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Obiettivo: essenza della costruzione del reale, la sua genesi, le sue modalit diverse e i meccanismi attraverso i quali si compie

il riequilibramento del sistema organismo-ambiente. La mia ricerca si concludeva nelle precedenti edizioni di quest'opera con la proposta di un modello generale di tipo relazionale, secondo il quale le dinamiche che si verificano all'interno del sistema organismo-ambiente sono regolate, con modalit tuttavia non deterministicamente condizionate, dalla tendenza all'equilibrio intrasistemico, tendenza che costituisce insieme la causa e il fine di ogni processo qualificabile come comportamento. Il problema delle determinanti prioritarie dell'esperienza che da anni oppone scuole psicologiche di diversa tradizione storico-culturale vanta, rispetto agli altri problemi verso i quali si indirizzata la ricerca in psicologia, un numero assai rilevante di esperimenti "definitivi", probanti in direzioni diametralmente opposte e tra loro incompatibili. Dalle due parti si ammette generalmente che fattori autoctoni e fattori appresi concorrano entrambi nella determinazione dell'organizzazione dell'esperienza, ma le posizioni si dividono e si diversificano in modo inconciliabile quando si tratta di definire la prevalenza causativa di un ordine di fattori sull'altro, invocandosi a sostegno delle contrapposte formulazioni teoriche i risultati di esperimenti pianificati e condotti secondo i rispettivi presupposti. la tesi del Musatti secondo cui l'experimentum crucis tra innatismo ed empirismo indefinitiva impossibile la polemica si radicalizzata nel dibattito pro o contro la psicologia della Gestalt da un lato l'esigenza empiristica di affermare, che nessuna conoscenza pu essere data fuori e prima dell'esperienza; e l'esigenza razionalistica dall'altro di stabilire le condizioni che rendono I'esperienza stessa possibile, traendo da tali condizioni verit che siano universalmente valide. Ma egli ha rifiutato le opposte posizioni astratte che l'empirismo e il razionalismo costruivano sopra queste legittime esigenze: la posizione astratta di una conoscenza che si svolgerebbe tutta e soltanto per un semplice accumulo di dati empirici, e quella di una conoscenza innata di principi validi fuori dell'esperienza 18.12.03 GIOVEDI' PREFAZIONE 1) Problema delle determinanti dell'esperienza FATTORI AUTOCTONI/FATTORI APPRESI , i sostenitori di ciascuna tesi ritiene di aver fatto l'espirimento definitivo che a volte viene reinterpretato dagli avversari 2) Per Musatti l' experimentum crucis tra INNATISMO e EMPIRISMO in realt impossibile, in quanto: impossibile reperire a) oggetti regolari ma non significativi (nel senso che non fanno parte delle nostra esperienza consolidata) tali da confermare la forza coercitiva della pregnanza delle forme, b) oggetti che facciano parte della nostra comune esperienza ma che rappresentino forme irregolari, dovendosi per loro escludere i fattori di pregnanza gestaltica, confermando cos la tesi empirista 3)In tal modo la polemica divenanta una polemica pro o contro la Gestalt 4) Anche in psicologia necessaria una soluzione (come stata trovata con Kant nella
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filosofia) che consenta di suoerare le opposte posizioni tra EMPIRISMO ed INNATISMO (questo lo scopo del presente lavoro) CAPITOLO 1 "LA REALTA' COME COSTRUZIONE" PARAGRAFO 1 1) I presupposti della psicologia empirica sono realistici, come lo sono quelli di ogni altra scienza 2) In pratica il presupposto realistico della psicologia il medesimo presupposto che, nel metodo sperimentale, si pone a fondamento del concetto di "variabile indipendente" come variabile manipolata dallo sperimentatore in situazione controllata nell'intento di stabilire l'esistenza di una relazione fra l'andamento di questa "variabile esterna" (e quindi, a volta a volta, sinonimo di stimolo fisico, costellazione degli eccitanti, ambiente ecc.) e l'andamento di un certo tipo di azione specifica dell'oggetto di osservazione, proveniente quindi dall'interno del sistema che viene studiato. SISTEMA: "insieme di elementi che si trovano in interazione" Von Bertalanffv (1956) Tale definizione si adatta ugualmente all'oggetto inanimato delle scienze fisiche e al vivente e cosciente oggetto delle scienze umane D'altro canto, poich il concetto di interazione (tra gli elementi del sistema) presuppone quello di organizzazione, il sistema stesso caratterizzabile come Gestalt, ed quindi facilmente accettato agli psicologi innatisti (nei sistemi come nelle Gestalt il tutto maggiore della somma delle parti) 3) Di conseguenza possibile mostrare nei sistemi ad autoregolazione come nelle Gestalt "la dipendenza della propriet e delle funzioni di una parte della sua posizione nella totalit", dipendenza che permette di spiegare, contro le interpretazioni meccanicistiche, le autoregolazioni delle strutture (sistemi o Gestalt) con un esito finale sempre identico di equilibrio 4)il concetto di sistema ci sembra preferibile in quanto non implica, come quello di oggetto, un riferimento surrettizio a un reale oggettivo 5) ben vero che a questo proposito von Foerster dimostra abilmente come il concetto di sistema ad auto-organizzazione sia privo di senso se non si postula "che il sistema sia in stretto contatto con un ambiente che possiede energie disponibili e ordine, e con il quale il nostro sistema sia in uno stato di perpeuta interazione, in modo tale da adoprarsi in qualche maniera per vivere a spese di quest'ambiente". Ove per si consideri che l'interazione del sistema con l'ambiente basata sulla disponibilit dell'informazione - disponibilit come comunicazione tra le parti del sistema (il che presuppone dunque l'organizzazione del sistema come inverso dell'entropia) si vedr chiaramente che anche la brillante dimostrazione di von Foerster non va al di l di quello che abbiamo individuato come presupposto realistico della psicologia, e cio l'ammissione di una possibilit di influenza dell'esterno sull'organizzazione interna del sistema, senza alcuna determiazione ulteriore di questo reale esterno. 6)Dunque, in base al presupposto realistico di cui si diceva, la psicologia, al pari delle altre scienze sperimentali, si occupa di determinare i mutamenti indotti dalla variabile indipendente in un sistema concreto come concentrazione non casuale di materia-energia in una regione dello spazio-tempo fisico, che organizzata in sottosistemi o componenti interagenti e interdipendenti 7)Pianificando cio un esperimento scientifico si deve necessariamente presupporre, e quindi accettare, che un "qualcosa" di esterno al sistema in osservazione possa influenzare l'interno
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del sistema stesso e che, quindi, qualcosa di "esterno", un reale, abbia in definitiva un qualche tipo di esistenza. 8)E' eivdente che, se un problema esiste relativamente a ci che deve essere considerato "interno" al sistema esso si presenta-essenzialmente con riferimento ai sistemi non viventi ("che non sono avvolti in una pelle", come pittorescamente si esprime von Foerster) per i quali pu venir variamente definita la linea di confine e la localizzazione. 9)A livello di sistemi viventi, dunque, il limite interno-esterno, la barriera, non pi semplicemente data ma, in quanto trasmette informazioni all'interno del sistema, ne diminuisce l'entropia; di conseguenza possibile interpretare la maturit dell'individuo come migliore organizzazione del sistema vivente adulto. I dati sperimentali confermano dunque da un lato l'applicabilit degli strumenti concettuali della teoria dei sistemi da parte della psicologia sperimentale e dall'altro, anche a livello dei sistemi viventi, il rapporto inverso tra informazione ed entropia. 10)Del resto, dal momento del superamento del dualismo stimolo-sensazione sostenuto all'associazionismo, che cercava di garantire obiettivit della conoscenza considerando la sensazione come immagine speculare dello stimolo il che portava inevitabilmente (per spiegare gli errori e le illusioni percettive) a dissociare la sensazione come materiale sensoriale, esperienza diretta, ricezione dell'informazione, dalla percezione come interpretazione dell'informazione basata sull'apprendimento. Una critica ormai classica di questa dissociazione si trova nel terzo capitolo di Khler (trad. it. 1971) pp. 52-57., gli psicologi non si pronunciano ormai pi sulla raggiungibilit e sulla natura di questo reale "obiettivo". 11) Sostiene questo autore (Von Foerster) che, anche se io affermo di essere l'unica realt, non posso negare di avere rappresentazioni immaginative delle altre persone con le quali il senso comune direbbe che vengo in contatto; contemporaneamente non posso rifiutarmi di ammettere che questi prodotti della mia immaginazione possano a loro volta sostenere di essere essi stessi l'unica realt e io un prodotto della loro immaginazione. Ci, secondo l'autore, porta ad ammettere l'esistenza della realt in base al "principio di relativit" per il quale "se un'ipotesi applicabile a una serie di oggetti vale per un oggetto e per un altro oggetto, e vale quindi simultaneamente per entrambi gli oggetti della serie, tale ipotesi accettabile per tutti gli oggetti della serie"Ibid., p. 3 5. Di conseguenza l'ambiente ha una realt nel senso suggerito dal principio di relativit. Tale realt ha una struttura, come ci porta ad ammettere il costatabile aumento dell'entropia, dal momento che non si pu perdere ci che non si ha. Ma arrivati a questo punto sul filo del ragionamento, siamo costretti, come ha fatto l'autore, ad abbandonare l'argomento, non potendosi in alcun modo determinare ulteriormente la natura del reale esterno n garantire la corrispondenza tra l'organizzazione dell'immaginazione, ovvero l'ordine, all'interno del sistema e l'ordine esistente nell'ambiente dal quale ogni sistema ad autorganizzazione assorbe energia e ordine. Il realismo della psicologia in quanto scienza sperimentale dunque necessariamente limitato all'ammissione della possibilit da parte di una variabile esterna di influenzare l'interno del sistema vivente in osservazione. 12) Tutto il discorso fin qui condotto serve ad evidenziare, in ultima analisi, che esiste una realt esterna al sistema, ma tale reale non ulteriormente specificabile nella sua natura. PARAGRAFO 2 1) Innanzitutto, se il reale come tale irraggiungibile, su quale base i diversi sistemi riescono
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a interagire? Se si esclude la questione relativa all'oggettivit e al realismo, il problema diviene in definitiva quello dell'individuazione dei fattori che determinano lo strutturarsi dell'esperienza in modi comuni agli esseri umani. 2)diverse scuole psicologiche si diversificano ampiamente nella considerazione dell'esperienza soggettiva, che sarebbe determinata, secondo alcuni, a livello di apprendimento, e secondo altri, a livello di fattori innati, soprattutto come leggi di organizzazione dell'esperienza. 3)Cerchiamo di esaminare le due posizioni nei termini concettuali della teoria dei sistemi, termini che si sono gi rivelati operativi nella definizione del presupposto realistico della psicologia. 4)Se l'esperienza fosse tutta determinata a livello di apprendimento, ci comporterebbe uno stato iniziale del sistema in cui non vi alcuna informazione; ora, l'assoluta mancanza di informazione il corrispettivo o, se si voglia, la definizione stessa di disordine. Di consueguenza i sistemi viventi come sistemi aperti possono assorbire ordine dall'esterno, ovvero apprendere dall'ambiente, ma lo possono solo in quanto esiste al loro interno una certa organizzazione che la negazione dell'entropia assoluta e del disordine assoluto. L'organizzazione che siamo costretti ad ammettere all'origine porta dunque a escludere, ai fini dell'esperienza, la determinazione assoluta dei fattori relativi all'apprendimento. 5)In secondo luogo, se l'espereinza fosse totalmente determinata da leggi di organizzazione interne, in modo tale da escludere fattori di apprendimento, dovremmo collocarla in un sistema che si trova in uno stato unico di equilibrio stabile. Da una parte non potrebbe quindi trattarsi di un sistema vivente, nel quale si riscontrano sempre "tre principali equilibri nell'arco dell'esistenza: due instabili, di evoluzione prima, di involuzione dopo, e uno stato stabile, contemporaneo agli altri, che difende gli stati via via raggiunti. D'altra parte un sistema cosiffatto, e cio totalmente organizzato, non avrebbe alcuna necessit di assorbire energia e ordine dall'esterno, divenendo di conseguenza inutile il postulare per un tale sistema un ambiente qualsiasi: l'ipotesi di una determinazione assoluta dei fattori autoctoni nell'organizzazione dell'esperienza fa quindi cadere lo stesso presupposto realistico che rende possibile la psicologia in quanto scienza. 6) Sebbene le diverse scuole non sostengano pi esclusivamente fattori di un tipo o dell'altro, le differenze dell'accento che esse pongono sui fattori di organizzazione dell'esperienza generano naturali diversit metodologiche nella verifica dell'importanza di tali fattori 7) ESPERIMENTI: A) JULESZ : "1) Sarebbe ossibile creare un ambiente sensoriale artificiale, privo di qualsiasi indizio di profondit di familiarit salvo la disparit? 2) In queste condizioni di 'mancanza di familiarit' sarebbe ancora possibile percepire la profondit?" Ha costruito coppie di immagini stereoscopiche costituite da punti a distribuzione casuale, in modo da togliere agli stimoli tutti gli indizi di profondit monoculare e di familiarit (salvo la disparit). RISULTATI: la profondit pu essere percepita in assenza di profondit monoculare e di indizi familiari e di tutti gli indizi binoculari, salvo la disparit; Il che un bel contributo a favore dei sostenitori della funzione dei fattori innati nell'organizzazione dell'esperienza. Costatiamo, tuttavia, che questo contributo stato reso possibile dalla scelta di stimoli che escludono dalla percezione ogni fattore di esperienza. (!!!) B) COSTANZE PERCETTIVE: BORRESEN E LICHTE si propongono di verificare come ipotesi primaria "che il grado di costanza della forma mostrato dalle risposte a un dato stimolo funzione della quantit di esperienza che l'osservatore ha avuto con quello stimolo" . gli autori hanno realizzato forme nuove, irregolari, costituite con coordinate determinate a caso secondo uno dei metodi di Attneave e Arnoult Attneave e Arnoult (1956).. Tali forme vennero presentate ai soggetti durante un periodo di "familiarizzazione" con cinque frequenze diverse
