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5 ,126 - A
ALT
5125 - 1.
DEBIB

PICCOLA
BIBLIOTECA DI GABINETTO.

SERJE V , VOL. V .
TIP . BRAYETTA .
O NDINA,
RACCONTO
DEL BARON

FEDERICO DR LA NOTTE FOUQUE


con UN ESTRATTO .
DI
TEOFRASTO PARACELSO

SUGLI ESSEAS ELEMENTABI.

MILANO
PER ANT. FORT. STELLA E FIGLI
1836 .
5126 - A
BIBLIOTHEOA PALAT .
VINDOBONEN918 ,
ALLA QUINQUENNE FANCIULLINA

CLOTILDE DE' CONTI RIVA.

Più d 'una volta , al vedere qualche


ingenuo e vezzoso fanciullino , con
quel misto d ' innocenza e d' amabile
petulanza che è proprio di questa
beata età , fui tentato di credere che
queste gentili creature , non rischia .
rate ancora dalla fiaccola fatale onde
l' uomo va tanto superbo , ma nelle
quali, per ampio compenso , è pur muta
no una classe d 'esseri privilegiati, af.
fatto distinta dall’umana specie . Ope
rando più per istinto, che per rifles
sione, sorridendo nella loro ignoran
za alla vista d ' un soffrente , e fosse
pure colei il cui seno li nutrisce ,
vivono, ignari di ciò che si opera in
essi e fuori di essi, l'innocente e mi
steriosa vita dei fiori e di que'vaghi
insetti , che non sembran fatti che
per abbellire la creazione ; e se una
confusa memoria del tempo , in cui
noi pure eravamo tali , e la trista
quotidiana sperienza non ci costrin .
gessero a vedere in ogni bambino un
uomo al primo stadio della sua car
riera , ne faremmo per certo una spe
cie diversa, l' anello forse d ' unione
tra l'uomo e l'angelo .
Tali o simili idee occupavano per
avventura il chiarissimo La Motte
Fouqué, quando , facendo argomento
d 'un suo bel racconto , pieno di sen
timento e di poesia, la graziosa fola
degli esseri elementari, ornaya la sua
Ondina (che io offro qui tradotta al
l'Italia ) de'cari vezzi, e di quelle inef
fabili attrattive dell'infanzia , per cui
gli animi più duri s' ammolliscono e
diventan tutto ainore alla vista d 'un
amabile fanciullo .
E come fra quanti bimbi mi pose
tra via la ventura, nullo mai fece sul
mio animo più dolce impressione di
te, Clotildina mia , quando, tornando
io dopo alcuni anni di lontananza a
rivedere l'amata sorella , mi apparivi
innanzi nelle sue braccia , tanto cara
e gentile, che credetti vedere una va .
ga angioletta , al vestire d 'itali panni
questa amabile fanciulla della Ger .
mania , mi tornò si viva al pensiero
la dolce tua immagine, che mandar
dola oltre l'Alpi , non ho potuto re
sistere alla brama d 'indirizzartela . Tu
per ora non m 'intendi, diletta , e so
lo udirai dalla genitrice come il loq
tano zio ti mandasse una leggiadra
storiella , e ti rallegrerai compitan
do il tuo nome che vi sta in fronte ;
ma verrà tempo che, cessati i giuo .
8
chi infantili , scenderà in te pure
un 'anima amante, e con essa il germe
della suprema felicità , come delle pe
ne più crudeli ; e tu allora leggen
do queste pagine ti compiacerai in
vederti per esse ricondotta ai tempi
beati dell'infanzia , e forse volerai con
un pensiero d' affezione al lontano ,
che lavorandovi pensava a te , bam
bina. Deh ! a Dio non piaccia , che,
come hai sortita comune coll'amabile
Ondina la figura , abbi con lei co
mune la sventura , che la fece scio
gliersi in lagrime.
Vienna, eddi 24 giugno 1836 .
IL TUO
G . B . BOLZA .
CAPITOLO 1.
Come il cavaliere giunse alla capanna
del pescatore.
C 'era una volta , saraono già al
cune centinaia d 'anni, un vecchio
pescatore, che abitava un tratto di
ierra di singolare amenità , e se
parato dalresto del mondo. La pra
ieria dove era posla la sua capanna,
si spingeva assai indentro in un va
10
sto lago, formando una piccola pe
nisola ; e mal si poteva dire se
la lingua di terra s'internasse nel.
l'acqua per amore delle chiare on .
de azzurrine, o se l'acqua stendes
se amorosamente le braccia verso la
deliziosa piaggia e la rigogliosa ver
dura e gli alberi fronzuti che l'a
dornavano. L ' una era ospite del
l'altra , in guisa che ognuna di
loro pareva più bella . D ’ uomini
non aveavi, a dir vero, gran copia
in questo luogo solitario , tranne il
pescatore ed i suoi, ed erane prin
cipale cagione un bosco selvaggio
che ne formava i limiti dalla parte
opposta al lago, giacchè ogni uo
mo avea tanta paura della oscurità
che vi regnava e delle bizzarre ap
parizioni che vi s'incontravano, da
non avventurarvisi senza necessità .
Il buon pescatore lo avea però tra
versato molte volte senz'alcun in
contro , qualora gli occorreva di por.
tare a vendere i suoi pesci ad una
città situata non molto lontano die
tro il bosco . Gli era forse facile
di traversare senza accidenti la fo
resta per ciò, che non aveva che
dei buoni pensieri , e che era so
lito , nei luoghi più sospetti, di can
tare ad alta voce e di cuore dei

Mentre coslui stava una sera ac


comodando le reti sulla soglia della
sua capanna , fu preso quasi da
spavenio udendo venir dal bosco ed
avvicinarsi sempre più un calpe
stio come d ' uomo a cavallo . Gli
torno a mente quello che in not
ti lempestose avea più volte so
goato delle paure del bosco, e prin
cipalmente l'immagine d 'una figura
umana bianca e gigantesca, che pa.
rea fargli continuamente capolino;
anzi volgendo gli occhi al bosco
12
credelte intravedere tra le fronde,
la stessa figura. Ciopoppertanto si
animò riflettendo che nulla gli era
mai occorso nel bosco , e che lo
spirito maligno avrebbe ancor me
no polere contro di lui nell'aperta
pianura. Recitòmentalmente un ver .
setto della bibbia, ed avendo ripre
so l'antico coraggio , s' accorse ri.
dendo quanto si fosse ingannalo .
La figura bianca che pareva fargli
cenno col capo, era piente altro che
un torrentello , il quale coperto di
spume usciva non molto indi lon
tano dal bosco per gettarsi nel la .
go ; e chi aveva cagionato il fru
scio da lui sentito , era un giovine
cavaliere che dal bosco s' avauzavą
a cavallo verso il tugurio .Gli scen ,
devą dagli omeri un manto colore
scarlatto , sollo il quale portava un
giubboncello violelto ,ricamato in oro.
Il berrello color d 'oro era ombreg .
giato da piume rosse e violelle ;
e dalla cintura dorata pendeva una
spada che avea l'impugnatura tem
pestala di pietre preziose . Il can .
dido destriero che portava il ca
valiere era di formne svelte, più che
non sogliano essere i cavalli di
battaglia , e procedea si leggiero
sull'erba, che questa non pareva re
starne mevomemente offesa. Il vec
chio pescatore non era ancora sgom
bro da ogni limore , ma persuaso
che non v' era nulla a temere da
yna si leggiadra apparizione, fece
costumalamente di berrello al signo
re , senza però togliersi dalle sue
reti. Ed ecco che il cavaliere si
ferma innanzi a lui domandandogli
se potesse trovar colà ricovero per
sè e pel suo cavallo della nolle
omai viciua.
home & Perciò che concerne il vo
stro cavallo , rispose il pescatore ,
cm 14
non saprei , caro signore , miglior
stalla di questa prateria, nè miglior
foraggio dell' erba che vi cresce ;
ma quanto a voi, v offro ben vo .
lontieri un asilo ed un pasto fru
gale qual è in mio potere , nella
mia povera capanna » .
Il cavaliere ne fu contento. Scese
dal cavallo , e levatigli coll' aiuto
del suo ospite i fornimenti , e la
sciatolo errare a talento pel prato ,
disse al pescatore:
- « E se anche non v ' avessi
trovato così cortese ed ospitale ,
mio caro albergatore , non vi sa
reste però liberato oggi da me, giac
chè, come vedo, innanzi a noi c' è
un ampio lago; e di traversare di
nuovo a sera il bosco fortunoso ,
il cielo me ne guardi.
- Non ne parliamo troppo » , ri.
spose il pescatore ; e condusse il
forestiero in casa .
o 15
Ivi presso al focolare , da cni
una debole fiamma illuminava fio
camente la stanza , era seduta, in
una grande sedia a bracciuoli la
vecchia moglie del pescatore. Ve
dendo entrare il cavaliere si levò
alquanto , salutandolo cortesemente,
ma si rimise tosto a sedere nel co
modo seggiolone senza offrirglielo ;
su di che il marito disse sorridendo:
- « Non abbiate a male , si
gnore, che ella non vi ceda il mi
glior sedile che sia in casa : è co
stume tra noi povera gente, che
esso si lasci alla vecchiaia .
- Che dici mai, marito mio ?
disse la vecchia con un tranquillo
sorriso . Come puoi credere che il
nostro ospite non sia tanto buon
cristiano, da voler cacciare, giovi.
ne come egli è, i vecchi dai loro
seggi ? - Erivolta al cavaliere: « Se
detevi, disse, giovine signore. Tro
verete colà nell' angolo un' altra
scranna bastantemente buona ; bi..
sogua solo che non vi agitiale trop
po sopra diessa, perchè l'un piede
non è troppo fermo » .
Il cavaliere andò a prendere la
scranna e postovisi a sedere non
senza circospezione, gli pareva di
trovarsi tra congiunti, e di essere
appunto tornato di lontano a casa ,
I tre freschi conoscenti comincia .
rono a ragionare insieme nel tuo
no il più confidenziale ed amiche
vole. Del bosco , di cui il cavaliere
domandò conto più volte , non c'era
mezzo che il pescatore volesse par
Jarne , e molto meno diceva esso
doversene parlare all'imbrunire; ma
tanto più pronto si mostrò a rac
contare del loro modo di vivere e
d 'ogni altra cosa che li riguardas .
se , e i due buoni vecchi ascolta .
vapo con visibile piacere quello che
loro parrava il cavaliere de' suoi
viaggi, e come egli avesse una rôc
ca alle sorgenti del Danubio , e si
chiamasse Uldebrando da Ringo
stalle . In mezzo ai discorsi, il fo
restiero avea udito ballere più vol.
te leggermente all'umile finestruola
della camera , come se taluno vi
versasse contro dell'acqua. Il vecchio
aggrottava le ciglia in segno di dis
approvazione ogni volta che que
sto suono singolare si faceva sen .
tire ; ma quando un gello d' acqiia
venne a rovesciarsi per di fuori
contro i vetri , sicchè gli spruzzi
penetrarono nella stanza a traver
so le mal connesse imposte, si al
zò mezzo in collera , e movendosi
verso la porta , sclamò in luono di
rimprovero :
« Oodina, vuoi tu finirla con
codeste ragazzate ! E per sopra
più , evvi oggi in nostra casa un
forestiero » ,
18
· Di fuori tutto tornò ad esser tran
quillo , se non che si udiva un lie
ve sogghigoare ; e il pescatore lor
pandosene a sedere disse :
- « Bisogna che abbiate pazien
za, caro signore, quaud’anche ella
si permetessemaggiori libertà , giac
chè non lo fa per caltiveria . È la
postra figlioccia Oodiva , che non
vuol lasciare le fanciullaggini, quan
tunque non debba essere lontana
dai diciotto anni, ma del resto, co
ine or vi diceva , ella è d ' ottimo
fondo .
- Tu bai bel dire ! riprese sua
moglie scuotendo il capo . Quando
tu ritorni dalla pesca o da qual
che gita, può darsi che i suoi scher
zi ti divertano , ma la è un ' altra
cosa per chi l'ha intorno tutto il di
senza cavarne una parola assegna
ta ; onde invece di trovare in lei
invecchiando una coadiutrice nelle
19 -
faccende domestiche , bisogna por
meute che le sue pazzie non ci met
tano tulto a soqquadro. Bisognereb
be essere un santo per non perde
re alla fine la pazienza .
--- Non t' adirare ! rispose sor
ridendo il pescatore. Tu hai a fare
con Oudina, ed io col mare. Se
anche questo mi lacera talvolta le
reti o guasta i miei lavori, gli vo
glio però bene, e tu pure vuoi be
de all' amabile giovinetta, ad onta
del da fare che ti dà.
- È impossibile sdegnarsi sul
serio con lei » , aggiunse la buo
la vecchia , sorridendo piacevol
mente.
A queste parole si spalancò im
provvisamente la porta , e una va
ghissima biondina entrò saltellan .
do, e dicendo :
- « Voi m 'avete burlato , papà ; .
dov 'è dunque codesto forestiero ?»
20
Ma accortasi nello stesso punto
del cavaliere , gli ristette innanzi
stupila . Uldebrando guardava ma
ravigliato la bellissima fanciulla , e
la guardava tanto più attentamente ,
perchès'immaginava che solo la sor
presa gliene lasciasse il tempo , e
che la confusione la farebbe sull'i.
stanle fuggire ; ma s'inganno. Poi.
chè essa l'ebbe lungamente colem
plato , gli si avvicinò con coolden

messasi a baloccare con una ine.


daglia d ' oro che esso portava sul
petto appesa ad una ricca catena,
gli disse :
« Come sei tu finalmente ar
rivalo nel nostro povero tugurio ,
bello e gentile cavaliere ? Dovevi
tu dunque errare anni ed anni pel
mondo prima di venire a noi?
Vieni tu dal bosco inospitale,mio
bell' amico ? »
21
Ma sdegnata la vecchia non gli
diè tempo a rispondere, e si mise
a garrire la fanciulla ', affinchè o
nestamente si levasse e si meltes .
se al lavoro. Ondina avvicinò alla
sedia del cavaliere una panchet
ta , e adagiatavisi coll' occorrente,
disse ;
- « Qui vo' lavorare »
Il vecchio pescatore fece quello
che genitori soglion fare con figli
malavvezzati; fè vista di non ve
dere il capriccio d 'Ondina, e si po.
se e parlar d 'altro ;ma questa non
lo lasciò andar oltre.
me « Ho domandato , disse ella,
al nostro ospite donde venga, e non
m 'ha ancora risposto.
- Vengo dal bosco , amabile
creatura, riprese questi.
Ebbene, diss' ella, devi var.
rarmi come vi sii entralo, giacché
ognuno ne ha paura ; e che av
22 -

venture vi abbi corso, non poten .


dovisi entrare senza averne » . ,
Uldebrando rabbrividi alquanto
al pensarvi, e guardò involontaria
mente verso la finestra , parendo
gli che dovesse guardar dentro qual
çuna delle strane figure che gli
eran comparse nel bosco. Non ve,
dendo però se non la buia polle che
faceva di fuori, si pose a voler par
rare la sua storia, quando il pesca,
tore l'interruppe dicendo ;
« Sospendete, signor cavaliere ,
il vostro racconto ; non è questo il
lempo di tener simili discorsi » . :
Ma Ondina si levò indispettita
dalla sua panca , e rovesciandosi le
mani sui fianchi, e piantandosi d 'in
contro al vecchio pescatore,
- « Come ? gridò , non ha da
raccontare ? E perchè nò , papà ?
Io lo voglio, ed egli deve raccons
tare ; lo deve »
23
Cosi dicendo balteva il gentil
piedino in terra con dispetto , ma
tutto ciò con tanta grazia e bizzarria,
che Uldebrando poteva torcerne an
cormeno il guardo vedendola in col
lera, che quando era tutta cortesia .
Ma il vecchio padrone di casa non
potendo più a lungo contenere l'ira
fin 'allora compressa, simise a sgri
dare fortemente Ondina pel suo
troppo libero contegno verso il fo
restiero ; ed esso e la moglie non
cessando dal farle rimproveri, On
dina gli interruppe dicendo : i
Se volete garrire e non
fare quel che mi piace, reslateve
ne a dormir soli nel vostro cadente
ed affumicato fugurio » .
Ciò appena detto , si gettò come
uno strale fuor della capanna e
scomparve a tutto corso nel buio .
CAPITOLO II.

In che modo Ondina era giunta alla


stessa capanna.

Uldebrando e il buon vecchio


sorsero da sedere, e vollero tener
dietro alla bella fuggitiva , ma giunti
cbe furono alla porta , nessuno stre,
pito , nessuna traccia appariva per
dove si fosse messa. Uldebrando
interrogava collo sguardo il suo o
25
spile e stava quasi per persvadersi
che l'amabile giovinetta , or dilegua
fasi nelle ombre , non fosse altro
che una continuazione delle strane
apparizioni avute nel bosco, ma il
vecchio borbottò tra sé e sé :
« Non è la prima volta che
ella ci fa tal giuoco ; ed ora ci la
scia in angustie e senza poter dor
mire per tutta la notte, giacchè chi
są se una volta o l'altra non le ac
cadrà qualche cosa di male , restan
dosene così sola e al buio fino al
maltino » .
. - Per amor del cielo ! andia .
mone dunque in cerca , esclar , Ul.
debrando inquieto .
- A che fine! rispose il vecchio .
Sarebbe imperdonabile se lasciassi
che voi cercaste solo nell'oscurità
la pazzerella ; e le inie povere gam .
be non valgono a raggiungerla , se
anche sapessi dove s' è cacciala .
- 26 .
: Ma almeno, tornò a dire Ul.
debrando , chiamiamola e preghia
mola di ritornare » . E cominciò a
gridare con voce commossa : « On
dina ! Ondina! Deh ! torna indietro » .
Il pescatore tentenpava il capo
dicendo che il gridare serviva a
pulla , e . che il cavaliere non sa
peva quant' ella fosse capricciosa.
Cosi parlando non lasciava però di
gridare anch'esso ditanto in tanto .
- « Ondina, cara Ondina ! Tene
prego, torna indietro almeno que.
sta volta » .
· La cosa ando nondimeno come
esso avea detto . Ondina non si la
sciò vedere nè sentire ; e il vec
chio non volendo in aleun modo
permettere che Uldebrando an .
dasse in traccia della fuggita , am .
bedue dovettero tornarsene nella
capanna. Quivi trovarono che il fuo
co era omai spento , e che la buo
tla vecchia la quale non si era
preso a cuore, come il marito , la
fuga e il pericolo d ' Ondina , era
già andata a riposarsi. Il pescatore
simise a soffiare ne'carboni, sovrap
ponendovi delle legne secche , e
rianimata cosi la fiamma , andò a
prendere un boccale di vino , che
posò sulla tavola innanzi a se ed
al suo ospite.
o Anche voi siete in pena per
la scioccherella , disse poi al carat
liere : onde invece d 'annoiarci sulle
feuoie cercando invano il sonno , vo
gliamo passar una parte della notte
bevendo e chiacchierando : non è
vero ? »
Uldebrando se ne disse contento :
Il pescatore ľ obbligó gentilmente
a prender possesso del posto d 'o
nore lasciato vuoto dalla moglie ,
e ambedne si misero a bere e ciata
lace , come a bravi é fidati uomini
- 28 -
si conviene. Dapprincipio , ogni
volta che si moveva un nonnulla
fuori alla finestra, od ancbe se nulla
vi si moveva , l' uno e l'altro alza .
· va la testa dicendo: « Ella viepe .
Ambedue allora ammulolivano al.
cuoi momenti , e proseguivano poi
i loro discorsi con uno scuotinen
to di capo od un sospiro , vedendo
nessuno coinparire. Non potendo
quindi pensare ad altro che ad On
dina ,non seppero far dimeglio che,
ascoltare , come essa fosse capitala
al tugurio in cui si trovavano.
6 Saranno ora quindici anni,
cominciò a dire il pescatore , che
m ' occorse una volta di passare il
bosco con dei pesci per portarli
alla città . Mia moglie era rimasta
a casa, come al solito , e allora an
che per una cara cagione, giacchè
Dio ci avea fatto dono, benchè a
vanzati in età , d ' una bellissima
banıbina. Già si poneva tra noi la
quistione , se dovessimo a cau
sa di essa abbandonare la cara no.
stra penisola per far educaremeglio
la fanciullina in luoghi popolosi ,
poichè, quantunque da noi, povera
gente, non sia come coi ricchi si.
guori , ognuna fa quel che può.
Durante tutto il cammino , non feci
che pensarvi. Questo tranquillo a .
silo mi è tanto caro ! ed io rabo
brividiva al pensare in mezzo al
tumulto e al grido della città , che
fra poco sarei anch' io per porre
la mia dimora in tal luogo o in
uno simile . Contullociò non ho mor
morato contro Douneneddio ', anzi
l' ho ringraziato in silenzio per la
peonata , e direi il falso se volessi
asserire d 'averavuto qualche incor *
tro entrando nel bosco o uscendone ,
como in generale non possolagoaro "
- 30 i
mi d 'avervi mai avuto alcun sinis
stro. Il Signore fu seinpre con me
nel bosco avventuroso » .
Qui il pescatore si levò dalla
testa calva la berretta è giungendo
le mani rimase álcun tempo como
in orazione, poi prosegui.
- - Obime! al di qua del bosco do.
veva cominciare la mia miseria . Mia
moglie mi venne incontro piangen .
do dirottamente e vestita a lutto .
O Dio buono , esclaniai al vederla ,
dov' è la nostra cara figlia ? Di su
presto ! - Presso Colui, che tu in
vochi , fu la risposta , e ambedue
piangendo entrammo nella capanna.
Domandai dell' esauime corpicino ,
e allora udii la trista istoria . La
njia donna era seduta con in grem
bo la fanciullida in riva al lago , e
scherzaya beata con lei, allorchè .
questa si curva d ' improvviso sula
l' acqua come se vi scorgesse quale
- 31
che bella cosa, Mia moglie la mia
ra ancora sorridere, povera angio
lella , e stendere le manine come per
afferrare non sa che ; quand' ecco
pel subito movimento le suruc
ciola dalle braccia nell' acqua, Ho
frugato e rifrugalo per pescare il
cadavere , ma inutilmente ; né la
più piccola traccia mi riusci di fro
varne. La sera dello stesso giorno
in cui ci colpi tale disgrazia , sede
vamo noi poveretti nella capanna
piangendo in silenzio e fissando
stupidamente il fuoco del cammi.
no , allorchè uno strepito singolare,
come d'acque che si frangano con
tro l'arena , si fe' sentire alla no
stra porta ; indi questa s'aperse , e
una bellissima fanciullina di forse
tre o quattro anni, riccameole ab
bigliata , ci sorrise d'in sulla soglia ,
Restammo muti dallo stupore, ed
io ondeggiava ancora nel dubbio
32 -
së fosse realmente un'umana crea .
tura o una semplice apparizione ,
quando le vidi sgocciolar l' acqua
dai biondi capegli e dai ricchi abili,
e m 'accổrsi che la poverina dove.
va essere giaciuta nell'acqua e a .
vea bisogno di aiuto . Moglie mia,
diss'io , nessuno ci ha potulo sal.
vare la nostra cara figlia ; vogliamo
fare per gli altri ciò che ci ren
derebbe le persone più felici della
terra, se qualcuno polesse farlo
per noi. Svestimmo la ragazzetta e
messala a letto , la coofortanimo
con delle bevande riscaldanti , ed
essa ci lasciò fare senza dir paro .
la , sorridendoci pur sempre con
que'suoi soavi occhi azzurrini. Il
giorno dopo apparve che la fan .
ciullina non ve avea riportato al.
con male , ed io le domandai dei
suoi genitori e del come ella fosse
veoula à noi. Le risposte che ne
33
diede, erano assai confuse. Di lon
tano bisogna che ella venga per
certo , giacchè, oltre che in questi
quindici anni non m ' è stato pos.
sibile di avere alcuno schiariinento
sulla sua nascita , ella lieve qual
che volta dei discorsi tanto curio
si , che in verità si potrebbe quasi
credere che sia caduta dal mondo
della luna. Parla di regge lulle:
d 'oro , di palazzi di cristallo , e che
so io . Quel che ella raccontò di più
chiaro fu , che andando a diporto
colla madre sul gran lago, vi era
caduta , e che non aveva ripreso
l 'uso de'sensi che qui sotto gli al.
beri, dove la vista dell'amena piag .
gia le avea fallo inolto piacere . Un
dubbio importante si levò allora in
noi a crucciarci. Che si tedesse ed
educasse la fanciullina trovata in
luogo della perduia , fu ben tosto
unanimainenle risolto: ma chi po .
- 34
teva dire se fosse battezzata o no ?
Essa stessa non sapeva darcene no
tizia , solo ci rispose più volte di
sapere che era una creatura fatta
per la gloria di Dio , e che tutto
ciò che fosse per la gloria di Dio ,
ella era pronta a farlo. La mia
donna ed io ci dicemmo: Se non
è battezzala non v'è tempo a per
dere ; e se lo è di già , nelle cose
buone è meglio troppo che poco.
Per conseguenza pensammo ad un
nome conveniente per la bambina,
cuinon sapevamoancora come chia .
mare , e ci decidemmo per quello
di Dorotea , perchè io aveva sentito
una volta non so dove , che que
sto pome significa dono di Dio ,
ed essa ci era stata veramente do
nata da Dio per alleviare il nostro
dolore. Ma la fanciulla non volle
saperne, e si ostinò a dire, che i
suoi parenti l' avevano chiamala
to 35
Ondina, e che Ondina voleva con
ținuare a chiamarsi. A me pareva
questo uo nome pagano, che non
si trova in alcun calendario , e an
dai per consiglio ad un prete nella
città . Anche questi non volle sen .
tire parlare del nome d 'Ondina, e
alle mie preghiere acconsenti a pas,
sare il bosco onde ministrarle il
battesimo nella mia povera capan
na. La ragazzella era cosi avve
vente e cara ne'suoibegli abitini da
festa , che il buon prete fu incan .
fato al vederla , ed ella seppe si
ben fare colle sue nioine cd in
parte anche col non voler cedere
ad ogni patto , che il dabben pre
te, per quanto fosse prima contra
rio al vome d 'Ondina , dovette fi.
nire col dargliela vinta . Fu dun
que hattezzata con questo nome ,
e si contenne, durante tutta la sa
era cerimonia, con una straordina .
- 36 -
ria composiezza , abbenchè sia al
solito irrequieta e morbinosa. Giac
chè, quanto a ciò mia moglie ba
tulle le ragioni; abbiamo avuto un
bel da fare con lei. Se vi dovessi
raccontare. . . . »
Qui il cavaliere interruppe il
narratore per fargli rimarcare uno
strepito come d 'acqua , ch 'egli ave .
va notato già da qualche tempo ,
e che ora si faceva sentire con
impeto crescente . Ambedue si fe.
cero alla porta , e al lume della
luna sorta nel fraltempo , videro
come il torrente che scorreva dal
bosco , varcate le sponde , avesse
inuondato la pianura , strascinando
ne' suoi poderosi vortici alberi e
sassi. Il turbine , quasi fosse stato
destato dal romore, scoppiò dai
nuvoloni neri ed accavallati , che
come speliri passavano di tanto in
tanto rapidissiini sopra il disco della
- 37 -
luna. Il lago rombaya solto i cozzi
dei venti scatenati, e gli alberi ge
mendo e storcendosi dalla radice
alla velta, parevano domandar soc
corso contro il nemico, che li pre
meva. « Ondina ! Per amor del cie
lo , Ondida ! » gridarono i due di
conserva impauriti. Ma non rice.
vendo alcuna risposta , lasciato ogni
riguardo , si misero a correre un
di qua l'altro di là , in cerca della
smarrita.
CAPITOLO III.
Come ritrovassero Ondina.

