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sommario

SEGNALAZIONI
in copertina
51
Pistoia, Piano Regolatore del 1957
Giuliano Beneforti / La pianifcazione urbanistica a Pistoia
nel dopoguerra (1949-1972)
Introduzione 4
1. La pianifcazione e lo sviluppo urbano fno al 1949. Larte di arrangiarsi 6
2. Il Piano regolatore del 1951. La pianifcazione abortita 24
3. Il Piano regolatore del 1957. La pianifcazione inutile 39
4. Le varianti del 1964. Ladeguamento revocato 80
5. Le varianti del 1966. Ladeguamento incompiuto 83
6. Il superamento delle varianti 93
7. Rifessioni conclusive 104
8. La forma urbana 111
9. Gli sviluppi futuri 130
Alberto Cipriani / VIBanca. 100 anni. Ieri, oggi... domani 142
editoriale
Torniamo a proporre ai lettori, dopo i numeri 2 e 11, un numero della rivista com-
posto da un unico argomento e a opera di un solo autore.
Si tratta di una ricerca approfondita di Giuliano Beneforti che ricostruisce le vicende
urbanistiche di Pistoia dal 1949 al 1972.
Su questo stesso argomento lautore ha dato alle stampe nel 1979, per leditore
Tellini, il volume Appunti e documenti per una storia urbanistica di Pistoia 1840
1940, che si fermava alle soglie delle vicende della Seconda guerra mondiale.
Si trattava di un volume innovativo poich affrontava per la prima volta, in manie-
ra organica e completa, un argomento di questo genere e proponeva a studiosi,
ricercatori e studenti una riessione sui nodi, i pregi e i limiti della crescita e della
modicazione di Pistoia negli anni centrali dellOttocento e del Novecento.
Testo che stato a lungo un esempio isolato e che ha sollecitato ulteriori approfon-
dimenti e studi sullurbanistica pistoiese di quel periodo.
Mancava, per, un lavoro similare per gli anni successivi che, fra laltro, sono stati
quelli in cui le modicazioni territoriali si sono fatte pi numerose, rapide, profonde
e cariche di ricadute per lo sviluppo della societ pistoiese e per la vita quotidiana
dei cittadini.
Recentemente Giuliano Beneforti ha deciso di proseguire il suo lavoro analizzando
le modiche al territorio urbano dal dopoguerra no agli inizi degli anni Settanta e
ne ha proposto la pubblicazione sulle pagine della nostra rivista.
Ci sembrato utile accogliere la sua proposta, dando cos continuit a una ricerca
che, a oltre trenta anni di distanza dalluscita del primo volume, permette di allar-
gare le nostre conoscenze sulle vicende urbanistiche di Pistoia no a unepoca a noi
pi vicina, ma anche ormai sedimentata e ascrivibile alla storia cittadina.
La redazione
4
La pianifcazione urbanistica a Pistoia
nel dopoguerra (1949-1972)
Giuliano Beneforti
storialocale 5
Introduzione
Dopo la pubblicazione del libro Appunti e documenti per una storia urbanistica
di Pistoia (1840 1940) avvenuta nel 1979, il lavoro di ricerca doveva proseguire
descrivendo le vicende urbanistiche del dopoguerra dal 1940 al 1972
Furono raccolti i materiali darchivio e scritte le bozze di diversi capitoli ma poi, per vari
motivi, il progetto non andato avanti e i materiali sono rimasti in qualche scaffale
per diversi anni. Oggi, a seguito di pressioni esterne e riconoscendo la opportunit
di dare un contributo alle numerose iniziative in corso sulla storia locale, si ritenuto
opportuno riordinare e pubblicare gradualmente i materiali raccolti cominciando
dal tema pi signicativo e pi completo: quello della pianicazione urbanistica nel
dopoguerra, che appunto loggetto principale del presente lavoro.
Il primo capitolo La pianicazione no al 1949 , salvo i due paragra sulla guerra
e la ricostruzione, una sintesi storica, delle vicende urbanistiche pistoiesi dal 1840
al 1940 gi pubblicate in forma pi estesa nel volume citato. Qui si propone un
arricchimento di commenti e riessioni che forniscono possibili interpretazioni degli
accadimenti, ipotesi teoriche sui motivi della direzionalit assunta dallo sviluppo
urbano nella varie fasi e i limiti culturali e amministrativi dellepoca.
I capitoli 2, 3, 4, 5 e 6 descrivono sulla base della vasta documentazione acquisita
le vicende che hanno caratterizzato la pianicazione urbanistica a Pistoia nel
dopoguerra: il Piano Regolatore del 1951, mai approvato per errata impostazione;
il PRG del 1957 assai controverso e approvato quando ormai le trasformazioni
territoriali avvenute lo rendevano inutile; le varianti del 1964 e del 1966 proposte per
rattoppare malamente la situazione ma bocciate dal Ministero; no alla coraggiosa
decisione di annullare tutto e ricominciare da capo del 1972.
Il capitolo 7 contiene alcune riessioni conclusive, di carattere generale sulle
vicende urbanistiche raccontate; evidenzia i caratteri intrinseci del rapporto fra
pianicazione urbanistica e trasformazione urbana; tenta una sintesi dei motivi che
hanno determinato le grandi difcolt delloperare urbanistico e i caratteri della
crescita urbana in quegli anni, caratteri che, in una certa misura, si sono perpetuati
anche successivamente.
Inne si aggiunto il capitolo 8 di analisi della forma urbana per tentare di
evidenziare gli elementi che la deniscono, le regole che governano il suo carattere,
il suo divenire lento e contraddittorio. Da questa riessione scaturisce una tendenza
naturale della citt a congurarsi con forma planimetrica che tende alla
circonferenza e una scarsa rilevanza della pianicazione a modicare tale tendenza.
Lanalisi della forma urbana stata condotta attraverso la lettura dettagliata delle
planimetrie storiche disponibili dall800 al 1972 (limite della ricerca storica del
presente lavoro) ma linteresse dei risultati ci ha indotto a protrarre lesame oltre il
1972, giungendo con alcune sintesi no ai nostri giorni e proponendo anche una
estrapolazione assai provocatoria verso il futuro.
Il testo strutturato attorno ai numerosi documenti citati nel testo. Tali documenti
sono stati reperiti quasi esclusivamente nellarchivio dellUfcio Tecnico del Comune
di Pistoia (nella precedente sede di Via XXVII Aprile) nei fascicoli intestati ai Piani
regolatori rispettivamente del 1951, del 1957 e delle varianti del 1964 e del 1966.
Dopo il trasferimento dell Ufcio tecnico i fascicoli dellarchivio sono stati spostati in
parte nella nuova sede presso gli ex macelli, in parte allarchivio storico del Comune
e in parte ai cantieri comunali di S.Agostino.
I documenti relativi ai paragra sulle distruzioni della guerra e sulla ricostruzione si
trovano allarchivio del Genio Civile di Pistoia, nel fascicoli relativi ai bombardamenti
e alle ricostruzioni. Inne i documenti sul piano di ricostruzione della Sala si trovano
nel relativo fascicolo (Piano di ricostruzione di una parte della citt) presso
larchivio storico del Comune.
1. Riferimenti toponomastici principali
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
chia dolio che segue la stessa logica della raggiera (tutte le direzioni rese possibili
dallesistenza delle urbanizzazioni primarie) rispondendo per a ben pi massicce
richieste costruttive e di sviluppo e con lapertura di nuove vie su cui edicare.
La realizzazione della ferrovia a sud della citt (a trecento metri dalle mura urbane
in corrispondenza della stazione che diventano quattrocento metri ad ovest sulla
Porta Lucchese e cento metri ad est sulla Porta Carratica) denisce uno spazio, tra la
ferrovia e le mura urbane, immediatamente percepito come parte integrante della
citt. Alla ne dellOttocento (g. 2), dopo la costruzione delledicio della stazio-
ne, del viale che la congiunge alle mura e di una nuova quinta porta (la Porta Bar-
riera) di accesso alla citt (g. 3), il baricentro dellattenzione urbana si sposta a sud,
inizia un lungo periodo in cui lo sviluppo urbano si concentra in questa parte della
citt. Si avvia lentamente la costruzione del cosiddetto quartiere della Stazione, e
si sviluppano partecipati e accesi dibattiti sulla costruzione di una nuova decorosa
porta di ingresso alla citt.
Allinizio del Novecento, il viale che collega la stazione alla porta Barriera inte-
ramente edicato e la zona ad est, fra il viale e la breve via che dalla stazione si
congiunge con il viale suburbano che unisce le Porte (attuale via Veneto), gi in
parte edicata e in parte in costruzione (nel 1910 anche questa area sar prati-
camente satura). Appare del tutto naturale proseguire ledicazione urbana nella
parte sud della citt, sulla vasta area ad ovest del viale della stazione, fra la ferrovia
e le mura.
1. La pianicazione e lo sviluppo urbano no al 1949. Larte di arrangiarsi
1
Lo sviluppo urbano no al 1903
Alla ne del Settecento gli edici della citt di Pistoia sono racchiusi nel romboide
disegnato dalla terza cerchia di mura della citt ove permangono ancora ampi spazi
non edicati.
Nel corso dellOttocento e dei primi anni del Novecento si vengono denendo con
lentezza (la quantit di costruzioni assai modesta rispetto allo sviluppo impetuoso
del secondo dopoguerra) piccoli aggregati di edici lungo le strade di maggiore co-
municazione che uscendo dalle quattro porte si inoltrano nel territorio circostante:
in particolare sulla la via Lucchese, la via Modenese; le vie Bonellina e Fiorentina, la
via Antonelli; ma anche sulla via Gora, sulla via Montalese, sulla via Pratese e sulla
via Erbosa (g. 1).
La costruzione di case sulle vie di grande comunicazione esterna alle mura favorita
dallesistenza di aree libere sui lati di strade esistenti (strade che cominciano a scar-
seggiare allinterno delle mura ove pure permangono ampi spazi inedicati), e dalla
istituzione della cinta daziaria, coincidente con le mura urbane, che rende economica-
mente conveniente lo sviluppo di alcune attivit commerciali allesterno delle mura.
Si viene cos disegnando sul territorio, prima timidamente poi con maggiore deci-
sione, una forma stellare che partendo dagli angoli del romboide delle mura si
allarga a raggiera lungo le quattro diagonali. Una forma che mantiene la purezza e
la forza del romboide ma che gi accenna a qualche smagliatura la dove le strade si
biforcano (fra la via Fiorentina e Bonellina, fra la via di Candeglia, la via Montalese
e la via di Monte Sabotino, fra la via Modenese e la via Gora.
Alla met dellOttocento si progetta e si costruisce la linea ferroviaria Firenze Pistoia
e poi la Porrettana. La ferrovia spacca brutalmente le vie Fiorentina e Bonellina, la
via Lucchese e, a Capostrada, la via Modenese, sconvolge la crescita urbana lenta
ed equilibrata ed induce pi vivaci ritmi di sviluppo. La linea ferroviaria diventa un
ostacolo oggettivo, una barriera da superare per il proseguimento delle espansioni
a raggiera verso sud ed ovest, condizioner a lungo e profondamente gli sviluppi
urbani successivi. Di questo ostacolo oggettivo non si prende mai piena coscienza,
non si affronta come problema da risolvere, si subisce facendosi carico di tutte le
difcolt di comunicazione fra una parte e laltra della barriera ferroviaria per lunghi
anni controllata dai passaggi a livello (il cavalcavia di Porta Carratica costruito nel
1926, quello di Porta Lucchese nel 1934; per avere quello successivo della via Euro-
pa bisogna aspettare gli anni Novanta e il sottopasso a sud il 2011). Di fatto leffetto
della ferrovia sullo sviluppo urbano sar di ritardare i processi di espansione radiale,
ma non di modicarli, a lungo andare si imporr lo sviluppo inerziale verso la mac-
1.Sullargomento vedi: G. Beneforti, Appunti e documenti per una storia urbanistica di Pistoia 1840-1940,
Tellini, Pistoia 1979.
2.A. Gamberai, Tracciato della ferrovia, stazione eNuova porta
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Il Piano del 1903
Nel 1903 si elabora, su questa area, un piano regolatore (g. 2) (sarebbe pi corret-
to chiamarlo lottizzazione trattandosi semplicemente della progettazione di tre viali
con fognature e acquedotto) che renda possibile ledicazione dei terreni circostanti.
Con il Piano del 1903 si progetta, per la prima volta, la costruzione di strade per
rendere edicabile una relativamente vasta area agricola. Comincia a introdursi nella
mentalit dei pistoiesi e nella pratica della pubblica amministrazione il concetto della
pianicazione del territorio e iniziano le riessioni sulla natura del piano, sulla sua ef-
cacia, sulle procedure per formarlo e approvarlo e sulla sua capacit di realizzarsi, di
garantire una corrispondenza fra le previsioni e la effettiva edicazione degli edici.
Il piano progettato nel 1903 prosegue il suo iter e viene approvato nel 1905,
ma non sar mai realizzato, nello stesso anno in cui si approva il piano i terreni
interessati sono acquistati dalle Officine San Giorgio di Genova. Il piano nasce
praticamente morto, ma verr formalmente abrogato solo nel 1909.
Il piano travolto senza resistenza dalla decisione delle Ofcine San Giorgio di
costruire uno stabilimento industriale a Pistoia proprio sul terreno interessato dal
piano che appare sufcientemente ampio a diretto contatto della citt, ben servito,
per quei tempi, dalla viabilit sul quale localizzata la ditta Trinci che viene rilevata
dallazienda genovese. I dirigenti dellazienda genovese acquistano il terreno, dal
proprietario (signor Guidi) nel 1905, fanno progettare gli edici dello stabilimento
e chiedono il permesso di costruzione che rilasciato dal Comune nel 1906. I primi
capannoni della San Giorgio sono gi una realt nel 1907 e lintero insediamen-
to sar completato negli anni successivi. La costruzione delle Ofcine San Giorgio
rappresenta certamente un fatto di enorme rilevanza per lo sviluppo delleconomia
pistoiese (il pi grande complesso industriale della citt no ai nostri giorni) ma co-
stituisce un errore urbanistico di enorme portata, che condizioner negativamente
lo sviluppo futuro della citt. Larea scelta per gli stabilimenti San Giorgio ecces-
3. Progetto della nuova porta e del viale congiungente con la stazione 4. Piano Regolatore del 1903
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sivamente addossata alla citt per un insediamento industriale, unarea angusta
stretta fra le mura e la ferrovia, senza possibilit di sviluppo (in futuro sar costretta,
per ingrandirsi, a scavalcare la via Ciliegiole e poi a spostarsi in altra area a sud della
ferrovia).
La costruzione degli stabilimenti occupa lintera area e blocca il naturale sviluppo
residenziale della citt che dal 1851, anno di costruzione delledicio della stazione
ferroviaria, al 1909, ha interessato, quasi esclusivamente, la zona attorno al viale
della stazione.
Il Piano del 1912
Labrogazione del Piano del 1903 e il permanere di una crescente domanda di aree
edicabili induce lAmministrazione Comunale a ricercare nuovi terreni per la co-
struzione di nuove strade residenziali: i terreni vengono individuate nella zona ad
ovest della citt fra la Porta Lucchese e la Porta al Borgo.
Gi nel 1904 si era parlato in Consiglio Comunale della possibile utilizzazione dei
terreni ad ovest a scopo edicativo e si era incaricato ling.Capo dellUfcio Tecnico
di elaborare un progetto, ma loccasione che innesca concretamente le procedure
per la stesura di un nuovo piano regolatore viene dallattivit della Societ Anoni-
ma Cooperativa per la costruzione di Case Popolari. Nel 1909 la Societ acquista
un terreno a Vicofaro e incarica lingner Parri di progettare un gruppo di edici da
destinare alla residenza popolare. Il primo blocco sar effettivamente costruito
nel 1912, assieme alla via Cammelli, e sar il primo edicio su una nuova strada
nella zona ovest (g. 5) (gli altri edici popolari sulla via Cammelli saranno costruiti
negli anni successivi). Il Comune approtta delloccasione e, nel 1910, incarica lo
stesso ingegner Parri di elaborare un piano regolatore che renda edicabili tutti i
terreni della zona ovest della citt. Il fatto che la costruzione di case popolari traini
lo sviluppo urbano si ripeter ancora negli anni Quaranta con la costruzione del
Villaggio Pellizzi sulla via Pagliucola, il primo intervento dello sviluppo a nord e negli
anni Cinquanta, con la costruzione del Villaggio Scornio a Capostrada che attirer
lo sviluppo verso nord lungo il viale Adua, la via Dalmazia e la via del Villone.
Perch la scelta della zona ovest? Lorientamento generale tende, come sar ricon-
fermato dal piano del 1917, per lo pi ad uno sviluppo in ogni direzione immedia-
tamente attorno alle mura urbane con particolare attenzione ai borghi ove pi
intensa lattivit edilizia.
Dal punto di vista della viabilit e della gravitazione territoriale le parti immedia-
tamente esterne alle mura pi idonee sono la zona sud e la zona ovest. Su esse
gravitano la via Lucchese, la via Fiorentina e la via Modenese e i popolosi territori
per esse comunicanti.
Nella zona sud, valorizzata dalla costruzione della stazione ferroviaria, si realizza la
prima consistente espansione che certamente avrebbe avuto seguito, se linsedia-
mento delle ofcine San Giorgio non avesse impedito la realizzazione del progetto
del 1903. I terreni ad ovest e a nord sono considerati i migliori dal punto di vista
dellesposizione, dellaltimetria e della natura. La possibile espansione della parte
nord resa meno appetibile da diverse considerazioni: la sua urbanizzazione appare
pi difcile e costosa per la presenza del torrente Brana che la separa dalla citt;
pi appartata e isolata, meno coinvolta nei ussi di comunicazione territoriale;
inne la costruzione del nuovo macello nel 1906 e del nuovo edicio delle carceri
giudiziarie nel 1916 non sono certo di incoraggiamento allinsediamento di edici
per abitazione nei territori circostanti.
II lato est, oltre ad essere isolato dalle mura e dai torrenti Brana e Diecine e ad avere
i terreni a quota pi bassa e soggetti ad allagamento, ulteriormente degradato
dalla presenza dei due cimiteri pi importanti e della Sardigna (stabilimento in-
dustriale che ricava concimi chimici dalle carogne di animali con emissioni poco
gradevoli per tutta la zona circostante).
La zona ovest si presenta dunque agli occhi dei pistoiesi di allora, salubre, facil-
mente collegabile alla citt, con minori costi di infrastrutturazione, al centro del
5. Le case popolari costruite no al 1972
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trafco territoriale pi importante, insomma la pi naturalmente predisposta ad
accogliere lespansione della citt. Non peraltro da sottovalutare che nella zona
ovest si sviluppano alcune iniziative edilizie, si manifestano spinte e sollecitazioni
che inducono a pensare allazione abile e lungimirante di pi o meno consistenti
interessi speculativi.
Lingegner Parri elabora rapidamente un primo schema di piano gi pronto nel giu-
gno 1910 (g. 6) ma poi le solite difcolt operative e procedurali dellAmministra-
zione ritarderanno lelaborazione del piano che rimaneggiato dallingegner Fondi,
da poco assunto nellUfcio Tecnico, sar approvato nel 1912.
Il piano si sviluppa a ovest della citt murata nel grande trapezoide denito dalla
ferrovia e dalle mura urbane, dalla via Lucchese e dalla via Modenese (via Dalma-
zia). Esso presenta alcuni aspetti positivi: prevede un ampio viale di collegamento
nord-sud afancato alla ferrovia; propone una maglia viaria ortogonale ben de-
nita e netta con tracciati orizzontali che collegano il viale lungo la ferrovia con il
viale Petrocchi e la via Dalmazia e tracciati verticali decisi che circoscrivono ampi
isolati edicabili; limita lespansione al tracciato ferroviario senza scavalcarlo. Il
Piano presenta anche alcuni limiti, in gran parte propri della cultura urbanistica
dellepoca. Si occupa di una sola parte della citt; non si pone i problemi dei grandi
collegamenti territoriali; non prevede distinzioni fra le funzioni urbane e non pro-
pone localizzazioni per le attrezzature e il verde; lo schema a maglie ortogonali si
sovrappone rigidamente alla realt degli assetti proprietari e della vecchia viabilit;
in sostanza una lottizzazione di grandi dimensioni. Inoltre il piano non ha una
sua efcacia giuridicamente denita. Non esiste una sperimentata legislazione ur-
banistica che possa indirizzare lattivit costruttiva n denire le destinazioni duso
degli edici, n obbligare i privati a costruire in un posto anzich in un altro. Per
costruire le strade si deve procedere con lesproprio e loccupazione durgenza dei
terreni necessari con le procedure denite dalla legge del 1865 per la realizzazione
di opere pubbliche; il costo relativo, interamente a carico delle scarse disponibilit
della pubblica amministrazione anche se i beneci sono a vantaggio dei proprie-
tari dei terreni, pone altri limiti ai tempi e ai modi di realizzazione. Ma nonostante
questo il piano riuscir a realizzarsi anche se con notevoli differenze rispetto al
disegno originario.
La lentezza operativa, le difcolt opposte dal sovrapporsi ad assetti preesistenti,
la necessit di soddisfare le esigenze dei proprietari e dei costruttori, fa maturare
una gestione del piano praticona, ispirata ad una sorta di cultura dellarran-
giamento. Si risolvono di volta in volta i piccoli problemi posti dalle singole do-
mande di costruzione, si fanno limitati interventi per la sistemazione di un tratto
di strada, di un marciapiede, di un allacciamento alla fognatura o allacquedotto.
Questo lento operare quotidiano impone i suoi piccoli compromessi, apparente-
mente innocui, ma che, sommandosi, costruiscono una ragnatela confusa di
modiche che compromette il gi limitato disegno generale del piano e con-
diziona la funzionalit dei suoi assetti. A ben guardare si vede che i tracciati viari
non si realizzano come sono disegnati: una serie di piccoli adattamenti frammen-
ta il disegno, una strada si ferma un po prima, unaltra viene cancellata, unaltra
ancora viene spostata o non si allinea con quella che la segue. Nella zona, che
non prevede distinzioni funzionali, si costruiscono alcuni insediamenti di piccola
industria che ne inquinano la natura residenziale.
Basta guardare come si realizza il viale lungo la ferrovia che nel piano ha unimpor-
tanza fondamentale (costituendo una vera alternativa al viale Petrocchi e in pro-
spettiva anche al viale Adua, per i collegamenti nord e sud interni alla citt): si co-
struisce con lentezza, a pezzi seguendo i piccoli insediamenti e alla ne esso perde
la sua continuit, si interrompe in due punti, cede il posto a una la di villette sulla
ferrovia, e quindi non assolve pi alla sua funzione originale.
Ma il piano si realizza. I limiti degli obbiettivi proposti (di fatto la sola costruzione
di strade), lurgenza di predisporre aree edicabili, e la concretezza operativa im-
posta dalla conduzione dellingegner Fondi (che divenuto capo dellUfcio Tec-
nico del Comune, che lestensore del piano esecutivo, che progetta e realizza
tutte le strade e che autorizza la costruzione degli edici), riescono a trasformare
6. Piano Regolatore del 1912
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bano oltre la ferrovia ad ovest (terzo errore urbanistico dopo il tracciato della ferro-
via troppo vicina alla citt e la localizzazione degli stabilimenti San Giorgio). Il primo
la costruzione del viale Adua che nasce correttamente come asse di scorrimento
viario (camionabile) per collegare direttamente il trafco da Lucca per la montagna
e per Modena, ma che si presta a diventare (come accadr) il principale asse dello
sviluppo urbano ad ovest. Il secondo fatto rappresentato dalla costruzione di un
consistente gruppo di abitazioni sulla piccola lottizzazione di una cooperativa a
nord della via Spartitoio immediatamente oltre la ferrovia e da altri piccoli insedia-
menti lungo le vie San Biagio e Gora oltre la ferrovia che testimoniano della naturale
forza attrattiva delle strade esistenti anche se oltre la barriera ferroviaria. Il terzo
la realizzazione del cavalcavia di Porta Lucchese che facilita di molto i collegamenti
fra luna e laltra parte della ferrovia.
il progetto in realt. Nel 1940 la zona ovest ormai un pezzo di citt ampio e
nuovo che assumer nel linguaggio dei pistoiesi il nome di Pistoia Nuova.
Alla ne la somiglianza fra il tessuto viario disegnato dal piano e quello poi rea-
lizzato appare alta ma molte delle scelte qualicanti sono disattese: del viale nord
sud lungo la ferrovia si detto; delle strade orizzontali previste se ne realizzano
interamente solo tre anche se ben intervallate; le altre strade sono realizzate solo
parzialmente; la vecchia viabilit rimane giustapposta alla nuova, senza riuscire a
trovare soluzioni di collegamento soddisfacenti.
Eppure quel modello di sviluppo urbano caratterizzato da un tessuto di viali ad
ampie maglie ortogonali si realizzato in molte altre citt, nellOttocento o nel
primo Novecento, in maniera soddisfacente costituendo quartieri che hanno fat-
to da cuscinetto fra il centro antico e gli sviluppi pi rapidi e caotici della periferia
moderna. A Pistoia non si realizzano le condizioni economiche che altrove hanno
determinato un pi impetuoso inurbamento della popolazione con una forte do-
manda insediativa che avrebbe costretto allallestimento di pi vaste aree edica-
bili in tempi pi brevi e con una conduzione pi coerente e rigorosa degli assetti
infrasrutturali. Lo sviluppo industriale di Pistoia, se si esclude la San Giorgio
assai lento, la oridezza dellattivit agricola e una forte inerzia al cambiamento
indirizzano liniziativa economica a mantenere e sviluppare le attivit agricole
piuttosto che investire in nuove intraprese industriali
La zona ovest, anche se la prevalente, non lunica zona della citt ove si costrui-
sce. Si continua ad edicare sulle aree ancora libere lungo le vecchie direttrici radiali.
Si costruisce lungo il ramo est del cavalcavia di Porta Carratica; fuori Porta San Mar-
co fra la via Sestini, la via Monte Sabotino e la via Antonelli; si realizza anche una
piccola lottizzazione interna alle mura a nord del Campo Marzio, oltre a una certa
quantit di edici sparsi qua e la nel centro urbano dentro e fuori le mura.
Anche sul piano teorico rimane la convinzione della opportunit di espandere
la citt in ogni direzione. Nel 1917 lingegner Agostini propone un piano di
espansione per la costruzione di strade a ne edicatorio che interessa gli spazi
ancora liberi a nord e ad est sia allinterno delle mura che nelle zone oltre le
mura e il torrente Brana, con lo stesso schema ortogonale della zona ovest (g.
7). Questo piano non avr nessuna conseguenza n amministrativa n pratica e
testimonia solo la volont di unespansione indifferenziata allinterno e attorno
alle mura urbane.
Il piano del 1912, si detto, pi una progettazione di strade e di lotti edicabili
che uno strumento di pianicazione delluso e dellassetto della citt. Il fatto che si
sia limitato alle aree ad est della ferrovia, senza scavalcarla, non una consapevole
e felice scelta urbanistica tendente ad impedire lespansione oltre la barriera fer-
roviaria, ma semplicemente una scelta operativa che trova nella ferrovia un limite
naturale per quel progetto e per il momento.
Negli anni Trenta avvengono tre fatti che preludono al debordare dello sviluppo ur-
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7. Piano Regolatore del 1917
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Concorso nazionale per il Piano Regolatore della citt del 1936
Mentre lattivit edilizia della citt chiaramente indirizzata al completamento, sia
pur lento e graduale, del piano regolatore del 1912 nella zona ovest, allinizio del
1933 si inizia a dibattere sulla questione del piano regolatore e la discussione proce-
de per alcuni mesi nch nellagosto la Consulta municipale presieduta dal podest
Arturo Ganucci Cancellieri
2
affronta il problema nella riunione del 1 agosto 1933
durante la quale
Il podest, premesso che da circa otto mesi si dibatte la questione del piano rego-
latore, osserva che il piano regolatore di una citt pu essere determinato dallau-
mento della popolazione per le nascite ed immigrazioni o da riconosciute necessit
di sistemazione stradale. Questultima la ragione principale che milita per il piano
regolatore di questa citt. Riferisce che ha richiesto a parecchie Amministrazioni
di altre citt il bando di concorso e comunica alla consulta quelli che sono stati
mandati. Chiede se per il progetto debba provvedersi con concorso nazionale o
per mezzo dellUfcio tecnico e nel caso di concorso quali premi dovrebbero esse-
re istituiti. La consulta a voti unanimi emette parere che, attese le possibili critiche
che potrebbero derivare per lincarico dato allUfcio tecnico e attesa la mole di
lavoro che gi attualmente lUfcio tecnico deve disimpegnare debba provvedersi
per concorso e che i premi siano ssati nella misura di L. 60.000
3
.
Pertanto, dopo aver assunto il parere della Consulta, il giorno successivo il podest
delibera che
Ritenuta la convenienza di provvedere alla compilazione di un progetto di massima
del piano regolatore di ampliamento e di sistemazione interna della Citt a mezzo
di un concorso nazionale; considerato che tale provvedimento risponde anche ai
voti ultimamente formulati da alcuni Enti pubblici dalla stessa Autorit superiore
e si ravvisa opportuno anche per ragioni di carattere igienico e per regolare lo svi-
luppo edilizio e stradale futuri [] udito il parere favorevole espresso ad unanimit
dalla Consulta municipale in adunanza del 1 agosto corr. Delibera 1) di provvede-
re alla compilazione del progetto di massima del piano regolatore di ampliamento
e sistemazione interna della citt a mezzo di concorso nazionale fra gli ingegneri
e architetti italiani
4
.

Il provvedimento esaminato e accolto dagli organi competenti e nel marzo del
1934 il podest delibera il bando di concorso con cui si indicano le condizioni fon-
2. Arturo Ganucci Cancellieri fu podest di Pistoia dal 1930 al 1934 ma era gi stato sindaco della citt dal
1906 al 1909. R. Daghini, La gestione del comune di Pistoia nel periodo 1926-1944. Podest e commissari,
Storia locale, 13, 2009, pp. 105-106.
3. Protocollo delle deliberazioni, G, 1933, Consulta municipale, 1 agosto, Piano regolatore della citt. Provve-
dimenti, n. 31, c. 17, Archivio Storico del Comune di Pistoia (dora in poi ASCPT).
4. Protocollo delle deliberazioni, G, 1933, 2 agosto, Deliberazione n. 861, c. 184. Piano regolatore della citt.
Studio del progetto di massima, ASCPT.
damentali a cui devono attenersi i concorrenti: evitare il pi possibile sventramenti
interni alle mura limitando gli interventi alle localit non aventi interesse artistico
e per esigenze di risanamento igienico e sociale; integrare, riordinare e collegare
col centro le zone di espansione in corso di attuazione (zona ovest, via Ciliegiole,
via Traversa della Vergine, via Dalmazia e via Valdibrana, via di Collegigliato e via
Antonelli); studiare la sistemazione di fabbricabili attorno alle strade di nuova co-
struzione (Cavalcavia di Porta Lucchese, variante della via Montalese, viale Adua,
ecc.); distribuire opportunamente nelle zone residenziali piazze, giardini, fontane e
vasche; studiare il problema dei trafci collegando razionalmente fra loro le princi-
pali arterie con ampie strade di circonvallazione che dovrebbero delimitare il futu-
ro centro agglomerato urbano; indicare le aree per: scuole elementari, palestre e
scuole allaperto, nuovi mercati, nuovo campo polisportivo, eventuali nuovi cimiteri,
nuove caserme dei carabinieri e per i pompieri, nuovo stabilimento per la distribu-
zione della spazzatura e nuovo Campo Marzio
5
.
Da queste indicazioni del bando emerge una ben diversa maturit e consapevolezza
urbanistica. Si richiede una proposta di assetto complessivo della citt, la soluzione
dei principali collegamenti territoriali; il rispetto dei valori storici e artistici del centro
antico e la soluzione dei suoi problemi di collegamento con lesterno, lubicazione
delle principali attrezzature cittadine. Per la prima volta si esce dalla ristretta con-
cezione dei piani precedenti, limitati sostanzialmente ad indicare aree per la nuova
edicazione, e si propone una visione pi moderna del piano regolatore come stru-
mento di indirizzo dello sviluppo e dellassetto complessivo della citt.
Il 10 aprile 1934 viene emesso lavviso pubblico con il quale viene bandito il concor-
so nazionale per il piano regolatore della citt e viene quindi costituita la commis-
sione giudicatrice di nove membri costituita da:
Podest o commissario prefettizio Presidente; Becherucci ing. Pilo; Giannini arch.
Roberto; Babbini can. Prof. Teolo in rappresentanza del comune di Pistoia; ing.
Arch. Alfredo Barbacci, rappresentante della R. Sovrintendenza ai monumenti di
arte medioevale e moderna di Firenze; dott. Ing. Renato Melani, rappresentante
della segreteria nazionale del Sindacato ingegneri; arch. Armando Melis de Vella,
rappresentante della segreteria nazionale del sindacato architetti; ing. Vincenzo
Civico, rappresentante della Federazione nazionale fascista della propriet edilizia;
Cav. Ing. Alberto Fondi, capo dellUfcio tecnico comunale; Dott. Michele Fiorine-
schi, Vice segretario capo con funzioni di segretario
6

Al concorso partecipano sei progetti esaminati dalla commissione.
Quelli che si qualificano terzo e quarto contengono proposte interessanti per
la soluzione di problemi specifici anche se complessivamente inadeguate per
5. Protocollo delle deliberazioni, H, 1934, 2 marzo, Deliberazione n. 172, Bando di concorso nazionale per il
progetto di piano regolatore e di ampliamento della citt, cc. 46-48, ASCPT.
6. Protocollo delle deliberazioni, H, 1934, Deliberazione n. 1256. Nomina commissione, ASCPT.
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
semplice e chiara. Il piano proposto si preoccupa innanzitutto, in maniera assai ori-
ginale, di individuare le zone da tutelare pi che quelle da utilizzare, non si tratta di
zone limitate o marginali ma di zone ampie che danno subito una chiara indicazio-
ne di indirizzo sulla localizzazione dellespansione urbana. Le vaste aree da tutelare,
escludendovi ogni attivit edilizia, sono tre. La prima la zona ovest tra la ferrovia
e il viale Adua e tra la via Mazzini e la via di Gora;si capisce che la linea ferroviaria
una barriera il cui superamento comporta disagi funzionali ed economici (costo
della costruzione di cavalcavia e/o costi, enormi nel tempo, delle soste ai passaggi a
livello), si avverte il pericolo, gi manifestatosi, di un dilagare edilizio oltre la ferrovia
e si cerca con un atto pianicatorio forte di bloccarlo sul nascere. La seconda la
zona attorno alla via Fiorentina, fra la via Erbosa e la via Bonellina, anche qui per
gli stessi motivi della barriera ferroviaria (anche se meno rilevanti per lesistenza di
due sottopassi nella via Erbosa e nella via Pratese) e per la minore spinta edicativa
manifestatavisi. La terza zona a nord a cavallo delle mura urbane, occupa una
fascia esterna fra la via Pagliucola e le mura, e interna fra lospedale e il viale Malta
e fra il viale Arcadia e la via di Porta San Marco; qui la scelta appare tutta motivata
dalla volont urbanistica di rafforzare la scelta delle zone di espansione residenziale
indicate dal piano.
Le zone residenziali di espansione sono di diverse categorie in ordine alla densit
volumetrica e si concentrano in due aree: una ad ovest fra la ferrovia e le mura e
la via Dalmazia che termina, verso nord, con una zona destinata alla costruzione di
ville fra la via del Villone e il torrente Brana; laltra, di minore rilevanza, a nord est,
a cavallo della via Antonelli. Queste localizzazioni propongono di fatto una netta
scelta direzionale per lo sviluppo urbano verso nord ovest e nord est che lascia libere
le zone a nord e ad est. La zona sud destinata agli insediamenti industriali per una
fascia assai consistente fra la ferrovia e la nuova strada di circonvallazione tracciata
fra la via Lucchese e la via Fiorentina. Le vaste aree libere esistenti allinterno delle
mura urbane che non sono state vincolate vengono invece, con una certa disinvol-
tura, interamente destinate alledicazione.
Per la grande viabilit si propone la conferma del viale Adua e il suo proseguimento
a sud che, scavalcando la ferrovia prima della via Ciliegiole e intersecando le vie
Bonellina e Fiorentina, prosegue verso Prato.
Anche le previsioni di viabilit urbana sono modeste e riguardano essenzialmente la
zona ovest con tre viali verticali, uno parallelo e accostato alla ferrovia, uno centrale
ed uno pi alto afancato e convergente con la via Dalmazia. Questi viali assieme
agli assi orizzontali tendono ad alleggerire il trafco sulla via Dalmazia e sul viale
Petrocchi e a favorire una funzionale soluzione del trafco interno alle zone resi-
denziali.
Le nuove caserme e la nuova zona sportiva sono poste a nord, al conne con le
zone di espansione residenziale.
Il piano propone poi una serie di piccole modiche alla viabilit interna alle mura
leccessiva grandiosit e per la rigidit geometrica dellassetto generale.
I primi due classicati vanno oltre le indicazioni del bando e offrono proposte reali-
stiche e originali e di grande interesse anche per la riessione futura.
Il progetto denominato San Giovanni XXIII (autori: ingegner Eugenio Fuselli, archi-
tetto Giovanni Michelucci, arch. Alo Susini) (g. 8) si presenta con una sobriet im-
pressionante assai moderna se confrontata con le grandiosit formali del periodo,
anche la rappresentazione graca su cartoncino, steso su una cornice di legno,
8. Concorso per il Piano Regolatore del 1936. Progetto S. Giovanni XXIII
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
con diverse interessanti soluzioni che in questa sede poco interessano ma che an-
drebbero attentamente valutate ancora oggi.
Questo piano viene in denitiva lodato dalla commissione per la rara misura, lade-
renza al problema con realismo schietto e con ferma coscienza urbanistica, lonest
e chiarezza della stesura graca. Per tali motivi si ritiene superiore sia pure di poco
e, con molte incertezze, gli viene attribuito il primo premio.
Il progetto denominato M2P (autori: architetto Plinio Marconi, architetto Mario Pa-
niconi, architetto Giulio Pediconi) (g. 9) risolve in modo originale ed esaustivo il
problema della viabilit affrontando tutti i nodi e le difcolt del trafco pistoiese.
La soluzione per la grande viabilit territoriale e per la viabilit interna alla zona
residenziale ad ovest sono molto simili a quelle proposte dal primo progetto.
Ma ben maggiori e pi attente sono le previsioni viarie intorno alla citt per risolvere
i problemi di collegamento delle nuove zone di espansione esterne alla citt fra loro
e con il centro urbano.
Ad ovest e ad est sono previsti due viali di circonvallazione uno dal cavalcavia di
Porta Lucchese alla via Dalmazia e laltro dalla via Antonelli alla via Pratese. Dalla
via Pratese inoltre, sfruttanto i due sottopassi di via Erbosa e della stessa via Pratese
si individuano due collegamenti con la nuova Pratese prevista a sud. In questo
modo si garantisce una continuit di circolazione esterna alle mura che riconduce
i trafci territoriali e quelli urbani in una maglia assai funzionale. Per completare
lanello esterno si prevede un asse orizzontale che partendo dalla via Antonelli pas-
sa a nord della zona sportiva e, attraversata la via del Villone e la via Dalmazia, si
innesta nel viale verticale di circonvallazione ad ovest.
Ma oltre a questo si propongono (per garantire la funzionalit delle due zone resi-
denziali attorno alla via Dalmazia e alla via Antonelli) alcuni viali paralleli ad entram-
be (importanti perch diversicano il trafco alleggerendo le due vie Dalmazia e
Antonelli) e ancora un altro asse a nord della via Pagliucola che garantisce un altro
collegamento interno fra la zona ovest, la zona nord e la zona est.
Linsieme di queste soluzioni viarie se attuate avrebbero risolto il due problemi prin-
cipali del trafco pistoiese, oggi insolubili: il collegamento fra le zone ovest, nord,
est e sud della citt esternamente alle mura e il collegamento delle stesse con il
centro entro le mura. Anche le proposte di adeguamento della viabilit interna alle
mura e il suo collegamento con lesterno assai stimolante e originale.
Il progetto prevede espansioni residenziali per circa 20.000 abitanti distribuiti in tre
settori esterni uno ad ovest fra la via Dalmazia e il viale Petrocchi e la ferrovia per
circa 11.000 abitanti, uno intorno alla via Antonelli per circa 4.000 abitanti e uno
attorno alla via Erbosa e a nord della via Pratese per circa 7.000 abitanti. Anche
questo progetto lascia meritoriamente inedicate la zona est e la zona nord. Le aree
libere interne alle mura sono invece massicciamente destinate alla residenza: nes-
suno dei progetti si pone il problema della tutela delle aree verdi interne alle mura
perch si ritiene che la densit edilizia sia assai bassa e non si comprende lenorme
importanza di mantenere un anello di aree libere attorno al centro pi antico.
Le zone industriali previste dal progetto M2P sono di modestissima dimensione sia
in assoluto che confrontate con quelle proposte dal progetto Giovanni XXIII: oltre
allarea della San Giorgio alcune piccole zone industriali sono ubicate a sud attorno
alla ferrovia.
Ampie aree a verde sono invece previste a sud a nord e a est esternamente alla citt.
La zona sportiva localizzata nella parte nord ovest a anco delle espansioni della
via Antonelli, le caserme sono invece previste nella parte est al posto del cimitero
della Misericordia che assieme a quello della Vergine dovrebbe essere rilocalizzato
ad est di questultimo.
9. Concorso per il Piano Regolatore del 1936. Progetto M2P
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
Complessivamente la commissione nisce per riscontrare nel progetto uno studio
esauriente, accurato e rigoroso nelle premesse, condotto con lodevole capacit ed
esperienza urbanistica ma non scevro di difetti in alcune soluzioni di dettaglio.
Le soluzioni di dettaglio che sono piaciute poco alla commissione riguardano alcune
proposte viarie interne alle mura ritenute eccessive e costose. La discussione per
lassegnazione del primo premio accesa: i due progetti si equivalgono e se prevale
il primo appunto per la maggiore sobriet e forse per la presenza nel gruppo dei
progettisti dellarchitetto Michelucci: pistoiese e di maggiore notoriet.
A un attento esame oggi, dal punto di vista pi complessivo delle questioni viarie e
della espansione urbana, che in questa sede maggiormente interessano, il progetto
M2P appare certamente pi interessante e portatore di soluzioni pi signicative e
lungimiranti.
Le distruzioni della guerra
La sera del 24 ottobre 1943 Pistoia sub il primo bombardamento aereo. Lincursio-
ne ebbe luogo con il cielo sereno, rischiarato dal primo quarto di luna. Il bombarda-
mento dur 45 minuti con tre ondate successive di circa settanta aerei e preceduto
dal lancio di numerosi bengala con il paracadute. Furono sganciate circa un migliaio
di bombe e i danni furono rilevanti, molte case crollarono completamente e si eb-
bero 144 morti e 260 feriti. La zona maggiormente colpita fu quella della stazione,
seguita dal campo di volo e da alcuni stabilimenti industriali. Nei mesi successivi si
vericarono altri bombardamenti e lultima incursione aerea avvenne il 16 maggio
1944. In totale furono distrutti 725 edici e danneggiati 2113 e i danni alla viabilit
e alle reti dei servizi pubblici furono rilevanti. Alla ne della guerra larea pi colpita
fu la stazione ferroviaria, il Largo Barriera, lautostazione Lazzi, le vie XX settembre,
Attilio Frosini e Carratica e furono distrutti il ponte dellArca e la chiesa della Vergi-
ne. Il campo di volo e le ofcine S. Giorgio furono seriamente danneggiati. Inoltre i
tedeschi in ritirata fecero saltare tutti settanta ponti della citt e del territorio circo-
stante. Dopo la Liberazione tutta la citt apparve pesantemente distrutta, le strade
erano ingombre di macerie e molti edici erano pericolanti.
La ricostruzione
Subito dopo la Liberazione, spontaneamente e con le prime sovvenzioni si attuano
le riparazioni pi urgenti alle strade cittadine per consentire un regolare svolgimen-
to del trafco, con le macerie dei fabbricati limitro si colmano i crateri formati nelle
strade dalla esplosione delle bombe. Nellimmediato dopoguerra e durante gli anni
Cinquanta vengono gradualmente sanate le ferite : si ripara, si ricostruisce, anche
con il contributo nanziario dello Stato, ci che andato danneggiato o distrutto
(abitazioni private, ponti, strade, piazze, scuole, chiese e conventi, edici pubblici
e assistenziali). Alla ne del 1945, con larrivo di regolari ussi di nanziamento
statale, si continua a rimuovere le macerie e si demoliscono le strutture murarie
pericolanti. Nel 1946 proseguono le demolizioni e vengono rimossi i mucchi di
macerie accumulate in diversi punti della citt. La rimozione di macerie dagli edici
prosegue no allinizio del 1955.
Si registra un intensa attivit edilizia sia privata che pubblica. Dal 1946 al 1950 i
vani ricostruiti costituiscono, nel territorio comunale, il 76% dell attivit edilizia.
Tale proporzione si inverte negli anni successivi: dal 1951 alla met del 1957 i vani
ricostruiti sono il 25% e le nuove costruzioni il 75%.
Nel 1946 inizia la ricostruzione dei ponti principali ed il ripristino dei manti stradali
asfaltati, mentre per i lastricati si aspetta lavvenuto recupero degli edici delle di-
verse zone colpite ed il loro allacciamento alla rete fognaria e allacquedotto.
