo per la Grecia, la sua Iliade ed Odis-
seaecome Pindnro fosse celeb1·e per la sua lira ..Rimarchc-
vole però è il fatto di Esiodo, il quale essendo buon Poe-
ta, tuttavolta non potè concorrere ai giuochi Pitièi stante
la sua imperizia nel suono delln lh•a indispensabile per
• tal congiuntura. f\esta incerto qual dilfe•·enza vi fosse
11egli stt11menti da corda, se pur non si voglia inter-
pretare un oscuro passo di Quintiliano dove semb1'8 cbè
l'assegni in piccola cosa dalle note gravi klle acute. Sic-
come poi 'fa~jto raccontando di Nea'One che quando
suonava la cetera stava in piedi seguendo le leggi di
questo strumento, così deve dedursi che avevano alcuni
strumenti ché pet• suonare era necessario stare in piedi.
fra gli strumenti da fiato il flauto dei Greci andò sog-
getto a vatie vicende·. Sulle prime piacque e adottossi;
ma poscia avendolo bandito i Sacerdoti di ApoDo in me-
moria del Liuto adoperato da Lui contro Marsia, rimase
soltanto pt•esso il volgo, e si aveva in grande dispregio,
fioehè mnno mano . crescendo la greca civiltà, tornò in
onoranza, anzi giunse a sì alto grado da doverne faa·e le
meraviglie. In fatti per istruh-vi Aldbiade si fece Yenire
da Tebe il famoso Antigenida; ed appunto lo chiamat·ono
da codesta città perchè era la più ~elebre pel snono del
flauto. Talooè in Grecia era quasi una vergognosa ign~
ranza quella di codesto strumento.
Per quantunq~e siano di poco momento, credo J}el'ò
ebe non sarà discal'o ai miei lettpri il racconto di alcune
particolarità iniomo al suono del flauto.

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70 El>OCA PRIU
È bene sapet'Si che usavasi in tutte le circostanze
in cui adoperavasi la musica, epperò moltissimi ne era-
noi suonatOri. Ne ricavavano profitto favoloso, e se i
scrittori di quei tempi non lo riferissero, con gran fatica
-si potrebbe persuadersene. Leggasi Plutaroo, e si troverà
che il Padre d. Isocrate l'oratore chiamato Teodoro fece
tant.a fortuna col suo stt•umento da possedere ricchezze
immense. In Luciano si legge che si comprava un flauto
per tre talenti somma ragguardevole per Jsmenia di Tebe
che lo suonava. Le donne ancora si dedicavano a tal suo-
no, e varie . ottennero celebrità. In Atene si eresse un
tempio a Venere Lancia, la quale non era altro che una
suonatrice di flauto che andata in Alessandtia e fatta schia- • ,
va di Demetlio, seppe con la sua volontà domare il tiran-
no spingendolo a beneficare assai Atene patria sua che
ad onore di lei per gratitudine eresse qud tempio. l tebani
come erano i più rinomati in tutta Grecia cosl erano i più
attenti a CQnservarne la memoria. Da ciò avvenne che di-
strutta l'intera città, mentre non si prendevano alcun pen-
siero di ripal'al'e gl'immensi danni ricevuti, non risparmia-
rono poi nè spese, nè fatiche per diso.tterrat·e una statua
di Mercurio che oggi si vede fra le rovine della vecchia
piazza, e l'unica ragione di tale operato era la iscrizione
che leggevasi sopra la medesima, molto lusinghiera p<>.r
cea·tissimo alla loro abilità. Ecco l'iscrizione » La Gr:ecia
dichiarò aver Tebe riportato sopra gli. altri il premio pel
flaùro. ))
Ho nominato poco fa i giuochi pitici propri della
Poesia e della Musica, e che furon~ posti in uso per cele- 1

brare i Trionfi di Apollo ripm·tati sul serpente Pitone.


0..· bene in codesti giuoehi dopo qualche tempo sur-
se una lite ft-a poeti e musici, vinsero questi, e quelli fu-
rono esclusi. Ma anche il flauto andò soggetto alla per-
secuzione, e se vennero a riconciliazione le due muse so-

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r rclle, fu pea·ò a condizione che non si ummcttessc quell'i-7 t
CAI'ITOLO OTTA\'0

strumento troppo stridente e per nulla acconcio alla Poe-


sia elegiaca che trnttavasi in sifthtti giuochi. Tutti sanno
le eorone che vi riportarono quanti si distinsero in Poesia,
e i nomi di Simonide, Alceo, Pindaro, Cor·inòa la storia
ha registrato come dei più perfetti. Sopra ogn' altro go-
dette mai sempre la fama più eccelsa .una Poetessa che
inventò un modo suo prop1io, che poscia tutti i tragici a-
dottarono come il più atto ad espaimere lamentevoli note.
E giacchè si parla di tragici non sa•·à fuoa·i di pro-
posito avvertil·e quanto riguarda le composizioni che rap-
presentavan§i nei teatri di qualunque genel'e si fossero.
Tutti i greci confondevano la melodia con la declamazio-
ne, o per pai'Iare più propriamente declamando essi inten-
devano usare una melodia.
La oosll'UZione antica dei teatri senza dubbio dovet- .
te essere cagione d'introdun·e la Musica in ogni composi-
zione specialmente tragica. Imperciocchè la loro vastità
era straordinaria, ed erano senza tettoje; quindi quale ef-
fetto potevano ricavarne se non meschioissimo? Immagi-
narono allora di porvi de\ cori, e degli istJ·omenti, che
accompagnavano o il dialogo o l'azione, sicchè Aristotilo
non dubitò di affei>ffiare essere il più bello abbellimento
ebe poteva dal'si alla tragedia. Ma non si limitavano a que-
sto soltanto, di più gli atto1i erano costretti ad indossare
una maschera di metallo che nella declamazione fa~eva
uscire la voce a guisa di una tromba, la quale ripercuo-
teva su vasi at>fDOnici disposti e distribuiti in diversi pun-
ti del teatt·o, onde da vapo un• eco che noi oggi non sa-
premmo spifigar·e. L'orchestra cos\ appellata dalle danze
cbe qu\ si eseguivano, era situata superiormente a diffe-
renza delle modet·ne. Mi giova a questo luogo attenermi
alle parole di Plutarco che vuole fosse la Musica del dia-
• difFerente da quella del coro: la prima equi-çn l""·~ ·

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7~ E l'OCA PIUMA
un t·ecitativo che la ccte1-a soltanto accompagnava; la~
conda era fatta in compagnia di tutti gli stromenti. L' o-
pinione di molti pel passato fu che tale musica non ser.viva
che a compire lo spettacolo negl'intet-valli che da un ~
to all' altro interc~devano: Dopo lunghi e accm·ati. studi
però si conosce ornai che gli antichi non dividevaD!O ra-
zione a parti, ma era seguitata fino alla fine. Il perchè
anche la Musica era parte del·dramma o trapdia, che il
Cor·ifeo, o capo invitava o di~eva. Molto più ciò deve
dirsi delle pantomime che Eschilo pel plimo pose sulle
scene.
Se i miei lettori avessero vaghezza di coooscere qual
gene•·e di musica usassero i Greci nei Dramnii, dirò eoa
Plutarco che nelle tragedie D;lai si servit•ono del genere
cromatico, ed in genet-ale era una Musica dotata di uua
semplicità facilissima, come le odi che cantavano in coro.
Secondo i più accurati scrittori non ~veva alll'O scopo che
dm· forza alla declamazione, giacchè se pure aveva qualche
grazia la doveva alla poesia greca sempre armoni~. Pres-
so questa nazione non era cosa disdicev:ole come in altre
occuparsi di tal cosa, e quanti erano personaggi distinti .o
pel governo dello stato, o per le at·mi, o per fama nel fo--:
ro ne facevano professione, e li avreste v:eduti rappl"esen-
tare le parti principali dei loro drammi, talchè si narra
di Sofocle che dovette addurre in sua discolpa il difetto
della voce, non volendo comparire in teatro. Mi resta ora
a dire che i Gt·eei a preferenza di tutti gli· altri popoli a-
manti della ·Musica la ammisero in tutti i luoghi, ed in tut.-·
ti i tempi.
Plutareo ci assicura che nelle milizie erami musi-
cali melodie, pet· le quali i soldati si sentivano incoraggia-
ti a combattet·e, ad affrontare i pcrieoli questi col flauto,
e quegJi colla lil-a. Sparta cosl celebre nella stori~t per la
sua austerezza , e niuna ospitalità , dava però riceUO ai

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CAPITOLO OTTAVO 73
musicanti, e chiamò Tirteo da Atene a guidare le sue
armate cootr·o Messenia pe1·chè eccitava mirabilmente le
10idatftlehe col flauto, e con una speeie di tromba da lui
ioveota&a, e perchè le sue canzoni, le quali al dir di Plu-
tarco cantayansi fino alla caduta delle greche repubbliche,
dovevan giovare, come in ~tti avvenne, a vincere i La-
eedemoni.
Nei conviti in antico il canto si usava da tutti che
Nedevano a mensa per lodare gli Dei ; di poi si cambiò
il metodo, tenendo cioè un ramo di mirto in mano uno
dopo l' altro cantava; io appresso cantavano solamente
quelli che erano capaci,. essendosi adottata la lira, e gli
albi tenevano in mano il mirto perchè ignoranti di mu-
siea, d'. onde il provea·bio gt·eco « cantare al mirto ,, E
peso non distendet'Si di troppo in questo capitolo , accen-
nerò il canto degli inni , o canzoni in onore degli Dei ,
quello pei funerali e per i sinistri accidenti. Inoltre ~
tavansi canzoni dai pastori, e da tutti gli esercenti le al...
tre arti adattando temi, e melodie tutte loro proprie e
convenienti alle arti medesime. Le feste di allegrezza fi-
nalmente, e le nozze non et-ano prive di dolci inni, e di
epi&alami soavissimi. ·
Può dirsi , senza temenza di sbaglio che il popolo
greco amò la musica, e la coltivò con ardore, e con en-
tusiasmo da non esservi nell' antichità altro popolo che
po&es.~ oompetergli un tal~ onore, e pea·ciò a buon dirit.
to Tebe e Lacedemone aveano assunto nelle insegne un
8aoto, e Creta una lira.
Uno storico mancherebbe al suo mandato se non
faeeeae parola di w1a questione che fu agitata mille volte
e nel passato e nel presente, ma che rester:t mai sempre
seaza soluzione, voglio dire se i Greei conobbero o nò
l'armonia, o meglio ancora il contrapunto_,
. Prima però di riferire quanto da due diverse sen-


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7 4. EPOCA PRI:IIA
tenze si dice, amo manifestat-e un mio giudi~io , che ac-
corda in gran parte con il maggior numero dei moderni
sca·ittori. Non vi sarà mai persona, la quale rion abbia
perduto il bèl dono dell' intelletto che neghi ·alla Grecia
il p1imato delle scienze e delle arti , e per usare il con-
cetto del sig. Predari siccOlpe era in quel paese eccel-
lente la scultura , dignitosa l' ~rchitettura , <' perfetta la
poesia, cosl dignitosa, eccellente, perfetta dovea essere
la musica. Ora tali qualità come mai avrebbe posseduto
quest'arte se non conoscevano l'armonia, e il contrapun-
to ? Peraltro son d' avviso che l' una e l' altro non do-
vesse prendersi nel concetto assoluto e modm·no , ma
piuttosto nel senso relativo deUe cognizioni di quell' e}JO-
ca, e giusta le proporzioni ed estensioni che pt'esentavano
gli strumenti, per cea·to molti di n:uncro , ma non molto
variati, e molto imperfetti. Con ciò non intendo ~emare
l'opinione del citato sig. Prcdari relativamente allo stru- l
mento antico che oggi è in lnghiltea·ra , che dicesi equi-
valere al nostro tl'ombone , e che non riescesi ad ugua-
gliare nel suono da qualunque st-rumento foggiato alla
stessa guisa vuoi per la dolcezza, vuoi pea· la forza: sol-
tanto e~·edo che non pessa accordarsi tanta scienza mu-
sicale ai Greci da prevenh·e queUo che oggi si conosce
dopo studi lunghissimi, scope•·te, e invenzioni importan-
tissime , di maniera che per me sarebbe un illudersi at-
tribuendo a quei popoli antichi armonia e contrapunto
come al p•·esente si concepisce. Del resto da un lato e
dall' altro potrà quistionarsi quanto si vuole; ma la deci-
sione non verrà mai alla luce. Impercioccbè quando i bar-
bai·i irrompettero in Grecia annientarono ogni cosa , e
nel fitto tenebrio che a noi ricopre quei secoli miser:tndi
fece orrendo naufragio anche la musica, senza che ci re-
stino i monumenti per la intelligenza di cose si tratte .


· o, 9,t,zed by Goog le
CAPITOLO OTT !V O 75
Veogo alle due sentenze che si sono sostenute vigo-
rosamente da uomini sommi nell'arte.
Gli uni DC@ano che i Greci avesset-o cognizione del
canto e del suono a parti diverse, nel che fanno consiste-
re l' armonia per l' etTetto , il contrapunto per idearle e
slabilirle. Deducono le loro ragioni da molti passi di au-
tori antichi, che essi con be1lo studio si sforzano di 1i- _
ferire al loro modo di vedere., avvegnacbè siano oscu-
rì$imi, e così ambigui da a·endere cosa beo malagevole
ridw·li alla spiegazione desiderate'\. Eglino stessi confessa-
no che r esame, e il paa-agone di tali testimonianze sono
costati penosi sforzi e lunghe fatiche; tanto più che tutto
era fondato su pochi frammenti restatici di un Inno a
Nemesi. Il Burette, e il Meibomio si diedero gran premu-
ra con altri a dare un poco di luce in codesta quistione,
ma Medoni , Bontempi , Rinaldi ,. Levo , e Provedi , con
Peracult, Bougeant, Dueerteau ne.dedusse1·o assolutameri-
te che sarebbe etTore atr~rlllare che gli antichi ·conoscea-
sero al'monia e contrapunto. .
Pa· converso all' opposito parere giunsero pet• l' j..
stesso cammino uomini non meno dotti dei pt•imi. L'Are-
r
tusi chiamando in suo SOCCOI'SO autorità di Platone ' il
padr~ Sacchi, il Requeno, il Mattei di Naeoli, ed altres\
il francese Arnaud, e l' inglese Stillingftect sostengono
che non SQlamente conoscevano l' armonia, ma che di più
sopravanzavano d'assai i modea·ni, ed il Vossio non du-
bitò di proclamare che lo stesso contrapunto è d' inven-
zione greca.
l primi a comproval'e il lol'o asserto chiamano in
aj:llo l' esperien~a, dicendo che oggi il sistema musicale
si divide in molte parti , in grazia delle note , della giu-
stezza delle misure dci tempi, della melodia molto estesa; .
laddove gli antichi ignoravano del tutto, o pochissimo ne
''\Devano di codeste cose; come altt•esì si abbiano da noi

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76 BPOC.l PliM.l
• molti88imi strumenti , e si sia ridoua a l'eiOle la mu$ca
da costituirla vera arte e ciò viemmeglio pel sistema
scientifico e perfetto che al presente è in vigore; le quali
cose tutte dai Greci non possono vantarsi in alcuna ma-
niera. I secondi in quella vece ricorrono ai fatti sorpren-
denti registrati dalla storia, quali eft'etti costatati da per-
sonaggi distintissimi, e da testimoni numerosissimi.
E siano pure, essi ripetono, alcuni favolosi, ma in
fondo vi è la verità. Oltre di che morbosilà fisiche, e m«r
rali aft'ezioni venivano guarite con la musica, anzi potreb-
be chiamarsi una pubblica igiene, e un insegnamento di •
buoni costumi. Nella moderna musi~a, si. ottengono code-
sti risultati? ·
Basti però avere accennato tale questione la quale
come dissi di sopra rimat•t-à scmpt-e insoluta per deficien--
za di monumenti, e di chiat·e testimoniame, quantunque
nel senso. da me espt·esso, parmi che una giusta eriti~ l
non dovrebbe rifiutare d' assentini..
Intanto mentre da circa trentacinque secoli la mtJSi.
ca trovavasi cosl fluttuante, incerta, set'Va del Capriccio, o
degli USI delle nazioni, dove più coltivata, dove meno
sorge nel mondo un' uomo che a ragione dice· il grande
storico italiaDQ (Cantù} fu ce1'tamente uno dei maggiori in-
gegni che abbia mai prodotto il gertere umano, voglio dire il
filosofo di Samo, Pitagora, cui la musica deve.J' appella-
mene di scienza, epperò panni non avere pi·eso abbaglio
se la prima epoca abbia fissato a questo genio della Gt-ecia.

CAPITOLO NONO
PITAGOI\A.

La vita di Pitagorn è un .bel monumento da cui si


apprende le virtù naturale amata, ed insegnata colla pa-
wla e coll' esempio ai contempot'8nei ed ai fut.uri~

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CAPITOLO I'IONO 77
Leggendone alcuni cenni che da Giamblico furon
trat&i e dall'Agostiniano Scutellio dati in luce nel t ?Sri6
coi Tipi di"l~uc•·ino romano, mi persua.'ii non fare cosa di-
spiacente ai miei lettori se loro ne dessi un saggio in
questo capitolo che tutto riguarda il grande filosofo. Non
mi estenderò di molto, nè toccherò deiJa sua filosofia e
de' suoi sistemi essendo qu\ fuori di proposito, oltrecbè
protran-ebbero di troppo la mia storia. Nè deve recare
meraviglia se ho citato l' opera di GiambJicu, mentre es-
sendo stata come dice egregiamente Cantù, la storia di Pi-
tagora c turbata con s\ strane ed incredibili circostanze , da
farlo 01-a operatore di prodigi, ora un solenne imposto~·e;
cosi ho creduto attenermi a queJlo scrittore che se non fallo
ebbe seguito lo stesso storico italiano, il quale senza tra-
saodare molti altri che narrarono le gesta di lui con quel-
la critica giusta e seve1>a che tanto lo distingue seppe da-
re a parer mia un' idea adeguata di quel sommo filosofo.
Innanzi tutto Pitagora ricevette da natura un'indole
e tali disposizioni da rendersi sublime e caro a tutti. lm-
perciocchè il suo cuore era dotato di una onestà· e di UPa
beoevoglienza da ammirarsi, e la sua intelligenza era
pronta, di un profondo e sano criterio e ricca di cogni-
zioni le più sicure e le più estese. Scrisse molto, ma me-
glio che da suoi scritti, che forse neppur gli antichi stu-
diarono 1,er intero, dalla dottrina che là sua scuola, e i
suoi discepoli propagarono, si può apprendere quel ch'E-
gli fosse, e come a buon diritto meritasse la fama più
bella in tutti i tempi e l'ammirazione di quanti dotti co-
nobbe il mondo dopo di lui. Però vi furono alcuni che.
pure non erano privi d'i~egno che dichiararono follie, e-
sopri i principii deJla sù.a filosofia, altri lo disse1·o opera--
' - di miracoli, o mago abilisBimo; gli altri negavano in-
~ent~ ad Esso il vero merito, questi gli concedevano
c~ él.e non et'tl . Questi due estl'emi dovevano avere un
foodamenfo, ed è facile rinvenil'lo.

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78 EI'OCA I'RiliA
Pitagora et-a un'acuto matematico, e per mezzo del-
l' aritmetica, e della Geometl·ia varie invenzion~ fece; era
grande fisico ed astronomo, ed inf'endeva a meraviglia
l' istoria naturale e la medicina. In mezzo a tanta istru-
zione, e colla onestà de' suoi sentimenti, forse per le
circostanze de' quei tempi, forse per seguit·e il comune
andamento, teneva doppio favellare l'uno per le moltitu-
dini sempre avvolto nei simboli, nell'oscurità, ~d indiret-
to; l' altre per la sua scuola, amichevole, palese, chial'o,
e diretto; quindi o ~on la sua scienza giungeva a risulMi
felicissimi e si spacciavano per prodigi, o rimaSJe incom-
preso e fu dichiarato sognatore, ed impostore, a malgra-
do che più e più verità, sia per acquistarne gloria, sia per
beneficare i suoi simili facesset'O eccezioni alla regola ge-
nerale dell' oscurità e del mistero, palesandole a chicche-
sia. Dunque Pi"tagora fu un grand' uomo specialmente
nelle matematiche, nella fisica, e nella storia naturale.
La sua patria7 Samo, volle perpetuarne la memoria nelle
sue monete sulle quali si rappresentava siccome un vec-
chio venerando adorno di veste all' eroica con lo scettro
alln sinistra mano, mentre colla destt•a armata di bacchet-
ta indicava un globo che stava su di piccola colonua. Ve-
ridica, e saggia invenzione che dimostra chiaramente do-
ve estendevasi pt•ecipuamente il suo vasto ingegno.
. Pitagol"cl fu altresì un uomo di cui è rarissimo di
poternc riscontrat'e altro che si rendesse più di vantaggio,
e più amabile a quelli che vivevano a·suoi tempi. Se mi
ponessi all' opra pet· descriverlo a miéi lettori ~otto que-
sto rapporto, e v'impiegassi tutto lo studio, non potrei
giammai non che uguagliare, avvicinarmi al Cantù che in
una pagina della sua storia lo ha dipinto coi colori i più
veri, e i più cari. Credo dunque pregio dell'opera riferire
fedelmente le parole dello storico insigne.
, Sano c benfatto e pulito ( dic' egli) della persona,

o ,9;trzed by Goog le
CAPITOLO OTT HO 79
di suffieiente patrimonio, di condizione ~edioere, e di
1
• buoni ed onorati parenti; viaggiatore ta·a coltissime e
• remote genti, e per conseguenza molto esperto dei vizi
• um:mi e del valore; padre di famiglia, carissimo ai suoi,
• con moglie e con figliuoli, e perciò, com' ci credeva,
• più continente e più umano; insigne progagatore della
• henevol~nza e dell' amicizia tra suoi conoscenti; dolce
• e compiacente nella conversazione, non mai derisore,
• non mai maldicente: giustissimo in tutte le azioni, co-
• me si conosce da quella sua ·celebrata .sentenza, che ri
• dehha umpr·e l'uomo porre dal partito delle leggi, e
• combattere. contro il pret•aricamento di esse; liberale,
1 poichè stimava di non possedea· nulla in proprio, ma tutto
• a comune cogli amici, fomito di scienza legislatoria e
• medica, dilettandosi di potere coi suoi consigli, e eoHa
• sua assistenza sanaa·e gli amici infermi~ coi quali men-
1 tre erano sani, ei tanto godeva di filosofare, ma non sl
• che al bisoé'llO ei non ct·edesse più .bello il dcpon·e il
1 pensiero dell'etere, com' ei si esprime, per ajutare la
• città o colla sapienza nelle consulte, o col valore nel-
~ la gueri-a, la quale in certi casi ei non abb01•iva, sicco-
• me ei sapeva ancoa·a e convm-sare coi grandi e piacere
• alle donne. Ma ciò che dimostra più chiaramente ree-
• cellenza della sua morale, è quel suo nobile ed originai
• sentimento, che il sommo delle virtù umane si riduce
• al dir sempre la veaità ed al far bene altrui >> Mi fer-
mo a questo punto del panegil'ico intessuto a Pitagora
dal bravo lombardo, e mi limito a dire poche altre parole
di Lui, per passm·e quindi aiJo scopo del mio racconto.
Pita~ora uacque in Samo piccola città della Grecia
da un'intagliatore di gemme o pietre preziose, e per quan-
to può apprendersi da Gimnblico, e da altri, sembra che
DOD p fosse troppo pr·opizia per nulla profittando del suo
inppo sio~olare, e dei sapientissimi suoi in~namenti.

o ,9;trzed by Goog le
8(} • IPOCA PIUI.l
Allora, come quasi sempre avviene, più stimavasi una oo-
))illà ereditata senza ·che vi sia accoppiato merito alcuno,
anzi l'accompagnino molti vizi, di quello che una dottri-
na peBegtina, ed un utile e generoso cittadino. Non era
possibile che sfugisse tal cosa alla penetrazione acutissima
di Pitagora, epperciò, superim·e ai pregiudizi, ed alle c~
stumanze del suo tempo, compassionò in cuor suo l'abber-
ramento de' suoi concittadini, e con una .abnegazione di
cui allora era solo capace un' anima grande abbando~ò le
patrie mura, e andò a vivere in terra stran~era. Ho detto
male in terra stt·aniera, conciosiachè Egli venne in l talia, ed
Italia non considerò mai com~ st1·anieri gli uomini forniti di
virtù e di dottrina. Nè poteva fare scelta migliore. Qu:mdo
viveva Pitagora Roma col suo genio di conquista non a-
veva ancora gittatO nella decadenza le scienze e le m·ti,
stavano anzi in gran pregio e non pochi monumenti che
noi stessi possiamo vedere ne fanno testimonianza in·efra-
gabile. Fu impertanto degno asilo di Pitagora l' Italia, e
l'Italia può glm·iarsi giustamente di aver dato riçetto a
quest'uomo che fondò la celebre scuola filosofica d'Italia,
la quale, come benissimo asserisce Cantù, per l' applica-
zione delle matematiche alla fiSica ha con ragione tenuto
sempre il primato tra tutte le filosofiche famiglie, ed ha
prodotto gli autot•i più meccanici e più penetranti. I nomi
di Archimede, Aristarco, Archita Titolao e di cento altri
ne fanno fede.
La classica tet•ra nostra corrispose al dono fattole da
Pitagora della sua scienza e delle sue vh·tù, pm·chè Lui
vivente fu rispettato ed amato non soltanto a Crotona dove ,
dimorò lunga pezzll, ed a Metaponto ove in ultimo si sta- !

bill, ma io tutte le aire parti; a Lui non disdegnavano. av-


vicinarsi i grandi ed i potenti, che per consueto non &&-
gliooo di troppo stimare i sapienti, ~ tutti ne ritraevano
non rari vantaggi morali è scientifici: La sua mot·te rima-

Dlgltized by Goog le
CAPITOLO ftcmb ~t
' ne ilcerto in qual modo anenisee, mentre alcuni e•'edo-
oo clle perdesse la vita in una sedizione popolare teD-t
IIDdo di sedarJa; altri peDSkno che ~iunto ad età de-
rzepita, aftlitto da circostanze luttuose, si condannasse
d;l se stesso a morire d' inedia. Appouerei piuttosto
la prima opinione siccome più conforme alle virtù pra-
ticate da Lui , mentre la seconda è sempre r attesta-
zione di. un• animo debole che non saprei ammettere
io Pitagora , altro che scusandola con l' imbecillità di
un estrema vecchiezza. L'uomo g."aDde pe•·ò non cessa
di vivere colla morte natw-ale, ed i posteri lo ricorda-
DO come esemplare alle venture generazioni •.Cosl la
memoria di Pitago•-a fu sempre venera~, e non leg-
gesi autore alcuno di qualche peso spettante all' anti-
cllità che non ne faccia l'elogio. Cice•·one, Livio, Pli-
.oio, Pluw·co, e molti sreci e latini ne fanno indubitata
fede. Plinio fa le maraviglie che veiJisse posposto So-
Cllte a Pi~ora; ma è inoppoa·tuna una tal maravisJia,
mentre se ben si considera la vita, e la scienza dell'o-
DO e dell' altro non vi vorrà molto a 11lVVisa•·ne la pre-
minenza del nostro filosofo. Ond' è che Tullio aft'erma
avere .i Romani operato egr~mente ante~nendolo al
61oeofo della cicuta. E la distinzione fatta dai Romani
a Pitagora non può chiamarsi uno sterile entusiasmo
del momento,. conciossiachè n Senato emanò un pub-
Wico decreto circa .dtJ~ento anni dopo la sua morte ,
.~ quale Pi&asora fu liudicato il sapientissimo di tutti
i Greci, e stante un certo oracolo di Apollo volle che u-
lll i&atua del filosofo foue posta nel foro con questo titolo.
Accennati cosl in iscorcio i meriti e le virtù di
Pitapa , mi par tempo di scendere a ciò che spetta
aDa musica.
Lo dissi ' e mi aiova ripetcrlo )a musica deve a
l4i l' appellazio~ie di scienza.
6

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8i IPOCA tll111
1
L• ope.._ da me citata poco· innanzi di Giamblioo
sulla .vita di Pitagora ba le seguenti parole alla pag.'
s: E 1onitu cudealium malles (abrorum DiupaiM, Ditr
pente, el Diatuseron proportionem deprehendit ·hrmo-
niam. Euogiulvit etiam (ere itmumeru propurtionu et
organa mUiica haud pauca. Telrachordum , Jleplaror-
dum, Monochordum, Peattu:hordum comtituit. • Sem-
brerebbe vero dopo questa testimonianza quanto banno
riferito molti altri scrittori fra cui l' Horloft', e lo &il-
linsflèet che accidentalmente ritrovasse r annonia sen-
tendo i vari colpi di martelli ehe nell' officina di un
fabro fernjo come dalla varietà del peso del martello
dipendesse la varietà dei tuoni , eome appunto clieesi
che riconoscesse Tubalcain. Si aggiunge che entrato nel-
l' officina crescesse ad alcuni martelli il peso, ad altri
lo diminuisse, e con tal mezzo discoprisse vari aeeor-
di, o come altri l' appellano annonie. l modemi tac-
ciano d'immaginaria questa scoperta, e alcuni 1100 du-
bitano di darle il titolo di st01iella ridicola. A dir vero
una sana critica non può ammetterla assolutamente, nè
sarebbe in correspettività del genio sommo del nostro ·
filosofo. .Però tutto negat-e mi sembra · ancora troppa
peninacità. Di fatto percbè escludere che un suono qua-
lunque abbia destato impressione , e pensieri a quella
lr&D mente? Ora se dopo questo suono, in qualunque
modo si fosse, Pitagora si desse il compito di rin~c­
ciare la ,-erità con moltiplici esperienze, lo trovo natu-
rale e giustissimo, nè avrei difficoltà a credere che fa-
cesse r espeaienza sopra corde di qualsivoglia materia
composte. Seguiamo queste esperienze come ci si ~r­
rano dagli autoai. Pa·ese egli tante corde le fissò in
una estremità, e nell'altra vi appose il .peso diverso
dal · meno al più, toccando queste corde sent' altrQ gli .
davano degli accordi, che possono dirsi uguali a quelli
che darebbero i colpi dei martelli. Da questa prima

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"CAPITOLO "0"0 . 83
e&pfl'ieoza pM8Ò alla eecondà. Diede una certa fonna
.ad una tavola , su cui distese una corda stabilendo il
G>rclolmao, o Canone detto da- alcuni, e da altri regola
armonic41, o -tnenocordo; divise la corda in dodici par-
ti, la toeeò in tuttJ la estensione, .e suonò posela la
aola metà, e trovò la ' proporzione di sei a· dod!ci, da
UDO a due, oesia l' ottafa in proporzione doppia che si
diue diaptuma. Il suono dell'intera eorda, con r altro
eli soli tre quarti della medesima davagli la diatesseron,
o Ja quarta come la ..proporziòne di tre a quattt'O; nel-
la terza esperienza le proporzioni erano di 8 a t 2, o
l a 3 e fonnava la ~. • o diapente. Da ultimo osservò
elle il tuono era la ditl'erema ·tra la quarta e la quin-
ta. Bo notato di BOpra che Pitagora fu un profondo
matematico , quindi non deve maravipiarsi alcuno se
appreade ehe il fl1osofo assoggettò la musica 111 puro
alcolo e còn una metafisica tutLa sua propria pretese
dimostrare che il lleD80 opera prima della rngione, on-
d' è ehe inpmandosi i sensi ne viene ingannata la ra.-
p,oe la quale nella lftla essenza ti'Ova sempre ciò che
è vero. Dallo stabilire le semplici arm~e, gli fu non
dillieile passare alle composte che tutte si fondano aul-
la combinazione di tetracordi, e per vie ·numeriche di
ealeoli. L' A~elini Bontempi nella sua storia ne da un
quadro abbastanza esatto, a cui rimetto chi avesse ·v a-
@bezr.a di conoscere il sistema pitagorico musicale. A
poposito del Bon1empi non sarà fuoti di luogo avver-
tire che Egli diee di aver ripetuto con molta attenzio-
ne le esperienze dei martelli di Pitagora , ed ba tro-
nto essere falsissimo il risultato attribuitogli. Non mi
oppongo a questo storico, ma non sarà men vero che
lp si applicasse a serie · riflessioni ed esperienze ·da
eai potà trame il suo sistema complct<]. Per ciò poi
tlle dice lo scrittore Meibomio, che gl' intervalli musi-
..U aziebè essere ritrovamento di Pitagora r~ del-

~ .
. o, 9,t,zed by Goog le
8" IPOCA PlUIA
l' immort.ale Galileo: Galilei, non saprei icconciarmi eosl
presto alla sua sentenza, mentre prinm del Galilei non
ignoravanSi del iYtto, e se el,'avi una cognizione dei
medesimi per quanto ·voga ed· imperfetta, percbè non
darne il merito al filosofo di Samo, come fu general-
mente creduto ? Nè qui si vuoi atrermaa· che il sistema
pitagorico, che in appresso dalla sua scuol~t ve!loe an--
che elab01·ato con studio maggiore, e con sottigliezze,
ed astruserie ma~atiche, fosse pa·ivo di etTOri, ma il
certo si è che da questo punto la musica prese forme
stabili, e per: quanttmque non cos\ facili, ciò non ostao-
&e capaci di essere abbrat~èiate da tutte le nazioni, le
qtiali con questo mezzo trovavano metodo e regola per
dìriggere i loro canti , ed l loro strumenti , togliendcl
cosl quella restrizione, e queJla variata melodia informe
e senza gusto che è stata ravvisata nel decprso di que--
st' epoca presso che in tutti i popoli. Sia dunque ehé
Pitagora abbia soltanto rettificato, ed accresciuto il si-
stema dei Greci siccome opinano varii autori, sia clm
l' abbia inventato , egli è però certo che da Lui
ebbe una forma novella, ed il suo sistema si resse, è
oonservò con leggiere modiftcazioni fino all' epoca secOli-"
da da me stabilita, cioè all' apparir·e del monaco d\
Pomposa. Ad ogni modo la musicn, e specialmente l' i•
taliana deve onoral'e Ja memoaia del gran filosofò, o~
nacque a Samo, ma che passò la maggior pnrte deDl
sua vita in Italia, onde la penisola può vantare ebe dl
Lei ebbe origine la prima scuola , • e la piit grande di
filosofia, ·e da Lei si ebbe il principio di quella 'Séienza
ed arte che non senza ragione fu detta divina. Si treri-
'Vano dunque a caratteri indelebili le parole di Giaril-
JJlico che leggonsi alla pagina sesta della vita di que-
l;to grande e si onori cosl sempre la memoria di Lui.
rl"TDAGOilAS BE!IfEFIGIO BOMUU'BUS Vll'Ut.

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EPOCA SECONDA
Da Pitagora al louaco Guide -'Arezzo,
-:- .... -
CAPITOLO PRIMO

• La musioa è potenza ·fecoodatrice , dice Cesare


Cantù usando le . ft'&Si di Gioberti , atta a destare la
• vera estetica, e prodm·re i tipi del bello sotto ogni
forma ,. Questa sen~oza verissima io tutta la sua esten-
sioue apiep in qualche mode) anticipatamente il cara~
tere=dtill' Epoca eui dò cominciamento col presente Ca~
pitol~. lmpercioecbè la olusica percorre uno spazio di
eeooli ~be comprendono tanti e sì diversi rivoigiQl~nti
di stati, di nazjoui, e d' imperi, non meoo che il c.am-
IMQl811lo esepito daU2 vera religione cristiana, ~ seb-
bene abbia quest'arte soft'erto più. o IQeDO iDtereseanti
ctngia1Jle0$i, e per&ecuzioni, tuttavolta sempre rimaae
mperiore , e rela tiumeote ai suoi tempi poteva dare
bme gradi&e, e .dotate di qualche bellezza. Nè. sarà
iDu&ile rièordare eh~ .una gran p1i1e di quest~ epoca
appartieDe al taoto famigerato medio-evo, in cui .molti
vi vedooo tutto quello che d~rada , invilisce, ed ab-
.llraiisce la specie umana onde se loro fosse dato lo
JMebbero cancellare dalla storia; molti poi lo esaltano
ca paH .esageruioue, quasi clle · fosse quello il. t~mpe
Malo, ael quale apprezzavasi il vero .buono, il vero
llello. Niaoo. mi contrasterà, credo, chj;l ;mche alloa-a

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86 EPOCA SICOJDA
g~ndi difetti eranvi nella società, e grandi virtù, e se
un• idea disagradevole eccita a non pochi, convieoo ehe
riflettano alle ·cireoetanze ·muo 'speciali, e non rarameo-
te funesti~&ime che intervennero , speeialmente nella
008tt'8 penisola. Le arti tut~ quante sogiacquero mi- .
serameote alle inftuenze 6ociali, e se non andarono in-
teramente perdute, almeno nel loa'O decadimento fUI"'-
oo siccome le scienze conservate, e mantenute da quelli
uomini -singolari che nell' abnegazione completa di loro
· medesimi , e nella solitudine del Gbiottro si dieckro
tutto lo studio percbè non rimanessero privi i posteri
di tanti tesori. Ogmm vede perciò quanto meritino di
coasidenzione quei monaci , senza i quali DOn ei po-
trebbe vantare la società dei suoi progressi e della sua
civilizzazione, e da quei secoli che pur _con disprezzo
si chiamano barbari , ne sarebbero SUS8CgUiti altri di
abbrutimento , e di ignoranza , e Dio sa a quali .,._
giori risultati sarebbe discesa la stirpe umana. Eppure
il mondo ogi ai coosenatori delle scieaae e delle arti
vorrebbe scrivere in fronte il vitupero. Solito pidef.
done che esso concede a ehi lo bene8ca f
Dovrò imptn1aoto iotrattenermi aooon ooD' aati-
ebità per poi discendere a quei giorni nei quali la m•ioa
&roTò ricetta quasi esclusivamente oeDa reiipoae; io
appteMO daranno pascolo· al let&Gre gli avveoimea&i
musicali che nella calata dei Barbari io. Italia ai com-
pirono~ ftotantoehè in ultimo comparirà quel ·geoio i-
taliano che 4iede nuova vita, e quasi direi priDcipio
fecondatore .a questa oobiliseima scienza .ed or&e •.
NeUa prolusione dissi che ad opi fine d' epooa
avrei dato un ceoao delle opere epeeialment.e i&aliaae,
e dep uomini che si distiD&erO nella seieoza. La qual
eoea non hanno veduto i miei lettori nella 8ne .dell'e-
poca prima, e non veda'&ODO neppure nelle al&re. Non

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CAI'ITOLO PllUIO 87
ae fwiuo ·pero .Je ...-~e, Dè .mi· ·ac~eutioo di a-
Ter JDaDOato di puola. Dappoichè della prima epoca
aaraltbe s1ato impoesihile ria&raeciare p autori che po-
co cliuero della lluliea, vaone quaato ai Ielle .oei san-
ti lihri, ed in que.ta se furo.oo in magioa· numero,
ouUa però preaentano eh~ possa alleuare il gusto, e
d' akreode sarebbe ata.to un pel'dere lo spazio che po-
&rò utilizzare con gran vau~ per la 'erza e quarta
epoea feeoodi88ime per J*&Onagi grandi nell' arte, e
per opere di molto ailievo. Che se qualcuno si diKio-
se in queMa secooda epoca noo verrà b-asandato. ma
sarà posto du me al ~ che gli conviene.
Bipipo dunque il eumnioo.
CAPITOLO SECONDO
l P&J.I lliVOLGI.IftTI .USI CALI DOPO PIT AGOU

.Pi&qora aon condusse ~ nella tomba la IUa


seiema, ella rimase in potet-e della famosa açuola pi-
~, già da me aeceona&a, e che sarà sempre u-
na tloria antica della Italia DOStra. l discepoli d~e
d'an tao1o maeetro sepitaado le &eolie di lui faceaDo
..-me s&upeode del loro iagepo aiccome io tu~ le
parai. della moso&, eosl aocora della musica. La base
dei loro ~ti era. aempre nella più alta .méta-
&siea, e nell' ari&metica, epperò ~~v~ tutte
le •perieme, e le deduziooi clle , ~~il~ .
dileeDdooo dalle ioJpressiooi d~i DOCttri sensi,. e per
DUlia euraroao il giuclizio dei med~ap. Quindi fermi
Dfle l'll@iOIIi le . più semplici .di . ~ ~ 4~ di ~ a. 3, e
di l a . i, BOB ri~DOBe6vaoo che . q~ta, qapnta, ed
Ollta. lo peD&O che io b~ fede i pita&orici ~c~
._.pron..di .tJOS~ ;J..v.-. d~lla loro te~ria .pc,L'r

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88 IHU BIClOJM'
l
chè troppo eentivaao amare aie mate.nMiehe, a .-
aVreiJbèro desiderato tli · l'itèrire· opi -coaa. E l"" feP
mo tmèltbe ·stokezza il uepre 'ebe nei loro mioelaii
envi un tal che eli seducente; sebheee·11011 maaca~
ro di epeeioeità ridevole, nelle coinbioaziooi dei JlUIIl&o
ri, · e pur troppo essendo cos\ pieni delle medèSime e
noa ravvisa~ gli en"'ri cui andavano inccmtro, oeo-
DOSeendoli, caloolavanli cosl poco da dovemeli 8eeeUarè
io gt'Bzia della predileUa teoria. RiceveftiJO quindi Il
decima quinta per CODSODaDZI, mentre poi rige&ta~
la uadecima ottava pe~ di81!1008Dte. D'altronde t.
sta avere un poco di udito buoao pèr apprendere :_.
sere eglino sul falso-, e l' UBdeoima Mlava à coaaonao-
za e non viceversa. Ciò non ostante per lunghi aooi
si mantenne, e si propagò, e credevasi da tutti aver
pl'081'6dito mirabilmente la musica con il sistema p..
topieo.
Dopo più che un secolo _surse a Taranto UD' a}.
tro gemo, quale non poteva ·usentire al sistema di Pi- ,
ta«<rt, Che aDii dai suoi studj e dal suo i~ s
dimostrava tutto il contrario. Aristoesene, ehe ooel ap-
pellavasi, · era ftgllo di uomo ·che faceva profellioae di
musica, ed aven appreeo la ftloaofta da Aris&otile. E-
gli ~~e operando n coatrario dei pitagorici stìbill
il suo sistema suHa esperienza dei le08i, che non d&-
bitan ammeUere eome prineipio, e rnodeiMori della
iDtellipnza. Quindi sepeodo l' oppoeito camiDo di ft. 1

&apra TOlna che la mtelligenza fosse iooepace di quat-


sivop perfeziOne qwmdo manehi la sperieoza dei ee&-
si. Fu un pueo ardM anziche nò; e l'aommziue ODI
teoria cosl di'Yera da quella da tutti ado&leta, e rbè-
nuta per perfet11l, era un' audacia ben Singolare;. lalliO
più che pa1eseméDte BpPeiZ&'a le astrazioni, e le mi-
f4Da~~- co~inazioni dei pi&apiei. Ciò· ne. 01111*

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CAI'IYOIJO SIC8ft80· 8t
p IJ10Dle'Mi ·ehe adopenwa pel' la dimostnlziooe del
llil lis&ema erano tant& speciosi, e béne ··~,
éiJe ialti ne reatavano presi, e oonfessavaD&·-eMersi ·iD-
panMi crede11de ali& teorie · anteced4:di• le quali pe--
raltro ei'Ilno semb1'8te -cosl vere, ··che nientemeno im.-
tnrtlflbile dissero quel sistema. ·Doveva infatti presen-
&are un che di certo · così palpabiJe: quanto insegnava
Aristossene, da eoofondere gli stessi pitagorici. ·Eglino
per consequente senza abbandonare i lot'O prineipt, ri-
oorsem alle esperienze del n~ovo maestro, e si sfOI'-
ZII'ODO di combinare le une cogli ·altri, non so pere)
eon quale risuJt.ato.
Per dare ·Uil cenno · deUà teòrica Atistossenica ba-
llleft ricordare· che il fondamento primo di lui era che
opi tono f088e un intervaHo oonosoiuto, . ehe · l' orec-
chio senza fatiea riuscin a «fudie&l'e paragonando ~
ta e quinta. Dal touo traeva le misut·e degl' iuterval-
li per a~gregazione, e per sottrazione, sicchè per essa
una quarta conteneva due toolli e mezzo, la quiQt.a tr~
e mezzo·, e l' ottava o cinque toni e· due semitoni,
o anehe sei tuoni.
~l,re leggi il medesimo atahilì, che da tal base
scaturende davano risultati ·oonsentanei · all' ammeMa
tetlria. . . . . •. .
Per le steese ·cause ·pen\· · ~ e6i la · nau!Rea sotto
le iomae pitag.riehe dévet&e ti'Oftfe •pposteori, ezian-
dio l' ~mca soggiac4fUe .a motliftow.Pooi. 6li stu-
46 .elte 8i faee,an& sull' uno e l' &ltro sistema. do.ea
ee~Willeere ftaalmente ehe ·i due 6lo8ofi a · mnlgrado .j}
- . amore·. per la veriti ei·. giU8POoo irr errore sistèma-
tiet; al . . . :aveano ' oMtligato i . d4Mti, ed i ·IDWiiei.
r.. ·pM ti! \1110 delt. pl'imta 18CUOln Bi anide '41est'in-
_,eaienti che esistevano da nna pfirte e dell'alttta del-
....._ieali dottriRe, e-eotne delle. ftrità · a questa e

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IO IPOCA .CORDA
a quella eompeeeyaoot ma IIOD ebbe aJeUoG n cengia
per luap pezza di mostrare la eooveaiena e la ae-
ceaeitl della me&alsica, o per apieprmi ·mepo ·dfla
J'81iooe accordata ai faui che desumoaai dall' esperieD-
za dei eeosit concioiiachè oon pe880UO dividersi oep
uomini sensi e ragione, ma che puriroppo non 10110
tra loro io una peti'etta armonia.
Videsi però io Alesaodria un uomo che superaodo
tutti gli 08taooli propose a considerare la diferema
delle due scuole. La sua parola fu ascoltata pem.6
DOto a tutti per la vas&ità della ~ scieoza esaeodo ,
desso famoso pmmatico, ed enidito ftlolop. Loaciò
direi quasi aoa biblioteca di tuue opere da lui. scritte
in numero di più ceo&ioaja. Didimo era n 100 nome, ~~
e le modifìcaziooi ·da lui propoe&e fw-oao aoool&e coa 1
buon vilo ~i a&udioei. Se DOil che l' opera di Didi-
mo ooo fece altro che aprire a strada a Tolomeo, .
che doveva compire la oeceesar ia riforma, e oeeni 1
agiUDiere, che dovea foodere le due &eorie aatiehe
per ricavame una &erza più vera e più utile.
Era un grave 80081iO per sii anticlJi la tel'U che l
l'elmmo assolutamen&e liudicarla dislooaote, Tobneo
inveatò r agiuma aelle scale del tQODO mioore, e in
tal modo la rese armonica e eoDIICMWl&e. Di più sicco-
me il 100 lll&eceaaore Didimo Ol'dioò la eeala in ma-
Diera .cbe. dopo n temitoDO magiore t Y811Ì818 n ~
uo mioore t 088ia tooo ..._-iore, CGSl Telomeo ere-
deUe più vero e più vaotagioso iuer&ere l' ordi-, e
dire eemi&ooo, DIO magion, e &ODo minore. Qwl&-
do a' intrapreade una ribma D8lle soi81118 e nelle .a
è 'QQa vera diapuia clae. DOD si vopa OOOI8I"VlRe chi-
l' aatioG aJt.ro che il puro oec•ario~ e ~ fiDo w
la IDIIIia dei eambiameoti.
Tolomeo quiadi ri~ò le scale diatooiobe as-

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CAPITAtO QCQDO 9f
~i:JDGiee ooritA, e JòrmaDCioae lle·.atlaUO di
- ineolioae•. IUdu.e a ae&te i -toni erbe: ~ . o
treiai o. quiadici, ··ami ricluceodoli .a taD&i, quante. SODO
le ~- dell' ottua. ·; ··
È un fatto. eestan&e cbe l' eaperieou eomproYa
che inoominciaodosi w riforme, si moltiplicano ·poi
seoza DUJDero. Il perchè ahri 6101Gfi, e scriUori trova-
rono le diverse combiDar.ioDi armoDiche. 'FuUo il sia•
ma de' Greci era nel· tenoordo, o quattro suoni, e
variarooo le opinioni nel. modo di formarne le scale,
e di •epare i 1eaeri della musica. Plu&arco parlan-
do ùUa musiea. 88181'i&ee· che dea&a era sulle prime
aobak» diUoaioa, e ci'OIDa&iea, ma è .certo che aache
l' tiiii'IDODiea aon era 8C0008Ciu&a; anzi dice Arist.os-
lleD8 ehe quei -punto oon li OGDSideranno, JD8IIbte
il poere eoumooioo era assai pitì in uso, e quiodi
per le diabJtl che in questo ÌDCODtl'MY8118Ì quui )o
proeerieeero iot.eramen&e.
f.hecchè De sia di tutto ciò ~li è iodubitato ehe
l' unione di tutti tre f1uedi· pneri, o la loro ~..,
ziooe· che effettuavasi per via di tetracordi. produceva-
DO ·rilullau eoel fayorevoli, · profondi ·talvoha. tat altra
aoiraa&i, e ...,00. sublimi, quando incanwroJi,. eh& DOi
abbiao. pn ·peoa ael 1 crederli, anzi. heae atpeMP li
giuddjamo pmi di 8'Hillli eadtate che si giU&DG tem-o
JWe aell' iperbolico, e Del maruip..o, di quello clae
peraadeni el88l'e - fa&&o .llolico. . ,
La Gleeia • p CODI81Uva ·lfiiiPN ·eonae iD
\uUe le arti eoll aeUa mueioa U .,.,u.aao. ed i. suoi
..._ pao quu&o ·o&D&I!oversi, 10110· · ~. un,mònu-
meata dell' aeu&o loro iugee-, del t.a piO ·. abe
~' e dell' accurato studio cba. vi face•~ •
Q.lllli lis&emi poi ·8000 Sta&Ì IYobJ, int.ePJJ~*ti, ·~
pti da IDDki, ma ehi .mai ci. _,. ..... ee gli ~

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Il IPOG.l UCOitaA
piutNe&O elle p alari aJ.biuo celao - .....~ s..
ipote •· taUi, le loro epiepzieoi ed in· meuo .a.-..
te . epeN elle pariUoDo di musica in quaat' epeea ....
la ai rinneoe elle poesa assieurare la veriti il' .• ,..
pinioae a pref81'8DU delle altre. Quello elle ia4ubita-
tamen&e risulta si è che nella musioa come. ia ~
le ani rittpleadeva la semplicità. la quest' epoca DOB
l'i era sapiente. di cpllldae riaoaunna che nelle soe o-
pere non trattasse par&icolat·mente della mueica. Aft..
s&otile, Platooe, Nicomaeo, Ecalide, Tolomeo, .!ristos-
MDO, Aristide, Quiotiliaoo, Phatarco, Gaudeozio, Bacàaio
18Diolle, Pcrfìrio. Alipio, e. cento al&ri, tutti quanti o
iD qualche libro . che esclusivamente della Musica arato.
lava, o . in qualche parte delle opere 6leeofioM ooe da-<
ftDO alla luce, fa'fellanoo per inoidmu. della IJI8deli..
818. Chi volesse p8ralt~ saperne di pià illlenlo .a que-
sti a&ori può eooeuJ&are l' indioe dei mUori del P.
llartini nella IIWl storia, doye oe ha ricordati a pro-
tu.iooe. Per mo eome disii nel Capitelo auteoecieote,
eNdo iotdile perdermi in sifaUa ricerca non po&eodo
rieavare uoa verace utilità.
La . Grecia DOD fu sola a fruire delle dokeue e
eopbioni maaicali. Boma eziaodio quando vide ÌOJ1e"
re per lei IÌOI'DÌ di paee, DOD disdegnò la musiea, e
eome m&ai di sopra a malpado che in qualche tempo
&.e nepetta, tuUavolta fu coki'f8ta ed amata e già
è sta&o de&to .che da Aup&e .a Nerooe il .._nero dei
DIU8iei li moltifliei iD modo siopllre, sellbene ·fosse-
,. per lo pid Jll'"eiiÌeMi dalla Gtecia. ,
Dopo ·• iDOOBtrò la. tristilsima. deUe ..si il
taperbo t.ira..o del (MapidG~lio Claudio Nereae, il 1

popolo iom&J»,. n tqu&le 18 fu .vili88imo' sclaiàvo . .~


èate ·meala'e ville, al potere, divenne r..eote.eosl do-
po la .sua AlOite, ciie aoa.bUI_...i .i). piaoe-e .e ~

D•g•tized by Goog le
l cAPIYot.o etce"eo· -~~
' 4Mi 11011ento da • Pio cosl crudele, 1e la pipò
a taUo qutllo che.a suo tiudizie ·se~i aftlle
eeepera&o a eoo daDoo imieme all' Imperatore. Sopn
tl&&eti teagliò eoldro la ·musica per essere stata la paasio-
ae )ndomioaate di quel- principe 8D8t.nto. Non "olle per
~ seolime più a parlare, e diè ordine che
ne esiliata la musica. e tuUi i suoi eukori. Non vi
fa rimedio, i poveri musiei cloveUero sol'rire la pena
del bando.
· Ma è duopo confessare ebe in meno a tanti •
atemi e eambiamemi, e-serveodo a tante e bene apea-
110 'filissime pa81Ìoni la musica era divenuta o dotata
di . . JDOIIezza quasi incredibile, o per l' opposito coa
eatatf.elte kroee barbaro. (;o,q eMeDdo le cose · che par-
tite.1"81tava alla mùsica coi abbracciarsi? Pròfup, a•
dukemta, senaa ecopo obiése asilo e l' oUeooe da quel-
la religione ·ehe volendo du-ozaare e iaciritire i popoli,
e riehiamarli alla via·&ù ed· al eoaseguimento del lore
lìnt • era pereepitota, derisa, ed esiliata. Da que.-
llo punto illèomincia UDa DUOft fuse musicale che seta.
za fallo la risvepia dal suo 1o1p0re per darle uoa vita
DOtella · di 81oft&, e un tipo &otto oaovo il quale pii
del celeste avea che dell' wnano. •

CAPITOLO TERZO

Nella dissertazione Vigesima quarta dell' opera sul-


le ·lltiebità · italiobe ( n,, S pttg. 3!56 ) l..oOOIJ.ico·
~ afferma » MuntM aumqtwm ift Italia perii•
• '' l ciò deve dirsi non solamente perebè la relipo-
ne,tlietiann la· adottò, ma perebè anche nel sopemile
PPPI flialo ·«a oecesaaria per compiere akuai speçiall

. .·. d '
D•g•tized by Goog le
9-6 INC:l HCOIDl
aaoriftzl , e felte. Siceome ·pero della nnisiea MtriBel
l
al crilti•neeimo quasi :nulla ci vien riferito dagli auto-
ri, doYendosi ·quindi· dedurre ·che o sl III8DteDétlle ·Del
sistema d~i ultimi ft1oeoft senza fare un prograo .
qualunque nè mutamento di 1!10111, ovvero elle si siaoo
perdute interamente le memorie, così mi conviene Jlll'"
l
lare della mUiica di Cbie88, e più specialmente del
eaot1o Ambrosiano, e del Grepl'iano.
Innanzi tutto è cet'lissimo che sempre nella Chie-
sa si uiò il Clmto. Lo a88icura S. Basilio nella letta '
Ml88ntcmovesima, e S. Agostino nella cemodiecinoyai-
ma dice che tal costume fu appreso da aos~ Si~ ·
e dagli Apostoli. In faUi S. Paolo ~~etoiYendo a quei 4i ·
Coi0880 diceva • docente• ·et· conmrmteJ~ta to~nt.,_
,.Unaù kymni1, et canUeil lpiriluali6ua, ;,. gratitJ eu- '
laflla tn cordibut V~llrif Jko l e quui neU' .....
torm.. lo ripe&eva agli Ehini. Ol1re di ehe molte te-
&timooiame ci accertano che i primitiri fedeli caata-~
ftDO alte•mtivamente le lodi del Signore di giorae e~
di notte, e queste da uomini e da donoe ftnta&tl~
c:WJ il Sinodo di Aatiochia proibl quella unione. Era ·
uso altresl che il popolo si univa al cant.o dei cbieriei,1

ma siccome ne risolta vano bene speseo delle dislp-ad- i


devoli armonie, eosl il Concilio di Laodicea tenuto nel l
364. al Canone l !5•. lo vie&O. Le quali costumauze e- 1
nao a tuUi note, sicchè autori gentili come LueiaDI
e Plinio, desii 01ientali questo, e dei romani quelle
fanno fede, oltre il martù·e S. Giustino, Clemente Alel-
·saodrino, e S. Cipriano. · ·
Brossart 88Sicura che alla loe del seeoado eecoll
Della Bitioia i cristiani ean1avano a coro, e S. ·G....
rio di Nazianr.o parla di questo canto p 8tabilmea1e
ftseo nella Chiesa. ·
Egli è imper&amo fuori di dubbio cbe la •
l

o; 9 ,tized byGoogle
e.ll'tTOLO TllZO 95
da questo punto vede aprirsi una nuova via, e· l' at-
&eade fra poco queDa onorevole destioaziooe da cui
pd trariamento dei Cesari romani era decaduta, per
poi ~àarsi di nuovo per l' uso profano e molle che - i
ne faranno, avvepachè prosredisca senza poso nrso
la perfezione.
La verità non si pu0 tacere a malgrado che rin-
cresca non· poco allo scrittore che è forz;~to a regi-
Btrarla. l Romani pur troppo non avevano allora un
pto molto squisito, nè erano cosl sensibili come si
mostrarono in appresso. La passione funesta delle guer-
re e delle conquiste, e quel che più monta la fea'OCia
che acquistavano nell' a..418istcre alle scene di sangue
ehe li compivano dai gladiatori e su l'arena dopo che
l' nevano ricevute dai popoli immani e corrotti oltre
opi dire della Campania, non potevano far loro ap-
prezzare le dolcezze e la soavità della musica greca,
ood' è che si contentarono di tutto, laddove applican-
. dovi il loro ingepo avrebbero non ch'altro fatto pro-
prio, e perfezionato il sistema greco· che ·abbracciaro-
no senza discussione, e senza approfondirlo, e poscia
lo proscrissero.
Anche i cristiani erano perseguitati, e per tre ae-
eoli ee a millioni lasciarono la vita io conferma della
divinità del Cristo, si appiattavano e D89COndevano in
una città sotteraoea, che Catacombe si chiamavano. In
·codesti luoghi si nascose eziandio la musica, la quale
DOn aveva altro soopo che eantare ioni e lodi all' o~
timo e Massimo Iddio. Come ogouo vede non poteva
ellere gran cosa, la semplicità era il suo distintivo, e
p aCCGrdi, e le melodie erano spontanee e facilissime .
.. poteva essere altrimenti, conciosiachè tutti a coro-
cutavaoo sebbene non conoscessero un ette di regole
·'DIIicM, e oon avevano alcuoo · istrome~to stante la

...· o ,9;trzed by Goog le


'' II'OC:A MCOKDA
si~neeeceziGBale in che tròvavansi. Il che .spiep
oUimamente la sua tal quale rustieità, ·e 1' iodietr~
· pare a cui e:ra oocessiwtn. BiSoglla pe1•ò confes-
sarlo, era con questo ~JM~Zao che i primitivi fedeli fra
&li oiTOri delle carneficine , e nello sta-azio che vede-
nno farsi di tante membra del corpo mistico del Sal-
va~re, gustavano un qualche tratto di consolazione e
di gaudio. ·
Finalmen~ la chiesa potè abbandonare i sottera-
Dei e le catacombe, dopo tre secoli di .lotta della po-
tenza divina con la potenza diabolica di cui eran mi-
Distri gl' imperatori romani, ed il gran Costantino coa-
eedette il pubblico culto alla medesima. Ed anche al-
lora la musica ebbe. la sua parte nei trionfi, come e.
.. ra stata compagna nelle pene, e nell' esilio. Però nul·
la acquistò in meglio, anzi semp1·e più degenerava, e
le cantilene divenivano più nojose e monotone, e 11l-
ramente si dedicavano al luogo e paziente studio di
quest' arte sublime.
l..o storico indarno farebbe pruova di rintracciare
qualche cosa che potesse dar susto ai lettori per ciò che
riguarda la musica tanto nella parte ecclesiastica quan-
W presso i popoli che ri~evano nella idolatria. Al
postuUo si potrebbe dire che una musica informe
applicavasi o a cattiva prosa, o a pessimi ve1~, ~ a
quella guisa che tut~ le arti belle e le acieoze deperi-
vano, anche questa non conservava che un idea oon-
trafatta e deforme dell' antica sua forma e semplicità.
In tal modo percorsero vari secoli sempre pegi~
rando.
Ma nel 4. • secolo sorge un uomo . di Chiesa che
essendo dotato di una mente sublime, di un' anima
ardente, d' un cuore sensibilissimo, e di una pietà silt-
~Glare, non sotTre di v~ere il. culto divino rido~ a

o, 9,t,zed by Goog le
UPITOLO TIUO 17
IID&a amlimento, e le religiose melodie degenerate in
caati triviali e stravaganti. Ambrogio, il santo dottore
ecl Aa·civescovo di Milano volle riformare il canto e~
elesias&ioo, il ·solo a quei giorni che vedevasi in uso!
So bene che vari scrittori opinano non poter noi
oompa·eodere cosa fosse la musica da S. Ambrogio
stabilita perchè semb1'8 non ne sia rimasto vestigio.
Infatti se si enta·a oggi in UDa chiesa che nocm·a coo-
&el'Vi il rito ambrosiuno, c attentamente. si ascolti il
canto con cui si loda. Iddio, pea· fermo quasi nulla ap-:
paril!ee la differenza con quello di tutte le al~re ehi~
se cattoliche. ·Dunque, essi dicòoo, o si è interamente
perduto il sistema del santo dòttore , o almeno è si- .
milissimo al restante del . culto universale. A questo
arpmento non è difficile dare una risposta plausibile,
CODSiderando che r Areivescovo desideroso dell' onore
del culto della sua Chiesa è iodubitato che rifeamasse
e migliorasse eziandio il canto, e S. Agostino che era
a&ato io varie parti di Europa e specialmente d' Italia,
lieve intese sensibihnente l'effetto della musica ecclesia-
ltica da ve1·sare lacl·ime, come assel'isce nelle sue con-:-
feasioni, fu senza meno neJia Chiesa di Milano nella
CfWl]e si cantava col metodo insegnato e stabilito da
S. Ambrogio. · Oltre· 4 ciò trovasi io varie 9per~ di
quei tempi siccome un cenno, e direi quasi un'allo-
lione all' effetto di quel canto. Aogelini Bontempi nel-
la sua storia della musica chiama s. Amba•ogio ·il ve-
... fondatore ·della musica ecclesiastica secondo il mo-
dcr diatonieo dei Greci. Sia pea·tanto che al Santo si
debba il titolo di fondatore, sia che gli si debb!l quel-
1& di rifonnatore è sempre una vet·ità che la formulò
·•lleoooda della musica che et'U in vigore, cioè la Gr~
a, e. perciò riusciva delicata, semplice, c di grmde
tllluo. Nè si limitò questo genere di canto alla IJOla
7

o, 9,t,zed by Goog le
f8 EPOCA SECONDA
chiesa ambrosiana, ma si estese ad altre chiese, se si
vuole prestar fede a Geben che facendo la storia del-
ta musica sacra concesse ad Ambrogio il vanto di a-
ver dato un ritmo alla musica ecclesiastica, ma voUe
che anche S. Zenobio Vescovo di Firenze l' adottasse,
e perito essendo dell' arte. vi facesse in appresso dei
miglioramenti molto sensibili. Aggiunge poi che Boezio
diede opet'8 a perfezionarlo , e riuscì a dargli una com-
pleta formazione molto g•·adevole.
Ma poicbè mi trovo a discot1•ere della musica
aacra mi piace dia· qualche cosa sopra un' altra dif-
&coltà da non pochi ~tracciata, cioè se la Chiesa am-
mettesse la musica istt'Omentale, ed a•·monica. Come
Bi vede la quistione riguarda due cose; la musica, che
ogi noi chiamiamo figurata pe•· distinguer·la d~tl canto
.eccl~iutico, e la musica con gli sti·omenti. Pal'lo del-
la.. . prima.
· Potrebbe innanzi tratto giustificarlo il divieto che qua-
si sempre si fece di usarla nelle chiese da quanto ne di-
cono gli stessi autori profani. Di fatto Plutat·co non
dubita asserire che la musica era stata tanto stl·itola-
t&, e ridotta a leziosaggioi che avea pet•duto quasi in-
teramente il suo hel candore, e la sua semplice avve-
nen~; e Cicerone nel secondo libro delle leggi accen-
na che avea perduto il canto la sua modestia, e rim-
provet'8Va quei cantori che cantando muovevano e il
capo, e gli occhi, e la pet'SOna. Ma sen~a ricorrere a
queste autorità gentilesche, non può ammettersi che
senza una ragione potissima la escludessero i primi
cristiani. Per conseguente si ritiene da tutti cbe que-
sto genere atmonico non fu permessO nella piioìitiva
Chiesa, tanto più che risulta da Clemente Alessandrino
Cpred ~ t. ! . ) da Terkllliano nell' Apolosetico.- e da
S. Cipriano ( ad JJfm. )

Dlgltized by Goog le
CAPITOLO TIRZO 99
Venendo ora alJa seconda parte della quistione,
è chiaro che gr istromenti non et'8no ricevuti nella
Chiesa, giacchè se la mollezza del canto era cAusa va-
Jidissima a tenerla lungi dai riti cristiani, e molto più
doveva essere plausibile per gl' istromenti, i quali ri-
tengono elementi profani a preferenza del canto, ·ed
eccitano ancor di vantaggio le delic&te passioni. QUin-
di il fatto del dirieto è palese per quanto leggesi preM-
IO il martire S. (;iustino. Che se agli 'Eb•·ei fu per-
messo usare dei musicali stt·omenti, affermano S. Giov:
Crisostomo ( in p.rol. t~O ) e Isidoro Pelusiota ( liiJ.
!. ep. 176 ) fu appunto perchè in questi avessero un
rimedio alla loro costante debolezza: Che anzi, diee
Teodoreto ( in ps. ~O ) gli Ebrei per la somma fa-
cilità che avevano ad idolatrare Iddio permise loro
gl' istrumenti nelle ceremonie legali perchè non venis-
sero allettati dalle musiche ehe gl' idolatri tacef'IDO
nei loro templi. ·
Però io appresso fu amrrit'SSa e r una e l' altra
musica nel culto et•istiaoo; si domanded quindi il per-
ehè ciò avvenisse. Credo non app01mi in falso se gin-
l dico essere stata la cagione precipua onde si concesse
api Ebrei. Vuò dire, che avendo gli eretici adoperato
Delle loro adunanze l' un:. e l' altra musica per tPBrre
al loro partito i cattolici, cosi la Chiesa credette poter
adottare codesta musit.:a ad evitare la prevat•ieaziooe
de' suoi figli, e cosi fecero di fatti Flaviano io Antio-
chia, Grisostomo in Costantinopoli, ed Ambrogio in
llilano , ·e ciò fu prudentemente fatto, scrive Nieeforo
'(1ib. t. c. 16. ) opponendosi canzoni a canzoni, e
eelere a cetere 1 velttli pila minantia pilis, inductique
~ Notiatorum artibus Chori castrorum. 1
1 Ciò DOn ostante allora che nelle Chiese si ·salti-
liDI) codeste melodie degenerare in profane e téatn1i
t 00 !POCA ~ECOftDA
oomposizioni, la lor voce innalzavano i Padri Y811el'Bn-
di mostl'oandone tutto il vitupero, e l' abominio che
meritava. Quindi a malgtoado che in tutte le chiese i
musicali strumenti facessero sentire i loro toni, S. A-
tanagio li proscl'isse dalla sua Chiesa di Alessandria;
ris'qlbilendovi l' antico e grave canto salmodieo, ed
anche S. Giustino nella lettera t o•. dice • irt. &cle3iia
ltlblatus est usus talium itutrumentorum, et relictura
m canere simpliciter >> Da questi e da altri testimoni
che tt'Blascio per brevit.:. si vede che i Padri della
Cbie$1 e•·ano contrari alla musica quando degenerava
in p•·ofana è mollo. La qual co~a. si dovrà osservare
altre volte nel corso di questa stol'ia. Ma s' ingftnoano a
partito col01·o, che per tali senten1.0 vol'l'chbcro assolu-
tamente espulsa dalla Chiesa la musica figm-ata e stru-
menattle, contentandosi del canto GI·cgm·iano di cui
fra poco por·lerò. lmperciocchè altro è l'ipt'O\'at'O una
cosa viziosa, altro è escluderla affatto. Quando per
eonseguente sia la musica ·SJ'Bve, modesta, div~, an-
zichè condannarla, la lodano c In pt·omuovono . E se
questa fosse invece di una storia, l'apologia del•
IDU8ioa da Chiesa mi sarebbe facile tl'ovare nelle opcr
re dei Padri centl) passi che lo dimostrano, e comin-
ciar da Dionisio nella Gerarchia ecclesiastica, riporterei
Clemente Alessandrino, il Crisostomo, Basilio, Agostino
éd altt•i moltissimi nell' età seguenti. Torno duope
alla storia.
Dalla tifmma di S. Ambrogio a S. Gt'eg6tio il
Grande corsero circa due secoli sempre timanendo il
metodo Ambrosiano, che come fti detto era formato
sul sis~ma diatonico de' Greci. S. Agostino che tutto
comprendeva colla sua mente vasta e sublime sct•isse
~ tt'8ttato sullA musica, nel quale si scorgono i prin-
cipi esse~ , anedesimi dei Greci, e del Do&tore di

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CAPitOLO TEilZO . f(}f
Milano: ma di mano in mano.la pratica si discostò tabnen-
\e . dalle teorie che poteva dirsi altro appreQdetoe Ja
musica alta'O eseguirla. Da codesto sconcio era mestie-
ri che ne seguisse la depravazione, e la decadenza,
talchè oon era più quella Musica che faceva scrivere
al Veecov.o d' lppona » Le voci penetravano nel mio_
orteckio, la t•crità nel mio cuore, e le lagrime d' ·una
flolce pietà &correvano dagl' occhi miei. •
Ma come dissi nel sesto secolo surse un' anima ·
~ode che richiamava l' attenzione su tutte le più im-
pot1all&i operazioni, e quindi non tralasciò di occupar-
ti eziandio della musica ecclesiastica riformandola e
ùbellendola. Egli è il Pontefice S. Gr~orio.
Vi è stato chi ba detto ebe questo Papa non ~
fluo ·altro in rapporto alla musica che sciegliere nel--
l' antichità quanto di meglio credette pet· riuoilfo, e
oomporl'e cosi un l'ituale. A dir vero non sapt•ei dove
loodioo costoro la loro sentenza, mentre mi sembra
per akro un' oltraggio al genio ed alla dottrina di quel
Pootefio&. .Di più quì non trattasi della f01·mazione del
ritule, .ma ta-attasi di stabilire un nuovo metodo di
eanto, ovvm-o un pel'fezionamento dell' Ambrosiano. In-
faUo S. Ambrogio ammetteva quattrò toni che chiama-
va autentici, S. Gregorio ve ne aggiunse altri quattro
ehe li .disse plugali: escluse il canto composto di due
~ri, e le note dovevano essea·e di una sola lunghez-
za epperò fu chiamato canto fermo in Italia, mentre
m Germania lo dicono canto corale, cd in F1·ancia can-
1o pitino, il quale ha qualche diversità da quello chia-
lDkto ,.dal suo inventore gregoriaoo.
·· Essendo di note uniformi non poteva dare vari~
·ià ·di melodie, in quella vece era dotato d' una schiet-
ta semplici\à. Si vorrebbe che non desse alcuna espres.-
IÌoAe 6iusta il significato delle parole, io non dirò che

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l O!. EtOU SIC0f!ID1'
il gresoriano p&tesee avere la potenza simile all' ann&-
nieo nel dare r espressione dell' aft'et&o, o passione che
indica, ma neppure ammetto che f088e tanto inditlè-
rente da mostt"are ugual pensiet•o l.lel' un -soggeUo co-
me per un altro opposto nl primo. Credo per conver-
sò che il canto gregoaiano possedesse una certa can-
tilena espressa colla notazione o ·grave o acuta che a
~uftìcienza esprimeva la forza o la dolcezza, 1'. amore
o· lo sdegno.
Quelli però che sostef180no la prima opinione d&-
ltitoiscono questo canto di qualsiasi accidente IDUBicale
da cui ne discendeva una musica quasi priva all'atto
di modulazione. Ella è una questione fra p erudid
se gli si potesse attribuire il hemdle, e vedoDSi per
verità alcuni libri corali con il bemolle, ed altri se~t­
za. lo penso che sia questionè di pat'Ole e non di fil- '1,
to. lmpercioocbè o vi sia espresso segnato il bemol- 1
le ·o non vi sia, nella 1ntica riesce quella nota sempre
mino1•e cbè la voce naturalmente è diretta a tale in-
tonazione, e facendo altrimenti sarebbe una dura ma-
niea·a che l' orecchio noi soft're riconoscendovi un noo
sò che , che offende assolutamente il buon gusto,
e toglie l'esattezza della cantilena; o vi sia e si tro-
verà un avviso che l'icorda la necessaria' intooaaioae
minore. Si riduce dunque la cosa che o esplicitamente,
o implicitamente il bemolle si adoploava nel canto p
goriano, non cosi il diesis, del quale non si ba V.
·eia, e forse daa·ebbe un carattere al canto che DOD
sarebbe il suo, quantunque i modemi insensibilmea&e
vorrebbero introdurvelo. Gebert nella bella opera suDa
musica sacra conviene che S. Gregorio colla sua rifoJI..
ma diede un gusto pt'Opol'Zionato e grave alla musica
ecclesiastica.

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C!PITOI,;O T il&., t 03
Ciò ehe più fa di vantaggio, senza dubbio deve
dirsi 13 sostituzione che fece delle lettere latine adle
greehe. Kalkbl·enner nell' is&oria della musi~ dice . che
il Romuno Pontefice nel 594. fece tre ottave contra-
sesoando Je prime sette note con le lettere dell' al-
fabeto latine; la prima con lettere gtoandi, la seconda
con le piccole, e la terza raddoppiando le piccole, per-
chè, dice codesto storico, studiavasi dai Greci una di-
visione armonica ed aritmetica. · .
La cosa però che mea•jta tutta la lode possibile
è la isutuzione di due oollegi o scuole di can&o pei
faDeiolli, ~odo ad tiSSi le rendiw neeessaJ·ie pea:~
cbè foMero istruiti non soltanto nella musica, ma .al-
trai nella aeienza e nelle lettere. Ecco il principio dj
quella famosa cappella di cantori pontifici che ~gi an-
con è fiorente e di e.ui parlerò a ·lungo neU' epoca
che si stabil\ come oggi presentasi. Si abbia però sem-·
pre in vista t.~e non deve confondersi codesto canto
AOriano ool figurato~ menve evvi sempre fra eui
la P'8ll dift'erenza ohe l' ecclesiaKico è un canto 11ll'u.-
Dilono, e l' alvo è in eoDSOnanze.
· La aeuola di S. Gregorio manteoDe per lupghi se-
coli il suo canto, e nel principio del secolo settimo
era aoeora nel suo pieno vigore.
Non fu però questi il solo Papa che avesse pensiero .
4eUa musica, mentre circa un secolo dopo Vitaliano oc-
cupando la Santa Sede, ornante di quest' arte, ne cer-
cò il maggiore incremento, e procurò di ravvivare la
IIOpita sJoria di Lei. Ad esso si deve il canto a più
voci e4 in consonanza, se si erede a taluni autot·i, e
liocome dicesi di Se~ pimo che ordinasse il canto
Wl' Agru.s Dei. prima della comunione, cosi si l-uole
che Vitaliano introducesse il suono dell' or(Wlo che in
ltatia di fresco era sta'<» cooosciuto. Finalmente il Pia-

o, 9,t,zed by Goog le
L -~-
f 04 &POCA 8BCOJDA
tioa a&tRWisoe cbe Leone Il. nell' istesM seeolo perfe-
bollò codesto metodo di canto.
Gebert nella sua storia racconta che vi ftt 8ll nu-
mero di pet'SOI]è che seguirono il Pontefice con calo--
re e perseveranza nel grande scopo di fiu· rivivere la
8peota musica cromatica vocale ed istrumentale e che
v-ennero chiamate Vitaliani, o come altri leggono Vildia-
ni dal nome dello stesso Papct VitaliaRo.
. Due cose ~rò in quest' epoca SIJDO da ossèrvarsi
attentamente, cioè la invenzione dell' Otogano, e la in-
vasione dei barbari in Europa! Mi faro dtmquè a tti-
seorreroe in due distinti capitoli per quanto si riferi-
sce alla musica.
CAPITOLO QUARTO
lliVINZIOMI DBLL' OOGAN6, l: SUOI PllOGRISSI.

