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11.

Le fonti
di Marco Binotto

Come abbiamo visto, a dispetto di un etichettamento tradizionale del gior-


nalismo italiano concentrato sulla devianza politica e sociale, sono ora i mi-
granti-come-criminali il principale oggetto dell’attenzione dei mezzi di infor-
mazione. Nella prima parte abbiamo riportato alcuni casi di comportamenti
discriminatori o di semplice riproduzione dei pregiudizi apparsi con maggiore
o minore frequenza nell’informazione che abbiamo analizzato. Gli esempi che
abbiamo osservato nelle pagine della cronaca, e della cronaca nera in partico-
lare, rimandano spesso al ruolo svolto dalle redazioni nell’enfatizzare attraver-
so titoli e occhielli la “connotazione straniera” dei protagonisti di questi fatti
(“l’albanese”, “il rumeno”, “il clandestino”). Resta però il compito di spiegar-
ne la rilevanza quantitativa, la particolare frequenza con cui questi ne diventa-
no personaggi principali e comparse.
Questa ricorrenza, al contrario della scelta dei titoli e delle etichette lingui-
stiche adoperate, è difatti da ricondurre alla stessa origine della notizia, la sua
fonte. È infatti la stessa provenienza di tali notizie, come di molte delle notizie
che hanno come protagonisti migranti o stranieri, a condizionarne la frequenza
e spesso la rappresentazione. Dedicheremo allora le prossime pagine proprio
alle fonti, ovvero ai “canali attraverso cui il giornalista si procura un’informa-
zione nel caso (quasi la norma) che egli non sia un testimone diretto dell’avve-
nimento” 1. Infatti, come già nel 1981 veniva evidenziato da Giovanni Cesareo:

Gli apparati sono condizionati non solo a “leggere” la realtà in una certa
chiave, ma anche a “leggerne” soltanto la porzione che le fonti rivelano.
Insomma, gli apparati non solo tendono a registrare soprattutto
l’“eccezionalità” e la “devianza”, ma registrano di regola soprattutto
l’“eccezionalità” e la “devianza” che si manifestano all’interno della
rete della fonti. 2

Da tempo infatti la maggior parte delle notizie non provengono da un avve-

1
M. Sorice, “Dall’evento al testo”, in G. Faustini, op. cit., p. 74.
2
G. Cesareo, op. cit., p. 75.

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FuoriLuogo - L’immigrazione e i media italiani

nimento osservato direttamente dal cronista, quanto piuttosto da una rete sem-
pre più articolata e complessa di organizzazioni. Se infatti la stessa struttura
redazionale si è progressivamente ramificata in una serie di articolazioni peri-
feriche e distinte (redazioni locali e tematiche, agenzie di notizie e di servizi,
syndication, cronisti e fotoreporter free lance), le stesse notizie riportate pro-
vengono sempre più da istituzioni, enti pubblici e privati, forze politiche e
sociali, organizzazioni non profit, imprese più che da fatti o incidenti. Imprese
informative o agenzie di relazioni pubbliche, istituzioni o testimoni, eventi e
“pseudo-eventi” 3: la produzione di notizie deve affidarsi e confrontarsi con
una insieme molto ampia di informazioni, provenienti da una serie smisurata
di canali e strutture.

11.1. Inviati o scrivanie, ovvero il cavaliere e il gendarme

Allora, proprio attraverso l’osservazione etnografica del lavoro delle reda-


zioni abbiamo avuto occasione di comprendere, in maniera più ampia e circo-
stanziata, l’origine della maggior parte delle notizie analizzate nelle pagine
precedenti. Il dato più evidente conferma una delle maggiori e più ricorrenti
critiche all’attuale aspetto del lavoro giornalistico: il lavoro giornalistico si
configura proprio come attività di selezione e filtro delle decine di migliaia di
informazioni, dispacci d’agenzia e comunicati stampa che giungono quotidia-
namente sulla scrivania delle redazioni. Ed è quindi proprio la necessaria pre-
valenza del lavoro sulla scrivania, il desk, su quello degli inviati e dei cronisti
a caratterizzare l’attività giornalistica 4.
Una caratteristica così ampia e ubiqua da essere rintracciata e lamentata per-
sino nelle (e dalle) testate tradizionalmente più attente a questi aspetti, storica-
mente impegnate nel lavoro di “disvelamento della realtà” e attente alle fonti
“minori”, come L’Unità e Il manifesto. Per quest’ultima, nel corso della nostra
osservazione, è risultato frequente ascoltare l’invito del direttore responsabile
nei confronti dei redattori a “fare inchieste” 5. Un invocazione che, anche in quel

3
Nella nota definizione di Daniel Boorstin unopseudo evento è un evento preparato e piani-
ficato per riceve l’attenzione dei mass media. Cfr. D. Boorstin, The Image: A Guide to pseudo-
Events in America, Harper, New York 1964.
4
“A New York già negli anni Venti un grande giornale riceveva quotidianamente 150.000
parole di materiale di pubbliche relazioni. I 5.000 agenti di relazioni pubbliche superavano in
quella città il numero di giornalisti”, M. Livolsi , Manuale di sociologia della comunicazione,
Laterza, Roma-Bari 2000, p. 431. In Italia da molti anni questo mutamento viene denunciato e
lamentato da studiosi e giornalisti ad esempio sulle pagine della già citata rivista guida degli
studi del settore, “Problemi dell’Informazione”.
5
Una lunga intervista all’ex direttore del quotidiano romano è stata raccolta dalla nostra
osservatrice ed è stata ora riportata nella sua tesi di laurea (C. Raffa, Il manifesto, un altro
quotidiano: l’organizzazione, le pratiche produttive, il linguaggio, a.a. 2003/2004, Università
degli Studi di Roma “La Sapienza”).

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Capitolo XI - Le fonti

caso, era destinata a perdersi nella frenesia quotidiana, persino in una testata
impegnata meno delle altre nella corsa a coprire tutte le notizie del giorno.
Questa progressiva trasformazione del lavoro giornalistico non può non
avere radicali conseguenze nei contenuti delle notizie, ma soprattutto nella
loro provenienza. Questo cambiamento è significativo, con gradi diversi, dalle
piccole notizie trattate senza particolare attenzione dai redattori fino ai fatti più
rilevanti, soprattutto per quelli provenienti da zone geografiche remote o sem-
plicemente esterni al reticolo di corrispondenti dalla testata. In queste grandi
occasioni fornite dai media events o dai fatti più rilevanti, l’attenzione delle
testate è maggiore e si traduce nella presenza e nell’approfondimento informa-
tivo di corrispondenti e inviati superando così la dipendenza dalle fonti, men-
tre al contrario queste continuano a dominare nella piccole notizie quotidiane.

11.2. Piccole fonti quotidiane

È infatti nelle notizie minute, spesso trattate in poco tempo e con un piccolo
spazio nei menabò, che l’esperienza diretta è stata definitivamente sostituita
dall’utilizzo di strumenti di comunicazione. Quattro in questo caso sono le
tecnologie e (quindi) le modalità di relazione con l’esterno: a) e-mail e fax; b)
telefono; c) mass media; d) terminali d’agenzia. Il loro ordine e la loro premi-
nenza dipende dalla testata, dall’operatore individuato, dall’argomento e dalla
tipologia della notizia. In ogni redazione analizzata queste però si confermano
le principali “fonti” delle informazioni trattate. La presenza e l’osservazione
dei fatti nel corso del loro svolgersi non è escluso dal panorama, ma è relegato
alla “straordinarietà” di avvenimenti più rilevanti o sui quali si decide di com-
piere un passo di approfondimento oppure alle più rare occasioni in cui è lo
stesso redattore o “quadro” a cogliere uno spunto “dalla strada”.

11.2.1. e-mail e fax

Ogni redazione è oggetto di un continuo e persistente “bombardamento” di


informazioni sotto forma di comunicati inviati per fax o, sempre più spesso,
attraverso la posta elettronica. Per ogni sezione il principale bersaglio di que-
sta alluvione informativa è il caporedattore, il cui principale compito è di sele-
zionarla e suddividerla tra i diversi redattori. In questo senso la funzione di
selezione delle notizie è concentrata sulla figura del caporedattore. La capacità
di queste notizie di vedersi aprire il “cancello” della pubblicazione dipende
allora dalla notiziabilità dell’informazione contenuta 6.