Lattivit di ricostruzione avviene senza un piano generale, si provvede agli interven-
ti pi urgenti e in base ai nanziamenti disponibili mai certamente programmati. Si
deve menzionare per una vicenda che va sotto il nome di Piano di ricostruzione
di una parte della citt che si riferisce in realt alla sistemazione del solo mercato
della Sala. Gi negli anni Trenta detto mercato era stato interessato da progetti di
sistemazione che si erano conclusi nel 1938 con la costruzione di cinque padiglioni:
tre nella piazza della Sala di tipo smontabile con ossatura di prolati di acciaio e due
rettangolari nella piazza del Pesce.
Il mercato e le case circostanti la zona sono gravemente danneggiati dai bombarda-
menti e nellimmediato dopoguerra lAmministrazione si occupa della sua ricostru-
zione che prevede alcune importanti modiche: lallargamento della piazza della Sala
occupando lo spazio lasciato dagli edici crollati, il collegamento con la vicina piazza
del Pesce e il collegamento con la via Roma. Viene bandito un concorso e poi redatto
un progetto da parte dellUfcio Tecnico che apre una controversia (che si protrarr
per anni) con la Sovrintendenza, preoccupata delle caratteristiche storico artistiche di
questi luoghi nel cuore del centro antico della citt. Nel 1945 il Comune di Pistoia
viene inserito nel settimo elenco dei comuni pi gravemente danneggiati dalla guerra
che devono adottare un piano di ricostruzione. Evidentemente il piano inteso dal
Ministero come uno strumento generale di programmazione degli interventi e dei -
nanziamenti per la ricostruzione dellintera citt (in mancanza del troppo impegnativo
piano regolatore comunale di cui alla legge urbanistica del 1942), ma lAmministra-
zione non capisce, o fa nta perch non vuole legarsi le mani con programmi troppo
impegnativi, e usa lo strumento piano di ricostruzione per dirottare nanziamenti
sulla sistemazione del mercato della Sala. Si incarica prima lUfcio Tecnico che elabora
un progetto che genera discussioni e contrariet da parte della Sovrintendenza, si de-
cide allora di coinvolgere larchitetto Alidamo Preti della stessa Sovrintendenza alne
di garantire la qualit del progetto in ordine ai delicati valori storici e artistici di questa
parte della citt.
Il progetto elaborato prevede la sistemazione urbanistica con la ricostruzione degli
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edici, gli allargamenti e le comunicazioni previsti e la ricostruzione dei padiglioni
distrutti in ununica struttura in muratura al centro della piazza della Sala. Il Pia-
no approvato nel 1949 dal Consiglio Comunale e nel 1950 dal Provveditorato
Regionale. Il progetto del nuovo edicio previsto, afdato agli arch. Preti, Baldi e
De Luigi, approvato nel 1951 e dopo una lunga serie di polemiche e di opposi-
zioni sulla opportunit o meno di realizzare il nuovo edicio in mezzo alla piazza
i lavori vengono appaltati e conclusi nel dicembre 1955 assieme alle sistemazioni
urbanistiche previste per le strade circostanti. Le polemiche sulledicio, in seguito
denominato gabbione, si riaccendono negli anni seguenti e portano negli anni
Ottanta alla sua denitiva demolizione per restituire la piazza ai suoi caratteri ori-
ginari.
2. Il Piano regolatore del 1951. La pianicazione abortita
La necessit del Piano e lincarico per la sua formazione
I progetti del concorso del 1936 erano stati molto lodati, avevano suscitato inte-
resse e dibattito in varie sedi, ma in sostanza non avevano prodotto concreti atti
amministrativi di pianicazione urbanistica.
Nel dopoguerra si avvia la ricostruzione degli edici crollati e danneggiati dai bom-
bardamenti, ed anche una intensa attivit per la costruzione di nuovi edici neces-
sari a soddisfare il usso di inurbamento che inizia in quel periodo e prosegue con
ritmi sempre pi accelerati.
Ben presto, nella Commissione edilizia preposta ad esprimere il parere su ogni do-
manda di costruzione, ci si rende conto della distribuzione casuale sul territorio
delle richieste di costruzione, che determinano un affollamento edilizio attorno alla
viabilit esistente ovunque, dentro e fuori le mura urbane. Si constata che, cos fa-
cendo, viene a determinarsi gradualmente un assetto urbano disordinato e carente
di infrastrutture, attrezzature e servizi.
Pertanto la Commissione Edilizia discute e fa presente agli amministratori loppor-
tunit di guidare lattivit autorizzativa edilizia con un adeguato strumento di pia-
nicazione urbanistica che indichi, con criteri moderni e funzionali, localizzazioni,
modalit, tempi e condizioni per il rilascio delle licenze edilizie, in particolare attor-
no al centro capoluogo ove pi numerose sono le richieste.
Il 17 dicembre 1949 su proposta del sindaco Giuseppe Corsini, dopo avere disin-
voltamente premesso che i piani regolatori, predisposti in passato a seguito di
pubblico concorso, sono superati, il Consiglio Comunale delibera di costituire una
commissione che valendosi degli studi precedenti, proceda alla compilazione di
un nuovo piano regolatore per il centro urbano entro un perimetro appositamen-
te denito. La commissione incaricata della progettazione del piano composta
dallarchitetto Renato Baldi, dallarchitetto Piero Pieri, dal geometra Leo Bresci e
dallingegnere Natale Rauty
7
. La commissione si insedia immediatamente dopo la
delibera di incarico e inizia il lavoro di raccolta degli elementi conoscitivi preliminari.
Il 25 marzo del 1950 il Consiglio Comunale delibera di stanziare un fondo di lire
500.000 per soddisfare alcune richieste della commissione e assegna alla stessa un
locale adeguato chiuso e attrezzato e un disegnatore che assista la commissione
sviluppando i lavori proposti; il Consiglio inoltre consente alla commissione di
conoscere lesito di tutte le pratiche edilizie per non mettere in contrasto lo studio
del piano con le soluzioni adottate
8
.
La legge urbanistica del 1942
Il piano di cui si avverte lesigenza riferito al solo centro urbano perch solo qui
le domande di costruzione sono numerose e riguardano in particolare le zone delle
periferia. Anche il concorso del 1936 e il dibattito urbanistico svoltosi allinterno
del Comune negli anni precedenti, sono sempre riferiti al solo centro capoluogo.
Nellassumere la delibera di incarico per la formazione del nuovo Piano Regolatore il
Consiglio Comunale sembra ignorare che nel 1942 stata approvata dal Parlamen-
to italiano una nuova legge urbanistica, assai complessa e avanzata, che obbliga
fra laltro i comuni a redigere piani regolatori riferiti allintero territorio comunale
escludendo la possibilit di pianicare solo parti di esso prima di avere approvato la
pianicazione generale. Quindi i lavori per la formazione del nuovo piano regolato-
re partono da presupposti illegittimi che impediranno agli atti relativi di approdare
ad esiti positivi.
La legge 17 agosto 1942 n. 1150 si basa sul Piano Regolatore Generale Comunale
(PRGC) esteso allintero territorio comunale; esso deve indicare essenzialmente: la
rete delle principali vie di comunicazione stradali, ferroviarie e, laddove occorra, navi-
gabili, concepita per la sistemazione e lo sviluppo dellabitato, in modo da soddisfare
le esigenze del trafco, delligiene e del pubblico decoro; la divisione in zone del ter-
ritorio, con precisazione di quelle destinate allespansione dellaggregato urbano, e i
caratteri e i vincoli di zona da osservare nelledicazione; le aree destinate a formare
spazi di uso pubblico o sottoposte a speciale servit; le aree da riservare alla costru-
zione di scuole e Chiese e ad opere e impianti dinteresse pubblico in generale.
Sono obbligati a fare il PRG tutti i comuni compresi in appositi elenchi che il Mini-
stero dei Lavori Pubblici tenuto a formare e aggiornare. Ne hanno facolt tutti gli
altri. II piano regolatore generale attuato a mezzo di piani particolareggiati di ese-
cuzione nei quali devono essere indicate le reti stradali e i principali dati altimetrici
di ciascuna zona. Oltre alla pianicazione comunale, la legge prevede altri due livelli
7. Deliberazione del Consiglio Comunale, n. 373, 17 dicembre 1949, Piano regolatore della citt, 1951, Uf-
cio del Piano regolatore, Sezione Urbanistica, Comune di Pistoia (dora in poi UPRUCPT).
8. Deliberazione del Consiglio Comunale, n. 88, 25 marzo 1950, Piano regolatore della citt, 1951
UPRUCPT.
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di pianicazione, entrambi sovracomunali. Un primo livello costituito dal piano
regolatore intercomunale che un piano regolatore identico al prg ma esteso al
territorio di pi comuni limitro. Un secondo livello costituito dal Piano Territoriale
di Coordinamento (PTC).
Il primo momento nel procedimento di formazione del piano la decisione di for-
marlo. Questo momento pu essere una scelta autonoma del soggetto pianicato-
re, oppure pu essere un obbligo derivante dallinclusione negli elenchi dei comuni
obbligati ai sensi della legge.
Connesso alla decisione di formarlo, la scelta del soggetto cui afdare la redazio-
ne tecnica. La soluzione preferibile, che si affermata nei comuni che hanno costru-
ito una pi solida cultura della pianicazione, quella di costituire un ufcio di
pianicazione che afancato da esperti incaricati come consulenti. Ma in moltissimi
comuni si delega la redazione dei piani a professionisti esterni, generalmente scelti
o perch famosi, o con il metodo della lottizzazione politica, o per amicizia diretta
con il Sindaco.
Conclusa la redazione tecnica, il piano viene adottato dal Consiglio comunale e
successivamente pubblicato per rendere di pubblica conoscenza il contenuto ai ni
della presentazione di osservazioni. Queste hanno il carattere di un contributo mi-
gliorativo delle scelte del piano e vengono formulate dagli enti, dalle associazioni di
categoria e dai cittadini.
Alle osservazioni lente pianicatore deve replicare con le controdeduzioni, cio
dichiarando motivatamente se intende tener conto o meno delle critiche e delle
proposte di modica. A questo punto lintero pacchetto viene trasmesso allo Stato
che decide in ultima istanza previa listruttoria tecnica dei suoi organi decentrati.
Dopo lapprovazione il piano vigente ed esplica in pieno la sua efcacia.
La legge prevede inoltre una moderna procedura attuativa del piano. I comuni dotati
di piano regolatore generale approvato possono espropriare entro le zone despan-
sione dellaggregato urbano, le aree inedicate e quelle su cui insistano costruzioni
che siano in contrasto con la destinazione di zona ovvero abbiano carattere provvi-
sorio. La procedura di esproprio di tali aree pu quindi essere avviata in conseguenza
del mero fatto dellavvenuta approvazione del PRG, senza bisogno della specica di-
chiarazione di pubblica utilit, purch il PRG venga corredato di un piano nanziario
formato dal comune e approvato. La procedura desproprio prevista quella della
legge 2359/1865, e cos lindennit espropriativa. Inoltre la stessa legge prescrive che
per la determinazione dellindennit non si tiene conto degli incrementi di valore
attribuibili sia direttamente che indirettamente allapprovazione del piano regolatore
generale e alla sua attuazione
9
. Ma queste procedure non sono mai state applicate
e poi si sono involute no alla sentenza del 1981 che praticamente ha riportato gli
espropri delle aree a prezzi di mercato ricaricati del plusvalore urbano.
9. Legge 17 agosto 1942, n. 1190.
Uno dei problemi che si presentano immediatamente nella pratica applicazione del-
la legge che al momento delladozione del piano da parte del Consiglio Comu-
nale i cittadini, i cui terreni sono sottoposti a vincolo o che comunque non sono
edicabili, si affrettano a richiedere la licenza di costruzione prima che il piano sia
approvato e divenga efcace. Per evitare ci viene emanata nel 1952 la legge 1902
che introduce norme di salvaguardia:
a decorrere dalla data della deliberazione di adozione del PRG e no allemana-
zione del relativo decreto di approvazione, il Sindaco pu sospendere ogni de-
terminazione sulle domande di licenza di costruzione, quando riconosca che tali
domande siano in contrasto con il piano adottato
10
.
In ogni caso le sospensioni non potranno essere protratte per pi di tre anni dalla
data di adozione. Ma solo nel 1968 con la legge ponte tale facolt del Sindaco
diventa un obbligo.
La redazione
Il lavoro della commissione tecnica procede abbastanza rapidamente e gi a no-
vembre del 1950 i progettisti richiedono insistentemente allUfcio Tecnico del Co-
mune una sollecita consegna della planimetria aggiornata della citt nella scala di
1:2000 perch il piano stato studiato nei suoi dettagli e non manca altro che il
tempo materiale per riportare gli studi eseguiti sulla nuova pianta
11
.
A dicembre scrivono:
considerato che la compilazione della nuova planimetria della citt 1:2000 anco-
ra in fase iniziale e per evitare che si debba ulteriormente compromettere la rico-
struzione e lespansione dellabitato cittadino, Le forniamo Signor sindaco la copia
dello schema di massima da noi compilato, disegnato su cartograa provvisoria,
tale schema ha, naturalmente, valore indicativo, tale cio da mettere lammini-
strazione Comunale in condizione di potersi pronunciare con sufciente esattezza
sopra determinati quesiti che sorgono
12
.
Nel 1951 a seguito delle elezioni municipali viene eletto un nuovo sindaco, Giusep-
pe Gentile, e una nuova giunta che si trovano gi dal giugno del 1951 in possesso
del progetto denitivo del nuovo piano regolatore elaborato dalla commissione
tecnica (g. 10 e carta allegata).
10. Legge 3 novembre 1952, n. 1902. Misure di salvaguardia in pendenza dellapprovazione dei piani rego-
latori. Articolo unico.
11. Lettera della Commissione per il Piano Regolatore al Sindaco. 17 novembre 1950. Piano regolatore della
citt, 1951, UPRCUPT.
12. Lettera della Commissione per il Piano Regolatore al Sindaco. 1 dicembre 1950, Piano regolatore della
citt, 1951, UPRUCPT.
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
La relazione di accompagnamento al piano cos introdotta:
Questo piano costituisce il primo vero studio organico del problema urbanistico
della citt di Pistoia dopo il concorso nazionale bandito nel 1936. utile ricordare
che i piani vincenti di quel concorso rimasero, nonostante la raccomandazione
esplicitamente formulata dalla Commissione giudicatrice, inoperosi e praticamen-
te ignorati. Solo nel 1950 lAmministrazione Comunale retta dal Sindaco Giuseppe
Corsini, viste le urgenti necessit di un Piano Regolatore organico e funzionale che
potesse inquadrare la ricostruzione e lespansione dellagglomerato urbano, dopo
le enormi distruzioni dovute alle azioni di guerra ha sentito la necessit di denire il
problema del piano troppo a lungo rimasto sospeso. Lo studio che presentiamo ha
lo scopo, come premesso, di organizzare in maniera unitaria tutte le varie soluzioni
urbanistiche che riguardano la citt di Pistoia. Il Piano si suddivide principalmente
in due parti; la prima riguarda la sistemazione interna della citt con la soluzione
dei problemi inerenti al trafco di penetrazione e di attraversamento; la seconda
ha lo scopo invece di organizzare lespansione della citt e regolamentarla secon-
do criteri moderni che consentono economia di servizi e razionalit di percorsi
13
.
La relazione presenta una rapida analisi topograca, geologica, climatologica e
storica dalla quale non scaturiscono indicazioni particolarmente signicative per
le successive scelte. La relazione prosegue con una analisi demograca dalla quale
emerge che malgrado dal 1946 si siano costruiti numerosi edici
risultano ancora senza tetto circa 300 famiglie. Inoltre le condizioni igieniche dei
fabbricati sono tali che ampie zone soprattutto intorno ai borghi avrebbero biso-
gno di un risanamento radicale [...] il piano ha tenuto conto di tale necessit nel
progetto delle nuove zone di espansione edilizia che in parte dovrebbero essere
destinate a sostituire numerosi inabitabili edici della citt vecchia
14
.
Lanalisi del trafco rileva due problemi essenziali:
il trafco proveniente dal nord, attraverso le statali 12, 66 e 64 si incanala sul
viale Adua e tocca lo spigolo sud-ovest della citt. Attualmente il collegamento
di questo nodo con la statale 66 per Firenze e lautostrada Firenze-mare avviene
necessariamente attraverso le vie anguste della citt ed in particolare gravita sulle
vie Pacinotti e Frosini che, essendo quelle del quartiere industriale, serrato tra la
ferrovia e le mura medicee, sono le meno adatte per la funzione di collettore del
trafco nazionale. Laltro problema particolarmente vivo quello della penetra-
zione in citt delle strade statali e provinciali che adesso, per la maggior parte
attraversano i borghi sorti fuori dalle mura, mentre sarebbe desiderabile giungere
al centro urbano, lasciando ai borghi il carattere artigiano e residenziale
15
.
Nella seconda parte della relazione si descrivono le indicazioni del piano per capi-
toli.
Trafco.
Il piano ha risolto il problema preliminare e fondamentale del trafco separando il
trafco pesante da quello leggero. Tutto il trafco pesante viene convogliato sopra
una nuova arteria di collegamento fra il viale Adua e lAutostrada tracciata sul mar-
gine sud-ovest del campo di volo, lungo largine dellOmbrone. In tal modo tutto il
trafco proveniente da Firenze, dallautostrada Fi-Mare e dalla provinciale Empole-
13. Piano Regolatore della citt di Pistoia. Relazione. 8 giugno 1951, Piano regolatore della citt, 1951,
UPRCUPT.
14. Ibidem.
15. Ibidem.
10. Piano Regolatore del 1951
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
se pu raggiungere il nodo stradale allestremit del viale Adua e da qui diramarsi
verso le direttrici di Lucca o Bologna, Modena, senza penetrare nellabitato. Per lo
stesso collegamento fra le strade statali da sud a nord stata prevista anche una
seconda arteria destinata al trafco leggero o turistico. Questa permette un facile
attraversamento della citt sfruttando il nuovo viale lungo il lato sud delle mura
urbane, la via Fonda convenientemente allargata, il Corso, il primo tratto della via
di Valdibrana ed una nuova strada a carattere panoramico che si collega alla via
Dalmazia nord della Chiesanuova. Di particolare interesse sono le nuove arterie di
collegamento col centro della citt del quartiere di ponente (Pistola Nuova) e del
quartiere a nord (delle Casermette). La prima si realizza mediante il taglio delle
mura urbane in corrispondenza della via Gherardeschi, attraversamento dellattua-
le campo sportivo, ed il prolungamento della via Antonimi al largo San Filippo. La
seconda muove dal ponte sul torrente Brana, raggiunge la piazza San Lorenzo e da
questa si collega al centro urbano nella piazza dello Spedale attraverso il risanato
quartiere del Ceppo.
stata studiata ed inserita nel piano la possibilit di escludere dai borghi il transito
extraurbano dirigendolo sopra le nuove arterie che, completando il tracciato del
Corso, allacciano questi e la citt ai due nodi periferici di nord-est (Candeglia,
Montale), e nord-ovest (Capostrada).
Zone di ampliamento edilizio.
Allo stato attuale lespansione edilizia si svolge prevalentemente in due quartieri
per i quali fortemente sentita la mancanza, sia di un centro proprio, sia di un
facile collegamento con il centro cittadino. Le nuove zone di espansione previste
dal piano, completata e limitata lorditura dei quartieri attuali, sinnestano su
questi con schemi propri, ma in modo da formare con i complessi edilizi esistenti
un tutto organico. Queste nuove zone comprendono due zone residenziali di
carattere ben distinto: una costruita a villette, che potremmo denire estensiva,
che compresa fra la porta Lucchese a sud, il viale Petrocchi a est, la ferrovia
ad ovest e la congiungente (allaltezza della Chiesanuova) il viale Dalmazia con
la Camionabile a nord. Laltra, sempre a carattere residenziale ma del tipo in-
tensivo e popolare, compresa invece fra il torrente Brana ad ovest, il viale Malta
a sud, la Porta San Marco ad est e le Casermette a nord. stata nostra preoc-
cupazione poter organizzare la vita della prima zona di espansione in maniera
da poterle permettere, entro certi limiti, una vita autonoma, avvicinandosi con
questo concetto alla creazione della classica borgata satellite. Si ottenuto que-
sto accentrando le costruzioni attorno a una piazza pressoch baricentrica per
la zona, nella quale si associano i negozi e la scuola pubblica, il centro religioso
e il centro ricreativo, s da farne un nucleo costruito, tale da polarizzare il usso
di quegli abitanti della zona che non abbiano particolari ragioni di recarsi nel
centro storico. Anche per la seconda zona stato previsto un centro organizzato
allincrocio della via Pagliucola e Casermette, che costituiscono i cardini del quar-
tiere [...]. Inne nella porzione di terreno compresa fra Ia via Dalmazia e la nuova
strada panoramica a nord-ovest della citt stato previsto, in considerazione
delle particolari condizioni altimetriche del terreno, lo svilupparsi di un quartiere
a costruzioni spontanee e rade, a ville e villette, inserite nel verde senza schemi
rigidi, ma disposte anzi secondo un pittoresco disordine dovuta alla libera scelta
del terreno.
Zone industriali.
La previsione di una zona destinata allindustria pesante ed attrezzata per tutte le
moderne esigenze che tale particolare destinazione richiede, pu essere di grande
interesse per la vita della citt in quanto pu permettere lespansione di industrie
gi esistenti e lo spostamento di altre da posizioni per troppe ragioni infelici, sia
addirittura il sorgere di nuovi importanti complessi industriali. La zona prescelta
quella compresa fra la ferrovia e il campo di volo. Una comoda arteria convoglia
il trafco stradale verso le camionabili e lautostrada, mentre numerosi raccordi
permettono il diretto collegamento con la rete ferroviaria nazionale [...] A zona per
industria media e leggera stato destinato lampio appezzamento di terreno com-
preso fra la ferrovia bolognese e la camionabile, nella zona ovest della citt. Anche
questo terreno di facile accesso dalle grandi arterie di trafco. zona questa che
daltra parte, non sarebbe stata sfruttabile per ledilizia urbana, dato che si trova
nettamente divisa dallagglomerato urbano dal netto sbarramento rappresentato
dalla ferrovia Pistoia-Bologna [...] stata prevista inne la saturazione della zona
fra la via Ciliegiole e la via Nazario Sauro e la ferrovia con carattere di piccola in-
dustria mista all artigianato.
Zona sportiva.
II crescente sviluppo dellattivit sportiva ed agonistica ci ha suggerito labbando-
no dellormai superato e troppo limitato campo di Monteoliveto che, serrato fra
labitato e le mura non presenta possibilit n di ampliamento n di sistemazione
con veniente. I nuovi impianti sportivi sono stati previsti nella zona a sud-est della
citt, dove il terreno ha ancora un prezzo limitato non essendo appetibile per
costruzioni a carattere residenziale. La zona, pur essendo in posizione eccentrica,
viene collegata direttamente con la citt attraverso lattuale piazza dArmi, con un
secondo collegamento sussidiario sul viale Arcadia. stata prevista la sistemazione
dei vari campi da gioco (calcio, pallacanestro, tennis, ecc.) in mezzo ad ampi spazi
verdi che di per se stessi aprono elementi di riposo e di svago. Una comoda rete
viaria interna ed ampi spazi per parcheggi permettono un facile afusso e deusso
anche per numerosissimi automezzi.
La relazione inoltre motiva il mantenimento nelle sedi attuali della zona militare,
dei cimiteri, del mercato Boario e del campo di volo e inne prevede quattro nuovi
complessi scolastici,
dei quali tre periferici e limitati allinsegnamento elementare posti: nel centro del
quartiere di ponente, nei pressi delle Casermette per il quartiere nord e nelle vi-
cinanze della progettata chiesa della Vergine per il quartiere sud-est. Il quarto
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
complesso ha invece lo scopo di accentrare in una zona, appartata dal trafco,
ma vicinissima al centro cittadino ed ai quartieri residenziali, tutti gli edici sco-
lastici mancanti o insufcienti specialmente per la istruzione secondaria, cos da
creare una vera e propria cittadella degli studi. La zona prescelta larea occupata
dallattuale campo sportivo di Monteoliveto fra la via Bindi e la via Antonini con
possibilit di ampliamento no alla piazza Mazzini
16
.
I limiti culturali
Il piano interessa un territorio denito da un perimetro angusto, eccessivamente
addossato al centro murato: ad ovest il perimetro coincide col viale Adua, a sud per-
corre i conni nord del campo di volo, ad est passa dietro i cimiteri e a nord passa
sopra le caserme lasciando spazio per una ampia piazza darme di nuova previsione.
Sia ad est che a nord il perimetro comprende ampie aree bianche, senza previsioni
insediative.
La previsione pi rilevante riguarda le zone industriali ingiusticatamente ampie che
si addensano a sud, a cavallo della ferrovia fra le mura urbane e il campo di volo, e a
ovest, fra la ferrovia e il viale Adua no alla via Gora. Questa compatta zonizzazione
industriale scavalca la barriera ferroviaria sia a sud che a ovest e segna una sorta di
conne insediativo denendo il viale Adua e il campo di volo come limiti invalicabili
dellespansione urbana.
Le espansioni residenziali previste seguono le spinte in atto concentrandosi a sud at-
torno al cavalcavia di porta Carratica, alla via Erbosa e alla via Pratese, a ovest si
confermano le espansioni gi avviate fra la ferrovia e il viale Petrocchi proseguendole
in alto no oltre la via Gora, e a nord si prevedono aree edicabili fra il carcere e le
caserme, a cavallo di un nuovo viale previsto a nord della via Pagliucola. Ci sono solo
due tipologie residenziali intensive ed estensive non meglio denite oltre una zona de-
stinata a ville posta in area ritenuta di valore, fra la via Dalmazia e la via del Villone.
La zona sportiva localizzata a est sotto la Sardigna in maniera delata e abbastan-
za casuale.
Si prevedono due ampie zone di rispetto una a est destinata ad orti che praticamen-
te esclude questa parte della citt da ogni tipo di espansione esclusa la zona sporti-
va, e una a nord destinata a verde di rispetto che tende a contenere una eccessiva
tendenza allespansione in quella direzione. Sono previste fasce di verde pubblico:
lungo la ferrovia est, a corredo del nuovo viale a nord e della nuova zona sportiva e
a tutela delle ampie zone a verde allinterno delle mura.
Per la grande viabilit non si prevede n un nuovo casello autostradale n una nuova
strada per Prato e per Lucca, il piano si limita a raccordare il viale Adua, che man-
tiene la funzione di smistare il grande trafco territoriale dalla montagna per Lucca,
col casello autostradale esistente passando a sud del campo di volo in aderenza alla
16. Ibidem.
autostrada. Il viale Adua assume anche la funzione di smistamento del trafco nella
zona industriale ovest con una serie di traverse di penetrazione a racchetta. Con la
stessa funzione si prevede una nuova strada a sud tra la zona industriale e il campo di
volo che si ricongiunge direttamente con il cavalcavia di porta Carratica. Pregevole
il tentativo di alleggerire il trafco della via Dalmazia con la creazione di due viali pa-
ralleli uno ad ovest dalla via Gora al viale Petrocchi ed uno ad est fra la via Dalmazia
e la via del Villone. Questultima prosegue allinterno delle mura per la via dei Pappa-
galli e, girando per il Corso, sbocca nella Porta San Marco attraverso una nuova via
parallela al viale Arcadia, si crea cos una soluzione pi agevole per i collegamenti del
centro con la viabilit esterna. Ugualmente apprezzabile appare il tentativo di snellire
i collegamenti est ovest a nord nella zona delle Casermette con la previsione di due
viali uno fra il viale Italia e la via del Villone e laltro fra la Porta San Marco e la via del
Villone. Assolutamente carenti appaiono le analisi e le previsioni insediative relative
alle attrezzature e servizi urbani, in particolare per quanto riguarda le aree a verde
attrezzate o di rispetto. Ma lindice pi evidente della mancanza di esperienza pia-
nicatoria del periodo rappresentato dalla clamorosa assenza di speciche norme
urbanistiche che prescrivano le modalit e i tempi di attuazione del piano.
Insomma anche se non mancano indicazioni interessanti per la soluzione di alcuni
problemi di dettaglio il progetto appare angusto, con assetti poveri di spazi e di at-
trezzature, con soluzioni viarie insufcienti, ma soprattutto limpostazione generale
statica, bloccata, denitiva: non si hanno indicazioni di prospettiva, suggerimenti
direzionali che lascino spazio alle esigenze future. Non si avverte ancora la forte
spinta insediativa sollecitata dai movimenti di popolazione che si sposta verso il
centro capoluogo.
Le critiche dellUfcio Tecnico e ladozione
L8 giugno 1951 il sindaco invia loriginale del progetto del nuovo piano regolatore
allingegner Fondi, capo dellufcio tecnico del comune, con preghiera di esprimere
il parere di codesto ufcio sul progetto stesso, in modo che possa subito disporsi
per gli ulteriori adempimenti di legge
17
. una procedura assai anomala che il Sin-
daco riceva direttamente dai tecnici incaricati il progetto del piano e lo trasmetta al
capo dellUfcio tecnico del Comune. Evidentemente lUfcio tecnico, o perlomeno
il suo capo, era rimasto estraneo a tutta la fase di elaborazione (forse il Sindaco
voleva emarginare lingegner Fondi ritenuto eccessivamente coinvolto con le pre-
cedenti amministrazioni del regime). Vedremo che questa emarginazione dellin-
gegnere capo non sar senza conseguenze per le successive procedure necessarie
allapprovazione del piano.
17. Lettera del Sindaco del comune di Pistoia allingnere capo dellUfcio Tecnico del Comune. 8 giugno
1951, Piano regolatore della citt, 1951, UPRCUPT.
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Nellagosto del 1951, due mesi dopo linsediamento della nuova giunta con sinda-
co Gentile Giuseppe, lingegner Fondi risponde con una lunga relazione che rappre-
senta una analisi assai critica del piano a tratti lucida e competente, a tratti preve-
nuta e risentita. Nella relazione si avverte una certa contrariet per non avere avuto
la opportunit di seguire, in diretto rapporto con i professionisti incaricati, tutte le
fasi di formazione del piano. Dopo avere dato atto che pur non approvandone in
gran parte i criteri informatori, il piano stato studiato sulla nostra planimetria al
2000 e negli allegati con sufciente accuratezza
18
, si passa ad evidenziare alcune
gravissime carenze di carattere procedurale.
Il piano non n quello generale, che secondo la legge urbanistica 17 agosto
1942 n. 1150 deve considerare la totalit del territorio comunale, n un piano
particolareggiato, ma comprendendo molti interventi di dettaglio e notevoli de-
molizioni doveva essere integrato ai sensi della legge con un piano nanziario. In
ogni caso la pubblicazione deve avvenire per 30 giorni; e, nei 30 giorni successivi
alla pubblicazione, nel caso di piano generale, possono presentare osservazioni
le associazioni e gli enti pubblici interessati; nel caso di piano particolareggiato e
misto possono fare le loro osservazioni i privati
19
.
Si rileva poi che non si tenuto conto delle ricche elaborazioni e indicazioni conte-
nute nei progetti partecipanti al concorso del 1936
come sarebbe stato doveroso per ovvie ragioni morali, anche data la notoriet dei
concorrenti, ma soprattutto di opportunit, in quanto erano la sintesi di tre studi
accurati di tre distinti gruppi di studiosi e competenti di urbanistica [...] gli autori
del nuovo progetto li hanno ignorati completamente. E, specialmente come piano
di ampliamento, il nuovo studio non ne ha certo guadagnato [...]. Altro errore di
impostazione quello di aver tenuto poco conto del piano di ampliamento ad
ovest della citt, che pur non essendo stato sottoposto allapprovazione del com-
petente Ministero, stato sempre rispettato per un quarantennio, ed ha ormai
costituito vincoli ed obblighi per i privati proprietari di immobili e per il Comune.
II piano inoltre per la viabilit esterna in evidente contrasto con la norma genera-
le del Regolamento Edilizio che vieta le strade a fondo cieco e quelle di larghezza
inferiore a 10 metri ; infatti tutta la viabilit minore prevista dal piano nelle zone di
ampliamento fra il viale Adua e la via Dalmazia comprende strade a fondo cieco in
varia direzione di lunghezza no a 250 metri ed oltre.
Le soluzioni principali del problema del trafco appaiono alquanto articiose e
complesse; come il raccordo via Antonini-via Gherardeschi-via Casella con una
nuova grande arteria di spina che va a nire nella via Dalmazia,; due nuove vie
studiatamente tortuose, con presunto carattere panoramico fra la via di Valdibrana
e la via Dalmazia. Non sono invece studiati i facili ampliamenti e rettiche di via
18. Lettera dellIngegnere Capo al Sindaco del comune di Pistoia, 28 agosto 1951, Piano regolatore della
citt, 1951, UPRCUPT.
19. Ibidem.
di San Biagio e via dello Spartitoio, questultima gi pressoch ultimata; un nuovo
raccordo a Vicofaro, richiesto ed opportuno; non appare bene studiato lamplia-
mento del lato est di via Pagliucola.
Anche le soluzioni per la viabilit intema non appaiono troppo felici; come il
raccordo non necessario fra la via di P.ta San Marco e la piazza San Lorenzo;
lampliamento della via Tomba con ricostruzione sulla via del Ceppo inalterata;
linutile e costoso raccordo fra la piazza San Francesco e il viale Petrocchi alla
palestra ex GIL, cui preferibile il meno costoso ampliamento della via del Moli-
nuzzo; linutile viale di circonvallazione parallelo al viale Petrocchi a distanza netta
di appena 25 metri. Il prolungamento della Camionabile sui limiti dellex campo
di volo non appare opportuno ne giusticato, in quanto la camionabile dovrebbe
raccordarsi con le Vie di Montalbano e Fiorentina con un percorso il pi possibile
breve e regolare. Altro difetto tecnico economico la scarsa utilizzazione e la
diversa destinazione di aree che nei precedenti piani erano fabbricabili; la forma
irregolare e leccessiva frequenza ed ampiezza delle piazze e dei larghi e delle
zone vincolate a verde in un aggregato urbano che non ne ha necessit perch
pieno di orti e vivai.
In merito alle principali lottizzazioni, si nota in particolare che troppo estesa
quella per le industrie leggere fra la ferrovia e la camionabile, e che non vi sono
previsti raccordi ferroviari, necessari e opportuni anche per le industrie leggere;
che la zona destinata alle attivit artigiane e piccole industrie fra la ferrovia e la
provinciale Lucchese troppo vasta e difetta di strade, che ne sono la principale
esigenza; che le vaste zone a verde pubblico e a parco allangolo sud-est dellag-
gregato urbano non sembrano avere plausibile giusticazione.
Sullampliamento edilizio, oltre i difetti di viabilit sopra accennati, si osserva che
completamente trascurato lo studio della naturale zona di ampliamento nella zona
di via Antonelli, valorizzata e bene studiata nei progetti premiati al concorso na-
zionale. In merito al risanamento edilizio e demolizioni, si nota che mentre si sono
previste costose demolizioni per presunte esigenze di viabilit non si accennato
affatto ad opportuni e facili risanamenti, per esempio nella zona di via del Gelso.
Sulle destinazioni ad edici e servizi pubblici, si osserva che opportuna quella
delleventuale nuovo campo sportivo, ad est del centro urbano; appaiono per
eccessive le aree di posteggio e deciente lo spazio per campi minori.
stato tenuto conto opportunamente di altre destinazioni o sistemazioni gi in
massima progettate; la destinazione della Fortezza Santa Barbara a Mostra del-
la pianta italiana ed esposizioni; lampliamento del Mercato Ortofrutticolo; lam-
pliamento del Mercato del Bestiame che per appare insufciente. Per le Scuole
elementari rionali, si nota che mentre se ne proposta una nella zona di Porta
San Marco a breve distanza da quella di via Cavallerizza, non ne stata propo-
sta alcuna nel popoloso rione di Porta Lucchese; quella di Porta Carratica appare
male ubicata e di difcile accesso rispetto al centro cui destinata. Per le scuole
superiori prevista la destinazione di unarea nellattuale campo sportivo, che non
sarebbe sufciente neppure per le esigenze dellIstituto Tecnico Industriale.
Fra le destinazioni affatto inidonee si nota quella per la nuova Caserma dei Vigili
del Fuoco contigua alla scuola Attilio Frosini; i progettisti non hanno riettuto che
uno dei requisiti principali richiesti per la scelta di aree di edici scolastici proprio
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quella della distanza da caserme, ofcine, ecc.
In merito alle mancate destinazioni le lacune principali sono oltre quella della
Scuola Tecnica Industriale: una area per un nuovo tiro a segno, aree idonee per il
decentramento dei servizi di Nettezza Urbana, per lo spostamento della Sardigna,
per alloggi popolari e ultrapopolari
20
.
Il sindaco Gentile ritiene di non tenere conto delle pesantissime critiche di merito
tecnico, di procedura e di legalit avanzate dal proprio Ufcio tecnico e procede alla
pubblicazione informale del piano, effettuata il 9 ottobre, e alla richiesta esplicita
del parere degli Enti pubblici cittadini. Esplicate queste formalit, senza nemmeno
aspettare le risposte degli enti interpellati, il Piano Regolatore viene adottato senza
discussione e senza modiche nella seduta del Consiglio Comunale del 10 novem-
bre 1951:
Il Consiglio Comunale, vista la deliberazione consiliare del 17 dicembre 1949 n. 373
con la quale stato conferito lincarico ai professionisti arch. Baldi Renato, arch.
Pieri Piero, geom. Bresci Leo, ingegner Rauty Natale. Udita la relazione dellasses-
sore ai lavori pubblici sig. Bresci, il quale comunicato che detti professionisti hanno
ultimato e presentato il progetto del Piano Regolatore Generale, illustra i punti
salienti del progetto stesso; vista le relazione in data 8 giugno 1951 illustrativa del
progetto redatta dai progettisti; visti gli elaborati Delibera di approvare il progetto
di nuovo Piano Regolatore della citt di Pistoia, andando ad effettuare la prescritta
pubblicazione del medesimo
21
.
Lapprovazione mancata
Allinizio del 1952 arrivano i pareri di due degli enti interpellati: il Comitato Olimpico
e il Provveditorato agli Studi di Pistoia. In questi pareri si rileva limportanza di man-
tenere il campo sportivo di Monteoliveto per la scarsezza di attrezzature di questo
tipo e per la sua vicinanza alle palestre; si suggerisce di demolire la pista per ciclisti e
sostituirla con attrezzature per latletica. Riguardo al nuovo stadio si suggerisce una
localizzazione a nord pi opportuna rispetto a quella proposta a est della citt. Si
rileva inoltre linsufcienza degli edici scolastici per tutti i gradi elementare, medio
e superiore e la inopportunit di spostare il campo sportivo perch indispensabile
allo svolgimento delleducazione sica negli istituti e scuole medie della citt.
Intanto il Provveditorato Regionale alle Opere Pubbliche per la Toscana, nel marzo e
nel maggio 1952, avendo ricevuto da alcuni cittadini ricorsi avversi al piano regola-
tore, ed evidentemente ignaro di tutto, scrive ripetutamente al Comune per avere
notizie circa gli studi che sembrerebbero in corso da parte di codesto comune per
20. Ibidem.
21. Deliberazione del Consiglio Comunale n. 18, 10 novembre 1951, Piano regolatore della citt, 1951,
UPRCUPT.
il Piano Regolatore e per offrire leventuale assistenza ed aiuto che per tali meri-
torie iniziative questo Istituto disposto a dare
22
.
Nel maggio il Provveditorato scrive di nuovo al Sindaco:
questo Provveditorato ha chiesto notizie circa gli studi che sembrerebbero in corso
da parte di codesta Amministrazione per il Piano Regolatore di codesta citt [...]
nel chiedere notizie questo Provveditorato offre anche lassistenza e laiuto che in
merito poteva dare la sua Sezione urbanistica
23
.
Il piano, non modicato a seguito delle osservazioni, viene nalmente inviato alla
Prefettura che, rilevata la mancanza del piano nanziario fra i documenti allegati,
lo richiede ripetutamente al Comune (si discute se sia necessario o meno il piano
nanziario per uno strumento di carattere pianicatorio generale ed emerge ancora
la difcolt del Comune ad interpretare ed applicare correttamente le norme urba-
nistiche vigenti). Comunque il Comune elabora e invia un piano nanziario di mas-
sima alla Prefettura che trasmette la pratica al Provveditorato Regionale ove, lappo-
sita commissione della sezione urbanistica, ne inizia lesame alla ne del 1952.
Il Piano, pur con tutti i dubbi sulla sua validit, viene comunque utilizzato dalla
commissione edilizia comunale, che non ha nessuno altro strumento di riferimen-
to, a parte linadeguato vecchio regolamento edilizio, per esprimere i pareri sulle
numerose domande di autorizzazione alla costruzione di edici e alla lottizzazione
di terreni. Ma proprio in seno alla commissione edilizia, emergono divergenze sulla
interpretazione da dare alle previsioni del piano, in particolare per quanto riguarda
le zone di rispetto che dovrebbero rimanere inedicate e sulle quali numerose sono
le domande di costruzione; dalla discussione emerge unaltra grave carenza del
piano: la mancanza di norme di attuazione che rende pressoch impossibile una sua
corretta interpretazione e applicazione.
Il Provveditorato esamina il piano e rileva immediatamente alcune gravi irregolarit
procedurali. Si avvia una sorta di braccio di ferro fra il Comune che tenta di difen-
dere la validit del piano e il Provveditorato che insiste sulla sua inadeguatezza
giuridica e di sostanza.
In una lettera del Provveditorato si legge:
A seguito del colloquio intervenuto col vice sindaco di Pistoia il 13 marzo presso
la Sezione Urbanistica di questo Provveditorato fu fatto rilevare che il piano stesso
non stato compilato per la totalit del territorio comunale e quindi in contrasto
con la legge urbanistica del 1942. Inoltre le previsioni del piano, per quanto si
22. Lettera del Provveditorato Regionale alle Opere Pubbliche per la Toscana al Sindaco di Pistoia. 14 marzo
1952, Piano regolatore 1951, UPRUCPT.
23. Lettera del provveditorato alle Opere Pubbliche al Sindaco di Pistoia. 17 maggio 1952. Da notare che il
Provveditorato preposto per legge alla approvazione dei Piani regolatori e vorrebbe attuare un rapporto di
collaborazione preventiva con il Comune. Piano regolatore della citt, 1951, UPRUCPT.
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riferisce alla citt vera e propria, non corrispondono alle costruzioni in corso di
attuazione e pertanto il progetto da considerarsi inadeguato. Lo stesso Vice sin-
daco ebbe a riconoscere la opportunit che il progetto fosse richiamato da codesta
Amministrazione al ne di procedere a tutte quelle modiche e integrazioni atte a
farne uno strumento realmente valido e applicabile. Non essendo pervenuta no
ad oggi nessuna richiesta di restituzione e non potendo questo Istituto trattenere
ulteriormente il progetto pregasi codesto Comune di comunicare quali intendi-
menti intenda adottare
24
.
Ma il Comune non procede ancora a richiamare il piano e allora il Provveditorato lo
restituisce alla Prefettura che lo trasmette al Comune con una lettera nella quale si
comunica che
la sezione urbanistica del Provveditorato, da un primo esame del piano regolatore
del centro urbano ha rilevato che il piano stesso non risponde alle norme della
legge urbanistica ed in particolare a quelle relative allart. 7 che prescrive che il
Piano Regolatore Generale di un Comune deve considerare la totalit del territorio
comunale, e che non sono ammissibili i Piani Particolareggiati se prima non sia
intervenuta lapprovazione di una programmazione urbanistica, sia pure di ampia
visualizzazione, comprendente tutto il territorio che amministrativamente gravita
sul capoluogo. Il Provveditorato pertanto ha restituito la pratica relativa che si alle-
ga alla presente per i provvedimenti di competenza dei quali si gradir notizia
25
.
Il Comune, con una lettera del Sindaco alla Prefettura e al Provveditorato del 19 luglio
1954, prende atto con una certa disinvoltura degli atti e della conseguente impossibi-
lit di addivenire ad una approvazione del piano regolatore. La lettera fa presente
che gi in precedenza era nota a questa amministrazione la inammissibilit del
proposto piano regolatore della citt, per cui gi stata predisposta la elaborazio-
ne di un nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Pistoia.
Nella stessa lettera si aggiunge incredibilmente che il progetto per la elaborazione
del nuovo piano regolatore generale afdato allUfcio Tecnico che ha presso-
ch ultimato lapprontamento degli studi di massima
26
.Con questa lettera viene
praticamente abrogato il progetto di piano adottato nel 1951 ma si ben lontani
dallaver avviato la progettazione di quello nuovo come ottimisticamente si crede
nella lettera stessa. Lincarico per il nuovo piano, la sua progettazione e approvazio-
ne richiederanno ancora anni e difcolt procedurali a non nire.
24. Lettera del Provveditorato Opere Pubbliche. al Sindaco di Pistoia, 3 aprile 1954, Piano regolatore della
citt, 1951, UPRCUPT.
25. Lettera della Prefettura al Sindaco di Pistoia, 25 maggio 1954, Piano regolatore della citt, 1951,
UPRCUPT.
26. Lettera del Sindaco di Pistoia alla Prefettura, 19 luglio 1954, Piano regolatore della citt, 1951,
UPRCUPT.
3. Il Piano regolatore del 1957. La pianicazione inutile
Il tentativo di adeguamento del Piano del 1951
Con la lettera del 19 luglio 1954 alla Prefettura di Pistoia il Comune prende dun-
que atto della inammissibilit del proposto piano regolatore della citt di Pistoia
elaborato nel 1951
27
. Ma ritiene che, con alcuni aggiustamenti, si possa rapida-
mente adeguare tale piano superando i rilievi critici emersi senza modicare sostan-
zialmente la sua impostazione generale ma semplicemente allargandolo allintero
territorio comunale e integrando gli atti mancanti (piano nanziario, norme di at-
tuazione, ecc.).
