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UNIVERSIT DEGLI STUDI DI PALERMO


CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE
CORSO DI TEORIA E TECNICHE DEL LINGUAGGIO
GIORNALISTICO
A. A. 2003-2004
Prof. Franco Nicastro

Il giornalismo di inchiesta
Tra passato, presente e futuro

Valerio Droga

Indice

INDICE ............................................................................................................. 1
PREMESSA .................................................................................................... 3
IL GIORNALISMO DINCHIESTA............................................................. 4
LINCHIESTA IN SICILIA NEGLI ANNI RUGGENTI ....................... 9
CONCLUSIONI ............................................................................................ 15
BIBLIOGRAFIA ........................................................................................... 19
FILMOGRAFIA ............................................................................................ 20
SITOGRAFIA................................................................................................ 20

Premessa
Nel presente lavoro mi propongo di affrontare il giornalismo dinchiesta, con particolare
attenzione a quello siciliano degli anni ruggenti 1, interrogandomi poi sul perch
questo genere giornalistico sia tramontato o ad ogni modo perch non sia pi quello
duna volta, sia in generale nella realt italiana sia nel contesto siciliano in particolare.
Il lavoro sar dunque diviso in tre sezioni. Una dedicata al giornalismo dinchiesta in
generale, in cui verranno tra laltro anticipate alcune problematiche affrontate poi nelle
conclusioni. La seconda parte sar un resoconto breve di quel che stato il giornalismo
siciliano negli anni del suo maggiore splendore. Infine, per dare organicit e al tutto,
cercher di suggerire delle risposte ad alcune domande fondamentali sullargomento,
illustrer appunto le mie conclusioni.

Cfr. V. Nistic, Accadeva in Sicilia, Gli anni ruggenti dellOra di Palermo, 2 voll., Sellerio, Palermo
20012 (La nuova diagonale, n. 37), a p. 5.

Non troverai mai la verit se non


sei disposto ad accettare anche ci
che non ti aspettavi.
ERACLITO

Il giornalismo dinchiesta
Si sente parlare cos spesso di obiettivit giornalistica, pensando che lonest e
limpegno del mestiere si risolvano tutti l. Parole magiche come par conditio sembrano
essere oggi se non lunico il pi importante dei criteri guida delletica giornalistica.
Questo principio vale certamente per il giornalismo dopinione, e in tale ambito esso si
traduce nel non far prevalere opinioni tendenziose e dando eguale spazio ad opinioni
differenti. Giornalismo come arena di dibattito di idee, una forma sublimata di talk
show. Ma esiste un altro giornalismo, quello dapprofondimento, che non si preoccupa
tanto di ci che pensa la gente, che siano persone della strada o figure autorevoli, ma
che mira a scavare nella realt. A tal proposito ci dice Enrico Bianda senza mezzi
termini che essere giornalisti liberi non vuol dire solo mettere liberamente a confronto
le posizioni e le opinioni, ma anche dire chiaramente come stanno le cose 2. Nulla di
pi semplice, nulla di pi difficile. S, perch fare inchiesta implica almeno cinque
ordini di problemi, come rileva Giampaolo Pansa che di inchieste se ne intende 3.
Innanzitutto una elevata competenza del giornalista, poi, al di l della sua competenza,
questi deve essere disposto a sacrificare molte risorse sia in termini di tempo che di
fatica intellettuale, per la necessaria fase di ricerca che precede e che un tuttuno con
linchiesta stessa. Un tale investimento di risorse si traduce per le redazioni dei giornali
in uninevitabile profusione di risorse economiche, che potrebbero altrimenti essere
impiegate in modo pi efficiente, se non certo efficace. E poi vi sono altre due ragioni di
fondo, una che riguarda il giornalista e la sua onest intellettuale, e laltra che riguarda
invece la redazione di riferimento. Il giornalista deve essere libero da pregiudizi di
matrice ideologica o di interesse, che potrebbero compromettere la rotta data al lavoro
stesso, deve muoversi senza la paura di scoprire qualcosa che pu non piacergli,
2

Cfr. E. Bianda, Verso un ritorno del giornalismo dapprofondimento, in Il giornalismo in Italia, a c. di


C. Sorrentino, Carocci, Roma 20031, pp. 245-257, a p. 252; mio il corsivo.
3
Cfr G. Pansa, Si fanno poche inchieste: ecco cinque ragioni, in Problemi dellinformazione, a. X, n. 3,
luglio-settembre 1985, pp. 403-411.

