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Aurel Şerban – Cura practic de limba italiană

Texte de specialitate: JURNALISTICĂ

ALLEGATO: GIORNALISMO

I MASS MEDIA

Nel corso degli ultimi cinquant'anni il quadro mondiale della comunicazione è mutato
in una misura e con una rapidità mai viste in precedenza. A partire dall'invenzione di
Gutemberg, la comunicazione scritta è arrivata all'epoca dell'elettronica. Le sue straordinarie
potenzialità si sono sviluppate a causa del flusso ininterrotto dell'informazione, in parole e
immagini, su colonna sonore e musicale, in materiale pubblicitario, che spiega perché le
società più avanzate sono definite ora "società dell'informazione.
La stampa, la radio, la televisione e il cinema rappresentano gli strumenti di
divulgazione dell'industria culturale, o le "mass media".
I quotidiani di maggior diffusione in Italia sono: "Il corriere della sera", "Il
Giornale", "Il Giorno" (di Milano); "La Stampa" (di Torino); "La Repubblica", "Il
Messaggero", "Il Tempo" (di Roma); "La Nazione" (di Firenze) e "Il Resto del Carlino" (di
Bologna); "Il Mattino" (di Napoli) e "Il Giornale di Sicilia" (di Palermo). I giornali dei partiti
politici sono: "La Voce Repubblicana", "Il Popolo", "L'Unità", "L'Avanti!", "Il Secolo", tutti
di Roma, i quali rappresentano il Partito Repubblicano, la Democrazia Cristiana, il Partito
Comunista, il Partito Socialista e il Movimento Sociale Italiano. I periodici illustrati più noti
sono: "Oggi", "Tempo", "Epoca", "Europeo", "Espresso", Panorama", "Gente", "Fiera
letteraria" ecc.
Comunicazione attuata per mezzo delle radioonde (onde hertziane), la radiodiffusione
trasmette notiziari, cronache, musica e pubblicità, da stazioni apposite (studio), o da locali o
posti aperti, dove accadono gli avvenimenti registrati sui nastri o redatti in diretto al
microfono. Con il transistor, la radio si è diffusa nelle zone più povere e sperdute del globo.
Ancora più viva, perché non solo sentita, ma anche vista, la televisione rappresenta
l'insieme di procedimenti e di tecniche usate per la trasmissione di immagini istantanee
d'oggetti, dopo l'analisi di questi immagini (in punti e linee) e dopo la loro trasformazione in
onde hertziane.
Le emissioni ed i programmi televisivi si devono a numerosissime persone: direttori e
redattori d'immagine, suono, autori di bozzetti e di vari materiali, operatori ed altri, che
assicurano l'elaborazione e la trasmissione d'informazioni e di spettacoli dalla camera o dallo
studio a un gran numero di persone, per procedimenti speciali.
La televisione è il "medium" di massa per eccellenza. I satelliti le hanno dato una
portata planetaria.: ormai si contano a miliardi i telespettatori delle trasmissioni in diretta di
determinati eventi. La televisione è statale e privata.
La trasmissione si fa per cavo, in bianco e nero o a colori, su canali nazionali e
internazionali, dallo studio o indiretto, "al vivo". L'Italia ha diversi canali nazionali statali e
privati che godono una fama internazionale.
La RAI 1, 2, 3, l'Italia 1, la RETE 4, il Canale 5 ecc. sono dei media conosciutissimi,
seguiti da spettatori di vari paesi, almeno in occasione delle galle di musica d'opera (da Scala
di Milano, San Carlo di Napoli) e leggera (di San Remo), di moda, di gare e competizioni
sportive ecc.
Nei paesi retti a regime democratico – parlamentare, o liberale – capitalistico (ed è
anche il caso dell'Italia) per garantire la libertà di espressione e il diritto all'informazione, le
condizioni essenziali sono: l'esistenza di norme e regole chiare, l'ampia pluralità di voci,
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un'autonomia dei media dai condizionamenti di natura politica ed economica e persino dalle
affinità elettive.
Complessivamente, il ruolo dei media è cresciuto enormemente. I media sono in grado
di creare eventi e delineare la lista dei fatti e dei problemi da conoscere e da discutere. Inoltre,
la televisione ha imposto una dimensione spettacolare all'informazione, alla politica e ai
comportamenti collettivi e individuali che si è intensificata nei periodici e si è estesa nei
quotidiani. Oggi, in molti paesi, i mezzi di comunicazione sono diventati una vera e propria
industria, che a volte raggiunge dimensioni multinazionali.
La tendenza verso l'omogeneità dell'informazione è sensibile, a causa di certi aspetti
soggettivi dell'attività svolta in quest'aria. La libertà d'espressione è però un impegno di noi
tutti e di tutti i giorni, perché conoscere e far conoscere è un diritto fondamentale dell'uomo.
Otilia Borcia, Italiana intensivă
Parole nuove
mutarsi – a se schimba bozzetto - schiţă
la divulgazione – răspândire în public la portata - însemnătate
prelevare – a lua, a ridica, a scoate determinato – precis, anumit
attrezzattura – utilaj la gara - concurs
attuare – a realiza, a îndeplini paesi retti a regime – ţări cu regim
apposito – potrivit, special delineare – a schiţa, a contura (în linii mari)
sperduto – pierdut l'impegno – sarcină, obligaţie, îndatorire, angajament

GIORNALI E RIVISTE

Le righe che seguono si propongono di illustrare le caratteristiche delle “pubblicazioni


periodiche”, ossia dei soliti mezzi di informazione del pubblico, e il posto che oggi occupano
nella vita dell`uomo moderno.
Fra queste, riteniamo prima i giornali o quotidiani, che si pubblicano ogni giorno; poi,
in secondo luogo, i settimanali e i rotocalchi che, pur avendo un carattere informativo come i
quotidiani hanno però in più illustrazioni, brani letterari, articoli e resoconti di vari domini o
di specialità ecc.; poi vengono le riviste che possono essere quindicinali, mensili, trimestrali
ecc.
Precisiamo adesso la fisionomia di un giornale, cioè le differenti rubriche, le varie
edizioni e i principali collaboratori.
Le rubriche di un giornale possono essere: politica interna, politica estera, storia,
letteratura, economia, scienza, medicina, arte, teatro, cinema, musica, radio e televisione,
moda sport e…”varietà”, che offrono ai lettori un panorama vario e approfondito dei temi
della vita odierna nel mondo e, nello stesso tempo, un vivace quadro dell`attualità.
Le pagine più lette sono quelle degli articoli di fondo o editoriali, delle “ultime
notizie" e delle cronache “speciali” (per esempio la “cronaca bianca”, ossia degli spettacoli e
delle feste),cosi come le pagine dedicate ai resoconti dello sport.
Un giornale può aumentare la sua tiratura e il numero delle edizioni se ha sempre una
buona e rapida documentazione sui fatti nuovi e se i suoi collaboratori sanno fare una
interessante inchiesta di un fatto avvenuto recentemente, su dati già conosciuti.
In Italia, la direzione di un giornale di solito è formata da: un direttore, un
vicedirettore responsabile e un redattore capo. Nel comitato di redazione entrano, oltre il
redattore capo, i redattori di specialità, gli inviati speciali, i reporter e i corrispondenti.
Una rivista può essere invece, secondo le sue caratteristiche, di interesse speciale:
letterario, politico, scientifico, artistico, commerciale, sportivo, umoristico, cinematografico,
tecnico, finanziario, agricolo ecc.

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Un giornale può apparire in centinaia di migliaia di copie e può avere anche dei
supplementi domenicali che sono vere riviste.
Le copie dei giornali e delle riviste si vendono dai giornalai per le vie della città o in
chioschi o edicole costruite a tal fine oppure si spediscono in abbonamento postale.
La vita dei nostri giorni non si può concepire senza la stampa, questa ricca e istruttiva
fonte di informazioni di generi vari. Rimane una necessità vitale nell`attività dell`uomo.
Paul Teodorescu, Învăţaţi limba italiană fără profesor
Parole nuove
aumentare a mari ritenere a reţine, a considera
brano bucata,fragment odierno de azi
avvenuto survenit resoconto relatare, dare de seama
cronaca cronică stampa presa
inchiesta anchetă rotocalco revistă, publicaţie
inviato trimis tiratura tiraj

IL GIORNALE

Che cos'è il giornale


Il giornale è un testo la cui funzione principale è quella di fornire informazioni e
commenti su fatti che si sono appena verificati (o si stanno verificando): vicini o lontani, più
importanti o meno importanti (dal grande evento politico al consueto episodio di cronaca), ad
un giornale interessando tutti i fatti purché siano attuali. Quotidiano, settimanale o mensile,
un giornale parla dei fatti avvenuti il giorno prima, la settimana prima, il mese prima.
Sembra che esista qualche eccezione: nella terza pagina dei quotidiani, e più
frequentemente nei settimanali e mensili, si parla di personaggi e avvenimenti molto più
lontani nel tempo. Ma è un'eccezione apparente: per esempio, il 9 aprile 1985, su "La
Repubblica", è comparso un articolo sulla Seconda guerra mondiale, e precisamente
sull'attacco anglo – americano alla Linea Gotica. Per quale motivo? Perché quest'attacco
iniziò il 9 aprile 1945…
Se il giornale ha scelto di parlare di un argomento non attuale, è solo perché l'attualità
lo richiamava in qualche modo. La regola generale, dunque, è che si parla del passato lontano
solo in occasione di una ricorrenza.