Nelle più piccole chiese d.i campagna, dei villas-


~' delle città, e molto più delle capitali si trovaoo
queSte macchine, giunte oggi a tal perfezione, e a 1\
grandi proporzioni da equivalere, e non ral'8Ill811te o-
perare la forza di copioso concet-to d' istromeoti, e vi
si rinvengono allresl sì dolci ed omogenei registri che
col suono soavissimo emesso da. m11ni esperte ti rapi-
sce e t'incanta. Non riusci1oà dunque di peso ai miei
lettori, .se m' int1·attengo un poco a parlare della sua
invenzione, dei suoi miglioramenti e progressi fino al
dì <f oggi, e le quistioni che sono insorte. intoroo a
queste macchine.
Nella dissertazione vigesima quarta dell' opera
sulle antichità italiane del medio Evo. ( T. i. ) il dot-
tissimo Lodovico Mumtori succintamente riferisce la
etoria dell' invenzione dell' Organo atTecando le autori-
tà di . coloro che più dottame n~ scrissero·a quei tem--

o, 9,t,zed by Goog le
UI'ITOLO Q&lt'TO t'Oli
pi. L' E~io .l)ot&or Pietro Licdlentllal • - diii~
Dario ne dà una più ampia, ·aceompl@'Mlfa ·da ~uelizi.
se riflessioni e oda critica molto senaata. IMI' UIJO e
cbll' al&a-o desumerò quel tanto che mi semberà. -più
oonvenieme per dare una adeguata idea ai miei ·letteri
di ques&e macchine. Se nulla di nuovo aggiunget'Ò è
perchè i sucoitati ·soriUoa•i non hanoo lasciaw qaai
4irei una spiga pel povero spigolatore.
Non si oppone in falso il Licthenthal dieendo che
la confusione onde è circondata la storia dell' orpno
dipende dalla varia significaziooe clic hanno daw a
questo vocabolo ; e basterebbe soltanto .quamo soriale
quel sommo ingegno africano s. Agostino nel salmo N,
ehe cioè <Wgaui si chiamano tutti gli strumenti musi-
cali. Pertanto discorrendo dell' organo come oggi si co-
nosce , mi sembra che lo definisse egregiamente di-
cendolo « un composto di molteplici strumenti da {ialo
di natwra e di ger&eri a~sai di~erri , ed io vi . aggion- ·
gerei., che col mezzo deU' aria di uno o pitì m-tiri.
rlà il soono per via di uxa o più t.tit:re• Peraltro
l'origine nella sua semplicità deve rieeroarsi nei tempi
più atltiobi , e senza far uso d' inutile erudizione , è
certo che dapprima si unirono val'ie canoe insieme ,di
diversa dimensione, e come nella canna con .i buchi si
facevano suoni diversi nel flauto, cos\ col fiato suonan-
dosi queste canoe pt·oducevano l' effetto medesimo~ La
è cosa cosi naturale quella di rinchiudere l' aria, e far-
la di poi sprigionare poco alla volta che non doveYB
nè poteva ignorarsi dagli antichi. _ Quindi perchè non
81pplicerla al suono delle canne 1-ispanniando giustamen-
te una fatica inutile ? Di fatto la piva, o otricolaa•e ti-
bia non ne è una prova ? Quivi l' aria rincbiUSQ nel-
r otre, spinta dal fiato dava suoni diversi come diversi
woo i' buchi che si aprivano nella canna che vi stava

Dogotized by Goog le
f 06 BPOU SIOOftDA
appeea mentre col braccio comprimefasi r aria s&essa.
Da ciò è evidente che l' uomo seguendo la .teoria in-
copita della compressioDè deU' aria poteva beoitsimo
SOI&ituire ·all' otre un recipiente di legno · dove si rac-
eop.e l' aria, e per mezzo dei buchi fatti sulla eaa
dialloibuirvi le canne da cui uscissero i suoni spiJlleD-
dovi l'aria con qualche congegno.
Egli è induhitato intanto che molte espet•ienze s\.
fecero lungo il corso dei secoli per combinare questo
s&rumento che mano mano andava ingraiKiendosi, e
vieppiù piaceva agli uomini. L'acqua fu un mezio po-
sto io opera e con questa si faoova asit·e in maniera
che i mantici eompissero l' azione. Da qul è cbe r or-
pao mosso dall' a('.qua fu detto idraulico: come l' altro
si chiamò pneumatico. Avverte però •etJiameote il
più volte citato Licthenthal non essere tJiusta tal distin-
zione, dappoichè l' acqua non è l' apnte del suono del-
l' orpno, ma soltanto· il mezzo che muove la machioa~
come nell' :dtro sono le braecia dell' uomo. Più di que-
sto credo che non possa asserirsi, e quindi che le f1e...
scrizioni desii· orpni degli Ebrei, dei Greci, e dei Ro-
mani, come pure quella del Ducang~, dell' orpno Giu-
liano nel secolo .t..•,. del Platina nella vita di Vitaliano
I. Papa, non che i noti vet'Si del Poeta Mantovano toi-
feribili ai Pontefici Bonifacio Vll. çlemente \'1., e Sisto
V·• .essere tutte o visiooarie immaginazioni, o esagerate
deduzioni da oscurissime parole che iaterpretarooo a
loro talento.
Nè senza controversia si può ainmeUel'& che- sol-
tanto nel secolo 8.• si ebbe la prima cogoiziine di
questo mirabile strumento.
Il Mul".ltori ripot·ta la sentenza di Cassiodoro, d'l-
ttidoro, e dell'italiano poeta Fortunato che nell' anoo
ç't'ca !i8tl varia degli ot·gani, per dire che coneseeva-

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CAPITOLO OVUTO 10'1
si l' 01p00 prima del secolo 8.•, ed a~ ebe un
altre i&aliano per uome Gioaa , e n monaoe ·Bobiente
aeUa prefazione della vita di S. Colomhaoo diecorrooo
degli organi. Ma l'erudito scrittore dice ché ~li orpni
come allora si dicevano non essere altro che esigue ca-r
ne· unite insieme, e che suonavansi con la bocca dap •
uomini a guisa della siringa, e di altti strumenti noli·
eziaodio aH' antichità. Egli è certo peraltro preseo :tutti
i smittori che i soli Greci possedetJSero r u1e di fab..
bricarli, e fino al secolo ottavo alle alti-e nazioni rima-
se atfatto ignoto.
lof,ttti Eginardo nei suoi annali all' anno 7 57 ..;Dei
quale regnava il re Pipino racconta che l' imperatore
Costantino mandò in dono al monarca Franeo mohi or- .
poi i111ieme ad altre cose • inur quae et orgtJrta. •
Dalle quali parole alcuni aeritto1; non so se per troppa·
semplicità, o pel' desiderio di dare allo MMllllea&o 1DIIl
priorità di origine che l' onori, senza diftlooltà asserirono
essere quelli come noi l' intendiamo , talcbè Mariano
Scoto r organa plw'8le di Eginardo ridusse ad organo
siogolaro, e l'Aventino negli annali Bavaresi lo descri-
ve in quel modo che avrebbe fatto chi avesse sott' O&o-
ebio un organo anehe dopo l' invenzione deUa pedalie--
ra. Poetica ed esagerata fu altres\ la descrizione del
, monaco di S. Gallo, e quella di Strabo. Che se la si.
goora di Genlis parla di un organo costruito da Gia-
far, e regalato a Carlo Magno, almer;ao ba il buon senso
di immaginarlo di cosi piccola mole da p()tersi rin-
chiudere in un armadio, e trasportarsi da un luogo al-
l' altro• ·
Checchè ne sia di tutto ciò pare potersi ricono-
seere siccome n primo ot·gaoo di cui si abbia contez-
za, perchè possedeva qoalità più certe che non gli. an.-
teeedeoti, · ee pure eono vere ·le cose che ci riferiscono

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f08 . EPOCA IICCMatl
111cuDi autori, e che r istest0 Muratori sembra che ere;.
da, quello di cui parla lo 8&elsO Eginardo all' anno 811
resnando Lodovico il Pio. Dicono dunque che da Ve-
1181ia un tal prete che MuratOri chiamava Giorgio, ed
alari Gregorio, si conduese dall' imperawe onde accerw
Uirlo''della sua abilità nella coeti'UZione di tali maodaine~
Quindi Lodovico lo diresse ad Aquisgrana ordinando che
gli ·si desse tutto 8h' ei richiedeva per fabbricarne. Si
erede che mli orpni fossero idraulici. Tuttavia nell'i-
steeso secolo in Germania, senza conoscere l' opera.del:
prete veneziano si fabbricavano organi, e se vosliame
aggiusta•·e fede al Tarlino di queste macehine assolu~
tameote positive, e di poche canne, se ne trovavano alcune.
Nel seeolo decimo però non pochi se ne costrus--·
sero, e vari ne diresse il papa Sil~tro Il. che allora
era monaco benedettino chiamato Gerberto: in lngbil-
lei'I'B se ne videro nell' epoca stessa. di gran mole; p.
es. a Winehester ve n' er-.t uno con• ventisei mantici,
per alzare i quali erano neoessarl settanta robusti go.
mitti, sebbene non avesse che 400, canne, ossia dieci
suoni soltanto. Dopo questi primordi ognuno immap.
na che migliol'amenti si pt•ocurnssero, e nuove scoperte
si taeessero per perfezionat·li. Eppure passarono lunghi
anni, e secoli senza ehe apparisse una notabile varia-
zione, a malgrado la mutazione sensibile che avea su-
bito la musica colle figtll'e.
Il secolo decimoquinto. fè udire· la riscossa, meo-·
tte si fu in tal tempo che si tolse la monotonia del
MIO suono trovando la maniera di dividere registt•o da
registro, e dare a ciascuno di· essi e· nelle tliveae sue
eanne varie&à di suono a somigliare·a qualche partico-
lare strumento. Questi registri poseia si accrebbero di
numero, e comparvero eziandio più belli per la mag-
gior pet·fezione dell' imitazione. Sarebbe inotUe che io,

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CAPI'II8LO QUAat• l Ot
rit.Grdllei ·quoti ~o, e come aumentati •. Dirò sol..,
.me che Raliani, e tedeschi facenoo a gara ·per mi"'
pnre la fahlwioaziooe · degli orpoi, e che se furorJo
famosi alcuni fabbricanti stt-anieri, in Italia senza parlare
di Valvuori,e di altri, bastet'à eitare la fami81ia Aate--
pati che da padre in figlio propessivamente dimosfft.,
l i la sua valentia pet• secoli, sicchè da Bartolomao
De Tenoe Graziadio , e du questo il famoso . Costa010
che al valore nel fabbricare accoppiava l' abilità nel
•)Dare, la maestria nel comporre musica e per -Bel':-7
rizio del tempio., e per cose profane, e fioalmeote sa..-
pcia nello scrivere dando alla luce ·nel . t 603 l' ~
ogi rarissima 8Ull• a1te organica.
Nel t 4-7 O un tal Bernardo di Alemagna, che era
arganista a Venezia inventò la pedaliera, che è di un
utile incomparabile sia per gli accompagnamenti sia
per dare forza al suono dello strumento.
Fmo a questo punto si ·er"ano fatti gran prosresai
oon può oegarsi, ma l'organo non era perfetto, r m..
tooaziono dei registt·i :non era sincel'a, e r aria che si
dan oon si sapeva oalcolare pel' eoocederne quaata
era- BeCe8181ja. Non era quindi possibile che 1iDB tal
0018 paseaase inoeservnta, sicchè non vi fosse chi 1vi
t&adiasse· sopra, ·e pt•oourasse ad opi modo di toglisr.e
un difetto eosl graode, ohe ai oos1ri giomi non si P~>"
trebbe softHI'e. Di fatto vi fu chi studiò attentaineot&
il mezzo per riparal·e al difetto medesimo, e nel seoo-
lt appresso, cioè nel decimosettimo Cristiano Fo.r1181'
wpaaro a Wettin inventO una bilancia, D prova pae.
ta~atiea ~oo cui si misurava il vento , e dopo calcoli
adi ne distribuiva in tanta quantità quale e1-a ma.
!lieri. per la eaatta illiooaziooe delle caDDe. ·
Ma le opere umane sono sempre più perfettibill,
quiadi i bnvi artisti si danno ogni premura di condur-

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t l0 IHHIA SICOKDl
·n il loro lavoro ad un grado di perfe-Aione che meriti
loro lBl& qualche rinomanza. Sarebbe lungo ed inutile
riferire come nel nostro secolo, e nel passato si faces--
sero grandi·progressi negli orpni. Vanta l' loghilten'B,
Ja Francia, e specialmente la Germania un numero coa-
licLtrevole di fabbricanti e di fabbriche che con mae--
stria siogohu-e baooo fatto sentire orsani veramente ec-
·cellenti. Ma l'Italia non si rimase seconda, e nelle sue
diUl più cospicue Torino, Parma, Modena, Bolopa,
Brescia, Bergamo, Mantova, e più specialmente Milano
lorirono artisti che non lasciavano a desiderare in que-
ste macchine; dolcezza, mrza, ed armonia stupenda.
La storia deve segnare ad eterna memoria l' Azzolino
di Ciaja, i Tronci , e sii Agati di Pistoja , Biroldi di
Lombardia, Ramai di Siena, i celebri Serassi · di Ber-
pmo, e Nancbini, e Callido di Veoezia.
La nostra Roma non possiede grandi fabbriche ,
ma non fu priva giammai di egregi artisti, i quali se
11011 sono conosciuti per nome stante che non sono dif...
fuse le opere loro in altre città cospicue , tuttavol&a
Diuao ipt·a ebe il Verle nel secolo passato si disaose
per molti organi fabbricati con molta perfezione, e ebe
la famiglia Priori erede del Verle sempre più miglio:
nodo le sue macchine compie opere che meritano gt'lodi
elotJi. E mentre scrivo si vede un Girolamo Priori cje.
eo a8àtto, che pur tuttavia eseguisce i suoi lavori con
maestl'ia ma specialmente si vede un Enrico Priori f~
ft.are degli organi che non temono in molte pat11. il
eoofronto e con quelli di rinomate fabbriche di l&a~·
Ciò ridonda a tanta maggior lode dei ·medesimi., 111
quanto che la tenui&à dei mezzi che posseg1ono dimo-
stra apertamente doversi tutto l' eft'etto alla loro valen--
tia nell' arte.
CAPITOLO QUU.TO :f f.i
Del res&o è uoa verità incootrastabile .che r Ol'PJIO.
opi «iorno più diviene complicato per le l'De mecea.-
Diche e r uso tanto maggiormente efficace pel riusci-
mento ·esatto e melodioso delle musiche cosi dette o~
pniche, ma è akresl con vantaggio sempre ct•eecente,
e con maggior diletto che si moltiplicano gli strwnemi
siano di sbl.po, siaoo di ottone, siano di legno. I man-
tici a doppia pa·essione escludono interamente quelle
IDflDeftDze di vento che deploravonsi eziandio negli 011-
pili me,lio costruiti, rendono assai più facile l'opera
materiale di quegli che è destinato od alzarli. La steao-
18 pedoliea-a si costruisce al presente con più estensio-
ne, e la tastatl,ll8 se non ha la stessa dei piano-forti,
però è aumentata abbastanza perchè si possa suonare
ooa stile libet'O , e supel'are non poche difficoltl ebe
prima s' iocòntravailo. . · ,.
Io sono d' opinione che codesti magni&ci strumenti,
o aggregati di strumenti miglioreranno sempre , e se
ogi le più celebri fabbriche di Germania sembra che
non lascino speranza di cose migliori per .la dolcezza
e robustezza de' suoni, se quelle non meno cospicue di
Francia pare che abbiano raggiunto l' apice della pér-
fezione nelle meccaniche, e nelle esteriori formazioni,
se finalmente quelle d' Italia pure che nelle invenzioni
non possano avel'e seconde , ciò non ostante io credo
che si raggiunserà una maggiore perfezione in tutte le
parti che li compongono.
Per . una storia non mi occorre distendermi oltre
U già detto , e q~ndo ai miei lettoai piaces&e di sa-
perne .ahre cose, e della sua sta'tlttura, potranno le~
re l' at1icolo del dizionario di Lictbentbal, nel quale vi
troveraono descritte tutte le parti, cioè Somiere o Banco-
De, le Canne, le T&stiere, ed i mantici. Ma di questi
ultimi ae favella come usavano nel tempo in ebe seri..

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t f! UIKA IOCOfttA
veva, raeiiR'e al presente, come .dilai di sopra, hanno
progredito mirabilmente.
Chiudo questo capitolo con le parole del Licdlen--
thal alla parola organista, e raccomando caldameme a
quelli che fanno tal professione di legerle a\tentameo-
te, e di metterle in pratica.
, l doveii dell' organista , dice il bravo autore ,
·• sono la cognizione dell' atmooia, dell'accompagna-
- mento, della modulazione, dell' arte di trasporre, dei
» toni ecclesias~i e del meccanismo deH' orpoo aftìoe
• di potere all' occoiTema riparare i piccoli difeUi del
• medesimo, nati dall'intemperie ec., trovandosi par-
·, t.icolarmeote in campagna. » .
• Un buon organista non deve aver solo la capa- ·
• cità. di eseguire con molta peri'eziooe tutta la musi-
» ca propria al suo strumento , ma anche di prelu-
» diare egregiamente, ed improvisare tutto ciò che w
• oa. Una gran profondità nella cognizione dell'arte,
• tm immaginazione viva e facile costituiscono i veri
• orpnisti, che in oggi si famw ognora piiì rari. »
Queste ultime parole sono pur troppo una verità
deSolante.

CAPITOLO QUINTO
l SECOLI Dii BARBARI

Dolol'OS8 e triste istoria è senza dubbio quella del-


l' invasione barbarica in Europa, e specialmente in I-
talia dove fiorivano proporzionatamente le scienze e le
~ fra cui la musica non ebbe giàmmai !''ultimo po-
slo. Non dico con questo che si trovasse io uno sta&o
di gran petfezione ma almeno conoscevasi qualche cosa.
La IINiica era sempliee e facile, e sebbene non avesee

o ,9;trzed by Goog le
tli'ITOLO QVINTO ff3
molto prosredito, tuttavia se si pt•esta fede agli autori
quando col pubblico culto cristiano si presentò la mu-
sica era melodica, e di puro genere diatonico, misu·
raodo dalla quantità delle sillabe. La qual cosa rende
ragione eziandio del canto Ambrosiano che era metrico,
ed avea delle modulazioni. Queste però furono abolite,
e ridotto il canto in forma più semplice senza mett·o
e senza ritmo nel secolo sesto da S. Gregorio Papa.
Con tuua ragione deplorano gli scrittot•i musicali la man-
canza in questa parte presso tutti gli storici di notizie
concernenti quest' epoca, cioè da S. Gregorio alla com-
parsa di Guido. Ma gli storici dove doveano racc~liere
fatti e nozioni, se le barbariche invasioni tutto distrus-
sero, e sembra che altro scopo non avessero che ren-
dere ba1·bari siccome loro tutti· i popoli su .cui piom-
bavano in più tetTibil maniera che non faccia la gru-
gtJUola di gl'osso calibro sulle viti già carche del frutto
upettato?
Peraltro mi sembra che non dovesse assolutamente
asseria'Si che fuori del canto G•·egoriaoo, o fenno come
alb-i lo chiamano, non vi fosse altra musica, e se pure
ciò fosse non crederei doverne accagionare il S. Pon-
tefice che proibl un tal genere di musica cb' egli chia-
mava pagana , e pretta abominazione ,. mentre se la
proibl nella Chiesa pel'cbè avl'ebbc divagato dalle cose .
aante i fedeli, potevano coltiva•·la al di fuori della Chie-
sa , Ja. quale in tutti i tempi come poseia si vedrà ,
eacluse dai riti augusti la profana melodia.
Del resto è verissimo che quest' arte si rimase
negletta e come io un sonoo pt'Ofondo da S. Gregorio
6oo a Guido. '
Tuttavolta non avevano la loro musica i barbari ?
E4 avendo confusO tutto io Eul'opa ed in Italia .non
avranno in pari tempo confusn anche quest'arte? lo
8

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l l .f. trliCA SECO~IH
dico di si , e mi guarentiscono i }>iù stimabili autori .
.lnfatto da quanto si è a·ifet·ito di sopra dietro l'os-
servazioni dei dotti, e dei solerti viaggiatori non si è
ta·ovato mai alcun popolo per quantunque selvaggio che
non suonasse c non cantasse alla sua maniera. Quindi
ne deduco che anche i ~t·baa·i del Nord possedessero
un qualche genere di musica. Ma sarebbe follia cre-
dea·e che dall'accoppiamento delle barbat•e loro manie-
re, alle melodiche e soavi di Europa ne risultasse una
buona musica; piuttosto converrei che fosse un misto
informe che se ci fosse dato di ascoltarlo, ci sconcer-
ter·ebbe senz' altro le fiba·e. Da qu\ ne traggo conse-
guenza che appunt-O gli storici di questa scienza fanno
silenzio di tal epoca perchè sarebbe impossibile descri-
vet·e un tale impasto infotme, e soltanto favellano del
canto corale , o gt•egoa·iano perchè il solo che conser-
vasse qualche spede di melodia propria del secolo, ed
abbastanza gradita. J."'intantochè non vennero i barbari
seguitò sempre il sistema dei Greci, di cui si servl S.
Ambrogio pel suo canto, ma l:t venuta dei Goti e dei
Longobardi diede una scossa al Greco sistema , e poi
~li Ostrogoti compirono la intera trasfoi'Til8zione musi-
cale. Ai Longobardi però più dil'ettamen_te si attribui-
sce un sistema di armonizzazione.
Sebbene codesti popoli nordici non avesserò basi
solide su cui fondare i loro metodi, ciò non ostante a-
vevano sistemi arbitt-ari che pigliavamo nome dai po- ·
poli stcs.~i. l conosciuti sono.tt·e. Il primo si dice sas-
sone che tl costituito da tanti punti , e da sep col-
lettivi: il secondo è il lombardo che ha punti quadrati
che si allungano, o si scorçiano a secondo del valore
ehe devono nvere , ed · ammaestrano assegnando i pas-
saggi da questo a quel suono, c come si debb3 ritot'-
*trc at pt'imo. n terzo finalmente è il celtico che non

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CAPITOLO QUiftTO t t !S
si può intender~, mentre i bardi se ne sono riservata
la proprietà avviluppandolo in tante pise da formarne
un mislerO, che indicano con cifre altrettanto inintelli-
gibili, come una scrittura geroglifica. t bene di sapere
che i due sistemi sassone e· lombardo hanno avuto una
origine comune, benchè nelle pal'ticolatit.à ditTeriscano
grandemen~. ·
Non si credesse peraltt·o che in questi secoli bar-
bari si fossero contenti dei sistemi discot'Si. Vero è che
siamo paivi assolutam~nte di cognizioni all' uopo, aven-
do tutto o quasi tutto annientato, e siamo altresì in-
consapevoli dei nomi dei maestri che fiorirono, i quali
se non fW'ono in ga·an numero, tuttavolta non si rima-
sero dal commWlicare le loro idee, che alcuni formu-
larono a sistema. Quello del monaco Hacbald e qual-
che altro che ci è •·imasto possono legget'Si per CW'io-
sità, ma opino che siano inutili pet• la pratica.
Dal fin qui detto parmi poter conchiudere che tutta
la musica dall' invasione dei Barbari si ridusse al canto
Gregoriano essendo il restante onninamente distrutto
che riguardasse l' ute della musica. Come un lampo
di luce in mezzo al tenebl'io di notte tempestosa e fu-
nes&a vedevasi da lungi; e come viandante colto dalla
bufet-a, in ampie e desolate campagne che sotto i ru-
deri si ripai"B di diruto palagio, così la musica co-
stretta a soccombere, quasi ritirandosi dal trambusto
della società si ritirò coi pochi avanzi delle grandezze
antiche , là dove ebbe la cuna , cioè nella Grecia , la
quale le diede asilo in "tutte le congiuntw·e sinistre.
Ma se disparve L'l musica greca, si adottò quella
dei popoli che vincitori pigliavano dominio di questi
paesi. Per quantunque le forme dell' ultima variassero
aMai dalla greca , ciò non ostante quasi direi insensi-
bilmente le une e le altre notazioni si congiunsero, e

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lt6 EPOCA SECO!'lDA

mano mano pigliarono l' andamento di un sistema , e


senza pure addarsene preparavano gli elementi, i prin-
cipt , le basi della scienza , e dell' arte della musica ,
quale oggi da noi si' apprende. ;
I bat·bari che inva.sero le nostre regioni apparte-

nevano alla Scizia prima, poscia vennero Slavi, Vandali,
Goti e Longobardi. Studia"ndo la lor musica dai loro
discendenti, i ·quali hanno ricevuto come una tradizione
specialmente dei canti popolat•i, che soo pur belli an-
che ul presente per la loro ispi~'3zione, facendone fede
per tutti i supet·bi cantici di Ostian, ti manifesta una
unifot•mità, e tanta esattezza da doverne forse stupire.
La Russia , la Polonia , Svezia e Danimarca ti fanno
sentire come gli antichi per armonizzare usavano mag-
giori e minori ma cosi ben combinate che non potre-
sti negare essere l' armonia quasi inerente e la stessa
cosa colla loro lingua e colle passioni che in essi si
sviluppavano.
Codesti popoli non possedenDo per fermo molti-
plicità di strumenti, nè quelli che avevano erano guari
perfetti. Lo giudichi il lettore. Un violino suonato col-
l' arco , ma di una rusticità assai maggiore di quella
che si possa immaginare. Un esempio crederebbesi di
riscontrarlo in quei contaJini che nell' ottobre, peste
le uve, muovono a latizia i loro compagni, eppure lo
sCrumento antico era di peggior formazione. Un arpa
orizzontale che iodarno e assai male si paragonerebbe
a quella che nel grande estate si sente suonare per le
nostre vie; una chitarra a due corde. Eglino però sa-
pévano accordare gli strumenti col canto, e gittavano
i fondamenti di una nuova e più bella armonia.
Anche nella Spagna i Visigoti, secondo ne acce~
tauo gli autori, avevano un genere di musica ben di-
vet'SO da quello dei Gt•cci. Ci resta ancora l' opera di

o ,9;trzed by Goog le
CAPI1'01.0 QVIN'fO f f7
lsidoro di Siviglia, il quale a suo modo dichiara cosa
sia la musica armonica , e dà un idea della sinfonia
presa in un ce•·to senso, cioè nelle varie combinazioni
dell' armonia.
Peraltro è ben difficile assegnare cosa fosse in so-
stanza codesta musica dei popoli settentrionali che .in-
vasero le contrade di ·Europa. Tuttavolta ai nostri giorni
eziandio si può aveme un concetto adeguato visitando
alcuni paesi. "1\. mo' d'esempio a Galles nell'Inghilterra,
in Irlanda ed in Scozia vedoosi strumenti come at-pe
ed alt•·i del costume antico, ed i canti nazionali hanno
pl'Ìncipt d' armonia e presso i Bal-di Gallesi , e presso
i Scozzesi ed Irlandesi.
Non può negarsi che una tal musica possede~se
qualche cosa di più attmente di quella dei Greci, e se
non altro il lenocinio della novità , e diciamolo pure
molto più omogeneità, e maggiore facilità. Quindi non
è maraviglia che tosto o tardi venisse adottata. E sic-
come per quanto ho 1iferito di sopra poteva dirsi qu~
st: arte ristretta alla Chiesa, cosi i citati S. Ambrosio,
S. Gregorio ed altri nello stabilire i loro sistemi ac-
coppiarono come meglio crederono per l' eft'etto alcune
·cose degli uni, e degli altri, dando così cominciamen-
to ad un epoca nuova della musica. Dal che è beo ra-
gionevole dedurne che in Roma se ne conservava pià
accoratameo~e la scuola, e in modo specialissimo nel
canto.
Da Roma quindi si spedivano presso altri popoli
dei ·~antori i quali istruissero gl' indigeni alla vera ma-
niera del canto ecclesiastico. Le storie ci ricordano la
spedizione fatta da S. Gregorio del monaco S. Ag~ti­
oo in Inghilterra, ed in Alemagna di S. Bonifazio eli
llajenza.

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t 18 EPOCA SUONO!
Si racconta Wl annedoto che riguarda Cal'lo Magno,
la cui autenticità la lascio all' opera pubblicata a Fran-
coforte nel t ~94., che dicesi, sia di quel tempo. Egli'
è certo che quel ' monarca amava assai di propagare
le arti e le lettere, e quindi non è impossibile la v~­
rità dell' aMedoto.
J.eggesi dunque che .Carlo Magno rìtornando una
volta a Roma per celebrarvi la Pasqua col Sommo Pon-
tefice, surse una questione non leggiera -fra i cantori
romani e francesi. Questi sostenevano che il Jol'O canto
era migliore percbè raechiudeva più delicatezza, e più
grazia , quelli si stimavano e si spacciavano· per più
dotti, e maggiormente fermi nelle teorie ricevute da
S. Gregorio, laddovè i francesi con le loro Jeziosaggini
svisavano e corrompevano i1 vero canto. Dalle calorose
discussioni si discese ·agl' insulti , ed a villane espres-
sioni che i francesi pei primi scagliavano contro i t'O-
mani, persuasi di essere validamente sostenuti da Car-
lo, e che i romani ritornavano con buon soprassello
forti nella sopposta giustizia della loro causa. Intan~
i clamori, ed i litigi procederono tant' oltre che fu ri-
me~sa la decisione dell' importante atrare at·Sire fran-
cese. · Il quale dopo uditili, cosl si .fece ad interrogare
i suoi ·nazionali. « Diteci. voi qual acqua è più pura e
la migliore; se quella che prendesi dalla viva sorgente
di una fonte , o se quella dei rivoli che . scorrono da
molto lungi » J,a risposta non poteva essere dubbia ;
unanimemente dovettero confessare eSsere più pura l' ac-
qua della sorgente , che non quella· dei t•ivoli. Tosto
I'Osgiunse il monarca « Ebbene eglino, i romani, attin-
sero alla fontana di S. Greg01·io, del quale voi eviden-
temente avete corrotto il canto. » Decisa di tal maniera
la quistione, il savio monarca pensò a ristorare code-
sta musica, e per conseguente chiese più tardi al Pon-

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"
CAPITOL_o QVI!HO f 19
tefice dei cantori romani per etrettu:wlo, e il Papa A-
driano volenteroso acconsentì ai desideri di Carlo Mn-
guo concedendogliene due dottissimi, qu&li furono Teo-
doro, e Benedetto, che sped\ uno a. Metz, l'altro a
Soissons, e perchè Adriano avel& dato eziandio un an-
tifonario romano, cosi è che tutti gli antifonari della
Frnncia si dovettero conformare a questo. L'antifona-
rio di S. Gregorio fu chiamato centone perchè riuniva
le melodie dei Greci, e quelle di S. Ambrogio e di altri.
Dalla ·modificazione fatta da questo Pontefice, il
eanto di chiesa yenoe nominato Gregoriano , o fermo
))Ct'Chè usavaosi le note di una sola lunghezza, e durò
fino alla venuta di Guido nel secolo undecimo. Mi pia-
ce di chiude•·e il presente capitolo facendo una breve
osservazione sopra alcune parole del Sig. Predaai che
nel saggio stot·ico si leggono da lui dato alla luce.
Nel capitolo undecimo alla pagina 8~. scrh·c il
Pn!dari. u A questa monotonia del canto fermo , che
• ebbe origine dalle proibizioni imposte da Gregorio ,
• noi dobbiamo attribuire la lunga infanzia della mu-
• sica. • .
Non può essere ignoto all' erudito scrittore che fu
sempre e sarà sempre cagione di provvedimenti più o
meno severi nella Chies:a l' abuso delle cose che ser-
vir degiono ad onore di Dio nel pubblico culto. Lo
16lo quindi dei Pastori Supremi c di tutti gli a Itri si
estese eziandio al canto che a t;ll ':JOpo deve servjre,
e come si vedrà io progresso di tempo nella storia, ·ora
un Papa, 01'8 un Concilio , ora i Vescovi fecero ordi-
oawni importanti sulla musica di Chiesa, ript·ovando,
~ vietando quella che fosse profana, o teata-ale. Era
dunque cosa giustissima che ritenendo la musica di
quel tempo alcun che di pagano, il Santo Gregorio la
proscri~ e col suo gran genio ne fo•·mulasse un'altra

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f !0 EPOCA SE~O!IDA
molto più aoooncia per i riti &ugtlf'ti e maestosi della
cattolica religione. Fin qui credo che convenga meco
il Sig. Predari, ma perchè dunque incolpare della lun-
ga infanzia di quest' at·te il grande Pontefice ? Se egli
la proibiva in Chiesa , non la proibiva fuori del tem-
pio, e quindi il g~nio degli uomini si poteva distinguere
facendo progredire un'arte così utile e dilettevole. E
ciò viè meglio se, come confessa l' istesso illustre scrit-
tore, si fossero seguite le armonie dei Longobat·di che
diffusero per tutta Europa. Devesi dunque ricercare in
altre cagioni il perchè sì lungamente rimanesse la mu-
sica stazionaria, e quasi non facesse un passo pel suo
maggiore incremento. Le aftlizioni, le sventure seuza
fine ond' erano città, regni ed impet·i vittime miseran-
de per Ja barbarica invasione, e pel dominio straniero, ~
sono a mio parere i ver.h'!Ì motivi del suo ritardare
nel progresso , mentre non può pensarsi alla • musica
quando l'anima è avvilita ed oppressa.

CAPITOI..O SESTO
IL ~ON.\CO o' AREZZO

Debbo confessal'e che nella precedente riflessione


ta·oppo ho concesso al Sig. Predari, cioè che rimanes-
se la musica nella infanzia per tanto tempo senza pun-
to progt•edit•e. lmpercioechè fu rat·o è vero qualche a-
vanzamento, ma pure ve n· ebbe qualcuno, a mò d' C:
sempio la scuola del Paplt Vitaliano, di cui gli aluoo•
dicevansi vitaliani. Ma nel secolo decimo abbiamo un
nuovo metodo di armonizzare, e riunire le voci che
non posso lascia•·e sotto silenzio.
Nel tomo pa·imo della storia di Gerberto dove
parla degli scrittori ecclesiastici di musica, nota, che

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_j
CAPITOLO SBSTO t~ t
il monaco elooneose, denominato Ubaldo da altri detto
BudNlld . io una sua opera iosepa il modo, e l' ai1e
di orpnare il canto grego•iaoo come · era io costume
JDentr' egli viveva.
Il canto viene da lui distinto secondo il numero
delle voci che cantano, cioè a due, ed aDora la se-
conda pat1e cammina in 4 a, o io :J• ,; a tre, in cui
due parti vanno in 4•, e 8\ ovvero io s•, ed f f •, in
~·, ed 8\ e l~·,; finalmente a quattro pooendovi la
,. ' l' 8a' e l't t•' o anche la :J·, l' 8., e la t~·.
Nè tale istruzione può seompagoarsi dall' altra data
dal medesimo in •·iguardo al variare dell' armonie. ·
Quiudi insegna che in tre modi ciò si etréttua, cioè
facendo talvolta camminat•e le parti io 4a. o in :J.' in
u·, o u·; tal altra mantenendo ferma la parte grave
mentre camminano le altre in diverse armonie, anche
coo note di passo. Per ultimo se salisce una parte si
faccia scendere l' altra, o per converso sia nel grado,
sia nel salto.
L' illustre nostro Giuseppe Baini (l) a buon diJit..
to dalla dottrina di Ubaldo ne stabilisce la coosegue!)-
za con queste parole ,, Ecco fin dal secolo decimo ati
• esempi netti dei tre moti della musica, reuo, ohli-
• IJOO, e contrario. Ecco le note di passo, cioè dire,
• ogni maniera di dissonanze sciolte »
Ma et•a tempo che la Musica si togliesse a code-
s&o specie d' ine•·zia, e la Pl·ovvideoza dovea dare al
mondo uno di quei geni creatori, i quali danno vita
ed impulso a grandi . eose nelle scienze e nelle ·arti.
La classica terra italiana dovea avere. il vanto di dare
an uomo che rivolgesse tutto lo studio a migliorare le
condizioni della Musica.

(4} Vita di Palestrina Vol. !. p. 394.

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f i 'i EPOCA SECONDA

E così fu in fatti: Un monaco sol principio del


secolo undecimo con w:a im·enzione stupenda muta fae-
eia a quest' arte , ed insegna la via da giuD~ al-
la più grande pe1fezione: Gr~ido d' Areuo. E' desso un
nome che la storia ha regigtrato a caratteri indelebili,
e che meri&a r el~o di tutte le nazioni, e di tutti
i secoli.
Non è ditHcile presso vari scrittori trovat•lo con-
fuso con altri soggetti. Quindi non si deve confondere
nè con quel poeta volgare che si chiamò F&-a Guitto-
ne d'Arezzo, ne con Guido vescovo di Ferrara che
visse nel 1116, nè con l' alta·o Guido pure d' ArellO
che fu Professore nell' universi&à di Pisa nel USO, nè
finalmente con Guido Fisico che godette eziandio mol-
ta rinomanza.
Il nostro per quantunque non si couosca con cer-
tezza d' onde avesse origine, tuttavolta prestando fede
all' Avvocato Mario Fiori d' Arezzo, e a Monsignor Gi<r
vanni Bottari discendeva deJla nobile famiglia dei Do-
nati. Si dubitò. pet· fino che fosse monaco delr Abba-
zia di Pomposa, sebbene è fuori di ogni question"'
stante che lo rivela egli medesimo io una celebre le&-.
tera ad un Monaco chiamato Michele, di cui ripoa·tet·ò
qualche brano fa·a poco, il quale era senz' alta•o a Pom-
~' e pal'e che entrasse nel monastero fin dall'età
di 8. anni. Egli dice dunque parlando dell' Abba~ » Il
Padre vostro, e mio » e poco dopo » Pe1ianro som-.
messo alle preci di tanto padl'e, e obbediente ai suoi
precetti, pa•ima coll' ajuto di Dio, voglio con quest' o-
pea-a illustrare tale e tanto Monastero, e io monaco
prestarnù pei Monaci, ecc. • ( 1) Nè vale il dia·e che

{4) Patrem vestrum, et ID('Um •••••• Tanti ilaque Pa-


tris .(Jrationibus Oe:ms ('t praoceptis obbedicns, pius auxiliant.t

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CAPITOLO SESTO f ~3
il G1'8ndi lo nseriva nel numero degli ser·ittori Camal-
dolesi, mentre ftJ nppunto in quel tempo che richia-
mando all' osservanza quei monaci Benedettini di Pom-
poea, furono loro date pe1• norma le regole del gloaio-
so S. Romualdo. Ed ecco come il Grandi l'attribuisce
ai Camaldolesi. Ma Guido non fu soltanto Monaco, · si
bene si distime per pietà e per virtù, le quali in lui
non apparvero così comuni. Di fatto se ciò non fosse
eome avrebbe potuto scrivere nella vita di Matilde
Donnizzone che Guido era Mwico, e Monaco, ed an-
cora Eremita da beatificarsi (t) , è Nicolò Burzio »
haco giu!lo, Santo, ed ornatissimo. • (~) ed il P.
Ziegelbaur assolutamente chiamarlo Beato » (3). Chec-
cbè ne sia di. codeste opinioni a questo luogo pun-
to non ci _riguardano. Egli è però fuori di ogni
coott-asto che Guido si applicasse indefessamente allo
studio della Musica, la quale era dimcilissima da ap-
prendersi per essere i metodi intrigati, oscuri, ed av-
Tol'i in tante ~ncea1ezze da "doveni spendere anni lun-
ghissimi onde ricavarne un qualche pa•ofitto~ Il che com-
prese benissimo con la· sua gran mente l' Aretino, e
sentiva grave dispiacenza che tanti non giungessero
alla cognizione di quest'arte sublime. È perciò che si
diede somma premura, e grandi e lunghi studi impie--
- gò a rendere pro semplice il metodo, e più facile l'in:
sepamento. 11 suo genio vi riuscì a méryiglia rinun-
ziondo ai cinque tetracordi dei Greci, agli eptacordi
di S. Gregorio, e servendosi di tre esacordi che voUe

Deo, volo boe opere tale et tantum Monasterium illustrare,


aeque Mooacbum , Monacbis praestare. •
(tì Musicus et Monacbus nee non Eremita beandus
(i) Monacbus justus, sanctus, omatissimusque. Bonon. .
iHusL V. i . della Raccol!a del Meuscbenio.
(3) Centif. Camald. p. tt. XXXVIII.

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l ~4 · EPOCA SICONDA
chiamare il primo, . proprietà natut•ale, il secondo ~
molle, ed il terzo bequadro, mantenendo le lettere gre-
goriane per distinguere le iniziali di ciascuua corda.
Cotesti esaeot·di di&·iggendosi dal basso in alto nelle di-
verse signifieazioni feeero stabilire la cosl detta ~cola
che si determinava per mezzo di lettere, cioè nel p-i100
esacordo basso con le majusoole, nel secoDdo con le
minuscole, e nel terzo esacordo· acuto con le minUilO-
le doppie . Però rimaneva sempre una gran difficoltà
nel rendel'e intelligibili a tutti questi esacOI'di. Biso-
gnava. adottare una denominazione costante , sicura.
Guido la trovò forse per accidentalità, ma che ailao-
rata incontanente da lui dava quanto era mestieri per
etTettuat·e la sua importantissima 1•iforma. Il famoso l•
no di S. Giovanni Battista gliene pre8tò il destro, e
sia pure che fosse da lui scelto per insegnare la ma-
niera di solfeggiare. Prese dunque le prime parole
della pt·ima stt·ofa » Ut queant laxis - Resonare fibris
Mira gestorum - l<àmuli tuorum - &lve polluti - Labii
reatwn ••
Siccb~ ògni lettera di esacordo chiamavasi pro-
sressivamento pet· scala » Ut, a·e, mi, fa, sol, la » Sic-
come quindi da tal modo veniva notato il canto, così
le voci, le lettere e poi i &eWli furono appellati Nole.
Riescirebbe· malagevole impresa in mezzo ai di-
screpanti pareri degli autori assegna1oe l' epoca in che
Guido fece la scala, c manifestò la sua invenzione.
Infatti se si presta fede al .Bustieres (t), ed al Sigooio
fù nel 1024; in quella vece nella istoria Aretina d~l-
1' Alessi che si conserva manoscritta nolla libreria Ric-
cardiana di Firenze, si dice che fu nel t 034, ed il
Cl'eseimbeni và più oltre assegnandola circa al 1o~o. (i)
(t) Floscul. hisl.
(2) Swr. della Volg. Poesia Tom. l .

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CAPITOLO SESTO f !5
Il Cootarini poi fece più grande lo sbaglio, mentre
oeJ soo Giardino del mondo vuole che Guidone da
Beggio facesse conoscere la sua invenzione correndo
gli anni di Ct·isto 970; Per eui il Tafuri equivocò
uella sua sesta lettera ( l) atfermando provenire dal re-
gou di Napoli codesto sM;tema musit.'81e, e ·ciò perchè .
si scrisse da Rezo quasi da Reggio come avea detto il
Co&Wini.
Ma il Baronio nel Volume Undecimo de' suoi an-
nali all'anno t 022 N•. XXI dice che Guido si con-
d11811e a Roma dal Pontefice Benedetto VIli il quale
occupò la santa Sede dal t on al t0!4; e la lettera
scriua dal medesimo Guido al monaoo di Pomposa e-
gaalmeote asse1-isce e&~ere andato da Benedetto ottavo.
E dwnque falso quanto quelli autori hanno scritto su
l' epoca deJI' invenzione giacchè tutte le loro date sono
posteriori al Pontificato di Benedetto. Ecco le parole
di Guido al monaco amico • Benedetto ·ottavo che go-
, verna la Chiesa romana, udendo la fama deJia no-
, stra scuola, e come pei nostri antifonari, apprend~
• no i giovani canti inauditi , mal'avigliatosi grande-
• mente, mi invitò per tre volte. Sono andato perciò
» io Roma con D. G. R. M. L. t·evereudissimo Ab-
• ha te, e col D. P. preposito dei canonici della Chie-
• sa Aretina, personaggio pei tempi nostri santissimo,
' Il Pontefice pertanto si rallegrò grandemente per la
11 mia venuta, e porlando a lungo mi richiese cose di-

11 verse, e il nostro antifonario giudicò come un cerro


• prodigio, che spesso riguardava , e le regole fissate
• ponderando , sicchè non pria lo lasciò, e dal luoso
1 io ·cui sedeva non si part\, che ue avea appreso un

{') Raccoha di opus('. del P. Calogera.

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fj 6 l l'OCA liiCOftDA
• vea'Sicolo rimanendo maravi1liato di essere stato e-
• saudito ne• suoi desideri , e quello che appena ere-
» deva io altri, cosl to~ riconosceva pea· propria e-
» sperienza. » (t) Il mondo non ~mentisce mai il suo
carattere. Una turba d'invidiosi, fra cui primegiayaoo
i monaci suoi· confratelli, affilarono la liosua per ~
rare la fama di questo virtuoso, e sag~o inventore ora
con detrazioni, ora con schifose ed indegne calunnie ;
le quali ta·ovarono ca·edito presso altri che dovevano
rigettarle. Di sopra fu notato çome gli .autori abbiaDo
esaltato la via·tù dell' Aretino, e come Egli fosse inten-
to unicamente ai suoi studi favoriti della musica. Ma
che siova possedere buona fama , avea-e un naturale
facile ed affettuoso, che. giova essere onesto ? Per molti
uomini, a cui la invidia rode il cuoa·e, basta che si
sollevi taluno o per opera d' in1egno o per opera di
mano, e tutte le arti adoprano a gittarlo nel fan«o, e
uello sprezzo della società. Intanto quegl' i01egni eleUi
non vi badano, perdonano, e non curano , senza però
.
essere insensibili. Che sventura! Che anzi perchè do-

{4) Benedictus octavus qui roman~m gubernat Eccle·


siam , aud.i~ns famam ·nostrae scbolae, et quomodo per no.
stra AÒ&ipbonaria inauditos pueri cognoscant cantus, valde
miratus, &ribus me ad se nunliis invi&avit. Adii igitur Ro·
mam cum D. G. R. M. L. reverendis.simo Abbate, et D. P.
.Aretinae Ecclesiae Canonicorum Praeposito, viro pro nostri
&cmporis qualita&e sanctissimo. Multum itaque Pontifex m~
.sratulatus adventu , molla coUoquens , et diversa perqu•·
rens , nostrumque- velo t quoddam prodigio m saepe revol·
vens antipbooarium, prae6xasque ruminatls regulas) non
prius desti&it, aut de loco in quo sedebat, abscessit, donec
unum versiculum inauditum sibi, voti compos ediscerel; et
quod vix credebat in aliis, lam subito in se recognoscere&.
Lettera presso il Barooio.

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CAPITOLO SESTO f ~7
t.ati d~ ingegno. più· elevato, d' immaginazione più viva,
da cuore magnanimo e sensibilissimo , quindi sentono
più profondamente il colpo f'C:tgliato contro di loro, e
deggiono sopportai-e amarissime pene, e passare giorni
d' amizioni, e notti colme di angustie. Non è un fatto
che si ye•·ificò soltanto in Guido, ma si vede ogni gior-
no misernmente rinnovato, senza però ritrovare sempre
la soda virtù del Monaco di Pomposa. Vero è però
cbe tosto o tordi la società rende ragione a questi
sommi uomini, e st111ppa dal volto di codesti inganna-
tori, soprafattori, betfardi la maschera ipocrita ricevuta
dalla vilissima invidia. Cos\ avvenne di Guido, il quale
per alcun tempo a •ipat·arsi dalle persecuzioni de' suoi -
monaci dovette allontanarsi da Pomposa, dove in ap-
pt'e880 fece l'itorno colmato di gloria. Ne fa il racoon-
to Egli medesimo nella lettera sopraeitabt « lnde est,
eosì scrisse al Monaco Michele, quod me vides prolixis
finibtl:r ezsulmuni, ac te ipsum n~ vel t·espimre qttidem
po!.!Ìs invidorum laqueis suffocatum. » Quindi dopo po-
·c ehi giorni visitai, pa·osegue , ii Padt·e vostro e mio
» Signore Guidone Abbate Pomposiano, il quale essen-
» do di perspicuo ingegno , come vide il nostl·o anti-
• fonaa·io, lo provò coll' esempio , e prestò fede, e si
• penn · di avere una volta consentito .ai nostt·i emoli,
·• domandò perdono, persuadendomi doversi pt·eferire i
• monas&eri al monaco ,, (t).

('1) Post paucos debinc dies Patrem vestrum atque


meum Doininum Guidonem Pomposianum Abbatem . . . . . •
visitavi, qui et ipse perspicuo ingenio DC?Strum antipbona..
rium, ut vidit, exemplo probavil, et credidiL, nostrisque ae-
. m.ulis se quoodam consensisse poenituit, veniam post_ulavit,
audeas mihi Mooacbo esse praeferenda monasteria. • Idem, ·
ibid.

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l !8 'EPOCA SECQI'fDA

Un'alta'& opera fu scritta da Guido intorno la RUI-


sica che intitolò Jlicrologus, ossia libri duo de mtmca.
Aveva allora 34 anni di età. Sembra però che _non aia
stat:t stampata giammai , e soltanto si trovavano testi
a penna nelle Biblioteche di Leiden ; in quella Bavi-
lieose dell'ordine Premostratense nel Vescovado di Laon,
secondo atfea·ma l' Ocedin, e assicurano il Ducangio ael
sue Lessico, il Vossio, e il Jl'aociolati che un libro era
iD prosa , e l' altro in versi di va1-i metri. Di questi
libri ne giunse la fama al Pontefice romano Giovanni
che secondo alcuni era il XIX, e secondo altri era il
XX, o pe•·chè i primi escludono il XV , o perchè gli
altri lo ammettono. Come si voglia numerare, certo è
che fu l' immediato successo•·e di Benedetto , anzi lo
stesso fratello. Giovanni chiamò di nuovo in Roma
l'Aretino. La qual cosa vien riferita dal Baronio, che
vi pone éziandio la lettera di Dedica del libro a Teo-
baldo Vescovo di Arezzo, (l) e quella diretta al mo-
naco Michele, che il Mabillon l' ha data emendata ed
intera come l' avea •·invenuta in un Codice nel moni-
stero Willingense nella Svevia. Che se, Lui vivente, la
invidia degli emoli ne detrasse la fama, come altri ne
esaltò il met·ito, così si vide rinnovata la lizza nei se-
coli che lo seguirono. Ond' è che alcuni scrittori lo e-
levano a cielo , altri ne impugnano finanche la istitu-
zione del suo metodo; nè mancano ai nostri giorni se-
guaci dell'un() e dell'altro partito. Riferirò succinta-
mente e quelli che ne fecero elogio , e quelli che lo
l •

(t) Explicit Micro1ogus Guidonis, suae aetatis anno


trigesimo quarto , Joanne Vigesimo Romanam gubernante
Eec1esiam, sub quo ejusdem Guidonis librorum edictio fac-
ta est. Successit hic Beoedic&o, qui eumdem Guidonem ac-
cersivit.
Bar. Vo1. 44. ano. 40i2.

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CAPITOLO SIITO ti 9
ceosm'Bno. Il Biondo nell'Italia illustrata disse che fiori
nel t Ot 8 , e ne encomia la invenzione ; SifJeberto lo
nomina nella sua Cronaca con srande ono1·e nell' aano
t Ot8, e ne ripete le lodi nel libro de scriptorihm ec-
cle•iasticis al Cap. U4. Nel supplemento all" Crona-
che anno 1038. Fr. Filippo da Bergamo con beUe pa-
role fa pJauso alla sua scoperta ; ed il Tritemio nel
Clnooicon all' dono t 030. Si uniscono ai cita'i con
più o meno estesi elogi l' Oeedin nel supplemento al
libro del Card. Bellarmino de script. eccles., Carlo
Pellegrino nel Musaeum Parte 4 ., il Mm'Btori (t) il
Gimma, (~), ~ il P. Quadrio (3).
Gli oppositori non sono in minor numero, e go-
dono una stima non comune. Marco Meibomio nei
commenti sopra A1istide Quintiliano, e sopra Euclide,
)sacco Vossio de virihfl8 rythmi, e Monsig. Giuseppe
Maria Pen-imezzi nella settima delle sue dissertazio~i
ecelesiasticbe. Alcuni banno detto che nulla fece di nuo-
vo, ma· soltanto ridusse le note da. sette a sei; G. G.
l\ousseau ed altri non ebbero rossore di asserire che
100oceriò la musica (4). I.a più speciosa opera in que-
s&o faUo a me sembf8 quella data in luce nel t 669
iB lingua spagouola, il cui titolo basterà per compren-
dere cosa essa contenga per formarne un giudizio.
Ecco il titolo » Arte nueva de musica inventada ano
DC por San Gregorio duconcertada uno de MXX/1
por Guidon Are~ino restituida à sua primiera per(eci4m
aiio JIC.XX por Fr; Pedro de Urena, reducida à este
breve compendio ano MDCXLil' por l. C. Et• .Roma

(•) Tom. 3 delle Antic. ital. del &led. Evo Dies. i3.
(i) Storia. dell'Idea dell'hai. lett. Vol.- t.
(3) Storia e raz. d'ogni Poesia Vol. i.
(') Disser. Sulla musica moder. 17 U.

Digiti l ed by Goog le
t 30 EPOCA SECO~D.\
por Fabio de Falco t 669 in 4•. , Sebbene il gioa.O...
le dei lettèrati di Francesco Nazari del t669. l'appro-
vi' interamente, anzi aggiunga che la maniera proposta
in quest'opera sia molto più facile di quella dell'A-
retino, tuttavolta circa due secoli passati ornai senza
cbe alcuno ricordi la proposta dello spagnolo, prova a
suftìcienza la superiorità del metodo di Guido.
Ma mi è duopo rammentaa·e ancora qualebe altra
sentenza per intelligenza della quale devo premet~ere
Ja nozione della Gamma su cui fondavasi in certo mo-
do l'Aretino. Gamma è un segno che equivale alla
lettea-a Greca cosl appellata, e significa nel senso mu-
sicale la divisione dell'ottava, che contiene tre tuoni
maggiori, due minori, e due semituoni, e questo sta-
bilisce la scala diatonica, con la gamma cbe indica la
sua nota più bassa.
· Ora ~ Duteos volendo escludere ogni merito a
Guido sostiene che la scala da lui formata è la me-
. desima ·antica dei Greci, che Egli avea estratto da on
manoscritto esistente prima di lui 800 anni, ed il P. ·
~rcher aggiunge che r ha veduto codesto manoscriUO
nella Biblioteca dei Gesuiti in Messina » Un' osserq.
zione molto giudiziosa la fece Bayle che il ritmo di
Guido stava su la prima e la sesta sillaba , men-
tre nel ritmo modemo corre la faccenda assai diversa-
mente. Però se più specialmente la prima e .la sesta
siUaba ea-a presa di mira dall' Aretino, non pèr questo
trasandava le alta-e intermedie. In fatto nella Bibliote--
ca del Capitolo di Sens vi era l' inno come cantavasi
ai tempi di Guido, e si scoa•ge chiaramente· che a cia-
8CUD8 delle sei sillabe applicavasi il suono corrispon-
dente della Gamma.
Il P. Pez accea·ta che nella libreria Burense avvi

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CAPITOLO SIITO 13 f
un al&ra operetta di Guido detta Jfea&Ura Jlonoclfordii. (t)
Credo poi che prendessero F&Dde· nbbaglio il Sim-
lero, il Voesio, il Possevino, ed il Riccioli quando at-
tribuit'Ono al nostro Monaco l' opera de Corpore et San-
gume Chri•ti, mentre con più ragionevolezza Tritemio,
Vitale, Ugbelli, Mabillon ed altri la aggiudicano a Guit-
mondo Benedettioo di Normandia che poi fu Cardina-
le e Veacovo di Aver~ nel resno di Napoli nel t 090.
Teofilo RainaudQ finalmente seguito dal Piaccio
ad nn tal Guido riferisco~o un'opera che si credeva
del Papa Pasqwtle. Sia pure l' àutore un Guido d'A-
rezzo, ma sarebbe assai di~ile poter provare che foe-
se l' amoa-e del Mierologo.
Ne stimo meno arbitrarie le opinioni del Grandi
del Zi~elhaur che vorrebbero che il Beato Ludolfo
Fondatol-e del Monistero di S. Ct•oce d' Avellnno pres-
so Arezao tàcesse nel f 030 suo Vicat>io Guido, ebe poi
p succedesse neJ t 04 7, e l' altra di T•·itemio, Posse-
vino, Oudin, Fabrizio, e F1ori che lo fanno Abbate. ·
Nulla di più incerto ed oscuro.
:a altt'eSl molto dubbio che sia r inventore della
eoe\ detta mano armortica , chiamata da diversi . mawo
tli GviOO, in cui col disegno della parte inte1na della
maDO sinistra aperta del tutto si facilitava la memoria
dep allievi. Sia degli scolari di Guido , o sua pro-
priamente codesta invenzione, riman però sempre vero
ehe di poi ebbe tanta impoi1anza che espressero nei
dae sepeoti versi mat1elliani
Ditce manum tantum si vi& hunc discere camuna
Et aine manu (rtut1·a di1ccJ pe,. plurima lullra

(l) Anectod. T. 3. p. 3.

o,g,,,zed by Goog le
t 31 EPOCA SECONDl

Dal fin quì esposto parmi poter conchiudere di


questa guisa.
Guido d' Arezzo monaco di Pomposa fu senza·al-
cun dubbio un grande riformatore della musica, e dopo
di I.ui si vedrà percorrere la via del progresso in mo-
do maraviglioso. <:be Guido sia l' autore di tante opeaoe,
o noi sia, sareb~ difficile aASai giudicare, ciò non ostan-
te è uil argomento solenne per me a favor di Lui, che
in tanti secoli da che visse, i suoi detrattori scompat'-
vet·o, o si leggono appena per curiosità le loro opere,
e la fama di Guido anzi che sminuire si accrebbe a
mille tanti. Egli vivente trionfò de' suoi nemici, e i
due ft-ateUi sommi Pontefici Benedetto VIli, e Gionnni
XX lo chiamarono a Roma , e lo sostennero : la sua
scala sarà semp••è il più bel monumento dell' arte nlU-
sicale, e a Lui si debbono molte altre invenzioni, fra
cui peMa ·il Quadrio ed altri annoverarvi il Gravieem-
balo , 'Cbiavicordo , e Giretta (t), ed alcuni lo dicono
auto1-e del contraponto, o dell' arte .di comporre. ·
Mi piace di avverth·c che la maggim· parte degli
oppositori dell'Aretino sono esteri , e poéhissimi gl'i-
taliani. Non posso preterire due uomini l'ono ft'8ocese,
e ·l' altro della penisola , i quali con una 'persistenza
ioqualiftcabile banno voluto, se loro era possi.hile, git-
&ar nel fango questo Monaco famoso. Il prirno ·è M.
VilteteaB dle nella sua opera Recherch(fs sur l' -aJUJlo-
fiie de la musiqtte studia tutte le arti pet· aonientare
Guido, tal èhe può dirsi esser~ stato il più. gran n&-
mico di Lui. Ma pur troppo i mal fondati at•gomenti di-
atruae egli medesimo cootradiceodosi nell'opera stessa.
E di vero, se nel Tomo i cap. t. asserisce che il sistema
di Guido è falso ed aa·bitrariu fu appunto perchè dimeo- ·

( 1) Vol. !. Stor. e razi: d·ogni poesia.

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CAPITOLO SESTO f33
ticò che al Tom. t. Cap. t 8. • avea detto che l'Aretino
semplificò l' antico sistema de' Greci, e togliendo la
confusione dei tetracordi , pose gli esaeol'di che ì·en-
devano più natùrale e più semplice il sistema. Il se-
condo è un tal Paolo Serra romano che con una mala fede
tutta sua propaia , e con un pirt·onismo nauseante ha
dubitatQ onninamente che fosse il Monaco Pomposiano
l'autore di quelle f'pere che gli hanno formata la riputa-
zione scientifica. Ma. un altro Romano sui pa·incipt del
nostro secolo vittoa·iosamt!nte dimostr·ò in una Disserta-
zione stampata a Parigi nel t 81 t col titolo )) Sopt·a la
vita, le opere, e il sapere di Guido d'Arezzo, 1'estam·a-
tore deUa scienza, e dell' a1·te musicale, con ragioni cosl
convincenti essere stato J'aut_ore dell'invenzioni che gli
si attribuiscono. Questi era Luigi Angeloni. Nè meno
uionfante fu l'altra opera del piemontese Nantis che si
occupò a· dimostrare doversi tutta la gloria a Guido se la
Musica stabilì un sistema facile, e bello. (t) Quando ces-
sasse di vivere il sommo Aretino è pure incerto come il
tempo della sua nascita, non è però improbabile l'OJN-
nione del Ga·andi, e del Ziegelbaua· che morisse nel Mag-
po del tO~O. La storia della Musica da questo punto
prende proporzioni più estese, che ci renderanno più si-
cura, e più variata la naaTazione dell'Epoca terza. Ma ae
il progresso della scienza e dell'arte si v~drà seguire con
qualche entusiasmo, si dovrà in tutti i tempi retribuire
la gloria all' italiano Monaco di Pomposa Guido D'Arezzo.

(t) Gazzetta di Parigi pag. j59 ; Corriere ~ei Spettac~


e dell'Europa j4 l<'ebb. 4808, é la vila di Guido. Parigi
48tt.

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EPOCA TERZA
Da Guido a Giovanoi Pier Luigi da Palestriu

CAPITOW PRIMO

DELLA ll!SICA IN GENERALE DEL TE~PO DI IIEZ%0

J.Ja potenza della musica non può co~trastarsi,


e non
vi è cu01·e per quanto poco sensibile, il quale non Men-
ta suscitarsi degli affetti corrispondenti alle melodie
che ascolta. Per tutti basta ricordare l' esempio di S.
Agostino, le cui parole registrate nel Cap. 6.• del li-
bro Nono delle sue Confessioni nvvegnachè conosciute
da tutti, servono ciò non ostnnte a l'ibadu-e anche una
volta la verità. « Quanto io ho pianto , scrive , nel-
• l' udire i tuoi inni ed i cantici tuoi commosso do-
• lorosamente alle voci della tua Chiesa! Quelle voci .
• penetJ'8vano- nelle mie orecchie, e la tua .verità si
• trasfondeva nel mio cuore , e da essa ardea in me
• l' atfetto della pietà , e le lacrime scorrevano dagli
• occhi miei, e con queste io mi tronva felice • (t).
Eppure la musica ascoltata dal Santo Dottore non era
che la già descritta di S. Ambl'ogio.· Ma dopo la in-
venzione di Guido nei suoi progressi dovea produrre

(4~ Quantum Devi in hymnis et canticis soave senan-


tis Ecclesiae tuae vocibus commotus acriterl Voces illae in-
Ouebant auribus meis, et eliquabatur veritas &ua in· cor meum,
e& ex ea aestuabat iode aft'ootus pie&atis, et curreban& la~ry-
mae, e& bene mibi era& cum eis. S. Aug. Conr. .

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t 8& IPOCA TllU
emozioni più vibrate, affetti più elevati, dolcezze assai
magiori. · .
In fatto tranqumaooosi di più gli animi, e inten-
dendo con più ,fervore agli studi, dovevano gl' ingegni
svilupparsi vie maggiormente e le scienze e le arti pi-
gliar nuova forma, rendendosi p!1ì utili. Anche la mu-
sica si trovò nel cammino, e di quando a quando sur-
881'0 uomini che la fecero progredire mirabilmente. Molti
sctisscro di quest'arte nei cinque secoli che percorse
la nostl'a epoca, e quasi tutti oelJo scopo di trovare
maniere stabili per combinare e 1-endet·e piacevoli le
m.,lodie.
La Chiesa aveva ancora il primato, ma por trop-
po s' introdllsset·o tali e tanti mutamenti che più non
si addiceva infine alla santità del luogo , alla gravità
ed ('.Ccellenza dei santi mistet·i, e dei •·iti del cattolico
culto. Tal che fu duopo intimal'e una t•iforma se non
volevasi esclud~re dai sacri templi assolutamente.
Nei siot'lli più agitati di quest'epoca si vide sor-
gere un' altro genere di poesia, e di canto, e fu quello
dei Menestrelli e de' Trovatori, il quale pet• nulla coo-
tt·ihuiva . al migliol'amento ed al vaotagio dell' arte ,
ma tuttavolt.a dava impulso a studiarla, dilettando ed
innamorandone i popoli.
D perchè sat-à mestieri che s'incominci a separa-
t'e la musica ecclesiastica da quella pl'Ofana, e per quan-
to è possibile sepìtarne le traccie che ancora sono un
poco oscw·e.
Dopo però il secolo t 4. • non può impuprsi che
costituita la magior parte di Europa nella pace, an-
clle le scienze fiorirono e con esse la musica altreal
apparve più nobile, e più generale.
Dei madt·igali , delle cantate, e di altri musicoli
concenti veiTà luogo di faveJiare, finchè videsi .brillare


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CAPITOLO SESTO f 37
il sommo genio, GiovaDDi PierLuip da Palestrina nefta
prima età del secolo sedicesimo, da cui la storia del-
arie si può descrivere con certezza. Tutto ciò formai
il soggetto di quest' epoca, la quale se non .è grande-
mente ferace di avvenimenti musiéali , segna ciò non
os&ante, il punto certo e sicuro dietro il quale si for-
marono tutte le scuole , e si fecero mirabili progressi
nell'arte. Che se fu grande Pitagora, se mostrossi s1
stupendo il Monaco AI-etino, Palestrina ci si paleserà
quale fu veramente una gloa'Ìa novella d'Italia ed il ve-
ro Primipe della musica.

CAPITOLO SECONDO .

•uSICA DEl SICOLI DVODECI!IO E DECUIOTII\!0

Il Secolo che segui la scoperta di Guido fu fera-


ei•imo di strepitosi avvenimenti in Italia, anzi in tut-
la Europa, e le menti di tutti et-ano rivolte a ciò che
operavasi, ansiosi di vedere l'adempimento dei comuni
desideri. l miei lettori, sanno benissimo che nel seco-
lo duodecimo per attemre la baldanza turehesca, e
topere ai seguaci del falso Profeta i luoghi veneran-
di ove il Signor Nostro Gesù Cristo nacque, visse e
morl, i Sommi Pontefici, e tutti i Sovrani Cattolici
stabilirono quelle Ct'OCiate, che il Santo Abbate di
Cbiaranlle Bernardo solennemente predicava, accen-
dendo gli animi a santo sdegno contro i nemici di
Cristo, e delle quali tanto si scrisse e in favore e c!ontro.
f;' Wl fatto constatato dall' espea·ienza che l' epo-
che in cui vi furono grandi agitazioni popolari, fecero
infelicemente iodieh·eggiaa•e, o almeno rimanere senza
iucremeoto le scienze e le arti. Credo potere attri-
buin a siftàtte circostanze se dietro i lumi dati dal


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f 38 IPOU T lillA
llqoaoo Pompoeiaoo non pf'O«redisse rapidamen&e. la
Musicu. Però non mancava ehi nel sep·eto della sua
camera, es&raoeo ai trambusti ed aB' esaltamento uni-
.versale, studiasee la maniera di rendere la musica pi1Ì
ume, più semplice e di maaiore etreUo.
Egli è un'altro Monaco di nome Franco, o Fran-
cone,la cui patria fu e sarà sempre una quistiooe in-
solubile,. pcchè alcuni lo vogliono fa'I.DCeSe, ed anche
Parisino, altri lo credono di Colonia, questi dicono sia
.nato a Lieli, quelli amano fat·lo italiano e bolognese.
Nè meno contrastate sono le sue scoperte. Get"-
beti nella sua storia della musica ecclesiastica già altre
volte da me ci&ato, riporta il titolo- di un manoscritto
che esiste nella Biblioteca di Milano » Franconu mu-
nca, el Canta menmrabilis • onde lo dice inventore
della musica.
Nella Vaticana trovasi pure un'altro codice, il quale
.noa è se non un compendio di Giovanni de Muri&, e
.quivi si le,ce che dopo Guido d' Arezzo, Franeoae
maestro ritrovò nel canto la misw-a delle ~ (l)
e tal manoscritto apparteneva alla R•ina di Svezia.
n. queste testimonianze per fermo di . pave peso si
.diede da tutti l& gl01·ia a questo Monaco della inven-
zione del ritmo, e misura.
Ciò non ostante l' illustre nost1'0 romano Giusep-
pe Daini nelle memorie storico-critiche su Pier Luigi
.Jia Palestrina nega a Fa'flncone il meri&o della inven-
_.&ioae, e colla testimonian1a dell' istesso Franco lo di-
.mOIP'a abbastanza bene. lo. non profttl'irò giudizio, ma

(t) ·Compenclium loannis de Muris 11 Deinde Guido~­


cltus qui ·compoaiCor erat grammatis, qui monocltordum dicl-
aur, .oces ·lincis et spoliis dioidebal. Posl hunc JIOifJisiiJ'
FrGIICO IJ"i·.inwnit in car1tu me...uram figurarvm•


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CAPITOLO SICONDO f39
i miei leUOri potrrumo porre sulla bilancia e le citate -
alleg8ziooi, e le parole del monaco, e col loro sano
mterio determineranno cui si debba ragione e cui
&orto.
Vero è dice il Daini, che Francone nella sda O:-
pent Ar& cantus men&Uralnlis, rende l'idea compie&& . .
del oomrapun\o ; coneiosiachè pru·la delle figure musi-
eali, che chiama lvnga, breve, semibreve, del loro va-
lori, delle pause corrispondenti, e delle Jegatore. Di•
scorre alt.resì de' modi, delle prola~ioni, delle diminu-
zioni, dei tempi maggiori e mi001•i, perfetto ed imper-
fetto, e del valore dei punti. Insegna ancora le divet'-
se maniere di comporre i rodelli i moUetti «l i coodotti
ira dilcanlo, in ocheUo ed in Organo: Limita le disso-
nanze a quattro soltanto, e propone una quio&a parte
oltre le quattro indicate da Ucbaldo, aprendo la stra-
da ad un numero maggiore. A maJsrado tutto ciò,
coochiode il Daini, non vò dare ascolto al ma008Critto
deUa Regina di Svezia pe•·cbè Fraocone iftseouameote
ha confessato di ~rivere in compe~o le resole della .
musica misurata, stanti ~li errori , in cui erano ca-
duti e moderni e antichi Scrittori di quest'arte. Ecco le
parole di Fraocone. ,. Cum t~ideremus multos tam
1101101,quam antiquos in arlibu! suis de mensurabili
.,..,. bona dicere, et e contrario in mulh1, maa:ime
i11 accidentibus ipsiu1 &cientiae defìeere et BN'are, opi-
ttioRi eerum (ore exi&limavimm succuJTendum, ne for-
te propter defeettam et errorem prae4iclorum scientia
praedicta del1imentum pateretur. • Io conseguenza, ft..
,. oisce di dia-e il Daini, . non fu egli l' inventore della
• musica nelle figure; non . fu ·e~li l' inventore di tut-
• to ciò che tratta nella sua opera, e che da noi è
~ Jlla\o di sopra accennato, ma solo il più antico acri&,..
.» tot·e chtf ne rimane. »

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J(0' EPOCA TIIZA

• Cbeccbè oe sia deUe opiniODi esposte, a ~ pare


olae dalle parole di Franco non . ne scenda la coo-
HIUeDZa oosl assolutamente come la spaccia. il BaiDi;
come d' altronde non riesco ad intendere per qual •
tione lo Storico del Palestrina voglia frodare questo
merilo al Monaco indusb·ioeo e saggio. Cetto si è che,
dove lo eerittore fosse stato uno di quei ·non pochi che
mal sopportando doversi ai monaci di quei tempi se
Cli rimll080no le scienze e le arti, ne denigrano la fama
e tutto lo studio ~ngono a togliere ad essi ogni onore,
non mi t<echerebbe punto mat-aviglia. Ciò non può dirsi
del Daini. Ma se altri che non lo somigliano traessero
motivo daJia sua opinione per etl'ettuare la in&enziooe
loro prava, sappiano ••... ma nò; è meglio che ri-
apooda Joro o il Coute Orloft' se è sua la nota che leg-
ge~i nel tomo primo del Saggio sopra la stoa·ia della
m..-ica in halia , o il suo traduttore quando a Lui si
riferisca.
• La gilllf.izia (sono le paa'Oie della not&) e la ma-
,. lipità eme&teranno o giudizi pieni di equità, o satire
» ingiuste ed amare contro i monaci, e i canonici dei
1 tempi della barbarie; ma à vero che ceni Ordini re-
.» ligiosi, e fra gli altri i Benedettini, hanno . reso al!"
» l'agricoltura un terzo del tenitorio dell'Europa, men-
» tre un gran numero di Canonici e di altri ecclesia-
» stiei si occupavano saggiamente, e con efficacia aDa
·» restaurazione delle arti, delle scienze, e delle lettere.
» Quanto alla musica essa deve la sua resmorezione
.J. a tre di questi uomini, a S. Wulfrano in Inghiltem,
·» a Nolkeven in Germania , a Guido io Italia. Felice
., l' Europa se i minisiri del vero culto fossero stati
,,._ tutti come questi uomini. Oh ! l'umanità avrebbe a
u felicitarsi della loro esisronza e delle lot•o opere. •
Tornando a Franco mi. piace aggiungere anche

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CAPITOLO 91COl'tDO t 41
uoa parola che tolgo al Sig. Predari in una uoterella •
del suo &agio storico, · e l' aggiu~o ben volentieri in
quanto cooosco ~n qual criterio- e aggiuttatena sa
esli seegliere le nòtizie • Questo celebrè maes&To (Fraa--
• co) inventò il ritmo o battuM, e diede dei cenni che
• poi condussero an· iot.roduzione delle linee, fu l' in-
• ventore del·punto (dat), il quale posto dopo una nota,
• aumenta di una metà la sua dm'Bta; e qo~ta forse
» fu la più g1".10de seopel'ta cb' egli introducesse. Fino
» a questo periodo non si conoscevano che queste no-
• te, la mMsima, o la lcrga, la lwga, la ln·eve e la
• temibretJe, quando Walter Adington, frate d• Eve..
1 aham, che fiori nel regno di Enmo 111 d'·lngbil&ern,
• ebbe il merito d' introdume un altra, cb• epi cbia-
• mò la minima. Scrisse un Trattato molto ela-b9rm
• sull• maniera di compon·e, in cui parlo del contro-
• pultlo pori~(> in modo , che sorpassa di gran lunga
» tutti i suoi predecessori . •
Dopo tutto questo che si è riferito tengo per fer-
miui mo che uno dei più conspicui ed eminenti posti
Della scienza ed ·at1e musicale si debba aH' illustre
Fraoeone. Proseguendo intanto la Moria trovo pet• due
secoli, cioè duodecimo è declmotea·zo, non pochi elle si
sfOrzavano di far progredire la musica, ma nulla vi si
rintieM ehe -interessi, e che serva a moetnre uo qaaJ..
che anche lievissimo vantaggio ebe avesse acquistato,
riManendo sempre nelle istesse forme e con le ÌBtfl888
teorie floo verso la floe del .tredicesi&o secolo.
A questo luogo ini seml>ra opportuno ricordare
agli eruditi, c: palesare asl'igao.ri, ohe la poelia oo8liB- .
eiava in questf epoca a segregtmri dalla musiòa , o '
mepio intendere, che non era pià l' acceamnziooe;.d'._
mearo poetico qualunque che dava r armonia, efi8i>•
. _· ma ·la .mUiica appooevasi dopo ··OOIIlpU&ta la poc-

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l •i-t BPOC! filZA
sia. Però quasi sempre avveniva in allora che il can-
tore , o musicante, era eiiandio l' autore delta poesia
rimata , che daiamavano prme stante la tmscuranza
che vi ponevano nel seguire le regole· deiJa quantitl e
della misura cbe usavano gli antichi scrupolosamente.
Ma d' oade venne siffatt() metodo, o varietà ? Vuoi-
si attendere allà più comune opinione: •
Allora che, come di sopra accennai, Io spirito di
religione si accompagnò senza meno all' amore di con-
qui•ta ; aDe armate insignite del nobile vessillo della
croce si 8880Ciarouo i poeti musici, vuoi per soddisfare
a quella pietl entusiasta che dnminava i popoli , V1:lOi
per la smania di cantare guerreschi avvenimenti, vuoi
da ultimo per informarsi ed apprendere la musica o-
rientale. Codesti musiei se si presta fede agli stoa·ici
venivano dalla Provenza, che appelluansi '[roa/HJdmlrs,
TTOIHlteri, i quali portavano semplieemea&e un' arpa a·
traverso, e senz' altro prestigio o commendatizia ~
correvaoo la Francia, s'introducevano neDe corti, ed
erano ben aceolli da Re, da Principi, e da Baroni. E.;
gliDo quindi in tempo di pace riuscivano graditissimi
aDe dame castellane mi solleticavano la fantasia con
callloODi amorose , e in tempo di guerra intuooavano
l' iDDo della mUI@Iia inftammando di valore i combat.-
leD&i a dar nell'oste. Guglielmo IX conte di Poitiere
.H protee1e 8888i pet'Chè Egli medesimo era .buon mu-
sico e poe&a, ed è il più antico poema romantico ~
abbiamo quello h lui scritto.
Non sarà discat'O a' miei lettori, se imprendo a
te•en ua poco più diff..ameate la storia dei Trova-
Wi, che poi furon de&&i Meùestieri, o MeoestreUi, cb~
llli eeooli appr88110 ebbero si gran parte nelle oorU
earo,u.
& di opiaiooe Licbtemhal che traessero origiae

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C!PITOLO StCOftbO t 48
dapi antichi' Bardi o da commedianti latini. Si univa-
DO io molti e quasi direi formavano una società a par-
' te, oon avevano nè città, nè villaggio di permanenza,
erravano per converso da luogo a luogo col codazzo
delle loro mogli e de' loro figliuoli allo scopo che si e-
rano prefissi di divertire tutti grandi e piccoli. Non
erano pt•ivi d~·intelligenza e furberia, quindi sapevansi
aeconeiare ai luoghi ed alle pel'SOne con cui trattava-
uo. ABietavano i doviziosi e i potenti con ~sagerati en-
comi, sapevano allettare la vanitl donnesca con smac-
Cite adulazioni, e tenevano a bada il popolo minuto
IDUOTeodolo a riso con cento butfonerie. Di essi era pie-
• l'Europa ma non si nomavano alla stessa guisa,
pcehè in Inghilterra dicevaosi Ministrelli o Meoestieri,
io Germania Suonatori, in Francia Trovatori. Questi
ultimi sono più famosi, ed avevano non solo il nome
di Trovatori, ma ancora di Romanzieri, Cantori, Me:-
DM&ieri ee.
UsavanO mol'i strumenti: il più comune er:t l' ar-
pa, gli aJ&ri se si vogliono conoscere basta legger·e il
helli&Jimo articolo di Licthentbal alla parola Menesti~
ri , da cui bo tratto la maggior parte di queste no-
tizie. Si dice ebe la Musica di cui servivansi era il
Canto coraJe gregoriano. Immagini chi può quanto do-
TeUe essere dilettevole.
Noo è per mio avviso senza un qualche curioso
iuteresae come la società trattasse queste caravane, che
DOi oggi chiameremmo vagabondi, e giramondi. Eglino
iavece di trovare plauso e protezione ot~nnero disprez-
ze e peggio quasi sempre.. La causa deve attn'buirsi a
loro stessi, coociosiachè facevano comunanza con W.
timbanehi e ciurmatori d'ogni· genere, per conseguel!&
• ineducati, ignobili, . e anzicbè produrre qualcbtr bel
ae, deDlOI'Bliamlno sempre pià il popolo. E' pet'Ciò

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f 44 EPOU TIIU
che i Veseovi della Gennania si credettero in dovere di
seomunicarli. E siccome grande doveva essere il male
che producevano, così anche i lepslatori di quella na-
zione li dichiararono illegittimi, ed infami, di modo
che i fisli, che erano considerati come i 1enitori, oè
potevano apprendere a1-te, nè dedicarsi ad un mestiere.
Tale severità se da un lato t•isponde ai tempi che cor-
revano , dall' altt·o dà a vedere la vita liceoaioea
che menavano. Nè minor risoa·e incontrarono presso le
altre nazioni non esclusa la Francia, oelle quali il po-
polo volentieri li accoslieva, ma l~ leggi li penepi-
tanno.
La Francia però in appresso li tt'8UÒ ben diver-
samente, e potrei dire ancora eh' esJino medesimi si
avvidero della via falsa che battevano. Quindi si de-
terminarono a fermarsi in qualche paese, ahbandooan-
do il sirovagare, si sepat'llrono da quanti esercitavano
il mestie1•e per viltà, e si diedero con ard01•e allo sm-
dio delle lol'o canzoni, e delle loro melodie non sellll
p'8Dde profitto, ed i loro costumi si · purificarono non
poco. Vedendo un tal mutamento, e l'utile che pote-
vano arrecare fw·ono impiesati o nelle musiche di c •
aa, o nelle pubbliche feste e danze tanto per cantare,
quanto per suonare. A costoro si deve se la poesia ill-
camminossi verso una qualche pe1fezione, come per
loro riceveva la musica nuovo incremento e prolfetiiOt
dando pt•incipio alle fratellanze nei secoli apprestO, cioè
t .3 •, e t 4 • dei musici e dei poeti , sotto gli auspici •
protezioni delle competenti autorità; la prima delle qua-
li ai foodò in Frnncia nel t830, e confel'mata venne dal-
la .superiorità il 23 Novembre dell' anno seguente. S.
Genesio, siuocatore di prestigio, idolatra, che abbracciata
la relipne ctistiana fu mat•tu·e nei primi aaoi del
secolo fPirto, venne scelto pea· pt'O~. La socie&à

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CAPITOLO SIC«»"DO f 4-.lS
18811W il titolo di Con(rateniila · di S. GiJiliatul dei,
Jlenutrieri avoote a capo un pa·eposito col titolo di Be
ed appellnansi Compagntmi, Giuocatori, Menestrieri quel-
Ji che vi appartenevano; anzi la stessa sta·ada che .-
bi&avano pmndeva il nome da loro.
Non andò guari però che s'immischiarono fra 00- •
storo degli uomini perduti, che la ridussea·o alle anti-
che disaolu.tezze, ed alle primitive ciw·merie, e quindi
aodarono soggetti alla medesima sevea·ità ~Ile leggi.
Fn duopo impertanto che si separassero; e si divisero
iofaUi io due sezioni, una di funamboli e saltimbaoobi
che andavano pea·corl'endo città e castella , l'altra si
pese di nv.ovo sotto la tutela dell' autorjtà, ~ la stol'ia
ei lasciò molte ordinanze e deca•eti toeali a· loro favore,
fra cui si distingue 1a patente del t 4 Aprile 140 t d~l
Re Carlo Vl cbe p confermò il titolo assunto. :
Nou giunsea~ Ono a ooi le notizie di iX)des&a . so-
cietà musicale, che però semb1·a aver sempre esistito,
ed in qualche tempo facesse parlare di se con molta
Jode ed onore. Tal che si sa che molti furono i loro
re, e un incisione bJ rame ricorda anche oggi l' ultimo
che •i cbi:unò « Roi des viulons » .
Il vet'O re di Francia volle che si stampassero tutti
f}i a&ti di una · eausa ' bii~arrissirna ~ dopo la quale fu
~tat.o di aboliJ.·e codesto reame muiicale. Ece.o il
~avvenimento. :
Nti t 7.73 ·la : suprema dignità muswale detta 4i
1011"1 per smodata ambizione di comando non soltanf.D
YOitra &eoet-e a se soggetti tutti che si oonseeraSAero
all' esercizio della musica, ma di più voleva che quanti
-...· maestri di ballo e danza&Ot; fossero onninamcnte
~i dagli ordini suoi. Questi contrastarono a
buen diritto l' autorità che voleva atTogarsi, d' onde ne
sune una lite indegna ~d indeeente, che diede motivo
to

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146 !POCA TEIZ1
!Ìustissimo alla loro distruzione dietro una sentenza con-
ta'Bria emanata dal competente tribunale.
Una simile istituzione esisteva eziandio nell' impero
Germanico ma non si sa il suo principio che pare ri-
monti al secolo XIV , e solo si conosce che in uri
Rtati ea-a in vigore quando nel t 78! ai 80 di Ottobre
in Vienna fu sciolto ed abolito il supremo ufficio musicale.
Egli è però indubitato che per mezzo di queste
ragunanze, almeno nella pat1e buona delle medesime,
ai coltivava grandemente , con assiduità e can trotto
quest' arte, nè mi farei scrupolo di aggiungere elle da
esse si vennero a stabilire quelle scuole dl eantd e di
suono, che poi si chiamarono Conservatorii e licei. Bo
detto che da esse derivarono, non perchè i membri di
. quella società fossero assolutamente gli autori, o che vi
parteeipassea·o, ma perchè non poteva non rioonoscèrii
l'utilità ed il progl'esso di una scienza e di un arte
vivendo insieme , e insieme applicando e stimola~òSi
nello studio della medesima. ·

CAPITOLO T~RZO ·
lliUOVI PROGRESSI E •oL TI SCRITTORI DI •USI C.\

AD' uomo è sl necessaria Ja musica, .come- la Jio..


gon, ma se il germe trovasi sparso quà e colà da per
osni dove e in tùtti i tempi; ciò non ostante seguin
l'andamento delle altre cognizioni umane. Il percbè
dall' iòfanzia si sviluppò gradatamente alla maturità vi-
rile ed allo stato di perfezione , giusta l' aforismo di
TuJiio già da me tieordato • Omnium rerum priMi-
pia pat·va sunt ; sed mis progresaionibus usu atigen-
tur • (l) Nell' epoca ·di cui scrivo molti scri88éro , e

(l} Cieer. de 6n. bon. et mal.

