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museo

dellamediavalledelliri
sora

REGIONE LAZIO
ASSESSORATO
ALLA CULTURA

PROVINCIA
DI FROSINONE
ASSESSORATO
ALLA CULTURA

COMUNE DI SORA
ASSESSORATO
ALLE POLITICHE
CULTURALI

Realizzato con contributo regionale concesso ai sensi della L.R. 42/97.

il passato altro non


che un presente
sopravvissuto nella memoria umana
M. YOURCENAR

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dellamediavalledelliri

guida alla
sezione archeologica
di et romana
di | alessandra tanzilli
disegni | matilde grimaldi

2009

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PREFAZIONE

In Italia non sono certo numerosi i Musei della citt e del


territorio, forse perch si sempre ritenuto che tali forme
di raccolta, tutela e divulgazione fossero funzionali ad incentivare lorgoglio municipale di una patria particolare,
per dirla con il filosofo Carlo Cattaneo, piuttosto che ad accrescere cultura e identit storica di una citt.
Il Museo di Sora, allopposto, ha ambizioni che travalicano
i confini reali e ideali di un ambito territoriale o tematico: infatti, non si limita ad essere il repertorio di oggetti e di informazioni strettamente pertinenti ad un ambito comunale
o disciplinare, perch si apre alla conoscenza, alla rappresentazione storica ed artistica dellintera valle, determinata
dalla posizione di confine e di contiguit con gli Appennini
e dalla presenza del fiume Liri, in passato spartiacque politico e nello stesso tempo linea di comunicazione con altre
realt.
La guida ha la finalit di ampliare scientificamente e iconograficamente il discorso avviato dai pannelli didattici, redatti dallo stesso Autore, raccordandoli con sintesi storiche,
cogliendo i nessi artistici, rimandando ai contesti di provenienza topografica (dal Museo alla citt): insomma, questo volume serve a rintracciare e a conferire valore e
attenzione a ci che del nostro passato sopravvissuto e
che, grazie a questo contributo, non pi terra straniera.
BRUNO LA PIETRA
Assessore alle Politiche Culturali
del Comune di Sora

PRESENTAZIONE

La pubblicazione della guida alla visita del Museo della


media valle del Liri e della citt si offre come strumento essenziale di conoscenza del territorio, vocazione fortemente
rivendicata e sottolineata gi nella scelta della denominazione della struttura. Nella sua impostazione di base rispecchia e al tempo stesso si pone in continuit con lo
spirito del Museo, costituendone la premessa e lapprofondimento, completando la visita al percorso, rinviando il visitatore allesterno e dilatando gli spazi e gli ambiti di
conoscenza. Partendo dai reperti e dai pannelli tematici illustrativi presenti nel percorso espositivo del Museo della
media valle del Liri, la guida offre una sintesi delle conoscenze attuali riguardanti la facies culturale sviluppata nella
valle del Liri tra Protostoria ed et romana e percorre le
tracce che intersecano secoli, monumenti ed aree archeologiche. La guida, in unelegante veste grafica, si avvale di un
testo chiaro ma, al contempo, rigoroso dal punto di vista
scientifico e di un apparato iconografico articolato e ricco
che, aggiungendo suggestione alle parole, intende suscitare
e stimolare linteresse del lettore.
Iniziative come questa si inseriscono in modo efficace nel
programma di interventi finalizzato alla divulgazione della
conoscenza scientifica ed alla valorizzazione del territorio e
dei servizi museali condotto dalla Provincia di Frosinone di
concerto con gli Enti Locali e con la Regione Lazio, nellambito della specifica normativa di settore. I musei ed i
siti a cielo aperto si offrono in tal modo allo sguardo del visitatore come un insieme unitario e integrato e si propongono come primo importante nucleo di servizi indispensabile
allo sviluppo culturale e turistico.
PAOLA MENICHETTI
Assessore alla Cultura
della Provincia di Frosinone

LA NASCITA DEL MUSEO, LA RACCOLTA E


LORGANIZZAZIONE DEI MATERIALI NEL TEMPO
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La storia del Museo della media valle del Liri lunga e travagliata: un serrato carteggio intercorso tra il 1875 e il 1900 tra Giuseppe Fiorelli (direttore generale degli
scavi e dei musei di antichit), Antonio De Nino (ispettore degli scavi e dei monumenti) e vari esponenti del consiglio comunale di Sora testimonia la volont
istituzionale di raccogliere nel territorio comunale i materiali lapidei, in buona
parte epigrafici, per evitarne la dispersione e creare in un locale a pianterreno del
palazzo municipale un museo civico1.
Il tentativo naufrag ed i reperti giacquero nellatrio interno del palazzo comunale
per un secolo, sottoposti ad agenti atmosferici, atti di vandalismo e furti: alcune
foto pubblicate alla fine degli anni 70 testimoniano le condizioni e lo stato di conservazione2 .
Nel 1979 la giunta municipale di Sora decret listituzione del Museo civico della
media valle del Liri in alcuni locali dellex Convento dei Minori Conventuali, un
antico e pregevole palazzo situato fra Piazza Mayer Ross, Piazza Umberto I e Via
Friuli, costituito da un primo nucleo trecentesco e da aggiunte e rimaneggiamenti
settecenteschi, restaurato a pi riprese tra il 1984-92 ed il 1994-2002 3.
Solo in seguito allacquisizione dei reperti provenienti dagli scavi nellarea del
tempio inglobato dalla chiesa cattedrale di Santa Maria Assunta, tra cui il thesaurus e il suo rivestimento bronzeo, laltare, le lastre di rivestimento esterno del tempio, in precedenza conservati nel Vescovado di Sora e nel deposito del Museo
archeologico di Frosinone, e di elementi architettonici ed iscrizioni depositati in
vari edifici pubblici e sacri, stato possibile redigere nel 2001 un progetto scientifico secondo criteri di tipo cronologico, tematico e topografico che, anche se parzialmente disatteso, ha consentito di aprire al pubblico una sala espositiva il 20
aprile 20054.
La successiva progettazione scientifica, nellottica dellampliamento successivo,
ha tenuto conto di quanto realizzato e ha apportato il minor numero possibile di
spostamenti e stravolgimenti del precedente allestimento, in considerazione degli
spazi, delle difficolt logistiche e finanziarie ma, soprattutto, della definita identit e del valore intrinseco del contenitore, un palazzo soggetto ad ampliamenti e
cambiamenti di destinazione duso nel corso di circa settecento anni. Il principio
che ha informato la nuova progettazione la missione specifica di ogni museo civico, e cio la capacit di comunicare rappresentando in senso diacronico, cronologico e topografico la storia e lidentit culturale del territorio attraverso temi
specifici, caratterizzanti ed originali, non mancando di dedicare unapposita sezione al contenitore e ai reperti architettonici e vascolari rinvenuti durante i lavori di restauro, di conservazione e di adeguamento del palazzo5.

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I temi e gli argomenti trattati


seguono lordine dei pannelli didattici e la collocazione dei reperti
allinterno delle sale del Museo.
Di quasi tutti i pezzi esposti sono segnalati i numeri di inventario interno.
Gli approfondimenti sono segnalati con i titoli Dal Museo alla citt
e Sintesi storica.

LEGENDA DEI SEGNI DIACRITICI USATI NELLE TRASCRIZIONI DELLE EPIGRAFI

abc
abc
+++

(abc)
[abc]
[-]

<abc>

lettere di chiara lettura


lettere viste in passato ma oggi perdute
tracce di lettere non riconoscibili (una croce per
ogni lettera)
sviluppo di abbreviazione
lettere perdute e integrate
lacuna senza possibilit di calcolare il numero
delle lettere mancanti
lettere mancanti nelliscrizione e aggiunte
dallautore

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Aspetto morfologico, antropizzazione,


sfruttamento delle risorse naturali
e trasformazioni del paesaggio
nel territorio sorano

LA PIANA DI SORA
LA GEOLOGIA

I fattori importanti dellantropizzazione in epoca preistorica, protostorica e storica


sono, come molta bibliografia antica e recente ha posto in rilievo, la conformazione orografica e idrografica del territorio.
Il fiume Liri, che attraversa la cittadina descrivendo unansa regolarizzata nel
corso dei secoli e che ha formato alla fine dellOlocene e nel Pleistocene medio i
depositi alluvionali della fertile conca sorana, ha connotato dal punto di vista geologico, storico, politico, sociale e soprattutto economico la valle6. La trasformazione del paesaggio, lo sfruttamento intensivo a scopi agricoli della campagna,
una vasta opera di bonifica, di canalizzazione delle acque e di riduzione delle
zone paludose avvennero per solo in et romana, quando fu condotta la parcellizzazione agraria con il sistema della centuriazione. Di tale divisione, sopravvissuta fino ad un cinquantennio fa, resta traccia nei toponimi, nelle mappe e nelle
fotografie aeree scattate durante il secondo conflitto mondiale, su cui possibile
individuare le persistenze delle forme, i canali di scolo e irrigui che parcellizzavano la valle7.
Il Liri, il Fibreno ed il Lacerno non solo furono sfruttati per lirrigazione della pianura, ma pi tardi, in et medievale e moderna, furono utilizzati come energia
motrice meccanica di mulini e delle cartiere di Carnello e di Isola del Liri8.
La posizione di Sora stata decisiva per lo sviluppo storico, la diffusione delle
culture nei secoli, le migrazioni, la costituzione di abitati stanziali e di violenti
tentativi espansionistici: la sua conformazione ha reso naturale lo stretto rapporto
di comunicazione con le valli di Roveto, di Comino e del Lacerno. Il passaggio di
Forca, tra le pendici occidentali del colle e la montagna di SantAngelo (m 880
s.l.m.), i guadi e gli antichi ponti sul fiume hanno consentito prima lo sviluppo dellantica via della transumanza tra Tirreno ed Adriatico e poi, in epoca storica, della
costruzione di strade che convergevano a Sora dai quattro punti cardinali9. In particolare, la forte acclivit montuosa e, soprattutto, lo stretto rapporto tra spazio
urbanizzato e colle di San Casto, che domina labitato dallalto di 546 m s.l.m. e con
un dislivello di 265 m rispetto alla pianura sottostante, hanno conferito un ruolo
difensivo e militare di grande rilievo. Del resto, unallusione chiara allaspetto
montuoso della zona nel nome Sora, derivato dalla radice volsca sor/sur , cio
rupe, roccia, rintracciabile anche nella formazione di altri toponimi dellarea appenninica10.

