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BIBLIOTHECA SARDA

N. 70

Sergio Atzeni

IL QUINTO PASSO LADDIO


prefazione di Stefano Giovanardi

In copertina: Costantino Nivola, Ite orrore, 1972

INDICE

7 Prefazione 19 Nota biografica 23 Nota bibliografica IL QUINTO PASSO LADDIO


Riedizione dellopera: Il quinto passo laddio, Milano, Mondadori, 1995.

29 Ruggero Gunale esiliandosi dalla citt e discutendo con se stesso di principi morali ha una visione mistica 32 Amore, odio, morte. Il mago della pioggia. Miracoli o alterazioni di coscienza?

Atzeni, Sergio Il quinto passo laddio / Sergio Atzeni ; prefazione di Stefano Giovanardi. - Nuoro : Ilisso, c2001. 198 p. ; 18 cm. - (Bibliotheca sarda ; 70) I. Giovanardi, Stefano 853.914

74 La visione di un paio di Superga induce Costante Malu a imbarazzanti memorie 86 Costante Malu decide di fare uno scherzo 94 Madre acqua (circoli viziosi, calcoli di poltrone, ipocrisie. Ma quel tale scoreggia cos tanto?)

Scheda catalografica: Cooperativa per i Servizi Bibliotecari, Nuoro

125 Danza di scheletri e fantasmi, prima cantata 141 Danza di scheletri e fantasmi, seconda cantata 170 Gli angeli

Copyright 2001 by ILISSO EDIZIONI - Nuoro ISBN 88-87825-32-7

178 La pecora nera sacrificata 197 Glossario

PREFAZIONE

Il quinto passo laddio, uscito presso Mondadori nel 1995, il terzo romanzo di Sergio Atzeni, e segna dopo Apologo del giudice bandito (1986) e Il figlio di Bakunn (1991), editi entrambi da Sellerio lingresso del giovane autore nella grande editoria. Laccoglienza da parte della critica fu buona, ma nel complesso piuttosto distratta, come capita spesso ad autori del tutto estranei allambiente letterario e ai suoi riti. Ricordo, se lecito inserire una nota personale, che conobbi Atzeni in quello stesso 1995 ad Alberobello, quando la giuria del Premio Valle dei Trulli, della quale allora facevo parte, attribu il riconoscimento per la narrativa proprio a Il quinto passo laddio; e mi colp molto che non facesse nulla per dissimulare il suo sentirsi fuori posto, e se ne stesse anzi quasi sempre in disparte, silenzioso e a occhi bassi, salvo ogni tanto alzarli a guardarsi intorno come per una muta richiesta di aiuto. E ci leggevi, in quegli occhi, larresa finta durezza di chi fa da spettatore a situazioni che non comprende n condivide, e resta esitante fra la necessit (e forse il desiderio recondito) di entrarci dentro a tutti gli effetti, e larroccamento orgoglioso nella propria irriducibile alterit. Non potei fare a meno, ricordo, di sovrapporre la figura del narratore in carne e ossa a quella di Ruggero Gunale, protagonista del romanzo, e di attribuire a questultimo i tratti fisionomici e i comportamenti di Atzeni: ignoro tuttora quanto vi fosse di autobiografico nel romanzo, e comunque non importante; fu importante, invece, scoprire in quella sovrapposizione il senso profondo di un disagio etnico che si traduce in disagio psichico, e in cui forse la chiave tanto del Quinto passo quanto dellesistenza di Sergio. Mi rendo conto che unaffermazione del genere pu suonare scioccamente presuntuosa: non so nulla della vita
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Prefazione

di Atzeni n tanto meno delle sue autentiche motivazioni; e tuttavia il pathos che non abbandona mai il romanzo, neanche nei suoi tratti pi distesi, o pi comici un pathos tanto pi intenso quanto meno mediato, immune com da qualsiasi visibile artificio retorico , rimanda imperiosamente a un vissuto forse silente, ma non per questo meno decisivo riguardo al progetto e al destino dellopera letteraria. Ed da tale particolare intensit emotiva, credo, che occorre partire. Il presente di Ruggero e dellintero romanzo costituito da un viaggio in nave dalla Sardegna al continente: viaggio di sola andata, che sancisce labbandono da parte del protagonista della sua isola e del suo mondo, e che non ha alcuna meta precisa. Una fuga, pi che altro, che lascia per intravedere gi in s un singolare risvolto etnico: Ruggero parla a se stesso: Fuggi. Dopo trentaquattro anni ti strappi alla terra dove hai amato, sofferto e fatto il buffone. Ogni angolo di strada testimonia una tua gioia, un dolore, una paura. In cambio sar libero. La maschera che mi cuciranno addosso, lo straniero, lisolano, il mendicante, mi nasconder, occulter il nome, sar uomo fra uomini (cfr. p. 30). Nientaltro che emarginazione, dunque, si aspetta dal futuro; eppure proprio quellemarginazione prossima ventura il passaporto per entrare a far parte di una autentica comunit (uomo fra uomini), che evidentemente la condizione isolana gli ha negato. Ed ecco la prima, e forse pi importante, frattura emotiva: Ruggero Gunale discende da una famiglia profondamente radicata nelle tradizioni e nei costumi sardi, tanto da farne motivo di un orgoglio esclusivo e un po malato: Crediamo dessere principi Principi senza titolo, senza terra, senza denari. Lorgoglio della mia famiglia ridicolo e penoso, unallucinazione, unoscura mania di grandezza, non siamo nulla e nessuno (cfr. p. 193). Una famiglia che ama, o quanto meno rispetta, pur non condividendone i miti e i valori, pur attestandosi ostinatamente sul piano della
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trasgressione a oltranza. Ma il dramma che a quei miti e valori, consunti dal tempo e dalla storia, egli non trova nulla, nella sua Sardegna, da contrapporre o da sostituire. A una ritualit antropologica e comportamentale ormai pressoch svuotata, e persistente magari solo in qualche sbadato atteggiamento, o in qualche neanche troppo ferma preclusione, fa da sponda un meticciato sociologico e culturale sempre pi vasto e diffuso, che Ruggero sconta giorno per giorno, verificandone infallibilmente la falsit, linadeguatezza, il misto di provincialismo e di ottusa emulazione che lo sostanzia. Dal suo capoufficio alla Sardaplastik, ultimo approdo lavorativo prima della fuga, a Pippo Ibba, proprietario della radio libera da cui era partita per lui una carriera giornalistica presto interrotta; dal suo amico Costante Palu, pronto a rinnegarlo e a sacrificarlo sullaltare dellintegrazione, allo spacciatore detto Elvis, malavitoso da strapazzo che si lascia turlupinare da due ragazzi; da Anna, vittima di una scelta estrema fatta un po per distrazione e un po per esibizionismo, a Monica, grande amore irrisolto e incompreso di Ruggero: sono tutti personaggi infine inconsistenti, deprivati, si direbbe, del loro spessore storico e gettati allo sbaraglio in un mondo sterminato e vuoto che essi cercano affannosamente di ridurre a loro misura, ritraendone soltanto lo squallore del sotterfugio, del compromesso, o dellautodistruzione inconsapevole. Neanche i comportamenti alternativi e trasgressivi di origine sessantottina, praticati da Gunale dapprima con baldanza iconoclasta e poi in modo sempre pi passivo e autistico, fino allisolamento in casa e alla pi assoluta inerzia, paiono sfuggire allonnivoro processo di falsificazione: la saison en enfer del giovane si scandisce sul ritmo di spinelli fatti con canapa coltivata in casa, di salsicce mal cotte e di versetti biblici lungamente rimuginati senza alcun succo: se il disagio autentico, le sue manifestazioni non riescono comunque a esserne allaltezza, fondate come sono su una sorta di retorica in sedicesimo sia della
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Prefazione

contestazione e dellopposizione intransigente, sia del vittimismo ideologico che ne consegue: Noi, gli sbandati, i fuori dal mondo che rifiutavano sia la guerriglia urbana che il ritorno nei ranghi, i figli dei fiori, i poeti, i rimbambiti, i pazzi e quelli come me, che non sapevano che fare di se stessi e cercavano motivi per vivere, rimasugli di una generazione che ha tentato di cambiare il mondo perch sapeva che fa schifo, ma non sapeva che lo schifo ha costruito in millenni strutture solidissime di resistenza, le ha costruite con piramidi di sacrificati, le ha costruite anche nelle nostre anime (cfr. p. 189). La magniloquente ingenuit che traspare da questa sorta di epitaffio finale confezionato per s da Ruggero, la dice lunga sulla qualit dei procedimenti retorici della falsificazione e sulla loro capacit di permeare ogni recesso dellindividualit: al punto che la stessa decisione di partire potrebbe appartenere al medesimo universo, e risultare dunque altrettanto delusoria e vuota. Alla cittadinanza offerta da una finta patria, il protagonista preferisce lo sradicamento vero, capace di trasformare una strisciante e pervasiva emarginazione storica in una concreta e quotidianamente verificabile emarginazione sociale; ma la scelta non ha nulla di gioioso o di liberatorio. Al contrario, essa si presenta come il passaggio da unangoscia a unaltra, da uninsignificanza a unaltra, da unimpotenza a unaltra: la frattura emotiva non si ricompone, e anzi si approfondisce vieppi, ammantando ogni cosa incluse le apparizioni salvifiche, inclusi i fantasmi onirici di unaura ineludibile di dolore. Di qui il forte, violento pathos che informa dalla prima allultima riga Il quinto passo laddio, e che non avrebbe comunque levidenza che ha, se non si avvalesse di una forma espressiva a sua volta ambiguamente tributaria di radici etniche. Ci che fornisce il titolo al romanzo, nonch il leitmotiv della sua prima parte, un ballo: non sappiamo quale, n se esista davvero, ma possiamo esser certi che si tratta di un ballo fortemente simbolico, di quelli depositati
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nel patrimonio antropologico delle tradizioni popolari. Ogni passo della danza, evocato da Atzeni e riferito alle fasi della vicenda di Ruggero, ha un suo significato preciso: il primo il fuoco, il secondo la colpa, il terzo il delirio, il quarto lagonia e il quinto, appunto, laddio. Il ballo riproduce perci, in forma stilizzata e allusiva, una parabola vitale: che esso esista o no, Atzeni sta comunque utilizzando una simbologia etnica per delineare il destino di un personaggio che proprio con quel che resta della sua etnia ha deciso di tagliare i ponti; e se il parallelo con i passi si esaurisce nella prima parte del libro, nella seconda troviamo due capitoli definiti cantate e intitolati Danze di scheletri e fantasmi: dalla danza rituale alla danza visionaria, ma pur sempre la vita sotto specie di trasfigurazione simbolica affidata a un linguaggio non verbale. evidente come, con tali premesse, limpianto stilistico del romanzo non possa non conservare sostanziose tracce poematiche e sapienziali: la sua stessa struttura, a lasse di lunghezza disuguale, e spesso brevissime, senza che necessariamente fra una lassa e laltra intervenga un nesso logico o semantico, pare postulare la rapsodicit di un antico cantastorie, preoccupato non tanto del racconto in s, quanto dei suoi elementi collaterali: il commento, la deplorazione o lesaltazione, linsegnamento che se ne pu trarre, le sentenze morali cui induce; e daltra parte analoga funzione pare rivestire lampio spazio concesso ai sogni e alle visioni del protagonista, in cui il registro immediatamente si impenna verso la sublimazione lirica del narrato, e che scandiscono di preferenza i vari momenti del viaggio in mare. Ma se a tale viaggio, come dicevo, si lega il presente del romanzo, il passato vi irrompe di continuo, sotto forma di flashbacks legati ai ricordi del protagonista o di altri personaggi; e qui il taglio stilistico appare profondamente diverso. La diegesi diviene agile e saldamente referenziale, il linguaggio si apre allitaliano regionale e spesso, nei dialoghi, alla lingua sarda, personaggi e situazioni assumono
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un rilievo squisitamente narrativo nel dosaggio accurato delle funzioni, delle anticipazioni e dei ritardi; e ci si concedono anche parentesi francamente comiche, come lepisodio di Tonino Camboni, che ferma un autobus cagliaritano mettendosi in mezzo alla strada in posizione oscena: Tonino Camboni lha fatto. Alle cinque e tre minuti ha visto lautobus salire asmatico fra la folla fitta che si apriva lenta. Si accovacciato e senza che nessuno degli amici mescolati alla calca riuscisse a vederlo si abbassato i pantaloni fino alle caviglie. Quando il Cinque gli arrivato alle spalle, proprio in cima alla salita, Tonino era solo al centro della via. Lautista ha suonato il clacson con furia, Tonino ha sollevato il cappotto mostrando il culo bianco come latte e sodo come pagnotte, attirando lattenzione dei passanti che hanno cominciato a parlottare E certi giovinastri hanno cominciato a urlare: Bravo. Ce lhai quasi fatta. Sesi su mellus, immoi deppis cagai. Ai. Caga. Caga. Caga (cfr. p. 40). Oppure come la descrizione delle discutibili abitudini igieniche del capufficio Italo, detto il fetido, o quella del senatore Portas, implicato anche lui in modo esilarante in faccende di odori corporali. E lintera lunga sequenza del viaggio in macchina di Ruggero, il suo amico Dino Bonfigli e lo spacciatore Elvis con borsone imbottito di droga con loppio che in tante palline finisce sparso per i pascoli ove si confonde con gli escrementi delle pecore, e con due chili di hashish trattenuti dai due amici alle spalle di Elvis per puro uso personale un tratto di grande intrattenimento e godibilit, degno di figurare in un classico del grottesco. E tuttavia anche in queste parti riccamente e distesamente narrative, apparentemente parentetiche rispetto al filone principale del romanzo, si insinua magari in un aggettivo, o in un sussulto sintattico, o in una sbadata notazione a margine, come una seconda voce, di tuttaltro tono e timbro: una voce ora dolente ora irritata, e comunque inquieta, non pacificata, ansiogena. Si veda, ad esempio, nel
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pieno della sarabanda con lo spacciatore: Lo studio una stanza di tre metri per tre, al ghetto, in Castello. Una finestra di cinquanta centimetri per cinquanta si apre sul vuoto: un salto di trenta metri, poi la citt che digrada verso il mare, lo sguardo domina occidente e meridione, i bulbi delle chiese di Stampace e Palabanda, il palazzi del Largo, le navi, lo stagno a ottobre lacqua rossa come sangue, tutta sale (cfr. p. 165). Il fatto che, in quanto ricordi, i flashbacks si riconducono comunque al presente del personaggio che rammemora, e di conseguenza alla condizione presente risultano strettamente collegati: su quei ricordi, e non su altri, che si concentra la nostalgia, o la ricerca di spiegazioni, o lanalisi retrospettiva innescate da una situazione attuale che sancisce una grave sconfitta, se non una definitiva disperazione. Ed quindi inevitabile che anche su di essi si distenda almeno in parte lombra scura delloggi, e del dramma che col quinto passo si sta compiendo. Apparentemente lontanissimi, i due registri principali del romanzo intendo il poematico-gnomico-sapienziale e il narrativo-comico-grottesco si integrano invece perfettamente, e anzi si arricchiscono a vicenda di sfaccettature e sfumature spesso inopinate, che finiscono per costituire nel loro complesso la cifra pi convincente e originale della scrittura di Atzeni: scrittura di confine quantaltre mai, sempre intenta a minare un equilibrio riconoscibile ed etichettabile nel momento stesso in cui pare tutta concentrata nel costruirlo, e dunque almeno bifronte, cangiante, complessa, capace di slittare in un attimo dal comico al tragico, dal lirico al referenziale, dal meditativo al visionario, dallo sberleffo al singhiozzo. In una breve poesia pubblicata postuma, egli confessava: Altro non so / che inanellare / parole / una poi laltra / in fila / canticchiando / in blues.1 Credo che non avrebbe potuto trovare modo pi
1. S. Atzeni, Altro non so, in La grotta della vipera, Cagliari, a. XXI, n. 7273, autunno-inverno 1995.

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nonchalant e persuasivo per manifestare la preminenza della ricerca stilistica nella sua creativit letteraria, e insieme la sua decisa preferenza per le rapsodiche, sapientissime, sincopate improvvisazioni del blues. Ruggero Gunale pi del blues ama il rock; e ricorda con trasporto la band I cani persi, nella quale suonava e cantava a ventanni, prima che fosse dispersa dalle incriminazioni per traffico di stupefacenti. Ma i passi del suo ballo non transitavano n per i palchi dei concerti n per le patrie galere: nonostante le sue velleit politico-ideologiche, nonostante il suo rasentare e talora varcare i limiti della legalit, nonostante una certa giovanile propensione al gesto distruttore e al furto riparatore delle ingiustizie del mondo, sarebbe stato lamore a innescare il fuoco del primo passo, e a decidere quindi il suo destino. Ruggero si innamora di Monica, sua collega alla Sardaplastik, adeguatamente sposata, provocante e infedele. Inaspettatamente lei, oggetto del desiderio di tutti i maschi dellufficio, lo ricambia, e dopo qualche mese di passione furente, lo informa di essere incinta di lui; a questo punto il giovane compie il secondo passo, quello della colpa: la lascia abortire, e per di pi avanza dubbi sia sulla veridicit della gravidanza, sia sulla sua eventuale paternit. Il rapporto fra i due finisce, poi riprende con rabbia, poi finisce di nuovo, e lui si abbandona al terzo passo, il delirio: fuma la sua erba, non fa che masturbarsi, pensa ossessivamente a lei; poi lei prende ad andare a fargli visita di notte, lasciandosi possedere in assoluto silenzio, e in silenzio andandosene; poi dirada le sue apparizioni, facendosi viva solo durante i giorni del ciclo, finch lui decide di non aprirle, e lei scompare: il quarto passo, lagonia. Ruggero si chiude in casa presentando in ufficio una lunga serie di certificati medici, e si lascia vivere nellabulia e nellinerzia pi degradanti, scandite soltanto dal consumo di unimpressionante sfilza di canne: finch, seguendo il consiglio di una dottoressa, decide di
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chiudere anche questa fase e di imbarcarsi: il quinto e ultimo passo, laddio. Cos malgrado la rabbia accumulata, malgrado la ribellione ostentatamente coltivata, malgrado le ideologie spavaldamente professate, la molla che cambia la vita di Ruggero un fatto privato, anzi una sua colpa privata derivante dal suo non essere stato allaltezza dellunica situazione che avrebbe richiesto una scelta vera, responsabile, adulta. La partenza, in altri termini, lungi dal costituire leroico inizio di una nuova vita, non che un episodio fra i tanti, uno dei mille espedienti usati da Ruggero per autoassolversi, e per continuare a frequentare i propri inconcludenti fantasmi. Non a caso durante la traversata, sotto leffetto di un joint particolarmente pesante, mondo reale e proiezioni fantastiche si fonderanno in un grumo di immagini confuse: gli parr di aver assistito a un omicidio, di aver parlato con un vecchio pastore di un bandito rovinato dallamore, di aver sentito canti di odio e di violenza provenire da chiss dove. Finch incontrer una donna con un neonato al seno, che gli racconter la sua terribile storia, ascolter la sua, e infine lo inviter ad andare con lei in un paese inesistente, o forse anche esistente, per ricominciare a vivere. Se procedi timbatti / tu forse nel fantasma che ti salva, direbbe Montale. Ma qui, sembra invece dire Atzeni, non c salvezza possibile: c solo un rimandare allinfinito i conti con se stesso e con la propria identit, un progressivo annebbiarsi della coscienza e della lucidit di giudizio, un ottundersi inesorabile dei sentimenti e dei desideri autentici. La patente di uomo fra uomini, il giovane la otterr solo quando sar sancita per sempre la sua estraneit al mondo, sia esso il mondo piccolo della Sardegna, sia il mondo grande del continente. E resteranno le storie, forse reali forse no, della sua terra e della sua cultura perduta, a testimoniare di una zona oscura della sua coscienza, di un manque dtre che la storia ha reso impossibile colmare.
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Prefazione

Ruggero Gunale dunque lultimo arrivato nella vasta galleria di inetti che la letteratura italiana del Novecento ci squaderna davanti agli occhi? forse un nuovo Filippo Rub, magari un po meno narcisista e un po pi vittimista? Per alcuni aspetti, certamente s: animato da unanaloga dose di inconsapevolezza e di trasognato egoismo, altrettanto sordo e cieco di fronte a una realt che egli sostituisce regolarmente con i suoi fantasmi e i suoi sterili miti, ugualmente prono di fronte a processi psichici che non controlla e di cui magari ignora perfino lesistenza. Ma per altri versi la distanza non potrebbe essere maggiore. A differenza di gran parte dei suoi predecessori, che prima o poi la vita chiama a un redde rationem spesso tragico, Ruggero riesce a rinviare allinfinito un confronto che si rivelerebbe sicuramente fatale. Ma non lo fa per vigliaccheria, o per furbizia o per cosciente autoconservazione, bens perch quel che gli manca proprio una nozione sufficientemente compiuta della vita: la sua esistenza si accampa su una terra di nessuno, nello spazio indeterminato e amorfo che si frappone fra due diverse civilt, tanto pi esiguo quanto pi consunta la prima e pi invasiva la seconda. Martino Gunale, mio bisnonno, dice il protagonista a proposito del vendicare un torto ricevuto li avrebbe aspettati a sera nel vicolo e gli avrebbe sparato, lavrebbero mandato a spalare sale e ci sarebbe morto. Nonno Antonio avrebbe finto indifferenza e una notte dopo qualche anno gli avrebbe bruciato il palazzo. E babbo non lo so, quelluomo un enigma. Un buon cristiano non pu pensare alla vendetta. Lo ammetto. Pu anche darsi che il Signore mai mi metta in tentazione (cfr. p. 125). La terra di nessuno propriamente lo spazio che separa lesercizio e quasi il dovere della vendetta privata dallinterdetto morale e giuridico sulla legge del taglione: uno spazio per lappunto sempre pi ridotto, vista lintegrazione progressiva della popolazione isolana nei modi di vita e nei valori continentali. Ma per chi abita suo malgrado in quel territorio indistinto, ogni atto volontario diventa impossibile; si
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pu solo sperare che il destino (o il Signore) non obblighi a compiere una scelta, e magari ingannarlo, quel destino, chiudendo il pi possibile gli occhi per non accorgersi delloccasione eventualmente offerta. La vita si comprime cos entro margini sempre pi ristretti, sempre pi soffocanti, e il modello vincente diviene linazione, o il gesto gratuito e sproporzionato che rimanda inevitabilmente limmagine grottesca di chi si agita scompostamente senza sapere perch. Anche la lotta politica o ideologica, a quel punto, si assimila al contesto: le parole dordine importate da fuori non possono allignare correttamente nella terra di nessuno, si distorcono, si neutralizzano, oppure si radicalizzano in un sostanziale irrazionalismo, e alla resa della psiche fa da specchio la rinuncia magari inconsapevole a qualsiasi concreta speranza di cambiamento. In questo senso Il quinto passo laddio segna un discrimine piuttosto preciso nella produzione di Atzeni: con esso infatti si compie quella marcia di avvicinamento alloggi a partire dagli albori della modernit, attraverso cui lo scrittore pare aver voluto tratteggiare una sorta di storia antropologica delluomo sardo. Apologo del giudice bandito ne fissa i tratti alla data fatidica del 1492, e lo disegna gi in una condizione di irriducibile lotta contro istituzioni che non gli appartengono e che non pu n vuole condividere. Il figlio di Bakunn salta al Novecento per ritrovare nella figura dellanarchico Tullio Saba la trascrizione isolana delle grandi ideologie europee (di nuovo, in fondo, istituzioni estranee, che vanno interpretate, adattate, magari tradite), fatta anche di furti, di omicidi privati, di resistenza irriducibile nellattaccamento al territorio e alle tradizioni autoctone. E infine Ruggero, disadattato e perdente tanto a casa che fuori, a combattere pateticamente contro una societ affluente che lo sovrasta, e che soprattutto lo ignora. Il diagramma del progressivo e forzoso smarrimento di unidentit collettiva non potrebbe essere pi preciso: dallopposizione pura e intransigente dellindividuo, a quella esercitata attraverso forme organizzative non omogenee al
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tessuto sociale e culturale, fino al suo annullamento come pratica e al suo trasformarsi in pura forma, sostanzialmente inutile e soprattutto sterile. E di pari passo procede il disagio dei singoli individui che di quellidentit collettiva avrebbero dovuto partecipare: dalla sicurezza orgogliosa e coraggiosa, alla condizione ambigua della diversit recepita dagli altri e in parte da se stessi come follia, fino allo sradicamento volontario e arreso, allabulia patologica, al sostanziale rifiuto del s. Sergio Atzeni morto ai primi di settembre del 1995, nellanno del Quinto passo. Ma aveva fatto in tempo a concludere il suo quarto romanzo, Passavamo sulla terra leggeri, che una lezione di storia sarda impartita da un vecchio allevatore di cavalli a un ragazzino curioso e ribelle. La lezione parte dallet della pietra e si arresta al 1409, quando la Sardegna viene conquistata dagli Aragonesi: Noi custodi del tempo, dice il vecchio dal giorno della perdita della libert sulla nostra terra, abbiamo preferito finire la storia a questo punto.2 Dunque il quarto romanzo finisce, pi o meno, l dove comincia il primo, come a sancire una consapevolezza nel frattempo acquisita: che la storia della Sardegna moderna la storia di una schiavit senza riscatto, con padroni che cambiano e servi che resistono disperatamente, ma sempre pi flebilmente, alle varie colonizzazioni. Ruggero Gunale il prodotto ultimo di tale tragica storia. E lincipit del romanzo non pu che suonare come lepitaffio per una vicenda gi interamente e sventuratamente compiuta: Bocca aperta alle mosche, Ruggero Gunale guarda con occhi umidi e impietriti la citt che si allontana. Stefano Giovanardi

NOTA BIOGRAFICA

2. S. Atzeni, Passavamo sulla terra leggeri, Milano, Mondadori, 1996, p. 211 (riedizione a cura di Giovanna Cerina, Nuoro, Ilisso, 2000, p. 204).

Sergio Atzeni nato nel 1952 a Capoterra (Cagliari). A Cagliari ha seguito gli studi liceali e universitari, e ha rivelato presto interessi letterari e una vocazione sicura di narratore, intendendo la scrittura come strumento di conoscenza e di testimonianza. Ha collaborato assiduamente a quotidiani e riviste pubblicando poesie, racconti, prose varie di grande interesse. Nella sua prima giovinezza si dedicato alla politica. Ma la sua attivit pi costante stata quella letteraria: dalle prime sperimentazioni teatrali alle fiabe, dalla scrittura poetica alla scrittura narrativa. Fra i testi teatrali (alcuni dei quali ancora inediti), che mettono in luce la tensione comunicativa dellautore, sono degni di nota Il canto per il Cile (1973-74) e Quel maggio 1906. Ballata per una rivolta cagliaritana (1977). Anche nei successivi scritti narrativi Atzeni ha fatto di frequente ricorso alla teatralizzazione della storia raccontata, dando vita a scene animate da una coralit di voci. Nel 1981 la giuria del Mystfest di Cattolica ha selezionato il racconto dal titolo Gli amori, le avventure e la morte di un elefante bianco, e gli ha conferito il 2 premio e la pubblicazione nella collana Gialli Mondadori. Dal teatro alle fiabe ai romanzi, si coglie un filo conduttore che traccia una nuova prospettiva di ricerca incentrata sul patrimonio folklorico, storico e artistico della Sardegna. Da questo interesse sono nati la raccolta Fiabe Sarde (1978) in collaborazione con Rossana Copez, il racconto lungo Araj Dimoniu. Antica leggenda sarda (1984), un esempio suggestivo di fantastico popolare, e lApologo del giudice bandito (1986). Questultimo romanzo breve in cui ha creduto da subito leditrice Elvira Sellerio, pubblicandolo nel 1986 ha
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Nota biografica

richiamato sul giovane scrittore lattenzione del pubblico e della critica. La modulazione del racconto, scandito da categorie temporali e da un andamento narrativo paratattico, richiama i ritmi delloralit. Affascina il lettore lo stile meticciato, ironico, corrosivo di questo artista-artigiano (come amava definirsi), abile manipolatore della parola, straniata nello scontro continuo di voci e suoni inconsueti che riecheggiano per tutto il romanzo. Lautore, mosso da una tensione etica ed emozionale, ha avocato a s il ruolo di testimone per narrare, attraverso il filtro della ricostruzione fantastica, eventi, luoghi, personaggi di un tempo antico. Lesito pi affascinante lha raggiunto nella scelta di una lingua ipotetica, nella struttura e nel lessico, di grande efficacia espressiva. Lattivit narrativa si intrecciata, negli anni Ottanta, a una ricerca mistico-religiosa. Nel 1987 aveva lasciato lisola e iniziato una serie di viaggi per lEuropa alla ricerca di una dimensione diversa di s. A Torino, a Milano e a SantIlario dEnza, dove infine aveva stabilito la sua dimora, si impegnato in una intensa attivit di traduttore. Lurgenza di dare testimonianza lha portato a indagare anche su figure del nostro tempo, come il protagonista del romanzo Il figlio di Bakunn (1991). Sul filo di uninchiesta condotta con un linguaggio serrato e avvincente, lautore ha ricostruito la vita e le gesta di Tullio Saba, inafferrabile personaggio del Novecento, anarchico, solitario incantatore, capopopolo medievaleggiante in un mondo che si modernizza dolorosamente. Nel gioco caleidoscopico dei punti di vista si smarrisce la realt storica del personaggio, eroe o traditore, ribelle o assassino, animo appassionato o volgare profittatore. Eppure, sotteso alla narrazione, c il gusto tormentato della ricerca del vero. Dagli affondi storici lautore passato a un confronto dal vivo col dramma di una generazione, nel romanzo Il quinto passo laddio (1995).
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Bilanciata tra racconto di viaggio e racconto di memoria, la vicenda si svolge in uno spazio di confine, una nave, dove il giovane Ruggero Gunale, che lascia la sua isola per il continente, vive inconsapevole un percorso iniziatico. Nella coscienza del protagonista si fondono le esperienze pi varie: litinerario per mare, gli incontri con i passeggeri, i forti ritorni memoriali di un passato che, nellarco sospeso del viaggio, si richiamano in un concerto di voci e di volti; infine, il profilarsi indistinto, confuso, di una vita futura. Il protagonista, in fuga da se stesso, scontento di s e del mondo, figura esemplare del disadattamento giovanile: incerto tra condizione di precariet e volont di protesta, tra disperazioni esistenziali e illusori rifugi (la droga), tra sesso e passione amorosa, tra esperienze di lavoro e appaganti scoperte e soste nel mondo della musica. La sua una vita dilacerata tra orgogli e visioni utopiche, tra spinte contraddittorie ora verso gli altri ora verso se stesso. Lesperienza narrativa di Atzeni si avvalsa anche della sua assidua attivit di traduttore di testi saggistici e letterari per case editrici prestigiose. Da segnalare la traduzione, accompagnata da illuminanti note, di Texaco di Patrick Chamoiseau (1994). La complessit del testo di Chamoiseau, scritto in una lingua francese mescidata di elementi linguistici creoli delle isole caraibiche, trova una soluzione ideale nella riscrittura di un traduttore che aveva una inclinazione alla dimensione antropologica dei fatti narrativi e una particolare sensibilit alle potenzialit della lingua. Passavamo sulla terra leggeri (1996) il titolo poetico dellultima opera di Atzeni, consegnata alleditore alcuni giorni prima della morte. Come un antico bardo lautore si avventurato nel racconto-viaggio di un tempo remotissimo, inventando miti e leggende per risolvere il mistero delle origini del popolo a cui appartiene. Il romanzo racconta degli antichi abitanti dellisola, i Sard, danzatori delle stelle, e della loro resistenza al
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dominio di invasori stranieri, narrata con toni epico-leggendari. Attraversa tutta lopera dellautore unidea ricorrente: una fatale fascinazione dellacqua e della morte. Avverte lultimo presagio di morte il piccolo custode del tempo, un bimbo di otto anni, in cui lautore si identificato anche come erede delle memorie degli antichi: il suo fervore di scrittura, la sua ansia del dire, la sua urgenza di comunicare e trasmettere trovano quasi una loro fatale giustificazione. Ancora giovane, Sergio Atzeni, ha trovato la morte nel mare dellisola di San Pietro, il 6 settembre del 1995. Altre opere sono state pubblicate postume: Bellas Mariposas (1996), dove la protagonista dodicenne racconta, col ritmo di un rap, nel suo gergo coloratissimo, una giornata qualsiasi di una ragazza della periferia cagliaritana; la raccolta di poesie, Due colori esistono al mondo. Il verde il secondo (1997); Raccontar fole (1999), un piccolo libro tra documento e racconto, dove lautore smonta con divertita ironia le molte fole che i viaggiatori europei del Sette-Ottocento hanno raccontato sullisola.

NOTA BIBLIOGRAFICA

SCRITTI DI SERGIO ATZENI Quel maggio 1906. Ballata per una rivolta cagliaritana, Cagliari, Edes, 1977. Fiabe Sarde, raccontate da S. Atzeni e R. Copez, Cagliari, Zonza Editore, 1978; Sassari, Condaghes, 1996. Gli amori, le avventure e la morte di un elefante bianco Giallo Mondadori, Milano, n. 1737, 16 maggio 1982, pp. 178-185. Araj Dimoniu. Antica leggenda sarda, Cagliari, Le Volpi Editrice, 1984; ripubblicato col titolo Il demonio cane bianco, nel volume Bellas mariposas, Palermo, Sellerio, 1996. Apologo del giudice bandito, Palermo, Sellerio, 1986. Il figlio di Bakunn, Palermo, Sellerio, 1991. Il quinto passo laddio, Milano, Mondadori, 1995; Nuoro, Il Maestrale, 1996. Bellas Mariposas, Palermo, Sellerio, 1996. Passavamo sulla terra leggeri, Milano, Mondadori, 1996; Nuoro, Il Maestrale, 1997; Nuoro, Ilisso, 2000. Due colori esistono al mondo. Il verde il secondo, a cura di G. Dettori, introduzione di L. Muoni, Nuoro, Il Maestrale, 1997. Raccontar fole, a cura di P. Mazzarelli, Palermo, Sellerio, 1999.

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Nota bibliografica

SCRITTI SU SERGIO ATZENI La grotta della vipera, numero monografico, Cagliari, a. XXI, n. 72-73, autunno-inverno 1995. B. Bandinu, Favole e miti degli uomini precipitati nel tempo della Storia, in LUnione Sarda, 26 marzo 1996. G. Marchetti, Cavalcata nel pianeta Sardegna, in Il Giorno, 31 marzo 1996. A. Vindrola, Sergio Atzeni, danzatore delle stelle, in La Repubblica (edizione torinese), 3 aprile 1996. G. Amoroso, Storia e personaggi di Sardegna, in Gazzetta del Sud, 4 aprile 1996. A. Mundula, Fili della storia e fili dellanima, in LUnione Sarda, 10 aprile 1996. G. Fofi, Atzeni racconta la sua Sardegna, sublime e barbarica, in Il Messaggero, 13 aprile 1996. A. Bevilacqua, La visionariet epica di Atzeni, in Grazia, n. 15, 14 aprile 1996. D. Milani, Come tuoni sulla polvere, in Giornale di Brescia, 21 aprile 1996. E. Ferrero, Gli sciamani di Sardegna, in Tuttolibri (supplemento de La Stampa), 25 aprile 1996. G. Ficara, Nei secoli leggeri, in Panorama, 25 aprile 1996. D. Fiesoli, La leggerezza di un addio, in Gazzetta di Parma, 27 aprile 1996. D. Voltolini, Il popolo degli assediati, in LUnit, 29 aprile 1996. M. Trecca, Sergio Atzeni passato sulla terra leggero, in La Gazzetta del Mezzogiorno, 25 maggio 1996. S. Li Pira, Terra e libert, in Anna, n. 31, 5 agosto 1996. P. Spirito, Epica sarda, in LIndice dei libri del mese, 1 settembre 1996.
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G. Godio, Sergio Atzeni: romanzo testamento, in Il nostro tempo, n. 46, 15 dicembre 1996. G. Sulis, La personalit e lopera di Sergio Atzeni. Dallisola al mondo, tesi di laurea, Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a. a. 1997-98. G. Marci, Sergio Atzeni: a lonely man, Cagliari, Cuec, 1999.

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IL QUINTO PASSO LADDIO

RUGGERO GUNALE ESILIANDOSI DALLA CITT E DISCUTENDO CON SE STESSO DI PRINCIPI MORALI HA UNA VISIONE MISTICA

Bocca aperta alle mosche, Ruggero Gunale guarda con occhi umidi e impietriti la citt che si allontana: la croce doro sulla cupola della cattedrale e attorno a corona digradando i palazzi color catarro dei nobili ispanici decaduti, circondati da bastioni pietrosi invalicabili a piede duomo, dove pendono chiome di capperi al vento, di un verde che ride. Guarda i quartieri moderni fuori le mura scendere dai colli al mare oleoso e verde cupo, i bei palazzi e portici dei tempi di Baccaredda (scrittore e sindaco, amato e carogna) e il lascito architettonico di questepoca ai futuri: il cubo luttuoso e vitreo che nasconde i vicoli del porto e offende il municipio bianco e danzante cui si affiancato con protervia da funzionario viceregio daltri tempi (non escluso che i futuri decidano di amarlo e cantarlo o lo smonteranno vetrata per vetrata e lo sposteranno in campagna oltre Paulli e invece delle nere geometrie che spengono la luce e lallegria vedranno panchine, fontane, palme e jacarandas?). Ruggero Gunale guarda la citt che si allontana. Saluta torri pisane e campanili. Sillaba a se stesso: La mitezza non incute rispetto n suscita vero compatimento. Anzi: godono a schiacciarti. Con gli occhi della memoria vola per i vicoli del paese dove ha vissuto gli ultimi tre anni, gli pare di udire il ronzio di un calabrone in un pomeriggio silenzioso e di vedere i muri bianchi di calce ogni tanto incavati in portali neri o marroni, muri senza finestre, per proteggere gli abitanti
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QUINTO PASSO LADDIO

Ruggero Gunale esiliandosi dalla citt

dallocchio sbavante dellinvidioso e da quello maligno della strega che passano per strada. Nelle ultime novanta notti ha sognato di alzarsi, uscire sul tetto e tuffarsi nel vuoto. Nel sogno era mattina e Ruggero volava sopra i vicoli e i giardini murati, attorno alle campane, guardando auto e passanti, carretti e limoni, ma nessuno sollevava gli occhi, nessuno vedeva luomo planare portato dai venti. Arrivava in riva, guardava il mare, si chiedeva: Lo attraverso? e rispondeva: No. troppo largo. Tornava indietro, rientrava dal tetto e si svegliava. Pensa: Sei figlio di puttana e intrighi, spingi e sgambetti, ti fai largo con la forza e lastuzia e ti rispettano servili, vogliono farti fesso e se li fai fessi ti ammirano, ti imitano. Devi essere veloce nel colpire, regalare cicatrici. Se ti fermi a pensare, perdi il tempo e ti saltano addosso. Resta alla superficie delle cose e sali nella stima altrui. La calce dei paesi e lacqua del mare e degli stagni riflettono la luce come aureola sulla cupola della cattedrale, attorno alla croce doro. Il sole del pomeriggio suscita dallacqua vapori che imbiancano aria e mura. Luce e vapori avvolgono la citt, pare staccarsi dai colli, nube guidata al cielo dalla croce. Visione da monaco medievale. Sciocchi e astuti nella Gerusalemme che sale al Signore. Cos vede la citt Ruggero Gunale e pensa: pulita e secca. Il sole la asciuga e il vento spazza via i fetori. Ruggero parla a se stesso: Fuggi. Dopo trentaquattro anni ti strappi alla terra dove hai amato, sofferto e fatto il buffone. Ogni angolo di strada testimonia una tua gioia, un dolore, una paura. In cambio sar libero. La maschera che mi cuciranno addosso, lo straniero, lisolano, il mendicante, mi nasconder, occulter il nome, sar uomo fra uomini Chi mite compatisce i persecutori, ne vede la fragilit, le ferite
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nascoste e non si lamenta del male che subisce. Tu non sei mite. Ora soltanto hai percepito lesistenza della mitezza. Perch vinto. Sei stato bestia, avida e feroce, finch avevi forza e te lhanno permesso. Ora ti mascheri da esiliato, nascondendo il nome che per anni hai sventolato quasi fosse un merito. Non ho mai colpito per cattiveria. Per noncuranza, magari, o per cecit. Il nome sparisce, salva per un po la lapide in camposanto. E la vicenda presto dimenticata, cancellata da nuove imprese di tonti e di campioni. Ruggero sente voci di madri che da alte finestre del porto chiamano i figli sapendo che non torneranno prima di cena, voci che modulano nomi al vento per avere un eh!? di risposta, prova che i figli non si sono spaccati la testa tuffandosi nella fontana vuota, non sono annegati in mare e non sono ai cessi pubblici fra le mani lerce di un trucchista. Carcerati cantano dietro le bocche di lupo alte sul colle: Voglio la libert, il mio avvocato al corno della forca e Marianna questa notte stessa. Coro di madri e galeotti offerto al Signore quando cala il sole. La spada fatta per colpire, qualunque motivo santifichi la mano che la impugna. Fingi lanima del monaco ma sei armato. Stare in basso a capo chino penoso, anche se detto segno di saggezza. La nave puzza di piscio e ammoniaca pensa Ruggero Gunale immobile, uscendo dal dialogo interiore e guardando la citt bianca di luce in volo dietro la croce doro, con madri e carcerati in canto sacro, profumata di salso.
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AMORE, ODIO, MORTE. IL MAGO DELLA PIOGGIA. MIRACOLI O ALTERAZIONI DI COSCIENZA?

pende da un gancio dacciaio alla parete, sul muso ha stalattiti di ghiaccio. Ruggero nudo, batte i denti, non sa dove sia luscita. Chiama aiuto. Nuvole di respiro che condensa. Si sveglia. Tre aprile, davanti al bar dello Svizzero, solita mezzora rubata, lui le carezza lorecchio sinistro col pretesto di osservare lorecchino (tre gocce nere di legno pendenti da un triangolo dargento) e pensa: Si lascia carezzare, sta ferma, chiude gli occhi. Ruggero ritira la mano, confuso, lei sposata. Monica si volta. Si guardano. Il labbro inferiore di Monica, sporgente, tumido, la bocca in apparenza socchiusa, la fissit degli occhi (dicono come unattesa, un richiamo), lavidit evocata dal naso di falco creano unespressione da proprietaria di tesori fra le gambe, usati e da usare con voglia. Otto aprile. In corridoio lui la segue, occhi bassi sul culo compatto, sporgente, rivolto al cielo, culo negro. Monica sbircia, nota la direzione dello sguardo, sorride. Ha denti piccoli e bianchi. Lui non si accorge, immerso nella contemplazione dei jeans di velluto rosso di due taglie pi piccoli, infilati fino in fondo alle natiche a separare le rotondit, se Monica siede a gambe larghe aderiscono alle pieghe del ventre e ne mostrano a perfezione il disegno. Lei non ha mutande, lui ancora non lha capito.