Uldebrando si trovava in uno


stato d ' esaltazione che sempre
più cresceva , quanto più an
dava cercando inutilinenle nelle
tenebre. Il pensiero che Ondina
non fosse che una aerea appari
zione, andava prendendo in luimag
gior forza, e l'urtare del turbine e
- 39 -
dell'onde, il gemere degli alberi ,
l'imperversare di tutti gli elementi
in un luogo prima si ameno , l'a
vrebbe per poco indotto a credere
che la penisola intiera, in un colla
capauna iviposta e co' suoi abitatori,
fossero una vana chimera , se di
mezzo al trambusto non gli fossero
venute continuamente all' orecchio
le grida angosciose del pescalore
per richiamare Ondiva , e il pre
gare che la vecchia faceva ad alla
voce . In questi pensieri giunse ale
l'orlo dell'acqua del torrente , e vie
de al lume della luna come questo
avea preso il suo corso proprio
dinanzi al bosco , facendo della
penisola una vera isola .
« . 0 Dio mio ! pensò seco stes
so . Se Ondina avesse osalo entra
re alcuni passi vel hosco terribi
le, fors'appunto perchè io non le
volli raccoptare ciò che ini vi ac
cadde, ed ora piangesse sola colà ,
senza poter più rivarcare il tor
rente ! »
Un grido di terrore gli sfuggi
al pensarvi ; e giovandosi di alcu
ni sassi ed alberi schiantati, entrò
nel fiume per passare a guado o
a puoto di là di esso a cercar
vi la smarrita. Gli tornò a mente,
a dir vero, quanto gli era occorso
di spaventoso in pien giorno nel
bosco ora si agitato , e soprattutto
gli parve . di vedere che una figura
umana lunga lunga e vestita di
bianco , cui egli non conosceva che
troppo , gli facesse capolino dall'al.
tra riva ghignazzando ; ma appunto
queste immagini lo fermarono nel
proposito , pensando che Ondina ,
trovandosi sola in mezzo a loro ,
doveva essere mezza morta dalla
paura . :
Afferrò un forte ramo di pino ,
- 41 -
e appoggiandosi ad esso entrò, a .
nimoso vell'onde, contro al cui im
peto appena poteva reggere,allorchè
sentì dirsi da una voce armoniosa
accanto a sè :
« Non fidarti, ve' | non fidarti !
Il vecchio torrente è traditore » .
Uldebrando riconobbe la voce
soave d ' Ondina. Come incantato
ristelle un momento nelle tenebre,
giacchè le nubi velavano in quel
momento la luna. Le onde che
impeluose gli battevano il basso
della persona , lo facevano quasi
vacillare ; ma non s 'arretrò .
« Se tu non sei real:nente vici.
na a me, se non sei che un ' illu ,
sione, disse finalmente ad alla vo
ce, avanzandosi nel mezzo del tor
rente , non voglio vivere nemmen
jo e vo 'diventare un 'ombra al par
di te, inia cara Ondiva.
Guardari indietro ! ina guar.
- 42 -
dati dunque indietro , mio bell' a
canto a lui; e il cavaliere rivolgen .
dosi, distinse al chiaro della luna ,
or di nuovo sgornbra di nubi, On
dina mollemente coricata sull'erba
in una piccola isoletta lasciata in
secco dall'onde traripate, e prolet
ta dai rami intrecciati d ' antiche
piante.
Oh con qual forza l' animoso
giovine si servi allora del suo roz
zo bastone ! In pochipassi supero
l'acqua che si frapponeva tra lui
e la fanciulla , e fu vicino a lei
sull'isoletta . Oudina si sollevd al
quanlo da sedere, e cingendolo col
l'un braccio , l'attirò a sè sul suo
molle sedile .
« Qui devi varrarmi, bell'a.
mico ! gli susurrò ella all'orecchio .
Qui non ci odono i vecchi; e que
sto tronco di verdura val meglio
della meschina loro capaona .
- 43
- Ohlé un paradisol» esclarnò
il cavaliere baciando e ribaciando
l'ainorosa giovinetta .
Intanto il vecchio pescatore era
giunto alla proda del torrente e
gridaya verso i due giovani:
« Eb ! signor cavaliere , io vi
ho accolto , come ad onesto uomo
si conviene verso un altro , ed ora
amoreggiate la mia figlioccia , e per
soprappiù lasciate me errare in an
gustie nella notte .
- Anch 'io non l'ho trovata che
or ora , rispose il cavaliere.
- Tanto meglio ! soggiunse l'al
tro , ma ora conducelela senza in
dugio da me » .
Ondina però non voleva saperne:
diceva di voler internarsi col fo
restiero nel bosco , anzichè tornare
della capanga, dove non si faceva
la sua volontà , e donde il bel ca.
valiere dovrebbe pur partire pre
- 44 -
sto o tardi: e ricingendo colle brac
cia Uldebrando ella , cantava con
indicibil grazia :
Dalla valle romita, profonda,
Fuggi l'onda – e furtuna cercò :
Giunse ratta del mare alla sponda
Nè più l'onda - alla valle iorno.

Il vecchio pescatore piange


va desolato a quel canto , na On
dina non ne pareva molto com .
mossa ; baciava ed accarezzava il
cavaliere , che finalmente le disse :
Ondina, se te non toccano
i lamenti del povero vecchio , io
per me non so reggervi. Toroia .
ino a lui » .
Maravigliata gli levò essa in
contro i grandi occhi cerulei, e ri
spose lentamente :
Se tu lo vuoi, si faccia : io
non voglio che ciò che tu desideri.
Ma il vecchio mi deve priina pro
- 45 -
mettere , che ti lascierà raccontare
ciò che hai veduto nel bosco, e ....
il resto anderà da sé.
- Vieni ! Del vieni ! » dicera
il pescatore, senza poter aggiunge
re una sillaba di più e in cosi dire,
le stendeva incontro le braccia che
arrivavau quasi Gino al di qua del
l'acqua, le accennava col capo, come
per indicare che acconsentiva al suo
volere ; e i bianchi capegli gli pen
devano in codal inodo strano da
ainbi i lati del volio , che Ulde .
brando non potè di meno di pen
sare alla figura che avea veduta
nel bosco . Senza rimanerne però
spaventalo, il giovane cavaliere pre
se la bella fanciulla tra le brac
cia , e la portò oltre il piccolo spa.
zio che separava l'isoletta dalla ri.
ya. Il vecchio si gello al collo
d'Ondina , e non poteva saziarsi
dall'abbracciarla e baciarla ; anche
- 46 -
la moglie , ivi accorsa , la ricevet.
le con non minore cordialilà . Di
rimproveri non si fe ' pur parola ,
tanto più che Ondina, deposla o .
gni ombra di dispetto , rendeva con
usura ai buoui vecchi le carezze
di cui l'uno e l'altro la colmavano .
Quando la prima gioia del ritro
varsi fu calmata , l'orizzonte al lem .
bo estremo del lago cominciava a
colorarsi, il turbine avea dato luo
go, gli angelletti gorgheggiavano sui
rami ancora gocciolanti. E siccome
Ondina insisieva perchè il cavaliere
raccontasse la sua storia, cosi i due
vecchi s'accomodarono volontieri al
desiderio di lei.Si servi una colazione
sotto gli alberi che ombreggiavano
la capanna dalla parte del lago, ed
ognuno si pose contento a sedere, ad
eccezione d 'Ondina che non si lasciò
distogliere dall' adagiarsi sull' erba
appiè del cavaliero. Dopo di che Ul
debrando cominciò a parlar cosi.
CAPITOLO IV .

Di ciò che era occorso al cavaliero


nel bosco .

- « Saranno circa olto giorni che


io entrai nella ciltà che giace di
là del bosco. Poco dopo vi si
tenne una bella giostra , dov'io non
lasciai in riposo la mia lancia
ed il mio destriero. Un giorno che
mi appoggiava ad una barriera per
- 48
riposare alquanto dal faticoso givo
co, e rimetteva l'elmo ad uno dei
miei scudieri, mi venne sott'occhio
una bellissima donzella , che in
magnifico abito stava guardando da
un verone il torneo. Domandai al
vicino chi ella fosse , e questi mi
disse che si chiamava Bertalda e
che era tenuta in luogo di figlia
da uno de'più potenti duchi di là
intorno . M ' accorsi che anch ' essa
guardava me, e come si suole tra
noi giovani cavalieri , se prima a
veva fatto la mia parte , ora feci
ancor di più . La sera al ballo fui
il compagno di Bertalda , e conti.
nuai ad esserlo per tutti gli altri
giorni della festa » .
Uldebrando fu qui interotto nella
sua narrazione da un acuto dolore
che provò nella manca mano , e
vi portò lo sguardo. Ondina gli a
veva dalo di morso nel mignolo
co' suoi denti d ' avorio , e parera
forte sdegnata. Ad un tratto però
lo guardò in dolce alto di rimpro .
vero e susurrò : . Anche voi fate
lo stesso con me » . Si nascose
quindi il volto colle mani, e il ca.
valiere turbato in singolar modo e
fallo tullo pensieroso, continuò la
storia .
« La è una ragazza alliera e
capricciosa quella Bertalda. Al se
condo giorno mi piacque già me
no che al primo, e al terzo ancor
meno che al secondo. Continuai a
corleggiarla , perchè mostrava pre
ferirmi agli altri cavalieri , e cosi
avvenne che la richiesi d ’uno dei
suoi guanti. - Sì, se mi portate polizia ,
senza aiuto di chicchesia , del bo
sco temuto - disse ella, lo non
attaccava a dir vero grand' impor
tanza alla possessione del guanto ,
ma le parole eran lanciale , e un
- 50 -
cavaliere d ' onore non si rifiuta a
simili prove.
- Io credera ch 'ella v 'amasse ,
interruppe Ondina il narratore .
- Così pareva , rispose Ulde
brando.
: Bisogna dunque che la vo .
stra Bertalda sia bene sciocca ,
riprese la fanciulla ridendo. Man
dar via uno che si aina, e per so .
prappiù esporlo a pericoli ! Per
me, il bosco e le sue apparizioni
avrebbero potuto aspettare lungo
tempo.
- Presi dunque la via del
bosco ieri mattina , continuò il ca .
valiere sorridendo amorosamente
ad Oudina. Gli alberi facevano si
vaga mostra di sé, distribuiti come
erano in gruppi pittoreschi sull'er
hoso terreno, le fronde agitate da
lieve ôra susurravano sì piacevol.
meute , che dovetti ridere fra me
- 51 -
e me delle persone che aveano
fatto di questo bosco la sede di
fantasime e paure. Non vi vorrà
molto a passare e ripassare il bo
sco ; pensai allegro , e in un bat
ter d ' occhio mi trovai internato
nel più fitto , senza poter oltre ve.
dere la pianura che aveva lasciata
indietro . Mi cadde allora in animo
che avrei potuto facilmente smar
rirmi nell'ampio bosco , e che que
sto era forse l'unico pericolo che
sovrastasse a chi vi si metteva.Fer
mai quindi il cavallo per orien
tarmi coll' aiuto del sole , che in
tanto s'era levato più alto sull'o
rizzonte ; e mentre guardo così in
su , vedo tra i rami d 'un 'alta quer.
cia non so che di nero , che si
muove. Credendo che sia un or.
so, do di mano alla spada, quando
lo sento dirmi con una vociaccia
· umana, ma aspra e profonda: « Se
- 52
io non isbroccassi quassů i rami,
con che ti avrebbero ad arrostire
oggi a mezzanolte, signor ficcapa
so ? » E così dicendo digrignava i
denli e schiantava i rami con lale
strepito , che il mio cavallo impaus
rito mi portò pel bosco a tutto
corso, prima che avessi tempo di
vedere che diavolo si fosse .
. - Non istale a nominar colui,
disse il vecchio pescatore , facen .
dosi il segno della croce; la vec .
chia ſece lo stesso; Ondina guar .
dando il suo favorito, disse ridendo :
- « Il meglio della storia è
che non l'hanno arrostito davvero.
Prosegui, mio bell'amico » .
Il cavaliere proseguì.
- « Mille volle credei che il
mio cavallo , cui non poteva pin
frenare, e che sbuffava per gran cor
rere , nia più ancora per la paura ,
mi porlasse contro un qualche Iron
- 53 ano
co d'albero . Per ultimomi vidi ina
panzi un dirupo , da cui sarei in
fallibilmente precipitato, se , come
mi parve, una lunga figura bianca
non fosse venuta a gettarsi tra es
so e il cavallo , sbarrandogli la stra
da. Questo s'impennò impaurito , e
m 'accôrsi allora che colui a cui
andava debitore della mia salvez
za, nou era altrimenti una figura
umana, ma si un chiaro torrentel
lo , che cascava vicino a ine da
una rupe, tagliando al mio cavallo
la strada.
Abbiti grazia , caro torrente lo
esclamò Ondina battendo le mani:
ma il vecchio crolló espressivamen
te il capo, senza dir parola.
Non aveva ancora finito di
ravviare le briglie e di rassettar
mi in sella , continuò Uldebrando ,
che mi vidi accanto uu omicialto .
lo singolare; piccolo e deforme olo
tre misura, e con un naso che non
era di molto più piccolo di tutto il
resto della persona. Il nano cercava
di mostrarmisi piacente , contorcen .
do la boccaccia ad una specie di
riso e facendomi mille inchini e
riverenze, Nauseato gli resi il sa
luto , e torsi il cavallo coll' animo
di andar in cerca di qualche altra
avventura, o se non ne trovassi, di
ritornarmene , giacchè il sole co
minciava a piegare verso ponente;
ma il nano si volse esso pure ra
pidissimo, e si piantò di nuovo di
Danzi al corridore. « Fatti da ban .
da, gli gridai adirato : l' animale é
ombroso , e potrebbe facilmente
calpestarti.
Eh ! cacciò fuori l oiniciot
tolo . Datemi prima una mancia ,
poichè v 'ho fermato la bestia. Sen
za di me giacereste con essa fra
cassato laggiù nel dirupo.
- 55 -
- Levamiti dinanzi, fastidioso !
ripresi; e se vuoi del denaro ec
colene, quantunque lu menla nel
dire che m 'bai arrestato il caval- '
lo , giacchè a quel Torrente colà io
debbo la mia salvezza , e non a te ,
miserabile » .
Così dicendo , lasciai cadere una
monela d ' oro nel suo fantastico
berrelto , chemi tendeva aperto di
napzi, e continuai la mia strada ; ma
quegli non desistendo di gridare die
tro di me , con un ' inconcepibile
prestezza mi ebbe ben losto raggiun
io. Misi il cavallo al galoppo ; an
cli' egli galoppava par pari, per quan
ta pena paresse avere , e faceodo
molte smorfie e ridicole contorsioni,
gridava continuamente , tenendo alta
la moneta . Monela falsa ! danaro fal
so ! dacaro falso ! monela falsa !
Ansanle e Irafelalo proferiva que
sle parole con tanta fatica, e cac
- 56 -
ciando fuori tanto di lingua , che
pareva dovesse cascar morto ad
ogni mutar di passo I Confuso mi
arrestai, e il richiesi perchè a quel
modo schiamazzasse .
--- Eccoti ancora dell'oro, aggiun
si, dandogli alcune altre monete ;
ma lasciami in pace ».
Il piccino ricominciò le sue
sciocche riverenze , e rispose tar
tagliando.
- 6 Non è oro , non è oro che
m 'abbisogna, mio bel sigoorino ! Di
questo ne ho anch' io a bizeffe :
voglio provarvelo » .
A queste parole, parvemi tut.
to ad un tratto di poler vedere a
traverso il verde suolo , come se
fosse di vetro , é che la terra fos
se rotonda come una palla e che
mille strane figure siinili al nano
che mi stava accanto , vi giocas
sero con dell'oro e dell' argento .
Facendo capitomboli e capriole si
lanciavano essi per ischerzo a vicen
da i ricchi metalli, o sisoffiavano l'un
l'altro negli occhi la polvere d 'oro
sghignazzando. Il mio mostruoso
collocutore, che eramezzo dentro e
mezzo fuori , si fece dar su da
gli altri molto e molto oro, cui mi
spiegava innanzi con un ghigno, in
di rilauciava pel profondo. Mostró
poi le monete d 'oro, che aveva ri
cevute da me ai compagni, e que
sti si misero a ridere sghanghera .
tamente, ed a fischiarmi. Finalmen
le stesero tutti le acute dita spor
che di melalli verso di me, e fa
un orribile frastuono , mi si mos
sero incontro. Allora fui preso
da subilo spavento , come poco
prima il mio cavallo ; e datogli
di sprone, mimisi per la seconda
volta a correre alla venlura pel
bosco .
- 58
Allorchè mi fermai, cominciava.
si a sentire il rezzo della sera . Vi
di luccicar tra i rami un sentiero ,
il quale mi parve che dovesse
condurre alla città ;ma quando vol.
li mettermi per esso , mi trovai in .
mapzi una faccia bianca, i cui trat.
ti mul pronunziati s'andavano sem
pre cambiando , e chemi guardava
fiso fiso di mezzo alle foglie . Cercai
di evitarla, ma dovunque mi driz
zassi, ve la trovava . Adirato volli
infine spronarle incontro il corri
dore, ed ecco che un fiollo di bian
ca schiuma viene a coprire me ed
il cavallo , in modo che siamo for
zati a dar volta . Cosi ci cacciò a
passo a passo , allontanandoci sem
pre più dal sentiero, e non lascian
doci libera che una strada : se pe
rò m ’alteneva a questa , ci seguiva
è vero da vicino , ma senza farci
alcun male . Volgendomi di quando
- 59
in quando, m ’ avvidi che la bianca
faccia era posta sovra un corpo
gigantesco, egualmente bianco; qual
che volta mi pareva che fosse una
gran fontana ambulante , ma non
potei mai accertarmene. Stanco io
ed il cavallo , cedemmo al fantasma
che c ' incalzava , e che accennando
colla tesla pareva dirci : « Va be
ne ! va bene l » e così pervenimmo
finalmente a quest'uscita del bosco ,
dove, appena toccai la prateria , la
figura scomparve.
- Lode al cielo, che se n ' è
andala l» disse il pescalore quando
Uldebrando ebbe finito il suo rac
conto , e cominciò a parlare del
miglior modo di rimandare il ca .
valiere alla città ; ma Ondina si
mise a sogghignare, su di che Ul
debrando le disse :
moi lo credeva che tu non mi
vedessi qui di mal occhio : perchè
- 60
dunque li rallegri della mia par
tenza ?
- Perchè non puoi andartene,
rispose Ondina. Provati se ne hai
voglia , a passare a cavallo o in
barca il torrente straripato , o piute
tosto non provarvili, giacchè sare
sti sfracellato dai tronchi d ' alberi
e dai sassi che travolge. E quanto
al lago , so benissimo che papà
non può azzardarsi a passarlo col
suo burchiello » .
Uldebrando s 'alzò ridendo per
vedere se ciò che Ondina aveva
detto fosse vero; il vecchio lo se
gui, e la fanciulla tenne lor die
tro inotteggiando . Era la verità ; e
il cavaliere dovette rassegnarsi a
restare nella nuova isola finatanto
chè le acque corressero meno gon
fie. Quando i tre se ve ritornaro
no alla capanna , il cavaliere su
surrò all'orecchio della giovinetla .
61 -
« Ebbene Ondina ! ti sa male
che io resti ?
-- Andate via ! rispose dispet.
toselta la fanciulla. Se io non vi
avessi morso il dito , sa il cielo che
cosa avreste ancor raccontato di
Bertalda » .
CAPITOLO V .
Come il cavaliere viveva nella penisola.
T ' è forse arrivato , caro lettore,
di giungere ,dopo esserti molto ag.
girato pel mondo, in un luogo, do
ve ti trovassi bene ? La carità della
patria si ridesto allora in te : tu
credesti vederti innanzi le piagge
native, adorne di tulti i fiori del.
l'innocente fanciullezza , e dell ' a
- 63 -
more più puro, e ti dicesti : Oh !
potess' io qui porre la mia capan
na ! Se ti si ingannalo e abbi scon
tato dolorosamente l'errore , pul
la qui monta , nè tu vorrai a bella
posta riandare triste memorie ; ma
fa di richiamare alla mente quel
l'aura celeste di pace , quella sen
sazione ineffabile di felicità , e
avrai un' idea approssimativa dello
stato in cui viveva il cavaliere Ul
debrando vella penisola.
Egli osservava con segreto pia .
cere come il torrente corresse 0
goi giorno più rovinoso, e scavan
dosi sempre più profondo il letto ,
rompesse per lungo tempo ogni
comunicazione colla piaggia . Una
parte del giorno la passava facen
do guerra , con una vecchia ba .
lestra che aveva trovata in un an
golo dell'abituro , agli uccelli che
passavano per l'isola , e cui forni
- 64 -
ta alla cucina per l'arrosto. Qnan :
do tornava colla preda, Ondina non
lasciava quasi mai di sgridarlo per
chè privasse di vita quelle povere
bestioline, nuotanti si allegramente
nell'aria ; spesso aozi piangeva a .
maramente alla vista degli augеlletti
morti. Se però un'altra volta tor
pava a casa senza aver nulla uc
ciso , ne lo sgridava non meno, do
lendosi che per la poca di lui de
strezza si dovesse ricorrere a pe
sci e a gravchi. Questi sdegnuzzi,
lungi dall'annoiare il cavaliere ,
gli facevano tanto più piacere ,per
che Ondina cercaya ordinariamen
te di farglieli dimenticare il mo
mento dopo, colmandolo di carez
ze. I due vecchi s'erano assuefalli
all'intimità della giovine coppia , e
pareva loro che il cielo l' avesse
ad essi mandala per sorreggerli
nella vecchiaia in quell'isola deserta .
- 65 -
Apponlo per quest' isolamento as,
soluto , anche il giovine Uldebrau .
do coiniuciò a poco a puco a ri.
guardarsi come fidanzato ad Ondie
na . Al resto del mondo, al di là
del torrente non pensava alirinenti
che se non esistesse aſfalto , persuaso
come era che non gli sarebbe più
stato possibile di ritornarvi ; e se
talvolta il suo descriero faceva so
nare de'suoi nilriti la prateria ove
errava pascolando , quasi volesse
riscuotere dall' insolilo ozio il suo
siguore, o se la sua bella spada ve
niva per caso a staccarsi del chio .
do a chi era appesa , sfoderandosi
nel cadere, egli acquetava le idee
che tali accidenti facevan nascer
in lui col dirsi, che Ondiua, secon
do ogni probabilità , uon era punto
figlia d ' un pescatore , ma sibbene
uscita da qualche illustre famiglia
straniera . Uua cosa sola gli sape
- 66 -
va male, cioè che la vecchia driz
zasse in sua presenza dei rimpro
veri ad Ondina. La vispa fanciul
la ne faceva , è vero , un oggetlo
di riso, ina a lui pareva che ciò il
ferisse nell 'onore . Non potendo pe .
rò dar torto alla vecchia perchè
Ondina si meritava a mille dop
pi più que' rimproveri , non sce
mava perciò la sua defferenza per

