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Archeologia Medievale

XXXVII, 2010, pp. 171-195

Francesca Sogliani*, con la collaborazione di Isabella Marchetta**

IL MONDO RURALE DELLA BASILICATA NEL MEDIOEVO


LA LETTURA ARCHEOLOGICA DELLA COMPAGINE INSEDIATIVA,
DELLE MODALITÀ DI CONTROLLO E SFRUTTAMENTO TERRITORIALE
E DEI SISTEMI SOCIO-ECONOMICI DELLE CAMPAGNE
TRA X E XIII SECOLO

INTRODUZIONE quadro d’insieme sulla evoluzione delle forme di inse-


diamento e di sfruttamento territoriale tra X e XIII seco-
Lo studio sulle forme dell’insediamento in Basilicata lo. La preliminarietà di tale tentativo, unita alla relativa
tra Tardantichità e Medioevo registra, diversamente esiguità delle indagini, giustifica anche l’impostazione
dall’analisi delle fasi cronologiche più antiche, una del lavoro che, ancora lontano dal configurarsi come
sensibile lacuna per ciò che riguarda l’apporto archeo- una sintesi a tutti gli effetti, procederà per comparti,
logico. In tale panorama, un recente volume dedicato al illustrando quanto noto sugli elementi “diagnostici”
Medioevo (Fonseca 2006a) ha considerato gli aspetti per le forme dell’insediamento e le sue trasformazioni,
storici, religiosi, socio-economici e demografici, stori- come i centri urbani, cui si accennerà brevemente, le
co-artistici ed architettonici, partendo dal presupposto campagne e i siti fortificati, relativamente ad alcuni
“fisiografico” di un contesto regionale, o per meglio dire comparti territoriali sui quali si sono concentrate le
territoriale dai confini geografici e culturali di difficile nostre ricerche. La cifra più strettamente archeologica
e complessa individuazione1. L’acquisizione dei dati offerta dall’analisi dei manufatti, è stata utilizzata per
e delle informazioni desunte da questo lavoro è stata illustrare lo stato dell’arte sulle conoscenze relative
accostata ai risultati di più recenti indagini legate a alla circolazione della ceramica tra Altomedioevo e
progetti di ricerca in corso2, per tentare di delineare un Medioevo nel contesto regionale, per il quale sono forti
ancora le lacune, quantomeno per i dati provenienti
da contesti indagati stratigraficamente, e limitato di
* Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali CNR – Scuola di conseguenza il panorama di riferimento. È nostra
Specializzazione in Archeologia Matera, UniBas. opinione che non sia ancora possibile definire quadri
** Specialista in archeologia tardoantica e medievale. esaustivi sulla produzione, circolazione ed uso delle
1
Sulla compresenza temporale e culturale dei due termini che
definiscono la regione: “Lucania” e “Basilicata”, v. Dalena 2006.
diverse classi rappresentate e pertanto delineare contesti
Nella divisione amministrativa augustea la Lucania e l’attuale Calabria sociali ed economici con strette periodizzazioni, tuttavia
costituivano la “regio III: Lucania et Bruttii” e tale divisione venne l’occasione di questo lavoro ci ha spronati ad iniziare
mantenuta fino ad età tardoantica sotto Giustiniano, giungendo fino
al periodo dell’invasione longobarda quando, nel Catalogus Provincia-
un’analisi sistematica di tutto l’edito e, grazie alla dispo-
rum Italiae di Paolo Diacono vengono descritti i limiti geografici della nibilità della Soprintendenza ai Beni Archeologici della
sesta provincia Lucania e Bruttium. L’assetto politico amministrativo Basilicata3, la rilettura di nuclei di materiale proveniente
dell’antica provincia romana verrà smembrato solo in seguito alla
divisio ducatus tra Radelchi e Siconolfo dell’894, con la costituzione
da vecchi e nuovi contesti inediti.
dei gastaldati e l’assegnazione a Siconolfo della parte nord-occidentale
della regione e, alla fine del X secolo, secondo Guillou (o inizi XI,
secondo von Falkenhausen e Burgarella), con la costituzione del tema conoscenza dei “paesaggi” storici della Basilicata antica (responsabili:
bizantino della Lucania, con centro amministrativo Tursi. Ciò contribuì F. Sogliani e D. Roubis), condotto attraverso lo studio diacronico delle
a delineare una sostanziale dualità politica ed amministrativa, ma anche dinamiche insediative, che ha generato una banca dati su piattaforma
economica, della regione tra aree sotto il controllo longobardo e aree GIS relativa ai siti archeologici editi della Basilicata. Ad esso sono stati
sotto il controllo bizantino. Tuttavia tale assetto appare, alla luce di affiancati i seguenti approfondimenti tematici: 1) Carta archeologica
una lettura integrata dei fenomeni insediativi nonché culturali, troppo della Basilicata, 2) Analisi e studio degli insediamenti bizantini in Basi-
schematico e rigido; esistono “aree” di più difficile individuazione, licata (Progetto “ByHeriNet – Byzantine Heritage Network” – Interreg
non facilmente o semplicemente “etichettabili” come longobarde o IIIB Archimed), dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale
bizantine, sulle quali le ricerche in corso stanno tentando di fornire bizantino di Basilicata, Puglia, Atene, Creta e Cipro; 3) Analisi e studio
nuove interpretazioni. In seguito all’occupazione normanna, la regione degli insediamenti accentrati e fortificati tra Antichità e medioevo; 4)
venne divisa nei due Giustizierati di Salerno e di Basilicata, divisione che Progetto Bradano, in cui sono inseriti i siti di interesse archeologico
permane, anche se articolandosi maggiormente, fino ad età angioina. di Irsina, Grottole, Miglionico, Pomarico, Timmari, Montescaglioso,
2
Nel corso degli ultimi quattro anni, IBAM CNR e Scuola di Metaponto-Torre di Mare; 5) Carta storico-archeologica di Matera.
Specializzazione in Archeologia di Matera hanno collaborato ad un 3
Un grazie va al Soprintendente, Dott. A. De Siena, al Dott. R.
progetto di ricerca sul Censimento del patrimonio archeologico per la Bianco, alla Dott.ssa A. Patrone, alla Dott.ssa R. Ciriello.

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Non si può prescindere infine dal ricordare l’accen- riconosciuti. I centri territoriali soggetti alla giurisdizio-
tuata varietà di aspetti morfologici che caratterizzano ne di Acerenza sono: Venosa, Montemilone, Potenza,
la regione, estesa su una superficie di 9992 Km qua- Tolve, Tricarico, Montepeloso (Irsina), Gravina, Matera,
drati, condensati in un areale piuttosto limitato, di cui Oblano (Uggiano), Turri, Tursi, Latiniano, S. Quirico
il 47% è costituito da territorio montuoso, prevalente (S. Chirico Raparo), Oriolo; tra di essi l’attribuzione di
nella zona interna e settentrionale, il 45% collinare sedi episcopali suffraganee di Acerenza, come si evince
e solo l’8% pianeggiante, distribuiti nella porzione dal privilegio del 1102 di Papa Pasquale II, è concessa
orientale e meridionale. a Venosa, Gravina, Tricarico, Tursi e Potenza. Ulteriori
ampliamenti dell’assetto ecclesiastico della regione av-
a) Brevi cenni alla realtà urbana verranno per iniziativa normanna, con l’istituzione delle
nuove sedi episcopali di Melfi, Rapolla, Lavello, Muro
La densità urbana della regione appare senza dubbio
Lucano e Satriano6. Queste ultime iniziative evidenziano
inferiore rispetto al resto della penisola, tuttavia l’as-
la volontà del nuovo potere politico d’oltralpe di legare
setto poleografico antico è caratterizzato da urbes che
fortemente l’organizzazione ecclesiastica, e di conseguen-
mantengono un livello significativo di sviluppo anche
za tutta la realtà demica del territorio ai modi e ai tempi
fino al IV sec.4. Già per il V secolo la documentazione
della conquista, arrivando ad uniformare “fisicamente” i
è ancora al momento molto lacunosa, ad esclusione di
luoghi del potere civile, le contee, con le sedi episcopali,
Venosa (Marchi, Salvatore 1997; Salvatore 1991;
emanazioni del potere ecclesiastico. Per quanto riguarda
Salvatore 1999; Bertelli 2006), Grumentum e Meta-
ad esempio le chiese cattedrali fatte erigere all’indomani
ponto (Giardino 1991 e 1998; Bottini 1990; Bertelli
della conquista normanna nelle nuove diocesi, attual-
2006; Gualtieri 2008a; Mastrocinque 2009), in cui
mente è possibile utilizzare quasi esclusivamente alcuni
opere di ristrutturazione sono indice di una committenza
dati topografici collegandoli a cronologie di fondazio-
urbana ancora attiva e dove la presenza di strutture,
ne desunte da fonti documentarie e ad analogie nelle
manufatti, necropoli perdura fino ad età altomedievale.
configurazioni planimetriche, che rimandano ad un
Dalla fine del V secolo, le città sono inserite nel quadro
“programma” architettonico e topografico unitario; è il
istituzionale ecclesiastico della Lucania, imperniato su
caso di Melfi, Lavello, Rapolla, Muro Lucano, Satriano,
una organizzazione diocesana che vede attestate le sedi
Tricarico, Montepeloso, Marsico Nuovo (in cui è tra-
vescovili a Venusia, Acheruntia, Potentia, Blanda, Buxen-
sferita la cattedrale dell’antica Grumentum). Tutti i casi
tum, Grumentum e Metapontum5. Tessuto connettivo
citati sembrano configurarsi come le “nuove città” della
di tale rete di città era l’assetto viario della regione (via
Basilicata medievale (centri di contee normanne, come
Appia, via Annia-Popillia, via Herculia), costituito da
Tricarico o Marsiconuovo, o importanti centri feudali,
un viabilità minore e da una rete idrografica formata da
tutti quindi con estesi territori di pertinenza su cui eserci-
fiumi in gran parte percorribili e ben guadabili (Bradano,
tavano il controllo ed i diritti), accomunate da parametri
Basento, Cavone, Agri, Sinni e Sarmento) che giocarono
che contribuiscono a ridisegnare la fisionomia territoriale
un ruolo molto importante nel sistema di comunica-
in termini di organizzazione degli spazi, delle funzioni,
zioni territoriali tra Antichità e Bassomedioevo (fig. 1).
dei sistemi di viabilità nonché di controllo politico,
Estremamente carenti sono i dati per i secc. VII e VIII;
militare ed economico delle diverse porzioni dell’intera
successivamente si afferma Acerenza, il cui ruolo di con-
regione. Un’altra realtà urbana recentemente “riletta” in
trollo politico, istituzionale e religioso, sarà enfatizzato
chiave archeologica è Matera7, la cui fisionomia urbana
dall’essere sede di gastaldato longobardo dopo l’849,
si delinea con maggiori evidenze in età altomedievale8.
nonché diocesi suffraganea della metropolia bizantina
di Otranto dal 968. Il conferimento del rango di Chiesa
arcivescovile ad Acerenza, confermato nel privilegio di 6
Un’analisi dettagliata dello stato della documentazione relativa
Papa Alessandro II nel 1068, ci consente di riconoscere all’organizzazione ecclesiastica della Basilicata medievale è in Fonseca
un assetto demografico nella regione, all’alba dell’occu- 2006b.
pazione normanna, che sembra articolare in modo più
7
Lo studio della città è inserito nel Progetto CAM – Carta Stori-
co-Archeologica di Matera (Scuola di Specializzazione in Archeologia
diffuso l’insediamento di nuclei demici “ufficialmente” di Matera, Soprintendenza ai Beni Archeologici della Basilicata. Dir.
Progetto: M. Osanna; Coordinamento: A.M. Patrone, F. Sogliani; Coor-
dinamento GIS: D. Roubis; Collaborazioni: R. Colucci, L. Cossalter, I.
Marchetta). La sezione dedicata all’età post-antica è coordinata da chi
4
Per una disamina archeologica delle città romane della Regio scrive (IBAM CNR); a tale Progetto si affianca il Progetto di ricerca
tertia, tra età repubblicana e medio impero (Paestum, Velia, Volcei, dell’Università della Basilicata dedicato alla Forma Urbis della città in
Venusia, Bantia, Acerentia, Potentia, Grumentum, Buxentum, Blanda, età Medievale (Prof. F. Panarelli) e post-medievale. Sul Progetto CAM
Copia) v. Gualtieri 2003: «importante elemento della geografia uma- v. dati preliminari in Colucci et al. 2008; su Matera in età tardoantica
na della regione in antico, da tener presente nell’analisi dell’organizza- e altomedievale, v. Sogliani 2010.
zione del territorio in età romana, è il fatto che la Lucania costituiva 8
Matera appare collegata al tracciato della via Appia attraverso
una delle aree con distanza media fra i siti urbani che risulta tra le più la viabilità secondaria solo nell’Altomedioevo. Nel Medioevo, l’an-
elevate della penisola italiana». tica via Appia diventa la Strata que itur de Tarento-Materam (la via
5
Sulle fonti letterarie relative alla formazione delle Diocesi lucane, Tarantina), garantendo i collegamenti con la Puglia; nell’Itinerario di
v. Campione 2000a; esteso anche alla documentazione storico-agio- Guidone (inizi XII sec.), Matera è parte di un percorso che da Oria si
grafica, epigrafica e archeologica è il successivo contributo della stessa concludeva a Grumentum, passando da Taranto, Mottola, Castellaneta,
Autrice, Campione 2000b; Fonseca 2006b; Bertelli 2006. Montescaglioso, Banzi, Acerenza e Muro; Dalena 2006.

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fig. 1 – Cartina della Basilicata con


indicazione della viabilità, della rete
idrografica e dei siti citati nel testo
(elaborazione D. Roubis).