affrontare temi che possono essere sgraditi o che possono suonare ruvidi alle proprie
posizioni personali e alle proprie appartenenze partitiche o politiche o ideologiche o
confessionali 4, deve cio essere disposto ad accettare anche ci che non si aspettava.
Dallaltra parte vi sono le linee guida imposte dalleditore, a cui il direttore della testata
non pu essere del tutto indifferente. Se un tempo il ruolo dei media era, almeno
idealmente, quello di far funzionare bene il sistema complessivo della societ, mettendo
in relazione i vari sottosistemi sociali in modo funzionale ed organico, promuovendo ad
esempio le indagini della magistratura, dando voce allopinione pubblica, controllando i
lavori della classe politica ecc. Se un tempo era questa la loro funzione dicevo oggi
la situazione sembra essere mutata, almeno dopo il referendum sul divorzio, quando la
Dc, sconfitta dallesito, comprese che i media avevano uninfluenza non indifferente
sullelettorato e occorreva una strategia di penetrazione nel meta-sistema sociale dei
mezzi di comunicazione. In quel contesto a fare da cavallo di Troia fu leditore
Rizzoli 5. Questa grande anomalia italiana, cio lassenza di un editore puro, ha
raggiunto oggi quasi il parossismo con unentit trasversale che unisce tre sistemi di
estrema rilevanza sociale, vale a dire quello economico quello politico e ovviamente
quello mediatico. Dalla met degli anni Settanta in poi accade dunque una novit, i
media non sono pi mezzo di comunicazione, appunto, tra i vari altri sottosistemi
sociali, ma diventano un mezzo di affermazione di questi ultimi, un nuovo terreno di
battaglia dove si scontrano, e raramente incontrano, interessi economici o politici o
sociali o confessionali. Non i cani da guardia della societ, ma i cani al guinzaglio! Lo
stesso fenomeno si avuto in televisione dopo la lottizzazione, come fa notare Ennio
Mastrostefano 6, quando linchiesta venne schiacciata dagli interessi politici dei
principali partiti di governo.

Non voglio peccare di ingenuit e idealismo romanticheggiante nel sostenere questa


tesi, ed per questo che dir subito che questo fenomeno di strumentalizzazione non
certo una novit, meno che meno nel contesto italiano, per il quale la politicizzazione
dei media rappresenta forse il peccato originale. Ma se prima i gruppi editoriali (a

Cfr. Id., op. cit., p. 409.


Cfr. F. Nicastro, La sfida al cambiamento, pp. 43-54.
6
Cfr. E. Mastrostefano, Linchiesta televisiva: un genere scomodo, in Problemi dellinformazione, a.
X, n. 3, luglio-settembre 1985, pp. 413-420.
5

parte la parentesi fascista) non erano del tutto coscienti del potere dei media, del
cosiddetto quarto potere, adesso ne diventano pi consapevoli, proprio quando gli
scontri sociali raggiungono il culmine di forza retorica e spesso anche di forza bruta.
Fino alla met degli anni Settanta cio, anche quando leditore era un partito politico
magari forte come il Pci, i margini di autonomia per la redazione erano abbastanza amp
per scrivere pagine di giornalismo serio e autorevole. forse in quegli anni che il
giornalismo raggiunge lapice della credibilit, spesso avvalorata da martiri. Ed ecco un
sesto punto che Pansa forse d per scontato: il giornalismo di inchiesta anche
scomodo 7, al punto che a volte provoca reazioni del tutto spropositate, costi umani
insopportabili per qualunque coscienza. Non si paga dunque soltanto col tempo
impiegato, con la fatica della documentazione ed eventualmente col dispendio di denaro
da parte della redazione, ma in taluni casi vi sono anche costi professionali e in casi
estremi pure umani. il caso di Etrio Finora, lunico giornalista italiano che stato
interdetto per un anno dal tribunale di Palermo nel 1972 per aver denunciato lo
sfruttamento disumano dei carusi delle miniere siciliane. Il giornale LOra vanta un
gran numero di denunce per diffamazione, calunnia, turbamento dellordine pubblico,
ma soprattutto il primato italiano del numero di giornalisti uccisi.

Ad ogni modo le parole di Pansa si riferiscono a ben ventanni fa ed presumibile che


da allora qualcosa sia cambiato e in effetti qualcosa cambiato, tanto da indurre Enrico
Bianda non pi a chiedersi perch in Italia si fanno poche inchieste, bens perch in
Italia si fanno ancora [o meglio di nuovo] inchieste 8. Quel che accaduto negli ultimi
anni in effetti un ritorno al giornalismo dinchiesta, o quantomeno un ritrovato
interesse. Questo ritorno al vecchio parte paradossalmente dal nuovo e cio dalle
nuove tecnologie, quali il digitale innanzitutto, che permettono di ottenere risultati pi
alti con minore dispendio di energie 9. Ma credo che nella svolta sia stato fondamentale
laumento della domanda di questo genere giornalistico da parte del pubblico. Negli
anni recentemente passati i media hanno proposto inchieste, ma come dice bene
Gabriele Romagnoli in unintervista concessa a Enrico Bianda:
7

Cfr. E. Bianda, op. cit., a p. 252: Il giornalismo dinchiesta scomodo per sua natura: espone al rischio
di querele e cause civili, costringe il giornale ad occuparsi anche di personaggi e poteri considerati amici,
perch quando si comincia un lavoro investigativo si sa da dove si parte, ma non si sa dove si finisce.
8
Cfr. E. Bianda, op. cit., a p. 246.
9
Cfr. Milena Gabanelli, nellintervista di Bianda, cfr. E. Bianda, op. cit., p. 248.