La nascita dei giornali e il loro pubblico


Il legame con l'attualità spiega (come vedremo) anche certe caratteristiche del
linguaggio giornalistico. Ma, prima di tutto, vogliamo comprendere meglio la funzione svolta
dai giornali nella società e nella cultura. Quando nascono? Quando si sentì il bisogno di
un'informazione rapida e puntuale, che diffondesse le stesse notizie a una percentuale sempre
maggiore della popolazione?
I primi veri quotidiani compaiono all'inizio del Settecento, in Inghilterra e poi in
Francia. Si tratta anche dei primi paesi in cui si afferma la borghesia moderna, commerciale e
industriale.
In un'epoca di grandi trasformazioni, la borghesia vuole coinvolgere una parte
crescente del popolo nel proprio progetto di società: ha dunque bisogno che si formi
un'opinione pubblica ad essa favorevole, e può farlo diffondendo le proprie idee o comunque
invitando a discuterle. La borghesia, che promuove la libertà d'iniziativa in campo economico,
si batterà anche per la libertà politica e per la libertà di stampa come diritti universali.
A dire il vero, i giornali nascono dapprima come luoghi d'informazione politica ed
economica per i membri della classe borghese. Ma, rapidamente, conquistano un pubblico più
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vasto e arricchiscono la gamma dei loro argomenti: articoli di cronaca, di moda, curiosità,
racconti di viaggi, vignette umoristiche, ecc.
Si avvicinano così sempre di più alla forma che conosciamo.
E' noto che quasi tutti i giornali esistono grazie al finanziamento di qualche privato
(industria, banca) o di un partito politico. Come è possibile dunque che il giornale informi in
modo obiettivo, cioè neutrale, senza privilegiare gli interessi dei suoi proprietari? Senza
dubbio, i giornali di partito non possono essere obiettivi, almeno quando si parla di politica. E
i giornali "indipendenti" (come "Il Corriere della Sera", "La Stampa", "La Repubblica",ecc.)?
E' vero che questi giornali sono comunque finanziati da un privato: tuttavia essi si rivolgono a
un pubblico molto ampio, e devono tener conto delle idee dei lettori. Dunque non possono
privilegiare solo una "fetta" del loro pubblico, cercando di compiacerla, ma dovranno fornire
molte informazioni che interessino a tutti. Questo riduce la "parzialità" di un quotidiano,
anche se non la fa sparire completamente. Vedremo in seguito come una notizia sia sempre
filtrata, cioè vista da una particolare prospettiva. Quest'aspetto è inevitabile, nessuno può
sfuggirvi. L'importante è esserne consapevoli, perché in tal modo non si rinuncia alle proprie
capacità critiche.

I giornali ci condizionano?
Il problema di quanto ci condizionano i giornali può essere paragonato a quello dei
condizionamenti della pubblicità. E' proprio vero che la propaganda martellante di un
prodotto ci induce a comprarlo? Non potrebbe suscitare un po' di fastidio? Ad esempio,
stiamo guardando in TV un film avvincente, quando si verifica la solita interruzione
pubblicitaria. E' vero che il prodotto reclamizzato ci resterà più impresso nella memoria,
perché legato a un'emozione piacevole? Forse resta nella memoria, ma… legato al fastidio
dell'interruzione.
Insomma, gli uomini non sono così facili da manipolare come qualche volta si crede,
soprattutto quando si tratta di problemi su cui si sono formati una propria opinione in altro
modo, leggendo libri, studiando a scuola, discutendo con gli amici, ecc.
Inoltre, nulla vieta acquistare un prodotto e poi sentirsene delusi. Allo stesso modo, la
possibilità di leggere più giornali permette di fare confronti, di capire le prospettive
attraverso cui vengono fornite le notizie.

IL LINGUAGGIO GIORNALISTICO
Dobbiamo ora esaminare i giornali sulla base del loro linguaggio e chiederci,
anzitutto, se esiste un linguaggio giornalistico unitario. La risposta [ negativa> il giornale
riunisce lessici e costruzioni di notevole diversità. Se confrontiamo un articolo di economia
con uno di cronaca, ci rendiamo conto che il primo contiene numerosi tecnicismi di cui il
secondo non ha bisogno. Quanto alla costruzione della frase sarebbe logico aspettarsi
costruzioni più elaborati negli articoli tecnici o scientifici, e costruzioni più semplici nella
cronaca; ma non è sempre così. L'articolo di cronaca politica offre spesso costruzioni
alquanto faticose. Ecco un esempio:
"Ma, in agosto, sia la dc che gli altri alleati (repubblicani, liberali) hanno sostenuto che
in realtà il governo perde colpi e che bisogna lavorare di più. Il Presidente del
consiglio potrebbe quindi avere buon gioco a sostenere che è venuto il momento di
cambiare qualche cavallo stanco. In particolare, egli punterebbe a unificare i ministeri
economici".
(da "La Stampa", 3/9/95)
Nonostante la diversità dei lessici e delle costruzioni, esistono caratteri tipici (o
ricorrenti) del linguaggio giornalistico? Se ne possono indicare almeno due:
1) la prevalenza dello stile nominale
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2) l'uso frequente di termini ed espressioni prefabbricate.

1) per stile nominale s'intende un modo d'esprimersi che sopprime o limita il più
possibile i verbi a vantaggio dei nomi. Lo stile nominale, che favorisce la rapidità, è molto
usato nei titoli dove acquista particolare efficacia:

 FARE CINEMA A TORINO. ORA LA PAROLA AI PRODUTTORI


 DAL CAOS PUBBLICO LA FORTUNA DEI PRIVATI
 PER LA PRIMA VOLTA MINISTRO INGLESE IN VISITA NELL'IRAN

Ricorda che:
A) allo stile nominale appartengono non solo i nomi, ma tutte le parti del discorso non
verbali (aggettivi, preposizioni, ecc.). Infatti, se manca il verbo, tutte queste forme si
subordinano e fanno riferimento al nome. Ad esempio,
SI' A PENSIONI E PROROGA SFRATTI
B) allo stile nominale appartengono anche le forme verbali di modo indefinito
(infinito, participio, gerundio) in quanto risultano simili ai sostantivi e agli aggettivi. Dunque
il titolo:
PICNIC ASPETTANDO PASQUA
è una frase nominale.

2) esaminando ora l'uso di termini e espressioni prefabbricate. Si tratta


indubbiamente di un difetto della prosa giornalistica, che limita il valore delle sue
informazioni.
Cerchiamo di comprenderne le cause.
Bisogna partire da un dato fondamentale: l'articolo di cronaca deve essere scritto in
fretta: se l'avvenimento da raccontare si svolge in serata (uno spettacolo teatrale, una
manifestazione sportiva, ecc.), resta pochissimo tempo prima che il giornale vada in
macchina.
Non ci sarà tempo per correggere il pezzo, o per rimediare a qualche dimenticanza.
Per questi motivi, gli anglosassoni hanno stabilito una regola che ogni buon giornalista
deve rispettare: la regola delle cinque W. Un articolo deve saper rispondere a queste
domande:

who? chi? chi è il protagonista


where? dove? in quale luogo si è verificato il fatto
when? quando? in quale momento si è verificato il fatto
what? che cosa? in sintesi, ciò che è accaduto
why? perché? quali sono le cause e i fini che l'hanno determinato

Naturalmente, il giornalista può scendere più o meno nei dettagli, può usare un tono
più o meno drammatico, e così via, ma certamente non deve trascurare le informazioni
essenziali.
Tuttavia, anche il giornalista che rispetta la regola delle cinque W non riesce, di solito,
ad evitare un altro difetto: per l'appunto, l'uso di stereotipi (cioè di espressioni prefabbricate).
Vediamo qualche esempio, cominciando dagli articoli di cronaca cittadina. Qui
troveremo continuamente espressioni come sciagura agghiacciante, brutale rapina, tragico
incidente, efferato delitto, audace furto, clamorosa evasione, brillante operazione (di polizia),
truffa colossale, ecc.

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Naturalmente una rapina può essere anche sanguinosa, un incidente drammatico e una
truffa clamorosa: ma si tratta di variazioni minime e già previste.
Nella cronaca politica si incontreranno altri stereotipi: un atteggiamento sarà fermo o
responsabile; un contrasto sarà netto o insanabile; un confronto sarà aperto o costruttivo; ecc.
Sono frequenti anche locuzioni come: a livello di Ministero, in ambienti vicini al
governo, nell'area (repubblicana, socialista, ecc.), in sede partitica.
Per concludere, qual è la conseguenza dell'uso eccessivo di espressioni prefabbricate?
E' una perdita d'informazione. Tutti i fatti si assomigliano tra di loro, perché sono raccontati
con lo stesso linguaggio. Viene meno la capacità di aderire a una situazione specifica.

COM'E' FATTO UN ARTICOLO

A colpire l'attenzione del lettore sono anzitutto i titoli. La loro caratteristica


(diversamente dal titolo di un libro) è di essere distribuiti su più righe, secondo uno schema di
questo tipo:
a. occhiello b. titolo c. sottotitolo d. sommario

Continua la spietata rappresaglia contro i civili


La guerra del terrore
tra Khomeini e l'Irak
Sulle città bombardamenti a tappetto
Tragica la situazione alla frontiera tra i
due paesi. La popolazione fugge dalle
case. Teheran minaccia per ritorsione di
bombardare Bagdad. Anche a Beirut si
temono nuovi stragi. In Libano sta
arrivando la portaerei Usa "Eisenhower"

(da "La Repubblica", 11 marzo 1985)

Di volta in volta, può mancare l'occhiello o il sottotitolo o il sommario. Qualche volta


il sottotitolo è seguito da un altro sottotitolo chiamato catenaccio, in un diverso corpo
tipografico.
Il titolo di un articolo svolge funzioni precise:
1) vuole suscitare l'attenzione e invitare alla lettura
2) vuole presentare subito tutta la notizia, sia pure in forma sintetica. E' chiaro che,
anticipando il più possibile il contenuto dell'articolo, il titolo viene ad assumere la funzione di
guida alla lettura. Leggendo l'articolo, il lettore ritroverà e vedrà confermato quello che gli
era stato preannunciato.

 Sarebbe troppo lungo esaminare un intero articolo in relazione al suo titolo.