Nel frattempo emergono altri problemi che complicano ulteriormente la possibilit
di adeguare il piano. Nel maggio 1954 viene emanato un decreto ministeriale che,
ottemperando nalmente ad uno dei disposti della legge urbanistica del 1942, ren-
de noto lelenco dei Comuni obbligati alla redazione del piano regolatore generale
entro cinque anni (successivamente il termine viene ridotto da cinque a due anni)
che comprende anche il Comune di Pistoia; tale termine pu essere prorogato solo
in caso di comprovata necessit per un massimo di due anni dopo di che il Ministero
potr disporre dufcio la compilazione del piano.
Una lettera del Ministero del 21 luglio 1954 informa di ci il Comune e lo invita a
partecipare a una riunione nazionale di tutti i comuni compresi nellelenco che si
svolger al ministero nei giorni successivi. Il 14 agosto il Provveditorato invia anche
un fascicolo di istruzioni pubblicato dal Ministero a chiarimento della legge urba-
nistica.
Nel novembre del 1954 lUfcio del Genio Civile di Pistoia illustra ulteriormente al
Comune le modiche introdotte dalla legge che, oltre allelenco dei comuni com-
prende
una notevole semplicazione della procedura di approvazione dei piani regolatori
che era prima molto lunga e complessa; [in particolare] il parere del Consiglio
Superiore dei Lavori Pubblici sostituisce ogni altro parere di amministrazione attiva
e di corpi consultivi, fatta eccezione per il parere del Consiglio di Stato [...]. Tale di-
sposizione rende possibile un esame unitario e coordinato e ridurr sensibilmente
i tempi di approvazione, in modo che i Comuni potranno disporne rapidamente e
comunque prima che venga a scadere il periodo di due anni in cui vigono le misure
di salvaguardia
28
.
Il Genio Civile, inoltre, sollecita i comuni afnch rispettino i tempi di legge, sotto-
lineando che la proroga del termine sar concessa
27. Ibidem.
28. Lettera del Genio Civile di Pistoia ai Comuni di Pistoia e di Montecatini. Oggetto: Legge 9 agosto 1954 n.
640, art. 16 e 17. Modiche alla legge urbanistica 17 agosto 1942 n. 1150. 9 novembre 1954. Piano Rego-
latore della citt, 1951, UPRUCPT.
40
La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
41
La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
soltanto in casi di comprovata necessit; [che] il Ministero si atterr a criteri molto
rigorosi nel concedere eventuali proroghe; [che] qualora i Comuni interessati non
provvedano a presentare il Piano entro il termine, il Ministero potr disporre duf-
cio la sua compilazione: in tal caso il Comune non potr riutarne ladozione,
mentre la spesa di compilazione sar ugualmente a suo carico
29
.
Insomma si avverte da parte del Ministero e degli Ufci decentrati dello stato una
forte preoccupazione per il distacco fra le indicazioni delle leggi urbanistiche e la
consapevolezza dei soggetti cui sono rivolte i Comuni. Questo distacco dovuto
a due motivi. Il primo che la legge urbanistica esce nel 1942; lo stato di guerra i
problemi della ricostruzione, lo stato degli ufci comunali, il ripristino dei Consigli
comunali aboliti dal fascismo, le giunte e i sindaci nominati sul campo hanno reso
difcile ai Comuni assorbire i contenuti della legge. Il secondo motivo che la leg-
ge fortemente innovativa, moderna, propone un salto culturale non facilmente
assimilabile da una burocrazia tecnica locale abituata ad una routine quotidiana di
basso prolo.
Comunque, le innovazioni legislative e le conseguenti pressioni degli ufci decen-
trati dello Stato non impressionano pi di tanto il Comune di Pistoia: lUfcio Tec-
nico continua tranquillamente il lavoro per la modica del piano regolatore del
1951. A conferma di questo intendimento dellAmministrazione, nel febbraio 1955
il Sindaco sollecita lUfcio e ricorda che prossima la scadenza dei tempi per la
presentazione al Ministero degli elaborati per il nuovo piano
30
. E, il 28 febbraio, la
Giunta delibera di autorizzare la spesa di lire 98 mila per la riproduzione di fogli di
mappa catastali necessari alla formazione del piano.
Ma il Ministero pare effettivamente impegnato ad avviare una nuova stagione di
programmazione urbanistica a giudicare dallinsistenza con cui il Provveditorato
competente continua a richiedere al Comune di Pistoia informazioni sullo stato
dei lavori. Si ricordano le scadenze e le adempienze necessarie e si forniscono in-
dicazioni procedurali e materiale istruttorio elaborato dal Ministero appositamente
per aiutare i Comuni alla formazione dei piani. In particolare il Provveditorato non
molto convinto della soluzione adottata dal Comune di afdare la progettazione
del piano al proprio Ufcio Tecnico.
Con una lettera del 10 marzo, suggerisce esplicitamente che
il piano regolatore dovrebbe essere progettato da un collegio di professionisti for-
mato da elementi veramente capaci e specialisti in materia. Questo Provveditorato
pu anche essere autorizzato a proporre il nominativo di un urbanista veramente
allaltezza dellimportanza del compito da svolgersi. A questo esperto urbanista,
dovrebbero essere afancati due altri esperti uno designato dallAmministrazione
29. Ibidem.
30. Lettera del Sindaco di Pistoia allIngegnere Capo del Comune, 8 febbraio 1955, Piano regolatore della
citt, 1951, UPRUCPT.
comunale e laltro dalla sezione toscana dellistituto nazionale di Urbanistica
31
.
Alla direzione di questo gruppo di esperti, si concede, potrebbe essere designa-
to lIngegnere Capo dellUfcio Tecnico
32
. Il Provveditorato suggerisce inoltre la
formazione di una commissione consultiva formata dai rappresentanti degli enti o
istituti maggiormente interessati. Si dilunga poi a denire le modalit e i tempi di
elaborazione, i rapporti del Comune con i progettisti e il ruolo della commissione.
Il Comune non pare gradire molto questa pressante tutela e con lettera del 13 apri-
le, nella quale pare di cogliere una sfumatura ironica, comunica al Provveditorato
che avendo
con acuto interesse esaminato la dettagliata proposta della S.V. e premettendo che
della redazione del PRG stato da tempo incaricato il dipendente Ufcio Tecnico,
si comunica che allo stato attuale gi ultimato lapprontamento degli elemen-
ti basilari e principali della progettazione e sono iniziati alcuni studi di problemi
particolari, essendo intendimento dellAmministrazione che, per quanto possibile
e con la debita estensione a tutto il territorio comunale, il progetto in corso non
debba divergere eccessivamente dal PRG gi rinviato a codesto Istituto nellaprile
del 1954
33
.
Il Sindaco precisa ancora che lAmministrazione del resto intende avvalersi nel
massimo grado della competente consulenza (per indiscutibile efcacia e valore
pratico) di codesta Sezione Urbanistica
34
. E dopo aver espresso la fondata speran-
za di poter presentare allapprovazione il nuovo PRG entro un periodo di tempo ben
inferiore a quello stabilito (1 settembre 1956),
conscio della importanza capitale di fornire a Pistoia uno snello e completo rego-
lamento urbanistico, non intendo a priori escludere la possibilit di proseguire la
progettazione del PRG incaricandone un tecnico qualicato
35
.
Da questa lettera, oltre ad un certo fastidio per linsistenza con cui il Provveditorato
si preoccupa di tutelare molto da vicino loperato del Comune, emerge che il Sinda-
co pensa ancora di mantenere il Piano Regolatore del 1951 con poche modiche.
Non si reso, o non vuole ancora rendersi conto, che il piano del 1951 totalmente
inadeguato, non solo per le sue carenze documentali, ma anche per la qualit delle
scelte e le modalit di redazione e deve essere totalmente riprogettato.
31. Lettera del Provveditorato Opere Pubbliche al Sindaco di Pistoia. 10 marzo 1955, Piano regolatore della
citt, 1951, UPRCUPT.
32. Ibidem.
33. Lettera del Sindaco di Pistoia al Provveditorato Opere Pubbliche della Toscana e alla Prefettura. 26 aprile
1955, Piano regolatore della citt, 1951, UPRUCPT.
34. Ibidem.
35. Ibidem.
42
La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
43
La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
evidente che il Ministero non ritiene lUfcio Tecnico del Comune tecnicamente e
culturalmente capace di redigere un Piano Regolatore adeguato alle esigenze. Nel
maggio il Ministero ricorda ancora che la scadenza per la formazione del piano del
Comune di Pistoia il 1 settembre 1956, che scaduto tale termine si provveder alla
compilazione dufcio
sempre che beninteso, non ricorrano ragioni tali da giusticare la concessione di
una proroga [...] per la quale questo ministero si atterr a criteri molto rigorosi e
ciper evitare che siano frustrati gli scopi della norma, ispirata evidentemente alla
inderogabile necessit che i Comuni di maggiore importanza siano nel pi breve
tempo dotati di un Piano regolatore operante. Tale esigenza pi che mai sentita
in questo momento di grande espansione edilizia, alla quale lo Stato concorre
attraverso molteplici e notevoli forme di intervento, si che non pu farsi a meno di
quel dispositivo urbanistico, che, oltre ad assicurare disciplina delle costruzioni,
destinato ad esercitare pure una azione efcace sullo sviluppo economico e sociale
della citt
36
.
Inne si prega perentoriamente il Comune di voler cortesemente fornire a que-
sto Ministero, entro breve termine e, comunque, non oltre venti giorni dalla data
della ricezione della presente, precise notizie in merito allattuale stato degli studi
per lelaborazione del progetto di piano
37
.
La rinuncia al piano del 1951 e lincarico per un nuovo piano
Il 9 maggio 1955 si svolge presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici una con-
ferenza di servizi fra il Comune di Pistoia e i rappresentanti di vari ufci competenti
dello Stato che evidenzia sostanziose differenze tecniche e di impostazione fra il
Comune e gli altri enti partecipanti.
Per il collegamento della viabilit montana con il raccordo autostradale il Comune
difende la soluzione contenuta nel piano del 1951 che utilizza il viale Adua pro-
seguendolo a sud perch pi economica e pi corta di cinque chilometri rispetto
alla soluzione proposta dallANAS di fare una nuova strada che partendo da Ca-
postrada sia molto pi esterna per allontanare sensibilmente il trafco pesante
dalla citt (una soluzione simile a quella che poi verr adottata). Emerge inoltre
la necessit di considerare per tempo le eventuali autorizzazioni per consentire
lattraversamento del campo di volo necessario per il raccordo con lautostrada.
Si concorda sulla ubicazione della nuova zona sportiva a nord della citt. Ma la
Sovrintendenza si oppone decisamente alla proposta del Comune di utilizzare le
36. Circolare del Ministero dei Lavori Pubblici al Comune di Pistoia. Oggetto: Decreto Interministeriale 11
maggio 1954 n. 391. Primo elenco dei Comuni obbligati a redigere il Piano Regolatore Generale del proprio
territorio. 2 maggio 1955, Piano regolatore della citt, 1951, UPRUCPT.
37. Ibidem.
ampie aree libere allinterno delle mura attualmente adibite a vivaismo come aree
di espansione residenziale compresa lidea di lottizzare larea liberata dal campo
sportivo e insiste afnch su tali aree sia mantenuto un vincolo inedicandi totale.
Ancora, il Comune vuole riconfermare la zona industriale prevista dal piano del
1951 nei pressi della zona vivaistica mentre il Provveditorato ritiene che non sia il
caso di appesantire tale zona e propone di prevedere dei nuclei satelliti in modo
da non soffocare la citt con un anello continuo e compatto di zone di sviluppo.
Su questo il Comune non si esprime. Si propone anche di prevedere la costruzione
di strade panoramiche per valorizzare il territorio collinare anche a ni turistici. Si
parla poi dei vari problemi relativi alle fognature e agli acquedotti e agli scariche
nei torrenti Brana e Ombrone.
Insomma da questa conferenza emerge una posizione del Comune teso a difendere
il piano gi progettato con posizioni urbanistiche arretrate, mentre gli Ufci decen-
trati dei vari Ministeri insistono per una riprogettazione pi ampia e adeguata e per
una qualit urbanistica di maggior respiro culturale e funzionale.
Appare sempre pi evidente che il piano del 1951 non idoneo e difcilmente cor-
reggibile. Ma ancora il 7 giugno 1955 il Sindaco, in risposta ad una interrogazione
dellopposizione, ribadisce che
il Provveditorato ha invitato lAmministrazione a fare studiare il piano
regolatore da un collegio di professionisti, che da circa otto mesi lUf-
cio Tecnico del Comune stato incaricato di compilare il piano e attual-
mente la compilazione a buon punto, che si prevede di presentare al
Consiglio Comunale il piano regolatore entro il corrente anno
38
.
La questione dellincarico per la progettazione del piano viene nuovamente ripresa
da una interrogazione dellopposizione del 23 giugno:
appreso che codesta amministrazione, diversamente da quanto aveva fatto la pre-
cedente amministrazione Corsini, ha creduto opportuno di afdare un incarico di
cos vasta importanza quale la preparazione del piano regolatore allUfcio Tecnico
Comunale e che ha mantenuto tale incarico nonostante linvito del provveditorato
alle Opere Pubbliche a fare studiare il piano da un collegio di professionisti specia-
listi della materia: rilevato altres che la stessa amministrazione da Lei presieduta in
altra occasione dimostrava di aver ben scarsa ducia nella competenza urbanistica
dei tecnici comunali in quanto afdava a liberi professionisti il ben pi semplice
incarico di progettare il piano di lottizzazione di Monteuliveto; interpella la S.V. per
sapere quali criteri incomprensibili per la cittadinanza segua codesta amministra-
zione per decidere quali incarichi debbano essere espletati dai tecnici comunali e
per quali invece ci si debba valere dellopera di professionisti.
38. Risposta del Sindaco di Pistoia all Interpellanza del gruppo DC. 7 giugno 1955, Piano regolatore della
citt, 1951, UPRUCPT.
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
45
La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
Si chiede inoltre di precisare
quali sono personalmente i tecnici comunali incaricati della compilazione del pia-
no, ed a chi sia afdata la loro direzione: e se non si ritenga opportuno racco-
mandare agli stessi di evitare ogni indiscrezione sul contenuto del piano, che pu
offrire occasione di inammissibili speculazioni
39
.
I persistenti rilievi sulle difcolt dellUfcio Tecnico e sulla necessit di coinvolgere
professionisti esperti costringono lAmministrazione a capitolare e, nalmente, nel-
la seduta del Consiglio Comunale del dicembre 1955, il Sindaco
comunica che la Giunta Municipale ha manifestato lopportunit di incaricare al-
cuni professionisti, esperti in urbanistica, ad una collaborazione con i funzionari
dellUfcio Tecnico Comunale nellapprontamento del nuovo piano regolatore.
Propone di conferire detto incarico, che potrebbe essere esplicato pi che altro
come consulenza tecnica specializzata, allarchitetto Lando Bartoli e allingegner
Francesco Spinelli, noti esperti in urbanistica della Toscana
40
.
Il Consigliere Nanni propone che lincarico in argomento venga esteso al professor
Piccinato, urbanista di nota fama
41
.
In risposta alle domande di un consigliere il Sindaco insiste ancora che
la progettazione in corso presso lUfcio Tecnico si trova a buon punto [...] rileva
inoltre che un eventuale incarico di collaborazione al progetto da parte di liberi
professionisti non pu comunque menomare il prestigio dei funzionari dellUfcio
Tecnico Comunale, in quanto la loro capacit professionale stata in pi occasioni
messa in risalto, ma non hanno n pretendono di avere una particolare competen-
za nel campo urbanistico. Precisa che lincarico dovrebbe limitarsi ad una collabo-
razione pi che altro di consulenza
42
.
Questa precisazione del sindaco evidenzia, oltre alla sua scarsa convinzione, unam-
biguit rispetto alla volont del Consiglio
di conferire allArch. Prof. Piccinato, allarch. Prof. Bartoli ed allingegner Spinelli
lincarico per lo studio e consulenza nella progettazione del nuovo piano regolato-
re in collaborazione con i funzionari dellUfcio Tecnico Comunale
43
.
evidente la diversit: iI Sindaco sottolinea, come oggetto dellincarico sia una col-
39. Interrogazione del consigliere comunale Stanghellini. 23 giugno 1955, Piano regolatore della citt, 1951,
UPRUCPT
40. Deliberazione del Consiglio comunale n. 311 del 21 dicembre 1955, Piano regolatore della citt, 1951,
UPRUCPT
41. Ibidem.
42. Ibidem.
43. Ibidem.
laborazione pi che altro di consulenza, mentre la delibera del Consiglio parla di
incarico per lo studio del piano.
A questa ambiguit se ne aggiunge unaltra sulla collegialit dellincarico ai profes-
sionisti. In una lettera del 29 maggio lUfcio Tecnico del Comune chiede al Sindaco
di decidere se lincarico di studio e consulenza devesi considerare riunito e conferito
indistintamente ai tre professionisti come inequivocabilmente risulta dalla delibera si
avr una elaborazione assai lenta per la impossibilit di frequenti riunioni fra i pro-
gettisti orentini e il Prof. Piccinato abitante a Roma. Se invece lincarico deliberato
devesi considerare ben distinto come era nelle intenzioni della Giunta (lo studio pro-
gettuale ai professionisti orentini e la sola consulenza al Prof. Piccinato), in tal caso
il gruppo orentino, che ha gi ben condotto e approfondito lo studio preliminare
pu procedere sollecitamente
44
. Finalmente il 20 ottobre 1956 il Consiglio Comuna-
le chiarisce gli equivoci: allarchitetto Bartoli e alIingegner Spinelli conferito lincari-
co della progettazione del piano mentre lUfcio Tecnico chiamato a collaborare e
allArch. Luigi Piccinato resta afdato lincarico della sola consulenza nelle succes-
sive fasi dellanalisi critica dei problemi urbanistici, della impostazione del piano
regolatore e dellesame delle soluzioni concretate
45
.
A giusticazione dei ritardi rilevati dalla minoranza nel corso della riunione il Sindaco
accenna che la redazione di un piano regolatore molto laboriosa e non pu
essere fatta in breve tempo: che lapprontamento del materiale cartograco
stato ritardato dalla mancata approvazione da parte dellautorit tutoria; che gi
sono stati approntati disegni, planimetrie e fotograe; che i progettisti hanno gi
iniziato lo studio del progetto
46
.
Assicura inne che il progetto del piano potr essere ultimato in breve tempo.
Le proroghe dei termini
Intanto si avvicina la scadenza dei termini per la compilazione del piano ssata al 1
settembre 1956; il 24 luglio il Ministero, ricorda tali termini e chiede di far conoscere
con la maggiore sollecitudine possibile a che punto si trovino gli studi relativi alla detta
compilazione
47
. E nellagosto, a pochi giorni dalla scadenza, il Comune pur non po-
tendo presentare il piano entro il primo settembre ritiene comunque di poterlo com-
44. Lettera dellIngegnere Capo al Sindaco. 29 maggio 1956, Piano regolatore della citt, 1951, UPRUCPT.
45. Deliberazione del Consiglio Comunale n. 181. 20 ottobre 1956. Ratica della deliberazione della Giunta
municipale n. 1045 del 19 settembre 1956. Piano regolatore, incarichi per la progettazione, Piano regolato-
re della citt, 1951, UPRUCPT.
46. Ibidem.
47. Lettera del ministero LL.PP. al Comune di Pistoia, al Prefetto e al Provveditorato. 24 luglio 1956, Piano
regolatore della citt, 1951, UPRUCPT
46
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47
La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
pletare a presentare allincirca entro sei mesi ed in tal senso pertanto crede necessario
richiedere a codesto Ministero una proroga. Motiva tale richiesta ricordando che
dopo la conferenza del maggio 1955 si provvide a nominare la commissione di
tecnici incaricati [...]. Successivamente in numerose riunioni la Giunta assieme ai
progettisti, pervenne alla denizione dei criteri di massima a cui si sarebbe dovuto
ispirare il nuovo piano regolatore. In seguito vennero iniziati i lavori cartograci, i
rilievi planimetrici, il reperimento dei dati statistici necessari e le valutazioni quan-
titative dei fenomeni economici e sociali e dei prevedibili sviluppi futuri di essi.
Quando ormai i lavori erano iniziati, i periodi di attivit pre-elettorale, elettorale e
post-elettorale determinarono necessariamente un rallentamento dei lavori, anche
tenuto conto che uno dei progettisti, larch. Bartoli, Assessore ai lavori pubblici del
Comune di Firenze, era trattenuto da molteplici impegni politici
48
.
Il Comune ottiene una prima proroga no al 28 febbraio 1957. Il 6 febbraio 1957
sar costretto a chiederne una seconda. I motivi della proroga sono dovuti:
al completamento e aggiornamento delle planimetrie al 2.000, alla riduzione di
questi fogli al 5.000 e al 10.000 col processo fotograco, alla raccolta dei dati
statistici nonch allesame e alla valutazione di tutte le caratteristiche ambientali
di questo Comune e dei rilievi di tutto quanto concerne i complessi fenomeni di
indole economica e sociale. [...] altres necessario considerare che sono ancora
in corso gli studi destinati a portare alla denizione del piano di smaltimento delle
acque luride della citt e sobborghi [...]. Premesso quanto sopra, tenuto presente il
lavoro gi eseguito e tutto quello che resta ancora da eseguire, udito il parere dei
progettisti, stata riconosciuta la necessit di chiedere una ulteriore proroga il cui
termine si ritiene possa essere quello del 31 dicembre dellanno in corso
49
.
Ma, per arrivare alla conclusione dei lavori, e inviare il piano al Ministero per lap-
provazione saranno ancora necessarie altre due proroghe, regolarmente concesse
dal Ministero: una prima no al 30 giugno e una seconda no al 31 agosto 1958.
Le linee orientative per la redazione del nuovo piano
I progettisti incaricati per la stesura del piano regolatore iniziano a studiare le carat-
teristiche e a denire le necessit del territorio comunale gi n dal 1956. Il 2 e il
6 marzo si svolgono due riunioni fra i progettisti del piano e gli amministratori per
denire gli orientamenti generali dellAmministrazione. Gli orientamenti progettuali
deniti nella riunione sono riassunti in una relazione che i tecnici inviano al Sindaco
nel febbraio 1957 con la richiesta di una conferma.
48. Lettera del Comune di Pistoia al Ministero LL.PP. 14 agosto 1956, Piano regolatore della citt, 1951,
UPRUCPT.
49. Lettera del sindaco al Ministero LL.PP. 6 febbraio 1957, Piano regolatore della citt, 1951, UPRUCPT.
Nella riunioni si sono posti cinque quesiti riguardanti:
il fenomeno di abbandono della montagna e della campagna, lorganizzazione dei
luoghi di lavoro, la valorizzazione degli interessi turistici e di quelli artistici e mo-
numentali, il problema del trafco sia per quanto riguarda larrivo alla citt sia per
i collegamenti con le direttrici regionali ed inne il piano economico e nanziario
per lattuazione graduale del piano
50
.
La relazione sintetizza anche le risposte emerse nel corso delle due riunioni:
La popolazione dellintero territorio comunale di circa 80.000 abitanti distribuita
cos: 40.000 nel capoluogo del Comune, 40.000 nel resto dei territorio comunale.
Lincremento registrato in questi ultimi anni quello vericato nellultimo quin-
quennio (1951-56) durante il quale la popolazione aumentata di 2400 unit. [...]
Perci nel Comune di Pistoia non esiste un problema vero e proprio di aumento
di popolazione, in senso assoluto, da giusticare provvedimenti urbanistici con-
seguenti e radicali. Il fenomeno che deve essere preso in considerazione, invece,
il movimento della popolazione allinterno del Comune per effetto dellabban-
dono della montagna e della tendenza delle popolazioni di montagna ad avvi-
cinarsi alla citt. Queste popolazioni tendono ad insediarsi nella pianura, nelle
vicinanze della citt, ma non allinterno di essa, bens nei borghi e nei casolari
che rappresentano ambienti caratteristici del Comune di Pistola e dai quali sono
facilmente raggiungibili i posti di lavoro sia nella campagna, sia in citt, ora che
le distanze sono notevolmente accorciate dai moderni mezzi di locomozione.
Contribuisce a determinare questo fenomeno la malattia del castagno che ha
rappresentato sempre una componente notevole nelle condizioni di economia
della montagna.
Lincremento di popolazione quindi trascurabile ma il movimento di popolazione
indica lesodo della popolazione di montagna verso la citt con tendenza a pre-
ferire i centri minori costituenti i tradizionali borghi o nuclei periferici (Bottegone,
Agliana, Candeglia, ecc); non sono prevedibili circostanze che possano far pensare
ad un fenomeno inverso di ritorno verso la montagna; lindustrializzazione futura
del lavoro dei terreni agricoli di pianura fa prevedere necessario il potenziamento
sul piano urbanistico, di questi nuclei e la funzione che essi eserciteranno sulla
organizzazione della citt di cui essi necessariamente verranno a far parte.[...]
Per quanto si riferisce al secondo quesito, si prende in considerazione la particolare
situazione del Comune di Pistola sotto il prolo del lavoro. Questo rappresentato
principalmente dallagricoltura, dallartigianato e dalla piccola industria, dal com-
mercio e, in parte non sensibile, dalla cosiddetta industria pesante (Sangiorgio) [...]
Lamministrazione non ravvisa, nella tendenza attuale della evoluzione dei sistemi
50. Quesiti per il piano Regolatore di Pistoia. Relazione inviata al sindaco con lettera delling. Capo dellufcio
tecnico del 14 febbraio 1957: A seguito delle riunioni fatte lanno decorso in questa sede comunale presenti
i progettisti arch. Bartoli e Ing. Spinelli, essi hanno compilato lunita relazione di recente consegnata a questo
Ufcio. Essi chiedono la conferma da parte della S.V. e della Giunta Municipale di tale relazione e se vi sono
aggiunte o modiche da fare, Piano regolatore della citt, 1951. UPRUCPT.
48
La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
di produzione e di lavoro, circostanze od elementi tali da giusticare trasformazio-
ni sensibili di tale carattere.
Pertanto ssa i seguenti punti programmatici nati dallesperienza e dallosserva-
zione:
a) essendo lattivit di lavoro cui attende la maggior parte della popolazione non
dedita al lavoro dei campi, quella dellartigianato e della piccola industria a carat-
tere familiare, opportuno che nella impostazione del piano regolatore si faccia la
previsione di questa particolare circostanza per cui non vi sar in genere, separa-
zione netta fra residenza e lavoro [...]
b) prevedibile che nel prossimo futuro leconomia pistoiese possa essere svilup-
pata non tanto con la impostazione delle industrie pesanti, quanto con la istituzio-
ne di particolari industrie che rientrano fra le risorse naturali della zona come lin-
dustria meccanica, chimica, alimentare, ecc., pertanto sar opportuno prevedere
una zona che possa accogliere queste eventuali iniziative: zona ben distinta nella
organica distribuzione delle zone di sviluppo della citt.
c) Saranno da prevedere anche zone residenziali pure e semplici sia per ledilizia
sovvenzionata sia per quella privata. [...]
Passando al terzo quesito si rileva che non esiste un problema turistico vero e pro-
prio [...] linteresse per i monumenti porta a Pistoia una corrente turistica giorna-
liera che non giustica particolari attrezzature alberghiere. Le zone climatiche sono
appetite da elementi locali o provinciali ed da favorirne lincremento [...]
Il quarto quesito porta lattenzione degli intervenuti sul problema dei collegamenti.
da tutti riconosciuto che lo schema dei collegamenti attuali costituenti lo schema
della grande viabilit debba essere conservato, non modicato nellimpostazione
generale, ma notevolmente migliorato con opportune varianti e nuovi collega-
menti per ovviare allinconveniente di dovere attraversare, come ora avviene, i cen-
tri abitati con le strade di grande comunicazione. Si riconosce da tutti opportuno
che il sistema costituito dai collegamenti est-ovest (autostrada e suo collegamento
con la citt, strada pratese, orentina, lucchese, ecc.) sia migliorato e liberato dalle
strettoie che ora lo caratterizzano e che venga integrato con un valido sistema di
collegamenti nord-sud (uno nella zona ovest la camionale ed uno nella zona
est nuova strada di Valdibure) che costituiscano anche le grandi propaggini che
avvicinino la citt, la periferia e la campagna alla montagna.
Le nuove strade dovranno avere caratteristiche moderne e non correre il rischio di
scadere dopo pochi anni nelle stesse condizioni di insufcienza delle vecchie, men-
tre i tratti di vecchia viabilit, intorno ai quali si sono formati i tradizionali borghi,
verranno conservati e sar favorita la nascita dei nuovi nuclei abitati intorno
51
.
La relazione esaminata dalla nuova Giunta, insediata il 18 giugno 1956, appro-
vata e illustrata ad una rappresentanza del Consiglio Comunale nellaprile 1957 e
poi demandata per precisazioni e approfondimenti ad una commissione che non
concluder niente .
Nellagosto 1957 per denire lesame degli orientamenti generali del piano e otte-
51. Relazione: Quesiti per il piano Regolatore di Pistoia. Inviata al sindaco con una lettera dellIngegnere Capo
dellufcio tecnico del 14 febbraio 1957, Piano regolatore della citt, 1951, UPRUCPT.
nere un maggiore coinvolgimento delle opposizioni, tenuto conto che con le ele-
zioni dellanno precedente stata insediata una nuova amministrazione, il Sindaco,
Giuseppe Gentile, ritiene opportuno convocare il Consiglio Comunale. Con questa
riunione si determina una maggiore consapevolezza delle linee orientative che sono
sostanzialmente condivise anche dallopposizione e comincia a denirsi un approc-
cio teorico urbanistico pi moderno e lungimirante in particolare negli interventi
dellarchitetto Bartoli e del professor Piccinato di cui si riportano alcuni stralci:
La citt di Pistoia si trova nella zona sud del comune, in pianura, serrata a sud
dal suo tessuto urbano, dallautostrada, dalla ferrovia e dalla presenza dellunica
industria di rilievo che per impedisce alla citt quella naturale espansione a sud
che sarebbe il completamento della espansione storica dalla prima cerchia in poi.
C poi ad ovest lo sbarramento della porrettana che confermato dalla camiona-
bile. Vi sono per contro elementi favorevoli, quali i cimiteri, che, con i loro vincoli,
hanno conservato un grande anello di protezione intorno alla citt [...] laspetto
negativo di Pistoia la duplice funzione che le grandi vie di comunicazione hanno
in prossimit della citt, funzione di vie di trafco e di strade di borgo [...] Queste
strade si sono venute a trovare talmente congestionate per il trafco in continuo
aumento e per il numero delle costruzioni per cui la duplice funzione di strade di
comunicazione e strade interne di borgo non pi possibile. Si viene cos a dare
una indicazione precisa che il Consiglio deve confermare o no, cio conservare alle
grandi vie di comunicazione vicino alla citt il carattere di strade di borgo per quelli
sviluppi edilizi che gi vi sono e per quelli previsti e di prossima attuazione, e per
il trafco prevedere il raddoppio, fare varianti [...] con nuove strade che devono
essere strutturate in modo da impedire il ripetersi delle stesso fatto negativo [...]
strade non molto larghe ma protette e cio con vincolo di non costruzione e con
vincolo di non immettere in esse strade non previste dal PRG [...].
A nord c pace e tranquillit, la parte pi bella della citt, lunica apertura
rimasta verso la natura, e allora stato detto, quella la parte a cui si deve lasciare
tutto linteresse paesistico e quindi mantenere lattuale zona sportiva a pendant
con quel fatto negativo che sono le Casermette [...] Di questo parco sportivo
prevista lespansione sulla destra per arrivare no a contatto con le Casermette e
sulla sinistra per arrivare a contatto col quartiere di Capostrada. [...]
Resta ora da parlare della zona industriale. [...] LAmministrazione precedente disse
che non si prevedeva sviluppo industriale ma che bene anche non pregiudica-
re la possibilit di sviluppo per le industrie artigianali che pi si adatterebbero al
territorio verso Pistoia con promiscuit di artigianato e abitato. bene che lam-
ministrazione si pronunci anche su ci dato che il PR del 1951 aveva previsto
unampia zona industriale nella zona che si ritiene la meno confacente ma che era
giusticata dalla presenza di una industria e dalla ferrovia ma che verrebbe a chiu-
dere inevitabilmente qualunque possibilit di sviluppo nella zona di pi naturale
espansione della citt
52
.
52. Deliberazione del Consiglio Comunale n. 399 del 12 agosto 1957, Piano regolatore della citt, 1957,
UPRUCPT.
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Nel dibattito intervengono i consiglieri di maggioranza (Tani, Franconi, Baldi) e di
minoranza (Cariglia, Rauty, Bianchi): dagli interventi emergono alcune proposte
(zona industriale al campo di volo, innestare la circonvallazione nord sopra Piazza,
costruire un asse panoramico sopra il Villone Puccini per completare lanello, pre-
vedere case popolari sulla via di Valdibrana) ma pi o meno tutti manifestano una
sorta di disagio derivante dalla non piena comprensione dei problemi urbanistici
che vengono proposti.
Il professor Piccinato concludendo ribadisce che
vero che ogni piano viene sempre troppo tardi, in tutte le citt si deve program-
mare lavvenire quando in gran parte questo avvenire gi stato compromesso [...]
Pistoia ancora si difende nonostante gli errori di un passato lontano e recente, ha
ancora delle possibilit [...] ha un suo organismo storico meraviglioso da tutelare.
Pistoia non si sviluppata ad anelli concentrici [...] lo sviluppo si avuto verso sud e
sud-ovest ma anche lungo le altre strade la Pratese, la Modenese, ecc. lo sviluppo
edilizio ha dato luogo ai borghi in linea [...] si nito per realizzare male o bene,
pi male che bene, non gi la citt a macchia dolio concentrica, ma la citt distri-
buita a settori aperti verso lesterno espansa per nuclei distanziati
53
.
Questo schema stellare della citt con i suoi nuclei esterni sviluppati in linea, secon-
do Piccinato, non deve essere soffocato, ma confermato e riqualicato. Il professore
insiste anche sulla necessit di programmare una zona industriale,
non per nel senso che si debba sviluppare una grande patacca industriale a sud
della San Giorgio e pi grande meglio . Lindustria deve essere in linea a mar-
gine delle strade e delle ferrovie [...] nel nostro PRG sar bene creare una fascia di
zona industriale lungo la ferrovia di levante, verso Prato
54
.
La seduta si conclude con un accoglimento sostanziale dellimpostazione proposta
dai progettisti.
Io penso conclude il Sindaco che in linea di massima le indicazioni della passata
amministrazione sono rimaste valide, pur essendo valide anche alcune osservazio-
ni fatte da chi intervenuto [...] si possono accettare quei suggerimenti venuti dal-
la maggioranza e dalla minoranza che non potranno variare fondamentalmente
quello che stato fatto
55
.
53. Ibidem.
54. Ibidem.
55. Ibidem..
I contenuti del Piano
Denite le scelte fondamentali, raccolte le varie osservazioni, risolti i soliti problemi
cartograci e di disegno si procede alla stesura nale praticamente ultimata nel
novembre del 1957 (g. 11 e carta allegata).
La relazione
La relazione di accompagnamento non descrive dettagliatamente le scelte del piano
e si divide in due parti, una di analisi e una di progetto. Dallanalisi, raccolta in nove
pagine e sette capitoli (Pistoia nella regione, caratteristiche geograche del territo-
rio, notizie storiche, le indagini, il trafco, monumenti e zone di interesse paesistico
e panoramico, industrie e attivit artigiane) si riportano le poche osservazioni che
hanno una qualche attinenza con le scelte di progetto:
11. Piano Regolatore del 1957
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Gravi furono le conseguenze della guerra sul patrimonio edilizio della Provincia ed
in particolare della citt di Pistola che ebbe il 55% delle abitazioni distrutte o dan-
neggiate. Tali ingenti distruzioni provocarono nel dopoguerra una attivit edilizia
molto intensa, tanto che attualmente stato ricostruito il 90% dei vani distrutti.
Nonostante il poderoso sforzo di ricostruzione (1.179 abitazioni) e di nuove co-
struzioni (439) non si raggiunta la sufcienza del numero di alloggi: in dipenden-
za oltre che dei danni di guerra anche dellincremento della popolazione e della
formazione dei nuovi nuclei familiari, e pertanto allo stato attuale risultano ancora
senza tetto circa 300 famiglie. in corso di attuazione un vasto programma di
costruzione nellambito delle vigenti leggi per lincremento delledilizia popolare e
per leliminazione delle case malsane che tuttavia non potr risolvere il problema
degli alloggi se non integrato adeguatamente da nuovi provvedimenti e da un ul-
teriore progresso delledilizia privata [...]. Dentro il perimetro delle mura medicee e
nelle propaggini del centro urbano sulle antiche direttrici di trafco, numerosi sono
i fabbricati di vecchia costruzione. Il 72% di questi di data anteriore al 1900 e
presenta spesso gravi decienze di carattere igienico [...]. Ampie zone soprattutto
intorno ai borghi hanno bisogno di un risanamento radicale per il quale occorrer
un piano particolareggiato onde individuarne con precisione i termini e le possibi-
lit di attuazione [...] Si detto, molto opportunamente che se v una citt che
riveli, guardata dallalto, il carattere della sua storia, la sua forza di espansione nei
secoli questa Pistoia. Infatti, non solo questa visione ci permette di rilevare la sua
struttura urbana, la posizione delle sue successive cerchie di mura e le successive
espansioni tentacolari che segnano le direzioni di quattro vie, per le quali i pistoiesi
di una volta come quelli di oggi comunicano con le vicine citt; ma possibile
renderci conto della singolare bellezza del territorio circostante che a tale quadro
fa da cornice a mezzo delle colline, delle montagne, delle valli, dei umi, dei fossi,
delle pianure ubertose che tutte insieme costituiscono il naturale complemento al
signicato anche formale e urbanistico di Pistola citt [...] Le principali risorse di la-
voro del Comune di Pistoia sono rappresentate dallattivit artigianale e ortovivai-
stica, come facile desumere dalle caratteristiche topograche del comune stesso
[...] ci che assolutamente sfugge lattivit del lavoro cos detto familiare. Infatti,
lungo i borghi, presso i casolari, nelle vicinanze degli aggregati urbani pi o meno
importanti, lungo le direttrici che si snodano verso Prato-Montale-Firenze, tutto
un rumore, tutto un martellare di telai casalinghi presso i quali i giovani, uomini
e donne e ragazzi futuri operai, attendono alla tessitura. Pertanto fatta eccezione
per quelle industrie organizzate e a struttura centralizzata, una grande parte delle
attivit di lavoro conservano caratteristiche casalinghe che danno una particolare
sionomia alla struttura sociale dellintero comune
56
.
La seconda parte della relazione affronta le scelte progettuali del piano con parti-
colare riferimento allimpostazione, alle motivazioni generali, urbanistiche e lo-
soche. Dopo un accenno allimpostazione del concorso del 1936 e alle indica-
zioni politico amministrative gi sopra descritte, si ricordano eventi pi generali ed
esterni
56. Comune di Pistoia. Piano Regolatore Generale. Relazione. Piano regolatore della citt, 1957, UPRCUPT.
che sfuggono allanalisi quantitativa ma che offrono materia di seria e attenta
considerazione per orientare i programmi in senso qualitativo verso certe nalit.
Questi sono: 1) lautostrada del sole Milano Napoli, 2) il fenomeno dellabban-
dono della montagna e dellalta collina da parte delle popolazioni depresse, 3) il
conseguente attestarsi di queste nei borghi della citt; la persuasione delle civiche
amministrazioni (ricorrente con ostinata fede) in un destino industriale di Pistola
che non sia limitato alle attuali risorse, ma che preveda ed estrapoli il fenomeno in
atto di piccole industrie che si creano sulle propaggini tentacolari che da Pistoia si
dirigono verso Prato, Firenze, Montale, Lucca, ecc. [...] Questi fatti non valutabili
e non esattamente denibili rappresentano per quelle indicazioni di prospettive,
di funzioni e di sviluppo di cui occorre tener conto nella impostazione di un piano
regolatore a grande prospettiva che tanto pi sar valido a tempo indeterminato
quanto pi lascer spazio al determinarsi dei fenomeni
57
.
La relazione descrive poi il progetto cominciando dalla grande viabilit. Le grandi
direttrici di scorrimento est-ovest nella zona sud e nord-sud nella zona ovest,
si appoggiano allautostrada Firenze-Mare e ad una nuova arteria tangenziale che
risolve il collegamento Prato-Lucca, proponendo delle varianti alle attuali vie pro-
vinciali Pratese e Lucchese, in modo da risolvere convenientemente e denitiva-
mente il problema del trafco di scorrimento lungo il margine sud della citt. La
grande viabilit nord-sud attualmente afdata al viale Adua risolta da un grande
nuovo tronco stradale spostato verso lOmbrone, a cui afdato il compito di
assorbire tutto il trafco nelle direzioni di Modena e di Bologna [...] Queste diret-
trici sono convenientemente collegate allautostrada con un nuovo raccordo che
prevede anche lo spostamento dellattuale casello in localit pi conveniente. [...]
Unaltra grande arteria appoggiata al lato orientale della citt che, realizzando
nel tratto urbano la variante alla strada di Candeglia (ormai divenuta pressoch
impossibile a transitarsi per le numerose costruzioni realizzate sugli allineamenti
stradali) si collega dopo lassorbimento di un tratto di strada comunale a nord-est
di Candeglia alla nuova strada transappenninica in costruzione tra la valle della
Bure e la Valle emiliana di Suviana e di Riola
58
.
Per quanto riguarda la zonizzazione residenziale la relazione indica i seguenti cri-
teri:
a) Conservare i valori storici ed ambientali dellantico centro.
b) favorire e organizzare il fenomeno del potenziamento degli antichi borghi.
c) Tener conto del notevole interesse sempre assunto ed ora in fase di sviluppo,
dellindustria ortovivaistica nel Comune.
d) Tener presente le tradizionali forme di lavoro cui dedita la intera popolazione
del Comune, forme di lavoro che giusticano la previsione di zone residenziali
miste.
57. Ibidem.
58. Ibidem.
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e) Organizzare le zone di lavoro (zona industriale attuale) in modo da renderle mo-
dernamente efcienti e non pregiudicare la possibilit che si realizzino circostanze
favorevoli alla creazione di una pi importante zona industriale.
f) Conseguentemente alle previsioni del paragrafo e) dimensionare le espansioni
residenziali in modo da rendere efciente il piano anche per tali previsioni.
g) Orientare gli sviluppi degli agglomerati edilizi dei centri minori secondo le natu-
rali direttrici gi manifestate o in atto, anche in funzione turistica
59
.
Ci premesso, la distribuzione delle zone urbanistiche dellintero territorio comu-
nale stata concepita come un complesso di organismi destinati a diverse funzioni
armonicamente disposti e legati da un lo conduttore che rappresentato dalle
maglie stradali.
Per quanto riguarda i piccoli centri di montagna, di collina e di pianura, ci si
posto il problema di una limitata previsione in ordine alla espansione dellabitato
(espansione residenziale estensiva), a tale previsione si accompagnano le previste
modiche dei tracciati della grande viabilit per migliorarli ed evitare lattraversa-
mento dei centri.
La massima attenzione dedicata al Centro capoluogo di cui la parte chiusa entro
lultimo cerchio di mura considerato come lelemento di maggiore interesse di
vita. Si e ritenuto opportuno che il centro storico conservi Iattuale densit edilizia
media, facendo in modo che le previsioni di diradamento per demolizione, risana-
mento e allargamento stradale siano equilibrate dalle previsioni di limitate nuove
costruzioni o trasformazioni di complessi esistenti. [...]
Collegati col centro storico e fra di loro sono previsti i quartieri di immediata e
futura espansione come naturale ampliamento e potenziamento dei nuclei, quar-
tieri, borghi artigiani, complessi moderni in via di attuazione. In essi si trovano
armonicamente distribuite le zone residenziali miste (artigiani, piccole industrie e
residenze), zone destinate allindustria, al commercio, ad impianti collettivi, zone
di verde pubblico, zone di attrezzature sportive, ecc.
60
.
La zona a sud della citt destinata dal piano al campo di volo
non solo per soddisfare le aspirazioni sportive ed esigenze turistiche e commerciali
di una parte della popolazione, ma per salvare una vasta zona di pianura con
caratteristiche panoramiche e di destinazione a orti e vivai del tutto particolare.
Sembrerebbe infatti pregiudizievole in sommo grado favorire in questa zona desti-
nazioni diverse incompatibili con le caratteristiche panoramiche
61
.
Il piano prevede due zone industriali.
59. Ibidem.
60. Ibidem.
61. Ibidem.
Una in prossimit dellattuale zona industriale (sud delle Ofcine Meccaniche fer-
roviarie pistoiesi) ed una nella zona orientale della citt lungo la ferrovia verso
Prato per far fronte alle previsioni non immediate ma di cui non si pregiudica la
possibile attuazione.
La prima zona, di pi immediata attuazione, potrebbe ospitare le industrie ed al-
cune attrezzature di pubblico interesse come il mercato-ortofrutticolo, i macelli, e
magazzini generali di cui previsto lo spostamento dalla zona attuale. [...]
La necessit maggiore che si sente quella di attrezzature sportive inserite nel
verde pubblico. In particolare appare evidente lopportunit di destinare, a com-
pletamento della zona sportiva in corso di attuazione, il territorio a nord della
citt e a cavallo fra questa e Colle Gigliato. Sono evidenti i caratteri panoramici
dellarco delle colline che da nord si estendono ad ovest ed a est e che fanno da
cornice allantica citt per cui la previsione di uno spazio verde che stabilisca il pi
opportuno contatto fra la citt e la campagna in quel punto sembra particolar-
mente idonea
62
.