Non basta che appaia il logo inchiesta per dire che si stia pubblicando uninchiesta. Ci
sono inchieste di routine, messe in piedi per tacitare e spedire in giro inviati insoddisfatti:
al, sei puntate sullimmigrazione, sui giovani che cambiano, sullo sfascio della famiglia.
Sono periodiche e arrivano sempre alle stesse non-conclusioni. Ci sono le inchieste
bufala, fatte spacciando per novit il risultato di una ricerca su Internet opportunamente
romanzata. Ci sono le inchieste a senso unico, che dnno pure dei risultati, ma
preconfezionati e per scopi politici, teleguidate da fonti interessate. Ci sono inchieste
impossibili: quelle che non portassero a ovviet sul Vaticano o i potentati economici. Poi
ci sono le inchieste vere, informate e di interesse collettivo. Al netto della
strumentalizzazione, ne vedo poche 10.

Se questo davvero lo scenario e soprattutto lo stato (nei lividi anni Ottanta), c da


aspettarsi che poich la gente non del tutto stupida, si accorge dell inganno e perde
fiducia nel giornalismo in generale e in quello di approfondimento in particolare.
Questo quel che successo credo nei decenni passati: una perdita incontrollata di
credibilit del giornalista e del suo lavoro. Tuttora, a parte gli esempi di Report per la tv
e Diario per la stampa, si pu dire che le mini-inchieste delle Iene o le inchieste di
Striscia che non mirano mai al bersaglio grosso, o anche quelle di Ballar che non si
fermano su un tema per pi di tre puntate e che perdippi risentono dellagenda dettata
dalla cronaca 11 non possono soddisfare appieno i bisogni di conoscenza del pubblico
seppure in certi casi proprio ad esso che si fa riferimento (come appunto il caso di
Ballar). Se da un lato lattenzione verso il pubblico e anche verso il mezzo ha creato
ibridi capaci di attirare laudience, superando cos i limiti individuati nell85 da Baldi 12,
linchiesta televisiva (e con essa anche quella radiofonica e della stampa), a parte lo
ripeto poche e brillanti eccezioni, non sembra avere rinnovato granch, non riuscendo
10

Cfr. E. Bianda, op. cit., a p. 251; mio il corsivo.


Cfr. le parole dello stesso Giovanni Floris in unintervista Bianda; cfr. E. Bianda, op. cit., a p. 253:
ogni tema, ogni storia trattata per pi settimane, fino ad un massimo di tre []. Un tema pu anche
sgonfiarsi perch sopraffatto da altre notizie imposte dalla cronaca.
12
Cfr. P. Baldi, Modelli di conoscenza nellinchiesta televisiva, in Problemi dellinformazione, a. X, n.
3, luglio-settembre 1985, pp. 421-427, a p. 425: il modello professionale sviluppatosi nellultimo
decennio ha portato la pratica giornalistica allinterno di unantinomia approfondimento = perdita di
pubblico che appare come insormontabile solo perch dellapprofondimento viene data unaccezione
puramente disciplinare, didascalica o divulgativa. Solo perch si vuol vedere nellanalisi razionale,
nellinterpretazione sociologica, psicologica o economica lunico modo di non restare in superficie.
Questo modello non solo rischia di far perdere allinformazione televisiva la sua capacit di penetrazione,
ma non neppure da considerarsi come lunico modello percorribile. Ci detto mette in luce le
potenzialit proprie del mezzo televisivo che ha, in effetti, a propria disposizione un linguaggio che non
ha niente da invidiare al linguaggio scritto od orale.
11

ad emergere dal pantano in cui una trentina danni or sono stata gettata. Linchiesta,
perci, risente oggi sempre pi di interessi, siano politici, economici o soltanto di
mercato: schiacciata tra stakeholder e audience, quel che resta un simulacro debole di
inchiesta. Nulla a che vedere con il giornalismo che va dal dopoguerra alla prima met
degli anni Settanta. Occorrerebbe un lavoro di recupero di credibilit, che possa mettere
fine a modelli di giornalismo tanto miopi da minacciare la stessa legittimit del
giornalismo.

Io ho un concetto etico del


giornalismo. Un giornalismo fatto
di
verit
impedisce
molte
corruzioni, frena la violenza e la
criminalit, impone ai politici il
buon governo. Un giornalista
incapace, per vigliaccheria o per
calcolo, si porta sulla coscienza tutti
i dolori umani che avrebbe potuto
evitare, e le sofferenze, le
sopraffazioni, le corruzioni, e le
violenze che non stato mai capace
di combattere.
GIUSEPPE FAVA

Linchiesta in Sicilia negli anni ruggenti


Sebbene, come stato visto, le difficolt dellinchiesta esistono e non sono poche n
indifferenti, c stato un tempo, quasi mitico ormai, in cui giornalismo non era solo
lavoro dufficio e di routine, ma era anche quello del reporter, figura romantica ed
emblematica di un giornalismo daltri tempi. Era andare per strada, abbeverarsi
direttamente alle fonti, valutando quali fossero le pi credibili, un lavoro critico,
improntato allimpegno, al sacrificio e al coraggio. Era lentusiasmo la chiave vincente,
come emerge per esempio dalle pagine del libro Accadeva in Sicilia di Vittorio Nistic,
direttore storico dellOra, gi citato in queste pagine. Ci sono due tipi di giornalisti al
mondo: c chi scrive per vivere e c chi vive per scrivere, solo che fra questi ultimi
sono tanti, troppi!, coloro che per scrivere sono anche morti.

