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COMUNE DI BOLOGNA

AREA QUALITA’ URBANA


SETTORE TERRITORIO E RIQUALIFICAZIONE URBANA
UFFICIO DI PIANO

IL SISTEMA INSEDIATIVO STORICO


E LA VALORIZZAZIONE DEI TESSUTI STORICO CULTURALI

I NUCLEI STORICI MINORI

15 dicembre 2004
Il metodo di lavoro si è articolato in due fasi: il primo di ricerca storica e bibliografica, il secondo di analisi
territoriale.
3.3 I NUCLEI STORICI MINORI Si è documentato il processo di formazione delle comunità minori sul territorio, dall'epoca romana fino
alla metà del XX secolo, anche se il primo documento abbastanza esaustivo risale al 1223, e
parallelamente per ogni comunità è stata fatta una breve scheda con le notizie reperibili.

La legge regionale 20/2000 definisce come centri storici “i tessuti urbani di antica formazione che hanno Rispetto alle diverse fonti citate in bibliografia si sono privilegiate le notizie riferite da storici

mantenuto la riconoscibilità della loro struttura insediativa e della stratificazione dei processi della loro contemporanei o comunque recenti che filtrassero l’attendibilità a volte imprecisa delle corografie; per la

formazione. Essi sono costituiti da patrimonio edilizio, rete viaria, spazi inedificati e altri manufatti storici. ricerca iconografica si sono invece consultate anche opere più divulgative oltre ai fondi disponibili presso

Sono equiparati ai centri storici, gli agglomerati e nuclei non urbani di rilevante interesse storico, nonche’ la Cineteca del Comune di Bologna.

le aree che ne costituiscono l'integrazione storico ambientale e paesaggistica.” Il riferimento all'epoca romana è fondamentale, anche se le prime notizie sulle singole località sono

La definizione della Legge Regionale 20/2000 allarga notevolmente il campo di tutela ed estende il incerte, perché la strutturazione amministrativa si radica così bene da persistere durante i secoli e le

concetto di “centro storico” anche agli insediamenti minori; nel territorio di Bologna, a stretto rigore e diverse dominazioni; il limite della Seconda Guerra Mondiale è invece motivato dalla rapidissima

considerando anche che l’edificato si salda in diversi punti ai comuni contermini senza soluzione di espansione che avviene nel dopoguerra e che travolge spesso i segni degli insediamenti precedenti.

continuità, non sembrano esistere nuclei o agglomerati storici all’esterno dell’area urbana, tuttavia Relativamente alle fonti cartografiche, oltre ad aver consultato la carta del Chiesa che però è poco

all’esterno del Centro Storico propriamente detto, esistono alcuni di questi nuclei minori che si sono indicativa della reale consistenza degli insediamenti, si è preferito avere come punto di riferimento la

evoluti inizialmente in modo separato dalla crescita urbana complessiva e sono stati inglobati dalla città carta IGM di primo impianto del 1863, aggiornata al 1884, in scala 1:10.000, e la carta topografica del

solo nel secondo dopoguerra: il processo di insediamento territoriale storico, sia civile che religioso, ha territorio comunale al 1941 in scala 1:5000, costruita da base catastale, poiché in ambedue sono ben

ricalcato come tendenza l'organizzazione amministrativa dell'Impero Romano, tuttavia la fortissima riconoscibili gli edifici e fotografano la quasi totalità del territorio in due momenti cruciali dello sviluppo

attrazione di Bologna, unita ad alcune particolarità storiche ha però impedito che nelle immediate urbano: la fine dell’Antico Regime e l’inizio del nuovo Regno d’Italia per la prima, e il momento

vicinanze della città sorgessero poli di una certa rilevanza, si trattava di piccole comunità che venivano dell’entrata in guerra per la seconda, con la città ancora intatta, senza le devastazioni dei bombardamenti

considerate facenti parte del suburbio, riferite spesso come territori di pertinenza a parrocchie del centro e prima dello sviluppo postbellico.

urbano: la cosiddetta Guardia Civitatis, che gli statuti fissavano entro tre miglia dalle mura cittadine, e i Le carte storiche, successivamente rielaborate sulla cartografia odierna hanno permesso di individuare

cui abitanti godevano di alcuni privilegi tipici dei cittadini ma anche di alcuni doveri caratteristici del gli edifici ancor oggi presenti, e sfuggiti all’opera di tutela dei piani precedenti.

contado. La metodologia di lavoro ha in parte ripercorso, con le dovute proporzioni e i necessari adattamenti, il
lavoro di inventario che l’Istituto dei Beni Artistici Culturali e Naturali dell’Emilia Romagna ha effettuato

Il PTCP individua alcuni di questi come centri storici, e il PSC ne recepisce l'individuazione, il presente alla fine degli anni 70, come definito dalla Commissione scientifica presieduta da Pier Luigi Cervellati.

lavoro vuole essere un approfondimento di quanto indicato dal PTCP, cercando al contempo di definire In particolare, trattandosi di nuclei non sempre emergenti dai censimenti della popolazione per l’estrema

dei criteri per l’individuazione di tali nuclei, per le evidenti ricadute che comportano sul patrimonio edilizio contiguità alla città, si è preferito privilegiare prioritariamente la ricostruzione storica, facendo solo

e sulla città. successivamente l’operazione di classificazione in base all’analisi delle funzioni e della morfologia.
Anche il limite temporale è stato modificato, e non solo perché essendo trascorsi 30 anni da tale lavoro è

L'ipotesi è quella di tutelare la riconoscibilità, se ancora esiste, dei nuclei storici oltre ai singoli edifici che, cambiata anche la prospettiva con cui si guarda al passato, il limite prefissato dal lavoro dell’IBACN

una volta individuati, ricadono comunque nella tutela puntuale prevista dall'art. A-9; tuttavia, come riguardava gli insediamenti presenti all’Unità d’Italia, con l’intenzione di censire i “centri storici” ed avendo

anticipato in premessa, l'operazione di tutela che col PRG 85 si è estesa al di fuori della cerchia delle due presupposti: 1) “sono storici tutti gli insediamenti preesistenti all’industrializzazione” e 2) “è da

mura, ha privilegiato il tessuto della periferia storica relativo al piano del 1889, e al di fuori di tale ambito considerare centro storico ogni insediamento aggregato che abbia rappresentato luogo di attrazione o

sono stati tutelati solo quegli edifici di particolare pregio architettonico, questo ha in parte compromesso i potere rispetto al territorio e conservi testimonianze del ruolo svolto”.

tessuti di tali zone e la loro riconoscibilità, l'operazione da compiere col PSC è quindi quella di completare Il presente lavoro tuttavia ha finalità diverse, si rivolge ai nuclei e agli insediamenti, con un ruolo di potere

