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Approfondimento

F. Gamba, Methodenstreit, 2004



Lopposizione epistemologica e metodologica tra scienze naturali e scienze
sociali, che nel proprio programma scientifico il Positivsmo mirava ad
annullare, assume le dimensioni di una vera e propria disputa in Germania, alla
fine dellOttocento, ad opera di filosofi, storici ed economisti teorici delle
scienze dello spirito (Geisteswissenschaften), cio delle scienze storiche e della
cultura in genere, appartenenti al movimento dello Storicismo tedesco.
I primi segnali di un inasprimento dellopposizione tra i due gruppi di discipline
provengono dal lavoro di Gustav Droysen (web) (1808-1884) il quale
afferma che i fenomeni umani devono essere analizzati storicamente e che
questa procedura metodologica deve considerare in primis la propria
peculiarit, in altre parole Droysen mette laccento sulla diversit delle
procedure storiche rispetto a quelle naturalistiche. Inoltre egli introduce la
famosa distinzione tra comprensione e spiegazione, la prima intesa come
operazione usata dalle scienze storiche, la seconda dalle scienze naturali (in
particolare fisico-matematiche).
Nel 1883 nasce ufficialmente il Methodenstreit, il dibattito sul metodo, che
riguarda, almeno inizialmente, i fondamenti della scienza economica. Tale
dibattito, (che ha come elemento scatenante la recensione di von Schmoller
allopera di Karl Menger (web) Sul metodo delle scienze sociali e
delleconomia politica in particolare, e la veemente replica di questultimo)
vede contrapposte da un lato limpostazione storicistica della nuova scuola
storica di economia (tra i cui esponenti troviamo Wilhelm Roscher (web),
Karl Knies (web) e, soprattutto, Gustav von Schmoller (web) la quale nega
la possibilit di una conoscenza generalizzante dei fenomeni sociali; dallaltro
limpostazione analitica della scuola austriaca (rappresentata da Karl Menger),
la quale sostiene, invece, la possibilit di generalizzare in concetti e leggi il
comportamento dei singoli attori.