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UPITOLe TB&ZO li 7
molti li appliearouo a perfeziouarla, ma i suoi propoeMi
erano ben limitati. Quindi si vedeva in ootabil maniera
JII'O@Ndire l' armonia, e intanto si trascura va la melo-
dia, poichè se ne ipot'Bva l' indole, e non si ebbe al-
&ro vantagio che le composizioni a più voei con ar-
mooiche complicazioni. Io questo tempo, diee un doUo
au&ore c opi pezzo di musica venne scritto io stile
• fuptQ; il testo assai povero di bellezze poetiche fu
• maltnuato sino all' assw-dil.à, e le composizioni al-
, tJo ooo comprendevano in sè fuorcbè l' arte mecca-
• oiea del conta'Bppunto. •
•Tu&&avolta apparivano dei belli ingegni che non
lisciavano di studiare oode avvao&assiare la scienza e
l' aa1e. ·
Due opere di Marchett.o da Padova nel secolo deci·
moteno, edeeimoqua11o dimostrano come codesto scritto-
re deue insepameoti eccellenti per appt•endere la •masi·
ca, a"epacbè esli non faccia che trattare più ditrusa--
meli&e e profondamente di Fraocooe lo stesso ISO@getto.
UDa di queste opere la chiamò LuciM.rio (l.treidarium)
MrGrle dell4 mUiica ,;ana. Come .apprendesi da un co-
dice dell'amhrosiaDa fu scritta nel t i7 4, e comprende t l
bt&ali divisi io settantadue capitoli. L'altra secondo il
de&&o e&orico Buroey fu scritta nel U88, ma il Ger-
J.en daDa dedica oe deduce che lo fu nel t 309 ; ed
-.due si riferiscono al Codice Vaticano. Consultai()
il codice medesimo sono d'opinione che il Gea·be•·t co-
tlieae meglio nel segno , giacchè la lettel'8 scl'itta al
Re di Sicilia Robea1o, che trovasi dopo l' analisi del-
l' epera, sebbene non con molta chiaa·ezza, tuttavia àl-
lude a cose che degsiono ticonoscergi avvenute sui
Jaiooipl del seoolo Xl V aozichè allo scorrere del pt-e-
eedeu&e. Il titolo dell' opera è· « Pomeri•m in m·te
•uieae memuraeae • Il primo libro nella prima parte

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j '8 . ·BPOCA TSIU .
ntJiooa :di mohe .cO&e appa~:teatoti alla scri,tura e . .
lole· musicale; e nella seconda parte delle · CON eMeD-
aiali .apparteoeou alla musica misut'Bta. U secoado libro
discor.re del tempo imperfetto in Wl tratiato· elle divi,.
d& a eillflue capitoli ; finalmente oel tetozo libro ebe
eompreode 9 .capitoli hu il titolo " De disean•u, qttié
lit. ,. .
Il Padovano scriLtot-e usa i. diesis ..della stesaa · fo~
ma dei ~eroi; ed è da .notarsi in .lui Ja. maoiet•:1 di
dare contezza delle varie · soucM6 che di già eraoo iA
vitJore assegnandone la differenza giusta la . diversi1à dei
sistemi da quelle adopet'ati , e come · diebi:u•a variare
di molto la scuola di canto iu Italia dalla Fraacese:,
perchè le teorie dei tempi , le regole della per·feziooe
e della imperfezione delle note; cosl lllanifesta, altre
dimrepan1e cb e. iatet-eedevaoo ·nelle. akre eeuole~ Ad
opù mod& Ja musica deve molto. a. Marebetto. ed oil
auo :nome, è giustamente onorato.-
. Intanto in ln@;hilterra tnn tal. Walmr BiU~teo ·corn..
pose un bel commeutario 8ulle :opeN di ·Frucooe :ebe
lo dis&& ·" lLe trpeculaUone mu~e ~ ceme .avea fat&o
aDOOt'a · un' alteo inglese .Robet•to .Haodel nell' Opel'a in.
'itoJata " Regulae magislri Fronef»tÌ&t c•m. additi•il-
.btl& .aUorum mttlitorurn compl11Jiae. , . Altri ezìantlio di
altre nozioni scrissero sullo mttsiea finebè . il nome,·4i
GiofaDDi de Muris sembl'ò oscurasse tutto. il res1Mtle
delle musiche elucubrazioni.
Prima pm·ò di parlare di qu~ ·autore mi è duopo
ricordare ai lettori come trovavasi allora la musica. :
l trovawri o menest.rieri, di ooi si è fatta me~
zione nel capitolo preeedento, tornati dalla Palestina. pou-
toi'Ono in lolia, anii in Europo i caoti, i tmlli e tutti
gli ornamenti che adoperavaesi dagli·O.ientali, Dlft·cbe
aleuni ~~" dEi medesimi. O perchè f0816 OOM

o:git:zed by Goog le
CAriT()tO !IliO f4.f
....a .= 6 ~ .~yi :•ronsaero una geaiale wde&à , i
popdi Be- ei'OhCJ' eoddttfal.tilsimi ' '·e facevano ptause· a
ffuei oaa&ori. Da q.U oe venoe quel cao&o che fondato
sulle note· 481 canto tewno a'fea poi tutti quaati ·gli ub-
MIIimeo&i me.il C\lntore sapeva o de8iderava ·CORlb{...
aaroi di ·guisa ch'e tpeciahnente le musiche dr ChiMa
rivestivano &ali forme indecenti e ~travaganti~ da muo-
vere· Ma a sdegno, oa·a a riso e giammai a devozione.
·t buoni ingegni e i dotti nell' nrle non la rlfini--
\faoo di inculoat·e la De('..e&!oità di atteoel'Bi alle regokt
cd alle adottate com·enzioni come si è veduto 'Dt'lle
opere ·di Ftoaneone e di Mat·chelto. Ma tutto fu indat·· ·
Re , UMWteneDdosi put• •roppo il mahezao per ~
lanpissimo. ~Ha biblioleca imperiale di 'PM'igi· oo~
senansi le ·opea·e di trediti ·distinti Italiani che ..allon
composero ·molti trattati, canzoni ed alti'O o~ mo*a•
vano la• 101!0 ·valentia, e il desiderio che a v&vaoo ondt
progredisse l' al'te. Tultawlta non. vi è di· rimtrchevole
in questo lasso al anni dJe la trirwope che }H'ep&rava
DUWre !IOOperte neJ tempo avvenire.
lnohre la lunp dimora futta dai Papi in A'rignooè
avea prodotto che non poéhi Francesi e Belgi ottenes-
&ero un pos&o nella cappella pomitìcia. C09toto tutti
antavano a quel modo, pct·ciò nel ritomo a Roma di
Gre@or.io IX quelli deUa Cappella lo seguitarono, vi si
,aniunsero altri Fiamminghi, e così p1--enJse. la scuola
6ammioga. Se il c~tnto artifiziato c la copia ridondante
~li OI'Dimenti oon avesse sfigm-ato la: musica, e re-
sala inconcludente , fredda e puec·ile poteva aspeUarsi
m•iore 'incremento e pet•fezione. In quella vece non
'fi si riconosce ·ebe il riposo, il <wale rendeva sensibile
.il prioeipiar .delle frasi , e che oggi è rimasto nelle
eomposiziooi chiamate - fughe - mentre fu la regola ebe
.tiresse per due secoli i composi\Ori di musica.

o ,9;trzed by Goog le
t 50 · &POCA TIRZA
. Stando eosl le cose, Gionnni de Muris woi ehe ·
fosse lo,lese, vuoi che apparteoesse alla Francia, Dot-
-.e della Sorbooa si pose a tutt' uomo per incalllfDi.
&are sotto migliori auspicii la scienza musicale. O@@i
pi ai niep che fosse autore di molte buove invenzioni
per la ~ra delle note, ma non vi è scettico in mu-
sica che non gli debba attribui re molta lode per quan-
to fece onde perfeziònare la notazione, e per i servigi
prestati all'armonia, per cui la sua ces&ione degli io-
Urvalli si J'eiOia anche ai nostri giorni secondo i suoi
preceni.
Siccome esposi più sopra la musica era nell' apo
tuiooe dei partiti e delle controversie, ed i metodi u-
uti erano fan&astiei e disdicevoli alla Chiesa , epperò
eoa una Bolla Giovanni XXII proibl l' uso dei dtcluJnt,
e.l de lluris, o come lo ~hiamano quelli che lo fanDo
hocese, de Murs o de Jleur1 , si querelava nei suoi
tbriUi che troppe erano le variazioni che accadevano
nell'arte. Commentarono i suoi sctitti ·Filippo de Vitrea
e Prosdocimo, poscia li illustrarooo Mersenne, Jumilbae,
Roltsseau, La Borde, Get•bert, ed altri~ A Giovanni de
.Muris si devono le figure Ma11ima , e Minima.
Dopo di questo sommo scrittore ebbero tinoman-
za, e meritano di essere rammentati nella storia l' au-
tore della musica misurata, che ha preso ii pseudoni-
mo di Beda , Anselmo di Parma , Ugolino di Orvieto,
·Prosdocimo di Beldimaodo, Fisifo di Caserta, Paolo di
Firenze e Filippo di Bunges , ed altri ancora che per
brevità tralascio di nominare.
Nelle notizie storico-cn·itiche sulla vita di Palestri-
na il Baini fa il f{l!esito, perchè n qqesta epoca tanti
.ea'8no i scritto1i didattici , le cui opere si leggono an-
cora, e non si rinvengono. scrittori artisti. Credo non
far dispiacere al lettcwe se mi occupo bl'evemente su
tale quesito.

CAPITOJ.O T IliO f 5(
. Gi~ppe .Daini era amantissimo dell' arte sua, e
~ rispamùò spese e fatiche specialmente per rovistare
.nelle ~tiche opere tutto quanto p(,tesse fomirlo di pe-
.repi~ ~ igoo~ composizioni. Quindi è che confessa
di avet• ~t.O immense diligenze, ·archivii oucrvati, me-
morie avolte, biblioteche consultate, manoscritti e codièi
discwsi, e ciò non ostante non ta·ovò nè composizioni
nè notizie di compositori prima della metà del secolo
XIV~ sicchè nei secoli dopo fuvvi taluno che asseriva
che la musica ~urata avea avuto origine verso la fine
del secolo decimoquinto. Pensa dunque il Daini, cui mi
sembra potel·e aderire, essendo giustissime le sue illa-
zioni, che il rinascimento di quest'arte dovevasi an· e-
poca di Guido, ma la sua origine risaliva alla musica
non 6gura~ dei secoli precedenti. n pet·cbè manteneva
in certo modo le melodie del canto gregoriano e quel-
l" ~ che faceva cantare improvisamcote e a. mente
sul libro. I cantori vi fecero novelle prove, tentarono
di misua·are il canto, da cui ne discendeva il diverso
valore delle note, poscia l' abbellirono, o almeno cre-
devano di abbellirlo cogli ochetti col rodello e col con-
dotto. Da tutto ciò ne sursero varii metodi e regole
positive, che consea'Vavano come prerogativa loro i can-
toli medesimi, sema permettere mai ·che alLri ne fa-
cesse uso , per conseguenza non sj rinveane mai per-
sona che osasse scrivere canti perchè da quelli venis-
sero eseguiti, e siccome non vi bisognavano composi-
zioni, cosi non vi erano compositoa·i purchè non fossero
moUetti . o canzoni, di cui trovansi codici in varie bi-
blioteche' ma che banno una melodia pura e netta.
Che se Dante e Boccaccio chiamavano quelle canzoni
dolci e intuonate da togliere il primo r umor malinco-
nico che di sovente lo signoreggiava, cea·to è che le
composizioni tutte , tranne poche eccezioni , morivano
coi loro autori.

Dlgltized by Goog le
L. -- .
{tJi IPOCA tllZ!
Ognuno peraltM 1mò intenderé che codesto canto
a mente , o a piaeere non a•iusciva sempt-e perfetto ,
aMi doveva necessariamente produm pessimi etreUi ,
eontùeione e disordine. lnfauo la eosa camminava pro-
priamente così; e la Chiesa era addivenuta oggetto di
distrazione in tali congiunture piuttosto che richiamare
a raccoglimento e a pietà. I sommi Pontefici non po-
térollò tollet'8re uno scandalo sl indegno , e Giovanni
XXII emanò una BoHa, colla quale rip~vò quei canti
richiamando in vigore l'antico metodo. Sono notevoli
le parole del Papa, epperò le riferisco in piè di p:ig~
na testualmente. (t) ·
Dunque se iJ Sommo Pontefice vuole che si eli-
mini codesto canto non lo impone ai compositori che
non · esistevano , ma :ti c:.ntm·i che eseguivano a loro
genio. Che anzi, prosegue il Baini, da questo divieto
pontificio si videro sbucciat·e i compositori. lmpercioc-
chè era impossibile ritornare aJI' antica semplicità dopo
aver gustato con piacere le melodie dei citati; e d'al-

(t) NonnuUi novell ae scbolae discipuli antipbonarii et


gradualis fondamenta despiciunt. In semibreves ~t minimas
eeclesiastica caotantur. Dum temporibUi mensurandis invigi-
lant, novis notis intendunt 6ngere suas, quam antiquas can·
tàre. Tonos non discernunt imo conrundunt; nam ascensio·
nes pudicas, descensionesque temperatas plani cantus, quibus
toni ipsi secernuntur, ad invicem obruscant: multiLudine no·
tarum planum cantum offuscant, notulis perculiunt, boque&is
intersecant, discanlibus Jubricant, triplis et mott.etis vulgari·
bus inculcant. .
Diebus feslis in missis solemnibus , el di~inis officiis
aliquae consonaotiae, quJle melodiam sapiunt, pota octavae,
quintae , quartae et huiusmodi supra cantum ecclesiaslicum
~implicem prorerAntur. Sic tameo, ot ipsius cantus integritas
illihal~ pcrrnaneat. ·

Dlgltized by Goog le
C.(pttOLO TBUO f ~~
llmde non· si voleva opporre chiechesia al giusto e~
mrodo del c.po della Chiesa, e spogliarono i canti di
qalsivoglia abbellimento. Mn, ·si di'sse, 'non potl·ebbero
fiUelle Yisone dell' arte senza inutile_ profusione e cori
saggena eesere adoperate ? Cet'to che sl , quando sia
stabile e scritto ciò che deve cantarsi senza aggiun-
gervi o togliervi cosa alcuna. Ed ecco che t:1luno stu~
diò la tnaniera di porre in misura Je me1o.die del }(yrie,
Gloria,· Credo, &nctus, Benediclfl.f$, ed .Agt~us liei:
insomma composet'O quelle che· anche oggi chiatniamo
Messe in musicct, ritornando con pat'Simonia ad usat-e
dei suddescritti abbeJlimenti. Fatta )a prima prova del-
l~ 11stuto ritrbvato, e cttenutane l' appt'OVazione dei pià,
s' incominciò ~ scrivea·e da ogni parte , e d' allora si
poseederono 1e composizioni musicali.

CAPITOLO QUARTO

Dlf.U COliPOSiiiO!U MUSICALI DI QUEST' EPOCA

.-lo ogni scienza non vale scriver molto; ma !éi'i·


v« 'bene, -come in ogni at·te poco monta far molto se
uon IH procura di fare con perfezione. Tuttavolta d~
abbondano gli sea•ittori, specialmente io tempi di p~
va, si manifesta l' ardore di riuscire al progresso delì..
la scienza e dell' arte. NeWoccasione, di cui qu\ si
diecort·e, molti si sforzarono a scrivere, e non tutti S:.
gregiamente , !Da vuoi per interesse, vuoi per verità:,
vooi per desiderio dell' incremento musicale in tal mo-
do suscitavansi ·personaggi rngguardevolissimi~ che fac~
vano apprendere quanto amassero lo studio dell' att~.
Riportarli tutti sarebbe impossibil~, mi stt·ingerò
ai più· eospieui, e molti soltanto nominerò.
Prirno mi apparisce il Tixclor, ehe avea n~

o ,9;trzed by Goog Ìe
f!U tPOCA TiUA
Giovanni; di cui però non .ai banao particolari oolilie
della sua vi&a. Nae41ue a NieveUe oel BrahaD&e nella
prima me&à del eeoolo decimoquin&o. Dieesi- obe te.
Caoonioo e Dottore, e che di. poi veone in )&alia w
qualilà di Cappellano del re Ferdinando di Napoli •. Cer-
to si è che scriMe con molta erudiziooe non poche o-
pere didatticlle. .
Nel t' 7 .t. secondo alcuni, e secondo alta·i nel
t .t. 7 9 diede alla luce la pa·ima sua - produzione, che si
vuole f0888 la prima ancora che avesse r o001·e della
stampa, dedicata a Beatrice d' Aragona. Secoodo alcu-
ni autoa·i, dicono che fosse intitolato da l.ui Termiru;·
n~m muaicae, e che in una seconda edizione vi auiuo-
le&se il de{initorium; cioè sostenpno cbe il primo la-
voro fosse un diziooario utilissimo, dove sono apiepte
le parole dell' arte che usava0$i allora; mentre il secon-
do notava, e dava il sipiftoato delle. numerose abbre-
viazioni di cui se"ivaosi io quel tempo. Scrittori poi
di qual~he rinoiD8DZ8 dicono che non due ma f088e un' o-
pera sola col titolo Terminorum mmicae definitorium .
Attendendo al senso del Titolo, e riluardando il com-
pleseo dell' opera non esiterei ad abbracciare la secoo-
da opinione, non essendo la seconda parte che una
C81JS81UeDZa del tt'&ttato antecedente, la quale pota·ebbe
benissimo a mag@iore intelligenza dei · studiosi essere
stata agsiunta io appresso. f..omuoque sia la cosa U
Tioctor con tale opet'8 rese grande utilità alla scieDII
ed all' arte. .
Si attribuiscono a Lui altre cose, 'cioè un trat&alO
.aulla musica dell'Aretino, come debbaDSi usare le chiavi,
e dove siano da pol'si, e su altai soggetti importa~ti&­
simi. Merita molta lode perchè Egli vi unisce ai luo-
ghi opportUQi, per chiarire le difficoltà, bellissimi esem-
pli o formati da note, o da figure lineate, e lo dedi-

Dlgltized by Goog le
CAPITOLO QUUTO . 165
et\ a Giovanni Lotino. Un lihn $ulla natura e proprietà
dieeli aneora ·cbe sii appat1eoesle dove tratta della
deftdizitliJe de' ·tuoni, come si fermano, quali proprieù
e òhilmo io cemune, e da ultimo in qtaal modo pos.
sa iute~M~ersi la loro mescolanza, ·N@Oiari&à ed irrew>-
larità, perfezione ed imperfeUone nelle finali.
Inoltre si bauoo del Tinctor due. trattati uno sul
valore l'e@Oiare delle note musicali, l' alta·o delle altera-
zioni che ha per settuito lo acritto del maeiiiYr. un li-
bro dedieato a), re Ferdinando sull' aa1e del contraponto:
le proporzioni musicali, le sue deftoizioni, ed il eem.o
ples8o degli eft'eUi della musi~. ~ una vera disgruia
ehe 4Jei veo&uno capitoli di quest' ultima ne siano pe-
riti irremiMihl1men&e tredici.
Dalle quali eoee si ~oosce quanto si adoperasse
oode riamvare specialmente in Napoli l'amore. alla
musica cbe sempre pod88dette, ma che Ja barbarie dei
tempi aveva quasi interamente disk'Ut&o.
Dopo il Tinclor si notarooo pullulare da opi .pat'-
te nuovi scriUOri -in IJI'fln numero, fra cui meritano
ptiiioolar menzione &ve, delle Caatella, Villana; Guer.a
mro, &an e Bonorda. .
Baini nell' optn più volte citata su Palest~ina ~
Jalldo della moltiplieiaà dei scrittori . di musica di qusl-
1' epoca giunse a dire che a malsrado l' incendio av~
venuto dell' Arebivio della Cappella Pontificia :oel saceo
Borbonico, tuttavolta è rimasto un numet'O di au&oai,
e di loro opere dal. Tinctor fino al Palestrina da far
sbalordire, ch'~li divide io quaUro classi. A capo della
prima pone Dufay che si distinse fra suoi comempora-
nei circa la prima metà del secolo decimoquinto, e
seguito da Eloy, Don&table, G"arnièri, De Domart6,
de Mcinte, de Jlucaredio, de Marino, e da -cento altrj,
elle IICNsero nel IJenere puro diatonico, livellato Sopra

o, 9,t,zed by Goog le
t 11• ttou TilU
il ·oao&o· grt~oriano.' .Di llufay fect10 r .e. .o Fa·. A.,.
~ · da Pioi&ooo, G.ttGe;& e .Ardamo de ·Fulda.
La seooDia oJaue. è eapitaoata tdo •OMnheilo Gjo.
vaaoi, o ·aoohe Ockesem, e Okegen, & fioalmeotè Oeo-
keugbem na&.o a Batvny nel Belp:l, e con iRcertena si
dice morto nel t ~i t, ma mS«lio si erede eirea la· ~
De del· secolo decimoquinto Maet!tro di Cappella di Car•
lo VII di F't·aneia. l Seguaci di questo ful'Ono moltis-
simi• e quasi .tutu Bel@'i e Ft·aacesi onde mi ti'8pauo
dol oomioarli rirMttendo il leuore, se gli pioee81e oo-.
ROICerli di · nome, al tomo i 0 • pag. 404 della aitata
epera del Daini, il qua.le dice che cos&oro » invece· di
• cercare la semplicità incognib. ai loro predeceesori,
» si studiarono d' inceppare sempre più l' arte, ed av•
• volgel'la, pea· dir cosl, fra misteri eleusioi • Al capo
Muoia di questa classe non può cORtrastargliei.una fe..
· racità liii@Olare di geoio, onde molt~ compoeiliooi
e di vario stile si .eonsea·va~ e specialmente·nei eaoo.
Bi che si videro' allora pi@liaare fmma ·e gusto.
Un nome ehe diveDDe in bre~e tempo europeo o-
ecurò la gloria del pr6cedente, giaccllè questo eol&aMo
volevasi udire in Italia, in Francia, in Germania, nelle
Filmdre, in Unghetia, io Boemia, nelle Spagoe, a Lui
tolo tt'ibuta\'8osi lodi, e Lui solo si ammirava col pià
vivo entusiasmo. EsJi. è Gioacchino Deprès, o Desprès,
eonoséiuto assai mepo col nome di Jusquioo di Ptoes,
o del Pt'8to. Era della scuola gaUo-belgica, e forse
pet'Ciò hanno infrnncesato il suo nome e Ja s• patria..
Difatto essendo 'foseaoo doveva avere avuto i natali a
Prato, ed il suo nome Gioacchino. Com• è mai, doman-
da il citato Baioi, che acquistoesi tanta rioomonza ?
Ecoo la spiegazione che ne dà, e che calza a meravi-
glia, come io la penso. Jusquioo non cambiò il gene-
re di musica cbe avea wovato, ndo~tb tu&te lé strava-

Dogotized by Goog le
CAt'tfOLO QUA&TO' .f57
pme ed abbellimemi, ami egli si studiò di : richlarn•
re a vita molte éose andate · in~a'&mente io òisuso,
- aveya u genio inventore, quindi le sue melodie
· eran sempre belle .e sempre .nuove, e menu-e r a·tF.
fizioso· materiale compariva evidentemente, è ·faoewa
sfogio di sttavagaoze ed enimmi, non CfJSSaV&· come
uo' &tJ6Dfe di dot-é nuovi oanli oosì. gradevoli che in.-
oa~va, . rapiva i doui e gl~ ignoranti, .di guisa cbe lo
stesso Baiai coofetl88 che egli leggendo .ed esamiooodo
dopo più di tre secoli quei lavori musicali et'& eosk'et.-
~ ad eadamore,. bello~ ~eramer1te beUo! Adopa-ava ee11
arte, e molto &eDSlltamente i ~mbiamenti· di tuoao i• •
mapre o minore .. La · feracità del suo ingegno e l'at-
&raente delle 8\ke composizioni spiegano tutto r ~ l

smo che destò nell' intea'ft Europa ..


·Vero è che i suoi seberLi erano da per tutto, fOSN
IDU8iea Saora .o ~t'aDa, tranne poche cil'fJOStanze, .oeta,
.-Ji servoa.» a ·varie corti eM ~bbli@&to · a. B<rivere
serio. ADora si . Yedeva il graodioso moaicale ebe :eGII-
DiiDcina.1l 1-i~ere eome il 8ole nella sua aurot-a. Con
wuo.: oiò Ju9Cplino fu. un UOJM disgrazia tissi~, pe..-.
ptato .daDa ·ihrtuDa, ··dioe il cièeo v~o, ma · rn~io
diNbbesi .daHa malyogità · de~i uomini. e·nOli : per. poco
tempo, sl bene fino aUa mm1e. Eppure U suo ·naturale
alletJ'o· e· gioviale noo l'abbandonò giammai, & se non
fece quei wanài !Vantaggi alla mut!ioa ehe ' seaza 'falHo
anebbe 8l'reca&i col suo genio, . bastò· a farài . un no-
me iraperi&Uro. •
• . Del resto, agiunge il Baini saggiamente » r ia-
• clioaaione naturale nelle arti di genio· non si mea-
, ta eoo fruuo. Jusquloo scberzeTole ancbe uei. ·più
a crudi tr&VS@Ii feee. nelle sue eomplsizioni il &UO ·ri-
• kaUo •. Le parole più S(IDte, .i concetti più. weRBrà-
• liti, cbi.•tempre rivest\ ;di. musica., !SODO: tla hù b'M-

Dtgttized by Goog le
'l f58 ltOCA TIIZA
.. tati eon note, eon frasi, eon .aodameoti, con ioooe-
• eiature seherzevoli. Sooo da sahèi'ZO le swe mesees,
• ·sono da scherzo i suoi mottetti, e se ll verità e la
• religione ne patiscono, a. lui punto non cale: ei mi-
» ra soltanto a .soddisfare il proprio talento • • ·
Avviene sovente che dove uo uomo . riscuoa il
.pi8U80 univet'88le, e la fama Lui eolo esalti, e ricerchi,
&utti gli altri ammutoliscano o per riverenza o per ti-
·more, ma in tal congiuhtura la faceeoda camminò ben
di\'ersamonte. Sarebbe impessibile racoorre il numero
dei eompositori . ai tempi di JuSCfuino, cbe tutti però
ftStavangli infet·iori, ~rchè non. possedevano i raa-i tlr-
-lenti, e la fantasia. stt'8.0rdiaaria di quello. Pl'esero tre
-diverse v.ie; alcuni con servilità uaU~eame, e seoaa cr~
terio seguitarono Je.stravagaoze di Jusquioe reodeJMio.-
.i bene speeeo ridicoli; i seeoodi" manteonero Ja .scuola
·preoeciae «Nll' Okenbeim facendo qualohe posso per i
·fu&vi prosresai: i terzi da ultimo smaoiosi di farai
-«mmirare per le novità, 8C8Iel'O a celie faneiullagiDi che
·li earaUeriua seoza spenderei molte parole. Serva que-
·118 esempio per tutti. Se le parole indieavaao erbe. le
·note tingevano di verde; di ro.o. quando ripardavaao
~~U~pe, ferite, sole, fuoco; e di nero allora ehe indiea-
·v&DO tenebre, uccisioni e mortè.
· · Costanr.o ·Fe&La è il pit\ riiiOOlUo della quarta oà-
.tepia di composikK'i, il quale morì nel t 54.,.
. t doopo ricot-dani che a malpdo poche com-
posizioni lasciate dal Jusquino rivestite di uaa bella
~~emplicità, foriera di quello stile grave e maeeloeO olte
poeeia prese possesso, il restante dftle compoai&ioni e-
·mno piene di stranganze. U perehè tmti i maestri
· che vennero· di . poi non ehe arrestare nel col'so di sif-
. fillt~ varietà, si studiarono .di superare i loro anteces-
tori scrivendo fino qai cinquanta parti. Ood'1 è che ;il

Dlgltized by Goog le
CArlfOLO QUUTO ·.f 59
Tarlioo, ottimo Autore nel suo supplemento · musicale
diMe • Alcuni compositori a' nostri tempi sono anivati
• alle cinquanta voci, dalle quali nasce gnode strepi-
• to, tra romore e quasi confusione. »
· Il Festa pea·ò conobbe quanto ·fosse erroneo ser-
'rir&i di uno stile cosl artitlzioso, e si pose a tutt' uo-
mo a eoltivare la semplicità delle melodie. Ma fu solo,
·e dirò aneora fu instabile nel suo proposito. lo oredo
che f0888 un oomo persuaso della verità che abbrac-
ciava, ma che o per essere trasportato dalla correòte
dei contemporanei, o per timore di non acquietarsi qael
nome di celebrità che forse desiderava, o anche per
difetto inavveduto ed involontario non manteoesae Dè
tutte le sue composizioni, nè in tutte le parti della 8leS8a
composizione lo stile medesimo e la medesima forma. Il
Daini iafatti ebe ha letto e !tudiato le opere del Festa dice
che vari moueUi, madrigali e la p•;ma parte ·del soo fa-
111080 Te &una sono pieni di nobiltà, di matlltà di graodez-
a, ma. non vi ba una sola composizione interaineote gran-
diosa. Ora ineomincia con una imponenza cbe ·ti sor-
prende, e finisce eon fanciullaggini; ora principia senza
DeaUn ~gio, e quaodo è al mezzo si eleva a maestà
eerprendente, per indi a poco tornare alle prime debo-
lezze; ed ora vedi una condot&a di opere che se non
•i JRUO\"e il l'ilo di compassione, ti edegna per vedere
un traUameoto cosl ipobile, quando ad un tl'8tto ti.
eooobiude con una finale piena di robustezza, di me-:
lodia e veramente gi"ande. Ma quello cbe accadeva a
~ Festa, in pari tempo succedeva al Momlt8,
· .. Lebel, al tle Rore ed al Rufo per tacere di molti
altri che vollero adottare il sistema sentimentale nei
JnoUe&ti di chiesa, come l'usavano stupendamente l'Ar-
bdek, .il WiUaert, il Rutro • gli altri compositori del-
le Wlotte, delle hareajuole, delle arie.

Dlgltized by Goog le
d.6f) • iJ'OCA T&IZA
. Quaot~Jnque pwò il Fes~ no• ·av~ a . ~fQt)re
di essere superato dai suoi ooBtemporanei, ciò non .,..
s~nt.e devesi accoa-dare una stima ben grande a molti
maestri di quel tempo. lo ne nominerò soltanto alcuni
che più si distiosero; oltre quelli cbe già di sopra ri-
CQI'dJi. Dessi sono lo Soobed0; il Veggio, il Paraboico.
Jqolt~e Du Pont, Novarese, Zannetw, del Monte, Ten-
t.ore, C.nacci, Francesco d~lla Viola, Fraocesco da Mi·
l$po, ·Antonio da Bologna, .Giulio da Modena, e ·ceoto
. ; . Ma ~ tuttj merita partieolar weo2ione Claudio
,~<timel, di cui farò di dime alcuna cosa che meglio
.J.o. di6tin@ua, giacebè ha U merito grandissimo di esse-
t;e suto il maestru dell' immortale da Palestrina.
· Flll'&t, i miei leUori -non avranno fatto alte'nzione
tollle. in lfOO"'- .quarta categoriu alauni 'mae&&.ri si der-
dimtseero alle oomposizioa ioter.tmeate popolari · neJ)e
u.iet~ · nti..mailr~ali, e ooaì via- diicM>rreodo. Mi. piace
dunque .far PQiare ·che montre· la mueiea aohrta sp&-
.f)Jilndosi Gei euoi inu~li artitbi ed abbdllimenti, il gu-
• dei popoli veniva solleticato, ~comincia~ . a richia-
mare a se . ques&' arte che fin' ad 01·a erasi · ma~
:quasi escl\.Wivamente nelle ecclesiastiche cOR)pos;zioni. 1:.
..q~ . vedremG fra .poeo poesie e · musiehe .più elab(n,.&e
-d'ti madloigali e delle aaie, finohè compariva il .tealrt)
• -. trasform~ intea·amente questa -scienea · e.d arte .- ~
. , _ Per segllitare al presente l' odioe cronologico do-
-yrei par~ -di Palestrina, ·e -del suo Maestro, . uaa mi
.sembra ctmveoientissimo a qu&llO luogo narrare- qwtoeo
apPtta· ·alla Cappella Pooti6cia-alla . quale gioro taoto
GiM~i Pier Luigi, e n~ fu sooza dClbiDo .aie... r tr-
lltmenlo più splendido. · ·'
. : .

.. .
'

D•g•tiZed by Goog le
Uf
CAPITOLO QUINTO

Hl CliTtftl POftTIFKI

Una istituzione obe coma peco mene di tredici


secoli, che ba dato alla ·.mUèica tauti uomini preclaris-
simi per i. .Ot per dottrina e per virtù; una istitu-
zione elle bon -.erme meno giammai al suo scopo, che
DOD sol&anto f11 onore e decoro della eoate romana, ma
fu eziandlo @loria veraee d'Italia, meri&a a buon di-
ritto un posto distinto nella storia, tal che se ne rac-
eootino le sue l~gi, i suoi usi, il suo valore.
Anclrea Adami sul cominciare del seeolo decimot-
tavo dava alla luce le sue osservazioni, il Chiapponi ,
il Galletti~ ed il Cancellieri -che scrissero sul medesimo
CoU~o de' Cappellani Cantori, l' Alfleti, il P. Kirker,
il Moroni nell' at1ieolo dai medesimi intitolato, e spe-
cialmente un prezioso manoscritto favoritomi da un e-
gregio aUuale Cappellano Cantol"e mi forniscono tanta
materia, che mi sarl giocoforza evitare con studio
un' iooommoda pa'Oiissità seaza mancare alla verità ed
alla pienezza delle convenienti cognizioni.
Quando discorsi nell' Epoca p1ima delle modiftea-
zioni intl·odotte nel canto ecclesiastico, e come dal Pon-
tefice S. Gresorio il Gt~de si desse la forma a quel
C81Jlo -che dallo stesso Pontefice prese il nome feci
ceamo della scuola da Lui apea·ta , e della . quale mi
JB'OlMMH al&ro-.e di parlarne distintamente.
Innaui &ratto Taglio che i miei lettori notino che
se in mohe città d' ItalJa s'istruiscono di presente al
CIMo teneri garzoni, e particolarmente per servire agli
uftìzj dirini con tanto diletto ed edi&azione dei fedeli,
si ' per avet'De dato l' esempio quel Papa, il quale non
ai eootentava che appt-endessero la musica, ma vol•n
Il

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l 6~ EPOCA TERU
che si applicusero ;1llo studio severo delle scienze , e
credo che mai quel Santo potesse immaHioare che la
sua istituzione pei fanciulli pea·isse per sostituirvi un
genere di cantori che in alcune epoche o produsse il
delitto per avidità di guadaHnO, o la · dis8f3z.ia conie
l'al-amente avviene anche OHHi· ·Ma per non sfruttare la
materia prima del tempo dirò che sul finh·e .del sesto
secolo S. Gregorio creò due scuole con le loro abita-
zioni, e con i loro redditi necessari, una presso il Pa-
triarchio di S. Giovanni in Laterano, r altra vicino alla
Basilica di S. Pietro con il titolo di Orfanotrofio, ma
lo si direbbe meHiio. Seminario ; mentre la vita rego-
laa·e che dovea osservarsi equivaleva nella massima
pa.a·te a quella tenuta nei Seminari istituiti dopo il Sa-
e~·osanto Concilio di Trento. Tanto avea a cuore questa
sua opera . S . Gregorio, che non volle che vi presiedes-
set·o altri, egli medesimo invigilava le scuole, e r an-
damento dei giovani, nè a·isparmiava all' occorrenzà la
minaccia e la punizione ai giovani negligenti e poco
, studiosi. Giovanni Diacono dopo più che dugento anni
scrivendo la vita di S.- Gregorio accea·ta che in quei
luoghi vi era « usque hodie lectu& ejus, in quo recu-
ban& modulabatur, et flagellum ipsius, quo pucris mi-
nahatur, veneratione congrua cum authentico antipho-
nario reservatur. •
Prosperava questa istituzione finchè visse S. Gre-
gorio, ma dopo la sua morte a malgrado che un can-
tore abilissimo vi stesse a capo col titolo di Primi.cerio
della scuola dei cantori, e che i Greci chiamavano Pro-
topsalte, mano mano venne a perdere di sua vigoaia ,
e forse si sarebbe interamente perduta se nel 683 il Papa
Vitaliano non ne avesse rinnovato l' attività dello studio,
oome avvertii 81trove, chiamandosi i cantori Vitaliaoi,
e se un altro Papa siciliano di nascita, e molto pratico

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CAPITOLO QUll'CTO f 63
in quest'arte, Leone Il, non avesse con tutto lo zelo
iDsistito per il pro1resso di questa scuola , come ap-
punto riferisce Anastasio Bibliotecario, il quale raccon-
ta ancora che Sergio nell'anno 844 innalzato al Pon-
tiflc&to restaurò dai fondamenti la scuola, che poi Gio-
. vanni VIU. la fece risplendere come nei tempi del Fon-
datore. La incursione de• Barbat·i in Europa diede il
crollo assoluto a quasi tutte le più utili istituzioni, ma
se si presta fede ad alcuni scrittori questa si manten-.
ne sempre in qualche splendore.
Guido d' Arezzo , come si disse a suo luo1o col
suo nuovo metodo liovò assai all' istruzione dei lio-
nneUi , e venuto in Roma contribui non poco per il
progresso di questi facilitandone l' iDSeiDamento.
Non si accot-dano però. nell' opinione i scrittori
quando trattasi di stabilire se nella ta'881azione della
sede Pontificale in Avipone nel principio del secolo
decimoquarto , anche i Cantori Pontifici se1uissero in
quella città la cot1e t·om:ma. L' Adami assolutamente
dice di sl, e che vi rimasero fino al ritorno nel t 377.
Konsi~fiot• Alfieri però nel suo saglio storico-te~rico­
pratico del canto gregoriano o romano con molti qo-.
menti· si sfo~a di provat·e il contrario. La pruova più
valida arrecata dall'Alfieri è senza dubbio la bolla d'ln-
nocenzo XI. emanata da Avignone dove stabiJisee le
varU.zioni da farsi nelle ceremooie dell' incoronazione
di Carlo I V.· come· ImperatOre dei Romani stante l' as.
senza del Pontefice.
Leggesi quindi nella citata Bolla che dovevano
intervenirvi eziandio il Primicerio colla scuola de' Can..
tori. Dunque conchiude l'Alfieri, trovavasi io Roma,
e DOn in Avipone. Che anzi nelle vite dei Papi di..
moranti in detta città scritte dal Baluzio sembra che
per le funzioni che colà dofevano eseguire fondassero

~ ·--
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f 64 EPOCA TERZA
ull «nlévo eollegio di cantoti all' intutto somi~iante a
quello di Roma. Per fermo sono ablm•nìa r~evnl
N ptOve dell' Alfieri • ma uon si potrebM opinare iD
:tltra pi8à ? ~ esemplll ; se non r~ tl"'ppo ar~i­
tmmto iè la pémtèi<ei nel1\100o seguente. Convengo t-lfle
~Ila lftlsiGalobe li Papa non condue~ seoo l' orfabo-
\roftb ~r d~ ragioni , la ptima pet· il numero che
Mettt .ere abhondanté stante la variazione della ..,_
ce, a. cui di }egiéli i giovanetti stanno soggetti ; la
seconda percbè non era solo scopo di questi il ca.ntb;
ma molllo più l' ist'rUiMne delle scien~.e, e siccome tl'op-
pu dovea cangiarsi nel trasferimebto anche nel pérso-
ale ton dettimer*> degli studi; c08\ li lUciasset'O ~­
l' eterné città. Però noli erano tutti di \Ula élasse ~ e
~- fàllo VI dovevano essere giovani gil mlturi nello
~dio, ed atmbe non poebi saeet-doti , i -ctualì comp•
~90 il ~tJrpo dei cantm~i che dovevA risultare non Sò'-
:tétnente di Mprani, e alti, ma di tenoriL Dopo di che
Mrebbe forse impt'Obabile; ovvero più con8entàooo alla
pratica che il Papa nella traslazione prescegliesse aJ..
cuni dei tenori e bassi che avessero di già eoniplto i
studi e 8eOO li recasse nella nuova dimora , lasciando
in Roma i fanciulli, e gli altri in corso della scienza,
i quali avendo bisogno di chi li guidasse , e dirigesse
erano sempre presieduti dal Primlcet·io-, lhentre gli al-
tri tl'Bslatati ammettendo nuovi èandidati tla farné un
céWpò, ~be era da un Super~oré diretto, che non si Sà
avesse mai il titolo di Primicerio ? Mi st diti che una
lale opinione è del tutto at·bitnria non essèbdovi m<r
numènti che possano darne cettezza. Ciò è verissimo,
n intanto u~ cortJo di cantori eravi in Avignone, ed
ubO ib Ròtna, e perchè dovrebbe ammettersi che gt'D--
tt! &tratto nuota sl raccogli~sse io Fr::tneia, qunndo tanta
~pia ~ ne em in Roma ? Oltre di ~hé mi semh111 che

o ,9;trzed by Google
C"P.nOl.O QUINTO t6 5
~ per oens,ervue le CMS\Jetudini della CappeHa pon-t
t.iJisia, sia r:r l' ooo.re e wp~re olle
aempre ebbel'O
d$i Papi , sia per la r\~m&Ba" obe ùlora godeYtiiO,
DQQ ~v~o ved~ ~ti$ui" da peleOae DU&l·e. del
tu~.
Cbecehè ~ s\8 di questo m~ ~m'n.W il cerm
si è dle dopo ~ settant' aaoi ril.&fnò in Ro.ma il Pon-
~e,. . ma pur $1'QppQ la e.cuola d~ oa-.tori a·a d&pe-
'* cos\ ~tbc fu mes•i .-i~ovarl~ s.u.hood~ unn nota-
~ 9lodi~ione..
Si qQireno. ~atti le dMe S(luole , e ~ ile fortllà
una sola, a·estaodone capo il Primicea•iq &Woome le era
per- I,Q ~Qzi. Cud'\S&o rati'Q~o~ pe.rò ebbe poc{t
~t fune per le preteQaioni deali uai e degli alhi
~o p v,&J.nini dal più al m~ &81JilPl'e oan le atea~t
.-~L 11 Papi\ Bopijwio IX. ®po cpulUro luaVi MIH
r orfaaotro&o che era stato in vigore .,iù 4i sette aeceli
e ~o , e il Prirnicet·io fu sostitui~ da un illuatle
eoolesiastico c~ preie il nome di Maestro cWJa Cap-
MI~ del Papa.
Natua·ale è il quesitQ a ques&Q luogo del oome. li
sopperisse alla mancanza di ~prani e CQo\ralti che
Deee881U'•a~eute doveva avvenire pel' la distrtQione del-
l' ef4lnot1'06o ..
Pmr 'voppo- la società wnana L~tava da lòntJiai
&eCOli .prima . del ca·iMianesjmo la bat\})ara U$a.8Za di ri-
durre i faooiulli in tale staw che per tuua la vita cono--
servaMet'O uoa voce acuta. NQD so se sia v-ero quante
__,riace Ammiaoo Marcellino ehe devesi l' invenzioue
eli tanta crudele o~azione alla R~ina Semiramide!
ma so che non fu nel p\'iooipio sì grave insul&o all'u-
..U&à pee- oausa del canto t ma per cagioni di tutta
spettanza alla superbia e crudeltà dei potenti. I sacel'-
doti di Cibele risanavano i maniaci con le orchiotomia,

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f66' EPOCA ,TERZA
ed ~lino non potevano pervenire al sace•odozio se non
erano in quello stato medesimo. A Roma per attesta-
zione di S. Cipriano coloro che si dedicavano all' ese-
euzione delle pantomime, e dei giuochi prima si aseog-
gettav~no a quella operazione, affinehè si ·l'irnanesse il
loro corpo pieghevole all' intutto , essendo impossibile
che uomo compiuto riuscisse a CF,Ielli svolgimenti gin-
nastici. .Ma principalmente la gelosia ne era causa po-
nendoli alla custodia delle donne , e più spesso delle
giovani spose. Non fw·ono estranee eziandio le super-
stizioni reli8iose, il fanatismo, e .forse qualche vantag-
p terapeutico.
Gli autori sono fra loro discordi nell' assegnare il
tempo,. in cui codesti mutilati furono impiegati nel canto.
Quando male si apponghino quelli che sostengono essere
stato nel secolo· sedicesimo, lo dimostrano le testimonian-
ze di Socrate, (t) e ·di Sozomeno (1) i quali narrano che
Briso era maestro dei cant01·i degl' inni, e Briso avea
una bellissima voce di soprano pea· essere eunuco avvegoa-
chè tale non lo rendessea·o per il canto. Del resto imano
si ricercherebbe il tempo preciso della loro apparizione
nell' eseguia·e la Musica.
Però nella Cappella Pontificia crede l' Adami che
fossero ammessi soltanto nel secolo decimosettimo meD-
tre dopo che vennero tolti i faneiuJJi si ebbero dei so-
prani e contralti di fal&euo. L'asserzione dell' Adami
è poggiata sopra un manoscritto di Antonio Libe1-ati ,
~be dice essere stato il P. Rosini il primo ammesso
nel collegio. Ma Liberati aggiunge queste parole « creda
ognuno quello che pitì gli piace. » per cui neppure Egli
era cea·to se il Rosini fosse il primo.
Di Girolamo Rosioi da Perugia racconta r Adami

(4) Lib. 6. cap. 7. (!) Lib. 8. c. 8.

Dlgltized by G og le
CAPITOLO QUINTO f 67
cHe andò al pubblico concorso assistito dall' istesso
sommo Pontefice Clemente VIli; che lo applaudì, è
venne· approvato pel migliore dei concorrenti, essendo
io verità il p•·imo sop1•ano d'Italia. Siccome però dal
ripristinamento del Collegio erano stati sempre i soprani
nativi di Spagna, così lo esclusero pe•· ammettere no
connazionale a malbrrado fosse di gran lunga inferiore
al Rosini. Questi ne fu punto vivamente dell' ingi~sto
pl'Ocedere, talchè per non avere più mai occasione di
cantare vestì l' abito e fece il suo voto solenne f1-a i
Cappuccini. Risaputasi la eosa dal Papa Io fece ehia-
mare, gli commutò il voto nel servigio della Cappella
Ponti6cia nella quale prestò l' opera sua molti anni ,
fincbè fu ricevuto dai Padri Filippini in S. Maria in
Vallicella, dove nel t 644 finì di vivere in fama di
g•-an virtù.
Nel veder·e intanto la data della morte del Rosini
mi ha fatto impressione J' altra data della m01·te di
Giovanni de Saoctos che avvenne nel 16~~ ed il For-
nari nella ·sun narrazione storica della Cappella lo chia-
ma ultimo falsetto spagnuolo. Ora dico io, se il Rosini
fu il primo dei nuovi soprani, come in sì breve tempo
se ne accl'ebbe il numero, da aver fine col Desanctos
quelli di Fulsetto? Tuttavo)ta 'aJJ' autorità dell' Adami
e quel che phì ·monta a quella del dottissimo storico
Burney che lo tiene per ·indubitato, piego la fr·oote e
mi taccio.
Tornando alla storia del Collegio de' Cantori Pon-
ti6eii egli è certissimo che si ebbe mai sempre grande
estimazione , e il MabiJion riporta /' ordine romano di
cerimonie del Canonico di S. Ptetro, Benedetto, il quale
riferisce ehe il Papa nelle chiese ove officiava, dava
sempre la preferenza a questi sopra i canonici del luo-
go; e che il Primicerio nellu Basilica di S. M. Maggiore

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168 EPOCA TIAZA
avea il privileBio di soateoe1oe il maato del Poo&efiee.
D ·Primicerio stesso nei ponti&ali avea la pace dal Dia..
cono, siedeva accanto al Ca1-dinale Areidiaooao quaodo
il Papa stava a mensa nel triclinio del patriarcbio di
Laterano , e nella elezione del nuovo Pontefice dopo
i Cardinali dava il suo voto, e si sOttoscriveva « Pri-
micerius scholae cantorum laudo et confìrmo. » Oltre di
che ogni volta che il Papa cantava messa, il Primicerio
gli andava incontro, e gli baciava la spalla dritta. Molti
altri privileBi 8l'8DO stati concessi a Lui, ed ai canto-
li, i quali cantavano una cosi detta sequenza neJla flne
del pranzo, per cui avevano una regalia, ed una COPP'
del vino stesso del Pontefice che con Je proprie mani
piel' offriva. In tutti poi i solenni conviti che dava il
Papa essi cantavano, e fino a llenedetto XIV che l'a-
bon eseguivano ancora delle Cantate , le quali erano
aecompapate da strumenti , come le sequenze delle
mense, ma nelle Cappelle mai si usò veruno strumerr
to e neppure l' orHano come rilevasi dal Mabillon, dal
Cardinali Bona, e Gaetano.
D' altronde erano onori che beo meritavano DOP
tanto per Ja valentia oelJa musica, quanto per la scien--
za, e virtù che possedevano. l nobili ofBcii cui li d&-
stinava di quando a quando il sommo Gerarca , e le
cure, preminenza, e favori aceot-dati loro, sono tutte
prove luminose del mio asserto. Non è mio compito
narrare codeste cose pe1• disteso, ma n·on posso dispell-
sarmi almeno di accennarle, rimettendo alle opere sur-
riferite, e specialmente al bello articolo del Di~ionfP'ÌO
del Sig. Gaetano Morooi, quelli çhe. più distintameote
amassero conoscerle.
Nel secolo ~ttimo S. Aptone spedl il Maeswo dei
eantori Giovanni io Inghilterra, ove assistette in quali&à
di Lepto Pontificio al concilio raunato appositamfll'e

Dlgltized by Goog le
CAPITOLO QUINTO 1-69
da TeodOl·o Arcivescovo di Cantorhea·y, che poscia do-
vea riferire a Roma, se non moriv.a a Tours, d'avere in-t
sepato eziandio il canto ecclesiastico.
L' Ughelli racconta che Clemente IV mandò il can-
tore Edueose in Anagni come delegato a frenare l' au-
'dacia tli un capitano. Giulio Il ordinò a molti cantori
di assistea·e al Concilio di Laterano ·Quinto, e Pio Quarto
ordinò al celebre Simone Bartolini Perusioo di condw,'Si
con altri colleghi al Concilio di Trento.
l\è di millOI' ~ sono i privilegi che i RomaQi
Ponte6ci conferirono al Collegio. Sebbene per l' archi-
vio iDcendiato moUe memorie si perdettero, tutta~
1' Adami, e l'Alfieri ne riportano un numero couside-
revole , e speciakneo~ nel manoscritto waziosamenttt
cooce$SODU vi è da maravigliare non poco. Siccome
però ~ ~nza noa tutti siano perfettamente descritti~
e non avendo ;1vuto agio di risoontraa·li, cosi mi ~tter­
rò ai più, ~uri, ed incootras&abili.
Celestino III. loro çoncesse t 6 libbre delle abla-
zioni che ~cevansi al Papa ogni anno , e Ooorio III.
dieci. Una bolla di Eugenio IV .li chiama commansali,
li preferisce a tuuo il .restante deHa famigli~, e alla
stessa guisa li onorò con due altre bolle Callisto III.
l tre Papi Pio 11. e Sisto l V. e Alessandro VI. in va-
rie cir·costanze fecero io~odea•e eh~ nelle bolle di re-
voca emanate, non s'intendeva il Coll~o de' Cantori,
al quale confermavano ed ampliavano invece i privileci.
I ~tari meao le spese ordiD81·ie non ne pòtevano
~ere altre da loro per ordine d' limocenzo VIII. che
volle ancora fossero preferiti nella aspettazione de' b&-
nefìzii , presentando il Vescovo Maaestro di Cappella
quelli che ~m:tva dovet·si provvedere. Tutti sitfatti pri-
vilegi confermarono Leone X. Clemente VII. e Paolo
W. Giulio Ili. s•abilì che i cantori, ed i eerittori apo-

o, 9 ;izedbyGoogle
t 70 EPOCA TERZA
stolici fossero considerati come un solo Collegio; Gre-
gorio XIII. gli diede i brevi senza alcuna spesa; e per
finirla, Sisto V. oltr·e la facoltà di eleggersi ogni anno
dal cor·po stesso il maestro, gli regalò un Abbazia, e
varie altre prebende , come lnnocenzo IV. avea fatto
delle rendite delr Abbazia di S. Maria in Campidoglio,
dando la Chiesa e il monastet·o fino allor·a dei Bene-
dettini ai Minori Osservanti, li esentò da ogni giurisdizio-
ne, gli diede un C1trdinale a Protettore, e volle che dive-
nuti vecchi, o invalidi fossero forniti di rendita sufficiente.
Ma io lo dissi di sopra che molti de' Maestri , e
cantori erano personaggi ragguardevolissimi per meriti
grandi acquistati.
Anche qualche Primicerio era stato Vescovo, ma
quando furono dichiarati Maestri ~rempre erano vescovi
assistenti al soglio. Cristoforo Borboni vescovo di Cor-
tona, Bartolomeo Martini Maggiordomo, e. poi Cardina-
le sono i più celebri. Si distinsero ancora i Vescovi
Lodovico Magnasco · di Assisi, Gerolamo Maccabei di
Castro, Egidio Valenti, Giuseppe Panfilo di Segni. Bac-
capaduli Segretario de' Brevi a' principi fu l'ultimo
secondo dice r· Adani. Sisto V. dando al Collegio il
Cardinal Protettore ne investi pel primo Decio Azzo-
lino di Fermo, quindi Gallo, del Monte, Biscia, Bar-
bea·ini Antonio, Orsini, de Massimi Camillo, Chigi, Ro-
spigliosi, Maldachini Ottoboni, Albani, tutti Cardinali
i cui nomi •·icordano le case più cospicue e principe-
sche, essendo il Protettorato di molt<) onore. Pio VI
eolla Bolla antiqui&Sima pose il Collegio sotto la int-:
mediata giurisdizione e giudiciaria, ed economica dt
Monsignor Maggiordomo Prefetto dei SS. PP. AA. · .
Dovendo ora parlare dei posti ed onori ottenuti
dai componenti questo corpo bisogna che distingua la
$Cuola. dal CoUegio. Dalla prima furono alcuni ioool-

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CAPITOLO QUII'CTO f 7f
zati al Pontificato romano, cioè S. Sea•gio l. S. Grego-
rio Il. Stefano Il detto III. S. Paolo l. S. Leone III.
S&efano IV. o V. i quali ultimi entrarono neJia scuola
essendo giovanetti, S. Pasquale l. Sergio Il. S. Leone
IV. Benedetto III. ed Adriano Il. e ne fan fede Ana-
stasio Bibliotecario, Mabillon, i Bollandisti, il Baronio.
Sat·ebbe una inutile 1ipetizione se volessi rammen-
tare i sommi scrittori di musica che ebbe il Collegio,
mentre molti il mio lettm'C già li conosce, ed altri li
conoscerà fra poco. JuM{Uino, Okenkeim, Arkadelt, E-
scobedo, d' Ankerts, Morales, già sono noti; ma e que-
sti- e gli altri ehe fimirono in appresso disparvero co-
me spariscono le steJJe all' apparire del Sole. Un no-
me solo chiama a se tutta la lode, l' ammirazione,
l' entusiasmo, e qu~to nome è Giovanni Pier Luigi da
Palestrina, di cui parlerò a lungo nel Capitolo se-
guente.
Intanto per compiere il presento, riassumo il fin
qul detto io poche parole. L'istituzione di S. Grego-
rio non poteva essere nè più utile, nè più ~ecessaria,
-come lo sarebbe anche al tempo io che viviamo, es-
sendo, in grazia della civiltà, e dei savi oa·dioameoti
dei legislatori ecclesiastici e secolari, sempre più rari,
e quasi io deficeoza assoluta quel genere di soprani
che ammiseriscooo, e oltraggiano in certo modo l' u-
manità, e Dio voglia che si alimenti e si attui un ta-
le pensiero. Il Collegio dei Cantori fu un vero semen-
zajo di uomini grandi nelJe scienze e nella Musica, e
dà· una gloriosa dimostrazione dell' amore e del buon
gusto che ebbe sempre RomD, e l'Italia per la Mu-
sica. Il regnante Sommo Pontefice a sempre più in-.
coraggiare il Collegio ha concesso a tutti i memb1·i
per privilegio di usare l' almuzia. Valgano tante me.
morie a destare un vivo .desiderio, ed un efficace vo-.