il lavoro dei piani precedenti per evitare ulteriori compromissioni. sicuramente molto inferiore ai centri storici propriamente detti, e che spesso solo alla fine dell’Ottocento
sono diventati poli di aggregazione dello sviluppo urbano in attesa di essere raggiunti dalla città, inoltre il
PRG del 1985 aveva già riconosciuto a Bologna la particolarità di una consistente periferia storica sorta a
seguito del piano del 1889, dunque posteriore al 1861, che ha assorbito alcuni di questi insediamenti,
infine anche se lo spartiacque dell’Unità d’Italia è convenzionale e in effetti può essere appropriato per il
Nord, Milano e Torino in primo luogo, a Bologna l’industrializzazione vera e propria comincia alla fine
della I Guerra Mondiale.
Si è scelto quindi di aver maggior attenzione anche a livelli gerarchici inferiori marcando le differenze e
cercando, in una logica comunque di tutela, di individuare quei nuclei che all’inizio della II guerra
mondiale avessero mantenuto una propria individualità.
Le circoscrizioni ecclesiastiche, che cominciarono a costituirsi dalla fine del IV secolo nelle diocesi e
3.3.1 L’INDIVIDUAZIONE DELLE LOCALITÀ STORICHE molto più tardi a suddividersi in pievi, ricalcarono l'organizzazione amministrativa romana, e in parte,
secondo il Benati, l'organizzazione castrense di difesa: bisogna infatti considerare che Bologna si trovò
vicino alla linea di confine tra il regno dei Longobardi e l'Esarcato di Ravenna, il cosiddetto Limes che
L'ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE DI BOLOGNA IN EPOCA ROMANA E andava dal Frignano al Po e su cui venne costruita una linea di fortificazioni; il successivo passaggio di
ALTOMEDIEVALE sovranità dai Longobardi ai Franchi non cambiò il confine, che separò poi in seguito il Regno d'Italia dallo
Stato della Chiesa.
In epoca romana il territorio da un punto di vista amministrativo era diviso in municipii a cui afferiva un Tendenzialmente al municipio romano corrispondeva la diocesi, ai pagi le pievi e ai vici le parrocchie,
territorio più o meno vasto denominato agro, suddiviso per l'amministrazione locale in distretti denominati tuttavia questa continuità non era così automatica, soprattutto per le pievi e le parrocchie: la
pagi, ciascuno di essi ulteriormente suddiviso in vici, come raggruppamento di un numero imprecisato di territorializzazione delle strutture ecclesiastiche è frutto di un processo lungo e complesso, le notizie certe
fundi, ma mentre pagi e vici erano entità amministrative il fundo era una semplice entità catastale. sulla diocesi di Bologna cominciano dall'VIII secolo e solo da questo momento è possibile delinearne i
Il pagus era un'unità amministrativa rurale, costituito da raggruppamenti minori con le rispettive terre, confini, in una bolla del 1074 Papa Gregorio VII confermò i possedimenti attribuiti al vescovo di Bologna:
retto da un magistrato (magister pagi) di nomina annuale con l'incarico di provvedere al buon andamento un territorio che andava dalla Muzza al Panaro a ovest, aveva il Sillaro come confine a est, lo spartiacque
della comunità, alla manutenzione delle vie e delle fonti, di curare le cose sacre e regolare le feste. appeninico a sud e una linea da Molinella a Bondeno lo chiudeva a nord.
Il termine vicus aveva due significati distinti: uno urbano ad indicare la contrada, e uno rurale come in Dal punto di vista civile Longobardi e Franchi utilizzarono la ripartizione territoriale romana per
questo caso, dove si intende un'aggregazione di case, che divenne poi borgo o borgata, e si l'organizzazione delle loro circoscrizioni giudiziarie, infatti sculdasci, scabini e gastaldi esercitavano la
caratterizzava per l'assenza di mura, dove vi erano invece le mura veniva chiamato castellum. giustizia spesso negli stessi luoghi dove un tempo erano stati insediati i magister pagi.
Nei secoli che vanno dal VIII all'XI ci fu anche la formazione della curtis, che si sostituì al fundus e al
L'agro di Bononia era limitato a ovest dal Samoggia, dove cominciava l'agro di Mutinia (Modena) che vicus di epoca romana; il sistema curtense impostò l'amministrazione degli interessi locali sull'organismo
comprendeva anche il territorio tra Panaro e Samoggia, e a est dall'Idice, dove cominciava quello di agrario romano e rimase nel contado bolognese fino al dissolvimento del sistema feudale con
Claterna. l'affermazione del libero comune anche sul contado.
Nella parte di agro modenese che ricade oggi nel territorio di Bologna, vi erano 2 pagi separati dalla via
Emilia presso il Forum Gallorum (luogo forse di convegno commerciale e giudiziario): Persiceta (S.
Giovanni in Persiceto) con i vici Tortus, Cuentius, Lucilianus, Guarciniensis e il pago di Montebellium
(Monteveglio) coi vici Frigidus, Buxetum, Badianum e Callicaria; ambedue ripartiti in fondi dai nomi
gentilizi o tecnici: Ambilianus, Grenianus, Pacatianus, Pontianus, Stenianus, Manliola, Laurentiaticus,
Centum, Ducentola…
L'agro bolognese aveva il pago suburbano Bononiensis coi vici Brittalia (Bertalia), Panicalis (Panigale),
Aruncianus (Ronzano), Romanulus e Cecorum, e due grandi pagi nella pianura settentrionale:
Saltuspanus dal Samoggia al Savena coi vici Serninus, Fraxinetum, Quinquaginta, Surisanus, Calancus,
Macariticus, Sala e Frascarium e il pago Duliolus o Minervius dal Savena all'Idice coi vici Triarium,
Urseus e Salicetum.
A sud della via Emilia il numero dei pagi sembra fosse 3: Verabulum dal Samoggia al Lavino coi vici
Cellula (Zola), Petrosa (Predosa), Collina, Crispillanus (Crespellano) e Unciola (Anzola), il pago
Petilianum alla sinistra del Reno coi vici Licianum, Rofinium (Roffeno), Cornetum e Pavana (Pavana), e il
pago Brentum (Brento) tra Reno e Idice coi vici Vertumnus e Casium (Casio).
Porta di San Pietro
%
Porta di Castello
%
U %%
%
U %
Porta Stiera %
U
%
U Porta Ravennate

Porta Nova %%%


U
SISTEMA INSEDIATIVO STORICO
%
U
Porta Nova di Castiglione
CENTRI E NUCLEI STORICI
LA CITTA' PRIMA DEL 1000
% %

%
U Porte delle mura di Selenite
Borgo longobardo
%%
U
% Torri delle mura di Selenite
Rocca imperiale Porta di San Procolo
Mura selenite
Città romana

COMUNE DI BOLOGNA
Elaborazione: Ufficio Speciale di Piano
Fonti: Atlante storico delle città italiane - Bologna
Dicembre 2004
0 50 100 150 200 250 m
L'ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE DEL COMUNE DI BOLOGNA DAL XII SECOLO

La morte della contessa Matilde di Canossa, avvenuta nel 1115, che lasciò i propri possessi solo
nominalmente alla chiesa Cattolica, ma di fatto nelle mani dei vassalli, agevolò l'affermazione territoriale
autonoma del comune urbano, anche se nella prima metà del secolo XII la giurisdizione esterna del
Comune di Bologna è limitata alla zona suburbana, quella che nell'antichità aveva formato il pago
Bononiensis e che poi fu detta della Guardia Civitatis, rimasta sempre distinta dal resto del territorio
rurale; in prossimità della città invece la civitas antiqua rupta, cioè la parte di città romana che rimase
all’esterno delle mura di Selenite, benché abbandonata e fatiscente non cessò mai di essere considerata
facente parte della città vera e propria anche prima di essere nuovamente inglobata dalla cerchia muraria
dei Torresotti.
Il contado, termine che deriva dal latino comitatus (dominio del conte, comes), era il territorio posto
intorno alla città, corrispondente all’area della diocesi, sottoposto a diverse signorie locali, vassalli del
conte, del vescovo, che costituivano vere e proprie enclaves di potere e che in qualche caso riuscivano a
costituirsi in comunità.

L'espansione territoriale vera e propria del Comune di Bologna, a parte qualche isolato episodio di
sottomissione di alcune comunità esterne, comincia durante le guerre con Modena nel 1142 e termina nei
primi decenni del XIII secolo, quando il potere del podestà comunale si era completamente sostituito alla
feudalità rurale e all'autorità vescovile: il territorio del Comune coincise con la Diocesi vescovile e se il
nome (Comitatus Bononiae) rimandava a una continuità con il potere feudale antecedente, invece la
curtis, o corte, propria del feudalesimo, anche nominalmente diventa comunitas rurale nel nuovo sistema
comunale.