va nel solito modo .


Un accidente venne a turbarli .
Il pescatore ed il cavaliere erano
assuefatti a trattenersi a tavola con
una mezzina di vino dopo il prane
20 ed anche la sera quando il lur
bine, che si levaya per solito al
l'annollare , si faceva sentire di fuo .
ri. Ora avvenne che la piccola prov
vigione cui il pescatore s ' aveva
portato a poco a poco dalla cilià ,
fu presto esaurila , e i due uomi
ui facevano il grugno . Ondina se
la godè a canzonarli tutta la gior
nala , senza cbe essi ribattessero i
motteggi colla ordinaria giovialità ,
ma verso sera usci dalla capanna,
come ella diceva, per non vedere
que' musi lunghi. Un temporale
pareya imminente e le acque mug .
givano battute dal vento , ond' è
che il cavaliere ed il pescalore, me.
mori della paura avula la noite
che erano iti in cerca della giovi.
nella , balzarono dalla capanna per
ricbiamarla . Ma Ondina si fece lo
ro incontro , e fregandosi le mani,
piaceyolmente lor disse :
. Che cosa mi dale se vi
procuro del vino ? O piollosto ,
von fa mestieri che mi diale qual
che cosa , prosegui essa ; giacchè
mi basta di vedervi alquanto più
di buon umore, che non foste
in tulla questa paletica giornata.
- 68 -
Venite con me : il torrente ha geta
tato alla riva uva bolle , e m ' ac
contento di dover dormire una in
tiera settimana se non è piena di
vino ».
Uldebrando e il pescatare la se
guirono , e trovarono difatti, ove
l' acqua formava un piccol seno ,
una bolticella , che diede loro spe
ranza d ' esser piena del nobile lia
quore, di cui mancavano. La si ro.
tulo prima di tutto frettolosamente
pella capanna, perchè un fiero lem .
po si levava da ponente , e ben
potevasi vedere nel crepuscolo co .
me le onde del lago acca vallando
si alzavano le bianche creste , quasi
volessero mover incontro alla piog .
gia che stava per cadere. Oudina
dava mano ai due per ridurre in
salvo il piccolo tesoro, e vedendo
presso ad irrompere il temporale,
disse alzando tra minacciante e
69
scherzosa il dito verso le nubi,
6 Eh ! eh l non isfate a bagnarci !
Non siamo ancora a posto » .
Il vecchio pescatore la rampu
guò perché provocasse con simili

natura, ma Ondina fece al solito


un soggbigno, e vulla accadde lo
ro di sinistro. All' oppostr , contro
ogni aspeltazione giunsero tutti e
tre col loro botticino nella capanua
senza che goccia li toccasse; e 80
lo quavdo, spillata la botte , si fu
trovato che conteneva un vino ec
cellente , cadde a scrosci la piog
gia , e la tempesta cominciò a far
mugghiare alberi e frulli.
Alcune bottiglie furono ben to
sto empite col covtenuto della
botle , che prometteva bastare per
molti giorni , e bevendo e scher
zando, ogni uom si pose intorno
all'amica fiamma del focolare , si
- 70
curi dal tempaccio che imperver
sava al di fuori. Se non che il vec
chio pescatore si fe ? ad un tratto
serio ed esclamò :
- Noi ce la godiamo qui con
questo buon vino , e il poveretto
cui fu rapito dalla piena , vi ha
forse perduto la vila .
- - Chi sa ! » disse Oodina, me
scendo con sorriso al cavaliere.
Ma questi battendo colla mano sul
desco. « Sull' onor mio ! disse , se
sapessi di trovarlo e condurlo a

moite nè a ' pericoli ; ma ciò vi


prometto , padre mio , che se mai
torno in paesi abitati, Troverò per
certo o lui o i suoi eredi , e pa
gherogli a più doppi questo vino» .
Queste parole del cavaliere fe
cero assai piacere al suo ospite ,
che ne lo ringrazio con un cento
del capo , e vuotò ora di miglior
voglia e colla coscienza più tran
quilla il suo bicchiere ; ma Ondia
na gli disse:
- Circa al pagare , e per
ciò che concerne il no oro, fa co
me l' aggrada ; ina quanto all' ave
venturarti alla notte ed ai pericoli,
perdonami , hai detto una corbel
leria . Io non sopravii rei alla tua
perdita, e tu pure , 100 è vero ?
ti trovi meglio presso a me ed al
buon vino ?
- Oh ! questo si ! rispose Ul
debrando ridendo.
– Ebbene! rispose Ondiva, hai
dunque detto una sciocchezza. La
prima carità comincia da sè stessi,
e che c'importa degli altri ? 29 .
La buona vecchia si tolse da lei
sospirando e scuotendo il capo; il
marito , ad onta della sua predile
zione per la fanciulla , si mise a
sgridarla acerbamente:
- 72 dan
« Come se fossi stata educata
da pagani o lurchi ! finì l'adira .
male parole .
- In verità, tornò a dire On
dina, che non so vedere dove sia
il gran male , di cui mi accusale ,
e che abbia qui a fare , dove e
da chi io sia stata allevata. Che
colpa ne ho io se la penso cosi,
e a che tanto susurro ?
- Taci!» coinaodò il pescatore,
ed ella che, malgrado la sua bal
danza, era estremamente timida, si
accostó tremando al cavaliere, e gli
domandò sotto voce, se anch 'esso
fosse in collera con lei. Il cava
liere le premette la mano , e le
carezzò le chiome, ma senza poter
parlare , tanto si adiraya di veder
la trattata così duramente dai vec
chi ; e così le due coppie si ri
masero sedute l' una incontro al
l'altra senza far parola .
CAPITOLO VI.
Di uno sposalizio.
Un sommesso bussare alla por.
ta venne ad interrompere questo
silenzio e a far impaurire la muta -
compagnia , chè un'inezia giungen
do improvvisa riempie talvolta l'a
nimo di spavento . Qui s'aggiunge
va la circostanza che il tremendo
bosco era vicino ,e l'accesso alla po.
- 74 -
• nisola impraticabile. Ognuno guar
dò sospettoso il suo vicino, il pic
chiare si fe'intender di nuovo , e
questa volta accompagnato da una
specie di gemito . Il cavaliere cor
se alla spada, ma il pescatore dis
se sotto voce:
- « Se fosse quel che io temo,
non giovano le vostre armi» .
Ondina per altro s'appressò ar
dita alla porta e grido risoluta
mente.
6 Se non resiale quieti, o gno .
mi, vi farò dare da Frescofonte tal
lezione, che ve ne ricorderete buo
pa pezza » .
Il terrore degli altri fu raddop
piato da queste parole misteriose :
iutti guardarono pavidi la fanciul
· la , e Uldebrando voleva già doman
- dargliene una spiegazione, quando
dal di fuori si udì rispondere : .
« Non son già un gnomo , ma
si una persona in carne ed ossa.
. 75 -
Se temete Dio , e volete soccorrer.
mi, o voi dalla capamua , apritemi» .
Ondina' aveva già aperto a que .
ste parole, dirigendo il lume d 'un
lauternino che teneva nella sinistra ,
in inodo che rischiarasse la notte
tenebrosa ; ed ecco apparve sulla
soglia un vecchio sacerdote, che al
subilo aspetto dalla bellissima gio
vinella diè indietro spaventato. Bi.
sogua che s'immaginasse di essere
caduto in qualche incanto o stre
goneria , vedendo sì bella figura
uscirgli incontro da una meschina
capanna, perchè cominciò ad orare.
« Tutti gli spiriti della luce lo
dano il Signore Iddiol »
« Non è una fantasima che
vedete , disse Ondina ridendo : son
io forse sì brutta ? E del resto ve-'
dete che le orazioni non mi met
tono in fuga. Anch 'io conosco Dio
e so lodarlo, chè siamo creati per
90
questo ; ognuno però alla sua ma
niera . Entrale , mio reverendo : siete
in casa di buona gente » ,
Il ministro di Dio entrò guar .
dandosi intorno e facendo riveren
za. Il suo aspetto era nobile e pre
venente ; ma l'acqua gli grondava
dalle pieghe del largo abito bruno,
dalla lunga barba bianca e dai bian .
chi capegli; onde il pescatore e il ca
valiere lo condussero in una came,
ra vicina, e gli diedero altri vestiti,
rimeltendo il largo abito di lui alle
donne, affinchè lo sciorinassero . Il
forestiero rese grazie in un tuono
umile insieme ed affettuoso per la
preinura mostratagli; ma non volle
per alcun modo accettare dal ca ,
valiere lo splendido mantello di lui,
ed addossò invece un grigio pa .

alle donne ; la vecchia cesse al sa


cerdate la sua sedia, e nou si die ,
de pace finch 'esso non vi si fu, ac .
comodato .
« Perché, diceva ella , siete ca
rico d ' anni e spossato , e oltre di
ciò siete l'unto di Dio » ,
Ondina pose ai piedi del fore,
stiero lo scannello , su cui era so ,
lita sedersi accanto ad Uldebrando,
e si mostrò allentissima e zelante
nel servizio del buon vecchio : sų
di che Uldebrando le susurrò al.
l'orecchio fino scherzo , ma essa
rispose 'seriamente :
« Amico mio , egli serve a
Colui che ha creati noi tutti; qui
non v ' è da celiare. »
Il cavaliere ed il pescatore ri,
storarono il buon prete con cibo
e bevanda, dopo di che questi, ri.
focillatosi , cominciò a raccontare
come, il di prima, si fosse mosso
dal suo chiostro , situato molto al di
là del vasto lago , per recarsi alla
- 78
residenza del vescovo, onde espor.
gli il miserando stalo a cui le ula
lime straordinarie innondazioni a .
rean ridotto il convento e le sue
dipendenze . Costrello , dopo lun .
ghi giri viziosi, a causa appunto,
delle innondazioni , a varicare un
braccio del lago traripato , s' era
imbarcato quella sera stessa con
due navigatori sovra un piccolobur
chiello , quando, toccata appena l'a
cqua , scoppiò la terribile bufera
che ancor si faceva sentire.
« Pareva , prosegui il parra .
fore, che il turbine ci avesse aspet. .
tati per farsi gioco di noi. I remi
furono bentoslo strappati di nano
ai barcaiuoli, e dispersi dall' onde.
Noi stessi privi di consiglio non
che d 'aiuto , abbandonati al furore
del tempestoso elemnento , ci ve
demmo trasportati in alto , in
di lanciati verso la loulana vostra
riva, cui vedevamo sorgere tra la
nebbia e i fiolli schiumosi. Allo
ra la barca cominciò ad aggirarsi
rapidissiinamente in vorlice . Fu
essa travolta ? ne fui io balzato fuo .
ri da un'ondata ? Dio lo sa . Privo
omai dell'uso de'sensidal violento
moto dell'acque e della coscienza
della vicina morle , mi credevo
presso a soccombere , quando un
cavallone mi gittò qui presso sulla
vostra isola.
- Sibbene, isola ! disse con un
sospiro il pescatore. Poco fa era
ancora penisola , ma daoché il tor
rente ed il lago sono inbizzarriti,
lullo è qui cangialo.
- Me ne sono accorto , rispose
il religioso , quando costeggiando
l'acqua nell'oscurità , potei dislin
gliere come un sentiero balluto an
dasse a perdersi nel torrente. Al.
lora vidi il lume nella vostra ca .
80
panna e m 'arrischiai a venir qui,
dove non posso ringraziare abba .
stanza il Cielo , che oltre all'aver
mi caihpato dalla tempesta, m ’abbia
fatto capitare a così buona gente
come voi siete ; e tanto più che
nou so se , fuor di voi quattro , ve
drò altre persone in questa vita.
- Che intendete di dire ? do
mandò il pescatore.
- Sapete voi quando finirà que.
sto imperversardegli elementi ?
continuò il sacerdote. Ed io son
vecchio : quanto facilmente può ave
venire che imiei giorni finiscano pri
ma di queste innondazioni . E non
sarebbe neppure impossibile che
il torrente s'andasse più e più al
largando tra voi e il bosco vicino,
sicchè ne foste staccati in modo
dal resto della terra , che il vostro
navetto von bastasse al tragitto , e
gli abitanti della terra ferma di.
comiso 81
menticassero nella loro dissipazio
ne la vostra vecchiaia .
- Ce ne guardi il cielo ! pro
ruppe la vecchia moglie del pesca
tore, facendosi il segno della cro
ce. Ma il marito la guardò sorri
dendo e disse:
« Come sono mai gli uomini!
E se anche ciò avvenisse , che sa
rebbevi di cangiato , almeno per le ,
cara mnoglie ? seitu andata da molti
anni più in là del confine del ho .
sco ? e hai tu veduto altre perso
ne che me ed Ondina ? Il cavalie .
re ed il pescatore che ci son giunti
questiultimi tempi, si rimarrebbero
con noi se ogni comunicazione ve .
pisse ad essere rotta , e lu avresti
quindi, anzi che perdita , guadagno.
Non so , soggiunse la vecchia ,
ma si prova uva dispiacevole sen
sazione al pensare d 'esser per sem
pre separati dall'altra gente , quan
d 'anche non la si conosca nè si veda,
- 82 -
- -- Tu resteresti allora con noi,
iu resteresti con noi » , susurro
Ondina soilo voce ; e canterel
lando queste parole si stringeva
più d' appresso ad Uldebrando.
Ma quesli era perdulo io pen
sieri. Il paese al di là del torren
te sfumava lontan lontano nella sua
mente alle parole del prete ; l' a
mena isolella in cui viveva da qual
che lempo gli sorrideva invece al
l'animo , bella di freschezza e di
felicità. La sposa gli appariva il
più bel fiore di questo pacifico ri
tiro, anzi del mondo intero ; il pre
te era li presso . Aggiungi che la
severa vecchia lanciò uno sguardo
di rimprovero alla giovinella per
chè in presenza del religioso mo
to. Il cavaliero non si seppe più
tenere, e vollo al sacerdote :
• Voi vedele, gli disse, una
- 83
coppia di sposi, o reverendo; e se
questa fanciulla e i due buoni vec .
chi nulla hanno in contrario , ci
avete ad unire fin da stassera » .
I due vecchi si maravigliarono
assai. Avevanobensi pensato a qual.
che cosa di simile , ma non l'avean
mai delto ; e quando il cavaliere
saltò fuori senza giri di paro
le con una domauda di matrimo
nio ,parve loro cosa nuova ed in
audila . Ondina s'era falla subita
mente seria , ed abbassava gli occhi
pensierosa, mentre il prete doman
daya di varie circostanze, e richie
deva il pescatore e la moglie del
loro consenso . Finalmente dopo va
rii parlari, tutto fu appianato . La
vecchia andò a disporre la stanza
coniugale per gli sposi e a pren
dere per la cerimonia due ceri be
nedetii, che couseryava da lungo
tempo. Il cavaliere s'adoprava in
tanto a snodare la catena d 'oro
che portara al collo onde levarne
due anelli da scambiare colla spo
sa ; ma appena questa l' osservò,
uscendo dalla meditazione in che
era iminersa , disse.
- « Main ) ! I miei parenti non
m 'hanno gettata nel mondo inen
dica affatto , anzi per certo hanno
preveduto che dovea venire una
simile sera 5 .
Cosi parlando usci prestamente
dalla capanna , e tornò un momen
to dopo con due preziosissimi a
nelli, di cui diede l' uno allo spo .
so , e ritenne l'altro per sé. Il vec
chio pescatore e più ancora la mo
glie ne fecero le meraviglie , non
avendo mai veduto pè l'uno nè l'al
tra questi gioielli in mano della
fanciulla : sicchè Qodina soggiunse:
- « I miei genitori li fecero
cucire nel bell'abitino ch'io portava
85 -
quando ne venni a voi, e mi proi.
birono in pari tempo di parlarne a
mie nozze. lo ve li scucii quindi
in segreto , e li lenninascosti fino
ad oggi » .
Il sacerdote pose fine alle do
mande ed al meravigliarsi , accen
deodo le candele benedette ; e po
stele su d 'una tavola , si fe ' collo
care dicontro gli sposi. Unitili poi
in matrimonio , tenue loro un bre
ve e solenne discorso ; i vecchi be .
nedissero gli sposi, e Ondina ap
poggiò tremanle e pensierosa il ca.
po sul petto del cavaliere. Coin
piuta la funzione :
- - 6 Siete pure stravaganti ,miei
cari ! disse il frate . Mi dite d ' es
sere i soli abitanti di quest' isola ,
e durante tutta la cerimonia un uo
mo d 'alta slatura e di dignitoso a
Smello , avvolto in un mantello biau
on 86 -
co , guardo dentro dalla finestra ,
proprio d'incontro a me. Se vole .
te farlo entrare , son certo che è
ancora fuori della porta .
- No, per tutti i santil escla
mo la vecchia alterrita » .
Il pescatore crollo la testa , e
Oldebrando corse alla finestra . Gli
parve difatti di vedere luttora qual
che cosa di bianco , ma checchè si
fosse , scomparve tosto pelle tene
bre. Si diede dunque a persuade
re il buon prete ch 'ei s'era ingan .
nalo , e ciascuno si pose a sede
re confidenzialmente intorno al fa
colare.
CAPITOLO VII.
Ciò che avvenne in appresso la sera
delle nozze.