La relazione si conclude con un inno alla forma della citt antica.
La citt potr cos conservare la sua sionomia topograca ambientale e architet-
tonica costituita dallultimo cerchio delle mura che non solo si prevede di conser-
vare ma anzi di riesumare [...] Essa potr conservare la poesia e il senso dei larghi
delle piazze, delle strade, degli incroci, dei vicoli che costituiscono tutti insieme
quel necessario tessuto connettivo, in mancanza di cui perdono senso e signicato
le incomparabili architetture che in esso trovano la vera ragione di essere, e quei
rapporti di spazio, di colori, di luci e di proporzioni che ad esso sono indispensa-
bili
63
.
Il disegno
La relazione non riesce a descrivere adeguatamente i contenuti del piano rappre-
sentati gracamente nella planimetria generale. Essa rappresenta un disegno netto
e deciso con scelte coraggiose che risponde, non senza qualche errore, alle questio-
ni gi poste n dal concorso del 1936, e disegna un impianto viario che nelle linee
essenziali si dimostrer valido ed efcace no ai nostri giorni.
Per la soluzione dei problemi di collegamento territoriale il piano rinuncia alla ca-
mionabile (viale Adua), intuendo la sua inadeguatezza per la vicinanza alla citt e
per la sua esposizione alle spinte edicatorie che gi lo hanno investito, e propone
una nuova arteria che partendo dalla Porrettana a nord di Capostrada percorre il
lato ovest della citt in prossimit dellOmbrone, avvolge la citt nella parte sud
a met fra la ferrovia e lautostrada, incrocia la via Bonellina a raso, scavalca con
un sovrappasso la via Fiorentina e Erbosa, gira verso nord, risale la parte est della
62. Ibidem.
63. Ibidem.
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citt e, costituendo una alternativa alla via Antonelli che libera i centri di Fornaci e
Candeglia, si collega direttamente con la nuova strada di valico in costruzione fra
Pistoia e Riola. Questo anello ad U aperto a nord costituisce un asse di circonvalla-
zione della citt sul quale si innestano le tre principali vie di comunicazione territo-
riale. A ovest, con uno svincolo a livelli, la nuova statale Lucchese che si sviluppa in
aderenza alla ferrovia no a scavalcare i centri di Pontelungo e Spazzavento. A sud,
con uno svincolo a raso, il collegamento con il nuovo casello dellautostrada. A est,
ancora con uno svincolo a raso, la nuova Pratese che si sviluppa a sud della vecchia
strada e dei centri di Nespolo e Chiazzano.
Il Piano prevede molti altri interventi di viabilit minore. In particolare sono da rile-
vare un asse a nord della citt che partendo dal viale Adua incrocia la via Dalmazia
e la via del Villone, attraversa la zona sportiva e, rasentando a nord le caserme, si
innesta nella via di Colle Gigliato. Questo asse appare pi debole e incerto perch
i progettisti erano preoccupati di salvaguardare lapertura verde a nord della citt
sulle colline e temevano che un asse pi consistente avrebbe rotto la continuit
territoriale ritenuta necessaria. A ovest del viale Adua previsto un viale parallelo
con andamento discontinuo che rappresenta una alternativa per la distribuzione
degli intensi insediamenti ivi previsti. Per collegare gli insediamenti ad ovest della
citt da una parte allaltra della ferrovia sono previsti oltre al cavalcavia di porta
Lucchese altri due cavalcavia in corrispondenza del nuovo asse a nord e in corri-
spondenza di via Panconi. Fra la via Dalmazia e la Ferrovia prevista una strada che
distaccandosi dallasse nord si immette nel proseguimento della strada parallela
alla ferrovia. previsto la prosecuzione del viale Italia no a congiungersi con la via
di Colle Gigliato. Sono previsti altri brevi tratti di strada a costituire dei piccoli assi
per nuovi insediamenti: alle Fornaci, nella nuova zona industriale di SantAgostino,
allo Sperone un tentativo di collegamento fra la vecchia via Fiorentina e la vecchia
via Pratese. Inne appaiono degni di nota i due tratti di variante alla Bonellina, in
corrispondenza di Bonelle, e alla Fiorentina, in corrispondenza di Bottegone, al ne
di costituire una sorta di circonvallazione che liberi questi centri dal trafco intenso
e ne consenta una crescita edicatoria funzionante. La soluzione di svincolare dal
trafco i centri interessati dalle previsioni insediative applicata ovunque con luni-
ca eccezione dello Sperone ove non sono previste alternative ai tracciati della via
Fiorentina e della via Erbosa.
Per quanto riguarda le previsioni di insediamenti residenziali il piano parte da al-
cune considerazioni sullo sviluppo della citt, dovuto essenzialmente al fenomeno
dellinurbamento, ma non denisce nessun dimensionamento preventivo. Da una
misurazione delle superci del piano con lapplicazione degli indici previsti, effet-
tuata a posteriori dallUfcio del Piano Intercomunale, risulta un dimensionamento
impressionante: 856.000 abitanti insediabili di cui ben 450.000 nelle zone agricole
(a testimonianza dellabnorme elevatezza degli indici agricoli) su un totale di abi-
tanti di allora di 91.700. Le zone di espansione sono localizzate anche nei centri
minori (Spazzavento, Pontelungo, Bonelle, Bottegone, Nespolo e Chiazzano, Can-
deglia ecc) attorno alla citt consentendovi linsediamento di ben 165.000 nuovi
abitanti.
Viene confermato e potenziato linsediamento di Pistoia ovest al di qua della fer-
rovia e vengono confermate e allargate le tendenze insediative manifestatesi nel
dopoguerra attorno alla via Pagliucola a nord e ad est degli insediamenti di edilizia
economica e popolare ivi realizzati.
Le due principali zone di espansione residenziale sono individuate lungo il viale
Adua e nellampliamento dei borghi esterni alle quattro porte della citt.
Il viale Adua viene per cos dire declassato da asse di grande comunicazione ter-
ritoriale ad asse urbano, dal suo raccordo al cavalcavia di porta Lucchese no al
centro di Capostrada. Loperazione appare corretta e lungimirante ma i progettisti
non si preoccupano di salvaguardare le caratteristiche del viale (rettilineo, ampio,
lungo quasi tre chilometri, capace di un efcace funzione di smistamento interno
del trafco urbano), con norme adeguate che impediscano le costruzioni in fregio
e limitino allessenziale il numero delle strade laterali che vi si immettono. La disor-
dinata e tumultuosa edicazione che ne consegue porter rapidamente il viale al
degrado e alla congestione.
Linsediamento nei borghi esterni alle Porte conferma la tradizionale tendenza inse-
diativa degli inurbati dalla campagna e prevede la crescita massiccia degli insedia-
menti attorno alla via Dalmazia n quasi a Capostrada, alla via Antonelli che inglo-
ba il centro delle Fornaci, alla via Fiorentina e Erbosa no al centro di Sperone e alla
via Nazario Sauro no al centro di Ponte Lungo. Anche qui si commette lo stesso
errore di addensamento edilizio eccessivo attorno a strade anguste, gi degradate
dalle costruzioni in fregio, senza parcheggi e svincoli di manovra adeguati. Strade
gi incapaci di sostenere il trafco urbano, anche se liberate dal trafco territoriale,
che andranno ulteriormente intasandosi senza poter assolvere la funzione di colle-
gamento urbano fra i borghi e il centro della citt. La stessa sorte di soffocamento
riservata anche ai cavalcavia di Porta Carratica e Lucchese che diventano strade di
lottizzazione con indici costruttivi assai elevati .
Le norme urbanistiche
Le norme urbanistiche allegate al piano precisano i caratteri e gli indici massimi di
fabbricabilit delle diverse zone e forniscono le indicazioni necessarie per la redazio-
ne dei piani particolareggiati e per la disciplina della edilizia privata. Le norme si rife-
riscono alle zone individuate nelle planimetrie: zone industriali, zone per la piccola
industria e lartigianato, centri di quartiere, zone residenziali intensive di progetto,
zone residenziali intensive esistenti, zone residenziali semintensive, zone residenziali
estensive, zone di verde pubblico, zone di verde privato, zone panoramiche, zone
agricole o forestali.
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Per le zone industriali destinate allimpianto di industrie di qualsiasi genere previ-
sto un unico parametro di riferimento, il rapporto di copertura massimo pari a 2/3
della supercie fondiaria.
Nelle zone per la piccola industria e lartigianato i locali sono destinati a piccole
industrie, laboratori, magazzini, ecc. i parametri costruttivi sono di 6 mc/mq pi 2
mc/mq per la residenza.
Per le zone residenziali i parametri costruttivi sono molto elevati: zone intensive,
indice di fabbricabilit 8 mc/mq, rapporto di copertura 2/3 e altezza 22 metri; zone
semintensive, indice 5mc/mq, rapporto di copertura 2/5, zone estensive, indice
2,5mc/mq e rapporto di copertura 2/5. C da rilevare che nelle zone semintensive
e estensive che costituiscono la quasi totalit delle zone di espansione residenziale
le norme consentono
la costruzione di edici a carattere di piccola industria e di laboratorio artigiano,
purch sia assicurato che i medesimi non possano recare disturbo alle abitazioni e
ai lotti edicabili adiacenti, per alcuna causa (rumori, esalazioni, ecc)
64
.
Nelle zone agricole e forestali si prevede di costruire con un indice dello 0,25 mc/
mq che consente di edicare un alloggio grande con limpegno di un lotto agricolo
di appena 2.000 metri quadri.
Lindice agricolo enormemente alto, ma pare non bastare se si concede al Sindaco
la facolt di derogare per quei lotti che provengano da frazionamenti perfezionati
anteriormente alladozione del PRG. Inoltre i voluni derivanti dallindice potranno
essere concentrati nelle immediate vicinanze dei borghi abitati e nellinterno di essi.
Le norme spiegano candidamente che ci si consente
allo scopo di rendere possibile un ulteriore sviluppo edilizio conforme alle sponta-
nee tendenze e alle necessit che si presentino in quelle zone e di salvaguardare
contemporaneamente le caratteristiche del territorio
65
.
In fondo sono aggiunte delle norme transitorie per cui
il Sindaco avr facolt di derogare alle norme generali, tutte le volte che gli interes-
sati potranno dimostrare, con la presentazione di un atto legale, che lacquisto del
terreno a scopo edicatorio era avvenuto precedentemente alladozione del PRG
e che detto appezzamento non sub ulteriori passaggi di propriet. [...] Il Sindaco
avr la stessa facolt di deroga per le lottizzazioni approvate prima della adozione
del PRG.
66
.
64. Ibidem.
65. Ibidem.
66. Ibidem.
Vi sono poi delle norme aggiuntive che
al ne di favorire il turismo nelle zone collinari e montagnose, al di sopra dei 400
metri potr essere consentita la costruzione di abitazioni o chalet per residenza
temporanea, isolate o in gruppi organizzati purch ognuna di esse sia edicata su
di un lotto di terreno della supercie minima di metri 1000 appositamente acqui-
sito e purch lindice non superi lo 0,4 mc/mq
67
.
Agli stessi scopi, nelle zone di riconosciuto interesse turistico potr essere consen-
tita la costruzione di alberghi e simili con gli stessi parametri delle zone residenziali
estensive (2,5 mc/mq e rapporto di copertina 2/5).
Le zone industriali e il centro direzionale
Oltre alla possibilit di costruire nuovi edici a carattere di piccola industria e di
laboratori artigiani nelle zone residenziali lAmministrazione ha particolarmente
insistito perch il piano preveda anche la possibilit di insediamenti di piccola e
media industria in apposite zone. Tale previsione, inserita malgrado le scettiche
resistenze dei progettisti sulle effettive possibilit di sviluppo industriale di Pistoia,
localizzata in maniera assai originale ad est della citt (la zona est non mai stata
presa seriamente in considerazione per le espansioni urbane anche per la presenza
dei due cimiteri principali e della Sardigna), ed interessa una fascia di terreno assai
consistente a nord della ferrovia Pistoia Prato che inizia vicino alle mura urbane,
subito ad est della Sardigna, e si sviluppa per una lunghezza di quasi quattro chilo-
metri n quasi ad Agliana. Se confrontata con le massicce previsioni di insediamenti
industriali previsti dal piano del 1951 lungo il viale Adua e lungo il nuovo asse a
sud della citt, si avverte un certo ridimensionamento, ma linsediamento mantiene
ancora una notevole consistenza, che si dimostrer sostanzialmente giusta e pie-
namente realizzabile. Ma soprattutto da rilevare che tale localizzazione offre una
indicazione nuova e assai positiva uscendo dallespansione indifferenziata in ogni
direzione e dando una indicazione direzionale aperta alla crescita urbana. Questa
localizzazione lineare fornir lispirazione alle scelte dello sviluppo ad est contenute
nel piano del 1974.
A sud della ferrovia, dopo la decisa opposizione di Piccinato, discussioni accese,
alterne vicende e vari equivoci rimane localizzata una piccola zona industriale di
forma triangolare compresa fra la via Ciliegiole, la nuova strada di circonvallazione
e la ferrovia. Questa zona, che nel sentire degli Amministratori appare quella giusta,
sar poi notevolmente ampliata e su essa sorgeranno le nuove OMFP.
Sempre lungo la via Ciliegiole viene localizzata una zona destinata a centro di-
rezionale; di fatto si prevede essenzialmente la costruzione del centro annonario
67. Ibidem.
60
La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
con magazzini e leventuale costruzione dei nuovi Macelli nel caso di spostamento
dalla sede attuale. Anche questa zona sar soggetta a notevoli, futuri e impensati
sviluppi.
Il piano prevede inoltre due piccole zone industriali nei centri di Nespolo e Chiaz-
zano.
Aree verdi e di tutela ambientale
La zona a sud della ferrovia ritenuta dai progettisti di notevole valore panoramico
e si vorrebbe un vincolo di tutela per impedire che il campo di volo e le zone fra il
campo di volo e la ferrovia, separate dalla citt dalle pesanti infrastrutture ferrovia-
rie, vengano interessate da interventi edilizi. Il piano riconferma la funzione aero-
nautica del campo di volo impedendo che su di esso si vengano a concretizzare le
varie pressioni e proposte per destinarlo alla edicazione residenziale e industriale.
Il piano mantiene a verde quasi tutta la zona fra la ferrovia, la via Bonellina, la cir-
convallazione sud e la via Ciliegiole, ma non riesce, per le forti pressioni, a evitare
la previsione di una piccola area destinata ad insediamenti industriali collegata ad
unaltra area destinata a centro direzionale e la viabilit relativa. Le discussioni sulla
utilizzazione urbanistica della zona sud si protrarranno nei decenni no ai nostri
giorni. La moderna visione di Piccinato non riesce a convincere gli amministratori
pistoiesi e pian piano, a partire da due lottizzazione al Roccon Rosso in aderenza
alla circonvallazione sud ottenute con la cumulazione degli indici agricoli, si realiz-
zeranno lo spostamento delle OMFP, il potenziamento del centro direzionale (mer-
cato, macelli, motorizzazione, ofcine COPIT), con una edicazione compatta che
conclude inesorabilmente la macchia dolio a sud.
Anche per la zona a nord della citt, ove sono sorte le Casermette e stanno sor-
gendo gli insediamenti di numerose case popolari, i progettisti del piano ipotizza-
no unampia zona a verde che, oltre a garantire gli spazi necessari per lo stadio,
il campo scuola e le altre attrezzature sportive, vuole impedire che queste aree
siano invase dalle costruzioni e intende mantenere un varco a verde verso nord in
collegamento diretto del centro urbano con le colline di colle Gigliato. Inoltre, allo
stesso scopo, le aree fra la via del Villone e la via Dalmazia e quella attorno alla zona
sportiva sono mantenute agricole. Anche qui si ha la stessa storia, le scelte proposte
da Piccinato vengono annullate dai fatti. Gi il Consiglio Comunale propone emen-
damenti che annullano le zone agricole trasformandole in zone edicabili, poi si
riduce di quasi la met la zona sportiva mercanteggiando i terreni per la costruzione
dello stadio con la possibilit di costruire sugli altri con indici assai elevati, inne
linvasione delle lottizzazioni con cumulo di indice agricolo determineranno anche
qui una edicazione compatta.
Il piano prevede altre aree a verde pi o meno attrezzato lungo il viale Adua, ad
est, attorno alla Sardigna, prima della zona industriale a sud della ferrovia tra la via
Fiorentina e la via Erbosa, e assai ampie nei centri minori (Nespolo, Chiazzano, Bot-
tegone, Monelle, Pontelungo). Le aree a verde sono complessivamente insufcienti
(le misurazioni del Piano Intercomunale rilevano un milione di mq di verde attrez-
zato previsti contro i 2,2 milioni necessari e zero mq di verde a parco territoriale
previsti contro i 3,5 milioni necessari), e localizzate pi o meno casualmente senza
uno schema urbano complessivo che usi le aree verdi per alternare e attenuare lim-
patto della compattezza edilizia e, concetto assente dalla cultura del tempo, come
struttura lineare continua che attraversa il tessuto urbano a protezione del trafco
pedonale e ciclabile.
Valutazioni critiche
La cultura razionalista arriva in Italia con grande ritardo, anche a causa del regi-
me, produce alcune opere di architettura e, nel 1942, una legge urbanistica che,
se applicata seriamente, avrebbe comunque consentito al paese una ricostruzione
moderna ed un assetto delle sue citt pi funzionali, attrezzate e di migliore quali-
t architettonica. Limpianto generale del Piano Regolatore, impostato dalla mano
esperta dellarch.Piccinato, glio di questa nuova cultura. Si impone dallesterno
alla citt di Pistoia che nemmeno nel concorso del 1936 aveva posto i problemi ur-
banistici in una prospettiva culturale (riferita ovviamente a quel periodo) cos ampia
e moderna.
La modernit del piano evidenziata da otto elementi:
un ampio schema viario che libera il centro capoluogo e i centri maggiori dal
trafco territoriale;
il potenziamento dei borghi, opportunamente attrezzati, come centri residenziali,
in particolare dalla trasformazione del viale Adua in asse residenziale;
-la individuazione di uno sviluppo polare potenziando lespansione dei centri mag-
giori esterni al centro capoluogo;
loriginale e geniale individuazione della zona industriale ad est della citt lungo
la ferrovia (questa proposta non era mai stata nemmeno adombrata nei precedenti
dibattiti urbanistici di Pistoia);
la tutela della parte di territorio a nord e a sud della citt (Colle Gigliato e campo
di volo) dalle pressioni costruttive; in particolare dalla forte insistenza per prevedere
una zona per lindustria e un centro direzionale a sud della citt;
la valorizzazione e conservazione assoluta degli spazi verdi interni alle mura;
lintroduzione del concetto di risanamento per ledilizia di valore esistente in op-
posizione alle volont demolitrici;
la previsione del ripristino dellintegrit dei monumenti storici e delle mura urbane
anche con la demolizione di edici e superfetazioni varie.
La proposta di piano risolve i grandi problemi di impianto urbano, ma porta con se
anche alcuni limiti che lo mineranno allinterno. Un primo limite consiste nel non
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
avere risolto adeguatamente il trafco interno alla citt per due aspetti. Un primo
aspetto riguarda le strade che escono dalla porte e collegano la citt con il territorio,
esse non sono pi idonee a sostenere il grande trafco territoriale (e perci sono
previste adeguate alternative) ma si riveleranno insufcienti, con il crescere delle
edicazioni, anche per sostenere il trafco tra questi borghi immediatamente a ri-
dosso delle mura e il centro urbano. Un secondo aspetto riguarda il non avere consi-
derato affatto i collegamenti dei borghi fra loro, esternamente alla citt murata; per
la dimensione e la compattezza del loro sviluppo, accentuata dalle scelte del piano,
questi borghi si verranno a congurare come vere proprie barriere invalicabili.
Un secondo limite intrinseco alla lunghezza delle procedure per lapprovazione
del piano, alla insufcienza e inefcacia delle salvaguardie e alla inadeguatezza
delle modalit di attuazione del piano.
Il terzo limite rappresentato da quello che si pu denire una sorta di giacobini-
smo del piano, dalla sua incapacit di farsi comprendere da parte dei cittadini, degli
amministratori e dei tecnici comunali, una incomprensione che miner allinterno la
sua possibilit di realizzazione.
Insomma si pu affermare che di fatto il piano, che nasce esplicitamente per com-
battere e impedire lo sviluppo ovunque, preservare e qualicare gli spazi, dare ordi-
ne territoriale agli insediamenti, non riuscir, nemmeno parzialmente, a realizzare
il suoi obbiettivi.
Le procedure amministrative: ladozione
Limpianto del piano si scontra anche con forti interessi speculativi che costringono i
due progettisti orentini che, pi quotidianamente a contatto con gli amministratori
e con i problemi concreti, si trovano costretti a mediare e a mettere daccordo cose in-
compatibili fra loro come le concrete spinte edicative cui il Comune tende a rispon-
dere positivamente e le teorie della pianicazione che loro vorrebbero affermare.
Il Sindaco, la Giunta e i Consiglieri non riescono ad esprimere una posizione organi-
ca sui caratteri dello sviluppo della citt, sui ussi migratori, sulle esigenze produtti-
ve, ne tanto meno sugli assetti e gli usi del loro territorio. Sono gli stessi progettisti
che premono per avere indicazioni e sottopongono n dallinizio alcuni quesiti cui
la Giunta risponde genericamente durante una sua riunione verbalizzata e riassunta
dagli stessi progettisti. Piccinato, durante il dibattito consiliare confessa che
di quei famosi punti di cui ho sentito parlare e di cui ho letto la famosa imposta-
zione programmatica, io personalmente non ne avevo mica tenuto conto. [...] solo
dopo mi sono reso conto che quei punti erano una intuizione abbastanza felice
dello stato di fatto
68
.
68. Deliberazione del Consiglio comunale n. 553, 27 dicembre 1957, Piano regolatoredella citt, 1957,
UPRUCPT.
E rivendica lautonomia tecnocratica dellurbanista:
che si distingue dallavvocato perch non ha una parte, [...] lurbanista il medico
al quale si dice: per favore mi amputa questo braccio e riscontra che il braccio
sano risponde: ma neanche per idea io non amputo proprio niente
69
.
Le personalit di Piccinato e di Bartoli riescono comunque, ad avere la meglio nel
Consiglio Comunale del 27 dicembre 1957. Ma il giorno successivo, in assenza di
Piccinato, quando il piano viene adottato e successivamente con le osservazioni si
introducono alcune consistenti modiche che ne ridimensionano sostanzialmente
gli effetti.
Il dibattito del Consiglio si svolge in due lunghe giornate. La discussione verba-
lizzata in 76 pagine di cui 48 sono dedicate agli interventi del professor Piccinato
e dellarchitetto Bartoli, 13 alle votazioni degli emendamenti e le rimanenti 15 alle
formalit, alle votazioni e agli interventi dei consiglieri. Anche questi numeri te-
stimoniano il permanere di una certa difcolt da parte degli amministratori ad
affrontare una discussione di merito sul nuovo Piano Regolatore. Gli interventi dei
Consiglieri sia di maggioranza che di minoranza non esprimono sufciente con-
sapevolezza della portata delle scelte compiute, si limitano a sollevare questioni
speciche spesso di carattere secondario, lasciano che il dibattito vero si svolga fra i
tecnici progettisti e alcuni tecnici consiglieri in particolare della minoranza.
Il nuovo (nominato lanno precedente) Assessore allurbanistica, dottor Gelli, intro-
duce la discussione illustrando le fasi preliminari di studio orientativo del Piano Re-
golatore, rivolge un elogio e un ringraziamento ai progettisti e si dichiara convinto
che il progetto presentato risponde pienamente alle necessit del Comune.
Lintervento a braccio del professor Piccinato fornisce una straordinaria sintesi
interpretativa dei caratteri della citt e del territorio pistoiese e si congura come
una vera relazione illustrativa del piano proposto intercalata da riessioni e principi
urbanistici di carattere generale. Dopo alcuni preliminari di cortesia affronta diret-
tamente le questioni di fondo:
lassetto della grande viabilit, gli insediamenti industriali, la valorizzazione dei
borghi, lapertura a nord della citt, il concetto di risanamento. I problemi della
grande viabilit presentano difcolt e incertezze nella soluzioni da adottare:
soprattutto sul problema della camionabile; questa grande arteria di trafco
importante minaccia di essere sommersa dalla triste avventura che toccata a
tutte le grandi strade italiane, non sufcientemente protette vengono sommer-
se dalle costruzioni e rese inutilizzabili per il grande trafco (Pistoia ne ha esem-
pi: la via orentina, La Pratese, ecc). Confermare la camionabile come arteria
di grande trafco voleva dire vietare la costruzione nel modo pi assoluto a
destra e a sinistra: perch veramente assurdo che una grande arteria di molto
69. Ibidem.
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trafco sia ancheggiata da costruzioni sia scompigliata dalledilizia [...]
Sono state da noi prospettate due soluzioni: una che sembrava la pi logica, la
pi semplice di tutte: collocare la nuova camionabile in aderenza al tracciato fer-
roviario, con il vantaggio di unicare i danni dellattraversamento della ferrovia e
di una grande arteria. Laltra soluzione era quella di portare la nuova camionabile
addirittura sulla sinistra dellOmbrone molto al di fuori. [...]
Disegnate le diverse soluzioni e studiati in dettaglio i vari raccordi dopo una confe-
renza dei servizi appositamente svolta a Roma e un approfondito esame da parte
degli organi competenti del Ministero, facendo la somma del danni, delle spese e
del vantaggi si visto che la soluzione In fondo pi semplice era proprio quella di
allontanare la camionabile mettendola marginalmente a scorrere verso lOmbrone
[...] Questa soluzione ha portato con se gli incroci con la nuova statale verso Lucca
e i raccordi con lAutostrada
70
.
La seconda questione affrontata da Piccinato quella delle zone industriali. Questione
controversa e piena di incertezze. Il Piano del 1951 destinava allattivit industriale una
quantit spropositata di aree ad ovest attorno al viale Adua e a sud della ferrovia. Tutti
paiono convinti che non sia prevedibile uno sviluppo industriale vero e proprio per la
citt ma che il problema sia essenzialmente quello di garantire la possibilit di avviare
attivit piccolo artigianali che possono essere efcacemente inserite nelle zone resi-
denziali. Ma nessuno ha il coraggio di escludere dal Piano zone esplicitamente riserva-
te alle attivit industriali come timidamente suggeriscono gli arch.Bartoli e Spinelli. Nei
graci del piano in discussione compresa, oltre quella di SantAgostino, anche una
zona industriale nelle aree a sud della ferrovia frutto di un clamoroso equivoco con
Piccinato, e di un compromesso fra gli amministratori e larch. Batoli che partorisce
una soluzione pasticciata foriera di enormi conseguenze sullo sviluppo urbano.
II Professore infatti dopo avere sottolineato la difcolt di fare previsioni sulle effet-
tive possibilit di sviluppo industriale di un Comune perch fa parte di una struttu-
ra di Imponderabili che sfugge al nostro dominio, fa parte di una pi vasta politica
che sfugge al livello comunale [...] afferma che:
se non appare n da oggi la possibilit di strutturare una zona Industriale con delle
industrie pesanti gi qualicate, per consigliabile tenere conto dei fermenti
presenti e delle possibilit future e quindi si deciso di dare un certo peso a questa
zona industriale [...] il primo istinto sarebbe quello di fare una parte industriale a
sud della citt, visto che gi c la San Giorgio e che ci sono gli impianti ferroviari;
ma a questo punto non stato possibile accedere perch quella zona vincolata
dal campo di volo che vieta la costruzione di capannoni, ciminiere,ecc.
71
.
Ma la ragione tutta urbanistica di gran lunga pi importante, che non sar mai
compresa dai pistoiesi, che:
70. Ibidem.
71. Ibidem.
in quella zona verrebbe a cadere una zona industriale compatta, chiusa dalla ferro-
via da un lato, a nord, e dal circuito dellautostrada a sud. Cio proprio quello che
in sede urbanistica non si deve mai fare: chiudere una zona in un anello, tanto che
si nirebbe per non avere pi la possibilit di espansione e di strutturazione, [...] si
perderebbe la possibilit di una continuit, diciamo strutturale, della zona stessa
[...] Ecco perch, dopo maturo esame, studio dei venti, direzione del fumo, ecc.,
si rafforzata quella striscia che sta a nord della ferrovia, verso Prato, che pu co-
stituire precisamente quella zona industriale messa in linea come si dovrebbe fare.
Perch questo d la possibilit di una distinzione tra tipi di industrie senza limiti
di territorio con la possibilit di avere al di sotto una strutturazione dei quartieri
residenziali per le maestranze operaie
72
.
La terza questione riguarda i borghi, gli insediamenti residenziali e la forma della
citt:
si provveduto a identicare molto bene il destino dei borghi lineari che si sono,
malauguratamente e fortunatamente, formati lungo le grandi arterie nazionali
irradianti da Pistoia. Ho detto malauguratamente perch questo era lindice della
mancanza del piano di una volta: chi voleva costruirsi una casa approttava della
strada nazionale, qualunque strada era buona, e si costruivano questi maledetti
nastri di abitazione che sono eminentemente antieconomici [...]. Positivamente
perch curioso che proprio a Pistoia, un caso veramente unico nella storia dellur-
banistica italiana, limmigrazione interna di gente che viene a stare a Pistoia, e
questo interessante, trovi questa gente pi interessata al borgo che al vecchio
centro della citt: nei borghi venuta a qualicarsi una struttura di comunit, sono
sorti quartieri di citt che non domandano altro che di essere confermati e confor-
tati da quelle attrezzature che costituiscono la vita di quartiere (chiese, campi di
gioco, centro sociale, negozi, asilo, ecc.)
Scopo del piano quello di confermare questi borghi e trasformarli in veri e pro-
pri quartieri della Pistoia di domani, che dovete congurare come una struttura
stellata in cui la City, cio centro direzionale, commerciale, ecc. sta al centro e
le zone residenziali dei centri periferici, i borghi di servizio e le zone residenziali
di coloro che lavorano alla periferia costituiscono una raggiera lungo le direttrici
principali; se nonch queste direttrici, queste strade sono inefcienti oggi, quindi
necessario ricomporre questa viabilit in modo da evitare lattraversamento dei
paesi e dei quartieri, ecco perch avete visto nel piano che ci sono alcune strade
allesterno degli abitati che sono tutti rimpolpati, cio non gi una la di case ma
un aggregato pi completo che si chiamer quartiere della strada tale. [...]
Un piano regolatore non una lottizzazione, non un ammasso compatto di
case, ma un organismo con i suoi vari organi che risponde alle esigenze della vita
stessa... Pistoia si presenta a noi come una composizione che lascia unapertura
a nord, cio la citt si sviluppa quasi tutta a sud, a levante e a ponente: la zona
nord, salvo la punta che sale lungo la camionabile, la zona pi ridente, collinare
(dove c pure lospedale psichiatrico), con questa chiostra stupenda di colline, di
72. Ibidem.
66
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montagne che si avvicinano illuminate dal sole; se l fosse stato concentrato un
quartiere avremmo distrutto questa amenit di luoghi da un lato, ed avremmo
provocato gravissimo problema di aver circondata la citt da ogni lato con un
peso di abitazione che avrebbe poi gravato sul centro; necessit di bucare ancora
le mura, di attraversare il vecchio centro da nord a sud, di attraversare la zona
dellospedale [...]
Quindi quella zona stata qualicata con la designazione e ubicazione delle zone
sportive propriamente dette e con la possibilit di realizzare unedilizia pi signo-
rile, pi aperta soprattutto verso oriente e verso occidente lasciando sgombra la
verde zona collinare che penetra no al centro della citt
73
.
A questo punto Piccinato affronta il problema del trattamento del patrimonio edili-
zio esistente introducendo il concetto di risanamento che certamente suona ostico
alla cultura degli amministratori pistoiesi che non capiscono bene perch non inter-
venire, soprattutto in alcuni casi, con la demolizione e la sostituzione di interi isolati.
In questa materia peraltro il piano si presenta non privo di contraddizioni laddove si
trascina vecchie proposte di demolizioni (chiesa della Madonna, e di San Giovanni),
o dove propone demolizioni consistenti per liberare le mura della citt: le vecchie
mura danno un signicato a tutta la citt, lerrore stato di averle demolite: mai
demolire le mura, hanno difeso la citt, ora noi difendiamo le mura. Ma Piccinato
si esprime in maniera ancora pi precisa e illuminante:
Ho limpressione che nella relazione non sia ben chiaro che cosa sintende per risa-
namento [...] Per risanamento noi intendiamo lasciare le cose come sono dal punto
di vista culturale, organico della vecchia citt, ed intendiamo anche che laspetto
dei luoghi rimanga ; per intendiamo che le case siano risanate,; cio che i vecchi
quartieri non siano rasi al suolo e a quel posto costruire delle case altre, diverse che
non hanno niente a che fare con quelle che cerano prima; ma che nel quartiere
che rimane siano presi quei provvedimenti atti a renderli sani, cio siano aperti
dei cortili, siano risanate le case dentro, siano tolte quelle industrie maleodoranti
o quelle artigiane che fanno rumore, o ancora che sia riportato il quartiere per
quanto possibile a quella dignit di vita che aveva in antico
74
.
Piccinato ha indubbiamente dato al piano limpronta generale, ma non ha seguito
la denizione dei dettagli e in particolare delle norme di attuazione che pu esa-
minare il giorno stesso del Consiglio. Il suo intervento suggerisce modiche sulla
localizzazione della zona industriale a sud, sul concetto di risanamento ma anche
altre pi taglienti che evidenziano le differenze fra lui e gli altri due progettisti.
Un altro punto che mi permetto di porre alla vostra attenzione quella parte del
piano in cui si parla delle zone artigianali e industriali, mi sembra sia necessario un
73. Ibidem.
74. Ibidem.
capoverso che obblighi colui che esercita lindustria ad avere lo spazio sufciente
per il parcheggio e il ricovero delle vetture che vanno da lui [...] Un altro punto
il secondo comma dellart.10: il Sindaco su conforme parere della commissione
edilizia potr concedere che tale aumento di volume massimo sul primitivo volume
sia portato dal 10 al 20%. Addirittura. Ora questo incostituzionale, forse sar
stata una svista, bisogner tornarci sopra, il Sindaco non pu fare ci
75
.
E ancora dopo alcune osservazioni sulla ricomposizione particellare nelle lottizza-
zioni:
inne, questo ve lo devo dire, ho limpressione che gli indici di fabbricazione siano
eccessivi a Pistoia, esagerati in una maniera straordinaria. Io non avevo ancora
affrontato questo argomento ma mi pare che si sia esagerato sul serio. Ed anche
le altezze sono troppo elevate. Gli indici di Roma, nuovo piano regolatore, zona
intensiva, portano ad una densit fondiaria, massimo da non oltrepassare, a 700
abitanti per ettaro (nelle norme di Pistoia 1000), non facciamo scherzi [...] un
errore quello di addensare eccessivamente la popolazione, un errore economico;
un volume eccessivo porta ad una disparit urbanistica, si nisce per costruire in
altezza quello che altrimenti si costruirebbe in estensione. Si nisce per valorizzare
eccessivamente le poche aree classicate intensive a scapito di quelle aree a densi-
t minore [...] Vi pregherei di rivedere questi volumi che mi paiono eccessivi proprio
per il carattere stesso della citt. Credo si possa tornare sopra questo argomento
anche perch non vorrei che trovassimo qualche difcolt al Ministero
76
.
Il dibattito inizia con un intervento dellingegner Rauty, consigliere di minoranza,
che illustra organicamente, con apprezzabile spirito realistico di chi conosce la citt,
i motivi di critica e di opposizione della minoranza. Dopo una serie di osservazioni
formali il Consigliere affronta alcune questioni centrali:
Secondo la giunta Municipale le popolazioni tendono ad insediarsi nei borghi.
La Giunta giudica tale fenomeno favorevole e su tale base imposta il cardine del
piano il potenziamento dei borghi. [...]
Questa tesi ha spinto i progettisti a valorizzare, eccessivamente certe zone e borghi
periferici a scapito di una soluzione organica della espansione edilizia cittadina i
cunei dei borghi sono stati cos dilatati con quello stesso sistema disordinato a
macchia dolio con il quale nora si esteso il centro urbano. [...] Mi pare che
cos si perda un po il concetto di citt organizzata... Per lespansione edilizia del
nucleo urbano la grossa zona prevista quella del quartiere di ponente che sca-
valcando con disinvoltura la ferrovia per Bologna ( previsto un nuovo cavalcavia
ogni chilometro) dilaga verso la camionabile e la supera in direzione dellOmbro-
ne. [...] A piano realizzato ci potrebbe anche essere giusticato ma il fatto che
tale espansione presuppone due realizzazioni importantissime: la nuova strada di
75. Ibidem.
76. Ibidem.
68
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scorrimento verso lOmbrone ed almeno due nuovi soprapassaggi della ferrovia
Pistoia-Bologna [...] Laltro grosso agglomerato previsto a cavallo della via Anto-
nelli con lunico collegamento con Pistola attraverso il ponte di Porta San Marco
e attraversato dalla strada di Candeglia con trafco notevole. Questo trafco sar
eliminato dalla nuova strada di scorrimento ad est quando verr realizzata. In con-
trapposto si sono lasciati bianchi, cio a verde agricolo, tanti spazi, specialmente
nella zona nord-ovest della citt gi serviti da strade facilmente collegabili. Lo stes-
so nuovo quartiere INA-Casa (Villaggio Belvedere) in corso di realizzazione rimane
avulso dal tessuto urbano, staccato da questo da oltre 20 ettari di zona agricola.
In sostanza si sono trascurate alcune ottime zone lontane dai trafci e vicine alla
citt per ingrossare ed allungare I famosi borghi attorno alle attuali vie di trafco
in attesa che queste vengano spostate.
In questo delicato momento una efciente zona industriale a Pistola potrebbe aiu-
tare a risolvere lanemica economia locale. [...] Purtroppo niente di tutto questo si
trova nel piano in esame. Nella relazione si parla di due zone. La prima a sud della
San Giorgio, rimasta evidentemente nella mente del progettisti dichiaratamente
scettici sullavvenire industriale di Pistola. Laltra, a SantAgostino, in una posizione
oggi assolutamente non accessibile e quindi utilizzabile solo dopo la realizzazione
della strada di scorrimento per Riola cio di quella strada meno utile tra tutte
quelle previste. Nessuna zona industriale od artigianale lungo il viale Adua, posi-
zione logica ed attuale in quanto gi servita da un ottime strada di transito. Del
viale Adua si voluto fare ad ogni costo una strada di quartiere. Nessuna zona
industriale nellarea del campo di volo. Si voluto mantenere questo rudere di
campo con unica pista di poco pi di un chilometro in direzione ortogonale al
vento dominante. [...] Eppure la zona del campo di volo si sarebbe prestata ad uno
sviluppo industriale, proprio perch in prossimit della ferrovia e dellautostrada
ed vicina ai grossi complessi industriali cittadini
77
.
Sullo schema viario lingegner Rauty esprime un giudizio positivo: tale schema
in verit semplice e scorrevole e risolve il trafco esterno, anche se gli appare
eccessivo aver previsto alternative a tutte le strade statali: in tutto una nuova rete
di oltre 20 chilometri di nuove grandi arterie di trafco. Ma la critica di fondo la
mancanza di previsioni economiche e nanziarie in ordine alla graduale attuazione
del piano.
Non si badato a spese nel riempire il piano di nuove imponenti opere, anche lad-
dove tali opere non sortono un effetto proporzionato al loro costo; ma soprattutto
non si e pensato a quella che sar la situazione della citt nella fase intermedia fra
il momento attuale e quello nale, se ci sar, del piano
78
.
Questa ultima affermazione apparir profetica: lo schema viario del 1957 oggi,
dopo 54 anni, non ancora completamente attuato.
77. Ibidem.
78. Ibidem.
II Consigliere di minoranza, ingegner Gori, osserva di essere daccordo sulla previ-
sione di risanamento ma le zone sottoposte a tale disciplina gli appaiono troppo
vaste; chiede una precisazione del signicato del termine risanamento e ritiene
opportuna una analisi pi accurata degli edici del centro cittadino in cui si im-
ponga una necessaria opera di risanamento. Ritiene eccessivi gli edici per i quali
prevista la demolizione, in particolare quelli sul viale Petrocchi.
So bene che non se ne far di nulla, ma occorre avere estrema cautela prudenza
e ponderatezza prima di porre il segno giallo della demolizione su edici i quali,
anche se mai abbattuti saranno in maniera notevolissima deprezzati del loro costo
di mercato
79
.
Inne, anche lui, solleva la questione del viale Adua attorno a cui si realizzer ra-
pidamente il nuovo quartiere previsto mentre assai lunghi saranno i tempi di rea-
lizzazione di unopera imponente e costosa come la variante viaria di scorrimento
prevista lungo lOmbrone.
Intervengono nel dibattito diversi altri consiglieri di minoranza; si riportano di segui-
to solo quelli che avanzano proposte o critiche di merito tralasciando gli interventi
di minoranza che attaccano genericamente il piano e quelli di maggioranza che
altrettanto genericamente lo difendono.
Il consigliere, Danesi, rileva che
tra le grandi nuove arterie stradali previste dal piano manca una strada di colle-
gamento a nord della citt per raccordare la nuova strada nord-sud per Riola alla
Statale 64
80
.
Il Consigliere Breschi dichiara che
avrebbe visto volentieri nel progetto in esame lattuazione di un piano intercomu-
nale con interessamento dei comuni di Montale e di Agliana
81
.
Il Consigliere Franconi
suggerisce la creazione di un demanio comunale per favorire lo sviluppo artigiana-
le e ledilizia popolare; rileva che non stato risolto il problema del turismo e del
soggiorno stagionale
82
.
Il Consigliere Bongiovanni
79. Ibidem.
80. Ibidem.
81. Ibidem.
82. Ibidem.
70
La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
71
La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
richiama lattenzione sulla opportunit di provvedere, una buona volta, allo abbat-
timento di alcune casupole in via della Stracceria per mettere in risalto il battistero
e la Casa del Capitano del Popolo
83
.
Dal dibattito consiliare si avverte la distanza fra la visione complessiva della citt
e delle sue ipotesi di sviluppo proposta dal Prof.Piccinato e la percezione parziale
di singoli episodi o parti della citt dei consiglieri sia di minoranza che criticano il
piano sia di maggioranza che lo difendono. Il piano formalmente approvato con
alcune modiche peggiorative ma il suo impianto generale non compreso, non
corrisponde alla cultura della citt n dei suoi amministratori.
Emergono anche contrasti non secondari tra il professor Piccinato e gli architetti
Bartoli e Spinelli sulla zona industriale a sud, sullapertura collinare a nord, sulla dilu-
izione degli aggregati attorno al viale Adua e soprattutto sulle norme di attuazione
eccessivamente permissive.
Le critiche al piano formulate nel dibattito consiliare dalla minoranza ruotano attor-
no ad una prima questione fondamentale: la ridondanza del piano, la sua inattua-
bilit, la mancanza di un documento economico contabile dei costi. Questa critica,
che maschera la sorpresa per proposte inattese e fortemente innovative, si articola
in tre aspetti: quello formale, manca un documento di previsione economica -
nanziaria in ordine alla graduale attuazione del Piano; quello economico: le opere
previste sono numerose e faraoniche, non si troveranno mai le risorse per costruirle
davvero; quello urbanistico: la funzionalit complessiva degli insediamenti residen-
ziali e industriali si basa sulla nuova rete viaria, se questa non si realizza, o si realizza
in tempi diversi rispetto agli insediamenti, si avranno situazioni di trafco insoppor-
tabili sulle attuali arterie.
Al primo aspetto risponde agevolmente Piccinato:
Una delle grandi conquiste della legge urbanistica quella di aver fatto a meno
del preventivo, dato che i piani regolatori non hanno un limite di data [...] non
necessario fare un preventivo specico di spese di nanziamento del piano ag-
giunge guardate i piani regolatori non costano niente quando ci sono: costano
enormemente quando non si fanno
84
.
Comunque viene inserita e approvata, insieme agli altri documenti, una sommaria
valutazione sulle necessit economiche del piano.
Il secondo aspetto affrontato in qualche modo dallArch.Bartoli:
lANAS gi decisa a creare un nuovo collegamento fra lautostrada e lattuale
camionabile attraverso la costruzione di quel raccordo che passera sopra la ferrovia
[...] la Provincia di Pistola ha gi nel programma la realizzazione di quel tronco di
83. Ibidem.
84. Ibidem.
strada nuova Provinciale Pratese che sar realizzato proprio secondo lo schema del
piano regolatore, che ora stiamo discutendo; quindi gi ci sono due favorevoli pre-
messe a che questo anello o meglio questo U che caratterizza la grande viabilit
di Pistola si possa perlomeno ben preparare
85
.
Il terzo aspetto di critica sullattuabilit delle previsioni viarie del piano ha una sua
validit e provocher effetti pesanti sullo sviluppo della citt anche perch accen-
tuato da un altro aspetto negativo, non rilevato dalle critiche della minoranza: lo
schema viario del piano affronta e risolve i problemi di scorrimento esterno fra la
citt e il territorio ma non affronta adeguatamente i problemi di collegamento dei
borghi fra di loro e con il centro. Questi rapporti rimangono afdati alla viabilit tra-
dizionale che si stringe in modo sempre pi pesante e meno funzionale alle quattro
porte della citt.