Il controllo esercitato da funzionari bizantini, clero e da potere feudale, distribuiti sia nelle immediate vicinanze
guarnigioni militari negli ultimi decenni del IX secolo9, della città che in territori extra regionali. Tali patrimoni
cui dovevano necessariamente corrispondere dei luoghi ripropongono il rapporto città/campagna in termini di
fisici, atti ad espletare le attività di rappresentanza e di sfruttamento delle risorse economiche e produttive, in
gestione del centro10, verrà sostituito dalla conquista particolare olivicoltura, viticoltura e allevamento, espli-
normanna nella seconda metà dell’XI sec.11. La visibilità citato attraverso la realizzazione di grange monastiche,
materiale della città medievale, declinata attraverso il masserie fortificate e “difese”, controllate dal potere laico
castello, le mura, la Cattedrale, le chiese ed i complessi ed ecclesiastico che aveva le sue sedi in città.
monastici e conventuali, le aree cimiteriali, le abitazioni e
le aree produttive (Fonseca 2006b; Demetrio 2009), ne b) Le campagne
riflette il controllo sulle aree rurali circostanti, leggibile in
Il panorama dell’insediamento rurale appare ancora
particolar modo nei possedimenti degli enti religiosi e del
lacunoso per i secoli tra VII-VIII e X, periodo per il
quale la lettura archeologica dei fenomeni di occupa-
9
a. 882: Godenus, imperiali protospatario in civitate materae
zione e sfruttamento del territorio è appena agli inizi.
(Chronicon Vulturnense, II, p. 12). Sulle vicende tra VIII e X secolo, v. La “geografia” del potere nel territorio della Basilicata
Fonseca, Demetrio, Guadagno 1999, pp. 11-20; Demetrio 2009, altomedievale disegna una suddivisione segnata da
pp. 43-56. confini incerti e fluttuanti tra una porzione centro-set-
10
Dall’area della Cattedrale provengono 320 monete bizantine,
datate ininterrottamente tra l’829 e l’XI secolo, con un picco quanti-
tentrionale sotto il controllo longobardo ed un settore
tativo (228 monete) del tipo riferibile a Costantino VII con la madre orientale e meridionale gravitante nella sfera di interesse
Zoe (913-919) e ceramica dipinta a bande rosse di X-XI sec.; il dato bizantino. Ma tale quadro è ancora il riflesso di una
potrebbe riflettere la presenza di luogo fisico di assoluta preminenza
del potere bizantino in urbe. Le monete furono recuperate da D. Ridola
disamina delle fonti documentarie e delle suddivisioni
durante lo scavo della trincea di fronte alla cappella di S. Maria di politiche e amministrative della regione12, la cui verifica
Costantinopoli: Salvatore 1986. in termini materiali appare tuttora difficoltosa.
11
L’evoluzione del centro urbano in età sveva e angioina, alla luce
anche di recenti dati archeologici, registra l’estensione della maglia
insediativa al di fuori dell’antico nucleo abitato, racchiuso dalle mura 12
L’organizzazione gastaldale della Basilicata, attraverso i centri
(Panarelli 2006; Demetrio 2009). Per i dati preliminari delle indagini di potere amministrativo e politico (Acerenza, Matera, Latinianon,
archeologiche, v. Colucci et al. 2008; più in dettaglio Marchetta, Lucania), controllava la compagine demografica dei territori sotto il
Sogliani c.s. suo dominio: Breccia 2006; Dalena 2006.

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Meglio nota è la realtà immediatamente preceden- gravitante attorno a quello che diventerà solo tre secoli
te, che evidenzia in ogni caso le risorse economiche più tardi il centro urbano di Matera, appare quindi
delle aree rurali (legname, allevamento, viticoltura, segnata dalla presenza di piccoli ma frequenti nuclei
olivicoltura, cerealicoltura). Un recentissimo insieme funerari, anche associati a piccoli edifici di culto, cui
di contributi archeologici sulla Basilicata settentrio- probabilmente dovevano collegarsi aree di abitato/
nale (territori di Muro Lucano, Tolve, Ruoti) (Russo, villaggi distribuiti nelle campagne, all’indomani del
Di Giuseppe 2008) ha preso in considerazione i dati conflitto greco-gotico. Il panorama in generale sem-
insediativi e materiali, offrendo un consistente pano- bra riflettere un’economia di sfruttamento agricolo e
rama sulle trasformazioni del paesaggio rurale in età pastorale di ambito locale, ma anche una certa vitalità
romano-imperiale e tardoantica. Se appare quindi ben negli scambi, considerata la presenza tra i manufatti
testimoniato il fenomeno relativo ad una sostanziale dei corredi di ceramiche di imitazione e di vetri di im-
ripresa economica ed organizzativa del comprensorio portazione. Per i secoli successivi rimane ancora tutta
rurale lucano, in particolare apulo-lucano, tra la metà da indagare la compagine insediativa delle campagne
del III ed il V secolo e delineata la fisionomia delle gravitanti attorno a Matera, centro che sicuramente
villae tardoantiche quali residenze dei potentiores e dal IX secolo doveva aver iniziato a svolgere un ruolo
quindi «centri amministrativi di più ampie proprie- di controllo e di mediazione con le aree rurali, che
tà, che continuano a mantenere, almeno in parte, le diverrà sempre più articolato in età normanna e sveva,
funzioni di punti di direzione e gestione della produ- ma i cui contorni sono ancora scarsamente leggibili
zione»13, ancora incerta si configura la realtà delle sotto il profilo archeologico.
campagne più oltre fino al IX secolo ed in seguito in Due recenti casi di studio in merito alla trasfor-
età medievale. I dati a disposizione, costruiti su fonti mazione delle campagne tra Antichità e Medioevo
archeologiche, sono relativi solo ad alcune porzioni provengono da un’area sempre compresa entro i
del territorio della Basilicata; fasi di VI-VII sec. sono limiti dell’attuale provincia di Matera, la bassa valle
state riconosciute nelle villae di S. Giovanni di Ruo- del fiume Bradano. Tra il Bradano e il torrente Bilio-
ti (Small 2008), di Masseria Ciccotti (Gualtieri so, si colloca il territorio controllato nel Medioevo
2008b, pp. 284-287; Fracchia 2008, pp. 300-303) e dall’insediamento fortificato noto come Torre di
di San Gilio (Di Giuseppe 2008) ad Oppido Lucano. Altojanni (Grottole)16 (fig. 2). Numerosi sono i siti
Per il comprensorio materano14, le uniche significati- individuati dalle ricognizioni che hanno ricoperto
ve tracce di frequentazione provengono da contesti totalmente l’area, con frequentazioni a carattere
funerari databili tra V e VII secolo, distribuiti in un rurale che si dispiegano dall’età del bronzo, arcaica,
segmento della valle del Bradano tra Montescaglioso classica ed ellenistica, fino ad età imperiale romana
ed Irsina (Masseria Dragone, Ponte San Giuliano, e tardo-romana e ad età medievale. Appare evidente
Masseria Tortorelli, Masseria Ridola, Timmari, Pic- il permanere nella diacronia del ruolo determinante
ciano, c. da Le Reni, Torre Spagnola, Venusio) da cui svolto dal comprensorio nella media e bassa valle del
provengono manufatti ceramici, metallici e, in minor Bradano; gli insediamenti individuati infatti control-
quantità, vitrei, di recente oggetto di un’analisi siste- lano direttamente la viabilità secondaria connessa
matica15. La configurazione insediativa per il territorio alla via Appia, un passaggio obbligato per le merci
che, dai porti delle coste ioniche e soprattutto da
Metaponto, si dirigevano verso le città romane di
Venusia, Acheruntia e Bantia, utilizzando i percorsi
13
Gualtieri 2008a. Sul ruolo delle villae tardoantiche, v. Sfameni
2008. dei tratturi. Non si hanno al momento dati riguardanti
14
V. I. Marchetta, Progetto CAM – carta archeologica di Matera. la situazione nell’Altomedioevo; dall’XI secolo, la
La fisionomia della città post-antica e del suo territorio attraverso lo tipologia insediativa muta, transitando da un modello
studio dei manufatti archeologici dal Museo “D. Ridola” di Matera, di stabilimenti agricoli e/o pastorali disperso (quattro
Tesi Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera (relatore chi
scrive) (A.A. 2006-2007). Il paziente lavoro di rilettura delle indicazioni grandi insediamenti, affiancati da piccole strutture
di provenienza dei corredi, ha consentito di ricostruire quasi integral- a carattere agricolo, sono censiti tra V e VI sec., con
mente il panorama della distribuzione dei nuclei funerari di riferimento.
I materiali, quasi del tutto inediti (D’Andria 1978; Salvatore 1981),
sono attualmente in corso di studio e di pubblicazione. È grazie alla
consueta disponibilità dell’attuale Direttrice del Museo, Annamaria
Patrone, se abbiamo avuto la possibilità di affrontare uno “scavo in barbarici. Tra i reperti particolari: un bicchiere/lampada in vetro verde
magazzino” e di analizzare i contesti in oggetto. chiaro, decorato con applicazioni puntiformi in blu, riferibile ad una
15
I manufatti sono conservati nel Museo Archeologico D. Ridola produzione datata tra V e VI secolo (ma di recente attardatasi anche
di Matera e provengono da ricerche condotte nella prima metà del XX fino all’VIII) identificata nell’area del Mar Nero, con un confronto ad
secolo da D. Ridola ed E. Bracco, rispettivamente fondatore e prima Otranto, ed un pettinino in osso, provenente da una piccola area di
direttrice del Museo. Brocchette e anforette in ceramica acroma o deco- necropoli scavata di recente a Picciano, del tipo a larga diffusione tra
rata con bande rosse, in relazione con il rituale funerario tardoantico, età tardoantica e Altomedioevo.
rimandano ad un repertorio di tradizione tardoromana, pur con alcune 16
Il progetto di ricerca si inserisce tra le attività della Scuola di
varianti riconducibili a modelli bizantini. Fibule, fibbie da cintura, Specializzazione in Archeologia di Matera già avviate da alcuni anni
anelli, armille, orecchini, spilloni inquadrabili tra le produzioni diffuse sul territorio lucano ed è coordinato da M. Osanna (ssa unibas), D.
tra V e VII secolo appartengono ad un milieu culturale che, seppure Roubis e F. Sogliani (ibam cnr; ssa unibas); primi dati in Osanna,
legato ancora alla tradizione romana, utilizza anche modelli bizantini e Roubis, Sogliani 2007.

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fig. 2 – La zona di Altojanni (Grottole – MT): areale delle ricognizioni con ubicazione dei principali insediamenti (IGM Fogli
471-472, 1:50.000) (elaborazione D. Roubis).

attestazioni di ceramica tipo “Calle” di produzione chi chilometri a sud-est di Matera17. Le campagne
locale), all’intensificarsi dell’insediamento demico sul di ricognizione intensiva su un areale molto esteso,
pianoro di Altojanni, precedentemente non occupato. hanno anche qui consentito di delineare un panorama
Il forte accentramento in una posizione dominante, è di frequentazione, sempre legato allo sfruttamento
indiziato dalla nascita dell’insediamento fortificato in agro-pastorale del territorio, piuttosto significativo
età normanna, in un punto di maggiore controllo stra- tra età del Ferro ed età tardo imperiale. Anche in
tegico e militare delle vallate fluviali e della viabilità, questo caso non si hanno a disposizione al momento
attorno al quale si sviluppa l’abitato con la chiesa e dati archeologici riguardanti l’Altomedioevo, ma
un insieme di fosse/silos e cisterne scavate nel banco particolarmente documentata è la frequentazione del
di conglomerato, ma anche il nucleo difeso da un ag- territorio nel Medioevo poiché legata alla potente
gere nel pianoro adiacente, destinato ad accogliere e abbazia benedettina di S. Michele Arcangelo, diretta
difendere le greggi. Tale sistema insediativo permane emanazione del potere normanno e ubicata nel centro
fino ad età angioina, quando il sito inizia ad essere dell’abitato medievale di Montescaglioso, sotto il cui
denominato nella documentazione scritta (dal 1280) potere era l’intero territorio circostante18. In seguito
come casale o terra, termini che si incontrano fino a
tutto il XV secolo, integrati in seguito e fino al XIX
17
Sulle metodologie applicate allo studio del territorio di Montesca-
secolo, con il termine di defensa. Si percepisce da glioso (soprattutto la strutturazione del GIS e le applicazioni di analisi
quanto detto, confortati anche dai dati archeologici, spaziali: viewshed analysis, shortest path, calcolo di densità dei fram-
una trasformazione di carattere giuridico del territo- menti per ogni UT), v. Roubis, Danese 2010. L’indagine sul territorio,
diretta da D. Roubis, è iniziata nel 2007 ed è tutt’ora in corso.
rio, dapprima controllato, difeso e sfruttato dal potere 18
A Montescaglioso e all’Abbazia di S. Michele Arcangelo sono
feudale, che aveva il suo punto di forza nella residenza stati dedicati due elaborati finali per il CdL in Operatore Beni Culturali
castrense, in seguito più generico possedimento ter- (A.A. 2005-2006): M. Ciarfaglia, Montescaglioso e il suo territorio dal
ritoriale, anche se pur sempre in mano alle famiglie V al XIII secolo: materiali per una carta archeologica, L. Ditaranto,
Montescaglioso e il suo territorio dal XIII al XVIII secolo: materiali
feudali che tuttavia risiedevano ormai altrove. per una carta archeologica e due tesi di Laurea Specialistica (A.A. 2008-
Un altro importante comprensorio di indagine per 2009), discusse presso l’Università degli Studi della Basilicata (relatore
quanto riguarda le aree rurali è l’“Unità di Paesaggio” chi scrive): L. Ditaranto, Impianti produttivi e trasformazione delle
materie prime. L’economia dell’abbazia di S. Michele a Montescaglioso
(Roubis c.s.) gravitante attorno a Montescaglioso (MT) nel tardo medioevo e M. Ciarfaglia, Atlante delle tecniche edilizie
(MT), anch’essa ubicato nel basso Bradano, a po- medievali e post-medievali nel comprensorio di Montescaglioso.