Ondina s' era contenuta col mag.


gior decoro prima dello sposalizio
e durante il medesimo, ma adesso
era come se le sbucassero ad un
tratto dalla testa tutti i grilli che
vi capivano. Iozigava con ischerzi
puerili lo sposo , il pescatore e la
me 88 mm
costui moglie e perfino il buon
prete , oggetto poco prima della
sua venerazione, ma avendonela la
vecchia ripresa, il cavaliere chiuse
a questa la bocca, facendole osser
vare che Ondina ormai era sua mo
glie. A dirla , il contegno leggiero
d'Ondina non dava per lo genio nep
pure ad Uldebrando , ma a nulla
giovava il farle cenni o lo sgridar
la . Ogniqualvolta la giovinetta s'ac
corgeva del malcontento dello spo .
so, e ciò accadde più volte, si a
cquelava , è vero, accarezzandolo ,
o susurrandogli qualche cosa al
l'orecchio , ne dissipava il inal u
more: ma un momento dopo qual
che pazzo pensiero le prendeva ,
ed ella ricominciava da capo . II
sacerdote la guardava fare, e vol
gendole, dopo qualche tempo , la
parola in un touo serio insieme e
dolce , disse :
89 -
. 4 Mia cara figlia ! non si pno
non sorridere ai vostri scherzi, ma
pensate a meltere per tempo in
armonia l'anima vostra con quella
dello sposo .
L 'anima ? rispose Ondina ri
dendo. Voi dite bene, e le vostre
parole sarebbero forse molto edi
ficanti per altri; ma ditemidi gra
zia , che cosa dee fare uno che
non abbia apima ? e che cosa vo
lete che esso metla in armonia ?
E questo appunto è il mio caso » .
Il frale torse con un pietoso or
rore il volto dalla fauciulla ; ma
essa se gli appressò raumiliata , e
disse:
- « No, uditemi prina di sda
gnarvi meco, poichè il vedervi sde
gnato mi duole troppo , e voi nou
dovele far sentir dolore ad ma
creatura , che non vi ha fallo ' al
cun suale. Abbiate solo un po ' di
sofferenza con ine, ed io vi spie
gherò com 'io la pensi n .
Si vedeva ch 'ella si accingeva a
raccontar qualche cosa diffusamen
te , ma tutto ad un tratto trasali
come soprappresa da un brividio ,
e proruppe in un torrente di la
grime. Gli astanti si guardavano
l'un l'altro stupeffatti, nè sapevano
che si dovessero pensare. Final.
mente rasciutte le lagrime, si vol
se ella di nuovo al prete .
- « Oh ! esclamò; la deve es
sere una cosa assai cara, ma in
sieme terribile , un 'anima ! Per a .
mor del cielo, mio buon padre ,
non varrebbe meglio restarne sem
pre privi? »
Cosi dicendo , avea cessato dal
piangere. Gli altri s'erano alzati ,
e la guadavano raccapricciando; ma
essa non aveva occhi che pel re
ligioso, e ne'suoi lineamenti si di
pingeva un 'immensa ansietà , che
raddoppiava quella de'circostanti.
- Gran carico deve essere
l'anima ! continuò Ondina, nessu .
no rispondendole , poichè il solo
presentimento di essamiriempie di
Tema e di mestizial Ed io era già
così spensierata ed allegra ! »
Un nuoro scoppio di lagrime le
toise la parola , e ad ambe mani si
coprì il volto col grembiale. Il pre
te se le avviciod prendendo an'a
ria severa, e la scongiuro pei no .
ini più sacri a deporre la bella
spoglia , se in lei fosse alcıo che
di maligno ; ma Ondina eadendo
in ginocchio , ripeteva le sacre for
mole ; e lodaya Dio e protestava
di voler bene a tutto il mondo .
Disse allora il sacerdote, ad Ulde.
brando:
Signor cavaliere io vi la
scio solo colla vostra sposa. A quan
to parmi, nulla è in lei di cattivo ,
ma molto di straordinario . Vi rac
comando prudenza , amore e fe
deltà ! »
Ciò detto uscì dalla stanza , e
gli tenuer dietro il pescatore e la
moglie facendosi il segno della
croce .
Oodina tuttora a ginocchio si
scoprì il viso , e guardando timi.
damente Uldebrando disse :
. « Ohimel ora non mi vor
rai tenere , e si io poverella non
ho fatto nulla di male ! »
Ed appariva, in così dire , taplo a
mabile e commovente, che il cava
liere,dimentico del raccapriccio che
aveano in lui destalo le sue ma.
piere bisbetiche , corse a lei e se
la strinse nelle braccia . Gli occhi
di Ondina brillarono, di mezzo alle
lagrime, d ' un sorriso .
« Tu non puoi staccarli da
w 93
me ! » Susurrò ella in fuono di
sicura fidanza , carezzando allo
sposo le gole colle delicate ma
pine. Questi cacciò lontano i tor
bidi pensieri che prima l' agitava
no e volevano fargli credere , che
si fosse sposato ad una fata o a
qualche spirito maligno, e solo qua - '
si senza pensarvi avventurò la do
manda.
w Dimmi una cosa sola , cara
Ondina ; che parlavi tu di gnomi
e di Fontefresco quando il sacer.
dote bussava alla porta ?
- Follie ! bambocciate ! rispose
ridendo Ondina, tornata tutta gaia
come al solito. Dapprincipio ho io
falta paura a voi, e più tardi l'a
vele fatta voi a me: ecco la finc
della storia e della sera delle nozze.
- Questo poi no ! » disse il ca - '
valiere ebbro d ' amore , e spente
le candele, al. lune della luna che
brillava di lullo il suo splendore ,
si portò la bellissima faneiulla nel
gabinetto nuziale , coprendola di
baci.
CAPITOLO VIII.
Il giorno dopo le nozze.
· La fresca luce del mattino sve .
gliò i giovani sposi. Ondina si ce
lò vergognosa solto le coltri; Ul.
debrando era immerso in pensieri.
Ogni volta che erasi addormentalo

stravaganti dispettriche prendevano


la forma di belle donne , di belle
me 06 ans
donne che si cainbiavano impror.
visamente in draghi. Esterreſfalto si
deslava , e al pallido lume della
luna che penetrava nella camera
si rolgeva a guardare Ondina , la
quale bella più che mai fosse, gli
riposava accanto. Allora sfiorava con
un bacio le rosee labbra di lei e
tornava ad addormentarsi, ma per
essere risvegliato in momento do
po da muovi terrori. Riandando ora
desto e a mente fredda queste vie
sioni, si accusò d' ingiustizia e di
sciocchezza , ne domandò aperta
mente perdono alla moglie;ma que
sla porgendogli in segno di pace
la bella miano , misc un profondis
simo sospiro, e si rimase in silen
zio . Uno sguardo dolcissimo come
non ne aveva ancor veduto in lei,
gli dicera però ch 'ella non era pun
to offesa .
Uldebrando s' alzo contento e
raggiunse gli altri coabitatori della
capanna che si trovavano riuniti
nella slanza comune . I tre sede .
vavo pensierosi attorno al focolare
senza che alcuno osasse rompere
il silenzio ; il prele pareva vrare
tacitamente per l' allontanamento
d 'ogui male. Ma quando videro en .
lrare il cavaliere colla gioia io vol
1o , anche gli altri si rasserevaro .
no; anzi il vecchio pescalore si
diede a molteggiare con lui, però iu
modo si costumalo , che anche la
vecchia si mosse ad un sorriso ,
Iutanto anche Ondina s 'era accon
ciata ed entrò nella stanza. Ognu .
10 voleva venirle incontro , ma 0
gnuno rimase al suo posto , falto
immobile dalla meraviglia , tanto la
giovin donna parve loro cangiala
e pur la stessa. Il frale fu il pri
mo che con uno sguardo di pa
terna affezione andò ad incontrar
- 98 cm
la ; e quand'egli alzò le mani per
benedirla, la bella donna cadde gi
pocchioni innanzi a lini con un re
ligioso raccapriccio , umile insieme
e benigna gli domandò perdono di
ciò ch 'ella avea delto la sera d 'in
sensato , e lo supplicó con voce
commossa di pregare per la salute
sua. Si alzò quindi, baciò il vec
chio pescatore e la moglie, e rin
graziandoli delle loro cure,
- « Ob ! disse ; or si che sen
to quanto abbiate fatto per me ,
miei cari ! ,
Ne avrebbe mai rifinito d ' ac
carezzarli ; ma accortasi che la
vecchia si accingeva ad amınanire
la colazione, si fece al focolare , e
corse a disporre l'occorrente , senza
permettere che la buona vecchie .
rella meltesse mano alla più pic
cola cosa.
Cosi rimase lutta la giornata ,
- 99 -
buona , attenta e silenziosa , Quei
she la conoscevano già da tempo,
s'attendevano ad ogni istante di ve
derla ritornare su qualcuna delle
sue solite bizzarrie , ma allesero in
vano : Ondina von si parti nè un
inomento dalla sua angelica dol.
cezza: e il sacerdote non potendo
saziarsi di contemplarla, disse allo
sposo :
La divina clemenza per
mezzo di me, suo indegno servo ,
v'ha fatto dono iersera d 'un teso
ro. Sappiatelo conservare come me
rita , e sarete felice in questa e
nell'altra vita m .
Verso sera , Ondina prese con
umile tenerezza il braccio del ca
valiere, e il trasse dolcemente fuor
della capanna, dove l'erba e le fo
glie degli alberi brillavano vestite .
dei raggi del sole cadente . Negli
occhi della giovin donua leggevasi
- 100
un misto d 'arnore e di malinconia ;
pareva che le errasse sulle labbra
un segreto, che si annunciava con
un soin messo sospirare . Ella cous
duceva seinpre più e più inuauzi
l'amato , senza parlare ; a ciò ch 'ei
diceva non rispondeva che con de.
gli sguardi, i quali non conteneva
uo , è vero , qua direita risposta, ma
gli schiudevano uu paradiso d ' a
more e di divozione. Cosi perven
pero alla sponda del torreple stra
ripato, e il cavaliere stupi non po
co di vederlo scorrere quieto e
men ricco d ' acque , siccliè viuna
traccia più appariva della prima
sua furia .
- « Domani sarà interamente
asciutto , disse tristamente Ondina ,
e tu potrai audartene dove l' ag
gradi.
- Non però senza le , Oodi.
na mia , rispose il cavaliere. E se
den 101 mimo
anche avessi voglia di partir sulo ,
innmaginati che chiasso de fareb
bero la chiesa , il clero , l' impera
tore e il sacro romano impero ,
che mi ti ricondurrebbero , volere
Ő non volere !
. Tutto dipende da te , dipen .
de da te , disse a mezza voce la
giovinelta , forzandosi ad un sorriso .
Ma io spero che mi riterrai , chè
t'amo troppo. Portami solo sull’ i.
soletta , che ci sia innanzi, ivi de
ciderai. Potrei guadare anch ' io
agevolmente l'onde Iranquille , ma
è sì dolce il riposare nelle tuebrac
cia ! e se tu mi respingi, avrò al.
meno gustate per una volta tali
dolcezze » .
Uldebrando commosso, non tro
vava parole a rispondere: se la re
cò in braccio e la portò sull'isola ,
ricordandosi che questa era la me
desiina , dalla quale nella prima
102
notte avea riportato Ondina al vec
ehio pescatore . Giunto colà, la de
pose sull'erba e volle collocarsele
allalo .
Ma — « no; gli disse ella . Mettiti
là, a me di rimpetto . Voglio leg
gere ne'tuoi occhi prima che le tue
labbra parlino . Or odimi » . E com
minciò .
- 6 Devi sapere, mio caro , che
vi sono negli elementi degli esse .
ri simili a voi nell'aspetto ,ma che
non vi si rivelano che di rado.
Nelle fiamme guizzano e scherzauo
le bizzarre salamandre, nella pro
fonda terra abitano i gooni mali
ziosi , nell'aria nuotano i silli , e
nei mari, laghi, torrenti e ruscelli
vive la popolosa schiatla degli spi.
riti acquatici. Bello è l'abitare sot.
to trasparenti volte di cristallo ,
onde si vede il cielo col sole e colle
stelle ! I giardini sono ornati di
103 m
alti alberi di corallo , carichi di
frutti rossi ed azzurri ; il piede
premne la pulita sabbia marina, se
minata qua e là di variopinte con
chiglie : tutto ciò che possedeva di
bello l'antico mondo, e che il nuo
vo non è più degno di ammirare,
venne coperlo dal velo argentino
dell'onde; i nobili monumenti fan
no or di sè bella mostra laggiù ,
leggiadramente imperlatidelle acque
conservatrici , che li vapno deco ,
rando di bei fiori di musco e di
alghe rilucenti. Coloro poi che vi.
vono in questi luoghideliziosi, ben
chè simili nella figura agli uomini,
li superano ordinariamente in bel
lezza. Più d 'un pescatore fu tanto
avventuroso da sorprendere una
vaga abitatrice dell'acque , mentre
essa ne usciva a captare. Egli fe '
correr la voce della bellezza di
lei ; e queste mirabili crealure vens
104
nero delle dagli uomini Ondine.
Or tu , diletto , ti vedi or innanzi
un ' Ondina » .
Il cavaliere voleva darsi a cre
dere che la bella giovinelta il pro
vasse con uno de'suoi ghiribizzi, e
che volesse metterne a cimento con
delle storielle la credulità ; ma per
quanto cercasse di persuaderseve,
non poteva non sentirsi agitato da
un segreto raccapriccio , e incapa
ce di formar parole, teneya fisso lo
sguardo nella narratrice. Questa
scosse tristamente la testa , e traen
do un profondissimo sospiro , con
tinuò.
« La nostra condizione sa
rebbe migliore di quella degli al
tri uomini , giacchè uomini ci di
ciamo noi pure, , e lo siamo difatti
sì per riguardo al nostro essere
e si per la figura , se non fosse
una cosa sola . Noi e gli abitatori
105 -
degli altri elementi assumiamo cor
po e spirito , senza lasciar alcuna
traccia ; e mentre voi passate ad
una miglior vita , noi restiamo do
ve restano terra , fuoco, aria ed a
cqua . Non abbiamo anima. L ' ele
mento che ci è proprio ; ne move ,
ci ubbidisce qualche volta finchè
viviamo, si disperde sempre al no
stro morire . Senza crucciarci di
chicchessia , siamo allegri, come lo
sono gli augеlletti, i pesci ed altre
vispe creature. Ma tutto ambisce
levarsi olire i confini segnatigli dalla
patura . Mio padre, che è uno dei
principi più potenti del Mediter
raneo , volle che l'unica sua figlia
venisse ad avere un ' anima, quan
d 'anche ella dovesse per ciò attirar
si molti dei mali, che travaglino le
genti animale. Or devi sapere che
solo mediante un ' amorosa corri
spoudenza con uno di voi, que'
della nostra schialta possono essere
dolati d ’un ' anima, Adesso sono a
uimata : a te , mia vita , vado debi
trice dell' anima , a te dovrò se
non sarò ipfelice pel resto de'miei
giorni, chè tale io sarei se tu mi
respingessi. Non sia però ch 'io ti
ritenga per frode. Se mi vuoi ab ,
bandonare, fallo ora , e torna solo
alla riva : io misommergo in questo
torrente ch ' è mio zio . Egli è po
tente e legato d 'amicizia a varii fiu
mi de'principali ; e come un di tra
sportava alla capanna del vecchio
pescatore me ridente fanciullina ,
mi renderà ora ai parenti , don
pa amante ed infelice v .
Ella voleva aggiungere ancor qual
che cosa, ma Uldebrando cingen
dola colle braccia , pieno d ' amore
e di tenerezza, la riportò alla riva .
Quivi giunto , le giur) fra mille ca
rezze di non abbandonarla , e si
107 -
disse più felice del greco Pigma
lione, cui gli Dei cangiarono la sua
bella statua in una donna amorosa.
Rassicurata e fidente , Ondina se ne
tornò alla capappa, al braccio del
marito , e senti ora di tutto cuore
quanto poco avesse ad invidiare i
mirabili palazzi di cristallo del pa.
dre suo.
CAPITOLO IX .
Come il cavaliere condusse con se
la sua giovine sposą.

Allorchè Uldebrando si sveglid


il di seguenle , la sua bella com
pagna non era più accanto a lui ,
ed egli cominciava a darsi di nug
vo in preda all'idea, che il suo ma
trimonio e la vezzosa Ondina non
fossero che un ' ainabile illusione ,
- 109
quand'ella appunto entrò , e met.
tendosi a sedere sulla proda del
letto e soavemente haciandolo , gli
disse :
-- « Sono uscita per tempo on
de vedere se lo zio avesse tenula
parola . Esso ha già ritirato le sue
acque del solito alveo , e scorre
come prima 4 Iraverso il bosco ,
solitario e meditabondo. Anche i
suoi amici nell'aria e nell'acqua si
song acquetati, tutto è tranquillo ,
e puoi tornariene a piedi asciutti
a 'tuoi quando ti piaccia » .
A Uldebrando , udendola cosi par ,
lare, pareva di soguar tullaria , ian
to gli riesciva strana la sivgolare
parentela della moglie, ma si guar ,
dò dal lasciare trasparire i pensieri
che l'agilavano ; e l'inellabile gra
zia che spirava in ogni allo e in
tulla la vaga persona della giovia .
donua fugò ben tosto ogni cura ,
6 E perché dovremmo noi
partirci oggi ancora, e abbandonar
si tosto la culla del nostro anore ? »
domandò egli: poi dopo alcun tem .
po , facendosi alla porta , e dando
di là uno sguardo alla verdeggian .
te penisola e alle chiare acque che
l'attorniavano, « Ilmondo al di là
di questo lácito asilo non ci offri
rà giorni più contenti di quelli che
abbiam qui passati. Deh ! il sole
al suo nascer ci trovi due o tre
volte ancor qui.
- Sia come piace al mio spo
80 e signore , rispose Ondina in
alto d ' affettuosa ubbidienza. Solo
riflello che i buovi vecchi si se
parano già tanto a malincuore da
me; e se s' accorgono dell' anima
fedele ch 'or in me alberga , e veg .
gopo quanto amore e' rispello io
nutra per essi , temo che le loro
forze non reggano alla dura prora .
111
Finora credono i miei dolci mo.
di pulla altro essere che quel che
erano altre volte , la tranquillità del
lago quando face il vento ; ed es
si potrebbono affezionarsi in egual
modo che a me, ad un arboscello
o ad un fiore . Non voler che loro
Bi riveli questo mio nuovo cuore
palpitante d' amore , nel momento
su questa terra , che invado lente
rei occultarlo se restassimo insie
me più a lungo .
Uldebrando convenne che ella
aveva ragione: andonne al vecchio
pescatore, per ordinare con lui che
si partisse all'istante . Il sacerdote
s' offri compagno ai due giovani
sposi, ed egli e il cavaliere , ada
giata in sella la bella doppa , si
mossero con lei verso il bosco a
traverso la prateria , poco prima
innondata dal torrente .Oodiua rer
sava in sileozio copiose lagrime;
i due vecchile lamentavano dietro
ad alta voce : pareva che questi
avessero un presentimento di ciò
che perdevano perdendo la gentile.
I viaggiatori eran giunti, sempre
tacendo , nel più folio del bosco,
Sarebbe stato bello il vedere nel
verde ombroso ricinto la vaga don .
na seduta sul nobile palafreno poin .
posamente bardato , e da una parte
il buon frate nel candido vestire
del suo ordine, e il giovine e pre
stavte cavaliere dall'altra , elegan .
temente in arnese, e colla ricca
spada al fianco . Uldebrando non
aveva occhi che per l' amabile sua
sposa ; Ondina, che intantu aveva
rasciugale le lagrime, non avea oc
chị che per lui ; e cosi a poco a
poco si stabili tra di loro un mu
io ma animato dialogo di sguardi
e di cenni, che non vepne distur ,
no 113 -
bato se non più tardi dal discorrere
che il buon frale faceva sotto vo .
ce con un quarto compagno di viago
gio che si era unito ad essi inose
servato .
Il forestiero vestiva un abito bian .
co di forma simile a quello del
buon religioso , se non che il cap
puccio gli velava quasi per intero
il volto , e tutto il vestito gli svo
Jazzava intorno in si ricche pieghe,
che aveva continuamente da fare
con esso , quando raccogliendone il
lembo,quando gettandoselo sulbrac
cio , senza però che ciò l'incomo.
dasse nell' andare. Allorchè i due
giovani sposi s' accôrsero di lui',
tali erano le sue parole :
« E così , mio reverendo ,
dimoro già da molti anni in quea
sto bosco, seoza che io possa esser
chiamato un eremita come voi l'in .
tendete: Giacchè, come v 'ho delio ,
non ſo penitenze , nè credo d 'a
verne gran fallo bisogno. lo non
ho caro questo bosco se non perchè
la per me una particolare altrati.
va, e perchè ci ho gran gusto a
correre nel mio abilo bianco e svo .
lazzante sollo l' oscura sua volla ,
donde di quando in quando viene
improvviso a carezzarmi un dolce
raggio di sole .
- Siete un uomo singolare, ri
prese il sacerdote ; e non mi sa
rebbe discaro di saper qualche co
sa dippiù dei fatti vostri,
- E cbi siete voi, per passare
ad un altro discorso ? donandò il
forestiero.
- Mi chiamano il padre Salva.
dore, rispose questi , e vengo dal
convento dell' Annunziazione di là
dal lago.
. - Ubm ! fece il forestiere . Io
mi chiamo Fontefresco ; e se si
115
volesse stare sulle cerimonie , mi
dovrebbero chiamare il signor Fon .
tefresco e anche il libero barone
Fontefresco , che libero son io co
me l'uccello nel bosco e forse più .
Per esempio ora ho qualcosa a race

E prima che gli altri se ne ac.


corgessero, si trovò dall'altro lalo
del frate presso a Ondina , alla
quale , rizzandosi sulla persona, su
surrò non so che all'orecchio . Ma
Oudina rivolse allerrita il volto die
cendo:
o Io non ho più da far nul
la con voi.
– Oh ! prorruppe con un ghi
gno il forestiero ; che illustre ina
trimonio avete contrallo per non
voler più riconoscere i vostri pa .
renti ? Non vi ricordate dello zio
Fontefresco che con tanta cura vi
portò sul suo dorso in queste parti ?
- 116 +
- Vi prego , riprese Ondina ,
di non lasciarvi più mai vedere da
me. Ora vi reino. Volele che mio
marito mi prenda in avversione, ve
dendomi in compagnia di cose stra.
ni parenti ?
- Nipote, tornò a dire Fonte .
fresco , non dimenticale già ch ' io
son qui per servirvi di scorta, che
i gnomi bizzarri potrebbero aliri.
menti farsi un mal giuoco. Lascia .
te che v 'accompagni Iranquillamen
te. Quel dabben prele colà si ri
corda del resto meglio che voi nol
facciate di me, giacchè m ' assicu
rava un momento fa di avermi ve .
duto altre volte è che io doveva
per certo essere nella barca , da
cui cadde nell' acqua. E si che
propriamente io non vi era, giacchè
fri appunto la trombå marina che
lo travolse tiell'onde e il traspor
tò alla riva affinchè vi celebrasse,
il vostro sposalizio » .
117
Ondina e il cavaliere volsero gli
occhi verso il padre Salvatore , ma
questi pareva camminare in sogoo ,
e aver nessuna contezza di ciò che
si faceva intorno a lui.
me a Ormai siamo agli ultimi
confini del bosco, disse Ondina a
Fontefresco . Noo abbiamo perció
ulteriore bisogno di voi , e nulla
ci fa più rabbrividire se non che
la vostra presenza . Compiacetevi
dunque , ve ne scongiuro , di an
daryene e lasciateci proseguire in
pace il nostro viaggio » .
Fontefresco parve adirarsi a que
ste parole, e si fece in volto cosi
brutio , cbe Ondina mise un grido,
e si volse per aiuto al marito. Co
me un lampo fu il cavaliere d 'un
salto dall'altra parte del cavallo ,
e calò colla spada un fendente sul
capo di Fontefresco. Ma la spada
andò a dare in una cascata , le cui
– 118
acque precipitandosi da un 'alta ru.
pe con uno scroscio sinile al suo
no d' un alto riso , li guazzò tutti
dal capo alle piante.
« Me l'era immagiặato , dis
se il frale svegliandosi tutto ad un
tratto dal suo lelargo. Il torrente
costeggiava sì dappresso l' altura ,
che era forza che alla five ne pre.
cipitasse. Dapprincipio m ' era qua
mi pareva udirlo favellare » .
Ma nell'orecchio d ' Uldebranda
le acque cadenti mormorarono in .
telligibilmente queste parole :
Prestante, bollente,
Gentil cavalier,
D 'un scherzo innocente
Non darti pensier.
Ti serba costante :
Hai nulla a temer,
Bollente , prestante .
Genul cavalier.
119 -
Dopo alcuni passi, si trovarong
fuori dal bosco. La vicina città si
presentava ai loro sguardi, in tutta
la sua pompa ; e il sole della se
rą che ne indorava gli edifizii più
eļevati, ebbe ben presto rasciuti
sli abiți de’viaggiatori.
CAPITOLO X.
Come vissero nella città.