6
Il primo processo studiato e il primo concetto elaborato dalla sociologia del giornalismo è
storicamente quello di “Gatekeeper”. Termine ripreso dagli studi dello psicologo sociale Kurt
Lewin e introdotto dalla ricerca di White nel 1950 sui criteri di scelta delle notizie operati da un

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FuoriLuogo - L’immigrazione e i media italiani

La selezione avviene con due precise modalità, ognuna delle quali definisce
la fortuna e il destino dell’informazione inviata alla redazione. La prima è quella
che stabilisce l’ammissibilità o meno della notizia: cestino o cucina. Superata
questa soglia di ingresso binario, in/out 7, che fornisce lo status di notizia alla
comunicazione ricevuta, questa intraprende un percorso interno alla redazione
verso il redattore che se ne occuperà. La scelta preliminare della redazione (ser-
vizio) a cui indirizzare la notizia, come la scelta redazionale del cronista che
dovrà trattarla, costituisce ovviamente non solo la condizione per essere inclusa
nelle notizie da pubblicare, ma determina la modalità e la cornice tematica attra-
verso cui verrà “lavorata”. In questo caso la difficoltà maggiore è costituita dalle
notizie difficilmente collocabili nella suddivisione degli argomenti della testata e
delle specializzazioni dei redattori, per le quali quindi è più complessa la scelta
della redazione o del giornalista verso cui dirottare il comunicato 8. Ormai i co-
municati stampa vengono spesso inviati anche – o direttamente – al cronista
specializzato (perché interessato all’argomento della notizia o perché già noto
alla fonte). In questo senso i giornalisti diventano bersagli alternativi e comple-
mentari delle fonti, giornalisti che quindi hanno a disposizione un panorama di
fonti e di comunicati “personalizzato” e sempre più ricco.
Molti manuali di relazione pubbliche sono dedicati alla corretta formulazione
di questi comunicati proprio per rispondere alla difficoltà di emergere tra le mol-
teplici possibilità offerte alle redazioni. Questa infatti appare come la maggiore
difficoltà, sia dei giornalisti che delle realtà sociali emittenti. In questo senso il
miglior comunicato è quello che aderisce alle necessità generali e immediate
del redattore e che quindi risponde alle esigenze di linguaggio, di contenuto e
formato dell’informazione. Questa constatazione conferma due conseguenze or-
mai note. La prima è quella più generale: la “realtà” che raggiunge le scrivanie
dei giornalisti è ormai quella costruita intorno ai linguaggi e ai percorsi più adatti
a divenire notizia. Ovvero solo i fatti-notizia costruiti in maniera tale da poter
giungere attraverso questi canali diventano notizie pubblicabili. La seconda è
una diretta conseguenza di questa: soltanto le strutture che possono, o riescono,
a costruire tali pseudo-eventi possono avere voce sui news media. Le principali
caratteristiche richieste e necessarie per costruire tale rapporto privilegiato con

giornalista di una città della provincia statunitense, il celebre “Mr. Gates”. Questa immagine
individualistica e centralizzata del lavoro di selezione verrà presto superata dalla ricerca e dalla
letteratura ma permane come metafora per illustrare il processo di selezione. Cfr. C. Sorrentino,
I percorsi della notizia…, cit., pp. 190 e sgg.; M. Janowitz, “Modelli professionali nel giornali-
smo: il gatekeeper e il difensore”, in A. Garbarino, op. cit., pp. 124-131.
7
“Anche se la verità, o anche la supposizione di verità, è indispensabile per le notizie e per
i reportage, i mass media [...] non seguono il codice vero/non vero, ma quello informazione/
non-informazione”, N. Luhmann, La realtà dei mass media, FrancoAngeli, Milano 2000.
8
L’ambigua collocazione di alcune notizie rispetto alle tradizionali distinzioni dei quotidia-
ni – ad esempio la cronaca o la politica interna – appare particolarmente rilevante nel caso delle
notizie d’immigrazione o della presenza straniera.

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Capitolo XI - Le fonti

le redazioni sono l’attendibilità e la continuità. Per questo motivo le fonti istitu-


zionali, affidabili e spesso professionalmente organizzate nel rapporto con la
stampa, ricevono un trattamento preferenziale nell’accesso all’agenda.
Come vedremo più avanti è in questi termini che le agenzie di notizie costi-
tuiscono per tutte le redazioni contattate una fonte ritenuta pienamente affida-
bile e continua di notizie, tanto da essere considerate autentiche fonti, mentre
sono costruite per svolgere questa funzione proprio come parte integrante del-
la filiera informativa 9. Al pari delle agenzie, le fonti istituzionali costituiscono
la meno rischiosa tra le realtà che assediano giornalmente la redazione. Per di
più praticamente tutte le redazioni sono particolarmente interessate a mantene-
re un rapporto privilegiato con queste fonti: sulla base di queste relazioni sarà
infatti possibile ricevere notizie in esclusiva o informazioni più particolareg-
giate, o più semplicemente, a continuare a riceverle.

11.2.2. Il telefono

Da tempo si osserva come il telefono sia ormai uno dei principali strumenti di
lavoro del giornalista 10. Da una parte questa constatazione – confermata dalla
nostra osservazione – costituisce un’ulteriore conferma della definitiva deskiz-
zazione della professione, dall’altra fornisce ulteriori dettagli sulla provenienza
delle informazioni e sul loro utilizzo. Se infatti è noto come ogni giornalista,
come ogni ufficio stampa, consideri indispensabile la propria agenda telefonica,
differente è l’utilizzo di questo strumento per completare il lavoro di raccolta e
scrittura. Il telefono del giornalista riceve continuamente chiamate di soggetti e
contatti che cercano di segnalare una particolare notizia, spesso già arrivata sulla
sua scrivania attraverso un lancio d’agenzia o un comunicato. Quest’attività co-
stante, il recalling 11, compiuto quasi esclusivamente da parte degli uffici stampa
e dei portavoce, costituisce non solo un’attività di ricordo e segnalazione ma
mette in campo un continuo lavoro negoziale in cui, come si vedrà, la redazione
è costantemente impegnata. Se infatti all’interno delle reazioni i vincoli maggio-
ri vengono dall’alto o dalle necessità produttive, le pressioni esterne si costrui-
scono intorno a comunicazioni telefoniche delle fonti che premono per la pub-
blicazione delle proprie informazioni o comunque per una loro “adeguata” trat-

9
“Esse [...] si collocano a uno stadio avanzato del processo produttivo (e, infatti, dispongo-
no, di fonti proprie e di redazioni proprie), elaborano già prodotti direttamente consumabili e
possono essere semmai considerate apparati di rifornimento per le redazioni. Il fatto che le si
consideri invece alla stregua delle fonti non è senza significato”, G. Cesareo, op. cit., p. 82.
10
Si veda il paragrafo dedicato allo “Scenario del cambiamento nel campo giornalistico”.
11
Quest’attività di segnalazione telefonica è raccomandata praticamente tutti i manuali di
relazioni pubbliche. Cfr. M. De Vincentiis, L’ufficio stampa, Lupetti, Milano 1999; E. Invernizzi,
(a cura di) Relazioni pubbliche. Le competenze, le tecniche e i servizi di base, McGraw-Hill,
Milano 2001.

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FuoriLuogo - L’immigrazione e i media italiani

tazione. Nel caso delle notizie di cronaca, soprattutto in ambito locale, i protago-
nisti di queste trattative sono nella maggior parte le forze dell’ordine, che non
solo forniscono informazioni quasi quotidiane attraverso comunicati e conferen-
ze stampa, ma che spesso le segnalano, ne richiedono la pubblicazione o, in casi
eccezionali, tendono a modificarne o addirittura frenarne la diffusione 12.
Il secondo utilizzo del telefono è più attivo. In questo caso è il redattore a
contattare direttamente le fonti per richiedere conferma di una notizia ricevuta
ovvero semplicemente per ricevere maggiori dettagli. Nella prima ipotesi rara-
mente la comunicazione aggiunge informazioni al “pezzo”, ed è spesso neces-
saria per notizie provenienti da fonti non istituzionali. Nel secondo la necessità
di ulteriori particolari risponde agli usuali criteri di selezione delle notizie: la
notizia è ritenuta più importante o spesso più “carina”. I dettagli possono an-
che essere necessari ad una più articolata o evocativa narrazione della “storia”.
Ad esempio, durante l’osservazione in un telegiornale nazionale, abbiamo
avuto occasione di notare l’arrivo di una notizia riguardante un incidente fatale
avvenuto su di un ascensore. La notizia, pervenuta attraverso un lancio d’agen-
zia, a causa della non verosimiglianza di un dato statistico in essa contenuta,
ha richiesto una telefonata di verifica. Quest’intervento ha offerto uno spunto
per ampliare lo spazio dedicato alla notizia, la sua correttezza (il dato era effet-
tivamente sovrastimato), il suo approfondimento e il “colore” della sua tratta-
zione 13. Per altre testate – come nel quotidiano Il manifesto – si utilizzano i
legami stabiliti con il mondo dell’associazionismo e dei movimenti sociali per
ricercare sistematicamente un controcanto alla fonte istituzionale.
Il “giro telefonico” operato dai redattori dalle sezioni di cronaca tra Que-
stura, Comandi dei Carabinieri, ospedali, alla ricerca di fatti criminali o di
incidenti è tendenzialmente limitato alle redazioni di cronaca o di interni e
soprattutto ai quotidiani locali o alle redazioni locali delle agenzie di notizie.
Progressivamente, nel caso delle notizie più importanti, questa consuetudine
viene sostituita dall’attività informativa ormai compiuta volontariamente e in
maniera anticipata da queste strutture. L’ultimo utilizzo del telefono risponde
alla finalità tutta organizzativa di mettersi in contatto con inviati, corrispon-
denti e collaboratori della testata 14. Un impiego che rafforza l’immagine di
una modalità reticolare e mediata di rapporto con l’esterno delle redazioni.