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fig. 3 – Montescaglioso (MT). Il


Casale di S. Lorenzo appartenente al
feudo di S. Lorenzo di Murro (foto
D. Roubis).

all’infeudamento di Montescaglioso ai Macabeo, fa- diversi ettari ed era diviso in più tenute, provviste di
miglia imparentata con gli Altavilla, dagli ultimi tre edifici, stalle, abitazioni e chiese21; tra queste si di-
decenni del sec. XI l’abbazia beneficia di estese dona- stingue il casale di S. Lorenzo (fig. 3), ubicato lungo
zioni di terre e chiese oltre che a Montescaglioso anche l’antico tracciato viario che collegava l’abbazia di S.
nel metapontino, a Pomarico e nei territori montani Michele con i guadi sul Bradano. Il complesso, ormai
tra Stigliano e Gorgoglione19. Le ampie giurisdizioni in stato di rudere, era dotato di una cappella22, di
feudali esercitate dai monaci vengono confermate da terrazzamenti per le piante e gli alberi da frutto e di
Ruggero II e da Papa Alessandro III che, in un atto una grotta con all’interno una sorgente. La presenza
del 1174, sottopone l’Abbazia all’autorità della S. di un frantoio per le olive e di basi di torchi all’inter-
Sede ed anche oltre per tutta l’età sveva. Solo nel XV no della struttura, attestano la produzione olearia,
sec., il regime commendatario accentuerà la crisi della peraltro registrata nella documentazione scritta coeva.
comunità monastica, iniziata nel secolo precedente ed Infine, l’indagine sul campo ha consentito la puntuale
il conseguente processo di alienazione del patrimonio individuazione dei segnacoli di demarcazione dei
rurale20. Le recenti indagini hanno individuato un confini territoriali dell’Abbazia, le cosiddette “pietre
agglomerato demico documentato attorno alla chiesa fitte” in calcare, talvolta recanti monogrammi o, più
medievale di S. Maria la Nova, al di fuori delle mura spesso, lettere incise (Roubis c.s.).
di Montescaglioso, da un’intensa distribuzione di ma- Questi i dati elaborati attraverso il registro archeo-
nufatti riferibili a produzioni di ceramica comune da logico per alcune aree specifiche, che suggeriscono un
cucina e da dispensa e di produzioni rivestite da mensa processo di riconfigurazione delle aree rurali dipen-
con cronologie attribuibili, ad un esame preliminare, al dente e/o generato da due modelli insediativi peculiari
XIII-XV secolo. La chiesa è ricordata nella documen- dell’età altomedievale e medievale: il monastero e il
tazione scritta dalla fine dell’XI secolo come una delle castello. Il paesaggio disegnato dalle fonti documen-
pertinenze dell’importante abbazia, che poteva contare tarie mostra una regione caratterizzata da una densità
su numerose altre proprietà distribuite nei territori boschiva molto estesa, fortemente sfruttata già dal
più vicini, nelle quali sono stati individuati importanti X secolo e fino a tutta l’età angioina, da una rete
indicatori riguardo le attività produttive specializzate idrografica che costituiva una “importante costante
praticate sotto le sue dipendenze. Il feudo più grande
dell’Abbazia, S. Lorenzo di Murro, si estendeva per
21
Per la suddivisione del feudo nel sec. XVII v. Leccisotti 1956, pp.
275-278. Il Catasto Onciario del 1746 (Archivio di Stato di Napoli) ne
elenca gli edifici principali: S. Lorenzo, S. Lucia, grancia di Vallecupa,
19
Per la sequenza delle donazioni, Tansi 1746, pp. 127-170. Nel S. Agata, grancia della Sterpina.
Cartulario caveosano sarebbero autentici solo tre documenti degli anni 22
Nel caso della chiesa di S. Lorenzo viene attestata la presenza
1093, 1099 e 1124, Cuozzo 1985, p. 26. benedettina nel territorio già dalla fine del IX sec., poiché nell’893 ne è
20
I documenti in Tansi 1746, pp. 163-170. Per l’atto di Alessandro documentato il possesso, «propinquo castello Monte Scaviosum», da parte
III, Kehr, IX, p. 467. dell’Abbazia di S. Vincenzo a Volturno (Federici 1925-1938, II, p. 14).

176
IL MONDO RURALE DELLA BASILICATA NEL MEDIOEVO

ambientale” per il governo del territorio, incidendo sul una significativa presenza di tipo istituzionale, sia
sistema delle comunicazioni, e quindi sull’economia e laica che religiosa, i cui attori erano funzionari inviati
sulla sussistenza delle popolazioni e da una viabilità da Bisanzio e monaci greci ed un quadro demico co-
terrestre che utilizzava in parte le strade romane, ma stituito da autoctoni assieme a gente appartenente a
soprattutto un fitto reticolo costituito da percorsi colonie di popolamento che arriveranno in Basilicata
secondari di collegamento. incentivate nel X secolo da Niceforo Foca. Altra area
di forte impronta orientale era quella tra il medio e
Gli insediamenti monastici alto bacino dei fiumi Agri e Sinni (Latinianon) e a sud
Ai monasteri, sia di rito greco che di rito latino, il bacino del fiume Lao (Mercurion). Il ruolo di potenti
sarà affidato lo sfruttamento delle risorse del territorio aggregatori di popolazione precedentemente sparsa
rurale nonché la riorganizzazione della compagine de- nelle campagne è svolto dagli importanti monasteri di
mografica della Basilicata (Houben 1986). Tra VIII e S. Angelo a S. Chirico Raparo24, fondato probabilmente
IX secolo il monachesimo latino, sostenuto dai principi prima del 984 da S. Vitale da Castronuovo e passato
longobardi, fu molto attivo nel ripopolamento di aree all’osservanza benedettina alla fine del XIII secolo e S.
ormai abbandonate; le grandi istituzioni monastiche Anastasio e S. Elia di Carbone25, fondato alla fine del
come Montecassino, Santa Sofia di Benevento e San X secolo da S. Luca, discepolo di S. Saba e diventato,
Vincenzo al Volturno effettuarono una politica di sotto l’abbaziato di S. Nilo (1101-1134) uno dei più
estensione della loro giurisdizione su numerose chiese grandi monasteri dell’Italia meridionale. L’abate di
e casali sia nell’area dell’alto Bradano, già fortemente Carbone dal 1153/54 aveva il titolo di Archimandrita e
latinizzato23, che nel territorio di Matera e a sud del giurisdizione su tutti i monasteri bizantini della regione,
Bradano, area decisamente grecizzata. Dalla seconda pertanto un controllo territoriale esteso oltre gli attuali
metà del X secolo, gran parte della regione è interes- confini amministrativi della Basilicata ed un patrimonio
sata dal fenomeno del monachesimo greco che segna di beni, terre e privilegi che riceve conferme ufficiali
con le sue fondazioni l’area del Vulture, l’area tra i fino a tutto il XIV secolo, quindi ben oltre la fine del
fiumi Agri e Sinni (Mercurion e Latinianon), l’area controllo politico e amministrativo bizantino. Nel
tra i fiumi Bradano e Basento e l’area corrispondente 1432 fu distrutto da un incendio, ma anche in seguito
alla fascia ionica. L’antropizzazione di estesi territori e nel 1472, il re Ferdinando confermò all’archimandrita
l’incremento demografico che ne derivarono sono da diritti e possedimenti, e due anni dopo venne dato in
attribuire all’attività dei monaci che fondarono nuovi Commenda (Fonseca, Lerra 1996).
villaggi, edificarono chiese, insediamenti monastici Il quadro ricco ed articolato dell’estensione dei
rupestri e subdiali, dissodarono terreni attraverso opere possedimenti e dei diritti di questi monasteri, seppur
di deforestazione e trasformazione dell’incolto e rivita- desunto dalla documentazione scritta, e la indubbia
lizzarono la rete di comunicazione secondaria. Furono capacità dei monaci di riattivare lo sfruttamento delle
proprio le aree rurali ad accogliere tali insediamenti risorse delle campagne, determinarono l’attrazione di
monastici e a beneficiare delle loro attività, in partico- nuova manodopera, che non fosse quella strettamente
lare l’area del Vulture, dove si ricorda l’esistenza delle legata alle comunità monastiche, facendo gravitare
cripte di Santa Barbara, del Crocifisso, di San Biagio e quindi i contadini verso le aree dove erano impiantati i
di Sant’Elia a Rapolla, di eremi o cenobi italogreci, del monasteri26. Tale circostanza contribuì a risollevare tra
monastero di San Benedetto prima fondazione di San X e XII secolo molte aree, anche interne, discoste dalle
Vitale; del monastero di San Nicola a Morbano presso arterie di traffico e di comunicazione principali della
Venosa, quest’ultimo documentato molto a lungo, fino regione, per mano della popolazione civile e sotto il
al 1399. Altra area interessata era quella occupata controllo dei monasteri, che si rivelano quindi nella loro
dalla direttrice Bradano-Basento. Nell’area della fascia fisionomia di proprietari terrieri (Guillou 1963).
ionica, alcuni toponimi riportano alla sfera bizantina: Dopo la metà dell’XI sec., in seguito alla conquista
Policorion (antica Heraclea), San Basilio e San Teodoro. normanna e promosso dal Papato, il monachesimo
Santa Maria de Scansana (Scanzano Jonico) è uno dei benedettino si sostituisce progressivamente a quello
possedimenti più ricchi del monastero di Sant’Elia di
Carbone già nel X secolo, ancor prima che tutti i mona-
steri italo-greci della Lucania fossero annessi a Carbone 24
Houben 1986, scheda n. 75; il complesso chiesa e monastero
da Guglielmo II nel 1168. Infine Tursi viene scelta come sono stati oggetto di indagini archeologiche stratigrafiche negli anni
strategica sede suffraganea della nuova istituzione dei ’90, per cui v. Favia 1994, pp. 453-486; Giuliani 1994, pp. 487-506; si
themi di Niceforo Foca. È possibile ipotizzare nell’area vedano, anche: Bertelli, Degano 1994, pp. 427-452; Bertelli 2006,
pp. 543-544 e Bertelli 2007. Recentissime indagini nella necropoli
che si distribuisce attorno alla chiesa sono state condotte dalla Soprin-
tendenza per i Beni Archeologici della Basilicata, sotto la direzione di
R. Bianco: i risultati sono in corso di pubblicazione.
23
Il primo monastero attestato, fortemente legato al potere lon-
gobardo, è quello di Santa Maria di Banzi, divenuto dipendenza di
25
Houben 1986, scheda n. 15.
Montecassino tra fine VIII-inizi IX sec. per volontà del duca Grimoal- 26
In base alle attestazioni presenti nelle fonti conservate è stato
do III (o IV) di Benevento. Per le indagini archeologiche che hanno stimato un numero di 13 monasteri greci nella seconda metà del X
evidenziato le fasi originarie del complesso, v. Bertelli 2000. secolo, di 23 nell’XI sec. e di 21 nel XII sec.: Houben 1986, p. 165.

177
FRANCESCA SOGLIANI con la collaborazione di ISABELLA MARCHETTA

orientale, attraverso la politica di sottomissione di al crollo di alcune parti del complesso monastico e
numerosi monasteri greci prevalentemente all’Abbazia della chiesa, fece seguito una ricostruzione avvenuta
della SS. Trinità di Cava dei Tirreni e la fondazione in età angioina e poi l’abbandono alla metà del XV
di nuovi monasteri. Anche in questo frangente i pa- secolo. L’imminente progetto di indagini archeologi-
trimoni delle grandi abbazie latine della Basilicata, co-stratigrafiche del complesso consentirà di chiarire
S. Michele Arcangelo di Montescaglioso, S. Maria di meglio l’evoluzione e l’articolazione del monastero
Banzi e la SS. Trinità di Venosa, accresciutisi per vo- nella diacronia30.
lontà dei nuovi protagonisti del potere, si estendevano Indagini recenti hanno riguardato l’area in cui
su vastissime porzioni di territorio, comprendenti era ubicato l’insediamento monastico di S. Maria a
anche quelle aree caratterizzate da una forte presenza Montepeloso (Irsina) (Sogliani, Donvito, Rotondo
dei monasteri e pertinenze orientali, sovrapponendosi 2009), di cui rimane, unica testimonianza, la chiesa
quindi fisicamente ed istituzionalmente ad un assetto intitolata a S. Maria. Il complesso è ben conosciuto
territoriale già precedentemente costituitosi. Numero- dalle fonti scritte che ne attestano l’appartenenza come
se altre fondazioni monastiche latine incrementarono priorato, dal 1133, all’abbazia francese della Chase-
l’estensione del controllo politico ed economico della Dieu in Alvernia ed il forte ruolo economico, politico
regione, appoggiato, ma forse è meglio dire program- e religioso giocato nel contrasto con il Capitolo della
mato se non proprio utilizzato come instrumentum Cattedrale di Montepeloso (l’odierna Irsina). Tutto il
regni dai Normanni: abbazie come S. Michele di comprensorio territoriale di appartenenza è caratte-
Monticchio (Rionero in Vulture), S. Maria di Mon- rizzato da un intenso sfruttamento, sufficientemente
tepeloso (Irsina), S. Maria di Pisticci, S. Eustachio di apprezzabile nella diacronia, in virtù della vicinanza
Matera, SS. Lucia e Agata, S. Maria La Nova di Matera con la rete idrografica, allora navigabile (Bradano),
raggiunsero grande prestigio nel XII secolo, congiun- della conformazione orografica, che alterna fertili
tamente spirituale, sociale ed economico (Bozzoni piccole vallate con alture collinari in funzione di-
2006). Fondamentali centri di aggregazione demica fensiva, nonché delle abbondanti risorse idriche. Un
nel territorio rurale, alcune di queste grandi abbazie agglomerato demico sull’altura di Montepeloso è
contribuivano inoltre ad alimentare le forze militari presente nella documentazione scritta solo agli inizi
a servizio del nuovo potere normanno, come si evince dell’XI secolo, quando appare subito evidente il ruolo
dal Catalogus baronum27. di punto nevralgico e di centro fortificato del sito,
Di alcune abbazie benedettine sono disponibili occupato dai bizantini in lotta con l’incipiente azione
dati desunti da indagini archeologiche, è il caso di S. di conquista normanna31.
Michele Arcangelo a Montescaglioso, le cui seriazio- L’edificio messo in luce dalle recenti indagini
ni stratigrafiche confermano le fasi originarie di età archeologiche, intitolato a S. Maria Nuova, detta
normanna, sia in termini di manufatti che di struttu- anche di Juso, fu eretto extra moenia, nel cosiddetto
re28 e la fortuna del complesso religioso attraverso la “Vallone dei Greci”, a sud dell’altura dove è l’abitato
ricchezza dei contesti tra XI e XVI secolo. Per l’ab- di Montepeloso (fig. 4). Il monastero divenne entro
bazia di S. Michele a Monticchio, l’analisi delle fasi l’anno 1093, priorato dell’abbazia di San Lorenzo di
strutturali ed edilizie ha individuato un primo edificio Aversa, su disposizione del vescovo di Acerenza e del
di culto ad aula unica monoabsidato, con sepoltura conte Goffredo di Conversano. Egli, con i figli Roberto
all’interno dell’abside, datato alla prima metà del IX e Rodolfo, per potenziare politicamente la sua contea,
secolo e un ampliamento nel secolo successivo segnato contribuirà alla crescita economica della comunità
dalla costruzione di una chiesa più grande con abside monastica di Juso, con l’annessione all’Abbazia di
trilobata e aula a tre navate con pilastri e ulteriori rifa- dipendenze a Monopoli, Ruvo, Conversano, Putigna-
cimenti in età normanna29. La comunità di S. Michele no, Bitetto, Minervino, Ferrandina, garantendo in tal
entra in crisi durante i primi decenni del XIII secolo;