Soffermiamo la nostra attenzione sulla composizione del titolo stesso: è interessante osservare
i rapporti tra le sue componenti (occhiello, titolo, sommario), perché ciascuna di esse può
avere una notevole autonomia: in molti casi è una frase che costituisce un vero e proprio testo,
grazie al suo valore di sintesi.
Di solito l'occhiello serve a introdurre il tema di cui si parla, mentre il titolo fa
risaltare la notizia, e il sommario aggiunge informazioni indispensabili. Ecco un esempio:

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occhiello: I tre ex presidenti e altri esponenti della dittatura argentina devono rispondere di
crimini contro l'umanità

TITOLO: DESAPARECIDOS, PROCESSO AI GENERALI

sommario: Saranno rievocate in aula le più tragiche pagine legate al regime dei militari – Gli uffi-
ciali sono detenuti in carceri "dorate" – Non si potrà comunque accertare l'esatto numero
delle persone scomparse
Altre volte, invece, l'occhiello è subordinato al titolo, cioè va letto dopo il titolo per
poter essere comprensibile:

occhiello: Lo sgombero totale previsto entro i primi di giugno

TITOLO: ISRAELE HA ANNUNCIATO

sommario: "Ce ne andiamo dal Libano"


Mentre nel primo caso occhiello, titolo e sommario costituivano testi autonomi, nel
secondo esempio si ha un testo costituito dall'unità di titolo, sommario e occhiello.
 Esaminare i rapporti tra le componenti del titolo è interessante anche da un altro
punto di vista, quello dell'obiettività o meno dell'informazione. Si è già detto che i giornali
filtrano una stessa notizia in modi diversi, cioè mettono l'accento su aspetti diversi. Ecco un
esempio molto evidente:

Vivaci polemiche a Chivasso tra il comune e l'Enel


L'INQUINAMENTO DELLA CENTRALE CAUSA GRAVI DANNI ALLA SALUTE

Per l'inquinamento causato dalla centrale termoelettrica


VIVACI POLEMICHE A CHIVASSO
Nel primo caso, l'accento cade sul problema dell'inquinamento; data la sua gravità,
che vi siano vivaci polemiche appare del tutto naturale.
Nel secondo caso, l'accento cade sulla vivacità delle polemiche; si ha quindi
l'impressione che il problema non sia quello dell'inquinamento, ma piuttosto di imparare a
discutere in modo più sereno.
 L'importanza del filtro tende a diminuire di fronte a un avvenimento che suscita
sentimenti unanimi in una nazione: un disastro naturale, oppure un grave incidente, saranno
descritti da tutti i giornali in tono drammatico. Tuttavia potranno esserci delle differenze: un
quotidiano accennerà alla possibilità di evitare il disastro e inviterà a cercare i responsabili, un
altro ne parlerà come di una tragedia inevitabile, di fronte a cui si può esprimere solo
commozione, ecc.
 Gettiamo adesso uno sguardo al modo in cui si presenta l'articolo, e in particolare
l'articolo di cronaca. E' molto frequente questa costruzione (questo tipo di esposizione):
a) l'inizio dell'articolo – il lead (= guida e si pronuncia "lid") – contiene in forma sintetica
tutta la notizia (e quindi anche il modo in cui si è concluso l'avvenimento narrato);
b) il resto dell'articolo ricomincia da capo, narrando per ordine lo svolgimento dei fatti.
Il lead può essere più o meno lungo. Può consistere in una sola frase, oppure in più
frasi. In questo caso si parla di lead "a piramide rovesciata": la seconda, la terza o la quarta
frase aggiungono nuovi dettagli al fatto anticipato nella prima frase. Puoi verificarlo
immediatamente in questo esempio.

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Tre delle belve sono state abbattute, la quarta narcotizzata con una cerbottana
Roma, safari tra le auto
Fuggono da un circo le tigri e un leone
Qualcuno ha aperto tigri e un leone da un rozzone parcheggiato ac- minati tranquillamente da
la serratura della piccolo circo ha scatenato canto all'ingresso del via Emma Carelli verso
gabbia. Terrore il finimondo, ieri mattina, circo. Alle 10, 30, il via Francesco Marconi,
in tutta la zona. nel quartiere di Prima- custode era andato al bar e una strada che sbocca su
valle. Alla fine, tre dei tutti i dipendenti del circo via Pineta Sacchetti.
Centinaia di persone
felini sono stati abbattuti "Ariz" erano fuori. "Non "Stavo facendo cambiare
scendono in strada. mentre Salomon, un tigre può essere stata una distra- l'olio della macchina dal
maschio di sei anni, del zione – spiega il domatore benzinaio – racconta Carlo
di MASSIMO LUGLI peso di 150 chili, è stato , Sergio Casu – la chiusura Pezzola, 52 anni, che abita
bloccato con una gabbia funziona perfettamente. nella zona – e ho visto
ROMA – Raffiche di componibile e nar- Questo è un sabotaggio passare un tipo bianco
mitra e colpi di pistola, cotizzato con tre poten- bello e buono". Quando la come un cencio che grida-
scene di panico, traffico tissime dosi di anestetico porta si è spalancata, il va "le tigri, le tigri". Ho
paralizzato, i bambini di "sparate" da un veterinario leone Nerone e le tigri del pensato: questo è matto,
una scuola elementare con la cerbottana. Bengala Salomon, Messa- ma un minuto dopo sono
asserragliati nelle classi, A far scappare le belve lina e Capria (tutti animali arrivate. Erano calme,
tiratori scelti appostati sui è stato qualcuno che ha adulti tra i 6 e i 7 anni) camminavano agitando la
tetti con la carabina aperto le quattro serrature sono usciti fuori in fila in- coda e io mi sono chiuso
imbracciata: la fuga di tre del portellone di un car- diana e si sono incam- in auto …
Per quale motivo l'articolo anticipa nel lead l'essenziale di un avvenimento, e poi
ricomincia da capo? I motivi sono probabilmente due: 1) dando una sintesi della notizia, il
giornale risparmia al lettore frettoloso la necessità di leggere il resto dell'articolo: 2) ma c'è un
altro motivo, più importante. I giornali tendono a ripetere ogni informazione che danno: il
lead ripete (con qualche variazione o aggiunta) e rafforza l'informazione fornita dal titolo e
dal sommario. Perché? Per guidare il lettore nella direzione voluta dal giornale: ripetendo una
notizia, si vuole che sia capita e si vuole che sia capita proprio nel modo in cui la presenta il
giornale. Così si rafforza l'impressione di verità che il giornale tende a dare (Ciò non
impedisce che, di fatto, si possano trovare delle discordanze tra titolo e articolo.)
Oltre alla ripetizione, consideriamo an'altra tecnica con cui si cerca di dare l'impressione di
verità e di realtà. E' l'uso del tempo presente: in tal modo il giornalista (che non ha visto il
fatto, ma lo ha ricostruito grazie a varie testimonianze) si trasforma in un testimone oculare
della scena: ma anche il lettore viene trasformato in testimone oculare, e ha la sensazione di
vedere direttamente i fatti. Ecco un esempio:

Fuga e pugni per un melone


Sorpreso a rubare, picchia due carabinieri
Porta Palazzo, ieri alle 11. Un uomo si avvicina a Ma R. P., 38 anni, non vuol saperne di finire in
una bancarella, annusa alcuni meloni, quasi volesse carcere per un melone. Comincia a dimenarsi, si
scegliere il più maturo, poi ne afferra uno e scappa. E' avventa sul brigadiere, lo colpisce, cerca di
uno dei cento furtarelli quotidiani, solitamente restano strappargli la pistola. Interviene anche il secondo
impuniti. Ma questa volta il fruttivendolo si butta sulle membro dell'equipaggio della radiomobile e la zuffa si
tracce del ladro, aiutato dai colleghi: trecento metri di fa generale. A fatica i carabinieri riescono a bloccare
corsa tra la folla, poi l'uomo è bloccato e il melone il P., un uomo grande e grosso. Per radio l'allarme:
recuperato. Una radiomobile dei carabinieri, di intervengono altre pattuglie, l'esagitato è portato, sotto
pattuglia nella zona, nota il trambusto e un brigadiere buona scorta, nelle camere di sicurezza. Brigadiere e
interviene. Sembra tutto finito: il ladruncolo catturato, carabiniere vanno invece in ospedale, a farsi
i carabinieri sul posto. medicare: guariranno in pochi giorni.
(da La Stampa, 24 agosto 1994)

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Osserva che in questo articolo manca il lead: e non per un caso per una svista.
L'assenza del lead è voluta perché permette di entrare subito in scena, di trovarsi nel vivo
dell'avvenimento senza l'impressione che qualcuno lo racconti.
Si è detto che la funzione principale di un giornale è di fornire informazioni e
commenti sull'attualità. E' indubbio però che il giornale non è solo un veicolo di notizie, ma
anche di emozioni.
Del resto, dare notizie in modi diversi, con filtri diversi, significa anche suscitare
reazioni emotive differenti. Non bisogna trascurare un fatto: da alcuni decenni, la maggior
parte delle notizie riportate dal giornale sono già state anticipate, sia in forma più sintetica,
dalla radio o dalla televisione. Il giornale arriva quasi sempre in ritardo rispetto a questi
mezzi, più veloci e più puntuali (i notiziari si avvicendano infatti a intervalli di poche ore).
Che cosa offre in più il giornale?
Può offrire informazioni più dettagliate, e commenti molto più ampi di quelli che
possono trovar posto nei giornali-radio e nei telegiornali. In sostanza, può informare meglio.
Ma può anche suscitare emozioni in un modo diverso: ad esempio, facendo rivivere le
emozioni provate già una volta guardando la televisione o ascoltando la radio.