12
In questo caso l’attività di pressione può arrivare al negare dettagli di un fatto del quale
non si gradisce la pubblicazione.
13
Anche in questo caso il fatto è riportato per esteso nella tesi di laurea della ricercatrice che
ha effettuato questa osservazione e alla quale rimandiamo (C. Tuveri, Le routine produttive nel
Tg di La7, a.a. 2002/2003, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”).
14
Abbiamo fino a questo momento ignorato il ruolo svolto sul campo dagli inviati e dei
corrispondenti per il semplice motivo che questi non erano parte del nostro spettro di osserva-
zione. Infatti lo sguardo etnografico dei nostri ricercatori era – anche per motivi legali – circo-
scritto agli accadimenti interni alle redazioni. È importante però sottolineare come l’attività di
queste figure è difficilmente osservabile come è difficile riuscire a carpirne segreti e pratica.

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Capitolo XI - Le fonti

11.2.3. Mass media

Come abbiamo avuto già modo di evidenziare, gli altri mezzi di informa-
zione costituiscono la continua pietra di paragone del lavoro compiuto, sia nei
termini dell’osservazione della concorrenza, che in quello della conferma per
le notizie giunte in redazione. Ma più in generale vengono utilizzati per rico-
struire l’agenda delle notizie della giornata, e quindi la loro possibile gerar-
chia. La conoscenza del comportamento degli altri costituisce il primo dovere
delle redazioni. Il contenuto dei mass media normalmente si configura come
traccia e falsariga per le proprie scelte e, più saltuariamente, come conferma
del buon lavoro realizzato, ma può, se necessario, trasformarsi rapidamente in
una vera e propria fonte. Infatti, come accade sempre più frequentemente, le
notizie pubblicate sui news media concorrenti, italiani o stranieri, diventano
spunto o spesso parte degli articoli, talvolta come necessaria riabilitazione da
un fatto “bucato” in precedenza. Spesso invece la notizia pubblicata dal medium
“concorrente” costituisce l’origine o il pretesto di uno scandalo, di un dibattito
politico o solo di un’anticipazione.
Un utilizzo più diretto si ha quando l’agenzia di informazione o la testata
riprende come notizia un fatto avvenuto direttamente su un medium. È il caso
di un accidente accaduto durante una trasmissione televisiva o più spesso per
l’intervento o l’intervista di una personalità (spesso politica) all’interno di una
trasmissione di approfondimento televisiva, radiofonica o della carta stampa-
ta. In questo caso la notizia può essere ripresa direttamente da un redattore che
assume in quel caso la veste del dimafonista, oppure più di frequente, e molto
più semplicemente, questa viene fornita dalla redazione della trasmissione o
testata interessata a diffonderne il contenuto. In questo caso è lo stesso appara-
to emittente a segnalare la notizia selezionando giornalisticamente, secondo
proprie priorità e interessi, le parole o gli atti ritenuti rilevanti. In casi più
importanti – come nelle dirette parlamentari o nel corso di eventi mediali –
sono gli stessi redattori a seguire la notizia durante il suo svolgimento.
Diverso il discorso per la rete delle reti. L’Internet è ormai disponibile in
tutti i terminali della redazioni nazionali e rappresenta un costante e comodo
deposito di ulteriori dettagli e di conferme delle notizie giunte sulla scrivania
della redazione attraverso il canale tradizionale dell’agenzia. In questi termini
la capacità di ricercare le notizie attraverso le interfacce di navigazione e le
capacità di ricerca nel web del redattore di turno costituiscono gli unici criteri
di selezione, l’unica separazione tra il giornalista e un tipo di informazione
richiesta. È cioè lo spider di Google – il più usato search engine –, la capacità
del redattore di usarlo, ma anche la capacità delle fonti di costruire siti web
adeguati, documentati e aggiornati, a fare la differenza. L’utilizzo del mezzo
informatico diviene abitudine quotidiana anche per la ricerca di spunti e noti-
zie singolari o bizzarre da riprendere o approfondire e – persino nelle redazioni
delle agenzie – un archivio permanente di fatti curiosi e originali da segnalare.

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FuoriLuogo - L’immigrazione e i media italiani

11.2.4. Le agenzie di notizie

Siamo quindi giunti allo strumento di contatto con l’esterno più usato. La
realtà, nella forma di notizie – o spesso dello spunto per costruirne una – giun-
ge di fatto nelle scrivanie dei redattori attraverso questo settore fondamentale
della “fabbrica delle notizie”. Più precisamente è il terminale del singolo re-
dattore a ricevere quotidianamente le notizie attraverso le reti telematiche de-
dicate. Stessa provenienza per le notizie ricevute dallo staff redazionale (dire-
zione, redattori capo, capisettore). In questo caso il redattore riceve la notizia
da trattare senza operare nessuna selezione, l’argomento del pezzo infatti gli
viene in quel caso “assegnato”.
Le nostre osservazioni confermano in questo caso i risultati degli studi pre-
cedenti: l’agenzia di notizie rappresenta lo sfondo, la materia prima fonda-
mentale per il lavoro redazionale 15. Spesso la prima attività svolta all’interno
delle redazioni da parte di giornalisti e manager è proprio di ripercorrere nei
terminali i lanci di agenzia più recenti, sia al fine di ricostruire i fatti accaduti
che di trovare spunti o notizie per gli articoli da costruire o attribuire. Nel
primo caso l’agenzia si costruisce – come abbiamo appena visto insieme a
molti altri mezzi – come strumento di conoscenza generale della realtà e del-
l’agenda mediale. Nel secondo si costruisce come vera e propria fonte di infor-
mazioni: in questo caso i lanci vengono ripresi ampiamente per costruire il
testo della maggior parte delle notizie di routine 16.
Ampie sono le differenze sull’utilizzo di questa “fonte”: diverso è l’utilizzo
dei take da parte dei diversi componenti della redazione, per le diverse tipologie
di pezzo e per i diversi argomenti. Se lo staff redazionale utilizza l’agenzia per
rintracciare l’agenda della giornata e quindi per definire nel dettaglio la gene-
rale gerarchia delle notizie del giorno e quindi stabilire la scaletta del giornale,
i singoli redattori invece la utilizzano per costruire i contenuti del pezzo in
lavorazione. Per le notizie più minute spesso le informazioni contenute nel
lancio possono divenire le uniche disponibili e quindi il lavoro consisterà esclu-
sivamente nel rimaneggiamento del testo da parte del redattore e nella scelta
della sua collocazione e della scelta del materiale paratestuale (titoli, immagi-
ni, grafica). Se sono presenti diversi aggiornamenti dello stesso fatto-notizia –
sul modello della continuing news – le agenzie serviranno invece a costruire
progressivamente il pezzo aggiungendovi nel corso del tempo nuovi dettagli.

15
Il ruolo svolto dalle agenzie è evidenziato da praticamente tutti i saggi che si occupano
giornalismo e di newsmaking, mentre paradossalmente mancano ricerche approfondite sulla
struttura organizzativa e produttiva di queste testate. I principali riferimenti in Italia sono rap-
presentati dei testi di Sergio Lepri – per anni direttore dell’Ansa – e recentemente da una ricerca
concentrata proprio sui lanci Ansa dedicati ai migranti. Cfr. M. Corte, op. cit.
16
Sui processi di riscrittura dei lanci d’agenzia cfr. L. Capuzzo, Notizie in viaggio. Dalle
agenzie ai quotidiani: Il processo di riscrittura giornalistica, Franco Angeli, Milano 1990.

220
Capitolo XI - Le fonti

In ogni caso il materiale proveniente dalle agenzie costruisce una sorta di veri-
fica delle notizie provenienti da altri mezzi, in qualche modo l’agenzia costitu-
isce un garante, la seconda fonte della maggior parte delle notizie.
Anche nei giornali in cui la ricerca di altre fonti è parte della linea editoria-
le, le agenzie rimangono uno strumento di lavoro indispensabile. Infatti queste
costituiscono il materiale fondamentale per le notizie “da dare”, quelle cioè
che sono disponibili a tutte le testate e che quindi tutte le redazioni sanno vi-
cendevolmente di possedere. Inoltre, è il caso dell’Unità di Furio Colombo, le
agenzie vengono usate come conferma dei comunicati ricevuti dalla “società
civile”, ai quali viene dedicata una attenzione particolare.