30
Il progetto di ricerca integrato, è stato affidato alla Scuola di
Specializzazione in Archeologia di Matera dalla Direzione Regionale
27
La SS. Trinità di Venosa offre 30 milites e 230 servientes, cui per i Beni Culturali e Paesaggistici della Basilicata (direzione indagini
vanno aggiunti i servientes che doveva fornire Ascoli Satriano (FG), archeologiche M. Osanna).
possesso del monastero di Venosa, mentre l’Abbazia di S. Maria a 31
Nel 1041 avviene lo scontro definitivo tra le truppe bizantine e
Montepeloso (Irsina) offre 10 milites e 50 servientes e S. Maria di
la cavalleria normanna: «graecorum exercitus descenderunt ex Monte
Banzi 7 milites (Houben 2006).
Piloso, et Normanni ex castello Siricolo; inter duos montes inierunt
28
De Siena et al. 2007. Per i materiali ceramici, v. oltre il contributo conflictum maximum». Nel 1043 Montepeloso è in possesso del nor-
di I. Marchetta. La catalogazione di un nucleo consistente di manufatti manno Tristano e, dal 1063, di Goffredo conte di Conversano, fratello
provenienti dalle indagini coordinate da D. Roubis, è attualmente di Roberto di Montescaglioso. L’attestazione della sede diocesana segna
oggetto di una Tesi di Specializzazione a cura di L. Trivigno (relatore il definitivo ingresso nella sfera politica normanna; nel 1123 Papa
chi scrive). Callisto II nomina vescovo Leone, membro della comunità benedetti-
29
Le indagini sono state effettuate dalla Soprintendenza per i Beni na di S. Maria de Juso e da quel momento la comunità monastica si
Architettonici della Basilicata. Per una interpretazione dei dati ed uno porrà al centro di contrasti politico-istituzionali tra il papato, il potere
studio sul complesso di S. Michele, v. Bertelli 2006, pp. 571-576 e, normanno e la comunità civile e religiosa locale, particolarmente accesi
da ultimo, Bertelli 2007. tra XI e XV secolo.

178
IL MONDO RURALE DELLA BASILICATA NEL MEDIOEVO

fig. 4 – Montepeloso (attuale Irsina – MT). Abbazia di S. Maria dello Juso: sulla destra in alto l’abitato di Irsina, al centro il
“Vallone dei Greci” dove era ubicata anticamente l’Abbazia (foto F. Sogliani).

modo all’abate un considerevole potere economico La fortuna del monastero venne messa tempora-
e territoriale. L’importanza del complesso monastico neamente in crisi nel 1133 quando Ruggero II punì
rifletteva una realtà insediativa ben consolidata in Montepeloso, in occasione della rivolta dei baroni
quanto a strutture, uomini e risorse nei decenni a pugliesi, tra cui anche i conti di Conversano, per
cavallo tra XI e XII secolo, anche agli occhi degli abi- essersi schierata con il ribelle Tancredi nel 1123. Le
tanti di Montepeloso che scelgono proprio un abate devastazioni che dovettero interessare sia l’abitato di
di Juso, Leone, come loro nuovo vescovo. La rinno- Montepeloso, che l’Abbazia di Juso, vennero risar-
vata dignità vescovile conferita da Papa Callisto II a cite con un’azione di “ripopolamento” dell’Abbazia
Montepeloso nel 1123, sarà da quel momento in poi effettuata ricorrendo ad una risorsa “estera”: la con-
a lungo legata agli Abati di Juso, così come l’Abbazia gregazione della Chase-Dieu in Alvernia (Panarelli
di Juso e la chiesa Cattedrale di S. Maria di Monte- 2009). I monaci francesi quindi che, insediandosi
peloso «unius episcopalis sedis dignitate ac nomine nell’Abbazia di Iuso, formarono l’unica dipendenza
censeatur». L’unione dei due patrimoni, monastico e casadeiana a sud di Lucca, ereditarono il ricchissimo
diocesano, tuttavia incrementerà i fortissimi conflitti patrimonio monastico e vasti poteri signorili ed ec-
di potere segnati dal forte ruolo economico, politico clesiastici, circostanza che suscitò attriti continui con
e religioso giocato dall’Abbazia nel contrasto con il clero e signori locali, entrambi desiderosi di affrancare
Capitolo della Cattedrale. Del complesso monastico la sede vescovile dalla dipendenza monastica ed ora
di Juso, purtroppo non resta traccia tranne che per le ancor più dalla dipendenza degli abati francesi. Per
fabbriche della chiesa abbaziale, venuta di recente in tutta la seconda metà del XII secolo il priore di Iuso,
luce. Il primo impianto dell’edificio, è riconoscibile in nella doppia veste di guida della comunità monastica
un’ampia costruzione a tre navate, secondo le ipotesi e capo della diocesi, era espressione diretta ed univoca
ricostruttive più verosimili, suddivise da pilastri (se ne del potere religioso e civile nel territorio di Montepe-
conserva solo uno a croce), orientata ad est con unica loso e della confinante Irsi. Di ciò fu conseguenza una
abside semicircolare che conclude la navata centrale; fase di ulteriore vitalità della comunità residente allo
gli interventi successivi sull’edificio impediscono pur- Juso, che sembrerebbe riflessa in una fase edilizia di
troppo di stabilire le dimensioni reali della lunghezza ripristino di alcune parti della grande chiesa abbaziale
delle navate, che tuttavia per calcolo di proporzioni e nell’attività di rivitalizzazione del territorio mona-
appaiono piuttosto rilevanti. stico da parte dei monaci francesi.

179
FRANCESCA SOGLIANI con la collaborazione di ISABELLA MARCHETTA

I contrasti tra questi ultimi e la comunità civile di L’inizio di un lavoro sistematico in tale direzio-
Montepeloso, riguardanti in particolare tutto l’insieme ne ha previsto una lettura complessiva dei dati a
delle prerogative, dei diritti, delle proprietà e delle disposizione, che tenesse conto di alcuni parametri
risorse fiscali detenuti dai priori casadeiani, ripresero caratterizzanti, elaborata mediante un censimento
tra fine XII e XIII secolo, palese riflesso di più lonta- dei siti fortificati di età altomedievale e medievale
ni conflitti di interessi tra il Papato e gli abati della presenti sul territorio regionale32. I risultati, anche se
Chaise-Dieu, e continuarono per tutto il XIII e buona ancora in fase di elaborazione critica, sono apparsi
parte del XIV secolo. stimolanti ed hanno consentito di costruire una griglia
di informazioni piuttosto articolata e funzionale ad
Gli insediamenti fortificati un miglior inquadramento del fenomeno. I territori
Relativamente agli insediamenti fortificati in Basi- presi in esame, per tendere ad una divisione areale
licata non manca una copiosa letteratura di carattere della regione, seguono le quattro importanti diret-
storico, sviluppatasi attraverso lo spoglio e l’analisi trici fluviali, le quali segnano la regione dai confini
della ricca documentazione d’archivio, che ha permesso amministrativi moderni a nord fino al mar Jonio.
in ogni caso di delineare tempi e modi dell’evoluzio- Le altre aree individuate sono la costa jonica, quella
ne storico-istituzionale ed in parte economica della tirrenica e la zona del Vulture-Melfese. Nell’ambito
regione, con particolare attenzione ai secoli centrali del censimento, 113 siti sono insediamenti fortificati
del Medioevo (Licinio 2010; Pedio 1985; Pedio post-antichi. Alcuni presentano strutture fortificate,
1989; Pedio 1995; Panarelli 1996; Leone 2000; quali singole torri, altri possiedono fisionomie edilizie
Fonseca 1998; Fonseca 2006a); numerosi sono an- e strutturali complesse, con forte continuità di fre-
che i contributi sugli aspetti storico architettonici e/o quentazione (sul totale di 113 siti 45 sono castelli)33.
storico artistici delle testimonianze monumentali che Per quanto riguarda le cronologie, si è tentata una
costituiscono l’espressione materiale del potere medie- suddivisione di partenza utilizzando esclusivamente
vale (Willemsen 1979; Calò Mariani 1992; Masini i dati raccolti nella bibliografia specifica edita, da
2006). Un’attenzione tuttavia piuttosto attenuata viene sottoporre a controllo in tutti quei casi in cui il dato
in genere rivolta al sistema insediativo di cui il castello non è supportato da datazioni archeologiche ed in
è espressione, sia come elemento generatore che come corso di ulteriore definizione attraverso la disamina
segnale di profonda trasformazione territoriale. Un delle attestazioni scritte dei primi detentori di castelli.
approccio più innovativo, anche se ancora disgiunto In un unico sito sono registrate strutture difensive
da un’analisi archeologica integrata, è stato seguito in attribuibili ad età tardoantica (S. Giovanni di Ruoti),
alcune ricerche di carattere topografico e diagnostico 14 siti sono attribuibili ad età altomedievale e 83 siti
su singoli impianti fortificati di età normanno-sveva, ad età medievale, di questi i siti naturalmente fortificati
cui va il merito di aver introdotto l’applicazione di risultano 59 (35 nell’attuale Provincia di Potenza e 14
metodologie preliminari all’indagine archeologica in quella di Matera).
vera e propria. Si tratta di indagini geofisiche non-di- L’estrema esiguità di notizie relative a siti fortifi-
struttive, fotointerpretazione aerea di aree interessate cati di età tardoantica si collega alla già sottolineata
da impianti fortificati (Lasaponara, Masini 2005),
contributi di carattere diagnostico sulle caratteristiche
chimico-fisiche dei materiali da costruzione impiegati 32
Lo spoglio dei dati editi, integrato da recenti indagini in corso, è
nelle strutture fortificate, nonché sulla valutazione del stato elaborato in un database su piattaforma GIS strutturato in due
comparti, relativi il primo alle notizie anagrafiche di sito, il secondo
degrado degli stessi ed in ultimo indagini di sismicità ad una scheda di dettaglio, valutata sulla diacronia delle singole voci
storica, geotecnica ed aspetti geoambientali relativi (strutture difensive; edifici pubblici; sistema viario interno ed esterno;
ad alcuni castelli lucani: Monteserico, Satriano, Melfi, approvvigionamento idrico; impianti produttivi; nucleo abitativo;
necropoli; luogo di culto; bacino di approvvigionamento; risorse
Lagopesole, Muro Lucano, Pescopagano, San Fele, idriche). Il progetto di censimento è stato oggetto di un ciclo di Seminari
Montalbano Jonico, Laurenzana (Fonseca 1996 e promosso nell’ambito degli insegnamenti di Archeologia tardoantica
1998). I punti di criticità più evidenti nell’analisi de- e medievale (F. Sogliani) e di Metodologia della ricerca archeologica
(D. Roubis) presso la Scuola di Specializzazione in Archeologia di
gli insediamenti fortificati, in assenza di una lettura Matera sul tema “Aspetti, problemi e metodologie di indagine sugli
archeologica integrata (solo una percentuale minima insediamenti dall’Antichità al Medioevo in Basilicata”.
dei siti noti è stata oggetto di scavi archeologici, il più 33
1) costa ionica (siti fortificati 14): n. castelli 3: Policoro, Nova
delle volte dettati da situazioni di emergenza), riguar- Siri, Pisticci; 2) valle dell’Agri (siti fortificati 13) n. castelli 4: Brienza,
Cirigliano, Craco, Marsicovetere; 3) valle del Sinni (siti fortificati 17):
dano l’impossibilità di individuare la distribuzione e n. castelli 9: Chiaromonte, Episcopia, Calvera, Colobraro, Noepoli, San
l’articolazione di spazi e strutture all’interno di tali Chirico Raparo, Senise, Tursi, Castelluccio; 4) valle del Basento (siti
insediamenti e soprattutto la difficoltà di segmentare fortificati 20) n. castelli 9: Abriola, Anzi, Brindisi di Montagna, Lau-
renzana, Castelmezzano, Garaguso, Pietrapertosa, Tricarico, Potenza;
con attendibilità le fasi di frequentazione e di realizza- 5) valle del Bradano (siti fortificati 20) n. castelli 5: Montescaglioso,
zione delle testimonianze materiali relative alle diverse Miglionico, Matera, Genzano di Lucania, Ferrandina; 6) costa tirrenica
strutture difensive, caratterizzate il più delle volte da (siti fortificati 7) n. castelli 2: Lauria, Castrocucco; 7) vulture-melfese
(siti fortificati 22) n. castelli 13: San Fele, Balvano, Banzi, Baragiano,
una continuità di vita che ne ha condizionato forte- Lagopesole, Montemilone, Rionero, Muro Lucano, Palazzo San Ger-
mente l’assetto topografico e materiale. vasio, Pescopagano, Rapolla, Ruvo del Monte, Venosa.