 E' il caso della cronaca sportiva: a leggerla non è soltanto chi non ha assistito alla
competizione trasmessa il giorno prima, ma anche chi vi ha assistito. L'articolo è scritto anche
per lui, anzi soprattutto per lui. Anche chi non ha visto la gara si comporta emotivamente
come l'avesse già vista. Il cronista sportivo, dunque, più che raccontare dei fatti, deve ricreare
un'atmosfera: l'atmosfera e le emozioni con cui l'avvenimento è stato seguito in diretta.
Mentre descrive, ad esempio, un goal mancato di poco, deve far rivivere la stessa delusione
provata dai tifosi.
Tutto questo spiega la caratteristica principale del linguaggio sportivo: la tendenza
all'esagerazione. Così una parata sarà eccezionale, spettacolare, un portiere farà un volo
fantastico per deviare il pallone, l'attaccante effettuerà un tiro micidiale, scaglierà una vera
bomba, ecc.
In base a questi esempi, cerchiamo di capire meglio come funziona la tecnica
dell'esagerazione. Ci sono due accorgimenti di cui un giornalista si serve con particolare
frequenza: la metafora e l'iperbole.
La metafora è un procedimento con cui un termine viene sostituito da un altro, che ha
qualche somiglianza con il primo. Ad esempio, anziché dire che una squadra ha perso, si dice
che si è arresa. I due termini hanno qualcosa in comune: l'idea della sconfitta. E anche se
perdere una partita di calcio non è come essere sconfitti in battaglia, la somiglianza tra i due
termini permette di sostituire l'uno con l'altro.
Nel gergo sportivo sono molto frequenti le metafore di tipo guerresco; e ciò si spiega
perché lo sport è una forma di attività agonistica, e quindi si presta a essere descritto con
espressioni adatte ad altri tipi di agonismo. Si dirà, allora, che l'avversario è stato distrutto,
oppure annientato, che il portiere di una certa squadra è stato sottoposto a un bombardamento
di tiri, ecc. Si usano molto anche le metafore che riguardano disastri e calamità: si parla di
crollo, si dice che la diga difensiva è stata infranta, che un portiere è stato folgorato da un tiro,
ecc.
Quanto all'iperbole, si tratta di un procedimento che si serve dell'esagerazione. Molto
spesso metafore e iperboli coincidono; ad esempio, chiamare missile un tiro molto forte è una
metafora (perché sia il pallone sia il missile sono oggetti che si spostano nell'aria dirigendosi
verso un bersaglio) ma anche un'iperbole.
Si converrà che un missile è un pochino più pericoloso da un pallone da football.

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Aurel Şerban – Cura practic de limba italiană
Texte de specialitate: JURNALISTICĂ
Giovanni Bottiroli, Dario Corno, Comprendere e comunicare

Parole nuove
ricorrenza: aniversare, care revine il cencio: cârpă, zdreanţă
la svolta: dezvoltat, desfăşurat frettoloso: grăbit
coinvolgere: a implica picchiare: a lovi cu palma (pumnul)
consapevole: conştient la bancarella: tejghea, masă pt negustori
martellante: izbitor, şocant annusare: a mirosi, a adulmeca
fastidio: supărare, pliciseală il melone: pepene galben
avvincente: care ne cucereşte il furtarello: hoţ mărunt
la dc (la democrazia cristiana): partid italian il trambusto: agitaţie, zarvă
perde colpi: (aici) pierde din imagine, din popularitate dimenarsi: a se zvârcoli
proroga sfratti: amânarea evacuării (din locuinţă) avventarsi: a se avânta, a se arunca
(asupra)
per l'appunto: tocmai, mai exact la zuffa: încăierare
sciagura agghiacciante: nenorocire îngrozitoare l'esagitato: turbulentul
efferato. crud, feroce la svista: scăpare din vedere, nebăgare de seamă
clamoroso: scandalos trascurare: a trece peste, a neglija
la truffa: escrocherie, fraudă avvicendare: a alterna
partitico: de partid, partinic mancato: care a lipsit, ratat
venir meno: a leşina, a pierde vigoare, a slăbi i tifosi: suporteri pasionaţi ai unei echipe
spietato: nemilos micidiale: ucigaş
la rirorsione: contraargument scagliare: a arunca cu butere,
la strage: măcel, masacru l'accorgimento: pricepere, (aici: mijloc)
l'occhiello: butonieră, copertă interioară, supratitlul arrendersi: a se preda
catenaccio: lănţişor la sconfita: înfrângere totală, dezastru
accertare. a confirma, a da ca sigur guerresco: răzbpoinic
lo sgombero: evacuare, mutare, detaşare agonistico: competiţional
l'inquinamento: infectare, contaminare prestarsi: a se preta
la cerbottana: tub, ţeavă lungă crollo: cădere, prăbuşire
la raffica: rafală la diga: digul, stăvilarul
asserragliato: încuiat infranto: rupt, frânt, zdrobit
l'anestetico: anestezic il missile: rachetă
il domatore: îmblânzitorul il bersaglio: ţintă

IL QUOTIDIANO

Il quotidiano (il termine sottintende il nome "giornale", del quale è allo stesso tempo
un sinonimo, poiché deriva dall'avverbio latino quotidie che significa "tutti i giorni") è, tra i
mass media, quello che rappresenta l'informazione scritta, ed è uno strumento per costruire
l'<opinione pubblica>, certo meno potente della radio e soprattutto della TV, poiché ha di
necessità un'utenza più ristretta (richiede infatti dall'utente, per la sua stessa natura, un certo
livello di alfabetizzazione ed una maggiore disponibilità di tempo), ma tuttavia sempre molto
importante.
Gli italiani non sono grandi lettori di quotidiani, anche se negli ultimi anni la
diffusione è andata gradualmente aumentando. Si preferisce spesso l'informazione
radiotelevisiva, più efficace, meno impegnativa, forse anche meno dispendiosa.
I quotidiani – com'è abbastanza ovvio – non sono tutti uguali, e cioè non dicono tutti
le stesse cose, pur manipolando la stessa "materia prima", che è la notizia. Essi, intanto, si
dividono in due grandi gruppi:
a) i giornali di partito e di opinione, che sono portavoce ufficiale di partiti politici,
gruppi, associazioni di vario genere. Essi dichiarano esplicitamente la loro tendenza ed
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Aurel Şerban – Cura practic de limba italiană
Texte de specialitate: JURNALISTICĂ
appartenenza: il lettore sa perciò che vi troverà quella particolare prospettiva, la visione del
mondo di quel gruppo, partito ecc. In un certo senso consentono una lettura più chiara, poiché
essi stessi ne forniscono la chiave;
b) i quotidiani che si definiscono indipendenti o d'informazione. In effetti è
praticamente impensabile l'esistenza di un giornale che informi in modo totalmente obiettivo,
non solo perché l'obiettività assoluta non esiste (basti riflettere che persino una fotografia
riproduce non la "realtà", bensì "quella realtà" che vuol farci vedere chi sta dietro la
macchina), ma anche e soprattutto perché ogni giornale richiede finanziamenti pubblici e
privati che quindi, legandolo a determinati interessi, lo condizionano. Se non esiste
l'informazione "pura", può esistere, però, l'informazione "onesta", e cioè quella che non tende
ad ingannare il lettore con letture parziali, uso strumentale delle funzioni, scopi nascosti. Ma è
comunque il lettore che deve abituarsi a fare una lettura ragionata e critica, documentandosi
ogni giorno in modo da poter avere una visione completa della realtà in cui vive e farsi su di
essa le proprie idee.

Com'è fatto un quotidiano?


Esistono sostanzialmente due formati: quello tradizionale, che scherzosamente
potremmo definire "formato-lenzuolo", e altro, più moderno e più piccolo (corrispondente a
circa la metà del primo) detto tabloid con termine inglese che significa "succinto".
I quotidiani escono in gran parte al mattino, ma ci sono anche quelli della sera e della
notte (alcuni escono nel corso della giornata con più di una edizione).
Le notizie arrivano ai giornali per telescrivente attraverso agenzie specializzate a cui
sono abbonati, o anche dai giornalisti "inviati" e dai "corrispondenti", e, per quanto riguarda
le notizie locali, dai canali più disparati: enti locali, informatori, polizia, questura, ospedali
ecc…
… Il menabò (in effetti, con la tecnica della fotocomposizione l'impaginazione si può
fare direttamente grazie a "programmi" dedicati – quali il Ventura, il page-maker ecc. - .
Tuttavia è sempre necessario dividere il materiale tra le varie pagine, prevedendo l'estensione
di ogni "pezzo".) stabilisce la divisione delle pagine su linee orizzontali, dette "tagli", e su
linee verticali o colonne. E' difficile tuttavia dare indicazioni generali, poiché ogni quotidiano
"interpreta" le pagine con criteri propri, in particolare la prima, che è un po' la vetrina in cui il
giornale espone la propria "merce". Se, dunque, vi troviamo elementi costanti (l'articolo di
fondo, titoli a caratteri molto evidenti per le notizie più importanti), potremo avere peraltro
prime pagine fitte di testi (ciò avviene per giornali più tradizionali, che puntano ad un proprio
pubblico ormai consolidato), e prime pagine con brevi "articoli- civetta", che preannunciano
articoli e servizi più ampi nell'interno, e poi titoli su più colonne con caratteri molto vistosi,
sommario, foto, vignette ecc.
Il numero delle pagine di un quotidiano può variare da un minimo di 8/10 pagine fino
a 60 e più (specie per quei quotidiani che escono in edizioni locali di metropoli come Roma o
Milano, o che contengono inserti e pagine specializzate).