Laltra questione fortemente discussa lo sviluppo industriale di Pistoia. I progettisti
tendono a valorizzare lattivit vivaistica come la vera industria pistoiese e manife-
stano un certo scetticismo sulla possibilit di un vero e proprio sviluppo industriale
della citt, semmai vorrebbero favorire una attivit artigianale fortemente collegata
alla residenza. I consiglieri, in particolare la minoranza, insistono per una zona in-
dustriale vera e propria che vorrebbero localizzata lungo il viale Adua e a sud della
citt fra la ferrovia e lautostrada. Le posizioni sulluso di questa area a sud sono
assai controverse. Fortemente voluta dalla minoranza e non ostacolata dalla mag-
gioranza di fatto parzialmente accolta dalla relazione dallarchitetto Bartoli (la
costruzione della nuova opera di collegamento fra lautostrada e la camionabile
rende assolutamente impossibile lutilizzazione dei terreni a valle di questo raccor-
do a destinazione industriale, mentre invece noi abbiamo previsto la destinazione
industriale per tutti i terreni a monte, compresi fra la ferrovia e questo raccordo)
e poi modicata per la forte opposizione di Piccinato (una zona industriale in un
anello chiuso dalle infrastrutture una scelta che in urbanistica non si dovrebbe mai
fare). Loro si ricorderanno, dice Bartoli correggendosi nel suo secondo lungo
intervento,
che nellagosto, quel famoso schema di piano regolatore proponeva proprio a sud
della San Giorgio una zona mista della industria e artigianato e tale era la nostra
convinzione, e nel primo intervento mi era rimasta limpressione che questa fosse
la destinazione che poi era stata modicata dal Prof. Piccinato, non tanto per
lindustria, ma perch a questa zona fosse conferita anche laltra destinazione a
grandi attrezzature collettive, quel famoso centro direzionale della citt [...]
86
La soluzione proposta per la localizzazione della zona industriale principale (lungo
la ferrovia per Prato nella zona di SantAgostino), accettata da tutti, senza troppa
85. Ibidem.
86. Ibidem.
72
La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
73
La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
convinzione e criticata dalla minoranza solo per la difcolt di collegamenti viari. Di
fatto tale previsione appare talmente strana e incomprensibile da essere accettata
passivamente, con la intima convinzione che non sar mai realizzata.
Una questione ampiamente discussa, ma senza conseguenze, riguarda gli insedia-
menti residenziali in particolare gli insediamenti previsti lungo i borghi e sul viale
Adua. Le scelte vengono interamente confermate e non ha nessun effetto neppure
losservazione fatta da Piccinato sulla eccessiva diluizione degli insediamenti previsti
lungo il viale Adua. Cos come non viene inserita nelle norme di attuazione nessuna
variazione per distinguere meglio gli edici destinati al risanamento edilizio e per
chiarire il signicato di risanamento su cui pure si era espresso favorevolmente lo
stesso Piccinato.
Unaltra questione discussa relativa alle zone bianche intorno al centro abitato
ritenute eccessive; in particolare non si comprende come la zona a nord fra la via
del Villone e la via Dalmazia non sia interessata dalle edicazioni. Ancora una volta
(come gi nel 1912 per Pistola Ovest e nellimmediato dopoguerra per via Pagliuco-
la) lIstituto Autonomo Case Popolari fa da battistrada dello sviluppo urbano: aven-
do acquistato un ampio terreno immediatamente a sud del parco del Villone Puccini
per la costruzione di un quartiere INA Casa lontano e diviso dal centro da unampia
area agricola. Infatti il Consiglio, il giorno successivo in assenza di Piccinato, acco-
glie la proposta del Consigliere Cariglia (Presidente dellIstituto Autonomo delle
Case Popolari) di collegare tale quartiere con le zone di sviluppo previste pi a sud
dal piano compattando ledicazione edilizia fra la via del Villone e la via Dalmazia
e rendendo sempre meno credibile lipotesi del mantenimento della continuit di
verde con la collina a nord.
Gli emendamenti
A conclusione dei lavori del secondo giorno di Consiglio vengono posti in votazione
gli emendamenti presentati che sintetizzano la discussione. I principali emenda-
menti presentati dalla minoranza sono respinti: togliere la previsione di demolizione
sugli edici attorno alle mura; precisare meglio le zone e le norme relative al risa-
namento edilizio; destinare alla media industria le aree edicabili attorno al viale
Adua; destinare allo sviluppo industriale la zona a sud della San Giorgio compresa
fra la ferrovia e il nuovo raccordo; ampliare le zone costruttive attorno ai centri di
Bottegone, Candeglia, Pontelungo e Capostrada.
Vengono respinti anche altri emendamenti della minoranza che richiede:
che si distingua nella zona entro la cinta muraria zone, con caratteristiche diverse
a cui applicare indici diversi [...] che nelle aree indicate bianche dal Piano vengano
distinte zone di caratteristiche intermedie fra quelle agricole e quelle estensive [...]
che venga Inclusa una norma transitoria con la quale si dichiarino automaticamen-
te decadute tutte le lottizzazioni private per la parte non ancora realizzata
87
.
II Consiglio approva due emendamenti uno del consigliere Dongiovanni che preve-
de la demolizione del gruppo di casupole lungo la via Stacceria allo scopo di met-
tere in maggiore evidenza lantico primo palazzo del Podest e il Battistero e uno,
gi rilevato, del consigliere Cariglia che propone di trasformare in zona residenziale
semintensiva larea a sud del costruendo Villaggio Residenziale Ina Casa (Belvedere)
fra la via del Villone e la via Dalmazia.
Sono approvati poi gli emendamenti alle norme di attuazione proposti, a segui-
to dellintervento del professor Piccinato, dallarchitetto Bartoli e fatti propri dalla
Giunta.
Il primo riguarda gli impegni nanziari per i quali viene proposto e approvato il
seguente documento:
La legge urbanistica non prevede in sede di Piano regolatore Generale un impegno
nanziario da parte dellamministrazione Comunale in ordine agli oneri che deri-
vano dalla attuazione dl piano stesso, rimandando ai piani particolareggiati i piani
nanziari ed economici necessari alla loro realizzazione. Tuttavia sembra oppor-
tuno sottolineare qui alcuni punti che chiariscono questo aspetto del problema al
ne di mettere in evidenza la meccanica relativa alla graduale attuazione del piano
visto alla luce degli oneri consequenziali.
Pertanto le opere che il Piano Regolatore considera sono di due ordini e precisamente:
a) opere per iniziativa delle pubbliche amministrazioni. b) opere per iniziativa dei pri-
vati. Fra le prime gurano quelle relative alle strade a questo proposito noteremo che
gli interventi pi notevoli e per i quali da prevedersi la ulteriore spesa si riferiscono
a programmi di competenza dello stato (ANAS) come il nuovo raccordo con lAuto-
strada (che lufcio regionale dellANAS ha gi nei suoi program mi dal nuovo Casello
sullAutostrada no allimboccatura con lat tuale camionabile), come per esempio la
costruzione delle varianti sulle strade statali per Firenze e per Bologna e Modena e
analogamente per le strade provinciali (Pratese e Lucchese ecc) per le quali anzi la Pro-
vincia ha gi in programma la realizzazione della prima variante proprio per Prato.
Resteranno a carico dellamministrazione Comunale i vari tronchi di raccordo e la
viabilit minore per la cui giusticazione economica sar pi che sufciente ledi-
cazione che su detti tronchi stradali si dovr realizzare.
Anche la strada in variante della via Antonelli per Candeglia se non trover un inte-
ressamento nellambito amministrativo terri toriale ( Provincia ) come sarebbe oppor-
tuno atteso linteresse non solo Comunale di quella importante arteria ma addirittu-
ra Provinciale per i collegamenti che essa consente con la nuova strada Appenni nica
di Riola, potr trovare una giusticazione economica in considerazione della prevista
zona industriale quando circostanze favore voli consentiranno la realizzazione.
Altre opere o vincoli che comporteranno oneri per lAmministrazione Comunale
sono:
87. Deliberazione del Consiglio comunale n. 554 del 29 dicembre 1957, Piano regolatore della citt, 1957,
UPRUCPT.
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
a) La realizzazione del complesso sportivo a nord della Citt e la previsione di
una sua ulteriore espansione. Su questo punto da osservarsi che lonere per la
realizzazione della prima fase gi stato considerato dallAmministrazione Comu-
nale indipendentemente dal Piano e che leventuale espansione sar consentita sul
Piano economico nanziario dai prevedibili sviluppi che labitato urbano prender
in futuro.
b) La costruzione di un Mercato Orto-frutticolo e dei nuovi macelli in zona idonea
potr essere consentita: il primo attraverso la costituzione di un Consorzio cui
partecipino tutti gli Enti interessati e in sostanza si tratter di una operazione indu-
striale autonanziantesi; per i secondi si potr dire analogamente
.
e) Oneri per demolizioni
,
risanamenti, ritocchi alla viabilit del centro storico. Su
questo argomento da rilevare che il genere delle opere previste di diversa
natura, entit ed interesse essendo queste consigliate e da ragioni igieniche in
alcuni casi e da motivi di trafco in altri casi e da motivi esclusivamente esteti ci e
di rispetto ambientale in altri casi quando questi diversi motivi non intervengono
tutti assieme in altri casi ancora.
Si prevede di far fronte agli oneri derivanti dagli impegni che si assumeranno allat-
to della previsione dalla immediata esecuzione a mezzo dei contributi specici o
generici di miglioria previsti dalle Leggi, o a mezzo dei contributi per il plusvalore
che sar possibile reperire durante lesecuzione dal Piano se non addirittu ra attra-
verso quei vantaggi economici che sono allo studio in sede competente e che si
agitano in questi ultimi tempi sotto il titolo di Leggi sulle aree fabbricabili.
In questa sede ci sembra per opportuno richiamare lattenzio ne di chi esamina il
Piano sul fatto che le caratteristiche di esso sono tali per cui non da dubitarsi che
la momentanea mancata realizzazione nel tempo di una delle diverse previsioni
possa, in qualche modo pregiudicare qualcuna delle altre.
insomma un Piano essibile e aperto si che si pu veramen te considerare pos-
sibile di proiettarsi in quel tempo indeterminato che la legge prevede in modo da
dare sufciente tranquillit agli Amministratori di trovare quelle fonti nanziarie
necessarie per la sua realizzazione
88
.

Vengono poi approvati altri emendamenti alle norme di attuazione tra i quali alcuni
di una certa rilevanza: nelle zone per la piccola industria e lartigianato, si aggiunge
che ogni progetto dovr prevedere un sufciente spazio destinato a parcheggio;
nelle zone residenziali intensive lindice viene ridotto da 10 a 6,5 mc/mq, il rapporto
di copertura da 2/3 a 3/5, laltezza massima da 24 a 22 metri; nelle zone residen-
ziali esistenti, si riduce lindice da 10 mc/mq a 6,5; nelle zone agricole e forestali, si
introduce lindice massimo di 0,25 mc/mq. E altre modiche minori.
Il piano cos modicato denitivamente adottato dal Consiglio (g. 11 e carta
allegata) con un ordine del giorno del gruppo di minoranza nel quale, ribadite le
osservazioni critiche al piano e
88. Consiglio Comunale del 29 dicembre 1957. Impegni Finanziari per lesecuzione del Piano, Piano regola-
tore della citt, 1957, UPRUCPT.
ritenuto quindi che, se veramente urgente per la nostra citt avere un piano
regolatore talch un piano migliore che procedere ulteriormente senza alcun
piano, non peraltro possibile condividere la responsabilit della Giunta per le
eventuali direttive di massima date ai progettisti, dichiara di astenersi dalla vota-
zione
89
.
La pubblicazione e le osservazioni
I termini ssati dal Ministero al 31 dicembre non sono riferiti alladozione, ma allin-
vio degli elaborati al Ministero. Pertanto il Comune deve richiedere una nuova pro-
roga che viene concessa no al 30 giugno e poi no al 31 agosto 1958.
La cartograa e le norme di attuazione hanno subito notevoli variazioni in sede
di adozione e devono essere riordinate e integrate tanto da richiedere una nuova
riunione del Consiglio per formalizzare il tutto.
Il Piano viene pubblicato per 30 giorni a partire dal 7 marzo 1958 e nei sessanta
giorni successivi pervengono allamministrazione 166 osservazioni presentate da
enti e cittadini. Le osservazioni, esaminate dal Consiglio il 28 luglio 1958, sono
praticamente tutte rigettate con la motivazione che, contrariamente alle indicazioni
di legge, sono presentate nellesclusivo interesse privato e non contribuiscono al mi-
glioramento del piano. Ne vengono accolte soltanto quattro di cui una, presentata
dallOrdine degli Ingegneri della Provincia di Pistoia che, modicando le norme at-
tuative del piano, consente laccoglimento di altre 13 osservazioni riguardanti altre
variazioni delle norme stesse. Le modiche introdotte a seguito dellosservazione
degli Ingegneri sono molto pesanti:
Lindice delle zone esistenti e intensive di progetto portato da 6,5 a 8 mc/mq, lin-
dice delle zone semintensive da 4 a 5 e delle zone estensive da 2 a 2,5 mc/mq.
Per le zone agricole e forestali, sono aggiunti i seguenti commi che praticamente
restituiscono alle zone agricole indici da zone urbane:
il Sindaco avr la facolt di derogare alla norma generale per quanto riguarda lin-
dice di fabbricabilit per quei lotti che provengono da frazionamenti perfezionati
anteriormente alladozione del PRG, nei casi in cui la supercie dellintero appez-
zamento che si trovi a far parte integrante dellabitato sia inferiore a mq 3.000
detto indice potr essere aumentato no a 2,5 se lintera supercie sar inferiore a
mq 1.500 e no ad 1 se essa sar compresa fra mq 1.500 e 3.000.
La facolt di deroga agli indici e ai rapporti di copertura sar al sindaco consentita
anche nei casi in cui vi siano industrie classicate come tali dal PRG che dimostrino
la necessit di ampliamento e la non convenienza al totale spostamento nelle zone
appositamente destinate
90
.
89. Consiglio Comunale del 29 dicembre 1957. Dichiarazione nale del Gruppo Consiliare DC, Piano regola-
tore della citt, 1957, UPRCUPT.
90. Consiglio Comunale. Deliberazione n. 220, 28 luglio 1958, Piano regolatore della citt, 1957, UPRCUPT.
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In fondo allarticolo aggiunta una nota sconvolgente, capace da sola di annullare
gli effetti pianicatori poich:
lindice di fabbricabilit (0,25 mc/mq) potr essere concentrato a scopo edilizio
nelle immediate vicinanze dei borghi abitati e nellinterno di essi, alla scopo di
rendere possibile un ulteriore sviluppo edilizio conforme alle spontanee tendenze
o alle necessit che si presentino in quelle zone e di salvaguardare contemporane-
amente le caratteristiche del territorio
91
.
Sono inoltre aggiunte delle norme transitorie:
Il Sindaco avr la facolt di derogare alle norme generali riettenti gli indici di
fabbricabilit e i rapporti di copertura tutte volte che gli interessati potranno dimo-
strare che lacquisto del terreno a scopo edicatorio era avvenuto precedentemen-
te allapprovazione del PRG e che detto appezzamento non abbia subito ulteriori
passaggi di propriet. Il Sindaco avr la stessa facolt di deroga per la concessione
della licenza edilizia su progetti di lottizzazione approvati dallAmministrazione
Comunale prima delladozione del PRG.
92

Anche per le zone collinari si introducono variazioni stravolgenti:
Ai ni di favorire il turismo nelle zone collinari e montagnose, al di sopra di 400
metri SLM. potr essere consentita la costruzione di abitazioni o chalet per residen-
za temporanea, isolate o in gruppi organizzati purch ognuna di esse sia edicata
su di un lotto di terreno della supercie minima di mq 1000 appositamente acqui-
sito o purch la cubatura di ciascuna di esse non superi i 400 mc. Agli stessi scopi,
nelle zone riconosciute di interesse turistico, potr essere consentita la costruzione
di alberghi e simili con la applicazione di un indice di fabbricabilit e un rapporto
di copertura (quali quelli previsti nelle zone estensive)
93
.
evidente come queste norme (laumento degli indici di fabbricabilit,la concen-
trazione degli indici agricoli e la loro localizzazione al perimetro dei centri abitati, il
riconoscimento delle lottizzazioni non ancora attuate, la facolt di deroga concessa
al Sindaco) di fatto allargano talmente le possibilit edicative da rendere pressoch
inutili le previsioni insediative del Piano Regolatore.
Un mese dopo il 28 agosto 1958 il piano con tutti gli allegati inviato al prov-
veditorato alle opere pubbliche per la Toscana per i competenti adempimenti di
approvazione.
91. Ibidem.
92. Ibidem.
93. Deliberazione del Consiglio Comunale n.220 del 28 luglio 1958. Controdeduzioni alle osservazioni al
PRG. Modiche di alcune norme urbanistiche, Piano regolatore della citt, 1957, UPRCUPT.
Lapprovazione del Ministero
Bisogna aspettare il 22 giugno 1961 perch il Ministero dei LL.PP. Direzione Gene-
rale Urbanistica comunichi al Comune quanto segue:
La Corte dei Conti, alla quale stato sottoposto, per la registrazione il DPR. 28 di-
cembre 1960 con il quale viene approvato il PRG di codesto Comune ha fatto pre-
sente che, prima di procedere alla registrazione del menzionato atto, opportuno
che codesto Comune medesimo prenda cognizione delle modiche apportate al
progetto originario con il citato decreto.
Ci stante, si trasmette una copia del DPR. 28 dicembre 1960, e si prega codesto
Comune di volere, con ogni urgenza, provvedere ad accettare le modiche di cui
trattasi ed a rimettere Ia relativa delibera consiliare a questo Ministero, afnch lac-
cennato provvedimento possa avere sollecito corso, al ne di evitare che codesto
Comune rimanga ancora privo di efcace strumento di disciplina urbanistica
94
.
Si riportano di seguito le modiche, abbastanza consistenti, proposte dal decreto
ministeriale:
E da prescrivere che, in accordo con lANAS, venga meglio studiato il raccordo
nord del tronco ovest del semianello con la statale 66 [...] debbono essere abo-
lite: la progettata trasversale dal Corso Vittorio Emanuele alla via Pietro Bozzi,
lallargamento della piazza antistante lospedale del Ceppo, lallargamento del-
la via del Ceppo, la demolizione delle case in via Cavour, la demolizione in via
della Madonna, la demolizione della navata sinistra della Chiesa di Santa Maria
Maggiore [...] dovr essere meglio studiata la soluzione riguardante la zona
compresa fra la ferrovia e il tronco sud del semianello, al ne di evitare lisola-
mento in cui verranno sicuramente a trovarsi,per le difcolt di comunicazione,
la zona artigianale e il centro direzionale in essa previsti [...] le aree destinate ad
impiant sportivi, a nord della citt, appaiono troppo ampie in relazione alle ne-
cessit della popolazione, per cui in sede di piano particolareggiato, potrebbero
essere convenientemente ridotte [...] risultano omesse le previsioni relative agli
impianti di depurazione delle acque di riuto urbane ed industriali e di capta-
zione di falde freatiche profonde per lapprovvigionamento idrico, per cui da
prescrivere lapposizione dei relativi vincoli su aree opportunamente ubicate
95
.
Per quanto riguarda le norme si prescrive labolizione dellincremento di volume
previsto in caso di demolizione e ricostruzione, si inserisce lobbligo del parere della
Sovrintendenza per gli interventi allinterno della prima cerchia di mura, si riduce
laltezza massima ammissibile nel centro urbano da m 9 a m 4, si ammette la con-
centrazione di indice agricolo in prossimit dei borghi abitati e allinterno di essi,
si fanno salve, anche se in contrasto col piano, le lottizzazioni perfezionate in data
anteriore allapprovazione del piano.
94. Nota del Ministero dei LLPP n. 2827, 22 giugno 1961, Piano regolatore, 1966, UPRCUPT. UPRUCPT.
95. Decreto del Presidente della Repubblica del 18 dicembre 1960, Piano regolatore, 1966, UPRUCPT.
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
Sembra di capire che le norme di attuazione considerate siano quelle originali ap-
provate nel Consiglio del Dicembre 57 e non quelle pesantemente peggiorate nel
luglio 58 in sede di controdeduzione alle osservazioni. In questo senso il Decreto
migliora le norme. Tutte le modiche del decreto sono migliorative meno la ridu-
zione della zona sportiva (il Decreto accoglie anche una osservazione dei proprietari
dei terreni interessati alla zona sportiva), la concentrazione dellindice agricolo e il
salvataggio delle lottizzazioni approvate.
In conclusione
il Presidente della repubblica decreta, con la condizione che il Comune accetti le
prescrizioni e le raccomandazioni di cui in narrativa, approvato il Piano Regolato-
re Generale del Comune di Pistoia
96
.
II Consiglio Comunale riunito il 22 luglio 1961 senza alcuna discussione delibera di
accettare le modiche approvando le medesime, tenendo altres nella dovuta con-
siderazione le raccomandazioni e i suggerimenti espressi nei citato decreto e im-
pegnandosi a metterle in atto al momento opportuno
97
.
La formulazione usata dal Consiglio ritenuta eccessivamente generica e non sod-
disfa molto il Provveditorato. Si richiedono elaborati e atti che formalizzino le modi-
che e che provocano ulteriori ritardi: la registrazione del decreto di approvazione
del piano si ha solo l8 febbraio 1962 e la sua pubblicazione denitiva nella Gazzet-
ta Ufciale il 24 Maggio 1962. (g. 12).
La formazione del Piano Regolatore iniziata nel 1949 trova la sua conclusione solo
nel 1962, tredici anni dopo. La novit della legge, leccesso di procedure e di con-
trolli, le difcolt del Comune a conoscere e correttamente e applicare la comples-
sit delle procedure previste, linadeguatezza tecnica e culturale, tutte queste e
altre ragioni concorrono a rendere cos lunghi i tempi di formazione, adozione e
approvazione.
Ma il piano approvato risulta largamente inefcace. Infatti le norme di salvaguardia
scadono dopo due anni dalladozione (inizio 1960) e quindi per due anni (1960-
1962) la gestione delle autorizzazioni a costruire non pi tenuta a rispettare le
norme del piano. Se si considera inoltre che le modiche alle norme del piano
regolatore introdotte con le osservazioni consentivano di costruire sullintero terri-
torio agricolo e di concentrare lindice agricolo di aree vaste in lottizzazioni anche
ai conni della citt e che la discrezionalit del Sindaco era molto ampia c da
ritenere che anche nei due anni di vigenza della salvaguardia (1960-1962) le impo-
stazioni generali del Piano siano state largamente disattese.
96. Ibidem.
97. Deliberazione del Consiglio Comunale n. 145 del 22 luglio 1961. Piano regolatore 1966, UPRUCPT.
Pertanto al momento dellapprovazione il territorio ormai radicalmente tra-
sformato dalle costruzioni attuate, dalle lottizzazioni approvate e dagli atti con-
cessori in corso: questi interventi hanno quasi esaurito le aree edicabili inserite
nel piano e hanno utilizzato in grande misura anche quelle non esplicitamente
previste.
12. Avviso di approvazione del Piano Regolatore adottato nel 1957
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4. Le varianti del 1964. Ladeguamento revocato
Gi durante la formazione e ladozione del PRG del 1957 i numerosi permessi a lot-
tizzare e costruire modicano notevolmente lo stato del territorio urbano. Inoltre il
piano viene pubblicato solo nel maggio 1962 mentre la norma di salvaguardia scade
nel dicembre del 1960 per cui la stessa Amministrazione ammette che non stato
possibile non consentire qualche modica che non compromettesse fondamental-
mente il piano. In sostanza la realt del territorio e le previsioni del piano appaiono
in grave, insostenibile contrasto gi immediatamente dopo la sua approvazione.
Lautorizzazione e ladozione
Il 13 febbraio 1963, ad appena otto mesi dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Uf-
ciale, il Comune chiede al Ministero lautorizzazione allo studio di alcune varianti:
Considerato che: liniziativa privata in materia edilizia, superiore ad ogni possibile
previsione e ad ogni aspettativa, ha fatto s che si giungesse presto alla saturazione
di alcune zone di espansione urbanistica per cui si rende necessario unulteriore
estensione delle zone di previsione; che consentita una riduzione del vincolo ci-
miteriale da m. 200 a m. 100; che il tracciato di alcune strade di scorrimento e del
raccordo allautostrada si scostato da quello previsto dal piano; che le modiche
suggerite dal Ministero alle norme di attuazione determinano incongruenze e in
qualche punto mutilazioni. Questa amministrazione chiede lautorizzazione allo
studio di alcune modiche e integrazioni
98
.

Nellaprile del 1963 lautorizzazione concessa
con la raccomandazione di condurre unitariamente lo studio delle variazioni par-
ziali conseguenti alle nuove condizioni in modo da ricomporre armonicamente
lequilibrio funzionale dellintero organismo cittadino
99
.
Mentre lUfcio Tecnico inizia il lavoro per la predisposizione delle varianti autoriz-
zate, il Consiglio Comunale, nella sua seduta del 25 gennaio 1964, approva una
variante di riduzione della zona sportiva che non ha bisogno di preventiva autoriz-
zazione in quanto gi suggerita nel decreto di approvazione del piano del 1957. I
motivi di tale riduzione sono dettati dalla volont dellamministrazione di acquisire i
terreni necessari alla realizzarne di nuovi impianti sportivi : una pista ciclistica con
al centro un campo per il giuoco del calcio, un palazzetto per lo sport, una pisci-
98. Lettera del sindaco al ministero dei LL.PP. del 13 febbraio 1963. Oggetto: Piano Regolatore Generale di
Pistoia. Autorizzazione allo studio di alcune varianti, Piano regolatore 1966, UPRUCPT.
99. Parere della sezione Urbanistica del Ministero di concessione dellautorizzazione allo studio di variante al
Piano Regolatore Generale, n. 715 del 19 aprile 1963, Piano regolatore, 1966, UPRCUPT.
na scoperta una palestra e altri impianti. Per la costruzione di tali impianti sono
necessari 85 mila mq di terreno oltre agli 86 mila gi di propriet comunale. I due
proprietari sono disposti a cedere gratuitamente i terreni necessari a condizione di

ottenere il riconoscimento di un indice di fabbricabilit del 2,5 mc/mq su unarea di cir-
ca 19 mila mq, di propriet dei sigg.Michelucci, di un indice di 2,5 mc/mq su unarea
di circa 17 mila mq e di un indice di 1 mc/mq su unarea di circa 7mila mq di propriet
del Sig. Niccolai Lazzerini [pertanto il Consiglio Comunale] accertato che la superfcie
di mq 318 mila attualmente vincolata a zona sportiva effettivamente troppo ampia
alla necessit della popolazione, come stato riconosciuto nel decreto di approvazio-
ne del PRG, delibera di approvare la nuova delimitazione della zona sportiva
100
.
Tale delibera riduce la zona sportiva di 143 mila mq e consente ledicazione di ben
127 mila mc (circa 400 alloggi) ad est della via del Villone. Viene cos ulteriormente ri-
dotto il varco verde della citt a nord verso le colline tanto esaltato da Piccinato e gi
ridimensionato dallemendamento, approvato dal Consiglio nel dicembre 1957 in
sede di adozione del piano. Le varianti autorizzate dal Ministero vengono predispo-
ste dallUfcio Tecnico e sono discusse ed adottate dal Consiglio Comunale nella sua
seduta del 21 settembre 1964. Lassessore Galigani illustra i motivi delle varianti:
il PRG adottato alla ne del 1957 divenne uno strumento giuridico di piena attuazio-
ne dopo 5 anni dalla sua adozione, lasciandolo inefcace per due anni dopo la sca-
denza del triennio di salvaguardia. In questi anni nei nostro Comune si registrato
un incremento edilizio di gran lunga superiore ad ogni pi ottimistica previsione.
La nascita di una nuova industria in zone pi appetibili (di quelle previste dal piano)
per i bassi costi dei terreni, per la facilit di accesso e per altre ragioni non poteva
essere ostacolata nella sua pratica realizzazione[...]
Le grandi arterie di scorrimento previste dal PRG venivano realizzandosi ed i pro-
getti esecutivi non potevano rispondere fedelmente alle previsioni grache [...]
Importanti atti del Consiglio Comunale come la riduzione delle zone di rispetto
cimiteriale, la sistemazione della zona di San Biagio, ledicazione di edici scola-
stici in terreni non destinati a questo scopo creavano disparit palesi tra la volont
espressa e le risultanze grache del piano.
Inoltre si deve inserire nel PRG il piano, gi approvato, per ledilizia economica e
popolare di cui alla nuova legge 167/62, si devono prevedere aree per attuare la
legge sulle scuole materne, nasce la scuola media unica che incrementa la popo-
lazione scolastica e richiede nuovi interventi e si manifestata la crescente insuf-
cienza degli spazi a verde pubblico per attrezzature sportive.
Da quanto detto emergono palesemente i motivi validi per operare, con adeguate
e contenute varianti al PRG per renderlo pi aderente alla realt e di certa e univo-
ca interpretazione con rinnovate e precise norme di attuazione
101
.
100. Consiglio comunale deliberazione n. 26, 25 gennaio 1964, Piano regolatore, 1966, UPRCUPT.
101. Deliberazione n. 237, 21 settembre 1964, Piano regolatore, 1966, UPRCUPT.
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
Il contenuto
In sintesi le varianti proposte sono le seguenti:
Iinserimento delle zone destinate alledilizia economica e popolare ( le zone at-
torno al centro urbano sono cinque molto ampie: una in San Biagio in aderenza
alla tangenziale ovest; due a sud di Capostrada, allo Scornio, di qua e di l dalla via
Dalmazia; una a nord est, alle Fornaci, oltre la circonvallazione e due a sud a Bonelle
e a Ponte alla Pergola);
inserimento delle lottizzazione approvate precedentemente (le lottizzazione in-
serite attorno al centro urbano sono quindici, alcune urbanisticamente assurde:
una a nord di Capostrada; una a nord della nuova zona sportiva; due a nord delle
caserme; una tra Candeglia e le Fornaci; una ad est del cimitero comunale oltre la
circonvallazione; una nella parte ovest della zona industriale di SantAgostino vicino
alla citt; due a sud della ferrovia e a nord della circonvallazione; due sperse nella
campagna a sud di Sperone e a sud di Pontelungo; una a Bonelle; una a San Biagio,
addirittura a cavallo della tangenziale ovest; due, ancora in aperta campagna, a San
Giorgio lungo la via Gora e Barbatole);
nuovi azzonamenti e variazioni viarie di piccola entit interne ad alcuni centri pi
importanti per favorirne lespansione;
assegnazione di un indice di fabbricabilit di 2,5 mc/mq attorno a tutti i centri con
pi di cento abitanti;
reperimento di nuove aree da destinare a servizi e impianti di interesse collettivo
per il verde pubblico, ledilizia scolastica e attrezzature sportive;
inserimento della riduzione della zona sportiva e classicazione delle aree dimesse
conforme alla delibera consiliare relativa;
precisazione graca del centro direzionale a sud e denizione delle funzioni ad
esso destinate: macello, mercato ortofrutticolo, autorimesse,ufci a servizio della
zona industriale;
previsione di ampliamento degli Ospedali Riuniti e loro raccordo viario con il viale
Matteotti;
aggiornamento delle zone di rispetto cimiteriale;
correzione del tracciato della tangenziale sud-ovest;
correzione del tracciato del raccordo con lautostrada;
denizione del nuovo tracciato della variante alla strada statale Lucchese;
introduzione del tracciato della nuova Pratese cos come stata realizzata;
previsione di una nuova viabilit di collegamento tra la zona industriale, la nuova
pratese e gli abitati di Ponte alla Pergola e Bottegone;
denizione della viabilit primaria della zona industriale di SantAgostino.
Ladozione e la revoca
Le varianti proposte sono adottate da Consiglio Comunale dopo un breve dibattito
e pubblicate nel gennaio 1965. Nei sessanta giorni successivi sono presentate 65
osservazione da parte di privati cittadini e associazioni. Le osservazioni non vengo-
no mai portate alla discussione del Consiglio e le varianti rimangono ferme no al
luglio 1966 quando il Consiglio Comunale le revoca perch, riferisce lAssessore,
non corrispondono attualmente alle esigenze urbanistiche del Comune per i se-
guenti motivi: Nuovi elementi emersi nei dibattiti consiliari della amministrazione
Comunale succeduta a quella che ha approvato il PRG. Rilevanti nuove situazioni
conseguenti il prossimo trasferimento delle ofcine Meccaniche Ferroviarie Pisto-
iesi, la costruzione del nuovo stadio comunale e le conseguenti disponibilit delle
aree ora occupate dallo stabilimento e dallattuale stadio di Monteuliveto. Reperi-
mento di aree a verde. Studio da parte dellANAS della nuova statale Lucchese. Lo-
calizzazione del Centro Annonario (mercato ortofrutticolo e Macello Comunale).
Aggiornamento delle Norme di Attuazione
102
.
5 - Le varianti del 1966. Ladeguamento incompiuto
La nuova adozione e i nuovi contenuti
Nella stessa seduta del luglio 1966 il Consiglio Comunale discute gli elaborati delle
nuove varianti al PRG che sostituiscono quelle revocate (g. 13 e carta allegata).
Le nuove varianti proposte prevedono:
Lo spostamento delle OMFP dalla sede attuale a quella a sud della ferrovia.
Nuova destinazione delle aree dismesse da tale spostamento.
Lintroduzione negli elaborati della nuova strada provinciale Pratese cos come
stata realizzata.
Lo spostamento del progetto della nuova strada di circonvallazione realizzata in
modo tale che essa potesse
consentire lampliamento della zona industriale a Sud-Ovest della citt no ad
una supercie concordata dalla Direzione delle Ofcine Meccaniche Pistoiesi, tale
da essere sufciente per il prossimo insediamento di un nuovo stabilimento per
le Ofcine stesse e corredato di svincoli di accesso alla nuova arteria con facilit
di raccordi ferroviari. Il tratto della stessa arteria che si dirige verso Nord stato
spostato pi a Ovest per lasciare spazio alle future espansioni della citt, e con uno
svincolo nella zona di Capostrada ha risolto facilmente Iaccesso alle due strade
statali evitando noiosi tornanti previsti dalla precedente soluzione indicata nel PRG
gi oggetto di osservazioni e di ricorsi.
La nuova viabilit per la zona industriale ad Est che ricollega la medesima anche
con la Statale Fiorentina, presso Bottegone, in vista della prossima realizzazione
102. Consiglio Comunale deliberazione n. 239, 29 luglio 1966, Piano regolatore, 1966, UPRCUPT.
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
del completamento dellultimo ramo di circonvallazione di Pistoia.
La nuova Strada Lucchese, che sostituendo la vecchia previsione non aderente
alle precise necessit degli abitati e degli abitanti, opera riconosciuta di priorit
assoluta anche nel recente convegno svoltosi a Pistoia alla presenza del Ministro
dei Lavori Pubblici ed in quello successivo tenutosi nel corso del corrente anno in
cui detta priorit stata ribadita in modo assoluto.
Miglioramento delle previsioni di zone a verde pubblico con impianti sportivi nei
pressi della citt e in tutte le frazioni e destinate anche ad edici pubblici di carat-
tere speciale come: scuole nei vari ordini, scuole materne, possibili ampliamenti
nelle scuole esistenti ecc.
Inserimento nel piano urbanistico delle zone di cui al la legge 167
Precisazione delle attrezzature che potranno trovare sede nella zona a sud della
citt, denita impropriamente centro direzionale dalla relazione al Piano Vigen-
te,. Dette attrezzature saranno costituite dal Macello Comunale, e dal Mercato
allingrosso che vengono cos trasferite dalle sedi attuali situate nel cuore della
citt con evidente miglioramento di viabilit e di posizione anche in considerazione
in eventuali sviluppi determinati dalla formazione del piano intercomunale. Queste
due localizzazioni sono integrate da unampia zona destinata ad industrie afni e
classicata come zona annonaria.
stato previsto altres la possibilit di ampliamento dellOspedale cittadino do-
tandolo di un rapido collegamento con la via Matteotti.
Di piccolissima entit sono stati invece i nuovi azzonamenti per i motivi pre-
cedentemente esposti e solo nel caso di alcune frazioni, che hanno dimostrato
negli ultimi anni tendenza a notevole sviluppo, si provveduto a dare un aspetto
urbanistico pi organizzato per andare incontro a tale necessit, come ad esempio
Gello - Bottegone - San Felice - Spazzavento.
Importanti interventi nella citt murata tendenti ad acquisire alla collettivit spazi
verdi attualmente di propriet privata o utilizzabili per altri scopi.
Fondamentale in questo senso la proposta di trasformazione del campo spor-
tivo di Monteoliveto in un vasto parco pubblico
103
.
Si introducono inoltre modiche che contribuiscono a favorire ulteriori deroghe
permissive alle norme di attuazione del piano:
si precisa la normativa delle zone agricole;
si precisa la norma per i centri abitati costituiti da almeno dieci fabbricati rag-
gruppati e, allinterno di questi nuclei (e in una fascia circostante di 70 metri dal
perimetro esterno dellabitato), si stabiliscono gli indici If = 2,5;
si conferma la norma del 64 per favorire il turismo sui terreni al di sopra dei 400
m. slm. ;
si stabilisce un indice fondiario di 2 mc/mq per le costruzioni in zone agricole fo-
restali e da adibirsi alle abitazioni di lavoratori agricoli dipendenti;
si introduce una norma particolarmente importante per gli insediamenti di tipo in-
dustriale in zona agricola, che risultino debitamente autorizzati e dimostrino la non
103. Piano Regolatore Generale di Pistoia. Variante. Relazione tecnica. Piano regolatore, 1966, UPRUCPT.
13. Varianti al Piano Regolatore del 1966
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
convenienza al totale spostamento nella zona industriale, che consente di aumen-
tare la loro consistenza edilizia no al massimo di un indice fondiario di 3 mc/mq.
si salvaguardano le norme convenute in sede di approvazione delle lottizzazioni
non ancora realizzate, anche eccedendo i limiti di zona circostanti eventualmente
difformi.
si concede la Sindaco la facolt di derogare alle altezze degli edici in tutti quei
casi che rivestano particolare importanza in ordine ad accertate speciali esigenze.
Le varianti proposte non sono abbastanza diverse da quelle adottate nel 1964, ma
la relazione di presentazione al Consiglio Comunale e la relazione tecnica di accom-
pagnamento sono sostanzialmente uguali. Le novit pi importanti sono rappresen-
tate dalla individuazione di unampia area industriale a cavallo della circonvallazione
sud da destinare allo spostamento delle OFMP, i conseguenti aggiustamenti della
grande viabilit e la trasformazione di destinazione da residenziale a verde urbano
dellarea liberata dallo spostamento del campo sportivo di Monteoliveto.
Lindividuazione della zona industriale e il conseguente spostamento a cavallo della
circonvallazione sud fra la ferrovia e la via di Ciliegiole appare un grave errore urba-
nistico. E ancora pi grave che tale area scavalchi la tangenziale e occupi una por-
zione informe e assai estesa del campo di volo, ipotesi alla quale si era ferocemente
opposto il Prof.Piccinato e che per fortuna non si mai realizzata.
Di questo errore consapevole anche lassessore Galligani che, nel presentare que-
sta parte delle varianti, cos si esprime:
non saremmo sinceri se non considerassimo un sacricio urbanistico la previsione
dellampio insediamento delle nuove ofcine San Giorgio in una zona, il cui terre-
no di loro propriet, che potrebbe sembrare in contrasto con la zona industriale
prevista dal PRG e confermata come lunica valida. Un sacricio che coscientemen-
te abbiamo voluto compiere per il bene di Pistoia, sapendo cosa rappresentano le
Ofcine S:Giorgio per leconomia della nostra citt
104
.
Evidentemente gli amministratori non hanno piena coscienza del concetto di bene
della citt n forse dellentit dellerrore urbanistico commesso e delle sue conse-
guenze se pensano che la propriet delle aree da parte delle OMFP sia un motivo
sufciente a giusticarlo.
Lassessore Galligani introduce la discussione del Consiglio comunale con una debo-
le difesa dufcio delloperato dellAmministrazione. Dopo aver ricordato le vicende
dellapprovazione del piano divenuto giuridicamente valido dopo 5 anni dalla sua
adozione.
Negli anni 1960-62 si raggiunse il massimo della espansione edilizia in tutto il
Paese come nel nostro comune ed i numerosi nuovi insediamenti edilizi e la spinta
104. Consiglio comunale deliberazione n. 240, 29 luglio 1966, Piano regolatore, 1966, UPRCUPT.
prodotta da una situazione economica favorevole misero a dura prova gli stru-
menti urbanistici, la volont degli Amministratori per la tutela di quanto era stato
disposto per una coerente e corretta espansione della citt. Alla luce dellesperien-
za quasi decennale giusto far presente che anche nel periodo citato, stante la
caduta delle norme di salvaguardia, pur disponendo il Comune del solo vecchio
Regolamento edilizio, lAmministrazioone, con opera paziente e spesse volte con
la comprensione e la collaborazione degli operatori interessati riuscita ad ottene-
re notevoli risultati, tutelando nella sostanza le previsioni urbanistiche contenute
nel PRG.
105

Dopo aver richiamato la situazione drammatica del paese, il caotico sviluppo delle
citt, la mancanza di una legge urbanistica adeguata continua: di fronte a questo
quadro lecito affermare che Pistoia e i pistoiesi non hanno assolutamente motivi
validi di lamentarsi. Ricorda i motivi che inducono a proporre le varianti al Piano:
sia per renderle ancora pi aderenti alla realt, sia per renderle di certa interpre-
tazione con rinnovate e precise norme di attuazione. Il Consiglio comunale sa che
oltre un anno fa furono adottate alcune varianti che in questa seduta sono state
abrogate. Sar sorta per questo motivo, tra noi e la popolazione, limpressione che
si sia perso un certo periodo di tempo nel rimuovere certi ostacoli [...]. nostro
convinto parere che non si trattato di perdita di tempo, questo periodo stato
necessario per un migliore lavoro a seguito di suggerimenti ricevuti e dei pareri
espressi a suffragare la giustezza delle scelte operate
106
.
Nella motivazione della necessit delle varianti proposta dalla relazione al Consiglio
dellIngegnere Capo si ritrovano considerazioni illuminanti sulla gestione edilizia di
quegli anni.
Il PRG adottato dal consiglio comunale alla ne del 1957 divenne uno strumento
giuridico di piena attuazione dopo 5 anni dalla sua adozione, lasciandolo inefca-
ce per due anni dopo la scadenza del triennio di salvaguardia. Fu proprio in questi
anni che nel nostro comune, come del resto in tutto il paese, la favorevole situa-
zione economica e la pressante ricerca di migliaia di famiglie di una casa decente,
si registrato un incremento edilizio di gran lunga superiore ad ogni pi ottimistica
previsione. La nascita di nuove industrie in zone pi appetibili per i bassi costi dei
terreni, per la facilit di accesso e per ragioni oggettive (presenza di corsi o falde
acquifere, vicinanza di strade di grande viabilit), non poteva essere ostacolata
nella sua pratica realizzazione e per vecchie necessit economiche e per lo sviluppo
moderno del nostro Comune
107
.
Le espressioni disinvolte dellIngegenre Capo del Comune (si registrato un incre-
105. Ibidem.
106. Ibidem.
107. Ibidem.
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mento edilizio, la nascita di nuove industrie non poteva essere ostacolata) ap-
paiono curiose perch gli incrementi disordinati e le industrie mal localizzate sono
stati autorizzati dallUfcio Tecnico del Comune, previo parere della commissione
edilizia presieduta dallo stesso Ingegnere Capo. Pare che nessun criterio urbanistico
abbia guidato lattivit autorizzativa, che non ci si sia nemmeno posto il problema
della coerenza con il PRG, se lIngegnere Capo ritiene le autorizzazioni un atto do-
vuto e lo sviluppo disordinato un fatto sostanzialmente positivo: superiore ad ogni
ottimistica previsione.
Nel dibattito intervengono i consiglieri Biagini, DApruzzo, Nesti, Corrieri e Cipriani.
Si manifesta unanime consenso alla creazione della zona industriale per lo spo-
stamento delle OMFP, la risistemazione del centro direzionale e alla destinazione
a parco del vecchio campo sportivo. Si rileva che lindice di fabbricabilit dello
0,10, previsto per le zone montane oltre i 400 metri limita di fatto le costruzioni
anche perch la propriet molto frazionata e si propone di aumentarlo da 0,10
a 0,40 mc/mq in modo da consentire la costruzione di case in aree di supercie di
1000mq.
Nella discussione emerge un nuovo problema. Il Consigliere ingegnere Biagini
dichiara di non comprendere il motivo perch nelle varianti non stata impostata
una nuova soluzione per la zona ospedaliera, tanto pi che c la tendenza ad
uscire dalle citt per sistemare gli ospedali in zone periferiche pi confortevoli sot-
to tanti punti di vista; larea attualmente occupata dagli ospedali potrebbe essere
opportunamente adibita per la costruzione di edici scolastici
108
.
LAssessore conclude difendendo e confermando le scelte delle varianti.
Per quanto riguarda la zona ospedaliera comunica che sono stati fatti studi per
una nuova ubicazione ad ovest del torrente Ombrone; se non che la zona ospeda-
liera non era prevista nella richiesta di autorizzazione alle varianti e pertanto la sua
inclusione avrebbe potuto pregiudicare lapprovazione di tutte le varianti; a questo
proposito occorre richiedere lautorizzazione ad una variante specica e assicura
che lAmministrazione assume limpegno di presentare tale richiesta
109
.