In Sicilia, in particolare, quando si parla di inchiesta si parla di mafia, non perch sia
lunico problema, c labusivismo, c il cattivo funzionamento della macchina
pubblica, c la collusione, c lo sfruttamento di lavoro minorile, lanalfabetismo (o per
lo meno cera), c la delinquenza comune, ma si parla di mafia perch questi e tutti gli
altri problemi, in Sicilia, ruotano attorno ad essa, che se non il problema principale il
meta-problema, il problema dei problemi.
La Sicilia stata tradizionalmente terreno di conservatorismo, bench non siano mai
mancati fugaci ma frequenti momenti di protesta popolare, dallimpresa dei Mille alle
varie rivolte di Palermo, di Bronte e via dicendo. Casi isolati, mai ben organizzati, che

10

poi finivano per irreggimentarsi di nuovo nel sistema politico dominante. Cos la Dc ha
trovato qui terreno fertile. A far da tramite stata la pi grande istituzione secolare
dellisola, la mafia appunto. I legami fra mafia e politica sono ormai innegabili, ma vi
sono stati tempi in cui erano ignorati e gli interventi di chi voleva far luce su questi
retroscena venivano etichettati come attentati allordine pubblico, oggetto di valore
dietro cui si nasconde quella che Marx chiamerebbe ideologia, cio lo strumento della
classe dominante per mantenere e rafforzare lo status quo. Cos ad esempio il cardinale
di Palermo Ernesto Ruffini arriv perfino a negare lesistenza di questa cosa chiamata
mafia, vista a sua volta come strumento ideologico di propaganda nelle mani dei
comunisti per denigrare la Sicilia, il mondo cattolico e la Dc 13. A Palermo LOra che
comincia a battere il terreno sulla lotta alla mafia, sensibilizzando le coscienze,
riportando sulla scena un tema che era decaduto insieme al Fascismo. Con esso era
caduta appunto la questione mafiosa, ma la mafia ne usciva vincente e rafforzata. il
1958 quando LOra riapre la questione mafia e lo fa con impegno e determinazione.
Una squadra di giornalisti decide di indagare sul tema, infrangendo un muro di timorosa
indifferenza e ostinata omert. Felice Chilanti, Mario Farinella, Enzo Lucchi, Michele
Pantaleone, Castrense Dad ed Enzo Perrone sono i protagonisti di questa eroica
guerra. Nella seconda puntata dellinchiesta appare in prima pagina addirittura la foto
formato grande di Luciano Liggio, il nuovo boss di Corleone, sovrastata dal titolo
Pericoloso!. Ogni azione provoca una reazione, e se lazione spropositata la reazione
lo ancora di pi: una bomba devasta la tipografia del giornale e finalmente, come
ammetter Giuseppe Saragat, si scopre che in Sicilia c la mafia 14.
Il direttore Nistic dir allora: Proseguiremo la nostra inchiesta e cercheremo di
approfondire laspetto di fondo di tutta la questione che quello delle complicit e delle
protezioni politiche 15. Dal 1955 per ventanni Nistic diriger la testata palermitana
con successo ed entusiasmo, formando alla sua scuola ben tre generazioni di autorevoli
giornalisti, riconosciuti ben oltre i confini siciliani e nazionali. Vittorio Nistic,
calabrese di nascita, palermitano per vocazione, uomo del sud [che] qui che in
definitiva lo dice lui stesso nellultimo editoriale ha scoperto di avere la pelle

13

Cfr. F. Nicastro, op. cit.


Cfr. Id., op. cit.
15
Cfr. Id., op. cit., a p. 44.
14

11

nera 16, qui cio che si accorge delle differenze tra settentrione e meridione dItalia, qui
che matura la sua inclinazione a fare giornalismo veramente per la gente. Questa la sua
vocazione, che riuscir a trasmettere alle nuove generazioni che passeranno per la sua
redazione. Vocazione che proveniva da lontano: nel primo numero, nel 1900, Rastignac
(Vincenzo Morello) aveva scritto un editoriale (riportato a sua volta da Nistic nel suo
primo editoriale allOra, cinquantaquattro anni dopo) in cui dichiarava che questo
giornale nasceva per dar voce alla gente, come una spada , e lo affidava al pubblico
perch se ne servisse con loro nelloffesa e nella difesa, per le sue ragioni e per il suo
diritto! 17 Il suo fu un giornalismo di denuncia; LOra un piccolo giornale, unagile
caravella pirata, capace di muoversi senza difficolt tra le secche della societ, laddove
le grandi navi non riuscivano a muoversi. Un piccolo giornale che per non fu soltanto
un luogo di partenza per futuri grandi giornalisti, ma anche la mta obbligata degli
inviati dei grandi giornali che scendevano in Sicilia per descrivere le ferite della mafia e
la ragnatela dei suoi rapporti con il potere politico 18. Ma questa fu solo una felice
parentesi, un sogno durato ventanni, ma dal quale inevitabilmente ci si deve svegliare.
Nel 75 Nistic lascia il giornale, fiducioso di affidarlo in buone mani, guardando con
entusiasmo ai possenti finanziamenti che il Pci vi stava per destinare. Finanziamenti che
per furono allocati male e con intenzioni strettamente politiche. Gi la sceltascommessa di trasformare la testata in un giornale del mattino, per fare frontale
concorrenza al nemico giurato, Il giornale di Sicilia, fu una scelta dettata oltre che da
logiche di mercato (dar spazio a un elettorato di sinistra sempre pi ampio) da calcoli
politici. Veniva meno quella libert per cui Leonardo Sciascia 19 collaborava col
giornale. Lo spazio di autonomia dellOra cos si restrinse e con esso anche la sua
credibilit, ma soprattutto venne meno lo spirito comunitaristico ed entusiastico che
dominava allinterno del palazzetto di via Stabile. Dopo sei mesi sfior il fallimento. Il
giornale si mosse poi fra alterne fortune, mantenendosi sempre a un passo dalla fine, e
certamente senza mai toccare pi le vette di un tempo.