Ruggero guarda i gabbiani spazzini, volano sul pelo dellacqua a beccare i rifiuti che escono dalla nave, cartoni di succhi di frutta, latte di pelati, valve di cozze e arselle, bottiglie di vetro e di plastica, preservativi, non c una polpa da inghiottire, i gabbiani si levano verso il ponte passeggiata con stridii furiosi, Ruggero non li vede, perduto, accecato dalla memoria come sogno a occhi aperti. A bocca socchiusa intaglia il tessuto unto e grosso del ricordo. Un giorno, unora, pochi minuti bastano a vivere esperienze che segnano una vita, cambiano un uomo. Ventanni di giorni tutti uguali non lasciano traccia nella memoria. Il ricordo cancella la noia, la monotonia? Conserva lampi, immagini, echi di sogni, parole che si sono incise e nessuno pu scacciare liberarsene sarebbe unguento sulle piaghe Il molo un mattino di settembre. Il sole suscita dallacqua corone e aghi di luce, ricami che scintillano sulla patina di nafta e riflessi dorano le pietre del pontile. Ruggero scopre dessere innamorato. in pausa di colazione da mezzora. Cammina lento, lo sguardo vola dalle barche che dondolano alle briciole arancio negli occhi di Monica. Gli occhi di Monica, color carbone. Il primo sogno: uno stanzone dalle pareti bianche, vuoto di mobili, un negro suona le congas, Monica danza, ride e mormora un blues, si avvicina a Ruggero sollevando la gonna e scompare assieme al negro, stamburamento e stanza. Frigo di macelleria, luce da ghiacciaio, Ruggero stringe gli occhi, vuole fuggire labbaglio. Mezzo maiale
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Entrano in stanza. vuota, gli altri sono fuori a colazione. Monica con un salto siede sul ripiano della prima scrivania, poggia le mani sul vetro verde, allarga le gambe. Ruggero non evita di guardare, il riflesso del ventre una rosa nera.
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Amore, odio, morte

Ruggero ha un groppo in gola. Ricorda il lavoro urgente, saluta con un sorriso spaventato, esce con passo da ubriaco, in corridoio quasi corre, arriva nella stanza afosa dei calcolatori, siede al solito posto, guarda la tastiera come fosse mostruosa e straniera. Respira. Lei lha seguito, siede nella sedia affianco, davanti a tastiera uguale. Le dita cominciano a saltare fra lettere e numeri, i piedi battono il ritmo del samba, Monica canticchia a mezzavoce, intonata, ha musica nel sangue. Lui non evita di accompagnarla con un giro di basso respirato forte, ogni tanto interrotto da uh, ah, chica, baila, eh, siempre, como, siente, mira, guapa, entiende e altre amenit, con la coda dellocchio intanto sbircia il ventre aperto in movimento, il culo che sfrega a tempo sulla sedia.

Ora per Monica sussurra: Pensaci, otto ore su ventiquattro le passiamo in ufficio e considerando che almeno altre sei ore dormiamo, tre le consumiamo in pasti, due le sprechiamo in spostamenti da un capo allaltro della citt, due vanno in docce e pulizie personali sacrosante, ogni giorno restano soltanto tre ore per il divertimento, se dormi otto ore te ne resta una, lideale sarebbe unire il divertimento allufficio, sfruttare ogni ritaglio di tempo, rubare libert per godersi la vita, una sola, non rinasciamo pi, tanto vale viversela fino in fondo. E poi non sarebbe rubare, per quello che ci pagano lavoriamo anche troppo. Se non ci fosse il fetido. Il fetido, il capufficio; detto anche Mirabene a causa della consuetudine di sputare in modo involontario a destra e a sinistra, mentre parla, per la inabituale larghezza fra i denti, perfettamente candidi, soprattutto i canini sporgenti; controllore e misuratore dogni mezzora di colazione nonch giudice assoluto in materia di permessi in orario di lavoro; odiatore di spiriti liberi. Non sa che senza lavarsi e cambiarsi le calze ogni mattina, col caldo che c in citt, i piedi puzzano, le scarpe si intridono di sudore e puzzano pure loro, ha gli stessi mocassini di vacchetta nera e suola di para estate e inverno da cinque anni a questa parte. Perci fetido. Gli amici lo chiamano Italo. Ruggero e Monica si sfiorano i gomiti, camminano lenti, le teste pendono un nonnulla una verso laltra, lei parla a bassa voce, lui non vuole perdere una parola: Alle dieci e un quarto Emilia con la solita faccina da innocente di quando deve viperare si avvicina alla scrivania del fetido e fa: Senti Italo, c una pratica del 12, devo farla io o oppure cio sai Italo, se devo sbrigarla non posso accompagnarti a comprarti il maglioncino E so quanto ci tieni, Italo, oppure cio per fare questo lavoro ci vogliono
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Quattordici aprile. Tardo pomeriggio. Monica e Ruggero camminano fra gli alti palazzi e le auto parcheggiate di traverso sul marciapiede da gente ch nella via parallela per acquisti. (La citt nuova ha divorato i mandorli, sostituiti da una mostra di vetrine scintillanti guardandole con desiderio la folla passeggia e da deserti bui dove lasciare lautomobile, dove i ragazzi si baciano, i tossici si scambiano siringhe infette, i ladri dautoradio vanno guardinghi e pronti a ghermire e zompare fino al compare in motorino che fa il palo dietro langolo. Deserti bui dove Monica e Ruggero camminano lenti). Pochi lampioni ovattati dai vapori della sera, il mare ha raccolto sole per il giorno intero e al buio emana nebbia vaga e tiepida che si addensa attorno alle luci. Finestre chiuse, chi non in giro guarda la tele. Monica deve comprare il dono di compleanno per il figlio, Lorenzo, intelligente e pigro Monica ne parla spesso con passione. Ruggero sa ascoltare.
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almeno due ore di straordinario e chiudono i negozi Magari trovi qualcunaltra che ti accompagna cio. Ruggero posa la mano sinistra sul braccio destro di Monica, stringe piano. Lei continua a raccontare: Naturalmente sua fetenzia ne ha approfittato: No, tu lavori gi abbastanza del tuo e hai la consegna del 18, Gunale ha sicuramente messo il programma per giocare la schedina, invece di lavorare. Si fermano, Ruggero toglie la mano dal braccio di Monica che continua a raccontare: Hai capito? Naturalmente glielho detto: Tu coshai fatto tutta la mattina, oltre andare avanti e indietro nellatrio sperando di incontrare un dirigente che ti rivolga la parola? Non hai trovato nessuno, nessuno ti caga, come al solito, e vieni qui a rompere a chi ha lavorato. Monica si volta, guarda Ruggero negli occhi e continua a raccontare: E mi ha risposto che devo stare zitta e buona, se conta i permessi che ho preso, ho lavorato meno di tutti. Perch non diventa lui madre? E prova un po. Ruggero, per ammansirla, con la sinistra le carezza il collo. Lei dice: Basta. Lo abbraccia. Stringe forte. Per due minuti stanno fermi, uniti uno allaltra, guardandosi negli occhi, senza un bacio, senza una parola. Senza un sorriso. Diciotto aprile, al tramonto. In un fosso con qualche ciuffo di margherite gialle, in cima a Capo SantElia, coperti dal cappotto marrone di lei, tentano di fare lamore.
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La sera umida, il calcare spinoso, lui non riesce. Ridono. Anche rimandare dolce. Tutto maggio. Le cabine del Lido, prima di sera. Intonaco che si stacca a fogli e orecchie, mattoni umidi, eccitazione al culmine pensando che qualcuno passi e li veda nudi, sudati, grugnenti e miagolanti sugli abiti stesi a terra. Siamo vermi lubrichi dice lei e lui: Gatti in amore. Del mare di maggio al tramonto li esalta il profumo di albicocca matura appena aperta coi denti. Provoca soprassalti di vigore alle reni impegnate, quasi afrodisiaco. Chi lo annusa non invecchia, come ben sanno i cagliaritani e i non pochi stranieri che avendo fiutato i profumi del mare di maggio allalba, a mezzogiorno, di pomeriggio e a sera, non hanno pi lasciato la citt, inventandosi mille mestieri per campare e trovando mogli o mariti di rara bellezza. (I cagliaritani amano gli stranieri e li accolgono a braccia aperte purch siano se non ricchi almeno belli e buoni mercanti). Notte del tredici giugno. (Monica ha detto al marito: Vado a dormire da Clelia ch malata). Sotto i mandorli in cima al Margine Rosso la luna cola dal finestrino di destra e li imbianca febbrili. Ruggero ha il cambio contro il ginocchio sinistro che duole, maledetta Cinquecento. Monica baccante, ha nel corpo un ritmo pazzo, una musica di tamburi e flauti, forse portata dal vento del Sudan che ingravida il cielo e far gocciolare sabbia rossa in acqua tiepida; al profumo di mandorle aggiunger il bagnato dellerba e della terra. Estate. Appena usciti dallufficio. Dietro serrande abbassate per mantenere un po dombra fresca e non farsi
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Amore, odio, morte

vedere dai vicini. A casa di Clelia, mai stata malata e sempre assente a questora. In un letto che nella testata di ferro battuto nero ha un San Giuseppe sorridente con pecore in ovale smaltato (cielo celeste, pecore bianche, erba verde cupo e margherite rosse, San Giuseppe un bandito barbaricino di met Ottocento, barba incolta e lunghe trecce nere, ma invece che ragas e gambali ha pantaloni verdi a sbuffo e babbucce azzurre da racconto di fate). Copriletto allantica, bianco con rilievi bianchi che disegnano rombi e cervi. Lo tolgono a met del rito, per avere un minuto dillusione di fresco sulle lenzuola di cotone candido profumate di lavanda e di mirto. Ruggero Gunale fiutando, toccando e gustando Monica scopre dessere stato per tutta la vita un uomo di ghiaccio. Ringrazia il Signore per i piaceri della carne. Non sa ch il primo passo del ballo: il fuoco. Sera del dieci settembre, passeggiano in spiaggia, hanno occhi appagati e culi pieni di sabbia. Lei dice: Ricordi la notte sotto i mandorli, guardando la luna piena?. Si venerano i ricordi quando lamore stanco. Non ricordi?. Ricordo ogni momento. stata quella notte. Sono rimasta incinta. Il mare fruscia quieto, profuma di gigli appassiti. Nella citt notturna Ruggero pensa: Non ci credo, non vero e cammina lento senza vedere le porte sprangate, le auto parcheggiate, le due o tre finestre aperte illuminate. Cerca senza saperlo i vicoli deserti e silenziosi di Castello, stretti fra alti palazzi. Nel quartiere spagnolo arriva il libeccio, porta il freddo e profumi di ginepro e rosmarino, cacciano la puzza di fogna che esce dai sottani.
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Una mattina piovosa di ottobre davanti al bar dello Svizzero, Monica sventola un certificato medico. Lo ripone con gesto nervoso in una sacca di cuoio nero. Lui vede la carne terrea delle guance nascosta dal trucco, le occhiaie gonfie di chi ha amato con furia tutta la notte, lo sguardo insoddisfatto e sfuggente. Le prende la mano. sudata. Chiede: Che intenzioni hai?. Abortire. A letto Ruggero trema e pensa: figlio di un altro.

Il ventuno di ottobre, seduti a un tavolino del caff Genovese, immobili guardano la panna sulla cioccolata e lei sussurra: Tu non mi credi. Come inganni tuo marito potresti ingannare me. Non voglio pi vederti. Monica si alza e attraversa la sala a passo lento, in calzamaglia nera e giacca rossa di velluto liscio alta sul culo, calamita lo sguardo bavoso di Tonino Camboni, lorefice, che al tavolino dangolo ciuccia una coca corretta. Quando la porta del caff si chiude alle spalle di Monica, Ruggero evita gli occhi sarcastici di Camboni, autore di battute qualche volta memorabili, spesso crudeli, e di scherzi di dubbio gusto, uno dei quali passato alla leggenda col titolo: Come fermare il Cinque in via Manno sabato pomeriggio alle cinque per cinque minuti. Come fermare il Cinque? semplice: indossa un cappotto lungo fino ai piedi e piazzati al centro della strozzatura della via, sopra il Convitto Nazionale; tieniti pronto con la cintura dei pantaloni slacciata; appena vedi il pullman stracarico arrancare sulla salita, accovacciati dandogli le spalle; in modo occulto abbassati i pantaloni; quando
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Amore, odio, morte

lautista suoner il clacson, solleva il cappotto e mostra il culo nudo. Il resto va da s. Tonino Camboni lha fatto. Alle cinque e tre minuti ha visto lautobus salire asmatico fra la folla fitta che si apriva lenta. Si accovacciato e senza che nessuno degli amici mescolati alla calca riuscisse a vederlo si abbassato i pantaloni fino alle caviglie. Quando il Cinque gli arrivato alle spalle, proprio in cima alla salita, Tonino era solo al centro della via. Lautista ha suonato il clacson con furia, Tonino ha sollevato il cappotto mostrando il culo bianco come latte e sodo come pagnotte, attirando lattenzione dei passanti che hanno cominciato a parlottare. Cos successo? C uno accovacciato a culo in campo come se dovesse cagare. In via Manno? A questora? Sar matto. Chi telefona per lambulanza? Questi giovani. Sar un eretico. Un cosa? Un anarchico di quelli che mettono le bombe. E cosa ci fa a culo in campo in via Manno? Caga proiettili? Perch qualcuno non chiama un vigile? E certi giovinastri hanno cominciato a urlare: Bravo. Ce lhai quasi fatta. Sesi su mellus, immoi deppis cagai. Ai.1 Caga. Caga. Caga. Un coro da curva sud. Una vecchina si allontanata facendosi il segno di croce e urlando con voce potente di contralto allenata da molti miserere cantati alla messa delle undici: Il demonio ha traviato le coscienze dei giovani, ai miei tempi mai nessuno si sarebbe abbassato a tanto, neppure uno di Pirri, la morale a pezzi, cos successo al mondo? La colpa di quel molente, che razza di sindaco, ma stasera gli scrivo una lettera e una allUnione Sarda. Lautista dellautobus, fidando nel freno a mano, sceso in strada e ha apostrofato Camboni: Te ne vuoi andare, balosso?.
1. Sei il migliore, ora opportuno defecare. Ors.

Mi scappa da cagare ha risposto Camboni tenendo il viso basso fra le ginocchia. E proprio qui ti devi fermare? Non puoi cercare un bar?. Mi scappa. Lautista si piazzato a gambe larghe in mezzo alla strada come uno sceriffo. Attorno a lui e a Camboni si creato un cerchio vuoto di folla, diametro due metri. I giovinastri hanno taciuto. Lautista ha interrogato: Ti scappata dimprovviso, non che potevi cagare a casa tua prima di uscire col cappotto da becchino, no?. Mi scappa. Labbiamo capito che ti scappa. Te lo posso dire in confidenza? Sei una bestia. (Laffermazione, fatta dallautista con voce tonante anche se gracchia, stata accolta dallapplauso delle centinaia di astanti). Mi scappa. Ti scappa da unora, ti scappa ti scappa ma non scappa nulla, perch non te ne vai alla forca e ci lasci passare?. Ma tu hai mai provato a cagare in mezzo a una strada col pullman alle spalle e un autista che ti fa domande tonte?. salito fino al cielo il coro dei tifosi: Caga, caga, caga. Copriva le voci delle madame scandalizzate e le urla giocose dei molti che avvisati dal trambusto scendevano di corsa dal bastione per non perdersi lo spettacolo. Lautista ha preferito lasciar perdere, risalito sullautobus, cera una vecchina seduta in attesa, tutti gli altri passeggeri scesi in strada ad accrescere la calca attorno al cerchio magico che al centro aveva Tonino Camboni a culo in campo. La vecchina ha chiesto: Che succede, l fuori?. C uno che deve cagare in mezzo alla strada.
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Speriamo che cala in fretta allora. Non calare, cagare. la stessa cosa, purch facci in fretta. In strada il coro dei tifosi ha ottenuto il miracolo invocato e la leggenda nata, sar cantata nei secoli dei secoli, finch ci sar la citt e forse anche dopo. In un delirio di folla entusiasta o scandalizzata, il 18 dicembre 1974, in via Manno non ancora vietata agli autobus, Tonino Camboni ha fermato il Cinque per cinque minuti cagando in mezzo alla strada, fra gente che rideva, urlava e piangeva come a una partita di calcio. Ruggero si stufa di ricordare limpresa di Camboni, guarda la cioccolata sul tavolino e pensa: Come potr continuare senza Monica? Che gioie avevo prima di conoscerla?. Si vedono ogni giorno in corridoio e alle tastiere. Non si salutano. Si incrociano con sguardi assenti. Italo fetido sua fetenzia mirabene (e altri epiteti) li studia e sputacchia pi del solito (dissenso fra i dissidenti pensa buono a sapersi, divide et impera, Italo ha fatto le magistrali, ha studiato latino). Emilia (faccia dangelo per viperare) ha capito tutto, intuito femminile, e un dopo pranzo ha raccontato nei bagni delle donne una scenata fra Ruggero e Gigi, il povero cornuto, che bravo ragazzo non la meritava, in pizzeria, a urla e spintoni, quella pizzeria tedesca di Quartu, cio, LAlchija, dove Monica ha fatto il compleanno, ti ricordi? (perch l? Ruggero ne ignora lesistenza)
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Amelia, della contabilit, quarto piano, in visita postprandiale ai bagni del primo, ha giurato di aver visto Ruggero e quella troia, scusate sparo grosso ma quando ci vuole o cos o pom, li ho visti con le palpebre dei miei occhi, di persona oculare, una notte alle quattro, alla terza fermata, in spiaggia, nudi come vermi, impudichi, a quattro metri dietro una duna di sabbia ci siano quattro guardoni che se lo toccavano, una scena schifosa. Io al posto di Tonino gli spari a intrammi. Uscita Amelia, Sonia del registro estero, sesto piano in prolungata visita postprandiale al primo, lettrice accanita del manifesto, si chiesta: E che ci faceva Amelia alle quattro del mattino al Poetto, alla terza fermata del tram, e come ha fatto a vedere i tipi che si toccavano al buio? Con la pila?. Della conversazione avvenuta nei bagni donne del primo piano Ruggero informato da Olindo, che lha saputo da Efisio, cui lha detto Sonia. Secondo te, commenta Olindo cosa sono gli intrammi? Pallettoncini perforanti che una volta dentro si aprono in piccoli ami e non escono pi? il problema del giorno.

Poco prima di Natale. Notte fonda. Ruggero non riesce a prendere sonno, si dimena nel letto. Alle tre del mattino si alza, si getta il cappotto sulle spalle e esce in strada, cammina svelto rasente il muro, fa venti volte il giro dellisolato addormentato, al ventunesimo giro ha una visione: Monica nuda, col marito, su lenzuola di seta bianca. Gigi fissa Ruggero con espressione sardonica. Lotto gennaio Ruggero ferma Monica in corridoio e dice con voce contrita:
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Amore, odio, morte

Vorrei parlarti. Non so se ho voglia. Anzi. Penso proprio di no. Quattro febbraio. Il maestrale gelido dondola la Cinquecento ferma nel parcheggio dello stadio. Attorno auto dogni tipo e marca coi finestrini appannati dal calore animale. Sui vetri della Cinquecento non c vapore. Ruggero trema mentre Monica racconta laborto. ( quellaffare pareva volesse raschiarmi lintestino e portarlo fuori, mi sento come se mi avessero squartata e appesa al gancio di un macello). A notte, immobile a letto in posizione fetale, Ruggero pensa: una varzia rimasticata, falsa da cima a fondo, non ha abortito. Ma perch tutto questo?. La sera del primo di marzo rotolano nudi sulla sabbia, si artigliano a vicenda la schiena con mani contratte, digrignano, godendo si insultano. Lo scirocco profuma di cozze marce. Il secondo sogno. Assieme, sulle lenzuola profumate di mirto. Un violinista in una casa vicina suona un motivo tzigano velocissimo, la musica entra dalla finestra socchiusa Il culo di Monica Monica si gira. Non lei. Emilia faccia dangelo per viperare. Si alza, apre le gambe e dice: Guarda. Una corda nera esce dal ventre e dondola, con un cappio. Il violinista ride come una trib di scimmie spaventate. Aprile. Cani furiosi, nel coito si azzannano lanima con parole feroci. danza di guerra, canto dodio. Il momento del piacere estenuante, un lungo minuto di cancellazione
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del pensiero, beatitudine e morte come nelle antiche romanze. Mi entrata nel sangue pensa Ruggero peggio di una droga. Maledetta carne, Signore, perch me lhai data?. Il tre maggio cenano alla Rosetta e davanti al maccione fumante lei dice: Sei pieno daltruismo, a parole, ma nei fatti pensi solo a te stesso. Non riesco a crederti, anche se ti amo. Non c amore se non c fiducia reciproca. Ho deciso, non voglio pi vederti. Perch dovrei scopare con un essere che disprezzo?. Monica sputa sul piatto di Ruggero un boccone di polpa biancastra semimasticata, si pulisce la bocca col tovagliolo, si alza, si allontana, al tavolo affianco un tale in camicia grigio metallizzato si piega a squadra per cercare di vedere le mutande sotto la gonnella color pesca, molto alta in vita. Lei non ha mutande, prima hanno fatto lamore e non le ha rimesse per non sporcarle con lo sperma che cola. Forse era incinta davvero pensa Ruggero. Di un altro. Che non poteva assumersi la paternit. Un nullatenente senza lavoro, che futuro avrebbe potuto dare al bambino? O uno sposato indifferente Lei pensava che avrei potuto essere un buon padre. Ha sbagliato. Sono complice in omicidio. Per avarizia di me stesso. Sono misero danimo e incapace di bei gesti. Non ho avuto il coraggio di vedermi crescere affianco un figlio dissimile, biondo o rosso, con occhi azzurri o neri come pece o verdi o tanto simile da ingannarmi per decenni facendosi credere mio, fino al giorno in cui gli scoprissi in volto unespressione estranea. Ruggero Gunale si convince dessere spregevole. Accusa il Signore di non avergli dato grandezza danimo.
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Non riesce a dormire, torturato dal ricordo del corpo di lei. Non sa ch soltanto il secondo passo del ballo: la colpa. I mesi si mescolano, si intrecciano. Ruggero trova casa nella periferia bianca, fra i muri di calce e i giardini segreti, in uno dei paesi contadini che la citt crescendo ha ingoiato e unito fra loro con nuove costruzioni spesso orrende fino a formare la cintura esterna, una nuova casbah, patios e limoni, casermoni e coltelli. Dietro i portali aperti vecchie in scialle nero che sbucciano mandorle, in piazza ventenni divorati da droghe o pazzi di passione per le moto magari altrui. Casa? Un sottotetto. Punto pi alto due metri: corridoio percorribile in posizione eretta, al centro dellappartamento, largo cinquanta centimetri, lungo sedici metri. Cucinare a capo chino: soffitto spiovente, altezza massima un metro e sessanta sul fornello pi grande, dove bolle lacqua per la pasta, un metro e quaranta sul fornello piccolo del sugo; un metro e venti sul lavello, i piatti sporchi si accumulano. Punto pi alto della camera da letto un metro e quaranta, un metro il pi basso; Ruggero ha comprato un assito di uno e ottanta per uno e quaranta, lo ha staccato dal suolo con otto piedi cilindrici alti cinque centimetri, giusto per evitare lumido. Il salotto sale da un metro e venti a uno e cinquanta, gran lavoro a segare i piedi delle poltrone, infine sbilenche. La parete pi bassa, limite della casa, venti centimetri. Davanti, su assi grezze posate al suolo, venti centimetri di libreria. Ci arriva strisciando; libri alla rinfusa, Ruggero si odia per averli letti e non li tocca pi; ha anche uno scaffale alto uno e ottanta, largo cinquanta centimetri, lungo uno e venti, in mezzo al corridoio centrale a
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ostacolare il passo; sui ripiani soltanto le fiabe dei Grimm, un volume di Borges e una Bibbia con copertina di cartone verde, stampata a Ginevra. Tutto privo di pareti divisorie, tranne il bagno. Sulla parete esterna del bagno sta il lavello di cucina. Il primo periodo Ruggero sbatteva la nuca sul soffitto friggendo un uovo o lavando i piatti o scopando o rifacendo il letto. O la mattina: la sveglia suonava, lui spegneva la suoneria e si girava dallaltra parte, si riaddormentava, dopo un po apriva gli occhi e scopriva di avere dieci minuti per alzarsi, lavarsi, vestirsi e correre in ufficio (la Cinquecento parte soltanto a spinta e il parcheggio sottocasa protetto dal lupo del vicino del piano di sotto, spingere lauto tenendo la portina aperta pronto a saltar dentro per ingranare la seconda evitando di farsi addentare il culo a sangue richiede tempo e pazienza, quel cane lo tieni buono soltanto con la calma, se ti sente agitato ti morsica appena gli volti la schiena o ti blocca al muro fino alle otto che scende il padrone e buonasorte se non ti stacca una mano); Ruggero si alzava di scatto dal letto e inzuccava il soffitto, correva in bagno imprecando. O batteva la fronte levandosi trasognato dal cesso e quando finiva il bid. Ma col tempo si abituato: avanza ingobbito, saltella come rana, torna quadrupede. Pensa che la creazione del mondo in verit un enigma: lateo non capisce perch la lunga storia che ha portato al bipede non sia andata in altra direzione, dando lune spente e pianeti troppo freddi o troppo caldi o privi daria e dacqua; il religioso non pu non chiedersi: se Dio ha voluto luomo, perch ci ha fatti
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cos, e non migliori? Visto che ci si messo, ed perfetto Volanti, per esempio, perch non ci ha fatti volanti? O con pi occhi, come i bronzetti nuragici, magari anche sulla nuca Il tetto ha tre buchi. Due di cinquanta centimetri per cinquanta, uno di un metro e venti per settanta. Sono chiusi da finestre che tremano al vento, ticchettano alla pioggia e si screpolano al sole. Se Ruggero mette la testa fuori fungo di ricci neri fra tegole rosse. Un giorno aiutandosi con una scaletta esce sul tetto, pensa di sdraiarsi a guardare il cielo, ma muoversi sulle tegole non facile, si scivola. Torna dentro. Sotto le finestre pozze di luce. Attorno Ruggero mette piante da sottobosco tropicale, non sa neppure come si chiamino, va a cercarle alla discarica comunale una settimana dopo le feste comandate, la gente le butta via perch le crede brutte o morte. Nel sottotetto rinascono e fioriscono. Simulano un sottobosco verde cupo. Pollini rosso scuro profumati di essenze doriente. Petali bianchi. Dalle finestre aperte entrano farfalle e zanzare, i gechi a testa in gi arpionati al soffitto le aspettano e le gustano con schiocchi di lingua. Invece che cocente, come si potrebbe pensare, la casa fresca, visitata dai venti. Le foglie frusciano. Ogni tanto Ruggero tira la testa fuori dalla finestra grande. Vede il cielo azzurro deserto di nubi, fiuta i profumi antichi del cotogno e del melograno, sente voci di donne giovani che passano ridendo in strada. Poi rientra. Fuma canapa come fosse medicamento. Medicamento non ma scompiglio nella percezione. Ruggero pensa che anche la Santa Trinit un bellenigma. La durata del Figlio, eterna, e la nascita una volta per tutte a Betlemme. E dimenticando la propria infima misura pensa: se Dio ha onniscienza del
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passato e del futuro: che colpa ha Pilato? E Giuda, previsto fin dallorigine del tempo come simbolo di abiezione? Il terzo sogno. Un vicolo buio. Strepito di donne infuriate dietro una finestra chiusa. Dicono: Io non lo uccido, fallo tu. Pianto di bambino. Ruggero il bambino che piange, pensa Ruggero adulto nel vicolo. Si sveglia. Suda freddo. Pensa: Sono malato. Il pomeriggio del trenta ottobre, alle cinque, come tutti i giorni a questora Ruggero il primo in fila davanti allorologio, col cartellino in mano. Antonio Trincas annuncia che domani porta i conigli e le pesche, raccoglie prenotazioni e le scrive a matita su un bloc-notes. proprietario di una fattoria con orto, frutteto, polli, capre e conigli. In ufficio (contabilit clienti, quinto piano, terzo corridoio, quarta porta a destra) ha uno spaccio con frigorifero dove tiene i beni deperibili, ciliegie, pesche, pollame, formaggi molli, prezzemolo e le lattine di coca che vende per arrotondare. Scoccano le cinque, Ruggero timbra e scappa. La Cinquecento un barattolo pesto, negli ultimi mesi la citt diventata autoscontro, Ruggero sbatte sulle auto parcheggiate, contro gli alberi, sui pali della luce, sui marciapiedi in curva. Il freno a mano ieri non ha funzionato e la macchina tornata indietro sulla discesa della Cittadella, Ruggero in trance guardava fuori dal finestrino (pensando: Questa la volta che ci lascio la pelle) e per miracolo prima di sbattere contro il parapetto si ricordato lesistenza del freno a pedale. La Cinquecento supera indenne il centro della citt e la lunga periferia attorno a viale Marconi, si infila nei vicoli del paese e avanza guardinga.
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Da qualche tempo a questora nella casbah circolano in auto soltanto i temerari o i suicidi; i pedoni dentro i bar a guardare le automobili; Ruggero ha colpito, quasi speronato, la Ritmo verde di una giovane gravida, si temuto un aborto; Ruggero ha strappato la portina al Fiorino di un salsicciaio che scaricava alla macelleria Puxeddu salsicce allanice, rinomate, si mormora che destate, al fine di sgrassarle e renderle digeribili, le preparino con carne di cane magro; Ruggero ha raschiato per settecentomila lire di danni la Bmw del dentista Puggioni Benito, detto Minca di vespa grazie a voci propalate dallinfermiera-telefonistasegretaria-lavacessi e altro ancora; essendo Minca di vespa inviso al paese per molti motivi, non ultimo lo sfioramento intenzionale di patta sulla mano delle pazienti, dal bar di Mainas sono usciti tre scaricatori di sale in canottiera bianca, pronti a testimoniare in caserma che la colpa dellincidente tutta di dottor Minca, prima si fermato in divieto di sosta, poi partito di scatto ingranando subito la seconda e accelerando senza mettere la freccia, est unu pirata.2 In verit la Bmw era immobile col motore acceso e il dottor Minca con le mani sul volante guardava il didietro di una giovane di passaggio. Ha subito langheria, si detto pronto a pagare i danni provocati. Temeva ritorsioni dei salinieri, credendoli capaci di fargli saltare lambulatorio col tritolo o di trasformargli lauto in fal come la Mercedes di quel consigliere comunale che si fatto eleggere con un partito poi andato con gli avversari, scoppiata e arsa in un cattivo carnevale. Spento il motore, Ruggero inspira forte quattro o cinque volte, devessere calmo per il lupo. Sale le scale a passi da vecchio.
2. un guidatore assai imprudente.