L 'essere il giovine cavaliere Ul.


debrando di Ringostatte così im
provvisamente scomparso , ' aveva
dato molto da parlare nella città,
e messo in grande ansietà coloro
che gli aveano posto amore si per
la sua destrezza nella giostra e al
ballo , si pei suoi dolcimodi e cor
121 -
tesi. I suoi donzelli non volevano
partirsi di colà senza il loro signo
re, ma piuno avventurava andarne
in cerca nel bosco farnigerato : ri
inasero quindi nel loro albergo ,
sperando , come per la più gran
parte si suole , senza far nulla , e
ienendo viva coi loro lamenti la
memoria dello smarrito.
Sopraggiunte poscia le terribili
intemperie e le inondazioni , non
si dubitò più cbe il bel forestiero
non fosse perito ; e anche Bertal
da, imprecando a sè stessa per a .
verlo indotto alla fatale impresa
del bosco , lo pianse morto. I di
lei parenti adottivi erano venuti a
prenderla , ma Bertalda li mosse ad
aspellare finchè s ' avessero sicure
polizie della morte d 'Uldebrando .
Cercò d' indurre varii giovani ca .
valieri, che aspiravano alle sue noz.
ze, ad andarne in traccia nel bo
122 -
sco, ma non voleva porre in pres
mio dell'impresa la sua mano, per
chè forse sperava tuttavia di apo
partenere a Uldebrando, e per un
nastro , o un guanto , o fosse an.
che per un bacio , piuno voleva
mettere å repentaglio la vita onde
richiamare un rivale cosi perico :
loso.
Or essendo improvvisamente e
inaspeltatamente ricomparso Ul.
debrando, ogni uomo ne fu lieto ;
tranne Bertalda , cui non poteva
gradire , che egli s'avesse condote
ta seco si bella donna e per sq .
prappià il padre Salvatore testimo.
nio della celebrazione dello spos
salizio . Prima di tutto ella avea
preso ad amare di tutto cuore il
giovine e valoroso cavaliere , poi
colle diniostrazioni di cordoglio falo
te durante la assenza di lui aveva
svelato alla moltitudine questo suo
- 123
amore più che non conveniva. Si
contenne però da donna prudente,
piegandosi alle circostanze , e vi
vendo nella più grande armonia con
Ondina, la quale era tenuta da tutta
la città per una principessa , che
Uldebrando avësse liberata nel bo
sco da qualche malvagio incanto .
Se Ondina stessa e lo sposo de
venivano richiesti , sapevano facere
o evadere le indiscrete domande ;
il fabbro del padre Salvatore era
chiuso ad ogni vano cicaleccio , e
del resto ésso s ' era restituito al
suo chiostro poco dopo il suo ar.
rivo, sicchè nulla v'era che pores.
se dissipare tali dicerie de' curiosi
è anche Bertalda won pe sapeva
più legli altri.
Ondina poneva ogni di maggior
ömore in questa gentil fanciulla.
. « Bisogna, le diceva più sols
te, che ci siamo conosciute prima
- 124
d 'ora , o è duopo che vi sia tra
di noi qualche particolare rappor
to , giacchè senza ragione , senza
qualche forte segreta ragione, non
si prende ad amare una persona
com ' io amai voidal primo istante
che vi ho veduta » ,
E anche Bertalda non poteva ne
gare di provar per Ondina un sen
timento d'affezione, quantunque le
paresse di aver amaramente a la .
gnarsi di questa fortunata rivale.
Così disposte , seppero ambedue ,
l'una presso il consorte , l'altra pres
so i parenti adottivi , differire da
un giorno all'altro la partenza, an
zi s 'era gettato un motto , che Ber
talda accompagnasse per qualche
tempo Ondina al castello di Rin
gostatte.
Se ne tornò a parlare una se
ra , passeggiando al lume delle stel.
le sulla piazza principale della cita
wa 125
tà , ornata tutta all' intorno di be.
gli alberi. I due giovani sposi e .
rano iti a prendere Bertalda ad ora
già tarda per condurla seco a pas
seggiare ; e tutti e tre andava .
no su e giù discorrendo ; interrom
pendosi solo di quando in quando
per ammirare la superba fontana ,
che del mezzo della piazza alto mor.
morando, lanciava al cielo con lar
ghi sprazzi le sue copiose acque.
La sera ed il luogo erano delizio
si. Le ombre degli alberi erano qua
e là tagliale da qualche raggio dei

susurro di fanciulli che ruzzavano


sulla piazza, di persone che vi si
tenevano a diporto , rompeva il si.
lepzio senza turbarlo ; si era nel

Ciò che prima pareva un ostacolo


ora s ’appianava, e non si sapea com
prendere che alcuna difficolia por
de 126
tesse opporsi al desiderio di Ber.
talda d 'accompagnarli. Quand'ecco,
mentre appunto volevano fissare il
giorno della partenza , venirne a
loro dal mezzo della piazza un ud .
mo d 'alta statura, che falla prima
riverenza a tutti, disse alcune pa
role all'orecchio d 'Ondina. Malcon .
tenta di vedersi disturbata , si tras
se questa alquanti passi da banda
col forestiero , e ambedue comin
ciarono soimessamente a discor
rere , a quanto pareva, in una lin .
gua straniera . Uldebrando credelle
rayvisare colui, e leneva sì fisso lo
sguardo in esso , da non pormente
nè rispondere alle domande che
Bertaldia gli veniva facendo. Ad un .
tratto Ondina baitè giulivamente le
mani, e piaotò ridendo il collocu
tore, che crollando il capo s 'allons
tänò a passi veloci, ed entrò nella
fonlanä . Uldebrando non fu allora
12 -
più in dubbio , ma Bertalda le doo
mandò che volesse da lei l' uomo
della fontana.
a Doman l'altro , rispose la
giovin dovna sorridendo , al tuo
giorno onomastico lo saprai » .
Ne disse di più per quanto fos
se pregata ; ma invitata Bertalda
a trovarsi co'suoi genitori adottivi
al banchetto che pensava imban .
dirle quel giorno, la compagnia si
disciolse .
- “ Fontefresco ? » domandò
Uldebrando alla moglie con un se
greto raccapriccio , appena Berial.
da si fu partila , ed essi .se ne tor
navano a casa.
« Tu l'hai detto I rispose On- ,
dina. Voleva mettermi de' grilli in
capo , ma nel calor del discorso
m ’ha dato senza volerlo tal noti.
zia, che mi ha riempiula di gioia.
Se la vuoi sapere all'istanle , mio
- 128
caro sposo e sigoore, non hai che
ad imporlo , ed io te ne fo parte
immediatamente : ma se t'accon
tenti d' aspettare a posdomani,
avrai fatto gran piacere alla tua
Ondina , e avrai la tua parte alla
sorpresa » .
Il cavaliere accordó volontieri
alla moglie ciò di che ella lo pre
gava con lanta grazia , e già sul
punto d'addormentarsi Ondina di
cea tra sé e sè , a mezza voce e
con aria ridente:
- Oh ! come la buona,la cara
Bertalda sarà felice al sentire la
notizia dell'uomo dalla fontana » .
CAPITOLO XI.
Il giorno onomastico di Bertalda.

La brigata era seduta a mensa ,


e in capo della gran tavola tra Ul.
debrando ed Ondina, Bertalda or
nata di fiori e di gioielli come una
dea . Finito il desinare , al portar
de'confetti rimasero le porte aper
te secondo il buon uso antico te
desco , affinchè il popolo polesse
130
essere testimonio della gioia de'ban :
chettanti e prendervi parte. Dei ser
vi distribuivano confetture e vino
agli spetlalori: Uldebrando e Ber
talda aspellavano con impazienza
la promessa spiegazione e non le .
vavano gli occhi di dosso ad On .
dioa. Ma questa non faceva paro .
la, e solo sorrideva di tanto in tanz
10 per contentezza. Chi sapeva del
la sua promessa , poteva vedere co .
me ella fosse ad ogni momento sul
punto di tradire il segreto, e pụr
si forzasse a ritenerlo , come so .
gliono spesso fare i fanciulli coi
bocconi ' più squisiti. Bertalda ed
Uldebrando dividevano con leique
st' impazienza , ed attendevano con
ansiela la nuova gioia , che doveva
loro venire dalle labbra d 'Ondina.
Intanto alcuni degli ospiti avendo
pregato la bella padrona di casą,
di cantare , Ondina parve piegar,
- 131 S
visi volontieri e cantò le seguenti
parole :

Bello è il mattin . D 'erbe e di for vestita


Ride la piaggia, e il puro aer riempie
Di soavi fragranza . Obl quale in grembo
All’erbeita novella ivi biancheggia
Vaga sembiapza ! Un fior fors' e dal cielo
Caduto sulla riva ? È un 'innocente
Tenera fanciullina. Ignara ancora ,
O felice del mondo, i fiori, a lei
Mulle cyna, careggia , e le vezzose
Manine intorno ad afferrar la luce :
Agita sorridendo. Ob ! donde vieni 2
Dupde, o gentil ? — Da ignuto estranio lido
La tolse e qui posolla il flutto infido.
Oh ! incontro ai for non stendere ,
Alma gentil , la man ;
Ch’altri la prema, invan
Speri, o negletta.
Ben san d 'odor , di lucide
Forme vestirsi i fior ,
Ma nullo mai d 'amor
Senso a 'aspetta .
Niuno al tuo pianto , a'pavidi
Gridi in soccorso vien ,
Lungi è il fidato sen
Che ti nutria .
Lassa / che appena il dubbio
Guardo dischiudi al di,
E tutto ti rapi
L . sorte ria .
132
Nobil signor i'accoglie
Qual padre, e alcun 'non v'ha
Che il vaoto di beltà
A te contesti.
Pur d ' ogni ben se prodigo
Il fato ti colmo,
Rendere non ti può
Quel che perdesii.

stamente ; gli occhi dei genitori


adottivi di Bertalda erano ippon .
dati di lagrime. .
« Cosi ti trovai, povera e cara
orfanella , disseil duca profondamen
te commosso. Ben ha ragione l'ispi
rata cantatrice, che non t'abbiamo
potuto rendere ilmaggiore deibeni.
Sentiamo ora , riprese Ondi,
na, in quale stato si trovassero gli
infelici genitori della smarrita » .
Toccati alcuniaccordi, ricominciò:
Per le stanze la madre s'aggira,
Che și voglia, che cerchi non 'sa .
In ogni angolo fruga e rimira ;
Abi i che vuota la casa vi sta,
- 133 montant
Vuola ! Oh ! come lugubre sul cuore
Questa voce ricade a chi on di
Palpitante di speme e d 'amord
Fanciullina gentil vi nudn .
Tornerà primavera , ed al sole
Turoerà la seconda virtù :
Ma, infelice, la cara lua prole
Cerchi invano, non riede a te più .
Quando il padre ritorna, a un sorriso
Teola a forza le labbra alteggiar ,
Ma il tradisce una stilla , che il viso
Importuna gli vien a solcer.
Tutto ei sa. Nello myte sue soglie .
Muto ei stesso riparasi invan :
Non sorriso , non bacio l'accoglie ,
Ma dell' orba il lamento lontan.

« Oh ! ten priego, Ondiva ;


dove , dove sono i miei parenti ?
domandò Bertalda piangendo. Tu
rivelato , donna misteriosa , che al
trimente non m ' avresti cosi stra
ziato il cuore. Sono essi forse già
qui ? Sarebbe mai possibile ? »
I suoi occhi percorsero la bril
lanle radunanza e si fermarono su
- 134
d ’una principessa regnante, che si
trovava seduta presso il suo pa.
dre adortivo. Ma Ondina colle la
grimeagli occhiguardava alla porta.
- 6 Dove sono essi ? » doman
dò ad up servo ; e il vecchio pe
scatore e sua moglie uscirono va
cillando' dal gruppo degli, spella .
tori. I loro , occhi pendevano a vi
cenda or da Ondina or dalla no
bile donzella , che doveva essere
loro figlia .
- " E dessa !» balbetió la prima,
fuor di sè dalla gioia : e piangen .
do e lodando Iddio , i due buoni
vecchi si gettarono al collo della
trokata .
- - Ma inorridita e al colmo della
collern, si sciolse a forza Berlalda
dai loro abbracciamenti. Era trop
po per quest'anima altiera di ve
dersi nata da tali genitori,mentre
teneva per fermo di accrescere il
135 -
primo splendore, e forse sperava
di vedersi posare sul capo una co .
rona. Le parve che la rivale ’aves
se inventata una fola per umiliar
la nel modo più sensibile avanti
Uldebrando e il mondo intero , Si
pose a garrire Qudina ei due vec,
chi, e gli odiosi titoli di inganna
trice, di gente vendula, non lirono
risparmiati. La vecchia moglie del
pescatore diceva solto roce tra sè.
« O mio Dio ! ella è dive
nuta ben cattiva , e pure seoto che
jo le ho dato la vila » ,
Ma il vecchio pescatore aveva
giunte le mani in orazione e face
va al ciel voti, che questa non fos
se sua figlia. Ondina la cui gioia
era stata si inaspellatamente can
giata in orrore e tema , che non
sapeva riovenirsene, correva pallida
e mutata in volto dai due vecchi
a Berlalda, e da questa a quelli.
- 136 -
- « Hai tu un'anima ? Ma hai
lu veramente un 'anima ? » grido el
la più volte all' amica sdegoala ,
quasi volesse sregliarla da un tor
bido sogno. Ma quando vide che
Bertalda non cessava dall'infuriare ,
che gli infelici vecchi lamentavan
forte , e la brigata si divideva al
tercando e schiamazzando in varii
partiti, chiese licenza di farsi udire
e ciò con tale dignitosa serietà , che
ne nacqueall'istante un profondo si
lenzio . Trattasi in capo della ta .
vola , dove era stata seduta Bertal
da , Ondina con aria umile in
sieme e nobilmente altiera cosi
parló .
- « O voi, che mi guardate cosi
turbati iu volto , e m ' avete guasta
una festa da cui m 'aspettava tanta
gioia , oh ! chi m 'avesse rivelato i ve
stri insensali usi, la durezza de'vo
stri animi! Oh ! Dio ! io non mi
- 137 -
ai farò giammai! Che questa festa
abbia sortito si esilo tristo , è vo
stra opera ; io non ne ho colpa ,
alcuna. Perciò non ho che poche
cose a dirvi, ina questo solo vuol
esser detto : io non ho mentito .
Prove non voglio nè posso darve
ne, fuori della mia asserzione, ma
sono pronta a ferinarla cou giura .
mento. Lo so dalla spersona stessa
che rapi Bertalda a' suoi parenti
facendola cadere nell'acqua , e la
depose quindi sul prato per dove
stava per passare il nobil duca che
le fece poi da padre.
- La è una maga ; esclamd Ber
talda; una maliarda, che ha prati
ca con spiriti cattivi. Voi vedete
che lo confessa ella stessa.
- Questo io non faccio , ripre
se Ondida raggiante di innocenza
e con voce ferma, Parvi sh ' io mi
abbia l'aria d'una strega ?
- 138
. Dunque ella mente , grido
Bertalda, e non può affermare ch'io
sia wala in si basso stato . O miei
parenti, continuò poi rivolta al die
ea e alla sposa di lui, conducele
mi via da questo luogo e da que .
sta citià dove non si mira che " ad
avvilirmi »
• Ma il duca non si mosse , e la
sua donna disse:
Quest' affare deve essere
chiarito ; tolga Dio che inettiain
prima il piede fuori di questa sala » ,
. Allora la vecchia moglie del pe
scatore , facendo un profondo in
chino a quest'ultipa,
: - « Voi m 'aprite la mente ,
disse, sappiate che se questa da
rnigella, che Dio non voglia ! e mia
figlia , dee avere tra le spalle una
voglia della figura d 'una inammio
la , e una simile alla voce del pie
de sinistro . Se volesse uscire cou
me dalla sala ...
139 -
- To non mi spoglio avanti ad
una villana, disse Bertalda volyen
dole superbaniente il tergo.
con grande serietà la duchessa. Voi
mi seguirete nel vicino gabinetio, e
ne verrà pure la vecchia donna » .
E si dicendo, si tolsero lutte e
tre dalla adunaoza, lasciandola in
grande aspettazione. Dopo alcuni
istanti rientrarono, Bertalda col co
lori della morte in volto .
- - Valga il diritto ; disse , la
duchessa. Io dichiaro che'. Ondina
ha detto in tutto la verilà : Ber
talda è la figlia del pescatore: lec
co quello che si voleva sapere »
-- Ciò detto uscì dalla sala col
marito , seguita da Bertalda ; ie ad
un cenno che lor fece, dal pesca
tore 'e dalla costuimoglie. Gli altri
convitati si dispersero in silenzio, e
Ondina si gitto, amaramente pian .
gendo, nelle braccia d 'Uldebrando .
CAPITOLO XII.
Come essi partirono dalla città .

· Il signor di Ringostalle avrebbe


a dir vero desiderato che la cosa
fosse andata diversamente in que
sto giorno , ina anche cosi com 'era,
non poteva non veder con piacere
con quanta grazia e dolcezza si fos .

6. Se le ho dato un'auima, disse


tra sè, gliene ho data una miglio .
re della mia » .
· E .più non pensó cbe a confor
tar la piangente e ad abbandonare
fin dal giorno seguente un luogo ,
che dopo l'avvenuto , doveva esser.
le odioso . I discorsi che se ne - fa
cevano non erano però contrarii
ad Ondina. Siccome s'aspettava già
qualche cosa di straordinario , lo
scoprimento dei singolari batali di
Bertalda non cagiovò gran senso, e
la più parte di coloro cuiperven ,
no a cognizione il fallo e la nolia
so tenuto da quest' ultima , ne la
biasimavano aspramente. Ma queste
cose nou eran note al cavaliere ed
alla sua donna,' e se anche lo fos.
sero state , Oudina non ne avreb
be sentito minor dolore; quiudi è
che non c'era oulla di meglio a fare
elie di mellersi, al piu presto la
mura della ciltà dietro le spalle.
142 -
· Ai primi raggi del mattino se .
gueule uu 'elegante vettura destina
ia ad Ondina si fermò avanti la
porta del suo albergo : vicino ad
essa i destrieri d 'Uldebrando e dei
suoi scudieri facevano suonare scal
pitando il selciato. Mentre appuis
10 il cavaliere couduceva la moglie
fuor della porta, se gli accostò una
giovinetta con un cestello di pesci:
« Porta altrove la tua mer
canzia , disse Uldebrando ; non ve
di che siamo in procinto di partire » .
La fanciulla si diede a piangere
amaramente ; e allora i due la ray
visarono : era Berlalda. Tornati con
essa in casa, racconto loro , che i
suoi genitori adottivi s' erano a lapto .
sdeguati con lei pel suo violenlo
e duro procedere, che dalale una
ricca dole, aveano al tulto ritiralo
da lei la loro mano ; che anche il
vecchio pescatore era stalo da essi
colmo di doni è se n 'era tornato
il giorno prima colia moglie alla
sua cara penisola .
. « Io voleva accompagnarli ,
continuò , ma il vecchio pescatore,
cui vuolsi mio padre . . . ?
. Ei lo è difatti ! l'interruppe
Ondiva. Vedi, colui che tu chia
mavi l'uonio della fontana, mi con
tò la cosa appuntino. Voleva di
suaderini dal condurli meco al ca
stello di Ringostalte e gli sfuggi
questo 'segreto .
- E sia ! riprese Bertalda. Alio
padre dunque, se cosi volete , nii
disse severo : Fiuché non ti muti,
non ne verrai iu con voi. Avven
turati a passar sola il bosco delle
paure ; sarà questa la prova se di
noi ti cale. Ma non comparirini ina
banzi qual damigella ciltadina, vie.
ui in abito conforine al nostro ed
al luo slalo . Or voglio io fare la
loro volontà , giacchè son da tutti
abbandonala , e vivere e morire di
menticata presso i poveri parenti.
Ben temo io assai di passare il ter
ribil bosco, nel quale si dice che
appaiano brutte fantasme. Ma che
giova ? Qui non venni che per
chiedervi perdono, o nobil donna,
pei modi jourbani che tendi ieri
con voi. Non volevate offendermi,
lo so , ma tale e si acerba era la
puntura che per voi mi venne, che
amare ed iusensate parole mi cad.
dero dal labbro . Deh , perdonate.
Ini ! Sono si infelice ! Pensate so
lo , o signora, a ciò ch 'io era ieri
al cominciar della vostra festa , e
a ciò che son oggi » . .
Bertalda aveva accompagoate que
ste parole con un torrente di la
grime , e Ondina , pur piangendo
dirottamente , se le gitto al collo .
Passarono alcuni istanti prima che
- 145 -
questa , profondamente commossa
com 'era ,potesse formar parola ,poi
disse :
- « Tu dovevi venirne con noi
a Ringoslatte ; or perchè non ver
resti, e che havvi di mutalo ? Prie
goti solo di non chiamarmi signo
ra , ovvero nobil donna , ma di
darmi del tu corne prima. I nostri
destini s 'intrecciarono dal momen .
to che fummo scambiate ; voglia
mo avvilupparli ancor più , sicchè
umano potere non valga a sepa
rarli. Vienne a Ringostatte; ivi a .
vrem tempo di partir tutto tra noi
Bertalda guardò timidamente Ul.
debrando , che preso da compas.
sione per la povera fanciulla le
porse la mano, invitandola a com
meltersi a lui e alla moglie .
- « Quanto ai vostri parenti,
disse egli, sarà 'mia cura di far lo
- 146 -
ro sapere perchè non andiate da
loro » .
Voleva aggiungere alcun' altra
cosa sul conto del vecchio pesca
tore e della moglie , ma accortosi
che il parlar di essi faceva un' im
pressione disaggradevole su Ber.
talda, non disse di più e l'aiutò a
montare nella vettura. Ondina le
tenne dietro ; e la carrozza e i ca .
valli si mossero con tal prestezza ,
che in breve ebbero varcato i con
fini del terrisorio della cità e mes.
so da banda la trista disposizione
d 'animo in cui ne erano partiti.
Dopo alcune giornate di viag.
gio , giunsero una bella sera al ca
stello di Ringoslatte . Uldebrando ,
cui il castellano e varii de'suoi uo
mini avevano diverse cose a rife
rire , lasciò Ondina e Bertalda so
Je . Le due amiche s' erano recale
sul vallo , ammiraudo l'estesa sista
di che colà si godeva , quando si
accostó a loro un uomo d 'alla sla
tura , in cui Bertalda credette di
ravvisare l'uomo della fontana. La
somiglianza apparve ancormaggiore,
allorchè respinto da Ondina , che
pareva minacciarlo, sdegnata , s' al
lontanò come l' altra volta a passi
veloci e crollando la testa , dopo
di che scomparve dietro un vicino
cespuglio .
« Non temere, mia cara Ber
Aalda, disse Ondina, l' uomo dalla
fontana non ti farà alcun male » .
E qui si fece a parrarlé per di.
steso tutta la sua storia , e chi es
sa fosse , e come Bertalda fosse
stata rapita ed ella portata in stia
vece alla capanna del pescatore.
Bertalda inorridi quasi a tale rac
conto, e fu per credere che l'a
mica avesse perdulo il segno; ma
che tutto fosse vero, ne la persua
148 -
devn più e più la coerenza delle
parole d 'Ondina , che lanto bene
s'accordavano ai fatti, e meglio an .
cora quella interna voce , che non
manca inai di parlare in noi a fa
vore della verità . Le parve strano
di far parte esşa stessa d ' una di
quelle storielle meravigliose , che
udiva già racconlare , e guardava
Oudina con una specie di rispet
to ; ma da quel di in poi un in .
volontario raccapriccio venne a por:
si tra lei e l'amica, e non polè a
meno di meravigliarsi assai a ce
na, cbd il cavaliere mostrasse pur
sempre tanto amore ad un essere,
che dall'ultima rivelazione, anzi che
donna, le sembrava una fantastica
apparizionc.
CAPITOLO XIII.
Come se la passavano al castello
di Ringostatte. . .