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(0, 4, 8, 12 e 16 volte) e con diversi orientamenti nello spazio. In una fase successiva dell'esperimento si misur la costanza chiedendo ai soggetti di regolare uno stimolo variabile, finch questo non assumeva la stessa forma dello stimolo standard a 90, stimolo che viceversa era presentato con un diverso orientamento spaziale. "I risultati confermano l'ipotesi fondamentale che la costanza della forma una funzione positiva della familiarit con la forma " Borresen e Lichte, op. cit., p. 217. Ecco, quindi, una dimostrazione notevole a favore di coloro che sostengono l'importanza dell'apprendimento ai fini del costituirsi dell'esperienza. Tale dimostrazione stata tutavia resa possibile costruendo una realt diversa da quella della comune esperienza e nella quale tutti normalmente concordano, tanto da chiarmarla "oggettiva", cos come diversa dalla comune esperienza, proprio in quanto escludeva ogni fattore di esperienza, era la realt costruita da Julesz nell'esperimento sopra ricordato. 8)Escluso dunque il "reale oggettivo" ci troviamo in presenza di un reale che viene diversamente costruito secondo le diverse metodologie adottate per studiarne le leggi di organizzazione. PARAGRAFO 3 1) possibile dimostrare che la costruzione del reale non limitata alle metodologie e alle tecniche di ricerca e di misura, ma si estende all'interpretazione dei dati ottenuti attraverso tali operazioni. 2)PSICOLOGIA TRANSAZIONALE. "circolo natura-esperienza" per cui "per un verso ci si avverte che 'la natura nell'esperienza', che cio non esiste un mondo indipendente da chi lo conosce, che la conoscenza funzionale ed fondata sulle nostre assunzioni esplicite e implicite. Per l'altro verso ci si avverte che 'esperienza nella natura'. ESPERIMENTO DEL TRAPEZOIDE ROTANTE (Ames): i soggetti percepiscano una finestra rettangolare (anzich trapezoidale), che oscilla sulla base (anzich ruotare attorno all'asse verticale). la risposta pi fertile e ragionevole a questi risultati, come dice Ames, consiste nel prendere in considerazione l'esperienza passata dei soggetti. " Tale interpretazione di Ames doveva essere intesa come una delle prove del circolo naturaesperienza, tendendo l'autore a mettere in evidenza come, in questo particolare fenomeno percettivo, i fattori funzionali e di esperienza fossero inscindibili da quelli strutturali e autoctoni. L'interpretazione di Ames sul fenmeno del trapezoide, stata staccata dal suo originario quadro di riferimento e intesa da molti come dimostrazione particolarmente evidente della preminenza dei fattori di apprendimento nell'organizzazione dell'esperienza percettiva. In questo modo, a una interpretazione come "costruzione" di una realt in cui soggetto e oggetto risultano inscindibili, o sono scindibili solo funzionalmente, stata sostituita una interpretazione come costruzione di una realt in cui l'oggetto ha la preminenza assoluta sul soggetto che, in definitiva, si costituisce solo in quanto soggetto di esperienza (di un oggetto). come ha acutamente mostrato Canestrari Canestrari (1956), il medesimo fenomeno del trapezoide ruotante perfettamente spiegabile anche a partire da una preminenza assoluta del soggetto sull'oggetto di esperienza, ricorrendo, per una interpretazione di questo tipo al "principio dell'omogeneit massimale" Tale principio stato enunciato da Musatti, riconducendo a una funzione biologica di economia le leggi di pregnanza formulate da Wertheimer 3) In questo caso, dunque, la realt oggettiva quella della variabile indipenente che abbiamo costretto con un movimento che assumiamo rotatorio e la realt percepita (la variabile dipendente in questo caso) una nuova costruzione che corrisponde al movimento oscillatorio. Le interpretazioni di questo processo di costruzione, come dovuto a fattori di esperienza (le finestre generalmente oscillano, ad esempio per il vento) o a fattori gestaltici di organizzazione
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sono, a loro volta, nuove costruzioni, sia pur scientifiche e quindi valide all'interno del rispettivo sistema di codificazione dell'esperienza. 4) Ma , ancora una volta, il problema che rimane aperto quello della fondamentale concordanza degli individui in quel particolare sistema di codificazione dell'esperienza che corrisponde al senso comune. PARAGRAFO 4 1)Dal procedere del nostro discorso venuto emergendo come costruzioni di realt siano non solo le metodologie scientifiche e le interpretazioni dei risultati, ma i dati stessi del processo empirico o sperimentale. In tal senso Brunswik, estendendo alla psicologia la concezione probabilistica, introdotta dal principio di indetermmazione di Heisenberg reinterpretava in chiave funzionalista i fenomeni di costanza percettiva, come derivanti da un continuo controllo esperienziale operato dal soggetto e basato su "indizi" (di distanza assoluta e relativa, di posizione, ecc.) aventi semplice valore probabilistico 2) Da questi concetti prendevano le mosse i primi lavori del New Look tendenti a verificare delle ipotesi basate su di una reinterpretazione della percezione come atto di categorizzazione fortemente influenzato da fattori motivazionali. Partendo dalla costatazione che gi l'attenzione a fondamento della percezione non diretta uniformemente a tutte le fonti di stimolazione esistenti nell'ambiente, ma ha una distribuzione ecologica J. S. Bruner, Personality Dynamics and the Process of Perceiving, in Blalce e Ramsey (1951) cos come, secondo quanto sostiene Brunswik, esiste una distribuzione ecologica degli eventi stimolo Brunswik (1956), questi autori tendono a reinterpretare la percezione come un'ipotesi prescelta e accettata dall'organismo tra le molte che possibile formulare in presenza degli indizi che costituiscono la stimolazione sensoriale 3) In questo contesto, motivazione e rinforzo vengono semplicemente considerati come fattori che influenzano la formulazione delle ipotesi Bruner (1957), le quali sarebbero verificabili in funzione del carattere strutturale del materiale percettivo e dell'ammontare delle informazioni. 4)Il nuovo funzionalismo viene dunque a confermare, attraverso una sottile indagine teorica e sperimentale, quanto dicevamo a proposito del percettivo come costruzione di realt, o interpretazione. 5)Ma arrivati a questo punto, ancora una volta rimane aperto il dibattito sulle determinanti prioritarie di questa "ipotesi" percettiva 6)Come dice Musatti, vi un solo modo "per evitare gli opposti scogli di un empirismo e di uno strutturalismo", e cio evitare di considerare la sturtturalit della realt percepita "sia come un carattere della realt, preesistente e indipendente dalla nostra attivit percettiva... sia invece come un carattere che la nostra stessa attivit percettiva verrebbe per cos dire imponendo alla realt... E questo per il motivo assai semplice: che di una realt preesistente e indipendente dalla nostra percezione non sappiamo nulla, cos come nulla ci possibile dire di una attivit percettiva la quale non si esplichi su questo nostro mondo reale" 7) Come possibile la concordanza (sia pur parziale e temporanea) e la comunicazione (sia pur incompleta e imperfetta) tra i sistemi individuali di esperienza? PARAGRAFO 5 1) Trasposizione sul piano della psicologia sociale del problema relativo al rapporto innatoacquisito, e cio al rapporto, ripetutamente affrontato dalla psicologia generale, organismoOPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia Appunti desame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione desame, valutaprof, minisiti web di facolt, servizi di orientamento e tutoring e molto altro ancora

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ambiente e alla possibilit, se esiste, di influenzamento reciproco tra questi due poli. 2) Cerchiamo di esplicitare la coincidenza dei due concetti di ambiente e cultura 3) Non ci basta definire la cultura come prodotto dell'interazione, ma dobbiamo chiarire la natura stessa del prodotto e, quindi, l'ambito di significanza del concetto che stiamo per usare. La definizione classica di cultura si soffermava sui prodotti immateriali (1 aspetto), a contenuto normativo, e a interazione, quali le leggi, i costumi, nonch le arti e il folklore, in quanto portatori e stabilizzatori di una tradizione di cui innegabile l'aspetto cogente. Con il progresso degli studi di antropologia tuttavia chiaro che i prodotti immateriali della interazione sono strettamente collegati ai prodotti materiali della societ (2 aspetto), ai manufatti, cio, nel senso di un condizionamento reciproco. Accanto al concetto di cultura immateriale si poneva cos quello di cultura materiale, il tramite fra i due essendo costituito dal comportamento. Solo attraverso il comportamento, infatti, noi possiamo rilevare l'esistenza di una certa cultura immateriale, ovvero di una certa normativa sociale, cos come solo attraverso il comportamento possono essere prodotti i diversi elementi della cultura materiale. Ogni singola sequenza comportamentale, sia nelle sue cause che nei suoi effetti, rappresenta per un elemento di cultura solo in quanto, al di l delle variazioni individuali cui le singole sequenze vanno soggette, possiamo riconoscere denominatori comuni a tutte le sequenze di quel determinato tipo. Il terzo aspetto (3 apsetto) fondamentale della cultura , dunque, da rintracciarsi nelle relazioni significative tra le sue parti e quindi, in definitiva, nell'interpretazione simbolica delle stesse. , infatti, l'uso dei simboli che rende possibile la trasmissione della cultura di generazione in generazione. Ma proprio l'uso dei simboli, fondando la trasmissibilit della cultura, ne evidenzia l'aspetto problematico. In questa maniera, infatti, la cultura, divenuta superindividuale nella sua essenza, viene ipostatizzata, con la conseguenza di materializzarsi nei singoli individui di tutto ci che appreso, in contrapposizione a tutto ci che ereditato. Il problema organismo-ambiente si ripresenta cos in una nuova luce, come rapporto tra eredit filo - e biogenetica e acquisizione culturale. 4) Nel "sistema di azione" di Parsons, la cultura una emergenza della interazione sociale e fornisce una guida per il comportamento nella interazione susseguente, venendo quindi a rappresentare l'elemento medio tra la societ e la personalit. Secondo Parsons, "ci che le persone sono pu venir compreso solamente nei termini di un complesso di credenze e di sentimenti che definiscono ci che esse debbono-essere". In questo modo non si riesce pi a spiegare come gli individui, singolarmente presi, riescano a venire a conoscenza, o meglio, riescano a comprendere e ad adattarsi Cos, a proposito di Parsons, F.E. Merrill (1965, p. 130): "L'individuo incorpora la cultura della sua societ e sviluppa una personalit che pi o meno adattata alle richieste di quella societ" a "ci che debbono-essere" e cio al loro status culturale, divenuto altrettanto esterno e oggettivo e, quindi, difficilmente raggiungibile quanto la realt oggettiva Per Parsons, anche l'Io si formerebbe attraverso l'interiorizzazione di schemi culturali prefissati, cognitivi, interrelazionali e simbolici. In questo modo il problema viene semplicemente spostato a monte, divenendo anche l'Io non pi qualcosa di preesistente e preformato, ma qualcosa di appreso. In definitiva si finisce con il perdere anche l'individuo di cui, una volta eliminato l'Io, non si comprende cos'altro resti di individuale, se non la semplice individuazione biologica." 5) Dal discorso che siamo venuti facendo appare a tutti i livelli che il problema dell'acquisizione, dell'apprendimento, nell'esperienza individuale come nella cultura, si apre quando l'individuo e la cultura, o l'organismo e l'ambiente, vengono considerati come due entit distinte e separate.