11.2.5. L’agenzia: fonte ma anche redazione

Come si è visto l’agenzia di notizie è considerata dalle redazioni una “fonte”


particolarmente attendibile, una fonte indispensabile alla quotidiana attività di
scrittura e composizione dei notiziari. D’altro canto l’agenzia di notizie non co-
stituisce propriamente una fonte. Si tratta in effetti di una parte esternalizzata
della macchina informativa. Si tratta concretamente di un insieme di redazioni
che forniscono dietro abbonamento notizie preconfezionate alle testate. Per que-
sto stesso motivo le testate abbonate considerano i lanci che ricevono dalle agen-
zie materiale direttamente utilizzabile nei termini della loro forma, perfettamen-
te adattata alle esigenze di spazio e stile compositivo, ma molto spesso conside-
rati sicuri e affidabili rispetto ai contenuti delle informazioni trasmesse.
In questi termini quindi l’agenzia si costituisce come redazione vera e pro-
pria e per questo motivo è stata oggetto del nostro lavoro di ricerca. A sua volta
infatti la redazione dell’agenzia è condizionata dalla stessa serie di vincoli or-
ganizzativi, di regole di selezione e filtro delle notizie, di un pubblico da sod-
disfare e non ultime da una serie di fonti da cui dipendere e da selezionare. Per
questo motivo è necessario spendere qualche parola in questa direzione.
Il panorama delle fonti delle agenzie riprende in effetti pedissequamente la
struttura sintetizzata nei paragrafi precedenti con la sola e ovvia assenza delle
notizie d’agenzia. Più precisamente rimangono le agenzie internazionali che
costituiscono, soprattutto per le agenzie più piccole, una risorsa fondamentale
soprattutto per le notizie dall’estero e per le informazioni provenienti da aree
in cui non sono disponibili propri corrispondenti. Le altre agenzie nazionali
rappresentano invece la concorrenza da osservare e sorvegliare 17.
Private di una fonte continua e salda di realtà, le redazioni delle agenzie
rappresentano quindi il territorio di frontiera tra il sistema informativo e la
“realtà evenemenziale”. Su questo campo di battaglia si gioca una parte essen-
ziale del destino delle notizie del giorno: una battaglia combattuta tra la

17
In questo caso soprattutto per le agenzie “minori” nei confronti dell’Ansa e non viceversa.

221
FuoriLuogo - L’immigrazione e i media italiani

notiziabilità e la reperibilità delle notizie, una conflitto combattuto da redattori


assediati – in questo caso in modo ancor più stringente – dalla realtà rappre-
sentata dalle fonti e dagli (pseudo)eventi 18. Il panorama residuo delle tecnolo-
gie di relazione con l’esterno appare tendenzialmente immutato – e-mail e fax,
telefono, mass media e Internet – con l’aggiunta sostanziale, nelle redazioni
regionali e locali, degli strumenti classici di relazione con le fonti: il “giro di
telefonate” e le comunicazioni radiofoniche delle forze di polizia.
Il criterio che ne guida le attività è però sostanzialmente divergente. Possia-
mo immaginare una normale testata giornalistica come un imbuto: riceve una
quantità ampia di notizie, ne seleziona alcune e ne costruisce l’esposizione
intorno ad un chiaro ed esplicito criterio di importanza, visibilità e interpreta-
zione costruito dalla posizione, dall’evidenza, dalla titolazione. Nel caso delle
agenzie e, in parte, delle testate sul web la selezione delle notizie appare molto
meno stringente. Anzi, assente il limite imposto dagli spazi e dei tempi, l’inte-
resse principale delle agenzie è proprio quello di produrre una mole volumino-
sa e ininterrotta di informazioni per i propri abbonati 19.
Come è immaginabile questo diverso criterio di selezione delle notizie
modifica totalmente ritmi e tempi dell’organizzazione produttiva; ma se con-
temporaneamente allarga la possibilità di entrare nel circuito delle notizie per
le fonti rende questa selezione particolarmente essenziale. Se infatti un comu-
nicato o un avvenimento non viene ripreso e rilanciato neanche dalla redazio-
ne dell’agenzia o seguito da un suo corrispondente, le possibilità di ritrovarlo
tra le notizie dei giornali e dei Tg diminuiscono drasticamente. Per quanto
riguarda le fonti utilizzate, le agenzie – proprio per la funzione “di frontiera”
che svolgono – ricevono una quantità estremamente cospicua di comunicati
stampa sui quali la selezione è minima: in questo caso la differenza tra fonti
istituzionali, partitiche e associative appare ridursi. La differenza si fa rilevan-
te nel caso degli approfondimenti necessari per eventi e manifestazioni pubbli-
che, dove la presenza di corrispondenti o inviati – una risorsa evidentemente
più scarsa – segue criteri di scelta più stringenti e in questo simili a quelli
adoperati dalle normali redazioni quotidiane 20.

18
In questi termini il lavoro delle agenzie si configura come l’estremo confine, il margine,
della professione giornalistica come viene immaginata comunemente e rappresentate nelle mi-
tologie professionali: il reporter che raccoglie i fatti “dalla strada”. Invece si è costretti a consta-
tare una sostanziale deskizzazione anche di questa attività professionale, con i redattori che si
avvicendano tra il lavoro di terminale e la partecipazione a conferenze stampa e avvenimenti
organizzati (convegni, manifestazioni, ecc.).
19
I criteri espositivi permangono anche se mitigati dalle minori possibilità per le agenzie di
modulare, interpretare ed evidenziare una notizia. L’unica selezione opera difatti nella diversa
elaborazione fornita in termini di lunghezza, quantità dei lanci e il loro livello di approfondi-
mento.
20
Ma questa selezione ha ricevuto una più ampia trattazione nelle pagine dedicata alla
notiziabilità e ai valori-notizia.

222
Capitolo XI - Le fonti

11.3. L’assedio delle redazioni

11.3.1. Piccola cronaca quotidiana

L’utilizzo delle fonti informative costituisce una delle principali spiegazio-


ni non solo del comportamento dei mezzi di informazione, ma degli stessi
risultati della nostra ricerca sulla rappresentazione mediale dei fenomeni
migratori. Infatti ad ogni singola tipologia di notizie incontrate corrisponde
una particolare sequenza di relazioni con le fonti. La rilevanza della fonte delle
notizie non solo condiziona la comparsa degli stranieri e dei migranti sulle
“pagine” dell’informazione, ma più nello specifico, ne qualifica la presenza:
non solo sceglie le notizie, permettendone l’arrivo in redazione, ma ne
(pre)seleziona il tipo, il loro taglio.
Come si è detto parlando dei risultati dell’analisi del contenuto dell’infor-
mazione, la stragrande maggioranza è caratterizzata da notizie di cronaca: in-
cidenti e crimini, spesso seguiti dalle ripercussioni giudiziarie. È del tutto evi-
dente come questo tipo di notizie giungano attraverso un numero ristretto ma
continuo di fonti istituzionali. È altrettanto chiaro che né l’attenzione dei me-
dia, né le fonti possibili siano circoscritte a questo settore, né quindi esaurisca-
no la presenza dell’immigrazione nella società italiana. È però necessario pre-
cisare quanto e come la disseminazione e l’utilizzo delle fonti ne spieghino
l’assoluta prevalenza numerica. Allo stesso tipo di fonti è poi imputabile la
presenza altrettanto ampia delle informazioni inerenti gli “sbarchi di clandesti-
ni”. Ma procediamo con ordine.
Le notizie di cronaca – pubblicate con regolarità e prive di alcuna conte-
stualizzazione o approfondimento – rappresentano, per le pagine locali dei
quotidiani, la prevalente tipologia di notizie e per le sezioni di cronaca nazio-
nale una scorta permanente di notizie con le quali riempire gli spazi informati-
vi quotidiani. Queste “piccole notizie quotidiane”, come abbiamo visto, pro-
vengono da una serie di canali ricorrenti. Si tratta di notizie prive di particolare
interesse o di ampie conseguenze, notizie minime per le quali è necessario un
lavoro trascurabile sia di riscrittura che di verifica delle informazioni, notizie
trasmesse in prevalenza dalle forze dell’ordine. Proprio queste ultime spesso
forniscono come uniche informazioni rispetto ai protagonisti dei fatti le sole
che hanno raccolto o che sono indispensabili alle proprie attività. Come abbia-
mo avuto occasione di osservare in precedenza nel caso di migranti o stranieri
queste sono la nazionalità di testimoni, sospetti o vittime, in aggiunta alle in-
formazioni relative al loro status giuridico e alla posizione rispetto alla legge
(regolare-irregolare nel caso delle leggi sull’immigrazione).
Questo squilibrio investe soprattutto le redazioni che a) trattano più rapida-
mente e in maniera più routinaria questi fatti-notizia come le agenzie di stampa;
b) le redazioni più snelle, formate da pochi redattori concentrati nel lavoro di
desk, e quindi più dipendenti da fonti esterne; c) le testate o le redazioni locali,
tradizionalmente più legate a questo tipo di fonti. Sono queste testate, come que-
ste sezioni all’interno delle strutture dei quotidiani, ad essere maggiormente “do-
minate” dalle fonti istituzionali nella selezione e nel trattamento delle notizie.