Il potere era amministrato in modo gerarchico dalla città che, nel XIII secolo aveva articolato il territorio
esterno in podesterie e capitanati, poi nel XIV secolo introducendo i vicariati; questi organismi erano stati
istituiti dai vari governi bolognesi, prima comunali poi signorili e senatoriali, con funzioni amministrative e
giudiziarie abbastanza estese per permettere agli ufficiali incaricati di garantire l’assoggettamento e
l’ordine delle comunità del contado; mutamenti di sede e rilevanza di rango furono piuttosto frequenti
all’inizio poi via via si stabilizzò una gerarchia abbastanza stabile in funzione della consistenza
demografica dei centri stessi.
Serraglio del borgo di Galliera

Serraglio del Poggiale

%
U %
U %
U
Serraglio di Porta Govese

Serraglio di San Martino


Pusterla del borgo alle Casse, o dei Maggi
%
U %
U
%
U Serraglio di Strada San Donato
Serraglio di Porta Stiera
%
U
Serraglio di Porta Nova %
U %
U Serraglio di Strada san Vitale

%
U
Serraglio di Barberia %
U Serraglio di Strada Maggiore

SISTEMA INSEDIATIVO STORICO


CENTRI E NUCLEI STORICI %
U Pusterla del borgo di San Petronio
LA CITTA' NEL XII SECOLO Serraglio del borgo di Saragozza %
U %
U
Serraglio di Strada Santo Stefano

% Serragli
U %
U %U
U %
dei torresotti
Mura dei torresotti Serraglio di Sant'Agnese %
U %
U Serraglio di Strada Castiglione
Serraglio di San Procolo
Quartieri medievali
Quartiere di Porta Stiera Serraglio di Val d'Aposa
Quartiere di Porta Ravennate Serraglio sopra Aposa
Quartiere di Porta Porta di San Pietro
Quartiere di San Procolo
COMUNE DI BOLOGNA
Elaborazione: Ufficio Speciale di Piano
Fonti: Atlante storico delle città italiane - Bologna
Dicembre 2004
0 100 200 300 400 500 m
LA GUARDIA CIVITATIS

La costruzione della Circla, l’ultima delle strutture difensive murarie che circondarono la città alla fine del
XIII secolo, determinò una strutturazione anche delle comunità esterne: il territorio che veniva racchiuso,
oltre a ricomprendere i borghi esterni alle mura dei torresotti abbracciava un territorio molto ampio, si
deve infatti arrivare all’espansione ottocentesca perché la crescita della città oltrepassasse le nuove
mura.
Secondo gli statuti del 1250 e del 1288, la guardia civitatis, che prendeva il nome dalle speciali guardie
militari del contado, le scaraguaite (guaite = guardie), aveva uno spessore dalle 3 alle 4 miglia (5,7 – 7,6
km) dalla terza cerchia delle mura, di fatto era la pertinenza diretta della città, continuazione del pago
bononiensis che nel corso dei secoli si era ristretto o ampliato a seconda delle vicende politiche.
Fra la città, sede di ogni diritto anche politico, e il contado (comitato) relegato al ruolo di tributario, la zona
suburbana rappresentava una fascia giurisdizionale speciale, i cui abitanti godevano di diritti propri dei
cittadini - ma non quelli che permettevano di partecipare alla vita pubblica – e tenuti a imposizioni tipiche
del contado; quasi una sorta di anticamera per alcune di queste località, in particolae per i borghi, che
una volta cresciuti venivano inglobati nelle nuove cerchie di difesa.
L’espansione della città nel territorio, a seguito della terza e ultima cerchia portò l’ambiente urbano ad
esercitare una maggiore capacità attrattiva nei confronti della prima cintura di comunità del contado: i
comuni rurali, che per guerre o epidemie avevano subito un calo demografico e non erano più in grado di
sostenere gli oneri della comitatinanza cercarono di essere accorpati al suburbio, anche per i privilegi
fiscali di cui avrebbero goduto; il governo che non aveva certo interesse a trasformare i fumanti in
suburbani, non riuscì però ad evitarne che in parte questo processo di accorpamento.
Porta Galliera

%
U Pusterla del Borgo di San Pietro

%
U Porta Mascarella
Porta Lame
%
U %
U

Porta San Felice %


U %
U Porta San Donato

%
U Pusterla del borgo di San Giacomo

Pusterla del Pratello


%
U
Porta Sant'Isaia
%
U %
U
Porta San Vitale

SISTEMA INSEDIATIVO STORICO Porta di Strada Maggiore


CENTRI E NUCLEI STORICI
LA CITTA' DAL XIII SECOLO
%
U %
U
%
U Le porte della Circla
La "Circla"
Porta Saragozza
%
U
Quartieri medievali
Quartiere di Porta Stiera Pusterla di Malpertuso
Quartiere di Porta Ravennate
Quartiere di Porta Porta di San Pietro %
U
Quartiere di San Procolo
%
U
COMUNE DI BOLOGNA
Elaborazione: Ufficio Speciale di Piano
Fonti: Atlante storico delle città italiane - Bologna Porta San Mamolo Porta Castiglione
%
U
Dicembre 2004
Porta Santo Stefano
0 100 200 300 400 500 m
LE COMUNITÀ DEL CONTADO
Beverara
Corticella
Nel 1223 una commissione di cittadini designati dal podestà individuò e divise fra i quattro quartieri Roncaglio

cittadini 342 comunità, a cui se ne aggiunsero altre 38 a cavallo del XIV secolo, tuttavia soppressioni e Bertalia (dal 1260)
Pescarola
raggruppamenti portarono a variare sensibilmente tale cifra, per cui ad esempio nel 1303 erano 336, per
Roveretolo
poi diventare 208 nel 1608.
Mazzano
Jola
Con il termine comunità si intendeva non un centro con caratteristiche urbane ma la presenza di una Sabbiuno
parrocchia che spesso dava il nome alla comunità stessa e l'insieme dei fumanti, cioè i capi delle famiglie Roncrio
Paderno
possidenti nelle terre rurali, ammessi a partecipare alla vita pubblica della comunità e a sostenere il peso
Gaibola
delle collette (imposte erariali) e delle fazioni (prestazione di opere nei lavori pubblici e servizio militare)
Casaglia
Barbiano
Donizzola
I quartiere di porta Nova e porta Stiera San Ruffillo

A questo quartiere furono assegnate le comunità poste sulla sinistra del Reno sotto la strada Claudia (o Malavolta

Predosa che congiungeva Bologna - Zola - Bazzano - Spilamberto - Modena, dunque in parte
coincidente con l'odierna Bazzanese) a cominciare da Casalecchio, e quelle poste sopra ad ovest del III Quartiere di Porta Ravennate

Lavino, eccetto 12 ascritte al II quartiere, di queste nel territorio del Comune di Bologna ci sono: Comprendeva tutte le comunità ad est dell'Idice e, sopra alla via Emilia, quelle comprese tra Idice e
Savena, eccetto 2 che furono aggregate al 4 quartiere: essendo tutte a est del Savena non ci sono

Borgo Panigale comunità che ricadono nel territorio attuale del Comune di Bologna.
Olmetola
Panigale vecchio IV Quartiere di Porta San Cassiano (dal 1235 di San Pietro)
Rigosa
Comprendeva le comunità poste a sud della via Emilia comprese tra Idice e Savena, le 8 tra Navile e
Savena, eccetto quelle del II quartiere, più le terre della podesteria della montagna e fra l'Idice e il
Savena quelle escluse dal III quartiere, nel territorio del Comune di Bologna ci sono:
II Quartiere di Porta San Procolo
Oltre le 12 comunità alla sinistra del Lavino escluse dal I quartiere, a questo quartiere furono assegnate Pontevecchio
quelle comprese tra il Reno e il Lavino, al di sopra della strada Claudia fino al limite della podesteria della Fossolo
montagna, e tutte quelle tra Reno e Savena, eccetto 8 comunità a destra del Navile che furono aggregate San Maggiore

al IV quartiere, di queste sono nel territorio del Comune di Bologna le seguenti: San Donnino
Camurata
Quarto di sopra
Calamosco
Sanctus Johannes Paulus
Villola (dopo il 1261)
Croce del Biacco (dopo il 1293)
(
X Corticella

Roncaglio
(
X
Calamosco

Roveretolo
(
X
Pescarola (
X (
X
(
X Villola
Quarto di Sopra
Bertalia
(
X (
X
(X
X (
X (
X Camurata
Panigale Vecchio ( Beverara
Borgo Panigale

( Rigosa
X (
X San Donnino

(
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Olmetola
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U Sanctus
Iohannes Paulus
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X Croce del Biacco
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U
X Fossolo
%
U
(
X Pontevecchio
(
X San Maggiore
CENTRI E NUCLEI STORICI
SISTEMA INSEDIATIVO STORICO
LE COMUNITA' MEDIEVALI

Casaglia (
X
Le comunità medievali (
X
Barbiano
( Malavolta
X
X
( Porta San Pietro (
X Gaibola
X
( Porta San Procolo (
X
X
( Porta Stiera San Ruffillo
( Roncrio
X
I quartieri medioevali
Quartiere di Porta Stiera
( Jola
X
Quartiere di Porta Ravennate
Quartiere di Porta Porta di San Pietro
Quartiere di San Procolo
(
X
Paderno (
X
%U Le porte della "Circla" Mazzano
La "Circla"