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Una volta staccata la cultura dall'individuo, o l'ambiente dall'organismo, non si riesce pi a recuperare l'una e l'altro al soggetto, si finisce per darne per scontata l'esistenza e si costretti ad ammetterne dogmaticamente la raggiungibilit, almeno a livello elementare, come possibilit di interazione fra organismo e ambiente. 6) Anche a livello sociale sembra, dunque, che la soluzione debba consistere nella considerazione globale dell'organismo e dell'ambiente, dell'individuo e della cultura, come di una realt unica i cui due poli sono gi in rapporto e non esistono e non possono esistere, n l'uno n l'altro, indipendentemente l'uno dall'altro. questo secondo quanto abbiamo in precedenza mostrato l'approccio della psicologia transazionale, la cui validit nell'impostare e affrontare il problema della costruzione del reale va tuttavia ancora dimostrata. CAPITOLO 2 "LA GENESI DEL RAPPORTO ORGANISMO-AMBIENTE" PARAGRAFO 1 "Il problema della metodologia nell'analisi degli stati interni dell'organismo" 1) La difficolt principale nell'analisi del rapporto organismo-ambiente l'esistenza di stati interni all'organismo. Questi stati, mentre da una parte possono determinare l'andamento del rapporto anche indipendentemente dall'azione di fattori ambientali immediati e specifici, dall'altra non sono tuttavia osservabili in s stessi, talch ancora una volta la scelta della metodologia per l'analisi di questo aspetto del reale corrisponde a una costruzione della medesima realt: si tratta del problema della coscienza o meglio della "coscienzialit che la caratteristica della maggior parte dei fenomeni psichici, potendosi dire l'attivit psichica la manifestazione pi elevata dell'attivit vitale" 2) la coscienza viene a poco a poco ad essere sottaciuta per motivi d'indole diversa ..., fino al sorgere del Behaviorismo di Watson che proprio la coscienza chiam in causa come elemento compromissorio della scientificit della psicologia..." 3) Le difficolt dell'approccio di tipo behavioristico dovevano tuttavia rapidamente evidenziarsi (e se ne hanno i primi segni nella distinzione del secondo Watson tra risposte esplicite, direttamente osservabili, e risposte implicite, interne all'organismo), mettendo cos in luce l'aspetto di "costruzione" che a tale approccio corrisponde. 4) Ma nel momento in cui lo psicologo comportamentista si sforza di evidenziare nell'osservazione oggettiva (rilevando tempi di risposta o di latenza, soluzioni parziali o devianti ecc.) l'interferenza di variabili interne, egli evidenzia il secondo aspetto di "costruzione" che implicito nella sua metodologia, affiancandosi la costruzione relativa alla supposta esistenza degli stati interni al soggetto all'altra consistente nell'affrontare il rapporto soggetto-oggetto esclusivamente dalla parte dell'oggetto. PARAGRAFO 2 "L'analisi di tipo sintomatico come rivelatrice degli stati interni" 1) I comportamentisti tentano dunque di ridurre le conseguenze di questa trasformazione metodologica, limitando di proposito i costrutti derivanti dall'analisi sintomatica all'individuazione delle variabili organismiche interferenti nei dati offerti all'osservazione oggettiva. Per tal maniera, pur salvando entro certi limiti la coerenza della loro metodologia, essi si precludono la possibilit, offerta da un'analisi di tipo sintomatico, di rilevare le caratteristiche fondamentali degli stati interni. 2) Tale invece il compito che si assunta, con la messa a punto operativa e la giustificazione
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epistemologica dell'analisi sintomatica in psicologia, la psicoanalisi, centrando, cos, decisamente l'attenzione sul soggetto del rapporto organismo-ambiente. 3) Divenuta l'interpretazione l'unico criterio legittimo e operativo la validit della dottrina che ne deriva (o la sottende) sar direttamente commisurabile alla quantit di dati che tale dottrina permette di sistemare. 4) l'analisi di tipo sintomatico, dalla psicoanalisi adottata come metodo generale, ha permesso di affrontare, sia pur nei termini modellistici gi indicati, il problema della genesi del comportamento. I risultati di questa ricerca psicoanalitica indicano che la genesi del comportamento, il quale si esplicherebbe poi secondo i tre modelli primari della conazione, dell'ideazione e dell'affettivit, sarebbe da ricercarsi esclusivamente dalla parte del soggetto e primariamente a livello affettivo: azione, pensiero e risposte affettive deriverebbero infatti da uno stato di disagio interno (determinato da accumulo di tensione) al quale l'individuo tenta di ovviare, inizialmente, con una scarica immediata in conformit del principio innato del piacere e, successivamente, con un differimento strutturato della scarica che, avvenendo conformemente alle condizioni ambientali, sarebbe quindi adattivo. Tre sono i caratteri rimarchevoli di questa spiegazione freudiana: 1) la genesi affettiva del comportamento (dallo stato di disagio); 2) la finalit adattiva del comportamento (eliminazione dello stato di disagio); 3) la riconducibilit dei diversi modelli al modello neurologico fondamentale; Qui ci preme di sottolineare come, in definitiva, sia il terzo carattere quello che fonda gli altri due, il principio dell'inerzia neuronica (la tendenza originaria del sistema all'inerzia, vale a dire alla riduzione del livello a zero. Il principio, di cui si trova una prima formulazione negli Studi sull'isteria (1892-95), afferma che "i neuroni tendono a liberarsi dalla quantit") spiegando il disagio derivante dall'accumulo di tensione e la conseguente ricerca della scarica secondo i modi e le possibilit della rete di trasmissione neuronica. 5) Tuttavia il modello genetico proposto dalla psicoanalisi sulla base dei (e per inquadrare i) dati derivanti dall'analisi sintomatica, accentuando il ruolo dei fattori innati nella genesi del comportamento, lascia senza soluzione il problema relativo all'aspetto differenziale del comportamento stesso, non essendo possibile spiegare come pi individui, aventi modi di funzionamento psichico identici, possano tuttavia comportarsi in maniere del tutto diverse. PARAGRAFO 3 "Il tentativo di recupero degli stati interni delle teorie di apprendimento sociale" 1) La risposta pi facile all'interrogativo sulle determinanti degli aspetti differenti del comportamento consiste ancora una volta nel rifarsi, attraverso l'apprendimento, all'ambiente. Una tendenza in questo senso gi rintracciabile nell'ambito della stessa psicoanalisi freudiana non appena questa si apre a problemi di antropologia. Ma il rischio di una simile soluzione ancora e sempre quello di perdere l'accesso agli stati interni cos laboriosamente conquistato con l'analisi sintomatica. 2) Un tentativo di salvare le conquiste del comportamentismo, conservando tutavia l'approccio agli stati interni, quello compiuto dalle teorie di apprendimento sociale che da una parte si oppongono alle teorie dei tratti di personalit, contestando che il comportamento degli individui possa essere predetto da un ristretto campione di risposte (ad es. Bandura), e dall'altra si oppongono direttamente all'analisi sintomatica della psicoanalisi, contrapponendo all'interpretazione del comportamento come sintomo di disagio interno un'interpretazione del comportamento come modo appreso per far fronte alle richieste autoimposte o imposte dall'ambiente.
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3) In pratica la difesa dell'aspetto differenziale del comportamento porta questi autori a negare che agenti causativi interni, aventi scarse relazioni con gli stimoli esterni, possano dirigere il comportamento, determinando condotte diverse; e a trattare viceversa i processi interni come processi di mediazione, ampiamente controllati dagli eventi stimolo esterni, e che controllano, di rimando, le risposte dell'organismo; di conseguenza tali processi sarebbero misurabili e manipolabili dall'esterno. 4) I teorici dell'apprendimento sociale cercano di dimostrare che l'individuo, anzich esser dominato completamente dall'ambiente, svolge una funzione attiva nella costruzione dell'ambiente medesimo determinando attraverso i suoi modi caratteristici di reazione le proprie contingenze di rinforzo. 5) A sostegno di questa posizione occorre tuttavia recuperare gli stati interni dell'organismo, e ci quanto Bandura si propone di fare descrivendo tre diversi sistemi di controllo del comportamento: il controllo primario dello stimolo esterno; i processi di feedback delle risposte, soprattutto nella forma di conseguenze rinforzanti; i meccanismi di regolazione che operano attraverso i processi centrali di mediazione

A questo ultimo sistema, il pi elevato in quanto regola la codificazione e l'organizzazione delle informazioni in entrata, appartengono i sistemi di mediazione simbolica (pensiero e linguaggio) e affettivo-immaginativa. 6) Secondo i teorici di questa scuola, e in diretta antitesi a Skinner, la spiegazione del comportamento umano non pu essere esaurita rimanendo totalmente all'esterno dell'organismo, dal momento che "il comportamento manifesto spesso governato da un'autostimolazione che relativamente indipendente dagli eventi stimolo ambientali" Bandura (1970) p. 39. 7) Ma proprio a questo proposito il problema degli stati interni si specifica nella forma caratteristica per tutte le teorie che partono dall'esterno dell'organismo: se tutte le strutture di controllo sono apprese, come si spiegano i modi generalizzati di comportamento? Come si spiega ad esempio che tutti gli individui di una determinata societ pensino e apprendano secondo strutture simili? E ancora, ammesso che la risposta risieda nella simiglianza dei condizionamenti culturali per tutti gli individui all'interno di una medesima cultura: come possono sistemi di condizionamento esterni venir interiorizzati nel medesimo modo dai diversi individui all'interno di una medesima cultura? 8) In tal modo l'interrogativo sulla genesi del comportamento si trasforma in quello sulla genesi della cultrua. PARAGRAFO 4 "La genesi della cultura come problema psicologico" 1) Solamente con la psicoanalisi freudiana, essenzialmente interessata a chiarire le basi dinamiche della personalit e del comportamento individuale, il problema del rapporto tra organismo e ambiente, come rapporto tra individuo e cultura, viene a configurarsi come problema psicologico. Secondo la visione di Freud, la cultura sorgerebbe da una rinuncia pulsionale imposta dalla necessit della convivenza; disporrebbe, dunque, delle energie o tensioni pulsionali che vengono sacrificate, e progredirebbe incanalando queste energie verso scopi, diversi da quelli originari, aventi valore sociale e che funzionerebbe da soddisfazioni sostitutive di quelle originariamente negate.
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2) La dinamica pulsionale che determinerebbe la genesi della cultura si caratterizza diversamente secondo l'evoluzione del pensiero di Freud, come dinamica tra pulsioni dell'Io e pulsioni sessuali all'epoca di Totem e tab (1912-13), e come dinamica tra pulsioni di vita e pulsioni di morte all'epoca delle opere L'avvenire di un'illusione (1927) e Il disagio della civilt (1929). Nel primo caso l'interesse alla convivenza sociale, condizione per la sopravvivenza individuale (pulsione dell'Io) spingerebbe i fratelli, macchiatisi di parricidio (per la pressione della pulsione sessuale), a regolare con norme severissime le possibilit di soddisfazione sessuale, onde evitare il ripetersi del delitto originario. Con tale regolamentazione avrebbe origine la cultura, come limitazione normativa dei piacere, e come adattamento dettato dal principio di realt che funzione specifica dell'Io. 3) A questa prima spiegazione stata mossa, tra le latre, la critica fondamentale che sottolinea la difficolt, se non addirittura l'impossibilit di un legame sociale (quello all'interno dell'orda primitiva) che precederebbe di cos lungo tempo l'inizio della cultura. 4) Il superamento di questa difficolt poteva avvenire in due direzioni: a) Una prima possibilit era offerta dall'ammissione di una psiche collettiva, sia pur inconscia, che avrebbe fondato la possibilit di comunicazione indipendentemente dall'esistenza di una cultura (ed questa la via prescelta da Jung). Tale ipotesi indimostrabile, nonch contraria all'altra, fortemente sostenuta da Freud, del dinamismo psichico individuale b)La seconda possibilit quella di un'accentuazione della determinante biologica della cultura come prodotto di investimenti e controinvestimenti libidici. 5) In questo senso i processo di civilizzazione diviene una semplice modificazione del processo vitale, imposta tramite le esigenze della realt dal dinamismo Eros-Ananke. Tale modificazione consisterebbe nella tendenza dei singoli individui a unirsi in comunit legate insieme da legami libidici. E, poich individui e cultura si muovono sotto la spinta dello stesso dinamismo, Freud ne conclude che i processi di sviluppo degli uni e dell'altra sono molto simili se non addirittura sovrapponibili, dal momento che l'unione in comunit condizione inevitabile per il raggiungimento della felicit individuale. 6) Cosi, lo stesso modello economico, quello della ripartizione della libido tra l'Io e gli oggetti, valido a spiegare sia il contrasto tra tendenza egoistica alla felicit e tendenza altruistica all'unione, all'interno dell'individuo, sia il contrasto tra individuo e societ, nell'ambito della cultura. 7) A livello della cultura si ripresenta cos la medesima difficolt che gi si era evidenziata per l'analisi sintomatica del comportamento individuale: accentuando la determinante pulsionale e biologica e della cultura non si arriva infatti a spiegare la genesi delle differenze culturali, e affermando l'universalit del modello evolutivo individuale e la sua identit con quello culturale si escludono contemporaneamente la possibilit del condizionamento culturale dell'individuo, e la possibilit di condizionamenti culturali diversi. 8) MALINOWSKI: si oppone al modello freudiano in difeasa delle differenze culturali. Egli introduce il concetto di integrazione culturale, in base al quale il significato reale di ogni singola cultura risiede nelle relazioni fra i tratti che la compongono, concetto poi ripreso da Ruth Benedict nella sua teoria dei modelli di cultura. Secondo l'interpretazione di Malinowski, la cultura quel "vasto apparato in parte materiale, in parte umano e in parte spirituale, con cui l'uomo pu venire a capo dei concreti, specifici problemi che gli stanno a fronte".