223
FuoriLuogo - L’immigrazione e i media italiani

Questa situazione, insieme alla rilevanza assunta dal lavoro di desk nelle agenzie
di informazioni e immagini, influenza in maniera determinante il lavoro
redazionale nel senso illustrato dai dati della ricerca sulle notizie.
Si tratta spesso di brevi di cronaca o di succinte note lette in studio
dall’anchorman dei Tg in cui proprio il formato, cioè proprio l’esiguo spazio/
tempo dedicato, condiziona in maniera stabile la routine produttiva messa in
atto. In questi casi infatti le notizie sono trattate in maniera inevitabilmente
rapida dai redattori incaricati. Non necessitando di ulteriori precisazioni o rag-
guagli, vengono quindi pubblicate così come arrivano. La redazione in questo
caso è costretta ad un doppio vincolo: da una parte, non può permettersi di
ricercare nuove informazioni, di approfondire una notizia marginale, dall’altro
non può eliminare queste poche conoscenze perché questo comporterebbe il
non disporre più di elementi di notizia. Così la pubblicazione di quelle uniche
informazioni – la nazionalità dei protagonisti e la loro posizione di fronte alla
legge – diventa una necessità per la struttura redazionale, una necessità conse-
guente alla sua stessa logica. Si tratta di un paradosso di cui spesso non si
riconoscono i rischi, ovvero – sempre più frequentemente – non si trova il
modo di evitarli. A dire il vero, spesso i redattori si dimostrano consapevoli
dell’importanza delle fonti nel determinare il contenuto stesso dell’informa-
zione veicolata: interrogandoli direttamente sulle cause di questa presenza
mediale dei migranti la risposta coincide spesso con le ipotesi qui presentate.

Questo avviene laddove ci si lascia talora trascinare dalle notizie che


vengono diffuse da alcune fonti di informazione, quali possono essere
gli uffici stampa delle questure o dei carabinieri che annunciano impor-
tanti azioni di un certo tipo, oppure nel momento in cui si parla sempre
e soltanto di sbarchi a proposito di immigrazione clandestina. Bè, in
quel caso lì, si sa che ci sono delle dinamiche che riguardano soprattutto
il controllo, la repressione di questo genere di fenomeni che sono illega-
li e sono appunto regolati dalle leggi. 21

Come si vede questa constatazione assume i tratti della fatalità. Un tratta-


mento inevitabile per le fonti che diventa, vista l’importanza di quelle stesse
fonti per il lavoro normale e quotidiano, imprescindibile anche per i giornalisti
interpellati. Un destino modificabile solo all’interno delle possibilità offerte
dalla professione: l’inchiesta, il “racconto delle storie”.

Diverso è quando si riesce a parlare di storie, a parlare di cose nostre, a


fare delle inchieste come infatti abbiamo fatto molto di recente. […] in
questo caso qui abbiamo fatto un buon lavoro: abbiamo fatto un lavoro
di ricerca specifica di una situazione e l’abbiamo raccontata andando a

21
Intervista a Massimo Mapelli, Tg La7.

224
Capitolo XI - Le fonti

vedere quello che c’era, andando a far parlare le persone che erano lì, e
facendo parlare, poi, in seguito, il giorno successivo per ritornarci, chi
doveva decidere a proposito della loro sorte; 22

Ovvero si cerca di trovare una soluzione modificando la traiettoria e il trat-


tamento della notizia, uscendo dal recinto circoscritto delle brevi notizie di
cronaca: ricercando altre fonti, uscendo dalla redazione, dedicando più tempo
e spazio alla notizia. Proprio quel tipo di attività di norma impedito dalla rigida
compressione delle fonti e dei tempi prevista per le normali notizie del genere.
E, per lo stesso motivo, infatti quest’attività di “corretta” e ampia informazio-
ne non può che caratterizzarsi come eccezionale. Come spesso si lamenta, un’oc-
casione sempre più rara.

E quindi in questo caso abbiamo fatto un buon lavoro rispetto ad altre


situazioni che sono invece quelle in cui c’è la notizia “…arrivano tre-
cento clandestini”, e si fa un pezzo di cronaca sui trecento clandestini,
“…sono stati arrestati gli scafisti”. 23

In questo caso, come si è detto, la causa dell’eccezionalità di questo com-


portamento è da imputare alle dimensioni della redazione e quindi alla man-
canza del personale necessario a compiere con regolarità tale attività di appro-
fondimento:

Perché poi ogni redazione ha una sua organizzazione del lavoro, al di là


delle notizie oggettive, ci sono poi delle scelte che vengono fatte. Si
decide di utilizzare più persone in un determinato ambito per fare un
certo tipo di servizi, e magari trascurane degli altri. Perché poi alla fine
i nostri organici non sono organici come i grandi giornali. La redazione
cronaca è composta da dieci-dodici persone e quindi queste devono far
tutto e quindi non si può sempre seguire tutto, insomma. Mentre un grande
giornale può contare su un numero molto più elevato di giornalisti, di
collaboratori, e di corrispondenti. 24

Questa, come vedremo, è solo una delle possibili risposte alla medesima
domanda. Se infatti le ridotte dimensioni della redazione o gli elevati carichi di
lavoro, per quelle più ampie, giustificano la soppressione dell’“ozio giornali-
stico” 25 a scapito del lavoro di inchiesta e approfondimento, sono molteplici le

22
Ibidem.
23
Ibidem.
24
Ibidem.
25
Cfr. F. Amodeo, Elogio dell’ozio giornalistico, “Problemi dell’informazione”, n. 1, 1993,
pp. 23-30.

225
FuoriLuogo - L’immigrazione e i media italiani

cause lamentate e riscontrate che producono i risultati evidenziati dalla nostra


ricerca. In altri casi infatti, la questione dirimente è quella degli spazi a dispo-
sizione o addirittura della presunta maggiore notizibilità di certi accadimenti,
come ci è stato, con insolita chiarezza, esplicitato da un redattore nel corso di
un intervista: “a volte può capitare “il clandestino uccide ragazza”… sì proba-
bile che lo facciamo, però è anche vero che se lo fa un clandestino fa più noti-
zia di… Questi poi sono degli schemi, degli stereotipi” 26. In questo caso la
scelta prescinde da qualsiasi legame con le fonti, ovvero con la disponibilità di
una notizia o con il carattere linguistico che questa assume, con gli stereotipi
iscritti nella sua stessa origine 27.

11.3.2. Lo sbarco delle notizie: una percezione selettiva

Appare a questo punto chiaro il condizionamento delle fonti, non solo nel
contenuto, ma nell’esistenza stessa delle notizie. Come abbiamo visto la “real-
tà” che perviene alle redazioni è quella individuata e selezionata da quella che
Mario Giacomarra chiama una “rete di sensori”. Distribuita sul (proprio) terri-
torio, nei propri ambiti di interesse a seconda della posizione o dall’argomento
interessato dalla testata, fornisce (solo) le informazioni richieste. Un sistema
utile per la registrazione dei fatti, con un’unica eccezione:

Dove mancano i “sensori” non ci sono notizie, e nessun avvenimento


“fa notizia” […]: gli immigrati extracomunitari sono regolarmente te-
nuti ai margini dell’informazione finché stanno nei vicoli urbani
semidiroccati, o chiusi nei centri d’accoglienza; diventano oggetto di
notizia solo quando richiedono l’intervento della Polizia (la Questura è
un centro ricco di sensori e dunque grande produttore di notizie). 28

Gli immigrati extracomunitari – qui relegati a eventuali ospiti di vicoli


fatiscenti o di centri di permanenza – non sono “catturati” da questa rete di
fonti. La deformazione quindi è strutturale e assodata dal fatto che «già nella
fase di raccolta, si registra un indubbio primo processo di “riduzione di real-
tà”» 29. Gli eventi non individuati, perché non individuabili dalla rete di raccol-
ta delle notizie, ne sono esclusi. Semplicemente non sono accessibili alla mac-
china informativa. Uno dei principali criteri di notiziabilità è, quindi, rafforza-
to dalla stessa configurazione sul territorio delle imprese informative.

26
Intervista a Guy Chiappaventi.
27
Tratteremo questo tipo di cause in un prossimo capitolo dedicato proprio ai criteri di
selezione delle notizie.
28
M. Giacomarra, Manipolare per comunicare, Palombo, Palermo 1997, p. 95.
29
Ibidem.