Le varianti immodicate (g. 13) sono adottate a maggioranza con la sola eccezio-
ne del Gruppo democristiano che si astiene, considerato levoluzione e il progresso
nella impostazione del piano dal 1957 ad oggi e raccomanda alla giunta
che siano predisposti: i piani particolareggiati di attuazione; gli strumenti e gli studi
per la ristrutturazione del centro storico; i piani per impostare un nuovo program-
ma per la zona ospedaliera; i correttivi di alcuni aspetti di viabilit; gli strumenti
108. Ibidem.
109. Ibidem.
e le ricerche per consentire una concreta facilitazione a risolvere il problema della
casa in senso sociale
110
.
La costituzione della Sezione Urbanistica del Comune e le Lottizzazioni
La situazione che si creata allinterno dellUfcio Tecnico con lassalto delle ri-
chieste di licenze di costruzione e di autorizzazioni a lottizzare merita una breve
parentesi di attenzione. Dopo il collocamento in pensione dellingegner Fondi Capo
dellUfcio Tecnico dal 1912 al 1952, uomo di grande capacit tecnica e di forte
autorevolezza che aveva improntato della sua personalit tutta lattivit tecnica
del Comune, gli era succeduto lingegner Galardi no al febbraio 1958 quando, a
seguito di apposito concorso, viene nominato Ingegnere Capo Fazio Gozzi. Nelluf-
cio e nella pianta organica non ci sono architetti e tutta lattivit urbanistica e
edilizia afdata ad un paio di geometri. Nel giugno del 1963 il Comune pare
rendersi conto della precariet della situazione e istituisce una Sezione Urbanistica
presso lUfcio Tecnico Comunale con un posto di architetto dirigente. Lassessore
al personale Nesti
informa che lattivit edilizia del Comune di Pistoia, ha assunto negli ultimi anni
proporzioni ragguardevoli con conseguente aumento di richieste di permessi per
nuove costruzioni, lottizzazioni, sostituzioni edilizie e altre pratiche inerenti la stes-
sa attivit edilizia che lapprovazione del PRG, oltre a implicare un maggiore lavoro
da parte del personale tecnico addetto alledilizia privata per garantire il rispetto
delle norme di attuazione, esige indifferibilmente la redazione dei piani Particola-
reggiati in mancanza dei quali si vedrebbero a breve scadenza compromessi i ni
di organizzazione urbanistica perseguiti dal Piano stesso; che lapplicazione della
legge 167 comporta lobbligo alla redazione di un piano per la costruzione di al-
loggi a carattere economico e popolare; che al personale tecnico operante presso
la divisione lavori pubblici sezione edilizia non possono essere attribuiti ulteriori
incarichi senza pregiudicare lo svolgimento regolare dei lavori
111
.
La sezione urbanistica istituita curiosamente separata dalla sezione edilizia. La de-
libera viene interrotta, il tempo passa e si arriva solo nel dicembre 1965 a riunicare
le sezioni urbanistica ed edilizia e ad indire il concorso per la copertura del posto
ammettendo al concorso anche i laureati in architettura che n allora il Comune
non ammetteva. Finalmente, il 12 dicembre 1966, il Consiglio Comunale approva
gli atti della Commissione Giudicatrice del Concorso e nomina in via di esperimen-
to con decorrenza 1 gennaio 1967 il dottor architetto Marcello Frasca titolare del
posto di Ingegnere di sezione presso lUfcio Tecnico Comunale (non si pu non
notare ancora la lentezza burocratica: per soddisfare unesigenza riconosciuta in-
110. Ibidem.
111. Consiglio Comunale. Deliberazione n. 131, 3 giugno 1963, Piano regolatore, 1966, UPRCUPT.
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differibile si impiegano tre anni e mezzo). Larchitetto Frasca diriger con capacit e
autorevolezza per oltre 30 anni lattivit urbanistica del Comune.
Tra i motivi elencati dallassessore Nesti per la costituzione della sezione urba-
nistica e lassunzione dellArchitetto dirigente non citato il principale: lo stato
disastroso in cui si trova le gestione edilizia in particolare per quanto riguarda le
lottizzazioni. A partire dal 1955 e poi crescendo no al 1963 le domande di lot-
tizzazione sono numerosissime, le autorizzazioni rilasciate sono frettolose, non
sono chiaramente denite le modalit di attuazione e gli obblighi dei lottizzanti,
le deiussioni non sempre sono regolarmente sottoscritte e, spesso, in quantit in-
sufciente a garantire la realizzazione delle urbanizzazioni; uno stato di confusio-
ne che la formazione delle varianti al piano del 1966 non riuscito a chiarire. Da
una prima rilevazione effettuata rapidamente dallarchitetto Frasca nei primi mesi
del 1967 le autorizzazione a lottizzare rilasciate dal 1955 al 1967 risultano 135.
Di queste solo 16 sono state realizzate, una diecina son prossime al termine, ben
27 non sono ancora iniziate, 14 hanno appena avviato i lavori e delle altre non si
hanno informazioni. Lindagine rileva che gli impegni sulle opere di urbanizzazio-
ne da realizzare e sulla loro qualit sono approssimativi e le garanzie deiussiorie
sono, anche a causa dellinazione e della lunghezza dei lavori, assolutamente
inadeguate. Alla ne degli anni Settanta con la costituzione di un ufcio apposito
per controllare la regolarit delle costruzioni e il rilascio dei certicati di abitabilit
emerge una situazione ancora drammatica: gli abitanti insediati nelle lottizzazioni
sono oltre 20.000, le abitabilit rilasciate sono pochissime, le altre non si possono
rilasciare per evidenti irregolarit di attuazione; le opere di urbanizzazione sono
state realizzate nella misura del minimo necessario senza rispettare le condizioni
imposte dalle convenzioni e si sono degradate nel tempo, lurbanizzazione secon-
daria non quasi mai realizzata. Intervenire appare difcile perch le convenzioni
sono scadute e comunque di dubbia legalit perch approvate dalla Giunta muni-
cipale e non dal Consiglio come prevede la legge. In una ulteriore relazione dellar-
chitetto Frasca del 1981, quando si pone il problema di interventi di adeguamento
delle lottizzazioni, si legge:
La storia delle lottizzazioni nel comune di Pistoia e pi generalmente in Italia,
coincide con quella della espansione edilizia del dopoguerra. [...] Era corretta la
legge che stabiliva che il PRG si attua attraverso i Piani Particolareggiati, corretto
ma astratto [...] perch non era possibile, a fronte di ben altre esigenze mobilitare
alcuna risorsa, materiale o umana, per risolvere il problema le cui dimensioni si
rivelarono soverchianti e incontrollabili. [...] La mancata attuazione dei Piani parti-
colareggiati favor in alternativa le lottizzazioni private. [...] Inutile sottolineare che
con questo sistema spett al privato e non al comune decidere il tempo, il luogo e
il modo di costruire la citt; in compenso tocc poi al Comune, successivamente,
lonere di provvedere a tutti i servizi. [...]
Le lottizzazioni esaminate nel 1981 sono 76 quasi tutte precedenti al 1967. Dopo
il 1967 iniziata prima lentamente poi sempre pi incisiva e generalizzata linter-
vento pubblico con i Piani di edilizia residenziale pubblica e con i Piani di insedia-
menti produttivi sulla spinta della grande innovazione indotta dalla legge 865.
Il risanamento della situazione non un fatto da poco sono interessati pi di
20.000 cittadini e la situazione confusa, lurbanizzazione realizzata appros-
simativa e carente, non esiste la fognatura nera, e anche lo stato delle strade,
dellilluminazione e dellacquedotto non sempre soddisfacente, del resto linter-
vento appare assai complicato dal fatto che la propriet delle strade non molte
volte del Comune ma su di esse luso pubblico risale ad epoca non pi facilmente
determinabile
112
.
Le osservazioni
Proseguendo il loro iter formativo le varianti vengono pubblicate. Cittadini ed enti
presentano 51 osservazioni che sono esaminate dal Consiglio Comunale il 20 no-
vembre 1967. Le osservazioni per le quali si propone laccoglimento totale, parziale
o implicito sono 10, riguardano questioni di dettaglio che non modicano sostan-
zialmente il piano.
La discussione si accentra in particolare sulle zone agricole per le quali prevista
ledicazione con un indice dello 0,25 mc/mq per le zone al di sotto dei 200 metri di
quota altimetrica e dello 0,10 per quelle al di sopra. La norma, allo scopo di favo-
rire il naturale sviluppo dei piccoli nuclei abitati, costituiti da almeno dieci fabbricati
raggruppati e per i quali non esistano speciche previsioni urbanistiche, prevede
la possibilit di edicare con un indice di 2,5 mc/mq no ad una fascia di 70 metri
esterna agli edici esistenti. Si consente inoltre,
ai ni di favorire il turismo nelle zone collinari e montane poste al di sopra dei
400 metri di altitudine, il raggruppamento in villaggi organizzati di costruzioni per
abitazione temporanea o chalet, con un indice di 0,40 mc/mq
113
.
Lindice per le zone agricole ritenuto insufciente da diverse osservazioni presen-
tate dalle associazioni di categoria degli agricoltori, dalle pro loco montane e da
alcuni privati, che chiedono di rialzarlo almeno no a 0,40 mc/mq.
Lintervento del consigliere Stanghellini, capogruppo dellopposizione manifesta
una posizione per ledicazione nelle zone agricole chiara e interessante, ma che
di fatto si riduce al lasciar fare liberamente negando implicitamente la stessa utilit
della pianicazione urbanistica:
La concessione dellindice preferenziale ai nuclei esistenti favorisce lo sviluppo
112. Relazione dellarchitetto Frasca sullo stato delle lottizzazioni private a Pistoia. Provvedimenti. 25 marzo
1981,Piano regolatore della citt, 1966, UPRCUPT.
113. Consiglio comunale. Deliberazione n. 323, 20 novembre 1967, Piano regolatore, 1966, UPRCUPT.,
UPRUCPT.
92
La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
dei cosiddetti villaggi organizzati [...] a scapito della casa isolata, con note-
voli conseguenze economiche; il villaggio organizzato, in genere edificabile
solo da parte di proprietari che intendono speculare sullurbanizzazione di
unarea; si favorisce cos il ricco, a danno del modesto proprietario il quale si
vede tolta ogni possibilit di edificazione sulla sua modesta propriet. Il villag-
gio organizzato una violenza allambiente naturale un elemento negativo
per la conservazione dellambiente montano; costringe coloro che intendono
costruirsi una casa a concentrarsi in edifici angusti perch concentrati in pic-
coli lotti
114
.
E conclude proponendo laccoglimento delle osservazioni che propongono un indi-
ce generalizzato che consenta la possibilit di costruire case isolate ovunque.
Il consigliere Filippini. Capogruppo della maggioranza, fa presente che non dac-
cordo di
stabilire lindice 2,5 e 0,4 per i villaggi organizzati perch lindice 2,5 troppo
alto e corrisponde al massimo dellindice 3 previsto dalla nuova legge urbanistica
per le zone intensive della citt, perci si chiede se sia giusto prevedere indici
cos elevati per la montagna dove luomo cerca di trovare quella distensione che
oggi non ha pi nella citt; daltra parte la costruzione indiscriminata delle case
in montagna distrugge lambiente naturale dei boschi e contribuisce al processo
delle alluvioni
115
.
Lassessore Galligani contesta
che i villaggi organizzati possano dar luogo a speculazioni perch, invece, hanno il
vantaggio di far realizzare a basso costo tutti i servizi indispensabili alla comunit:
strade, acquedotti, fognature, ecc. Precisa che lindice 0,10 in montagna ha avuto
origine da una lettera ufciale del Provveditorato alle Opere Pubbliche
116
.
Nella discussione hanno una certa rilevanza le osservazioni relative al problema del
centro storico che non ha costituito oggetto delle varianti. Lassessore precisa che
tale problema
stato in parte affrontato dal PRG con alcuni interventi di ristrutturazione che
per il Consiglio Superiore dei Lavori pubblici non ha approvato: dovr, pertanto,
essere oggetto di ulteriore studio a breve scadenza in collaborazione con la So-
vrintendenza
117
.
114. Ibidem.
115. Ibidem.
116. Ibidem.
117. Deliberazione del Consiglio comunale n. 327 del 20 novembre 1967, Piano regolatore, 1966,
UPRCUPT..
6. Il superamento delle varianti
Le varianti sono inviate al Ministero competente che, acquisisce il parere della Sezio-
ne Urbanistica della Toscana
118
e quello della Sovrintendenza ai Monumenti di Firen-
ze e di Pistoia
119
Mentre il parere della Sezione Urbanistica, pur facendo numerosi
rilievi, appare sostanzialmente favorevole, quello della Sovrintendenza suggerisce di
alleggerire sensibilmente gli indici per le zone non ancora edicate allinterno della
terza cerchia muraria; chiede che il preventivo parere della Sovrintendenza stessa
per il rilascio delle autorizzazioni a costruire sia esteso no alla terza cerchia di mura
(attualmente limitato alla prima cerchia per la quale quasi inefcace); e ritiene
opportuno che nelle zone pedecollinari della citt siano maggiormente distribuite
le previsioni edicatorie, evitando concentramenti.
Il 14 aprile 1971 la Sezione Urbanistica del Ministero invia il voto denitivo (elabo-
rato da tre relatori tra i quali, ironia della sorte, il prof. Piccinato), approvato nella
seduta del 14 aprile 1970, con il quale sostanzialmente si bocciano le varianti e si
ritiene che il progetto presentato debba essere rielaborato secondo le conside-
razioni svolte nel citato voto che si allega in copia. Nel restituire gli atti si invita
codesto Comune ad adottare le proprie determinazioni nel termine di 180 giorni
dalla data della presente
120
.
La lunghezza delliter di approvazione delle varianti rende i loro contenuti sempre
meno adeguati al mutato stato del territorio, al quadro legislativo in rapida evoluzio-
ne e alle nuove esigenze manifestatesi. aumentata inoltre la confusione formale
degli atti a causa delle variazioni dovute ai ripensamenti dellAmministrazione, alle
osservazioni presentate da enti e privati cittadini e alle pesanti prescrizioni ministe-
riali. Appare sempre pi complicato tentare di adeguare il vecchio piano regolatore
alle nuove situazioni e comincia a farsi strada lopportunit di ricominciare da capo
con una nuova pianicazione condotta con criteri e obbiettivi diversi.
La nuova legislazione urbanistica
Negli anni Sessanta infuria la battaglia politica per la riforma urbanistica che produ-
ce una mutazione sostanziale del quadro legislativo nel quale si avviata lelabora-
zione delle varianti del PRG di Pistoia. Dopo il fallimento della riforma urbanistica
del ministro Sullo sono emanati alcuni importanti provvedimenti legislativi: nel 1962
la legge n.167 per lacquisizione di terreni necessari alledilizia economica e popo-
lare; nel 1967 la legge n.765 che introduce principi e parametri vincolanti per la
118. Parere della Sezione Urbanistica della Toscana espresso con relazione del 6 settembre 1969, UPRUCPT.
119. Nota della sovrintendenza del 23 gennaio 1970, Piano regolatore, 1966, UPRCUPT..
120.Parere della sezione Urbanistica sulla variante al PRG del Comun e di Pistoia n. 1937 del 14 aprile 1970,
Piano regolatore, 1966, UPRCUPT.
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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formazione dei PRG ed i relativi decreti attuativi dell1 e 2 aprile 1968. Nel 1968,
sulla spinta dei proprietari terrieri, si ha la prima violenta reazione con la sentenza
della Corte Costituzionale n. 55 che rende incostituzionali i vincoli del PRG non
attuati; a questa segue nel novembre 1968 una legge tampone che proroga i
vincoli; nel 1971 esce poi una legge organica per la costruzione di edilizia economi-
ca e popolare con nanziamenti garantiti nel tempo e procedure espropriative pi
rapide e convenienti; inne nel 1972 entrano in funzione le regioni, gi insediate
con le elezioni della primavera del 1970, ma funzionanti effettivamente solo con
lemanazione dei decreti delegati.
La legge 167 del 1962 prevede che i comuni con popolazione superiore ai 50.000
abitanti o che siano capoluoghi di provincia sono tenuti a formare un piano delle
zone da destinare alla costruzione di alloggi a carattere economico o popolare. Tutti
gli altri comuni possono procedere, con deliberazione del consiglio comunale, alla
formazione del piano. Lestensione delle zone da includere nei piani determinata
in relazione alle esigenze delledilizia economica e popolare per un decennio e non
pu essere inferiore al 40 per cento e superiore al 70 per cento del fabbisogno
complessivo di edilizia abitativa nel periodo considerato. Il piano deve contenere: la
rete stradale e la delimitazione degli spazi riservati ad opere ed impianti di interesse
pubblico, la suddivisione in lotti delle aree, con lindicazione della tipologia edilizia.
I piani sono approvati dal Provveditore regionale alle opere pubbliche, sentita la se-
zione urbanistica regionale. Lapprovazione dei piani equivale anche a dichiarazione
di indifferibilit ed urgenza di tutte le opere, impianti ed edici in esso previsti. Le
aree comprese nel piano rimangono soggette, durante il periodo di efcacia del
piano stesso, ad espropriazione.
Nel 1967 ci si rende conto che i Comuni non sono in grado di formare strumenti
urbanistici adeguati a garantire un ordinato assetto delle citt e si corre ai ripari con
la legge 765 che prevede alcune liberalizzazioni procedurali, ma principalmente
parametri edilizi e di standards assai restrittivi e condizionanti. Da una parte si vuole
indurre i Comuni a dotarsi di strumenti pianicatori adeguati e dallaltra si impon-
gono comunque parametri di costruzione pi idonei ed equilibrati.
Si riportano di seguito alcune delle innovazioni pi signicative. I comuni hanno la
facolt di formare il piano regolatore generale del proprio territorio senza nessuna
preventiva approvazione. I comuni compresi negli elenchi devono procedere alla
nomina dei progettisti per la formazione del piano regolatore generale entro tre
mesi dalla data di inserimento negli elenchi stessi. I comuni compresi negli elenchi
precedentemente compilati provvedono alla formazione del piano regolatore ge-
nerale entro sei mesi. Dalla data di adozione del piano no alla sua approvazione
da parte del Ministero, le normali misure di salvaguardia di cui alla legge 1902 del
1952 sono rese obbligatorie. Prima dellapprovazione del piano regolatore generale
o del programma di fabbricazione vietato procedere alla lottizzazione dei terreni
a scopo edilizio. La concessione della licenza edilizia comunque e in ogni caso
subordinata alla esistenza delle opere di urbanizzazione primaria. Qualora lagglo-
merato urbano rivesta carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale
sono consentite esclusivamente opere di consolidamento o restauro, senza altera-
zioni di volumi. Le aree libere sono inedicabili no allapprovazione del piano rego-
latore generale. Nei comuni sprovvisti di piano regolatore generale o di programma
di fabbricazione, la edicazione a scopo residenziale soggetta alle seguenti limi-
tazioni: il volume complessivo costruito di ciascun fabbricato non pu superare la
misura di un metro cubo e mezzo per ogni metro quadrato di area edicabile, se
trattasi di edici ricadenti in centri abitati, e di un decimo di metro cubo per ogni
metro quadrato di area edicabile, se la costruzione ubicata nelle altre parti del
territorio. Gli edici non possono comprendere pi di tre piani. Laltezza di ogni
edicio non pu essere superiore alla larghezza degli spazi pubblici o privati su cui
esso prospetta e la distanza dagli edici vicini non pu essere inferiore allaltezza di
ciascun fronte delledicio da costruire. Nei comuni dotati di piano regolatore gene-
rale o di programma di fabbricazione, nelle zone in cui siano consentite costruzioni
per volumi superiori a tre metri cubi per metro quadrato di area edicabile, ovvero
siano consentite altezze superiori a metri 25, non possono essere realizzati edici
con volumi ed altezze superiori a detti limiti, se non previa approvazione di appo-
sito piano particolareggiato o lottizzazione convenzionata estesi alla intera zona.
Nelle nuove costruzioni ed anche nelle aree di pertinenza delle costruzioni stesse,
debbono essere riservati appositi spazi per parcheggi in misura non inferiore ad un
metro quadrato per ogni venti metri cubi di costruzione. Fuori del perimetro dei
centri abitati debbono osservarsi nella edicazione distanze minime a protezione
del nastro stradale, misurate a partire dal ciglio della strada. Dette distanze vengono
stabilite con decreto ministeriale entro sei mesi dalla entrata in vigore della presen-
te legge. In tutti i comuni, ai ni della formazione di nuovi strumenti urbanistici
o della revisione di quelli esistenti, debbono essere osservati limiti inderogabili di
densit edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati, nonch rapporti massimi tra
spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati
alle attivit collettive, a verde pubblico o a parcheggi. I limiti e i rapporti previsti dal
precedente comma sono deniti per zone territoriali omogenee, con decreto del
Ministro dei lavori pubblici di concerto con quello dellinterno.
I limiti e i parametri della legge 765 sono precisati con i decreti attuativi del 1 e del
2 aprile 1968.
Nel primo si deniscono le distanze minime a protezione del nastro stradale da
osservarsi nella edicazione fuori del perimetro dei centri abitati a partire dal ciglio
della strada e da misurarsi in proiezione orizzontale, che sono cos stabilite: auto-
strade m. 60,00; strade di grande comunicazione m. 40,00; strade di media impor-
tanza m. 30,00; strade di interesse locale m. 20,00.
Nel secondo si prescrivono i limiti inderogabili di densit edilizia, di altezza, di di-
stanza fra i fabbricati e i rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti resi-
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denziali e produttivi e spazi pubblici con riferimento a zone territoriali omogenee
cos denite: zone A sono le parti del territorio interessate da agglomerati urbani
che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale. Zone B
sono le parti del territorio totalmente o parzialmente edicate, diverse dalle zone
A. Zone C sono le parti del territorio destinate a nuovi complessi insediativi, che
risultino inedicate. Zone D sono le parti del territorio destinate a nuovi insedia-
menti per impianti industriali o ad essi assimilati. Zone E sono le parti del territorio
destinate ad usi agricoli. Zone F sono le parti del territorio destinate ad attrezza-
ture ed impianti di interesse generale. Per gli insediamenti residenziali, i rapporti
massimi sono ssati in misura tale da assicurare per ogni abitante insediato o
da insediare la dotazione minima, inderogabile, di mq. 18 per spazi pubblici o
riservati alle attivit collettive, a verde pubblico o a parcheggio, con esclusione
degli spazi destinati alle sedi varie.Tale quantit complessiva va ripartita nel modo
appresso indicato: mq. 4,50 di aree per listruzione: asili nido, scuole materne e
scuole dellobbligo; mq. 2 di aree per attrezzature di interesse comune: religiose,
culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi. mq. 9
di aree per spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, effettivamente
utilizzabili per tali impianti con esclusione di fasce verdi lungo le strade; mq. 2,50
di aree per parcheggi.
La quantit minima di spazi soggetta, per le diverse zone territoriali omogenee, alle
articolazioni e variazioni specicamente stabilite per ogni zona. Nei nuovi insediamenti di
carattere industriale o ad essi assimilabili compresi nelle zone D) la supercie da destinare
a spazi pubblici o destinata ad attivit collettive, a verde pubblico o a parcheggi (escluse
le sedi viarie) non pu essere inferiore al 10% dellintera supercie destinata a tali inse-
diamenti. Nei nuovi insediamenti di carattere commerciale e direzionale, a 100 mq. di
supercie lorda di pavimento di edici previsti, deve corrispondere la quantit minima di
80 mq. di spazio, escluse le sedi viarie, di cui almeno la met destinata a parcheggi.
I limiti inderogabili di densit edilizia per le diverse zone territoriali omogenee sono
stabiliti come segue: Zone A: per le operazioni di risanamento conservativo ed altre
trasformazioni conservative, le densit edilizie di zone e fondiarie non debbono su-
perare quelle preesistenti, Zone B: le densit territoriali e fondiarie sono stabilite in
sede di formazione degli strumenti urbanistici tenendo conto delle esigenze igieni-
che, di decongestionamento urbano e delle quantit. Zone C: i limiti di densit edi-
lizia di zona risulteranno determinati dagli indici di densit fondiaria che dovranno
essere stabiliti in sede di formazione degli strumenti urbanistici. Zone E: prescritta
per le abitazioni la massima densit fondiaria di mc. 0,03 per mq.
Le altezze massime degli edici per le diverse zone territoriali omogenee sono stabi-
lite come segue: Zone A: per le operazioni di risanamento conservativo non con-
sentito superare le altezze degli edici preesistenti, per le eventuali trasformazioni
o nuove costruzioni che risultino ammissibili, laltezza massima di ogni edicio non
pu superare laltezza degli edici circostanti di carattere storico-artistico. Zone B:
laltezza massima dei nuovi edici non pu superare laltezza degli edici preesi-
stenti e circostanti. Zone C: contigue o in diretto rapporto visuale con zone del tipo
A): le altezze massime dei nuovi edici non possono superare altezze compatibili
con quelle degli edici delle zone A) predette.
Le distanze minime tra fabbricati per le diverse zone territoriali omogenee sono
stabilite come segue: Zone A: per le operazioni di risanamento conservativo e per
le eventuali ristrutturazioni, le distanze tra gli edici non possono essere inferiori a
quelle intercorrenti tra i volumi edicati preesistenti. Zone C: prescritta, tra pareti
nestrate di edici antistanti, la distanza minima pari allaltezza del fabbricato pi
alto. Le distanze minime tra fabbricati - tra i quali siano interposte strade destinate
al trafco dei veicoli debbono corrispondere alla larghezza della sede stradale mag-
giorata di: ml. 5 per lato, per strade di larghezza inferiore a ml. 7; ml. 7,50 per lato,
per strade di larghezza compresa tra ml. 7 e ml. 15; ml. 10 per lato, per strade di
larghezza superiore a ml. 15.
La pesantezza delle prescrizioni ministeriali
Le innovazioni legislative sono state molte e di notevole importanza e le varianti
proposte dal Comune di Pistoia non ne tengono ovviamente conto perch elabora-
te in precedenza. Molte delle prescrizioni del Ministero rilevano le incongruenze fra
le varianti e i dettati delle nuove norme e la necessit di modiche atte ad eliminar-
le. Ma il Ministero impone anche altre prescrizioni.
Al centro antico:
la variante, pur estendendo molto opportunamente, il centro antico alla cerchia
delle mura medicee [...] dovr stabilire che ogni intervento potr essere autorizzato
dopo la stesura e lapprovazione dei Piani Particolareggiati, i quali dovranno avere
carattere conservativo [...] in assenza dei Piani Particolareggiati saranno consenti-
te solo opere di consolidamento o restauro. Pertanto dovr intendersi decaduta,
entro la cerchia delle mura, ogni previsione viaria del PRG che modichi gli alline-
amenti esistenti. Inoltre dovranno essere vincolate le aree ancora libere ricadenti
entro una fascia di 200 metri dalla cinta delle mura stesse, per non aggravare
lattuale consistenza edilizia intorno allantico centro
121
.
Al centro direzionale:
laltezza massima degli edici prescritta in metri 23 appare eccessiva per la vicinan-
za al centro antico e dovr essere ridotta a metri 15
122
.
121. Parere della Sezione urbanistica nella variante al PGR del Comune di Pistoia, 14 aprile 1971. Piano re-
golatore, 1966. UPRUCPT.
122. Ibidem.
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Alla zona industriale a sud:
lampliamento oltre la circonvallazione sul campo di volo appare non meritevole
di approvazione in quanto pone la zona a cavallo di una strada di trafco regio-
nale, e deve quindi essere stralciata per conservare allattuale destinazione a zona
agricola
123
.
Alle aree di rispetto cimiteriale:
non appaiono migliorative del PRG vigente le riduzioni dellarea di rispetto cimite-
riale. Tali aree costituiscono infatti zone verdi che preferibile rimangano tali
124
.
Ai nuclei agricoli:
appare incompatibile con la destinazione di zona agricola o forestale la previsione
di nuclei abitati di almeno dieci fabbricati, di villaggi organizzati, di abitazioni tem-
poranee o chalet, di complessi alberghieri. Si prescrive quindi che larticolo sulle
zone agricole e forestali riguardi solo costruzioni a carattere agricolo
125
.
Il voto rileva inoltre che
le varianti in esame lasciano insoluti alcuni problemi cittadini gi noti allAmmi-
nistrazione Comunale ma non ancora approntati in sede di PRG. La nuova zona
ospedaliera: appare opportuno trasferire lospedale provinciale fuori del centro
antico in quanto la sede attuale un vecchio edicio non pi rispondente alle
esigenze igienico-sanitarie e non ampliabile. Sar cura dellAmministrazione Co-
munale proporre una nuova utilizzazione dellattuale sede ospedaliera e indicare
una nuova ubicazione dellimportante attrezzatura
126
.

Inoltre si suggerisce di proporre una ubicazione per la nuova zona universitaria e
per attrezzature scolastiche superiori e una zona per attrezzature sportive non di
quartiere.
Tutto ci premesso e considerato la Sezione allunanimit del parere che le va-
rianti al PRG di Pistoia debbano restituirsi al Comune per essere modicate in
conseguenza di quanto espresso
127
.
Il Ministero,
123. Ibidem.
124. Ibidem.
125. Ibidem.
126. Ibidem.
127. Ibidem.
nel restituire gli atti, invita il Comune ad adottare, con apposita delibera consiliare,
le proprie determinazioni nel termine di 180 giorni dalla data della presente
128
.
La rinuncia alle varianti e la costituzione dellUfcio del piano
Quando il parere del Ministero giunge a Pistoia lAmministrazione comunale pro-
fondamente mutata, con le elezioni dellanno precedente sono cambiati i consiglieri,
la Giunta, lassessore allUrbanistica e il Sindaco. Sono giunti alla politica gruppi di
giovani provenienti dalle esperienze del sessantotto studentesco che hanno vivacizza-
to e rinnovato la politica e hanno proposto approcci culturali pi avanzati anche nel
settore urbanistico. In attesa dellarrivo del parere sulle varianti si costituito, in accor-
do con gli altri Comuni della pianura, lufcio per il Piano Intercomunale e si incari-
cato larchitetto Lionello Boccia della sua redazione, si dato incarico ad un gruppo
di architetti pistoiesi per la redazione del piano particolareggiato del centro storico, si
presa coscienza delle importanti innovazioni del quadro legislativo urbanistico.
Nella relazione del nuovo assessore Sergio Cipriani al Consiglio del 9 settembre
1971, convocato per fare il punto sulla complessit della situazione urbanistica del
Comune a seguito del parere del Ministero, si rappresenta esplicitamente questa
nuova consapevolezza. LAssessore illustra con chiarezza e onest, senza nascon-
dersi dietro formule vaghe o allusive, il confuso stato degli atti pianicatori del
Comune.
Partendo dal riconoscimento che
il nostro PRG fu approvato n dal 1957 e proprio per questo fatto, se da un lato
testimonia la precisa volont dellAmministrazione di sottoporre lo sviluppo edilizio a
norme condizionanti la volont dei privati allinteresse pubblico, ha tuttavia il difetto
di essere stato approvato in un momento della nostra vita pubblica in cui la matu-
razione della coscienza urbanistica era ad un grado relativamente arretrato. I tempi
lunghi hanno nito per rendere vecchie le varianti adottate, ma una pi approfondita
analisi delle cause della obsolescenza delle varianti, non pu prescindere dalla valuta-
zione che le nuove leggi urbanistiche hanno creato situazioni veramente difcili.
Oggi premono nuove istante culturali sul problema del patrimonio storico-artistico
e della salvaguardia del territorio e si rivela la necessit di un intervento pi incisivo
anche in relazione alle indicazioni e con il supporto del Piano intercomunale di cui
il Comune di Pistoia protagonista. In questo quadro la restituzione per modiche
e le istruzioni e prescrizioni contenute nel voto ministeriale costituiscono un fatto,
oltre che scontato, in un certo senso auspicabile. Daltronde la variante di norma-
tiva per quanto concerne la disciplina urbanistica, edilizia nellambito del centro
storico, di cui alla deliberazione del Consiglio Comunale dellaprile 1970, stata
assunta anticipando i suggerimenti e le prescrizioni del voto ministeriale. Si deve
peraltro sottolineare, anche qui, il ritardo con cui il Comune ha ricevuto lautoriz-
128. Parere della sezione Urbanistica sulla variante al PRG del Comune di Pistoia n. 1937 del 14 aprile 1970,
Piano regolatore, 1966, UPRCUPT..
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zazione ministeriale allo studio del Piano per il centro storico che ci pervenuta
nel mese di agosto quando ormai non era neanche pi necessaria in seguito a
modicazioni legislative in materia. A questo punto direi che, in questo quadro di
problemi, appare rilevante decidere se vogliamo rimanere nellambito di un puro e
semplice aggiustamento delle norme del Piano Regolatore, cio rimanere nellam-
bito della logica delle varianti, oppure s prendere loccasione per una revisione
generale che in pratica si concreti nella redazione di un nuovo Piano Regolatore
che, pur tenendo conto degli aspetti positivi e di alcune soluzioni ormai acquisite,
adegui alle necessit di oggi lo strumento fondamentale dellintervento del Comu-
ne nella societ e nella economia
129
.
LAssessore esamina poi dettagliatamente, e sostanzialmente condivide, le prescri-
zioni del Ministero che, sottolinea,
ci sono state restituite solo alla ne di aprile 1971, a distanza di quattro anni dal
loro invio al Ministero, ci ci ha impedito di adottare nuovi provvedimenti nel mo-
mento in cui si attendeva la restituzione di un parere che avrebbe potuto servirci
ad inquadrare in termini pi generali i problemi
130
.
E, per uscire dalla complessa situazione in cui si trova il Comune, propone:
di adottare una immediata deliberazione che applichi lindice 0,03 nelle zone agri-
cole, vista come norma di salvaguardia e con riserva di studiare la destinazione del-
le zone agricole in modo differenziato secondo le particolari vocazioni delle diverse
aree; e di costituire un ufcio del Piano Regolatore composto da un architetto, da
un geometra, da un disegnatore e da un applicato. Questo ufcio dovrebbe con-
sentirci di svolgere rapidamente la classicazione del territorio in zone omogenee
ai sensi del Decreto del 1 aprile 1968 per ladeguamento delle previsioni del piano
agli standards previsti, e di predisporre la urbanizzazione delle aree della 167 per
lattuazione di una pi netta e precisa politica della casa vista non come rifugio ma
come servizio. Contemporaneamente lufcio dovr avviare lo studio generale del
nuovo PRG per affrontare la soluzione dei grandi problemi
131
.

Lanalisi della situazione urbanistica del Comune offerta da questa relazione assai
chiara, non nasconde la gravit dei problemi, coglie le questioni fondamentali e rie-
sce a dare indicazioni operative immediate e di prospettiva lucide e lungimiranti. La
prima e pi importante decisione quella di procedere alla redazione di un nuovo
piano regolatore. Ci si rende conto della confusione in cui si proceduto con le va-
rianti che dopo otto anni di lavoro non hanno dato assolutamente nessun risultato
operativo e nessuna certezza amministrativa, e anzi, con la restituzione degli atti da
129. Consiglio Comunale. Deliberazione n. 416, 9 settembre 1971, Piano regolatore, 1966, UPRCUPT.
130. Ibidem.
131. Ibidem.
parte del Ministero, hanno ingarbugliato inestricabilmente sia le procedure ammini-
strative che i contenuti urbanistici. Si coglie pienamente limportanza decisiva delle
mutazioni del quadro legislativo e delle sue conseguenze sugli strumenti nora
adottati. Si capisce che da questa situazione non si esce riprendendo e rattoppando
le deliberazioni precedenti e si decide coraggiosamente di annullare le varianti e di
procedere alla redazione di un nuovo PRG.
La seconda decisione quella di costituire un Ufcio del Piano allinterno dellUf-
cio Tecnico del Comune. Si capisce che parte delle difcolt sono derivate dalla in-
sufciente preparazione degli ufci tecnici comunali, dalla insufciente contrappo-
sizione fra interesse pubblico perseguita dal Comune e interesse privato perseguito
dai costruttori e dalla difcolt dei rapporti fra gli ufci comunali e i professionisti
incaricati di formare il piano o le varianti. Questi rapporti sono degenerati spesso
in una vera e propria contrapposizione per cui lobbiettivo di dare ordine agli inter-
venti edilizi espresso in sede pianicatoria veniva contraddetto e annullato da una
pratica gestione del rilascio delle licenze edilizie che operava autonomamente senza
tener conto delle indicazioni di piano. Con la costituzione dellufcio del piano si
tende a migliorare la qualit tecnica dellufcio, a dare forza alla difesa dellinte-
resse pubblico ed a superare la scissione fra pianicazione e gestione. Infatti la
relazione dellassessore
sottolinea la nostra volont di amministratori di orientare e determinare per quan-
to logico e possibile lo sviluppo edilizio del Comune attraverso la redazione dei
piani particolareggiati di esecuzione, in alternativa alle lottizzazioni realizzate da
privati, [...] assumendo una serie di oneri e di impegni di carattere sociale in genere
estranei alla mentalit dei proprietari
132
.
E aggiunge:
questo ufcio del piano regolatore dovrebbe essere anche lufcio che procede
alla pianicazione delle licenze edilizie, allattuazione del piano regolatore in modo
da sottrarre alle scelte casuali dei privati la edicazione delle nuove case
133
.
La terza decisione quella di affrontare immediatamente tre questioni fondamen-
tali: la classicazione del territorio per poter applicare le norme di salvaguardia pre-
viste dalla legge 765, ladozione di un piano ai sensi della legge 167 per rispondere
concretamente allo stringente problema della penuria di abitazioni in particolare
di carattere agevolato e sovvenzionato, ladozione dellindice di legge (0,03) nelle
zone agricole. Ci si accorti che i danni maggiori al piano sono venuti dallalto
indice edicativo nelle zone agricole e alla possibilit di una sua concentrazione ai
132. Ibidem.
133. Ibidem.
102
La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
margini dei centri abitati e si vuole bloccare la sua applicazione. Ma a questo pro-
posito viene anticipata anche limpostazione, assai preveggente, di procedere ad
una nuova normativa per le zone agricole che esca dalla generica applicazione di un
indice generalizzato per adeguarsi in modo differenziato alle diverse caratteristiche
agricole dei terreni.
Dal dibattito, nel quale intervengono i consiglieri Buiani, Barontini, Paci, Bechi,
emerge un certo imbarazzo perch appare contraddittoria la proposta di accettare
le prescrizioni e le osservazioni del Ministero mantenendo in vita le varianti con le
modiche necessarie (in particolare per le zone agricole) al ne di utilizzare le salva-
guardie che impediscano ulteriore degrado edilizio del territorio, mentre si propone
di costituire un ufcio per la redazione di un nuovo piano regolatore, che equivale
a riconoscere linutilit e il superamento delle varianti. Il dibattito si sviluppa in larga
misura sulle questioni poste dalle osservazioni ministeriali (centro storico, centro di-
rezionale, zone industriali a sud, zone agricole, lottizzazioni approvate, costruzioni
nelle zone collinari e montane, ecc.). La minoranza coglie chiaramente le difcolt
dellAmministrazione e, pur riconoscendo lonesta della maggioranza nellaverle
evidenziate, polemizza su di esse, ma, in ultima istanza, non ha una proposta pro-
pria e di fatto accetta, avvertendone solo in parte la grande portata innovativa, le
tesi della maggioranza in particolare la elaborazione di un nuovo piano con la costi-
tuzione di un apposito Ufcio. Il lucido intervento del capogruppo dellopposizione
Ivano Paci rileva che
certe caute ammissioni dellAssessore testimoniano in fondo della correttezza con
cui egli si posto di fronte al problema, ammettendo implicitamente che la citt, il
Comune, sul piano urbanistico, pur dando il giusto peso anche a quella arretratez-
za della cultura urbanistica di quindici anni fa, sono stati in effetti disamministrati
[...] In sostanza siamo in una posizione di mera attesa che pone la nostra Ammini-
strazione, da oggi e non so per quanto tempo, in una situazione di impotenza, di
impossibilit ad operare nel rispetto delle leggi e delle aspirazioni dei cittadini. [...]
Di fronte a questa situazione si cerca uno scarico e quasi una evasione in discorsi
generali. Si dice che per fare i piani occorrono strumenti, occorre cio personale.
Se manca personale in settori delicati dellamministrazione io credo che la respon-
sabilit sia vostra [...] nora le Giunte che si sono succedute hanno seguito il cri-
terio della improvvisazione, del caso per caso. Sar stata impotenza, mancanza di
idee, mancanza di mezzi, quello che sia ma questa la linea seguita in 25 anni.
Ora mi sembra che, con un salto enorme, si voglia passare da questa linea a quella
del perfezionismo, di non muovere pi foglia senza che le tessere del mosaico, non
soltanto di quello pistoiese, ma di quello intercomunale, non siano andate al loro
posto [...] Occorre che la Giunta si metta in grado di fare ragionevolmente presto
quello che va fatto perch si sappia quale lassetto che si vuol dare al nostro ter-
ritorio [...] Credo che qualcosa di agibile, qualcosa di manovrabile in tempo breve
sia molto pi prezioso, utile, giovevole di un qualche cosa di perfettissimo che
non sappiamo quando verr [...] Concludo per dire che non pu stupire nessuno il
fatto che il gruppo DC non si senta di condividere le scelte che la Giunta propone
stasera come se fosse lanno zero della politica urbanistica della nostra citt
134
.
Il Consigliere Barontini rileva i ritardi burocratici per la formazione e lapprovazione
delle varianti, in particolare si meraviglia dei ritardi ministeriali.
Mi preme sottolineare come ci sia stato un anno di intervallo, cosa inconcepibile,
fra il voto del Consiglio Superiore e il suo invio al Comune
135
.
Si sofferma poi su tutte le questioni poste dal Ministero sottolineando in particolare
le questioni della tutela del centro storico e della necessit di individuare una nuova
zona per la costruzione del nuovo ospedale fuori dal centro storico.
La discussione si concentra attorno alla opportunit di rimandare la decisione del-
le questioni urbanistiche pi speciche, compreso ladeguamento allindice delle
zone agricole, ad un tempo successivo e di deliberare unicamente sulla costituzione
dellUfcio. In questo senso viene presentato un ordine del giorno del Consigliere
Bechi. Anche il consigliere Buiani si era gi pronunciato in proposito:
Io rinvierei alla normativa e al discorso pi ampio che dovr seguire le variazioni
delle norme per le zone agricole. Per quanto riguarda la proposta di formare un
ufcio del piano regolatore, ben venga, anche questo suona a condanna dellAm-
ministrazione per non averlo previsto prima
136
.
Si decide quindi di rinviare ogni decisione sulle prescrizioni ministeriali alle varianti
e si
delibera, ad unanimit di voti, di istituire in via di massima, nellambito della divi-
sione dellUfcio Tecnico Comunale un Ufcio del Piano cui afdare la classica-
zione del territorio per ladeguamento agli standards urbanistici di cui ai decreti
ministeriali e nel contempo la revisione del PRG
137
.
La formalizzazione delle varianti ai ni della salvaguardia
Mentre si costituisce lUfcio e si avvia il lavoro per ladeguamento alla nuova nor-
mativa urbanistica e per la redazione del nuovo Piano Regolatore, rimane la neces-
sit di proseguire liter delle varianti alne di mantenere in vigore il vincolo di sal-
vaguardia. Pertanto nella sua seduta del 27 settembre 1971 il Consiglio Comunale
stabilisce:
134. Ibidem.
135. Ibidem.
136. Ibidem.
137. Ibidem.
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di approvare ed adottare, in sostituzione e/o ad integrazione delle precedenti
norme di cui alla deliberazione del Consiglio Comunale n. 240 del 29.7.1966 ed
in conformit del voto del Consiglio Superiore dei LL.PP. n, 1937 del 14.4.1970,
ai sensi e per gli effetti della Legge 17.8.1942 n. 1150, della legge n.765 del
6.8.1967 e della legge 1.6.1971 n. 291 le varianti grache e normative al PRG del
Comune di Pistoia risultanti da apposita elencazione;
di modicare, secondo il disposto del voto del C. Superiore i graci delle varianti
al P.R.G. adottate con deliberazione n, 240 del 29.7,1966 per ci che concerne
la zonizzazione industriale a sud del raccordo autostradale secondo le planimetrie
allegate;
di confermare pertanto la deliberazione n. 240 del 29. 7.1966 nelle parti non
modicate da tale provvedimento.
di annullare la previsione di espansione edilizia indice 1 compresa fra la S.S. 64
e 66 a nord di Capostrada, localit Bellosguardo e di confermare quella del PRG
approvata secondo le planimetrie allegate,
di annullare le previsioni di zonizzazione adottate con varianti sulle aree com-
prese:
1) tra la strada di previsione nuova Riola ad ovest, la via Fonda di S, Agostino a
sud, la via Bure Vecchia ad est e la via Provinciale Montalese a nord (lottizzazione
S.A.I.T.A.);
2) a nord ed a sud della via Montalese in localit Santomato (lottizzazione
Beretta)
138
.
Tali varianti al P.R.G. sono pubblicate, ed entro il trentesimo giorno vengono pre-
sentate 15 osservazioni. da parte di Enti e privati cittadini. Il Consiglio Comunale
del 10 aprile 1972 discute le osservazioni accogliendone solo alcune e invia gli atti
al Ministero per le successive approvazioni.
Ma ormai chiaro a tutti che le varianti sono tenute in vita al solo scopo di mante-
nere lefcacia delle norme di salvaguardia e saranno revocate denitivamente con
la delibera n.824 dell11 novembre 1974 con la quale si adotta la nuova variante
generale al PRG elaborata rapidamente dallUfcio del Piano insediato con lassun-
zione dellArch.Stilli. Ma questa unaltra storia.