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t 1~ EIIOCA TEI~A '
lon~ nei (antori m~<lesitnl di conservare la nobUtà,
r· 6e6t'llenza, e la stima della loro isti,uzi.QDe.
CAPITOLO SESTO

DEL PRINCIPE DELLA MUSICA


GIO'iANNI I'IEa LVIGI DA PALESTRINA

Se altra. voi~ mai, a questo punto della ilor~


na~zione deiJa Musica sento la più viva dispiaceoz~
d-~ pov~ dell' ingesoo mio e della poohez~ di mia
~~~til~ mentre a più ragione dell' eruditissimo Giu-.
seppe Bai~ posso «lire che molti uomini podi in qu~
~· ar&e f~ f01~~ti essere ricordati nelle s$0rie gil\
pqb~icate da ~ittol'i di if8D peso, e s~ialmeo&e da
e~lo1'9 ._ ~ ~mpilaroao la vita, mentte privo di qqeJ..
le qualità che potrebooro della storia stessa i pel'SODatJ..
14 ~ e~ineQt~ fi\r risplendere per molta oo.o~~a, per
capm mia Doa si trib.Qterà la meritata am~iope,
~ lode al più celebre fra \q.tti. Il che, è mestieri COI)ot
Yfli;)ÌJ:Vi, taoto più si verifioa,. dit\con'endo di quell' uo--
qlO impares~bile che ~ tre secoli viene esal~to da
~utw le lingue,_ Gi9v~i Pi~· ~~~i da P~trina. Que-
~ nome risuona da V!D eapo all' altro del mondo lo..
dato e benedetto, ~m.e che oonferma anche una vol-
ta elle Italia oost~ aode se~pte il primato sopra le
altre nazioni speaialmento oolle arti ))elle,. nom-e che
4à. W,o•·ia peculiare a l\.offia.
'ier Luigi a mezzo il secolo decimosesto diede
t p uuova idea, un nuovo concetto della Musica, la
quale dopo il risorgimento suo non aveva altri che al
MJi di Palest1ina trovasse il vet·o bello, il sublime,
il dilettevole senza mollezza. Egli penetrò i più pro-
~i a~ni dell' at•te, ne compi il ~tea'O dando

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C.lPITÒLO Sf:STO 178
lume ai futuri onde pereòrm-e la via tMl 'vét'O musi-
cale. A boon diritto impertanto fu 'Chiamato il Pftn..
cipe della Musieà, talchè quanti sono; e saranno C'Oiiì-
p>sitori, forza è che ripetano ~, Se Egli non l>ssé di•
to, io non sat•ei », e a buon diritto un grande s~
cfiese di Lui, che era l' Omero, l' Apelfe, il Tullio di
quest' arte, e Vincenzo Galilei padre del celeberrimo
Galileo Galilei disse pure del Palestaina, che fu il gran-
t/e imitatore de'Ila. na.tura. Credo dunque che. sia cosa
gndita ai miei lettori, ae qui do uò sunto della sua
vita ehe non manca di varietà, è d' iuteresse.
R noto a tutti che Giovanni Pier Luigi chiamasi
comtmement'e Palestrinà dalla città sua natale, riedi-
&cata dai Colonna nel secolo decimotet-zo sulle ruine·
dell'antichissima Pt·eneste, che dista da Roma poco
più che Yenti miglia romane. Le devastazioni e gl' in-
cendi mandarono alta malora gli archivi di quella
città, quindi rimane incerto r anno del suo oascitnento
che più probabilmente sembt-a fosse il t !S!4., comé
incetto rimase a qual 'classe appartenesse e ehi fOssero i '
genitori di Lui. Alcuni Tt>gliono che fossero poveri coloni;
e il Pitoni dice del grand'uomo, che e1'8 di umile li-
gMggio, e che i suoi genitori erano poveri di beni di
fottuna l'asserisce l' Adami nell' opera succìtata; altri o-
pfnano che appartenesse a buona famiglia e non del
tntto povea-a. Non esiterei ad abbracciare l' idea ebe
éSSendo quella città quasi assolutamente agricola la fu-
miglia di Pier Luigi sebbene attendesse per se mede-
sima ai pochi podeti di sua spettanza, non fosse poi
dell'ultima condizione del popolo. Non amo aggirarmi
in siffatte quistiooi che restet-anno sempre nell' obblio
s&aote la mancanza di documenti. Pea·altro qualunque
si fOsse il ceppo d' onde traeva r origine, certo si è
che la sua if&Ddezza la deve a se stesso, che seppe

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f7 4 EtOCA TEilU
rispondere ai doni che aveagli elargito natura. ~ t
sa buona ereditare un nome grande, un blasone, e
ricchezza, ma non raramente è marchio d' infamia ai
degeneri nepoti che tali cose non sanno conservare con
le proprie virtù, e con i meriti propri i.
Se mi fosse pem1esso, votTei dire che Pier Lui&i
nacque con un' anima tutto armonia, epperò era me-
stieri diriggerlo allo studio della Musica.
E a quest' arte in fatto interamente si dedicò.
· Gli autori non sono d' accordo nell' insesnat·e il modo
onde da giovinetto desse opera a tale studio.
Il Petrini assicut-a che nel t 540 venne in Roma,
ed il Pitoni racconta il seguente annedoto. (t) Siccome,
dice, spesso Piet• Luigi conducevasi all' eterna città,
così avveniva che a somiglianza degli altri giovani,
veniva cantando non so quale canzone. Per avventura
trovavasi lungo la via il Maestro della Cappella di
S. Maria M~ggiore, il quale ammirò la sua bella voce,
e la maniera di canto in guisa che lo prese ad istrui-
re nella Musica; il Cacconi invece (~) racconta la cosa
in altro modo, che cioè Giovanni stando presente ad un
concerto musicale con i moti dellà testa accompagnava
le cadenze con molta aggiustatezza. La qual cosa osser-
vata dal Maestt·o lo determinò a chiamare il giovine, ed
ammaestrarlo. Se debbasi prestar fede a simili racconti
io non saprei dit·e; ma non volendo ammetterli, molto
meno ammetterei l' opinione del Baini, il quale vor-
rebbe che fossero sta ti i parenti che lo indirizzassero al-
la musica per spirito di guadagno, essendo che a Milano,
a Mantova, a Firenze, a FetTara, e in tutte le altre corti
non esclusa la Pontificia si compensavano i cultori di

(t) Notizie MS. dei Conlrapunlisti


(2) S&oria di Palestrina Lib. "·

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CAPITOLO SESTO f 71'S
4i{ùest' arte con vistosi assegnamenti pecuniari, e con o-
nori e dignità specialissime. La. gratuita asserzione del
Daini, penso, abbia preso origine dalla conoscenza del-
l' uomo, il quale ha bramosia insaziabile di accumula-
re tesori, e possedere onoranze; e forse ancora per
opporsi ai citati Scrittori, quasi che ·dovesse dai rac-
conti di quelli scapitarne la gl'andezza di Pier Luigi.
·Checchè ne sia dell' opinione di costot•o , meglio è
che ci volgiamo a conoscere quel Maestro da cui fu
istruito .
Non fu mai che il mio giusto desiderio di mo-
strare la prefea·enza degl' Italiani nella musica, mi
conducesse ad OSCut'Bre la fama degli oltramontani,
e n~are loro quel merito che propriamente ad es-
si oompete. Quindi lodo tutti quei compositoti del-
la nostra penisola che si affaticarono con esito sì
f~lice al risorgimento dell' arte, ma non tacerò nep-
pm·e che quelli d' oltremonti, e d' oltremari vi con-
tribuirono non poco, e il loa·o numero fu sì gt'Bnde
che può dirsi quasi che a quei giorni non vi era
Cappell11 .che non avesse compositOre e cantanti · este-
ri, ed in specialtà .Fiamminshi, compresa eziandio la
Pontificia dove distinguevasi il solo Costanzo Festa di
cui ho già fatto onorevole menzione.
Non poteva essere che andasse inosservato code-
sto avvenimento, e che non si cet·casse di eliminar
uno sconcio che per fermissimo offuscava la fama de-
gl' Italiani.
Infatti nel t 480 Sisto IV. permise al Capitolo Va-
ticano di prendere a servizio dieci cantori perchè l' ur-
ficiaturcl in quella veneranda Basilica Patriarcale equi-
valesse alla Pontificia. :Ma non essendovi allora che
can\ori Fiamminghi, il Capitolo dovette acconciarsi al-
Je circostanze, e piuttosto che accordare ai medesimi

o ,9;trzed by Goog le
f 76 EPOCA TERZA

i stipendi Tistosi fino alla ~gerazione, non si preèe


premurt di aorta per usare del Papale permeaso, e
quindi bon occorse alcuna mutazione nel canto della
Basilica.
InnalzatO però sul trono pootiflcale Giulio Il. di
sempre 1·icordevole memoria, intese ancor più profon-
damente la necessità di ovviare a si disdicevole cosa,
é percbè nella sua 8aviezza giudi~ò che n guidare il
male bisognava rintr·acciarne la causa e a questa ri-
mediare incontanente, conobbe la necessità di una scuo-
la poco dissimile da quella del Magno Gregorio. Ond' è
che eresse, e largamente dotò una nuova t:appella nel-
la suddetta Basilica Vaticans, dove oltre dodici canto-
ri vi dovevano essere dodici giovani da istruire. Al
quale uopo vi stabin due maestri uno di musica e l'al-
tt'O di Grammatica. Quella cappella si chiamò, e si
chiama tutt' Ol'à Giulia dall' immor·tale suo fondatore.
. Ognuno crederà che gli ordini pontifici esepiti
aDa ~ttèra producessero gli eft'etti desiderati, tanto
più che quel Papa era rispettato e temuto. Eppure non
fu cosl. Glì oltramontooi avevano ·tt'Oppo in~res.~ di
eonservarsi in certo modo la esclusiva fama~ e lucre
dell' 8l'te, ctuiodi elusero le saggie ordinazioni, e .~
tarono perpetuarsi nel loro posto. Ed ecco la 1'8gJOD8
onde all' apparire del Palestrina i maestri di maggior
rinomanza erano forestieri, i quali io soltanto numererò. l
Spagnoli Scribano, Morales, Scobedo di Zamora, D' An-
ker1s della Zelanda, BatTè di Limoges, Lobial Normao-
no, Moòt Francese, D' Argentis, Arkadelt, Le Cont
Fiamminghi, e per finirla Claudio Goodimel, che Bur-
ney, e Gebert lo dicono oriundo della Franca Con&eat
o Contea di Borgogna, ed invece il Pitoni cr-ede cbe
sia di Vaison piccola città deJla Provenza nel co~tado
Y~aislino; 6nalmente il Liberati pensa che sia F•am-
miolo-, e il suo nome Gaudio Melr.

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c:APlTOLO SESTO f 77'
Sarebbe senza · alcun .profitto che mi fermassi sul~
la quistione del nome e della patria di Lui. Si occupi
chi vuolè di tal faccenda. Per me Cl'edo che il dotto
Dottor Burn~y pigliasse un equivoco, nel dire che · Li-
berati, Martini, ed Adami confondessero il Gaudio Mel,-
oon altri Mel di nome diverso. Piuttosto deve stimarsi
ehe sia errore degli amanuensi la contrafazion~ del no-
me, perchè come negli archivi musicali leggevansi le
<rpere di Claudio Gondimel, ·cosi ·niuno mai ha trovato,
e lo confessa lo stesso Burney , una sola nota del Gau-
dio Mel. Per conseguente i due nomi non stabiliscono
ehe una sola persona, cioè il Maestro di Giovanni.
Goudimel senza contrasto fu un grande composito-
re di Musica t e molte sono la s~e produzioni· che pos-
sesgono l' Atchivio della Cappella Pontificia, e quello
della Basilica Vaticana, i Padri dell' Oratorio alla Vaf-
liceDa • e ne avevano varie prima del nostro secolo ,ali
enne altre Chiese, e specialmente S. Lorenzo in·.Da-
maso. ·La sua gloria però sarebbe ben limitata .se si
restringesse alle composizioni, io son d' avviso che là
maggior lode meritata da Lui, e per cui gli si dévé
Sfltitudine e perpetua -memoria, consiste nell' avere
per il primo aperto una scuola di musica in ·Roma;
onde gli venne atBdato anche il Palestrina. E qui si
noti che inlendo con questo nome di scuola il ptito
e semplice insegnamento dell' arte, e non già quèllé
caratteristiche che fanno distinguel'e fra di loro nella
!Mlsica; come neHe altl'e al'ti un popolo da un· altro,
cWia quale secondo altl·ove parle1·ò. •
Il Goudimel fu altresi peritissimo, e fornito di ~
AeliMime eogrrizioni, di ·modo che a Lui si dirigge'f'à.:.
JMJ i più belli iògegni, che addestrava a meràviglia;
pèrebè possedeva sl bella maniera che i'm1amotava tut.:.
ti tlel Maestro e dell' arte. I nomi di Giovanni Animuc-
n

o, 9,t,zed by Gqog le
f 78 EPOCA TUU
eia, di Stefano Bettini detto il Forntnino, di Alessan-
dro Met·lo Romano detto della Viola, Giovanni Matia
Nanini di Vallerano, e di altri molti, tutti scolari sUoi,
t•eses·o famosa la scuola, di cui il più glorioso orna-
mento era Piet• Luigi che dalla emulazione di · tanti
condiscepoli sapeva trarre profitto splendidissimo con
lungo ed assiduo studio.
Non credo che convenga allo storico dare avverti- i
menti ai lettori, ma se mai alcuno di coloro che si
consacrano alla musica ponesse l' occhio su queste pa-
gine, lo pregherei a non vol~i accomodat•e al pessi-
mo uso di molti dei nostri tempi, che supponendo co-
sa facile l' apprendere ·quest' arte si contentano di u-
na superficiale e breve istruzione. Palestrina dopo io- ·
teri undici anni di studio profondo e continuo si cre-
det~ capace d' insegnare ai fanciulli della Cappella Giu-
lia nella Patriarcale di S. Piett'O in Vaticano . coll' o-
norario di soli sei scudi romani.
Piet• Luigi eset·citava l' arte per amore dell' arte;
quindi colla sua gran mente conobbe la necessità di
non essere distratto da incornode passioni, che bene
spesso fanno traviare la gioventù, chè si a•ende inutile
a se stessa, ed alla patria, laddove aVI'ehbe potuto
siovarla in mille modi; Tali riflessioni lo indussero ad
impalmarsi con eerta Luct·ezia ricca di beHezza, e di
virtù, ma povera di denaro, della quale ne ebbe quat-
tro figli, checche ne dica in eootratio il Pitoni.
Qqando nel f..apitolo antecedente ho discorso del
Collegio 4ei Cantori Pontifici non .ho fatto avvertire
che non potevano ~rvi ammessi quelli che avevano
moglie, giacchè è cosa ovvia ed a tutti ehiarissima,
che essendo un cGJle~o ccdesiastico, un tale divieto
è- assolutamente naturale .


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CAPITOLO SESTO l 79
Tuttavolta sembra che qualche· incidente su tale
materia fosse avvenuto, mentre il sommo Pontefice
Giulio III. emanò una bolla nella quale apertamente
ne fè il divieto. Era dunque impossibile che Giovaooi
vi potesse essere a~.. Ma la fama di sua abilitA
e dottrina vinse la fermezza di quel Papa stesso .che
l' avea proibito, ordinando che a mal!t'&do lo stato coo-
juple da cui era vincolato il Palest1ina fosse noverato
fra i Cantori Pontifici. Sulle prime restò dubbioso se
besse accettare l' invito, ma finalmente si arrese alle·
esibizioni del Papa, e •·inunziò al Magistero del VaticaDO
che sJi avea fruttato giustamente moltissimi elogi. Sem-
brava che preseotisse quanto dovea accadeaogli!
Non andò guari, e Giulio moa·l; e indi a poco il
suo SUcceSsore Marcello 11. A questo successe Pao-
lo IV.
. Pur tl'oppo si .1-ipete ogni giorno la scena funesta
nel mondo che uomini invidi, soprafattori, e malvap
con la calunnia, e la maldicenza tentano perdere quelli
che si distinguono pel' ingepo, per talenti, insomma
per vero mc1ito. Palestrina era grande, dunque doveva
a.vere molti nemici, e Jj ebbe. in realtà che tentarono
per opi modo di privarlo di tutto.
Infatto non 8() con quali arti ingannarono il Pon-
tefice, · il quale il 30 Luglio t 55 !i ordinò che foeeero
espulsi Palestrina e due ahri come conjugati, accordan-
do a Giovanoi il compenso di scudi sei mensili, che
per fermissimo non potevano essere sufficienti ~l man-
tenimento di una famisJia, a malgrado che allora miti
fouero i bisosni, e facili i mezzi per sodisfarli. Talehè
lo· atllisse la miseria retaggio quasi immauehevole dèi
doui, e dei grandi ingepi di ogni tempo.
Intanto il Capitolo dell' Arcibasiliea Lateranense
lo invitò ad assumere il magistero di quella Cappella,

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t 80 E'I'UCA TERZ .\
che accettò ~ ottenuto il permesso dal Collegio. dei·
CanWii Pontifid per non pel'rlere l' accordata pensione.
Muove DOn ch' altro l' iflu·i~ Ja ft'8Se 'OSata in siffittta
lice~~za, cioè che oondiseende\·nno ut melitt& WLleat che
io lf'k'gherci, outk se ltJ passi meno ntilfe?'ftbilmC'Itte.
Pooe più che cinque anni restò Maestro di S.
Giovaaai, mentre in appresso si trasferi alla Basilica
Li.beriana m cui dimorò dieci anni ed un mese.
Egli è in qqesti ultimi anni ehe oocm'S~i quella
famosa ci~estamm che lo rese immot·tale, e gli fruttò
le. lodi «<i tutte le generazioni ehe lo segoiranno. La
~tTerò io iscorcio per non troppo rwolunp·mi. Si è
veduto di sopra come sebben~ l-'OD ordinanze, e Bolle
i &auui Pontefici in più tempi si opponessero alla
mollezza, «l alla depravazione musicale che s' introdu-
ceva nel canto ecclesiastico tutta volta poco a poco di
IJIIIGYO s•introttueeva quanto poteva contenere di profano.
QtaioM i oomptMfttori o per arlattat'Si ~1 genio del mo~
d. oc~ pt'evaleva, o '(')Elr seguire la fantasia e.otagerata
dei Maestr·i, la musica eompMve di nuovo indegna del
h1oge SaRto, e della Maestà di Ùio, che con q~a si
lodlwa e benediceva, percbè dia'ormavano le sue natu-
rali })ellezze, avvegnachè alcuni sommi scrìttm·i serba-
v:tll8i immuni almeno in p~tl'te del generale delirio. E
se allebe ai nostri giorni non è t·aro nelle musiche" da
ClliEA udire ClPIDonie e composizioni ebe meglio coa-
wwrebbem alla scena anzi che a lodat•e il Dio della
santità, ai tempi però di ~ Luigi era universale u-
Dl musica, molle, laaei'f8, impun, da richiamare ni~
temooo che l' attenzione del Sacrosanto Concilio Tr;
diatino.
Nella sessione per_tanto t~·. credette opJ)O~~
d' indirizzal'e a tutti i Vescovi l'ordinamento di ebma-
ne~ uoo musica .di tn' -genere curando pea'Ciò l' onore
della casa. di Dio.

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CAPITOLO SISTO f 31
Senoochè in Roma eziandio dove il Ponte&e IIOfDoo
mo avea istimito UDa Congregazione avente il comtwo
di dare esecuzioni alle Ot'tliflazioni del Concili& si pé08Ò
a preodm•e un serio provvedimento peP qutsta parte
del eulto. Da ciò surse il gran dubbio se si dol"eSse
allàuo escludere la musiea fìgurab dalle saere fuozioui,
ovvero se si poteva ottenere ebe i compositori ueassero
un . genere. eoovenieme alla grandezza di Dio. Ftii'Ono
richiesti perciò di consiglio i Cantori del Collegio, i
~i stringendosi nelle ~Jle quasi disperal'Oilo di tro-
nre chi potesse aecingersi ad imprésa eO&Ì impomnte ..
S. Carlo llot·1·omeo UBC) degli ouo · C:mlinati del ~
eiio, ed Arciprete della BaNlica Liberiana, t:lov'e il Pa..
lestl·ina era Maestro, si assunse il eompito d' illiletTo--
garne Piet· Luigi, e fi1une a Lui la cOtnmissiMe-. Co-
uobbe il grand'uomo tutta la respons:abtlità, e i&tet·esse
dell' impegno non meno che la difficoltà del lavoro, wt-
tavia si sobbarcò a tale incarico , pel'suaso , ere6' io "
·ùlle amabil~ parèlet cl~l SaRte Porporato. ~
NM pnssò meJm. .tempo che annuoztè a\1.. E!M
acriU.o ooa tana, ma· k·e · messe. la prima in Elantì. la
seconda in r.esolretd, ed uaa terza di generé nliOYO ..
.la. presen1a. quindi agli otto- Cardinali della Congre@d•
aieue , e D()O cinque come ha scritto nella sua Ma-i~
l' iUUBtle Cesare Cantù~ vettllero eseguil.4 dal eou.io
418 Camot·i Pont.ifiei. Piacque ~raodemeote la prii'BII;.
la seconda ebbe un'esi~ ancor più felice; ma q11811d0
C. l§ustMa la terza, un Ve&'O entusiasm& des&os&i n$f!ii
uditori,. e negli esecutOI·i, talcbè ripete.vaosi a viéenèb
ebe più che tlma8a ooa musica. ee~s~.
E CfUi mi si oonsema ma pHOia. di elogio a. qtiél
Ceu&ori elle- anm' e~j.. SODO impareggiabili nell'degni-
re queliJeBel'e .H: Rlaiica t9'ave e mae&&oso; elogio obe
il celebre Maestro Paer Ferdinando su i principt di

o, 9,t,zed by Goog le
t 8~ E l'OCA TERZA.
questo secolo ripeteva con le seguenti par'Ole entusia-
stiche che proferl dopo avere in~ l'esecuzione di
qualche opera del Palestrina « Questa è la musica di-
• vina, ch'io andava da lunga stagione ricea·cando, che
• non sapeva raggiungere con la mia fantasia, ma che
» non diffidava che potesse essere stata scoperta da
» alcun nuovo Apollo; loro felici ! (diceva ai Cantor·i),
» loro felici ! che s\ la gustano, che sl la eseguiscono,
,. e che possono inebriarsene a loro 'talento. »
Del resto riferita al Pontefice la cosa, questi volle
che fosse eseguita la terza messa nella Cappella stra-
ordinaria. che si tenne il t 9 Giugno t 56 rs, dove si ap-
prezzò degnamente .con universale gradimento. Pio IV
per dare un attestato di stima e di onore all' immor-
tale compositore, creò per· Lui il posto di Maestro com-
positore della Cappella Pontificia accr·escendo la sua
pensione di scudi tre e bajocchi tredici mensili , che
lasciava sempre quel sommo nella povertà e nel bisogno.
Parlando di questa Messa del Palestrina più d' uno
de' miei lettori seco stesso avrà fletto che leggendo vari
autori di musica si riscont~ che la cosa procedesse io
altra guisa, mentre quella me&ia è chiamata di Papa
Marcello appuntO percbè il Pier· Luigi la sc•·isse onde
il Pontefice stesso arrestasse il corso al divieto della
musica figurata nella Chiesa. Rispondo a tale lettore,
che svolgendo molti libri di quest'arte pur tl·oppo ho
rinvenuto questa opinione specialmente presso i scrit-
tOri più gravi e più rinomati, e quasi dh·ei che ceden-
do alla loro autorità aVI'ei allo stesso modo anch'io as-
8e..;to, se il Daini nella più volte ricordata opera sul
PalèRtrina non avesse nel Capitolo sesto del Tomo Pri-
mo dimost~~ato ad evidenza essere stato un en-ore di
chi lo asseti pel primo, e lo ripetè in appresso.

o, 9,t,zed by Goog le
• CAPITOLO SBSTO t 83
Siccome però non è di grande i(Dpot·tanza per la
' l
stot·ia in generale , cosi chi volesse gustare le prove
del Baioi può leggel'le alla f~nte , )imitandomi quà a
darne un cenno.
Tacet·ò che Gerbert prendendo ~d imprestito rau-
torità di Benedetto XIV. dice che sotto Mat•cello Il. il
Concilio Tridenlino trattasse di escluder·e dalla chiesa
la musica ~urata , perchè mai Benedetto ciò asseri
essendo S06peso a quei giorni il Concilio, come ognuno
può leggere nel PaUavicino, e nel Sarti e non essen-
dosi antecedentemente mai parlato di musica. 'facerò
ancora dell' et•rore del Doni giuniore nell'opera dell'ec-
c.dlenza della musica antica che cioè Marcello n giu-
sta la mente del Concilio avea detm·minato di rifor-
mare la musica , non potendo per fermo eseguir·lo in _
ventuno giorni di Pontificato. •
Peraltro la quistione ••imane sempt·e in vita per-
cbè sostenuta dai più dotti scrittori nella pa11e della
riforma che voleva eseguire Marcello. Contt'O tutti però
len alta la voce il -Baini, e prova che s' ingannarono
a malgr-c~do la loro dottr·ina e la loro saggezza. J..e ra-
gioni del Daini io rioorderò in breve. Primo fra ttitti
fu un tal D. Angelo Berar·di che nel t 68 t mandò alle
stampe. i suoi dialoghi, nel secondo dei quali disse c~e
per dissuadere Marcello di togliere la musica, Palestri-
na ne fece la difesa, e scrisse la messa intitolata Pnpae
Jlarcelli; ma egli conchiude « ognmw credà a chi gli
pare • Antimo Liberati nel t 68tS diede alla luce una
lettera. diretta. ad Ovidio Persapegi, e al racconto del
~-di ~tggiunge che la proibizione del Papa dovea es-
sere 1ub anathemate , e che la messa fu cantata in
presenza di Marcello , e dei Cardinali , i quali tutti
cangia•·ono opinione. ·

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f 8.. ~POCA TlllU
. Andrea Adami . nell' opero già da me ci&ala im-
p~.·essa nel t 7 t t fondato sulle parole dei nominati Be-
ra•-di e Liberati ripete le stesse cose colla variante, che
Palestrina fosse Maestro della Cappella Giulia , il che
è falsissimo mentre nel Pontificato di Marcello , era
ultimo dei Cantorì Pontifici ammessovi da Giulio 111
eome si disse di sop1-a , e che la messa fosse can&ata .
pelle feste di Pasqua.
Pietro Pollidoa·i che scrisse la vita di Marcello de-
dicata a Benedetto XIV. nel t 744 semplicemente a..
~risce che quel Papa voleva vietare la musica fisurata,
ma che ne fu impedito dalla morte. .
Benedetto XIV. nell' Enciclica del t 749 per l' an.,
DO santo futUl'O, sesm senza interess&l'Si della verità
J' autorità del Pollidori, e Pietro Pompilio Rodotà nei
commentari alla stessa Enciclica l' anno medesimo ri,.
chiama a •vita le parole dei rife1iti aut01·i , e soltanto
't~ette addiziouarvi una sua invenzione , che cioè la
fftessa venoe cantata il dl di Pasqua di Risurrezione.
Ma ciò che fa più maraviglia si è che lo storico ep
gio J)pttor Bumey ·crede assolutamente aD' opinione di
tutti costoro, ed anche Esso amò farci deHe aggiuo&e
•l racconto. Aggiunte che dimostfaoo essere Egli in-
glese, ed igoa•·o delle co8e nostre. lnfatto ooo pavità
propria della sua nazione racconta che il Papa e il
Conelave scandalizzati della pessima musica con che
cantavasi la Messa, determinò di sbandi1·e la musica.
Dove si noti la ripugnante riunione di Papa , e Con.-
clave, me&lb'e se vi era il primo non vj poteva eeseH
il secondo, e cosi per converso. Il re~e è preso
dagli altri fio() alla p••era fatta dal Pales&rina tli
sospellflere il Decreto , ed alla Messa che v.aae eart--
. tata nella Pasqua del t ~ 5 ~.

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. UPITOLO SISTO 185
Aotoni~ EximeftO però nel t 774 non volle ade-
rire a quantO et-a stato scritto prima di Lui; in queUa
•ece uscl fuori con unà spiritosa invenzione del tutto
gratuita ed insussistente. Ei disse che l)alestl'Ìna com-
pose una Messa col titolo di Papa Maroello onde dimo-
strare a .quel Pontefice che può unir'Si pietà religiosa.,
e nawrale dolcezza della musica , e che in verità il
Papa Marcello confermò la cappella pontificia, purchd
li oontaue mi gusto di Palestrina osset'Vandosi reli-
giosamente mai sempre tale ordinuiooe. Il Baini ba.
risposto a ciaseuno, e eon molta gajezza: io desumere}
le· sue ~ioni che escludono tutte le Sllddette opiaiooi
restando fermo quanto di sopra ho nart'8to siccome pu--
ra c sincera verità, cui la mgione non ripugna di credere •. .
. Innanzi tutto devesi riflettere che Marcdlo Il fu
inDalzato alla Cattedra Pootificale la sera del 9 ApriiB
Martedl Saotò, e nella mattina seguente di Mercoledì
si consacrò vescovo, e fece la cea-emonia della iacoro-
nazione, affine, dice il Fu·mao.o che udillo dalla boed.
ste88a del Papa , a{Fne di potersi tutto i'mpiegar~ in
quei. giomi cotanto santi ne' ditJin.i tt!Jzj. Di fatto. .io·
tutte le funzioni antimeridiane e pomeJ•idiaoe della eap.
pella apostolica si adoperò fino al 1ll8l1le4l teraa fes&a
di Pasqua. Da questo giOijPO t 6 Aprile al !O sabate
io Albis diede opet·a ·agli affari. Ma nel giorno ~O.gia...
eeva di già infermo nel letto, ed il giorno 30 Aprile,
e direbbesi meglio alle ore 3 e mezzo circa antimeri...
diane del ptimo di maggio mancò ai viventi. .
Questa è una verità · di fatto che DOB può smeo.-
tirsi. Ol'a, egregiamente ragiona il Rami, come può as-
serire il Liberati cbe le intenzioni del Papa etauo di
togliere la musica ? A ehi le aveva manifestate ? Vi
sooo forse testimoni che lo accertino ? Non vi è che
Ja sua parola·, menta-e se devesi ~iooevolmente dis-

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f 86. l POCA TBRU
correa·e quando si ammetta col medesimo che si rica-e-
desae dopo la messa di Pier Luigi, a quale scopo do-
veva poscia aivelare gli interni suoi divisamenti-? Veo-
tuoo ·giorni di Pontificato in mezzo a tante funzioni
ecclesiastiche, e a tante cure davano luogo a pensare
aUa aiforma della musica cea·to non di tanta impoa·tao-
za quanto potevano averne altri-gravissimi argomenti?
E la messa del Palestsina quando fu se~·itt& ? Se do-
veva giungere all' oa·ecchio del 8ommo compositore la
Pontificia 1isoluzione ; se dovevà il medesimo peroa'are
la causa ; se doveva , come di costume inviolabile si
.pratica,- essere trascritta nei libri coa·ali, e prov~ta, era
possibile che si eseguisse il tutto in soli sette giorni
come voJTebbe il Liberati ? La stessa ragione vale per
l' Adami, al quale, per appartenere al Collegio dei Cap-
tori non so perdonare , che convenisse nell' opinioae
che in sl poco tempo si potesse effettuare tal cosa.
E ciò viè meglio in· quanto per l'attestazione del
Pollidori, di Pallavieino, di Natale Alessandro, di Ri-
hallo, e di altai sCiittori la malattia, e la morte di Mar..
celio avvenne pet· avea•e di troppo. abusato della. sua
gracile costituzione nel consacrarsi interamente alle fun-
zioni della Settimana Santa. Oltre di che risulta dal
Diario deiJa Cappella ~he al Papa Marcello si presen-
tarono i Cantori por la prima volta a baciare il piede
nella · mensa pontificia dopo il canto del mottetto,. se-
condo la consuetudine. È mai presumibile che vedendo
Marcello il Palestrina, stante il fatto della messa, non
si fosse almeno seco rallegra\0, o anche non gli avesse
·rivolta la perola ? La qual cosa sarebbe a·iferita dal
Diario, come vi si legge che i cantori domandarono la
grazia di avere con sollecitudine gli emolumel'lti loro
dovuti ·per 1' assunzione di Lui al Pontificato, e che
furono consolati nei loro desidel'i. 'facendolo quel MS.

Dlgltized by Goog le
CAPITOLO SESTO 187
nè alcun contemporaneo ricordandolo è mestieri ·con.-·
chiudere che la "Storia di Papa Marcello è una pura
iD\·enzione.
Il che comprova eziandio lt Pollidori quando ·sca- ·
gliandosi col Doni giuniore che narra essere stato il
Pontefice ingannato da un musicastt'O , e condannando
la sua stessa opinione · senza avvedersene, dice « Non
• v' era già duopo di fare una legge per impedire
• gli abusi della musica figurata; sarebbe bastato l' e-
., sempio deUa cappel.la ·pontificia, dieti'O cui pet• opi
• dove avrebbe trovato il male la sua cotTeziooe. •
Le quali ragioni ed altre di minor rilevanza di-
st~ono pienamente tutte quante le false opinioni e-.
messe da sl rispettabili e dotti autot·i, e in quella vece
manifestano la verità del mio racconto anteriore.
Ritornando alla vita di Pier Luigi, essendo morto
nel Matozo il Maestro della Basilica Vaticana Giovanni
Animuccia Fi01·entino, fu eletto nell'Aprile t 57 t il no-
stro Palestrina. Egli consel'Vava un affetto particolare
pet· quella Cappella, quindi all'invito fattogli dal Cal'-
dinal Fat'Dese assenti di buon grado , per quantunque
il mensile assegnamento era inferiore della melà a
quello di S. Maria Maggiore che dava romani se. t6,
mentre la (~appella di S. Pietro assegnava se. 8 me01ili.
Se scapitava Pier l...uigi nell'interesse per la tt'&-
slazione del Magistet'O , la sua fama però insigantiva
di giorno in gi01·no, c i suoi cont,emporanei medesimi
lo esaltavano a cielo soprannomaodolo coi nomi oltre
modo losihgbieri di Omero, di grande imiltllore della
tullwra, di Principe della Musica. Ma poteva essere
ebe un'anima grande, tutto at·monia, e che con l'al-
l~za ..-istiana compl il più stupendo apos&olato, po-
te'fa essere che non riconoscesse i pregi sommi del
Palestrina? In fatti l'amabilissimo Santo Filippo Neri,

o, 9 ,tized by Goog l . ·
lff8 BPOCA TEIU
elle ne dirigeva lo spirito, volle•che Pier Luigi dive-
Diue Maestro dell' Oratorio per succe580re dell' Animue-
cia, com·e lo era stato della Cappella di S. Pietro.
Sé peraltro aumentavansi gl'impegni , Egli acet-e-
aeev.a. di attività e di zelo. Riconoscendo i moltissimi
vaota«P che si rie:nano daUe scuole in comune diede
opera col Nanini, che ne aveva apérta una , tenendo
la parle principale- dell'insesnamento; istruiva in peri
~mpo i suoi figliuoli; per oa·dioe Sovrano rif01·mava
il Grac:hlale e l' Antifonario romano , non che il Gra·
duale fie tempore »
Jatank) il Cardinale Aldobrandini , ed il Pl·incipe
Benoorilpapi lo fecero Maestt'O e direttore dei eoaeer&i
ehe si esepivano DeUe loro sale magni6ehe.
In mezzo a si svariate e melteplici occapozioni
BOB si riueeiFebbe ad intendet-e , quando non vi fosse
la ·prova iaTefragabile della stampa, eome potesse scri-
vere Ull numero striBrdiouio di opere. Si deve quindi
ricono&cere la. sua insta~bile opel'OSità, la faeilità di
scri"Yere, e la, eccellenza nell' arte.
Non mi è mestieri darne un giudizio di oode8te
epeM-, meuCre il mondo iatero le ba giudicate da tre
8«2>li· in quà, soltamo le nominerct Diede dunque alla
luee nove libri di Mottelti, uno d' IR-ui,- ed uoo di O(·
{#ltori. Tre oomenevano LameniD.z.iooi, due :alta·ettanti
caotici ciel !llopifit:at, uno di litanie, e quattro di Ma-
. .i. Finalmente aa numero quasi incredibile di Mes-
M eontenute niente meno che in quindici grossi volumi.
Ness.mo immagini cbe la dotta·ina. musicale che
poiledeva , la fama gloriosa cbe lo ciroondava , e le
tlllte incumbense aiìdategli, faeesaeoo. ;W Palestrina con--
durre WIO., vita agie&a pacifica tranquilla. Io CfUella vece
fu bersaglio della sventola. Ciò nYlla ostame sebbeae
la speranza accerti ebe l' uomo colto datle Mveni&at

Dlgltized by Goog le
C4PITGLO SBSTO f89
oppre880 dai patimellti, anpltiato .da flDIDiiarie stret-
teue 0011 riesca a cose grandi, e specialmea&e a com-
ponoe mu&ica, se pur oon fossel·o Lawumta~oai, e Jli• ·
m-ere perebè oot1 può applicarsi a studi seYeri , è
importanti negozi , anzi ooppore a cose- iucliftèreoti e
da pooo; tu&tavolta Pier Luigi fu una noa eomuoe ec-
cezione. Egli quasi sempre nella miseria da dcwerseoe
lamentare eol Poutefice sa. V, cui nell'ottobre t :ll7,
cioè quando sià il Paleswina superna n dodicesimo
lustro .della vita, diresse una supplica che eominciava
ooo queste parole: « Statlio ed alfanm, Beamai•o .AI-
dre, mai nOA furano tl' uccerdo, ma.Wt.e .re questi pro-
oedooG èalla milena, • come eziaodio lo dimostrò la-
seiando Ja Protc>rBasiliea LateraDeDse oDde rieavRe·
ma~ emolumento dalla ,Liberiana, e neile domande
fatte più -rolte al Capitolo Vaticano per oUeoere au-
mento nella mensoalità ·che ottenne prima dal Deci-.
mo&erzo, e poi di nuovo dal Decimoquarto Gregorio. EP
fù dagl'invidiosi segt'etameote perseguitaio, per eui ~
seaceiato dal Collegio dei CaJJtori Pooti6ci ; &@li in
mille altri modi amitto ed angt~Miato; eppure scriTe
tante opere da disgradarne più compositori insieme.
V.ero è che Lui sommomente apprezzPaao Emi-.
nentissimi Porporatì, e Papi che pubblicamente IG ooO-
ravano: Lui lodavano ed ammiravano Filippo II. l'e di
Spngno, Al~nso Il. Doon di Ferrat-a, il nipote del re
di Polonia, Guglielmo V. di Baviera, la gt'&ll Duebess:l
di Toecaoo, ciò che più monta, tuUi i piil grandi •
più celebri Maestri di Europa . Ma · che giova all'uomo
grande per ingegnn c pct· virtù la stima , e le lodi
del mondo intero, quando gli manca un frusto di pane da
spezzare ai propri figli? Che gli giova quando, come è-
quasi sempre, non si persuade della propria eccellenza~
o non la cura ?

o,9,tizeobyGoogle ·
f90 IPOCA TlllZA
Pier Luigi ·però di6.lato pet·correva la sua via, e ·
con dieci stili diversi (cosa mirabile!) perfezionò l'arte,
e la scienza musicale, e con tutta giustizi:l si diede a
Lui, . e sempre gli si darà , meslio che il nome di
Omero quello di Principe della Muaica.
· Il due di Febbrajo t~94 fu giorno di lutto, dac-
cbè Giovanni Pier Luigi Palestrina cessava di vivere
nell' anno settaotesimo confortato nelle ultime ore dal
Santo della Musica, se cosi mi è lecito .chiamare Filip-
po Neri. Innanzi l' alt8l'e dei SS. Simone e Giuda nella
Basilica Vaticaoa.riposa io pace la salma del grand'Uomo.
A quei giorni non bastò aver goduto meritameote uoa
stima universale nella Musica per dare al Palestrina
una onorevole e pat•ticolare .sepoltui'8. Si dice dal Tor-.
rizio che gli fu posta una lamina di piombo con l' i-
scrizione del suo nome, e col titolo di Principe della ·
Musica ; ~a ·non una lapide , non una memoria este-
riore, che pure a tanti altri che per fea·mQ non che
uguagliarlo, gli erano inferiori d'assai, fu concesso.
Oggi si pensa ad un monumento pel Monaoo Gui-
do d' Arezze, e ne lodo il pensiero , che rico1-da alla
tarda posterità i benefizi immensi awecati da quel
Monaco alla Musica, e bene stà. Cosi pure si pensasse
ad eternare la memoaia del Palestrina almeno con una
lapide decente pt·esso il luogo ove giace tumuJato. Del
resto anche senza il monumento come quello di Guido
il nome di Lui sarà aiverito ed esaltato da quanti impaoen-
dea·anno a coltivare questa, più che umana, arte divina.

Dlgltized by Goog le
t91
CAPITOLO SETTIMO
DILLA COftGaiGAZIOftl, ID !CCADitiiiA
DI S. CECILIA IM 1\0IIA

Nel metter mano a questo Capitolo mi si è al'ae-


ciata alla mente un' accusa che mi verrà scagliata
contro da tutti i lettori che non sono romani , cioè
daDa magior · pftr&e, che mi occupo di persone , e di
cose che possoilO interessare Roma, e non p la ge--
nerale s&orilt, e neppure la particolare d'Italia , il che
specialmente si verifica pe•· la CoovePzione di S. Ce-
eilia: Per vero dn·e se la. cosa si prende superftcial-
mente forse sotto qualche· rispetto può convenirsi che
non abbia il soggettO tali relazioni" da :aver posto spe-
ciale nella storia, ma se si ·riflettano 'ceni. avvenimenti
· ai dovrà condonat-e ;id uno. Sel'itÌore stOrico romano
questa particolarità· di -tJ'Btta:tione. E· per spiegare in-
cootaneote il mio pensiero; deve sapere il mio lettore
ebe essendo un vezzo quasi comune,_ .in partieolar pi;..
11 di quelli d' oltremonti, e d' oltremari di volere de-:
ridere , 'e calunniare la città nostt'8 perehè maocante
d'istituti musicali, e di scU&le tecniche, quasi fosse •
aolutamente negletta 1'- arte -e la sc~nza in discorso , •
mi sono creduto in dovere di JDO$tl'$l!e il contrario pri-
ma colln Cappella Pontificia, ora con la Congrepzio-
oe di S. Cecilia. lno:Ure siccon1e non smentirò mai il
mio carattere franco e leale, oos\ · non _tacerò quali sa-
rebbero i bisogni pel' questa parte, e quali i desideri
eli tutti che aspirano di vedere non più svillaneggiata
anche per questo capo la eterna città. Tuttavolta a ébi
assolutamente non garbasse il mio Capitolo, fo avver-
tire che può tralasèiarlo , c passare a piè pari all' E-
poca qW!rta senza che la storin venga neppure di Uf! •
punto alte1-ata.

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f fJ EPOCA TBR!A
Giovanni Maria Naoini unitamente a Piet• Luigi'
da Palestrina. avevano aperta in Roma una Scuola, del-
la quale mi ~erà !n aecoocio parlare akrove , ond'
è eh{' a costoro si univano tutti che amavano e studia-
vano, e pt'Ofessavano questa arte. Sotto il Pontificato
di S. Pio V. spontaneamente si raunarono eome a Con-
fraternita molti Compositot-i , e Cantori della eittà , i
quali crescendo di numet'O mano mano. si dice, giaechè
i docu~i si sono perduti col pa8881."e dei secoli, ebe
stante le premure del medesimo Palestrina, il Ponteftce
Gregorio XIII. il quale stimava ed onorava grandemen-
te Pier Luigi , erigefJSe e ~bilisse canonicamente nel
t 583 la Congregazione de: Maestri e Professori di
Musica Sacra.
Ho detto che le memorie delr erezione èanooiet
10110 aadate-perda&e, ma tanto dal Bloeve· d' Ionocenzo
XII. emanato il 16 Luglio t699. dove dichiara non
esaere leei1o per la dignità e pèi prm1egi del Col~io
eire i Cappellani Caneoti possano appartenervi, quanto
dal Decreto di PiG VIII. del j.f. A8o&to 1880 nel qua-
le espreMamente maiBfesta che la Congregazione di S.
Cecilia fn ·eretta da Grégorio XIII. affine di elaminare
ed appt'Ovare i maestri, i eancori, e Nonatori, per as-
sicurare la santità del colto cattolico, e il deetJIOf l'o-
nore, il rispe«o alla casa di Dio con musiehe bea re-
plate. .
· Moosignor Pietro Alfieri nel tS.f.:i di~e alla JU..
ee Brevi notizie storiche della medesima Congregazi~
De', «»ve raccontando 1e cose qul sopra da me aceeo-
na'te nel Capo- Pt1rno, di passaggio, e con brevi ac-
centi ftl oo&are che non et'8 scopo della Congrepzione:
accre3cere la turba dègli scrittori di note inBignificaJtli;
o dei plagiari, e perehè non si tuliS&ero in Chie&a nm-
- 11iere profane.

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C:AI'ITeÌ.O IITTIIIO 193
L' Àlfteri 4\ uomo di esperienza ba Attd fa_.
de, e pur troppo cep CJ'Mile paro~ D8101itaiMD6e ......
Qta uaa pi• pur troppo doleme ancllt oai• .tnea&N
·Bi deaidererebbe da q11110'i vocUoao r ouore deDa Jle.
Jieiooe, e r incremento dell' ane, ehe non li - - - -
ro amme&tere quelli .elle a tutt' aJtro r invita natura
fuori cbe alla Musica; e di cui ogni nota, ad opi .,...
monla ti muove past.ameote a sdepc>, non po&eodo
=i&arti ad ilarità , trattaDdoei di cote eccleliut.iobe
e IQJenni.
Che se mai capitaMI questo libro nelle mcu•i di
alcuni dae reuooo la somma delle cose in quella Isi-
tuaioae, vorrei loro dire «. Il mondo cattolico aspetta·
da Roma la mUBica ecclesiastica quale ai eouviene 81·
vero cul&o di Dio, ma quando p estraaei debbuao DD-
tarDe i più pavi difetti oon so» oella musica, ma ...
ziaodlo. uelle parole, il oui sicoifica&o ooa ai eo0011ee·
e DOn rade volte è .~to da chi deve musicarle. e ft-4
s&arae. scaodaleuati eon acapi&o dell'onore di quelli ai
quali appaniene r approvarli, voi ne siMtr nspoaubi)4
e tuUo J' ohbrobrio ricade su voi. •
Uo altro ftne si era. propoa&o la Con~oae
nella aua istituzione; ed era di dare la mercede aJla
scieaza, il premio alla virtù, onde fossero ioooragsiati
i giovani allo lludio per l' incremento e perfezione .del-a
l'arte, e della scienza musicale. Dice l' Alfieri che pét'
colllepire questo scopo quei novelli congregati divisa-
lODO di stabilire un collegio di Musica con quelle nor-
me con cui 1ià due se ne erano apeni io Napoli. lt
proptto pet·ò andò di~&ziatameow fallito, nè più IMi
si ICCUpAI'ODO 4i tal bisopo che avrebbe fatto rimo-
VIle i atuperadi eft'eui della ecoola del Mapo Ct-egtt-
rit. E qul pure mi piace notare che se io Roma non
~ pmmai verificarsi un perfetto CoJlesio non di-
13

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l9.i &POCA T&lZA
pese dalla volon&l dei Ponteftci che fua'ODO sempre pro-
peasi a ,ooadiuvare i cul&ori di . quest' arte , ma daRe
pN, dalle gelosie, e mi si oonseota dirlo, dagl' ~
merevoli paina.i che godono talooi. P0888 almeno la
oecessit6 aUuale aprir gli occhi a ehi spetta, e · dare
opera che. si compia il desiderio universale, di riclùa-
mare a Roma quella gloria che poessedette· semptoe per
la musica, ma cbe la oifuscò non leggermente per ta-
le mancanza di buoni studi, e di emulazione. Non po&-
so dire di più per non toccare taluoe. suscettibilità.
La Coogrepzione s'intitolò dalla Vergine e Mar-
tire S. Cecilia tenendo ferma la opinione volgare che
ella sape8!e di Musica, e suonasse l'organo; come ap-
punto in dinrai modi la dipingono i Pittori. Ma ret-
tamente Moosipor Alfieri dimostra, io una nota del ci-
ta&o opuseolo, che fu ana falsa interpretazione di UD
traUo ~Ila storia ·del martirio della Santa , che· feee
din che ella ean&asse e suonasse. (t): Comunque sia,
stando a quanto credevasi, soelse la Congregazione questa
Santa . per protettrice, e si fondò nella casa dei Che:
rici R~olari di S. Paolo presso piazza ColooBa e ·va
aimase fincbè Alessand1'0 VII. la demon per fabbr~
(4). Nel t600 Anlonio Bosio interpretò, descrivende il
martirio della Santa, le deue · parole nei ~11en&i termini, ~
approva Monsigoor Alfieri, ed a cui anch io mi rimeUo 10·
&ieramente « Quid mtdta ? Venit dies in quo thalamm c~
estus est, et canlanlibus organis illa in corde soli IJotT!'" 0
ckcantabal dicens; Fiat cor mtum ec. Questa in&erpre&az~e
ritponde alla parola organo, che cpme ho detto al&ròve Il·
piicava ia&romeo&o qualunque, e risponde alla Musi~ da
ooae che pure dissi io altro luogo era io uso presso l Bo-
mani, facendone fede •n&onio q de eoena nwpeiali • Cl•u·
diano « in nuptiis Honori, et Mariae, • e Silvio cbe e&SOI~
do Jtaliano intende nel canlantibus Organis gl' is&rOmeo&ì
nu~Ji. · ·

Dlgltized by Goog le
CAPITOLO IITTI.O l"t' ~
ti il 8I'IJJ palagio tuÌt' ora esistente per la sua fami..;;
pia. Allora la Cousregaziooe tentò senza etl'etto. di ot-
tenere un luogo nella Chiesa eonsecrata· in onore della
medesima Sao&a di là dal feyere, ed invece per anoi
l'tll&idue, cioè dal 16 63 al t 68 ~ dimorò nella · casa
dei Ministri d~' Infermi presso S. Maria Maddale•,
ma l' t t LU@lio del t 86~ stipulò l' istromeDtò coi me--
dtllimi PP. ~iti, ·e si stabill nel CoBegio di S:
Carit ai Catinari dove risiede ancora.
l Sommi Ponteflci l' arricchirono di privilegi per-
8U8l!i dal fatto del grand' utile che arrecava alla Musi-
ca 1n geuerale, ma più specialmente alla' Musica Sacra:
Urllano VIII. quindi emanò una Bolla il !O N<mmbre
t G!ot. per COiifermare le leg~ della ConsrePuone, 1..:0
seilodo io· faeoltà ·della medesima cambiarle; modifiCar-:
J. eome mepicr dimau.oo a seconda delle circostanze;
muaeodoei però 'deD' approvazione dell' EmiDentieliiDO .
Cud. Vicario. Diede ancora ad essa il pri.-ilegJo; cl
lppi'Mare j libri che volevano stamparsi intorno alfa
lharica, e pone1Xio 1ID8 forte multa a quei tiposndl
che Jo aveseero faUo senm che risultasse in· iscritte)
r approvazione dei revisori, e il sug~fto della' c~ ' .
pziooe, ed alttresl diede proibizione di. aprire scuola
di hica a ebièchesla, ecclesiastico o nò senza 1a Jj.
eenza della medesima.·
. Due anni dopo però l' istesso Pontefice , voolsi
male iofmmato da maJeyoli, ritit'Ò con ahra BoUa il
Jrivilegio della . revisione delle opere, e della lieema
delle acuole.
lonoeenzo Xl. con un Breve del 18 Maggio t 68~
caaferrnc) la Conp'8B8zione, e le accordò di pmn-vi i-
serivere quelli d' estere nazioni che si distingueY&oO
~ scienza ed arte musicale, e upabnen&e most:ra-
rooo r alta premura che ne ·avevano Clemente Xl. col

o ,9;trzed by Goog le
IH IPOCA 'IIIU
BrMe del 9 SeUembre t 7 t 6, e Pio VI. con l'altro
del t6 Settembre t 794. Ila le vicende poli&iebe cW
Jriooipio di que8&o· ~ annieotal'oDo la CoJisrepr
lione 'OOme tante altre .atilisiÌUle istitmioni. ,...._.•
..e furono toroò a vive-re la ConiJre~uiooe, e l~
:JrU. ~ di FBD meste, e eeWiee per le cure usa-
te per l' ioeremeo&o dei buoni Btudi, .e del qoole ....
s&er• ad .eta-nar1e la rnemoa·ia la ·imJ"ll.'èrgiM:Ille aNi-
nazione che s'intitola u Qud divina .fiiapimlia. • racco-
~ò al PI!Oiettore Card. Gi088p96 Albani cbe ne
procurasse ·il maggiot• lustro poelibile, . aeeom:mdole .la
118 Sovrana prot.tziolle, .e BOStepo. Oh se a .quei lJiol'li
ti, fcaero- i compoaenti lo ~ziaoe .aeeesi di· uo
Sento fuoco di vedere p~rare · udle.ia ques&a par-.
~·~la IJOMra Boma, anebhero poN\() eos&itairla: OOIIl
lltDe a per fermifllimo non li sarebbero liMi qoei·tami
. - . ohe obbliprooo il Pape Pio Vl II. ooo: Bren ,
..l ..U Apto i 830 a dare ol'dilllmenti ·all' aopo ,_..
dlì r..., tol&it e forse anebbono .. ponoo e.~ •
IAeeo,· un Conservatorio di .Musica eh Jt lllato . e u
II!IJ\pre un vivitsimo · desiderio . dei sggi, ed un .vem
&JildDwo la sua mancanza.
Non wungei'Ò altro in lode .di Il utile iati&uzio:-
118, elle se per primo io&endimeate riguarda la MusitJl
Sacra di slile "'blime, o contrapun.16 01se,.t110, DOD
pova meuo però alla Musica ie gOAerale. La sJoria di
Lei rieulta a preferenza dai.Sommi elle vi appartenne--
m: .riferirli -tutti sareèbe opera ioutile, coa1e inu&il·
mente si ricorderebbet'O le opere Iero, mentre comia-
ciaudo fra poco r epoca quarta da me deai6fllda ver-
rla DUI'Uklo dalle ftl'ie seuole, e coaserva&ori isti&ai&i,
tioH mi oeoonwi di parlare. di coetoro, ed allera no--
Mrò eJae appcu1eDoero aHa CoD@I'81f.!Zdte, ·

o ,9;trzed by Goog le
CAPLTOI.O 81T'I:UIO

r.ri .cfi propoeim delJa. mia storia essendo


,..uaii e della cireoe&anza del Juop.
.i
Lueio pure di . riferire ì suo'i s&atuti, giaccll6--ò

Resta- a sapersi, come prese il oorwae di A~


tuue
tt7

··

mia oJ&re •eHo di Sodalizio.


Bila è coea molto t"eCente, cioè· rimonta appena
appena ad un quarto fii seeolo indietro.
lloosipor Giuseppe de' Marchesi Zaoob\a ·poi Go-
, . .tore eli Roma, e quindi Cardioal Diacono faeto
Primieerio dtlla CoDg~"e~aziooe aveado l'i~to ftne
tiehieJ&& da. diRimi persoqaggi, e da àliariaimi wulto.-
ri 4lell' arte app111eDenti ad ea&ere oazioai di eeeere
aane.i .lictcoiBe ·eoei ·della Ctò~zimlt . immap
eh conYeiT8hhe Dle@fio darle 'Oltre · l' Mpe&tò . . . . .
..-e Saaro che awn, . . denomioazieDe più: ocooo-
a.. alle idee del··.-oolo. Per il a ·)JrOJM8! all' Emo
"-"ore di .serrirai delle facolt& io più :coll@iua&ure
ICCIOrdaie 41ai R.uaoi Pooteftci, e- 4icbial'tDI!I c.p.
pzione ed Accademia ·di S. Ceeilia l'istituto ...._
• · Bi Ieee illfateo *'' e ·fuNDO HCriUi ·i 1JOIAiaoti·
fll)i MCi 1dea' .ADCOdemia tli S. Cecilia. · . · · ! · •
Mol'llipr Zncdùa fu an s.periore. cosl eUi.O,
. t ~et, e. 4li ml@ftilcbe WJdute elle .ae le ea:aa•i
...._ Mlle . coee le••VIIIM'O I8IJil&ito a..-ebbe- lene
-...ma
I' ·tteeato:·'8SIMii ma~ieri · beneftoi alb .m.-
• ed IU'tl muaU.Je. . ·. ~·
Noa plB) a. questo· ~ l*'fll1!8 sotto sileaziG
- .00.· .i. fiDi .pià·intpoi'Umi iella c~- era
qaello di soccotTere i paweri della pNfeliiona cheo .. ~
per vecchiezza, o per infermità non potevano più eser..;.
ciaarla. Jl Zaccb\a studiò ogni mezzo per accresed·e-Je
readit,e a scopo si caritatevole. Jn ogni anno perciò ti
teneva Wl' Accademia pubblica dai soei, l' intt'Oito def..
la quale si divideva in tre par:ti: la prima per le sov-

Dlgltized by Goog le
·t 18 Et•OCA TllZA
veaaiooi agl' impoten&i; la .seconda si versava aDa cas--
a di risparmio; e con la terza si dotavano due fan..
eiulle appartenenti ai soci, o oDe socie della Coa-
. . . .oe ed Accademia.
Oltre di che siccome in antico pea· incoraggiare i
giovaoi la Congregazione concedeva -annualmente dei
pa-emi ai più meritevoli di fiori o finti, o veri o an.
ebe d' immagini della Santa Protettrice impresse nella
se&a, eosl egli credette più ut.ile di convertire i premi
in medapie d' argen&o coll'epigrafe • ~ ,
·E ae fece coniare una appositameote nel t SU al-
Jcnbè i · nostri profeuori eseguiro110 lo etopentio· Sto/Jal
dell' immol1ale Cav. B088ioi onde diMribuirla ai a.
deaimi. Da UD lato vi erano impreui un orpno, td
altri stromeD&i . con r iecrizieoe all' interDo c Sodlllilal
a Acead..U. S. C«iliae 1t dall' ..&ro lato· in meuo
·)9Qii • . Ber&e de orte mtdica rreeriti• • e cpeste

.......
·parole era eireeadate dn una corooa di allolo, e 4i
.
Chiudo questo capitolo che compreocle la 8oe el-
tres\ della epoca terza da· me ~&abilita col far voti elle
,Ja: ~aioae ed Accademia di S. Cecilia io Roma
iiiiiBpoe illa~&re, riepooda ai biaopi IDU8ieali della •
·l&lla eRtà, e s' iacamnaiai per aaa via· che oonduca· la
-tiaMntù roo.oa, sempre aaaaDte del bello m8lioale, a
quella perfezione ebe nei tempi pall8li tanto pCJI'iola..
·-mente C0111e80l; .taltàè la musiea ecdesiaMiea ·DOD aia
·ptOr..t.a come aoo di. ndo anieoe, e la musica piO-
la• sia eokivata eon vere pl'Ofit&o.

---
D•g•tized ~y Goog le
f89
ÈPOCA QUARTA
Da Giovaaai Pier Luigi · da Palestriu
a Gioauhioo lossiai

CAPITOLO PRIMO
&UfO DfìLLA •oJIC:A I'&I.LE tao'. COLTI I'UI • .NI DI llJI&Pl
Oll!IAJIA IPAGIU SVEltA

Uo 1IDIDO che ~vviameote sia trasportato . io u


IUIJ@O di quelli imm~ti dall' autore di mille e 11118
DOUe strabooolaevolmen&e ripieno di pietre preziose, di
riocbiesimi dnppi,. e con una fata al ftaneo elle ae
moltiplichi a talento, senza che sappia, o posa eoeo-
!Iiere il più vantaggioso, il più bello, il più pretioto,
.-ebbe un' iperbolico ftpra cbe applicata allo sto-
rieo. della Musica che deve riferire gli avveoimeoti di
..-. &eiarm ed arte oeB' epoca da Pales&Ma a 1\~
lini , credo fermamente ·ohe urebbe una verità , ''e
ooo· uoa fantaB&ica e stolida im~D3!ioaziooe. Bieopa
avere UDl idea "pnaca delta cosa talmente che do-
.po uer letto an dUméro non pi~olo di autbri , vien
maneo Ja, volontà di aecin~ersi nH' impresa. Immenso
è il campo cbe si pre88ma, le 011zioni a pt'3 si soUe-
ei&aoo di farla pl'O@l'edire, nuove invenzioni ad opi
1110ment.o fanoo maravigliare il mondo, sommi iusePi
si succedono gli uni agli altri senza intemlzione, oom-
polit.ori di uqa ·valentia impareggiabile seoza oomero
Da8CODO in o@oi · secole~ insomma è un mare seou li-

o1gitrz~d by Goog le
!01 EPOCA QUUTA
di che ·pure è forza di soleaa·e. Quanto è dunque ne.
eeesario che il lettore condoni qualche difetto dello sto.
rico che possa oecorr.ere, e che gli si mos&ri molto
beDeTolet ·
Volendo intanto trarmi d'impaccio nel seguire i
progressi delle varie nazi~ni di Europa bo divisato io ,
questo capitolo descl'ivere la musica di Germuia, di
Francia, d'Inghilterra, della Spagaa, di Svezia, per
quiodi dedicarmi all' l&alia che forma il auo scopo
precipuo.
Chi Toleaee negare cbe la Germania. è la nazioDe
dopo l' i&aliaua che amape, stucliawle, e faeesae pro-
INdire la musica, converrebbe pa-ima che oepaee l'e-
sie&enla del sole quando trovasi nel suo pieno
p.. J!,nakoo, o· Franeee elte •rille te vaaato ~
meri,.
iaw5icsa iau.n.ta era DBt.o in Colonia ai tempi elle G.io-
4o 4' A....ZO faeeva la gran4e aeopena; e eome n
.-ooaoo italido, · eoel quea' uomo di G.mania rfllllle..
~ iqaortante uei faiti· musioali il ieeolo in eha ~
~. '
PtleO dopct met•eè l' opera dei f.'iammiJWli ebbero
.,_fio le souele ~e, e nel seeolo decimoquia-
.., ~veani Gudendaoh, che il Gaft'orio t.ndac.WO
:iD IMi• lo ohia&W Boaadies, Eorieo hiak, S&efaoe
Jlùlu, Eorioo Fink .e qualche altro. con .le 101'0 COIJP.
poailioni mostraron& elle la musica tedeeea era di p
«)'ttOto avan~~ata a preferenza di altr4t nauolli. ·Niuln JNÒ
;eoooeeere fiu do~ avrebbero ~to i Gcnalri .u
le :p4rre micidiali da cui furono tnwapaa 1111t H: ~
"4118ro i~. Quiadi la musiea cbe ama Ja !f1108
,.. :propedirt, ~ ae non del wuo àeno in p
.parte.
bmami per~ che ia&raprendeeae la più lem ,.._..
t't alle durò nieote&l480 che trent' aDIIi, i pnD88ici

Dlgltized by Goog le
OAftTOI,O PIUM9 . IGt
vRDtavaiO· UDB poàa DOD · comune. lo epecialaà tre im-
~ ptotetpvano i cul&ori dell' ane, e vi apeode-
YIIJO poue 10mme di danaro. Carlo V., Massimiliaoo•
Ferdinando come era costume del tempo aYecano . pet
primo pensiero di ·provvedere il culto, ma procurava-
DO pei ctiver&imemi. Quindi è che mao&eoel'fiDO Ull nu-
mero abbondante di catataoti e di suonatori. · Ma si-.,
slomeo&e rifteUe un savio autore ebe i compoaiteli,
·stante il gusto, e lagnvità eoolesiutica elle poeledeya.,
DO rendevano le opere loro profane che eerviYMO per
. tlllll&e, e pef OODYiti aYeYIDO 8Wiflr6 ua impi!OD&a clae
ti ricordavano il salmo, o il Kyrie. U llaetero Fie--
go ~ Lai!O era al MrVir.io dell' .EieUore ci Be-

..,M&e
fiera, che · amando molto la masiea t8Mft a -
ClfNtaDO.
6-
uua · completa orcbel&ra siUI&a i &eMpi che
.
Ilo nominato la guenoa dei 30 anni che dieù il
@lll8tlt aDe belle uti, ma doveva agitJ11118N Gite alla
llulica t.ce fare un aequ.i15to, in mezze aUe. penlite .irw
calcolabili anenute. nei eaoo~si delle ~uui&à ;r•
JiP-, nello aperperG di quasi tuUi gli ,llfebiti· JllU8i.;.
eùi, e nella prefJè fe&t.a· de@li ewomenti. L~ • .,,.....,
fu la tu~Yfllzio.ae dala marcia mili&are, che.albw&,. , .
seotitneato· dei .dotti, avea più @llerNICO lo Sfirito ·clle
aoo ebbe. oei tempi· f10St4riori. Ceue&a ·quella fratft.
~a ed immane guerra· poco a paee :ritol'left) .Je,·eMi
balle Wlte CfuaD&e , e alla eone di Maa;mUi~;~» ~ Jl
lpllle,· tMODava ·benissimo il violino , e per ·~r piFue
fllde· ••Che 'P.Oka ad .alcun pezzo .di lleesa, rie~
set: illustro~-primiet'O. Non tù solo Maaimiliano. il&rui-
le ..oeUa Muaiea, eùaadlo il primo Leopoldo . - .
pau fama di 1000atore di Cembalo, e rimasero di· lui
.-lehe aria, e qtMllche caotMa; e dopo di lui fu...,..
ditaria Della casa d' Aostria l' &lllOI'e e: lo stadio dfl,.

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tOI &POCA QU11TA
la Musica. Giueeppe I. per qantaoque ftae brete il
.00 NpO, tuttavia pro&ease l' arte chiamando prohso-
ri ·di Italia e di Boemia, ed egli steelo suonava ept-
ponente vari istromenti. ·
Un avvenimento musicale fu seoz' altro la celebre
opera eaepita Ml f 7!4 a cielo aperto a spese di Car-
lo VI. che gli costò più di un miliooe di litoe italiane;
" ' si Tedevano quttro Maestri direttori, 50 cemhali,
t più ehe miUe fra 8011fltori e cantanti.
Questo eole fatto basta, secondo me, a eantte-
rillare · l' apptl&iODa&o d81Jiderio della .RoDa mu8ÌCI
JINIIO .gli 'Alemanni.
Per procedere però ooo ordioe eon\lieoe ~
àrla nei piccoli stati che compongono la Germania.
Merita seou eceeziooe il primo poliO la .,_.,
Ja quale ha da.to un .awnero straordinario di. eeeellea&i
tompo!litori. . .
· .Nei tempi di Palestrioa in Boemia vi era uoo spt-
rito eataolieo veramente eooellen&e, e tutto si poaeva
io opera per oaorare il culto di Dio •. Bepaodo Rodol-
r. 11. le leuere e .le arti ftori1'0DO, e .paga.a u01 oa-
aaeroea Cappella di cantori italiani, e boemi. . lo ap-
,...0 i due Ferdioancli II. e III. ·che scaceiarooo i
peoteltaoti, dotarono mooasfAtri, seminari pet'dlè ~li­
ellllerO la poventù al .buoa ~ · e quando e~ ,
pedeUi .venivano Jarpmeote proneduti. La quale co-
• fu ~ perchè nelle famis)ie . si poaeNe opi
~ onde iadirizzare i giovaui al callto ed .t·sllOIIO,
~·)a i~ autorità avea la cura clae DOD
caole, e per 8oo nei più piccoli vill. il ·Maestro
..ma.,......
della 'ICuola ioeegnav.a la Musica, ed .era D più .bel
requisite. per eseere beoe accolto pream tutti, sebbeDe
10118 pe11 otteoere il poeto di cameriere. Si 1181'1'8 clle
•l .,.zzo del Con$8 Gi01eppe Kinslù a Prap esegui·

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!
C!PtTot.O Plt•o ·~OJ
l'OD8i quartetti çompcl8ti dal Cameriere che .suonava
il primo 'riolino, dal violoncello ebe lo suonava il 004>
eltiere, e da due alt~ ser:vitori uno il secondo violino,
l'altro la viola, e tutti con pl·ecisioue e ~tria. NGil
·ri era poi quasi una fam~lia della claese più elevata
della liOCietà ehe ooo nesse una Cappella, e non ..._
se un'accademia musicale per seUimaoa. Ho· già rif.
rito il grandioso, e forse l' unico spettacolo di musiea
.elle si tenne a Pnp. Devesi però un prosresso al e.-
steao al Conservatorio che a Prap stessa risplendeva,
~ da . cui uaeirooo sommi scrittori dei quali oomioerò
alcuni per cagione di onore. Primo d' opi altro è-il
nome di GlNk Crilto(aro .oato io un villagio del oo•
ftoe deUa Boemia nel t 7 '~' il quale si propoee . .
miaiooe di Musica ehe non poteva elèUuàrsi; e che
·la .sua i~oazione gli &aceva stimare utilissima. Gluk
intendeva bene il. p;ocipiò sublime dell' ~
. drammatiea, rna lo esagerava volendo traspor&arlo io
tu&&o .~ieodo tutto il bello «<ei Canto ·ehe pur · al
ravvisa oel melodramma, e volendo sostituirri Ja, clecJa..
1111zieae; e la tragedia RlUSiea&a, A questo 8oe si die-
de il compito di rmrmare la ICUO)a di F~ia, Dia
furono iaulili sforzi-,. è tutto cessò con lui, che improv..
tiaameote .fu telto ·ai viventi nella fresca e&à di .-i
·41. Per fermo, fu uno dei .·pià foni ÌJI8epi che pos.-
eèdesae nella musica · la Germania, ma non- fece i~
:tro elle . ael ·&ra@iéo, e nelle passioni violente , mentre
M traU&ft aft'eUi dolci, ovvero . ai oeoupava· del ger~~m
....... ODO riea.ava alcun el'letto, anzi era: i~
mo. Ebbe tuttavia una aeuola che oen servl .ad al&ro
the per fare una guerra spietata a quella .dell'ltatiaao
Piccini. Sebbene a Gluk inferiori ebbet'O pure anolta
I'ÌDomanr.a ·Gaamam, i Bendov, Turk, Jrai, Kotzeluob,
lremmer, Fiala, e moltiseimi altri. · ·

Dogotized by Goog le
SOl IP.OCA Q41Aa1' •
. Vi fu un tempo che anebe la ·SaSIOIIia prelelllò
~ IDBI'Mipiote ·oella. Musiea di ~ che io llalia
a U&'fa · UDa Mima graade a tutta la Gmnaoia in p
Zia. di. questa nalione, la qt~ale fu la prima ad imro-
duftoe la rappresentazione dell'opera come in . l&alia.- ao-
ai .-eoo tanto maggiore apparuto della medesima oode
paeduceva on magico etfetto. Augusto che prima era
Mlt.o re di Polonia, quando diveaoe Elettore di S.
eooia fu qtte@li che ordinò codeste n~ppreseotazioli.
Jeelliabe, che poi sotto Augusto- Il. presero proper-
.aioai IIDehe più Taste, e des&arooo tanto magpn. e&-
lllliumo e meravi8lia. Sct i Sassooi DOD potessero veo-
tue llkre pwie IDUISioali, basterebbe loro di avere a-
ftlo 1* coociuadioi un Haodel, un .llaale, e una fa..
miclia Bach oltre alt.ri molti rioomati Maestri. C~o
FIJler:ico llandel DBCCfH il t4 Febbrajo tl&' ad HÒf
la DII ~dehutpeae, e fu aopraonomato il SaMone.
Ila siceame per la sua lunp dimora, e per le · aoe ~p...
ne è cORiider&to eoane·il,caposcuola d' lopi)Lerra, cc*
DI parlerò quando riferirò di quftla na1ione.
Gto.amai Adolfo Haase ebbe i natali yjciao ad
~ e precisamente a Bcqedorf il ili MariO
t.6t9. la quest'uomo ai veri&~ uno di ·quei IWi fe-
..ueai eht a · prima vista. ooo. si saprebbero ......
ili meodo. fu . entusiasticamente lodato- da por opi
· - . e In &utte le sue opere, e poco dopo la sua mOr-
te furoqo . iutemmeote dimenticate. Nè fareae. poebi i
J*'i ·del suo iopp! Coafesaau euo s&e.o di eter
eerfUo più di ·cento opere, mueica tla C.laieaa taa da
DID pot.eni ridi~ e poi .oì'a&Ol1, caatate, muica stao-
.._&ale, mol&e oose per oppGtiooità improviste, Slf&-
oate, arie per camera ed altt'O. Si domanderà 001118
nft008 tanta obblivione di un'uomo di taiXo IW!Iri&o?
Basse fu uno scrittore tenero aft'e\tOOSO, e · io·~

o, 9 ,tized by Goog le
CAPITOLo naao !es
poere mcev• m&raviglie, e cavava ·le lacrime aoclle
ai cuori ·più duri, infelit.e pet·ò .riusciva la 1!118 · mlllliaa
CJIU!IMio il soggetto riooiedeva .eoerpa, e pMSiooe forte
e robusta. ·Di più non piccolo difetto en. io lui uua
eena monotoma. ed identità di forme, éOIIle ùtiNil
mancava robustezza, e dovizia nell' ar~ .. E conyja.
• rihtere che allora io Ger•ania della ·lore sublime
armonia fecevano .prove stupeode i due oelebern.i
llozar&, e Haydo, come duoque po&eva eepcanÙieril
la musica di Basse? Egli morl a Venezia il t& BH
eembre t 783. Avea sposato FaUAtiua BoldoDi' Can-
tante di prim' oNine cbe alla bellissima -roce ~
sale da notura accoppiava :·uoa mae&tr\a · 1100 camwie
neDa esecuzione .di paesi · hillaoti e diffioili, ma . era
prita· ·del cantG tenero ed. espressivo ..
-··. finaJmeote la .famiglia Badi onora: ~meae&
la s...,oia. È: .mt'·t.Be:mpi6 fune unice che ,.. . . . .
eéDto aiDii · ooa stel8a ·fom~Jìa dease sommi aiUti•
Weit Baeh. •fu. il•primo, ma GiovBDBi SebostiMio . dia
nacque ad Ei~~euoo il ~t MÙio t 6&1 .m il più ceJ... ..
in. Gupieimo Friedmaoo primogenito di ·Gio'fBoni
DMque a Wiem.... nel t 7 t o, per ~o aoai teo• il Ma-t
gistero della Basilica di .Halle, e. fu riooma&o a..
graade wganisea, sapiente mUiieo, e il · più abile COJDo!
po1litore. nello stile fQpto. Il fa'OteUo di questo ·CUlo
Filippo EmmanueJe che venne al mondo il U M1lnG
t 7J • appartenne alla eone del gran Federieo, fondò
a FrallOOfone un accademia di Musiea teneodoee ·eliO
lllleslo la direzione per qualche anno. La aua. nn.iCil
piacque molto perobè toglieYasi un poco daHe pas.;e
aeieati8ohe di coi non sapevano fame a mena tutti i
lariUori .f81'.108Dici, di modo me allontanandosi deiJa
~ .ri118Civa il suo .Uie nuovo pei oooce&ti :ira tJJOI,..
te Jlliit· OO.&o .di gtW&ia~ ·e a~ c spiritoso. Morì

o,9,tized by Goos l e
!Il t:POCA QIJUTA
Del t 7&8 alla metà di Dieemhr8 lasci~ -.. nome
porioso per se, e per la sua nazione.
· Giacehè mi Tenne fatto di ricordare FedericO Il.
di Prussia 68l'à bene riferire che in codesta nazione
lkresl si coltivò la musica, e si ebbero produziooi sto-
pende, ma nulla presenta di particolare, tranne l' im-
pulso poeroso ebe gli coo&tibu\ il genio superbo ed·
iu&nprelldente dello steeso Federico, e le opere di cui
Bi 1'8Dta, composte da f.raun , Fareb , Agricola , e.
Reiebard. .
Nel regno di Wirtemhergb la musica era molto
studiata prima della riforma, e per qualche tempo an-
che in appresso, speeiulmente vivendo il Duca Carlo
Alessandro che la favori grandemente.
Forse però .fra i piccoli stati Germanici quello
che dimostrò maggiore affezione alla musica fu la Da--
'fiera, mew;atre i su.Oi steasi Duchi Elettori ne a-aoo a-
m.oti aD' en&uiasmo. Per lunga pezza si riconobbe la
~~~premazia deR' ordlestra di Manbèim in tuttd il mo~ 1

• do, e la storia deve ricordare Maria Antonia la Bava-


n di cui due opere Taleatri, e il · trionfo della fedellò,
Ja reseM celebre, come flll'Ono celebrate le sale dei
Daebi Ma•imiliaoo Giuseppe, e Massinu1iano Emroaoue-
le nelle quali si esepivaoo con tutta la possibile per-
fezioue, e grandioeità i spartiti più rinomati di autori
eeleberrimi.
1- più· grandi uomini della Musica in Gennaòia
nel secolo decimosettimo naequero o fiorirono· nella cit-
tà anseatica Amburgo. In certo modo essi formano Ja
s&oria di quell'epoca, e di quel popolo.
ReiDird Keiler nativo di un villagio fra Wei-":
fals e Li)J88 nel t 6 73 fu il mod~llo e la oortl'lrl ~·
tutti p akri seriu.ori tedeschi in t t 8 eomposizioai, an
cui splendeva la perizia e la fe«lndità della sua meo-

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C.UITOLO l'RIMO !07 ·
te. A raaione a 1W si auribuilee la fooduione del &el•
tro lirico in Germaoia.
Nel di !8 SeUembre del 1681 Amlaurp eoma.. .
un nuovo cit&adilio in Giovaaai MaUheiOil. Neo :. si.po. .. ,
trebbe assolutamente spiepre come un 'Uii 4IOOlO potlf'o1c
se serivere tanto, quatdo scrisle l' A~ese Matdle-·
son senza 1ioorrere Id un dono singolare di natura. E•.
gli compose in musica molte opere, oratori, ND1Mè, ·
pezzi strumentali e voeali, ma· il mirabile oonlitte , J~&oo.
gl' ioou.rnerabili volumi ed opuscoli che lldla musica.
diede alla luce, olwe &&Dte altre, di eui N sempliee
editore, o tradat&ore. un· autore di fede depo, ......
ta cbe Giovanni quaado mori D8l 17 4U. laaciò maho-
scriue pronte per la s&ampa più che settao&adue ~
re. Se non vi fouea·o ,p-ove au&eatiohe di 4fUtSio faUo.
siJ~~Ulariuimo, per fermo si ript&eteblle come uaa ·
favola.
Nel ts•. secolo fu @l'llude uiehe Giofsio TeleaaaDil.:
Fio qui ho parlato deUa musica tedesca nell' epoea clllll
a capone della cattiva e I'OIZ8 letteratura, . anche que-
' a' arte noo faceva @l'8lldi )M'08l'e~Si. Ma l' epoea Ter&-·
mente felice per la Germauia fu il secolo deoimoUuo,
seeolo d• oro. Li~, poesia, IDU8ica a tant' akezia si.
aollevarooo da pre"~iare eoo le più col&e oaziooi. A
me speua di favellm della musica sol&anto. .
Egli è certissimo che fino a questo punto i Tede-.
sclai ebbero uomini sommi, eompoeitori sublimi, ·ecco
però in questo secolo due che preparano, e io qualche,
guisa etfettuano la aivoluziooe della musica. Giuseppe.
Haydn, e Wolfaogo Amedeo Mozart.
Jlaydn nacque nel TiDagio noma~ &hrau con&-
naate coll~ Austria e l' Uogheria il 31 Marzo 173!. IL
padre· era un povero legoajuolo, ma eiccome la IJlU~
ca ia Germuia si iosepa anche aelle aenole ~ ••--·

D•g•tized by Goog le
tOI arocA QUlUA
Uri, eeel ·è cbe avew apprao aiUOOOr l'·arpa.. La de-
meoica si UDiva a qualche amico Dalla prop;a aa e
, _ , . 11118 specie 4i eHCel'ti eai Bllilteva Giuseppe coo
mol&o peto, .• eon • peao 4i &a vela ~a saooue
il Yiolioo. Ad Ambtlrp) rieefeue le . prime leziooi, poi
fu am1De810 come fanciullo di coro nella Cbieea. di S.
StefaDG a Vieooa dove J"'OI'edl la oa DIOdo muaft..
·W*o liocbè all' e&à di dieci anlli cocapooen a sediei
pani;· elle topracearicava di note da dire poi es'i sa.
so t cbe ONdeva allora tJI8el'e la IDI8iea più bella eo-
1118 pi* era nera la carla.. Avea tul8 belliaeima voee e
Cllltan molto bene, ma a aedioi aooi la pea'Cie~ , e
C. liaalziat& da quel luogo oade 88018 protezioni ti ri-
ckae ad UDa vet"a powr&à, padapllllesi un meacbi-
uieeimo IOMeotamèato colle lezioni, e COibponeodo qual-
eme coea per orcbtA'a. EP pero si s&imava felice da
DOD invidiare la sorte quando trovavasi al suo eembale
lldncito. CoufeUan dia OO.en mohillimo allo studio
Gll&aDie delle sei lODate di Bach.
. Il DOitro dbate Pie&ro . Metas&leio o quei pnù
-.rata in Vieona, e· Baydo allitava neDa 8&es8a •
caa. n poeta propote al giovine maestro di dar ledo-
Di alla 'aiporina Matiioez che i Metutasio faceta &-
docare. Avef1l per eoosepeaza il vitto dal Jl08&a tte&-
so, e quivi conobbe il celebre maestro Porpora ebe
pi · fu utile non ·poco.
A diecio&to anni eompose il primo quaneuo olle
IJii aprl la ttrada aDa gloria, e alla fortuna. U Baro-
De di Furnberg lo preèe sotto la sua p~iooe , ed
otteone il posto di orpni8ta nel sohbor@o di Leopoldo,
ma taoDa\'8. eziaodlo neUa Cappella del conte di Jlag.
eoritz, é eao&eva DeUa Cbitt~a di S. Stefano. La pri-
ma opera obe mite io sceoa fu il JmfiOlo mppa ehe ol-
P••
.,. il poerale 'P frllltò la IIIMIIIriiDa d

D•g•tized by Goog le
CAPJTOL~ PRUJO i09'
Cappella del Principe Estorazy, pel quale compose le im-
mortali sue.sinfonie. Gli omaggi e l' nmmil'aziooe di tut..
~ Europa erano per Haydn, per due volte si condus-
se io Inghilterra dove l'idolatravano; .lo istitu~ di Fa'B&o
eia gli mandò una me<faslia e lo ascrisse nell'albo de'
suoi soci; e l'impresa del Teatro dell' opera di Parigi
dopo l' eseculione dell' 0.11torio la Crearione il t~ De-
oembre t 800 feoe coniare .appositamente una medaglia·
che il gran f..herubini recandosi a Vieona si ebbe ad
oooa•e cft poterla presentare. L' .egregio storico Burney
lo tfiresse ad Oxf01·d dove fu addottorato. Il carattere
di llaydn era arnabiJissimo perchè dotato di una dol-
cezza e di una semplicità . quasi incredibile, quindi la
sua sposa doDDa prudente e sagace lo diriggeva io ~t­
to, talchè riobiesto un giorno percbè resisteva al desi-
derio vivissimo de' suoi ammia-atoa·i che lo chiamava-
DO in Francia rispose ooo una naturalezza da far ma-
ralipare c Jlia moglie pretende che i France# ttOa
facciano gr-an conto d' un uomo, subito che lo veggtmO
da vici110 » L' elenco. .delle ·sue opere è pure abbon-
dante, mentre lSj anni . J' impiegò sempt·e a scrivere,
e eomprende tJj7 componimenti sta'Umentali; 2t Mee- .
se, Offertori, e altre cose sacre; j t opere per teata·o;
t3 cooce_.ti; 9 t componimenti divea-si, suonate ee. t t 8
linfonle, t6t pezzi per Baritono, e 8j quartetti. L'a-
ver scritto tanto non deve far credere che vi potetae
eaaere nelle composizioni di che non curarsi. Imperoc-
eb& in .questo genio tutto è grande, tutto è bello, tU\:'
te · b orifioale e perfetto. Confesso che due sole volte
ia vita mia ho gustato qualche quartetto di questo
8011Uno, e per ·quantunque l' esecuzione non fosae eottl
perfetta come la avrei desidea-ata, e come meritereb-
ber& quelle composizioni, ciò non ostante mi. rapì w-
-.e :quella musica ~ la giudicai di par~diso . . ~i
u

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!10 ErOCA QUARTA
dicono pea·ò esimi maesll·i che hanno · gustato il suo
eapolavot'O la Creudone, che non può più curarsi dei
quartetti, dopo aver 11dito, o studiato . queJJo. Eppm-e
Haydn inan·ivabile nella musica strumentale conviene
che ceda la palma a Volfango Amedeo Mozart nella
opera e nella musica chiesastica. Ma che .dissi di ce-
dere Haydo? Dovea dire· che niuno nè prima nè do-
po di lui fin qui può avel'lo pet· 8econdo. Mozart non
fu un genio, fu un pt'Odìgio, non fati•~ò 52 anni come l'al-
tt·o perchè non ne vis~e rhe ,36 mct bastarono per
supet'IH'e, ~e nou in numel'o di opm·e, in eccellenza tutti i
maestri del mondo. Che fosse un prodigio di natura lo so-
stengo rimontando per fino ai primi suoi anni di vitn.
Di chi alh·o si legge ehe dopo· tre anni dal suo oasci:-
mento che avvenne il 2 7 Gennajo t 7 ~6 in Salisburgo,
conoscesse i primi rudimenti della musica, cbe veninngli
insegnati dal suo pada•e Leopoldo, che fu put·e un dot-
to compositore di bella fama specialmemte pel suo
metodo di violino che diede alle stampe l'anno stc.,asso
che nacque Volfango? Di chi si sa che a sei anni suo-
nasse, e componesse per Clavicembalo? Di ehi final-
mente si narra che potesse dare a otto auni tanto sag-
gio di se stesso alla corte di Francia a Versai1Jes· da
~mulare i più cospicui suonatOl·i d' Ol'gano ., Eppurè
Mozart tutto questo fece, e con tanto plauso da· reo-
.dere stupefatti i suoi uditori, e i più grandi maestri
d' allora, tli · guisa che cominciò in quel tempo a pub-
blicare poche sue suonate. ·
l più bruvi pianisti tt·ovano difficoltose le opere
di Bach, e di Handel, ma per Mozaa·t dagli otto ai
dieci anni sembravano facilissime e le improvvisava in
lnghilwtTa alJa cot1e di Giorgio 111. con una espres-
sione che ineantava. ·
l'n ~iovinetto di dodicj anni mette in scena un' cr

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CAPITOLO Plt•o i ff
pera bufl'a, intitolata· « la fintts &emplice » in una cit-
\à capi&ale, a Vieooa; questi stesso due anni dopo si
.vede sul più celebre teatro d'Italia la Scala dirigsere
un' OlMn seria, Mitridute, e il pubblico, e gl' in teDi·
poti non la rifiniscono mai di esaltarlo a cielo ; è il
medesimo che percorre tutte le principali cittA di Ita-
lia, e sembrava che andasse a r.tccogliere gli allori del
più grande trionfo lodato, plaudito, ammirato dagli uo-
mini più celebri nella musica, e .)' istesso P. Mat-tini
ooto per la sua valentia nella scienza ed arte ne re-
stava sorpreso, e gli prodigava elogi senza fine. Ecco
cbiera Mozart nella prima età. Hevesi confessare la
po&eoza del suo ingegno, l' innata disposizione al bello
e al vero musicale, e sopratutto la sua tenacissima me-
moria. Un saggio di tal memoria lo diede in Roma-.
Ognun conoece che per disposizioni pontificie dalla Cap-
pella dei cantori nulla si può estrarre, e chi per fa·o-
de lo tentasse caderebbe in ga-avi censure. Volfango
aesiateva all' u&lzio delJa settimana santa nella cappel-
la Sist.ina dove cantasi il celebre Miserere dell' AIJcgti.
Mozart si pone attentamente ad udire quelle melod\e
soavissim~ 1 e basta perchè il giorno dopo si tenga un
accademia, ed Egli canti tutto pef ftlo e pea• segno il
ei&ato salmo.
Io so che altri si provarono di fare la stessa co-
sa, e. h questi Monsignor Pietro Alfieri, ma molti an-
Di vi impieprono, e pea• quanto mi dicono gl' intelli-.
genti mancano in molte cose. Per convea-sp Mozart una
eola volta lo ascoltò, e lo ripetè con tutta l'esattezza,
mepo che se avesse avuto r originale nelle mani. I
uapoletaoi che non smentiscono mai il carattere nazio-
Dale non sapevano persuadersi di tanta abilità, e non
Jegieri sospétti facevano che potesse fare sì ga·andi
maraviWie per masla. ;

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. l

Ili IPOC:A QUAilT"


Vero è che non rade volte una preeocitl sì por-
t.en tosa neDa fanciullezza, rende poco meno che ooa
diasi nella gioventù, e nella viriJità incapace di ~
eoee.
·In Volfango però. non eorTeva la faccenda di qt147
M8 guisa: egli col progt•edire degli anni si manteneva
io egual ·maniera, e sempre uscivano da quel fecondis.
aimo intelletto nuove ed ecr.eJleoti produzioni. Dando-
le nJla luce fut·ono divise in undici classi, o catewwie.
Avca scrit.to il mat1-imonio di Fiyaro, il Don Giova~
,;, il flauto mayico, la Clemenza di Tito. La varie"
e il numero delle sue composizioni è straordinaria dal-
la semplice a·omunza alla tragedia lir·ica, ed alla muei-
ee deJle sacre funzioni, dal valzer fino nl quartetto ed
alla sìnfouìa. Molte opere le scaisse in Italia e per
l'· Italia, spe.ciMimente pea· la &ala di Milaoo.
Per il teatro di· Munich eompose l' ldometùo, che
lfli predileue fra le sue produziooi pet•e.bè allora
scrisse 8otto- l'influent:a d' amoa·e, giacclaè appal8imla•
~ente ( i gt'Aodi uomini non conoscono medioerità di
a«etti ) amava quella donna che più tardi diveme d
..,oa. Non dispiacerà ai miei lettori oonoscere che Mo--
zan mentre poteva aequis&are teaori, si conteat.ava io
quella vece del poco che gli dava l' imperad011e · Giu-
seppe n. elle lo tenevo &tipeodiato }M'eSSO la oorte; co-
1M a1We8ì non sempre l'esito delle llle epn·e cot'fi.
apondestQ aUa sublimità ed eeeellenza del ··lavoro. B
·Don GieHnai, a mò d'esempio ohe espose sulle sc&-
Qe di Vieooa aelle primQ rappreseD&aziooi non o&teooe
tuei plausi e quella appro.vazi6n& obe meritava. Mi
pia~ riferiNt uu gr&JJioeo aneddoto aceaduto a Prap,
ehe dimeetNtoà siudio quaata ftima ù avessero a vi-
cenda Baydn, e Mozatt. Erano un gloroo. raccolti in
l"n numero conoscitot•i di musica ùiliuimi di VitJD.