Chi scrive questa storia, perché


ne è commosso e desidera che ciò
avvenga anche agli altri, ti prega,
cortese Jettore, d' un favore. Con
cedigli di saltar via con poche pa.
role uno spazio di tempo discreta
mente lungo , e di dirti in breve
quanto in esso accadesse .
diena 150
Ben sa egli che si vorrebbe svie
luppare passo a passo, come l' a .
nimo d 'Uldebrando comiociasse &
poco a poco ad aļlontanarsi da On :
dina, volgendosi a Bertalda ; come
Bertalda si facesse incontro al ca
valiere col suo fervente amore , e
l'uno e l' altra paressero piuttosto
temere che amare la povera On
dina ; come questa piangesse , e le
sue lagrimne destassero io cuor di
Uldebrando pietà , non perd il pri
mo amore, sicchè per quanto si
sforzasse di mostrarsi piacente ad
Ondina, un freddo brividio ne lo
respingeva ; tutto ciò , sa egli, po
trebbesi o forse si dovrebbe de :
scrivere distesamente . Ma il cuor
suo ne sarebbe troppo lacerato ,
chè anch 'egli ba veduto simili co
se, e rifugge raccapricciando dal
solo ramientarle . Forse lu pure,
caro lettore, hai provato sì dolo
151 -
rose sensazioni, giacchè tale è l'us,
mana sorte : le fortunalo , se tu le
haisentile più che non le abbi fatle
sentire, che in ciò è meglio rice
vere che dare ! Una dolce malin
conia s' impadronisce allora di te
al riaodar le penę sofferte, e forse
pensando ai bei fiori si misera.
inente appassiti, upa lagrima l' ir .
riga le gote . Ma non irritiamo più
oltre così sacro dolore ! Senza vo
ler ferire di mille punte il povero
cuore , limitiamoci a riferire ciò , che
le cose erano com ’io dissi di sopra.
La povera Ondina stava assai af.
flitia , nè gli altri eran contenti,
Facevasi alcuna cosa che non gra .
disse intieramente a Bertalda ? e
costei l'ascrivera alla tirannica ge
losia della padrona di casa. La fa .
vorita s'era falla ad un' aria inso.
lente da signora , çui, proteggen .
dola il cavaliere, Ondina lollerava
- 152
con umile sommessione. Ciò che an ,
cor più turbąra l'armonia degli a .
bitatori del castello , erano mille
spaventose apparizioni, che Ulde
brando e Berialda avevara spes:o
nei lunghi ed oscuri corridoi, e di
cui non si era mai avuto prima
alcun sentore . La lunga e bianca
figura, in cui Uldebrando ben ri .
conosceva lo zio Fontefresco, Ber
falda invece l'uomo misterioso dal.
la fontana, era loro comparsa mj
nacciandoli, ma più ancora a Ber
talda, che ne era cadula inferma
dallo spavento, e avea più volte
pensato a lasciar il castello . Ma in
parte amava troppo il cavaliere per
effettuare questo pensiero e si fa
ceva pur forte della propria inno
cenza , non essendosi mai venuto
ad una spiegazione tra lei ed Ul.
debrando ; e in parte non sapeva
dove dçizzare i passi. All' imba .
- 153
sciata del signor di Ringostatte ,
che Bertalda si trovasse presso di
lui, il vecchio pescatore aveva ri,
sposto con caratteri appena intel
ligibili , quali la vecchiaia e la mans
canza d 'istruzione lo permettevano ,
esser egli oggimai un povero ve.
dovo, arendo perduto poco prima
per morte la cara moglie ; per
quaolo però gli gravasse di viver
solo nella solitaria capanna, saper.
gli meglio che Bertalda fosse a
Ringostalle anzi che presso di lui;
si guardasse ella solo dal far al
cun male alla sua cara Ondina ,
per quanto le importasse di non
esser da lui maledella . Bertalda
pose in non cale le ultime parole,
e riienne solo che il padre non la
soleva seco , come suolsi fare in
simili occasioni.
. Un giorno che Uldebrando era
uscito a cavallo , Oudina raguna
154 -
i famigli, ' e, fatta portare una lar :
ga pietra , comando che con essa
si coprisse il grau pozzo , che si
castello . Le fu detto che ciò for
zerebbe ad andare a prender l'a .
cqua nella valle , ma cssa rispose
mestamente :
6 Dnolmi, miei cari, di do
vervi accrescere tal fatica , ed io
slessa vorrei aiutarri a portare i
vasi, ma questo pozzo deve esser
chiuso . Non è , credetemi , che à
questo modo che possianso evita .
re mali maggiori » .
" Nessuno replicò ,' e contenti di
potersi mostrare obbedienti alla
lor dolce e buona signora, i servi
diedero mano alla grave pietra.
Già questa era sospesa sulla boc
ca del pozzo, quando, sopraggiun
ta Berlalda , grido di fermarsi , è
che non sarebbe mai per tollerare
155 din
che si chiudesse quel pozzo, della
cui acqua ella soleva servirsi per
conservare la bianchezza e morbi.
dezza della pelle. Questa volta pe
rò , beuchè colla solita placidezza,
Ondina lenne fermo, dicendo, a lei
spettare di dare le disposizionine
cessaric per la domestica econo
mia , a nessun altro doverne ella
render conto ehe al marito .
: - « Ön guardatel esclamava
stizzosamente Bertalda, guardate co
me la povera acqua ribolle e gor
goglia irovandosi al punto di non
più vedere il sole e gli aspetti 11
mani, cui è destinata a servire di
specchio » .
E difatti l'acqua era mirabilmen :
te agitata , e parte quasi che do
vesse uscirne alcun che ; ma On :
dina insistelle con maggior fer
mezza perchè i suoi ordini fossero
eseguiti. Ne le ſu dificile d 'ollerier
- 156
lo , è che ogniuomo nou era me
no contento di obbedire all'amata
padrona, che di fare qualche cosa
in onla a Bertalda , sicchè in po
chi momenti la gran pietra fu po .
sta sull'apertura del pozzo . Ondi
na vi si appoggiò meditabonda, e
scrisse non so che colle dita sulla
sua superficie . Bisogna però che
avesse in mang qualche cosa di
ben acuto e tagliente , poiché quan
do, lei partita, gli altri vi si avvi
cinarono, vi videro sculti de'segui
e delle figure misteriose, che nese
suno aveva prima osservale.
Al torpar del cavaliere , Bertal
da lo ricevelte piangendo e lagnan .
questa disse , che il suo sposo e
signore non gariva all'iofimo de' suoi
servi senza prima sentirlo , e che
pon si mostrerebbe più ingiusto
colla moglie
- 157
. « Or bene, parla , disse Uſ.
debrando aggroltando le ciglia . Che
ti mosse a far olturare il pozzo ?
- Mi sarebbe caro dirielo da
sola a solo , rispose Ondina.
- Dillo in presenza di Berlal
da, riprese il cavaliere . Ito
- Se l'imponi, sì il farò, tornò
a dir Ondioa. Ma deh ! ten pries
go, non comandarmelo se i .
Ella avea , cosi parlando, uo'aria
tanto dolce ed obbediente , che il
cuore del cavaliere s'aprìad un rage
gio del primo amore. Le porse
rabbonito la destra e la condusse
nelle sue stanze , dove essa cosi
cominciò :
« Tu conosci, o mio dilello ,
lo zio Fontefresco , e so che più
volte l'è venuto innanzi ne' corri
doi del castello , e a Bertalda fetale
spavento , che poco mancò che ne
infermasse . Ciò addiviene perchè
- 158 -
legli non ha anima, non è che un ele
mento insensitivo. Esso vede qual.
che volta che io mi garrisci, che
in me ne cruccio , e che forse Ber
talda della stessa ora ride ; e s'inusa
magina, sa il cielo , che cosa , e
vuol immiscbiarsi nelle cose no
stre. Lo sgridarlo a nulla giova ;
a nulla il rimandarlo con isdegno ;
ci non mi crede. Il poverelto non
sa , come le gioie e le pene del.
l'anima vadano del pari, e nullo u .
mano polere valga a separarle. Di
sotto alla lagrima spunta il sorriso ,
e il sorriso evoca dai suoi riposti
gli la lagrima » .
Ciò detto , alzo sorridendo l' u•
mide pupille verso Uldebrando ,
che io quer momento senti rina.
scersi in seno con lutta la fora
za l' antico amore . Ondina se ne
accorse , e stringendosi a lui con
tenerezza ancor maggiore , couti
nuo piangendo di gioia , cosis
# Non volendo il turbapace
acquietarsi colle buone, non mi re.
sto che a chiudergli la porta ; e
l'unica porta , per cui poleva ve .
nirne a poi , era quel pozzo . Cos
gli altri spiriti acquialici del vici.
bato ha lite, e il suo potere non
cotniocia che nelle prossime ralli
è più lungi al Danubio , dappoi
che alcuni fiumi suoi aniei vi 30 *
no entrati. Perciò feci porre sul
pozzo la pietra, e vi serissi sopra
dei segni che lolgono ogni forza
al cattivo zio , sicchè nè Bertalda,
nè lú , nè io più nol vedremo. Sic
come perd alcuni uomini possono
agevolmente levare il sasso , che
quegli arcani segui non hanno con
tro essi alcun valore , cosi fa se vuoi,
il' volere di Bertalda; ma davvero
ch ' ella non sa quel che vuole.
L 'inquieto Fontefresco non la può
soffrire ; e se avvenisse quel ch'ei
160
m 'ha predello , e che per potreb
be accadere, olime! tit pure non
saresti senza pericolo » .
Uldebrando senti profondamente
la magnaniinità della moglie nel
privarsi del suo terribile protetto :

più inaltrattata da Bertalda. Se la


strinse perciò tenerainente al pet.
to e disse:
La pietra resli dov' è , e
vi restera tanto che tu il vorrai ,
mia cara Ondina » .. . .
Felice nel sentirsi riamata , On.
dina corrispondeva con unrile gio .
ja alle sue carezze ; e dopo alcun
tempo riprese :
« Tu sei oggi lanto buono
ed amoroso, anima dell'anima mia ,
che ardisco pregarli d 'una grazia,
Vedi! tu somigli alla slale. Come
ella s 'allornia il capo , quando più
ſerve, di lampi e di suoni, che ne
161 comment
Allestarso la possanza e la rendono
più bella , tal qualche volta i tuoi
occhi gittan lampi, e tuona la tua
lingua, e , ti sta bene, quand' anche.
io meschina ne soffra e pianga ,
Ma non farlo sopra qualche acqua
ö anche solo in vicinanza di essa ,
giacchè, vedil i miei parenti veu
gono con ciò ad aver un diritto
sopra di me. Se ciò accadesse , mi
ti strapperebbero irrevocabilmente
nella loro collera , avvisando che
si offendesse in me tulla la loro
.schiatta , ed io dovrei passare il
resto della mia vita pei nativi pa
lazzi di cristallo , senza poler tore
narne a le , o se mi ti mandasse .
ra , oh Dio ! sarebbe ancor peg
gio . Oh , se in 'ami, non condurti
a tanto ! »
· Uldebrando promise solennemen
te di fare quel ch' ella voleva , e
amorosi e contenti i due sposi usci
162
nono dalle loro stanze. Giunti apa
pena sulle soglie, scontrarono Ber
talda accompagnata da alcuni ape
rai, la quale col tuono imperioso ,
cui s'era assuefatla da qualche lem .
po , disse :
! Or che il segreto collo .
quio è finito , si potrà finalmente
levare la piețra. A voi, fate il vo :
stro dosere.
- La pietra resta dov'è » , dis ,
se risolutamente il cavaliere, sde.
gnalo per la poca delicatezza di
Berialda ; e rimproverolla de'suoi
modi aspri ę scortesi verso la mo.
glie , Gli operai si ritirarono , iro
nicamente ridenda di Bertalda , e
questa imopallidendo se n 'andò alla
sua camera,
L 'ora della cena era giunta , e
Bertalda non compariva. Si mandò
a cercarne , ma l' invialo pe Iro :
vò le slapze vuole , e non ne ri:
porto che uno scritto suggellata ,
iudirizzato ad Oldebrando. Esso dia
ceva;
Sento per mia vergogna di
non essere che la figlia d'un po
vero pescatore, Se il dimenticai
per pochi istanti, pe farò penileo ,
za nella capanua de' parenti. Vi.
vele felice colla vostra bella con ,
sorte m .
Oodina ne fu estremamente rat:
Iristala , e pregò istantemente il
marito d ' inseguire e ricondurre la
fuggita amica . Ohimè ! esso non vi
era che troppo inchinato ! La sua
affezione per Bertalda scoppiò con
violenza. Chiese a questo e a quello
se uom sapesse qual via ella a .
vesse presa , e nulla polendo sco .
prirne, era già salito in arcione ,
risoluto al tutto di ricalcare alla
ventura la via per cui l'aveva con
dolia al castello , quando uno scu.
- 164 - -
diere sopraggiuose , che parró es
sersi scontrato colla donzella sul
sentiero di Valnegra. Come un
lanpo si lanciò il cavaliere fuor
della rồeca vella direzione indicala ,
senza badare alla voce d 'Ondina , che
dolenle gli gridava da un verone:
-- Alla Valuegra ? Oh nou an
darvi Uldebrando !non andarvi per
amor di Dio , o almeno prendimi
teco ! »
Quando vide che le sue grida
si perdevano inutilmente nell'aria ,
Ondina comandò che si povesse
Ja sella al suo •candido palafreno ,
e senza voler permeltere che fa
miglio l'accompagnasse, si mise sul.
le tracce del cavaliere.
CAPITOLO XIV. .
Come Bertalda tornò col cavaliere
alle rôcca.

La Valnegra giacemollo adden


fro velle montagne. Come or si
chiami non si sa ; allora i conta
dini le davano questo nome per la
profonda oscurità che vi regnava
a causa de'molli grandi alberi, fra
i quali abbondavano gli abeti. Per
II
- 166
fino il torrente che vi scorreva nel
ſondo , parea nero , e non aveva
quell'allegro aspetto che sogliono
aver le acque che corrono sotto
l'aperto cielo . Ora poi che il gior
no stava per cadere, la valle vestiva
up caraltere selvaggio e misterioso .
Il cavaliere costeggiava il torrente
in uno stato di crudele ansietà ,
or affretlando il cavallo per timo
re di pon poter raggiungere , pri .
ma che annoltasse , la fuggitiva ,
ora rallentando il passo onde gua
tare s' ella forse non si celasse die
fro un tronco d 'albero od un ces
puglio . Così combattuto da contrarii
sentimenti, erasi intanto inoltrato
assai nella valle, sicché doveva cre
dere di raggiungerla beo tosto ,
quando ei fosse realmente sulle
orme di lei. Il dubbio dinon aver
presa la giusta strada , accresceva
i suoi timori , non sapendo ove la
- 167 -
delicata fanciulla , s'ei non la tram
vasse, potesse passar la notte, che
minacciando tempesta già copriva
di sue ombre la valle ; quand' ec
co che di mezzo agli alberi scor
ge luccicar qualche cosa di bian
co sul pendio . Credendo di rico
noscere la veste di Berlalda, volle
appressarvisi, ma non c 'era mezzo
vava furioso. Non volendo perder
Tempo, e oltre di ciò essendo im .
pedito dai rami d ' avanzarsi a ca .
vallo , ne scese , e. lo legò ad un
albero, aprendosi quindi colle ma
ni una strada a traverso i vepri. [
rami scostati lornavano a sferzargli
la fronte e le gote, bagnati come
erano di rugiada ; lontan lontano ,
di là dei monti s'udiva romorege
giare il tuono ; ' tullo aveva un ' a

brando continuava ad avere una


- 168
non so qual paura della fignra bians
ca, che giaceva . poco da lui di.
scosta sull'erba. Siccome però po
teva cbjaramente distinguere che
era una donna dormente o svenuta
in Jungo abilo bianco , simile a
quello che Bertalda portava quel
giorno, così le si appressò facendo
dello strepito coi ranti e colla spa
da, ma ella non si mosse.
- « Bertaldal » chiamò esso fi
nalmente prima sollo voce , indi più
forte . Un sordo ed indistinto eco
ripetè Bertalda., nia la dormen .
te non diè segno di vita . Agita
to da mille dubbii s' inclinò a
terra vicino a lei, giacché l' oscu .
rità della valle e della sera non
permettevano di distinguerne i trat.
ti, quando un lampo illuminando
improvviso la valle , gli mostró una
brutta facciaccia contraffalta , che
con roca voce gli disse:
- « Danimiun bacio , carino 1. o
Con un grido d 'orrore il cavaliere
s 'alzò, e con lui la mostruosa fi.
gura.
: - « A casal le gridò questa ;
gli spiriti son desti. A casa , o t' a
vrò in mio potere » . E cosi di
cendo stendeva verso di lui, come
per afferrarlo , le bianche braccia .
- " Perfido Fontefresco , esclamò
Uldebrando riprendendo animo, e
che sì, che tu 'l sei; tò un bacio ! »
e caló furibondo un fedente . Ma
il fantasına scomparve; e uno scro
scio d 'acqua che venne a romper
si sul cavaliere, non gli lasciò al.
cun dubbio con qual avversario a .
vesse avuto a fare.
· « Egli vuol farmi desistere dal
rintracciare Bertalda , disse Ulde.
brando ad alta voce tra sè , e si
pensa atterrirmi con vani spaurac,
chi allinché io abbandogi alla sua
yepdelta la povera fanciulla ra
minga ; ma non vi riuscirà . Que .
slo debole spirito elementare non
sa quanta forza di volere si cbiu
da in un pelto umano, quando dave
vero si vuole » .
· Queste parole di cui egli stesso ,
septiva la forza, gli crebbero co
raggio, e parve che anche la fore
tuva gli arridesse, giacchè non era
ancor pervenuto al luogo dove de
vea legato il cavallo , che i lainen
ti della smarrila vennero a ferir .
gli l'orecchio di mezzo al ruggito
della bufera ed al mugghio del
luono. Coll’ali al piede tenoe die
tro al suono della voce , e trová
la tremante fanciulla , mentre ap.
punto tentava d'arrampicarsi su per
l'eſta , onde ad ogni modo uscire
dalla valle tenebrosa. Il cavaliere
se le appresso , e per quanto ar
dire ed orgoglio rivelasse priina la
dj lei risoluzione di lasciare il ca .
stello , ella non potè non sentire
ora una viva gioia al vedersi lie
berata dalla sua crudele situazione
per opera del diletto arnico . Lo
segui senza resistenza, ma era co
si debole , che il cavaliero si ten
ne per fortunato quando l' ebbe
condotta figo al cavallo , cui sciol.
se , onde porvi Bertalda a sedere
e trarselo poi dietro di sè per la
briglia . :
Ma il destriero era aucor tutto
impaurito per l'apparizione di Fon
tefresco. Uldebraodo stesso avreb
be mal potuto saltar in groppa
allo sbuffante animale ; di mettervi
à sedere Bertalda era assolutamen
te impossibile. Si risolvette quindi
di ritornarsene a piedi. Tirandosi
dietro il cavallo per la briglia , il
cavaliere faceva dell' altro braccio
sostegno alla vacillante giovinetta .
Bertalda mellera in opera ogni sforo
zo per uscir presto dalla valle pau .
rosa , ma le iremavano le membra
si per lo continuo spavento che le
aveva fallo Fontefresco durante il
cammino , si pel terrore di che
l' empieva l'incessante rombo del
turbine e del luono per la valle.
Per ultimo spossala e tremanle si
lasciò cadere sull'erba e disse:
t, « Lasciatenii qui giacere, si.
gnore ; non fo che pagare il fio
della mia stoltezza , e bisogoa pur
ch ' io muoia di stanchezza e di
paura ,
- Non sarà mai ch ' io vi ab - -
bandonil esclamà Uldebrando , cer .
cando jovano di contenere il ca :
vallo , che avea ricominciato a inal
berarsi e ad iufuriare peggio di
prima. Finalıneule gli riusci di leo
verlo almeno tanto loulano da Bera
talda , che non polesse venirgliege
alcun inale, ma appena si fu allon ,
ļanalo con esso d 'alcuni passi , che
Bertalda cominciò a piaugere e a
dolersi, credendo ch 'ei volesse co
là abbandonarla . Il cavaliere non
sapeva più a qual partito appigliar
şi. Avrebbe volontieri lasciato il
cavallo in sua balia , perchè iufus
riasse lontano a sua posta , ma te .
meva che troppo gran male po
tesse fare a Berlalda , mettendosi
a correre dello strelto 'sentiero
dalla parte ove essa si giaceva.
In tanto ' imbarazzo , non gli fu
di lieve conforto il sentirsi appres
sare lentamente lo stridore d ' uo
carro. Domandò assistenza. Uua vo
ce maschile gli rispose d 'aver pa
zienza, che presto gli si darebbe
aiulo ; e pou andò molto , che si
mostrarono nell' oscurità due ca
yalli leardi, guidati da un condot
tiere ju bianca sopravvesta ed ag .
giogati ad un carro coperto di te
la bianca , nella quale probabilmen
te erano involle le niercanzie , di
cui il carro era caricato . Ad un
cenno del carrettiere i cavalli si
ferinarono, ed esso aiuto il cava .
liere ad ammansare il suo pala
freno.
. « So ben io che cos'ha, dis
se. Quando traversai per la prima
volta questa valle, non l' andò di
versameule colle mie bestie , e la
ragione ne è, che vi alloggia uoo
spirito maligno che si prende di
simili spassi. Ma io ho imparato
una parolina , che se mipermettete

striero , vi prometto che si terrà


Iranquillo come i miei cavalli.
- Fa quel che il cielo t'ispira !
esclamò impaziente il cavaliere, ma
trammipresto da questo impaccion .
-: 11 carrettiere fece chinar la te
sta al cavallo e gli disse non so
che all' orecchio : il corridore fu
inmediatamente tranquillo , non re
standogli del primo infuriare, che
un ansare affannoso . Non era il
teinpo per Uldebrando di doman
dare una spiegazione, e s'accordo
col carrattiere perchè prendesse
Berlalda sul carro , cui quegli di
ceva carico di molle bambagia ;
cosi s'andrebbe a Ringostalte, e il
cavaliere la scorterebbe a cavallo .
Siccome però il destriero pareva
troppo spossato per portar più ol.
tre il suo signore, il carrelliere per
suase Uldebrando a collocarsi sul
carro presso a Bertalda ; quanto
al cavallo lo si legherebbe dielro
al carro.
- « Andiamo alla china, dice
va, e le mie beslie nog avranno
a faticar mollo .
Il cavaliere accetto l'offerta, e
16
ascese con Bertalda sul carro ; il
cavallo venne lor dietro pian pia.
no, e il carettiere guidava pede.
stre il convoglio .
Nel silenzio della notte , che
andava facendosi sempre più oscu
ra e silenziosa , giacchè il mal tem ,
po non s'udiva più romoreggiare
che di lontano e leggermente , vel,
la piacevole disposizione d' animno
in cui si suole trovarsi dopo aver
superato un pericolo , s' impegnò
tra Uldebrando e Bertalda un con
fidenziale colloquio. Quegli la rim .
proverò dolcemente per la sua
fuga precipitosa , questa si difese
con umili parole , e da tutto ciò
ch ' ella diceva, pareva uscire un
raggio come di lampa , che brilli
tacitamente la notte per servire
di segnale all' amato , che è atte
so dalla bella . Al cavaliere non i.
sfuggiva il senso che si nasconde ,
va ne' discorsi di lei , e più che
alle nude parole , a quello rispon
deva : quando ad un tratto il ca
rettiere gridò con ruvida voce :
« Alto · cavalli ! da bravi!
alzate bene i piedi, e pensate a
quel che siete » .
Il cavaliere si chinò un poco
fuor del carro, e vide che i cavalli
andavano, o piuttosto nuotavano già
nell'acqua ; le ruote del carro s'ag
giravano dignazzando collo strepito
che fanno quelle d 'un mulino , e
il carrettiere era salito sul carro
per ripararsi dall' acque crescenti,
« Che razza di strada è que
sta ? gridò Uldebrando al condot
tiere. Essa fiede per inezzo al tor
rente .
Tutto al contrario , signor
mio, rispose questi ridendo . È il
torrente che fiede per mezzo la
strada : vedete come è straripato » .
198
E in vero tulia la valle jnnon
dala fremeva come un mare in tem
pesta .
È Fontefresco, lo spirito
maligno, che ci vuol annegare ! e .
sclamò Uldebrando. Non sai tu
qualche porolina anche contro di
lui ?
- Ne saprei bep una , rispose
il carrelliere , ma non posso , nè
voglio dirla prima che sappiate
chi io mi sia.
- Ti par questo tempo d ' oc
cuparsi d ' enimmi, gridò il cava
liere, quando la piena va sempre
crescendo ? Che mi cale il sapere
chi, tu sii ? . .
~ E si bisogna che ve ne ca.
glia , riprese l' altro , giacchè io
stesso sono Fontefresco » .
Appena avea colui proferito con
acerbo ghigno queste parole, che il
carro e i cavalli, non più lali, si
- 179
erano sciolti muggendo in fiotti
spumanti: il condottiere stesso fat
to un'onda gigantesca si cacciò sot.
to il destriero sbuffante , e torreg.
giando sul capo della coppia al.
territa , era sul punto di seppel.
Jirli senza scampo.
Ma in questo mentre la voce
armoniosa d ' Ondina si fe ' udire
per in ezzo al trambusto , e squar
ciandosi le nubi che velavano la
luna , apparve ella stessa sull'allu
ra , che dominava la valle. Parlava
all' onde e le minacciava ; e ob .
bedienti a ' suoi cenni , s' appiano
mormorando l'alto flutto , si ritira .
rono placide le acque. Come una
bianca calonba, Ondina scese nella
valle , e presi per mano Uldebran .
do e Bertalda , li condusse ad ada
giarsi sovra un banco di verzura
sulla collina , ove li riconfortò di
bevande ristoranti, che avea seco
- 180 -
portate. Aiulata poi Bertalda á sa
lire il bianco gionello , su cui és
sa stessa era renuta , tutti e tre
si misero in cammino , e giunsero
senza altri accidenti al castello di
Ringostalls
Ipak , , izisi