Dallambito economico il dibattito si estende a quello filosofico ad opera di
Wilhelm Dilthey (web) (nel 1883 esce infatti la sua Introduzione alle scienze
dello spirito), il quale si oppone in maniera decisa alle teorizzazioni in generale
del positivismo francese, in particolare a quelle del positivismo inglese
rappresentato da John Stuart Mill (web) (1806-1873) del quale, per
chiarezza espositiva e per una pi profonda comprensione della problematica
sul metodo, richiamiamo brevemente gli aspetti fondamentali della riflessione.
Mill (Sistema di Logica deduttiva e induttiva, 1843) teorizza un modello di
spiegazione causale, di tipo deduttivo, che possa essere usato come metodo
unico per tutte le scienze. Il modello esplicativo dunque il medesimo, con
lunica differenza che mentre le scienze della natura fanno riferimento a leggi
generali ultime (a leggi i cui principi sono accertati attraverso il metodo
induttivo in modo incontrovertibile), le scienze sociali, o morali come le
definisce Mill, fanno riferimento a leggi generali derivate (a proposizioni
generali le quali pi che leggi esprimono tendenze e quindi sono pi deboli,
meno certe delle leggi ultime). Tale differenza di estensione della certezza
determina linferiorit delle scienze sociali rispetto a quelle naturali, tuttavia ci
non modifica e non diversifica affatto il procedimento metodologico del quale
entrambe si avvalgono, un metodo fondato sul principio di uniformit e
causalit della natura inteso come risultato di un procedimento induttivo.
Contro la posizione positivistica riduzionista, cio di riduzione delle scienze
sociali alle scienze naturali, detta anche monismo metodologico, poich
afferma lunit del metodo, Dilthey oppone lirriducibilit delle scienze sociali
alle scienze naturali che, in contrapposizione al monismo, si pu definire
dualismo metodologico. Infatti egli nega la legittimit della subordinazione dei
fenomeni delle scienze dello spirito alle leggi di conoscenza della natura,
mantenendo in questo modo una netta separazione tra le scienze naturali e le
scienze dello spirito, le quali non possono assolvere ad alcuna finalit
esplicativa.
I due gruppi di discipline si differenziano dunque : 1) per il loro oggetto: le
scienze della natura studiano fenomeni esterni alluomo, mentre le scienze
dello spirito studiano fenomeni di cui luomo parte integrante e dei quali
possiede coscienza immediata; 2) da un punto di vista epistemologico, i dati
delle scienze della natura sono il prodotto di unosservazione esterna, mentre i
dati delle scienze dello spirito derivano dellErlebnis, lesperienza interna,
vissuta, che luomo ha di s e dalla comprensione che pu avere degli altri
uomini; 3) per il loro intento conoscitivo e i metodi usati per raggiungerlo, le
scienze della natura spiegano i fenomeni considerandoli casi particolari di leggi
generali, mentre le scienze dello spirito comprendono il fenomeno sulla base
dellesperienza vissuta avvalendosi di categorie peculiari, come lo scopo, il
valore, il significato.
A tutto ci si aggiunga il riconoscimento del carattere storico dei fenomeni
delle scienze dello spirito, il cui oggetto il mondo umano inteso come sistema
complesso di rapporti storicamente condizionati dai quali emergono sistemi sia
culturali che di organizzazione sociale.
Dallimpostazione di Dilthey emerge chiaramente il fondamento epistemologico
che egli identifica per le scienze sociali. Tale fondamento il nesso tra Erleben
(il divenire della vita di cui il soggetto ha immediata consapevolezza),
lespressione della vita (le sue oggettivazioni) e il comprendere (Verstehen).
Da questo deriva che il procedimento metodologico delle scienze dello spirito
lo sforzo di comprendere i fenomeni del mondo umano riconducendoli
allesperienza vissuta degli individui.
Diversa, per alcuni aspetti, la posizione di Wilhelm Windelband (web)
(1848-1915), un altro protagonista del Methodenstreit, il quale individua nella
differenza di metodo lelemento distintivo delle scienze storico-sociali (non pi
definite "dello spirito), una distinzione che non dipende dal carattere naturale
o spirituale del fenomeno analizzato, ma dal modo di riferirsi ad una medesima
realt, considerandola in maniera generale o individuale. In altri termini le
scienze della natura sono tali non per il loro oggetto, ma perch mirano alla
conoscenza di rapporti generali espressi attraverso leggi, sono cio scienze
nomotetiche. Ad esse si oppongono non pi le scienze dello spirito, ma quelle
della cultura che del fenomeno cercano di individuare il carattere proprio,
distintivo (in questo senso sono scienze idiografiche), cio il suo significato
culturale.
Su questa scia si inserisce Heinrich Rickert (web) (1867-1936), che riprende
da Windelband - suo maestro - la divisione tra il sapere generalizzante delle
scienze della natura e il sapere particolarizzante delle scienze storico-sociali,
precisando il procedimento di spiegazione dei due tipi di conoscenza.
Nelle scienze naturali la spiegazione una determinazione di leggi nei confronti
delle quali il fenomeno un caso particolare. Al contrario, nelle scienze storico-
sociali la spiegazione determina un rapporto causale specifico tra due o pi
fenomeni individuali, intesi come momenti successivi di un unico processo
individuale di sviluppo. La particolarit dunque attribuita da Rickert alle scienze
storico-sociali quella di avere una finalit esplicativa diversa da quella del
modello nomotetico, che produce leggi generali.
Qualche anno pi tardi - 1904, 1906 - anche Max Weber entra nel merito
del dibattito riprendendo la distinzione di Windelband e Rickert tra scienze
nomotetiche e scienze idiografiche, una distinzione basata sullo scopo
dellindagine e sul procedimento di elaborazione concettuale. Su questo
assunto, le scienze storico-sociali, contrariamente a quelle naturali, orientano
la loro struttura logico-concettuale verso lindividualit.
In questo modo Weber, come Dilthey, ammette la comprensione come
capacit di penetrare il significato della realt culturale, tuttavia la definisce
non come intuizione immediata, ma come formulazione di ipotesi da verificare
empiricamente. In questa prospettiva spiegazione e comprensione vengono a
coincidere, anzi, la comprensione la spiegazione di un fenomeno nella sua
individualit. Se il compito, unico, della conoscenza scientifica quello di
spiegare, la differenza tra i due gruppi di scienze marcata da Weber da due
tipi di spiegazione, i quali hanno in comune il ricorso alla categoria di causa,
ma ricorrono ad analisi diverse dei rapporti causali, basate su presupposti di
diverso orientamento disciplinare, la spiegazione causale-generale si fonda sul
riferimento a leggi, la spiegazione causale-individuale verso la determinazione
del processo genetico di un avvenimento in ci che ha di unico.
Ci che cambia sono i criteri di scelta delle scienze storico-sociali, che hanno
premesse soggettive, il problema, per Weber, stabilire, proprio da quelle
premesse, una validit oggettiva della conoscenza : solo il principio di causalit
pu stabilire questo tipo di validit, e per questo motivo esso vale sia per le
scienze naturali che per quelle storico-sociali, ma in queste ultime sono proprio
i criteri soggettivi di scelta che rendono impossibile determinare tutti gli
elementi del processo causale da cui ha origine un certo evento. Di
conseguenza ogni spiegazione di fenomeni storico-sociali sempre parziale
perch non individua mai la totalit degli antecedenti, ma soltanto una
particolare serie di antecedenti; inoltre, la relazione causa-effetto non esprime
mai una necessit, ma una possibilit oggettiva, la quale si presenta seguendo
diverse gradazioni di intensit, ad un estremo si trovano le determinazioni
dellindispensabilit, allaltro quelle della non-indispensabilit.
La spiegazione delle scienze storico-sociali non espunge completamente il
sapere nomologico, il quale anzi il presupposto necessario per formulare
giudizi di possibilit oggettiva Tuttavia, la sua funzione solo strumentale:
esso fornisce quelle che Weber chiama regole generali dellesperienza, che
svolgono funzione di supporto per costruire processi ideal-tipici con i quali
confrontare i fenomeni osservati. Questo processo definisce la conoscenza
prodotta dalla spiegazione causale-individuale non come il verificarsi di rapporti
necessari, ma come il definirsi di rapporti di condizionamento, che esprimono
una maggiore o minore possibilit di realizzarsi di un dato evento a
determinate condizioni.