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CAPITOLO PIIJIO ! fJ
oa, e fra loro trovavasi Haydn. Si fece motivo della
eooversazione r Opel'8 Don Giovanni di Moiaat. Niueo
osava cont.rastare ·le bellezze del Javoi'O musicale, e ve-
ramenw dichiaravano professare la più alta stima al..
l'autore. Tutta volta una ceo8ura forse indiscreta ne
appuntava questo o quel pezzo, ed Haydn udiva Senza
proferire parola. Allora lo attorniarono gli amici, e sl
lo preprono a dal'e il suo giudizio, che Egli noo po-
&è dispensarsene. Ma la sua rispo~ta valse ad ammu~
&olire tutta quanta la comitiva. • Io, disse HaydD, nma
lor&O m &tato di giudicare que&la di1puta, ttdJO queU•
che 10 , 1i è che M(JZIJrt è il pi.ù grande comPf11itor•
cAe emta in que&to momettto. »
.Cosl ugualmente la peDBava Mozart ripardo acl
Baydo, meota•e dedicandogli un quartetto da se c~
poeto disse • queUa ~edica gli è:,eramente doou~ay poi
eire E91i tn' insegnò a fare qua1tetti •
. Fra 1..ame produzioni di quest' uomo prodigioso u-
Da 4elle più squisite è senza meoo la gran Mes&a di
&qailm, cbe poohi possono i8norare essendo che dj
qgando a quando l'Italia nostra ama di tornare a p
aare qaelle soavissime armoo\e che più d' una volt.a
fecero spuutaa·e qualche lacrima sull'occhio mio. Nal'~
raai UDa cit·costaoza per la composizione di questa Mes.-
aa beo $ingoiare che io rifel'isco, ma lascio la respon-
aaWlità della medeSima a chi la oat1·ò pel primo. Di-
cesi cmpque che nell' ultimo 8000 della sua vita ric~
veUe Mtinart la. visita di un personaggio a lui scooo- •
soiQio, il quale con~oandogli una lettera anonima lo
rldliedeva di una Messa di Requiem. MOEat't .aceeUò
l' ioearico, e si coovt'noe del prezzo, che pi venDO
~ immaotioeDAe . dallo sconosciuto.
P• quantunque la ,salute di Volfango soft'riva o-
p,·PW.n~, 4Q\t.av~ta. oon alacrità, ed ardore si · occu-
pò della Messa, sebbene vuoi che la malattia faeesse

l ~-- Dlgltized by Goog le


2 l i. EPOC.\ QU AU .l
rapidi prosressi,- vuoi che il suo .morale rimanesse scon-
cet·tato dall'avventura l'Omanzesca e misteriosa, certo sì
è che un fatale presentimento lo faceva esclamare pre-
sente la sua sposa « Queata Messa la scrivo per me ehe IO-
no avvelenato » Con·endo cosl la bisogna il Medico
credette di consigliare la moglie onde con destrezza gli ·
avesse tolto di maqp il suo lavoro. Lo fece infatti; ma
Mozart forse facendosi violenza comparve se non rista-
bilito, almeno io for&e maggiori, ed atfettava una ila-
rità che ingnnnò la sua compagna, la quale pregata da
lui non seppe resistere e lo to1-nò neJle sue mani. Pili
non desistette dal suo lavoro, e quando r ebbe finito
si appressò la morte. Poco tempo prima di spirare vol-
le rivedere lo spartito sul proprio letto e disse « Eb-
!Jene, non l'aveva io detto che lavorat'a pe,. me meM-
&imo 1 » Divulgata la triste nuova della sua morte che
fu compianta da tutta Europa, l' incognito richiese la
Messa che la inconsolabile vedova gli consegnò, sen-
za mai più vede1-e quell' uomo apportatore di seiagura.
l ·miei lettori mi accuseranno di prolissità nel raccon-
to dei particolati della vita riguardanti i due sommi
compositori. Ma in l01·o buona pace credo non aver
fatto altro che meglio dimostrare la imparzialità mie.
mentre dove trovo il bello ed il buono sia in Germa-
nia, sia altrove non ta'alascio di anounziat·lo fedelmen-
te. ·Tornando ora a quel che era fino a Rossini la M•
sica in Alemagna, conviene confessare che non vi è
altra nazione che possa stat·Je a fianco vuoi per com-
positori, vuoi pet· scrittori di lettel.'&tura, vuoi pe1' la&-
secuzione. So che a moJti non garberil la mia parola
ma io mi appello ai fatti.
Innanzi tutto la lette1'8tura musicale dove ai rio-
viene cosl ricca come in Germania ? Dal secolo sesto
floo a noi hanno un numero -innumerabile di opere, e

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C.\PITOLO PRIMO ! f1)
molti ne sca·isset·o più cbt~ cinque, e lino a più di ta·en-
ta. Due grossi volumi della Bibliogt·afia di Uchtenthal
se li apri pea'Suaderanno la verità. Non dit·ò che siano
tutte cose pa·eziose, soltanto sosterrò che in questo i
Tedeschi hanno il primato. Mi dispenso anche di no-
minare i più celebri, alcuni li ho già accennati, ed al-
tri li ricorderò in appresso ..
L'esecuzione musicale per la parte istt·umentale è
pure per la Germania un vanto giu~tissimo. La natu-
rale fermezza di volontà, lo studio assiduo, é la buo-
na qualità degli stromenti fanno sorgere suonatori inar-
rivabili, e le lo.,o oa·chestre, le loro bande militari ooo
ti lasciano a desiderare cosa alcuna : difficoltà ese-
pite con maestria, esattezza allo scrupolo , dolcezza
soave, forza e robustezza, insomma una esecuzione com-
peta. Il corno basseuo, e il clarinetto sono invenzio-
ni sermaniche, e colà si sono pea·fezioriati tutti gJi sta·o-
meoti da fiato specialmente colle invenzioni delle chia-
vi. Dei Piano-foa·ti tutti sanno che a Vienna le fabbri-
elle oe spediseono da pea· tutto in grazia deiJa loro
pel·tèziooe; e se ai nostr·i giorni hanno pure pregio quei
di Francia, e d' loghilte•·ra, i 'tedeschi non rimangono
.iDdietro.
ta Musica da Chiesa ha distinti scrittori, e i con-
&rappuntisti sono di pa·im' ordine. Il nome di Beethoven
Luigi và congiunto con quelli di Bach, di Haydn, di
Mozart. Uomo grande non comp1·eso dai più, ammiratO.
da poe4i, originale nelle 6ue invenzioni, e nelle sue o-
pere, che. variò di epoca in epoca della sua vita pro-
~ndo sempre in perfezione, e le sue novità nella
s&rumentatura saranqo sempre bellezze musicali. Il pea·-
chè non.·V'ba distinto pianista che non ricora·a allo stu-
dio deUe ope•·e di lui. Che dovl'à dirsi di Gioranni Ne-
216 EPOCA QUARTA
pomuceno Hummel di Presburgo,. esecutore, impt·ovvi-
satoro, e compositore ? Che di Dussek, di PleyeJ, e .di
cento altt·i ?
Che se la Germania ricorda rarissimi canh.nti che
abbiano goduto celebrità, credo sia avvenuto per mo-
tivo della lingua che per nulla si presta, o dispone co-
~ì la voce, che eziandio parlando l' italiano non IK*-
sono acquistare l' esatta pronunzia, e quindi non posso-
n& cantare con ve•·ità e maestria.
Voglio chiudere le notizie storiche dell' Alemagna
<ron uo celebet·rimo sct•ittore, dll poco tempo tolto ai
viventi: Giacobbe Meyer-beer, che nel t 7-94 naeque a
Bet•lino da famiglia mol&o riccn israelita. Mentre io
scrivo, a Parigi, a Vienna, in Italia i teatri risuOD&no
dèlle bellissime armonie di questo dottissimo compositore.
I talenti di Meyer-beer si sviluppal'Ono ftno dal-
la fanciullezza, tutti i . pianisti di Berlino davano a lui
il pt·imato e non avea che nove anni. Al terzo lustro
incominciò i pandi studi presso l' Abbate Giorpo Giu.
seppe Vogler di una riputazione straordinaria per i tan-
ti lavori teot·ici, e di armonla e pel metodo d' iose-
gnamento per cui fm-ono suoi allievi tutti i più celebri
geni musicali di Germania. Due primi spartiti dell' iUustre
scrittore ebbero poco successo favorevole, la figlia di le-
fte, perehè se vi dominava la scienza, difettava di melodia,
la seconda, cioè l due Califfi, perchè nella corte come nel-
la città di Vienna entusiasma va l'opera italiana. Peraltro
il giovane maestro non era così persuaso di se stesso da
D<!" sentire un consiglio salutare. Un uomo di esperieD-
za e voco amico di Meyer-beer lo accertò che facendo
un viaggio e trattenendosi in Italia . per qualche tempo
avrebbe ricavato grande profitto. Infatti così avvenne,
perchè abbandonato il primo suo stile che era tutto
cermanico, si diede a ~ital'e Rossini, la prima ope-

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CAPITOLO l'RIMO ! f7
ra del quale fu il Tancredi che lo sbalordl, e tosto lo
imitd scrivendo Romtlde e Costanza che gli fece otte-
nere a Padova un incontro non sperato. L' anno di poi
(f819) sulle scene di Torino diede la Semiramide ri-·
oon&cittta con pari esito felice, che vide accrescersi a
.. miUe doppi coll'Emma di P.esborgo. La Scala di Mila_.
no rappresentò Margherita d' Angiò, e l' Esule di Gra-
nata. Il suo capolavoro però in tale genere, il Crocia-
to fu àmmirato e plaudito in Venezia.
Rossini cambiava metodo ·per cosl esprimermi
dando alla luce il Guglielmo Tell. nel t8~9, e Me-
yer-beer imitollo nuovamente componendo il suo Rober-
to il Diavolo, quindi gli Ugonotli, e finalmente nel t84t
il Profeta. Ma il maestro dimenticava la vera musica
drammatica nell' uhima opera, e non senza ragione gli
si rimproverano in essa non rare cose contrarie a tal
genere di music&. Vasta e profonda è la dottrina mg...
sicale io Meyer-beer, talchè credo non s' ingannar.e
chi ditse che è una miniera ricchissima, da cui alcu-
ni già aUinsero, e molti altri attingel"'clnno in appres-
so; dimostra un ingegno acuto e un criterio grande nel
sapersi congiunget·e nelle idee del poeta per ottenet-e i ·
piò splendidi effetti; è sublime di quando a quando se
scrive pezzi concertati, o grandi finali. Studiò tutti i
mezzi per imitare Rossini, e la scuola italiana, ma e-
ra troppo sterile ne11a sua immaginazione, e molto li-
mitato nel creare, e la novità che cercava con ardore
1 lo rendeva poco .gmdito, incapace a diJettare, e per
converso si appale8ava bizzarro, fantastico., Le sue co-
se da Chiesa son belle, senza che vi sia nulla di stra-
ordinario. Cbeecbè ne sia egli gode un posto non co.
1
mune fra i più dotti compositori, c sal'à sempre una
vera ~loria della Germania.

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! t8 , EPOCA QUAITA
La st01·ia musicale della Spagna non è così fe-
conda -d'uomini e di composizioni. I Spagnoli coltiva-
rono la musica, ma amanti del loro paese poteva dirsi
tutto loro propria. E di vero le canzoni cantate dai
Mori non erano che pezzi di poe8ia Spagnola messi
in musica su le aa·ie che Alfonso il Sapiente re di Ca-
ttiglia avea lasciato. Avevan poi canti e suoni, ma ooo
erano che secondari, formando l'essenziale il fatto sa-
cro se ~guivansi in Chiesa e specialmente nella notte
di Natale, che chiamavano auloa Sacramentale•, e toil-
lanico~, ovvero nelle feste popolari era la coea princi-
pale il torneo , la quadriglia , ed altro. Il tempo più
bello di codeste ru.·monie fu nei regni di Ferdioando,
Isabella, e Filippo II.
Fu peraltro la Spagna una nazione delle prilllè
ehe penetrò i vantaggi della musica, epperò stabill che
onde chiunque bramasse d' ista•uirvisi trovasse l' oppor-
tuno insegnamento. Al qual uopo fra le altt-e scienze
Alfonso il Sapiente tett.è ricordato cia•ca il t ~80 ordi-
nò che nella Università di Salamanea s' insepasae e-
ziandio la Musica; così poscia s'introdusse nel rett&ante
della Spagna la medesima scuola. Il più rinomato dei
professori insegnanti è Ft-ancesco Salinas che , fiorì nel
secolo decimosesto , ma le sue composizioni sebbene
fra i nazionali riputatissime, ciò non ostante nùn atti-
rano gran fatto. La melodia si cominciò' a gustat·e
nelle Spape nel secolo dopo, int1'0dotta da Lopes de
· Rueda, e perciò oltenne una gloria imperitua-a, e mai
in quella nazione si parlerà di musica sem.a porre a
capo di tutto quest' uomo che cer~mente possedeva
molti talenti m~cali, e bastanti eopizioni.
Non è senza diletto il ricordat·e una certa costu-
manza dei teatri di Spagna, ebe Nabarro di Toledo
tolse eon qualche violenza pacifica. Csava~o dunque il

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CAPITOLO PRIMO ! f9
canto di certe azioni le quali chiamavansi romamos ~d
il cantore stava fa'a le quinte del teatro. lo non ~­
prei dire se da queste canzoni tt·aesse origine la ro-
t~~anza che anche oggi forma parte d eli' opet•a. Ma sia
che si ammetta l' opinione di coloa·o che definiscono la
rom~tnta « at·ia di un carattere semplice, ingenuo, too•
, cante, che ha per soggetto orainariamente qualche
» storia amot'Osa, e sovent~ tt•agica, sia che debbasi
,. eopvenire che è » un canto aggradevole e semplice
• sopra un poema il cui soggetto è per lo più un•av-
,. venimento portent,oso, ora·ido, ta'8gico, misto coll'~
• mOl'e » a me paa·e che quella io uso al presente
proceda dalla spagnola. Del resto a Naharro non gar..
bava che il suonatore se ne stesse nascosto, e· tanto
fece che l' obbligò ad uscire alla vista del pubblico.
Sembra combinazione poco credibile, eppure la eosa è
veramente cosi, la musica ha seguit~ nelle nazioni le di-
sposizioni dei loro regnanti. Il perchè nelle Spagne ai tem-
pi di Filippo Il. le commedie erano intermediate da qual-
che duetto, o terzetto; la devozione di Filippo 111. art·estò
il COl'SO della musica; e siccome Filippo IV. ea·a appas-
sionato, e propagatoa•e e sostenitore delle commedie
nazionali, ne produsset'O lo scadimento sempre maggio-
re della musica, e non conobbe la nazione subito il
Melodramma, dovendosi contentare degl'intermezzi del-
le commedie come avea fatto adottare i due Dè la Cue-
va, a quella guisa che Berrio era riuscito ad awnen-
tare l' orchestl'8. Stando le cose come ho .detto per a-
vere un'idea dell' ope1~a i spagnoli furono costretti a
vol~ni agli esteri. ·
. Dovev:msi elfettuare le sponsalizie di .Carlo II. con
la J'elina Maria Anna; allora si pensò di ricorrere a
qUel maestro compositore che richiamava a Sé la pub-
blica ammirazione, e specialmente della Francia.

L -·
o,9;trzed by Goog le . ·
..

!10 KPOCA. QUAITA

. Pose in scena in tal congiuntura alcuni dt'8mmi, il


Lulli, ma lo stile francese non piacque, quindi si divi-t
8Ò di porre a Madrid un teatro coll' ope1oa italiana, fa-
cendo appello a Milano e a Napoli per avere cantami
e . compositori. Fra quelli che vi si condussero, riscos-
M molti onori, e ricchezze il Cav. Cado Broschi cbe
ai faceva chiamat•e Farinelli. Si dice · che col canto di
una canzone Broscbi guarisse Filippo V. da una osti-
nata malattia, pe1· cui gli si diede una pensione di ot-
taota mila lia·e, creato _Cavalier di S. Gi~como e per-
quantunque fosse modestiiSimo nella sua celebrità, tut-
tavolta Ferdinando l V. gli conferì l' ordine di Calava..
,.., e qualcuno asserisce ancora cbe fosse fatto pl'ÌIDO
ministro di quel regno. ·
La musica ecclesiastica fu coltivata dai spasnoli
eon qualche fervore e p1·ofitto, tanto più che non po-
ehi o la studiavano per andare a Roma, dove già si
~ OSBervato che nella Cappella Pontifìcia vi si ammet-
tevano a preferenza di altri coricorrenti, o percb.è da
Roma ritornavano in patria .dopo aver gustato i capo-
lavori della scuola •·omana. Meritano onorevole QlenziO""
ne Carlo Patigno, Gherrero Francesco, Garzia Vincen--
zo, Ct·istoforo Morales, D, Antonio Literes ed altri.
Mattia Giovanni Viana credono che fosse l' ioventot-e
'del Basso continuo, ma io penso che sia un equivoco
di nome, mentre il vero inven~ore stimerei. che fosse
il Biadana di Lodi, come farò meglio osservare quando
mi caderà in acconcio di parla1·ne.
Un solo si ricorda cQn on~re come composito.-e
lirico per le due opere la Cosa rara, L'albero di Dia..
na; egli è M81·tin Vincenzo. ~
Ra1-ùEmi sono che hanno tt•attato dell~ .musica
eome letterati .« lsidorus hispalensis >) ~tolomeo Ramo
de Pareja, Arius Barbosa, e specialmente i PP. Al\t()!-

o, 9,t,zed by Goog le
CAPITOLO PRIIIO !! l
aio Eximeoo della illustra compagnia di Gesù, iJato a
Balbe8lro pa·ima tlella metà del secolo dieciottesimo,
ma della sua opera dit·ò quando trattet•ò della musica
francese, e Stefano Arteoga della stessa Congregazione
Dito 1t Madrid. La sua bell' opera io tre volumi stam.;
peta nel t 783 suJJa rivoluzione del teatro musicale i-
taliaoo dalla sua origine fino al presente, Jo rese mol-
to stimato in tutta Italia .
Non si può discotTere della musica spagnola sen-
za ricordare i) prediletto strumento nazionale la chitarra.
È uno stromento a coa·de con manico sul quale sono
coo&rasegnati in certo modo le posizioni delle dita del-
la sioistra, mentre la destra pizzica- le corde. Non è
necessario descriver·e la sua faum•a es.~enda nota a -tutti.
Le corde si accOt·dano per quarte giuste da) basso in
ako, tranne la quarta e la quinta che stanno con le
altre in accordo di terza maggiore. La musica si seri-
. ve in chiave di violino. s· ignora quale fosse l' inven-
zione. Alcuni trovano ragionevole farla discendere dal-
l' antica citara, o cetra. A dir vero non mi arride di
molto tale opinione, giacchè la cett'8 sebbene fosse do}.;
cisaima, ciò pur tuttavia credo che avesse un suonò
pill vibt'ato, e una forma del tutto diversa dalla chi-
tarra. Piuttosto meglio si combina colla mia ngione l'al-:-
tra opinione che i Mori Ja recassero in Spagna, da do-
ve si diffuse in Italia e Poa·togallo. Comunemente poi
si dice che tale istromento abbia un'antichità memo-
raoda come l' ar-pa. Ai tempi de_l gran re, come chia-
mano i Francesi l.uigi XIV. fu molto comune in Fran-
cia, ma presto ebbe fine l'· eotusia.smo, e cadde mise·
rameote di pregio, e pochi noni indietl'o trovò di nuovo
ammiratori e suooatori, che si dileguarono sollecitamen-
te, ma poco potè durarla, frinchè oggi è quasi direi
ohWiata.

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!~! EI'OCA QUAR'rA
I spagnoli sono bravissimi, ma non tutti b sUCJ'o
nano aJlo stesso modo. La plebe ad esempio toooa COI)o
temporaneamente tutte' le corde siccome un aa·peggio
impiepndovi tutta la mano tranne iJ dito mignolo. Da
questo metodo ne risulta che ben · di ·sovente formano
accordi, e dissonanze che invece di dilettare svegliano
un senso cosl ingrato e fastidioso che propriamente of-
fende l' oa·gano dell'udito. Vèro è che a· tali incomodi
, accordi congiungono il canto tanto forte che lo chiame-
rei meglio urlo, e se i primi dispiacciono, che seosc
deve produrre il secondo ·~ Pa·ocede la c088 ben diver-:
samente nelle altre condizioni della societ!l spagnola,
che è educata. Le canzoni nazionali che questi canta-
no sono tenere, sentimeot.'lli oltre ogni crede1·e, e vi. ,
pongono tanta grazia che è impossibile non piaéciaoo
anche al più difficile uditore. In un ·modo singolaa·e e-
sprimono i loro affetti sulla t!hitar.m le donne di Spa-.
gn3, di modo che non soltanto quelli d<'l paese vi pro- · '
vano soddisfàzione e conten~, ma gli estranei eziandi~
ne restano colpiti, e quasi stupefatti. ·
La musica spngnuola non si può separare dal bal-
lo, mentre i FcJndange, i Boleros, i Segttidillas sono
pezzi di musica che contengono canto, suono di chi·
tarra, nacchere ~ _baJlo. Le Tvnadillas, e Tirannas e--
quivalgono alle nosllt·e romanze, però desse posse~ooo
un soggetto eccellente comico, e tragico che cantano io
squisita maniera col solo accompagnamento della chitarra.
Questi canti si rinvengono pua·e od celebt·i loro intermez-
zi chiamati Sayntcs che sono veramente di sommo gra-
dimento a chi li ascolta.
Finalmente la Spagna h:1 una specie di dramma
lil'ico che somiglia moltissimo alla opera comica ted&-
M!a, e dicesi Zarzucla. È composta quest'opera di sce-
ne che l'attore declama, ed oa· quà, or Jà si -uniscoao
AriE', Duetti Tet·zetti, e Cori.

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CAPITOLO PllllO ii3
Dal fin quì esposto chiaramente risulta che l'amore
eaclusivo di questi popoli per le cose , e le abitudini
flel proprio paese non li ba fatti prO(I·edire nella scienza
e nell'arte musicale per cui avrebbero molto maggiore
disposizione che alta·e nazioni, e per godere della buona
e bella musica h11nno duopo degli estranei. Passo ora
a dire due parole della s,·ezia non perchè i Svedesi
abbiano diritto ad avere un posto nella Storia come
eultori dt>lla Musica , ma invece perchè si conosca
( tcembl'8 incredibile ! ) che sia stato un paese nemico
W180luto di quest' arte. '
La Svezia era bizzarro e stravagante sia nelle sue
leggi, come nelle sue abitudini. La storia ha mosta·ato
che popoli barbari, feroci, e per·fino i selvaggi tutti
dal più al meno a Ior modo cantavano, e tutti avea-
no un ballo. Ma i Svedesi non conoscevano nè canto,
· nè danza, anzi e l'uno e l' alta·o con seveaissimi ordi-
. namenti eran~ vietati,. e tutti quelli che coltivavano la
musica erano dichiarati «li gran danno ai governi, e
perciò gl'ignoranti, e pazzi legislatori non si erano ver·-
i gognati di infiggere a costoro il ma1·chio dell'infamia.
Che anzi tant' oltre spingevano la lor ferocia . che fino
al secolo decimosesto esisteva · una legge che proscri-
veva ogni musico dal regno, e se alcuno si attentava
di ucciderlo, il suo delitto el'8 eonSiderato siccome uno
scherzo; pel quale dovea dat'Si un ammenda ridicola,
Be non fo~R una barbara irrisione. V uccitJC>re dovea da-
re agli eredi del defonto un pajo di scarpe, e di guan-
ti, il tutto nuovo, e un vitello di tre anni con la co-
da tosata ed unta di gt·asso. Nè qui si arresta l' insul~
&e e lo schel'DO. lmper~chè l' erede se voleva ottenere
quel compenso dovea condurre il vite11o sopt'8 una col-
m., e quivi per la eoda reggere il vitello intanto che
ua UMnO dan. tre ibrti colpi di ft"Usta all' animale , e

~, 9 ,t,zed by Goog le
Ì!~ IPOCA QUARTA
quando 1iusciva a •·itenel'e il vitello ne diveniva il pro-
prietario, altrimenti perdeva qualunque diritto al com-
penao dell' uccisione. Codeste leggi ebbero fine allora
che il celebre GU8tavo Vasa fu eletto re, cioè nel t !i'!3
ebe le abolì, e siccome più .civiliazato dei suoi suddi-
ti, più intelligente de' suoi anteceseori che fecero di
tali obb1·obriose e crudeli leggi, coe\ amò la musica,
e la danza. Chiamò quindi dall' estero suooatori e nel-
la sua corte si fece un' Ot'cheetra eome altresl fece ve-
nire dei danzatori che più volte nella seUimaoa volle
cbe ballassero al suono della ol'chestra. in uns sala del
su~ ~ palagio a tal uopo destinata. Gustarono i Svedesi
allora e musica, e ballo, e per questa parte poterono
avvicinarsi -alle altre nazioni europee.

CAPITOLO .SECONDO

DIILI.O STATO DELLA IIUSJCA NILLI PIÙ COLTE


NAZIONI DI ·EUROPA
. .
FRANCIA,· ID UIGHILTERU

Due nazioni che da lunga pezza godono il prima-


to non soltanto in Europa, ma nel m6ndo, colle armi,
con la politica, e con il commercio, due nazioni alle
quali non manca la• volontà di e86ere superi'01i nel ge-
nio, nelle arti, e neHe scienze, queste due nazioni deb-
bano cedere all' Italia . nostra una gloria, che con la
loro astuzia, e forza non potranno toglierei giammai,
la gloria del genio, la supremula . nella muaica. P.el
primo rimetto il lettore alla. bella opera del Pa·imato d'l..,.
lie, m· riguardo all'arte musicale parla la storia. E pt·i~
mente della Francia.
· Dacebè si compose la I'DOili.JChla fraoce8fl Ja mu-
sica si Mudiò da quel popolo qual' era, -oioò rel.isiola,

o, 9,t,zed by Goog le
CAPITOLO SICOftDO tifi
e il rè Pipino fra tante cure, e saggi ordinamenti non
.loeeiò indietro quest' arte sebbene non foese di prima
Deee&Bità •. Quindi volle che eziandlo nelle Chiese di Frau-
da si ado&tasse il canto Gregoriano ehe era allora la
musica più celebrata. A malgrado però le premui"'8e
attemioni del Monarca s'introdussero abusi, si oontra-
feoe la melod\a ècclesiastica, e quando san sul tl'OnO
Carlo Mapo di lui ftglio; tronvasi la musica in pess~ ·
mo s&ato. Il perehè in uno de' suoi viaggi in Roma
dove oecadde l' aneddoto del quale altroTe feci menzio-
ne, Carlo richiese al Papa Adriano qualche cantore ro-
mano per spedirto in Francia a coa·regge•oe il canto di
eelà, e Adriaoo glie ne eoncesse due ammaestrati dal-
lo stesso S. Gregorio, e come che erano dottissimi,
perciò avrebbero potuto soddisfare pienamente al biso-
1 gno, e ftll'Ono Teodoro, e Benedetto. Un tal fatto an-:
teotieo risponde a certi autori i quali dicono che il rè
Carlo sped\ due sacerdoti francesi nel 77 4 onde dopo
la ricevuta istruzione tornaa·ooo in Francia per ammae-
strare i Galli. La qual confusione tolgono altri seritto-
ri i quali vogliono che realmente nel 7 7 4 mandasse il
1"8 i due sacerdoti, ma che non raggiungendo lo scopo,
ael 7.90 richiedesse ed avesse i due cantori romani. A.
me DOB arride questa divisioòe, e poichè tanto era be-
aemaito della Chiesa romana, e eoftosceva che i eaJJt()ri
dell' eterna città potevano istruire a dovere , non so
eomprendere, perchè dovesse miDrsi il mezzo di spedir-
vi due preti francesi. Vi sono altresì alcuni che a886-
riaeono aver luciato due cherici in Roma, i quali es-
seòde stati ammaestrati volle che uno andasse a Metz,
l'altro a SoiMoos. In quella vece è cea1issirno che io
queate due città furono spediti da Carlo i cantori ro-
mani, a4 aprire scuole, e in pori tempo ordinò che
tat&i p Antifoocui della Francia fossero -consegnati. a:
1,5

o, 9,t,zed by Go ogle
!!6 EPOCA QUUU
quelli percbè li coaTeget\88ro, e fosse uniforme il can-
to che appellavaai romaoo. Vero è che stante la loro
lioHUa, specialmente io quei tempi, avvezzava a ·pro--
nunziare io modo che non si prestava gran fatto per i sal-
ti di quella musica, e sebbene molto vi faticassero, ciò
non ostaute mai ottennero un suecesso cQmpJeto; tal-
chè seguitando la smania nazionale che tutto addiven-
p francese, cosi anche il .conto romano si dovette dire
fa:aocese. Nè io punto mi adombro ve•·
ciò; coociosia-
chè sono intimamente convinto che mai potessero can-
tare all'uso romllno, e quindi che il loro fosse can&o
io ve•·o senso francese. Sia lode però allo spiri&Q di
Carlo Magno che v.olle si erigessero scuole .da per~
to che insegnassero il canto GregoriaQO.
La musica fiamiop vanta una ao&iehi&à, come si
vedrà nel capitolo seguente, ma le sg, a lato la fran-
eese. Ma siccome ·oè furono molti i scrittori, nè si le-
varono di molto dal comune, oè ci rimasero loro com-
posizioni tranne qualche bl"ano, se pure è di quelli ve-
ramente, cosi si può di~e che non facevano altro cbe
a.e&uire come meglio sapevano. l Francesi vantano per
primo Guglielmo Dufay che si crede nato a Chimay
.nell' Hainaut verso il t 3~0 e che morisse nel U3i.
Ma se Egli è nato nel territorio francese, ha poi vis-
suto io Roma e nel t 880 era ten01·e della cappella
Pontificia. Checchè ne sia Dufay si .distiuse per varie ,
innovazioni nella notazione, e nell'uso delle dissonan--
ze pe•· proluogaziooe.
Nell' epoca di Dufay ricordano · aoco•·a con gran
lode Biochois .e qualche altro, ma veramente i ca-
p:- scuola f1'8ncesi appartengono al secolo posteriore,
cioè il decimo quinto. Furono Pietro de La Rue,.Ao-
tonio .Brunei, Loyset Pieton, Giovanni Mouton; sebbe-
ne quest' ultimo Io dicano alcuni fiami~, qu~;Sti Gr !

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CAPITOLO SECONDO !~7
roDO che propagarono l'armonia, e l'arte del ,Canone.
Non erano nè grandi nè straordinari i progressi che
facevano, tuttavolta godea la scuola una buona tàma,
che si conservò fino n tutto il regoo di Francesco · l.
La storia della Francia dopo quell' epoca è a tut-
ti nota per i trambU8ti, e le guetTe sanguinose che
808tenne, e ciò che più monta guerre di religione. Co-
minciarono nel t ~~O e non ebbero fin~ che· al com-
piersi del regno di Enrico IV. Da tali tristissimi avve-
Bimenti ne derivò la profanatione della magsiot• parte
delle Chiese per opera 'dei Protestanti. La musica come
è stato detto altl•e volte nella presente st01ia, fino a1 se-
celo decimosesto inoltratò, non àveva altro asilo che
Ja chiesa. Ora se le Chiese eran chiuse e profanate a
quale uso ·poteva servire la musica ? Si tacque, e per
conseguente l'arte fu nesletta, e quasi direi distrutta.
Enrico IV. non se ne occupò. Poteva aspettarsi il prin-
cipio del suo risorgimento nel regno di Luigi XIII. che
l' amava molto, ma pur troppo la volontl del ·re eni
in que)Ja del suo minisiro Richelieu, il quale o per-
ehè non avesse. trasporto per la musi4:a, o perehè le
gravissime cose di stato gl' impedissero dj. pensarvi,
certo è che non ebbe nè protezione, nè ajuto. Il go-
verno della reggenza del decimotyua•·to Luigi ddvette
vincere non pocbe e · foa'ti. turboleme,. per cui non so-
lo la musica, ma. tutte le arti ebbero un contracolpo
il più funesto. ·si può asserire dunque che per circa
un secolo la muswa fu contrariata, dal che ne segui
ehe piuttosto di progredit-e, tornò indietro assai, da con-
tare quasi colle dita gli artisti che diede, e di poco,
o oiun valore.
Fioahnente giunse- la età maggiore· di Luigi De-
cimoquarto, e la Musica si sollevò dalla sua oppressio-
ue ftmesta. D gran re, come lo ~hiamano i Francesi~

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218 BPOCA QUUTt\
aveva a cuore· la musica, ed egli medesimo r •• seu-
4ia&al. Can&avet voleodet•i, e suonna· bene la cbitam;
don~ dunque pro&eggcre, sostenere e difeadere l' arte
e08l gradita a tutte le pel'80ne colt8 e cJi cuore. ·
Ed ecco infaUi ebe si ba in Fraocia la prifflll
idea dell11 musiea dt·ammatien, pertbè da Firenze v&-
oendo Maria de' Medici a Pttrigi condusee seco Ouaril
WDttCcini; il quale si occupò di simile faoceoda . Av&-
va di gil a Firenze mostrato la sua abilità in occa-
eione del matrimonio della sndde&ta Principessa COD
Enrico l V, sebbene allora ol Peri per la Eurldia fii
&ributavaao tutte le lodi. Un ahro estimatore depie-
&kno dei progressi della Musica fu il Miòistro tli s&a&e ,
CanJ •. Mauarino, il quale nel t l'ts dall'Italia dìloMl
melti cao&oli , e feee loro eseguire nel Palauo ~
bolle ditrel'le opere in Musica. In· quel terilfM «1118
h8ooi ·scriUori Lambert, e Cambeti Roberto e'e mae
e1100mill&o come il primo inisiatol'é dell'opera rnoe-.
Nacque a Parigi nel f 6!8, ma mor\ a Loodra. Ca~
bert pero deve a Perio Maestro di eere01oate del Duea
d' Orleaos la eua fama perchè -questi seppe usare della
lingua oatiya per esser posta io musica. ·
Non fu solo l'italiano Rinuccioi che pt'8114} l'opera
Ma ift Francia , ve n' ba un altro ebe sebbene DR&e
Dei oootorni di Firenze l' anno 1633 , tuttavelta andò
a Parigi aveodo appena tredici anni,. e vi. ~lmorò ftoo
alla morte che accadde nel t 687. A buoo dinlto im-
pertanto i francesi t•ieoooseono Gio: ·Battista Lulli ce--
lebre compositore, come il tOodatore d811' opera seria
oella loro nazione. Ha egli un Tero meaoito? Nello sYOl-
gere molte opere didattiche della scienza mUBicale ho
tro\·ato discrepanza di pareri n . autori; alcuni n'e-
s..,gerano l'abilità, altt:i la deprimono troppo. lo .sola
d'avviso che gli si debba concedere una bella meot.f.

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CA.ITOLO SICONDO ~
e criterio non t:omune. Infatti niuno negn elle egli
COIDJM la rifonno musicale in Fraoria, la qualie ipro.
nn del tuUo 4JOOI sentimento .cifoammatieo ehe l ..ulli
s:1peva adoperare a meraviglia Aelfe. soe CCM11posi.aioai.
Ora senza {!Crandi qwalità si può riuscire ad impresa
cosi mc\l~tg~vole ? E ciò valga pei suoi detrattori. A
<JOO«iino poi che lo esalto no di tropJ)O giova fare. os-
servare, ehe LuUi poelussinw mise del suo; imtmr.oe-
cbè il suo sistema neHo sta·umeo&are appartiene al Ca·
rissillli, e molte arie sono quasi direi tolte per intiero
dal ~: Ad opi modo Lulli era un ~ scrit..
tere di un cuore sensibilissimo., e di CM'llltea·e pronto
ed allest'O• eJiperò sapeva i suoi atlècti tl'asfoodwe - .
la sua IDU8Ìca eo~~o Magie& elfeu~ • le .diecinOft ope-
re aerie che Mrisse in l~ aoni non sono dei tutto ob-
Wia&e, nvffnael.è la muliea abbia fatto pusi da. gi-
pòte ia due secoli ebe sono ormai trasooni. l'tè deore
puur&i ~ silenzio che legeodo le opere sue uonti-
Di dotti aelf AI'ie banno riconosciuto UDa · partioelare
ltellezza nei suoi recitativi sia per la verità della de-
olamasiooe, sia per la giustezza della prosodla di ma- ·
niera che sema alcuna difHcoltà si potrebbono cantare
oome quelli che si Mhojvooo oggi. Gluk' quel srande
soritka, ·di cui fa'& poco · diseorrea·ò non si verpgaò
di ~iere a Lu11i qoalcbe brnoo e riporbn·lo similissi-
mo nella sua A•·mido, dièend• a tutti eoa quella Do-
lNie f..anobezza propraa delle anime grandi; « era bello,
mi pia<--m, De bo usato » Le sae composizioni eoelesia-
ISiebe sono belliStlime, religiose, toc~nti. Si ebbe com-
peosi ? Ebbe qoello che &rovasi in opposizione diretta
eoJla mag@ior pat•te dei cultori della musica che vivo-
., disprezzati e miserabili, ebbe Lulli ·quanti onori po..
18118 desiderare- 4a pat-te del re, e dei più 001picui
penonaQi della Fl'aneia per dottrina, e per premineq,

Dogotized by Goog le
l_
i3() BI'OCA QUAI\11
ze sociali. Quondo pagò il ·debito. a natura, che fu
troppo presto, Jaseiò tre figli che coltivlli'QOO la musi-
ca, ed ebbero un gran nome non pei loro meriti, ebe
DOD ne avevaoo, ma per quello eredi&ato, a cui si ao-
ooppiò una ricchezza straordinaria.
Dopo di Lulli, che ta'88t'use. in ce11o modo. la me-
lodia · italiana nella musica francese, melodia che avea
am»te&O dai suoi maestri Cavalli, e Cesti, dopo di Lui-
li i Francesi nell'intenzione forse di pe1fezionare l'ope-
ra di lui, t~i lasciarono trasportare dall' aiiettazioae, e
dall' originalità , e la loro musica divenne senza pto.
Ciò .oon ostante compat·ve nella tìoe del secolo
• decimosettimo, e ftori per più della ~ del decimo~
tavo un bell' iDtJepo, ed un sommo sct>iUore in Gio-
vanni Filippo Rameau~ Egli nacque a Oipue, patria
di altri celebri uomini Bossue&, Crebilloo, e PiroD. ed
è. vapta&o Mme il più 8fande scrittore mu&icale deJia
sua nazione, sebbene s' inpnni a partito ehi lo ·dice il
P.alel&rina, e il Monteverde francese. Si adoperò è ve-
ro ad aprire ouoye strade all' armooìa estendendone in
· ~~&ri· tempo il dominio, stabilendo priocipl più ·licuri,
e dilatandone l' applicazione. Fu suooatore d' organo di
IJI'Bn vaglia, mn risplendette m~lio il suo genio nelle
opere drammatiehe, e teo1-etiche. Si disse il suo si-
stema sul ba11o (ondameatale essere il più vero ed
il più utile, ma osgi è a tutti noto cbe è un sistema
falso, il quale ha prodo'to molti vantaggi pel'Cbè ·M
IUSCÌ&ato quistiooi, e diseU88ioni prolunge&e più .. o ..me.-
no animate -sulle regole dell' .armonia, e la steasa Fran--
cia ba potuto miglioa'BI·e l' insegnamento, anzi riforo1a,...
lo dopo un tale avvénimento. Devesi ciò non ostnnte
a Ramcau graode lode perchè col suo genio riusci a
togliere in parte Ja monotonia dell' opera, nella quale
ii· distifl@ueva soltanto il recitativo, ed i cori. Egli lo

o ,9;trzed by Goog le
CAPITOLO SICONDO
1-ese nriatissitno con istruzioni , e con melodie da
dare nuova forma allo spettacolo. Ma so avea molto
iftSegno, IWe& altresì un amoa· proprio •eccessivo, anzi
una gelos\a ridicola de1la musiea italiana; e sebbene,
fosse stato in Italia dove allora faceva pt•ogt'eSSi stu-
pendi la m~ica tuttavia egli non voJle segu.i1'De le trac-
eie, e perciò il suo stile è inferioa•e a quello di Lulli.
Anche questo scrittore di musica fu fortunatò perchè •
ricompensato dai principi, e dai dotti. Visse lungameò-
te; ebbe l' onot·e di ~ompositore del gabinetto del re
di FranciaJ quindi fu asca·itto alla nobiltà, e da ultimo
si fregU) il suo petto colle insegne di Cavaliere dell'or-
dine di. s. Michele.
Ho detto poco sopra che Rameau tolse in gran
parte la monotonia neJlo spettacolo dell'opera, oon sa-
rà di&caro quindi ai lettori di conoscere che i France-
si hanno due sorta di speUaeoli lirici, il primo nel qua-
le il soggetto è sempre eroico, o tragi~, e questo lo
ehiamaoo gt'a?ld' opera e si canta dal principio al fine,
nel secondo poi la produzione ha un dialogo p&l'lato
con pezzi di canto di quando a quando .. l francesi scrit-
tori distinguo~ nella opet•a grande cinque scuole. La
)Wima è quella della quale ho parlato poco fa che ri-
CMI08Ce Lulli per fondatol'é, e Rameau come perfezio-
natoa-e, ed · ebbe un periodo di pitì di un secolo, e può
chiamarsi musica propriamente francese. La ser.onda è
quella di ·Giuck, musica semplice; ma· grande e piena
di · eoef1\a preferita a quella di Piccini , e annientò
l'antecedente. La terza appartieue al'l italiano- _Piccini
pura e soave, ma la poesia, e la lingua fra'neese; co-
me altrove farò notare, non si prestava, e pea'Ciò non
ebbe mai un completo sviluppo. Intanto surse la quat•·
ta scuola che si potrebbe dire di elfetto , giacchè è
. scritta in maniera che le · umane passioni si esprimono

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i3i EPOCA QCUTA
a. meravJslia, e illlla. scena si ot~iene quell' ele&W che
incanta e 1-apisce. Grçtt'Y ~ è il iòoda~. Però neo
si può nepre che i principl d~' arte sono JlelleUi, e
la s~ arammatiça musicale non si ripNa, come
pure il Con.trapunto è viziosiss.imo. L'ultima scuola è
q~~eUa di Mozart per la forza musieale~ Ma si donwr
derà da alcuno, è propriamente la scuola di quel soar
mo ? Risponderò con le parole di un dotto scriUOre
(( Ne pot·ta il nome, ma è una scuola mis&.a eos'i&ui-
ta dai molti compositot·i che furono coe&aoei, o l*te-
riori a Moza•·t. •
T01'0aDClo ai prosressi musicali della Francia si
deve cooveoia·e che l' epoca più memol'8i)da ~ se.a
dubbio quella di Gluk e di Piccini, o come akri lo
chiama Piccioni. Di questi due uomini per fermo riao-
matissimi credo con\·eniente trattare iosieme, per quan-
tunque il Piccini sia italia.uo ed apparteap alla~
.Q~politana. Ma siccome la divisione dei partiti fer&i si
fondò in Fraocia, e fu un ristoratore della Musica frM.
cese, oosl ho pensato essere più onorifico parlaroe a
questo luogo, n~o mancando abboDda~&~a di Celebrilà
Qe\la . scuola oapolitana.
. Cristoforo Gluk ebbe i oatali nella · prima m*
del secolo dieciottesimo in un villaggio dell'alto Pala-
tinato sui confini della Boemia. A PJ"ag& fece i suoi
studi di music~, e coli ammirarono la sua 111ra abili-
tà nel suonaa·e il violoncello. Venne dopo qulche an-
no in Italia dovè cominciò la Sila ~illaote caniera ~
me compositore. Milano fu la prima a I'JI'are Je.er-
monie di Gluk, quindi Venezia, ripor~odo plausi PGD
·comuni. Si .portò in appresso in lnghilterl'D che &riblto-
tò lodi senza fine all' autm·e deUa Caduta dei t;iggli.
Gluk avea un'anima di tempera si forte.. elle io
·chiamerei 6et-a; il pea·chè non po&eva soddisfarlo uno

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CUifO&.O SICORIO , i33
&$ile &*e o aoaYe eeme l' italiano che lJ8Ò nelle ope-
1'8 &a qui rieot'dat.e, bisbguava di qgetti, e di mwsi-
ca ugualmeota strepitosa e feroce.
A4ottato uo tal sisteQia si coDdosse a Vienoa 'do-
~e pose in seeoa prima Elena e Patìde, pòt!Cia Alces'-
ell Orf-eo. In quest'ultima opera ebbe l'onore che tre
arciduchesse d' Austtia assumessero tre paa·ti, e l' arci-
duca J..eopoldo stesse al clavicembalo per fes&egiare il
ma&rimonio dell' lmperawe Giuseppe Il. Lo stile seve-
ro e trasico non potè w,gliea"e al vero geoio ~ meritati
cocomi. ·
Avea circa sessant'anni allora che si recò in F~
eia, aqa l' Ifigenia in Tauride bastò ad ~tusìasmare
il popolo francese, che lo eealtava ·a piena sola. Si pr~
pose di riformare la scuola di questa nazione toslieodo.
il caato, a cui sostituiva la declamazione, ·e volle ·che
il melodramma cedesse ll posto alla tràtJedia muùcota,
io una parola port.ò alla esageruiooe l'etpreasione dram..
matica. Come già dissi furono imliili sforzi, vaniesimi.
tentativi, e soltanto potè destare quei clamori .ioeom-
posli della guerra al Piecioi. Tuuavolta la Francia gli
deve moltlss~o, e se le sue opere sono di Dei!IIIIIID ef-:
C.to quando appartengono al 18Jl8re boft'o ed aUepc),
o sono aft'eUuose e tenere, hJlnDO poi un beUeua ~
ravilliOBa ae sviluppano pa68ioni forti e tea~INU. Nel-
l' ukimo tempo della 8ua vita toroosaeoe a Vienoa do-
ve o;aorl improvvisallleJ)te.
Era di Bari Nicola Piceiui nel Napole&ano, abe fl-
BO daDa più tedera età seotiva che l' anima sua èra
vivamente trasportata alla musica. Asserisce &~li· me-;
deeimo, che dove abbattevasi ad ascoltare un can&o
eaelodiato e soave, le emozioni del suo CUOI'e erano
dolcissime.

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i34. IPOOA QU!UA
. Leo, quel vnnde maestl'O che già 'avea formato
tanti allievi stupendi, fra cui il celebl'e Jormnelli, inse-
gnò anche :;t. Piccini .Ja nmsica. Per qualche tempo Leo
si allontanò lasciando in sua vece altri che attendesse-
l'O all' istruzione, che non poteva contentare il Piccini
allora. soltanto dodicenne. lndispettJto il giovinetto oa-
seostamente compose una messa. Ritornò Leo, e non
andò ~uari che gli venne riferito il lavoro clandestino
del Piccini. Accolse quindi assai bruscamente l'allievo,
e l'obbligò a consegnargli r opel'a scritta. Obbedl a
malincuore, e aspettavasi meritati l'impt·overi. Leo io-
vece voleva dare .un' amara· lezione al giovine, ond' è
che Btabill di fare una ripetizione ai tmoi scolari cui
si unirono e quelli che cantavano, e coi loro strumenti
i suonatori. Essendo tutto disposto, il Maest•·o ordina
• al gio•ine ehe prenda la carta e di,.igga la musicu .
Immagini chi può qual fosse .il timore e la sogge:r.io-
ne. di Piccini, ma presto la incerlezzl\ delle,prime bat·
tute spuisoe, mentre egli penetr=tto dalle stesse sue ar-
monie dimentica Maestro, cd esecut01·i, e tale energ\a,
esattezza, ed ingegno manifesta che restano ~ammirati
considerandolo meglio un abile compositol'e che un gio-
vine scolaro. Compiuta l' esecuzione- fu un battere di
·palme a palme, un evviva pt'Oluogato, un elogio entu-
siastico, il solo maestro taceva. Ma dopo cbe . il silen-
oo si fece in Cf'lell' assemblea, Le& diresse al Pioeini
un discorso che mostt·ava non selo la sua 6Pmma aBili-
tà nell' iosegm1'e ·la musica, ma meglio il vero modo
d'incoraggiare, e persuadere ·gli -allievi della ven'tà. Se
i· dotti almeno lodaSS6ro i giovani nell' oper-e loro, co-
me fece il Leo al Piccini, non si vedrebbero taoti gio-
vani perduti dopo brevi trionfi di qualche primitivo
lavoro!

o ,9;trzed by Goog le
CAI'IfOL& SICOl'fDO !85'
Il maestro · dunque p dice c B perchè i dooi ehe ·
in tanta ooopia vi ha elargito natura , vi espoaete a·
pellllerli, o alme-no ad alterame la -bellerzza non pe11-·
feziooaadoli oolle oognmooi neeessarie in tutte le arti-
ma specialmente nella mOBica ; senza le qaali ardiste
òbaocto.rvi ad una pericolosa facilità ? _» Piccini gli
chiese perdono, e la causa l' aUribu\ al sostituto mae-
s&ro. ~ allora lo abln-aooiò, lo .perdonò, e gli ptOO:.
mise che quind. innanzi ~li sarebbe stato il solo mae-
stro, ed il vero amico.
A Leo che sparl troppo .presl.o dalla seeoa del
mondo suceesse nel magistero di Piecini Durante che
ebbe sempre grande stima e boot-à per· lui di modo
che davagli il titolo di &po che non cooceden a niun
altro. Il DOB&t'O giovane non si abusan ·di tanta defe-
reoaa, anzi ne profittava per correre più veloce la ·ear- •
riera 'lunga e diftlcile delle teorie. · .
Giunse finolcnente il giomo di mostrat-e al monda
ciò che avea saputo accoppiare orte e natura in un
solo soggetto. F..sordl in Napoli eon un opera buffa in-
&itoJatn le, Donne dispetlolle. Qui eominciat'Ono i suoi
&rion8 , ed insieme le sue interminabili travenie. Do.
lungn pezza Lo~ era coi suoi non comuni te.
lenti il padrone di tali produzioni, e ~rava che non
potesse sorgel'e altro genio che non supervlo, ma po-.
tesse almeno uguagliarlo; ma il Piccini dimostrò col
fi:aUo . 818ere un falso supposto, e due altre opere··eioè
la Gdoria, ed il Curi03o del proprio dantW, che c:hata-
1'1000 in vita sempre splendissima per quattro anni- con-
tirmi su quei teatri,fissarooo immancbevolmeo&e la snà
superiorità sull'emulo antecesso•·e.
La fama dei auoi trionfi giunse anche in Roma
dove si bt-amò sempre possedere le primizie dei JDi..
11iori compositori di musica. Quindi non si tardò nel-

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186 INCl Q8.UI'l
l' ilwitarlo a 1"808t'fis4 e •na ...._.. ri Ili cmdu-
ae.. N• ayea peratWA) dato sagio sull' epera s.ia, e
sieetme raoo ~ che n paio feooado • fadle nella ...
aica allepa e di brio, si moe&ri opale nel tnuare oo-
se n~Maste e forti oesfi al'etti, coù aosioei si au.de-
va· l' esito della sua. prima opera in qoeato pwere che
aTea per ti~ c Alesaandro nelle Indie. » ·
Apparve .maraYigtioso, e i suoi oafii il suo s&ru-
....aale ai disse superiore a mille wxi mquello si e-
. ra udito ftn' allora. Tuuavolta il lavoro 0011lico .W p. ,
'ViDe compositore che dovea remere tuili eotnaias~i l

fa la ·...........&iasitoa ~na. Non sarebbe po-ihile


riferire oon pa10le adesua'te l' esito di qoest.' opera, ha-
Mi dite che caeini di oamp~«~~& nei comc.oi di Roflll,
l& mede~ e sii alberghi pi@liava. questo DOme; . per
la fMa «<i s. Pietro nei fooehi ani&eiali del&i com.-
Demente Gimndola si volle rappa·eseollta 1B Cecebina,
e pariPò li vuelo che l'imperadore della. Cioa lil ti-
a.se e&e~Uire ael 1110 palazzo a Peckino.
Tatte lo .spcu·tito era cnM&to coo una DMità eli
meledie, eon ona Yetità arliltica, e ooo squieiti can-
pmeo&i emispondeo&i alla nriazione «WWo spe&&acole,
ma 811ft ogn' altro il maravigiW. si ctnobbe nelle
t.li da L• porta~ lilla masgior perfezione sebbene
la ii&Y8Diiooe li debba a Lopoosoim• .Jom._Ui per
qu~nlucp prepto 4a moki , noo. volea oondursi ad
Wlime ia Ceodlina,. peuhè la llf.imua opera di qualche
pm.cipiante e nulla più. l una debolez1a. pu troppo
aoo rur. .p WMdini doUi , e quindi la fu anehe di
J.nmeli, che eioè i @io•ni .on poiSODC) fare delle cose
se non perfettissime ......,_ molto belle, quali elle ~
pi aani pol!S& svilapparei. 1111 vero genio. Ymalmente
f.nno tan&e le istanze ohe convenne ada-ire e andare
all'opera del Piceiai. Come opano di per se inlleDIIe

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CAPI10LO RCOtmO !87
dopo M'erti a~~istieo, cento iodividai aspett..vano.la ~
te.a del Maestro. JomiDelti awva ·anima s\ p..te obe
p riuscift impoNibile di ·negare la veriM. Ri1pe1e
tptiMi a tutti Nloro • ~ri, ~olui che asooltaOHIJO
è creatore aell' aaw sua , ed è aa. oomo di ~nio •
Ma l811H11811i, insieme a P~, e o ('..Jwppi ct.Ntte
esser vinto neH'opera aeria da qutmo siovaoe, e l' lJo.
limpi.We che 10risse Picmai 41opo la Ceeebioa oper6
qllfato gran fauo, ehe rimase comprovato jo appNBM
coo akre opere e serie, e buffe.· llicotalohb Piccini
non eolo era l'idolo dei Romalli, ma d' lt1lia illteala;
Lui chiamando ToriBO, e GentJvo, di l~ui volendo p-
stare le melodie Firenze, Milano, e Venezia.
A questo Iuoso però soao eostreuo di treeerivere
a parola uo'089el'ftzioue clepissima di euere da ·tatti
eonsiden&n, che un autore DOn italiano io roppoa.. al
Piccini ~· in una opera Mila musica d' Jgtia ; e
di&c;i sono costretto a hascrivoro, perebè non si oreft
da qualche betlet•olo lettore quà infilzata per fare aa
qoobriasi allusione. Ecco le parole dell'oltramonlaoo •
t Se mn si fosse sià e.vinti ehe il graad' 1IOIIIe il
• quale eo01acra al teoRo il fruUe 41el suo pnio è
• delle sue v~lie , pet' addolcire con amabili disft'.
1 zioni la vita ~i uomini, d' istruirli, e cOMpire t'o-
l pera della civilizza~iooe , b sovente la vittima delle
• paesro.i e delta cabala Yile e seandalosa, Piecioi ne
1 darebbe l'esempio infelice e strepitoso. » = Die
por TOlea~e ehe fOSBe limitato una simil bntUU1'6 olia
sola arte musica ! ·..
AnfOAsi er:1 soolaro di Piccini, ed a.ea delle doti
ooo comuni. Ma o fosse per sua insinuazione ed Gt1e,
6 '-e per quel fanatitmo ineompoet& che "•tto eea-
@tft e tutlo imprende, H certo è che molti ammita-
leti t'd amici dell' Anf085i ordtrono una &1'8Ma iltfemale

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188 Bt'OCA QUAilU
di fìscbiare e riprovare un opera del Pioeioi in modo'
che .si coatriogesee l' impresa a 808peodere, e ritirare
l'opera stesea. Ottennero infatti quanto si erano pro- l

posto.=» Il genio » prosegue l'autore di sopra ac- ,


ceanato • non esiste che negli uomini dotati di una .l
1 &e~~~ibilità profonda : questo trauo d' ingiustiBia op-
• prMSe l' animO di Piccini ehe non potè !"esistere al
• colpo. Luciò Roma per rik>roare in patria, e sofftl
1 oel giuogenri una lunp e dolorosa malattia • =
Napoli lo accolse come meritava, e compensò con
piausi ahhoodanti la ferita sofferta in Roma. Ecl ep
aerisse in contraeambio la bellissima .opera dei Viag-
giatori.
Non andò guari però che la Francia lo cbiaOM)
per contribuire alla riforma della musica nazionale, ebe
Gluek aveva di già incominciato. Non · si potrebbe e-
sprimere megl~o cosa fosse questa riforma che eoo le
parole del Dizionario Storico dei Mu3ici compilato in
Fnncia.
• Allorcbè vuoi farsi comprendere , cosl leggeei
in quell'opera » ai nostri nepoti qual fu la r"olU&io-
,. ne operata in. quest'epoca nella musica francese, con-
• viene dar loro l'idea di ciò che era il regime insen-
• sato che essa ha distrutto: conViene spiegare cosa
» fosse quella barbara salmodia ehiamata allora musi-
• ca francese e la macchina pesante e soporiftca chia-
• mata l'opera seria. Dopo ciò potraesi soltanto com-
• prendere la natura di questa rivoluzione, cbe era ooet '
• urgente ed importante a farsi » =
Ciò poeto la riforma consistette nel to@liere la
declamazione fredda ed enfatica, i coaoi nojosissimi che
sempre ugualmente aSIOrdavano le orecchie dei spet-
tatori e l' insieme d,. un Orchestl'8 fra~ , poco o
nulla intuoData, e spesso. incapace di eseguire le com-

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CAPITOLO - SECONDO 131
poailiooi. In quella vece semplice e vero fu n .aoto
adoUato , dolce, BOmmesso , e pieno di grazia quello
dei eot•i, e abili strwnentisti e io 8iusta propotoziooe f~
roDO I!OI&ituiti.
Di leggieri si apprende dall'esposto che fra Gluèk,
e Piccini intercedeva una notabile differenza. E questa
fu per somma sventura del nostro italiano la: seiotilla
cbe accese un i~cendio non solo io Parigi • e nella
Francia , ma in tuua Europa. Fra le prime è seuu
fallo la Francia che senta io tuua la forzn e qualche
voka coo insiustizia patente delle altre nazioni, l' ooor
nuiooaJe. Credette quindi questo oftè8o nelle riforme
dell' italiano, e lo combat&è ati oltranza. Ciò non o.
Nlnte Piccini sulle· parole del Marmootel musicò il
Dola114l, che riScosse &anti applausi all'autore da far
mordere le labbra per dispetto ai suoi nemici. Dopo
questa scrisse con paa•i eletto il Faone, e finalmente
l'lfigema in Tuvride. ·
L' invidia e la malevoglienza possono per poco
tempo sembrar vinte ed acquetarsi, ma invece adope-
rano il tempo· medesimo per ordire nuovi attacchi con-
tro il nemico. Così infatti ' avvenne pel Piccini, che
resiskodo con gagliardia e nobiltà, non si · commosse
alla sospensione dell'ultima opera ricordata, e · seppe
obbligare ad applaudirlo di n11ovo con le opere Atis,
e Didone, il Dormiente, e il faJ&o Lord, Diana, e L'En-
dimione. Gluek era partito per Vieona dove morì, ma
~iuose il Sacchini a Parigi, il quale divenne beo pre-
sto rivale del Piecioi. Questi però dimenticò sempre
le o8'ese ricevute, e udendo la mot·to di amendue dis-
se parole di· duolo, e di elogio ; il partito contl'81io
intanto meditan nuovi tmvagli per Lui che adattava
al gusto modea·no il Faone, Cliternnestra, e Ad~le di
Poothieu. Non fu possibile metterne neppure una in

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t.t.G IPOU QUART A
soena. QeH' anima grande· si intese punto nel più mo
del cuore ·e lasciò Parigi per &omarseoe in patria.
Il re di Napoli e tutta la città lo onorarono in mille
modi, quindi si esegu\ dopo t 6 anni Aleaaandro rttl-
l' lnilie con aggiunta di nuove arie e duetti , e com-
pose la Semi onorata, e l'Ort~torio di Gionata. Ognu-
no direbbe è fluita la tempesta, goditi la calma in UDa
onorata vecchiezza , amato dal re, dal popolo bene-
.4eUo. Eppure s' iopnoerebbe a partito clri la peosas-
ee di questa guisa. Coo imprudenza ineoneepibiJe io
tant'uomo si lasciò sfuggire qualche di8001'80 tulla re-
pubblica francese , e tanto bastò per cootita~i aY..
vea'Sari più formidabili dei primi, il governo. Non frap-
pose indugio, e abbandonata Napoli fece a1toroo a Pa-
rigi. Con dispiacere devo narrare che quel popolo ebe
pur vanta ' tutta gola civiltà ed educazione, bistrattò
il povero Piccini e la famiglia, e il riformatore della
Musica fran~ese trovò a Parigi una inqualificabile op--
posizione n. .i Ammioistntot-i dell' opera , che nep-
roogli finanche una onorevole pensione che si era me-
ritata con tanti sudori, e tanti stenti, ~\ che stentava
un pane per se e per la famiglia. La sua estrema
sensibilità 1-ieevette l' ultimo colpo , una paralisi lo
perdette , e sebbene per poco tempo si riavesse , noi
quale il capo del govemo ca·eò un impiego apposita-
mente per Lui in attestazione di gratitudine con cbe
poteva sollevarsi dall' indigenza, tuttavolta dopo alcuni
mesi si rinnovò l' accesso di paralisi ' e ~odotto a
Passy pagò il tributo a natura con la morte. Egli com-
pose t 33 opere italiane , un gran numero francese,
t.ezzi staccati , oratorj ; cantate , e musica da Chiesa.