Chiude la porta di casa con due giri di chiave. Ieri sera ha preparato e posato sul tavolo di cucina una canna di fiori di canapa. Come tutti i giorni a questora vuole dimenticare. Vuole dimenticare Emilia e Sonia che da quando lo sanno solo compatiscono limmaginata masturbazione e gli mostrano il meglio della carne avvolta in svariati colori e trasparenze, quarti anteriori e posteriori (la caccia aperta), vuole dimenticare Antonio, Efisio, Olindo alluppati di scrivania in scrivania, vuole dimenticare le colazioni solitarie a guardare le onde e le barche alla Calata dei Trinitari cercando di non pensare e cominciando a sognare il viaggio per mare, vuole dimenticare gli intrighi di Italo dai molti epiteti per passare da capoccia di sette a capoccia di quindici umani indolenti e rassegnati. Vuole dimenticare il particolare aroma dItalo, definito Pino Fragheste Viral al primo e al secondo piano dove sua fetenzia scorrazza in cerca di dirigenti bisognosi di servi tonti e carrieristi, aroma provocato dallincontro fra il deodorante spruzzato in abbondanza la mattina sotto le ascelle non lavate e il sudore acido che cola a fiotti nel gran mulinare avanti e indietro per corridoi e uffici, bisogna camminare di buon passo per dare limpressione di una meta precisa e urgente pensa Italo e bisogna avere sempre un problema interessante da sottoporre allattenzione, non sa che fra alito gastritico, scarpe gorgonzola e sudore viral lo evitano come appestato, non lo ascolterebbero neppure se inventasse la macchina che fa oro dalla merda. Ruggero Gunale vuole dimenticare lora di pranzo di oggi, il famigerato sciopero della mensa. Anche se non si annoiato. Hanno marciato per unora avanti e indietro nel
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corridoio della Direzione, di solito silenzioso e percorso a passi felpati da segretarie anziane depositarie di ogni segreto, di ogni inganno dei Capi e fra i Capi, e da segretarie giovani padrone di un bel personale e del relativo diritto duso e concessione, bramose di invecchiare l dentro accumulando segreti. Oggi i rossi, nel corridoio, a declamare i pregi del sugo agli scarafaggi, dellantipasto di prosciutto ai vermi viola e del contorno di verdure e formiche cotte. I pi beceri pinzavano con la forchetta fusilli salsosi e li lasciavano cadere sul marmo grigio di Carrara proprio davanti alla porta del massimo dirigente. Finch il Vice, pi volte in passato intervenuto in modo paterno a favore di questo o quel dipendente, e perci salvo dal pericolo di lancio in faccia di fusilli, scarafaggi, orrendi vermi viola, formiche e bietole cotte, uscito con piglio burbero e ha accusato: Invasati, invasati che usano metodi fascisti, voi siete invasati e fascisti, questo non il modo di chiedere la riapertura di una trattativa, bastava una telefonata, come potuto venirvi in mente di inscenare questo baccanale? Il nostro lavoro consiste anche nellascoltarvi, non abbiamo avuto mai nulla in contrario a riaprire la trattativa ma questi sono metodi barbari, incivili, degni del Burundi e per noi inaccettabili. Sia la prima e lultima volta. Possiamo cominciare anche domattina, alle dieci. Ma non fate una delle solite delegazioni di massa, non si conclude nulla con questo metodo. Mandate tre o quattro persone, neanche tutto il Consiglio, per favore. Il Vice ha abbassato lo sguardo, irritato dagli occhi bassi e dai sorrisini trattenuti degli scioperanti, ha visto la propria scarpa destra, fatta a mano a Roma in via Veneto e pagata tre milioni, immersa in una pozza di sugo abitata da fusilli e da uno scarafaggio stecchito, la cosa aveva tutta laria dessere collosa.
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Gli scioperanti hanno visto il piede del Vice appena ce lha messo, e hanno ascoltato il cazziatone sorridenti. A onor del vero: sono stati trovati due scarafaggi, sei vermi viola e due formiche, tutti nel vassoio di Italo. Olindo ha pensato a uno scherzo cattivo di Ruggero ma non ci sono prove. Italo dopo aver coperto di improperi il direttore della mensa non ha avuto il coraggio di disertare lo sciopero, ha manifestato nel corridoio della Direzione, acquattato in ultima fila per non farsi riconoscere dal Vice. A onor del vero: il cibo della mensa fa schifo anche senza vermi. Due mesi di scioperi pensa Ruggero e la trattativa era chiusa fino a scadenza del contratto col gestore, intoccabile e sacro. Unora a rompergli le palle e a turbare le chiocce dellharem, la trattativa riapre subito. chiaro perch non ci vogliono tutti domani in riunione, non ha avuto il coraggio di fare il nome per non rendersi ridicolo ma quello che temono Console Picciau, sanno che si mette le mutande pisciate del nonno e si siede affianco a Dess che entra in agonia: due lauree per diventare servo pu andar bene, dodici milioni al mese, villaggi turistici gratis in Gallura, mica fichi secchi la vita del dirigente, ma una mattina di puzza di piscia del nonno di Picciau gli fa venir voglia di pentirsi e diventare pescatore di arselle privando la squadra della Direzione del pi abile e svelto con le parole e gli imbrogli, trasformato per magia in un muto dalla faccia verde, che di continuo impugna flaconcini di dopobarba (se ne riempie le tasche prima di ogni trattativa col Consiglio), svita i tappi e annusa con volutt. Ruggero vuole dimenticare e accende la canna. Fuma la canapa, cresciuta a ciuffi nelle pozze di luce, cuore del sottobosco. Lha seminata a febbraio, tre giorni dopo lingresso
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nella casa nuova. A maggio e giugno ha estirpato le piante maschio. Ora rigoglio di femmine, fiori gialli carichi di resina. Fuma e pensa che la vita una falsa goduria. Se guardi sotto la crosta trovi voci disperate e cretini arroganti. Trovi umiliazioni e vizi. Malattie mentali e angoscia. Finita la canna chiede perdono al Signore dei cattivi pensieri e dellomicidio. E chiede perdono per gli altri, per quelli l fuori, minacciosi e ciechi, che si divertono a aggredire per fuggire langoscia che li rode. Salta fra le piante, prega, piange, scimmia gobba e furiosa, si masturba danzando attorno alla dracaena tricolore e cantando imitazioni di suoni del sassofono con voce roca quasi allafonia che diventa a momenti urla bestiali, lamento, strazio di morente, ululati, intanto batte il ritmo con le mani sulle pareti o con i cucchiai di legno sui tegami, i vicini pensano faccia la danza della pioggia, non piove da sei mesi, non sanno se benedirlo per limpegno o ucciderlo per il fallimento, lo salva che anche quando non danzava cera siccit, ogni anno dalla notte del tempo. pazzo notorio, cio quasi santo. Ruggero Gunale vuole dimenticare la vita e fingendo di curarsi si maltratta. Non vuole pensare a Monica ma acquattata dietro ogni pensiero. il terzo passo del ballo: il delirio. La vede cento volte al giorno. Si muove chino quando la incontra in corridoio, la guarda di sbieco. Dovunque Ruggero si muove ingobbito come a casa. Labitudine piega le ossa. Pare segno di colpa. Una notte di dicembre le telefona. Ammette desser stato avaro di s fino allomicidio. Chiede perdono.
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Sei perdonato. Ciao. Lei mette gi. Ruggero pensa: La voce era irridente? e lei era sola?. Passano tre notti, la quarta Ruggero giace nudo sul letto, trema, prega, impara canzoni. Un tocco leggero alla porta. Monica. Sono venuta a vedere la casa nuova. Ma sono stanca, molto stanca. Voglio riposare. Riposo un po. Dopo, se hai voglia, parliamo di quanto sei coglione. Si sdraia, ha pantaloni corti di maglina rosa, aderenti come guanti, non ha mutande, giace ventre a terra, sul letto, immobile, ma quando sente lAiwa monoaurale sputare Empty rooms dondola piano, danza con le anche, dorme, o finge di dormire, Ruggero si avvicina, guarda, carezza, Monica non smette di danzare, non smette di danzare, dorme, o finge di dormire, il polpastrello caldo dellindice di Ruggero dal collo di Monica scende lento con mille curve fino allosso che conclude la spina, risale, diventa mano tutta intera, scende ancora e sale e scende finch la musica finisce, il nastro smette di girare, Monica continua a danzare e dorme o finge di dormire, Ruggero la spoglia lento come un vecchio vorrebbe fare i passi che portano a Nostra Signora Morte, apre e la trova calda e umida come al massimo del gusto, entra piano per non svegliarla o non costringerla a smettere la finzione del sonno. Lei danza con le anche e non emette mugolio, muta come pietra. Al mattino si sveglia, si leva, va in bagno, ci resta mezzora, esce, bacia la guancia di Ruggero e va via senza una parola. Si incontrano in corridoio e alle tastiere, senza saluto. Lui la vede stanca. Assente. Passano quattro notti e lei torna, dorme o finge di dormire e tutto si ripete parola per parola, con una differenza:
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non si muove pi, non danza. Ferma e muta. Umida e calda. Spesso a met della notte compare improvvisa, si sdraia, offre la schiena. Senza un moto o un sussurro per mesi. A marzo Ruggero pensa: una recita?. Lei come in risposta dirada. Sparisce per tre, cinque o sette notti. E come spiega al marito le assenze notturne? Si chiede Ruggero a aprile. Il quindici del mese, ben oltre mezzanotte, Ruggero nel barattolo pesto fermo sul colle guarda le finestre chiuse, le tende di tela bianca ingiallite dalle lampade di casa di lei. Ombre, dietro, pare danzino. Ruggero telefona. Monica risponde al sesto squillo. Come stai?. Non ho voglia di parlare, ora di dormire. Mette gi. La luce si spegne. La finestra si apre. Esce un ritmo del Caribe. Timbales. Tromba. Clarini e tromboni. Congas e pandeiros, ghitarra, tamborn e unarmonica a bocca che suona pi forte degli altri tutti assieme, quadrata da Dio. Tito Puente con band nello stereo e un texano sul letto? Larmonica Dino Bonfigli, amico del cuore di Ruggero? Chi altri pu suonare cos, in questa citt? lui? Monica arriva a casa di Ruggero una notte a settimana. Il luned. Muta, di schiena. Ogni dieci giorni. Luned. Gioved. Luned. Gioved. Muta. Di schiena. Luned.
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Luned no. Luned. Luned no. Il primo luned dagosto lui dice: Vieni sempre meno. E lei risponde: Ti manco?. S. Marted Monica non in ufficio. Alle undici e mezza arriva un certificato medico. Trenta giorni. Esaurimento psicofisico. Alle tre del mattino Ruggero spia la casa, vede finestre aperte, luci accese, figure seminude. La musica ancora salsa. Larmonica tace. Trenta notti di solitudine nel sottobosco di Ruggero. Per fortuna i gechi fanno il loro mestiere: a finestre spalancate, per catturare fili di vento e illusioni di frescure serali, mai che arrivi al matto danzante una zanzara. Il quarto sogno. Lei ferma su uno scoglio di calcare. A gambe aperte e occhi duri come pietra. Lui in acqua fino al petto. Si guardano. Una camera buia. Qualcuno non lontano uccide qualcun altro che urla chiedendo piet, voce di donna giovane o bambino, singhiozzi. Ruggero si sveglia, si leva di scatto e sbatte il cranio sul soffitto. Nuovo certificato. Altri trenta giorni. Ruggero vede per sette notti di seguito le finestre nere e chiuse, la casa senza vita. Lottavo giorno alle nove Italo dai molti epiteti entra in sala calcolatori e chiede: Chi di voi far il lavoro di Monica? e nel silenzio generale aggiunge: Direi Gunale, che questo mese pi che lavorare ha letto la Bibbia, cos si distrae. Dov Monica?. Se non lo sai tu O sei troppo impegnato con gli studi sacri?.
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Nel dire la st di studi e la cr di sacri molte gocce di saliva svolazzano, una finisce sul 7 della tastiera di Ruggero che pensa: Devo andare in bagno a prendere lo straccio e il Vim, o lasciarla e non toccare mai il sette, sperando che dopo pranzo ci lavori lui e non si accorga, ci metta il suo dito? Ha imparato a lavarsi i piedi e cambiarsi le calze. O effetto temporaneo delle scarpe nuove?. Italo stanco di aspettare il reiterarsi della domanda contento di mostrare la nuova amicizia con Monica (mi ha confidato il segreto, siamo solo allinizio pensa Italo da cosa nasce cosa, ho tutto da guadagnarci e quando Gunale sar isolato gli far cagare sangue) si china allorecchio di Ruggero e sussurra con alito fetido: in Marocco a curarsi lesaurimento. Povera ragazza. Aveva bisogno di una vacanza. E non gli mandi una visita fiscale?. In Marocco? Ma hai unidea? Dove vivi? Sei mai stato in Marocco?. No. Oggi mi sento buono e voglio insegnarti una verit della vita: non si mandano visite fiscali in Marocco. A che punto sei col lavoro?. In regola. Nuovo certificato. Altri trenta giorni. Il trenta di ottobre Ruggero pensa: Era figlio mio. Devo cancellare questo pensiero. O una volta che un pensiero formulato non si pu cancellare? Ruggero riesce a non pensarlo pi. Una mattina piovosa di novembre lei riappare in ufficio, bella come non mai stata, colore dellebano, avvolta in fasce nere di lino grezzo e coperta da uno scialle di
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lana nero. Saluta Ruggero al primo incontro in corridoio e mai pi. Sparisce mattine intere, colazioni fiabesche, anche Italo in scarpe nuove sparisce. In tre ore pensa Ruggero possono ordinare pi di cinquanta tramezzini, cento cannoli alla crema, un barile di caff e laperitivo prima di pranzo. Una notte di dicembre Ruggero nudo guarda il soffitto e non pensa. Qualcuno picchia piano alla porta. lei. stanca. Si sdraia supina. Danza con le anche come sentisse Empty rooms. umida e calda. Mestruata. Una notte di gennaio lei bussa. A letto danza, aperta e mestruata. Febbraio. Danza sanguinante. Marzo. Sangue. Il tre aprile Ruggero pensa: Ha laids. Me lo sta attaccando per vendetta. Un morto per un morto: il padre per il figlio. Una notte qualcuno picchia piano alla porta. Ruggero scalzo e nudo si rintana fra i germogli di canapa. Pensa: La scimmia non aprir pi a nessuno. Nessuno pi torna. Nelle notti calde Ruggero salta fra le piante, fuma, dimagrisce, ogni tanto legge un rigo e lo ripete fra s per ore: allora Erode, chiamati in gran segreto i divinatori, sinform da loro del tempo giusto della comparsa della stella.
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Erode vedendosi ingannato sinfuri e mand a uccidere tutti i maschi. (Ruggero pensa: Segreto, inganno, uccidere. Erode in tre parole. Ogni tiranno Erode: segreto, inganno, uccidere). Io son tuo, salvami, perch ho cercato i tuoi precetti. Tremate e non peccate. Ruggero trema e prega. il quarto passo del ballo, lagonia. Nella lunga estate le case bianche di calce cantano con voci di donne e bambini. La terra secca e polverosa. I fiori di melograno sono caduti appena nati. Luva rigoglia nellarsura. Razzolano e chiocciano galline. Rotolano barili alle dieci del mattino sotto casa di Ruggero, rifornimenti per Mainas dove nel tardo dopopranzo, nel lungo pomeriggio, fino a notte piena, briscola e tressette, birra in palio Heineken, salsicce alla brace, vino fresco, inni alla sera. Ruggero torna dallufficio in autobus, ha rottamato la Cinquecento uscendo fuori strada, volando per dieci metri, atterrando su un masso sporgente dal pendio. uscito vivo dal monumento che induce ancora oggi molti a rallentare prima di quella curva, appeso dieci metri sotto, sul masso, con le ruote anteriori gi fuori, frenato dal peso del motore, in bilico, pronto a tuffarsi nel vuoto per schiantarsi trenta metri sotto, sugli scogli. La voce del miracolo ha viaggiato. Il pazzo di Quartu uscito vivo, quel masso il miracolo lha fatto, il prossimo ci
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muore. Un disperato in moto vuole dimostrare che non vero, il miracolo si ripeter, questione di balistica e si lancia ubriaco gi per i tornanti, potenza del cattivo esempio premiato dal Signore con il dono della vita a trentanni. Ruggero in autobus nella calca di studenti ha una principessa preferita come vicina di sballottamenti, fra una fermata e laltra la carezza, lei non scappa e non permette mai che nessun altro provi a toccarla. Quando si sparge voce di un miracolo, cambia la vita del miracolato, se stato salvato ci sar un motivo, varr pure qualcosa Ruggero prega che mai il destino cambi corsa. Pensa: Quel che succede buono e sono pazzo da legare. Non sa che la fanciulla ha piet degli sventurati e dei vinti, potrebbe farlo felice per tre vite. Alle sette sotto i portici vede Monica, la raggiunge, la oltrepassa, si volta, la guarda, non lei. Non neppure simile, tutta diversa. Una notte di agosto lei che bussa piano, lui trema fra le piante, lei si ferma davanti alla porta e ansima unora intera, o un sogno? Ruggero sveglio, non ha il coraggio di aprire per sapere s sogno o verit. La scimmia si masturba e non mangia, non lavora. Ogni luned Ruggero Gunale entra nello studio del dottor Fulvio Rondelli che lo guarda in faccia, lo fa sdraiare, tocca con schifo la pancia biancastra e concede unaltra settimana di malattia scrivendo Enterocolite cronica aggravata da gastrite con sintomi ulcerosi e apparizione di pustole e stilando intanto ricette per Valpinax e Gastrausil che Ruggero getter con ordine nel cesso alla media di quattro pastiglie e due bustine al giorno. Il dottore dice: Mi ascolti dottor Gunale, cambi lavoro, non per lei, perch non tenta nel commercio? Sa quanto guadagna un rappresentante di medicinali, detto anche illustratore scientifico? Ho un amico
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alla Roche, posso presentarglielo, perch non mi ascolta? Lei ha il fisico giusto, basta che si tagli i capelli, si metta una bella giacca, una cravatta come si deve, perfetto, duecento milioni lanno Si decida Lasci perdere il posto dov ora, le fa soltanto male alla salute e quanto la pagano? Perch non fa un corso di vela? Le farebbe bene. Fra le dieci e mezzogiorno, le tre e le sei, un giorno a caso una o due volte la settimana, arriva il medico fiscale, mai la stessa persona, tutti giovani, uomini e donne, visi intelligenti, confermano il referto scoprendo nuovi mali: tonsillite, enterocolite, disturbi intestinali, vermi, stato di psicosi. Ruggero esce di casa soltanto il luned per la visita medica e il sabato mattina per la spesa: pane, formaggio, pomodori, mortadella e salsiccia fresca allanice da lasciar sfrigolare ore nel fornetto comprato a settembre per lire centomila e gi pieno di unto e grasso. Ogni volta che Ruggero arrostisce, la puzza si diffonde tuttattorno fino al bar di Mainas. Sar davvero di cane la salsiccia? Finch un sabato Ruggero torna dalla spesa e da un portale nero esce una donna anziana in scialle nero, ha occhi marrone, ferma Ruggero con un gesto della mano, sorride e dice con voce piana: Buttalo quel forno, puzza troppo, la salsiccia la arrostisco io, abito qua, dammela, torna a prenderla calda alle due, ben cotta e profumata. Ruggero porta il fornetto domenica mattina al mercatino del Bastione. Aspettando i clienti studia i lacci delle scarpe per non farsi commuovere dalla bellezza della citt. Fiuta Opium. Monica? Solleva lo sguardo. Monica. Di fronte. In piedi. Sola. Lo guarda dritto negli occhi e dice:
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Mi fai pena. Se ne va, in tubino nero quasi scintillante e molto stretto. Ruggero vende il fornetto (rima non cercata, benvenuta) a dodicimila lire.

Dopo due mesi di riso scondito, salsicce degli dei, eccellente marijuana, vomiti e diarree il medico fiscale una giovane pietosa dai grandi occhi grigi, dai lunghi capelli castani mossi e in fondo inanellati da madre natura in ricci irregolari, dal naso dritto e dalle labbra piccole, in carne quanto basta a disegnare una bocca di taglio antico, greco o levantino, che dice: Lei uno straccio, sembra un mendicante malato, ma non ha malattie, ha soltanto paura di uscire da questa serra. Lei ha bisogno di una vacanza, una lunga vacanza da qualche altra parte del mondo, viaggi, e se proprio vuol morire lo faccia in modo decoroso. (La voce melodiosa, acqua che lasciata la fonte salta fra sassi tondi e pozze, acuta e chiara. Ma con bassi improvvisi, foglie fruscianti al soffio del maestrale, e passaggi di tono che sembrano suoni di violino pizzicato da maestro). Ruggero la guarda con faccia da balosso integrale che da piccolo caduto dal seggiolone (mai ha visto donna tanto bella, mai nessuno gli ha parlato con franchezza altrettanto compassionevole, mai ha pensato di poter essere oggetto di vera piet). Le do sessanta giorni soggiunge la donna. Vada via, mangi, parli con le donne, giochi, beva buon vino. Esca di qua. Ruggero non segue i buoni consigli. Sta in casa, sdraiato a letto. Recita a memoria versetti, quando nel pensiero appare Monica, come fossero magia,
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rito di difesa dal male. E io vi dico: chiunque scaccia la moglie la trasforma in adultera e chiunque sposa una donna scacciata commette adulterio. Di notte muta in scimmia e danza, canta imitando i suoni del sassofono, prega senza sapere pi che dica, catene di parole: Sono un aborto quadrumane gobbo e incosciente, un resto mancia, Signore portami via, cambiami, liberami, ti prego. Si fa benedire, domenica mattina, vicino alla porta di sinistra della cattedrale di Bonaria, nascosto allofficiante dalla folla della messa cantata delle undici. Torna a casa a piedi non vedendo nulla e nessuno, passando lungo lo stagno, lontano dalle auto, con le scarpe nel fango. La testa suona un gloria e gli occhi si ubriacano di verde dellacqua e di bianco dei fiori di canna. Ruggero pensa: bello cantare lodi al Signore tutti assieme in chiesa. Pi tardi, immobile, schiena sul muro di cucina, Ruggero canta il gloria imitando i suoni del sassofono e lo trasforma in milonga, blues, mazurca mille e centoventisette volte fino a mezzanotte in punto. Il vicino del piano di sotto ha preso moglie, madre, padre, zii e nipoti, i quattro figli e il ventisette pollici e se n andato al mare alla trentunesima ripetizione con aggiunta di strilli, lacrime e batteria di pentole, piatti e bicchieri. Ha chiesto una settimana di ferie, il vicino, dice che cercher casa ed un peccato perch la palazzina dalla presenza del lupo nel parcheggio guadagna in sicurezza. Un pomeriggio Ruggero inventa una tecnica di lettura delle carte, non avendo di meglio da fare e da pensare. E sceglie le due carte del destino. Gli viene quattro di denari: Pochi, non bastanti, ma senza morte per fame.
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E due di picche: Qualche nemico, nessun amico. Ritenta. Quattro di denari. Due di picche. Ritenta. Tre di denari. Tre di picche. Non ritenta. Pensa: Non esce un cuori, anche se non pretendo la regina. E invece delle picche mi basterebbe un asso a fiori, un amico solo. E nemici nessuno. A novembre uno scheletro ambulante sano. Nessuna malattia, neppure un raffreddore. Pensa: La canapa un medicamento. Devo tornare a lavorare. Al rientro in ufficio pare un altro. Non parla con nessuno, non si guarda attorno spaventato, pare quasi non abbia pi la gobba e batte sui tasti del computer con efficienza meccanica un po allucinata ma senza un errore e a velocit doppia del normale. Monica sparisce alluna, alle cinque arriva il certificato medico, dieci giorni di cure e riposo. Tu sei ben riposato e in forma dice Italo a Ruggero da oggi la sostituisci, cos quando torna non deve dannarsi per recuperare, povera ragazza. Nel frattempo fai anche il tuo lavoro e non rompi i coglioni e non ti ammali. Gioved prossimo se sarai stanco potrai metterti in malattia, non ti mando visita fiscale. Promesso. Ruggero pensa: In caso di malattia concordata il fetido manderebbe di sicuro la visita fiscale, per beccarmi sano e avviare una pratica di contestazione disciplinare con trattenuta sulla busta paga. Lalito migliorato da quando mastica Vigorsol a una media di un confetto ogni tre minuti. Ruggero timbra alle sei, ha fatto la prima ora di straordinario della vita e per la prima volta la stanza dellorologio vuota e silenziosa, non il pigia pigia urlante delle
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cinque con Console Picciau che racconta sconcezze, Trincas che annuncia la vendita speciale di domani, susine e uova fresche o galline ruspanti e meloni, Italo che puzza di dopobarba e Opium, il profumo di Monica, e si aggira sventolando le braccia, salutando a destra e a manca, sputacchiando a casaccio e fingendosi indaffarato Sua fetenzia viral resta fino alle sette, per luscita del direttore, casomai dovesse notarlo sulle scale I piedi pi non puzzano, lacidit di stomaco mascherata da zaffate mentolate ma sotto le ascelle ancora non si lava e dovrebbe farlo almeno tre volte al giorno, suda troppo vuoi per leccesso di moto vuoi perch isterico di carattere e sempre in apprensione, un sudore che la natura ha dotato di olezzo acutissimo e non poco sgradevole al fiuto altrui. Motivo per cui il direttore si allontana soltanto dopo essersi accertato tramite vedette dellassenza dItalo sulle scale. Alle sette Ruggero passeggia sul molo dove un giorno ha capito dessere innamorato. Guarda i portici, i palazzi, le auto, i passanti, come fossero cosa nuova, mai vista, o conosciuta ma dimenticata. Spalanca gli occhi e sorride. Pi tardi si infila nella calca della Rinascente, vuol comprare un dono per Efisio, uno dei bambini del piano di sotto. il minimo che possa fare, il vicino sopporta profumo di canapa giorno e notte, calpestii continui sulla testa, tegami battuti come tamburi, canti e strilli da manicomio criminale e non denuncia Ruggero alla polizia, come farebbe qualunque padre dotato di buonsenso in uguale situazione: chi pu prevedere il futuro di giovani allevati a salsiccia dubbia, zaffate di vera marijuana e nelle orecchie gridi rauchi e ululati da cane bastonato? Ma il vicino cerca casa. Intanto adotta il motto Vivi e lascia vivere. Diffida della Legge che sempre incastra il povero cristo. Non paga labbonamento della tele perch
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pagare per vedere Pippo Baudo gli pare una minchiata. Va spesso in campagna con Efisio, il figlio di sei anni, gli insegna a riconoscere la cacca del cervo da quella del cinghiale, del muflone, della lepre, del topo, del gatto, del cane. Gli insegna a mettere nel modo giusto il vischio per i tordi. Ruggero guarda un cane rosso di pezza col muso giallo, pensa che Efisio preferirebbe Supersterminator che spara una rosa di dodici pallini di gomma rossi o neri per sconfiggere gli alieni, si vede nel parcheggio sottocasa rincorso dal bambino che per ringraziare lo mitraglia e dal lupo che abbaia e vuole addentargli una manica. Opium. Monica? Ruggero si volta. una befana di cinquanta, con naso a becco e minigonna nera, calze nere traforate, labbra tinte di viola, maglietta trasparente su zinne prugnasecca. Si ferma, si china, prende il cane. E Monopoli, Trivial, Risiko da campionato tre scatole. Guarda Ruggero e dice: Non sai quanti Risiko consumiamo, spariscono sempre i carriarmatini e c sempre qualche tonto che poggia il bicchiere bagnato sui tabelloni e fa colare la schiuma della birra sulla Cina e la senape dei wurst sul Madagascar. Ho aperto una birreria dove chiunque pu giocare impunemente. Ogni giorno compro qualche gioco nuovo per i clienti e sostituisco quelli rotti o mancanti di pezzi. Il cagnetto lho preso per te. Ho visto che ti piaceva. Se vieni puoi anche metterti le dita nel naso e piangere e coccolartelo tutto vicino vicino, il tuo cagnolino. La signora che parla ha rossetto sui denti pensa Ruggero devo risponderle?. E se poi si appiccica e mi porta in birreria col cagnolino?.
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Guarda la signora, sorride, si volta senza una parola e si allontana. Sceglie due dame con pedine di legno. In casa del vicino molte pedine sono state lanciate dalla finestra in momenti desasperazione per il casino del pazzo del piano di sopra o per sconfitta dopo partita avventata, mai pi ritrovate nella giungla di cardi chiamata parcheggio e custodita dal lupo che non ama i cercatori di pedine perse, sostituite sulla scacchiera con tappi di birra. Se avessero una dama in pi forse non starebbero tutti attorno ai giocatori come avvoltoi ululanti in attesa del perdente. Ruggero vede il culo di Monica. lei, in fila alla cassa. Le cade una scatola. Ruggero si getta per prenderla, inciampa nel laccio slacciato della scarpa destra, sbatte con la spalla sinistra su uno scaffale mandando a terra otto Piccolo chimico. Lei si china, raccoglie la scatola, si volta, guarda Ruggero barcollante e dice: Hai rotto senzaltro fiale, fialette, microscopio e bottiglie. Te le faranno pagare. Ma non Monica. pi giovane. Ha altri capelli, non tinti di nero. Altre labbra, meno tumide. Meno chili per uguale altezza, seno giovane e sodo. Fanno tutto di plastica risponde Ruggero non si rotto nulla. che mi muovo male, son goffo, volevo raccoglierti la scatola. Me le raccolgo da sola, le scatole, non sono minorata. Scusa. Buonasera. Ruggero non si ammala. Lavora e non pensa. Non dorme. Danza ringraziando il Signore dellassenza di pensieri. Il giorno di Natale prega dallalba al tramonto poi dorme senza sogni fino a mezzogiorno del ventisei.
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Il venti marzo Ruggero presenta lettera di dimissioni con preavviso di sessanta giorni a norma dellarticolo sessanta del contratto. Cerca la dottoressa dei buoni consigli, per nostalgia degli occhi grigi, dello sguardo buono, delle labbra, del violino nella voce. Lei lo riconosce con un sorriso e dice: Mi pare stia meglio. Ha viaggiato?. Lo far. Mi sono licenziato. Partir davvero, sar un viaggio lungo. Pu durare anni o decenni. Potr andare via dal lavoro soltanto fra sessanta giorni e devo preparare la partenza. Dove andr?. Non ho idea. Bene. Il mondo bello, grande, pieno di cose da vedere e capire e di gente meravigliosa. Auguri. Le faccio il certificato. Sessanta giorni di cure e riposo. Le manderanno un medico fiscale? Che malattia mettiamo? Rigenerazione spirituale?. Nevralgia del trigemino, posso simularla bene. Ruggero guarda gli occhi grigi e non pensa. Lei scrive. Dal ventuno marzo la vita unaltra cosa. Mattina in spiaggia a guardare il mare e a leggere un rigo del Libro: Tutto quello che possiede in tuo potere, ma non mettergli le mani addosso. Sotto la finestra grande, dove nei mesi estivi cresceva la canapa, Ruggero ha una stuoia di giunchi, di notte sta sdraiato, guarda le stelle e legge un rigo: in tuo potere, ma rispetta la sua vita.
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Allalba nudo e stanco di saltare invasato Ruggero rosicchia pane secco nella pozza di luce della finestra grande e legge un rigo: Giobbe apr bocca e maled il giorno chera nato. Ruggero interroga: Signore, acqua che muta la terra secca in fiori e frutti, spirito che ha trasformato le bestie con le clave in Mozart e Stravinskij, perch hai permesso che Satana torturasse Giobbe?. A volte Ruggero non pensa e non legge. Prega o danza, dimentica passato e presente, cade esausto sul tappeto. Un sabato pomeriggio dorme, il cielo coperto, la casa buia. Piove, la finestra grande aperta, entrano gocce dacqua tiepida. Svegliano Ruggero cadendogli dolci sul petto. Pensa: il segno, il perdono. Non lo merito, Signore. E dubita: Fosse soltanto caso, gioco dei venti algerini?. Piovono acqua tiepida e sabbia gialla portate dai venti del deserto. Piove dopo dieci mesi darsura. Ruggero prende il mazzo di carte e estrae: quattro di denari, tre di fiori. un buon destino. Da oggi lascio le finestre aperte, in segno di ringraziamento. Piove giorno e notte. La donna che arrostisce le salsicce regala a Ruggero un bottiglione di Cannonau fatto in casa, un pane caldo, un chilo di sale e un tegame di carciofi a schiscionera. Perch?. Sei giovane, mangi poco per un giovane, mica ti basta la salsiccia al sabato.
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Gli sorride. Il matto che bruciava la salsiccia e mangiava carbone un mago della pioggia. Gioved Ruggero Gunale trova la casa allagata. Asciuga in terra fino alle tre del mattino e ringrazia umile il Signore, si dichiara indegno e sospetta: Signore, tu che giochi coi nostri destini, mi prepari una trappola?. Sabato la casa piena dinsetti. Somigliano alle blatte, pensa Ruggero ma sono pi belle, cos rosse e lucenti, non fanno schifo. Avanza con cautela per non schiacciarle, sono indifferenti a lui, qualcuna gli sbatte sugli zoccoli non per aggredire ma come se non lo vedesse, lurto la volta, corre veloce in direzione opposta. Sono innumerevoli sul pavimento. Forse alla luce del giorno sono cieche, pensa Ruggero le ha portate il vento dei deserti, volano di notte guidate da altri sensi, sono stanche. Prende il Libro e legge: Canter, intoner melodie, voglio risvegliare lalba. Posa il Libro e imitando il sassofono canta Nunca mas. Lha ascoltata ogni giorno degli ultimi cinquantasette, il nastro di Gato Barbieri logoro nellAiwa. Ruggero comincia dolce e pulito come acqua di sorgente, continua rabbioso come bestia ferita che domanda giustizia dellagguato di un fucile e balza, morde il collo di chi spara, furiosa si spezza le unghie su un tronco, si accascia, la voce flauta frasi di miele, ringhia e piange. Lultimo grido un rantolo dissonante. Gli insetti volano via senza ronzare, come planassero nel vento, infilano a squadre di cento la finestra grande gettando nello scompiglio la colonia di gechi a testa in gi in attesa di zanzare e subito in fuga velocissimi verso la libreria ad acquattarsi fra i volumi. Quando tutti i cornei volatori
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rossi sono spariti i gechi ricompaiono a testa in gi timidi. La musica non gli piace? pensa Ruggero. Ma sono rimaste per tutto il brano. Ho cantato da cani? O il Signore mi ha aiutato a superare la prova? Un miracolo, il terzo, dopo la vita e lacqua. Ha convinto le blatte rosse a partire. Di notte Ruggero sogna di volare sui vicoli fino al mare che scintilla di sole come una promessa. Il sedici maggio, primo giorno di libert da vero licenziato non da falso malato, alle dieci del mattino Ruggero scende in strada e davanti al bar di Mainas espone sul marciapiede piante, mobili, libri, bombola, cucina, tappeti, materasso, letto, scaffali, piatti, posate, mensole, bicchieri, giornali, dischi, cassette, radio, spartiti, pipette e carta igienica. Sopra adagia con cura due buste bianche del pane con la scritta VENDESI PREZZI MODICI In mezzora le piante spariscono. Alle sei del pomeriggio vanno via i rimasugli: trenta candele nuove impaccate e tre candele a met pi tre reggimoccolo di latta dipinta dazzurro, Josephine Mutzenbacher nelledizione da ventiseimila e il quarto volume della Storia di Sardegna di Giuseppe Manno. Compra tutto Mainas al prezzo di un panino con salsiccia allanice, una birra e un caff. Il venti maggio alle cinque della sera Ruggero Gunale si imbarcato. Ha scelto un posto al balcone del ponte passeggiata e ha posato fra le gambe lo zaino azzurro contenente tutto ci che possiede, ovvero due mutande, quattro camicie colorate, tre libri, due pantaloni, un cappotto, una busta di fotografie e una scorta di medicamento, pronto alluso, nella tasca in alto. Ha guardato la citt impicciolire, ora la vede violarancio allultimo sole.
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La nave bianca si allontana e dietro un dente alto e bianco di calcare sparisce lantica fortezza vedetta dei Fenici, lavamposto dEuropa al respiro dellAfrica e dOriente alle porte dOccidente, popolato da una scura genia parente di Annibale, adocchiato da predoni scalzi, battuto da tutti i venti, abitato da tutti i profumi e i fetori e da ogni genere dingegno e vizio e da qualche virt, come ovunque siano uomini. Ruggero conosce i venti, i profumi, i predoni. Si crede principe di antica stirpe, figlio di un fabbro e di una bruscia, ignobile e folle come un muflone.

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LA VISIONE DI UN PAIO DI SUPERGA INDUCE COSTANTE MALU A IMBARAZZANTI MEMORIE

Costante Malu, dei Malu giudici, avvocati e proprietari di terre e palazzi, non di quegli altri malfattori, lancia sguardi acuminati sulla gente del ponte passeggiata. Costante evita quando pu laereo, convinto che se la nave facciamo le corna dovesse affondare lui a nuoto resisterebbe, nella valigia ha una cintura galleggiante con quattro borracce piene dacqua di Dolianova, pu resistere anche una settimana mentre invece se un aereo si spiaccica uscirne vivi pura fortuna, il merito non centra. Costante ha il culto, del merito. addestrato a combattere soltanto attorno ai bocconi migliori, con il massimo di forza e determinazione intransigente. Sapesse anche perdere in stile inglese sarebbe un vero gentiluomo. E pensa: il mare non pi quieto, spezzato dal Capo e dai moli, ma aperto, qualcuno abbandona il ponte passeggiata, ormai da vedere c soltanto acqua e la costa dellisola che si allontana. Il dondolio della nave rognoso, per molti esseri umani, meglio subito sdraiati a pancia in terra in cuccetta e una pastiglia di Aconal o Noconit, pi i Control appiccicati dietro le orecchie, un bel pornogiornale sul cuscino Quei sette carabinieri impettiti occhiaie stanche guardano la bionda culo basso troppo grasso, ignobile gonna viola, ride a voce troppo alta ai sussurri allorecchio del tipo in giacca marrone quadroni rossi e pesca, scommetto quello che vuoi: sei rappresentante di sandali terapeutici e vai in continente a fare rapporto al capo e a spassarti a bagasse quel poveraccio lercio guarda il calcare. Guarda con attenzione. Forse osserva la parete. Cerca vie di salita
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con gli spit. Climber continentale al rientro da trasferta sportiva, zaino carico di corda e ferraglia, se la nave facciamo le corna affonda, caro climber, o molli lo zaino o ci lasci le penne. Molli lo zaino, lo so, dentro hai soltanto schifezze da alpinista, un cambio di camicie e quattro calze puzzolenti. Hai le Superga bianche sozze che sembrano quelle di Gunale Quel caino. Il vellutino verde sbiadito che copriva le Saint Louis 1837 di pap, vitella sempre lustra a pennello, Mariuccia ci passava le ore a lucidarle, bel culo Mariuccia Il vellutino verde, perch il caino sozzo mamma lha detto davanti alla Rinascente, la vigilia della prima venuta del caino a casa nostra copri con la massima attenzione tutto quel che c di valore in casa, perch con quelle scarpe pu distruggere ricordi che per i tuoi genitori hanno un significato, e hanno avuto un significato per nonni e bisnonni, memoria insomma, al di l del valore economico, ci siamo capiti? protezione totale, Mariuccia dice che molti quel Gunale lo tengono per intelligente ma poi non si sa, vedremo, se ci sar da vedere, e baderemo alla qualit dellimpresa, non farti fuorviare, Costante, sii fedele al tuo nome, quel ch certo unaltra cosa, il giovane Gunale rovina il buon nome della famiglia, anche se sulla famiglia non giurerei, gente di Logudoro, infidi e assassini, ma del padre dicono bene, dicono sia onestuomo, poi chiss? comunque il figlio ruba, sgraffigna, e non puoi certo denunciarlo alla polizia e farlo finire in prima pagina sul giornale perch ti ha rubato un libro antico, una prima edizione in tedesco del Von Maltzan, bella stampa, oggetto del Settecento, alla mamma di quel tuo compagno, quello alto con la faccia tonda foruncolosa, che finge di avere i baffi, gentile gentile
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poverino sembra sempre labbiano battuto e pestato, insomma, occhio ai libri, allarme, controllo massimo, tuo padre sai quanto ci tiene, la mamma del tuo amico non si persa di coraggio e gli ha telefonato, glielha detto, hai preso tu il Von Maltzan per leggerlo? Glielha chiesto in modo educato, dandogli occasione di riscatto, e quel Gunale ha risposto: Non ho preso il suo Von Maltzan, anche se la sparizione non mi meraviglia, quello era un ladrone, nel suo destino dessere rubato. Hai capito, Costante? Occhio ai libri, occhio ai libri, mi raccomando. Gunale nega. Ma ammette. Come potrebbe sapere che Von Maltzan ha rubato, se non avesse letto il libro? Von Maltzan era tedesco, ha fatto lelenco della roba, ha enumerato casse e cimeli portati via con s Gunale si tenuto il libro, lha visto a casa sua Dino Bonfigli, altro bel pendaglio da forca da cui meglio stare lontani, la madre disperata se sparisce uno spillo tu sei il solo responsabile. Mamma poteva continuare per ore. Maledetto invidioso, pareva lo facesse apposta a far cadere cenere, a avere qualcosa di unto nei pantaloni, a girare con quelle Superga allucinanti estate e inverno, sempre infangatissime, come facesse a averle infangate destate un enigma irrisolto, aveva sue proprie pozzanghere, o entrava in mare con le scarpe e poi vagava per la citt raccogliendo polvere e aggiungendoci zucchero e marmellata per rendere colloso il fango, il che pure possibile Ma nessuno lha mai visto, tu non lo noti uno che entra in mare con le scarpe e poi se ne sta in spiaggia a spalmarci sopra marmellata? Lo noti. Ogni estate novanta giorni. In trentanni duemilasettecentogiorni. E in duemila settecento giorni mai nessuno lha visto entrare in mare con le scarpe, ma a casa mia venuto due domeniche in agosto e aveva fango colloso ai piedi la prima almeno si
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limitato a venire in studio, in salone cerano mamma e babbo ha lasciato cadere la cenere di spino sul vellutino verde e lha bucato, naturalmente ha detto non lho fatto apposta, per fortuna la favilla caduta su una macchia nera, qualche vecchio puttaniere, avventuriero, baro, a Saint Louis, ci aveva spento il sigaro in un momento dira ma la seconda domenica Ogni volta che accendeva una sigaretta o muoveva una mano tremavi, scintille sui tappetini, calci al tavolino di cristallo di Boemia, 1657 Accademia di Tabor. Ma almeno il cristallo lo pulivi con uno straccio, il tappeto invece? Assunta Mundula, di Mogoro, 1797. Per protezione preventiva coperto con quattro tappetini da bagno trovati in soffitta, rosa pallido, veramente un accostamento ignobile con tutto il resto, avrebbero suscitato sprezzo ovunque, pap li odiava perch al tempo cherano stati in bagno uscendo dalla vasca lavevano fatto scivolare e cadere a culo in terra, si era fatto male e mamma li aveva nascosti in soffitta e non ha voluto sentire ragioni: O i tappetini rosa o resto io qui di persona a controllare Gunale, domenica scorsa passando in corridoio con la scarpa ha scheggiato il piede del poggiagotta di tuo bisnonno paterno, non voglio dirti cosa farebbe tuo padre se lo sapesse, lho mandato subito a restaurare, ma tu cosa vuoi da Gunale? Perch lo inviti?. Ha una conversazione colta. Interessante. Ha letto molto. Non grezzo come sembra. Ma quelle scarpe sono insopportabili, puzza troppo, credo non lo inviter pi. Bravo. Occhio ai libri. Casomai fai il signore, regalagli lOdissea di Antonino Rubattu, ne abbiamo quattro copie, ma soltanto se dimostra di apprezzare il dono, altrimenti nulla. Chiama Mariuccia per il t. Non allontanarti dal salotto, seguilo se va in bagno. E quando torno voglio qualche campione di conversazione intelligente.
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Conversazione intelligente. Una parola. Se ne stava stravaccato coi piedi sul cristallo e guardava Le Nature Poetanti di Bachisio Angius: Le ha fatte nellautunno del 1957 dico dopo aver trascorso un anno intero a Parigi a carico di una ballerina, sono il meglio che abbia mai fatto, struggenti, piene di colori e di vita. E il caino risponde: Ma tu credi che questi fra centanni varranno qualcosa?. Che centra varranno a babbo piacciono, anche a me, sono piene di colore e di vita, sono libertarie. Inoltre Angius di gran lunga il migliore di quella generazione e questo il suo meglio. Atza meglio. Che centra Atza?. meglio. Ma Atza ti piace perch fa quelle cose psichedeliche e tu sei suonato con tutte queste storie psichedeliche, ti mettessi di pi a studiare invece che farti i joint e passare le ore a ascoltare i Grateful Dead e i Pink Floid per me pu capitare una domenica, ma non che hai visto domenica scorsa, non ho neppure fumato tu ti sei fatto un joint ieri alle dieci nel bagno di scuola?. Atza sa dare il colore. Ha una mano sua. Ha una identit. Fra centanni Angius varr cento volte Atza. Tutti osannano Angius. I critici e i giornali. Lui lavora in catena di montaggio per pagarsi la casa di Villasimius, quale poesia, quale meditazione? Vendere. Una mostra dopo laltra. Ha venduto tre quadri a Berlino. Avrei voluto vedere mostra e prezzi. Appena muore gli fanno un museo. E forse tu donerai queste tele per farti citare come benemerito sullUnione. O magari le venderai a un prezzo senza storia. I quadri di Atza chi ce li ha se li tiene. Non li dona. Non li vende. Li guarda. Il gusto borghese pilotato dal pregiudizio.
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Tutto il contrario. Atza un borghese decadente, immagini oniriche slegate dalla vita del popolo e delle classi, Angius uomo del popolo e dipinge il popolo e le sue lotte. Uno del coro, sappiamo, ma ora siccome di pittura chi se ne frega? Io rollo. Rollava a capo chino, centinaia di boccoli lunghi anche trenta centimetri, sembrava un profeta palestinese Non gli vedevo la faccia n le mani che preparavano la miscela di erba e tabacco. Ero determinato. Ma avevo paura. Che mamma si accorgesse quando tornava, soprattutto. Che me lo leggesse negli occhi. Poi il caino ha fumato, ha tirato come un dannato e con la sinistra mi mostrava la polvere verde, questa una bomba cubana, ti stende, mi diceva, me lha passato e ho fumato anchio e ho pure aspirato, non come Clinton che lha fatto per gioco una volta allestero, ho tirato come un aspirapolvere e ho ingoiato e ho tenuto nei polmoni e ho tossito come una vecchia moribonda, a casa mia. Il caino si sdraiato con espressione paradisiaca sui tappetini rosa. La roba non mi faceva nulla. E lui chiedeva: Ti sale?. Io aspettavo, non saliva. E il caino si avvicinato alla libreria (allarme, tenergli gli occhi addosso). Ha cominciato a leggere le costole dei libri imitando la voce di Alias (quando Pat Garrett gli ha detto: Ora voglio che tu vada laggi, a quello scaffale di scatolame, e che tu ci faccia una bella lettura, forte, in modo che si possa sentire tutti, Alias andato laggi, ha guardato Pat con aria interrogativa e Pat ha detto: Sentiamo. Alias ha sospirato: Ah, be, ha inforcato gli occhialini dorati e ha cominciato: Spinaci, spinaci, fagioli, prugne, fagioli, stufato di manzo), il caino leggeva contraffacendo a perfezione il tono nasale di Alias:
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Pietro Meloni Satta, Ricordi storici, due volumi. Ma quantha vissuto, per scrivere due volumi?. E ha preso (allarme allarme) in mano un volume, lo ha aperto e ha letto un brano: 1875. La signora Giovannica Diana, da Santadi, circondario di Iglesias, lega, con testamento, un suo tenimento di mille lire di rendita alla fondazione in quel comune di un Asilo dInfanzia. E brava Giovannica. Leggiamo unaltra pagina a caso: 1278. Torgodorio, arcivescovo di Torres, divide la citt di Sassari in cinque rioni o parrocchie. Interessante. Me lo presti?. Non posso. Se ci tieni puoi chiederlo in biblioteca, ce lhanno senzaltro, ma questo qui non si pu, di mio padre, sono libri suoi, si lamenta anche se solo trova tracce di dita sporche, figurati prestarli, non li devi neppure toccare. Vabbene, non tocchiamo. Non mi faceva un tubo, quella roba. Ero teso per il caino affianco ai libri, non mollava, mamma aveva ragione. Cossu G. A te sul dorso non ti hanno messo tutto il nome. Della Citt di Cagliari. In pelle scura. Caratteri in oro zecchino. Non lo toccare. Eccone un altro con nome puntato. G. Manno. Leggiamo: Intanto i pi determinati aveano accostato fastelli alla porta Cagliari, ed incominciato a arderla; e la moltitudine, non pi paga a promessa o a esortazione, era gi aizzata a compiere lopera della sollevazione, incominciata col pretesto della libert dei due arrestati. La guerra cittadina era inevitabile. Bello. Me lo presti?. Hai gi avuto risposta, vieni qua, guardiamo la tele, mi pare ci sia un film di Rosi, a Verona due goal di Riva in amichevole, magari ce li fanno vedere, lascia stare i libri, tanto non te li presto e puoi provocarmi soltanto guai, poi
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mi infastidisce quella voce che fai, non sei Alias, non gli somigli neppure. Si risdraiato sui tappetini rosa e mi guardava negli occhi. Ho abbassato le palpebre per fingermi un po stoned e c stato dietro le palpebre come un lampo verde, forse frutto della tensione, che si sminuzzato in tanti piccoli corpi pi o meno cilindrici, tipo sigaretti Mercator del babbo, ma qualunque parola che alludesse a sigaro, banana, bottiglia e altre forme troncoconiche, nonch a qualunque genere di coltello, veniva subito interpretata come esplicita allusione a pratiche di penetrazione e non amavo quel genere di discorsi. Ho detto: Sono fatto, ho visto unesplosione di piccoli coccodrilli. Da quel giorno, per gli ultimi due anni di liceo e per tutta luniversit, sono stato luomo che aveva visto esplodere coccodrilli dopo aver fumato sabbia del Poetto. Sabbia verde e compatta della Sella del Diavolo. Andava a raschiarla per fare bidoni pubblici agli amici. Poi c stato il Capodanno del settantasei Ultimo giorno dellanno, dal mattino presto a Capo Spartivento, in quella piccola spiaggia che vista dallalto sembra il paradiso, in fondo a quel sentiero lungo e contorto assediato e sepolto da una macchia ostile di corbezzolo, mirto, ginestra, cardi mariani cento metri sotto la strada e il parcheggio, isolati dal mondo, sui sassi bianchi e ramati di pietra focaia che sembrano uova di usignoli di marmo. Spartizione di una piramide rosa dacido lisergico. Acido vero. Stavo sdraiato a guardare il cielo. E in alto sulla strada ho visto quattro ombre, pi o meno dove cera la Volvo parcheggiata, chi non si sarebbe preoccupato? E lho detto: Ho visto quattro ombre su nel parcheggio, non saranno ladri di macchine?.
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La visione di un paio di Superga