226
Capitolo XI - Le fonti

Al di là della criminalità comune, il caso emblematico di questo condizio-


namento ab origine è fornito dalle notizie sugli arrivi e sugli sbarchi. In termi-
ni generali solo una piccola parte dei migranti del Sud del mondo arrivano in
Italia attraverso approdi clandestini sulle coste della Sicilia o della Puglia: ep-
pure questa rappresentazione dell’arrivo è praticamente l’unica disponibile 30.
È indubbia l’importanza delle fonti di provenienza delle notizie congiunta-
mente ai criteri di notiziabilità nel determinare questa oggettiva deformazione.
Le notizie degli sbarchi provengono da una serie ricorrente ed esclusiva di
fonti istituzionali: le forze di polizia e le capitanerie di porto per i singoli avve-
nimenti e il ministero degli Interni per le informazioni più generali. Tali eventi
eccezionali – dall’indubbia forza spettacolare e, nel caso degli incidenti, dalla
notiziabilità inconfutabile – hanno costruito nel tempo una trama di fonti con-
venzionali, testimoniata ad esempio da accordi con emittenti locali. Questo
reticolo di fonti e canali garantisce un afflusso costante di elementi e immagini
accentuando la possibilità abituale di trasformare anche un piccolo arrivo in
una notizia da poter pubblicare. Allora la costruzione sul territorio della mac-
china informativa, insieme al rilievo e all’attendibilità indiscutibile delle fonti
ufficiali di informazione provoca l’accentuazione di alcune notizie rispetto ad
altre, costituendo un meccanismo caratteristico della produzione e della ripro-
duzione degli stereotipi: la percezione selettiva 31.
Redattori e dirigenti della macchina informativa appaiono spesso poco con-
sapevoli di rappresentare una realtà che si presenta distorta ai loro stessi occhi,
che giunge ai loro occhi attraverso la lente costituita da fonti e criteri di
notiziabilità dati come scontati e naturali 32. In questi termini il classico concet-
to di bias introdotto dal lavoro di David Altheide assume un nuovo rilievo.
Nella definizione del ricercatore statunitense, la “distorsione involontaria” trae
origine dalla stessa procedura linguistico-produttiva di racconto delle notizie,
processo che “isolando i fatti dal contesto” ne altera il senso 33. Questa atten-

30
Su questo tema si veda il capitolo dedicato alle notizie sugli sbarchi.
31
Sull’attenzione selettiva come prerequisito cognitivo della costruzione psicologica dei
pregiudizi cfr. B. Mazzara, Appartenenza e pregiudizio, Carocci, Roma 1996.
32
La principale difficoltà delle ricerche sul newsmaking è costituita proprio dal fatto che
sostanzialmente le “regole produttive” del giornalismo rappresentano un senso comune sottinte-
so, fondato su convenzioni tacite e processi di socializzazione impliciti alla professione. La
nostra osservazione etnografica conferma questi asserti. Soprattutto nel caso delle brevi notizie
di cronaca, la loro selezione e titolazione raramente passa per le gerarchie redazionali, ed ecce-
zionalmente riceve attenzione da parte delle riunioni di redazione e dei caposervizio. Nelle agenzie
di notizie l’intera procedura di selezione e indirizzamento di questo genere di notizie avviene in
maniera del tutto routinaria in assenza di qualsiasi indirizzo o formazione esplicita.
33
D. Altheide, op. cit., p. 25: “Nel processo di rappresentazione della realtà, il mondo di tutti
i giorni è trasformato per servire al meglio le esigenze giornalistiche. L’effetto è di isolare un
fatto dal suo contesto abituale, dai suoi contorni e significati e di porlo in una situazione estra-
nea: un telegiornale”.

227
FuoriLuogo - L’immigrazione e i media italiani

zione selettiva invece produce un’accentuazione (spesso) involontaria del nes-


so criminalità-immigrazione o un’enfatizzazione degli arrivi. Questa ipotesi
ha trovato riscontro anche nelle interviste raccolte tra direttori, vicedirettori e
caporedattori delle testate analizzate. L’influsso delle fonti è riconosciuto e
spesso consapevole, come rispondeva il direttore di una testata radiofonica:

[...] la fonte primaria di informazione di cronaca giudiziaria è rappresen-


tata dagli organi di polizia e dalla magistratura. In prima battuta la notizia
arriva da lì. Per cui questo vale per gli immigrati, per gli extracomunitari
e per gli italiani. [...] Questa è la notizia che arriva, breaking news, no? In
un secondo momento subentrano la difesa, le organizzazioni, le forze di
categoria. Con l’immigrazione più o meno accade la stessa cosa. 34

Con la sola eccezione che nel caso dei migranti spesso non avviene questo
secondo passaggio. Per quelle notizie non esistono altre versioni, altre possibi-
li fonti 35. Come per le notizie giudiziarie in assenza di avvocati, come per gli
sbarchi per l’irripetibilità degli scafisti o dei migranti in assenza di gruppi di
interesse organizzati: quel primo lancio di cronaca nera è spesso l’unica ver-
sione che resta.

11.3.3. Fonti maggiori

Questo meccanismo di selezione anticipatoria dei fatti-notizia operata dalle


fonti istituzionali, dalle agenzie d’informazione e dalla disseminazione territo-
riale della testata ha particolari ed evidenti effetti per le minute notizie di cro-
naca. Notizie la cui diffusione è fondata nella necessaria rapidità di lavorazio-
ne e per le quali ci si affida con maggiore frequenza a fonti autorevoli e affidabili.
Per le notizie più ampie, più importanti, per quelle la cui consistenza si dispiega
nel tempo (le running news), o semplicemente quelle che richiedono una veri-
fica, la questione si fa più complessa. In entrambi i casi però il risultato finale
non cambia molto.
In questi casi, la necessità da parte del singolo redattore e della struttura
redazionale (spesso il caporedattore) di maggiori informazioni e di particolari,
richiede un ventaglio più ampio di fonti o molto più frequentemente di assicu-
rarsi un buon rapporto con le fonti istituzionali. Per raggiungere questi obietti-
vi è necessario mettere in campo un continuo lavorio negoziale 36. In effetti, la
negoziazione costituisce la principale e necessaria configurazione della rela-

34
Intervista a Bruno Socillo, direttore del Gr Radio Rai.
35
M. Giacomarra, Migrazioni e identità. Il ruolo delle comunicazioni, Palumbo, Palermo
2000, pp. 138-139.
36
I processi negoziali appaiono a molti autori come fondanti le attività esterne ma anche
interne alle redazioni. Cfr. Garbarino, op. cit., p. 67; e C. Sorrentino, Giornalismo…, cit., p. 9.

228
Capitolo XI - Le fonti

zione con le strutture esterne alla “cucina” redazionale. In questo caso si in-
contrano due reciproci e spesso contrastanti interessi. Si tratta sostanzialmente
di un conflitto tra l’interesse di queste fonti di condizionare e veder riprese
solo le informazioni messe a disposizione o comunque quelle gradite e quello
delle redazioni di non farsi trasformare in semplice megafono. Il conflitto, per
la fonte, si dipana tra la possibilità di esser visibili e il rischio di veder veicolata
un’immagine distorta o troppo ampia 37. Un conflitto speculare a quello delle
strutture informative, combattute tra la necessità di disporre di informazioni –
abbondantemente offerte da questo tipo di fonti – e la necessità di non farsi
semplice veicolo di quei contenuti, di non diventarne “l’ufficio stampa”.
Tale conflitto si traduce in una continua trattativa sulle scelte di inclusione/
esclusione dall’agenda del medium, un dibattito spesso esacerbato dalle diffe-
renti utilità nel riprodurre le notizie proposte (fa notizia?), nei particolari da pub-
blicare (cosa fa notizia?) o evidenziare (qual’è la notizia?), fino al linguaggio da
utilizzare e al frame che la connota (Che notizia è?). Questo conflitto si trasfor-
ma solitamente nell’accusa mossa dalle fonti di voler spettacolarizzare o di uti-
lizzare un linguaggio sensazionalistico. In questo caso si evidenzia proprio la
distanza tra l’intenzione della fonte di veder pubblicata la “notizia-informazio-
ne” nel modo più semplice ed immediato – tendenzialmente in modo non filtrato
– e quella dell’emittente di tradurla nei propri linguaggi: nei linguaggi espressivi
del medium utilizzato (immagini, titoli, ecc.), nei termini della propria struttura
di notiziabilità e di organizzazione del senso (sezioni, tempi, frame, ecc.).
Si tratta in questo caso di condizionamenti interni: correlati cioè alla strut-
tura “sintattica” del testo, alla necessità di confezionare un prodotto qualitati-
vamente adeguato e a quella di renderlo compatibile con gli spazi a disposizio-
ne e con i tempi e le risorse necessarie alla sua trattazione. Non ultima l’esi-
genza di fornire una continuità e stabilità nel tempo al lavoro: ci riferiamo in
questo caso alla non secondaria importanza per il lavoro della redazione di
stabilire relazioni stabili e di fiducia con alcune fonti ritenute particolarmente
preziose. Questa necessità si dipana lungo un continuum di evenienze ed esi-
genze: si va dalla possibilità eccezionale di ricevere una notizia “in esclusiva”
o una indiscrezione fino al bisogno quotidiano di ricevere dettagli per telefono.
Questa confidenza con la fonte può arrivare fino ad accordi informali tra reda-
zione e uffici stampa, ad esempio con il fine tecnico di ricevere una “dichiara-
zione” sul tema d’attualità da un personaggio o da una personalità politica
invece di attendere che questa venga pronunciata “estemporaneamente” 38.

37
Con il rischio ulteriore di veder trapelare informazioni che si vorrebbe nascondere. Impos-
sibile in questo caso non fare riferimento all’oramai classico lavoro di Joshua Meyrowitz sulla
tendenziale sparizione della distinzione tra scena e retroscena ad opera della “trasparenza” dei
media elettronici. Cfr. J. Meyrowitz, Oltre il senso del luogo. Come i media elettronici influen-
zano il comportamento sociale, Baskerville, Bologna 1993.
38
In questo caso l’utilità interna è quella di evitare il costo di un inviato che avrebbe dovuto
seguire l’occasione pubblica in cui era prevista la partecipazione del suo protagonista.