I contenuti del quotidiano


Abbiamo detto che il quotidiano ha un numero di pagine variabile, ma raramente
inferiore a dieci: gli italiani sono abituati a giornali piuttosto voluminosi.
Ogni pagina ha una propria fisionomia, e si può dire che raggruppi gli articoli, quando
è possibile, intorno ad un "tema" o filo conduttore.
In ogni caso, anche se è difficile fornire un quadro delle caratteristiche di tutti i
quotidiani, ritroviamo però in tutti alcuni temi obbligati e punti fissi di riferimento.
L'articolo di fondo, detto anche "editoriale" o semplicemente "fondo", è il pezzo
qualificante della prima pagina. Esso è scritto dal direttore, o anche da altri, ma esprime
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Aurel Şerban – Cura practic de limba italiană
Texte de specialitate: JURNALISTICĂ
comunque il punto di vista del giornale, la sua presa di posizione ufficiale su un fatto o un
problema. Non ha scopo informativo, ma di interpretazione e di commento: è un testo
argomentativo, e perciò stesso di lettura non sempre facile, e richiede un lettore attento ed al
corrente di fatti politici ed economici, che sappia operare le inferenze giuste per la piena
comprensione.
E' composto in corpo più evidente degli articoli vicini, e in caratteri che spiccano
(neretto e corsivo; talvolta il corsivo è riservato ad un altro articolo di opinione che appunto
prende questo nome).
La cronaca politica trova spazio in varie pagine, a seconda, ovviamente, degli
avvenimenti del momento. Il pezzo più importante è in prima pagina. Ci sono poi le pagine
dedicate alla politica interna ed alla politica estera.
Notevole attenzione è riservata alla cronaca sindacale, più ampia in particolare in
periodi caldi di scioperi e vertenze contrattuali.
Tutti gli articoli su questi temi hanno anzitutto uno scopo informativo, al quale si
mescola, però, il commento (che può anche trovare più ampio spazio in articoli a sé). Ci
troviamo perciò di fronte ad articoli che dovrebbero essere narrativi o al massimo espositivi,
ma che spesso tendono all'argomentazione.
La cultura ha anch'essa il suo spazio nel giornale. I pezzi di queste pagine possono
prendere spunta dall'attualità (la celebrazione di un anniversario, la morte di un personaggio,
un premio letterario, un Nobel, un Oscar, l'uscita di un libro, una polemica, un dibattito…) o
può anche prescindere da esse. Si tratta frequentemente di argomenti letterari, ma spesso vi si
può trovare anche il pezzo scientifico, o storico, o filosofico ecc.
Questi articoli si rivolgono ovviamente ad un lettore un po' d'élite, e sono di tipo
espositivo e/o argomentativo.
Le pagine speciali si possono incontrare in molti giornali con cadenza periodica, o
anche quotidiana. Sono dedicate ai temi più diversi: dagli spettacoli ai programmi radio-
televisivi, ai libri, al tempo libero, alla medicina, ai motori, agli affari e all'economia, alle
novità della scienza e della tecnica, alle arti, alla casa e via dicendo.
E' invalso da qualche anno l'uso di alcuni quotidiani di affiancarsi, a giorni fissi, e con
un modesto sovrapprezzo, un supplemento settimanale illustrato (chiamato magazine).
La pubblicità e gli annunci a pagamento occupano nei quotidiani spazio e "peso"
notevoli. Quella che colpisce maggiormente a prima vista è costituita dalla réclame di prodotti
commerciali. Insieme a questa, e talvolta per intere pagine (specie nell'edizione di domenica)
si trovano annunci economici, e poi necrologi, propaganda di spettacoli ecc. Esiste anche una
pubblicità camuffata, non riconoscibile a prima vista: è quella dei cosiddetti "redazionali" e
degli "speciali" che occupano a volte intere colonne o inserti, e si presentano come normali
articoli informativi, mentre è chiaro che, anche se usano ampiamente la funzione referenziale,
tutti questi pezzi nascono con lo scopo di convincere il potenziale acquirente, cogliendolo in
questo modo ancora più sprovveduto.
Per rendere meno monotona la pagina stampata, oltre a giocare sui caratteri e sul corpo
dei titoli, i quotidiani ricorrono a fotografie e vignette (queste ultime, per lo più, di satira
politica). Alcuni dedicano anche pagine ai fumetti, giochi, cruciverba ecc.
Insomma, come si vede, il quotidiano è un microcosmo, un piccolo mondo, in cui
trova il suo specchio – talvolta più, talvolta meno fedele – tutta la realtà. Ovviamente, "tutta"
quella che "fa notizia": è ormai classica la battuta che ricorda come raramente un giornale si
occuperebbe di un cane che morde un uomo, mentre non si lascerebbe certo sfuggire
l'episodio di un uomo che morda un cane.

La lingua e lo stile del giornale

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Aurel Şerban – Cura practic de limba italiană
Texte de specialitate: JURNALISTICĂ
Malgrado la loro diffusione sia in Italia, come si diceva, relativamente limitata, con i
giornali la lingua è diventata comunque un prodotto di "consumo di massa"; esaminare lingua
e stile dei quotidiani ci porta dunque a fare delle riflessioni su come oggi, mediamente, si
parla e si scrive.
Occorre però puntualizzare che il nostro discorso si muove entro alcuni limiti obiettivi
piuttosto forti. Infatti abbiamo visto che sotto la voce "giornale" si nasconde una realtà
multiforme e diversificata. I giornali sono diversissimi, sia tra loro che al loro stesso interno,
come, d'altronde, la realtà di cui sono lo specchio. Un quotidiano di tendenze conservatrici
rivelerà questo atteggiamento anche nel uso dei moduli linguistici e stilistici, laddove un
giornale scritto con l'occhio ad un pubblico "popolare" adotterà maggiore scioltezza, minor
rigore linguistico e registri più familiari. Come si è visto, poi, la varietà dei linguaggi speciali,
settoriali, che coesiste nelle pagine del quotidiano, è senz'altro grandissima. Senza contare che
il lettore della pagina letteraria non sempre coincide con quello della pagina sportiva e della
politica, e di questo il giornale non può tener conto.
Dando per scontato che articoli e pagine specializzate si rivolgono ad un lettore, per
così dire, più individualizzato, andremo allora a ricercare la "lingua del giornale" in quegli
spazi dedicati ad una più vasta e generalizzata massa di destinatari. Queste limitazioni
restringono il nostro ambito di osservazione sostanzialmente a due aspetti sufficientemente
esemplificativi: i titoli e la cronaca.
I TITOLI ci forniscono una sintesi brevissima della notizia. […] La "sintassi del
titolo" ha avuto un notevole influsso per il consolidarsi di alcuni modelli linguistici, ormai
entrati nell'uso corrente. Tra questi, ricordiamo i più diffusi: prevalenza dello stile nominale
[…], ampia diffusione di voci straniere (boom, week-end, summit, identikit ecc.); ellissi
delle preposizioni in alcuni complementi (uomini radar, vertenza Fiat, ciclone scioperi,
traffico caos) e diffusione di costrutti del tipo: matrimonio lampo, notizia bomba, udienza
fiume, operazione esodo); uso ed abuso di maxi, mini, super, in unione con nomi e aggettivi
(superdecreto, bollette super, maxiprocesso, mininchiesta) e tendenza all'esagerazione: tutto è
superlativo, sia in negativo che in positivo; uso di sigle ed abbreviazioni (la mobile, la
stradale, gli antinebbia, i pendolari, i mondiali).
IL TESTO DEGLI ARTICOLI DI CRONACA – risente ampiamente di questi
modelli e li sfrutta per raggiungere uno stile rapido, essenziale, veloce e senza fronzoli ,
tendendo soprattutto ad informare, senza secondi fini. Questo è l'aspetto più evidente ed anche
il più positivo, di quello che si suole definire uno "stile giornalistico".
Ma esistono anche alcune "cattive abitudini" che spesso dilagano nei testi di cronaca.
Tra queste si possono annoverare senz'altro i "prestiti" dal linguaggio burocratico, per cui non
si dice, per esempio, "esaminare", ma "prendere in esame", non "modificare", ma "apportare
modifiche", non si vieta "di fare il bagno", ma "la balneazione", e via dicendo.
Accanto a questi, l'abuso di enfasi, stereotipi, frasi fatte, tecnicismi.
Quando questi aspetti prevalgono, ci troviamo di fronte alla degenerazione dello stile
giornalistico, il cosiddetto "giornalese" o "giornalistese", che riassume tutte le peggiori
abitudini dei giornalisti (e che purtroppo incontra sempre maggior fortuna tra gli "imitatori"!).

A. Mariotti, M.C. Sclafani, A. Stancanelli, La lingua e il testo

parole nuove
impegnativo: care angajează, care obligă prescindere: a face abstracţie de ceva
dispendioso: costisitor, scump affiancarsi: a se alătura de
il portavoce: purtător de cuvânt camuffato: camuflat, mascat
ingannare: a minţi, a amăgi acquirente: achizitor, cumpărător
l'ente: agenţie sprovveduto: nepregătit
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Texte de specialitate: JURNALISTICĂ
fitto: des, compact, dens la scioltezza: libertate în vorbire, simplitate
articoli-civetta: articole care atrag atenţia dare per scontato. a socoti, a considera
l'inserto: fascicule ataşate unor ziare, dosar, mapă l'ambito: cadru, sferă, cuprins
il pezzo: bucată(literară, muzicală), fragment mirare: a ţinti
presa di posizione: luare de poziţie compendioso: concis, pe scurt
spiccare: a ieşi în relief, a frapa il fronzolo: zorzoane, înflorituri de stil
la vertenza: controversă, chestiune în discuţie dilagare: a se extinde/întinde
prendere spunto: a se ivi annoverare: a enumera

GIORNALI E TV

… Nel giornale italiano la disposizione della materia ă generalmente la seguente: nella


prima pagina, che è poi la facciata del quotidiano e ce ne dà l'immagine, c'è il titolo, il nome
del giornale,, la "testata", come si dice, con la presentazione degli avvenimenti di maggiore
importanza e articoli di fondo con commenti e analisi che chiariscono le intenzioni politiche
che sono alla base del giornale.
Nella seconda pagina ci sono notizie sindacali e di politica interna.
Nella terza pagina si presenta una grande varietà di argomenti di natura artistico –
letteraria. E' questa una caratteristica del quotidiano italiano che, con la collaborazione di
illustri scrittori, critici, saggisti, ha saputo avvicinarsi ad una grande massa di lettori.
Nella quarta, quinta, sesta pagina, cronaca interna di argomento giudiziario, notizie
sul tempo meteorologico, pubblicità, lettere al giornale, necrologi.
Nella settima pagina notizie dall'estero.
Nelle pagine successive possiamo seguire ancora rubriche di arte, musica, scienza,
tecnologia, salute, bellezza, libri, pubblicità.
Seguono le pagine economiche e finanziarie con notizie sugli affari, sulla borsa, sui
mercati.
Una parte importante è riservata alle notizie dello sport ed alle cronache locali, relative
cioè alle città in cui il giornale ha prevalente diffusione.
Per quanto riguarda la lingua dei giornali, possiamo dire, con lo studioso Bruno
Migliorini, che il quotidiano è "il principale luogo di scambio tra la lingua scritta e la lingua
parlata". Vi troviamo, infatti, tutte le varietà della lingua scritta, da quella letteraria a quella
burocratica, tecnica….
Stampa cattolica: "L'Osservatore Romano" (Città del Vaticano), "La Famiglia
Cristiana" (Cuneo)
Periodici sportivi: "La Gazzetta dello sport", "Il Corriere dello sport", "Stadio", "Sport
Sud", "Tuttosport", più una lunga serie di riviste specialistiche che curano sport particolari.