Il caino ha risposto: Carabinieri. Hanno aperto la macchina di tuo padre. Dentro hanno trovato la mia sacca, ora scendono in spiaggia dal sentiero, ci arrestano, nella sacca ci sono venti grammi di erba di Muravera, unica via di scampo salire dritti sulla scogliera, arrivare alla macchina prima che loro siano qui e sperare siano davvero carabinieri e scendano tutti non pensando che possiamo arrampicarci. E siamo scattati come capre, abbiamo corso di pietra in pietra facendo gran salti e graffiandoci le mani e le ginocchia, come due pazzi a quattro zampe sulle rocce calde, spaccate, piene di cardi spinosi e di rosmarino vecchio che ha tanti rametti di legno tagliente, abbiamo corso e saltato come mufloni spaventati, in costume da bagno, tutta la roba lasciata in spiaggia eccetto il borsello dove tenevo i documenti e le chiavi della Volvo, sono scivolato tre volte, mi sono rotto il naso, ho perso gli occhiali, mi sono cadute le chiavi della Volvo dal borsello assieme ai documenti, le ha trovate lui, fuggito avanti, ho perso almeno un minuto a raccattare patente, carta didentit, le tre foto di Giulia Il caino lho trovato alla guida La Volvo di pap, mi venuto un brivido premonitore, lo sportello di destra aperto, sono saltato dentro, partito sgommando, entrato nella provinciale a ottanta senza guardare a sinistra, ha preso i tornanti a novanta in seconda, poi ha mollato le marce, sceso in folle come stesse sciando, con la Volvo di pap, gi per i tornanti a cento, con terze ingranate allimprovviso a met curva e seconde che troncavano il respiro, a cento gi per i tornanti sulla Volvo di pap, mi veniva da piangere e a met di un tornante il parafango anteriore destro della Volvo si schiacciato sul guardrail, la Volvo ha volato, ha sbattuto sulla parete di roccia sfracellando le portine di sinistra, ha girato su se stessa e si ritrovata col culo in discesa, ha sbattuto
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sulla roccia, tornata in strada nella giusta direzione e ha continuato a sciare a cento, non avevo saliva in bocca, lavrei ucciso, mi veniva da piangere. Ha detto: Nella sacca non cerano documenti, siamo salvi. La sacca era nel baule. Quelli non erano carabinieri. Forse erano i miei sensi di colpa. Il pi bel Capodanno della vita. Sono stato in giro come un coglione fino alle tre del mattino a smaltire lacido e prepararmi per mamma. Il peggio stato entrare nel palazzo, scalzo e in costume da bagno, ho fatto le scale di corsa per non stare fermo nellatrio a aspettare, qualcuno poteva scendere o salire o uscire dalla cabina dellascensore e non ero un bello spettacolo, imboccando la terza rampa mi sono trovato di fronte allimprovviso monsignor Puddu che scendeva chiacchierando con tre ignote beghine, ho dovuto dire buonasera facendo finta di nulla, ma monsignore non ha perdonato: Lateismo militante fa male alla testa, si torna a casa alle tre e mezzo del mattino, in costume da bagno, sanguinanti come agnelli sgozzati, il primo giorno dellanno? Che le succede, Costante?. Ho dovuto urlare correndo: Una faccenda incresciosa, prima o poi le dir, naturalmente fra voce tonante di monsignore, risposta mia nella tromba delle scale come se fossi al mercato, gente che ancora non era andata a letto e gente che invece abbiamo svegliato, tutte le porte si aprivano e tutti si affacciavano, Liliana Cois mi ha guardato esplicitamente fra le gambe con espressione di scherno, la signora Perelli era ubriaca fradicia e si messa a ridere e a chiamare il marito: Fulvio, vieni a vedere, subito subitissimo, Fulvio!; mamma era sul pianerottolo, ha cominciato a urlare alle quattro meno un quarto e ha continuato per giorni e notti senza interruzione alcuna, quante volte lavr detto? Di tutto il racconto quel che non capisco perch
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giravate in auto in costume da bagno e dove sono finiti i Levis che abbiamo pagato trentamila e soprattutto la camicia bianca di tuo padre. Me la sono dovuta sorbire per tre settimane consecutive ogni minuto chero in casa, potevo andare soltanto a scuola, mi pareva una liberazione. Ventun giorni di mamma accesa e parlante, piangente, urlante, record ineguagliato e il ventiduesimo le condizioni del ritorno alla pace: Mariuccia mi ha detto che gira voce ch un drogato e sappiamo bene che i Gunale sono ramaioli, mezzi zingari, Logudoresi infidi e assassini, insomma Costante, o la smetti di frequentare quel delinquente o pap non ti presta pi la macchina, Gunale deve ringraziare che siamo gente civile, potremmo denunciarlo, invece lo ringraziamo che ne sei uscito vivo, in effetti non penso che molti sarebbero usciti di l vivi, chi lo sa, forse era destino, il pazzo ti ha portato un annuncio di fortuna, domani in classe gli porti lOdissea di Peppino Rubattu, gli dici di leggersela, buon pro gli faccia e aggiungi che con lui non vuoi avere pi niente a che fare, compagni di scuola e stop, se vuol giocarsi la vita si giochi la sua, con la sua macchina. E mi sono pure dovuto sorbire un po di Odissea di Rubattu, per dire due parole quando la regalavo: Duncas remade e tue, guvernante, dae sa rocca passache a distante. Per mesi mi sono svegliato in un bagno di sudore, sempre lo stesso incubo, Ruggero Gunale guidava la Volvo, io sedevo affianco e dopo una corsa pazza arrivavamo a un pianoro, sapevo che in fondo cera il baratro, il caino puntava il vuoto e accelerava, voleva volare con la Volvo Ho cominciato in sogno a chiamarlo Caino, ho continuato con gli amici, ha attecchito, gli rimasto addosso tutta la vita
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ora sei un poveraccio ma allora eri una bestia schifosa in fondo siamo stati miracolati assieme della vita a ventanni, il Signore ha mano leggera con i pazzi, li risparmia e in fondo sei un vecchio amico chi mi ha detto che arrossisci come una bambina quando senti parolacce? Giulia che conosce unamica di Luisa, e Luisa ti vede ancora ogni tanto negli ultimi anni, pi che altro per avere qualcosa di nuovo da raccontare, dice che mai si sarebbe detto, una fine cos, fatto a pezzi e rimbecillito, fai pena ma non ci credo. Se arrossisci hai imparato ora, perch ti serve per qualche tua trassa strana e potresti pure essere un buon compagno di viaggio, perch no? Rancoroso, sputaveleno non devo mostrarmi incattivito, ti ho perdonato, non mi frega pi nulla delle vecchie storie e non voglio spargere sale sulle ferite damore se vuoi parlare, confidarti con un vecchio amico, non mi tiro indietro e Costante Malu sente umido ai piedi, meglio muoversi un po, si avvicina reprimendo un sorriso alle spalle di Ruggero Gunale.

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COSTANTE MALU DECIDE DI FARE UNO SCHERZO

Giunge di lontano un richiamo di donna disperata: Nicola! Nicoooo!. Costante commenta: C ancora gente in giro.

Pelleossa pensa Costante o molta fame o anni di notti a poker o grasso e vitamine divorati dagli stupefacenti con la sinistra tocca la spalla destra di Ruggero che si volta, lo guarda senza mutare espressione, dice ciao e distoglie lo sguardo, si volta a fissare con grande attenzione il calcare del Capo. Terza ipotesi, pensa Costante droga recente, prima dellimbarco, o anche in nave, ha perduto ogni dignit Le mani sulla balconata sono immobili. Ha il controllo delle mani. Costante ricorda la sinistra dellalcolista di Marrubiu, chiusa a pugno in tasca, e la tasca tremava. Anche la destra vibrava frenetica, lacquavite saltellava fuori dal bicchiere e colava sulla mano, lalcolista leccava il palmo e il bicchiere. Costante annusa Ruggero: Cipolle fritte e canapa fumata al chiuso, appende la giacca in cucina?. Dal sottostante ponte coperto si leva nella calma serale una voce di donna, il tono alto, come parlasse a una sorda: Trascura la famiglia per le carte e le donne, ci sono sere che perde tre milioni a carte e cinque a donne. Lei fa bene a cornificarlo. Col macellaio di via Cugia, quello che fa le polpette di maiale alla coreana, buonissime. Una voce maschile dal ponte passeggiata commenta: Ha fatto benissimo. Povera donna. E una terza, femminile, chiede alla seconda: E tu chi sei?. Sono il macellaio. Si sente una risata collettiva maschile come di soldataglia. La voce riattacca: Faccio polpette e ho pure il polpettone jelli roll.
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Ruggero pensa: Nelluniverso chiuso della nave chiunque o qualunque cosa possono essere trovati. Purch non gettati in mare. Un tuffo silenzioso e discreto, da questa nave, non prima delle quattro del mattino, se non vuoi diventare un ridicolo ripescato da giornale, tipo: Disoccupato tenta di suicidarsi sulla motonave Caio Duilio. Datemi un lavoro. Gesto dimostrativo? O spirito di emulazione?. Nessuno si getta da un traghetto per sfuggire a un rompipalle. Il Signore ti sottopone a prove. Sii amichevole. E dice: Spero che la povera donna abbia trovato Nicola. O andata dal capitano commenta Costante e fra un minuto chiameranno dagli altoparlanti: Il signor Nicola Fonnesu di Sanluri atteso dalla moglie nellufficio del vicecomandante. Nicola il figlio spiega Ruggero era sul molo, prima dellimbarco, un mostro pestifero, suicida inconscio e torturatore, un infelice di una decina danni, aveva una sacca di biglie di vetro, le tirava fuori una a una e caricava la fionda di caucci, mirava alle teste dei muggini che saltavano fuori dallacqua, ne ha colpiti nove, ogni volta urlava e commentava ad alta voce, come lo stessero intervistando dopo un oro alle olimpiadi: Il motivo del mio successo che ero perfettamente concentrato, ma visto che nessuno lo cagava ha cominciato a tirare a qualunque cosa in moto sul molo, comprese valigie, zaini e il gatto di una signora, un gatto giovane ma astuto, forse cresciuto in periferia alle prese con vecchi randagi, aveva studiato i dintorni, era in preallarme, com partita la biglia schizzato fuori dalla cesta, zompato in un attimo dietro il bar,
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Costante Malu decide di fare uno scherzo

nessuno lha pi visto e la padrona lha chiamato per mezzora: Pisolo Pisolo. Intanto Nicola tirava addosso alle lucertole e rispondeva a interviste immaginarie, ha dichiarato: Ho sempre avuto buona mira fin da piccolo, a tredici anni voglio imparare a sparare, se babbo non mi insegna gli rubo la pistola. La donna del gatto ha fatto una piazzata alla madre di Nicola. Il gatto fuggito per colpa di quel delinquente di suo figlio. Se invece di allevare gatti dava da mangiare a un bambino faceva meglio ha risposto la mamma di Nicola, ma la padrona del gatto non voleva sentire ragioni. Voleva due milioni perch la sua bestia aveva il pedigree firmato. Dal bar venuto fuori un ubriaco e ha detto che il gatto se l preso il barista per arrostirlo stasera. La padrona del gatto andata a passo marziale verso il bar urlando: Ora mi sente. Il barista ha risposto fuori dalla porta, a gambe larghe come un pistolero: Innoi gattu no cindesti, deu non di pappu gattu, itta seu? Gannibali? Sa gattu sinde fuia currendi ke lampu, deis fatta azzikai. No cretteis a cuddu caddaioni, lassaiddu perdi, estimbriagu limpiu.3 E Caddaioni rispondeva: Sei un furfanti, cosa connotta, itta la volta che ha arrustiu doji gattus, mischinas, signora, dodici ne ha arrustiato, a me caddaione, tu invecis, balosso priogoso, puzza puzza.
3. Qui non c ombra di gatto, io non mangio gatti, non sono un cannibale. Il gatto fuggito veloce come un fulmine. Lavete spaventato. Non date ascolto a quello scriteriato, non prestategli fede, oltre misura ubriaco.

Il barista, urlando: Priogosa mei? Arreste nudda.4 avanzato sul molo rimboccandosi le maniche. E Caddaioni raccolto un bastone urlava: Lo vedi, signora? un pappagattu, un pappagattu. Sono dovuti intervenire i vigili urbani e i finanzieri, per impedire che si bastonassero. Nicola, approfittando della confusione, ha tirato tre biglie in culo a Caddaioni, che ogni volta ha saltato per il dolore senza capire chi lo colpisse. Quel bambino pu provocare catastrofi in qualunque momento. Da quanto non ci vediamo? chiede Costante. Dieci anni?. Come ti va?. Ruggero pensa: Lintruso entra di soppiatto, calpesta fanghiglia di immagini, suoni, ricordi, pensieri daddio. Entra di soppiatto nella tua giornata, dopo dieci anni di silenzio. E dice: E a te, come va?. Da sei mesi sono in cura dal dentista. Non fumo pi. Mi sono laureato. Non faccio uso di stupefacenti. Ho moglie e due bambini, Claudia e Roberto Vuoi sapere anche marca dellautomobile e modello? Ti interessano i miei deodoranti? Sono cambiato, ma non ho dimenticato le idee della giovinezza Il direttore pomposo, lo so, pieno di s, ma in questo paese il migliore. Con lui mi sento un uomo libero. Hai letto il titolo del suo fondo di oggi?. Non leggo pi i giornali, tranne ogni tanto il manifesto. Sono disoccupato, ho altro da pensare. Ah comunque il direttore mi ha chiamato a Roma. Mi vuol parlare. E i tuoi denti?. Ruggero fiuta il mare, pare non aver sentito la domanda.
4. Pidocchioso a me? Essere di scarso valore.

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Costante riprende: Viaggio di piacere?. Viaggio. Coordinate?. Nessuna. Meta segreta?. No. Viaggio spirituale?. Cerco Dio. Un vescovo non ti basta?. Nicola. Nicooo la donna angosciata, il richiamo un attittidu. I motori ronfano. Un ululato, un lungo lamento di cane, pare pianto. Li tengono dallaltra parte, in gabbie di ferro incavate nel ponte e chiuse da sbarre commenta Costante. un peccato che i cani perdonino le offese ai padroni sussurra Ruggero. Secondo ululato, lungo e lamentoso come il primo. Contare la distanza fra un ululato e laltro e la durata dellululato dice Costante. Terzo ululato. Ruggero e Costante tacciono, gomiti sul legno della balconata rosa dal salso. Quarto ululato. La voce di un napoletano sorge friggendo dagli altoparlanti: Chi si ha portato via la chiave della cabina 128 pregato di riportarla subito in cabina, ripeto, portare subito la chiave alla cabina 128. Quinto ululato. Costante chiede: Se tu fossi il tale della cabina 128, ti accorgi di avere la chiave in tasca, lhai tolta senza pensarci,
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vai subito a aprire e davanti alla porta preferiresti trovare in attesa: A: Studente pustoloso in gita scolastica, nello zaino ottanta Kinder Bueno e dieci giornaletti porno. Per tutta la notte nel corridoio e forse nella tua cabina andranno avanti e indietro liceali sbavanti e ubriachi, magari pure figliole. Sesto ululato. B: Pastore che va a Roma per operarsi di cirrosi epatica, ha paura di morire e voglia di sparare. C: Soldato triste che torna a casa in licenza. Sospetta che lamata lo tradisca e ha ragione. Stivali che puzzano di merda di caserma. La 128 una cabina di donne risponde Ruggero e pensa: Il viaggio tempo di attesa. E di pazienza. Settimo ululato. Ieri mattina Ruggero andato a salutare il mare, ha baciato la sabbia, in riva, dove la lecca lacqua. Poi ha sputato in segno di saluto, ha sputato il pi lontano possibile, tre metri. E si chiesto: Torner allisola?. Costante pensa: Glielo facessi io uno scherzo, per una volta?. Ottavo ululato. Il mare nero, la notte buia, luna e stelle sono nascoste da nuvole basse. Li hai visti? chiede cauto Costante. Ruggero non risponde. Immobile, pare non abbia sentito. Costante aumenta il volume di emissione: Li hai visti?. Chi?. Hanno un raduno nazionale, ne ho visto almeno quattrocento salire in nave. Quattrocento?. Nono ululato.
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Costante Malu decide di fare uno scherzo

Forse centocinquanta, comunque molti, con le catene legate in vita. Sono metodici e assieme imprevedibili, mistura inquietante. Li rispetto, anche se non condivido nessuna delle loro idee. Ordine risanatore, pulizia etnica, culto della forza virile, tutta rettorica Tuttavia esprimono un patrimonio didee condiviso dalla gente comune. Dobbiamo fare i conti con la realt com, non come vorremmo che fosse. Decimo ululato. Costante dice: Cinquantotto secondi fra un ululato e laltro. Durata dellululato: variabile, attorno ai quindici secondi. Ha il mal di mare risponde Ruggero e non sopporta di stare chiuso in cella. I cani non soffrono mal di mare dice Costante e Ruggero non raccoglie, pare non abbia sentito. Entravano dalla stiva riprende Costante per non farsi notare, ammassati dieci a dieci dentro le Range Rover. Come hai potuto vedere le catene? chiede Ruggero. Cera uno grosso, un karateka o qualcosa del genere, a piedi, che contava quelli che entravano e dava i biglietti, aveva la catena appesa al fianco, in bella mostra. Mi ha guardato con un sorriso strano, come di chi mi conosca e sappia che sta per farmi una sorpresa, non bella. Sei giornalista famoso, magari un ammiratore, era un sorriso di complicit. rincoglionito davvero? pensa Costante e dice: Se decidessero di agire stanotte?. Agire?. Bomba nella nave. Falla a babordo. Donne e bambini sulle scialuppe, uomini adulti a nuoto attorno, io posso resistere una settimana, sono uomo di mare, ma tu, facciamo le corna? Chi ti trova?.
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Non si sarebbero portati le Range Rover. Mettiamo pure che unesplosione con affondamento non gli convenga politicamente, alla vigilia del raduno nazionale del Partito. Staranno nella stiva a cantare inni guerreschi e a bere ettolitri di birra tedesca, dopo mezzanotte usciranno sui ponti, ubriachi e infogati. Tu hai una cabina?. No. Al posto tuo questi capelli, questaria di uno che si appena fatto una canna vuoi startene tranquillo a dormire allaria aperta? Non hai nemmeno un posto poltrona? Nella notte tutti i marocchini sono uguali non vorrei. Se cantano posso cantare. Ammansirli? Ecco a voi Orfeo di Palabanda, santo che parla con Dio e addomestica i lupi con la voce dice Costante. E Ruggero risponde: Il mondo se ne fotte di padri e figli, rivoluzione e reazione, siamo troppi, inventa nuovi virus, vuole riportarci a dimensione ecologica per qualche buon millennio. Ho una cosa da chiederti: ti debbo denaro per qualche avvenimento del passato?. No. Perch mai? Eravamo pazzi assieme. Tacciono.

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MADRE ACQUA (CIRCOLI VIZIOSI, CALCOLI DI POLTRONE, IPOCRISIE. MA QUEL TALE SCOREGGIA COS TANTO?)

Il cane e Costante tacciono. Catturato dal nero attorno, dal profumo dellacqua e dal silenzio, Ruggero Gunale si perde, la memoria lo acceca come sogno a occhi aperti. A bocca chiusa intaglia il tessuto unto e grosso del ricordo. La testa di Pippo Ibba ritta fuori dallacqua. La faccia nera. (Pippo Ibba prende il sole ogni giorno di sole, cio sullisola trecento giorni allanno e ha una pelle nera e viscida come catrame). Emerge un braccio grasso che si arcua molle per ricadere in mare. Ruggero nuota affianco e chiede: Pippo, perch tieni la testa sempre fuori?. Per evitare gli stronzi, se li vedo giro al largo. Ruggero nuota cinque bracciate con gli occhi sottacqua, vede sabbia pulita e sogliole non ancora spaventate dai bagnanti, maggio, il mare limpido come ai tempi antichi, dinverno ha digerito le scorie dellestate, a ferragosto invece le isole di stronzi e diarree si spingono fino a venti metri da riva a caccia di bagnanti. A settembre il vento spinge petrolio e merda verso La Goletta. Resta appena il catrame che s aggrappato in spiaggia. Pippo Ibba non scherza. Nuota a testa fuori per avvistare gli stronzi. torturato dal terrore di sollevare uno stronzo, con la testa, uscendo dallacqua a respirare, lo stronzo gli si appiccichi sulla pelata e in spiaggia qualcuno dica: Pippo, hai uno stronzo in testa. E qualcuno commenti: uno stronzo tutto, da capo a piedi.
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In tal caso Pippo dovrebbe tuffarsi e nuotare lontano lontano per non farsi vedere mentre sfrega via dalla testa ogni traccia di merda e sa per certo che qualcuno lo seguirebbe per osservarlo, sfotterlo e al ritorno imitare ogni gesto sotto lombrellone, suscitando risate. Pippo Ibba non scherza e non capisce scherzi o ironia, sostiene ch vizio borghese. Ruggero emergendo dice: Pippo, del mare ti perdi il bello. Radio Sirena Libera Informazione, riunione plenaria del luned mattina, si progetta la settimana, Ruggero si difende dallaccusa di mandare troppa musica e poca informazione nel pomeriggio del sabato, lo sai che gliene frega a quelli che il sabato pomeriggio si sdraiano in veranda con languria, il ghiaccio, la birra e lamica di sentire il deputato tale intervistato per mezzora e dice trenta volte che ha ragione Berlinguer? Vabbene. Ha ragione Berlinguer. Basta un minuto e mezzo per le precauzioni duso. Vuoi mettere con la musica afrocubana?. Maura, la dj del mattino, la voce dolce per casalinghe, quarantanni di bellezza passita bene, bionda, abbronzata, tutta morbidezza, sussurra qualcosa allorecchio di Pippo Ibba, che ridacchia col quintale in ballonzolo e porta la mano alla bocca, nasconde gli occhi con le palpebre, soffoca il riso, zitella e vergine in paese di cafoni che raccontano sconcezze. Il tendone bordeaux dellItalia. Pippo Ibba spinge con la destra per farsi largo, ansima un po, hanno corso dieci metri perch doveva dimostrare a se stesso che se vuole pu prendere un tram in corsa. Ruggero chiede: Perch non ti cucchi Maura? Ha quasi la tua et, signorina, benestante.
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Avanzano in platea verso i soliti posti, fila dodici. Pippo pensa che il tredici porta male, e sa che in sala non c una fila tredici, dopo il dodici viene il quattordici, e non c una fila diciassette, ma una sedici e una diciotto. Pippo Ibba sa che in realt esistono una tredicesima fila e una diciassettesima, chiamate coi falsi nomi di 14 e 19, e considera tutte le file fra quattordici e diciannove come doppie, false, pericolose. Dalla ventesima in poi non si vede un tubo, troppe teste davanti. La dodicesima la migliore. Ruggero insiste: Quella ti bracca. Non lhai sentita? Il tuo commento ieri al giornale delle sei mi ha commosso, lho detto in trasmissione prima di mandare Revolution on my mind. Pippo Ibba risponde: Dopo tre giorni sarei cornuto. Cos per sei sempre solo. Fatti i cazzi tuoi. Pippo Ibba corre a culo stretto nel corridoio che dagli studi di Radio Sirena porta al bagno, sotto gli sguardi di Lenin, Marx, Eleonora Vallone in costume da bagno bruno smeriglio (laccertamento del colore stato fatto da Pippo Ibba su un manuale per tinteggiatori, dice) e Jimi Hendrix alto un metro e ottanta nudo, nonch di quattro opere di Angius, Le Carte Ribelli, ovvero tele con appiccicati titoli di giornale Aumenta il prelievo fiscale, o Nono goal di Riva in campionato, accanto a facce di bambini smagriti del terzo mondo e olio rossastro lasciato colare qua e l in segno di sangue, pena e espiazione. Pippo Ibba corre a culo stretto, stringendo le ginocchia, ansando frenetico, se non approfitta del momento la voglia pu passargli anche per sei giorni. Calamari fritti fumanti sul piatto, Ruggero spreme sopra mezzo limone, ha lacquolina in bocca, con la forchetta pinza un anellino, il pi bianco, il meno ben cotto, la crosta appena gialla, lo annusa, sorride di goduria, lo porta alla bocca, mastica lento, pensa: Calamaro fresco, pescato stanotte, non indurito in anni di frigo cucinato da maestro. Squilla il telefono.
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Ruggero mastica e pensa: Pippo Ibba. Secondo squillo. Ma lo fa apposta?. Terzo. Ruggero deglutisce il boccone. Quarto squillo. Si pulisce la bocca col tovagliolo. Quinto. Pronto?. Tu che sei un poeta. Come ogni giorno a questora, cinque minuti pi, cinque minuti meno, ieri hai chiamato alluna. Oggi ho deciso di mangiare a mezzogiorno, per risponderti alluna. Hai mangiato?. mezzogiorno. Bene. Donna di ottantasette anni. Viveva in un condominio di via Dante. Nessun fatto notevole nella vita, mai finita sulle pagine di un giornale, mai comparsa in televisione. Senza figli. Marito morto da quarantanni. Due fratelli. Uno morto di incidente stradale tre anni fa, un camion della Nato lha mandato fuori strada, guidava lAlfetta a settantanni, secondo fratello vivo, sposato con quattro figli e sedici nipoti, amavano la vecchia zia, andavano spesso a trovarla, passavano le feste assieme, destate lei stava a casa loro a Geremeas. Si uccisa stamattina col gas. Alle otto i vicini hanno sentito la puzza nelle scale. Hanno chiamato i pompieri e sono fuggiti in strada, da lei non hanno suonato il campanello per timore di unesplosione, cittadini da medaglia, la vecchia arrivata allospedale civile alle otto e venti, morta. Inserisco la sua morte in un quadro generale, la solitudine dei vecchi disgustati dal bombardamento televisivo e soli, la miseria di chi viva di una pensione, tutti gli amici morti, il mondo chiassoso e rutilante delle botteghe di mode, lindifferenza generale nei confronti della vecchiaia, le pensioni ridicole, mi manca lapertura, quattro righe.
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Ho appena asciugato i calamari fritti. Quattro righe. Siamo sicuri che non si dimenticata il gas acceso ieri notte? O potrebbe aver avuto un malore mentre cucinava, non ha potuto spegnerlo, lacqua bollendo o il latte uscito dal recipiente, colato a fiotti e ha spento la fiamma, la casa si riempita di gas. Non dire eresie. Quattro righe serie. Come si chiama?. Fottitene. La Signora Fottitene ci ha pensato tutta la notte o ha deciso stamane, appena sveglia? Nessuno potr saperlo. Ma siamo sicuri non abbia lasciato un biglietto?. Potr mai saperlo, punto. Chi pu leggere nel cuore umano? Stamane, o stanotte, la signora Fottitene si uccisa col gas. Attorno, nelle case, per strada, nei bar, la vita continua come prima. Continua come prima, punto. Finito. Ci aggiungo: e la sua si spenta. Lhai gi detto. Gli ascoltatori a volte sono distratti, bisogna ripetergli le cose. Tu sei un poeta, ma di radio non capisci nulla. Io mi sono diplomato a quarantanni ma ho una radio mia dove faccio libera informazione da dodici anni con successo di pubblico, con incremento continuo di sponsor e pubblicit, riceviamo decine di lettere ogni giorno e abbiamo cinque linee telefoniche sempre occupate da ascoltatori entusiasti. Ciao. Grazie. Dovere. I calamari tiepidi sono squisiti. Ruggero ringrazia il Signore daver dato calamari al mare e denti a Ruggero Gunale.
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Radio Sirena sei e trenta del pomeriggio, al buio. Pippo Ibba tiene gli scuri chiusi per non farsi disturbare dal panorama mentre legge in diretta con inflessioni da scuola di dizione. Saluta gli ascoltatori. Esce dallo studio e dice a Ruggero: Con questo caldo e questo scirocco, perch succeda qualcosa da sparare in diretta, qui, in questa citt, devono arrivare i marziani. I sequestratori dormono, escono di notte e agiscono prima dellalba. Siamo tranquilli. Possiamo andarcene allItalia. Cinema Italia. Dodicesima fila. Pippo Ibba strilla con quanto fiato ha in gola, producendo un rumore buffo e sgradevole, un falsetto raschiato: Fellini, vaffanculo!. Cinque minuti dopo aggiunge: Fellini sei un ciarlatano!. Dopo tre minuti: Io Rimini lho vista, ci ho anche fatto il bagno, tutta unaltra cosa. E dopo un altro minuto e mezzo: Nostalgico! Ti piaceva Benito!. Dallalto, dalla galleria, cala una voce: E cittir, calloni, o ti sercu n cussu conconi spinniau.5 Siccome lo sputo non improbabile e la mira del tiratore quasi di certo buona, Pippo Ibba si alza di scatto e si allontana veloce e oscillante sui Sombreros di vacchetta nera con tacco interno di cinque centimetri. Era ora, commenta la voce dalla galleria se continua giuro che lo sputavo davvero. Ruggero affonda nella poltrona e pensa: Gli sputavo, gli ma s hai meriti se continua giuro che lo sputavo io e perdevo il lavoro. Primo pomeriggio, Radio Sirena al buio. Ruggero sdraiato in poltrona. Efisio Lussu, dj di Armungia, manda in onda
5. Taccia, signore, o sputer su quel suo testone spennato.