CAPITOLO XV " . 1997


: Il viaggio per Vienna , "3.1
! ! !,! " to !'s 'I
Dopo l'ultima 'avventura, sivi.
veva à Ringo'statte una vita tacita
e tranquilla . Il cavaliere rendeva
giustizia all' angelica bontà della
moglie, che s' era mostra in tanta
luce salvando la ' rivale dallo sde
guo di Fontefresco nella Valoegra:
Ondina provava la pace e la si
. 12
the 182 -
curezza , che non manca mai al
l'animo conscio d'operar rettamen .
te ; e l'affelto rinascente e la stima
del marito abbellivano il placido te
dor di sua vita con qualche raggio

Bertalda, si mostrava grata , umile


è schiva , senza ascriversi a merito
queste qualità.
i Ogui volta che gli sposi volc
vapo darle qualche riscontro sul
pozzo chiuso , sull'avventura nella
Valnegra , li supplicava di non far
ne parola , perchè la memoria del
l' uno la riempieva di vergogna ,
Jalıra di spavento . Non ne venne
perciò a saper alcuna cosa , ma non
era pur duopo , dacchè la pa ,
ce e la gioia avevauo posto seg .
gio nella rocca di Ringostatte. O
gouno ' era dunque tranquillo , av .
visando la vita non poter aggimai
esser ricca che di fiori.
183
lo cosi aggradevole situazione
era giunto ed anche trascorso il
verpo, La primavera avea ricon ,
dollo la verzura e il suo bel cie ,
lo azzurrino e le rondini viaggia
trici : qual meraviglia che queste
destassero anche negli abitanti di
Ringostalle la brama di viaggiare?
Mentre essi un giorno andavano a
diporto sulle rive del Danubio ,
Uldebrando narrò della grandezza
di questo nobil fiume , delle frut.
lifere contrade cbe traversa, e com
me esso guadagni ad ogni passo
di magnificenza e di amenità . .
is Sarebbe pur bello , . salto
su Berlalda , di discendere ' per ·
questo fiume fino a Viennal mą
appena ebhe ' ciò dello , arrose
seudo , vergognosa si tacque. Ciò
appunto commiosse . Ondina, e de .
siderosa di fare il piacere dell' à ,
mica, disse ; ; iib
184
! * E chi c'impedisce di farlo ? »
Bertalda non si poteva contenere
dalla gioia , e le due donne si die
dero a rappresentarsi il piacevole
viaggio coi più vivi colori. Anche
Uldebrando prendeva parte alla lo
ro festa , se non che disse ad On .
dina all'orecchio
I « Ma e Fontefresco, che più
in giù riprende il suo potere ?
Non mettertene in pena, ri.
spose ella sorridendo. Ci son io ,
e saprò tenerlo in freno » .
. Con ciò era scomparso l' unico
ostacolo , e fatti i necessari prepa.
rativi, la piccola brigala si pose
in viaggio con lieto animo e colle
più belle speranze.
Non vi maravigliate , voi al.
tri uomini, se le cose sogliono
andare diversamente da quel che
s ' era creduto . Il potere maligoo
che spia il momento per condurci
185 -
A rovina, ama d 'addormentare con
sogoi dorati la vittima, quando in
vece il messo mandato da Dio a
salvarci batte spesso ruvidamente
alla nostra porta.
Durante i primi giorni, i viage
gialori erano estremamente conten .
ti. Quanto più s'avanzayano, tanto
più il fiume andava acquistando di
larghezza' e giocondità , ma ad un
passo dalla cui vista s' aveano at,
teso il maggior piacere , l'indoma.
bile Fontefresco ricominciò a mio .
strare il suo potere. Non erano a
dir, vero che piccolezze, perchè On .
dina apostrofava severa le acque
o : i 'venti, e gli ostacoli maliziosa .
mente frapposti s'appianavano al
l'istante ; ma il frequente ripetersi
delle cattiverie nemiche e dei rim
proveri d 'Ondina turbava l' alle
gria della brigala . Aggiungi che i
navicellai s' andavano parlottando
- 16 -
all'orecchio , guardando i tre con
dubbiosi: sgoardi , e che anche i
loro famiglii cominciavano a so
spettare sempre più qualche stra
no mistero. Uldebrando diceva so .
vente seco stesso:.
- 4°« Così va, se diverse nature si
uniscono , se l'uomo si stringe in
mostruosa alleanza con una sirena» .
E al discolpar sè, come s' ama sem .
pre di fare, aggiugneva . Io perme
non lo sapeva ca' ella fosse tale .
Mio è il danno che non posso fa .
re un passo senza vederii mole
stato da' capricci de' suoi parenti,
ma la colpa non è mia » .
Con queste e simili riflessioni s'an
dava consolando , ma non faceva
che aumentare il suo 'malcontento
verso Ondina, e le lanciava degli
sguardi , cui la poveretta non in .
tendeva che troppo bene. Rattri
stata dal mulamento d 'animo del
marito e dal continuo invigilare
per eludere i teplativi di Fonte
fresco , agitata dolcemente dall’ u
piforme movimento della barca ,
Qadina cadde sul far della sera
in no profondo sonno. La
* Appena pero ebbe chiusi gli oc.
cbi , che parve ad ognuno nella
barca di vedere nella parte del
fiume in cui intendeva gli sguardi,
.upa testa d 'uomo deforme e con
traffatta , che sorgeva dall' acqua ,
non coine il capo il'uno che quor
ti, ma perpeudicolarmente come se
vi fosse cosi piantala , e che in ta .
le posizione s 'avanzasse a paro colla
barca. Ciascheduvo voleya mostra
re al vicino ciò ch ' ei vedeva , @
ciascheduno trovò che ogni altro
era colpito dallo stesso spayepto ,
ma additaya colla mano in una
direzione diversa da quella , in cui
esso vedeva lo spauracchio . Or
- 188
mentre tutti insieme volevano spie
garsi, e gridavano:
- « Guarda colal no costà ! ;
oghunó vide i brutti ceffi di lut
ti, e il fiume intiero apparve in
gombro dalle mostruose apparizio .
ni. Il grido universale, che si levo
dalla barca , svegliò Ondina. All'a .
prir ch 'ella fece gli occhi, sparve
immantinente la fantastica turba ,
ma Uldebrando perdè la pazienza.
Ei si sarebbe lasciato andare a
mille imprecazioni, se non che On
dina lo guardava pietosa e sup
plichevole , e gli diceva sottovoce:
« Dehl signor mio , ten prie
go', pon garrirmi ora : sovvengati
che siamo sull'acqua m .
Il cavaliere tacque, e postosi a
sedere, s'immerse in uda profonda
meditazione. Ondina gli disse al.
l'orecchio :
« Non sarebbe meglio , mio
en 189
dolce amico , che lasciassimo ans
dare il fatale viaggio , ie ce ne tor:
nassimo in pace a Ringostatie ? »
Ma Uldebrando rispose adirato :
Dunque dovrò io starmene
prigioniero nella mia rôçca ? e aver
tranquillità soltanto finché il poz

colla gentil mano la bocca , e Ul.


debrando , memore di ciò che la
moglie gli avea detto altre volte
tornò silenzioso e quieto .
Intanto Bertalda s 'era abbando.
nata a mille diversi pensieri. D ’On
dina sapeva ormai molte cose, ma
non tutto , e il terribile Fontefre
sco era par sempre per lei un mi
stero , che anzi non ne sapeva nemo
meno il nome. Pensando à lutte
queste cose maravigliose, si sciol.
se dal braccio senza quasi saper:
lo , un bellissimo smaniglio d 'oro
190
che Uldebrando le aveva compra
to negli ultimi giorni da un iner .
ciaiuolo , e baloccando lo teneva
sospeso sull'aeque a poca distanza
da esse , godendo di vederne ri
flesso lo splendore dall' onde az
zurrine : quand' ecco uscire da es.
se una gran mano , che afferrato il
gioiello , lo trasse- sott'acqua . Ber
talda mandò un grido, e un suono
quasi di ironico riso le rispose dal
profondo. La collera d 'Uldebrando
non ebbe allor più limite . Balzan .
do in piedi si mise ad imprecare
agli spiriti o spettri, che s' inmi.
schiavano alle cose sue, e ne lur.
bavano importuni la pace ; li chia
mo a guerra aperta se ne bastava
Jor l'animo. Bertalda piangeva in .
tanto pel gioiello rapito , e a lei si
caro ', e aggiungeva con ciò esca
all'ira del cavaliere ; mentre Ondi
na tenendo immersa una mano nel
1' acqua al : disopra della sponda
della barca , non cessava dal mora
DATA morar sommessamente arcane pas
role, cui interrompeva solo di tan
TE to in tanto per dire in tuono sup
de a plichevole al cavaliere : . is
i « Dehl carissimo, non sgri
160 darmi qui. Fallo ognora che vorrai,
ma non in questo luogo ; te ne
ho detto il perchè » .
se ** Uldebrando si rattenne di duo .
vo dalle ingurie ; ed " ella traendo
la mano dall' acqua ne cavò uno
smaniglio di coralli, maravigliosa.
mente bello , e presentandolo colla
mano ancor umida a Bertalda :
cha « Prendi, mia cara , le disse
tan amorosamente . Questo l'ho io fatto
portare in compenso » . i .
· Ma il cavaliere salto adirato di
mezzo , e strappato di mano ad On
dina il braccialetto , lo lanciò nel
l'oude gridando:
192
ilmen ' Dunque hai pur sempre
comunanza con essi ? Restassi tu
alıpeno co' tuoi pari , maliarda , e
lasciassi noi uomini in pace l »o.
- Cogli occhi immobili , ma pieni
di lagrime , la povera Ondina lo
guardava , tenendo tuttavia stesa
la mano, con cui avea voluto por
gere il suo ricco dono a Bertalda ;
poi cominciò a piangere . e pian .
gere dolorosamente , come un inno .
cente fanciullino crudelmente e in
giustamenle oltraggiato. .
“ Abi, dilello, addio ! disse alfine
fievolmente . Non ti faranno alcun
male, ma sii fedele , affinchè io pos
sa tenerli lontani da te. Ora debbo
andarmene , lasciarli per sempre.
Oh ! me infelice, oh ! che facesti! .
: E curvandosi sulla sponda della
barca, ella sparve, senza che si po
tesse dire se si lasciasse cadere
nel fiume o vi si sciogliesse in
- 193 -
acqua : era una cosa e l'altra. Co
munque però si fosse, sparì all'i.
stante, e solo alcune onde leggere
venendo a frangere contro la pa
vicella, parevao ripetere sospiran
do : « Sii fedele » .
Uldebrando le tenne dietro collo
sguardo, piangendo a calde lagri
me , finché un pietoso evenimen .
to venne a torgli la coscienza della
irreparabile perdita.
CAPITOLO XVI.
Che si facesse Uldebrando , perdula

Non so se nostra ventura o sven


tura debba dirsi che il dolore non
sia in noi durevole ! Voglio di
re quel dolore che ha sua sede
nella sorgente della vita, e che è

che questo non ci pare perduto ,


195 -
e noi continoviamo ad occuparcene
esclusivamente , finchè caduta an
che per noi la sbarra , che ce pe
teneva separati , gli siano riuniti
per sempre . In animni ben fatti il
dolore si mantiene, ma assume un
altro carattere : nuove immagini stra
niere vi s'insiouano , lo indeboli .
scono, sicchè anch 'esso va alla fine
soggetto alla legge universale delle
cose unrane, l' instabilità ; e quindi
ho asserito , che il dolore non è
durevole .
Anche il signor di Ringostatte
ne fece esperienza ; se pel suo
meglio , lo vedremo nel pressa di
questa storia .
Da principio non sapeva che
piangere, come la povera Ondina
aveva pianto quand'egli le strappa
di mano lo smapiglio, che aveva si
amorosamente offerto alla rivale .
Stendeva la mano come essa aveva
- 196
fatto , e pon cessava dal piangere ,
vaneggiando di poter forse scio
gliersi esso pure in lagrime. An ,
che Bertalda slava immersa in una
profonda tristezza ; e per alcun tem .
po vissero ambedue mesti e laci
turoi a Ringostatte , pieni della me
moria d ' Ondina e dimentichi quasi
della mutua loro prima inclinazione.
In questo tempo Ondina compa
riva sovente ad Uldebrando ne'suoi
sogni, l'accarezzava dolcemente e
si dileguava quiodi piangendo ,
sicchè egli trovandosi allo svegliar .
si bagnate le guance , non sapeva
se lo fossero delle proprie lagrime
o di quelle della perduta . Ma a po .
CÓ a poco tali visioni divennero
sempre più rade, e il dolore d 'Ul
debrando men forte . Non avrebbe
però forse pensato ad altro per
Tutta la sua vita , che a serbare la
memoria d ' Ondina e a parlar di
lei, se improvvisamente non fosse
comparso nel castello il vecchio
pescatore, esigendo come padre di
Bertalda , che essa gli fosse resa ,
Il buon vecchio aveva udito dello
sparire d 'Ondina, e non voleva più
olire permettere che Bertalda ri.
manesse presso il vedoro signore
del castello .
- « Se mia figlia m 'ami o no,
diceva, poco mi cale il saperlo , ma
qui si tratta del decoro e dell'o
nestà , e in faccia ad essi deve la .
cere ogni riguardo . »
Quest'istanza del vecchio pesca.
tendo Bartalda, si sarebbe trovato
il cavaliere nel deserto suo castel.
lo , ridestarono in lui l'antica affe
glio per la perdita d 'Ondina gli ave.
va quasi falto porre in dimentican
za. Il pescatore fece molte obbie.
13
zioni al progetto d 'un'unione. One
dina gli era stata assai cara, e non
si sapeva bene , diceva esso , se
fosse veramente morta ; che se poi
realmente lo era , la colpa cadeva
in parte su Bertalda , e non le con
veniva quindidi sotlentrare al posto
della tapina. Ma le preghiere riu .
nite d'Uldebrando cui voleva pur
bene , e della figlia , fötta d ' assai
più dolce ed obbediente, gli strap
parono alla fine il consenso , e ri.
tenuto il vecchio nel castello , man
darono un messo al padre Salva .
tore , che aveva già uniti Ulde
brando ed Oudina, perchè venisse
a celebrare le seconde nozze .

lelto lo scritto del cavaliere , s'av


viò in tutta frelta a Ringostatte :
che se per le fatiche del cammino
gli veniva meno la lena o gli do
levano le membra , soleva dirsi :
199 -
• « Coraggio , nio povero corpo
infralilo . Forse è ancor tempo di
impedire una sventura ; non ca.
dere prima che siamo alla metà »
E coa forza raddoppiata si ri
melteva in viaggio , e andava sen
za riposo , finchè iine sera giuose
sul far della notte al castello . ?
I promessi sposi erano seduti ,
tenendosi per mano , sollo gli al.
beri che ombreggiavano la cortez
vicino ad essi il vecchio pescatore
lutto pensieroso. Non prina fu il
padre Salvatore ravvisalo , che o
gnuno se gli mosse giulivo incon
tro, chiamandolo il benvemto. Ma
senza far molte parole' il frale ac
cennò al cavaliere che lo seguisse
nelle sue stanze. E siccome que
sti stupefalto com 'era per un cosi
singolare contegno , indugiava ad
obbedirgli,
- « Ma perché dovrei io pare
m 200
larvi da solo e in segreto ? pro
ruppe il zelante religioso. Quanto
ho a dirvi concerne non men che
voi, la damigella e cotesto dabben
uomo, e quando una cosa vuol es.
ser detta , moglio è metterla fuori
al più presto possibile . Siete voi
sicuro , signor cavaliere, che la vo
stra prima moglie sia morta ? Per
me ne dubito . Non voglio parlare
della prodigiosa sua natura , che io
stesso l'ignoro, ma cerlo è ch 'essa
era pia e fedele a tutte prove. Da
quindici giorni, ogni nolte ella mi
si è accostata in sogno alla sponda
del letto , e torcendo le inani e
traendo dolorosi sospiri, mi grida
va pietosamenle :
« Oh ! caro padre ; nol lasciate
fare ! Io vivo ancora : Oh ! salva.
telo ! salvategli la vita » .
Io non sapeva che cosa la vie
sione significasse , ma appena ri.
201
cevelti il vostro messaggio , qua
men venni frettoloso non per uni
men re, ma si per separare ciò che non
può essere unito . Lasciala Ulde.
brando ! lascialo , Bertalda ! Egli apa
he bar partiene ad un 'altra ; vedilo al do .
lore per la perdula , che gli ha
solcate le pallide guancie . E se an .
che non vuoi lasciarlo , lo spirito
che mi anima mi dice, che tu non
ne sarai mai per esser lieta » .
Ben seativano i tre che il buon
red padre diceva la verità , ma non vol
lero prestare credenza alle sue pa .
role . Perfino il vecchio era ora si
accecato, che sosteneva, ormai non
potersi più dipartire dai concerti
presi. Le ammonizioni del religio
so furono confutate e respinte da
gli altri con ostinazione, anzi con
amarezza , fiu che vedendo esso
riuscire vano ogni sforzo, si tolse
202
ler pure accettare un ricovero per
la notte 0 alcun ristoro . Uldebrau .
do si disse che il frate era uu un
mo caparbio , un visionario , e man
dò ad un vicin ".convento per un
altro monaco, il quale promise sen
zaifar alcun . ostacolo di compiere ·
fra pochi giorni la cerimonia,

14., ' difuzon 91 . 1,N ja : :

thesi O . Het was ';


UI
* pay lén 9 . deset
7, em
per sa
TjSE

20. .. CAPITOLO XVII.


Sogno del cavaliere.
La notte cominciava a dar luo
go al crepuscolo, e il cavaliere sex
ne stava coricato tra il sonno e la
reglia . Se voleva addormentarsi in
tieramente, un subito sgomento ne
lo scuoteva , come sejcgli sopra
stasse qualche disgrazia : iina se fa !
ceva uno sforzol,apes sisvegliarsi
con 204 -
affatto, un lieve alilare come d 'ali
di cigno, accompagnato da una dola
ce e misteriosa arnionia , lo faceva
ricadere aggradevolmente nel pri
mo sopore . Finalmente bisogna che
il sonno lo prendesse affatto , giac
chè gli parve di essere trasportato
lontan loolano sovra quelle ali di
cigoo, inolcendogli sempre l'orec.
chio gli arcani suoni.
« Il canto del cigno è annuu
giatore di morte 1 » diceva se
ço stesso il cavaliere ; ma proba.
bilmente aveva allora un'altra sin
gnificazione, poichèdopo lungo trat.
10 gli parve d ' essere sospeso sul
mar Mediterraneo. Vo cigno gli
canlava inelodiosamente all' orec
chio, quello essere il Mediterraneo ;
o nicotre Uldebrando guardava le
acque, queste si fecero limpide e .
Irasparenti come up cristallo , sic
che si poteva vederde il fooda, a
205 -
grande gioia del cavaliere, che po
teva distinguervi Ondina, seduta in
un riluceote palazzo di cristallo .
La poveretla piangeva , ed aveva
un'aria assai più trista, che quan.
do si trovava a Ringostalte appe.
da giunta colà , od anche prima
dello sciagurato viaggio . Il cava
liere si risovvenne di que'felici tem
pi,ma Ondiga pou mostrava accor
gersi di lui, Iolanto le si accosto
Fontefresco, e volle farle dei rim .
proveri perchè piangesse , ma One'
diva gli volse uno sguardo cosi
severo e dignitoso , che l' altro si
lacque all'istante quasi atterrito .
. « Se anche abito qui con voi
sotto le acque, disse ella , ho pe
rò quel che voi non avele, un ' a - '
nima , e m ' è perciò concesso di
piangere , abbenché tu non possa
farti un'idea del sentimento onde
lali lagrime hanno la sorgente. Aqu
206 -
ch 'esse sono dolci , come lullo è
dulce in chi alberga in seno un'a -,
nima fedele » ,
Fontefresco crollò il capo , e do
po una corla pausa disse :
- -- Eppur, nipole, siele soggetta .
alle nostre leggi elementari , e se
vi diventa infedele e passa a se
conde pozze , bisognerà pure che
andiale a torlo di vita.
Finora nessuno ha occupato
ilinio posto , ed ei mi aua , ri
spose Ondina,
- Il che però, non toglie , che
non sia promesso sposo , aggiunse
Foulelresco , sorridendo maligna
mente. Lasciate passare un paio di
giorni, e celebrato che sia lo spo ..
saližio , si sarà forza d 'andare a dar
inorte allo spergiuro .
-- Sapele, che non è in mio por:
tere, riprese inestamente sorriden .
do Oudiua. Il pozzo, che solo ne
207,
offriva un adilo , è chiuso e..sige,
gellato per me, come per voi.
i M a se lascia la sua rôcca, o
se fa aprire il pozzo ? fornò a dire,
Fontefresco. Poichè, egli non pen .,
sa più che tanto a siffatte cose . :
- E appunto per questo , repli.
có Ondina sorridendo tutlavia d 'un
mesto sorriso, appunto per questo
s'aggira adesso in ispirito sul Mes
diterraneo , ed ode in sogno, que
slo nostro discorso, perchè gli ser ,
va d 'avviso . Vedele : che uou, ho
oinipesso alcuna precauzione Nani
Foulefresco volse jo ,su , al ca .
valiere un'occhiata minaccianie , e
battendo adiratameple .co' piedi il
terreno, și ionnerse e dileglio nel
Vonde. I cigni ricominciarono ad ,
agitare le ali ed a cantares, al ca ,
valiere parve di varcar di nuovo ,
monļi, valli e fiumi, e, d 'essere fi
naliente riportato nel castello , e
nel suo letto , e ch'ivi giuplo si ris.
vegliasse,
Quivi difatti si risveglio mentre
uu donzello entrava che narrò , tro
varsi tuttavia in que'coutorni il pa
dre Salvatore . Errando la sera pre
cedente nel bosco , ve l' aveva tro
vato in una specie di capanno che
s'avea fatto esso stesso di rami
d 'alberi e di fronde , e domanda .
logli a che indugiasse co à poiché
von voleva dare la benedizione-ng
ziale , aveva risposto , darsi altre
benedizioni che la nuziale, e che
potrebbe accadere che s'avesse bi
sogno di lui. . .
Il cavaliere fu preso da non lie
ve turbamento udendo queste pa
role e pensando al suo sogno ;
ina quando taluno s ' è fitto in capo
qualche cosa, troppo difficil glitorna
l'abbandonarne il pensiero, e cosi
fullò rimase com ' era .
CAPITOLO XVIII.
Come il cavaliere Uldebrando
fece nozze.