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Va rilevato che molti dei monumenti pi indicativi dellet romana (il tempio della
Cattedrale e i ponti), medievale (la torre attribuita alla fase dellincastellamento
aragonese e i bastioni sul Liri) e moderna (edilizia privata e sacra) sono stati costruiti con blocchi di travertino fluvio-lacustre molto permeabile e poroso, facilmente lavorabile, proveniente da depositi concrezionari spugnosi e vacuolari
formati da alluvioni antiche e contenenti flore e faune, che affiorano nelle localit
Valle Radice, San Giuliano, San Ciro, Tombe, Ruscitto e Colle dArte; con un calcare compatto di montagna, presente in diverse zone della valle e dei rilievi prospicienti e soprattutto estratto dalle cave di Vicalvi, si realizzarono monumenti
funerari, cippi, pavimentazioni e rivestimenti. Da banchi di areniti, affioranti fra
il colle di Brocco (comune di Broccostella) e Campoli Appennino, furono estratti
i materiali utilizzati per la realizzazione di pezzi medievali e tardomedievali (lo
stemma angioino e le cornici delle finestre di Palazzo Mobili Carrara) e dei conci
della linea difensiva del borgo murato di Broccostella.

Le dinamiche storiche

Larea edificata insiste su pregressi nuclei urbani, la cui ricostruzione storica e topografica, insieme con quella del circostante territorio, non certamente avulsa
dallanalisi dei dati ambientali illustrati: linsediamento antico infatti presidiato
da una roccaforte naturale, cinto dallaltro lato dal fiume, posto allo sbocco delle
valli e alla convergenza di numerosi assi viari, favorito da unabbondante disponibilit di risorse idriche favorevoli a culture intensive; questi motivi spiegano le
guerre di espansione romana. Purtroppo i documenti materiali delle precedenti
culture volsca e sannita sono andati perduti, ad eccezione delle mura in opera poligonale e di qualche frammento di ceramica dellet del Ferro, mentre la presenza
romana ampiamente documentata da reperti, monumenti e assetti urbanistici e
viari, soprattutto attinenti e successivi alla militarizzazione del territorio ed al suo
assoggettamento politico e culturale dalla fine del IV secolo a.C.
La posizione di confine dellabitato medievale tra i territori controllati dallAbbazia di Montecassino, dallo Stato della Chiesa e dal Regno meridionale esasper la
naturale vocazione ad avamposto militare e determin le frequenti distruzioni
belliche ed i mutamenti urbanistici.
Alla fine del XVI secolo Sora mantiene ancora lassetto medievale, se in una relazione del 1579 al nuovo Signore del ducato, Giacomo Boncompagni, la cittadina
appare murata dintorno di fabbrica antica e debole11. Gi nel secolo successivo, dopo
la costruzione di palazzi nobiliari e conventuali ed il restauro delle chiese pi importanti, assumer laspetto documentato dal dipinto della Madonna della Vallicella, da un altorilievo a stucco degli inizi del XVII secolo, da un cabreo del 1735,
da una calcografia degli inizi del secolo XVIII12. Paradossalmente la ricostruzione
e la riqualificazione urbana successive al terremoto del 1915 ripristinarono limpianto ad assi ortogonali di cui la via principale, il Corso Volsci, ricalca il decumanus maximus, segmento dellantichissima strada di congiunzione tra Tirreno ed
Adriatico.

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Sintesi storica

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L A

LA PREISTORIA

Le prime ricerche sulla preistoria del territorio di Sora, Isola Liri e della valle di
Comino furono condotte da Giustiniano Nicolucci nella seconda met dell800.
Uomo di vasta cultura, non solo sinteress alla ricerca dei reperti fossili e manufatti dellet della pietra, ma anche rese noti i risultati in numerose pubblicazioni13.
Dal 1960 una nuova fase delle ricerche ha portato alla luce limportante giacimento
di Sora in localit Valleradice. La successiva raccolta di ossa da parte di Vincenzo
Persichini di Sora e le notizie apparse sulla stampa locale furono le premesse al sopralluogo di Italo Biddittu nel 1962. Fu cos individuato a Valleradice, in unarea
sconvolta dalla cava di travertino dei fratelli La Rocca, un accumulo terroso che
conteneva ancora numerose ossa fossili e rari manufatti del Paleolitico medio.
Nellagosto 1965 fu condotta per conto dellIstituto Italiano di Paleontologia
Umana una campagna di scavo che consent di recuperare centinaia di ossa fossili appartenenti a numerose specie e poche decine di manufatti in pietra che confermarono la frequentazione del sito da parte delluomo di Neanderthal. Poco
tempo dopo anche nella localit di Carnello, nellarea di unaltra cava di travertino ormai abbandonata, erano individuati da Italo Biddittu accumuli di terra con
presenza di faune e manufatti litici contemporanei di quelli di Valleradice.
In quegli anni hanno inizio anche le osservazioni geologiche di L. Malpieri e A. G.
Segre sui depositi quaternari del bacino di Sora, lo studio di P. Cassoli e L. Cardini
sulle faune fossili e di I. Biddittu sui manufatti litici14.
Il territorio di Sora caratterizzato da un ampio bacino esteso per circa 5 km allo
sbocco della valle Roveto. La successione dei depositi, nota attraverso numerose
trivellazioni, si estende per uno spessore di oltre 100 m ed connotata da formazioni lacustri e fluvio-lacustri coronati da travertini. I lavori di cava hanno portato
alla luce depositi di terre rosse contenuti in cavernosit e sacche presenti alla sommit dei travertini modellati da antico carsismo. Nella terra rossa argillosa era
contenuta abbondante fauna fossile associata a rari manufatti in selce e quarzite
del Paleolitico medio (musteriano). La corrispondenza tipologica dei manufatti,
luso di arnioni silicei che sembrano derivati dalle stesse fonti di approvvigionamento, la correlazione stratigrafica tra i due giacimenti che distano tra loro circa 6
km, suggeriscono in via ipotetica la medesima attribuzione cronologica alla fase finale dello stadio isotopico 5 (MIS 5) e forse inizio del 4 (tra 80.000 e 40.000 anni fa).
Di particolare interesse la distinzione tra i due giacimenti nella composizione delle

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associazioni faunistiche che rivelano il condizionamento di habitat differenti, mettendo in evidenza soprattutto dai resti di avifauna. A Carnello, un tempo circondato da ampia distesa lacustre, sono pi frequenti specie condizionate dalla
presenza dellambiente circumlacustre, mentre a Valleradice, circondata da alte
montagne, quelle rupicole o di alta quota. Lo stato di fratturazione delle ossa, diverso da quello osservato nei giacimenti archeologici, e la rarit dei manufatti litici indicano che lapporto umano allaccumulo delle ossa insignificante, mentre
stato determinante quello degli animali predatori rappresentati dal Leone, dalla
Lince, dal Leopardo, dalla Iena, dal Lupo, dalla Volpe e dallOrso speleo.
I manufatti in selce rinvenuti nelle due localit non sono molto numerosi, ma presentano le inconfondibili caratteristiche della tipologia degli oggetti realizzati dalluomo di Neanderthal con la tecnica levalloisiana che prevedeva la forma della
scheggia attraverso un particolare lavoro di preparazione del nucleo di materia
prima. Un eccezionale reperto di homo neanderthalensis, specie a cui sono attribuiti i manufatti di Sora e Carnello, il cranio rinvenuto nella Grotta Guattari al Monte Circeo.
(in collaborazione con Italo Biddittu)

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LA NECROPOLI VOLSCA
DI ISOLA DEL LIRI