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9) L'uomo deve soddisfare per primi i bisogni organici (nutrizione, riproduzione e igiene). Tali bisogni vengono soddisfatti con la creazione di un nuovo ambiente, artificiale e secondario, il quale pu identificarsi con la cultura 10) Secondo Malinowski noi siamo in grado di ricostruire le condizioni necessarie e sufficienti per la trasformazione del comportamento animale in comportamento culturale Ora, per Malinowski, gli esperimenti di Yerkes, Kdhler e Zuckerman sulle scimmie o di Pavlov, Bechterev e Hull sui cani hanno dimostrato che questi animali, oltre a sviluppare abitudini molto complesse, riescono anche a cogliere il nesso strumentale di determinati oggetti con la soddisfazione dei propri bisogni. In tal modo l'apprendimento e i condizionamento avverrebbero sotto la spinta di una forte pulsione organica, nell'impossibilit di una soddisfazione diretta, e grazie alla presenza dei mezzi strumentali per il raggiungimento del fine che, una volta raggiunto, funzionerebbe da fattore di rinforzo dell'abitudine in formazione. 11) Finch tuttavia l'abitudine rimane a livello individuale, dice Malinowski, siamo ancora su un piano preculturale, il passaggio da questo piano a quello culturale essendo segnato dalla trasformazione delle abitudini in costumi. Indispensabile a tale trasformazione il simbolismo, come "modificazione dell'organismo originario che permette la trasformazione di una condotta fisiologica in un valore culturale". 12) Secondo le sue conclusioni la cultura sorge per l'interazione di tre elementi : a) la capacita di riconoscere e di utilizzare strumenti in una sequenza finalizzata b) la formazione di legami sociali c) l'apparizione del simbolismo due dei quali (la societ e il simbolismo), che pur ne costituiscono l'aspetto differenziale specifico, si ammette dogmaticamente l'esistenza senza poterne spiegare l'origine. 13) Malinowski, una volta collegato senz'altra giustificazione l'individuo alla cultura, riesce a dare delle differenze culturali una spiegazione che potrebbe anche essere convincente, proprio grazie al concetto integrato di cultura del quale egli dispone, la soddisfazione dei bisogni biologici e culturali essendo raggiungibile solo attraverso possibilit che sarebbero determinate e diverse per ogni singola cultura: le risorse dell'ambiente fisico, il complesso dei beni materiali l'apparato tecnico, il sistema di produzione e consumo, il sistema di potere, il sistema di relazioni sociali. Tali elementi, singolarmente presi, possono essere comuni a culture diverse e solamente il loro insieme, o la loro combinazione, pu esser talmente unico e irripetibile da individuare una determinata cultura. 14) BENEDICT: "le basi biologiche hanno pochissimo o nessun peso sul comportamento culturale dell'uomo", comportamento che va spiegato tenendo conto del fattore "ambiente", non solo come distribuzione nello spazio, ma anche come distribuzione nel tempo. Il comportamento umano , cio, condizionato solamente dalle istituzioni sociali, le quali sono plasmate in conformit del modello culturale all'interno del quale si collocano. "Non vi una 'legge', ma forme diverse e caratteristiche che un atteggiamento predominante pu assumere." PARAGRAFO 5 "Analisi oggettiva e analisi sintomatica della cultura" 1) KARDINER: si propone come scopo preciso di dimostrare la funzione psicologica delle istituzioni, e cio "la parte significativa che esse giocano nella creazione dei sistemi d'adattamento dell'individuo". 2) Secondo Kardiner le istituzioni sono 'precipitati' dell'interazione fra i vari individui e fra uomo e ambiente", o meglio come "il risultato finale di conflitti istintuali o sociali determinati
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dalla necessit, dalla forza, dalla convenienza..." 3) Kardiner non riesce per a individuare l'origine delle istituzioni nei dinamismi psichici perch in realt ha sempre considerato la cultura come qualcosa di indipendente e contrapposto all'individuo esplicitamente negando l'affermazione freudiana che l'evoluzione del gruppo ripeta l'evoluzione ontogenetica dell'individuo. 4) Di conseguenza il Kardiner finisce per considerare l'istituzione, anzich "come il sottoprodotto di una forza biologica" (o psichica, potremmo aggiungere noi), "come una forza esterna - quale che sia la sua origine - che agisce sull'individuo". 5) RO'HEIM: la genesi della cultura da ricercarsi proprio a livello degli individui, in una sequenza psicologica comune a tutti e sottendente il condizionamento culturale, dal quale rimane tuttavia indipendente, cos come indipendente dal condizionamento culturale la crescita fisiologica. Tale sequenza psicologica sarebbe appunto quella dell'evoluzione pulsionale, e la cultura, anzich azionare la repressione, secondo lo schema kardineriano, sarebbe essa stessa il frutto della repressione secondo lo schema freudiano. 6) Ma come si possono spiegare in questa chiave le differenze culturali? 7) La risposta di Rheim tanto semplice quanto suscitatrice di ulteriori problemi. Il condizionamento della personalit ad opera delle esperienze infantili, egli dice, solo una met della scoperta freudiana; l'altra met che "il bambino non si limita a riflettere passivamente il suo ambiente: egli lo deforma". . In questo modo noi possiamo spiegarci benissimo le differenze individuali di personalit e comportamento, nonch le differenze fra culture diverse, ma non riusciamo a spiegare le somiglianze di personalit e comportamento tra gli individui appartenenti a una stessa cultura. PARAGRAFO 6 "La genesi del rapporto organismo-ambiente: reimpostazione del problema" 1) Lungo il corso di questo capitolo abbiamo visto come, eliminando, in quanto non rintracciabili universalmente, tutti i caratteri particolari degli individui e delle culture, l'unico universale che riusciamo a reperire la contrapposizione di soggettivo e di oggettivo e la loro unione come aspetti di un'unica realt. Questo universale si attaglia perfettamente anche al rapporto individuo-cultura, se teniamo presente il concetto di comportamento come adattamento sostenuto da tutta la psicologia pi recente. 2) L'individuo si comporta per ridurre gli squilibri che si creano nel sistema organismoambiente, come unica realt gi data, e il suo comportamento risulta genericamente in un adattamento all'ambiente. All'interno del sistema comprendente soggetto e oggetto, l'ambiente naturalmente quello che Koffka ci ha abituati a chiamare "ambiente comportamentale", 3) Se ora a seguito di ci identifichiamo la cultura, in quanto appresa dall'individuo, con l'ambiente comportamentale, abbiamo giustificato la possibilit del condizionamento culturale, ma non ancora, dal punto di vista della dinamica psicologica, la genesi della cultura e delle differenze culturali. 4)Al momento della nascita il bambino si trova gi inserito in un ambiente e non ha in s la capacit di una sopravvivenza indipendente dall'ambiente (nel caso particolare dalla madre o dalla nutrice). E tuttavia, a partire dalla nascita, il bambino comincia a sperimentare la peculiarit di questo ambiente come di qualcosa di diverso da s, in quanto questo ambiente, a differenza di quello intrauterino, non costante, cio non corrisponde puntualmente e sempre in maniera automatica al ciclico insorgere dei bisogni all'interno dell'organismo.
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Il comportamento comincia dunque come ricerca di una costanza perduta e l'adattamento si produce quando la tensione tra individuo e ambiente viene riportata a un livello minimo costante. Se dunque anche la cultura ha (ma questo lo dovremo dimostrare) una funzione adattiva e l'adattamento un'estensione o un epifenomeno del principio di costanza, proprio sulla base di questo principio dobbiamo ricercare la spiegazione psicogenetica della cultura e delle differenze culturali. CAPITOLO 3 "LE MODALITA' DEL RAPPORTO ORGANISMO-AMBIENTE" PARGRAFO 1 "Il concetto di adattamento" 1) Fin qui emerso come la causa finale di ogni comportamento, in quanto forma fondamentale di costruzione del reale, sia la ricerca, l'instaurazione o la restaurazione di uno stato di adattamento; e dall'altra, sul piano sociale, emerso come tutte le teorie considerate, pur nella loro diversit, ammettano un qualche legame tra cultura e adattamento. 2) Innatisti ed empiristi ammettono che l'adattamento si realizzi secondo il modello di Spencer con un adeguamento delle relazioni interne alle relazioni esterne, considerando in definitiva l'esterno come dato, come reale, ineludibile quindi, e avente una funzione preminente nel rapporto adattivo. 3) Su questa base comune, che comporta una focalizzazione dell'attenzione sul soggetto in quanto soggetto di adattamento empiristi e innatisti si diversificano nella considerazione dei fattori determinanti l'adattamento. Tali fattori sarebbero da ricercarsi nell'ambiente secondo gli uni (si veda la formazione delle abitudini in Hull o la funzione attivante degli eventi sensoriali secondo Hebb), e nei fattori interni all'individuo secondo gli altri (si veda l'apriori come innatismo istintivo in Lorenz o il principio di reciprocit fra il bisogno del soggetto e l'organizzazione del campo esterno in Lewin) 4) La natura del legame tra cultura e adattamento stata interpretata diversamente dalle varie scuole. a) La scuola funzionalista di Malinowski vede nella cultura lo strumento, il mezzo, attraverso il quale l'uomo riesce a superare le difficolt che si frappongono alla soddisfazione dei suoi bisogni e a realizzare cos l'adattamento. b) La scuola culturalista vede nella cultura il parametro dell'adattamento individuale, definendo adattato l'individuo che, modellato dalla pressione delle istituzioni, ha perfettamente interiorizzato gli schemi di comportamento della sua cultura, tanto da rendere quasi realizzata quella che, secondo le parole di Linton, dovrebbe essere una semplice astrazione: la personalit di base. 5) Questa diversit di opinioni deriva dall'ambiguit dello stesso termine "adattamento" 6) Il termine adattamento pu essere distinto nei due termini ingliesi adaptation e adjustment. Adaptation: pu in parte riportarsi alla vecchia teoria dell'adattamento di stampo darwiniano (automatico e inconscio conformarsi dell'organismo vivente all'ambiente naturale), e chiama in causa tutto l'equipaggiamento originario dell'organismo in connessione con la maturazione dei suoi apparati. Adjustment: si riferisce ai processi superiori, prevalentemente psichici, mediante i quali l'uomo tratta con le esigenze poste dal mondo esterno. 7) Appare evidente come, in entrambi i casi, il punto debole della costruzione stia proprio nella
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presunta opposizione tra interno ed esterno, in quanto ci che esterno a un certo sistema di organizzazione pu essere interno a un sistema pi ampio. In questo senso la distinzione fra i processi di adaptation e di adjustment pi apparente che reale, essendo fondata sul presupposto che esista un ambiente obiettivo (il cosiddetto mondo esterno) identico per tutti gli esseri viventi, la sopravvivenza dei quali legata alla capacit di adeguarsi, pi o meno automaticamente, all'ambiente stesso. Che tale ambiente non esista nemmeno a livello animale gi stato provato dalle acute argomentazioni di Jakob von Uexkuell. 8) JAKOB Von UEXKEULL: sostiene che l'ambiente assoluto e oggettivo una creazione antropomorfica che viene indebitamente e illecitamente estesa a tutte le specie viventi. Di fatto la diversa struttura degli organi di senso nelle diverse specie animali ci impedisce di considerare come reale una struttura universale dell'ambiente e l'unica illazione giustificata che ciascuna specie, dotata di un grado qualsiasi di coscienza, esiste nel mondo ambientale che corrisponde alla sua particolare forma di organizzazione. Ogni forma di organizzazione sensoriale crea un ambiente diverso che corrisponde agli organi sensoriali. Su questa linea, poich "Ogni ambiente forma un'unit in s conchiusa ed condizionato in tutte le sue parti dal significato che il soggetto gli conferisce", diviene astratta e inverificabile ogni distinzione tra "fisico" e "psichico" o tra inconscio e conscio. 9) Di conseguenza, diviene impossibile ogni distinzione tra una forma automatica e una forma intenzionale di adattamento, l'adattamento non potendo mai prescindere dall'interpretazione dell'ambiente nel quale si verifica. 10) Donde consegue che reale solamente il processo dell'adattamento, processo continuamente disvolgentesi tra due poli: uno interno, individuale e generalmente qualificato come psichico e soggettivo, e uno esterno, comune a pi soggetti (anche se in modo probabilmente diverso) e che viene generalmente definito come oggettivo e reale 11) Cerchiamo ora di stabilire le leggi o i principi di questo processo. PARAGRAFO 2 "L'individuazione dei princpi dell'adattamento mediante l'analisi sintomatica" 1) Se l'adattamento funzione preminente del soggetto, i princpi dai quali regolato dovrebbero essere determinabili mediante l'analisi sintomatica come unico approccio, sia pur indiziario, agli stati interni dell'organismo. 2) Agli psicoanalisti susseguenti a Freud, per soddisfare alle esigenze teoriche poste dai tentativi di riadattamento effettuati a livello clinico, hanno pensato di rifarsi a un principio che con il problema dell'adattamento ha connessioni profonde e che in Freud era chiaramente definito: il principio di realt. Deluso dal tentativo di soddisfare allucinatoriamente le esigenze poste dal principio di piacere, l'apparato psichico deve risolversi a rappresentarsi le relazioni reali esistenti nel mondo esterno e a modificarsi conformemente ad esse. In tal modo non viene pi direttamente perseguito ci che procura piacere, ma ci che lo procura corrispondentemente alle esigenze poste dalla realt. 3) Ai postfreudiani sembrava dunque evidente che il principio di realt, rappresentando le esigenze del mondo esterno, fosse l'esatto equivalente freudiano del processo di adattamento. 4) Malgrado l'ammonimento inizialmente avanzato a non "sottovalutare l'importanza del piacere per il dominio del mondo esterno", anche Hartmann finisce per far perno su questa tesi.