Se vi dovessi racconlare come


l' apdò alle seconde nozze del ca
valiere Uldebrando di Ringostalle,
vi parrebbe di vedere gran copia
di ricchi e brillanti ornamenti, su
cui fosse steso un gran velo nero;
sicchè invece di rallegrare della
210
loro vista , dessero piuttosto un'i.
dea della vanità delle umane cose.
Non è che da paure fosse turbata
la gioia de'convitati , poichè sap
piamo che ogni accesso era stato
tolto a Fontefresco ed a 'suoi pari;
ma pareva a tutti chemancasse la
persona principale della festa , e
che questa persona dovesse essere
l'amabile Ondina. Ogni volta che
un uscio s'apriva, lulli gli sguardi
vi si dirigevano involontariamente ;
e al vedere che non era che lo
scalco con nuove vivande, o il cop
piere con vini ognor più generosi,
quel poco d 'allegria che prinja re .
gnava, si perdeva in una lieve ma
linconia . La sposa era la più con .
teuta e quindi anche la più gaia
di tutti, ma anche a lei pareva co
sa strana di trovarsi seduta in a
biti nuziali colà dove era solita se
dersi l'estinta amica ; e la costei
211
memoria la perseguilara incessan
temente. :
La brigata si disperse-sull'imbria
nire, non congedata dall'impaziente
ebbrielà dello sposo , come suol ad .
divenire di cotali radunanze , ma
silenziosa e in preda a meri pre
sentimenti. Bertalda si ritirò colle
donne nelle sue camere, e il cava
liere nelle sue per isvestirsi.
Bertalda voleva distrarsi , e a
quest'effetto si fece porre innanzi
dei magnifici gioielli , onde Ul
debrando le avea fallo dono, e ric
che vesti ed ornamenti, onde sce
glierne la foggia che per la ric
chezza e l' eleganza più le si. coile
venisse pel giorno seguente. Le
sue donzelle non mancarono d 'en .
comiare e portar a cielo la bellez
za della padrona ; chi lodò questo ,
chi quello: Bertalda si prestava
con vana compiacenza alle loro lo
di , ma ad un trallo rimirandosi
in uno specchio , esclamo:
. - - Oh vedete le brulle lentiggini
che cominciano a macchiarmi il col.
Jo ! » Le aslanti le chiamarono lego
giadri nei, che davano spicco al
candore della pelle ; ma Berlalda
non ne fu questa volta persuasa ,
* E a dire, continuó con un
mezzo sospiro , clie potrei liberar
snene, se avessi ancora per lavar
mi l' eccellente acqua del pozzo
chiuso .
- Se non v ' è bisogno che
dició !.... saltò su una delle donzelle ,
e usci prestamente dalla slapza.
- Sta a vedere disse piacevol.
mente sorpresa Berlalda, che ella
farà la pazzia di far levare ad ora
così tarda la pietra, che chiude il
pozzo ! »
: E difalli non andòmolto , che al
cuni uomini guidati dalla ligia ser.
- 213 -
vente , si diressero verso il pozzo
con delle leve ed altri ordigni sulle
spalle . Bertalda paga di vedere ora
prontamente eseguito ogni suo cen .
no , ineotre altra volta aveva rice.
yuto un niego , si rimase alla fi,
nestra a guardar al chiaro lume di
luna i lavoranti . .
.. Questi si misero coi loro inge,
gni intorno alla pietra , e coming
ciarono a sinoverla , il che facendo,
più d 'uno si ricordò con un sospin
ro come Ondina vi si opponesse .
Ma la faccenda andava del resto
più facilmente che non s'erano im
maginato ; pareva che una arcana
forza aiutasse dal pozzo a rimove
re il sasso .
- « Davvero , dicevano gli o .
perai , che è come se l'acqua là
dentro fosse divenuta una fontana» ,
• Nè andò molto che la grossa
pietra , quasi mossa da ignolo po :
214
lere , rovesciò sul selciato , facendo
in se cupamente rimbombare la
corte.
Ma dalla bocca del pozzo sorse
leplamente come una bianca colon
da d'acqua. Și credette quasi dap
prima che l' acqua avésse real
meale acquistato una forza sa
liente , ma guardandovi più al
lenti, apparve essere una donna
estremamente pallida in viso , ed
avvolta in un gran velo bianco ,
Piangeva dirottamente , é torcendo
le mani, s'avviò a passo grave vera
80 la stanza del cavaliere. Gli a .
stanti si dispersero tumultuaria .
mente , Bertalda rimase immobile
dal terrore alla finestra . Quando il
fantasma vi passò sotto , volse ge
meudo uno sguardo all'insù, e Ber.
ialda credette di ravvisare solto il
velo i lineamenti d 'Ondina. Si mi.
se allora a gridare che s' andasse
- 215 -
pel cavaliere, ma nessuna delle an
celle árdi muoversi , e anch ' essa
coine spaventata dalla stessa sua
voce , ammutoli.
Intanto l' oggetto del comune
spavento avanzandosi lentamente e .
doglioso , come se andasse ad eser
citare suo malgrado una gran giu
stizia , era pervenuto nell' interno
del castello , aveva traversato le
ben pole sale , sempre piangendo .
Ahil non cosi s' era ella ivi aggi
rata in altri tempi !
Il cavaliere aveva licenziato i
suoi servi : e levatisi d ' intorno gli
abiti pomposi da nozze, stavasene
con animo turbato avanti ad un
grande specchio ; l'unica face man
dava vicino a lui un fioco lume.
D ' improvviso sentì bussare, som
messamente alla porta : cosi era
solita bussare scherzevolmente On
dina.
216
non a Sogni ! si disse egli. Il
lusione ! Andiamo piuttosto al let ,
lo puziale che mi aspetta .
- Freddo è il letto che l' a .
spetta ! mormorò fuor dell' uscia
una flebile voce; e il cavaliere guar .
dando nello specchio , vide aprirsi
l'uscio, ed entrarne la pallida sem
bianza .
- Hanna schiuso il pozzo , con ,
tinuò la stessa voce, ed ora son qui,
e tu devi niorire » .
Uldebrando senti esser venula
inevitabilmente la sua ultima ora ;
si copri gli occhi con ambe le ma
ni e disse:
- « Non tormentarmi con va .
ni terrori. Se sotto il velo nascon .
di un teschio orribile , non levarlo
e loglimila vita senza ch'io li veda.
- Nè vuoi tu mirarmi un 'ulti
ma volta ? disse la piangente. Son
bella ; bella come quando lu rima.
219
bevi per me presó d'amore nella
nostra penisola .
- Oh ! dicessi il vero I rispose
Uldebrando con un sospiro, e po:
tessi tu darmi la morte con un
bacio !
Sia comepiù vuoi ,diletto mio;
riprese ella; e gettandosi indietro
il velo , un mesto sorriso le brillo
sul bellissimo volto . Palpitante d 'a
more e d 'ansietà il cavaliere si pie.
gò verso di lei, ed ella gli depose
sulla labbra un dolcissimo bacio .
Ma nol lasciò più . Preinendolo al
seno, si diede a piangere dirotta
mente, come se volesse sciogliersi
nel nativo elemento ; le lagrime
penetrarono negli occhi del cava
liere, e scendeodo di là al petto ,
gli tolsero finalmente il respiro ,
sicchè esanime cadde dalle braccia
dell'amante sul letto.
- « L 'ho abuegalo nelle inie la .
218 -
grime! » disse ella ad alcuni servi
accorsi ; e traversando lentamente
la file degli atterriti abitanti del
castello, si ridusse al pozzo.
CAPITOLO XIX .
. Come il cavaliere Uldebrando
fu seppellito .

· Appena si seppe la morte del


signor di Ringosiatte , il padre
Salvatore giunse al castello , e ap
punto nell'ora che il frate il qua
le aveva celebrato l'infelicé sposa
Jizio,nè fuggiva a foria, colino d 'oro
rore e di spavenlo.
220 -
- « Va bene, disse il padre ,
quando se gliene fece la relazione.
Ora comincia il mio uffizio , e non
ho bisogno di compagno » .
Si diede quindi a confortare la
sposa or fatla vedova , per quanto
poco potessero le sue parole in
quell'animo pieno delle umane pas
sioni. Il vecchio pescatore invece,
benchè contristatissimo, pareva por
tar cou rassegnazione la disgrazia
accaduta al suocero ed alla figlia ;
e mentre Bertalda non cessava dal
incolpare Ondina d ' assassinio e
di stregoneria , il vecchio diceva
freddamente :
- . « Non poteva essere altri.
menti. Io nou ci vedo che il gius
dizio di Dio ; a niuno per certo
duole più la morte d ' Uldebrando
che a colei che ne fu l'innocente
ministra, alla povera derelitla On
dina » .
- 221
E cosi parlando prestava mano
a disporre l'occorrente per dare al
cavaliere una conveniente sepoltura .
Le mortali spoglie d 'Uldebrando
dosean essere deposte in un cam
po sanlo , in cui si trovavano le
tombe de'suoi maggiori e che era
stato da lui stesso dotato di pri
vilegi e di ricchi doni. L ' elmo e
lo scudo giacevano già sulla bara
per essere calati della fossa , poja
che il cavaliere Uldebrando di Rin
goslatte eral'ultimo della sua schiat
ta; la doppia fila de' dolenti co
minciava a mettersi in moto sal
meggiando , preceduta dal padre
Salvatore che portava un gran cro .
cifisso , e seguita dalla sconsolala
Bertalda e dal vecchio padre di
lei : quando nel mezzo delle ve
dove , tutte vestite a bruno , ap
parve iniprovvisamente una figura
di donna in sesle candidissiina , coo
222
perta d ' un velo , che lamentando
dolorosamente , ergeva le mani al
cielo . Coloro , cui camminava vi
cina , furono prese da un interno
brividio , e se ne scostarono ; cio
fecero pur le altre , cui veniva a
trovarsi presso , e cosi andò tutto
in iscompiglio l'ordine della pro
cessione. Alcunisoldati ebbero l'ar
dire d'interpellarla e di comandar
le d ’abbandonar la comitiva ,ma la
perdettero , senza saper come , di
vista, benchè ella continuasse pur
sempre a tenersi nella fila con lento
passo e solenne. Per ultimo , riti
randosi e schivandola ognuno, pen
ne essa a trovarsi dietro a Ber
talda : allora rattenne il passo e
continuò compostamente a cammi
nar dietro di lei, senza essere più
oltre turbata .
Così si prosegui fino al cimitero,
ove la funebre comitiva formò un
223
cerchio intorno alla fossa già sca
vata. Ivi Bertalda s' accorse della
importuna compagna , e tra la col
lera' e lo spavento le comando di
partirsi dall'ultima dimora del ca.
valiere . Ma la velata tentennò dol .
cemente il capo come per indicarle
che nol poteva , e giunte pietosa .
mente le mani, le alzava in allo
di preghiera verso Bertalda ,sicché
questa commossa si risovenne pian .
gendo d 'Ondina , quand' ella le a
veva voluto porgere sul Danubio
il bello smaniglio di coralli . Intan
to il padre Salvatore accennò che
si facesse silenzio onde orare sul
tumulo che s'andava alzando sopra
la salma dell' estinto . Bertalda ta .
cque e s'inginoccbiò , e la fossa es
sendo empinta , ogni uomo fece lo
stesso . Quando si alzarono , la fo
restiera dall'abito bianco era spa.
rita ; nel luogo ove erasi colei in :
- 224
ginocchiata , scaturiva una fonte är:
gentina, che aprendosi nell' erba la
via, cinse la tomba del cavaliere ,
e andò quindi a mettere in un Iran .
quillo laghetto , che si trovava poco
Jungi dal cimitero . Molli e molti
anni dopo si mostrava dagli a
bilalori del villaggio quella fonte ,
credendo fermamente che fosse la
povera dereliiia Ondina , la quale
per tal modo tenesse pur sempre
abbracciato l'amalo cavaliere .
ESTRATTO
DEL TRATTATO
DI PARACELSO
SUGLI ESSERI ELEMENTARI
GNOMI , ONDINE SILFI E SALAMANDAR .
Della carne deesi intendere che
sia di due sorta : havvi la carne
che vien da Adaino, e quella che
non viene da Adaino. La carne che
vien da Adamo è grossolana, pera
chè è fatta di lerra, e si può toc
care come il legno e la pietra ;
quell'altra che non deriva da Ada
mo, è una carne sottile , che non
si può toccare nè legare , poichè
non è fatta di terra.
La carne che vien da Adamo e
228
compatta come la terra , sicchè l'uo
mo fatto di essa non può pas .
sare a traverso un muro : la car ,
ne che non è da Adamo passa a
traverso i murie le pareti. Le crea
lure fatte della carne, che non rien
da Adamo, differiscono dagli spi,
riti in ciò , che hanno carne e san
gue ed ossa ; esse partoriscono fi
gli , parlano e camminano : cose
tutie che non fanno gli spiriti.
Quindi è che sono simili agli spi
rili nella mobilità , agli uomini nella
figura : sono esseri che partecipano
d 'ambedue queste specie; ma nou
appartengono nè all'una, nè all'altra .
Questi esseri diconsi elementari
perché hanno lor dimora negli ele ,
menti e non fuori di questi : essi
sono copie degli uomini degli ele
menti.
Nascono dai semi celesti sparsi
pegli elementi , senza che vi cone
229 -
minhely corra il fango della terra : la ma
dre è l'elemento , il firmamento n
puopa
è il padre ; da ambedue risulta un:
tale generazione.
1.Le crest Come alcuni scarafaggi nascono
= mannia dallo sterco cavallino senza essere
generati da individui della mede
-

X e su sinna specie , avendo per solo ge


peratore il sole, cosi questi esseri
nascono dal loro elemento per sola
opera degli ioflussi celesti,
Il luogo di loro abitazione è di.
verso , come lo sono i quattro e.
lementi, acqua, aria, terra e fuoco .
Nell'acqua sono le ondine o nin
fe , nell' aria i silti , nella terra i
gnomi o piginei, nel fuoco le sala
mandre.
Ognuna di queste specie ba la
sua sede nel proprio elemento , ma
si rivelano talvolia agli uomini, af
finchè questi conoscano quanto Dio
è mirabile nelle sue opere, e che
stor 230
non lascia vuoto ed inoperoso al .
cun elemento .
. Noi uomini provenienti da Ada
mo ci moviamo nell'aria e ne sia
mo circondati, come un pesce dal.
l'acqua ; e come un pesce non può
vivere senz' acqua , cosi noi non
possiamo essere senz'aria : in egual
modo ogni classe di esseri è co
stiluita qual si richiede per vivere
nel proprio elemento .
Le ondine abitano nell'acqua, e
l'acqua è per esse ciò che è per
noi l'aria ; e come poi ci maravi
gliamo che esse vivano dell'acqua,
cosi elleno si meravigliano che noi
viviamo nell'aria .
tagne ; la terra è la loro aria e il
loro caos : giacchè ogni essere vi
ve nel caos, e la terra soltanto è
il caos de'gnomi.
Come noi non siamo impediti
231
dall'aria d 'andare, così essi nol so
no dai monti e dalla terra : giac
chè per essi è caos quello che non
lo è per noi.
E quanto più compatto e il caos,
tanto più sottile è la creatura : do
ve all'incontro il caos è piu sotti
le, ivi la creatura è più compatta
Tra gli esseri elementari i più
affini a noi sono i silfi, perchè vi
vono nell'aria in cui noi pure vi
viamo : gel fuoco s'abbruciano co
me noi ; nell' acqua s'apnegano co .
me noi; nella terra soffocano come
noi.
Nė vi maravigliate che ciò ap
paia a noi incredibile : tutto è pos
sibile a Dio , che ha creato ogoi
cosa , secondo la sua alta sapienza ,
non secondo il nostro limitato in
tendimento .
Poichè, se nulla fosse stato crea
lo che non fosse comprensibile al.
- 232 -
l'uomo, Dio sarebbe troppo debo
le, o l'uomo sarebbe un Dio .
Gli esseri elementari vanno ve
stiti, non però secondo i nostri usi,
ma alla loro maniera .
Vivono in comunione, ed hanno
un soyrano, come le api hanno una
regina , e le anitre selvatiche un
capofila : don però secoædo le leggi
umane, ma secondo l'ordine posto
dalla natura.
Riposano , dormono e vegliano
come l' uomo; e il cielo e il fir
mameoto riluce ad essi del pari
che a voi.
Vale a dire che ai gnomi, per
esempio , la terra, che è il loro caos,
non è che un 'aria; e non terra co
me a noi : di qui ne viene che ve .
dono a traverso la terra, come poi
a traverso l'aria ; che il sole luce
loro attraverso la terra come a noi
altraverso l' aria , e che hanno in .
- 233 -
nanzi a ' loro occhi il sole , la luna
e il firmamento , come noi 110mini.
Lo stesso è delle ondine riguardo
all' acqua e delle salamandre riguar
do al fuoco .
Quanto alla persona , sono dif
ferenti.Gli abitatori dell'acqua han
no figura umana e sono di vario
sesso ; i silli non hanno egual fi
gura , ma sono or lunghi, or brevi,
or deboli, or robusti ; i gnomi sono
piccoli assai , della grandezza per
lo più di due spanne ; le salaman .
dre sono lunghe ed asciuttė.
I gnomi, i silti e le salamandre
si lasciano di rado vedere dagli
uoinini : le ondine escono dalle
loro acque , parlano e passeggiano
con noi, poi tornano nel loro ele
mento , affinchè l' uomo impari ad
ammirar Dio nelle sue opere.
Anche questi esseri elementari
sono in fondo uomini, ma senz' a
15 *
- 234 -
nima: nati dall'elemento vivono in
esso , e in esso coll'andar del len
po si disperdono, senza lasciar di
sè alcuna traccia .
Che se uno di questi esseri di
sesso femminino s'unisce in matri
monio ad un uomo della carne di
Adamo, e figlia , la prole tien del
padre : e come il padre, quale di
scendente da Adamo, ha un 'anima,
cosi anche i figli ne ricevono una,
e sono veri uomini, dotati d'anima,
e immortali.
Ma anche la femmina che ha
strelio tal maritaggio , acquista un '
anima: quando ella stringe una tale
alleanza, l' anima in virtù di que
sta in lei s'infonde, tanto può l'al
Jeanza di due sostanze, che l'infe
riore viene ad agguagliarsi alla più
nobile ,
Di qui viene che le femmine di
questi esseni ambiscono il con
- 235
sorzio degli uomini e cercano di
faipiliarizzarsi con loro , a quella
guisa che un pagano desidera il
battesimo onde farsi partecipe della
grazia divina.
Non però d ' ogni specie degli
esseri elementari possono le fem ,
mine sposarsi a noi, anzi di regola
solo le silti e le ondine. I gnoini
e le salamandre non s' accoppiano
cogli uomini, ma reudono loro
servigi.
Ignomie le salamandre tengonsi
per puri spiriti o speltri, ma han .
no carne e sangue come gli altri
uomini, sol che vi uniscono la spel.
lezza e mobilità degli spiriti.
Essi saono lutte le fulure cose
e le presenti , cui non hanno a
vanti gli occhi: ond' è che spesso
possono rendere grandi servigi al
l'uonio.
Le ondine si mostravo in abbi,
936
gliamento umano, e hapuo aspetto
e modi simili all'uomo.
I guomi s'assomigliano in tutto
agli uomini , se non che non ag .
giungono la metà della costoro sla
tura .
I silti accostandosi alla figura
degli uomini , variano però assai
nella forma.
Le salamandre si mostrano sotto
la figura di fiammelle, ed è allora
che si suol dire che nella casa
s' aggira un fuoco folletto , o uno
spirito , o un 'anima del purgatorio :
sono pur esse che veggonsi errare
e corrersi dietro sui prati e pei
campi.
Tutti questi esseri hanno comu.
ne cogli spiriti la proprietà discom
parire.
Chi ha condotto in moglie un'on
dina , non la lascia appressare ad
alcuna acqua, o si guarda dall'of
fenderla in vicinanza d 'essa.
- 237 -
Poichè tosto che un 'ondina tro.
vandosi sull' acqua viene mossa a
sdegno dal marito , vi si tuffa den
tro, e niun occhio umano la vede
più mai.
Guardisi però il marito dal te
nerla per inorla e prendere un ' al
tra moglie , che ne andrebbe la sua
vita ; poichè il maritaggio non è
sciolto , ma separato.
A quel modo che una donna
fuggita dal marito non ba per ciò
rotto il vincolo matrimoniale , l' on .
dina scomparsa è legata per tutta
la vita all'uomo che l'ha posseduta .
Ed essa comparirà al giudizio
finale a dar ragione di sè e de'do .
veri assunti colla sua alleanza col.
l'uomo ; ma niuno speri più ve .
derla in questa vita , eccetto se il
marito , come pur di spesso acca

caso ella torna per dargli la morte .


INDICE.

Alla quinquenne fanciullina Clotilde


de'conti Riva . . . . . Pag., 5
CAPJTOLO I. Comeil cavaliere giun
se alla capanna del
pescatore . . . 9
II. In che modo Ondina
era giunta alla stes
sa capanna . , 24
III. Come ritrovasseroOn
dina . . . , » 38
IV . Di ciò che era occorso
al cavaliere nel bo
Sco . . »
V . Come il cavaliere vive
va nella penisola .»
VI. Di uno sposalizio . »
VII. Ciò che avyenne in
appresso la sera del
le nozze. . . » 87
Crpit . VIII. Il giorno . dopo lc
nozze. . Pag. 95
IX . Comeil cavaliere con
dusse con sè la sua
giovine sposa . 35 108
X . Come vissero nella
città . . . . y 120
XI. Il giorno onomastico
di Bertalda. . » 129
XII. Come essi partirono
dalla città . . ' 140
XIII. Come se la passavano
al castello di Rio
gostatte . . . » 149
XIV . Come Bertalda tornò
col cavaliere alla
rócca . . . . 9. 165
XV. Il viaggio perViennaw 181
XVI. Che si facesse Ulde
brando , perduta
Ondina . . . » 194
XVII. Sogno del cavalie
re . . . . . » 203
XVIII. Come il cavaliere Ul
debrando fece noz
ze . . . . . » 209
CAPIT . XIX . Come il cavaliere Ul.
debrando fu sep
pellito . . Pag. 219
Estratto del trattato di Paracel.
80 , sugli esseri elementari ,
gnomi, ondinc silfi e salaman
dre . . . . . . . . » 225

BIBLIOTHEOA PALAT .
VINDOBONENSIS.
Österreichische Nationalbibliothek

+Z163514600