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un brano cantato da Teresa de Sio e Eugenio Bennato, commentando: sempre allegro nella disperazione il vento del Sud, seguir Piccola serenata notturna KV 525, da Eine kleine Nachtmusik, di Wolfgang Amadeus (Ruggero invidia il dj per la pronuncia tedesca, affinata in anni di camerierato a Colonia), terzo brano la canzone che ha fruttato al giovane Mick Jagger, tanti anni fa, la donna del magnifico Cat Stevens, bella, pazza e famosa, lady Jane, volessi una lady si potrebbe capire ma sono solo come un cane anche se mi accontento di una ciabatta purch pulita e furba, lady Jane, facci sognare (come faccia il dj a sapere tutti i retroscena veri o falsi della storia del rock mistero; Ruggero ammira, sempre attratto dallerudizione, ma non invidia, non gliene frega), e infine Petruka, di un compositore russo ch un genio, il vecchio Igor, babbo delle dissonanze, signore della musica libera, amato alla follia da Frank Zappa e mentre i quattro della tradizione suonano, taceremo. Vai con De Sio. Buona musica a tutti. Efisio Lussu non neppure cugino dellaltro Lussu di Armungia, pare che a Armungia si chiamino tutti Lussu, come si chiamavano tutti Gunale a Pardu Gunale in Medioevo e non erano tutti cugini, lorigine comune si perde nella notte del tempo. Efisio Lussu non piace a Pippo Ibba. un dissidente, mai che mandi in onda De Gregori o Jannacci. Mai una canzone di Tenco, molte volte citato da Pippo Ibba nel programma Musica della mia vita, ore dieci e trenta del mattino, dal luned al venerd, ricordi personali e cantautori italiani, molte telefonate in diretta, racconti di vita vissuta, polemica politica, dura fino a mezzogiorno Pippo Ibba ha la faccia contrita di quando scontento di s, rilegge il commento per il giornale delle sei, non gli piace: Non abbastanza tagliente, dice non abbastanza poetico, non ironico, non tocca nessuna corda, insulso, ci devo ripensare, andiamo a prenderci un caff.
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Sarebbe il tredicesimo da stamattina alle otto risponde Ruggero. Maledizione del mestiere. Mi verr la gastrite, poi lulcera. Se prima non ti becchi la cirrosi. Grazie dellaugurio. Andiamo a prenderci un caff doppio, cos il quattordicesimo. Sei e trenta del pomeriggio a Radio Sirena Libera. Pippo Ibba ha finito il giornale in diretta, esce dallo studio. Efisio Lussu spara a tutto volume in sala e nelletere John Wesley Harding commentando: Del vecchio Bob, quando ancora non era mistico, ma devo dire che anche mistico mi piace, attinge alle tradizioni del gospel, hai presente quella musica di chiesa con cori neri pazzeschi e assoli femminili che ti strappano lanima? Sabato sera e sabato notte, fino alle sei di domenica mattina, informazione permettendo, solo Dylan, per pochi pazzi. La musica della sera e della notte roba di Lussu e degli amici suoi sballati che arrivano a questora con valigie di dischi e trasformano i locali di Radio Sirena in una specie di burgershop depravato, patatine, birra, rum, cola, hashish, fanciulle poco vestite che vagano sorridenti o ballano negli studi a occhi chiusi al buio ogni tanto sussurrando una frase al microfono, per esempio: quando lultima eco del diluvio scomparve una lepre si ferm fra fiensanto e campanelle a dondolo e disse una preghiera allarcobaleno attraverso la tela del ragno. Musica dappertutto a tutto volume, finestre aperte sui giardini del porto, la fama di dissolutezza uno dei punti di forza di Radio Sirena, unica radio notturna ascoltata nellisola, ore e ore di musica senza una parola di commento, a volte pause di silenzio fra i brani, anche cinque minuti: le finestre aperte mandano in diretta la risacca, le urla di un ubriaco, un
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motorino ringhioso, un insulto; magari fai lamore o mangi o sei al cesso o ti rimbocchi le coperte, dal silenzio di Radio Sirena sorge la voce di una fanciulla: Mariagiovanna ha mani forti, mani scure di concia estiva, mani pallide come i morti. La voce scompare sotto le note di Born at the right time. Andiamo a prenderci un caff dice Pippo Ibba e trascinandosi dietro Ruggero pensa: Simpatizza troppo con quel Lussu. Non gli piace che gli altri simpatizzino. Il suo sogno : tutti contro tutti riferiscono a Pippo Ibba ogni diceria falsa e calunniosa su di lui. Mentre apre la porta dingresso chiede: Ma vero che Bianca Dess va a vivere con Tore Meloni?. Non so nulla. Me lha detto Luisa, sorella della moglie di Tore. Pare sia di pubblico dominio. Non so nulla. Bianca dice in giro che si sposeranno. Lui ha gi chiesto il divorzio. Lascia soli moglie e figli. Una famiglia spezzata. Tu che ne pensi?. Non so nulla. Ma scusa, lei non potrebbe scegliersi un uomo della sua et? Non la vogliono pi, se la sono fatta tutti, a Radio Martiniccas quello l, come si chiama, la star delle donne di servizio, la voce calda delle nove del mattino, Luca Frore di Macomer, beveva il cappuccino in diretta, mangiava la brioscia, commentava i fatti del giorno e lei in braccio le mani sappiamo dove Tore vuole la carne giovane! Va bene. Ti capisco. Ma non puoi accontentarti di chiavarla un po e poi via?. E se si amano?. Ma guardati attorno. Vedi amore a vista docchio? Sai cosa vedo io? Sperma vedo. A tonnellate, a fiumi, nascosto
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sotto la maschera di questa societ senza principi. Lei vuole un uomo che le paghi il Corsaro il giorno del concerto, per andare al cesso assieme a un musicista negro e mangiare gamberetti in punta di forchetta bevendo Vermentino, vuol sentire i camerieri che la chiamano signora ridendo sotto i baffi, vuol vivere in una bella casa con mobili antichi e muta di doberman in giardino, con un marito di ventanni pi vecchio impegnato ogni notte al giornale, corna al ritorno dal viaggio di nozze e forse anche prima e durante e via cantando per anni e anni, fino a intascare la pensione di lui morto di ictus o collasso. anche vero che Assunta, la moglie di Tore, bella donna, innegabile, ma fredda come ghiaccio. Fra una chiacchiera e laltra hanno preso lascensore, sono usciti in strada, camminano sotto i portici davanti al mare. Camminano lenti, perch trenta gradi e scirocco vuol dire che ogni passo sudi il rancido di sedici caff. Ruggero pensa: Quanto bisogna sopportare, per il pane?. Pippo Ibba riattacca: Sai di Gavino Tanda?. No. Caposervizio, due mesi dopo lassunzione. appena un praticante Il libertario, lanarchico, il ribelle, caposervizio agli ordini di Dio Petrolio. E da un mese si sposato, indovina con chi? Con la figlia di Pes, lonorevole, il magnate del pecorino. Bella coppia. Angelica Pes, femminista a oltranza, ma anche letti a oltranza e autocoscienza a gog giorno e notte con famose lesbicone, Angelica Pes e il ribelle dal ciuffo fiammeggiante, luomo della bandiera rossa, fra tre anni direttore di un quotidiano. Per anni stato disoccupato. bravo e ha patito la fame. Non credo legger un suo inno a Dio Petrolio. Ma neppure un attacco, questo il punto. Sai che significa avere una morale? Per anni hai sputato addosso alla gente con cui ora timparenti e che ti paga. Gavino Tanda
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si venduto lanima per un salotto in pelle e un rango da boss, e tu dici ch bravo, un alibi la bravura, sai quanta gente potrebbe prendere in mano una penna e sostituirti, qui? Cos per tutti, il mestiere pi instabile Tu lo conosci William Barbera? Sai perch venuto qui, in colonia? Era al Secolo Ventesimo, caporedattore spettacoli, non aveva ancora trentanni, splendido critico musicale, fior di giornalista. Lo beccano in un cinema di periferia che fa un pompino a un minorenne durante la proiezione di un film di Godard, hanno dovuto fare intervenire il vescovo per evitargli il processo e ha sborsato milioni alla famiglia del ragazzino, che ha ripetuto il colpo altre tre volte prima di finire in galera. Dico io: tutti a lui vanno a fare i pompini? E sempre li trova in flagrante lo stesso padre sdegnato? Fa la ronda nelle sale cinematografiche? Barbera licenziato dal Secolo Ventesimo, con ottima liquidazione purch sparisca in fretta e lontano, ha scelto lisola. In quegli anni per un giornalista vero lisola era un paradiso, sequestri, bande armate sui monti, grandi banditi da intervistare e facevi la figura di un principe della penna fra rozzi villani, tutti fermi a un italiano di ventanni prima o seguaci delle mode pi tonte e fiorite, tutti eccetto Tonino Portas, chera gi allora uno scrittore affermato, aveva gi pubblicato Ceneri di Siurgus e Cenere a Mores. William Barbera si venduto tranquillo a Dio Petrolio. In quattro anni diventato vicedirettore. L fermo da dieci anni. Fa il rappresentante delleditore e secondo qualcuno informa i Servizi Segreti di tutto quel che capita nellisola. Questo il mondo dov finito Gavino Tanda, il ribelle, questa la gente che gli piace. Forse la gente che piace anche a te. Radio Sirena Libera, sette agosto, sei del pomeriggio, scuri aperti, luce che entra a fiotti, Pippo Ibba partito per le ferie, Ruggero Gunale legge il radiogiornale in diretta:
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Buonasera. Una sola notizia importante. Secondo giorno di sciopero dei netturbini. Da domani ogni ora dalle otto del mattino alle sei del pomeriggio vi aggiorneremo sulla durata dello sciopero in ore e minuti e vi informeremo sulla condizione dei quadrivi dove pi numerosi, selvatici e aggressivi cani e gatti randagi finalmente si sfamano. Bravo assessore Cannas, ce lo ricorderemo in campagna elettorale. Il radiogiornale vi saluta e vi d appuntamento a domani mattina alle otto. Radio Sirena, la voce del cittadino. Insieme alla sigla arriva in cuffia la voce di Efisio Lussu: Ventiquattro secondi, vecchio. Voglio vedere chi ti batte. Lussu sfila la cuffia, salta gi dallo sgabello e urla: Si pu sapere perch ieri ha fatto un radiogiornale di tre quarti dora in studio con quattro pazzi che si beccavano, le voci si mescolavano, gente disordinata, schifezza inascoltabile?. il padrone, ci mantiene. S, ma dovrebbe limitarsi a quel che sa fare, la mattina splendido, incanta le casalinghe, stanno minuti a raccontare i fatti privati al telefono, le ascolta, risponde giusto, perfetto, ma il commento del giornale delle sei dura sempre come minimo tre minuti, c gente che prima delle sette non si sintonizza per non sentire la sua voce, quelli che di mattina ascoltano lui, di sera guardano la televisione i nostri la mattina dormono, di notte lavorano, studiano, sono insonni, creano, hanno la radio accesa, noi siamo i compagni della notte, non vogliamo parole in radio, ma soltanto musica o pensieri. Se anche fossi daccordo con te? La radio sua. la sua vita e il suo gioco. Noi siamo pedine. Mi odia. Non ti licenzia e ti lascia libero di fare come vuoi. Ma mi odia.
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I sentimenti sono cose strane, lodio forte, meglio odiato che ignorato. un pensiero di tua nonna?. un pensiero di Pippo Ibba. Radio Sirena Libera, ore venti, Ruggero immobile guarda dalla finestra aperta. La fontana del porto, sempre vuota dacqua. Due donne anziane in costume nero, sedute su una panca sotto la pensilina, in attesa di una corriera. Confabulano. Una nave militare salpa e un aereo sorvola basso il golfo. Non cos basso, pensa Ruggero se non cabri ti schianti. Fiammata sui monti gi neri a occidente. Attesa. LAnsa tace. Ruggero telefona, risponde una voce eccitata: Non meno di dieci minuti per il comunicato, aereo militare, forse manovra sbagliata, finora nessuno parla, non si conosce nazionalit. Una lunga notte radiofonica di musica e notizie, alle quattro del mattino la Nato finge non sia successo nulla. Una notte come un lampo, non lascia ricordo, salvo un sorriso allalba, una fanciulla scura e piccola dai grandi occhi neri offre un caff lungo e caldo in un bicchiere di carta, il primo caff della giornata, Ruggero annusa, profumo di vita che non si stanca, beve, sapore di corsa nervosa. Radio Sirena Libera, otto agosto, sei meno un quarto del pomeriggio, finestre aperte sul mare, squilla il telefono, risponde Ruggero. Bravo, citato in prima pagina nella seconda edizione della Voce di Dio Petrolio, Radio Sirena Libera ha dato la notizia in diretta, venti minuti prima del primo comunicato Ansa, ottimo colpo, come hai fatto?.
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Lho visto, ero qua, guardavo fuori dalla finestra, lho visto schiantarsi. Ma destate facciamo lultimo giornale alle sei. Perch eri l alle otto?. Non lo so. Premonizione?. Complimenti comunque, la Voce di Dio Petrolio riporta integrale il tuo radiogiornale speciale di mezzanotte, hai fatto centro, ma dimmi un po, ci sono novit?. Lo diciamo al giornale delle sei, abbiamo venti dichiarazioni di pescatori di barche diverse, dicono tutti che stanotte lungo la costa sud cerano almeno sei navi Nato, centinaia e centinaia di motoscafi e migliaia di sommozzatori, cosa cercano in mare? Laereo si schiantato a novanta metri sul livello del mare, in una forra boscosa, i primi soccorritori arrivati dicono che non c traccia di esseri umani. tutto?. tutto, per ora, Radio Sirena Libera veglia sul cittadino. Sono in superstrada allaltezza di Sanluri, mangio un panino e arrivo, fra unora sono l, faccio io la notte. Tu da questo momento sei in ferie, fatti rivedere il primo settembre Ah, avvisa quel Lussu, stanotte ci sono io, niente sesso alcol o peggio, massima seriet, avr ospiti importanti in studio, a mezzanotte in punto Tonino Portas legger per noi la prima pagina del suo nuovo romanzo, Ceneri di collina, faremo una notte di vera cultura. Com che ti citano detentore di un record radiofonico? Quale record? Durata ai microfoni ce lho io, trecento ore esatte, dieci anni fa. Il notiziario pi stringato: ventiquattro secondi laltra sera. Bravo, hai lavorato bene, ora vai in ferie, riposati, lascia fare a Pippo Ibba, sfrutteremo fino in fondo, ci scateneremo, diventeremo la prima radio di giorno, non soltanto di notte che sembra roba di malaffare.
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Tredici ottobre. Spaghetti aglio basilico e arselle, fumanti sul piatto. Squilla il telefono. Non pu essere Pippo Ibba pensa Ruggero e afferra la cornetta. Pronto?. Tu che sei un poeta Oggi le ruspe buttano gi i casotti, ho scritto il commento, mi mancano dieci righe dapertura. Il primo settembre mi hai licenziato. Ti riassumo da oggi. No. Sei un casottista, ci hai passato linfanzia Ti riassumo e ti do un milione e otto al mese. Tu mitragli da dieci anni ai microfoni la leggenda dei casottisti che defecano in riva il mattino presto e coprono di sabbia, per fare la sorpresina a chi arriva pi tardi in tram con figli e sindria e appena monta lombrellone si incacchia e deve lasciare la spiaggia ai casottisti egoisti. Questa storia te la sei inventata di sana pianta. Noi casottisti non abbiamo mai fatto niente del genere a nessuno. Ciao. Ruggero abbassa la cornetta, sospira, succhia unarsella. buona, pensa anche se cruda sarebbe stata unaltra cosa, ma chi si fida, con tutta la merda che hanno buttato nello stagno? e con lacqua di mare per bollire la pasta e un trito di acciughe fresche saltate un momento in tegamino. Pippo Ibba non telefona pi. Un anno dopo, in nave, mare forza sette. Due cuccette a castello, quattro occupanti, cabina di prima classe. Alle diciannove e trentaquattro linquilino della cuccetta 48, la superiore del castello 1, balza con salto da scimmia, atterra quadrumane sulla plastica verdina in mezzo alla cabina e
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corre al cesso, apre la portina, si tuffa dentro, vomita prima di arrivare al buco, vomita dappertutto. Alle ventuno e sedici ha vomitato almeno sessanta volte, esce dal cesso e viene sostituito dallinquilino della cuccetta 50, la superiore del castello 2. Fino alle ventiquattro e zero cinque i due vomitanti si alternano ogni cinque minuti, hanno occhi stravolti, occhiaie nere e profonde come pozzi di Castello, camicie puzzolenti e inguardabili e i capelli gocciolanti, dopo ogni cacciata se li bagnano, credendo aiuti a riportare in s. Alle ventiquattro e zero sei in punto linquilino della cuccetta numero 47, la inferiore del castello 1, dice: Disturba se fumo?. un pastore in fustagno domenicale nero, liscio e lustro. Siede immobile sul bordo del lettino, da ore. Ha forse settantanni e gli occhi neri annoiati nel volto impassibile. A me non disturba dice Ruggero, inquilino della cuccetta inferiore del castello 2, numero 49. E aggiunge indicando con la testa la cuccetta superiore: Quanto a loro, credo non siano in grado di intendere e volere. Il vecchio accende mezzo toscano. Ruggero chiede: la prima volta che viaggiate in nave?. La prima volta. Mia figlia si sposa a Roma con un medico napoletano. Non avete paura del mal di mare?. Non so cos. E tu, dove vai?. A Napoli, per un concorso. Un posto dello Stato?. Un posto dello Stato. Operaio, impiegato o dirigente?. Giornalista alla radio. Hai gli amici giusti?. Non ho amici. Non vincerai.
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Voi siete contento del matrimonio di vostra figlia?. S e no. S perch a Nuoro nessuno se la sarebbe sposata, una che ha fatto luniversit a Bologna, ha preso altre abitudini. No perch lontana da casa. Ma dir a lui di venire nellisola, qui da noi napoletano pi o meno Il suo mestiere pu farlo dove vuole. Vivranno in citt. A Nuoro medici ce n gi pi del necessario, ma lui lavorer a Oliena, o a Orgosolo, viagger, si far le ossa Potr andare a trovarli a cavallo, non su questa bestia putrida. A cavallo?. Sono pastore. E se uscissimo allaperto? Qui si respira male. Sul ponte il pastore dice: Bella notte, ma il mare non mi piace, lo capisco ma non mi piace, si agita troppo per nulla, mi bagna la giacca e me la sala, in fondo stiamo soltanto passandoci sopra, la terra pi sicura. Se non fosse ch acqua lo maledirei. Non potete maledire lacqua?. Non si maledice una madre. Lacqua madre luomo ha molte madri, acqua, terra, sole, aria Preferirei stare sotto un olivo, con un bicchiere di vino in mano, ascoltando e raccontando storie con gli amici. Raccontate risponde Ruggero il vino manca, io vi conosco appena, ma avete tutto il tempo. L dentro con quella puzza non riuscirei a dormire, preferisco stare allaperto. Conosci la storia di Rosario Moro?. No. Era un bandito?. Rosario Moro nato ricco. Il padre aveva seicento pecore, duecento aranci esposti a oriente, un uliveto di due ettari, una casa in piazza e tre figli maschi forti, invidiati. I figli di Graziano Moro erano la rosa del paese e lui era uomo di pace ascoltato da giovani e anziani. Una sua
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opinione, su una questione di pascoli, non piaciuta al vecchio Sindira, capo di una famiglia di briganti. Il vecchio Sindira aveva settantanni, sessanta pecore, cinquanta proiettili per il fucile e quaranta nipoti. Qualcuno dei quaranta ha sparato alle spalle di Graziano Moro poco fuori paese, mentre entrava nellaranceto. Due rose di pallettoni. Al cuore. Il funerale stato indimenticabile, i figli dietro la bara avanzavano alteri. Tutto il paese in lacrime nel corteo funebre che ha sfilato per via Nazionale. Tutto il paese. Anche gli assassini. Il pi grande dei Moro, Gesuino, ha messo il veleno nella fonte di Abba Scuria e le sessanta pecore di Sindira sono morte fra i tormenti. Poi entrato a mezzogiorno allo tzilleri in piazza, sala piena, e ha sparato un colpo in fronte al vecchio Sindira facendolo secco seduto a tavolino col bianchino in mano. Gli hanno dato lergastolo, a Gesuino, il pubblico ministero lha chiamato belva immonda. I fratelli minori, Mariano e Rosario, crescevano assieme belli come puledri. Mariano si fidanzato con Domenica Corraine, bella, ricca, vergine. Una sera ha accompagnato la fidanzata sul portone di casa, nel vicolo dei Sospiri, e quando lei ha chiuso si voltato e ha cominciato a scendere. Sotto casa di Marianna Filindeu da tre punti diversi gli hanno sparato addosso, alle spalle e dallalto. morto prima dellarrivo di Rosario avvisato dalle donne dimprovviso tutte fuori da un portone allaltro veloci a bussare e sussurrare a chi apre, con scialli neri avvolti attorno al capo chino e al viso, volo basso di rondini tristi. Rosario non sapeva chi dei tanti Sindira avesse partecipato allagguato e per non sbagliare un mattino alle cinque ha messo tonnellate di tritolo nel patio di casa Sindira, piccola e povera, sono morti tutti dilaniati dallesplosione,
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sepolti dalle macerie. Rosario fuggito in montagna. Ha resistito libero dieci anni, dovendo pure pagare gli avvocati per i processi. Trenta furti di bestiame. Due conflitti a fuoco coi carabinieri. Un carabiniere morto. Ogni tanto tornava in paese, di notte, per parlare alla vecchia madre sola. E una notte in casa facevano il pane, tutte le vergini del vicinato facevano il pane con Angelica Moro e le stavano attorno, ridevano, la carezzavano e parlavano dei suoi tre figli come fossero eroi di una storia o di un romanzo, belli e prodi, soprattutto lultimo, il pi giovane, il vendicatore, Rosario. Quando entrato sono ammutolite. Assunta Corraine diventata rossa come il fuoco nel viso che, contro gli occhi bassi, svelava il desiderio e il sogno. Lui ha preso a tornare spesso, a volte anche prima del tramonto e lei diventata serva volontaria della vecchia Angelica, la assisteva giorno e notte, col batticuore in attesa di Rosario. I carabinieri lhanno aspettato nascosti sotto il ponte di Correabba, erano l da mezzanotte. Alle quattro del mattino lui si avvicinato lento e diffidente, sentiva qualcosa di strano, forse troppo silenzio, a Baugeris si buttato gi di corsa per la sassaia saltando come capra per raggiungere il bosco e sparire, lhanno colpito alle gambe, gli hanno fatto saltare le ginocchia, sul limitare del bosco. Lhanno raggiunto e sollevato, trascinato in silenzio e gettato in un fosso fondo tre metri da loro stessi preparato nel bosco, in un punto lontano da sentieri. Sulla buca hanno messo frasche e si sono allontanati. Molta gente passa sul ponte di Correabba alla luce del sole e al buio, Rosario Moro poteva chiamare aiuto, aveva voce forte, poteva farsi sentire. Ma preferiva morto
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a senza gambe. Il giuda che lha venduto per trenta milioni e sapeva dellagguato e del fosso si avvicinato al bordo e ha sentito Rosario che diceva: Dolce e chiara la notte e senza vento e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti posa la luna, e di lontan rivela serena ogni montagna. O donna mia, gi tace ogni sentiero, e pei balconi rara traluce la notturna lampa: tu dormi, che taccolse agevol sonno nelle tue chete stanze; e non ti morde cura nessuna; e gi non sai n pensi quanta piaga mapristi in mezzo al petto. Rosario Moro ha continuato a leggere e rileggere a voce alta i Canti, per tre giorni e tre notti, allalba del quarto giorno morto. Senza un lamento andato a Dio. Il giuda, che per tre giorni e tre notti lha ascoltato recitare, impazzito. Da allora, per quel po ch vissuto, non ha fatto che raccontare questa storia a destra e a manca e recitare brani di Leopardi a memoria. Anche voi ne conoscete qualcuno dice Ruggero. Glielho regalato io, quel libro, a mio fratello. Sono Gesuino, il maggiore, bibliotecario e narratore in carcere per ventanni, uscito per buona condotta. Ma quanti anni avete?. Ne avevo cinquanta quando sono tornato in paese e ho sposato Assunta Corraine, che nessuno guardava. La figlia di Rosario, concepita unora prima dellagguato. Ora ha quarantanove anni, un po tardi per sposarsi ma mi ha garantito ch ancora feconda. una bella storia ma sembra pi del secolo scorso che di questo. Lo . In paese la tramandano di padre in figlio. Ora i banditi sono diversi. Ma allora voi come potete essere il fratello?. Per il tuo esame posso darti un consiglio: diffida delle
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belle parole, non pensare a chi deve giudicarti, scrivi quel che pensi in forma semplice e chiara. Il vecchio sorride e aggiunge: Vado un momento a lavarmi le mani. Torno subito. Non torna. Allalba in cabina Ruggero vede la cuccetta 47 intatta. Chiede ai due del 48 e 50, immobili in posizione fetale e bianchi come cadaveri, se hanno visto il vecchio. Non ne cava nulla, non sanno neppure pi come si chiamano. Si mette fra i primi in fila, sulla scaletta vola e dal molo guarda tutti i passeggeri sbarcare. Non vede Gesuino Moro e pensa: Unapparizione? Un presagio?. Viale Diaz. Otto del mattino. Aria tersa. Se guardi oltremare a oriente hai limpressione di vedere il respiro di Barbara farsi nube, vapore, avvicinarsi lento. Ruggero deve timbrare alle otto e venti. Mancano duecento metri, pu prendersela comoda, pi tarda a fiutare il fetido pi felice. Avanza a passo lento, si ferma a ammirare la vetrina delle lapidi che muta ogni giorno e presenta le nuove creazioni che domani saranno in cimitero: Lo piangiamo affranti, Domenico Piseddu, padre generoso, marito onesto, lavoratore famoso, morto per disgrazia e per i nostri pianti. La moglie Cecilia e le quattro figlie. Visse allegro, il poco ch durato. Episcopo Atzeni. 1953-1981 Gli angeli da te tanto amati ti hanno voluta in cielo, Luisella.
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Ruggero distoglie lo sguardo dalle lapidi, con la coda dellocchio ha intravisto una sagoma nota che avanza a falcate a non pi di trenta metri. Antonio Curraz, dei Curraz che in epoca spagnola hanno dato allisola tre vicer, il primo eroico nella flotta cristiana di Lepanto e gran stupratore di serve a casa sua, il secondo ucciso in agguato in un vicolo di Castello nel 1576 dal fratello di un condannato al rogo a Toledo come stregone ebreo e mussulmano, denunciato dal vicer che ne voleva la moglie e la terra e ebbe soltanto una cassa di pino, il terzo distintosi per aver introdotto nellisola la patata, aver tentato di fare attecchire i gelsi da seta, avere importato trecento cavalli arabi, avere emanato unordinanza antibanditi che al primo punto imponeva ai sudditi di radersi il volto ogni santa domenica e distintosi soprattutto per aver concluso i giorni come novantenne canonico di cattedrale attorniato da figli e nipoti. Un ramo parallelo ha dato allisola un vicer pazzo che nel 1492 fu ucciso durante una processione. Grande famiglia, i Curraz. Oggi vivono vendendo aranceti ai costruttori di ville monofamiliari e giocando il ricavato nei casin di Venezia e Mentone. Tutti eccetto Antonio, il pi intelligente, che ha accettato le regole borghesi. Saprebbe usare forchette e bicchieri, chez Maxims, senza stonare con lambiente circostante, ma non lascia mai lisola. Ha una vita integerrima, tutta lavoro, famiglia e parrocchia. giornalista e commissario al concorso di assunzione affrontato da Ruggero a Napoli, tre mesi fa Il viaggio dandata con Gesuino Moro, quello di ritorno trasformato in incubo da una peperonata maldigerita. Ruggero Gunale e Antonio Curraz si incontrano. Si fermano. Abbozzano un sorriso. Buongiorno dice Ruggero. Ciao risponde Antonio, e aggiunge: Tempi duri per il Cagliari.
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Ogni morte prepara una rinascita risponde Ruggero. Ha qualche notizia, sul concorso?. Hai fatto lo scritto migliore. Davvero?. E io ti ho dato il voto pi basso, anche se sufficiente. Non era un articolo, ma il sunto di un futuro saggio sociologico. Ben scritto, non discuto, tutti i congiuntivi giusti, ma nulla a che vedere col mestiere. Agli altri piaciuto, ora sei primo in graduatoria. Ho qualche speranza di vincere?. Il volto paffuto e gli occhi grigi di Antonio Curraz sono espressivi quanto quelli del fratello Augusto a poker: zero. Voglio dirti in tutta onest la mia posizione. Agli orali ti dar insufficiente anche se citerai Orazio in latino a memoria: Persicos odi, puer, apparatus Saresti in grado di farlo?. No. Meglio cos, mi togli un peso dallo stomaco. Perch?. Non ho nulla contro di te. Credo sinceramente che alla Rai provocheresti danni, sei una testa calda Credo che il tuo mestiere non sia il giornalista Per non me la sentirei di bocciarti, se la tua cultura classica Il fatto , caro Gunale, che partecipa il figlio di un amico degli amici, a me non piace accettare pressioni, ma stavolta c in ballo qualcosa come un debito di riconoscenza, il ragazzo disoccupato e padre di famiglia, tu hai un lavoro ben pagato e sei solo, altri pesi in meno sullo stomaco. Antonio Curraz pi grasso che magro, pi basso che alto, in grisaglia di buon taglio. Abituato da generazioni pensa Ruggero a spiegare ai contadini del feudo perch non debbano mai presentarsi alla Casa di citt se non previo appuntamento col soprastante.
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E dice: Ti ringrazio della franchezza. Non mi far illusioni. Otto e cinque. Ci sta un caff pensa Ruggero e a questo punto ha senso che mi presenti agli orali? A meno che non sia lobiettivo primo di tanta franchezza di Curraz Scoraggiarmi, spingermi a desistere per lasciare campo libero al suo protetto. Corridoio buio del liceo Mamiani, nella capitale oltremare. Ruggero ha paura di perdersi. Non si vede una sega pensa. Mi hanno fatto quattro domandine facili facili e via Potevo rispondere meglio? Che lho studiata a fare la Costituzione a memoria?. Una mano gli artiglia il braccio. Ruggero si volta con un sobbalzo, riconosce nella penombra il volto di uno dei commissari, capelli crespi, barba. Ti voglio parlare, un attimino dice sono Giorgio Piluria. Conosco Pippo Ibba, mi ha parlato di te, dice che sei dei nostri Debbo spiegarti perch non vincerai, sgradevole ma dovuto e voglio anche rassicurarti, non tutto perduto. La situazione complicata. Ruggero guarda perplesso la mano ancorata al bicipite. Il commissario fa un sorriso di scuse e la stacca. Abbiamo fatto un accordo dice abbiamo dovuto farlo. Loro tenevano molto a quel posto, tu gli hai rotto le scatole costringendoli a scoprirsi, il vincitore figlio darte e noi teniamo a un veneziano coraggioso disoccupato da cinque anni. Un uomo che ha dato tanto. Cederemo, ma avremo qualcosa in cambio. E non ti abbandoneremo. Arriverai secondo. In caso di assunzioni nei prossimi due anni, pescheremo da qui, garantito, impegno formale del sindacato giornalisti. Sei il primo della lista. Ci andresti a Pescara?. Pescara? Come hai detto che ti chiami?. Ora devo andare. Interroghiamo. A presto. Saluta Pippo Ibba.
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Via Nazionale, piove, Ruggero non ha ombrello. Vede unafricana dieci metri avanti, guarda le vetrine, non ha ombrello. Tutte le altre centinaia di viandanti che salgono e scendono lenti hanno paracqua neri, rossi, a spicchi multicolori, verdi, a fiori e frutti su nero e via elencando in mille variet di colori, manici e pomelli. Ruggero prende il passo dellafricana, mantiene la distanza, dieci metri, la guarda fisso, non sa perch. Labito nero e verde, lungo fino ai piedi, stretto ai fianchi e lei ha un sesto senso che la avvisa di uno sguardo estraneo addosso, solo per questo sopravvissuta fino a oggi. Si ferma. Si volta in un nulla, movimento felino. Pianta gli occhi negli occhi di Ruggero. Non uomo di Ahmad pensa la donna. Sorride. Ha una croce rossa dipinta sulla fronte. Occhi notturni. Denti bianchi, i canini superiori doro. Viale Diaz, otto del mattino, laria tersa, se guardi oltremare a oriente vedi il respiro di Barbara farsi nube e vapore, avvicinarsi lento. Ruggero deve timbrare alle otto e venti, pu prendersela comoda e dare unocchiata alla vetrina delle lapidi. Rapito ai suoi cari da morte crudele qui giace per sempre Elia Sinfidele, 1893-1982, cagliaritano schietto. Gli angeli e i santi ti accolgano nella Gloria Filippo Gisiddis, giovane sacerdote morto in gloria di Dio. 1945. Cagliari. 1982. Tumbalulu. Chiss dov Tumbalulu? pensa Ruggero e con la coda dellocchio intravede il passo potente dellultimo savio dei Curraz. Antonio Curraz sorridente in grisaglia, camicia celeste, cravatta fantasia. Occhi grigi e freddi.
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Tempi grami per il Cagliari. S. Non ti vedo pi in tribuna stampa. Non lavoro pi per nessuno, ho seguito il tuo consiglio, studio, cerco un altro mestiere. Allo stadio vado in curva, mi diverto come un matto Una squadra come il Cagliari deve avere tifosi particolari, capaci di scompisciarsi nelle fasi calanti, ci vuole il gusto pazzo di irridere il Niccolai della situazione e lanciargli battute di settimana in settimana pi cattive. Ergo sei disinteressato al concorso. Qualcosa di nuovo?. Per farci perdonare siamo disposti a deliberare una nuova assunzione dalla lista del concorso. Saresti tu. Bene. Ma perch il condizionale?. Abbiamo anche provato a far passare la delibera. Non c stato verso. La fermano. Chi?. I tuoi. Il senatore Tonino Portas. Perch?. Dice che avete un altro candidato. Chi sarebbe?. Giulio Ibba, il fratello del tuo capo. Da anni non pi il mio capo. Dice che presto tornerai allovile, visto che stare al freddo non ti giova. Ruggero aspetta da unora nellufficio Stampa e Cultura, una saletta due metri per quaranta con dentro un armadio zeppo di materiale elettorale e due sedie con gli schienali rossi. Saletta chiamata dalle segretarie Purgatorio (Lucio vuol sapere dove hai mandato quel barabba in Purgatorio? chiusa la porta?), perch l si mandano anime mediocri e poco importanti per lunghe attese. La porta infine si apre del tanto che basta a fare entrare la testa a pera, la bocca stretta, il naso a punta e gli
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occhiali neronotte di Lucio Frais detto Sogliola per motivi politici. Addetto al settore Stampa e Cultura. Protetto del senatore Portas. Tu non hai idea, caro Gunali, dice Sogliola tenendo in Purgatorio soltanto la testa e guardando Ruggero con un sorriso di plastica non hai idea di cosa conta veramente nel mondo: il prezzo della barbabietola negli Stati Uniti pu provocare un cataclisma altro che lolocausto scusami era una riunione importante indetta allultimo minuto, tu non hai telefono non sapevo come fare per avvisarti questa storia del telefono in verit andrebbe approfondita, un atteggiamento snob, ammetterai, ti isoli dal mondo? A un quarto dal Duemila? Nella Torre dAvorio? Scendi dalle stelle, Gunali. Mi piacerebbe parlare un po con te, fatti vedere. In autunno per, prima fra elezioni e congressi non ho un attimo, ora devo fuggire, laereo mi aspetta, ho una riunione a Roma domattina alle sette, parto stasera, dormo l, evito il rischio di un ritardo del volo delle sei e cinquanta di domattina. Avessi saputo che si metteva cos non ti avrei dato appuntamento per oggi, ma non importa, sono al corrente della questione, mi spiace dover correre via, mi piacerebbe raccontarti la discussione punto per punto, ceravamo noi del settore Cultura pi Ibba e Tonino Portas, ho appena letto il suo ultimo romanzo Altopiani di Cenere, bellissimo, se non lhai letto leggilo, devo proprio fuggire. In tuo favore intervenuto Peppino Zuddas, il birraio di SantElia, ottimo militante, ha speso una buona parola, era con noi per caso, naturalmente, ma autorevole della sua dignit di militante onesto. La decisione finale stata: se vi saranno assunzioni, sar assunto Gunali. Gunale. Eh? Ciao, a presto, fatti vedere, entra maggiormente nella vita del partito, abbandona gli atteggiamenti snob da primo della classe, ciao, devo proprio partire.
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Ruggero guarda dal finestrino oblungo del Purgatorio il terreno incolto attorno alla palazzina del partito. Ci potrebbero mettere qualcosa, pensa un fiore, o almeno qualche ciuffo derba o di basilico. Se vi saranno assunzioni Mi hanno dato un calcio in culo. Narra la voce pubblica che il senatore Portas riceva i postulanti in una biblioteca sempre chiusa (mai aprire le finestre, di giorno perch la luce del sole guasta le coste dei libri, di notte perch entra la Manduria Tiriaca, orribile farfallina divoratrice di antiche carte e legature in pelle). Ogni volta il postulante chicchessia accompagnato verso la biblioteca, in un corridoio adorno di Mature Morte di Angius, dalla vecchia serva di casa. Le Mature Morte nel corridoio buio perch il posto giusto dice la vecchia nessuno le voleva da nessunaltra parte e qui male non possono farne, nessuno le vede. Io in questa biblioteca dove ora la accompagno non ci ho mai messo piede n mai ce lo metter. Bussi piano e non a mano aperta, per favore. Quando sentir dire Avanti, entri pure tranquillo. Il postulante picchia piano. A volte deve aspettare un po, anche dieci minuti, il senatore appisolato, ma prima o dopo si sente la voce del tribuno. Avanti, avanti, caro Postulante. Il postulante chicchessia in biblioteca non vede nulla, tutte le finestre chiuse, buio di sepolcro. Solo un lumino in un angolo, lontano una decina di metri. Il postulante avanza a passo lento. Le spalle del senatore sono nascoste dalla poltrona dove siede e quando lintruso a un metro il senatore fa un gesto daccoglienza: una scoreggia. Silenziosa e pestilenziale. A pochi intimi il senatore Portas ha confessato che le sue scoregge puzzano in modo cos osceno e insopportabile a causa della cucina tailandese della moglie.
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Durante la conversazione il postulante, seduto su una sedia a meno di mezzo metro dalla poltrona del senatore, scopre che ogni tre minuti il fenomeno si ripete tale e quale, silenzioso e putrido. Il senatore su qualunque argomento lo si interpelli ha molto da dire, parla con chiarezza e a lungo. Fatta la prima domanda e visto il succedersi regolare delle zaffate il postulante decide ch meglio non aprire pi bocca e pensa soltanto a fuggire appena pu dalla camera putrida. uno dei motivi per cui pochi postulanti vanno a disturbare il senatore, che pu dedicarsi in santa pace alla stesura di romanzi. Lultimo, Valli di Cenere, un best seller. Il postulante scappa prima che pu dalla camera fetida. Il senatore, appena esce dalla biblioteca, smette di scoreggiare. Solo la biblioteca gli d unispirazione tanto continua e efficace. C chi dice che abbia il pieno autocontrollo della scoreggia e la emetta in gran quantit sugli intrusi, come forma di difesa. Altri sostengono che la vista dei libri gli fa venir voglia di cagare. Mostrarsi riconoscente per lammissione alla camera fetida misura necessaria ma non sufficiente a garantirsi laiuto del senatore. Ruggero informato dellassunzione in Rai di Giulio Ibba, fratello minore del pi famoso Pippo. Giulio Ibba non giornalista e non ha affrontato concorsi. Il potere del senatore Portas fa miracoli. Ruggero si augura che Pippo Ibba per avere laccozzo abbia dovuto sottostare per interi pomeriggi alla tortura della camera fetida. Ruggero Gunale sente un gomito contro il gomito, fiuta laria di mare, ne riempie i polmoni. passato, tutto passato, comincia il gran viaggio In fondo devo ringraziarli, una vita che sogno di andare a vedere il mondo e conoscere nuova gente. Costante Malu stanco. stata una lunga giornata. Ha dovuto scrivere tre articoli, uno addirittura per la prima pagina. Domani sar ricevuto dal Direttore che gli proporr il
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trasferimento nella capitale. Diventer giornalista nazionale, non pi imbrattacarte di provincia. come entrare in serie A pensa Costante. Diventi qualcuno. Devo andare a dormire. Domani un gran giorno Chiss se il caino lha bevuta. E dice: Potrebbe essere pericoloso star fuori, stanotte, con quella banda di catene imbarcate. Io ho una cabina di prima da solo, sono due cuccette, una libera, pago tutta la cabina perch non voglio vicini che russano. Io russo come la stazione di Elmas alle sette del mattino. Casino di treni in corsa?. Pressappoco. Se vuoi accucciarti dietro la porta del bagno si pu fare, puoi venire a dormire nella mia cabina. Perch non vai in aereo? chiede Ruggero. Soltanto in certi casi, oggi una giornata no per i viaggi. Verrai in cabina? Preferisci lincontro con i demoni della notte? Fatti tuoi. La mia cabina la 201, se tu avessi bisogno di qualunque cosa. Costante Malu si allontana, Ruggero fa un cenno di saluto con la mano aperta. Scendendo gli scalini per il sottoponte Costante pensa: Dovr dirlo a mamma: ho incontrato Ruggero Gunale. Come commenter?. Gli hai chiesto il quarto volume della Storia di Sardegna di Giuseppe Manno, sparito quella famosa domenica del settantasei? Dino Bonfigli, bellaltro pendaglio da forca, lha visto a casa sua. Costante si ferma a met scala e pensa: Ma no, glielo chieder domattina. Lo incontrer certamente sul ponte e sapr anche se lo scherzo riuscito, se ha passato una notte di terrore.
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Che vi siete detti, Costante? Sai che non mi piace che tu parli con quellindividuo, a meno che non si tratti della restituzione del Manno. Mariuccia dice che la madre di Dino Bonfigli, povera martire, si aspetta da un momento allaltro che quei due se ne partano, pensano di affittare una casa galleggiante a Amsterdam per suonare e per vendere droga di stato, Gunale dice di essere un cantante, ridicolo, i cantanti nascono a Napoli e a Parma, non a Palabanda, i Gunale sono gentaglia, Costante, fin dallorigine ramaioli, gentaglia che se ne sta per conto proprio e si inventa un linguaggio tutto suo per gabbare la legge, quel Gunale cos, quando lo arresteranno. Buonanotte, ma. Buonanotte, Costante. Ricordati il quarto volume del Manno, tuo padre ci tiene. Domattina, ma. Come abbia fatto Gunale a intascare il Manno quella domenica mistero che si aggiunge a mistero. Non lho mai perso di vista e quella sabbia non pu avermi provocato allucinazioni.

DANZA DI SCHELETRI E FANTASMI, PRIMA CANTATA

Ruggero controlla con la coda dellocchio la testa di Costante che sparisce dietro lultimo gradino della scala per il ponte coperto. Ti piacerebbe vendicarti di Pippo Ibba, se potessi?. Ruggero parla da solo come i matti, a voce prima sussurrata, poi pi alta, senza accorgersi. Non ci penso pi da anni. Ma se un caso della vita ti dovesse mettere nella condizione di poter colpire, magari ammantato da un motivo giusto, in un futuro pi o meno lontano, ti vendicheresti?. Non so. Trovandomi nella condizione ci penser. Quindi non escludi vendetta. Non escludo. Cio hai la spada nascosta nello zaino, non lhai gettata in mare. Non ho spade. Infila la mano destra nella tasca superiore dello zaino e continua a battibeccare fra s: Credi di essere stato lunico calpestato sulla faccia della terra? Popoli interi vengono annientati, il pianeta sul baratro per colpa nostra, forse guasto per sempre e tu covi vendetta per anni pur sbandierandoti cristiano e miracolato. Martino Gunale, mio bisnonno, li avrebbe aspettati a sera nel vicolo e gli avrebbe sparato, lavrebbero mandato a spalare sale e ci sarebbe morto. Nonno Antonio avrebbe finto indifferenza e una notte dopo qualche anno gli avrebbe bruciato il palazzo. E babbo non lo so, quelluomo un enigma. Un buon cristiano non pu pensare alla vendetta. Lo ammetto. Pu anche darsi che il Signore mai mi metta in tentazione.

