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Le formazioni discorsive sono insiemi eterogenei, composti di concetti, valutazioni, procedure

d’osservazione, modalità d’enunciazione, regole giuridiche, prescrizioni amministrative, che


permettono di costruire l’oggetto di un sapere – la follia nel caso della psichiatria, la delinquenza
nel caso della giurisdizione penale, la malattia nel caso della medicina clinica – e di individuare
un dispositivo istituzionale – il manicomio per i malati mentali, la prigione per i delinquenti,
l’ospedale per i corpi malati – all’interno del quale l’oggetto del sapere diventa anche l’oggetto di
una prassi determinata, regolare. La produzione di un sapere è dunque inseparabile
dall’intervento – coercitivo, disciplinare, educativo e terapeutico – di una pratica non-discorsiva. È
da qui che prende le mosse la teoria foucaultiana del potere, della sua natura relazionale,
interstiziale e funzionale al sapere, esemplificata nella funzione panoptica del “vedere senza
essere visti”. Spiega Foucault: “il dispositivo panoptico non è semplicemente una cerniera, un
ingranaggio tra un meccanismo di potere e una funzione; è un modo di far funzionare delle
relazioni di potere entro una funzione, e una funzione per mezzo di queste relazioni di potere”
(Foucault 1975, p. 225).

Nella descrizione degli enunciati si presentano subito una serie di problemi. Quando si parla di
quelle unità come la grammatica, la medicina, l'economia politica, a cosa ci si sta effettivamente
riferendo? Che tipo di legami si instaurano tra gli enunciati che le contraddistinguono? La prima
ipotesi ritiene che diversi enunciati formino un unico insieme in quanto si riferiscono ad uno stesso
oggetto, ad esempio l'oggetto "pazzia" per la psicopatologia. Ma si tratta sempre e veramente
dello stesso oggetto? Secondo Foucault questa convinzione è frutto di una pura illusione, in
quanto ogni oggetto di cui parliamo si forma in modo diverso a seconda degli enunciati che lo
nominano, lo spiegano, lo delimitano. Il problema subisce quindi una curvatura: non consiste più
nella ricerca dell'unicità e della persistenza di un oggetto, ma nell'individuazione “ dello spazio in
cui si profilano e continuamente si trasformano diversi oggetti ”. Quindi l'unità di un discorso non
si baserebbe più sull'esistenza di un oggetto determinato e classificato una volta per tutte, ma
consisterebbe nel "meccanismo delle regole che rendono possibile per un dato periodo la
comparsa di oggetti" (oggetti individuati, quindi, da meccanismi di repressione, da pratiche
quotidiane, dalle regole della giurisprudenza, ecc.). E allora descrivere un insieme di enunciati
assume paradossalmente la forma di una descrizione della loro "dispersione", ossia delle
trasformazioni che si producono nella loro presunta identità nel corso del tempo. La seconda
ipotesi individua l'unità di un gruppo di enunciati nella loro "forma" o "concatenazione", ossia nel
loro comune riferimento ad uno stesso vocabolario, ad un medesimo stile enunciativo, ad una
stessa modalità di guardare le cose ossia di stile percettivo. In realtà si deve abbandonare anche
questa ipotesi perché continuamente cambiano le scale di riferimento, i tipi di sguardo verso gli
oggetti, i sistemi di informazione. Altra ipotesi: gli enunciati potrebbero avere il loro filo
conduttore nei concetti permanenti e coerenti da essi utilizzati. Ma se ad esempio pensiamo ai
concetti utilizzati dalla grammatica, vediamo che nozioni come quelle di soggetto, attributo, verbo,
parola, sufficienti forse per descrivere le analisi fatte dagli autori di Port-Royal, risultano addirittura
incompatibili con gli studi successivi. Forse tale unità non è tanto da cercare nella permanenza dei
concetti, nella loro architettura più o meno nascosta, quanto nella loro differenza, distanza,
nell'analisi di ciò che Foucault definisce "il meccanismo delle loro apparizioni e della loro
dispersione". Ultima ipotesi proposta è quella della ricerca della persistenza e identità dei temi. In
realtà ad un'attenta analisi, considerando ad esempio il tema evoluzionista, si scopre che lo stesso
tema conduce a discorsi differenti (il tema evoluzionista nel XVIII secolo considerava come
centrale il continuum della specie prestabilito fin dall'inizio o costituito nel tempo; lo stessa tema
nel XIX secolo partiva, invece, dalla descrizione di gruppi discontinui e dalle modalità di interazione
tra organismi simili e l'ambiente circostante). Forse non nella persistenza dei temi, ma proprio
nella descrizione di questi momenti di rottura, di dispersione, si possono individuare delle
correlazioni fra gli enunciati, uno spazio comune, un collegamento nelle loro trasformazioni. Nel
caso in cui si possa descrivere un simile sistema di dispersione, individuandone le regolarità - un
ordine, delle trasformazioni, delle correlazioni, dei funzionamenti -, allora avremo di fronte una
formazione discorsiva. Le condizioni di esistenza a cui rispondono gli elementi di questo insieme
saranno le regole di formazione che caratterizzano una data ripartizione discorsiva. Questo è il
campo che Foucault si propone di studiare.