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CAPITOLO SiCGKDO U f
Sul suo Sèpolcro si legono queste parole.
QUI RIPOSA ·
NICCOLA PICCINI
MU$TRO DI CAI'PULA ftAPOLITAftO
CILiBIB IN . ITALIA, 1ft FRANCIA t IN IUilOPA
CA.IO ALLI BILLE ARTI l ALL'AMICIZIA
1UCQUB A BUI ftBL llBGKO DI NAPOLI
l
MORi A PAIIGI

Temo fot·tè che i miei lettori mi diano non lieve


rimp-overo per esse1mi tt'attenuto forse di troppo su
~tQ stupend~ compositore. Ma mi pet•doneranno ri-
pi-dando l' interesse chè ispira una vita cosi agitata
e mal corrispondente ai gmndi suoi meriti; tanto più
che mi è sembrato un religioso dovere che la storia
imm()rtali un uo•oo che lo spirito di partito voleva vi-
vente opprimere ed annientare .. ·
Intanto la scuola fa·ancese non mancò di altri
buooi compositori che accennerò con brevità.
Pietro Mon.~igni , e Andrea Modesto Gretry sono
due altri scrittoi·i che sebbene non siano nazionali, per-
cbè ambedue t•·assero l' origine dai Paesi Bassi , tut,.
tayolta sono lusta·o e gloria della scuola francese. D
primo sentendo una musica di Pergolese, s'intese eosl
~l'asportato d'avvedersi che non era fatto .pea· sepire
la çarl'iera d' impiegato nelle finanze, com' era allora,
ma di consacrarsi interameate alla musica L'italiano
Giannotti che allora trovavasi a Parigi l'istruì e dice-
si che dopo cinque mesi il maestro allo ·scolaro ac-
certasse che non· avea più bisogno dell' opel'8 sua.
Per me ritengo che fossero cinque aDDi,_mentre quaJ.
sivoslia genio più eminente in cinque mesi appena .lè
16-

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2-'! .POCA QVAUA
principali cose pott'à apprendere: e molto. menò presto
fede che dopo i cinque mesi presentasse a· Giaoootti
un opera composta segretamente, che subito rappreseo-
"ta cominciò la bt·illante cartiera del Monsigoì. Il
certo è che Sedaine ottimo poeta francese si un\ con
le sue eccellenti composizioni per acquistarsi insieme
una meritata celebrità, essendo, lo dico senza timore di-
essere smentito, i capi d'opera del teatro lirico francese.
In Gret•'Y tutto è singolare. A diciotto anni era pà
un gt'8D Maestt·o, si condusse in Italia per perfezionarsi,
e fu scola•·o io Roma del : nostro bt"aVO Casali, .che
lo produsse con un intermedio intitolato i Vendemia-
tori che 'riportò plausi straot-dioari. Ritornato in Frali-
. eia conobbe a Feroey . il filosofo e poeta Voltait-e, po-
ae io scena a Ginevra l' opera Isabella e Geltrude ,
· quindi a Parigi trenta opere comiche , e dieci serie
che tutte mostrarono la sua ,·alentia, e il pubblico ac-
colse con acclamazioni e plausi molti. l francesi lo
chiamano il Moliet·e della musica, ma non si può ooo
riconosçet•vi una vivezza comica tl·oppo esaget-ata.
Scrisse ancora delle opet·e .didattich", e colmo di onori '
'*sò di vh·et·e a Parigi il !.t. Settembre 1818.
Sono pm·e da rammentarsi un Andrea Campra
oornpositot•e allievo di Poitevio che scrisse molte ope-
re, la più ceJebl'ata delle quali è l' Europa galante, e
eon pur belle le sue cantate e i suoi mottetti. Le Sueur
di Rouen t~i distinse per molta e soda musica ecclesia- ,
Mica nel secolo dieciottesimo. Fu eziaodio un eccellen-
te maestro di Chiesa l' abbate D' Handiìnont scolaro
di Rameau; ed il Celebre Giuseppe Gossec, di cui aiJoo
cora si celebra un famoso Te Det~m, è ammirnbile per-
cbè lasciò molte opere setie e comiche, strumentali e
pel culto di Diò senz • altro ma. estro che la oatul'a è
ae medesimo, ··è tuttavia dì una bellezza e originalità '

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çAPITOLO SECONDO 2 4Ì
che rapisce. Ai tempi dél ga·an re 6oa·iva Ricca~·do de
Lalande. Cassanea di Mondonville ebbe un bel genio!
Francesco Giroust premiato al concerto di Pal'igi pei·
la sua musica detta Regina Coeli, e per l' Orato•·io il
paao del mar Ros.,o che gli costituì una bella fama. Si
racconta di Lui che vedendo un sublime quadro della
risutTezione' esclamò « voalio metterlo in m,tsica . ))
e cosi fece stupendamente. .
Nel regno- ancora di Luigi XIV. apparvero rino-
matissimi compositori, Francesco de Sueur che fra mol-
te produzioni eccellenti fu dichiarata essea·e la prima i
Bardi, m però assai più grande nei Javoa·i da Chiesa:
Niccolò Clernmbault che divenne direttore d~i concerti
del gran re; Nicola Bernier Maestro della Santa Cap-
pella in prima, e poi della cappella reale a Parigi. Uri
suo miserere ·è stato giudicato magnifico. Andrea De-
' stouches sopraintendente della musica reale fu il solo
che me1-itò di rimpiazzare Lulli; e finalmente l>alayrac,
Berton, Gavause, tesueur, Boildieu, ed alcuni alt•·i me-
ritano una speciale memoria. Ma dicasi pe•· amoa·e del
vero i più celebri della scuola fa·ancese non sono na-
zionali, appartennero o all' Italia o alla Germania, seb-
bene non furono •·a•·issimi i dotti compositori fl'ancesi.
Due alta·e parti della musica , ci~ la istrumen-
! tale, e la lettet':.ll'ia disgt·aziatamentc sono state quasi
interamente neglette da quel popolo. Non t1·ovo regi-
strato neppure uno di loa·o chè potes..~ godere della
celebrità toccando il sublime nello sctivere pe•· soli
stnunenti. Molto eccellenti alcuni si conobbel'o nel suo-
n:rre il violino; Giovanni Maria Leclair introdusse pel
primo in Francia l' uso della corda doppia: Giovanni .
Pietro Guignon amrnit'abile pea• la mossa dell' arco ,.
che diede lezioni al Delfino, ed alla Principessa Adelaide:
e Gabriele Guillemain sorprende per l' agilità della ma-
no eseguendo le più asti·use difficoltà.

o, 9,t,zed by Goog le•


!44 EPOCA QUUTA
A questi si a~giungono Gaviniez Piett·o cbe a tr~
t:lj~i anni era pet·fetto suonatore, dando un anno dopo
• ~ pubblico spel·imento dove fece gtlStilre la purità e
l' ~~pressione di quell' istt•umento, onde in app•·esso si
çQDQbbe essere sua assoluta pl'oprietà. Disgraziato ,
daU~ sua disgt·azia seppe b·at·re pa·ofitto sct•ivendo un
•·oinanzo che suonato da Lui muoveva le lacrime an-
che ai più duri di cuore. Leduc ·Simooe suo alli1vo
ile apprese tutta la d~Hcatezza, e la passione; Bertlhe&ume
fu grande nell' insegnare, e Grasset pt•imo violino del-
l' opera buft'a era: stato da lui istt·uito. Finalmente Pi&-
.11'(, Lahoussaye fu ammirato dalla Francia, dall' Inghil-
terra, e dall' Italia. Quivi conobbe TaTtini e ne rice-
v~Ue da lui buone lezioni; Gaviniez, Pagin, Pugnani ·e
e Giardini · lo encomiarono assai, e l'agio lo volle alla
sua scuol:l. ·
· Ma non posso . passare sotto silenzio il maestro di
Lahouisaye il Signo•· Pagin che appositamente si con-
dusse in Italia per sentire Tarlini, mentre esso stesso
~odeva la più splendida riputaziooe ; nè posso tacer-
m~ lli Pietro Baillot ammaestrato da Polani celebre
violinista romano. Era così destro, franco, anzi ardito ·
che ne rimase sorpreso più d' uno dei professori più
espea·ti. Fece- la prima figura nel Conservatorio di Pa-
ri~i, via~giò niolto nel Nord, e _ c.Ia per tutto riscuote-
VIi verace ammirazione. Baillot sarà ricordato luop-
mente in Francia per gli egregi allievi che fece. .
Alla Francia si devono tt·e strumenti due dei
quali sono molto impottanti. Un Canonico per nome
t:dmondo Guillaume di Auxerre inventò il serpentone,
il quale consiste jn un cornetto che si ripiega in ~
so affinchè non sia di grave incommodo con la estre-
ma sua lnnghezza epperò dicesi stwpeote. Ha sette bu-
chi, ed una chia\'e di do diesis, e poscia il Neidbart

Dlgltized by Goog Ie
CAPITGLO SICONDO 2.4!S
di ·Sassooio vi aggiunse nn' alt.toa chiave sotto il terzn
bueo. l.' epoca dell'invenzione è il t :S9~.
Il seoondo strumento è il corno così detto da cac-
cia. 1\ion vi è un monumento che pmtsa prova;,e- e11~
sere stato inventato in Fraooio, ma non vi è ueppuré
per dimostrare ·il contrario, quindi stando allà opfaio-
oe più comune si crede che fosse invenzione parigini
del t 680, ma sembra che nell' opera, almeno in Ger-
meaia, abbia avuto luogo soJgnto dal t 730. Fo nota•·e
ai JDiei leUori che sii s&111menti ora e in appresso mt
dispenso dal descrivet·li , mentre per . la storia ~ eo...
sa inu&ilc, e cbi desiderasse cofi6$Cerli in tuMe ~ lo--
ro parti può ricol'reaoe a molti DizHmaFi di rtu.JSita· éhe
vi sono. ·
Fì-aocese da 'IJltimo è pure 1' invenzione 44 fio-
loocello, di quel caro istromento che còl suo 800110
doleisaime ti. m provare le più soavi emozioni. Nel
prioeipio del aeeolo.dieciottesime lo in'feiltt& il P. Tar-so
dieu di Tarascoo secondo dice il Labotde, éd aveva
eioqoe corde che poi forooo ridotte a .quattto. Lloém-
he però 808tiene ehe lo ha mventato l' italiaBO Bbnvi-
cini maestro di cappella del re di Pot1o8atlo, e .mes-
so in voga da Struok, e L;1bbè artisti valentiMimi.
Qualunque siasi la verità, egli ~. indubitato elle 8' in-
coo&ra gr:.ode difficoltà a soonarlo bene. « Il vlolcm-
cello ha un carattere grave e sensibile, il suo cant•
eleva la mente, le sue armnn\e sono moltiplioi , lutto
è rnaraviglioso in esso. A questo luogo mi .piace ti-
portal'e a paroJa un brano dell' articolo del Dizionario
del Sig. Predat•i sotto il titolo- Violoncello, perchè io
b1•eve mi ~isfa pienamente.
Dopo che egli hn detto che non può ugu~liorsi col
violino » Il violino, prosegue, nell' im()6tuosa sua ~'
,. nella sua audace alterezza sembra che risvegli ~

o, 9 ,tized by GoogJ.~
1,6 EPOCA QUAITA
•· it·riti. le pa11Sioni; ·il violoncello co· suoi slaoci pteoa
• di sensibilità, con la sua indole doloe e tranquilla,
,_ ceme quella de' cuori virtuosi fa passare nell'anima
• 4elle impressioni che la inabano verso un moodo
• ictt.le ed a quelle regioni nelle quali sembra che la
» felicità consista sepatomenl.e nella ~ma dei sen-
>' . si. { f{Uanta poesia ! ! ) Sebbene fin dal priKipio del-
» lo scorso seeolo sia stato inventato il· violo.neello, sol-
» tanto nella sooo.nda metà di esso vi ebber'O artisti cbe
» da. esso trassero celebrità; tra gli nltri Boccherini,
» Bertt·and, Duport il giovine. Il primo ad introdurlo
•. nell' orcbesn d'opera sel'ia fu il 6oreotino Battisti-
» ni, eompatriotta del famoso Lulli ; ed il primo ad
» acquistare fama nella esecuzione degli a solo f11 il
>l l'f)maJIO Franceschello, che fu il più valeute violon-
• cellista del secolo soorso. Olt•·e gli acceooati artisti
» fraocesi vi sì distinset·o .aoehe Jouson , Leva81!18Ur ,
» Breval ec. i ~escbi Romberg, Bornewe Dotzauer,
1t gl'inglesi Crossdille, Lindley, ec. Del resto è incon·
» trutabil e ebe all' invenzione del violoncello e del
» contt'8bosso van debitrici le orchestl'e modeme dei
»: loro grandi eft'eUi, e della loro poterrta, cui eon&ar
» noo potevaQO a g•·ao pezzo le orchestre delle e&à
» .precedenti. >>
.:.- Una pat•ola sui suonat01•i di pianoforte. Adam è
UB · artista straordinario sia pe1· l' esecuzione, sia per
lo serivet·e, e le sue opere set·vono di molto studio. l
due Rigel, i tre ladin, la Signora Mongeroult, Pradher di
lei scolaro, Couper·in che fu chiamato il grande men--
tre viveva, et-a 80mmo pel suono dell' organo come
poi 16 fu Giovanni Luigi Marchand , il quale per iD·
segwu·e r Ol'gano ritraeva per lunghi anni più che
venti luigi al gi01·no, ma che sciopel'8tamente seialae-
quandoli mor·ì nella miseria. La sua vita è così pie--

••• Dlgltized by Goog le


CAPiteLO HCOI'CDO 2 47
na · di· avventua•e, e di sta'8ordinna·ii rotti che · mE~glio
la ehiamerebbesi un profuso romanzo.
E perchè nulla manchi a ·eompiea·e il qwadro
della musica neUa nazione ft'8nce8e dirò che ebbero di
quando a quando degli aa·tisti di èanto che piacque--
ro e fua•ono applauditi. Bisogna · pea·ò convenire , e la
ragione. la. darò in altro luogo, che la lingua natio-
naie si op,pone in qualche modo a formare un pea·-
fetto caotante.
L· altra pat·te della musica , cioè la letterarie.
pur troppo fu misera assai. Giovanni de Murs che
si dice l'inventore della musica misurata·, ammettendo
aocbe non sia fiammingo come vogliòno molti, scrisse
delle opere importanti nel secolo XIV. Dal decimo-
seuimo io poi diedero alla luce varj 1rott.eti, Mar-
seooe, Burette , Bulenge , Ducange, Saveur , Bonnet
Broesard, Marmon&el, 1\ameau, D' Alembert,. Laùpede,
Pileur, Cbol·oo , Castil Blasè ed altri. Giao Gia-
como ROWI6eau merita speciale menzione e ooo esso
finisco della mu~ica fraooese; Parlo di Rosseau per ciò
ehe riguarda Musica. Nacque nel 171! a Ginevra :
scrisse contro gli spettaeoli, · compose un meloch'8mma
il Pigmalione, ed amò la musica con vero trosport.l. Tro-
vatosi nella questione dei seguaçi di Gluck , e di
Piccini, ei se la tenne pel Piccini perch~ avea ·~u­
sto, e voleva la giustizia , . ciòè a modo suo. Moltè
altre opere diede alla luce. ma di pochissima ·utiiMà.
Gian Giacomo volle daa·e ·un Dizionario di muaica -do-
ve trovansi. articoli buonissimi, che sono appunto qtrel-
li nei quali non era mestie1·i abbondanza e profondità
di cognizioni perchà prop•·iamente non ne avea. In
queMo dizionario si dice che vi siano articoli viziosi
per 888dre la parte didattica ignorata , e per . l' OICU•
rifà delle avviluppate sue espressioni: dessa tt-atta stra-

o, 9,tizedbyGoogle .
i48 EPOCA QUAITl\
nameo&e talte le quislion~ , e in modo da cooviacere
che egli stesso . iporava ciò che preiellde spiepwvL
L• opera è · altresì -imperfetta perebè maoca di quasi
la metà delle vooi mUiieali che ogni ·dimonuio deve
con&eoere.
Questo è ciò cht! preseata fino al dì d'agi la
storia musieale di Francia, elle in paragone di altre
118IÌODÌ non è poco , ma in . faccia alla J~lia e alla
Germania trovasi assai inferiore, .e sarebbe pure desi-
derabile che cedendo alquanto dell' oapglio nazionale
llludiassero i francesi i capi d'opera antichi e moder-
ni delle a1&re nominate affaticandosi a ~t&a poaa se
BOD di superarle , almeno di avvicinani ad eaae ·.per
quanto è possibile.
La musica è compagna fedele dell' uomo , pe86-
u la sua anima d' impr818ioni profonde, dolci e .va-
riate. La mUiica abbellisce la vita wna•, e aiooome
al dovilioao .e poteate della terra accresce i piMeri
e le delizie; eosl solleva della oppret18ione, e fa scende-
re UD poco di baJsamo consolatore nell' animo -dei s.--
turati. Tuuavelta con una contradizione della quale sa-
l'ebbe. inutile rieerearne le cause vuoi intrinseebe vuoi
estrinseehe si rinftD@OBO nazioni per altro •civili e pr«r
tperose presso le ~ali questa scienza diviDA uoo JtO-
tè ~i ottenere un posto distinto. L' Inghilterra è una
di codeste na~i , dove Ja musica ha fìsut'8to assai
poco, non 1la mai possedute, e forse durerà gran fati-
a. a possedet·e giammai tma musica nazionale, e tutta sua
propria. Riferirò quanto ne viene nat•rato dagli autori.
- Ognuno sa che ai tempi del Pontetìce S. Gtoego-
rio un moonco fu spedito in Inghilterra dal Papa che
è riconosciuto per l' apostolo di queiJe contrade. · ti
ROme_ di lui era Agostino, ed egli insieme ruJ altri
4JU&l'3Dta missionari vi si condusse e dopo avere evan-

Dlgltized by Goog le
CAPITeLO QUJBTO !49
plimlto. quei popoli' iolrodussero la musica ccelesiastica,
e il, camo aDora dal S. Papa rilltabilit.o. In Ioshil-
terra dunque nel ~ 9 7 si cantò per la pri111a YOl&a il
caldo ~no , ed ~co il f»Ule. Sull' isola llauet
il re Btelberto riceveva i missionat-i , i quali proees-
sioilakneme camminavano cantando le litanie. Ricevuti·
dal monarca farono introdoui neJia città di Cantol'bery,
e quivi ripeterono quel canto facendovi l' addiziooe.. di
uo A.lleluja ehe fece restare incantato l' immense po-
polo ehe vi. assisteva. •
hl&aoto pessaudo gli anni il puro eu&o ~
riano venne «!!ntral'atto , e prese un aspetto iodepo
dei hqgo Santo. Fu perciò cbe Agatone Papa , nel
secolo aettimo, come dissi altl"'ve, spedl Gi6vaooi .)lae.
siJ'O, ossia primo Cantol'e ·della C.-ppella POII&iftoia pel'
l'icbiamue a.l pristino stato il Camo p·e@O'ieo , ed
is&roire il olero nello stesso •.nè dipoi potellero da
J.o medesimi col&ivm·lo, ed insepa~ ad albi. Nello
s&esso seeolo il Vescovo fii ient claia,..to .Area, seb- ·.
beDe do&til&imo nel canto , tutt.avoka fece apposi~
mente il :riaggio -di Roma , · dove Yolle perfezioDal'8i.
TlH'Dato alla 8Wl Dioeesi non ebbe di~ di met-
tersi ad ammaelrtmre .quelli cJie voienmo t }>t-endere
il canto, e gli elètti risultat'ODO seef!Qdn i dwisamenti
dell'111*ivistimo vescovo. Nè fu solo io tale intendi•
mento, altresì Benedetto vescovo di Y'Orell eioqile voi-
"' andò io Roma dove apprese a perfezione il ritò 1"6-
maue, e la musica che vi si ~iva. 1•omato nel-
la [);ooesi, in cui avea fondato, il celel:n monastero
di '\\'eremouth diede opea·a a stabilire senEa incontl"a-
• la minima diftìcoltà le rituali osservanze romane, e
fatti Ytmire da Rtma nel 678 altri cantori volle che
il IUO convento fosse lu ~uola che servisse a tutta la
Inghilterra settentrionale per apprendere esattamente
il .canto gregoriano.

o, 9,t,zed by Goog le
iti0 EPOCA SICUI'ID!
Venne pero un tempo in che la musiea dovea
eeserè in il'Bn prep, preMO gl'Inglesi. Fu questo sen-
za fallo il secolo nono quando la corona della nazione
fresiava il capo di' uno dei più grandi re , vò dire ,
Alfredo, copominato per le sue eminenti qualità il grao-
·cle. E@li egregio legislatore, forte guerriero, e sap-
cmsimo politico' possedeva eziaodio vasta dottrina ' e
profondo sapea·e.
Avea per conseguente mollissima scienza musi-
• eale e ne fu caltore ed amante appassionato. E se
per le moltiplici facoltà dello seibile avea fondalo la
famosissima Università di Oxford, cos\ per la musica
preparò quivi souola per apprendere, e prem! per coo-
seguirsi. L'esempio dei grandi è sprone. elle moltitu-
dini; qutndi a quei gioa·ni non era oè buona ·educazie-
ne, oè buon edueatore che non avesse a cuore l'i-
struzione musicale. Che anzi come di sovente avviene,
si trapassano i limiti del giusto mezzo, e si giunge
alla esagerazione ed al fanatismo. - Tutto ~i~ ero
improntato di musit~a, e sl spinse a considerare come
parte 888eoziale della educazione quest'arte.
A malgrado ciò dal nono al decimoquinto secolo
per nulla si fecero progressi -, nè si ta•ova vestigio di
uomini che risplendessero nella musica. Si diBSe da
molti copiandosi l' uno l' altro che l' inglese S. Duo-
stano Arcivescovo di Cantorbe1·y fosse l' iventore del
Contrapunto ; che ctuindi altri confusero con Dun-
stable, sebbene .il primo fiorisse nel secolo decimo ,
il secondo nel decimo quinto. È falso pea·ò che sia
stato l' inventore Dunstable, come è falso che lo fos--
se l' Al'civescov.o. Questi invece ebbe molto zelo per
lo incremento della musica chie~Jastica, e fu uo esre-
·tcio :suonatoa·e di At·pa.

Dlgltized by Goog le
CAPITOLO ~ECONQO Ul
Eppm·e l' ID@hilten-a non ostante i pochi progres-
si mtJSicali tenne in gaoan conto quei sommi che ri--
splel)devano a prefea•enr.a degli altri. Nella citata uni-
versi&à:di Odord si concedeva· la dignità dot&orale io mu-·
sica, la qual cosa mai avvenne nè in Fraocia, oè io
Germaoia ebe pure erano così amanli deUe scienza.
Avee di già il Dottor " 'illiam Hycbio is&ituita ·una
Cattedra pea· lo i~ameoto. Ma : per. gli inglelli non
valse nè cauedra, nè laurea douorafe , a tos}iere loro'
quel gelo che li rendeva quasi direi insensibili a tuUe •
le pià care emozioni che desta la musica.
L'alta aristocrazia peraltro ai tempi .di Giacomo l. e
di Carlo l. godeva di aleune preduziooi musicali, elle-
non erano. altt'O che intermezzi, in loro .:lingua moak.t,
dettati per la maggior parte · da Ben lonson, e posti io
musica da Harry Lawes. Non rade volte si esepiva-
no alla Corte, ~ sempre le rappresentazioni erano de-
corate eon gp smRi4) di addobbi , con una profusa
ricchezza. Che anzi noo disdegnavano la atessa nobil-
tà, e la corte di preodea·vi parte quali attol'i. Più cbe
una volta la sposa di Carlo l. Regina Ena·ichetta vi
soet.enne la parte di prima attrice.
l.e vicissitudini politiche, e militari di quel regno,
che sono beo tristi a ricoa·darsi , fecero del tutto de-
perire la musica. Ma dopo che godea'Ono di nuovo del-
la pace, e il trono, e l'altare, riprese r antico ~uo ful-
gore la musica saca·a non meno che la pt•ofa-
na. Non si figurino però i miei lettori che riusci88ero
81' Inglesi a composizioni melodiose ed omogenee. Basti
loro il sapere che il conceno reale ai tempi di Am..
@O VIII nel t !i30 si componeva di Pift'eri, e di Tim-.
pani, e quando pranzava Ja sventuratamente famosa . sua
fìilia Elisabetta, suonava un' orchestra composta di t i
Trombe, ~ Timpani, Piffetoi, Corni, Tamburri.

D1g1tized by 00g l e
jtJj lrOCA QV AlT A
. . Per un avvenimento fortuito codeste orchestre
ve~~~~ero roodiftcate. Siedeva sul tt·ono d' Inghilterra ·1
Gtlrlo U. al quale· dilettò graademeote il suono d • ua l

violino. Questo fa sufficiente perchè i cortigiani sem-


pre pronti a soddisfare i gt.tMi dei regnanti loro pa-
droai imroducessero quell' istromeoto nei loro palazli, .
e olia coau medesima nelle occasioni di danze, e di
altri tlì,-ertimenti. Il percbè fu facile f01•mare l' orebe-
sara cm i violini1 che furono portati fino a ! 4, e coi
••• •
Il secolo decimottavo doveva Hp&Pe un epoca .
@lonGN ne fasti musieali dell'lnghillerra, ma DOD per
opn di un ingleae, ma di un grand' uomo di Germa-
»ia. Già· nell'altro Capitolo acce110ai che at queu luo-
10 amri parlato di Giorgio Federieo Handel dle seb-
hene Date in Germania, circa la fine del deoimo set-
timo secolo, tuttavoltn per la lunga dimora in lnpiJ..
~' e per avervi introdotta l' epet'8 può ehiaDMlrsÌt
OD& !loria inglese. llaodel fu istruito fino al teno
la&tr·o di sua vita dal telebre Machan. A venti anni
diede alla lace la prima opera tedesca.« Almir• ,. quin-
di passò io Italia e pose in soena le opere italiane &drigo
a Firenze, Agrippina a Venezia, in Roma il Trionfo del
kmpo, a Napoli Acide e Galatea . Tt.Ate queste composizio-
Bi .erano dotate di tame eccellenti qualità che mea-ita-
mente venivano applaudite ed ammirate in Alema-
pa, e ia tutte le città d'Italia. Il suo recitativo av~
ua impronta oos\ nobile, ·e una declamazione eoeì na-
WIÙ -ohe da altri non pot~va aspettaa'Si; le arie el'a-
no formate da motivi così eleganti, da espressioni co-
sì veridiche che muoveva ~i affetti di tutti ~li .uffi...
tori • .L' io&era produzione poi era ammirabile pea· ls
delioatezu., brio, e funa de~i aecompagoamaou di
orchestra, che lo fecero dichiarare fra i primi com-

Dlgltized by Goog le
c.APITOLO SICOftDO iJ8
positorl del suo tempo tanto di Gea·maoia, quanto d'Italia.
Ad Annovea· intanto mori ~fano maestro di cap.
pella dell' El~ttore, ed Egli fu invitato a rimpiauanse
il posto. Vi acconsentì, e ne assunse r in1pesno. l..a
vita però monotona e stazionaria non poteva coa&ea•
tare un'uomo che avea gustato il piacere ineffabile
del plauso popolare. Il perchè al pt·imo invito che Ili
venne fatto di condursi io Inghilterra non · tardò ta
.i stante a corrispondea'Vi. Lo preveniva la fama io quei
regno, lo attendeva la gloria e la fortuna. La pt•ima
opera che si t'Bppr~ntò di Hnndel fu il Rinaldo, che
entusiasmò gl' Inglesi, i quali ~ costituirono una ri·
putazione da non cadere mai più. Molte altre opere
scrisse, che ebbero, il medesimo esito felicissimo, per
quantunque stimassero sempre a preferenza il Riuald&.
La fortuna gli arrise fino dai primi momenti della tua
dimora presso· quel popolo, poiehè innalzato al tr<me
re Giorgio assegnò all' Haodei 1ire sterline annue 400i
senza dire di quello -gli fnJttat'Ono le opere puhblicat.Q,
e le pnticolari sue fatiche. Un fatto molto im-,.-.
tante occorsegli, che lo innalzò sempre più.
Uno scrittore sommo dall' Italia dopo aver pet'-
COI'Se molte altre città e regni trionfando di tut\i · i
suoi competitori, siunse in Inghilterra spet•ando di ri-
portare una palma novella su Handel. Questa vola
s'ingannò Nicola forpora, che gl'Inglesi nel loro fa-
voritismo, che sogliono chiamare spirito pubblico, non
lasciarono di pt'Oteggere con egida impenetrabile l' an--
tico compositore. Porpora ebbe coraggio sraDde, mo-
strò pndi talenli, Faa·inelli che lo secoudava noa
bastò colla sua v.oce celeste, e le· sue relazioni a •·i-
m~vel'e dalla naturale ft·eddezza i figli della supe••ba
Albione, sebbene Je opere di Porpora meritassero alta-o

Dlgltized by Goog le. . .


254, EPOCA QUARTA
esito assai più fèlice. Fu forza che il grand'uomo ce-
deeee al fato lasciando quei luoghi e tutto' il trionfo
all' Handel.
Se alcuno mi domandasse, era vero merito del
tedeeco che eopravnnzasse quello del Porpon, o era par-
tito? Risponderei oon essere al caso di poterne giudi-
care. Ma senza menomare di un punto la .vera glmia
di Handel, direi che stando al carattere fermo ostina-
to dell' Inglese , stando all' univer·sa)e suffragio di Eu-
ropa in favore di Porpora, stando alle pt-emure ed nl-
1' attività di Farinelli che non poteva illude1'Si sul ve-
ro me•·ito, sat·ebbe più d:t assegnarsi al pa•·tito che a
qualsivoglia altra cagione.
Handel dunque seguì a raccogliere palme per. lun-
p pezza, e se sventura lo colse nella perdita della vista,
esJ.i non per questo rimase inope1·oso, m.a coltivò sem-
pre, e sempre dettò nuove composizioni , e dopo otto
anni di cecità, cioè nel t 759 morì avendo pochi
giorni prima dit·etto un suo Oratorio. l.a nazione in-
glese gli eresse un monumento nell'abbazia di West-
miioster presso il sepolcro de' suoi re, gli dec•·ctò una .
festa annuale nef d\ della sua morte , e ·cento anni
dopo del dl della sua nascita fece un'altra f~ta mu-
sicale in quell' Abbazia, in cui Mille e scttantasetlc
furono gli esecutOri divisi in lH 4 cantori, 563 suonatori.
Vi assistette tutta la Corte; e quattro mila uditori, ri~
cavando lire sterline Dodici mila ottocento cinquanta
( n. s:so) . .
Handel et'8 alLo di statura,· l' espressione del suo
volto ardente e signifìcantissima, e le sue opere sono
45 composizioni dt-ammatiche, ~6 oratorii, 8 volumi
di mottetti, quattt'O di cantate, musica da t:hiesa, }>et'
organo , per cembalo , le fughe che sono conside•-at~
classiche, e altre suotinte per diversi stt·omenti.

o; 9 ,tized byGoogle
CAPITOLO SECONDO !5.5
Volere registrare i nomi di tuni quelti che scais-
sero in Inghiterra sarebbe cr·ed' io cosa inutile, citerò
alcuni fa-a i non molti che si distinsero. .
Nel secolo decimosesto Tommaso Tallis apparten-
ne alla cappella del re Araigo VOl. di 1-:doat-do -VI.
della Regina Maaia , e di Elisabetta , acquistò molta
fama e mori nel USa.
Rotando, o Oa·lando Gibbons nella sua patria eb-
be molta rinomanza. A venti anni era o~anista dell•
Cappella reale. Fu fatto Dottore in musica ad Oxford
nel t63!, e tre anni dopo cessò di vivea•e a Can&orbery.
Nell' abbazia di Westminster vi è il sepolcro di
Alberto Br.yne che morì nel t 67 O lasciando un nome
in gran tiputazione per le sue composizoni da Chiesa.
Abbandonandosi alla disperazione Enrico Carey
per l'estrema miseria in cui si trovava, si suicidò nel
t 7 .u.. Era egregio poeta e compositore, vero autore del
Canto nazionale -inglese « God save the King ?
Un altro famoso canto nazionale banno gl'inglesi,
Rule Britannia, rule the Wares il cui autoa·e fu Tom-
maso Apstino A•·ne morto nel t 778. Scrisse molte
opere , e varie ne scrisse il figlio Michele , come la
SoreDa sotto il nome di M. Cibber fu rinomata can-
&anae. .
Giovanni Hawkins nacque a Londra nel t 7 t 9 e
morl a Spa nel t 789 fu uomo .dotto, che diede alla
luce una &oria generale della ICienza · e della pralica
della mtUica vi faticò t 6 anni, ed è preziosa per le
svariate notizie che dà sebbene dicano che manchi di
. ordine, e di criterio giusto e regolato.
Ha in questo secolo dato l'Inghilterra un famoso
cantante in Giovanni Brabam isa"aelita, compose qual-
che aria di molto effetto, una delle quali piacque tan-
to che il popolo l' apprese, e la cantava quasi sempre
e ha per titolo Death of Ne,on. Mor\ nel t 83 t •

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1!5~ IPOeA QUAifA
Non vi è stot'ico della musica , a01i DOli istruito
musico che non oooosca almeno per- nome Carlo Dot-
tor Buroey Egli è il aran letterato musicale inglese.
Nacque a Threwsbury oel t 7i6,_ e C888Ò di vivere nel
18 t 4. Burney è un· uomo veramente dotto, le sue co-
pioni 8000 tanto vaste che appena si potrebbe çre--
dere, la profondità sicurezza e giustezza dei suoi cri-
. terii e giudizi sono ammir3bili, io somma nulla lascia
a desiderare. In i~leee compose la Sloriu geRMGle
della Mwica dal principio fino al compimento del •
eolo · paaeato, Eili vi spe&e molti 8DDi , vi fece molti
viaggi , si trovò io relazioni conformi in Franeia , io
Get·mania, in Italia. Chiuoque vuoi studiare. gli avve-
nimeo'i non Yi è libro più util~ di questo per i fattj
a ribocoo che vi sono, e per le discussioni importanti
che vi si trattano. Sono quaUro volumi, edizione di
Londra. Vero è che un'opera cosi doua non sarebbe
per tutti, ma pure io penso che una traduzione anche
oai sarebbe vanta1iosissima , mentre sebbene sia io
~aWese, non vi è opera di musica che veda la swopa
e non sia appoggiata a questa eccellente Storia.
Compirò questo Capitolo con far voti che Frao.-
cia, ed Inghilterra, smettendo per poco l' oraoglio na.·
monale , si pongano nell' arduo e difficile cammjoo di
raniUJIIere l' alteua dei tempi col procurare la ven ·
do&&rina musicale , pel' ottenere aJmeoo uauap.-
COD Italia, e Germania.

Dlgltized by Goog le
l!i7

CAPITOLO TERZO
DILLO STATO DILLA •usu:A
!111.LI PIÙ COLTI !IAZIO!II DI IUIOPA

SCOZIA, llLA!IDA, O!IGBERU, l IUSSU

· Dopo la lettura dei due precedenti capitoli tqo


pa- fermissimO cbe da più d'uno mi si 1fOrrà fare
.Webbito di avere pea· poeo svolta la storia musicale
di quelle nazioni, e quindi non essenni occupato di
tuUo che ad eeee. apparteneva. A quest'aceta rispon-
derò che ooo senza ~nde motivo ho posto in fronte
al mio lavoro Storia dello manca e 3peCialmente del-
l' ltaliaraa. Imperciocchè parlare di tutte le nazioni
ditfusameote era impossibile a me che manco dei
mezzi per intraprendere lunghi viaggi, rovistare arehi-
vi , come manco altres\ della cognizione della lingua
tedesca da poter consultare g1• iooummoevoli volumi
pubblicati da quei popoli. Aggiungo che non credo sia
necessario tutti i partièolari riferire dei diversi popoli,
nè tutte le bioptìe degl' individui che vi appartenne-
ro, quando il nesso storico si mantenga, e si abbia In
cognizione per quanto è poesibile esatta sullo stato, e
progressi della musica, lasciando ai st.wi~i delJe patoti- ·
colari nazioni che sciorinino per tìlo e per segno tutte
le mioime cose che loro appartengono. Finalmente ri-
cordiuo i miei lettori , che il mio intendimento è di
preparare, ed aprire la via a qualche sraode ingegno,
cbe con la moltiplicità delle sue cognizioni, e con stu-
di più prolungati che a me non si conseotono stante
la mia posizione sociale, riempia il vuoto nella lette-
~-atura italiaoa con una storia completa deUa musica .
t7

Dlgltized by Goog le
i!J8 EPOCA QUARTA
Le quali cose stando così intenderanno i miei let-
tol'Ì che se dei popoli di Scozia; d' h•landa, d' Unghe-
ria, .e di Russia io parlerò per quello li riguarda la
Musica, non fo altro che nan-are lo stato della musica
nazionale, .mentre negli ultimi secoli tutti quanti si uoi-
forma•·ono dove più dove meno, essendo divenuta co-
me una lingua con tutte le sue •·egole che tanto si
adope1'8 in Russia, quanto io Francia, come lnghiltel'l'a,
cosi in lt.'llia.
La. nazione scozzese non fu mai insensibile alle
dolci, e soavi melodie, piuttosto seppe farsi lodare con
le sue canzoni nazionali, sempre amabili e tenerissime.
Di fatt,o nel ,eeolo decimosesto, dicoQo alcuni, éssendo
nl se1·vizio di Maria 1·egina ·di &;ozia il rinomato suo-
nntore Davide Ricci o Riscio di Torino compose que-
ste canzoni che cant.'lte dai nazionali producevano un
effetto magico. Ella è però cosa falsissima, e se è ve-
l'O che gl' italiani a molti popoli fecero gustare la buo-
na e melodiosa musica, non bisogna poi pet' esaltare
noi deprimere gli-altri. Ha dimostralo con pr·ove invin-
cibile il Sig. Hawkins stOt·ico inglese, che il Ricci mai
compose una nota , ed altro non fu che un C{(regio
suonatore di liuto, e buqn t:antaote. Senza di che la e-
spe•icnza insegna che la Scozia da tempo immemora-
bile cantava di codeste ·nazionali melodie oon sod-
disfazione di quanti l' udivano. Giacomo l. che e1'8 cul-
tore appassionato di quest' ar·te fu chiamato il padtoe
dei cantanti scozzesi, e nel suo regno di già erano co-
muni quelle canzoni. A questo rè ezia~dìo si volle da-
re il titolo d' inventot·e della . musica scozzese , come
J'ilevasi da un suo retratto sotto il quale vi era 1' e-
pigrafe « Giacomo l. rè di Scozia inventore originario
della musica scozzese n Anche i secondi s'ingannar&:
no, talchè i pilì accm·ati scr·ittor·i convengono che ~

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CAPITOL.O TERZO !~9
debba distinguere la canzone antica, e la moderna, 'del-
la prima si perde nell' oscurit.à dei tempi l'invenzione,
l' altra e assai più antica di Giacomo. Che se si vuo-
le attendere ad una opinione abbastanza ragionevole.
deve dia'8i che la primitiva origine dovea assegnarsi al-
le canzoni rozze dei montanari, «!he in progresso di
tempo dai menestieri vennero arricchite e ·moltiplicate.
Intanto i rè I, IV, e V. per nome Giacomo avea-
no stretta grande amicizia coi Bardi, di cui più sotto
pat·lerò, e quindi amarono le scienze, e specialmente
la poesia e la musica chd promossero, e protessero con
ardore. L' esempio dei potenti è sempre la· norma dei
ricchi loro sudditi. Il percbè· i ricchissimi feudatari
della Scozia sfoggiavano in grandezza speciahnente in
occasione delle feste, che per mezzo dei Bardi erano
rallegrate con canti e con suoni. Invano si sarebbe
cercato nei lo1'0 palagi altri direttori ed esecutori di
musica fuori dei Bardi, di cui un~ per fa~iglia risie-
deva onorato, e largamente stipendiato. Non è anco-
ra un secolo che esisteva il ·famoso Rodrigo Dal, bra-
vo compositore, e suonatore di Arpa, al di cui canto
tutti i nobili si sentivano entusiasmati.
La Scozia peraltro non può considerarsi colletti-
vamente, bisogna dividerla in due parti nella superiore,
cioè, e nella inferiore. Questa che dicesi pure ba883 Sco-
zia ha paa·tecipato sempre ai costumi inglesi, e pea•
conseguente anche nella musica ns~migliavusi a quel-
la nazione. Per converso l' alta Scozia sempre manten-
ne il carattere del vero canto dei Gaeli , il quale ha
un distintivo tutto suo pt•oprio, cioè la mancanza del
fa, e del n, obe val quanto dire della terza e settima
del tono. Una tale de6cien~ arreça necessaa·iamente
delle vat·iazioni di · minore e maggiore del tono, che
sono evitate qualche volta per la te1oza .minore cioè il

D•g•tized by Goog le
!60 B~OCÀ QUARTA
mi b. e per la sesta, che è lti b. l Scozzesi non co-
noeeevano armon\a come. oggi s'intende, lll!l tuttavia
avevano alcune regole detenninate da cui ne ricavava-
no modulazioni più o meno gradite. l famosi Canti di
Oui.an che si ammirano per la eccellenza della poesia
che contengono, erano moduluti a quel modo, onde rie-
sciva il loro canto sommamente gradito.
Il sig.· Barone Dalberg accerta, ne' parmi che pos-
sa dubitarsene, eseere la scala dei Galei poohi8simo
dissimile da quella delle canzoni greche che t•icol'da
Plntaroo, e si vuole Pitagora recasse in Italia.
Usavaoo degl' istromenti tutti loro propri, di cui
i · più siogolatti erano la Pim dilferente dalla nostra, ed
era costruita eon tre bot-doni , ed un ottava bassa, o
l'Cialumò, e con sette buchi nella parte anteriore , ed
uno nella parte posteriore : l'Arpa, ed il Cruth
che somii;fiava ad una chitaiTD. con sei corde di bu-
dello, usaodosi l'areo come pel violino nel suooarsi.
Presentemente i montanari conservano Ja sola Piva, gli
altri strumenti sono in disuso.
Finalmente gli Scozzesi avevano alcune peculiari
circostanze io che facevano uso della musica, e da que-
ste potrebbesi dar loro varietà di nuncupazione. La
prima e più spiegata è la militftre, · la quale pigliava
un carattere pieno di vita, mentre era formata quasi
a dipingere i fatti d' arme della nazione, di modo che
con tali mat'Cie sembrava di sentire il cozzar delle ar-
mi, e l' impeto furioso ·della mischia, nel qual caso la
musica Cl'll detta Pibroch, ed allora i nazionali senti-
vansi ardere in petto un tal fuoco entusiastico di cor-
ret-e alla guerra da sembrare &ltt-ettanti eroi. Che se
queste mareie si suonavano dopo una sconfitta aveano
tinte cosl fosehe, modulazioni cosl meste, che pareva
sentire i lamenti di vedove sconsolate, di ol'bati figliuo·
li, di padri dolentissimi.

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C!PITOLO TEIZO !6{
Un'altra musica molto comune in quel poese era
la pastorizia. Le sue fm·me erano sempliciMiQJe, i
suoi accm·di teneri, e i tempi molto 808tenuti che mol-
cevano r animo, e infondevano una gioja, ed un dHet..
to tutto puro e soave. Ln terzn da ultimo era la mu-
sica alleg•·a e vivace, che sea·viva nelle varie. danze:
S.'ll'cbbe imJ>OSSibiie ridia·e come nella sua brevità cor·
•·ispondesse questa musica alle esigenze dei daozatori,
e come animasse al ballo anche i più restii. Tanta
era la sua leggiadria, e vivacità ! Venne poscia la Sco-
zia nel dominio dell'Inghilterra, e quivi nncora, come
~i di sopa·a, si adottò la musiea siecome in tutte le
ai&re parti di Europa. Non ha però qt~~~~~t.o popolo un
uomo solo che JMIII8 meritare speeiale menzione nella .
storia mu~icak.
La infelicissima l1·landa, le cui s.Yenture l'nuore-
J'BDDO a compassione .i cuoti ancor più disurnaniy. pur-
chè non siaoo inglesi, sentl vivamente la potenza del~
la musica, e i primi che abital'ODO l'isola naturalmen-
te cantavano. Ma questa innata p1'0pensiooe alla mu-
sica fu CUfione che ptoogredeodo nella civiltà. gl' ll·lao-
desi si applica~ro eon piacere con a.ssiduir.à ·a que-
st' arte. Deve però moltissimo alla istituzione dei Bardi,
dei quali dirò 01-a qualche cosa ..
l Bat-di erano poeti e cantori a un diprt.!SSO co-
me i menestieri di cui ~i è già diseorso. Qul"Bti però
appartenevano tutti ai popoli celtici, antica gente del-
le Gallie, e si formarono un ordine che si mnntenne
in vita fino dopo Elisabetta d'Inghilterra. Beo. presto
si d.iJfusero, e •·ispleodettero specialmente fra i Galli,
fa-a i Germani, e fr.t. i Bt·ctoni. Ad essi deve in gran
pat'te l' Euro~Mt la moderna civiltà. Prima dell' éra no-
~tra si riunixano perchè tutti appartenenti all' origine
celtica, e4 avevano pl'CSSO a poco la stessa reJigìooe.

o ,9;trzed by Goog le
!6! Et•OU QUARTA'
Cesare nel libro sesto della gueiTa gallica· ne parla
ditl'usamente.
l Druidi et'8DO siccome loro capi, e sacerdoti, che
cantavano e suonavano vari strumenti. Credevano di
aver ricevuto dalle lor·o divinit.à una missione impor-
t-ante, il ·proselitismo, vuò dit·e di chiamare alle loro
credenze quelli· che non vi appar·tenevano, ed il mez-
zo ·che usavano erano piccoli poemi e canti che tr·a-
mandati a~la memoria doveano cantat·e quando si pre-
sentava l' occasione. l Bardi stavnno uniti ai Druidi,
anzi dipendevano. assolutamente da questi godendo co-
sl e gli uni, e gli altri una fama gloriosa presso tutti.
L'ufficio special~ dei Bat•di etoa in tempo di guerra,
nella quale accompapati da strumenti cantavano 1e
imprese magna~ime dei valorosi duci e capitani, ecci-
tando cosl quell'entusiasmo e quel coraggio che vale
oltremodo a riportare la vittoria. Nè qui an•estavasi la
lot'O Opel'8Zione nel tempo del combattimento. lm-
pereiocchè se scorgevano da loro medesimi, ovvero e-
•·ano avvi~ ti da alcuno che l' esercito era per · incon-
trare qualche gr'8ve pericolo, ed eglino con un canto
·ben noto alla soldat.esca, e che meglio poteva chiamar-
si un urlo prolungato, la facevano avvertita s\ che lo
potesse1·o evitat·e. ·Altra maniera di canto tutto giuliva
ed allegra usavasi dai Bcu·di per dinotare la conseguita
vittoria.
Tutto ciò riguardava i Bardi delle Gallie, ma non
dit!Simili de\'ono credersi i Germanici. Dicea pure il fi-
lologo Adalung l~he i Tedeschi non avessero quell' 01'-
.dine almeno sotto il nome di Bat-dt, e di Druidi, ma
sai·à sempre verissiu1o che il primo rè dei Gel'lllaoi
'fuisto divinazzato dal suo popolo promulgava la sua
legislazione col cunto e in poesia, come i Bardi face:
vano. Oltr·e di che sebbene Tacito non parli che del

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CAPITOLO TIUO !68
Druidi in Germania, per ciò che di sopra sa e detto,
cioè che e gli unì, e gli altri erano uniti, ne consegue .che
se i Druidi esistevano, e vi dovev;tno essese altt·esì i Bar-
di, i quali come i Galli specia,lmente impiegavansi nella
guerra, e sollanto diversificav~tno per alcuni canti marziali
det.ti IJarditi, o Barriti, per i pr·esagi che emettevano
-iutorno all' esito della guetTa, e per lo spavento che
dil'oodevano nelle fie dei combattenti nemici. Però do-
ve a·isplendcttea·o a preferenza,. e quasi dia·ei &ves&ero
il seggio pt•incipale era in Ba·ettagna , do,·e eminente
-si appalesava lu loa·o dotta·inu, specialmente dei Druidi.
Non si limitava quindi r entusiasmo dei popoli nel pro-
fondere a lol'o favore laudi, e ricchezze, ma come un
giorno in Grecia spedivano.i Romani i loro figliuoli on-
de esse~·e istruiti, oosl. da .tuua la Gallia i giovani si
mandavano ai l>ruidi pea·chè li educasset•o.- Non deve
stimarsi un, vano fanatismo, ma invece una verità scien-
Yfica che quelli possedevano. Per dat·e quindi a tutti
soddisfa1.ione si apa·irono una cet·ta specie di collt>gi, pt-'1' ,
tutta la Brcttagna , e quivi si ammaestravano con un
corso completo di dodici anni. Le diseipline che si op-
prendevaoo.m·ano la stol'ia, le' leggi, l'eloquenza, la poe-
sia , e la musica , ed· allora che si et-a tutto appreso
conseguivasi come una specie d~ addottoramento, de-
gni perciò . di occupm·e qualsiasi dignità, od offacio spet-
tante ai Bal·di. 1\:on polev~no tenea·ne più d'uno, ma
questo era sempre onorevole. Alcuni poi occupavano
posti inferiori. l poeti erano primi perchè componeva-
DO })ene in Vet'Si gli oggetti più interessanti cioè quel-
li dei dommi religiosi , dell' et!citnmento ai soldati, e
le lodi dopo )a vittoria, ·e dell' allegt·ezza pubblica nel-
le feste "Popolari. Eglino nel momento della guerra sta-
. vano in sicuro come persone sacre, e soltanto tenevan
dietro alle opea·e dei comandanti, per quindi cantarle.

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!64 EPOCA QUARTA
Alta-i Bardi erano destinati a promulgare le leggi,. e far-
la da giudici nelle contenzioni che insorgevaao fn il
popolo. Usavano l' arpa, si ponevano in alto, e canta-
vano in tuono recitativo di una estrema monotonia~ Fi-
nalmente un numero di Bardi si co088.cravano alle e»-
gnizioni antiquarie, genealogiche. l loro versi erano
pessimi, ma erano di grande utilità perchè conserVa-
vano -le memorie. dei fatti come dei loro padroni, co-
sl ancora della nazione.
Essendo pel"Ò i poeti sempre attmniati da buon
numero di stt'Umenti, quindi fecero un'altra classe iD-
.feriore di Bardi, i quali dedicavansi aglt strwnen&i ehe
s'intitolavano dalla qualiti dello swmeato. che suona-
vano, cioè in einque modi.
Opuno peosa che ceMa&a. l' idolatria da cui aye-
vano avùto origine, dovessero anch'essi disperdersi ed
.aver fine. Eppure la cosa non andò eotl, menlre
se i Druidi scomparvero, aimasero nel loro Ordine, an-
zi .acquitUrono sempre maggiore rinomanza , onori ,
e ricchezze. E ciò deve intendersi specialmente nell'Ir-
landa, dove abhracciaa·ono il Cristianesimo, e sostitui-
1'000 ai canti .idolatri, gl" inui al vero Dio, e SalYato--
a·e, conservando le istituzioni loro, e in particolar ma-
niera lo insegnamento. Grati e r·iooooscenti sovrani
e popoli profuse1'0 a loro prò privilegi , e dovizie.
Talcbè ebbero una prepondea-anza da meglio intero-
pretarsi superbia , tracotanza , prepotenza , che uni-
vano ad una importabile audacia, e ad una fetida seo-
stumatezza. Oltre che erano ricchissimi , lo stato do--
vea loro poSSDre il mantenimento per la metà dell'aD-
no. Niuno potev-a frenarli; non la nobilta che dispra-
zavano, e villanamente insultavano; non i popoli percbè
il numero divenne tanto grande da essere Bordi nien-
temeno che .i l ter·zo della popolazione, non i regnanti

' o ,9;trzed by Goog le


CAPITOLO TIIZO !5~
pel timore che loro incutevano, e malgrado gli etretti
funestissimi da loro prodotti persino a mancare di
. braecia per la coltiva_zione dei campi ' e per r iocr~
inento delle arti, ·non sapevano nè frenarli, nè poteva-
no distruggerli. Le loro· esorbitanze, che giunsero a
Yolere . alcune insegne regali sul loro abito mossero a
sdepo il Monarça Ugo che nel fine del secolo sesto
raunò un'Assemblea nazionale col fermo intendimento
di abolirli interamente. Però o fosse timore, o .f06Se-
ro altre gravi ragioni , i Bardi allora non furono di-
strutli ma Soltanto si ridussero ad· un , numet•o 8888i
minore, e loro vennero tolti moltissimi dei privilegi
che godevano , ed esiliarono quelli che aveano com-
m~ reità maggiori ed eccessive. '
Sat•ebbe un ~ve en·ore il dire che si fossero
resi inutili atratto meòtre · i loro collegi sempt-e fiori-
vano, ed erano il semenzajo della scienza. Prova ne
siA che nel tempo in cui r Irlanda dai popoli della
Danimarca fu invasa, le scienze e le arti quasi dispar...
vet'O, pel'chè tutti i loro libri furono pt•eda delle ~m­
me, i Collegi annientati e sciolti, e gli stessi Bardi o
erano trucidati, o rifuggivansi nelle boscagJie, nei de-
serti, e sui monti.
Nella ristorazione dell' Ordine pubblico salì sul
trono un' amante e cultore della musiea, il re Brien,
la cui arpa conservasi in 1m Musèo di Berliao. Questi fe-
ce .risplendere nuovamente in Irlanda le arti, e restitul
ai Bàrdi patie dell' antica gloria.
Le guen-e frequeati che amissero questa nazione
disgraziati518ima e che mai più cessarono intieramente,
e elle s' interrompevano di quando a quando fecero sl
ehe deeadeseero tutte le istituzioni , e perisse il vero .
selo , e l' amor sincero della dottrilta e delle arti. Vi
fu un epoca, cioè cirea il mille e cento , quando i

Dlgltized by Googl e
!66 EPOCA QUARTA
Normanni si diedea·o al cl'istiànesimo che l'Irlanda · fece
uno sforzo per ripigliare l' antica ga-andezza. Fu tut&o
inutile, . e se i Bardi si conservarono pea• qualche altro
secolo divisi in due sole eategol'ie, oon apparvero però
mai più splendenti di quella scienza che loro aveo
procacciato una posizione tanto eminente. Finchè la
Regina Elisabetta che li odiava cordialmente li ridusse
in uno stato il più umiliante, e nell' avvilimento pro-
seguirouo ·a vivea·e in picciolissimo numero nei a-egoi
susseguenti , che leotameote li conducevano all' intera
distruzioae. Mor\ 1' ultimo Bardo nel t 738 che fu un
sutlìciente poeta, e· l'autore delle migliori arie irlande&i.
Del Festo , torriando alla storia , è vero i Bardi
pei primi istruirono nella musica gl'Irlandesi, ma co-
lne di già feci notare, questo popolo arnavala arden-
temente, di modo che le giovani donne , e i più va·
lot'Osi presto apprendevano il suono dell'arpa , colla
qu=-le si accompagnavano le loro arie predilette. Come
gli altri popoli a seconda delle circostanze in che fa-
cevano uso delJa musica, le davano il nome. Tre spe-
ciali qualità di musica sono da considerorsi; la prima
si eseguiva quando si celebravano feste solenni e popolari,
la seconda quando gravi affiizioni erano da compian-
gersi, e la tèi'za. per eccitaa•e al riposo , ed a lenire
le amarezze dell'anima. Gl' ista·omenti accompagnavano
immancabilmente la mtisica , · se prestasi fede al Sig.
• O' Conor, di tutti e tre i generi.
A proposito di strumenti nell' Irlanda vi si ta·ova-
vano alcuni di loro spettanza, e sembra che vi pones-
sero molto ·studio per suonal'li perfettamèote. Quello
più in uso era l'Arpa così denominata in genere, ma
che distinguevasi in quattro speeie, ciascuna delle quali
avea · il suo nome. proprio nella lingua del paese che
è inutile riportare. Quella che potrebbe dh'Si prima

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CAI'JTOLO TERZO !61
pare che .sia originaria d' h·landa o almeno è imposs~
bile riota·acciare il tempo in cui vi fu portata , tanta
è la stia antichità ; la set~onda conteneva sopra due
pooticelli da cinquanta a sessanta corde, ·e non si ~
leva suonare che con ambo le mani, e· chiamavasi pic-
eola. Da lunga pezza non si suona più , e si descrive
soltanto per eonghietture. La terza si dice che avesse
uua somiglianza con quella dei Greci, non vi si scorgevano
ehe dieci corde, ma per suonal'la convenin armare it
dito di un certo ditale dalla punta aguzza, e con esso
pizzicare le corde. Un'ultima arpa era composta d\
sole sei cm·de sostenute da un ponticello a modo quasi
deU'odieroo violino , e perciò gl' irlandesi credono che
questo derivasse dalla loro at-pa, sebbene il loro stru-
mento si suonava toccando le corde col solo pollice.;
Usavano altresì la Cm118musa, ed una specie di Corno
che speeialmente avea luogo nelle feste religiose. Più
quali&à di Trombe suonavano questi popoli ; una ave:i
un bocchino piuttosto lal·go, di cui servivansi per chia-
mare dall' aho i lontani, annunziare le feste, e rau-
oare le asse~blee popolari: una seaonda giovava ·per
le caccie, e per le guera·e, semplicissima nella forma
e godeva di molte suddivisioni. Il dotto Burney ne
aceeona una terza pei cavalieri, che crede equivalesse
al lituus dei latini, e pareggiare al Clarino o una trom-
ba acuta~ Dagl' inglesi pea• ultimo ebbero la quarta
specie che tromba gallica si appella.
Alcuni dicono che i Romani invfdendo la Scozia
vi laseiasset'O la Buccina donde la Conca marina stru-
ménto militare di· cui servivansi anche gl' Irlande8i, i
quali adoperavano eziandio un'altro stt·umento nelle
IDIMiche festive e mortua1·ie, quando cantanDO a coro,
~ era un Cimbalo co.struito semplicemente eon varie
p1altrine di rame legate che una muno reggeva · men-

o ,9;trzed by Goog le
, .
J88 I.POC! QU!IlTl
tre l' altra le batteva. Da ultimo non maocavauo di
flauti che emettevano un 8Uono dolci.simo, ment.re la
oostruzione era senza alcun artifizio.
Scoperte molto a noi vicine fanno . supporre cbe
vi potessero essere anche in lrluoda dei Collegi dove
si apprendesae a eantare. Non si trova difficoltà a cre-
derlo, se si • ponga mente che i Bardi erano in tanta
veraeraziooe presso quel popolo, e perciò che i Collegi
suddetti non f088ero altro che luoghi appartenuti a
queJI•Ordioe. Onde benissimo può conveoil'tli che vi si
apprendesse l'arte per circolo, distinto assolotameo&e
dal circolo prosaico io uso a 41uei tempi.
Sono rimasti alcuni frammenti della musica anti-
ca dell' Irlanda, i quali letti colla mauier buona V()oo
pia del mondo, fanno ridet-e un principiante d' ai'JOO-
- Dia, giacchè li YOI'I'ebhe sostenere cbé oon ammett.aoe
·un basso. Ciò valga aoéora a spiegare la spacciatl
bellezza .di tai cami , che feoet'O dire al Waltbor di
produrre un'piacere · e.latioo, essendo purtroppo· nojo·
si e pesanti. Il che non si può altt'Bmente compreo· .
dare se non si ha un'anima irlandese, la quale sen&e
che essa ~ la vou della natara, e Rarà· sempre com-
pre~~~. Ea'lvi porò un canto di sommo pregio per i
oalionali chiamato dall' Eroe che lodano Pharroh·, o
Pluwrogh. Desso era uo gigante ehe il popolo credeva
avesse fatto delle graDdi maraviglie. ,
Tutto ciò preeenta in fatto di Musica r Irlanda,
la quale nelle tristissime sue sventure caduta sotto il
dominio dell' Inghilterra ha omài adottato eome tolte
le altre nazioni la musica moderna.
È pure uaa met'llTiglia che io onta a tante aftli-
zioni questo popolo ami s\ fortemente la Musiea.
Noa resta però indietro la Ungheria cbe in antico, e
al presente sempre ha amato e canti e suoni. Ho deUo

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CAPITOLO fii\Z8 i6J
sempre , ma ciò vuolsi intendere dal secolo nono ·io
poi. Pei'Ciocebè ques&a popolaziooe non è oripoaria di
Ungbeaia, ma discese in quell'Epoca dalle terre asja-
~be, · e conquistò il paese da dO\·e no o se ne andò
più mai.
La musica quindi sulle prime partecipava del tuo-
p Dativo cba val qoanro dire più istrumentale che vo-
cale e gl' ista'OIOOnti ea-ano gli stessi degli altri popoli
dell'Asia, 4i cui si ò discorso altrove.
Per tre secoli poco più, poco meno si maot.eooe
uguale, nella fine per·ò del duodecimo il re Bela 111,
si congiunse in ·matrimonio con una figlia di Luigi VII. ,
di Franeia, la quale seppe persuadea·e il suo sposo di
eangiare alcuni usi · barbari, e di procurare una . mag~ ·
giore civiltà ed istruzione. Il pe1ochè anche la musica
ehbe la sua parte di miglioramenw, mentre Bela ordi-
oò che un tale Eloirw dotato di molte belle qualità da
riuscire allo scopo prefissosi, si recaSf;e a Paaigi e quiri
s~diasse la musica, e co~} ritornando in Unper\a i7
st.ruisse gli alt1•i. ft igoow se .coaTispoodesse Eloioo ai
desideri del re, ma è cerio cbe ftoo al secolo decimo-
quinto si mantenne la musica ungberese'lotto alla me-
diocrità. Il figlio pct•ò del famoso Corvino la sollevò
ad un grado molto elevato.
A Mattia Co"ioo devono quindi Bli unperelli il
progresso nelle arti, e nelle scienze , e specialmente
nella musica. In fa"i evvi una· lettera scritta al Ro-
mano Pontefice dal lesnto apostolico spedito per far la .
pace fra Corvino e l' lmpet·atore nella quale si parla
con molti elogi della Cappella degli Ungheresi cantao- . •
ti. Si appliearono ancor di vantaggio a tale studio e-.
ziandio ne' regni posteriori.
Se si volesse dire qualche cosa della musica an-
liea di questo popolo, eooverrebbe ripetere quamo si è

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!70 EPOC!.QUARTA
riferito di molti altri, ·vo' dire , che in principio il
canto era fum·i di ritmo perchè non misuruto, le ar-
mQnie monotone, l' insieme di nessun etTetto essendo
rozzo, e inconcludente il modo. La s~sa poesla ao-
zichè invita•·e al canto, ne distraeva pea·chè mancava
allàtto di una certa armonia. Soltanto· dift'erivano gli
Ungheresi dngli altri popoli nordici che questi segui-
vano una musica allegra e piena di calore e di vita,
mentre gli Ungari amavano una misura lenta, e suoni
che non tanto si accomodassero alle grida . .
Quando poi abbracciarono il cristianesimo por~
.. eiparono anch'essi a quegl' illliiltlMi benefizi che da
per tutto bit ar•·ecato. Da qui è che in Ungher~ la civi-
lizzazione ·vrese proporzioni vaste, e s'incominciò ad
attendere con profitto alla buona letteratura, ed aUa
vera musica. Narrasi nella vita di S. Geraldo che
S. Stefano re, diede incombenza al Santo VeScovo d'i-
struire i fanciulli, i quali profitflctrono . tanto nelle let-
tere e nella musica, che la nobiltà, e i grandi del re-
gno che pt·ima avevan dubitato dell' esito, JH'~.li'OOO
istantemente Gerardo ad ammaestrare anche i loro fi-
gliuoli. Tutti ~esti sono i pt•ogressi della. musica pa·esso
questo popolo, il quale poscìa si attenne, come tuttora si
attiene al modo stesso delle altre nazioni europee, per
la ragione accennata di sopra che è divenuta come u-
na lingua comune a tutti, e tanto più cbe gli Unghe-
resi, parlano oltre la propria anche la latina, la f~n­
cese, la tedesca, e l'italiana con molta facilità. La
musica di Chiesa è inolto trascurata , e dagli· au&ori
glie se ne fa un'addebito. Ma si dica pure senza ri-
guardi è un'accusa che dovrebbe rivolgersi a molte
altre nazioni, che se hanno qualche composizione piut-
tOsto dovrebbe1·o giudicarsi armonie teatrali .con parole
sacre di queUo che musica consecrata al culto del

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CAI"ITOLO TERZO . ~7 f
vero Dio. n· altronde in Ungheria vive ancora un re-
siduo di quella cappella che. era impareggiabile quando
la di•·igeva l' Haydn. A Pt·esburgo, ed in altt·e città
vi son& buone scuole , e si coltiva r at·te con molta
pt-emura. Che se pe•·ò la parte istt'Uita della nazione
sta al paro delle altre scuole di Europa, ba,·vi tutta-
via nel popolo minuto un canto tutto suo prop1io , e
stt·umenti che esso soltanto sa suonare.
Eglino prnticano quasi sempre toni minm·i, e la
loro musica è fornita di terzine a dovizia . 11 caratte•·e
è duplice, o fiero · e guerresco , o allegro , e violento
perchè o invi·ta a bnttaglia , o serve alla danza della
quale sono appassicmatissimi. Tuttllvolta in ogni cosa
· app:ll'isce il vestigio dell'antiea fet•ocia, e della asiatica
rozzezza. Il bello è che una tal musica noo è formata .
diet•·o leggi st:abili e convenienti , ma è r opera del
capl'iccio, di modo che i Zingat•i che suonano neppur
conoscono cosa sia una nota musicale. Malgrado ciò
banno tanto critel'io , ·e talenti musicali tanti che ti
eseguiscouo suonate in cui l'artista anche ba·avo ne re-
sta incantato vuoi per la pa·ecisione, vuoi pei passaggi,
vuoi per le l'isorse , di cui sanno approfittarsi con un
giudizio ammirabile~ e non è si facile trovar·e chi pos-
sa fare alt•·ettanto dopo lungo studio. Costoro si adon..
tano se vengono cbiamatj Zingari , si dicono invece
nuovi ungaresi. Il pitì antico strumento usato da loro
è una certa specie di Piffero più cm·to, ma assai più
stridente dell' Oboe. Adoperavasi prima per chiamare
dai monti Lutti quelli che erano atti a poa•t:lt• le armi
onde difendet'Si, e fu detto Piffero ragociano dal Prin-
cipe Ragoczy che l'ut~ava nelle battaglie.
Ave\·ano per lo innanzi il violino ed il Salterio,
ma quest'ultimo ormai è andato in dimenticanza, . e
vi si è sostituito una specie di clal'inetto. Una partì-

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~71 IPOCA QUARTA
colarità del ballo ungarese è la misura del mareaiD
da loro cogli spet'Ooi battendoli l'uno contro l·altro, ed l

alt.resl le doone che calzavano stivali alla lor roga,


ballavano al modo stesso.
Gli Slavi, e i Valacchi usano la Pandura come
i Turchi per .accompagnare le loro danze , e saltam
coi bastoni io giro, da sembrc1re propriameo&e il ballo
dell·orso. Sebbene il popolo sia roz:w, tuttavia è aeo-
sibilissimo è se talvolta le sue cailwoi· sono feroci,
ed oscene , più spesso si sentono piene di passione e
d'onore.
Quello che è singolarissimo per fea"IDO che essen-
do divisa la popolazione in comitati , o dipartimenti,
chiunque sia, çbe eanti , o che suoni si coooeee im-
mediatamente a quaJe comitato appartenga, percbè o.
puno di essi ba il tono suo proprio , ed il proprio
suo testo.
Si .rieordea'8Dno i miei lettoa'Ì della famosa fami-
glia Bach; or bene il primo che si distinse nella mu-
sica, e da cui tutti gli alta·i discesero era Ungherese.
Gloria altresl di questa nazione, perchè vi ebbero i
natali, fua·ooo Ignazio Pleyel çelebre eomvositore, n
assai più stimabile per la musica istt'Omeotale che mise in
scena al S. Carlo di Napoli •1na sua opera, L' lfi.ge•ìa,
·che più tardi tradussero in Tedesco. L'esito fù felice.
·Però cousiderando che per lo interesse pecuniario era
m. .io occuparsi di altro, cominciò a fare l'editore di
musica, poaeia si diede alla fabbaicazione dei piano-
forti. Vi riUBCl egregiamente, e i suoi figli che laseiO
eredi di ricco patrimonio, e di un nome grande iJJ..
dustriale, l' accrebbero meritamente col loro io~
e coi )ori lavori. Morl il Pleyel il U Novembre t 831;
Gil18eppe Weigl, ed altri compositori distinti. Due al·
ki Ungaresi non si può a meno di ricoa-darc sebbeoe

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CAPITOLO TERZO i7Ì
1100 sia ancor vivente, ed abbia di t'resoo intripMa
la via clericale. Dessi sono Pietro Licbteòtbal hata a
Preslì1111o nel t780, e Francesco Listt. Il primò f~
UD compositore e scrittore dotto e laboaioso. Il sdb
Dizi011ario, e Bibliografia della Musica basta pet· dat-
gli un posto eminente, e pea·cbè ·si ·abbia da tutti J»*•
IAù riconoscenza nell' avere sogrificato dodici anni di
vita per fomirsi delle neces~a·ie notiiie ond~ compi•
lario. Per me sarà eterna la gratitudine , poicbè è
soltanto col suo mezzo che sono riuscito per quantunque
imperfettamente a tessere la presente storia. Il secondo,
Liszt, fu ·chiamato nella prima sua giovinezza un se-
condo Mozari , ad a tl·edici anni metteva in .scena a
Parigi un opera in musica. Di Lui noò ardisco dire
neppure una parola, ma mi limherò ad accertarè che
neodolo inteso a suonare poche volte mi ha res& @.:..
statico, e a rifet•ire il giudizio dato di l..ui dal Sig. P~
dari nel suo Dizionario critico hiogrnftco, lasciandoo4; d
medesimo tuua lu respon3abilità del giudizio. • f..iszt, èl'
» dice, è uno dei più celebri pianisti d& nostri tempi, é(
1 il più maraviglioso di tutti per somma va~ntia iJet
1 creare e vincere ogni specie di diffieoltà nell' esecd-
• zi(lne ; nacque il ~ 2 Ottobre t 8 t t a lteiding vll-
" faggio dell' Ungheria. Nelle sue fantasie ffttte stam-
, pare si scorge il più sta.ano amm·e· dell' Ot·iginanti;
• io esse si banno più bizzarrie che oori pezzi pia-
l eevoli. E la stessa prodigiosa agilità deHe 9Uè difa·

1 è beoe spesso da lui adoperata più a sbalordite


t che non a dilettat·e , sagrifìcando la graìii api dt-
1 dimeoti • - ·
Mi resta a narrare qualche cosa intorno alta ma-
ma della Russia. .
Si ba forse da non pochi una opinione cos\ sfa-
voretole sulla capacità di questa nazione ebe pensano
18

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i7 4; EPOCA Q&JUTA
mancaa·e assolutamente d'o@DÌ disposizione alla -dolcissi-
, ma arte della musica. Jt;pputoe s'inpooano a partito,
~otre è una di quelle poche nazioni che abbondi
di canti, e di suoni specialmente popolari. Tutte• quan-
te le professioni , tutti i mestieai , uomini e donne
nelle loro faccende difficilmente osservano il silenzio,
cantano invece quasi sempre. Si occuparono i Russi
della musica ecclesiastica che ·forse appt·esero dal me-
(lesimo S. Gregorio Papa, ed oggi si- ossea•vano ancora
le scritture di musica all'antica, tranne nella Cappella
imperiale do,·e si usano le note moderne. Questa cap-
pella è costituita regolarmente, e un temvo vi si udi-
vano musiche molto belle, ed eseguite con una preci-
sione ammirabile.
La. celebre fAterioa li" che amava la musica mo-
derna aumentò il numero dei cantori, che giunsero a
più che cinquanta, e vi furono chiamati a dil'iget•la i
celebri it3liani Manfredini , e Galoppi , e. Bere&Osky
della Ukrania. Si racconta di Gnluppi che st'ntendo
pea· la prima volta un concer·to di Russi, sclamasse,
non aveq~e inteso giammai io Italia uno che lo ugua-
gliflsse. lo penso che · codesto 1\laestro o esagerasse
per far cosa grata ai Russi, o volesse esprimersi en-
faticamente per l'eft'etto che avea vrodotto in l.ui, che ' l

in Italia essendo comune -non potevano esaltarne la


fantasia. Del 1-es,to Galoppi prese posto colà, e si for-
mò rioomanza ponendo sulle scene imperiali la sua
Ifigenia in Tauride. l Tedt>Sehi che costituivano la
cappella del Duca Carlo, Ult'Cio di Holstein Gottorp~
seguendo il Duca io Russia fece•·o dei g•-andi vantaggi
per questa porte alla gioventlì del paese. Eglino quasi
ogni settimana davano concerti all:a Corte per ordine
di Pietro il· Grande, e i giovani I'UMi intan&o veniva-
no it>truiti nell'ar·te. Caterina l. alla paa'tenza del ))oca

Dlgltiz'ed by Goog le
..
CAPITOLO TIIZO !7~
volle che si associassero tutti ai cantori della Cappella
imperiale, che poi Pietro il grande favorì molto, de-
paodosi di apprendere da loro a suonare il violoncello.·
n gusto della buona musica prevaleva sempre in
Russia, e il popolo eome i monarchi facevano a ga-
ra perchè progredisse. L'imperatrice Anna nella pri-
ma metà del secolo decimottavo fece per la priina
volta eseguire l' opet·a . italiana che un Maestro napo-
litano per nome Araja avea composto, ·col titolo Ahija-
z.are. Intanto il Bolognese Ristori dirigeva la cappella
imperiale, e r Araja passò in Italia dove per ordine
dell' Imperatrice dovea scrittut-at·e il soprano Salletti •
l' O.boè Stazzi, i Violini Passarini, Vooari, ed altri. Di
fatto comparve sulle scene la Clemenza di Tito del .
Maestro Basse, e per intermedio un dialoso intitolato
La fluma afflitta e riconoscente sct·itta da Domenico
dall' Oglio. Vi erano cinquanta cot•isti, ed et'Bno neces-
sari giacchè il nuovo teatro di Mosca conteneva più
che cinquemila speltat.'>ri.
Codesti esperimenti che l'iescivaoo tutti . di pieni,._
sima soddisfazione davano coraggio e sprone ai culto-
ri dell' arte, e quasi in ogni anno eranvi nuove opere
musicali.
Madoois buon Maestro di concerto pubblicò a Pie-
troburgo sei concerti di violino, ·e dall' Oglio due sio-
fonle alla russa che riscossero frenetici applausi, e più
akre quat~ di bella composizione; Gli stessi Russi si
producevano con grande onore; Sumarkoft' con le sue
arie e canzoni musicate dal Consigliere Tepiov. Ebbe-
ro altresl cantanti di vaglia fi'B cui riportava il pri-
raato Gawrila. La città di Mosca · intese i 50 cantori
1'U88i della Cappella del. conte Rasumowsky, e . plau-
dl alla lol'o valentia, ed alla loro esecuzione.

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j'16 BPOCA QUUTA ·
· · Un'avvenimento dovea 8égnalare l'impero .cfi mez-
ze seoolo di Elisabeua, cioè un'opera in lingua nusa,
caUta.,. da profeaJOri tutti iodigeoi. Sumarkow poeaa
estimo fece il libro con titolo Cephal e Procri.• ~ che
il 1ià ••icerdatò Araja volle prima iotoodere Cftlla e~
qoieldè spiepziooe, e poscia pose io musica. Gli e-
aeeu&ori erano intelligenti ed addestrati, Il perchè ri-
ma~o tutti pienamente soddisfatti. Peraltro le palme
migliori e i dooi senza numero li eoglievaoo i musiti
iaaliani. Il Seletti toanò in patria rieco di pregevolis-
simi repli, poi vi si condusse il Carestini~ quindi IJuioi
di Milano , Millico , e la Durc1nte di Roma , e final-
tllen&e il fiol'entioo Compassi tenore, la bolognese Gcr
tua, eà altri. Araja vi duro per cinque lustri, e ool-
1' Obeiata StaJJZi se ne tornò in Italia mentl·e era a
, Pietroborgo surrogato dall'alemanno Raupach.
Pietro il Grande che prima d' ascendere . il trono
si occupava molto della musica, teneYa doe volte la
settimana un concerto nel quale spesso vi suonava Egli
r He880 il violino ' e che faceva ~e intermezzi ita-
• liani; fece fabbricare un nuo\fo teatl'O' cel disegno e
d~ione del Rinaldi romano. Nel ·suo reggo Locatelli
.condusse in quella città complete compagnie per l' o-
pera, e per la danza s' inh'Odusse l'opera butra che
iacooflrò molto il genio di quel popolo, che per vicen-
de fu .rimpiazzata dall'opera comica ft-ancese.
Gi• accennai, e mi giova •·ipeterlo che Caterilill'
H. proffise ancor più di Pietro la musica. Il perebè
si eseguivano opere di tutte namoni che recavano un·
nom~ grande o per il compo.qjtore~ o pel suooesso ot--
tenuto in al&ri luoghi. E perchè anche neUa. Qaaresi-
ma vi fosse uo qualdle sollievò musicale si eseguil'8"-
no dei concerti spiri,uali.

.::>,9itrzed by Goog le
CAPITOLO TI&ZO ')77
Galoppi giunse in Russia nell'autunno del t 76~
col &itolo di Maestro della Cappella, ma meglio del ti...
tolo era il gr'OIJSO stipendio di rubli quattromila anni
alloggio ed equipaggio. Le sue maniere iosiooaati, la
sua attività· nello scrivere , e nella perfezione del..
le esecuzioni lo resero carissimo alla Sovrana 00.
oht-e lo stipendio gli faceva doni senza fine. È molto
piacevole il seguente episodio.
Caterina pregò Galoppi a meUere io mut~iea la
DitJone abllaadtmata deli'Abbate Pieta·o Metastasio, che
~vevuo inteÌ'Pretare gli artisti italiaai, cioè le si~
re Colonna~ e Scbalboyca, i musici Luini .e '-ini~ . e
il veneziapo Saadalo tenore. Fu fatte seeontle la JOIOB-
tà della Czarina che oe a•imase e116oslnsmata . .._ fatti
dopc la seCOBda rappresemazioee Cata-in nnra~ ti
Galoppi un a&ello di diamanti il cui valore a~deva
a circa Qlill& ruhli, ci~ . circa quattro mila ft·anchi, coo
qaes&o mouo " l.s sfortunata Didone avea, morendo,.
la!cialo per Voi questo codicillo. »
Ritornò a Venezia il Galoppi , ed a Pietrobmogo.
oe aocfisd~ il oapolitano Tt'&etta, e dopo questo Paisiel...
lo, l'amabile Paisiello, che oltre l'assegnamento con-
sueto riceveva 900 rubli come Maestro della gran Du-
chessa Maria, ed altt·i relativi emolumenti.
Dieci opere scrisse nei nove anni ohe vi dimot•ò,
alcuni pezzi stl·umentali, una far'S8 pel Pt·incipe Orloft',
ed una cantata per il principe Potemkia.
Dopo Paisiello vi furono altri più o meno rUa.ma...
ti;. e a quel tealro .ace;orsel'O i più rinomati artisti, eo-.
me Clementi, Rode, Hammel ed altri molti.
O@gi i Russi banno .gli s'essi sti'umenti delle al-
ke llalioni, ma q~elli che servono ad aecompa@llare
le canzoni popolari sono la Pa.ndora pieeola ~ •
ma oon meno corde del liuto, il Gt.sli, o Gu.siOl che

o ,9;trzed by Goog le
!78 El'OCA QUART A
somiglia ad un arpa , ma meglio ancora somiglia al
saltèrio tedesco; il Guddok che è un violino a tre cor-
de, questo specialmente è· usato dai contadini, la Pa-
lakaira chitarra a due corde ed è comunissima ; il
Dutka o Schweran strumento da fiato, formato da due
zuft'oli uniti di varia grandezza , che hanno una sola
imboccatura , e tre fori per · ciascuno ; da ultimo la 1

Walnica zampogna che si fa con una vescica bovina,


a cui si uniscono due, o tre canne.
Non posso lasciare la Russia senza fare un meri-
tato elosio ad UD bl'8VO scrittore di quella nazione, il
quale apprezzo assai la musica italiana, di cui ha fatto
una speciale storia, nota a tutti per la sua predilezio-
ne ·ana nostra Penisola ~ l miei lettori che ne sanno
alcun poco di musica, banno inteso che parlo del 1KJ9-
9io 1opra la atoria della mulica in Italia del Signor
Senatore Conte Gregorio Orloff, il quale con ,una giu-
·sta critica, e profusa en1dizione ha voluto mostrare
qua'ntò gl' Italiani sopravantino gli ~tltri popoli in que-
, sta sçienza ed arte. Riconoscenza e lode meritata si
retrihuisca ·alla nobile intenzione di questo. erudito.

APPENDICE AL CAPITOLO TERZO

DILLA IUSICA DI ALCUNI AL T Ili POPOLI

Se mai ad almmo de' miei lettori sembrerà strano


di vedere questo brano d' istoria intitolato Appeodice,
spero che si persuaderà che ragioni abbastanza valide
mi hanno consigliato a ciò fare.
· Sarebbe senz' altl'o una grave mancanza tacere
della musica di alcune nazioni, le quali se non se ·ne
occuparono gran fa&Lo , tuttavolta qualche cosn fecero
di bene; ed alta•es\ sarebbe un errore volerle. porre a

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APPEJ.IIDICB AL CAPITOLO TERZO !7~
livello delle grandi nazioni, di cui si è favell11to fiuora.
Quindi non potevano aver· posto còn quest' ultime,
nè loro conveniva esse1·e situatç cogli antichi. Dunque
il meuo termine dell' Appendice ho cre<luto fosse il
più conveniente. Se ad aht•i non piace, Ji ponga O\'.e •
voole. ·
Codesti popoli sono gli Ottentotti, quelli di 'fran-
silvania, i Danesi, i Boemi, e finalmente .i Cbinesi, e
quei di Mold:-via. Di ciascuno dunque rlirò brevemente~
Gli Ottentotti sono popoli Selvaggi che abitano nel-
l' inte1'DO dell' AtTrica, una musica voluttuosa è il lON>
dis~intiv.o della quale fanno uso piuttosto la notte che
il giorno siceomc quella che più si conforma alle ~o•·o
&eodenre, e quasi mai è distinta ·dalla danza, menttf'
il loro canto sono ga·ida r·omoa·ose, ed m·li incomposti.
Hanno una musica, e cadenze con le quali regolano Je
danze eseguite da coppie di sessi diver'8i formate a se-
micircolo, a tempo staccandosi, e ricongiungendosi a
lempo tìnchè la foga del ballo li lascia a libet·t.à · Mm-
piere ciò (!he lol'o più piace. Eglino posseggono alcuni
sa..·omenti loro propri che io mi astengo dul desca·ive-
l'C essendo che il Gura, e il &buchino, sono dùe
strumen'i •·ozzissimi da corda , e il Hampelot ha una
gran somiglianza colla nost1-a Gran C~ssa.
Meritano però t:naggiore applicazione i popoli di
Transilvnnia che un giomo faceva parte della Da~ia.
Incolti e rozzi assai sono i V~tlaccht sebbene .si
tiiano da l01•o. ~ il nome di romani , e ·Testanò
alla foggia degli antichi romani , ed abbiano una lin-
gua molto melodica e per fenno molto affine alla la...
ti01, ed alla italiana. A talchè qualche autol'e non ba
disd~natQ asserire essere pt·oceduti dai rimasugli di
IDa colonia romana quivi stabili&asi sotto l' impe1•o di
Trajano. . · · ..

D•g•tized by Goog le
l (lO El'OC.\ QU •l\ H
Oa questa derivazione sembra che dipenda ezaan-
9io ~ origine della lm·o mus~a. Però fino al decimo-
~~to see9lo QOD si trova meoioria di musica, quindi la
è tutto moderna. D' altronde senza impegnarmi nella
• .qqistjone che i Valacchi siano o oò dai romani, certo
è che dessi hanno una liqgua dolcissima, e · sono aman-
ti della poesia, e della musica, speci~tlmeote le donne,
J.e quali sentiresti che spesso gorgheggiano certi diti-
~i che iQ altri ti disgustea·ebbero solto un dop-
..Jio scoso e pel vet·so e pet· la quasi lubricità che
çooteogooo, ma io codestt: donne acquistano tanto di
ptziJ che ti pdiscono al sommo. E ciò in tut~ le
9l'e, in mezzo ai più l~ol'iosi negozi cantano amorose
~ni, e~primono il loro .atTaooo, e pÌafl«OJlO i loro
morti.
·· Il canto dei Valacchi è all' unisono, o per otta-
v~; qualunque altra maniera di canto. è ad essi igoo-
.., come ~~rano ancora qualunque segno musicale, e
~ note s~. Non so se si possu dire cbe i loro
cnnti abh~o te~po, ma da quooto pe dicono gli au-
tori io cre4o <lbe in v~e di ~po si debba chiama-
re uDii qau~i~a len&a, l*aGtç, immagi~W"ia, e eonven-
~P.~lft, e ~lo. per 1.. d8J)~ all~ti~no il movimento
di poco, e ~iAl pEJ>cllè Ja dapza è 5ellJpl"6 io. &ono mt~..
&iotfh meQtr~ Qe&li al~ri Ganti usano sempllt. il mino-
r~, 11 t;a~\\ r.elici~ ~Qn ditfuisconQ puqto; riset"Yati ai
ffii~i. ile~ cui&(), .e ad alcuni ragazzi; osclw!ooo ogni .
J~qr• di strumenti, compr·e89 l' organo , e stabilm.n~le
C(~f,VOQQ r QDiSODO O J' ottava.
_BagQ9 pet•ò ~lc.uni strume"'-i; u.n violino·, . e dAe
spe~i~ . di flauto, uqo corto elle su,ou,1no i gjo~allottj,p~~­
stol~, e4 ~no luniP. ·dLç~ liÌ ser,von() i pover.elli. per
wmal)(lare la li.~o~iq~ ..: ~~:·~ampog01l r.invi~Qsi \lerBO la
frontiera dell' Unghea·~;t.• Di altri popoli delJa Traosil-
vania sià alt~ove feci cenno.