16

Cfr. V. Nistic, Grazie, Sicilia, LOra, 27 dicembre 1975, in Id., Accadeva in Sicilia., Sellerio,
Palermo 20012 (La nuova diagonale, n. 37), a p. 462, vol. II.
17
Cfr. Id., Come ieri, LOra, 5 dicembre 1954, in Id., op. cit., a pp. 37-38, vol. II.
18
Cfr. Id., op. cit., a p. 47.
19
Cfr. L. Sciascia, LOra, 3 aprile 1965: LOra sar magari un giornale comunista: ma certo che mi
d modo di esprimere quello che penso con una libert che difficilmente troverei in altri giornali italiani.

12

Anche Il giornale di Sicilia fu capace di uscire dal grigiore che lo aveva caratterizzato
fin dalla sua fondazione. Fu quando la storica famiglia di editori-direttori del giornale
allent un po le briglie, che la testata pot pendere una grande boccata dossigeno,
quando nel 64 Delio Mariotti ne assunse la direzione e Silvano Rizza, arrivato dal
Giorno, ne fu redattore capo. Per una scelta pi di mercato che ideologica, per reggere
cio la concorrenza dellOra, si dovette rinnovare sia lo stile sia i contenuti sia la
grafica. Temi come la mafia, il divorzio, il malgoverno, la speculazione edilizia e altri
problemi sociali locali riempirono le sue pagine: non solo se ne parlava ma lo si faceva
con posizioni di sinistra.
Ma fu larrivo di Pirri al posto di direttore che diede un tocco di raffinatezza in pi e
secolarizz del tutto la testata, arrivando a prendere addirittura le distanze dalla
condanna della pillola da parte del papa! Da allora la situazione per si normalizz
nuovamente e quasi definitivamente. Il colpo di grazia fu assestato quando Mario
Francese, il cronista di denuncia che spaziava con abilit e agilit dallinchiesta di mafia
pi coraggiosa alle storie quotidiane e spesso incredibili di unumanit disperata, fu
punito con la morte. La mafia alzava di nuovo il tiro, e cos si chiudeva una stagione
di coraggio e vitalit per il giornalismo palermitano.

Intanto anche il cinema si interessa alla mafia e allinchiesta e sbarca in Sicilia. il caso
di Franco Rosi con Salvatore Giuliano nel 1961. E bench un film non uninchiesta
[], pu aver una struttura che si rif a uninchiesta e pertanto come le inchieste fece
molto rumore 20, arrivando perfino a far dire a Gaspare Pisciotta che banditi, polizia e
mafia sono una sola trinit 21. Tale rumore fece eco perfino nelle aule parlamentari,
facendo s che lanno dopo si istituisse la commissione parlamentare antimafia.

Similmente a quanto accadeva a Palermo, a Catania cera un altro uomo, Giuseppe


Fava. Avvocato di professione, giornalista per passione; siracusano di nascita e catanese
per amore. Catania la vide crescere, cambiare, involgarirsi, ma se ne innamor subito e
per sempre, come chi si innamora di una puttana, e non pu farci niente, sa che

20

Cfr. opuscolo allegato al film-dvd, edizione restaurata e rimasterizzata, 2003, Salvatore Giuliano, regia
di Franco Rosi, soggetto e sceneggiatura di Id., Suso Cecchi DAmico, Enzo Provenzale, Franco Solinas,
Italia 1961, pp. 7-8.
21
Cfr. Gaspare Pisciotta (Frank Wolff) in op. cit.

13

puttana, volgare, sporca, traditrice, si concede per denaro a chicchessia, oscena,