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5) HARTMANN: distingue tra un principio di realt in senso lato, includente gli effetti della selezione naturale e delle influenze ereditarie, che "precederebbe storicamente il principio di piacere e gli sarebbe gerarchicamente sovrapposto", e un principio di realt in senso pi stretto, come modificazione del principio di piacere. 6) In questo senso verrebbero ad essere distinti e regolati da meccanismi diversi l'aspetto ontogenetico e quello filogenetico dell'adattamento. 7) Per Freud l'ontogenesi ripete esattamente la filogenesi. In questo contesto i princpi dell'adattamento, filogenetico e ontogenetico, sono gli stessi del comportamento, l'individuo comportandosi appunto per ricercare ci che piacevole, nel senso di essere utile alla vita. "L'evoluzione selettiva trasforma questa possibilit in una coincidenza statisticamente favorevole, eliminando la possibilit di riproduzione degli organismi nei quali non vi sia una corrispondenza tra l'esperienza del piacere e l'aumento della sopravvivenza." 8) Freud radica al medesimo piano biologico anche le funzioni superiori dell'uomo, pensiero e cognizione. La molla pulsionale del comportamento, come tendenza alla costanza tensionale all'interno dell'apparato psichico, infatti unica per tutte le manifestazioni comportamentali e di conseguenza, secondo questo modello integrato, il pensiero viene ad essere un mezzo potente per la realizzazione del piacere, tenendo conto delle condizioni ambientali, attraverso l'"esame di realt". 9) Il principio di realt come principio di piacere purificato, fondantesi sulla funzione del giudizio, ha dunque nel pensiero freudiano una duplicit di scopi (eliminazione del dispiacere e conquista del piacere, da una parte, e sopportazione del dispiacere momentaneo in vista di un piacere futuro, dall'altra) che permette di non prendere in considerazione come irrilevanti le accuse di automatismo rivolte al modello freudiano dell'adattamento 10) Ecco i problemi implicati da questo modello freudiano: da una parte il pericolo di una coincidenza del principio di piacere con il principio del nirvana (Una coincidenza in questo senso si ha in AI di l del principio di piacere (1920), in cui si parla del principio del nirvana appunto come tendenza dell'apparato psichico a "mantenere pi bassa possibile, o quanto meno costante, la quantit di eccitamento presente nell'apparato stesso" 195), il collegamento essendo costituito dal principio di costanza (come tendenza a eliminare gli stimoli che giungono al sistema nervoso riducendoli al livello pi basso possibile); e dall'altra, il pericolo di un progressivo e infine totale annichilimento dell'individuo da parte dell'ambiente per il prevalere del principio di realt nei processi adattivi. Freud tent di superare queste difficolt distinguendo i tre princpi (nirvana, piacere e realt) e affermando la loro necessaria complementarit nell'evoluzione psichica. 11) Ove si voglia definire l'adattamento in termini psicoanalitici, esso pu risultare soltanto dalla coesistenza e dalla corretta interazione del principio di piacere e del principio di realt, le esigenze rappresentate dal principio di piacere costituendo il necessario controbilanciamento alle "ragionevoli" esigenze poste per il principio di realt. PARAGRAFO 3 "I ruoli dell'individuo e dell'ambiente nel processo di adattamento" 1) La necessit, che abbiamo individuato, di salvaguardare ai fini dell'adattamento le esigenze dell'individuo contro l'invadenza della realt esterna stata in qualche modo avvertita anche dagli psicologi contemporanei a orientamento analitico. 2) OSTERRIETH: l'adattamento si riferisce a "una struttura funzionale aperta, che si organizza funzionando", in relazione "alle condizioni e alle circostanze nelle quali o a proposito delle quali
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essa funziona" ; egli sottolinea inoltre che l'adattamento incomprensibile, se non sotteso da elementi di ordine pulsionale o motivazionale. 3) NUTTIN: La stessa necessit di salvaguardare l'individualit fa s che Nuttin consideri l'adattamento come un meccanismo secondario e subordinato a un dinamismo pi fondamentale per l'individuo: quello di realizzarsi nel mondo, l'assimilazione e la trasformazione dei dati ambientali essendo esclusivamente mezzi per la realizzazione di quel fine primario. 4) Nuttin fa un passo avanti rispetto alle concezioni dell'adattamento fin qui considerate, riconoscendo anche all'ambiente un ruolo positivo in questo processo, nel senso di sollecitare l'attualizzazione delle potenzialit proprie delle strutture interne dell'individuo, di modo che "la costruzione della personalit, come quella del mondo," viene ad essere "la risultante di una reale interazione tra i due poli" 5) PIAGET: interpreta l'adattamento come un equilibrio fra l'azione dell'organismo sull'ambiente e l'azione inversa dell'ambiente sull'organismo. A nostro avviso l'aspetto maggiormente innovatore dell'impostazione piagetiana va individuato proprio nel concetto di equilibrio degli scambi funzionali. In questo modo, infatti, Piaget inaugura una concezione dell'adattamento di tipo relazionale, l'apporto dell'ambiente essendo indispensabile, quanto quello dell'individuo, per ovviare alla situazione di squilibrio (relazionale, tra organismo e ambiente) che ha dato origine al comportamento. 6) Nella costruzione piagetiana, sebbene l'equilibrio sia, per definizione, relazionale, ancora una volta il compito della sua instaurazione o restaurazione affidato totalmente al soggetto, il quale, nel suo rapporto con l'ambiente, attiva i processi di assimilazione e accomodamento. Questa preminenza funzionale del soggetto comporta, implicitamente, una preminenza dell'assimilazione sui processi di accomodamento (anche a livello biologico) 7) GESTALT: Gi nel 1922 Khler aveva affermato che, poich "l'articolazione di un evento pu avvenire anche per effetto della dinamica delle sue proprie forze", si deve supporre che "anche le forze interne dei sistemi viventi tendano a dare luogo a stati d'equilibrio" e "che questa tendenza valga per i sistemi in quanto totalit, per l'insieme globale delle forze, e che perci le funzioni delle parti (organi) possano essere considerate come relativamente indipendenti sempre solo con la massima prudenza" 8) Il comportamento ha un effetto adattivo, generalmente prevedibile, nella misura in cui la dinamica delle forze intrasistemiche realizza "una forma privilegiata d'equilibrio, nella quale la risoluzione delle tensioni prodotte dall'eccitazione la pi completa che le condizioni permettano, nello stesso senso, per esempio, in cui la forma che ha il massimo volume sotto la pi piccola superficie costituisce la forma d'equilibrio d'un corpo elastico". 9) In questo modo il principio di Le Chatelier che "afferma gi per i pi semplici sistemi inorganici che, se una forza esterna produce la modificazione di un parametro del sistema, gli altri parametri si modificano sempre in modo da neutralizzare quelle modificazioni, e di conseguenza il sistema viene ricondotto ad una forma stazionaria" (Kohler, trad. it. 1966, p. 188), pu essere esteso dai sistemi inorganici a quelli viventi (gli stati costanti dei sistemi aperti "si approssimano alla minima produzione di entropia"), mantenendo contemporaneamente la preminenza piagetiana del soggetto nella progressiva costruzione del reale mediante azioni regolatrici sempre pi complesse, e il postulato kohleriano che "anche il processo verso l'equilibrio deve svolgersi secondo 'princpi gestaltici". 10) L'equilibrio che viene raggiunto ad esempio come risoluzione delle tensioni generate dagli stimoli propri dell'istinto non , infatti, l'equilibrio migliore in assoluto, essendo relativo alle
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tensioni e alle situazioni di partenza, nonch ai processi intermediari tra l'origine e la fine del processo, e in questo senso salva l'esigenza piagetiana, ma il migliore (secondo il principio di economia, o di pregnanza, o estetico - secondo Metzger - sebbene Piaget sottolinei la problematica di un'estetica razionale) che possa essere raggiunto in quelle determinate condizioni individuali e ambientali. 11) Ci spiega ancora come l'adattamento in quanto equilibrio sia sempre dinamico, potendo continuamente essere superato e reintegrato a un livello superiore (la distribuzione delle tensioni nel campo pu mutare al mutare delle condizioni) PARAGRAFO 4 "L'adattamento come equilibrio sistemico" 1) La considerazione relazionale dell'adattamento ci ha riportati al concetto di equilibrio, il quale a sua volta richiama quello di sistema, come sede dei processi riequilibratori, non solo nei termini della psicologia innatista, ma anche secondo quelli della psicologia empirista 2) Cos le due parti contrapposte sono generalmente concordi nell'interpretare come processi verso l'equilibrio le diverse forme di comportamento, divergendo tuttavia sostanzialmente nell'individuazione dei fattori determinanti e delle leggi che regolano lo svolgimento del processo. 3) In particolare la spiegazione gestaltista sembra adeguata a un sistema a "equilibrio stabile" come sistema che, "allontanato dallo stato iniziale, tende a ritornarvi"; mentre l'interpretazione empirista sembra riferirsi a un sistema in "equilibrio instabile" come sistema che, "allontanato dallo stato iniziale, tende ad allontanarsene sempre pi" . Ci in quanto, mentre per l'impostazione innatista la strutturazione dell'esperienza risolve le tensioni secondo princpi autoctoni, immodificabili nel tempo, per l'impostazione empirista la strutturazione dell'esperienza modifica permanentemente il sistema e i suoi modi di reazione all'esperienza successiva. 4) E' possibile che le due considerazioni non siano alternative e che gli equilibri stabili e instabili possano essere entrambi tipici dell'adattamento dei sistemi viventi: dunque a livello dei modi di funzionamento dei sistemi ad autoregolazione, come sistemi adattivi, che tale possibilit va verificata. 5) Ora, proprio in quanto i sistemi viventi comprendono parecchi sottosistemi cooperanti per l'equilibrio del tutto, i modi di funzionamento dei diversi sottosistemi presentano una complessit crescente, dal livello di adattabilit rigida, per cui viene mantenuto stabile attraverso le variazioni dell'ambiente un solo stato ideale al livello di adattabilit plastica, per cui il sistema pu variare il suo stato ideale entro un insieme di stati ideali, sino al livello di stabilit direttiva, per cui in situazione favorevole accanto al mantenimento dello stato ideale si programma il passaggio in successione ad altri stati. 6) A questo proposito, poich, secondo quanto siamo venuti mostrando, l'adattamento un processo relazionale, sarebbe pi semplice considerare la relazione stessa come regolata da princpi di equilibrio, in questo modo evitando l'accentuazione del ruolo del soggetto nel processo adattivo, accentuazione che, indipendentemente dal riconoscimento del carattere relazionale, abbiamo riscontrato in tutte le concezioni dell'adattamento che abbiamo esaminato. La possibilit della considerazione ora proposta condizionata dalla possibilit che la relazione organismo-ambiente sia una relazione intrasistemica, verificantesi cio all'interno di un unico sistema che comprenda contemporaneamente l'organismo e l'ambiente. 7) Abbiamo visto come il sistema organismo-ambiente abbia una fondazione biologica alle origini della vita, dal momento che il neonato non pu sussistere indipendentemente dalla relazione che lo lega alla nutrice.
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8) possiamo considerare la diade organismo-ambiente come un unico sistema centralizzato e cio come un sistema il cui stato "dipende in maniera preponderante dalle decisioni di un sottosistema che ha la funzione di 'parte-guida'. 9) In questo modo il carattere relazionale dell'adattamento viene radicato profondamente nel modello prescelto e mentre si giustifica la funzione preminente del soggetto come sottosistema avente funzione di 'parte-guida', si lascia aperta la possibilit al mutamento o all'oscillazione della polarizzazione nella interazione sociale, che costituisce la forma fondamentale del rapporto adattivo organismo-ambiente. 10) All'interno di questo sistema la forma ottimale di equilibrio sar quella dell'equilibrio relativo descritto dalla teoria dei giochi, in cui ciascuna delle strategie in equilibrio ottima solo in rapporto alle strategie adottate dalla controparte. PARAGRAFO 5 "Possibilit di una interpretazione omeostatica della dinamica organismo-ambiente" Puntualizzando i risultati sin qui raggiunti, abbiamo sinora dimostrato che: il comportamento inizia come ricerca di una costanza perduta, per la contrapposizione all'organismo di un ambiente da esso distinto (stato iniziale di entropia massima nel sistema organismo-ambiente, disorganizzazione e mancanza di informazione); il recupero di questa costanza rappresenta l'esigenza fondamentale dell'individuo (principio di piacere), in quanto sottosistema con funzioni di "parte-guida"; la realizzazione di tale esigenza pu verificarsi solo secondo i modi di funzionamento dei diversi sottosistemi chiamati a cooperare al recupero della costanza (principio di realt), il che comporta l'aumento dell'organizzazione e la diminuzione dell'entropia, nel senso della progressiva assimilazione al sistema di parti sempre pi ampie dell'ambiente circostante; l'adattamento si produce quando i due princpi, di piacere e di realt, sono mantenuti in un rapporto costante e cio quando la tensione intrasistemica tra individuo e ambiente riportata a un livello minimo costante con il raggiungimento di uno stato di equilibrio in tutti i sottosistemi che sono entrati in azione nella ricerca della costanza.