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APP~NDICE u• CAPITOLO TERZO !81
La Danimarea poco preseata di rimarchevole iD-
torno alla Musica. Ebbe però nei secoli antichi ·alcuni
uomini conseerati al canto ed al suono che chiamavaosi
~ealdi, e cbe godevano quanto i Bardi di credi~ e di rispet-
to. l loro canti servivano ad eternare la memoria dt~li e-
roi del pa.ese, ed erano accompagnati da vari. stru-
menti, fra cui primeggiava l' Arpa, daJia quale pislia·
vaoo il nome di Arpaz, che signifir.ava suonatori d~a""'
pa, Non so quanto sia vero ciò che vogliono alcuai;
che l' vpa avesse il suo nome appunto dalla Daniw
marea. Anche al .-eseate i contadini danesi cantane
di codeste canzoni e sono per lo più ttoriche rammen--
tando qualehe fatto celebr~ dell' antichità, ovv.ero. so-
no guerresche , mol'9.1i e· filosoflcJle , e anobe oggi ti
presentano un tipo di semplicità poetica e musicale cb&
ereditarono dai loro ~DG~giori.
Nella stot·ia della Mu&ica per quanto misera ella
sia non può preterirsi la Boemia senza iDplstizia ·;
giacchè la scienza e l' arte musicale le deve rieo...
scenza e gratitudine per la immeosa eopia di . . . .
t&mpo4itori, e suonatori di p1lD nglia che ba. dati.
Doe sraodi ragioni hanno eontri)u~ a. questo . . . ;
la prima che i ·Boemi 88Q!almeote ìeDffif) una · •~
deoza quasi direi irresiMibile a quet;t! atte !, e perciò
l~oo una disposizione ammb'Bbile , la 8000Jlda
percbè il culto· divino fu sempre pel passato rou1eml-
to in magnificenza straordinaria.
Il secolo d' oro della letterat.Qra e della OPti · ia
Boemia fu ai tempi di Rodolfo Il. quindi anche la
llla&ica gedette di .taDto beneizio, e da Italia, e dalla
~~ · Boemia si chiamarono mutiei per formare upa
scelta e copiosa Ca~Ila. Secondo pet·ò che ne dicono
i storici l' epoca ·più f(trtunata deve stimarsi sotto il
r~ del secondo e tetozo Ferdinando , ossia. dbpo 18

Dlgltized by Goog le
~8! IPOC.\ QUUU
espulsione dei prol.estanti. • La mapfteeoza del cuko
• divino ( mi tMnirò delle parole d' un modemo
• scrittore ) dovea innalzare il trionfo della religione
• .cattolica sul protestantesimù. In opi oooveoto e in
• opi . parrocchia esistevano dei fondi al manteoimeo-
• to della musica del Coro , e le aicche abbaaie ~­
• · ,.~iavaoo anch'esse a mantenerla per mero zelo e
• carità. Nei seminari e collegi de' Gesuiti, la musi-
. » ca costituiva .la parte principale dei dileUi e delle
» .t•icreaaiòni. Lo studente e l'artista musicale erano
•· due cose indivisibili anzi 1a musica era un'ottima
• raccomandazione per essere bene accolto ne' cooveo-
,. .. ti; nella società, e persino come cameriere. • Ciò
non deve far . maa-aviglia dopo che tutte le classi della
società, e apeeialmeme i nobili si dichiaravano amiei
e promotori della musica, e dove .si vedeva una Cap-
pella priYata, e dove concerti serali una o più volte
la settimana. Ho riferito il celebre spettacolo di Pra-
p nel t 7~4. In somma nei fasti musicali anà la
Boemia mai sempre un posto distiD&o.
La Moldavia Ila uaa musica composta, e di pooa
o niuna importaozs. Bo detto musica composta pe~
è una riunione de' vat•i tipi ehe le hanno impressi i di-
veni popoli che hanno dominato il paese. Una colonia
Yi pote Trajano Imperatore, e perciò portecipaao del
romano; pasaò iD appresso totto il governo turebesoo,
e dai turchi presero qualche COIB; e poichè ooo -,..
ehi .greci si ditrosero pel paese, quindi anche da que-
sti riceverono qualche cosa. In Moldavia. s'usa mUiiea
Delle nozze, e nelle solennità, ed allora ha un carat-
tere un poco ballante , ed è scritta in tuoni vivaci ,
ma 8eneralmente scrivono in minore avvepachè si re-
atriop a poche melodie per danze e canzoni, che io-
vece di rall. .-are in~nerano una orribile maliocooia.

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API'ENDICE UCAPITOLO TERZO !83 ·
Si servono ·di· maettri estranei che sono sempre .in buon
numero. Non amano l' aaopa, ma posseggono violino
Piffero, Flauto, Clat'Ìnetto, e Chitarra.
Terminerò questo appendice coJia China, o come
noi diciamo Cina, ovvero Sina secondo i Tedeschi. Se
pres&asi fede ai stotici questo popolo vanta una civiltà
antichissima, ed una prior~tà di origine da rimontare
niente meno che ai primi abitatori della terra. Il ce-
leste impero, come si appella , è così vasto , ed ha
tanto •popolo da equivalere all'intera Europa.' Se si con-
sidera la Jingoa dei Cinesi non può essere a meno
ehe non siano da tempo immemorabile in codesta· re-
gione, checehè ne dicano alcuni in contrario. Difauo
dove si trova una lingua che come questa sia impe•·- .
feuissima e conservi una semplicità che .a niun• ahra
si può · attribuire ? Questa nazione ba pure amato ed
eseguito la musica sotto un duplice aspetto come · ·
scienza , e come oggetto di mot'8le. Tanto credono
avesse progredito che da loro avessero appreso Pit.
got'8 jl Sacro Quaternario , e i Greci i · tetraeordi.
Gli abitatori della Cina sono così tenaci dei loro
usi che farebbero opera frustl'8nea quelli che voles-
&et'O chiamarli all'andamento della mocleroa civiltà.
A talcbè'la musica che pure presso noi ba fatto tanti pro-
gressi ad essi non è soddisfacente, non la vogliono ad-
dottat•e, la ripudiano. Per cònverso banno un sistema
aoticbiesimo che sesuooo volentieri che consiste nel-
r ottava, e nen• .unisono, e quasi ciò fosse poco po•
~ opi premura per fare di meno dei mezzi tuoni
sebbene li abbiano nella loro scala.
La cosa più singolare che essi possegsono, sono gli
8tt'Uillenti che piglierò a rassepa per un ba·eve istante.
Si dice che !iOO anni avanti G. C. , cioè ai
tempi di Yao e _Ciun già conoscessero gli ·otto suoni
e gli otto corpi sonori eppea•ò otto diversi strumenti

Goog le
Dlgltized by
.
Slt &POCA. QUMlT.
e otto specie eli suono. n primo lo cbiamuaoo pelle
e li otteneva con un tamburo deu.o Tu-.Ka , .il Ki"f
fatto con pietre sonore, forma. il secondo, d' onde J.e-
Ki.Dg. che coll8isteva in una sola pietra di cui seni-
v.ansi per dare i segnali in sostituzione della campana;
il Pien Kjng, pea·ehè in uo quadta\o di segno vi sono
4istribuite e sospese t 6 pieta-e corrispoooonti ai t i
•ni che avevano i Cinesi.
n teaozo stl11mento era di metallo a guisa di
Qamp&na; ed il Tam-tam. Sembra senerale opinione
ebe la iawenzione di fondere le campane .si debba a;.
f.i8eli, e per i primi le usossea·o. Quella che essi chia-
mano Po-ciung a-a la più gaude, e le-ciriiiiJ la pià
pNscola, e PieJ&-Ciung tutte le sedici elle formane l'as-
aartimente. L' Hiven che forma il quoto strumento
.a di terra cotta fabbrica&& come un uov.o vuoto
.,. un apertura sulla punta, e cinque buchi per ogm
...... n quinto lo chiamav.ano llin. Ques&o strumeo-
'- ba un corpo di legno con setw corde di filo di se-:
ta che reggono due poBticelli distaati r uno deu· altro
· eiaque piedi, e tredici pun&i contrasepati io uno dei
lati insepano dove debbano essere piuioate le corde
per a\llerne suoni diversi. Le aue dimensioni vRriaoo
epperò lo distinguono in piccolo, io masgiore e miao-
re, & Te n• ha una speçie che la chiamano &e la quale
è mol&o più grande e più. el!t.esa delle · al&re. Nella
China è in graade rinomanza un tale modo di .suonare.
Il sesto strumento è d' invemione del sapiente
.foadatore della Monarchia !!o-Hi, onde ~r~sse alle
feste religiose, e lo. di~&e legna. in senerale dle poi sj
divide nel · Ciu che è formato come una casea qJAadru-
t.a di legno che. si batte interoamenre con un mar~llo;
l' U che rappreseot.a un tigre ooricat.o , sul dosso del
quale si vegono . ~ 7 bischeri da cui aavano i· suoPi ,

Dlgltized by Goog le
·.
APPil'l&ICE A.L UPITOLO TIR%0 !IJ
ed i Cu-1u oesiano piccole tavolette. Quest'ultimo so-
de un p-ado distinto per duplice ragiòoe , l' Ulll per-
chè dà il suono , la seconda· pet•chè prima dell' in-
venzione della ca11a con questo si scriveva.
D Bambtì è da per tutto applicato alla musi-
ca quasi cbe natUra lo abbia fatto vuoto, e dtnato di
nodi a sYariate distanze. An•~he i Cinesi ne feeero an
loro strumento the è il settimo. Dividesi però ...J
Siao ·composto di sedici canne unite insieme di 4inr-
sa graodoetza, e varie specie di flauti che ottennero
bueaDdo il barnJJW, e che chiamarono yo, ty, e ce.
L'ultimo strumento dei Cbinesi che il DoUor
f..blandi ba descritto minutamente per averlo potuto a~.
vere sotto gli occhi costò molti inutili tentatiTi prima
di riuscire a fabbricarlo.
Sict-'Ome in certo modo -la base è stabilita da u-
na zucca, per conseguenza non ottenn~l'O l'intento ftn-
chè non tolsero e là pM'te superiore e l'inferiore. In que--
sta vi· adattarono un eoperchio di legno con fori di CIIi
ognuno aveva una c~noa di bambù più o meno lung~
e l'imboeoatura la fecero eoo un'altra canoa somi@liante
al eolio d' ota attaectwaa ai lati del corpo della zucca,
e perebè panecipava del triplice segno di natura OIJIÌ
:me&ra lo cbtaMano, ceng, e pa·ima si dieeva pure yù.
ciat, ho. • ·
l dodici tooi della Cina, detti lu 8000 divisi ia
due classi l'una COI't'ispondente ai nomet·i pari, l'altra
mdispari. La nomeoclatura è simboliea, e relativa .
aHe fasi lunari. Il tutro è antichissimo, dovendosi aa-
separe la formazione alla prima epoca del loro repo ..
In fondo la loa·o seala nelle Bette note di · DleZZO u-
PA81ia la DOitl'tl di ~ \ratme il posto del Semituo!JO.
Noo sarà. teDzat dilef.tlo. il conoscere le· di6ren-
ti specie a· nuim · dei Cbineti, e le eircoMaae irt-
cui ne fanno uso.

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!86 IPOCA QVAITA
Sei. 8000. le specie di codesta musica che relati-
vamente ai motivi poco più poco meno sooo i me-
desimi , ma che variano pel oumei'O· dei cantanti e
degli strumenti. ·
La· gran musica del vestibolo è la prima che si
compone di due cantanti e ventotto sàooatori, e si ap-
pellà io tal modo perchè si usa nelle circostanze in
cui i maodaa•ioi ossia i magistrati di tutti' gli. ordini
vaano dal sovrano o pea· a·io@raziarlo di qualche beoe-
ft!io ricevuto, o per l~ visite di consuetudine nel giorno
natalizio, nel secondo giorno del sacrifizio, nel quindi-
cesimo giorno della prima luna' coane ancora quando
il Monarca fa le cet•emonie nella sala de' suoi antena-
ti, nell'occasione dei sacrifizj che si fanno p1·ima del-
la raccolta, ed alla ricorrenza de' lavori della tetTa.
Quattro Mandarini, .due cuntanti, e veototto stru-
menti fanno udire la loro musica quando il Sovrano
si conduce alla sala del Trono, e al ptincipio ed alla
&e dell'anno. Questa. è la seconda specie che pol18
il nome di Musica che ispira la -xera concordia.
Vi è la costumanza presso questo p<)polo che io
un piccolo Tempio io un tempo dell'anno l'Impera-
tore offre un sacrifizio alle anime de' suoi antenati,
ed allora si eseguisce da due mandarini e dodici mu-
siei u• terza specie di Musica, che chiamano eccita-
trice intanto che si fa l' elogio dello stesso imperatore.
Il Sovrano più fiate compie de' sacrifizi ed 01'1
io un luogo. ed 01'8 in altro, ma quando dopo adero-.
piuto il rito si ritira nell' apPartamento, ove ptoaoza si
eseguisce una quarta specie di musica composta di
sette Magistrati e ventiquattro musici.
La quinta si eseguisce mentre si apprestano le
vivande al "ooarca, e finalmente la sesta specie è d~
stioata ai aolstizj perchè allora l' imperatoi"e oft'1·e il
:;acrifizio sull' altare tondo.

o ,9;trzed by Goog le
APPENDICI AL CAI11TOI.O TERZO 187
' '
l.a musica si compone di tredici Mandarini, quat-
tt'Ò cantanti, e cinquantadue sinfonisti.
Le donne chinesi che soni> date un poco alla ga-
lantei·ia suonano un strumentino da fiato a becco che
dicesi comunemente tlagioletto , o anche tlauto ; gli
uomini invece suonano la ·Chitan'8 a due, a quattt·u, ed
anche a sette cm·de.
Altti strumenti sono in uso nella Cina cioè varie
specie di trombette, violini a due corde, la Chiat1oa
che si somiglia a una tromba; una specie di violoncel-
lo, di fagotto, e di tambm·i. Il lettore sentendo nomi
ehe conosce per gli stt·umenti . che noi abbiamo , non
J•rendn equivoco, mentre ho detto una specie stante
una somiglianza più o meno lontana dai medesimi.
Uno strumento celebre nella Cina è senza fallo il
Lt~ com • ~i lo dicono che è composto di rame , di
stagno, e di hismuto, ed ha la forma di un Timballo
piatto , la cui superficie si percuote con un martello
di legno rivestito di cuojo. E siccome pare che tutta
la beJlezza della lorq musica debba coosisth·e nel fra-
casso, quindi con tale strumento, e con degli eunuchi,
ed altre pet'SOne della plebe prese ad affitto eseguiscono
la loro musica non so quanto gradevole. 1'anto è fra-
goroso il colpo che si dà su quelle lastre di tali me-
talli composte che, dice un autore , non hanno biso-:
gno di sporare il cannone pet• dare un segnale, basta
colpirle con un maglio di legno per dat-e un fragore
da assordare i vicini, e farsi senth·e in una notevoli&-
sima distanza. Gli Europei che tt'Ovansi nella Cina· ID
chiamano come ·nelle altre pani d' oriente· cioè Gong,
ma i cinesi lo appell;mo loo.
Da tutte queste varietà risulta sempre meglio che
la musica è necessaria aJI' uomo, il quale giungerà
~ tutte le stranezze immaginabili per contentare questo
moato suo desidet·io, questa nobile pas.coione.

Dlgltized by Goog le
Jl8 IPOCA QlJAaT A

~APITOLO QUARTO

LA •oSIU Ul ITU.I.l DOPO IL PALUT&~.l

l Pl-ll 8PI4:ULMIJTI DICI.I OlATOII

Si disse, e si ripete soveriti fia&e da uomini elia-


dio doUi nella musica, e speciabneo&e oeùa parte este-
tioa ehe Pier Luigi da Pales&rina fu sommo, e Prioei-
pe della mosica ~iooevolmeo&e si appellò , ma della
. . .ica da Chiesa. Confesso ingenuamente che una tal
proposiziooe non mi soddisfa· punto; percioecltè toglie ia
.,.ne il gran merito ebe pm· si eltbe .qnell'imparegia-
bile compositore.
Non niege che le opere quasi tolte di Pier L&igi
sono ·ectJesias&iebe, ma vorrei mi si dicesse qual' altro
lleestro a' suoi &empi ttSpose io altri soggetti i parti
tlella 8118 immaginazione. La musica da secoli innume-
nbili era stata nutrita, e mantenuta nella Chiesa, e
i canti e i suooi profani si riducevano poco più poco
meno ai trovatori, ed &Ue canzoni popolati, e naziooali.
Del resto nod si rinvenivano che mottetti, messe,
e via discorrendo. Negli ultimi tempi che precedette-
ro il Palesttiaa si erano introdotte delle Cantate , e
degli- Epgrammi, dei quali ve ne sono in abbondanza
scritti dal Pier Luigi. Il perebè sono d' uvm che se
il sommo scrittore si fosse tronto ai n<)8l\•i giorni con
wtte le doti dello spirito , e con tutte le cogoiliooi
e•e possedeva avrebbe al modo stesso' tenuto il pri-
mo posto, e quindi che metitass~ il nome di Principe
deHa musica non soltanto per la sacra, ma ancora per
qualunque altra.
Olwe di che se quel ~enere di muaica cbe si chianMÌ
dal laogo dovè si' e888uitra, l' Oratorie; potè eoé't pmto

Dlgltized by Goog le
CAI'ITOLO QUARTO !89
abbellirsi , lo si deve alla semplicità , e dolcezza del
canto ebe aveva introdotto il Pier Luigi. Per altro de-
vesi eonfessat•e che i progt·essi dell'arte furono rapi-
dissimi , perchè ebbero cominciamento quelle scuole
che fonneranno il soggetto dei capitoli seguenti. Sic-
come però in quest'epoca i vat·i. scrittori si occupa-
roDO molto degli accennati Oratort , cosi credo mio
dovere intrattene•·mi alquanto sui medesimi.
Filippo Ne1·i di Fh·enze, Santo che dedicos8i io-
\eramente a procurat·e il bene della gioventù con ma-
niera nuova ed inusitata, vttò dire coll' allegrezza cri-
stiana, amantissimo di musica com' egli era, credet&e
ottimo divisamento per distorre dalle profane adunan-
ze, e dai liberi eonvegni la gioventù, di istitujre del-
le eantate che un fatto biblico rappresentavano, o del-
la storia ecclesiastica , e perehè poste in musica dai
miglimi compositori del suo tempo come da migliori
cantanti eseguite nell'Oratorio si effettuavano, presero il
nome di Oratort. Non erano però cose nuove codeste,
mentre fino del decimoterzo secolo sembra che vi fos-
ScJI'O delle sceniche rappt·esentanze spirituali nelle Chiese.
l miei lettor·i non deggiono fat·e le mat•aviglie se
trovano •·icordate cet·te oscenità; e r·idicolezze che a
dì nostri muovet·ebbero a sdegno, e Ma t'ebbero insotTri-
bili. Pensino qual fosse la società a quei ~m'Di, fa-
natica, superstiziosa, . igooa·ante , perciò non reca stu-
pore una faccenda cosi nauseante.
Come ho detto si eseguivano in ehiesa , ovvero
nel prossimo cimitero, o altrove, e lo scopo era di i-
sti:Uire il popolo nelle dottrine religiose , ond' è che
cbiamavansi ancot·a Misteri. Nè si può conghietturare
che fosset·o propri di qualche speciale nazione ; in
fit~lla · vece chi prima chi poi tutti i popoli si deli-
ziavano in queste rappa·esentanze. Sembra che i Te-
t9

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290 ErOCA· QUARTA
desd1i fossero i· pa·imi che le nsasset·o, percbè nella
fine del decimo secolo già ne gustavano. l Franuei
le .dicevano . Mystères e moralitès, i Spagnoli Autos·
~acramentales, gl' Inglesi Mysteries, moral plays, m~·
ralities, e così delle altre nazioni.
· lo Italia si crede che la Compagnia del Gonfa-
lone istituita Jino dal t !64, facesse di tali rappresen-.
tazioni nella settimana santa ed esponessero i fatti
della passione di G. Cl'isto. Alla metà circa del secolo
decimo sesto Paolo IU. avendo risaputo che codeste eo-
se si rappresentavano nel Colosseo diede solenne pt·oibi-
zione che ·giovò per allontanare gli .esecutori da quel-
l' anfiteatro, ma che pr.oseguia·ono i loro fatti in altri
luoghi. t comune opinione che non parlassero, e quin-
di nulla vi avesse che fare la musica. Dice Apostolo
Zeno che in un antichissimo manoscritto ha trovato
(!be neJia città di Padova nel t 343 vi si eseguivano
t••li sceniche t•appresent.•mze; il Muratot•i ·t·accontn eome
nel Friuli l' anno t 2 98 facevasi la rappresentazione
della Passione, Risura·ezione, ed Ascensione di Cristo,
e finalmenle il Riccoboni ·assieura esset·e durate nell11
(;hietJa fino al secolo decimosettimo , specialmente in
occnsione deJla festa -a el Corpus Dò mini.
Come però ho fatto notare di sopra sembra che
codesti ludi scenici spirituali non fossero altro che
quada·i muti, che in qualche città· piccola di provincia
ho veduto io stesso rappresentato un qualche punto
della passione, ma non in luogo sacro, si~beoe in qual-
che bottega di sea•a, in occasione della pl'ocessione che
sogliono fat·e il Veoerd\ Santo di notte. Ma nei secoli
iradieta'O pigliavano vatia denominazione secondo ciò
che a·appresentavano: per esempio~ se era un .fa~to
dell' antico testamento dicevaosi figttre , se del nuovo
Va11yeli, nllot-a che rigmu·davano la fede Mi6ttri, e so

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CAI'ITOLO QUAl y(} !91
i miracoli dei santi, o la loro vita , Esempi , lstarie.
Alcune volte le cbiamava(lo Comedie, in genea•e Rap-
preM!!IUazioni, e nel seeolo decimoquinto Fartsli per-o
chè avevano un soggettO morale.
Ella è però comune aft'et'lllazione dei scrittori che
le rappresentazioni .cantate avessero luogo soltanto nel
secolo. decimoquinto. Non devesi tuttavolta disprezzare
l' opinione di alcuni che credono siano originate dai
Pellegrini che dopo le crociate tornavano dai luopi
Sauti. Infatti sebbene costoro non vestisset•o abiti da
eomigliare aHe pet'80ne, tuttavia colla divisa da pelle-
grini con in petto e alle spalle cento conchiglie, e al-
treuante medaglie, e con Io sbordooe iA mano si uni-
vano a torme, cantavano nelle piazze, a lungo ·le vie
la passione, la morte, e i prodigi della .vita del Naz-
zareoo, ora il dl finale, e il tremendo giudizio, quan-
do le opere della Madt·e di Dio, e talvolta la ,•ita de-
gli Apostoli , S. Lazza1'0 e dei Martiri. Allorcbè dUD-
ttue ebbei'O 8ne codeste cantilene , si intraprefle l! uso
4ei Judi scenici.
Poche memorie se ne banno , ma quelle poche
hlstaoo per dimostl·are quanto fossero in quel tempo
desiderosi i popoli di una music,che chiamerei dt-am-
matica.
Se si pl'88ta fede al Ca-escimbeni un tale cbiama-
\o Fnmeesco Belcari compose una rappresentazione
del Saeri&io di Abramo a tutti noto, le cui posizioni
tlrammaticbe erano eos\ vibrate e piene di atretto che
sem' altro doveano produrre un entusiasmo popolare.
E di vero in Firenze con soddisfazione universale si
taotò p1'ecisamente neUa Chiesa di S. Maria Madd:.le-
aa, dando il nome di Abramo ed l84Cco a quest'opera.
L'·azionc per altro che più ba fatto epoea.; è
gt.'lta l:r Com~er~onc di S. Paolo chl' il Mene~tier dice

Dlgltized by Goog le
~9:! EPOCA QUARTA
essersi eseguita in Roma nell'anno t480. Questa non
si pt•odusse in Chiesa ; in quella vece in una piazza
s' ionalzò un teatro appositamente che dopo la rappre-
sentazione si disfaceva per intei·o, appunto come acca-
dQ anche oggi quando qualche popolare st•·aordinatia,
e momentanea cosa si presenta al pubblico. Tale rap-
vresentazionc fu scritta da Giovanni Sulpizio, che
dice essere stata tutta cantata dal principio alla fine.
Ln p:ll'Ola cantare usata da Sulpizio non so se debba:..
si intcudm·e propriamente nel senso naturale, peròchè
sonovi non pochi che la interpretano pe1· declama1'e.
A dir vero mi calza meglio codesta interpretazione ,
essendo non ancora avvezzo il popolo a gustare una
intera opera musicata, nè dopo quella si trova vestigio
p(w molto tempo che altri lo avessero seguito, mentre
di declamazione unita a canto si' sa esservi state al-
tr·e ope1•e. Ma è vero d' altronde che sola decJamazio-
ne non poteva essere affermando tutti che vi si c:m-
tava:eziandio. Per conseguente sarebbe' assai difficile poter
dare una decisa e t•isoluta sentenza. Che di•·ò poi dell'altra
suvposizionc che BayJe nel suo Dizionario storico - critico
assicut·a essere di molti, che cioè Sulpizìo in tal circostan-
za 1liede Ja prima ide~•del dmmma musicale e perciò si
debba stimare l'inventore del medesimo?
Pea• me, torno a l'ipetet·e, non è un azione tutto
musicata, e quindi non può assomigliarsi, nè chi:un:ll'si
rlt·amma musicale. Di ciò pet• ora basti , giacchè ne
dovt·ò determinat·e altt·ove l' invenzione della musica
Scenic:.t, o drammatica, di cui gli Oratort ne a\·evano
una certa formn .
Uno spettacoio di ehe indarno si studia la cagione
percM dalla Chiesa si permettesse, fu senza fatto la
strnnissima, ed indegna festa detta dei Pazzi, e quel-
la degli asini , che si manLcnnc fino al secolo deci-
moquinto.

o ,9;trzed by Goog le
l' .......
C!PITOL() QUARtO ~93
lo Lacerò le brutte, e indecenti cose che si facevano,
e i pessimi canti che si usavauo, rimettendo i Lcttot·i
che amassero conoscel'lc al Ducange che alla voce fè~
slum asinorum , ne fa una minuta , e cit·costanziata
narrazione. •
Acoennei-ò soltanto quella dei Pazzi, la qu!lle ese-
guivasi neJle . Cattedrali. Era un Vescovo, o un Arci-
vescovo che si destinava a dire la· !\lessa, ec.l in que-
sto caso si chiamava il Vescovo dei Pazzi. Intanto che
eolui celebrava i Santi misteri i preti della Cattedra-
le, e i secolari vedevansi non dei pJ·opl'ii abiti adorna-
ti, ma in mille man_iere stt·ane comparivano vestiti per
oomi.Ilettcl'e infamie , oscenità , e pazzie imperdonabili
in Wl luogo profano. Alcuni si davano smodatamente
alla danza; altri a tutta gola cantavano canzoni inde-
centissime; questi giuocavano alle carte , o ai dadi ;
quelli mangiavano e bevevano con intemperanza sul-
l' altare, e poi gittavanò ad at·det·e nell' incensiere ma-
terie schifose per incensare cose ancm· più detestabi-
li. In somma era Wl m·a·ore, un vitupero!
Lasciando codeste b1·utture torno a dire che dai
scenici sph·ituali ludi ebbe principio l' Oratorio , sia o
nò il Neri l'invento1·e del medesimo. L'Oratorio ha un
so~getto saCI'o scelto o dalla Scrittura, o dalla storia,
è formato come u!l azione completa , e viene cantato
eon accompagnamento d' Ot·chestra. Oratol'io si dice
sempre quando o in Chiesa , o in una sala se ne fa
la mppresentaziorfe, ma se ciò avviene in Teatt·o sic-
come è _similissimo alle altt•e opere in musica, ed ha
la stessa forma e condotta, così gli si dà il titolo di
Opera Sacra.
S, Filippo se ne servì per distrarre la gioventù
da p1·ofuni divertimenti , al qual uopo presceglieva i
miglim-i maestri, e i cantanti più celebri, onde è che

o, 9,t,zed by Goog le
!94 t:POCA QUUTA
a frotte · accoa·revano a deliziarsi di quelle soavrssunc
melodie. Tuttavolta non abbiamo composizioni di gran
11lievo io quel tempo, tino almeno al f 600, nel qua~
l'aono Emilio dei Cavaliere scrisse l'Oratorio intitolato
Ahima e Corpo in cui si trova per la prima volta il
dialogo . in forma di recitativo. Dopo se ne composero
moltissimi , ad alcuni toccarono il sublime , cioè il
Measia di Haudel , ·la Ptusione di JomeUi ,. · il Sacrifi-
cio di· Abramo di Cimarosa, e la Creazione · di Haydn.
· Di opere · di cui l'argomento è sacro non manca-
no 3i nostri gioi·ni, il Mosè di Rossini , il Polliuto di
Donit.zètti, il Nabucco di Verdi, e molte alti·e ne fan-
no testimonianza. Ma oltre che è rappresentata la sa-
cra naa•razione io maniera assolutamente profana, eel'to
è che di Oratorj nel loro vero senso •vissimameote
se ne occupano i Maestri. l Padl'i che dall' Oratorio
. prendono il nome seguendo lo spit·ito del loro Santo
Fondatore, specialmente in Roma conservano questo
genere di musica, e non pochi rinomati scrittori ne
musicarono sempre con gran plauso. ·Che se oggi
non raggiungono più Jo scopo prefisso da S. Filippo
pea·chè i progressi della musica teatrale lascht indietro
d'assai queste composizioni , e perchè si eseguiscono
in tempi nei quali Je musiche profane , e divertimen-
ti del mondo tacciono assolutamente, ciò non ostante
-i P•·eti dell' Oratorio .mer·itano grandi elogi , a parer
mio , appunto per la conservazione di tal genere di
mùsica nel quale hanno campo i gìbvani di produrre
i parti dd loro ingegno, e i risultati dei loro lunghi
st.udt, e Maestri pt·ovetti danno esempio di beJJo stile
e di soavi melodie, ed in questi ultimi anni fm·ono
ascoltati grandiosi, e beJii Oa·atort di Cianciarelli , Gra-
zioli , C::ll'toni , e del vivente Cav. Gaetano Capocci.
M'ingannerò forse, ma un pt•esagio sento in me steSso

Dlgltized by Goog le
CAPITOLO QUARTO 29!S
che codeste composizioni siano per richlamat·e la musica
teatrale a quella moderazione, e a quella aa·monia m.e·
lodica, .da c.ui si è dipartita. pea· idolatrat·e uo' ostcn--
~ta decl:tmazione che in gran parte toglie al canto Ja
dolc;ezza de' suoi modi per goddisfaa·e la violenza dell~
~oi che agitano gli'animi delle popolazioni, e . spin-
(IOOO la musica all'affettata esagea·azione, ed al rimbom-
bo di strepitoso stt·umentale.
A questo luogo voglio aggiungere due. pa'·ole ~o­
pra un ;1ltt·a musica molto in uso prima .del teatro, e
che in appresso non isdegnarono i sommi neU' arte di
tt'aUarla di q1,1ando a quando. Intendo di parlare del
Madrigale , che Dante chiamava madr~(lle , che .alt1'o
non è se non · una . piccola poesia di cQi r ve1·si. son
pocbi , iuepali , e liber.i , ed il soggetto tenero ed
~oroso.
Non so. quanto sia vero ciò che alcuni affer~aoo
persuasi che sia la vet·ità, cioè che t.al vocabolo ven-
p ~ motto , alla Madre , vel'si consecrati alla San-
tissima Madt·e di Dio Maa·ia. Tuttavolta non potendo
dare altra spiegazione del medesimo no•~~ , e questo
dicbiat-ando in qualche modo la sua det·ivazione ., vi
assenth·ò. Vi fu un tempo , · nel secolo di Palestrina
che i madrigali emno gl'3ndemente gt"aditi , e stavano
io tanto pa·egio che sommi Poeti vi si acconciat•ono a
scrivere tali poesie, come Tot·quato. Tasso , ed altt·i,
ed i maestri piif celeba·i pYSero in musica da una fino
a dieci voci. lo. \ enezia, Anvet·sa , Londra si pubbli-
carono c.ollezio~i di un numero prodjgioso. Luca Maren-
zio da t 6 , a t 8 collezioni , Il Principe di Venosa . 6
collezioni .. Palestrina fu sommo in. questo genere e-
ziandio , come lo fu ancot•a Claudio Montevet·de ed
altri. · l.a ragioneper cui tanto si affaticavano io tal
pilet·e .si fu la mancan~a della musica concertata in

,o,g,tized by Goog le
~9i EPOC! QUUU
Chiesa, e drammatica in Teatro t si diedero quindi a
tutt' uomo per soddisfare nelle Sale gli amatoti del
bello musicale, come facevano nella Chiesa. E poichè
le modulazioni e1'8oo diverse dalle saca·et le cantilene
ea-aoo più aeeoncie, ad esprimere le umane atTezionit
e non metodiche e gravi le armonie, ma facevansi li-
beramente trasportare dall'impeto della immaginazione,
e dagli slanci del genio t ne derivò per consegnente
uno stile a parte che si chiamò madrigale1co. Egli è
indubitato che scolor\ affatto questo stile ' e poco o
nulla piii dilettava quando si compose l'opera in ma-
siea in stile di·ammatico , ma è pur vero che aveva,
ed avrebbe ancora i suoi aUettamevti se si trat~sse
in modo t1le le posteriori scoperte musicali, e il pro-
gresso dell' arte non fossero dimenticate , nel tempo
stesso che si conservasse la nobiltà, c la bellezza del-
l' antico. l 8ommi in((egni però non lo dimenticarono
affatto, e mentre si occupava la maggior paa·te dei
compositori dello stile teatrale , Benedetto Marcello,
Dtll':mte, ·Cherubini, e qualche altro sctissero dei ma-
drigali che . arricchirono di tanti rn~giori pregi che
prinia non avevano.

CAPITOLO QUINTO
LA PARTE STRUMSNTALE DELLA MU~CA

Fin dalle prime mosse di questa storia feci os-


servare che la musica si divideva in · due pal'ti, quel-
la che al canto gj l'iferisce, e l'altra che rigtJarda gli
strumenti. Nel racconto dei fatti però non si è potu-
to mantenea·e la distinzione con .tutta esattezza , per-
chè parlando specialmente delle musiche nazionali, e
popolari si sono dovuti accennare almeno gli strwnenu

Dlgltized by Goog le
____..____ .
r

CAPITOI.O QUINTO i97


propri di quelle nazioni. Tottavol&a la parte del can-
to ba sempt·e trionfato , mentre la strumentale non
guari compM'iva nella sua verità e bellezza·. Era dun-
qae conveniente , e giusto che separataménte se ne
favellasse onde mostrare la umana tendenza alla mu-
sica d'ogni genere, tanto più che se il canto consola,
il suono che accompagna non solo rallegra , ma so-
stiene la voce che canta, In moder·a, quando si crede
opportuno le dà forza , oltre che nella vm•ietà degli
strumenti sonovi aleuni che la imitano quasi direi al
naturale. ·u perchè sebwne sia .un accessorio, ciò non
ostaote raddoppia il gradimento, e Io rinnova quando
piace. J..o strumento in generale si definisce perciò;
quel corpo arti8ciale che dà e varia i suoni imitando
la voee umana . Le cause principali del suono pos-
8000 essere le vibrazioni sulle corde, o per mezzo di
cm'Pi estranei o finalmente pet• opera dell'aria che si
eollide quando penetra negli stt'Umenti da fiato.
Gli strumenti antichi sono quelli di cui si è fatto
menzione nel tt•attare dei. popoli antichi, e dei secoli
lontani, ed alcuni , quantunque non abbiano · tanta
antichita per l' invenzione, si dicono tali perchè asso-
lutamente io disus'?. Mode.roi poi si appellano quelli
che oggi soou adoperati comunemente. A me codesta
maniera di distinguere non gat·ba; dappoichè vi sono
pure io usanza ai nostri giorni molti istromenti che
sono di antichissima origine. Quindi molto più soddi-
sferebbe alla proprietà dell' espressione, io credo, il
diridere in .stromenti antichi fuori d' uso, altri di ori-
gioe vetusta ma sempre in uso, e finalmente io quel-
li che sono pt•opriameote moderni. La d~mominazio­
ne dalla nazione cui appartengono è chiarissima,
perehè indica il luogo ove si suonano, e l' uso che
ne fanno.

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298 IPOCA QUAkTA
La più comune purtizione è in istromenti da ar-
co, da fiato, da percossa, da tallo e da fiato, .da pU-
zico, e anche da ••ropicciamenlo. Si devono.aggiangere i
CJ'Uslid che danno un suono mcdia11te un colpo .solo,
i mobili che si portano da chi la suona , ed i llabi/i.
perchè sono ·meccaniche f6l'me e pe~·maneoti. MeQiio
è attenersi alla genet•ica divisione in istromenti da ar~.
co, e in quelli da {ialo.
La prima cosa che si dovrebbe dire è la lo-
ro costruzione. Mi dispenso però ~al desct·ivere le va-
a·ie pat·ti di essi, essendo a tutti noti ed avendo sott'oo-
thio tutti i giorni il cont111basso, il violone il violon-
cello, le varie qualità di \'Ìole, e il violino.
ll Conlrabasso che · alcuni denominano fals::unente
so )tanto Basso appaa·tieoe al genere dei violini, la 10.->
la ehiave è la stessa del violoncello ma. suona r oUa-
va b;.ssa. Se lo si considea·i con superficialità. seutbt-a
avere poeo o nulla di 1-elazione eon . una wchestra
complessa, eppure ne è la base ed il fondamento, ed
esso soltanto è capace di accelerat·e, o ritardare il tem-
po di un pezzo musicale, e tanto ••icco · di suoni che
a lui rispondono gli altri st1·umenLi o nella .lentezaa
di espressione, o nella dimostrazione dell' impeto di
una passione. · •
Non è uguale da -pet• tutto questo istrument.a: per
esempio in Italia ba tt·e corde sole accordate in quaa·-
ta , in Germania invece ha quattro corde accordate. al
eontrario del violino. Generalmente i mc~estri confes-
sano ~sere più utile il germanico perchè dicooo che
le nostre orchestre somigliano ad un organo senza ~
dali , che sfigura la musica che suona , laddove il
germanico con quattro corde si pa·estu a meraviglia
nelle musicali composizioni. li celebre italiano .Botte-
sini ei ha fatto sentire con questo strumen~ t0$e

Dlgltized by Goog le
CAPITOLO QUINTO !9f
stt'Bordioarie le quali da bravi artisti si confessava esser
quasi impossibile di es~uire col violino.
Sebbene poco o nulla il violone differisca dal
f.ootrabasso , tuttavolta sia per le sue dimensioni al-
quanto più. ristrette, sia pel suono più acuto e più vi-
brato gli danno una qualche distinzione fra il Contt•a-
basso, ed il violoncello.
Quest' ultimo, io già lo dissi ma mi giova ripe-
terlo, ha per me un non so che di attraente che ra-
pisce. Vet'O è che · suonat'lo bene si dice piuttosto che
si faccia, mentre è pur troppo difficoltosissimo, ed un
sooa&ore di tale istrumento , che raramente nella sua
costruzione è perfetto, oltt•e chè deve possedere una cava-
tu 01'8 dolce ora forte a seconda della musica che e-
sesuisce, essendo il · violoncello ottimo pei soli, per le
stWnate , pei concerti, per t•ariazioni, per quartetti , e
qtriMetli, e per orchestra, deve eziandio coll'esercizio
continuato possedere un'agilità straordinaria nelle ma..
ni ed un orecchio petfettissimo.
· Nella suà invenzione, che si attribuisce al P.
T3rdieu di Taa·ascon nel secolo passato aveva cinque cor.,.
de, che in bppresso furono ridotte a quaUro, le uhime
due delle quali sono rivestite di fili metallici.
L'uso di questo istromento è così generale per-
chè o~neo a ehicehe~ia, il suo canto scende al cuo-
r~, e toglie quasi direi la immaginazione a se stessa;
at presta a tutti i gene•·i d'armonia , e delicato nel
SUO aa-peggio , sempre stupendo nelle combinazioni
d' altri stromenti. NeJI' Orchestra lo intt·odosse Batti-.
stioi di Fil-enze poco prima della morte di Lulli. Roma
ebbe nel t 7!~ il celebre violoncellista detto F1·anci-
&cello lodato giustamente da Quanz e B~nda. Il capo
della scuola di tale istrumento in Francia è stato Berthaud
di VaJenciennes che visse nel tempo m600simo di Fran-

Dlgltized by Goog le
300 EPOCA QUARU
ciscello , e da cui appt·ese•·o a ben suonare i fratelli
tason , e i Duport speciahriente il niinot·e chiamato .
Luigi, e Lamarie. A Bruxelle oggi escòno dal Con-
servatorio egregi suonatot•i di Violoncello, e sono Ser-
vais, Demunck, e Batta. In Get·mania si distinsero Rom-
berg, Bohrer, Dotzaver, e mentre gl' loglesi non pos-
sono vantat·e un violinista di vaglia, invece presentano
Crosdill, e Linlev ambedue bravissimi nel violoncello.
. Molto antic~ è l'uso della viola, anch'esso istro- 1

mento nobilissimo , e che produce effetti graditi , e ·


soavi. Non si sapt·ebbe spiegare come l' antica scuola
musicale lo tt·asandasse di guisa da limitare. la . sua
concora·enza al raddoppiamento del Basso nell'ottava,
e non t'D da mente .facendole eseguire qualche nota .inu-
tile, di nessun effetto nell' orcbestt·a, e forse gittata là
pe•· non lasciarla inoperosa. t:ppure vogliasi o no ha
la viola una importanza ragguardevole , e lo esempio
di Mozart ed Haydn ha servito di lume a tutti i gran-
di compositoa·i, i quali la nobilitaro~, e le assegnat·o-
no quel gt·ado che le competeva. E vero che si ac-
eorda bene col basso, .e coi violini per l'ottava, ma
è vero altresì che il clarinetto, fagotto, il ·coa·no uniti
alla viola trovansi con tanta melodia congiunti cbc me-
!lio non si potrebbe desiderare. Sebbene non sia mol-
to in uso che questo istrurnento faccia degli a solo
tuttavia potrebbe eseguil'li con gusto e soddisfuuooe
com11oe. Sia detto in buona pace dei suonatori , che
M i compositori non hanno come il celebre Mehul
nell' Uthal scritto molte cose per tale istrumento ne
fa sola cagione la difficoltà di t•·ovare un suonatore
ehe avesse molta abilità da conciliarsi l'attenzione de-
gli uditori. È inutile riferire che in diversi tempi si
usarono diverse qualità di viole. L'antichissima viola
bastarda da gamba con sei corde, mentre la comune

Dlgltized by Goog le
CAI'ITOLO QUINTO 30f
non ne ha. che quattl'O: la viola da gamba, che rat'()
è si 1itrovi, In cui distinzione dal violoncello consiste
neJl' avere sei o sette corde accordate in re colla cbia-
,.e di basso sotto le righe. n suono di questo stl'ttmen-
to è nasale e tagliente. Così pure nel secolo passato e-
ranvi la viola da spalla , quella detta . pomposa con
einque corde, inventata da Bach, accordate in do, e fi-
nalmente ·la viola d' amore le cui sette corde erano
aecordate in sol in chiave di Basso alla prima riga.
Di tutti questi istt11menti da arco il più impor-
tante di tutti per quantunque il più piccolo , è senza
meno il violino, di cui non v'ha alcuno che non co-
nosca essere il più necessario nell' orchestl'8 sostenen-
do con le due parti che eseguisce la principale melo-
d\a. Voler rintt·aeciare la sua invenzione è cosa mala-
gevole. Alcuni pensano che la statua di Apollo con u-
na certa specie di violino in mano che esiste in Fi-
renze indicò la sua antichità.
Ma costoro presero abbaglio, perciocchè partono
essi da un ptindpio falso, che cioè quellà statua ap-
partenesse ad arti~ta di molti secoli innanzi. Per con-
rerso i moderni archeologi provano nd evidenza esse-
re lavoi'O molto recente. Il perchè il loro opinamento
cade per intiero. Sarà vera l' altra opinione , che un
istrumento senza corde, però suonato con al'co di cri-
ni desse origine all' odierno violino'? Non saprei negarla
nè tnttavia la rinvengo così buona da accontentarmi
così di leggieri. Quel che ne siu di ciò, non mi di-
spiace di convenire che tm·nando dalle Ct·ociate, e por-
tando molti strumenti dall' Asia, uno ne rinvenisset•o
che in qualche modo somigliasse al presente violino che
poi in Europa fu condotto a questa perftlzione.
È peraltro fuori di ogni controversia che onde il
riolino din unn '·oce f:~eilc e tcr·sa, come robusta e for-

o ,9;trzed by Goog le
302 EPOCA QUARTA .
te, che abbia nna ceaia eguaglianza in tutte le cor*
da poter cavare un suono dolce, piacevole senza difetti
non basta che valente sia il suonatot·e, uopo è altresì
che l' istrumento sia antico, e adopet·ato perchè espe-
rienza insegna che essendo nuovo produce immanche-:
volmente un suono aspro, e stridente laddove coll' uso
acquista una voce dolce e soave, nè è senza ragigoe
che si ricerchino queUi usciti dalle migliori fabbriche, e
più accreditate. F:.. peraltro una bell'avvertenza un sa-
gace &<wittore dieendo che è vea·issimo esser·e stnti i
più famosi fabbt·icatori di violini i Scandivari; gli .t\_,
mati, i Gual'niel'i, i Bergonzi, i Steiner, e i Cappa ia
Saluzzo, ma piglierebbe un g•·osso abbaglio cbinnque
fidandosi del nome del fabbricatore non osservasse at-
tentamente la pe1fezione dell' istrumento, perchè dalle
buone fabb1iche escono opere inpe1·fettissime, come da
fabbricatot•i• di niun peso tuJvolta si eseguiscono lavori
veramente perfetti, appunto come •·ifletteva lo stesso
O•·azio suJla. poes"ta, che cioè il poetnstro Cherillo fi•
in alcune circostanze vermnonte buoni versi, mentre in
altre pare Omero che determini al sonno.
Parlando di fabbriche di violini sarebbe impossi-
bile ta-asandare queUa di Francia del sig. Chano! di cui
ebbe ad occuparsi la stessa Accademia di Franeia;
H sig. Chanot è un fabbricatore di molta \'&glia
e in tutti gl'istrurnenti da arco introdusse alcune mo-
diflcazioni da riformat·ne la costruzione. Per la ·inclina-
zione nazionale i Francesi portarono all' entusiasmo la
cosa, e tt·ascinarono come avviene sovente molti altri
diett·o loro. E perchè pigliasse la faccenda un aspetto
ancor più ser·io la classe delle belle arti della celebt·e
Accademia di Francia non solo se ne occupò, ma ne
rilasciò un'attestato il JlÌÙ ·seducente pel fabbrit~l.ot·e,
c:he sot.t.o~crissct·o uomini per fe1•mo di grando 1i('l'lta-

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CAPITOLO QUIN'fO 303'
zione. Ma il fanatismo avea esagea'3to ogni cosa, e non
si dubitò di anteporre qu~ti istrumenti ai celeberrimi
di f.remona. In Germania però non si p1'e8tò pn fe-
de al documento accademico, e si prese ad analizzare
tuUo che spettava agli strumenti del Chanot, e dopo
espeaienze · moltil>licate, e osservazioni giudiziosissi.me,
dissero che gl' istrumeòti fttbbricati dal francese anzi-
ehè sopravvanzare in merito quelli antichi di Cremona,
1100 possono esservi neppure paragonati, e se osgi dan-
DO un soooo dolce e buono è molto da dubitarsi che-
giunti all' età di quelli italiani, mantengano la stessa
hontà che li distingue al presente.
Stando cosl le cose, ho dimandato a molte pet'SO-
ne intelligentissime, ed a suonatoti di vaglia, cui con-
verrebbe ~lio aderire, o ai Get·manici , ovvero ai
Francesi quasi concordemente mi hanno assicurato che
se la.fabbrica del Cbanot è rispettabile pe.. molti riguar-
di, è vero eziandlo cbe non giunge ad uguagliare le
antiche d' Italia.
L' uso del violino, che non potrebbe distinguersi
come facevano anticamente per J' m·chestra, e pel con-
ceno, chiamando voce umana nel secondo caso, e vo-
ce argentina nel primo, è universale, percbè se mi fos-
~ lecita!' espt'eSSione, vorrei dirlo, è l'anima di tutta la
musica. lnfatto ehi mai pott·ebbe contrastargli la supre-
mazia su tutti gli altri strumenti ? La musica dram-
matica è di sua sola spettanza; se si eseguisce un pez-
zo istrwnentale è il violino che ne sostiene la parte
principale; e come alcuni si esprimono a lui' compete
di dirigere e mantenere il discorso musicale, e so ~ti­
CUBe volte cede a questo, o a quello degl' istrumenti·
da fia&o il canto, o la preminenza, non anderà guaa·i
~.ai sentiti che il violino ripiglia il ceduto dominio.
s, prest.1 a tutto pcrchè è estesissima la sua scala

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l . -
304 iPOC.\ QVUTA
composta non meno di quuttro ottave, pea·chè canta ed 1

esprime come gli affetti i più teneri, così le passioni


più violente; perchè la moltiplicità delle note che può
eseguire non è possibile a niun altro istrumento, per-·
chò suonando a doppio riesce a tratteggiare l' argo-
mento sotto duplice accordo, e con svariate· armonie;
e perchè da ultimo nell' accompagnamento ancora gode
premint!oza e varietà da unirsi a meraviglia con qua-
lunque siasi la parte cantante. Ma ciò che rende ine-
guagliabile il violino è senza dubbio la disposizione a
secondare tutti gli slanci del genio, e a prendere più
caratteri che più piacciono ai maestr·i compositori, ed
ai famosi suonatori . Il numero di questi è grande, ma
io citerò i più celebri.
Arcangelo Corelli di Fusignano pr·esso Imola sul
territorio di Romagna, . visse nella metà del secolo de-
cimo settimo, e nel principio del t 8.• perchè morl
nel t7t3. La sua fnma fu grnnde e come composito-
re, e come suonatore di violino. La sua gloria princi-
pale è quella di essere stato il primo che insegnasse
con metodo eccellente, e tutte le scuole a Lui poste-
rioa·i dovevano riconoscere io esso il vet·o tipo. Fanno
testimonianza di tal verità i suoi allievi che come il
Maestro riuscirono valenti vuoi nello sct·ivere, vuoi ·nel
suonare; il Geminiani, il Locatelli, il Somis goderanno
sempre rinomanza. Parrebbe che dopo tanto tempo, e
tanti perfezionamenti dell'arte comt! tanti altri sommi
nel genere loro dovesse andare dimenticato. Eppure se
un odierno violinista vuole apprendere uno stile largo
e maestoso non trovet'à mezzo migliore dello studio as-
siduo delle opere di Corelli.
Poco dopo il Corelli appat•ve Giuseppe Tartini che
nacque a Pit·ano nel t 692 e visse ben 78 anni, il
quale non soltanto risplendette pel suono, ma assai più

Dlgltized by Goog le
CAPITOLO QVll'IT~ 30:i·
per i miglioramenti da lui trovati, ridq.cendo quasi a
perfezione l' arte di suonare il violino, per cui ~risse.
molte e bellissime cose. L'elogio di qu~to suooatore
lo fa un'altro cel~bre violinista francese ehe. piacque
moltissimo con le sue arie variate perchè intelligibili
e popolari, Pietl·o Maria Baillot dicendo « Il violino·
armonioso toccante e pieno di grazia sotto l' arco di
Tartini, ha preso per la prima volta un' espréssione
drammatica ne' suoi adagi, canti ai quali è impossihi-.
le non attribuire un senso, ed in cui si scorge appe-
na che manca la parola >> Nè poteva ess~r~ altrimen-
ti giacchè io lui &i ammirava uno stile generalmente
elevato, le sue jde_e, e lo svilpppo della sua fervida .
immaginazione vario e fioritissimo , purissime le sue
armonie. lla ciò che più monta Tartini era p1·ofoodo
nelle teorie dell' arte che studiò con insistenza, e nel-
l' armonia io specie che la considerò come l' elemen-
to primo e necessario per un bravo artista. Pa tanta
applicazione, e da studio si profondo doveva risultal'ne
I1Q effe~ corrispond~n:te. In fatti il terzo suono che
ftt un fenomeno da eccitare tutta la sua mal'flviglia, e
che Romieu, e S01·ge di poi appresero giustamente,
diede o;aoti~o al Tartioi d' impiegarvi una specialissima,
luop, e saggia t· i flessione d' onde ne trasse una crea-
ziooe novella fondando un sistema di al'mooia che die-
de alla luce in un libro stampato a Padova il t 7 54-
eol titolo « ·Trattato di musica secondo la vera scien-
m dell' Q.rrmmia >> lo non parlet·ò de' suoi allievi che
ne ebbe molti i quali fe~ero grand'onol'e al Maestro, men-
tre tutti questi sommi , violinisti fece1·o scuola da cui
ne traevano i giovani grande .pl'ofitto.
Difatti anche Gaetano Pugnaoi celebre maestt·o di
violino diede grandi artisti, sebbene basterebbe per la
sua gk>ria il solo Viotti. NactJue Pnsnaoi in Torino
20

o, 9,t,zed by Goog le
306 EPOCA QUARTA
nel t 727 e godette grande 1·iputaziooe perchè il suo
suono era maraviglioso specialmente per l' articolazione
svariatissima dell' arco , ricavandone l' effetto il più
completo. Si distinse sopratutto per la direzione del-
l' orchestl-a che avendo Lui a capo non conosceva
difficoltà, ed eseguiva con ammh·abile esattezza qua-
lunque componimento sebbene fosse intricato e fatico-
so. Questa bella e non comune qualità ebbe la sorte
di poter·la trasmettere a non pochi de' suoi allievi.
Moriva a Milano un' altro gran direttore d' orche-
stra l'anno i837, il celebre Alessandro Bolla che na-
to era a ·Pavia nel i 757. Le sue composizioni sono
stupende, e suonava io modo da traspor~re la mente de-
gli uditori quasi direi fuori de' seo8i. La sua celebri-
tà la deve specialmente ai suoi terzetti per violino,
viola, e basso, ma io sostengo che il più gran met·ito
di RoJla è di essere stato maestro all' impa1·e~giabile
Pagaoini.
Non senza un merito singolar·issimo si ottiene eh•
più d' uno scrittore si occupi di tramanda1·e alla po-
sterità la sua memoria. Quale dunque· sa1·à stato quel-
lo di Gio: Batth:ta Viotti, di cui scrissm·o la vita e
Fètis, e Baillot? Non dovette che alla natura molte
squisite doti per cui giunse a sì alto ·gt·ado di perfe-
zione; fer~cissimo il suo ingegno dava una copia d'idee
che rammente si riscontr-ano in altri; sensibilissimo il
suo cuore toccava l' i8t1·omento io maniera da rapire;
mgi onatm·e profondo la forma delle sue composizioni
era eccellente. Più che lo studio, l'istinto naturale lo
conduceva ad unire a1·monie mirabili, e sebbene mai
ave~se appreso l' a1·te di scrivere, potè tuttavolta col
solo criterio, e pazienza adornare i suoi concerti con
istt·umentatura analoga e abbastanza bella. Da 'un mot-
to invl'ntato pea· lui si può conoscea·e quanto destra·

o ,9;trzed by Goog le
CAPITOLO QUINTO 307
mente, dolcemente, ' e con robustezza suonasse il vio-
lino. L'arco di Viotti è un arco di cottone maneggia-
to dal braccio di ,Ercole. Molte opere diede alla luce
di molto rilievo se si vuole, ma non possono in esse
apparire l'eleganza, la grazia, il patetico, l'estasi, la
poesia, il sublime che erano cose tutto proprie del suo
suono.
Sono ancora da 1icordarsi i nomi di Bassani Gio:
Battista Maestro .di Corelli, un tal Rovelli, Antonio' Bruni
di Cuneo Bonazzi Antonio di Cr·emona, Giuseppe Festa
Napolitano, Fridzeri Alessandro M.• Antonio di Verona,
Giardini Felice di Torino, Antonio Lolli di Bergamo,
Ignazio Raimondi Napolitano, Rognone Riccardo di
Milano, Lorenzo Samir di Piemonte, e Giuseppe To-
relli di Verona. ·
Ma oltre l'Italia anche la Francia ebbe degli egre-
gi suonatori di violino. Pietro Maria Baillot morto nel
18U che stampò un bellissimo metodo per quell' istru-
•mento; Pietro Gaviniès nato a Bordeaux nel t 7!8;
lopin Carlo Francese nato a Ciamberì nel f 80~; Gio-
vanni M: Leclèrc detto l' Al nè morto nell' Ottobre
del t 7 64; e Rode Pietro di Bordeau-x. che fior\ nei
primi quattro lustri di questo secolo. Bisogna peraltro
confessare che ornai da più di un secolo i violinisti
francesi si sono resi celebri in tutta Europa, e quindi
si deggiono aggiungere ai già nominati Guillemain ,
Pagin, e della scuola moderna K•·eutzer, Lafont, ed il
suo allievo Vieuxtemps, Erust H:mman, le sot·elle Mi-
lanollo, e soprattutto Teresa, A•·tot, ed Allal't.
Nè possono preterh·si i nomi di altri celebri vio-
linisti di diverse nazioni. In Germania Giovanni Ro-
dolfo Zumsteeg di Sachsenlur che si distinse sulla fine del
secolo passato; Giuseppe Mayscder di Vicnna celebl'e
~l suonare, e per i terzetti composti Jler pianoforte, vio-
lmo, e violoncello; non che i due fl'atelli Eck, l'uno Gio,·an-

o ,9;trzed by Goog le
308 EPOCA QUAUTA
ni Federico, r ~ltro Francesco. Nel Belgio percbè na-
to a Lovanio il t 802 fu ammirevole Carlo Augusto
Beriot; a Manheim Ignazio fraenzi , fondatore di una
scuola rinomatissima, ed il figlio di Lui, Ferdinando
che a sette anni diede un gran concerto alla Corte ;
io Boemia Antonio Kolb che al suo suono rendeTa en-
tusiasti quanti lo aécoltavano, e Stamitz Giovanni Car-
lo; finalmente in Polonia Carlo Lipinski. La più mi-
racolosa apparizione nel dominio dell' arte, sct·isse Schil-
ling, è senza fallo Niccolò Paganini, che fu il più pn-
de, ed il più straordinario di tutti i suonatori di vio-
lino che si conobbero fino a questo punto. Genovese di
nascita fin da primi tempi della sua vita diede segni
non du~bi della futm·a abilità senza esempio. Qualcuno dei
miei lettori ricorderà forse di aver. udito suonare non
un uomo, ma un essere inconcepibile. Mi diceva -un
vecchio e sommo artista di questo istl'umento u Era
impossibile vederlo udirlo, e non ripetere un 'uomo non può
far tanto senza un prodigio » Io non dirò che fosse
un mir:>colo , ma neppure crederò a ciò che egli
sttlSSo diceva, che cioè )a sua maniera di suonare -era
un segreto , che senza altro , quando fosse presso a
morire lo avrebbe rivelato.
In codeste cose non valgono segreti , ed egli in-
fatti mor·\ senza rivelarlo perchè non era vero, inve-
ce mi associo al Sig. Predari nell' asserir·e che consi-
steva nella potenza originale del suo genio, e nella in-
credibile perseveranza de' suoi studl. E come nò? Ve-
dere il giovinetto Paganini -fin dalle prime mosse nel-
l' arte, andare in ·cerca delJa musica più difficile per
eseguirla con ogni accuratezza, e precisione, che altro
in(licava se non l' ~more appassionato al suo strumen-
to~ (,-be voleva dominare in tutto? Che altro indicava
i1 pm·t·c a tortura il pi'Opl'io ingegno per formare pro-

' Dlgltized by Goog le


CAPITOLO QUinTO 309
blemi che sembras..'\ero insuperabili, e che prima di lui
pun\o non si conobbero , nè seppero immaiinare , e
dopo fatti scioglierli con più o meno fatica, e non in
un modo solo, ma in moltiplici · manit're ? È un fatto
che sbalordisce vedere questo suonatore col suo violino in
mano non pe1· poche ore, si per dieci, e dodici con-
tinue, e passarle sopra una stessa cosa cambiandola in
cento e mille modi. Qual mar:iviglia se dopo un sì p)·otrat-
to affaticamento fosse necessitato a rimanersi spossato e
stam~o senza potere adoperarsi in cosa alcuna? Ma son
questi i mezzi di cui si servì per suonare in manie111
pot1entosa.
Il suo violino era divet·so dai comuni per la qua-
lità delle corde che usava che et'Ono grosse, e l'arco
molto più lungo del consueto. Le sue mani scaa'De e
l•Jnghe con l'esercizio ostinato avevuno acquistato spe-
cialmente nelle dita un'agilità senza pari, e pet• quan.
to un bravo aa·tista di violino voglia immaginarsi di
s~raordinario, non gli riescirà di comprendere non che
d' ideare quel1o di cui e1·a capace Paganini. Non si
trovava genere di musica che in Lui non fosse sin-
golariS&imo cominciando dall' accordatu•'3 che la variava
a suo genio, giusta i pezzi che voleva eseguire: le sue
armonie sempre nuove davano i suoni semplici, e dop-
pi. Sia poi che pizzicasse , sia che lavornsse d' al'co,
vuoi che si servisse della corda doppia, vuoi che tal-
volta usasse anche la ta·ipla, con la vm·ietà dei colpi
d' aroo, sempre rapiva. Qunndo dolci melodìc si volc-
van dall' istl·umento, egli le cnva\'a ~enza la minima
diOicoltà , e dove era d uopo fal' sentil·e robustezza e
vig01·e il sommo violinista t'accoglieva tutte le sue fot·-
ze, ed otteneva l'effetto desiderato. In somma quest'
uomo faceva del violino ciò che più gli piaceva , e
percbè in talupe eh·costanze non sarebbe stato sufficiente

Dlgltized by Goog le
310 EPOCA QUARTA
l' istrumento egli ricorse all' im·enzione9 talchè ideò tan-
ti mezzi da poter cavare tutte le voci al suo scopo
confacenti. Hanno eziaodio un merito grande le sue
composizioni, e concerti per le novità ed eleganza rnu-
sicale, e per gli etTetti mirabili che coos~uivaoo. Que-
sto genio impareggiabile cessò di vivere troppo presto
cioè nella (resca età di anni cinquantasei nel mese di
Maggio t s•o. Giustamente si diffuse per tutta Europa
la fama della. sua somma e si~golat·e perizia nel ·suo-
no, ed oserei dire che la percorse tutta quanta per
ricevere ovazioni più o meno solenni , che sempt-e
però erano entuSiastiche, ed ei t•isponde\·a con aftàbi-
lità , e zelo. Ne ritrasse è vero gran copia di denaro
da stabilire un patrimonio pioguissimo, ma insieme ai
plausi, ed al denaro si accoppiavano le guerre degl'in-
vidiosi, gli od ii degli emuli, le calunnie dei vili. Nul-
la poterono per offuscare la sua glm·ia, rimase sempre
vittorioso di tutti , e la postel'it:'t ricorderà il sno
nome insieme alle più gt'Bndi celebrità, ripetenrlolo in
benedizione e lode. Del resto dopo Pagaoini , olta·e i
Francesi già nominati , meritano un posto onorevole
nella storia in Get·mania per l'epoca nostra non pochi
violinisti usati dalla scuola di Spm·h , come a cagion
d' esempio Molique a Stuttgaa·d, Haa·tmann a Colonia,
, Muller a Ba·uoswie:k, e sopra tutti Antonio Bohrer mae-
stro di coocea·ti ad Annover.
Avendo ammessa la distinzione degli strumenti in
quelli da corda, e in quelli da flato, è tempo che de--
sii ultimi si discorra. L'effetto del ·suono di tali ist.,..
menti dipende dalle leggi dell' acustica, per cui la ma8-
giore, o minor lnnghezzn, la qualità della materia con
che son f01·mati, la divea·sità delle imboccature, e la
varietà di emettet•e l' aria io codesti tubi o siano di le- !

guo,' o di metallo.· Si dissea·o st~·umenti labiali, quelli 1

l
Goog le
D•g•tized by
J
CAPITOLO Ql'I!'«TO 3f J
t•he danno il suono per mezzo della sola imboccatura,
linguali queUi che sono forniti di ancia, o di linguet-
ta, e in quelli di bocchino perchè hanno l' imboccatu-
l'"d io quelJa fm·ma. Si è parlato già di quanti ne ap-
partenevano ai popoli antichi, ed alle speciali nazioni.
Qui non •·esta che tl'attar·e di quanti sono in uso spE'-
. cialmente ncne orchestt•e ai nostri tempi. Il perchè
lasciando ai miei lettori di ricoa·rere acl altre opere ·
~e amano sapet·e 'la ]or form2zione, e le aopradette
le~i dell' acustica, non essendo di mia spettanza, par-
lt>t•ò prima degl' istrumenti labiali, poscia dei linguali,
e finnlrnente di quelli di metallo.
l J va l'io modo con cui sono stati costruiti i flauti
han dato diverse forme a questo istrumeoto, che seb-
bene sia ditTerente all'apparenza, in sostanza il suono
è presso a poco lo stesso. La sua invenzione semplicissi-
ma si perde nell'oscurità dei tempi: come si conosce
oggi è uno istrumento formato di quattro pezzi' ; il
primo dei quali contiene un foro che serve all' imboc-
catUt-a, il secondo ne ha tre per la mano sinistra, il
terzo altai tre per la destra; ed il quarto che ne for-
ma come il piede dove prima non vi era che una chia-
ve, oggi ve ne sono due corrispondeti al mibemolle, ed
al re diesis. Si accrebbero in Jlrogresso di tempo le
chiavi di (J!lesto strumento per rendere più chiari i suoni, e
se ne deve la modificazione al Sig. TromJitz di Lipsia,
le quali poi furono portate dal Tr·exlcr fino a diciaset-
te. Ma siccome per situm·le nell' istrumento era duo-
po prolungarlo fuori di misura, immaginò di ritot·celo
verso il fondo.
Per quantunque il flauto ben costruito abbia una
intonazione bastantemente sicm·a e netta , ciò neo o-
SL'lnte pet• t!ause moltiplica o inerenti allo strumento ,
o prodotte dall'aria, è forse il più soggetto a stona-

D•g•tized by Goog le
3 f! IPOCA QUART A
~ione in particolar maniera nei crescendo e nei dimi-
nuendo. La qual cosa considerata giudiziosamente dal
"Petersen di Annover gli fece studiare !a maniera di
riparare a simile inconveniente. Frutto delle sue espe-
rienze fu una picciola leva facilissima ad adoperarsi
dal pollice sinistt·o, e ~OD questa l'intonazione del flau-
to diviene perfettissima perchè o alza o abbassa di
un' ottava parte la voce.
L'estensione dei suoni del flauto, e la sua varietà è
grande come stupenda la sua accentuazione. R11llegra se Si
eseguisce un pezzo giojale e svelto, gradisce somma·
mente se ,imita col mezzo delle sue note , evi~ando i
suoni troppo acuti e troppo profondi, la voce umana.
L' uso fatto da Mòzart dei suoi acuti e gravi, che
trasc01-arono gli altri compositori , ba dirnostratò che •
nc11e passioni o di mestiz\a o di asprezza il flauto può
dare risultati eccellenti. È sempre bello e dilettevole
il suono,. del flauto , ma se nell' ape1·ta campagna ti
vieò fatto di udil'lo, o in lontananza nell' ore notturne
ti rapisce , e t' ingenera sentimenti ed aletti da ser·
vire a a·omanzieri ingegnosi per risvegliare la loro fan--
tasia. E ciò parmi c~®bLa . convenirgli assolutamen-
te, essendo dai campi che ebbe esso l' ot•igine. L'a--
more, una calma soave, tenerezza d' atT~tti sono espres- ,
si a maraviglia dal flauto , e siccome ha un non 5o ·
- che di melodia che giovanezza indica e purità, quindi
quasi direi si ricusa a bellicosi s.oggetti , ed a pas-
sioni violente. Oggi però sono i flauti .nelle Orcbcs&re
pronti a tutto, e gli abili compositori insieme agli al-
tri istrumenti li fanno servire a qualunque cosa.
Si deve lode a Laurcnt di Francia per la sua
invenzione del flauto di cl'istaUo, pet•chè la sua for--
mk è b!Jlissima, come il suo suono, ma .troppo fragile

Dogotized by Goog l'e


CAPITOLO QUINTO . lf8
è la materia pet' poterne usare comunemente. t pure
una magnifiea invenzione quella del Fabbricatore Er-
hard di Garlsruh per i monobracci, ma per la molta
diftìcoltà dell' appoggio dell' istrumento, sarebbe neces-
sario che venisse perfezionata l' invenzione, ed il Si~.
Lichtentbal dice aver letto che il francese Rebso- ·
men monco di un braccio, e tl' una ~amba avesse tro-
nto un tal meccanismo.
Questo, di cui si è trattato finora è il flauto tra- ·
verso che si dice ancora tedesco , avvi però un' altra
specie· di flnuti che si chiamano dolci o a becco, ed
oggi è fuori d'uso; suona vasi come l'oboe, aveva set-
te buchi per le dita, e un foro per il pollice ,
e stante la sua estensione nei bassi fu apcora appella-
to Flautone o flautò Basso.
Del flauto doppio inutile è discorrerne giacchè
era di spettanza dei Ga·eci e Romani antichi, e consi-
steva in due tubi cho suonava un solo 'individuo per
mezzo di una sola imboccatura, così il flauto tirreni-
co che era strumento militare dei Greci.
Degl' ista·umenti linguali il primo che mi piace
rieordare è il clarinetto il quale non vanta un'origine
molto antica mentre la sua invenzione rimonta ai prin-
cipii del secolo decimòttavo fatto a Norimberga. Non
è dunque maraviglia ,;e essendo più giovine degli alt1i
eontenga in se dei difetti , che manc> mano oon nuove
scoperte v~rranno eliminati. L'istrumento del Sig. Den-
oer, che eos\ chiamavasi l'inventore, ha un suono si
bello ed attraente che non andò guarì ed ebbe posto
neUe orchestre , e sovente vi occupa le parti più io-
tel·essaoti. La 'formazione del Clarino è di cinque pcz-
• zi, l' imboccatura ba un ancia, linguetta di canna che
è attaccata all' istrumento, e vi sono cinque chiavi, ed
.otto buchi per le dita delle mani.
l .
3l4 EPOCA QUARTA
Finora non si è adottato il clarino pt'Oposto dal
Sig. lwan MiJler intuonato in 8 e con tt·edici buchi
da adoperarsi ·con molta facilità, ma invece si adope-
~oo in orcbestt•a clal'ini di diverse dimensioni quello
in la, il secondo in si bemoUe, e H terzo in do; siccbè
nel variare di tuono , è forz:r vat·iare l' istrumento-, c
siccome quello in la si forma aggiugendo un pezzo
all'altro in 1i bemolle, così resta molto imperfetto, e
· si procwoa dai compositori evitat•lo più che sia possi-
bile, di modo che i soli del clarinetto si trovano scrit-
ti quasi sempre in mi bemolle, e in ~;i bemolle.
Ho detto che contiene ancora dei difetti, e li bo
accennati, ma non per questo si deve dimenticare che
lo ha migliorato Stadler a Vienna ar·ricchendolo di al-
'tt-e quattro note nei bassi; ed altresì· in Inghilterra
W ood, e Londner procurarono di perfeziona rio di van-
taggio, senza però togliere gl' inconvenienti inseparsbili
all' istruJDento stesso, e che l' a1·tist:1 che lo suona è
più al caso di conoscerli, che non possano gli altti.
Per dire qualche cosa di più speciale intOt'llO ai !luoi
difetti, basti l' osserv:u·e che c:tmbiando i pezzi, o l'i-
strumento si trova iu divet'SO posto dèi buchi che non
può non ingenerare difficoltà all' attitudine , ed alla ,
consuetudine del suonatore. Oltre di che nel clarino ;
la stessa nota nelle diverse ottave prende un suono 1

tutto di«erente, e quindi se l' artista non ha un orec-


chio perfettissimo di Jeggieri può ingannarsi'· e ooo dif't-
cilmente stuonare. Checchè rie sia di tutto eiò, è cer-
to che il clarino nell' orchestra occupa la parte al
disotto dei flauti e degli ~boe che si spaziano nelle
alte regioni dell' armonìa. E siccome . si è ottenuta rot-
tava bassa perfetta anzichc nò , così i maestri si ser-
vono di questa a pt·efet·enza con molta utilità. Il pri-
mo che ha introdotto il clat·ino nell'opera è stato GJuk.

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CAPITOLO QUINTO ·3 f!)
il quale riconobbe il suo magico etret~' nella musica
dt-ammatica, p-aa non ne vide l' uso che di esso si po-
teva fare nel ballabile. Oggi è sempre al suo posto.
lo genere la chiave· su cui di presente si scrive
pel claa·ioo è quella di sol, e gl' italiani non di rado usa-
no q•tella di do per rendere la musica facile alla tra-
sposizione quando si voglia a qualche altro istrumento.
Il compositoa·e nota sulla parte del clarinetto il
tuono · in che deve suoriat·e, io si bemolle, in la, in do,
o anche con lettera semplice a, b, c, e . tralascia l'in-
dicazione suddetta quando deve suonare jo do.
Sonovi degli altr·i clarinetti ; quello che inventò
Gresner fabbricatore di Dresda nel t 798; clarinetto
dolce, o clarone, e qqello inventato del Mii1ler in fa, Basso.
Appartiene agl' istromenti linguali 1' oboe che di-
scende dall'antichissimo Pitfet·o chè i Francesi chia-
mano Chalumeau, e noi italianizzandolo Scialumò. Tre
pezzi dj legno di bosso lo costituiscono; il primo con-
tiene l' imboccatura e tre buchi per la mano sinistra;
il medio tre buchi per la destra e tre chiavi; il ter-
zo· o piede. due buchi che non si coprono mai. Seb-
bene i maestri a questo istrutneoto non pongono mai
il do diesia basso , oè il trillo sopra il la bimolle; tut-
tavia i più re'tenti istrumenti banno una chiave per
suonat-e quel do quando occorra, come altri suuoatori
hanno pronti varj pezzi da sostituire pel cambiamento
di tuono al pru·o del clarinetto. La estensione dei suo-
ni è gt-ande , e gli oboisti di gran vaglia riescono a
cavarvi fino il fa sopracuto.
Negli oboe si ebbe una varietà anticamente che di-
pendeva dalla loro lunghezza, se p. es. erano p~ù lun-
ghi degli ordinorii si chiamavano Oboe d' amore, ovve-
ro lunghi, pet·chè avendo l'apertura del piede alquan-
to ristretta mandava voce più debole, di una teaoza più

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316 IPOCA QUARTA
· ~' ma pi8 amabile e dolce; e dicevasi oboe pioco-
lo ·quando avea nn' ottava più alta dei presenti.
. Discorrendo dell' Oboe è necessario altresì di far
ceDno del Corno inglese, chiamato pua·e voce umana
poiehè l' oboista lo suona quasi sempre stante la im-
boccatura che è la medesima, come lo stesso è il por-
tamento della mano .
. Tale ist&·umento è eome la viola nella famiglia
dei violini, e non conta che poe\) più di quindici lustri
dacchè fu adottato nell'orcHestra.
Io non so perchè si chiami inglese, giacchè .1' in-
ventore non fu altl!i che un italiano. Giuseppe Fer-
lendis da Bergamo immaginò questo caro strumento che
esprime in un modo ammirabile i più tenet•i atfetti
ooo un caraUere suo praprio di melanconìa, e di tri-
stezza da cui il cuore si sente preso e trascinato da
far ~puntare sul ciglio una laet·ima. Fuori degli a &o-
lo, cbe dai compositori gli si attribuiscono, del resto
neU' orchestra non piglia luogo.
La forma del corno inglese è presso a poco la
stessa dell' oboe, diversifica nelle pt·oporzioni che sono
più forti, ed è un poco curvo; nel piede, o padiglio-
ne ebe invece di essere dilatato 6nisee a guisa di pal-
la, e si suona una quinta più bassa dell'oboe.
, Il Bas~on dei francesi , o Fagotto degl' italiani
sta nelle proporzioni del violoncello nella famiglia dei
violini., ripardo a quella degli Oboe. Io non saprei
indicare d'onde traesse tal nome se pure non si ag-
giusta credenza all'opinione di coloro ehe aiSeriseooo
dalla forma che somiglia nella riunione de' suoi tubi
ad un vero fagotto. Che se per una par~ è più vera
la denominazione ft·ancese , per l' altra non manifesta
punto le proprietà iot1·ioseche dello istrumento. A mal-
paclo ciò si chiami pure in codesto modo, quale seu- 1

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c::APITOLO QUINTO 3 f7
za dubbio gli ha conferito lo ~tesso inventore che fu
un italiano, il eanonioo Afranio di Pavia nel t 5!9.
Il legno per fabbricarlo deve essere di acero, di
cui si formano due tubi uniti vuoi per la comoditl
nel maneggiarlo, vuoi per• set·virsi dei buchi che sono
stabiliti in ambo i tubi. Una canna coll'ancia detta
S per la sua forma, è inserita nei tubi che si disfan-
no in quattro p:u·ti , le quali hanno sei buchi per le
dita, e due pei po1lici. Gli antichi strumenti avevano
quattro chiavi, i moderni ne haòno sei.
Usa tre chiavi, una di Basso pei suoi gt•avi, l' al-·
tra di Tenore per i più acuti, e i gran fagottisti spes-
so adoperano la Chiave di violino, oggi assolutamente
in disuso.
A Lione un fabbricante per nome Simiot lo ha
migliorato d'assai, ma ai nostri giorni un celeberri-
mo suonatore di questo strumento, Almem·ader ha stu-
diato con tutta la diligenza possibile il modo di situa-
t'e i buchi che li ha accresciuti , e le chiavi con esito
felicissimo, fino al numero di diciotto. Oggi il fagotto
eseguisce t:tnte difficoltà, che prima si sarebbe stimata
vet·a pazzia soltanto l' immaginarlo.
Svcntut·a somma fu peraltro che o non · conoscen-
do affatto, o assai male l'indole e i mezzi del Fagot-
to la maggior parte dei compositori lo considerarono
o come inutile, o come rinfOtozo ai Bassi per cui uni-
vano a questi il suono. Non cos\ i buoni Maestri del
giorno, i quali apprezzando giustamente l' effeHo ma-
gico che pt'Oduce, lo associano a~a Viola, e lo fanno
figurare in tutte queUe circostanze, in cui il Basso
predomina su gli altri stromenti.
La natura del Fagotto, ed il suo carattere tende
alla melanconia, ed all'espressione di tenerezza, ma
ll6D è men bello se tratta SO!~tto forte e vigoroso .