menzognera, volgare, prepotente [], egli dovrebbe prenderla mille volte a calci in
faccia, sputarle addosso [], ma il solo pensiero di abbandonarla gli riempie lanimo di
oscurit 22. Denuncia apertamente ci che non va, senza mezze misure. Fa nomi e
cognomi e d anche soprannomi: i quattro cavalieri dellApocalisse, i quattro cavalieri
della Repubblica che tengono in mano leconomia e la politica della citt e che lui
addita come i responsabili dellabbrutimento e della penetrazione mafiosa a Catania.
Dopo almeno un paio di grosse delusioni e forti amarezze decide che lambiente
editoriale asfittico di Catania non fa pi per lui e va a Roma, stavolta la abbandona a se
stessa. Consegue successi nel giornalismo (collaborando con la Rai) come nel teatro,
quale sceneggiatore, ma non appena gli si ripresenta loccasione di tornare nella sua
Catania lo fa senza esitazioni. Deve dirigere una nuova testata, il Giornale del Sud,
stavolta in piena autonomia. Ma dietro loperazione si nascondono interessi politici che
emergono violentemente con pressioni e tentativi di censura prima e con intimidazioni
poi: minacce di morte e perfino una bomba-carta in redazione. il 1981. Fava non cede
al ricatto e alza anzi il tiro. Denuncia il traffico di droga, collusioni, intrighi di potere e
infine si oppone allinstallazione dei missili Nato in Sicilia, fornendo in questo modo
alleditore loccasione doro per il suo licenziamento, col pretesto di avere infranto la
fedelt al Patto atlantico.
Ma questa lesperienza sua pi significativa. Si circonda di giovani, li forma e molti di
loro lo seguiranno poi nella sua ultima e fatale avventura, I Siciliani, una rivista
autonoma, nata in sordina e subito affermatasi con grande successo di pubblico.
Inchieste sulla mafia, che mirano a collegare fra loro fatti apparentemente lontani: dagli
appalti locali, alle alleanze doltreoceano, allomicidio Dalla Chiesa. Inchieste che gli
costeranno la vita, divenendo egli stesso oggetto di uninchiesta infinita e zeppa di
inquinamenti di prove, depistaggi e perfino infamanti accuse sulla validit morale di
Fava, sputando cos sulla sua tomba.

Anche lui, come altri, si immolato per un valore che va oltre la stessa vita individuale,
per la Verit. Anche lui ucciso dalla mafia e sepolto dallindifferenza. Indifferenza
pure di coloro che ai nostri martiri innalzano monumenti, solo per lavare la propria
22

Cfr. G. Fava, I Siciliani, Cappelli, Bologna 1980, in L. Mirone, Giuseppe Fava, in Id., Gli insabbiati,
Castelvecchi, Roma 1999, pp. 169-219, a p. 177.

14

coscienza e potere cos dimenticare un po pi in fretta, come il ministro Lunardi che ha


presenziato linaugurazione della stele per Falcone, lui che prima aveva detto che
occorreva abituarsi a convivere con la mafia, parole che per un ministro dei Lavori
pubblici sono quantomeno grottesche.
Mi tornano in mente invece le parole profetiche di Martin Luther King:
La vigliaccheria chiede: sicuro? Lopportunismo chiede: conveniente? La vanit chiede:
popolare? Ma la coscienza chiede: giusto? Verr il giorno in cui ognuno dovr prendere
una posizione che non sar sicura, n conveniente, n popolare, ma dovr prenderla perch
la sua coscienza gli dir che giusta!

Per alcuni questo giorno venuto, hanno preso la posizione giusta, lhanno pagata.

15

Conclusioni
A questo punto occorre porsi nuovamente la domanda di partenza: perch non si fanno
pi molte inchieste o perlomeno perch non se ne fanno pi come un tempo? Non mi
riferisco dunque alla sola quantit, ma precisamente alla qualit, che non pi la stessa.
La prima risposta che potrebbe venire in mente che, almeno in Sicilia, la mafia non c
pi. Banale, stupida e pericolosa. evidente che non vi sono pi cos tanti morti
ammazzati come allepoca della mattanza dei Corleonesi, e siamo ben lontani
dallepoca dei padrini, quando questi uomini potevano camminare per le vie del
proprio paese liberamente e anzi con gli ossequi di tutti. Ma questo non vuol dire che la
mafia non esista pi, quel che vero invece che pi subdola, pi opaca, ha cambiato
strategia. Si tolta dalle strade, ha messo da parte anche lorgoglio e la vendetta, il suo
imperativo ora (ed sempre stato) sopravvivere, come ogni altra istituzione secolare.
Giuseppe Fava che si accorge di questo cambiamento gi nell83, in occasione della
messinscena della sua opera Lultima violenza, in cui rappresentava i personaggi della
sua societ cambiandone soltanto i nomi, e quegli stessi personaggi, quelli reali, alzatisi
in platea applaudivano. Cos scrive in un suo editoriale di quellanno:
Il potere si isolato da tutto, si collocato in una dimensione nella quale tutto quello che
accade fuori, nella nazione reale, non lo tocca pi e nemmeno lo offende, n accuse, n
denunce, dolori, disperazioni, rivolte 23.

sempre Fava che lo stesso anno dice in unintervista ad Enzo Biagi che i mafiosi veri
stanno in Parlamento, a volte sono ministri, a volte banchieri, sono quelli ai vertici della
Nazione []. Oggi i mafiosi non sono quelli che ammazzano, quelli sono esecutori 24.
Ecco la nuova strategia: non pi omicidi, per quanto possibile, e meno che meno stragi:
meno rumore nelle strade per suscitare meno rumore nei giornali. Ormai la mafia si
rinchiusa nei palazzi del potere e da l agisce in maniera pi infida, a volte persino nei
limiti della legalit seppur non della moralit! Se questo ci che accade dietro i nostri
occhi a maggior ragione necessario il ruolo di professionisti che sappiano indagare,
fare inchieste cio, e non limitarsi a mostrare quel che accade sotto gli occhi di tutti. A

23
24

Cfr. G. Fava, I Siciliani, novembre-dicembre 1983, cit. da Mirone, op. cit., a p. 194.
Cfr. E. Biagi, Film story, intervista a G. Fava, 29 dicembre 1983, cit. da Mirone, op. cit., a p 195.