* Grammatica Italiana per Stranieri, corso multimediale di lingua e civiltà

COME SI SCRIVE E SI STAMPA UN GIORNALE

Il giornale, foglio quotidiano di informazioni politiche, sociali, economiche, artistiche,


di cronaca ecc., oggi entra, si può dire, in tutte le case, ma un tempo o non esisteva affatto,
oppure aveva una diffusione molto relativa. Non è qui il caso per quanto potrebbe risultare
assai interessante, di fare la storia del giornale dalle origini ai nostri giorni. Basterà accennare
che esso in senso moderno prende sviluppo soprattutto dall'invenzione della stampa, la quale,
sostituendo i così detti menanti (da menare "menar la mano scrivendo") o copisti, permise
una maggiore e più rapida diffusione delle notizie scritte o dei fogli d'avviso, che in Venezia
furon chiamati gazzette, da gazzetta, la moneta cui corrispondeva il loro costo. Il primo
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Aurel Şerban – Cura practic de limba italiană
Texte de specialitate: JURNALISTICĂ
giornale a stampa italiano uscì a Firenze nel 1631 e da allora, col progredire della tecnica
tipografica, i giornali si sono talmente moltiplicati, da diventare una specie di pane quotidiano
per chi non vuole restare estraneo agli avvenimenti più interessanti del proprio come degli
altrui paesi. Immaginiamo pertanto di passare qualche ora, a partire dalle sedici, nella sede di
un giornale, per scoprire come esso si scrive e si stampa.
Il luogo dove il giornale è scritto si chiama redazione, e consta di vari uffici, a cui
corrispondono più o meno i vari settori. A capo di tutto è il direttore, che risponde della linea
politica del giornale e della sua economia generale. Il suo più diretto collaboratore è il
redattore capo il quale soprintende ai molteplici settori della redazione, chiamata anche, in
gergo giornalistico, "cucina", perché vi si mette a cottura tutto ciò che verrà poi pubblicato nel
giornale.
Le notizie che il giornale pubblica, trasmesse o dai corrispondenti e inviati speciali del
giornale, o dalle agenzie giornalistiche, speciali uffici istituiti per raccogliere le notizie
dall'interno o dall'estero, giungono alla redazione attraverso le telescriventi, apparecchi simili
alle comuni macchine da scrivere, le quali trasmettono e ricevono a distanza notizie ed
articoli, oppure anche attraverso il telefono e la posta. I fattorini, cioè gli inservienti, fanno
continuamente la spola delle telescriventi ai vari uffici della redazione per portare le notizie ai
redattori, che le leggono, poi le "passano", cioè le correggono, le scrivono e le riscrivono. Le
notizie affini vengono raggruppate nel così detto pastone, che porta un unico titolo… Tutti gli
articoli di cronaca passano al vaglio del capocronista, il quale traccia su un foglio quello che
in gergo giornalistico è menabò (lett. "mena, guida il bue", cioè guida chi non sa), lo schema
di impaginazione.
Si avvicina l'ora di punta e il ritmo del lavoro in redazione diventa addirittura
frenetico; tutto il materiale deve presto passare in tipografia per essere stampato in tempo
debito per non "perdere i treni", che dovranno recare il giornale nelle varie città del paese. A
questo punto entrano in funzione prima l'impaginatore, cioè colui che, su indirizzo del
redattore capo e sulla scorta dei vari menabò provvede all'architettura delle pagine, e poi il
tipografo che le stampa. Il capotecnico della tipografia è chiamato ed è lui che dispone su un
bancone i telai d'acciaio, su cui i compositori stendono a mano i titoli. Poi entrano in funzione
le linotypes, parola inglese, che designa la macchina a tastiera, la quale compone con metallo
fuso, subito raffreddato, intere linee di caratteri (in inglese types ). Le pagine del giornale,
composte in tal modo con tutti i loro titoli sono passate ai macchinisti, che le fissano sui
cilindri della rotativa, la macchina tipografica, che oggi con estrema rapidità stampa tutte le
copie del giornale.
E' ormai l'alba e mentre i redattori e i tipografi vanno a dormire, sulla redazione e sulla
tipografia piomba, dopo tanto frastuono e tanta attività, un profondo silenzio, che durerà sino
alle prime ore del pomeriggio.
Non cessa però il frastuono attorno al giornale, uscito dalla tipografia; i treni lo hanno
portato nelle località più lontane, i furgoni in quelle più vicine. Ed eccolo esposto nelle
edicole , mentre gli strilloni urlano per le strade i titoli delle notizie più clamorose, per
invogliare i passanti a comprare il foglio stampato. E la gente si ferma e lo compera perché
esso è diventato un elemento essenziale della vita, una specie di secondo quotidiano, che, a
differenza di quello fatto con grano, nutre la mente, avida di conoscere, anche nei minimi
particolari, i fatti e gli eventi del giorno, da quelli politici a quelli sportivi, da quelli di cronaca
bianca a quelli di cronaca nera. E il giornale cerca di accontentare i gusti di tutti, anche quelli
più raffinati, ai quali dedica la così detta terza pagina, che contiene articoli di varia cultura
firmati da autori affermati.
Così il lavoro, che i giornalisti, redattori e tipografi hanno compiuto nel giro di poche
ore e con ritmo snervante e febbrile, non è stato vano, avendo raggiunto lo scopo di tener
aggiornata la gente sui multiformi aspetti della vita quotidiana.
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Aurel Şerban – Cura practic de limba italiană
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Haritina Gherman, Limba italiană – cura practic


Parole nuove
accennare – a aminti, a arăta în treacăt tela d'acciaio – folie metalică
menanti – copişti compositore –(tipogr.) culegător
foglio d'avviso – foaie de informaţii stendere a mano – a culege de mână
pertanto – deci, aşadar metallo fuso – metal topit
soprintendere – a conduce linee di caratteri – rânduri întregi
gergo giornalistico – limbaj gayetăresc piombare – (aici) a se aşterne
telescrivente – telescriptor (scrie prin telecomandă) frastuono – zarvă mare, zgomot asurzitor
i fattorini – curieri i furgoni - furgonete
l'inserviente – ajutor, om de serviciu gli strilloni – vânzătorii de ziare
fare la spola - a face naveta clamoroso - răsunător
il pastone – cronica ştirilor străine invogliare – a îndemna
passare al vaglio – a trece prin sită secondo (piatto) – felul doi de mâncare
in tempo debito – în timp util cronaca bianca – ştiri bune
su indirizzo – pe baza recomandărilor cronaca nera – ştiri rele, tragice, dureroase
sulla scorta – pe baza indicaţiilor nel giro di poche ore – în câteva ore
il bancone - tejghea snervante - obositor