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3l8 IPOCA QUARTA
Alcuni credono che. sia eccellente anche per soggetti
di .piacet•e e di allegrezz~. A confessare ingenua-
mente io credo che punto non si presti per tal ge-
nere di musica. Per converso convengo pienamente che
nei canti gravi e maestosi che do!rebbero usarsi pel
servizio del culto cattolico sia r ista·omento che si
presti e preferenza di qualunque alta·o. È una base con-
venientissima allora che il Flauto, il Claa·i~etto o il Cor-
no emettono il loro suono con magnifiche melodie,
e si adatta pel facile accordo a raddoppiare il Bassp,
la Viola, il Clarinetto, l'Oboe, il Flauto, o· anche a
seguia·e la foga dei Violini, e la moderazione dei Cot·- .
ni. Insomma per dh· breve, o a solo, o accoppiato ad
altri strumenti con la sua voce nitida, e armoniosa sod-
disfa pienamente e nulla lascia a desidea·are.
Gl' istromenti di metallo o da bocchino sono de-
gni eziandio di tutta l' attenzione, e specialmente i
Corni, le Trombe, e i Tromboni.
IJ Corno così detto da caccia non è alta·o che un
tubo di ottone attortigliato io forma sferica senza bu-
chi, che si suona con un bocchino pur di ; ottone di
forma conica, e finisce con una grande apertura detla
padiglione. La difficoltà di questo stt·umento consiste
all' imboccatm·a perchè il suono dipende interamente
dal modo con cui si dà il fiato, e se i labbri sono di
t1•oppo disgiunti allora che convera·ebbe tcnedi uniti ,
l' istrumento non risponde all'intonazione a·ichiesta. Tal-
chè è ben rafO trovare un cornista che sappia iotuona-
re con pea·feziooe e i bassi, e gli acuti della scala, o&.-
de chi è bravo nell' emette1•e i ga·avi suoni, è poco a-
bile per gli acuti, e così viceversa. Ad evitaa·e un ta-
le inconveniente nelle Orchestre si è variato il Bocchi-
no del secondo corno, facendolo cioè più grande, e così
con facilità emette le note basse, come il primo con age-
volezza intuona le acute perchè è più piccolo il bocchino.

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.
CAI'ITOLO QtiNTO 3t 9
Il corno ~ un ottava più basso della Tromba, la
sua scalà è dissimile in tutto da quella degli alta·i stru-
menti; per cui era necE'ssal'io di avea·e un'altro istrurneo-
to per ciascun tuono, sebbene . il compositor·e sia obbli-
gato a scrh·eà·e per esso sempre in tuono di do.
Dal che :;i scot·ge quanto fosse imper·fetto, e qual
grave incomodo importasse al suonatore. Ma fortunata-
mente nella primn metà del secolo dieciottesimo si pen-
sò a migliorare la sua struttura. Prima da u9 bravo
artist.'l di Jlanau , e poscia a Vienna si u~rono i cosl
detti corpi di ricambio o ritorti , i quali et-ano pezzi
cbe si aggiungevano per pm·tare l' istrumento a quel
tuono in che doveva suonaa·e, e togliere eosl l' incom-
modo di aver i comi a seconda del tuono. Una tale
scoperta non poteva lungamente aspettarsi stante la n:a-
tura dell' istrumento il quale dando il suono a seconda
della maggim·e o minore sua lunghezza, di conseguen-
te l' aggiunta di uno o due pezzi doveva necessaria-
mente condurre al fine propostosi , e per• quantunque
le note segnate siano sempre le medesime, tutta volta
giusta 1' accrescimento dei pezzi quelle note stesse cam-
biano affatto in altre che servono per l' ar·monla.
Deve il cornista avere molta abilità eziandlo nel ser-
virsi de1la mano che inta•omette nel Padiglione che
per questa ragione viene costrutto largamente, essendo
cbe con la mano deve diriggere la colonna d' aria ,
come la dirige per mezzo dèll'imhoccatura. Ha da ul-
timo una Pompa, ossiu un frammento di tubo fatto a
fen·o di cavallo, l'allungarsi, o il raccorciarsi di lei da
al corno ·il suono o J>iù alto o più hassq.
A malgt-ado però tutti codesti miglioramenti non
si chiamarono soddisfatti gl' inteJiigenti, e i suona tori
del corno , nè mancarono di studiare Ja maniera di
r·enderlo più utile e pitì facile. Non parlerò della in-

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3!0 BPOC& QUARTA
venzione di Carlo Clagget di Inghilterra perchè poco
o nulla adottata, mentre avea costruito due corni uniti
eon una chiave che set•viva a dare comunicatione all' aria
che si spandeva per via dell' apertura della chiave ora
in questo, ed ora in quel tubo, e un ~olo bocchino basta-
va per ambedue. Piuttosto ricorderò l' italiano Luigi
Pini semplice· dilettante di musica, il quale nel t sn
oft'rl· alla Duchessa di P!lrma un corno con otto chiavi,
da lui inventato .e con un solo incannamento, seòza a-
Ter bisogno di qualsivoglia ritorto, e con la Pompa at-
ta a tutte le accordature. A Parigi nel t 680 fu inven-
tato un corno che dava le voci come si desidet-avano,
ma di un'ottava più bassa: sulle prime fu usato nei
balli, e nelle orçhestre da camera, e sembra che in Ger-
mania nel t 730 fosse intt·odotto nelle Orchesb-e del-
l'opera. È pure una cosa che muove l'ilarità leggere
in alcuni autori che il suono del Corno era troppo ru-
moroso e stridente. Che direbbero quelle delicate orec-
chie se sentissero le musiche dei nostri tempi ? . . .
Per i suoni di questo ist111mento , e per i suoi
etTetti, riporto a parola quanto ne ha scritto un auto-
re che in molte cose mi è servito di guida in questa
storia.
c< Il corno » ei dice, ha in· se qualche cosa di
» maestoso, la sua espressione è tenera, nobile, gran-
• de e commovente. l suoi accenti semplici e pieni di
» éandore , la costante fr-atellanza fra i due Cm·oi ,
» quelle terze, e seste, quelle quinte ricche ed at'fiJO-
» niose , banno sempt•e un nuovo incanto ; ho sentito
» mille e mille volte questi tratti ( tali parole per-
chè espi·imono i miei sentimenti le •·iferisco ben vo-
lentieri ) << e quando li sento di bel nuovo, provo ogno-
<< •1'8 le stesse graditissime sensazioni. »

o, 9,t,zed by Goog le
CAPITOLO QUIIUO Il t
Trovandomi a parlare dei Corni voglio agiunpre
una parola su d' uno strumento che una volta intesi a
suonare da un maestro di Banda in una piccola cittl
di Roma10a, che esso diMe chiamarsi una specie di
clarone, o corno bassetto. Ricercando in molti autori,
non ho trovato punto di potere accot-dare i due titoli
giaccbè per clarone intendono tutti un clarino dolce,
ovvero un registro d'organo, e non può parago-
narsi affatto coll' istrumento da me veduw, ed inteso,
il di cui suono mi piacque assaissimo. Ma credo noia
ingannarmi se dico essel·e assolutamente un como
bassetto.
Lichtenthal dice che ogni suooatore di clarinetto
può suonarlo senza difficoltà ; io non mi oppongo ,
ma certo è che in mia presenza qualche buon soona-
tore vi si provò senza ottenet·e se non che qualche nota po-
co o nulla intuonata ; per contrario quel maestro lo
suonava benissimo come il f:igotto, il violino, e qual-
che altro strumento. Ciò però poco importa.
La invenzione è recente, cioè del t770 fatta in
Baviet'8, e nel t782 a Presburgo Lotz l'ha molto per-
fezionato. Ha un becco per suonat•si, ed ha cinque pe:t-
zi, sedici buchi, quattt·o, chiavi apet·te , e quattro con
chiavi chiuse, i due pezzi di mezzo so~o uniti ad an-
golo ottuso e il piede è di ottone. Si estende per quat-
tro ottave, se deve cantare si scrive la musica in chia-
ve di violino, se accompagna in chiave di basso uo' ot-
tava sotto. Solo mi dispiace che difficilmente potrò ri-
sentirlo tanto mi soddisfece il suo suono.
La tt·omba è pure un' istrumento che distinguesi
per la sua antichità. É costituita di un sol tubo di ot-
tone ripiegato due volte, c largo egualmente dall' im-
boccatura al padiglione. La sua intonazione è di un' ot-
tava superiore al corno, e vi si 1·icavnno melodie tanto
!t

o, 9,t,zed by Goog le
3!! IPOC1 QU18T1
dolei, qoonto forti. Siccome rari sono i suooatol'Ì che vi
cavioò le quattro note più basse cosl il Maestro composi-
tore deve giudiziosamente scrivere per questo istrumento
d' altronde aspettea-à inutilmente che eseguiseaoo quanto
ha segnato.
Di queste trombe sogliooo nelle Orchestre esser-
vene poste due una prima ed una seconda. Oggi que-
sto istrumento è stato migliorato di molto coll' uso
~elle chiavi che per la prima volta immaginò io Au-
stria il Sig. Weidinger, poi in Inghilterra da Halliday
fu chiamata Bugle-Horn ed aveva sei chiavi, e final-
mente in F1'8ncia Legram l& provvide di un incastro
a molle da muoversi facilmente col pollice della de-
stra e ricavandone io tal modo i semi tuoni. Anche a
Lipsia Schuster ne fabbricò, e nella esposizione di Har-
lem nel t8!!i si vide una Tromba a chiave di legno,
detta Tuba-Duprè, il cui vantaggio precipuo consiste-
rebbe nella economia della spesa.
Del l'esto di quattro specie si adoprano le troor
be , le militari delle quali se ne usano quattro dif-
ferentemente accordate per i pezzi allega·i, laddove nel·
Orchestre, e in altri pezzi militari due sole se ne pon-
gono o accordate medesimamente , ovvero in dift'e-
reotissimi tuoni onde avere una varietà staccata e
sonora . La seconda specie è formata dalle ta"Ombe
sonore, e da orchesta·a: la terza specie è recentissima
e si chiama tromba a stantuffi.
l stantuffi non hanno fatto altro che perfezionar-
la, e vantaggiosamente si presta ai nostri maestri com-
. positori, sebbene )a qualità primitiva del timbro poco
o nulla abbin perduto. l due stantuffi compiofJo il suo-
no dell' istrumento, mentre con l' antica suonavaosi è ;
vero undici tuoni, ma certi semituoni o erano impos- 1

sibi1i coll' antico, o erano. incompleti, c a questo biso-

Dlgltized by Goog le
-- i
CAPITOLO QUiftTO 3!3
po adempie perfettamente il migli01-ameoto dei stan-
tutB. Oggi si adopem nelle orchestre ma seot.a esclu-
dere la comune ed antica, la quale vogliasi, o no, sa-
rà sempre I' istrumento il più gue11'eNeo , e il più lu-
pbt·e. Fin;.lmente la quarta specie è la tromba con
chiavi che nella forma è simile alla comune, ma pel
timbro differisce moltissimo. Essa che eseguisce tutti· i
mezzi tuoni, non è usata che raramente nell'orchestre,
perchè più atta nelle bande milita1i.
Il suono è eroico, guerriero, allegro, e dove la
tromba si accorda nelle Orchestre e tosto apparisce un
non so che, che accresce l' esultanze, e la maesta mu-
sicale, come si accorda benissimo coi timpani.
Del genere delle trombe sono i tromboni, che fu-
rono perciò chiamati ancora ta·ombe duttili. Da tre se-
coli ha sempre conservato il trombone la sua stl'Uttu-
ra, cioè di tubi ripiegati con larga imboccatura, e fi-
nisce con il padiglione. Diviso· in due pezzi che si ri-
uniscono in una pompa lunga per la quale il suonato-
re può colla destra maneggiare il pezzo inferior~ men-
tre con la sinistra •·egge il superiore, ed in tal modo
può eseguil•e la scala conveniente all' ista·umento. Vo-
lendo far servire il trombone in divea·se qualità di mu-
sica, pel passato ed ancora al presente in qualche luo-
go di oltremonte usavasi di diverse dimensioni piglian-
do il nome dalla voce che doveva emettere. ·
Raramente trovavasi il ta·ombone soprano, ma co-
muni erano l'Alto, il Tenore, ed il Basso •. Gl'Italiani
non adope•·m·ono che il Basso. In questi ultimi anni si
è ottenuto un miglioa"amento notabile, dappoi che an-
che questo strumento è stato corredato di chiavi per
cui con prontezza eseguisce qualsivoglia pezzo musica-
le, onde si è tolto l' inconveniente di non riuscire co-
sl nette l' intonazioni per mezzo. del man~ggiare il pez-

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8i4o EPOCA Qli.U TA
10 inferiere della pompa, e magnifiche composizioni e-
..Wte da bravi .artisti banno soddisfatto negli intelli-
senti il desiderio. Esso poi è propl'iamente l' istrumen-
to che completa le armonie degli ottoni, e se riesco-
DO egregiamente nell' opera pet· il brio, e pet· la forza,
nelle militari musiche conviene confessarlo è il più im-
portante. Nelle grandi orchestre sè ne usano fino a tre
accordati diversamente per ottenet·e completa armonia.
Un istrumento a vento che dicesi Oficleide seb-
bene lo si consideri come l'alto, il tenore, o il basso
della 'l'Omba a chiave secondo le dimensioni che gli
si danno, io ho c1·eduto farne menzione a questo luogo es-
sendo eh& lo veggo usato, e suonato da quelli che ban-
DO l' imboccatura pel trombone, e se la su·a scala è
più alta, e le sue proporzioni nella formaziòne si affi.
.cinano alla tromba lo sento appellare fiscorno.
Per compiere gl' istromenti che attualmente ser-
.vono nelle Orchestre rimane a dirsi dci timpani, i qua·
li appartengono a quel1i d i percussione.
Sono dessi due bacini sferici di rame, la super·
ftcie dei quali è coperta da pelli ben tese raccoman-
date ad un cerchio di ferro per mezzo di viti, che
servono a cambiarli di tuono se sono più o meno ri-
strette. Si suonano con due bacchette, ed il loro effet-
to è veramente magico quando si Cdeguisce il rollo,
tanto se si fa sottovoce, nel qual caso dà un aspetto
misterioso e sinistro, quanto se si fa forte specialmen-
te nelle grandi orchestre nei crescendo. Castil Blaze
pt'Opose ol,re i due consueti aggiunget·vi un teno iD
altro tuono onde evitare il bt•utto suono che produco-
DO quando i composito1·i poco riguardando la natura di
codesto istrwnento si fanno lecito fat·li suonare in un
&uono nel quale non possono accordare giammai. A
mal~do però i vantaggi che art·cchercbbero tali mo-

o ,9;trzed by Goog le
CAPITOLO. QUINTO 3il
diftcaziooi, · tutta volta non sembra che ancora siano sta-
ti adottati, e per conseguente spetta al maestro com-
positore di assegnare loro il posto che loro conviene.
Chiuderò questo capitolo col citare alcuni più ri..
nomati ·professori di tutti gli istrumenti di cui ho di-
scorso, senza ripetere quel che già dissi.
A Breslavia molto si distinse · come suonatore di
contrabasso Adolfo Federico Besse, che fu ancora egre-
gio oa•ganista. Morl nel t 7 6 7 lasciando più che sessan-
ta opea·e e fa·a queste molti studt · per ·organo pregiati
molto. Nel 178~ morl a Parigi Girolamo Besozzi la-
sciando un figlio che divenne il più celebre flautista
dell'opera comica. A Munster negli ultimi anni di que-
sto secolo diede un concerto pubblico non avendo che
sette anni, e poi compose per flauto suonate . ancora
molto in credito Antonio Bernardo Fìostenau f;ìglio di
Gaspare. Sui principii di questO secolo mor\ a Parigi il
celebre flautista llugot detto il giovane , di cui si am-
mirava la dolcezza del suono, t•· esatta intonazione , ed
un vivo colpo di lingua.
Fu eziandio in gran rinomanza Augusto Eberhardt
Muller di Northeim nell' Hannover non solo come orga-
nista, e pianista, e come direttot-e d' orcheStra, essen-
do maestro di Cappella del .Duca di Sassonia-Weinar
ma altresl come suonatoa·e stupendo di · flauto. E nel-
l' Bannover stesso rifulse come una celebrità pel suono
di questo strumento Giovanni Gioacchino Quantz. Egli
perfezionò molto il flauto aggiungendovi la chiave , e
poi la tromba allungata per cui si manteneva accorda-
to sebbene si riscaldasse in orchestra , nel qual caso
tende a crescere di tono. Morl nel t 778. Blavet fu
eziand\o eccellente Oautlsta, ed Hogot; quindi Tuolu
allievo del Conservatorio di Parigi, e dopo questi Dt~
uet, e· Nicholson inglese,

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3!6 !POCA QVARU
Nel suono del clarinetto si distinsero alcuni, seb-
bene di buoni suonat01·i non vi fu mai penuria.
Andrea Romberg nato a Vechte nel t 7 6 7 si fe-
ce ammirare siccome per la sua bt'avura nel dirigere
così nel suonare, e nello scrivere pel suo ista·umento
di modo che si stima moltissimo per la sua fecondità,
e facilità di comporre.
lwan ·Muller che nacque a Mosca nel t 781, ma
i suoi parenti erano originarii di Germania meritò un
nome illustre come suooatore, ma la sua gloria prin-
cipale consiste nell' avere inventato il Clarinetto con
tredici chiavi.
Finalmente l' italiano Francesco Aotolioi di Mace-
rata che non ebbe secondo nel suonaa•e questo istt"U-
mento, onde riuscì a comporre un opera che gli frut-
tò la lode univenale. Fu stampata a Milano nel t 8 t 3
col titolo. La retta maniera di scrivere per il cla.ri-
neuo, ed altn' istrumenti da fiato.
Oltre questi al d\ d' oggi sono i migliori Baermano
io Germania, Rupen in Napoli, Beer in Parigi, e Spa-
dina a Como. Rossini scrisse per Rupen le belle parti
di clarinetto nella Donna del lago; nell' Otello, e oe11a
Semiramide, che Beea· a Parigi nel teatro italiano suo-
nò con tanta maestt•ia. « Il clarinetto suonato da tali
Jl uomini , conchiude un egregio scrittore , è uno
• strumento perfetto; la loro imboccatura, le loro com-
• binazioni di dita , il numero di chiavi aggiunte ai
• Clarinetti che usano permettono l01·o di aggiungere
Jl un grado di eccellenza inatTivabile ad altri • nel
t8·48 Baermann figlio, eatvallin di Milano, e Blais del
conservatorio di Brusselle.
L' Oboè pt•esenta maggiori difficoltà che i prece-
denti stn1menti, tutta\·olta vi fur·ono alcuni che seppero
cotanto elevarsi sopra degli altri da ottenere meritamente

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CAPITOLO QUI!CTO 3i7
un posto di onore nella storia musicale, e sono i seguenti.
I.uigi Augusto Labrean di Manheim mol'to nel
t799; Antonio Fladt dell' istessa Città cbe s\ presto
giunse a tanta perfezione nel suo istrumento che a soli
t 5 anni potè occupat-e il posto del citato Lebruo nel-
l' orcbesta'& di Monaco.
Cristiano Samuele Bart morto a Copenaghen nel
1809; e Giovanni Cristiano Fischer che fu emulo del
grande Besozzi di Torino sul · fine del secolo passato.
La famiglia Besozzi cominciando da Alessandro
nato a Parma e morto a Torino nel t 7 7 !5 e poi gli
altri tre fratelli, e due loro figliuoli furono veramente
illustri nell' arte musicale , ma specialmente uno dei
flgli chiamato Cal'lo che fu il competitore del eopra·
oominato Fischer.
Da Girolamo Besozzi io Francia appresero Ga-
oier e Salentini; quindi rifulse&·o Vogt, e Biod; ed oggi
dal Conservatorio di Parigi ne uscirono \ erroust , e
Lavigne discepoli di Vogt.
Mi resterebbe a citare un qualcuno dei più rino-
mati suonatoa·i degl' istrumenti di ottone. Onde però
oon distendermi di troppo mi limito a ricordare quat-
tro che a p•·eferenza di cento alt1i furono encomiati
pel suono del como.
Il primo è Giovanni Lebrun di Lione che nella
seconda metà del secolo passato dimostt'Ò la sua va-
lentia come comista. Speciosa invenzione ei fece, ma
in sua mano molto utile per ottenere dei bei suoni
dal suo strumento specialmente nell'adagio, e consiste-
va in una specie di sordina composta di cartone a
guisa di cono aperto alla sommità forato alla base, e
lo introduceva nell'imbuto del corno.
Il secondo è Hampel, o Hampl Antonio Giuseppe
che visse nell' epoca stessa del precedente. Si fece ce-
lebre per la riduzione del cerchio formato col tubo-

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~8 IP9C! QU!IT~
del cono diminuendone la sua lunghezza: Così oUenoe
4i alzare· il tuono natw"ale fino al la e con alcuni al-
lungamenti ~tri tuoni. Una sua scoperta fu chiamata
Hampel, e fu si stupenda che questo istrumenfA) cam-
biò interamente la scala ampliandone l' estensione sic-
chè potevasi eseguit·e ciò che prima gli ea'8 impossi-
bile essendo limitato a note armoniche prodotte col
tubo aperto.
Del terzo eccellente cornista Giovanni Michele Gel-
ring nato a Dw-feld di Wiirzburg basterà il riferire che
il Lebrun di sopra ricordato ne parlava con maravi-
glia, e dieeva averlo inteso fare salendo e discendendo
una scala di due ottave e mezza per tre volte di se-
guito senza prendere respiro, e con un . movimento
sommamente rapido e cou pca·fetta precisione.
Da ultimo in Boemia fu celebrato qual egregio
Cornis~a Stich Giovanni , chiamato comunemente Gio-
vanni, che cessò di vivere dove era nato il t 6
Febraro 1803, in Teschen.
La tromba come tutti gl'istrumeoti d' ottone è suo-
nata con maesttia dai Germanici ti'& cui i due Alteo-
burg padre e figlio, ed ai nostri giorni si ammira r ar-
\ista Harper. ·
Di alcuni istrumeoti o fuori d' uso, o di poca o
Diuna importanza come la Grancassa , il Tam-tam , il
Con-gon ed altri credo inutile favellarne: Non eosl
però di altri che sono usitatissimi fuori d'orcbestrat e di
questi tndtt)rÒ nel seguente capitolo.

CAPITOLO SESTO
DILLA CHITARRA, DI LL' Alli' A t B DEL PIAliG-FO&TI.

Che sia la Chitarra un' istrumento antichissimo


non cade dubbio, ma chi volesse penetrare ftn là dtl~

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CAPITOLO SE8TO 3Jg
ebbe origne farebbe opera vana ed inutile. Io non mi
persuado, come alcuni vogliono, che possa deaivare dal-
la citara, o cetra antica , e non so quanto possa es-
sere eziaodlo adottabile la comune opinione che i Mori
la pot•tassero in Spagna, io Portogallo, e in Italia. Sen--
za dunque perdermi in questo laber·ioto , mi persuado
esser·e più conveniente asserire che fu un residuo di
una famiglia molto estesa nella musica, cioè del liuto.
Non saa·à discaro al mio lettore che a questo luo-
go di una tal famiglia d' istrumcnti favelli in iseorcio.
Il Liuto era un istrumento montato con venti quattro
oorde , divise in tredici gruppi , molto somigliante al
m~todoliuo , che propriamente non è altro che il suo
diminutivo. I poeti lo nominano ancora nelle compo-
sizioni erotiche, e nelle epopee, ma i musici lo banno
afauo lasciato in abbandono. Hanno pure eliminato la
Tiorha, che se prestasi fede all' Arteaga · fu invenzio-
ne di un tal Bat·della, che aveva due maoichi e per-
ciò una specie maggiore del Liuto e serviva sl in Chie-
sa come in Teatro pel' eseguire il Basso continuo. Si
suonava pizzicando. In Francia nella Corte del gran
re Luigi XIV le Dame lo suonavano per v~~ di moda.
In Germania s' inventò una specie di Cbitara-a
chiamata Sistro, ben divet'SO da quello dai· Greci ant).
ehi, e da quello dei Negri , cbe av"a quattro oor..
de di metallo. Era cosl compliooto elle fu m~ieri ab-
llandona•·lo. ,
Gl'Inglesi poi usavano anticame&te ua istrumeuto
della specie de Liuti , che credesi in\'eatato nel seco-
lo XVII da Ratz nell' Alsnzia fabbrieatore d'organi, e
chiamavasi Angelica.
È pure in forma di Liuto il Colascione, o Ca-
lascione; ba una tastatura e due sole corde le quali si
suonano o &pizzicando ' o con un piccolo pezzo di Je-

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330 IPOCA QVARTA
gno. In somma la Chitan-a è l' ultimo rimasuglio di
questa famiglia, di cui ho taciuto la Paodora, la Mao-
dola, il Maodolino, e tutte le altre lh·e.
La Chitat•ra altra è francese , che è la ph\ co-
mune specialmente io Italia, e che discende dal Sistro _
tedesco, anzi è questo perfezionato, altt•a è spagouola
che poco diversifica dalla prima. Ha cinque ordini di-
cot-de che si suonano collll punta della dita.
L'uso di questo strumento è stato sempre per
cose da camera, che si accomoda bene per accompagna-
re · canzonette , e canti mesti e dolci , ed è scritta la
musica che la riguarda in chiave di violino. Sono par-
ticolaa•i i suoi arpeggi, e invano riuscirebbe a compor-
re qualche cosa chi non sa suonare l' istrumento. I..a
ragione pet• cui si adatta molto al canto è perchè non
copre la voce del cantore nel momento, mentre con le
molte armonie da ajuto al mede!4imo.
Si sono migliorati i suoi suoni da B. de ·vmea-ay
a Freguiet·, Dip. Coste del Nord, ed a Vienna da Erti
e Staufer. S'immaginò ancora una Chitarra detta a
Piano-forte perchè le corde si accordano a guisa di quel-
le del pianoforte, e mentre coll:t mano sinistra si suo-
na come la Cbitarl'a , la mano destra si somiglia al
suono del pianoforte. Cbeecbè ne sia è sempre un stru-
mento pochissimo in uso, tranne IlOcbe circostanze.
f.AC>me di~i ai tempi di Luigi XIV era di moda io c01·te,
poi disparve, pochi anni sono rinnovò le glorie per al-
cuoi abilissimi suonatori, i quali morti, fu ridotta Ja
Chitarra alla stato di prima. Pei Spagnoli però sarà
sempt•e un istrumeoto catissimo.
Non cos\ deve dirsi dell'Arpa, la quale sarà sem-
pa·e carissima presso tutte le nazioni purchè sia toc-
cata con grazia e maestria.

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CAPITOLO SISTO 33 t
Se si considera un tale istrumento nella sua primi-
tiva formazione appartiene alla più remota antichità, ma
se vuolsi considerare del tempo che ha set•vito alla mu-
sica moderna, può dirsi che avesse principio nel t 8. • seco-
lo. Difatto nel t 7~0 N. HochbruckeraDon&uwerth inventò
la pedaliera colla quale riuscl a farle percoiTere tutti i tuo-
ni mentre per lo addietro non potendosi suonare se non
nel tuono in che era accordata per conseguente non
poteva effettuare molte modulazioni, sebbene la esten-
zione della sua scala è tale che dal do Basso giunge
al la soprncuto.
A malgrado però questo perfezionamento onde è ric-
chissima d' armonie, e i suoi arpeggi sono mirabili, tut-
tavolta è costretta a limitazione grande nell' eseguit•e
per difficoltà straordinarie che incontra il suonato•·e, il
quale quando ha un flOmma maestria neppure può scio-
glierle senza gran pena. Fu detto e con verità che n
Piano-forte dovrebbe cedere all'arpa la supremazia. Ma
se mani addestrate, se la valentia dell' arpista è molta
col suono t'incanta, e ti rapisce di guisa che qualun-
que altt·o istrumento non è capace di destare sì dolce
emozioni, sentimenti sl teneri.
Mi piace far notare come sia ben combinata la
fonnazione dell' istrumento. Ha un col'pO concavo, cui
s'appoggia il dosso, e la tavola armonica; Il meccanismo
è rinchiuso nella mensola, su cui trovansì i bischeri, i-
bottoni di l'&me che reggono le corde e i zoccoli , i
quali rassembrano ad una zappa d'ottone aventi la fo•·-
ma di un becco di canna , ed i capotasti dove sono
ritenute per l' altra pa11e le corde. Attaccata al
meccanismo vi è una piccola verga di ferro che sali-
ace onde per mezzo della peladiera si raccorcia pe•· mezzi
tuoni secondo il movimento e in tal guisa può eseguire
qualsivoglia suonata, e in qualunque tuono. La qual

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33! IPOC.\ QUARTA
cosa si esepisee eziand\o con le sette barre di ferro
che trovansi nella colonna dell' ·istrumeoto, e vaouo 3
térmiDal·e sotto il martello corrispondendo ai pedali dei
quali quattro servono pel piede destro, e tre, ( e in al-
cWte quattro ) pel sinistro.
L• arpa fu sempre oggetto d' investigazione per
trova•· modi onde perfeziooarla. ~ di fatto in varie e-
poche a noi vicine si mi(P;liorarono d' assai i movimenti
da RueUe, e Coosioeau, che inventarono le pedaliere
da fare il piano , il foa·te, ed il fortissimo, da Krwn-
pholz; Merimèe, Willis, Egan, non che dal Dodd, da
Delevao, e da iuble.
Un certo Jhot·y studiò la maniera di rendere il
suon~ dell' arpa più vigoroso, e più forte . .Vi riusc\ ag-
tJiuodovi molte corde d' acciajo o di ottone. Anzi vi vol-
le adattare una tastatura a guisa del pianoforte , per
ottenere· il medesimo eft'etto di quello istrumento, sen-
za perderè r altro dell'arpa, nel qual caso sarà r altez-
~ dai sei ai sette piedi, la· larghezza poco più che tre
piedi e nove pollici, e la profondità appena venti pollici.
A Londt·a un ~l Light ba costruito un'arpa di
molto minor volume delle solite , ma di suono assai
più viba"ato, e la chiamò Dital Harp, { termine a vero
dire barbero, pcehè codesto nome di Dital non ap-
par&iene ad alcuna lingua e molto meno . all' io-
pese ed alla latina, da cui sembra voglia farla deri-
vare ) perchè invece di servi1'Si della pedaliera come
nelle altre arpe, per pa·odurre i semitoooi , lo faceva
eon un movimento delle dita.
Pero il Sig. Erard ottenne veramente l' ioteoto
di far crescere o diminuil'e di mezzo tuono r istrumen-
to per mezzo della pedaliera , ~icchè si può cambiare
a piacea•e qualsivoglia tuono possibile. Codeste arpe che
sono omai comuni in Londra avvegoachè costosissime,
si chiamano a doppio movimento.

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CAPITOI.O SESTO 338
Dizi nei Paesi Bassi fece un· altro miglioramento
inventando un altro doppio movimento, mediante· il
quale ogni corda può avere l'aumento di due semituo-
ni, e di uno se già fosse aecordata mezzo tuono pià
alta, e cosi per converso si potrebbe diminuire. Là
soetituzione delle rotelle ai zoccoli ha pt'Odotto due
magnifici ris.Ultati, di mantere il livello delle corde, e
di produrr·e un suono ID!(~liore.
·Keyser de I' lsle su i principt. di questo secolo
aggiunse 34 corde all' ar·pa comune accordate due a
due , che si suonano coi piedi stante t 7 tasti , ed il
suono di . queste corde che formano ogni due altrettanti
semituoni par che somigli al cootrabasso. Un Piano-
forte cona pedaliera equivale, e perciò le diede il n~
me di Arpa armonico-forte.
Un' alti•' arpa costrui il medio Pfrangea· di Sasso-
ma che la disse cromatica, e che per · suonare convie-
ne studiare il metodo che per lei sola s'insegna.
L'Arpa doppia che si usava due secolr indietro
oggi non si adopera più.
Per via di semplice memoria mi piace riferire la
invenzione del dotto padre Kireber della Compagnia di
Gesù, che leggesi nella sua Phonurgia. Immaginò un
istrumeoto con sei o otto cm·de accordate all'unisono
sopra un fondo di tre o quattro piedi di lunghezza e
di sei o otto dita di larghezza. Quando si vuole avere
il suono si pone l' istrumento avanti una finestra mez-
zo aperta, ed insieme o la porta della camera si apre
o un' altra fioestt•a. Ad aria quieta non oscilla e non
800oa, ma quando comincia il vento suonano tutte le
corde all'unisono, e come più cresce il vento e si sentono
molti suoni , e tante belle armonie con crescendo , e
decrescendo veramente magnifici , e da non poter'Si
imitare, come per · conveno se llOil sono ~ccordate le

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l
334 EPOCA QUARTA
corde sprigionano cosl difJ1Ustose dissonanze che non
si può r811ere ad udirle. Il Dalbey vi fece molte os-
servazioni, e l' Abbate Gattoni di Como ne fece co-
struire uno grandissimo. il P. Kircber gli diè il nome 1
1

d' Arpa d Eolo, o Anemocordo. 1


Ritoa'Daodo sul nostro discorso delle At'Pe comu- 1
ni sarebbe da farsi quesito se è vero ciò che alcuni 1
vogliono sostenere su l' Arpa tehana che essendo an- l
ticllissima fosse io realtà l' Egitto molto avanti nelle l
arti belle. Il mio opinamento vale a nulla, ma ornai l
sono tanti gli argomenti che prestano gli Archeologi
da non poter dubitare che gli Egiziani prima del tem- 1

po della comune conoscenza fossero già molto innanzi


nel perfezionamento delle · arti. Ma quando tutti gli al-
ta•i cadessero quello dell' Arpa è troppo evidente per
poterlo mettere io dubbio. È noto a tutti gli ea'Uditi
che un tal Iames Bruce d' Ioghilten-a studiando le an-
tichità della città di Tebe io Egitto visitò una grotta,
o caverna fra le rovine della quale rinvenne una pit-
tura a fresco dove con molta eleganza eravi dipioto
un sooatot•e d' arpa somigliante a quella di David. Se-
condo il Bruce, ed altri quella pittura rimonta ad epo-
ca assai più lontana della invenzione di questo istru-
mento, e per conseguenza si deve dedurre che le ar-
ti si professavano con molto profitto più allora che poi.
Prima di passare oltre bo bisogno per ultimo di
far parola dell' Arpa irlandese che fu stimata da al-
cuoi indigena dei popoli settentrionali, e pet• ciò gli Eu-
ropei non l' ebbero nè dai Fl'igi, nè dagli Egiziani.
Quando ho discorso della musica irlandese ho fatto
cenno di quest' arpa, ma tacqui la sua origine •·iser-
baodomi a questo luogo di dirne alcllo che - ·
Non è per certo una invenzione degl' b·laodesi , es-
si .la riceverono noo si può precisare quando e da

Goog le
Dlgltized by

....--
UPITOLO SISTO 33ti
chi. Si può però pea· induzione persuadersi che l' aves-
sero dai Sassoni che pure la introdu.ssero io Inghilter-
ra che in appresso la costituit•ono stromento nazionale.
Di fatto Marziano Cappella assicura che presso le or-
de settentrionali ha tt·ovato l' arpa. Oa-a siccome i po-
poli settentrionali nel secolo quinto dell' Ea·a nostra
piombarono in Em·opa, e invasero l' Impero romano,
cosl dice il Cappella fu introdotta l' Arpa, di cui si
servivano pea· scuotere col suo suono grave ed aspro
la muliebre timidezza. I Germanici, e i Teutonici che
Sassoni appellavansi lo portarono in Inghilterra, e in
h·landa nel secolo 4 •. o :S •. , ed essi con altri pirati
che dal Baltico, lungo le coste della Brettagna compi-
vano grandi devastazioni, coi quali ea·ano in strettissi-
ma e perfetta relazione. Le nazioni Inglese, ed Jrbn-
dese già usavano una certa Arpa celtica, che venne so-
stituita daJia teutonica dopo l' invasione dci Danesi; la
prima era piccola e dolce, la seconda più grande con
coa·de doppie, e suono aspro.
Come altrove fu notato i Bardi specialmente in
lrlaòda servirono a riattivare le scienze e le arti, fra
cui distinsero la Musica. Dicesi quindi che nell' onde-
cimo secolo O' Brien Boiromb suonasse l'Arpa p•·eten-
dendo alcuni che quella esposta a Dublino gli app81'te-
nesse. Checchè ne sia r Arpa Irlandese per molti se-
coli rimase la stessa finchè il P. Nugant della compa-
gnia di Gesù che per vario tempo si trattenne in Ir-
landa vi fece molti utilissimi miglioramenti. Si deg-
giono anche ricordare l' A.rpanetta che somigliava ad
un cembalo a coda; l' Arpinella che è formata come
una lira d'Apollo; e l'Arpone che inventò Barbici di
Palermo, che ha somiglianza a un Piano-forte vertica-
le, e che Raisi ha reso ancor più tenea·o è dolce il
suo suono.

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836 EPOCA QUA&TA
Del resto io Irlanda se è comunissimo che volesse
Arrigo s· ., .quando fuvvi proclamato re, che fosse lo
stemma nazionale, è per tutte le nazioni l' istrumento
delle grazie « e quando, dice un elegante sca•ittore, una
» voce soave, animata dall' espressione del sentimento,
• accompagnata da una dolce armoo\a, si accoppia al·
• le seducenti attrattive di una bella persona egli è
• impossibile che tutti i ·sensi dell' uditore non ne si.
• ano deliziosamente commossi. »
Venendo ora al . Piano-forte è impossibile di tra-
passare il cembalo istrumento che 1m deliziato molti
uditori, e coadiuvato molti maestri per· secoli interi,
ma che oggi è assolutamente eliminato per sostituirvi
il Piano-forte, che vogliasi o nò 'è· di somma utitità,
e di gradimento sommo. Per certo non mi ci ferme-
rò a descriverlo più di quello che bisogni, .e mi sta-
rò pago di ricoa'Ciarne le varie specie.
L' invenzione del Cembalo è contrastata dagli au-
tori; vi sono alcuni che pensano debba darglisi oo'an-
tichità poco credibile, altri lo vogliono costruito per la
prima volta nel secolo decimoquinto. A dir vero, vo-
lerlo fat·e rimontare ad un'antichità favolosa non con-
sento, ma neppure che fosse inventato in quel secolo
Del qu~le per la nuova forma che prese la musica, e
pel beneficio della stampa senza fallo avrebbero tra-
mandato alla posterità questa bellissima innovazione, e
il nome dello inventore. Ma poicliè allora si fece oo
silenzio perfetto, quindi ne deduco che lo trovassero
di già in uso, e che da qualche tempo prima si dO:
vesse ripetere la invenzione. Come la invenzione, così SI
contrasta il luogo d'onde venne l' istrumento. Nel-
la Fiandra gli uni, nella Francia gli altri, e chi in
Germania, e chi alta'Ove lo vogliano inventato. È inu-
tile perder tempo in sitratta rierea; e a me garba moJ.

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CAPITOLO SESTO 837
tissimo la opinione della maggior parte, che cioè Ja
gloria si debba all' Italia nostra, e se uscl dapprima
un pò rozzo e con qWJlcbe. difetto, i Fiamminghi po-
scia, e quindi Fa·aocesi ed i Tedeschi lo pea·fezionaa·ono.
li Cembalo ha una tavola armonica entro una cas-
sa, e le corde sono distese su quella. Un asse solida
e massiccia di_etro la tastatu•·a per regolare i salterelli,
ed anche il somiere che regce i piroli si form&c di le-
po durissimo , onde resis&a alla compressione delle
corde, e si stabilisce con tutta solidità perchè non ce-
da alla loro tensione. Si procurò mai sempre di sce-
gliere nella costru1iont1 dei Cembali qualità di legnami
che fossero confacenti al suono, e resistessero. alle va-
riazioni dell' atmosfea·a. Malgrado però tutte le cautele,
e tutti gli studi pur troppo andava soggetto ad avere
oo suono poco chiaro, e risolu&o, e con massima faci-
lità a perdere il tuono questo o quel tasto.
l cembali altri sono crustici, ed altri da arco. I
primi son quelli che come indica la parola derivata dal
Greco hanno un battente, cioè il comune, il clavieor-
dio nel quale le corde risuonano per via di lamelle
d' ottone poste nella parte posteriore della tastatura :
l'acustico, e l' amooico che Verbès a Parigi inventò
più di mezzo secolo indietro onde imitare vaa·i ista·u-
meoti da fiato, da corda, e da pea·cossa senza canne,
martelli, e pedaliere: il Cembalo d' amore che sui prio-
eipt del secolo decimottavo costru\ Silbermuon. Fray-
berga il quale per le corde del doppio più lunghe, e
per altre leggie1'6 modificazioni concede un suono più
forte, e di magior dm·ata, ma non è privo di difetti, ed
inconvenienti. Oltre questi, io Roma s' inventò an Cem-
balo che fu chiamato angelico perchè invece delle pen-
ne di cono che usansi negli altl'i salterelli , quivi si
adoperano piccoli pezzi di cuojo ricopeni di velluto, che
2!

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338 ·EPOCA QUARTA
stante il loro tocco più delicato producono un suono
assai più dolce, e dilettevole. Il Cembalo da at'CO è
invenzione del meccanico Hohtleld di Berlino nel 1757,
il quale mediante una ruota, che un arco di crini faceva
muovere, e cosl prolunga va il suono come se fosse un
violino. La quale combinazione ha fatto si che si deb-
ba considerare come il violicembalo almeno io par-
te pet• l' eft'etto. Di fatto il violicembalo che immaginò
pel primo a Norimberga nel t 609 Giovanni Hydo non
aveva altro scopo che di prolungare il suono e di m&- 1

diflcarlo nei piani, e nei forti, il che effettuò pel mez-


zo di t O, o U piccole ruote che si muovevano in gra-
zia di una più grande che eon cordone e varie girelle
compinno il movimento, cui il suonatore per la pe-
daliera dava il moto, ovvero un altra persona.
Cosl è che i Cembali da Arco vennero mibrliorati
notabilmente a Praga, a Wetzlar, a GO!litz, ed i vi&-
licembali da Hohtled, Garbrecht, Greniner·, e Poulleau.
Poco tempO fà l' Abbatc Trentio a Venezia. lo riformò,
e diede una dettagliata descrizione.
Sono pochi anni che il sublime srittore P. Tap-
parelli d' Azeglio della Compagnia di Gesù siccome
tutti gli uomini di grande ingegno amante della musi-
ca disse di avere immaginato un nuovo istt•umeoto che
egli chiamò violicembalo, e perciò ho ct·eduto f3rne me-
moria a questo luogo. Mi dispenserò dal descriverlo,
e lasciea·ò che lo faccia il Commendatore List che '
lo saggiò nel Genoar·o del t 862 e ne rilasciò il
seguente attestato. tt Dietro accurato esame su i
» due istr·umenti del Sig. Paolo Alessandroni ( stu-
.,. pendo artista t'ornano ) « ecco la mia opinione. ,
« Il primo designato col nome di Violicembalo ,
» o Piano-vioJone, seguendo l'invenzione del R. P.
'» Tapparelli D'Azeglio è costrutto all' eftètto di pro-

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C.\111TOLO SESTO 339
• dut'l'e sul piano i suoni prolungati degl' istrumcnti ad
li arco con tutte le variate gradazioni del crescendo.
• Egli presenta la soluzione più soddisfacente data si-
li no a nostri giorni del tanto difficil pa·oblema de' suo-
» ni eontinuati da ottenea'Si sui tasti di una tastatura.
» Il violicembalo si presta per gli effetti i più dif-
• ferenti ; all' espressione del sentimento musicale in
1 ciò ch'egli ha di grave di solenne di religioso del
• pari che al pensiero melodioso, od anche all' esecu-
• zione dei passaggi rapidi e brillanti. Sotto l' ultimo
li rapporto egli sarà facile a -convincersi della facilità
• e precisione notevole della tastatura ripetendosi con
1 prestezza la stessa nota sia con un dito sia con più.
• Il secondo stntrneoto è un piano quadrato per
• uso dei malati obbligati a stare io letto. Questa for-
• ma ristretta del piano non comporta evidentemente
• la potenza acustica dei piani a coda , ma l' inven-
1 ziooe ed il lavoro del meccanismo non sono meno
• degni d' attenzione, percbè è fot'Se la prima volta che
• si è applicato io sì piccola dimensione il doppio
• scappamento delle t:astiere di Erard.
• Jooltl'e i tasti collocati al livello del fondo per
• dover essere alla portata dell' ammalato, la solidità
• e )'esattezza del lavoro non cedono io nulla ai pro-
• dotti delle fabbriche le più rinomate.
» Tutto considerato il Sig. Alessandroni mi sem-
• brc1 meritare per queste due costruzioni i miglioa•i e-
• logi ed incoraggiamenti. •
• Roma 3 Geonajo t86~-Seg. F. Liszt. »
Il medesimo Liszt opina che dovesse cbiamat'Si
•ymphonium ed il P. Tapparelli vi annuisce.
A malgt·ado però di tutti gli sforzi non possono
~e i cembali a paragone coi piano-forti, e perciò deg-
gtono per sempre ammutolire .

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3,0 EPOCA QUART A

lo fatto che v' ba di più graditO del piano-forte?


Sebbene la forma sulle prime di poco variasse da
quella del cembalo, tuttavia la gran differenza consiste
dai martelletti che ha il t,iano-forte i quali per mez-
zo di leve sono scoccati ed alzati di modo ehe il suo-
Datore può a talento o il fm'te, o il piano dell' istnJ.
mento adoperare , che stanti i così detti smorzatori
fanno cessare ad un tratto il suono che la corda ba
dato per la percossa ricevuta. Diversifica ancora per la
grandezza dell' ista•nmento , e pea· la qr1alità delle
corde.
È contrastata codesta invenzione, ma sembra noo
potersi dubitare che il vero inventore fosse Schroter
di Nordhauseo il quàl nel t 7 t 7 propose agl' io&elli-
seoti le sue variazioni sull' antico cembalo, e se il Pa-
dovano Ca·istofori nel t 7 t 8 ne propose nuova mente la
invenzione, non dovrà per certo togliersi il merito del-
l'antichità al primo.
Mi sarebbe caro potea• dire che assolutameote fu
un italiano l' inventoa·e , ma contro la veaità dei fatti
nòn devesi proferir parola. Piuttosto osea·ei dire che
se è vero che un'anno prima lo Schroter presentò la sua
inYenzione, perciò non toglie che anche il Cristofori si
debba dire inventore.
lmperciocchè mi sembra ben difficile che la nuo-
'fa scopoa·ta fosse venuta in cognizione dentro l' anno al
Cristofoa·i, e che questi con una audacia poco credi-
bile la rivendicasse pea· se. Di fatto o la invenzione deUo
Schrc1ter avca fatto rumore, e io questo caso sarebbe
stato uno stolto il Cristofoa·i pubblicarla un'anno dop>
a suo nome, o era passata io silenzio, e cognita sei-
tanto nel suo paese, ed allora il Cristofori mea·itamen-
te vantava come sua la scopea·ta.

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CAPITOLO SBSTO 84. {
Oltre di ehe per decidere più rettamente converreb-
be avere esaminato l' istrumento, dell'uno e dell'altro, e
quindi determinare a chi si dovesse il merito della pri-
ma in\"emione. lo sarei d'opinione che ad ambedue
convenga somma laude sia perch_è nell' istesso tempo
riuscirono a s\ bella e pt·eziosa scoperta , non poten-
dosi calcolare per gt·ande distanza il lasso di pochi
mesi, sia pet·chè amendue ad uno stesso spirito pro-
cut·arono all' at·te mille vantaggi con il loro istrumento.
È sempre vero che t·icsce cosa facile aggiungere
alle cose già inventate , eppet·ò anche il Piano-f01·te
potè godet·e i benefizi di tal vel·ità; giacchè pochi an-
ni dopo il Silbermann molti perfezionamenti gli
diede, finchè sul finire dal secolo decimottavo in Au-
gusta Giovanni Andt·ea Stein lo ridusse ad una per-
fezione che sembrava non potersi desidet·are maggiore.
Ma sebbene per lunghi anni si sono considerati come
i migliori quei piano-forti· della fabbrica di Stein, og-
gi Qon è più cosi, come pure non si segu\ l'invenzio-
ne del Grand-Piano-forte che fece costruire a Londra
il Conte Stanhope con una sola corda d' acciajo per-
cbè imperfet.tissim.o. .
Non dirò. dell'aggiunta fattavi da Motta Londra
e del meccanismo di Walker per rendere più forte
il suono , e che consisteva in un cordoncino di seta
che pet·correva in linea rett:1 sotto le corde , che gi-
rava stante una ruota che dipendeva dalla pedaliera ,
e a questo movimento una girella d' ottone stringeva
il coa·done; e poteva eseguit~e note sostenute~ e fate
crescendo, e decrescendo. Nè f.1t·ò menzione dei due
miglioramenti indt·odotti ·dallo Streinchet· di Vienoa nel
t 8!4, cioè il regista•o con cui faceva suonare .l' ottava
d' ogni tasto, e la tavola armonica che estese a tutta
la cassa , situandovi ancora la tast.ntura , e i martelli

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34~ EI'OCA QVARTA
cit·ca un piede più alto. E finalmente tacet•ò la nuova
tastatura immaginata dallo Staufet· di Vienna a foggia
di ventaglio.
Ma soltanto mi limiterò a dire che gli odiemi
piano-forti di Parigi , di Londra , e di Vienna con le
sbart·e di metallo che vi hanno aggiunto nella cassa
che travet'Sando la tavola armonica, e la estensione
della tastatura, e la qualità delle cot-de hanno reso que-
sto istt•umento stimabilissimo e grato.
l piano-forti di Stein furono perfezionati anco-
ra dal francese Erard costruendoli con Wla esat--
tezza impareggiabile, e modificandone molte parti del·
l' apparato e riuscl a completare l' azione rapida dei
martelli, e dei smorzatori. Di fatto di tutte le fabbri-
che la più esatta è senza fallo queJia a Parigi del Sig.
Erard, dove nientemeno che duecento operai vi so-
no impiegati in venti officine. E poichò a differenza
degli alta·i strumenti da coa·da che invecchiando mi-
gliorano, il piano-forte per rattdto consumandosi perde
grandemente, il sullodato Erard ha il vanto di fabbri-
carli cosl solidi che dopo 40 anni si giudicavano buo-
nissimi. Petzold, Pape, Pfeitrer, e Fl'eudenthaller ban-
no fabbriche eccellenti, ma sal"à sempre il più rinoma-
to lo Stein per la qualità del suono de' suoi sta·uman-
ti che è veramente ammirabile Rollet· trovò il modo
di trasportare da destra a sinistra o viceversa la tasta-
tm-a siccbè coa•rispondano i martelli a battere su una
corda soltanto, e ~os\ avea·e il semituono. Vn tale b'3-
sferimento toglie l' incommodo, e fatica, di tt·asportarc
la musica quando ve ne sia un bisogno, ma alimenta,
mi diceva non ha guarì uu bravo pianista, la infingar-
daggine, mentre eon questo mezzo di leggieri tra-
lasciano i siovani di studiare per trovarsi pt·onti nel·
la eNecuzione di codesti trasporti .


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CAPITOLO SESTO 348
Finalmente Prones desiderò che al Piano-f01·te si
accrescesse un ottava con c01·de d'argento filate con
fili di platino.
Il numero di bravi suonatori di piano-forte, che
i francesi abbreviando chiamano soltanto Piano è in-
calcolabile; ma per non mancare al mio compito ne
ricorderò alcuni che aquistarono maggiore celebt•ità
conservando per quanto sarà possibile l' ordine cro-
nologico.
Il primo che mi appa1·isce è Valentino Nicolai, o
Nicolay tli cui ignorasi la nascita e la morte, ma che
fiorì nel secolo decimottavo, c le di cui composizioni
come Pianista furono genea-almente stimate ed esegui-
te per molti anni.
Filippo Carlo Hoffmann nacque a Magonza nel t769
fu egregio pianista pru·ticolarmente pea· la precisione e
la nettezza. A Manheim nel t 77 t. nacque Gio: Bat-
tista Cramer che non solo godè gran fama pel suono
del suo strumento, ma ancora, per le sue dotte com-
posizioni , di cui gli studi sono pregiatissimi per la
el~anza dello stile.
Il Bavaro Giovanni Giorgio RosenmuJler fin dal
principio del secolo si mostrò espertissimo nel Pia-
no-forte .
.Giovanni Nepomuceno Hummel di Presburgo fu
grande esecutore, e celebre improvvisatore e compo-
sitore. Segui e perfezionò la scuola di Mozart, istruen-
dosi nelle regole di Clementi. Si stima come uno dei
più distinti compositori del nostro secolo. Nacqqe nel
Novembre del t 778.
All' età di sei anni godeva nome di grande
Francesco Giuseppe Ekhart di Toeplitz nato nel
t 73~, e verso la fine del secolo era rinomatissimo in
tutta Italia.

o ,9;trzed by Goog le
3,4 EPOCA QAtRT!
Uno dei principali fondatori della modet·oa scoo-
la io (.~ermania t'u Ignazio Moscheles di Praga oa&o
nel t 79 i che fu valente nel suono e nella composizione.
Hummel e Schneidet· fece•·o un grande allievo io
Fea·dinundo Baake che naCf(Ue nel primo anno di q•Je-
sto secolo, e si di~tinse anche nelle composizioni.
Sui principi del ~colo ugualmente fiorì Giuseppe
Fisebof nato nel t 804 a Balsckowitz in Mora via che
insegnava il Piano-fot·te nel Conservatorio di musica a
Parigi, e molto dotto nella storia e nella teoria del-
l' arte. Nel t 757 nacque in Amburgo Giuseppe Hèrold
degno allievo di Emanuele Bach; ed a Vienna nel
t 76' Antonio Eberl, ambedue cospicui suooatori.
Appartiene al classicismo musicale l' opera di
Giovanni Luigi Oussek che porta per titolo « Jlellrodt
J&OU11elle pour le pianu el oolumment pour le doigtt.
Questi fu sommo pianista che fece grande ODore
a Czaslao in Boemia su:t patria, ed a Pat·igi dove morl
nel t 8f !; nel quale anno ai sette di Gennajo venne
alJa luce una celebrità straordinaria nota al mondo
tutto musicale Sigismondo Tbalberg nella città di Gi-
nevra. A comprendere il valore esimio di questo ar-
tista è duopo sapere che nel suonare ba tanta morbi-
dezza, delicatezza e precisione, sa trarre dal Pino suo-
ni cosl spiccati, combinare con uno stile grondiòso il
prestigio degli eft'etti che eccita negli uditori il più
inaudito entusiasmo. Noo è maraviglia impert.anto che
sia imitato universalmente da tutti i piani~ti. Ciò sa~
rebb6 non cb' altro una gloria per lui, m:r mcritameo-
te glie se ne deve un'altra assai più impot·tante. Pri-
ma di Lui in due sezioni si· dividevano le scuole di
tale istrumeoto, 1' una apparienente a Clementi di un.
genere brillante, l' altra a Mozart, e BeeLhoven di ~
nere armonico , di guisa che il canto e l' armoola da

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CAPITOLO 8&8'00 1,6
un la~ e i passi bt·illami delf altro mai tronvansi
congiunti avvegnaebè siano gli elementi che costitui-
scono la musica per piano-forte. Thalberg riconobbe
la necessità di riunire il tutto stabilendo quasi direi
una formola, ed occupar . tutta la tastatura non la-
sciando vuoto il centt'O come avveniva nei metodi an-
tecedenti. Egli vi pose tutto il suo ingegno per riu-
scire nello scopo, e grado grado giunse a formare quel
sistema cos\ completo , melodioso, e rieco d' armonie
e di canto che oggi ammirasi in tmti i bravi suona-
&oli di piano-forte.
A Manheim nel t 8 t 3 Giacomo Roscohain fu di-
stinto pianista e compositore, come lo fu Carlo Czer-
uy di Vienna nella prima mt!tà del nostro secolo. Nel
t 8 t 4 moriva io un villaggio presso Londt-a il degno
rjnle di Beethoven Giuseppe WoeUTl di Salr.bourg, il
quale ooosepì l' onore di superare quel Sommo nel-
l' improvisare libere fantasie il che dopo Mozart fu
il solo ad eseguire. Intanto Wolft' Edoardo a Vat'SaYia
dava alla luce pochi anni indietro t ~O opere elegan-
tissime; e la Bigot Maria Ditta Kieoè nel t 18i a colmar
divenne uua maraviglia musicale, degna interpt•ete pria
di Haydn , Salieri , e Beethoven , e poscia di Cheru-
bini e d' Auber.
Degno di speciale menzione è senza dubbio iJ ba-
rone Carlo Maria de W eber, eonciosiachè non possono
a meno tutti i professori di riconoscere in Lui quel
gran pianista che dopo Beethoven ottenne la più alta
rinomanza. Nato ad Eutio piccola città dell' Holstein
l'anno t 786 si consacrò presto al Piano-forte dove
ritraeva grande profitto , e poscia si diede alla com-
posizione, in cui non fu scmpt•e felicissimo. Difatto se
da una parte nelle· opere sue vi trovi originalità d' i-
dee, ma d'altronde cos\ scarse e limitate che ti ap-

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34.6 &POCA QUUTl
perisce chiaramente lo stento , e la fatica improba
che gli costavano. Tuttavolta le sue sinfonie, e noo
pochi. pezzi per piano-forte sono di grnnde bellezza, e in
particolar modo tre OJM'I'e da lui scritte ne stabilirono
la sua fama di gt-unde avvegnachè non siano prive di
difetti non leggieri. Cessò di vivere nel Giugoo del
t826.
Un anno dopo nel mese di Marzo mori a Vien-
na il magnifico ed impat-eggiabile Luigi Beethoven nel-
la fa'eSCa età di anni !S 7. A buon diritto fu chiamato
un genio veramente sovt'ano, giacchè furono tutte le
sue composizioni dotate di una stupenda originalità,
ed il romantico stile ebbe in Lui il più saggio rap--
presentante. Non si contentò di essere un suonatore
inarrivabile, ed un .compositore distintissimo, egli oon '
volle esse•·e imitatore di chicchesia, punto non gli rin-
Cl'esceva che fossero stimate le sue ope1oe bizzarre ,
purchè avesse aperto nuove vie, e sconosciuti swmeri.
Per quantunque però tutto •·ispondesse al suo genio ,
ciò nonostante il mondo qwasi sempre ingiusto ooo co-
nobbe l' eccellenza dello scrittore , quello sciame di
critici che d' ogni cosa trova a ridire trovavano esa-
gei-ate, ed impossibili le sapieoti iovocazioni di Beetho-
ven, e la maggioranza degli uditori non potevano pe-
netrare le bellezze musicali che presentava. Non av~va
dooque che pochi i quali ammiravano il suo genio e
la sua dottrina. D mondo stesso però non seppe a
lungo ignorare il vero bello di questo sommo autore,
e lorchè pòtè gustare le sinfonie del genio creatore
fece ammutolire i suoi detrattori, accrebbe mano maoo
il numero degli ammn-atOri, fiochè divenne per lui un
vero entusiasmo. E nel momento che scrivo la Ger-
mania, e tutti i cultori della musica ne esaltano il va-
lore a tutta sola.

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CAPITOLO SBSTO 34 7
Non s'ingannò Fetis nell'asserire che il genio di
Beethoven andò soggetto a varie trasformazioni. Di-
fatto io ta·e petiodi possono distinguet'Si le sue com-
posizioni musicali.
11 primo è chiaramente espt·esso nella sinfonia io
re, e oe1la terza eroica. Il secondo è il più fecondo e
di m:1ggiore effetto ehe si cat·atterizza nelle sinfonie
in si bimolle, in re minore , ed in quella di Coriola-
no, c:ome nei quartetti dell'opera ~9 il Fidelio, e le
belle sonate per piano-forte in fa minore, in fa diesis,
e in mi minore, la Messa , e i concerti per quello i-
strumento in do io sc.l o in mi bimolle , nelle quali
opere risplende la sua fantasia ardita ed elevata man-
tenendosi nei limiti del g11sto senza ledere i dit·itti
dei rigorosi precetti dell' armon\a. Da ultimo cangiò
faccia al suo stile per la terza volta , restando però
sempre assai più pregievole il secondo. La sua stru-
meotatura è si bella che non v'ha chi non sia costret-
to a loda•·e il sommo compositore.
Anche Roma ha dato un celeberrimo pianista e com-
positore io Muzio Clementi che nacque nel t 7 !5!, e morl
a Londra nel t832. Non solo si deve a Lui un no-
me immortale come pianista, ma come capo scuola
della migliore· che vi fosse pel meccanismo e pel por-
tamento. Nel compon·e si mostrò leggero, ma elegan-
te anzichè no e brillante di modo che le sue suonate
entreranno sempt·e nel novero delle cose classiche mu-
sicali, come altresl sarà classica sempt•e la sua opera
che diede alla luce nel 18 t 7 a Londra con questo ti-
tolo « Gradus ad parruu1um, ore the art of playing
on the Piano-forte » che fu tradotta in francese ed in
Tedesco. Gl'inglesi onorano i grandi artisti nella loro
morte seppeUeodoli nella badia di Westminster , e là
riposa la salma del nostro Clementi presso i personag-
gi più illustri d' Inghilterra.

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348 iPOCA QUAI\l'A

Giovine di soli ventiquattro anni moriva. a Cas-


sel sua patria nel t 834 Luigi Sehunke cbe tuttavia la-
sciò un nome glorioso come pianista, e qual compo-
sitore per piano-f01·te . Nè minore fu la fama di Fer-
dinando Ries di Bonn, specialmente per aver dato al
suddetto ist ..umento una nuova r·icchezza di effetti con
passi armonici di nuova forma, e con un fa·equente u-
so alternativo di pedale. Nel t 838 io che cessò di
vivere aveva circa gli anni lS 4.
Pel pa·imo inta·odusse in Francia la mazua·ha Fe-
dea·ico Fl'aneesco Chopia che acquistò celebrità sia nel
suono dd Piano-foa·te , come pea· la compositione, ed
i suoi studi servono ad ammaestl·are la mano. Nacque
nel t 81 O presso Varsavia,. e mm·ì nel 1848 a Parigi
Il Cholera io quest' anno medesimo tolse ai viven-
ti Federico Kalkbrenoer di Casse) io età di armi r.~. Dopo
i principt ricevuti dal pnda·e si recò a Vicona dove am-
mirò il nostro Clementi che se lo pa~opose per model-
lo e pet• guida . Stampò un opera intitolata Metodu di
}Jiano-forte in cui segna le traceie della via da lui te-
nuta per acquistare l' agilità specialmente della mano
sinistra senza che vi abbiano luogo le forze muscolari
delle braccia. Col suo metodo si ottiene mit'abile ugua-
glianza, e perfetta attitudine di ambo le ·mani, il bril-
lante e l' eleganza nel tono della nota. Lasciò moren-
do t 87 composizioni musicali, e divea·se opere di teo-
tia, e di pratica del suo st&'Umeoto, che fabbricava a
Parigi di un genere tutto nuovo, fra cui apprezzavao-
si i suoi pianini. ·
Nel t 86 6 fu data la medaglia d' oro per i suoi
lavori presentati alla esposizione a Camillo Pleyel che
pochi giorni prima era mot>to nell'età di 67 aooi. Si
distinse come pianista pubblicando fantasie e notturni,
ed altre suonate , ma assai più pet• la fabbricazione

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CAPITOLO SESTO 349
dci piano-tòrti specialmeDte alJm·a che si ual al sut'-
eitato Kalkbrennel', onde più volte venne donato della
medaglia d' oro.
Finalmeute Car·lo Czet·ny nato a Vienna nel t 7 9 t,
e quivi morto nel Luglio del 18~7 ebbe molto merito
come pianista, compositore, e precettista.
Questi sono alcuni dci più celebrati suonutori, e
compositoti di tale istrumento , ma t·ipeto , che mille
altri potrebbonsi nominare che pure lo suonarono con
maestria singolare , e che per amoa·e di. brevità son
forzato a tacere.
Voglio dar tet·mine al pl'esente capitolo ricordan-
do uua bella invenzione dell' illustre gesuita P. Dela
Borde che chiamò Cembalo elettrico.
Avea di già un' altt·o Gesuita Luigi Bet1rand Ca-
stel inventato. un cembalo, cui fra i tasti avea distri-
buito con una cet·ta gradazione vari col01·i , sicchè
percuotendo il tasto si produceva un col01·e !:\parando
di poter dal'e coJl' a~ternativa, e l' at·mon\a de' col01i,
l'alternativa, e l' armon\a de' suoni dandogli il nome
di cembalo oculaa·e, o a colori.
Anche l',rancesco Nigelli a Firenze nel t 650. inventò
un' altro cembalo che lo disse onnic01·do, o Proteus;
e Giovanni" Wagres a Dresda nel t 7 7 4 propose il cem-
balo regio, cioè un Piano-forte con vat•i cangiamenti
di tuono prodotti da tt•e pedali ere, e finalmente l'Ab-
bate 'frentin a Venezia fece un Piano-forte con pe-
daliera, e lo disse organistico. .
Ma l' invenzione del P .. de la B01·de è l' effetto clEii
suoi studi profondi sull' elett~ico, e pt·ima . compose u-
na maehina pet· osservarvi quali erano i risultamenti,
e poseia inventò il Cembalo elettrico. Due campane
accordate all'unisono stavano ai due lati di ogni bat-
tente, di cui una soltanto avea un filo di ottone. Pl'i-

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3!J0 EPOCA QUUTA
ma elettrizzato il filo, che qqindi cessava di esserlo in
un istante percuoteva due campane e dava prontissimi
suoni all'unisono. Ed ecco che rispondendo ad ogni ta-
sto un filo di ottone, ed ogni tasto per una leva cor-
rispondeva alla campana, di conseguenza dovevasi ot-
tenere l' intento di potet•vi eseguire qualunque suonata
come sul Cembalo comune, e sull' orsmo, coll' aggilm-
ta che se suooavasi di notte, o nell:i oscurità tutti i
suoni delle campane erano accompagnati da scinlille di
fuoco, onde lo stl'umento può dirsi acustico ed oculare.
Tanto è potente l' umano ingegno, e la paziente
opera unita al fuoco della immagiua.zione ha potuto
pl'Ogredire nella invenzione, e nel perfezionamento di
tanti strumenti. Ma per certo il Piano-forte è il teso-
ro dell' armonista, e del catante, come il Violino è il
sovrano dell'orchestra, cosl desso è il tutto nelle sole
pronto a far le veci di nna intera ot•cbestra, e pereiò
non vi è casa quasi ( che non sia del popolo minuto, ) e
speciamente nelle case di delizia in campagna dove non
sia il mirabile strumento. (t)

(t) Il St100r Giuseppe BaretUol romano, Il quale ba dato pllbblk:l-


meote saggio In Teatro dl sua speciale valentia nel suonare un !strumen-
to cbe egli cbtama " Armonloo, << si degnò non ha guarl rarml gustare, Il
dolcisSimo strumento, farmelo osservare attentamente, e darmene una bre-
ve dC!Crlzlone cbe presento In questa nota at miei leltorl, persuaso dl rar
loro cosa gradita.
Egli ne possiede due, chiama li primo 11 Annonlco grande " da doppln
eCfeUo composto di due tavole, una superiore. l' altra Inferiore, sostenute
da piede conveniente, Venticinque vul di cristallo smaltato alta prima ta-
vola posti sistematicamente per scala cromatica danno all' istrumento due
ouave Intere. SI ottiene Il suono per via del tatto del dito Indice dle ~
duopo bagnare In un'acqua appositamente composta onde possa uscire il
suono di oscillazione cbe Imita a meraviglia il nauto traverso, mentre al-
tri t5 vasi nella seconda tavola Imitano Il violoncello, e se la destra tooca
l vasi superiori la siolstn tocca gl'Inferiori, e si riesce a complnl un qna-
lnnque pezzo musicale. Il secondo lo dice cc Armonico In porcellana , qua-
si al modo stesso ·combinato con la dltTerenza della qualllà del vasi che so-
no di porcellana, e del numero mentre nel primo sono 25 Vasi, e nel
secondo soltanto dodici, ed anche con qu('Sto si eseguiscono suonate d'o-
gni maniera.

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3:St
CAPITOLO SETTIMO

DEl CONSERVATORI E DELLE ACCADEMIE

La musica istrumentale ha alquanto allontanato le


idee della stol'ia dell'arte che si la~ciò all'immortale
Giovanni Pier Luigi Palestt·ina. Ritornando dunque sul
cammino già percorso 1ipeto che da questo tempo co-
mincia la epoca più glm·iosa della musica, e tanti fu-
rono illufltri ingegni che fiorirono nella metà del se-
colo decimosesto che a tutto diritto e con verità ven-
ne appellato il secolo di Palestrina. lnfatto· fu allora
propriamente l' Italia che potè dh'Si la vera creatrice
del periodo melodioso, e senza perdel'lo più mai occupò
il primo posto negli annali della musica Ella fu che
riformò salutarmente ogni genere di composizione vo-
cale, quanto istrumentale; per Lei il contrapunto e la
fuga si rivesti delle fot·me più belle; e per Lei tutte
le scuole si prefissero il compito di abbellire il domi-
nio dell'armonia. ,
Egli è indubitato che sempre vi dovette esse1·e
ehi insegnava ad altri i principt della musica, ma e-
ra una cosa tutto privata onde un Maestro istruiva i

D Signor BareUinl se non è l'Inventore, di questo Armonico, però


ne è Il fabbricatore, ed Il suonatore e senza dubbio conviene ammirare tan-
ta esatteua nell' !strumento, e tanto mlgUoramento che per fermissimo st
conoece ayerlo ratto progredire In modo sensibile. Oltre di che gli altri
artnonlcl non posseggono nè tanta estensione, nè tanla purezza di suono
che assolutamente dovrebbe credere l'uditore non sapendo che vi rosse
l'armonicO, o non vedendolo, cbe ora 11 IJaulo ed ora il violoncello deU-
Ziaae le sue orecchie e non vasi di cristallo smaltaU, o di porcellana.
Però se sl ascoltano suonare da vicino assai, come avvenne a me,
eecilaoo fortemente Il sistema nervoso, specialmente se li soggetto è sotto
la loro inlluenza, e l'lslesso suonatore sfrutta le sue rorze In maniera sin-
golare, e son d'avviSo che suonati o udiU con frequenza non siano mol-
to uUII alla salute, ma saranno sempre di magico eltetto nell' ampiezza di
un teatro. Non perchè sia remano Il Bareltinl ma per dare giuste laudl
Il Yero mertto ho creduto ragguagtlare lleltori dl questo bello lstrwnento

o ,9;trzed by Goog le
3:5S EPOCA QUARTA
suoi alunni o per intet·esse, o forse in qualche raro
caso per amore dell' arte. Una sola città avea quasi
direi una pubblica scuola ed era il Coll~io fondato dal
Pontefice S. G•·egorio, di cui tenni parola quando di·
SCOt'Si dei ~nt01•i pontifici. Oltre questa potrebbe forse
noverarsi la scuola dei putti che per m·dine di Giulio
Il. si dovevano istruire pea· la Basilica \'aticana. Del
resto se alcuno ba·amava ista·uirsi nella music:a era duo·
po che vi pensasse & proprie spese.
. Equi conviene ricoa·dal·e che dicendo scuole non s'in--
tende quella a·iu nione d'artisti di un paese, di una nazione
che sicco~e hanno un' ori~ine comune, così hanno unosti·
le, o qualche cosa di comune nel carattere distintivo de'
lavori d' at·te, poichè di queste t·eferit·ò a luogo in a~
presso. Quella di cui tratto al presente è la scuola i&
quanto insegnamento, della quale inutilmente si farelr
be seria 3pplicazione pet• rintracciare, come già dissi,
fuori di Roma la pubbliçità. Passando dunque oltt-e è
mestieri ritrovare questo benefizio ìnenat•a·abile per la
società nella fondazione dei Conservatot•l così a.ppella·
ti perchè è una gt·;~n scuola di musica destinata a pt·opa·
gare quest' aa·te ed a coru~ea·varla in tutta la sua pureu·1
Non è senza utilità il narrarne la prima fonda·
zione di cOdesti stabilimenti , la quale è una gloria
della nostra Penisola. Niuno aveva saputo immaginare
nè oltremonti nè oltremari una raunanza di eletti in--
gegni che sea•vissero a quest' at·te nobilissima , vi si
pensò in Italia e pt·ecisamente a Napoli. Del Conser·
vatot·io di codesta città è bene sapea·ne la stoa·ia. Si è
veduto di già come la musica pt•ima di Palestrina o
dirò meglio fino al secolo Decimoquarto fosse limitata
ad un canto a capriccio che avea per fondamento i
tuoni, e l' armonle corali, e come dopo quest' epoea
divenisse esagerata e •·idicola finchè venne l)alestriQil-

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CAPITOLO IITTI•O 158
e la chiamò con la sua semplicità pndezza e maestl
al soo vero essere dando in appresso fruUi copiosi di-
progredimento e di perfezione. Uno storico del princi-
pio del nostro secolo alemanno di patria vuole asse-
pare per cagione precipua della istituzione dei Cor-
servatorl la grandezza e la magnificenza sempre cre-
scente del culto divino, per eui si aumen~vano i cao-
&ori per eseguire i pezzi corali a otto voci, ed era stu-
dio dei superiori delle Chiese, e dei Conventi il ritro-
vare chi potesse soddisfaa·e codesto impe~no. La cosa
ooo si presentava in cosi facile aspetto, o la deficien-
za dei cantori faceva"i ogni d\ più sensibile. Tuttavolta,
prosegue quello storico, passarono lunghi anni senza che
sorgesse neppure una di sift'atte scuole, e conchiude che
dove non riuscl la ragione. ed il naturale bisogno, ot-
tenne l'intento l'odio e il bisogno artificiale.
A me pare che lo scrittore alemanno abbia vo-
luto un poc~ troppo malignare assegnando l' odio, e
l' invidiA di alcune Chiese non provvedute di can-
turi pea• quelle che ne avevano, mentre as."ui più na-
turale argomento mi sembra che sia il non poo-
tersi eft'etuare il servizio divino con splendore e con
dignità. Vero è che egli adduce in conferma del suo
opinare le varie controversie che sursero fra questa e
quella Chiesa, aJle quali fu mestieri che vi prendesse
pat1e il Governo. Ma tutto ciò poteva stare benissimo
&enza odio ed invidia, che nei documenti eh' egli reca
non risulta dimostrassero. Il certo si è che a togliere
codesto difetto il Govemo prese il partito di erisere
delle pubbliche scuole pea· format-e dei Cantori. Si pro-
pose una triplice istruzione dei giovani che vi erano
ammessi, innami tutto dovevano apprendere a fare e
saper fare la oa•aziooe, ed i maestri di ciò non pote-
vano mancare; a lefsere che per insesoart- non era un
2:1

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3!i4 IPOCA QUUTA
p'Bn numero, e floalmeote la musica, pel' la qua~ scar-
sil!limo era il numero dei 1113estri. Sl bel divisamemo
però andò a vuoto ioterameoteo , pereiochè stante la
qWllità d~l'