180
IL MONDO RURALE DELLA BASILICATA NEL MEDIOEVO

debolezza del movimento fortificatorio, riscontrata famiglia degli Altavilla, dopo la presa di Melfi nel 1041
durante la guerra greco-gotica, nonostante la regione e la conquista di Venosa e Lavello l’anno successivo,
sia stata teatro di numerosi episodi durante il conflitto riorganizzò l’intero territorio, azione che determinò un
(Procopio VII, 23.18; VIII, 26.4, 34.15)34. In generale consistente ripopolamento della zona, la nascita di nu-
per l’età altomedievale, in tutta la regione, anche se con merosi casali, spesso organizzati attorno ad una chiesa
una maggiore concentrazione nell’area nord-occiden- e il ripristino di alcuni centri fortificati preesistenti,
tale, sono genericamente attribuiti ad età longobarda o tra i quali si ricordano i castelli di Lagopesole e di S.
bizantina nella letteratura non archeologica numerosi Fele (Licinio 2010; Giovannucci, Peduto 2000),
insediamenti fortificati e postazioni di difesa; scarse ma anche Atella, Balvano, Baragiano, Bella, Montemi-
ancora sono tuttavia le possibilità di una corretta lone, Rionero, Muro Lucano, Pescopagano, Rapolla,
identificazione utilizzando il registro archeologico35. Ruvo del Monte, Armaterra. Le caratteristiche comuni
Relativamente alla fase di pieno Medioevo, solo di possono così riassumersi: per quanto riguarda il rap-
recente è stato possibile affrontare la lettura dei resti porto con il territorio 1) posizione in altura: altitudine
materiali che testimoniano dei tempi e dei modi della media tra i 700 e i 950 m slm; 2) impianto castrense
conquista normanna, in ogni caso ricordati dalla adattato all’orografia; 3) frequente vicinanza ai fiumi;
citazione nella documentazione scritta dei diversi 4) frequente vicinanza ad importanti assi viari; 5)
protagonisti della nuova organizzazione feudale dei presenza molto fitta di risorse naturali boschive. Per
territori conquistati (Jamison 1972; Cuozzo 1984; quanto riguarda le caratteristiche strutturali: 1) rari
Sebastiani 2007). La rete degli insediamenti fortifi- casi di riutilizzo di materiale da costruzione antico
cati appare distribuita sui rilievi collinari tra i 400 e (Baragiano); 2) compresenza in vari casi di più cinte
i 1000 m, in posizione di controllo sulle valli fluviali, murarie in un insediamento; 3) presenza di cisterne
sulle direttrici viarie, sui confini territoriali o sui cen- interne alla cinta muraria; 4) frequente posizione
tri demici avversi. Acerenza, Genzano controllano la della torre/torrazzo ai margini della cinta muraria; 5)
valle dell’alto Bradano, Venosa costituiva anche nel abitato difeso, attorno al pianoro sommitale.
Medioevo, un importante nodo viario da cui si poteva Sotto la dominazione sveva la suddivisione ammi-
raggiungere a sud sia il Mar Tirreno (passando per nistrativa della regione transiterà verso la formazione
Potenza, Grumentum) che il Mar Ionio (attraverso di 11 circoscrizioni e Federico II dividerà il territorio
la via Herculea per Eraclea-Policoro), mentre Melfi in cinque distretti. In questa fase (seconda metà XIII
che sorge alle pendici settentrionali del Vulture, l’area secolo) nella regione si annoverano ben 150 centri
di transito tra la Capitanata e la piana campana. abitati e numerosi castra, tra i quali S. Fele, Melfi,
Numerosi siti fortificati interessano l’area interna Spinazzola, Acerenza, S. Felice, Pescopagano, Muro,
settentrionale della Basilicata, corrispondente alla Brindisi di Montagna, Calvello, Anzi, Abriola, Mon-
regione del Vulture-Melfese, compresa tra la valle tescaglioso, Torre di Mare, Policoro, Pisticci, Rocca
dell’Ofanto e quella del Bradano, che viene scelta Imperiale, Lagonegro, Maratea, Gorgoglione e altret-
dai Normanni, ben consapevoli delle sue potenzialità tante domus, come Lagopesole, Cisterna, Lavello, S.
strategiche, a controllo dell’ingresso nord occidentale Nicola de Ofido, Gaudiano, Boreano, Monteserico,
dell’intera regione. Il primo cambiamento effettuato fu Agromonte, Montemarcone, Montalbano36. L’organiz-
la sostituzione dei Giustizierati ai precedenti gastaldati zazione del territorio rimane sostanzialmente la stessa
longobardi e circoscrizioni bizantine. In particolare la sotto il dominio angioino (Masini 2006; Pellettieri
2006), riflettendo una politica di rafforzamento del
potere della Corona nei confronti dei grandi feudatari
34
In corso è l’analisi delle potenzialità strategiche e di controllo di siti iniziata già da Federico II e proseguita sotto Carlo I,
naturalmente difesi e di sistemi difensivi costituiti dal binomio aggere-fos- attraverso il sistematico incameramento al demanio di
sato. In relazione con un episodio del conflitto greco-gotico è stata posta la castelli già esistenti e la costruzione di nuovi castelli.
piccola torre realizzata a protezione del lato orientale della villa tardoantica
di S. Giovanni di Ruoti (Small 2008), distrutto da un incendio nella prima Tra i casi indagati archeologicamente, quasi tutti
metà del VI secolo. Acerenza, distante ca. 25 km da Ruoti, conquistata da in occasione di interventi di restauro architettonico,
Totila diviene roccaforte dei Goti. La sua favorevole posizione strategica, si annoverano: Torre di Mare (Metaponto-MT)
su un’altura che supera gli 800 m slm, la rende nel periodo successivo
centro ambito da Bizantini e Longobardi. Nell’Historia Langobardorum (Bertelli, Roubis 2002); Lagopesole (Avigliano-
(V, 7) il centro è ricordato così a proposito del fallimento dell’operazione PZ) (Giovannucci, Peduto 2000; Fiorillo 2005);
di Costante II: Argentia sane propter munitissimam loci positionem capere Policoro (MT) (Salvatore 1985); Monte Irsi (Irsina-
minime potuit; Breccia 2006, pp. 63-64 e note 34-35.
35
In Papparella 2010 sono elencati alcuni siti fortificati che
MT) (Alwyn Cotton 1971); Pietra San Giovanni
avrebbero restituito dati per una frequentazione in età longobarda,
tra cui le fortificazioni di Matera – per le quali tuttavia ci sentiamo di
esprimere forti dubbi –, la fase longobarda messa in luce nel castello
di Lagopesole, relativa ad una cinta muraria con ambienti di servizio 36
Sthamer 1914. Le domus imperialis, quasi tutte ubicate nella
e torre, il castello Seluci nell’alta valle del Sinni, sito naturalmente parte settentrionale della regione, furono realizzate da Federico II sia
fortificato sulla sommità di una rupe, dove è stato identificato un edi- come solaciis deputatae sia come presidi territoriali per lo sfruttamento
ficio di culto ed un agglomerato demico (Bottini 2002, pp. 259-269) agricolo, la gestione ed il controllo dei territori, ponendosi al centro di
ed il recente rinvenimento di un abitato fortificato in località Fosso un sistema massariale affidato alle competenze dei provisores massa-
dell’Eremita di Stigliano (De Siena et al. 2006). riarum in età sveva e dei magistri massariarum in età angioina.

181
FRANCESCA SOGLIANI con la collaborazione di ISABELLA MARCHETTA

(Bernalda-MT) (Noyè 1976); Melfi (Maetzke 1976a, in base alla viewshed analysis e lo shortest path (Roubis
Maetzke 1977); Pietrapertosa (PZ), Miglionico (MT) 2009) tra i siti fortificati del segmento territoriale in que-
e Monteserico (PZ)37. In questa sede si presentano bre- stione, disegnano una maglia insediativa costituita da un
vemente due casi di studio inseriti in progetti di ricerca sistema integrato accomunato dalla stessa tipologia, cioè
più ampi dedicati allo studio dell’evoluzione diacronica siti fortificati con torri di avvistamento in collegamento
di specifiche aree territoriali: il sito di Torre di Satriano visivo e fisico tra loro (nella fattispecie la Torre di Sa-
(PZ) e il sito di Altojanni (MT). triano, il Castello di Brienza e la Torre di Picerno), il cui
Il sito di Torre di Satriano è ubicato nel cuore del- assetto garantiva un controllo capillare ed esteso di strade
l’Appennino lucano38, all’interno di un comprensorio e valichi, che veniva messo in atto sistematicamente e in
particolarmente strategico, in collegamento con gli assi successione da almeno due punti di avvistamento in con-
di transito tra Ionio, Adriatico e Tirreno e favorevole per temporanea. La simulazione dei tracciati di percorribilità
lo sfruttamento economico. La ricognizione di superfi- tra un sito e l’altro ha dimostrato che la Torre di Satriano
cie, condotta in maniera sistematica in tutto il territorio vedeva e quindi controllava le direttrici che provenendo
circostante l’altura, e gli scavi hanno permesso di rico- dalla Campania si inoltravano all’interno della regione,
struire un’occupazione capillare dell’area dall’VIII sec. nonché il punto obbligato di passaggio per la viabilità
a.C. fino alle trasformazioni di età romana (III-II sec. medievale, sulla fiumara di Tito, per raggiungere Potenza
a.C.); successivamente il territorio resterà a lungo poco (attualmente ancora noto come “Trazzera degli Stra-
popolato fino al Medioevo, quando sull’altura dominan- nieri”). L’accostamento dei dati derivanti da tale lettura
te verrà edificato l’abitato fortificato di Satrianum. alla fisionomia del potere offerta dalla documentazione
Il caso di studio si inserisce nel panorama della cosid- scritta40 e riflessa nella configurazione topografica del-
detta “Archeologia del potere”, in quanto esprime gran l’insediamento di Satrianum, ha agevolato non poco la
parte dei parametri attualmente utilizzati per costruire comprensione delle modalità di occupazione e di sfrut-
classificazioni funzionali e tipologie per questo tipo di tamento del territorio. All’indomani degli accordi presi a
agglomerati demici. Diffusi capillarmente dopo l’XI Melfi nel 1042, in cui feudi, terre e città furono distribuiti
secolo, essi riflettono il consolidamento di processi di a milites e comites normanni, Satrianum viene affidata
gerarchizzazione e di ristrutturazione di spazi e strutture ad uno dei personaggi legati alla famiglia degli Altavilla,
voluti dall’iniziativa signorile, per controllare i territori Sarlus (Houben 1995). L’insediamento fortificato sem-
e le modalità di sfruttamento delle campagne. L’analisi bra possedere, sin dalle prime fasi di frequentazione la
archeologica del sito di Satrianum39 ha permesso di fisionomia di un organismo autonomo, con funzioni di
leggerne le vicende insediative in rapporto al territorio roccaforte militare, di residenza signorile e di centro di
dipendente, identificandone le dimensioni, l’inserimento aggregazione territoriale41. Satrianum viene inserita nella
nei collegamenti con la viabilità principale e secondaria, rete delle nuove sedi diocesane create dai Normanni e
la topografia e la distribuzione interna delle aree funzio-
nali, la fisionomia delle strutture difensive e abitative e
le caratteristiche dei manufatti e dei resti faunistici. Il 40
La documentazione scritta attesta l’esistenza di Satrianum dalla
confronto con la documentazione scritta ha agevolato metà dell’XI secolo, mentre piuttosto labili sono le indicazioni per
il tentativo di ricostruzione della struttura economica l’Altomedioevo, relative ad un topos agiografico che menziona la
e sociale dell’insediamento, composta da autorità civili traslazione delle reliquie di S. Laverio da Grumentum ad Acerenza e
alla cattedrale di Satrianum, avvenuta negli ultimi anni del IX secolo
e religiose, dalla popolazione e dai milites. L’altura oc- (878) in seguito all’invasione saracena (Fonseca 2006b, p. 271). I dati
cupata da Satrianum viene scelta dai Normanni, ben archeologici sono ancora troppo esigui per riconoscere una consistente
consapevoli delle potenzialità strategiche offerte da quei fase di frequentazione altomedievale, anche se alcuni livelli di terreno
sotto il primo piano di calpestio della Cattedrale hanno restituito cera-
territori. Per una maggiore comprensione delle dinamiche mica da fuoco priva di rivestimento tipologicamente affine a produzioni
territoriali e delle scelte insediative del sito medievale, altomedievali. Dall’area sommitale dell’insediamento provengono
particolare attenzione nell’organizzazione della ricerca tuttavia alcune monete databili al X-XI secolo e quindi immediata-
mente precedenti la fase di frequentazione normanna: si tratta di un
è stata rivolta all’individuazione dei sistemi di viabilità follis bizantino di Romano I (919-941), di un tarì d’oro di imitazione,
nella diacronia. I dati offerti dalla realizzazione delle proveniente dalle zecche di Salerno o Amalfi e coniato tra X e XI secolo
carte di visibilità dell’area, elaborate su piattaforma GIS (Parente 2009) e di un altro follis bizantino rinvenuto durante l’ultima
campagna di scavo del luglio 2009, in corso di studio.
41
A Satrianum è presente il conte Goffredo, ricordato nel 1083 e
nel 1096 con la moglie Sikelgaita, come proprietario del monastero di
37
Per Pietrapertosa e Miglionico, i dati sono in corso di elabora-
S. Biagio, fuori le mura di Satrianum, Il monastero viene donato all’Ab-
zione, per Monteserico, una preliminare presentazione dei dati è in
bazia della SS. Trinità di Cava dei Tirreni (Houben 2006, in part. pp.
Masini et al. 2010.
371-373) assieme alla chiesa di Santa Maria Vergine que est sitam in
38
Dall’anno 2000 la Scuola di Specializzazione in Archeologia di ipso monte Satriano, donazione fatta in precedenza da Tristano meus
Matera ha intrapreso nel comprensorio un Progetto di archeologia miles qui terram tenet per me in Satriano (Spera 1886, pp. 43-47). Nella
multidisciplinare sotto la direzione di M. Osanna, in collaborazione ripartizione feudale normanna, a Satrianum è ricordata tra il 1130 e la
con un numeroso gruppo di studenti e di colleghi, nonché con la So- fine del XII sec. la famiglia dei Vitale; alla metà del XII secolo è feudo
printendenza per i Beni Archeologici della Basilicata. Sui risultati delle della Contea di Buccino, appartenente al Principato di Salerno mentre
indagini per il periodo antico, v. da ultimo Osanna, Serio, Battiloro dopo la suddivisione del territorio in Comestabulie, dal 1160 circa, è
2008; Osanna, Colangelo, Carollo 2009; Osanna, Serio 2009. contea (Contea di Satriano e Pietrafesa) dipendente dalla Comestabulia
39
I dati sull’insediamento medievale di Satrianum finora pubblicati di Roberto Quaglietta, sempre sotto il Principato di Salerno. Suoi feudi
sono riassunti in Colangelo et al. 2011. sono Salvia e Castelluccio con tre militi in totale (Sebastiani 2007).