(
X
Donizzola

COMUNE DI BOLOGNA
Elaborazione: Ufficio Speciale di Piano
(
X
Sabbiuno
Dicembre 2004
0 1000 2000 3000 4000 5000 m
La mezzadria non lasciava spazio a ribellioni o a forme di autonomia, essendo un contratto che si basava
DAL XIV AL XVIII SECOLO
su una mediazione di interessi che legava in forme molto strette l'esistenza contadina alle forme di
proprietà signorile; anche a livello più alto la proprietà fondiaria cittadina influenzava il contado: nel
Nella prima metà del Quattrocento la pluralità delle forze in lotta sia in città che all'esterno, aveva lasciato
Cinquecento su circa 300 comunità solo una dozzina mantenevano uno statuto o rappresentanze
alle comunità la possibilità di avere una certa autonomia con ampia liberà di movimento, sfociata in certi
consiliari, sottoposte tuttavia all'approvazione dell'Assunteria di Governo.
casi in aperte ribellioni, come successe nel caso eclatante di S. Giovanni in Persiceto e, solo tentata, da
Il caso di Bologna era comunque abbastanza anomalo nel panorama del nord Italia, in quanto in diversi
Medicina, in alcuni casi anche offrendosi alla potenza straniera che sembrava meglio garantire i loro
territori milanesi e veneziani, esistevano in quel periodo forti spinte per opporsi alla pretesa della città di
interessi.
controllare capillarmente il contado; nel corso del Seicento l’eccezionalità del caso bolognese era a tal
Questi tentativi centrifughi furono placati verso la metà del Quattrocento con interventi differenziati che
punto avvertita dai contemporanei da indurli a configurare la legazione come una regione a sé stante.
avevano portato a una pacificazione del Contado promossa dai Bentivoglio, poi divenuta definitiva con la
Nella seconda metà del Settecento il governo pontificio di Pio VI predispose un Piano Economico con
conquista di Bologna del 1506 da parte di Giulio II che aveva affidato al Senato, congiuntamente al
l’intento di riformare la fiscalità in modo più equo e di aumentare le entrate dello stato, si deve pensare
Legato pontificio, tutti i poteri, esautorando e riassorbendo i resti di potere feudale.
che dal 1385 i proprietari dei terreni cittadini non pagavano alcuna imposta, a differenza dei proprietari
Nella geografia feudale di quegli anni Bologna si caratterizzava per la presenza di pochi feudi, gestiti da
del contado, dove peraltro il clero e la nobiltà fruivano di una serie di esenzioni: in pratica il carico fiscale
famiglie patrizie autoctone, che però erano situati ai margini del contado, tale marginalità era dovuta
era sopportato dallo strato meno abbiente dei piccoli possidenti; tale riforma, osteggiata in modo violento
all'azione di governo che il Comune aveva attuato fin dal XII secolo, non solo militarmente ma anche con
dal Senato Bolognese che riuscì a procrastinarla per più di 15 anni, si concretizzò poi nel cosiddetto
strumenti fiscali e amministrativi; la conflittualità con la città, anche se perdurò per tutto il corso dell'antico
Catasto Buoncompagni, dal nome del cardinal legato Ignazio Buoncompagni.
regime, rimase comunque un fenomeno marginale e del tutto sotto controllo.
In realtà il catasto, che rappresentava una grande novità perché affidava la contribuzione sula stima
Anche geograficamente si nota come l'impianto viario di quel periodo rifletta sul contado le direttrici che
peritale del terreno e sulle reali capacità produttive al posto della dichiarazione dei contribuenti, venne
dal centro partono verso le diverse porte.
utilizzata dagli occupanti francesi che sopraggiunsero nel 1796.
A metà del Cinquecento fu istituita una specifica commissione senatoria, l'Assunteria di governo delle
comunità del Contado cui venne affidata l'autorità per intervenire con l'emanazione di provisioni, si
trattava di uno strumento con cui si ribadiva l'esclusività dell'amministrazione sul contado e sull'attività di
ripartizione ed esazione delle imposte, la cosiddetta dazio imposta che gravava sui fumanti e doveva
essere pagata in base all'estimo, alle bocche e ai buoi.
La delega che fu fatta all'oligarchia bolognese, anche in termini di tassazione, era determinata anche da
motivazioni politico-militari: la legazione di Bologna era una legazione di frontiera e un territorio unificato
sotto un'unica autorità dava maggiori garanzie di difesa dei confini dello stato pontificio.
I poteri conferiti all'Assunteria di governo non permettevano che le comunità potessero intrattenere
rapporti diretti con l'autorità centrale del Papa, e tale specificità contribuiva a configurare Bologna come
uno stato territoriale, o una città-regione; anche nel riconoscimento da parte dell'autorità pontificia c’era
dunque la legittimazione delle capacità normative, esecutive e giudiziarie che venne pienamente
riconosciuta all'oligarchia bolognese fin dalla metà del Quattrocento.
Le provisiones taxarum degli anni 1450 e la loro attuazione diede modo all'oligarchia bentivolesca di
dimostrare la propria capacità politica di gestione di una realtà per diversi motivi difficilmente governabile:
per ripopolare il territorio, stremato da guerre, epidemie e carestie, erano stati trovati diverse strategie,
che avevano influito anche sui rapporti di lavoro, portando a nuove forme di contratti, come la mezzadria
bolognese, sancita dagli statuti del 1454, punto di incontro di interessi solo apparentemente o
parzialmente divergenti.
Nel Settecento risultano presenti nel suburbio le seguenti comunità e parrocchie

Alemanni

Arcoveggio

Bertalia

Beverara

Borgo Panigale

Calamosco

Casaglia

Corticella

Croce Del Biacco

Fossolo

Gaibola

Jola

Medola

Paderno

Quarto Di Sopra

Roncrio

San Donnino

Chiesa Nuova

San Giuseppe

San Paolo Di Ravone

Santa Maria della Misericordia

Sant'Antonio Di Savena
La Comunità di Corticella nel 1774 (Ufficio Acque e Strade - campioni delle strade 1774)
Sant'Egidio Dentro

Sant'Egidio Fuori

San Ruffillo

Santa Viola
( Corticella
X

(
X
Roncaglio Calamosco

(
X
(
X Spirito Santo

Beverara
(
X
Borgo Panigale Bertalia (
X (
X Villola Quarto Superiore
(
X (
X
(
X
Arcoveggio

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X
Rigosa
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X San Donnino
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X Santa Viola

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X Sant'Egidio

Olmetola X(
(X Sant'Egidio di fuori
(
X Casteldebole
San Paolo di Ravone
(
X Sant'Antonio di Savena
(
X Croce del Biacco

(
X
(
X (
X ( Fossolo
X
San Giuseppe
Alemanni di dentro
(
X
Alemanni di fuori (
X
SISTEMA INSEDIATIVO STORICO San Maggiore
CENTRI E NUCLEI STORICI (
X
LE COMUNITA' IN EPOCA MODERNA Chiesa Nuova

Casaglia (
X Barbiano
Monte Donato
(
X Gaibola
(
X
(
X San Ruffillo
(
X
(
X
( Centro di comunità
X Roncrio Jola
(
X
( località
X
(
X
confini di comunità Paderno (
X
Mazzano
Città
Sabbiuno di Montagna

COMUNE DI BOLOGNA
Elaborazione: Ufficio Speciale di Piano
(
X
Dicembre 2004
0 1000 2000 3000 4000 5000 m
DAL XIX SECOLO ALLA II GUERRA MONDIALE
Il Comune di Borgo Panigale comprendeva la sezione di Spirito Santo
Il Comune di Medola aveva la sezione di Rigosa
L’invasione francese e la creazione della Repubblica Cisalpina comportarono la riorganizzazione anche
amministrativa del territorio, che infatti fu diviso in 14 dipartimenti, secondo l’uso francese; il dipartimento
Per avere un’idea della distribuzione della popolazione e del reale peso sul territorio di questi
del Reno fu suddiviso in 4 circondari, di cui quello di Bologna ulteriormente diviso in 9 distretti, il distretto
insediamenti si deve considerare che nel 1809 Bologna aveva 79.414, di cui 63.420 nel centro urbano e
in 7 cantoni, il cantone in 15 comuni, che finalmente erano divisi in sezioni, corrispondenti all’incirca alle
15.994 nelle sezioni esterne, Borgo Panigale aveva 2186 abitanti e Medola solo 659, però questi dati
antiche comunità.
considerano anche le case sparse, infatti dalla rilevazione sugli insediamenti accentrati effettuata sempre
nel 1809, Borgo Panigale aveva 216 abitanti, Spirito Santo 190, Casalecchio 186 e Castagnolo Maggiore
58.
Nel 1809 Il Comune di Bologna aveva le seguenti sezioni:

Già nel 1810 il riordino amministrativo comportò un significativo accorpamento e la riduzione a sole 10
sezioni:
Alemanni Dentro Roncaglio

Alemanni Fuori Roncrio 1. Alemanni, con Fossolo e San Maggiore


Arcoveggio Sabbiuno di Montagna 2. Arcoveggio con Sant'Egidio e Roncaglio
Barbiano San Donino 3. Barbiano con Gaibola e Roncrio
Bertalia San Felice Delle Lame 4. Corticella
Beverara San Felice Di San Felice 5. Chiesa Nuova con Jola e San Ruffillo
Calamosco San Giuseppe 6. Paderno con Sabbiuno Di Montagna
Casaglia San Paolo Di Ravone 7. Santa Viola con Bertalia, Beverara, San Felice Delle Lame e San Felice Di San Felice
Chiesa Nuova Santa Maria Maggiore 8. San Giuseppe con Casaglia e San Paolo Di Ravone
Corticella Santa Viola 9. Sant'Antonio Di Savena con Croce Del Biacco
Croce Del Biacco Sant'Antonio Di Savena 10. Quarto Di Sopra con San Donnino, Calamosco e San Nicolò di Villola
Fossolo Sant'Egidio Dentro

Gaibola Sant'Egidio Fuori Mentre Borgo Panigale assorbì Medola con le seguenti sezioni:
Medola - Rigosa - Spirito Santo
Jola San Nicolò di Villola

Paderno San Ruffillo

Quarto Di Sopra
Nel 1828 trascorso il periodo napoleonico, con la Restaurazione furono confermate come appodiati o
frazioni del Comune di Bologna solo le seguenti:

Alemanni
Arcoveggio
Bertalia
Sant'Egidio
San Giuseppe
San Ruffillo

Le frazioni, come le antiche comunità, non consistevano solo nel nucleo, più o meno consistente, ma in
tutto il territorio del cosiddetto forese che a loro afferiva.
Con la soppressione delle barriere daziarie vennero eliminate anche le sei frazioni in cui si divideva fino
al 1933 il territorio comunale, anche se nei documenti ufficiali continuarono ad essere utilizzate a fini
toponomastici, ancor oggi è possibile vedere il riferimento ad una delle sei frazioni nei numeri civici più
antichi apposti ai portoni delle case esterne al centro storico.
Nel 1937 con R.D.L. n. 1973 del 5/11/1937 Borgo Panigale, col consenso dei suoi amministratori,
perdeva l’autonomia comunale ed entrava a far parte del Comune di Bologna, a differenza di Casalecchio
e San Lazzaro che avevano invece dato parere contrario all’annessione.
La crescita demografica e la conseguente espansione urbana del dopoguerra finirono per erodere
progressivamente la riconoscibilità di queste località fino ad inglobarle completamente nel tessuto
cittadino.
In tutte le classificazioni la prima voce (capoluogo, diocesi, insediamento murato, organismo urbano) non
3.3.2 LA METODOLOGIA DI LAVORO interessa gli insediamenti presi in esame in questo lavoro poiché nessuno di questi assume un rango
così elevato, tuttavia ci è sembrato necessario inserirla per un corretto rapporto di relazione nella scala
delle possibilità.
Come anticipato in premessa, si è preso come riferimento principale l’inventario su tutta la Regione
Emilia Romagna che l’Istituto dei Beni Artistici Culturali e Naturali dell’Emilia Romagna ha effettuato alla
fine degli anni 70, è stato consultato anche l’Atlante dei Centri storici realizzato dall’Istituto Centrale per il LA CLASSIFICAZIONE FUNZIONALE
Catalogo e la Documentazione del Ministero dei Beni Culturali e la relativa metodologia speditiva di
censimento; tuttavia il lavoro dell’IBACN, per la maggior accuratezza e livello di analisi, nonché per Per le funzioni civili si sono distinti i seguenti gradi
l’analogia territoriale è sembrato quello più adatto da applicare al caso di Bologna.

a) capuoluogo - sede di distretto – sede di legazione


In allegato a questo capitolo ci sono le schede, una per ogni comunità individuata, dove oltre b) comune
all’inquadramento sulle cartografie storiche e attuale, c’è una breve ricostruzione storica, un’analisi c) comune, frazione o appodiato nel XIX secolo
sintetica dell’insediamento e in alcuni casi una rassegna fotografica o iconografica che meglio di ogni d) comunità in epoca moderna
cartografia può dare evidenza della consistenza di tali nuclei. e) comunità in epoca medievale
f) nessuna funzione amministrativa
Il termine “centro” riconosce a un insediamento un carattere particolare, quello di esprimere una centralità
nei confronti del territorio circostante, che può essere misurata nei termini degli scambi e dei rapporti che le funzioni prese in esame si riferiscono naturalmente al periodo antecedente alla II Guerra mondiale, la
tale “centro” ha col proprio territorio; dalla geografia urbana sappiamo che questo comporta la definizione voce d) comprende anche sezioni e comuni del periodo napoleonico
di una soglia di popolazione e il raggio di azione di tali rapporti.
Il territorio di questi insediamenti, il riferimento è alla perimetrazione delle comunità in epoca moderna, è Per le funzioni religiose sono state invece distinte le seguenti funzioni
compreso in una gamma dimensionale che va da 54 a 1100 ettari, con una media di 400 ettari, per avere
un’idea si tratta della dimensione dell’area racchiusa dalla Circla - il centro storico di Bologna; solo Borgo a) sede vescovile
Panigale aveva una dimensione notevolmente maggiore, circa 1100 ettari che, comprendendo anche b) pieve
Olmetola, Rigosa e Spirito Santo diventano quasi 2500, ed infatti è l’unica di queste comunità che in c) parrocchia
epoca medievale abbia avuto un rango sovraordinato nei confronti di un territorio più vasto come sede di d) chiesa
podesteria prima e di vicariato poi, ed è anche l’unica che manterrà fino al XX secolo l’autonomia e) oratorio
amministrativa. f) nessuna struttura religiosa
Oggi naturalmente risulterebbe molto difficile poter ricostruire in modo anche approssimato le
caratteristiche di questi insediamenti, tuttavia il concetto di “funzione” esprime in modo sintetico ed Anche in questo caso il riferimento si ferma al periodo interessato, infatti non sono state prese in
efficace il rango che un determinato insediamento doveva avere nei confronti del suo territorio e degli altri considerazione le parrocchie di Santa Viola e Casteldebole, in quanto la prima era appena stata
insediamenti. costruita, mentre da lungo tempo il territorio di Santa Viola era passato sotto la cura della parrocchia di
Le funzioni che sono state prese in esame sono quelle amministrative e religiose, come risultano dalla Borgo Panigale, e la seconda è stata costruita solo negli anni 60.
ricostruzione storica nelle schede in allegato, si è volutamente evitato di entrare nel merito dei servizi
presenti come fu fatto dall’IBACN, perché se 25 anni fa e su scala regionale, poteva essere un indicatore
di centralità, oggi e all’interno di un’area metropolitana intervengono fattori completamente scollegati
dalla memoria e dalla rilevanza che anticamente avevano questi insediamenti; analogamente anche i dati
di censimento sono stati omessi, per l’impossibilità di avere un quadro omogeneo.
I parametri amministrativi e religiosi sono stati combinati per avere un grado della centralità in 6 classi
analoghe a quelle dei singoli parametri, nei casi in cui il rango delle funzioni civili e religiose non era
omogeneo, gli insediamenti sono stati posti nella classificazione inferiore:

A – capoluoghi, sedi di legazione e sedi vescovili


B – comune nel XX secolo e sede di pieve
C – frazione e sede di parrocchia
D - comunità in epoca moderna e presenza almeno di una chiesa
E - comunità in epoca medievale e presenza almeno di un oratorio
F - nessuna funzione amministrativa e religiosa
CLASSIFICAZIONE FUNZIONALE

comune,
appodiato o
secolo di nessuna struttura comune frazione nel comunità comunità citato in classificazione
attestazione cattedrale pieve parrocchia chiesa oratorio religiosa storica capoluogo attuale XIX-XX sec moderna medievale corografie TOTALE funzionale
a b c d e f a b c d e f
Alemanni XVI b c bc C
Arcoveggio XIV c c cc C
Barbiano XIII d d dd D
Bertalia XI c c cc C
Beverara XII c d cd D
Borgo Panigale XIII c c cc C
Calamosco XI c d cd D
Camurata XIII e e ee E
Casaglia XIII c d cd D
Casteldebole XVIII f f ff F
Chiesa Nuova XVII c d cd D
Corticella X c d cd D
Croce Del Biacco XII c d cd D
Donizzola XII f e fe F
Fossolo XII c d cd D
Gaibola XII b d bd D
Jola XII c d cd D
Malavolta XIII f e fe F
Mazzano XIII f d fd F
Monte Donato XVII d f df F
Olmetola X c d cd D
Paderno XI c d cd D
Panigale vecchio IX f e fe F
Pescarola XII f e fe F
Pontevecchio XIII e e ee E
Quarto di sopra XIII c d cd D
Rigosa XII c d cd D
Roncaglio XI f d fd F
Roncrio XIII c d cd D
Roveretolo X f e fe F
Sabbiuno di Montagna XIII c d cd D
San Donnino XIII c d cd D
San Giuseppe XVI c c cc C
San Maggiore XIII f d fd F
San Paolo di Ravone XVI c d cd D
San Ruffillo X b c bc C
Sanctus Johannes Paulus XIII f e fe F
Sant'Antonio di Savena XVI c d cd D
Sant'Egidio XVI b c bc C
Santa Viola XVIII f d fd F
Spirito Santo XVI d d dd D
Villola XIII c d cd D
LA CLASSIFICAZIONE MORFOLOGICA

Le classi morfologiche individuate sono le seguenti:


Il lavoro di analisi ha preso in esame la classificazione morfologica degli insediamenti, senza entrare nel
merito della consistenza edilizia, che comunque appare dall’esame cartografico.
Classe 1 – Insediamenti murati o comunque circoscritti
La classificazione morfologica è stata condotta sulla cartografia odierna, eliminando gli edifici posteriori al
1941 ed evidenziando invece quelli presenti al 1884 e al 1941, oltre a quelli già tutelati dal PRG 85 col
Classe 2 – Insediamenti agglomerati
relativo grado di classificazione; per le zone di Lavino e di Sabbiuno, non coperte dalla carta del 1941, la
Sono quegli insediamenti il cui abitato è perimetrabile da una linea continua, che comprende l’edificato, le
data di riferimento è la foto aerea del 1954, si è ritenuto che trattandosi di aree periferiche non avessero
pertinenze immediate e gli spazi pubblici; il tessuto edilizio all’interno può avere diversi gradi di
subito un processo di espansione nell’immediato dopoguerra.
compattezza, tuttavia l’insediamento appare omogeneo e ben distinto dal territorio circostante.
Di seguito si è provveduto a mappare alla stessa scala grafica (1: 10.000), i diversi insediamenti suddivisi
per classificazione morfologica.
Classe 3 – Insediamenti a nuclei
In questo caso l’insediamento, definito da un unico toponimo, presenta due o più agglomerati
relativamente vicini e di consistenza analoga

Classe 4 – Insediamenti prevalentemente sparsi


Sono insediamenti che pur avendo un polo di aggregazione definito hanno l’abitato che si dirada in
singoli edifici o piccolissimi nuclei, a questa classe vengono aggregati anche quegli insediamenti in cui
l’edificato si distribuisce lungo uno o più assi viari.

Classe 5 – Insediamenti sparsi


Sono insediamenti perlopiù privi di un polo di aggregazione il cui abitato è disseminato nel territorio e
dove non emerge chiaramente un’area urbana.

Classe 6 – Insediamenti isolati


L’insediamento isolato è costituito da uno o più edifici con funzioni specialistiche o miste, organizzati
anche a corte.
SISTEMA INSEDIATIVO STORICO 0 100 200 300 400 500 m Edifici classificati dal PRG vigente \& Edifici storici vincolati D.Lgs. 42/04
NUCLEI STORICI art. 10 (L. 1089/39)
CLASSIFICAZIONE MORFOLOGICA COMUNE DI BOLOGNA
1a - Restauro scientifico
1b - Restauro conservativo
Edifici presenti al 1884
Edifici presenti al 1941
Elaborazione: Ufficio Speciale di Piano 2a - Risanamento e ripristino conservativo Edifici presenti al 1954
CLASSE 2 - INSEDIAMENTI AGGLOMERATI Dicembre 2004 2b - Ristrutturazione con vincolo parziale (zone non coperte dalla carta del 1941)

SANTA VIOLA CORTICELLA

\&

CASTELDEBOLE PONTEVECCHIO
SISTEMA INSEDIATIVO STORICO 0 100 200 300 400 500 m \& Edifici storici vincolati D.Lgs. 42/04
NUCLEI STORICI art. 10 (L. 1089/39)
CLASSIFICAZIONE MORFOLOGICA COMUNE DI BOLOGNA
1a - Restauro scientifico
1b - Restauro conservativo
Edifici presenti al 1884
Edifici presenti al 1941
Elaborazione: Ufficio Speciale di Piano 2a - Risanamento e ripristino conservativo Edifici presenti al 1954
CLASSE 3 - INSEDIAMENTI A NUCLEI Dicembre 2004 2b - Ristrutturazione con vincolo parziale (zone non coperte dalla carta del 1941)

\&

BORGO PANIGALE - SCALA

\&

SPIRITO SANTO - LAVINO BERTALIA - PESCAROLA


SISTEMA INSEDIATIVO STORICO 0 100 200 300 400 500 m Edifici classificati dal PRG vigente \& Edifici storici vincolati D.Lgs. 42/04
NUCLEI STORICI art. 10 (L. 1089/39)
CLASSIFICAZIONE MORFOLOGICA 1a - Restauro scientifico Edifici presenti al 1884
COMUNE DI BOLOGNA 1b - Restauro conservativo Edifici presenti al 1941
Elaborazione: Ufficio Speciale di Piano 2a - Risanamento e ripristino conservativo Edifici presenti al 1954
CLASSE 4 - INSEDIAMENTI PREVALENTEMENTE SPARSI Dicembre 2004 2b - Ristrutturazione con vincolo parziale (zone non coperte dalla carta del 1941)

BEVERARA

\&

MONTE DONATO SAN RUFFILLO


SISTEMA INSEDIATIVO STORICO 0 100 200 300 400 500 m Edifici classificati dal PRG vigente \& Edifici storici vincolati D.Lgs. 42/04
NUCLEI STORICI art. 10 (L. 1089/39)
CLASSIFICAZIONE MORFOLOGICA 1a - Restauro scientifico Edifici presenti al 1884
COMUNE DI BOLOGNA 1b - Restauro conservativo Edifici presenti al 1941
Elaborazione: Ufficio Speciale di Piano 2a - Risanamento e ripristino conservativo Edifici presenti al 1954
CLASSE 5 - INSEDIAMENTI SPARSI Dicembre 2004 2b - Ristrutturazione con vincolo parziale (zone non coperte dalla carta del 1941)

RIGOSA OLMETOLA

\&
\&

VILLOLA CROCE DEL BIACCO QUARTO DI SOPRA


SISTEMA INSEDIATIVO STORICO 0 100 200 300 400 500 m Edifici classificati dal PRG vigente \& Edifici storici vincolati D.Lgs. 42/04
NUCLEI STORICI art. 10 (L. 1089/39)
CLASSIFICAZIONE MORFOLOGICA 1a - Restauro scientifico Edifici presenti al 1884
COMUNE DI BOLOGNA 1b - Restauro conservativo Edifici presenti al 1941
Elaborazione: Ufficio Speciale di Piano 2a - Risanamento e ripristino conservativo Edifici presenti al 1954
CLASSE 6 - INSEDIAMENTI ISOLATI Dicembre 2004 2b - Ristrutturazione con vincolo parziale (zone non coperte dalla carta del 1941)