1) Il modello del sistema organismo-ambiente non (o non sempre) di tipo cooperativo, bens di tipo competitivo, i singoli sottosistemi (soprattutto a livello sociale) tendendo, una volta entrati in azione, al recupero autonomo della propria costanza. Infatti, gi a livello biologico, il mantenimento dello stato globale di equilibrio " assicurato mediante tutto un gioco di spostamenti locali di equilibrio, che vanno tutti, singolarmente presi, nel senso della degradazione (legge di entropia). Occorre dunque che queste degradazioni vengano esse stesse recuperate, mediante l'intervento di sottosistemi, e cos di seguito, di modo che, in definitiva, la permanenza dell'omeostasi globale consta di una molteplicit di omeostasi parziali reciproche. Ogni adattamento una omeostasi delle omeostasi" 2) Evidentemente il processo viene ulteriormente complicato a livello sociale, i processi omeostatici svolgendosi in modo parzialmente autonomo nei singoli individui in interazione. 3) OMEOSTASI: termine usato per la prima volta nel 1926 da CANNON (neurologo e fisiologo statunitense). Secondo la definizione di Cannon, negli organismi viventi esistono processi fisiologici coordinati che interessano il cervello, i nervi, il cuore, i polmoni, i reni e la milza, tutti agenti in maniera cooperativa in modo da mantenere o ristabilire gli stati stabili dell'organismo, da Cannon chiamati equilibria. Cio, secondo Cannon, proprio la costanza esistente nel corpo umano, il quale rappresenta un sistema aperto, implica come presupposto l'esistenza di un numero
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imprecisato di agenti, cooperanti o succedentisi, pronti a entrare in azione per mantenerla, pronti, cio, a controbilanciare con un'efficacia in definitiva maggiore ogni tendenza al cambiamento " 4) Dal livello fisiologico a quello psicologico (regolazioni omeostatiche dell'atto istintivo, del sonno, della motivazione ecc.), le interpretazioni del modello omeostatico divengono vieppi controverse, affermandosi che tale modello "non permette di rendere conto n dello sviluppo del comportamento, n dello sviluppo fisico". Analogamente il modello stato criticato da Bertalanffy in quanto non riesce a spiegare l'attivit spontanea dell'organismo come sistema. 5) A livello psicologico le implicazioni dirette della teoria omeostatica sono essenzialmente due: a) innanzitutto, "la successione formale, ossia il fatto che ad uno stato di disturbo segue uno stato di relativa tranquillit"; b) secondariamente "la premessa che il raggiungimento del secondo stato in qualche modo la causa diretta, od indiretta, del comportamento iniziato in rapporto al primo stato" 6) Ora non si vede come, in una considerazione globale dei processi, si possa negare che anche l'attivit intrinsecamente motivata dell'organismo si origina da uno stato che dal soggetto viene vissuto come disturbante (sia pure questo stato di inattivit, o di deprivazione sensoriale), e mira al recupero o al raggiungimento di uno stato di equilibrio, nel quale la causa del disturbo eliminata: il che ben esprimibile con il principio dell'omeostasi secondo il quale "la mobilizzazione dell'energia comincia quando un equilibrio interno disturbato, e continua fino a che tale equilibrio viene ripristinato". 7) Lo stato disturbante non tale in assoluto (non "oggettivo", quindi), ma tale per il soggetto (e con ci evidenziamo l'aspetto di "costruzione" che sta alla base del comportamento) e pu quindi originarsi da ciascuno degli elementi che costituiscono il campo psicologico. In particolare Stagner e Solley evidenziano come le influenze disturbanti gli stati stabili essenziali vadano riferite oltre che al mondo cos come viene percepito (individualmente, e culturalmente, potremmo aggiungere) anche al concetto di s "come uno schema elaborato di stati stabili desiderati, che vengono protetti qualora qualcosa li minacci" 8) In questo senso risulta evidente come la considerazione biologica dell'omeostasi, quale ripristino automatico degli stati stabili dell'organismo, con esclusione della possibilit di modificazioni dovute all'esperienza, e cio quella che viene comunemente individuata come omeostasi statica, sia assolutamente insufficiente, nella considerazione psicologica, a spiegare il mantenimento dell'equilibrio sia a livello subsistemico, sia a livello intrasistemico e intersistemico. 9) Per tal maniera il concetto di omeostasi si trasformato, fino a indicare i processi dinamici di adattamento dell'organismo come un tutto, e quindi come sistema omeostatico aperto (omeostasi olistica), processi condizionati dall'esperienza e tendenti, spesso, a una modificazione pianificata dell'ambiente. 10) Essendo la possibilit del cambiamento connaturata al concetto di omeostasi olistica, la costanza del sistema globale, nonostante le variazioni verificantisi nei diversi sottosistemi, viene ad essere il nuovo parametro ottimale del processo omeostatico, a questo proposito potendosi a nostro avviso postulare un principio del minimo, o di economia, per cui il processo omeostatico avverrebbe nel senso della modificazione minore, nel numero minore di (o nei meno importanti dei) sottosistemi implicati. 11) Accettando quanto appena detto, si intende da una parte come il principio di omeostasi
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possa essere utilizzato per descrivere le regolazioni del sistema organismo-ambiente anche quando tali regolazioni comportino variazioni rilevanti in alcuni sottosistemi, come avviene per esempio nelle interazioni sociali PARAGRAFO 6 "Il valore adattivo della cultura" 1) Ora, dopo quanto abbiamo mostrato sulla trasponibilit dei modelli ai diversi livelli di organizzazione, sarebbe abbastanza logico il postulare, per estensione, a livello psicoculturale l'esistenza di una dinamica di equilibrazione analoga a quella che abbiamo rintracciato a livello individuale. 2) Per tal motivo intendiamo ripartire dalle origini del comportamento per tentare di individuare la funzione omeostatica della cultura, in modo da stabilire anche se le differenze culturali possano essere interpretate come modalit di adattamento diverse in relazione alla diversit degli equilibri sistemici iniziali. 3) Riprendiamo, quindi, l'esempio gi citato del neonato il quale, volente o nolente, si trova gi inserito in un ambiente che nei primissimi tempi di vita rappresentato dalla madre. 4) Man mano che la soddisfazione allucinatoria si rivela inefficace in ordine al ristabilimento del perduto equilibrio e man mano che, conseguentemente, il neonato si rende conto della distinzione che separa il S dal mondo, la salvaguardia del sistema di sicurezza pone all'infante il problema di recuperare la costanza di un ambiente che si , viceversa, rivelato non costante. Alla soddisfazione allucinatoria si sostituisce quindi quell'assunzione di una costanza allucinatoria che si configura nell'atto del categorizzare. 5) Ecco, dunque, costituirsi l'immagine della "madre buona" a garanzia di una soddisfazione procrastinata e non tangibile. A evidenza l'assunzione della costanza allucinatoria, implicata nella prima categoria, pur provenendo dall'interno dell'organismo ed essendo determinata prioritariamente dalle esigenze organismiche, tuttavia legata alla periodicit della soddisfazione e quindi alle informazioni in ingresso 6) Questa prima categorizzazione, dettata dal desiderio della costanza, costituisce anche, nei modi che vedremo, la prima tessera della nascente cultura. CAPITOLO 4 SISTEMI INDIVIDUALI E SISTEMI CULTURALI DI COSTANZA PARAGRAFO 1 "I processi di categorizzazione individuale e culturale" 1) La formazione della prima categoria, cos come l'abbiamo delineata, un atto ancora prelogico e distinto dal categorizzare vero e proprio Tale categoria si costituisce a prezzo di una frattura nell'identificazione primaria, frattura che, per la prima volta, permette la contrapposizione di un oggetto esterno al soggetto. Al categorizzare successivo , tuttavia, indispensabile il riconoscimento dell'identit dell'oggetto, riconoscimento che rappresenta il momento logico del categorizzare vero e proprio. Talch, a fondamento di ogni processo di categorizzazione, possiamo distinguere due momenti: un momento prelogico di apprensione dell'oggetto, la quale avviene grazie a una certa capacit di coincidenza della coscienza con l'oggetto che viene identificato: tale momento si verifica, dunque, in senso inverso a quello che port alla frattura nell'identificazione primaria, permettendo l'apprendimento dell'oggetto grazie a una restaurata identificazione; un momento logico di riconoscimento del percepito che si conclude con l'inclusione
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dell'oggetto in una determinata classe di oggetti. 2) Le categorie possono rapportarsi alle "assunzioni" della psicologia transazionale, risultando come queste dalla "media ponderata dell'esperienza passata" e funzionando "come probabilit che sono costruite dall'azione, messe alla prova dall'azione, e modificate dall'azione a mano a mano che le conseguenze di queste azioni sono registrate in rapporta ai propositi" 3) Tuttavia, proprio sotto la pressione dell'ambiente, la ricostruzione della costanza ambientale attraverso il categorizzare si rivela costituzionalmente effimera. 4) Abbiamo gi visto come la prima categoria (quella della madre buona) rappresenti una costanza allucinatoria. Tale costanza destinata a venir ripetutamente smentita proprio in quanto la madre, che costituisce l'ambiente del neonato, persegue sue costanze personali le quali non coincidono, se non imperfettamente, con quelle dell'infante. Per cui l'esigenza successiva che si genera dal categorizzare quella dell'armonizzazione interindividuale, o intersistemica delle categorie, al fine di restaurare quella costanza tra individuo e ambiente che abbiamo visto essenziale all'adattamento. 5) Lo strumento di una simile armonizzazione il linguaggio, come sistema convenzionale di individuazione delle categorie e come schema riduttivo di classificazione della realt 6) Come nella genesi del categorizzare, anche nella genesi, se non storica, psicologica del linguaggio possiamo distinguere due momenti: uno prelogico, essenzialmente affettivo, e uno logico, cognitivo. 7) All'interno di ciascun linguaggio l'adozione di un determinato termine per indicare una data identit appare, infatti, condizionata dall'interconcordanza di tutti i membri di una societ caratterizzata dalla medesima lingua nel collegare quel termine a quell'identit, concordanza che, almeno nel momento primo in cui tale collegamento venne stabilito, dovette fondarsi sulla reciproca identificazione degli individui parlanti. A tale momento dovette subentrare quello di sistematizzazione logica con la trasformazione in categorie (o concetti) dei termini inizialmente concordati per indicare un'identit determinata. 8) A partire da quel primo momento di sistematizzazione logica, l'identit identificata dal linguaggio si costituisce in categoria socioculturale intesa a facilitare i susseguenti comportamenti adattivi 9) Il categorizzare garantisce la costanza ambientale, eliminando dal campo percettivo, come operativamente inutili, le variabili non contemplate nella categoria. Talch, cos come in passato abbiamo affermato che gli organi di senso si costruiscono un particolare universo sensibile che loro corrisponde, possiamo ora affermare che le categorie proprie di un determinato linguaggio costruiscono la realt tipica di ciascuna cultura. 10) Poich la scelta delle informazioni (tra tutte quelle inviate dall'oggetto sottoposto al riconoscimento) si verifica a livello subcettivo, e quindi arazionale, non pu prescindere dagli atteggiamenti emozionali e affettivi preesistenti nel soggetto, o provocati nel soggetto dall'oggetto che viene conosciuto (priorit del soggetto e del riconoscimento sulla categoria) . Questa priorit del soggettivo garantisce la costanza dell'lo dell'individuo proprio nel momento in cui esclude la possibilit di una realt totalmente opposta e incompatibile con il soggetto. L'allucinazione negativa (ossia il rifiuto di vedere distorta una situazione che si presenta tale) il caso limite di questa salvaguardia della costanza personale che presenta stadi intermedi come quello della proiezione e della distorsione percettiva
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11) Tale costanza proiettiva , del resto, tutt'altro che disadattante, essendo destinata a trovare molteplici conferme sul piano dell'interazione sociale, ove provoca reazioni a catena. 12) Il categorizzare finisce per prescindere completamente dalla conferma esterna, dando luogo allo stereotipo come credenza fissa, intesa a razionalizzare, in relazione a una preesistente categoria, la condotta del soggetto dettata da motivi affettivi. 13) In ordine al mantenimento della costanza, i vantaggi che lo stereotipo presenta per l'individuo (o per il gruppo) che l'adotta appartengono a un duplice ordine: intellettivo: la razionalizzazione (degli inconsci motivi affettivi) permette una classificazione cognitiva della realt entro schemi prestabiliti ed estremamente semplificati; affettivo: la perpetuazione acritica di una certa categoria evitando al soggetto di essere messo in crisi da ogni successivo confronto con una realt in contrasto con il proprio sistema di costanza

14) Sul piano sociale (e culturale) il vantaggio affettivo dello stereotipo diviene, del resto, vieppi evidente: in tal caso il conformismo delle credenze e degli atteggiamenti e l'adesione conformistica a opinioni di cui non si porta la responsabilit individuale si traduce in una gratificazione notevole del bisogno di sicurezza personale, garantendo una volta per tutte la costanza del rapporto tra individuo e cultura PARAGRAFO 2 "Sistemi individuali di costanza" 1) Volendo schematizzare i risultati sin qui raggiunti, abbiamo dimostrato come il passaggio dal piano del comportamento individuale a quello del comportamento sociale, che fonda ed esprime la cultura, motivato ancora una volta dalla ricerca di un rapporto costante tra individuo e ambiente. 2) Come gi a livello dell'adattamento individuale la costanza del rapporto tra individuo e ambiente scaturiva dalla ricerca della costanza all'interno dell'organismo e risultava nel raggiungimento, sia pur effimero, della costanza nel sistema organismo ambiente, cosi anche a livello interindividuale e sociale abbiamo individuato due tipi di costanza, una intraorganismica della "parte-guida" del sistema, e una relazionale, in reciproco rapporto. 3) Possiamo indicare la prima di queste due costanze come COSTANZA DELL'IO e approssimativamente definirla "come la somma totale delle valutazioni che ognuno, sulla base della esperienza passata, d delle proprie capacit di trattare con particolari sequenze di impressioni". 4) La costanza dell'Io anche alla base della costanza oggettuale, ogni percezione di un oggetto esterno non potendo prescindere da un riferimento diretto all'Io, come parametro della valutazione oggettuale implicita nella percezione stessa 5) Il sistema di costanza dell'Io determinato dall'esperienza passata del soggetto a un duplice livello: biofisiologico e psicoculturale. LIVELLO BIOFISIOLOGICO: la costanza dell'Io consta di tutte le valutazioni relative allo schema corporeo individuale il quale funge insieme da schema di riferimento e probabilit funzionale dell'azione Le conferme pi clamorose a questo riguardo sono le conferme cliniche relative agli arti mancanti; anche a livello sperimentale si costatato, ad esempio, il rifiuto a veder distorta, in condizioni di distorsione obiettiva, una figura corporea amputata.