Il territorio nel primo millennio a. C. era caratterizzato da un sistema di stanziamenti agro-pastorali e perilacustri posti alla convergenza di strade importanti dal
punto di vista strategico ed economico15. Antichi insediamenti pastorali, databili
fra XI e VI secolo a. C., solo dal VII secolo divennero stanziali, sono stati in passato individuati sulle alture del colle San Casto, Valletta SantAngelo, in localit
Forca, Case Baffetta e Madonna di Valfrancesca, nei guadi di Santa Lucia, Pontrinio, sul monte SantAngelo, a ridosso del tratturo in localit Spinelle16.
Era il periodo della grande egemonia volsca sul Lazio meridionale, dallAppennino alle coste tirreniche17; ad economia agro-pastorale, i Volsci prediligevano gli
insediamenti daltura a dominio di valli bagnate da corsi fluviali che essi seguivano negli spostamenti durante la transumanza e lalpeggio.
Tra il 1880 e il 1886 erano in atto i lavori per la realizzazione del terzo tronco ferroviario della linea Roccasecca- Avezzano che attraversava il territorio di Isola
Liri e per cui era necessario materiale di cava che, come ricorda lo scienziato Giustiniano Nicolucci, fu ricavato in un piccolo terrazzo formato di sabbia fluviale, relitto
di antico deposito del fiume Liri posto sul sinistro fianco dellantica strada che da
questo Comune conduce alla citt di Arpino, in un fondo di propriet Marsella Il Nicolucci annota ancora che tagliandosi dallalto in basso quel terreno per trarne arena
occorrente ai fabbricati della ferrovia in costruzione Roccasecca-Avezzano, nella parte superiore dello stesso, a poco pi di un metro di profondit dalla superficie, sincontrarono
dapprima alcune ossa umane alle quali non prestossi attenzione, e che andarono disperse;
ma la presenza di quelle ossa accompagnate da molti frammenti di vasi, fattasi pi frequente, mise in sullavviso gli scavatori dellarena, i quali, esaminando con diligenza i
luoghi in cui comparivano le ossa e le terrecotte, ne trassero parecchi vasi frammenti ed interi con qualche arma in ferro, e qualche utensile in bronzo
Il Nicolucci continu le ricerche salvando anche reperti osteologici umani e in particolare i crani che rappresentavano un suo principale interesse di studio. Di particolare interesse i dati riassuntivi da lui riportati: La parte del terrazzo nel quale
furono rinvenute le tombe si prolunga, a sinistra dellantica strada Isola-Arpino, per metri
60 e si allarga nellinterno per metri 20, sicch il suolo occupato dal sepolcreto, compresa
la parte non ancora scavata, pu ragguagliarsi approssimativamente a metri 1200 quadrati. Si calcola che allincirca quaranta fossero stati i sepolcri manomessi; quelli esplorati
da me furono dieci, ma altri ve ne sono ancora non pochi, ed io ho presa ogni precauzione,

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perch per lavvenire, continuandosi lo scavo durante la mia assenza, nulla andasse disperso []. Le tombe [.] erano tutte scavate nel terreno alla profondit [] di oltre un
metro e distanti qual pi qual meno di un metro e mezzo luna dallaltra. Erano disposte
in fila, e consistevano in fosse rettangolari [] capaci di raccogliere [] un sol cadavere.
Il morto vi era collocato col capo volto ad oriente, e i piedi alloccidente. Accanto ai piedi
era una grande olla coperchiata, e a fianchi e presso al capo parecchi vasettini, e, in alcune
fosse degli uomini, una cuspide di lancia in ferro
Nellillustrare il sepolcreto nel 1887, Nicolucci, dopo aver esposto delle considerazioni che lo portano ad escludere lepoca romana, conclude dicendo che il territorio di Isola Liri era paese Volsco, e perci volsca vuolsi ritenere la necropoli di cui
discorriamo, e Volsci coloro che vi erano sepolti, sicch dai crani che vi sono stati raccolti
possiamo avere cognizione del tipo craniale di questo antico popolo italico18 Il sito di
rinvenimento forse riconoscibile nella localit Nazareth, nei pressi del Campo
sportivo di Isola del Liri.
Il corredo della necropoli consisteva in oinochoe a becco sinuoso, anfore, olle in ceramica dimpasto e prese a bugna, teglie monoansate e biansate, punte di lancia,
ed databile fra il VII ed il V secolo a. C.19

Le belle tavole di illustrazione dei materiali ceramici e metallici rinvenuti ad Isola


confermano nella maggior parte dei casi lattribuzione cronologica alla presenza
volsca nel territorio, ricavata anche dai confronti con i reperti dei recenti scavi effettuati nella regione, a Frosinone, Veroli e Sora20; alcuni reperti invece indicano
che larea del sepolcreto era stata utilizzata anche in alcune fasi dellantica et del
bronzo. I recenti scavi nel villaggio dellEt del bronzo a Tremoletto, sulle sponde
di antico bacino lacustre, i resti di insediamento neolitico a San Marciano, ampliano le conoscenze sullimportanza dellantichissima via di espansione rappresentata dal percorso Valle dellAmaseno-Frosinone-Castelliri-Isola Liri-Sora-Valle
Roveto.
(in collaborazione con Italo Biddittu)

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Lespansione romana e la conquista di Sora


Sintesi storica

Con la penetrazione romana, la compagine volsca si ritir dai possedimenti costieri fino a perdere la supremazia territoriale e a diventare incapace di organizzare una risposta bellica efficace, ormai ridotta ad essere ferocior ad rebellandum
quam ad bellandum gens21; i Sanniti, interessati al controllo dellaccesso alle miniere
della Meta, costituirono una lega con Roma contro il comune nemico volsco. Nel
345 a. C. Sora conquistata dopo un accordo che prevede la spartizione delle citt
del Lazio meridionale22: gli insediamenti a destra del Liri sono romani, quelli a sinistra sanniti. Laccordo dur un trentennio perch nel 315 rioccupata dai Sanniti23 , nel 314 passa definitivamente e drammaticamente ai Romani, come narra
lo storico latino Tito Livio; nel 306 ripresa per poco tempo dai Sanniti24 , ma nel
305 riconquistata dai Romani25. Nel 303 diventa colonia a diritto latino per senatoconsulto, acquisendo quindi una certa autonomia giuridica consistente in un
diritto parziale di cittadinanza, in costituzioni, leggi, magistrati, censo, monetazione ed esercito propri, nella partecipazione alla spartizione del bottino di guerra
e dellager publicus, ma anche nellobbligo di fornire un contingente di soldati proporzionale al numero degli iuniores, i cittadini abili alle armi, e nellobbedienza alle
scelte in politica estera di Roma. A Sora furono dedotti 4000 coloni che spartirono
un territorio di 640 kmq, esteso verso le valli di Roveto e del Lacerno e confinante
con lagro arpinate, di cui il Fibreno era il limes26. La conquista e la rifondazione
coloniale di Sora permettevano cos di controllare un territorio scarsamente fedele, posto allingresso della valle di Comino, ricca di risorse minerarie, e sulla
strada di congiunzione tra le vie Latina e Valeria, costituendo quindi un avamposto strategico ben presidiato a ridosso dei valichi appenninici. Le costruzioni di
questo periodo sono strumenti preziosi per valutare gli orientamenti architettonici
ed urbanistici di Roma tra il IV ed il III secolo a. C.
E infatti individuabile una facies artistica ed architettonica che trova confronti in
ambiti territoriali definiti geograficamente e segnati dagli Appennini centrali e
meridionali; valgano come esempio il confronto tra la caratteristica sagoma del
podio del tempio di Sora e di Aesernia (Isernia), risalente ad un periodo successivo
alla deduzione della colonia latina nel 264 a. C., la somiglianza della struttura e
dellorientamento dei due santuari, laffinit dellimpianto urbanistico tra Sora ed
Alba Fucens, colonia dedotta nel medesimo anno. A queste colonie si pu attribuire unopera di vasta e profonda diffusione della cultura etrusco-latino-

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campana del IV-III secolo a. C., come si nota anche dalla tipologia dei materiali
provenienti dalle stipi votive di cui si dir in seguito.
Sono di questo periodo anche i santuari extra-urbani eretti in aree sacre gi frequentate in passato, la presenza di esempi ceramici darea etrusco-campana nelle
stipi votive, la prima sistemazione urbanistica di Sora, modellata sul castrum militare romano, la ristrutturazione viaria e la trasformazione del paesaggio operata
dalla distribuzione agraria.
Alla fine del III secolo a. C. la valle del Liri pacificata: nel 241 fu infatti incorporata definitivamente nella res Publica con liscrizione delle famiglie del territorio alla trib rustica Romilia, la cui appartenenza menzionata in numerose
epigrafi27. Qualche resipiscenza insurrezionale e separatista si registra nel 209,
quando Sora rifiuta di fornire a Roma un contingente nella guerra contro Annibale
insieme con altre colonie; di tale infedelt alla causa romana punita nel 204 con
limposizione del raddoppio del contingente militare e di un tributo annuo28.