CASAGLIA DONIZZOLA GAIBOLA JOLA

\&

MAZZANO PADERNO RONCRIO SABBIUNO BARBIANO

&\
&\

\
& &\
&&
\\

SAN DONNINO FOSSOLO CALAMOSCO CAMURATA SAN MAGGIORE


LA CLASSIFICAZIONE DI SINTESI

Classificazione morfologica
La classificazione morfologica e quella funzionale sono state accorpate in una classificazione di sintesi
1 – Insediamenti murati o comunque circoscritti
che possa dare la misura del grado di “centralità” di questi insediamenti
2 – Insediamenti agglomerati
3 – Insediamenti a nuclei
I livelli individuati sono 3:
4 – Insediamenti prevalentemente sparsi
5 – Insediamenti sparsi
I - i centri storici
6 – Insediamenti isolati
II – i nuclei e gli agglomerati storici
III – gli insediamenti storici isolati

L’incrocio tra la funzione A (capoluogo) e le classi 5 e 6 è stato omesso, perché difficilmente ipotizzabile.
Nella matrice si sono evidenziati i livelli di classificazione in base al grado combinato di funzione e
Come si vede la matrice esprime una gamma di possibilità che va da un massimo (A1) a un minimo (F6)
morfologia
di centralità e morfologia combinate, considerando tutta una serie di situazioni intermedie.
Le due linee di demarcazione tra le 3 categorie non sono simmetriche, ma hanno cercato di separare in
maniera equilibrata il maggior o minor grado di centralità con le caratteristiche morfologiche, così ad
1 2 3 4 5 6 esempio le prime due classi funzionali esprimono una fortissima centralità che solo le ultime due classi
A I I I I - -
morfologiche possono mitigare, e dunque rientrano a pieno titolo tra i “centri storici”, così come la
B I I I I II II
C I II II II II III caratteristica dell’insediamento “murato” compensa il minor rango funzionale delle due classi funzionali
D I II II II III III
E
successive.
II II II III III III
F II II III III III III Negli altri casi è più corretto parlare di “nuclei o agglomerati storici”, salvo quando il carattere disperso e
non riconducibile a un tessuto con caratteristiche urbane prevale su una sempre minor centralità e allora
si rientra nella terza categoria, quella degli “insediamenti storici isolati”.

Classificazione funzionale
Questa classificazione ha portato a individuare per gli insediamenti presi in esame le classi seguenti
A – capoluoghi, sedi di legazione e sedi vescovili
come visibili in tabella:
B – comune nel XX secolo e sede di pieve
C – frazione e sede di parrocchia
D - comunità in epoca moderna e presenza almeno di una chiesa
E - comunità in epoca medievale e presenza almeno di un oratorio
F - nessuna funzione amministrativa e religiosa
IL RAPPORTO CON L’AREA URBANA

E’ stato infine preso in considerazione il rapporto dei singoli insediamenti con il centro urbano per
individuarne il grado di autonomia nei confronti della città alla data del 1941 e ad oggi, si sono individuate
4 classi significative, da un massimo grado di autonomia rappresentato da quegli insediamenti che ancor
oggi rappresentano un organismo urbano autonomo - anche se come detto in premessa non è una
eventualità ritrovata nella casistica - passando per quegli insediamenti che rimangono separati ancor oggi
pur non avendo caratteristiche urbane, quelli che avevano caratteristiche analoghe al 1941 e infine quelli
che al 1941 erano già stati assorbiti dall’espansione del primo Novecento.

1 Organismo urbano
2 Insediamento non urbano al 2004
3 Insediamento non urbano al 1941
4 Insediamento inglobato nell’espansione urbana al 1941

Sono stati considerati solo quelli che al 1941 non erano ancora raggiunti dall’espansione urbana.
CLASSIFICAZIONE DI SINTESI

classificazione organismo inglobato


secolo di classificazione non urbano non urbano classificazione classificazione
morfologica al urbano nell'espansione
attestazione funzionale oggi al 1941 di sintesi di sintesi
1941 autonomo urbana al 1941
A B C D
Alemanni XVI C U D CU nc
Arcoveggio XIV C U D CU nc
Barbiano XIII D 6 B D6 III
Bertalia XI C 3 C C3 II
Beverara XII D 4 C D4 II
Borgo Panigale XIII C 3 C C3 II
Calamosco XI D 6 B D6 III
Camurata XIII E 6 B E6 III
Casaglia XIII D 6 B D6 III
Casteldebole XVIII F 2 C F2 II
Chiesa Nuova XVII D U D DU nc
Corticella X D 2 C D2 II
Croce Del Biacco XII D 5 C D5 III
Donizzola XII F 6 B F6 III
Fossolo XII D 6 C D6 III
Gaibola XII D 6 B D6 III
Jola XII D 6 B D6 III
Malavolta XIII F N C FN nc
Mazzano XIII F 6 B F6 III
Monte Donato XVII F 4 C F4 II
Olmetola X D 5 B D5 III
Paderno XI D 6 B D6 III
Panigale vecchio IX F N C FN nc
Pescarola XII F 3 C F3 III
Pontevecchio XIII E 2 C E2 II
Quarto di sopra XIII D 5 B D5 III
Rigosa XII D 5 B D5 III
Roncaglio XI F N C FN nc
Roncrio XIII D 6 B D6 III
Roveretolo X F N C FN nc
Sabbiuno di Montagna XIII D 6 B D6 III
San Donnino XIII D 6 C D6 III
San Giuseppe XVI C U D CU nc
San Maggiore XIII F 6 C F6 III
San Paolo di Ravone XVI D U D DU nc
San Ruffillo X C 4 C C4 II
Sanctus Johannes Pau XIII F U D FU nc
Sant'Antonio di Savena XVI D U D DU nc
Sant'Egidio XVI C U D CU nc
Santa Viola XVIII F 2 C F2 II
Spirito Santo XVI D 3 C D3 II
Villola XIII D 5 B D5 III
CONCLUSIONI

La caratteristica urbana o non urbana di questi insediamenti diventa la discriminante ultima per capire in
quali categorie previste nell’allegato sui contenuti della pianificazione dalla L.R. 20/2000 ricadono i singoli
insediamenti:

Il caso dei centri storici è quello previsto dall’art. A – 7 che disciplina le zone A, tuttavia tra gli
insediamenti presi in esame nessuno ha le caratteristiche richieste per rientrare in questa tipologia.
Gli “insediamenti storici isolati” se fanno parte dell’area urbana ricadono nella tutela dei singoli edifici
prevista all’art. A – 9, altrimenti in quella dell’art. A – 8 sugli insediamenti e le infrastrutture storiche del
territorio rurale.
I nuclei e gli agglomerati storici al di fuori dell’area urbana, come previsto dal comma 1 dell’art. A – 7,
sono equiparati ai centri storici ed hanno quindi la medesima disciplina; rimane aperto il caso di quegli
insediamenti già assorbiti dall’area urbana ma che hanno una rilevanza superiore alla somma dei singoli
edifici che li compongono, la proposta di pianificazione è quella di prevedere apposite zone di
valorizzazione dei nuclei storici, che dovranno essere perimetrate in sede di formazione del PSC e con
una normativa, anche se meno rigida di quella prevista per le zone A, che tuttavia tuteli e preservi la
riconoscibilità di questi antichi insediamenti.

Il diagramma di flusso che segue sintetizza le diverse fasi e le ipotesi normative.