LA STAMPA

Le pagine più tipiche del giornale, quelle che lo caratterizzano, sono le pagine di
cronaca. Come si è già detto, la funzione principale del giornale è l'informazione, ed è proprio
la cronaca che soddisfa la necessità di essere informati più largamente e più esattamente
possibile su tutti gli aspetti della vita. Cronaca degli avvenimenti internazionali, cronaca
nazionale, cronaca cittadina, cronaca delle disgrazie e dei delitti, cronaca di fatti lieti e
luttuosi; i grandi giornali, che hanno una diffusione in più regioni, stampano pagine di
cronaca locale diverse a seconda delle diverse città o province in cui sono venduti
La lingua della cronaca è proprio quella che si definisce "giornalistica", appunto
perché è quella che caratterizza il giornale; ha un andamento svelto, con periodi di solito
assai brevi. (…) Si ricava una impressione generale di allineamento, nel senso che tutto tende
ad allinearsi in maniera rapida e continua. Tutto ciò si coglie specialmente nelle cronache
locali: Mentre il rapido correva sul filo dei cento chilometri orari, una carrozza ha preso
improvvisamente fuoco. Fiamme, fuoco, panico; fortunatamente solo un ferito: un uomo che,
preso dalla paura, si è lanciato dal treno poco prima che si fermasse. E' accaduto ieri sera
sul convoglio "R 30" partito da Termini, diretto a Milano, alle 14,04. Il treno proveniva da
Napoli. Nel tratto di ferrovia fra Monterotondo e Farà Sabina il personale viaggiante si è
accorto dell'incendio. E' stato dato l'allarme; il rapido è stato bloccato in aperta campagna
(sulla linea Roma Chiusi – Firenze - Bologna - Milano). Prima che il treno si fermasse, il
quarantottenne Carmine Severini (nativo di Case, una frazione di Secondigliano, in provincia
di Napoli) si è gettato di sotto.
La cronaca si caratterizza, nel secondo contenuto, da una fitta serie di dati che
costituiscono appunto il centro dell'informazione: l'ora della partenza del treno, il luogo dove
è avvenuto il fatto, il nome, l'età, il luogo di nascita della persona rimasta ferita. Per quel che
riguarda lo stile, osserva, nel secondo periodo, le prime due proposizioni tutte di sostantivi; e
la sintassi tutta costruita con periodi brevi e proposizioni coordinate. Non mancano parole o
espressioni tecniche riferite al particolare fatto narrato: convoglio per treno, personale
viaggiante per i tecnici e gli impiegati delle ferrovie addetti al treno.
La cronaca dei grandi fatti nazionali e internazionali è spesso uno stile abbastanza
diverso da quello della cronaca locale o della cronaca delle disgrazie e dei delitti. Infatti nella
cronaca politica spesso si inseriscono riflessioni e giudizi che ne variano l'aspetto in maniera
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Aurel Şerban – Cura practic de limba italiană
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spesso molto complessa: I ministri del Lavoro e della Sanità… sono intervenuti, stasera, nel
tentativo di sbloccare la vertenza dei 20 mila medici ospedalieri, primari, aiuti e assistenti.
La categoria è in agitazione contro la mancata attuazione di un accordo sul nuovo
trattamento economico e giuridico, raggiunto il 2 aprile scorso con la Federazione degli
ospedali.
Vi sono stati scioperi… in tutti i settori dell'assistenza ospedaliera: altre
manifestazioni sono programmate a breve scadenza. Gli ospedali sostengono che che le
attuali condizioni finanziarie non consentono altri oneri per il personale dato il mancato
pagamento di ingenti somme da parte degli enti mutualistici.
Rispetto alle cronache più rapide e semplici, qui non si nota subito una sintassi con
qualche proposizione del passo riportato, come di tanta parte del giornale di oggi, è la
presenza sempre più massiccia (e soffocante) di termini e frasi – fatte del linguaggio
amministrativo e politico; si hanno così delle coppie fisse di aggettivi e sostantivi, con
l'aggettivo prima del sostantivo, secondo cioè una posizione che la lingua moderna tende ad
abbandonare sempre più decisamente: mancata attuazione, breve scadenza, attuali
condizioni, mancato pagamento, ingenti somme. In questi casi la lingua tende a farsi un
organismo fisso e senza vita, al punto che la scadenza non può essere che breve scadenza o
lunga scadenza, le somme non possono essere quasi altro che ingenti somme. Per di più, gran
parte delle azioni sono espresse da sostantivi astratti che riducono al minimo la concretezza
della cosa narrata: guarda come nell'ultimo periodo si esprima con sostantivi astratti il fatto
che "gli ospedali affermano che non possono spendere di più per i loro impiegati, perché gli
enti mutualistici non pagano quello che debbono pagare". Gli impiegati o i lavoratori sono il
personale, l'azione dello spendere è diventata gli oneri (che è parola dotta per "peso")

Ignazio Baldelli, Il libro d'Italiano


Parole nuove
la disgrazia – nenorocirea una frazione di Secondigliano – un cătun
luttuoso – de doliu al comunei Secondigliano
andamento svelto - un stil vioi una fitta serie – o numeroasă serie
ricavar(si) – a se obţine addetto – (aici) care ţine de
allinearsi- (aici) a se adapta la vertenza – controversă, cauza conflictului
cogliersi – a se întâmpla la mancata attuazione - neîndeplinire
il rapido – expresul raggiunto - încheiat
sul filo di - cu (circa) l'onere (peso) – (aici) povară, greutate
carrozza – vagon de tren ingenti somme – sume uriaşe
personale viaggiante – personal tehnic al trenului enti mutualistice – instituţii de întrajutorare
in aperta campagna – în plin câmp fatta – categorie

LO STILE DEL BUON GIORNALISTA


Piero Ottone
Piero Ottone, giornalista e direttore di giornali (ha diretto fra gli altri anche il "Corriere della
Sera", ha scritto un libro intitolato Il buon giornale, in cui in uno stile semplice e chiaro spiega come si
scrive, come si dirige, come si legge un giornale. Delle vere e proprie "istruzioni per l'uso", insomma,
arricchite dall'apporto delle personali esperienze e dei ricordi dell'autore. Abbiamo scelto le pagine in
cui Ottone illustra le caratteristiche dello stile giornalistico: sono consigli e suggerimenti che non
valgono solo per chi voglia svolgere la professione di giornalista, ma per chiunque si proponga di
scrivere in modo chiaro e lineare.

In genere, quando si dice che un tale si esprime in stile giornalistico, non si intende
fargli un elogio. Ricordo un episodio della mia vita scolastica, ai tempi del ginnasio. Una mia
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Aurel Şerban – Cura practic de limba italiană
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frase, in un tema, fu severamente segnata con la matita rossa; l'insegnante la bocciò perché
era, mi disse "di stile giornalistico". Una predestinazione?
L'insegnante aggiunse: "Se un giorno scriverai nei giornali, queste espressioni
andranno anche bene. Ma a scuola, no." I giornali non godono, nell'insieme, di una buona
reputazione (forse raccolgono quel che hanno seminato: le reputazioni, buone o cattive, non
nascono dal nulla). Ma io credo nel buon giornalismo, e sono convinto che lo stile
giornalistico possa diventare bellissimo, purché risponda a determinate regole, e segua
determinati modelli.
La prima regola è semplice: lo stile giornalistico esige frasi brevi e lineari. Si racconta
che un direttore della Neue Zürcher Zeitung abbia detto a un giovane redattore, il giorno
dell'assunzione: "Quando scriverà un articolo, si ricordi che ogni frase ha un soggetto e un
predicato, un complemento oggetto. Punto. Poi di nuovo soggetto, predicato, complemento, e
un altro punto. Se una volta sentirà il desiderio di adoperare un aggettivo, venga prima nel
mio ufficio a chiedermi il permesso." E' una regola splendida. Cerco di tenerla sempre
presente, e anche in questo istante, mentre scrivo queste annotazioni, tengo d'occhio i miei
periodi, per accertarmi che non si allontanino troppo dallo schema.
Soggetto, predicato, complemento oggetto. Gi' i complementi indiretti, con le
preposizioni e con le locuzioni prepositive, disturbano la semplicità lineare della frase; gli
avverbi rischiano di renderla torbida, di appesantirla; le frasi subordinate, infine, danno al
periodo un andamento tortuoso, simile a un percorso fatto di strade principali, di strade
secondarie, di gallerie e di viadotti. La prosa raccomandata da quel direttore della Zürcher
Zeitung ha uno sviluppo orizzontale, fa pensare alla semplicità di un tempio greco. Una prosa
ricca di subordinate, somiglia piuttosto al duomo di Milano. Se comunque si deve ricorrere
alle subordinate, è importante che siano agili e brevi. Si conquista la brevità, di solito,
leggendo e rileggendo quel che si è scritto, limando e cancellando; la prima versione contiene
quasi sempre parole superflue. Alla fine si arriva a una prosa essenziale, tersa (ma non
monotona, si spera); il risultato finale, quando è limpido e trasparente, procura gioia, in primo
luogo all'autore.
Lo stile giornalistico è contrassegnato dunque dalla semplicità. Ricordiamo che gli
scrittori classici sono semplici; la semplicità può essere segno di grandezza; in ogni caso è
segno di buon giornalismo. La prosa giornalistica, inoltre, deve essere ordinata. Ho detto che
Enrico Emanuelli scriveva i suoi articoli a mano, e li scriveva bene, con semplicità (anche
Missiroli scriveva a mano, ma i suoi periodi erano più complessi). Con buona pace di
Emanuelli, ritengo però che sia meglio scrivere a macchina, perché la precisione meccanica
del segno, la regolarità delle righe, la distanza sempre uguale fra un segno e l'altro, aiutano a
evitare gli squilibri e gli scompensi; mentre la scrittura a mano invita al disordine. Dino
Buzzati, oltre a scrivere i suoi begli articoli ne leggeva molti ogni giorno, scritti da altri per la
Domenica del Corriere e per la terza pagina del Corriere della Sera; e diceva che le bastava
prendere in mano un foglio dattiloscritto, e guardarlo, per capire se l'articolo era bello, prima
ancora di cominciare a leggerlo. Aveva ragione: l'aspetto del foglio dattiloscritto può dare
un'impressione di confusione, o di chiarezza.
E' ovvio che bisogna adoperare parole di uso comune, non termini strani che pochi
conoscono; credo che quella di farsi comprendere sia una buona regola per tutti coloro che
scrivono. Certamente lo è per chi scrive nei giornali. I vocaboli stranieri vanno usati con
parsimonia, e comunque sempre tradotti, perché i lettori non sono tenuti a conoscere lingue
straniere. Questa osservazione potrà sembrare una critica ad Alberto Ronchey, ed è vero che
egli usa sovente parole di altre lingue, secondo l'argomento che tratta: russe quando scrive di
Russia, tedesche quando scrive di Germania, un po' meno quando scrive di Cina; ma sempre
le usa in modo che il loro significato sia chiaro anche a chi non parla russo o tedesco; e questo