182
IL MONDO RURALE DELLA BASILICATA NEL MEDIOEVO

fig. 5 – Torre di Satriano (PZ). Il pianoro sommitale occupato dall’insediamento medievale, visto da sud: in primo piano il pavi-
mento delle navate della Cattedrale, con gli edifici annessi e sullo sfondo la torre quadrata (foto L. Colangelo).

compare come diocesi a partire da un documento del una fisionomia organica, messa in luce dalle indagini
settembre del 110842 fino a tutto il XIV secolo. archeologiche e caratterizzata da una distribuzione
In età sveva la contea di Satrianum, analogamente degli spazi gerarchica e divisa in aree funzionali
ad altre presenti sul territorio della Basilicata, vide af- (D’Ulizia, Sogliani 2008, pp. 173-181; Sogliani
fievolirsi le prerogative istituzionali e di autonomia che 2011). Sul pianoro sommitale (fig. 5), racchiuso da
l’avevano caratterizzata; nello Statutum de reparatione una cinta muraria, sono concentrate la sede dell’au-
castrorum43, si dispone che il sito sia controllato dal torità politica, civile e militare, ossia la grande torre
castello di Muro Lucano, cui deve fornire uomini per quadrata ubicata all’estremità settentrionale, per la
lavori di manutenzione e reparatione (Sthamer 1914, quale è possibile evocare analogie con le torri qua-
in trad. it. p. 115). Durante la fase normanno-sveva44 drate di Monte Serico, Brindisi di Montagna, Craco,
in ogni caso, la topografia di Satrianum restituisce San Chirico Nuovo, Picerno, e, all’estremità opposta,
il grande edificio della Cattedrale con i suoi annessi,
luogo di rappresentanza dell’autorità religiosa; ad
42
Italia Pontificia, vol. IX, p. 518. In un documento del 1135 anello, sul versante occidentale dell’altura, si dispie-
compare il vescovo Giovanni, seguito dal vescovo Pietro, presente al
Concilio Lateranense III del 1179; da Pietro fa partire la cronotassi ga il borgo fortificato. In età angioina, le strutture
episcopale di Satrianum l’Ughelli, che segue fino al 1525 (Sebastiani castellari vengono affidate dalla Corona nelle mani
2007). In età angioina la diocesi comprende i centri di Caggiano, S. della nuova feudalità ultramontana, per lo più di
Angelo Le Fratte, Pietrafesa, Rocca e Salvia.
43
Sugli aspetti organizzativi della politica federiciana in merito ai
origine francese. Satrianum, negli anni 1273-1274 e
castelli in Basilicata, v. Masini 2006, in part. pp. 720-736. 1278-1279 compare nelle Inquisitiones angioine sullo
44
In base allo studio del dato numismatico, al momento non sono stato delle terre feudali e viene registrata, per tutto
note attestazioni di età normanna, mentre dalle stratigrafie del pianoro il XIII e XIV come feudo di famiglie francesi, legate
sommitale relative al nucleo religioso Cattedrale/edifici annessi proven-
gono due esemplari di età federiciana e due denari di Manfredi emessi alla corte. In seguito appartiene alla famiglia toscana
dalla zecca di Brindisi o Manfredonia (1258-1264), v. Parente 2009. degli Acciaiuoli (dal 1320 al 1388), ai Caracciolo (dal

183
FRANCESCA SOGLIANI con la collaborazione di ISABELLA MARCHETTA

1392) ed infine agli Sforza (dal 1412). Le tassazioni 1972; Cuozzo 1984) negli anni 1154-1196 con
focatiche registrano un incremento di popolazione una sua identità politica ed amministrativa, inserito
da 151 fuochi nel 1277 (ca. 755 individui), del valore all’interno dei limiti amministrativi del Principatus
fiscale di 37 once a 224 nel 1320 (ca. 1120 individui), Tarenti e governato da privati (Margarita uxor olim
per 56 once (Sebastiani 2007, pp. 52-53; pp. 429-43). Guillelmi Alti Johannis et filius eius). È un feudo in
Sempre in età angioina i dati archeologici attestano servitio (ossia appartenente al conte o altro feudata-
importanti fasi di ristrutturazione della Cattedrale e rio maggiore, gestito da un privato), originario di tre
del complesso espiscopale, la presenza di sepolture milites il quale cum augmento obtulit milites sex et
privilegiate nella necropoli che interessa l’area religio- servientes quinquaginta48. Nel corso del XIII secolo,
sa dell’insediamento, un incremento dei rinvenimenti sotto Manfredi (1254-1258), è di nuovo nominato
monetali (Parente 2009) e la presenza consistente come feudo nelle mani di Giovanni Marchesano,
di materiali ceramici di importazione da diverse aree subfeudatario del conte Adamo Avenello. Dalla metà
extraregionali (protomaioliche, smaltate dipinte in del XIII secolo nelle fonti angioine, viene citato con
bruno-verde) (Melia 2008). Tutte cifre di una elevata il termine casalis, a voler sottolineare quasi una de-
condizione socio-economica degli occupanti, a con- funzionalizzazione dell’insediamento come centro
ferma dell’elevato potere d’acquisto delle aristocrazie fortificato a scopo difensivo, con un preminente ruolo
civili e religiose che risiedevano nell’insediamento. strategico-militare, a vantaggio di una fisionomia
Tali aspetti consentono di riconoscere la presenza di di centro amministrativo a carattere territoriale. In
una fisionomia “urbana” nella quale stratificazione qualità di casalis Altojanni, probabilmente dipendente
sociale e forme di autorappresentazione delle élites, dal vicino feudo di Grottole, conserva un discreto
contribuiscono pienamente a prolungare la vita di valore economico, come attestato dai numerosi atti
un centro a forte vocazione strategico-insediativa, di compravendita che consentono di ripercorrere la
peraltro già ampiamente evocata per l’età antica. Un geografia del potere nella parte nord-orientale della
sito “di successo” che mantiene le sue prerogative fino Basilicata in epoca bassomedievale. Agli inizi del XIV
a tutto il XIV secolo; il suo declino subirà un’accele- secolo, insieme ad Oppido, Cancellara e Pietragalla
razione nella seconda metà del XV sec.45 che porterà passa sotto Giovanni d’Angiò, principe della Morea
all’abbandono dell’insediamento. e figlio di Carlo II. Altojanni compare nelle Rationes
Nella media valle del fiume Bradano, sul crinale Decimarum per l’anno 1324, tra le chiese della arci-
che funge da spartiacque tra il torrente Bilioso e il diocesi di Acerenza che dovevano le decime alla Santa
fiume Bradano, è ubicato l’insediamento fortificato di Sede: la decima procurata da Altojanni era di 5 tarì e
Altojanni (Grottole, MT). Era un importante crocevia 16 grana, mentre Grottole doveva dare 19 tarì49.
per il tracciato che collegava i siti di Montepeloso Il complesso insediativo messo in luce dalle indagini
(attuale Irsina), Monte Irsi e la cittadella di Grottole, è costituito da una collina interessata da consistenti
utilizzato per scopi civili e militari ed era attraversato strutture fortificate (edifici e cinta muraria), affiancata
da uno dei percorsi che, secondo le indicazioni di Idrisi, dalla moderna strada sterrata che conduce al Santua-
univa Altojanni con Matera46. Lo scavo archeologico rio di S. Antonio Abate (fine XIV-XV sec.: Verrastro
ha confermato l’importanza del sito come struttura 2000, p. 68). I versanti in declivio della collina sono
dominante di controllo strategico e militare del terri- occupati dall’abitato e da strutture di servizio (edifici
torio circostante e come significativo nucleo demico, e strutture ipogeiche, sia cisterne che fosse silos),
inquadrabile cronologicamente in un arco temporale questi ultimi ancora non indagati, nonché da un
esteso tra la metà del XII secolo e l’età post-medie- piccolo edificio di culto. Il recinto murario, di forma
vale, in base a quanto finora noto dai dati di scavo47. ortogonale orientato N/W-S/E, perimetra uno spazio
Altojanni compare nel Catalogus Baronum (Jamison di ca. 36 m² e racchiude al suo interno un sistema di
edifici dominato da un imponente ambiente a pianta
rettangolare, il “torrazzo” (13,50 m (NS)×7,50 m
(EW) (fig. 6). Lo scavo del grande edificio ha restituito
45
La tassazione focatica del 1477 non registra più Satrianum. Forte
elemento di crisi sarà inoltre il collasso economico della Basilicata una stratigrafia che attesta una fase di fondazione nel
che, tra XIV e XV sec. avrà pesanti ripercussioni sulla compagine XII secolo, una rifunzionalizzazione dell’edificio nel
demografica, fiaccata anche da una serie ravvicinata di terremoti XIV sec., una distruzione in seguito ad un incendio
(Sogliani 2011).
alla fine del XIV sec. ed un abbandono tra XV-XVI
46
Il toponimo Altojanni si ritrova per la prima volta in Idrisi (Pe-
dio 1994; Dalena 1995), il quale ubica Altojanni alla confluenza tra sec. Esso si identifica nella struttura gerarchicamente
Bradano e Bilioso, a sei miglia da Grottole e Montepeloso e a diciotto più rilevante di tutto l’insediamento, la sede senza
miglia da Tricarico, utilizzandolo come punto di riferimento per le sue
indicazioni di distanze.
47
Le indagini in corso dal 2005 da parte della Scuola di Specia-
lizzazione in Archeologia di Matera, dirette da chi scrive per la parte
medievale, hanno messo in luce parte dell’insediamento fortificato e
48
CB, p. 24, 134; Cap. VIII.
una piccola chiesa. Il prosieguo dello scavo prevede il completamento 49
RD, p. 162-165; 164, n. 2120. Nella decima dell’anno 1310 si
delle aree interessate dall’insediamento. Per i dati preliminari, So- richiede però il versamento del solo clero di Grottole, e non di Altojanni:
gliani 2007. 2036. Clerus Criptolarum tar. XV gr. X (RD, p. 161, n. 2036).

184
IL MONDO RURALE DELLA BASILICATA NEL MEDIOEVO

fig. 6 – Altojanni (Grottole


– MT). Il “torrazzo” visto
da sud-est, sullo sfondo la
struttura di rinforzo ad “L”
(foto F. Sogliani).

dubbio del dominus di Altojanni. Le caratteristiche e approfondimento. Quali fossero stati ad esempio i
planimetriche ed architettoniche trovano stretti con- riflessi sulla popolazione della Basilicata (tipi e densità
fronti con edifici fortificati di età normanno-sveva degli insediamenti, organizzazione spaziale, realtà so-
dell’Italia meridionale, in particolar modo in Sicilia cio-insediativa delle campagne) del potere feudale di
(Motta Sant’Anastasia, Adrano, Paternò [CT] e Bru- età normanna e dell’affermarsi dell’amministrazione
cato [PA]) e nella stessa Basilicata. Ai piedi dell’altura, curiale con Federico II e poi Roberto d’Angiò è ancora
verso est, sono state individuate le strutture relative prematuro delineare con precisione, in considerazione
ad una piccola chiesa monoabsidata ad aula unica, dei pochi dati materiali a disposizione. L’avvio di un
orientata ad est, che doveva servire alla comunità insieme di ricerche in tale direzione costituisce per-
del castello. L’area ubicata lungo il versante nord-est tanto una sfida per l’ampliamento delle conoscenze
dell’altura è interessata da una serie di grotte scavate e l’arricchimento del dibattito sui mondi rurali dal
nel conglomerato naturale, disposte su più terrazzi punto di osservazione di un comprensorio regionale
spianati e livellati e comunicanti tra loro e doveva interno del meridione d’Italia.
costituire l’estensione dell’agglomerato demico svi- F.S.
luppatosi a ridosso del sito fortificato, ospitando le
strutture di immagazzinamento delle derrate (silos) e CIRCOLAZIONE E SCAMBI ALLA LUCE DEL
delle risorse idriche. Allo stato attuale delle indagini, DATO CERAMICO. ANALISI PRELIMINARE
il sito presenta delle caratteristiche topografiche che DI ALCUNI CONTESTI CAMPIONE
riflettono la fisionomia di un ridotto fortificato di
medie dimensioni, utilizzato come presidio militare Gli elementi a disposizione per costruire una geo-
del territorio tra XII e XIII sec., destinato quindi ad grafia degli scambi basata sul dato ceramico nella
accogliere una guarnigione di soldati e come sede di Basilicata medievale sono piuttosto ridotti e in molti
residenza del dominus, ruolo che muterà dalla fine del casi preliminari. Sebbene una nuova stagione di studi
XIII secolo, verso un agglomerato rurale deputato al abbia restituito notevoli spunti di ricerca, perman-
controllo e allo sfruttamento delle risorse agro-pa- gono le difficoltà di disegnare un quadro esaustivo
storali dell’area. riguardo alle produzioni circolanti in Basilicata tra
Appare infine evidente come siano ancora nume- X-XIII secolo.
rosi gli aspetti ancora da chiarire sui meccanismi di Alla carenza di edizioni relative a contesti crono-
trasformazione del territorio nei secoli centrali del Me- logicamente affidabili si aggiungono le problematiche
dioevo in una regione che è apparsa, a questo primo più generali legate alle produzioni medievali: rimane
approccio sistematico, densa di spunti di riflessione ancora aperto il problema della comparsa delle inve-