INDIVIDUAZIONE LOCALITA’
STORICHE

AREA NUCLEI E LOCALITA’


URBANA SI
ASSORBITI DALLA
AL 1941 PERIFERIA STORICA

NO
CLASSIFICAZIONE CLASSIFICAZIONE
MORFOLOGICA FUNZIONALE

CLASSIFICAZIONE
DI SINTESI
L.R. 20/2000
art. A- 7
L.R. 20/2000
art. A- 8
I - CENTRI STORICI
NO
II - NUCLEI STORICI

NO AREA
AREA
URBANA III - INSEDIAMENTI
URBANA
AL 2004 STORICI ISOLATI
AL 2004

ZONE URBANE DI
VALORIZZAZIONE DEI
NUCLEI STORICI L.R. 20/2000 SI
SI
art. A - 9
Insediamenti non classificati per mancanza di un tessuto minimo o per completa mancanza di Insediamenti in classe III non urbani (art. A-8)
tracce fisiche sul territorio:
Barbiano
Malavolta Calamosco
Panigale vecchio Camurata
Roncaglio Casaglia
Roveretolo Donizzola
Sanctus Johannes Paulus Gaibola
Jola
Insediamenti non classificati perché assorbiti dall’espansione urbana già al 1941 Mazzano
Olmetola
Alemanni Paderno
Arcoveggio Quarto di sopra
Chiesa Nuova Rigosa
San Giuseppe Roncrio
San Paolo di Ravone Sabbiuno di Montagna
Sant'Antonio di Savena Villola
Sant'Egidio
Insediamenti in classe II in area urbana

Insediamenti classificati in classe III ma ricadenti in area urbana (art A-9) Bertalia
Beverara
Croce Del Biacco Borgo Panigale
Fossolo Casteldebole
Pescarola Corticella
San Donnino Monte Donato
San Maggiore Pontevecchio
San Ruffillo
Santa Viola
Spirito Santo
[
% Corticella

S
#
Roncaglio Calamosco
Spirito Santo %U
[
% Roveretolo
Pescarola S
#
%U Villola
%U
Quarto di Sopra
Panigale Vecchio
Bertalia
[
% %
U
S
#
[
% Borgo Panigale
[
% S
#
Arcoveggio %U Camurata
Beverara
Rigosa %U
U
% San Donnino
Olmetola [
%
U
% Santa Viola Sant'Egidio
S
#
[
% Casteldebole

San Paolo di Ravone


S
#
%
[ Sant'Antonio di Savena
S
#
S
#
Sanctus Iohannes Paulus %U Croce del Biacco
S
#
San Giuseppe S
# %U Fossolo
Alemanni
[
% Pontevecchio
%U San Maggiore
CENTRI E NUCLEI STORICI
SISTEMA INSEDIATIVO STORICO S Chiesa Nuova
#
CLASSIFICAZIONE DI SINTESI
Casaglia Barbiano
%U %U
Monte Donato %U
La "Circla" Malavolta
Classificazione di sintesi %U
Gaibola
[
%
%
[ I [
% San Ruffillo
[
% II %URoncrio
%U Jola
%U III
S NC
# %U
Confini amministrativi Paderno %U Mazzano

Perimetro urbano
Donizzola
U
%

COMUNE DI BOLOGNA %U Sabbiuno di Montagna


Elaborazione: Ufficio Speciale di Piano
Dicembre 2004
0 1000 2000 3000 4000 5000 m
Cesare Bianchi
BIBLIOGRAFIA
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Poligrafici editoriale - Bologna, 1993
AA.VV (a cura di Mario Fanti)
Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna ritratte e descritte
Francesca Bocchi
Arnaldo Forni Editore - Bologna 1997 (ristampa anastatica dell'edizione del 1844)
Atlante storico delle città italiane: Bologna - Il Duecento
Grafis Edizioni – Bologna,1995
Athos Bellettini
La popolazione del Dipartimento del Reno
Francesca Bocchi
Zanichelli - Bologna, 1965
Suburbi e fasce suburbane nelle città dell’Italia medievale
In Misure umane – C. Doglio, G. Fasoli e P. Guidicini (a cura di)
Athos Bellettini
Franco Angeli -Milano, 1978
La popolazione di Bologna dal secolo XV all’unificazione italiana
Zanichelli - Bologna, 1961
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Il suburbio di Bologna
Athos Bellettini e altri (a cura di)
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Gianfranco Caniggia
Strutture dello spazio antropico
Amedeo Benati
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"Pievi e castelli nella storia bolognese altomedievale"
in Il Carrobbio anno VII - Bologna, 1981
Harold Carter
La geografia urbana – teoria e metodi
Amedeo Benati
Zanichelli, Bologna 1975
"I primordi dell’organizzazione ecclesiastica nel territorio bolognese"
in Il Carrobbio anno X – Bologna, 1984
Luigi Casini
Il contado bolognese durante il periodo comunale (secc. XII - XV) - Il territorio bolognese nell'epoca
Giancarlo Benevolo
romana, testo inedito pubblicato a cura di M. Fanti e A. Benati
La città e il suburbio: la Guardia Civitatis
Arnaldo Forni Editore – Bologna, 1991
In R. Dondarini e C. De Angelis
Atlante storico delle città italiane: Bologna - Da una crisi all’altra (secoli XIV - XVII)
Francesco Ceccarelli e Maurizio Zani
Grafis Edizioni – Bologna,1997
I borghi storici tra città e campagna tra Ottocento e Novecento
In R. Renzi (a cura di)
Giancarlo Benevolo
Il sogno della casa
Il suburbio di Bologna tra XIV e XV secolo: la Guardia Civitatis
Cappelli Editore, Bologna 1990
In Il Carrobbio anno XVIII - Bologna, 1992
Pierluigi Cervellati – Roberto Scannavini e Carlo De Angelis Mario Fanti
La nuova cultura delle città Le vie di Bologna, saggio di toponomastica storica
Arnoldo Mondadori Editore – Milano 1977 Istituto per la storia di Bologna - - Bologna, 1974

Pierluigi Cervellati e Mariangela Miliari Antonio Ferri e Giancarlo Roversi (a cura di)
I centri storici Storia di Bologna
Guaraldi Editore, Rimini 1977 Bologna 1978

Andrea Chiesa Manuela Iodice (a cura di)


La carta della pianura bolognese 1740 – 1742 Borgo Panigale
A cura dell’Istituto Regionale per i Beni Culturali Cassa Rurale e Artigiana di Borgo Panigale – Bologna,1990
Grafis Edizioni – Bologna, 1992
Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia Romagna
Comune di Bologna - Atti interni Inventario dei centri storici dell’Emilia Romagna – prima fase
Prontuario delle ufficiali denominazioni stradali e della nuova numerazione civica dei fabbricati esistenti Bologna, 1979
nei territori foresi: Alemanni - Arcoveggio - Bertalia - Sant'Egidio - San Giuseppe - San Ruffillo
Bologna, 1936 Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia Romagna
I confini perduti – inventario dei centri storici: analisi e metodo
Angela De Benedictis CLUEB editore, Bologna 1983
Ad bonum regimen, ordinem et gubernationem: per una storia della costituzione territoriale tra Quattro e
Cinquecento. Il caso di Bologna. Ministero dei Beni Culturali – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
In Persistenze feudali e autonomie comunitative in stati padani tra Cinque e Settecento -A cura di G. Atlante dei Centri Storici
Tocci Roma, 1994
Editrice Clueb - Bologna, 1988
Ministero della Pubblica istruzione – Soprintendenza alle gallerie di Bologna
Angela De Benedictis Una strada nella storia – le comunicazioni sul versante orientale della valle del Reno
Patrizi e comunità: il governo del contado bolognese nel ‘700 Bologna 1969/70
Il Mulino - Bologna, 1984
Giuseppe Sassatelli, Cristiana Morigi Govi, Jacopo Ortalli, Francesca Bocchi
Rolando Dondarini e Carlo De Angelis Atlante storico delle città italiane: Bologna - Da Felsina a Bononia: dalle origini al XII secolo
Atlante storico delle città italiane: Bologna - Da una crisi all’altra (secoli XIV - XVII) Grafis Edizioni – Bologna, 1996
Grafis Edizioni – Bologna, 1997
Mara Pinardi
Corticella: da nucleo rurale a quartiere periferico
in Il Carrobbio anno XV - Bologna, 1989

Antonio Ivan Pini


Bologna bizantina: le mura di selenite o delle “quattro croci”
in Il Carrobbio anno XI - Bologna, 1985

Antonio Ivan Pini


Lo stato di Bologna
in "Città e controllo del territorio in età medievale" - Provincia di Bologna - 1991

Manuela Rubbini (a cura di)


Bertalia tra acqua e cielo
Costa editore – Bologna, 2003