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STORIE DI LIVIO
LE MURA POLIGONALI

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La conquista romana di Sora nel 314 a. C. ampiamente narrata da Tito Livio29. Lo


storico latino tratteggia con studiata e rara enfasi una pagina di brutalit bellica e
ricorre anche allevidente stratagemma retorico della duplicazione della pi celebre conquista di Troia; c una qualche affinit con la narrazione omerica, nella
descrizione particolareggiata del sito, della difficolt dellimpresa, delle mura in
opera poligonale costruite dai Volsci e forse rinforzate dai Sanniti nel vano tentativo di fermare laccerchiamento romano, della deportazione a Roma e della condanna a morte per decollazione eseguita nel foro romano di 225 Sorani, allo scopo
di vendicare luccisione dei coloni avvenuta durante la rioccupazione sannita dellanno precedente30.
Ad Soram inde reditum; novique consules M. Poetelius C. Sulpicius exercitum ab
dictatore Fabio accipiunt magna parte veterum militum dimissa novisque cohortibus in
supplementum adductis. Ceterum cum propter difficilem urbis situm nec oppugnandi
satis certa ratio iniretur et aut tempore longinqua aut praeceps periculo victoria esset, Soranus transfuga clam ex oppido profectus, cum ad vigiles Romanos penetrasset, duci se extemplo ad consules iubet deductusque traditurum urbem promittit. Visus inde, cum
quonam modo id praestaturus esset percunctantes doceret, haud vana adferre, perpulit
prope adiuncta moenibus Romana castra ut sex milia ab oppido removerentur: fore ut
minus intentae in custodiam urbis diurnae stationes ac nocturnae vigilae essent.
Ipse insequenti nocte sub oppido silvestribus locis cohortibus insidere iussis, decem milites delectos secum per ardua ac prope invia in arcem ducit, pluribus quam pro numero virorum missilibus telis eo conlatis; ad hoc saxa erant et temere iacentia, ut fit in aspretis,
et de industria etiam quo locus tutior esset ab oppidanis congesta.
Ubi cum constituisset Romanos semitamque angustam et arduam erectam ex oppido in
arcem ostendisset, Hoc quidem ascensu inquit vel tres armati quamlibet multitudinem arcuerint; vos et decem numero, et, quod plus est, Romani Romanorumque fortissimi
viri estis. Et locus pro vobis et nox erit, quae omnia ex incerto maiora territis ostendat. Ego
iam terrore omnia implebo; vos arcem intenti tenete.
Decurrit inde quanto maxime poterat cum tumultu: ad arma, et pro vestram fidem,
cives, clamitans arx ab hostibus capta est; defendite, ite.
Haec incidens principum foribus, haec obviis, haec excurrentibus in publicum pavidis in-

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crepat. Acceptum ab uno pavorem plures per urbem ferunt. Trepidi magistratus missis ad
arcem exploratoribus cum tela et armatos tenere arcem multiplicato numero audirent,
avertunt animos a spe reciperandae arcis; fuga cuncta complentur portaeque ab semisomnis ac maxima parte inermibus refringuntur, quarum per unam praesidium Romanum
clamore excitatum inrumpit et concursantes per vias pavidos caedit.
Iam Sora capta erat, cum consules prima luce advenere et quos reliquos fortuna ex nocturna caede ac fuga fecerat in deditionem accipiunt. Ex his ducentos viginti quinque, qui
omnium consensu destinabantur et infandae colonorum caedis et defectionis auctores, vinctos Romam deducunt; ceteram multitudinem incolumem praesidio imposito Sorae relinquunt. Omnes qui Romam deducti erant virgis in foro caesi ac securi percussi summo
gaudio plebis, cuius maxime intererat tutam ubique quae passim in colonias mitteretur
multitudinem esse.

Si ritorn poi a Sora: i nuovi consoli Marco Petelio e Caio Sulpicio ricevettero in
consegna dal dittatore Fabio lesercito, rinnovato in gran parte dopo il congedo dei
veterani e la loro sostituzione con coorti nuove. Lubicazione della citt, per, non
permetteva una rapida espugnazione, e la sua conquista o sarebbe andata per le
lunghe o si presentava pericolosa se affrettata; ma ecco che un traditore sorano,
partito clandestinamente dalla citt e insinuatosi tra le sentinelle romane, si fa
condurre subito dai consoli a cui promette di consegnare la citt. Quando poi, alla
loro richiesta sul modo con cui avrebbe potuto mantenere quello che prometteva,
ebbe esposto il suo piano ed esso fu giudicato attuabile, fece portare laccampamento romano, che quasi era a ridosso delle mura della citt, alla distanza di sei
miglia, per rendere meno intensa la vigilanza dei posti di guardia durante il giorno
e delle sentinelle durante la notte.
Nella notte seguente poi, fatte disporre alcune coorti in una localit boscosa vicinissima alla citt, egli guida dieci soldati scelti per un cammino arduo ed impraticabile fin su alla rocca, provvisti di un numero di giavellotti alquanto pi
rilevante di quello degli uomini: erano anche sul posto numerose pietre, alcune casualmente, come accade nei luoghi sassosi, altre ammassate a bella posta dai cittadini a maggior difesa della rocca.
Condotti sul posto i Romani, egli mostr loro il sentiero stretto e scosceso che dalla
citt portava fino alla rocca e disse: Tre soli uomini armati basterebbero a re-

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spingere qualsiasi moltitudine da questa salita: voi siete dieci, per di pi Romani,
anzi, i pi forti dei Romani. Avrete il vantaggio della posizione e della notte in
cui lincertezza a chi gi impaurito fa vedere tutto pi grande. A seminare ovunque il terrore penser io: voi badate alla rocca. Poi si precipita in basso fingendosi
atterrito quanto pi gli possibile e Alle armi! grida Ahim, ahim, cittadini:
la rocca stata occupata dai nemici: correte, difendetela! Cos egli grida davanti
alle porte dei maggiorenti, cos a tutti quelli che incontra, cos a quanti accorrono
trepidanti sulla piazza. Lo spavento si diffonde per la citt. I magistrati angosciati
mandano gente verso la rocca per avere notizie: quando sentono che essa occupata da armi e armati di cui il terrore aumentava il numero, rinunziano allidea di
tentare la riconquista; dappertutto gente che fugge; le porte sono abbattute da una
folla ancora intorpidita dal sonno e quasi tutta disarmata; da una porta fa irruzione il presidio romano, richiamato dalle grida, che uccide coloro che si aggirano
impauriti nelle strade. Quando alle prime luci dellalba giunsero i consoli, Sora era
ormai presa: ad essi si arresero tutti quelli che erano scampati alla strage notturna
o non erano riusciti a fuggire; duecentoventicinque di questi, riconosciuti da tutti
colpevoli dellinfame uccisione dei coloni e del tradimento, furono condotti a
Roma in catene dai consoli che lasciarono a Sora il resto della popolazione incolume sotto il presidio romano. I prigionieri furono frustati e poi decapitati e la
plebe ne fu molto contenta, perch era suo grande interesse che coloro i quali
erano dislocati nelle varie colonie fossero in condizione di sicurezza.

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tratti conservati
tratti ricostruiti

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SAXA DE INDUSTRIA CONGESTA


LE MURA IN OPERA POLIGONALE

Sul colle che sovrasta la citt - dal colle della Madonna delle Grazie a quota m 387
s.l.m. (collina A), poi sullo sperone roccioso alto 512 m s.l.m. segnato dalla seconda croce dei Padri Passionisti (collina B), fino al punto pi alto (m 546) del
colle di S. Casto (collina C) per poi scendere allo sperone di nord est (D) di circa
500 m s.l.m. - corre lampio circuito murario in opera poligonale di I - II maniera
eretto nel corso del IV secolo a. C. da trib volsche e sannite a protezione delloppidum in uno strenuo quanto inutile tentativo di opporsi alla conquista romana,
poi avvenuta definitivamente nel 314 a. C., cos come testimoniato dalla diffusa
descrizione liviana31. Difatti, nel minuzioso e drammatico racconto della presa di
Sora si fa un chiaro riferimento allopera difensiva, anche se molti elementi narrativi sono evidentemente un artificio di tradizione epica: anche qui c un traditore che approfitta del favore della notte ingannatrice, che suggerisce di spostare
di sei miglia laccampamento romano (verosimilmente in val di Roveto, nella zona
di Balsorano), di attaccare loppidum con dieci e ben scelti soldati convinti con un
discorso di studiata e persuasiva retorica e che provvede a seminare il panico nella
citt inerme ed addormentata. Il sacrificio della citt si consumer poi nelluccisione di centinaia di concittadini e nella confisca delle terre.
La citt, ormai accerchiata dallesercito romano, poteva opporre un strenua difesa
grazie ad unubicazione particolarmente favorevole. Lo storico documenta a questo punto, con rapide e precise annotazioni, le mura affermando che erano
sul posto numerose pietre, alcune casualmente, come accade nei luoghi sassosi,
altre ammassate a bella posta dai cittadini a maggior difesa della rocca. Inoltre, fa espressa menzione di un sentiero angusto e scosceso che dalla citt portava
fino alla rocca, lasciando quindi intendere che solo in caso di pericolo i Sorani abbandonavano le loro case per cercare riparo in un luogo pi sicuro. Dal brano latino si ricavano altre preziose informazioni: la citt (oppidum) sorgeva in basso,
circondata da mura, in uno spazio differenziato dalla rocca (arx). Il sistema sorano pu quindi essere inserito nella categoria degli oppida/urbes provvisti di arx
cui appartengono altri centri vicini come Vicalvi, Atina, SantElia Fiumerapido,
Rocca dArce, Monte Nero di Castro dei Volsci e molte fortificazioni dellAppennino centro-meridionale e che caratterizza le citt appartenenti alla confederazione sannita, in cui murus erant montes; difatti i Sanniti usavano sfruttare
abilmente le difese naturali e rafforzarle con ostacoli artificiali con mura a secco