185
FRANCESCA SOGLIANI con la collaborazione di ISABELLA MARCHETTA

triate monocrome, si registra una sostanziale unifor- provenienti da Vitalba individuano tipi riferibili alla
mità morfologica e decorativa delle dipinte a bande fine del X-XI secolo. Nel repertorio morfologico si
con incertezza nella seriazione cronologica e appare riconoscono brocche globulari biansate con alto collo,
spesso problematico assegnare datazioni puntuali per i catini e scodelle dal profilo svasato e alloggio per il
manufatti con coperture piombifere o stannifere. Tut- coperchio, un’olletta monoansata in ceramica grezza
tavia il tentativo da operarsi in prima battuta, nell’ana- (Bianchimani 1987, tavv. IXa, VIIh-VI, VIIIe). Alcu-
lizzare un contesto regionale sostanzialmente nuovo, ne di queste forme compaiono nelle stratigrafie nella
mi sembra possa essere l’identificazione di possibili prima fase di vita dell’insediamento (X-XI secolo),
“fossili-guida” nell’ambito delle produzioni circolanti ma continuano ad essere presenti fino al XIII-XIV
per avere un preliminare quadro di riferimento. secolo.
I dati, pertanto, saranno presentati tenendo presen- La stessa longevità tipologica sembra avere la cera-
te il binomio cronologia/produzione con tre periodi di mica a bande rosse (fig. 7a) rinvenuta nel medesimo
riferimento: X-inizi XII secolo, XII-inizi XIII secolo, contesto. Costituita esclusivamente da forme chiuse,
XIII-XIV secolo, tenendo conto principalmente del- è caratterizzata dalle consuete decorazioni a festoni
l’edito, ma con qualche cenno a materiali ancora in e archetti intrecciati, sulla spalla del vaso e compare
corso di studio. anche nelle stratigrafie più tarde (Bianchimani 1987,
Non si registrano in Basilicata grandi quantità di tavv. II-III). Un sicuro aggancio cronologico per que-
ceramiche a vetrina pesante pertinenti all’ultima fase sti tipi morfologici e decorativi è presente nell’area
produttiva e a vetrina sparsa che consentirebbero un della Cattedrale di Matera, poiché alcuni manufatti
immediato aggancio cronologico ai secoli IX-X e XI- dipinti a bande sono associabili ad un cospicuo
XII. Stupisce l’assenza pressoché completa di questo nucleo di monete di X secolo. Anche in questo caso
prodotto dall’area lucana soprattutto in considerazio- siamo di fronte ad uno scavo non sistematico, ma la
ne dell’identificazione di botteghe attive ad Otranto, coerenza cronologica dei reperti rinvenuti consente
Napoli e Reggio Calabria e poco più tardi nell’area di individuare una fase di X-XI secolo54. Le forme di
salernitana (Paroli 1992, in part. pp. 43-48)50. Attual- maggiore interesse sono costituite da due brocche da
mente frammenti di ceramica a vetrina pesante sono dispensa morfologicamente affini a quelle di Vitalba
stati segnalati solo da Fosso dell’Eremita di Stigliano, e da un grande catino con anse orizzontali, decorati
MT (De Siena et al. 2006, pp. 348-349, fig. 12.1-2), dal consueto motivo a cappio disposto ordinatamente
mentre non ci sono dati sulla presenza di produzioni a sulle superfici con numerosi confronti in tutta l’area
vetrina sparsa. Probabilmente questa lacuna nel pano- meridionale e assegnati ai secolo IX-X55 (fig. 7b).
rama delle ceramiche di IX-X secolo s’inserisce nella Tra le produzioni di ceramica comune va segnalata
dimensione tutta locale degli scambi, testimoniata anche la provenienza, seppur sporadica, di ceramica excisa,
dalla scarna presenza di anfore commerciali molto do- fossile-guida per i secoli X-XI (Arthur 2004, p.
cumentate, al contrario, nelle aree limitrofe51. È infatti 208), dall’Abbazia di San Michele Arcangelo a Mon-
noto un unico rinvenimento da Pizzica di Pantanello, tescaglioso (De Siena et al. 2007) e dal sito di Fosso
Metaponto (Carter 1977, p. 463, 469, n. 49) relativo dell’Eremita, Stigliano, MT (De Siena et al. 2006, fig.
ad un’anfora commerciale da vino, affine ai tipi salen- 12). La presenza di questa ceramica, molto diffusa nei
tini52, la cui cronologia è confermata da un’iscrizione contesti salentini, testimonia l’influenza bizantina nelle
graffita riferita ad un tal Cartularius Stephanos noto produzioni ceramiche altomedievali56.
alle fonti nel 1019 (Arthur 1999, p. 13, fig. 3). Alla metà XII-inizi XIII secolo sono riferibili alcune
Dati più sistematici sono relativi alle produzioni sporadiche importazioni dalle aree bizantine e magre-
non rivestite, quasi certamente locali, da due principali bine. A fabbriche di Costantinopoli e Corinto sono
contesti: Vitalba (PZ) e Matera53. Le ceramiche acrome riportati un gruppo di manufatti (“Measles Ware”),
rinvenuti nelle stratigrafie di XII secolo dell’Abbazia

50
Il dato non sembra attribuibile ad un difetto di studio: alcune
ricognizioni di magazzino effettuate in occasione di questo lavoro, 54
V. supra nota 14; Sogliani 2010.
seppur non sistematiche, hanno evidenziato l’assenza di ceramiche 55
Per la Campania, Camardo 2009, pp. 135-136, figg. 4.5; Car-
invetriate relative a quest’ambito produttivo.
sana 2009, fig. 6.32-33; per l’area pugliese, Favia 2009, in part. pp.
51
Alcune fabbriche sono state infatti identificate nella Puglia salenti- 152-160; Excavations at Otranto 1992, fig. 6.8 nn. 6-7; Tinelli 2006,
na, Excavations at Otranto 1992, pp. 197-217; Arthur et al. 1992, in fig. 1; per la Calabria, Raimondo 2002, fig. 7; infine per la Sicilia,
part. pp. 100-110; in Calabria, Di Gangi, Lebole 1997, pp. 154-155; Arcifa, Ardizzone 2009, figg. 4-5.
Lebole 2003, pp. 183-184; e più in generale nel Tirreno meridionale, 56
Anche per la ceramica dipinta a bande di VII secolo Peduto
Arthur 1986, pp. 548-549; Carsana 2004, pp. 21-34.
indicava la pertinenza alla koinè culturale bizantina, Peduto 1986,
52
L’anfora potrebbe appartenere alla produzione Otranto tipo I, pp. 556-557; allo stesso modo la ceramica scanalata a crudo su ma-
Excavations at Otranto 1992, p. 206, nn. 818-819. nufatti non rivestiti, ma con superfici cuoiose, individua un influsso
53
Si tratta di due contesti relativi a strutture insediative non inda- culturale della pars orientis, dove questa ceramica era prodotta già
gate sistematicamente. In località Serra San Marco (Vitalba) furono nel V-VI secolo, Excavations at Otranto 1992, pp. 125-127. Infine,
effettuati alcuni saggi di controllo nel 1976 procedendo per battute su influenza delle produzioni a sgraffio, si avvia ad Otranto una pro-
di terra, Bianchimani 1987, p. 481. Per i rinvenimenti nell’area della duzione di ceramica graffita di imitazione, Excavations at Otranto
Cattedrale di Matera, v. supra, nota 14. 1992, pp. 615-616.

186
IL MONDO RURALE DELLA BASILICATA NEL MEDIOEVO

fig. 7 – a. Ceramica dipinta a bande


rosse da Vitalba (PZ) (rielaborazione di
I. Marchetta da Bianchimani 1987, pp.
490-492); b. da Matera (dis. N. Monte-
murro, sba mt).

di Montescaglioso (De Siena et al. 2007), mentre un con orlo estroflesso e alta carena (Castronovi 1997,
piatto graffito, datato entro la prima metà del XIII p. 222, tav. III, 23) a cui se ne aggiunge un secondo,
secolo, è stato recuperato negli strati più antichi dello inedito, dal medesimo contesto57 (metà XII-XIII sec.).
scavo nel sagrato della Chiesa di San Giovanni Batti- Nel castello di Lagopesole sono attestate produzioni
sta a Matera (Marchetta 2008, p. 125, fig. 18) (fig. magrebine attribuite, seppur con qualche dubbio, alla
10.1). Anche a Torre di Mare è segnalata la presenza seconda metà del XII secolo. Le forme sono costituite
di una scodella graffita ritenuta un’importazione dal- da un piatto a tesa e fondo umbonato e da un albarello
l’area bizantina (De Crescenzo 2002, p. 189). a sviluppo cilindrico e spalla carenata (Fiorillo 2000,
Rinvenimenti di produzioni siculo-magrebine al p. 185, fig. 1-2); dallo scavo nel cortile del castello
momento sono noti da tre aree lucane: Montesca-
glioso, Lagopesole e Torre di Mare. Dall’Abbazia di
Montescaglioso i saggi del 1991 e del 1994 hanno 57
Lo studio completo dei materiali di scavo dell’Abbazia è attual-
restituito un frammento pertinente a una scodella mente in corso da parte di L. Trivigno, v. supra nota 28.

187
FRANCESCA SOGLIANI con la collaborazione di ISABELLA MARCHETTA

provengono due bacini e una coppa attribuiti al XII a Ordona nel corso del XIII secolo (Patitucci Uggeri
secolo (Fiorillo 2000. p. 186, figg. 6-8). I frammenti 1997, pp. 22-24).
provenienti da Torre di Mare sono stati attribuiti a Probabilmente attribuibile all’età federiciana è la
fabbriche siciliane per la qualità degli impasti e per brocca con scena di caccia proveniente da Melfi in cui
le affinità decorative e assegnati al XIII secolo (De la rappresentazione degli animali è dinamica e colta
Crescenzo 2002, pp. 192-193). nel momento dell’assalto al cervo62. In assenza di dati
Decisamente più articolato appare il panorama stratigrafici è difficile determinare una cronologia
delle produzioni ceramiche per il secolo XIII anche se precisa per il manufatto melfese, ma in considerazio-
perdura una seriazione generica con datazioni di XIII- ne dei confronti presentati, si potrebbe anticipare la
XIV sec. in assenza di studi specifici e archeometrici datazione proposta dalla Maetzke alla prima metà del
sulle ceramiche rivestite. La ceramica del castello di XIII secolo (Maetzke 1976a, p. 41). Alla produzione
Policoro è stata in parte pubblicata dalla Salvatore nel pugliese con rivestimento stannifero sono attribuiti
1984 con un primo quadro delle produzioni regionali anche altri manufatti provenienti dal castello di Melfi.
alla luce dei dati allora editi di Pietra San Giovanni Si tratta di bacini a vasca profonda e piede ad anello
(Bernalda), Monte Irsi (Irsina), Melfi e Anglona decorati con uccelli in bruno-giallo-verde (Maetzke
(Tursi)58. A questi dati attualmente è possibile aggiun- 1977, fig. 13). Questo gruppo, caratteristico per la
gere quelli editi provenienti da Lagopesole (Avigliano), presenza del giallo e per l’iconografia del rametto che
Torre di Satriano (PZ), Torre di Mare (Metaponto), avvolge il collo dell’animale per poi pendere innanzi
Montescaglioso (fig. 8), Fosso dell’Eremita (Stigliano), al becco, trova molte similitudini con le produzioni
Serramarina (Bernalda), Pomarico Vecchia (MT) e invetriate nella bicromia verde-bruno di Lagopesole
Matera (scavo di San Giovanni Battista). A questi si (Fiorillo 2005, tavv. XII-4, XIII-1, 7), Policoro
agganciano alcuni dati inediti da recenti scavi nei ca- (Salvatore 1985, tav. CXCVIII, 9.D, 10.A), Monte
stelli di Miglionico, Altojanni (Grottole), Monteserico Irsi (Alwin Cotton 1971, figg. 9.17, 10.1) e Matera,
(Genzano di Lucania). dove i frammenti rinvenuti nella necropoli presso San
Di utile riferimento è l’analisi delle ceramiche dal Giovanni Battista, hanno una datazione successiva al
cortile del Castello di Lagopesole59 poiché la sequenza secondo quarto del XIII secolo63. Volatili su invetriate
dei riempimenti della discarica angioina, definita in al piombo in bruno-verde ricorrono frequenti anche
base ai rinvenimenti monetali, consente di articolare nelle stratigrafie di San Lorenzo Maggiore, Velia e
le produzioni in due periodi: 1266-1285 e 1286-1315. Capaccio individuando un’ampia diffusione del tipo
A questi risultati possono aggiungersi pochi altri dati iconografico64.
parziali. I materiali del castello di Melfi, quasi del tutto D’ambito pugliese sono le coppe e le scodelle con
inediti, se si eccettuano i due contributi compendiari cd. “motivo Taranto”, forse una sorta di marchio di
di G. Maetzke (Maetzke 1976a, pp. 37-42; Maetzke fabbrica, nel cui ambito si identificano alcune varianti:
1977, pp. 79-100), si ricollegano principalmente alla i 3 affrontati divisi da triplice linea, i 3 affrontati “a
tradizione produttiva pugliese con raffronti convin- farfalla” e una versione più astratta con i due settori
centi con Lucera. A Venosa un boccale con orlo tri- campiti. Alla mappa dei rinvenimenti per il tipo (fig. 9)
lobato, collo piriforme e ampio piede piano sembra (Dufournier, Flambard, Noyé 1986, fig. 5), devono
assimilabile a uno rinvenuto a Lucera (Withehouse aggiungersi i siti di Montescaglioso (De Siena et al.
1984, tav. CLXXXVI, n. 38). In assenza di dati sulle 2007, p. 127, fig. 35.6-7; Castronovi 1997, tav. I.4),
argille, non è possibile determinare la provenienza dei Pomarico (Barello 1997, fig. 96.15) e San Salvatore
manufatti succitati, per i quali sembrerebbero iden-
tificarsi più fabbriche in Puglia (Laganara Fabiano
2004, p. 40). La cronologia oscilla tra il XIII secolo e i 62
Se il cartone della scena non consente alcun confronto nell’am-
primi decenni del XIV secolo: a Lucera si colloca tra il bito delle produzioni meridionali, la decorazione del registro supe-
secondo e il terzo quarto del XIII secolo60, a Fiorentino riore con figura zoomorfa campita a file ordinate di puntini e quella
dalla seconda metà del XIII alla fine del XIV secolo61, accessoria che ripete un motivo secondario rivela analogie con due
coppe a copertura stannifera e decorazione in bruno-azzurro o solo
azzurro provenienti da San Lorenzo Maggiore. Nel primo caso sono
associati a una figura zoomorfa non meglio identificabile campita
con un fitto puntinato (presente anche su un frammento di Canosa,
58
Salvatore 1984, pp. 429-449. Si rimanda ai confronti proposti Donatone 1984, tav. CLXX. 4), nel secondo a un volatile con coda
dalla Salvatore per le ceramiche di Policoro con i contesti allora editi di pavone, anch’esso campito a puntini (Ventrone Vassallo 1984,
di Pietra San Giovanni, Noyè 1976; Anglona, Withehouse 1969; tavv. LXXXVIII.256, XCIV.345). Infine il motivo decorativo accessorio
Ruediger 1967 e Monte Irsi, Alwin Cotton 1971. è ripetuto su un’ulteriore coppa da Lucera, invetriata in rosso-bruno-
59
Bianchimani 1985, pp. 469-472; Fiorillo 2000; pp. 183-196; verde, associato a una decorazione antropomorfa forse di soldato con
Ead. 2001, pp. 353-364; Ead. 2005, in part. pp. 52-122 per l’analisi uno scudo a foglia (Withehouse 1982, p. 191, fig. 5.15).
che segue. 63
Per le riflessioni sulle stratigrafie e sulle cronologie dei livelli
60
In particolare Withehouse considera esaurito il boccale tronco- medievali, Marchetta, Sogliani c.s.
conico entro la fine del XIII secolo, Withehouse 1984, p. 424. 64
Fontana 1984, pp. 49-176; Ventrone Vassallo 1984, pp. 177-
61
Laganara Fabiano 2004, pp. 46. Nello specifico il boccale 352; Iannelli 1984, pp. 369-378, Iacoe 1984, pp. 379-386. Di recente
con l’alberello stilizzato (n. 130) è stratigraficamente assegnato alla si sono aggiunti nuovi rinvenimenti dall’area campana, cui si rimanda
metà-fine XIII secolo. anche per la bibliografia relativa, Carsana 2002, pp. 503-504.