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LIVELLO PSICOCULTURALE: la costanza dell'Io determinata dalla valutazione delle proprie capacit di azione, vagliate attraverso tutte le esperienze di tipo socioculturale cui il soggetto va continuamente incontro. proprio questo livello della costanza dell'Io che fonda insieme e la costanza dell"'altro" come oggetto esterno di cui siamo in grado di prevedere le modificazioni conseguenti alle nostre azioni, e la costanza interorganismica del rapporto tra l'Io e l'altro. 6) Innanzitutto, la costanza dell'Io determina la costanza percettiva , non solo a livello fisiologico, in conformit con le caratteristiche proprie degli organi di senso, ma anche, come abbiamo visto, a livello psichico individuale (determinanti affettive) e culturale (determinanti categorizzative). ************* In connessione con la costanza percettiva, il sistema di costanza dell'Io determina anche la costanza comportamentale del soggetto nei riguardi dell'oggetto, e quindi regola, secondo quanto si diceva, la costanza del rapporto interorganismico. Poich tuttavia nella sfera sociale l'oggetto, in quanto "altro", non passivo, esso si pone a sua volta come soggetto attivo nell'interazione. A livello sociale la costanza del rapporto individuo-ambiente diviene, dunque, molto pi complessa e plurideterminata, poich la costanza del percetto trova s conferma nella costanza comportamentale indotta nell'oggetto, ma deve contemporaneamente adattarsi alle costanze proprie dell'oggetto in quanto soggetto a sua volta della medesima situazione interattiva. In questo senso possiamo interpretare le situazioni di conflitto sociale come carenza di un rapporto costante tra le costanze dei singoli individui, determinata dal prevalere di una o pi costanze sulle altre, senza che le soccombenti accettino di adeguarsi alle prevalenti. Paragrafo 3. Sistemi culturali di costanza il sistema di costanza da individuale diviene interrelazionale come il sistema di costanza individuale tende a esser mantenuto allucinatoriamente anche in difetto della situazione ambientale, cos il sistema di costanza sociale, che ormai possiamo identificare con la cultura, tende a mantenersi, escludendo per negazione, espulsione, isolamento, i membri devianti I tre aspetti della cultura sono tutti traducibili in termini di costanza: i prodotti della cultura immateriale provvedono, a livello di norma, a conferire un maggior grado di costanza alle interazioni; i prodotti della cultura materiale provvedono, a livello di strumenti, a standardizzare il comportamento individuale e sociale; le convenzioni simboliche provvedono, a livello di categorie, a render comprensibile in modo convenzionale e univoco la realt sociale. Donde, secondo quanto si detto sul valore adattivo della costanza, risulta evidente il valore adattivo della cultura, e pienamente motivata la sua tendenza alla cristallizzazione, come tendenza al mantenimento della costanza fondamentale del rapporto individuo-ambiente. Oltre alla riduzione dei tipi di rapporto, l'individuo ricava un secondo vantaggio dalla categorizzazione sociale: il vantaggio di poter prevedere esattamente in anticipo il tipo di azioni e reazioni che andranno a costituire quel determinato rapporto. La categorizzazione sociale finisce per condizionare a tal punto l'interazione, che ogni rapporto con un individuo diviene sempre un rapporto con un individuo in quanto membro di un
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determinato gruppo, la corrispondenza delle caratteristiche tra l'individuo e il gruppo essendo considerata come il normale effetto dell'appartenenza al gruppo, e la mancanza di corrispondenza, viceversa, come devianza che mette in pericolo la costanza sia dell'osservatore che del gruppo Nel caso dell'inserimento di un nuovo membro, il sistema di costanza del gruppo viene minacciato, cosicch, come tutti i sistemi di costanza, tende a mantenersi in una maniera che almeno inizialmente allucinatoria. Concretamente, come gli Sherif hanno mostrato, nel gruppo si forma un insieme stabile di aspettative nei confronti del nuovo membro prima ancora che questi riesca a vedere e valutare s stesso come membro del gruppo, cio prima che questi riesca a inserire la sua appartenenza al gruppo nel suo sistema di costanza dell'Io Quando, viceversa, tale omogeneit non viene raggiunta, cio non viene raggiunta l'armonizzazione delle costanze, individuali e di gruppo, il gruppo tende a difendere il suo sistema di costanza isolando il membro deviante (negazione allucinatoria). Anche a livello interculturale la cristallizzazione delle culture in forme peculiari a ciascuna e diverse fra loro pu generare ansia. Quando infatti un individuo si allontana dalla propria cultura o sottocultura ed entra in un'area in cui a causa delle diversit ambientali e individuali si sono cristallizzati sistemi di costanza diversi, egli corre il rischio di vedere sconvolto il proprio sistema di costanza, non essendo pi in grado di fare previsioni operative a proposito dell'ambiente. In concreto, quindi, l'ansia non collegata tanto al mutamento di area culturale quanto alla perdita di contatti con l'area culturale di origine 4. La descrizione modellistica della cultura come sistema l'unica impostazione legittima sarebbe quella di considerare ogni cultura come un sistema in s conchiuso di forze in equilibrio dinamico, con funzione di costanza adattiva, la particolare natura dell'equilibrio e dei meccanismi di riequilibramento essendo determinata dalla peculiarit dei componenti il sistema (organismi e ambiente) Partendo dal concetto della funzione adattiva della cultura, il Kardiner sostiene che essa si costituisce per difendere i sistemi di sicurezza dell'individuo e del gruppo In una situazione di questo genere, sostiene Kardiner, l'unico approccio per l'analisi interculturale quello dell'individuazione delle ansie di ogni cultura, potendosi cos arrivare, attraverso lo studio del gioco dei rapporti fra ansie e reazioni ad esse, a isolare le specifiche condizioni culturali che creano La validit di tali strumenti metodologici verrebbe da Kardiner dimostrata attraverso una reinterpretazione dei dati forniti da Malinowski sugli abitanti delle isole Trobriand (popolazione melanesiana di tipo negroide) Il tratto pi evidente di questa cultura l'organizzazione matrilineare, cui si accompagna il misconoscimento della funzione maschile nella procreazione. Ora, argomenta Kardiner, questo avviene perch gli indigeni non hanno avuto modo di sviluppare la forma per noi tipica di adattamento alle frustrazioni: l'acconsentire, cio, alle richieste degli altri nell'intento di difendere e soddisfare altri interessi. La frequenza dei suicidi nelle Trobriand starebbe dunque a denunciare le ansie derivanti dalla differenziazione sociale. il suicidio si prezenta come il modo pi semplice per salvare contemporaneamente il sistema di costanza individuale e quello sociale, la aggressione che turberebbe l'equilibrio sociale essendo
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formalmente proibita ed essendo invece garantita nella vita dopo la morte la costanza del sistema individuale 5. L'analisi interculturale come costruzione proiettiva di realt Essendo praticamente impossibile uscire dal proprio sistema di costanza, ogni analisi di culture diverse che, partendo dai prodotti della cultura in esame, tenda a risalire alle cause, cio alle motivazioni profonde che hanno determinato quei prodotti, destinata ad essere proiettiva proprio in quanto quei prodotti medesimi non possono essere intesi dall'interprete che in riferimento al proprio sistema di costanza. Rimeditando l'interpretazione della cultura delle Trobriand, operata da Kardiner in termini di ansie, sorto il sospetto che non solo l'interprete sia portato a intendere i tratti specifici di culture diverse in base agli schemi di riferimento della propria cultura (appiattendo quindi le differenze culturali), ma anche che egli non possa prescindere dal proprio personale sistema di costanza e rintracci perci nell'analisi interculturale i significati che egli stesso vi pone e vi cerca. La conclusione dell'analisi kardineriana , dunque, esplicitamente critica nei confronti di Rheim il quale, a distanza di dieci anni, ha tentato di dimostrare la validit della propria impostazione, reinterpretando la cultura delle isole Marchesi in aperta polemica con Kardiner. Le due interpretazioni divergono talmente che la prima impressione quella di trovarsi di fronte a due culture totalmente diverse In tal modo gli stessi elementi che nell'analisi di Kardiner provavano che nelle isole Marchesi non esiste complesso edipico sono portati da Rheim a riprova del fatto che, in questa cultura, tutto si rovescia nel suo contrario, e l'assenza di segni, che si soliti interpretare come prodotti del complesso edipico, qui da intendersi come formazione reattiva a un complesso edipico ben pi violento che nella cultura occidentale. 6. La fondazione dell'analisi interculturale nel comportamento individuale Del resto, le posizioni di Kardiner e di Rheim riflettono una bipartizione di "posizioni archetipiche" nell'analisi psicologica interculturale che si rif alle posizioni formulate per l'antropologia culturale da Lvy-Bruhl (l'assertore della "mentalit primitiva") e da Boas (sostenitore dell'"unit psichica dell'umanit"). Ma come abbiamo a suo tempo mostrato il nodo cruciale della prima impostazione risiede sempre nella difficolt di risalire dalle manifestazioni culturali esterne alle cause psichiche interne, e in definitiva nell'impossibilit di giustificare a livello psichico la possibilit del condizionamento culturale; cos come, per la posizione che ammette l'unit psichica, il problema fondamentale rimane quello di spiegare, mediante il ricorso a meccanismi psichici diversi, le differenze culturali. In quest'ultimo caso, dunque, il problema tende a spostarsi dal piano psicologico individuale a quello psicosociale e antropologico culturale, mentre nel primo caso il problema finisce per investire direttamente il piano dell'analisi psicologica individuale. Le istituzioni andavano dunque ridefinite in termini di psicologia individuale ed ecco che, nella nuova formulazione, le istituzioni primarie si identificano con "tutto ci che la gente fa, pensa, crede o sente. La loro sede all'interno della personalit umana, ed hanno una funzione di accomodamento o di adattamento (Kandier)
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Dalle istituzioni primarie deriverebbero quelle secondarie: folklore, religione, tecniche, come prodotto esteriorizzato dei sistemi proiettivi Il concetto di istituzione diviene in tal modo una trasposizione, sul piano sociale, del concetto di assunzione formulato dalla psicologia transazionale essendo come quello un prodotto dell'esperienza passata e funzionando come probabilit nei riguardi dell'esperienza futura Come tutte le interpretazioni delle manifestazioni psichiche altrui basate sul metodo soggettivo, anche l'analisi interculturale comporta una generalizzazione fondata sull'inferenza, sia pur inconscia, dell'esistenza di un'analogia strettissima tra il soggetto che interpreta e l'oggetto dell'interpretazione. Quando questa analogia non c' e, come nel caso dell'analisi interculturale, non vi pu essere, l'interpretazione immancabilmente destinata a essere proiettiva. Dal discorso svolto sin qui deriva che l'unica analisi interculturale non proiettiva quella che non interpreta, non ricerca e non rileva significati, ma si limita a individuare i rapporti di forze che si instaurano, in cerca di equilibrio, nell'unica situazione organismo-ambiente. Capitolo 5 La funzionalit omeostatica dei meccanismi di costruzione del reale 1. Considerazioni preliminari L'analisi dinamica della cultura, se da un lato esclude come non legittima un'interpretazione dei significati, dall'altro apre la discussione sui modi di funzionamento delle forze che agiscono nella cultura, e cio sui meccanismi del condizionamento culturale. I meccanismi mediante i quali il soggetto cerca di modificare il rapporto con l'oggetto, nel tentativo di recuperare la costanza originaria del sistema, sono apparsi come l'identificazione e la proiezione 2. Funzionalit riequilibratrice dei meccanismi di proiezione Meccanismo che permette il primo distacco del soggetto dall'oggetto. In questo atto primitivo viene per la prima volta messo in azione un meccanismo attributivo, mediante il quale l'individuo sposta all'esterno, attribuendole ad altri, le sue proprie motivazioni, sentimenti, schemi di comportamento. Questo primo atto costituisce, dunque, il prototipo di ogni successiva proiezione attributiva. Il meccanismo destinato a entrare in azione in ogni situazione in cui la costanza intraorganismica sia disturbata o posta in pericolo da fattori interni all'organismo. Quando, infatti, il fattore disturbante la costanza dell'Io un fattore esterno, il meccanismo di proiezione si modifica nel senso della distorsione percettiva. Ove si accetti la teoria bifattoriale di Krech e Crutchfield, secondo la quale ogni organizzazione percettiva risulterebbe dall'interazione di fattori strutturali e fattori funzionali "Per fattori strutturali si intendono quei fattori derivanti esclusivamente dalla natura dello stimolo fisico e gli effetti neurali che essi evocano nel sistema nervoso dell'individuo. ... I fattori funzionali dell'organizzazione percettiva ... sono quelli che derivano primariamente dai bisogni, dalle inclinazioni, dalla passata esperienza e dalla memoria dell'individuo" (Krech e Crutchfield,
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1948, pp. 81 sg.), si pu facilmente spiegare la distorsione percettiva come effetto del finale prevalere dei fattori funzionali sui fattori strutturali. Tale meccanismo dunque destinato a essere utilizzato, e con probabilit anche maggiore, nel caso in cui il soggetto intenda difendersi da elementi che non vuole o non pu riconoscere come propri (elementi rimossi), o perch in contrasto con il suo sistema di costanza (elementi traumatizzanti), o perch in contrasto con il sistema di costanza socioculturale (elementi riprovevoli secondo le norme sociali e morali). In tal caso il meccanismo prende la forma di proiezione difensiva, con lo spostamento all'esterno degli elementi disturbanti, elementi che sono inconsci in quanto gi rimossi, anzich essere, come nella proiezione attributiva, coscienti in quanto dominanti. la proiezione difensiva, reiterata nel tentativo di stabilizzare il sistema, diviene patologica, con un effetto globale di disadattamento Ecco dunque verificarsi la proiezione razionalizzata, mediante la quale l'individuo, nell'intento di trovare il correlato del proprio stato d'animo nella realt esterna, la deforma, collegandola con un nesso causale al proprio stato d'animo. Il soggetto ha paura e, anzich vedere gli altri come spaventati secondo il normale meccanismo di proiezione attributiva, vede la realt esterna come terrorizzante, proiettando all'esterno l'eIemento che pu razionalmente giustificare la sua paura 3. Funzionalit riequilibratrice dei meccanismi di identificazione Il primo tentativo di accomodamento posto in atto quando comincia a farsi evidente la distinzione tra l'Io e l'altro rappresentato, come si diceva, dall'identificazione gnoseologica. Si tratta di una forma primaria di identificazione nella quale molto difficile distinguere la parte sostenuta dalla proiezione da quella sostenuta dall'identificazione in senso stretto, tanto che nell'identificazione gnoseologica della primissima infanzia sarebbe pi opportuno parlare di identificazione per proiezione. Come infatti assai giustamente sostiene la Balint, "la base per le primissime identificazioni non la somiglianza con l'oggetto (...), ma la maniera in cui l'oggetto in questione entra in relazione con gli istinti del bambino in quanto cio l'oggetto esterno, "il punto di partenza per l'identificazione deve essere il proprio corpo o i propri istinti" Il processo, dunque, si struttura in maniera che l'identificazione resa possibile dalla preventiva proiezione sull'oggetto. In questo modo il bambino apprende, viene a conoscenza del mondo esterno, senza squilibrare il suo sistema di costanza che ancora scarsamente difeso e, quindi, tutt'altro che stabile. Con l'articolarsi e lo strutturarsi del sistema di costanza nel corso del processo evolutivo, l'utilit funzionale di questa identificazione per proiezione va diminuendo, dal momento che il suo effetto economico (carica e scarica delle tensioni psichiche) nullo. negli individui adulti normali l'identificazione per proiezione finisce per esplicarsi in modo completo solamente in stati affettivi particolarmente intensi quando l'emozione, invadendo totalmente il campo di coscienza, riproduce il caso prima citato di un fattore interno di disturbo della costanza intraorganismica Questa somiglianza nei sistemi di costanza individuale (e negli squilibri di tali sistemi) facilita un processo di generalizzazione del tutto particolare (nella forma di identificazione) in base al quale un individuo adotta i modi di riequilibrazione posti in atto da coloro che egli sente in balia di uno squilibrio analogo al proprio, nella presunzione che tali modi siano validi a riequilibrare