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di origine sabellica32. I recinti murari hanno in comune la tecnica costruttiva, la


modalit storica che ne rese necessaria la costruzione, e cio lespansione romana
culminata in questo territorio con le guerre sannitiche, la capacit di superare a
volte forti dislivelli, la volont di includere larx ed il suburbio per proteggere la
citt ed il bestiame33.
Nel caso di Sora, le mura correvano lungo il crinale del monte e sbarravano il passaggio soprattutto a sud-ovest, nel momento in cui pi forte si avvertiva la minaccia dellavanzata romana verso il cuore del Sannio e le montagne della Meta,
ricche di giacimenti metalliferi.
Probabilmente lopera fu frutto di una lunga fase delaborazione in fasi cronologiche diverse da parte di maestranze specializzate; ma le mura si resero necessarie soprattutto nel IV secolo per le mire espansionistiche romane nel Lazio
meridionale e forse furono utilizzate per breve tempo anche durante la guerra sociale (91-87 a. C.).
Per la sua posizione dominante e per linaccessibilit del luogo, il colle cos fortificato ha svolto fin dalle origini le funzioni di spazio sacro per antichi riti religiosi,
di area stabilmente abitata, di presidio difensivo e di controllo strategico dei passi
obbligati in collegamento segnaletico con altri centri simili, come Vicalvi, ma
anche di ultimo rifugio per la popolazione sottostante in caso di necessit.
I rinvenimenti sulle colline A, B, C, in particolare di ceramiche dabitato (altura B)
e di votivi fittili pertinenti ad un santuario (altura C), databili fra lXI ed il VII secolo a. C. e relativi allet del Ferro ed arcaica, documentano la frequentazione di
tutta larea34.
Tecnica costruttiva

La cinta apicale di difesa e di avvistamento, che doveva avvolgere le tre alture del
colle, fu edificata senza ricorrere alluso di fondazioni e direttamente sulla viva
roccia, mediante la sovrapposizione denormi massi irregolari di pietra calcarea,
cavati sul posto, messi in opera facendoli scivolare lungo i piani di giacitura obliqui originari dello strato calcareo e connessi gli uni con gli altri secondo una singolare tecnica che non prevedeva limpiego di sostanze cementizie.
Il materiale utilizzato per la costruzione dellintera cinta muraria un compatto

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calcare di montagna, sicuramente prelevato dallo stesso colle. Le mura sono interamente costituite da blocchi in opera poligonale tagliato irregolarmente, e gli
spazi tra masso e masso sono riempiti da scaglie dello stesso materiale; i blocchi
sono sbozzati in superficie e di dimensioni differenti. I massi di dimensione maggiore sono spesso disposti sulle assise superiori per conferire maggior stabilit
alla struttura. Le mura presentano tecniche diverse, forse per i rifacimenti successivi: alcuni tratti presentano, infatti, un paramento pi regolare e filari paralleli; tale accuratezza di esecuzione era possibile solo quando la lavorazione dei
blocchi avveniva in opera e i muri allettati su piano. Lungo il viottolo che conduce alla piazzola del pennone sindividua qualche blocco che presenta tracce di
terebretazione, un sistema che permetteva di separare ed alzare i macigni, praticando nei massi una o pi incisioni a sezione trapezoidale in cui erano inseriti
cunei di legno opportunamente bagnati; la loro dilatazione aveva un sicuro effetto dirompente. Il blocco divelto e trainato in prossimit della costruzione subiva
una sommaria sgrossatura, quindi un accurato livellamento della base e della faccia laterale da connettere con il masso posizionato in precedenza. Una volta issato con laiuto di argani e leve o rotolato fino al luogo di utilizzazione, il blocco
era alloggiato sul piano di posa, spesso costituito dalla viva roccia, e rifinito sulle
restanti superfici di congiunzione, lasciando ancora scabra la sola faccia anteriore,
che era a sua volta pareggiata solamente dopo la posa in opera degli strati successivi. Non sempre per la stessa superficie muraria presenta omogeneit di esecuzione, anzi talora si riscontrano soluzioni metodologiche diverse sia nella
lavorazione sia nella connessione dei blocchi di pietra.

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Topografia

Sulla base della fotografia aerea e lannotazione dei tratti ancora conservati, si pu
ricostruire landamento del circuito difensivo, anche se nel corso dei secoli molti
blocchi sono rotolati a valle o sono stati incorporati nella costruzione delle opere
difensive medievali o di macere35.
La pianta certamente determinata dallorografia dellaltura con una studiata tendenza a sfruttare le asperit rocciose della dorsale appenninica impostandosi sui
costoni rocciosi che diventano parte integrante della struttura.

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Il circuito parte dallo sperone roccioso denominato Torrevecchia, sinerpica sul


crinale che congiunge la chiesa di SantAntonio abate allarea su cui oggi sorge il
santuario della Madonna delle Grazie, quindi le mura addossate al terrapieno sostengono e terrazzano il viottolo che conduce a nord, poi piegano verso NE raggiungendo il sito su cui oggi sinnalza la croce di ferro eretta nel 1933 in ricordo
di una missione dei Padri Passionisti e quindi salgono fino alla seconda croce.
Blocchi sparsi da questo punto e lungo tutto il crinale segnalano che il circuito doveva proseguire fino allarea oggi occupata dal castello per poi scendere a valle
lungo il versante settentrionale del colle, fino a toccare la localit Madonna di Valfrancesca: nei pressi della stradina pedemontana recentemente sistemata, allaltezza delledificio che fino a qualche tempo fa ospitava la scuola primaria, resta il
tratto pi conservato dellintero circuito.
Il percorso murario si snoda quindi per km 3,6 ed ingloba una superficie di 71
ettari.
Alcuni linee murarie corrono parallelamente soprattutto sulla prima collina, formando due cerchia di mura a difesa del luogo pi pianeggiante e meno protetto
naturalmente dellintera rocca e di unarea sacra frequentata gi dal VII secolo
a.C., come il rinvenimento di testine votive cadute dallalto e poste in luce da recenti scavi nellarea prospiciente il palazzo del Museo lascia supporre36.
Stato di conservazione

Le recenti ricognizioni propongono il problema della tutela, della conservazione


e della valorizzazione dellantico percorso murario di Sora, soprattutto se si comparano le immagini scattate in passato con quelle odierne: lultimo baluardo dellindipendenza culturale ed economica della trib volsco-sannita versa in uno
stato di incredibile incuria ed abbandono. Le mura, gi saccheggiate nei secoli
passati e riutilizzate nella costruzione delle difese medievali, dei terrazzamenti
della chiesa della Madonna delle Grazie e delle macere, hanno subito nel tempo
continue devastazioni. Tra laltro, una folta e impenetrabile vegetazione di sottobosco nasconde completamente i tratti pi belli e significativi e ne minaccia la stabilit, numerosi massi sono rotolati franando a valle, altri ancora sono interrati; per
tali motivi, stato impossibile effettuare un rilevamento pi preciso e fedele.

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Tratti ancora in opera

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Sono ancora visibili i seguenti lacerti di mura in opera poligonale: immediatamente al di sopra della chiesa di SantAntonio abate, che ingloba nella parete laterale delledificio un blocco sotto il pennone alzabandiera. Il tratto conservato
per una lunghezza massima di metri 8 per unaltezza di m 2,70. Il blocco individuato alla fine degli anni 70, con fessura a sezione trapezoidale per il trasporto e
la messa in opera, franato a valle tra la precedente piazzola e la chiesa della Madonna delle Grazie: tratti franati al di sotto del viottolo che si inerpica dopo la
chiesa: il tratto, lungo m 7 e alto m 4, oggi solo parzialmente visibile in corrispondenza di una presa dacqua: il tratto, forse il pi conservato e il pi lungo,
completamente nascosto da una fitta vegetazione sul crinale immediatamente aggettante: tre filari conservati su cui si impostano le mura medievali al di sotto del
viottolo che conduce al castello, terrazzato per lappunto dai blocchi e dalla terra
di riempimento delle mura; a m 40 circa dalla localit Rava Rossa, ancora in
opera un tratto lungo m 20 ed alto m 4.