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IL MONDO RURALE DELLA BASILICATA NEL MEDIOEVO

fig. 8 – Ceramiche invetriate dall’Abbazia di S. Michele Arcangelo di Montescaglioso (da Castronovi 1997, nn. I-II).

di Serramarina (Lapadula 2009, figg. 9.2, 10.11). Nel (Dufournier, Flambard, Noyé 1984, fig. 7.3).
materano è attestato sia nel primo tipo affrontato, che Un motivo ad R stilizzata e ripetuta più volte sul vaso
nel tipo più “astratto”. Quest’ultimo trova un unico è presente a Melfi con iconografia identica a quella
confronto regionale a Torre di Mare65. Si osserva che presente su un frammento da Casalini di San Sosti
il motivo dei 3 affrontati sembra assente a Lagopesole, (CS) assegnato all’età angioina67.
Melfi e Monteserico evidenziando, forse, assenza di Ancora un dato, seppur parziale, viene dallo scavo
contatti tra l’entroterra vulturino, più gravitante verso urbano di San Giovanni Battista, a Matera e conferma
l’area del Tavoliere, e la costa ionica. gli stretti legami tra la città e la Puglia in età svevo-
Anche il motivo araldico, insieme decorativo e angioina. I pochi frammenti rinvenuti nella colmata
nobiliare, è ben attestato nel comprensorio materano della cava venuta in luce dinanzi alla chiesa (Mar-
più prossimo alla costa: Monte Irsi (Alwyn Cotton chetta 2008; Marchetta, Sogliani c.s.), attestano
1971, p. 151, fig. 8.11), Montescaglioso (Castro- la presenza di ceramica graffita bizantina, invetriate
novi 1997, tav. I.5), Policoro (Salvatore 1985, tav. in bruno, in bruno-verde, bruno-rosso e giallo-verde-
CXCVI.5A-B) e Torre di Mare66. Affini all’araldica rosso con prevalenza di semplici decorazioni geome-
sono le sigle con R attribuite a Roberto d’Angiò: due triche (fig. 10.1-13). Probabilmente da assegnarsi alla
R con terminazione a giglio si ripetono identiche a protomaiolica brindisina è un piatto con decorazione
Matera (Maetzke 1976b, tav. L.2) e Torre di Mare in bruno e azzurro ( . 10.6). Forse ricollegabile
(De Crescenzo 2002, tav. X.45) con un evidente alla produzione brindisina è la salsiera o coperchio
confronto da Scribla, dove la stessa R è “coronata” degustatoio rinvenuta negli ambienti annessi alla
chiesa di San Nicola dei Greci a Matera (fig. 5.14).
La morfologia la ricollega al tipo identificato presso
il castello di Salerno (Romei 1992, p. 12, n. 85, tav.
65
De Crescenzo 2002, p. 184, n. 49, tav. XII. L’autrice lo confronta
con un reperto proveniente da Spalato, Buerger 1974, fig. 8. II.2): piede ad anello, piccolo cavetto centrale con orlo
66
Dufournier, Flambard, Noyé 1984, fig. 7.1. Il manufatto
presentato in questo articolo non è presente nel catalogo di Torre di
Mare (scavi 2000-2001), Bertelli, Roubis 2002. Probabilmente è 67
Marino, Papparella 2008, tav. VIII.2. Durante la medesima
stato rinvenuto nelle precedenti campagne, attualmente inedite, che ricognizione si raccolsero monete riferibili al XIII-inizi XIV secolo. La
individuarono una fase di frequentazione precedente all’insediamento stratigrafia della vicina area di scavo ha restituito una sequenza d’uso
angioino, e questo potrebbe retrodatarne la cronologia. con medesima cronologia.

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FRANCESCA SOGLIANI con la collaborazione di ISABELLA MARCHETTA

fig. 9 – Tavola di diffusione delle ceramiche “tipo Taranto” e produzioni con scudi araldici (da Dufournier, Flambard, Noyé 1986,
nn. 7, 5).

appiattito, ampia tesa obliqua. La cronologia si fissa al tra XIII-XIV secolo con possibilità di restringere la
XIII secolo per confronto, mancando completamente forchetta cronologica alla seconda metà XIII secolo
le stratigrafie di riferimento68. per Monteserico e Lagopesole.
Come è evidente dalle molte affinità con i tipi pu- Un’ultima a nota è per il fondo ad anello di una
gliesi, la circolazione delle ceramiche di produzione coppa proveniente dall’area del castello di Monteseri-
campana, con copertura stannifera e piombifera, co (fig. 10.43) con schema iconografico confrontabile
appare più contenuta: a Melfi è attestato il tipo con con due tipi identici da Lagopesole (Fiorillo 2005, p.
croce potenziata in bruno, con nodo di Salomone in 106, tav. XIV.5) e uno smaltato da Gallese (Roma)70.
verde e giallo decorato con arabesque e con meda- Il manufatto invetriato su ingobbio dipinto in giallo-
glione centrale a fiore polilobato in bruno e giallo, a bruno, con tutta probabilità di origine campana, in
Monteserico l’asterisco in bruno libero (fig. 10.15) o accordo con i dati della discarica di Lagopesole, va
entro un cerchio verde e la croce campita a foglioline attribuito all’ultimo quarto del XIII secolo-primo
verdi, a Satriano la croce con quattro punti in bruno quarto del secolo successivo.
(fig. 10.16), e l’asterisco, a Lagopesole le croci arric- Riassumendo quindi i dati salienti, per le fasi di
chite o potenziate69. La cronologia dei contesti oscilla X-XI secolo sono attestate essenzialmente produzioni
comuni acrome o dipinte, con botteghe locali diffe-
renziate ma ancora sconosciute; a partire dalla fine
68
Il complesso rupestre di san Nicola dei Greci comprende un del XII secolo, si fa sentire più forte la presenza di
primo impianto religioso di XI secolo e una serie di ambienti annessi contatti, politici prima che commerciali, particolar-
relativi al successivo impianto di Santa Maria delle Virtù. I frammenti mente vivaci nel periodo normanno-svevo con l’area
ceramici medievali e post-medievali provengono dai riempimenti di
pozzi e neviere, dislocati negli ambienti del monastero ormai in disuso.
Il progetto di studio della ceramica è attualmente in corso (direttore: M.
Osanna, coordinamento: L. Cossalter). A chi scrive sono stati affidati
i materiali medievali. 70
Frale 1995, pp. 125-126, fig. 3. Sebbene il deposito sia datato
69
Per il repertorio di area napoletana si veda Fontana, Ventrone al XIV-XV secolo, sono segnalati alcuni reperti residui, pertinenti alla
Vassallo 1984. fase trecentesca della chiesa a cui è annesso il pozzo.

190
IL MONDO RURALE DELLA BASILICATA NEL MEDIOEVO

fig. 10 – Ceramiche rivestite da Matera (1-13 da Marchetta, Sogliani c.s. (foto M. Calia, SBAB, MT), Satriano (PZ) (16, da
Melia 2008, fig. 5) e Monteserico (Genzano di Lucania PZ) (17-43, da Masini et al. 2010 (foto I. Marchetta).

pugliese e, in particolare dall’età angioina, anche con ce, ma come manufatti semilavorati, ovvero mancanti
l’area campana71. dell’ultima fase di lavorazione (Barello 1997, p. 212).
Allo stato attuale sembra difficile ipotizzare la pre- Il dato, tuttavia, necessita di ulteriori verifiche.
senza di fabbriche locali anche se non è da escludersi Le fonti documentarie registrano nei primissimi
una produzione regionale identificata nel tipo di ciotola anni del XIV secolo, o poco prima, l’attività di figuli74
carenata su piede ad anello decorata nella tricromia e non più di semplici pignatari. È probabile che un
rosso-verde-bruno72. Tuttavia la forma, molto comune grande cambiamento nelle produzioni ceramiche locali
nell’ambito delle produzioni rivestite, prevede nume- possa definirsi a partire dagli ultimi decenni del XIII
rose varianti morfologiche ed è associata a diversi tipi secolo con le produzioni di scodelle ad alta carena, il
decorativi73 e solo analisi sulle argille potranno deter- cd. “tipo lucano”, probabilmente su modelli già larga-
minare la fabbrica dei manufatti, pur morfologicamente mente in uso in altri contesti regionali, con la probabile
affini. Forse nell’area occupata dal sito di Pomarico produzione di semilavorati nel territorio di Pomarico,
Vecchio potrebbe identificarsi una produzione locale di in quel Castro Cicurio attestato dalle fonti a partire dal
ceramica dipinta su ingobbio, datata alla seconda metà periodo normanno (Barello 1997, pp. 212-213), e
del XIII-XIV secolo, testimoniata da una serie di coppe con la prima testimonianza documentaria delle attività
e piatti dipinti, non interpretabili come scarti di forna- di un figulus, il maestro Nicola di Potenza.
Questo panorama preliminare rivela la concen-
trazione dei dati sulla circolazione delle ceramiche
71
I confronti stringenti con le ceramiche lucerine, e più in generale medievali dalle realtà castellari. Inoltre la presenza
dell’area del Tavoliere sottolineano la presenza di rapporti con la Puglia
settentrionale per l’area del Vulture, mentre l’area ionica è commer- di tipi esclusivamente pugliesi nella prima metà del
cialmente legata a Taranto. Anche i siti lungo la valle dell’alto Bradano XIII secolo, con immissione di tipi campani a partire
orbitano nell’area di Taranto a cui si aggiunge Otranto. Tutto da chia- dall’ultimo trentennio del XIII secolo, sembra potersi
rire il quadro delle produzioni della Basilicata sud-occidentale.
72
Flambard, Noyè 1984, p. 472. Il tipo è stato identificato anche
correlare con la presenza regia nei siti fortificati di rap-
a Torre di Mare su base morfologica con ulteriore specificazione attra- presentanza poiché, come sottolineato per il periodo
verso le analisi archeometriche delle argille e delle vetrine. Tali analisi, angioino, i sovrani si spostavano con i loro servizi di
condotte su alcuni campioni ceramici, hanno rivelato negli impasti la
presenza di argille affini a quelle della fossa bradanica, De Crescenzo
corte (Fiorillo 2005, pp. 66, 102). Naturalmente un
2002, pp. 178, 207-208. quadro costruito su evidenze parziali è suscettibile di
73
Nell’intervento del 1984 Flambard e Noyè associano la forma a tante e sostanziali modifiche che solo lo studio siste-
quello che in seguito definiranno “motivo Taranto” Flambard, Noyè matico dei contesti potrà chiarire.
1984, p. 472; due anni dopo, sulla base dello studio delle argille collo- I.M.
cheranno la produzione dei manufatti con il “motivo Taranto” all’area
del golfo di Taranto, Dufournier, Flambard, Noye 1986, p. 272. A
Torre di Mare il tipo morfologico è associato prevalentemente a motivi
geometrici modulari quale le linee ondulate o gli archetti sugli orli e il 74
Per una rassegna sulle attività dei pignatari e figuli in Basilicata
motivo a chevrons sulle pareti interne, De Crescenzo 2002 p. 178. si veda Fiorillo 2000, pp. 55-56.

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FRANCESCA SOGLIANI con la collaborazione di ISABELLA MARCHETTA

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