229
FuoriLuogo - L’immigrazione e i media italiani

Non vanno però sottostimati i condizionamenti esterni che influiscono, an-


che in maniera determinante, nel rapporto con le fonti. Se la necessità di man-
tenere buone relazioni con alcune fonti, spesso istituzionali, soddisfa l’esigen-
za di continuare a ricevere stabilmente informazioni, risponde anche a bisogni
meno esprimibili. È proprio questo sostanziale pudore nell’esplicitare una par-
te di questi condizionamenti a renderne ardua l’osservazione da parte dei no-
stri ricercatori, che hanno però raccolto molteplici indizi ed evidenze delle
pressioni – provenienti da e verso la direzione delle testate – a ricercare un
equilibrio con alcune fonti ritenute particolarmente importanti per il lavoro
quotidiano di raccolta delle notizie. Meno ampia è la verifica dei
condizionamenti – spesso legati a relazioni politiche e a legami economici –
tra la proprietà dell’editore e l’istituzione, tra la linea editoriale della testata e
la parte politica implicata fino ai più frequenti, “meno nobili” ma più circo-
scritti, interessi personali dei singoli implicati nella “trattativa”.
Come ogni negoziazione il risultato non è univoco. Molte sono le possibili
circostanze e le condizioni che possono spostare il peso di tale gioco da una
parte o dall’altra. La significatività della notizia per la fonte o per la testata,
l’importanza del mantenere relazione per entrambi, la linea politica ed edito-
riale, la forza contrattuale e la rilevanza del fatto-notizia e dei motivi di segre-
tezza/importanza/notiziabilità condizionano in maniera quasi casuale il risul-
tato 39. Di norma questo equilibrio raramente subisce bruschi sbilanciamenti o
rotture insanabili.
Di certo da questo confronto esce vincente chi può esprimere maggiore forza
negoziale, chi dispone di maggiori frecce al proprio arco. Quasi superfluo ribadi-
re quanto le fonti istituzionali, le fonti maggiori, abbiano a disposizione, dal
punto di vista delle condizioni esterne, ma anche da quelle interne (legate alle
capacità comunicative) un maggiore numero di cartucce nella partita con i mezzi
di informazione. Un peso che le altre fonti devono conquistarsi a fatica.

11.3.4. Fonti minori

Prescindendo infatti da influenze più difficilmente rilevabili, due appaiono


i principali mezzi utilizzabili dalle fonti per accedere a questo “tavolo negozia-
le”. La disponibilità di dati statistici o comunque di informazioni strutturate
offre, come è noto, immediata possibilità ai redattori di costruire un “pezzo”:
“c’è la notizia” 40. La seconda dote è costituita dalla capacità di fornire notizie

39
Come si è visto in precedenza diverso il caso delle agenzie di stampa, dove la negoziazione
e la selezione delle informazioni che pervengono in redazione è minima. In quel caso l’esigenza
generale è opposta a quella di quotidiani e Tg: quasi tutte le notizie ricevute vengono trattate.
40
Durante la nostra osservazione abbiamo potuto notare come, sia da parte delle agenzie che
da parte delle testate, la diffusione di dati statistici diventa condizione sufficiente per inviare un
redattore all’evento o alla conferenza stampa. Come abbiamo modo di rilevare, una reazione
che denota, senza eccezioni, un particolare interesse alla notizia da parte della redazione.

230
Capitolo XI - Le fonti

particolarmente appetibili o addirittura in esclusiva. In questo caso questa com-


petenza deve incontrarsi con la necessità da parte della testata di approfondire
il tema in oggetto o semplicemente con l’evenienza che il tema trattato costitu-
isca una delle priorità nella scala dei valori-notizia del giornale.
Traducendo queste constatazioni generali all’ambito interessato dalla no-
stra ricerca, la loro applicazione spiega efficacemente il comportamento del-
l’informazione così come rilevato dalle indagini sulle notizie. Infatti la prima
questione su cui è stato necessario soffermarsi è stata proprio la centralità che
assume di volta in volta il tema immigrazione e la presenza di migranti tra le
notizie. Se infatti questo argomento non fosse considerato centrale, né per
l’orientamento generale della testata, né per la sua disponibilità verso le forze
della cosiddetta società civile, la possibilità di altre fonti di a) inserirsi e ag-
giungersi ai dibattiti pubblici, b) concorrere all’approfondimento di notizie o
unicamente c) aggiungere fatti e notizie all’agenda, rimarrebbe molto limitata.
È possibile misurare l’interesse delle singole testate per la “questione im-
migrazione” valutando preliminarmente la frequenza nel trattare il tema, ma
soprattutto verificando la presenza nella struttura espositiva di pagine o sezio-
ni dedicate a questi temi o semplicemente a queste più prossime: il riferimento
in questo caso è alla presenza di pagine, sezioni o spazi dedicati alla “società”.
I risultati dell’analisi dei news media appaiono in questo senso poco confor-
tanti: nessuna delle testate cartacee analizzate – i più diffusi quotidiani nazio-
nali e romani – prevedono una sezione dedicata alla presenza straniera in Italia
né ad argomenti che escano dalle più o meno rigide gabbie della politica inter-
na o internazionale, della cronaca o della terza pagina. Più differenziata la
situazione dell’informazione televisiva sia dal punto di vista strutturale che
dell’attenzione dedicata al tema.
Questa constatazione critica non è del tutto originale e riprende – speriamo
non nei toni demonizzatori dei linguaggi dell’informazione – la critica di quel-
le realtà della società civile e del Terzo settore che difficilmente riescono a
ottenere visibilità per la loro attività e posizioni, e più in generale per le tematiche
che affrontano, da parte delle news organization. Nel nostro caso questo rilie-
vo rappresenta solo la preliminare attività di analisi del ruolo svolto dalle routine
redazionali. Infatti, ribadiamo, la maggiore attenzione delle singole testate a
queste tematiche o al “sociale” permette semplicemente di allargare le possibi-
lità per fonti diverse da quelle istituzionali o genericamente politiche di inse-
rirsi nel dibattito e tra le notizie. Questa condizione preliminare può agevolar-
ne l’ingresso ma non ne garantisce né il risultato né la qualità.
A dire il vero, partendo dai nostri risultati di ricerca questa non appare una
condizione sufficiente. Se com’è ovvio questo prerequisito lascia alla capacità
delle fonti nel costruire un rapporto stabile e ordinato con le redazioni la possi-
bilità di intervenire, questa necessaria abilità si deve incontrare in ogni caso
con le inesorabili leggi della notiziabilità e della lingua dell’informazione.
Infatti, tra le testate non incluse nel campione di analisi del contenuto ma
sulle quali abbiamo compiuta un’ampia indagine etnografica, si ritrova al con-
trario una particolare attenzione sia per associazioni e movimenti che per i
fenomeni migratori. Si tratta nello specifico delle redazioni del quotidiano

231
FuoriLuogo - L’immigrazione e i media italiani

L’Unità e del manifesto. In entrambi i casi esiste una redazione dedicata “al
sociale” – in entrambi i casi chiamata “società” – e vi è una specifica attenzio-
ne alle realtà della società civile da parte della direzione e della “storia edito-
riale” della testata 41. Come si è detto, anche in questi casi quanto meno pecu-
liari nel panorama dell’informazione, questa maggiore attenzione non garanti-
sce affatto un completo ribaltamento delle routine produttive.
Ad esempio L’Unità non costruisce totalmente la propria agenda su questi
temi e fonti. L’intenzione e il posizionamento nel mercato desiderato vede la
testata puntare a divenire il “primo giornale” per i propri lettori e quindi costrin-
ge – talvolta non in modo del tutto gradito da parte dei suoi giornalisti – ad
inseguire l’agenda e quindi le fonti del resto dell’informazione, riprendendo e
diventando così parte di quello che abbiamo definito altrove il mainstreaming
informativo. Inoltre, com’è ovvio, l’attenzione programmatica alle fonti della
società civile non si traduce, anche nel caso del manifesto, in una indifferenziata
e generica apertura a qualsiasi fonte. La linea editoriale insieme all’orientamen-
to politico-culturale sceglie e seleziona le fonti più “vicine” al posizionamento
della testata e soprattutto a quello costruito dal suo lettore modello e dalle forze
culturali ed economiche che ne costituiscono il mercato di riferimento.
La necessità di un preciso posizionamento nel mercato si ritrova pratica-
mente in tutto il panorama dell’informazione. Per onestà, bisogna riconoscere
la sostanziale differenza di segno nei contenuti rispetto ai fenomeni migratori
di queste testate sulle simili scelte di fonti e di pubblico operate da altre. Que-
ste considerazioni sono valide per qualsiasi testata, soprattutto per quelle con
una linea editoriale più chiara, decisa o semplicemente orientata con più preci-
sione verso un target specifico: queste condizionano la scelta, l’attenzione e
quindi i risultati della negoziazione con le fonti non istituzionali. Nel caso
delle testate di orientamento conservatore, ad esempio, le voci della società
civile con cui si intende intrecciare maggiore familiarità saranno i comitati e le
realtà locali maggiormente sensibili ai rischi e alle difficoltà della convivenza
con gli stranieri residenti 42. Mentre l’attenzione ad un target particolarmente
scolarizzato nel caso del TgLa7, produrrà una particolare attenzione all’equili-
brio tra le fonti e una tensione verso l’approfondimento (a “360 gradi”) delle
notizie, anche rischiando di elidere la comprensibilità del messaggio veicolato.
Diverso il caso delle testate legate ad un particolare territorio dove, da una

41
In entrambi i casi, come spesso avviene nelle redazione, la socializzazione a queste norme
e prassi redazionali come alla linea editoriale della testata avviene in maniera quasi mai esplici-
ta. Nel caso in esame, visti i noti orientamenti e storia delle testate, esiste una sostanziale “socia-
lizzazione anticipatoria”: i “veterani”, come le nuove leve, la conoscono e spesso la condivido-
no sin dal momento del loro ingresso nelle redazioni, anzi questa ne costituisce spesso la princi-
pale motivazione.
42
È il caso dell’attenzione fornita dalla redazione romana de Il Giornale verso i comitati del
quartiere Esquilino, così come evidenziata dai risultati della nostra analisi del contenuto delle
notizie.