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Sora romana
Sintesi storica

Agli inizi del I secolo a.C. la valle del Liri uno degli scenari della guerra sociale
con cui gli Italici reclamano la cittadinanza romana, necessaria allacquisizione di
diritti civili ed economici: nel 90 a. C. lesercito italico mette in fuga quello romano
nella valle del Liri37, ma alla fine dello stesso anno il console Caio Mario sbaraglia
le truppe dei Sanniti e dei Marsi in uno scontro presso Sora38. Finalmente con la
lex Julia de civitate Latinis et sociis danda, promulgata nel 90 a.C. da Lucio Giulio
Cesare durante il periodo della guerra sociale, con lo scopo di concedere agli alleati fedeli ed ai ribelli ravveduti gli stessi diritti e privilegi dei cittadini romani,
come il diritto al voto e lesenzione dalle tasse, e con la lex Plautia Papiria de civitate sociis danda, presentata nell89 a.C. dai tribuni della plebe Marco Plauzio Silvano e Caio Papirio Carbone, secondo cui le persone iscritte come cittadini di citt
federate e con il domicilio in Italia al tempo dellapprovazione della legge avrebbero avuto la cittadinanza romana se avessero dato il loro nome al pretore della
propria citt entro sessanta giorni, anche Sora ottiene la piena cittadinanza romana; essa diventa municipium cum suffragio retto da quattuorviri, un municipio
dunque con diritto di voto e con un consiglio eletto dai cittadini, dipendente pi
strettamente da Roma e meno autonomo dei municipia sine suffragio39. I cives Sorani,
ormai Romani a tutti gli effetti, pagavano le tasse per le spese di guerra, prestavano servizio militare, usavano monete coniate nelle zecche romane, potevano
votare ed essere eletti alle cariche pubbliche.
Tra il 42 e il 31 a.C. la colonia di Sora rifondata per decisione dei triumviri Marco
Antonio, Emilio Lepido e, soprattutto, Caio Ottaviano il futuro Augusto con
la deduzione della IV legione formata da veterani delle guerre civili nelle province orientali contro Bruto e Cassio e definita Sorana nelliscrizione edita in CIL
X, 571340. Il criterio di scelta fu dettato dallopportunit di ricompensare e liquidare
i soldati con un ridotto dispendio e impiego di forze: le citt italiche scelte erano
in genere colonie a diritto latino o romano, e quindi in precedenza gi bonificate
secondo il sistema agrimensorio della centuriazione. Le confische avvennero a
danno dei possidenti locali, mentre le propriet dei militari o dei loro eredi, dei senatori, dellaristocrazia o i lotti pi esigui furono risparmiati. La rifondazione coloniale nella seconda met del I secolo a. C. mut parzialmente laspetto e la
cultura del territorio e si espresse nellurbanizzazione a pianta ortogonale, nella
regolarizzazione del Liri, nella bonifica delle zone paludose, nella centuriazione41,

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nella viabilit, nella costruzione di necropoli centuriali, nei monumenti funerari,


ornati da fregi dorici e continui con rilievi di armi e da statue in habitu militari, a
ricordo dellattivit svolta in vita dal defunto e il grado raggiunto, o da stele e
busti funerari di togato, segno inequivocabile del cambiamento socio-economico
della citt in rapporto anche alla crescita dellindustria boschiva, estrattiva, tessile
e dellallevamento.
La colonizzazione contribu alla fusione delle tendenze artistiche, architettoniche
ed urbanistiche di diversa provenienza e tradizione che produssero a loro volta
nuovi modelli ed esiti culturali, anche se difficile stabilire quanto si sia svolto nel
segno della continuit e quanto invece sia frutto di innovazione e cambiamento.
Nuovi ed antichi culti realizzarono quel sincretismo religioso che caratterizz il
passaggio e la trasformazione culturale, economica e politica del I secolo: accanto
ad una religiosit pi ufficiale e spesso sostenuta finanziariamente dalla classe dirigente locale, sopravvissero i culti preesistenti e legati alle fonti e ai boschi di cui
la zona era ricca: nei santuari rupestri, spicca il culto del dio Silvano o di Ercole,
preposto alla tutela del bestiame, e si invoca Juppiter insieme agli dei indigeti, oppure entrano a far parte del pantheon locale culti orientali, forse introdotti dai veterani o dal ceto libertino, spesso di provenienza greca o asiatica.
Dalla fine del I secolo d. C. in poi, gli scenari sociali ed economici cambiano nuovamente: la crisi agricola, linflazione, la scarsa natalit, una riorganizzazione dello
sfruttamento del territorio nel 126 d. C. (se degna di fede la notizia, imprecisa e
lacunosa, del Liber Coloniarum, secondo cui durante il consolato di Marcus Annius
Verus e di Ambibulus, avvenne una nuova deduzione coloniale; pi probabilmente
si tratta del non infrequente conferimento onorifico del titolo e del grado di colonia)42, determinarono lascesa del ceto libertino, come testimonia il vasto repertorio epigrafico risalente soprattutto a questo periodo. Solo dalla seconda met del
II secolo d. C., e soprattutto in et antoniniana e severiana, un nuovo ceto emergente espresse il ruolo sociale in una monumentalit raffinata e ricca di citazioni
post-classiche, come nel caso del capitello figurato e in alcune cornici riutilizzate
nella costruzione della chiesa di San Domenico di cui si dir oltre.

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LA VIABILIT ROMANA

La conquista romana impose la riorganizzazione politica, il controllo militare del


territorio e la costruzione di nuove strade o la sistemazione dei pi antichi tratturi italici.
Secondo le fonti letterarie e i dati archeologici, le principali vie della citt in et repubblicana erano larghe 4,35 m e pavimentate con pietre piatte, almeno in area urbana, o con ciottoli fluviali e scapoli di travertino locale e risalirebbero al periodo
tardo-repubblicano, quando la valle venne centuriata43.
La viabilit antica ricostruibile anche grazie al rinvenimento di numerose tombe
di diversa fattura e dimensione: le semplici tombe a cappuccina, i recinti sepolcrali di estensione regolata da norme e titoli di propriet con i cippi terminali,
le are, i monumenti funerari pi imponenti ed abbelliti da fregi, costruiti - secondo
la consuetudine e le norme del tempo - fuori delle citt e presso le strade.
Le necropoli pi importanti sono state individuate nei pressi di Via Napoli e viale
San Domenico quando fu costruita nel 1795 la nuova strada in sostituzione dellantica via Vecchia44, ed ancora nei pressi di San Giuliano, in localit Valfrancesca, lungo Via Tombe, nei pressi di Via Marsicana, della confluenza del Lacerno
e della via per Campoli Appennino, lungo i margini della via Madonna della
Quercia, in direzione del borgo di Vicalvi e di Settignano di Atina (S.S. 571 della
Vandra), dove sono documentati sepolcreti di diversa fattura ed importanza45.
La presenza di aree funerarie extra pomerium indica e limita quindi lampiezza
della citt in et repubblicana; pi tardi si estese verso nord e sud, come il rinvenimento di ceramica dabitato e di strutture murarie relative a ville di I e II secolo d. C. lascia supporre.
La via principale era il prolungamento extra-urbano del decumanus maximus della
citt e la sistemazione in epoca storica dellantico tratturo lungo il fiume: a nord
la strada ripercorsa dallodierna S.S. n 82 - congiungeva Sora con Antinum (Civita dAntino) e Alba Fucens (Massa dAlbe) sulla via Valeria, attraverso la valle
di Roveto46; a sud, la via continuava verso Fregellae per raggiungere la via Latina
ed segnalata anche da un cippo miliare conservato nella chiesa di San Domenico47; allaltezza di tale localit, si staccava unaltra diramazione oggi corrispondente alle vie Barca San Domenico e Forli e alla S.S. 214 che conduceva a
Cereatae e a Verulae48.
In prosecuzione del kardo maximus della citt partiva la strada che conduceva ad

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Atina e quindi a Casinum, attraverso la valle di Comino49.


Unaltra strada, dalla periferia della citt (localit San Giuliano), conduceva ad
Arpinum, dopo aver attraversato lattuale frazione di Carnello e costeggiato il fosso
Magnene50. Attraverso la valle del torrente Lacerno, il passo di Forca dAcero e di
monte Tranquillo, una via montana raggiungeva la valle del Sangro e Aufidena
(Civitella Alfedena)51.
Lattenzione e la cura alle strade testimoniata dallepigrafe edita in CIL X, 5714,
esposta nel Museo, in cui ricordato un viocurus, e dallepigrafe CIL X, 5688
oggi accanto alla cappellina della Madonna della Neve, lungo la strada provinciale
n 169, alla periferia del territorio comunale di Castelliri - , che riferisce lopera di
sistemazione del lastricato della via per Cereatae da parte dei duoviri Publius Aurunculeius e Caius Minucius Thermus52.
Il fiume Liri nel territorio sorano era attraversato da tre ponti in opera quadrata
che, sulla base dei lacerti superstiti, sono databili fra la fine del II ed il I secolo a.
C., un periodo di grande fervore edilizio che si espresse in opere pubbliche e restauri di edifici sacri, come il tempio. A pochi metri dalla posizione attuale del
ponte di Napoli, un ponte di pietra, costituito da pi arcate a collo doca per
superare agevolmente lalveo molle formato dallansa del fiume, fu distrutto nel
1878 in seguito ai danneggiamenti causati dalle esondazioni del 1856 e del 185753;
vedute ottocentesche raffigurano il ponte altrimenti denominato degli Annoni o,
pi frequentemente, di Corte, per la presenza del vicino palazzo ducale e di
unomonima porta monumentale, in parte costruita con materiali rilavorati e provenienti dallarea di San Giuliano54. Nel 1860 fu riattato un condotto idraulico (di
cui oggi visibile una paratia nei pressi del ponte, allaltezza del gomito tracciato
dalla curvatura dellansa) che sfruttava parzialmente il selciato romano della Via
Vecchia55.
Oggi resta solo unarcata del ponte in blocchi di travertino locale, comunemente
chiamato Marmne, nei pressi di Via Barca San Domenico; del ponte romano-medievale esistente in largo San Lorenzo, distrutto nel 1883 ma ricostruito parzialmente con i materiali del ponte antico, per essere poi distrutto di nuovo nel
secondo conflitto, sostituito nel 1944 da un ponte di ferro e quindi da una successiva arcata in cemento armato, restano una quarantina di blocchi in travertino
locale, di circa 1 m sul lato lungo, sistemati scenograficamente nel parco Valente56.