7. Riessioni conclusive
Le vicende storiche esaminate stimolano alcune sintetiche riessioni generali sulla
difcolt delloperare urbanistico in ordine a tre aspetti: la complessit delle proce-
dure, la qualit e lefcacia.
138. Consiglio comunale. Deliberazione n. 488, 27 settembre 1971, Piano regolatore, 1966, UPRCUPT.
La complessit delle procedure
Le procedure urbanistiche anteguerra appaiono semplici e conosciute. Il piano del
1903 approvato dal Consiglio Comunale e poi revocato per limpossibilit della
sua realizzazione perch i terreni relativi vengono utilizzati diversamente. Il Piano
del 1912, invece, approvato dal Consiglio Comunale e viene applicato con le nor-
me di espropriazione e di occupazione durgenza vigenti n dal 1865 e valide per
tutte le opere pubbliche.
Il 17 agosto 1942 viene approvata la legge 1150. Le nuove procedure attuative
sembrano semplici e lineari: il piano viene redatto tecnicamente, adottato dal Con-
siglio Comunale e pubblicato, si raccolgono le osservazioni degli enti pubblici e dei
cittadini alle quali si controdeduce con unaltra delibera consiliare e inne inviato
al Ministero per lapprovazione denitiva. Ma di fatto queste procedure risultano
prima ignorate (piano del 1951) e poi faticose, piene di contrasti e di incertezze. Gli
elaborati tecnici sono pesanti, di ardua comprensione anche nella loro presentazio-
ne graca e le loro modiche sono complicate. Inoltre le procedure di legge non
sono ancora rodate, sono poco conosciute e pertanto sottoposte ad errori che
inducono ricorsi e revisioni: si allungano i tempi, si avviano contrasti tra gli ammini-
stratori, i tecnici, i cittadini, il Ministero e i suoi organi decentrati, ci si avvita in un
guazzabuglio nel quale difcile orientarsi e dal quale alla ne risulta impossibile
uscire. Questo ci che accade al Comune di Pistoia. Nel 1949 si avvia la proget-
tazione del piano poi adottato nel 1951 senza conoscere le procedure di legge. Si
apre una divergenza fra il Sindaco, il Capo dellUfcio Tecnico e il Provveditorato
che porta, prima al riconoscimento degli errori procedurali (estensione allintero ter-
ritorio comunale) poi a quelli di impostazione tecnica e culturale. Si abroga il Piano
adottato e si ricomincia da capo con un nuovo incarico tecnico e un nuovo Piano.
Siamo gi nel 1957: sono passati otto anni e non si concretizzato niente. E dopo
la storia si ripete in maniera poco diversa anche se con qualche consapevolezza in
pi. Le discussioni sul piano del 1957 riguardano pi i contenuti che le procedu-
re, ma sono le procedure e le difcolt attuative che concorrono a determinare il
fallimento del Piano: tra pubblicazioni, osservazioni, controdeduzioni e tempi mini-
steriali passano complessivamente altri cinque anni dalladozione allapprovazione
denitiva. In totale si sono impiegati tredici anni per approvare un piano che non ha
pi la qualit di quello iniziale e che ormai obsoleto dovendo regolare un territorio
ampiamente trasformato.
E la storia si ripete ancora con le varianti: adottate nel 1964, revocate nel 1966 e
sostituite con altre poco diverse, non riescono mai ad essere approvate e vengono
mantenute in vita strumentalmente no al 1974 quando nalmente viene approva-
to il primo vero Piano Regolatore di Pistoia. Dal 1949, anno del primo incarico, sono
passati 25 anni, una fase di esplosione edilizia, e la citt ha risolto da sola, bene o
male, i suoi problemi di crescita.
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La qualit della pianicazione
La disciplina urbanistica moderna pur non avendo fondamenti scientici solidi riu-
scita a indicare un insieme di regole, parametri, procedure e modelli capaci di dare
( la dove sono stati applicati) agli spazi urbani una dimensione e un assetto grade-
voli, di allocare le varie attivit urbane in rapporti reciproci funzionali, di garantire
uidit alle comunicazioni, di salvaguardare e valorizzare i valori storici e naturali.
Ed ormai dimostrato che la mancanza di una buona urbanistica determina costi
di funzionamento sociale enormi che condizionano fortemente lo sviluppo delle
potenzialit economiche di una comunit.
I parametri tecnico scientici della disciplina possono produrre elevati livelli di qua-
lit se sono conosciuti, adottati e applicati nelle speciche situazioni locali e se
rispondono allaspettativa dei cittadini e alle reali esigenze economiche e sociali.
Queste condizioni non si sono vericate a Pistoia nel periodo considerato. I tre
piani regolatori pistoiesi anteguerra corrispondono alla cultura dellepoca: sono
lottizzazioni, pi o meno grandi, che individuano terreni edicabili per rispondere
ad una domanda edilizia assai limitata. I piani del 1903 e del 1917 non saranno
mai attuati e non quindi possibile valutare i loro effetti sul territorio. Il piano del
1912 invece pi concreto, risponde ad esigenze reali e pressanti e pertanto viene
realizzato anche se lentamente e con alcune distorsioni. I suoi limiti qualitativi si
possono pertanto valutare oltre che sul disegno anche nella realt territoriale deter-
minatasi nel corso dei decenni dal 1912 al 1940 e ancora meglio in quelli successivi
alla guerra, quando le costruzioni della zona ovest si espandono no alla via Gora.
Si pu vedere come Pistoia Nuova si sia formata con strade anguste e senza
gerarchia funzionale, senza parcheggi, n verde, n attrezzature, n servizi. Non si
prevista una gerarchia viaria che potesse garantire una adeguata comunicazione
della zona con lesterno e con il centro della citt. Il viale Petrocchi sempre pi
ingolfato dal trafco: il viale alternativo lungo la ferrovia e gli altri viali verticali non
si sono realizzati. Inoltre la crescita urbana compatta, anche se lenta, ha intasato il
territorio, ha tolto spazio e ha complicato o impedito, anche nei tempi successivi, la
soluzione dei problemi.
I tempi lunghissimi necessari per conoscere gli effetti urbanistici sul territorio ren-
dono oggettivamente difcile prevedere la loro qualit. Gli amministratori in parti-
colare valutano gli effetti nei tempi brevi (lanno, la legislatura) e con criteri e inte-
ressi diversi da quelli urbanistici. Si decide sui singoli episodi senza considerare
la logica funzionale complessiva del meccanismo urbano che si viene lentamente
realizzando.
La cultura razionalista arrivata in Italia con grande ritardo, praticamente nel do-
poguerra, anche fra gli esperti del settore e a Pistoia assai pi tardi. Ma Pistoia ha
avuto la fortuna di avere due occasioni in cui dallesterno sono arrivati contributi
di elevato valore. Il concorso del 1936 con i due progetti vincitori e il piano del
1957 con lapporto di Piccinato. Il concorso del 1936 stata la grande occasione
mancata: i progetti vincitori avevano un eccezionale livello di qualit urbanistica
corrispondente alla preparazione culturale dei progettisti esterni; purtroppo questa
qualit non ha trovato nella cultura locale la capacit di comprendere e di applicare
nella pratica amministrativa i tanti suggerimenti proposti. I progetti del 1936 sono
rimasti sepolti negli archivi dellUfcio Tecnico e non sono stati utilizzati nemmeno
per la stesura del nuovo Piano Regolatore del 1951; la guerra e i problemi della
ricostruzione hanno forse annebbiato il ricordo della loro importanza. Lingegner
Fondi non viene coinvolto dallamministrazione nella progettazione del piano e, a
posteriori, rimprovera i progettisti e gli amministratori di tale dimenticanza.
Il piano del 1951 nasce dunque ex novo in piena autonomia e interessa un territorio
denito da un perimetro angusto, eccessivamente addossato al centro murato. La
previsione delle zone industriali appare ingiusticatamente ampia e compatta e la
loro localizzazione si addensa a sud, a cavallo della ferrovia fra le mura urbane e
il campo di volo, e ad ovest, fra la ferrovia e il viale Adua no alla via Gora. Con
questa zonizzazione si scavalca la barriera ferroviaria creando problemi di collega-
mento. Linesperienza pianicatoria inoltre clamorosamente attestata dallassenza
di speciche norme urbanistiche che prescrivano le modalit e i tempi di attuazione
del piano. Insomma limpostazione del Piano del 1951 si presenta pesante nelle
previsioni insediative, inadeguata nelle soluzioni viarie e con un impianto generale
statico, bloccato, denitivo: non si hanno aperture di prospettiva indicazioni dire-
zionali che lascino spazio alle esigenze future.
Nel 1957 un altro colpo di fortuna: larrivo pi o meno casuale di Piccinato portato-
re di una cultura urbanistica pi avanzata e accorta che si impone dallesterno alla
citt di Pistoia. La modernit del piano del 1957 evidenziata dallo schema viario
che libera il centro capoluogo e i centri maggiori dal trafco territoriale; dal po-
tenziamento dei borghi, e dallaccettazione ormai inevitabile del viale Adua come
asse residenziale; dallindicazione di uno sviluppo polare nei centri maggiori esterni
al centro capoluogo; dalloriginale e geniale individuazione della zona industriale
ad est della citt, lungo la ferrovia verso Prato; dalla tutela del territorio a nord e a
sud della citt (Collegigliato e campo di volo); dalla valorizzazione e conservazione
assoluta degli spazi verdi interni alle mura; dalla introduzione del concetto di risana-
mento e restauro per ledilizia di valore; dal ripristino dellintegrit dei monumenti
storici e delle mura urbane.
La proposta di Piano porta con s anche alcuni limiti che lo mineranno dallinterno.
Un primo limite riguarda la vecchia viabilit radiale di comunicazione fra la citt e il
territorio che, anche se liberata dal trafco territoriale dirottato sulle varianti ester-
ne, si riveler, con laumento del trafco, una strozzatura sempre pi angusta e
insufciente per la comunicazione tra i borghi e il centro urbano. Un secondo limite
riguarda il non avere risolto i collegamenti dei borghi fra loro, esternamente alla
citt murata: i borghi si trasformeranno col tempo in vere e proprie barriere edilizie
invalicabili. Inoltre la lunghezza e la complessit delle procedure per lapprovazione
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del Piano, linsufcienza delle salvaguardie, lincomprensione degli amministratori
e dei tecnici comunali preposti alla gestione edilizia contribuiranno a stravolgere il
Piano prima dellapprovazione e a renderlo inapplicabile dopo: il Piano del 1957
approvato assai modicato solo nel 1962 quando ormai la vastit delle costruzioni
autorizzate hanno reso praticamente inutili molte delle sue previsioni.
I ritardi culturali della comunit pistoiese non consentono una pianicazione di qua-
lit, ma anche la qualit tecnica e culturale portata dai professionisti esterni risulta
improduttiva: il concorso del 1936 non ha alcuna conseguenza operativa e del Pia-
no del 1957 si realizza solo lo schema viario e la zona industriale di SantAgostino.
La gestione e lefcacia
La formazione e lapprovazione del Piano urbanistico in Italia ha avuto sempre gran-
di difcolt derivanti dalle insufcienze culturali, dai limiti delle leggi, dai contrasti
fra interessi diversi, dallimportanza economica della rendita fondiaria urbana (tutti
i capitali italiani si sono formati e/o sviluppati attraverso operazioni immobiliari). Ma
il Piano urbanistico ha trovato ancora maggiori difcolt a trasformare le sue pre-
visioni in realt sia durante che dopo lapprovazione; la pianicazione non riesce a
guidare gli assetti del territorio anche perch non opera in sintonia con le esigenze
reali della societ.
Una buona tecnica urbanistica serve a garantire degli assetti spaziali adeguati alle
necessit dello sviluppo economico e sociale: senza sviluppo non c urbanistica ma
senza urbanistica lo sviluppo caotico e, a lungo andare, determina forti, insosteni-
bili, diseconomie esterne. Lo sviluppo, in una societ complessa e in rapido movi-
mento, caratterizzato da iniziative e spinte tumultuose e potenti che non possono
essere frenate pi di tanto: pretendono risposte concrete in tempi utili altrimenti
debordano e trovano da sole le strade attuative. Pianicare non semplice: si
devono prevedere eventi del futuro e attuare coerenti meccanismi di correzione
degli inevitabili errori. La gestione del Piano richiede essibilit e coerenza e deve
essere attuata con una struttura pubblica qualicata che controlli la qualit dei
progetti di trasformazione pubblici e privati, rediga i piani particolareggiati, attui
piani organici di manutenzione del territorio, ecc. Per fare ci necessaria una ade-
guata preparazione dei tecnici e la consapevolezza culturale degli amministratori.
Le vicende storiche ci dicono purtroppo che prevale lincomprensione dei problemi
tecnico-scientico-culturali, intervengono considerazioni pratiche politicamente
pi convenienti che divengono spesso il principale ostacolo alla formazione e
allefcacia di una buona pianicazione.
Dal punto di vista della loro attuazione i Piani regolatori pistoiesi esaminati sono un
disastro. Il piano del 1903 e del 1917 non hanno avuto alcun effetto per i motivi gi
visti pi volte. Il Piano del 1912 ha avuto una sua attuazione concreta per la limita-
tezza degli obiettivi e dei ritmi di sviluppo, la chiarezza operativa, la coincidenza fra
gli obbiettivi del piano e gli interessi della popolazione, la presenza dellingegner
Fondi che fa il piano, progetta e appalta le strade rilascia le licenze di costruzione.
Il piano del 1912, anche se culturalmente inadeguato, il solo che ha funzionato e
continua a produrre effetti anche nel dopoguerra. Il concorso del 1936 ha elabora-
to interessanti analisi e proposte mai trasformate in atti concreti di pianicazione. Il
piano del 1951 non mai stato approvato ma si pu ipotizzare che abbia prodotto
qualche risultato in sede di gestione del rilascio delle licenze edilizie anche se non si
rilevata alcuna testimonianza di ci.
Il piano del 1957 pur con gravi distorsioni e ritardi riesce ad essere approvato ma la
sua efcacia non molto superiore. Le cause sono molte ed emblematiche e riassu-
mono il dramma e il fallimento dellurbanistica pistoiese e, potremmo dire, italiana;
ma a ben guardare, i motivi essenziali sono da ricercare nellincomprensione degli
amministratori (stravolgono il Piano con gli emendamenti dellultima ora e con le
modiche derivanti dalle osservazioni) e nella contrapposizione fra la pianicazione
e la gestione edilizia allinterno dellAmministrazione Comunale.
Le modiche apportate nelle due convulse sedute del Consiglio Comunale del di-
cembre 1957 e quelle apportate in seguito alle osservazioni le abbiamo viste: lin-
serimento delle zone industriali e del centro direzionale a sud, lallargamento delle
zone di espansione fra la via del Villone e la via Dalmazia a seguito della localizza-
zione del Villaggio Belvedere, lelevato indice delle zone agricole, la concentrazione
dellindice agricolo, lindice attorno ai centri abitati minori, i villaggi turistici, lincer-
tezza della normativa interna alle mura, linserimento progressivo delle lottizzazioni
che si andavano autorizzando, la possibilit di deroga concessa al Sindaco. Linsie-
me di queste modiche svuota sostanzialmente le scelte fondamentali del Piano.
Ma pi signicativo ci che succede sul territorio mentre si va faticosamente for-
mando e approvando il Piano. Siamo negli anni Cinquanta: lattivit di ricostruzione
raggiunge la sua massima intensit, si avvia il trasferimento di numerosi cittadini
dalla campagna alla citt ( dal 1951 al 1961 gli abitanti del centro capoluogo au-
mentano del 23% e quelli dellintero Comune solo del 9%).Tutto ci determina una
crescita oggettiva delle domande per la costruzione di nuove abitazioni. Lufcio
preposto al rilascio delle autorizzazioni subisce la pressione del pubblico con cui
a diretto contatto quotidiano, avverte lurgenza di dare risposte positive e trova nel
piano un impaccio, un impedimento da aggirare invece che un valore da difendere.
La scissione nellAmministrazione Comunale fra lattivit di pianicazione e quella
di gestione appare clamorosa ed evidente. Da parte dellingegnere capo del Comu-
ne e dei geometri che gestiscono ledilizia privata si manifesta una incomprensione
e poi una avversione allimpostazione del piano ritenuto, qualche volta a ragione,
astratto, ideologico, non rispondente alle esigenze concrete.
A complicare ulteriormente le cose si manifesta, improvviso e non previsto, un ef-
fetto piano che moltiplica a dismisura le domande di costruzione. Negli anni dal
1949 al 1957 si sparge la notizia della formazione del piano. Questa notizia allarma
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di per s perch rappresenta (a volte in maniera realistica, altre gonata dai geo-
metri interessati alla progettazione) una situazione di possibile blocco o di ridu-
zione radicale delle possibilit edicative. I proprietari dei terreni si preoccupano,
fanno redigere progetti e presentano domande di concessione e numerosissime
proposte di lottizzazione. Questa corsa alla licenza edilizia diventa spasmodica nel
1957 nellimminenza delladozione del piano: la lunghezza dei tempi di formazione
del piano ha reso ancora pi consapevoli i proprietari di terreni che si precipitano
allultimora a presentare domande intasando gli ufci e costringendo la Commis-
sione Edilizia a riunioni straordinarie. Insomma il piano non riesce ad esplicare i
suoi obbiettivi di dare ordine alla crescita urbana ma risulta invece un efcacissimo
stimolo per la moltiplicazione disordinata della domanda costruttiva. La pressione
sugli ufci si trasmette agli amministratori che premono sui progettisti del piano per
indurli ad un atteggiamento di maggiore apertura. Un meccanismo perverso che
produrr i suoi effetti.
Di fronte a questo dilagare di domande per costruire ovunque il Piano non pu
opporre alcun rimedio al di fuori della volont degli Ufci e degli Amministratori
che pare non esserci. La legislazione non offre un valido sistema di regole in difesa
delle scelte del Piano: le norme di salvaguardia entrano in vigore solo nel 1957 con
ladozione (quando molti guai sono gi stati fatti); la salvaguardia scade nel 1960
e quindi per due anni no al 1962 (anno di approvazione) il Piano perde ogni ef-
cacia; c poi la facolt di deroga del sindaco e gli alti indici agricoli consentono di
costruire ovunque e possono essere concentrati intorno ai centri abitati. Per tutti
questi motivi si continuer a rilasciare licenze in contrasto col piano anche dopo la
sua adozione.
Quando nel 1962 si ottiene nalmente lapprovazione del piano, il territorio cos
diverso che gi nel 1963 si costretti a chiedere e lautorizzazione a fare delle va-
rianti che saranno adottate nel 1964 e poi revocate e sostituire nel 1966 con altre
che non giungeranno mai allapprovazione e produrranno pochi effetti di conteni-
mento con le norme di salvaguardia.
Solo con lapprovazione del nuovo Piano nel 1974, quando lassetto urbano or-
mai irrimediabilmente compromesso, Pistoia riuscir a farsi approvare uno strumen-
to urbanistico maturo ed efcace. Si nalmente acquisito il senso dello sviluppo
storico del territorio congelando le espansioni a sud, organizzando quelle in atto,
ormai irreversibili, ad ovest e nord e disegnando i nuovi sviluppi in una logica conti-
nuit, proiettati ad est verso il cuore della citt metropolitana in uno schema lineare
funzionalmente integrato e parallelo agli insediamenti industriali di SantAgostino.
8. La forma urbana
Premessa
I singoli episodi di trasformazione edilizia e infrastrutturale, che nel corso degli anni
hanno gradualmente interessato la citt di Pistoia consentono diverse interpretazio-
ni sui valori architettonici dei suoi edici, sulla qualit degli spazi da essi racchiusi e
sulla loro capacit di favorire o meno lattivit quotidiana dei suoi abitanti. In questa
sede si vuole concentrare lattenzione sulla forma che assumono linsieme degli
edici e delle infrastrutture che costituiscono la citt e sulla sua trasformazione
nel tempo. Ci possibile attraverso il semplice esame delle planimetrie della citt
di Pistoia a cadenze temporali denite nel periodo esaminato (1890, 1910, 1940,
1954, 1963, 1971). Durante questo esame sono emerse alcune interessanti ipotesi
la cui verica ha richiesto di andare oltre i limiti temporali delle vicende documen-
tate in questo lavoro (1972) e procedere, ai soli ni di lettura della forma urbana,
no al 2010 con lanalisi delle planimetrie del 1989 e del 1998, della foto aerea del
2005 e dei pi importanti progetti in corso di attuazione. La lettura dellevoluzione
della forma urbana consente riessioni e confronti di lungo respiro temporale sulle
modalit e regole autonome con cui la citt si trasforma e sugli effetti che su di
essa ha la pianicazione e la gestione urbanistica; tali riessioni, anche se astratte,
forniscono indicazioni utili ai pochi operatori interessati (certamente ancora ce ne
sono) al perseguimento della qualit degli assetti spaziali urbani.
Il signicato del termine forma urbana non immediatamente percepibile nella
sua complessit. La citt vista dai suoi abitanti come una serie innita di immagini
parziali, a volte statiche, a volte in successione dinamica, scandite dalle soste e dai
tempi di percorrenza a piedi, in bicicletta, in autobus o in auto. Queste immagini,
immagazzinate nella memoria, assieme alla dimensione dei percorsi e ai tempi,
forniscono una visione generale pi o meno confusa, certamente non esatta n
dettagliata, ma che consente al cittadino di sapere dove e come andare, di scegliere
percorsi e mezzi, di avere unidea pi o meno precisa sulla qualit funzionale degli
spazi derivante dalla localizzazione delle attrezzature e dei servizi urbani; ma gli
consente anche di formarsi col tempo una sua immagine e un suo giudizio sulla
qualit formale dei singoli spazi (quella piazza, quello scorcio, quella via, quel parco)
e anche unidea pi generale sulla forma urbana complessiva, sulla qualit formale
della citt. Sarebbe divertente e di grande interesse se si potesse trovare il modo
di conoscere e confrontare le diverse immagini particolari e generali della citt sedi-
mentate nella mente dei singoli cittadini.
Gli addetti ai lavori (architetti, urbanisti, ecc.), per rappresentare la forma urbana
complessiva, usano le foto aeree o i disegni planimetrici che mostrano unastratta
visione dallalto delle citt e del territorio. Oggi con le foto satellitari si pu avere
una rappresentazione in tempo reale e assai dettagliata delle forme della citt e
delle sue lente trasformazioni.
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
Dallapplicazione di questi strumenti allesame di diverse citt si sono venuti codican-
do alcuni modelli interpretativi della forma urbana, suggeriti dalle idee progettuali e
dalle diverse forme planimetriche che le citt sono venute assumendo nella loro cre-
scita sul territorio. Modelli che vengono usati per sintetizzare i caratteri delle aggrega-
zioni edilizie e delle loro funzioni e per elaborare proposte di pianicazione. Il modello
pi comune quello della citt tradizionale che si sviluppa attorno ad un centro di
aggregazione puntuale, normalmente di origini storiche, e pu dare luogo a forme
stellari, circolari, oblunghe, a macchia dolio, compatte o pi o meno alternate da aree
libere e spazi verdi. Il modello polare si sviluppa con pi centri edicati in unarea di
ampie dimensioni aggregante attorno ad interessi determinati. Il modello lineare clas-
sico di forma molto allungata (teoricamente allinnito), si realizza attorno a fasci di
infrastrutture unicanti e ha avuto grandi elaborazioni teoriche e molte attuazioni pi
o meno sperimentali. Il modello misto polare e lineare caratterizzato da fasce di in-
sediamenti lineari che uniscono aggregati polari e tende ad attenuare i difetti rispettivi
(soffocamento nel modello polare e mancanza di centri di aggregazione qualicanti
nel modello lineare) e ha avuto varianti diversamente denominate (a perline inlate, a
occhi di neve, a lisca di pesce e persino a foglia) a seconda delle caratteristiche for-
mali assunte. I modelli deniti da funzioni prevalenti, citt infrastrutturali, citt indu-
striali, citt giardino, citt ludiche. Modelli deniti da progetti di urbanisti importanti:
Ville radieuse, Broadacre City, Plan Voisin, no ai pi utopistici modelli di Plug in City,
New Babilon, Walking Cities, ecc. Le citt contemporanee hanno prodotto un effet-
to citt che ha portato alla parziale urbanizzazione del territorio circostante facendo
introdurre i termini di citt diffusa, citt territorio, agricoltura urbana, ecc.
Ma nonostante i modelli e limpegno della pianicazione, molte citt contempora-
nee appaiono oggi come un confuso amalgama di frammenti eterogenei, nel quale
difcile riconoscere regole dordine razionale che le rendano intelligibili. Anche se
qualcuno ha detto che confusione parola inventata per indicare un ordine che
non si capisce, appare arduo comprendere e controllare i caratteri di frammenta-
riet, eterogeneit, discontinuit, disordine, frammistione funzionale e di linguaggi
architettonici di molte citt contemporanee. Queste citt pongono allurbanistica
oltre al compito di regolare lassetto dello sviluppo anche quello di favorire una
profonda riqualicazione urbanistica (non solo edilizia) delle periferie.
Linizio
Le vicende urbanistiche e lo sviluppo della citt di Pistoia offrono, con tutta la mo-
destia del caso, lopportunit di tentare una sintetica applicazione dei pi semplici
modelli interpretativi della forma urbana nel suo divenire (g. 14, 15 e carta alle-
gata, 16 e 17).
La limpidezza della struttura stellare di Pistoia, caratterizzata dal centro urbano e
dalle propaggini sviluppatesi soprattutto esternamente alle quattro porte della cit-
t, sconvolta dalla sovrapposizione del tracciato ferroviario. Questo tracciato
disegnato perseguendo esigenze funzionali della ferrovia senza troppa attenzione
ai suoi effetti sulla citt (una delle proposte passava sulle mura a sud demolendole
completamente). La ferrovia gira attorno alla citt, spacca i sobborghi delle vie Pra-
tese, Erbosa, Fiorentina, Bonellina e Lucchese, impone una cintura di contenimento
della citt e di frattura con parte del territorio e pone le premesse per una crescita
urbana secondo uno schema avvolgente in contrasto con il preesistente schema
radiale. Da ora in poi i due schemi, sia pure confusamente, si sovrappongono e con-
vivono perch potenzialmente gi espressi dagli assetti territoriali determinatisi.
Non sembra che ci sia una grande consapevolezza di questo contrasto nei dibattiti
che si svolgono a Pistoia nei vari periodi: lunica opzione che continua a manifestarsi
quella di garantire una qualunque espansione della citt esternamente alle mura,
non ci si preoccupa eccessivamente della direzione n dellassetto generale.
14. Lo sviluppo edilizio, 1840-1940
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1890-1910. Il quartiere della stazione e la San Giorgio
La costruzione della ferrovia e delledicio della stazione rende necessario collega-
re la stazione con la citt attraverso un viale e una nuova porta di accesso (Porta
Barriera). Il viale (via XX Settembre) la prima strada costruita esternamente alle
mura, attraversa terreni inedicati, vicina alla citt, in una zona che, per la presen-
za della stazione ferroviaria, diviene funzionalmente baricentrica e assai qualicata
per ledicazione. Attorno a questa strada si avvia una intensa attivit edilizia che
conduce, gi nel 1900, alla sua saturazione con edici borghesi di buona qualit
edilizia. Ma la nuova stazione, la nuova strada e la nuova porta contribuiscono a
qualicare lintera zona circostante e, con il successivo collegamento della stazione
con la via suburbana che corre lungo le mura, si crea un ampio isolato che sar sa-
turato dalledicazione nel decennio successivo completando quello che possiamo
chiamare quartiere della stazione (in parte distrutto dai bombardamenti e poi
ricostruito).
Nel 1900 il quartiere della stazione pu ancora apparire come un quinto raggio del-
la stellarit, che si aggiunge alla crescita dei borghi radiali esterni alle quattro porte
della citt. Ma gi nel 1910 evidente che questo tipo di espansione urbana qua-
litativamente diverso: esso si realizza attorno ad una strada urbana nuova (anche se
non costruita appositamente per edicare) che fa acquisire naturalmente il concetto
di lottizzare (costruire nuove strade per rendere edicabili i terreni circostanti). In
seguito il quartiere si amplia divenendo un agglomerato edilizio assai pi grande del
viale principale che lo ha generato. questo il primo evento di espansione urbana
esterna alle mura non condizionato dalla viabilit esistente: si crea il primo pezzo di
citt esterno, il primo quartiere formalmente autonomo, si avvia un lungo processo
che porter al radicale mutamento della forma urbana precedente.
Si rotto uno schema, si aperto un varco e nel 1903, quando ormai chiaro che
i terreni disponibili nel quartiere della stazione si stanno rapidamente esaurendo, si
avverte urgente lesigenza di proseguire lespansione nei terreni contermini verso
ovest. Si progetta un piano di lottizzazione residenziale (g. 4) dei terreni compresi
fra il viale della stazione e via Ciliegiole, fra la via suburbana e la ferrovia. Il piano
non ha alcuna efcacia perch i terreni sono interamente utilizzati per la realizzazio-
ne dei capannoni delle Ofcine San Giorgio. Nel 1907 i capannoni centrali sono gi
costruiti e successivamente sar saturata lintera area. I capannoni della San Giorgio
sono unintrusione nel tessuto residenziale, urbanisticamente assurda e difcilmen-
te comprensibile se non per lenorme importanza economica dellintervento e per
la scarsa attenzione del tempo ai valori urbanistici. Con la loro costruzione si satura
unarea che si congura come un altro pezzo di citt esterno alle mura. Le esigenze
di ampliamento delle Ofcine che si manifestano nellimmediato dopoguerra faran-
no costruire nuovi capannoni sul terreno gi precedentemente acquistato fra la via
Ciliegiole e la via Lucchese occupando cos tutta la zona sud della citt.
1910-1940. Pistoia Nuova
Agli inizi del Novecento la zona ovest fra la via Lucchese e la via Desideri ancora
aperta campagna con pochissimi edici vecchi o costruiti allinizio del Secolo sulle
vie Mazzini, San Biagio e Gora. Linizio dellespansione ad ovest, dopo labbandono
della zona sud per i motivi citati, pu datarsi alla ne del 1909 con lacquisto di un
appezzamento di terreno nella zona di Vicofaro da parte dellIstituto Autonomo
Case Popolari. Negli anni successivi lIstituto vi costruisce la prima strada (via Cam-
melli) e il primo edicio del blocco di case popolari progettato. A seguito di ci si
redige un piano regolatore che interessa tutta larea diviso in tre parti: la prima no
a via Mazzini, la seconda no alla via Gora e la terza oltre la via Gora (g. 4).
Inizia la costruzione del quartiere subito denominato Pistoia Nuova che si pro-
15. Lo sviluppo edilizio, 1940-1998
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trarr a lungo. Negli anni Venti e Trenta ledicazione di Pistoia Nuova rappresenta
levento di espansione edilizia di gran lunga prevalente che porter alla quasi com-
pleta edicazione della prima zona e di met della seconda. Queste costruzioni con-
tinuano lo schema di avvolgimento del centro urbano fra le mura e la ferrovia che si
era avviato con il quartiere della stazione e con la saturazione delle aree a sud.
Mentre si viene affermando nella realt questo sviluppo urbano avvolgente, la ra-
dialit perde progressivamente evidenza, ma sopravvive: si continua infatti a costru-
ire anche nei sobborghi lungo la via Dalmazia e Lucchese e in misura assai pi consi-
stente attorno alle vie Antonelli e Fiorentina. In questo periodo, inoltre, si realizzano
due opere che tendono a rafforzare la radialit: il cavalcavia di Porta Carratica e di
Porta Lucchese che determinano unattrazione di trafco e di interesse edilizio. Essi
facilitano la prosecuzione dellespansione radiale anche oltre la barriera ferroviaria
e saranno disinvoltamente utilizzati come strade di lottizzazione con la costruzione
in fregio di voluminosi edici.
Nel 1940 si determinato un assetto urbano dal quale emergono chiaramente le
tendenze oggettive di sviluppo futuro, ma che lascia ancora ampi margini di va-
riabilit per le scelte di pianicazione della struttura urbana: i terreni ad ovest oltre
la ferrovia sono praticamente ancora liberi cos come quelli a sud, il territorio a nord
e ad est della citt offre ampie disponibilit per eventuali assetti totalmente nuovi.
1940-1954. Il quartiere delle Casermette
Nel dopoguerra assieme allattivit di ricostruzione si avvia il processo di inurba-
mento che richiede la costruzione di numerose nuove abitazioni. La localizzazione
delle costruzioni avviene senza uno schema predominante. Si manifestano quattro
opzioni prevalenti. La prima continua lespansione della zona ovest, sia saturando
le aree ancora libere nella parte sud, gi edicata prima della guerra, sia amplian-
dosi, per ora in misura modesta, verso nord no a saldare Pistoia Nuova con i
sobborghi della via Dalmazia. La seconda prosegue lespansione verso ovest oltre
la ferrovia consolidando gli insediamenti realizzati da alcune cooperative edilizie
gi nel secondo decennio del Secolo. La stellarit sembra acquisire un altro raggio
lungo la via Mazzini oltre la ferrovia e lungo il viale Adua che comincia, da sud, a
caratterizzarsi come asse residenziale (g.16); di fatto le costruzioni sulla via Maz-
zini oltre la ferrovia e nella parte sud del viale Adua si riveler linizio di una nuova
espansione compatta. La terza pi modesta continua a incrementare le tre radiali
di via Lucchese, via Fiorentina e Erbosa e via Antonelli. La quarta opzione, la vera
novit del periodo, linizio del quartiere delle Casermette con la costruzione di
residenze nella parte nord della citt oltre il torrente Brana. Gi durante la guerra
e subito dopo la zona di via Pagliucola interessata da diversi interventi. Nel 1941
si costruiscono le nuove caserme militari e successivamente un nuovo viale e un
nuovo ponte per collegare le caserme con il viale Malta. Nel 1949 si rettica la via
Pagliucola per agevolare il trafco tra la via dei Macelli e la via Antonelli. Ma leven-
to pi importante la decisione dellIstituto case Popolari di costruire un quartie-
re residenziale (Villaggio Pellizzi dal nome dellingegnere che lo progetta) di 73
alloggi su un terreno di propriet Venturi posto sul lato nord della via Pagliucola:
i lavori iniziano nel 1943 e saranno ultimati nel 1948 (g. 5). Dopo questa realizza-
zione seguono numerose altre costruzioni dellIstituto Case Popolari, alcuni edici
di alloggi per militari e alcune lottizzazioni private. Si avvia un processo inarrestabile
che nemmeno il piano regolatore di Piccinato riuscir a fermare n a regolare. Con
le espansioni a nord si rafforza lo schema avvolgente esterno alle mura che tende a
unire rispettivamente nella parte ovest e nord della citt i tre raggi di via Lucchese,
via Dalmazia e via Antonelli.
In questo periodo si costruiscono nuovi capannoni della San Giorgio che occupano
16. Lespansione urbana, 1890-2010
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interamente il triangolo fra la via Ciliegiole, la ferrovia e la via Lucchese e gli impianti
sportivi della stessa San Giorgio lungo la via Ciliegiole a sud della ferrovia. Questul-
timo apparentemente trascurabile intervento il primo che inizia ad intaccare la
zona a sud della ferrovia anche se non pare possa considerarsi il trascinatore dei ben
pi massicci interventi successivi.
1954-1963. Prosegue lespansione ovest-nord ovest-nord
Dal 1954 al 1963 lattivit edilizia appare pi consistente e si localizza quasi esclu-
sivamente nella parte ovest e nord della citt ove si confermano le tendenze gi
manifestate in precedenza. Anche le due radiali di via Fiorentina e, in misura mag-
giore, di via Antonelli continuano ad accrescersi, si confermano direttrici di sviluppo
importanti e iniziano ad assumere una forma pi gona e compatta.
Pistoia Nuova arriva in questi anni alla quasi totale saturazione con il completa-
mento attorno alla via Mazzini di qua e di l dalla ferrovia. A nord di Pistoia nuova
si realizzano consistenti insediamenti che si accentrano soprattutto attorno alla via
Desideri.
Oltre la ferrovia continuano le costruzioni attorno al viale Adua in diverse aree non
contigue che iniziano a interessare anche la parte centrale e nord del viale.
Il quartiere delle Casermette cresce con altri consistenti interventi dellIstituto
Case Popolari, si realizzano anche interventi privati lungo la via del Villone, a nord
delle Caserme e a sud fra le Caserme e il torrente Brana; si inizia anche la realizza-
zione della zona sportiva con la costruzione del campo scuola per latletica.
La novit di questi anni che d una accelerazione al processo di crescita verso nord
e prelude alla saldatura del quartiere delle Casermette con Capostrada la costru-
zione del Villaggio Belvedere presso il Villone Puccini, un consistente intervento
di case popolari. Con questi insediamenti si afferma come largamente prevalente
la tendenza alla crescita della citt verso nord ovest attorno al viale Adua, alla via
Dalmazia e alla via del Villone con agglomerati edilizi che tendono inesorabilmente
a saldarsi fra loro.
In questi anni si conclude anche la costruzione della prima strada dello schema
previsto dal piano del 1957: la Nuova Pratese e il suo raccordo con il nuovo casello
autostradale. Con questa strada e con il successivo braccio della tangenziale ovest si
viene a completare una viabilit attorno alla parte sud e ovest della citt che sembra
denire un conne naturale allulteriore espansione urbana in queste direzioni, ma
non sar cos.
1963-1971. Lesplosione edilizia
Negli anni che vanno dal 1963 al 1971 si ha una vera e propria esplosione edilizia
che si manifesta in ogni parte della citt con ampie zone insediative sparpagliate a
pelle di leopardo. Pistoia nuova si satura completamente no alla via Gora e oltre la
ferrovia. Vengono a maturazione le lottizzazioni casuali derivanti dalla concentra-
zione dellindice agricolo; in particolare sono da segnalare la lottizzazione sulla via
Bonellina in angolo con la Superstrada (forse la peggiore della citt), e quelle a nord
sopra le caserme e lungo la via del Villone a cavallo del torrente Brana, che viene di-
sinvoltamente soffocato dagli edici. Nel complesso lespansione urbana prosegue
secondo gli schemi gi impostati precedentemente: lo sviluppo lungo il viale Adua,
no allincontro del viale con la ferrovia, la crescita tra la via Dalmazia e la via del
Villone che ormai unisce il quartiere delle Casermette con il villaggio Belvedere, gli
insediamenti delle svolazzanti lottizzazioni a nord delle caserme. Si costruisce un
altro grande quartiere di case popolari a Scornio a nord del villaggio Belvedere, che
si salda con il centro di Capostrada inglobandolo nella citt.
In questo periodo si realizzano i nuovi stabilimenti Breda a sud della ferrovia e si
completa la tangenziale ovest dalle pendici montane no allo svincolo autostradale.
Si denisce la compattazione degli insediamenti fra le vie Fiorentina e Erbosa e si
avvia la realizzazione della zona industriale di SantAgostino con una prima piccola
lottizzazione industriale a sud delle aree cimiteriali .
Il ramo della via Dalmazia perde il suo carattere di raggio di una stellarit e si avvia a
diventare un compatto agglomerato che si congiunge da una parte con il quartiere
delle Casermette e dallaltra con quello di Pistoia Nuova. Lo sviluppo a nord appare
ormai naturale ed rafforzato dalla costruzione del nuovo stadio e dei campi da
tennis che completano la zona sportiva e dalle scelte del Piano del 1957 e delle sue
varianti.
In questo periodo inizia lattivit dellimpianto DANO nellarea dellex Lazzaretto,
lungo la Nuova Pratese a sud est della citt che contribuisce al degrado della zona.
Nel 1971 rimangono ancora ampie aree inedicate ma lo schema generale della
forma urbana ormai denito, si sono segnati con consistenti insediamenti i conni
a nord, ad ovest, a sud e anche ad est con la realizzazione di un consistente insedia-
mento residenziale presso Pontenuovo. Sia lo schema avvolgente che lo schema ra-
diale sono affogati in questo sparpagliato amalgama informale. Rimangono ancora
i due raggi sulle vie Antonelli e Fiorentina, ma anchessi appaiono ormai inglobati
alla base con le espansioni urbane compatte e rimangono solo i cenni di un loro ca-
rattere direzionale esterno alla circonferenza urbana che si viene congurando.
1971-1989. La zona industriale di SantAgostino
Dal 1971 al 1989 prosegue lesplosione edilizia. Si arriva alla quasi totale saturazio-
ne della circonferenza urbana. Anche il ramo stellare di via Antonelli si gona,
perde il suo carattere lineare, si salda da una parte senza soluzione di continuit con
il quartiere delle Casermette e dallaltra satura lintera area fra la via Antonelli e la
nuova circonvallazione. I fatti nuovi di questo periodo, in cui entra in vigore il piano
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regolatore del 1974, sono tre: limponente incremento dei Piani di Edilizia Econo-
mica e Popolare che favoriscono la crescita polare dei centri esterni al capoluogo,
ma realizzano anche tre consistenti interventi nella citt, la costruzione del centro
annonario e la realizzazione della zona industriale di SantAgostino
Il piano regolatore del 1974 caratterizzato da due scelte fondamentali chiaramen-
te espresse: lo sviluppo lineare verso est e il decentramento dello sviluppo sui centri
minori. Lo sviluppo lineare ad est non si realizza perch sono ancora grandi le aree
libere interne al tessuto urbano realizzate a pelle di leopardo e gi impegnate da
lottizzazioni approvate e verr poi inspiegabilmente abbandonato. Lo sviluppo po-
lare si realizza invece pienamente con la costruzione di vaste zone di edilizia econo-
mica e popolare, attuate approttando della nuova legge sugli espropri ed utilizzate
largamente anche al di fuori dei nanziamenti pubblici agevolati e/o sovvenzionati
(si hanno consistenti espansioni a Bottegone, Sperone, Bonelle, Pontelungo, Val-
dibrana, Gello, Mattia, Santomoro, ecc.). LEdilizia Economica e Popolare interessa
massicciamente anche il centro urbano con la costruzione dei villaggi di Scornio
Ovest che conferma e denisce la saldatura fra il Villaggio Belvedere e scornio con
Capostrada e la citt, San Biagio che diviene il maggiore intervento ad ovest oltre il
viale Adua e Le Fornaci che denisce la compattazione della radiale nord est lungo
la via Antonelli.
In questo periodo si realizza il centro annonario a sud. Forse un altro errore urba-
nistico certo mitigato dal fatto che ormai si sono trasferiti nella zona i nuovi stabili-
menti Breda e che la lottizzazione sulla via Bonellina ormai interamente realizzata,
ma certamente il centro annonario diviene il traino per altri eventi (Motorizzazione,
Copit) che porteranno alla saturazione dellarea sud fra la ferrovia e la superstrada.
In questo periodo si realizza anche la tangenziale est che alleggerisce dal trafco la
prima parte di via Antonelli e favorisce la sua espansione edilizia; si costruisce inoltre
il nuovo depuratore in angolo fra la nuova tangenziale e la Nuova Pratese a anco
dellimpianto DANO.
Ma levento urbanistico pi rilevante certamente la realizzazione della zona indu-
striale di SantAgostino. Lunica previsione insediativa del piano del 1957 che viene
interamente realizzata col suo andamento lineare lungo la ferrovia che esce dalla
macchia dolio e si pone in evidente contrasto con le altre tendenze di espansio-
ne. La zona si realizza attraverso un piano di insediamenti produttivi di iniziativa
comunale in relativamente poco tempo e caratterizza fortemente la forma della
citt. Purtroppo non si sono realizzate, ad eccezione della mensa comunale, le ope-
re di urbanizzazione secondaria (negozi, ufci, attrezzature sportive, parco, ecc.)
previste in un ampia zona poi utilizzata, forse illegittimamente, per la costruzione
del palazzetto dello sport e di altri edici industriali. Lo sviluppo dei centri minori
esterni alla citt assieme alla realizzazione della zona industriale di SantAgostino
saranno gli unici signicativi eventi urbanistici determinati da atti di pianicazione
al di fuori della naturale tendenza espansiva secondo il modello della macchia
dolio. Purtroppo il piano del 1974 sar successivamente abrogato per favorire lo
sviluppo della zona a sud.
1989-2005. Il centro commerciale a est
Il periodo dal 1989 al 2005 appare meno produttivo di costruzioni. Lespansione ur-
bana si riduce ad interventi che portano praticamente a compimento la zona ovest
e la via Antonelli. Le realizzazioni pi signicative sono: la costruzione dellofcina
del Copit, degli ufci della Motorizzazione e lampliamento del centro annonario
che proseguono la saturazione della zona sud; una estemporanea lottizzazione a
anco del raccordo del viale Adua alla superstrada con ardua immissione dalla via
Nazario Sauro; lavvio della realizzazione della lottizzazione Pallavicini ad est con la
costruzione del centro commerciale Panorama; il proseguimento dellespansione
della zona industriale con un altro piano di insediamenti produttivi che allunga ver-
so est la zona di SantAgostino accentuandone il carattere lineare.
Con queste due ultime consistenti realizzazioni pare che si riaffermino le scelte
dellespansione verso est ma non cos. Larea Pallavicini non voluta dallAmmini-
strazione, che ha scancellato le previsioni di sviluppo verso est del piano del 1974,
ma imposta dal tribunale a seguito di un ricorso che costringe il Comune, suo
malgrado, a consentire la realizzazione dellintervento. Il nuovo piano di insedia-
menti produttivi non una scelta di indirizzo urbano ma il naturale sviluppo, forse
conclusivo, della zona industriale che risponde alle pressanti richieste di nuove aree.
