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Enzo Melandri, I cinque sensi del reale e lipotesi del mondo esterno (1984).

Nel suo poderoso trattato di psicologia, ol!gang Metzger distingue "en cinque sensi del reale. #a loro elencazione $ condotta con criterio %!enomenologico&. 'ualsiasi ammasso di dati di !atto, purc() in qualc(e modo classi!icati, ri*ela a un certo punto la sua matrice mentale. #a diramazione di detta matrice si pu+ !acilmente ricostruire col sistema binario. , partire dal senso complessivo della realt (1), distingueremoun reale nel primo senso di Metzger (1.) quale %mondo fisicale ovvero esterno al vissuto&, c(e poi non $ un solo mondo, ma una molteplicit/ potenzialmente in!inita di mondi esterni al *issuto (1. ... ) e a*enti in comune la propriet/ di non poter essere riconosciuti come tali c(e per costruzione simbolica. 0er contrasto a*remo quindi un reale nel secondo senso di Metzger (11) quale %mondo intuito ovvero vissuto&, c(e $ psic(ico in quanto intra1*issuto, e ci+ indipendentemente dal suo signi!icato oggetti*o o meno. 2i dirama da questo un terzo senso del reale, il quale $ per+ duale in quanto si suddi*ide nelle modalit/ della %presenza& (111) e dell%appresentificazione& (11.). , sua *olta dalla presenza deri*a un quarto senso del reale, suddi*iso nel qualcosa e nel niente, ossia nei caratteri del %pieno& e del %vuoto& (1111, 111.) con cui *iene *issuto latto intenzionale. In!ine dallintenzionalit/ soddis!atta (1111) si de!inisce il quinto senso del reale, suddi*iso in %effettivo& (11111) e %apparente-illusorio& (1111.). 0er il nostro argomento interessa solo da distinzione tra il primo e il secondo senso del reale, il cui criterio sorregge tutta lulteriore rami!icazione della matrice. 3 c(iaro c(e il primo senso del reale, in quanto %esterno al *issuto&, non pu+ essere c(e un prodotto della libera immaginazione intellettuale, operante mediante proiezione simbolica di elementi tratti da percezioni !iguralmente destrutturate. Il pensiero dal quale dipende l%ipotesi& del mondo esterno non (a c(e un !ondamento %simbolico&, ossia autonomo nei con!ronti della percezione e a*ente un grado pi4 o meno ampio di li"ert/ dal carattere %passi*o& della sintesi percetti*a. Noi pro*iamo un5istinti*a ripugnanza a considerare il mondo esterno un%ipotesi&. 6utta*ia, a*endo escluso c(e esso sia una conclusione certa o per lo meno altamente pro"a"ile di un gran numero di %ragionamenti inconsci&, non ci resta c(e porlo sul serio come unipotesi da verificare. 7ra, *olendo rendere razionale tale pro*a, si *ede su"ito a quale incon*eniente ci espone il ragionamento. Ed $ c(e, qual c(e ne sia il raziocinio !ondante, esso risulta troppo potente. 2e in!atti si potesse dimostrare l5esistenza del mondo esterno con un ragionamento, questo ragionamento concludere""e necessariamente non a un unico mondo, "ens8 a una pluralit infinita di mondi possibili. 6ale $ in!atti la natura del raziocinio, di non potere produrre lesistenza di ci+ di cui tratta9 e anc(e posto c(e questa sia gi/ data, non pu+ c(e riprodurla come una denotazione potenzialmente equi*alente.