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LURBANIZZAZIONE
A PIANTA ORTOGONALE

E LA CENTURIAZIONE
DELLA CAMPAGNA SORANA

Insieme con la ristrutturazione viaria, la citt ebbe nuovo piano regolatore di cui
resta traccia nei numerosi rinvenimenti di pavimentazioni stradali e nelle mappe
catastali dellarchitetto Giuseppe Giordano, redatta alla fine XVIII secolo e quella
catastale del 1876, conservata nellArchivio di Stato di Frosinone, grazie a cui
possibile ricostruire limpianto urbano antico, sopravvissuto alle intrusioni medievali, alla distruzione tellurica del 1915 e al nuovo piano regolatore del 1928, e
restituire ipoteticamente laspetto della citt romana57.
E difficile stabilire se la pianificazione urbana rilevabile dalla cartografia antica
risalga allepoca della deduzione coloniale del 303 a. C. o della seconda, tra il 42
ed il 31 a. C.; solo confrontando limpianto di Sora con quello di Alba Fucens, colonia anchessa nel 303 a. C. e posta allaltro capo della via extraurbana, possibile individuare lepoca in cui Sora conobbe la prima ristrutturazione urbana. La
citt abruzzese conserva un impianto perfettamente ortogonale per scamna, cio
con isolati dal lato lungo parallelo alla via principale con rapporto dimensionale
di 1:2, tipico degli accampamenti e della limitazione agraria osservata nel IV e nel
III secolo, anche se tale tipologia fu certamente determinata dallorografia del sito.
In comune con Sora ha la disposizione eccentrica del forum e la documentazione
del culto di Ercole, onorato soprattutto dai pastori nellambito di uneconomia
pi primitiva. Nelle piante antiche di Sora, invece, si rintraccia nella continuit
modulare -sopravvissuta agli sconvolgimenti urbani e alloccupazione abitativa
delle sedi viarie in et medievale, tali da generare linee spezzate in pianta - un reticolo di strade secondarie parallele alle vie principali che dividevano labitato in
isolati disposti per strigas, cio con il lato corto affacciato sul decumanus maximus,
larghi 35,48 m, lunghi 106,44 m (quindi 1 actus x 3 actus), in cui lo sviluppo del lato
orientale fu fortemente condizionato dallandamento del corso fluviale, mentre il
dislivello nel lato occidentale (versante del colle San Casto) fu superato da una
serie di terrazzamenti, individuabili sotto il Vescovado. Il decumanus maximus
(oggi Corso Volsci), orientato secondo gli assi nord-sud dellepoca, costituito dal
segmento di una via extraurbana che, secondo quanto risulta da relazioni di scavo
sul rinvenimento di alcuni basoli in Corso Volsci e presso il ponte di Napoli, fu lastricato o risistemato successivamente, alla fine del I secolo58.
Ad esso ortogonale, il kardo maximus (oggi Via Amedeo Carnevale - via Lucio Firmio), orientato secondo gli assi est-ovest del tempo, era lastricato nei pressi del

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ponte di Ferro (largo San Lorenzo). La notizia conferma il passaggio ed il prolungamento in area extra-urbana delle principali strade cittadine anche in passato59.
Nellarea formata dal cmpitum, lincrocio fra le due vie urbane principali, fu ricavato il forum pecuarium, lo spazio adibito al commercio del bestiame, adiacente
al tempio romano su cui in seguito simpost la chiesa cattedrale di Santa Maria
Assunta e dove oggi c Piazza Indipendenza60.
E possibile, per, che al momento della rifondazione coloniale del I secolo un
nuovo piano regolatore abbia parzialmente mutato lassetto urbanistico: per creare
un forum a carattere pi spiccatamente politico in posizione centrale fu adottato
lo schema della pianta assiale in cui lincrocio degli assi fondamentali, la Via Principalis e la Via Quintana, con il decumanus maximus spostato su un lato; ai due
assi paralleli corrisponderebbero ora Via Amedeo Carnevale - via Lucio Firmio
(via Principalis) e Via Friuli e Via Quinto Valerio (via Quintana), a margine della
Piazza Santa Restituta, il nuovo forum ed una delle aree principali anche in passato, a giudicare dalle mappe e dalle rappresentazioni pi antiche che ne mostrano
la continuit nel tempo.
Quindi la citt fu sottoposta a due ristrutturazioni urbane a distanza di circa duecentocinquanta anni: in sintesi, appartengono alla prima fase la divisione castrale
in isolati, ladeguamento e la regolarizzazione dellorografia con terrazzamenti e
sbancamenti e la creazione del forum pecuarium, necessario alleconomia territoriale del tempo; ad una seconda fase tra let municipale e la seconda deduzione
coloniale risalirebbero la ristrutturazione viaria, la costruzione dei ponti e la
creazione del forum nellarea attuale di piazza Santa Restituta.
Losservazione delle mappe antiche consente di riflettere sullattenzione allora riservata alligiene nelle scelte urbanistiche, ispirate ai principi di Ippodamo di Mileto: difatti gli isolati della parte settentrionale della citt erano disposti
orizzontalmente, con il lato lungo ortogonale al decumanus maximus, al fine di opporre una barriera di muratura ai venti della Valle di Roveto, invece gli isolati dellarea meridionale erano allineati in senso opposto per consentire il deflusso delle
acque di scolo verso il fiume. Unaltra trasformazione del paesaggio e della valle
del Liri avvenne con la centuriazione, cio la divisione di lotti di terreno omogenei per mezzo di viottoli o ruscelli. Dopo la bonifica delle paludi e la regolarizzazione del fiume, la campagna fu distribuita fra i coloni61.

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forum
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Tempio A
Tempio B

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La castrametatio e la centuriazione di et tardo repubblicana sono ricordate in un


passo del Liber coloniarum, secondo cui Sora muro ducta. Colonia deducta iussu Caesaris Augusti. Iter populo debetur (latum) pedibus XV (quindecim); ager eius limitibus
Augusteis veteranis est adsignatus, cio Sora fu circondata da mura. Vi fu dedotta
una colonia per ordine di Cesare Augusto. Fu concessa al popolo una strada larga
15 piedi; il suo territorio fu assegnato ai veterani secondo i limiti e le misure augustee62. Con la formula iter populo debetur pedibus XV era prescritta la dimensione viaria canonica in et repubblicana, pari alla larghezza di circa m 4,43 delle
strade finora individuate, e si specificava che lo spazio riservato alla strada pubblica era ricavato dalla superficie dei terreni ad assegnazione privata63. La deduzione coloniale documentata anche da alcune epigrafi, edite in CIL X, 5713, 5711
e 5670; del resto, lindagine archeologica su base cartografica e aerofotografica testimonia la centuriazione dellager publicus della seconda met del I secolo a. C.64.
La divisione avvenne secondo il sistema della limitatio Augustea, cio in centurie
di 20 actus per lato (709,680 m), misura, questa, adottata anche nelle vicine citt di
Aquinum, Fabrateria Nova, Interamna Lirenas e Casinum65. Il terreno venne dunque
diviso in quattro zone da due strade tra loro ortogonali e di larghezza prescritta,
il decumanus maximus ed il kardo maximus, e da lotti regolari delimitati da vie, fossi
di scolo e canali, le formae, di cui resta traccia ancora oggi nei toponimi Forma Cialone, Forma dAffitto e Santa Maria delle Forme.

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Altare con dedica a Marte


(inv. 2047 2048)
Provenienza, modalit di rinvenimento e anno:
Sora, tempio romano (chiesa cattedrale Santa Maria assunta), accanto al campanile, durante la prima campagna di scavo (1977) condotta dalla Soprintendenza archeologica del Lazio.
Materiale e tecnica di esecuzione:
travertino locale estratto dalle cave delle localit Valle Radice, Ruscitto o di via
Tombe; modanatura a cyma recta (gola dritta) sormontata da fascia con epigrafe dedicatoria manca il blocco modanato a cyma reversa (gola rovescia), ricostruito nel
disegno; cavit a doppia coda di rondine per lalloggiamento di una grappa di
fissaggio dei conci lapidei in piombo66.
Misure:
Altezza cm 50
Larghezza complessiva dei due frammenti ricomposti cm 151
Spessore del lato frontale cm 37
Larghezza del blocco laterale cm 76
altezza dello specchio epigrafico cm 21
larghezza dello specchio epigrafico cm 150
lettere alte cm 12
Datazione: II secolo a. C.

Laltare era utilizzato per compiere i sacrifici in onore del dio Marte - la dedica
con la forma arcaizzante Martei significa per Marte-, e originariamente era posizionato accanto alla scala dingresso al tempio67. E possibile che il manufatto
sia frutto di una lavorazione successiva, come dimostrerebbe la cerniera centrale
e la discrasia temporale fra lepigrafe e il tipo di modanatura.
La sagoma confrontabile con quella degli altari di Verminus a Roma, risalente al
175 a. C.68, e di Fregellae (Isoletta dArce e Ceprano)69, mentre esempi pi antichi
di simili altari databili fra il VI ed il IV secolo a. C. - sono stati rinvenuti a Lavinium (Pratica di Mare)70. Anche il podio del tempio, costruito dopo la prima colonizzazione, presenta una sagoma a doppio cuscino confrontabile per tipologia
e cronologia agli stilobati dei templi di Aesernia e di Villa San Silvestro presso Cascia, risalenti al III secolo a. C.71

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Il tesoro del tempio


(inv. 2051 2052 2053)
Provenienza, modalit di rinvenimento e anno:
Sora, tempio romano (oggi chiesa cattedrale di Santa Maria assunta), accanto al campanile ed insieme allaltare dedicato a Marte, nella prima campagna di scavi (1977)
Materiale:
travertino locale estratto dalle cave delle localit Valle Radice, Tombe o dai banchi affioranti nelle localit Ruscitto a Sora
Misure delle valvae:
altezza cm 120
larghezza cm 30
Misure della base:
altezza cm 41
larghezza cm 81
spessore cm 61
diametro della cavit cm 30
Datazione: II secolo a. C.