232
Capitolo XI - Le fonti

parte, la cronaca è ancora dominante e quindi sono ancor più stringenti i lega-
mi con fonti istituzionali e i poteri locali, ma dove la prossimità con altre fonti
e con la vita quotidiana dei redattori permette in alcuni casi una maggiore
articolazione nell’origine delle notizie 43.
Queste indiscutibili differenze non possono però allontanare la sensazione
emersa nel corso della ricerca: quello che ci ha colpito in particolare è la ricor-
renza e la sostanziale chiusura dell’universo abituale delle fonti utilizzate. Tutte
le redazioni sostanzialmente condividono un unico e fortemente correlato pa-
norama di informazioni. Se l’agenzia come parte integrante della rete editoria-
le costituisce il comune denominatore della realtà che giunge nelle redazioni,
lo sfondo e l’agenda è costituita dalla lettura e dall’osservazione simmetrica
degli stessi news media, l’uno con l’altro. Le fonti istituzionali e progressiva-
mente le fonti “sociali” stabili, organizzate e generaliste – quelle cioè utilizza-
te da tutte le testate – per il notevole sforzo organizzativo che richiedendo
tendono a limitarsi ad un numero circoscritto almeno al panorama della singo-
la testata, mentre le voci isolate – più deboli o settoriali – rischiano continua-
mente l’oblio fino a quando vengono ripescate da un redattore – spesso tramite
internet – in virtù di una tematizzazione favorevole. Anche in questi termini, la
nostra ricerca conferma le conclusioni delle analisi sul newsmaking: la forza
delle abitudini professionali consolidate, l’oggettiva difficoltà a farsi largo tra
il numero e la densità delle informazioni, insieme alla produttività richiesta al
lavoro in redazione comportano un sostanziale ridursi del lavoro di ricerca di
fonti e altre voci per “accontentarsi” della routinaria osservazione delle agen-
zie e dei soliti siti web, del solito quotidiano, del solito informatore.
Per concludere, un’eccezione: infatti altre emergenze si ritrovano in manie-
ra omogenea in tutte le organizzazioni analizzate. Se, come abbiamo appena
osservato in linea generale, raramente le informazioni riportate possono dirsi
del tutto estranee all’agenda generale dei media, le stesse fonti per essere “se-
lezionate” sono costrette o possono accodarsi ad un dibattito già in corso, ad
un tema inserito da altri, o più semplicemente al treno di una notizia già ripor-
tata. Come vedremo infatti, inserirsi attraverso dichiarazioni ed eventi in un
tema già presente nell’agenda dei media, in particolare fornire al redattore “di
turno” possibili nuovi materiali da inserire “nel pezzo”, costituisce una delle
maggiori possibilità per una fonte di aggiungere la propria posizione al dibat-
tito. A questo scopo diventa sempre più necessario compiere, da parte di queste
organizzazioni, un lavoro di pubbliche relazioni particolarmente attento e tem-
pestivo. Diventa allora importante seguire tempestivamente l’afflusso di note
ed agenzie nella rete dell’informazione e essere costantemente aggiornati dei
movimenti dell’agenda mediale, come abbiamo visto una delle principali atti-
vità compiute dai giornalisti.

43
Appare possibile, se non ricorrente, per un giovane collaboratore delle piccole redazioni
locali di segnalare un fatto o un avvenimento culturale per la pubblicazione.

233
FuoriLuogo - L’immigrazione e i media italiani

11.3.4. Fonti straniere

È ora possibile comprendere appieno le difficoltà incontrate da parte di


quelle fonti e quelle organizzazioni che si occupano delle questioni legate ai
fenomeni migratori e ai diritti degli stranieri a costituirsi fonte attendibile per i
media. La struttura più nota in questo campo è senza dubbio la Caritas. Si
tratta di un’organizzazione che si occupa da tempo di questo tema e che pos-
siede sia una solida struttura centrale che un’articolata diffusione territoriale.
Queste caratteristiche le permettono di costruire uno stabile e duraturo legame
con le redazioni, proprio grazie a a) una consistente e professionale struttura di
comunicazione; b) la capacità di fornire dati, elaborazioni e informazioni sul
fenomeno considerate attendibili e aggiornate; c) la possibilità di proporre e
segnalare delle “storie” adatte alla pubblicazione; d) la probabilità di disporre
di persone competenti o studiosi per approfondire molte delle questioni di in-
teresse; e) la capacità episodica di costruire efficaci campagne di comunica-
zione mirate su temi specifici; e, non da ultimo, f) l’essere parte di una tradi-
zione e di un’istituzione storica per il paese che quindi le consente di avere,
agli occhi delle gerarchie redazionali, quel “potere negoziale” fondamentale
per la selezione delle fonti notiziabili 44.
Queste capacità “strutturali” si incontrano con il desiderio e l’intenzione di
intervenire con una chiara e coerente posizione nei confronti delle questioni in
campo, posizioni legittimate dall’indipendenza politica e dalla reputazione
costruita nel tempo con il lavoro sul campo.
Attraverso questa breve sintesi si nota come queste fortunate caratteristiche
siano del tutto peculiari al caso in esame, e da molti punti di vista del tutto
eccezionali 45. Infatti, quale altra struttura italiana, o addirittura composta da
stranieri, può contare su una così ampia e fortunata coincidenza? Sono proprio
le comunità degli stranieri in Italia e tutte le organizzazioni che riuniscono e
rappresentano immigrati quelle che meno frequentemente posseggono quelle
caratteristiche che, come abbiamo visto, sono necessarie – anche se non suffi-
cienti – per introdursi nella lista delle fonti redazionali. Ad esempio, anche
semplicemente disporre di una persona – che conosca in maniera adeguata la
lingua italiana – che negli orari di maggiore necessità redazionale – ovvero la
mattina prima delle undici oppure tra le dodici e le quindici – possa rispondere
con competenza e continuità alle telefonate dei redattori, costituisce un compi-
to arduo per una comunità straniera e un’organizzazione locale o poco struttu-
rata che non può permettersi tale costo, o che più semplicemente è fondata sul

44
Nel passato a quest’elenco si doveva aggiungere la presenza di un unico “portavoce”,
capace e indubbiamente competente, nella persona di Luigi di Liegro.
Alla Caritas, anche nelle nostre interviste, è unanimamente riconosciuto questo ruolo. Più
45

che magnificarne le qualità si è voluto evidenziarne l’eccezionalità rispetto al panorama delle


organizzazioni impegnate su queste tematiche.

234
Capitolo XI - Le fonti

lavoro volontario di persone in quel momento dedite ad altre attività lavorati-


ve. Per non far menzione dello sforzo organizzativo ed economico necessario
alla ricerca e pubblicazione di dati statistici o semplicemente alla competenze
e le strutture necessarie a costituire un ufficio comunicazione minimamente
adeguato. Si tratta di casi minori, necessità quotidiane che però condizionano
fortemente l’afflusso e la raccolta delle notizie. Nelle piccole notizie quotidia-
ne, spesso di cronaca, come abbiamo visto, queste si traducono nella possibili-
tà e forza delle fonti di polizia e giudiziarie di fornire l’unica versione disponi-
bile. Nel più ampio spettro del dibattito pubblico e dell’approfondimento sul
tema – anche se quantitativamente non dominante – tale questione si traduce
nella sostanziale incapacità di quelle stesse fonti – spesso proprio le minoranze
etniche o le comunità organizzate più direttamente coinvolte nelle questioni
poste – ad esprimersi.

In qualche modo il cerchio si chiude. Le fonti istituzionali e organizzate


sono le uniche a poter fornire informazioni in maniera stabile. Però forniscono
una realtà sostanzialmente distorta. Nello stesso modo innumerevoli sono ap-
parse le condizioni che motivano, volenti o nolenti, il comportamento dell’in-
formazione. In questo quadro appaiono restare poche alternative.
Non resta che sperare nel pubblico?

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