La casualit pianicatoria ad est , inoltre, clamorosamente testimoniata da una
lottizzazione industriale a anco della tangenziale in corrispondenza del sottopasso
della via di SantAgostino che somiglia molto alle lottizzazioni degli anni Cinquanta
per la sua angustia e carenza di infrastrutture. Essa inoltre costituisce una barriera
insormontabile al possibile ampliamento e proseguimento della via di SantAgo-
stino che probabilmente lunica soluzione per attenuare la congestione della via
Fermi e risolvere linsufcienza dello svincolo con la tangenziale.
Alla ne di questo periodo si realizza anche, dopo i dibattiti degli anni Sessanta e
Settanta e i vari piani per il centro storico, una incredibile lottizzazione entro la cer-
chia delle mura tra il viale Arcadia e la via San Marco.
Ma lattenzione pianicatoria prevalentemente dedicata alla saturazione della zona
sud e lo sar ancora per gli anni successivi portando a sviluppi assolutamente impreve-
dibili con la costruzione del nuovo ospedale che scavalca la stessa tangenziale sud.
Gli errori urbanistici
Dopo questa sintetica descrizione dello sviluppo urbano si vogliono riassumere, con
il facile senno del poi, gli errori pi rilevanti che, a mio parere, hanno condizio-
nato la forma dello sviluppo urbano di Pistoia. Il primo errore (se possiamo conside-
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rarlo tale alla met dellOttocento quando i problemi urbanistici erano certamente
marginali) la costruzione della ferrovia secondo un tracciato che stringe la citt in
un ambito ristretto e ne condiziona pesantemente gli sviluppi futuri.
Il secondo errore la costruzione delle Ofcine Meccaniche Ferroviarie Pistoiesi
schiacciate fra la ferrovia e le mura che intasano lo spazio naturalmente destinato
allo sviluppo residenziale esterno.
Il terzo errore lo scavalcamento della ferrovia a ovest che avviene spontaneamen-
te e che merita alcune ulteriori considerazioni. Il piano del 1912 si limita alle aree
ad est della ferrovia, senza scavalcarla, Ma questa non una consapevole e felice
scelta urbanistica tendente ad impedire lespansione oltre la barriera ferroviaria, ma
semplicemente una scelta operativa che trova nella ferrovia un limite naturale per
la dimensione di quel progetto. Negli anni Trenta avvengono tre fatti che preludono
al debordare dello sviluppo urbano oltre la ferrovia ad ovest: la costruzione del viale
Adua che nasce correttamente come asse di scorrimento viario (camionabile) per
collegare direttamente il trafco da Lucca per la montagna e per Modena ma che si
presta a diventare (come accadr) il principale asse dello sviluppo urbano; la costru-
zione di un consistente gruppo di abitazioni sulla lottizzazione di una cooperativa a
nord della via Spartitoio immediatamente oltre la ferrovia e il manifestarsi di piccoli
interventi lungo le vie San Biagio e Gora che testimoniano della naturale tendenza
a costruire sulle strade esistenti anche oltre la barriera ferroviaria; la realizzazione
del cavalcavia di Porta Lucchese che facilita i collegamenti fra luna e laltra parte
della ferrovia.
I progetti del concorso del 1936 si preoccupano di impedire che lo sviluppo urbano
scavalchi il tracciato ferroviario ma non hanno efcacia e le spinte naturali rendono
di fatto inarrestabile questo processo.
Il quarto errore la localizzazione delle nuove ofcine Breda con lo scavalcamento
della ferrovia a sud. A questo seguiranno la lottizzazione sulla via Bonellina, il Cen-
tro Annonario, gli Ufci della Motorizzazione, lofcina del Copit e gli altri interventi
che porteranno alla saturazione di tutta larea fra la ferrovia e la superstrada.
Il quinto errore sono le lottizzazioni derivanti dalla concentrazione dellindice agri-
colo che hanno portato a sparpagliare ovunque consistenti gruppi di edici, in par-
ticolare a nord oltre le caserme, con insediamenti disordinati e casuali.
Il sesto errore deriva dalla costruzione del Villaggio Belvedere e poi del Villaggio
Scornio che in se avrebbero potuto costituire interventi accettabili se concepiti
come centri autonomi adeguatamente separati dalla citt. Ma si rivelano un errore
perch concepiti come avanguardia dellespansione urbana che di fatto verr da
essi attratta no a saldarsi compattamente con il centro di Capostrada.
Oltre agli errori di localizzazione sono da rilevare i limiti dei caratteri qualitativi
con cui gli insediamenti sono stati realizzati. La compattazione edilizia con pochi
intervalli, il carattere disordinato degli assetti e lo sfarfallio delle lottizzazioni con
infrastrutture e servizi insufcienti. La carenza e la casualit della localizzazione 17. La macchia dolio cresce
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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degli spazi verdi, realizzati senza un disegno proprio capace di integrarsi e di carat-
terizzare il complessivo assetto urbano. Il modo come si edica lungo il viale Adua
che si presentava dritto, vergine e predisposto per un suo assetto di qualit e che
invece viene totalmente degradato con la costruzione indiscriminata in fregio, con
limmissione casuale della viabilit laterale, con la mancanza di organizzazione del
trafco e dei parcheggi e con la mancata organizzazione delle sue fasce laterali la-
sciate al pi completo abbandono. Lanalogo degrado caratterizza la via Fermi nella
prima parte casualmente investita da funzioni terziarie di forte attrazione senza
parcheggi, verde e incapace di sostenere il notevole trafco che la interessa.
Gli errori sono stati la risorsa pi preziosa per il progresso dellumanit perch da
essi si sono acquisite le conoscenze per cambiare, correggere, migliorare. curioso
osservare come in urbanistica, invece, essi si ripetano nel tempo senza lasciare segni
di crescita delle esperienze e delle capacit di valutazione. La recente localizzazione
del nuovo ospedale nellarea dellex campo di volo appare un errore con caratteri as-
sai simili ai precedenti. Lutilizzo edicativo dellarea dellex campo di volo era stato
tenacemente avversato, da Piccinato prima e dal Provveditorato alle Opere Pubbli-
che poi, durante la formazione e lapprovazione del Piano Regolatore del 1957 con
forti ragioni di difesa delle caratteristiche naturali e storiche dellarea e per la inop-
portunit di estendere lespansione urbana in quella direzione. Poi con le varianti del
1966 parte dellarea era stata destinata alleventuale espansione degli stabilimenti
Breda che per fortuna non si erano resi necessari. Le ragioni che avrebbero dovuto
sconsigliare la scelta di tale area per la localizzazione dellospedale sono molteplici:
alcune riguardano le caratteristiche richieste da un insediamento ospedaliero (zona
tranquilla, salubre, ben ventilata, non inquinata, facilmente raggiungibile, condi-
zioni, salvo lultima, totalmente assenti dalla zona prescelta e che tutte assieme si
trovano nella fascia pedecollinare nord), altre ragioni riguardano la vocazione urba-
nistica specica dellarea del campo di volo totalmente vergine, pianeggiante e di
propriet pubblica, preziosa risorsa, necessaria come cuscino fra la grande viabilit
e la citt, con una sua evidente vocazione specica ad essere utilizzata come grande
parco urbano in naturale collegamento col parco uviale dellOmbrone.
La macchia dolio compiuta
La macchia dolio (g. 17) un termine usato in urbanistica per denire il pro-
cesso di crescita naturale della citt con un movimento lento e progressivo, assai
simile a quello di una macchia formata da un liquido denso che partendo da un
punto centrale si espande in ogni direzione. Oggi si usa pi propriamente il termine
citt o urbanizzazione diffusa sul territorio, a me pare che riferendosi alla crescita
di un aggregato urbano compatto come la citt di Pistoia il termine macchia dolio
riesca ancora a rendere meglio lidea dei suoi caratteri e dei processi che la deter-
minano.
Si rileva, in ipotesi, un comportamento della espansione urbana simile a quello di
un corpo organico, che cresce, certo per spinte promosse dalle vicende storiche,
dalla vita sociale e dalla cultura dei cittadini che in essa hanno vissuto e operato,
certo condizionata dalle strutture storiche e dalle caratteristiche geomorfologiche
preesistenti sul territorio, ma che rivela anche una propria modalit intrinseca, una
tendenza inerziale molto simile alle leggi della gravitazione. Le costruzioni tendo-
no a collocarsi il pi vicino possibile ad un centro di attrazione stabilito (che pu
essere costituito da una strada, da un incrocio fra due o pi vie, da piccoli o grandi
aggregati di attrezzature e/o sevizi) e, come i sistemi solari aggregano il materiale
diffuso in sfere attorno a nuclei formando pianeti e satelliti, le citt aggregano le
costruzioni in cerchi attorno ai punti di attrazione urbana creando piccoli e grandi
centri. Insomma sembra di poter affermare che la crescita non pianicata della citt
tende ineluttabilmente ad una forma simile alla circonferenza che pu risultare pi
o meno perfetta per la necessit di adattarsi alla natura del territorio e alle preesi-
stenti condizioni. Anche la forma delle citt ideali rinascimentali come Sforzinda e
Palma Nova generalmente circolare e
chi ne ha conosciuta una, le ha conosciute tutte, tanto esse si rassomigliano, tran-
ne l dove la situazione crea qualche differenza
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.
La forma circolare si ritrova in molte proposte ideali successive e in particolare nel
prototipo di Ebenezer Howard per la sua Garden City. C chi sostiene che il si-
gnicato simbolico del cerchio e della sfera fa parte del nostro inconscio collettivo
come forma ideale che riette un ordine cosmico armonioso e che inuenza i nostri
comportamenti, ma forse, pi semplicemente, si manifesta un ovvio agire pratico
funzionale che ci induce ad occupare progressivamente tutte le aree che vediamo
libere e accessibili nelle immediate circostanze del centro urbano.
La macchia dolio soffoca la citt, rende pi difcile e lento il suo funzionamento
complessivo. Le nostre citt hanno centri antichi con un carattere storico artistico ri-
levante, una elevata qualit degli spazi e degli edici e una forte presenza di attivit
pubbliche e private importanti. Il centro antico ha assunto e tende a mantenere un
assetto di alta qualit e una funzione preminentemente direzionali, questi caratteri
determinano una forza attrattiva notevole e un alto valore delle aree e degli edici.
Il centro antico non adatto al trafco automobilistico moderno, le strade sono
strette, non ci sono parcheggi e le belle piazze non sono progettate per ospitare
macchine in sosta. Addossate a questi centri si sono costruite brutte periferie com-
patte senza gli spazi necessari per valorizzare i caratteri delle mura e per realizzare
le attrezzature moderne richieste. Non si sono previsti parcheggi, verde, servizi a
sufcienza per integrare le carenze del centro ne per soddisfare le esigenze delle
139. T. More, Utopia.
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18. La macchia dolio compiuta
a. Macchia dolio 2005
b. Circonferenza urbana
c. Aree ancora libere
d. Macchia dolio 2009
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nuove costruzioni. Anche la nuova viabilit si rivelata carente e il collegamento fra
centro e periferia rimasto afdato prevalentemente alle vecchie intasate radiali.
La crescita a macchia dolio compatta ha soffocato il centro, lo ha reso difcilmente
accessibile e ha impedito un suo pieno recupero funzionale, ha creato una periferia
amorfa, degradata, densa di volumi, povera di funzioni con uno standard di attrez-
zature e di verde insufciente e una bassa qualit formale degli spazi pubblici.
I caratteri negativi della macchia dolio compatta si sono creati lentamente nel tem-
po e incidono pesantemente sul territorio, non sono totalmente eliminabili e anche
la loro attenuazione richiede interventi di ristrutturazione, delocalizzazione e riqua-
licazione difcili (basta pensare alla frammentazione delle propriet) e costosi e
tempi lunghissimi.
La forma urbana della citt di Pistoia ha ormai laspetto e i caratteri della macchia
dolio di forma circolare quasi perfetta (g. 18a); se si traccia una circonferenza con
centro in piazza del Duomo e con un raggio di circa 1900 metri, si vede che essa
coincide abbastanza esattamente con il perimetro dellabitato (g. 18b). Dal cerchio
escono la protuberanza dellex raggio stellare di via Dalmazia gonato no a Capo-
strada e il segno della linearit verso est della zona industriale di SantAgostino che
appare ancora lunico elemento di scelta programmata. Le rientranze non edicate
rimangono essenzialmente a nord e a sud est dove presumibile che saranno ra-
pidamente saturate .Il crescere della macchia ha riassorbito i rami stellari pi vicini
e i centri di Capostrada e Sperone ma lungo la viabilit radiale si continuato a
costruire con insediamenti liformi in fregio che praticamente hanno collegato la
macchia urbana agli altri centri minori contermini (Candeglia, Pontenuovo, Nespo-
lo-Chiazzano,Bonelle, Pontelungo e anche Ponte alle Tavole) annullando anche gli
effetti positivi della polarit.
Dallesame della forma urbana di Pistoia emergono due constatazioni abbastanza
sorprendenti. La prima che le scelte pianicatorie hanno inuito nella sua for-
mazione (escluso la zona industriale di SantAgostino) solo transitoriamente e in
maniera contraddittoria, eludendosi fra loro e lasciando spazio alle tendenze natu-
rali. E tale giudizio non di molto mitigato dal fatto che le scelte urbanistiche sono
state motivate con valutazioni di natura economica, sociale, tecnico settoriale, ecc.
che hanno prevaricato le regole funzionali e formali dellurbanistica ritenute quasi
sempre secondarie e incomprensibili. La seconda che anche le caratteristiche del
territorio con le sue barriere naturali (torrenti, orograa) e articiali (uso del suolo,
strade di grande comunicazione, ferrovie) sono state, nei tempi lunghi, sostanzial-
mente ininuenti, non hanno lasciato un loro segno molto evidente nellassetto
nale.
Insomma la forma urbana pistoiese non si sviluppata in maniera lineare e coeren-
te, ma con diversi caratteri di volta in volta prevalenti (la stellarit, lavvolgenza, la
linearit verso est, la polarit), che hanno determinato gli specici assetti dei vari
periodi (g. 16); questi caratteri parziali sono stati in qualche misura condiziona-
ti dalla pianicazione e dai caratteri del territorio ma solo per periodi limitati nel
tempo, a lungo andare tutto stato riassorbito in un risultato conclusivo (macchia
dolio circolare) che prescinde dalle emergenze territoriali, dai diversi obbiettivi pia-
nicatori e dalle volont dei singoli operatori.
Lesame pi attento mostra che la circonferenza un po schiacciata sui quattro lati
(nord, est, sud, ovest) quasi a suggerire il quadrato iniziale del centro storico e che
si mantengono propaggini, alcune pi massicce altre pi liformi, che si diramano
radialmente. Pare che la tendenza naturale alla circonferenza sia stata inuenzata
e mitigata solo da due fattori: la forma romboidale della cinta muraria e la facilit
di costruire sulle strade radiali esistenti allesterno. Partendo dal quadrato iniziale la
veloce crescita della radialit ha segnato con forte evidenza gli angoli del quadrato
originale anticipando e contrastando la pi lenta crescita della circonferenza che
sempre arrivata a riassorbire i raggi ma ne stata in qualche modo condizionata e
costringendola a mantenere un qualche ricordo della sua forma originale. Anche lap-
parente movimento avvolgente dellespansione evidenziatosi in alcuni periodi stata
solo una congurazione temporale di cui non si trova pi traccia nellassetto nale.
La macchia dolio circolare crescendo manifesta sempre un effetto di soffocamento
del centro ma certo la sua maggiore o minore compattezza, la qualit de suoi carat-
teri interni (spaziosit, ampie e funzionali strade, parcheggi, verde, attrezzature or-
ganizzate, ecc.) possono alleggerire di molto la pressione sul centro e la complessiva
funzionalit urbana. La periferia di Pistoia al suo interno appare anche abbastanza
compatta e disorganizzata (g. 18c). Le strade di lottizzazione sono anguste, la
viabilit di smistamento urbano residuale, non progettata secondo uno schema
funzionale, i parcheggi sono carenti anche nelle nuove zone, le aree a parco urbano
sono poche e casuali, concentrate ai margini del centro storico e a nord, totalmente
assenti a sud e a ovest, manca un qualunque schema di collegamento strutturale
del verde. Anche le attrezzature sportive sono scarse e sparpagliate: tre zone sporti-
ve pi ampie (una a nord, una a nord-ovest e una a nord-est) e altri campi di calcio
e da tennis diffusi qua e la nel tessuto urbano. Le strutture scolastiche e direzionali
costruite nella periferia sono molte e casualmente localizzate, la mancanza di pia-
nicazione qui molto evidente: si lasciato che ciascuno trovasse una propria
soluzione rinunciando alla grande opportunit di creare un polo aggregante (come
quello previsto dal PRG del 1974 immediatamente ad est del cimitero comunale) che
da solo avrebbe determinato un punto di riferimento per una migliore funzionalit
complessiva della citt. Anche le aree ancora libere allinterno del tessuto edicato
risultano poche e residuali quasi tutte nella parte nord ovest della citt due a nord
sopra le caserme e una, naturalmente destinata a verde, alla conuenza dei torrenti
Brana e Diecine. Comunque le aree ancora libere possono ancora essere una risorsa
preziosa per ricercare un assetto strutturale del verde urbano e per lasciare spazi di
riserva per eventuali esigenze future.
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9. Gli sviluppi futuri
Sviluppo e urbanistica
Lurbanistica la disciplina che regola luso del suolo urbano e lassetto spaziale del-
lo sviluppo. Si pu, senza eccessivo schematismo, affermare che se non c sviluppo
non c urbanistica.
Molto spesso loperare urbanistico intervenuto a sanare situazioni determinate
dalle spinte spontanee della crescita economica e sociale non essendo sempre stato
capace di prevederle e di prevenirle . Questo accade per una molteplicit di motivi,
in particolare per limpossibilit di conoscere a priori le necessit dello sviluppo
economico e sociale, per il permanere del legame fra diritto di propriet e diritto di
costruire e per lelevatissimo rendimento degli investimenti nella rendita urbana.
Lurbanistica non una scienza esatta, una disciplina che tenta di organizzare sul
territorio la costruzione degli edici per lo svolgimento delle varie attivit preva-
lentemente private e delle infrastrutture e attrezzature collettive necessarie per il
loro funzionamento. Lurbanistica ancella dello sviluppo, non si occupa, non ne
capace, del che cosa n del quanto ma si occupa del dove e del come trasformare
il territorio. Lurbanistica opera con strumenti pi o meno scientici mutuati dalla
statistica e dalla sociologia tentando di ottimizzare i movimenti e i rapporti fra le
attivit, ma opera anche con strumenti progettuali e di creazione formale pi simili
alle categorie artistiche espressive usate dallarchitettura.
Il che cosa e il quanto sono i presupposti dellurbanistica, sono input che promana-
no dal vorticoso, imprevedibile e difcilmente controllabile attivismo delliniziativa
economica e sociale. Qualcuno ha detto che il mercato una forza scatenata della
natura, i tentativi di prevederlo, indirizzarlo, pianicarlo non hanno mai dato buoni
risultati. Qui, purtroppo, si consumata la ricerca del Novecento e si frantumato
il sogno del socialismo reale.
In architettura il progettista risponde ad una committenza che ha esigenze quan-
titative e di funzionamento, preconosciute, precise e dettagliate in urbanistica no.
Certo la capacit di cogliere attraverso la trasparenza e la partecipazione le effet-
tive esigenze economiche e sociali pu aiutare molto, ma comunque necessaria
una gestione elastica del piano urbanistico che non deve congurarsi come una
serie di rigide previsioni quantitative, ma delineare una essibile struttura spaziale
di rapporti fra le varie funzioni sociali attorno a fasci infrastrutturali gerarchicamen-
te strutturati. Il piano deve essere aperto e mantenere la capacit di adattarsi alle
nuove emergenze impreviste evolvendo continuamente, senza perdere coerenza,
gli assetti funzionali e spaziali pregurati. Questa , forse, lessenza di una buona
pianicazione.
A volte loperatore urbanistico assume atteggiamenti demiurgici denendo e poi
tentando di imporre per via urbanistica una sorta di improbabile pianicazione eco-
nomica. Questi tentativi spesso falliscono e provocano disastri anche negli assetti
spaziali perch le esigenze reali trovano poi comunque il modo di attuarsi al di
fuori delle logiche formali e funzionali che lurbanistica ha il compito precipuo di
tutelare.
A ci si deve aggiungere che, dopo la sentenza della Corte del 1981 avversa alla
legge 10 del 1977, in Italia non si pi ricostituito un quadro normativo organico
sul regime dei suoli; il diritto di costruire ancora connesso al diritto di propriet;
gli espropri sono pagati praticamente al prezzo di mercato urbano gli interventi
pubblici sono assai costosi e difcilmente realizzabili.
La propriet dei suoli spinge per massimizzare i vantaggi della speculazione deri-
vante dalla enorme variazione di valore che i terreni investiti dallurbanizzazione
subiscono.
Le attivit che hanno bisogno di territorio per investire e svilupparsi si incontrano
con la propriet terriera anche al di fuori delle previsioni urbanistiche e riescono
(certamente sono riuscite nella seconda met del Novecento quando si avuto
limpetuosa crescita delle citt e gli strumenti urbanistici erano inesistenti o assai
deboli), a realizzare le strutture che vogliono, direttamente o attraverso speciche
varianti urbanistiche adottate di volta per volta.
C inoltre da rilevare che le rendite urbane sono state elevatissime, superiori a
qualsiasi altro tipo di investimento Tutti i grandi capitali si sono formati, negli anni
dello sviluppo impetuoso, attraverso la speculazione edilizia e almeno una parte di
tutti i capitali stata investita in affari e speculazioni, pi o meno grandi, di caratte-
re fondiario e edilizio. Il denaro va dove il reddito garantito maggiore.
Per prevedere quali saranno le necessit future dello sviluppo, in sede di formazione
del piano urbanistico, si usa larmamentario matematico dellurbanista (analisi eco-
nomiche e demograche, formule di estrapolazione, parametri spaziali, cubature,
standards, ecc.). Queste procedure portano a denire un astratto e sempre errato
dimensionamento del piano con dei numeri che indicano la cubatura degli edi-
ci necessari per la residenza, per lindustria e per le altre funzioni, la quantit e la
qualit delle infrastrutture, delle attrezzature e dei servizi. Seguono poi le scelte di
localizzazione inquadrate nel disegno complessivo secondo strategie e obbiettivi
deniti.
Le cubature denite necessarie possono essere realizzate con le ristrutturazioni de-
gli immobili esistenti e non pi adeguatamente utilizzati (ristrutturazione edilizia e/o
urbanistica), con le aree ancora libere interne allaggregato urbano (saturazione) e
con lallestimento di nuove aree edicabili contigue allesistente o lontano, a for-
mare nuovi poli (espansione).
Nel passato il dimensionamento del piano era considerato una fase essenziale e ad-
dirittura si giudicava la sua qualit a seconda delle quantit delle espansioni previste:
se erano poche era un buon piano altrimenti il piano era cattivo. Nella realt, a volte,
il piano sovradimensionato se ben gestito ha provocato meno danni di quello sottodi-
mensionato. Nel primo caso lo sviluppo si localizzato comunque in zone pianicate
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19. La citt metropolitana. Aree urbanizzate 1998
PISTOIA
PRATO
FIRENZE
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21. La macchia dolio ancora pi lontano 20. Le ricuciture del Piano Strutturale
e le aree non utilizzate sono rimaste l nel loro stato originale; al massimo si determi-
nata la inopportuna realizzazione di alcune zone prima di altre con aumento dei costi
delle infrastrutture e con assetti parziali indeniti, ma dove si usata correttamente
la programmazione temporale dellattuazione del piano si evitato anche questo
pericolo. Nel secondo caso invece la carenza di aree disponibili non sempre impedi-
sce, come presunto, ledicazione, ma provoca la predisposizione di frettolose varianti
improvvisate, spesso politicamente condizionate e quasi sempre di cattiva qualit
localizzativa e progettuale. Inoltre, cosa davvero non trascurabile, il piano sottodimen-
sionato, riducendo lofferta, aumenta il valore delle aree e il costo degli edici.
Una versione estrema del sottodimensionamento lo sviluppo zero. Una teoria so-
stanzialmente corretta che viene dalle culture ambientaliste e che si introdotta
nelle procedure urbanistiche. Lo sviluppo zero spesso motivato ideologicamente
(cementicazione, difesa della natura, ecc.) ma anche sostenuto da serie analisi
statistiche generali sul rallentamento della crescita della popolazione e sullesistenza
di una notevole quantit di edici inutilizzati. Queste analisi appaiono verosimili ma
devono essere concretamente vericate. Nella realt permane la necessit di una
continua crescita urbana che si verica comunque con ritmi alterni e diversicata
territorialmente. Una crescita che in parte dovuta alla permanente redditivit degli
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investimenti edilizi e in parte alla soddisfazione di effettive domande di sviluppo che
ancora permangono. Il tasso di crescita natalit fortemente calato, ma cresciuto
il tasso migratorio (il tasso totale si ridotto di molto ma non mai diventato ne-
gativo). Nel frattempo sono fortemente aumentati gli standards di qualit abitativa
e produttiva. Le famiglie sono diventate pi piccole e pi numerose, da un vano a
persona siamo passati a due, i capannoni industriali moderni sono pi grandi e occu-
pano pi territorio, la necessit di parcheggi cresciuta occupando spazi enormi, gli
standard urbanistici sono pi alti. Inoltre siamo ancora in piena esplosione dei centri
commerciali e ricreativi esterni alla citt (simboli ed esaltazione del consumismo ma
anche soluzione organizzativa funzionante di oggettivi problemi di distribuzione delle
merci) che, pu piacere o no, hanno determinato una novit che ha rivoluzionato le
abitudini sociali e gli assetti urbanistici occupando grandi spazi in poco tempo (Gigli,
Panorama, Coop di Prato, ecc.). I tentativi di comprimere questi processi di sviluppo
funzionale ottengono spesso il risultato di penalizzare i cittadini costretti a muoversi
versi i pi accorti Comuni circostanti.
Comunque rimane il fatto che lo sviluppo zero imposto per via urbanistica non
stato quasi mai capace di impedire il realizzarsi delle urbanizzazioni non previste.
Le spinte sociali ed economiche reali riescono quasi sempre a trovare la strada per
attuarsi. A Pistoia si gi visto con le limitatezze del piano ancora in vigore: lam-
ministrazione, certamente sempre con legittime motivazioni, stata costretta ad
approvare svariate decine di varianti speciche per soddisfare altrettante necessit
pi o meno realmente emerse. come se il piano e quindi la certezza del diritto non
esistesse, ma fosse costruito a richiesta di volta in volta.
Inne il Comune di Pistoia, se ne abbia o meno coscienza, fa parte di una citt
metropolitana di grande dimensione le cui esigenze di sviluppo vanno esaminate
complessivamente (g. 19). In questarea operano 24 piani regolatori e 3 piani
territoriali provinciali che non sono adeguati a governare un territorio con queste
dimensioni e potenzialit di sviluppo. Certo che ogni centro si sviluppato secondo
caratteristiche speciche da difendere e valorizzare ma assolutamente necessaria e
urgente una valutazione unitaria dei dimensionamenti e degli assetti tenendo conto
che la zona fra Prato e Firenze si avvia alla congestione e prima o poi la domanda di
aree edicabili, se ci sar, si riverser anche sul territorio pistoiese. Occorre valutare
per tempo questi fenomeni provvedere con ampio anticipo, nche si pu ancora
allestire infrastrutture, attrezzature, servizi, mobilit, ecc. allaltezza delle necessit
di una conurbazione di questa natura, che peraltro, stante le esperienze di altre
situazioni analoghe, sono facilmente prevedibili. Sembra che solo il vicino comune
di Prato si sia accorto, almeno per le infrastrutture, della dimensione dei problemi
metropolitani e si stia muovendo di conseguenza.
Ma i singoli Comuni e le inadeguate Province non sono in grado di affrontare pro-
blemi di tale rilevanza. Solo la nascita della Citt Metropolitana nelle forme istituzio-
nali previste dalla legge originaria potrebbe adeguatamente governare un territorio
di questa natura. Ma questa, che una oggettiva e impellente necessit, non potr
essere realizzata perch comporterebbe labolizione delle tre Province e la riorganiz-
zazione delle competenze dei 24 Comuni che lopportunismo della politica attuale
non consentir mai.
difcile credere e impossibile prevedere o programmare che la citt di Pistoia
limiter il suo sviluppo a quantit limitate soddisfacibili con le aree derivanti dalle
ricuciture interne e immediatamente esterne ai conni attuali e che quindi si dovr
concentrare lattenzione unicamente sui problemi della riqualicazione dellesisten-
te. Nei tempi lunghi si dovr quasi certamente predisporre nuove aree urbanizzate.
Per evitare le solite soluzioni emergenziali pare opportuno prevedere, comunque e
per tempo assetti rigorosamente deniti in aree appositamente scelte ed attrezzate
bloccando con fermezza tutti i processi espansivi casuali, sparpagliati, non sorretti
da un adeguato livello di infrastrutture e servizi; se non ci sar sviluppo queste aree
rimarranno inutilizzate senza arrecare danni urbanistici. Non si pu procedere a
ristrutturare una cattiva pianicazione, che richiede sforzi e costi enormi e tempi
lunghissimi, se non ci si assicura che, mentre si risana il passato, non si creino nuo-
vi danni nel presente. Gli assetti urbanistici progettati per essere efcaci devono
essere inquadrati in scenari a lunghissima scadenza temporale. Al piano terra del
Municipio di Almere, una citt satellite di Amsterdam (Olanda forse la patria
dellurbanistica) 200.000 abitanti, completamente nuova, quasi tutta a due o pi
livelli, c un plastico della citt molto grande con le previsioni urbanistiche no al
2050, le parti di nuova previsione sono mobili e chiunque pu divertirsi a spostare,
in una griglia stabilita, interi pezzi di citt proponendo assetti diversi.
La macchia dolio ancora pi lontano
Si visto come la pianicazione anche quella pi seria non sia purtroppo riuscita ad
indirizzare le spinte edilizie, se estrapoliamo provocatoriamente gli andamenti urba-
nistici del passato la macchia dolio si estender ancora pi lontano. La sua forma
non pu essere facilmente anticipata perch presumibilmente si continuer a sboc-
concellare qua e la con interventi specici, di volta in volta richiesti da nuove emer-
genze, che solo nei decenni produrranno effetti urbanisticamente signicativi.
Le aree ancora libere allinterno delledicato presenti soprattutto a nord ovest e a
nord est della citt (g. 18c) saranno occupate, da edici o, magari, per riorganiz-
zare il verde urbano strutturale. Larea a sud della stazione pu essere considerata
gi saturata dagli interventi in atto, anche larea fra la via Bonellina e la via Erbosa la
ferrovia e la tangenziale sud pu considerarsi gi satura (g. 18d). Il recente Piano
Strutturale, tecnicamente assai accurato ma amorfo, privo di scelte strategiche, pro-
pone ricuciture che riempiono tutte le sfrangiature marginali del perimetro urbano
in parte con aree edicabili, in parte con aree a verde, in larga parte con attrezza-
ture generali e del tempo libero (g. 20).
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Se non si riuscir, come ad Almere, a disegnare lassetto urbano si pu tentare,
per giuoco, di descrivere come potr congurarsi la macchia urbana futura indivi-
duando i punti in cui gli interventi saranno pi consistenti no a determinare un
apprezzabile mutamento del perimetro esterno dellabitato.
improbabile che si scavalchi massicciamente la tangenziale ovest anche per la
presenza del torrente Ombrone, ma certamente gli insediamenti attorno alle strade
radiali esistenti cresceranno anche oltre la superstrada. Anche a nord improbabile
che possa determinarsi una crescita apprezzabile. Si presume ( non senza qualche
dubbio) che il parco attorno allospedale rimanga a verde cos come larea del cen-
tro sperimentale del vivaismo.
Le probabili edicazioni future (g. 21) pertanto potranno interessare la via Anto-
nelli e linsediamento liforme attorno alla Montalese no a Pontenuovo che potr
crescere con una certa consistenza. Ma le aree su cui, sempre presumibilmente,
si verranno a concentrare maggiormente le spinte ad edicare saranno a sud est:
larea fra lautostrada, il raccordo autostradale, la Nuova Pratese e la via Fiorentina
e larea fra la vecchia pratese e la ferrovia potranno essere completamente saturate.
Anche larea intermedia potr essere interessata dalledicazione anche se con pro-
blemi derivanti dalla presenza della strada di proseguimento della tangenziale est
verso sud, della nuova Pratese, del torrente Brana e dellimpianto di depurazione
che provocheranno non pochi ostacoli alla sua eventuale urbanizzazione.
Missione impossibile (?)
La macchia dolio circolare con i suoi problemi ormai un fatto acquisito per la citt
di Pistoia (g. 18b). Cosa riserva il futuro se ci sar sviluppo? Siamo condannati, da
una coazione a ripetere, allincontenibile, innita espansione della circonferenza?
proprio impossibile prevedere e governare le trasformazioni territoriali, affrontare
positivamente la complessit delle situazioni e procedere con gradualit e tenacia
a risanare lesistente e a garantire, se ci sar, una crescita ordinata e di qualit?
Probabilmente si. Ma da augurarsi che qualcuno voglia tentare, come parrebbe
doveroso, la missione impossibile di guidare le tendenze naturali e di avviare una
efcace opera di ristrutturazione generale che non si limiti al solo, pur necessario e
lodevole, recupero di qualche area importante ma che si ponga lambizioso obbiet-
tivo di migliorare la qualit dellassetto e il funzionamento complessivo dellintero
organismo urbano.
Il recupero delle aree Breda dimostra che qualcosa si pu fare anche se la compat-
tezza dellarea e la propriet unica e pubblica sono condizioni irripetibili che hanno
reso il compito relativamente facile (con tanta fatica e dopo 48 anni dal primo
progetto).
Intervenire a ristrutturare lesistente richiederebe una vera e propria rottamazio-
ne della periferia, che potrebbe realizzarsi solo al momento in cui interi gruppi di
edici (almeno un isolato, ma sarebbero necessari spazi di ristrutturazione ancora
pi ampi)) richiedano interventi di ristrutturazione edilizia tanto pesanti da rende-
re economicamente conveniente una demolizione e ricostruzione complessiva che
modichi lintero assetto urbanistico di un quartiere con la razionalizzazione della
viabilit e dei parcheggi e il reperimento di spazi per il verde e le attrezzature. Ma
unipotesi simile appare pura fantascienza, realizzabile solo al momento in cui la
tecnologia edilizia far, se potr farlo (alcuni sostengono che permanendo la ren-
dita fondiaria e lindisponibilit del suolo la tecnologia edilizia non pu sviluppare
pi di tanto una moderna industrializzazione della produzione ed condannata
ad una produzione con alto tasso di manodopera e basso tasso di tecnologia) un
balzo che consenta tempi di produzione rapidi, abbassi notevolmente i costi e alzi
la produttivit in modo tale da rendere economicamente conveniente appunto la
rottamazione di interi pezzi di citt. C da dire inoltre che le recenti leggi che fa-
cilitano la ristrutturazione del singolo edicio allontanano di molto la possibilit di
eventuali ristrutturazioni urbanistiche.
Ma anche interventi pi modesti, ma urbanisticamente signicativi e non episodici,
sullesistente richiedono una complessa collaborazione fra gli enti pubblici e la fran-
tumata propriet privata (in un isolato possono esserci dieci edici con dieci alloggi
e cento proprietari diversi), la capacit di inquadrare in obbiettivi unitari e generali
la molteplicit dei minuti interventi necessari e una notevole fantasia per allocare al
meglio le scarse risorse pubbliche e per indirizzare una molteplicit di altre risorse
su comuni strategie generali che evitino sprechi per interventi sparpagliati e non co-
ordinati. Una parte consistente della rendita fondiaria pu e deve essere recuperata
e convogliata al miglioramento della qualit urbana.
Ma la cosa pi difcile la denizione di una strategia generale e il suo manteni-
mento nei tempi lunghi. La ristrutturazione generalizzata richiede tempo. La lenta
casuale attivit costruttiva ha causato, nel tempo, i danni, una attivit programmata
da realizzare lentamente nel tempo pu forse risanarli. Purtroppo la commistione
profonda fra urbanistica e politica, la frammentazione decisionale afdata ai Comu-
ni fanno s che le previsioni e i progetti siano misurati in anni se non in mesi mentre
il parametro unitario di valutazione dei processi urbanistici almeno il decennio.
Non si possono cambiare obiettivi e strumenti ad ogni legislatura, necessaria una
gestione unitaria forte e continua per tempi lunghissimi che promuova, con incen-
tivi e accordi, interventi coordinati sugli spazi pubblici e privati, che cumuli e renda
signicativi gli effetti complessivi.
Le aree ancora libere allinterno delledicato devono essere utilizzate con grande
oculatezza per indirizzare gli interventi di ricucitura urbana su situazioni speciche
che hanno bisogno di una forte riqualicazione degli spazi pubblici, per la pro-
gettazione del sistema del verde urbano e per lasciare aree di riserva per future
imprevedibili emergenze. Unopera titanica come quella del risanamento delle pe-
riferie, appare difcilmente realizzabile anche perch richiede interventi che sono
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
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La pianifcazione urbanistica a Pistoia nel dopoguerra (1949-1972)
decisamente impossibili senza un parallelo sviluppo di aree esterne come trapasso
parcheggio delle funzioni, e come riserva e molla economica di tali operazioni.
Gli interventi pi urgenti
Assieme alla strategia di riqualicazione complessiva della citt sono da rilevare una
molteplicit di questioni speciche pi urgenti e di maggiore rilevanza. Si riporta un
rapido elenco peraltro non esaustivo:
Adeguamento della tangenziale sud (quattro corsie e svincoli adeguati)
Completamento della tangenziale nord.
Completamento della tangenziale est oltre Candeglia.
Riqualicazione del viale Adua (con la prosecuzione della via DAcquisto col ruolo
di viale parallelo di alleggerimento).
- Riqualicazione del primo tratto di via Fermi (con lallargamento della via di
SantAgostino col ruolo di viale parallelo di alleggerimento).
Riqualicare la seconda parte di via Fermi con linserimento delle necessarie fun-
zioni terziarie e di servizio previste nel progetto originario.
Alternativa alla via Fiorentina con la realizzazione di unasse nord sud da Bottego-
ne alla Nuova Pratese e di un altro asse parallelo allautostrada da che lo congiunga
con la rotonda est della circonvallazione.
Riqualicazione della Nuova Pratese (vedi Prato) come conclusione dellasse prin-
cipale della citt metropolitana.
Riqualicazione complessiva della viabilit minore con la denizione precisa del
ruolo gerarchico e delle caratteristiche conseguenti di ciascuna strada.
Potenziamento e organizzazione sistematica dei parcheggi.
Progettazione di un sistema strutturale del verde urbano per la realizzazione di
parchi urbani a rete estesi e collegati e integrato organicamente col sistema dei
vuoti.
Ampliamento e collegamento del parco uviale del torrente Ombrone e creazione
del parco uviale del torrente Brana come assi del sistema integrato del verde e
della viabilit pedonale e ciclabile.
Riorganizzazione complessiva del trafco con la separazione netta anche a livelli
separati degli spazi riservati ai pedoni, alle biciclette, ai motocicli, alle autovetture
e ai mezzi pesanti.
Avviare un progetto di ristrutturazione e manutenzione urbana che preveda la ri-
qualicazione degli spazi pubblici (arredo urbano, illuminazione, cartellonistica, se-
gnaletica, verde di arredo, fermate bus, marciapiedi, aiuole, pavimentazioni, ecc.).
Inne una questione di notevole rilevanza. Lo sviluppo della zona sud della citt
pone un serio problema per la frattura imposta dallampia area ferroviaria che non
completamente sanabile con la realizzazione di semplici sottopassi e passerelle
pedonali. Gran parte dellarea non pi necessaria alle ferrovie, si trova a cavallo fra
gli sviluppi a sud e le aree Breda, ha una dimensione di circa 80.000 mq (poco pi
piccola dellarea Breda est) ed rimasta un buco nero, non denito dalle proposte
di pianicazione. Oggi pu essere una grande occasione per superare la spaccatura
della citt, ribaltare davvero laccesso alla stazione ferroviaria e completare la ristrut-
turazione avviata con le aree Breda ricostituendo una continuit urbana fra il centro
antico e gli sviluppi a sud.
La ristrutturazione dellarea ferroviaria consente inoltre di sperimentare un metodo
pi moderno ed efcace di progettazione urbanistica. La lottizzazione comporta
la netta separazione fra spazi pubblici e privati, impedisce la progettazione di un
assetto integrato e impone recinsioni e chiusure che ostacolano la uidit dei mo-
vimenti e la fruibilit degli spazi pubblici. La progettazione integrata di uno spazio
unitario, gi sperimentata con il piano particolareggiato delle aree Breda, garantisce
certamente una pi elevata qualit e funzionalit degli assetti. Ma possibile, come
si fa nelle citt europee ove pi avanzata lesperienza di pianicazione urbanistica,
progettare lo spazio pubblico a pi livelli.
Si possono realizzare pezzi di citt interrata e sopraelevata, che consenta di allo-
care nel sottosuolo molte funzioni (parcheggi, spazi commerciali particolari, servizi
pubblici, spazi di percorrenza e sosta veicolare, pedonale e ciclabile); e si pu rea-
lizzare una piattaforma sopraelevata con attrezzature e servizi pubblici e funzioni
commerciali e direzionali. La completa ristrutturazione della stazione e dellarea
ferroviaria circostante potr consentire inoltre il recupero e la valorizzazione di al-
cuni importanti reperti storico-archeologici, testimonianza delle attivit ferroviarie,
con la costituzione di una struttura museale permanente del materiale rotabile,
della struttura dei binari, degli edici di deposito e ofcina con apporto di notevoli
vantaggi culturali per le ferrovie e per la citt.
Alberto Cipriani VIBanca 100 anni. Ieri, oggi... domani
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Cento anni di storia di una banchina, una
delle tante Casse Rurali che nacquero nel cir-
condario di Pistoia ai primi del secolo scorso,
sono davvero lo scrive con orgoglio il presi-
dente dellistituto Patrizio Rosi centanni di
storia di una comunit locale. Perch in un pic-
colo paese rurale, qual era San Pietro al Vincio,
come del resto molte realt consimili, lo svi-
luppo verso la modernit ha certamente avuto
inizio dalla nascita di quelle Casse Rurali nate
allombra del campanile che introdussero
elementi di solidariet in un modo dominato,
sia nei casi della mezzadiria, che delle aft-
tanze, dallo strapotere dei padroni. Il piccolo
credito, lassicurazione contro gli incendi, i
danni e le malattie del bestiame, il mulino e le
altre forme cooperative, offrivano possibilit
contro lusura ed aiuto al piccolo proprietario
ed al colono: lesempio di don Orazio Ceccarelli,
fondatore della prima Cassa Rurale pistoiese in
quel della Ferruccia, fu subito seguito. Nel 1910
nacque la Cassa Rurale di San Pietro al Vincio,
adesso moderno istituto di credito cooperativo
col nome di VIBanca. Cambiar nome, ampliare
lorizzonte degli interventi (da decenni le Casse
Rurali sono divenute Rurali ed Artigiane), entrar
a far parte di una federazione nazionale, poi del
sistema di credito cooperativo, sono elementi di
cambiamento e moderna evoluzione; che per
non cambiano nel profondo lidentit della ban-
ca, cio il suo radicamento mutando i modelli
ed adeguando i criteri dintervento nel quadro
locale. Questo libro lo dimostra bene: indicando
le origini delle Casse Rurali, il loro sorgere in Italia
con lo sviluppo del pensiero sociale della Chiesa
(quindi con la Reum novarum di Leone XIII), nel
nuovo clima politico che aveva superato il non
expedit di Pio IX, in prossimit della nascita del
Partito Popolare di don Sturzo ed, in ambito
pistoiese, a seguito delle iniziative di sacerdoti
come Orazio Ceccarelli e Dario Flori.
VIBanca, 100 anni. Ieri, oggi... domani, testi
di Simonetta Bartolini e Sandra Soldani,
Firenze, Polistampa, 2010, pp. 230, ill.
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Attenta, nel libro, anche lindagine sulle condizioni economiche e sociali del Pistoiese
negli anni antecedenti la Prima guerra mondiale ed il fascismo, anni contrassegnati dal-
la prima timida, poi decisa, partecipazione politica dei cattolici, contrastati dai socialisti
ed anche frenati dalla lotta antimodernista di Pio X. La solenne e partecipata com-
memorazione del centenario della prima Settimana Sociale dei Cattolici, che si svolse
proprio a Pistoia nel 1907 con la presenza del Toniolo, ha descritto bene quel clima
ed indicato le difcolt in cui i fondatori della Casse Rurali dovettero muoversi. Ma la
comunit di San Pierino, come tale documentata n dallepoca comunale nel borgo
di Pontelungo (e, con Pietro Leopoldo, nella Cortina di Porta Lucchese), non ebbe dif-
colt a raccogliere adesioni per latto costitutivo della sua Cassa, alla presenza del
Ceccarelli, primo e costante ispiratore (mor nel 1927) di tutte le banchine pistoiesi.
Il libro scorre dagli anni di guerra, a quelli dei contrasti politici (il biennio rosso), delle
difcolt gestionali, del fascismo (con il tracollo manovrato della Federazione), del
secondo dopoguerra e della ricostituzione funzionale moderna. Le belle e numerosis-
sime illustrazioni, il modo desposizione documentato ed accattivante, lampliamento
dellistituto con le agenzie, lo sguardo verso il futuro offerto dallintervista al presi-
dente Rosi, costituiscono prove di un volume avente unimportanza pi che localis-
tica. Una sola osservazione: ad un libro del genere, proprio per la sua consultabilit
pi che locale, avrebbero fatto comodo gli indici dei toponimi e degli antroponimi.
Lodevole la ricca bibliograa posta alla ne della prima parte.