Il thesaurus era usato per deporre le monete allingresso del tempio, nei pressi
della scala di accesso, ed formato da due blocchi superiori (valvae) internamente
scanalati e cavi e posti su una base provvista di cavit centrale predisposta per la
raccolta delle monete. Si tratta di un manufatto sicuramente di et repubblicana
perch le misure sono multiple del piede romano (29,57 cm) e non del pi antico
pes oscus o italico (27 cm): infatti laltezza pari a quattro piedi, la larghezza a
due, il diametro della cavit della base ad un piede. Nella cavit interna furono
rinvenute 50 monete databili fra il 211 a. C. e la met del I secolo d. C., oggi disperse72. Di seguito un dettagliato elenco:
n 3 assi con Giano e prora del 211 a. C.
n 1 denario di Lucius Licinius, Cneus Domitius e Caius Pomponius del 118 a. C.
mezzo asse coniato da Pompeo Magno del 45-44 a. C.
n 2 assi con nome del divus Julius (teste di Ottavio e Cesare) del 41-40 a. C.
n 2 assi con nome del divus Julius (testa di Ottavio e corona di alloro)
n 18 assi dei triumviri monetali dAugusto, Caius Cassius Celer (16 a. C.), Caius

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Gallius Lupercus (16 a. C.), Cneus Piso Cn. F. (15 a. C.), Lucius Naevius Surdinus (15
a. C.), Caius Plotius Rufus (15 a. C.), Publius Lurius Agrippa (7 a. C.), Marcus Maecilius Tullus (7 a. C.), Marcus Salvius Otho (7 a. C.);
n 1 asse con il nome di Tiberio (10 11 d. C.)
n 2 assi di Augusto battuti a Roma (10 11 d. C.)
n 1 asse di Tiberio (16 d. C.)
n 2 assi di Tiberio (22 23 d. C.)
n 2 assi con leffigie di Druso (22 23 d. C.)
n 8 assi del tipo dellaltare della Providentia (31 37 d. C.)
n 1 asse con aquila (fine del regno di Tiberio)
n 1 asse di Caligola con dea Vesta (37 38 d. C.)
n 1 asse con leffigie di Germanico (37 38 d. C.)
n 1 asse con leffigie di Germanico (emissione non datata di Caligola)
n 2 monete di bronzo di et repubblicana73.

Al momento del rinvenimento conservava la collocazione originaria accanto alla


scala che conduceva al pronao del tempio. In passato, del thesaurus emergeva dal
terreno lemisfero superiore ricoperto da una calotta bronzea, fissata ai blocchi
con dei tenoni di piombo ai lati, mentre quattro fori erano disposti a croce attorno
alla fenditura in cui si introducevano le monete, per fissare il cappuccio. Insieme
ad altri blocchi e allaltare di Marte, era stato utilizzato per colmare il piancito su
cui fu creato, nell800, il passaggio che metteva in comunicazione diretta la chiesa
ed il Seminario74. Altri thesauri simili sono stati rinvenuti ad Arpino (localit SantAmasio), a Fregellae (Ceprano e Isoletta dArce), a San Vittore del Lazio e a Benevento.75
Intorno alla met del I secolo a. C. il thesaurus fu dotato della calotta bronzea.

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Calotta del thesaurus


Provenienza, modalit di rinvenimento e anno:
Sora, tempio romano (chiesa cattedrale di Santa Maria assunta), accanto al campanile, nella campagna di scavi del 1977
Materiale:
bronzo
la calotta era fissata al thesaurus con sottili grappe metalliche
Misure:
altezza cm 29
diametro cm 46
peso attuale grammi 5660
peso allorigine grammi 6822
Datazione: met del I secolo a. C.
Sulla calotta di rivestimento incisa liscrizione:
Sex(tius) Curfidius C(aii) f(ilius)
IIII vir(i)

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M(arcus) Caesius L(ucii) f(ilius)


Minervae p(ondo) XXS :: (viginti semissem trientem)
d(e) s(enatus) s(ententia) f(aciundum) c(oiraverunt)

I quattuorviri Sextius Curfidius, figlio di Caius, e Marcus Caesius, figlio di Lucius, [fecero fondere la calotta] in onore della dea Minerva, per un peso di venti libbre e
mezza pi un triente [misura corrispondente ad un terzo di libbra], su decisione
del senato cittadino.
La calotta rivestiva lemisfero superiore del thesaurus, realizzato nel II sec. a. C.,
ma databile ad un periodo successivo alla realizzazione del manufatto di travertino locale. infatti terminus post quem la menzione della carica amministrativa dei quattuorviri, unistituzione a capo di quei municipia creati per effetto
dellemanazione delle leges Iulia de civitate (90 a. C.) e Plautia Papiria (89 a. C.), con

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cui Sora divenne municipium cum suffragio (citt obbligata al pagamento delle tasse
e allinvio di milizie in caso di guerra, ma partecipe della divisione dellagro pubblico), condizione giuridica mantenuta fino al 42 31 a. C., quando fu trasformata
in colonia triumvirale retta da duoviri.
I quattuorviri stabilirono la fusione del rivestimento in seguito a deliberazione e
spesa del senato cittadino76.

Lastre di rivestimento
Provenienza, anno e modalit di rinvenimento:
seconda campagna di scavi (1979) al tempio romano (oggi chiesa cattedrale di
Santa Maria Assunta)
Materiale e tecnica di esecuzione:
lastre architettoniche di rivestimento in terracotta, realizzate a stampo; la decorazione composta da un listello aggettante su una serie di baccellature, da un tondino e da una fascia con una serie di palmette lobate e contrapposte inserite in un
nastro serpentiforme.
Datazione: III-II secolo a. C.

Le lastre furono rinvenute nei saggi di scavo allesterno della parete di fondo della
chiesa, svuotando del materiale di crollo del tempio la galleria retrostante la parete di fondo della chiesa e costruita in epoca tarda per drenare acqua e terra provenienti dal colle77. Relative ad una fase pi recente e comunque successiva
alledificazione del tempio, le lastre avevano la doppia funzione di proteggere
dagli agenti atmosferici le travi superiori di legno (antepagmenta) e di ornare gli stipiti del tempio con figurazioni in bassissimo rilievo in modo da formare fregi continui, completate da una colorazione fortemente policroma. Altre lastre pi
complesse (simae) dovevano proteggere e decorare le travi oblique del frontone del
tempio.
In alcuni dei frammenti che compongono le lastre sono visibili i fori in cui venivano inseriti chiodi di ferro per il fissaggio alle travature del tempio; sul retro di

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alcuni moduli, si possono individuare le incisioni praticate per distinguere i diversi pezzi nella fase dellassemblaggio.
Per forgiare tali elementi si realizzava a mano un prototipo con cui si creava una
matrice dai motivi decorativi in negativo, quindi si procedeva con la formatura
a stampo della copia e, dopo la cottura, con la colorazione a pennello applicando
sei colori (carminio, bruno rossiccio, vermiglio, azzurro, nero e bianco); del colore
bianco restano ancora tracce78.
Il motivo decorativo rappresentato piuttosto comune in area laziale; se in origine
tale figurazione risale ad un ambito cronologico compreso fra il IV ed il III secolo
a. C., forme pi evolute sono attestate nel corso del II secolo79.
Nel deposito del Museo sono conservate le tegole di copertura del tetto, del tipo
a sovrapposizione, piane e con alette laterali, provviste di fori di ancoraggio in
una piccola bugna rilevata che servivano a rinforzare il punto di introduzione del
chiodo e a bloccare il coppo80.
Altre decorazioni fittili del tempio erano gi state rinvenute nella prima campagna di scavo: si tratta di tre diverse antefisse (elementi decorativi terminali del filare del coppo, policromi e dotati di un tridente metallico per impedire la posa
degli uccelli), di cui una conserva lattacco del coppo semicircolare, laltra con listello di base che la identifica in un elemento decorativo distinto e non come elemento acroteriale, la terza consistente in un frammento dellala decorata da vivace
policromia. A differenza delle lastre di rivestimento, le antefisse non recano segni
di montaggio perch erano moduli interscambiabili. Le antefisse raffigurano
Potnia thern (Arthemis Persica), cio Diana cacciatrice, alata e vestita di chitone
con leoni rampanti ai lati; la tipologia, diffusa in zona e risalente al III-II sec. a. C.,
una tarda ricreazione di simili decorazioni frequenti in area etruscocampana81; oggi i tre frammenti sono conservati nella sacrestia della chiesa cattedrale.

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