16

questo punto sorge unaltra domanda di rilevanza ben pi ampia e fondamentale: serve
ancora linchiesta e lapprofondimento? La risposta senza ombra di dubbio s!

Se ho gi risposto facendo riferimento al tema mafia, si pu trasporre largomentazione


su un piano pi generale, che riguarda il tipo di cultura in cui siamo immersi, quella del
postmoderno, consolidata dai nuovi media. Anna Carola Freschi in una sua opera 25 ha
tracciato un confine netto tra la societ dellinformazione, che ci stiamo lasciando alle
spalle, e la societ dei saperi, in cui stiamo entrando. La differenza tra informazione
e

sapere

la

stessa

che

fa

Manuel

Castells

tra

informazione

informazionalismo 26. Per farla breve, il sapere lelaborazione dellinformazione.


Un tempo reperire le informazioni era cosa difficile e soltanto i giornalisti avevano
canali privilegiati. Il loro lavoro poteva anche solo limitarsi a riportarle al pubblico.
Oramai le informazioni sono alla portata di tutti, attraverso Internet, per esempio, si pu
accedere liberamente e direttamente ai siti delle agenzie stampa ed avere le notizie
(brevi e sintetiche) di ci che accaduto, quasi in tempo reale. Il ruolo del giornalista
potrebbe pertanto apparire superato, inutile. Ma proprio questa ipertrofia di
informazione che rischia di farci indigestione se non c un bravo dietologo che ci
indichi una dieta mediatica ideale. Questo il ruolo, oggi, del giornalista: un selettore e
un elaboratore di notizie. Niente di nuovo, in fondo, ma attualmente assume rilevanza
estrema. Il potere dei media non sta pi nel far passare o meno le informazioni, poich
ripeto le fonti sono tante e accessibili idealmente a tutti, ma il quarto potere risiede
nel possesso dei codici e delle competenze adatte a trattare queste informazioni e a farne
notizie. Il potere e insieme la necessit della figura del giornalista appare oggi quindi
pi necessaria di ieri, lo dice anche Riccardo Staglian nel suo testo sul giornalismo di
frontiera, quello di Internet 27. Se prima vagavamo nel deserto dellinformazione, adesso
naufraghiamo nelloceano, lacqua non manca, ma occorre un timoniere.
per questo a mio parere che in aumento la domanda di informazione
dapprofondimento: la gente ha bisogno di capire: la funzione del giornalista non pi
informare e neppure plasmare il pubblico (la gente non vuole opinioni ma fatti!), non

25

Cfr. A. C. Freschi La societ dei saperi, Carocci, Roma 20021.


Cfr. M. Castells, Linformazionalismo e la network society, in P. Himanen, Letica hacker e lo spirito
dellet dellinformazione, Feltrinelli, Milano 20032 (20011), pp. 117-132
27
Cfr. R. Staglian, Giornalismo 2.0, Carocci, Roma 20021.
26

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un ruolo pedagogico di stampo paternalista, ma un ruolo di guida cognitiva: non farsapere e neppure far-credere, bens far-capire.
Viviamo in una realt sempre pi complessa e retificata, quella che amo chiamare
societ ipertestuale. Finalit del giornalista svelare le trame nascoste di questa rete,
trovando i collegamenti profondi fra i vari nodi, proponendo alcuni percorsi possibili.
Per Angelo Agostini linchiesta un tentativo sistematico di allargare e approfondire il
livello di contestualizzazione degli eventi 28, non pi eventi isolati, dunque, da
registrare cos come si presentano, bens inseriti nella loro rete intertestuale o se si
preferisce contestuale. Qualit essenziali del professionista dellinformazione (o meglio,
del professionista del sapere) sono allora una vista acuta, per vedere i testi nascosti,
nel senso originario di tessuto ovvero trama, e una conoscenza organica di base sul
tema, superiore a quella della media dei lettori.
Se da un lato il suo lavoro complica apparentemente la realt, perch individua
collegamenti prima non rilevati, aggiunge cio informazioni a quelle pervenute,
dallaltro la semplifica perch d una visione dinsieme e seleziona un percorso fra i
tanti possibili. questopera di selezione che fa dellinchiesta necessariamente un
lavoro di manipolazione della realt, uno strumento di tematizzazione. Con linchiesta
il giornale propone al lettore un tema e gliene presenta un approfondimento 29 Questo
richiede un lettore a sua volta colto, linchiesta si rivolge ad un lettore che gi conosce
in qualche modo gli argomenti dei quali si discute [], rinnova e approfondisce le
competenze e le conoscenze del lettore. Manipola, se vogliamo. Ma si fa riconoscere. E
soprattutto fatta apposta per essere a sua volta manipolata. Da un lettore astuto,
ovviamente 30.