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Dopo cauto frugare la mano destra cava dalla tasca dello zaino una specie di sigaro di otto cartine Rizla incollate una allaltra fino a formare un lenzuolo avvolto su sei grammi di polline di canapa femmina non fecondata, secco al punto giusto. Con la sinistra Ruggero fruga la tasca anteriore dei Levis Orange e trae una scatola di svedesi Saffa, nera e con la scritta rossa Fire. Fuma in piedi, con lo stomaco poggiato al parapetto del ponte passeggiata, fiutando il mare. Si guarda attorno e vede a tre metri sulla destra una panca biancastra vuota. La raggiunge a passo lento. Siede. Allunga le gambe. Si guarda attorno, non c nessuno. Fuma con calma, la notte lunga, Ruggero non ha altro da fare, fuma per dieci minuti. Poi, con pollice che fa da piattaforma e medio che scatta e spara, butta in mare il filtro (un biglietto arrotolato dellACT). Cala le palpebre, sente che i cento dolori del corpo si attutiscono, allarga le braccia a croce e si stiracchia disturbato dallo zaino sulle spalle. Una mano dolce carezza lanima e le ossa. Ruggero dimentica se stesso e il mondo. Ruggero Gunale crede che la sua testa sia la sala comandi di un mezzo di trasporto, abitata da presenze o, per meglio dire, entit. Cinque entit: lettore, scimmia, nauta, cacciatore e inquisitore che vagano e blaterano senza sosta e mai concordando su nulla eccetto il comandamento: non uccidere. Vagano e blaterano qualunque cosa faccia il mezzo di trasporto Gunale Ruggero nato a Cagliari un giorno di pioggia estiva sotto il segno della Vergine vive in stato di sgradevole incertezza morale a causa del disaccordo fra gli occupanti (e condottieri) ma sa che se infrange le barriere della Legge, invece di rasentarle, non potr giustificarsi raccontando al Giudice dessere abitato da entit. Mi perdoni, Vostro Onore, non ho colpa, lentit lettore ha tratto informazioni deformate dalla realt.
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O Lentit scimmia, Vostro Onore, ha intossicato gli altri con concentrato di cupidigia, dopo aver messo a tacere lentit inquisitore con la forza del sangue in tumulto. Perci nellinvolucro o mezzo di locomozione Gunale prevale talvolta la prudenza. Dei cinque (occupanti? padroni? prigionieri? angeli? una strana faccenda) sente sempre due, uno che accusa e uno che decide. Ma se fuma molti grammi di femmina non fecondata, raccolta dopo luglio, agosto, settembre e ottobre senza una goccia dacqua, riesce a sentire i cinque nel loro eterno baccano. Senza pioggia la canapa, come il vino, aumenta la gradazione. Trentacinque anni. Disoccupato. Un milione e quattrocentomila in tasca. Dove andiamo? A far cosa? La notte attorno silenziosa, il mare placido, i motori ronfano cullanti, Ruggero con tutto il peso del corpo sullo zaino sembra una tartaruga rovesciata per dispetto da un bambino, in bilico sul bordo della panca. Trentacinque anni spesi male, senza lombra di un mestiere in mano. Un milione e quattrocentomila in tasca. Dove andiamo? A far cosa? I cinque (duci? schiavi?) nella testa di Ruggero si agitano (o siedono in cerchio?), linquisitore come un disco rotto continua trentacinque anni spesi male, ma veramente male per non dire di peggio, per non dire di peggio, gli altri frugano immagini con dita frenetiche, cercano, scovano, proiettano, commentano una strana faccenda. Due scarpe nere. Lucidate a specchio. Puzzano di Brill. Un altro odore, frammisto, noto ma non sentito pi da
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molto tempo, acqua di colonia fuori commercio? La scarpa destra avanza verso il bambino. Poi la sinistra. Il passo lento, sicuro e cattivo. Il bambino cerca di gridare, non riesce e pensa: In casa non c nessuno. Il bambino si dondola sulle gambe, rispondono. La scarpa destra lucidata a specchio a poco pi di un metro. Il bambino salta e corre, veloce come unape, ma migliore di lei in sapienza a memoria dei tracciati di casa. Il sogno o ricordo scompare. Dietro le palpebre abbassate di Ruggero, il buio. Creatura dellimmaginazione, quelle scarpe? dice il lettore. La puzza nauseante del Brill nero primi anni Sessanta. E il secondo odore. Pure sgradevole. Trasformati in incubo. Non memoria ma trucco, illusione. Il bambino riuscito a fuggire? chiede la scimmia. Il cane prigioniero sul ponte della Caio Duilio ulula, pare pianga, Ruggero lo ascolta per sette minuti e lo compatisce, senza un pensiero. Il capolinea del 46. La luce bianca dei lampioni di venticinque metri proprio in cima alla collina ventosa. I monelli del quartiere non si arrampicano a rubare le lampadine, in cima il lampione ondeggia e il vento ti pu portare dove vuole, soprattutto a spiaccicarti sullasfalto venticinque metri sotto. Cantano I Randagi, band di San Michele (altro bubbone di cemento, altro quartiere di mala, dallaltra parte della citt): Vai dove ti porta il vento ma non a sbattere la faccia sul cemento La pula vuole massima visibilit al capolinea del 46 come altrove nel quartiere, per controllare che non si facciano traffici o per isolarli alla luce notturna in luoghi scelti per la comodit dellassalto
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eventuale. Traffici che non si possono reprimere mai del tutto. Droga, prostituzione, contrabbando. Nel quartiere pensano: se togli lillegale a droga, bagasse e sigarette, come vive tutta questa polizia, coi furti dauto? Collomicidio per sbaglio, o per motivi dinteresse, ogni morte di papa?. Il quartiere sopporta con ironia la presenza estranea, gli informatori sono perfetti per gli uni e per gli altri, si sa tutto di tutti, si gioca a carte scoperte, quattro retate con notte in guardina vanno messe nel conto, ogni tanto c un sindaco che vuole le foto sui giornali come nemico della malavita. Lo spiazzo al capolinea del 46 illuminato come uno stadio per una notturna, il 46 dopo mezzanotte non passa, sono le due. Lalano pasciuto, lavato. forte. Molto forte. Nellultimo mese ha vinto tutti i duelli, si chiama Signor Nobile per motivi sconosciuti, stato rubato da Tore Laconi. Colpo preparato con astuzia. Alano individuato da mesi. Fatto incontrare con lupa in calore. Sottratta lupa con alano arrapato. Giorni di sfregamento camicia di Tore su lupa in calore. Passaggio indifferente la sera, nellunico tratto dove lasciavano il cane libero di correre, la salita dellanfiteatro. Lalano ha seguito luomo che sapeva di lupa, lha seguito guardandolo torvo. Luomo che sapeva di lupa ha corso pi e meglio dellalano. Lupa pronta a cento metri. Dopo il coito lupa sottratta. Non glielhanno pi fatta vedere. Rubato da tre mesi, per due mesi addestrato, al sessantaquattresimo giorno mandato a combattere, e infogato di suo, non ha bisogno di lezioni. Sul dorso a destra ha un tratto di pelo rasato alla pelle, al centro la cicatrice di un morso. Tore Laconi ha occhialini alla Lennon, tondi e doro, giacca di lino grigio, camicia nera abbottonata al collo, pantaloni di lino grigio appena pi chiari della giacca,
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scarpe rosse a punta. ladro di cani, organizzatore di equivoche feste danzanti domenicali in club privati dai nomi esotici, Bengala e Kabul, proprietario di una vecchia Lancia Fulvia secondo una leggenda dotata di motore Porsche, comunque veloce come un razzo e con balestre nuovissime. A cento nei vicoli di Quartu, con dietro pantera e sirena, labitacolo della Fulvia resta un magnifico gioiello da borghesia e operai dOttocento, un salotto silenzioso e ordinato, fatto con rispetto e amore per chi viaggia. Siccome volendo Tore potrebbe anche fare meccanico, carrozziere e gommista di professione, la Fulvia su qualunque tracciato vince, ha una tenuta di strada miracolosa e la leggenda dice che pu fare i trecento. Ormai vive nascosta in un garage luogo di culto, essere ammessi a ammirare il mostro privilegio di pochi. Esce ogni tanto di notte per farsi inseguire. Non sbagliato dire che per il commissario Iannaccone, capo dei pulotti del palazzotto grigio a tre piani dalle serrande abbassate estate e inverno, notte e giorno, proprio al centro del quartiere, chiamato dalla voce pubblica e dai giornali Forte Apache, per Iannaccone la preda pi ambita non Tore Laconi ma la Fulvia, darebbe dieci anni di vita per riuscire a sequestrarla e guidarla. Tore il miglior amico di Ruggero. Ruggero non condivide nessuna delle passioni illegali di Tore. Il mastino orbo da un occhio. Testone che ciondola, mascella immobile. Il dorso coperto di ferite. Si chiama Giustino e il nome ha una ragione. imbattuto da tre mesi, due duelli a settimana. Un record assoluto al capolinea del 46. nato nel quartiere, da due mastini rubati. Lui non rubato, nato libero, libero, se vuole pu andarsene, non lo far, il padrone padre e fratello, lo fa combattere perch fin da cucciolo Giustino ha mostrato il carattere del combattente. Crescendo ha acquisito tutta lastuzia del
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padrone, Angelo, che lo vede come vede se stesso, lui e Giustino sono una cosa sola, il Signore li ha creati uno per laltro, Angelo convinto che Giustino sia invincibile, soltanto il cielo pu rubarlo, una zingara ha predetto che la morte prender Giustino in luogo derba sotto la pioggia, quando piove Giustino tenuto in un sotterraneo enorme di cemento: un intero garage, trecento automobili, Giustino custode e guardiano, riconosce tutti i padroni; i ladri sanno chi , non si presentano, preferiscono andare in centro, fra le vetrine scintillanti, dove il denaro nelle tasche come rugiada sullerba al mattino: tanto e indifeso. Giustino addestrato a fuggire la pioggia, sa che in caso di pioggia bisogna trovare subito riparo altrimenti Angelo sbava di rabbia, lunico motivo nella vita per cui sbava di rabbia, Giustino odia la pioggia, la sente nellaria con giorni di anticipo e avvisa con uggiolii. Angelo non ha gambe. Prima dellincidente era alto uno e settanta. Lincidente non stato colpa sua. Attraversava in via Roma alle quattro del mattino e un ubriaco in Giulietta a centottanta lha falciato. Senza gambe, che potrebbe fare? Alleva cani da battaglia, ottimi antifurto per i cortili del quartiere. Quando ha un campione sottomano ci scommette sopra. Prima dellincidente aveva il sogno di fare il giustino in Calabria (e Giustino il nome del campione). Ha cicatrici su tutto il torace, non lo copre neppure dinverno, un po perch in citt il freddo non sappiamo cos, un po per vanagloria. I pantaloni, lunghi e bianchi, in parte imbottiti di stracci, nascondono il vero punto del taglio. Angelo siede su una sedia a rotelle e ha un servo depravato che gli tiene la minca per pisciare, gliela scrolla e gli fa le folaghe mentre lui parla coi cani. Parla coi cani dallalba al tramonto e di notte, eccetto le poche ore che dorme. Si sveglia parlando coi cani. Sogna di parlare coi cani. Con parole tedesche (imparate in unaltra vita da emigrato) e con le mani. Se entri nel suo
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cortile e sei indesiderato, lui fa un cenno, ti trovi spalle a terra inchiodato da sei molossi. Un altro cenno e ti squarciano la gola. Mai ha avuto bisogno di fare il primo cenno, tranne in addestramento. Chi vuoi che vada a disturbarlo? Iannaccone preceduto da quattro Rambo armati da sbarco in Vietnam. Per Angelo il carcere pi duro che per gli altri, c stato finora sette volte per un totale di dodici anni su quaranta di vita. Tolgono i guinzagli ai cani. Sale al cielo lurlo di duecento uomini e donne discinti, tutti hanno bevuto molto, il terzo incontro della serata, il pubblico si scaldato, ora vuole il sangue vero, luccisione, il sacrificio. Tutti hanno scommesso, come al solito. Esistono due partiti: quello di chi pensa questa la volta buona, Giustino muore e quello di tutti gli altri, Giustino invincibile. Lalano e il mastino si guardano. Signor Nobile muove una zampa, Giustino non si muove. Lo guarda. Digrigna. Una donna di fronte a Tore e Ruggero ha una vestaglia nera lunga allacciata alta in vita con una sciarpa azzurra, una vestaglia leggera, estiva, senza bottoni, c scirocco che soffia caldo aprendo la vestaglia sotto la sciarpa, a mostrare il pelo del ventre, una foresta nera, lei di continuo si ricopre, la vestaglia di continuo si apre, il marito affianco in canottiera e mutande se ne fotte. Lei Gina, cinquantanni, la cagna capace a letto di far cantare i morti. Lui Muzio, padrone di quattro cagne, Gina la migliore, per questo lha sposata e ha dato il nome ai sette figli. Lultimo, Massimo, diverso da tutti gli altri. Piccolo, minuto, non gioca a pallone, non scende ai duelli dei cani, non va in giro ogni notte in citt a rubare o attaccar briga, studia come un demonio, ha undici anni e ne sa pi di Giuliotto, il commercialista di via Is Maglias che partendo da una famiglia di ladri diventato miliardario onestamente.
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Sullonestamente c dibattito, nel quartiere. Massimo vuol diventare avvocato. Le fauci. La bava. Lalano si avventa, Giustino ruota su se stesso e gli strappa le intragnas con un morso. Lululato del morente sale al cielo in un boato di trionfo. Muzio, padrone di cagne, ha puntato quattrocentomila su Giustino. Angelo due milioni e il grande Sandro Manca di Assemini ha puntato dieci milioni sullalano. Tore ha vinto un milione. Sa che un giorno o laltro ruber e porter al capolinea del 46 luccisore di Giustino, ma a quel punto a furia di raddoppiare ogni giorno puntata il grande Sandro Manca di Assemini si sar rovinato. Tore punta sempre sul vecchio campione. Perdo una volta sola pensa. Tutte le altre vinco. Angelo urlando di trionfo si allontana abbracciato a Giustino sulla carrozzella trainata da dodici cani ringhianti di gioia e veloci come tigri per lallegria del padrone. Sandro Manca di Assemini detto grande perch lhanno tenuto a Forte Apache tre giorni e tre notti tentando di farlo parlare di cose che non sapeva, con torture, e ha sputato nellocchio destro di Iannaccone, il commissario, sette volte facendo sempre centro, settecento punti e non ha detto una parola. Al processo ha centrato tre volte locchio sinistro del pubblico ministero, trecento punti, si fatto dieci anni in carcere senza dire una parola, mille punti e quando uscito per vendicarsi si coddato per un anno la moglie di Iannaccone, trenta punti, alle due del mattino al capolinea del 46, sul cofano dellAlfetta e
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lo spasso del quartiere era immaginare cosa potesse dire a Iannaccone la moglie tornando sbattuta alle tre e mezzo del mattino, duecento punti per il divertimento, totale 2230 punti, massimo punteggio mai ottenuto. Soltanto Madonnina ha fatto pi di mille punti, tutti in tre anni di galera. Di mestiere Sandro Manca ladro di automobili, il migliore che ci sia, gira con un computer che parla agli antifurto e li convince a aprire e mettere in moto. Brillantina. Ecco lodore mischiato alle scarpe lucidate a specchio. Brillantina Linetti. La nave avanza placida e il mare profuma di fiori marci. La scimmia dice: Il bambino riuscito a fuggire?. Battista Nuji era pescatore di stagno, uomo tranquillo, ben sposato e con molti figli. Ogni mattina andava allo stagno con le nasse e le ceste e un giorno nella nassa trov un pesce come non ne aveva mai visti prima, pareva uno squalo, ma piccolo come un gatto cucciolo di due settimane, con pinne colore dellargento e manto giallo e rosso a strisce trasversali. Battista Nuji disse: Sei ben strano, pesce e il pesce rispose: Non sono di questi luoghi, vengo di lontano, dai mari dOriente, una tempesta mi ha sbattuto quaggi, se mi porterai in mare aperto esaudir un tuo desiderio. Uno solo. Battista rispett il pesce come rispettava chicchessia. And in mare aperto, gett il pesce fra le onde. Il pesce mise la testa fuori dallacqua e chiese: Qual il tuo desiderio?. Voglio essere immortale.
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Sia. Battista riprese la solita vita, la mattina a pesca, il pomeriggio a dormire, la notte allosteria. Mor la moglie. Poi il pi grande dei figli e con gli anni anche gli altri, tutti e sette, persino il minore. E i nipoti, uno a uno. Battista si guard allo specchio: aveva capelli bianchi lunghi fino a terra, il viso era un cranio con sopra unostia di pelle. Gli occhi erano gli stessi di centanni prima. Tutto il resto era un disastro. Le gambe cominciavano a diventare polvere e Battista viveva. Chiam un nipote, si fece mettere sulla barca, si fece dare un remo e part per andare a cercare il pesce miracoloso e dirgli che ne aveva abbastanza dellimmortalit. Da allora sono passati centanni, nessuno ha pi visto Battista Nuji, pu darsi sia ancora in mare a cercare. E ora dormi, piccolo. La mano calda della nonna chiude gli occhi al bambino, contento di avere ascoltato per la centesima volta la fiaba di Battista Nuji e felice di sentire il profumo di crema e frittelle nella mano amata. Morto di fame, senza mestiere, i muscoli delle cosce sembrano stringhe da scarpe, non hai un abito decente, lunico cappotto da profugo armeno, dove andrai? A far che? Lufficio del vicedirettore amato dagli operai e calpestatore di fusilli, omone in altezza e larghezza. Pomeriggio. Dalla grande vetrata a parete Ruggero, seduto in poltroncina davanti alla scrivania vicedirettoriale, vede il porto e i motoscafi della Finanza che dondolano.
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Sa qual la differenza fra noi due? chiede il Vice a Ruggero. No molte, immagino. Io ho un posto nel mondo. Un posto saldo, fermo. Ho i piedi piantati a terra. Sono pragmatico, non idealista. Faccio quello che posso per i miei simili nelle condizioni concrete del mio lavoro. Ho valori in cui credere, danno un senso ai miei giorni. A volte mi sento una vecchia buona quercia. Lei un vagabondo, il primo in tanti anni che va via senza avere altra offerta di lavoro pi allettante Forse idealista, venuto coi suoi compagni tante di quelle volte a far baccano e a rognare credendo davvero di fare il bene del mondo Le auguro di far bene nel prossimo lavoro, noi a parte le intemperanze sindacali non ci possiamo lamentare. Ma le chiedo: quali valori illuminano i suoi giorni? Qui giunto con fama di sradicaquerce Immeritata, posso dirlo?. Pu dirlo annuisce Ruggero che lo guarda incantato. Mi dica, in tutta confidenza. ? Lei ha una proposta di lavoro altrove ben pagata. No. Non so dove andr. Le auguro ogni fortuna. Non vorrei essere di malaugurio ma ha pensato che potrebbe pentirsene?. Ci ho pensato. Un falso amico mi ha profetizzato che finir raccoglitore di cartone a Maracaibo. Falso amico, falso profeta. A casa di Clelia, sul copriletto bianco a rilievi bianchi, il ventre di Monica aperto davanti agli occhi di Ruggero sdraiato, stretto alle spalle dalle ginocchia. Tu credi dessere intelligente dice lei. E io sono arrivata a unaltra
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conclusione: hai studiato, hai letto libri, passi molte ore a pensare, sai molte cose, ma non sei intelligente. Sei tonto. Le bende unte, nere, fangose, sulle mani del mendicante dellAddolorata, che da quarantanni tenta di far credere davere avuto le stimmate, per tre giorni e dal quarto due cicatrici sul palmo, a forma di croce, avvolte dalla benda, solo la punta delle dita emerge, livida. Il mendicante dellAddolorata non fa mai meno di tre ore sugli scalini della chiesa, dalle cinque alle otto del mattino, la domenica dieci ore per grazia del Signore con qualunque tempo, trecentosessantacinque giorni allanno, sempre con la stessa litania: Ero un turpe peccatore, un fondo di stravizi, una cloaca di Satana, la santa madre prima di morire disse: se un giorno sarai disperato e crederai che il Signore non ti veda apri le mani al cielo a mezzogiorno in cima al monte di Tuarra e prega. La guerra voleva portarmi in Albania, ero pentito del molto peccare, ho seguito il consiglio della santa e sono andato di corsa in cima al monte di Tuarra e sono rimasto l con le mani aperte al cielo tre giorni e tre notti. E il terzo giorno il Signore mi ha bucato le mani, la spada di sole mi ha fatto le croci nel palmo, ora cicatrici sotto la benda benedetta. Chi vuole essere sicuro dellesistenza del Signore, chiedete a me, posso testimoniare. E pu mantenere famiglia. La maggiore delle figlie diventer dottoressa in psichiatria, fra non molto. Non si vergogna del padre anzi lo ammira. Il mare olio. La nave avanza lenta. Mescolato al ronfo dei motori un suono, pare una chitarra. Ruggero sorride, cerca di isolare il suono, non chitarra, coro, marcia, o
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QUINTO PASSO LADDIO

Danza di scheletri e fantasmi, prima cantata

inno di guerra. Difficile capire le parole, una pare orte, sorte? O morte? Cantori determinati, del tipo pugnando si morr. La dura sorte? O sono i giocatori del Tempio? Giocano fra tre giorni a Orte? I motori riassorbono il canto. Sono i guerrieri che diceva Costante? pensa Ruggero e il canto riemerge fioco dalle viscere della nave e salendo si rafforza. Torte contorte sorte forte, corte accorte sporte morte? Non si capiscono le parole, chiaro solo orte. La nave puzza pure di calamari scongelati oltre data di scadenza, fritti in olio di suino rifritto molte volte avanti e indietro sulle mitiche rotte della Anonima Marinara. Se non bisunto non fa per noi il motto della ditta, inorgoglirebbe un lord. Il cane prigioniero sul ponte abbaia, saluta i nuovi abitanti del silenzio. Il sottoscala. Dallalto piove la lama grigia di luce attraversata da polveri misteriose e scintillanti, illumina la gara. Tore Laconi allunga la minca con la punta delle dita, come stesse tirando un elastico, e dice: Ce lho pi lunga. Fisio non ride e risponde: Togli le dita, marrano. Marrano a chi?. N Fisio n Tore hanno idea precisa del senso della parola marrano. insulto di tempi lontani. Quando allebreo convertito, il marrano, era forse salva la vita in caso di pogrom, di massacro, di scelta di capro espiatore. Infido e senza legge, ingannatore satanico, turpe e avvelenatore fu il marrano nellimmaginazione del popolo, per secoli. Per Fisio e Tore soltanto linsulto sanguinoso per eccellenza,
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una parola cornuta che dice odio. Rotolano avvinghiati sul cemento. Tore morde il collo al nemico, addenta a sangue, Fisio urla, molla la presa delle braccia, Tore salta e con un calcio gli chiude la bocca con rumore di ferro che batte, lo afferra ai capelli, cravatta col braccio e stringe, rovescia il nemico petto a terra, gli chiude la schiena con le cosce, afferra i capelli con le mani e spinge la faccia nemica sul cemento, una volta, naso che scrocchia, e due e tre. Mi arrendo sussurra Fisio. Non sento. E quattro e cinque. MI ARRENDO. E chi ce lha pi lungo?. E sei e sette facciate sul cemento, ben date, come a volergli cambiare i connotati. E otto e nove, a ritmo veloce, molto pi facile a farsi che a dirsi. E dieci e undici. Tu. Non sento. TU. Devi dire: Tore ha la minca molto pi lunga della mia. Tore ha la minca pi lunga. Fisio pesa dieci chili pi di Tore, ha sette anni contro cinque, a braccio di ferro vince sempre, a lotta libera la prima volta che prova. Tore con un balzo sul terzo scalino. Si volta, indica il bambino: Vieni con me dice. Il bambino lo segue, salendo si abbottona i pantaloni e sente. Tu ce lhai piccolo come il mio, non come quello degli altri. Come ti chiami?. Ruggero. Nome strano. Non come Tonio o Tore o Pupa. Anche Fisio strano. Ma Fisio marrano.
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QUINTO PASSO LADDIO

Seduti sulla terra polverosa del campetto, al tramonto, esausti dopo lungo correre dietro al pallone, Tore spiega: Le donne hanno un buco in pancia, quando sono mamme fuori molto nero peloso e dentro bobboi, quando sono bambine fuori liscio come albicocca e dentro non si deve toccare.

DANZA DI SCHELETRI E FANTASMI, SECONDA CANTATA

France canta in camicia da notte bianca senza pizzi mentre si pettina guardandosi allo specchio della camera da letto. Ha la finestra aperta e i capelli neri lunghi un metro, fitti, grossi, li pettina per ore, pomeriggi interi, ogni tanto sorridendo dallo specchio ai bambini adoranti. France canta: Tu sei nato bastardo e mi spezzi il cuore, da dove sei venuto? Chi ti ha mandato? Vai, creatura della notte, vola via, sono stanca di vederti, non ti voglio pi, pi, mi hai sentito? Proprio pi, definitivo. Definitivo, canzone dei Guerrieri, band del quartiere. Batteria Sandro Piu, Madonnina per la faccia che fa se pescato con le mani nella marmellata, chitarra solista e voce maschile Lucio Sias, Rilento perch arriva tardi anche se gli devono regalare denari, basso Elia Atzori, Prugnasecca a causa della conformazione di qualcosa (forse il naso, forse no), voce solista e autrice delle canzoni Francesca Cuccu, France, il mito che raccoglie nelle notti destate ventenni e minori al capolinea del 46; si muove come pazza, pesta i piedi per terra, salta, si incazza, insulta, urla e canta o carezza il microfono a occhi chiusi con la voce che avrebbe Dio se fosse donna e volesse piangere damore, non riesci a star fermo, devi dondolare, devi ballare e scuotere la testa, una magia. I malandrini con occhi che spogliano stanno sugli scalini della latteria ogni pomeriggio, France prova i brani sottovoce pettinandosi davanti allo specchio, dagli scalini si vede la finestra, lo specchio, il pettine, il petto, i sorrisi e si sente la voce. Ruggero e Tore arrivano unora prima

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Danza di scheletri e fantasmi, seconda cantata

dellinizio per occupare i posti migliori, France muove bene il petto quando canta: Tu sei nato bastardo ti ho capito, non mi vuoi sentire, ora te lo dico forte, te lo dico a modo mio, chi ti ha mandato? Vai, creatura della notte, vola via, sono stanca di vederti, non ti voglio pi, pi, lhai sentito? Pi. Definitivo. Te lo dico con voce pi bassa del normale, bimbo bello non ti voglio spaventare, te lo dico in cantilena, chi ti ha mandato? Vai, creatura della notte, vola via, sono stanca di vederti, non ti voglio pi, pi, mi hai sentito? Pi. Ora hai capito? Pi, pi, mi hai sentito? Pi. Definitivo. Per un anno tutto intero France ha cantato ogni pomeriggio Anima Persa: Babbo lo so che ci hai ragione, sono unanima persa, a messa non ci vado, ho quattro in religione, ma cosa posso farci se tu che vai a messa sei proprio babbasone? Mamma lo so, non sei contenta, sono unanima persa, me ne vado di casa, vado via, ma cosa posso farci se non era vita, non era casa mia? Sono unanima persa, mamma lasciami stare, sono unanima persa, decido dove andare. S babbo lho capito, sono bacata dentro, non si capisce bene se sono figlia tua, ho lanima perversa, babbo lasciami stare, sono unanima persa, decido dove andare. Sono unanima persa, unanima dannata, unanima che pecca, non mi hanno avvelenata, s mamma lho capito, io me ne devo andare, la casa non mia, domani apri la porta e non mi vedi pi, sono allegra per via, sono unanima persa, che anima sei tu?. Anima Persa lha cantata tutto il quartiere per tutto lanno Settanta e anche dopo, sempre una bella canzone. Il vento alito dellAfrica, prende di fianco la nave che trema ronfando per tenere la rotta, non vento cattivo, il mare piatto e silenzioso. Ruggero si accorge che il
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cane ha smesso di ululare. Tutto silenzio attorno, notte fonda. La nave ha angoli bui, oscurit, meandri. Luce in un luogo soltanto, unisola nel nero, il ponte di comando, sotto la bandiera, un grande palco vuoto, bianco di fari. Ruggero sdraiato sul guscio apre e chiude gli occhi per tenersi sveglio o cercare di dormire, sapendo che sono condizioni proibite dalla maest della canapa. Voci duomo, non lontane. Un insulto? Una condanna? Qualcuno piange e implora? Un urlo (No!) disperato entra (con lo stesso effetto di un pezzo di ghiaccio dimprovviso sulla pelle della schiena) nelle orecchie di Ruggero Gunale che sgrana gli occhi atterrito. Nellisola di luce sul ponte di comando, sotto la bandiera, quattro figure nere. Danzano? Uomini. Tre in piedi, il quarto in ginocchio. Dei tre in piedi due saltano come ossessi, il terzo traccia in aria s e c veloci con unarma bianca che scintilla, disegna un arco, colpisce il collo dellinginocchiato, mozza la testa che vola fuori dallisola di luce e finisce in mare. Il decapitato, preso per braccia e gambe dai due che saltavano, vien fatto oscillare avanti e indietro (una, due, tre volte) e lanciato nel buio torna a madre acqua. I boia danzanti sollevano pugni e spada al cielo. Il coro riemerge dal ventre della nave, inno di vittoria. Orte. Morte, sorte?
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Danza di scheletri e fantasmi, seconda cantata

Ruggero vuole urlare ma ha la gola secca come agosto nel Gerrei. La canapa pareva mamma calda ora strega. Muoviti, balosso, muoviti. Hai visto un omicidio. Sveglia. Una lumaca sarebbe pi veloce. Fai schifo. Uomo in mare! gracchia Ruggero e tentando di alzarsi scivola o inciampa in qualcosa, cade sulle mani e (a quattro zampe come un cane) prega: Signore, sia un incubo! Faccio voto. Smetto di fumare per i prossimi dieci anni. Non vado alla deriva. Mi cerco un lavoro da uomo onesto, in qualche tipografia. Fa che sia un incubo atroce della canapa. (Ti sembra il momento di pregare? Mettiti in piedi). Voglio il capitano. Uomo in mare. Acqua. Ho sete. Signore fa che non sia vero. Prova a metterti in piedi. Sto in piedi. Barcolli. Smetto di barcollare. Cammina. Un passo. Respiro. Ho sete. Cammina. Un passo. Respiro. Attorno non c pi nessuno. Cammina. Che sto facendo? Cammina. Il coro tace. Questa la porta. Qui, la freccia, cerca la freccia, ecco. Cammina. Che corridoio unto, ma da quant che non lavano? Leggi su quella porta: Comandante. Bussa. Apri. pesante. Spingi. buio. Chiama. Heem. Belati, avanza che caaaaaaaaaa.
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Perch sei caduto, balosso, proprio ora? Sangue nel naso. Rialzati. Chiama. Comandante? Cos questa luce? Chi ? Perch si accesa? C qualcuno?. Il Comandante dorme. Tu fai troppe domande. Sono Sofia Coppola, assistente del Comandante. La luce della mia scrivania. Penso al buio e me ne stavo stravaccata a pensare finch non sei arrivato tu con le domande. Chi sei?. Uomo in mare. Se sei qui non sei in mare, mi sembra. Non io. Chi?. Uno sconosciuto. Come?. Lhanno decapitato e gettato in mare. Dove?. Sul ponte di comando. Questa nave non ha un ponte di comando. Un posto fuori, non so come si chiami, bene illuminato. Uno dei tre aveva un machete. Cos un machete?. Un coltellaccio lungo e arcuato, lo usavano per aprirsi il passo nelle foreste vergini del Nuovo Mondo. Tu vieni a questora della notte e pretendi che io svegli il Comandante per storie di foreste vergini sulla Caio Duilio? Sei ubriaco. Esigo, chiedo, sono un libero cittadino, voglio parlare col Comandante. Ho assistito a un omicidio, su questa nave, ora. Senti un po, libero cittadino, se come dici lhanno decapitato con uno spadone americano, non possiamo
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Danza di scheletri e fantasmi, seconda cantata

salvarlo, gi crepato, pace allanima sua, non si ferma la Caio Duilio in rotta per raccogliere morti a pezzi, quello compito della polizia. Con lavviso marinaresco Uomo in Mare sintende che luomo vivo e tu lo puoi salvare. Come libero cittadino onesto tu domattina con questo zaino e con questa faccia da pezzente drogato ti presenti in Capitaneria e sporgi regolare denuncia. Portati due marche da bollo da cinquantamila e un documento valido non scaduto, se hai hashish nella valigia meglio che lo butti a mare o lo dai a tenere a tua sorella perch allarrivo ti aspettano, devi testimoniare. Tieniti pronto e non cadere in contraddizione, ma ora vattene, libero cittadino, eh? Vai a nanna. Ecco, bravo, chiuditi la porta alle spalle. Ruggero tasta le pareti scure del corridoio rischiarato ogni tre metri da lumi verdastri. Unisola bianca creata da una lampada bianca davanti a una porta bianca. Sulla porta una targa nera. Nella targa una scritta in lettere bianche: WC SIGNORI SECONDA CLASSE Da dentro giunge musica. Ruggero spinge la porta con la mano. Una zaffata calda e fetida di orina, vomito e ammoniaca lo accoglie. Nello stanzone musica a tutto volume da una grande radio stereo nera su una pila di almeno venti quotidiani (piegati in due) salvatori dal lago di piscia ogni tanto agitato da ondate. Tina Turner, Paradise is here. Due esseri coperti di borchie, catene, anelli, distintivi, medaglioni e mostrine da generale, con croci runiche da mezzo chilo appese ai gomiti di pelle nera, due mamutones della modernit, stanno con le spalle alla parete di fondo. Ruggero non vede le facce (nascoste da capelli neri crespi e ribelli lunghi trenta centimetri e sparsi a casaccio
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dappertutto) puntate sulla fila di pisciatoi come fosse lo schermo della tele. Raggiunge una delle nicchie aprendo la chiusura lampo dei jeans. a disagio. Non gli piace pisciare con la musica. Tuttavia prova sollievo. da stamattina che non la faccio. Un urto lo spinge in avanti, una forza gli schiaccia il corpo e la faccia contro la parete, Ruggero per dieci secondi ansima col naso sanguinante calcato sulla tinta giallastra umida e rugosa. La forza si ritrae. Ruggero si stacca dalla parete e si tocca il davanti dei jeans, sulle cosce. bagnato di piscia e dellacqua che cola ininterrotta nel pisciatoio e traccia una macchia bianca nellorina incrostata di generazioni di viaggiatori. Merda esclama Ruggero. Ringrazia che non merda risponde la voce del runico rimasto spalle al muro mentre il compagno con un balzo raggiungeva il pisciatore, lo afferrava per lo zaino e lo spingeva contro il cesso. Ruggero tira su la chiusura lampo, si gira e vede Sofia Coppola in vestaglia di seta bianca tenuta in vita da una sciarpa nera, i boccoli biondi arricciati attorno a bigodini di plastica rossa, dirigersi decisa verso la radio, accovacciarsi sui giornali sollevando la veste perch non tocchi terra, mostrare un culo enorme, bianco come burro. E la sente dire: Tu che vuoi, barbone? Sei un voir?. No. I runici sghignazzano, Ruggero li guarda, dondolano le teste a suon di musica, per darsi un contegno. E allora vattene, che aspetti? dice Sofia Coppola. Tina Turner canta Ill be thunder.
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Danza di scheletri e fantasmi, seconda cantata

Ruggero avanza nel corridoio a passo lento tastando le pareti e pensa: Su questa nave c una banda di assassini pronti a tutto, forse anche il comandante della congrega. Non debbo immischiarmi o potrebbe capitarmi di peggio. Sul ponte Ruggero quasi corre, lo farebbe se non avesse lo zaino. Raggiunge il parapetto. Tutto nero, attorno. A questora se ti butti non ti salva nessuno, ma puoi sfilarti lo zaino in acqua o un attimo prima di saltare e sopravvivere fino al mattino nuotando lento verso riva. Tec toc tec toc. Un ritmo nuovo e ferroso nella notte. Ruggero si volta. Guarda lisola bianca di luce sotto la bandiera. Un uomo arriva a passi decisi, a testa alta, impettito, e piccolo di statura, in tuta da meccanico e giaccone azzurro seppia. I passi suonano nel silenzio come avesse semiarchi di ferro da ballerino di tip-tap nei tacchi e nella punta delle scarpe, battono il ritmo del coro che riemerge dalle viscere della nave. Orte. Sporte assorte? Luomo si ferma davanti a Ruggero. Ha pelle scura e vizza. Maglione bianco a collo alto che riflettendo la luce dei fari illumina una smorfia arrogante. Mascelle strette di rabbia. Occhi neri piccoli semichiusi. Voce stridula nel dire: Lei ha superato il limite della Zona Comando. Non ha letto il cartello? Accesso vietato. Riservato allequipaggio. Voglio parlare col Comandante. Io sono il Comandante della Caio Duilio da sedici anni. Ogni cosa va chiesta nei modi dovuti. Esistono procedure precise. Se ha reclami da fare esiste la buca reclami nel sottoponte A3, zona cabine. E ora abbandoni la Zona Comando. Uomo in mare. Il Comandante guarda di sotto in su Ruggero con una
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smorfia di sprezzo sulle labbra che lente si aprono su canini appuntiti e giallo nicotina per lasciar uscire un sibilo, preludio a parole che sferzano laria come fruste (ovvero la esse del comandante sibila anche quando non dovrebbe e se doppia ha rumore di sputo): Lei crede che qualcuno, pi precisamente lei, possa salire sulla mia nave senza che noi siamo al corrente di chi , cosa fa, da dove viene e dove va?. Che centra?. Noi la conosciamo benissimo, lei un pervertitore dellordine pubblico, un noto sovversivo, un provocatore. Fino a oggi labbiamo risparmiata pi che altro per piet. Ma avremmo potuto mandarla sotto processo pi e pi volte. Lei?. La legge, lordine, la societ civile, noi. Il Comandante della nave parte costitutiva della legge. Se nel suo caso avessi potuto decidere io, lei ora sarebbe a Capo Marrargiu a zappare la terra dello Stato invece che a goderne i frutti sulla Caio Duilio. Ruggero guarda con faccia dallocco il Comandante che riattacca: Importazione, produzione, spaccio e consumo di sostanze stupefacenti. Ruggero scuote la testa, ha la bocca vuota di saliva e dice con un filo di voce: Mai commessi il primo e il terzo reato. Produzione e consumo a mio modo di vedere non sono reati. E comunque ho prodotto e fumato canapa italiana. Potremmo aggiungere apologia di reato. Nel concerto di Siurgus Donigala del dodici giugno 1984 dun gruppo musicale che risulta legato alla malavita, la cantante Francesca Cuccu, di Costantino fu Antioco, anni quaranta, abitante in via Is Mirrionis 589 bis, ha dichiarato: In questa societ di merda vietato potersi fare ogni tanto i fatti
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propri e scegliere liberamente questa o quella possibilit di morire. Questa societ ha paura di guardarsi dentro e di guardare quel che ha fatto al mondo. Noi non abbiamo paura. Noi guardiamo quello che c. C anche questa canzone. E oggi mi va di commentarla con le parole libera droga per cuori liberi. Cocaine, di Eric Clapton. Lei suon i trimpanus e non si dissoci pubblicamente, complice perseguibile, se vuole pu pentirsi. Su questa nave stato decapitato un uomo e lei mi ricorda un concerto di Siurgus della notte del tempo? La signorina Cuccu non faceva propaganda alla droga ma affermava invece che il cattivo uso delle droghe figlio del male di questa societ. Come spiega il fatto che nel mese di febbraio del 1977 lei e alcuni complici veniste in possesso di una partita di hashish? Che uso ne faceste? Ricorda i nomi dei complici? Quellhashish veniva dal Libano per la partita drogaarmi fra brigatisti e palestinesi. Non sapevo per quali canali fosse arrivato a chi me lha dato. Non ne ho venduto un grammo. Lho fumato tutto. Mi durato un anno e mezzo. Poi ho smesso per molti anni. Il reato da lei commesso non caduto in prescrizione. Quanto al resto, lei ha commesso lo stesso reato sulla mia nave tre ore fa. Era una canna. un reato. Pur se molto meno grave di quello del Settantasette. Eravamo poveri, non potevamo perdere soldi e ore per comprare il fumo dalla malavita vera. La povert non mai giustificazione n discolpa. stato un caso. In che senso?.
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Ce lhanno regalato. Se la raccontassi cos a un giudice ti manderebbe cinque anni in galera per oltraggio alla Corte. Menti come un abissino. Siete una razza infida, voi sardi, io vi conosco, ne ho traghettato milioni. Facce da innocentini, cuori da ergastolani. Non tutti siamo cos, anzi: quasi nessuno. Dillo a un altro. Se avessi una figlia e volesse sposare un sardo, prima le sparerei. Se mi deve dare nipoti siano uomini, non cinghiali. Per fortuna non ho figlie femmine. E tu dove vai con quello zaino? Non ancora stagione di campeggi nudisti. Emigro. Vado a cercare lavoro. Cosa sai fare?. nulla. Almeno sei onesto. Ma non sei buono neppure come operaio. Troppo magro. Scheletrico, non si vede un muscolo. Scommetto che soffri spesso di diarrea, tutti noi magri soffriamo spesso di diarrea, ma ci sono magri utili e magri da mandare al macello, per quello che servono alla societ. Non ti ci vedo a spalare carbone in Belgio. Diventerai uno spacciatore piagnucolante in qualche locale equivoco di Amsterdam o di Barcellona, finch ti troveranno con una siringa in un braccio, in un vicolo, su un sacco della spazzatura, stecchito. Le auguro di aver torto. Non mi credi profeta?. Non ho motivi di dubbio ma non posso neppure giurarci. Ho previsto la caduta del dollaro con sei mesi di anticipo, nell86, fossi stato ricco mi sarei arricchito ancora, invece cos con quello che ho guadagnato mi son fatto la casa a Nettuno per quando vado in pensione. Quattro bagni. Avr quattro bagni, da vecchio. Quasi come in nave.
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Danza di scheletri e fantasmi, seconda cantata