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anche il suo personale sistema di costanza La funzione di riequilibrazione vieppi evidente in un'altra forma di identificazione, quella con il potere che minaccia, indicata da Anna Freud come identificazione con l'aggressore. In questo caso il soggetto tenta di superare l'angoscia derivante dalla minaccia identificandosi con il modello stesso. Per quanto riguarda l'identificazione sostitutiva per consolazione, dobbiamo distinguere quella che mantiene in forma allucinatoria il polo esterno del rapporto da quella che recide ogni contatto con il mondo esterno. Viceversa, nel caso in cui venga rescisso ogni contatto con l'esterno, con l'assunzione dell'oggetto perduto all'interno del soggetto..... questo l'aspetto economico del narcisismo, aspetto che evidenzia la fondamentale caratteristica disadattante del narcisismo stesso come negazione del carattere relazionale, fondamentale all'adattamento. 4. Il cambiamento culturale come problema per l'analisi funzionalista la cultura, come risposta adattativa di un determinato gruppo sociale all'ambiente, tutt'altro che statica, la natura della risposta essendo condizionata dalla natura e dai mutamenti che avvengono all'interno dell'individuo, nell'ambiente, e nel loro rapporto, anteriormente alla risposta stessa Alla base del cambiamento culturale possiamo dunque rintracciare il principio di costanza come movente e scopo del cambiamento; in una situazione di equilibrio tensionale (e quindi instabile) come quella esistente tra organismo e ambiente, la costanza del rapporto, da cui dipende l'adattamento, postula che modificandosi uno dei due termini anche l'altro si modifichi, attraverso una modificazione del rapporto tra i due che solo in questo modo pu mantenersi tensionalmente costante. L'esclusione del condizionamento assoluto avviene nel momento in cui l'uomo, unico tra le specie animali, sviluppa tra il sistema recettore e quello effettore il sistema simbolico, in forza del quale egli raggiunge la possibilit di estendere la sua autoidentit nel tempo. L'idea di un'origine e di un futuro, la coscienza dell'esistenza di fronte alla morte sono l'espressione di una nuova dimensione temporale. "Il comportamento simbolico permette d'altro canto un nuovo tipo di integrazione sociale, che non si limita pi alle funzioni di gerarchia, dominanza, dipendenza, competizione, territorio, presenti nei mammiferi, ma che ha un carattere operazionale, che permette, sulla base non di un istinto, come nei cosiddetti insetti sociali, ma dei processi medianti, un effetto cumulativo della capacit individuale. Questa sommazione la cultura; essa accelera il vantaggio dell'uomo come individuo. 5. L'insufficienza della soluzione behavioristica e le possibilit effettive di cambiamento culturale Dal discorso appena svolto appare evidente il valore adattivo della cultura e del cambiamento culturale, ma illegittima risulta la posizione di chi afferma che esiste un numero infinito di culture diverse che possono ugualmente soddisfare il fondamentale bisogno di adattamento "Possiamo solo concludere che possibile per molte forme culturali ampiamente diverse servire scopi adattivi fondamentali" (A. I. Hallowell, Sociopsychological Aspects of Acculturation, in Linton, 1964, p. 177). La risposta culturale sarebbe, infatti, adattiva solo in riferimento alle particolari condizioni individuali e ambientali che
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l'hanno determinata, divenendo viceversa disadattante con il mutare di quelle condizioni. In definitiva perde d'importanza la questione della modificazione della situazione (il perch del cambiamento culturale), spostandosi l'accento sull'apprendimento come processo fondamentale della socializzazione e della risocializzazione conseguente al cambiamento culturale. In questo senso il cambiamento culturale pu essere considerato identico all'apprendimento per prove ed errori.... Il meccanismo fondamentale di questo apprendimento, conformemente ai princpi della teoria dello stimolo-risposta, viene individuato nell'imitazione Anche Bandura afferma che il mezzo fondamentale per accelerare il cambiamento sociale consiste nel fornire modelli da imitare Ma, Dollard afferma che, per essere efficaci, le "abitudini sociali debbono essere profondamente radicate ed inconsce da ci dovrebbe logicamente conseguire che, operando a livello di coscienza, l'imitazione non pu instaurare nuove abitudini socialmente efficaci.......vi possono essere solamente meccanismi che agiscono ai livelli pi profondi della personalit, e cio i meccanismi, da noi indicati, di proiezione e di identificazione. Poich, infatti, gli individui ricercano l'appoggio sociale delle proprie credenze e dei propri atteggiamenti, essi sono portati a mutarli, sia pur inconsapevolmente, con il mutare delle loro identificazioni di gruppo.... Ma per il fatto che l'identificazione inconscia ed involontaria, non possibile modificare, agendo dall'esterno, le identificazioni di gruppo degli individui per ottenere una modificazione degli atteggiamenti nel senso voluto. Perci l'unica possibilit di cambiamento degli atteggiamenti appare confinata nella trasformazione degli atteggiamenti della figura del "leader" con il quale il gruppo si identifica. Una delle funzioni riconosciute dei leader di gruppo o d'opinione infatti quella di strutturare per i membri le situazioni ambigue. In tal senso essi posseggono la chiave della trasformazione degli atteggiamenti del gruppo, in quanto i membri, per l'identificazione che li lega al capo, sentiranno come proprie le sue opinioni e saranno portati ad agire in conseguenza di esse come in conseguenza di opinioni personali. Capitolo 6 Conclusioni La ricerca si conclude con la proposta di un modello generale di tipo relazionale, secondo il quale le dinamiche che si verificano all'interno del sistema organismoambiente sono regolate, con modalit tuttavia non deterministicamente condizionate, dalla tendenza all'equilibrio intrasistemico, tendenza che costituisce insieme la causa e il fine di ogni processo qualificabile come comportamento. In particolare nella realt relazionale intesa come sistema organismo-ambiente si evidenziata la centralit della ricerca dell'equilibrio dinamico all'interno del sistema e nei singoli sottosistemi, ricerca che costituisce la causa del comportamento, il parametro dell'adattamento, e l'unica via per la realizzazione di modalit specifiche e diverse del rapporto intrasistemico.
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Sviluppi contemporanei della problematica. Un modello sistemico-cognitivista dei processi di costruzione della realt

1. L'evoluzione della ricerca sui sistemi ad autorganizzazione Haken (uno dei padri del laser - luce ordinata, coerente, che si ottiene massimizzando il disordine) introduce il concetto di sinergetica, livello che si aggiunge alla dinamica e alla dinamica e alla quale attribuisce la creazione di forme di ordine e di autoorganizzazione Prigogine: introduce il livello dei sistemi dissipativi (che si aggiunge sempre alla dinamica e alla termodinamica) che sta alla base della qualit della vita di organizzarsi e di mantenersi lontano dalla morte termica (entropia) Bertalanffy introduce il concetto di negentropia, associato all'informazione, generatrice di ordine e organizzazione Fantappi dimostra l'esistenza della sintropia, livello simmetrico all'entropia, caratterizzata da energia convergente verso la quali i sistemi viventi tendono e in base alla quale organizzano le strutture e i comportamenti - Fantappi dimostra, inoltre, l'inadeguatezza del metodo sperimentale (causa-effetto) nello studio dei sistemi sintropici in quanto la causa, la sorgente di questi fenomeno, collocata nel futuro (attrattori). 2. L'impostazione modellistica e il paradigma dell'elaborazione dell'informazione La rapida diffusione dell'Inforrnation Processing Paradigm pu essere, infatti, spiegata con la generale soddisfazione di potersi occupare dei processi cognitivi superiori con il metodo generale delle altre scienze (Lachman, Lachman e Butterfield, 1979, p. 1), senza cio incorrere nei rischi di un soggettivismo bandito da anni di ricerca comportamentista. 3. Il valore dell'analogia mente-computer Impostazione modellistica nella psicologia cognitivista. In questo caso, la teoria, come insieme di modelli di processo logicamente interdipendenti, afferma l'analizzabilit dei processi cognitivi in una sequenza di stadi ordinati, dove ciascuno stadio rappresenta un passo importante nell'elaborazione dell'informazione cognitiva (Andersun, 1980, p. 3). Questa affermazione, innanzi tutto di principio, e metodologica di conseguenza, fondata sull'accettazione, comune a tutta la psicologia cognitivista anche se criticata da altre parti, dell'analogia mente-computer, o, pi precisamente, dell'analogia fra processi mentali dell'uomo e processi di elaborazione dei computer. 4. La riflessione epistemologica sulle categorie del metodo sperimentale con lo sviluppo della simulazione e dell'intelligenza artificiale il pericolo dell'investimento connotativo dell'analogia di base diviene terribilmente pi vicino. I cosiddetti fattori dinamici configurano l'irruzione del qualitativo in un campo che, per diverse vie, si tentato di ricondurre alla presunta maggiore rigorosit del quantitativo.
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Avviene cos che anche la fiduciosa certezza nella asetticit connotativa della modellistica si incrina non appena la superficie apparentemente compatta del cognitivismo diviene trasparente, lasciando intravedere le molteplici derivazioni della psicologia cognitivista. 5. Funzionalismo e strutturalismo nell'evoluzione del cognitivismo Tuttavia, l'affermazione che "tutti gli eventi mentali sono simili nella misura in cui implicano attivit non manifeste nel corpo, cervello compreso" (McGuigan, 1979), anzich rappresentare un elemento di coesione nel variegato panorama della psicologia contemporanea, sembra destinata a favorire la polarizzazione attorno a posizioni ricollegabili, di volta in volta, a quelle dell'innatismo o dell'associazionismo in psicologia. Cos le polemiche che animano le neuroscienze a proposito dell'interscambio tra individuo e ambiente tendono a riprodurre, nella nuova diatriba fra istruttivisti e selezionisti, la vecchia contrapposizione tra ambientalisti e innatisti. 6. Il problema della chiusura operazionale nei sistemi psicologici Varela distingue nettamente fra i due approcci possibili allo studio del cervello: l'atteggiamento di tipo "input", secondo il quale il sistema nervoso lavora sul contenuto informazionale proveniente dall'ambiente per arrivare a una rappresentazione operativa dell'ambiente medesimo, e l'atteggiamento di tipo "chiusura", per il quale il sistema nervoso viene ad essere fondamentalmente definito mediante le coerenze interne raggiunte dalla sua interconnettivit relativa 7. Scelta delle strategie e strutture del comportamento nella soluzione dei problemi due procedimenti metodologici distinti e opposti, caratterizzabili come analisi dalla parte del soggetto e analisi dalla parte dell'oggetto. 8. Il problema dei confini dei sistemi psicologici A questo punto del discorso risulta, dunque, che quando l'analisi psicologica parte o dal soggetto dell'esperienza o dall'oggetto esperito, essa non riesce pi a recuperare l'altro termine della situazione esperienziale, e cio a spiegare la corrispondenza dinamica e univoca tra i due poli in interazione, il conoscente e il conosciuto. Abbiamo visto come il termine di "sistema" sia parimenti accetto a strutturalisti ed empiristi, in quanto privo di caratteristiche connotative: per tale motivo la descrizione in termini di sistema risulta particolarmente utile per il progresso della ricerca in psicologia. Pur non potendo, infatti, rinunciare ad ammettere una realt esterna, la psicologia non pu pronunciarsi sulle sue caratteristiche oggettive e assolute, dal momento che l'unica realt di cui anche lo psicologo ha conoscenza la realt esperita. Viene cos a delinearsi quella particolare formulazione del problema epistemologico che ho in altra sede definito come "problema delle frontiere" dei sistemi psicologici
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il ritardo nell'applicazione della teoria generale dei sistemi in psicologia pu essere attribuito proprio alla problematicit epistemologica dei rapporti tra soggetto e oggetto nell'esperienza psichica 9. Complessit e ottimalizzazione dei processi di riequilibramento Abbiamo visto come il sistema psicologico si costituisca al momento della nascita, momento in cui il bambino viene a trovarsi inserito in un ambiente (la madre o la nutrice), indipendentemente dal quale egli non ha capacit di sopravvivenza. Per la infinita molteplicit dei sistemi, tutti a loro volta considerabili come sovrasistemi o come sottosistemi, nel fluire dei processi di riequilibramento la forma ottimale di equilibrio sar quella dell'equilibrio relativo, in cui ciascuna delle strategie ottima solo in rapporto alle strategie adottate dalla controparte. La pluralit e la complessit sistemica rendono particolarmente difficile stabilire a priori le condizioni di ottimalizzazione 10. La funzione del feedforward nei riequilibramenti cognitivi Ho altrove mostrato come il problema possa essere risolto ammettendo un effetto proattivo dell'informazione di discrepanza, concettualizzabile come processo di feedforward. I primi esperimenti condotti nell'ambito di questo modello hanno cos consentito di verificare l'operativit della distinzione, sulla base del diverso funzionamento del processo di feedforward, tra episodi di comportamento motivato ed episodi di apprendimento .... Nel caso che stiamo esaminando la rottura rappresentata dalla rivalutazione del qualitativo, che sottolinea la contrapposizione tra spiegazione e comprensione, mette in evidenza l'assoluta insufficienza dei metodi derivati dalle scienze sperimentali La forza del modello che ho illustrato, in ordine alla soluzione del problema epistemologico fondamentale della psicologia, sta nel cambiamento radicale di prospettiva che si realizza nel momento in cui la psicologia consideri costitutiva del suo oggetto la relazione organismo-ambiente all'interno di un unico sistema ad autorganizzazione, relazione caratterizzabile sempre come processo di costruzione della realt.

identificazione gnoseologica analogia uomo-computer

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