Da queste considerazioni e da alcune tendenze intraviste si pu azzardare almeno una


ipotesi sul futuro del giornalismo di approfondimento, che pi che unaspettativa forse
una speranza. Ritengo che se i giornalisti si professionalizzeranno, sia in termini di
maggiore competenza sia in termini di etica, se simmetricamente il pubblico sar
sempre pi competente e disposto ad una lettura critica e infine se gli editori puri si

28

Cfr. A. Agostini, Linchiesta giornalistica e i suoi lettori, in Problemi dellinformazione, a. X, n. 3,


luglio-settembre 1985, pp. 429-437, a p. 434; mio il corsivo.
29
Cfr. Id., op. cit., a p. 435.
30
Cfr. Id., op. cit., a p. 437.

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affacceranno sul panorama italiano e magari si sostituiranno ai vecchi. Se dicevo


accadr tutto questo, il giornalismo di inchiesta avr una ritrovata e rinnovata
giovinezza.

Quanto ai media in cui eventualmente il genere si affermer, oltre ai periodici, ai libri,


possibile che pure i quotidiani la riscoprano.
Per quel che riguarda la televisione, bench le inchieste sono in aumento, un ritorno alla
vera inchiesta improponibile per due ragioni quasi intrinseche al mezzo: da una parte
la naturale rapida usura delle notizie in tv e i tempi televisivi ristretti e dallaltra
lestrema sensibilit alle fluttuazioni Auditel, le quali ne fanno un medium miope,
incapace di riservare pi di due-tre puntate di un programma ad una medesima
inchiesta.
Resta la radio, che per per luso sociale che se ne fa (occasionale per lo pi), poco si
presta alla fidelizzazione dellascoltatore, necessaria per questo genere giornalistico.
Internet, la nuova frontiera, se da un lato pi sensibile degli altri suoi colleghi alla
usura delle notizie e bench lo si usi per lo pi per semplici aggiornamenti, preferendo
perdippi i testi di brevi, esso forse lo scoglio a cui il giornalismo dinchiesta pu
aggrapparsi e perch no? mettervi radici. Sul web tutti possono improvvisarsi
editori, bypassando cos il problema delle pressioni degli stakeholder, e inoltre
favorita linterattivit che promuove pertanto una fruizione critica da parte del pubblico.
Questo pregio ha per il difetto di rischiare di porre i fatti in secondo piano e fare delle
opinioni (perdippi della gente comune) ancora una volta le vere notizie 31. Il rischio il
populismo, il giornalismo dopinione, la poca credibilit, linaffidabilit delle fonti. Ma
questa unaltra storia

31

il caso di Plastic, a met fra un giornale on-line e un gruppo di discussione, in cui i lettori segnalano
articoli giudicati interessanti che hanno letto sul web. Attraverso un link tutti i frequentatori del sito
possono cos andare a leggere larticolo indicato ed esprimere opinioni in merito. Cfr. R. Staglian,
Giornalismo 2.0, Carocci, Roma 20021. Cfr. anche www.plastic.com.

19

Bibliografia

AGOSTINI, ANGELO, Linchiesta giornalistica e i suoi lettori, in Problemi


dellinformazione, a. X, n. 3, luglio-settembre 1985.

BALDI, PAOLO, Modelli di conoscenza nellinchiesta televisiva, in Problemi


dellinformazione, a. X, n. 3, luglio-settembre 1985.

BIANDA, ENRICO, Verso un ritorno del giornalismo dapprofondimento, in AA.


VV. Il giornalismo in Italia. Aspetti, processi produttivi, tendenze, a c. di C.
Sorrentino, Carocci, Roma 20031.

CASTELLS, MANUEL, Linformazionalismo e la network society, in P. Himanen,


Letica hacker e lo spirito dellet dellinformazione, Feltrinelli, Milano 20032
(20011).

FAVA, GIUSEPPE, I Siciliani, Cappelli, Bologna 1980.

FRESCHI, ANNA CAROLA, La societ dei saperi. Reti virtuali e partecipazione


sociale, Carocci, Roma 20021.

MASTROSTEFANO, ENNIO, Linchiesta televisiva: un genere scomodo, in


Problemi dellinformazione, a. X, n. 3, luglio-settembre 1985.

MIRONE, LUCIANO, Giuseppe Fava, in Id., Gli insabbiati. Storie di giornalisti


uccisi dalla mafia e sepolti dallindifferenza, Castelvecchi, 1999.

NICASTRO, FRANCO, La sfida al cambiamento. La stampa palermitana negli anni


di Francese

NISTIC, VITTORIO, Accadeva in Sicilia, Gli anni ruggenti dellOra di


Palermo, 2 voll., Sellerio, Palermo 20012 (La nuova diagonale, n. 37).

PANSA, GIAMPAOLO, Si fanno poche inchieste: ecco cinque ragioni, in


Problemi dellinformazione, a. X, n. 3, luglio-settembre 1985.

STAGLIAN, RICCARDO, Giornalismo 2.0, Carocci, Roma 20021.

20

Filmografia

Salvatore Giuliano, regia di Franco Rosi, soggetto e sceneggiatura di Id., Suso


Cecchi DAmico, Enzo Provenzale, Franco Solinas, Italia 1961.

Sitografia

www.plastic.com.

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