Ho previsto la vittoria del Torino nel derby e ho fatto tredici, una volta, molti anni fa, mi sono comprato la lavatrice nuova e ho ripianellato la casa dove abito, se ti ci vedo bazzicare attorno giuro che ti lancio i doberman. Sono un ottimo profeta, ci azzecco quasi sempre. Tu quasi un miracolo che stai in piedi, forse non arriverai neppure a Amsterdam, ti conviene confessare e farti qualche annetto di galera, mangi e bevi a spese dello Stato, ti rimetti fisicamente, fai un po di pettorali, se diventi onesto potrai andare a spalare carbone in Belgio. E potresti pure guadagnarci: mettiamo il caso tu conosca qualche famoso uomo politico o magnate di quella vostra isola di merda, tuo amico di stravizi, allora saresti a cavallo, un buon pentimento con chiamata di correo vale un pacchetto di dollari e una galera dolce dolce e breve ch quasi un albergo. Mi dia il tempo di commettere un reato e penser alla sua offerta. Formale perbenista, chi cazzo ti credi di essere soltanto perch non ho prove? Se mi rompi i coglioni trovo le prove che voglio e ti mando a sudare a Rebibbia. Perch?. Ricorda quello che ti dico: un passo falso, uno solo e finisci male. Ti conosciamo e ci siamo rotti i coglioni di gente come te. Chi?. Noi. La legge. E che minchia sono i trimpanus?. Tamburi di pelle di cane morto dinedia, molto antichi. Mi vuoi sfottere, a me?. Ruggero si sente preso per lo zaino e sollevato in aria. Agita le gambe a vuoto. Una forza lo solleva e lo porta fino a una panca dove lo lascia cadere come fosse un sacco di letame. Ruggero tremante fatica a sollevarsi.
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Il mare pacato, quasi senza onde. Il comandante sparito. Non c pi nessuno. Il vento calato, la notte silenziosa. Sul ponte di comando hanno spento i fari. buio nel buio. Ruggero chiude gli occhi. Silenzio. Il ronfare della nave fa parte della notte, non si sente pi. Il respiro di Ruggero Gunale si allunga. Bagliori ogni tanto dietro le palpebre. Il vento dondola la Cinquecento ferma nel parcheggio dello stadio. Ruggero e Monica siedono affianco senza toccarsi n guardarsi. Lei dice: Lo odiavo, quandera nella pancia, perch sapevo chera di uno schifo duomo come te. Il Comandante ha detto febbraio 1977? Febbraio 1977. Febbraio I cinque chissacosa che vagano in mente frugano con dita frenetiche e rintracciano una voce: Mi pedinano. La polizia mi pedina dice Balena con ansia. Lo chiamano Balena a causa della mole. famoso perch capace di cacciarsi in vena il Magriz, per vedere i contorni delle cose un po violetti (parole sue), senza perdere un grammo. Mi pedinano, mi hanno messo in casa pulci biomeccaniche giapponesi, fanno lanalisi dellaria e se fumo in questura si accende una luce rossa e mi mandano le spie nel palazzo di fronte, li ho visti coi miei occhi, al balcone
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del quarto piano, camuffati dietro i ficus, coi cannocchiali a infrarossi, una notte, per cui puoi capire, se Elvis viene da me, con tutto il via vai che comincia di gente che vuole comprare e gente che viene per vedere, assaggiare, ci facciamo due canne gratis, magari fumano non comprano e accendono lo stereo, aprono la finestra, secondo come gli prende si mettono a ballare o a suonare, tempo dieci minuti scatta la trappola e ci ho la casa piena di pulotti malefici, un periodo che devo stare attento, mi hanno puntato, se parlo con te perch sono sicuro al cento per cento, non chiedermi chi me lha detto perch non posso, sono sicuro, vai tranquillo, tu non sei sospettato e neanche nessuno della tua banda, pensano che siete politici e basta, rossi armati, di te pensano che forse hai un mitra in casa, ma del fumo non sanno niente, vai tranquillo, perch non ci facciamo unanfa adesso cos continuiamo a parlare belli tranquilli?. Dimmi dove vuoi arrivare risponde Ruggero che diffida da anni di Balena, sputtanatissimo ma libero come godesse di strane protezioni. Insomma della tua banda non sospettano, voi potete ospitare Elvis, due o tre giorni, il tempo di vendere il fumo, porta due chili di fumo buonissimo, lho assaggiato a Bologna, sono anni che roba cos buona ve la sognate, lho assaggiato, garantisco io e voi ci fate il vostro guadagno, la mia parte va a voi, mi ero messo daccordo per un etto, ma puoi contrattare se vuoi, certo non ti dar di pi, deve pagarsi il viaggio, il rischio lo capisci da solo. Nebbia, nella memoria di Ruggero. I cinque chissacosa frugano con dita frenetiche e trovano unimmagine sbirciata con la coda dellocchio: Balena sdraiato sul sedile posteriore della Cinquecento. Enorme. Pare incredibile possa starci. Occupa ogni
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centimetro di spazio coprendo con un braccio che pare un prosciutto di Langhirano il finestrino posteriore. Innervosisce Ruggero Gunale e Dino Bonfigli con un bofonchiare continuo e incomprensibile farcito di speedy, trip, cio, che sballo. Laeroporto. Dieci minuti di attesa dellaereo da Bologna. Balena in giacca azzurra (macchiata di grasso, sugo, carbone, panna, cioccolata e cosparsa di briciole di tramezzini di ogni gusto e colore) spalancata sulla pancia e calzoni rossi aderenti come guanti si solleva sulle punte dei piedi e ricade sui tacchi, con movimento forse involontario, di continuo, a ritmo dorologio. Si guarda attorno ogni tre secondi con occhi da fuggiasco anfetaminico che ha molto da nascondere. Appena vede una divisa arrossisce e scalpita con tremolii da budino del ventre enorme sotto la maglietta stretta, forse rossa, forse nera, cangiante a seconda del punto di vista. Ruggero pensa che se per caso non li hanno seguiti li seguiranno. Puzza di trappola. Troppi giovani atletici in giacca marrone e valigetta nera nella mano sinistra, vaganti nel parcheggio e al bar, alledicola, alla biglietteria Alisarda e a chiacchierare con la bonazza della Maggiore Rent a Car. Hanno laria di chi non va da nessuna parte e non aspetta nessuno. Fanno ora? (Si dice cos, in citt. Non fai nulla e uno chiede: Che fai?. Faccio ora). Apparizione di Elvis, pusher itinerante. Ha un tic. Muove la testa con due scatti successivi di velocit isterica da destra verso sinistra e assieme dal basso in alto, come stesse tirandosi il collo a strappi. Malato grave o preda di qualche ignota sostanza? alto, lungo e secco, un manico di scopa. I capelli neri incollati alla testa a melone. Piegato sotto il peso di un grande (un metro per due per quaranta
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Danza di scheletri e fantasmi, seconda cantata

centimetri) borsone di pelle a forma e colore di melanzana matura, costellato di stemmi di citt straniere, Amsterdam, Kabul, Tangeri, Katmandu, Benares e adesivi in molte lingue inneggianti a ogni genere di droghe. La giacca viola scintillante, duna qualche fibra sintetica che pare metallo, irradia luce propria come un semaforo. Camicia rossa aperta sul petto fino al terzo bottone. Al collo bianchiccio un laccio di pelle nera che sostiene un pendaglio: pugno chiuso doro che stringe una siringa dipinta di lacca cinese azzurra picchiettata di stelline dargento. Pantaloni di pelle nera. Zoccoli olandesi bianchi con otto centimetri di zeppa. Occhialini neri ovali con stanghette dorate. Una marionetta luminosa, pensa Ruggero lasciargli passare una dogana reato. Nonostante la bizzarra fusione di colori e forme rappresentata dal duo Balena Elvis, malgrado fluorescenze e melanzane, nessuno degna di unocchiata i quattro capelloni che escono con aria esagitata da cospiratori incauti. Arrivano alla decima fila di auto parcheggiate. Un uomo in giacca marrone e valigetta nera si avvicina con passo calmo da sinistra. Ruggero Gunale subito in allarme individua con la coda dellocchio un uomo in giacca marrone e valigetta nera che avanza a destra, a non pi di trenta metri. Un terzo e un quarto lo seguono. Tre giacche e valigette in movimento anche fra la settima e lottava fila di auto. Balena esala: Me la sto facendo addosso. Corro in bagno. Aspettatemi. Non ci metter pi di un quarto dora. Zompa via veloce come gatto colpito in culo da uno zoccolo. Salta fra le auto come cavalletta. Nessuno lavrebbe detto capace di tanta agilit. Ruggero entra in Cinquecento. Dino afferra con rudezza Elvis, lo caccia sul sedile posteriore, siede avanti e dice Via. Miracolo: Ruggero mette in moto al primo colpo.
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La Cinquecento si allontana tossendo e saltando. Ha noie al carburatore dice Ruggero ma se posso tirarla le passa. Tirala dice Dino scappa, a Santa Barbara. Perch non aspettiamo con calma che torni Balena, nel frattempo ci facciamo una canna? dice Elvis con voce preoccupata guardando dal finestrino posteriore il parcheggio dellaeroporto che si allontana. Sette o otto, nove, hanno fatto gruppo, nel punto dove eravamo parcheggiati dice Dino non sanno cosa fare, avevano detto a Balena di farci stare un po fermi, era una trappola. UnAlfetta bianca. Quattro salgono veloci. Parte sgommando. La Cinquecento esce sulla statale senza rispettare lo stop e si tuffa zigzagando fra i Tir e le auto, supera a destra sul bordo erboso, sbatte su un cippo miliare, rimbalza in strada, striscia contro un enorme pneumatico, dai finestrini aperti entra odore di gomma bruciata, la Cinquecento corre sul fondo di un fosso, ne emerge, sbuca in carreggiata da destra davanti a una Mercedes, lautista della Mercedes frena di botto, spinto dal contraccolpo sbatte il naso sul vetro, impreca e non vede che va a schiantarsi contro un camion della Nato che arriva dalla citt guidato da un tedesco ubriaco e in lacrime, la Cinquecento si infila in un sentiero di terra battuta e si allontana fra due specchi dacqua blu cupo. Secondo miracolo: alle spalle dei fuggitivi si forma un ingorgo gigante e si leva al cielo un boato di clacson, sirene e insulti in sardo e tedesco. Nessuno ci insegue dice Elvis quasi deluso voltandosi e infilando la testa fra le spalle di Dino e Ruggero. Possiamo fermarci Magari tutta una vostra paranoia, io Balena lo conosco, uno pulito Perch non torniamo a riprenderlo? Verr al parcheggio e non ci trover E poi
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dove andiamo? Io voglio andare a Cagliari ragazzi, devo fare un bisness, un bisness un bisness, soldo, mica gita Cos tutta questacqua chiusa, non mare? Dove andiamo? Oh, ragazzi, nessuno ci segue. La Cinquecento si lascia alle spalle lo stagno e si inerpica su tornanti coperti di pietrisco e pieni di fossi, ogni tanto Elvis sbatte la testa sulla capote. Voglio andare in citt, ragazzi, dove cazzo andiamo? Oh! Rispondete o no?. Sessanta secondi di silenzio. Elvis urla: Oh! Dove cazzo andiamo? Cos sto casino?. (Tenta la voce del duro, pensa Ruggero ma gli viene male, ha paura). Il casino lavete fatto tu e Balena dice Dino con voce pacata, poi chiede a Ruggero: Non vai a Santa Barbara?. No. A Santa Barbara non c uscita. Se vengono dietro ci chiudono, potremmo soltanto scappare a piedi per la pietraia e darci alla latitanza, latte di capra e abigeato Andiamo a Santa Lucia, dallalto controlliamo la situazione, se vediamo movimento tentiamo di arrivare a Santadi su questa strada e con questo fondo le loro macchine rischiano pi di noi, molto di pi. La strada stretta, tutta tornanti, il pietrisco in caso di frenata scivola sotto le ruote e manda fuori strada. No ragazzi, non ci siamo capiti, cos questo Santadi? Ma qui dove siamo? Non passa nessuno in questa strada?. In questa stagione, di marted a questora, nessuno. E se buchiamo, ragazzi? Vi rendete conto?. Cambiamo la gomma. E se fate guasto? Torniamo a piedi dalla montagna? No, no, fai inversione e torniamo indietro a prendere Balena che forse ci aspetta al parcheggio.
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Inversione? Devi pregare che nessuno scenda in senso opposto dice Ruggero. Vuoi mandarci in galera? chiede Dino. In galera? Ti sembra che se ci andate voi non ci vado anchio? Mica mi piace la galera ragazzi, non ci siamo capiti, state facendo un casino inutile, tutta paranoia, povero Balena, l che aspetta. Qui casa nostra, tu sei ospite, ti proteggiamo noi, tu lascia fare. Balena ci ha chiamati perch lui troppo sputtanato e non ti poteva ospitare. Ti ospitiamo noi. (Una minaccia velata, nelle ultime tre parole, una voce strana?). Almeno fermiamoci e facciamoci una canna da buoni amici, ragazzi. Ci fermiamo in cima a controllare la situazione dice Ruggero. Ma niente fumo finch non siamo in salvo. Vieni a stare a casa nostra aggiunge Dino. Elvis risponde precipitoso: No, no, non se ne parla neppure. Se vediamo dallalto che nessuno ci segue torniamo in citt e io vado in albergo per cazzi miei, grazie dellospitalit, non per fare il coglione per ho i miei ritmi e poi mi piace stare solo, preferisco cento volte un albergo, scusate, non per voi ma chiunque mi avesse invitato. Va bene tronca Dino. Vai in albergo. Parliamo daltro. Coshai portato?. Due chili di libanese rosso morbido e fresco, basta nulla e voli, meglio dellacido, andateci piano se avete problemi con la mamma, rischiate di spararle addosso quando capite la verit. Tre etti di oppio buonissimo freschissimo ancora umido appena arrivato dalla Birmania, la culla dogni sogno, ovatta purissima, allontana tutta la merda, torna il sole nella vita, per lo vendo caro, magari a voi posso fare uno sconto, siete amici, anche se troppo paranoici, ma stasera lo ribecchiamo Balena?. Forse. Non hai altro?.
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S. Cento grammi di morfina purissima, cento per cento, niente tagli, appena arrivata dalla Tailandia, la morfina pi buona che ho provato negli ultimi sei o sette anni ragazzi, sono pieno fino alle orecchie, lei che mi tiene calmo altrimenti a questora per voi era meglio non avermi incontrato, un po cara ma cos pura non ne trovate ragazzi, soltanto Elvis pu. Perch ti fai chiamare Elvis?. Una fesseria, me lhanno attaccato da ragazzino, giravo col ciuffo rokabilli e col chiodo, una cazzata, mi rimasto addosso, tutti mi chiamano Elvis, meglio cos, ragazzi, ho un nome darte, la pula cerca Elvis? Elvis a Memphis, dico io, non so se ci siamo capiti. Balena, poveraccio, magari ancora l che aspetta. Ma quando arriviamo in cima?. Ci vuole pazienza risponde Dino (c unombra dironia nella voce?). Perch non metti musica? chiede Ruggero. Dino si china, sceglie, infila e il vecchio Autovox spara nellabitacolo trenta watt di Una notte sul monte Calvo, London Orchestra diretta da Abbado. Elvis tace. Denti stretti, bocca serrata. Ogni tanto si tocca sotto il gomito sinistro. (A Santa Lucia non c nessuna cima, lo sanno tutti, la strada un saliscendi nella valle, alto sul fiume). La Cinquecento lascia il sentiero, si addentra fra alti alberi e si ferma in una radura. Ruggero spegne il motore. I tre, seduti sui sassi. Elvis toglie dalla tasca della giacca un astuccio di pelle nera, lo apre con cautela, estrae una lama da chirurgo, comincia a tagliare il filo che cuce la fodera della melanzana, apre un tratto di circa venti centimetri, infila una mano, trae un pezzetto di hashish e lo mostra, lo passa, il pezzetto va di mano in mano. Elvis
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non lo perde docchio, nel timore che qualcuno stacchi una caccola o raschi con unghie lunghe. Ruggero pensa: un poveraccio. Dino dice: Guardati attorno, cosa vedi?. Elvis ha qualche difficolt a guardarsi attorno senza perdere di vista il pezzetto che Dino e Ruggero si passano e ripassano. Lo annusano, calcano per verificare la consistenza, controllano con attenzione la polvere rimasta sui polpastrelli, con gesti veloci. Gli occhi di Elvis non mollano il pezzetto. Dino dimprovviso glielo porge e ripete: Guardati attorno, cosa vedi?. Il pusher d una rapida occhiata a destra e a sinistra: Alberi. Guarda per terra. Erba. Guarda fra lerba. Fra lerba?. Si china, guarda. Non vedo nulla. Dino raccoglie una pallina di merda di pecora gliela mostra. Emb?. Questo un posto tranquillo. Viene soltanto il pastore. Ma di notte se ne sta in ovile. Nascondi la roba sotto una pietra. Domani, con calma, torniamo a prenderla. Quando siamo sicuri. Sei pazzo. No. Mi gioco i coglioni: al rientro, sul ponte, c un posto di blocco e ci fermano. Se hai qualcosa in tasca della giacca o dei pantaloni, lascia tutto, altrimenti stanotte la passiamo a Buoncammino. Cos Buoncammino?. Carcere mandamentale con finestre a bocca di lupo, non vedi mai il cielo. tutta paranoia. Nessuno ci aspetta, andiamo tranquilli, magari ora ci facciamo una canna tutti e tre assieme
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e ci rilassiamo, poi andiamo in citt e mi lasciate in un albergo, vi ringrazio per le preoccupazioni Questo pezzo di fumo (guarda il pezzetto, lo valuta, ne taglia circa un quarto stringendolo fra pollice e indice, mostra il quarto ai due amici) questo pezzo vostro per laiuto, ma la smettiamo con tutta questa paranoia. Pensaci insiste Dino noi in citt con la borsa non torniamo. Io resto con la borsa risponde Elvis. Il tic gli tira il collo a intervalli accelerati. Benissimo. Ti lasciamo qua. Veniamo a prenderti domattina presto, se siamo sicuri che non c casino. Se invece c casino ti devi arrangiare. La statale a quaranta chilometri. Segui sempre il sentiero, non tentare di tagliare, non conosci i monti e potresti sbagliare e perderti, fare brutti incontri. Quando arrivi alla statale puoi fare autostop con quellabito da pagliaccio e quel borsone. Prima o poi arrivi in citt, se non ti arresta la pula e se nessuno ti bastona e ti deruba. Ma non si pu lasciare qui la borsa, sei pazzo, senza nessuno che la guarda, viene una capra e si mangia loppio in tre minuti. Poi comincia a predicare ai cervi Ma quale capra? Facciamo un bel buco in terra, prima che faccia buio, mettiamo tutto dentro, lo copriamo con le frasche, ci mettiamo una pietra sopra, chi vuoi che lo veda, di notte?. Non si pu lasciare la borsa sola. da scemi. Poi arriviamo qui domattina, non c nulla, chi li ha persi i soldi del bisness? Un bisness denaro che cola e non voglio che coli lontano da queste tasche, non so se mi spiego. (Nel parlare Elvis agita con gesti inconsulti il bisturi ancora stretto nella destra e continua a muovere collo e testa con scatti convulsi, un ossesso pronto a saltare al collo del nemico e sgozzare?). No. La borsa torna con me.
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E tu torni a piedi. Elvis guarda i due, infila con calma esagerata il bisturi nella custodia, la ripone in tasca della giacca e il movimento del tessuto suscita lampi che spaventano i passeri tuttattorno: si levano a nugoli dagli alberi pigolando di paura come fosse arrivato il falco. Elvis fischiettando Let it be si sbottona la giacca. Se prendi il ferro minacci e sei nemico dice Dino con voce calma, molto calma. Elvis guardando di sottecchi, dice: La borsa non si pu lasciare sola. Resto io si offre Ruggero. Resti di guardia?. S. Sei responsabile, qualunque cosa succeda me la paghi. In denaro?. Non scherzare. Non scherzo. Elvis spalanca la giacca con gesto veloce e guarda (con occhi allucinati, tondi, forse malati; bulbo attraversato da ramificazioni gialle) Dino levarsi con mossa da gatto dal sasso e arrivargli con un balzo sotto il naso. Elvis guarda la scarpa nera a dieci centimetri dallo zoccolo olandese. Valuta. Soppesa. Tituba. Ruggero pensa: proprio un poveraccio. Vabbene. Sei responsabile. Cos posso andare io in citt a controllare se c davvero il casino che dite. Neppure a me piace la galera, ragazzi. Domattina mi consegni tutto. Io peso. Piuttosto lascia qua quellarnese da ospedale, se gli sbirri te lo trovano ti prendono per Jack lo squartatore. Io peso, daccordo?. Elvis allarga il lembo sinistro della giacca, mostra la custodia della pistola.
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Daccordo, pesi tutto risponde Dino ma sai dove te lo metti quel ferro?. Non siamo nemici. Lui si impegnato a custodire bene la borsa. Domani peso e se non manca nulla, per te che resti qua tutta la notte, mezzetto di fumo, te lo vendi a stecche e ti fai il soldo E il pezzo che vi ho fatto vedere lo do a te Elvis sa ringraziare gli amici. Grande Elvis dice con espressione immobile Dino ora io e te ce ne torniamo in citt e se sul ponte non ci fermano ti pago la cena al Corsaro. Se ci fermano la paghi tu. Daccordo?. Daccordo, compare. Elvis si finge allegro ma gli riesce male, guarda Ruggero con sospetto, pupille strette come capocchie di spillo, denti che ruminano. Al tramonto Ruggero passeggia sotto le querce lasciando cadere palline doppio uguali per misura e quasi per colore a quelle di pecora e capra, poi getta la morfina a pugni nellacqua del fiume e la guarda sciogliersi come fosse sale, scuce la fodera della melanzana, trae lhashish e lo ammucchia accanto a un sasso, toglie dal borsone quattro paia di pantaloni neri di velluto a coste, due maglioni da sci bianchi con disegni rossi, una sciarpa gialla con lunghe frange argentate, dodici accappatoi azzurri, quattro slip azzurri, una maglia di lana, tre paia di calzettoni azzurri da montagna, un astuccio di preservativi Nudo Akuel, ventitr spazzolini Colgate Defend dentro un espositore da negozio e una giacca rosa a righine rosse. Ruggero appende gli oggetti ai rami degli alberi, come per farli asciugare o liberarli da una puzza. Poi getta la melanzana in un rovo, raccoglie lhashish fino allultima briciola e se lo infila nelle tasche dei pantaloni, presto piene, e fra la camicia e la pancia. Si avvia a passi lenti e regolari, cammina senza fretta, prima nel sottobosco poi sul sentiero, verso la citt. Cerca di sembrare un contadino che torna a casa. A notte fonda
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quasi alla statale. Il motore della Cinquecento si preannuncia con minuti danticipo, nel silenzio degli stagni. Dino solo. Come hai fatto a mollarlo?. Cera il blocco sul ponte. Ha dovuto ammettere che avevo ragione e pensa di pagarmi davvero la cena. Lho accompagnato al Jolly e gli ho detto: passo a prenderti fra unora. Si fida o quasi. Non vi hanno perquisito. Non ci hanno perquisito. Se gli avessero trovato la pistola e il bisturi?. Non ci hanno perquisito. Ci hanno fermato. Hanno guardato dentro. Hanno visto uno che guidava, un altro che dormiva con la testa su una giacca abbagliante. Si addormentato?. Ha dovuto fingere, per mio ordine, non mi andava che guardasse i pulotti con quegli occhi da pazzo n che aprisse bocca. Non mi hanno neppure chiesto patente e libretto. Ci hanno fermato, hanno guardato dentro e ci hanno spedito via, fermavano soltanto le Cinquecento e guardavano dentro, cercavano tre uomini e soprattutto quel borsone, te lo dico io. Il giorno dopo nello studio di Dino e Ruggero c Tore Laconi, amico dinfanzia, rapitore di cani, reclutato per loccasione. Un duro vero pu servire, Elvis un poveraccio ma ha una pistola. Lo studio una stanza di tre metri per tre, al ghetto, in Castello. Una finestra di cinquanta centimetri per cinquanta si apre sul vuoto: un salto di trenta metri, poi la citt che digrada verso il mare, lo sguardo domina occidente e meridione, i bulbi delle chiese di Stampace e Palabanda, i palazzi del Largo, le navi, lo stagno a ottobre lacqua rossa come sangue, tutta sale
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Sulla porta dingresso nera un cartoncino arancio con lettere azzurre: Musicanti. Dino Bonfigli suona armonica e clarino, Ruggero Gunale canta e accompagna con chitarra e trimpanus. Qualche notte spinti dalle trasparenze dellacido lisergico tentano di creare musica, grappoli inediti di note, danze dAfrica notturne e invasate, tutto, il sogno e la veglia, il fiato e il ventre, tutto suona, nelle loro teste, nella piccola stanza, la musica (?) vola dalla finestra aperta, cala sulla citt addormentata, turba i sogni dei bravi cittadini, spaventa i piccioni, fa abbaiare i cani e miagolare i gatti come se mano di fuoco volesse grattargli la schiena, danneggia il lavoro delle levatrici: i nascenti rifiutano di uscire dal placido sciacquio quando sentono una di quelle note tirate e stridenti, uno di quegli urli da bestia sul punto dessere sgozzata, il tumulto di quei tamburi cupi che invogliano il sangue alla fuga e alla morte. Cinquemila al mese, una stanza in paradiso. Dino e Ruggero ci hanno lasciato un pezzo di vita. A insonorizzare i muri col polistirolo, poi a dipingerli e coprirli di foto di bionde nude in pose lascive. A arredare con un cassone di legno basso e largo, un materasso sul cassone, due sedie rubate a casa di Dino, di bel modello ottocentesco, un tappeto di capra con incise a fuoco immagini di sole e alberi, rubato a Lello Giua, un ragazzo ricco che ha uno studio simile non lontano e cui dal giorno del furto stato vietato entrare dai Musicanti (adducendo storie di donne e odi che spingerebbero Dino Bonfigli qualora si trovasse per caso Lello Giua di fronte a bastonarlo a sangue se non accoltellarlo), un fornellino a gas, una mensola metallica a muro dipinta dazzurro con sopra un assortimento di scatole Twinings dogni colore, almeno una ventina, e variet di tegamini e pentolini appesi a ganci rossi e lo stereo sgobbato con un trucco che Ruggero per anni ha considerato perfetto e tutti i dischi dei Pink Floyd. Un guscio duovo in cima al mondo, attrezzato per ogni faccenda della vita.
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Anche un bagno tutto nuovo. Per mesi Dino e Ruggero sono andati ogni giorno mattina e pomeriggio a controllare lo stato dei lavori di un palazzo in costruzione in viale Ciusa, manco fossero aspiranti compratori dappartamenti o spie dimprese concorrenti, un pomeriggio hanno osservato con attenzione compunta le fasi di scarico di un camion pieno di arredi per bagni, di notte hanno scelto con calma un cesso a sedile, viola, cesso da culi ricchi, e un lavandino giallo piccolo e di foggia antica, i rubinetti stato pi difficile, chi non ha mai provato a rubare un rubinetto non sa quanto sia complicato, le rubinetterie sono guardate a vista da cerberi pi delle gioiellerie, in una rubinetteria difficile dire: Sto dando unocchiata in giro. Appena Dino e Ruggero entravano un energumeno in canottiera andava a ostruire luscita e il padrone da dietro il banco cominciava a porre domande insidiose tendenti a stabilire se lintenzione dei due era impadronirsi con destrezza di un modello Z 18 Guido Falqui i padroni del buffo lavandino giallo avevano dato lallarme? Rubinetto adatto trovato al ferrovecchio e ridipinto di un bel verde mela. Sette del pomeriggio, qualcuno batte con furia alla porta. Ruggero si alza, Tore gi dietro il battente, Dino apre e vede il volto furioso di Elvis, poi il corpo allampanato che entra con passo marziale. Tore agguanta lintruso alle spalle e stringe in una morsa braccia e petto, Dino chiude la porta in faccia a Balena dicendo: Tu non ci stai, siamo gi troppi qua dentro. Lasciami dice Elvis. Dino infila la mano nella V della giacca di Elvis, fin sotto lascella, armeggia. Elvis cerca di divincolarsi dalla stretta, invano. Dino estrae la pistola e la getta dalla finestra aperta. Siete pazzi. La mia pistola.
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Danza di scheletri e fantasmi, seconda cantata

Dopo ti fai accompagnare da Balena e la riprendi, qui sotto c uno spiazzo di terra battuta, se nel frattempo non la trova qualcuno. Voglio subito la mia roba, tutta la mia roba. Tu! Elvis guarda Ruggero con occhi fissi, allucinati, furiosi, di un azzurro quasi bianco (e di un bianco venato di giallo). Tu sei responsabile. Paga, o la roba o i soldi. La tua roba nel bosco dove lhai lasciata. Se non lha presa il pastore. Siete pazzi. La mia roba. (Nella voce di Elvis una nota di pianto, il tic un tremito continuo e convulso). Col tuo oppio ho fatto tante palline e le ho sparse fra lerba, la morfina lho sciolta nel fiume. una bugia. I pallini doppio li ho visti, ma il fumo e la morfa te li sei presi. Sei andato a controllare?. Mi ha accompagnato Balena. E magari qualche pulotto interrompe Dino Bonfigli, con voce calma, piatta e bassa che pare una condanna a morte. Perch tu e Balena siete sporchi lerci. Questa storia una trappola, volevate prendere noi, se tornavamo in citt con la borsa ti lasciavano fuggire in qualche vicolo e noi andavamo a Buoncammino fino allanno dodici Abbiamo distrutto tutto, ogni prova, andate affanculo. Apre la porta. Balena fuori, nella stessa posizione di poco fa, con lo stesso sguardo perso, forse vede i contorni violetti, si ciucciato qualche fiala di Magriz. Due chili di hashish quantit ingente. Ma Ruggero, Dino e Tore la consumano senza vendere o regalare un milligrammo, soltanto fumando dallalba al mattino del giorno dopo. Vagano per la citt, suonano, bevono litri di t, guardano i tramonti, ascoltano musica, leggono, giocano a
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scacchi, sono sempre mahashish, ovvero la realt gli pare un buffo gioco da non prendere sul serio, un lunapark pieno di invasati, un circo dove ogni tanto qualcuno viene sacrificato per soddisfare la sete di sangue degli spettatori. Una sera Dino Bonfigli dice: So qual il segreto della vita libera: non bisogna diventare adulti, bisogna restare bambini. Ruggero risponde ridacchiando: Il meglio continuare a berciare di speranza davanti alla fossa. Sono sempre mahashish e neppure se ne accorgono. Finito il libanese scoprono le qualit dello zibibbo. Ruggero scuote la testa con fastidio, vede il mare nero e placido, sente ronfare i motori della nave e pensa: Ho visto la morte procurata, lomicidio. Il viaggio comincia nel migliore dei modi. Non si vede luna n stelle.

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GLI ANGELI

Una voce femminile canta sussurrando: Aberimi sa janna, o frisca rosa, chi so tremende che fozas de canna.6 La voce esile per emissione ma pura e intonata. Fermo sul ponte, magro come unacciuga, con lo zaino che pende sulle spalle, Ruggero tace. Tace in lui la perenne cagnara dei cinque chissacosa interiori. Tace la paura. Commozione, unonda suscitata dalle parole antiche sale dalle viscere e scalda il cuore, abbatte per un momento muri nuovi e diroccati, specchi e forbici dellanima, allaga la memoria, si trasforma in bisogno improvviso di piangere. Nel silenzio dellanima di Ruggero Gunale avanza un pensiero: Ti ringrazio, Signore, perch mi regali questa meraviglia. La voce della donna canto dangeli alla bellezza del mondo. La voce e la donna vengono dal bene. Seguile. Aberimi sa janna, o frisca rosa. Ruggero segue il canto e dietro una panca del ponte di prua vede la donna seduta allindiana. Tue in su lettu dromis e reposas e a mie mi lassas in sa janna, che pelegrinu chistat in campagna isto passende una vida penosa.7
6. Aprimi la porta, fresca rosa, perch tremo come foglie di canna. 7. Tu nel letto dormi e riposi e mi lasci fuori dalla porta come pellegrino per i campi, passo una vita penosa.