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è un segno di virtuosismo, che non può essere condannato, giacché non viola la regola della
chiarezza.
Le ripetizioni di un vocabolo nella stessa o in frasi vicine, di norma, sono da evitare;
ma Winston Churchill diceva che le ripetizioni sono preferibili alla mancanza di chiarezza:
meglio ripetere la stessa parola due o tre volte nella stessa frase, piuttosto che dar luogo ad
ambiguità. Churchill era piuttosto uno storico che un giornalista, anche se in giovane età
scrisse per i giornali, e fu corrispondente di guerra; le sue raccomandazioni stilistiche
dimostrano che le regole dello stile giornalistico altro non sono, sovente, che regole generali.
possiamo dir questo: che chiunque scriva deve tener presente il pubblico per il quale scrive, e
adeguarsi. La prosa di un testo di fisica nucleare sarà meno accessibile di quella di un
quotidiano: importante è che sia chiara per i fisici.
Se poi è necessario inserire in una prosa giornalistica un termine astruso, da quelli
usati dagli addetti ai lavori, lo si faccia seguire dalla spiegazione del suo significato. Il New
York Times, che per altro è un giornale letto piuttosto da gente colta che non da gente
ignorante, se usa un vocabolo strano ha il vezzo di rimandare il lettore, con un asterisco, a una
nota esplicativa in fondo alla colona, come nei libri. Il Monde fa qualche cosa di simile
quando cita libri e articoli.
Potrei fare tanti esempi, per indicare come si applica la regola della semplicità, della
chiarezza, della preferenza per il parlar comune. Potrei spiegare che trovo fastidioso che si
scriva "in The Times", "in Le Monde", mentre è chiaro che quando parliamo, tutti diciamo
"nel Times", "nel Monde"; ma casi del genere rientrano nelle regole del parlar comune,
piuttosto che dello stile giornalistico; e non possiamo citarli tutti. Sono altresì da evitare i
luoghi comuni, le frasi fatte. Già Lord Chesterfield, nel Settecento, esortava il figlio ad
evitarli quando parlava nei salotti, e non solo quando scriveva lettere (di scrivere articoli, per
un gentiluomo, non era il caso di parlare; l'attività giornalistica era considerata incompatibile
con la nobiltà). Da parte mia, non credo di essere tornato a scrivere che qualche cosa "si snoda
come un serpente" da quando ero ventenne, e Massimo Caputo mi fece bonariamente notare
che, se non trovavo una similitudine più personale, era meglio desistere dalle similitudini.
Un grande personaggio nella storia di Milano, Ettore Conti, diceva che nessun oratore
deve alzarsi a parlare se già non ha ben chiara in testa la frase finale del suo discorso. Allo
stesso modo, nessun giornalista dovrebbe mai cominciare a scrivere senza avere prima
tracciato la "scaletta" del suo articolo. La "scaletta" indica il decorso dell'articolo; l'ordine in
cui si susseguiranno le sue varie parti. Per me, la "scaletta" è una necessità psicologica: anche
se improvvisavo una cronaca al telefono, sentivo il bisogno di buttar giù su un pezzo di carta,
prima di cominciare la dettatura, qualche appunto su quel che avrei dettato.
Se ci si mette a scrivere senza avere prima deciso il percorso dell'articolo, quindi senza
aspere che cosa si dirà, è inevitabile un senso di smarrimento; è come inoltrarsi in un bosco
senza sentieri, alla ventura.
L'articolo si compone di un'apertura, che gli anglosassoni chiamano lead; di un corpo
centrale; di una conclusione Quanta pena può costare la ricerca della prima frase! Le regole
cambiano secondo il genere di articolo che si scrive; l'apertura può enunciare (specie se si
tratta di una notizia di cronaca) gli elementi essenziali del fatto che si riferirà, oppure può
essere costituita da un episodio, da un aneddoto. Per il primo caso, quello in cui enunciamo
gli elementi essenziali, gli inglesi hanno inventato la regola dei cinque "w", secondo quale
l'apertura deve rispondere a cinque domande, che in inglese cominciano appunto con quella
lettera dell'alfabeto: who, what, when, where, why. La prima frase dovrebbe enunciare chi ha
fatto che cosa, e quando e dove l'ha fatto, e per quale ragione.
La regola dei cinque "w" va ricordata, ma esistono anche altre possibilità di apertura.
Qualche importa è di trovare una frase felice: cioè, breve, attraente, in modo da invogliare a
leggere il resto; esplicativa, perché deve far capire di che cosa si parlerà nel seguito
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dell'articolo. Un fondo del Guardian esordiva così: "I vantaggi della nomina del signor Dalton
a cancelliere del ducato di Lancaster non sono chiari a nessuno se non a lui stesso". La frase
era provocatoria, indicava subito l'argomento, e preannunciava che lo si sarebbe trattato in
maniera critica; era inoltre ironica: un buon inizio.
E' invece un errore cominciare con una frase generica (del tipo "chi semina vento
raccoglie tempesta"); è anche sconsigliabile aprire l'articolo con una citazione tra virgolette,
rivelando solo più tardi, al secondo o al terzo capoverso, chi abbia detto le frasi così riportate:
ogni dichiarazione cambia significato secondo l'autore, e la lettura di una citazione, di cui non
si comprende il significato, è tempo perso. E' del pari sconsigliabile descrivere per mezza
colonna una persona prima di rivelarne l'identità.
Cerchiamo di immaginare lo stato d'animo di chi ci leggerà (o dovrebbe leggerci).
Certi artifici letterari sono adatti a placidi lettori che la sera, seduti in poltrona, prendono in
mano un libro con la ferma intenzione di leggerlo da cima a fondo, e quindi sono disposti a
seguire l'autore in tutti i suoi capricci, nelle sue divagazioni. Ma la grande maggioranza dei
lettori di giornale non sono tranquilli. Prendono fra le mani il giornale nei ritagli del tempo,
fra molte altre preoccupazioni; quando sono in autobus o sull'aereo; lo sfogliano guardando i
titoli, e decidono di leggere un articolo solo se sono invogliati dal titolo e, eventualmente,
dalla prima frase. Bisogna subito agganciarlo. Se lo si costringe ad uno sforzo intellettuale per
indovinare di chi o di che cosa stiamo parlando, è probabile che si scoraggi, e che volti
pagina.
Alla ricerca della prima frase non si dedica dunque mai troppo tempo: talvolta occorre
più tempo per trovare l'apertura che per scrivere il resto dell'articolo. Si prova a scrivere sul
foglio un paio di parole, si guarda che effetto fanno, anche graficamente; quasi sempre si è
insoddisfatti, e si prova con altre, poi con altre ancora, evitando i vocaboli lunghi e grevi,
cercando un determinato ritmo: si vorrebbe sorprendere il lettore, sollecitarne la curiosità,
stimolare in lui lo stato d'animo favorevole. Gibbon scrisse tre volte il primo capitolo della
sua storia sul declino di Roma, prima di trovare il ritmo soddisfacente: poi scrisse gli altri di
seguito. La prima frase di un articolo deve essere riformulata anche dieci volte, fino a quando
non si trova quella che soddisfa. Provate a leggere l'apertura degli articoli di Montanelli: non
troverete mai un esordio stanco, o generico, o piatto. Superato l'ostacolo dell'apertura, succede
di solito che si scrive con rapidità crescente a mano a mano che si procede. Abbiamo aperto
un varco: il più è fatto. La "scaletta" ci protegge dal pericolo di sbandare, di perderci nella
foresta delle idee, mentre ogni buon articolo si costruisce intorno a una sola idea: un fatto, se
facciamo cronaca; una tesi, se facciamo un commento. Già due idee sono troppe. […]
I nomi astratti devono essere evitati, perché sono poco giornalistici, e sostituiti con
nomi concreti. E' anche per questa ragione che l'inglese è, a differenza del tedesco, una lingua
giornalistica. L'inglese rifugge dai termini astratti (provate a tradurre in inglese i discorsi degli
uomini politici italiani: è un compito ineseguibile); è l'idioma ideale per raccontare, e sembra
che racconti anche quando filosofeggia. Il tedesco, invece, è la lingua inventata per ragionare,
e sembra che filosofeggi anche quando racconta. A un giovane giornalista consiglio di leggere
molto inglese, poco tedesco; e credo che alla mia carriera giornalistica abbiano giovato molto
gli anni trascorsi a Londra; meno quelli trascorsi in Germania.
C'è infine il problema della conclusione: ogni articolo deve avere una frase finale di
qualche effetto. Diceva Antonio Baldini: se cerco il finale, vuol dire che ho già finito. Forse è
vero. Ma è giusto accomiatarsi dal lettore in modo da tenere con lui buoni rapporti. Il miglior
commiato è quello che, dopo la separazione, lo costringe a riflettere ancora per qualche istante
su quel che ci siamo detti; è quello, pertanto, che insinua in lui qualche dubbio, che contiene
un minimo di provocazione, uno stimolo alla riflessione. Vale la pena, insomma, di
trascorrere un po' di tempo a cercare la frase adatta, prima di mettere sul foglio quel segnetto
convenzionale che indica che l'articolo è finito.
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(A. Mariotti, M.C. Sclafani, A. Stancanelli, La lingua e il testo,


Parole nuove
lineare: corect desistere: a renunţa, a abandona
bocciare: a respinge, a lăsa repetent il decorso: curgere, desfăşurare, evoluţie
purché: numai dacă, numai să buttar giù: a arunca., a aşterne, a pune (aşeza) pe
esigere: a pretinde l'appunto: însemnare
l'assunzione: angajare(înt-un post/funcţie) lo smarimento: rătăcire
adoperare: a folosi la pena: pedeapsă, durere, mâhnire, greutate, efort
il periodo: perioadă de timp; aici: frază appunto: tocmai, chiar
l'istante: moment, clipă invogliare: a face poftă, a îndemna, a prinde gust
torbido: tulbure, neclar sconsigliabile: nerecomandabil
tortuoso: întortocheat riportare: a cita, a (se) referi
la galleria: galerie, coridor, tunel, pasaj del pari: în acelaşi fel, în mod similar, de asemenea
limare: a pili, a finisa, a corecta da cima a fondo: de la început la sfârşit
terso: curat, elegant şi sobru, cristalin il ritaglio: răgaz (scurt) de timp
contrassegnare: a însemna, a distinge, a marca agganciare: a prinde (cu un cârlig)
scompenso: decompensaţie, dezechilibru greve: greu, apăsător
ovvio: evident l'esordio: preambul, început, debut
la parsimonia: zgârcenie, măsură varco: trecătoare, defileu, loc de trecere
giacché: întrucât, deoarece, fiindcă sbandare: a devia, a risipi, a împrăştia
sovente: deseori, adesea rifuggire: a evita, a ocoli
astruso: obscur, greu de înţeles, subtil inseguibile: care nu poate fi urmat/ dus la capăt
l'addetto: ataşat, însărcinat (oficial) giovare: a folosi cuiva, a-i fi de folos
il vezzo: obicei accomiatarsi: a-şi lua rămas bun
esortare: a îndemna stăruitor segnetto: mic semn

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