Il canto si spegne. Un neonato succhia alla mammella della donna. Ruggero intuisce, pi che vedere: quellangolo di ponte buio quasi quanto la notte attorno. La madre dice: Siedi. Il bimbo succhia pigro e la destra della donna carezza con gesto delicato la testa spiumata. Il mare sciaborda quieto, la nave sussulta appena, le nuvole si allargano, Ruggero scorge o crede di scorgere un quarto di luna e pensa: Il mondo indifferente al destino dellindividuo, n maremoti n piogge di fuoco a esprimere sdegno per lomicidio, a urlare che ogni morte data dalluomo offende il Signore. Il bambino si assopito. La donna lo stacca dal seno, lo infila in una sacca di lana nera cos che fronte e naso restino allaria aperta, copre la mammella con uno scialle di lana uguale, stringe al petto il piccolo e dondola il busto avanti e indietro ninniando a bocca chiusa. Solleva lo sguardo verso Ruggero e dice: Perch non ti siedi? Hai la faccia stanca. Ruggero si chiede: Di che colore ha gli occhi?. La voce dolce. Sembri passato per linferno, ma forse il vento che ti ha scompigliato i capelli e hai sempre questaria spaventata. Ruggero lascia cadere lo zaino, siede usandolo come spalliera, chiude la bocca e tenta di controllare lespressione del viso, sente di avere una faccia da scemo. La madre sorride. Felice luomo che la bacer, pensa Ruggero intuendo le labbra e i denti di lei ma devo smettere di fissarla cos o mi prender per un maniaco affamato. una bella notte dice la madre sottovoce anche se non ci sono stelle, non troppo fredda e il mare calmo, avevo paura delle onde per la creatura.
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Gli angeli

Hai ragione, una bella notte, buona per viaggiare anche per laria spaventata hai ragione, non credo davere un bellaspetto, mi sento come quando sogno nonna morta, mi sveglio, ricordo le parole che ha detto, so che sono importanti, mi ha spiegato qualcosa che durante il giorno avevo visto e non avevo capito ma le parole sono oscure, me le dico e ridico, non decifro nulla, penso che svegliandomi devo aver dimenticato una frase, quella che illumina tutto, vorrei riaddormentarmi per ritrovarla ma so ch impossibile poi per tutto il giorno resto allocchito a naso in aria cercando una rivelazione che non arriva Stanotte cos Questo viaggio cos fin da quando sono partito Strani incontri Ricordi inattesi Fatti minacciosi, inquietanti Malvagi. Anchio sogno di parlare coi morti, dice la donna soprattutto con mio padre, morto da undici anni ma d sempre buoni consigli Posso parlargli di tutto, mi ascolta attento come non ha mai fatto in vita. Gli volevi molto bene. Al contrario. Non gliene voglio neanche ora. Nel sogno non comera in realt ma come lo desideravo: buono, comprensivo, disponibile Credo che per lui essere disturbato dai miei sogni sia una pena, un purgatorio, non pu mai stare sereno, lo sveglio, lo chiamo, non lo lascio andare via quando smetter di sognarlo potr davvero morire tranquillo ma smetter soltanto da morta o lo perdoner? Non so se ne sono capace. Hai avuto uninfanzia infelice. Non lo so, non ricordo quasi nulla di quandero piccola, ho soltanto un vero ricordo inciso in mente, ma non n felice n infelice. Ruggero la guarda a occhi spalancati, con lidentica espressione che aveva da bambino di notte a letto quando nonna sedeva sul bordo e cominciava: Cera una volta. La madre lo guarda e sorride.
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La strega Il primo ricordo la strega Avevo tre anni. Lui era malato. Non so che malattia. Stava chiuso in bagno per ore, dimagriva e sudava. A letto tremava. Il medico ordinava medicine ma il male peggiorava. Si parlava di ospedale, una parola che metteva paura anche a chi la diceva. Quel giorno in cucina ceravamo tutti e sedici, in piedi in silenzio attorno al tavolo da pranzo. Luigi fingeva di ghignare miscredente ma aveva paura come gli altri. Era ladro di mestiere, era stato tre mesi a Buoncammino e diceva di non credere n in Dio n nel diavolo. Il diavolo questo mondo, diceva, con tanto ben di Dio per strada e nulla in mano nostra. La strega labbiamo sentita da quando ha messo il piede sul primo scalino. Abbiamo contato fino a venti. Mamma ha aperto, la strega ancora non aveva bussato. Davanti alla porta di cucina si fermata. Ci ha guardato. Ha sorriso e ha detto: Buongiorno. Era una bambina. Tutta vestita di nero. La pelle bianca come latte. Gli occhi neri. I capelli in una treccia lunga, chiusa da una spilla dargento a forma di farfalla, ali di smalto rosso. La mattina dopo lui stava gi meglio e ha pianto. Unica volta che lho visto piangere. Lui tuo padre. mio padre. E Luigi?. Il maggiore dei miei fratelli. lunico ricordo di tutta linfanzia?. Il secondo di qualche anno dopo. Il primo giorno di scuola. Ruggero ha ancora lespressione del bambino che aspetta la fiaba. La madre lo guarda, sorride e comincia a raccontare. Sono arrivata in ritardo, la bidella mi ha spinto dentro, si chiusa la porta alle spalle e ha chiesto: Di che classe sei?. Prima.
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Gli angeli

Vai in fondo al corridoio e gira a sinistra. Sono arrivata, ho girato, cera una stanza grande con cinque porte chiuse. Ho guardato indietro e la bidella era sparita, ho guardato le cinque porte e ho cominciato a piangere. venuta fuori la maestra, mi ha presa per mano e mi ha portata in classe, appena sono entrata un bambino ha urlato: pidocchiosa, lha seguito un coro di tutta la classe: Via via, bambina pidocchiosa, via via, bambina pidocchiosa. Mi avevano rapato una settimana prima e avevo la testa bianca di Mom. Tuo padre. La casa era piccola. Due stanze, cucina, bagno e corridoio. In una stanza dormivano i nonni in un letto, Livio e Erica nellaltro. Livio e Erica non erano sposati, ma a Livio nessuno poteva dir nulla, era lunico con uno stipendio fisso, l dentro, manteneva tutti, eravamo una trib e lui era il capotrib. Nella seconda stanza, chiamata sala da pranzo, dormivamo tutti gli altri. Di notte coprivamo il pavimento coi materassi. Di mattina ammucchiavamo bene i materassi a quattro a quattro lungo la parete, li coprivamo con un telo verde e diventavano divani. Riportavamo al centro il tavolo da pranzo, che di notte riposava in cucina, e soltanto allora diventava sala da pranzo. Quel tavolo era enorme, ci mangiavamo in sedici e per spostarlo si divideva in tre pezzi, cera sempre lavoro per tutti. In cucina cera un balconcino e la nonna aveva salvia, rosmarino, basilico, prezzemolo, melissa, menta, quattro ortensie e un vaso di nastri di maria che scendevano lungo il muro fino al piano di sotto. Nel corridoio cerano gli armadi con dentro scarponi infangati il giorno prima e scarpe muffite che nessuno mai riconosceva come proprie, blatte nere velocissime che di notte si sparpagliavano sul pavimento, abiti da sposa,
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mutande pulite, cappotti voltati e rivoltati, matasse di calze sfilate, foto di donne nude e di corse di cani. I cani erano la passione di Luigi. Poi cerano valigie, scorte di giornali vecchi gi tagliati per il bagno, camicette, profumi e una volta una forma di parmigiano portata da Luigi. Di notte mettevamo a terra i materassi e dormivamo in dodici. Bastiano dormiva da solo in cucina, per controllare che il gas non facesse scherzi: bastava un filo di gas e subito Bastiano addormentato o sveglio starnutiva come una fontana. Mio padre era molto forte e il sabato notte tornava ubriaco. Fingevamo di dormire, per non vederlo in quello stato e perch sarebbe bastata una parola sbagliata a scatenare la furia. Era molto forte, in paese dicevano che poteva sollevare una Cinquecento con una mano. Ma non lavorava. Diceva di avere una sciatalgia presa in Russia e che avrebbero dovuto pagargli una pensione per meriti di guerra, perch aveva conquistato lAlbania e laveva donata al Duce. Di mattina andava in palestra per la sciatalgia, era bravo a boxare, ogni tanto ne ricavava soldi ma li spendeva fuori casa. Di pomeriggio dormiva sul divano e di sera andava allosteria. Era un gran giocatore dazzardo, spesso vincitore e spesso perdente. Quando vinceva spendeva subito tutto in donne, sua vera passione. Il sabato riposava. Cio si alzava tardi e non andava in palestra. A colazione beveva una grappa, a fine pranzo ne ingollava quattro una dopo laltra, velocissimo. Usciva con la giacca della festa e andava per il paese a importunare la gente con domande come: Il tuo fidanzato carabiniere?. Ti muovi sempre cos o soltanto perch sto passando io?. Ho conosciuto tuo padre nel 1968 allofficina di Falle Belle e Ben Formate?.
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QUINTO PASSO LADDIO

Gli angeli

Poi andava allosteria. Non giocava. Il sabato riposava. Stava in un tavolino dangolo e guardava tutti con aria torva, nessuno gli rivolgeva la parola, molti sabati di esperienza avevano insegnato chera la cosa migliore da fare. A notte fonda tornava a casa barcollante. Cadeva in corridoio, spiaccicando blatte. Si rialzava, sbatteva la testa sullarmadio, entrava nella stanza e inciampava nei materassi, cadeva sempre due o tre volte prima di trovare il posto suo. Fingevamo di dormire ma se cadeva dalla parte sbagliata scalciavamo e si allontanava per andare a cadere da unaltra parte. Il posto suo era al centro della stanza, una volta ha detto che scientificamente provato: quando crolla un palazzo, sopravvivono quelli che dormono al centro delle stanze. Una notte caduto sul mio materasso, ho scalciato e ha fatto resistenza, voleva fermarsi ma dopo un minuto se n andato. Lha rifatto tre o quattro volte. Finch una notte non voleva proprio andare via. Mi aggrediva. Si spogliava. Ero terrorizzata. Non riuscivo a parlare. Gli davo pugni. E ho sentito la voce di Luigi: Ti ammazzo. Lui ha tolto le mani dal mio corpo. Si alzato. Ha trovato il letto suo. La mattina dopo Luigi mha fatto vedere il coltello che gli aveva puntato in gola al momento della minaccia. Lui non ha pi sbagliato materasso, ma guardava tutti con odio e paura. Dopo una settimana sparito. Luigi ha cambiato la serratura. Lui tornato una notte di novembre. Ha tentato di aprire. Ha pestato sulla porta. Ha urlato. Ha insultato. Ha bestemmiato. Sapevamo che chi apriva o ci moriva o lo ammazzava. Poi ha ululato. Ha cantato un tango argentino o presunto tale. Ha esibito i suoi meriti a
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Dio. Ha taciuto. Si seduto davanti alla porta. Al mattino labbiamo trovato addormentato, raggomitolato e livido. Non labbiamo guardato. E non pi tornato. Il mare piatto e silenzioso. La nave avanza lenta e puzzolente a scossoni. Ruggero ha chiuso gli occhi e cos la madre. Giunge di lontano il canto notturno della sirena, simile a coro dangeli o a violino che piange.

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LA PECORA NERA SACRIFICATA

Hai raccontato come se mi conoscessi da sempre fatti che forse ti pesa raccontare dice Ruggero allungato sul ponte con la testa sullo zaino e il viso al cielo. Tacciono. Non si conoscono. Ruggero non sa il nome di lei e non si chiede perch viaggi sola, sul ponte, n dove sia il padre del bambino, ma ha ancora la convinzione che la donna sia un incontro segnato, una possibilit offerta dal Signore, un regalo del destino. Si chiede: Chiss di che colore ha gli occhi. Lei culla il bambino e dice: Perch non racconti una storia?. Che storia?. Una storia vera, tua o di gente che hai conosciuto. Magari una storia damore. Mi piacciono le storie damore. La voce di lei bassa e cantante, armoniosa anche quando parla. Non cerca la confidenza intima ch preludio a seduzioni, le piace davvero sentir narrare di intrighi e sfortune damore. Crede che oltre i sentimenti nulla di buono abbia luomo, tutto il resto sia aliga, cupidigia. La notte ancora lunga, dice hai tutto il tempo che vuoi. Ho avuto due amori nella vita, il secondo troppo complicato, non capisco chi avesse ragione e chi torto, a volte penso che io e Monica usando le stesse parole dicessimo cose diverse, fossimo stranieri e nemici, a volte mi pare di aver duellato Parto perch non sopporto di vedere la citt dove lho amata i profumi, i sapori, tutto mi riporta a lei e alle nostre colpe, ai dubbi Non saprei raccontarlo.
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Il primo?. Un amore ragazzino. Da lontano. Poche parole, per caso o quasi, forse non si mai accorta di me. Ho pensato a lei e lho desiderata per anni, ogni volta che la ricordo sento rimorsi che non mi spettano. Il motore della nave ronfa, il mare olio e profuma di susine calpestate. Conosci Cagliari?. Poco. Sai cos il Lido?. Uno stabilimento balneare, mi pare. S, uno stabilimento balneare Il Lido il luogo che pi ho detestato nella vita. Una fortezza chiusa su tre lati, il quarto il mare. Due piani di cabine imbiancate a calce, dinverno pare una fortezza in disuso di una guerra lontana, ispanica (Era bianco, il muro che si staccava a fogli e orecchie quando Ruggero era preda della carne). Una fortezza bianca tutta archi, patios e corridoi, scrostata, abbandonata, senza porte, dinverno tolgono le porte alle cabine, lumido stacca la calce, ma destate tutto pulito, custodito, luminoso, non pi una fortezza ma un paradiso proibito. Una spiaggia separata dal resto del mondo, riservata a pochi abbienti Un tempo pi di oggi oggi i ricchi hanno la barca e la villa a est o a ovest della citt, vanno meno al Lido, ma ci vanno, per abitudine, per affetto, per incontrarsi con i soliti amici Essere uno del Lido significa appartenere a una cerchia, a un vecchio gruppo di amici figli di amici figli di amici. Un gruppo chiuso allosso, ricco e potente, quasi impenetrabile per un poveraccio come me, quandero bambino.
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La pecora nera sacrificata

Entravo dal mare e mi riconoscevano dal costume da povero, dal taglio diverso di capelli, i vigilantes bagnini, mi cacciavano. Andavo per vedere i bambini ricchi e capire qual era la differenza. Io stavo nei casotti, sai coserano?. Ci sono stata una settimana, da bambina, ma non preoccuparti di quello che so e che non so, vai avanti con la storia. Nel casotto di mia zia dormivamo in otto, sette bambini pi un adulto che cambiava ogni notte, venivano a turno per custodirci. A sera la spiaggia si vuotava, noi bambini dei casotti eravamo unici padroni di chilometri e chilometri di sabbia bianchissima che formava dune e valli, un mondo magico quando il mare sussurrava canzoni e accendevamo il fuoco in spiaggia Ma di mattina guardavo il muro del Lido e pensavo: Perch non posso entrare?. E tentavo. A volte nuotavo sottacqua lontano da riva in un momento di distrazione del bagnino guardiano, tornavo verso la spiaggia a nuoto unendomi non richiesto a qualche banda di bambini e allontanandomi da loro appena raggiunta la spiaggia. Curiosavo in giro, guardavo tutto e tutti finch qualcuno mi individuava come estraneo e mi segnalava al bagnino. La procedura despulsione era spiccia: venivo ricacciato in mare. Quando stavo per compiere quattordici anni dormire nei casotti diventato illegale. Si potevano ancora usare, ma soltanto come spogliatoi. Anche cucinare era reato multabile dai vigili urbani. LEnel ha distrutto centinaia di allacci volanti e abusivi. Qualche casottista per un po ha provato a dormirci di sfroso senza luce, ma non era la stessa cosa, come ti puoi nascondere se devi fare una tavolata per trenta persone in spiaggia e preparare la cena? Come puoi cucinare al buio con tutti gli scuri chiusi per paura che il vigile ti veda? Come puoi fare cori accompagnati da chitarra, sugli scalini del casotto e sulla sabbia,
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guardando negli occhi qualcuna, se non puoi tenere una luce accesa e avere il frigo con la sindria pronta fresca per mezzanotte? stato il principio della fine dei casotti. Dieci anni dopo li hanno demoliti. Senza i casotti a fare barriera il vento ha disperso le dune, ha portato la sabbia in mare, la spiaggia rimasta rasata e non neppure pi bianca come un tempo. Andare al mare ogni giorno con sette bambini costava una fortuna in tram. Andavo da solo, in autostop. Bazzicavo gli amici dei casotti. Stavamo l fino al tramonto, mangiando due pomodori o una pesca portati da casa, ma la spiaggia non era pi il nostro regno, quando lorizzonte ingrigiva dovevamo scappare per cena tornare in citt Ogni tanto ricadevo nel vecchio vizio, entravo al Lido, cerano bande di ragazzine bionde, in una citt dove siamo tutti scuri come algerini. Un giorno un bagnino vigilante mi ha pizzicato, proprio pizzicato, sulla schiena, con forza, il livido mi rimasto per un mese. Ho dovuto seguirlo nellufficio del Direttore. Il Direttore non ricordo che faccia avesse, ma le parole s: La prossima volta che metti piede qua dentro senza biglietto chiamo la polizia e ti faccio arrestare. Non la prima volta che ti vediamo. Sei un ladro?. Mi ha cacciato. Uscendo scortato dal bagnino e osservato da tre biondine dodicenni ridenti ho giurato a me stesso: Non metter mai pi piede qua dentro. A ventanni ho infranto il giuramento. Entravo dal mare ma non ero pi tanto riconoscibile, somigliavo a qualcuno dei loro, qualcuno dei loro mi salutava, qualcuno dei loro mi portava dentro i jeans e la camicia, li custodiva sotto il suo ombrellone, non molto di pi, ma bastava a rendermi uno dei tanti, era praticamente impossibile riconoscere un intruso basandosi sul colore del costume da
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bagno e letichetta, i costumi erano esplosi in diecimila colori, le firme pi deliranti accompagnavano oggetti fatti in casa o comprati a Londra o a Istanbul. Ho infranto il giuramento perch al Lido andava Anna. Andavo per vedere lei, ogni mattina che potevo. Non stavo in spiaggia ma al bar, una rotonda rialzata fra i due piani, sbocco del corridoio che dalla strada portava alla spiaggia e base di partenza delle scale che salivano alle cabine passaggio obbligato almeno una volta al giorno per tutti gli ospiti dello stabilimento e punto di osservazione perfetto per chi amava vedere gli altri salire e scendere dalle scale. Sedevo sulla sedia abbandonata da qualcuno, raccattavo da un tavolino un mezzo bicchiere di aranciata tiepida mi chiedevo perch tutti bevessero la Coca fino allultima goccia e lasciassero mezzo bicchiere daranciata con la coda dellocchio vedevo comparire in cima alle scale Anna e fingevo di guardare assorto il mare, facevo una faccia nauseata dallaranciata e dalla vita. Aveva un costume da bagno viola notturno fatto a uncinetto da lei stessa. Un arabesco di trafori, una sfida alla decenza e alla morale. Quando spariva fra gli ombrelloni abbandonavo laranciata senza averne bevuta una goccia, scendevo in spiaggia di corsa, mi tuffavo e nuotavo fino a dimenticarmi. Cos ogni giorno, unestate intera. Gli amici di lei mi consideravano un gaggio denutrito, in realt ero uno scheletro non mascherato da muscoli possenti, trascuravo lo sport, la fatica, cantavo, leggevo e per fare il mio lavoro di venditore di caramelle ai bottegai di provincia mi ero comprato una Cinquecento, mai un passo a piedi neppure a pagarmi, detestavo il sudore. Gli amici di lei erano alti, robusti, ben fatti, ottimi tuffatori e nuotatori, forse anche di stirpe pi forte e robusta, piemontese o catalana, avevano moto che sembravano mostri.
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Sapevano quali erano i discorsi giusti da farsi e quali i discorsi da gaggio. Io non lo sapevo e facevo discorsi da gaggio con passione da gaggio, accento da gaggio, parole da gaggio, idee da gaggio. Una intera estate e non ci siamo rivolti la parola. A volte scendeva lenta, con quel costume e con una canna accesa in mano, doppia infrazione, al pubblico decoro e alle leggi sugli stupefacenti. Mi pareva limmagine massima del coraggio di trasgredire. La veneravo. Ma non avrei saputo imitarla. Anchio fumavo, ma lidea di poter finire in galera e sputtanato sullUnione mi mandava in paranoia, stavo coatto, in qualche modo mascherato, sempre attento a tutto. Lo facevo per la famiglia. Non mi avrebbero perdonato di infangare un nome che consideravamo una gloria. Una famiglia di pazzi col culto degli avi. Ciabattini, vinai, muratori, fabbri, streghe, pastori, cavallerizze, profeti e poeti, un peso immenso da portare, ricordare la storia di tutti gli antenati uno per uno con lelenco delle imprese, anche se il mondo ignora ogni nostro talento, anche se non abbiamo titoli di sorta, mai baroni n marchesi, e neppure salotti e belle teiere. Ma consideriamo il nome come lo considera un signore, come significasse qualcosa. Lo portiamo con orgoglio. In quegli anni cercavo un mestiere e non sapevo cos mestiere, padronanza di unarte, sia quella del maestro di muro, del ciabattino o di John Coltrane. Cercavo un lavoro vero e non sapevo cos lavoro: stare a salario sotto qualcuno che ti fa fare quello che vuole, mettere parole in fila o caricarti suo fratello sulle spalle per portarlo al mercato di corsa e fargli venire il voltastomaco o dare un giro di bullone ogni sette secondi a destra e ogni tredici a sinistra. Arrivato linverno non avevo pi tempo da perdere, dovevo mangiare, ho continuato a vendere caramelle alle botteghe e ai bar, ho perso di vista Anna.
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Avevamo ventanni e un giorno qualcuno mi ha raccontato che lei aveva scelto il suo uomo, laveva abbordato a una festa e gli aveva detto: Voglio un figlio da te, ora. E il ragazzo aveva accettato. Lavevano fatto su un tavolo, fra quaranta mani che battevano il ritmo e duecento watt di John Mayall che suonava Plan your revolution. Si sono sposati. Lei ha avuto il figlio. Dopo sei mesi marito e moglie hanno cominciato a mettersi corna per ritorsione, in una spirale furiosa, dopo un anno si sono bastonati in strada. Il bambino lha preso la madre di lui, o di lei, o tutte due a turno. Io ancora non avevo trovato un mestiere e non sapevo cosa fosse, vendevo caramelle e ogni tanto davo un esame alluniversit, il mondo mi pareva una macchina complicata e balorda, mi illudevo che da qualche parte ci fosse una opportunit anche per me, un amore, unavventura, ma non ci credevo, mi guardavo attorno, se qualcuno mi avesse offerto insegnamenti di orologeria sarei diventato orologiaio, se una di quelle ragazze bionde mi avesse messo gli occhi addosso lavrei sposata e ora non sarei qua. Poi mi sono illuso di diventare cantante e con Dino Bonfigli, un amico, abbiamo formato una band, I cani persi. Cantavo e pestavo la chitarra. Dino suonava larmonica a bocca e il flauto. Era bravissimo, faceva orchestra da solo. Cera anche Tonio Piras detto Bongo per la chiarezza di pelle. Si portava dietro un pianoforte da bambino, a ventiquattro tasti, lo suonava a perfezione, e una tastiera a fiato. Il quarto era Tommaso Meana, arrivava con un borsone pieno di campanacci e tamburelli Tommaso era mio compagno di classe, non capiva nulla di storia o filosofia ma se il linguaggio erano i numeri era un drago, mi faceva impazzire perch capiva matematica e fisica, per me mondi mostruosi e inconcepibili. Aveva senso del ritmo perfetto.
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Abbiamo comprato una Cinquecento da rottamare, labbiamo ridipinta di azzurro, con tre strisce gialle larghe venti centimetri sulla portina di destra e un gran punto interrogativo rosso sulla portina di sinistra. Un amico del quartiere, Tore, ha manipolato il motore fino a trasformarla in un razzo pericoloso per il mondo e per chi ci andava dentro. La usavamo soltanto per andare ai concerti che improvvisavamo ogni tanto nelle piazze di periferia. Lunico che ci guadagnava era Bongo. Prima e dopo i concerti apriva la bottega di hashish. Diventavamo famosi fra i barabba di periferia e non solo, un pomeriggio ai paletti oltre a molti fighetti dei quartieri di lusso cera anche Anna. Dopo il concerto ci ha chiesto se le davamo un passaggio in citt. In macchina non ha fatto che rollare, tirare come una pazza e passare canne, senza dire una parola, dissanguando Bongo che contava i soldi andati in fumo, quasi piangeva seduto dietro, muto cadaverico, stretto ai fianchi da Dino e Tonio che se la godevano anche se curvi e con tutti gli strumenti fra le gambe. Bisogna dire, a onore di Bongo, che per il sorriso di una ragazza avrebbe venduto la casa mettendo in strada la madre vedova e paralitica, unico essere per cui provasse un sentimento. Abbiamo suonato in spiaggia, quella notte, sotto la rotonda del Lido, col passare delle ore la gente aumentava, sono arrivati altri musicisti, quattro o cinque chitarre, Giorgio Marongiu con la tromba, allalba ballavamo ancora, centinaia e centinaia di pazzi notturni ridenti, una nuova trib che voleva svegliare la citt addormentata. Anna non ha smesso di rollare e ballare, ballare e rollare, mai, neppure per un attimo, neppure per pisciare, ballava a occhi chiusi con movenze sinuose improvvisate, pareva sacerdotessa di qualche rito di fertilit, il corpo era di bestia, di felino, per grazia e scioltezza. Ogni tanto mi guardava e sorrideva, alle sei mi ha detto: Accompagnami a casa.
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In Cinquecento non ci siamo detti nulla, forse. Eravamo distrutti, ma prima di scendere mi ha dato un bacio sulla guancia destra e ha detto: Grazie. Non ho avuto il coraggio di chiederle il numero di telefono. Un pomeriggio pensavamo a un concerto nel parcheggio del SantElia, da fare il sabato successivo. Speravamo in un migliaio di adepti e in un titolo sul giornale: I CANI PERSI, NUOVA BAND CAGLIARITANA Siamo andati per un sopralluogo. Eravamo appena arrivati, dai quattro angoli sono sbucate pantere della polizia, in un minuto ci hanno circondato, hanno perquisito noi e la macchina per due ore, per fortuna quel giorno Bongo aveva la febbre a quaranta, era a letto a casa sua. La mattina dopo abbiamo venduto la Cinquecento a un innamorato del punto interrogativo, ce laveva gi chiesta molte volte, un piazzista di reggiseni a balconcino, detto Seppia perch sputa nero su tutto, gli dici Seppia che ne pensi di Madonna? E Seppia risponde: Troia. Seppia che ne pensi di Pippo Baudo? Cagalloni. Seppia che ne pensi del mondo? Un troiaio. Seppia che ne pensi di tua madre? Va a cagare sono la domanda e risposta che di rito chiudono linterrogatorio. Seppia voleva una macchina immonda, che mostrasse al mondo il disprezzo del possessore nello stesso tempo rendendolo celebre. Era la macchina giusta, secondo lui. Lho visto tre o quattro volte sfrecciare di notte a novanta nei vicoli di Castello, poi sparito, devessersi spiaccicato da qualche parte.
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Abbiamo sciolto I cani persi. Troppo famosi. E di quel tipo di fama che non dona denaro ma galera. Abbiamo immaginato altri titoli: Malavita giovanile a Cagliari. Il boss Tonio Piras, detto Bongo, arrestato stanotte contatti con mafia e camorra?. In quegli anni lUnione ci andava con mano pesante. Prove? Esiti dei processi? Quando mai? Sbatti il mostro in prima pagina. La Nuova era peggio. Ho temuto per la libert e per il nome sacro degli antenati, pur non avendo commesso alcun reato sono emigrato. Sono andato a Roma. Il caporedattore allo sport di un famoso giornale era omosessuale frustrato che sublimava sesso insegnando giornalismo ai diletti. Si convinto che doveva farmi crescere. Ho cominciato a fare lavoro nero, guadagnavo un tozzo di pane ma spendevo quasi nulla. Per qualche mese mi sono illuso di poter diventare cronista sportivo. Roma era bella, in primavera quella citt un sogno, ma mi sentivo straniero, volevo tornare allisola, credevo mi fosse impossibile vivere lontano da questo mare. Lanno dopo nellisola le acque parevano calme. Sono tornato, ho preso a fare lo studente sul serio e a dare esami. Ho smesso di fumare hashish e bere vino. Quando sentivo una rabbia che mi tendeva i muscoli e mi faceva venire voglia di spaccare tutto, uscivo. Uscivo di notte e camminavo veloce per chilometri, senza pensare. Un mattino alle due ho incontrato Anna sdraiata su una panca dietro Santa Caterina, vomitava, tremava, pallida come uno spettro, non voleva tornare a casa in quello stato. Le ho tenuto la mano. Ha dormito un quarto dora ogni tanto, non ha parlato. Appena prima dellalba si addormentata davvero. Lha svegliata il freddo. Alle cinque siamo scesi a prendere un caff al Bar Europa, tremavamo, zuppi di rugiada. Il caff era caldo e Anna ha sorriso. Mi ha dato un bacio sulla guancia destra, corsa via.
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Lavoravo in una radio libera, continuavo a illudermi di poter diventare giornalista, avevo smesso luso di qualunque sostanza stupefacente eccetto il caff, ne bevevo litri e mi distruggeva lo stomaco, ogni tanto mi mettevo pure la cravatta e riuscivo a dare esami. Non volevo guai. stato il periodo pi tranquillo e inutile di tutta la vita. Una mattina ho trovato la foto di Anna sullUnione. Titoloni. Droga in citt fra i giovani bene! Anche a Cagliari una organizzazione di spacciatori di droga. Dodici componenti della banda scomparsi dimprovviso. Spariti poche ore o minuti prima dellarresto. Talpa in Questura? Il commissario Allegri: Li troveremo in tre giorni, non possono essere andati lontano e non hanno alcuna esperienza di latitanza. La foto di Anna. Una foto da carta didentit. Assieme a altre ventidue. Il padrone e direttore della radio dove lavoravo ha trasformato per settimane il radiogiornale in palco per comizi contro i paradisi artificiali che allontanano i giovani dalla lotta di classe e per lunghe filippiche sui giovani che perdono i valori. I dodici sono fuggiti per mare. Uno dei padri aveva una barca e sei o sette fuggiaschi erano abili velisti. Quando i carabinieri bussavano alle porte delle dodici case, alle sei del mattino, dodici belle porte in dodici bei palazzi, i dodici ricercati erano in acque tunisine. Hanno continuato per mare fino a Rodi, dove li aspettava il proprietario della barca, si era preso apposta una vacanza con un gruppo di amici. I fuggiaschi hanno attraversato lAsia. Avevano documenti e denari. A Katmandu si sono fermati. Hanno affittato una casa. Fra noi, in citt, dopo un po ha cominciato a girar voce che chiunque volesse poteva raggiungerli, la casa dei dodici era una comune. Noi indica la trib che si era rivelata a se stessa quella notte al Lido, la notte dellultimo concerto dei Cani persi, la notte che Anna ha ballato per
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me, la notte che Bongo ha esaurito le riserve di fumo senza guadagnarci una lira anzi rimettendoci di tasca per la prima e ultima volta nella vita, per un sorriso di Anna. Noi, gli sbandati, i fuori dal mondo che rifiutavano sia la guerriglia urbana che il ritorno nei ranghi, i figli dei fiori, i poeti, i rimbambiti, i pazzi, gli spaventati dalla velocit della storia e della tecnica e dallassoluta assenza di guidatore, e quelli come me, che non sapevano che fare di se stessi e cercavano motivi per vivere, rimasugli di una generazione che ha tentato di cambiare il mondo perch sapeva che fa schifo, ma non sapeva che lo schifo ha costruito in millenni strutture solidissime di resistenza, le ha costruite con piramidi di sacrificati, le ha costruite anche nelle nostre anime. Guardavamo a occhi aperti e spaventati un mondo che non ci apparteneva. Per noi era linvito di Katmandu. Qualcuno dei fuggiaschi stato assolto. Qualcun altro condannato con la condizionale. Anna condannata a cinque anni di reclusione. Cinque anni. La vendetta della citt per le nudit esposte, la canna in mano, il pubblico amplesso. La vendetta di chi pu accettare tutto ma non lo scandalo perch quando a pranzo si discute di scandali la siesta disturbata da acidit di stomaco. Un ben misero sentimento o comandamento, non infangare il nome della famiglia, mi aveva messo al riparo prima che la tempesta si scatenasse. Pensavo che senza quel freno sarei stato con Anna in Oriente. Ho sempre desiderato un viaggio illimitato, un esilio in paesi lontani. Non ho mai avuto il coraggio di lasciarmi guidare dal desiderio. Mi spaventava non saper fare nulla. Ma se la polizia mi avesse costretto La difesa del nome mi ha salvato dal rischio ma mi ha tolto unopportunit. Fossi stato libero, non legato dal timore delle reazioni della trib dei Gunale, avrei condiviso lo scandalo, lesilio, la condanna? Non so Non potr saperlo mai
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Anna rimasta sola in Oriente. Ho interrogato i reduci del viaggio e ho sentito soltanto storie sui mille modi di finire nelle orrende galere turche, su metodi e barche dei pirati indiani, su battaglie fra fanatici settari armati di kalashnikov, su cosa ti fa la ganja, su santoni capaci di farsi crescere una pianta in mano paralizzandosi il braccio, su omicidi rituali, sul sogno spasmodico di profanazione della Donna Bianca che alligna in tutti i paesi del sole. Lasciata lillusione del giornalismo sono entrato alla Sardaplastik come contabile e in una nuova band come corista. La notte andavo spesso per osterie. Allevia la solitudine e evita piatti sporchi da lavare. Una sera al Merlo Bianco, Giorgio Marongiu ubriaco mi ha raccontato davere incontrato Anna a Bombay. Viveva in un tempio cadente, allestrema periferia della citt, circondato da migliaia e migliaia di baracche. Ancelle ind la lavavano e profumavano per purificarla, era prostituta sacra, doveva soddisfare ogni appetito sessuale del viandante notturno che volesse far sosta al tempio. Il tempio apriva al tramonto e cera una fila infinita di viandanti notturni pronti dallalba. Lei era grassa come un maiale, irriconoscibile. Il viandante notturno doveva fare un dono ai sacerdoti e la fila fuori sembrava un bazar, chi portava un dipinto, chi un pane, chi un sacchetto di t, chi un frutto, chi un cammello zoppo Con gli anni ho sentito una sfilza di racconti diversi. A Benares, magra come un chiodo, piantata in riva al Gange, le costole le bucavano la pelle, si curava con impiastri di terra e erbe, era piena di croste che grattava via con rabbia, abitata da migliaia di parassiti, putrida come acqua di palude.
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A Pradesh, alla corte di un santone, manager poliglotta che volava per il mondo a organizzare pellegrinaggi per fedeli ricchi, lontana da sesso e droghe. In altre versioni il santone era un assatanato e la setta unorgia perenne. In citt, sotto i portici, rapata e danzante in tunica rosa, suonava il tamburello e cantava in una lingua sconosciuta, pareva felice ma come se avesse dimenticato tutto tipo lavaggio del cervello. Ballerina in un bordello di Delhi. Capo carismatico di una banda di ladre indipendenti di Goa. Moglie di un indiano grasso come un ippopotamo, a Shrinagar, proprietario di una agenzia di viaggi che perdeva i clienti in montagna dopo avergli strappato anche i denti dargento. Monaca rapata che leggeva il futuro al viandante in un valico del Kashmir in cambio di un pugno di riso e di un sorso di t. Concubina di un suicida strangolatore di Mysore. Mendicante a Kabul presa a calci da un mercenario tedesco. Una notte lho sognata e mi ha detto: Sono al 124 di Avenida Saudade, a Panjim. Una mattina almeno sette persone mi hanno telefonato la fine della storia, Anna arrivata insaccata dal Sudan, le hanno mozzato le mani, lhanno uccisa e hanno fatto un pacco per via aerea.
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Anni dopo il fratello mi ha mostrato le lettere dallesilio. La prima diceva: Vi voglio molto bene. Mi mancate molto. E qualche volta mi manca anche quella citt di bugiardi e di spie. Papy, vedi se puoi mandarmi un po di soldi al conto 367845 della Indobank di Benares. Piove sempre. Piccolo, un saluto dalla tua mamma, un giorno torner e giocheremo assieme tu e io fino a rotolarci dal ridere. Ciao a tutti. Le diciotto successive erano uguali, salvo il numero di conto, la banca, la data, la citt. Arrivavano a scadenza mensile regolare. Interruzione di sei mesi. Nuovo biglietto: Vorrei tornare. Vi voglio molto bene. Salutoni, piccolo. Ci rivedremo? Nonna al telefono mi ha detto che fai gi la prima. Non fare come me, a scuola ero unasina. Ciao. Nessun messaggio per sei mesi. Quattro lettere uguali alla prima, a distanza di quindici giorni una dallaltra. Altri sei mesi di silenzio. Un nuovo messaggio, lultimo: Un bacio a tutti, sono senza un soldo e non ho bisogno di denari. LIndia pazzesca, ciao piccolo. Ho chiesto che ci fosse di vero nella storia delle mani mozzate: Era intera. Succhiata fino allosso ma intera. La famiglia aveva fatto di tutto per rintracciarla, impossibile, non
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andava neppure a ritirare i mandati nelle varie banche indicate volta per volta e sempre diverse, due agenti privati ne avevano cercato le tracce per anni senza trovarla mai. La nave scivola sul mare. Un verso rauco e triste. Un gabbiano spazzino, dice Ruggero la terra non lontana. Perch siete tanto orgogliosi del nome?. Ruggero ride: Crediamo dessere principi Principi senza titolo, senza terra, senza denari. Lorgoglio della mia famiglia ridicolo e penoso, unallucinazione, unoscura mania di grandezza, non siamo nulla e nessuno. Ruggero ha parlato lento spiando il cielo in cerca di stelle di buon augurio per domani. La madre ascoltava a occhi chiusi o pensava cullando la creatura. Tacciono. Nel silenzio come una complicit oscura, una fratellanza che si insinua. Ruggero guarda la madre. Non bella, pensa ma non pu dirsi brutta. Di che colore ha gli occhi?. Annusa il vento leggero da oriente e dice: Senti questo profumo, la terra vicina. Guarda dice la madre. Una lama di luce spezza il cielo e veloce si allarga e cola sul mare, grigia e luccicante. Dove vai?. A San Porco. L ha trovato lavoro e moglie mio fratello Luigi. Ha tre bambini. Anche la moglie lavora, in fabbrica. Lui in cantiere, da poco diventato capomastro. Vado da loro. Posso cucinare e badare ai quattro piccoli. Pi tardi, quando la creatura sar cresciuta, cercher lavoro. E tu, dove vai?. Non lo so. Fuggo e non so fare nulla.
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La pecora nera sacrificata

Puoi venire con me. Mio fratello vuole costruire il piano di sopra della casa e ha bisogno di un manovale che costi poco, mi dice sempre che appena mi fidanzo assolda il fidanzato invitandolo a cena tutte le sere. Vieni tu, senza fidanzamento. Sono certa che ti dar anche un letto. Mentre lavori ti guardi attorno. Se il posto ti piace, se trovi qualcosa La sera ogni tanto puoi accompagnarmi al cinema e magari di mattina sostituirmi nella guardia ai bambini, qualche volta Continuiamo il viaggio assieme Se vuoi Io credo nel destino, anche questo incontro era scritto, chiss da quanto tempo, qualunque decisione tu prenda. Domattina devo andare in capitaneria a denunciare lomicidio, possono nascerne guai. Quale omicidio?. Ho visto uccidere un uomo. Quando?. Verso mezzanotte, credo, non ho orologio. Qui, sul ponte. Fortuna che non ceri. Tre uomini. Il boia con la scimitarra ha decapitato quelluomo con un colpo secco, la testa volata in mare, il corpo lhanno gettato via gli altri due, lhanno fatto dondolare e lanciato in mare, neppure una sepoltura cristiana, chiss chi era quel poveraccio. Sono sul ponte da prima che la nave partisse. Anche tu. Ti vedevo. Al principio eri solo, poggiato coi gomiti alla balaustra, pareva pensassi. Si avvicinato un uomo. Avete parlato a lungo. Poi andato via, sei rimasto solo. Attorno non cera pi nessuno oltre me e il bambino. Ti sei seduto sulla panca e hai acceso e fumato un sigaro enorme Ti sei sdraiato sulla panca. Poi ti sei alzato, eri agitato, andavi avanti e indietro veloce senza fermarti, da un capo allaltro del ponte, sempre su questa fiancata, sempre con lo zaino sulle spalle, devi averci dentro qualcosa
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di prezioso, anche se a vederti nessuno direbbe tu possa avere qualcosa di prezioso A un certo punto sei caduto, non guardi dove metti i piedi. Ho creduto ti fossi fatto male, mi sono alzata per venire a aiutarti ma sei stato pi veloce e hai ripreso avanti e indr parlando da solo. Ti raccontavi le storie, come i bambini Non volevo disturbarti, chi parla da solo non mi spaventa, ha soltanto bisogno di qualcuno che lo stia a sentire, ma a volte chi ha qualcosa da dirsi meglio lo faccia fino in fondo. Tacevo e avrei taciuto fino a domani. Ma il rumore delle scarpe sul ponte sembrava una marcia militare, rimbombava, spaventava la creatura Non riusciva a dormire bene, aveva gli incubi Per questo ho cantato, volevo tu sapessi che cera qualcun altro qua fuori. Un nuovo profumo alle narici. Odore di piscia e di cloro dice Ruggero Civitavecchia vicina Il canto, il canto guerresco che saliva dalla stiva, sorte, forte, morte, quello lhai sentito. Ho sentito il motore della nave, lo sciacquio del mare, i tuoi passi sul ponte, la tua voce. Pi Civitavecchia savvicina pi aumenta lodore di piscia nellaria, mescolato a puzza di pesce putrido e a folate di profumo di caff, tre o quattro persone infreddolite escono sul ponte col bicchiere fumante in mano, guardano la donna e luomo seduti, poi vanno al parapetto e sorseggiano osservando la costa. Ruggero dice alla madre: Vado a prendere due caff?. Vuoi bere quella schifezza? Non c caff peggiore di quello delle navi Se apri la borsa trovi quattro termos, quello giallo il caff.
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E gli altri?. Latte per il bambino. Non hai bagagli?. E come li portavo?. Non hai abiti di cambio?. Stasera arrivo e mi faccio una doccia. E tu hai ancora paura di insudiciare il nome di famiglia?. Non pi, ora so chi sono, anche i miei lhanno capito e si sono rassegnati Sono la pecora nera Anche Anna era una pecora nera Sei sicura che se vengo a San Porco tuo fratello non mi manda via?. Puoi provare. Il chiarore dellalba permette a Ruggero di guardare il colore degli occhi della madre. Nero.

GLOSSARIO

Si ritiene utile chiarire qui di seguito il significato di alcune locuzioni utilizzate dallo scrittore, per la maggior parte adattamenti italianeggianti di vocaboli della lingua sarda o dello slang cagliaritano. aliga: spazzatura (p. 178) alluppati: bramosi (p. 51) attittidu: lamento funebre (p. 90) babbasone: tontolone (p. 142) balosso: stupido (pp. 40, 63, 88, 144 -145) bobboi: dolcetto (p. 140) bruscia: strega (p. 73) cagalloni: stronzo (p. 186) Cannonau: vino rosso tipico della Sardegna (p. 70) casotti: edifici in legno lungo la spiaggia cagliaritana del Poetto, oggi demoliti (pp. 108, 180-181) casottisti: abitatori estivi dei casotti (pp. 108, 180) coddato: scopato (p. 133) fighetti: figli di pap (p. 185) gaggio: burino (pp. 182 -183) giustino: poliziotto (p. 131) infogato/i: sovraeccitato/i (pp. 93, 129) intragnas: interiora (p. 133) libanese: qualit di hashish in panetti (pp. 159, 169) maccione: ghiozzo, specie di pesce commestibile del golfo (p. 45)

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mamutones: maschere carnevalesche tipiche di Mamoiada (p. 146) ninniando: cantilenando (p. 171) pula: polizia (pp. 128, 160, 162) pulotti: poliziotti (pp. 130, 154, 165) ramaioli: ramai (pp. 84, 124) schiscionera: condimento con aglio e prezzemolo (p. 70) sfroso (di): illegalmente (p. 180) sgobbato: rubato (p. 166) sindria: anguria, cocomero (pp. 108, 181) stoned: adattamento allinglese per stonato, cio sotto effetto di stupefacenti (p. 81) trimpanus: strumento musicale (pp. 150, 152, 166) tzilleri: rivendita di vino sfuso (p. 111) varzia: la roba, questione, situazione (p. 44) zibibbo: vino dolce da dessert (p. 169)

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Finito di stampare nel mese di novembre 2001 presso lo stabilimento della Stampacolor, Sassari